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CIL- Costruire In Laterizio - giugno 2026

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Vivere il relax

DENTRO OGNI LATERIZIO ISOLANTE NORMABLOK® PIÙ

C’È TUTTO UN MONDO DI SOLUZIONI.

Muratura Armata High Performance Taglio Termico

Ponti Termici All Round

Normablok® Più è il Sistema Costruttivo in laterizio completo adatto ad ogni esigenza progettuale e di cantiere. I blocchi sono realizzati in Poroton® e integrati con isolante Neopor® di Basf®: il risultato è un sistema costruttivo ad alta efficienza energetica, sicuro in tutte le zone sismiche. Normablok® Più è disponibile in diversi formati e adatto ad ogni specifica applicazione. Normablok® Più: più che un unico sistema, un sistema unico.

Northside House / Wellard Architects, Melbourne AUS
Promosso da In collaborazione con Organizzato da

In copertina

Massimiliano e Doriana Fuksas

Is Molas Golf Resort e Hotel

Pula, Cagliari

•

6 PANORAMA

• a cura della redazione

EDITORIALE

8 Materia, clima, paesaggio

• Francesca Giglio

PROGETTI

Goma Taller de Arquitectura

10 Casa de Barro

Amealco, Querétaro, Messico

• Roberto Gamba

Atelier Matteo Arnone

18 Casa Attico

São Miguel do Gostoso, Brasile

• Pasqualino Solomita

Marià Castelló

26 Can Xomeu Rita

Formentera, Spagna

• Antonio Acocella

Massimiliano e Doriana Fuksas

34 Is Molas Golf Resort e Hotel

Pula, Cagliari

• Adolfo F. L. Baratta

INTERVISTA

Pisana Posocco

44 Progettare la vacanza

• Ernesto Maria Giuffrè

DESIGN

ACPV Antonio Citterio Patricia Viel

48 La terrazza del Bulgari Hotel

Roma

• Chiara Testoni

STORIA E RESTAURO

54 La colonia Fara. Vecchie e nuove forme di ospitalità a Chiavari

• Annarita Martello

TECNOLOGIA

60 Il laterizio smaltato tra tecnologia e narrazione

• Antonio Magarò

RICERCA

70 Prestazioni termiche e percezione di comfort in edifici con tetti ventilati e traspiranti

• Elisa Di Giuseppe, Arianna Latini, Marco D’Orazio, Elisa Franzoni, Ercole Finocchetti

CANTIERE

80 Innovazione del laterizio e qualità abitativa nella trasformazione edilizia

• Massimo Mariani, Francesca Maioli

CRONACHE

88 Tra polarizzazione e valore: il lusso guida l’hotellerie

• Donatella Bollani

DETTAGLI LLLab

90 Laterizio e benessere

• Andrea Campioli

94 RECENSIONI

• a cura di Roberto Gamba

Promossa
Vivere il relax

AI per l’Università di Modena

L’Università di Modena e Reggio Emilia ha inaugurato a marzo il nuovo “UniMore AI Center”, all’interno del dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”, un edificio dedicato alla ricerca e alla progettazione dell’Intelligenza Artificiale, che integra formazione e trasferimento tecnologico alle aziende del territorio.

UniMore AI Center nasce grazie a un finanziamento della Regione EmiliaRomagna con Fondi Europei di Sviluppo Regionale, con richiesta sostenuta da Confindustria Emilia e dalla rete europea ELLIS.

Il nuovo AI Center si inserisce in un sistema di edifici dedicati alla didattica, alla ricerca e all’innovazione, già funzionalmente connesso al Policlinico e alla rete dei tecnopoli. Può accogliere fino a 60 dottorandi e ricercatori, con spazi sperimentali per interfaccia uomo-robot e aree di a cura di Roberto Gamba e Flavia Santia

A Cersaie, CiL porta il relax

In occasione di Cersaie 2026, Costruire in Laterizio ritorna a settembre sul palco dei Café della Stampa con questo nuovo numero, dedicato al rapporto tra architettura, benessere e luoghi della vacanza. CiL 201 “Vivere il relax” esplora il tema dell’abitare temporaneo e dell’ospitalità come spazio di sperimentazione progettuale, dove architettura, paesaggio e materiali si incontrano per costruire esperienze di comfort e relazione con l’ambiente. Dalle residenze stagionali alle strutture ricettive contemporanee, il progetto della vacanza diventa occasione per riflettere su sostenibilità, qualità climatica e continuità tra interno ed esterno. Al centro di questa riflessione emerge il laterizio, materiale capace di coniugare tradizione costruttiva, prestazioni

condivisione con aziende del territorio. La nuova architettura, un innesto allineato al fronte porticato del padiglione esistente, è stato progettato dallo studio romano S.B. Arch. Bargone Architetti Associati; punta alla continuità costruttiva, ricercando un’armonia cromatica e materica con l’esistente. L'edificio si sviluppa su due livelli, con partizioni interne vetrate; il fronte principale è definito da un'apertura finestrata a nastro con rivestimento della porzione emergente a sbalzo costituito da facciata ventilata in mattoni di laterizio faccia a vista.

Roma Tre ospita la conferenza finale del progetto LIFE Superhero

ambientali e valore sensoriale. Tra i maggiori protagonisti di CiL201, gli Architetti Massimiliano e Doriana Mandrelli Fuksas sono simbolo dell’iconico antagonismo tra sperimentazione contemporanea e radicamento nella materia e, sebbene noti per straordinarie opere visionarie e avanguardistiche, hanno scelto come rifugio un casale immerso nella campagna senese (nella foto): una dimora in mattoni e pietra innovata da un design creativo che racconta un’idea di abitare autentica, essenziale e profondamente legata al territorio. Il rapporto tra modernità e tradizione emerge anche in uno dei loro progetti più significativi di CiL201 dedicati all’ospitalità: l’Is Molas Golf Resort & Hotel di Pula, in Sardegna. Il complesso, composto da hotel di lusso, suite e residenze turistiche concepite come

Lunedì 25 maggio 2026, a Roma, si tiene la Conferenza Finale del progetto LIFE SuperHero, un'importante iniziativa dedicata al ruolo strategico delle coperture edilizie nella transizione ecologica delle città. L’evento, dal titolo “I tetti delle città. Tra crisi climatica e povertà energetica: quali soluzioni?”, si svolge nel Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre, presso l’Ex Mattatoio di Testaccio. La conferenza rappresenta l’occasione per presentare i risultati del progetto europeo, focalizzato sullo sviluppo di tecnologie innovative per coperture sostenibili, efficienti e capaci di contribuire concretamente alla riduzione dei consumi energetici e all’adattamento climatico degli edifici. Dopo i saluti dell’Università ospite, il programma si apre con una

“sculture da abitare”, dimostra come l’architettura possa fondersi con il contesto naturale, trasformando il soggiorno in un’esperienza di benessere, privacy e relazione con il paesaggio. Un dialogo che interpreta perfettamente lo spirito di questo numero: il relax non come semplice evasione, ma come ricerca di equilibrio, qualità dello spazio e armonia tra architettura e paesaggio.

sessione dedicata alla presentazione dei risultati, seguita da una tavola rotonda con la partecipazione di autorevoli rappresentanti istituzionali e stakeholder del settore, tra cui CNI, CNAPPC, MASE, VVF, Comune di Roma, Confedilizia, Housing Europe, Formedil e GBC Italia. Il confronto offre uno spazio di approfondimento sulle principali criticità legate alla sostenibilità urbana, alla riqualificazione del patrimonio edilizio e al contrasto alla povertà energetica, mettendo in relazione esperienze, visioni e strategie per il futuro. L’incontro si pone come momento significativo per condividere risultati, prospettive e buone pratiche, evidenziando come le coperture edilizie possano diventare un elemento chiave per affrontare le sfide ambientali e sociali legate alla transizione energetica. Per maggiori approfondimenti: v. l'agenda dell'evento a pag. 79.

CAM Edilizia 2025: a Sassuolo un focus su criteri e applicazione

Il seminario tecnico ospitato a Sassuolo presso Confindustria Ceramica, dedicato ai CAM Edilizia 2025, ha riunito istituzioni e rappresentanti della filiera per analizzare contenuti, opportunità applicative e prospettive del nuovo quadro normativo. Ad aprire i lavori è stato Sergio Saporetti del MASE, che ha illustrato l’evoluzione dei criteri ambientali minimi, evidenziando una maggiore strutturazione del sistema e il rafforzamento dei meccanismi di verifica lungo tutte le fasi del processo edilizio. I CAM risultano così come uno strumento non solo prescrittivo, ma metodologico, integrato nelle decisioni della committenza pubblica. Un focus tecnico è stato offerto da Caterina Gargari, che ha approfondito le LCA e LCC, centrali nella valutazione della sostenibilità. L’analisi del ciclo di vita si amplia includendo anche gli aspetti economici e

una prospettiva temporale estesa, rendendo confrontabili le soluzioni progettuali su basi più complete. Spazio anche alla filiera ceramica con Alfonsina Di Fusco, che ha evidenziato il contributo dei materiali rispetto ai requisiti di qualità, durabilità e salubrità degli edifici, oltre a numerose altre trattazioni raccolte anche nelle apposite linee guida presentate. A seguire, Riccardo Pascolo ha approfondito il tema della verifica, sottolineando la necessità di evidenze tecniche tracciabili a supporto della conformità. Dal dibattito finale è emersa la richiesta condivisa di strumenti operativi chiari e di una maggiore uniformità interpretativa, a conferma del ruolo dei CAM come leva di indirizzo per progettazione e innovazione nelle costruzioni.

LANZA atelier per il

Serpentine Pavilion 2026

Lo studio messicano LANZA atelier (Isabel Abascal e Alessandro Arienzo) è stato selezionato da Serpentine, istituzione londinese attiva nel campo dell’arte e dell’architettura contemporanee, per progettare il Serpentine Pavilion 2026 a Londra, nei Kensington Gardens.

L’opera, che aprirà al pubblico il 6 giugno e resterà visitabile fino al 25 ottobre, segna la venticinquesima edizione di una delle più note commissioni temporanee nel panorama architettonico, avviata nel 2000 a Londra con il progetto di Zaha Hadid e concepita come piattaforma di sperimentazione aperta a progettisti di

diversa provenienza.

Il progetto è un muro sinuoso che si integra nel paesaggio; una ripetizione ritmica di colonne che creano un ambiente fluido, definito da pareti curve in mattoni rossi, che offrono stabilità strutturale e permeabilità visiva, con una copertura traslucida, sostenuta da colonne in laterizio.

I mattoni richiamano la facciata della vicina Serpentine South Gallery. Per il progetto, lo studio messicano si è ispirato al cosiddetto serpentine wall, reinterpretando i tradizionali crinklecrankle wall inglesi, muri ondulati in laterizio composti da curve alternate: una tipologia di origine olandese, che offrono maggiore stabilità strutturale rispetto ai muri rettilinei.

Il richiamo è anche alla geometria sinuosa del vicino lago Serpentine. Come nelle precedenti edizioni, il Padiglione 2026, in collaborazione con la Zaha Hadid Foundation, diventerà la piattaforma ospite del programma estivo e autunnale di Serpentine, con incontri e attività interdisciplinari.

Disponibili i materiali dell'evento e la registrazione

NORMABLOK PIÙ contro il fuoco in facciata

La sicurezza antincendio negli edifici residenziali è un tema spesso sottovalutato, ma di importanza cruciale. Quando si verifica un incendio in un appartamento, il vero pericolo non è solo il fuoco in sé, ma la sua capacità di propagarsi rapidamente agli ambienti adiacenti e agli altri piani dell’edificio. Fumo, calore e fiamme possono diffondersi attraverso pareti, solai, cavedi tecnici e facciate, trasformando un evento localizzato in una situazione di emergenza estesa.

Un aspetto oggi particolarmente rilevante riguarda proprio il comportamento delle facciate negli edifici, soprattutto pluripiano. Un incendio che ha origine all’interno può infatti estendersi verso l’esterno. In questo scenario, elementi come facciate ventilate o sistemi a cappotto, se non adeguatamente progettati, possono diventare vie preferenziali di propagazione del fuoco.

È quindi evidente come il sistema costruttivo e i materiali impiegati nelle chiusure d’ambito — ovvero l’involucro esterno dell’edificio — assumano un ruolo determinante nel contenere un incendio e limitarne la diffusione.

Tra i materiali da costruzione, il laterizio si distingue

come una delle soluzioni più affidabili ed efficaci nella prevenzione della propagazione del fuoco. Intrinsecamente non combustibile, il laterizio non alimenta le fiamme né produce fumi tossici e mantiene la propria integrità anche in presenza di temperature elevate. Le sue caratteristiche di massa e composizione lo rendono una barriera naturale contro il passaggio del calore, contribuendo a proteggere gli ambienti adiacenti e a ritardare l’innesco di nuovi focolai.

Le pareti in laterizio, se progettate secondo criteri

normativi, sono inoltre in grado di garantire elevate prestazioni di resistenza al fuoco, assicurando compartimentazione e isolamento termico per tempi prolungati. Questo significa, in termini concreti, maggiore sicurezza per gli occupanti e più tempo a disposizione per l’evacuazione e l’intervento dei soccorsi. In tal senso la linea NORMABLOK PIÙ, rappresenta un’evoluzione tecnologica del laterizio orientata alle esigenze sia di sicurezza sia di prestazione. Le pareti in NORMABLOK PIÙ uniscono altissima efficienza energetica - grazie all’isolante Neopor di Basf inserito all’interno del blocco - e un eccellente comportamento al fuoco.

Le prestazioni di NORMABLOK PIÙ sono state verificate attraverso test sperimentali di resistenza al fuoco presso il laboratorio CSI: Il sistema S40 HP ha dimostrato risultati di assoluto rilievo.Tutte le soluzioni della linea NORMABLOK PIÙ hanno inoltre ottenuto la classificazione di reazione al fuoco in classe B-s1,d0, un parametro che certifica un comportamento molto favorevole in termini di limitata combustibilità, ridotta emissione di fumi e assenza di gocce o particelle incandescenti.

L’importanza di questi requisiti è rafforzata dall’introduzione della Regola Tecnica Verticale (RTV) del 7 luglio 2022, che integra il Codice di Prevenzione Incendi e disciplina le chiusure d’ambito degli edifici civili.

Le pareti in blocchi in laterizio ad alte prestazioni termiche NORMABLOK PIÙ si configurano quindi come una risposta concreta ed efficace: una soluzione in laterizio capace di coniugare tradizione costruttiva e innovazione tecnologica, garantendo sicurezza, durabilità e protezione reale in caso di incendio.

NORMABLOK PIÙ. Alte prestazioni e massima resistenza al fuoco.

NORMABLOK PIÙ S40 HP è stato sottoposto presso il laboratorio CSI (Centro di Certificazione e Analisi comportamentale polivalente) ad uno speciale test che ne ha certificato gli elevati valori di resistenza al fuoco. Dopo 4 ore di esposizione a 1150° C, la parete è risultata perfettamente integra, confermando un’eccezionale barriera in caso di incendio.

Il test

Per stabilire la resistenza al fuoco dei blocchi NORMABLOK PIÙ S40 HP è stata realizzata una muratura dalle dimensioni di 3x3 m, intonacata con semplice malta tradizionale e sottoposta ad un incendio sperimentale attraverso uno speciale forno di prova che ha portato rapidamente la temperatura della faccia esposta al fuoco a 1150 °C, come evidenziato dalla linea arancione del grafico.

Dopo 4 ore di esposizione progressiva fino a 1150 °C, le sonde di temperatura sul lato della parete non esposta al fuoco registravano di contro un trascurabile aumento della temperatura come evidenziato dalla linea di colore grigio del grafico.

La parete realizzata con i blocchi NORMABLOK PIÙ S40 HP sottoposta alla simulazione di un reale incendio, durante il test ha quindi mantenuto i requisiti di tenuta (E) e di isolamento (I) per più di 240 minuti, ottenendo così la certificazione EI 240.

LA PARETE AL TERMINE DELLA PROVA È RISULTATA PERFETTAMENTE INTEGRA CONFERMANDO NORMABLOK PIÙ S40 HP UN’ECCEZIONALE BARRIERA AL FUOCO IN CASO DI INCENDIO.

FORNACI LATERIZI DANESI

Contatto diretto info@danesilaterizi.it

Materia, clima, paesaggio

KEYWORDS

Sperimentazione

Abitare temporaneo

Relazioni

Equilibrio

Specificità culturali

Experimentation

Temporary living

Relationships

Balance

Cultural specificities

L'Francesca Giglio

Architetto, PhD, Professore Associato presso il Dipartimento di Architettura e Design, Università Mediterranea di Reggio Calabria. Membro del Consiglio di amministrazione dello stesso Ateneo. Responsabile scientifico di MATeRICs, laboratorio strumentale interdipartimentale per la caratterizzazione materica. Svolge attività di ricerca nell’ambito delle strategie adattive di progettazione circolare e reversibile per la transizione ecologica con particolare attenzione all’innovazione dei materiali avanzati e ai sistemi costruttivi a basso impatto ambientale per interventi sulla resilienza climatica.

architettura destinata alla vacanza ha sempre rappresentato un terreno privilegiato di sperimentazione progettuale. Fin dall’affermarsi delle prime località balneari e montane tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, le residenze stagionali, i villini sul mare, gli alberghi e le colonie di villeggiatura hanno costituito luoghi in cui l’architettura ha potuto interrogarsi sul rapporto tra abitare, tempo libero e paesaggio. In questi contesti, la dimensione temporanea dell’abitare – quella della pausa, del soggiorno breve, della sospensione delle abitudini quotidiane – ha spesso consentito di esplorare nuove soluzioni spaziali, nuove relazioni con l’ambiente naturale e nuove forme di comfort abitativo.

Il turismo costruisce uno specifico “sguardo” sui luoghi¹ influenzando profondamente il modo in cui gli spazi vengono progettati e vissuti. L’architettura per il turismo si sta configurando, progressivamente, come un dispositivo culturale capace di mettere in scena il paesaggio e di trasformare l’esperienza dell’abitare in un momento di relazione intensa con il contesto naturale. In questo senso, le case per vacanza e le strutture dell’ospitalità hanno spesso anticipato modalità di progetto che si sono poi diffuse nell’architettura residenziale più ampia.

Nel corso del tempo questi spazi sono diventati anche luoghi di contaminazione tra discipline diverse. Architettura, design, arte e cultura del lifestyle hanno contribuito a ridefinire l’immaginario dell’abitare temporaneo, trasformando la casa per vacanza in un ambiente capace di esprimere atmosfere, identità e modi di vivere. L’attenzione per la qualità degli interni, per la relazione con il paesaggio e per la dimensione sensoriale degli spazi è oggi parte integrante di questo processo. In questo quadro, la materialità dell’architettura assume un ruolo centrale. I materiali diventano strumenti attraverso cui l’architettura costruisce relazioni con il clima, con la luce, con il carattere dei luoghi e con il linguaggio architettonico. In linea con Juhani Pallasmaa², l’esperienza architettonica autentica nasce dall’interazione tra corpo, spazio e materia e coinvolge l’insieme dei sensi attraverso cui percepiamo l’ambiente costruito. Nelle architetture della vacanza, questa dimensione sensoriale diventa particolarmente significativa: il contatto con superfici naturali, la percezione delle texture, il dialogo tra luce e materia contribuiscono a costruire un’esperienza dell’abitare più intensa e consapevole.

The temporary dimension of living, that of suspending daily routines, has often allowed for the exploration of new spatial solutions, new relationships with the natural environment, and new forms of living comfort. Designing architecture for vacations ultimately means building places where people can relax by rediscovering time, silence, and a connection with the landscape. Materiality plays a central role: materials become mediators between architecture, climate, and perception, helping to shape immersive and multisensory experiences, in line with a conception of architecture as a bodily and sensory experience.

Allo stesso tempo, l’architettura della vacanza riflette una crescente aspirazione verso forme di vita più lente e sostenibili. Il tempo della vacanza è spesso associato alla ricerca di equilibrio con l’ambiente, alla possibilità di sperimentare un rapporto più diretto con il paesaggio e con i ritmi naturali. In questo senso, l’architettura è chiamata a costruire spazi capaci di favorire il benessere ambientale, la qualità climatica e la continuità tra interno ed esterno. Questa attenzione verso il contesto si collega a

una tradizione progettuale che Kenneth Frampton ha definito “regionalismo critico”: un approccio che riconosce il valore delle specificità culturali, climatiche e costruttive dei territori, reinterpretandole in chiave contemporanea. Le architetture della vacanza, proprio per la loro stretta relazione con paesaggi spesso fragili e fortemente identitari – coste, colline, montagne – rappresentano un campo particolarmente fertile per questo tipo di riflessione. In tale prospettiva, il laterizio emerge come un materiale capace di stabilire una relazione profonda tra architettura e territorio. Radicato nella tradizione costruttiva mediterranea e in molte culture regionali europee, il laterizio porta con sé una memoria costruttiva fatta di tecniche, saperi e paesaggi sedimentati nel tempo. Il colore caldo della terracotta, la grana delle superfici, la capacità di dialogare con la luce naturale contribuiscono a costruire architetture che sembrano appartenere naturalmente ai luoghi in cui si inseriscono.

Il valore del laterizio, tuttavia, non è soltanto culturale o percettivo. Le qualità fisiche di questo materiale lo rendono particolarmente adatto alla costruzione di edifici destinati alla vacanza e al comfort ambientale. L’elevata massa termica delle murature consente di attenuare le variazioni di temperatura tra giorno e notte, contribuendo al benessere estivo; la traspirabilità favorisce la qualità dell’aria interna; le buone prestazioni acustiche aiutano a creare ambienti silenziosi e protetti. In contesti climatici come quelli mediterranei, queste caratteristiche si integrano efficacemente con strategie passive di ventilazione, ombreggiamento e controllo solare. Allo stesso tempo, il laterizio offre ampie possibilità espressive nella configurazione degli involucri architettonici. Le murature possono diventare dispositivi climatici e spaziali: pareti filtranti, brise-soleil, logge, porticati e superfici traforate che modulano la luce e la ventilazione naturale. Attraverso queste soluzioni, la materia costruita contribuisce a costruire una continuità tra edificio e paesaggio, tra architettura e clima.

Immersa nelle dune brasiliane di São Miguel do Gostoso, Casa Attico di Atelier Matteo Arnone dialoga con il brutalismo tropicale e la tradizione della casa a patio (foto di Federico Cairoli).

In molte architetture contemporanee dedicate al turismo e all’ospitalità, il laterizio viene reinterpretato attraverso tecnologie costruttive avanzate: sistemi murari ad alte prestazioni energetiche, involucri ventilati, elementi modulari capaci di combinare efficienza tecnica e qualità espressiva. Questa evoluzione dimostra come un materiale profondamente legato alla tradizione possa continuare a offrire risposte attuali alle sfide della sostenibilità ambientale e della qualità dell’abitare. Guardando al futuro, l’architettura del turismo sarà sempre più chiamata a confrontarsi con temi come l’adattamento climatico, la riduzione dell’impronta ambientale dei materiali e il riuso del patrimonio edilizio esistente. Il recupero di strutture storiche della villeggiatura – colonie marine, alberghi o complessi turistici del Novecento – rappresenta oggi un’importante occasione per ripensare il rapporto tra architettura, paesaggio e ospitalità.

In questo scenario, il laterizio continua a offrire un contributo significativo: come materiale durevole, sostenibile e profondamente connesso all’identità dei territori. Perché progettare architetture per la vacanza significa, in fondo, costruire luoghi in cui le persone possano rilassarsi, ritrovando tempo, silenzio e relazione con il paesaggio.

E forse è proprio nella forza discreta della materia – nella sua capacità di radicare l’architettura nei luoghi – che il progetto riesce ancora a trasformare lo spazio costruito in esperienza di benessere, quando, parafrasando Peter Zumthor³, i materiali vengono portati alla loro piena presenza e diventano essi stessi parte dell’atmosfera dell’architettura.

Note

1. Urry J., Larsen J. (2011), The Tourist Gaze 3.0, SAGE Publications Ltd

2. Pallasmaa, J. (2005), The Eyes of the Skin: Architecture and the Senses, Chichester: Wiley

3. Zumthor, P. (2006), Atmospheres: Architectural Environments – Surrounding Objects, Basel: Birkhäuser

Goma Taller de Arquitectura Casa de Barro

Amealco, Querétaro, Messico

Roberto Gamba, Architetto, libero professionista

KEYWORDS

Baita

Ranch

Agriturismo

Volta

Mattoni faccia a vista

Cabin

Ranch

Farmahose

Vault

Facing bricks

Il Rancho agroecologico El Ameyal, dove sorge questa baita, è una piccola comunità ai piedi delle montagne di Amealco de Bonfil, una municipalità dello stato di Querétaro, nel Messico centrale, a circa 200 km dalla capitale. In questo luogo si stanno reinventando le modalità di vita e si mira a creare esperienze di valore sia per i suoi residenti che per i visitatori. Si raccoglie l’acqua piovana, si utilizzano pannelli fotovoltaici, si coltiva senza pesticidi (foresta commestibile, milpa, sistema agricolo tradizionale mesoamericano e orto biointensivo) e si producono in proprio biofertilizzanti. Si utilizzano bagni a compostaggio, mattoni di adobe per gli edifici, si raccoglie il miele, si trattano gli animali con dignità per vivere in armonia con loro; ci si impegna per raggiungere la massima sostenibilità e il massimo benessere possibili. I principi guida sono la natura e la permacultura, intesa come sistema di progettazione per la creazione di insediamenti umani sostenibili, per la produzione di cibo, fibre ed energia per i bisogni della popolazione, preservando contemporaneamente gli ecosistemi naturali, migliorandone resilienza e ricchezza. Vi si uniscono concetti di architettura, biologia, selvicoltura, agricoltura e zootecnia, in opposizione ai metodi industrializzati, proponendo un’agricoltura più tradizionale e “naturale”. Casa de Barro (dal nome della terra argillosa di cui è fatta) è stata progettata da Taller GOMA (Carlos Gonzalez, architetto, laureato presso l’Universidad Anáhuac di Città del Messico; Udo Muchow, diplomato ingegnere presso l’Università RWTH di Aquisgrana; Santiago Luján, architetto, laureato presso l’Università Ibero -

Casa de Barro is a modern refuge hut nestled within an agroecological farm, hidden among trees and a stream. Its architecture is unobtrusive, incorporating natural elements, and is a semiburied volume. It consists of a vaulted gallery, supported by low, thick exposed brick walls, reached by a flight of stairs and flanked by a vaulted service area.

americana), uno studio, con sede a Santiago de Querétaro, che propone, da un decennio, costruzioni da integrare nell’ambiente, spesso utilizzando nei progetti colori e materiali naturali della terra, abbinati a forme semplici. I progettisti hanno avuto incarico di creare una piccola capanna rifugio, come parte dei servizi abitativi del ranch, in un’area che si apre tra gli alberi, accanto a un ruscello; una costruzione che scomparisse nel paesaggio; di conseguenza non un’architettura invadente o estranea, ma fatta con elementi della natura, da rendere protagonisti del suo aspetto; come una grotta, un volume semi-interrato, immerso nella vegetazione, utilizzabile come rifugio della sua massa. La baita si mimetizza tra gli arbusti e le pietre presenti nell’area e, da lontano, accennano alla sua presenza solo un paio di cilindri conici: una coppia di lucernari a forma di piccole ciminiere industriali; mentre una scala, racchiusa tra due pareti, scava nel terreno un’incisione, guidando il visitatore al rifugio. La composizione spaziale è anche quella strutturale e consiste in una volta a botte allungata a galleria, sostenuta da muri bassi e spessi; moderna, con finiture naturali. Le murature sono costituite da un doppio strato interno ed esterno di mattoni a vista che racchiudono una cappa impermeabilizzata di 15 cm di “tezontle”, un ripieno indurito di terra vulcanica e sedimentaria. L’alloggio si dispiega nella galleria, raggiungibile a un livello inferiore dalla rampa di scala posta perpendicolarmente a essa. Vi si raggruppano: il soggiorno, l’angolo cottura e lo spazio letto; con alle due estremità vetrate aperte, una su un patio coperto e, all’opposto, su un altro patio semicircolare, aperto superiormente. Affiancato alla galleria, c’è un ambiente di servizio, pure voltato. Tale soluzione formale unifica i vari elementi costruttivi in una continuità strutturale, messa in risalto dai soli mattoni rossi tradizionali. Di laterizio, infatti, sono realizzate anche pareti, soffitti e pavimenti, creando all’interno un’atmosfera che si fonde con i toni

ocra della terra e del paesaggio esterno circostante. Piastrelle fatte a mano, legno con finitura naturale e dettagli in ferro battuto completano il calore degli interni, configurando uno spazio abitativo minimale che consente la sistemazione esclusiva a due soli adulti. Casa de Barro è un’esemplare concezione di sobrietà architettonica, in cui la massa costruttiva e il materiale sono i protagonisti nella definizione tipologica della forma.

SCHEDA TECNICA

Oggetto Casa de Barro

Località Amealco, Querétaro, México

Committente Rancho El Ameyal

Progetto architettonico Goma Taller de Arquitectura

Cronologia 2023 - 2024

Superficie 90 m2

Fotografie Cesar Bejar, Juan Benavides, Matorral

Goma Taller de Arquitectura | Casa de Barro | Amealco, Querétaro, Messico
La capanna rifugio tra gli alberi, accanto a un ruscello.
Pianta.
La galleria abitativa.
Il patio coperto a una delle estremità della galleria.
L’unico ambiente a galleria.

Cadena de concreto f'c=150 kg/cm2 de 30 x 20 cm de sección, armada con 5 varillas corrugadas de 3/8" con estribos de alambrón del no 2 a cada 15 cm

Muro de tabique rojo aparente aparejo a soga con junta de 1 cm, especificaciones según muestra aprobada

Impermeabilizante base chapopote con membrana o carpeta asfáltica

Área filtrante de grava de 3/4"

Relleno con capa de 15 cm de tezontle

Cadena de concreto f'c=250 kg/cm2 de 30 x 20 cm de sección armada con 4 varillas corrugadas de 3/8" con estribos de alambrón del no 2 a cada 15 cm

Dren francés por debajo de NPT compuesto por tubo de PVC de 4" con perforaciones envuelto en malla de mosquitero, asentado sobre cama de grava de 5 cm,

Plástico reciclado como impermeabilizante

Cimentación de mampostería con piedra de la región de 75 cm de base, 50 cm de alto y 45 cm de corona

Plantilla de nivelación de concreto pobre f c=100 kg/cm2

EXTERIOR

Desplante de bóveda de tabique rojo aparente r=2 025 m, aparejo a soga con junta de 1 cm, especificaciones según muestra aprobada

HABITACIÓN

Impermeabilizante asfáltico

Muro de tabique rojo aparente, aparejo a soga con junta de 1 cm, especificaciones según muestra aprobada

Duela de madera de 2cm s m a o

Bastidor de barrotes de madera 2"x4"

Firme de concreto f'c= 100kg/cm2 de 10 cm de espesor con malla electrosoldada 6,6-10/10, con capa de nivelación de 1cm

Plataforma de grava de 3/4" compactada de 10 cm de espesor

Relleno de 20 cm de tepetate compactado al 95% de su pvsm

Relleno de 30 cm de tepetate compactado al 95% de su pvsm en 2 capas de 15 cm

Terreno natural

Il soggiorno con angolo cottura.
L’ambiente voltato con i servizi.
Sezione.

Atelier Matteo Arnone Casa Attico São Miguel do Gostoso, Brasile

Pasqualino Solomita, Architetto, PhD, libero professionista

PROGETTI

KEYWORDS

Laterizio

Torre

Vento

Patio

Architettura

bioclimatica

Brick Tower

Wind

Courtyard

Bioclimatic

architecture

Affacciata sull’oceano Atlantico lungo le coste di São Miguel do Gostoso, nel nord-est del Brasile, la Casa Attico di Atelier Matteo Arnone è immersa in un paesaggio di dune sabbiose e bassa vegetazione litoranea. Concepita come una vera e propria “macchina del vento”, si inscrive in un dialogo con almeno tre tradizioni: il brutalismo tropicale brasiliano¹, la casa a patio nordafricana e mediorientale² come dispositivo climatico, e il dibattito contemporaneo sull’architettura passiva bioclimatica. Il contesto d’intervento si caratterizza per tre elementi fondanti che si sono costituiti come matrici fondamentali nella genesi della forma architettonica: la presenza costante, praticamente tutto l’anno, di venti alisei provenienti da est; un suolo conformato da dune instabili plasmate continuamente dallo spirare del vento; l’ampia vista sull’oceano. Le scelte formali esaltano e accentuano l’identità del luogo. Un basamento orizzontale bianco, alto un piano, si adagia lievemente sulle dune e conforma patii, logge e muri curvi, mentre al centro una torre troncopiramidale in laterizio si eleva dal basamento connotandosi come piccolo landmark. Da un punto di vista tipologico, Casa Attico è la combinazione della casa a patio e della casa a torre: il basamento definisce un sistema di corti e di patii variamente conformati, i quali generano un microclima controllato in cui si infrange la percezione di cosa è interno e cosa è esterno; al centro, la torre belvedere col suo volume centrale in laterizio a più livelli traguarda il paesaggio e l’orizzonte. La sommatoria atipica di queste due tipologie non risponde a logiche funzionali e distributive, ma è la risposta al diagramma del vento e della sezione climatica. La definizione di “macchina del vento” si addice a questo edificio, concepito per captare, modulare e ridistribuire il vento come principale in-

Nestled among the dunes of São Miguel do Gostoso, Casa Attico by Atelier Matteo Arnone engages in a dialogue with tropical brutalism and the courtyard house tradition. The double-skin brick tower and curved patios define a passive architecture that captures and redistributes the steady trade winds.

frastruttura climatica. Il suo impianto fortemente simmetrico definisce quattro generose camere da letto poste agli angoli del lotto rettangolare. Quattro patii intermedi filtrano e separano le camere dal blocco centrale, in cui al piano terra si trova la cucina, che rappresenta il nucleo distributivo e sociale della casa, in stretto e diretto rapporto con i quattro patii. A completamento del sistema, un insieme di logge e corridoi aperti definisce una circolazione di tipo anulare, connettendo tutti gli spazi. Il sistema dei patii aperti lavora come filtro dinamico: il vento proveniente da est subisce una progressiva riduzione di velocità a contatto con i muri curvi, per poi raggiungere le quattro camere da letto con intensità controllata e bilanciata. Ma è lo spazio centrale con la sua torre il fulcro del dispositivo climatico. Costituita da due paramenti di mattoni con un’intercapedine ventilata, fa sì che l’aria entri alla base fra i due strati e, risalendo, generi un “effetto camino” che consente di espellere l’aria verso l’alto, raffreddando al contempo la muratura e contribuendo al comfort degli ambienti interni. Duplice è la funzione della torre: sul piano materiale, il mattone — grazie alla massa termica — funziona come scambiatore e condotto d’aria; sul piano architettonico, la torre svolge il ruolo di dispositivo ambientale che sfrutta il vento costante per ridurre il carico termico degli ambienti interni. In chiave tettonica, il basamento in cemento intonacato e tinteggiato di bianco appartiene alla dimensione orizzontale, con i suoi scavi in sottrazione fatti di corti e patii, mentre la torre con la sua massività appartiene alla dimensione verticale. Il volume troncopiramidale in mattoni è l’elemento caratterizzante dell’edificio e si contraddistingue per la molteplicità di valenze: è un fatto strutturale, in quanto la torre costituisce un corpo murario portante di spessore considerevole; è un fatto climatico, in quanto la doppia parete ventilata definisce un muro climatico attivo con i benefici dell’effetto camino; è un fatto figurativo, in quanto la scelta progettuale della texture irregolare del mattone e il suo colore, uniti alla percezione dello spessore degli imbotti e alla

Casa Attico tra dune e vegetazione.

forma delle aperture, definiscono l’iconicità e la particolarità della casa. La scelta del laterizio restituisce una forte tattilità materica, in palese contrasto con la parte basamentale bianca e liscia; inoltre, dialoga con il paesaggio circostante creando un’armonia cromatica con i colori della terra e della sabbia. La centralità della torre è supportata dall’utilizzo sapiente dell’ombra e della massa muraria: il basamento in calcestruzzo e le sue superfici bianche riflettono l’irraggiamento solare, garantendo temperature superficiali più contenute. Si aggiunga il contributo dell’ombreggiamento offerto dalle profonde logge e dai porticati nella protezione delle superfici verticali e degli spazi interni prospicienti; la massa complessiva di calcestruzzo e laterizio mitiga le oscillazioni termiche, a favore di un comfort pressoché stabile durante tutto l’arco della giornata.

SITOGRAFIA

• https://www.archdaily.com/1013426/casa-attico-ateliermatteo-arnone

SCHEDA TECNICA

Oggetto Casa Attico

Località

São Miguel do Gostoso, Brasile

Committente Privato

Progetto architettonico Atelier Matteo Arnone

Strutture

SP Project — Miguel Brazão

Impianti JCA Multiserv Cronologia progettazione 2021, costruzione 2023

Fotografie Federico Cairoli

Note

1. Il brutalismo brasiliano si distingue dal corrispettivo europeo per la sua declinazione climatica e sociale. Nel nord-est del paese, João Filgueiras Lima (Lelé) — tra i suoi esponenti più rappresentativi — coniugò il cemento armato a vista con sistemi di prefabbricazione, ventilazione naturale e ombreggiamento, elaborando un’architettura brutalista sensibile al contesto tropicale e alle dinamiche regionali.

2. Nella tradizione nordafricana e mediorientale, la casa a patio è storicamente un dispositivo di regolazione termica passiva: la corte interna crea un microclima ombreggiato che riduce l’irraggiamento diretto, favorisce la circolazione dell’aria e genera un gradiente termico tra spazio esterno e interno. Casa Attico riprende e reinterpreta questo modello adattandolo al clima e alla topografia costiera del nord-est brasiliano.

Atelier
Pianta piano terra.

Atelier
Sezione con funzionamento della torre del vento.
Scorcio della cucina aperta sul patio del vento.
Vista della torre dal patio infinito.
Belvedere sulla sommità della torre.
Dettaglio del patio piscina.

Marià Castelló

Can Xomeu Rita Formentera, Spagna

Antonio Acocella, Architetto, PhD, partner AFSa

KEYWORDS

Semplicità costruttiva

Abitare mediterraneo

Blocchi forati

Bioclimatica

Traspirabilità

Construction simplicity

Mediterranean dwelling

Hollow clay blocks

Bioclimatics

Breathability

Nel l’interno dell’isola di Formentera, dove il paesaggio è scandito da distese di grano, avena e dalla trama geometrica dei muretti a secco, sorge Can Xomeu Rita, piccola abitazione isolata ad opera dell’architetto locale Marià Castelló. La genesi della costruzione parte da una lettura attenta della morfologia del lotto: l’edificio si insedia in una radura naturale priva di vegetazione arborea, una scelta consapevole per minimizzare l’impatto ambientale e preservare la flora autoctona dell’isola. L’orientamento dell’abitazione, dettato dall’allineamento con le preesistenze antropichein particolare i muretti in pietra a secco che definiscono il confine agricolo -, permette di massimizzare l’esposizione a sud, fondamentale per il bilancio energetico dell’edificio, e di individuare il punto ottimale per l’integrazione di una cisterna interrata, per il recupero delle acque meteoriche di grande utilità nell’arido contesto insulare. L’architettura non si affida a impianti tecnologici complessi, ma alla corretta gestione delle risorse naturali e alla morfologia stessa dell’edificio. L’analisi accurata dei venti dominanti permette di ottimizzare la ventilazione incrociata naturale, con aperture disposte strategicamente in modo da innescare moti convettivi che espellono l’aria calda, mantenendo gli ambienti interni freschi anche durante la caldissima stagione estiva. La semplicità del programma funzionale si traduce in una pianta rigorosa, organizzata per fasce longitudinali che mediano costantemente il rapporto tra lo spazio interno e l’ambiente circostante. La prima fascia, posta sul fronte meridionale, rappresenta l’interfaccia pubblica dell’abitazione. Qui un ampio portico funge da diaframma termico

Can Xomeu Rita addresses the theme of the isolated Mediterranean house through the lens of constructive sincerity and bioclimatic design. The simplicity of the expressive means is manifested in the tectonics of the lightened clay block, left exposed on the exterior to emphasize the minimal apertures, and in the interior to define tactile, breathable surfaces.

e visivo, offrendo una protezione solare necessaria e agendo come naturale estensione del soggiorno verso l’esterno. La fascia centrale costituisce il nucleo relazionale della casa, un ambiente unico e diafano che integra senza soluzione di continuità la cucina, la zona pranzo e il soggiorno. Infine, la fascia settentrionale è interamente dedicata al riposo e ai servizi, con le camere da letto orientate verso est e ovest per garantire la necessaria privacy e un rapporto più intimo e protetto con il territorio. Il carattere distintivo dell’opera è senza dubbio la sincerità costruttiva e tettonica. In un tempo dominato da stratigrafie murarie complesse e rivestimenti coprenti, Can Xomeu Rita mostra la propria struttura portante e i materiali che la compongono. Il budget contenuto dell’intervento è stato trasformato dai progettisti in un’opportunità estetica e prestazionale attraverso l’uso di materiali lasciati a nudo. Ruolo primario nella costruzione è affidato al blocco in laterizio alleggerito (30 × 29 × 20 cm). Scelto per le sue eccellenti proprietà di inerzia termica e traspirabilità, il blocco viene lasciato a vista, creando una texture regolare e vibrante sulle pareti sia interne che esterne. Questa scelta non risponde solo a un’esigenza di ottimizzazione economica, ma mira programmaticamente a creare ambienti salubri; il laterizio alveolare, combinato con malte a base di calce naturale, garantisce una regolazione igroscopica ottimale dell’umidità interna, prevenendo fenomeni di condensazione e migliorando sensibilmente la qualità dell’aria indoor. L’abaco dei materiali si completa con l’uso del legno di pino per le strutture della copertura e gli infissi, e della pietra calcarea locale per le pavimentazioni.

Can Xomeu Rita mostra come sia possibile coniugare un’alta qualità e garbo architettonico con una sostenibilità reale e costi di costruzione ridotti. Attraverso l’uso sapiente del laterizio a vista e una progettazione estremamente attenta alle dinamiche del sito, l’abitazione risolve il tema della casa isolata mediterranea nel segno della sincerità costruttiva e della progettazione bioclimatica.

SCHEDA TECNICA

Oggetto Can Xomeu Rita

Località Vénda des Molí de s’Estany, Formentera, Spagna

Committente Privato

Progetto architettonico Marià Castelló

Direzione lavori José Luís Velilla Lon

Collaboratori Marga Ferrer, Natàlia Castellà y Lorena Ruzafa

Progetto strutturale Ferran Juan

Sorveglianza archeologica Glenda Graziani Echávarri

Impresa di costruzione Motas Proyectos e Interiorismo S.L.

Cronologia 2011-2015 (progetto), 2016 (realizzazione)

Superficie 69 m2 + pergola

Fotografie Marià Castelló Martínez

Volo d’uccello.
La pergola.

30 x 29 x 20 cm

Prospetti.

30 x 29 x 20 cm

Bloque termoarcilla

termoarcilla

30 x 29 x 20 cm

Alzados exteriores e 1:100

Alzados exteriores e 1:100

Alzado Sureste
Alzado Noreste
Alzado Noroeste
Alzado Suroeste
Bloque termoarcilla
Alzado Sureste
Alzado Noreste
Alzado Noroeste
Alzado Suroeste
Bloque
Pianta piano terra.

Il prospetto tergale.

Marià Castelló | Can Xomeu Rita | Formentera, Spagna
La sala da pranzo.
La soglia tra zone giorno e notte. Il disimpegno
La zona giorno.
La camera da letto. Dettaglio di facciata.

Massimiliano e Doriana Fuksas Is Molas Golf Resort e Hotel Pula, Cagliari

Adolfo F. L. Baratta, Professore Associato, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi Roma Tre

KEYWORDS

Hotel di lusso

Forme scultoree

Paesaggio mediterraneo

Armonia con il contesto

Luxury hotels

Sculptural forms

Mediterranean landscape

Harmony with the surroundings

La produzione architettonica di Massimiliano e Doriana Fuksas si contraddistingue per le forme massive e scultoree, che valorizzano l’espressività: il complesso a carattere turistico ricettivo realizzato in Sardegna non fa eccezione e anzi, rispetto ad altre opere note dello stesso Studio, sottolinea l’identità materica e costruttiva del luogo.

L’intervento consiste nel potenziamento del Golf Club esistente e ha previsto la realizzazione di 2 hotel a cinque stelle, un primo da 80 stanze e un secondo da 39 stanze, e 15 residenze turistiche alberghiere per un’offerta complessiva di circa 300 posti letto. Il complesso, che in memoria dei frammenti delle preesistenze archeologiche di insediamenti nuragici è realizzato come una progressiva aggregazione di unità, è stato completato con spazi collettivi e attrezzature sportive.

L’insediamento, che reimposta quanto ereditato dalla lottizzazione inizialmente prevista e in parte anche realizzata, si integra con il paesaggio in cui si insedia. Il tratto distintivo è costituito dalle linee di declivio del terreno e dalle ampie dorsali verdi che, in un continuum natura-costruito, discendono sino ad arrivare ai campi da golf. Il progetto del paesaggio si basa sulle specie autoctone della macchia mediterranea (corbezzolo, erica arborea, lentisco, mirto e quercia da sughero), che perfettamente si integrano con il contesto e il clima. In questo modo l’intervento costruito e il paesaggio si fondono in armonia, creando un carattere profondamente naturale. Il complesso, costituito da “frammenti” solidi e massivi, restituisce un sistema scomponibile in parti. La viabilità. Il sistema prevede tre tipi di viabilità: una dorsale principale carrabile, già esi-

The architecture of Massimiliano and Doriana Fuksas is characterized by massive, sculptural forms that highlight light and expressiveness. The tourism and hospitality complex built in Sardinia, inspired by fragments of pre-existing archaeological sites of Nuragic settlements, is designed as a progressive aggregation of units: the result is a complex yet clearly intelligible system, with solutions that blend harmoniously with the surrounding environment.

stente, che collega tutte le zone del complesso; una viabilità secondaria per le golf car che collega le residenze turistiche; una viabilità di pertinenza del tracciato golfistico che mette in comunicazione la Club House, le zone residenziali nei campi e la zona turistico ricettiva.

L’Hotel cinque stelle. Intorno all’hotel si struttura l’intero intervento. L’ingresso si materializza in un lungo percorso, una passerella su una vasca d’acqua. Arrivando alla hall d’ingresso si incontrano il ristorante principale, dotato di ampia terrazza, e la piscina, anch’essa con terrazza e un piccolo lounge bar. Dalla hall si distribuiscono dei percorsi che si snodano nei giardini e arrivano fino alle camere. L’adeguamento al dislivello del terreno assicura a tutte le camere una vista panoramica.

L’Hotel suite. L’Hotel Suite si disarticola seguendo la pendenza del terreno che, nell’area in cui è collocato, risulta essere più accentuata. Le camere, che si aprono in una disposizione a ventaglio e giacciono su due distinti livelli, sono divise in due gruppi separati dalla hall, dal ristorante e dal lounge bar con terrazza sulla piscina. quest’ultima è posta in posizione baricentrica, offrendo un’invidiabile vista sui campi da golf.

Le residenze turistiche. Collocate nella zona più alta dell’area, le residenze turistiche sono costituite da nuclei con una o più unità abitative e superfici complessive variabili da 160 m2 a 210 m2

Le ville sono concepite come un arcipelago di isole immerse nel paesaggio e organizzate attorno a spazi condivisi: la soluzione frammenta le residenze in solidi isolati, ritessuti da coperture terrazzate, prestando attenzione all’introspezione tra le diverse unità e, quindi, a garantire la privacy necessaria.

Ognuna delle 15 ville, ideate come “sculture da abitare”, è composta da alloggi dotati di soggiorno con cucina, camera e servizi igienici; sono inoltre previsti spazi comuni, quali terrazza con vista e piscina, che abbracciano gli alloggi e creano un rapporto intimo tra architettura, acqua e paesaggio.

La Piazza. La “Piazza” fa da cerniera tra la zona dell’hotel e la zona che ospita la lussuosa Spa e l’Hotel Suite. L’asse che parte dall’albergo e conduce alla zona comune centrale ospita 4 ri-

Schizzo iniziale.

storanti, 3 bar e 9 unità commerciali: alcune di tali funzioni sono collocate al primo livello e sono dotate di terrazze che offrono una splendida vista sul contesto. L’articolazione è tale da offrire panorami e ambientazioni differenti anche in funzione dell’orario della giornata: le soluzioni adottate sono così flessibili da consentire variazioni aggregazionali e modifiche funzionali nel tempo.

La Club House. La Club House è collocata in posizione baricentrica rispetto ai campi da golf: si raggiunge dall’ingresso, in prossimità del campo pratica, o da strade interne al tracciato golfistico dalla zona ricettiva. L’edificio presenta una galleria, su cui si affaccia lo shop, e una grande hall con reception, sala comune, lounge bar e ristorante. Al piano seminterrato si trova l’area golfistica. Gli spogliatoi sono dimensionati per ospitare 700 persone e sono suddivisi in Soci, Ospiti e Ospiti d’onore.

La Spa. L’accesso alla Spa è segnato dalle emergenze dei nuclei solidi che ospitano la reception con gli spogliatoi, le piscine interne, le cabine per le cure estetiche, il bagno turco, le cure terapeutiche e il fitness. La zona relax gode di ampie terrazze con vista sui campi. Il sistema di aperture sulle coperture voltate permette di raccogliere la luce naturale zenitale e creare un’atmosfera densa di chiaroscuri.

Le attrezzature sportive. In prossimità dell’Hotel centrale e a valle delle Spa si trova la zona sportiva: protetta da una fitta vegetazione,

essa comprende 4 campi da tennis, 2 campi da calcetto, 1 campo da pallacanestro e 1 campo da beach volley. Il complesso, nel suo insieme, restituisce un sistema articolato ma chiaramente intelleggibile, con soluzioni che evocano il paesaggio archetipico della Sardegna. Le ville, ad esempio, appaiono come delle forme scolpite nella roccia, emergenze naturali che affiorano dal terreno in armonia con l’ambiente circostante.

Il dialogo con il territorio sardo è diretto: gli edifici sono realizzati con materiali naturali, i solai in laterocemento, l’involucro verticale con blocchi di laterizio, le superfici con intonaci grezzi che richiamano i colori e le texture dell’isola. Gli interni sono concepiti come ambienti unici, arredati con mobili e oggetti disegnati dagli stessi Fuksas, in grado di definire un’atmosfera raffinata.

SCHEDA TECNICA

Oggetto Is Molas Golf Resort e Hotel

Località Pula (Cagliari)

Committente Is Molas S.p.A.

Progetto architettonico Massimiliano e Doriana Fuksas

Engineering Ai Engineering

Progetto strutturale Gilberto Sarti

Cronologia

Superficie

2015 (progettazione) - 2017 (realizzazione)

700.000 m2

Fotografie Courtesy Studio Fuksas ©

Vista aerea di una villa.

LEGENDA

Le sculture da abitare.
Le ville: pianta piano terra.
1. Soggiorno
2. Cucina
3. Camera
4. Servizio igienico
5. Pergola
6. Piscina
7. Parcheggio
8. Area fitness
I volumi isolati sono ritessuti da coperture.
La ritessitura della copertura terrazzata.
Sezioni con dettaglio della muratura in blocchi di laterizio.
Massimiliano
La villa dalla piscina.
La villa dal giardino.
La sala pranzo.
Il soggiorno.
Massimiliano e Doriana Fuksas | Is Molas Golf Resort e Hotel | Pula, Cagliari
Le ville affiorano dal terreno in armonia con il contesto.

Pisana Posocco

Progettare la vacanza

Ernesto Maria Giuffrè, Architetto, PhD, libero professionista

KEYWORDS

Architetture per la vacanza

Utopia

Mediterraneo

Vernacolare

Sperimentazione

Architectures for the Holiday

Utopia

Mediterranean

Vernacular Experimentation

Pisana Posocco

Professore Associato in Progettazione

Architettonica presso Sapienza, Università di Roma. È membro del Dottorato di ricerca in Architettura e Costruzione e del master PARES, Progettazione Architettonica per il Recupero dell’Edilizia storica. Conduce ricerche sull’interazione tra spazio e fruitori, sull’architettura turistica e quella penitenziaria e sul riuso del patrimonio storico. Tra le pubblicazioni si segnala

Progettare la vacanza. Studi sull’architettura balneare del secondo dopoguerra (Quodlibert 2017)

Nella sua attività di ricerca lei ha toccato differenti ambiti della progettazione: architettura per il carcere, architettura sacra, architettura residenziale, architetture espositive come pure la scala grande delle infrastrutture e della pianificazione, da cosa nasce la necessità e l’esigenza di una ricerca specifica sulla architettura balneare?

Quello che mi interessa è la relazione che si può instaurare tra un’architettura e chi la abita, mi interessa il ruolo che può avere nella vita delle persone e delle comunità, come una architettura influenzi la vita umana, come possa contribuire al benessere, non solo in senso tecnico, termo-igrometrico, ma come contribuisce e rafforza il senso dell’abitare. L’architettura deve rispondere a requisiti funzionali primari, a ragioni di natura pratica, ma deve anche dare ricovero all’animo e contribuire al benessere. Nel caso delle architetture per la vacanza l’esigenza

Holiday architecture has voluntarily and consciously engaged with human desires and aspirations, seeking to give substance to utopias, to offer a space in which to stage a hoped-for life, a desire, or perhaps a dream. There is no common language among these architectures; there are recurring etymologies, but they are not fixed and invariable. Thus, a Mediterranean Esperanto is being constructed, a common architectural semantic language.

vera a cui deve rispondere è certamente quella di offrire un riparo, ma c’è un tema fondamentale: lo scegliere un luogo dove possano trovar casa i desideri di una vita sperata, dove poter mettere in scena una vita desiderata, una sintonia con la natura o un mondo di relazioni felici. L’architettura per il tempo libero deve contemporaneamente dare riparo alle persone e ai sentimenti, deve “far coincidere forma e luogo, archetipo e figura”1.

Dall’esito del suo studio sulla architettura residenziale nei luoghi di villeggiatura quali sono le particolarità emerse che maggiormente ne identificano e caratterizzano la progettazione?

L’architettura per la vacanza si è volontariamente e coscientemente confrontata con i desideri e le aspirazioni umane. Proprio perché la seconda casa non risponde ad una necessità stringente, sia il mercato che i progettisti hanno ragionato su come sviluppare in modo diverso ed innovativo, quasi precursore di nuove soluzioni, questa particolare tipologia abitativa. In generale l’architettura turistica ha cercato di dar corpo ad utopie. Spesso un sogno regressivo di ritorno ad una mitica età dell’oro.

Tra i soggetti della architettura legata alla vacanza ed al turismo abbiamo gli alberghi, i villaggi vacanze, i comprensori residenziali e le case, villini unifamiliari, quali sono i caratteri comuni e quali le differenze che ne connotano l’approccio progettuale attuale? Negli ultimi anni si è vista una grande diversificazione nell’offerta turistica: non più i tradizionali alberghi, villaggi o zone di seconde case; ci sono ora alberghi gonfiabili, alberghi assemblabili con container, alberghi che si sciolgono, perché sono fatti di ghiaccio, e poi alberghi gal-

leggianti, alberghi costruiti con tende, alberghi in capanne oppure alberghi appesi nelle foreste che materializzano il sogno che tutti hanno avuto da bambini della casetta sull’albero. Il problema cui dare risposta non è più solo il dare ricovero, ma fornire mezzi e strumenti per un’esperienza. Al contempo queste trasformazioni hanno fatto maturare la consapevolezza dell’unicità e della fragilità dell’ambiente naturale.

Tutte queste nuove strutture turistiche hanno in comune l’aspetto effimero: non sono architetture che si insediano nel paesaggio, ma attrezzature che lo rendono abitabile senza lasciare, in linea di massima, segno del loro passaggio. Sono composte di piccole parti che hanno un’alta integrabilità con l’ambiente naturale, sia dal punto di vista percettivo, sia dal punto di vista della loro sostenibilità. Chi è in vacanza è disposto a sperimentare, non solo architetture ma stili di vita.

Il concetto di vacanza, intesa come momento di relax, pausa dalla vita lavorativa, differente modalità di vivere l’abitazione e l’ambiente circostante, come si traduce nella progettazione e configurazione degli spazi e nella definizione delle loro qualità?

Le architetture per la vacanza hanno, di volta in volta, cercato di dar corpo a due tipi differenti di modi di abitare, il desiderio di vivere in contatto ed in sintonia con la natura e quello di vi-

vere in armonia con i propri simili. In entrambi i casi l’architettura si è posta come un facilitatore. Dalla ricerca di una vita nella natura (natura edulcorata) sono venute le città giardino e a queste possono essere assimilate Cervia, Lignano, Duna Verde, Albarella, le ville della Costa Smeralda e poi i molti villaggi turistici che hanno imitato questo tipo di soluzione o ancora il villaggio Eni di Borca di Cadore; ma esiste anche l’utopia di una vita in sintonia con i propri simili, una vita in cui si può vivere felicemente assieme, condividere spazi e tempo, e questo ha dato vita ai complessi turistici, soprattutto dedicati a vacanze invernali, come Marilleva in cui l’edificio offre spazi di incontro e condivisione; analogamente sono nati i villaggi turistici tipo Valtur e alcuni alberghi e residence o le architetture balneari di Georges Candilis nel Languedoc-Roussillon, nel sud della Francia.

Guardando alla architettura legata alla vacanza e al turismo quali potrebbero essere i possibili scenari futuri e quali gli scambi con la progettazione dedicata ad altri ambiti come ad esempio quelli residenziali, commerciali, del design e degli spazi pubblici o anche con realtà esterne alla architettura? Non di rado l’architettura per la vacanza è stata luogo di sperimentazione, sia dal punto di vista tipologico sia in campo tecnologico. Moltissime sono state le occasioni di applicazione della prefabbricazione in campo turistico balneare, come i bungalow di Roberto Menghi e di Edoardo Vittoria, la casa-tenda metallica Minolina

Luigi Vietti, Hotel Cervo, Porto Cervo, 1962-1963. Consorzio Costa Smeralda, Archivio del Comitato di Architettura del Consorzio Costa Smeralda

Michele Busiri Vici, Sistemazione di Porto Cervo, 1962. Archivio Michele Busiri Vici

Georges Candilis, Villaggio Les Carrats, Barcarès-Leucate (Francia), 1969.

di Minoletti, le folli sperimentazioni di Guy Rottier con case mobili sui fili, alloggi in autobus riadattati sino ad immaginare case cartone bruciabili dopo l’uso. Ma bisogna ricordare anche il lavoro sulla modificazione degli spazi comuni che fa Cini Boeri nelle case alla Maddalena, o ancora quello fatto sempre lì da Zanuso. In occasione della costruzione di una casa di vacanza i committenti sembrano più disposti a “provare” stili di vita differenti, a immaginare modi nuovi di vivere. La vacanza è una sospensione dalla vita ordinaria, è un modo diverso di vivere il proprio tempo e forse per questo gli architetti sono riusciti a sperimentare e ad elaborare soluzioni che poi hanno trovato applicazione anche nelle soluzioni abitative più diffuse.

Quale ruolo ha avuto e qual contributo può dare il laterizio, per il suo valore materico, tattile e cromatico quando faccia a vista, per la sua duttilità e potenzialità combinatoria nella definizione delle forme, per la tra-

Sergio Cobolli-Gigli, Giorgio Monico e Edoardo Sianesi, Casa nella Pineta del Lido degli Estensi (Comacchio), fine anni ’50

dizione costruttiva che ne rende familiare l’utilizzo, per le caratteristiche prestazionali meccaniche ed energetiche, nella costruzione e nello sviluppo presente e futuro dell’edilizia residenziale legata al turismo? Le città del turismo sono nate in fretta, spesso a tavolino. Sono state un banco di prova per l’architettura moderna: hanno permesso di vedere modalità di sviluppo, pregi e difetti di quelle ipotesi che il Movimento Moderno aveva ipotizzato. L’architettura per la vacanza è stata declinata in modi differenti soprattutto per quanto concerne la cifra stilistica. Gli stilemi propri del moderno saranno per lo più impiegati negli sviluppi turistici di massa. Il turismo d’élite invece non vuole lo standard: predilige il caratteristico e vuole creare, o ricreare, ambienti originali e tradizionali. L’uso del mattone, sia faccia a vista sia per realizzare murature da intonacare - così come l’uso di materiali tradizionali quali la pietra - fa presa sulla nostalgia. La scelta di questo materiale, proprio quando la sperimentazione edilizia permetteva di utilizzare materiali differenti, è fondamentalmente una scelta stilistica che serve a posizionare il luogo della vacanza in una mitica età dell’oro, in un tempo in cui l’uomo era in sintonia con la natura e in armonia con i suoi pari, in cui i materiali erano identitari e legati al territorio. Si può guardare a due casi simmetrici di sviluppo turistico su grande scala, ovvero alla Costa Smeralda, e in particolare all’opera di Luigi Vietti e di Michele Busiri Vici, e al progetto di Georges Candilis per il Languedoc-Roussillon, e in particolare per le località di Barcarès e Port Leucate. Questi due casi offrono un interessante confronto perché sono rivolti a fasce sociali differenti: l’élite europea – e non solo –è il target della prima, il turismo di massa l’oggetto della seconda. Il caso italiano è un progetto di stampo nostalgico-romantico con pochi servizi. In Francia nasce un abitato ricco di servizi, il cui aspetto figurativo è una incarnazione del Movimento Moderno. Una delle categorie attraverso cui studiare i progetti balneari è proprio quella relativa agli aspetti linguistici: l’architettura per la vacanza non è tanto impegnata nella ricerca tipologica quanto piuttosto in una ostinata indagine sugli etimi e gli ele-

menti caratterizzanti. Lungo le sponde del Mediterraneo – in Italia, come in Francia, in Spagna o anche nelle coste sud, come nel nord dell’Africa, magari per un’utenza europea – si sono costruite città per le vacanze balneari; i progettisti, così come gli imprenditori immobiliari che promuovono le imprese, volgono lo sguardo verso le architetture tradizionali che nel tempo avevano dato forma alle costruzioni delle varie popolazioni che si erano insediate lungo le sponde. Tra queste architetture non esiste un linguaggio comune, non ci sono né materiali né colori costanti; ci sono forse degli etimi ricorrenti, ma non fissi ed invariabili. Si va così costruendo un esperanto mediterraneo, un linguaggio semantico architettonico comune. È il sottile iato tra realtà e finzione che rende particolarmente interessante il tema. Nelle stazioni balneari la finzione si propone con forza e anticipa quella trasformazione simbolica e quella disneyzzazione della realtà che tende, con una semplificazione che interpreta e cavalca la volontà popolare, a costruire i luoghi ispirandosi a canoni di fantasia. La scelta del linguaggio da utilizzare trova spesso ragione nel target per cui è pensato l’intervento immobiliare: gli stilemi propri del Movimento Moderno saranno per lo più impiegati negli sviluppi turistici pensati per il turismo di massa. Per poi scoprire che saranno rigettati dalla classe media che non vi riconosce l’incarnazione del suo sogno di riscatto sociale. Le architetture che fanno da sfondo al tempo libero rincorrono linguaggi altri, prediligono un aspetto rassicurante, noto e condivisibile. Si fa così strada, nella costruzione dell’effimero della vacanza, un interesse per il lessico popolare, per il vernacolo. Si apre qui un dilemma critico-storiografico: questa tentazione dell’architettura popolare è da leggersi come la ricerca di un aspetto simbolico rassicurante e condivisibile o è forse una manifestazione di quel Moderno “altro” che soprattutto attorno alle sponde del Mediterraneo ha rigettato gli stilemi nord-europei e germanici dell’International style – il ferro, il vetro e il cemento –per scrivere uno Moderno latino, di calce, pietra e mattone? Se il Moderno aveva esaltato la standardizzazione, la tecnologia applicata

Sergio Cobolli-Gigli, Giorgio Monico e Edoardo Sianesi, Casa nella Pineta del Lido degli Estensi (Comacchio), fine anni ’50 – Sezione di progetto

all’abitare, l’asettica estetica della produzione industriale, l’architettura turistica di stampo elitario vuole essere regionalista, vuole avere un legame con il territorio; questo implica anche un interesse per il progetto di paesaggio, una particolare attenzione alle culture artigianali e ai materiali tradizionali. Tra questi certamente il laterizio riveste un ruolo importante, a livello culturale, tecnologico e linguistico.

Note

Ludovico Quaroni, Roberto Maestro, Vito Sonzogni, comparto Poggio delle Mandrie, Punta Ala (Castiglione della Pescaia), 1962.

1. Luciano Semerani, Architettura di nicchie, in L. Semerani (a cura di), La casa. Forme e ragioni dell’abitare, Skira, Milano 2008; p. 17

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] G. Aloi, Alberghi, motel, ristoranti, Hoepli, Milano 1961

[2] Coste italiane, «Casabella», n. 283, gennaio 1964 e n° 284, febbraio 1964

[3] Stations touristiques, «Techniques & architecture», n. 4, 1969

[4] Villaggi Valtur, «L’architettura, cronache e storia», n. 175, 1970 e n° 230, 1974

[5] N. e M. Autherman, Le loisir et le village de vacances, «Urbanisme», n. 131, 1972

[6] G. Candilis, Freizeit-Loisirs-Leisure. Planning and design for leisure, Kramer, Stuttgart 1972.

[7] G. Aloi, Complessi turistici, Hoepli, Milano 1980.

[8] B. Gravagnuolo, Il mito mediterraneo dell’architettura contemporanea, Electa, Napoli 1994

[9] Landscape And Mass Tourism, «oase», n. 64, estate 2004

[10] M. Foucault, Utopie eterotopie, a cura di A. Moscati, Cronopio, Napoli 2011

[11] B. Toulier (a cura di), Tous à la plage! Villes balnéaires du xviii siècle à nos jours, Lienart, Paris 2016

ACPV Antonio Citterio Patricia Viel

La terrazza del Bulgari Hotel Roma

KEYWORDS

Romanità

Artigianalità

Design

Bellezza

Laterizio

Storia

Roman heritage

Craftsmanship

Design

Beauty

Brick History

"Questo è il luogo dove l’anima dell’imperatore Augusto vola nell’aria”: così recita il bassorilievo in latino posizionato ai piedi della facciata sud del fabbricato che oggi ospita il Bulgari Hotel Roma, celebrando il legame tra l’edificio, situato nel cuore di Campo Marzio, e una “romanità” atemporale che attraversa secoli e mode, dai tempi dell’imperatore Augusto (il cui Mausoleo si trova nelle immediate vicinanze), alla nascita, a fine ’800, nella Capitale, dell’omonimo brand di alta gioielleria, fino ai giorni nostri con la trasformazione di un edificio novecentesco da sede di uffici a icona dell’ospitalità contemporanea. Ed entrare nel Bulgari Hotel Roma significa infatti iniziare un viaggio nel tempo. L’edificio, progettato da Vittorio Ballio Morpurgo nel 1938 e inaugurato nel 1950 come sede INPS, con una superficie complessiva di 14.000 metri quadrati e sette piani (di cui uno interrato), è un limpido esempio di architettura razionalista, con la sua geometria rigorosa e “muscolare” che alterna superfici in marmi preziosi, fregi e paramenti murari in laterizio, tra memorie “imperiali” e spazialità moderne. Metico -

Just a stone’s throw from the Mausoleum of Augustus, the Bulgari Hotel Roma is unique in the history of the Maison: not only for its indissoluble link with the city where the famous high jewellery brand was born almost 140 years ago, but also for the opportunity it offers to interpret the Genius Loci in a contemporary key, celebrating the most refined aspects of Roman culture and showcasing the excellence of Italian design and hospitality.

losamente restaurato da Studio Polis, dal 2023 il complesso ospita l’albergo di categoria cinque stelle lusso, con 114 camere, di cui 48 suite (oltre a una suite di 300 metri quadri), un ristorante, un bar, una caffetteria, una pasticceria, una spa e una biblioteca aperta anche al pubblico, su appuntamento. Come per tutti gli altri Bulgari Hotels & Resorts, l’interior design del Bulgari Hotel Roma è stato affidato allo studio ACPV ARCHITECTS Antonio Citterio Patricia Viel, che ha saputo bilanciare il rigore estetico del fabbricato con textures particolarmente ricche, intrecciando le memorie materiche della Roma antica e della stagione razionalista con un misurato ma efficace lessico contemporaneo. Il risultato è un’opera che è un manifesto della maestria artigianale, del genio creativo e del design italiani: grazie al recupero impeccabile di tecniche costruttive antiche (tra cui seminato alla veneziana e marmorino), al fine restauro degli elementi decorativi, all’equilibrata integrazione di finiture in materiali preziosi, elementi e arredi ex novo e originali, gli ambienti emanano un’aura di sofisticata eleganza combinata a una sensazione di quiete e avvolgente calore. E questa atmosfera raffinata e “pacificante” si coglie anche nella terrazza in copertura, dove gli ospiti sono invitati a spaziare con lo sguardo su tutto il centro monumentale di Roma, da Villa Medici a Trinità dei Monti, dal Tevere al Colle del Gianicolo, e a vivere un’esperienza magica e sempre mutevole: qui, tra “cabanas” e aree lounge, la luce cambia con il passare delle

ore, modellando durante la giornata un ambiente prendisole, al tramonto un luogo ideale per un aperitivo e, nel dopocena, un romantico ed esclusivo rifugio per un cocktail. Il calore materico dell’ambiente è accentuato dall’impiego del laterizio nelle pavimentazioni, che registra le varie sfumature luminose della giornata. Per le pavimentazioni è stata utilizzata la tecnica mutuata dall’Opus Spicatum, per via dello schema di posa che ricorda la spina di pesce: i laterizi in argilla, fatti a mano, del formato 2×10 cm e prodotti da un’antica fornace sul lago di Bolsena che produce i mattoni per il restauro dei monumenti romani utilizzando le stesse cave di argilla sfruttate nell’antichità, creano un’intensa relazione – non solo cromatica ma anche semantica – tra il pavimento della terrazza, i tetti di Roma e i laterizi del Mausoleo di Augusto sottostante, mentre l’illuminazione radente ne esalta le qualità tattili. E l’omaggio alla romanità prosegue nelle altre scelte di progetto in copertura: una fontana in mosaico con la stella di Bulgari (simbolo dell’hotel) rievoca le celeberrime fontane romane; il progetto paesaggistico, curato da P’arcnouveau, è stato concepito come la quintessenza della terrazza romana, con oltre 200 vasi smaltati colorati e un’ampia varietà di piante e fiori autoctoni che richiamano i giardini delle antiche ville romane, come Villa Livia e Villa Adriana, ma anche le fantasie floreali dei gioielli Bulgari. Un luogo “dell’anima”, appunto, che incarna in un unico concept “joie de vivre” e bellezza eterna.

SCHEDE TECNICHE

Oggetto Bulgari Hotel Roma

Località Roma

Progetto

ACPV Architects Antonio Citterio Patricia Viel

Direttore di progetto Roberto Mariani

Fotografie Leo Torri, Courtesy of Bulgari Hotels and Resorts

Vista dell’albergo, sul Mausoleo di Augusto. ©Leo Torri
Bulgari Hotel, affaccio su Via della Frezza. ©Leo Torri
La terrazza affacciata sui tetti di Roma. La pavimentazione in laterizio conferisce calore allo spazio. ©Courtesy of Bulgari Hotels and Resorts
Piccoli salotti in terrazza, immersi nel verde della vegetazione mediterranea. ©Courtesy of Bulgari Hotels and Resorts
L’illuminazione radente esalta le trame materiche della pavimentazione in laterizio. ©Courtesy of Bulgari Hotels and Resorts
Piccoli salotti in terrazza, immersi nel verde della vegetazione mediterranea. ©Courtesy of Bulgari Hotels and Resorts
Il bar sulla terrazza. La vegetazione incornicia un’oasi verde nel cuore della città. ©Courtesy of Bulgari Hotels and Resorts
Il ristorante dehors. ©Courtesy of Bulgari Hotels and Resorts
Il ristorante dehors. ©Courtesy of Bulgari Hotels and Resorts
Angoli di relax nella terrazza sul tetto. ©Leo Torri

La colonia Fara Vecchie e nuove forme di ospitalità a Chiavari

Progetto di restauro e riuso a destinazione ricettiva e residenziale dell’ex colonia Fara di Chiavari (Genova). Il focus è sugli interventi legati alla materia: dal consolidamento delle strutture e dell’involucro verticale in laterizio al trattamento delle superfici

Annarita Martello, Architetto, PhD, assegnista presso il Dip. di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura di Sapienza Università di Roma

KEYWORDS

Restauro

Riuso

Colonia

Chiavari

Conservation

Adaptive reuse

Holiday camp

Chiavari

1. Cantiere di costruzione della colonia Fara (1935–1936) ©Archivio Nardi Greco

L’ex colonia di Chiavari¹, in provincia di Genova, è situata al margine occidentale dell’abitato, entro un lotto irregolare compreso tra la linea di costa e via Preli che, in questo tratto, corre parallela al tracciato ferroviario Genova–La Spezia, segno intermittente lungo il versante collinare di Bacezza e Sant’Ambrogio (fig. 2). Tale localizzazione, seppur periferica, riflette un preciso indirizzo di espansione urbana verso ponente già delineato nel piano regolatore dei primi anni Trenta, che individuava quest’area come settore privilegiato per la balneazione e le cure climatiche² [1,2]. Il rapporto diretto con il mare e l’esposizione a condizioni ambientali favorevoli orientarono l’impostazione del progetto della colonia, redatto nel 1935 dall’ingegnere Camillo Nardi Greco in collaborazione con l’architetto Lorenzo Castello, entrambi attivi a Genova su numerose commesse pubbliche promosse dal Partito Nazionale Fascista. La realizzazione dell’edificio (fig. 1), intitolato

The Fara holiday camp. Old and new forms of hospitality in Chiavari

The Fara holiday camp in Chiavari (Genoa), a landmark of 1930s

Ligurian architecture, stands out for its distinctive tower-like form, where structure, space and function converge in a coherent design. Built in 1935 by Camillo Nardi Greco with a hybrid reinforced concrete and brick system, the building remains a recognizable

presence in the Tigullio coastline. The article presents the recent conservation and adaptive reuse project by Pinna Viardo Architetti, outlining the design approach from the recognition of the building’s historical values to its transformation for new hotel and residential functions. Special focus is given to

conservation challenges—alteration, decay, and material degradation— and to the intervention strategies employed. The project navigates the balance between preservation and transformation, restoring the building’s architectural clarity while redefining its role within the urban and landscape context.

alla memoria del generale Gustavo Fara, si inquadra nell’ambito delle politiche assistenziali e propagandistiche del regime, che tra le due guerre si tradussero nella diffusione capillare, sull’intero territorio nazionale, di strutture climatiche, marine e montane, alcune delle quali attribuite agli stessi progettisti liguri³ [1,2]. Compiuta in un arco temporale estremamente contenuto e attiva già dal luglio 1936, la colonia era destinata a ospitare la gioventù proveniente dalle valli appenniniche e i figli degli emigrati nelle colonie italiane, secondo turnazioni successive di circa quattrocento presenze. A tali finalità corrispose una scelta tipologica atipica rispetto ai modelli coevi, in genere a prevalente sviluppo orizzontale e solo episodicamente caratterizzati da elementi svettanti, pur ricorrenti nel linguaggio dell’architettura littoria⁴ [1–4]. L’impianto planimetrico, assimilabile a una T con testate semicircolari, è fortemente simmetrico rispetto all’asse centrale orientato Nord-Ovest/Sud-Est. La composizione si articola lungo questa direttrice attraverso l’intersezione tra la torre, che si eleva in posizione baricentrica fino a raggiungere i 49 metri di altezza, e il corpo trasversale, limitato a due livelli. L’organizzazione volumetrica trovava una corrispondenza diretta nella gerarchia funzionale, con una chiara distinzione tra gli spazi collettivi, collocati nella porzione basamentale, in prossimità degli accessi e in continuità con le aree esterne, e quelli destinati all’o-

spitalità, con grandi camerate da cinquanta posti letto distribuite su otto piani e servite da un unico vano scala-ascensore, che conduceva fino all’attico e alla terrazza panoramica (fig. 3).

A questa impostazione d’uso si affianca un sistema costruttivo, coerente con le sperimentazioni di quegli anni, nel quale la struttura intelaiata in calcestruzzo armato e le murature in laterizio concorrono alla definizione dell’organismo edilizio; la prima ne costituisce l’ossatura, mentre le seconde, pur non assumendo un ruolo strutturale primario, parteci-

SCHEDA TECNICA

Oggetto Ex Colonia Fara

Località Chiavari, Genova – Italia

Committente Fara s.r.l.

Progetto architettonico Arch. Enrico Pinna (Genova)

2. Inquadramento dell’area d’intervento nel contesto costiero di Chiavari, tra la spiaggia, via Preli e il tracciato ferroviario Genova–La Spezia. ©Andrea Bosio 2023

Collaboratori Arch. Sonja Serventi; Geom. Alessio Gotelli

Progetto strutturale Ing. Massimo Ratto (Genova); Ing. Salvatore Cantarella (Chiavari)

Progetto impiantistico Studio Inartech, Ing. Alberto Sanguneti; Arch. Luca Conti Repetto (Chiavari)

Impresa di costruzione Edilido srl (Chiavari), impresa affidataria; Artedil sas di Basso Enrico (Chiavari), impresa capo commessa Cronologia 2013 (progetto preliminare), 2014–2015 (progetto definitivo ed esecutivo), avvio lavori ottobre 2015, inaugurazione Grand Hotel Fara 2022'

Fotografie Pinna Viardo Architetti; ph. Andrea Bosio (foto recenti); Archivio Nardi Greco (foto storiche)

3. Elaborati grafici del progetto dell’Ing. Nardi Greco. La presenza degli arredi consente di leggere con immediatezza la gerarchia funzionale del complesso, distinguendo gli spazi collettivi del basamento dalle camerate della torre. Immagine tratta da [1], a sua volta ripresa da [8].

4. Particolare costruttivo della torre durante la realizzazione. Integrazione tra la struttura in c.a. e gli elementi in laterizio che costituiscono le superfici curve dei parapetti.

©Archivio Nardi Greco

pano al comportamento complessivo dell’edificio e incidono in modo sostanziale sulla costruzione della forma architettonica, in particolare delle superfici curve (fig. 4). La logica costruttiva adottata e, conseguentemente, la configurazione affusolata della torre-dormitorio consentono l’apertura, lungo i fronti maggiori, di ampie finestrature continue che, oltre a garantire adeguate condizioni di soleggiamento e ventilazione naturale degli ambienti, contribuiscono a definire gli alzati. Ne deriva una scansione orizzontale che si relaziona con lo sviluppo disteso delle ali basse (ulteriormente accentuato dalla presenza delle solette aggettanti) ed è rafforzata dalla bicromia tra le fasce dei serramenti e quelle piene dei parapetti, in

laterizio intonacato. La forza espressiva della colonia Fara risiede proprio nella coerenza tra impianto, costruzione, funzione e linguaggio architettonico, nel quale principi razionalisti si combinano con soluzioni formali e decorative che rimandano all’espressionismo e al futurismo, come dichiarato dalle due aeropitture, attribuite a Demetrio Ghiringhelli, collocate ai lati dei due ingressi principali. Nonostante l’indiscussa qualità architettonica, la colonia ebbe una fase di attività relativamente breve a causa dell’inizio del secondo conflitto mondiale. Da allora la struttura conobbe diversi proprietari e destinazioni d’uso, tra cui quella a ostello della gioventù negli anni Sessanta, fino al passaggio, alla fine degli anni Settanta, al Comune di Chiavari, che utilizzò parte dei locali riadattandoli a sede della scuola elementare. La funzione scolastica cessò nel 1999 e nel 2007 l’edificio fu dichiarato inagibile [1]. Il riconoscimento del valore storico-artistico del bene, formalizzato con i vincoli ministeriali apposti tra gli anni Novanta e i primi Duemila⁵ [3], non si tradusse tuttavia in interventi immediatamente risolutivi, ma contribuì ad avviare e sostenere nel tempo un ampio dibattito sui possibili (e

più compatibili) usi, mentre l’edificio veniva acquisito, nel 2013, dalla società privata Fara Srl. Il confronto sviluppatosi condusse alla formulazione di diverse ipotesi relative tanto alla riqualificazione dell’area di Preli quanto al recupero dell’ex colonia⁶ [5], fino alla definizione del progetto, approvato nel 2015, a firma dello studio genovese Pinna Viardo Architetti⁷ [6]. Il prolungato disuso, l’assenza di manutenzione e la costante e inevitabile esposizione all’ambiente marino hanno tuttavia consegnato ai progettisti un edificio in avanzato stato di degrado, ormai privato della piena leggibilità dei suoi caratteri materiali, seppur ancora riconoscibile nella sua articolazione volumetrica e nel ruolo emergente rispetto al contesto territoriale, che l’architetto Enrico Pinna riconduce al contrasto tra la “verticalità della parte superiore, […] la parte inferiore della costruzione stessa e la linea silente dell’orizzonte”⁸ (fig. 5).

La documentazione di progetto restituisce un quadro dello stato di conservazione dell’edificio piuttosto differenziato. Le criticità più evidenti interessavano gli elementi in calcestruzzo armato, per i quali si riscontravano fenomeni di carbonatazione, con conseguenti corrosione delle armature, fessurazioni e distacchi del copriferro, più marcati nelle porzioni maggiormente esposte all’azione combinata dell’acqua e dell’aerosol marino (fig. 6).

Diversamente, le murature in laterizio non hanno “evidenziato problematiche tali da incidere in modo sostanziale sul loro ruolo originario”, pur risultando interessate dall’alte-

razione degli strati superficiali e da macchie di umidità (fig. 7). La tessitura e le modalità di posa risultavano chiaramente leggibili, soprattutto in corrispondenza delle lacune degli intonaci, anch’essi diffusamente distaccati e dilavati, con evidenti tracce biancastre probabilmente dovute alla migrazione dei sali. All’interno le condizioni risultavano aggravate da numerose infiltrazioni, perlopiù riconducibili alla prolungata mancanza di infissi (o parti di essi), che, dove presenti, erano comunque fortemente ammalorati. A ciò si aggiungevano le trasformazioni introdotte nelle diverse fasi d’uso (e disuso), che avevano comportato la sostituzione di finiture e rivestimenti e inciso sulla spazialità interna attraverso l’inserimento di nuove tramezzature. Ma, come osserva il progettista, “la città come la campagna ha dei momenti nei quali merita di essere lasciata, per così dire, a maggese” e, in questa prospettiva, l’abbandono non è assunto unicamente come innesco dei processi

6.Il degrado degli elementi in calcestruzzo armato.

5. Vista dell’area e dell’edificio in stato di abbandono.

7. Le murature in laterizio, pur essendo interessate da fenomeni di alterazione superficiale e macchie di umidità, non hanno evidenziato criticità significative.

8. Esito dell’intervento. Il trattamento delle superfici intonacate restituisce la bicromia caratteristica del corpo svettante della torre.

©Andrea Bosio 2023

9. Una delle due aeropitture attribuite a Demetrio Ghiringhelli, oggetto di restauro e reintegrazione.

di degrado, ma anche come “sospensione” che consente una riconsiderazione critica dell’edificio. Nel caso dell’ex colonia Fara, il lungo disuso ha probabilmente coinciso con il tempo di una rilettura che l’ha sottratta a una percezione collettiva riduttiva, legata a una stagione storica e architettonica fortemente ideologizzata. Su queste premesse si fonda il progetto di rifunzionalizzazione, che si misura con la necessità di reintrodurre destinazioni d’uso compatibili con l’edificio, evitando di alterarne i caratteri costruttivi e formali. Con l’intento di stabilire una continuità tra la vocazione originaria della colonia e le forme contemporanee dell’abitare e dell’ospitalità, l’intervento colloca le unità residenziali negli undici livelli della torre, organizzate in numero massimo di due per piano, e destina gli spazi del corpo basamentale all’attività ricettiva, con 35 camere doppie, spazi di accoglienza e servizi comuni affacciati sul mare. Per quanto riguarda gli aspetti strutturali, come si è visto, le più significative problematiche conservative “hanno interessato soprattutto alcuni elementi della gabbia in c.a.” e, in particolare, la soletta della torretta, quella del decimo piano e la terrazza Est del basamento. Tuttavia, “la struttura nel suo complesso mostrava comunque una discreta resistenza residua”, riconducibile alla qualità della tecnica esecutiva e dei materiali impiegati. Pertanto, il consolidamento ha riguardato perlopiù le strutture di orizzontamento e di copertura, che hanno richiesto operazioni più invasive di sostituzione/integrazione, mentre per le restanti parti del telaio si è proceduto in modo localizzato “mediante trattamento delle armature con prodotti passivanti e ricostruzione dei copriferri con malte tissotropi-

che”. Diversamente, i muri perimetrali in laterizio, solo marginalmente interessati da puntuali demolizioni legate al ripristino e alla riconfigurazione di alcuni vani finestra, non hanno richiesto interventi significativi, se non di protezione. A tal proposito, il trattamento delle superfici, e in particolare il tema del colore, è stato attentamente calibrato, in quanto ritenuto fondamentale per la corretta restituzione dell’immagine consolidata dell’ex colonia nel paesaggio costiero (fig. 8). La colorazione rossa in pasta dell’intonaco, individuata attraverso saggi stratigrafici e documentazione storica, viene riproposta in corrispondenza di elementi selezionati, contribuendo, in particolare, alla ridefinizione della scansione orizzontale della torre, in alternanza con la finitura “bianco-argilla” adottata per le fasce piene. Le scelte cromatiche sono state oggetto di numerose campionature in corso d’opera, condotte sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, che ha seguito anche i restauri delle aeropitture di Ghiringhelli (fig. 9). In conclusione, l’intervento sull’ex colonia Fara, pur dovendo confrontarsi con l’adeguamento della struttura ai requisiti prestazionali attuali, ancor più in relazione al nuovo uso, ha conservato le specificità dell’edificio e, all’esterno, si è limitato sostanzialmente all’inserimento di pergole metalliche sulle terrazze, “una scelta che deriva da una revi-

sione critica del toit jardin del Razionalismo”. I progettisti hanno quindi affrontato la riqualificazione di un brano di città marginale e rarefatto, inserito in un contesto paesaggistico di grande valore, oggi ulteriormente arricchito dalla “rinata” Fara che, secondo le pa-

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] F. Camerin, F. Gastaldi, Nuova vita per la Colonia Fara di Chiavari (Genova). Una storia complessa, fra degrado e rilancio, Ricerche e Progetti per il Territorio, la Città e l’Architettura 15 (19) (2024), pp. 306–325.

[2] S. De Maestri, Le colonie di Camillo Nardi Greco in Liguria, Patrimonio Industriale 9–10 (2012), pp. 34–41

[3] Dichiarazione di interesse culturale della Colonia Fara e relazione storico-artistica, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio della Liguria, 9 settembre 2007 ( https://vincoliinrete.beniculturali.it/ vir/vir/vir.html?listaBeniImmobili=3205493)

[4] A. Donatelli, A. Saviano, L’Istituto Gioacchino Gesmundo: la scuola del regime fascista nella borgata di Tor Sapienza, in: A. Donatelli (a cura di), Restauro e gestione dell’edilizia scolastica. Un indirizzo operativo per le scuole romane dall’Unità d’Italia alla Seconda Guerra Mondiale, Quasar, Roma 2025, pp.117-123

[5] Italia Nostra, La Colonia Fara di Chiavari, Italia Nostra. Bollettino 482 (2014), pp. 18–19

[6] E. Pinna, Ex colonia Fara, Chiavari, Arketipo 143 (2020), pp. 64–69

[7] A. Cassi Ramelli, La colonia marina di Chiavari. Ing. Camillo Nardi Greco, Rassegna di Architettura 8 (1936), pp. 289–294

[8] M. Labò, A. Podestà, Colonie marine, montane, elioterapiche, Editoriale Domus, Milano, 1942

[9] F. Irace, L’utopie nouvelle: l’architettura delle colonie / Building for a new era: health services in the thirties, Domus 659 (1985), pp. 2–13.

[10] M. Dezzi Bardeschi, Conservare il moderno: una strategia per il recupero, Domus 659 (1985), pp. 14–26.

role dell’architetto Pinna, “viene ritenuta dai chiavaresi un’icona laica”: un’architettura moderna che, dopo decenni di abbandono, torna a confrontarsi, sul piano identitario, con le emergenze storiche del territorio e della costa ligure del Tigullio (fig. 10).

Note

1. Per un inquadramento della colonia Fara nel contesto delle colonie marine e montane, le principali vicende storico-costruttive e il più recente progetto di restauro e riuso si vedano i contributi indicati in bibliografia.

2. Il piano regolatore redatto da Gaetano Moretti prevedeva lo sviluppo della città lungo la fascia costiera, con lo spostamento a monte della linea ferroviaria e la realizzazione di un lungomare, nonché la costruzione, nell’area a ponente, di un centro balneare destinato ad attività climatiche e ricreative. Il progetto non venne però attuato.

3. Accanto alla più nota colonia di Chiavari, l’ingegnere Camillo Nardi Greco è autore anche delle colonie montane di Savignone e Rovegno, situate in Liguria.

4. Nel panorama dell’architettura del Ventennio, la configurazione a torre ricorre frequentemente negli edifici istituzionali e rappresentativi, declinandosi in forme diverse e talvolta riconducibili a esiti maggiormente plastici, prossimi a istanze espressioniste. Nel caso della Fara, si rilevano possibili riferimenti sia al contesto europeo, in particolare all’opera di Erich Mendelsohn, sia a esperienze nazionali legate al razionalismo-futurista e a singoli episodi come il Padiglione Italia all’Esposizione di Chicago di Libera e De Renzi, del 1933.

5. L’ex colonia Fara è sottoposta a vincolo (L. 1089/1939, artt. 1 e 4) con decreto del 28 settembre 1996; il riconoscimento di interesse culturale è stato successivamente esteso anche allo spazio esterno, oggetto di specifico provvedimento (art. 12 del D.lgs. 42/2004) del dicembre 2010.

6. Nel dibattito sulle possibili destinazioni d’uso intervenne anche Italia Nostra, che si oppose alle ipotesi di alienazione e privatizzazione del complesso, sostenendo il mantenimento dell’uso pubblico e proponendo riusi a carattere educativo e sportivo.

7. Il progetto si configura come SUA nell’ambito della riqualificazione urbanistica promossa dal nuovo PUC; l’approvazione, subordinata alla definizione di un accordo di programma, è avvenuta nel 2015 in sede di Conferenza dei servizi. I lavori sono stati avviati poco dopo sotto la direzione degli architetti Enrico Pinna e Sonja Serventi e del geometra Alessio Gotelli, con l’alta sorveglianza della Soprintendenza ABAP di Genova nella figura dell’architetto Cristina Pastor.

8. I brani tra virgolette sono attribuibili all’architetto Enrico Pinna e all’ingegnere strutturista Salvatore Cantarella. Si ringrazia lo studio per la disponibilità nel concedere una selezione della documentazione di progetto e del materiale fotografico, in parte proveniente dall’Archivio Nardi Greco.

10. Vista della colonia Fara dopo l’intervento.

Il laterizio smaltato tra tecnologia e narrazione

L’articolo si concentra sull’evoluzione del laterizio smaltato faccia a vista specificando le caratteristiche prestazionali, il processo produttivo e le applicazioni recenti. Inoltre, si racconta un’esperienza progettuale dello studio Sauerbruch Hutton

KEYWORDS

Laterizio smaltato

Laterizio faccia a vista

Evoluzione tecnologica

Processi di cottura

Glazed bricks

Exposed bricks

Technological evolution

Firing processes

Le potenzialità espressive dei mattoni nella realizzazione di involucri sono garantite anche dalle possibilità offerte dalla posa in opera faccia a vista. Tale tecnica sottintende la posa in opera di una muratura o di una parete senza rivestimento ulteriore, ad esempio in intonaco [1]. La corretta posa in opera del mattone faccia a vista consente di ottimizzare ed esprimere al meglio prestazioni del laterizio quali la resistenza a compressione, le qualità termiche, la permeabilità al vapore, la protezione acustica, la resistenza all’aggressione degli agenti esterni, la durabilità, ecc. Tuttavia, dal momento che il mattone faccia a vista non prevede l’impiego di ulteriori finiture, è necessario l’impiego di argille pregiate tali da garantire qualità estetica, uniformità del colore e permanenza dimensionale. D’altronde, la tecnica faccia a vista è emblematica dell’intero mondo del laterizio e, per estensione, del mondo delle costruzioni. Nonostante le logiche di modularità della posa possano far pensare a una rigidezza formale, il laterizio faccia a vista si presta con versatilità a molteplici configurazioni

sia tradizionali sia contemporanee. Testimonianza ne sono, ad esempio, le opere di Giorgio Grassi, Adolfo Natalini e Paolo Zermani, i cui progetti assumono nel tempo fascino e valore nella loro organica mutevolezza. Tale agilità è garantita dalla possibilità di utilizzare elementi modulari di piccole dimensioni, ai quali è possibile conferire morfologie complesse secondo tecniche che, sebbene industrializzate, riprendono le modalità di produzione artigianali. Inoltre, è possibile conferire una serie di trattamenti superficiali che contribuiscono alla restituzione estetica e, di rimando, all’insieme prestazionale. Ciascuno di tali trattamenti si può associare a un prodotto differente: mattone liscio, mattone sabbiato, mattone bugnato, mattone graffiato, mattone rullato, mattone rustico e mattone spazzolato [2].

Il laterizio smaltato

Il laterizio è un materiale ceramico a pasta porosa. Questi materiali si differenziano da quelli a pasta compatta per la completa opacità del biscotto, ovvero del supporto che

Glazed exposed bricks between technology and storytelling

The article examines the use of exposed glazed bricks in contemporary building envelopes, highlighting their performance and production process. After outlining the operation of spray dryers used for ceramic glaze nebulization and proposing an initial

classif ication based on their functioning and flow dynamics, it reviews the latest applications of glazed bricks, comparing them with historical precedents and emphasising the pivotal role played by Sauerbruch Hutton in revitalising this technology. The article concludes with a case study in Munich - the K House,

conceived as a residence, exhibition space and office, which employs a specially designed brick featuring parallel-faced protrusions. This geometry enables the glaze to create a coloured pixel-like façade while generating strong threedimensionality through a staggered installation pattern.

Antonio Magarò, Architetto, PhD, Assegnista di Ricerca, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi Roma Tre

IN EQUI-CORRENTE DISCENDENTE A PRESSIONE

IN EQUI-CORRENTE DISCENDENTE CENTRIFUGO

IN CONTROCORRENTE ASCENDENTE A PRESSIONE

Aria esausta riscaldata

IN CONTROCORRENTE DISCENDENTE A PRESSIONE

Ugelli

Ugelli

Essiccazione

ha subito un primo processo di cottura [3]. È possibile applicare poi una finitura ceramica al prodotto in laterizio, a seguito di un secondo processo di cottura. Tale finitura, che prende il nome di smalto se opaca, o vetrina (cristallina) se trasparente, assume una colorazione differente a seconda degli ossidi metallici che si impiegano per la produzione: possono essere di cromo, di ferro, di manganese o di rame [3]. Pertanto, se il laterizio prevede un processo che contempla un’unica cottura, i prodotti smaltati possono essere:

• monocottura, quando il processo prevede

SCHEDA TECNICA

Oggetto Residenza privata con spazi espositivi e uffici

Località München (DE)

Committente

Privato

Progetto architettonico Sauerbruch Hutton

Cronologia 2009 (progettazione), 2012 (costruzione)

Superficie coperta 915 m2

Superficie scoperta 1.458 m2

Superficie di sedime 302 m2

Fotografie Stefan Müller-Naumann

Prodotto
Alimentazione
Prodotto
calda
Alimentazione
1. Paolo Soleri, Ceramica Artistica Solimene, Vietri sul Mare 1953.
2. Funzionamento degli essiccatori a spruzzo.

3. Piante e sezione.

LEGENDA

1. Ingresso

2. Ufficio

3. Cucina

4. Studio

5. Stanza degli ospiti

6. Spazio espositivo

7. Spogliatoio

8. Loggia

9. Camera da letto

10. Soggiorno

11. Sala da pranzo

12. Cucina

13. Appartamento

14. Copertura praticabile.

4. Esploso assonometrico.

un’unica fase di cottura in cui lo smalto viene fissato sul supporto essiccato;

• bicottura, in cui una prima cottura genera il supporto, sul quale si fissa lo smalto mediante una seconda esposizione al calore, a una temperatura che può variare anche sensibilmente.

Lo smalto ceramico presenta una composizione molto simile a quella del vetro, poiché è costituito da un impasto di silice, carbonato di sodio e potassio, additivati con stagno e ossidi metallici per conferire opacità e colore. Soprattutto nel caso di bicottura, tale impasto deve essere distribuito in maniera uniforme sulla faccia da smaltare e, dal momento che la relazione tra lo smalto e il supporto è intima, tale omogeneità distributiva deve verificarsi a livello quasi molecolare. Pertanto, è necessario trasformare l’impasto dello smalto ceramico in una polvere disidratata, attraverso nebulizzazione ed esposizione rapida a un aeriforme ad alta temperatura. Il processo, che prende il nome di essiccazione a spruzzo, è largamente impiegato per una vasta gamma di prodotti, dal settore farmaceutico a quello alimentare [4]. L’aria è il gas preferito per l’essiccazione, anche perché il più economico e, dal momento che non sono presenti nell’impasto smaltante materiali infiammabili, è anche il più utilizzato nella produzione di laterizi smaltati.

In funzione di come l’impasto viene nebulizzato, gli essiccatoi a spruzzo si dividono in:

• sistemi di nebulizzazione a pressione, quando l’impasto viene costretto da una forte pressione a superare l’orifizio di un ugello;

• sistemi di nebulizzazione centrifughi, quando l’impasto viene nebulizzato per

5. Prospetto principale (Foto: Stefan MüllerNaumann).
6. Vista laterale (Foto: Stefan MüllerNaumann).

7. Sezione di dettaglio.

LEGENDA

1. Strato di terreno vegetale per vegetazione estensiva, spessore 11 cm

2. Strato di separazione in geotessuto, spessore 0,2 mm

3. Strato drenante in PVC

4. Intonaco civile per interni, spessore 2 cm

5. Soletta in calcestruzzo armato spessore 25 cm

6. Strato impermeabilizzante bituminoso, spessore 2x5 mm

7. Strato di isolamento termico in polistirene espanso ad alta densità, spessore 16 cm

8. Davanzale prefabbricato in calcestruzzo, spessore medio 4 cm

9. Strato di isolamento termico in lana di roccia, spessore 8 cm

10. Lastra di cartongesso idrorepellente, spessore 12,5 mm

11. Strato di isolamento termico in lana di roccia, spessore 2x12 cm

12. Rivestimento in alluminio, spessore 2 mm posato su tavolato in legno di abete, spessore 2,5 cm

13. Vetrocamera triplo vetro UW 0 1,0 W/m2K

14. Strato di rivestimento in mattoni di laterizio smaltato in 12 tonalità di colore, dimensione 210x120x52

15. Strato di isolamento termico in lana di roccia spessore 6 cm

16. Setto in calcestruzzo armato, spessore 30 cm

17. Pavimentazione in lastre di cemento prefabbricate, spessore 3 cm

18. Strato di isolamento termico in polistirene espanso ad alta densità, spessore medio 22 cm

19. Lastra di cartongesso, spessore 12,5 mm

20. Strato di isolamento termico in lana di roccia spessore 14+16 cm

21. Schermatura solare scorrevole su telaio d’acciaio, spessore 10 mm.

l’effetto rotativo di una turbina che disperde particelle minute per effetto della forza centrifuga.

Inoltre, gli essiccatoi a spruzzo si distinguono in funzione della direzione del getto di aria calda e della sua concordanza con la direzione del flusso da essiccare (fig. 1), in:

• sistemi in equi-corrente (o co-corrente) discendente, in cui il flusso nebulizzato precipita nella camera di essiccazione per effetto della forza di gravità e dello spruzzo e il flusso d’aria segue la medesima direzione, ovvero dall’alto verso il basso;

• sistemi in controcorrente, in cui il getto d’aria calda si oppone al flusso nebulizzato. Essi si distinguono, a loro volta, in sistemi in controcorrente discendenti o ascendenti.

La principale differenza risiede nel fatto che, nei sistemi in equi-corrente, il flusso d’aria verso il basso si raffredda, diminuendo la temperatura del prodotto, mentre, nel caso di flusso d’aria controcorrente, quest’ultimo si riscalda e può essere recuperato per produrre energia, favorendo il bilancio energetico del processo produttivo [5]. In generale, si evita di utilizzare i sistemi in controcorrente quando il prodotto da nebulizzare è termosensibile, ma, nel caso di prodotti per smaltatura ceramica, si impiegano indistintamente entrambi i sistemi, con una predilezione per quelli più efficienti dal punto di vista energetico. Tra questi ultimi, quelli più diffusi per la smaltatura sono quelli in controcorrente discendente perché consentono un maggior tempo di contatto tra il flusso d’aria e le par-

ticelle nebulizzate, risultando più adatti per prodotti viscosi e stabili al calore. Al termine dell’essiccazione, le polveri vengono parzialmente reidratate in modo che possano agglomerarsi per essere disposte agevolmente sul biscotto da smaltare. Infine, a seguito della seconda cottura si crea un materiale vetroso che stabilisce una relazione quasi molecolare con lo strato superficiale del biscotto, dando luogo a uno strato di transizione dotato di proprietà chimico-fisiche intermedie tra quelle del biscotto e quelle dello smalto [3].

L’impiego dei laterizi smaltati affonda le proprie radici nella storia. Ritrovamenti babilonesi risalenti al VI secolo a.C. confermano l’utilizzo di mattoni stampati, dotati di invetriature colorate. Durante il Medioevo, in Oriente si poteva vantare una produzione di ceramiche smaltate di grande qualità. Infatti, è tipico della cultura islamica l’impiego decorativo sulle facciate degli edifici, di elementi di rivestimento in cui la pellicola smaltante veniva ottenuta da una pasta additivata con ossidi metallici e solfuri, oltre ai pigmenti coloranti ottenuti da zolfo combinato con metalli preziosi quali oro, argento, platino e rame, quest’ultimo impiegato come lucidante [6].

Tecniche che prevedevano l’impiego di un supporto in terracotta e di una smaltatura vetrosa raggiungono un elevato livello di raffinatezza durante il Rinascimento italiano: a Firenze, Luca della Robbia (1399-1482) fu il progenitore di una dinastia di scultori specializzata in terracotta smaltata e dipinta, impiegando una tecnica molto simile a quella utilizzata tuttora per la produzione di maioliche o ceramiche smaltate a stagno. Nella contemporaneità, il laterizio smaltato offre una serie di prestazioni aggiuntive che si adattano pregevolmente alla progettazione di involucri: la prestazione estetica, conferita dalla possibilità di ottenere cromie e lucentezze impensabili per un materiale caldo, e la protezione dagli agenti atmosferici dovuta alla presenza di una pellicola vetrosa compatta inattaccabile (figg. 2a e 2b). Tale combinazione prestazionale consente di realizzare involucri iconici all’interno

8. Uno dei mattoni di involucro (Foto: Stefan Müller-Naumann).

del profilo urbano, con la consapevolezza della durabilità e della permanenza delle caratteristiche progettate. Ne è un esempio l’edificio che ospita, a Barcellona, l’Istituto di ricerca dell’Ospedale Sant Pau, progettato da 2BMFG Aquitectes e PICHarchitects_Pich-Aguilera (2018) che ha ottenuto il perfetto equilibrio tra il massimo risparmio energetico e il minimo impatto ambientale certificato LEED Platinum.

La sua pelle traforata è realizzata mediante conci di laterizio in cui la smaltatura è applicata, mediante bicottura, solo sulla faccia esterna, mentre il colore più caldo e accogliente del laterizio è rivolto verso le camere di degenza e gli uffici. L’estensione dell’involucro e il suo sviluppo orizzontale hanno consentito di giocare con le cromie, approfittando delle proprietà cangianti che la finitura lucida propone nel suo rapporto con la mutevolezza dell’illuminazione diurna [7].

Di dimensioni più contenute è l’involucro in cotto smaltato realizzato nel 2007 da Archea Associati per la Biblioteca comunale di Nembro, in provincia di Bergamo. In questo edificio il cotto smaltato, nelle differenti sfumature del rosso, viene impiegato come brise soleil per la protezione di un parallelepipedo vetrato. Gli elementi utilizzati non sono appositamente progettati come elementi di schermatura solare, ma, a dimostrazione della versatilità di tali prodotti, essi sono elementi di pavimentazione (36x36 cm), smaltati da entrambe le facce poiché ciascun pezzo origina due piastrelle. A con-

ferire maggiore espressività, gli elementi vengono disposti a bandiera, facendo perno sulla sottostruttura (tiranti d’acciaio ϕ24) e simulando, nella sovrapposizione delle giaciture, le pagine sfogliate di un libro [8]. Tali suggestivi effetti, combinati con integrazione nel contesto, familiarità dei materiali e rispetto per l’ambiente si raggiungono difficilmente con altre tecnologie.

L’esperienza di Sauerbruch Hutton

Non è un caso che il laterizio smaltato sia uno dei materiali prediletti per la progettazione degli involucri dello studio Sauerbruch Hutton, alla ricerca costante di coniugare il dato funzionale, il design e la sostenibilità ambientale attraverso l’impiego di tecnologie tradizionali e concept innovativi.

Fondato nel 1989 a Berlino e diretto dai partner Matthias Sauerbruch, Louisa Hutton e Juan Lucas Young, insieme agli associati Jürgen Bartenschlag, Andrew Kiel, Tom Geister e David Wegener, lo Studio ha visto un costante ampliamento fino ad arrivare a superare le 100 unità tra architetti, paesaggisti, designer di interni, ingegneri e modellisti.

Ancora una volta, i loro progetti dimostrano la versatilità del laterizio smaltato: nonostante la varietà di tipologie affrontate dallo studio tedesco, dal terziario al residenziale, dagli edifici della cultura ai presidi istituzionali, la ricerca del colore quale elemento determinante nella percezione dell’edificio e del suo contesto è espressa magistralmente nell’impiego di elementi con finitura smaltata che realizzano texture policrome naturalmente cangianti a seconda dell’incidenza della luce.

È il caso del Museo Brandhorst a Monaco (2002), in cui le sottili lamelle verticali di rivestimento a finitura smaltata appaiono diversificarsi tra di loro solo ad uno sguardo ravvicinato, mentre costituiscono una texture omogenea, sebbene eterea e sfumata in una visione d’insieme. La ricerca è proseguita per i successivi 15 anni, fino ad arrivare al Museo del Novecento a Mestre (2018), fulcro culturale della grande operazione di

9. Louisa Hutton verifica le cromie accanto al Mock-up (Foto: Stefan Müller-Naumann).

rigenerazione urbana che ha investito il territorio del comune veneto negli ultimi anni. Il complesso museale è caratterizzato dal colore quale tratto distintivo dell’involucro, ottenuto mediante l’impiego di ventimila elementi smaltati in 13 tonalità selezionate in base ad una palette che rimanda alle cromie ricorrenti nell’intorno urbano [9]. L’edificio si è distinto per essere il secondo museo italiano a ricevere la certificazione LEED Gold, grazie certamente all’integrazione di fonti di energia rinnovabili (solare e geotermico), ma anche grazie alla scelta del materiale d’involucro.

Haus K a Monaco

Haus K si trova in un quartiere residenziale costituito prevalentemente da ville isolate, risalente al XVIII secolo, che si attesta ai margini dell’Englischer Garten, al centro di Monaco. Il progetto è relativo alla ristrutturazione di una preesistenza risalente al 1950 [9]. L’edificio si sviluppa su quattro livelli e contiene un appartamento ampio e accogliente che occupa due livelli, mentre un piano ospita la vasta collezione di arte contemporanea di proprietà della committente. L’appartamento prevede un piano attico con ampia vista sul paesaggio, mentre il piano basamentale ospita dei piccoli uffici (fig. 3).

Dal punto di vista tipologico, ogni piano costituisce una reinterpretazione della residenza unifamiliare: in questo modo, anche se gli spazi d’abitazione, gli spazi espositivi e quelli di lavoro differiscono per dimensione, esposizione e atmosfera, possono essere comunque sovrapposti l’uno all’altro per costituire una morfologia compatta (fig. 4).

I prospetti sono la vera attrattiva di questo piccolo edificio: la composizione simmetrica e rigorosa delle facciate, con particolare riferimento a quella che si attesta sulla strada (fig. 5), svelano, ad uno sguardo più attento, la trama in pixel realizzata mediante l’impiego del mattone sagomato e smaltato, mentre le aree private, interne ed esterne, si relazionano con dei prospetti più scultorei e morbidi (fig. 6). L’insieme presenta una colorazione

che appare più scura nei primi due piani, ma l’omogeneità viene smentita dalla vista ravvicinata: il gioco di colori determinato dagli smalti, paradossalmente supporta il rigore formale dell’impianto architettonico [9].

Per l’involucro sono stati impiegati 54.000 mattoni semipieni in laterizio smaltato in 24 nuances. Il mattone è stato sagomato per formare una particolare coppia di sporgenze sulla faccia esterna (fig. 7). La posa sfalsata ha consentito di conferire al prospetto l’aspetto della composizione a tessere di mosaico e una evidente tridimensionalità della pelle, che comunica matericità contrapposta alla leggerezza ludica dei colori (fig. 8).

Gli elementi utilizzati sono prodotti dalla storica azienda tedesca GIMA di Marklkofen nella valle fluviale di Vilstal in bassa Baviera, specializzata, dal 1903, in elementi di rivestimento laterizi e ceramici per facciate e pavimentazioni. In particolare, i mattoni semipieni per la K House sono stati prodotti nelle dimensioni 210x120x52 mm. Tali elementi sono stati studiati in collaborazione con i progettisti e prevedono l’apposizione dello smalto solo sulle facce delle sporgenze rivolte verso l’esterno. Con lo scopo di studiare la corretta sequenza di colori, e la predominanza di toni sul grigio scuro nei piani basamentali e sul giallo chiaro nei piani superiori, i progettisti hanno realizzato un mock-up della facciata, in scala 1:1, per confrontare i pixel con i campioni di piastrelle ceramiche a loro disposizione (fig. 9).

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] O. Barbero Lenti, Atlante della muratura, UTET, Torino, 1998.

[2] C. Piferi, Laterizio faccia a vista nei rivestimenti contemporanei, Dario Flaccovio, Palermo, 2016.

[3] A. Baratta, Materiali per l’Architettura, Clean, Napoli, 2020.

[4] C. Onwulata, Encapsulated and powdered foods, CRC Press, Boca Raton (FL), 2005.

[5] R.B. Keey, Drying of loose and particulate materials, Hemisphere Publishing Corporation, New York, 1992.

[6] R. Falchi, La maiolica italiana, Edicart, Legnano, Milano, 1994.

[7] I. Maglica, Istituto di ricerca dell’Ospedal Sant Pau. Barcellona, Spagna, Costruire in Laterizio 182 (2020) 32-39.

[8] A. Ferraresi, Biblioteca comunale di Nembro, Bergamo, Costruire in Laterizio 136 (2012) 16-21.

[9] [S. Hofmeister, Sauerbruch Hutton, Edition Detail, München (D), 2019.

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Prestazioni termiche e percezione di comfort in edifici con tetti

ventilati e traspiranti

Su due edifici ERP a Reggio Emilia, il progetto EU LIFE SUPERHERO ha sperimentato tetti ventilati e traspiranti in laterizio. Il monitoraggio evidenzia minori temperature superficiali, minori carichi estivi e un migliore comfort percepito

Elisa Di Giuseppe, Professoressa Associata, Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Architettura, Università Politecnica delle Marche

Arianna Latini, Ricercatrice, Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Architettura, Università Politecnica delle Marche

Marco D’Orazio, Professore Ordinario, Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Architettura, Università Politecnica delle Marche

Elisa Franzoni, Coordinatrice del progetto LIFE SUPERHERO, Centro Ceramico, Bologna Ercole Finocchetti, Ingegnere Consulente, Azienda Casa Emilia-Romagna, Reggio Emilia

KEYWORDS

Tetto ventilato e traspirante

Tegola in laterizio

Herotile

Edilizia Residenziale

Pubblica

Comportamento e percezione degli occupanti

Comfort termico

Ventilated and air permeable roof

Clay roofing tile

Herotile

Social Housing

Occupants behaviour and perception

Thermal Comfort

Ne gli ultimi anni il tema del surriscaldamento estivo ha assunto un rilievo crescente nel dibattito scientifico e tecnico sul progetto edilizio [1]. L’aumento delle temperature medie, la maggiore frequenza e intensità delle ondate di calore e la crescente vulnerabilità del patrimonio costruito stanno rendendo sempre più evidente la necessità di affrontare in modo integrato il rapporto tra edificio, clima e comfort abitativo. In questo scenario, il fenomeno dell’isola di calore urbana rappresenta uno dei principali fattori di aggravamento: la diffusa presenza di superfici impermeabili e forte -

mente assorbenti, la ridotta evapotraspirazione e la densità del costruito contribuiscono infatti ad aumentare le temperature superficiali e dell’aria nelle città, con effetti rilevanti sia sul benessere degli utenti sia sui fabbisogni energetici per il raffrescamento degli edifici [2, 3].

È i n tale contesto che si colloca la recente evoluzione del quadro normativo europeo e nazionale sulla prestazione energetica e ambientale degli edifici. La recente Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia (la cosiddetta “Direttiva Case Green” o EPBD recast IV) [4] con-

Thermal performance and comfort perception in buildings with ventilated and breathable roofs

Th is paper examines the summer performance of ventilated, breathable claytile roofs installed on two social housing buildings in Reggio Emilia (Italy) within the EU LIFE SUPERHERO project. The study focuses on overheating, urban heat island mitigation and the renewed relevance of roofs in passive cooling. The buildings underwent a twophase retrofit—first the vertical envelope,

then new pitched HBR (HerotilesBased Roof) systems—tested in two variants: Portuguese tiles on one building and Marseille tiles on the other. Monitoring across four summers (2022–2025) assessed roof thermal behaviour, indoor conditions, cooling energy use and occupants’ adaptive actions. Results indicate lower external roof temperatures compared to the original flat roofs, reduced ceiling

temperatures, decreased heat gains and significantly lower cooling demand. Occupant feedback aligns with the measurements, reporting improved thermal comfort, reduced reliance on airconditioning and higher satisfaction postrenovation. The study confirms ventilated claytile roofs as durable, effective passive solutions for summer comfort and cooling energy reduction in residential buildings.

ferma e rafforza una visione dell’edificio come sistema ad alte prestazioni, da valutare non solo in termini di efficienza energetica, ma anche di qualità ambientale interna, adattamento climatico, ottimizzazione degli scambi bioclimatici e progressiva riduzione dell’impronta carbonica lungo il ciclo di vita. La prestazione estiva dell’involucro non costituisce, dunque, un tema secondario, ma entra a pieno titolo tra le condizioni che concorrono alla qualità e alla resilienza dell’ambiente costruito.

A questa impostazione si affiancano, in ambito nazionale, sia il nuovo decreto sui Criteri Ambientali Minimi per il settore edilizio, emanato con D.M. 24 novembre 2025 [5], sia il D.M. 28 ottobre 2025 di aggiornamento del precedente decreto “Requisiti minimi” degli edifici [6]. I CAM 2025 rafforzano l’approccio olistico alla sostenibilità, introducendo una maggiore attenzione ai temi dell’adattamento ai cambiamenti climatici, della qualità progettuale e della riduzione dell’effetto isola di calore estiva. Nel criterio “Adattamento ai cambiamenti climatici” la copertura è richiamata tra le misure per ridurre gli effetti dell’isola di calore urbana, prevedendo che, sulle superfici non occupate da attrezzature, volumi tecnici, fotovoltaico o collettori solari, si adottino sistemazioni a verde, tetti ventilati oppure materiali di copertura ad elevata riflettanza. Parallelamente, nel decreto “Requisiti minimi” 2025, il tetto emerge soprattutto come dispositivo decisivo per la prestazione energetica estiva: per le coperture è resa obbligatoria la verifica costi-benefici tra cool roof e tecnologie di climatizzazione passiva, tra cui sono espressamente citate ventilazione e coperture a verde. In questo quadro, dunque, il tetto assume un ruolo strategico e non affatto complementare. Esso rappresenta infatti la porzione dell’involucro maggiormente esposta all’irraggiamento solare e, per questo, uno degli elementi più efficaci nel controllo dei guadagni termici estivi, nella riduzione delle temperature superficiali e nel miglio -

ramento del comfort indoor. La crescente attenzione normativa verso la risposta dinamica dell’involucro, la mitigazione del microclima urbano e le soluzioni passive di raffrescamento spinge dunque a riconoscere alle coperture un ruolo di primo piano nella transizione verso edifici più resilienti e ambientalmente performanti. Non a caso, anche i protocolli di sostenibilità stanno valorizzando sempre più tali tecnologie: il nuovo Credito Pilota CP108 di GBC Italia dedicato al raffrescamento passivo della copertura riconosce esplicitamente il contributo delle coperture ventilate e ad elevata permeabilità all’aria al miglioramento del comfort, dell’efficienza energetica e della resilienza climatica dell’edificio [7].

Al la luce di questa evoluzione normativa, assumono particolare interesse le diverse strategie di copertura oggi disponibili per mitigare il surriscaldamento estivo. Tra le più note rientrano i tetti freddi e i tetti verdi, basati su meccanismi termofisici differenti: rispettivamente scambi radiativi ed evapotraspirazione. L’efficacia di tali soluzioni è tuttavia garantita solo se il loro livello prestazionale viene mantenuto nel tempo, attraverso adeguate operazioni di manutenzione. In particolare, i tetti freddi necessitano di pulizia regolare per evitare che depositi di sporco e polvere compromettano le proprietà radiative dei materiali [8], mentre i tetti verdi richiedono interventi periodici per

1. Gli edifici dimostratori riqualificati con la nuova copertura HBR.

2. Sensori installati per monitorare le prestazioni termiche della copertura originaria (a) e della copertura HBR (b).

assicurare la vitalità e la copertura vegetale [9]. Inoltre, l’applicabilità di queste soluzioni può risultare limitata da fattori climatici, estetici, architettonici o paesaggistici, che ne condizionano la diffusione su larga scala. In questo scenario si collocano con particolare interesse i tetti ventilati, che rappresentano una strategia passiva, sostenibile e relativamente semplice da applicare. Prevedere uno strato d’aria ventilato nella copertura consente infatti di ridurre la temperatura superficiale del tetto e il flusso termico entrante verso gli ambienti interni. Nei sistemi in tegole, la ventilazione sopra il manto e quella sotto le tegole favoriscono percorsi d’aria continui dalla gronda al colmo, ma anche tra le sovrapposizioni degli elementi di copertura, migliorando la dissipazione del calore dovuto all’irraggiamento solare grazie a una sorta di “traspirazione”. Un ulteriore punto di forza di questa configurazione risiede nella durabilità delle coperture in laterizio, che consente di mantenere nel tempo prestazioni termiche e funzionali del sistema.

In questo contesto si inserisce il presente articolo, dedicato all’analisi delle prestazioni di tetti in laterizio ventilati e traspiranti,

realizzati su due edifici nell’ambito del progetto europeo EU LIFE SUPERHERO1 [10, 11]. L’attenzione si concentra, in particolare, sul comportamento termico delle nuove coperture con tegole “Herotiles”2 e sulla percezione degli utenti, al fine di approfondire il potenziale di queste soluzioni nel raffrescamento passivo e nel miglioramento della qualità abitativa durante la stagione estiva.

Nuovi tetti con Herotiles per due edifici sociali a Reggio Emilia

Nell’ambito del progetto EU LIFE SUPERHERO, il sistema HBR ( Herotiles-Based Roof, tetto con tegole Herotiles) è stato installato su due edifici di edilizia residenziale pubblica a Reggio Emilia, individuati come casi dimostrativi (fig. 1). La riqualificazione si è sviluppata in due fasi: una prima, avviata all’inizio del 2023, ha interessato l’involucro verticale con cappotto termico e sostituzione dei serramenti; una seconda, avviata da aprile 2024, ha riguardato le coperture, riqualificate mediante una sopraelevazione con nuovo tetto a falde realizzato con tegole Herotiles. Nei due edifici sono state adottate due diverse configurazioni, con tegole di tipo portoghese in un caso e marsigliese nell’altro, così da valutarne le prestazioni in condizioni reali e ricavarne indicazioni applicative specifiche.

Parallelamente agli interventi, il comportamento termico ed energetico degli edifici è stato monitorato nel corso di quattro stagioni estive, dal 2022 al 2025, per analizzare gli effetti della riqualificazione prima e dopo l’installazione del sistema HBR. Il monitoraggio ha interessato 10 appartamenti all’ultimo piano, per un totale di 24 ambienti tra zone giorno e camere da letto, nei quali sono state rilevate le principali condizioni ambientali interne — temperatura e umidità dell’aria, concentrazione di CO₂, illuminamento e presenza — insieme al comportamento degli occupanti, osservato attraverso sensori installati sui serramenti per registrare l’apertura e la chiusura delle finestre. I consumi per il raffrescamento sono stati invece misurati

mediante contatori di energia.

Particolare attenzione è stata dedicata anche al comportamento termico della copertura, monitorato in due punti per ciascun edificio. All’esterno sono state misurate la temperatura superficiale del tetto e la temperatura dell’aria in prossimità del manto, mentre all’interno sono stati rilevati la temperatura superficiale del soffitto e il flusso di calore attraverso la copertura. Dopo l’installazione del sistema HBR, la strumentazione è stata ulteriormente integrata con sensori aggiuntivi per la misura del flusso termico. Nel suo insieme, questo sistema di monitoraggio ha permesso di costruire una base dati ampia e articolata, utile per analizzare nel tempo le prestazioni delle coperture Herotiles, le condizioni ambientali interne e le modalità di adattamento degli utenti.

Prestazioni termiche delle coperture

Per ciascun edificio, durante la stagione di monitoraggio con la copertura originaria (2022) sono stati monitorati due punti: uno corrispondente alla copertura originaria con finitura esterna in lamiera metallica e un secondo punto privo sia del rivestimento metallico sia dello strato di ghiaia, caratterizzato esclusivamente dalla presenza della membrana impermeabilizzante (fig. 2a). Successivamente all’installazione dell’HBR, per ciascun edificio sono state monitorate due falde opposte, quella esposta a sud e quella esposta a nord (fig. 2b).

Per confrontare in modo efficace le prestazioni termiche della copertura piana originaria con quelle della copertura realizzata con tegole Herotiles, è stato selezionato un periodo estivo rappresentativo relativo alle campagne di monitoraggio del 2022 e del 2025, caratterizzato da temperature massime esterne comparabili (superiori a 30°C) e da condizioni di precipitazione scarse o assenti. La figura 3 riporta gli andamenti della temperatura dell’aria esterna, della radiazione solare e dell’umidità relativa per le due stagioni nel periodo analizzato. A causa

della naturale variabilità delle condizioni climatiche esterne tra i diversi anni di monitoraggio, risulta complesso individuare intervalli temporali perfettamente sovrapponibili; nel caso specifico, nel 2025 si sono registrati valori di temperatura dell’aria leggermente superiori rispetto al 2022. Il confronto delle prestazioni termiche nel periodo considerato evidenzia come le coperture HBR presentino temperature della superficie esterna significativamente inferiori rispetto alla copertura originaria. In particolare, considerando l’orientamento della falda sud (la più sollecitata durante la stagione estiva), la copertura con tegole Herotile di tipo portoghese ha raggiunto una temperatura massima pari a 55,27°C (edificio #1), mentre quella con tegole marsigliesi ha raggiunto 57,20°C (edificio #2). Tali valori risultano sensibilmente inferiori rispetto ai picchi registrati nelle coperture originarie, sia nel caso della finitura con membrana impermeabilizzante (69,90°C nell’edificio #1 e 77,60°C nell’edificio #2), sia nel caso della finitura metallica (64,40°C nell’edificio #1 e 72,70°C nell’edificio #2). Tali differenze sono chiaramente evidenziate nella figura 4 che riporta l’andamento temporale della temperatura superficiale esterna delle coperture analizzate nel periodo di riferimento.

3. Andamento delle condizioni climatiche esterne nel periodo selezionato per il confronto della prestazione termica della copertura originaria e della copertura HBR.

4. Andamenti della temperatura superficiale esterna della copertura originaria e della copertura HBR nel periodo selezionato in corrispondenza delle due falde monitorate per ogni edificio.

La tabella 1 sintetizza in modo chiaro i benefici apportati dall’installazione della copertura HBR, in termini di riduzione dei carichi termici, rispetto ai valori massimi registrati nella copertura originaria.

La riduzione della temperatura superficiale esterna della copertura risulta significativa in tutte le configurazioni, con valori compresi tra il 18% e il 23%, evidenziando un’efficace limitazione del surriscaldamento estivo.

Per quanto riguarda la temperatura superficiale registrata all’intradosso soffitto, le riduzioni sono più contenute ma comunque rilevanti, variando tra il 2% e l’8%, a conferma di un miglioramento delle condizioni termo-igrometriche interne.

Ancora più marcati risultano i benefici in termini energetici: la riduzione del flusso massimo giornaliero di calore entrante dalla copertura si attesta tra il 44% e il 91%, con i valori più elevati associati alle falde maggiormente esposte, anche se fortemente dipendenti anche dalle condizioni di utilizzo interne degli appartamenti monitorati (occupati o sfitti).

Variazioni nell’utilizzo dell’impianto di raffrescamento

Per valutare l’impatto dell’intervento di riqualificazione delle coperture con tegole Herotile sull’uso degli impianti di raffrescamento, è stata analizzata la frequenza giornaliera di attivazione dei climatizzatori, per

ciascun appartamento e confrontata tra le condizioni pre- e post-intervento, rispettivamente nel 2022 e nel 2025. L’analisi è stata estesa considerando anche l’intervento di riqualificazione intermedio sull’involucro edilizio avvenuto tra il 2023 e il 2024 (isolamento termico e sostituzione degli infissi).

Per condurre le analisi in periodi confrontabili, sono state selezionate condizioni di disagio fisiologico causate dal caldo-umido estivo mediante l’indice di Thom (Thom Discomfort Index, TDI), sulla base dei dati ARPAE per Reggio Emilia 3

Sono stati selezionati, per ciascuna stagione di monitoraggio, i seguenti periodi caratterizzati da forte disagio termico estivo (TDI ≥ 25 per almeno tre giorni): dal 24 al 26 luglio 2022 per gli edifici nello stato originario; per l’edificio #1 con involucro riqualificato dal 23 al 25 agosto 2023, e dal 19 al 21 luglio 2024 per l’edificio #2; dal 14 al 16 agosto 2025 per gli edifici con involucro riqualificato e nuova copertura HBR.

Sono stati inoltre individuati i seguenti periodi caratterizzati da condizioni climatiche esterne ordinarie e assenza di ondate di calore (TDI ≤ 21): dall’11 al 13 giugno 2022 per gli edifici nello stato originario; per l’edificio #1 con involucro riqualificato dal 9 all’11 agosto 2023 e dal 3 al 5 luglio 2024 per l’edificio #2; dal 3 al 5 agosto 2025 per gli edifici con involucro riqualificato e nuova copertura HBR.

Gli intervalli così identificati hanno permesso di confrontare le risposte adattive degli occupanti durante eventi climatici estremi con condizioni estive più usuali, fornendo indicazioni sui benefici della riqualificazione degli edifici dimostratori. L’analisi della frequenza di attivazione dell’aria condizionata (fig. 5) evidenzia differenze marcate nel comportamento degli utenti nelle varie fasi di riqualificazione, in particolare :

• edifici nello stato originario : la frequenza di attivazione degli impianti di raffrescamento risulta già elevata nei periodi in assenza di ondate di calore in tutti gli appartamenti (25-30%), aumentando ulteriormente durante gli eventi climatici estremi fino a raggiungere quasi il 100% (impianti accesi per tutto il periodo considerato). Questo comportamento evidenzia una forte dipendenza degli occupanti dai sistemi di raffrescamento, anche in condizioni climatiche ordinare, imputabile alle scarse prestazioni energetiche dell’involucro degli edifici dimostratori;

• edifici con involucro riqualificato : si osserva una prima significativa riduzione dell’uso dell’aria condizionata. In condizioni ordinarie, l’attivazione risulta quasi nulla negli appartamenti #2 e #3, mentre si mantiene intorno al 30% nell’appartamento #1. Durante le ondate di calore, l’utilizzo aumenta ma si stabilizza intorno al 40% in tutte le unità, mostrando già una minore dipendenza rispetto allo stato originario;

• edifici con involucro riqualificato e nuova copertura HBR : si registra un’ulteriore e marcata riduzione dell’uso degli impianti. In condizioni ordinarie, l’attivazione dell’AC si riduce ulteriormente fino a circa il 10% nell’appartamento #1, mentre rimane prossima allo zero negli altri. Anche durante le ondate di calore, si osserva una diminuzione rispetto alla fase precedente: circa -10% nell’appartamento #1 e riduzioni comprese tra il 25% e il 35% negli appartamenti #2 e #3.

Nel complesso, emerge che l’intervento di riqualificazione completo degli edifici dimostratori non solo riduce il livello di utilizzo degli impianti di raffrescamento in condizioni ordinarie, ma attenua anche l’incremento della domanda di raffrescamento durante le ondate di calore suggerendo la presenza di migliori condizioni termiche interne. Tale evidenza sottolinea l’effetto sinergico tra il miglioramento delle prestazioni dell’involucro edilizio e l’adattamento comportamentale degli occupanti, contribuendo in maniera sostanziale alla riduzione dei consumi energetici.

Percezione termica degli occupanti rispetto agli interventi di riqualificazione

Per valutare i benefici degli interventi di riqualificazione dell’involucro e della copertura da una prospettiva più ampia, gli occupanti degli edifici dimostratori hanno risposto ad un questionario di comfort termico durante ogni stagione di monitoraggio. In conformità alla norma UNI EN ISO 10551:2019, sono stati analizzati due parametri: il Voto di Sensazione Termica (Thermal Sensation Vote , TSV) su scala a sette punti e il Voto di Comfort Termico (Thermal Comfort Vote, TCV) su scala a cinque punti. Per quanto riguarda i risultati, l’intervento riqualificazione dell’involucro ha eviden -

5. Variazione dell’attivazione dell’aria condizionata nelle diverse fasi di riqualificazione degli edifici dimostratori, nei periodi con Ondata di Calore (OC) e nei periodi senza, in condizioni termiche estive ordinare (O).

Tabella 1. Indicatori sintetici relativi all’efficacia dei tetti basati su Herotile: risultati sperimentali provenienti dal sistema di monitoraggio negli edifici dimostratori nel periodo di riferimento.

Indicatori di prestazione HBR Portoghese

Falda Nord Falda Sud Falda Nord Falda Sud

Temperatura massima della superficie della copertura con HBR

Riduzione % della temperatura superficiale della copertura grazie

Temperatura massima della superficie del soffitto con HBR

% della temperatura superficiale del soffitto grazie

Valore massimo giornaliero del flusso termico totale entrante attraverso l’HBR

Riduzione percentuale del flusso termico totale entrante grazie all’HBR

ziato un impatto significativo sul TSV: l’intero campione di occupanti intervistati ha valutato le condizioni interne come “molto calde” nello stato originario, con un miglioramento fino a “leggermente calde” dopo la riqualificazione con sostituzione di serramenti e installazione del cappotto. In seguito all’installazione della nuova copertura HBR, l’indagine ha evidenziato una percezione unanimemente positiva degli effetti della riqualificazione sul benessere termico estivo. Tutti gli utenti hanno dichiarato di aver riscontrato benefici, mentre gli occupanti di due appartamenti hanno segnalato anche effetti aggiuntivi: in un caso, una riduzione dell’utilizzo del condizionatore, indicativa di un miglioramento delle prestazioni passive dell’edificio; nell’altro, una minore temperatura della superficie del soffitto, coerente con una riduzione dei carichi termici trasmessi dall’alto. Per quanto riguarda la percezione delle condizioni interne, la sensazione termica in assenza di climatizzazione è risultata “neutra” per tutti gli utenti, evidenziando il raggiungimento di migliori condizioni di comfort rispetto agli edifici nel loro stato originario e dopo la riqualificazione dell’involucro. Nei periodi con aria condizionata attiva, invece, gli utenti hanno riportato una sensazione di leggero freddo, suggerendo una maggiore efficacia del sistema edificio–impianto ma

anche un possibile sovra-regolazione rispetto ad un ridotto fabbisogno di raffrescamento.

Analogo miglioramento è stato riscontrato anche per il TCV, con un passaggio da condizioni percepite come “non confortevoli” a “leggermente non confortevoli”, a conferma del miglioramento complessivo delle condizioni termo-igrometriche interne. A seguito dell’installazione della copertura HBR, il comfort termico in assenza di climatizzazione è stato valutato come “accettabile” da tutti gli utenti, mentre in presenza di aria condizionata è risultato “confortevole” in modo unanime. Questo quadro conferma nuovamente l’incremento dell’efficienza del sistema edificio–impianto, con una maggiore capacità di raggiungere e mantenere condizioni di comfort interno, anche a fronte di un ridotto fabbisogno di raffrescamento.

È stata inoltre approfondita, mediante un set specifico di domande, la percezione e il livello di soddisfazione degli occupanti rispetto alle diverse fasi di riqualificazione degli edifici. Un buon livello di soddisfazione emerge già a seguito del primo intervento sull’involucro: tutti gli occupanti hanno riconosciuto i benefici apportati dalla ristrutturazione, in particolare dalla sostituzione dei serramenti e dall’isolamento termico, evidenziando un miglioramento apprezzabile

delle condizioni ambientali interne durante il periodo estivo.

Tra i principali benefici percepiti, gli occupanti hanno segnalato una maggiore stabilità delle condizioni termiche interne e una più lunga persistenza del comfort anche dopo lo spegnimento degli impianti di climatizzazione, oltre a una riduzione dell’ingresso di polveri dall’esterno.

La soddisfazione complessiva rispetto alla riqualificazione della copertura risulta uniformemente elevata, confermando l’efficacia percepita dell’intervento. In particolare, con riferimento alla sola copertura HBR, gli occupanti di due appartamenti su tre hanno dichiarato che la copertura ha ridotto “moltissimo” il surriscaldamento estivo interno rispetto alla precedente configurazione con tetto piano, di conseguenza tutti gli utenti si sono ritenuti “molto soddisfatti” dell’intervento. Inoltre, tutti gli utenti hanno evidenziato i benefici della riqualificazione come un intervento sistemico, attribuendo i benefici estivi riscontrati in egual misura sia alla riqualificazione dell’involucro che alla realizzazione della nuova copertura.

Conclusioni

I risultati del monitoraggio confermano che l’adozione di coperture HBR ventilate e traspiranti in laterizio rappresenta una soluzione efficace per il contenimento del surriscaldamento estivo in edifici residenziali. Nei due casi studio analizzati, la nuova copertura ha determinato una sensibile riduzione delle temperature superficiali esterne del tetto e una marcata attenuazione dei flussi termici entranti, con ricadute dirette sulla domanda di raffrescamento e sulle emissioni associate. A tali evidenze strumentali si affiancano i riscontri degli occupanti, che hanno percepito un miglioramento concreto del comfort interno e una minore dipendenza dall’aria condizionata, anche durante i periodi estivi più critici. In un contesto climatico e normativo che attribuisce un ruolo sempre più centrale alle strategie passive, i tetti ventilati in laterizio

si confermano quindi come una tecnologia matura, durevole e replicabile, particolarmente promettente per gli interventi sul patrimonio residenziale esistente.

Riconoscimenti

La ricerca è finanziata dall’Unione Europea nell’ambito del Progetto EU LIFE SUPERHERO, SUstainability and PERformances for HEROTILE-based energy efficient roofs, LIFE19 CCA/IT/001194

Note

1. Il progetto EU LIFE SUPERHERO (Sustainability and PERformances for HEROTILEbased energy efficient roofs), finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE Adattamento ai Cambiamenti Climatici, è stato avviato il 1° luglio 2020 e ha durata di cinque anni. Prevede la partecipazione di dieci partners tra soggetti industriali, associazioni di produttori, amministrazioni urbane ed enti per l’edilizia sociale, università e istituti di ricerca, provenienti da Francia, Italia e Spagna. Il coordinatore del progetto è il Centro Ceramico di Bologna. https:// www.lifesuperhero.eu/it/

2. Il progetto LIFE HEROTILE (High energy savings in the cooling of buildings by the Roof tiles shape optimisation through a better above sheating ventilation), finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE Adattamento ai Cambiamenti Climatici, è stato condotto dal 2015 al 2019 e ha visto la partecipazione di sei partners provenienti da Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Spagna e Israele.

3. Il sito Arpae Reggio Emilia fornisce i valori interi dell’indice di Thom per l’anno selezionato (https://www.arpae.it/it/temi-ambientali/rischio-calore/dati/estate-incorso/indice-di-thom-a-reggio-emilia)

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Dagostino D., Congedo P.M., Baglivo C., et al, Assessing the impact of climate change on energy demand in European existing buildings and future NZEBs, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2025, https://data. europa.eu/doi/10.2760/0388429, JRC139676.

[2] Salata F., Falasca S., Ciancio V., et al, Climate-change related evolution of future building cooling energy demand in a Mediterranean Country, Energy and Buildings, 2023, 10.1016/j.enbuild.2023.113112.

[3] Raimundo A., Oliveira A., Assessing the impact of climate changes, building characteristics, and HVAC control on energy requirements under a Mediterranean climate, Energies, 2024, 10.3390/en17102362.

[4] Direttiva (UE) 2024/1275 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024, sulla prestazione energetica nell’edilizia, (rifusione).

[5] Decreto 24 novembre 2025. Adozione dei criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e affidamento di lavori per interventi edilizi (GU Serie Generale n.281 del 03-12-2025).

[6] Decreto 28 ottobre 2025. Aggiornamento del decreto 26 giugno 2015, recante «Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici»

[7] Credito Pilota Green Building Council. CP108_ Raffrescamento passivo della copertura.

[8] CWA 17890:2022 (CEN) - Guide to the implementation of cool surfaces for buildings’ envelope to mitigate the Urban Heat Island effects.

[9] Tighnavard Balasbaneh A., Sher W., Madun A., Ashour A., Life cycle sustainability assessment of alternative green roofs – A systematic literature review, Building and Environment, 2024, doi.org/10.1016/j.buildenv.2023.111064.

[10] Di Giuseppe E., Bignozzi M.C., D’Orazio M., Il progetto LIFE SUPERHERO sulle coperture in laterizio ventilate e traspiranti, Costruire in Laterizio 184.

[11] Di Giuseppe E., Latini A., D’Orazio M., et al, Applicazione di una copertura con Herotiles come buona pratica per l’adattamento climatico. Costruire in Laterizio 196.

Conferenza finale del progetto europeo Life Superhero

I TETTI DELLE CITTÀ

Tra crisi climatica e povertà energetica: quali soluzioni?

Lunedì 25 maggio 2026 | ore 10.00

Aula Magna Adalbeo Libera

Dipaimento di Architettura, Università degli Studi Roma Tre

10:00

REGISTRAZIONE

W E LC OME C OFFE E 10:20

SALUTI ISTITUZIONALI

Adolfo B aratta Dipartimento di Architettura Università Roma Tre

10:25 – 11:40

RISULTATI DEL PROGETTO

Il progetto Superhero, obiettivi, attività e risultati principali

Elisa Franzoni Centro Ceramico

Risparmio energetico e comfort interno con le soluzioni di copertura Superhero

Elisa Di Giuseppe

Università Politecnica delle Marche

Dalla permeabilità all'aria ai parametri energetici

Marco D’Orazio / Arianna Latini

Università Politecnica delle Marche

Misure di sostenibilità nel ciclo di vita delle coperture

Caterina G argari esperto LCA, coord. gl UNI

“Sostenibilità in edilizia”

11:40 – 13:30

TAVOLA ROTONDA

La quinta facciata, dalla progettazione, attraverso il cantiere, sino all'uso dell'edificio

Modera Donatella Bollani, giornalista

Gianni Meneghini — Commissione Coperture, Raggruppamento

Laterizi - Confindustria Ceramica

Alberto Romagnoli — Consiglio Nazionale Ingegneri

Angela Panza Consiglio Nazionale Architetti

Pierpaolo Gentile Ministero dell'Interno, Corpo Nazionale VVF

Sergio Saporetti — Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

Edoardo Zanchini — Comune di Roma

Giorgio Spazianti Testa — Confedilizia

Marco Corradi — Housing Europe

Stefano Macale — Formedil

Andrea Fornasiero — Green

Building Council Italia

WORKING L UNC H 13:30

L'evento prevede 3 CFP per architetti, ingegneri e geometri ed è in accreditamento anche per i periti.

L’area comprende più manufatti edilizi a destinazione artigianale inutilizzati ed è collocata nella zona periferica ovest del paese di Castelcucco, in provincia di Treviso, dove un tessuto urbano frastagliato integra la residenzialità alla produttività locale. Attraverso il Piano degli Interventi e il Piano di Assetto del Territorio intercomunale l’area risulta suddivisa in due porzioni, una maggiore a nord (2.154 m²) e una minore a sud (719 m²): la prima si inserisce nell’“Ambito agricolo insediativo e integrato” e ricade nell’ambito delle zone residenziali destinate a nuovi complessi insediativi parzialmente edificati; la seconda è inclusa nel territorio agricolo a edificabilità condizionata di ambito. Inoltre, l’edificio principale, collocato nella zona nord del lotto, è trattato dagli stessi strumenti come “Attività produttiva da trasferire”.

L o stato dei luoghi e l’intervento progettuale

L’intervento si configura come demolizione e ricostruzione con cambio d’uso da artigianale a residenziale. Nello specifico, lo stato attuale dei luoghi prima di tale intervento inquadra una proprietà pianeggiante e definita rispetto ai confinanti, caratterizzata da una viabilità interna nord-sud perpendicolare alla pubblica via (via Santa Lucia) e da un’a-

SCHEDA TECNICA

Oggetto Nuova costruzione per sei unità residenziali

Località Castelcucco (TV)

Committente Costruzioni Dalla Libera S.r.l

Progetto architettonico arch. Alessandro Dal Corso e arch. Fidenzio Dal Corso dello studio DESARCHI

Progetto strutturale ing. Adriano Filippin

Impresa di costruzione Costruzioni Dalla Libera S.r.l Cronologia 2024–2026

Superficie lotto 2873 m²

Superficie residenziale 610 m²

Superficie garage 80 m²

Produttore laterizi Fornaci di Manzano

Il fronte est del complesso residenziale.
L’angolo sud-ovest con l’ingresso sul fronte lungo.

rea perimetrata da fitti arbusti che, per la sua metà, include manufatti edilizi di diversa entità: un immobile di forma rettangolare a destinazione artigianale, una tettoia e un’autorimessa morfologicamente quadrata indipendenti. I tre elementi, al momento dell’iniziativa progettuale, risultano inutilizzati e versano in uno stato di degrado edilizio avanzato. Tecnologicamente, l’immobile principale si caratterizza per una struttura verticale mista, calcestruzzo armato e muratura di laterizio, solai in laterocemento e una copertura a capanna con capriate in calcestruzzo armato e

manto di soli coppi. La tettoia, collocata a sud dell’immobile, presenta una struttura lignea parzialmente crollata e copre un sedime di 61 m², mentre l’autorimessa, anch’essa a sud dell’immobile ma impostata sul confine ovest della proprietà, occupa una superficie di 38 m². Oltre agli aspetti progettuali, la scelta del tipo di intervento risulta condizionata da procedimenti tecnico-amministrativi: la cronistoria urbanistica dei manufatti è caratterizzata da istanze non portate a conclusione e, pertanto, la ricostruzione di nuove volumetrie segue i vincoli stabiliti dagli indici urba-

Planimetria generale.
Pianta piano terra.

nistici vigenti sull’area, senza limiti derivanti dalle consistenze oggetto di demolizione. In conformità al D.P.R. 380/2001 (Testo Unico dell’Edilizia), in particolare agli interventi subordinati a permesso di costruire disciplinati dall’art. 10, le Norme Tecniche Operative del Comune di Castelcucco individuano i seguenti parametri di capacità edificatoria:

• rapporto di copertura (C), massimo 30%;

• piani (P), massimo n. 2;

• altezza (H), massimo 7,5 m;

• distanza dai confini (Dc), 0,5 H con minimo 5 m;

• distanza dalle strade (Ds), H con minimo 5 m;

• distanza dai fabbricati (Df), H fabbricato più alto con minimo 10 m. Tali indici permettono così la realizzazione di una nuova costruzione di tipo residenziale in grado di alloggiare sei unità abitative in due livelli fuori terra, completata da un numero adeguato di posti auto. Il progetto razionalizza le due aree che vanno a comporre il lotto: per la prima prevede il

SEZIONE A-A

mantenimento dell’accesso da pubblica Via esistente, riqualificandolo nella geometria e nella materia al fine di renderlo idoneo come percorso carrabile e pedonale; per la seconda colloca il nuovo volume residenziale in coerenza con la posizione della vecchia struttura. La zona del lotto più vicina all’accesso urbano ospita due aree destinate a parcheggio, una scoperta e l’altra coperta, entrambe con una consistenza di sei posti auto, per i quali il percorso direzionato nord-sud funge da corsello e spazio di manovra. Lo stesso percorso raggiunge le residenze attraverso un pergolato di collegamento tra esse e i garage, individuando l’ingresso condominiale sul lato ovest del fabbricato e l’area verde a sud in conformità alla composizione dello stato attuale dei luoghi. L’involucro relativo al volume residenziale si presenta come un parallelepipedo lineare a base rettangolare con i lati lunghi orientati nord-sud, scavato puntualmente da grandi aperture e da un portale troncopiramidale che mette in evidenza l’ingresso.

DI

DI

Dettagli costruttivi: incrocio tra soletta in calcestruzzo armato e il tamponamento in laterizio (a sx); particolare dell’attacco della tamponatura sulla fondazione.

MAGRONE
MURATURA

Quest’ultimo, alla quota più bassa, permette l’accesso diretto agli appartamenti del piano terra e al collegamento verticale a percorrenza pedonale, utile a raggiungere gli alloggi al primo livello. Le sei unità presentano una zona giorno aperta, comprensiva di cucina, pranzo e soggiorno, due servizi igienici e un vano lavanderia, ma si differenziano per numero e tipologia di camere, che condizionano le metrature totali: al piano terra, 107 m² con tre singole e una doppia; 93 m² con due singole e una doppia; 86 m² con una singola e una doppia. Al piano primo: 105 m², 95 m² e 93 m², tutte con due singole e una doppia. Gli spazi interni includono due locali tecnici, uno per piano, nell’area distributiva condominiale, mentre esternamente un sistema di aggetti sfalsati degli orizzontamenti protegge e ombreggia le superfici vetrate, alloggiando vasche in muratura anche a sviluppo verticale, per tutta l’altezza di piano, contenenti numerosi arbusti di essenze diverse. Il progetto ha previsto così un’impor-

tante integrazione della vegetazione nella nuova costruzione, che favorisce l’inserimento ambientale in continuità con il contesto paesaggistico, ottimizza il comfort energetico e l’illuminazione naturale interni, caratterizzando l’aspetto estetico in linea con i cambiamenti stagionali. La conformazione dell’architettura è stata studiata in modo che le essenze scelte, in relazione alle loro dimensioni e alla manutenzione necessaria, non comportino possibili criticità nel tempo. Il tetto dell’edificio, del tipo a capanna a due falde, alloggia un sistema attivo per il risparmio energetico composto da 36 pannelli fotovoltaici per sostenere il consumo di energia elettrica e da 4 pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria da fonte rinnovabile. In coerenza con il luogo circostante, l’intonaco risulta la sola finitura di trattamento per gli alzati di entrambi i manufatti, la cui tinteggiatura grigio scuro manifesta un contrasto cromatico con i marcapiani e le vasche di tonalità chiara.

Il sistema tecnologico e il cantiere

La nuova conformazione architettonica si concretizza costruttivamente grazie a una struttura portante in calcestruzzo armato, completata da un tamponamento in blocchi di laterizio dalle elevate prestazioni tecnologiche. L’apparato fondale delle due strutture è indipendente geometricamente ma presenta il medesimo sistema tecnologico a travi rovesce. Gli orizzontamenti, anch’essi in calcestruzzo armato, si identificano in una soletta piena e continua che, come sopra descritto, si configura come piano interno e come aggetto esterno per la disposizione dei numerosi arbusti e della folta vegetazione. Tale elemento si differenzia nello spessore tra il primo livello (25 cm) e quello di sottotetto (20 cm). Le due falde di copertura si impostano sull’organismo in calcestruzzo armato attraverso travi in legno lamellare e doppio tavolato incrociato sovrastante. Il comfort ambientale interno tra vani adiacenti ma appartenenti a diverse unità abitative è assicurato grazie a pa -

La posa dei primi corsi dei blocchi di tamponamento in laterizio.

reti di separazione opportunamente isolate da un punto di vista acustico e termico. Più in generale, la qualità e il benessere abitativo sono garantiti dall’utilizzo del tamponamento in laterizio microporizzato e rettificato: un prodotto derivante dall’innovazione tecnologica del settore delle costruzioni e facente parte di una famiglia di prodotti da inquadrare come risultato di uno sviluppo della tradizione del costruire in laterizio, particolarmente adatti agli interventi di trasformazione. Nello specifico, la ricostruzione ha previsto l’uso di blocchi tipo Microplan di dimensioni 45 × 25 × 19,9 cm a setti sottili, rettificati e posati a incastro, dell’azienda produttrice Fornaci di Manzano¹ in provincia di Udine. Un’applicazione che permette soluzioni tecniche che, oltre all’incremento delle prestazioni dell’involucro grazie ai micro-alveoli che si creano in fase di cottura, offre ulteriori fattori operativi positivi, in quanto la precisione millimetrica generata dal processo di rettifica ottimizza le attività, favorisce la pulizia di cantiere e facilita

la posa grazie a uno strato di giunto sottile. In linea con le esigenze produttive, costruttive e soprattutto ambientali del settore edilizio in chiave contemporanea, i laterizi Microplan, attraverso la ricerca, lo sviluppo e l’attuazione di buone pratiche, soddisfano le disposizioni normative e le esigenze intrin -

Un particolare dell’ancoraggio tra un blocco di laterizio e la struttura in calcestruzzo armato.

La posa dei blocchi in laterizio in una vista interna di cantiere. Stato di avanzamento del tamponamento di laterizio fino al primo solaio.

seche degli indirizzi attuali. Esse rimandano sempre più, con maggior vigore, a una circolarità in grado di incrementare la sostenibilità, l’attenzione all’origine dei materiali, al ciclo di vita, dalla gestione consapevole alla prestazione rispettosa dell’ambiente, dal fine vita degli elementi costruttivi al possibile riutilizzo e riciclo, fino alla naturalità [3].

Note

1. Per maggiori informazioni si rimanda a www.fornacidimanzano.it

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] M. Mariani. Intervista a Elena Germana Mussinelli. La rigenerazione urbana: una bussola per la qualità della vita, Costruire in Laterizio, 188 (2022), pp. 42–45.

[2] Patrimonio edilizio artigianale-industriale inutilizzato in Veneto (2023). Consultato il 28.03.2026: https://confartigianato.veneto.it/comunicazioni/news.html#!/articolo/1975patrimonio-edilizio-industriale-artigianale-inutilizzato-in-veneto

[3] M. Mariani. Intervista a Eliana Cangelli. Le qualità a supporto dei processi di trasformazione del costruito, Costruire in Laterizio, 199 (2025), pp. 46–50.

IL LATERIZIO INNOVATIVO

con capacità prestazionali durevoli nel tempo.

Isolamento termico

Sostenibilità ambientale

Sicurezza strutturale

Fornaci di Manzano produce e vende laterizi MICROPLAN® porizzati con farina di legno nell’argilla d’impasto. La gamma include blocchi ad incastro a setti sottili rettificati, blocchi e tramezze a incastro rettificati.

Questi laterizi sono certificati da ICEA come prodotti per la bioedilizia a basso impatto ambientale e conformi agli standard ANAB.

Da oltre un secolo Fornaci di Manzano costruisce il suo futuro partendo da solide fondamenta: competenza, evoluzione continua e rispetto per tutto ciò che la circonda.

Tra polarizzazione e valore: il lusso guida l’hotellerie

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Benessere

Riqualificazione

Nuove costruzioni

Hospitality

Luxury

Wellness

Refurbishment

New construction

L'evoluzione è chiara secondo gli studi Altagamma Consensus 2026: i consumatori continuano a privilegiare le esperienze rispetto ai prodotti con una sempre maggiore attenzione tra prezzo e valore.  Il mercato sta registrando una forte polarizzazione, tra l’altissimo di gamma e un lusso più accessibile. Lo si vede nel design, con l’arrivo di alcuni player internazionali, e nell’abbigliamento, dove grandi brand con un nuovo posizionamento stanno registrando delle crescite importanti. Non meno significativa la multiculturalità: le diverse provenienze dei marchi, la loro creatività, sono portatori di valori nuovi e diversi.

Secondo Claudia D’Arpizio e Federica Levato, Senior Partner di Bain & Company, i brand del lusso stanno progressivamente ridefinendo i propri confini, ampliando il raggio d’azione verso ambiti contigui come il food e il wellness. In questo processo emerge la necessità di ricostruire un legame autentico con i consumatori aspirazionali, mantenendo coerenza e significato. Il settore si trova oggi in una fase cruciale, sospeso tra esclusività e inclusività, tra logiche di profitto e una crescente attenzione allo scopo. In questo scenario, la capacità di coniugare creatività e consapevolezza diventa un fattore determinante per trasformare il cambiamento in un percorso di crescita duratura.

The global luxury market is highlighting a paradigm shift: consumers continue to prioritize experiences over products, reshaping demand dynamics. In response to this evolution, the hospitality sector is accelerating, driven by growing investments, a stronger focus on the luxury segment, and strategies aimed at asset repositioning, refurbishment, and conversion.

La direzione sembra quella che detta un limite alla crescita eccessiva, di breve periodo, per guardare a lungo termine alimentando modelli sostenibili e in linea con i bisogni dei consumatori. Quello che il termine “democratizzazione” indica è un nuovo modo di intendere l’alto di gamma per un pubblico ampio, dove la bellezza, il ben fatto e il racconto veritiero consentano ai prodotti di raggiungere un pubblico vasto, sempre più attendo al rapporto tra costo e valore. In questo scenario l’ospitalit à di alta gamma continuerà a essere uno dei motori trainanti del segmento anche nel 2026. Dopo anni di espansione, il mercato entra in una fase più matura, guidata da viaggiatori che cercano autenticit à, legami e un senso di appartenenza ai luoghi. Cresce l’attenzione verso un turismo consapevole e sostenibile, capace di generare valore per le comunit à. In Europa la domanda resta solida, il turismo locale si rafforza e le previsioni indicano una crescita stabile, nonostante il rallentamento del mercato cinese. In Italia, l’alto di gamma rappresenta solo l’1% delle strutture ma genera il 25% della spesa turistica complessiva: un dato che restituisce l’immagine di un modello virtuoso e sostenibile per i territori.

Il mercato dell’Hospitality conferma l’interesse degli investitori

Il 2026 si apre con un’ulteriore accelerazione dell’interesse per il mercato dell’ospitalità, mentre la messa a terra dei progetti resta ampia e articolata tra asset prime, luxury e operazioni di riconversione di strutture da valorizzare, in linea con un trend ormai consolidato. Nel 2025 il volume degli investimenti ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro, segnando una crescita significativa rispetto al 2024 (+19%)

e superando nettamente la media storica (+35% sulla media degli ultimi dieci anni). Secondo una ricerca di EY, le operazioni value-add hanno rappresentato il 62% delle transazioni complessive, a conferma di una strategia sempre più orientata alla riqualificazione e al riposizionamento degli asset. Le stime indicano un’ulteriore espansione dei volumi nel corso del 2026.

Le strategie degli operatori si muovono su più fronti: nuove costruzioni, riqualificazioni e conversioni di immobili esistenti, con un focus marcato sugli hotel di fascia alta e sui trophy asset. È proprio questo segmento ad attrarre capitali internazionali, in competizione per gli immobili più prestigiosi nelle destinazioni con maggiore potenziale di crescita dei flussi turistici, stabilità delle tariffe — spesso elevate — e solidi livelli di occupazione. Parallelamente, alcune catene italiane di piccole e medie dimensioni rafforzano la propria presenza o fanno il loro ingresso sul mercato, mentre i brand internazionali di gestione sono alla ricerca di nuove destinazioni strategiche.

Sul fronte geografico, Roma, Milano, Venezia e Firenze hanno concentrato oltre la metà dei volumi investiti. Roma si conferma il principale polo di attrazione, con circa il 25% delle risorse (630 milioni di euro), sostenuta da operazioni di rilievo e da progetti di conversione nel centro storico, pur registrando una lieve flessione rispetto al 29% del primo semestre 2025. Milano intercetta il 16% dei flussi, trainata dal suo ruolo di hub finanziario e corporate, mentre Venezia continua a distinguersi nel segmento luxury. Firenze mantiene un posizionamento strategico per investimenti selettivi.

Le destinazioni resort contribuiscono per circa un terzo dei volumi complessivi, pari a 822 milioni di euro. Dopo la crescita registrata nel 2024, il comparto leisure ha mantenuto livelli di attività stabili nel 2025, con una concentrazione nelle località di fascia alta. Una dinamica sostenuta da una combinazione di fattori, tra cui la solidità operativa delle strutture e la capacità di intercettare una domanda internazionale sempre più orientata verso esperienze di qualità elevata.

Goring&Straja Studio con Parisotto+Formenton Architetti, Eco resort Casa di Langa, Cerretto Langhe, Cuneo, Italia. Foto: Saverio Lombardi Vallauri

giovannimontessorostudio dA con Andrea Villani Architetto, SPA dell’Azienda Agricola Pratello, Padenghe sul Garda, Brescia, Italia. Foto: Ivan Ciappelloni

Per il 2026 l’Altagamma Consensus stima una crescita per il comparto di circa il 5%, in linea con la previsione più a lungo termine, del +4/6%.

Il lusso mondiale chiuderà l’anno in corso a 1.440 miliardi di euro di ricavi, in sostanziale stabilità rispetto al 2024. Merito dei segmenti esperienziali (viaggi, hotel, food) di questo settore così complesso e globale.

Divergenti le performance di categoria, che risentono della polarizzazione tra segmenti più alti e fasce di prezzo più accessibili: nel lusso personale, bene gioielli (+4/6%) e occhiali (+2/4%), calano pelletteria e calzature (-7/-5%). Calo di volumi per le auto in tutte le fasce di prezzo, con migliori performance per quelle sportive di fascia più alta; cresce in modo importante la nautica mentre il design d’arredo si stabilizza; soffrono vini e spirits di alta gamma, con l’eccezione di bollicine premium e rossi italiani.

VIAGGI E HOTEL TRA I DRIVER DELL’ALTO DI GAMMA

Laterizio e benessere

Il laterizio costituisce l’elemento caratterizzane del progetto di riqualificazione del Brickyard Retreat che si propone come fulcro della promozione culturale dell’intera area, valorizzando in un articolato progetto di spazi per il benessere i segni dell’originario impianto per la produzione di tegole smaltate

Andrea Campioli, Professore ordinario, Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito, Politecnico di Milano.

KEYWORDS

LLLab.

Riuso per il benessere

Murature in mattoni faccia a vista

LLLab.

Renovation for well-being

Facing bricks cladding

Il progetto dello studio LLLab.1 per la riqualificazione del Brickyard Retreat è un interessante esempio di integrazione delle preesistenze, culturali e architettoniche, all’interno di un intervento mirato alla realizzazione di spazi per il riposo e il benessere in grado di fungere da leva per la promozione culturale dell’intera area.

Il Brickyard Retreat si trova nel villaggio di Beigou, ai piedi della Grande Muraglia di Mutianyu, nel distretto di Hauirou, nella periferia nord-est di Pechino. La sua storia risale a un impianto per la produzione di tegole smaltate che nel 2010, a seguito della dismissione dell’attività, è stato trasformato in un insediamento alberghiero, poi selezionato dall’Amministrazione statale dei beni culturali e dall’Associazione cinese per la protezione dei siti antichi, come uno dei primi hotel rurali facenti parti del patrimonio culturale.

Il programma del nuovo intervento finalizzato a implementare le funzioni legate al riposo e al benessere, si articola in due parti. La prima è collocata a sud dell’area e si organizza attorno all’edificio principale posto sul lato meridionale del cortile principale incorporando i volumi che originariamente costituivano la fornace per la cottura delle tegole. Questo spazio si caratterizza per la presenza di un’ampia area porticata destinata alla reception e adatta anche allo svolgimento di piccoli eventi. Il manto

Brick is the defining element of the Brickyard Retreat renovation project, which aims to become a focal point for promoting the culture of the entire area, enhancing the traces of the original glazed tile production facility through a complex design of well-being spaces.

di copertura è realizzato con tegole smaltate di colore verde, secondo la tradizione costruttiva. Le parti murarie che integrano l’originaria struttura produttiva, sono realizzate con setti di mattoni faccia vista, mentre le parti vetrate sono incorniciate da una intelaiatura in legno. Anche la pavimentazione, realizzata mediante la composizione di frammenti di tegole smaltate e grezze, richiama la cultura materiale del luogo.

L’u so del mattone faccia a vista si estende anche alla seconda parte del progetto, situata a nord. In questo caso lo spazio aperto, su cui si affacciano gli ambienti per il benessere collocati nell’edificio posto lungo il lato ovest dell’area, oltre a una grande corte, prevede uno spazio delimitato a sua volta suddiviso in spazi più minuti mediante un’attenta disposizione di setti murari e delle chiusure che delimitano piccoli volumi. Questa soluzione, oltre a modulare lo spazio secondo differenti livelli di privacy, offre all’utente molteplici punti vista verso la natura e il paesaggio circostanti. All’interno di questa logica ricade anche il progetto della piscina esterna: essa è delimitata da murature in mattoni faccia a vista di differente altezza e differente spessore che individuano uno spazio completamente appartato, al quale si accede mediante uno stretto passaggio individuato tra le murature.

Note

1. Partner del progetto: Luis Ricardo, Hanxiao Liu. Gruppo di progettazione: Lingling Liu, Yujun Yan, Fei Chen, Yihui Zhao, Henry D’Ath, Matt Eshleman, Lingkong Yin, Ziyu Wei, Camilo Espitia, Anqi Zhu.

I disegni sono stati rielaborati da Matteo Fasciolo sulla base della documentazione cortesemente messa a disposizione dallo studio LLLab.

Dettaglio 1

Sezioni verticali trasversale e longitudinale del porticato antistante al volume dell’antica fornace

Il volume collocato a sud dell’area di intervento si articola intorno al forno dell’antico insediamento produttivo conservandone il carattere. L’ampio porticato che funge da spazio di transizione tra lo spazio aperto della corte e gli spazi interni della struttura di accoglienza si caratterizza per la piena valorizzazione delle murature in mattoni esistenti, per il manto copertura in tegole di laterizio smaltato secondo la tradizione costruttiva e per la pavimentazione realizzata con frammenti di tegole smaltate e grezze.

Legenda

1. tegole in laterizio smaltato

2. supporto del manto di tegole

3. isolamento

4. struttura di supporto della copertura

5. controsoffitto

6. serramento in legno

7. muratura in mattoni

8. pavimentazione con frammenti di tegole smaltate

Masterplan del progetto di rigenerazione del 2020 e vista del porticato di ingresso al volume dell’antica fornace (Ó Arch-Exist Photography).

Dettaglio 2

Sezione verticale e prospetto della muratura del nuovo volume

Il laterizio costituisce il materiale di riferimento per la realizzazione del piccolo volume collocato nella corte nord dell’area di progetto. Le chiusure ad andamento sinuoso prevedono un rivestimento esterno in mattoni faccia a vista che riprende e rafforza il carattere dei setti murari che articolano lo spazio aperto originando punti di vista sempre differenti.

Legenda

1. muratura in mattoni faccia a vista

2. impermeabilizzazione

3. isolamento

4. manto di copertura

5. solaio di copertura

6. pavimentazione interna

7. pavimentazione esterna LLLab.,

Vista dall’alto e scorcio della corte nord con la piscina e gli spazi per il benessere (ÓArch-Exist Photography).

Dettaglio 3

Sezioni verticali delle murature di perimetrazione della piscina

L’area nord dell’insediamento si caratterizza per la presenza di spazi aperti dedicati al benessere e da una piscina esterna. La piscina è delimitata da murature in mattoni faccia a vista di differente altezza e differente spessore nelle quali sono incassati gli elementi di troppo-pieno. La vasca presenta diversi livelli e è rivestita da tessere di materiale ceramico di piccole dimensioni.

Legenda

1. muratura in mattoni faccia a vista

2. elemento troppo-pieno

3. supporto dell’impermeabilizzazione

4. impermeabilizzazione

5. rivestimento in tessere ceramiche

Vista dall’alto della piscina e vista delle murature della corte nord (ÓArch-Exist Photography).

Tipologie esclusive e di massa

Il libro affronta il tema dell’architettura legata al turismo, oggi parte rilevante del costruito.

L’autrice, ricercatrice alla Sapienza di Roma, nel capitolo introduttivo, rapportandosi allo sviluppo sociale degli ultimi decenni, che determinò il diffondersi del turismo di massa, delle vacanze, dell’impiego del tempo libero, analizza la pianificazione degli insediamenti, le tipologie costruttive, i riferimenti formali, simbolici e i contesti paesaggistici.

Poi struttura il campo di osservazione in tre parti, rielaborando atti di convegni, seminari e scritti.

La prima tratta l’architettura del turismo balneare del Mediterraneo e, nell’Italia degli anni ’60, la nascita di note località balneari.

Segue l’esplorazione e la catalogazione dei modi insediativi prevalenti; con due saggi dedicati ai tipi architettonici per il turismo, all’albergo, ai villaggi turistici, inventati nel secondo dopoguerra con riferimenti vernacolari.

Infine altri due saggi illustrano le strategie per le invenzioni dei comparti turistici ed il ruolo acquisito dai linguaggi architettonici in rapporto a diverse utenze, esaminando operazioni immobiliari in Costa Smeralda, per un turismo esclusivo e a Barcarès-Leucate, con la moderna città di vacanza.

Impedire l’alterazione

Questa pubblicazionemanifesto (testi in italiano e inglese) è la sintesi del festival omonimo di architettura che ha indagato contesti paesaggistici fragili, ove con la diffusione del turismo di massa, è proliferata l’edilizia speculativa. I curatori, Piccardo, architetto, fotografo e filmaker e Usai, paesaggista, direttrice artistica del festival Zones Portuaires Genova, vi hanno coordinato gli scritti di altri dieci autori. La ricerca, conclusasi con conferenze e un laboratorio di autocostruzione partecipata, ha riguardato tre siti in tre regioni, punteggiati da architetture residenziali per le vacanze: il borgo recuperato da Giancarlo De Carlo a Colletta di Castelbianco in Liguria; le opere di Vittorio Giorgini a Baratti in Toscana; infine a Costa Paradiso in Sardegna, le architetture di Alberto Ponis. Per ogni sito è stato interpretato un diverso tema progettuale: nel primo, i GRRIZ (Luigi Greco e Mattia Paco Rizzi) hanno progettato Tre Torri a forma di triangolo; nel secondo a Baratti si è proposta una riflessione sulla relazione architettura-scienzanatura, lungo l’area costiera di Piombino; a Costa Paradiso, i LandWorks (Paola Serrittu e Andrea Maspero) hanno costruito due architetture in legno, spazi fruibili dalla comunità residente e temporanea.

Ricostruzioni murarie postsisma

Questo lavoro evidenzia le strategie di intervento postsisma, nelle fasi di emergenza, ricostruzione e prevenzione. Gli interventi sono stati distinti in tradizionali, messi a punto nel corso dei secoli, e moderni, a loro volta distinti tra quelli su cemento armato, muratura e con tecniche costruttive locali. Nel primo dei cinque capitoli, Alberto Lemme (collaboratore con università ed enti di ricerca, autore di varie pubblicazioni sul rischio sismico) parla di analisi del danno, valutazione della vulnerabilità, disgregazione della parete muraria, analisi storica, geometria del fabbricato e caratterizzazione degli elementi costruttivi, classificazione del rischio, qualità muraria e normativa; nel secondo di interventi su strutture, murature, pannelli murari, coperture, di prevenzione e miglioramento; nel terzo di restauro storicoartistico, miglioramento sismico, metodologia, con il progetto di restauro di Palazzo Ardinghelli, a L’Aquila. Il quarto capitolo descrive gli eventi sismici in Italia degli ultimi anni: 1980 (Irpinia e Basilicata), 1997-98 (Umbria e Marche), 2002 (Molise e Puglia), 2009 (Abruzzo), 2012 (Emilia Romagna), 2016 (Italia Centrale), 2017 (Ischia); il quinto espone gli interventi sugli edifici danneggiati da questi terremoti.

Urbanistica e partecipazione

Col-lectiu Punt 6, con base a Barcelona dal 2005, è una cooperativa femminista di architette, sociologhe e urbaniste, nate in Spagna e Sud America, attive nel ripensare gli spazi domestici, comunitari e pubblici da una prospettiva di genere intersezionale, attraverso la partecipazione, promuovendo al contempo la sostenibilità e l’economia solidale.

Ha realizzato oltre 500 progetti in ambito locale e internazionale, coinvolgendo più di 10.000 donne; si è formata dopo l’approvazione, della Ley de Barrios [legge dei quartieri], che avviava misure sociali e urbanistiche, tra cui l’equità di genere nell’uso dello spazio urbano e dei servizi. Nel libro, che fa parte della collana di tascabili Loqui di interviste tematiche, le autrici, co-curatrici della ricerca Sex & the City, presentano il Collectiu Punt 6.

Si pongono domande sulle origini e sul lavoro del Collettivo, su obiettivi dell’urbanistica femminista; sulla “partecipazione”; sul tema della cura, della vita quotidiana e su “Nocturnas”, progetto riguardante le donne che lavorano di notte nell’area metropolitana di Barcelona; sul funzionamento del progetto di trasformazione della piazza Soller; sui rapporti con l’amministrazione pubblica.

Progettare la vacanza. Studi sull’architettura balneare del secondo dopoguerra ■ Pisana Posocco

Quodlibet (Macerata), 2017 Pp. 152, € 15,20

Abitare la Vacanza

■ A cura di Emanuele Piccardo, Maria Pina Usai

Silvana Editoriale (Cinisello B.), 2023 Pp. 240, € 28,00

Edifici in muratura. Dall’emergenza alla ricostruzione

■ Alberto Lemme

Dario Flaccovio Editore (Palermo), luglio 2025 Pp. 396, € 49,00

Il progetto della città femminista. Intervista a Col·lectiu Punt 6

■ Florencia Andreola, Azzurra Muzzonigro

LetteraVentidue (Siracusa), 2025 Pagine 108, € 8.90

a cura di Roberto Gamba

Direttore responsabile/Editor in Chief

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Comitato direttivo/Managing Board

Luigi Di Carlantonio, Vincenzo Briziarelli, Mario Cunial, Roberto Danesi

Coordinamento stampa, grafica e impaginazione/Printing Coordination, Graphic & Editing

Raffaella Sesia

Hanno collaborato a questo fascicolo/ Contributors to This Edition

Ernesto Maria Giuffrè e Chiara Testoni (curatori Architettura), Antonio Acocella, Adolfo F. L. Baratta, Donatella Bollani, Andrea Campioli, Elisa Di Giuseppe, Marco D’Orazio, Ercole Finocchetti, Elisa Franzoni, Roberto Gamba, Francesca Giglio, Arianna Latini, Antonio Magarò, Francesca Maioli, Massimo Mariani, Annarita Martello, Flavia Santia, Pasqualino Solomita

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