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CIL- Costruire In Laterizio - marzo 2026

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DENTRO OGNI LATERIZIO ISOLANTE NORMABLOK® PIÙ

C’È TUTTO UN MONDO DI SOLUZIONI.

Muratura Armata High Performance Taglio Termico

Ponti Termici All Round

Normablok® Più è il Sistema Costruttivo in laterizio completo adatto ad ogni esigenza progettuale e di cantiere. I blocchi sono realizzati in Poroton® e integrati con isolante Neopor® di Basf®: il risultato è un sistema costruttivo ad alta efficienza energetica, sicuro in tutte le zone sismiche. Normablok® Più è disponibile in diversi formati e adatto ad ogni specifica applicazione. Normablok® Più: più che un unico sistema, un sistema unico.

BOLOGNA

7/10 ottobre 2026

La Fiera delle Costruzioni

progettazione, edilizia, impianti

SAIE: la fiera che evolve e cresce con il mercato delle costruzioni

Il punto d'incontro dove nascono nuovi e collaborazioni professionali. SAIE anticipa le tendenze, per rendere gli interventi su edifici e infrastrutture più efficienti e sostenibili

Settori espositivi: Progettazione & Digitalizzazione, Edilizia, Impianti, Servizi

Saloni speciali: Infrastrutture, Serramenti, Pavimenti e Rivestimenti, Materiali, Macchine e Attrezzature

I numeri di SAIE Bologna 2024

40.277

VISITATORI PROFESSIONALI

560*

ESPOSITORI

48 ASSOCIAZIONI PARTNER

Inquadra il QRCODE per richiedere informazioni per esporre (*) + 30% rispetto all'edizione precedente

In collaborazione con Progetto e direzione

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In copertina:

Bongiana Architetture

Texturised House, Padova

•

6 PANORAMA

• a cura della redazione

EDITORIALE

8 Durata

• Francesco Cellini

PROGETTI

Barozzi Veiga, Tab Architects

10 Museo Abby

Kortrijk, Belgio

• Adolfo F. L. Baratta

bergmeisterwolf

18 Badhaus

Bressanone

• Pasqualino Solomita

MoDusArchitects

26 Casa Visibilio

Oltradige, Bolzano

• Ernesto Maria Giuffrè

Paolo Zermani, Eugenio Tessoni

34 Scuola per l’Europa

Parma

• Antonio Acocella

INTERVISTA

Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori

42 Struttura e tempo

• Alberto Ferraresi

DESIGN

Bongiana Architetture

46 Texturised House

Padova

• Chiara Testoni

STORIA E RESTAURO

54 Il carcere, la chiesa, il mattone. La restituzione di San Francesco del Prato alla città di Parma

• Giorgio Della Longa, Michele Zampilli, Giovanni Cangi

NORMATIVA

62 I CAM Edilizia 2025. Novità rilevanti e aspetti d’interesse per il settore ceramico

• Angela Panza, Caterina Gargari

TECNOLOGIA

74 Casa en tres primaveras: quando il sistema costruttivo regola il progetto

• Elisa Zatta

CANTIERE

80 Hippodrhome: muratura armata per un landmark residenziale a Milano

• Alfredo Fusco

CRONACHE

86 Una storia che si rinnova: 80 anni di laterizio tra memoria, identità e futuro delle città

• Donatella Bollani, Flavia Santia

DETTAGLI

Óscar Miguel Ares Álvarez

90 Nudità di laterizi

• Monica Lavagna

94 RECENSIONI

• a cura di Roberto Gamba

nel tempo 200

Premio italiano di Architettura sesta

edizione

Nell’ottobre scorso, si è svolta alla Triennale di Milano la premiazione della sesta edizione del Premio italiano di Architettura, annualmente promosso da Triennale e da MAXXI — Museo nazionale delle arti del XXI secolo.

Questa edizione si contraddistingue per la qualità e la varietà delle proposte.

La giuria, composta da Nina Bassoli, Lorenza Baroncelli, Pippo Ciorra, Mirko Zardini e Tosin Oshinowo, ha scelto i vincitori fra nove progetti finalisti, individuati su trentuno candidature.

Miglior edificio realizzato negli ultimi tre anni è stato ritenuto l’ampliamento e la valorizzazione dell’Accademia Carrara, a Bergamo, di Antonio Ravalli Architetti. Il Premio alla carriera è stato conferito a Giorgio Grassi, protagonista dell’architettura dell’ultimo settantennio, “per la qualità, la rilevanza

CIL Café a Cersaie: come cambia la casa italiana

Nella cornice del Cersaie 2025, Costruire in Laterizio è stata protagonista della 10ª edizione dei Café della Stampa con un incontro dedicato all’evoluzione dell’abitare. Il talk, “Come cambia la casa italiana”, ha rappresentato un momento di confronto tra cultura del progetto, soluzioni costruttive e riflessione editoriale, confermando il ruolo della rivista come piattaforma di dialogo tra architettura e filiera produttiva.

A guidare la conversazione è stata Alfonsina Di Fusco (direttore di Cil), che ha dialogato con gli architetti Enrico Molteni, Giulia Anna Milesi e Silvia Codato. Al centro del dibattito, una casa italiana in profonda evoluzione, chiamata oggi a rispondere a esigenze

e il rigore del suo percorso disciplinare e professionale”, fondato su valori di urbanità, continuità, autonomia, integrità e coerenza. Grassi, autore di tendenza, ha costruito una logica ferrea e consequenziale del progetto architettonico, basato sullo studio dei tessuti urbani storici; con scritti, disegni bellissimi, espressivi di forza e nitidezza concettuale.

sempre più complesse: flessibilità d’uso, qualità ambientale, relazione con la natura e capacità di accogliere nuovi modi di vivere e lavorare. L’incontro ha preso spunto dai contenuti del numero CIL 198 – Case italiane, che esplora il tema dell’abitare contemporaneo attraverso progetti, ricerche e critiche. Il dialogo si è ispirato in particolare al concetto di “Casa all’italiana” di Gio Ponti, richiamato come chiave di lettura ancora attuale: un’idea di abitare fondata sull’equilibrio tra estetica e funzionalità, tra bellezza e quotidianità, tra spazio interno ed esterno. Durante il confronto è emerso come la casa italiana, pur attraversata da profondi cambiamenti sociali e tecnologici, continui a mantenere una forte identità culturale. L’attenzione alla qualità dello spazio, alla luce, ai materiali e alla dimensione conviviale

A Klimahouse 2026, tra qualità e responsabilità

Dal 28 al 31 gennaio 2026

Confindustria Ceramica –Raggruppamento Laterizi ha partecipato alla fiera di Bolzano con uno stand e un incontro di approfondimento dedicati al ruolo del laterizio nella transizione ecologica dell’edilizia. Lo spazio espositivo, ispirato alla campagna “Io scelgo responsabile” di Ceramics of Italy, ha raccontato in chiave esperienziale le azioni di sostenibilità promosse dalle aziende. I visitatori sono stati accompagnati alla scoperta delle multi-prestazioni del laterizio in un dialogo continuo tra tradizione costruttiva e innovazione tecnologica. Momento centrale della presenza in fiera è stato il convegno

dell’abitare è il tratto distintivo insieme al rinnovarsi nel tempo senza perdere continuità con la tradizione.

L’appuntamento al Café della Stampa ha offerto uno sguardo aggiornato sul modo in cui l’architettura residenziale sta interpretando le nuove domande dell’abitare, tra innovazione, sostenibilità e riscoperta di valori consolidati.

Progetto di Grassi per la Deutsche Bank, a Lipsia
Vedi l'intera registrazione dell'evento

sui nuovi CAM 2025, ospitato il 30 gennaio sul Klimahouse Stage.

Dopo un inquadramento tecnico delle principali novità a cura dell’arch. Caterina Gargari, tre aziende associate — Fornaci Laterizi

Danesi, Industrie Cotto Possagno e wienerberger — hanno presentato soluzioni già allineate ai nuovi Criteri

Ambientali Minimi, evidenziando come le richieste normative possano tradursi in opportunità di qualificazione dell’offerta e innovazione di prodotto.

Alessandria: “Ignazio Gardella. Progettare la città”

Presso la Sale d’Arte di Alessandria si svolge, fino al 16 marzo, la mostra, a cura di Emanuele Piccardo, dedicata a Ignazio Gardella, in occasione dei 120 anni dalla sua nascita (Milano, 1905Oleggio, 1999).

È frutto della sinergia tra il Comune di Alessandria, ASM Costruire Insieme, l’Archivio Storico Gardella, l’Associazione culturale plug_in, l’Ordine degli Architetti, l’Ance e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria. Gardella di origine genovese, ha iniziato la sua attività nella cittadina piemontese nel 1928, laureandosi in ingegneria al Politecnico di Milano e poi in architettura allo Iuav nel 1949. L’esposizione, documentata in una pubblicazione di 400 pagine, edita

Premio Aga Khan per l’Architettura 2025

Il Premio (AKAA) è stato istituito nel 1977 dal Principe Karim Aga Khan IV, per enfatizzare l’architettura che provvede ai bisogni fisici, sociali, economici e culturali delle persone; e a ispirare le giovani generazioni a costruire con rispetto per l’ambiente, confrontandosi con la crisi climatica.

Negli ultimi 16 cicli triennali del Premio, i progetti edilizi premiati sono stati 136, quelli documentati quasi 10.000.

A Bishkek, nel Kirghizistan, nello scorso settembre la giuria ha selezionato i sette vincitori di quest’ultimo ciclo (2023-2025) e assegnati premi per un milione di dollari. Sono stati premiati: di Marina Tabassum, la soluzione a basso costo Khudi Bari, pensata per diversi luoghi del Bangladesh, in bambù e acciaio, per popolazioni colpite da catastrofi climatiche o geografiche;

da plug_in, indaga, con foto realizzate appositamente da Marco Introini e Piccardo e con fotografie storiche di Gabriele Basilico, diciassette progetti. Si articola in tre parti. La prima è dedicata ai progetti realizzati ad Alessandria, con i due capolavori del nostro razionalismo: il Dispensario Antitubercolare (1938) e la Casa per Impiegati Borsalino (1952); poi il Sanatorio Vittorio Emanuele III (1938) e la sua Chiesa (1934), il Laboratorio di Igiene e Profilassi (1938), il Padiglione Pediatrico dell’Ospedale Cesare Arrigo (1957), la Taglieria del pelo Borsalino (1956) e l’Istituto Tecnico A. Volta (1967).

La seconda sezione esplora progetti realizzati in contesti diversi: l’INACasa (1956) e la Chiesa a Cesate (1963), la Chiesa di Sant’Enrico a San Donato Milanese (1966), la Casa ai Giardini d’Ercole a Milano (1954),

il Centro comunitario del villaggio di West Wusutu, a Hohhot in Cina, di Inner Mongolian Grand Architecture Design Co., costruito con mattoni di recupero; la rivitalizzazione di Esna, in Egitto, di Takween Integrated Community Development, per trasformare un sito trascurato in una prospera città storica; il complesso a cupole colorate di alloggi sostenibili per turisti Majara, sull’isola di Hormuz, in Iran, di ZAV Architects; la stazione della metropolitana Jahad, a Teheran, di KA Architecture Studio (nella foto), trasformata in vivace nodo pedonale; Vision Pakistan, a Islamabad, di DB Studios, struttura a più piani con facciate multicolori ispirate all’artigianato arabo; lo spazio espositivo polivalente Wonder Cabinet, a Betlemme, di AAU Anastas.

la Casa Cicogna a Venezia (1958), il Piano Particolareggiato di San Donato e San Silvestro (1976) e la Facoltà di Architettura di Genova (1989).

La terza presenta l’esito del progetto “Un giardino per Ignazio Gardella”, svolto dagli studenti del Laboratorio di Progettazione 2A dell’Università di Genova.

Normablok Più fortissimo contro la grandine

NORMABLOK PIÙ, il sistema in laterizio con isolante integrato è la scelta sicura per realizzare pareti durature, termicamente isolate, sismicamente sicure, resistenti al fuoco e alla grandine. La grandine è sicuramente uno tra gli agenti atmosferici in grado di arrecare maggior danno. Negli ultimi anni la frequenza dei fenomeni metereologici violenti è aumentata e anche la nostra penisola è sempre più soggetta a questo tipo di eventi estremi. Le tempeste di grandine, difficili da prevedere, rappresentano un evento devastante, in grado di infliggere ingenti danni alle colture, alle infrastrutture e, non da ultimo, alle abitazioni.

Ne sono una dimostrazione gli eventi della scorsa estate: le violente grandinate, abbattutesi soprattutto nel nord Italia, hanno danneggiato seriamente le componenti edilizie più esposte, quali i tetti, gli infissi e le facciate rivestite con cappotti termici. Si è visto infatti come le violente grandinate sono state capaci di danneggiare anche le pareti isolate con sistemi termici a cappotto, originando cavillature, crepe e fori sulle loro superfici. Queste importanti lesioni, oltre a rappresentare un danno estetico, compromettono la funzionalità e la durata del cappotto termico stesso e devono per forza essere riparate. Riparare però un cappotto termico danneggiato non

SCHEDA TECNICA

Oggetto Laterizi isolanti Normablok – più forti della grandine

Localizzazione della produzione Soncino (CR)

Materiale utilzzato Normablok Più. Poroton P800, Poroton P700 e P600

è così semplice; le varie aziende produttrici di tali sistemi hanno infatti messo a punto cicli di ripristino ad hoc che comportano necessariamente costi economici non indifferenti.

Ma allora, come è possibile costruire una parete efficiente termicamente e in grado di resistere alla grandine?

Tutti i blocchi della linea NORMABLOK PIÙ rappresentano sicuramente la soluzione più efficiente e duratura per realizzare pareti altamente isolanti e resistenti agli urti e alla grandine.

Per realizzare la linea Normablok Più, in funzione dello specifico campo d’impiego, si parte da blocchi Poroton P800, Poroton P700 e P600 capaci di garantire elevati valori di resistenza meccanica, da posare con giunti di malta tradizionale. Attraverso un sofisticato processo produttivo, unico nel suo genere, i fori vengono saturati con polistirene additivato di grafite ad alte prestazioni; il guscio in laterizio protegge il polistirene espanso contenuto nei fori, garantendone nel tempo le prestazioni.

Il risultato è una linea completa che permette di realizzare pareti monostrato portanti o di tamponamento adatte alle diverse zone sismiche, aventi eccellenti valori di trasmittanza e in grado di mantenere le prestazioni inalterate nel tempo.

LATERIZI DANESI

Contatto diretto info@danesilaterizi.it

Durata

KEYWORDS

Permanenza

Tempo

Conservazione

Identità

Permanence

Time Preservation

Consumerism

Identity

"VFrancesco Cellini

Si laurea in architettura a Roma nel 1969. Ha svolto per la Facoltà di Architettura di Roma attività didattica e di ricerca presso la Cattedra di Composizione. È docente presso l'Università degli Studi Roma Tre dove è stato Preside della Facoltà di Architettura e direttore del Master in StoriaArchitettura-Progetto, fondato sulla centralità del progetto architettonico in contesti di grande significatività quale quello della città storica di Roma. Ha collaborato come allestitore e curatore per il settore architettura della Biennale di Venezia. È membro dell'Accademia nazionale di San Luca dal 1993. Ha ricevuto nel 1996 il Premio Presidente della Repubblica per l'Architettura.

oi italiani dovete convincervi che gli edifici contemporanei devono essere pensati per durare al massimo venticinque anni ”. Siamo nel 2001, a Fitzroy st., seduti nello storico cubicolo che era di Peter Rice, e chi così mi ammonisce è uno dei più autorevoli rappresentanti della Arup, che mi sta spiegando in modo dettagliato, dal punto di vista tecnico ed economico, la filosofia che aveva guidato la realizzazione di Stockley Park. Giunto appunto a Londra per studiare questo polo tecnologico e commerciale, scelto come uno dei modelli di riferimento per un’analoga realizzazione romana, l’avevo appena visitato, là vicino ad Heathrow, ed ero rimasto soprattutto colpito dalla delicatezza paesaggistica, dalla cura ambientale dedicata alla rimodellazione del suolo (era un’ex discarica) e dal garbo degli edifici: padiglioni vetrati puliti e semplici, poggiati su una campagna inglese verde ed apparentemente originaria. Quindi resto spiazzato e sconcertato dalla consumistica brutalità dell’affermazione, che al momento scambio per boutade, ma la questione man mano diventa assai stringente. Infatti apprendo che, nel caso di Stockley, le cose destinate a durare così pochi anni sono soltanto due: le componenti basilari degli edifici, cioè il core, la struttura portante e il nucleo centrale con le scale, gli ascensori e con le basilari fonti energetiche e idriche; poi c’è lo shell, il gracile involucro esterno. Tutto il resto può, anzi deve, durare anche meno; e non si tratta solo degli arredi o dei colori, ma dei controsoffitti, delle partizioni, delle finiture e persino degli impianti. In sintesi ogni edificio è pensato perché questi elementi possano essere sostituiti di volta in volta, da utente a utente, anno per anno, secondo i gusti e le diverse necessità d’uso e d’immagine. E questa estrema modificabilità mi viene descritta come l’elemento cruciale per incoraggiare il succedersi di investimenti (o dis-investimenti) molto differenziati per finalità, numero, tipo e impegno del personale, per obiettivi e persino per durata: in sintesi, come la manna per l’indecifrabile imprenditoria contemporanea. Ma non soltanto; infatti apprendo, e qui il discorso ritorna insistente e quasi filosofico, che tale predisposizione alla trasformazione, quando venga coniugata alla leggerezza (insomma: sia High Tech), non sarebbe altro che la strada maestra verso il risparmio energetico e ambientale.

Fin qui l’episodio, nel quale recitai di certo la parte dello stordito, ma non del tutto convinto, discente e che in realtà, ripensandoci, non fu altro che un dialogo fra sordi.

Da un lato c’era un esponente molto qualificato di una cultura tecnologica avanzata, evoluta e di successo (era proprio quello il momento nel quale la Arup appariva come l’ineludibile controparte tecnica della dilagante affermazione dello star system internazionale), inserita organicamente nella dinamica imprenditoriale anglosassone e pure perfettamente consonante con un sistema educativo pragmatico e molto attento alla dimensione finanziaria (dove, non per caso, i corsi di real estate da tempo avevano eclissato quelli di urbanistica).

Questions about durability are closely linked to our histories, values, backgrounds, and give rise to our identity. The same applies to the relationship between aesthetics and tectonics of architecture, on which today as in the past part of the selfknowledge of all individuals is played out

Dall’altro lato, il mio, c’era un architetto la cui attività non aveva fino ad allora tenuto in alcun conto la dimensione immobiliare dell’architettura, ma che al contrario, per educazione e per convinzione, era (ed è) certo che l’architettura tenda ontologicamente alla stabilità, che la conservazione dell’antico sia un bene e pure, lo scrivo non del tutto per scherzo, che è nato in una città che pre -

tende l’eternità (se non altro, di nome). Poi, al di là di ogni fatto personale, c’è che la formazione tecnica e professionale di ogni architetto italiano (e con essa le normative, i capitolati, le prassi di cantiere e gran parte delle stesse pubblicità dei prodotti edilizi) insistono sulla durevolezza, resistenza e permanenza dei materiali, delle finiture e degli arredi, vedendoli come valori prestazionali, economici e spesso anche culturali. D’altra parte viviamo in un paese antico, fatto di immobili antichi, spesso plurisecolari, che seguitano ad esser parte integrante e cruciale della nostra vita, o a proporsi di esserlo; infine, questo ancora è importante, noi tutti, o quasi tutti, abbiamo acquisito il gusto dell’antico, e non soltanto da un punto di vista estetizzante (le patine, le calde tonalità dei tufi corrosi dalle piante di cappero, o i laterizi dorati dalle infiorescenze e dai muschi ecc.), ma perché abbiamo appreso a considerarlo parte della nostra identità e della nostra quotidiana esistenza.

Oggi, appunto venticinque anni dopo, ripensando a quell’incontro, vado su internet e scopro che gli stessi edifici che avevo visitato allora non sono stati affatto sostituiti: stanno ancora lì, un po’ usurati, in una campagna un po’ appassita e un po’ più affollata, ma sono vivi e ancora sul mercato immobiliare, smentendo nei fatti molte delle tesi del mio interlocutore di allora.

Se ne può concludere qualcosa?

Non sarà che le crisi che hanno attraversato successivamente il sistema economico mondiale, quali le disastrose bolle del 2006-2009, abbiano messo un po’ in crisi la sicumera affaristica propria dei primi anni di questo secolo?

Non ho alcuna risposta. Bisognerebbe capire quale sia la direzione verso cui sta andando il capitalismo finanziario; ma chi è in grado di farlo?

E poi questo è soltanto uno breve appunto di carattere tecnico.

Si può soltanto notare che, anche nelle aree in cui è nata, la High Tech ha perso molto del suo smalto e della sua seduzione: soprattutto mi pare che sia venuta meno la pretesa che essa fosse intrinsecamente connessa ad una strategia ambientalistica. Intanto non è certo, né provato, che la frenetica sostituzione di materiali leggeri con altri materiali leggeri sia energeticamente preferibile all’utilizzazione, una volta tanto e per molto tempo, di materiali più pesanti (qual è più vantaggiosa?: la casa di Waco, Texas, quella che vedo in Tv, legno, alluminio, cartongesso, osb, vinile, colle, polistirolo, aria condizionata e che deve essere rifatta da capo ogni dieci anni, o quella in cui vivo, cemento, muri spessi, pietra, mattoni, intonaci e termosifoni, che sta lì da cent’anni senza una crepa?).

Viceversa è davvero indiscutibile la profonda consonanza, forse preterintenzionale, che c’è tra l’idea della breve durata dei prodotti e il consumismo: a voler essere maligni, anche la facile sostituibilità delle componenti può essere letta un incoraggiamento a consumi non necessari, se non addirittura come un invito alla produzione di componenti e manufatti con scadenze prefissate e premature.

In ogni caso sarebbe utile tentare una panoramica, o una mappa, di quel che avviene nel mondo, che non è facilmente decifrabile e dove a prima vista (ma senza alcuna certezza) direi che l’idea della durata rimane dominante per gran parte d’Europa. Penso soprattutto all’area mediterranea del continente (quella dove prevale l’idea della casa come un bene rifugio, piuttosto che come occasione di investimento) e che manifesta soltanto qualche cedimento, specialmente per quel che riguarda le finiture, parte degli impianti e le componenti minori. Altri luoghi del mondo, in particolar modo gli Stati Uniti, sono il regno quasi incontrastato dell’investimento finanziario sulle case di carta, quelle del primo porcellino. E qui appare, altrettanto incontrastata, l’idea che l’estetica dell’abitazione sia qualcosa di completamente slegato dalla tettonica: finti muri di vera pietra sottile incollati a pareti di cartone, persiane inutili, perennemente aperte, avvitate alla parete e di misure bislacche, archi ritagliati con la sega circolare nel compensato, citazioni ed etimi strampalati e confusi ecc. Non so quanto questo giovi alla conoscenza che gli abitanti dovrebbero pur avere di sé stessi e della propria storia.

Barozzi Veiga, Tab Architects Museo Abby Kortrijk, Belgio

Adolfo F. L. Baratta, Professore Associato, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi Roma Tre

PROGETTI

KEYWORDS

Beghinaggio

Spazi museali

Persistenza nel tempo

Identità

Valorizzazione e ampliamento

Beguinage Museum spaces

Persistence over time

Identity

Enhancement and expansion

Kortrijk (in francese Courtrai), città nelle Fiandre occidentali a pochi chilometri dalla frontiera francese, è un luogo di incontri e scontri, di permanenze e partenze. Nota ai Romani come Cortoriacum, dopo essere stata conquistata dai Franchi fu coinvolta nello scontro tra francesi e spagnoli prima di passare agli austriaci e subire un feroce bombardamento dei tedeschi; oggi è considerata un importante crocevia lungo le direttrici Copenaghen-Parigi e Bruges-Tournai.

Anche perché attraversata dal fiume Lys, un tempo Kortrijk era un centro vitale per l’industria del lino mentre oggi è nota per il beghinaggio e una vivace attività artistica che comprende la triennale di arti visive e alcuni interessanti musei.

abbandono, la municipalità di Courtrai, con il sostegno del governo fiammingo, ha promosso un progetto per la sua valorizzazione e il suo ampliamento con la collaborazione di una rete di organizzazioni e artisti.

Il Museo progettato dallo Studio Barozzi Veiga, fondato a Barcellona nel 2004 dall’italiano Fabrizio Barozzi e dallo spagnolo Alberto Veiga, in collaborazione con lo Studio Tab Architects, giovane Studio belga fondato da Tom Debaere e Bert Bultereys, è concepito come uno spazio dinamico contenuto in volumi massivi e statici che integrano gli spazi storici.

Planimetria generale.

Il beghinaggio era una comunità di donne laiche che si riunivano in complessi abitativi fortificati per vivere una vita di preghiera, assistenza ai bisognosi e lavoro, senza però prendere i voti religiosi e restando autonome dalla Chiesa ufficiale, rappresentando una forma di emancipazione e spiritualità laica. Il beghinaggio, avviato da donne solitamente di umili origini che sceglievano di vivere insieme, si è diffuso a partire dal XII secolo nei Paesi Bassi, Belgio, Francia settentrionale e Germania occidentale.

Il beghinaggio di Kortrijk, che è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1998, si trova in adiacenza alla Chiesa di San Martino, alla Chiesa di Nostra Signora di Kortrijk e, nella splendida cornice del Parco, all’Abbazia di Groeninge.

Quest’ultima, un complesso cistercense del XVI secolo diventato convento delle Clarisse nel XIX secolo, è stata trasformata nel Museo Abby: infatti, dopo un periodo di sostanziale

The new Abby Museum in Kortrijk is a dynamic space contained within massive volumes that integrate an ancient abbey. The project has reconfigured a new architectural identity with underground spaces and an iconic volume arranged in such a way as to reconstruct the perimeter of the old cloister. A project that interprets the theme of persistence over time and identity with balanced solutions that respect the memory of the place

L’intervento ha riconfigurato una nuova identità architettonica negli antichi spazi ecclesiastici, definendo un’equilibrata configurazione spaziale e funzionale che ha dotato ciascun ambiente di una propria specificità, rendendo fruibili opere conservate in importanti collezioni private altrimenti inaccessibili.

Dopo l’ingresso si trova il primo spazio espositivo, mentre l’ex refettorio ospita un punto di ristoro; al primo piano si collocano il Salone e l’Atelier che aprono le proprie porte a conferenze e a opere di giovani artisti. Le facciate sono state restaurate nel rispetto del loro disegno originale, eliminando ogni superfetazione e manomissione più recente per conferire alla struttura l’aspetto primigenio; rimuovendo le partizioni interne orizzontali e verticali, il progetto ripristina invece l’originaria atmosfera e configurazione spaziale.

Scendendo nella cappella del XVI secolo e nelle sale sotterranee è possibile visitare le esposizioni temporanee che si riconfigurano in base alle differenti esigenze e che bene si adattano alle differenti configurazioni.

Lo spazio espositivo principale è stato ricavato a livello ipogeo, così da non sovraccaricare il parco e ridurre l’impatto volumetrico sull’edificio esistente, mentre la collocazione fuori terra di un iconico volume, disposto ortogonalmente all’edificio esistente, ricostruisce il perimetro e le proporzioni perdute del vecchio chiostro.

L’edificio è essenziale, un volume che completa il complesso esistente valorizzando la storia del sito e offrendo nuovi spazi esposi-

tivi. Il padiglione, collegato al complesso attraverso l’ex edificio del dormitorio, ospita un bar e un ristorante. L’involucro in mattoni scuri faccia a vista, realizzati su misura e ottenuti con materiale di riciclo, evoca la verticalità dei tetti spioventi, un volume dall’aspetto monumentale ed espressivo che rafforza la presenza nel tessuto urbano del museo.

L’inserimento del nuovo volume ha riconfigurato il chiostro originale e ha reso possibile l’inserimento di un passaggio da Via Groeninge al giardino pubblico.

È proprio nel giardino di Abby che si conclude il percorso espositivo: infatti, tra le piante dell’orto botanico, si trovano installazioni artistiche che prolungano la contemplazione oltre le mura del museo.

Le idee dei progettisti sono state guidate da un’interpretazione ampia del tema della persistenza nel tempo e dell’identità, dove restauro e trasformazione sono stati sapientemente bilanciati nel rispetto della memoria del luogo.

SCHEDA TECNICA

Oggetto Abby Kortrijk

Località Kortrijk (Belgio)

Committente Stad Kortrijk

Progetto architettonico Barozzi Veiga (Fabrizio Barozzi & Alberto Veiga) con Tab Architects (Tom Debaere & Bert Bultereys)

Project team (Barozzi Veiga) Pieter Janssens; Chen-Hsin Chang, Tomás Mesquita, Ivanna Sanjuán, Guillermo Sidrach, Antonis Tasoulis, Maria Ubach; (Tab Architects) Jonathan Toye, Bert Lescouhier, Bert Devos, Pieter Frantzen, Ilja De Pelsmaeker, Lotte Engelborghs, Maxime Honoré, Luisa Soares

Progetto di restauro Koplamp Architecten

Progetto strutturale

Sileghem & Partners Architecten en Ingenieurs

Progetto impiantistico Studiebureau Boydens Engineering

Impresa di costruzione MT x

Consulenza acustica Daidalos Peutz bouwfysisch ingenieursbureau bvba

Consulenza facciata Xmade

Cronologia 2020 (progettazione) - 2025 (realizzazione)

Superficie 4.037 m2

Fotografie © Simone Marcolin

La corte interna.
Pianta piano terra.
Prospetto sud.

Veiga con Tab Architects | Museo Abby | Kortrijk, Belgio

Barozzi
Il rapporto tra il nuovo e l’esistente.
Prospetto est.
Il collegamento verso l’esistente.
Il collegamento verso l’ampliamento.
Sezione.
Barozzi Veiga con Tab Architects | Museo Abby | Kortrijk, Belgio
L'interno del nuovo volume.

bergmeisterwolf Badhaus Bressanone

Pasqualino Solomita Architetto, PhD, libero professionista

KEYWORDS

Facciate

Trasformazione

Microchirugia urbana

Volumi

Stratificazione

Corte

Atemporalità

Facade Transformation

Urban microsurgery

Volumes

Stratification

Courtyard

Timelessness

In un tempo e in una società che inesorabilmente “impone” una percezione superficiale e provvisoria della realtà, sovvengono le parole di Vittorio Gregotti: “L’architettura rivendica quella quota di aspirazione all’eternità che sta nel fondamento stesso di idea di umanità”. Egli ci ricorda che l’architettura non è solo linguaggio o immagine, ma trasformazione responsabile e duratura della realtà, capace di custodire nel tempo “frammenti di verità” e di senso1 È con questo rigore che lo studio bergmeisterwolf ha messo in campo una strategia efficace di recupero urbano che ha visto nel cuore di Bressanone la realizzazione del nuovo complesso turistico-ricettivo Badhaus Il boutique hotel Badhaus trae origine nel nome da un bagno pubblico che lì vi sorgeva alimentato dalle acque del fiume Isarco. Dell’edificio originario vi sono rimaste poche tracce ma è sopravvissuto il nome e il carattere di luogo pubblico accessibile a tutti. Con la messa in opera di una strategia urbana, attraverso diversi interventi di demolizione di ampliamenti e superfetazioni di edifici esistenti, si è realizzata una nuova corte interna accessibile. Nelle intenzioni dei progettisti l’obiettivo primario era restituire questo frammento urbano alla città di Bressanone attraverso una connessione mirata di vicoli, piazze e giardini limitrofi, offrendo al tessuto del centro storico nuovi spazi di relazione tra i turisti e i cittadini.

Gerd e Michaela Bergmeisterwolf indicano al riguardo il termine “microchirurgia urbana” che supera la scala del singolo edificio per trasformarsi in gesto collettivo attraverso un confronto serrato con i proprietari dei lotti adiacenti, che ha portato alla condivisione di una nuova visione urbana trasformando una corte chiusa e privata in uno spazio permeabile e articolato.

Through an effective urban recovery intervention, a new touristhospitality complex called Badhaus was realized in the heart of Bressanone. The transformation of a closed and private courtyard into a permeable and articulated space allowed the hotel to integrate perfectly into the context without invading it, as though it had always belonged there

Il progetto realizzato reinterpreta il sistema dei vicoli e delle soglie che caratterizza l’identità alpina, in cui l’architettura assume una dimensione “porosa”, in equilibrio tra intimità e apertura, tra pubblico e privato.

L’hotel si integra perfettamente nel contesto senza invaderlo. La capacità di interpretare il luogo e di creare nuove relazioni e connessioni parte da una visione comune con Othmar Barth 2 , indiscusso maestro dell’architettura altoatesina, che per il medesimo sito aveva immaginato una trasformazione dell’area con una apertura verso il fiume Isarco.

L’hotel Badhaus è composto da due volumi irregolari, rispettivamente di cinque e sette piani, collegati tra loro da una struttura posta sopra il passaggio di ingresso alla corte, che consente l’accesso alle diverse camere, mentre il volume più basso è coronato da un giardino pensile comune. Il volume più elevato, separato e distanziato dai fronti degli edifici esistenti, si sviluppa come un “contro bilanciamento strutturato” rispetto alla configurazione storica del cortile, elevandosi con una forma snella e affusolata verso l’alto. La composizione e stratificazione per fasce delle facciate assomiglia a un “patchwork” che cerca un dialogo costante con l’intorno, ponendosi con un linguaggio che mostra cura e rispetto per gli edifici circostanti. Quattro sono i materiali che si alternano nella composizione della facciata: elementi in terracotta, rame non trattato, vetro scanalato e acciaio. Gli elementi in terracotta, posati verticalmente con la superficie a maggior sviluppo rivolta verso l’esterno, si contraddistinguono per il formato speciale (circa 52,8 × 10,9 × 3,8 cm) e il colore personalizzato che richiama la pietra naturale della limitrofa chiesa barocca di San Michele. Fissati a un telaio in acciaio ancorato a sua volta alla struttura principale in calcestruzzo armato, con la loro posa in verticale, creano un gioco di linee orizzontali e verticali in cui si accentua il carattere artigianale dei singoli elementi, dovuta alle impronte lasciate dalla rimozione manuale dagli stampi. La variazione cromatica e “l’imperfezione” dei singoli elementi genera una definizione della facciata che seppur relegata al ruolo di rivestimento, ha in realtà influenzato la

Modello di studio.

composizione geometrica della facciata, dettando le dimensioni delle finestre in vetro scanalato opalino alternato ai pannelli in rame. Il risultato complessivo è che le camere dell’hotel sono compatte e condensate ma in grado di generare stimoli differenti dietro ogni nuovo angolo come ad esempio una vista particolare o la luce naturale, oppure nuovi effetti materici o l’accesso a spazi altrimenti nascosti.

I materiali impiegati come il laterizio, il rame e il vetro, che caratterizzano tutta la città storica e suscitano una sensazione di familiarità, sono qui reinterpretati in chiave contemporanea. Ma la vera forza di questo intervento è di farlo sembrare un edificio da sempre “appartenente” al tessuto storico rimarcando la sua atemporalità e permanenza.

Note

1. Gregotti, V. (1997), “Metafore di eternità”, Domus, n. 795, pp. 4-10.

2. O thmar Barth (Bressanone, 22 maggio 1927 – 15 gennaio 2010) è stato un architetto italiano sudtirolese, pioniere della modernità in Alto Adige.

SCHEDA TECNICA

Oggetto Boutique Hotel Badhaus

Località Bressanone

Committente Gut Wohnen GmbH

Progetto architettonico bergmeisterwolf

Progetto esecutivo bergmeisterwolf

Direzione lavori

Studio Exact - Ingenieure

Impresa di costruzione Felderer Bau

Cronologia progettazione 2021-2022, costruzione 2023-2024

Superficie 1120 m2

Fotografie Gustav Willeit

BIBLIOGRAFIA

• Galateo S., Badhaus: un progetto di recupero urbano nel cuore di Bressanone. Dialogo con Gerd Bergmeister, bergmeisterwolf, in Archalp, n. 14, 2025, pp. 41-49.

SITOGRAFIA

• https://bergmeisterwolf.it/it/projekt/badhaus/

• https://www.arketipomagazine.it/contrappunto-badhaus-bergmeisterwolfbressanone/

Vista d’insieme del centro storico di Bressanone con il Badhaus.
Pianta piano terra con articolazione degli spazi aperti.
Sezione trasversale sulla corte.
Scorcio della articolazione dei volumi dell’hotel.
Ingresso alla corte pubblica con installazione artistica.
L’angolo della corte pubblica.
Dettaglio della corte con l’accesso alle camere.
Particolare del coronamento superiore con vista sul paesaggio.

MoDusArchitects

Casa Visibilio Oltradige, Bolzano

Ernesto Maria Giuffrè, architetto, PhD, libero professionista

KEYWORDS

Edificio Residenziale

Laterizio faccia a vista

Blocchi termici

Pavimento in cotto

Recupero coppi

Paesaggio

Family home

Facing brick

Thermal blocks

Terracotta floor

Recovery of roofing tiles

Landscape

La residenza Casa Visibilio sorge in Alto Adige in una zona verde a forte vocazione agricola posta nelle immediate vicinanze di una area abitata, in un territorio storicamente ed anche attualmente caratterizzato dalla presenza di vigneti e cantine per la produzione del vino.

La costruzione è situata in posizione panoramica su un lotto di terreno di forma allungata degradante verso il basso, i cui confini sono definiti su tre lati da strade, di cui la più importante in basso, lontano dalla parte edificata, e su un lato da un lungo rettilineo filare di alberi.

L’organismo riprende segni propri dell’architettura rurale agricola tipica del luogo, come la compattezza della forma e la presenza di una corte interna, rileggendoli e riconfigurandoli secondo un linguaggio moderno ed innovativo.

L’unità del volume, scandito su tre lati da pareti in muratura tra loro volutamente regolari nel loro sviluppo secondo angoli retti, è rotta da due linee diagonali raccordate attraverso una ampia curvatura che, attraverso una lunga ed ampia vetrata ininterrotta sia verticalmente che orizzontalmente, seziona l’edificio aprendone la parte interna verso l’esterno.

A questa parte costruita, si contrappone dall’altro lato una quinta verde che si rapporta con la parte edificata attraverso il diverso disegno del suo perimetro: circolare verso l’interno in continuità formale con il prospetto vetrato e retto e regolare verso l’esterno, in continuità con i prospetti in mattoni faccia a vista, così da ricomporre e richiudere l’unicità della composizione. Tra le due parti, quasi come fosse una cerniera di congiunzione, viene così a definirsi una piazza, corte aperta che sicuramente sarà ancora più leggibile con il passare del tempo e lo sviluppo della vegetazione arborea ed arbustiva.

A livello funzionale e tipologico l’edificio è costituito da due unità abitative, una principale ed una più piccola di servizio riservata agli ospiti e

Residential house made of exposed brick, thermal blocks terracotta flooring and recovered roofing tiles that reinterprets and innovates traditional elements and construction techniques, reinterpreting them with modern architectural languages and technologies.

ad altri membri della famiglia, trattate però a livello di disegno e composizione come un unico organismo e apparendo in tal modo dall’esterno come una unità unica i cui elementi si sviluppano senza soluzione di continuità.

Al suo interno l’abitazione principale si sviluppa intono alla scala che unisce i tre livelli ed allo spazio a doppia altezza che unisce visivamente l’ampia zona living posta al piano terra con il primo piano in cui si trovano le camere da letto dei figli e la camera da letto principale dei genitori concepita quasi come una abitazione dentro una abitazione preceduta da una zona bagno ed armadi ed anticipata da una piccola biblioteca studio.

Sempre a piano terra, intorno alla zona a doppia altezza, in continuità visiva e spaziale da un lato è collocata l’area del pranzo e della cucina e dall’altro l’area del camino dietro la quale, separate da due porte sono presenti un piccolo studio ed una stanza dedicata al cinema, la televisione e l’ascolto della musica.

Tutti gli ambienti principali posti sui due piani fuori terra prendono luce e affacciano sulla grande vetrata posta a sud, aperta al sole in inverno e dotata di schermature solari per proteggere gli stessi nei mesi estivi.

Attraverso la scala posta all’ingresso, si scende nel piano interrato illuminato da una serie di coni di luce quali l’esedra posta nel punto centrale e di ingresso a questo livello ed avente funzione di unione quasi come la doppia altezza dei piani superiori.

Stessa funzione ha il giardino, cinto da mura avvolgenti che illumina l’atelier privato e protetto della proprietaria, idealmente in relazione con il più piccolo studio a livello superiore, a cui si contrappone dall’altro lato del piano il rettangolare pozzo di luce che illumina la stanza multifunzionale destinata alle attività della famiglia.

L’intimità di questo piano, in cui non a caso trova posto anche la cantina per il vino, è ribadita e rafforzata dalle calde cromie delle superfici quali la pavimentazione in cotto fatto a mano suddivisa volutamente da visibili giunti di malta di argilla che dialogando con le materiche ed avvolgenti pareti curve conferisce una sensa-

zione di riservatezza e protezione della vita privata della famiglia.

Esternamente, come già anticipato, il volume della villa è definito da tre pareti in muratura, realizzata con blocchi termici e mattoni faccia vista, in grado di garantire elevate prestazioni termiche, specialmente per la facciata esposta a nord, e da una ampia vetrata, quasi come una grande serra solare, per il prospetto rivolto a sud. Il dialogo tra questi due materiali, l’uno opaco e massivo, l’altro trasparente e leggero è realizzato attraverso il dettagliato progetto della tessitura e cromia delle pareti che si avvale di mattoni faccia vista di diversa tonalità che sapientemente posizionati tra loro definiscono una vibrazione dell’immagine del prospetto che viene così pian piano a smaterializzarsi. A tale scopo concorre l’utilizzo di elementi sempre più chiari man mano che ci si allontana dalla linea di terra, quasi a sfumare l’immagine pian piano che ci si avvicina alla linea della copertura, di separazione con il cielo.

L’effetto è ancor più enfatizzato dal profilo volutamente allungato dei mattoni in grado di evidenziare e sottolineare il passaggio orizzontale della variazione cromatica, quasi fornendole una scansione temporale come in una partitura musicale.

Una progettazione in cui i mattoni, elementi di forma semplice, regolare, uguale e di diverso colore, vengono utilizzati come moderni pixel quasi a richiamare le opere astratte del pittore newyorkese Ellsworth Kelly. Configurazione che arriva in alcuni punti anche a smaterializzare le pareti, creando dei brise soleil in cui la trama dei mattoni si apre per far filtrare in modo controllato e disegnato la luce nella parte interna dell’edificio.

La chiusura orizzontale del volume è definita infine da un ampio piano inclinato in alcuni punti aggettante rispetto al volume interno realizzato con coppi in cotto recuperati da un vecchio maso locale dismesso, e qui riutilizzati così da dare continuità tra elementi costruttivi storici e linguaggi architettonici moderni.

L’equilibrato utilizzo di tecnologie high-tech e tradizionali ha fatto ottenere a Casa Visibilio il certificato Casa Clima Gold Nature.

SCHEDA TECNICA

Oggetto Edificio residenziale

Località Alto Adige

Committente

Privato

Progetto architettonico MoDusArchitects (Sandy Attia, Matteo Scagnol)

Team di progettazione Sandy Attia, Matteo Scagnol, Martina Salmaso

Progetto strutture Ing. Rodolfo Senoner

Progetto impianti P.I. Jochen Cristofoletti

Consulenza illuminazione Lichtstudio Eisenkeil

Consulenza domotica: ProgPlan s.r.l.

Consulenza Klimahaus Ing. Giovanni Cutrone, Restartec s,r.l.

Impresa di costruzione Bernard Bau GmbH

Scavi e movimenti di terra Pertoll H. & E. OHG

Impianti meccanici e idraulici: Heizungsbau GmbH

Impianti elettrici

Cronologia

Elektro Zuber KG

Concorso a inviti 2017, progetto 2017-2018, realizzazione 2019-2021

Area di progetto 3.046 m2

Area costruita 1.090 m2

Fotografie Paolo Abate, Gustav Willeit, Jurgen Eheim (modelli)

Il prospetto in muratura faccia a vista.
Pianta piano terra.
WEST
Prospetto OVEST.
Sezione.
L’esedra illuminata nel piano interrato.
Particolare della pavimentazione in cotto.
I materiali costruttivi: mattoni, coppi, elementi per pavimentazione.

10 cm rivestimento in mattoni faccia a vista

4 cm spazio di ventilazione facciata

16 cm pannelli in lana di roccia

20 cm parete in blocchi

3 cm intonaco di calce e argilla

Sezione Costruttiva.
PARETE ESTERNA
Dettaglio sulla facciata dell'ingresso in mattoni faccia a vista.

Paolo Zermani, Eugenio Tessoni Scuola per l’Europa Parma

Antonio Acocella, Architetto, PhD, partner AFSax

KEYWORDS

Territorio

Misura

Portico

Chiostro

Scuola

Territory

Measure

Portico

Cloister

School

Nell’orizzonte della pianura parmense, la Scuola per l’Europa di Paolo Zermani emerge dal suolo come un’architettura dotata della stessa matrice genetica del paesaggio centuriato che la ospita. Il progetto si sviluppa con rigore lungo un asse longitudinale che asseconda le antiche tracce agrarie del territorio, articolandosi attorno a una grande spina centrale concepita come un chiostro erboso monumentale, lungo oltre duecento metri. Questo luogo, che richiama i silenzi e le proporzioni delle grandi abbazie cistercensi, rappresenta il vuoto generativo su cui si innestano, come membra di un organismo vivente, le diverse unità funzionali. Il laterizio definisce qui un porticato continuo su due livelli che regola il ritmo della luce e delle ombre, offrendo una protezione costante e un orientamento sicuro agli studenti di ogni età. L’accesso principale avviene attraverso l’edificio d’ingresso che funge da soglia simbolica tra la città e la scuola, presentandosi su via Langhirano con un fronte porticato di ordine gigante.

Al suo interno, ai lati dell’ampio foyer, si articolano gli uffici dell’amministrazione e la biblioteca (a sud) e l’auditorium (a nord). Quest’ultimo è concepito come un volume laterizio solido che racchiude e protegge al suo interno una “teca lignea”, luogo destinato alla rappresentazione e al confronto pubblico, la cui posizione in testa al complesso ne sottolinea il ruolo di interfaccia con la comunità esterna.

Oltre l’atrio, lungo il sistema dei portici, si dispongono le diverse sezioni scolastiche, secondo un’organizzazione funzionale che segue una logica di indipendenza ma, al contempo, di partecipazione a un disegno unitario. Sul fianco settentrionale del chiostro si attestano la scuola per l’infanzia e la scuola secondaria

The School for Europe is located in the Po Valley, entrusting its foundations to the centurial plots of Roman origin. Foundational architectural and typological elements –the portico, the cloister, the courtyard – articulate the composition of the parts within an architectural project that becomes landscape and takes root in the constructive identity of the place through the extensive use of exposed brick

di secondo grado, mentre sul lato meridionale trovano posto la scuola primaria, le mense e la scuola secondaria di primo grado. Ogni grado scolastico è strutturato attorno a corti minori, che rielaborano la tipologia dell’aia padana e offrono spazi protetti per il gioco e la didattica all’aperto, garantendo a ogni fascia d’età un ambiente di incontro e ricreazione autonomo e sicuro. All’interno delle singole unità, le aule sono distribuite lungo maniche che si affacciano sui giardini, mentre i laboratori e gli spazi specialistici occupano posizioni centrali o di snodo, facilitando l’accessibilità e l’uso condiviso tra classi diverse. In posizione terminale del complesso si trova la palestra, che chiude la sequenza dei volumi costruiti. La sua posizione asimmetrica rispetto all’asse principale, insieme alle parti che appaiono come sottrazioni di volume o impronte lasciate a terra quali prefigurazioni di futuri ampliamenti, contribuiscono a un’idea

Volo d’uccello.

di architettura come processo in divenire, pur nella sua stabilità muraria.

Dalla veduta d’insieme del complesso, colpisce la capacità del laterizio di farsi lingua universale, materia antica che abbandona la funzione di semplice rivestimento per assumere quella di struttura concettuale e materica. L’intero edificio è un elogio alla tettonica del laterizio, materiale identitario della storia costruttiva padana, dove la lavorazione dell’argilla ha radici antiche quanto le tracce della colonizzazione romana che ancora oggi detta le regole del disegno agrario. “Il mattone è semplicemente il materiale più usato da duemila anni, nei luoghi dove mi sono trovato a costruire”, dice Zermani. Il rivestimento esterno è affidato a mattoni pieni di dimensioni standard (12x25x5,5 cm) tipo “antico”, posati “lista-lista”, mentre per la componente di tamponatura sono stati impiegati blocchi forati dello spessore di 25 cm. Gli spazi interni principali sono ugualmente dominati dal

mattone, estensivamente utilizzato per le massive superfici murarie verticali superiormente coronate da solai a doppia orditura lignea, in un binomio materico capace di conferire un’atmosfera di civica accoglienza all’intero organismo architettonico.

SCHEDA TECNICA

Oggetto

Località

Committente

Progetto architettonico

Progetto strutturale

Progetto impiantistico

Cronologia

Superficie

Fotografie

Scuola per l’Europa

Parma

STU Authority spa

Paolo Zermani, Eugenio Tessoni

(Studio di architettura Zermani Associati)

GPA Ingegneria

SETIN S.p.a.

2009 (progetto), 2009-2019 (realizzazione)

20.075 m2

Mauro Davoli

Pianta piano terra.
Pianta piano primo.

I volumi sul prato a fianco della palestra.
I portici interni.
Dettaglio costruttivo.
Sezione.

Paolo
Mura laterizie a protezione del teatro ligneo, con fondale scenico in mattoni faccia a vista.
La palestra

Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori Struttura e tempo

Alberto Ferraresi, Architetto, libero professionista

KEYWORDS

Struttura

Sistema di relazioni

Contesto

Cambiamento

Valori universali

Structure

System of relations

Context

Change

Universal values

Labics

Con sede a Roma, Labics è uno studio di architettura e urbanistica fondato nel 2002 da Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori. Il nome evoca l’idea di laboratorio, un banco di prova per idee innovative. Combinando l’approccio teorico con la ricerca applicata, il lavoro dello studio spazia dall’architettura d’interni ai masterplan urbani su larga scala; mantenendo una forte attenzione alla città contemporanea, in particolare al rapporto tra architettura, struttura urbana e spazio pubblico.

Il progetto di architettura implica sempre una trasformazione, un cambiamento di equilibri. Questa consapevolezza impone ogni volta una risposta ai progettisti, in riferimento alla continuità ovvero alla rottura rispetto al contesto su cui intervengono inteso nel senso più ampio, naturale o costruito. L’individuazione e la riproposizione di segni identitari del passato, dunque la loro permanenza nelle nuove proposte architettoniche, può essere ispirazione e punto di partenza del progetto?

Per rispondere a questa domanda, è necessaria una premessa: la nostra idea di architettura si fonda sul concetto di “struttura”, che nel suo significato più ampio, si riferisce all’insieme delle relazioni e delle regole interne ad un sistema, sia esso materiale o immateriale, nel quale i sin-

Architecture is a system of relationships founded on the concept of “structure,” that is, the relationships between things, not the things themselves. It should not aspire to eternity in its physical form, but should strive to achieve universal, timeless values. The idea of architecture as structure comes closest to the resistant element and therefore to the essence of architecture.

goli componenti non esistono di per sé ma solo in connessione fra di loro ed in rapporto alla totalità entro cui si collocano Il termine struttura ci parla dunque delle relazioni tra le cose e non delle cose stesse. Così facendo si opera uno spostamento che è prima di tutto concettuale; uno spostamento che porta a concepire l’architettura non in termini di oggetto singolare ma come sistema complesso di relazioni, tra le quali anche quelle che si instaurano tra edificio e contesto.

In questo senso il contesto è parte integrante delle riflessioni sul progetto fin dal principio. Prima di iniziare a lavorare sul progetto infatti operiamo una attenta analisi del contesto, selezionando gli elementi che ci sembrano rilevanti e strutturanti per il progetto, elementi che possono essere fisici, materiali, immateriali, simbolici, etc.

L’atteggiamento “strutturale” è anche un metodo di indagine per la comprensione del reale oltre che uno strumento per la sua trasformazione attraverso il progetto. Come ci ha mostrato Paul Klee con la sua opera, la ricerca della struttura, si svolge infatti su due piani paralleli: da una parte è ricerca dell’ordine razionale delle cose,

dell’ordine “che non è visibile all’occhio”; dall’altra è un imprescindibile strumento di organizzazione dello spazio del quadro.

In passato il tempo lungo di costruzione è risultato anche funzionale alla metabolizzazione da parte dell’uomo, del cambiamento degli equilibri fisici dello spazio, e della trasformazione dei luoghi. Oggi è ancora così? Assistiamo infatti alla realizzazione di edifici completati con la rapidità dei procedimenti industriali attuali, che si collocano con apparente indifferenza nella città. In realtà crediamo che questa domanda ponga due temi leggermente diversi; il primo riguarda il tempo della costruzione e la difficoltà di metabolizzazione dei cambiamenti; il secondo è legato alla indifferenza di certi interventi rispetto alla città intesa come manufatto. Riguardo al primo tema pensiamo che la differenza principale tra la situazione attuale e il passato sia nel ruolo attribuito al progetto. Al tempo delle cattedrali gotiche come è noto la costruzione era un evento collettivo che si costruiva in un tempo lungo della comunità; basti pensare che la costruzione della Cattedrale

di Chartres è durata 25 anni. Come è noto il termine progetto, inteso come atto fondativo della costruzione, deriva dal latino  proiectum, participio passato del verbo  proicere, composto da  pro- (avanti) e  iacere (gettare). Letteralmente significa “gettare avanti”, metafora che indica l’azione di ideare, pianificare o spingere un’intenzione o un’opera verso il futuro. Inevitabilmente in presenza di un progetto il tempo della metabolizzazione da parte dell’uomo, del cambiamento degli equilibri fisici dello spazio, e della trasformazione dei luoghi è necessariamente minore perché le decisioni sono prese prima della costruzione. Tuttavia se ampliamo lo sguardo le differenze si affievoliscono, da una parte perché il tempo della costruzione è sempre stato breve rispetto alla vita degli edifici, dall’altra perchè tutti i progetti di architettura, quelli più ambiziosi, sono sempre dei salti in avanti, proiezioni verso il futuro. In tal senso, ogni progetto richiede una metabolizzazione da parte dell’uomo. Altro argomento invece è l’indifferenza verso la città o verso il contesto di alcuni edifici, spesso frutto di una logica narcisistica o legata a questioni economiche o di marketing.

L’edificio denominato CuBo progettato da Labics all’interno del Campus Bio-Medico di Roma. Il portico e la parete in mattoni pieni. Foto di Aldo Amoretti. Courtesy of Campus Bio-Medico S.p.a.

Maria

L’edificio denominato

CuBo progettato da Labics all’interno del Campus Bio-Medico di Roma. Il portico e la parete in mattoni pieni. Foto di Aldo Amoretti. Courtesy of Campus Bio-Medico S.p.a.

Deve la buona architettura aspirare sempre all’eternità, nel senso che deve puntare a un’idea di permanenza, di resistenza al tempo, sopravvivendo alle persone che la abitano?

Non necessariamente l’architettura deve aspirare all’eternità del suo corpo fisico. Diremmo meglio che l’architettura deve cercare di raggiungere valori universali, che necessariamente sono fuori dal tempo; anche perché con le tecnologie attuali non tutto può sopravvivere nel tempo allo stesso modo; questo è necessario dirlo.

La storia ci insegna che nel tempo gli edifici spesso si modificano: cambiano gli impianti, cambiano le destinazioni d’uso, cambiano le distribuzioni interne; quello che permane è la struttura, l’elemento in grado di resistere nel tempo.

Ritornando alle questioni precedenti, l’idea di architettura come struttura è pertanto quella che ci avvicina di più all’elemento resistente, all’essenza dell’architettura.

Esperienza e cultura costruttiva testimoniano e dimostrano l’efficacia di soluzioni e materiali che hanno superato la prova non solo del tempo, ma anche di eventi distruttivi come incendi, terremoti e altri fenomeni catastrofici. Può la scelta di materiali e tecnologie costruttive, anche aggiornati dalla

ricerca e dall’avanzamento delle tecniche, esprimere la volontà di permanenza ovvero di temporaneità dell’architettura?

La scelta dei materiali e delle tecnologie con cui è costruito un edificio è intimamente legata al linguaggio e all’idea di architettura che il progettista vuole perseguire; non necessariamente però questa idea si relaziona con la volontà esplicita di esprimere permanenza o la temporaneità. Certamente ci sono dei casi emblematici, come ad esempio le architetture di SANAA o Fujimoto, che esprimono chiaramente il carattere di temporaneità o precarietà delle architetture tradizionali giapponesi in legno; o, all’estremo opposto, le architetture murarie di Louis Kahn che ispirano un senso di solida eternità al pari di quelle dell’antica Roma. Al di là di questi esempi estremi non pensiamo che la scelta dei materiali per un determinato progetto possa essere legata solo ad una istanza di proiezione temporale, seppur metaforica; ogni materiale possiede un proprio linguaggio e crediamo che ogni materiale sia adatto per una specifica occasione. La scelta del materiale è parte integrante della concezione del progetto.

Durabile - in francese “durable” sinonimo di sostenibile - è una caratteristica imprescindibile per un’opera capace di integrare sostenibilità ambientale, sociale ed economica. In quest’ottica, resilienza e adattamento ai cambiamenti climatici stanno orientando sempre di più le scelte progettuali. Ritenete siano questi elementi di vincolo per l’architettura o opportunità per affermare la persistenza della componente culturale?

Il termine durable è un termine molto interessante perché appunto integra la componente ambientale, sociale ed economica. In questo senso la persistenza della componente culturale dipende non solo da aspetti materiali e ambientali - legati alla durabilità, resilienza e alla capacità di adattamento climatico - ma anche da aspetti immateriali legati al ruolo pubblico dell’architettura e alla sua capacità simbolica di resistere nel tempo.

Titolo

Bongiana Architetture

Texturised House

Padova

KEYWORDS

Vernacolo

Rinascita

Riciclo

Texture

Frugalità

Vernacular

Revival

Recycling

Texture

Frugality

Nei dintorni di Padova, tra le vigne, lo studio Bongiana Architetture ha realizzato il progetto di recupero e ampliamento di una piccola preesistenza rurale, trasformata in “buen retiro” per accogliere i momenti più intimi e conviviali della famiglia.

Cifra dell’intervento è il radicamento nel pragmatismo della cultura contadina locale, di cui lo studio riprende la capacità di “fare con ciò che si ha” e di trasformare lo “scarto” in risorsa. Superfici scabre e lasciate a nudo, dettagli ridotti all’essenziale, materiali recuperati e “reinventati” rivelano l’anima storica e orgogliosamente imperfetta del fabbricato rurale, su cui il gesto contemporaneo si innesta come traccia di un naturale processo di stratificazione storica e senza alcun cedimento alla retorica o all’estro autoriale: il risultato è un “ecosistema” eterogeneo e “testurizzato” di segni e memorie, dove ogni superficie si trasforma in un racconto cromatico e tattile e dove il dialogo tra passato e contemporaneità risuona in modo garbato ma efficace.

Partendo dal nucleo originario – un corpo cubico compatto – il progetto ha annesso all’esistente un nuovo volume traslato e ruotato per adattarsi all’orografia del terreno e per offrire la migliore esposizione al “cuore pulsante” della composizione: il volume a doppia altezza al piano terra, reinterpretazione della tradizionale

A restored rural house among the vineyards around Padua explores the expressive potential of materials according to an “aesthetic of parsimony” that makes a virtue of necessity and transforms waste into a resource, suggesting a concept of timeless living, firmly rooted in the Genius Loci and in the rituals of a hopefully more simpler and authentic life

barchessa veneta destinata al lavoro agricolo e qui reinterpretata come spazio baricentrico di relazione e socialità. Nel volume ex novo, tagli calibrati nell’involucro lasciano filtrare generosamente la luce naturale, creando variazioni chiaroscurali nel corso della giornata e dilatando la percezione dello spazio. All’interno, un minimale soppalco in legno e metallo color menta, che ospita un angolo lettura e una biblioteca, marca un chiaro gesto contemporaneo sovrapponendosi delicatamente all’esistente ed espandendo ulteriormente l’ambiente. Dalla cucina adiacente, una piccola scala raccorda con la quota dell’edificio esistente su due livelli, dove si collocano gli ambienti privati punteggiati da elementi originali recuperati e valorizzati, come il camino in mattoni e le travi in legno dei solai.

Un a varietà di trame materiche a contrasto esalta il carattere piacevolmente ruvido e schietto della casa. Nell’involucro strutturale, il solaio latero-cementizio, i cordoli e portali in calcestruzzo armato lasciati a vista dichiarano la gerarchia degli elementi costruttivi; nelle finiture, squarci murari in pietra grezza lasciata a nudo (nella cucina e nel bagno) dialogano con nitide superfici intonacate, con il rivestimento in piastrelle ceramiche smaltate in tono verde acceso (nel bagno) e con le piastrelle “Split” in cotto (nel soggiorno, disegnate da Bongiana Architetture): mattonelle incise da scanalature ortogonali e diagonali, riempite a posa effettuata con un giunto colorato che, “giocando” con il tema della “fuga”, conferiscono all’elemento decorativo una ritmica vivace.

Me morie passate e presenti si intrecciano nell’anima dell’edificio grazie ad un processo

di recupero e riciclo che si spinge oltre l’obiettivo dell’economia di risorse, per fare della parsimonia un codice estetico e dello scarto un accattivante elemento progettuale. Così, i pannelli dei trabattelli vengono trasformati in pedate per la scala, le tavole usate per cesate e perimetrazioni sono riutilizzate come pavimentazioni in legno, e molti pezzi di arredo sono recuperati con cura, come la cucina anni Cinquanta smontata da una vecchia casa e qui riproposta nella tonalità verde delle ante, tipica del periodo, e nelle porte recuperate dal sito o in magazzini delle vicinanze.

Un esito compositivo particolarmente brillante è ottenuto dal riciclo del laterizio, secondo un’antica tradizione costruttiva (locale ma più estesamente mediterranea) che impiegava scarti e cocci in varie soluzioni materiche, dal cocciopesto romano ai pavimenti in terrazzo e seminato alla veneziana. Reinterpretando il modello del tradizionale seminato, il nuovo pavimento del soggiorno è composto – anziché dai consueti frammenti di marmo – da frammenti di terracotta di recupero provenienti dai l aterizi impiegati per il rivestimento dei pilastri in calcestruzzo armato. Invece che per una soluzione che simula il faccia a vista, lo studio ha optato

per dichiarare con schiettezza il carattere non strutturale della finitura, impiegando elementi tagliati ad hoc da blocchi forati per rivestire i pilastri. Il materiale di sfrido (le ”ali” delle camere di foratura) è stato successivamente tagliato a listelli e disseminato nel getto cementizio fresco del pavimento, formando una “costellazione” di segni rossi che affiorano sul grigio in contrasto con le porzioni di pavimento ligneo, e creando una vibrante trama decorativa tra memorie vernacolari e lessico contemporaneo.Un gesto progettuale misurato ma concettualmente potente che suggerisce un’idea di abitare senza tempo, saldamente legato al Genius Loci e ai rituali di una vita auspicabilmente più semplice e autentica.

SCHEDE TECNICHE

Oggetto

Texturised House

Località Padova

Progetto Bongiana Architetture : Pietro Bongiana e Silvia Codato

Cronologia 2024

Superficie 300 m2

Riccardo De Vecchi

Fotografie
La piccola preesistenza rurale oggetto di ristrutturazione.
Pianta piano primo.
Sezione.

Intersezioni pilastri /copertura del portico, con solaio latero-cemento e cordoli lasciati a vista e pilastri appositamente rivestiti da ritagli di laterizi; elementi che dichiarano la gerarchia strutturale, trasformando l’imperfezione formale e la schiettezza costruttiva in valori progettuali.

Angolo di contrasti materici: seminato veneto “reinterpretato” e lego nei pavimenti, intonaco e cemento a vista nelle pareti, solaio latero-cemento.

Il bagno, dove piastrelle smaltate in verde acceso dialogano con l’involucro in parte intonacato e in parte in pietra a vista.

Il soggiorno-pranzo affacciato sul paesaggio.
Lo spazio a doppio volume con soppalco, come epicentro della vita domestica.
Dettaglio del soggiorno con la stufa in ghisa e pareti rivestite dalle piastrelle in cotto disegnate da Bongiana Architetture.
Promosso da In collaborazione con Organizzato da
Con il supporto

Il carcere, la chiesa, il mattone.

La restituzione di San Francesco del Prato alla città di Parma

Trasformato in carcere agli inizi dell’Ottocento, lo spazio violato della chiesa di San Francesco del Prato è stato sanato e riconsacrato: nella sua facciata, contraddistinta per il carattere persistente del laterizio, il conflitto rimarrà sincreticamente presente a testimoniare la complessità del vissuto

Giorgio Della Longa, Architetto, libero professionista

Michele Zampilli, Architetto, professore ordinario in restauro architettonico fuori ruolo

Giovanni Cangi, Ingegnere, libero professionista

KEYWORDS

Restauro

Riuso

Innesto

Architettura gotica

Murature

Coperture

Archi

Restoration

Reuse

Insertion

Gothic architecture

Masonry

Pitched roof

Arches

La chiesa di San Francesco del Prato a Parma è fabbrica vetusta in cui il laterizio è materia costitutiva.

Il mattone sostanzia l’apparecchio murario tanto nei muri d’ambito quanto nelle esili colonne con le arcate ogivali che delimitano le navate. Il presbiterio e le due cappelle laterali si caratterizzano per le volte in laterizio, che gerarchizzano l’interno, altrimenti coperto col legname. In coppi è il manto di copertura, e sempre il cotto, ma in frammenti miscelati con calce, costituisce il pavimento, oggi come quattro secoli fa. Le arcatelle delle cornici, in laterizio smaltato, connotano la ci-

masa dell’intera fabbrica. In laterizio smaltato erano anche i quattro pinnacoli di facciata, oggi andati perduti, e la fascia anulare del rosone, splendido protagonista dell’adeguamento quattrocentesco, realizzata con formelle il cui smalto policromo è ancora presente.

Inoltre, anche laddove la materia costruttiva è coperta dall’intonaco che la protegge, il mattone riaffiora in forma quasi nostalgica: così, gli snelli archi ogivali intonacati e dipinti si fanno carico di evocare la ghiera nascosta in laterizio.

Si presenta così la pregevole fabbrica eccle-

The Prison, the Church, the Brick. The Restitution of San Francesco del Prato to the City of Parma.

The church of San Francesco del Prato, an imposing thirteenthcentury building in which brickwork plays a constitutive role, represents a singular case. Having evolved through the customary transformations of ecclesiastical architecture, in the early nineteenth century it was converted into a prison: altars were destroyed, frescoes limewashed, walls erected, floors and staircases inserted, services installed, and

numerous openings cut into the existing masonry. The side aisles were adapted as prison cells on three levels. Today the violated space of the church has been healed and reconsecrated; nevertheless, the project deliberately allows the building to bear witness to all the phases of its history. This condition is most evident in the façade, where brick is the absolute protagonist and where the conflict remains syncretically present, expressing the complexity of

the building’s past. T he façade now once again filters afternoon light through the rose window and the two lancet windows, rediscovered in their original configuration. The prison openings have been infilled with brick masonry, leaving a legible trace in the wall fabric. Their closure was required both for structural consolidation and for reasons of meaning, restoring the original natural light of the sacred space, now accessible once again to all.

siale, che il 3 ottobre 20211 è stata riaperta al culto e alla città dopo oltre due secoli di oblio in cui la chiesa fu adibita a carcere prima del suo completo abbandono. Le vicende che hanno segnato la storia dell’edificio risultano del tutto peculiari, tanto da rendere imprescindibile una ricostruzione, seppur sintetica, del percorso storico che dalla fondazione lo ha portato fino ai nostri giorni [2, 3, 7].

La singolare vicenda della chiesa francescana

È documentato che agli inizi del XIII secolo si stabilì a Parma un gruppo di «uomini penitenti oriundi di Assisi». La città favorì l’insediamento dei francescani nel grande «prato regio», posto all’esterno delle mura tardoantiche. L’osmosi tra la comunità conventuale e la cittadinanza ebbe ben presto ricadute in ambito edilizio: accanto al primitivo convento prese avvio il cantiere della nuova chiesa. Produsse un’imponente architettura gotica in laterizio, che la tradizione vuole avviata dall’abside a metà del Duecento e proseguita, tra il 1260 e il 1298, fino al completamento del restante edificio2 . L’ispirazione francescana, sostenuta dal contributo del popolo e delle famiglie nobili, ar-

ricchì nel tempo la chiesa; il magnifico rosone policromo, datato al 1461, testimonia ancora oggi il momento in cui l’edificio giunse al suo pieno compimento.

La chiesa francescana, dunque, crebbe e si trasformò secondo i ‘normali’ accadimenti che segnano la vita di ogni architettura religiosa. All’inizio dell’Ottocento, tuttavia, questo percorso subì una brusca deviazione. È pur vero che in quegli anni monasteri e conventi disseminati in Europa furono requisiti e destinati a nuovi usi e, molti di essi, furono trasformati in carcere: le celle dei monaci, i corridoi distributivi, gli spazi comuni, costituivano un organismo edilizio più che adatto al ‘cambiamento d’uso’.

La chiesa però avrebbe potuto essere destinata al ricovero delle truppe o persino a scuderia come in molti casi avvenne: una scelta allora considerata ‘normale’ che, certamente, avrebbe causato esiti meno dolorosi.

In San Francesco, invece, dopo la distruzione degli altari e la copertura a calce degli affreschi, furono innalzati muri divisori, inseriti solai, realizzate scale, installati impianti sanitari e aperte innumerevoli finestre nella compagine muraria (fig. 1); le navate laterali furono attrezzate come celle per i reclusi, su

1. L’interno della chiesa e la controfacciata a seguito delle demolizioni operate negli anni Settanta delle infrastrutture carcerarie.

tre piani di altezza. Lo spazio unitario e arioso della chiesa fu parcellizzato con una violenza tale che le ferite inflitte non potranno mai essere cancellate. Per questo motivo, la chiesa di San Francesco del Prato rappresenta un caso assai singolare [1, 4-6, 8].

Oggi lo spazio violato della chiesa è stato sanato e riconsacrato; tuttavia la grande fabbrica francescana continuerà a testimoniare tutte le stagioni vissute.

La navata centrale, con le bianche superfici illuminate dal rosone, il coro con l’abside luminosa e la magnifica volta affrescata in buona parte recuperata, restituiscono nuovamente lo spazio e il decoro della chiesa gotica nella sua fase matura. Nelle navate laterali e nelle cappelle, invece, le profonde ferite inferte due secoli fa — cicatrici che nessuna operazione di ‘chirurgia estetica’ potrebbe attenuare — continuano a raccontare lo scempio allora perpetrato, ma anche un modo diverso, inedito, di abitare il luogo.

Nella facciata, dove il laterizio permane protagonista assoluto, il conflitto è - e rimarràsincreticamente presente a testimoniare la

complessità del vissuto dell’edificio. È dunque su questo elemento che si conviene ora concentrare la nostra attenzione.

La facciata

La facciata della chiesa odierna fu rimodellata e completata intorno alla metà del Quattrocento. Un disegno della collezione Sanseverini 3 , databile al 1778, documenta con cura l’aspetto della facciata prima delle manomissioni ottocentesche (fig. 2). Posto tra due slanciate monofore, il rosone, in breccia rosa con ghiera in formelle policrome realizzato nel 1461 da Alberto da Verona, ne costituisce oggi come allora l’elemento focale. Il coronamento presenta la cimasa con arcatelle laterizie e conchiglie di San Giacomo, originariamente policrome, e quattro pinnacoli andati perduti. L’ingresso principale era dotato di protiro con colonne marmoree e lunetta affrescata con il Cristo risorto, mentre il portale laterale destro era incorniciato in cotto e sormontato da una lunetta dipinta con l’Annunciazione.

2. La facciata della chiesa in un disegno della collezione Sanseverini (1778 c.).
3. La facciata della chiesa in una fotografia di epoca carceraria.

Il carcere, la chiesa, il mattone. La restituzione di San Francesco del Prato alla città di Parma

È questo il conteso in cui si innesta, in maniera deflagrante, l’intervento di ‹adeguamento› carcerario della facciata: una miriade di finestre dotate di inferriate, a servire i nuovi livelli di utilizzo, sfigurarono il bel volto quattrocentesco della chiesa. Le due monofore furono cancellate e entrambi gli accessi furono murati e riaperti solo nella seconda metà dell’Ottocento, con interventi di ripristino che riproposero le membrature originarie (fig. 3).

L’intervento di restauro

Diamo spazio di seguito alla descrizione delle procedure intraprese per restituire dignità e sicurezza all’apparato di facciata senza cancellare i segni del travagliato passato 4 . La facciata ora restaurata è tornata a filtrare la luce pomeridiana attraverso il bel rosone e le due monofore che sono state rinvenute nella loro consistenza. Le finestre carcerarie sono state invece occluse con muratura laterizia, anche di ausilio strutturale, in modo da lasciare traccia leggibile sulla partizione muraria, evitando l’ammorsatura superficiale esterna (fig 4).

L’ipotesi di lasciare la facciata con le finestre carcerarie aperte, è un’opzione che non è mai stata in campo. Né per i progettisti, né per gli organi tutela, né tantomeno per la committenza. Vi si opponevano in primo luogo ragioni di buon senso: la stagione carceraria si era ormai definitivamente conclusa anche dal punto di vista materiale con la rimozione delle strutture interne operata negli anni Settanta. Si poneva pertanto il tema di dare una soluzione convincente per coniugare le due esigenze: restituire i valori figurativi perduti senza occultare i segni delle trasformazioni. Anche la soluzione del tamponamento in sottosquadro fu scartata da subito. Avrebbe indotto effetti di chiaro-scuro del tutto indesiderati oltre a procurare i noti problemi per la conservazione futura causati da tessiture murarie non complanari. Quindi il tamponamento è stato eseguito a filo muro senza però rimuovere gli stipiti e

gli architravi delle aperture carcerarie. Non vi saranno così dubbi interpretativi sul fatto che si tratta del tamponamento di finestre aperte in breccia su un paramento preesistente. Di questo, tutte le caratteristiche materiche e figurative sono state riproposte con cura: le dimensioni e la cromia dei mattoni, il rispetto dei filari orizzontali e la tecnica di apparecchiatura, le dimensioni dei giunti, le caratteristiche delle malte di allettamento e il tipo di finitura superficiale.

La chiusura delle finestre in facciata ha portato con sé anche il ripristino dei due finestroni, che illuminavano le navate e che erano stati occlusi perché incompatibili con i solai del carcere. Sulla loro esistenza non vi erano dubbi col conforto dell’iconografia storica e dall’esame delle discontinuità delle tessiture murarie. Dai saggi eseguiti infatti è emersa la presenza dei finestroni come erano stati ipotizzati.

Ad eccezione dei suddetti interventi di sottrazione e addizione, rilevanti e necessari, il resto del paramento e gli elementi architettonici e decorativi presenti in facciata sono stati restaurati secondo criteri di attenta conservazione senza rimuovere patine, o tracce, seppur lacunose, di trattamenti su-

4. Particolare della tessitura muraria in laterizio di occlusione delle bucature carcerarie (F. Bocchia).

perficiali preesistenti. La bella cornice laterizia del timpano è stata reintegrata nelle parti mancanti con gli elementi ancora presenti in cantiere e con qualche aggiunta di nuova fattura, trattandosi di elementi seriali facilmente riproducibili (fig. 5).

La chiusura delle bucature carcerarie in facciata ha avuto finalità significative anche in termini di sicurezza della compagine strutturale.

La chiesa costituisce un esempio rilevante di architettura gotica in un territorio caratterizzato da alto rischio sismico. L’enfasi dello slancio verticale, tipico di queste architetture, risulta però ben poco rassicurante sotto il profilo strutturale.

A caratterizzare l’impianto sono gli alti archi ogivali poggianti su colonne che suddividono le navate, contrastati su un lato dalle absidi del presbiterio e, dall’altro, con minore efficacia, dalla parete di facciata. Le arcate presentano una grande luce, ad eccezione dell’ultima, quella a

ridosso della facciata, opportunamente ridotta in fase costruttiva alla metà, al fine di contenere la spinta dell’arco agevolando il trasferimento delle forze verso la fondazione. I muri interni mostravano fessure di strappo in prossimità della facciata, dove si riscontravano anche altre lesioni significative, associate all’assestamento fondale del cantonale di destra, in questo caso imputabile alla natura del terreno. I caratteri costruttivi del manufatto hanno guidato l’intervento di tipo conservativo, volto a non comprometterne l’autenticità, finalizzato al miglioramento del comportamento strutturale d’insieme del complesso. Tale obiettivo è stato perseguito attraverso il sostanziale miglioramento della configurazione statica e del sistema di connessioni fra gli elementi strutturali. Si è visto, per esempio, come l’inviluppo della curva che raccorda il corpo absidale con la facciata favorisca l’innesco di un potenziale arco ribassato in grado di assorbire e scaricare a terra

5. La facciata della chiesa a restauro completato (G. Bigliardi).

le azioni complanari. Tale meccanismo è stato reso più efficace trasformando la prima campata in una struttura capace di assorbire parte delle azioni che in origine venivano interamente scaricate in facciata.

L’opera di rinforzo eseguita fa capo a due interventi consistiti nella disposizione di elementi di trattenuta (travi/tiranti) collocati all’imposta degli archi, probabilmente già presenti nella struttura originaria, e nella creazione di un sistema di ‘sottofondazioni attive ad archi rovesci’ (fig. 6). Il miglioramento derivato dall’inserimento delle catene e dall’intervento in fondazione appare evidente attraverso il confronto fra i cinematismi di facciata nella configurazione ante e post-operam La facciata, come detto, fortemente manomessa dalla creazione di numerose finestre a

strappo, ha richiesto interventi di ripristino per ricostituirne l’assetto strutturale originario. Un intervento mirato a scongiurare fenomeni di ribaltamento, a migliorare la risposta sismica alle azioni complanari e a ridurre la trasmissione di carichi in fondazione.

L’insieme degli elementi di trattenuta previsti in facciata appare rassicurante per numero, distribuzione e posizione delle chiavi di ancoraggio, maggiormente concentrate nella fascia superiore, dove i tiranti sono costituiti dal prolungamento delle armature dei cordoli sommitali di navata. Al sistema di tiranti ortogonali se ne sono aggiunti altri complanari alla parete, disposti in asse mediante perforazioni che è stato possibile realizzare fra le numerose aperture distribuite su più livelli presenti in facciata. Aperture poi richiuse con muratura di mattoni a

6. Pareti della navata centrale con inviluppo delle arcate nella configurazione di progetto, con potenziamento del modulo di estremità attraverso l’inserimento di elementi di trattenuta e sottofondazioni attive ad archi rovesci.

7. Cinematismi di ribaltamento ipotizzabili per instabilità laterale delle pareti mediane su colonne: configurazione anteoperam e postoperam, con inserimento di travi/ tirante trasversali –Attacco laterale preesistente.

tutto spessore dopo aver provveduto al posizionamento e tensionamento dei tiranti (fig. 7). È opportuno inoltre aggiungere che, non in ordine alla materia ma al significato, un altro motivo a sostegno della tesi di chiusura delle bucature di facciata è stato quello di riportare una congrua gerarchia di luce naturale all’interno dello spazio gotico. Si può ben comprendere, nonostante il fascino della diversità generata dagli interventi carcerari e della successiva rimozione di questi, che tutti quei buchi, privati degli impalcati interni dei quali erano a servizio, portavano luce in maniera indiscriminata all’interno dello spazio ecclesiale. Il primato della luce del sistema absidale, la luce dell’est, era stato sovvertito dall’incontrollato flusso luminoso della facciata occidentale.

Gli interventi hanno restituito il primato della luce al coro, le finestrelle del cleristorio distribuiscono luce in sommità della navata e in contro-facciata il rosone non appare più come un buco tra gli altri (fig. 8). Con la medesima finalità, per mantenere la gerarchia di luce e il significato della stessa, anche la lunetta sopra il portale centrale è stata richiusa con una lastra monolitica di

8. La luce ritrovata del rosone di facciata (F. Bocchia).
9. La liturgia della posa della croce in facciata (F. Bocchia).

Il carcere, la chiesa, il mattone. La restituzione di San Francesco del Prato alla città di Parma

biancone di Verona.

La croce di facciata, non più presente in San Francesco, è stata progettata e nuovamente posta nel punto apicale del fronte (fig. 9). Le foto della cerimonia della posa della croce, della liturgia, della partecipazione, suggellano il momento in cui il cantiere della chiesa con la sua facciata completata è, di fatto, terminato e la chiesa ri-consegnata alla collettività.

Conclusioni

San Francesco del Prato è quindi tornata ad essere accessibile a tutti (fig. 10). L’altare consacrato riunisce attorno a sé nuovamente i fedeli. La città tutta si è riappropriata di uno spazio negato per più di due secoli.

In una Europa, continente che vede le sue

chiese sempre meno frequentate, non più abitate come sino a poco tempo fa, riusate ma anche vendute e talora svendute, quanto è accaduto a Parma in San Francesco del Prato rappresenta un caso, ancora uno volta, assai singolare.

Note

1. Si tratta del giorno della riconsacrazione a sancire la riapertura al culto e alle attività culturali, sebbene le opere di restauro delle superfici siano ancora ben lontane dal completamento.

2. Gli studi relativi alla storia della fabbrica sono in corso e in attesa di pubblicazione.

3. Faciata della Chiesa dè P.P. Conventuali detta di S. Francesco del Prato. In ora serve di Caserma delle Truppe. ASPR, Raccolta Alessandro Sanseverini, vol. I, n. 44c. La raccolta Sanseverini, conservata presso l’Archivio di Stato di Parma, comprende 13 tavole, [1].

4. Il coordinamento generale del progetto è stato affidato a Giorgio Della Longa che firma il progetto di restauro architettonico con Barbara Fiorini avvalendosi della consulenza di Michele Zampilli (restauro), di Eugenio Bettinelli (luce artificiale), e l’apporto delle collaboratrici Elisabetta Franchi, Laura Giannelli, Giulia Baccetti e Gabriella Montagna. La progettazione strutturale è stata curata da Giovanni Cangi coi collaboratori Alessandro Petrani, Luca Fontanelli, Linda Pettinelli e Camillo Antonucci, la progettazione impiantistica da Costel & Partners Srl. La Direzione dei lavori è stata affidata a Davide Massera e Giovanni Cangi (consolidamento strutturale). I lavori sono stati eseguiti dall’impresa EDILCORRADI Snc di Canossa (RE) e i restauri sono stati eseguiti da ARCHÈ RESTAURI Snc di Silvia Simeti e Stefano Volta di Parma.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] AA.VV., Sanseverini: l’ossessione della memoria. Parma settecentesca nei disegni del conte Alessandro Sanseverini, Fondazione Cassa di Risparmio di Parma e Monte di Credito sul Pegno di Busseto, Parma, 1997, pp. 326328.

[2] G. Cangi, G. Della Longa, M. Zampilli, Il restauro della chiesa di San Francesco del Prato a Parma, in: F. Ottoni (a cura di), Dialoghi di restauro, vol.1, MADlab6, Università di Parma, Edizioni Quasar, Roma, 2023, pp. 5395.

[3] G. Cangi, M. Zampilli, Il restauro della chiesa di San Francesco del Prato a Parma, in: G. Giovanetti e G. Brunori (a cura di), I buoni interventi di restauro: conservazione, adeguamento, riuso. Atti dell’VIII convegno nazionale ARCo, Napoli, Palazzo Reale, 8 e 9 maggio 2019, RomaTrePress, Roma, 2020, pp.118-139.

[4] M. Catarsi Dall’Aglio, La chiesa di San Francesco del Prato a Parma, in: S. Patitucci Uggieri (a cura di), Scavi medievali in Italia 1996-1999. Atti della II conferenza italiana di archeologia medievale, Cassino, 16-18 dicembre 1999, Herder, Roma, 2001, pp. 47-60.

[5] N. Pelicelli, San Francesco del Prato e i Frati minori di Parma nel secolo XIII, Coop. tipo-lit. Parmense, Parma, 1926.

[6] M. Pellegri, Storia e destino delle opere d’arte di S. Francesco, in: A.F Fiore. P. Marchetti, San Francesco del Prato in Parma. Una cattedrale gotica incarcerata, Fondazione Monte di Parma, Parma, 1998.

[7] M. Zampilli, Compatibilità tra restituzione dello “stato normale” di un monumento e conservazione della leggibilità delle stratificazioni storiche. Il caso dell’avvio del restauro della chiesa di San Francesco del Prato a Parma, in: Grimoldi A., Zampilli M. (a cura di), Restauro: Conoscenza, Progetto, Cantiere, Gestione. Sezione 4.2: Realizzazione degli interventi. Casi studio, pp. 585-589, fascicolo del volume: Restauro: Conoscenza, Progetto, Cantiere e Gestione (coordinamento scientifico di S. F. Musso e M. Pretelli). Atti del II Convegno Nazionale SIRA, Bologna 21-22 settembre 2018, Edizioni Quasar, Roma, 2020.

[8] G.M. Zanotti, San Francesco del Prato in Parma, Aura Parma, 59, (2 1975), Tavv. X-XI.

10. L’interno della chiesa in occasione della riconsacrazione (G. Bigliardi).

I CAM Edilizia 2025. Novità rilevanti e aspetti d’interesse per il settore ceramico

I CAM 2025 (D.M. 24/11/2025) introducono un approccio olistico alla sostenibilità edilizia: non più valutazione per singoli elementi, ma prestazione ambientale complessiva orientata al ciclo di vita degli edifici. In linea con il DNSH, l’EPBD IV e il CPR 2024, i nuovi CAM integrano mitigazione e adattamento climatico, durabilità, salubrità e circolarità

Angela Panza, architetto, esperto CAM, libero professionista

Caterina Gargari, architetto, esperto LCA e CAM, coordinatore GL UNI “Sostenibilità in edilizia”

KEYWORDS

LCA

Durabilità

Sostenibilità

EPD

Contenuto di riciclato

Efficienza Energetica

LCA

Durability

Sustainability

EPD

Recycled content

Energy Efficiency

ICriteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia rappresentano oggi uno dei pilastri del Green Public Procurement: non un allegato “ambientale”, ma una visione olistica del concetto di sostenibilità che si traduce operativamente in un set di specifiche tecniche, clausole contrattuali e criteri premianti, in grado di condizionare in modo diretto progetto, gara ed esecuzione. Il D.M. 24 novembre 2025 si inserisce in un quadro regolatorio in rapida evoluzione e consolida una direzione già avviata: spostare la sostenibilità da dichiarazione di intenti a requisito misurabile, documentabile e verificabile lungo l’intero ciclo del contratto.

L’esperienza PNRR ha accelerato questo passaggio. La necessità di dimostrare per gli investimenti europei il rispetto del principio DNSH (Do No Significant Harm, introdotto dalla Tassonomia per la finanza sostenibile con il Regolamento UE 2020/852) ha reso più “operativa” la sostenibilità, imponendo checklist, evidenze e controlli. In molti casi si è riscontrata una forte continuità tra l’impianto dei CAM e il principio DNSH: la base tecnica era già solida, ma la pratica ha reso evidenti alcuni punti critici, soprattutto nell’assegnare un ruolo di primo piano anche alle misure di adattamento al cambiamento climatico, e da un punto di vista procedurale nella qualità delle

The CAM Buildings 2025. Relevant news and aspects of interest for the ceramic sector

It alian Ministerial Decree 24 November 2025 on Minimum Environmental Criteria (CAM) for construction transforms sustainability from intent into measurable requirements throughout contract lifecycle. Effective 1st February 2026, CAM 2025 integrates life cycle performance, durability, indoor air quality, thermal comfort and resource circularity. Key innovations include mandatory simplified Life Cycle Assessment (LCA) aligned with EN 15978 and EN 17472, establishing unified

frameworks for measuring building sustainability over 100-year service life, addressing Legislative Decree 36/2023 gaps. Three reference environmental indicators, including Global Warming Potential (GWP-total), characterize project environmental identity. EU alignment: Regulation (EU) 2024/3110 mandates durability declarations; Directive (EU) 2024/1275 (EPBD IV) requires whole-life carbon assessment and dynamic calculation per ISO 52016; Regulation (EU) 2024/1781 emphasizes durability and recyclability.

Technical specifications strengthen recycled content documentation through accredited certifications or Environmental Product Declarations (EPD). Indoor emission criteria (VOC, formaldehyde) establish quantitative thresholds via EN 16516 and ISO 160003/6/9. Climate adaptation requires evidence-based overheating mitigation, linking DNSH principles. Implementation includes transitional provisions, CAM Reports as compliance documents, and on-site verification ensuring designconstruction consistency.

I CAM Edilizia 2025. Novità rilevanti e aspetti d’interesse per il settore ceramico

prove, nella gestione delle sostituzioni e nella coerenza tra progetto e cantiere. Se il DNSH ha consentito di valorizzare l’importanza delle misure di adattamento, l’obiettivo di decarbonizzazione è stato ulteriormente rafforzato dalla più stringente Direttiva EPBD IV [1], pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea serie L dell’08/05/2024. La Energy Performance of Buildings Directive mira alla decarbonizzazione del patrimonio edilizio europeo entro il 2050. In questo quadro un ruolo crescente è attribuito al calcolo dinamico, metodo che caratterizza il comportamento dell’edificio in regime estivo e valorizza l’involucro massivo secondo la norma UNI EN ISO 52016 [2] al fine di fornire alla struttura edilizia una resilienza termica intrinseca rispetto agli eventi di surriscaldamento. Elemento di rilievo del Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 24 novembre 2025 “Criteri Ambientali Minimi per l’affidamento del Servizio di Progettazione e Direzione Lavori di Interventi Edilizi e Opere di Ingegneria Civile, Esecuzione di Lavori, inclusi gli Interventi di Costruzione, Ristrutturazione, Manutenzione e Adeguamento” (di seguito CAM 2025) è quindi lo spostamento di prospettiva: dall’idea di “architettura eco-sostenibile” limitata a somma di requisiti e tecnologie, a un approccio dichiaratamente olistico, che integra prestazioni, salubrità, durabilità, circolarità delle risorse, qualità della posa e controlli in opera in un quadro unico orientato al ciclo di vita.

Applicazione e regime transitorio

Il D.M. 24 novembre 2025, con il relativo Allegato 1, aggiorna i Criteri Ambientali Minimi per l’affidamento dei servizi di progettazione e per l’esecuzione di lavori relativi agli interventi edilizi. Pubblicato in G.U. Serie Generale n. 281 del 3 dicembre 2025, entra in vigore decorsi sessanta giorni dalla pubblicazione (1° febbraio 2026). In termini di conformità, la prima scelta tecnica non riguarda un singolo materiale o criterio, ma l’esatta individuazione del regime applicabile: il decreto disciplina, infatti, un transitorio (art. 2) che lega l’applicazione dei CAM 2025 o dei CAM 2022 [3] a due aspetti oggettivi: data di validazione del progetto posto a base di gara e data di pubblica-

zione/invio del bando o dell’invito (fig. 1). Il CAM 2022 può continuare ad applicarsi ai procedimenti “a cavallo” solo entro una finestra temporale definita (in sintesi: entro tre mesi dalla validazione del PFTE1 o del progetto esecutivo, a seconda della tipologia di affidamento); fuori da tali condizioni, si applica il CAM 2025. Ne discende un punto operativo essenziale: Relazione CAM e Capitolato devono indicare in modo univoco quale decreto è applicato, perché da questa scelta derivano requisiti di prodotto, mezzi di prova e verifiche prestazionali differenti. Sono cinque le regole generali da osservare, rispetto al periodo transitorio e alle specifiche deroghe:

1. fissare le date “cardine” (ovvero pubblicazione in G.U. 03/12/2025; entrata in vigore 02/02/2026) come riferimento per la verifica del regime applicabile;

2. applicare la regola per cui dal 02/02/2026 vanno adottati i CAM 2025 per bandi/avvisi/ inviti pubblicati/inviati da tale data e per procedure basate su progetto validato in vigenza del nuovo D.M.;

3. ricorrere ai CAM 2022 solo nei casi di transitorio, utilizzando quindi il precedente regime esclusivamente se il bando/invito è pubblicato/inviato entro 3 mesi dalla validazione (PFTE per appalto integrato; progetto esecutivo per lavori);

4. assumere la validazione come criterio decisivo per la progettazione interna, non considerare dunque sufficiente la data dell’incarico e applicare i CAM 2025 se alla data di entrata in vigore il progetto non risulta ancora validato;

5. gestire deroghe e non applicabilità con evidenze verificabili, motivando tecnicamente, documentando, individuando misure equivalenti/compensative e garantendo tracciabilità in Relazione CAM, così da evitare deroghe implicite.

1. Linea temporale CAM edilizia.

2. Panoramica dettagliata del processo di "resa a prova di clima", con pilastri relativi alla «neutralità climatica» e alla «resilienza climatica».

Le novità chiave del CAM 2025

Supporto documentale e verificabilità: la Relazione CAM come asse del procedimento. Il decreto rafforza il ruolo della Relazione CAM come documento di riferimento per la conformità: non un testo descrittivo, ma un elaborato che collega criterio, soluzione progettuale, elaborati, prestazioni attese, mezzi di prova e modalità di controllo. In termini operativi, significa progettare “già pensando alla verifica”, riducendo margini di interpretazione in validazione, gara e direzione lavori. Recentissima è la pubblicazione dell’allegato contenete il facsimile di relazione CAM 2 con utili suggerimenti al progettista.

Tracciabilità dei prodotti e catena di approvvigionamento. Uno dei passaggi più netti riguarda la tracciabilità: non basta indicare prestazioni o requisiti, occorre dimostrare la coerenza tra quanto progettato, quanto offerto e quanto effettivamente fornito. La catena di approvvigionamento entra come tema

esplicito: gestione delle evidenze, responsabilità lungo la filiera, criteri di equivalenza in caso di sostituzioni e presìdi contro dichiarazioni generiche non verificabili.

Controlli in esecuzione: dal capitolato al cantiere. Il CAM 2025 rende più evidente che la sostenibilità “regge” se regge in esecuzione: controlli in corso d’opera, gestione documentale delle forniture, verifiche su posa e prestazioni reali, coerenza tra progetto e as-built. La qualità esecutiva diventa parte integrante della conformità: un requisito tecnicamente corretto ma non controllabile (o non controllato) è, di fatto, un requisito debole.

Resilienza e adattamento climatico: un criterio ponte verso DNSH e quadro UE. Il CAM 2025 valorizza l’adattamento ai cambiamenti climatici e rende più leggibile l’innesto con le logiche europee. In pratica, richiede un’impostazione più strutturata: lettura del contesto, vulnerabilità, rischi e misure di adattamento tradotte in scelte progettuali verificabili (microclima, gestione acque meteoriche, ombreggiamenti, permeabilità, robustezza e durabilità delle soluzioni, comfort estivo). Il regime regolatorio europeo propone una specifica metodologia per la valutazione dell’adattamento al cambiamento climatico rappresentata dal Comunicato 2021/C 373/01 [4]. In questo impianto la valutazione si articola su due pilastri complementari: da un lato la mitigazione (coerente con l’obiettivo di neutralità climatica e con la riduzione delle emissioni climalteranti), dall’altro l’adattamento, cioè la capacità dell’opera di mantenere prestazioni adeguate al variare delle condizioni climatiche attese lungo la vita utile. La vera novità, per la progettazione edilizia, è proprio l’enfasi sull’adattamento: l’analisi dei pericoli climatici e delle vulnerabilità induce infatti a ragionare in modo esplicito sul comportamento dell’edificio in regime estivo, dove il rischio di surriscaldamento (incremento cronico delle temperature e ondate di calore) diventa un parametro di progetto e di verifica (fig. 2).

La durabilità in edilizia: il nuovo paradigma della sostenibilità europea

Nella visione strategica del nuovo decreto, la durabilità, da semplice requisito tecnico, diventa fondamento strategico della sostenibilità. Un edificio durevole riduce il consumo di risorse, minimizza la produzione di rifiuti e garantisce prestazioni costanti nel tempo. I nuovi CAM 2025 incentivano scelte progettuali e materiali che assicurino longevità, manutenibilità e adattabilità, riconoscendo la necessità e il valore aggiunto di una visione temporale a lungo termine degli obiettivi di sostenibilità.

Nell’ambito delle costruzioni, il termine durabilità riferisce alla capacità di un edificio o dei suoi componenti di mantenere nel tempo le prestazioni richieste per la sicurezza, la funzionalità e l’efficienza, sotto l’influenza di condizioni di esercizio previste.

La durabilità non è semplicemente una misura di longevità: è un parametro integrale di progetto, produzione, scelta dei materiali, costruzione, uso e fine vita dei componenti edilizi. La durabilità degli edifici e dei materiali da costruzione è emersa come principio fondamentale della sostenibilità edilizia nel quadro normativo europeo più recente.

Il Regolamento (UE) 2024/3110 sui prodotti da costruzione (CPR) [5], entrato in vigore il 7 gennaio 2025, rappresenta una svolta paradigmatica. Il testo introduce esplicitamente l’obbligo di dichiarazione della durabilità delle opere e dell’informazione sulla durata di vita utile dei prodotti, trasformando questo parametro da elemento accessorio a criterio essenziale per la conformità. Come evidenziato nel considerando 51, “i fabbricanti dovrebbero garantire che i prodotti possano essere utilizzati il più a lungo possibile” attraverso progettazione adeguata, uso di parti affidabili, riparabilità e disponibilità di pezzi di ricambio.

Secondo il nuovo CPR, le prestazioni dei prodotti da costruzione in termini di durabilità diventano parte integrante della Dichiarazione di Prestazione e Conformità (DoPC), integrandosi perfettamente con il dettato del Regolamento (UE) 2024/1781 [6] sull’ Ecodesign per Prodotti Sostenibili (ESPR) che include, tra i requisiti di

progettazione ecocompatibile, aspetti quali durabilità, riparabilità e riciclabilità dei prodotti, considerando esplicitamente il costo del ciclo di vita nella valutazione della sostenibilità.

La transizione verso “modelli produttivi e di consumo circolari”, dove i materiali e i prodotti sono progettati per durare più a lungo, essere riutilizzati, riparati, rigenerati e infine riciclati, riducendo così l’estrazione di risorse primarie, minimizzando gli scarti e diminuendo l’impronta climatica complessiva è, di fatto, la strategia chiave del Green Deal Europeo, verso l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e ridurre almeno del 55 % le emissioni di gas serra entro il 2030.

La Direttiva EPBD completa il quadro normativo, richiedendo agli Stati membri di considerare le emissioni degli edifici con riferimento all’intero ciclo di vita.

Il regolamento sottolinea come la durabilità sia elemento essenziale per ridurre al minimo le emissioni di gas serra, richiedendo un uso efficiente delle risorse e favorendo la circolarità. Questa convergenza normativa impone a tutti i progettisti un ripensamento radicale: la durabilità diventa parametro progettuale primario, misurabile e verificabile, non più relegato a considerazione secondaria ma integrato fin dalle prime fasi concettuali del progetto.

La metodologia LCA semplificata nei

CAM Edilizia 2025

In assoluto accordo quindi con il quadro giuridico europeo, i nuovi CAM 2025 sottolineano fortemente l’importanza della durabilità come obiettivo di progetto: il termine durabilità e le sue declinazioni durabile/durabili, compaiono nel testo del decreto oltre quindici volte, e la prestazione di durabilità diventa requisito essenziale nella definizione dell’Equivalente Funzionale (EF), unita di riferimento e comparazione dei risultati della valutazione degli impatti ambientali nel ciclo di vita dell’edificio secondo la metodologia LCA.

Sottolineando il valore della tradizione costruttiva del patrimonio architettonico italiano, i CAM 2025 definiscono infatti l’obbligo progettuale di misurare la prestazione di sostenibilità

con un orizzonte temporale di 100 anni, sottolineando la necessità di una strategia progettuale che consideri tutte le fasi del ciclo di vita dell’opera, successive alla costruzione.

L’introduzione della metodologia Life Cycle Assessment (LCA) nei CAM 2025 (criterio 1.3.2

Studi LCA e LCC sul ciclo di vita degli edifici ) rappresenta una svolta epocale nella pratica progettuale degli appalti pubblici. I CAM 2025 colmano finalmente il vuoto metodologico lasciato dal Codice Appalti [7] che, nell’Allegato

I.7 articolo 11, richiede esplicitamente nella relazione di sostenibilità “una stima della valutazione del ciclo di vita dell’opera seguendo le metodologie e gli standard internazionali (Life Cycle Assessment - LCA)” e “una stima della Carbon Footprint dell’opera in relazione al ciclo di vita”, senza però definire alcuna procedura operativa di riferimento e lasciando spazio quindi, non solo all’interpretazione ma, aspetto estremamente più sensibile, alla possibilità di utilizzo di metodi alternativi che rendono impossibile ogni confronto.

Mentre il Codice Appalti dichiara “cosa” (la necessità di valutare il ciclo di vita), i CAM 2025 definiscono “come” (metodologia, indicatori, moduli del ciclo di vita, criteri di calcolo).

Nel momento in cui, infatti, la prestazione di so-

stenibilità assurge a requisito essenziale dei materiali (CPR) e dell’opera costruita (EPBD), diventa elemento di confronto tra le alternative progettuali e, nell’ambito delle procedure di affidamento dei contratti pubblici, criterio di valutazione e selezione dell’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV). È soprattutto in questa prospettiva che la definizione di una metodologia univoca nazionale per la misura della prestazione di sostenibilità di edifici e opere di ingegneria civile, diventa presupposto essenziale e garanzia della oggettività del confronto.

I CAM 2025 delineano quindi questa metodologica univoca, trasformando l’LCA da requisito astratto a strumento evidence-based, valido trasversalmente per ogni tipologia di intervento edilizio, che traduce in dati misurabili e confrontabili le valutazioni di impatto ambientale, permettendo scelte progettuali consapevoli che orientano il settore delle costruzioni pubbliche verso obiettivi concreti e verificabili di decarbonizzazione, superando definitivamente gli approcci qualitativi e soggettivi.

La metodologia LCA nazionale delineata nei CAM 2025 trova fondamento nelle norme armonizzate europee per gli edifici e le opere di ingegneria civile UNI EN 15978 3 [8,9] ed UNI EN 17472 [10]. Fondamento che non viene

Tabella 1: Le principali novità della metodologia LCA semplificata definite dai CAM Edilizia 2025.

Moduli del ciclo di vita obbligatori RSL Equivalente Funzionale Confini del sistema Indicatori di impatto Verifica

Fase di produzione: A1-A3

Fase di costruzione: A4-A5

Fase di uso: B1, B2, B3, B4, B6

Fase di fine vita: C1-C4

Oltre il confine del sistema: D1, D2

100 anni

• tipologia di edificio oggetto di studio (es. ufficio, residenza);

• superficie coperta utile

• tutte le prestazioni tecniche di progetto, obbligatorie per legge, richieste all’edificio (indice di prestazione energetica, requisiti di prestazione acustici, classe di rischio simico)

• durata di vita utile (RSL)

• strutture portanti (fondazione, elevazione, solai)

• chiusure esterne (chiusure opache e trasparenti, comprese le schermature, solai di copertura, solai controterra)

• partizioni interne orizzontali (solai, pavimentazioni flottanti, controsoffitti, sottotetti)

• partizione interne verticali (pareti divisorie opache e trasparenti)

• strutture di collegamento (corridoi, ballatoi, scale)

• rivestimenti interni ed esterni, incluse le pavimentazioni esterni e di pertinenza dell’edificio

• finiture (incluse le pitture)

Il rapporto LCA dell’edificio deve riportare i risultati dello studio per tutti gli indicatori obbligatori previsti dalla UNI EN 15804 ed indicare tre indicatori di riferimento, individuati tra gli indicatori primari di impatto ambientale o tra i parametri descrittori dell’uso di risorse energetiche primarie e di cui almeno uno deve essere il potenziale di riscaldamento globale GWPtotal

Per i lavori di cui all’art.34, commi 2a) e 2b) dell’allegato I.7 del Codice, il rapporto LCA sviluppato nell’ambito della progettazione esecutiva, dovrà essere accompagnato da un attestato di verifica, condotta in accordo alla UNI CEN ISO/TS 14071

I CAM Edilizia 2025. Novità rilevanti e aspetti d’interesse per il settore ceramico

compromesso dalla semplificazione introdotta rispetto al numero di fasi del ciclo di vita dell’opera analizzate e all’elenco selezionato di elementi tecnici inclusi entro i confini del sistema di analisi (tabella 1).

Con l’obiettivo di facilitare intatti l’adozione del LCA quale strumento di progetto, i CAM 2025 propongono una versione “italiana” dello studio LCA, che non si limita a semplificare alcuni elementi valutativi (come ad esempio le fasi del ciclo di vita da valutare obbligatoriamente4 o gli elementi tecnici inclusi entro i confini del sistema di analisi), ma definisce con maggiore precisione alcuni elementi essenziali a garantire quella confrontabilità che è requisito essenziale nell’ambito del processo di valutazione e affidamento dei sevizi di progettazione. I punti salienti del nuovo approccio LCA sono dettagliati nella tabella 1 "Moduli e fasi da includere nello studio LCA semplificato" del criterio 1.3.2, ma tre sono gli elementi peculiari che meritano un approfondimento.

Equivalente Funzionale. Una esaustiva definizione dell’equivalente funzionale (EF) è requisito imprescindibile per l’integrazione dei risultati dello studio LCA nella valutazione del progetto ed è essenziale che, fin dalla fase del PFTE, la definizione dell’EF identifichi i requisiti di prestazione (energetica, acustica, durabilità), e le caratteristiche geometriche (superficie) e funzionali (uso) indispensabili per una caratterizzazione univoca del progetto. I requisiti tecnici e funzionali costituiscono la base per i confronti dei risultati della valutazione, seguendo il principio fondamentale secondo cui l’equivalenza funzionale è soddisfatta quando i requisiti tecnici e funzionali sono rispettati o superati.

Superficie Utile. La superficie coperta utile, inclusa nella definizione dell’EF, ai fini del calcolo del potenziale di riscaldamento globale nel corso del ciclo di vita espresso in kgCO 2eq/m 2 cosi come disposto nei futuri attestati di prestazione energetica degli edifici dalla Direttiva EPBD, si intende al lordo degli elementi verticali delimitanti lo spazio riscaldato, considerando questi funzionali al raggiungimento delle prestazioni energetiche dell’edi-

ficio e quindi determinanti nel definire anche la prestazione di sostenibilità dell’opera. La descrizione della superficie fornita ai fini della definizione della EF anticipa la necessita del legislatore di determinare, nei futuri decreti attuativi della Direttiva EPBD, le modalità di applicazione pratica della definizione di “superficie coperta utile” per il calcolo del GWP nel corso del ciclo di vita degli edifici di nuova costruzione. Tre indicatori di riferimento. Il rapporto LCA dell’edificio deve riportare i risultati dello studio per tutti gli indicatori obbligatori previsti dallo standard. Tuttavia, il progettista assume un ruolo strategico e proattivo nell’individuare tre indicatori di riferimento che costituiranno l’identità ambientale del progetto, selezionandoli consapevolmente tra gli indicatori primari di impatto ambientale o tra i parametri descrittori dell’uso di risorse energetiche primarie. Tra questi, almeno uno deve essere il potenziale di riscaldamento globale GWP total (Global Warming Potential-total). La scelta dei tre indicatori rappresenta un atto progettuale consapevole che permette di caratterizzare l’opera rispetto alle criticità ambientali del contesto e alle strategie di sostenibilità adottate. Nel rapporto LCA, il progettista deve argomentare tale scelta, dimostrando come gli indicatori selezionati intercettino le peculiarità del progetto e valorizzino le soluzioni tecniche e tecnologiche implementate per la sostenibilità dell’opera. Questa selezione diventa il DNA ambientale del progetto e costituirà il metro di giudizio vincolante per ogni confronto o proposta migliorativa, su cui basare la rendicontazione dei criteri premianti5

L’introduzione dei tre indicatori di riferimento assume particolare rilevanza non solo come evidenza delle priorità ambientali e dimostrazione della coerenza tra intenzioni progettuali e prestazioni ambientali misurabili ma anche come strumento operativo nella gestione delle procedure di approvazione dei materiali in cantiere.

Ai sensi degli articoli 1 e 4 dell’Allegato II.14 al D.lgs. 36/2023 [7], il direttore dei lavori è tenuto a verificare la conformità dei materiali destinati alle opere mediante controllo

della documentazione tecnica e, ove necessario, mediante prove e analisi, accertando la rispondenza alle prescrizioni contrattuali e alle normative tecniche applicabili incluse le norme in tema di sostenibilità ambientale; in tale procedura di approvazione assume ora carattere vincolante la verifica delle prestazioni dichiarate in relazione all’ottavo requisito essenziale delle opere (BWR 8 – Uso sostenibile delle risorse naturali) reso operativo dal Regolamento Prodotti da Costruzione [5], che impone la valutazione dell’uso sostenibile delle risorse naturali attraverso indicatori relativi al contenuto di materiale riciclato o recuperato, alla durabilità, alla riciclabilità e all’impatto ambientale dei prodotti da costruzione durante l’intero ciclo di vita.

L’EPD, documento di supporto alla relazione CAM

Il criterio 1.3.2 dei CAM 2025 fornisce infatti al direttore dei lavori istruzioni operative sulle modalità di valutazione della prestazione di sostenibilità richiamata dal BWR8 e, assieme al criterio 2.1.2 Contenuti del capitolato speciale d’appalto, individua la documentazione necessaria alla valutazione della conformità del prodotto presentato dall’operatore economico rispetto alle prescrizioni progettuali e del capitolato speciale d’appalto.

È in questa fase di cantiere che assumono particolare rilevanza le certificazioni del contenuto di riciclato, recuperato e sottoprodotto (RRS), ma soprattutto le dichiarazioni ambientali di prodotto EPD, strumenti indispensabili per dimostrare la rispondenza dei materiali al profilo di sostenibilità dell’opera calcolato nello studio LCA (criterio 1.3.2), alla programmazione degli interventi di manutenzione previsti dal piano di manutenzione (criterio 2.3.16), agli scenari di riuso e riciclo previsti dal piano di decostruzione e demolizione selettiva a fine vita (criterio 2.3.17) nonché alle specifiche tecniche definite per i diversi materiali da costruzione dai sottocriteri del capitolo 2.4 Specifiche tecniche per i prodotti da costruzione o da eventuali criteri premianti (criteri 2.6.3, 2.6.6, 2.6.7, 3.2.4, 3.2.7, 3.2.8, 4.3.1, 4.3.3).

Nelle EPD che contengono informazioni ambientali per tutti i moduli obbligatori previsti dai CAM Edilizia 2025 (fig. 3) si trovano informazioni specifiche sul prodotto che sono di aiuto per valutare il contributo di un singolo materiale al profilo di sostenibilità dell’opera quali ad esempio:

• gli impatti ambientali legati al trasporto delle materie prima (A1) e del prodotto finito al cantiere (A4.1), per una valorizzazione dei materiali estratti e prodotti localmente che garantiscano quindi tragitti brevi e di conseguenza ridotte emissioni di trasporto;

• semplicità di messa in opera che non richieda l’utilizzo di materiali o attrezzature accessorie o il consumo di energia e acqua (fasi A4.2, A.51, A5.2) e produca un volume limitato di scarti di costruzione, inclusi gli imballaggi di prodotto (fase A5.3);

• che abbia una durata di vita pari almeno alla durata di vita utile (Reference Service Life -RSL) dell’edificio, così da azzerare i cicli di sostituzione (fase B4), e sia caratterizzato da basse esigenze di manutenzione, così da limitare gli impatti ambientali nella fase B2 e B3;

• che a fine vita sia facilmente demolito o disassemblato in modo da minimizzare il consumo di risorse nella fase C1 e possa essere riciclato/recuperato con tecnologie diffuse e consolidate (fase D1) in modo da minimizzare la frazione di rifiuto prodotta e ridurre quindi gli impatti legati al trasporto (fase C2) e al trattamento/smaltimento dei rifiuti (fase C3, C4).

Specifiche tecniche per i prodotti da costruzione

I criteri sempre obbligatori del capitolo 2.4 Specifiche tecniche per i prodotti da costruzione, costituiscono fin dalla prima edizione del 2015, uno degli elementi più originali di questi decreti dal momento che, per la prima volta in Europa, un atto normativo obbliga alla dichiarazione del contenuto di materia seconda (di seguito MS) nel prodotto da costruzione, intesa come sommatoria del contenuto di materia riciclata, recuperata e sottoprodotto (RRS).

I CAM 2025 fissano alcune nuove regole per questo specifico requisito nonché per i mezzi di prova che l’appaltatore dei lavori dovrà fornire alla direzione lavori:

• il requisito deve dimostrare il contenuto di, alternativamente o cumulativamente, materia recuperata, riciclata o di sottoprodotti, distinti tra interni ed esterni, espresso in forma % per ogni singola frazione presente e in totale sul peso del prodotto finale;

• la dimostrazione del requisito avviene tramite una certificazione di prodotto rilasciata da Organismi di valutazione della conformità accreditati per gli schemi specifici per il rilascio delle certificazioni, con riferimento alle norme serie UNI CEI EN ISO/ IEC 17000 e quindi delle norme UNI CEI EN ISO/IEC 17065,17021,17024,17029 oppure attraverso una dichiarazione ambientale di prodotto (EPD), conforme alla norma UNI EN 15804 e alla norma UNI EN ISO 14025, verificata da parte di un organismo di verifica e validazione accreditato in conformità alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17029 e UNI

EN ISO 14065 per lo specifico schema, che riporti la percentuale di contenuto di materiale riciclato, recuperato, o sottoprodotto, nel paragrafo “informazione ambientale aggiuntiva”;

• tale percentuale è determinata attraverso un bilancio di massa basato sulla tracciabilità dei flussi fisici di materia per lo specifico prodotto;

• per un prodotto da costruzione, il cui contenuto di riciclato è pari al 100%, in quanto costituito esclusivamente da materiale derivante da un processo End of Waste (EoW) autorizzato per il recupero e riciclaggio di un rifiuto realizzato dal fabbricante del prodotto, è possibile dimostrare tale percentuale anche mediante una dichiarazione del fabbricante (o DoP in caso il prodotto sia soggetto a marcatura CE), che riporti chiaramente l’indicazione della percentuale di contenuto di riciclato del 100% del prodotto, accompagnata dall’autorizzazione al recupero e dalla documentazione prevista dalla legge per l’EoW (criteri 2.5.3);

3. I moduli del ciclo di vita obbligatori nella metodologia semplificata.

• le asserzioni ambientali auto-dichiarate, conformi alla norma UNI EN ISO 14021, non sono più ammissibili come mezzo di prova. Nell’ambito specifico dei prodotti ceramici, sulla base delle evidenze del mercato in termini di innovazione di processo e di filiera, i criteri specifici relativi al contenuto di riciclato/recuperato/ sottoprodotto hanno subito alcune modifiche. Prodotti in laterizio (criterio 2.4.5). Sono rimasti invariati i valori percentuali del contenuto minimo di MS, ma per un periodo di 36 mesi dall’entrata in vigore del decreto (fino al 2 febbraio 2029) sono ritenuti conformi le attestazioni del contenuto di MS riportanti il solo valore % totale, senza specifica del valore delle singole frazioni. Inoltre, ai laterizi utilizzati per muratura e solai, per copertura e pavimentazioni, è stato aggiunto un apposito riferimento a quelli per rivestimenti faccia a vista.

Pavimenti e rivestimenti in ceramica (criterio 2.4.11). Il criterio relativo alle pavimentazioni dure diventa specifico per le piastrelle ceramiche, con requisiti più coerenti e rappresentativi del comparto industriale che includono in questa nuova formulazione, oltre al rispetto in produzione dell’emissioni specifiche nell’aria di polveri e acido fluoridrico e del consumo di acqua dolce, è richiesto un

contenuto di almeno il 5% di MS. Tubazioni in gres ceramico (criterio 2.4.14). È introdotto un nuovo criterio per le tubazioni in gres ceramico utilizzate per reti di fognatura che devono avere un contenuto di MS, di almeno il 30% sul peso del prodotto.

Apparecchi sanitari (criterio 2.4.16). Le capacità di scarico massimo richieste per i vasi e le cassette di scarico sono state modificate (completo di 6 litri e medio di 3,5 litri).

Prestazioni di involucro e comfort estivo: collegare materiale, stratigrafia e dettaglio

In un contesto che richiede anche resilienza climatica, diventa importante dimostrare come, ad esempio, una soluzione d’involucro in laterizio contribuisca a prestazioni reali e alla durabilità: controllo del surriscaldamento estivo, inerzia termica del sistema, gestione termoigrometrica, continuità prestazionale nei nodi e riduzione dei punti critici (ponti termici, discontinuità, giunti). Il requisito CAM, in pratica, si “chiude” quando la prestazione attesa è supportata da elaborati coerenti (relazioni di calcolo, stratigrafie, dettagli costruttivi) e da controlli in opera compatibili con quanto progettato.

Tabella 2: Elaborazione su checklist IFEL: correlazione tra l’analisi della sensibilità dell’opera e gli interventi di mitigazione.

PERICOLI CLIMATICI RISCHI DI IMPATTO CORRELATI AI PERICOLI CLIMATICI PER EDIFICI STRATEGICI.

Considerare impatto edificio e in aggiunta: attività e processi in loco, fattori di produzione quali acqua ed energia risultati quali prodotti e servizi, collegamenti di accesso e di trasporti

TEMPERATURA –pericoli cronici

Cambiamento della temperatura (aria, acqua dolce, mare)

n.d.

• Possibili problemi di ridotta prestazione tecnica per alcuni materiali da costruzione;

• Problemi di comfort termico per residenti o addetti

• Problemi per l’approvvigionamento energetico (le alte temperature possono causare blackout)

DA SENSIBILITÀ MEDIA => A SENSIBILITÀ BASSA

SE VENGONO ATTUATI GLI INTERVENTI DI MITIGAZIONE

MISURE PER PREVENIRE, MITIGARE O EVITARE I RISCHI

Da prevedere in fase di progetto, tenendo conto di tutto il ciclo di vita del progetto

n.d.

• Impiego di materiali che tengono conto delle maggiori/minori temperature e dello stress termico (CAM prestazione estiva)

• Sistemi di riscaldamento/raffrescamento adeguati o criteri costruttivi di bioarchitettura (CAM prestazione energetica)

• Realizzazione di aree verdi esterne per un maggiore equilibrio microclimatico (CAM)

• Pavimentazioni esterne ad uso pedonale e ciclabile con un indice SRI di almeno 29

La tabella 2 consente di leggere il tema in chiave operativa: l’analisi di adattamento al cambiamento climatico porta il progettista a interrogarsi sul comportamento dell’edificio in regime estivo, perché una delle misure fondamentali per ridurre il rischio associato all’aumento delle temperature — sia come innalzamento progressivo sia come ondate di calore acute — è contenere il surriscaldamento degli ambienti interni, considerando anche le interazioni con il contesto (microclima, esposizione, ombreggiamenti, ventilazione). In questo scenario diventa centrale l’analisi energetica in regime dinamico, perché la capacità di specifiche soluzioni costruttive (caratterizzate da massa e inerzia termica, schermature, ventilazione, controllo solare) di incidere positivamente sul comfort estivo – e di conseguenza anche sulla riduzione dei consumi per il raffrescamento - è valutabile in modo affidabile solo descrivendo l’evoluzione oraria delle condizioni interne, come richiamato dal CAM (tabella 2).

Una nota a parte riguarda invece gli edifici storici, per i quali il decreto richiama un percorso di indagine e valutazione basato su un approccio multicriterio, rappresentato dalla UNI EN 16883 (norma in fase di revisione). L’impostazione mira a mettere a sistema, in modo interdisciplinare, le diverse esigenze progettuali (energetiche, conservative, funzionali), evitando che le indicazioni sul comportamento estivo e sugli interventi risultino “separate” dal valore storico-culturale dell’edificio e dai vincoli che lo caratterizzano.

Lo schema riportato in figura 4 sintetizza la logica della norma: supportare una valutazione trasparente e un dialogo tra discipline, utile a selezionare gli interventi che soddisfano meglio i requisiti dell’edificio nel suo complesso. In coerenza con questo quadro, il CAM 2025 rende il comfort estivo verificabile tramite una metrica prestazionale e un calcolo dinamico normato.

Prestazione energetica in periodo estivo. Il criterio 2.3.2 imposta una verifica prestazionale estiva basata sul calcolo dinamico orario della temperatura operativa (θo,t) e sul confronto con una temperatura di riferimento (θrif) derivata

dalla temperatura esterna media mobile (θrm)

La conformità richiede che, nel periodo 20 giugno – 21 settembre, per ciascun ambiente destinato alla permanenza di persone, la condizione |θo,t − θrif| < 4 °C sia rispettata per oltre l’85% delle ore di occupazione. Il calcolo di θo,t è condotto secondo UNI EN ISO 52016-1; θ rm e i criteri di comfort adattivo sono coerenti con UNI EN 16798-1. Il punto chiave è che il criterio CAM sulla prestazione estiva (2.3.2) non “premia” direttamente un materiale, ma premia l’esito prestazionale (temperatura operativa entro soglia per >85% delle ore di occupazione). Detto questo, gli elementi ad elevata inerzia termica (come le murature in laterizio) possono aiutare concretamente a raggiungere l’esito perché aumentano la capacità termica areica e quindi riducono l’ampiezza dei picchi e/o ne spostano la fase (ancor di più in combinazione con schermature, ventilazione notturna, controllo dei carichi interni) (fig.5).

Emissioni indoor: perimetro ampliato e soglie più selettive

Nei CAM 2025 il criterio 2.4.1 Emissioni in ambienti interni (inquinamento indoor) assume un

4. UNI EN 16883: Diagramma di flusso della procedura proposta.

5. Involucro disperdente: schematizzazione dei flussi energetici e analisi dinamica estiva (temperatura operante).

Fonte: Software di calcolo energetico.

peso più strutturale, perché combina due scelte regolatorie: da un lato amplia il perimetro delle famiglie di prodotti soggette a limiti emissivi, includendo non solo gli elementi di finitura - pitture e vernici, adesivi e sigillanti, pavimentazioni, rivestimenti interni e controsoffitti - ma anche rasanti e intonaci, elementi, pannelli, lastre a vista e barriere/freni al vapore per l’isolamento; dall’altro, definisce soglie numeriche ancor più basse a 28 giorni per un set articolato di sostanze (tra cui COV totali, formaldeide, acetaldeide, toluene, xilene, ecc.), con una logica di controllo che tende a ridurre l’in-

Tabella 3: CAM Edilizia 2025: nuovi limiti emissivi negli ambienti interni degli edifici (μg/m³ a 28 giorni)

parametro 2.4.1 obbligatorio 3.2.6 premiante

COV totali 1000 500

Formaldeide <60 <10

Acetaldeide <200 <100

Toluene <300 <150

Tetracloroetilene <250 <120

Etilbenzene <750 <350 2-Butossietanolo <1000 <500

Stirene <250 <120

1,2,4-Trimetilbenzene <1000 <500

certezza documentale e a spostare la verifica su evidenze riproducibili. La determinazione delle emissioni è vincolata a metodi standardizzati (UNI EN 16516 o UNI EN ISO 16000 parti 3, 6 e 9; per la sola formaldeide anche EN 717-1) e la dimostrazione può avvenire tramite rapporti di prova di laboratori accreditati e/o tramite etichette/certificazioni riconosciute, purché riferite in modo univoco al prodotto impiegato. La tabella 3 riporta, a 28 giorni, i limiti emissivi indoor previsti dai CAM per il criterio 2.4.1 (obbligatorio) e per il criterio 3.2.6 (premiante, più restrittivo), a parità di perimetro applicativo e metodi d prova.

In pratica, il presidio sull’inquinamento indoor si sposta così dai materiali più superficiali degli strati interni ai componenti della stratigrafia che completano l’involucro edilizio.

È inoltre rilevante, per i prodotti ceramici, la clausola di esclusione: piastrelle di ceramica e laterizi non rientrano nel criterio ovvero non necessitano di tali verifiche sui limiti emissivi, quando non abbiano subito lavorazioni post-cottura con applicazioni organiche (vernici, resine o analoghe) potenzialmente emissive. L’esenzione per i prodotti ceramici è dovuta proprio alla natura inerte di questi materiali che rimangono stabili e non subiscono trasformazioni fisiche o chimiche nel tempo, né in caso d’incendio.

Conclusioni

I CAM Edilizia 2025 segna una discontinuità metodologica rispetto ai CAM 2022,

I CAM Edilizia 2025. Novità rilevanti e aspetti d’interesse per il settore ceramico

spostando il baricentro dalla conformità formale alla prestazione misurabile lungo l’intero ciclo di vita degli edifici. Le innovazioni principali sono: introduzione della metodologia LCA semplificata obbligatoria che colma il vuoto operativo del D.lgs. 36/2023; rafforzamento del legame con il quadro normativo europeo (Regolamento CPR 2024/3110, Direttiva EPBD IV 2024/1275, Regolamento ESPR 2024/1781); ampliamento del perimetro prestazionale integrando durabilità, adattamento climatico, comfort estivo in regime dinamico ed emissioni indoor con soglie quantitative verificabili. L’elemento più significativo è l’attribuzione al progettista di un ruolo strategico nella definizione della prestazione di sostenibilità. La selezione dei tre indicatori di riferimento LCA, tra cui obbligatoriamente il GWP-total, costituisce atto progettuale che determina l’identità ambientale dell’opera e il parametro vincolante per valutazioni comparative e criteri premianti. La scelta di materiali, stratigrafie di involucro e dettagli costruttivi incide direttamente su potenziale di riscaldamento globale, consumo di risorse primarie, acidificazione ed eutrofizzazione. Il progettista deve quantificare gli impatti, argomentare le scelte e dimostrare coerenza tra obiettivi e prestazioni calcolate. La definizione dell’equivalente funzionale con orizzonte temporale di 100 anni impone visione estesa che valorizza soluzioni durevoli, manutenibili e riciclabili. L’inclusione delle fasi A1-A5, B4, C1C4 e D richiede di considerare scenari manutentivi, cicli di sostituzione e destino finale dei materiali. Il controllo prestazionale estivo mediante calcolo dinamico secondo UNI EN ISO 52016-1, con verifica del mantenimento della temperatura operativa entro 4°C per oltre l’85% delle ore di occupazione, valorizza massa termica, inerzia dell’involucro come parametri verificabili.

I CAM 2025 trasforma il progettista da prescrittore di requisiti a garante della prestazione di sostenibilità: ogni scelta deve essere

argomentata, quantificata e verificabile, rendendo la sostenibilità parametro primario al pari degli altri requisiti essenziali dell’opera. In questo scenario, la sfida per stazioni appaltanti, progettisti e imprese non è produrre più “carta”, ma costruire un sistema di conformità coerente e controllabile: criteri chiari, mezzi di prova robusti, filiera trasparente e gestione disciplinata di transitorio, deroghe e sostituzioni. È su questa tenuta operativa - più che sul singolo requisitoche si misurerà l’efficacia dei CAM 2025 nel rendere il costruire pubblico più resiliente, verificabile e realmente sostenibile.

Note

1. PFTE: Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica è il primo livello di progettazione nelle opere pubbliche italiane, introdotto dal nuovo Codice dei Contratti (D.lgs. 36/2023) [7]

2. Modello di Relazione CAM di Progetto di cui al criterio 2.1.1 del DM 24.11.2025: https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/modello-di-relazione-camdi-progetto-vers-_02-02-2026-pdf

3. Il Decreto CAM 2025 anticipa e recepisce i contenuti del testo approvato in voto formale della FprEN 15978: 2026, aggiornamento della versione EN 15978:2011, vigente al momento della pubblicazione del decreto

4. Il Decreto CAM 2025 definisce come obbligatori i medesimi moduli del Ciclo di Vita individuati dalla Commissione Europea per il calcolo nazionale del potenziale di riscaldamento globale nel corso del ciclo di vita nel documento C(2025) 8723 del 16.12.2025

5. 3.2.4 Miglioramento della sostenibilità ambientale dell’edificio (LCA); 4.3.1 Ottimizzazione delle soluzioni progettuali per la sostenibilità ambientale (LCA)

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Direttiva (UE) 2024/1275 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024 sulla prestazione energetica nell’edilizia

[2] UNI EN ISO 52016-1:2018 Prestazione energetica degli edifici - Fabbisogni energetici per riscaldamento e raffrescamento, temperature interne e carichi termici sensibili e latenti - Parte 1: Procedure di calcolo

[3] DM 23 giugno 2022 n. 256 Criteri ambientali minimi per l’affidamento del servizio di progettazione di interventi edilizi, per l’affidamento dei lavori per interventi edilizi e per l’affidamento congiunto di progettazione e lavori per interventi edilizi., pubblicato in G.U. n. 183 del 6 agosto 2022.

[4] COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE (2021/C 373/01) - Orientamenti tecnici per infrastrutture a prova di clima nel periodo 2021-2027

[5] Regolamento (UE) 2024/3110 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 novembre 2024, che fissa norme armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e abroga il regolamento (UE) n. 305/2011

[6] Regolamento (UE) 2024/1781 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024 che stabilisce il quadro per la definizione dei requisiti di progettazione ecocompatibile per prodotti sostenibili, modifica la direttiva (UE) 2020/1828 e il regolamento (UE) 2023/1542 e abroga la direttiva 2009/125/CE

[7] D.lgs. 36/2023 Codice dei contratti pubblici in attuazione dell’articolo 1 della legge 21 giugno 2022, n. 78, recante delega al Governo in materia di contratti pubblici come integrato e modificato dal decreto legislativo 31 dicembre 2024, n. 209 [8] prEN 15978: 2026 Sustainability of construction works - Assessment of environmental performance of buildings - Requirements and guidance [9] UNI EN 15978:2011Sostenibilità delle costruzioni - Valutazione della prestazione ambientale degli edifici - Metodo di calcolo [10] UNI EN 17472 Sostenibilità delle costruzioni - Valutazione della sostenibilità delle opere di ingegneria civile - Metodi di calcolo

Casa en tres primaveras: quando il sistema costruttivo regola il progetto

Il ridotto budget per realizzare una residenza estiva diventa l’occasione per riflettere sul semplice atto di posa in opera degli elementi costruttivi in laterizio, rendendo la muratura portante elemento massivo generatore dei volumi di progetto.

KEYWORDS

Residenza estiva Blocchi di laterizio alleggeriti in pasta

Muratura portante

Massa

Edificio preesistente

Modulo costruttivo

Summer house

Thermoclay blocks

Load-bearing masonry

Mass

Pre-existing building Construction module

Una casa privata in cui potersi rifugiare durante la bella stagione, un patio per ospitare i momenti condivisi in famiglia, una graduale, controllata e intenzionale composizione di laterizi per realizzare l’abitazione. Inevitabilmente, il pensiero corre a un celebre esempio dalle pareti costruite “tutte in modo diverso” che, “nelle intenzioni sperimentali, vuole andare lontano” [1]. Con esso, la Casa en tres primaveras condivide non solo la destinazione d’uso, la centralità semantica affidata a uno spazio comune aperto, ma privato, o la scelta delle risorse materiali, degli elementi, cui ricorrere per realizzarla. All’adozione di un sistema costruttivo di matrice squisitamente tradizionale, si affianca infatti una consapevole crea-

Home in three springtimes: when the construction system calibrates the design

Far from being a restraint, the low budget to build a summer house allows David Sebastián i Ucles to rethink the act of installing the building elements of which the new volumes are composed by: simple thermoclay blocks. Economies become a choice throughout the whole process: the summer performance of the envelopedue to the thermal mass of the masonry that improves indoor comfort - as a requirement, common and limited types

of products to be used, a dimensional module guiding the construction of all vertical elements, no plaster to cover the resulting masonry - almost a statement to declare the building system. Carefully inserting the three units into the old stone walls of a former barn, the architect develops the living areas all around a covered and shared courtyard, only opening the views towards the countryside. Internal and external facades display multiple variations in

terms of color and surfaces, including reclaimed wooden windows and doors, still revealing the simple geometrical construction principle to which the horizontal bearing elements are bent as well. As a result of this “slow cooking” process, the thorough design of the Casa en tres primaveras illustrates how the architectural approach can work around the conventional use of building elements, also the most common ones.

1. Vista del cantiere a seguito dello smontaggio della copertura. (David Sebastián).

tività nel riprogettarne l’atto di semplice posa in opera – in ragione di condizioni proprie però del contesto contemporaneo, che definiscono quindi attitudini e motivazioni diverse.

Una cottura lunga tre primavere

Jarque de la Val è un pueblo (o, forse, pueblito) della regione montuosa dell’Aragona, ubicato sopra un colle dal quale il centinaio di abitanti censiti1 gode di una vista aperta sulla campagna circostante. Fabbricati in pietra locale a vista, chiare testimonianze dell’antica vocazione rurale, si alternano alle abitazioni intonacate con i colori della terra – tonalità adottate anche dai pochi edifici di matrice novecentesca.

In questo contesto isolato e silenzioso, tre famiglie decidono di ricavare una residenza estiva che permetta loro di restare in contatto con le proprie radici – a partire dal luogo carico di memoria in cui realizzarla: un vecchio fienile in disuso, sobrio volume di due piani dagli spessi muri in pietra e una copertura tradizionale, a due falde, sorretta da travi di legno. I paramenti lapidei che dividono il fabbricato dalle vie circostanti e dagli edifici contermini sono preservati, il tetto parzialmente smontato per essere ricostruito conservando la sagoma precedente. All’interno di questo guscio, inglobando alcuni muri ed elementi lignei preesistenti, David Sebastián i Ucles progetta un nuovo volume (fig. 1). Gli spazi sono articolati mediante l’addizione di setti che, con un approccio quasi stereotomico, conformano i locali di tre residenze separate. Divise negli ambienti privati, abbracciano un arioso spazio centrale, condiviso e riparato, in alto, dalla rinnovata copertura. Il budget è ridotto, i tempi sono dilatati. Per il cantiere sono necessari tre anni, durante i quali i lavori sono portati avanti nelle giornate più lunghe, quelle consentite dalla bella stagione. In tal modo, il progettista può seguire i lavori in modo costante, contribuendovi in prima persona. Da questo carattere di slow cooking del processo [2] deriva la denominazione dell’intervento. Ne sono esito spazi abitativi che assumono un carattere introverso, affacciando sul vuoto a doppia altezza e aprendosi alla vista del contesto solamente in direzione della campa-

gna. Il patio coperto, principale accesso dall’esterno, funge da distributivo alle tre unità che possiedono ingressi separati, ma condividono un’area comune al piano terra, ricavata all’interno di un ambiente esistente, dove sono collocati gli spazi destinati a cucina, pranzo e soggiorno (fig. 2).

SCHEDA TECNICA

Oggetto Casa en tres primaveras

2. Esploso assonometrico dell’intervento: dettaglio dei volumi inseriti nell’edificio preesistente (David Sebastián).

Località Jarque de la Val, Teruel (Spagna)

Committente Privato

Progetto architettonico David Sebastian Ucles

Collaboratori Sandra Torres

Progetto strutturale Javier Monte

Impresa di costruzione Gruia Buna S.L

Cronologia 2012-2014 (progettazione); 2014-2017 (costruzione)

Superficie certificata 230 m2

Costo complessibo 90.000 euro

Fotografie

Adrià Goula, Jordi Salinas, David Sebastian

Economie quali risorse del progetto e del processo

I vincoli impongono economie su più fronti, attivando una riflessione sul costruire che in altre condizioni, forse, non avrebbe avuto luogo. Da queste circostanze deriva non solo un legame rigoroso tra la forma del progetto e gli elementi che ne vanno a comporre la dimensione tangibile, ma anche un inatteso dialogo con la preesistenza, formulato attraverso i volumi e i materiali [3].

Una prima economia è quella dettata dalla necessità di individuare prodotti da costruzione che permettano di contenere i costi di realizzazione, condizione che è possibile ottenere anche optando per quelli facilmente reperibili e più familiari alle maestranze locali, così da consentire lavorazioni agevoli e una messa in opera veloce. Una seconda economia è quella relativa all’efficienza dell’involucro, legata alla destinazione d’uso dell’edificio: una residenza estiva che deve garantire comfort indoor anche nelle giornate più calde della stagione. La scelta cade quindi su una tecnica tradizionale, la muratura portante realizzata in laterizi: blocchi rettificati e blocchi semipieni, entrambi alleggeriti in pasta, che vedono – come da tradizione – struttura e involucro coincidere in un continuo apparato massivo per sfruttare le proprietà di inerzia termica del materiale (fig. 3). Laterizio, dunque, ma non interamente. Lungo alcuni tratti del muro perimetrale del lotto, e in alcuni punti della corte interna, le sezioni basamentali delle murature di nuova realizzazione poggiano su dei primi corsi di blocchi in calcestruzzo. Gli orizzontamenti, analogamente, ricorrono all’impiego di questo materiale2. I caratteri di queste soluzioni, affidate a elementi diversi dal laterizio nella forma di lavorazione, nelle proprietà meccaniche, nelle colorazioni e texture, non rivelano tuttavia un inserimento estraneo e indifferente alle murature in blocchi alveolati. Al contrario, dimostrano la scelta di operare una variazione sul tema, attenta ai rapporti dimensionali, inclusa discretamente nel rigoroso controllo dei prospetti interni ed esterni (fig. 4).

Le economie che costituiscono premessa del

3. La muratura sul fronte principale dell’edificio (Adria Goulà, courtesy of David Sebastián).
4. Alzato del patio interno (Jordi Salinas, courtesy of David Sebastián).

processo progettuale suggeriscono ulteriori sobrietà – non dovute, ma ricercate – nei risvolti costruttivi dello stesso. Una terza economia è rappresentata dalla limitata varietà di elementi impiegati per realizzare i paramenti murari: un repertorio di laterizi a disposizione estremamente contenuto, ma scelto con accuratezza. Ciò consente di sviluppare la composizione delle tessiture, sia in pianta che in alzato, nel rispetto di un vincolo modulare dettato dalle specifiche dimensioni degli elementi utilizzati per realizzarle (fig. 5). E, quale sistema costruttivo generatore del progetto, la muratura piega alla propria cornice di precisione e rigore, di mezzi consueti e limitati, anche gli elementi delle strutture orizzontali. Per architravi e solai sono impiegati travetti e voltine in calcestruzzo prefabbricati, getti realizzati in opera: non solo materiali e prodotti consueti nei cantieri della zona, ma ragionati e impiegati per inserirsi nel disegno complessivo delle geometrie in laterizio [3] (fig. 6). Questo approccio, al primo sguardo prettamente tecnico, dichiara una precisa volontà formale: non soltanto i paramenti murari conformano nettamente lo spazio delle abitazioni, ma, nel farlo, permettono di leggere il misurato e accorto principio costruttivo sui quali sono basati – rendendo evidente il processo [4] [5]. Ciò è reso possibile da una quarta economia, la mancata intonacatura delle murature sia all’interno che all’esterno dell’edificio, scelta intrapresa in primo luogo per ragioni di budget (fig. 7). Come conseguenza, il progetto realizzato si pone quasi in contrasto con i colori e la matericità del guscio entro il quale viene realizzato. Il tenue paramento in pietra locale, irregolare nella posa e nella dimensione degli elementi, sembra quasi faticare a contenere i nuovi volumi squadrati, nei quali la regolarità dei corsi di blocchi in laterizio viene a tratti negata dalle diverse modalità con cui sono messi in opera, dalle porzioni aggettanti in modo quasi impercettibile, dalle parziali campiture dipinte di bianco, dalle fasce grige, esposte, dei solai, a marcare i livelli della costruzione (fig. 8). Collocato all’interno della preesistenza rurale, l’edificio potrebbe apparire, a uno sguardo distratto, un fabbricato realizzato senza pretese oltre la

5. Esploso assonometrico che rivela il principio modulare del sistema costruttivo, basato sulla dimensione del blocco di laterizio alleggerito in pasta, e dettagli di posa (David Sebastián).

sola funzionalità, di quelli a supporto delle attività contadine, quasi un incompiuto [4]. In un certo senso, nulla toglie che sia così: negli anni questo edificio potrà essere progressivamente “finito” in base alle esigenze delle tre famiglie che, di volta in volta, emergeranno, estendendo il processo di costruzione nel tempo.

La

muratura massiva come strategia sostenibile

Seppure si collochi nel solco della tradizione costruttiva mediterranea, contesto in cui è una scelta progettuale diffusa, il ricorso ai blocchi in laterizio porizzato rappresenta un sistema

6. Vista del patio interno (Jordi Salinas, courtesy of David Sebastián).

efficace per assolvere a tutti i requisiti necessari all’involucro edilizio non solo nel presente, quanto nel futuro.

Gli effetti del cambiamento climatico richiedono di rivolgere una rinnovata attenzione al comportamento delle pareti perimetrali opache. I blocchi porizzati ovvero alleggeriti in pasta, grazie allo spessore considerevole degli elementi combinato alla presenza di pori/alveoli, rappresentano una scelta progettuale particolarmente adatta nel caso si intenda far leva sulle proprietà di inerzia termica delle murature, operando uno sfasamento nella trasmissione del calore e garantendo costanza nel comfort indoor con particolare efficacia nel periodo estivo. Le prestazioni sempre più elevate di tali prodotti rendono inoltre possibile il loro impiego per la realizzazione di murature portanti monostrato, evitando il ricorso alla posa di pannelli isolanti aggiuntivi. Va considerato che, in tali circostanze, lo spessore murario può raggiungere dimensioni significative, anche oltre i 50 cm; tuttavia, la agevole e veloce posa in opera di questi elementi – soprattutto se rettificati – consente economie sotto il profilo di tempi e costi a fronte di migliori prestazioni. Volendo poi contenere lo spessore murario, mantenendo al contempo la capacità massiva, particolarmente validi risultano anche i blocchi in laterizio porizzato a isolamento diffuso, che prevedono nella foratura materiale isolante integrato e opportunamente protetto da qualsiasi azione e calamità esterna [6]. Tutte le proprietà descritte rendono la scelta di questa tecnica costruttiva adeguata nel riflettere sulla prestazione energetica degli edifici delle fasce climatiche mediterranee. Tale aspetto viene affrontato in diversi recenti aggiornamenti tecnico-normativi, come:

• l’appendice nazionale NA 2025 della UNI EN ISO 52016-1:2018 [7], che privilegia il ricorso a strategie massive, proprio della tradizione mediterranea, nel computare lo

spessore efficace dell’involucro edilizio;

• i CAM Edilizia 2025 [8] che, appunto, stabiliscono lo svolgimento della verifica della prestazione energetica in regime estivo attraverso il calcolo dinamico regolamentato della UNI EN ISO 52016-1;

• l’Indicatore Level(s) 4.2 [9] che nella progettazione dell’edificio per la resilienza termica intrinseca indica le strutture edilizie a massa termica efficaci nel ritardare le oscillazioni di temperatura, mitigando così le condizioni di comfort interno.

Recentemente, inoltre, l’uso di sistemi costruttivi in blocchi alleggeriti in pasta sta vivendo una notevole diffusione anche in contesti ben distanti da quello mediterraneo. L’edificio 2226 di Baumschlager Eberle a Lustenau (Austria)3 si affida a murature di elementi in doppio strato (38 cm + 38 cm) intonacate internamente ed esternamente. Questo consente di mantenere una temperatura interna ottimale in termini di comfort (tra i 22°C e i 26°C, da cui il nome del progetto), senza attivare sistemi di riscaldamento o raffrescamento e garantendo la qualità dell’aria indoor con l’apertura automatica delle finestre in base alle rilevazioni della sensoristica interna. Ad Hannover (Germania), lo studio Kiefer|Sander4 ha impiegato una soluzione studiata per accoppiare ai blocchi porizzati spessi 49 cm un paramento di rivestimento ceramico faccia a vista – in linea con la tradizione delle zone centro e nordeuropee. Il rivestimento è stato applicato a umido allo strato di muratura portante, che integra lana minerale nei fori degli elementi, con un legante applicabile 12 ore dopo avere steso la malta di livellamento. Questi interventi testimoniano la recente diffusione di un sistema costruttivo dovuta alla capacità dello stesso di coniugare, con adeguati accorgimenti progettuali, le necessità di resistenza e inerzia termica. Ciò dimostra come prodotti tradizionali possano essere innovati adeguandoli a nuove prestazioni richieste e conservandone, al tempo stesso, il carattere concorrenziale e l’immediatezza di posa in opera.

Tutti questi fattori si sono rivelati determinanti nel caso del progetto realizzato a Teruel, favorendo la scelta di un sistema costruttivo di uso

7. L’edificio visto dalla campagna circostante (Jordi Salinas, courtesy of David Sebastián).

comune, accessibile, nonché facilmente leggibile sulle superfici dell’edificio grazie all’assenza dell’intonaco.

Un racconto ragionevole

L’esito più sorprendente della Casa en Tres Primaveras è forse l’eterogeneità – geometrica, di texture, di colore – che David Sebastián ha saputo generare a partire dal rigore costruttivo e dalle economie compiute – in alcuni casi dettate, in altri scelte volontariamente, ma mai subite.

Operando all’interno di un involucro senza alterarne le dimensioni, il progettista ha sfruttato spazi chiusi esistenti e creato ambienti nuovi; con l’obbiettivo di minimizzare i costi, ha impiegato prodotti edilizi tra i più comuni e integrato elementi di recupero, tra i quali i numerosi serramenti interni ed esterni. Di fronte alla necessità di progettare abitazioni per la stagione estiva, la scelta è stata quella di ricorrere alla soluzione che storicamente – per secoli prima dell’avvento degli involucri iper-performanti –ha garantito adeguato comfort: quella massiva (con una inevitabile concessione di contemporaneità, che in lingua spagnola prende il nome di termoarcilla). Nel pieno rispetto delle consuete tecniche di posa e delle restrizioni dettate dalle geometrie degli elementi, vincolate da un modulo preciso, ha ricavato una elevata autonomia formale, producendo alternanze e giustapposizioni di texture in laterizio sulle superfici murarie. A partire dalle economie descritte, lo studio accorto delle relazioni tra elementi e materiali ha prodotto un riuscito incontro, “intelligente e delicato” [5], tra il passato e il presente del luogo.

Quello della Casa en tres primaveras non è tanto un edificio, un progetto compiuto, quanto il racconto di un processo forse non ancora terminato, di un’attitudine, dei suoi diversi “perché” e delle soluzioni di volta in volta individuate. Se, in molti casi, “la sperimentazione, nel quadro della normale attività architettonica, è destinata a restare un fatto secondario e a non andare oltre i limiti del ragionevole” [1], questo racconto ci ricorda come i limiti, le economie, favoriscono un approccio progettuale simile a quello del bricoleur [10], che sa eludere “le re-

strizioni imposte dalla specifica storia dei materiali a sua disposizione” [11].

In fondo, cosa c’è di più ragionevole di una muratura in blocchi di laterizi porizzati?

Note

8. Vista dell’intervento dalla strada (Jordi Salinas, courtesy of David Sebastián).

1. Il censimento dell’Instituto Nacional de Estadística del 2018 (INE 2018) ne riporta 78.

2. Il progetto si avvale inoltre di solai in legno per la realizzazione di alcune aree soppalcate delle unità abitative.

3. Testoni C., Baumschlager & Eberle: Edificio per uffici «2226» a Lustenau, Austria, Costruire in Laterizio, 159 (2014), 20-25.

4. From quarry to quality living, Germany, Architectum, 41 (2025), 42-45. Disponibile su: https://www.architectum.com/all-editions.html (ultimo accesso: 14.01.2026).

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Aalto, A., Una casa sperimentale a Muuratsalo, in: (id.), Idee di architettura. Scritti scelti 1921-1968, Zanichelli, Bologna, 1987, pp. 105-107.

[2] Pedro Ferrer, Casa en Tres Primaveras: Una cocción arquitectónica a fuego lento, 2018, disponibile su: https://abaton.es/despiertaymira/casa-en-tresprimaveras-una-coccion-arquitectonica-a-fuego-lento/ (ultimo accesso: 05.12.2025).

[3] David Sebastian Ucles, Casa en Tres Primaveras – Jarque de la Val, Teruel, Conarquitectura 68 (2018), pp. 64-68.

[4] Jaume Prat, David Sebastian_ Desarquitectes_ Casa en tres primaveras, 2023, disponibile su: https://jaumeprat.com/2023/12/david-sebastian_-casa-en-tresprimaveras/ (ultimo accesso: 05.12.2025).

[5] Colegio Oficial de Arquitectos de Aragón, Premio de Arquitectura “Fernando García Mercadal” XXXIII Edición, Acta del Jurado, 2018. Disponibile su: https:// www.coaaragon.es/uploads/PGM/2018/Acta_jurado_2018.pdf (ultimo accesso: 05.12.2025).

[6] A. Baratta; L. Calcagnini; A. Magarò; C. Piferi, Manufatti in laterizio con isolamento diffuso ad alte prestazioni termoacustiche, Costruire in Laterizio, 175 (2018), 68-75.

[7] UNI EN ISO 52016-1:2018/NA:2025 Prestazione energetica degli edificiFabbisogni energetici per riscaldamento e raffrescamento, temperature interne e carichi termici sensibili e latenti - Parte 1: Procedure di calcolo. Dati di ingresso e metodi – Scelte italiane.

[8] DM 24.11.2025 Adozione dei Criteri Ambientali Minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e affidamento di lavori per interventi edilizi. I CAM edilizia, edizione 2025, aggiornano e sostituiscono l’edizione 2022.

[9] Indicatore Level(s) 4.2: Tempo al di fuori dell’intervallo di comfort termico, JRCLevel(s) framework, Gennaio 2021.

[10] Lévi-Strauss C., Il pensiero selvaggio, Il Saggiatore, Milano, 2015.

[11] Scalbert I. e 6a architects, Never Modern. Parks Books, Zurigo, 2013, p. 110.

Hippodrhome: muratura armata per un landmark residenziale a Milano

Un nuovo complesso residenziale ridefinisce lo skyline di Lampugnano con una torre di 23 livelli e un edificio in linea immersi nel verde. La sicurezza sismica e le prestazioni energetiche sono garantite dal laterizio Poroton 800 M.A. di Fornaci Laterizi Danesi

Alfredo Fusco, Architetto, libero professionista

KEYWORDS

Muratura armata

Torre ed edificio in linea

Riqualificazione urbana

Sostenibilità

Sicurezza Sismica

Reinforced Masonry Tower and building line

Urban regeneration

Sustainability

Seismic safety

Inquadramento planimetrico.

Nel quadrante nord-occidentale di Milano, in un tessuto urbano complesso e stratificato, sorge il nuovo complesso residenziale Hippodrhome, un intervento di riqualificazione che si impone come nuovo punto di riferimento visivo e qualitativo per il decentrato quartiere di Lampugnano. Situato in Via Ippodromo e completato nel marzo del 2024, il progetto, promosso dal Gruppo Carlo Maresca S.p.A. e firmato dallo studio milanese Beretta Associati, si distingue per la sua capacità di dialogare con le diverse scale del contesto, da quella di quartiere a quella metropolitana, attraverso un linguaggio architettonico contemporaneo e attento ai valori della sostenibilità e della qualità dell’abitare. L’intervento, che ha previsto la realizzazione di un corpo in linea di 6 e 7 piani e di una torre di 22, si caratterizza per una scelta tecnologica di grande rilevanza: l’adozione, per le tamponature, della muratura armata in blocchi di laterizio porizzato Poroton 800 M.A. di Fornaci Laterizi Danesi. Una soluzione che non solo risponde alle più stringenti normative in materia di sicurezza strutturale nei confronti dell’azione sismica e soprattutto in questo caso specifico del vento, ma che contribuisce in modo determinante alle elevate prestazioni energetiche e al comfort abitativo dell’intero complesso, confermando il ruolo del laterizio come materiale d’elezione per un’architettura durevole, sicura e sostenibile.

Il progetto: tradizione milanese e slancio verticale

L’intervento Hippodrhome si inserisce in un’area urbana caratterizzata da una spiccata eterogeneità, dove edifici residenziali di epoche diverse convivono con vuoti urbani e testimonianze storiche come l’antico borgo di Lampugnano. In questo scenario, il progetto mira a ricucire il tessuto esistente, introducendo un elemento ordinatore capace di dialogare con un contesto frammentato, dove edifici residenziali di epoche diverse si alternano a vuoti urbani e memorie storiche. L’impianto generale del progetto è una grande corte verde, definita da una composizione a «L» che si articola attorno a due corpi di fabbrica principali, distinti per forma, altezza e funzione, ma uniti da un linguaggio architettonico coerente e da un attento studio degli spazi comuni. Questa disposizione, aperta verso nord, non solo stabilisce una connessione visiva diretta con il paesaggio circostante, ma garantisce anche un’esposizione solare ottimale alla maggior parte dei 140 appartamenti previsti. Il primo volume è una torre di circa 76 metri di 22 piani, a cui va aggiunto il piano terra, concepita come un nuovo landmark verticale che funge da cerniera visiva con la scala metropolitana. La sua verticalità è accentuata da un prospetto dinamico, dove si alternano pannelli in alluminio grigio, ri-

Hippodrhome: muratura armata per un landmark residenziale a Milano

Rendering del complesso residenziale “Hippodrhome”.

vestimenti in gres e ampie superfici vetrate. La torre prismatica rappresenta l’elemento più iconico del progetto la cui leggerezza è ulteriormente enfatizzata dai balconi, schermati da brise-soleil e parapetti in vetro trasparente, che conferiscono al volume un'estetica slanciata e minimalista. La distribuzione interna prevede appartamenti di pregio, con tagli che variano dai trilocali ai quadrilocali, (dall’ottavo al diciannovesimo piano). Salendo verso i piani più alti (dal ventesimo al ventiduesimo), gli appartamenti diventano ancora più esclusivi, dotati di ampi terrazzi panoramici che offrono viste mozzafiato sulla città di Milano. In contrapposizione, il secondo corpo di fabbrica si sviluppa in orizzontale con un andamento lineare per sei e sette piani. L’edificio dialoga con le altezze del contesto e si distingue per le sue facciate materiche, rivestite in lastre di marmo e intonaco grigio. Le facciate esterne sono scandite da un ritmo rigoroso di pieni e vuoti, dettato da logge e lunghi ballatoi continui, protetti

SCHEDA TECNICA

Oggetto Nuovo complesso residenziale “Hippodrhome”

Località Via Ippodromo 8, Milano

Committente Gruppo Carlo Maresca spa

Destinazione d'uso dell'edificio Residenziale

Progetto architettonico Beretta Associati srl (Milano) in collaborazione con Prointegra srl (Pescara)

Progetto esecutivo architettonico: Planimetro stp strutturale: Redesco Progetti srl impiantistico: Tekser srl, Società d’Ingegneria + Beta Progetti srl, Firenze

Coordinamento progettazione Prointegra srl

Progetto antincendio GP Architettura & Engineering

Progettazione pozzi geotermici e disperdenti Studio Idrogeotecnico srl

Direzione Lavori Ing. Massimiliano Serano, Gruppo Carlo Maresca spa

General contractor Cantieri Italiani srl, Pescara

Cronologia 2020 – 2024

Costo complessivo 43.000.000 €

Superficie lorda 24.500 m2

Produttore laterizi Fornaci Laterizi Danesi spa

da parapetti in listelli di legno composito e bacchette metalliche. Questi spazi esterni fungono da estensione naturale della zona giorno degli appartamenti, che godono di un affaccio privilegiato sulla corte interna, garantendo privacy e tranquillità tant’è che grande attenzione è stata posta al comfort

abitativo. L’altezza interna degli ambienti di 2,77 metri dona ariosità ai vani, mentre le planimetrie razionali separano nettamente la zona giorno dalla zona notte e includono funzionali locali di servizio. Il piano terra è completamente permeabile e attraversabile, ospita spazi comuni, hall, servizi condivisi e si apre verso il giardino centrale che si configura come luogo di relazione, sosta e gioco, vero fulcro green del complesso. Il progetto prevede anche spazi di coworking nella logica di un’abitazione estesa e condivisa. La permeabilità del piano terra, ottenuta tramite ampie vetrate, annulla i confini tra lo spazio pubblico e la corte semi-privata, integrando il complesso nel vissuto quotidiano del quartiere. Uno degli elementi distintivi del progetto è la centralità del paesaggio; il giardino interno non è solo uno spazio decorativo, ma una vera e propria infrastruttura ecologica, progettata secondo criteri di biodiversità, resilienza climatica e benessere psico-fisico. Hippodrhome, che gode del parere favorevole espresso dalla Commissione Paesaggio meneghina, si presenta oggi alla città come una risposta di alto standing architettonico, capace di rispondere alle nuove esigenze dell’abitare contemporaneo.

Planimetria piano terra.
Posa in opera dei blocchi
Poroton 800 MA.

Hippodrhome: muratura armata per un landmark residenziale a Milano

La tecnologia costruttiva: sicurezza e muratura armata

Il complesso è strutturalmente composto da tre edifici indipendenti, separati da un giunto di movimento: due corpi bassi in linea e una torre. L’intero complesso insiste su un unico blocco interrato, che comprende la piastra del piano terra e due livelli interrati adibiti a parcheggi e cantine. La fondazione è costituita da una platea in calcestruzzo armato, il cui spessore varia dai 90 cm in corrispondenza dei corpi bassi fino ai 180 cm sotto la torre. La struttura portante in elevazione è realizzata con pilastri in calcestruzzo armato a sezione variabile. Per la torre, la stabilità è garantita anche da ulteriori setti di controventamento in calcestruzzo armato con spessore compreso tra i 30 e i 50 cm, chiamati a resistere alle azioni sollecitanti dovute alle accelerazioni sismiche ed alla elevata pressione del vento, in funzione della quale la scelta per le tamponature è ricaduta sul sistema in muratura armata di Fornaci Danesi. I solai presentano solette piene con doppia maglia di armatura bidirezionale e spessore tra i 28 e i 30 cm per tutti gli impalcati fuori terra, ad eccezione dei pianerottoli intermedi delle scale che sono spessi 20 cm. La scelta di utilizzare la muratura armata per le tamponature esterne dei corpi bassi, dal piano terra fino al quarto piano, e della torre per tutta la sua elevazione costituisce uno degli aspetti tecnologicamente più qualificanti del progetto. Questo sistema costruttivo, che rappresenta la naturale evoluzione della muratura ordinaria tradizionale, si rivela particolarmente performante nelle zone classificate a sismicità più elevata [1], garantendo un comportamento strutturale eccellente nei confronti delle azioni nel piano e fuori dal piano . La normativa tecnica italiana (D.M. 17/01/2018 - NTC 2018) [2] disciplina in modo rigoroso la progettazione e l’esecuzione delle strutture in muratura armata, riconoscendone l’affidabilità e incentivandone l’uso per la realizzazione di edifici resistenti e durevoli. Per Hippodrhome, la scelta è ricaduta specificamente sul blocco Poroton 800 M.A. (25x19x25cm) di Fornaci Laterizi Danesi, un prodotto che sintetizza l’esperienza pluriennale dell’azienda di Soncino (CR)

ovest. nel campo dei laterizi ad alte prestazioni. Questi blocchi sono caratterizzati da una geometria appositamente studiata per l’alloggiamento delle armature metalliche verticali e orizzontali, e da un impasto porizzato che conferisce anche loro notevoli proprietà di isolamento termico e acustico. La muratura, in blocchi di la-

Blocco Poroton 800 M.A. per muratura portante armata o ordinaria in zona sismicamuratura di tamponamento - Fornaci Laterizi Danesi

Caratteristica Valore

Dimensioni (cm)

25 x 19 x 25

Percentuale di foratura ≤ 45%

Spessore muratura 25 cm

Resistenza a compressione 15 N/mm²

Conducibilità termica (con malta tradizionale) 0,248 W/mK

Trasmittanza parete (con malta tradizionale) 0,817 W/m²K

Potere fonoisolante

dB

Resistenza al fuoco REI – EI 240 – 240

Reazione al fuoco Euroclasse A1

Prospetto

Fase costruttiva dei tamponamenti perimetrali in blocchi

Poroton 800 MA: viste esterne e interne del cantiere.

terizio porizzato con foratura inferiore al 45%, ideali per la realizzazione di una muratura in zona sismica strutturale armata o ordinaria o di tamponamento, si comporta in modo monolitico, quasi come un setto in calcestruzzo armato, ma con i vantaggi aggiuntivi della traspirabilità, dell’inerzia termica e della sostenibilità ambientale tipiche del laterizio [3]. I blocchi hanno una configurazione geometrica atta a consentire l’inserimento delle barre di arma-

tura verticali in acciaio B450C, nella misura minima prevista dal D.M. 17/01/2018 e staffe orizzontali diametro 6 mm ogni due corsi. I blocchi vengono posti in opera a fori verticali e legati tra loro con giunti orizzontali e verticali in malta di classe M10, mentre le armature verticali in acciaio vengono inserite nei fori predisposti e successivamente riempiti con malta cementizia o conglomerato cementizio C12/15. Nel caso specifico, la resistenza meccanica del blocco, unita alla corretta disposizione delle armature, assicura alle tamponature una risposta sismica ottimale e una notevole resistenza all’elevata pressione del vento, valutata in 90 kg/m² al piano terra e 184 kg/m² al ventitreesimo piano. Il sistema di tamponatura in muratura armata di Fornaci Laterizi Danesi conferisce così al complesso elevati livelli di sicurezza sismica, ben superiori rispetto a quelli richiesti per la zona di Milano.

Hippodrhome: tra rigenerazione e innovazione

L’intervento Hippodrhome si configura come un esempio virtuoso di rigenerazione urbana, capace di coniugare ambizione formale, qualità abitativa e dialogo con il contesto. La dualità tra la torre e l’edificio in linea, la ricchezza

degli spazi comuni e la cura per il dettaglio architettonico e paesaggistico fanno di questo complesso residenziale un nuovo punto di riferimento nel panorama immobiliare milanese, un luogo dove abitare significa vivere in equilibrio tra la dinamicità della metropoli e la tran-

quillità di un’oasi verde. La scelta di un sistema costruttivo evoluto come la muratura armata in blocchi Poroton 800 M.A. di Fornaci Laterizi Danesi, per le tamponature di tutto il complesso edilizio, si è rivelata strategica non solo per ottemperare alle normative sismiche ed energetiche, ma anche per realizzare un’architettura solida, confortevole e destinata a durare nel tempo. Hippodrhome non è solo un nuovo edificio, ma un tassello che riqualifica un brano di città, offrendo un ambiente di vita migliore a Lampugnano.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] [1] Ennio Casagrande, Progettazione in zona sismica: muratura armata. Rimini, Maggioli editore, 2018.

[2] [2] Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, 2018. Norme tecniche per le costruzioni (NTC 2018). Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

[3] [3] Progettare edifici in muratura armata secondo le NTC 2018, Consorzio Poroton Italia, 10.06.2023.

SITOGRAFIA

• https://www.berettaassociati.it/

• https://blog.urbanfile.org/2024/05/30/milano-lampugnano-cantierehippodrhome-fine-maggio-2024/

• https://blog.urbanfile.org/file/hippodrhome/

• https://www.danesilaterizi.it/prodotti/poroton-p800-muratura-armata/

• https://www.poroton.it/

• https://www.hippodrhome.it/

• https://redesco.it/it/progetti/complesso-residenziale-hippodrhome-milano/

Vista sud-ovest del complesso residenziale, costituito da edificio in linea e torre.
Vista del parco interno alla corte.

Una storia che si rinnova:

80 anni di laterizio tra memoria, identità e futuro delle città

Donatella Bollani, Giornalista

Flavia Santia, Confindustria Ceramica

KEYWORDS

Rappresentanza

industriale

Anniversario

Rigenerazione urbana

Sostenibilità

Adattamento climatico

Tradizione costruttiva

Industrial representation

Anniversary

Urban regeneration

Sustainability

Climate adaptation

Building tradition

Nel 2025 l’industria italiana dei laterizi ha celebrato un traguardo di grande rilievo: l’ottantesimo anniversario della fondazione dell’Associazione di rappresentanza ANDIL, oggi parte di Confindustria Ceramica. L’8 ottobre, a Roma, nell’ambito della Conferenza Città nel futuro 2030–20501, promossa da ANCE e curata da Francesco Rutelli, il comparto ha ripercorso la propria storia riaffermando il ruolo del laterizio come materiale capace di accompagnare le trasformazioni della città contemporanea, mantenendo un equilibrio costante tra tradizione costruttiva, innovazione e sostenibilità.

La Conferenza si è sviluppata come un ampio momento di confronto sulle prospettive delle città di domani, italiane ed europee, riunendo al MAXXI di Roma rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale, delle professioni e della ricerca, insieme ai vertici dell’ANCE nazionale e alle associazioni territoriali. Una vera e propria “cittadella del dialogo e del confronto”, come l’ha definita il direttore della Conferenza Francesco Rutelli, caratterizzata da un dibattito

The 80th anniversary of ANDIL, celebrated during the ANCE Conference “Città nel futuro 2030–2050” in Rome, provided an opportunity to reflect on the role of the clay brick industry in the ongoing transformation of European cities. Within a broader debate on housing, climate adaptation and sustainability, Cerame-Unie President Heimo Scheuch stressed the importance of a stronger and more unified industrial sector, by reaffirming clay brick as a material deeply rooted in tradition, relevant to contemporary challenges in urban development

trasversale, nel quale le questioni legate all’abitare, alla qualità dello spazio urbano e alla sicurezza del territorio sono emerse come temi strutturali, richiedendo visioni di lungo periodo e risposte integrate. Accanto al tema della casa, particolare attenzione è stata dedicata all’adattamento delle città ai cambiamenti climatici e alla necessità di rafforzare le infrastrutture per la prevenzione del dissesto idrogeologico. Ambiti nei quali il contributo dei materiali da costruzione assume un valore strategico, non solo in termini di prestazioni tecniche, ma anche di durabilità, compatibilità ambientale e capacità di integrarsi nei contesti urbani esistenti.

Una visione condivisa e operativa, oltre la strategia

Nel corso della sessione plenaria della mattina, dedicata alle grandi sfide delle città europee, Heimo Scheuch, Presidente di Cerame-Unie, ha richiamato l’importanza di rafforzare la rappresentanza industriale del settore attraverso una visione condivisa, coerente e capace di superare frammentazioni e approcci disomogenei. In questo contesto ha ricordato come “oggi dobbiamo operare in un mondo molto diverso dal passato, con concorrenti molto importanti, e abbiamo bisogno del supporto di questa Commissione europea”, sottolineando la necessità di un quadro normativo e industriale capace di sostenere la competitività del manifatturiero europeo. Il suo intervento si è inserito nel quadro più ampio della Conferenza che ha messo al centro un filo rosso che lega rigenerazione urbana, adattamento climatico, emergenza abi-

Una storia che si rinnova: 80 anni di laterizio tra memoria, identità e futuro delle città

tativa, rivoluzione digitale, intelligenza artificiale e governo delle acque. Scheuch ha sottolineato come la transizione ecologica richieda oggi un salto di qualità nella capacità di tradurre obiettivi e strategie in azioni concrete e misurabili, evidenziando il ruolo dell’industria manifatturiera come attore attivo e responsabile dei processi di trasformazione in atto. In un contesto europeo segnato da profonde trasformazioni economiche, normative e ambientali, la credibilità delle politiche industriali e climatiche si misura sempre più sulla loro effettiva attuazione, oltre che sulla coerenza degli indirizzi strategici. Il richiamo all’unità del comparto si è intrecciato con il dibattito più ampio sul futuro delle città e sull’urgenza di politiche strutturali in grado di rispondere all’emergenza abitativa, tema condiviso trasversalmente nel corso della plenaria. In questo scenario, la capacità del settore delle costruzioni e dei materiali di presentarsi come sistema integrato diventa un fattore decisivo per mantenere competitività, attrarre investimenti e incidere in modo strutturale nel confronto europeo su sostenibilità, efficienza energetica e circolarità, contribuendo in maniera concreta alla definizione delle città del futuro.

Piano Casa e transizione ecologica, le aziende sono pronte

Questo stesso filo conduttore ha attraversato anche l’appuntamento del pomeriggio, dedicato alla celebrazione ufficiale degli ottant’anni dalla fondazione di ANDIL. Alla presenza di Federica Brancaccio, Presidente ANCE, di Heimo Scheuch, in rappresentanza dell’industria europea, di Luigi Di Carlantonio, Presidente del Raggruppamento Laterizi di Confindustria Ceramica, e di numerosi esponenti delle aziende associate di settore, il confronto ha offerto uno sguardo ampio sulle prospettive future delle città, mettendo al centro il contributo del laterizio nella rigenerazione urbana, nella resilienza climatica e nelle politiche abitative. A orientare il dibattito sono state anche le domande arrivate dalle aziende presenti in sala, che hanno richiamato l’attenzione sulle difficoltà operative della transizione e sul bisogno di una visione più

chiara per il futuro del settore. In questa prospettiva, Di Carlantonio ha evidenziato la necessità di un cambio di paradigma nell’offerta di mercato, affermando che si debba <<superare la logica del singolo “mattone” e rafforzare la proposta di soluzioni integrate: sistemi di muratura, di involucro, di copertura>>, come per le tamponature antisismiche sviluppate nell’ambito del progetto INSYSME 2, che alle collaudate funzioni del laterizio combinano le avanzate caratteristiche di componenti innovativi al fine di potenziare il campo di applicazione verso costruzioni con livelli di prestazione particolarmente elevati.

Conferenza "Città nel futuro 2030 -2050", Le grandi sfide: adattamento e emergenza abitativa, con: Marco Marsilio, Presidente regione Abruzzo, Sestino Giacomoni, Presidente Consap, Heimo Scheuch, Presidente CerameUnie, Pasquale Gandolfi, Presidente Unione Province d’Italia, Simone Gamberini, Presidente Legacoop, Costanza Calabrese, Tg5

Heimo Scheuch, Presidente Cerame-Unie

L'intervento di Federica Brancaccio, Presidente di ANCE, alla celebrazione dell'anniversario di rappresentanza dell'industria dei laterizi italiana.

Un dialogo aperto con le istituzioni e le expertise di settore

ese e le nostre città adeguate alle istanze contemporanee e alla sostenibilità, e a trasmettere questo al decisore politico>>, ribadendo l’importanza di una rappresentanza capace di tradurre le competenze tecniche in visione strategica.

Dalle strategie di riduzione dell’impronta ambientale alle soluzioni per la sicurezza e la qualità degli edifici, il laterizio è emerso come un materiale al tempo stesso simbolico e profondamente attuale, capace di coniugare tradizione costruttiva, innovazione tecnologica e responsabilità ambientale. Un materiale che continua a dialogare con l’architettura contemporanea, offrendo risposte coerenti alle esigenze di efficienza, comfort e durabilità.

Laterizio: materia del costruire nello sviluppo del nostro Paese

Alla celebrazione degli 80 anni di ANDIL storia associativa, Heimo Scheuch e Luigi Di Carlantonio dialogano sul ruolo del laterizio nella qualità abitativa, nella resilienza climatica e nell’identità culturale.

Il confronto ha inoltre messo in luce il valore della filiera nel dialogo con le istituzioni, tema richiamato anche dalla Presidente ANCE Federica Brancaccio, che ha sottolineato come <<la nostra filiera debba riuscire a comunicare come il nostro settore possa realmente contribuire a rendere il Pa-

La celebrazione dell’anniversario è stata anche l’occasione per ripercorrere un viaggio lungo quasi un secolo. Già negli anni Venti del Novecento l’industria italiana dei laterizi aveva raggiunto un ruolo produttivo rilevante, ma è nel secondo dopoguerra che il settore trova un momento decisivo di riorganizzazione e rilancio. Il 7 novembre 1945, a Milano, nasce l’ANDIL – Associazione Nazionale fra gli Industriali dei Laterizi – con la missione di rappresentare un comparto strategico per la ricostruzione del Paese, in una fase in cui la rinascita dell’Italia passava inevitabilmente anche dai suoi materiali e dalle sue imprese manifatturiere. Nel corso dei decenni, l’Associazione ha accompagnato l’evoluzione tecnica, architettonica e normativa del settore, promuovendo una cultura costruttiva fondata su qualità, sicurezza e sostenibilità. Con la costituzione della Federazione Confindustria Ceramica e Laterizi nel 2010, e con la successiva confluenza di ANDIL in Confindustria Ceramica nel 2019, si è consolidata una rappresentanza unitaria di tutte le industrie italiane che lavorano l’argilla, rafforzando al contempo il presidio del settore anche a livello europeo all’interno di Cerame-Unie.

Tra nuovi scenari normativi e tecnologie, le persone sono al centro Durante la giornata è stato più volte sottolineato come il laterizio continui a rappresentare una materia viva e identitaria, profondamente legata alla terra e alla storia delle comunità. Fin dalle origini dell’architettura, e in modo particolare con la tradizione costruttiva romana, esso ha attraversato i secoli mantenendo intatto il proprio valore simbolico e culturale. Oggi, in un contesto in cui il costruire sostenibile è diventato un imperativo globale, il laterizio riafferma la propria attualità come materiale naturale, durevole, riciclabile e performante dal punto di vista energetico. La sua presenza nelle città contemporanee non è solo una scelta tecnica o formale, ma un principio di continuità tra passato e futuro: costruire con la terra significa riconnettersi alle radici del costruire umano e, al contempo, rispondere con soluzioni concrete alle esigenze di efficienza, benessere abitativo e qualità dello spazio costruito.

Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, il contesto nazionale conferma l’attenzione verso l’edilizia, la riqualificazione del patrimonio esistente e la sicurezza del territorio. In questo quadro, il ruolo dei materiali da costruzione – e in particolare del laterizio – si conferma come fattore abilitante delle politiche urbane e ambientali, capace di sostenere processi di rigenerazione coerenti e di lungo periodo.

Una storia industriale che sta progettando il futuro

L’evento romano ha rappresentato così non solo un’occasione celebrativa, ma un momento di sintesi e di rilancio per un settore che guarda con fiducia alle sfide dei prossimi decenni. Le riflessioni condivise hanno evidenziato la necessità di consolidare le sinergie tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca, per tradurre la visione della sostenibilità in risultati tangibili e duraturi. L’80° anniversario della rappresentanza associativa dell’industria dei laterizi di -

"80 anni di storia associativa del laterizio italiano" con: Heimo Scheuch, Presidente Cerame-Unie, Luigi Di Carlantonio, Presidente Reggruppamento Laterizi di Confindustria Ceramica e Federica Brancaccio, Presidente ANCE.

venta quindi simbolo di continuità e rinnovamento: un tributo a una storia industriale che ha contribuito a costruire il Paese e, al tempo stesso, un impegno concreto a proiettare questa eredità verso il futuro. La solidità del laterizio, il suo legame con la terra e la sua capacità di adattarsi alle trasformazioni del tempo restano oggi la metafora più efficace di un settore che, unito e consapevole, intende continuare a dare forma alle città del futuro.

Note

l'intera registrazione dell'evento.

1. La Conferenza “Città nel futuro 2030–2050” è stata realizzata su iniziativa di ANCE e grazie al supporto di Cassa Depositi e Prestiti, Confindustria Ceramica Raggruppamento Laterizi, Federbeton Confindustria, Heidelberg Materials, Intesa Sanpaolo, Invimit e La Soatech S.p.A. e in collaborazione con Gruppo Maggioli e Urban Vision, con il contributo del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo e con la Media Partnership di Diario Diac e Radio 24.

2. Per approfondimenti sul progetto europeo INSYS ME: F. da Porto, C. Modena, G. Magenes, P. Morandi, A. Di Fusco, Progetto europeo sulle tamponature antisismiche, Costruire in Laterizio 163 (2015), 58-64, ISBN: 0394-1590

Conferenza
Per rivedere

Nudità di laterizi

Semplicità e autenticità caratterizzano la scelta costruttiva di comporre l’edificio per elementi lasciati a vista, manifestando le regole dell’assemblaggio e la varietà dei componenti in laterizio, in un gioco di superfici porose cangianti sotto l’effetto della luce solare

Monica Lavagna, Professore Associato, Dipartimento ABC Architettura, ingegneria della costruzioni e ambiente costruito, Politecnico di Milano

KEYWORDS

Faccia a vista

Tavelle in cotto

Casa unifamiliare

Essenzialità

Muratura portante

Facing brick

Terracotta tile

Detached house

Ca sa FA si trova in una piccola cittadina ai piedi delle colline della regione vinicola della Ribera del Duero, nella provincia di Valladolid. Mentre l’architettura tradizionale della cittadina è in pietra, l’edificio, destinato a casa per le vacanze, è situato in una zona suburbana caratterizzata da costruzioni in mattoni e si pone in continuità materica con il contesto.

Il volume è compositivamente basato sulla duplicazione di due corpi lineari aventi la stessa sezione: al corpo principale, che contiene la maggior parte dello spazio domestico, si addossa il corpo che ospita la zona del portico. Entrambi i corpi sono connotati da una copertura inclinata che espande il prospetto rivolto a sud-ovest, al fine di far penetrare in profondità la luce. Una serie di finestre situate nella parte superiore del corpo principale risolve il problema di profondità e mancanza di luce che un portico potrebbe causare.

La planimetria è impostata su una griglia di 4x4 m, con lo scopo di creare una serie di stanze funzionalmente adattabili a diverse funzioni (camera da letto, biblioteca, sala da pranzo, zona studio, ecc.) in base alle esigenze della famiglia. Di conseguenza l’impianto, tipologicamente e costruttivamente apparentemente rigido, in realtà si rivela molto flessibile e variabile nell’uso.

Simplicity and authenticity characterize the construction choice of composing the building with exposed elements, demonstrating the assembly rules and the variety of brick components, in a play of porous surfaces that change color under the effect of sunlight

A questa scelta si unisce la fluidità tra spazio interno e spazio esterno grazie alla presenza di un portico particolarmente profondo e protetto su cinque lati, che configura una vera e propria stanza abitabile all’aperto.

La materialità è uno degli aspetti più importanti del processo esperienziale di questa casa. L’essenzialità delle pareti nude, in laterizi non intonacati, e dei soffitti in travetti cementizi e tavelle in cotto manifesta autenticità e semplicità costruttiva, rendendo evidenti gli elementi di costruzione dello spazio. Tale nudità, produce variazioni di texture e di colore grazie alle superfici diverse dei vari tipi di laterizio e componenti in calcestruzzo. Le variazioni vengono ulteriormente ampliate dall’intensità della luce solare, definendo “una casa diversa per ogni minuto in cui la si osserva” (Ares).

Pu r nell’intento di evitare decorazioni, la cura nei dettagli delle tessiture murarie rivela un’attenzione all’esito estetico. La soluzione costruttiva a doppia parete portante viene portata in facciata, tramite una serie di doppie lesene della misura del mattone, e viene replicata in forma di setti di sostegno del portico. La tessitura dei mattoni si modifica tra parte sommitale e parte basamentale, e quest’ultima prosegue oltre la casa costituendo l’interno muro di recinzione del terreno privato. Il laterizio a vista è il materiale prevalente che configura e delimita tutti gli spazi.

I disegni e le immagini sono stati gentilmente messi a disposizione dall’arch. Óscar Miguel Ares. Le fotografie sono di Pedro Iván Ramos e Óscar Miguel Ares. I disegni dei Dettagli sono stati rielaborati dall’arch. Matteo Fasciolo.

Dettaglio 1

Sezione verticale della parete a nord.

L’edificio si connota per una struttura portante in muratura a doppia parete con isolamento interposto. I paramenti in laterizio rimangono a vista sia verso l’esterno (mattoni pieni faccia a vista) sia verso l’interno (mattoni semipieni). Le doppie pareti trasversali “escono” in facciata come elementi decorativi a lesena, nella parte basamentale, connotando anche i setti del portico.

Legenda

1. mattoni faccia a vista 5x25x12

2. solaio con tavelle in cotto

3. isolante

4. serramento

5. mattoni faccia a vista 7x25x12

6. mattoni semipieni non intonacati

7. solaio controterra con vespaio

Óscar
Planimetria dell’edificio.
Vista dell’edificio da nord-ovest.

Dettaglio 2

Sezione verticale trasversale in corrispondenza del compluvio.

Gli ambienti interni ed esterni sono avvolti dal laterizio a vista: mattoni delle murature con dimensioni differenziate tra basamento e sommità, tavelle in cotto del soffitto, pavimentazione in ceramica (interno) e mattoni (esterno). Il solaio strutturale di copertura è costituito da travetti in calcestruzzo a vista, tavelle in cotto a vista e gettata di calcestruzzo.

Legenda

1. mattoni faccia a vista 5x25x12

2. solaio di copertura con tavelle in cotto a vista

3. finestra

4. controparete in forati e cavedio impiantistico

5. portafinestra tra spazio del patio e stanze interne

6. pavimentazione esterna in mattoni in laterizio

Vista frontale della facciata ovest e del portico.
Vista interna del soggiorno nel corpo est che si affaccia sul portico.

HARQUITECTES , Cantina Clos Pachem, Gratallops, 2019

Dettaglio 3

Sezione verticale della parete sud del corpo est.

Le murature portanti sono in mattoni pieni verso l’esterno e semipieni verso l’interno, con dimensione differenziata tra parte basamentale (fino all’altezza dell’architrave delle finestre e delle porte) e parte sommitale (dalla linea di appoggio dei travetti di solaio alla linea di colmo delle coperture a falde). La parte muraria basamentale definisce anche il recinto del terreno di pertinenza.

Legenda

1. mattoni faccia a vista 5x25x12

2. solaio di copertura in travetti e tavelle

3. mattoni faccia a vista 7x25x12

4. isolante

5. mattoni semipieni interni a vista

6. solaio controterra con vespaio

Óscar Miguel Ares Álvarez, Casa FA, Ribera del Duero, Valladolid, Spagna, 2022
Vista del portico a ovest.
Vista del fronte sud-est, con il muro di perimetro.

Architettura elementare

Tessenow (1876 - 1950) manifestava le sue idee di architettura appunto “nella direzione opposta” ai modi correnti di intendere l’architettura, quando all’accademismo si contrapponeva un funzionalismo morfologicamente rivoluzionario.

Con questo volume Grassi ne ripropone il pensiero, a suo tempo oggetto di “giudizi spesso sciocchi e sbrigativi”; ringrazia il suo collaboratore Nunzio Dego; spiega il suo rifarsi alla tradizione artigianale del costruire, l’architettura come fatto collettivo, la semplificazione formale, il ruolo di ornamento e citazione, il rapporto tra architettura urbana e rurale, i riferimenti alla natura e al contesto; propone esempi di case, granai e tipi dell’architettura contadina nordeuropea.

Con tre progetti (l’Istituto per la ginnastica ritmica Dalcroze a Hellerau, 1912; la Scuola statale della Sassonia – Dresda Klotzsche, 1927; il concorso per la Festhalle nel bosco di Rügen, 1936) dimostra l’infondatezza delle accuse di filonazismo attribuite a Tessenow. Di seguito, con l’introduzione al libro del 1974 “Osservazioni elementari sul costruire”, con cui Grassi portò a conoscenza nel 1974 l’opera di Tessenow, è riprodotto a ristampa nella sua traduzione “Hausbau und dergleichen”, suo scritto fondamentale.

Nella direzione opposta.

Heinrich Tessenow ritrovato

■ Giorgio Grassi

Editore Letteraventidue (Siracusa) Pp. 352, € 35.00

Manifesto tecnologico

Il libro introduce alla cultura di questo settore scientifico disciplinare universitario, con riferimenti a opere di autori di scuole diverse.

L’autrice, professore onorario dell’Università di Firenze, ne ricorda i fondamenti; sottolinea ruolo della manualistica e della normazione, criteri di qualità, metodi di validazione; importanza del dettaglio progettuale, a favore di estetica, prestazionalità, producibilità e costruibilità.

Cita il SAIE di Bologna; i framework di riferimento, come l’UNI, il CEN e l’ISO; i software CAD e BIM.

Di seguito considera: impegno sociale della progettazione, metaprogetto, requisiti funzionali e ambientali delle attività, qualità degli spazi pubblici, partecipazione nella progettazione, autocostruzione; per i materiali: scienza, tecnologia, ingegneria, conformità, processo produttivo; struttura fisicochimica.

Poi: sistemi e elementi costruttivi, strutture, involucro, partizioni e allestimento, impianti, funzionamento energetico, isolamento e inerzia termica, parete massiva, involucri verdi; emergenza climatica.

Sul tema della vita degli edifici nel tempo, considera interventi sull’esistente, adattabilità e resilienza, manutenzione, ciclo di vita; tratta politiche ambientali, sostenibilità, legami con la natura.

Introduzione alla progettazione tecnologica e ambientale dell’architettura

■ Maria Chiara Torricelli Gius. Laterza & Figli (Bari-Roma), 2025 Pp. 200, € 18,00

Costanti insediative e architettoniche

Secondo Lorentz, per imprinting si intende il processo di apprendimento di un animale, nei primi giorni di vita. Antonino Saggio (docente alla Sapienza di Roma, lì dottorandi i curatori) traspone l’ambito di indagine al campo dell’architettura, citando anche Franco Purini che riscontra “costanti insediative e architettoniche” che distinguono il Nord, il Centro e il Sud Italia: la centuriazione, la sezione, la facciata. Il libro raccoglie dodici saggi di autori diversi, con esempi che verificano, attraverso la lente dell’imprinting, se e come, nelle opere di autori noti, vi sia una traccia dei rispettivi “paesaggi nativi”: per Bernard Rudofsky, l’infanzia trascorsa in Moravia; per Giovanni Michelucci, la sezione; di Takis Zenetos lo spirito ellenico; di Carlo Scarpa l’esperienza muranese e in sartoria; di Giancarlo De Carlo il definirsi apolide; in Ignazio Gardella l’influenza dell’architettura rurale norditaliana; in Mackintosh il rapporto con l’architettura baronale scozzese; in Willem Marinus Dudok l’architettura vernacolare olandese; in Sverre Fehn il paesaggio norvegese; in Paolo Portoghesi la storia e Roma; di Álvaro Siza le radici in un antico borgo di pescatori; in Samuel Mockbee i contrasti da lui rilevati tra padroni bianchi e manodopera nera.

Imprinting 900: Paesaggi nativi nell’architettura moderna

■ Federico Caserta, Giovanni Manfolini, Francesca Pierucci. Prefazione di Antonino Saggio Vita Nostra Edizioni (Roma), 2025 Pp.180, euro 18,00

Architettura geniale

L’autore, professionista romano, aveva già pubblicato per Alinea nel 1999 “Il mondo organico di Gaudì, architetto costruttore”.

Qui di Gaudì tratta la tecnologia, l’espressività architettonica, il contesto territoriale, con imponente quantità di immagini e di riferimenti iconografici (disegni ed elaborazioni grafiche di piante, sezioni, prospetti e particolari costruttivi).

Ha lavorato su un’aggiornata documentazione acquisita presso il Centro de Documentacion del Templo de la Sagrada Familia e su numerose decine di pubblicazioni dedicate all’architetto e a Barcellona, producendo una monografia completa; resa purtroppo con una scelta grafica editoriale che non rende merito alla quantità di dettagli tipografici, esplicativi di elementi e materiali. I capitoli introduttivi affrontano e spiegano: l’autonomismo della Catalogna; la genialità di Gaudì; la sua maestria e lo stile del suo tempo; l’originalità delle tecniche costruttive; le vicende che stanno portando dopo un centinaio di anni all’ultimazione della Sagrada Familia. Oltre duecento pagine sono dedicate alla descrizione e illustrazione di quindici sue opere, di cui ben quarantanove al “Tempio della discordia”. Ognuna comprende foto, ridisegno delle composizioni e dei dettagli costruttivi.

Antonio Gaudì: Architettura integrale e cultura mediterranea

■ Claudio Renato Fantone

Kindle Direct Publishing KDP – 2025 Pp. 346, € 54,08

a cura di Roberto Gamba

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Comitato scientifico/ Scientific Advisory Board

Alfonso Acocella (Università di Ferrara), Adolfo F. L. Baratta (Università Roma Tre), Andrea Campioli (Politecnico di Milano), Jean Luc Chevalier (CSTB Parigi), Marco D’Orazio (Università Politecnica delle Marche, Ancona), Manuel Garcìa Roig (ETSAM Madrid), Zheng Shilling (Tongji University Shanghai), M. Chiara Torricelli (Università di Firenze)

Comitato direttivo/Managing Board

Luigi Di Carlantonio, Vincenzo Briziarelli, Mario Cunial, Roberto Danesi

Coordinamento stampa, grafica e impaginazione/Printing Coordination, Graphic & Editing Raffaella Sesia

Hanno collaborato a questo fascicolo/ Contributors to This Edition

Alberto Ferraresi (curatore Architettura), Antonio Acocella, Adolfo F. L. Baratta, Donatella Bollani, Giovanni Cangi, Francesco Cellini, Giorgio Della Longa, Alfredo Fusco, Roberto Gamba, Caterina Gargari, Ernesto Maria Giuffrè, Monica Lavagna, Angela Panza, Flavia Santia, Pasqualino Solomita, Chiara Testoni, Michele Zampilli, Elisa Zatta

Abbonamenti/Subscriptions

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Produciamo l’intera gamma dei laterizi

4 Elementi per divisori

4 Blocchi termici per tamponatura

4 Blocchi ad elevato isolamento acustico

4 Elementi massivi per tamponatura

4 Tramezze a incastro a fori verticali

4 Blocchi acustici

4 Blocchi termici per tamponatura

4 Blocchi DL311 per tamponatura a setti sottili

Periodicità/Frequency of Publication: Quadrimestrale.

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Riconoscimento: classificata come rivista scientifica dall’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca, dal 2012).

Per comunicare con la nostra redazione: costruire@laterizio.it www.laterizio.it

4 Blocchi DL311 incastro a setti sottili per tamponatura a fori verticali

4 Blocchi NZEB incastro a setti sottili per tamponatura a fori verticali

4 Blocchi portanti per zona sismica - Categoria I

4 Pezzi speciali per blocchi portanti Z.S.- Categoria I

4 Blocchi portanti a incastro - Categoria I

4 EVOLATER® per muratura portante ordinaria e armata in zona sismicaNZEB

4 Blocchi interposti per montaggio su travetto

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