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EDITORIALE
L’avicoltura contemporanea non può più permettersi compromessi sulla biosicurezza. Nel corso del 2025, i focolai di influenza aviaria, le pressioni normative e l’attenzione crescente alla sicurezza alimentare hanno reso evidente un concetto fondamentale: prevenire è più efficace (e meno costoso) che intervenire. E nel 2026 questo principio deve tradursi in azioni sistematiche lungo tutta la filiera.
Non è una novità. Chi lavora in allevamento, chi progetta sistemi di gestione, chi monitora i dati sanitari lo sa bene: la biosicurezza non è un’opzione, ma una condizione minima per garantire la sopravvivenza stessa della filiera. Oggi, però, è anche molto di più.
Gli ultimi anni ci hanno insegnato che la biosicurezza non protegge solo gli animali, ma anche le aziende, la filiera, il mercato. Riduce la diffusione delle malattie, migliora le performance produttive, abbatte l’uso di farmaci, tutela il benessere animale e rafforza la sostenibilità economica e sanitaria del comparto.
In questo numero apriamo l’anno con un contributo tecnico che mostra, dati alla mano, quanto una corretta pulizia e disinfezione degli ambienti (P&D) possa incidere concretamente sulle performance, anche in condizioni di bassa pressione infettiva. È un esempio virtuoso di come la biosicurezza sia anche una leva produttiva, oltre che una misura preventiva.
Ma la vera sfida è culturale: trasformare la biosicurezza da obbligo percepito a strumento condiviso. E per farlo servono formazione, dati, buone pratiche e un’alleanza solida tra tutti gli attori della filiera.
In un contesto in cui l’influenza aviaria resta una minaccia ricorrente e in cui i mercati internazionali sono sempre più sensibili al rischio sanitario, la prevenzione non è più negoziabile. Investire in biosicurezza significa garantire continuità produttiva, accesso ai mercati, credibilità verso i consumatori. E, soprattutto, significa essere pronti al futuro.
➤ Marianna Caterino
GENNAIO 2026
PRIMO PIANO
Buone nuove sulle carni avicole
DOSSIER
EFSA: ondata senza precedenti di influenza aviaria HPAI negli uccelli selvatici in Europa
FOCUS
La biosicurezza è un fattore chiave per migliorare le performance agricole?
MARKETING
L’industria avicola statunitense sotto pressione: un decennio turbolento. Parte II – La produzione di carne avicola
TECH COLUMN
Uova da cova: l’importanza della valutazione della qualità interna dell’uovo
44 47 48
4 8 10 16 22 30 34 38 42
MANAGEMENT
Garantire buoni livelli di benessere per i riproduttori da carne inizia dal momento dell’inserimento
MANAGEMENT
Errori comuni negli allevamenti di tacchini riproduttori. Prima parte
NUTRIZIONISTICA
Effetti di alcuni fattori biologici sulle prestazioni delle galline riproduttrici da carne
MARKET GUIDE
UPCOMING EVENTS
INTERNET GUIDE
ZOONOSI
ALIMENTARI IN AUMENTO IN EUROPA.
COSA SIGNIFICA PER IL SETTORE AVICOLO
Il rapporto EU One Health 2024 sulle zoonosi, pubblicato da EFSA ed ECDC, mostra una tendenza chiara: le infezioni trasmesse da alimenti restano una sfida rilevante per la salute pubblica europea. Nel 2024 i Paesi dell’UE hanno notificato oltre 6.500 focolai di malattie trasmesse da alimenti, un dato che comprende tutte le principali patologie a trasmissione alimentare monitorate dal sistema europeo, e non soltanto quelle zoonotiche. Il totale supera i 62.000 casi umani, con un lieve calo della mortalità. L’aumento del numero complessivo delle infezioni non può essere attribuito a un unico fattore: concorrono cambiamenti nei consumi (ready-to-eat e pasti fuori casa), errori di manipolazione e conservazione domestica, dinamiche demografiche che incidono soprattutto sulle zoonosi più gravi come la listeriosi, oltre a una maggiore sensibilità diagnostica per specifici agenti come STEC.
Campylobacter e Salmonella: il cuore delle zoonosi europee
La campilobatteriosi rimane la zoonosi più notificata nell’uomo e mostra un trend in crescita nel medio periodo. La forte associazione con la carne di pollame cruda o poco cotta rende questo patogeno particolarmente rilevante per l’intera filiera avicola, che deve continuare a investire in igiene, gestione del rischio e comunicazione al consumatore. Anche la Salmonella resta tra le cause principali di focolai e ricoveri. Nel 2024 solo 14 Stati membri hanno raggiunto gli obiettivi comunitari di riduzione nelle popolazioni avicole, con criticità soprattutto nei riproduttori e nei tacchini. Le combinazioni Salmonella–uova e Salmonella–carni avicole o suine continuano a rappresentare una quota significativa dei casi.
Listeria: pochi episodi, gravità elevata
La listeriosi si conferma rara ma estremamente severa. Oltre il 70% dei casi legati a focolai e quasi tutti quelli sporadici richiedono il ricovero ospedaliero. La capacità del batterio di proliferare nei prodotti pronti al consumo, inclusi salumi, paté e prodotti ittici affumicati, e nei vegetali pronti impone un controllo rigoroso della catena del freddo e delle tecnologie di processo.
STEC: meno focolai, più casi identificati
Le infezioni da E. coli produttori di Shiga-tossina (STEC) mostrano un calo dei focolai ma un aumento dei casi, fenomeno dovuto anche all’impiego di tecniche analitiche più sensibili. Le principali matrici coinvolte restano carni bovine poco cotte, latte crudo e formaggi prodotti da latte non pastorizzato.
Le matrici alimentari più coinvolte
Nel 2024, Salmonella, norovirus e Campylobacter sono stati i patogeni più frequentemente identificati nei focolai alimentari, con un ruolo centrale di uova e derivati, carni avicole e suine, alimenti misti e prodotti ready-to-eat.
Implicazioni per il settore avicolo
Per la filiera avicola, questi dati confermano che la sicurezza alimentare rimane un obiettivo strategico. La gestione del rischio richiede:
• biosicurezza rigorosa in allevamento,
• controlli strutturati lungo tutte le fasi della produzione,
• formazione tecnica continua per allevatori, veterinari e operatori del macello,
• comunicazione chiara al consumatore finale su cottura, conservazione e igiene.
In un contesto in cui i dati europei evidenziano un incremento complessivo delle malattie trasmesse da alimenti, il settore avicolo è chiamato a mantenere standard elevati e a dimostrare un approccio proattivo e trasparente alla sicurezza lungo tutta la filiera.
Il Rapporto sulla prospettiva agricola 2025-2035 stilato da FAO e OCSE conferma per i prossimi dieci anni quella che ormai è una tendenza da diverso tempo: il consumo delle carni bianche è in netto aumento rispetto alle altre.
Secondo il Rapporto sulla prospettiva agricola 2025-2035 di FAO e OCSE (Agricultural Outlook 2025-2034) uscito a luglio 2025, il consumo globale di carne aumenterà di circa il 13% nei prossimi dieci anni. Il pollo sarà il grande vincitore: il suo consumo crescerà di oltre il 20% e raggiungerà i 173 milioni di tonnellate, invece, carne bovina e maiale ristagneranno o addirittura cadranno in alcuni Paesi, specialmente in Europa e Nord America, dove i consumatori sono alla ricerca di opzioni più sostenibili e più sane. Negli ultimi 50 anni la carne di maiale e quella di pollo hanno registrato un forte aumento nel consumo, grazie al processo di industrializzazione che ha trasformato la produzione zootecnica. Gli allevamenti familiari e di piccola scala sono stati progressivamente sostituiti da strutture specializzate di grandi dimensioni in grado di ospitare migliaia di capi e di garantire un’alimentazione standardizzata a base di mangimi formulati. Prima dell’invenzione degli stabilimenti intensivi, il consumo della carne di pollo negli Stati Uniti e in Europa era un lusso, perché derivava da giovani polli o da galline che venivano allevate per la produzione di uova che solo dopo che non ne potevano più deporre venivano uccise.
Soltanto a partire dagli anni Venti, prima negli Stati Uniti, poi in Europa, la situazione cambia, grazie alla selezione genetica, alla nutrizione bilanciata e all’innovazione gestionale.
Oggi, quindi, la situazione è decisamente cambiata: il pollo gode di un prezzo accessibile grazie al ciclo riproduttivo più breve rispetto ad altri animali, alla crescita veloce che consente di ridurre i costi di alimentazione e di gestione, all’elevato grado di automazione degli allevamenti e al costo relativamente contenuto dei mangimi. Inoltre, il metabolismo basale (la quantità di energia minima, espressa in calorie, che l’organismo consuma per mantenere attive le funzioni vitali in condizioni di riposo) non risulta affatto dispendioso.
Le carni avicole, poi, si confermano le più sostenibili fra le carni. È infatti ormai indubbio che abbiano un costo in risorse nettamente minore rispetto alla carne bovina e alla carne suina. La produzione di pollo richiede infatti un impiego di risorse nettamente inferiore rispetto a quella suina o bovina: per ogni chilogrammo di carne prodotta, il maiale necessita circa tre volte più energia alimentare e il bovino oltre dieci volte di più. Persino i manzi allevati esclusivamente al pascolo hanno un costo in risorse maggiore di quello associato a polli e maiali. Infine, un altro dei motivi che spinge il consumo di pollo è legato all’elevato contenuto proteico che questo contiene. A fronte di un basso contenuto di colesterolo, infatti, il pollo fornisce ben 23 grammi di proteine complesse per ogni 100 grammi di carne cruda. Le proteine del pollo contengono tutti
gli amminoacidi essenziali, in quantità adeguate per soddisfare i bisogni umani, con un indice di digeribilità che supera il 90%.
Ciò vuol dire che quasi tutte le proteine ingerite vengono effettivamente assorbite e utilizzate.
L’evoluzione della filiera avicola mondiale rappresenta un modello di riferimento per l’intero settore zootecnico: un esempio di come ricerca genetica, innovazione tecnologica e gestione efficiente delle risorse possano coniugare competitività, sostenibilità e qualità.
Grazie alla capacità di rispondere in modo rapido ed efficiente alle esigenze di mercato, la carne di pollo continuerà a svolgere un ruolo centrale nell’alimentazione globale e nello sviluppo sostenibile del comparto proteico.
EFSA: ONDATA SENZA PRECEDENTI DI INFLUENZA
AVIARIA HPAI NEGLI UCCELLI SELVATICI IN EUROPA
Il 24 novembre l’Efsa ha pubblicato un rapporto sulla diffusione dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) in Europa. I dati sono preoccupanti, soprattutto se analizzati rispetto all’anno precedente.
“Unprecedented high level of highly pathogenic avian influenza in wild birds in Europe during the 2025 autumn migration” (Livello senza precedenti di influenza aviaria altamente patogena negli uccelli selvatici in Europa durante la migrazione autunnale del 2025) è il titolo del rapporto che l’EFSA (European Food Safety Authority) ha pubblicato il 24 novembre. Il rapporto si basa sui dati raccolti tra settembre e novembre 2025, che hanno rivelato 1.443 rilevazioni del virus in uccelli selvatici in 26 paesi, una cifra quattro volte superiore rispetto all’anno precedente e la più alta registrata dal 2016.
Le segnalazioni hanno interessato ben 26 Paesi: Germania (909), Francia (165), Paesi Bassi (78), Regno Unito (esclusa Irlanda del Nord, 60), Spagna (48), Danimarca (28), Austria (24), Belgio (22), Lussemburgo (17), Italia (16), Norvegia (14), Lettonia (9), Svezia (9), Islanda (7), Lituania (6), Polonia (6), Portogallo (5), Finlandia (4), Ungheria (3), Slovenia (3), Cechia (2), Irlanda (2), Romania (2), Svizzera (2), Slovacchia (1), Ucraina (1).
La stragrande maggioranza dei casi è stata identificata come il sottotipo H5N1, una variante evoluta di recente, che ha colpito principalmente uccelli acquatici e gru comuni lungo le loro rotte migratorie, ma non mancano le varianti HPAI A (H5N5) e HPAI A (H5Nx). Le maggiori segnalazioni hanno riguardato anatidi (anatre, oche e cigni) e gru comuni; minori sono state le rilevazioni in uccelli marini coloniali (soprattutto gabbiani) e in rapaci (principalmente la poiana comune).
I ricercatori avvertono che questa elevata carica virale nell’ambiente aumenta notevolmente il rischio di diffusione negli allevamenti di pollame domestico e tra i mammiferi.
Le raccomandazioni dell’EFSA
Per mitigare l’espansione del virus, il documento raccomanda con urgenza l’implementazione di rigide misure di biosicurezza e l’immediata rimozione delle carcasse degli uccelli selvatici infetti. Si consiglia inoltre di considerare l’attuazione di ordini di ricovero per il pollame domestico nelle aree a rischio.
Può essere utile consultare il “Bird Flu Radar” di EFSA per monitorare la probabilità di introduzione del virus HPAI nelle popolazioni selvatiche. Inoltre, occorre evitare il foraggiamento artificiale degli uccelli selvatici, soprattutto gru e cigni, nei periodi a rischio, per limitare gli assembramenti. È infine consigliato limitare le attività che disturbano inutilmente gli uccelli selvatici (es. caccia, turismo, uso di droni), per evitare una diffusione ulteriore del virus.
▲ Figura 1 – Distribuzione del numero di rilevamenti del virus HPAI negli uccelli selvatici (numero cumulativo n = 14.227) (rosa) e negli allevamenti di volatili domestici (numero cumulativo n = 7.268) (blu) segnalati in Europa durante sette anni epidemiologici, suddivisi per mese in cui il caso è stato sospettato o rilevato, dal 1° ottobre 2019 al 14 novembre 2025 (totale n = 21.495)
Bibliografia
EFSA (European Food Safety Authority), EURL (European Union Reference Laboratory for Avian Influenza), Ducatez M., Fusaro A., Gonzales J. L., Kuiken
▲ Figura 2 – Distribuzione geografica, basata sulle geocoordinate disponibili, dei rilevamenti del virus HPAI negli uccelli selvatici (n = 1.443), riportati per sottotipo virale, in Europa dal 6 settembre al 14 novembre 2025.
Note: l’unità riportata è il numero di rilevamenti del virus HPAI a livello di focolaio e non il numero totale di rilevamenti negli uccelli selvatici (poiché più specie possono essere coinvolte in un singolo rilevamento del virus HPAI).
Questa designazione non pregiudica posizioni sullo status e è conforme alla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e al Parere della Corte Internazionale di Giustizia sulla Dichiarazione di Indipendenza del Kosovo.
Fonte: ADIS, EFSA e WOAH (estrazione dei dati effettuata il 14 novembre 2025).
T., Ståhl K., Staubach C., Terregino C. and Kohnle L., 2025. Unprecedented high level of highly pathogenic avian influenza in wild birds in Europe during the 2025 autumn migration. EFSA Journal 2025;23(11):9811, 9 pp. https:// doi.org/10.2903/j.efsa.2025.9811
FIBRA NEUTRO DETERSA (NDF): UNA MIGLIORE
APPROSSIMAZIONE
In natura è comune osservare che, durante il razzolamento all’esterno, le galline ingeriscono una certa quantità di materiali strutturati, quali i residui di piante o erbe (Klasing, 2005). Tali componenti sono tradizionalmente indicati come “fibra”.
Il sistema digerente delle ovaiole è predisposto a processare tali componenti in funzione dell’effetto che esercitano sul reflusso gastroduodenale (movimenti antiperistaltici), aumentando il tempo di contatto tra nutrienti ed enzimi digestivi e migliorandone quindi la digeribilità.
In avicoltura, la fibra alimentare (costituita da polisaccaridi non amidacei (NSP) + lignina) è stata tradizionalmente considerata un fattore antinutrizionale, associato a un effetto diluente e a una riduzione sia della digeribilità della dieta sia del consumo di mangime.
Tuttavia, negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato che la fibra alimentare è un gruppo eterogeneo di sostanze, con effetti diversi sugli animali a seconda delle sue caratteristiche fisico‑chimiche e della quantità.
Per praticità, la fibra può essere classificata in solubile e insolubile.
La fibra solubile è associata a: Per quanto riguarda la fibra insolubile:
Un aumento della viscosità della digesta (motivo per cui si includono nelle diete enzimi carboidrasi (in particolare xilanasi e glucanasi) (Choct et al., 2004).
Una riduzione della velocità di transito della digesta.
Riduzione della digeribilità dei grassi, delle proteine e dell’amido.
È fermentabile e può modificare il profilo del microbiota nel tratto distale dell’apparato gastrointestinale (Amerah et al., 2009; Shakouri et al., 2006).
Riduce il consumo di mangime (Jha et al., 2019).
Si accumula nel ventriglio (stomaco muscolare) aumentando il tempo di ritenzione e regola il flusso delle particelle verso il duodeno (Mateos et al., 2012).
Aumenta la quantità di digesta che transita nel ventriglio (Desbrulais et al., 2021).
Migliora la digeribilità dei nutrienti (Hetland et al., 2003, 2005).
Aumenta la percentuale di sostanza secca nelle feci (Hetland et al., 2002).
Associata a un aumento dell’assunzione di mangime (Jha e Berrocoso, 2015; Qaisrani et al., 2012).
Aiuta a prevenire fenomeni associati alla pica – benessere animale (Aerni et al., 2000; Van Krimpen et al., 2009).
Dal punto di vista pratico, il parametro “fibra grezza” utilizzato in formulazione risponde più all’esigenza di aderire a un metodo analitico che non a quella di descrivere gli effetti fisiologici che le diverse frazioni esercitano sulla fisiologia e sulla salute dell’animale.
Adattato da Van Soest, 1963
Fibra alimentare (Lignina + Polisaccaridi non amidacei)
Fibra Neutro Detersa (NDF)
Fibra Acido Detersa (ADF)
Fibra grezza
Si consideri quindi la classificazione proposta da Van Soest nel 1963: cellulosa e lignina sono considerate insolubili; le emicellulose in parte solubili e in parte insolubili; le pectine sono considerate solubili.
Pertanto, la definizione di fibra grezza è limitata, poiché include solo una parte del contenuto totale di cellulosa e lignina e non riflette la quota insolubile delle emicellulose presente nelle materie prime e nei mangimi.
Valori di fibra grezza e fibra neutro detersa di diverse materie prime
Perché includere la fibra neutro detersa nelle diete delle pollastre e delle galline ovaiole?
In assenza di una caratterizzazione più precisa della fibra alimentare in avicoltura, l’introduzione della fibra neutro detersa come parametro rappresenta, pragmaticamente, una migliore approssimazione della frazione insolubile della fibra.
Quali sono i benefici dell’inclusione di fibra insolubile (NDF)?
1.
Migliora la funzionalità del tratto intestinale e la digeribilità della dieta.
L’inclusione di fibra insolubile favorisce lo sviluppo e la fisiologia dell’apparato gastrointestinale (GIT) e migliora la digeribilità dei nutrienti grazie all’aumento del tempo di ritenzione e alla maggiore secrezione dei succhi digestivi.
Svihus et al. (2011) hanno rilevato che l’inclusione di fibra insolubile aumenta il volume e il peso del ventriglio, oltre alla capacità di assunzione di mangime degli animali.
Hetland et al., 2003. Effetto dell’inclusione di fibra insolubile sul peso del ventriglio e sul contenuto del ventriglio in Lohmann LSL, g/kg di peso vivo
Perché è importante un ventriglio funzionale?
Migliora la “macinabilità” riducendo le dimensioni delle particelle di mangime.
Controlla la motilità dell’apparato gastrointestinale. Per questo è definito il “pacemaker” del tratto digestivo.
Regola il flusso di particelle dal gozzo e il reflusso gastroduodenale (antiperistalsi).
Migliora le secrezioni digestive (acidi biliari ed enzimi).
Sincronizza i processi di digestione e assorbimento.
In generale, le particelle grossolane (>1 mm di diametro) del mangime (incluse le fibre insolubili) permangono più a lungo nel ventriglio, favorendone lo sviluppo delle pareti muscolari (Jiménez‑Moreno et al., 2009).
Peso del ventriglio (vuoto), g/kg PV
Contenuto del ventriglio, g/kg PV
Controllo Fibra insolubile
Hetland et al. (2003). Effetto dell’inclusione di fibra insolubile sulla digeribilità dell’amido a livello ileale e sul contenuto di acidi biliari nel ventriglio
Digeribilità ileale dell’amido, %
Controllo Fibra insolubile
Contenuto di acidi biliari nel ventriglio, g
Diete povere di componenti strutturali (dimensioni delle particelle e/o fibra insolubile) determinano dilatazione del proventricolo (O’Dell et al., 1959).
Già durante la fase di svezzamento, l’inclusione di fibra insolubile in dieta favorisce lo sviluppo dell’apparato gastrointestinale delle pollastrine senza penalizzare la crescita e migliorando l’efficienza energetica (Guzman et al., 2015).
2.
Migliora il benessere degli animali
Il fenomeno della pica, o plumofagia è un comportamento indesiderato influenzato da molteplici fattori, tra cui alcuni legati alla dieta.
Diversi autori hanno associato l’aumento della fibra insolubile nelle diete a una riduzione dell’incidenza del beccaggio e cannibalismo (Bearse et al., 1940; Aerni et al., 2000; Hartini et al., 2002; Hetland e Choct, 2003b).
Van Krimpen et al. (2005) hanno riportato che il fenomeno della pica si riduce agendo sui fattori legati all’alimentazione, come ad esempio aumentando il tempo trascorso dagli animali nell’assunzione di mangime (riduzione dell’energia della dieta e inclusione di fibra insolubile).
Nello studio di Qaisrani et al. (2009) si è osservato che l’inclusione di livelli crescenti di fibra insolubile migliora significativamente la condizione del piumaggio.
ventriglio
Punteggio del piumaggio
Una caratteristica delle materie prime fibrose è il minor contenuto energetico. Riducendo l’energia delle diete si crea lo “spazio” in formulazione per includere materie prime con un più elevato contenuto di NDF.
Livelli energetici più bassi nelle diete inducono gli animali ad aumentare l’assunzione di mangime per soddisfare il fabbisogno giornaliero, trascorrendo più tempo sulla mangiatoia. Ciò riduce il tempo disponibile per comportamenti indesiderati.
Beccaggio alla cresta
Qaisrani et al., 2013. Effetto della fibra insolubile sulla condizione del piumaggio. Da 0 = nessun danno o graffio alle piume a 5 = aree completamente prive di piume
Danno totale al piumaggio
Beccaggio severo
Beccaggio lieve
3.
Riduce il contenuto di umidità delle feci
Un’elevata umidità nella pollina è correlata all’incidenza di uova sporche con il conseguente impatto economico.
Inoltre, l’aumento della percentuale di sostanza secca nella pollina aiuta a mantenere la lettiera in buone condizioni — requisito necessario perché l’animale esprima i comportamenti naturali — migliorandone il benessere.
Han et al., 2023. Effetto della riduzione dell’energia nella dieta e dell’inclusione di Fibra Neutro Detersa (NDF) sull’ingestione. Maggiore è l’ingestione, più tempo l’animale trascorre alla mangiatoia.
Le particelle grossolane di fibra insolubile (>1 mm) sono trattenute più a lungo nel ventriglio, migliorando la digeribilità dei nutrienti e aumentando il contenuto di sostanza secca delle feci.
La fibra insolubile può trattenere grandi quantità di acqua e ridurre la solubilizzazione dei polisaccaridi non amidacei (NSP), diminuendo la viscosità della digesta e migliorando la qualità delle feci (Choct, 1997).
Conclusioni
Il concetto tradizionale di “fibra grezza” non rispecchia le proprietà fisico‑chimiche della frazione fibrosa delle materie prime e dei mangimi. L’inclusione della fibra neutro detersa, pur non essendo perfetta, descrive meglio la frazione insolubile della fibra. Formulare con un tenore minimo di NDF, oltre ad adeguarsi meglio alle esigenze dell’animale, può consentire una riduzione dei costi della dieta in funzione delle materie prime disponibili.
Controllo (IF=12,02%)
Cellulosa (IF=17,70%)
Fibra insolubile grossolana (18,68%)
Amerah et al., 2005. Miglioramento della qualità della pollina con l’inclusione di diversi livelli di fibra insolubile (IF). Valori: più basso è il valore, maggiore è il contenuto di sostanza secca
Disclaimer
L’inclusione di particelle grossolane di fibra insolubile migliora lo sviluppo e la funzionalità dell’apparato gastrointestinale, con un aumento della digeribilità dei nutrienti, della crescita e della produttività.
Il fenomeno del beccaggio e il cannibalismo sono considerati disturbi comportamentali dovuti alla mancanza di materiale fibroso assunto durante il razzolamento all’aperto, come avviene in natura. Sebbene l’origine di questi comportamenti indesiderati sia multifattoriale, l’inclusione di fibra insolubile svolge un ruolo importante nella prevenzione di tali atteggiamenti.
L’inclusione di NDF migliora la consistenza delle feci, riducendo l’incidenza di uova sporche e piumaggio sporco, e contribuisce al mantenimento della qualità della lettiera nei sistemi alternativi.
Questo articolo, tratto da Tool Box Lohmann, rimane di proprietà di LOHMANN BREEDERS. Non è possibile copiarne o distribuirne alcuna parte senza previo consenso scritto di LOHMANN BREEDERS. Tradotto da Gianluca Selva, ALI LOHMANN, Distributore LOHMANN BREEDERS in Italia. Per ulteriori informazioni e altri articoli visitare il sito: www.lohmann-breeders.com o contattare direttamente: LOHMANN BREEDERS GMBH Am Seedeich 9 – 11 - 27472 Cuxhaven / Germania E-mail: info@lohmann-breeders.com
LA BIOSICUREZZA È UN FATTORE CHIAVE PER
MIGLIORARE LE PERFORMANCE AVICOLE?
Esperienze da uno studio sul campo
Mantenere una rigorosa applicazione delle misure di biosicurezza è fondamentale nell’allevamento avicolo, tra queste pulizia e disinfezione (P&D) rappresentano una pietra miliare per la salute e le performance del gruppo. Studi sul campo mostrano che una corretta applicazione delle misure di P&D può generare un rendimento dell’investimento e migliorare le performance del gruppo anche quando la pressione infettiva è bassa.
Giuditta Tilli1, Hilde Van Meirhaeghe1, Hedia Nasri Smaili2, Ana Mansilla2, Giulia Graziosi3, Tiago Prucha1, Maarten De Gussem1,4
3 Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, Università di Bologna, Via Tolara di Sopra, 50, 40064 Ozzano dell’Emilia (BO), Italia
4 Faculty of Veterinary medicine, Università di Ghent, Salisburylaan 133, 9820, Merelbeke, Belgio
Scenario
Mantenere elevati standard di biosicurezza e igiene nella produzione avicola è fondamentale per la salute e il benessere degli animali, nonché per l’efficienza produttiva. Tra le numerose misure di biosicurezza applicabili agli allevamenti avicoli, le procedure di P&D si distinguono come uno strumento fondamentale di decontaminazione tra due gruppi consecutivi di animali, limitando la persistenza di agenti virali e batterici e creando le condizioni per performance ottimali del gruppo. Dall’analisi delle evidenze disponibili, alcuni studi scientifici mostrano come determinate misure di biosicurezza possano avere un impatto positivo su parametri tecnici chiave. Nel caso specifico della P&D, ricerche recenti indicano che protocolli di P&D ben implementati possono influenzare positivamente le performance del gruppo per quanto riguarda l’aumento del peso (Ngom et al., 2025), rafforzando l’idea che la biosicurezza non sia solo una misura preventiva, ma anche un fattore in grado di supportare positivamente i risultati produttivi.
Tuttavia, al di là della corretta applicazione di queste misure, è altrettanto importante capire come valutarne l’efficacia in allevamento. Per questo motivo, la valutazione dell’efficacia di P&D rappresenta un componente cruciale di qualsiasi programma di biosicurezza. Per quanto riguarda ciò che può essere adottato praticamente, sono disponibili diverse metodologie per verificare se siano state eseguite correttamente le operazioni di P&D, che spaziano dall’ispezione visiva al campionamento microbiologico, dai test di bioluminescenza ATP ai campioni per determinare la carica batterica. Ciascun metodo offre un diverso livello di sensibilità e può essere utilizzato per monitorare la conformità, individuare punti critici e guidare il miglioramento continuo.
La Tabella 1 riassume i principali approcci attualmente utilizzati per valutare l’efficacia delle procedure di P&D secondo la letteratura scientifica recente (adattato da Makovska et al., 2025).
Questi metodi rappresentano ciò che è attualmente disponibile e pratico per valutare l’efficacia di P&D secondo la letteratura scientifica. La validazione sul campo, tuttavia, rappresenta una sfida differente: gli allevamenti commerciali sono ambienti dinamici in cui differenze strutturali (ad esempio pavimenti rivestiti o non rivestiti nel capannone), routine gestionali e variabilità quotidiana possono influenzare i risultati della valutazione. Per questo motivo, quando si valuta la P&D, si raccomanda un approccio integrato che combini diversi metodi di valutazione, poiché fornisce un quadro completo e affidabile dell’effettiva efficacia delle procedure.
Applicazione sul campo
Per fornire un esempio pratico sull’efficacia delle procedure di P&D, è stato condotto uno studio sul campo su un insieme
▲ Figura 1 – Esempio di superficie testata con tampone ATP (l’area campionata è di circa 10x10 cm)
1 Metodi di valutazione non microbiologica
1A Ispezione visiva dell’allevamento
1B
Fluorescenza a ultravioletto (UV)
1C Valutazione con nastro adesivo
2 Metodi di valutazione biochimica
2A Tecnologia di bioluminescenza ATP
2B Sistema A3 (ATP+ADP+AMP)
2C Metodi a base di luciferasi
Esame visivo rapido della pulizia del capannone. Può essere supportato da uno strumento di valutazione
Uso di marcatori che emettono fluorescenza visibile sotto luce UV e facilmente rimovibili con la pulizia
Pressione di un nastro adesivo sulla superficie per raccogliere particelle residue, organiche e inorganiche, successivamente ispezionate visivamente o cresciute in coltura microbiologica
Rapido, economico
Facile da applicare, basso costo, nessun impatto su superfici, operatori o animali
Necessità di personale per l’applicazione, fonte di luce UV, dipendente dall’operatore
Raccolta dei contaminanti da superfici piccole, dipendente dall’operatore
2D Test rapidi per proteine
3 Metodi di valutazione chimica
3A Misurazione del potenziale redox
4 Metodi di valutazione microbiologica
4A Metodi di contatto con piastra agar (igienogrammi)
4B Tamponi o tessuti per patogeni specifici
5 Metodi di valutazione molecolare
5A Tamponi prelevati dall’ambiente o dagli animali
Rilevamento dell’ATP (fonte di energia nelle cellule viventi) tramite reazione bioluminescente che emette luce misurabile
Rilevamento di tutte le forme di adenilati (ATP, ADP, AMP). Stesso principio dei tamponi ATP
Stesso principio dei tamponi ATP, ma mirati a specifici agenti (es. Salmonella spp., Listeria spp., E. coli)
Rilevamento dei residui proteici tramite reazioni chimiche che provocano un cambiamento di colore
Rilevazione rapida (risultati in 5-10 secondi)
Potrebbe essere più affidabile dell’ATP da solo, rilevazione rapida
Mancanza di soglie per definire la pulizia, possibile impatto negativo dei residui dei prodotti (soprattutto disinfettanti)
Meno comune e più costoso dei tamponi ATP, interpretazione non sempre semplice
Alta specificità (mirano ai patogeni vitali e non solo al materiale organico), risultati in poche ore Complessi, richiedono tempo, costosi (rispetto ai tamponi ATP)
Valutazione rapida della pulizia delle superfici (risultati entro 15 minuti)
Fattore umano (soggettività nell’interpretazione del colore), non rileva sostanze inorganiche o residui chimici, sensibilità variabile
Rilevamento della presenza batterica tramite reazione chimica (redox)
Raccolta dei campioni mettendo la piastra in contatto diretto con la superficie
Raccolta dei campioni mediante campionamento di diverse parti dell’ambiente
Raccolta di tamponi per eseguire PCR
Rilevamento dell’attività microbica entro 16 h, può essere adattato a diverse specie batteriche
Campionamento standardizzato, possibilità di enumerare direttamente le colonie
Possibilità di campionare diverse zone dell’ambiente (pool), costo contenuto
Altamente sensibili e specifici
Indicatore complesso influenzato da vari fattori, interpretazione accurata necessaria
Efficaci su superfici lisce e asciutte, difficile su superfici curve, irregolari o porose
Richiedono tempo, variabilità nella tecnica di campionamento
Costi elevati, tempi di analisi
di allevamenti commerciali di polli da carne in Belgio. L’obiettivo era confrontare la situazione microbiologica nell’ambiente del capannone prima e dopo l’introduzione di un diverso protocollo di P&D, con annessa formazione su come applicarlo correttamente, con lo scopo di misurare l’impatto di un protocollo di P&D completo sui risultati produttivi. I prodotti utilizzati erano un detergente alcalino forte a base di idrossido di sodio e idrossido di potassio (diluizione 1,5%) e un disinfettante a largo spettro composto da ammonio quaternario e glutaraldeide (diluizione 1%). Il programma igienico testato è riportato di seguito:
1. Pulizia a secco: rimozione della materia organica dalle superfici ambientali del capannone
2. Pulizia a umido: applicazione di schiuma detergente con lancia ad alta pressione (50-150 bar) e acqua fredda, tempo di contatto 30 minuti
3. Risciacquo con acqua
4. Asciugatura
5. Disinfezione: applicazione di schiuma disinfettante con lancia ad alta pressione (50-150 bar)
6. Asciugatura
7. Ventilazione (dopo 24 ore dall’applicazione del disinfettante)
La misurazione dell’efficacia delle procedure di P&D è stata effettuata valutando l’ambiente del capannone soggetto all’applicazione dei diversi prodotti durante il periodo di vuoto. Sono state campionate sette aree differenti del capannone vuoto: pavimento, mangiatoie, abbeveratoi, pareti, soffitto, bocchette dell’aria e tramogge del mangime. Da ciascuna superficie, il livello di P&D è stato misurato adottando alcuni dei metodi riportati nella Tabella 1, in particolare: tamponi ATP (n. 2A, Figura 1), conta batterica (n. 4B), conta di enterococchi (n. 4B) e screening per E. coli e funghi (n. 4B).
Infine, i parametri di performance del gruppo rilevati a partire dal periodo di vuoto campionato sono stati correlati statisticamente per valutare l’efficacia della P&D nella pulizia dell’ambiente in relazione alle performance del gruppo.
Considerando questo studio specifico, l’applicazione di tale protocollo ha portato a un aumento del peso medio giornaliero (+0,00165 kg/giorno) e a una riduzione di circa il 7% della mortalità relativa rispetto a un diverso programma di P&D.
Prospettive future
Quando si parla di biosicurezza, una delle sfide principali è creare una reale consapevolezza e far comprendere l’importanza delle misure adottate. Questo diventa ancora più difficile quando le misure vengono applicate ripetutamente e i loro effetti non sono immediatamente visibili o facilmente quantificabili. Dopo un po’ di tempo, è naturale che allevatori e operatori in allevamento si chiedano se l’implementazione e il rispetto delle norme di biosicurezza facciano davvero la differenza. Per questo motivo, avere risultati chiari e concreti possono aiutare a dimostrare che la biosicurezza è uno strumento
Quando si parla di biosicurezza, una delle sfide principali
è creare una reale consapevolezza e far comprendere l’importanza delle misure adottate
pratico che protegge il gruppo e supporta le performance dell’allevamento. Il presente esperimento su scala ridotta fornisce evidenze sul campo provenienti da allevamenti commerciali, indicando che l’implementazione di procedure strutturate di P&D può portare a miglioramenti misurabili delle performance, corrispondenti in questo caso a un incremento fino a +2,41 nel rendimento dell’investimento, calcolato considerando i costi di applicazione, la riduzione della mortalità e l’aumento del peso medio giornaliero. Fornire metriche pratiche e basate sui dati può favorire un’applicazione più consapevole delle misure di biosicurezza, rafforzando il concetto che gli interventi di biosicurezza non sono solo biologicamente efficaci, ma anche vantaggiosi dal punto di vista operativo in contesti commerciali.
Nel quadro più ampio dell’impegno volto a promuovere l’educazione sulla biosicurezza tra tutti gli operatori del settore avicolo (allevatori, tecnici, veterinari e altri), è essenziale garantire che questo tipo di dati venga raccolto e diffuso. Informazioni basate su evidenze supportano decisioni consapevoli e contribuiscono a rafforzare la percezione e la comprensione complessiva della biosicurezza.
Bibliografia
Makovska, K., et al. (2025). Assessment of cleaning and disinfection efficiency in poultry farms: Current methods and field perspectives. Frontiers in Veterinary Science, 12, articolo 1581217. https://doi.org/10.3389/ fvets.2025.1581217
Ngom, S., et al. (2025). Effect of biosecurity practices on broiler performance under low infection pressure. Veterinary Medicine and Science, pubblicazione online in anteprima. https://doi.org/10.1002/vms3.70526
L’INDUSTRIA AVICOLA STATUNITENSE SOTTO
PRESSIONE: UN DECENNIO TURBOLENTO
Parte II – La produzione di carne avicola
Tra dicembre 2014 e luglio 2025, l’industria avicola statunitense è stata colpita da quattro devastanti focolai di influenza aviaria (AI). In totale, il virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) è stato diagnosticato in 1.043 allevamenti avicoli commerciali (1.932 in totale, includendo i piccoli allevamenti domestici). Complessivamente, 221,7 milioni di unità avicole sono morte a causa delle infezioni virali o dell’abbattimento preventivo. Di queste, 178,8 milioni erano galline ovaiole, 25,7 milioni tacchini e 13,2 milioni polli da carne (Tabella 1). In un primo articolo (Zootecnica, dicembre 2025) sono stati analizzati gli impatti delle epidemie sull’industria delle uova. Nel presente articolo vengono invece documentati la diffusione temporale e geografica della malattia, il suo impatto economico sulla produzione di carne avicola e le risposte dell’industria e del governo.
➤ Hans-Wilhelm Windhorst
Professore Emerito all’Università di Vechta, Germania
Grandi differenze nel numero di focolai e nelle perdite animali
Un confronto tra i focolai e le perdite animali nella produzione di tacchini e polli da carne rivela differenze significative. Si sono verificati 611 focolai negli allevamenti di tacchini, contro 67 negli allevamenti di polli da carne. In totale, 25,7 milioni di tacchini sono stati infettati o sottoposti ad abbattimento preventivo, e 13,2 milioni di polli da carne sono andati perduti. Le differenze tra le quattro epidemie sono notevoli (Tabella 2). Mentre nelle prime tre epidemie il numero di allevamenti di polli da carne infetti era ancora piuttosto basso, nell’ultima si è più che triplicato. I focolai nei gruppi di tacchini sono stati molto numerosi in tutte e quattro le epidemie, ma sono diminuiti nelle ultime due. Questa tendenza si riflette anche nelle perdite animali: tra i polli da carne, le perdite sono aumentate bruscamente tra il 2023/24 e l’epidemia successiva, mentre tra i tacchini sono diminuite.
Le cause di tali differenze non possono essere approfondite in questa sede, ma sono trattate in un altro articolo1. Oltre
1 Windhorst 2023, 2024 2025.
■ Tabella 1 – Focolai di HPAI e perdite di animali negli USA tra aprile 2015 e luglio 2025; dati in milioni di uccelli Fonte: APHIS.
Epidemia Focolai Perdite animali totali Galline ovaiole Tacchini Polli da carne
ai tipi di allevamento, tra i fattori determinanti figurano la dimensione dei gruppi di animali, la diversa durata dei cicli di ingrasso, la distribuzione geografica degli allevamenti di tacchini e polli da carne, le rotte migratorie degli uccelli selvatici e la diversa suscettibilità delle specie avicole al virus dell’influenza aviaria. Mentre i tacchini da carne erano ancora allevati in capannoni aperti a metà dello scorso decennio, in particolare nel nord del Midwest, le strutture chiuse si sono affermate solo gradualmente. Al contrario, i polli da carne allevati in grandi gruppi sono sempre stati tenuti in capannoni chiusi. Tuttavia, negli Stati Uniti sudorientali, centro della produzione di polli da carne, venivano spesso allevati in
piccole aziende, nelle cosiddette “Louisiana houses”, i cui lati potevano essere chiusi con tende o teloni. Le rotte migratorie preferite dagli uccelli selvatici hanno avuto un ruolo importante. La rotta lungo la costa del Pacifico (Pacific Flyway) e quella nella valle del Mississippi (Central Flyway) erano molto frequentate, a differenza
■ Tabella 2 – Focolai di HPAI e perdite di animali durante le quattro epidemie negli USA tra il 2015 e il 2025; dati in milioni di uccelli
Fonte: elaborazioni proprie su dati APHIS.
Epidemia Polli da carne Tacchini
Focolai Perdite animali Focolai Perdite animali
della rotta lungo la costa atlantica. Gli Stati del sudest e quelli della bassa valle del Mississippi erano invece raramente raggiunti dagli uccelli selvatici. Laddove i centri di produzione coincidevano con le rotte migratorie, si sono verificati numerosi focolai e perdite animali elevate, come accaduto nel 2015 e nel 2022/23 nel Midwest e nel 2024/25 negli Stati del Pacifico.
Cambiamenti nella distribuzione regionale della produzione
Considerando l’elevato numero di perdite animali, ci si potrebbe aspettare che ciò avrebbe portato a un cambiamento sostanziale nella struttura spaziale dell’allevamento avicolo, al fine di ridurre il rischio di infezione. Tuttavia, come mostra la Figura 1, ciò è avvenuto solo in misura limitata finora.
▲ Figura 1 – Evoluzione del contributo dei dieci principali stati nella produzione di polli da carne e tacchini sulla produzione totale degli USA tra il 2014 e il 2024
Grafica: A. S. Kauer, basata sui dati USDA, NASS Poultry Production and Value.
L’allevamento dei polli da carne continua a essere dominato dagli Stati situati lungo la costa medio-atlantica, nel Sud-Est e nella bassa valle del Mississippi. Inoltre, in California si è formato un centro secondario. Per quanto riguarda l’allevamento dei tacchini, il Midwest e alcuni Stati della costa medio-atlantica occupano le posizioni di vertice; anche in questo caso, in California si è sviluppato un sottocentro. Le ragioni della formazione di questi centri non possono essere approfondite in questa sede, ma sono illustrate in due articoli dell’autore (Windhorst 2002, 2025b).
▲ Figura 2 – Andamento delle esportazioni di carne di polli da carne e tacchino degli USA tra il 2014 e il 2024 Grafica: A. S. Kauer, basata sui dati USDA FATUS GATS.
La concentrazione regionale dell’allevamento avicolo riflette la localizzazione delle principali aziende di macellazione e trasformazione. A determinare una concentrazione territoriale è stata l’integrazione verticale, che di norma riunisce tutte le fasi del ciclo produttivo — dall’incubatoio all’ingrasso su contratto, fino alla macellazione e alla trasformazione. Gli investimenti di capitale, la disponibilità di manodopera e le competenze degli allevatori non possono essere facilmente trasferiti altrove. Sebbene il Minnesota abbia subito perdite elevate nella produzione di tacchini e la Georgia in quella di polli da carne, la struttura geografica di base è cambiata poco, fatta eccezione per la California. Qui, le ingenti perdite animali nell’inverno 2024/25 hanno portato la produzione di polli da carne a un quasi totale arresto e quasi dimezzato la quota della produzione di tacchini sul totale statunitense.
■ Tabella 3 – L’andamento della produzione di carne di broiler negli USA tra il 2014 e il 2024
Fonte: USDA NASS, Poultry Production and Value.
Anno Polli
*Peso vivo
Impatti differenti sulla produzione
La Tabella 3 mostra che il numero di polli da carne prodotti è aumentato costantemente nel corso del decennio considerato, fatta eccezione per un lieve calo nel 2021, dovuto alla pandemia di COVID-19. Il volume di produzione è passato da 8,5 a 9,3 miliardi di esemplari, con un incremento del 9,2%. Analogamente, anche la produzione di carne di pollo da carne è cresciuta, pur registrando un leggero calo nel 2021. L’impatto dell’epidemia verificatasi nel semestre invernale 2024/25 sulla produzione di carne può essere solo stimato, poiché non sono ancora disponibili dati precisi. La perdita
■ Tabella 4 – L’andamento della produzione di carne di tacchino negli USA tra il 2014 e il 2024 Fonte: USDA NASS, Poultry Production and Value. *Peso vivo
di 7,7 milioni di polli da carne e il fatto che alcuni capannoni siano rimasti vuoti per mesi, poiché non autorizzati al ripopolamento, probabilmente ridurranno il numero di capi prodotti a meno di 9,3 miliardi entro la fine del 2025 e la produzione di carne di circa 80.000 tonnellate. Il valore della carne di pollo da carne prodotta ha mostrato notevoli oscillazioni nel decennio analizzato. Il valore più basso, 21,3 miliardi di dollari, è stato registrato nel 2020, verso la fine della pandemia di COVID-19, mentre il valore massimo, 50,4 miliardi di dollari, è stato raggiunto nel 2022, durante la seconda epidemia di influenza aviaria. Le variazioni della domanda interna e le dinamiche del mercato globale sono state i principali fattori di orientamento.
Nel 2014, prima della prima grande epidemia di influenza aviaria, sono stati prodotti 237,5 milioni di tacchini, pari a 3,27 milioni di tonnellate di carne di tacchino per un valore di 5,3 miliardi di dollari. I focolai hanno causato una riduzione della produzione di circa 4 milioni di animali, corrispondente a 81.000 tonnellate di carne. Negli anni successivi, la produzione è risalita a 244 milioni di tacchini, per poi crollare nuovamente durante la pandemia di COVID-19 e scendere a soli 200 milioni a causa delle due epidemie successive. Tra il 2018 e il 2024, la produzione di tacchini è diminuita del 18,1%, mentre la produzione di carne è calata del 12,9%. A causa della carenza di offerta, il valore della produzione è salito a 7,1 miliardi di dollari nel 2022, per poi scendere a soli 3,7 miliardi nel 2024, con un calo del 48,0%. Un ulteriore fattore della continua tendenza al ribasso è stata certamente la riduzione dei consumi pro capite, passati da 7,2 kg nel 2016 a soli 6,3 kg nel 2024. Per il 2025, l’USDA prevede un calo della produzione a 2,27 milioni di tonnellate.
Notevole calo
delle esportazioni di carne avicola
Le quattro epidemie di influenza aviaria hanno avuto un impatto massiccio sulle esportazioni di carne di pollo da carne e di tacchino, poiché i principali Paesi importatori hanno immediatamente sospeso gli acquisti. Mentre l’industria avicola è riuscita a riprendersi relativamente rapidamente dopo l’epidemia del 2015, non è stato così per le tre epidemie successive, verificatesi in rapida successione a partire dal 2022, poiché numerosi Paesi non hanno riaperto i loro mercati alle importazioni per l’intero periodo considerato. Un confronto delle tendenze delle esportazioni di carne di pollo da carne e di tacchino (Figura 2) evidenzia alcune differenze significative.
Le esportazioni di carne di pollo da carne sono diminuite di oltre 440.000 tonnellate, pari al 13,4%, tra il 2014 e il 2015, tornando ai livelli iniziali solo nel 2019. Il valore delle esportazioni è calato di 1,2 miliardi di dollari tra il 2014 e il 2016. Tra il 2023 e il 2024, le esportazioni sono nuovamente diminuite di 250.000 tonnellate, ma sui mercati rimasti aperti si sono ottenuti prezzi medi più elevati. Se nel 2016 si guadagnavano circa 950 dollari per tonnellata, nel 2024 il valore medio per tonnellata è salito a 1.400 dollari. Tuttavia, solo gli allevamenti non colpiti da infezioni hanno potuto beneficiare di questo incremento. L’entità del crollo delle esportazioni a seguito dell’ondata di focolai nel semestre invernale 2024/25 diventerà chiara solo tra alcuni mesi, quando saranno disponibili statistiche dettagliate.
Le esportazioni di carne di tacchino sono calate di 111.500 tonnellate, pari al 31,7%, tra il 2014 e il 2015, con una
perdita di valore delle esportazioni di 177,3 milioni di dollari. Sebbene negli anni successivi il valore delle esportazioni abbia mostrato notevoli fluttuazioni, in parte dovute alla pandemia di COVID-19, non ha più raggiunto i livelli iniziali. Un ulteriore calo significativo di 64.000 tonnellate si è verificato a causa dei focolai di influenza aviaria nel 2022. Come per la carne di pollo da carne, il valore delle esportazioni è diminuito solo di 25 milioni di dollari. Anche in questo caso, sul mercato mondiale si è ottenuto un prezzo molto più elevato, pari a 3.470 dollari per tonnellata, rispetto ai 2.455 dollari del 2015. Tuttavia, tale valore non è stato mantenuto nei due anni successivi.
Considerando l’aumento atteso della domanda globale di carne di pollo da carne, è probabile che i volumi di esportazione aumentino nei prossimi anni, a meno che un’ulteriore ondata di epidemie di influenza aviaria non limiti le opportunità di esportazione. Tuttavia, gli Stati Uniti devono affrontare una concorrenza crescente da parte del Brasile e di alcuni Paesi membri dell’UE.
Le esportazioni di carne di tacchino continueranno a scendere, alla luce delle ingenti perdite animali causate dall’epidemia nell’inverno 2024/25. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che le restrizioni all’importazione nei principali Paesi acquirenti restano in vigore, poiché ulteriori focolai di influenza aviaria si sono verificati in Arizona e Pennsylvania nei mesi di giugno e luglio 2025.
La risposta del governo
Sebbene fossero principalmente la carenza di uova nei punti vendita alimentari e il forte aumento dei prezzi delle uova a provocare proteste tra la popolazione e a costringere il governo a intervenire, anche le ingenti perdite animali causate dal virus dell’influenza aviaria e il massiccio abbattimento preventivo hanno contribuito a generare un atteggiamento critico. Inoltre, vi era scarsa comprensione del fatto che singoli allevamenti e aziende, ripetutamente colpiti da infezioni, venivano comunque risarciti delle perdite con fondi pubblici.
Nel dicembre 2024, l’APHIS ha risposto con nuove linee guida che rendono i futuri pagamenti di risarcimento per perdite animali dovute all’infezione da influenza aviaria
subordinati a determinate condizioni2. Ad esempio, viene richiesto che un allevamento possa essere ripopolato solo se dimostra un miglioramento della biosicurezza, verifica che deve essere confermata da un audit dell’APHIS. La nuova normativa intende migliorare la biosicurezza negli allevamenti avicoli3
Il 18 febbraio 2025, un gruppo di 16 senatori di entrambi i partiti, Repubblicano e Democratico, ha inviato una lettera al Segretario dell’Agricoltura, chiedendo lo sviluppo di una strategia lungimirante per la produzione di vaccini e il loro utilizzo negli allevamenti di galline ovaiole e di tacchini4 . In risposta, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha stanziato 100 milioni di dollari nell’aprile 2025 per consentire agli scienziati di sviluppare nuovi vaccini per proteggere il pollame e di studiare le vie di trasmissione del virus dell’influenza aviaria negli uccelli selvatici e la sua diffusione in pollame e altri animali da allevamento. L’obiettivo è limitare l’entità delle epidemie ricorrenti, se non prevenirle del tutto5. A marzo 2025, un gruppo di lavoro composto da rappresentanti dell’industria, delle organizzazioni commerciali e dei veterinari statali si è riunito per elaborare un piano di vaccinazione per il pollame. Il piano sarà pubblicato a luglio 2025 e inviato al Segretario dell’Agricoltura e alle organizzazioni del settore avicolo per commenti6. Finora, non sono stati disponibili risultati. Rimane una questione aperta se gli allevatori di broiler rinunceranno alla loro resistenza alla vaccinazione, che fin dal 2014 hanno giustificato con timori di divieti di importazione da parte dei principali paesi acquirenti.
Sintesi e prospettive
Quattro epidemie di influenza aviaria ad alta patogenicità hanno colpito gli allevatori di pollame negli Stati Uniti nell’ultimo decennio. Un totale di 1.043 focolai in allevamenti commerciali ha comportato la perdita di quasi 222 milioni di animali, sia a causa dell’infezione sia a causa di abbattimenti preventivi. Le elevate perdite economiche subite dagli allevamenti e dall’industria di trasformazione, insieme ai problemi di approvvigionamento per la popolazione, hanno costretto il governo a intervenire. Oltre a fornire fondi per la ricerca e lo sviluppo di vaccini, sono previsti l’elaborazione e l’adozione di un piano di vaccinazione preventiva in consultazione con l’industria avicola. Tuttavia, le principali
5 Irritanti, in questo contesto, sono le dichiarazioni del Segretario all’Agricoltura, Rollins, e del Segretario alla Salute e ai Servizi Umani, Kennedy, che non erano più favorevoli allo sviluppo di vaccini e alla vaccinazione preventiva per combattere l’influenza aviaria. Il Segretario Kennedy ha suggerito che gli allevamenti non dovessero essere abbattuti a scopo preventivo, ma lasciati infettare, in modo da poter poi selezionare linee di riproduzione a partire dagli animali sopravvissuti, poiché essi avevano apparentemente sviluppato una resistenza. C’è stata una forte opposizione a questa idea da parte dell’industria avicola. Cfr. The Highly Pathogenic Avian Influenza (HPAI) Outbreak in Poultry, 2022–Present, p. 10, https://www.congress.gov/crs_external_products/R/PDF/R48518/R48518.1.pdf
6 Informazione fornita personalmente dalla Dottoresa Denise Heard, Vice President Research, U. S. Poultry & Egg Association (7 luglio 2025).
aziende produttrici di carne di pollame difficilmente daranno il loro consenso, a meno che non si possa garantire che la vaccinazione non comporti divieti di importazione da parte dei paesi destinatari più importanti. La minaccia continua alle scorte avicole costringerà l’industria a migliorare la biosicurezza degli allevamenti. Ciò richiederà un ripensamento sia da parte dei piccoli allevatori sia dei gestori dei grandi complessi, che per lungo tempo hanno avuto un falso senso di sicurezza e hanno sottovalutato la minaccia rappresentata dal virus dell’influenza aviaria.
Riferimenti bibliografici
Congressional Research Service. The Highly Pathogenic Avian Influenza (HPAI) Outbreak in Poultry, 2022–Present. Washington, D.C., 2025. Disponibile su: https://www. congress.gov/crs_external_products/R/PDF/R48518/ R48518.1.pdf
National Chicken Council. Industry Facts and Stats Disponibile su: https://www.nationalchickencouncil.org/ industry/statistics
National Turkey Federation. Annual Reports. Disponibile su: https://www.eatturkey.org/category/annual-report USDA, FAS. U.S. Foreign Agricultural Trade. Disponibile su: https://apps.fas.usda.gov/gats/default.aspx?publish=1 USDA, NASS. Poultry Production and Value. Annual Summaries. Disponibile su: https://www.nass.usda.gov/ Publications/Todays_Reports/reports/plva0425.pdf
U.S. Poultry & Egg Association. Economic Data. Disponibile su: https://www.uspoultry.org/economic-data
Windhorst, H.-W. The Old South goes poultry and pigs –Neuausrichtung der Agrarproduktion im Alten Süden. In: Klohn, W. & Windhorst, H.-W. (a cura di). Die Landund Forstwirtschaft im Alten Süden der USA. Vechta: Vechtaer Studien zur Angewandten Geographie und Regionalwissenschaft, vol. 23, 2002, pp. 113–150.
Windhorst, H.-W. Two waves, different routes and changing dynamics: The Avian Influenza outbreaks in the USA in 2022 Poultry World, 39 (2023), No. 2, pp. 8–11.
Windhorst, H.-W. Third Avian Influenza outbreak in the USA within 10 years: the 2023–2024 epidemic. Zootecnica International, 46 (2024), No. 9, pp. 28–33.
Windhorst, H.-W. Fourth AI epidemic in the USA in the past decade – the epidemic in winter 2024/25. Zootecnica International, 46 (2025), No. 7/8, pp. 20–26.
Windhorst, H.-W. Fleischerzeugung und -handel der USA. Teil 1: Dynamik und Struktur der Fleischerzeuigung der USA zwischen 2019 und 2024. Fleischwirtschaft, 105 (2025a), No. 6, pp. 30–34.
Windhorst, H.-W. Fleischerzeugung und -handel der USA. Teil 2: Dynamik und Struktur des Fleischhandels zwischen 2019 und 2024. Fleischwirtschaft, 105 (2025b), No. 6, pp. 22–25.
Windhorst, H.-W. L’industria avicola statunitense sotto pressione: un decennio turbolento. Parte I – Il settore delle uova Zootecnica, 1 (2025), no. 12, pp. 30–36.
UOVA DA COVA: L’IMPORTANZA DELLA VALUTAZIONE DELLA
QUALITÀ INTERNA DELL’UOVO
La qualità delle uova da cova ha un impatto significativo sulla schiusa e sulla qualità dei pulcini. Integrare il controllo della qualità delle uova nelle procedure di routine dell’incubatoio consente di migliorare i risultati di schiusa. Sebbene sia relativamente semplice valutare la qualità esterna dell’uovo esaminandone l’aspetto, effettuare controlli più approfonditi con regolarità può risultare più impegnativo. Questo articolo descrive i principali fattori di qualità interna per aiutare a valutare la qualità interna delle uova.
➤ Gamie Gundran
Consulente per l’incubazione presso Petersime
Perché effettuare un controllo più approfondito?
Un uovo da cova è uno spazio protetto in cui l’embrione del pulcino può svilupparsi. All’interno dell’uovo si trovano tutti i nutrienti e i meccanismi essenziali per sostenere uno sviluppo e una crescita ottimali dell’embrione. Tuttavia, durante la formazione dell’uovo nell’apparato riproduttivo della gallina, possono verificarsi diversi eventi che causano irregolarità. Alcune di queste irregolarità influiscono sulla qualità interna dell’uovo; per questo motivo è importante eseguire controlli di qualità sia esterni che interni. Di seguito è riportata una panoramica dei principali fattori di qualità interna.
1. Fertilità dell’uovo
Un primo parametro da considerare è se l’uovo sia stato fecondato oppure no. Le uova da cova possono essere analizzate, prima dell’incubazione e al loro arrivo in incubatoio, per distinguere quelle fertili da quelle infeconde. Ciò richiede una tecnica specifica che si acquisisce con la pratica. Tuttavia, un inconveniente di questa procedura è la perdita di uova da cova di valore, poiché si tratta di un metodo distruttivo. Un uovo fertile è caratterizzato dalla presenza di un blastoderma che presenta un aspetto chiaramente definito e ad anello (visibile come un anello bianco simmetrico con un’area trasparente al centro). Se invece l’uovo non è fertile, si osserva un blastodisco dalla forma irregolare e frastagliata. Il blastodisco è anche di colore più chiaro e di dimensioni inferiori rispetto al blastoderma (Figura 1).
▲ Figura 1 – Un uovo fertile con blastoderma a sinistra; un uovo infertile con blastodisco a destra
È risaputo che la fertilità tende a diminuire con l’aumentare dell’età del gruppo riproduttore, ma un calo improvviso della fertilità può indicare un problema nel gruppo di riproduttori e rappresentare un motivo per eseguire un’analisi più approfondita.
Detto ciò, è fondamentale garantire una corretta manipolazione e conservazione delle uova da cova, affinché gli embrioni di buona qualità rimangano in perfette condizioni. La divisione cellulare dell’embrione inizia dal momento stesso della fecondazione. Dopo la deposizione, il blastoderma è costituito da circa 60.000 cellule. Una gestione o una conservazione inadeguata presso l’allevamento dei riproduttori, durante il trasporto o all’incubatoio, ridurrà drasticamente le possibilità di ottenere da quell’uovo un pulcino sano di un giorno.
2. Qualità del tuorlo
Il tuorlo è una componente essenziale dell’uovo da cova e rappresenta una fonte alimentare importante per l’embrione in via di sviluppo. La condizione del tuorlo può essere valutata eseguendo un’analisi di rottura dell’uovo fresco (fresh egg breakout analysis). Il tuorlo deve apparire
▲ Figura 2 – Esempio di tuorlo maculato con macchie a forma di nuvola sotto la membrana vitellina
omogeneo e non maculato (Figura 2). Un tuorlo maculato è un indicatore di stress nell’allevamento dei riproduttori. Un tuorlo di cattiva qualità aumenta il rischio di mortalità embrionale precoce durante l’incubazione.
3. Qualità dell’albume
L’albume (il bianco dell’uovo) fornisce proteine essenziali per l’embrione in via di sviluppo e lo protegge dai batteri che potrebbero penetrare all’interno dell’uovo. Il test più comune per
valutare la qualità dell’albume — eseguito durante un’analisi di rottura dell’uovo fresco — è stato ideato da Raymond Haugh. Dopo la pesatura, l’uovo viene rotto su una superficie piana. Con un calibro micrometrico si misura l’altezza dell’albume che circonda il tuorlo. L’altezza, messa in relazione con il peso dell’uovo, consente di determinare l’unità Haugh (Haugh unit). Più alto è il valore dell’unità Haugh, migliore è la qualità dell’albume (Tabella 1). L’unità Haugh può essere calcolata utilizzando la seguente formula:
Dove:
• HU: Unità Haugh
• H: altezza osservata dell’albume (in millimetri)
• W: peso dell’uovo (in grammi)
▲ Figure 5 – Un uovo contaminato da Aspergillus
4. Resistenza della membrana vitellina
La membrana vitellina avvolge il tuorlo e lo mantiene separato dall’albume. Mantenere intatta questa membrana protettiva per tutto il periodo di sviluppo dell’embrione all’interno dell’uovo è fondamentale per la sua sopravvivenza. La membrana non deve presentare rugosità, ossia piccole scalfitture sulla superficie che circonda il tuorlo. Se la membrana vitellina è danneggiata o rotta, il tuorlo può mescolarsi con l’albume, causando infine la morte dell’embrione (Figura 3).
5. Uova prive di patogeni
Esistono alcuni gruppi di patogeni che possono creare problemi: batteri, Escherichia coli (E. coli), Salmonella,
■ Tabella 1 – Qualità dell’albume dell’uovo
Unità Haugh calcolata
Qualità dell’uovo
≥90 Eccellente
80-89 Molto buona
70-79 Discreta
≤69 Scarsa
Pseudomonas (Figura 4) e Aspergillus (Figura 5). Questi ostacolano lo sviluppo dell’embrione e possono persino distruggere l’uovo durante l’incubazione. Per questo motivo è fondamentale che le uova da cova siano prive di patogeni. Sebbene sia impossibile verificare la presenza di patogeni in un uovo fresco (a meno di analisi di laboratorio), la loro presenza diventerà evidente dopo la schiusa. Il livello di contaminazione può variare tra 0 e 0,5% per gruppi giovani
▲ Figure 3 – Un uovo con membrana vitellina danneggiata
o di media età (25-35 settimane) e tra 1 e 2% per gruppi più anziani (oltre 36 settimane), a seconda della gestione dell’allevamento dei riproduttori.
Eseguendo un’analisi post-schiusa, è possibile determinare il livello di contaminazione. Un aumento improvviso della contaminazione, caratterizzato da uova che scoppiano durante la schiusa (bangers), può indicare problemi di gestione delle uova, sia in allevamento che in incubatoio.
Il foglio dati di analisi post-schiusa, contenente il numero preciso di uova contaminate, deve essere condiviso con la squadra dell’allevamento e quella dell’incubatoio per prendere le opportune misure. I gruppi con registrazioni di contaminazione superiori allo 0,5% devono ricevere attenzione speciale riguardo alle procedure di manipolazione e sanificazione delle uova.
In conclusione
È necessario valutare regolarmente la qualità interna delle uova. Assicurarsi che siano in atto procedure per controllare la qualità interna delle uova da cova in arrivo contribuirà in modo significativo a tutelare l’incubatoio da problemi di qualità.
Per ulteriori informazioni sulla qualità delle uova da cova, sulle analisi di rottura o su altre buone pratiche per il tuo incubatoio, contatta training@petersime.com
▲ Figure 4 – Un uovo contaminato da Pseudomonas
▲ Figure 5 – Un uovo contaminato da Aspergillus
GARANTIRE BUONI LIVELLI DI BENESSERE PER
I RIPRODUTTORI DA CARNE INIZIA DAL MOMENTO DELL’INSERIMENTO
La fase di allevamento rappresenta il periodo iniziale critico della vita di un pollo e copre generalmente le prime settimane dopo la schiusa. In questa fase, i pulcini sono estremamente vulnerabili e richiedono una gestione attenta per garantire la loro salute e il loro corretto sviluppo. Concentrarsi sul benessere durante la fase di allevamento significa porre le basi per animali più sani e produttivi per l’intero ciclo di vita.
➤ Cobb Technical Services Team
Biosicurezza
Il monitoraggio quotidiano del gruppo è una parte importante dei programmi di biosicurezza e benessere. I responsabili del gruppo dovrebbero valutare l’aspetto degli animali e il comportamento complessivo ogni volta che entrano nel capannone. È necessario tenere un registro della mortalità giornaliera e degli animali eliminati, per individuare eventuali problemi legati all’introduzione di
malattie. I responsabili del gruppo devono inoltre sapere quando e come avvisare un supervisore o un veterinario per verificare lo stato sanitario del gruppo e avviare un trattamento, se necessario.
Preparazione del capannone
Il pulcino dipende completamente dall’allevatore per il mantenimento della corretta temperatura della lettiera. Nei primi cinque giorni di vita, infatti, i pulcini non sono in grado di regolare la propria temperatura corporea e la
termoregolazione non è completamente sviluppata fino ai 14 giorni di età. Se la temperatura della lettiera e dell’aria è troppo bassa, la temperatura corporea interna diminuirà, con conseguente ammucchiamento, ridotta attività, minore assunzione di acqua e cibo, crescita rallentata, maggiore predisposizione alle malattie e perdita di uniformità del gruppo. È consigliabile iniziare a riscaldare l’area di allevamento 48 ore prima dell’inserimento dei pulcini. Se la configurazione del capannone non consente l’uso di tende per delimitare la zona di allevamento, occorre riscaldare e ventilare l’intero ambiente per ottimizzare il comfort e le esigenze termiche dei pulcini. Se vengono utilizzate barriere di contenimento (in carta, metallo o rete), queste devono essere costruite e posizionate in modo da evitare che i pulcini rimangano intrappolati o si feriscano. Idealmente, la lettiera dovrebbe coprire completamente il fondo all’interno della barriera e le partizioni devono essere stabili e mantenute in posizione verticale. Il comfort degli animali, così come l’accesso ad acqua e cibo, sono elementi fondamentali per garantire buoni risultati in termini di benessere dei pulcini. È necessario regolare l’altezza delle mangiatoie e degli abbeveratoi in base alle dimensioni dei pulcini. È possibile utilizzare abbeveratoi supplementari, ma non vanno collocati sotto la fonte di calore, poiché l’acqua diventerebbe troppo calda ed evaporerebbe rapidamente, aumentando il rischio di disidratazione. Si raccomanda di riempire in anticipo le piastre di raccolta sotto i beccucci per stimolare il consumo di acqua. È inoltre possibile impiegare mangiatoie supplementari durante i primi sette giorni per facilitare l’accesso al cibo e favorire un buon livello di ingestione.
Arricchimenti
Gli arricchimenti comunemente utilizzati negli allevamenti di riproduttori da carne includono elementi fisici come rampe, trespoli, piattaforme, grigliati o strutture che offrano riparo aggiuntivo (piccole capanne o tende). Gli arricchimenti di tipo nutrizionale e sociale, invece, stimolano comportamenti naturali come la ricerca del cibo o il bagno di sabbia, e comprendono materiali come balle di paglia, blocchi da becchettare o la distribuzione di cibo sparso. È importante notare che non tutti gli arricchimenti possono essere impiegati sia nella fase di allevamento che in quella di produzione; devono quindi essere pianificati e implementati con attenzione, in base all’età e alla tipologia di animale. Alcuni arricchimenti, come i grigliati e i trespoli, possono essere utilizzati in entrambe le fasi, ma devono essere posizionati più in basso per consentire l’accesso ai pulcini e successivamente rialzati all’altezza appropriata nel capannone di deposizione.
Trasporto e scarico
Un obiettivo primario dovrebbe essere prevenire ritardi nel trasporto dei pulcini dall’incubatoio all’allevamento. Sebbene il sacco vitellino fornisca nutrizione e idratazione al pulcino, un inserimento efficiente in azienda è fondamentale per garantire un buon inizio al gruppo. All’arrivo in allevamento, orientare il veicolo in direzione
del vento prevalente per evitare l’effetto vento freddo sui pulcini durante lo scarico. Prima di procedere, verificare la temperatura del pavimento e dell’ambiente. Se il capannone risultasse troppo freddo, i pulcini dovrebbero rimanere all’interno del camion climatizzato per evitare stress termico.
Dopo lo scarico, i pulcini devono essere condotti direttamente nell’area di allevamento. Non impilare le cassette di pulcini all’esterno del capannone. Eventuali controlli di qualità o conteggi campione devono essere eseguiti simultaneamente allo scarico da personale formato.
Inserimento dei pulcini
Un posizionamento accurato e strategico dei pulcini nell’area di allevamento è fondamentale per il loro benessere. Durante l’inserimento, occorre considerare dove e come collocare i pulcini per ottimizzare comfort, sicurezza e benessere. Tutto il personale deve prestare attenzione quando maneggia le cassette dei pulcini durante lo scarico dal camion, il trasporto all’interno del capannone e il processo di inserimento. L’obiettivo è evitare movimenti bruschi come inclinazioni o cadute delle cassette, che potrebbero ferire i pulcini. Idealmente, le cassette devono rimanere sempre in piano fino al momento in cui ciascuna viene inclinata per l’inserimento dei pulcini.
Il personale dell’allevamento deve collocare i pulcini con delicatezza, rispettando i limiti di altezza di caduta stabiliti dall’azienda. L’altezza massima di caduta non deve superare i 15 cm, il che significa che l’operatore deve tenere la cassetta saldamente con entrambe le mani e inclinare la cassetta minimizzando la distanza dal fondo della cassetta alla lettiera.
La posizione in cui vengono inseriti i pulcini è di cruciale importanza. I pulcini devono essere adagiati delicatamente direttamente sulla lettiera, sulle mangiatoie supplementari o sulla carta contenente cibo e non devono essere collocati su attrezzature solide o sopra altri pulcini. Quando vengono posizionati sulla lettiera, i pulcini devono avere facile accesso ad acqua e cibo e trovarsi vicino, ma non direttamente sotto, la fonte di calore. Idealmente, lo scarico dei pulcini dovrebbe essere rapido ed efficiente per ridurre l’esposizione a condizioni climatiche esterne che potrebbero causare stress termico. Sistemare tutte le cassette all’interno del capannone o dell’area di allevamento
in modo che i pulcini siano distribuiti uniformemente sin dal momento dell’inserimento. Una volta distribuite le cassette, iniziare dal fondo del capannone e inserire i pulcini in modo calmo e attento procedendo verso la parte anteriore. Questo aiuta a prevenire infortuni e a evitare che i pulcini stiano attorno ai piedi del personale durante la fase di accoglienza. Rimuovere tutti i rivestimenti di carta e le cassette durante il processo per evitare zone in cui gli animali possano rimanere intrappolati, smaltendo tali materiali in modo sicuro e conforme alle norme di biosicurezza. Dopo l’inserimento, tutto il personale dovrebbe lasciare il capannone per 2 ore per permettere ai pulcini di ambientarsi nell’area di accoglienza.
Post-inserimento
Se illuminazione e temperatura nell’area di allevamento sono ottimali, i pulcini esploreranno naturalmente e rapidamente lo spazio per trovare cibo e acqua. Valutare regolarmente il comportamento dei pulcini nelle prime 24 ore e misurare oggettivamente il riempimento del gozzo è un modo semplice per verificare l’adeguatezza delle condizioni e il comfort dei pulcini. Se troppi gozzi risultano duri, verificare disponibilità, temperatura e flusso dell’acqua per capire perché i pulcini potrebbero non accedervi. Se, invece,
troppi gozzi risultano morbidi, controllare disponibilità, posizione e presentazione del mangime e dall’ azienda sia stato fornito il giusto mangime.
La temperatura corporea interna dei pulcini appena schiusi dovrebbe essere compresa tra 40 e 40,6 °C. Temperature superiori a 41 °C nei primi quattro giorni possono causare respirazione affannosa, mentre temperature inferiori a 40 °C indicano che il pulcino è troppo freddo. La temperatura interna può essere misurata con un piccolo termometro a punta morbida; si consigliano termometri digitali a lettura rapida. Durante il campionamento per la misurazione della temperatura, è fondamentale evitare stress e lesioni al pulcino. Se si utilizza un termometro digitale per la temperatura cloacale, inserire con cura la punta metallica nella cloaca, tenendo il pulcino in modo sicuro e sostenendo tutto il corpo.
Ogni volta che si entra in un capannone, si dovrebbero vedere pulcini che mangiano, giocano, bevono, cinguettano e riposano. I pulcini non devono mai essere ammucchiati. L’osservazione attenta della distribuzione e dell’attività dei pulcini nell’area di allevamento permette di valutare il loro livello di comfort. Distribuzioni irregolari, bassa attività o eccessiva vocalizzazione possono indicare stress, che deve essere immediatamente investigato.
Espansione dell’area di allevamento
Durante l’espansione dell’area di allevamento, bisogna osservare distribuzione e comportamento dei pulcini. I pulcini sono naturalmente curiosi e desiderano esplorare, ma necessitano sempre di temperatura, illuminazione e ventilazione adeguate per rimanere attivi, comodi e trovare facilmente acqua e cibo. Se vengono utilizzati abbeveratoi o mangiatoie supplementari, questi devono essere rimossi gradualmente nell’arco di alcuni giorni prima che il capannone venga completamente aperto.
Conclusioni
Il benessere degli animali favorisce direttamente le buone performance del gruppo, creando condizioni che promuovono la salute, riducono lo stress e migliorano la produttività. Gli animali allevati in ambienti puliti e confortevoli, con adeguata nutrizione, ventilazione e spazio, hanno minore rischio di malattie o infortuni. Livelli ridotti di stress favoriscono uno sviluppo immunitario corretto e una crescita uniforme. Inoltre, gruppi con buoni risultati in termini di benessere presentano bassa mortalità e buona uniformità, elementi essenziali per un allevamento efficiente.
ERRORI COMUNI NEGLI ALLEVAMENTI DI TACCHINI RIPRODUTTORI
Prima parte
Negli allevamenti di tacchini riproduttori si svolgono quotidianamente molte attività diverse che, per varietà e quantità, possono confondere o affaticare il personale. La ripetitività della routine porta facilmente a cali di attenzione e così si commettono errori che possono sembrare insignificanti. Con il tempo ci si abitua a queste situazioni e, se uno sbaglio si ripete per alcuni giorni, smette di essere percepito come tale e diventa parte della normalità. Per questo è fondamentale disporre di un buon sistema di monitoraggio e strumenti correttivi. Un metodo molto efficace può essere la presenza settimanale di un visitatore o ispettore esperto. In questo articolo l’autore passa in rassegna alcuni di questi errori ricorrenti, che osserva spesso durante le sue visite — anche in aziende ben gestite — e che vengono sottovalutati o considerati di scarso impatto sulle prestazioni dell’allevamento.
➤ Dr. Makan Hooshangi (DVM)
Medico veterinario, specialista in gestione dei tacchini
Problemi di costruzione e progettazione
Di solito ogni allevamento presenta le proprie criticità strutturali o di progettazione. Molte di queste, però, possono essere corrette con modifiche graduali nel tempo, l’importante è non abituarsi a convivere con esse. Suggerisco sempre ai responsabili degli allevamenti di predisporre piani a lungo termine per affrontare questi problemi. Per fare un esempio, visitavo un allevamento situato in mezzo a un bosco, senza alcuna barriera efficace per tenere lontani gli animali selvatici dai capannoni dei riproduttori. Mantenere i rigorosi protocolli di biosicurezza era sempre una sfida enorme. L’azienda non poteva permettersi i costi per costruire un muro adatto o anche solo una recinzione intorno alla zona di biosicurezza. Per dieci anni avevano lavorato così, e quel modo di operare era diventato la normalità. Uno degli errori più comuni, in ogni settore, è proprio abituarsi alle carenze.
NON FARE L’ABITUDINE ALLE INEFFICIENZE.
Agisci!
Scegli il sentiero giusto e imboccalo con determinazione. OGNI PICCOLO PASSO È IMPORTANTE.
Un giorno chiesi: «Potete permettervi di comprare un solo blocco di cemento al giorno?». Il direttore rimase perplesso. Continuai: «E se aveste comprato un blocco al giorno e li aveste messi da parte in questi dieci anni? Avreste già costruito circa 150 metri di muro».
L’idea principale è che abituarsi agli errori o alle carenze, lasciando che si trasformino in un problema cronico, è un errore grave. Quando ci si abitua ai difetti, si finisce per considerarli “non importanti”, mentre nel nostro lavoro ogni dettaglio conta. Si può ignorarli senza vedere grandi effetti nel breve periodo, ma prima o poi — e nel momento peggiore — potrebbero compromettere ciò che si è costruito con anni di impegno.
Ordine e disciplina nelle aree esterne dell’allevamento
L’organizzazione e la pulizia delle aree esterne di un allevamento possono influire sulle sue prestazioni complessive. Conservare materiali e attrezzature in eccesso o difettosi intorno ai capannoni è un errore comune negli allevamenti di riproduttori: oltre a generare un impatto visivo sgradevole e trasmettere al personale un senso di disordine, favorisce l’aumento di animali indesiderati come topi e altri roditori, mettendo a rischio la biosicurezza dell’azienda.
Taglio e manutenzione della vegetazione non fanno eccezione e devono essere programmati regolarmente, per evitare che si trasformino in un habitat ideale per roditori e altri animali indesiderati.
Disciplina
In molti allevamenti, la maggior parte delle attività di routine viene spiegata al personale verbalmente e in termini generali. Per esempio: “Gli abbeveratoi devono
essere puliti al mattino”, oppure “La pulizia dei ventilatori del sistema di ventilazione deve essere effettuata una volta alla settimana”, e così via. La mancata specificazione dell’orario e dei dettagli dell’attività, da un lato, e la mancanza di istruzioni scritte e di procedure di lavoro, dall’altro, causano confusione, disorganizzazione e, naturalmente, un’esecuzione casuale dei compiti.
Due reparti di servizio di uno stesso allevamento impiegano quasi lo stesso tempo, ma il modo in cui lavorano è molto diverso, a causa della mancanza di un programma scritto e di istruzioni
Uno dei metodi più efficaci per prevenire ciò è disporre di un programma di lavoro e di una routine giornaliera e settimanale, scritti o stampati, che, oltre a facilitare al responsabile dell’allevamento il controllo della loro corretta applicazione, creano ordine e disciplina nell’azienda. Quando l’orario e i dettagli di ciascun compito sono inclusi in questo piano, si facilita l’esecuzione delle attività e si permette agli operatori di concentrare le proprie energie esclusivamente sull’esecuzione dei compiti prestabiliti, invece di spendere energia per pianificare le attività (vedi Zootecnica International, settembre 2023, p. 12, per un esempio di tabella del programma giornaliero).
Due reparti di servizio di uno stesso allevamento impiegano quasi lo stesso tempo, ma il modo in cui lavorano è molto diverso, a causa della mancanza di un programma scritto e di istruzioni. Il disordinato addetto alla sala di servizio ha detto: "Stavo proprio per mettere in ordine la sala di servizio quando siete arrivati!".
Mangiatoie
Ho osservato regolarmente negli allevamenti che gli operatori alzano le mangiatoie più del normale per evitare che la lettiera cada all’interno. Sebbene ciò possa non ridurre significativamente il consumo complessivo di mangime secondo le statistiche, ritengo che possa influire sugli uccelli più deboli, in particolare su quelli prossimi alla fase di covata, aumentando il tasso di covata.
Per mantenere le mangiatoie pulite, è possibile prevedere un’ora senza mangime durante la giornata, che io chiamo “zero feed hour” (ora zero del mangime). Chiedo agli allevatori di gestire la distribuzione del mangime in modo che, a un’ora specifica (ad esempio tra le 14:00 e le 15:00), non rimanga alcun mangime nelle mangiatoie. Questo è il momento in cui il consumo è minimo e le galline sono occupate a giocare nella lettiera o a riposare. Inoltre, la maggior parte delle contaminazioni delle mangiatoie con la lettiera avviene proprio in queste ore. La zero feed hour consente di determinare con precisione il consumo giornaliero, permettendo al contempo di pulire le mangiatoie accuratamente. Il livello di mangime nelle mangiatoie è molto importante, soprattutto quando si utilizza mangime a rete. Se le mangiatoie sono troppo piene, gli uccelli più forti consumano il mangime più grossolano, lasciando quello più fine ai soggetti più piccoli e deboli. Oltre a creare un gruppo poco uniforme, ciò può causare uno svantaggio nutrizionale agli uccelli più forti (che hanno consumato il mangime grossolano), privandoli di micronutrienti essenziali solitamente presenti in forma polverosa, e provocare carenze nutrizionali. D’altra parte, gli uccelli più deboli che consumano più mangime fine soffriranno di carenze di energia e proteine, con conseguente crescita compromessa durante l’allevamento e calo o sospensione della produzione di uova. Per evitare questi problemi, il livello del mangime nelle mangiatoie dovrebbe essere controllato almeno due volte al giorno.
Personalmente preferisco avviare le linee delle mangiatoie ogni ora, in modo che il mangime fresco venga distribuito correttamente e in modo uniforme al gruppo. Questo ha un ulteriore vantaggio durante il picco della fase di covata. Il rumore delle linee delle mangiatoie condiziona i tacchini e, avviandole ogni ora nel periodo di picco della covata, si può in qualche modo stimolare il gruppo a consumare tutto il mangime necessario. Più mangime viene assunto dai tacchini affaticati, meno uccelli entreranno in covata.
EFFETTI DI ALCUNI FATTORI BIOLOGICI SULLE
PRESTAZIONI DELLE GALLINE RIPRODUTTRICI
DA CARNE
Questo studio è stato condotto presso l’Unità di Ricerca e Sviluppo Avicolo delle aziende
agricole della El Wadi Company e il Laboratorio di Nutrizione Avicola dell’Istituto di Studi e Ricerche Ambientali dell’Università di Minufiya, sede di El Sadat.
➤ Dr. Mahmoud Eladawy PhD in Scienze Ambientali, consulente per progetti di incubatoi mahmoudeladawi4@gmail.com
Preparazione degli additivi alimentari
La L-carnitina (LC) utilizzata nell’esperimento (Carniking®) era 3-carbossi-2-idrossipropil trimetilammonio-idrossido, prodotta da Lohmann Animal Health GmbH & Co. KG, Germania; mentre il sale interno è stato ottenuto dalla International Free Trade Company (IFT).
La miscela di erbe (ME), composta da sei diverse piante medicinali e aromatiche, è stata acquistata in forma essiccata come integratore commerciale e consiste principalmente di timo (Thymus vulgaris L.), origano (Origanum vulgare L.), chiodi di garofano (Syzygium aromaticum L.), maggiorana (Origanum marjorana L.), rosmarino (Rosmarinus officinalis) e menta piperita (Mentha piperita). Le erbe sono state mescolate e macinate fino a ottenere una polvere fine, poi conservata in sacchetti di plastica puliti, asciutti e sigillati.
La miscela è stata aggiunta durante la preparazione delle diete sperimentali.
L’obiettivo di questa ricerca era studiare le prestazioni produttive e riproduttive delle galline riproduttrici da carne in relazione all’integrazione con LC, come antiossidante artificiale, e ME, come antiossidante naturale, durante il periodo compreso tra le 40 e le 52 settimane di età delle galline ovaiole.
Un totale di 462 galline riproduttrici da carne Ross 308 di 40 settimane di età è stato utilizzato per valutare l’effetto dell’integrazione alimentare con LC e ME sulle prestazioni produttive e riproduttive, sui parametri di qualità delle uova, sui parametri ematici, sullo stato microbiologico e sull’efficienza economica.
Le galline sono state assegnate in modo casuale a sette trattamenti (ciascuno costituito da 20 galline e 2 galli, con tre repliche per trattamento), alloggiate in recinti/box a terra. L’alimentazione è stata limitata secondo il programma previsto per la linea riproduttrice, mentre l’acqua era disponibile ad libitum. Tutti gli animali sono stati mantenuti nelle medesime condizioni gestionali, igieniche e ambientali per l’intera durata dell’esperimento, che è stata di 12 settimane.
La dieta basale, formulata con mais e farina di soia, è stata
studiata per soddisfare i fabbisogni nutrizionali raccomandati per la razza e ha costituito la dieta di controllo. Sono stati quindi previsti tre livelli di integrazione con L-carnitina (10, 20 e 30 mg/kg di dieta) rispettivamente per T1, T2 e T3, e tre livelli di integrazione con la miscela di erbe (5, 10 e 15 g/kg di dieta) rispettivamente per T4, T5 e T6.
Sono stati determinati: peso corporeo iniziale e finale, variazione di peso corporeo, produzione di uova, tasso di produzione, peso dell’uovo, massa d’uovo, indice di efficienza alimentare, schiudibilità, qualità e composizione dell’uovo. Sono stati inoltre analizzati i parametri ematici, gli aspetti microbiologici e immunologici, condotti studi embrionali e calcolata l’efficienza economica.
I risultati hanno indicato che:
1. L’aggiunta di ME come antiossidante naturale alla dieta delle galline ovaiole ha aumentato il numero di uova e migliorato la conversione alimentare in misura maggiore rispetto alla LC, utilizzata come antiossidante artificiale.
2. L’aggiunta di ME ha mostrato una tendenza al miglioramento della fertilità, della schiudibilità e della schiudibilità delle uova fecondate, riducendo al contempo la mortalità embrionale precoce e tardiva, rispetto ai gruppi integrati con LC.
3. L’inclusione di livelli fino a 15 g/kg di ME nella dieta delle galline riproduttrici da carne ha migliorato in modo significativo i parametri di qualità interna ed esterna dell’uovo.
4. L’aggiunta di ME ha aumentato la capacità antiossidante nel plasma sanguigno e ha ridotto LDL, HDL, colesterolo totale, trigliceridi e lipidi totali nel plasma.
5. La combinazione di 15 g di ME/kg di dieta è risultata l’additivo più efficace per migliorare la schiudibilità nelle condizioni di questo studio.
6. Saranno necessarie ulteriori ricerche per valutare la possibilità di utilizzare antiossidanti naturali nelle diete commerciali delle galline riproduttrici da carne per periodi prolungati durante la fase di deposizione.
In generale, sulla base dei risultati sperimentali ottenuti e dal punto di vista economico, si può concludere che la supplementazione con la miscela di erbe al livello di 15 g/ kg di dieta nelle galline riproduttrici da carne ha migliorato le prestazioni produttive e riproduttive, nonché l’efficienza economica, rispetto all’antiossidante artificiale L-carnitina, durante il periodo di deposizione compreso tra le 40 e le 52 settimane di età.
■ Tabella 1 – Prestazioni delle galline riproduttrici da carne in relazione ai periodi di deposizione
Massa totale delle uova (g/gallina/per periodo)
Massa uova giornaliera (g/gallina/per periodo)
Consumo giornaliero di mangime (g/gallina)
Conversione alimentare (g mangime/g uovo)
Consumo totale di mangime (kg/ gallina/per periodo)
Dodici uova (prod./gallina/per periodo) 1.79a
Conversione alimentare (kg mangime/12 uova)
Efficienza economica
L’efficienza economica dello studio è stata calcolata mediante un’analisi di output e input, considerando il ricavo totale per gallina per periodo e il costo totale per gallina per periodo. I
, b , c , d: Valori medi con apici diversi nella stessa riga differiscono significativamente (p <0,05).
NS: non significativo; SEM: errore standard della media.
calcoli sono stati effettuati in base ai prezzi di mercato vigenti durante il periodo sperimentale:
• 1 kg di L-carnitina = 500 EGP,
• 1 kg di miscela di erbe = 5 EGP,
• prezzo di un pulcino di un giorno = 2,5 EGP.
Parametri Controllo Livelli di L-carnitina (mg/kg) Livelli
■ Tabella 2 – Prestazioni riproduttive delle galline riproduttrici da carne in relazione ai livelli di L-carnitina e della miscela erbale nella dieta
a , b , c , d: valori medi con apici diversi nella stessa riga differiscono significativamente (p <0,05).
NS: non significativo; SEM: errore standard della media.
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