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FareItalia 1

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Sonia Maritan

FARE ITALIA

“L’abito che calza a pennello”

editore


Fernando Garofoli con i suoi figli

FARE ITALIA


Una panoramica del Gruppo Garofoli con gli stabilimenti di Garofoli e Gidea

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primo quaderno: dedicato alla storia della famiglia Garofoli e alle 3 nuove finiture che Surteco crea per la Collezione Avio di Gidea del Gruppo Garofoli

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Nella foto una carta Surteco, e in particolare una rappresentazione dei bianchi e dei neri ovvero viene mostrato come lavora singolarmente ciascun cilindro di stampa di un decorativo. Ogni decoro, nella stampa a rotocalco, viene separato e normalmente attribuito a ciascun cilindro di stampa una parte del disegno da riprodurre. L’unione e la sovrapposizione di ciascuna parte determina il risultato finale

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di Sonia Maritan

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Dovremmo essere tutti cultori dei luoghi antropici, anche se credere nel nostro mercato, nel settore del costruito, dal cucchiaio fino alla città, significa sacrificarsi giorno dopo giorno, rendendo sacro un ordinario lavoro profano. Significa darsi in nome di un’ispirazione o di una passione, la stessa che contraddistingue il FARE ITALIA, che vuole premiare proprio chi crede nel futuro, nell’edilizia responsabile, nel design giusto, nell’innovazione continua, nel fare onestamente, nella propria azienda e negli uomini che la compongono, a chi pensa che da un impegno costante e motivato, sempre, possano nascere soddisfazioni importanti, e spesso, inaspettatamente, successi grandi come sogni. Nel tessuto produttivo nostrano s’incontrano straordinari esempi di coraggio, lungimiranza e dinamicità, loro, sono i grandi protagonisti sui quali accendiamo i nostri riflettori, anche nella speranza che il loro “saper fare” possa essere di insegnamento per tutto quel sistema di potere, che nel buio compie imbrogli contro gli interessi del Paese, rendendo oscuri anche gioielli produttivi che brillano di luce propria. Garofoli e Gidea dello stesso Gruppo Garofoli, insieme a Surteco Decor sono le aziende protagoniste di questo primo numero di FARE ITALIA che dall’inizio del 2015 ha preso il via. Si tratta di una raccolta di quaderni visibile sul sito di webandmagazine.media e sui portali delle aziende protagoniste. Una raccolta di storie, quelle delle aziende italiane, della loro vicenda umana e imprenditoriale, racconti di ardore, eredità, intuito, ingegno e creatività, che si raccolgono dentro ogni prodotto, storie di quel saper “fare italiano” che ci rende protagonisti nel mondo. Racconti che porteremo ovunque, orgogliosi di essere i portavoce del "fare italia" più autentico.


Sonia Maritan mentre intervista Fernando Garofoli nel suo showroom


Garofoli Collezione Gabilia in Rovere finitura Terra

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di Sonia Maritan

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“L’abito che calza a pennello” Siamo a Castelfidardo, con Pietro Ferrari, Fernando Garofoli con il figlio Giacomo e Simone Donelli di Surteco, presso la Garofoli spa, che con la Gidea srl, raccoglie uno stabilimento di circa 120.000 mq e quasi 350 addetti, per raccontarvi una delle eccellenze del made in Italy. La sinergia con Surteco porta il Gruppo Garofoli a un’ulteriore innovazione, un altro successo per un’azienda che sembra designata a intraprenderne, continuamente, sesta sosta, come una Ferrari in corsa… Qual è la ricetta vincente? È certamente racchiusa nella sigla FG, di Fernando Garofoli, tipico esempio di ‘miracolo italiano’, del self-made-man caparbio e fiducioso in se stesso

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Sonia Maritan, Fernando Garofoli e Simone Donelli nello showroom di Garofoli


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L’interessante visita del Gruppo Garofoli palesa immediatamente la sua dimensione industriale e il suo contenuto sartoriale insieme, quello di una realtà che si compone oggi delle aziende Garofoli spa e Gidea srl, attive nella produzione di porte, l’una in legno massiccio e laccato e l’altra in laminato, vetro e alluminio. Un’azienda solida, affidabile e profondamente radicata sul territorio: lo stabilimento di produzione e la sede direzionale sviluppano una superficie di circa 120mila mq e ospitano quasi 350 addetti. Lo sviluppo e la crescita della Garofoli spa hanno affiancato quelli dell’area di riferimento, conducendo il Gruppo alla notorietà internazionale e producendo, al contempo, riflessi positivi per l’intero bacino industriale: da tempo, infatti, l’impresa rappresenta un punto fermo per l’occupazione delle maestranze locali. Il fondatore, Fernando Garofoli, così descrive il lavoro del suo Gruppo: “Un insieme finalizzato alla piena soddisfazione della nostra clientela, obiettivo e motivazioni primari del nostro impegno imprenditoriale.” La soddisfazione del cliente è dunque il primo pensiero di tutto il team dell’impresa, impegnato nella progettazione e nella produzione di porte di altissimo livello: tecnologie produttive all’avanguardia e continua ricerca di materie prime di qualità consentono di posizionare i marchi Garofoli e Gidea nel segmento alto del mercato di riferimento, quale simbolo di eccellenza del Made in Italy. Fernando Garofoli firma le sue porte con il suo nome e cognome e lo fa con orgoglio. “Lo fanno gli stilisti, non vedo perché non possa farlo anch’io”, dice quando abbiamo il piacere di incontrarlo. Il suo sguardo sprigiona fierezza, quella


La Collezione Classica del parquet di produzione Garofoli


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di chi ha tracciato una grande strada, quella di chi a 8 anni entra nel mondo del lavoro, nello stesso settore del padre, la produzione di fisarmoniche. Di chi, nel tempo libero, si ‘rimbocca le maniche’ e aiuta il padre a costruire la casa di famiglia e che con lui progetta poi di creare una propria attività imprenditoriale, una volta tornato dal servizio militare. La scomparsa prematura del padre, che lo lascia solo in questa avventura, costituirà uno slancio ulteriore per perseguire il sogno condiviso con lui, quando nel 1975 attiva la produzione di antine in legno massiccio per cucine. “Non saprei come riassumere la mia vita”, mi dice, “ho cambiato sei volte lavoro sempre nell’ambito del legno, finché non ho messo a fuoco questa attività legata alle porte in legno, passando prima dal mobile. Mi piace questo materiale, così vivo e prezioso. Non sono un architetto ma in tutte le aziende in cui ho lavorato, ho sempre disegnato i mobili”. Aveva, insomma, questa vocazione? “È andata bene, non tutte le cose nella vita vanno bene, io non ho sbagliato e ho lavorato passo dopo passo centrando sempre il futuro e pianificando con il giusto anticipo le attività”. Fernando Garofoli, attento ai cambiamenti, già nel 1968 inizia, infatti, a lavorare utilizzando dei locali di casa: passando dalle cornici in alluminio alla produzione di cornici in legno. La Cina rappresenta un altro passaggio cruciale “Nel 1980, dopo una vacanza di lavoro in Cina, con l’obiettivo di comprare porte grezze da commercializzare in Italia, insoddisfatto dei prodotti che mi propongono, ho deciso di produrre porte in legno massiccio a Castelfidardo, con la finalità di realizzare un prodotto fir-


Garofoli Collezione Gabilia

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mato, di qualità artigianale, su scala industriale, che esaltasse il made in Italy nel mondo. Avevo pochi mezzi, ma il passaparola è bastato per il successo. Ora produciamo la stessa porta in massello di 33 anni fa, ispirata a quella cinese. Certo poi abbiamo dovuto trovare varianti meno costose, in legni meno pregiati o anche in alluminio, ma le porte continuano ad essere il frutto della nostra passione e dedizione”. Questa spinta verso il meglio è sfociata, nel febbraio 2001, nell’implementazione di un sistema di gestione della qualità certificato ISO9001/2000 dal TUV, cui si sommano le misure previste dalla normativa nazionale relativa alla salute e alla sicurezza sul posto di lavoro. La Garofoli spa promuove inoltre lo sviluppo sostenibile delle proprie attività: da sempre si impegna a perseguire una politica di continuo miglioramento delle proprie performance ambientali, minimizzando, ove tecnicamente possibile, ogni impatto negativo verso l’ambiente. Fernando Garofoli, accarezza le sue porte in legno massello, dicendomi “il legno rimane facilmente riconoscibile per me, la sua fattura si rileva dalla profondità e dalla trasparenza, nonostante l’evoluzione avvenuta nel mondo del laminato”, ma sperimenta la propria imprenditorialità anche con l’alluminio, e questo materiale torna prepotentemente nei suoi pensieri nel 2002, un momento importante per lui. “Questo è l’anno in cui nasce Gidea srl e nel quale decido quindi di fare nuove scelte produttive, dedicando a questo marchio uno stabilimento completamente nuovo, concepito secondo i più attuali standard qualitativi”. L’ispirazione per il primo modello? “Xosia è


Garofoli Collezione Mirabilia


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la prima collezione Gidea a entrare sul mercato e il nome scelto la identifica come la ‘sosia’ di una vera porta in legno, a costi più contenuti perché dalla superficie in laminato. Si tratta di porte assemblate con la qualità della tradizione Garofoli, con un nuovo materiale, perfetto per interpretare i cambiamenti che il mercato sta imponendo. Poi nasce Antha, con speciali profili in alluminio che possono anche essere rivestiti in laminato e il cui telaio può accogliere ogni tipo di pannello, in vetro, laminato, legno, per ottenere porte dall’aspetto divertente e versatile”. Così l’alluminio diventa il protagonista di una nuova produzione di porte moderne? “Esattamente, e la versatilità già sperimentata con il sistema Antha, diventa il punto di riferimento progettuale per Miria, un nuovo sistema di pannellature su telaio di alluminio che permette di realizzare armadi su misura per sfruttare ogni spazio della casa”. Nel tempo, il prodotto si evolve ancora, e quando con lui andiamo nello showroom, ci mostra anche delle belle ambientazioni, “la nostra varietà di applicazione degli elementi componenti il sistema, è ormai illimitata: cabine armadio, angoli, pareti, sottoscala e mansarde diversamente non utilizzabili, che possono ora accogliere veri e propri guardaroba. Scaffali e librerie prendono forma con gli stessi elementi e l’unico limite diventa solo la fantasia di chi deve risolvere un problema di arredo o sviluppare un intero progetto di interior design”. Nello spazio che visitiamo è esposto anche il parquet, perché? “Lo produciamo da qualche anno, è un parquet a tre strati di cui quello intermedio è in multistrato marino. Più merceologie abbiamo,


Garofoli Sistema Bisystem


più abbiamo possibilità di successo”. Oggi alle prime collezioni se ne sono aggiunte molte altre: molteplici sono i materiali e i colori, tutto con possibilità di abbinamento alle varie collezioni di porte Gidea e Garofoli e ai complementi d’arredo che nel frattempo la Garofoli spa ha sviluppato. Quali altre sfide intende perseguire? “Gidea oggi è un’azienda di successo, che ha fondato sulla versatilità e sulla capacità di affrontare il mercato, le sue linee strategiche ed è pronta ad affrontare il futuro con nuove invenzioni. Non è tutto. Il mio sogno per il futuro è aprire un monomarca tutto mio!” Parola di FG, che pur non essendo un architetto, sa disegnare molto bene! L’incontro con lui così, non ci restituisce solo il senso della storia, ma anche lo slancio verso il futuro, che Giacomo Garofoli, uno dei quattro figli, sta raccogliendo con rispetto verso il genio che l’ha creato.

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Garofoli Collezione Pangea


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A proposito di futuro e della loro partecipazione al MADE, Giacomo Garofoli, ci accoglie nel suo ufficio e qui l’intervista mia e di Pietro Ferrari, con lui e Simone Donelli di Surteco, ci regala uno scorcio del presente, che sembra intriso di novità, come da tradizione familiare… Oggi la richiesta da parte del mercato è di poter avere una gamma completa, un’offerta, dunque, che non si limita solo al prodotto porta, ma proponga qualcosa di coordinato che si possa ‘portare’ sulla parete, sul pavimento, insomma un’estensione totale e coordinata dell’arredamento a partire dal serramento interno

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Giacomo Garofoli, Simone Donelli di Surteco e Pietro Ferrari mentre parlano della collezione Avio di Gidea

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Un’azienda affiancata dalla presenza attiva della seconda generazione, seppur guidata ancora dalla prima, interpretata dalla forte personalità di Fernando Garofoli. In un certo senso ho l’impressione che Giacomo Garofoli, che ho davanti, interpreti perfettamente la seconda impresa realizzata dal padre, Gidea srl, l’azienda più giovane e, in effetti, lui ci parla istintivamente di questo marchio diretto a una fascia di utenti media, che non sceglie per forza il legno avendo oggi gusti diversi. “La Gidea è nata nel 2002 per fare un prodotto ‘smart’, alternativo al legno, improntato al laminato, ed è andata sempre crescendo con cento dipendenti e oggi ha un fatturato di 25/30 milioni di euro. Anche se negli ultimi due anni il fatturato non è cresciuto, se rapportiamo il risultato al contesto sfavorevole del mercato interno, non possiamo lamentarci e nemmeno considerare questo risultato negativo. Il marchio Gidea è comunque un’acquisizione abbastanza recente, confermata nel tempo, ma la cui gestione richiede impegno costante.” Che cosa ha significato per l’azienda avvicinarsi all’arredamento, partendo da un know-how e da un posizionamento così consolidato nel settore della porta da interni? “Oggi la richiesta da parte del mercato è di poter avere una gamma completa, un’offerta, dunque, che non si limita solo al prodotto porta, ma proponga qualcosa di coordinato che si possa ‘portare’ sulla parete, sul pavimento, insomma un’estensione totale e coordinata dell’arredamento a partire dal serramento interno. È nato anche il discorso della boiserie bugnata, in stile inglese, alta sino a metà parete e con la carta da parati


Gidea Collezione Genia


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che riveste la parte superiore. Si tratta di una boiserie in stile classico, fatta di elementi modulari, per creare una standardizzazione industriale …alla fine non siamo una falegnameria! Credo sia giusto curare il dettaglio ma anche fare i numeri, cercando di rispettare le esigenze produttive”. Questo ci porta al vostro primo Salone del Mobile, dell’anno scorso, e al MADE, ormai imminente, ambiti ideali per entrare nel mondo del design? “Sulla prima esperienza al Salone del Mobile come sul progetto che presentiamo al MADE, la seconda generazione ha già affrontato sfide importanti, perché proprio in questi format crediamo si possa raggiungere il nostro target e quindi è qui che stiamo concentrando i nostri sforzi”. A proposito di produzione industriale, di quali numeri parliamo per Garofoli e per Gidea? “Abbiamo toccato un tetto massimo, penso tre-quattro anni fa, di 250mila porte annue. Anche se, con Gidea, trattiamo comunque una fascia di mercato meno alta, abbiamo mantenuto questo livello produttivo e adesso l’obiettivo è di continuare su questo quantitativo di prodotto-porte, ma coordinarlo con tutta una gamma di prodotti come il parquet o le cabine armadio. Cerchiamo quindi, sempre di abbinare alle finiture delle porte i prodotti collaterali, ci vuole tempo, ma è una sfida che vogliamo perseguire!” Una sfida che va nella direzione delle richieste del mercato attuale e che è giusto prefiggersi, magari portando il know-how della porta da interno ad essere parete, divisorio di vario genere, sistema che integra più funzioni? “Nella scorsa edizione del MADE abbiamo creato all’interno dello stand un ambiente completo


Gidea Collezione Smart


a marchio Garofoli. Continueremo per questa strada quindi, vestendo completamente gli spazi e caratterizzandoli”. La solidità di Garofoli come di Gidea sul mercato attuale è il risultato anche di una proiezione sui mercati internazionali? “Da diversi anni stiamo cercando di investire sempre più verso l’estero, poiché il mercato italiano è in una fase di stasi. Per noi il mercato estero è l’obiettivo futuro: ci stiamo muovendo a macchia di leopardo, non in una zona mirata, cercando innanzitutto di analizzare bene le richieste che vengono dai vari mercati, distinguendo quelle di buona qualità. Per esempio con il nuovo prodotto Gidea, il modello Avio, abbiamo fornito gli alloggi degli uffici e quelli degli atleti per i Giochi Europei di Baku, in Azerbaijan: una fornitura di 20mila porte, già installate e pronte per la Prima Edizione delle Olimpiadi Europee”. Pietro Ferrari chiede allora come sia strutturata la distribuzione in generale. “In Italia abbiamo circa quattrocento rivenditori e all’estero abbiamo sia distributori che rivenditori”.

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Gidea Boiserie Miria Glass con interni bianchi


In questa foto si evidenziano tutti gli step per la creazione di una carta decorativa Surteco, infatti è possibile vedere la carta base, la carta base + il primo cilindro, la carta base + il primo e il secondo cilindro, la carta base + il primo il secondo e il terzo cilindro e per ultimo la composizione finale che ne deriva: la carta base, il primo cilindro, il secondo cilindro, il terzo cilindro e il quarto cilindro di stampa.


Un miscelatore di inchiostro di Surteco


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La collezione Avio, originariamente era indirizza solo alle grandi forniture richieste dal mondo del contract, invece dall’inizio dell’anno con il nuovo catalogo e il nuovo listino Gidea ha puntato alla vendita al privato, proponendo per questo tutte le tipologie possibili: porta scorrevole, doppia, con vetro, etc. Questa strategia imprenditoriale ha portato l’azienda alla necessità di inserire nuove carte decorative a marchio Surteco Decor. Così, da metà del 2014 ha iniziato a studiare con Surteco tre nuove finiture per la collezione Avio, per renderla ancora più completa. Ne è nato un prodotto innovativo che ha permesso a Gidea di arrivare al mercato, con un riscontro positivo al punto, da far sperare loro che non prevalga persino troppo sulle altre collezioni

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Gidea Collezione Avio


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Simone Donelli, sin qui, sembra aver assistito volentieri, a questa nostra indagine nel mondo della famiglia Garofoli, perché capire quali siano i segreti di questo successo, cogliendolo così da vicino, perché qui, proprio sotto i nostri occhi, è indubbiamente avvincente per tutti noi. Anche Surteco, però, proprio grazie al suo di know-how, rappresenta un po’ lo stilista innovatore che ha proposto al suo cliente alcune nuove collezioni, studiate ad hoc su un modello Gidea. Il modello Avio – chiedo ancora a Giacomo Garofoli – è finito con le carte Surteco? “Questa collezione originariamente era indirizza solo alle grandi forniture richieste dal mondo del contract, invece dall’inizio dell’anno con il nuovo catalogo e il nuovo listino abbiamo puntato alla vendita al privato, proponendo per questo tutte le tipologie possibili: porta scorrevole, doppia, con vetro, etc. Questa strategia imprenditoriale ha portato alla necessità di inserire nuove carte decorative a marchio Surteco Decor. Così, da metà del 2014 abbiamo iniziato a studiare con Surteco tre nuove finiture per la collezione Avio, per renderla ancora più completa”. Le nuove finiture che proponete mi sembrano molto belle, giovani e naturali. Come siete arrivati alla scelta di queste tre tonalità? “Appena ho visto queste tre novità, ho apprezzato non solo i colori ma anche la sensazione tattile che lasciano queste finiture, molto simile a una finitura lignea”. E Simone Donelli aggiunge “Per noi era il primo approccio diretto con un produttore di porte, normalmente c’è la presenza del produttore di laminato, in


Gidea Collezione Xosia

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questo caso di La-con (Gruppo Fantoni). Con i mobilieri, invece, questa è un’attività più consueta. Certo, questa prima esperienza di contatto diretto con il mondo delle porte, dal nostro punto di vista ci ha avvicinato di più al prodotto e ci ha permesso di conoscere meglio le esigenze della famiglia Garofoli”. Nasce in quel momento, spontaneamente, uno scambio fra loro, fautori insieme della nuova collezione e traspare la condivisione del progetto in un tempo già trascorso, che oggi è ormai prossimo a restituirci il risultato finale. Giacomo Garofoli, sottolinea “Eravamo alla ricerca di una finitura da numeri, con colori chiari che dessero sul bianco, sui grigi, che avessero una venatura leggera, adatta a trovare il consenso di una nicchia di mercato più ampia. Molto interessante per Avio è anche il nuovo melamminico flessibile che, nonostante i raggi particolari della collezione, si lavora molto bene”. Simone Donelli evidenzia un dettaglio tecnico davvero caratterizzante per Avio “Non dimentichiamo che questa porta ha una particolarità, quella del ‘tutto avvolto’. Certamente, un valore aggiunto a livello estetico, mentre dal punto di vista tecnico, come sottolineato da Giacomo Garofoli, il valore aggiunto è stato portato dal laminatino flessibile prodotto dalla La-con che permette di rivestire anche raggi molto stretti”. Giacomo Garofoli sembra già proiettato alla presentazione della collezione al pubblico. “Questo è un prodotto innovativo che ci permette di arrivare al mercato. Abbiamo già riscontrato diverse impressioni positive da parte dei nostri


Gidea Collezione Stilia


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rivenditori: la partenza è buona ma speriamo che non prevalga persino troppo sulle altre collezioni”. Evidentemente, in questo caso, la tecnologia della carta decorativa ha permesso di realizzare un prodotto innovativo, dove la sensazione tattile e l’appeal data dalla texture moderna s’impongono subito, stimolando la sfera emotiva di un potenziale acquirente. A proposito delle nostre considerazioni e di questo approccio, che richiama inevitabilmente al mondo dell’arredamento, Pietro Ferrari aggiunge. “Si rafforza sempre più la sensazione che la porta diventi pezzo di arredamento, si inserisca nel mondo del mobile, perché sentiamo parlare di fornitori di componenti di fascia alta per il mobile, in casa di un serramentista”. E Giacomo Garofoli accondiscende. “Certo, con il laminato coordiniamo tutto, abbiamo anche realizzato delle boiserie in laminato, non ancora il parquet in laminato, ma forse in futuro risponderemo anche in questa direzione. Realizziamo già delle cabine armadio e delle mensole che utilizziamo anche per arredare spazi living. Per il Salone del Mobile abbiamo esordito così l’anno scorso e speriamo di avere dei risultati in futuro, anche se non abbiamo ‘spinto’ con dei cataloghi mirati. I nostri clienti, comunque, devono poter contare sul fatto che Garofoli garantisce loro la possibilità di realizzare spazi abitativi coordinati. Le nostre carte vincenti restano sempre le porte e i parquet, il resto è da sviluppare passo dopo passo”. Chiedo a Giacomo Garofoli cosa porteranno al MADE. “Porteremo una parte delle novità Avio a Mi-


Una macchina da stampa rotocalco di Surteco in funzione


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lano, ma anche nuove collezioni di Gidea con profili in alluminio minimalisti: molto sottili come oggi il mercato richiede. E ancora, numerose altre novità come marchio Garofoli e molto di nuovo anche per il parquet”. Pietro Ferrari si rivolge a Giacomo Garofoli chiedendogli come viaggino Garofoli e Gidea, l’una rispetto all’altra. “Viaggiano in parallelo, la rete vendita è in comune sia in Italia sia all’estero, è il venditore o il distributore a decidere in base ai progetti se spingere le linee di Garofoli o quelle di Gidea. Il privato sceglie poi secondo un discorso estetico o economico cosa comprare. Garofoli, infatti, esprime la qualità estrema del prodotto porta in legno massello. Gidea è più economico, più giovane ma comunque un prodotto di tutto rispetto”. Poi si rivolge anche a Simone Donelli per sapere come sia nata questa collaborazione. “Questa collaborazione è nata dalla nostra volontà di instaurare un dialogo con i clienti finali importanti. Noi non vendiamo i materiali a loro ma ai trasformatori, eppure, abbiamo ritenuto importante far vedere quello che abbiamo a qualche cliente selezionato per volume o prestigio, e in questo caso il cliente riunisce entrambe le caratteristiche”. Ancora, Pietro Ferrari, vuole sapere se il fatto di disporre di un portafoglio di decorativi ampio gli permetta di presentarsi a questo tipo di clienti con una carta ‘decorativa’ in più. “Esattamente” – risponde Simone Donelli – “in questo caso abbiamo prodotto appositamente due cilindri di stampa: quello orizzontale perché nel mondo della porta serve per il rivestimento


Gidea Collezione Antha


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della porta, e quello verticale, per i profili. Non è così facile riprodurre, senza un know-how come quello Surteco, questo tipo di abbinamento e fornire al cliente anta e telai perfettamente identici”. Io mi sono serbata una curiosità per la chiusura di questo piacevole scambio, e gli chiedo se la stampa digitale permetta una maggiore capacità di proposta. “La stampa digitale, nonostante siano diversi anni che se ne parli e nonostante tutti siamo consapevoli che sia il futuro, ha ancora qualche limitazione: nella stampa digitale non possono essere utilizzati inchiostri metallizzati, e nemmeno l’inchiostro bianco; inoltre la produttività di stampa per grandi lotti non è ancora così veloce come lo è la stampa rotocalco. Sarebbe però ideale per la prototipazione o per la campionatura. Tanto è vero che Surteco a Mestre, dietro il nostro Design Center, ad aprile avrà la possibilità di utilizzare una macchina di stampa digitale, quindi la disponibilità di stampare tutti i cilindri del gruppo Surteco in tempo reale. La stampa digitale, pur con le limitazioni sopra esposte, rappresenterà il futuro perché permette una flessibilità enorme per esempio per il lancio di un prodotto o per un contract in un numero limitato di pezzi. Noi siamo anche produttori di carte release che forniamo per esempio alla La-con. La carta dunque viene stampata in digitale, ma la carta release che dà il tipo di finitura che si percepisce al tatto è sempre di nostra produzione, tutto questo può essere effettuato in laboratorio. Possiamo anche intervenire, quando serve, in digi-


Una macchina da stampa rotocalco di Surteco in funzione


tale per completare pezzi mancanti al cliente che non vuole ritornare a stampare su rotocalco dovendo completare un lotto che necessita solo di pochi metri di materiale”. Con specifico riferimento al rotocalco, chiedo allora, cosa abbia creato questo progresso nelle carte decorative rispetto agli anni Settanta. “La finitura con poro a registro fa combaciare il poro con il disegno del legno per una riproduzione virtualmente indistinguibile dal legno naturale”, mi dice Simone Donelli “L’obiettivo è stato quello di avvicinarsi sempre di più al legno naturale sia a livello di opacità che di profondità, la tecnologia ci ha aiutato perché gli impianti di nobilitazione di nuova generazione, quelli, per intenderci, che applicano le carte sui pannelli grezzi, hanno permesso di sincronizzare la piastra superficiale che dà la finitura con il supporto mediante un sistema di marche sul disegno e di telecamere, che permettono di applicare la carta esattamente dove deve essere applicata”.

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Gidea Collezione Lammy

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Simone Donelli di Surteco e Pietro Ferrari, editore di WebandMagazine nello show room del Gruppo Garofoli e in uno degli uffici dell'azienda


Giacomo Garofoli nel suo ufficio e con Sonia Maritan nello show room del Gruppo Garofoli


writers:

Sonia Maritan, Pietro Ferrari.

companies:

Garofoli, www.garofoli.com Gidea, www.garofoli.com/it/marchio-gidea Suerteco Decor, www.it.surteco.com

thank you for the cooperation: Per Surteco Marco Francescon, Amministratore Delegato Surteco Italia e Martin Failer (per le foto), Erica Pollazzon, Fabian Fend. Per il Gruppo Garofoli La famiglia Garofoli Claudio Latini, Leonardo Filippetti.

interviewees:

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Fernando Garofoli, Giacomo Garofili, Simone Donelli.

graphic design: web and magazine s.r.l. www.webandmagazine.media www.webandmagazine.com the international web site


Nella foto la carta stampa Surteco, prima della stampa


Gidea Collezione Avio


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