Arrivati a questo punto, sappiamo per certo che dall’anno prossimo Carlo Conti non ci sarà più: aveva preso l’impegno con la dirigenza della Rai di condurre solo due Festival consecutivi, oltre ai tre che aveva già presentato in passato, e non ha intenzione di fare un’edizione in più, anche se sono in molti ad augurarselo.
Chi sarà il suo sostituto? In Rai non hanno dubbi: non ci sarà un solo sostituto, ma, visto lo spessore di Conti, ce ne saranno addirittura due. A nessuno dei due, però, si vorrebbe affidare anche il gravoso compito di direttore artistico, come lo sono stati Conti e, prima di lui, Amadeus.
del direttore Roberto Alessi
Si parla, e se ne sente sempre più spesso parlare, di una coppia che in una puntata di Belve si è dimostrata più che infuocata e divertente: parliamo di Stefano De Martino, ormai considerato uno dei conduttori di punta della Rai, e di Francesca Fagnani, che ha dimostrato di essere non solo una straordinaria intervistatrice a Belve, ma anche una professionista di grande simpatia e con una forte presa sul pubblico.
Insieme, a Sanremo 2027, potrebbero fare scintille e sono molti a pensare che con loro possa nascere una nuova coppia professionale più che vincente.
SANREMO 2000
direttore editoriale Ilio Masprone
Per il Festival 2027 tocca a loro
Novella2000inFestival- Direttore editoriale Ilio Masprone - Direttore Roberto Alessi - Vice direttore Carlo Faricciotti - Grafica e impaginazione Adele Ucussich - Visibilia Editrice srl iscritta al ROC con no. 37767 editrice@visibilia.finance - Stampa Tipografia Sant’Erasmo (Ospedaletti - IM) tel 0184 684030
STASERA CON AIELLO
Nel gioco fotografico, Leo Gassmann, 27 anni e la presunta fidanzata Arianna Di Claudio, 25. In alto a destra, Leo con mamma Sabrina Knaflitz, 57 e papà Alessandro, 60.
Nel tondo, Leo e Aiello: stasera canteranno Era già tutto previsto di Cocciante.
C’LEO GASSMANN
Talento naturale
PER L’ATTORE E CANTANTE QUESTO FESTIVAL È STATA L’OCCASIONE PER TOGLIERSI
è chi nasce con un cognome che pesa come un macigno e chi, come Leo Gassmann, quel cognome lo indossa con leggerezza, filando dritto per la sua strada.
Essere “figlio di”, nel campo dello spettacolo, porta con sé inevitabilmente dei pregiudizi, ancor di più se si vuole esplorare una strada simile a quella già percorsa in famiglia.
Leo, d’altronde, non ha solo un padre celebre, Alessandro, ma anche un nonno, Vittorio, famoso in tutto il mondo. Eppure il 27enne romano ha già saputo declinare il talento di famiglia in modo innovativo, tra musica, tv e cinema.
Leo Gassmann nasce con un destino che sembrerebbe già definito.
Cresce tra copioni e set, eppure inizia a sviluppare una passione diversa dalla loro: la musica.
Amore e musica
Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari), ma si classifica al 18° posto. Questo non ferma il brano, che diventa un successo radiofonico.
Leo non riesce però a ignorare il DNA della recitazione che ha nel sangue, così il 2024 diventa per lui l’anno della svolta attoriale. Dopo aver dimostrato le sue doti canore, accetta una sfida difficile: interpretare Franco Califano in un film-tv per la Rai.
A sette anni comincia a studiare chitarra classica, a nove en tra in conservatorio. Cinque anni dopo, abbandona la classica per dedicarsi al suo nuovo, grande amore: il canto.
Cantare e suonare in casa però non basta più: capisce di volersi esibire anche su palchi più importanti e, nel 2018, si presenta alle audizioni di X Factor. Sotto l’ala di Mara Maionchi, arriva fino alla semifinale, colpendo tutti per una voce calda accompagnata a una profondità d’animo e a una timidezza quasi anacronistica.
di Anna Montesano IlSussidiario.net
Dopo il talent di Sky, pubblica dei singoli e, un anno dopo, si presenta alle selezioni per Sanremo Giovani, vincendo snella categoria Nuove Proposte con Vai bene così. È solo l’inizio della carriera sanremese. Nel 2023, partecipa a Sanremo come Big. Sale sul palco con Terzo Cuore (scritto insieme a
Prova che Leo supera brillantemente: non si limita a vestire i panni del “Califfo”, ma canta anche tutti i brani presenti nel film, poi pubblicati in un album. Una performance che gli vale il Nastro d’argento come “Rivelazione dell’anno” e la citazione su Forbes Italia nella lista degli under 30 italiani destinati ad avere il maggiore impatto futuro sul mondo dell’intrattenimento.
Papà Alessandro guarda oggi con ammirazione il successo di suo figlio, ma inizialmente non era mancato il timore.
Al Corriere della Sera Leo ha infatti raccontato: «Mio padre non mi ha mai ostacolato, ma all’inizio era preoccupato. Voleva che avessi un piano B, che finissi l’università». Superati i primi ostacoli, papà ha manifestato apertamente stima per il figlio, con messaggi social ricchi di orgoglio e interviste dove sottolinea come la qualità più grande di Leo sia l’umiltà.
Se del rapporto con la famiglia parla apertamente, sulla vita amorosa Leo è molto più riservato. Risale ad agosto l’ultimo gossip su di lui, avvistato insieme alla collega Arianna Di Claudio.
Potrebbe essere lei la sua attuale fidanzata, ma il condizionale è d’obbligo.
Quarta sera
STASERA CHE SERA CON LE COVER. DELLE QUALI
DUE SONO FIRMATE
ORNELLA VANONI E
UNA TERZA (“MI SONO INNAMORATO DI TE”)
RIENTRA COMUNQUE
NEL SUO UNIVERSO.
NE PARLIAMO
AL PRESENTE PERCHÉ
I GRANDI ARTISTI
NON MUOIONO MAI
IL FESTIVAL PER LA VANONI Grande
omaggio a Ornella
PATTY E IL BALLERINO
Sanremo. Stasera
Patty Pravo (Nicoletta Strambelli, 77 anni) renderà omaggio all’amica Ornella Vanoni (a destra con lei) in maniera originale: con lei all’Ariston per Ti lascio una canzone ci sarà il primo ballerino della Scala Timofej Andrijashenko, 31 (in alto).
Ornella Vanoni è morta? No. È più viva che mai. La riprova? Il Festival di Sanremo 2026 le dedica una sorta di omaggio stasera, in occasione della “serata cover”.
Infatti Patty Pravo (in gara con Opera) interpreterà Ti lascio una canzone, mentre Michele Bravi in duetto con Fiorella Mannoia canterà Domani è un altro giorno
La performance della prima prevede la partecipazione del primo ballerino della Scala Timofej Andrijashenko.
per timore di sottrarre spazio al giovane collega.
Durante la performance, perciò, Chiello sarà accompagnato sul palco dell’Ariston da Saverio Cigarini al pianoforte.
Mi sono innamorato di te è di Luigi Tenco, certo, ma Vanoni lo ha interpretato spesso, adattandolo anche al femminile (facendolo diventare Mi sono innamorata di te).
di Carlo Faricciotti
A celebrare l’eredità artistica della cantante anche Chiello, che intonerà Mi sono innamorato di te.
Il cantautore lucano avrebbe dovuto interpretarla con Morgan, ma quest’ultimo ha preferito rinunciare
Un tributo corale che attraversa generazioni e stili, restituendo il ritratto di un’artista capace di reinventarsi senza mai tradire la propria identità. Senza dimenticare la performance, mercoledì sera, di Camilla Ardenzi. Camilla è figlia di Cristiano, unico figlio di Ornella, nato dal suo unico matrimonio, quello con l’impresario teatrale Lucio Ardenzi.
L’ETERNITÀ
È UNA CANZONE
Sanremo. In alto, l’esibizione sanremese di Camilla Ardenzi, che si è esibita cantando Eternità.
Una scelta interiore
PER CAMILLA LA MUSICA
È SOPRATTUTTO UNO
STRUMENTO DI CRESCITA
INTERIORE E CULTURALE, NON UN MEZZO PER OTTENERE FAMA
NEL NOME
DELLA NONNA
Sanremo. Camilla Ardenzi, 27 anni, nipote di Ornella Vanoni, dopo diverse esperienze di vita ha deciso di seguire le orme della nonna e di dedicarsi alla musica.
NEL CUORE E NELL’ANIMA
Sanremo. A sinistra, Ornella Vanoni e Fiorella Mannoia, 71. Nel riquadro, Michele Bravi, 31, che stasera canterà Domani è un altro giorno con Mannoia. Sotto, Chiello (Rocco Modello, 26) che ha scelto Mi sono innamorato di te.
Stasera, sul palco del Teatro Ariston, Michele Bravi farà un omaggio a Ornella Vanoni. La sua scelta di cantare Domani è un altro giorno insieme a Fiorella Mannoia, amica prima che collega, non è casuale: «Quella canzone per me è il manifesto di tutto quello che ha fatto Ornella: racconta benissimo artisticamente dove stava andando, le scelte che prendeva, il tipo di malinconia che portava, anche il tipo di ironia che ci metteva dentro. Io la racconto con la stima di qualcuno che dice “prima di me l’ha cantata un gigante”». E accanto a lui, Fiorella «che la racconta con lo sguardo di un’amica». Con Mannoia il rapporto è fatto di ammirazione diventata complicità. «La conosco professionalmente dal mio primo Sanremo: lei era in gara con Chi sia benedetta». All’inizio, però, la distanza era quasi sacra: «Ho sempre avuto un distacco nei suoi confronti perché la mia passione per la musica è anche un po’ colpa di Fiorella: mi ricordo da ragazzino quando mia madre mi portò per la prima volta a vederla dal vivo, al Teatro Morlacchi di Perugia, nello spettacolo Il tempo e l’armonia. A un certo punto tirò fuori un pezzo di Fossati… e io ho proprio pensato: “Voglio capire come ha fatto a dire quelle parole in quel modo”».
Quando l’ha conosciuta le diceva: «Sono tuo spettatore, non voglio sapere cosa nascondi dietro le quinte», ma poi la frequentazione quotidiana ha cambiato tutto: «Ci siamo trovati a vederci tutti i giorni e ho scoperto che anche quello che nascondeva nel backstage mi piaceva molto. Ci siamo scoperti dannatamente simili per l’ironia, il cinismo, la passionalità che mettiamo improvvisamente in altre cose».
Bravi al Festival gareggia con Prima o poi, un brano che, come ha raccontato lui stesso, «nasce dalla volontà di disorientare, perché racconta questa cosa: siamo stati lasciati, tutti abbiamo vissuto quel momento». L’immagine è chiara: «Ci sono io, sto a casa, ho i cartoni della pizza buttati a terra, non ho lavato i piatti, c’è il cane che mi dà fastidio, sto malissimo sul divano». È un brano autobiografico? Solo in par-
te, «solo nell’idea cinematografica che tutti abbiamo di quei momenti, non nella sofferenza in sé. Non mi è mai succes so di essere lasciato in una giornata di pioggia, ma in giornate in cui c’era un sole che spaccava le pietre. E mi dava fastidio, perché nella mia idea avevo bisogno di mettere le canzoni tristi, che almeno mi aiutavano a entrare nel mood».
Raccontando le sue esperienze, Bravi ha scherzato: «Io sono Sagittario: a me parte il click, dopo cinque minuti di sofferenza mi sono già stufato e mi sono dimenticato della sofferenza». Il videoclip di Prima o poi è diretto da Ilenia Pastorelli: «Sono riuscito a convincerla, è la sua prima regia e ha realizzato un cortometraggio sulla canzone. Dopo aver girato con lei ho capito di Tiziana Cialdea
BRAVI E BELLO
Sanremo. Michele Bravi, 31 anni, porta al Festival Prima o poi. Nel tondo sopra, è con Fiorella Mannoia, 71, sua partner stasera nei duetti. In alto, Bravi con sua mamma Giovanna.
“PRIMA O POI”, IL BRANO CON CUI È IN GARA AL FESTIVAL, È IL RACCONTO DI COSA SI PROVA A ESSERE LASCIATI. E STASERA INVECE DUETTA CON FIORELLA MANNOIA
MICHELE BRAVI
Canto il mal d’amore
delle cose rispetto alla canzone per cui ho registrato di nuovo alcuni passaggi: il suo sguardo era più diretto e violento su una parte di emotività che io invece avevo diluito».
Ma come è nata Prima o poi? Da uno scarto. «Ho iniziato a collaborare con questo giovane autore che si chiama Rondine (all’anagrafe Tommaso Santoni, NdR): io sono del 1994, lui è del 2000. Io raramente mi trovo bene a scrivere con qualcuno, perché tendo a essere soffocante: ho in testa chiaro dove voglio andare. Con lui ci siamo trovati benissimo da subito» La strofa del brano era rimasta ferma in una cartella per anni. «L’ho semplicemente messo davanti a questa cartella dove sono 40.000 idee che stanno lì. Con Rondine abbiamo ripreso questa cosa,
Nessuna ansia da classifica
«PAURA DA PRESTAZIONE? SÌ. ANSIA DA CLASSIFICA? QUELLA NO. CI TENGO A FARE QUALCOSA DI BELLO, MA IL FESTIVAL È IMPREVEDIBILE»
l’abbiamo fatta diventare una canzone. Non avevo la percezione di dire “questa è quella per Sanremo” perché stavo scrivendo il disco».
Alla fine l’ha proposta al Festival grazie a sua mamma: «L’ho mandata nel gruppo familiare e mia mamma mi risponde: “Finalmente una bella canzone” Poi la mando alla casa discografica, senza troppo entusiasmo. E il mio direttore artistico mi ha det-
LUI HA L’X FACTOR
Roma. Michele Bravi con Papa Leone XIV. Sotto, il cantante nel 2013, quando vinse la settima edizione di X Factor.
to: “Ti devo abbracciare, hai scritto una canzone” E piano piano mi sono convinto»
Quella di questo 2026 è la sua terza partecipazione al Festival: nel 2017 era arrivato quarto con Il diario degli errori. Decimo nel 2022 con Inverno dei fiori
Con il Festival, l’approccio è cambiato radicalmente rispetto al passato. «Il mio primo Sanremo? L’ho vissuto di merda. Stavo malissimo, avevo l’ansia da prestazione, la sindrome dell’impostore. Adesso c’è un distacco sano: Sanremo è un’occasione professionale che, se va bene, bene; se non va bene, ce ne facciamo tutti una ragione. Sanremo è il gratta e vinci. Ti hanno regalato sto gratta e vinci, gratti e magari diventi milionario, ma magari hai solo grattato e non è successo niente». L’ansia da classifica? Questa sconosciuta. «Ci tengo a fare una bella roba, ma sull’esito è talmente tutto imprevedibile».
Come già successo negli anni passati, quando Carlo Conti ha comunicato i nomi del cast del prossimo Festival di Sanremo 2026, molti si sono chiesti chi fossero alcuni nomi presenti nella lista. Ma ormai dovremmo aver capito, che questi cantanti, provenienti probabilmente da un mondo canoro meno classico, sicuramente entreranno a far parte delle nostre vite, divenendone molto probabilmente colonna sonora e scalando le classifiche musicali e quindi attenzione a definirli sconosciuti, per sconosciuti non sono.
«È tutto sbagliato, sta andando tutto al contrario di come l’ho immaginato, non si può amare a metà». è un verso di Halo, vero tormentone di quest’ estate, divenuto virale su TikTok e usato anche dalla Nazionale della pallavolo femminile per fe steggiare la vittoria.
È una canzone di Gennaro Amatore, in arte Samurai Jay, napoletano, che su quel palco già c’è stato nel 2021, con Gigi D’Alessio, Ivan Granatino, Enzo Dong e Lele Blade sulle note di Guagliune
Stavolta è diverso, perché è arrivato il momento di essere protagonista e di mettere a frutto l’amore per la musica, nato tra i dischi dei Queen, dei Pooh, dei Linkin Park e di Eminem. Gennaro si definiva un nerd, un hikikomori, sempre chiuso in casa, con il peso dei suoi cento chili e le giornate passate tra videogiochi e cuffie, con una mamma che avrebbe voluto intraprendere quella strada, ma il cui padre (impiegato di banca) indirizzò a studiare ragioneria.
E poi la svolta, quando il padre gli regalò una chitarra elettrica economica, con la quale incominciò, tremando e piangendo di gioia, a strimpellare, segnando l’inizio della sua carriera musicale.
Da quel momento non si è più fermato, dai videogiochi è passato a occupare interamente il suo tempo facendo musica, perché lui ha sempre saputo cosa doveva fare e come farlo in modo responsabile. Infatti la nonna da pic-
colo lo chiamava “o vicchiariello” (il vecchiarello) perché sin dall’asilo era quello che diceva agli amici di stare attenti a non farsi male e di essere responsabili. Così oggi gioca ancora, ma in modo diverso, con le note e non più con mouse e tastiera. Un ragazzo emotivo, che ha creato un suo alter ego, “Samurai Jay”, costruito per difendere la sua sensibilità e la sua delicatezza, una sorta di maschera, che gli ha permesso di urlare al mondo ciò che è e come si sente.
Il nome d’arte deriva dal fatto, che prima portava i capelli lunghi con il codino, vestiva oversize, ma era magro e aveva delle sembianze da samurai e un suo amico gli disse che conciato così sembrava un samurai. Gennaro decise di aggiungere Jay, in riferimento al suo nome di battesimo.
Si presenta in gara a Sanremo con Ossessione, assieme a Belen Rodríguez, che sussurra la frase «Hey chico, vai un po’ più lento» per far rallentare il ritmo della canzone.
BAILA CON BELEN E CON ROY
Sanremo. Samurai Jay con Belen Rodriguez, 41 annu, sua partner sanremese. Nel tondo, Roy Pace: con lui Samurai si esibirà stasera sulle note di Baila Morena.
LA SUA “HALO” È STATA UN TORMENTONE SU TIK
TOK, USATA ANCHE DALLA NAZIONALE FEMMINILE DI PALLAVOLO. ORA È AL FESTIVAL CON “OSSESSIONE”. E PENSARE
CHE DA PICCOLO STAVA SEMPRE
CHIUSO IN CASA
Dai social all’Ariston
DA NERD A STAR Sanremo. Samurai Jay (Gennaro Amatore, 27 anni) . Il nome d’arte gli è stato attribuito da un amico. «Ero un nerd, giocavo ai videogiochi e ascoltavo musica dalla mattina alla sera» ha raccontato.
di Rossella Erra
SAMURAI JAY
Amarcord
Il profumo di lacca per capelli della Prima Repubblica è stato spazzato via da Tangentopoli e Mani Pulite. Quello del 1996 non è stato un Festival, è stato un cortocircuito. Mentre l’Italia si stiracchiava nel riflesso di un’ottimistica modernità, Pippo Baudo – il sovrano assoluto della liturgia catodica – decideva di apparecchiare una tavola dove il caviale conviveva con la gomma da masticare. Era l’anno in cui il nazional-popolare provava a farsi audace, finendo per essere travolto da una scarica di genio e follia che ancora oggi fa scuola.
Il simbolo e l’immagine del Sanremo ’96 ha un nome lungo e una brama di sberleffo infinita: Elio e le Storie Tese. Arrivarono all’Ariston come alieni in un tempio. La loro Terra dei Cachi era un’autopsia spietata e ballabile dell’italianità media tra piazze pulite e sanità malata. La loro performance fu un assalto frontale: cambi d’abito, parrucche argentate, la mimica di un Rocco Tanica in stato di grazia e quella velocità d’esecuzione che ridicolizzava decenni di melassa melodica. Furono i vincitori morali, i trionfatori delle giurie demoscopiche e del buonsenso, eppure la storia ufficiale recita un altro nome.
A sollevare il premio fu infatti Ron, in coppia con Tosca, con la raffinatissima Vorrei incontrarti fra cent’anni. Una vittoria solida, certo, ma avvolta nel sospetto di un sorpasso all’ultima curva che ancora oggi scatena i complottisti del televoto ante litteram. Il contrasto era stridente: da una parte la poesia sussurrata e accademica, dall’altra l’ironia feroce di chi cantava di peli pubici e tangenti.
Ma Sanremo 1996
ELIO E LE STORIE TESE CANTANO “LA TERRA DEI CACHI”.
E SPUNTANO FRANCESCA RENGA E GIORGIA
fu anche il palcoscenico di un debutto che avrebbe cambiato le rotazioni radiofoniche per sempre: un giovane bresciano di nome Francesco Renga si presentava con i Timoria, mentre tra i big una giovanissima Giorgia tentava di bissare il successo dell’anno precedente.
Fu un’edizione densa di momenti che oggi si potrebbero definire virali. Pensate a Bruce Springsteen che scende le scale dell’Ariston, un momento di sacralità rock, o al carisma magnetico di una Sabrina Ferilli al culmine della sua ascesa come icona pop nazionale. Tra le quinte si respirava quell’aria di un Paese che voleva ridere di se stesso ma aveva ancora paura di farlo troppo forte. Il 1996 ha segnato lo spartiacque definitivo: dopo Elio, il Festival non ha più potuto far finta che il rock e l’ironia fossero solo incidenti di percorso.
di Dario
MEDAGLIA
D’ARGENTO
Sanremo. Qui, Elio (Stefano Belisari, 64 anni) frontman di Elio e le storie tese, a sinistra sul palco del Festival truccati come i Rockets.
Arrivarono secondi dopo Ron.
Di scena
Li accomuna la passione per la musica e la voglia di esibirsi davanti al grande pubblico. L’hanno dimostrato anche l’altra sera al Festival. Parliamo di e con il trio formato da Blind, El Ma e Soniko .
Il titolo del vostro brano è “Nei miei DM”. Cosa significa?
El Ma: «Sono i Direct Message, ovvero i messaggi in privato che ci si può inviare su Instagram».
Blind: «Questa canzone rappresenta un po’ la generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012, NdR). Perché ormai viviamo in un mondo social, quindi il nostro messaggio invece di tenerlo privato lo vogliamo portare al pubblico. Ed è di credere sempre in se stessi, nei propri sogni e di essere sempre positivi».
Avete fatto un lungo percorso per arrivare fino qui oggi, partendo da Area Sanremo. Vogliamo raccontarlo, anche se brevemente?
Soniko: «Abbiamo lavorato molto sulla canzone prima di Area Sanremo, però chiaramente, essendoci formati in maniera recente, abbiamo avuto qualche difficoltà. Arrivati c ad Area Sanremo abbiamo avuto un boom delle iscrizioni, quindi era diventato un po’ complicato gestire il tutto. Però alla fine siamo arrivati all’ultima tappa, abbiamo vinto ed è stata un’emozione incredibile».
Vi siete conosciuti da poco. Come e quando esattamente?
Blind: «All’incirca a fine estate, con un’idea partita da Soniko che voleva intraprendere questo percorso. Mi hanno proposto di far parte di questo progetto, io ho accettato e poi in studio con Soniko abbiamo sentito che mancava qualcosa, quindi abbiamo scelto la ciliegina sulla torta. Che è El Ma. Così è nato, diciamo, tutto il progetto Nei miei DM».
Vorrei che ognuno di voi si presentasse: come vi chiamate realmente, quanti anni avete e le vostre esperienze pregresse.
El Ma: «Mi chiamo Elmira Marinova, il mio nome d’arte è El Ma. Ho 18 anni e il pubblico mi conosce per la mia partecipazione a X Factor nel 2024. La passione per la musica è sbocciata che avevo 9 anni. Ricordo che mio padre
compieva gli anni e volevo regalargli qualcosa di speciale, così gli ho cantato la sua canzone preferita in bulgaro. Da lì è iniziato tutto: ho preso lezioni di canto e ho conosciuto la mia manager, Dariana Koumanova. Poi semplicemente ho continuato il mio percorso».
Blind: «Mi chiamo Franco Popi Rujan, in arte Blind, e sono nato nel 2000. La gente mi conosce per la mia partecipazione a X Factor 2020. E anche per la mia canzone Cuore nero, disco d’oro e disco di platino. Ho iniziato a fare musica a 15 anni, ma non avevo il coraggio di uscire, così i miei amici fecero una colletta e mi pagarono il primo videoclip. E da lì non mi sono più fermato». Soniko: «Mi chiamo Niccolò Cervellin, in arte Soniko e sono del 2001. Tutto è iniziato a 15 anni, Venendo da un passato un po’complicato, il mio obiettivo è sempre stato quello di portare canzoni leggere, per svagarsi».
HANNO CANTATO ALL’ARISTON, MA SONO STATI SCONFITTI DA ANGELICA BOVE. UNO STOP CHE IN REALTÀ UN INIZIO. LI ABBIAMO INCONTRATI PER VOI
Il vostro rapporto con la moda?
El Ma: «La amo. La moda arte, moda e musica sono connessi e mi ispiro molto alla prima».
Blind: «Musica e moda vanno in concomitanza, a me piace posare e mi piace esprimermi anche nella moda, ma soprattutto mi piace osare, in modo che Blind nella moda possa essere Franco: possono essere due cose che combaciano».
Tre titoli che ora sono nella vostra playlist.
Soniko: «L’angelo azzurro di Umberto Balsamo, Laura non c’è e Destinazione paradiso, che per me è la canzone più iconica della storia del Festival».
El Ma: «Ci sono tantissime canzoni che ho nel cuore in questo momento, però mi vengono in mente Beatrice di Annalisa e Tedua, Chiamo io Chiami tu di Gaia e infine I wanna dance with somebody di Withney Houston».
Blind: «Io ho sicuramente Cara Italia di Ghali, Benzo 1 di Chiello e Come se non fossi nei guai di Shiva e Sfera».
GENERAZIONE Z
Sanremo. Da sinistra, Blind (Franco Popi Rujan, 26); El Ma (Elvira Marinova, 18); Soniko (Nicolò Cervellin, 24). Sopra, sono con lo speaker radiofonico Gianluca Gazzoli.
BLIND, EL MA E SONIKO
Ma non finisce qui
di Enrica Giannini
PATTY PRAVO
Fegato alla veneziana
INGREDIENTI
600 g di fegato di vitello; 500 g di cipolle bianche; 50 g di burro; 3 cucchiai di olio EVO; sale e pepe q.b.; prezzemolo tritato (facoltativo)
Affetta sottilmente le cipolle e falle stufare a fuoco dolce con olio e burro, senza farle colorire, finché diventano morbide e traslucide. Taglia il fegato a strisce sottili ed elimina eventuali nervetti. Alza la fiamma, aggiungi il fegato alle cipolle e cuoci per pochi minuti, mescolando delicatamente. Sala e pepa solo a fine cottura. Servi subito, con una spolverata di prezzemolo se gradito.
Consiglio: il fegato alla veneziana può essere accompagnato dalla polenta.
Pazza idea a tavola
FEGATO ALLA VENEZIANA
DI PATTY PRAVO
Patty Pravo, 77 anni, e l’eleganza senza tempo di Venezia, sua città d’origine. Come la sua voce, il piatto che la rappresenta è intenso e raffinato: il fegato alla veneziana. Una ricetta simbolo, preparata con pochi ingredienti ma con grande equilibrio, e dove il sapore deciso del fegato si sposa con la dolcezza delle cipolle. Un legame autentico tra musica e territorio, raccontato attraverso un piatto che parla di storia, di carattere e di identità.