Autorizzazione del Tribunale di Trieste del 16 marzo 2018, numero periodico 9/2018 V.G. 847/2018.
Finito di stampare: marzo 2026
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Zinelli & Perizzi Via San Sebastiano 1 34121 Trieste zinellieperizzi.it
di /von Giovanni Marzini
UN NUMERO DI TENDENZA
—Eine trendige Ausgabe
C’è anche un’altra Trieste, oltre a quella che già tanti conoscono, vale a dire la Trieste che custodisce e protegge il suo trascorso imperiale, la storia di un luminoso passato che le ha lasciato in eredità una società multietnica, cresciuta su un piedistallo culturale di grande spessore. Non c’è insomma solo la Trieste delle tante religioni, dei molti teatri e dei suoi caffè storici. C’è anche una Trieste trendy, capace di ispirare mode e stili che guardano avanti, strizzando l’occhio al futuro senza per questo dimenticare un importante passato. Il numero primaverile, che abbraccia la stagione del risveglio e della speranza, vuole farvi scoprire le nuove insospettabili tendenze di una città che rifiuta o quanto meno ridimensiona l’etichetta di ‘anziana’, dando credito e spazio alla nuova linfa di una ‘gioventù’ capace di innovare e proporre anche un diverso stile di vita.
Sfogliando queste pagine lo troverete ovviamente nella moda, nell’arte, nella cucina, nelle proposte museali, nella stessa naturale bellezza di luoghi da scoprire e valorizzare. Vi spiegheremo cosa fa ‘tendenza’ oggi a Trieste attraverso il racconto dei protagonisti di un nuovo rinascimento che –ne siamo certi– meraviglierà anche molti residenti, ma finirà per sorprendere altrettanti visitatori. Molti dei quali, come poi vedrete, stanno cercando di abbandonare la visita ‘mordi e fuggi’ cercando di permettersi una sosta più lunga che gli aiuti a capire meglio il way of life di questa complessa città.
Una volta di più IES vuole proporvi –se possibile–una diversa cultura dello ‘scoprire’ la città: chi la vive, la arricchisce e cerca se possibile di migliorarla, aggiungendoci dei semplici ingredienti, che sono inclusione, partecipazione, curiosità, cultura. Ed un pizzico di ‘pace’, che di questi tempi è forse quella più difficile da trovare. Ma almeno i protagonisti delle storie che adesso vi raccontiamo di certo la pace l’hanno trovata: dentro di sé e in quello che fanno. E, credeteci, non è poi cosa da poco.
Es gibt noch ein anderes Triest: nicht nur das wohlbekannte mit seiner kaiserlichen Vergangenheit und glanzvollen Ära – Ergebnis einer multiethnischen Gesellschaft, gewachsen auf einem kulturell tief verwurzelten Fundament. Auch nicht allein das Triest der Religionen, der zahlreichen Theater und der historischen Cafés.
Sondern ein trendiges Triest, das Moden und Stile inspiriert, nach vorne blickt und der Zukunft zuzwinkert, ohne seine bedeutende Vergangenheit aus den Augen zu verlieren.
Die Frühjahrsausgabe steht ganz im Zeichen des Erwachens und der Hoffnung und lädt Sie dazu ein, neue, unerwartete Trends dieser Stadt zu entdecken – einer Stadt, die das Etikett „alt“ zurückweist oder zumindest neu deutet und stattdessen einer innovativen „Jugend“ Raum verschafft, die frische und innovative Lebensentwürfe hervorbringt.
Beim Durchblättern begegnen Ihnen diese Trends in Mode, Kunst, Kulinarik sowie in den Museen und in der natürlichen Schönheit der Orte, die es zu entdecken gilt. Wir zeigen, was heute in Triest „im Trend“ ist – anhand von Geschichten jener Protagonist:innen einer neuen Renaissance, die, davon sind wir überzeugt, sowohl die Bevölkerung als auch Gäste aus aller Welt in Staunen versetzen wird. Viele tauschen mittlerweile ihren Blitzbesuch gegen einen längeren Aufenthalt ein, um den „Way of Life“ dieser komplexen Stadt besser zu erfassen.
Einmal mehr möchte IES – soweit möglich –eine andere Art des „Entdeckens“ der Stadt vorschlagen: mithilfe von Menschen, die Triest leben, bereichern und bestrebt sind, es weiterzuentwickeln, indem sie einfache, aber wesentliche Werte hinzuzufügen: Inklusion, Teilhabe, Neugier und Kultur. Und nicht zuletzt eine Prise Frieden, der heute vielleicht kostbarer ist denn je.
Die Hauptfiguren der hier erzählten Geschichten haben ihren Frieden gefunden: in sich selbst und in ihrem Tun. Und das ist, so viel sei gesagt, alles andere als wenig.
Scegli la strada del mare
Take the Sea route
Trieste - Muggia (servizio annuale / year round service)
Trieste - Sistiana via Porto Vivo - Barcola - Topolini - Grignano (servizio stagionale dal 25 aprile al 4 ottobre 2026 / seasonal service from April 25 to October 4, 2026)
Trieste - Monfalcone via Sistiana - Duino (servizio stagionale dal 31 maggio al 20 settembre 2026 / seasonal service from May 31 to September 20, 2026)
Trieste - Grado - Lignano (servizio stagionale 25 aprile al 4 ottobre 2026 - No Lunedì / seasonal service from April 25 to October 4, 2026 – not available on Mondays)
IES, IL CUORE DI TRIESTE
ABC – L’Associazione vicina ai bambini
che hanno bisogno di cure chirurgiche e ai loro cari.
ABC – Der Verein für Familien mit Kindern, die eine chirurgische Behandlung benötigen.
La notizia della malformazione tumorale di Riccardo, diagnosticata prima della nascita, arrivò come un macigno. Da allora sono passati ventidue anni e fortunatamente, dopo tante cure e tanto amore, Riccardo è guarito. Di strada ne è stata fatta molta da quando i suoi genitori, grati ai medici che avevano salvato il loro figlio, decisero di dare un senso a quella sofferenza provata, creando l’Associazione ABC Bambini Chirurgici. Dal 2005, anno di fondazione di ABC, sono stati avviati diversi progetti. Innanzitutto l’associazione offre accoglienza alle famiglie dei bambini ricoverati all’IRCCS Materno Infantile Burlo Garofolo di Trieste, mettendo a disposizione gratuitamente sei alloggi a Trieste che ospitano più di 250 famiglie ogni anno. I piccoli pazienti devono affrontare interventi chirurgici spesso lunghi e complessi e vivono un periodo della loro infanzia in ospedale. Per questo, il progetto vuole rendere disponibile un luogo confortevole dove i genitori possano ricaricarsi per dedicare le energie all’assistenza dei propri figli. Oltre a garantire l’accoglienza, ABC aiuta le famiglie a sostenere le spese di viaggio e di prima necessità durante la degenza supportando i bambini e i genitori con l’assistenza di psicologi, dalla diagnosi fino al ritorno a casa. Inoltre, l’associazione è presente nel reparto di Chirurgia con giochi, ascolto e presenza, e promuove l’inclusione con percorsi nelle scuole e nella società. Infine, affianca l’IRCCS Burlo Garofolo nel garantire cure eccellenti, formazione al personale e dona strumentazioni di nuova generazione. “Quando dal Veneto, con la mia famiglia, siamo arrivati a Trieste per le cure di Riccardo, abbiamo trovato una città accogliente e preparata dal punto di vista medico –racconta Giusy Battain, madre di Riccardo e direttrice di ABC–. Vogliamo continuare a restituire il bene che ci è stato dato per renderla ancora più ospitale. E vogliamo davvero che i nostri ospiti si sentano “a casa”, per rielaborare al meglio questi momenti difficili”. Accanto alle figure professionali, nel team di ABC è presente un numeroso gruppo di volontari che diventa un punto di riferimento nella quotidianità delle famiglie accolte.
Die Nachricht von Riccardos tumoröser Fehlbildung, noch vor seiner Geburt, traf seine Familie tief. Heute, 22 Jahre später ist er dank zahlreicher Behandlungen und viel Liebe glücklicherweise geheilt.
Aus Dankbarkeit gegenüber den Ärzten, die ih gerettet hatten, entstand der Entschluss seiner Eltern, dem durchlittenen Leid einen Sinn zu geben – mit der Gründung des Vereins ABC Bambini Chirurgici im Jahr 2005. Seither wurden zahlreiche Projekte ins Leben gerufen.
Im Mittelpunkt steht die Unterstützung von Familien, deren Kinder in der Kinderklinik Burlo Garofolo in Triest behandelt werden. ABC stellt kostenlos sechs Unterkünfte bereit und ermöglicht so jährlich über 250 Familien einen Aufenthalt in der Stadt. Da sich die jungen Patientinnen und Patienten oft langen und komplexe Eingriffen unterziehen müssen, bietet dieses Angebot den Eltern einen geschützten Raum, um Kraft zu schöpfen.
Darüber hinaus beteiligt sich der Verein an Reiseund Grundkosten, begleitet Familien psychologisch von der Diagnose bis zur Rückkehr nach Hause und ist mit Spielangeboten und persönlicher Nähe auch direkt auf den Stationen präsent. Programme in Schulen und im gesellschaftlichen Umfeld fördern zudem die Inklusion. Parallel dazu unterstützt ABC das Krankenhaus durch Fortbildung sowie durch die Bereitstellung moderner medizinischer Geräte.
„Als wir aus Venetien nach Triest kamen, um Riccardo behandeln zu lassen, fanden wir eine äußerst gastfreundliche und medizinisch hervorragend ausgestattete Stadt vor“, berichtet Giusy Battain, Riccardos Mutter und heutige Direktorin von ABC. „Das Gute, das wir erfahren haben, möchten wir weitergeben und das Angebot noch breiter machen. Wir wollen dazu beitragen, dass sich unsere Gäste in dieser schwierigen Zeit möglichst wie zu Hause fühlen.“
Neben den Fachkräften engagiert sich eine große Gruppe von Freiwilligen, die für viele aufgenommene Familien zu wichtigen Bezugspersonen im Alltag werden.
di /illustriert von
/von Francesca Pitacco
illustrazioni
Cristina Trivellato
Trieste viene spesso descritta come una destinazione perfetta per un fine settimana. Due giorni, una notte o tre giorni e due notti al massimo, per una lista di mete imperdibili: una visita al Castello di Miramare [1], un selfie in Piazza Unità [2], la storia antica raccontata dal colle di San Giusto [3] e una sosta in un caffè storico. Sono questi i luoghi immancabili per il turista che si rispetti.
Certo, la bellezza di Trieste può essere assaporata così, passeggiando tra gli stretti vicoli di Cavana [4] e godendosi un tramonto sul molo Audace [5], ma chi rimane per un tempo così breve non potrà certo dire di aver colto l’anima della città, fatta di sfumature e contraddizioni, di piccoli riti e abitudini consolidate. La stessa Trieste e i suoi abitanti sono da sempre alla costante ricerca di definire la propria identità, la propria “scontrosa grazia”, sia urbanistica che caratteriale. Non è un caso che i due libri dove la si descrive al meglio si intitolino rispettivamente “Trieste. Un’identità di frontiera” (Angelo Ara e Claudio Magris) e “Trieste o del nessun luogo” di Jan Morris. È lo stigma delle città di confine, del loro essere sospese tra mondi, lingue, storie.
A Trieste sarà facile ordinare un “ nero” (il caffè espresso) e cominciare una fitta conversazione con il vicino di tavolino. I triestini attaccano bottone rapidamente, vi chiederanno da dove venite, cosa pensate della città, saranno prodighi di consigli, ma potrebbero anche vedere un conoscente e lasciarvi in asso senza troppi convenevoli, così come richiamarvi all’ordine (un retaggio asburgico?) se alzate troppo la voce,
superate una coda o non vi attenete alle regole non scritte –e perfettamente introiettate dai triestini che si rispettino–sui bus o nei locali pubblici.
Dal punto di vista della sua forma-città Trieste non si limita al colle di San Giusto e alle strade ariose e rettilinee del borgo Teresiano [6]. Prendere il Delfino Verde che collega le Rive a Muggia [7] vi farà ammirare le sue proporzioni dal mare e abbracciare la sua ampiezza. Osserverete i rioni che si insinuano tra le alture e risalgono i pendii. Scoprirete i quartieri più moderni con i grandi condomini e il nastro d’asfalto della grande viabilità che congiunge il porto all’autostrada.
Forse vi verrà voglia di lasciarvi alle spalle ciò che è citato nelle guide e sui siti internet per addentrarvi nelle zone residenziali, tra i buffet di Barriera Vecchia, i bar di San Giacomo dove chi sta al banco vi si rivolge prima in una sconosciuta lingua balcanica piuttosto che in italiano o raggiungere l’architettura brutalista del quadrilatero di Melara, oggi utilizzato per video musicali, spot e film.
Per vivere la città ci vuole tempo e una delle grandi tendenze del turismo globale più recente è quella di spingersi ancora più in là rispetto alle esperienze da sperimentare e ai ritmi slow regalati da mezzi di trasporto come il treno o la bicicletta. Complice la diffusione dello smart working o di pensionati ancora molto attivi, la novità a livello planetario è quella di dilatare la propria permanenza in una città fino a diventare dei residenti temporanei. I weekend diventano così settimane, se non addirittura mesi, per riuscire a vivere veramente come i locali e assaporare in maniera più piena le opportunità che offrono una città e il territorio circostante.
Trieste è adatta ad affrontare questo fenomeno? Non si tratta inevitabilmente di grandi numeri, ma sembra sia una moda in netta crescita e con una platea sempre più ampia di persone interessate ad essere coinvolte.
Online e in presenza proliferano corsi per diventare “nomadi digitali” e sono incrementati siti web o forum dove ci si scambia consigli e si raccontano le avventure personali. Si richiedono requisiti di base per candidarsi come una meta appetibile: connessione digitale diffusa, sicurezza, disponibilità di alloggi in zone centrali a costi non astronomici, dimensioni medio-piccole, collegamenti via treno o aereo; il clima mite e la vicinanza al mare e alla montagna sono dei punti a favore. Trieste insomma ha le sue carte da giocare su questo nuovo fronte.
Urban Sketching
L’Urban Sketching è un movimento artistico che appassiona e unisce non solo artisti già formati, ma anche, e soprattutto, persone che hanno voglia di raccontare attraverso disegni realizzati su taccuini i propri viaggi o la propria città. Cristina Trivellato, autrice dei disegni in queste pagine, è amministratrice, assieme a tre amiche, del gruppo Facebook Trieste Sketchers: un gruppo molto attivo che organizza uscite per scoprire e disegnare angoli suggestivi della città. Gli appuntamenti si svolgono ogni ultima domenica del mese.
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Trieste e i suoi abitanti sono da sempre alla costante ricerca di definire la propria identità, la propria ‘scontrosa grazia’, sia urbanistica che caratteriale.
Triest und seine triestini sind seit jeher auf der Suche nach ihrer Identität, geprägt von einer „schroffen Anmut“, sowohl städtebaulich als auch charakterlich.
Urban Sketching ist eine künstlerische Bewegung, die nicht nur ausgebildete Künstler:innen begeistert und verbindet, sondern vor allem auch Menschen, die ihre Reisen oder ihre Stadt durch Skizzen und Zeichnungen erzählen möchten. Die Zeichnungen auf diesen Seiten hat Cristina Trivellato gefertigt. Zusammen mit drei Freundinnen verwaltet sie die Facebook-Gruppe Trieste Sketchers, die Ausflüge organisiert und dabei malerische Ecken der Stadt entdeckt und festhält. Die Treffen finden jeden letzten Sonntag im Monat statt.
Non si tratta di trasferirsi in pianta stabile per lavoro o per diletto, bensì trascorrere un periodo lungo sulle sponde del Nord Adriatico.
Di certo la popolazione di expats a Trieste è in crescita (gli stranieri sono circa diciottomila cioè il 9% degli abitanti) e i numerosi gruppi Facebook possono costituire un primo network di contatti dove ricevere suggerimenti su cosa fare.
Avere tempo permette di godersi le ricche stagioni teatrali del Teatro Verdi [8] e del Rossetti [9], dove la musica è un linguaggio internazionale per eccellenza, dall’opera, alla sinfonica, al più moderno musical. Non è raro ormai trovare film in lingua originale (vale la pena dare un’occhiata alla programmazione dell’Ariston [10]) e sono sempre più gettonati i corsi di lingua, in particolare di italiano. La Piccola Università Italiana propone lezioni di conversazione, introduzione all’italiano o livelli più avanzati, aperti ad allievi dai 16 ai 99 anni. Per la serie non si smette mai di imparare!
L’arte a Trieste è ovunque ed è multiforme. Il Magazzino delle Idee [11] propone mostre fotografiche di ottimo livello, ITS Arcademy [12] apre le porte alla meraviglia della creatività, mentre il circuito dei musei civici è affascinante
per la sua varietà, che spazia dai temi naturalistici a quelli portuali, dalla letteratura, alle residenze storiche e particolare attenzione merita la travagliata storia del Novecento, tanto per approfondire il tema dei confini. Impossibile però limitarsi a questo. Le gallerie d’arte offrono happening interessanti dove conoscere artisti e nuovi amici, tra un quadro, una fotografia e un calice di vino. Sono loro, insieme alla casa d’aste Stadion e gli antiquari del Ghetto e del borgo Giuseppino, ad essere gli indirizzi adatti per l’acquisto di un’opera.
Per chi artista lo è dentro un’idea è unirsi al gruppo Facebook degli sketchers locali, che organizzano uscite collettive grazie alle quali si possono scoprire angoli nascosti e dettagli inaspettati del centro e del circondario. Lo sport e il benessere a Trieste sono di casa. Le passeggiate in Carso sono il must della primavera con l’immancabile sosta in osmiza, anche se l’evento per eccellenza della stagione è la Trieste Spring Run di maggio, aperta sia a maratoneti sia a semplici corridori. E dopo lo sport non c’è nulla di meglio del relax di una spa. Diversi hotel consentono l’accesso anche ai non ospiti e il centro Avalon, non lontano dalla Grotta Gigante, ha ingressi singoli per la piscina e le terme.
riva Grumula
piazza Venezia Largo Giovanni
bacino Bersaglieri
bacino San Marco
Sacchetta
molodeiBersaglieri
NazarioSauro
moloAudace
molo IV
largo Odorico Panfili
piazza Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi
rivadelMandracchio
riva Tre Novembre
via Torino
via B. Cellini
viaMilano viaMilano viaG.Galatti viadelLavatoio
piazza Vittorio Veneto piazza Oberdan
viaG.Rossini CanalGrande viaValdirivo
piazza del Ponterosso
via Trento via Roma via Roma via F. Filzi via San Spiridione via Dante Alighieri
piazza Sant’Antonio Nuovo
viadelCanalPiccolo via Santa Caterina via Trenta Ottobre via G. Carducci via Imbriani
viaV.Bellini viaMazzini viaMazzini viaSanNicolò
corso Italia
piazzetta
viadeiFabbri Bonaparte viaTigor viadellaCereria
vialedellaTerza Armata
viadellaGalleriaviaF.Cappello via della Valle viadeiCapuanoviaCiamicianviadeiGiustinelliviaTigor viaSanVito viaF.Denza
piazza del Sansovino
Piazza Oberdan – Museo del Risorgimento e Sacrario Guglielmo Oberdan
Se piace una natura più “addomesticata” il roseto all’interno dell’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale [13] è un luogo magico e silenzioso che si anima a metà aprile per Horti Tergestini e prosegue a maggio con i venerdì dedicati alle rose, ai libri e alla musica.
Sempre a maggio è la Maker Faire Trieste a prendere la ribalta, una vera e propria festa dell’ingegno che rappresenta in maniera spesso divertente e curiosa il variegato mondo della scienza.
La tendenza non è scegliere un singolo evento, ma goderseli tutti, andando anche a caccia di negozi e artigiani (un buon inizio è il sito CrafTS), diventando un habitué di un’enoteca o un alimentari e passeggiando con l’occhio del flâneur. A Trieste si può.
Dal punto di vista della sua forma-città Trieste non si limita al colle di San Giusto e alle strade rettilinee del borgo Teresiano.
Auch räumlich beschränkt sich Triest nicht auf den Hügel San Giusto und die weitläufigen, geraden Straßen des Borgo Teresiano.
Triest gilt oft als perfektes Ziel für ein Wochenende: zwei Tage, eine Nacht – höchstens drei Tage, um die wichtigsten Sehenswürdigkeiten zu erkunden.
Schloss Miramare [1], ein Selfie auf der Piazza Unità [2], der Hügel San Giusto [3] und ein Zwischenstopp in einem historischen Café gehören zum klassischen Programm. Ohne Zweifel lässt sich die Schönheit Triests so erleben – beim Flanieren durch die engen Gassen von Cavana [4] oder beim Sonnenuntergang an der Mole Audace [5]. Aber wer nur so kurz bleibt, wird die eigentliche Seele der Stadt kaum erfassen: eine Stadt voller Nuancen und Widersprüche, kleiner Rituale und fest verankerter Gewohnheiten.
Triest und seine triestini sind seit jeher auf der Suche nach ihrer Identität, geprägt von einer „schroffen Anmut“, sowohl städtebaulich als auch charakterlich. Es ist kein Zufall, dass die beiden Bücher, in denen diese Identität am besten beschrieben wird, den Titel „Trieste. Un’identità di frontiera“ (Angelo Ara und Claudio Magris) bzw. „Triest and the Meaning of Nowhere“ (Jan Morris) tragen. Es ist das Stigma der Grenzstädte, ihres Schwebezustands zwischen Welten, Sprachen und Geschichten.
In Triest genügt ein Nero (Espresso), und schon entspinnt sich ein intensives Gespräch mit dem Tischnachbarn. Die Triester:innen kommen schnell ins Gespräch, fragen, woher man kommt, was man von der Stadt hält, geben großzügig Ratschläge. Aber sobald sie einen Bekannten sehen, könnten sie einen ohne große Umstände auch einfach stehen lassen. Oder zur Ordnung rufen (ein habsburgisches Erbe?), wenn man zu laut ist, sich vordrängelt oder sich in Bussen oder öffentlichen Lokalen nicht an ungeschriebene Regeln hält, die von den Triester:innen, die etwas auf sich halten, gänzlich verinnerlicht wurden. Auch räumlich beschränkt sich Triest nicht auf den Hügel San Giusto und die weitläufigen, geraden Straßen des Borgo Teresiano [6]. Vom Meer aus – etwa bei einer Fahrt mit dem Delfino Verde
Richtung Muggia [7] – zeigt sich die Weite der Stadt: Viertel, die sich an die Hänge schmiegen, moderne Wohnanlagen, die Infrastruktur und den Hafen. Wer die Tipps aus Reiseführern und Internetseiten hinter sich lässt und sich in die Wohngebiete begibt, zu den Buffets in Barriera Vecchia, zu den Bars in San Giacomo, wo man an der Theke eher in einer unbekannten Balkansprache als auf Italienisch angesprochen wird, entdeckt das alltägliche Leben. Oder man erkundet die brutalistische Architektur des Melara-Viertels, das heute für Musikvideos, Werbespots und Filme genutzt wird.
Um Triest wirklich zu erleben, braucht es Zeit. Einer der großen Trends im globalen Tourismus geht in diese Richtung: längere Aufenthalte und Entschleunigung, indem man z. B. auf Verkehrsmittel wie Zug oder Fahrrad umsteigt. Homeoffice und die Fitness der Rentner:innen fördern diese Entwicklung und man bleibt, bis man dazu gehört. So werden Wochenenden zu Wochen, wenn nicht sogar zu Monaten, um wie die Einheimischen zu leben und die Möglichkeiten, die eine Stadt und ihre Umgebung bieten, in vollen Zügen zu genießen.
Ist Triest für diese Entwicklung gerüstet? Die Zahlen sind zwar noch nicht sehr hoch, doch der Trend scheint deutlich zu wachsen und ein immer breiteres Publikum anzusprechen. Online wie auch vor Ort gibt es immer mehr Kurse, die dabei helfen, „digitale Nomaden“ zu werden. Webseiten und Foren geben Tipps und bieten Plattformen für den Austausch persönlicher Abenteuer. Dabei geht nicht darum, aus beruflichen oder privaten Gründen der Heimat dauerhaft den Rücken zu kehren, sondern einen längeren Aufenthalt an der Nordadria zu verbringen. Grundvoraussetzungen für ein attraktives Ziel sind: flächendeckende digitale Anbindung, Sicherheit, Verfügbarkeit zentraler Unterkünfte zu erschwinglichen Preisen, eine mittelgroße bis kleine Stadtgröße sowie Anbindungen per Zug oder Flugzeug. Auch ein mildes Klima und die
Nähe zum Meer und zu den Bergen sind Pluspunkte. Triest kann also durchaus punkten.
Und so wächst die Zahl der Expats in Triest (der ausländische Anteil macht mit ca. 18.000 etwa 9 % der Bevölkerung aus). Zahlreiche Facebook-Gruppen bilden ein erstes Netzwerk, in dem man Tipps für Unternehmungen erhält. Wer Zeit hat, kann das bunte Programm im Teatro Verdi [8] und im Teatro Rossetti [9] genießen. Denn Musik – von Oper über Symphonien bis hin zu modernsten Musicals – ist eine internationale Sprache. Immer häufiger findet man auch Filme in Originalsprache (siehe Kino Ariston! [10]). Sprachkurse, insbesondere
Piazza Barbacan
I triestini attaccano bottone rapidamente, vi chiederanno da dove venite, cosa pensate della città, saranno prodighi di consigli.
Triester:innen kommen schnell ins Gespräch, fragen, woher man kommt, was man von der Stadt hält, geben großzügig Ratschläge.
für Italienisch, erfreuen sich wachsender Beliebtheit. Die Piccola Università Italiana bietet Konversationskurse, eine Einführung in die italienische Sprache oder Kurse für Fortgeschrittene an, die für Teilnehmer:innen im Alter von 16 bis 99 eignen. Denn man lernt ja nie aus!
Auch Kunst ist in Triest allgegenwärtig und vielfältig. Das Magazzino delle Idee [11] bietet hochkarätige Fotoausstellungen, die ITS Academy [12] öffnet den Zugang zur wunderbaren Welt der Kreativität, während die städtischen Museen durch ihre Vielfalt faszinieren, die von naturkundlichen Themen über den Hafen bis hin zu Literatur und historischen Residenzen reicht. Besondere Aufmerksamkeit verdient die bewegte Geschichte des 20. Jahrhunderts rund um das Thema Grenzen. Darüber hinaus bieten die Kunstgalerien interessante Veranstaltungen, bei denen man zwischen Gemälden, einem Foto und einem Glas Wein Künstler:innen treffen und neue Bekanntschaften schließen kann. Zusammen mit dem Auktionshaus Stadion und den Antiquitätenhändlern im Ghetto und im Borgo Giuseppino sind die Galerien der Stadt die richtigen Adressen für den Kauf eines Kunstwerks.
Allen mit künstlerischer Ader sei die Facebook-Gruppe der lokalen Sketchers empfohlen. Bei gemeinsame Ausflügen entdeckt man versteckte Ecken und unerwartete Details des Stadtzentrums und der Umgebung.
Auch Sport und Wellness sind in Triest zu Hause. Frühlingsspaziergänge im Karst mit der unverzichtbaren Einkehr in einer Osmiza, der Trieste Spring Run im Mai, der sowohl für Marathonfans als auch für Freizeitsportler:innen geeignet ist, und als Belohnung nach dem Sport Verwöhnstunden in einem Spa. Einige Hotels bieten auch Nicht-Gästen Zugang zum Wellnessbereich, während der Avalon-Komplex in der Nähe der Riesenhöhle über separate Eingänge für das Schwimmbad und die Sauna verfügt.
Oder eher Lust auf gepflegte Gartenanlagen? Dann sei Ihnen der Rosengarten im ehemaligen Psychiatrischen Krankenhaus [13] empfohlen: ein magischer und ruhiger Ort, der Mitte April im Rahmen der Veranstaltung Horti Tergestini zum Leben erwacht und jeden Freitag im Mai ganz im Zeichen von Rosen, Büchern und Musik steht.
Ebenfalls im Mai steht das Event Maker Faire Trieste auf dem Programm –ein wahres Fest der Kreativität, das die vielfältige Welt der Wissenschaft oft auf unterhaltsame und kuriose Weise präsentiert.
Sie müssen sich nicht unbedingt für eine einzige Veranstaltung entscheiden – nehmen Sie sich Zeit, sie alle zu genießen! So lernen Sie ganz nebenbei auch Geschäfte und Handwerksläden kennen (siehe auch: Website CrafTS), werden Stammgast in einer Weinhandlung oder einem Feinkostladen und schlendern mit dem Blick eines Flaneurs durch die Stadt. In Triest ist das möglich.
G. Aiello
Geschichten unter der Oberfläche
STORIE SOMMERSE
Nella lunga lista di vicende storiche che contraddistinguono questa città, Trieste conserva storie che rimangono sullo sfondo, spesso nascoste, ma per questo non meno meritevoli di essere raccontate. Sono storie che, come quasi sempre accade, appartengono ad una sfera legata a doppio filo con fenomeni poco conosciuti: parliamo di casi di cronaca nera, aneddoti inseriti in un quadro storiografico più ampio, ma anche parte di narrazioni culturali ed economiche di una delle città con maggiore fascino in Europa.
La mappa di questi vuoti appare però, al visitatore proveniente da fuori, una dimensione particolarmente affascinante, soprattutto in relazione all’approccio che, oggidì, si vuole far tornare al centro di un racconto anche turistico. Non è una questione di moda, attenzione, bensì una sorta di vocazione al collezionismo narrativo. Il fascino, si dirà, sta nelle piccole cose.
Sul versante ovest della collina alle spalle dell’Università degli studi di Trieste, l’altura denominata monte Fiascone o Metlika in lingua slovena, riposa una lapide. La data segnata è quella dei giorni di fine aprile del 1945.
La guerra, in questa città, non è ancora finita e tra partigiani e nazisti si combatte ancora. È qui che trova la morte Salvatore Azzaro, partigiano di origini siciliane unitosi alla Resistenza qualche tempo prima. La lapide è segnata dal tempo, eppure, ogni anno per l’anniversario della morte, un nipote di Azzaro compie un viaggio di ore con il solo scopo di portare un fiore sulla sua tomba. Nella città dove è presente la foiba di Basovizza o il monumento alla Risiera di San Sabba, due tra le storie che potremmo ormai tranquillamente inserire nel mainstream narrativo di Trieste, nel rione di San Giovanni insiste il parco dell’ex ospedale psichiatrico da dove, a fine degli anni Settanta, Franco Basaglia rivoluzionò il sistema della salute mentale mondiale. Qui, tra graffiti a firma di Ugo Guarino e una piccola esposizione permanente sulla rivoluzione basagliana, trova spazio anche uno dei figli dell’albero di cachi sopravvissuto all’esplosione della bomba atomica di Nagasaki. È la rappresentazione simbolica di un filone culturale che affonda le radici nel pacifismo: una questione che, anche e soprattutto nei periodi attuali, non dovrebbe mai passare di moda.
Nello stesso rione e solo da qualche
di /von Nicolò Giraldi
Partire
da vicende misteriose e da fatti di cronaca del passato, per approfondire la conoscenza di un luogo.
In einen Ort eintauchen, ausgehend von mysteriösen Begebenheiten und historischen Ereignissen der Vergangenheit.
Diego de Henriquez, storico e grande personaggio triestino della prima metà del Novecento, possiede una storia che bene si inserisce nel contesto del non raccontato.
Auch Diego de Henriquez, Historiker und große Triester Persönlichkeit der ersten Hälfte des 20. Jahrhunderts, hat eine Geschichte, die gut in den Kontext des Ungesagten passt.
primo NaSco (ovvero i nascondigli dove Gladio, versione italiana di Stay Behind, era solita conservare grandi quantitativi di armi da usare in caso di invasione comunista) fu il figlio del comandante della stazione locale dei carabinieri. Venne rinvenuto di tutto, un vero e proprio arsenale di guerra. Una volta partite le indagini (che scatenarono la redistribuzione sul territorio degli altri NaSco, come dichiarato da Giulio Andreotti molti anni dopo), si capì che alcune delle armi presenti erano state trafugate. L’ipotesi maggiormente accreditata tra gli inquirenti che tentarono di far luce sul nascondiglio, è che da Aurisina sparì sicuramente l’esplosivo utilizzato, poco dopo, nella strage di Peteano. Spie, servizi e agenti segreti, qui non sono mai passati di moda.
anno, è riemersa una vicenda che segna queste terre alla fine degli anni Sessanta. La scuola slovena di via Caravaggio, nel 1969, fu teatro di un attentato neofascista che, fortunatamente, non provocò vittime. Quell’episodio, in realtà, non è un caso confinato nel provincialismo spicciolo. L’attentato di San Giovanni, come confermato poi dalle successive indagini giudiziarie, non fu nient’altro che il test preparatorio all’esplosione che, nella sede della Banca dell’agricoltura di piazza Fontana a Milano, fece 17 vittime. Prima di compiere azioni terrificanti nel resto della penisola, la strategia della tensione testò più volte questo territorio.
Fu il Carso, e nella fattispecie la zona vicina a Aurisina, il teatro di uno dei ritrovamenti più eclatanti nella storia degli anni di piombo. A rinvenire quello che venne dichiarato come il
Diego de Henriquez
A Trieste oggi lo ricorda il suo museo “Museo della Guerra per la Pace”, ma Diego de Henriquez, storico e grande personaggio triestino della prima metà del Novecento, possiede una storia che bene si inserisce nel contesto del non raccontato. Durante il rogo scoppiato nella sua abitazione di via San Maurizio, fiamme sprigionatesi in circostanze mai chiarite del tutto, parte della moltitudine di taccuini su cui aveva annotato relazioni, storie, racconti della Seconda guerra mondiale ma, soprattutto le scritte che gli internati della Risiera avevano lasciato sui muri interni delle celle, sparì. Divorata dal fuoco, quella infinita lista di informazioni (tra cui i nomi di tanti delatori triestini e dei collaborazionisti dei nazisti) non c’è più. De Henriquez rimase tre giorni dentro la Risiera, annotando le scritte e i graffiti e lavorando giorno e notte per congelare quelle vite strappate. Una mattina trovò le pareti imbiancate, senza spiegazioni.
Nel processo che qualche tempo dopo si svolse per fare luce sulla natura dell’incendio che l’aveva portato alla morte, la magistratura utilizzò parte di quei taccuini per le indagini anche relative alla stessa strage di Peteano. Si ipotizzavano collegamenti tra i nazifascisti del tempo alla destra eversiva che insanguinò l’Italia negli anni Settanta. Insomma, nei misteri triestini sembra esserci sempre una sorta di lungo filo nero che collega diverse vicende ad un’unica grande storia.
Questi racconti sono solo alcuni degli episodi meno conosciuti di queste terre. Al visitatore che giunge da fuori, sarà sufficiente partire da essi, per iniziare ad avvicinarsi a questo sommerso. Anch’esso, a pieno titolo, fa parte della storia della città.
Murales di Ugo Guarino
Nave del Lloyd
Via di Tor Bandena, 15-3
In der langen Reihe historischer Begebenheiten, die Triest geprägt haben, finden sich auch Geschichten, die im Verborgenen bleiben – weniger sichtbar, aber nicht minder erzählenswert. Sie reichen von Kriminalfällen über Randepisoden der großen Geschichte bis hin zu kulturellen und wirtschaftlichen Erzählungen einer der faszinierendsten Städte Europas. Gerade diese „weißen Flecken“ üben auf Gäste eine besondere Anziehungskraft aus, zumal sie heute zunehmend Teil einer neuen touristischen Erzählung werden. Es handelt sich dabei weniger um eine Mode als um eine bewusste Hinwendung zu den leisen, oft übersehenen Details. Auf der Westseite des Hügels hinter
Tra graffiti a firma di Ugo Guarino all’OPP, trova spazio anche uno dei figli dell’albero di cachi sopravvissuto all’esplosione della bomba atomica di Nagasaki.
Neben Graffiti von Ugo Guarino wächst hier ein Sprössling jenes Kaki-Baums, der die Atombombe von Nagasaki überstand.
der Universität von Triest, dem Monte Fiascone (slowenisch Metlika), erinnert eine schlichte Gedenktafel an das Ende April 1945 – eine Zeit, in der der Krieg in Triest noch andauerte und zwischen Partisanen und Nazis gekämpft wurde. Die etwas lädierte Tafel zeigt den Ort, wo der aus Sizilien stammende Partisan Salvatore Azzaro, der sich kurz zuvor dem Widerstand angeschlossen hatte, den Tod fand. Bis heute reist einer seiner Enkel jedes Jahr an, um an seinem Todestag an seinem Grab eine Blume niederzulegen.
In einer Stadt, die mit Orten wie der Foiba von Basovizza oder der Risiera di San Sabba zentrale Kapitel ihrer Geschichte sichtbar gemacht hat, eröffnet der Stadtteil San Giovanni weniger bekannte Perspektiven. Im Park der ehemaligen psychiatrischen Klinik leitete Franco Basaglia in den 1970er Jahren eine Reform ein, die das Verständnis von psychischer Gesundheit weltweit veränderte. Neben Graffiti von Ugo Guarino und einer kleinen Dauerausstellung zur Basaglia-Revolution wächst hier auch ein Sprössling jenes Kaki-Baums, der die Atombombe von Nagasaki überstand – ein stilles Symbol des Pazifismus, ein Thema, das gerade
in der heutigen Zeit keinesfalls an Bedeutung verlieren sollte.
Ebenfalls in San Giovanni wurde eine Episode aus dem Jahr 1969 wieder ins Bewusstsein gerückt. Die slowenische Schule in der Via Caravaggio war damals Schauplatz eines neofaschistischen Anschlags, der zum Glück keine Opfer forderte. Allerdings beschränkte sich dieser Vorfall nicht nur auf die Provinz. Spätere Ermittlungen zeigten, dass dieser Angriff als Vorbereitung für das Attentat in der Banca dell’Agricoltura auf der Piazza Fontana in Mailand diente, das 17 Opfer forderte.
Noch vor den schrecklichen Anschlägen in ganz Italien wurde das Gebiet mehrmals zum Testfeld der sogenannten „Strategie der Spannung“. So war der Karst, genauer gesagt die Gegend um Aurisina, Schauplatz einer der schockierendsten Entdeckungen in der Geschichte der bleiernen Jahre. Der Sohn des Kommandanten der örtlichen Carabinieri fand mehrere Waffenlager, die als erste NaSco deklariert wurden – geheime Depots, in denen Gladio, eine Art italienische Stay-Behind-Organisation, große Mengen an Sprengstoff und Waffen für den Fall einer kommunistischen Invasion
Museo della Guerra per la Pace Diego De Henriquez Via dei Tominz, 4
aufbewahrte. Es handelte sich um ein regelrechtes Kriegsarsenal. Als die Ermittlungen begannen, die – wie Giulio Andreotti viele Jahre später erklärte –zur Umverteilung der anderen NaSco auf dem Territorium führten, stellte sich heraus, dass einige der Waffen gestohlen worden waren. Es wird vermutet, dass Sprengstoff daraus später beim Anschlag von Peteano verwendet wurde. Geheimdienste, Spione und verdeckte Netzwerke prägten diese Gegend über Jahrzehnte.
Heute erinnert in Triest das „Kriegsmuseum für den Frieden” daran. Aber auch Diego de Henriquez, Historiker und große Triester Persönlichkeit der ersten Hälfte des 20. Jahrhunderts, hat eine Geschichte, die gut in den Kontext des Ungesagten passt. Bei einem Brand in seiner Wohnung in Via San Maurizio, dessen Ursache nie vollständig geklärt wurde, gingen zahlreiche Notizbücher verloren. Darin hatte er Beziehungen, Geschichten und Erzählungen aus dem Zweiten Weltkrieg aufgezeichnet, vor allem aber Inschriften, die die KZ-Häftlinge der Risiera an den Innenwänden der Zellen hinterlassen hatten. Diese ungeheuerlichen Informationen (darunter die Namen vieler Denunzianten aus Triest und Kollaborateure der Nazis) sind dem Feuer zum Opfer gefallen. De Henriquez verbrachte damals drei Tage in der Risiera, notierte die Inschriften und Graffiti und arbeitete Tag und Nacht daran,
Questi racconti sono solo alcuni degli episodi meno conosciuti
di
queste terre.
Al visitatore che giunge da fuori, sarà sufficiente partire da essi, per iniziare ad avvicinarsi a questo sommerso.
Das sind nur einige der weniger bekannten Episoden dieser Gegend. Für Besucher:innen bieten sie einen Zugang zu einer stilleren, doch wesentlichen Dimension der Stadtgeschichte.
Zeugnisse dieser ausgelöschten Leben festzuhalten. Eines Morgens fand er die Wände ohne Erklärung frisch gestrichen vor.
Als einige Zeit später der Prozess zur Aufklärung der Ursache des Brandes stattfand, der zu seinem Tod geführt hatte, verwendete die Justiz einen Teil dieser Notizbücher für die Ermittlungen, auch im Zusammenhang
mit dem Massaker von Peteano. Man vermutete Verbindungen zwischen den Nazifaschisten jener Zeit und der subversiven Rechten, die Italien in den 70er Jahren mit Blut befleckte. So zieht sich durch die verborgenen Geschichten Triests ein dunkler, verbindender Faden, der einzelne Ereignisse zu einem größeren Zusammenhang verknüpft. Für Besucher:innen bieten diese weniger bekannten Episoden einen Zugang zu einer stilleren, doch wesentlichen Dimension der Stadtgeschichte – einer Dimension, die untrennbar zu Triest gehört.
Alessandro Mendini
Architetto e designer italiano
L’arrivo a Trieste regala sempre un momento di meraviglia a chi viene qui per la prima volta, ma anche a chi è al suo ennesimo ritorno.
All’imbocco della strada Costiera il panorama si spalanca sull’estremo lembo dell’Adriatico in un grande abbraccio di luce che emoziona.
Ma questo non è che l’inizio, perché dopo pochi chilometri alla bellezza della natura si aggiunge quella creata dall’uomo, con un bianco castello di pietra in riva al mare, dall’architettura nello stesso tempo rigorosa e romantica.
La città accoglie il visitatore con un elegante lungomare dove si affacciano armoniosamente architetture neoclassiche insieme ad altre, moderne ma non troppo, come un mini-grattacielo in mattoni rossi che pare newyorchese.
D’un tratto, la “palazzata” delle rive cede il posto al grande spazio vuoto di una piazza maestosa, incorniciata da palazzi imponenti su tre lati e aperta al mare, al mondo. È il luogo più celebre e distintivo della città, che continua a emanare il fascino da capitale d’altri tempi della “piccola Vienna sul mare”.
Certo, a questo punto sarebbe facile definire l’immagine della città come conservativa e classica, ma proseguendo nel nostro itinerario si incontra una delle opere più innovative e originali dell’architettura italiana di questo secolo.
È la piscina Bruno Bianchi, progettata dall’Atelier Mendini nel 2005.
L’opera, perché così va definita, è situata in una parte ormai centrale della città, vicinissima all’ingresso della grande viabilità, in mezzo ad altri palazzi in
LA BELLEZZA DELLA CONVIVENZA
—Die Schönheit des Zusammenlebens
G. Aiello
stile moderno dai quali si distingue per forme e colori.
La struttura centrale, cubica, rivestita in un laminato variopinto, con un grande portale rosso, si inserisce in un’ellisse dorata, costellata da bei finestroni tondi.
A questo punto il visitatore attento potrebbe mostrarsi scettico nei confronti di questo inserimento architettonico così impattante, e che invece, secondo me, denota un’apertura di mentalità e convivenza stilistica e di vita.
L’opera, come insisto nel chiamarla, conferma infatti una caratteristica di Trieste e dei triestini, ovverosia la capacità di far coesistere stili, forme, genti, usi e costumi che insieme fanno di questo posto un luogo unico al mondo.
Un po’ come in una vecchia pubblicità, è come se un gigante buono avesse appoggiato un grande giocattolo in mezzo alla città. E questo gioco architettonico mi piace.
Die Ankunft in Triest ist stets ein Moment des Staunens –für Erstbesucher:innen ebenso wie für jene, die immer wieder gern zurückkehren. Gleich zu Beginn der Küstenstraße öffnet sich der Blick auf den nördlichsten Teil der Adria wie eine weite, lichtdurchflutete Umarmung.
Doch dies ist nur der Auftakt. Schon nach wenigen Kilometern gesellt sich zur natürlichen Schönheit die vom Menschen geschaffene Architektur hinzu: das hell strahlende Schloss Miramare, zugleich streng und romantisch, direkt am Meer gelegen.
Die Stadt empfängt ihre Gäste mit einer eleganten Uferpromenade, an der neoklassizistische Bauten harmonisch neben moderneren Gebäuden stehen – darunter auch ein großes rotes Backsteinhaus, ein „Mini-Wolkenkratzer“, der an New York erinnert. Wenig später öffnet sich die Szenerie zu einem weiten, majestätischen Platz, umrahmt von
imposanten Palästen und auf einer Seite dem Meer zugewandt: ein Ort, der bis heute den Charme eines „kleinen Wien am Meer“ ausstrahlt und zu den charakteristischsten Orten der Stadt gehört.
Wer sich hier umsieht, könnte Triest leicht als klassisch oder konservativ einordnen. Doch setzt man den Rundgang fort, stößt man auf eine ganz andere Seite: Das Schwimmbad Bruno Bianchi, 2005 vom Atelier Mendini entworfen, ist eines der innovativsten und originellsten Beispiele zeitgenössischer Architektur in der Stadt.
In einem heute zentralen Viertel gelegen, hebt sich das Bauwerk mit seinen Formen und Farben deutlich von der Umgebung ab. Eine kubische Struktur, verkleidet mit farbigem Laminat und akzentuiert durch ein markantes rotes Portal, ist in eine goldene Ellipse mit runden Fenstern eingebettet.
Was angesichts dieses so auffälligen architektonischen Eingriffs auf den ersten Blick irritieren mag, erweist sich bei näherer Betrachtung als Ausdruck einer offenen Haltung und zeugt von der Koexistenz unterschiedlicher Stile und Lebensweisen.
Das Bauwerk spiegelt die Fähigkeit Triests und der Triester:innen wider, Stile, Formen, Menschen, Sitten und Gebräuche nebeneinander zuzulassen – in Architektur ebenso wie im gesellschaftlichen Leben. Und genau das macht den einzigartigen Charakter dieser Stadt aus.
di /von Rino Lombardi
IDEE 100% TRIESTINE
—Ideen: 100 % Triest
Bloomsday è qui Bloomsday!
Martedì 16 giugno sempre più città del mondo festeggiano l’Ulisse di Joyce. Ma a Trieste, città joyciana per eccellenza, questa giornata diventa ogni anno più ricca, fantasiosa e divertente!
–Immer mehr Städte auf der ganzen Welt feiern am Dienstag, dem 16. Juni, Joyce’ „Ulysses“. In Triest, der Joyce-Stadt schlechthin, ist dieser Tag noch bunter, fantasievoller und unterhaltsamer!
lets.trieste.it
Trieste è il posto ideale per i flâneur che solo qui possono gironzolare incontrando i totem e gli itinerari di TriesteMetro, un’originale metropolitana culturale che è un invito alla curiosità.
Zu Fuß unterwegs
Triest ist ideal für Flaneure. Denn hier finden Sie die Infotafeln von TriesteMetro, deren originelles kulturelles „U-Bahn-Netz“ neugierig macht und zum Entdecken einlädt.
triestemetro.eu
Trieste dal mare
Il più bel punto di vista sulla città! Tutto l’anno è attiva la linea per Muggia, ma con l’avvicinarsi dell’estate si intensificano i collegamenti con la Riviera triestina e si arriva fino a Grado e Lignano. Tutti a bordo!
delfinoverde.it
Triest vom Meer aus
Der schönste Blick auf die Stadt! Die Linie nach Muggia verkehrt ganzjährig, aber mit dem nahenden Sommer nehmen auch die Verbindungen zur Triester Riviera wieder ihren Betrieb auf und fahren bis nach Grado und Lignano.
Cammina cammina
Shopping en plein air
“Barbacan Produce” è un autentico giacimento di creatività contemporanea (articolo completo a pagina 30). E per chi cerca chicche dal passato? Mercatino dell’antiquariato in Ghetto (terza domenica del mese) e Mercatino di Ponterosso (ultima domenica del mese).
Shoppen unter freiem Himmel
„Barbacan Produce” ist eine Fundgrube moderner Kreativität (s. S. 30). Fans vergangener Zeiten werden hingegen auf dem Antikmarkt im Ghetto (jeden 3. Sonntag im Monat) und auf dem Ponterosso-Markt (letzten Sonntag im Monat) fündig.
www.barbacanproduce.com
Invito all’aperitivo Einladung zum Aperitif
Verde Carso Grüner Karst
A dieci chilometri dal centro, la val Rosandra è una splendida area naturale protetta, un paradiso di biodiversità, punto d’incontro tra ambiente alpino e mediterraneo. L’escursione può concludersi (o iniziare) al Rifugio Premuda, “il più a bassa quota d’Italia”.
Zehn Kilometer vom Zentrum entfernt liegt das Rosandra-Tal: ein wunderschönes Naturschutzgebiet und Paradies der Artenvielfalt, wo alpine und mediterrane Natur aufeinander treffen. Start- bzw. Endpunkt ist „die am niedrigsten gelegene Hütte Italiens“ Premuda.
caisag.ts.it/premuda/
Gita al Faro Ausflug zum Leuchtturm
Provate a immaginare i marinai triestini di un tempo che molte miglia prima di arrivare si sentivano già a casa semplicemente avvistando la potente luce lontana di questo faro. Salite a visitarlo e godetevi la vista. E che vista!
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Schon viele Meilen vor ihrer Ankunft im Triester Hafen erblickten die Seeleute das strahlende Licht des Leuchtturms – sie waren wieder zu Hause! Steigen Sie hinauf und genießen Sie die atemberaubende Aussicht.
farodellavittoria.it
Ecco la ricetta per lo spritz perfetto: un buon vino bianco, acqua frizzante, ghiaccio, una fettina di limone e uno scorcio di Trieste a scelta.
Hier kommt das Rezept für den perfekten Spritz: guter Weißwein, Sprudelwasser, Eis, eine Scheibe Zitrone und ein schöner Blick auf Triest.
La grande corsa
Godetevi Trieste con un ritmo lento, ma se proprio volete correre, siete i benvenuti alla Spring Run. 3 maggio 2026: “Bentornata maratona!” Sarà accompagnata dalla mezza maratona e dalla Family Run, popolarissima, partecipatissima.
Das große Rennen
Triest lädt zum Laufen ein: Der alljährliche Marathon „Bentornata maratona!“ findet dieses Jahr am 3. Mai 2026 statt. Alternativ können Sie am Halbmarathon oder am Family Run teilnehmen.
triestespringrun.com
Fascino Mitteleuropean
Mitteleuropäischer Charme
Lo charme delle auto d’epoca. Dal 21 al 24 maggio in programma la gara di regolarità Superclassica sullo storico percorso della “Trieste - Opicina” e il campionato italiano Grande Evento Moderne con 100 prove cronometrate. –
Der Charme von Oldtimern. Vom 21. bis 24. Mai stehen das Gleichmäßigkeitsrennen Superclassica auf der historischen Strecke „Trieste – Opicina“ sowie die italienische Meisterschaft Grande Evento Moderne mit 100 Rennen auf dem Programm.
mitteleuropeanrace.it
C. Borlenghi
S. Ballis
Un genio di ieri
Una statua all’imbocco del canale di Ponterosso celebra Josef Ressel (1793-1857), autore del programma di rimboschimento del Carso, inventore dell’elica navale, sperimentatore dei primi sistemi di posta pneumatica. Genio da scoprire.
Ein Genie von gestern
Eine Statue am Anfang des Ponterosso-Kanals ehrt Josef Ressel (1793–1857), den Vater des Aufforstungsprogramms für den Karst, Erfinder des Schiffspropellers und Pionier der ersten Rohrpostsysteme. Ein Genie, das es zu entdecken gilt.
museodelmaretrieste.it
Verde città Grüne Stadt
La bella stagione si festeggia come si deve al parco di San Giovanni con “Horti Tergestini”, mostra mercato di piante e arredi per il giardino e con “Rose, libri, musica e vino” una serie di presentazioni, passeggiate a tema, degustazioni e concerti nel magnifico roseto, figlio della primavera basagliana.
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Im Park San Giovanni wird die schöne Jahreszeit gebührend gefeiert: bei „Horti Tergestini“ dreht sich alles um Pflanzen und Gartenausstattung. Die Veranstaltung „Rose, libri, musica e vino“ spricht für sich und bietet Präsentationen, Themenspaziergänge, Verkostungen und Konzerte im herrlichen Rosengarten.
Fino al 12 ottobre, 80 reperti che un tempo facevano parte della collezione egizia di Massimiliano d’Asburgo e che ora sono esposti al Kunsthistorisches Museum di Vienna, ritornano a casa per questa mostra-evento del 2026.
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Einst waren die 80 Exponate Teil der ägyptischen Sammlung von Maximilian von Habsburg, bevor sie ins Kunsthistorische Museum in Wien kamen. Nun sind sie anlässlich dieser Sonderausstellung wieder zu Hause in Miramare. miramare.cultura.gov.it
Link Media Festival
Dal 10 al 12 aprile ritorna l’appuntamento con il giornalismo di qualità, che coinvolge inviati, editorialisti, commentatori, firme prestigiose. A tu per tu con i grandi temi di attualità.
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Vom 10. bis 12. April findet wieder das Festival für Journalismus statt, an dem Korrespondent:innen, Kolumnist:innen, Kommentator:innen und renommierte Autor:innen teilnehmen. Im Fokus: große Themen der Gegenwart.
www.linkfestival.it
Osmiza time
Osmiza-Zeit
Il locale carsolino più tipico che c’è. Un’esperienza ancora genuina, perfetta per gustare prosciutto, salame, pancetta, formaggio, uova sode, Terrano, Malvasia, in buona compagnia. –
Wenn man im Karst einkehrt, dann hier. Immer noch authentisch und ideal, um Schinken, Salami, Speck, Käse, gekochte Eier, Terrano und Malvasia in guter Gesellschaft zu genießen.
osmize.com
S. Ballis
Una ciclabile memorabile
Ai ciclisti è dedicata la “ciclopedonale Cottur” realizzata sul tracciato di una vecchia linea ferroviaria. Si parte dal quartiere di San Giacomo e si arriva a Hrpelje (Erpelle) in Slovenia, 16 km di media difficoltà che restano nel cuore.
Majenca
Dall’8 al 10 maggio a Dolina va in scena questa festa tradizionale durante la quale viene innalzato il “maj”, un tronco di abete alto circa 15 metri con in cima un albero di ciliegio. La majenca è la festa dei giovani… di oggi, e di ieri! –
Vom 8. bis 10. Mai findet in Dolina das traditionelle Fest statt, bei dem der „Maj“ aufgestellt wird, ein etwa 15 m hoher Fichtenstamm mit einem Kirschbaum an der Spitze. Das Majenca-Fest ist das Fest der Jugend von heute und von gestern!
www.majenca.com
Ein unvergesslicher Radweg
Der Radweg „Cottur” auf der alten Eisenbahntrasse steht ganz im Zeichen der Radfahrer:innen. Er beginnt im Stadtteil San Giacomo und endet in Hrpelje (Erpelle) in Slowenien: 16 km mit mittlerem Schwierigkeitsgrad, die Sie nicht vergessen werden.
Cacciatori di tramonti
I tramonti sono una delle esperienze più speciali da queste parti, celebrati anche da svariate pagine sui social. Il posto più classico resta il Molo Audace, ma le possibilità sono tantissime, avete solo l’imbarazzo dello scorcio!
La magia di Triskell
Dal 17 al 28 giugno, al Boschetto del Ferdinandeo, ritornano le magiche atmosfere, gli incontri, i concerti di Triskell, il Festival Internazionale di Musica e Cultura Celtica che quest’anno giunge all’edizione numero 26.
Die Magie des Triskell-Festivals
Von 17. bis 28. Juni findet im Boschetto del Ferdinandeo wieder das Triskell statt –das Internationale Festival für keltische Musik und Kultur geht dieses Jahr zum 26. Mal über die Bühne und sorgt für magische Stimmung, Begegnungen und Konzerte.
www.triskellfestival.it
Auf der Jagd nach Sonnenuntergängen
Sonnenuntergänge gehören zu den ganz besonderen Erlebnissen dieser Gegend und werden auch auf zahlreichen Social-MediaSeiten gefeiert. Der Klassiker unter den Orten ist nach wie vor der Molo Audace, aber die Auswahl ist riesig. Sie haben die Qual der Wahl!
Trieste Maker Faire
Gli inventori più geniali al giorno d’oggi si chiamano “maker”. Espongono i loro progetti il 9 e il 10 maggio in piazza Unità in una coinvolgente fiera che mette insieme scienza, tecnologia e un pizzico di follia. –
Die Erfinder:innen von heute nennen sich „Maker”. Am 9. und 10. Mai stellen sie ihre Projekte auf der Piazza Unità in Rahmen einer Veranstaltung vor, die Wissenschaft, Technologie und eine Prise Verrücktheit vereint.
trieste.makerfaire.com
Pezzi di Storia Bausteine der Geschichte
Il Castello di Duino si racconta in mattoncini LEGO. Dal 17 aprile inedite installazioni realizzate con oltre 300.000 mattoncini dialogano con gli spazi del maniero per scoprire la sua affascinante storia e quella della famiglia della Torre e Tasso.
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Das Schloss Duino erzählt seine Geschichte anhand LEGO-Steinen. Ab 17. April laden einzigartige Installationen aus über 300.000 LEGO-Steinen dazu ein, die Räume des Schlosses und die Geschichte der Familie Thurn und Taxis zu erkunden.
www.castellodiduino.it
G. Aiello
NIKA, LODOVICA, ALESSIA & BARBACAN
Cosa si sono inventate una fotografa, una designer di gioielli e un’esperta di vintage?
Wenn sich eine Fotografin, eine Schmuckdesignerin und eine Vintage-Expertin zusammentun...
di /von Sanela Čoralič
Dodici anni fa tre donne ispirate dall’arte hanno iniziato a portare avanti un progetto tanto chiaro nelle loro menti, quanto visionario in quel momento: creare uno spazio in cui giovani creativi locali avrebbero avuto l’opportunità di presentare il proprio lavoro. Allo stesso tempo, volevano rivitalizzare piazza Barbacan in Cavana e le vie circostanti, che oggi dimostrano tutto il loro grande potenziale, all’epoca completamente inespresso. Oggi, a più di un decennio di distanza, il mercato artigianale non solo è vivo, ma cresce - e le sue fondatrici non hanno perso la grinta iniziale.
“Abbiamo iniziato con tanto entusiasmo e tanto coraggio”, ricordano con un sorriso Nika Furlani, Lodovica Fusco e Alessia Alessio Vernì. In un momento in cui il fast fashion e i prodotti di massa dominano gli scaffali dei negozi, loro stesse credono sempre più in una storia diversa: nella qualità, nella lavorazione artigianale e nel tocco personale della persona che sta dietro il prodotto. Ognuna di loro proviene dal proprio mondo creativo. Nika si dedica alla fotografia da molti anni, attraverso la quale ha sviluppato un forte senso estetico e narrativo. Lodovica è una designer di
gioielli, che punta su pezzi senza tempo e dettagli pensati con cura. Alessia invece è una grande appassionata, intenditrice e ricercatrice di capi vintage, che vende nel suo negozio e dona loro nuova vita. Abbiamo parlato con le fondatrici del mercato Barbacan Produce dei nuovi trend e dei cambiamenti che sono avvenuti a Trieste negli ultimi dieci anni. La moda ha virato verso la sostenibilità, i consumatori sono molto più consapevoli e sempre più persone cercano prodotti unici, con una storia. Se un tempo supportare i creatori locali era un’espressione di convinzione personale, oggi è diventato anche una responsabilità sociale. Le fondatrici notano che i giovani designer stanno pensando in modo più audace, sostenibile oggi più che mai. “Non basta più che un prodotto sia bello. È importante come è fatto, di cosa è fatto e chi c’è dietro”, affermano. Il loro mercato è così diventato, nel corso di un decennio, più di una semplice piattaforma di vendita. È diventato un incubatore di idee, un trampolino di lancio per molti creatori e una prova che con perseveranza e una visione chiara si può costruire una storia duratura.
Chi sono i talenti che Barbacan Produce ha aiutato a sbocciare?
La prima data da segnare sul calendario è il 12 aprile, seguirà l’edizione serale del 14 giugno. Gli altri eventi saranno il 6 settembre, il 25 ottobre e il 13 dicembre.
Termine, die man sich vormerken sollte: Den Auftakt bildet der 12. April, gefolgt von einer Abendveranstaltung am 14. Juni sowie weiteren Märkten am 6. September, 25. Oktober und 13. Dezember.
“I primi che ci vengono in mente sono gli illustratori Carlotta Zanettini e Berni (come lo chiamano affettuosamente le intervistate, ndr). La prima oggi crea illustrazioni per libri, mentre il secondo ha trasformato il suo hobby in un’attività di successo, in cui ha coinvolto anche il fratello. Hanno fondato un marchio con cui producono magliette con illustrazioni dei monumenti di Trieste. I prodotti più riconoscibili sono le magliette con l’Ursus di Trieste, la famosa gru galleggiante che da anni attende un restauro e una nuova vita, e il tram di Opicina”. Ma queste sono solo due delle tante storie di successo che Barbacan Produce ha contribuito a scrivere.
Quando le fondatrici hanno lanciato il progetto hanno risposto alla loro chiamata principalmente creativi locali. Erano poco più di una dozzina. Oggi gli espositori provengono da tutta Italia, oltre che da Slovenia, Croazia e Ungheria. Sono circa ottanta gli spazi messi a disposizione e per questo la selezione diventa ogni anno più esigente, poiché l’interesse a partecipare aumenta costantemente. Le organizzatrici si stanno già preparando per la prima edizione di quest’anno. Nel 2026 torna il format dei cinque appuntamenti, che dal Covid era ridotto a quattro incontri. La prima data da segnare sul calendario è il 12 aprile, cui poi seguirà l’edizione serale del 14 giugno. Gli altri eventi saranno il 6 settembre, il 25 ottobre e il 13 dicembre.
Nel nostro incontro, le fondatrici hanno parlato delle tendenze attuali, dello sviluppo culturale della città e dell’impatto del turismo, che da fenomeno di nicchia è diventato di massa. Se i visitatori del loro mercato sono cambiati e sono pronti a investire in
prodotti durevoli, lo sono anche i turisti. Nika, Lodovica e Alessia osservano “quando Trieste era una destinazione turistica più di nicchia, i visitatori predominanti erano coloro che erano disposti a spendere di più e cercavano esperienze locali autentiche. Oggi la città è sempre più caratterizzata da un turismo di massa. I visitatori internazionali sono generalmente cortesi e molto curiosi, ma il loro interesse per i prodotti locali dipende spesso dalle condizioni economiche. Coloro che raramente si avventurano al mercato sono i turisti delle navi da crociera. Questi non si allontanano da piazza Unità o dall’ormeggio. Ciononostante, è interessante notare che i turisti arrivano a Trieste da tutto il mondo, persino dalla Nuova Zelanda”.
Ma sono cambiati –come già detto– anche i consumatori. “Oggi c’è una maggiore consapevolezza tra di loro” sostengono. “Preferiscono acquistare prodotti di qualità, sostenibili e non di massa. Le nuove abitudini di consumo vedono un pubblico oggi più consapevole e pronto a investire in prodotti etici e duraturi”.
Poiché Alessia è una grande esperta di moda vintage, le abbiamo chiesto anche se il settore stia diventando più popolare. “Il mercato della moda vintage sta diventando interessante per diversi motivi. Questi abiti spesso si distinguono perché non sono facilmente reperibili nella produzione di massa. Acquistare capi vintage significa anche riutilizzare i vestiti, il che riduce la necessità di nuova produzione e contribuisce a un modo di consumo più sostenibile. Inoltre, i vestiti più vecchi sono spesso realizzati con materiali di qualità superiore e con maggiore cura rispetto a oggi. Sono stati realizzati pensando alla durevolezza e alla longevità, al contrario dell’attuale fast fashion, spesso progettato per un uso a breve termine” risponde.
La moda può essere definita arte? Per le fondatrici del mercato Barbacan Produce, la risposta è chiara: “La moda è arte. E come tale, non dovrebbe cedere alla pressione delle tendenze momentanee. I genitori della nuova generazione dovrebbero sensibilizzare le nuove generazioni sull’importanza della moda sostenibile. È meglio avere un capo di abbigliamento o un accessorio di alta qualità e bello piuttosto che dieci economici. Ma nell’era del consumismo sfrenato, questo non è sempre facile, perché i giovani vengono bombardati da ogni parte con messaggi su cosa dovrebbero comprare e come dovrebbero apparire”.
Gli espositori provengono da tutta Italia, oltre che da Slovenia, Croazia e Ungheria.
Heute kommen die Aussteller:innen aus ganz Italien sowie aus Slowenien, Kroatien und Ungarn.
DEUTSCHER TEXT
Vor zwölf Jahren initiierten drei kunstaffine Frauen ein Projekt, das damals visionär erschien: einen Raum zu schaffen, in dem junge Kreative aus der Region ihre Arbeiten präsentieren können. Gleichzeitig wollten sie die Piazza Barbacan im Stadtteil Cavana sowie die umliegenden Gassen neu beleben –ein Potenzial, das heute sichtbar ist, damals jedoch kaum erkennbar war. Mehr als ein Jahrzehnt später ist der Handwerksmarkt nicht nur etabliert, sondern wächst kontinuierlich. Die Entschlossenheit seiner Gründerinnen ist dabei unverändert geblieben.
„Wir haben voller Enthusiasmus und Mut begonnen“, erinnern sich Nika Furlani, Lodovica Fusco und Alessia Alessio Vernì mit einem Lächeln. In einer Zeit,
die von Fast Fashion und Massenproduktion geprägt ist, setzen sie bewusst auf Qualität, Handwerk und die persönliche Handschrift hinter jedem Produkt. Jede von ihnen bringt eine eigene kreative Perspektive ein: Nika kommt aus der Fotografie und verfügt über ein ausgeprägtes Gespür für Ästhetik und Erzählung. Lodovica entwirft zeitlosen Schmuck mit Liebe zum Detail. Alessia widmet sich der Vintage-Mode, die sie kuratiert, neu interpretiert und in ihrem Laden verkauft.
Im Gespräch mit den Gründerinnen des Marktes Barbacan Produce wird deutlich, wie sehr sich die Branche in den vergangenen zehn Jahren verändert hat. Nachhaltigkeit, bewussterer Konsum und die Suche nach Unikaten mit Geschichte prägen heute das Kaufverhalten. War die Unterstützung lokaler Designer:innen früher Ausdruck persönlicher Überzeugung, so ist sie inzwischen auch eine Frage sozialer Verantwortung. Laut der Gründerinnen denken junge Designer:innen heute mutiger und nachhaltiger als je zuvor.
„Es reicht nicht mehr, dass ein Produkt schön ist. Entscheidend ist, wie es entsteht, woraus es besteht und wer dahintersteht.“
Der Markt hat sich damit von einer Verkaufsplattform zu einem Ort der Ideen entwickelt: einem Inkubator für Kreativität und einem Sprungbrett für zahlreiche Talente. Der Erfolg beweist, dass man mit Ausdauer und einer klaren Vision etwas Bleibendes schaffen kann.
Gibt es Talente, denen Barbacan Produce zum Durchbruch verholfen hat?
„Natürlich! Beispiele sind Carlotta Zanettini und Berni (wie die Interviewten ihn liebevoll nennen, Anm. d. Red.).
Die Erste entwirft mittlerweile Illustrationen für Bücher. Der Zweite, auch Illustrator, hat sein Hobby in ein erfolgreiches Geschäft verwandelt, in das er auch seinen Bruder einbezogen hat. Zusammen haben sie eine Marke gegründet, unter der sie T-Shirts mit Illustrationen der Sehenswürdigkeiten von Triest produzieren. Die bekanntesten Produkte sind die T-Shirts mit dem Ursus von Triest, dem berühmten Schwimmkran, der seit Jahren auf ein neues Leben wartet, aber auch mit der Straßenbahn.“
Doch das sind nur zwei von vielen Erfolgsgeschichten, an denen Barbacan Produce mitgeschrieben hat. Als die Gründerinnen das Projekt ins Leben riefen, folgten vor allem lokale Kreative der Einladung. Es waren kaum mehr als ein Dutzend. Heute kommen die Aussteller:innen aus ganz Italien
RISVEGLIO
DI PRIMAVERA
RISVEGLIO DI PRIMAVERA AL KARAWANKENHOF
Lasciatevi avvolgere dalla magia della primavera all’Hotel Karawankenhof di Warmbad-Villach.
Tra passeggiate rigeneranti nel verde del parco e momenti di puro benessere nella SPA delle KärntenTherme, ogni giornata diventa un’esperienza da assaporare lentamente. Prenotate ora. Il vostro benessere vi sta aspettando.
La moda è arte.
E come tale, non dovrebbe cedere alla pressione delle tendenze momentanee.
Mode ist Kunst. Und als solche sollte sie keinesfalls dem Druck momentaner Trends nachgeben.
sowie aus Slowenien, Kroatien und Ungarn. Rund 80 Plätze stehen zur Verfügung, die Nachfrage wächst stetig. Für 2026 sind fünf Termine geplant, seit Corona waren es nur vier. Den Auftakt bildet der 12. April, gefolgt von einer Abendveranstaltung am 14. Juni sowie weiteren Märkten am 6. September, 25. Oktober und 13. Dezember.
Bei unserem Treffen erzählten die Gründerinnen über aktuelle Trends, die kulturelle Entwicklung der Stadt und die Auswirkungen des Tourismus, der sich von einem Randphänomen zu einem Massentourismus entwickelt hat. So wie sich die Besucher:innen ihres Marktes verändert haben, haben sich auch die Tourist:innen verändert. Nika, Lodovica und Alessia merken an: „Früher war Triest ein Geheimtipp, und die meisten Besucher:innen waren bereit, auf der Suche nach authentischen lokalen Erfahrungen auch mal tiefer in die Tasche zu greifen. Heute ist die Stadt zunehmend vom Massentourismus geprägt. Die internationalen Gäste sind im Allgemeinen höflich und neugierig, doch ihr Interesse an lokalen Produkten hängt oft von ihren finanziellen Möglichkeiten ab.
Selten auf dem Markt anzutreffen sind Kreuzfahrttourist:innen, denn sie bleiben meist in der Nähe der Piazza Unità oder ihres Anlegeplatzes. Im Allgemeinen ist es interessant festzustellen, dass Menschen aus aller Welt nach Triest kommen, sogar aus Neuseeland.“
Aber auch die Konsument:innen haben sich verändert. „Durch das wachsende Bewusstsein bevorzugen sie qualitativ hochwertige, nachhaltige und nicht massenproduzierte Waren. Es ist ein Publikum, das bereit ist, in ethische und langlebige Produkte zu investieren.“
Auf die Frage, ob der Vintage-Bereich gerade an Beliebtheit gewinnt, antwortet Alessia als Expertin mit einem klaren Ja: „Der Vintage-Modemarkt wird aus verschiedenen Gründen immer attraktiver, denn Vintage-Kleidung ist meist nicht massenproduziert. Wer sich für Vintage-Mode entscheidet, gibt Kleidungsstücken ein zweites Leben. Dadurch verringert sich der Bedarf an neuer Produktion und man trägt zu einem nachhaltigeren Konsum bei. Zudem wurden ältere Kleidungsstücke oft aus hochwertigeren Materialien und mit größerer Sorgfalt hergestellt als heute. Man achtete auf Langlebigkeit – ganz im Gegensatz zur heutigen Fast Fashion, die oft nur für den kurzfristigen Gebrauch konzipiert ist.“
Auch bei der Frage, ob Mode als Kunst bezeichnet werden kann, lassen die drei Frauen keine Zweifel aufkommen: „Mode ist Kunst. Und als solche sollte sie keinesfalls dem Druck momentaner Trends nachgeben. Eltern sollten die jüngeren Generationen für nachhaltige Mode sensibilisieren. Es ist besser, ein einziges hochwertiges und schönes Kleidungsstück oder Accessoire zu besitzen als zehn billige. Doch im Zeitalter des zügellosen Konsums ist das nicht immer einfach, denn junge Menschen werden von allen Seiten mit Botschaften bombardiert, was sie kaufen und wie sie aussehen sollen.“
—Qualität statt Quantität
La notte non è più quella di una volta. O meglio: non è più l’unica protagonista.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un anticipo costante degli orari. E no, non è una questione anagrafica, ma culturale: si esce prima, si rientra prima, si vive meglio il giorno dopo. Complici i social che ci hanno abituato a stancarci in fretta di tutto, la direzione è chiara: divertimento di qualità, non di quantità.
In questo scenario si inserisce il soft clubbing. Nato nel Nord Europa e ormai in diffusione anche in Italia, questi dj set mattutini ribaltano le abitudini: si balla al mattino, si beve cappuccino e tè matcha, si socializza a mente lucida. Se una volta alle 6 si mangiava un kebab post serata, oggi alla stessa ora ci si prepara per uscire. Moda? Forse. Ma il messaggio è
chiaro: sta cambiando il modo di vivere la socialità e Trieste ha già intercettato questa tendenza. Il nuovo format tutto triestino Club in B ha già inaugurato la stagione con una data da Home - Sapore di casa e riserva nuove sorprese. Un sorso alla volta. Il cambiamento più interessante però riguarda un’altra parola: esperienza. L’evento fine a sé stesso sta perdendo appeal. Dj e drink non bastano più e allora ecco il boom delle feste immersive: format in cui lo spazio cambia identità, l’allestimento diventa racconto, l’animazione e le performance sono parte integrante dell’esperienza. Non si partecipa, si entra dentro una storia. Ancora di più se tutto questo avviene in luoghi insoliti, capaci di sorprendere e spostare le aspettative. Un esempio? Il Teatro Rossetti con cui Creativa collaborerà per la prima di Stomp! il 22 aprile:
di /von Ilaria Fantini
uno spettacolo già coinvolgente che, con una festa pre e post evento nella sala iconica, punta a trasformarsi in qualcosa di memorabile. Non solo uno show, ma un tempo condiviso che inizia prima del sipario e continua dopo gli applausi.
Parallelamente crescono le giornate-evento: dalle gite organizzate in montagna alle micro-avventure itineranti che trasformano un gruppo di sconosciuti in una community. Non più eventi da consumare in poche ore, ma tempo condiviso che crea legami reali. Che sia di mattina, in teatro o su un pullman, non ci accontentiamo più di elemosinare le emozioni condivise da qualcun altro, abbiamo fame di vita vera. Godersi un evento col telefono in tasca: se fosse questa la vera tendenza della primavera 2026? Più che una moda, sarebbe una piccola rivoluzione. E noi, sinceramente, siamo pronti.
DEUTSCHER TEXT
Non più eventi da consumare in poche ore, ma tempo condiviso che crea legami reali.
Keine kurzlebigen Events zum Konsumieren, sondern geteilte Erfahrungen, die Bindungen schaffen.
Die Nacht ist längst nicht mehr das, was sie einmal war – oder besser: Sie steht nicht mehr allein im Mittelpunkt.
In den vergangenen Jahren hat sich eine kontinuierliche Verschiebung vollzogen. Es geht früher los, man geht früher heim und hat so mehr vom kommenden Tag. Und es ist keine Frage des Alters, vielmehr ein kultureller Wandel. Auch die sozialen Medien haben dazu beigetragen: Reizüberflutung. Wir sehen uns schnell satt und das führt zu einem neuen Anspruch: Qualität statt bloßer Quantität.
In dieses Bild fügt sich das sog. Soft Clubbing ein. Ursprünglich aus Nordeuropa und inzwischen auch in Italien auf dem Vormarsch, stellt es die Gewohnheiten auf den Kopf und verlagert das Feiern in die Morgenstunden: Getanzt wird bei Cappuccino oder Matcha, Kontakte werden in entspannter Atmosphäre und bei klarem Kopf geknüpft. Wenn man früher nach einer durchtanzten Nacht verzweifelt nach einem Kebab suchte, macht man sich heute in den Morgenstunden zum Ausgehen bereit. Eine Modeerscheinung? Vielleicht – doch sie verweist auf einen grundlegenden Wandel im Verständnis von Geselligkeit. Auch Triest greift diesen Trend auf: Das lokale Format „Club in B“ hat die Saison bereits mit einer Veranstaltung bei Home – Sapore di casa eröffnet und hält weitere Überraschungen bereit. Schluck für Schluck.
Noch prägender ist jedoch eine andere Entwicklung: Das Erlebnis rückt in den Mittelpunkt. Die klassische Veranstaltung verliert an Bedeutung, DJs und Drinks allein genügen nicht mehr. Gefragt sind immersive Formate, bei denen Räume verwandelt, Geschichten erzählt und Performances Teil eines ganzheitlichen Konzepts werden. Man nimmt nicht mehr einfach nur teil, sondern taucht ein. Besonders dann, wenn ungewöhnliche Orte einbezogen werden, die überraschen und neue Perspektiven eröffnen.
Ein Beispiel ist die Zusammenarbeit von Creativa mit dem Teatro Rossetti anlässlich der Premiere von Stomp! am 22. April: Die ohnehin mitreißende Aufführung wird durch begleitende Veranstaltungen vor und nach der Show zu einem unvergesslichen Erlebnis. Gemeinsam verbrachte Zeit, die vor der Aufführung beginnt und nicht mit dem Schlussapplaus endet.
Parallel dazu gewinnen Event-Tage an Bedeutung: von organisierten Ausflügen in die Berge bis hin zu kleinen Abenteuern, die aus Fremden eine Community machen. Es geht nicht mehr um kurzlebige Events zum Konsumieren, sondern um geteilte Erfahrungen, die echte Bindungen schaffen.
Ob morgens, im Theater oder unterwegs – man gibt sich nicht mehr mit virtuellen Emotionen zufrieden, sondern setzt zunehmend auf authentische Erlebnisse. Vielleicht liegt der wahre Trend dieses Frühlings ja darin, das Handy einmal beiseitezulegen. Weniger Inszenierung, mehr Wirklichkeit – eine Art kleine Revolution. Triest ist jedenfalls bereit dafür.
FRIENDS & TRENDS
Jagoda Castellani
“Quante volte a Parigi, nel mese di maggio dell’anno seguente, mi accadde di comprare dal fiorista un ramo di melo e di passare poi la notte davanti ai suoi fiori”. Così Marcel Proust che non di sole madeleine viveva, nella sua Recherche. Una sintassi sensoriale dove la natura si dispiega con la forza del ricordo. E già in questa memoria –solo apparentemente sepolta–, sta il primo punto di contatto con la Flower Farm, la “fattoria dei fiori” che Jagoda Castellani ha cesellato nel cuore di Gabrovizza. Roccioso ed aspro il nostro Carso, certo, ma sorprendentemente giusto per creare bellezza e accudirla.“Piccoli appezzamenti –ho cominciato con quello di mia nonna–, 25 centimetri di profondità, un po’ di letame. Fiori rustici, adattabili, quelli di una volta, di campo”, racconta, gli stessi che abitano il bagaglio emotivo delle persone che si trovano a passeggiare in questo labirinto colorato, come se il nastro del tempo si avvolgesse all’incontrario. “Solo qui li puoi trovare, non reggerebbero il trasporto”, sembrano metafore umane, hic et nunc, se li vuoi te li prendi subito. Più che un luogo di vendita, un rito partecipativo, dove ognuno crea il proprio mazzo: una nigella, un tulipano con il suo bulbo, narcisi, giacinti, ranuncoli, peonie, è l’almanacco delle stagioni che rende variegato tutto. Una alfabetizzazione botanica che sa di buono.
„Wie oft kam es vor, dass ich im Mai des folgenden Jahres in Paris beim Blumenhändler einen Apfelzweig kaufte und die Nacht vor seinen Blüten zubrachte.“ So schrieb Marcel Proust in seiner Suche nach der verlorenen Zeit. In seiner sinnlichen Sprache entfaltet sich die Natur mit der Kraft der Erinnerung. Und gerade in dieser – nur scheinbar verlorenen – Erinnerung liegt der erste Verbindung zur Flower Farm, die Jagoda Castellani im Herzen von Gabrovizza geschaffen hat. Felsig und rau ist der Karst, gewiss, aber er bringt erstaunlich viel Schönes hervor. „Kleine Fleckchen Erde – ich habe mit dem meiner Großmutter begonnen –, 25 cm tief, ein wenig Mist. Einfache, widerstandsfähige Blumen, wie früher, Feldblumen”, erzählt sie. Es sind genau die Blumen, die das Gefühlsleben der Menschen berühren, die durch dieses farbenfrohe Labyrinth gehen, als würde die Zeit rückwärts laufen. „Diese Blumen gibt es nur hier, den Transport würden sie nicht überstehen.“ Sie wirken wie menschliche Metaphern, hier und jetzt. Wer sie haben will, muss sich unmittelbar entscheiden. Die Farm ist mehr als eine Verkaufsstelle, sie ist ein Mitmachritual, bei dem jeder sein eigenes Bouquet zusammenstellt: Schwarzkümmel, Tulpen mit Zwiebel, Narzissen, Hyazinthen, Ranunkeln, Pfingstrosen – ein Almanach der Jahreszeiten, der alles so vielfältig macht. Botanische Bildung, die gut tut.
foto di /Fotos von Diego Artioli
Jagoda Flowerfarm
Località Gabrovizza, Sgonico Trieste
Cristina Bonadei
Sol Levante. Un nome, un programma. Di vita, ad essere precisi. Per le due sorelle Suppani. Arianna di 31, una folgorazione per l’Asia che la porta a diventare sinologa. E Giulia, di 24, cultrice della parola, della comunicazione, anche digitale, materia d’elezione della sua triennale. Poi un obiettivo comune, “quando i nostri sguardi convergono su un qualcosa che era ancora pionieristico a queste latitudini, come estetica se non come fruizione”. Il kimono. Nasce il brand Sol Levante, la casa diventa il laboratorio, i tessuti rendono ciascun capo pezzo unico, la collezione si articola secondo la stagionalità. Indossarlo diventa un’eco: “Ci chiamano le spose per le loro damigelle, il giorno della laurea, divisa per fioriste nelle cerimonie, persino un quartetto d’archi”. Addomesticare il codice simbolico di un abito che parla di radici ma aperto alle contaminazioni diventa, con il lino e la seta –materiali che loro prediligono–, una faccenda che crea familiarità. Esotismo sì, ma prêt-àporter di casa nostra. E le fanciulle in fiore (ma non solo, di ogni età) che scelgono quel rigore geometrico governato da mani sapienti, sanno che possono personalizzare le richieste, rendendo assolutamente originale e autentico ciò che le veste.
Sol Levante – ein Name, der Programm ist, ja mehr noch: ein Lebensprojekt. Dahinter stehen zwei Schwestern: Arianna Suppani, 31, ließ sich von ihrer Leidenschaft für Asien zur Sinologie führen. Giulia, 24, widmet sich hingegen der Sprache und Kommunikation, auch im digitalen Raum. Das gemeinsame Ziel wurde klar,„als unser Blick auf ein Objekt fiel, das in diesen Breitengraden sowohl ästhetisch als auch funktional noch Pioniercharakter besitzt –den Kimono.“ So entstand die Marke Sol Levante: Das eigene Zuhause verwandelte sich in ein Atelier, Stoffe werden sorgfältig ausgewählt, jedes Kleidungsstück ist ein Unikat, und die Kollektionen folgen den Jahreszeiten. Die Entwürfe entwickeln ihre Eigendynamik: „Bräute bestellen sie für ihre Brautjungfern, Absolvent:innen für ihre Abschlussfeier, Floristinnen für Zeremonien, sogar ein Streichquartett zählt zu unseren Kundinnen“. Der Kimono hat eine symbolische Kraft und erzählt von seinen Wurzeln, ist aber offen für neue Einflüsse. Mit Leinen und Seide – den bevorzugten Materialien der Designerinnen – wird er in einen lokalen Kontext überführt. Exotik ja, aber mit heimischem Charakter.
Die meist jungen Kundinnen schätzen die klare, geometrische Ästhetik ebenso wie die Möglichkeit zur individuellen Gestaltung. Jedes Stück wird so zu einem Ausdruck persönlicher Identität – originell und authentisch.
Sol Levante Via della Fornace, 7 sol-levante.com
Sol Levante
David Dalla Venezia
In principio era la luce, o forse no. L’archetipo dell’ombra di David Dalla Venezia, pittore fiammingo per fattezze e visioni, racconta di un essere umano che scende negli abissi, i suoi, quelli di tutti, provando ad addomesticarla, a renderla visibile, in qualche modo.
“Abito la distanza tra sogno realtà e finzione, in un gioco di rimandi dove il campo della narrazione ha il glossario visivo di quello metafisico o più prettamente filosofico”. Il tema del doppio, del corpo-nudo, quasi in trasparenza, vissuto come strumento fenomenico nell’interpretazione del mondo, si racconta con la stessa sovversività della lingua poetica, alterità fatta parola, gesto, posa, palcoscenico di un sé che si cerca tra i se. Nato a Cannes nel 1965 da un padre che è la fonte battesimale di un’estetica raffinatissima, Dalla Venezia sta per varcare la soglia dei quaranta anni di quell’esercizio esistenziale che è dipingere: lì, nella Galleria Passage Arte Contemporanea (via Rossetti 3a). Entrare nel buio che affiora come una quinta di teatro è un invito a pulire lo sguardo e ad educarlo. Magari lasciando che siano i grandi personaggi di questa città che lui ha trasposto su tele per Harry’s Piccolo, con quella stessa scontrosa grazia, ad osservarci.
Am Anfang war das Licht, oder vielleicht doch nicht. Das Urbild des Schattens von David Dalla Venezia, einem Maler flämischer geprägter Bildsprache, erzählt von einem Menschen, der in die Abgründe hinabsteigt – seine eigenen, die aller Menschen. Er versucht, ihn zu zähmen, ihn auf irgendeine Weise sichtbar zu machen.
„Ich bewohne den Raum zwischen Traum, Realität und Fiktion, in einem Spiel der Verweise, wo das Erzählen das visuelle Vokabular des Metaphysischen oder vielleicht eher des Philosophischen annimmt.”
In seinen Werken wird das Motiv des Doppelgängers, des nackten, fast transparenten Körpers, zum Mittel, die Welt zu deuten. Andersartigkeit wird hier zu Sprache, zu Geste, zu Pose – zur Bühne eines Selbst, das sich in vielen möglichen Identitäten sucht. 1965 in Cannes geboren, als Sohn eines Vaters, der ihm eine sehr feine Ästhetik mitgibt, blickt Dalla Venezia auf fast 40 Jahre existenzieller Übung zurück, die das Malen darstellt: in seiner Galleria Passage Arte Contemporanea. Hier betritt man die Dunkelheit, die wie eine Theaterkulisse zum Vorschein kommt und einlädt, den Blick zu schärfen. Vielleicht auch im Dialog mit den großen Persönlichkeiten dieser Stadt, die der Künstler mit derselben schroffen Anmut für Harry’s Piccolo auf Leinwand gebracht hat.
Via Rossetti, 3a www.daviddallavenezia.com
Paola Fortuna
Nel 2025 è tra le quaranta progettiste selezionate tra gli anni Quaranta e oggi, per la mostra internazionale itinerante PINK: donne del progetto grafico italiano. Dalle origini alla contemporaneità. “Sono stata selezionata con due progetti di allestimento. La chiamerei piuttosto visione”. Sarà perché Paola Fortuna è davvero una visionaria: architetto e designer, lavora tra Trieste, Milano e Parigi. Ama il colore, Ulisse: il cane, ma anche galline e pulcini (andate sul sito e capirete). Laureata a Venezia dove insegna, apre mondi che sembrano lontani con un alfabeto iconografico colto e intelligente. Sartoriale. Nel suo studio di visual design, niente è immune da questa trasformazione e il perimetro fisico diventa emotivo: leggero, capace di essere letto con il cuore e la testa. “Lavoro per committenti esclusivi e inclusivi con progetti di segnaletica e di comunicazione del prodotto per importanti aziende internazionali tra cui Dior, LVMH e Foncière de l’Erable; sistemi identitari per la Biennale di Venezia, il Millesgården Museum di Stoccolma, il MAD di New York”. E poi tanto altro. Valorizzazione del territorio, lo spazio sacro del sociale, quello di Emergency, dove la vera posta in gioco in un’epoca bulimica di voci vuote e di silenzi pieni, è l’ascolto.
Im Jahr 2025 gehörte Paola Fortuna zu den 40 Designer:innen, die zwischen den 1940er Jahren und heute für die internationale Wanderausstellung „PINK. Women of italian graphic design. From the origins to contemporaneity“ ausgewählt wurden. „Mit zwei Ausstellungsprojekten, die ich eher als Vision bezeichnen würde.“
Vielleicht, weil sie selbst eine Visionärin ist: Als Architektin und Designerin arbeitet sie zwischen Triest, Mailand und Paris. Sie liebt Farben und ihren Hund Ulisse, aber auch Hühner und Küken (ein Blick auf ihre Website genügt). Die Absolventin der Universität Venedig, an der sie heute lehrt, erschafft mit ihrem kultivierten und intelligenten ikonografischen Vokabular neue visuelle Räume – stets maßgeschneidert.
In ihrem Studio bleibt nichts von dieser Transformation verschont; der physische Raum wird emotionale Erfahrung: leicht, durchdacht und sinnlich erfahrbar. „Ich arbeite für exklusive und inklusive Auftraggeber mit Projekten von Beschilderungssystemen und Produktkommunikation für bedeutende internationale Marken wie Dior, LVMH und Foncière de l’Erable bis hin zu Identitätssystemen für die Biennale von Venedig, das Millesgården Museum in Stockholm und das MAD in New York.“
Zugleich widmet sie sich Projekten zur Förderung der Region, des Sozialen, etwa für Emergency, wo in einer Zeit leerer Stimmen und bedeutungsvollen Schweigens das Zuhören im Vordergrund steht.
Studio +fortuna di Paola Fortuna
Viale Miramare, 17 www.piufortuna.it
Vud
Era il 2012. Trieste l’approdo. In principio Vud (Wood, legno) era già chiaro, ma il sottotitolo “falegnameria con cucina” non sapeva di elicriso, di Mediterraneo, parole, anzi visioni care a Filippo Mastinu e a sua moglie Rosa Bittolo Bon - architetti con l’acqua salmastra di Venezia nel Dna. Quella ne era già l’anima, del futuro atelier. Che è restata, trasformandosi in gesto, liturgia di taglieri, tavoli e utensili vari, che questo isolano sardo prestato alla terraferma crea con piglio sartoriale. Pezzi unici, zen, pochi e sapienti incastri, oggetti con una propria identità. Pronti ad arredare le stanze (anche) emotive della clientela. Che entra come se fosse a casa, in questa bottega abitata da strumenti di lavoro che Filippo ricerca con cura. Il legno è “un pretesto: sono un progettista”, dice. Dei Kokeshi, altra sua passione, ma nipponica –sorta di totem con viso di bambole–, osservano questo mondo vudesco dal buco come segno distintivo, dove il niente è tutto. Senza spiegazioni. Una sorta di oblò multiuso. E se Filippo fosse un albero? Sarebbe un eucalipto. E Rosa un pero, “come le vecchie squadre che usavamo a scuola, senza venature, indeformabili”, chiosa. Da togliere a tagliere il passo è breve. Nello spazio di una vocale, una destinazione d’uso esistenziale.
Es war das Jahr 2012, Ankunftshafen: Triest. Der Name „Vud“ (von englisch wood, Holz) stand von Anfang an fest. Der Zusatz „Schreinerei mit Küche“ hingegen klang so gar nicht nach Currykraut und Mittelmeer – Worte bzw. Visionen, die Filippo Mastinu und seiner Frau Rosa Bittolo Bon, Architekten mit dem salzigen Wasser Venedigs im Blut, so teuer waren. Es war bereits die Seele des zukünftigen Ateliers – und ist es bis heute geblieben. Sie manifestiert sich in einer reduzierten, fast rituellen Formensprache: Schneidebretter, Tische und verschiedene Utensilien, gefertigt mit handwerklicher Präzision. Filippo, gebürtiger Sarde und Wahl-Festlandbewohner, schafft Unikate mit wenigen gekonnten Einpassungen und eigener Identität. Stücke, die nicht nur Räume gestalten, sondern auch Emotionen ansprechen. Die Werkstatt selbst wirkt wie Zuhause, in dem Kund:innen sich unmittelbar willkommen fühlen. Werkzeuge, bewusst gewählt, prägen die Atmosphäre. Das Holz ist nur „ein Vorwand: Ich bin Designer“, sagt er. Eine besondere Rolle spielen die Kokeshi –japanische Holzpuppen, stille Beobachter dieser „vudesken“ Welt mit ihrem Loch als Erkennungszeichen, in der nichts alles ist. Wäre Filippo ein Baum, so wäre er ein Eukalyptus. Rosa hingegen ein Birnbaum, „wie die alten Lineale aus der Schule: ohne Maserung, unverformbar“. Von hier aus ist es nur noch ein kleiner Schritt zum Schneidebrett.
VUD Via Diaz, 15a vud-design.com
Antonella Caprioli
Abito è una parola bella e coraggiosa. Verbo e sostantivo con un’etimologia che sa di come stare nelle cose, di scelte. Se c’è di mezzo il corpo la faccenda si complica. Mica semplice vestirsi. Una seconda pelle non immune da quei dettami che al di là delle mode e della moda, ha a che fare con lo stile. La riconoscibilità, un sistema simbolico che lo si voglia o no. Allora bisogna imparare a fidarsi dello sguardo saggio di chi ci accompagna a scoprire una nostra personale e unica comfort zone. Quella è l’unica autentica tendenza, parola cara ai fashion victim: diventare se stessi. E chi, se no?
Questo è e non solo fa, Antonella Caprioli. Ora si chiama Neirami, e questa donna, storicamente metronomo di quello spazio, addomestica le asprezze di chi è ostaggio della taglia e spesso dei colori, mostrando la grazia del gesto, non solo sociale, del vestirsi. Il sentirsi a casa propria in quella particolare camicia. E la libertà di dire che sono proprio io, a portarla. E non viceversa.
“Mi piace essere lo specchio di chi si affida a me”, racconta, mostrando la collezione creata da Laura Nardi e Danilo Traverso, stilisti e anime del brand bolognese con il cinema come genesi e approdati anche al Trieste Film Festival. Affinità elettive.
Abito – ein ebenso schönes wie mutiges Wort. Es bedeutet „ich wohne“ und auch „Kleidung“, also „etwas über dem Kopf haben“ bzw. „anhaben“. Und sobald der Körper ins Spiel kommt, wird es komplexer. Sich anziehen ist ja auch kein Kinderspiel: eine zweite Haut, die –jenseits von Trends und der Mode – auch den Gesetzen des persönlichen Stils gehorcht.
Kleidung ist ein System, das Identität sichtbar macht. Umso wichtiger ist es, sich auf jene zu verlassen, die uns auf dem Weg zur eigenen, unverwechselbaren Komfortzone begleiten.
Genau das ist der einzig wahre Trend, der auch Fashion Victims so sehr am Herzen liegt: sich selbst finden und diesem Ausdruck treu bleiben.
Diesen Ansatz verkörpert Antonella Caprioli mit ihrem Geschäft Neirami. Es gelingt ihr, Menschen – jenseits der manchmal bitteren Erkenntnis der eigenen Größe und Farbkombination – zu begleiten und ihnen eine neue Form von Anmut zu zeigen. Kleidung nicht nur als soziale Geste, sondern etwas, in dem man sich zuhause fühlt. Das kann eine ganz bestimmte Bluse sein, in der man sich wiedererkennt und die Freiheit spürt, zu sagen: Ja, ich bin es, die diese Kleidung trägt, und nicht umgekehrt.
„Ich mag es, der Spiegel derer zu sein, die sich mir anvertrauen“, sagt sie und präsentiert die Kollektion von Laura Nardi und Davide Traversod, dem Designerduo hinter der Marke aus Bologna.
Ihre Entwürfe haben ihren Ursprung im Kino und waren auch beim Trieste Film Festival vertreten. Wahlverwandtschaften.
Neirami
Via Felice Venezian, 7b
Rino Lombardi
Raccontare quella che Musil chiamava “perturbazione euforica” è da temerari. Ma c’è qualcuno che sospinto da refoli irriverenti anarchici incontenibili e poliglotti lo fa dal 1999, mettendola pure in scatola, la Bora (un ossimoro non da poco). Rino Lombardi, copywriter, uomo di penna, di ingegno e di venti, la declina come una “istituzione invisibile della città capace di inebriare, esaltare o deprimere con una fascinazione illimitata che travalica ogni confine”. Nasce il Magazzino dei venti, un museo partecipato al servizio di qualcosa che qui a Trieste ha a che fare con una presenza familiare, storica, folcloristica, letteraria, affettiva, emotiva, geografica.
Identitaria, anche nella sua memoria. Intorno a Rino Lombardi un’associazione mai doma che ha dato un ulteriore approdo a queste correnti eoliche, a Opicina: ecco allora il Borarium, e l’Università del Vento, dove si spazia dalla meteorologia alla creatività. Ultima fatica, un libro monografico su questo vento catabatico. Bora. Quel gran vento di Trieste Perché darsi delle arie non smette mai di far tendenza (si scherza, eh, un witz, si direbbe qui alla periferia dell’Impero).
Das zu vermitteln, was Musil als „euphorische Verstörung” bezeichnete, ist ein gewagtes Unterfangen. Und doch gibt es jemanden, der sich dieser Aufgabe seit 1999 widmet –getrieben von respektlosen, anarchischen, unbändigen und vielsprachigen Windböen, die er sogar in Dosen packt (wenn das kein Oxymoron ist!).
Rino Lombardi, feinsinniger Texter und Mann der Winde, hat sich der Bora verschrieben. Er beschreibt sie als „unsichtbare Institution der Stadt, die mit einer unendlichen, alle Grenzen überschreitenden Faszination berauschen, beglücken oder deprimieren kann“.
Im Magazzino dei venti, einem partizipativen Museum, wird die Bora erfahrbar gemacht: als Teil einer Identität, die familiäre, historische, folkloristische, literarische, affektive, emotionale und geografische Dimensionen umfasst.
Rund um Lombardi hat sich ein engagierter Verein gebildet, der für dieses Wetterphänomen weitere Räume in Opicina geschaffen hat: So entstanden das Borarium und die Università del Vento, wo das Spektrum von der Meteorologie bis zur Kreativität reicht. Zu den jüngsten Projekten zählt die Monografie „Bora. Quel gran vento di Trieste“, die diesem außergewöhnlichen Fallwind gewidmet ist –eine Hommage mit einem Augenzwinkern, ganz im lokalen Geist.
Magazzino dei Venti
Via Belpoggio, 9
Borarium
Via Nazionale, 49 – Opicina www.museobora.org
Marco Lorenzetti
Ci si sente sempre un po’ senza pelle quando si entra in una galleria. Come se quello che sapessimo non fosse abbastanza, ogni significazione galleggiasse alla ricerca di un altro ulteriore senso, di uno spazio emotivo supplementare la cui condizione è sempre uno spaesamento. Anzi, ne è la condizione necessaria. Senza quell’altrove, la sospensione del familiare non può abdicare ad un territorio nuovo, per sua stessa natura non rassicurante. Questo accade nella MLZ ART DEP di Marco Lorenzetti che racconta a chi sa “quanto l’arte contemporanea sia più un’occasione per formulare domande che trovare risposte”. Dal 2021 consorziata con la Wiener Art Foundation, con la quale ha costruito un programma espositivo congiunto, ha corpo in un grande appartamento con quegli stilemi mitteleuropei parte dell’estetica identitaria di questa città. Questo orizzonte si contrae ora in Space Uncarated 2, “group show sulle tendenze della scena artistica viennese ed internazionale, in collaborazione con WAF e City Art Gallery di Vienna, città feconda ma soprattutto fattiva, vero ponte culturale privilegiato anche grazie alle sue eccellenze accademiche”. A riprova di quanto saper proporre e leggere le opere sia sempre un’operazione sociale ma soprattutto politica.
Beim Betreten einer Galerie stellt sich nicht selten ein Gefühl der Unsicherheit ein – als wäre das eigene Wissen unzureichend, jede Interpretation nur ein tastender Versuch, der nach zusätzlicher Bedeutung und einem erweiterten emotionalen Raum sucht. Diese Form der Orientierungslosigkeit ist jedoch keine Schwäche, sondern vielmehr Voraussetzung: Erst durch sie kann sich das Vertraute auflösen und sich der Zugang zu neuen, zunächst fremd wirkenden Erfahrungsräumen öffnen. Genau das geschieht in der MLZ ART DEP von Marco Lorenzetti, der Kenner:innen erzählt, „wie sehr die zeitgenössische Kunst eher zu Fragen anregen will, als Antworten zu liefern“. Seit 2021 ist die Galerie Partnerin der Wiener Art Foundation, mit der sie ein gemeinsames Ausstellungsprogramm entwickelt hat.
Untergebracht in einer großzügigen Wohnung mit mitteleuropäischen Stilelementen, die den kulturellen Charakter der Stadt widerspiegeln, zeigt die Galerie nun Space Uncarated 2, „eine Gruppenausstellung zu den Trends der Wiener und internationalen Kunstszene, realisiert in Zusammenarbeit mit der WAF und der City Art Gallery in Wien – einer tatkräftigen Stadt und kulturellen Brücke, die auch dank ihrer akademischen Exzellenz eine privilegierte Stellung einnimmt“. So wird deutlich: Die Präsentation und Interpretation von Kunst ist stets auch ein soziales und nicht zuletzt politisches Handeln.
Diego Artioli
MLZ Art Dep Via Roma, 15 www.mlzartdep.com
Sono nato a Bolzano da madre spagnola e padre mantovano. Prima di dedicarmi definitivamente alla fotografia ho venduto di tutto: dalle auto alle sellerie. Ho vissuto a Bologna, in Germania, in Grecia e poi avanti e indietro dalla Spagna. Nel 1998 arrivo a Trieste, e me innamoro perdutamente. Un amore ricambiato. Moglie spagnola e una figlia “mula”. Sono un Alpino. Le mie foto sono apparse sul Financial Times, El País, Vanity Fair, GQ, La Cucina Italiana, Style del Corriere, Famiglia Cristiana, Lucky Peach, Visionaire. Ho esposto in Italia e Spagna. Il mio soggetto preferito? I bambini che si tuffano! –Geboren in Bozen, spanische Mutter, Vater aus Italien. Aufgewachsen in der Obhut von fünf Frauen und einem Hund. Vor der Fotografie als Beruf verkaufte ich alles Mögliche: Autos, Räder, Sattlerwaren, Schiffsreisen und Gläser. Ich habe in Bologna, Deutschland und Griechenland gelebt. Heute pendle ich zwischen Spanien und Italien. Seit 1998 in Triest, wo ich meine Frau gefunden habe. Meine Fotos erschienen in: Financial Times, El País, Vanity Fair, GQ, La Cucina Italiana, Style – Corriere della Sera, Famiglia Cristiana, Lucky Peach, Visionaire. Ausstellungen in Italien und Spanien. Fotografisches Spezialgebiet: Kinder, die ins Wasser springen.
C’è un luogo, a Trieste, in cui la storia si respira ad ogni passo: il colle di San Giusto che domina la città dall’alto. È il nucleo originario di Tergeste, da cui ha preso forma il primo insediamento tra castelliere protostorico, epoca romana, cattedrale e castello. Ancora oggi, ai piedi della fortezza, si leggono i resti del foro e della basilica romana, mentre poco distante il Museo d’Antichità J.J. Winckelmann completa un racconto stratificato, rendendo il colle uno dei riferimenti più identitari della città. Il Castello di San Giusto, edificato in più fasi tra Quattrocento e Seicento e museo civico dal 1936, è così insieme simbolo, presidio storico e straordinario punto panoramico sul golfo e sui tetti di Trieste.
Negli ultimi anni il castello ha visto crescere ulteriormente la partecipazione del pubblico, superando quota 170 mila visitatori e confermandosi tra le mete culturali più frequentate. A rendere la visita più accessibile e coinvolgente contribuisce oggi anche un sistema di supporti digitali che accompagna il pubblico senza sostituire l’esperienza diretta: una guida digitale multilingue, con la voce italiana dell’audioguida del Louvre, consultabile da app o via web
SAN GIUSTO: DOVE TUTTO HA INIZIO
tramite QR code, e due postazioni, una multimediale che ricostruisce in 3D l’evoluzione del colle e dei dintorni e una interattiva, rivolta anche ai più giovani, con approfondimenti e attività di scoperta. Più che effetti speciali, strumenti capaci di aiutare a leggere meglio un’area che concentra secoli di storia in pochi passi.
Cresce anche l’offerta delle visite guidate e delle attività didattiche curate con CoopCulture, pensate per scuole ma adattabili anche a gruppi di adulti e famiglie, in un’ottica di divulgazione più aperta e partecipata. Si inserisce in questo rinnovato percorso di visita anche il Bastione Fiorito, oggi spazio espositivo dedicato a mostre che rileggono la storia della città da prospettive diverse, dal cinema all’università fino all’alpinismo.
Anche il Bastione Rotondo aggiunge alla visita una nota più contemporanea: dalla scorsa estate il Bar Bastione, ospitato nella Casa del Capitano e affacciato su uno dei panorami più suggestivi di Trieste, accoglie i visitatori del castello durante tutto l’anno e, nella bella stagione, si estende anche agli spazi esterni panoramici, diventando scenario di appuntamenti, degustazioni e iniziative condivise come “L’ora di storia”, passeggiata guidata tra mura e bastioni al tramonto. Un modo riuscito per ricordare che il Castello di San Giusto non è solo da vedere, ma da vivere.
DEUTSCHER TEXT
Es gibt in Triest einen Ort, an dem Geschichte auf Schritt und Tritt erfahrbar wird: den San GiustoHügel, der die Stadt überragt. Hier liegt der ursprüngliche Kern des antiken Tergeste, wo sich die erste Siedlung mit frühgeschichtlicher Befestigungsanlage, Kathedrale und Burg befand. Noch heute sind am Fuße der Festung die Überreste des römischen Forums und der Basilika sichtbar, während das nahegelegene Museum für Antike J.J. Winckelmann den geschichtsträchtigen Ort ergänzt und den Hügel zu einem identitätsstiftenden Wahrzeichen der Stadt macht.
Das Kastell San Giusto, zwischen dem 15. und 17. Jahrhundert in mehreren Bauphasen errichtet und seit 1936 als Museum zugänglich, ist zugleich historisches Wahrzeichen und außergewöhnlicher Aussichtspunkt mit Blick über den Golf und die Dächer von Triest. Mit über 170.000 Besucher:innen zählt es zu den meistbesuchten Kulturstätten Triests.
Zu dem leicht zugänglichen und fesselnden Besuch trägt heute auch
ein digitales System bei, das die Besucher:innen begleitet, ohne das direkte Erlebnis zu ersetzen: ein mehrsprachiger digitaler Guide ist per App oder QR-Code abrufbar. Ergänzt wird das Angebot durch zwei Stationen: eine multimediale, die die Entwicklung des Hügels in 3D zeigt, und eine interaktive, die vor allem jüngere Gäste anspricht und spannende Hintergrundinformationen bereithält. Mehr als nur Spezialeffekte helfen sie dabei, den Ort besser zu verstehen, der auf engem Raum Jahrhunderte Geschichte bündelt.
Auch das Angebot an Führungen und Bildungsangeboten, die gemeinsam mit CoopCulture organisiert werden, wurde erweitert. Es richtet sich an Schulen ebenso wie an Erwachsene und Familien. In den neu gestalteten Rundgang fügt sich auch der Ausstellungsraum der Bastion Fiorito ein, der die Geschichte der Stadt aus verschiedenen Perspektiven neu beleuchtet –vom Kino und der Universität bis hin zum Alpinismus.
Auch die Bastion Rotondo verleiht dem Besuch eine zusätzliche, zeitgemäße Dimension: In der Casa del Capitano empfängt die Bar Bastione ihre Gäste ganzjährig mit einem der schönsten Ausblicke über Triest. Bei guten Wetter lässt sich das herrliche Panorama auch im Freien genießen, begleitet von Veranstaltungen und Initiativen wie L’ora di storia , einem geführten Spaziergang bei Sonnenuntergang.
So zeigt sich das Kastell nicht nur als Ort, der gesehen, sondern auch erlebt werden will.
Osiride, amuleto in oro, IX-VIII sec. a.C., Kunsthistorisches Museum Wien, Ägyptisch-Orientalische Sammlung
Ritorna a Trieste parte della collezione egizia dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo grazie alla collaborazione tra il Museo storico di Miramare e il Kunsthistorisches Museum di Vienna. L’esposizione è curata da Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner. In mostra oltre cento reperti, in prestito anche dal Civico Museo d’Antichità J.J. Winckelmann di Trieste, testimonianza della passione per l’egittologia nel panorama del collezionismo ottocentesco triestino.
Sono passati 143 anni da quando la collezione egizia di Massimiliano d’Asburgo fu trasferita a Vienna, dove venne esposta nella sezione Egitto e Vicino Oriente nel 1891, anno dell’inaugurazione del Kunsthistorisches Museum. Proprio grazie alla prestigiosa collaborazione tra il museo viennese e il Museo storico di Miramare una parte importante della collezione egizia di Massimiliano torna a Trieste, dal 2 aprile al 1° novembre 2026.
Dank der Zusammenarbeit zwischen dem Historischen Museum Miramare und dem Kunsthistorischen Museum
Wien kehrt ein Teil der ägyptischen Sammlung von Erzherzog Maximilian von Habsburg nach Triest zurück.
Alle Scuderie del Castello di Miramare, la dimora nobiliare progettata dall’arciduca d’Austria e futuro imperatore del Messico, i visitatori avranno la possibilità di scoprire il sogno di Massimiliano e la sua lungimirante visione: la realizzazione di un museo ideale che eleva il bene culturale da mero godimento individuale a risorsa pubblica.
UNA SFINGE L’ATTRAE
2 aprile – 1° novembre 2026
Trieste, Scuderie del Castello di Miramare
–
2. April - 1. November 2026
Triest, Stallungen des Schlosses Miramare
Die Ausstellung, kuratiert von Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff und Michaela Hüttner, präsentiert über 100 Exponate. Darunter befinden sich auch Leihgaben aus dem Museum für Antike J.J. Winckelmann in Triest, die von der Leidenschaft für die Ägyptologie im Rahmen des Triester Sammlerwesens des 19. Jahrhunderts zeugen.
143 Jahre sind vergangen, seit Maximilians ägyptische Sammlung nach Wien verlegt wurde. Dort fand sie 1891, im Jahr der Eröffnung des Kunsthistorischen Museums, ihren Platz in der Abteilung Ägypten und Naher Osten. Nun ermöglicht die wertvolle Zusammenarbeit zwischen dem Wiener Museum und dem Historischen Museum Miramare die Rückkehr dieser außergewöhnlichen Sammlung, die vom 2. April bis zum 1. November 2026 zu sehen ist.
In den Stallungen des Schlosses Miramare, der vom Erzherzog von Österreich und späteren Kaiser von Mexiko entworfenen Residenz, haben Besucher:innen die Möglichkeit, Maximilians Traum und seine weitsichtige Vision zu entdecken: die Verwirklichung eines idealen Museums, das Kulturgüter vom rein privaten Genuss löst und sie als öffentliche Ressource erfahrbar macht.
Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna.
—Die Anziehungskraft der Sphinx
Maximilian von Habsburg und die ägyptischen Sammlungen zwischen Triest und Wien.
L’ARTE MODERNA EUROPEA A CASA CAVAZZINI
Impressionismo e modernità. Capolavori dal Kunst Museum Winterthur, Casa Cavazzini 30/01/2026 – 30/08/2026
—Die moderne europäische Kunst in der Casa Cavazzini
Fernand Léger
Le due donne e la natura morta (primo stato)
1920
Olio su tela
Dimensioni: 54x65 cm
Dimensioni (con cornice): 69x79.2x5 cm
KV 1196
Kunst Museum Winterthur
Bequest of Dr. Emil und Clara Friedrich-Jezler, 1973
Fu Charles Baudelaire, a metà del 1800, a trovare parole di poesia per descrivere la bellezza nel dolore, nella decadenza e nel “male”, rovesciando la concezione tradizionale che associava il bello al bene e alla perfezione. Contemporaneo di alcuni dei maestri che hanno prodotto i capolavori esposti fino al 30 agosto nella mostra di Casa Cavazzini a Udine “Impressionismo e modernità”, capolavori dal Kunst Museum Winterthur, Baudelaire celebra l’arte come una manipolazione della realtà per creare un’immagine magica e soprannaturale, libera dalla necessità di imitare la natura, ed è proprio questa la suggestione che attraversa le opere esposte. Dopo gli anni del perfezionismo formale ricercato dal Neoclassicismo, ecco il fremito romantico delle grandi passioni, dei grandi sentimenti. Ecco la rappresentazione della fatica di uscire da sé stessi raccontata in un progetto espositivo di rilevanza internazionale che porta in Friuli Venezia Giulia 84 opere dei più grandi maestri dell’arte moderna europea, trasformando il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Udine –Casa Cavazzini in un ponte tra Svizzera e Italia. Tra le opere esposte, capolavori di Vincent Van Gogh, Claude Monet, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Pablo Picasso, Piet Mondrian, Wassily Kandinsky, René Magritte, Max Ernst, Paul Klee e Giorgio de Chirico. Prodotta dalla Regione Friuli Venezia Giulia con PromoTurismoFVG, dal Comune di Udine e da MondoMostre, la mostra è curata da David Schmidthauser e Vania Gransinigh. Al centro del progetto uno dei nuclei più significativi della collezione
del Kunst Museum Winterthur, con un focus sull’arte dall’Impressionismo alla Modernità classica fino alla Seconda guerra mondiale. Accanto ai capolavori di Monet e Pissarro, il percorso si snoda tra Postimpressionismo, Cubismo e Surrealismo, tracciando le traiettorie che conducono all’astrazione, fino agli esiti radicali di Piet Mondrian e alle forme organiche di Hans Arp.
A stabilire una netta cesura con i canoni che avevano permeato la produzione artistica fino al Neoclassicismo furono gli impressionisti. Ed è a questa corrente che è dedicata la prima delle sei sezioni. Inconsapevoli della traccia profonda che avrebbero determinato nei decenni successivi, artisti come Claude
Pablo Picasso
Bambina con il cerchio 1920
Colore opaco su carta
Dimensioni: 31.5x21 cm
Dimensioni (con cornice): 62x48.5x3 cm
KV 1209
Kunst Museum Winterthur
Bequest of Dr. Emil und Clara Friedrich-Jezler, 1973
Foto: SIK-ISEA, Zürich (Martin Stollenwerk)
Wassily Kandinsky
Forma di scala (su macchie)
1929
Olio su cartone
Dimensioni: 48,5x48,5 cm
Dimensioni (con cornice): 62x62x4 cm
KV 1182
Kunst Museum Winterthur, Legat Dr. Emil und Clara Friedrich-Jezler, 1973
Foto: Hans Humm, Zürich
Monet, Camille Pissarro e Alfred Sisley scelgono di abbandonare i soggetti storici per concentrarsi sulla vita quotidiana, sulla natura e sulla percezione istantanea, facendo della luce, del colore e dell’atmosfera i veri protagonisti del dipinto. Questa evoluzione è ben rappresentata da alcuni dei capolavori esposti a Casa Cavazzini: in “Nave ormeggiata a Fécamp” e “Belle-Île, tramonto” di Claude Monet i paesaggi marini si dissolvono in pennellate vibranti che evocano effetti luminosi e fugaci, mentre è nelle opere di Pissarro che si entra nel vortice colorato e scomposto della mondanità parigina. Qui è magistralmente rappresentata anche la scultura impressionista italiana con un capolavoro assoluto di Medardo Rosso –“Ritratto di Henri Rouart”– che rapisce lo sguardo e i sensi. Nella sezione dedicata al Postimpressionismo, espressione e colore dominano i quadri di maestri della pittura come Van Gogh, che con il suo ritratto di “Joseph Roulin” dai colori giallo e blu intensi regala il manifesto della mostra, Pierre-August Renoir e le sue forme femminili e voluttuose, Pierre Bonnard che rappresenta la sezione dedicata ai Nabis che provarono a marginalizzare il visibile puntando solo sulla potenza del colore. Il Cubismo
rappresenta una nuova rivoluzione, con la scomposizione delle forme reali in piani dinamici: in mostra opere di Robert Dealunay e Juan Gris, mentre il Surrealismo (in esposizione dipinti di René Magritte, Max Ernst, Yves Tanguy) esplora l’inconscio di matrice freudiana. Via libera a ogni esigenza figurativa con forme, colori e linee che l’astrattismo compone e ricompone: a Casa Cavazzini si possono ammirare, tra le altre, opere di Paul Klee e Piet Mondrian, alcuni dei maestri che chiudono un percorso espositivo che offre una visione organica dello sviluppo del linguaggio artistico negli ultimi due secoli.
DEUTSCHER TEXT
Es war Charles Baudelaire, der Mitte des 19. Jahrhunderts Worte für ein neue Ästhetik fand: eine Schönheit, die sich auch im Schmerz, im Verfall und im „Bösen” offenbart – und damit die traditionelle Verbindung von Schönheit, Gutem und Vollkommenheit infrage stellte. Als Zeitgenosse jener Künstler:innen, deren Werke bis zum 30. August in der Ausstellung Impressionismo e modernità mit Meisterwerken aus dem Kunst Museum Winterthur in der Casa Cavazzini zu sehen sind, verstand Baudelaire Kunst als bewusste Transformation der Realität. Nicht die Nachahmung der Natur, sondern die Schaffung eines magischen, beinahe übernatürlichen Bildes steht im Mittelpunkt – ein Gedanke, der sich durch die gesamte Ausstellung zieht. Nach der formalen Strenge des Neoklassizismus treten nun große Leidenschaften und Gefühle, Bewegung und der Ausbruch aus Gewohnheiten in den Vordergrund. Die internationale Ausstellung bringt 84 Werke bedeutender Vertreter:innen der modernen europäischen Kunst nach Friaul-Julisch Venetien und macht die Casa Cavezzini in Udine zu einer kulturellen Brücke zwischen Italien und der Schweiz. Zu sehen sind unter anderem Meisterwerke von Vincent Van Gogh, Claude Monet, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Pablo Picasso, Piet Mondrian, Wassily Kandinsky,
René Magritte, Max Ernst, Paul Klee und Giorgio de Chirico. Die Ausstellung wird von der Region Friaul-Julisch Venetien mit PromoTurismoFVG, der Gemeinde Udine und MondoMostre organisiert und von David Schmidthauser und Vania Gransinigh kuratiert.
Im Mittelpunkt des Projekts steht einer der bedeutendsten Kernbereiche der Sammlung des Kunst Museums Winterthur. Der Rundgang führt vom Impressionismus über den Postimpressionismus, Kubismus und Surrealismus bis zur abstrakten Kunst mit den radikalen Werken von Piet Mondrian und den organischen Formen von Hans Arp. Den Auftakt bildet der Impressionismus, der einen klaren Bruch mit den bis zum Neoklassizismus vorherrschenden Kunstidealen markiert und dem der erste von sechs Bereichen gewidmet ist. Künstler wie Monet, Pissarro und Sisley wandten sich von historischen Sujets ab und richteten ihren Blick auf Alltag, Natur und flüchtige Eindrücke. Licht, Farbe und Atmosphäre werden zu den eigentlichen Protagonisten. Werke wie Monets „Gestrandetes Boot in Fécamp“ oder „Felsen bei Belle-Île“ lösen Landschaften in vibrierende Pinselstriche auf, die leuchtende und flüchtige Effekte hervorrufen. In den Werken von Pissarro taucht man hingegen in den bunten und fragmentierten Trubel von Paris ein. Meisterhaft vertreten ist auch die italienische impressionistische Bildhauerei mit dem Meisterwerk von Medardo Rosso – „Porträt von Henri Rouart“ –, das Blick und Sinne fesselt. Im Postimpressionismus gewinnen Ausdruck und Farbe weiter an Intensität. Van Goghs Porträt „Joseph
Roulin” besticht durch seine intensiven Gelb- und Blautönen, die auch das Ausstellungsplakat zieren, während Pierre-August Renoir mit seinen üppigen weiblichen Formen vertreten ist. Pierre Bonnard wiederum steht für den Bereich der Nabis, die das Sichtbare zugunsten der reinen Farbwirkung zurückdrängen.
Mit dem Kubismus beginnt eine weitere Zäsur: Formen werden zerlegt und neu zusammengesetzt, wie in den Werken von Robert Delaunay und Juan Gris. Der Surrealismus – vertreten durch Magritte, Max Ernst und Yves Tanguy –richtet den Blick auf das Unbewusste und greift dabei auf die Theorien von Sigmund Freud zurück.
Den Abschluss bildet die abstrakte Kunst, in der sich Form, Farbe und Linien von jeder gegenständlichen Darstellung lösen. Werke von Paul Klee und Piet Mondrian verdeutlichen diese radikale Freiheit und bilden den Abschluss einer Ausstellung, die einen organischen Überblick über die Entwicklung der Kunstsprache in den letzten zwei Jahrhunderten bietet.
Claude Monet
Belle-île, tramonto 1886
Olio su tela
Dimensioni: 73,3x60,5 cm
Dimensioni (con cornice): 93x80.5x7 cm
G.2023.13
Eigentum der Schweizerischen Eidgenossenschaft, Bundesamt für Kultur, Bern Foto: SIK-ISEA, Zürich (Martin Stollenwerk)
I DUE PORTI DELL’ARTE AL FEMMINILE
—Zwei Häfen der Kunst im Zeichen der Frau
Trieste e il Carso. Due mondi che si guardano, senza parlarsi abbastanza.
A metterli in dialogo è la quinta edizione della Biennale Internazionale Donna, che sdoppia la propria sede tra il Magazzino 26 del Porto Vecchio e Portopiccolo Art Gallery-SpazioO2, fino al 3 maggio.
Il titolo scelto dal curatore invitato Riccardo Rizzetto è uno sprone a immaginare altrimenti: La Boemia sta sul mare.
Trieste guarda il suo orizzonte liquido, il Carso guarda oltre i confini: due geografie che convivono ma raramente si attraversano davvero. La Biennale prova a farsi ponte attraverso l’arte e il corpo femminile come campo critico di riflessione.
Il Progetto Satellite austriaco, curato da Marlene Elvira Steinz, porta per la prima volta un padiglione autonomo a Portopiccolo, nella baia di Sistiana. Qui luce, fragilità e desiderio diventano forze attive attraverso installazioni, sculture e performance.
Visitare entrambe le sedi significa compiere un itinerario che unisce il paesaggio industriale del Porto Vecchio fino alle falesie di Duino, dove il borgo marinaro è incastonato.
Ad accompagnare il pubblico alla sua scoperta saranno le guide di Estplore: dalla memoria della cava alla trasformazione in resort, fino alla mostra realizzata nell’ambito del Sistema dell’arte locale, che ha coinvolto la Portopiccolo Art Gallery, Casa C.A.V.E. e lo Spazio O2.
“Combinare itinerari naturalistici e storia del territorio”, raccontano Sara e Saimon, guide di Estplore, “è lo stile che
di /von Maddalena Giuffrida
abbiamo scelto per offrire ai visitatori una chiave interpretativa di questa area transfrontaliera ricca di biodiversità e geodiversità, tradizioni e lingue diverse. L’approccio che proponiamo è quello di una “estplorazione” senza fretta, necessaria a connettersi con le persone e l’atmosfera dei luoghi. Questo è il modello di turismo in cui crediamo, curioso e rispettoso al tempo stesso.
Parallelamente all’esposizione l’associazione di volontariato Linea d’Ombra, che sostiene i migranti in arrivo dalla rotta balcanica, illustrerà la propria attività all’interno del compendio di Porto Vecchio, restituendo visibilità ai luoghi e alle vicende rimaste ai margini.
La doppia sede diventa il segno distintivo della BID: non una mostra concentrata in un unico spazio, ma un progetto che invita ad approfondire, sostare, riflettere, mettendo in relazione due paesaggi di un unico territorio.
Non una mostra concentrata in un unico spazio, ma un progetto che invita ad approfondire, sostare, riflettere, mettendo in relazione due paesaggi di un unico territorio.
Kein auf einen Raum begrenztes Event, sondern ein Projekt, das dazu einlädt, sich Zeit zu nehmen, Zusammenhänge zu entdecken und zwei Orte eines einzigen Gebiets neu miteinander zu verknüpfen.
miteinander in Berührung kommen. Die Biennale schlägt eine Brücke, indem sie Kunst und den weiblichen Körper als Ort der Reflexion in den Mittelpunkt stellt.
Das österreichische Satellitenprojekt, kuratiert von Marlene Elvira Steinz, präsentiert erstmals einen eigenen Pavillon in Portopiccolo, in der Bucht von Sistiana. Installationen, Skulpturen und Performances machen Licht, Zerbrechlichkeit und Sehnsucht zu aktiven Kräften.
DEUTSCHER TEXT
Triest und der Karst. Zwei Welten, die sich gegenüberstehen und doch selten in Dialog treten. Eine Verbindung schafft die 5. Internationale Biennale der Frau BID, die bis zum 3. Mai an zwei Orten stattfindet: im Magazzino 26 im Porto Vecchio sowie in der Portopiccolo Art Gallery – Spazio O2.
Der vom Gastkurator Riccardo Rizzetto gewählte Titel La Boemia sta sul mare („Böhmen liegt am Meer“) lädt zum Perspektivwechsel ein.
Während Triest auf seinen offenen Horizont blickt, blickt der Karst über Grenzen hinweg: zwei Gebiete, die nebeneinander existieren, aber selten
Der Besuch beider Standorte wird zu einer Reise von der Industrielandschaft des Porto Vecchio bis zu den Klippen von Duino, wo das Fischerdorf eingebettet liegt. Begleitet wird das Publikum auf seiner Entdeckungsreise von Estplore-Führer:innen, die die Entwicklung vom Steinbruch über das Resort bis zum heutigen Kulturraum mit der Ausstellung im Rahmen des lokalen Kunstsystems nachzeichnen, an der sich die Portopiccolo Art Gallery, Casa C.A.V.E. und Spazio O2 beteiligt haben.
„Die Verbindung von Natur und lokaler Geschichte ist unser Ansatz“, erklären Sara und Saimon von Estplore. „Wir möchten Einblicke in ein grenzüberschreitendes Gebiet voller biologischer und geologischer Vielfalt, Traditionen und verschiedener Sprachen geben. Wir laden zur „Estploration“, einer entschleunigten, bewussten Form des Reisens ein, bei der man sich Zeit nimmt, um mit den Menschen und dem Ort in Verbindung zu treten. Ein Tourismusmodell, das von Neugier und Respekt lebt und an das wir glauben.“
Parallel zur Ausstellung stellt der Freiwilligenverein Linea d’Ombra, der Migrant:innen von der Balkanroute unterstützt, seine Arbeit im Porto Vecchio vor und verleiht bislang wenig beachteten Realitäten wieder neue Sichtbarkeit. Der doppelte Ausstellungsort ist dabei Programm: kein auf einen Raum begrenztes Event, sondern ein Projekt, das dazu einlädt, sich Zeit zu nehmen, Zusammenhänge zu entdecken und zwei Orte eines einzigen Gebiets neu miteinander zu verknüpfen.
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Rendiamo unico il tuo evento con un catering che pensa a tutto. Vesnaver è il grande nome della ristorazione a Trieste. Anche nel banqueting. Garantito dalla tradizione familiare, con la qualità e lo stile che ritrovi nei nostri locali, dalla Trattoria da Giovanni, all’Antica Ghiacceretta fino alla Muta e dal Bar Russian alla Monna de Fer.
E mettiamo anche a disposizione una location unica come Villa Tripcovich, gioiello architettonico immerso in un ampio giardino affacciato sul Golfo di Trieste.
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È nato il primo libro illustrato de “La collana di IES Trieste Lifestyle”.
E non poteva che essere dedicato alla Bora, il celebre vento raccontato con stile
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Umano. Per la sua decima edizione Scienza e Virgola, il festival del libro scientifico della SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, ha scelto di parlare di noi. Di come siamo, di come siamo stati e, soprattutto, di come saremo. Dal 7 al 10 maggio torna a Trieste l’appuntamento diretto dallo scrittore Paolo Giordano che indaga la contemporaneità, esplorando il mondo della scienza e le sue sempre più intense connessioni con la società. In questo percorso, negli anni, sono state tante le voci importanti che hanno partecipato a questo Festival, da Massimo Recalcati a Daria Bignardi, da Cecilia Sala a Chiara Valerio, assieme a tante altre che hanno portato al pubblico racconti, temi, opinioni.
Per celebrare il traguardo del decennale era forse inevitabile, però, affrontare la questione che da sempre alimenta la riflessione collettiva. E che oggi diventa sempre più urgente. L’Antropocene ci invita a considerare l’umano alla stregua di una forza geologica, capace di alterare il pianeta. L’intelligenza artificiale ci costringe a chiederci cosa ci rende diversi dalle macchine che imitano il nostro pensiero.
Scienza e Virgola affronterà questi
interrogativi, come sempre, attraverso i libri che spiegano la scienza e le storie che dalla scienza nascono. Ma anche attraverso dialoghi, laboratori, rappresentazioni teatrali, incontri. Occupandoci di poesia e fumetto, di storie vere e di invenzione, dell’attualità più stringente, di salute e prevenzione, di sentimenti e di conflitti assieme a nuovi personaggi del panorama nazionale e internazionale. Per provare assieme a loro a decrittare cosa significa, oggi, essere umani. Corpi e cervelli, vulnerabilità e pluralità, differenze biologiche e culturali, tecnologie che trasformano il nostro modo di vivere e di conoscerci: l’umano come spazio di ricerca ed esperienza condivisa. Un viaggio, quello di Scienza e Virgola 2026, da fare insieme. Per cercare di capire. E di capirci.
Menschlich. Anlässlich seiner 10. Veranstaltung widmet sich das Festival für wissenschaftliche Literatur Scienza e Virgola, initiiert von der Forschungseinrichtung SISSA, dem zentralen Thema des Menschseins.
Vom 7. bis 10. Mai kehrt die vom Schriftsteller Paolo Giordano geleitete Veranstaltung nach Triest zurück. Im Fokus steht die Auseinandersetzung mit der Gegenwart sowie die Erkundung der Wissenschaft und ihrer zunehmend engen Verbindungen zur Gesellschaft. Im Laufe der Jahre wurde das Festival von namhaften Gästen geprägt. Massimo Recalcati, Daria Bignardi, Cecilia Sala, Chiara Valerio und viele andere haben hier ihre Geschichten und Meinungen geteilt.
Das Jubiläum bietet Anlass zu einer vertieften Reflexion darüber, was es bedeutet, Mensch zu sein. Ein Thema, das
seit langem einige der größten Denker:innen beschäftigt und Teil einer breiteren öffentlichen Debatte geworden ist. Heute erscheint diese Frage dringlicher denn je: Die Menschheit als gestaltende Kraft unseres Planeten gegenüber der Künstlichen Intelligenz, die menschliches Denken imitiert – was unterscheidet den Menschen wirklich von den Maschinen?
Behandelt werden diese Themen durch wissenschaftsvermittelnde Literatur, aber auch durch Dialoge, Workshops, Theateraufführungen, Begegnungen, Poesie und Comics. Im Zentrum stehen drängende Themen und Diskussionen über Gesundheit, Prävention, Emotionen und Konflikte. Gemeinsam mit den neuen Stimmen aus der italienischen und internationalen Szene wird darüber nachgedacht, was es heute bedeutet, Mensch zu sein. Körper und Gehirn, Verletzlichkeit und Vielfalt, biologische und kulturelle Unterschiede sowie technologische Transformationen: das Menschsein als Raum für Forschung und gemeinsame Erfahrung. Scienza e Virgola 2026 versteht sich als Einladung zu einer gemeinsamen Reise mit dem Ziel, die Welt und uns selbst zu verstehen.
DEUTSCHER TEXT
Negli ultimi anni, Trieste si sta affermando come una realtà sempre più interessante nel panorama immobiliare internazionale. A lungo percepita soprattutto come mercato locale, oggi la città richiama l’attenzione di acquirenti provenienti da diversi Paesi, attratti da un insieme di elementi economici, culturali e identitari che la rendono sempre più competitiva.
In un contesto in cui anche l’abitare segue nuove tendenze, Trieste intercetta una domanda internazionale orientata non solo al valore dell’investimento, ma anche alla qualità della vita, all’autenticità dei luoghi e al carattere delle destinazioni. È proprio questa combinazione a renderla oggi una scelta sempre più attuale per chi cerca un immobile in una città dal profilo distintivo.
Storicamente, Trieste occupa una posizione strategica come crocevia tra Europa occidentale e orientale. Una vocazione che continua ad attrarre investitori interessati a una città capace di coniugare apertura internazionale e forte identità locale. Il fascino di Trieste non risiede soltanto nella sua bellezza architettonica o nel patrimonio storico, ma anche nella sua capacità di offrire un’esperienza urbana distinta e riconoscibile. Gli acquirenti internazionali vi trovano una città vivibile, colta e affacciata su panorami inconsueti, dove anche il contesto contribuisce in modo sempre più rilevante alla percezione del valore immobiliare.
Un ulteriore elemento che favorisce l’interesse estero è rappresentato dalle politiche locali orientate a facilitare l’acquisto da parte di investitori stranieri. La semplificazione di alcuni processi burocratici e la presenza di misure fiscali favorevoli contribuiscono a rendere Trieste una piazza particolarmente interessante. Parallelamente, il crescente interesse internazionale sta contribuendo a una progressiva diversificazione del mercato immobiliare triestino. Non si registra soltanto una crescita nel segmento delle proprietà di pregio, ma anche un aumento delle compravendite di appartamenti e spazi commerciali. Un’evoluzione che amplia le opportunità per gli investitori e alimenta, al tempo stesso, una nuova vitalità economica per il territorio. Oggi Trieste si conferma una città che interpreta una chiara evoluzione del mercato internazionale, sempre più attento a luoghi autentici, riconoscibili e ancora ricchi di potenziale. Più che una tendenza passeggera, si dimostra una destinazione capace di rafforzare nel tempo la propria attrattività.
LA NUOVA FRONTIERA DELL’ABITARE
Identità locale e sguardo sul mondo.
Gallery Immobiliare
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Neue Wohntrends Lokale Identität mit Blick auf die Welt.
DEUTSCHER TEXT
In den letzten Jahren hat sich Triest zu einem zunehmend interessanten Standort auf dem internationalen Immobilienmarkt entwickelt. Lange Zeit vorwiegend lokal geprägt, zieht die Stadt heute Käufer:innen aus verschiedenen Ländern an, die sich von wirtschaftlichen, kulturellen und identitätsstiftenden Faktoren angesprochen fühlen, die Triest immer wettbewerbsfähiger machen.
In einem Umfeld, in dem auch das Wohnen neuen Trends folgt, spricht Triest eine internationale Zielgruppe an, die neben dem Investitionswert auch Lebensqualität, Authentizität und den Charakter des Ortes schätzt. Gerade diese Kombination macht die Stadt heute besonders attraktiv für all jene, die eine Immobilie in einer Stadt mit
unverwechselbarem Profil suchen.
Historisch gesehen gilt Triest als strategische Schnittstelle zwischen Westund Osteuropa. Dies übt eine besondere Anziehungskraft auf Investor:innen aus, die eine internationale und zugleich lokal geprägte Stadt suchen. Neben seiner architektonischen Schönheit und dem reichen historischen Erbe überzeugt Triest auch mit einem unverwechselbaren und einzigartigen urbanen Erlebnis. Internationale Kaufinteressent:innen finden hier eine lebenswerte, kultivierte Umgebung mit außergewöhnlichen Ausblicken vor, in der auch das Umfeld zunehmend zur Wertsteigerung beiträgt.
Ein weiterer Anreiz für ausländische Investor:innen sind lokale Maßnahmen, die den Immobilienkauf für ausländische Interessent:innen erleichtern. Vereinfachte bürokratische Abläufe und steuerliche Vorteile machen Triest zu einem besonders attraktiven Markt.
Gleichzeitig führt das wachsende internationale Interesse zu einer stärkeren Diversifizierung des Immobilienmarktes in Triest. Neben dem Luxussegment ist auch auf dem Wohnungs- und Gewerbeflächenmarkt ein Wachstum zu verzeichnen. Dies erweitert die
Möglichkeiten für Investor:innen und schafft gleichzeitig neue Impulse für die regionale Wirtschaft.
Triest erweist sich heute als Stadt, die den Wandel des internationalen Marktes klar widerspiegelt. Dieser richtet sein Augenmerk immer mehr auf authentische, wiedererkennbare Orte mit Entwicklungspotenzial. Mehr als ein vorübergehender Trend, positioniert sich Triest als langfristiges und attraktives Ziel mit Wachstumspotenzial.
Antonio De Paolo CEO Gallery Real Estate e delegato FIAIP Confindustria Alto Adriatico
Sveva Laboranti, destination wedding: “Il giorno più bello nei posti più belli.”
Sveva Laboranti, Destination Wedding: „Der schönste Tag im schönsten Ambiente.“
UN INVITO A NOZZE
—Eine Einladung zum Ja!
In Italia lo scorso anno si sono celebrati circa 17mila matrimoni di coppie straniere, che scelgono di venire qui per la bellezza dei paesaggi. Il mio obiettivo, in tal senso, è di valorizzare il Friuli Venezia Giulia, perché diventi sempre più una destinazione apprezzata da chi cerca un luogo speciale per le proprie nozze”.
A parlare è Sveva Laboranti, triestina, di professione “destination wedding”. Nelle sue mani passa tutta l’organizzazione di matrimoni da sogno, nelle location più belle del Paese. “La mia base è Trieste ma lavoro in tutta Italia –racconta– e mi occupo di ogni particolare, dall’arrivo in aereo degli sposi e degli invitati agli hotel, e poi le attività dei giorni prima e dei giorni dopo le nozze, il catering, l’hotel. Quest’anno la stagione partirà soprattutto da maggio –spiega– nella mia agenda ci sono già matrimoni sulla costiera amalfitana, in Toscana, sul lago di Garda, a Verona, in Umbria e in Liguria. Innamorati che arrivano da ogni angolo del mondo. Per molte coppie il matrimonio non è solo il giorno della cerimonia, ma un’esperienza di più giorni, pensata per accogliere amici e familiari da tutto il mondo e far vivere loro l’Italia più autentica. Finora ho accolto canadesi, australiani e americani tra le provenienze più lontane, tanti anche da tutta Europa e molti austriaci, che adorano il Friuli Venezia Giulia”. E proprio sulla sua regione Sveva vorrebbe puntare. E investire. “Penso alle dimore storiche, ma più in generale a tanti luoghi meravigliosi, da fare conoscere all’estero sempre più. Una scelta che deve avvenire con cura. Seguo un numero limitato di matrimoni all’anno –precisa– così da poter garantire ad ogni coppia un progetto completamente personalizzato e una cura sartoriale di ogni dettaglio. E sono convinta che il Friuli Venezia Giulia abbia un potenziale straordinario nel panorama del “destination wedding” europeo e che possa diventare una valida alternativa alle mete più conosciute a livello internazionale”.
“Il mio lavoro mi piace e mi appassiona molto –sottolinea Sveva– mi occupo della progettazione completa dell’esperienza, compresi i giorni prima e dopo, e posso mettere in pratica le mie competenze tecniche e logistiche, come la gestione dei budget o l’organizzazione operativa sul campo, ma posso anche esprimere al meglio la mia parte creativa, da sempre molto forte”. Qual è il momento più bello, per una “destination wedding”, in un matrimonio? “Quando ti rendi conto che la sposa, quel giorno, cerca te, perché sei diventata la sua persona riferimento, che le trasmette serenità. Si instaurano spesso rapporti profondi e sinceri. Sono particolarmente felice anche quando la coppia, dopo l’adrenalina e la tensione della cerimonia, mi abbraccia e mi ringrazia, perché sono riuscita ad esaudire tutti i loro desideri. E non è semplice –ricorda Sveva– spesso per mesi si lavora a un progetto, a un’idea, a qualcosa che non è tangibile, fino all’ultimo momento. È estremamente impegnativo, ma regala gratificazioni straordinarie, ed ogni evento è una sfida, perché come dico spesso il matrimonio è una prima di teatro, senza prove”.
Per molte coppie il matrimonio è un’esperienza di più giorni, pensata per accogliere amici e familiari da tutto il mondo e far vivere loro l’Italia più autentica.
Für viele ist die Hochzeit ein mehrtägiges Erlebnis, bei dem Familie und Freunde zusammenkommen, um das authentische Italien kennenzulernen.
Sono particolarmente felice anche quando la coppia, dopo l’adrenalina e la tensione della cerimonia, mi abbraccia e mi ringrazia, perché sono riuscita ad esaudire tutti i loro desideri.
Besonders glücklich macht mich, wenn mich das Paar nach dem Adrenalin und der Anspannung der Hochzeit umarmt und sich bedankt, weil ich all ihre Wünsche erfüllen konnte.
DEUTSCHER TEXT
„Im vergangenen Jahr wurden in Italien rund 17.000 Ehen von ausländischen Paaren geschlossen, die sich aufgrund der Schönheit der Landschaft für Italien entschieden haben. Daher möchte ich Friaul-Julisch Venetien fördern und es noch attraktiver machen – für alle, die etwas Besonderes für ihre Hochzeit suchen.“
Mit diesen Worten beschreibt Sveva Laboranti aus Triest ihre Arbeit im Bereich der „Destination Weddings“. Sie organisiert Traumhochzeiten an ausgewählten Orten in ganz Italien. „Ich kümmere mich um jedes Detail – von der Ankunft des Brautpaares und der Gäste am Flughafen über die Hotels, das Catering und die Unterkunft bis weit über den Hochzeitstag hinaus. Die Saison beginnt inzwischen schon im Mai“, erklärt sie. Auf ihrem Kalender stehen Feiern an der Amalfiküste, in der Toskana, am Gardasee, in Verona, Umbrien und Ligurien.
Die Paare kommen aus aller Welt – vor allem aus Österreich und im Allgemeinen aus Europa, aber sogar aus Kanada, Australien und den USA. Für viele ist die Hochzeit ein mehrtägiges Erlebnis, bei dem Familie und Freunde zusammenkommen, um das
authentische Italien kennenzulernen. Ein besonderes Anliegen ist es Sveva, ihre eigene Region stärker in den Fokus zu rücken: „Friaul-Julisch Venetien bietet ganz außergewöhnliche Orte wie historische Anwesen, die international noch wenig bekannt sind.“
Dabei setzt sie bewusst auf Qualität statt Quantität: „Ich betreue nur eine begrenzte Anzahl an Hochzeiten pro Jahr, um jedem Paar ein völlig individuelles Konzept und eine maßgeschneiderte Begleitung zu garantieren.“ Für sie steht fest, dass die Region das Potenzial hat, sich als attraktive Alternative zu etablierten Destinationen zu positionieren.
„Ich liebe meine Arbeit“, betont sie. „Neben technischen und logistischen Aspekten der Organisation sowie der Budgetplanung kann ich auch meine kreative Seite voll einbringen.“ Der intensivste Moment? „Wenn die Braut an diesem Tag meine Nähe sucht, weil ich für sie zur Vertrauensperson geworden bin. Oft entstehen daraus echte und tiefe Freundschaften. Besonders glücklich macht mich, wenn mich das Paar nach dem Adrenalin und der Anspannung der Hochzeit umarmt und sich bedankt, weil ich all ihre Wünsche erfüllen konnte, was nicht immer einfach ist.“
Die Arbeit ist und bleibt anspruchsvoll: „Oft arbeitet man monatelang an einem Projekt, einem Konzept, das erst am Tag selbst vollständig sichtbar und greifbar wird. Jede Hochzeit ist eine neue und gewaltige Herausforderung, die einem große Glücksmomente bescheren kann – wie eine Theaterpremiere, aber ohne Proben.”
BORN TO BLOOM
di /von Lucija Slavica
“Dopo la donna, i fiori sono la creazione più divina”, diceva Christian Dior, che nella natura ha sempre trovato la sua più autentica fonte di ispirazione. Questa primavera non si limita ad arrivare: si indossa e si vive. È un guardaroba fatto di dettagli personali e di piccoli rituali, una stagione che non si osserva soltanto, ma che invita a fiorire.
I fiori quest’anno diventano accessori da portare al collo o da appuntare su un blazer. Che siano petali di carta o anemoni in alluminio, queste architetture botaniche capaci di raccontare fioriture imperfette, svoltano e impreziosiscono ogni look, anche quando piove. Lo statement non è acquistare un bouquet fatto e finito: tulipani e narcisi si raccolgono uno ad uno in un campo custode di bellezza plasmato dal tempo. Un immancabile esercizio di grazia e meraviglia quotidiana.
Lontano dalle passerelle, resta spazio anche per la tentazione. D’altronde anche la leggerezza ha bisogno di radici. Ed ecco che il tiramisù va servito in vaso: un dolce che si finge pianta, ma che si rivela con un cucchiaino.
Infine, come ogni stagione che si rispetti, anche questa nasconde un sogno. Uno di quelli che si rivelano soltanto a chi è in grado di rallentare. Sogno di Primavera è un esemplare in marmo di grazia sconfinata. Sul basamento del busto, quasi fosse un promemoria inciso nella pietra per i più distratti, un verso di Alfred de Musset, tratto da La Nuit de Mai: “La bouche garde le silence / Pour écouter parler le cœur” (La bocca resta in silenzio / Per ascoltare parlare il cuore).
Un invito tutt’altro che decorativo. Piuttosto, una raccomandazione urgente e fuori moda: prediligere il silenzio. Mettere in pausa il rumore di fondo e l’opinione immediata. Sospendere, anche solo per un momento, il frastuono del mondo per lasciare spazio a qualcosa di più autentico e più vero: il cuore.
„Die göttlichste aller Schöpfungen nach der Frau sind Blumen“, sagte Christian Dior, der in der Natur seine wichtigste Inspirationsquelle fand. Dieses Aufblühen wird gerade sichtbar: im Frühling, aber es ist auch Teil unserer Kleidung, unseres Auftretens, unseres Lebens voller persönlicher Details und kleiner Rituale.
Der Frühling lädt zum Mitblühen ein und macht Blumen dieses Jahr zu besonderen Accessoires, die man um den Hals trägt oder an den Blazer steckt. Ob aus Papier oder Aluminium gefertigt, verleihen die bewusst unvollkommenen Blüten jedem Look das gewisse Etwas, selbst an grauen Tagen. Im Mittelpunkt steht nicht der fertige Strauß, sondern die
Geste: Tulpen und Narzissen werden einzeln ausgewählt, als Ausdruck einer unverzichtbaren Ästhetik, die jeden Tag neu bestimmt.
Auch abseits der Mode sprießt diese Leichtigkeit und bringt Versuchungen hervor. So wird etwa ein Tiramisu in einem Blumentopf serviert: ein Dessert, das sich erst beim ersten Löffel als solches offenbart.
Wie jede Jahreszeit trägt auch dieser Frühling eine leise Sehnsucht in sich. Einen Traum, der sich nur dem offenbart, der in der Lage ist, innezuhalten.
„Sogno di Primavera“, eine Marmorbüste von feiner Anmut, erinnert daran. Auf ihrem Sockel steht ein Vers von Alfred de Musset: La bouche garde le silence / Pour écouter parler le cœur. („Der Mund bewahrt Schweigen / Um das Herz sprechen zu hören.“) Es ist weniger Dekoration als Einladung: innezuhalten, den Lärm der Welt auszublenden, wenn auch nur für einen Moment, abzuschalten, um Raum für das Wesentliche zu schaffen: das Herz.
1 Tiramisù – Viezzoli, via Cassa di Risparmio, 7
2 Sogno di Primavera di Pietro Canonica – Museo Revoltella, via Armando Diaz, 27
Il bouquet suona così /Das Bouquet klingt so
3 Collana petali – Giada, via della Pescheria, 11
4 Spilla ModoLabo – Neirami, via Felice Venezian, 7b
5 Jagoda Flower Farm – Località Gabrovizza, Sgonico /Zgonik
IL GUSTO CHE NUTRE
di /von
Alice Noel Fabi
foto di /Fotos von Camilla Bach
L—Gut und nahrhaft
e tendenze sono spesso volubili, viaggiano in superficie cambiando di frequente. In alcuni casi però indicano percorsi nuovi più profondi, che rimangono, ed è di uno di questi che vogliamo parlarvi: la consapevolezza nel mangiare, il cibo come energia, piacere e cura di sé, come scoperta di un territorio. Il consumo di prodotti plant-based continua a crescere, così come il flexitarianismo - che non è una setta di bodybuilder fissati con le isometrie, ma un regime prevalentemente vegetariano ma flessibile. Un trend alimentare importante, soprattutto tra le nuove generazioni.
Sempre più persone scelgono di ridurre le proteine animali, prediligendo legumi, cereali integrali, verdure di stagione e prodotti locali, senza rinunciare al sapore. Approcci flessibili con poca carne e pesce ed esclusivamente di qualità, rispettando stagionalità e biodiversità. E cresce l’interesse per ingredienti tradizionali reinterpretati in chiave contemporanea: frattaglie, varietà vegetali antiche, cibi fermentati, erbe selvatiche e verdure “vive”, provenienti da agricoltura ecologica. Il focus resta sul piacere del cibo unendo gusto e consapevolezza verso ciò che fa bene al corpo, al territorio e al pianeta.
Si pensa che la cucina italiana renda difficile conciliare gusto e piatti vegetali. Ma è vero il contrario: la nostra cucina tradizionale, fondata su una cucina povera, è ricca di piatti a base di legumi, cereali integrali, verdure, erbe spontanee, con un uso limitato di proteine animali, dove il quinto quarto era una necessità, non una rarità. Ciò che oggi definiamo “plant-based” o “vegetariano creativo” rispolvera pratiche antiche, reinterpretandole con uno sguardo contemporaneo e consapevole.
I legumi, ad esempio, sono veri e propri supereroi della tavola. Piccoli, eppure capaci di nutrirci, saziarci e persino di rigenerare il suolo. Ricchi di proteine vegetali, fibre, ferro e vitamine, possono sostituire le proteine animali senza compromessi, soprattutto se abbinati ai cereali, come fanno da secoli le cucine contadine di tutto il mondo.
Anche dalle nostre parti, i legumi raccontano storie di tradizione e memoria: la jota, la minestra de bobici, il radicio e fasoi, i fagioli conditi con cipolle e aceto. Gli stufati e le zuppe serviti con polenta o pane, la pasta e fagioli, i risi e bisi. Spostandosi nel pordenonese, c’è il fagiolo nano di San Quirino: coltivato da
secoli, rischiava di scomparire ed è stato salvato grazie al recupero dei semi da parte di giovani agricoltori. E chissà quante varietà di legumi un tempo presenti in regione si sono perse, e quante ricette…
Non solo nutrienti, i legumi sono talmente colorati che ci si potrebbe dipingere. I cannellini avorio, i borlotti screziati di rosso, i piccoli fagioli neri e lucidi come pietre levigate…ogni varietà ha una personalità precisa. Ci sono pure legumi “mimetici” (fagioli maculati come uova di quaglia) e di forme bislacche, allungate e sottili piuttosto che grandi e carnose o minuscole e delicate.
Mentre ci nutrono, aiutano silenziosamente il terreno perché fissano l’azoto, arricchendo il suolo senza richiedere molta acqua. Un perfetto equilibrio tra benessere personale e sostenibilità ambientale. Non si tratta solo di cibo insomma: sono un invito a mangiare con curiosità, a riscoprire la gioia dei piatti semplici della nostra tradizione e a rispettare la natura. Non sorprende che la FAO li celebri come “nutrimento per il suolo e per le persone”: un piccolo seme, un grande gesto per noi e per il pianeta. Li celebriamo con le ricette di questo numero. Una pasta integrale con piselli e fave fresche, asparagi, limone e scaglie di jamar, il formaggio unico e saporito affinato in grotte naturali sul Carso Triestino. Come dolce, una chicca semplicissima, vegana e antispreco: la prossima volta che cucinate con i ceci, conservate l’acqua di cottura –chiamata aquafaba– e usatela come base per una mousse leggera e golosa.
DEUTSCHER TEXT
Trends sind oft flüchtig und oberflächlich. Mitunter weisen sie jedoch auf neue, tiefere Entwicklungen hin, die Bestand haben – wie im Fall des bewussten Essens: Ernährung nicht nur als Energiequelle, sondern auch als Genuss und als Zeit für sich selbst. Der Konsum pflanzlicher Produkte nimmt weiter zu,
ebenso der Flexitarismus – nein, das ist keine Bodybuilder-Sekte, sondern eine überwiegend vegetarische, aber flexible Ernährungsweise, die besonders bei den jüngeren Generationen an Bedeutung gewinnt.
Immer mehr Menschen verzichten auf tierische Proteine zugunsten von Hülsenfrüchten, Vollkorngetreide, saisonalem Gemüse und lokalen Produkten – ohne Abstriche beim Geschmack. Gefragt sind ausgewogene Konzepte mit wenig Fleisch und Fisch, dafür in hoher Qualität und im Einklang mit Saison und Biodiversität. Zugleich wächst das Interesse an neu interpretierten traditionellen Zutaten wie Innereien, alten Gemüsesorten, fermentierten Lebensmitteln und Wildkräutern und frischem Öko-Gemüse. Im Mittelpunkt steht
Pasta integrale primavera
400 g pasta integrale o di farro
1 cipolla rossa o cipollotto (circa 100 g)
1 spicchio d’aglio (circa 5 g)
1 mazzetto di asparagi (circa 200 g)
300 g piselli freschi (peso con baccello)
300 g fave fresche (peso con baccello)
100 g Jamar
Scorza di 1 limone
Olio extravergine d’oliva
Sale e pepe
Preparazione
Portate a bollore una pentola di acqua salata per la pasta. Affettate finemente aglio e cipolla. In una padella, scaldate 2 cucchiai di olio a fuoco medio. Rosolate aglio e cipolla per 5 minuti, aggiungendo un goccio d’acqua o vino bianco se necessario.
Pulite le verdure: tagliate gli asparagi a pezzetti e sgranate piselli e fave. Unite le verdure alla padella e cuocete 10 minuti, mantenendole leggermente croccanti. Salate e pepate. Cuocete la pasta al dente, scolandola e conservando un po’ di acqua di cottura. Trasferite la pasta nella padella con le verdure, aggiungete metà dello Jamar grattugiato e un po’ di acqua di cottura. Mescolate fino a condimento uniforme.
Completate con la scorza di limone, un filo d’olio e il resto dello Jamar a scaglie.
Vollkorn-Frühlings-
Nudeln
400 g Vollkorn- oder Dinkel-Nudeln
1 rote Zwiebel oder Frühlingszwiebel (ca. 100 g)
1 Knoblauchzehe (ca. 5 g)
1 Bund Spargel (ca. 200 g)
300 g frische Erbsen (Gewicht mit Hülsen)
300 g frische Bohnen (Gewicht mit Hülsen)
100 g Jamar-Käse Schale von 1 Zitrone natives Olivenöl extra Salz und Pfeffer
Zubereitung
Einen Topf mit Salzwasser für die Nudeln zum Kochen bringen.
Knoblauch und Zwiebel fein hacken. In einer Pfanne 2 EL Öl bei mittlerer Hitze erhitzen. Knoblauch und Zwiebel 5 Min. andünsten, bei Bedarf einen Schuss Wasser oder Weißwein hinzufügen.
Gemüse putzen: Spargel in kleine Stücke schneiden und Erbsen sowie Bohnen auslösen.
Gemüse in die Pfanne geben und 10 Min. garen. Darauf achten, dass es knackig bleibt. Mit Salz und Pfeffer würzen.
Die Nudeln al dente kochen, abgießen und etwas Kochwasser aufbewahren.
Die Nudeln in die Pfanne mit dem Gemüse geben, die Hälfte des geriebenen Jamar-Käses und etwas Nudelwasser hinzufügen. Umrühren, bis alles gleichmäßig vermengt ist. Mit Zitronenschale, einem Schuss Öl und dem restlichen Jamar verfeinern.
weiterhin der Genuss – verbunden mit einem bewussten Blick auf Körper, Region und Umwelt.
Entgegen verbreiteter Annahmen lässt sich in der italienischen Küche Geschmack hervorragend mit pflanzlichen Zutaten verbinden. Ihre Wurzeln in der cucina povera, der „Armenküche“ , machen sie reich an Gerichten aus Hülsenfrüchten, Getreide und Gemüse, während tierische Produkte traditionell sparsam eingesetzt wurden. Innereien waren dabei eine Notwendigkeit und keine Seltenheit. Was heute als „pflanzlich“ oder „kreativ-vegetarisch“ gilt, knüpft somit an bestehende Traditionen an und interpretiert sie neu.
Hülsenfrüchte spielen dabei eine zentrale Rolle. Nahrhaft, sättigend und reich an Proteinen, Ballaststoffen, Eisen und Vitaminen, können sie – insbesondere in Kombination mit Getreide – tierische Eiweiße problemlos ersetzen. Zugleich verbessern sie den Boden, indem sie Stickstoff binden und wenig Wasser benötigen – wahre Superhelden der Küche also.
Auch in der regionalen Küche sind Hülsenfrüchte Ausdruck von Tradition: die typische Krautsuppe Jota, die Maissuppe Minestra de bobici, Radicchio und Bohnen, Bohnen mit Zwiebeln und Essig sowie Eintöpfe und Suppen, serviert mit Polenta oder Brot, Pasta und Bohnen, Risi e bisi (Reis und Erbsen). In der Gegend um Pordenone ist die jahrhundertealte Zwergbohne von San Quirino zu Hause, die durch das Engagement junger Landwirt:innen vom Aussterben bewahrt wurde. Wer weiß, wie viele Hülsenfruchtsorten, die einst in der Region vorkamen, verloren gegangen
sind... und wie viele Rezepte!
Neben ihrem Nährwert überzeugen Hülsenfrüchte durch ihre bunte Vielfalt und ihren Charakter: Die elfenbeinfarbenen Cannellini-Bohnen, die rot gesprenkelten Borlotti-Bohnen, die kleinen schwarzen Bohnen, die wie geschliffene Steine glänzen. Oder Hülsenfrüchte mit „Tarnfarben“ (wie Wachteleier gefleckte Bohnen) und bizarren Formen, mal lang und dünn, mal groß und fleischig oder winzig und zart.
Es geht also um mehr als Ernährung. Es geht um die Wiederentdeckung einfacher traditioneller Gerichte, um Neugier und um einen respektvollen Umgang mit Ressourcen. Nicht ohne Grund bezeichnet die FAO Hülsenfrüchte als „Nahrung für Boden und Mensch“– kleine Samen mit großer Wirkung für uns und den Planeten.
Auch die Rezepte dieser Ausgabe stehen ganz im Zeichen dieser Zutaten: ein Vollkornnudelgericht mit Erbsen und frischen Bohnen, Spargel, Zitrone und Jamar (einem einzigartigen, in den Höhlen des Triester Karsts gereiften Käse).
Als Dessert empfiehlt sich eine einfache vegane Mousse, bei der Reste verwertet werden, und zwar das Kochwasser der Kichererbsen, das auch Aquafaba genannt wird. Es bildet die perfekte Basis für eine leichte und leckere Mousse.
Mousse al cioccolato vegana e fragole
200 g cioccolato fondente
30 g zucchero
140 g aquafaba (acqua scolata di ceci precotti o acqua di cottura di ceci secchi cotti in casa)
1 cucchiaino di succo di limone
200 g fragole
Preparazione
Sciogliete il cioccolato a bagnomaria e lasciatelo leggermente intiepidire. Montate a neve l’aquafaba con il succo di limone usando una frusta elettrica: ci vorranno circa 10 minuti, fino a ottenere una consistenza ferma.
Aggiungete lo zucchero gradualmente, continuando a montare delicatamente. Incorporate il cioccolato fuso all’aquafaba montata, mescolando con una spatola di gomma o silicone con movimenti delicati dal basso verso l’alto per non smontare il composto. Distribuite la mousse in bicchierini da porzione e lasciate riposare in frigorifero per almeno 2 ore. Servite con fragole fresche tagliate a pezzi, o frutta di stagione a piacere.
Vegane
Schokoladenmousse mit Erdbeeren
200 g Zartbitterschokolade
30 g Zucker
140 g Aquafaba (Kochwasser von vorgekochten bzw. selbst gekochten, getrockneten Kichererbsen)
1 TL Zitronensaft
200 g Erdbeeren
Zubereitung
Schokolade im Wasserbad schmelzen und leicht abkühlen lassen.
Das Aquafaba mit dem Zitronensaft mit einem Handrührgerät etwa 10 Min. steifschlagen, bis eine feste Konsistenz entsteht. Nach und nach Zucker hinzufügen und vorsichtig weiter schlagen. Die geschmolzene Schokolade unter die geschlagene Aquafaba heben und alles vorsichtig mit einem Gummi- bzw. Silikonspatel von unten nach oben vermengen, damit die Masse nicht zusammenfällt.
Die Mousse in kleine Portionsgläser füllen und mind. 2 Std. im Kühlschrank ruhen lassen.
Mit frischen Erdbeer- oder Obststücken der Saison nach Belieben servieren.
OLTRE LA TENDENZA, IL GUSTO
Sapori che non seguono la moda.
—Jenseits des Trends: Geschmack Genuss abseits von Modeerscheinungen.
All’Osteria Pep’s la cucina è un racconto fatto di memoria, profumi e gesti tramandati. È il luogo in cui la tradizione non resta ferma nel passato, ma si rinnova ogni giorno attraverso piatti che parlano di casa e di territorio. In un tempo in cui tutto corre veloce, l’Osteria Pep’s sceglie di rallentare e di restituire valore a sapori riconoscibili, capaci di lasciare traccia.
La cucina dell’Osteria Pep’s nasce dal desiderio di riscoprire la tradizione gastronomica attraverso materie prime selezionate, rispetto delle stagioni e ricette che non hanno bisogno di essere reinventate, ma semplicemente interpretate con cura. In un momento in cui cresce l’attenzione per una cucina essenziale e riconoscibile, questa visione non segue una moda: riflette piuttosto una filosofia fondata su coerenza, gusto e qualità.
Tra i piatti simbolo spiccano i tagliolini alla Barcolana, omaggio alla città e al suo legame profondo con il mare. La versione proposta dall’Osteria Pep’s custodisce anche un piccolo segreto: il Kuaramac, rara spezia che cresce spontaneamente vicino al mare di Trieste ed è ricavata dal minuscolo fiore del finocchio selvatico, raccolto ad agosto, capace di donare al piatto una nota aromatica inconfondibile. Gustarli qui significa assaporarli in un contesto coerente con la loro storia, tra atmosfera, cura e attenzione al dettaglio.
All’Osteria Pep’s l’accoglienza è un elemento centrale. Gli ospiti trovano un ambiente curato, elegante ma autentico, pensato per valorizzare la convivialità e il piacere di stare a tavola.
In cucina lavora una brigata attenta e appassionata, che affronta la tradizione con rispetto e sensibilità verso le materie prime. In sala, un servizio curato e la presenza del sommelier accompagnano gli ospiti nella scelta dei vini e degli abbinamenti, dando equilibrio all’esperienza complessiva.
All’Osteria Pep’s la tavola diventa il luogo in cui gusto, cura e ospitalità trovano un equilibrio naturale. Un indirizzo che sceglie la sostanza prima dell’effetto e che, proprio per questo, lascia spazio a un’esperienza autentica e coerente.
Sacchiero Store Manager Osteria Pep’s e Pep’s Cibi e Vino
In der Osteria Pep’s ist wird Küche zur Erzählung aus Erinnerungen, Düften und überlieferten Handgriffen. Ein Ort, an dem Tradition nicht in der Vergangenheit verharrt, sondern sich täglich in Gerichten erneuert, die eng mit der Region verbunden sind. In einer schnelllebigen Zeit setzt man hier bewusst auf Entschleunigung und auf Aromen, die wiedererkennbar sind und einen bleibenden Eindruck hinterlassen. Die Küche folgt dem Wunsch, die gastronomischen Wurzeln neu zu entdecken – durch ausgewählte Rohstoffe, saisonale Zutaten und Rezepte, die nicht neu erfunden, sondern mit Sorgfalt interpretiert werden.
In einer Zeit, in der das Interesse an einer essentiellen und wiedererkennbaren Küche wächst, ist diese Haltung kein Trend, sondern Ausdruck einer klaren Philosophie, die auf Konsistenz, Qualität und Geschmack basiert. Zu den symbolträchtigsten Gerichten gehören die Tagliolini alla Barcolana, eine Hommage an Triest und seine enge Verbundenheit mit dem Meer.
Die Version der Osteria Pep’s birgt auch ein kleines Geheimnis, ein Detail: Kuaramac, ein seltenes, Gewürz, das hier in der Nähe des Meeres wächst und aus den winzigen Blüten des wilden Fenchels gewonnen wird. Die im August geernteten Blüten verleihen dem Gericht in der Osteria Pep’s nicht nur eine unverwechselbare aromatische Note, sondern verbinden Geschmack und Herkunft miteinander – in einer ansprechenden Atmosphäre.
Denn in der Osteria Pep’s steht die Gastlichkeit im Mittelpunkt. Das Ambiente ist gepflegt und elegant, zugleich authentisch und einladend, was die Geselligkeit und den Genuss bei Tisch unterstreicht.
Das engagierte und leidenschaftliche Küchenteam arbeitet mit Respekt und Gespür für die Zutaten, während ein aufmerksamer Service – unterstützt durch fachkundige Weinberatung – das Gesamterlebnis abrundet.
In der Osteria Pep’s wird der Tisch zu einem Ort, an dem sich Geschmack, Gastlichkeit und Liebe zum Detail auf natürliche Weise verbinden. Ein Ort, an dem Qualität im Mittelpunkt steht – und gerade darin liegt die Kraft eines stimmigen, authentischen Genusserlebnisses.
Naomi
Tagliolini alla Barcolana
I protagonisti delle mattine triestine, come nel resto d’Italia, sono i lievitati: cornetti e croissant, che qui chiamiamo spesso brioche, sono immancabili accanto al caffè. Un universo che appartiene alla grande famiglia della viennoiserie, termine francese che richiama le origini mitteleuropee di questi impasti a lunga lievitazione ricchi di burro, resi celebri dalle boulangerie parigine. Negli ultimi anni la città ha visto nascere bakery e pasticcerie artigianali che reinterpretano questi classici con ingredienti di qualità, impasti curati e farciture creative. Vi portiamo a fare un giro tra alcune delle nostre colazioni preferite: tutti questi luoghi offrono croissant da sogno, ma abbiamo scelto di divertirvi con alcune creazioni particolari che li rappresentano.
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Die Stars des Triester Morgens sind – wie in ganz Italien – die Backwaren: Cornetti und Croissants, hier oft auch als Brioches bezeichnet, gehören einfach dazu. Sie zählen zur großen Familie der Viennoiserie, einem französischen Begriff mit mitteleuropäischen Wurzeln, der für butterreiche, lang gegärte Hefeteige steht und durch die Pariser Boulangerien weltbekannt wurde. In den letzten Jahren sind in der Stadt zahlreiche handwerkliche Bäckereien und Konditoreien entstanden, die diese Klassiker mit hochwertigen Zutaten, sorgfältig zubereiteten Teigen und kreativen Füllungen neu interpretieren. Begleiten Sie uns zu ausgewählten Adressen für ein besonderes Frühstück: Neben exzellenten Croissants stellen wir einige Spezialitäten vor, für die diese Häuser besonders geschätzt werden.
DOLCI SFOGLIATI
—Blätterteiggebäck
di /von Alice Noel Fabi
Frangipane
Pasta di mandorle fatta in casa, zucchero di canna biologico e burro di malga, con un impasto a lievitazione mista che richiede tre giorni di lavorazione.
–Hausgemachtes Mandelgebäck, BioRohrzucker und Almbutter, verarbeitet in einem gemischten Hefeteig mit dreitägiger Reifezeit.
Pain au chocolat
Il burro è rigorosamente bretone e il cioccolato belga. Oltre ai classici, qui le colazioni di ispirazione europea propongono sempre creazioni stagionali e golose.
–Zubereitet mit Butter aus der Bretagne und Schokolade aus Belgien. Neben den Klassikern bietet das europäisch geprägte Frühstücksangebot hier stets leckere saisonale Kreationen.
“C’è differenza tra croissant, cornetto e brioche. Il croissant è friabile e burroso, il cornetto è morbido e aromatico, la brioche invece assomiglia più a un soffice paninetto dolce non sfogliato.”
„Es gibt einen Unterschied zwischen Croissant, Cornetto und Brioche. Croissants sind knusprig und buttrig, Cornetti weich und aromatisch, während Brioches eher einem weichen, süßen Brötchen ohne Blätterteig ähneln.“
Alessio Vitali pasticcere /Konditor bei Spaccio Pani
Cubo croissant
Croissant-Würfel
Croissant d’autore, con sole materie prime di qualità –burro bavarese e crema alla vaniglia – ispirazioni internazionali firmate da Gemmi Rizzi, la più triestina delle pastry chef thailandesi. –
Kreative Neuinterpretation mit hochwertigen Zutaten wie bayerischer Butter und Vanillecreme, inspiriert von internationalen Einflüssen der Konditorin Gemmi Rizzi, der triestinischsten aller thailändischen Konditorinnen.
Pain swisse foresta nera
Schwarzwälder Pain Suisse
Tutti i lievitati dolci qui sono realizzati con lievito madre al 100%. Questa versione è farcita con crema alla vaniglia, gocce di cioccolato fondente al 70% e amarene.
Alle süßen Hefeteigprodukte werden hier aus 100 % Sauerteig hergestellt. Diese Variante ist mit Vanillecreme, 70 %iger Zartbitterschokolade und Sauerkirschen.
Danese alle fragole e fiori di sambuco
Danese mit Erdbeeren und Holunderblüten
Tra le tante proposte stagionali, la danese qui è abbinata a frutta fresca. L’impasto unisce farina “non tecnica” italiana di filiera corta certificata biologica e burro francese AOP. –
Neben den vielen saisonalen Angeboten werden Plunder hier mit frischen Früchten kombiniert. Der Teig vereint italienisches Bio-Mehl und französische AOP-Butter.
Spaccio Pani
Via Lazzaretto Vecchio, 10
Antico Caffè San Marco
Via Battisti, 180
Liberty
Via Carpison, 7
Via Malcanton, 8
COFFEE BREAK
La ristorazione sta vivendo una delle sue trasformazioni più profonde. Da un lato la tecnologia spinge verso l’automazione totale, dall’altro la domanda di autenticità, emozione e connessione sta crescendo con forza. La sfida per chef, baristi e locali oggi è restituire all’esperienza gastronomica e un senso più umano in un mondo sempre più automatizzato.
Nel 2026 non si va in un ristorante per riempirsi di calorie, ma per vivere qualcosa. Gli ospiti cercano storie, atmosfere, sensazioni. Dopo anni segnati dalla crescita del delivery e da un consumo sempre più individuale, la ristorazione sta riscoprendo il valore della convivialità condivisa. La tavola riacquista così la sua funzione originaria: non solo nutrire, ma creare relazioni e connessioni.
Ambienti che parlano
La ristorazione del futuro non può limitarsi a “servire”: deve coinvolgere tutti i sensi e offrire un motivo per tornare,
non solo per mangiare. Ampia e immersiva è ad esempio l’esperienza proposta da Crocevia, locanda contemporanea immersa nel paesaggio del Carso. Qui lo chef Davide Tonetti, noto anche per la sua partecipazione a MasterChef Italia, porta in cucina un percorso personale che unisce tecnica moderna e ingredienti del territorio. Il risultato è un’esperienza completa, in cui cucina, ambiente e paesaggio carsico dialogano tra loro e restituiscono al ristorante la dimensione di luogo da vivere, non solo da frequentare.
Connessione con il territorio
Un trend che non è più di nicchia ma anzi sta diventando centrale è la trasparenza: oggi non basta solo dire di essere sostenibili, i clienti vogliono vederlo. Vogliono sapere da dove arrivano i prodotti, come sono cresciuti, come sono trasformati. Un esempio interessante di come il racconto del territorio possa coniugarsi con un’esperienza sensoriale è Còntime, il progetto di Elena Parovel. Qui l’esperienza ruota attorno alla degustazione
I NUOVI TREND DELLA RISTORAZIONE
—Die neuen Gastro-Trends
di /von Alberto Polojac
guidata di vini e prodotti del territorio triestino e del Carso, in un ambiente intimo che invita alla scoperta lenta. Il vino diventa il filo conduttore per esplorare specialità locali, creando un dialogo diretto tra produttori, territorio e ospiti.
Il caffè non solo come fine pasto
Un’altra tendenza interessante riguarda il ruolo crescente del caffè all’interno dell’esperienza gastronomica. Sempre più ristoranti stanno iniziando a trattarlo come un ingrediente e non semplicemente come una bevanda di fine pasto. Nascono così abbinamenti tra caffè e dessert, ma anche pairing più audaci con piatti salati. Alcuni locali propongono vere e proprie degustazioni guidate, dove varietà, metodi di estrazione e tostature vengono raccontati con la stessa attenzione riservata al vino. Non è solo una moda, ma il riconoscimento di un prodotto che, se interpretato con cura, può offrire una profondità sensoriale sorprendente.
Còntime
Via Roma, 24b
DEUTSCHER TEXT
Die Gastronomie erlebt gerade einen radikalen Wandel. Während technologische Entwicklungen die Automatisierung vorantreiben, wächst zugleich das Bedürfnis nach Authentizität, Emotion und echter Verbindung. Die zentrale Herausforderung für Köch:innen, Barkeeper:innen und Betriebe liegt darin, dem gastronomischen Erlebnis in einer zunehmend digitalisierten Welt wieder eine menschliche Dimension zu verleihen.
Das Erlebnis als neue Währung
Im Jahr 2026 geht man nicht mehr nur ins Restaurant, um was im Magen zu haben – sondern um etwas zu erleben. Gäste suchen Geschichten, Atmosphäre
und Emotionen. Nach Jahren, die von Lieferdiensten und individualisiertem Konsum geprägt waren, gewinnt die gemeinsame Geselligkeit wieder an Bedeutung. Der Tisch wird erneut zum Ort der Begegnung: nicht nur zur Nahrungsaufnahme, sondern als Raum für Austausch und Beziehungen.
Räume, die erzählen
Die Gastronomie der Zukunft geht über das bloße Servieren hinaus. Sie spricht alle Sinne an und schafft Gründe, wiederzukommen. Ein Beispiel dafür ist das Erlebnis rund um Crocevia, ein modernes Gasthaus in der Landschaft des Karsts. Küchenchef Davide Tonetti, bekannt auch durch die italienische Kochshow MasterChef Italia, verbindet hier zeitgenössische Techniken mit regionalen Zutaten. So entsteht ein stimmiges Zusammenspiel aus Küche, Ambiente und Landschaft – ein Ort, der nicht nur besucht, sondern erlebt werden will.
Verbindung zur Region
Transparenz ist längst mehr als ein Trend. Heutzutage reicht es nicht mehr aus, nur zu behaupten, nachhaltig zu sein – Gäste wollen wissen, woher die Produkte stammen, wie sie angebaut
und verarbeitet wurden. Projekte wie Contime von Elena Parovel zeigen, wie sich regionale Identität und sensorisches Erlebnis verbinden lassen. In geführten Verkostungen von Weinen und Spezialitäten aus Triest und dem Karst entsteht eine persönliche, entschleunigte Atmosphäre. Der Wein dient dabei als Leitmotiv und schafft eine Brücke zwischen Produzent:innen, Region und Gästen.
Kaffee neu gedacht
Auch die Rolle des Kaffees wandelt sich. Immer häufiger wird er nicht nur als Abschluss einer Mahlzeit verstanden, sondern als integraler Bestandteil der Küche und somit Teil der gastronomischen Erfahrung. Neben klassischen Kombinationen mit Desserts entstehen zunehmend kreative Pairings mit herzhaften Gerichten. Geführte Verkostungen, bei denen – fast als wäre es Wein – Herkunft, Röstung und Zubereitung im Mittelpunkt stehen, unterstreichen diese Entwicklung. Es handelt sich also nicht um eine Modeerscheinung, sondern um die Neuentdeckung des Kaffees als vielseitiges Produkt – mit einer sensorischen Tiefe, die weit über das Gewohnte hinausgeht.
DALLO SPRITZ...
—Vom
Spritz zum Mocktail
A Trieste l’aperitivo si reinventa anche senza alcol.
In Triest erfindet sich der Aperitif neu – auch ohne Alkohol.
ATrieste l’aperitivo non è solo un’abitudine: è un rituale urbano. Dai caffè storici ai cocktail bar del centro il momento dello spritz segna da sempre il passaggio tra la giornata di lavoro e la convivialità serale. Una tradizione che affonda le radici nella storia della città.
Le origini dello spritz risalgono infatti all’Ottocento, quando Trieste faceva parte dell’Impero austroungarico. I soldati e i funzionari austriaci, poco abituati alla gradazione dei vini locali, iniziarono a chiedere che venissero “spruzzati” con acqua per renderli più leggeri. Da quel gesto “spritzen”, in tedesco, nacque una consuetudine destinata a trasformarsi nel tempo nel celebre aperitivo che oggi conosciamo, arricchito da bitter e soda.
Il termine nasce dall’unione delle parole inglesi mock (imitazione) e cocktail, ma ridurre questi drink a semplici copie senza alcol sarebbe riduttivo. Nei cocktail bar più attenti alle nuove tendenze della mixology, anche a Trieste, i mocktail stanno diventando una categoria autonoma di bevande, pensate con la stessa cura dei cocktail classici.
di /von Filippo Vidiz
Oggi, proprio nella città dove la cultura del bere ha sempre avuto una forte dimensione sociale, sta emergendo una nuova tendenza che dialoga con questa tradizione: quella dei mocktail, i cocktail analcolici.
Il fenomeno si inserisce nel più ampio movimento internazionale No& Low Alcohol, che promuove un consumo più consapevole di alcol, soprattutto tra Millennials e Gen Z. Sempre più persone scelgono di ridurre la gradazione delle proprie bevute senza rinunciare al rito dell’aperitivo, che resta uno dei momenti centrali della socialità cittadina. È così che accanto allo spritz tradizionale iniziano a comparire nuove interpretazioni analcoliche i mocktail appunto. Bitter alcohol-free, distillati botanici senza alcol, kombucha, infusioni di erbe o fermentazioni naturali permettono ai bartender di ricreare l’equilibrio tra freschezza, amarezza e aromaticità che caratterizza il celebre drink.
Per i professionisti del bancone si tratta anche di una sfida creativa: senza l’alcol, ingrediente che normalmente conferisce struttura al cocktail, diventa fondamentale lavorare su texture, acidità e complessità aromatica.
La tradizione dello spritz , dunque, non scompare. Piuttosto si evolve. Nei bar della città continuano a convivere le versioni più classiche dell’aperitivo e nuove proposte analcoliche pensate per un pubblico sempre più attento al benessere.
In fondo, lo spirito rimane lo stesso di sempre: ritrovarsi, conversare, condividere un bicchiere.
Anche a Trieste, dove l’aperitivo continua a reinventarsi senza perdere la propria identità.
In Triest ist der Aperitif weit mehr als eine Gewohnheit – er ist ein in der Stadt fest verankertes Ritual. Von den historischen Cafés bis zu den Cocktailbars im Stadtzentrum markiert der Spritz seit jeher den Übergang vom Arbeitstag zur geselligen Abendstunde. Eine Tradition mit tiefen historischen Wurzeln.
Seine Ursprünge reichen ins 19. Jahrhundert zurück, als Triest Teil der Habsburgermonarchie war. Österreichische Soldaten und Beamte, die nicht an die starken lokale Weine gewöhnt waren, ließen sich diese mit Wasser „ spritzen “. Daraus entwickelte sich im Laufe der Zeit der bekannte Aperitif, angereichert mit Kräuterlikör und Soda.
Heute entsteht ausgerechnet hier, in einer Stadt mit starker und sozial geprägter Trinkkultur, ein neuer Trend: Mocktails, alkoholfreie Cocktails. Der Begriff – aus mock (engl. für „nachgemacht“) und cocktail – steht längst nicht mehr für bloße alkoholfreie Ersatzgetränke. Vielmehr haben sie sich zu einer eigenständigen Getränkekategorie entwickelt, bei der genauso viel Sorgfalt und Kreativität aufgewendet wird wie bei klassischen Drinks.
Das Phänomen ist Teil der internationalen Bewegung No& Low Alcohol, die einen bewussteren Alkoholkonsum fördert – insbesondere bei Millennials und der Generation Z. Immer mehr Menschen verzichten auf Alkohol, ohne dabei auf das Ritual des Aperitifs
verzichten zu wollen, das nach wie vor ein zentraler Moment des gesellschaftlichen Lebens in der Stadt ist.
So tauchen neben dem klassischen Spritz neue alkoholfreie Varianten auf. Alkoholfreie Bitter, Botanicals, Kombucha, Kräuteraufgüsse oder natürliche Fermentationen ermöglichen ein ausgewogenes Spiel von Frische, Bitterkeit und Aromen. Für Barkeeper:innen bedeutet dies auch eine besondere Herausforderung. Denn ohne Alkohol als Strukturgeber gewinnen Textur, Säure und aromatische Komplexität an Bedeutung.
Die Tradition verschwindet dabei nicht. Vielmehr entwickelt sie sich weiter. In den Bars der Stadt bestehen weiterhin klassische und alkoholfreie Versionen nebeneinander und spiegeln ein wachsendes Bewusstsein für Wohlbefinden wider.
Der Geist bleibt letztlich unverändert: sich begegnen, ins Gespräch kommen, ein Glas miteinander trinken. Triest zeigt einmal mehr, wie sich Tradition erneuern lässt, ohne ihre Identität zu verlieren.
IES CONSIGLIA
Antico Caffè Torinese Caffè storico, nato nel 1919, ma anche e soprattutto cocktail bar. Offre una selezione di cocktail che abbraccia le tradizioni storiche, ma con un tocco contemporaneo, con una scelta di sapori che viaggiano attraverso il tempo.
Corso Italia, 2
La Muta – twist on Cavana Cocktail bar caratterizzato da un’ambientazione che richiama gli anni ‘50 e ‘60, noto per la sua mixology contemporanea e per i cocktail ricercati.
Via della Pescheria, 18a angolo via del Pesce
Mast
Cocktail bar situato nel centro di Trieste, noto per la sua atmosfera ricercata e la programmazione di musica dal vivo ed eventi. Il locale si distingue per un design originale che include dettagli materici come pietra, corda e sedie ad altalena.
Via San Nicolò, 3b
AL MOCKTAIL.
Con l’arrivo della primavera torna anche il desiderio di uscire, di lasciarsi alle spalle il torpore invernale e di concedersi un momento di evasione. A suggerirlo sono anche due pubblicazioni del Convention & Visitors Bureau che, più che semplici guide, diventano piccoli inviti al viaggio: una conduce a Muggia, borgo istro-veneto affacciato sul golfo; l’altra accompagna nel cuore della cultura triestina del caffè, tra storia, locali e torrefazioni.
“Discover Muggia” suggerisce una gita fuori porta che ha già il sapore della bella stagione. Si può raggiungere la cittadina anche a bordo della motonave Delfino Verde, in circa trenta minuti di traversata da Trieste, lasciando che siano il mare, la luce e la salsedine ad accompagnare la navigazione. Una volta arrivati, il percorso proposto conduce tra il centro storico, Piazza Marconi, il Duomo, il Mandracchio e il Castello, fino alla costiera muggesana, che si snoda per cinque chilometri tra Porto San Rocco e il confine sloveno. Allargando lo sguardo, il Parco archeologico di Muggia Vecchia, il Castelliere di Elleri, il Museo Ugo Carà, la Casa Museo Biblioteca Beethoveniana, lo Spugnificio Rosenfeld e, non da ultimo, il tradizionale Carnevale compongono un racconto ricco di storia, curiosità e spunti per fermarsi più a lungo.
“Trieste Capitale del Caffè” propone invece un itinerario urbano perfetto per concedersi una pausa al sole e sorseggiare lentamente un capo in b nei dehors, oppure per vivere la città da una prospettiva diversa. Le sue pagine attraversano la storia del caffè
UNA SCOPERTA DA ASSAPORARE
Una fuga sul mare e il rito quotidiano del caffè. —Entdecken und genießen
Ein Ausflug ans Meer und das tägliche Ritual des Kaffees.
e del porto, la pianta e il viaggio del chicco, le torrefazioni, i caffè storici, l’Associazione Caffè Trieste e gli eventi che animano questo universo, da TriestEspresso Expo al Trieste Coffee Festival fino a Trieste Coffee Experts. Non manca, infine, un vademecum dedicato al lessico locale, utile per orientarsi nelle ordinazioni, perché a Trieste il caffè non è soltanto una bevanda: è una lingua quotidiana, un’abitudine, un’identità.
Sfogliare queste pagine significa scegliere due modi diversi ma complementari di vivere il territorio: da una parte il ritmo raccolto di Muggia, dall’altra il rito urbano del caffè triestino. Due occasioni di scoperta che, proprio in primavera, sembrano trovare la loro stagione naturale.
DEUTSCHER TEXT
Mit dem Frühling kehrt die Lust zurück, aus den eigenen vier Wänden auszubrechen, die Winterstarre abzuschütteln und sich kleine Auszeiten zu gönnen. Zwei Publikationen des Convention & Visitors Bureau, die mehr sind als klassische Reiseführer, laden zu kurzen Entdeckungsreisen ein: nach Muggia oder in die Welt der Triester Kaffeekultur.
Discover Muggia empfiehlt einen Ausflug in das istrisch-venezianische Städtchen Muggia mit Blick auf den Golf. Die Anreise mit dem Schiff Delfino Verde von Triest aus dauert rund 30 Minuten und wird von Meer, Licht und salziger Luft begleitet. Vor Ort führt die Route durch die Altstadt – von der Piazza Marconi über den Dom, den Hafen Mandracchio und die Burg bis hin zur Küste, die sich über mehrere Kilometer bis zur slowenischen Grenze erstreckt. Im weiteren Umkreis befinden sich der Archäologische Park von Muggia Vecchia, die Festungsanlage von Elleri, das Ugo-Carà-Museum, das
Beethoven-Museum mit Bibliothek, die Rosenfeld-Schwammfabrik und auch der traditionelle Karneval sei erwähnt –Facetten einer vielschichtigen Geschichte, die zum Verweilen einladen.
Trieste Capitale del Caffè hingegen widmet sich der Stadt Triest und seinen zahlreichen Kaffeehäusern. Man entdeckt Straßen und Plätze, auf denen man eine Pause in der Sonne einlegen und gemütlich einen Capo in B trinken kann. So lernt man die Stadt aus einer anderen Perspektive kennen. Erzählt wird die Geschichte des Kaffees – vom Hafen über den Anbau und die Reise der Bohne bis hin zu Röstereien, historischen Cafés, dem Verein Associazione Caffè Trieste und Veranstaltungen wie der TriestEspresso Expo, dem Trieste Coffee Festival oder Trieste Coffee Experts. Nicht fehlen darf natürlich ein kleines Verzeichnis mit lokalen Begriffen, das bei der Kaffee-Bestellung hilft. Denn in Triest ist Kaffee mehr als ein Getränk: Er ist Teil der Sprache, des Alltags und der Identität.
Beim Durchblättern eröffnen sich zwei unterschiedliche, einander ergänzende Zugänge zur Region: die ruhige, fast zeitlose Atmosphäre von Muggia und das lebendige, urbane Ritual des Triester Kaffees. Zwei Arten des Entdeckens, die besonders im Frühling ihren Reiz entfalten.
Scarica le brochure: /Broschüren herunterladen: www.discover-trieste.it
di /von Davide Bevilacqua
“Sono cresciuta all’ombra di una magnolia centenaria, e di un padre capace di infondere in questa famiglia l’amore profondo per la terra e il rispetto per le persone”. Quello che dice Cristina Cozzarolo è semplice: fare vino significa rispettare la terra. Te lo dicono proprio le persone che ami. Vero: e se oggi ci metti anche il clima che cambia sempre più repentinamente, e le imprevedibilità del mercato globale, i piedi li devi tenere ben saldi, a terra.
Nel caso de La Magnolia, terra significa un susseguirsi di vocati vigneti nella Doc Colli Orientali del Friuli, a pochi chilometri da Cividale. Sono terreni che “sanno di vite” fin da tempi antichissimi, grazie a tre fattori chiave: l’impasto del terreno ricco di minerali, la protezione delle Alpi situate a nord, e il benefico effetto dei venti mediterranei che giungono da sud e da est. Soffiando, questi hanno sempre mescolato culture, profumi, pollini e destini. Fu il padre di Cristina ad acquistare i terreni e la villa ottocentesca a Spessa di Cividale, piantate le prime viti; poi ecco lei, a rimodellare la cantina, espandere i vigneti e sviluppare il brand. Ed oggi la terza generazione, quella dei figli Eleonora, Sofia e Alberto. Pienamente operativo, Alberto sta aprendo nuove visioni e prospettive in un’azienda già molto
LA MAGNOLIA: QUESTO FRIULI
—La Magnolia: Dieses Friaul
dinamica, proiettata allo sviluppo di diversi progetti futuri incentrati sulla crescita e il consolidamento. L’ultimo in ordine di tempo, è il rimodellamento dell’etichetta, “ricamando” la carta con una texture tratta da un affresco della villa storica e impreziosendola con lamine. L’upgrade stilistico suggerisce che il vino è cultura ed è frutto di mille attenzioni. È un impegno, e una sfida. La Magnolia produce in purezza vini autoctoni come Picolit, Pignolo o Ribolla Gialla, ma anche vitigni internazionali come Sauvignon, Cabernet Franc in una ricca gamma di referenze. Ma ci sono anche i “MilleBolle”, spumeggianti bollicine brut e rosé perfette come aperitivo e ideali con il pesce fresco, e le riserve: i due top wine UbiQue o UbiEs, blend che oggi vantano riconoscimenti importanti. Ma lo sviluppo de La Magnolia non è solo vino.
Avere la location in una delle zone più belle del Friuli Venezia Giulia sotto il profilo paesaggistico e storico, ti colloca al crocevia ideale di quel turismo intelligente che cerca il mix fra natura, cultura e qualità del vivere “slow”. Tra i progetti dunque, non poteva mancare l’ospitalità. È iniziata, infatti, la realizzazione della nuova struttura ricettiva immersa nei vigneti di proprietà dell’azienda. Un ristorante e una ventina di camere in cui gli stilemi dell’architettura friulana vengono reinterpretati con creatività e attenzione, in cui il vetro e la luminosità degli spazi avranno un ruolo centrale. Sarà un’ulteriore espressione de La Magnolia, dedicata a chi vorrà godersi in relax “Questo Friuli”, proprio come scritto sotto il logo, al centro di ogni etichetta.
„Ich bin im Schatten einer hundertjährigen Magnolie aufgewachsen – und mit einem Vater, der uns die Liebe zur Natur und den Respekt vor den Menschen vermittelt hat.“ Für Cristina Cozzarolo ist das Wesentliche bei der Weinproduktion einfach: Es bedeutet, im Einklang mit der Natur zu arbeiten. Eine Haltung, die sich aus dem Respekt gegenüber unseren Nächsten ergibt – und heute mehr denn je gefragt ist, angesichts von Klimawandel und den Unsicherheiten globaler Märkte. Da muss man gute Bodenhaftung beweisen.
Wobei „Boden“ bei La Magnolia eine ganz konkrete Bedeutung hat. Er umfasst eine Reihe idealer Weinlagen im DOC-Gebiet Colli Orientali del Friuli, nur wenige Kilometer von Cividale entfernt. Böden, die seit Urzeiten „nach Wein schmecken“ – dank ihrer mineralreichen Beschaffenheit, der schützenden Alpen im Norden und der milden Einflüsse mediterraner Winde aus Süden und Osten. Winde, die seit Jahrhunderten Kulturen, Aromen und Geschichten miteinander verweben.
Die Ländereien und die Villa aus dem 19. Jahrhundert in Spessa di Cividale wurden von Cristinas Vater erworben, der auch die ersten Reben pflanzte. Cristina führt sein Werk fort: Sie modernisierte den Keller, erweiterte die Weinberge und entwickelte die Marke weiter. Heute steht bereits die dritte Generation mit Eleonora, Sofia und Alberto an der Spitze des Unternehmens. Vor allem
Alberto bringt neue Impulse und Perspektiven in ein ohnehin dynamisches Umfeld ein.
Im Zentrum stehen Projekte, die Wachstum und Konsolidierung verbinden. Jüngstes Beispiel ist die Neugestaltung der Etiketten: Das mit einer Struktur aus einem Fresko der historischen Villa und feinen Folien „veredelte“ Papier vermittelt die Idee, dass Wein immer auch Kultur ist – das Ergebnis unzähliger Details, von Engagement und Hingabe. La Magnolia produziert sortenreine autochthone Weine wie Picolit, Pignolo oder Ribolla Gialla, ebenso wie internationale Rebsorten, darunter Sauvignon und Cabernet Franc. Ergänzt wird das Sortiment durch die spritzigen „MilleBolle“ – Brut- und Rosé-Schaumweine, ideal als Aperitif oder zu Fischgerichten – sowie durch die Riserva-Weine UbiQue und UbiEs, Cuvées mit bedeutenden Auszeichnungen.
Doch La Magnolia geht über den Wein hinaus. Die Lage in einer der landschaftlich und historisch reizvollsten Gegenden Friaul-Julisch Venetiens macht das Weingut zu einem idealen Ausgangspunkt für einen qualitätsbewussten, „langsamen“ Tourismus zwischen Natur, Kultur und Lebensart. Folglich gehört auch die Gastronomie in den eigenen Weinbergen zu den neuen Projekten. Geplant sind ein Restaurant und rund 20 Zimmer, in denen traditionelle friaulische Architektur mit moderner Gestaltung, Licht und Transparenz neu interpretiert wird.
Ein weiteres Kapitel von La Magnolia – für alle, die „Questo Friuli“, wie es auf jedem Etikett heißt, in Ruhe erleben möchten.
TRA MERLI, FOSSATI E FIORI
—Zwischen Zinnen, Gräben und Blumen
Un viaggio tra castelli secolari, cortili fioriti e atmosfere sospese tra
storia e natura.
Eine Reise zu jahrhundertealten Burgen, blühenden Innenhöfen und einer Atmosphäre zwischen Geschichte und Natur.
In Friuli Venezia Giulia la primavera profuma di fiori appena sbocciati, di racconti custoditi tra torri e merli. Dimore nobiliari, manieri e giardini si aprono come scrigni preziosi, pronti a svelare affreschi, saloni e panorami. È un viaggio lento, fatto di pietra e luce, dove ogni castello diventa emozione e invita a perdersi tra cultura, natura e tradizioni.
Castelli Aperti FVG permette di varcare la soglia di residenze storiche private, solitamente chiuse al pubblico, offrendo un’esperienza unica tra architetture straordinarie e paesaggi senza tempo. Tra questi gioielli emergono i Castelli di Strassoldo (parte dell’associazione dei Borghi più belli d’Italia), romantici “castelli d’acqua” immersi tra fossati, risorgive e un parco secolare che circonda la chiesetta di Santa Maria in Vineis.
Il Castello di Sopra, ancora abitato dalla famiglia, una delle più antiche e importanti casate del Friuli, apre eccezionalmente le sue porte per le manifestazioni “Magici Intrecci Primaverili” (10-12 aprile 2026) e “Magici Intrecci Autunnali”. L’evento celebra le eccellenze creative e il vivaismo d’eccellenza, con circa 120 artigiani, vivaisti, artisti e
Ilaria Romanzin
Un’esperienza unica tra architetture straordinarie e paesaggi senza tempo.
Ein einzigartiges Erlebnis zwischen außergewöhnlicher Architektur und zeitlosen Landschaften.
Ipiccoli produttori provenienti da tutta Italia. Antiche sale affrescate e cortili accolgono creazioni in lino, seta, ceramica e vimini, tessuti naturali, gioielli botanici e oggetti che trasformano colori, profumi e sapori in un’esperienza sensoriale unica.
Colori cipria e verde salvia si intrecciano tra banchi di fiori e piante, candele profumate diffondono fragranze delicate, ricami e tessuti raccontano storie di mani esperte, mentre confetture, mieli e infusi trasformano l’assaggio in piccolo racconto. Ogni dettaglio –una corona di fiori intrecciata a mano, un centrotavola di ortensie o un cappello di paglia decorato– diventa esperienza, creando un dialogo armonioso tra il patrimonio storico, il borgo e il talento contemporaneo degli espositori.
Accanto alla rassegna, iniziative collaterali permettono di esplorare non solo gli interni del castello, normalmente inaccessibili, ma anche il territorio circostante, straordinariamente ricco di storia, cultura e natura, per un’immersione completa nella bellezza della primavera friulana.
n Friaul-Julisch Venetien trägt der Frühling den Duft frischer Blumen und jahrhundertealter Geschichten zwischen Türmen und Zinnen. Adelsresidenzen, Herrenhäuser und Gärten öffnen sich wie kostbare Schatzkammern und geben den Blick frei auf Fresken, Säle und weite Landschaften. Eine entschleunigte Reise, geprägt von Stein und Licht, auf der Burgen und Schlösser zu lebendigen Orten werden und einladen, in Kultur, Natur und Tradition einzutauchen.
Castelli Aperti FVG bietet die seltene Gelegenheit, private historische Residenzen zu betreten, die sonst nicht zugänglich sind, und eröffnet ein besonderes Erlebnis zwischen außergewöhnlicher Architektur und zeitlosen Landschaften. Zu den eindrucksvollsten Orten zählen die Schlösser von Strassoldo (Teil des Vereins der schönsten Dörfer Italiens), romantische Wasserschlösser, umgeben von Gräben, Quellen und einem weitläufigen, jahrhundertealten Park rund um die Kirche Santa Maria in Vineis.
Das Castello di Sopra, bis heute im Besitz einer der ältesten Familien Friauls, öffnet seine Türen anlässlich der Veranstaltungen Magici Intrecci Primaverili (10.–12. April 2026) und Magici Intrecci Autunnali. Rund 120 Aussteller:innen – darunter Handwerker, Gärtner, Künstler und Kleinerzeuger aus ganz Italien – präsentieren in historischen Räumen und Innenhöfen ihre Arbeiten: Leinen, Seide, Keramik, Korbgeflecht, Naturtextilien, botanischer Schmuck und vielfältige Objekte, die Farben, Düfte und Materialien zu einem sinnlichen Erlebnis verbinden.
Puderfarben und Salbeigrün vermischen sich zwischen Blumen- und Pflanzenständen, Duftkerzen verbreiten zarte Düfte, Stickereien und Stoffe erzählen Geschichten von erfahrenen Händen, während Konfitüren, Honig und Kräutertees jede Kostprobe zu einer kleinen Erzählung machen. Jedes Detail – ein handgeflochtener Blumenkranz, ein Tischschmuck aus Hortensien oder ein verzierter Strohhut – wird zu einem Erlebnis und schafft einen Dialog zwischen dem historischen Erbe, dem Ort und der Kreativität der Aussteller:innen.
Ergänzt wird die Ausstellung durch ein vielfältiges Rahmenprogramm, das Einblicke in sonst unzugängliche Bereiche der Anlage gewährt und zugleich die umliegende Kulturlandschaft erschließt. So entsteht ein umfassendes Erlebnis, das die Schönheit des friaulischen Frühlings in all ihren Facetten erfahrbar macht.
Storia, cultura
e natura,
per un’immersione completa nella bellezza della primavera friulana.
Kultur, Natur und Geschichte machen die Schönheit des friaulischen Frühlings in all ihren Facetten erfahrbar.
Essere oggi una ‘banca del territorio’, nell’era della globalizzazione e della digitalizzazione, significa mantenere un legame autentico con la comunità in cui si opera. È questa la filosofia della ZKB Trieste Gorizia, banca di credito cooperativo che mette al centro della propria attività il rapporto con le persone.
Con 14 filiali tra le province di Trieste e Gorizia, la ZKB Trieste Gorizia è l’unica banca locale con sede legale e operativa nella provincia di Trieste. Un istituto profondamente radicato nel territorio, vicino alle famiglie e alle piccole e medie imprese, che continua a credere nel valore della presenza e del dialogo con i clienti.
In un’epoca di forte digitalizzazione la banca non rinuncia però all’innovazione. Gli strumenti digitali sono ormai parte integrante dei servizi bancari e vengono utilizzati per renderli più semplici e veloci. “La tecnologia è fondamentale e anche la nostra banca la utilizza ampiamente –spiega la direttrice generale Emanuela Bratos, prima donna a ricoprire questo ruolo nella storia dell’istituto– ma come banca di credito cooperativo crediamo fortemente nella vicinanza alle persone. Quando si devono prendere decisioni importanti, come acquistare casa o investire i propri risparmi, è fondamentale poter parlare con un consulente di fiducia.”
La ZKB è espressione diretta del
territorio in cui opera e reinveste localmente le risorse raccolte. “Le banche di credito cooperativo rappresentano un presidio importante: in 776 comuni italiani l’unico sportello bancario presente è proprio quello di una BCC, in un contesto in cui molti grandi gruppi stanno riducendo le filiali”, sottolinea Bratos. Questo modello continua ad attrarre nuovi clienti alla ricerca di un interlocutore affidabile. Per questo la banca investe sempre più nella consulenza personalizzata, accompagnando famiglie e imprese nelle diverse fasi della vita.
Particolare attenzione è rivolta ai giovani. Tra i quasi 4.200 soci, il 16% ha tra i 18 e i 35 anni e molti partecipano alle attività del Gruppo Giovani Soci e Socie. La banca promuove inoltre l’educazione finanziaria nelle scuole con il progetto “ZKB in classe” e assegna ogni anno borse di studio agli studenti meritevoli.
Parallelamente continua il forte impegno a favore della comunità locale: nel 2025 sono stati destinati oltre 513.000 euro a sponsorizzazioni, donazioni e progetti a sostegno di sport, cultura e sociale, finanziando 201 iniziative sul territorio.
“I dati di bilancio confermano un ulteriore anno di crescita –conclude Bratos– con l’aumento di soci e clienti, della raccolta complessiva e degli impieghi. Un segnale chiaro della fiducia che il territorio continua a riporre nella nostra banca”.
UN TERRITORIO, LA SUA BANCA
—Eine Bank für die Region
Emanuela Bratos Direttrice generale ZKB
DEUTSCHER TEXT
Im Zeitalter der Globalisierung und Digitalisierung eine „Regionalbank“ zu sein, bedeutet, eine authentische Verbindung zur lokalen Gemeinschaft zu pflegen. Das ist die Philosophie der Genossenschaftsbank ZKB Trieste Gorizia, die den Menschen in den Mittelpunkt stellt.
Mit 14 Filialen in den Provinzen Triest und Görz ist die ZKB Trieste Gorizia die einzige lokale Bank mit Sitz und Geschäftstätigkeit in der Provinz Triest. Ein Institut, das tief in der Gegend verwurzelt ist, den Familien sowie kleinen und mittleren Unternehmen nahe steht und nach wie vor an den Wert der Nähe und des Dialogs mit den Kund:innen glaubt.
In Zeiten starker Digitalisierung verzichtet die Bank jedoch nicht auf Innovation. Digitale Instrumente sind mittlerweile fester Bestandteil von Bankdienstleistungen und machen diese einfacher und schneller. „Technologie ist von grundlegender Bedeutung, und auch unsere Bank nutzt sie in großem Umfang“, erklärt Generaldirektorin Emanuela Bratos, die erste Frau in dieser Position in der Geschichte des Instituts. „Als Genossenschaftsbank glauben wir jedoch fest an die Nähe zu den Menschen. Wenn wichtige Entscheidungen zu treffen sind, wie der Kauf eines Hauses oder die Anlage der eigenen Ersparnisse, ist es entscheidend, mit einem vertrauenswürdigen Berater sprechen zu können.“
Die ZKB ist direkt mit dem Standort verbunden und reinvestiert die
gesammelten Mittel vor Ort. „Genossenschaftsbanken sind ein wichtiger Anker: In 776 italienischen Gemeinden sind sie die einzig vorhandenen Bankschalter, und das in einer Zeit, in der viele große Konzerne ihre Filialen abbauen“, betont Bratos.
Dieses Modell zieht weiterhin neue Kund:innen an, die einen zuverlässigen Ansprechpartner suchen. Aus diesem Grund investiert die Bank zunehmend in persönliche Beratung und begleitet Familien und Unternehmen in den verschiedenen Lebensphasen.
Besonderes Augenmerk gilt der Jugend. Von den fast 4.200 Genossenschafter:innen sind 16 % zwischen 18 und 35 Jahre alt, und viele beteiligen sich an den Aktivitäten. mit dem Projekt ZKB in classe fördert die Bank zudem die Vermittlung von Finanzwissen in Schulen und vergibt jedes Jahr Stipendien an verdienstvolle Schüler:innen.
Parallel dazu setzt sich die Bank weiterhin stark für die lokale Bevölkerung ein: Im Jahr 2025 wurden über 513.000 Euro für Sponsoring, Spenden und Projekte zur Förderung von Sport, Kultur und Sozialem bereitgestellt und damit 201 Initiativen in der Umgebung finanziert.
„Die Bilanzzahlen bestätigen ein weiteres Wachstumsjahr“, schließt Bratos. „Die Mitglieder- und Kundenzahlen sowie Einlagen und Aufwendungen steigen. Ein klares Zeichen für das Vertrauen, das uns die Menschen in unserem Raum weiterhin entgegenbringen.“
Dati di bilancio 2025 Bilanzdaten 2025
Raccolta complessiva /Gesamtvolumen 976 milioni € (+5,4%)
Nuovi finanziamenti /Neukredite: 82,8 milioni € (+15%)
N. mutui /Anzahl der Darlehen 692
Massa operativa /Betriebsvolumen 1,48 miliardi € (+2,5%)
Utile netto /Nettogewinn 10 milioni € (-6,3%)
Cet1Ratio /CET1-Quote 28 % (22,9%)
Numero clienti /Anzahl Kunden 23.902 (+0,7)
Numero soci /Anzahl Mitglieder 4.320 (+4,47)
I dati tra parentesi sono la variazione percentuale rispetto al 2024. /Die Zahlen in Klammern zeigen die prozentuale Veränderung zum Jahr 2024.
di
/von Barbara Franchin
Fondatrice di ITS Fondazione
CREARE, NON SEGUIRE —Trends nachlaufen? Nein,
man muss sie schaffen!
Verrebbe da pensare che stile e tendenze siano strumenti del mio mestiere, io che annuso la moda da oltre quarant’anni. E dico annuso per sottolineare quella sottile diffidenza che si ha sempre nell’esercizio olfattivo: senza toccare controlli, studi, capisci se fidarti o meno, ma sotto sotto ti tieni a distanza, pur affascinato. E dal mio –anzi nostro, visto che da soli non si fa nulla e chi lavora con me è importante quanto me– avamposto triestino non mi sono mai schiodata perché mi ha sempre garantito obiettività, visione aperta, scevra dai condizionamenti di Parigi, Milano, Londra, New York... ITS ha sempre guardato il mondo della moda, dello stile e delle tendenze decidendo di trovare chi non segue, bensì crea. ITS Arcademy, il museo che ha finalmente aperto le porte del nostro archivio alla città e al mondo, raccoglie le opere di chi è nato per creare per mostrarle a chi ancora non sa che nati per creare lo siamo tutti.
Lo stile è un concetto che amo. Chi ne ha a palate solitamente non sa di averne. E altrettanto solitamente non segue le tendenze.
Eppure tutti noi, ogni singola mattina, ci cimentiamo in un esercizio di stile: apriamo il nostro armadio, e selezioniamo in base a umore e impegni della giornata quale stile riteniamo sia consono. Chi ha a cuore lo stile insomma è curatore di se stesso, un concetto affascinante che abbiamo già affrontato in una nostra precedente mostra.
E lavorare sullo stile vestimentario è uno dei compiti dello Stylist, che celebriamo nella nostra prossima mostra Exposure – Quando il mondo ti guarda, da Harry Styles a Lady Gaga, visitabile dal 26 Marzo. Lo stylist è come un alchimista all’intersezione tra corpi e abiti, un creatore di momenti iconici che in seguito, se perfettamente eseguiti, dettano stile e tendenze quasi istantaneamente sugli schermi di miliardi –a volte– di persone. Negli abiti e negli accessori –spesso creati dai designer di ITS– indossati da Lady Gaga, Harry Styles, Gwyneth Paltrow, Nicole Kidman, Chappell Roan e Charli XCX i nostri visitatori scopriranno come l’arte dello styling non plasmi solo le immagini, ma il modo stesso in cui comprendiamo stile e tendenze. itsweb.org
Man könnte meinen, Stil und Trends seien das Handwerkszeug meines Berufs, da ich seit über 40 Jahren einen Riecher für Mode habe. Dabei sage ich bewusst „Riecher“. Denn mit dem Riechen geht immer auch eine gewisse Skepsis einher. Ohne genaue Kontrollen bleibt man eher auf Distanz, selbst dann, wenn man fasziniert ist. Von meinem – oder besser gesagt unserem – Standort in Triest (denn allein erreicht man nichts und die Menschen, mit denen ich arbeite, sind genauso wichtig wie ich) habe ich mich nie losgerissen, was mir stets eine gewisse Objektivität und einen offenen Blick garantiert hat, frei von Einflüssen aus Paris, Mailand, London, New York. ITS hat stets die Welt der Mode, des Stils und der Trends im Blick gehabt, dazu Leute, die Trends nicht folgen, sondern welche schaffen. Die ITS Arcademy – das Museum, das erstmals unser Archiv für die Stadt und die Welt geöffnet hat – ist ein Ort für jene, die Kreativität leben, und für all jene, die vielleicht noch entdecken müssen, dass sie selbst dazu fähig sind. Stil ist ein Begriff, der mich seit jeher fasziniert. Wer ihn besitzt, ist sich dessen oft nicht bewusst – und folgt selten Trends. Und doch begegnet uns Stil jeden Tag aufs Neue: beim Blick in den Kleiderschrank, bei der Entscheidung, wie wir uns je nach Stimmung und Terminen zeigen wollen. Wer sich damit auseinandersetzt, tut dies immer auch für sich selbst.
Ein faszinierender Gedanke, der schon in einer früheren Ausstellung im Mittelpunkt stand. In Exposure – Quando il mondo ti guarda, da Harry Styles a Lady Gaga steht ab 26. März die Rolle der Stylist:innen im Fokus: als Vermittler:innen zwischen Körper und Kleidung, als kreative Instanz. Sie formen ikonische Momente, die über die Bildschirme von Milliarden von Menschen fast unmittelbar Stile und Trends prägen. Anhand von Entwürfen – vielfach von ITSDesigner:innen – die von Persönlichkeiten wie Lady Gaga, Harry Styles, Gwyneth Paltrow, Nicole Kidman, Chappell Roan oder Charli XCX getragen wurden, zeigt die Ausstellung, wie Stil weit über das Visuelle hinaus wirkt: Er formt unser Verständnis von Mode selbst.