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Zootecnica | Rivista avicola - Febbraio 2026

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ZOOTECNICA

Rivista avicola

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EDITORIALE

Il benessere animale è oggi uno dei parametri chiave per valutare la qualità dei sistemi di allevamento avicoli. Non si tratta più solo di un tema etico o normativo, ma di un elemento strettamente legato alla salute degli animali, alle performance produttive e alla sostenibilità dell’intera filiera. L’articolo dedicato agli indicatori di benessere delle galline e dei polli presente in questo numero offre un contributo rilevante perché affronta il tema in modo scientifico e operativo, evidenziando l’importanza di un approccio integrato che combini indicatori strutturali, gestionali e animal-based. È proprio l’osservazione diretta degli animali, insieme alla valutazione dell’ambiente e delle pratiche di gestione, a consentire una lettura reale e oggettiva dello stato di benessere in allevamento.

In un contesto produttivo sempre più complesso, il benessere non può essere ridotto a un singolo requisito, ma deve diventare parte integrante del processo decisionale quotidiano. Investire in strumenti di valutazione affidabili significa migliorare le condizioni di allevamento, prevenire criticità e rafforzare la sostenibilità tecnica ed economica del settore.

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FEBBRAIO 2026

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PRIMO PIANO

Presentato da EFSA il rapporto annuale sull’influenza aviaria

REPORTAGE

Prospettive 2025-2035 per carne avicola e uova nell’UE

DOSSIER

Elevata qualità del pulcino: dai riproduttori all’incubatoio

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TECH COLUMN

Tecniche moderne di incubazione per migliorare la qualità e l’uniformità dei pulcini

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MANAGEMENT

Schiusa in allevamento: una strategia innovativa di alimentazione precoce che migliora il benessere e riduce l’uso di antibiotici in modo sostenibile

40

FOCUS

Alimentazione per il potenziale genetico: punti salienti tecnici dalla Guida alla Nutrizione di Hendrix Genetics per galline ovaiole

FOCUS

Indicatori di benessere delle galline e dei polli

MARKETING

Le dinamiche della produzione mondiale di carne. Un’analisi del periodo 2000-2023 –Parte 1

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NUTRIZIONISTICA Il benessere della pollastra MARKET GUIDE UPCOMING EVENTS INTERNET GUIDE

PRESENTATO DA EFSA IL RAPPORTO

ANNUALE SULL’INFLUENZA AVIARIA

Lo scorso novembre è stato presentato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) il rapporto annuale sull’influenza aviaria riguardante il 2024. I dati sono stati raccolti da tutti gli Stati Membri dell'UE, da parte dei paesi dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA) (Islanda, Norvegia, Svizzera), dei paesi candidati all’UE (Georgia, Macedonia del Nord) e di altri paesi europei o situati all’interfaccia Europa–Asia, tra cui il Regno Unito (Irlanda del Nord), l’Ucraina, la Moldova e la Turchia, tenuti a implementare programmi di sorveglianza per il virus dell'influenza aviaria (AIV) sia nel pollame che negli uccelli selvatici, complessivamente denominati Programma di sorveglianza dell’Unione (Union Surveillance Programme, USP), in conformità al regolamento (UE) 2016/429 («Animal Health Low»).

L'influenza aviaria (IA) è una malattia virale contagiosa causata da un virus della famiglia Orthomyxoviridae, che colpisce principalmente il pollame e gli uccelli acquatici selvatici. I virus dell’influenza aviaria AIV sono classificati come altamente patogeni (HPAIV) o debolmente patogeni (LPAIV), in base alle loro caratteristiche molecolari e alla loro capacità di causare malattia e mortalità nei polli. Nel pollame, le infezioni da LPAIV spesso causano segni respiratori lievi o possono rimanere asintomatiche, mentre le infezioni da HPAIV, in particolare nei polli e nei tacchini, tipicamente risultano malattie gravi e a elevata mortalità. Il pollame con LPAI può mostrare sintomi lievi o nessuno, mentre l’HPAI causa malattia grave e morte. Entrambi si diffondono rapidamente attraverso gli allevamenti, quindi sono cruciali misure di biosicurezza rigorose. I virus LPAI possono mutare in ceppi altamente patogeni, rendendo imprescindibile la sorveglianza anche sui ceppi LPAIV. Nei sistemi di produzione di pollame, questo potenziale di mutazione è una preoccupazione importante, in quanto può portare a improvvisi focolai di HPAI, anche se finora, solo i sottotipi H5 e H7 si sono mutati per diventare HPAIV. Ciò che preoccupa è che i virus altamente patogeni stanno colpendo sempre più frequentemente gli uccelli servatici e ora sembrano adattarsi anche ai mammiferi. Lo spillover animale-uomo, invece, si è verificato solo occasionalmente. Il rapporto presentato dall’EFSA fa una panoramica sulla diffusione dell’HPAI fra gli anni 2016-2023, evidenziando come il virus abbia mostrato un andamento piuttosto dinamico con sottotipi, intervalli di ospiti e caratteristiche epidemiologiche mutevoli, e passando in rassegna l’epidemia di ogni anno con le sue peculiarità. Dai dati emerge che l’epidemia 2021-2022 si è rivelata la più grave mai registrata in Europa, dominata da H5N1, con ulteriori rilevamenti di H5N8 e H5N5. Mentre, l’epidemia 2022-

2023 ha interessato massicciamente gli uccelli selvatici e, come si accennava, è stata osservata anche nei mammiferi, inclusi carnivori selvatici, animali da allevamento per pellicce, mammiferi marini e animali domestici, sebbene non frequentemente. Il rapporto prosegue riportando i dati di campionamento divisi in quattro sezioni diverse: settore avicolo, uccelli in cattività, uccelli selvatici e mammiferi. Per quanto riguarda il settore avicolo, sono stati campionati 27.739 allevamenti, mentre il numero totale di eventi di campionamento è stato di 40.555 e sono stati raccolti 218.667 campioni.

L’ADIS (Animal Disease Information System), sistema informativo dell'Unione Europea per le malattie animali, ha registrato per il 2024 ben 394 focolai nei paesi UE e 66 nei paesi non UE (Tabella 1 e Figura 1). In dettaglio, quindici paesi UE (Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Francia, Croazia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Svezia, Slovacchia) e sei paesi non-UE sono stati colpiti (Albania, Islanda, Moldova, Macedonia del Nord, Norvegia, Turchia).

Fonte

European Food Safety Authority (EFSA), Abrahantes, J. C., Aznar, I., Boom, M., Catalin, I., Dórea, F., Grant, M., Mulligan, K. F., & Zancanaro, G. (2025). Avian Influenza annual report 2024. EFSA Journal, 23(12), e9761. https://doi.org/10.2903/j.efsa.2025.9761

■ Tabella 1– Paesi colpiti (UE e non-UE) e numero di focolai HPAI in pollame, per paese

▲ Figura 1 – Distribuzione geografica dei focolai in pollame segnalati in ADIS e dimensione stimata del focolaio

La dimensione del focolaio è stata stimata considerando il numero di animali potenzialmente presenti nell'allevamento colpito, come riportato nel campo “Susceptible” nei dati ADIS. Qualsiasi designazione del Kosovo è senza pregiudizio per le posizioni sullo status ed è in linea con la Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il Parere della Corte Internazionale di Giustizia sulla Dichiarazione di Indipendenza del Kosovo.

REPORTAGE

PROSPETTIVE 2025-2035 PER

CARNE

AVICOLA E UOVA NELL’UE

Secondo l’EU Agricultural Outlook 2025, elaborato dalla Commissione europea sulla base delle proiezioni OECD-FAO, carne avicola e uova rappresentano gli unici comparti zootecnici destinati a crescere in termini di produzione e consumo nell’Unione europea nel periodo 2025-2035, in un contesto generale di lieve contrazione dei consumi di carne pro capite.

Carne avicola: produzione in aumento, ma a ritmi più contenuti

Nel 2025 la produzione di carne avicola nell’UE è stimata in leggero aumento rispetto al 2024, sostenuta da una domanda interna solida e da condizioni favorevoli sul fronte dei costi dei mangimi e dei prezzi di vendita. Nel periodo 2025-2035, la produzione europea di carne avicola dovrebbe aumentare complessivamente di circa 965.000 tonnellate, pari a una crescita media annua dello 0,7%.

Tuttavia, il report evidenzia che l’espansione produttiva potrebbe risultare più lenta rispetto al passato, a causa di:

• un quadro normativo ambientale più stringente;

• l’adattamento del settore a sistemi produttivi più sostenibili;

• l’impatto persistente dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI), che secondo le previsioni non sarà più un fenomeno esclusivamente stagionale, ma potrà estendersi lungo tutto l’anno.

▲ Figura 1 – Bilancio del mercato della carne avicola nell’UE (milioni di t)

Nota: la produzione corrisponde alla produzione indigena lorda.

Consumi e importazioni di carne avicola

Il consumo di carne avicola nell’UE è previsto in costante crescita tra il 2025 e il 2035. Il consumo pro capite dovrebbe passare da 15,1 kg annui nel periodo 2023-2025 a 16,5 kg entro il 2035, riflettendo da una parte la percezione della carne avicola come alimento conveniente, salutare e sostenibile, dall’altra l’aumento della domanda da parte della ristorazione e dell’industria di trasformazione.

Per soddisfare questa domanda, le importazioni di carne avicola nell’UE sono destinate ad aumentare dell’1,1% annuo, raggiungendo circa 955.000 tonnellate entro il 2035. L’incremento delle importazioni è favorito anche dai prezzi elevati sul mercato europeo, che secondo le proiezioni dovrebbero raggiungere circa 2.850 EUR/t per le carcasse di broiler entro il 2035.

Export: crescita moderata e quota globale stabile

A livello mondiale, la domanda di importazioni di carne avicola è prevista in aumento di 2,5

▲ Figura 2 – Importazioni mondiali di carne avicola (milioni di t)

Fonte: DG Agricoltura e Sviluppo rurale, su dati OECD-FAO Outlook. Nota: il Medio Oriente include l’Egitto.

Figura 4 – Bilancio del mercato delle uova nell’UE (milioni di t)

Nota: il bilancio di mercato comprende esclusivamente le uova da consumo.

milioni di tonnellate entro il 2035, trainata soprattutto da Medio Oriente, Africa e Asia.

In questo contesto, le esportazioni UE di carne avicola dovrebbero crescere lentamente (+0,8% annuo), superando i 2,1 milioni di tonnellate entro il 2035.

La quota dell’UE sul commercio mondiale resterà tuttavia sostanzialmente stabile (circa 12,5%), a causa della concorrenza di esportatori a basso costo come Brasile, Stati Uniti, Thailandia e Ucraina.

Uova: crescita produttiva più lenta, ma consumi in aumento

Nel comparto delle uova, dopo una crescita media annua dello 0,8% nel periodo 2015-2025, ci si attende un aumento

▲ Figura 3 – Esportazioni mondiali di carne avicola (milioni di t)

Fonte: DG Agricoltura e Sviluppo rurale, su dati OECD-FAO Outlook.

della produzione europea nel prossimo decennio a un ritmo leggermente inferiore, pari a +0,5% annuo.

Questa evoluzione è legata a:

• rallentamento della crescita demografica;

• possibili limitazioni produttive connesse all’HPAI;

• cambiamenti normativi in materia di benessere animale, inclusa la fine di pratiche come l’abbattimento dei pulcini maschi e il sessaggio in ovo

I miglioramenti di produttività attesi (automazione, digitalizzazione, genetica) potrebbero compensare solo in parte questi fattori nel breve periodo.

Consumo di uova e commercio estero

Il consumo pro capite di uova nell’UE è previsto in crescita dello 0,5% annuo, fino a raggiungere circa 14 kg pro capite entro il 2035.

I fattori principali includono:

• facilità di preparazione;

• ruolo delle uova come fonte proteica a basso costo;

• maggiore attenzione alla salute;

• invecchiamento della popolazione;

• domanda costante dell’industria di trasformazione alimentare.

▲ Figura 5 – Consumo pro capite di uova nell’UE

Per quanto riguarda il commercio:

• le importazioni UE di uova sono previste in aumento del 2,7% annuo, con una forte dipendenza dai Paesi confinanti;

• l’Ucraina ha rappresentato circa il 60% delle importazioni UE di uova nel 2023-2024, e questo livello è assunto come riferimento anche per il 2025;

• le esportazioni UE di uova dovrebbero crescere del 5% nel 2025 rispetto al 2024 e, successivamente, di circa l'1,7% annuo, sostenute dalla domanda nei Paesi limitrofi e dall’export di albume verso mercati come il Giappone.

Un comparto centrale per il futuro della zootecnia europea

Il report conferma che, nel quadro della transizione verso sistemi alimentari più sostenibili, carne avicola e uova occupano una posizione strategica: sono gli unici comparti zootecnici per i quali l’UE prevede un’espansione simultanea di produzione e consumo fino al 2035, pur in presenza di sfide sanitarie, normative e di mercato.

Fonte

EC (2025), EU agricultural outlook, 2025-2035 . European Commission, DG Agriculture and Rural Development, Brussels

DOSSIER

ELEVATA QUALITÀ DEL PULCINO: DAI

RIPRODUTTORI ALL’INCUBATOIO

Una performance di successo durante la fase produttiva comincia da un buon inizio. A fronte di miglioramenti dei genotipi e a livello genetico, la buona qualità dei pulcini di future ovaiole e broiler si basa sulla corretta gestione dei gruppi di riproduttori, dell’incubatoio e dei primi giorni di svezzamento dopo l’arrivo degli stessi.

➤ Aitor Arrazola

Ricercatore in biologia, Ph.D. in comportamento e benessere animale

Monitorando la salute dei riproduttori, applicando appropriati protocolli di biosicurezza in incubatoio, riducendo al minimo lo stress durante il trasporto di uova fertili e pulcini e promuovendo un’alimentazione e abbeverata precoce dopo la schiusa viene garantita l’alta qualità del pulcino.

Caratteristiche dei riproduttori

Insieme alla schiudibilità, la longevità del pulcino e le performance durante i primi giorni di vita sono determinate direttamente dal peso dell’uovo. A fronte dell’aumento dell’età delle galline, il peso dell’uovo aumenta, così come le sue componenti. Inoltre, il tuorlo delle uova fertili deposte da galline più anziane non è solo più grosso ma contiene

ZOOTECNICA ◆ Febbraio 2026 Pag. 10

anche una più elevata componente grassa rispetto a quelli provenienti da galline più giovani. Gli embrioni in accrescimento dipendono dagli acidi grassi per la produzione d’energia, e la disponibilità dei nutrienti del tuorlo determina lo sviluppo del pulcino dall’incubazione ai suoi primi giorni di vita. Infatti, durante gli ultimi giorni del processo d’incubazione, il tuorlo subisce un processo di riassorbimento all’interno del pulcino (il cosiddetto sacco vitellino residuale) in modo da provvedere al fabbisogno di nutrienti e calorie per le prime 72 ore di vita. Le dimensioni e la composizione del tuorlo sono parametri importanti nell’intero processo di valutazione della qualità del pulcino. La nutrizione dei riproduttori non deve essere sottovalutata, particolarmente nei fabbisogni vitaminici e minerali, per evitare possibili malformazioni durante lo sviluppo embrionale e assicurare un livello di nutrienti appropriato nel tuorlo. La ricerca sulla somministrazione di nutrienti in ovo, tramite iniezione, descrive effetti benefici sulle performance del pulcino, anche se la fattibilità in condizioni commerciali è ancora discutibile. Inoltre, standard ottimali di biosicurezza nei riproduttori non consistono soltanto in pratiche gestionali cruciali per ottenere produzioni di successo ed elevate condizioni di benessere dei gruppi allevati ma anche nella prevenzione di eventuali trasmissioni verticali di patogeni alla progenie (attraverso le generazioni). Infatti, i microorganismi sono in grado di passare dal gruppo di riproduttori ai pulcini attraverso la contaminazione dell’uovo (internamente) e, così come pochi batteri possono essere trasferiti nell’uovo durante il suo sviluppo nell’ovaio e ovidutto. Questo può rappresentare una fonte di contaminazione del pulcino prima della schiusa. Per esempio, un’alta prevalenza di patogeni economicamente rilevanti, responsabili di malattie di origine alimentare (come Salmonella spp.) nei gruppi di riproduttori possono risultare in pulcini positivi a Salmonella spp., per via della contaminazione precoce delle uova fertili durante la fase di raccolta in allevamento. Dal momento che la sicurezza alimentare è diventata una delle maggiori preoccupazioni per il consumatore, prevenire potenziali pericoli per la sicurezza nella catena produttiva risulta una priorità, e ridurre la trasmissione verticale un passo ulteriore per migliorare la qualità del pulcino.

Considerazioni chiave in incubatoio

Appropriate garanzie sanitarie e di biosicurezza negli incubatoi dovrebbero aiutare a prevenire focolai di malattia, contenere e rimuovere eventuali rischi per la salute dei pulcini, proteggendoli dall’esposizione a patogeni. Questo risulta fondamentale perché i pulcini appena schiusi sono esenti da agenti infettivi e molto sensibili a essi fino a che non viene sviluppato un microbioma adatto che aiuti nel rafforzare il sistema immunitario degli animali. Di conseguenza, per garantire la sopravvivenza e la salute del pulcino, la gestione delle pratiche all’interno dell’incubatoio deve seguire un piano d’azione che prevede 1) la prevenzione

dell’ingresso dei patogeni; 2) se si verificasse una falla nel processo di prevenzione, la pulizia e sanificazione dell’area contaminata per distruggere ed evitare la diffusione di potenziali rischi per il pulcino e l’uomo; 3) il supporto della salute del pulcino tramite azioni preventive e protettive come un programma vaccinale. Quando si parla di salute e benessere negli avicoli, l’approccio preventivo è sempre migliore e più economico rispetto al trattamento. Quindi, protocolli adeguati di biosicurezza in incubatoio dovrebbero prevenire l’ingresso di batteri patogeni provenienti dal personale e/o da uova fertili. Queste ultime devono essere controllate a livello d’igiene, sia a livello di allevamento di deposizione sia in incubatoio. Il guscio delle uova è più poroso che solido, così da permettere lo scambio gassoso utile alla respirazione dell’embrione/del pulcino, ma i batteri possono così approfittarne per attraversare la barriera e infettare la parte interna. Infatti, la sporcizia (materiale fecale o lettiera attaccata alla superficie) presente sul guscio può albergare batteri patogeni che possono contaminare uova incubabili e proliferare a medie temperature durante il processo, risultando in possibili esplosioni o infezioni del sacco vitellino residuale. Allo stesso modo, le uova a terra non dovrebbero essere incubate anche se apparentemente pulite perché potrebbero essere contaminate già prima della raccolta. Queste pratiche, tutte insieme, supportano la qualità del pulcino promuovendone la salute e la longevità, durante la prima settimana di vita dopo la schiusa. Assieme al perseguimento di un programma sanitario attentamente strutturato, le impostazioni della camera condizionata di stoccaggio delle uova, dell’incubatrice e della camera di schiusa devono rispettare i requisiti embrionali per ottimizzare la schiudibilità e avvicinare la finestra di schiusa. Ogni fase del percorso (dalla raccolta in allevamento alla schiusa) può essere potenzialmente stressante per gli embrioni e compromettere la qualità del pulcino, perché lo sviluppo dello stesso inizia prima della deposizione e continua lentamente nelle camere condizionate di stoccaggio delle uova.

Il trasporto di uova incubabili, dagli allevamenti di deposizione alle camere di stoccaggio condizionate, dovrebbe essere effettuato gradualmente per alleviare lo stress termico, facendo in modo che le uova si acclimatino ai nuovi ambienti, senza posizionarle al di sotto del flusso d’aria, così da evitare la formazione di condensa. Allo stesso modo, il trasferimento dall’incubatrice alla camera di schiusa dovrebbe essere pianificato in maniera efficiente per ridurre lo stress termico durante il processo. Infine, la schiusa è un evento naturalmente stressante dove i pulcini sono obbligati a beccare attraverso il guscio per poter fuoriuscire dall’uovo. Anche se questa è una sfida necessaria che il pulcino deve per forza affrontare in autonomia, il processo può essere facilitato aumentando l’umidità relativa della camera di schiusa e assicurandosi che la maggior parte dei pulcini siano schiusi prima di trasportare fuori i carrelli. Nella camera di schiusa, le condizioni d’umidità vicine alla soglia di temperatura ottimale aiutano nell’ammorbidire il guscio e facilitano la schiusa, così da permettere al pulcino d’investire meno energie nel processo. Quando i carrelli sono poi trasportati al di fuori, i gusci delle uova s’induriscono nuovamente alle condizioni ambientali a cui sono esposti.

Perciò, un preciso monitoraggio delle tempistiche può prevenire delle condizioni negative per il pulcino, che può rimanere bloccato durante il processo di schiusa o richiedere maggiori sforzi per liberarsi; tutto questo può succedere in pulcini più deboli. Dopo la schiusa e insieme agli sforzi preventivi e igienico-sanitari sopra menzionati, altre pratiche che possono aumentare la risposta immunitaria dei pulcini e prepararli per un ciclo produttivo di successo, includono i programmi vaccinali e le somministrazioni di probiotici. Ai pulcini manca un adeguato microbiota nel tratto intestinale, alla schiusa, facendo sì che risultino vulnerabili a qualsiasi patogeno presente nell’ambiente. La vaccinazione fornisce loro una protezione passiva contro i patogeni che, a fronte di una buona biosicurezza, può aiutare a prevenire l’aumento di prevalenza e gravità di alcune patologie. Poiché i piani vaccinali dovrebbero essere limitati ai regolamenti e situazioni patologiche locali, i probiotici possono aiutare a proteggere i pulcini dall’infezione di batteri pericolosi, grazie al principio d’esclusione competitiva. Perciò, queste due componenti, assieme alla biosicurezza, sono le migliori pratiche gestionali per supportare la salute dei pulcini.

Dalla schiusa alla privazione del sacco vitellino

Qualsiasi passo dall’incubatoio all’accasamento nell’allevamento di svezzamento impone dei fattori di stress che possono compromettere la qualità del pulcino, quanto più a lungo resta in condizioni non ottimali. Per esempio, il trasporto dei pulcini per lunghe distanze, senza cibo o acqua, sicuramente incide negativamente sulla salute e sulle performance dei pulcini stessi. Tutte queste procedure hanno un effetto addizionale sui pulcini, che si accumula nel tempo, sfociando in tempi di recupero più lunghi e mettendone a repentaglio il benessere presente e futuro. Per attenuare il più possibile questi effetti, una gestione poco stressante, temperature calde durante il trasporto e una nutrizione precoce possono aiutare il pulcino a rimanere forte fino all’arrivo a destinazione. Quando schiudono, i pulcini non sanno né come alimentarsi/ abbeverarsi né come ricercare le risorse come acqua e cibo. Le galline li incoraggiano naturalmente e insegnano alla progenie ad alimentarsi e abbeverarsi appena incominciano a muoversi. In condizioni commerciali, questo processo non è fattibile e i pulcini devono impararlo in autonomia. Il residuo del sacco vitellino può rimanere fino al terzo giorno di vita, perciò le pratiche che promuovono un’alimentazione e un’abbeverata precoce sono fortemente consigliate per insegnare velocemente ai pulcini dove trovare cibo e acqua. Quanto prima acquisiscono queste conoscenze, più velocemente essi potranno crescere durante la prima settimana di vita e dopo allo stesso modo. Anche se il peso corporeo dei pulcini alla nascita è utile per predire il loro peso vivo futuro, il peso rilevato dopo la privazione del sacco vitellino (giorno 3) sembrerebbe essere un indicatore predittivo migliore del trend d’accrescimento durante la fase di svezzamento.

In sintesi, oltre a garantire una buona salute e bassi livelli di stress, promuovere dei comportamenti alimentari e d’abbeverata precoci può aiutare i pulcini a raggiungere il loro pieno potenziale.

INDICATORI DI BENESSERE DELLE

GALLINE E DEI

POLLI

La valutazione del benessere animale negli allevamenti avicoli richiede un approccio multidimensionale che integri indicatori ambientali, gestionali e animal-based. Questa combinazione consente di individuare in modo accurato le principali criticità, come problemi locomotori, lesioni cutanee o comportamenti anomali. L’impiego congiunto di tali parametri offre una misura oggettiva e scientificamente solida dello stato di benessere degli animali, rappresentando uno strumento essenziale per orientare interventi mirati e migliorare le pratiche di gestione.

➤

Dottoressa in Scienze e Tecnologie delle

Produzioni Animali

Dottoranda in Scienze Ambientali

Introduzione

Negli ultimi anni, il benessere animale è divenuto un concetto chiave negli allevamenti avicoli. I consumatori hanno mostrato un crescente interesse verso prodotti sostenibili e “animal-friendly”, dimostrando anche la disponibilità a pagare di più per alimenti percepiti come più salubri, sicuri, gustosi e autentici (Alonso et al., 2020; Mazzocchi et al.,

2022). Tuttavia, il benessere animale non è rilevante solo per ragioni etiche, ma anche per il suo diretto impatto sulla salute umana e sull’ambiente, in linea con il concetto di One Health (Verkuijl et al., 2024). Inoltre, animali allevati in condizioni ottimali presentano migliori performance produttive e una maggiore efficienza alimentare (Velarde e Dalmau, 2012). Di conseguenza, risulta fondamentale poter valutare il benessere in modo oggettivo e scientifico. Sono stati studiati diversi indicatori per effettuare un’analisi completa e oggettiva del benessere degli animali d’allevamento. La valutazione è complessa e multidimensionale, in quanto comprende aspetti fisici, comportamentali, ambientali e gestionali che devono essere analizzati in modo integrato e coordinato. In

particolare, sono state individuate tre diverse tipologie di indicatori di benessere:

• Indicatori resource-based: valutano le caratteristiche strutturali e ambientali dell’allevamento.

• Indicatori management-based: si riferiscono alle pratiche gestionali adottate dall’allevatore.

• Indicatori animal-based: forniscono informazioni dirette sullo stato degli animali (EFSA, 2012; EFSA, 2023a).

Indicatori

Gli indicatori resource-based riguardano gli aspetti strutturali e ambientali che influiscono sulle condizioni di vita e sul benessere dei polli e delle galline. Tra i più rilevanti figurano la densità di allevamento, la qualità e quantità della lettiera, il numero e la conformazione dei nidi e dei posatoi, lo spazio o il numero di mangiatoie e abbeveratoi, il controllo del microclima (ventilazione, temperatura, umidità relativa) e dell’illuminazione (Sherwin et al., 2010; Nicol et al., 2013). Gli indicatori management-based valutano la qualità delle pratiche adottate dall’allevatore, ad esempio la pulizia e la manutenzione delle strutture, la gestione della lettiera, i protocolli sanitari, i piani di biosicurezza, la gestione dei capi malati o feriti, e la formazione del personale (Blokhuis et al., 2010; Campbell et al., 2018). Nei polli da carne, anche la selezione genetica riveste un ruolo fondamentale, poiché l’intensa pressione selettiva degli ultimi decenni ha contribuito all’insorgenza dei principali problemi di benessere riscontrabili oggi negli allevamenti (EFSA, 2023b). Le prime due tipologie di indicatori permettono di individuare i fattori di rischio e/o le cause di scarso benessere, fornendo la base per implementare strategie di miglioramento (Welfare Quality®, 2009). Infine, gli indicatori animal-based descrivono in modo diretto la condizione degli animali, lo stato di salute e i loro comportamenti. Per le galline ovaiole, tra i principali indicatori si annoverano il tasso di mortalità, anomalie alla cresta che riflettono uno stato di insofferenza, dermatiti del cuscinetto plantare causate da lettiere non idonee, fratture delle dita e/o dello sterno indicative di fragilità ossea, squilibri alimentari o strutture inadeguate. Altri aspetti considerati sono la presenza di acari rossi, molto diffusi nelle galline, e l’osservazione di comportamenti specie-specifici, come i bagni di sabbia e il foraggiamento. Inoltre, si valutano la relazione uomo-animale e comportamenti come il panting e l’huddling, utili per stimare il comfort termico (Welfare Quality®, 2009; Nasr et al., 2012; Haas et al., 2014). Tra gli indicatori animal-based più importanti vi sono anche la condizione del piumaggio e la presenza di lesioni cutanee, strettamente correlate al fenomeno del feather pecking, che è una delle problematiche più diffuse negli allevamenti di galline ovaiole. Si tratta di un comportamento degenerativo per cui un individuo becca le piume di un conspecifico fino ad asportarle, causando dolore, lesioni e, nei casi più gravi, cannibalismo. Il feather pecking ha un’eziologia

multifattoriale: tra le principali cause figurano l’elevata densità di allevamento, un’illuminazione eccessiva, carenze nutrizionali (di fibra insolubile e/o di aminoacidi essenziali), mancanza di arricchimenti ambientali, fattori genetici predisponenti e la limitata possibilità di mettere in atto comportamenti specie-specifici come l’esplorazione e il foraggiamento, per cui le beccate vengono reindirizzate verso i conspecifici (Dixon, 2008; Rodenburg et al., 2008). Questo disturbo comportamentale incide negativamente sulla produttività, in quanto aumenta i livelli di stress e, di conseguenza, la mortalità, compromettendo il benessere animale e la produzione di uova (Schreiter et al., 2019). Le strategie di prevenzione si basano su una gestione ottimale del microclima e dell’illuminazione, su una dieta bilanciata, oltre che sulla fornitura di materiali manipolabili ed esplorabili (come paglia o corde), che favoriscono l’espressione dei comportamenti naturali e riducono il rischio che le beccate vengano rivolte ai conspecifici. Inoltre, la selezione genetica si sta orientando verso ibridi meno reattivi e meno predisposti a sviluppare feather pecking (Rodenburg et al. 2013). Questo comportamento multifattoriale costituisce un esempio emblematico di come le tre tipologie di indicatori interagiscano nell’individuare e correggere una problematica di benessere.

Per quanto riguarda i polli da carne, gli indicatori animal-based si concentrano principalmente sui problemi locomotori, che rappresentano una delle principali criticità legate alla selezione genetica intensiva per la crescita rapida e l’elevata efficienza di conversione alimentare (Zuidhof et al., 2014). La crescita accelerata del tessuto muscolare, in particolare del muscolo pettorale, non è stata accompagnata da un altrettanto rapido sviluppo del sistema scheletrico e cardiovascolare, generando un disequilibrio biomeccanico che compromette la postura, la deambulazione e il sistema cardio-circolatorio (Julian, 2005; Knowles et al., 2008). Tuttavia, tali problematiche non sono attribuibili unicamente a fattori genetici: anche le condizioni ambientali giocano un ruolo determinante. Elevata densità di allevamento, lettiere umide o poco assorbenti e una formulazione della dieta non bilanciata possono aggravare l’incidenza e la gravità delle alterazioni locomotorie (Bradshaw et al., 2002; Shim et al., 2012; van der Sluis et al., 2021). Le conseguenze fisiologiche includono dolore cronico, ridotta attività motoria, minore accesso alle risorse come cibo e acqua e, nei casi più gravi, un aumento della mortalità (Weeks et al., 2002). Di conseguenza, tra gli indicatori animal-based più utilizzati figurano il gait score, che valuta la deambulazione, la presenza di pododermatiti, ossia di lesioni infiammatorie della cute del cuscinetto plantare, e di ustioni del tarso, le quali riflettono più in generale le condizioni ambientali dell’allevamento. Altri indicatori comunemente utilizzati comprendono la mortalità, la condizione del piumaggio, lesioni alla cute e l’espressione di comportamenti speciespecifici come l’esplorazione, comfort termico e l’interazione uomo-animale, che fornisce informazioni indirette sul livello di paura e di adattamento al contatto umano (Welfare Quality®, 2009; EFSA, 2023; de Jong et al., 2012). Inoltre, per i polli da carne ci sono una serie di parametri valutati

sull’animale al macello, ma che riflettono le condizioni di allevamento, senza essere un risultato del processo di macellazione. Tra i più significativi vi sono l’ascite, ossia l’accumulo di liquido nell’addome legato a insufficienze cardiache e respiratorie per l’eccessiva crescita muscolare rispetto a quella degli organi; le lesioni del petto (breast blister), causate dal contatto prolungato con superfici dure o lettiera umida per difficoltà motorie o eccessive densità; le setticemie e gli ascessi, indicatori di infezioni batteriche e scarsa igiene; le epatiti e le pericarditi, che riflettono problemi metabolici e sanitari; e la disidratazione, segno di accesso insufficiente all’acqua o di difficoltà nel raggiungere gli abbeveratoi. La rilevazione di questi parametri permette di capire come le condizioni di allevamento e la loro gestione influenzino direttamente la salute e il benessere degli animali (Manning et al., 2007; Welfare Quality®, 2009; Petracci et al., 2019). Le strategie preventive che mirano a ridurre l’incidenza di questi problemi includono non solo la selezione di genetiche meno spinte, ma anche interventi gestionali, come l’utilizzo di un materiale assorbente e asciutto per la lettiera, e l’ottimizzazione della densità di allevamento, al fine di limitare lo sviluppo di pododermatiti, lesioni del tarso e al petto. Anche la formulazione della dieta ha un ruolo chiave per supportare lo sviluppo scheletrico e cardiovascolare, così come l’utilizzo di arricchimenti ambientali stimola il movimento e i comportamenti naturali, fortificando le ossa. Infine, il monitoraggio costante della temperatura, della ventilazione e dell’umidità dell’ambiente riduce lo stress termico e favorisce una migliore ossigenazione dei tessuti, aiutando a diminuire il rischio di complicazioni cardiopolmonari e metaboliche (Julian, 2005; Olkowski et al., 2008; Petracci et al., 2019).

Conclusioni

In conclusione, solo la combinazione di tutte e tre le tipologie di indicatori consente di ottenere una valutazione completa

e affidabile del benessere dei polli (Louton et al., 2018). Infatti, sebbene gli indicatori resource- and managementbased siano validi, forniscono solo una visione parziale del benessere, poiché valutano il contesto in cui vivono gli animali, ma non le loro reazioni (Blokhuis et al., 2010). Al contrario, gli indicatori animal-based descrivono realmente la loro condizione fisica, la salute, il comportamento e come affrontano il sistema in cui sono allevati (Burgstaller et al., 2022). Questi parametri, se integrati tra loro, consentono di ottenere una rappresentazione affidabile e scientificamente valida del benessere animale e delle condizioni di allevamento, al fine di orientare eventuali strategie migliorative o interventi correttivi.

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ALIMENTAZIONE PER IL POTENZIALE GENETICO: PUNTI SALIENTI TECNICI DALLA GUIDA ALLA

NUTRIZIONE DI HENDRIX GENETICS PER GALLINE OVAIOLE

Hendrix Genetics mira costantemente a condividere le conoscenze più aggiornate che ottiene con l’intero settore delle uova. Il suo team di nutrizionisti ha recentemente aggiornato la Guida alla Nutrizione dell’azienda. La guida aggiornata pone una maggiore enfasi sulla nutrizione di precisione, sulla sostenibilità e sull’apporto sufficiente di nutrienti per mantenere prestazioni elevate e stabili durante cicli di deposizione prolungati. Introduce gli amminoacidi ileali digeribili standardizzati, accanto ai valori totali e alla digeribilità apparente fecale, perfeziona le strategie per calcio e fosforo per la salute delle ossa e del guscio, e aggiunge indicazioni più approfondite sulla gestione dell’alimentazione, qualità dell’acqua, lavorazione, stoccaggio, materie prime alternative e micotossine. L’obiettivo di questa pubblicazione è riassumere gli aggiornamenti più rilevanti e tradurli in azioni pratiche per allevatori di pollastre, produttori di uova e mangimifici, con lo scopo chiaro di motivare i lettori a scaricare e scoprire la guida completa alla nutrizione.

Nutrizione di precisione e digeribilità: perché la SID è importante

La digeribilità ileale standardizzata (SID) stima la disponibilità degli amminoacidi prima della fermentazione nel colon e corregge le perdite endogene in modo più rigoroso rispetto alla digeribilità apparente fecale (AFD). Poiché non vi è assorbimento di amminoacidi dopo l’ileo, i valori SID rappresentano meglio la reale disponibilità.

La regola pratica è semplice: allinea sempre la matrice delle materie prime con il metodo utilizzato nella formulazione. Se la tua matrice è AFD, usa le tabelle AFD della guida. Se la tua matrice è SID, usa le tabelle SID. Non mescolare i sistemi all’interno di una dieta. Il confronto con i dati CVB presenti nella guida aiuta a mantenere realistiche le ipotesi sugli ingredienti. Ridurre la proteina grezza mantenendo stabile l’equilibrio degli amminoacidi digeribili riduce l’escrezione di azoto e in genere migliora l’indice di conversione. Quando si riduce la proteina grezza, bisogna aggiungere vincoli su valina e isoleucina per proteggere la massa dell’uovo e la copertura del piumaggio.

aumenta l’energia della dieta del 7–12% rispetto alle gabbie, mantenendo costante la densità di amminoacidi. Monitora il peso corporeo settimanalmente fino al picco, poi mensilmente, e controlla attentamente l’ingestione di mangime e le variazioni di peso dopo ogni transizione tra le fasi alimentari.

Calcio e fosforo: allenare l’efficienza nella fase iniziale,

Tieni sotto controllo gli amminoacidi limitanti nei set di ingredienti comuni: metionina più cistina nei prodotti a base di soia, valina e isoleucina nel frumento o nella farina di carne e ossa, e regola di conseguenza gli amminoacidi sintetici.

Produzione e alimentazione per fasi con step più piccoli e una fase extra tardiva

L’alimentazione durante la deposizione deve essere semplice da applicare e graduale nei cambiamenti. La guida definisce le fasi Layer 1 fino a Layer 4 e aggiunge una fase tardiva per i gruppi fino a 120 settimane. La fase iniziale di deposizione richiede un maggiore apporto di grassi e una fornitura precisa di amminoacidi digeribili, poiché l’ingestione è ancora in crescita e la gallina non ha ancora raggiunto il peso corporeo adulto. Le fasi successive diluiscono l’energia in modo delicato, mantenendo costanti i rapporti tra amminoacidi, e includono fibra insolubile per sostenere la condizione del piumaggio e la sensazione di “sazietà” nei sistemi di allevamento senza gabbia. Passa alla fase di alimentazione successiva solo quando la massa giornaliera delle uova inizia a diminuire, non in base all’età. Nuove evidenze consentono di ridurre leggermente i livelli di lisina, proteggendo comunque la massa dell’uovo e la qualità del guscio, purché sia rispettato l’equilibrio complessivo degli amminoacidi.

La richiesta energetica aumenta in capannoni, aviari, allevamenti all’aperto e biologici, a causa dell’attività e della termoregolazione. Nei sistemi di allevamento alternativi,

proteggere i gusci in seguito

La guida 2025 perfeziona i rapporti tra calcio e fosforo durante la fase di allevamento per favorire lo sviluppo ideale delle ossa e introduce una strategia mirata di sotto- e sovraapprovvigionamento nella fase iniziale di deposizione. Allenare le galline ovaiole a utilizzare il calcio in modo efficiente, fornendo quantità più vicine alle loro reali esigenze anziché eccedere, offre benefici a lungo termine sulla qualità del guscio e sulla salute ossea. Un livello più basso di calcio nella fase iniziale apre spazio nella formulazione per energia e amminoacidi e stimola l’ingestione di mangime quando le diete sono meno appetibili, poiché le fonti di calcio riducono l’attrattività della razione.

La dimensione dell’uovo aumenta con l’età mentre l’efficienza di assorbimento del calcio diminuisce; quindi, i livelli di calcio vengono incrementati gradualmente nel tempo. Le raccomandazioni si collocano leggermente al di sopra del fabbisogno calcolato delle galline per proteggere le prestazioni di deposizione. I sistemi di allevamento hanno un ruolo importante: le galline in sistemi alternativi tendono ad avere una migliore salute ossea e possono cercare minerali aggiuntivi, ad esempio beccando pietre, mentre le galline in gabbia non hanno questa possibilità. I livelli minimi e massimi indicati nella guida riflettono entrambi i sistemi. Utilizza calcare grosso tra 2 e 4 mm per un rilascio lento durante la notte e calcare fine (<0,5 mm) per un rapido reintegro al mattino, soprattutto nelle galline ovaiole a uovo

bianco, che spesso completano la formazione del guscio dopo lo spegnimento delle luci. Evita le dimensioni intermedie delle particelle, dove l’assorbimento è scarso. Somministra calcio grosso come top dressing nel tardo pomeriggio, duequattro grammi per capo, quando l’ingestione di mangime è bassa, per migliorare la disponibilità di calcio durante la notte. Mantieni un livello sensato di fosforo trattenibile e sfrutta la fitasi per ridurre il carico totale di fosforo senza compromettere la qualità del guscio o la salute ossea.

Amminoacidi, massa dell’uovo e controllo della pezzatura

La massa dell’uovo risponde in modo lineare all’apporto di amminoacidi digeribili entro un intervallo operativo. Metionina, cistina e lisina influenzano fortemente la dimensione dell’uovo, mentre treonina e triptofano hanno effetti minori, ma restano essenziali. Il controllo pratico della pezzatura delle uova combina nutrizione e gestione (che inizia già nell’allevamento delle pollastre).

Utilizza oli vegetali ricchi di acido linoleico per aumentare il peso dell’uovo nella fase iniziale di deposizione quando il mercato richiede uova più grandi. Riduci gradualmente l’olio verso la fine della deposizione per evitare uova sovradimensionate quando il mercato le penalizza. Correggi sempre le variazioni nella composizione del mangime quando il calcio aumenta nel pre-picco, altrimenti diluisci inaspettatamente l’energia della dieta.

Presentazione e lavorazione del mangime: dalla macinazione al controllo della segregazione

La consistenza del mangime influenza l’ingestione e lo sviluppo dell’apparato digerente. Offri i mangimi starter sotto forma di crumble di alta qualità o micro-pellet e passa a mangime sfarinato (mash) o a pellet grossolani a partire da circa cinque settimane.

Nelle diete per pollastre in crescita, pre-deposizione e deposizione, punta ad almeno il 70% delle particelle tra 1 e 3,2 mm, con una percentuale di fini inferiore al 10%. I mulini a martelli macinano per impatto i mulini a rulli per compressione e taglio, mentre i multicracker per frattura. Ottenere una consistenza grossolana è più semplice con mulini a rulli o multicracker.

Macinare solo gli ingredienti che lo richiedono, controllare la granulometria due volte a settimana e mantenere setacci e velocità in buone condizioni. Dopo la pellettatura, assicurati che almeno il 25% delle particelle sia superiore a un millimetro a partire dalle cinque settimane, per mantenere attivo il ventriglio.

L’accuratezza nel dosaggio, la corretta premiscelazione dei microingredienti e l’omogeneità della miscelazione sono elementi non negoziabili. Utilizza premix pari o superiori a tre chilogrammi per tonnellata per migliorare la distribuzione e verifica la miscelazione con microtraccianti.

Controlla l’accumulo di elettricità statica e il calore nei miscelatori per evitare perdite di nutrienti. Gestisci i percorsi di consegna del mangime per prevenire errori di cross-feeding tra i silos delle pollastre e quelli delle ovaiole.

Previeni la demiscelazione limitando la presenza di fini e aggiungendo piccole quantità di olio quando necessario, tenendo presente che le frazioni fini spesso trasportano minerali e premix, mentre le frazioni grossolane apportano energia.

Lo stoccaggio è fondamentale: proteggi i silos dall’umidità e dal sole, puliscili quando si sospetta fermentazione o presenza di muffe e includi antiossidanti quando la qualità dell’olio è a rischio.

Acqua, il nutriente più importante che non si formula!

La qualità dell’acqua è un fattore critico, ma spesso sottovalutato, per le performance delle galline ovaiole e la salute del gruppo. L’acqua deve essere sempre pulita, limpida, fresca, insapore e facilmente accessibile. Abituate il personale a controllarla ogni giorno, mantenete registrazioni dettagliate e sincronizzate la disponibilità di acqua e mangime per favorire un’assunzione ottimale e una produzione di uova costante e di alto livello. Non dimenticate che un uovo è composto per oltre il 70% da acqua!

Premix e additivi per mangimi: stabilità, interazioni e quando usarli

La composizione del premix e l’uso degli additivi per mangimi svolgono un ruolo cruciale nel supportare la salute e le prestazioni del gruppo. È importante comprendere le interazioni minerali, come l’eccesso di molibdeno o ferro, che può interferire con l’assorbimento del rame, o la necessità di bilanciare calcio e magnesio.

Durante i periodi di stress da calore, aumentare le vitamine E e C può aiutare le galline a far fronte alla situazione, e la colina può essere parzialmente sostituita dalla betaina per supportare il metabolismo. I minerali organici possono essere utilizzati per migliorare la biodisponibilità o compensare le perdite dovute alla lavorazione.

Gli additivi — inclusi probiotici, prebiotici, acidi organici, fitogenici, enzimi, sequestranti di tossine e elettroliti — devono essere selezionati per obiettivi specifici e valutati in base al beneficio economico, piuttosto che usati di routine. Antielmintici e antibiotici devono essere riservati esclusivamente all’uso terapeutico, poiché la gestione responsabile della resistenza è essenziale. In definitiva, un premix ben progettato e un uso mirato degli additivi possono aiutare a mantenere la stabilità dei nutrienti, ottimizzare la salute delle galline e supportare una produzione costante durante tutto il ciclo di deposizione.

Micotossine e tossicità minerale: limiti massimi e controllo pratico

Le galline ovaiole sono esposte a cicli produttivi lunghi e all’uso frequente di sottoprodotti, il che aumenta il rischio di micotossicosi cronica. Poiché la contaminazione da micotossine è spesso irregolare, è essenziale prelevare campioni rappresentativi per l’analisi. Quando vengono rilevate micotossine, utilizza sequestranti o neutralizzanti ad ampio spettro, scelti in base alle tossine specifiche e ai loro livelli. La nuova Guida alla Nutrizione fornisce limiti massimi pratici per le principali micotossine, con soglie più severe per l’allevamento e i riproduttori.

Oltre alle micotossine, anche la tossicità minerale può influire sulla salute del gruppo e sulla qualità delle uova. È importante monitorare e rispettare i limiti massimi per minerali come cloro, rame, iodio, ferro, manganese, sodio, vanadio, zinco e potassio, poiché gli eccessi possono causare problemi di salute o di produzione.

Un monitoraggio proattivo e interventi mirati sono essenziali per mantenere la salute del gruppo e una qualità costante delle uova durante tutto il ciclo di deposizione.

Sostenibilità: l’impatto della nutrizione

La sostenibilità sta diventando un tema centrale nella moderna produzione di uova, mentre il settore cerca di bilanciare efficienza, responsabilità ambientale e fattibilità a lungo termine.

Le strategie chiave includono misurare e ridurre l’impronta di carbonio di mangimi e uova, aumentare l’uso di ingredienti circolari, come sottoprodotti e proteine alternative, e prendere decisioni di approvvigionamento attente per evitare di contribuire alla deforestazione o al cambiamento d’uso del suolo.

La nutrizione di precisione svolge un ruolo fondamentale ottimizzando l’uso dei nutrienti, riducendo i livelli di proteina grezza e fosforo e minimizzando le emissioni e le perdite di nutrienti nell’ambiente.

Prolungare i cicli di deposizione e massimizzare il numero di uova di prima qualità per gallina sono altri modi importanti per ridurre l’impatto complessivo sulle risorse.

Integrando questi approcci, i produttori di uova possono soddisfare la crescente domanda di alimenti sostenibili, mantenendo alti standard di salute del gruppo e produttività.

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Guida alla Nutrizione

LE DINAMICHE DELLA PRODUZIONE

MONDIALE

DI CARNE

UN’ANALISI DEL PERIODO 2000–2023 – PARTE 1

La produzione mondiale di carne è aumentata di quasi 270 milioni di tonnellate, ovvero del 268%, tra il 1970 e il 2023. Esaminando l’andamento per tipologia di carne, emerge che la dinamica è stata trainata principalmente dal rapido incremento della produzione di carne avicola. Tuttavia, va notato che questo tipo di carne non ha dominato nel periodo compreso tra il 2020 e il 2023. Questo articolo analizza in dettaglio le tendenze di lungo periodo e le dinamiche a partire dal 2000.

➤ Hans-Wilhelm Windhorst

Professore Emerito all’Università di Vechta, Germania

Tendenze di lungo periodo. La storia di successo della carne avicola

L’analisi dell’evoluzione di lungo periodo delle tre tipologie di carne più importanti e dei diversi intervalli temporali rivela alcuni cambiamenti significativi. È evidente che la produzione di carne avicola è cresciuta molto più rapidamente rispetto a quella di carne rossa. L’autore ha definito questa dinamica come uno “spostamento dal rosso al bianco” (redwhite shift) (Windhorst, 2021). La Tabella 1 mostra che,

tra il 1970 e il 2023, la crescita assoluta della produzione di carne avicola è stata quasi pari a quella combinata delle due tipologie di carne rossa più importanti. Lo stesso vale per il periodo 2000–2023. Tuttavia, il quadro cambia se si considera solo l’andamento di breve periodo tra il 2020 e il 2023. In questo caso, la produzione di carne suina è cresciuta significativamente più velocemente di quella di carne avicola. Ciò è spiegabile con il rapido aumento della produzione in Cina e in Brasile. Dopo il contenimento della peste suina africana, la produzione cinese è aumentata di 16,8 milioni di tonnellate in quattro anni e quella brasiliana è cresciuta di quasi 1 milione di tonnellate grazie a una maggiore focalizzazione sulle esportazioni. Un’analisi più dettagliata seguirà in una sezione successiva.

Esaminando il cambiamento di lungo periodo della quota di carne bovina, suina e avicola nella produzione mondiale di carne, emerge uno spostamento verso la carne bianca (Tabella 2, Figura 1). Tra il 1970 e il 2023, la carne bovina ha perso il 19,3% della sua quota originaria. Al contrario, la carne suina è rimasta relativamente stabile. La carne avicola ha guadagnato il 23,9%, risultando la grande vincitrice, sebbene abbia perso lo 0,8% tra il 2000 e il 2023.

Sviluppo di medio periodo. La crescente predominanza dell’Asia

Questa parte dell’analisi esamina come la produzione di carne si sia sviluppata per tipologia di carne e per continente tra il 2000 e il 2023. La Figura 2 mostra che il contributo dei singoli continenti a tale crescita è variato considerevolmente. Per la carne bovina, l’aumento assoluto in Asia e in America Centrale e Meridionale è stato quasi identico. Il contributo degli altri continenti è stato relativamente marginale, con l’Europa che ha addirittura registrato una diminuzione di 1,8 milioni di tonnellate. L’Asia ha fatto eccezione per la carne suina, la cui produzione è aumentata di 21,5 milioni di tonnellate, seguita dall’America settentrionale e meridionale e dall’Europa. Sebbene l’Africa continuasse a rappresentare solo una piccola

▲ Figura 1 –L’andamento della produzione mondiale di carne bovina, suina e avicola tra il 1970 e il 2023

Elaborazione grafica: A. S. Kauer, basata su dati FAO.

quota della produzione mondiale, la sua partecipazione è raddoppiata tra il 2000 e il 2023. La carne suina è rimasta di scarsa importanza in Oceania. Con 35,2 milioni di tonnellate, l’Asia ha mostrato la crescita più elevata nella produzione di carne avicola, seguita dall’America Centrale e Meridionale con 16,9 milioni di tonnellate e dall’Europa con 10,9 milioni di tonnellate. A prima vista, l’aumento nettamente inferiore in Nord America appare sorprendente; tuttavia, va considerato che i due Paesi nordamericani rappresentavano già il 17,9% del volume della produzione mondiale nel 2000. L’Africa ha mostrato una dinamica notevole, aumentando la produzione di circa 5 milioni di

■ Tabella 1 – L’evoluzione della produzione mondiale di carne tra il 1970 e il 2023, suddivisa per tipologia di carne Fonte: dati FAO.

Tipologia di carne

■ Tabella 2 – L’evoluzione della quota di carne bovina, suina e avicola nella produzione mondiale di carne tra il 1970 e il 2023 Fonte: dati FAO.

Tipologia di carne

▲ Figura 2 – Variazione assoluta della produzione mondiale di carne per continente e tipologia di carne tra il 2000 e il 2023

Elaborazione grafica: A. S. Kauer, basata su dati FAO.

■ Tabella 3 –L’andamento della produzione mondiale di carne tra il 2020 e il 2023 per continente e tipologia di carne. Fonte: dati FAO

tonnellate. L’Oceania è rimasta nettamente indietro rispetto agli altri continenti per questa tipologia di carne, riflettendo la sua popolazione ridotta.

Un quadro diverso emerge quando si analizza la variazione relativa della produzione di carne (Figura 3). Asia e Africa hanno registrato tassi di crescita relativi superiori al 60% per la carne bovina, seguite dall’America Centrale e Meridionale con il 47,8%. Il Nord America ha segnato il tasso di crescita più basso, pari ad appena il 2,7%, al netto della tendenza negativa dell’Europa. Il basso tasso di crescita nordamericano riflette il calo del consumo pro capite di carne bovina negli Stati Uniti: mentre nel 2000 era pari a 30 kg, nel 2023 era sceso a 27 kg. Il prezzo al dettaglio più elevato rispetto alla carne suina e, in particolare, a quella di pollo è stato il fattore determinante.

L’Africa ha mostrato il maggiore aumento relativo nella produzione di carne suina, con il 130,9%, seguita dall’America Centrale e Meridionale con il 105,2%. La crescita è stata molto più contenuta in Asia e in Nord America, dove occorre considerare i valori di partenza già elevati nel 2000. L’Europa si è collocata all’ultimo posto, con un incremento di appena l’11,4%, riflettendo il lieve aumento del consumo pro capite. In alcuni Paesi, i consumi sono stagnanti o addirittura in diminuzione da anni, poiché i consumatori hanno privilegiato la carne avicola per il suo prezzo al dettaglio più basso, mentre quello della carne bovina è aumentato drasticamente.

La carne avicola ha registrato il più alto tasso di crescita relativo in Africa, con il 165,2%, seguita dall’Asia con il 153,8% e dall’America Centrale e Meridionale con il 142,1%. L’elevato valore dell’Oceania va interpretato alla luce della base di partenza molto bassa, pari a soli 0,77 milioni di tonnellate nel 2000.

In sintesi, Africa e America Centrale e Meridionale hanno mostrato una dinamica notevole. L’Asia si è collocata al primo posto solo per la produzione di carne bovina. Il ritmo di crescita relativamente contenuto del Nord America sorprende a prima vista: qui il consumo di carne sembra aver raggiunto un punto di saturazione negli Stati Uniti e la crescita può essere ottenuta solo attraverso l’aumento della popolazione o delle esportazioni. Lo sviluppo dinamico dell’Africa è dovuto all’aumento del reddito pro capite di una classe media in crescita in alcuni Paesi del Nord Africa e in Sudafrica. L’America Centrale e Meridionale ha

Continente
Carne bovina
Carne suina
Carne avicola

mostrato una crescita significativa in tutte e tre le tipologie di carne, con il ruolo cruciale svolto dall’aumento delle esportazioni del Brasile.

▲ Figura 3 – Variazione relativa della produzione mondiale di carne per continente e tipologia di carne tra il 2000 e il 2023

Elaborazione grafica: A. S. Kauer, basata su dati FAO.

Il fatto che in molti Paesi le possibilità di consumo siano state limitate durante la pandemia di Covid-19 ha determinato un cambiamento nelle preferenze dei consumatori in relazione

ai

diversi tipi di carne
E le tendenze di breve periodo? Una rinascita della carne suina?

L’osservazione dell’andamento di breve periodo della produzione mondiale di carne tra il 2020 e il 2023 mette in luce alcuni sviluppi significativi. Il fatto che in molti Paesi le possibilità di consumo siano state limitate durante la pandemia di Covid-19 ha determinato un cambiamento nelle preferenze dei consumatori in relazione ai diversi tipi di carne.

Tra il 2020 e il 2023, la produzione globale delle tre principali tipologie di carne è aumentata di 27,5 milioni di tonnellate. Circa 16 milioni di tonnellate, pari al 58,1%, sono ascrivibili alla carne suina; 8,8 milioni di tonnellate, ovvero il 32,1%, alla carne avicola; e 2,7 milioni di tonnellate, pari al 9,8%, alla carne bovina. Questo sviluppo segna forse la fine della storia di successo della carne avicola? L’analisi dei dati per continente (Tabella 3) mostra che l’aumento della produzione di carne suina è stato trainato principalmente dall’Asia e, in misura molto minore, dall’America Centrale e Meridionale. Al contrario, in Europa e in Nord America i volumi produttivi sono diminuiti complessivamente di circa 2,6 milioni di tonnellate, di cui 2,1 milioni imputabili all’Europa. Il contenimento della peste suina africana ha rilanciato la produzione di carne suina in Asia, compensando il crollo di 16 milioni di tonnellate registrato tra il 2015 e il 2020. Un confronto tra i volumi produttivi del 2015 e quelli del 2023 mostra che la produzione è aumentata solo dell’1,5%. Per contro, la produzione di carne bovina è cresciuta del 18,3% e quella avicola addirittura del 36,9%.

Mentre la produzione di carne bovina in Asia e in America Centrale e Meridionale è aumentata complessivamente di 2,7 milioni di tonnellate, in Europa e in Nord America è diminuita di 0,6 milioni di tonnellate. Tra tutte le

▲ Figura 4 – L’andamento della produzione di carne bovina, suina e avicola in Asia tra il 1970 e il 2023

Elaborazione grafica: A. S. Kauer, basata su dati FAO.

tipologie di carne, solo la carne avicola ha mostrato una crescita positiva in tutti i continenti. La Figura 4 documenta chiaramente che in Asia la dinamica di questa tipologia è rimasta inalterata. Il forte incremento della produzione di

▲ Figura 5 – La quota dei continenti nella produzione mondiale di carne tra il 2000 e il 2023

Elaborazione grafica: A. S. Kauer, basata su dati FAO.

carne suina dal 2020 è stato quindi soltanto una risposta di breve termine alle ingenti perdite causate dalle epidemie di peste suina africana in Cina e in diversi altri Paesi asiatici tra il 2018 e il 2020.

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Conclusioni. Asia e America Centrale e Meridionale trainano la produzione mondiale di carne

Oltre al confronto tra la crescita assoluta e quella relativa della produzione mondiale di carne, è interessante esaminare il contributo di ciascun continente alla produzione complessiva, nonché alla produzione delle tre principali tipologie di carne. La Figura 5 ne fornisce una sintesi.

Tra il 2000 e il 2023, l’Asia ha contribuito per il 55,6% all’incremento di 138,1 milioni di tonnellate della produzione mondiale di carne, mentre l’America Centrale e Meridionale ha apportato un ulteriore 17,9%. I due continenti insieme hanno quindi rappresentato quasi i tre quarti dell’aumento complessivo. Al contrario, la crescita significativamente inferiore in Europa e in Nord America si riflette nella loro quota combinata di appena il 17,1%. Uno schema analogo emerge considerando le singole tipologie di carne. Anche in questo caso, Asia e America Centrale e Meridionale occupano le posizioni di vertice. Nel periodo considerato, i due continenti hanno contribuito per il 69,2% all’aumento della produzione di carne avicola, per il 75,6% a quello della carne suina e addirittura per il 92,5% all’incremento della produzione di carne bovina. È inoltre degno di nota che l’Oceania abbia registrato una quota nella produzione di carne bovina superiore a quella dell’Europa o del Nord America. Le dinamiche della produzione mondiale di carne riflettono sia la dimensione della popolazione sia la quota

dei diversi continenti sulla popolazione mondiale. Nel 2023, l’Asia rappresentava il 59% della popolazione globale, mentre l’America Centrale e Meridionale l’8% ed Europa e Nord America il 14%. L’Africa ha registrato la più elevata crescita relativa della popolazione tra il 2000 e il 2023, pari all’83%, mentre l’Europa ha segnato l’aumento più contenuto, con appena il 2,8%. Alla luce delle dinamiche demografiche emergenti e dello sviluppo economico, è ragionevole prevedere che Asia e America Centrale e Meridionale aumenteranno la propria quota nella produzione mondiale di carne, mentre Europa e Nord America perderanno peso relativo.

Bibliografia

FAO. FAOSTAT. https://www.fao.org/faostat World Population Review. Continents. https:// worldpopulationreview.com/continents

Windhorst, H.-W. (2021). The red-white shift in global meat production. Zootecnica International, 43(5), 32–37. Windhorst, H.-W. (2024). Was it the decade of Asia? The dynamics of global meat and egg production between 2012 and 2022. Meatingpoint, (54), 60–64.

Windhorst, H.-W. (2024). South America – the continent of cattle and chickens. Meatingpoint, (55), 12–15. Windhorst, H.-W. (2025). Oceania – disadvantage of peripheral location. Fleischwirtschaft International, (1), 14–21.

Windhorst, H.-W. (2025). ASEAN – The dynamics of the meat industry. Fleischwirtschaft International, (2), 46–51.

◗ TECHNICAL COLUMN

TECNICHE

MODERNE DI INCUBAZIONE PER

MIGLIORARE

LA QUALITÀ E L’UNIFORMITÀ

DEI PULCINI

L’importanza della qualità e dell’uniformità dei pulcini

Negli ultimi decenni, l’industria avicola ha compiuto rapidi progressi, e la gestione degli incubatoi ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire la produzione efficace di pulcini da carne e da uova di buona qualità. Sebbene i tassi di schiusa siano un parametro importante, l’obiettivo finale dell’incubazione non è solo massimizzare il numero di pulcini nati, ma anche assicurare che essi siano sani, uniformi e ben preparati per la fase successiva alla schiusa. Le moderne tecniche di incubazione rappresentano strumenti essenziali per raggiungere tali obiettivi. Integrando conoscenze scientifiche, apparecchiature di precisione e pratiche basate sui dati, gli incubatoi possono garantire una qualità costante dei pulcini, migliorando così l’efficienza e la redditività complessiva.

➤ Rasel Ahmed

Specialista di incubazione

L’uniformità dei pulcini di un giorno è un fattore importante nell’allevamento avicolo moderno. Pulcini uniformi per dimensione, peso e vitalità presentano migliori prestazioni nel capannone da ingrasso, richiedono meno interventi gestionali e raggiungono più uniformemente il peso di mercato. Al contrario, una qualità disomogenea dei pulcini comporta spesso una crescita irregolare, un aumento dell’indice di conversione alimentare (FCR), una mortalità più elevata e una riduzione della redditività complessiva. La qualità dei pulcini è influenzata non solo dal potenziale genetico dei riproduttori, ma anche dall’ambiente di incubazione. Le moderne tecniche di incubazione si concentrano sul controllo di questi fattori ambientali, al fine di ridurre al minimo le variazioni e garantire che ogni embrione si sviluppi in condizioni ottimali.

Miglioramenti tecnologici nell’incubazione

Incubazione a stadio singolo vs incubazione a stati multipli

Gli incubatori a stadio singolo sono oggi ampiamente diffusi. Essi consentono di incubare insieme uova con la stessa età embrionale, permettendo un controllo

preciso di temperatura, umidità e ventilazione, adattato allo specifico stadio di sviluppo dell’embrione. Questo approccio contribuisce a ridurre le variazioni e produce schiuse più uniformi.

Gli incubatori a stadi multipli, invece, contengono solitamente uova a diversi stadi di sviluppo all’interno della stessa macchina. Sebbene siano economicamente vantaggiosi, presentano difficoltà nel mantenimento dell’igiene, della sanificazione e di condizioni uniformi di temperatura e umidità.

Sensori digitali e automazione

Gli incubatori moderni sono dotati di sensori avanzati che monitorano continuamente temperatura, umidità, anidride carbonica e flusso d’aria, contribuendo a mantenere i parametri di incubazione adeguati alle esigenze delle uova in schiusa. I sistemi automatici di rotazione favoriscono una distribuzione uniforme del calore e della temperatura su tutte le uova. L’automazione garantisce che anche le più piccole variazioni vengano corrette immediatamente, creando un ambiente stabile per l’intero processo di incubazione.

Data integration and smart hatcheries

Oggi i moderni incubatoi si stanno orientando verso operazioni basate sui dati, in cui ogni fase del processo di incubazione viene monitorata, analizzata e ottimizzata in tempo reale. Questa trasformazione è resa possibile

dall’integrazione dei dati. L’integrazione dei dati è il processo di raccolta delle informazioni provenienti da più fonti — come i locali di stoccaggio delle uova, gli incubatori, le schiuditoi, i sistemi di ventilazione, le unità di gestione dei pulcini — e della loro combinazione in una piattaforma digitale centralizzata. I sensori installati nei locali di stoccaggio, negli incubatori e negli schiuditoi monitorano continuamente parametri fondamentali come temperatura, umidità, tasso di ventilazione, concentrazione di CO ₂ e perdita di peso delle uova.

Molte aziende offrono piattaforme software che supportano l’integrazione dei dati, il monitoraggio e una gestione intelligente dell’incubatoio, come ad esempio Eagle Trax™ di Petersime.

Controllo delle temperature per uno sviluppo uniforme

Gli embrioni sono estremamente sensibili alle variazioni di temperatura. Una temperatura eccessivamente alta può accelerare lo sviluppo embrionale e causare schiuse premature, mentre una temperatura troppo bassa può ritardare la schiusa o produrre pulcini deboli.

Intervallo ottimale. Per una corretta incubazione, la temperatura ideale all’interno dell’incubatore deve essere compresa tra 37,5 e 37,8 °C.

Monitoraggio della temperatura del guscio. Il monitoraggio della temperatura del guscio è uno strumento importante per valutare l’adeguatezza delle condizioni di incubazione. Gli incubatoi possono utilizzare un termometro a infrarossi o un sensore di temperatura delle uova, come il sistema OvoScan, invece di basarsi unicamente sulle misurazioni dell’aria ambiente. Questo metodo assicura che gli embrioni si sviluppino a un ritmo uniforme. Lo standard di temperatura del guscio si colloca nell’intervallo 37,6–38,3 °C. Gestione del flusso d’aria. Una gestione uniforme del

flusso d’aria è fondamentale per garantire una corretta distribuzione del calore, evitare punti caldi o freddi e ridurre le variazioni tra i vassoi.

Gestendo con attenzione i profili di temperatura durante tutto il processo di incubazione, i responsabili dell’incubatoio possono ottenere schiuse più sincronizzate e una maggiore uniformità dei pulcini.

Umidità e perdita di perso delle uova

Il controllo dell’umidità all’interno dell’incubatore è molto importante, poiché influisce direttamente sulla perdita di peso delle uova, un fattore cruciale per la qualità dei pulcini. In genere, le uova devono perdere dall’11 al 13% del loro peso tra la deposizione e il diciottesimo giorno di incubazione, per consentire un corretto sviluppo della camera d’aria.

Bassa umidità. Un livello di umidità troppo basso provoca un’eccessiva perdita d’acqua, che può determinare la nascita di pulcini disidratati e una riduzione della percentuale di schiusa.

Alta umidità. Un’umidità eccessiva, invece, ostacola una corretta perdita d’acqua, con il rischio di ottenere pulcini con assorbimento incompleto del tuorlo, chiusura imperfetta dell’ombelico, apparato respiratorio non completamente sviluppato e, in definitiva, una percentuale di schiusa anomala.

Tecniche moderne . Gli incubatoi moderni impiegano oggi sistemi automatici di umidificazione e deumidificazione, nonché sistemi di ultraumidificazione, che si regolano in base ai dati rilevati in tempo reale, garantendo una perdita di peso ottimale delle uova durante tutto il processo di incubazione.

Il ruolo dell’anidride carbonica (CO₂) e della ventilazione

Gli embrioni necessitano di un adeguato apporto di ossigeno durante l’incubazione (minimo 21%) e producono CO₂ man mano che si sviluppano, rendendo essenziale una corretta ventilazione. Un’adeguata ossigenazione e un’efficiente eliminazione della CO ₂ attraverso lo scambio gassoso

tramite il guscio poroso sono fondamentali per uno sviluppo normale, buone prestazioni di schiusa e qualità dei pulcini. Una carenza di ossigeno può provocare squilibri metabolici e anomalie nello sviluppo. Livelli elevati di CO ₂ (1,2%) durante le prime fasi dell’incubazione accelerano la crescita embrionale, ma devono essere attentamente bilanciati per evitare soffocamento. I sistemi di ventilazione controllata degli incubatori moderni regolano dinamicamente l’ingresso di ossigeno e l’uscita di CO₂ . Una corretta ventilazione è quindi cruciale per ottenere schiuse migliori e pulcini di alta qualità.

Rotazione e posizionamento delle uova

reattività, robustezza delle zampe e uniformità complessiva prima della consegna.

La rotazione delle uova durante l’incubazione è molto importante per evitare che gli embrioni si attacchino alla membrana del guscio e per assicurare il corretto posizionamento prima della schiusa. Gli incubatori sono programmati per girare le uova delicatamente e in modo uniforme, generalmente una volta all’ora con un angolo di rotazione di 43–45°. I sistemi computerizzati aiutano a garantire che tutte le uova ricevano le stesse condizioni di rotazione, riducendo i casi di malposizionamento e aumentando l’uniformità alla schiusa.

Finestra di schiusa e sincronizzazione

L’intervallo di tempo tra la nascita del primo e dell’ultimo pulcino è chiamato “finestra di schiusa” ed è una misura chiave del successo dell’incubazione. La finestra di schiusa ideale è di 24–30 ore. Se la finestra è troppo ampia, si ottengono pulcini precoci deboli e disidratati e pulcini tardivi che faticano a sopravvivere.

Gestione post-schiusa e valutazione della qualità dei pulcini

Il processo di incubazione non termina con la schiusa. Il modo in cui i pulcini vengono gestiti subito dopo la nascita ha un impatto significativo sulla loro uniformità. È essenziale rimuovere rapidamente i pulcini dall’incubatore, poiché ritardi possono causare disidratazione e aumentare la variabilità. Durante il periodo di attesa prima del trasporto, i pulcini devono essere mantenuti a 25–28°C con buona ventilazione per preservare condizioni ottimali. Inoltre, la maggior parte degli incubatoi commerciali utilizza il sistema di punteggio Pasgar per valutare la qualità dei pulcini, considerando fattori come vitalità, chiusura dell’ombelico,

Il futuro dell’incubazione: precisione e sostenibilità

La tecnologia dell’incubazione è in continua evoluzione, con innovazioni attuali focalizzate su sostenibilità e precisione. I moderni sistemi di incubazione rispondono agli embrioni, regolando le condizioni in base ai segnali rilevati in tempo reale; ad esempio, Petersime utilizza i sistemi OvoScan e HatchScan. L’automazione degli incubatoi si sta espandendo anche alla gestione delle uova, alla classificazione, al trasferimento e al conteggio dei pulcini, riducendo errori umani e costi di manodopera. Aziende come Viscon, Vencomatic Group, HatchTech e Innovatech forniscono attrezzature complete per l’automazione degli incubatoi. Inoltre, vengono sviluppati incubatori a basso consumo energetico per ridurre i costi operativi pur mantenendo condizioni di incubazione stabili. Queste innovazioni sono destinate a migliorare ulteriormente la qualità dei pulcini, ridurre la variabilità e permettere agli incubatoi di soddisfare la crescente domanda globale di prodotti avicoli.

Conclusione

Le moderne tecniche di incubazione hanno rivoluzionato la produzione di pulcini negli incubatoi commerciali. Per le aziende avicole, investire in pratiche di incubazione avanzate non è più opzionale, ma essenziale. Pulcini uniformi e sani non solo performano meglio in allevamento, ma riducono i costi di produzione, migliorano il benessere animale e massimizzano la redditività.

In un settore in cui ogni punto percentuale conta, l’adozione di tecniche moderne di incubazione rappresenta la via più sicura per ottenere risultati costanti e di successo.

SCHIUSA IN ALLEVAMENTO: UNA STRATEGIA

INNOVATIVA DI ALIMENTAZIONE PRECOCE CHE

MIGLIORA IL BENESSERE ANIMALE E RIDUCE

L’USO DI ANTIBIOTICI IN MODO SOSTENIBILE

La schiusa in allevamento è una tecnica di incubazione innovativa che fornisce alimentazione precoce post-schiusa ai pulcini. Numerosi studi sperimentali e prove sul campo dimostrano che i gruppi schiusi direttamente in allevamento presentano uno stato di salute generale più elevato. In particolare, sono noti gli effetti positivi sulla salute intestinale, con una conseguente riduzione dell’utilizzo di antibiotici e un miglioramento del benessere animale in generale.

➤ Hilde Van Meirhaeghe1,2, Giuditta Tilli1, Maarten De Gussem1,2

1Vetworks bvba, Knokstraat 38, Poeke B-9880, Belgium

2Faculty of Veterinary Medicine, University of Ghent, Salisburylaan 133, 9820, Merelbeke, Belgium

Per l’industria avicola odierna soddisfare le richieste dei consumatori che chiedono una maggiore attenzione al benessere animale in allevamento e una riduzione dell’utilizzo di antibiotici pur mantenendo un buon ritorno sull’investimento (ROI) in modo sostenibile, rappresenta una sfida.

Le principali indicazioni per l’utilizzo di antibiotici (UAM) nei polli da carne si riscontrano durante la prima settimana di vita, contro la traslocazione batterica e la setticemia (ad es. E. coli, enterococchi), e dopo tre o quattro settimane per problemi intestinali quali la coccidiosi e l’enterite batterica (Joosten et al., 2019).

Perché ricorrere all’alimentazione precoce?

La schiusa dei pulcini in incubatoio è stata una grande innovazione che ha reso possibile l’espansione dell’industria avicola. Per riuscire con successo, tutti i pulcini devono schiudere entro una finestra di schiusa ristretta, per evitare che quelli nati in anticipo si disidratino. Dopo la schiusa, i pulcini devono essere trasportati in allevamento prima di avere accesso a mangime e acqua. La natura ha dotato il pulcino di una riserva di nutrienti nel sacco vitellino, che gli permette di sopravvivere senza cibo per tre giorni. Di

conseguenza, i pulcini non muoiono di fame se non vengono alimentati subito, ma utilizzano tutta l’energia, i grassi e le proteine presenti nel tuorlo per sostenersi. Ricorrendo all’alimentazione precoce, i pulcini hanno la possibilità di iniziare al meglio il ciclo produttivo, in quanto hanno a disposizione ulteriori nutrienti per iniziare precocemente lo sviluppo e la crescita. In generale, l’alimentazione precoce ha effetti positivi sugli aspetti principali relativi alla salute intestinale del pollo da carne: corretto sviluppo dell’intestino e del sistema immunitario. I villi intestinali, deputati all’assorbimento del cibo, sviluppano al massimo il loro potenziale, si raggiunge una colonizzazione precoce dell’intestino da parte del microbioma intestinale e una più rapida chiusura delle giunzioni occludenti tra le cellule dell’epitelio intestinale, rendendo la barriera intestinale più funzionale poiché si evita il passaggio di batteri dal lume intestinale all’esterno (traslocazione batterica). Questo aiuta l’intestino a resistere meglio al rischio di malattie enteriche come la coccidiosi e l’enterite batterica. Di conseguenza si osserva una riduzione dei problemi legati alla lettiera umida, come dermatiti plantari, ustioni al garretto e vesciche sul petto.

Inoltre, pur sembrando controverso, con l’alimentazione precoce il sacco vitellino viene riassorbito più rapidamente, rendendo più efficaci gli anticorpi materni e di quindi sortendo effetti positivi sul sistema immunitario. Infine, l’alimentazione precoce innalza il livello metabolico, consentendo ai pulcini di mantenere la temperatura corporea (migliore termoregolazione).

Per esprimere al massimo il potenziale genetico in termini di performance, garantire una salute intestinale nel pollo da carne è molto importante; con l’alimentazione precoce,

di uova per schiusa in allevamento in un allevamento di polli da carne belga

l’effetto sulle performance degli animali è più significativo nelle prime settimane (de Jong et al., 2020).

L’alimentazione precoce può essere adottata prima e dopo la schiusa. Diversi studi sperimentali ne hanno dimostrato i benefici in ovo al momento del trasferimento (Uni et al., 2005), ma nessuno di questi studi ha portato finora ad applicazioni pratiche. Dopo la schiusa, l’alimentazione precoce può essere effettuata nell’incubatoio o facendo schiudere le uova direttamente in allevamento. In questo articolo ci concentriamo su quest’ultima opzione.

La schiusa in allevamento

La schiusa in allevamento non è solo un sistema per fornire un’alimentazione precoce, ma anche un metodo per far schiudere i pulcini in un ambiente più confortevole e con minore stress. Le uova vengono incubate in incubatoio fino al trasferimento al giorno 18 (D18). Dopo la speratura, le uova non fecondate vengono rimosse e, anziché essere collocate nelle macchine da schiusa, vengono trasportate in allevamento e posizionate nel capannone in vassoi oppure direttamente sulla lettiera per la schiusa. Come avviene nelle macchine da schiusa, anche nel capannone l’ambiente deve essere controllato e la temperatura del guscio viene misurata con ovoscanner. Il capannone viene riscaldato a 34 °C, con temperatura del pavimento e della lettiera pari a 28 °C. Circa 50 g di mangime per pulcino vengono distribuiti su carta,

nelle immediate vicinanze del punto in cui sono collocate le uova.

I pulcini iniziano a schiudere dal giorno 19 (D19) fino al giorno 21 (D21), come in incubatoio, ma mangime e acqua sono immediatamente disponibili, quindi non vi è rischio di disidratazione dei pulcini schiusi precocemente. Un altro vantaggio è la riduzione dello stress per i pulcini, in quanto non vi è manipolazione né trasporto. La pressione infettiva di patogeni e polveri è inferiore nel capannone rispetto alla macchina da schiusa, con un minore rischio di contaminazione crociata.

Tuttavia, esistono delle criticità per l’allevatore che riguardano principalmente il maggiore impiego di manodopera: sono necessari tre giorni aggiuntivi di cura, le uova non schiuse devono essere rimosse e i pulcini non vitali devono essere selezionati durante la prima settimana. I gusci vuoti possono rimanere nella lettiera e fungere da arricchimento ambientale. La percentuale di schiusa è paragonabile o addirittura migliore rispetto alla schiusa convenzionale, tenendo conto della selezione dei pulcini di seconda scelta. Il numero di pulcini viene calcolato al giorno 7 (D7) sulla base del numero di uova posizionate, delle uova non schiuse rimosse e della selezione effettuata nella prima settimana. Rispetto alla schiusa convenzionale, i costi sono più elevati a causa dei tre giorni aggiuntivi di riscaldamento e, se l’allevatore intende mantenere lo stesso numero di cicli produttivi annuali, il vuoto sanitario risulta più breve.

▲ Esempi

• Benessere: minore stress

finestra di schiusa più ampia

• nessuna manipolazione, nessun trasporto

• Miglioramento delle performance nelle prime settimane

• Migliore salute intestinale > ridotto uso di antibiotici

• Migliore controllo della coccidiosi

• Minore incidenza di Enterococchi

Migliori punteggi per la dermatite plantare Nessun effetto della formalina

• Minore pressione infettiva alla schiusa

• Maggiore motivazione per l’allevatore

Riduzione dell’utilizzo di antibiotici

Un recente studio (Jerab et al., 2023) ha confrontato l’UAM in gruppi di animali schiusi in modo convenzionale e in gruppi schiusi in allevamento. Nei gruppi schiusi in allevamento, è stata osservata una maggiore riduzione dell’UAM, principalmente per via della riduzione di UAM durante la prima settimana di vita e per i problemi locomotori (Enterococcus spp.), oltre a una minore incidenza di patologie intestinali. Nello studio, il 15% di tutti i gruppi è stato allevato senza antibiotici: di questi, il 48% era costituito da gruppi schiusi in allevamento, contro solo il 12% di quelli schiusi in modo convenzionale.

Quali sono le problematiche pratiche?

È importante che il clima nel capannone sia ben controllato, soprattutto tra il giorno

▲ Esempi di uova per schiusa in allevamento in un allevamento di polli da carne belga

• Vuoto sanitario più breve

Maggiore impegno di manodopera per l’allevatore Cura aggiuntiva tra ED18-ED21

• Rimozione delle uova non schiuse e selezione dei pulcini non vitali

• Linee d’acqua a 34 °C richiedono attenzione

• Necessaria competenza dell’allevatore e coordinamento con incubatoio?

Costi più elevati per il riscaldamento Costi infrastrutturali aggiuntivi?

• La vaccinazione può rappresentare una sfida

■ Tabella 1 – Elenco dei pro e dei contro della schiusa in allevamento

embrionale 18 e il giorno embrionale 21 (ED18–ED21); come in incubatoio, anche la temperatura del guscio deve essere monitorata, in modo che l’allevatore possa regolare l’ambiente in ogni momento. Particolare attenzione va posta alla pulizia delle linee dell’acqua: a causa delle alte temperature dei tre giorni di schiusa in allevamento, le linee devono essere regolarmente lavate e igienizzate. Le uova non schiuse possono contenere embrioni vivi e, per motivi di benessere animale, devono essere rimosse ed abbattute in modo umano. A seconda del sistema utilizzato, l’operazione può risultare più semplice e rapida se le uova restano nei vassoi, rispetto al caso in cui ogni uovo deve essere raccolto manualmente.

Anche in termini di biosicurezza occorre avere degli ulteriori accorgimenti: tutte le attrezzature (vassoi, sistemi di supporto, robot utilizzati per il posizionamento delle uova) devono essere pulite e disinfettate correttamente.

La vaccinazione dei pulcini di un giorno direttamente in allevamento può rappresentare una sfida. Molti vaccini (ad esempio per la malattia di Newcastle, quella di Gumboro, o per la coccidiosi) possono essere somministrati in ovo al momento del trasferimento in incubatoio. Alcuni vaccini (come quello per la bronchite infettiva) devono invece essere spruzzati in allevamento, utilizzando macchine speciali in grado di raggiungere oltre 4 metri, così che i pulcini possano essere vaccinati lateralmente senza dover camminare sopra di loro.

Conclusioni

La schiusa in allevamento è una tecnica innovativa per far schiudere i pulcini con minore stress e ridotto rischio di

infezioni. I pulcini hanno accesso immediato a mangime e acqua, favorendo così lo sviluppo precoce di un intestino sano e di un sistema immunitario robusto, capace di resistere alle malattie in generale e di ridurre la necessità di trattamenti antibiotici. Inoltre, questa pratica apporta benefici significativi anche in termini di benessere animale e di performance produttive dei pulcini (Tabella 1).

Oggi la schiusa in allevamento è utilizzata principalmente nei polli da carne, ma in futuro, combinata con tecniche di sessaggio precoce, potrebbe essere impiegata anche nelle galline ovaiole e nei riproduttori.

Bibliografia

Joosten, P., Timmerman, A., & Van den Broek, J. (2019). Quantitative and qualitative analysis of antimicrobial usage at farm and flock level on 181 broiler farms in nine European countries. Journal of Antimicrobial Chemotherapy https://doi.org/10.1093/jac/dky498

de Jong, I. C., van Riel, J. W., & van Krimpen, M. M. (2020). Effects of early feeding on broiler performance and gut health. Poultry Science, 99(7), 3456–3468. https://doi. org/10.1016/j.psj.2020.06.052

Uni, Z., Ganot, S., & Sklan, D. (2005). In-ovo feeding improves early growth and gastrointestinal development in chicks. Poultry Science, 84(5), 764–770. https://doi. org/10.1093/ps/84.5.764

Jerab, J. C., Smith, L., & Kovac, M. (2023). Impact of on-farm hatching on antimicrobial use and broiler welfare. Animals, 13(32), 3270. https://doi.org/10.3390/ ani13203270

IL BENESSERE DELLA POLLASTRA

Un

pilastro fondamentale per un allevamento sano e sostenibile

Il benessere della pollastra rappresenta un elemento centrale per garantire la salute futura della gallina ovaiola e la produttività dell’allevamento. Una gestione corretta nelle prime settimane di vita influisce direttamente sulle performance, sul comportamento, sulla robustezza fisica e sulla capacità di adattarsi alle condizioni dell’allevamento adulto.

➤ Susanna Lolli

Manager, business development performance solution, poultry expert dsm-firmenich

susanna.lolli@dsm.com

➤ Giulia Buratti

Performance solution and precision services, poultry expert dsm-firmenich

Introduzione

In Figura 1 sono riassunte le principali sfide dell’allevamento della pollastra: alcune di esse sono legate alla gestione, altre sono più di carattere sanitario e alimentare.

▲ Figura 1 – Principali sfide dell’allevamento della pollastra

Secondo i rapporti europei sul benessere avicolo, la densità di allevamento è uno dei principali indicatori di welfare: valori elevati aumentano stress, problemi respiratori e rischi sanitari. Una ricerca pubblicata nel 2025 ha mostrato che la densità influenza direttamente la temperatura, la ventilazione e i livelli di ammoniaca, tutti fattori critici per il benessere delle giovani galline; è stato dimostrato che densità elevate hanno un impatto estremamente negativo sull’ambiente andando ad aumentare le emissioni di CO2 eq. Questi dati evidenziano quanto sia necessario, già nella fase pollastra, un ambiente controllato e stabile per ridurre stress e mortalità. È noto che un ambiente adeguato e che rispetti i parametri di temperatura, umidità, ventilazione e densità riduca ansia, competizione e rischio di malattie. Ad esempio,

una lettiera asciutta si tradurrà in minor ammoniaca, ridotto stress intestinale, migliore crescita; temperatura, umidità e ventilazione corrette sono associate anche a una migliorata protezione immunitaria.

È altresì importante permettere alle pollastre di esprimere il proprio repertorio comportamentale, che include razzolare, becchettare, esplorare, socializzare, etc.

Fornire arricchimenti ambientali (posatoi, materiali da becchettare, zone di riposo) migliora l’adattamento, riduce lo stress e favorisce una crescita omogenea.

Altro pilastro per supportare questa delicata fase è certamente la gestione sanitaria, che gioca un ruolo decisivo:

• pulizia regolare degli ambienti e delle attrezzature per ridurre la carica microbica;

• piani vaccinali adeguati alle esigenze dell’allevamento;

• controlli periodici sul peso, la postura, la salute respiratoria e cutanea.

La prevenzione riduce l’uso di farmaci e migliora il benessere generale dell’animale.

Le sfide nutrizionali nell’allevamento della pollastra

L’alimentazione è la leva più importante per ottenere una pollastra con sviluppo scheletrico, muscolare, digerente e riproduttivo ottimale. Nella fase 0–17 settimane, anche piccoli errori possono compromettere tutta la futura carriera produttiva.

Sviluppo osseo e muscolare della pollastra e ruolo del 25(OH)D3

Lo scheletro della pollastra deve raggiungere una solidità sufficiente prima dell’inizio della deposizione, perché da

▲ Figura 2 –Idrossilazione del 25(OH)D3 nella forma attiva (ormonale), 1,25(OH)2D3

questo dipenderanno resistenza, postura, mobilità e capacità di sostenere il peso corporeo durante la fase ovulatoria. I fattori chiave dello sviluppo osseo sono innanzitutto la densità minerale ossea (BMD), che ha il suo massimo sviluppo tra le 6 e le 12 settimane di età e che dipende dal corretto bilanciamento nell’integratore di vitamina D3, calcio e fosforo.

La vitamina D regola l’assorbimento intestinale del calcio, la mobilizzazione del calcio dalle ossa, la formazione dell’osso midollare e la mineralizzazione della matrice ossea.

Il limite massimo di vitamina D è 3200 UI, che potrà essere parzialmente, meglio completamente, sostituita con il suo metabolita, calcidiolo (chiamato anche calcifediolo o 25-idrossicolecalciferolo - 25(OH)D3).

Le pollastre spesso hanno assorbimento variabile della vitamina D3 naturale, sono sensibili a stress, densità e variazioni alimentari e hanno un sistema enzimatico epatico ancora non ottimizzato. Qui entra in gioco il 25(OH)D3, Hy-D®, che è facilmente assorbito a livello intestinale (anche in situazione di elevato stress) e disponibile a livello plasmatico per l’animale.

La qualità dell’osso corticale determina la resistenza a fratture e deformazioni.

La gestione di calcio (Ca) e fosforo (P) durante la crescita della pollastra (0–17 settimane) è fondamentale per garantire:

• uno scheletro robusto, capace di supportare la futura produzione;

• un corretto sviluppo dell’osso midollare prima della deposizione;

• una persistenza produttiva elevata;

• una riduzione di problemi di zoppie, posture anomale e fratture.

Ca e P vanno sempre considerati insieme, perché lavorano in equilibrio e vengono regolati dalla vitamina D, in particolare dalla forma attiva 1,25(OH)₂D3 (Figura 2).

È essenziale un rapporto Ca:P corretto, in genere 2:1; livelli eccessivi di Ca rischiano di creare squilibri metabolici, ostacolare lo sviluppo scheletrico fisiologico e il corretto assorbimento e metabolismo del calcio stesso.

Sviluppo del sistema digerente

Le prime settimane di vita sono cruciali per lo sviluppo dell’apparato digerente. L’intestino della pollastra deve diventare efficiente per garantire:

• massima assimilazione dei nutrienti;

• sistema immunitario forte;

• barriera intestinale funzionale.

Affinché l’apparato possa funzionare correttamente e adempiere alle proprie funzioni, dovranno essere soddisfatte le seguenti caratteristiche: integrità della mucola intestinale e microbioma.

Integrità della mucosa intestinale

I villi intestinali crescono rapidamente nelle prime 2–3 settimane ed è fondamentale che vi sia una buona integrità villosa che consenta di aumentare la superficie di assorbimento, ridurre la permeabilità (leaky gut) e proteggere da agenti patogeni, favorendo la crescita di batteri benefici. Questo viene raggiunto anche attraverso la nutrizione prebiotica. Alcuni ingredienti, quali fibre funzionali (MOS, βglucani), acidi organici, etc., favoriscono la crescita ottimale dell’intestino e contribuiscono a modellare un ambiente intestinale più stabile e selettivo verso batteri benefici.

Microbioma della pollastra

Lo sviluppo del microbioma nella pollastra è un processo cruciale che accompagna le prime settimane di vita e condiziona in modo significativo la crescita, l’immunità e la futura performance produttiva. Alla schiusa, il tratto gastrointestinale è praticamente sterile e la colonizzazione iniziale avviene rapidamente attraverso il contatto con l’ambiente, la lettiera e l’alimentazione. Le prime comunità batteriche sono instabili e sensibili a vari fattori gestionali, tra cui igiene del pulcino, temperatura, qualità della lettiera e presenza di additivi nel mangime.

Nelle prime 48 ore prevalgono batteri pionieri come Enterococcus e Escherichia, che determinano il pH intestinale e preparano il terreno alla colonizzazione successiva. Tra la prima e la terza settimana si osserva un incremento di batteri benefici come Lactobacillus e Bifidobacterium, fondamentali per lo sviluppo della mucosa intestinale e per la produzione di acidi organici che limitano la crescita dei patogeni. Questo periodo è critico, perché qualunque stress (sbalzi termici, mangime non adeguato, gestione non uniforme) può alterare il processo di stabilizzazione.

Dalla terza alla sesta settimana, il microbioma diventa più complesso e aumentano i batteri specializzati nella fermentazione delle fibre, come Ruminococcus e Faecalibacterium. Una buona disponibilità di fibra insolubile favorisce lo sviluppo di un microbioma più maturo, capace di migliorare la digestione e ridurre l’infiammazione intestinale.

Nelle settimane successive, fino a circa 15 settimane, il microbioma raggiunge una configurazione relativamente stabile, con una maggiore diversità batterica e una più solida barriera intestinale. Questa maturazione sostiene l’efficienza alimentare, l’uniformità del gruppo e la risposta immunitaria. L’uso di probiotici, prebiotici e additivi come gli acidi organici può favorire la stabilizzazione del microbioma e migliorare la resilienza della pollastra agli stress.

Bisogno della pollastra Cosa fa Symphiome™

Stabilizzare il microbioma

Migliorare digestione proteica

Ridurre stress enterico

Uniformità e crescita

Preparazione alla deposizione

Modula vie metaboliche chiave, aumenta SCFA

Detossifica amminoacidi e riduce ammoniaca

Azione antiinfiammatoria (IL10/IL4)

Migliora ambiente intestinale e assorbimento

Ottimizza nutrienti e salute intestinale

Un microbioma ben sviluppato è associato a migliori performance produttive, maggiore salute intestinale e una migliore risposta alla futura fase di deposizione. In sintesi, sostenere la corretta colonizzazione microbica nelle prime settimane è una delle leve più efficaci per ottimizzare l’allevamento della pollastra.

Un microbioma ben equilibrato riduce la probabilità di colonizzazione patogena.

Come Symphiome™

supporta lo sviluppo e il mantenimento della pollastra

Symphiome™ è un Precision Biotic che modula le funzioni metaboliche del microbioma, favorendo uno sviluppo intestinale più stabile nelle prime settimane di vita.

Stimola la produzione di SCFA, in particolare propionato, contribuendo a un ambiente intestinale più resiliente e meno infiammatorio.

0–6 settimane: formazione dello scheletro strutturale

• Deposizione di calcio e fosforo nella matrice ossea.

• Massima velocità di crescita ossea.

• Qualsiasi carenza in questa fase compromette tutta la vita produttiva.

> Qui la biodisponibilità di vitamina D è cruciale per un corretto assorbimento di Ca e P.

6–15 settimane: consolidamento

• L’osso si mineralizza e diventa resistente.

• Si stabilisce la futura capacità di deposito minerale.

Una scarsa mineralizzazione in questo periodo porta a:

• scarsa massa scheletrica,

• ossa più sottili,

• minore capacità di formare osso midollare in deposizione.

HyD® 0–6 settimane

• Aumenta la mineralizzazione della tibia.

• Riduce il rischio di deformazioni e rachitismo subclinico.

• Favorisce uno scheletro più “forte”, base per la fase successiva.

HyD® 6-15 settimane

• Supporta un consolidamento migliore delle ossa.

• Migliora la deposizione di minerali nella matrice ossea.

• Riduce problemi di ossa sottili negli ultimi mesi dell’allevamento.

15–17 settimane: preparazione alla deposizione HyD® 15-17 settimane

• Inizia la trasformazione di una parte dell’osso strutturale in osso midollare, il deposito di calcio usato per il guscio.

• Serve una disponibilità adeguata e continua di Ca e vitamina D.

Riduce la formazione di composti tossici (indoli, ammoniaca) derivati da proteine non digerite, migliorando benessere e qualità della lettiera.

Supporta una migliore utilizzazione dei nutrienti, fondamentale per una crescita equilibrata e per mantenere una buona uniformità del gruppo.

Ha effetti antiinfiammatori indiretti modulando vie immunitarie come IL10, utili nelle fasi di stress enterico e nei cambi di alimentazione.

In predeposizione, migliora l’assorbimento e la disponibilità dei nutrienti necessari per scheletro e osso midollare.

Riduce il rischio di disbiosi durante vaccini, trasferimenti o variazioni ambientali. Contribuisce a migliorare ingestione, benessere e risposta ai fattori di stress. Sostiene la transizione verso la futura fase produttiva con un intestino più efficiente e stabile.

In sintesi, aiuta la pollastra a costruire e mantenere un microbioma funzionale, base essenziale per performance, salute e longevità.

• Prepara l’apparato scheletrico alla formazione dell’osso midollare.

• Contribuisce ad avviare la deposizione con: gusci più forti,meno difetti, minor incidenza di fratture o problemi di postura.

Fasi dello sviluppo osseo della pollastra e benefici di Hy-D® -25(OH)D3

Conclusione

Abbiamo visto come lo sviluppo dello scheletro nella pollastra sia uno dei punti più critici dell’intera fase di allevamento. Una pollastra entra in deposizione con un fabbisogno di calcio molto elevato, e la qualità del suo scheletro (in particolare delle ossa midollari) determina:

• la capacità di formare gusci forti;

• la persistenza in deposizione;

• la resistenza agli stress metabolici;

• la prevenzione di fratture.

La Hy•D (25-idrossicolecalciferolo) ha un ruolo chiave nel modulare lo sviluppo scheletrico, soprattutto nelle prime 8–10 settimane.

Al pari dello sviluppo osseo, quello intestinale non è da meno, e nelle pollastre è strettamente intrecciato al microbioma: un intestino sano significa ossa più forti, crescita equilibrata e una futura gallina ovaiola altamente produttiva e sana.

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