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Novella2000 - Sanremo Daily - 28.02.2026

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Stasera, serata finale del Festival, saremo tutti con il fiato sospeso per scoprire chi sarà il vincitore dell’edizione 2026. Di certo Carlo Conti non ha badato a spese, almeno dal punto di vista artistico: oltre ad avere al suo fianco Laura Pausini, nata artisticamente a Sanremo, una delle voci italiane conosciute in tutto il mondo, porterà sul palco anche un suo carissimo amico, Andrea Bocelli, tenore amatissimo in America — dove, nell’immaginario collettivo, ha in parte raccolto l’eredità di Luciano Pavarotti — ma adorato anche nel resto del mondo.

del direttore Roberto Alessi

Si vogliono bene e entrambi devono tanto a Sanremo. Lei ha iniziato la sua carriera da star nel 1993, vincendo il Festival nella sezione “Nuove proposte” con La solitudine e confermando il successo l’anno seguente classificandosi al terzo posto con Strani amori e risultando la cantante con le maggiori vendite del Festival del 1994.

E anche Bocelli è diventato una star a Sanremo, con Il mare calmo della sera, con cui vinse nel 1994 tra le Nuove Proposte. Con loro, il palco dell’Ariston assume una valenza davvero internazionale.

Inoltre, si stimano e si vogliono bene: siamo certi che sapranno essere all’altezza della loro fama nella serata più importante dell’anno televisivo.

SANREMO 2000

L’Ariston si illumina d’immenso

ANDREA BOCELLI & LAURA PAUSINI
direttore editoriale Ilio Masprone

Signore e signori, stasera, sul Suzuki Stage di Piazza Colombo, va in scena la storia della musica italiana. Parliamo dei Pooh. Il gruppo l’aveva annunciato qualche settimana fa via social: ««È ufficiale, saremo ospiti a Sanremo il giorno della finale: sabato 28 Febbraio! Per noi sarà una grande emozione tornare al Festival dopo la vittoria del 1990 con Uomini Soli, dopo la nostra reunion del 2016, dopo il nostro grande comeback del 2023. Quest’anno torneremo a Sanremo per celebrare i sessant’anni della nostra storia. Sapete quanto per noi il Festival di Sanremo sia stato importante e sapete esattamente quanta emozione ci sarà quando saremo sul palco e nelle case di tutti voi».

Pooh e la Città dei Fiori non è mai stato soltanto professionale, ma carico di memoria e sentimento.

Dall’esordio alla piena affermazione, il Festival ha segnato snodi decisivi della loro storia artistica, come sottolineano loro stessi.

Dopo la reunion del 2016 e il ritorno trionfale dal vivo nel 2023, questa nuova presenza assume il significato di una vera festa condivisa: un incontro simbolico tra la band e il suo pubblico. Sui social l’entusiasmo è alle stelle: commenti, ricordi, dediche e richieste di brani iconici hanno invaso le bacheche.

Una location, Piazza Colombo anziché l’Ariston, che aveva scontentato i fan, ma il punto resta quello: i Pooh sono a Sanremo. E questa è la cosa più importante.

Il legame tra i

L’idea di riascoltare dal vivo canzoni che hanno segnato intere generazioni alimenta un’attesa densa di nostalgia, ma anche di curiosità per la scaletta che i Pooh sceglieranno di portare sul palco.

La finale, in diretta su Raiuno, si prepara così a uno dei suoi momenti emotivamente più forti: un ritorno che ha il sapore della festa e della celebrazione. Perché quando i Pooh salgono sul palco di Sanremo, che sia l’Ariston o un altro, non è solo uno

Stasera che sera

show, ma un frammento di memoria collettiva che riprende vita. Come detto, non sono mancate le voci critiche. Una parte dei fan ha inviato una lettera all’organizzazione del Festival di Sanremo per esprimere il proprio disappunto sulla scelta di collocare l’esibizione sul palco esterno di Piazza Colombo anziché all’interno del Teatro Ariston.

«I Pooh rappresentano sessant’anni di storia della musica italiana. Le loro canzoni hanno accompagnato intere generazioni, attraversando epoche, cambiamenti sociali e trasformazioni culturali. Non sono soltanto un gruppo musicale, ma una parte viva del patrimonio artistico del nostro Paese», si leggeva nella lettera.

Tutto sacrosanto e sottoscrivibile, ma come Sanremo è Sanremo, così i Pooh sono i Pooh. Ovunque suonino.

Questa notte è anche loro

Protagonisti

I SUOI AFFETTI

Sanremo. Laura Pausini, 51 anni, con il marito Paolo Carta, 61. Sopra, la coppia con la figlia Paola. Foto dai social.

LAURA PAUSINI

L’anno della consacrazione

DAL PALCO

DI SANREMO

ALLE OLIMPIADI, PASSANDO

PER IL NUOVO ALBUM

E IL TOUR MONDIALE:

IL 2026 LA INCORONA

DIVA ASSOLUTA

DELLA MUSICA SENZA

CONFINI

Forse gli astrologi hanno detto che il 2026 è l’anno del Toro. O forse no. Poco importa. Di certo il 2026 è l’anno di Laura Pausini, segno zodiacale Toro, segni particolari: diva.

Nel 2026 è ovunque. Non per caso, non per accumulo, ma per la sua carriera perfetta. È come se l’anno in corso fosse una celebrazione costante: dalle Olimpiadi al Festival di Sanremo, dal nuovo album al tour mondiale, la sua agenda è quella di una popstar internazionale nel pieno della corsa: per la consacrazione definitiva.

Co-conduttrice del Festival di Sanremo per tutte e cinque le serate, al fianco di Carlo Conti. Quello del Teatro Ariston per Laura Pausini, non è un palco come gli altri. È l’origine di tutto.

Nel 1993, tra le Nuove Proposte, la ragazza di Solarolo (provincia di Ravenna) vinse con una canzone che oggi fa parte a pieno titolo della storia della musi-

Academy, prima artista non madrelingua spagnola a ricevere questo riconoscimento. Un nome, quello di Laura Pausini, che rende fiero chiunque di condividere la cittadinanza italiana. L’annuncio della co-conduzione del Festival è arrivato in diretta al Tg 1, un po’ a sorpresa. Era nell’aria, ma la diretta interessata sostiene che non lo sapeva nemmeno la famiglia. Ma davvero sarà riuscita a mantenere il silenzio anche con sua figlia Paola? E con suo marito Paolo? Possibile, certo. Ma forse almeno con loro, i suoi grandi amori, uno strappo alla regola l’avrà fatto di sicuro

Con la consapevolezza di chi ha calcato i palchi più importanti del mondo torna da protagonista assoluta è tornata dove tutto è cominciato: «Sanremo è il mio destino. Il mio sorriso. La mia tentazione. La mia paura. A Sanremo sono nata artisticamente nel 1993 e quest’anno torno orgogliosa e commossa perché lo condurrò! Le prime volte non si scordano mai e come quando si dà il primo bacio mi sento emozionata», ha scritto su Instagram.

LA SCELTA GIUSTA

Sanremo. Carlo Conti, 64 anni, con Laura Pausini. Il conduttore e direttore artistico l’ha voluto fortemente all’Ariston e ha avuto ragione.

di Tiziana Cialdea

«Farò davvero tutto il possibile per essere all’altezza di questo palcoscenico che rimane il più importante per me. Oggi i miei occhi sono quelli di una piccola bambina nel corpo grande di una donna consapevole. Chi mi conosce da vicino sa che io sogno più di quanto dormo e sognare oggi mi ha portata qui».

Nei primi commenti sui social a commento della scelta di Conti non sono mancate le polemiche. «Non sarebbe Sanremo senza polemiche», ama ripetere il conduttore e direttore artistico. E quindi anche Laura è nel mirino. C’è chi esultava, chi invece parlava di un Festival prevedibile.

Già a novembre, quando ha iniziato a circolare la voce secondo cui Conti la voleva al suo fianco all’Ariston, qualcuno aveva insinuato che volesse essere l’unica, la “prima donna” del Festival Ovviamente nulla di vero ed era stata proprio lei a dirlo su X, l’ex Twitter: «Perché così tante falsità su di me? Che nazione strana l’Italia».

AL QUIRINALE PRIMA DEL FESTIVAL

Roma. Sopra, Laura Pausini, Carlo Conti e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, 84 anni, al Quirinale. A sinistra, Pausini con Pippo Baudo, uno dei suoi “padri” artistici.

Incurante delle insi nuazioni sul suo con to, Pausini si è ta per tempo per essere all’altezza di un ruolo che sente come un onore e un privilegio.

Per lei, quello all’Ari ston non è un debut to: quattro anni fa, nel 2022, è stata co-con duttrice dell’Eurovi sion Song Contest a Torino, insieme a Mika e Alessandro Cattelan. Ma al di là di ogni preparazione, è la sua spontaneità la sua arma vincente in assoluto. Giovedì sera ha emo zionato tutti, insie me ai piccoli cantori del Coro dell’Anto niano e del Coro di Caivano, sulle note di Heal the World Michael Jackson. Il senso della perfor mance, con Laura e i

UN RICORDO COMMOSSO

Sanremo. Achille Lauro (Lauro De Marinis, 35 anni) con Laura Pausini. Cantando Perdutamente in ricordo dei ragazzi morti a CransMontana Lauro ha commosso tutti, in platea e a casa.

Un sogno chiamato Sanremo

«CHI MI CONOSCE DA VICINO SA CHE IO SOGNO PIÙ DI QUANTO DORMO E SOGNARE OGGI MI HA PORTATA QUI»

HA SCELTO IL MEGLIO

Milano. Laura Pausini con Luca Tommassini, ballerino e coreografo di fama internazionale che curerà il tour mondiale di Laura.

bambini tutti vestiti di bianco, era raccolto nella scritta sullo sfondo dell’Ariston, “Make Music Not War”, e nelle parole di Laura: «Vogliamo tutti un mondo senza guerre e le vogliamo per loro».

Prima ancora di scendere dalla scalinata dell’Ariston, Laura è stata la voce di uno dei momenti più simbolici dell’anno.

Il 6 febbraio scorso infatti aveva aperto la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina allo stadio San Siro, in uno show firmato Balich Wonder Studio che l’aveva vista alternarsi sul palco insieme ad altri pezzi da novanta come Andrea Bocelli, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore. E Mariah Carey.

Lo stesso giorno usciva Io Canto 2, nuovo album di cover che arriva vent’anni dopo il primo.

Diciassette brani nella versione standard, ventuno in quella deluxe, costruiti come un viaggio nelle canzoni che l’hanno resa una vera icona della musica.

Subito dopo Sanremo, a marzo, infine, parte “Io Canto/Yo Canto World Tour 2026/2027”, tournée che attraverserà Europa, Stati Uniti, Sud America e Italia per due anni.

Dietro le quinte resta saldo l’equilibrio tra palcoscenico e vita privata, con il marito Paolo e Paola suoi primi fan. Della persona, prima che dell’artista.

Amore e musica

di Alba Cosentino

RAF & GABRIELLA

Trent’anni assieme

IL CANTANTE PUGLIESE, IN

GARA CON “ORA E PER SEMPRE”, FESTEGGIA

TRENT’ANNI DI MATRIMONIO

Mentre il mondo del gossip si consuma tra addii lampo e tiktoker in crisi, c’è chi il palco dell’Ariston lo sta calcando con la classe di chi non deve dimostrare più nulla, se non la propria eterna giovinezza. Stiamo parlando di Raf (66 anni), il re del pop elegante che, dopo averci fatto ballare negli anni ’80, è a Sanremo con un brano che profuma già di classico: Ora e per sempre. Un titolo che non è solo una promessa musicale, ma il manifesto di una vita intera.

Ma qual è il segreto di questo artista di culto? Semplice: una donna straordinaria che splende al suo fianco da tre

decenni. Parliamo di Gabriella Labate (61 anni), ex stella tv che con la sua grinta ha saputo stregare il cuore del timidissimo Raffaele. La loro storia? Sembra scritta da un autore di commedie romantiche. La scintilla, un tour in cui lei ballava e lui cantava: Raf, tra un silenzio e l’altro, trovò il coraggio di invitarla a cena. Il risultato? Un mezzo disastro Gabriella si presentò al ristorante quando le serrande erano ormai abbassate. Eppure, da quel “bidone” è nato un grande amore. «Abbiamo superato pure Al Bano e Romina!», scherza oggi lei, orgogliosa di un amore che ha

COPPIA INOSSIDABILE

Sanremo. Raf (Raffaele Riefoli, 66 anni) con la moglie Gabriella Labate, 61. Sotto, il cantante con moglie e figli.

polverizzato ogni scetticismo iniziale. Già, perché all’inizio nessuno avrebbe scommesso sulla relazione tra il cantante introverso e la bellissima ballerina e coreografa. E invece, eccoli qui: trent’anni di matrimonio festeggiati proprio in questo 2026, due figli meravigliosi (Bianca e Samuele) e nemmeno l’ombra di una crisi.

Aziende

DA QUASI

VENT’ANNI ASSIEME

«Il nostro legame con la Nazionale

Cantanti va oltre il semplice rapporto di sponsorship: condividiamo

ideali, valori e visione» ci dice Pina Lodovico Acanfora, co-fondatrice

dell’azienda insieme al marito Giovanni Acanfora.

PINA

E GIOVANNI ACANFORA DI GIVOVA

Con la Nazionale Cantanti sempre

QUELLA TRA IL MARCHIO ITALIANO DI ABBIGLIAMENTO SPORTIVO E ACCESSORI E LA NAZIONALE CANTANTI È PIÙ DI UN RAPPORTO COMMERCIALE: È UN

VUN’UNIONE VINCENTE

Quando la Nazionale Cantanti chiama, le voci italiane rispondono: qui al centro Zucchero, 70 anni. Dall’alto, in senso orario, Marco Masini, 61; Eros Ramazzotti, 62; Ermal Meta, 44; Mogol, 89 e Gianni Morandi, 81. E Givova è con loro.

i siete mai chiesti: i sogni, potendo vestirsi, cosa indosserebbero? Probabilmente l’abbigliamento sportivo Givova. Perché è così che ci piace immaginarli: atleti che corrono forsennati verso il traguardo, con la fretta di avverarsi. Fondato nel 2008, Givova è un brand italiano di abbigliamento sportivo che, in pochi anni, è riuscito a costruirsi uno spazio riconoscibile, ribadendo il proprio prestigio in un mercato dominato da grandi multinazionali. Ha inoltre stabilito una solida alleanza con diversi programmi televisivi, di cui è sponsor. Anche con Sanremo Givova ha recentemente creato un ponte. Per parlare di tutto questo abbiamo incontrato Pina Lodovico Acanfora, cofondatrice dell’azienda insieme al marito Giovanni Acanfora.

ORGOGLIO

ITALIANO

Pina Lodovico Acanfora è co-fondatrice dell’azienda insieme al marito Giovanni Acanfora. Un successo imprenditoriale tutto Made in Italy.

nesi di Givova?

«Nasce dalla lunga esperienza di mio marito Giovanni Acanfora, che per circa vent’anni ha amministrato un’altra azienda sportiva. Visti i risultati ottenuti, ha acquisito tale fiducia nelle proprie competenze da imbarcarsi in una nuova sfida: creare un brand tutto suo. Benché, da avvocato, mi fossi sempre occupata di altro, credetti nell’iniziativa ed entrai in azienda come collaboratrice. Il tempo mi diede ragione».

Signora Acanfora, qual è la ge-

Quindi, per affiancare suo marito, mise da parte l’avvocatura?

«Tutt’altro: l’ho integrata in Givova. Mi occupo della parte legale e contrattualistica dell’azienda».

Anche voi vestite Givova?

«Siamo i principali testimonial dei nostri prodotti, ai quali guardiamo sempre con occhio attento. Questo approccio ci ha permesso di miglio-

di Fabrizio Barbuto

rarci negli anni. Del brand siamo, al contempo, giudici e fan. Anche i nostri figli, indossando Givova, ci aiutano a individuarne punti di forza ed eventuali criticità».

Qual è stato il momento in cui avete intravisto nella TV un’occasione di espansione?

«La linea di demarcazione è stata sicuramente la pandemia. In quel periodo ci fu proposto di sponsorizzare un programma incentrato sull’attività sportiva. Poi, una dopo l’altra, sono arrivate altre collaborazioni con il mondo dell’intrattenimento televisivo, come quella con il Grande Fratello, finché non è diventata una consuetudine. Nello spettacolo mi piace che lo

sport rappresenti spesso un’occasione per diffondere messaggi sociali».

IL MEGLIO IN CAMPO

Qui, Filippo Inzaghi, 52 anni. Da sinistra, Gigi Buffon, 48 (anche nel riquadro sotto) e la moglie Ilaria D’Amico, 52, Zucchero e Umberto Tozzi, 73. In basso a sinistra, Francesco Totti, 49 ed Enrico Ruggeri, 68.

A proposito di messaggi sociali: quando è nato il sodalizio tra Givova e la Nazionale Italiana Cantanti, fondazione calcistica nata con lo scopo di sostenere progetti di solidarietà?

«Parliamo di circa diciotto anni fa, praticamente agli albori del marchio. C’era bisogno di un brand sportivo che vestisse gli artisti e la scelta è ricaduta su Givova. Il nostro legame con la Nazionale va oltre il semplice rap-

Fare del bene è un bel valore

«LA PROMOZIONE È FONDAMENTALE, MA SE PUOI

OTTENERLA FACENDO DEL BENE, LA GRATIFICAZIONE È DOPPIA»

DICE PINA LODOVICO ACANFORA

porto sponsor-sponsee: condividiamo ideali, valori e visione».

Si tratta più di una collaborazione valoriale o di una scelta strategica di visibilità?

«Con molta onestà le rispondo: entrambe le cose. La promozione del brand è fondamentale, ma se puoi ottenerla facendo del bene, la gratificazione è doppia».

In che modo Givova si lega a Sanremo 2026?

«Durante l’ultima edizione diversi artisti della Nazionale Italiana Cantanti si sono esibiti al Festival; lo stesso fondatore della Onlus, Mogol, ha ricevuto il premio alla carriera. In collaborazione con Radio Bruno, a Sanremo è stata creata una location per accogliere i cantanti del Festival e omaggiarli con una maglia special edition della Nazionale. Inoltre, insieme all’azienda di strumenti musicali Bontempi, abbiamo dato vita all’iniziativa “Coloriamo i sogni”, che ha

I DUE

PRESIDENTI

Gabriele Gravina, 72 anni, dal 2018 presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) con Giovanni Acanfora, presidente di Givova.

una mascotte: Arcobalì. Questo simpatico pupazzetto ha regalato biglietti per il Teatro Ariston a chi, pur sognando di assistere al Festival dal vivo, non avrebbe potuto permetterselo a causa di difficoltà economiche».

Quali sono i vip che vestono Givova?

«La lista è lunga. Sicuramente molti dei concorrenti passati dalla casa del Grande Fratello: Elisabetta Gregoraci, Pierpaolo Pretelli, Giulia Salemi, Valeria Marini, Denny Mendez…».

Tra i protagonisti di Sanremo ’26 c’è chi veste il vostro brand?

«Mi vengono in mente Sal Da Vinci, Fedez e Marco Masini. Se non erro, anche Carlo Conti in passato ha manifestato apprezzamento per Givova».

In una realtà imprenditoriale popolata da colossi, come si fa a emergere?

«Osservando i giovani e dando risposte concrete alle loro esigenze. Inoltre, è fondamentale non imitare i competitor. Il segreto per avanzare è difendere la propria identità. Con questi presupposti, il successo diventa quasi una conseguenza. La più auspicabile».

C’è una canzone di Sanremo che vi rappresenta come azienda? «Ci riconosciamo molto in uno degli inni della Nazionale Cantanti: “Si può dare di più”. Tanto come brand quanto come individui, ne abbiamo fatto un mantra. Si può sempre dare di più».

Amarcord

In un’Italia sospesa tra l’euforia pre-Mondiale di calcio (che sarà vinto dalla Nazionale italiana) e un’estetica televisiva che virava prepotentemente verso una sorta di trash d’autore, Giorgio Panariello si prese le chiavi dell’Ariston con quella mezza arroganza simpatica di chi sa di avere il vento in poppa, ma forse non la bussola a portata di mano. Accanto a lui, una Ilary Blasi fresca Letterina e una Victoria Cabello chiamata a fare la guastatrice di lusso, portando una ventata di cinismo milanese sotto le palme della Riviera.

faceva sconti a nessuno. È stato l’anno delle “categorie”, un esperimento sociologico più che canoro, che divise gli artisti in “Gruppi”, “Donne”, “Uomini” e “Giovani”, creando una sorta di arena gladiatoria sotto le luci della ribalta.

Il colpo di scena più clamoroso, quello che ancora oggi fa sorridere gli amanti delle statistiche e del destino beffardo, porta il nome di Povia. Dopo essere stato scartato l’anno precedente e aver cantato I bambini fanno ooh fuori concorso come ospite, il cantautore tornò trionfante con Vorrei avere il becco

Fu un’edizione figlia di un caos calmo, dove la musica sembrava quasi un pretesto per mettere in scena il teatro dell’assurdo.

Mentre sul red carpet sfilavano nomi che oggi suonano come un amarcord agrodolce, dai Nomadi a Ron, da Anna Oxa a una giovanissima Anna Tatangelo che vinceva tra le “Donne” con la spavalderia di chi mangia il palco a colazione, la vera tensione correva lungo le vene di una classifica che non

Una favola ornitologica che, con la sua melodia furbetta e il testo minimalista, riuscì a sbaragliare la concorrenza più blasonata, portandolo sul gradino più alto del podio.

Ma Sanremo 2006 non fu solo piccioni e paillettes.

Fu l’anno di un mostro sacro come John Travolta che, sul palcoscenico, si ritrovò a farsi massaggiare i piedi dalla Cabello, regalando uno dei

momenti più surreali della storia della Rai.

Tra le note, emerse la classe cristallina degli Zero Assoluto che con Svegliarsi la mattina iniziarono a scrivere il manifesto pop di una generazione, e la profondità dei Baustelle che, pur non essendo in gara, ma presenti negli ingranaggi della kermesse come autori, già dettavano legge sul gusto indie che sarebbe esploso anni dopo.

Fu un Festival che cercò di essere tutto per tutti, finendo per diventare un meraviglioso, rumoroso e indimenticabile scontro di stili, dove la corona andò a un outsider piumato mentre il resto del Paese già sognava le notti magiche di Berlino. Il 2006 è stato l’anno in cui il Festival di Sanremo ha deciso di guardarsi allo specchio e, per una volta, non si è trovato poi così rassicurante.

ERANO COSÌ

Sanremo. Da sinistra, Victoria Cabello, oggi 50 anni, Giorgio Panariello, oggi 65, e Ilary Blasi, oggi 44. Sopra, Panariello con gli amici toscani: li riconoscete?

di Dario Lessa

Nel cuore della settimana

più importante della musica italiana, mentre a Sanremo si raccoglie tutta l’attenzione mediatica del Paese, i Patriots provano un’altra strada: riportare in radio Nomadi, una delle composizioni più simboliche del repertorio di Franco Battiato, oggi più attuale che mai. Il brano, scritto da Juri Camisasca, accompagnato dal videoclip ufficiale pubblicato sul canale Vevo dei Patriots, non è una semplice rilettura. È un lavoro di ricostruzione timbrica e spirituale, un’interpretazione che conserva l’architettu ra originaria e la rilancia con un impianto sonoro contemporaneo, orchestrale, stratificato. In un’epoca in cui la parola confine è tornata centrale nel dibattito pubblico, la canzone di Battiato si rive la ancora una volta profetica. Nomadi non parla di geografia. Parla di identità. Parla di attraversamento. La presenza dei Patriots a Sanremo, proprio nei giorni del Festival, coincide anche con un riconoscimento prestigioso: quello del Sanremo Music Awards, consegnato al frontman Sonny Foschino e al violinista Valerio La Torre all’Hotel Des Anglais Un gesto simbolico che assume un significato particolare nel centenario della nascita di Giusto Pio, figura imprescindibile nel percorso creativo di Battiato, nell’ambito delle celebrazioni per commemorare la nascita del maestro siciliano. La presenza dei Patriots a Sanremo non è una partecipazione al Festival, ma un atto culturale: un omaggio consapevole, inserito in una progettualità più ampia che mira a custodire e rilanciare una delle eredità musicali più alte del secondo Novecento italiano. Non una tribute band, ma un laboratorio in evoluzione.

I PATRIOTS

Riportiamo in radio la visione di Battiato nella settimana del festival

spettacolo “Areknames – Viaggio oltre lo spazio siderale”, che ha già raccolto ampio consenso di critica e pubblico, la cui costruzione narrativa e sonora intreccia musica, immagini e parola in un flusso poetico coerente.

Accanto all’attività live, il progetto ha sviluppato una produzione autonoma che comprende l’album Semankerà e il libro Battiato – 7 testi, 7 chiavi, prodotti da Rise Media di Antonio Parlato, segnando un percorso che supera il concetto stesso di omaggio per entrare in quello di continuità culturale. Perché “Nomadi” oggi?

sivo. Perché certe canzoni non intrattengono: interrogano. E noi abbiamo bisogno di musica che faccia domande, non solo numeri.»

Un progetto destinato a continuare a far parlare di sé, con l’avvio di un nuovo e importante percorso anche in collaborazione con la prestigiosa etichetta Azzurra Music di Marco Rossi

Nati a Messina nel 2022, i Patriots sono un collettivo composto da otto musicisti professionisti – Silvia Caliò e Sonny Foschino voci, Michele Puleo tastiere, Carlo Alex Navarra sax, Armando Fiorello basso, Francesco Natoli chitarra, Simone Bombaci batteria, Valerio La Torre violino – che hanno scelto di non limitarsi alla riproposizione del repertorio battiatesco. Un laboratorio artistico sperimentale, in costante viaggio ed evoluzione che si concretizza nel loro

Riproporre Nomadi nella settimana di Sanremo non è un’operazione nostalgica. È un invito alle radio italiane a rimettere in circolo un brano che ha attraversato il tempo senza mai perdere verticalità. In un panorama dominato dalla velocità e dall’immediatezza, i Patriots scelgono la profondità, perché la grande musica non ha bisogno di attualizzazioni forzate: ha bisogno di essere ascoltata. Sonny Foschino ha dichiarato: «In un’epoca in cui tutto dura tre giorni, riportare Nomadi in radio è un atto quasi sovver-

In scena

Il cantautore partenopeo Luchè era tra i protagonisti più attesi di questa settantaseiesima edizione del Festival e tale si è confermato

La sua prima volta a Sanremo è con Labirinto, canzone che parla di pensieri ossessivi e delle difficoltà che derivano da un amore tossico, una situazione nella quale spesso ci si sente intrappolati proprio come in un labirinto. «È una canzone che parla dei pensieri ossessivi che fanno il giro della testa in situazioni difficili come una relazione tossica. Ho rappresentato questa situazione con una metafora utilizzando l’immagine del labirinto»

Pensa sia la canzone giusta per Sanremo perché «credo che sia una canzone che mi rispecchia al 100% però allo stesso tempo ha un’apertura più larga come spesso sono i miei singoli».

Sanremo, la consacrazione

La sua partecipazione a Sanremo arriva nel momento di massimo fulgore, con album e singoli certificati Platino, il suo tour all’insegna del sold out, riconoscimenti e nuovi progetti che stanno ridefinendo il rap italiano.

L uchè, nome d’ar -

LUCHÈ

Il mio rap contro le relazioni malate

SECONDA VOLTA

Luchè (Luca Imprudente, 45 anni) quest’anno è in gara, ma nel 2024 era salito sul palco dell’Ariston nella serata cover affiancando Geolier e altri artisti partenopei. Quest’anno per la sua serata cover ha scelto di cantare con Gialcuca Grignai, 53 anni, (nel tondo)

te di Luca Imprudente, nasce a Napoli nel 1981 e si afferma presto nella scena urban nazionale.

I primi album

co sold out allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, si prepara al Luchè Arena Tour e allo speciale concerto dell’11 luglio alla Reggia di Caserta, uno show che promette standard scenici di livello internazionale.

A Sanremo 2024 con Geolier nella serata cover Il rapper napoletano aveva già calcato il palco dell’Ariston in passato, ma solo come ospite: infatti aveva preso parte alla serata delle cover nel 2024 affiancando Geolier in un medley trionfale intitolato Strade, insieme a Guè Pequeno e Gigi D’Alessio, vincendo la serata con i brani Brivido (Guè), O primmo ammore (Luchè) e Chiagne (Geolier).

Nel 2018 pubblica l’album Potere (triplo platino), che lo consacra come icona dell’urban italiano grazie a uno stile riconoscibile, credibile e internazionale. Nel 2022 è la volta di Dove Volano Le Aquile (doppio platino), che debutta al n.1 delle classifiche Top Album e Top Vinili, seguito dal “DVLA Tour” che registra numerosi sold out nei palasport. Nel 2023, confermando la sua forza artistica, esce “DVLA Vol.2”.

Nel 2024 annuncia con Ntò il ritorno dei Co’Sang e pubblica DINASTIA, album che conquista il n.1 della Classifica Album e Formati Fisici, portandoli a suonare per due date leggendarie in Piazza del Plebiscito. Nel 2025 torna solista con Il mio lato peggiore (platino), trainato dai singoli Nessuna (oro) e Ginevra feat. Segue un tour estivo e il sold out per il primo atto del “Luchè Arena Tour 2025/2026”.

Momento d’oro

Labirinto si inserisce in un percorso già fortissimo, trainato dal successo dell’album Il Mio Lato Peggiore, certificato platino e acclamato da pubblico e critica. A consolidare il momento d’oro di Luchè c’è anche il trionfo dei singoli Nessuna e Ginevra, capaci di raggiungere la vetta delle principali classifiche streaming. Parallelamente cresce l’attesa per i suoi appuntamenti live: dopo lo stori-

A questo proposito Luchè raccontava: «Me la sto vivendo con molta tranquillità, mi sto concentrando sulle prove, sul canto, sul cercare d’imparare il brano al meglio. Poi la sera qualche pensiero un po’ d’ansia viene, ma cerco di calmarlo stando concentrato sul presente»

Cresciuto nel quartiere Marianella

Cresciuto nel quartiere Marianella, ai confini con Scampia, Piscinola, Chiaiano, Luchè iniziò il suo percorso musicale nel 1997, quando ancora era al liceo scientifico, insieme al rapper e amico Ntò, con il quale fondò i Co’Sang insieme a Denè e Dayana

Il primo brano inciso dal gruppo, Paura che passa, uscì nello stesso anno all’interno dell’album autoprodotto del collettivo napoletano Clan Vesuvio Spaccanapoli

Denè e Dayana lasciarono il gruppo, di cui restarono Luchè e Ntò

Dagli anni dei Co’Sang a oggi, Luchè ha cambiato pelle tante volte, senza mai però perdere se stesso e la sua coerenza, nel bene e nel male.

Scrive per il calore della gente

Luchè ha sempre dichiarato che lui scrive canzoni per il calore della gente e che non si aspetta nulla e i fan e non solo hanno percepito come un artista genuino che non scende a compromessi. Oggi gli artisti hanno il dovere di scuotere e il riferimento al suo album Il mio lato peggiore che lo scorso maggio ha presentato il suo progetto descrivendolo come il lato “punk della musica rap”, sottolineando il ruolo sociale dell’artista di provocare e far riflettere il pubblico.

RISO, PATATE E COZZE DI SERENA BRANCALE

Serena Brancale, 36 anni, incarna il sound e l’identità di Bari, città di mare e di incontri. A tavola la racconta riso, patate e cozze, un piatto iconico della tradizione pugliese, semplice solo all’apparenza ma ricco di carattere. Una preparazione che parla di casa, di gesti antichi e di sapori decisi. Proprio come la sua musica, unisce tradizione e personalità in un racconto autentico e vero.

di Carla De Iuliis

SERENA BRANCALE

Bari nel piatto

finché si aprono. Sgusciare le cozze e filtrare il liquido di cottura (sarà molto saporito).Sbucciare le patate e tagliarle a fettine sottili. Tritare finemente la cipolla. In una teglia da forno o di coccio, mettere un filo d’olio sul fondo e uno strato di patate. Aggiungere uno strato di riso crudo (non è necessario lessarlo prima). Distribuire le cozze sgusciate, un po’ di cipolla tritata e un mestolo del liquido filtrato delle cozze. Ripetere gli strati fino a esaurire gli ingredienti. Cospargere con pecorino, pangrattato, pepe e un filo d’olio. Coprire la teglia con carta stagnola e cuocere in forno preriscaldato a 180° per 35-40 minuti. Togliere la stagnola negli ultimi 10 minuti per far dorare leggermente la superficie. Cospargere con prezzemolo fresco tritato prima di servire. Puoi aggiungere un filo di olio crudo a fine cottura per esaltare il sapore del mare.

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