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Novella2000 - Sanremo Daily - 01.03.2026

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La vittoria di Sal Da Vinci è stata una delle più grandi emozioni della mia carriera. Perché non ho mai visto un artista darsi, soffrire, perché la sua vita è stata fatta anche di sofferenze, come la vita di tutti noi e vederlo sul palco stringere il leoncino con la Palma di Sanremo è stato davvero emozionante sia per lui sia da chi come me lo segue.

Ma non sono tanto le lacrime e le emozioni esternata ai collaboratori, ai produttori, a chi ha creato la canzone con lui (già perché ricordiamocelo le canzoni non sono mai un prodotto di una singola persona ma c’è sempre intorno a qualcuno che si offre per migliorarle, per aiutare, soprattutto per dare coraggio a un’interprete di andare fino in fondo senza riserve e senza paure del giudizio).

del direttore Roberto Alessi

La canzone era scritta dal figlio Francesco. Sal è un uomo che ha sempre avuto un grande carisma e una grande capacità di lavoro però ha conosciuto il successo dopo i 50, dopo una gavetta lunghissima e apprezzatissima da chi lo conosceva.

Già perché spesso gli artisti come Sal Da Vinci soffrono della sindrome della critica. Si sentono in obbligo di piacere, di essere apprezzati. Ma c’è una sola certezza in questo, ricordatevelo tutti cari artisti, Il pubblico: senza pubblico non si va da nessuna parte. E credo che in questo Sanremo il pubblico ha avuto la meglio sulla giuria. Ed è questa forse la grande vittoria di Carlo Conti nel suo ultimo a Sanremo. Anche perché, ed è solo un mio parere, ovviamente, il vero vincitore del festival è proprio Carlo Conti.

SANREMO 2000

E qui l’arte ha vinto col cuore

direttore editoriale Ilio Masprone
Novella2000inFestival- Direttore editoriale Ilio Masprone - Direttore Roberto Alessi - Vice direttore Carlo Faricciotti - Grafica e impaginazione Adele Ucussich - Visibilia Editrice srl iscritta al ROC con no. 37767 editrice@visibilia.finance - Stampa Tipografia Sant’Erasmo (Ospedaletti - IM) tel 0184 684030

Quest’anno compie 70 anni tondi. L’Eurovision Song Contest, in francese Concours Eurovision de la chanson, in italiano Concorso Eurovisione della Canzone, già noto come Gran Premio Eurovisione della Canzone e più semplicemente come Eurovision o Eurofestival, è il più longevo festival musicale internazionale televisivo: nacque infatti nel 1956 a Lugano.

L’intuizione fu di Sergio Pugliese, drammaturgo e giornalista, allora presidente della RAI, che propose di creare una competizione canora sul modello del Festival di Sanremo e aperta alla partecipazione dei diversi Paesi europei. L’idea trovò il sostegno di Marcel Bezençon, all’epoca direttore generale dell’UER: dopo una serie di incontri preparatori, il 19 ottobre 1955, a Palazzo Corsini alla Lungara a Roma, venne fissata ufficialmente la data di avvio del primo Festival Europeo della Canzone, che si tenne appunto l’anno dopo in Svizzera.

Da allora, a parte alcuni periodi, l’Italia è sempre stata presente, con tre vittorie (Gigliola Cinquetti nel 1964, Toto Cutugno nel 1990 e i Maneskin nel 2021). Dal 2016 la regola è che chi vince Sanremo va all’Eurovision, ma non è un obbligo: l’anno scorso, per esempio, Olly scelse di passare il testimone al secondo classificato Lucio Corsi.

Una curiosità. Nella prima metà degli anni Settanta, mentre il Festival di Sanremo attraversava una fase di progressivo calo di popolarità, la selezione italiana per l’Eurovision venne collegata alla trasmissione Canzonissima. Il vincitore del programma otteneva automaticamente il diritto di rappresentare l’Italia all’Eurovision, presentando un brano inedito, anche se la presentazione di una canzone nuova non costituiva un requisito obbligatorio per la partecipazione.

Quella Canzonissima che dopo mezzo secolo di silenzio tornerà su Raiuno,

dal 21 marzo, guidata da Milly Carlucci. Concludendo, l’Eurovision non è soltanto un evento musicale. Certo, al centro c’è la gara tra canzoni e artisti che rappresentano il proprio Paese, ma negli anni lo show è diventato molto di più.

È uno spettacolo televisivo seguitissimo, tra scenografie spettacolari, look memorabili e colpi di scena al momento del voto.

Ma è anche un grande racconto collettivo: ogni artista porta con sé un pezzo del proprio Paese, della propria cultura, della propria storia. E non mancano i momenti simbolici, le prese di posizione, le polemiche.

Insomma, l’Eurovision è sì una competizione canora, ma è soprattutto uno show che unisce spettacolo, emozioni e identità.

DOPO LA VITTORIA

ANGELINA SÌ OLLY NO

Angelina Mango, 24 anni, vincitrice nel 2024, settima all’Eurovision. Lucio Corsi, 32, secondo a Sanremo l’anno scorso, all’Eurovision al posto del vincitore Olly (Federico Olivieri, 24, nel tondo), che preferì rinunciare.

Dietro le quinte

Memorie di un fotografo

MAURIZIO D’AVANZO
UNA CERTEZZA Sanremo. Carlo Conti, 64 anni, con Maurizio D’Avanzo, 69. Conduttori e direttori artistici passano, i fotografi restano.
di Tiziana Cialdea

Era il 1979 quando seguivo il mio primo Festival». In partenza per Sanremo, il fotografo Maurizio D’Avanzo è la memoria storica dell’evento musicale e televisivo più atteso dell’anno. Quest’anno taglierà il suo personale traguardo numero 47. «Nel “mio” primo anno conduceva Mike Bongiorno. I conduttori del Festival li ho conosciuti tutti e per me, come per i miei colleghi fotografi accreditati, il Festival non è la gara sul palco, ma tutto il contorno. Nel corso delle serate siamo concentrati su quello accade e quasi non abbiamo tempo di ascoltare le canzoni. Dobbiamo focalizzarci sui look dei cantanti, che negli ultimi anni sono sempre più particolari e originali».

Capitolo conduttori: chi è stato il più disponibile in assoluto?

«Pippo Baudo: qualsiasi cosa gli chiedessimo, lui era accondiscendente. Sempre.

Poi Carlo Conti e anche Amadeus. Non li ho messi in classifica ché tutti, nei limiti del possibile, agevolano il nostro lavoro. Negli ultimi anni gli uffici stampa hanno sempre più potere: in passato era più facile relazionarsi ai personaggi, che fossero conduttori, ospiti o cantanti in gara. Ultimamente ci sono molti più filtri, non in accezione fotografica. Però non vorrei dimenticare Paolo Bonolis o Antonella Clerici, anche loro molto collaborativi».

Chi le ha reso la vita più difficile?

«Nessuno. Anche se Mike Bongiorno era più ostico di altri. E anche Claudio Baglioni, non essendo un uomo di Tv, era meno abituato ad avere gli obiettivi puntati addosso quando non era sul palco. Però noi dobbiamo fare il nostro lavoro: i giornali ci chiedono sempre immagini collaterali. Nel corso del Festival,

TUTTI LO AMANO Sanremo. Maurizio D’Avanzo con Amadeus, 63 anni. In alto, D’Avanzo tra Conti e Maria De Filippi, 64.

Baudo numero uno in tutto

«PIPPO BAUDO È STATO IL PIÙ DISPONIBILE IN ASSOLUTO. QUALSIASI COSA GLI CHIEDESSIMO, LUI ERA ACCONDISCENDENTE. SEMPRE»

infatti, funzionano molto le foto dei protagonisti in giro per Sanremo. Al bar, in farmacia, nei negozi. O semplicemente a fare una passeggiata. Amadeus, per esempio, è uno che si fa vedere in giro».

La donna più capricciosa mai passata per Sanremo?

«Georgina Rodriguez. Ci ha fatto penare, ma non la definirei capricciosa. Sicuramente era meno abituata di altre a un’attenzione così alta. Negli ultimi anni, però, le donne scelte da Amadeus le vediamo poco, perché sono protagoniste di una singola serata. Quando le co-conduttrici erano impegnate per tutta la settimana si veniva a creare un rapporto diverso. Di maggiore vicinanza. Ultimamente, al contrario, l’attenzione nei confronti delle donne del Festival da parte nostra è focalizzata quasi ed esclusivamente sugli abiti. Se sono brave o meno, se fanno gaffe o no per noi fotografi conta meno del loro look».

C’è un aneddoto legato al Festival che non dimenticherà?

CON PIPPO E CHIARA

Sanremo. Nella foto grande, Maurizio D’Avanzo e Pippo Baudo, scomparso nell’agosto dell’anno scorso. Sopra, D’Avanzo con Chiara Francini, 46 anni, co-conduttrice del Festival 2023 nella quarta serata.

«Ce ne sono tantissimi e sceglierne uno, in 47 anni, è complicato. Sicuramente ricordo una contestazione a Pippo Baudo nel 1996, quando di notte, nella piazzetta dove c’è la maggior parte dei ristoranti di Sanremo, venne appeso un manifesto funebre con scritto “Pippo Baudo è morto’’. Il giorno dopo, sul palco, lui lo fece vedere in diretta. Da un punto di vista più strettamente fotografico ricordo l’anno in cui c’era Rocio Muñoz Morales, all’inizio della sua storia con Raoul Bova. Lui la raggiunse a Sanremo e da lì partì una vera e propria caccia alla coppia. E come dimenticare quando c’era stata un’esplosione nella villa di Gabriel Garko? Le foto di lui con il collare, dentro l’ambulanza, hanno girato il mondo».

Come è cambiato il Festival da quando esistono i social?

«Come è cambiata la realtà. Oggi i personaggi si rivolgono ai follower direttamente, ma una foto sui social non riesce ad avere la stessa storia che in passato. Li raggiungevamo negli hotel, creavamo situazioni insolite e da Sanremo quei servizi venivano pubblicati sui periodici anche nelle settimane successive, se non addirittura mesi. Oggi è tutto immediato».

La vestitameglio

L’ANIMA

E LA CARNE

Sanremo. Levante

(Claudia Lagona, 38 anni, nata a Caltagirone)

è mamma di Alma Futura, nata 4 anni fa.

Sopra, Alma e la mamma con papà Pietro Palumbo, avvocato.

LEVANTE Di mare e di sole

Damiani

Bracciale, anelli e orecchini della collezione mimosa in oro bianco e zaffiri

Giorgio Armani

Abito lounguette azzurro

con dettagli di cristalli azzuri sulla scollatura a paletta e sulle spalline

Gianvito Rossi

Décolleté aperto modello Sofia Mule in color azzurro metalizzato

LA CANTANTE

SICILIANA HA

BRILLATO NON SOLO PER LA VOCE, MA

ANCHE PER LE SCELTE

DI LOOK. CON UNA

PRESENTAZIONE, SEMPLICE MA

ESTREMAMENTE ELEGANTE È RIUSCITA A PORTARE

UNA NUOVA LUCE SULL’ARISTON

Il vestitomeglio

Crivelli

Gioielli dalla collezione

Prêt-à-porter in oro e diamanti

MICHELE BRAVI

Poetica sartorialità

COLLEGHI E AMICI

Sanremo. Michele Bravi, 31 anni di Città di Castello. Sopra è con Fiorella Mannoia, 71, sua partner nella serata dei duetti. Le foto sono da Instagram.

MICHELE BRAVI

È, PER NOI, PRIMO

NEL TABELLONE

DI STILE.

L’INTERPRETE UMBRO SI È RIVELATO

IMPECCABILE TANTO NELLE ESECUZIONI QUANTO

NEGLI OUTFIT

Antonio Marras

Completo total black composto da blazerpantalone, doppiopetto e camicia con un dettaglio fiocco sul collo

SCOMMESSA

VINCENTE

Sanremo. Carlo

Conti con Gabriel Garko, 53 anni, a suo agio nel ruolo di “valletto” del conduttore e direttore artistico toscano.

DIECI ANNI FA

2016: Garko autoironico

GLI STADIO SBARAGLIANO E VINCONO, MA UN PREMIO (SIMBOLICO) VA ANCHE ALL’ATTORE, PER LA SUA

CAPACITÀ DI PRENDERSI IN GIRO CON LEGGEREZZA

Il 2016 è stato l’anno in cui l’Ariston ha deciso di smettere i panni da tribunale dell’Inquisizione per indossare quelli, decisamente più sgargianti, dell’arcobaleno. Mentre il Parlamento si accapigliava sulle Unioni Civili, Carlo Conti, monarca assoluto Rai, trasformava il Festival in una sfilata di nastri multicolor: da Noemi ad Arisa, fino a un Enrico Ruggeri mai così punk e consapevole. Il messaggio era chiaro: non più solo canzonette, ma politica pop servita in prima serata. Al timone lui, l’uomo più abbronzato della Penisola, affiancato da un trio che sembrava uscito da un esperimento sociale d’alto bordo. Gabriel Garko, bello e marmoreo, si autoironizzava tra una gaffe e l’altra, mentre Madalina Ghenea portava una bellezza quasi d’altri tempi. Ma la vera dominatrice, il terremoto che ha scosso il teatro, è stata Virginia Raffaele. Non una valletta, ma un esercito di donne: tra le sue riuscitissime imitazioni, quelle di Sabrina Ferilli, Donatella Versace, Belen e Carla Fracci. E poi, la musica. In un’edizione che sembrava apparecchiata per il trionfo dei giovani leoni dei talent, la storia ha dato un colpo di coda imprevisto. Gli Stadio, dati per outsider, sbaragliano la concorrenza con Un giorno mi dirai. Una vittoria sporca di polvere e onestà, un pezzo che parlava di padri e figlie con una grazia che ha messo in riga le urla dei ventenni. Gaetano Curreri, visibilmente commosso, ha alzato il premio dimostrando che il mestiere, quello vero, vince ancora sulla discografia usa e getta. Dietro di loro, una Francesca Michielin che, pur arrivando seconda, ha ereditato il pass per l’Eurovision dopo il gran rifiuto degli Stadio, portando la sua freschezza a Stoccolma.

Non sono mancate le pennellate di genio surreale: Elio e le Storie Tese, vestiti da Kiss e poi da enormi alieni rosa, hanno cantato una canzone fatta di soli ritornelli, Vincere l’odio, prendendo a schiaffi la banalità. E mentre un giovanissimo Francesco Gabbani saltellava tra le Nuove Proposte con Amen, anticipando la rivoluzione dell’anno successivo, il Festival chiudeva i battenti con ascolti da capogiro. Il Sanremo 2016 è stato questo: un mix di tradizione e diritti civili, dove il vecchio rock ha vinto sulla plastica e la satira ha finalmente smesso di chiedere il permesso per entrare in scena.

di Dario Lessa

di Rossella Erra

SI SONO INCONTRATI A

FESTA-CONCERTO

SI SONO PIÙ LASCIATI. E QUANDO LITIGANO, PER FARE

PACE VANNO AL VIVAIO

A VEDERE LE PIANTE

Lei è Letizia Cesarini, coltiva grandi passioni, la poesia, la teologia, si è iscritta all’università (Storia dell’Arte) e si è specializzata in Storia dell’Arte Medievale e ha scelto il suo nome d’arte come omaggio alla famosa regina di Francia. Lui è Giovanni Imparato, che ha scelto il suo nome d’arte per celebrare il mostro marino di un racconto di Dino Buzzati. Loro sono Maria Antonietta e Colombre, due cantautori uniti nella vita privata e in quella professionale: infatti sono fidanzati da oltre 15 anni e a chi chiede loro quale sia il segreto di una relazione così duratura, lei risponde: la libertà di dire sempre quello che si prova, senza paura e con comprensione.

di cuore e suoni

Si sono conosciuti a una festa di amici musicisti, in cui Letizia si esibiva subito prima di Giovanni e lui sentendola cantare e suonare rimase ammaliato, definendola una punk che sul palco faceva tutto da sé. Al momento di salire sul palco, però Giovanni ruppe una corda della chitarra e le chiese se gli poteva prestare la sua. Lei disse di sì e da lì, 15 anni fa, cominciò tutto. Il primo appuntamento fu in un negozio di dischi che frequentavano entrambi e per vedersi e conoscersi meglio quale scusa migliore che chiudersi insieme in sala prove, per lavorare a qualche canzone? Così si misero subito a scrivere canzoni insieme e il corteggiamento proseguì per giorni, perché ciascuno dei due dava il meglio di sé per conquistare l’altro e fu un momento magico. Produssero talmente tanta musica da salvarla su un hard disk rimasto chiuso in un cassetto per oltre dieci anni e riaperto da poco. Con esso hanno poi creato l’album Luna di miele, in cui c’è tutta la quotidianità felice, pur con luci e ombre, di due persone che stanno insieme da 15 anni e che scelgono di esserci ogni giorno, di impegnarsi per far funzionare il rapporto, con la complicità e la voglia di continuare a conoscersi e che anche quando c’è una discussione la si supera, come fanno loro, andando al vivaio a vedere le piante. Un modo per riconnettersi con il mondo che li circonda.

MARIA ANTONIETTA & COLMBRE

L’opinione

Il Festival di Sanremo, nella mia vita, è prima di tutto memoria e affetti. Mi riporta agli anni in cui, da ragazzo, lo si seguiva in famiglia, tutti insieme davanti alla televisione. Era un rito semplice, popolare, fatto di canzoni commentate, emozioni condivise, serate che univano generazioni diverse sotto lo stesso tetto. Sanremo, per me, nasce lì: come esperienza di comunione, prima ancora che come evento mediatico. Con il tempo, quel palco è entrato nella mia storia anche in modo del tutto inatteso. Ho avuto infatti la possibilità di calcare il palco dell’Ariston facendo parte della Nazionale di Calcio Sacerdoti, la Seleçao Sacerdoti Calcio, quando la squadra fu ospite del Festival. In particolare nel 2008, durante la 58ª edizione, quella condotta da Pippo Baudo e Piero Chiambretti, salimmo su quel palco diventando, per un attimo, segno visibile di un incontro possibile tra sport, fede e spettacolo.

Ricordo ancora con nitidezza l’emozione di scendere la famosa scalinata, stringendo il pallone tra le mani. Confesso che mi incuteva un certo timore: è ripida, solenne, quasi intimidatoria. In quell’istante ho avuto persino paura di inciampare. Dietro le quinte, poi, l’incontro con gli artisti, l’attesa, il clima sospeso tra concentrazione e festa. A questi ricordi si intrecciano anche legami di amicizia profonda. Penso all’emozione di sostenere il carissimo Filippo Neviani, in arte Nek, l’anno in cui portò a Sanremo Fatti avanti amore Condividere quel momento fu per me motivo di grande gioia e gratitudine.

Ogni anno, dunque, Sanremo è per me un insieme di ricordi ed emozioni. Anche quando non riesco a seguirlo come vorrei, a causa degli im-

pegni pastorali, resta un appuntamento che sento familiare. Perché dentro quelle canzoni, quelle luci e quelle storie, riconosco qualcosa della mia vita e della vita di tanti: frammenti di umanità che continuano a parlarsi, anno dopo anno. Ogni anno il Festival non è solo competizione. È semmai uno specchio, a volte fedele, a volte deformante, ma sempre rivelatore, della società. Le canzoni portano con sé storie, domande, ferite, sogni, desideri. In filigrana, tra una melodia che resta in testa e un ritornello da canticchiare, emerge spesso la vita reale.

Ci sono testi impegnativi, che parlano di fragilità, solitudini, amori finiti o cercati con ostinazione. Altri raccontano il disagio sociale, le inquietudini dei giovani, il bisogno di essere visti e riconosciuti. Accanto a questi, trovano spazio canzoni più leggere, apparentemente semplici, che non pretendono di spiegare il mondo ma regalano un sorriso, un’emozione immediata.

Non sempre abbiamo bisogno di parole pesanti. A volte una musica popolare, una melodia ac-

cessibile a tutti, può restituirci un po’ di serenità e farci sentire meno soli.

La varietà dei generi musicali che si incontrano a Sanremo racconta la pluralità delle anime che abitano il nostro tempo.

La musica diventa così linguaggio universale, capace di unire mondi lontani e di creare ponti là dove spesso innalziamo muri.

In fondo, ogni canzone è un atto di verità. La musica dà voce a ciò che ci abita dentro, a volte senza che ce ne rendiamo conto. Canta la nostalgia, la speranza, la rabbia, il bisogno di amore.

E proprio per questo può diventare uno strumento prezioso per guardarci dentro, per riconoscere le emozioni che attraversano il cuore e dare loro un nome. Anche la fede può dialogare con la musica, perché entrambe parlano dell’umano nella sua profondità.

DEDICATO ALLA MAMMA

Sanremo. Serena Brancale, 36 anni, ha commosso tutti dedicando la sua Qui con me alla mamma (sopra con lei) scomparsa sei anni fa.

di Don Davide Banzato

TOMMASO PARADISO

Roma nella voce e nel piatto

Carbonara

INGREDIENTI

400 g di spaghetti; 150 g di guanciale; 4 tuorli d’uovo; 80 g di pecorino romano grattugiato; pepe nero q.b.; sale grosso per l’acqua

Metti a bollire l’acqua e salala leggermente. Taglia il guanciale a listarelle e fallo rosolare in padella a fuoco medio finché diventa croccante. Spegni e tieni da parte.

In una ciotola mescola i tuorli con il pecorino e abbondante pepe. Scola la pasta al dente, trasferiscila nella padella con il guanciale e manteca fuori dal fuoco. Aggiungi la crema di uova, mescola rapidamente e, se serve, un po’ di acqua di cottura.

LA CARBONARA DI TOMMASO PARADISO

Tommaso Paradiso, 42 anni, porta al Festival l’anima contemporanea di Roma, fatta di strade vissute, parole dirette e emozioni sincere. Il piatto che meglio lo racconta è la carbonara, simbolo della cucina romana più autentica: essenziale, intensa, amatissima. Una ricetta che non ammette variazioni, proprio come il suo stile musicale, riconoscibile e immediato. Tra tradizione e modernità, musica e cucina si incontrano in un racconto schietto, profondamente romano.

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