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VENEZIA NEWS - FEBRUARY 2026

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OLYMPUS

Pertini L’arte della democrazia

20 novembre 2025 m9 - museo del ’900, venezia mestre 31 agosto 2026

MEDAGLIA

Una mostra di Con il patrocinio di M9 - Museo del ’900 via Pascoli 11, Venezia Mestre m9museum.it FB/IG @m9museum
regata

UN SOLO GHIACCIO

Èun numero del tutto speciale quello che avete tra le mani, un numero davvero Olimpico. Doppio: Venezia News + Cortina News, con due versanti di lettura e due copertine rovesciate. Di Cortina 2026 parliamo diffusamente, se non proprio esclusivamente, nell’altro versante, per l’appunto quello di Cortina News. Inutile, perciò, dilungarci ulteriormente qui su questo. Dico solo che dopo vent’anni ritorniamo a parlare delle Dolomiti in un magazine dedicato in occasione di questo meraviglioso evento di sport, cultura, intrattenimento, ma soprattutto di luce e vita. E Dio solo sa, o chi per lui, di quanta luce ci sia bisogno oggi. Un numero speciale come dicevamo doppio, che si troverà come sempre nelle edicole di Venezia e ora anche in quelle di Cortina. Doppio non sarà però il prezzo, anche se un po’ più alto del solito lo sarà. Siamo fermi a 3 euro da tempo immemore, ma come avete visto in questi anni questa rivista, questo city-magazine internazionale è cresciuto esponenzialmente in termini di immagine, confezione, ma soprattutto in termini di contenuti, ridefinendo e rinforzando in maniera più che significativa la propria identità editoriale. Rimane sempre un magazine di presentazione degli eventi, ma oggi, anche grazie al complementare e straordinario lavoro che stiamo svolgendo sul fronte digitale, dove attraverso il nostro sito e la nostra Newsletter aggiorniamo quotidianamente e comunichiamo diffusamente tutti gli eventi di tutti i settori culturali che circolarmente copriamo, sta sempre più trasformandosi in una rivista di larghe letture, dove gli eventi certo si presentano, ma in una prospettiva di ampio approfondimento, alternando agli appuntamenti in divenire le indagini storico-artistiche ed antropologiche sulla vita secolare di questa straordinaria città in cui abbiamo la fortuna di vivere e di operare. Per tutte queste ragioni, che qui solo sinteticamente vi ho illustrato, credo che ben comprenderete che questo aumento del prezzo di copertina, da 3 a 4 euro, sia un qualcosa di più che accettabile, anzi, se ce lo permettete, di dovuto, perché costruire e restituire cultura in maniera alta e approfondita, come noi riteniamo senza presunzione e senza falsa modestia di riuscire a fare, oggi sul supporto cartaceo ha un costo imparagonabile a quello di anche solo dieci anni fa. Inutile dire perché, dato che voi tutti sapete quanto sia difficile mantenere in vita di questi tempi un media cartaceo. Eppure noi resistiamo e miglioriamo, di mese in mese, di anno in anno, perché crediamo che un magazine di questa qualità possa avere ancora un sano e vitale futuro. Certo, per resistere abbiamo bisogno di tutti coloro i quali, come voi, sulla cultura scommettono perché la ritengono strumento essenziale e funzionale per vivere una vita migliore oggi, ma soprattutto domani. Per cui questo piccolo sforzo che vi chiediamo riteniamo possa da voi essere considerato assolutamente sostenibile, proprio in virtù di quello che con il massimo impegno vi offriamo su questo fronte di mese in mese. Ciò detto, sì, sono giorni olimpici, che grande bellezza! A Cortina, a Milano e nelle altre località coinvolte direttamente dall’evento, ma anche qui da noi a Venezia, dove il Carnevale si presenta sin dal suo titolo come un grande omaggio al tema del gioco, della competizio-

ne olimpica. Nello speciale che troverete qui di seguito in apertura ne parliamo diffusamente, sottolineando la vocazione secolare alla competizione sportiva, certo non sulla neve o sul ghiaccio, di questa capitale mondiale dei mari. Insomma, una vera boccata d’ossigeno pulito questa occasione, che vogliamo condividere a polmoni aperti con tutti voi, dal livello del mare ai 3.000 mt delle Tofane. Eppure, anche nel pieno di questa parentesi luminosa, ci risulta davvero difficile, per non dire impossibile, chiudere gli occhi sulla crescente, diffusa brutalità che sta piegando il mondo. Le Olimpiadi, come è noto a tutti, al tempo dei Greci rappresentavano l’occasione ludica utile anche a sospendere temporaneamente ogni forma di conflitto. Oggi parlare di questo suona anacronistico, irritantemente e tristemente ridicolo. La barbarie montante anche da noi, in quello che per 80 anni si è chiamato Occidente, ossia sinonimo di un insieme di stati fondati sulla libertà di scegliere e di esprimersi, la cosiddetta patria della democrazia, ci sta scaraventando giù da dei precipizi etici il cui fondo sembra non intuirsi nemmeno. Il remake del più cruento far west a stelle strisce firmato Donald Trump, ma non per la Settima Arte, bensì sulle strade di ogni giorno della cosmopolita America, è un qualcosa non più solo di sconvolgente attualità, ma drammaticamente una traiettoria verso gli inferi dai tratti, ogni giorno che passa, sempre più irreversibili. Non riusciamo davvero ancora a credere a ciò che assistiamo quotidianamente per mano di istituzioni incredibilmente fattesi criminali, né a sentire la montagna di menzogne volgari e affaristiche rovesciate mediaticamente da quella casa sempre meno bianca e sempre più rosso sangue da parte del boss dall’improbabile chioma arancione a capo di questa banda di farabutti che sta prendendo in mano le redini del mondo. Uno spavento che ammutolisce e gela il sangue. Il passo successivo, siamo a un attimo, è la rassegnazione, l’abitudine a tacere e ad accettare, a chiudersi nel proprio cortile finché non toccherà a noi, a ciascuno di noi. Quel grido furente e al tempo pacifico dei cittadini di Minneapolis, ICE OUT!, scesi compattamente in strada con non poco coraggio sfidando quei truci Rambo dello squadrone privato della morte di questo incredibile ceffo alla guida della più grande potenza del mondo, ci deve chiamare alla reazione, alla condivisione di questa vera e propria Resistenza verso un attacco alla libertà e al civile convivere che mai avremmo immaginato di poter più vivere un giorno, qui. In tutte le forme e in tutti i modi possibili, legali naturalmente, fin che si può.

Quindi, ecco, alla vigilia di questo inno alla gioia che sono i Giochi Olimpici non possiamo purtroppo far finta di niente solo perché da noi, ancora, si può forse girare liberi per strada senza timore di venire ammazzati da chi sarebbe deputato a proteggerci. Perché è un attimo che il virus dilaghi e prenda forma e sostanza un po’ ovunque. Per cui viva le Olimpiadi, eccome! Ma mentre ci eccitiamo tra uno slalom e l’altro, il ghiaccio delle strade di Minneapolis deve diventare casa nostra, di tutti. Contro quell’altro di ghiaccio, quell’ICE killer da estirpare civilmente quanto radicalmente.

february2026

Cincontro (p. 10 ) Marina Carr – Mirandolina coverstory (p. 14 ) Carnevale di Venezia 2026 – Olympus alle origini del gioco | Casanova | Gabriel Bella | Gran Ballo di Bridgerton | Canal Grande | Piazza San Marco | Arsenale Carnival Show | Jeux d’amour | Pierino e il lupo | Simon Boccanegra | Intervista Marco Bellano – Palazzetto Bru Zane | Venice Carnival Street Show | L’Arte della Commedia | Goldoni svelato | Agòn | Cuor | Il Ballo del Doge | The Metropole Sensual Night | Palazzina Grassi | Perplex Venice | Hard Rock Cafe | Piazza San Marco by Night | Venice Carnival @ Forte Marghera | Il Carnevale dei Ragazzi | Casa di The Human Safety Net | Fondazione Querini Stampalia | M9 – Museo del ‘900 | MUNAV – Museo Storico Navale | Carnival Diary storie (p. 46 ) Sfide Olimpiche arte (p. 50 ) Intervista Olaf Nicolai – Eisfeld II | Preview Biennale Arte 2026 | Lucio Fontana | Pertini. L’arte della democrazia | Gastone Novelli | Karen LaMonte | Murano illumina il Mondo | Fabrizio Plessi | Antonio Corradini e Luigi Ghirri | Terry Atkinson | Luc Tuymans | ABOUT: Talks | Renato D’Agostin | Horst P. Horst. | Antonio Scaccabarozzi | Jacques Cordier | Luigi Voltolina | Tintoretto | Edvard Munch | CSC Immersive & Performing Arts | Galleries musica (p. 76 ) Matisse/JAZZ | Candiani Groove | Iggor Cavalera | Miras Silk Road Collective | Andrés Barrios Trio classical (p. 80 ) La Traviata | Lo Schiaccianoci | Teatro Toniolo | Gidon Kremer & Kremerata Baltica | Musikàmera theatro (p. 88 ) People, Places & Things | Leoni Biennale Teatro: Emma Dante e Mario Banushi | Arianna Porcelli Safonov | TOP Ten | Riccardo III | Odissea/ Nessuno | Il lutto si addice ad Elettra | Teatro di Cittadinanza – Illusioni | Paradisum | Le stravaganti dis-avventure di Kim Sparrow | Tipico maschio italiano | Maddalene Factory | Comici cinema (p. 102 ) Cime tempestose | Classici Fuori Mostra | Il Mago del Cremlino | Oscar 2026 | 76. Festival di Berlino | Marilyn Monroe | Gus Van Sant | CSC Tecnologie Immersive per il Design Narrativo e la Virtual Production | Supervisioni | Trieste Film Festival | Cinefacts: North of North etcc... (p. 114 ) IUAV 100 | Giorno del Ricordo | Legacy Russell – Black Meme | Bando Cultura Fondazione di Venezia | Visite guidate nei libri | Parole: Intuizione citydiary (p. 125 ) Agende | Mostre a Venezia

N2CARNEVALE DI VENEZIA Olympus Alle origini del gioco

Carnival 2026 blends myth and tradition, art and play, fun and seduction, as a tribute to the upcoming Milan-Cortina 2026 Olympic Games. Venice thus takes the field, ideally challenging normality for a shared and widespread celebration across San Marco, the Grand Canal, the Arsenale, and the entire city. cover story p. 14

MATISSE/JAZZ

T5

Teatrino di Palazzo Grassi

Not a theatrical performance nor a traditional exhibition: Matisse/JAZZ is rather an immersive experience, a video-sound installation that invites the viewer to enter the secret rhythm of artistic creation, where music, colour, and gesture merge into a single language. musica p. 76

O N1

MIRANDOLINA

Teatro Goldoni

Playwright Marina Carr confirms as one of the most powerful voices on the contemporary scene by revisiting Carlo Goldoni’s La locandiera and setting it in presentday Dublin. A European co-production project between the national theatres of Veneto, Ireland, and Croatia, and a highlight event of the Cultural Olympics. i ncontro p. 10

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HORST

P. HORST

Le Stanze della Fotografia

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OLAF NICOLAI

Palazzo Diedo

T6

LO

SCHIACCIANOCI

Teatro La Fenice

The spectacular skating rink in the ballroom of an eighteenthcentury palace bears the signature of artist Olaf Nicolai. Berggruen Arts & Culture enriches Palazzo Diedo with a new site-specific installation, setting new boundaries for art in the city. The artist invites visitors to skate and become part of a shared common ground, balancing between fun and survival. arte p. 50 7

SFairy tale and ballet: The Nutcracker finally arrives at La Fenice, a great classic among classics. Tchaikovsky composed the music, debuting at the Mariinsky Theatre in St. Petersburg in 1892 with choreography by Lev Ivanov, and since then its success has been overwhelming. classica l p. 84

ENew exhibitions in the city. An original and unprecedented reading of the work of the German-born American photographer, going beyond the famous fashion photography that made him renowned in Vogue, and highlighting his images as a mix of architectural forms and light, a balance between rigor and sensuality. arte p. 67

In 2026, IUAV (Venice’s University Institute of Architecture) celebrates its centenary, retracing a history that began in 1926 and, strengthened by this, looking to the future. A year of exhibitions, conferences, seminars, workshops, and public events will enliven the university and a city that, more than any other, tests the relationship between space, environment, and human life. etcc... p. 114

ACCENDERE LA FIAMMA

In molte parti del mondo assistiamo a un palese disprezzo per i diritti e le libertà delle donne. In qualsiasi società che si definisca umana, questo non dovrebbe accadere

Le Olimpiadi, simbolo di incontro tra i diversi Paesi del mondo, e la tradizione e le radici della terra che le ospita: nasce da questa fusione “glocal” l’idea di riprendere Carlo Goldoni, padre del teatro veneto, e di mettere in gioco un meccanismo di trasformazione contemporanea de La locandiera Il risultato, che a giorni verrà svelato, è Mirandolina, una coproduzione internazionale firmata dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con l’Abbey Theatre – Teatro Nazionale d’Irlanda e il Teatro Nazionale Croato di Fiume – HNK Rijeka.

Il nuovo testo ambientato ai nostri giorni è stato affidato a una delle voci più potenti e originali del teatro europeo contemporaneo, l’irlandese Marina Carr. In una mirabile sintesi di elementi tradizionali con altri propri del canone classico, Carr affronta temi quali l’abbandono, il tradimento, la vendetta, l’emarginazione, la violenza, in una chiave di lettura attualissima. Le connessioni tra epoche – il ‘700 goldoniano e il presente – e culture – quella italiana e quella irlandese – crea ulteriori agganci e chiavi di lettura all’interno di una scrittura intensa e asciutta, che indaga senza lasciare scampo gli abissi dell’animo umano.

La pièce è ambientata in una locanda di Dublino, dove Mirandolina lavora a contatto con uomini che la bramano e sono disposti a tutto pur di sottometterla al loro volere. L’intelligenza della giovane le permette di tener testa a tutti i suoi spasimanti. Con maestria e ironia Mirandolina si fa persino beffe di loro. Ma il volere maschile non assecondato si dimostra capace di gesti terribili, tramutandosi in crudele violenza.

Mirandolina 13-15 febbraio Teatro Goldoni www.teatrostabileveneto.it

Il progetto è interamente realizzato tra l’Irlanda e il Veneto: oltre alla drammaturgia della Carr, la regia è affidata a Caitríona McLaughlin che guida un cast di attori e attrici italiane. A vestire i panni di Mirandolina è Gaja Masciale, sul palcoscenico con Alex Cendron, Denis Fasolo, Riccardo Gamba, Margherita Mannino, Giancarlo Previati, Massimo Scola, Andrea Tich e Sandra Toffolatti. Lo spettacolo, in italiano sovratitolato in inglese, è realizzato nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026 e, dopo la presentazione alla stampa svoltasi a Treviso il 28 gennaio scorso, sarà rappresentata al Teatro Dal Monaco di Treviso (5-8 febbraio), al Teatro Goldoni di Venezia (13-15 febbraio) e al Teatro Verdi di Padova (17-22 febbraio), per poi seguire a Verona, a Rijeka in Croazia, a Milano e Dublino.

A pochi giorni dalla prima, abbiamo potuto incontrare Marina Carr.

Uno spettacolo, fortemente voluto dal direttore artistico del Teatro Stabile del Veneto, Filippo Dini, che si inserisce nel programma ufficiale delle Olimpiadi della Cultura Milano-Cortina 2026, che debutta il 5 febbraio al Teatro Del Monaco di Treviso, alla vigilia dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici Invernali. Come sta vivendo questi momenti prima del debutto?

Sono giornate davvero emozionanti. Ho partecipato alla prima settimana di prove e tornerò il 26 per l’ultima. È sempre stimolante e divertente ascoltare gli attori parlare dei loro ruoli: sono un’ottima compagnia. Inoltre, mi sento molto fortunata di poter lavorare di nuovo con la regista Caitríona McLaughlin. Senza contare il piacere aggiunto di trovarmi a Treviso, una città incantevole e piacevolmente esplorabile a piedi.

Intervista Marina Carr | Mirandolina da La locandiera di Carlo Goldoni

The Olympic Games, a symbol of encounter among nations from around the world, and the traditions and roots of the land that hosts them: from this “glocal” fusion emerges the idea of revisiting Carlo Goldoni, the father of Venetian theatre, and activating a process of contemporary transformation of La locandiera. The result, soon to be unveiled, is Mirandolina, an international co-production by Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, the Abbey Theatre – National Theatre of Ireland, and the Croatian National Theatre of Rijeka – HNK Rijeka. The new text, set in the present day, has been entrusted to one of the most powerful and original voices in contemporary European theatre: the Irish playwright Marina Carr. In a remarkable synthesis of traditional elements and features drawn from the classical canon, Carr addresses themes such as abandonment, betrayal, revenge, marginalisation, and violence, through a strikingly contemporary lens. The connections between different eras – the eighteenth-century world of Goldoni and the present – and cultures – the Italian and the Irish –create further layers and interpretative keys within an intense and restrained writing style that probes, without respite, the depths of the human soul. The play is set in a Dublin inn, where Mirandolina works among men who desire her and are willing to do anything to bend her to their will. Her intelligence enables her to hold her own against all her suitors. With skill and irony, she even makes fun of them. Yet male desire left unfilled proves capable of terrible acts, ultimately turning into brutal violence. The project has been developed entirely between Ireland and the Veneto region. Alongside Carr’s dramaturgy, the direction is entrusted to Caitríona McLaughlin, who leads a cast of Italian actors. Gaja Masciale plays Mirandolina, sharing the stage with Alex Cendron, Denis Fasolo, Riccardo Gamba, Margherita Mannino, Giancarlo Previati, Massimo Scola, Andrea Tich, and Sandra Toffolatti. Performed in Italian with English surtitles, the production is part of the Milan-Cortina 2026 Cultural Olympiad. Following its press presentation in Treviso on January 28, it will be staged at Teatro Dal Monaco in Treviso (February 5-8), Teatro Goldoni in Venice (February 13-15), and Teatro Verdi in Padua (February 17-22), before touring to Verona, Rijeka in Croatia, Milan, and Dublin. A few days before the premiere, we had the opportunity to meet Marina Carr.

A production strongly championed by Filippo Dini, Artistic Director of the Teatro Stabile del Veneto, Mirandolina is part of the official programme of the Milan–Cortina 2026 Cultural Olympiad and will premiere on 5 February at the Teatro Mario del Monaco in Treviso, on the eve of the opening of the Winter Olympic Games. How are you experiencing these days leading up to the debut?

Very exciting days. I was at the first week of rehearsals and will return on the 26th for the final week. It is always interesting listening to actors talk about their parts. They are excellent company and great fun to be around. Also, I have the good fortune to be working again with director Caitríona McLaughlin. Not to mention the added treat of rehearsing in Treviso, this charming and very walkable city.

Marina Carr
Gaja Masciale

i ncontro

MARINA CARR MIRANDOLINA

Quali sono gli ingredienti fondamentali per la creazione di uno spettacolo in coproduzione internazionale (Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Abbey Theatre di Dublino –Teatro Nazionale d’Irlanda e Teatro Nazionale di Fiume, HNK Rijeka, Croazia)?

Gli ingredienti essenziali sono fiducia reciproca e numerose conversazioni sul lavoro che stiamo portando avanti. I direttori artistici, Filippo Dini e Caitríona McLaughlin, sono straordinari: fin dall’inizio si sono mostrati aperti al confronto e fonte continua di ispirazione, creando un ambiente in cui tutti noi possiamo esprimerci liberamente e al meglio.

Più che il testo di Carlo Goldoni, sono i caratteri dei personaggi de La locandiera i veri protagonisti di Mirandolina. Com’è nata l’idea di questa nuova riscrittura? E quali tracce di modernità ha riscontrato nel testo del drammaturgo veneziano?

I personaggi di Goldoni sono vivi e vibranti. Il dialogo tra i sessi è un tema eterno e le opere di Goldoni sotto questo aspetto sono davvero straordinarie.

Per Goldoni, Mirandolina incarnava il prototipo della “donna nuova”, non più una Colombina al soldo del padrone, ma una donna indipendente e determinata. Un’apertura al futuro. Lei, ora che il futuro si è compiuto, mostra tutta la precarietà, la fragilità e la disillusione di un’umanità maschile e femminile, sempre più distante. Quale idea di femminile e di maschile emerge dalla nuova Mirandolina?

Penso che a emergere sia soprattutto la differenza tra uomini e donne: ciò che gli uomini vogliono, ciò che le donne vogliono, le nostre supposizioni e i nostri pregiudizi nei confronti dell’altro. Ma anche la continua battaglia per l’uguaglianza in una guerra tra i generi sempre più divisa e inasprita.

Quali altre suggestioni letterarie, di altri linguaggi, della realtà stessa, si intrecciano in scena?

Le mie influenze letterarie provengono da ogni parte: teatro, poesia, prosa, pittura, cinema. Ho i miei autori preferiti, ma cambiano ogni cinque minuti. Virginia Woolf rimane una costante, mentre altri vanno e vengono. In questo momento sto leggendo The Blue Flower di Penelope Fitzgerald. Amo Tolstoj, Emily Brontë, Anne Carson, Beckett, Tennessee Williams. Leggo anche molta mitologia e ho sempre a portata di mano un volume di Yeats.

Dalla sceneggiatura alla messa in scena. Mirandolina è frutto di una stretta collaborazione tra lei e la regista Caitríona McLaughlin, direttore artistico dell’Abbey Theatre di Dublino. Quali gli elementi salienti di questo processo creativo condiviso?

Lavoro costantemente a stretto contatto con Caitríona, che per me rappresenta un punto di confronto fondamentale e una fonte continua di ispirazione. A questo punto della nostra collaborazione abbiamo sviluppato un linguaggio tutto nostro, un modo di capirci al volo. Adoro il modo in cui prende in mano lo spettacolo e lo rende completamente suo. È un’artista di grande visione e apprezzo profondamente il tempo che passo lavorando con lei.

La scelta degli attori, tutti italiani, giovani e assolutamente talentuosi, in primis Gaja Masciale con Alex Cendron, Denis Fasolo, Riccardo Gamba, Margherita Mannino, Giancarlo Previati, Massimo Scola, Andrea Tich e Sandra Toffolatti. Quali sono state le sue indicazioni nella restituzione del testo?

Parlo con gli attori del background dei loro personaggi e rispondo, per quanto posso, sul significato delle battute quando richiesto. In realtà non fornisco molte indicazioni, perché sono tutti molto preparati e capaci di svolgere il lavoro necessario in autonomia, avendo anche Caitríona come guida.

La nuova Mirandolina sarà occasione anche per un forte impegno sociale contro la violenza di genere. Quale il messaggio che ha voluto manifestare attraverso la sua scrittura potente e asciutta?

La violenza contro le donne ci riguarda tutti. È sempre sconvolgente e terrificante quando si verifica. Il fatto che le donne siano spesso bersaglio della rabbia e dell’iper aggressività maschile sembra essere radicato nella struttura stessa della società. In molte parti del mondo assistiamo a un palese disprezzo per i diritti e le libertà delle donne. In qualsiasi società che si definisca umana, questo non dovrebbe accadere.

Il teatro sembra mostrare una costante vitalità che a differenza del cinema può ritenersi stabile. Lei è una delle più importanti drammaturghe del panorama internazionale, come considera la situazione del teatro contemporaneo in Europa?

E quali le direzioni necessarie da percorrere?

Non so bene come rispondere, perché penso che il teatro si trovi in uno stato molto precario. C’è un appiattimento della nostra sensibilità, un’impazienza e un rifiuto di ciò che non è immediatamente spiegabile. Stiamo perdendo la capacità di comprendere la metafora. Esaltiamo la ragione a scapito dell’immaginazione e, durante tutto questo tempo, non abbiamo idea di chi siamo. Per citare Novalis: «Essere vivi non è uno stato naturale».

Catriona McLaughlin © Rich Davenport

What are the essential ingredients in the creation of an international co-production such as this one, involving the Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, the Abbey Theatre of Dublin – Ireland’s National Theatre, and the Croatian National Theatre in Rijeka (HNK Rijeka)?

The essential ingredients are good faith and many conversations about the work. Filippo Dini and Caitriona MacLoughlin are wonderful Artistic Directors. From the beginning, they have been open and inspiring about this project and have created an environment that allows us all to flourish.

More than Carlo Goldoni’s text itself, it is the characters of La locandiera that stand at the centre of Mirandolina. How did the idea for this new rewriting come about? And what traces of modernity did you identify in the work of the Venetian playwright?

Goldoni’s characters are vital and full blooded. The conversation between the sexes is eternal and Goldoni’s plays are striking in that respect.

For Goldoni, Mirandolina embodied the prototype of the “new woman”: no longer a Colombina in the service of a master, but an independent and determined woman. An opening towards the future. Now that this future has come to pass, she reveals the precariousness, fragility and disillusionment of both male and female humanity, increasingly distant from one another. What idea of the feminine and the masculine emerges from this new Mirandolina?

I suppose the difference between men and women is what emerges. What men want. What women want. Our assumptions and prejudices with regard to the other. Also the ongoing battle for equality in a divided and embittered war between the sexes.

What other literary influences, other languages, or elements drawn from reality itself are interwoven on stage?

My literary influences are from everywhere, theatre, poetry, prose, painting, cinema. I have my favourites but they change every five minutes. Virginia Woolf remains a constant while others come and go. Right now I am reading Penelope Fitzgerald’s The Blue Flower. I love Tolstoy, Emily Bronte, Anne Carson, Beckett, Tennessee Williams. I also read a lot of myths and always have a volume of Yeats to hand.

From dramaturgy to staging: Mirandolina is the result of a close collaboration with director Caitríona McLaughlin, Artistic Director of the Abbey Theatre in Dublin. What were the key elements of this shared creative process?

I work constantly and closely with Caitríona. She is a great sounding board for me and an inspiring collaborator. We have a short hand at this stage. I love the way she takes the play away and makes it her own. She is an artist of great vision and I relish the time I spend working with her.

The cast – entirely Italian, young and exceptionally talented – includes Gaja Masciale alongside Alex Cendron, Denis Fasolo, Riccardo Gamba, Margherita Mannino, Giancarlo Previati, Massimo Scola, Andrea Tich and Sandra Toffolatti. What guidance did you offer the actors in their interpretation of the text?

I talk to the actors about the background of their characters and answer as best I can about line meanings when questions arise. Really, I don’t provide much guidance, as they are highly trained to do the necessary work themselves and they have Caitríona as their guide.

This new Mirandolina also becomes an opportunity for a strong social stance against gender-based violence. What message did you intend to convey through your powerful and incisive writing? Violence against women is something that concerns us all. It is always shocking and terrifying when it occurs. Women as the butt of male rage and hyper aggression seems to be embedded in the fabric of society. In many parts of the world we see blatant disregard for the rights and freedoms of women. In any society that calls itself humane this should not be the case.

Theatre seems to display a constant vitality which, unlike cinema, can be considered quite stable. As one of the leading playwrights on the international scene, how do you view the current state of contemporary theatre in Europe? And which directions do you believe it must now pursue?

I don’t know how to answer this because I think theatre is in a very precarious state. There is a dumbing down in our sensibility. An impatience and a rejection of what is not immediately explicable. We are losing our capacity for metaphor. We laud reason at the expense of imagination and all the time we haven’t a clue who we are. To quote Novalis, “Being alive is not a natural state.”

Cast Mirandolina © Serena Serrani

cover story

GIOCHI DI CARNEVALE

Olympus – Alle origini del gioco / The origins of the game è il titolo del Carnevale di Venezia 2026, che rimanda alla mitologia e all’armonia del corpo e della mente, ma anche alla Venezia dei secoli passati, dove il Carnevale era un grande palcoscenico di competizioni, spettacoli acrobatici e prove di abilità collettiva, che anticipavano lo spirito delle moderne Olimpiadi. Dalle Forze d’Ercole, in cui i rappresentanti dei sestieri della città si cimentano in vere e proprie sfide agonistiche, alle acrobazie, alle regate, ai tornei nelle calli, nei campi e in Piazza San Marco, Venezia ha trasformato la competizione in spettacolo e la sfida in festa.

Per questo La festa del Giovedì Grasso in Piazzetta di Gabriel Bella della Collezione della Fondazione Querini Stampalia diventa il manifesto perfetto di questa edizione

Gabriel Bella, La festa del Giovedì Grasso in Piazzetta, olio su tela, post 1779 - ante 1792
courtesy Fondazione Querini Stampalia

carnival art

EXHIBITIONS

Nei

panni di Casanova Palazzo

e Fondazione Cini, andata e ritorno nella vita del libertino

Avete ragione, Casanova era il tema del Carnevale 2025, che coincideva con i 300 della nascita del famosissimo libertino, tuttavia Venezia, le maschere e il Carnevale, anche se Olimpico, non possono non essere distratti almeno per un momento dal suo inconfondibile fascino. Suggeriamo caldamente di seguire le sue tracce andando, prima tappa di un percorso articolato, a Palazzo Cini a San Vio, dove nella mostra Casanova e Venezia è possibile immergersi nell’atmosfera unica del Settecento veneziano, aggirarsi per le sale e scoprire scorci, vedute e personaggi familiari a Giacomo per poterne conoscere gli esordi, la formazione, i riferimenti, gli amici in città. Consigliato il dress code “Settecento” per un’esperienza davvero unica. La seconda tappa, sull’Isola di San Giorgio, è un vero cambio di passo, un salto spazio-temporale, per cui il visitatore veste i panni di Casanova, in un certo senso vive i suoi interessi, le sue passioni, i suoi studi e le sue superstizioni, i suoi drammi, comprese le sue rocambolesche fughe. Non vogliamo svelare troppo, ma la Fondazione Cini, grazie al lavoro incredibile del Centro Digitale ARCHiVe, offre un’esperienza immersiva reale e ad altissimo profilo culturale. Casanova e l’Europa. Opera in più atti è un vero e proprio viaggio attraverso un’Europa in trasformazione, seguendo Giacomo nei poli culturali del continente dell’epoca, per restituire i suoi molteplici volti e le innumerevoli sfaccettature del suo tempo. Una sorprendente macchina scenica, che si dipana

lungo le sale, ideata da Massimo Checchetto, direttore degli allestimenti scenici Fondazione Teatro La Fenice, nonché direttore artistico del Carnevale di Venezia, che ha dato corpo a un viaggio narrativo costruito per frammenti, intervalli, movimenti, apparizioni, dove il filo conduttore insegue gli interessi di Casanova, le sue relazioni, i temi che ha affrontato come scrittore anche nelle sue Memorie, i luoghi che ha visitato e le grandi città europee. Ma, come dicevamo, non è un percorso solo suggestivo e coinvolgente, le ricerche dei diversi Istituti della Fondazione Cini, fulcro del lavoro del Centro Digitale ARCHiVe, hanno coniugato arte, nuove tecnologie e linguaggi digitali, condensati in un corpus di tre video-installazioni realizzate dalla regista Sara Francesca Tirelli. Da non perdere! M.M.

ENG Casanova may have been the theme of Carnival 2025, but his allure inevitably returns in Venice. The suggested itinerary begins at Palazzo Cini, where the exhibition Casanova e Venezia immerses visitors in the atmosphere of the eighteenth century, revealing the world that shaped young Giacomo. The journey continues on San Giorgio Island with Casanova e l’Europa. Opera in più atti, an immersive experience created by Fondazione Cini and the ARCHiVe Digital Center. Here the visitor steps into Casanova’s passions, studies, travels, and legendary escapes, following him across the cultural capitals of his time. Massimo Checchetto’s scenographic design unfolds as a narrative machine of fragments and apparitions, enriched by three video installations by Sara Francesca Tirelli. A multisensory exploration that blends art, technology, and history. Casanova e Venezia Palazzo Cini

Casanova Expanded di Sara Tirelli

Un grande palcoscenico brulicante La bella Venezia di Gabriel Bella

Nel Settecento Venezia ha la fama di essere la più intrigante e contraddittoria delle capitali europee. Il pittore Gabriel Bella (Venezia, 1730? – 1799) ne celebra la bellezza, i riti del potere, le feste pubbliche sacre e profane e le occasioni di svago. Osserva la città con una precisione e una sensibilità fotografica: inquadra, isola, registra. Compone come se avesse tra le mani un obiettivo capace di cogliere il movimento e l’immobilità, la folla e il dettaglio, l’eccezionale e l’ordinario. E restituisce con precisione la densità e la teatralità del mondo veneziano.

Gabriel Bella si mescola così alla città e attraverso le sue opere ci guida tra calli e campielli, lasciandosi e lasciandoci sorprendere. Le sue opere conservano freschezza, un’energia di scoperta, la stessa di chi si avventura senza meta e trova nella vita urbana un teatro sempre aperto.

Il tema del Carnevale 2026, Olympus – Alle origini del gioco / The origins of the game, ispirato ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina, ha scelto tra le 69 tele di Gabriel Bella che compongono il corpus che appartiene alla Fondazione Querini Stampalia il dipinto La festa del Giovedì Grasso in Piazzetta, a testimonianza di come nel Settecento le maggiori attrazioni del Carnevale fossero cacce, sport all’aria aperta, regate, corse, sfide e lotte, un insieme di giochi e di rituali tradizionali – come lo Svolo del Turco immortalato nell’opera-manifesto del Bella – che riscuotevano grande successo tra patrizi, mercanti e popolani. Il Carnevale culminava proprio con il Giovedì Grasso: la piramide umana delle Forze d’Ercole, i giochi di Piazza e la costruzione di un’imponente struttura architettonica, detta Machina, che

animava la giornata con musiche e fuochi d’artificio. Venezia era la città del divertimento a tutto tondo. Il magico Carnevale era così sfrenato nell’epoca del Bella che sembrava durare tutto l’anno!

Bella la vita a Venezia è lo spin-off di questo Carnevale, la mostra che non si può perdere: alla Fondazione Querini Stampalia infatti l’intera collezione dei dipinti di Gabriel Bella trasporta il visitatore direttamente nello spirito autentico e libero del Carnevale del Settecento. L’artista ci mostra una società che si guarda allo specchio e si mette in scena, che celebra sé stessa, orgogliosa e consapevole del proprio splendore e forse ancora inconsapevole del proprio destino, come in un perfetto Carnevale. M.M.

ENG In the eighteenth century, Venice was famed as Europe’s most fascinating and contradictory capital, a world

Gabriel Bella captured with striking, almost photo-like clarity. His paintings isolate gestures, crowds, rituals, and everyday scenes, revealing the city’s theatrical density and its constant interplay between spectacle and daily life.

For Carnival 2026, inspired by the Olympic theme, the chosen emblem is Bella’s La festa del Giovedì Grasso in Piazzetta, which reflects how Carnival once revolved around outdoor games, competitions, regattas, and daring feats like the Svolo del Turco Giovedì Grasso – Fat Thursday marked the climax, with human pyramids, public games, and the grand “Machina” animating the square with music and fireworks.

The exhibition Bella la vita a Venezia at Fondazione Querini Stampalia presents all 69 of Bella’s canvases, immersing visitors in the exuberant, year round spirit of eighteenth century Carnival – a society proudly staging itself, radiant and unaware of the fate awaiting it.

Bella la vita a Venezia
Fino 12 aprile Fondazione Querini Stampalia, Castello 5252 querinistampalia.org
Gabriel Bella, La festa del 2 febbraio a S. Maria Formosa, Fondazione Querini Stampalia

31.01

GRAN BALLO DI CARNEVALE

CON BRIDGERTON

Piazza San Marco

6.02

ONE WEEK + NEIGHBORS

Omaggio a Buster Keaton

Palazzetto Bru Zane

8.02

17. CARNEVALE INTERNAZIONALE DEI RAGAZZI

Ca’ Giustinian

14.02

SIMON BOCCANEGRA

Teatro La Fenice

1.02

FESTA VENEZIANA

Corteo acqueo

Canal Grande

12.02

IL TAGLIO DELLA TESTA DEL TORO

Piazza San Marco

6.02

ARSENALE WATER SHOW Il richiamo di Olympia Arsenale

7.02

PERPLEX CARNIVAL PARTY Arsenale

7.02

13.02 MIRANDOLINA Teatro Goldoni

PROCLAMAZIONE DELLA MARIA DELL’ANNO Piazza San Marco

17.02

IN AMORE E IN GUERRA TUTTO È LECITO

Una coincidenza astrale, o forse una mirata pianificazione, ha fatto registrare la concomitante uscita della quarta stagione della serie Netflix pluripremiata dalla critica e adorata dal pubblico, Bridgerton di Shonda Rhimes, con l’apertura del Carnevale di Venezia. Come in un fantasmagorico Truman Show, il 31 gennaio all’imbrunire Piazza San Marco diventa la sala da ballo di casa Bridgerton. Siamo nell’Inghilterra di inizio XIX secolo, e va in scena – è il caso di dirlo – il Gran Ballo di Carnevale con orchestra dal vivo e una compagnia di ballo affollata, ospiti, figuranti e tantissimi fiori. Dress code: naturalmente Regency.

carnival traditions

DOVE TUTTO SCORRE

Dal

Canal Grande a Piazza San Marco, il Carnevale ritrova ogni anno le sue tradizioni più antiche, tra leggenda, spettacolo e memoria collettiva

CANAL GRANDE

Il Carnevale si apre ufficialmente domenica 1 febbraio con la Festa Veneziana, un corteo di imbarcazioni storiche in legno che attraversa il Canal Grande, trasformando per qualche ora la via d’acqua più famosa al mondo in uno straordinario palcoscenico a cielo aperto. Fieramente in testa alla parata, la mitica Pantegana –gigantesco topo di cartapesta diventato simbolo del Carnevale popolare veneziano – avanza in trionfo fino al Ponte di Rialto, pronta a “esplodere” in un tripudio di coriandoli, stelle filanti e fumi colorati. Un centinaio di barche tradizionali decorate con cura artigianale e condotte da vogatori mascherati, parte alle ore 11 da Punta della Dogana per raggiungere Rialto, in una processione fluida, cangiante, mai identica a sé stessa. Gondole, sandoli e caorline si alternano in un equilibrio spontaneo, dove ogni equipaggio porta in acqua un frammento della propria storia, tra ironia, memoria e invenzione. Accompagnato dagli applausi di centinaia di persone assiepate sulle rive, il corteo giunge infine in Erbaria, dove la festa prosegue tra balli, musica e sapori della tradizione veneziana: dalle dolci frittelle ai cicheti, il Carnevale ritrova qui la sua dimensione più quo-

tidiana e condivisa, fatta di incontri, soste e racconti. Una giornata di folklore vivo, aperta a tutti, che inaugura la Festa restituendogli il suo volto più autentico.

ENG The Carnival officially opens on Sunday, February 1 with the Festa Veneziana, a procession of historic boats sailing along the Grand Canal and turning the world’s most famous waterway into an open -air stage. Leading the parade is the iconic Pante gana, a giant papier-mâché rat and symbol of Venice’s popular Carnival, which triumphantly reaches Rialto before “exploding” into clouds of confetti and coloured smoke. Around a hundred traditional boats, crafted and decorated with care and rowed by masked vogatori, depart from Punta della Dogana at 11 a.m. and glide toward Rialto in a lively, ever- changing procession. The celebration continues with music, dancing, and Venetian food, restoring Carnival to its most authentic, shared, everyday spirit.

Festa Veneziana – Corteo acqueo

1 febbraio h. 11 da Punta della Dogana a Rialto, Erbaria carnevale.venezia.it

PIAZZA SAN MARCO

Nonostante la diffusione ormai capillare del Carnevale in tutto il centro storico e fino alla terraferma e oltre, il cuore pulsante e centro gravitazionale permanente della Festa rimane, regina, Piazza San Marco. Da secoli meta sognata e agognata dai migliaia di visitatori che affollano la città con meravigliose maschere e costumi tra i più estrosi, oggi impegnati a farsi immortalare dai turisti o a sfilare per il Concorso della Maschera più Bella, che accompagna l’intera durata del Carnevale.

Il Palco di Piazza San Marco, struttura realizzata in legno, quest’anno decorata con motivi che rimandano al tema Olympus, accoglie alcuni degli eventi più celebrati e antichi della festa, in una città che sa vivere ancora nel presente il fascino del suo glorioso passato. Tra i momenti più attesi, sabato 7 febbraio, si rinnova la tradizione della Festa delle Marie, con il corteo acqueo delle dodici fanciulle che da Campo Santa Sofia percorre il Canal Grande fino ad approdare in Piazza, dove sfileranno in sontuosi costumi d’epoca e saranno presentate al pubblico. Sullo stesso palco, Martedì Grasso 17 febbraio (h.16), verrà proclamata la Maria vincitrice dell’edizione 2026. Una tradizione recentemente rinnovata che affonda le sue radici in tempi antichi, mescolandosi con la leggenda. Si narra infatti che nel X secolo, il 31 gennaio, durante una cerimonia collettiva di nozze nella cattedrale di San Pietro in Castello, un gruppo di pirati istriani fece irruzione, rapendo le giovani spose con le loro doti. La reazione della città fu immediata: nel giro di poche ore, con l’aiuto dei Caorlotti, i Veneziani rintracciarono i predoni nei pressi dell’attuale Porto Santa Margherita e riuscirono a liberare le ragazze. In ricordo di tale impresa, il 2 febbraio, giorno della Purificazione di Maria, venne istituita la Festa delle Marie. Ogni anno dodici giovani, le più belle appartenenti ai ceti più poveri, sfilavano in città, ornate di gioielli e abiti preziosi, ricevendo da altrettante famiglie patrizie una dote per contrarre matrimonio. Accanto alla Festa delle Marie, il Giovedì Grasso trasforma il palco di Piazza San Marco nella scenografica rievocazione del Taglio della Testa del Toro, affidata alla Compagnia L’Arte dei Mascareri con la collaborazione della Compagnia teatrale Pantakin. Lo storico rito del “sacrificio” dell’animale ricorda la vittoria del Doge Vitale Michiel II nel 1162 sul patriarca Ulrico di Aquileia e sui

suoi dodici feudatari ribelli: in memoria del tentativo di insurrezione ogni anno i successori di Ulrico dovevano inviare in risarcimento al Doge un toro, dodici pani e dodici maiali. Il toro-patriarca e i dodici porci-feudatari vengono messi allo scherno della pubblica piazza con un rituale che culmina nello spettacolare taglio della testa del toro – nessun animale è assolutamente coinvolto nella spassosissima ricostruzione odierna!

Altro appuntamento irrinunciabile è il Carnevale delle Tradizioni (16 febbraio ore 15.30), a cura dell’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia (Unpli), che porta ogni anno in Piazza San Marco la grande sfilata dei Carnevali d’Italia, grazie alla partecipazione di numerose delegazioni provenienti da varie regioni italiane, offrendo al pubblico un caleidoscopico viaggio tra diverse maschere e tradizioni, con musiche e danze dal nord al sud del Paese.

ENG Piazza San Marco remains the vibrant heart of Venice’s Carnival, drawing thousands of visitors in elaborate masks and costumes who parade, pose for photos, and compete in the Most Beautiful Mask contest. The wooden stage in the square, decorated this year with Olympus-inspired motifs, hosts many of the festival’s most iconic events. Among the highlights is the historic Festa delle Marie on February 7, when twelve young women arrive by boat along the Grand Canal before presenting themselves to the public in splendid period dress. The winning Maria will be crowned on Mardi Gras, February 17. The tradition dates to the 10th century, recalling the rescue of kidnapped brides and the establishment of a yearly celebration honouring them.

On Fat Thursday, the stage becomes the setting for the playful re-enactment of the “Beheading of the Bull,” symbolizing the 1162 victory of Doge Vitale Michiel II over rebellious feudal lords, now performed humorously with no real animals involved.

Another key event is the Carnival of Traditions on February 16, when delegations from across Italy fill the square with regional masks, music, and dances, offering a colourful journey through the country’s diverse folklore.

Festa delle Marie | Taglio della Testa del Toro | Carnevale delle Tradizioni 7, 12, 16, 17 febbraio carnevale.venezia.it

carnival show

ARSENALE

SULLE ORME DEGLI DEI

Nel solco del tema olimpico che ispira il Carnevale 2026, Il Richiamo di Olympia trasforma mito, competizione e gioco in un’esperienza spettacolare sull’acqua: con l’Arsenale Water Show la Darsena Grande torna a farsi “Teatro Totale”, dove performance, tecnologia e narrazione si fondono in un racconto immersivo, assolutamente tangibile e non virtuale, ad altissimo impatto emotivo. Va in scena la storia di Alvise il Pescatore, uomo mortale che dalla Laguna sogna l’immortalità degli dèi: per conquistarla affronta cinque prove, attraversando gli elementi tra vittorie, sfide e continui confronti. A guidarlo in questa impresa eroica è la voce di Olympia, musa ispiratrice di forza e determinazione. Alvise si colloca idealmente nella lunga tradizione del viaggio iniziatico della letteratura occidentale, dall’Ulisse omerico a quello dantesco, fino ai miti di ascesa e sfida agli dèi, da Icaro agli eroi olimpici. Il suo percorso non è solo fisico, ma simbolico: un cammino tra audacia e consapevolezza, dove il desiderio di elevazione si misura con i propri limiti.

La drammaturgia, firmata da Rocco Anelli e diretta da Enrica Crivellaro, si articola in quadri che attraversano mito classico e sensibilità contemporanea, accompagnati dalle voci di Federica Basile e Luciano Roman e da una partitura sonora ideata ad hoc. La scenografia, curata da Antica Proietteria, Viorica Water Show e Moonlight Light Show, tramuta lo specchio d’acqua dell’Arsenale in un tripudio di suoni e colori: fontane coreografiche, videoproiezioni, giochi di luce ed effetti speciali costruiscono un’architettura visiva in continuo movimento, elevando il racconto in una dimensione quasi onirica. Acrobati, danzatori e performer – tra flyboard, foil elettrici e teatro fisico – danno corpo agli dèi, agli eroi e alle

Il Richiamo di Olympia

6-8; 12-17 febbraio h. 18.45/21 Darsena Grande, Arsenale carnevale.venezia.it

forze elementari, componendo una partitura corale in cui gesto, tecnica e spettacolarità dialogano con la tradizione delle imbarcazioni storiche della Cavana Tintoretto, guidate da Gloria Rogliani. Appuntamento tra i più emblematici del Carnevale degli ultimi anni, l’Arsenale Water Show nell’edizione 2026 incarna lo spirito olimpico, invitandoci a guardare oltre la sfida, verso quella che oggi rappresenta l’unica autentica vittoria: la pace. C.S.

ENG The 2026 Arsenale Water Show, inspired by the Olympic theme of the upcoming Carnival, transforms Venice’s Darsena Grande into a vast “Total Theatre,” where myth, competition, and play unfold in a spectacular aquatic setting. Il Richiamo di Olympia tells the story of Alvise the Fisherman, a mortal who dreams of divine immortality. Guided by the voice of Olympia, he faces five elemental trials, a journey that echoes the great initiatory narratives of Western literature, from Homer and Dante to Icarus and the heroes of ancient games. His path becomes a symbolic ascent, balancing ambition with self awareness. The dramaturgy by Rocco Anelli, directed by Enrica Crivellaro, blends classical myth with contemporary sensibility, supported by the voices of Federica Basile and Luciano Roman and an original sound score. The staging, designed by Antica Proietteria, Viorica Water Show, and Moonlight Light Show, turns the Arsenale’s waters into a shifting landscape of fountains, projections, lights, and special effects, creating an almost dreamlike visual architecture. Acrobats, dancers, and performers on flyboards, electric foils, and in physical theatre sequences embody gods, heroes, and elemental forces, interacting with the historic boats of the Cavana Tintoretto led by Gloria Rogliani. One of the Carnival’s most emblematic events, the 2026 Water Show channels an Olympic spirit that ultimately points beyond competition toward a single, essential victory: peace.

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza

Dante

, Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI

VENERDÌ 6 FEBBRAIO

ORE 19.30

One Week + Neighbors (1920)

Buster Keaton, Eddie Cline

SABATO 7 FEBBRAIO

ORE 19.30

The Electric House + The Balloonatic (1922|1923)

Buster Keaton, Eddie Cline

Finale con brindisi

Marco Bellano ideazione del programma

Gabriele Dal Santo pianoforte e arrangiamenti

Durata 1 ora circa

Partner culturale Rete Cinema in Laguna Film restaurati da Cineteca di Bologna

DOMENICA 8 FEBBRAIO ORE 17 Sherlock Jr. (1924)

Buster Keaton

Visuel:

carnival taste

Alcuni suggerimenti dove poter
gustare dei dolci di Carnevale degni di nota, almeno a parer nostro

PASTICCERIA TONOLO

È fin troppo scontato indicarle, ma le loro frittelle, tra tutte quella alla crema, sono un must che non delude mai le attese. Vale la pena fare la fila perchè non è Carnevale senza aver provato le loro frittelle!

ENG An institution. There’s barely any need to list them, but by all means, check their shop out and never mind the queue. You can only say you lived the Venice Carnival if you had at least one of Tonolo’s fritters.

Calle San Pantalon, Dorsoduro 3764

PASTICCERIA RIZZARDINI

Ottime frittelle, tra cui spicca la classica veneziana, tappa d’obbligo se ci si trova dalle parti di San Polo. Una pasticceria di una volta con i sapori autentici della migliore tradizione. Anche i galani non sono da meno.

ENG Great fritole, with the classic Venetian taking the crown. A must-stop when you walk through San Polo. This bakery has that vintage air and the authentic flavour of tradition. Their angel wings (galani) are just as good.

Campiello dei Meloni, San Polo 1415

PASTICCERIA NOBILE

Dalle parti del Teatro Italia in Strada Nova, uno dei posti più frequentati dai locali e dai numerosi turisti di passaggio. Le loro frittelle allietano i palati e suscitano sempre commenti entusiastici da parte degli avventori.

ENG Close to Teatro Italia in Strada Nova, one of the most popular places with locals and visitors alike. Their fritters never fail to cheer up even the grumpiest of us.

Calle del Pistor, Cannaregio 1818

PANIFICIO GIOVANNI VOLPE

In zona Ghetto si trovano le frittelle kosher, senza latte né uova, non solo idonee alla tradizione ebraica, ma anche perfette per vegetariani e vegani. Da provare e riprovare!

ENG The Jewish neighbourhood is where you can find kosher fritters – no milk or eggs, which makes them perfect not only for the kosher-abiding among you, but for vegans, too. Try one or several.

Calle Ghetto Vecchio, Cannaregio 1142

PASTICCERIA DAL MAS

Tradizionali e buonissime: non cercate varianti strane, qui le frittelle veneziane, alla crema o alla zabaione sono una garanzia di qualità. Spesso si trovano appena fatte, calde e fragranti, irresistibili. Menzione d’onore anche per i galani e le castagnole.

ENG Traditional and delicious – no need for unusual variations here! Venetian frittelle, filled with custard or zabaione, are a true guarantee of quality. Often made fresh throughout the day, they are warm, fragrant, and simply irresistible. An honorable mention also goes to galani and castagnole

Rio Terà Lista di Spagna, Cannaregio 149/150

carnival classics

Ragione e sentimento

Schumann, Debussy, Offenbach e Saint-Saëns a Palazzo Albrizzi Capello, in un giorno due volte speciale, un San Valentino che quest’anno cade nel cuore del Carnevale veneziano. Organizzato da Agimus Venezia in collaborazione con ACIT Venezia, Palazzo Albrizzi Capello e Archivio “Vittorio Cini”, con il Patrocinio del Ministero della Cultura, il concerto del 14 febbraio con Ilaria Iaquinta (soprano), Riccardo Serra (violoncello) e Giacomo Serra (pianoforte) ha come fil rouge il sentimento romantico nella sua espressione più alta. Visioni schumanniane, ispirate alle poesie di Heinrich Heine e alle schizofrenie dell’hoffmanniano Johann Kreisler si intrecciano alle sognanti chansons debussyane, composte su testi di Paul Verlaine. A completare il programma le divertenti e fiabesche pagine di Offenbach, la Serenatella di Buzzi Peccia e l’incanto di uno dei brani più incantevoli del repertorio musicale, Le Cygne di Saint-Saëns, affidato al giovanissimo Riccardo Serra. Del suo delizioso Le Carnaval des animaux del 1866, partitura piena di humour, poesia e di originali combinazioni sonore, Saint-Saëns, in vita, volle pubblicare soltanto Le cygne : probabilmente perché questo pezzo era tra i pochi che non canzonassero apertamente certi compositori o strumentisti, e quindi non rischiava di danneggiare la reputazione di persona seria di cui Saint-Saëns godeva. ENG A Valentine’s Day concert at Palazzo Albrizzi Capello brings together music by Schumann, Debussy, Offenbach and Saint Saëns. Organized by Agimus Venezia with ACIT Venezia and other partners, the February 14 performance features soprano Ilaria Iaquinta, cellist Riccardo Serra and pianist Giacomo Serra, united by a single theme: the highest expression of romantic feeling. Schumann’s visions inspired by Heine and Kreisler meet Debussy’s dreamy Verlaine based chansons, alongside Offenbach’s playful pieces, Buzzi Peccia’s Serenatella, and Saint Saëns’s Le Cygne, entrusted to the young Riccardo Serra. The famous swan solo, the only movement Saint Saëns allowed to be published from his humorous Carnaval des animaux, closes the program with poetic grace.

Jeux d’amour 14 febbraio h. 17.30 Palazzo Albrizzi Capello carnevale.venezia.it

Da favola

Pierino e il lupo negli anni è divenuta una delle opere più famose di Prokofiev: si tratta di una fiaba musicale che si iscrive perfettamente nella tradizione delle favole russe nelle quali, solitamente, il mondo animale, acquisendo il dono della parola e dell’intelletto, interagisce con il mondo umano. I vari personaggi della favola sono rappresentati da diversi strumenti, in modo che i bambini imparino ad associare una determinata tessitura sonora allo strumento che emette quel suono. La grandezza e la fortuna di quest’opera, divertente a tutte le età, la possiamo trovare proprio nella sua semplicità, nella capacità di raggiungere grandi e piccoli attraverso il comune denominatore del linguaggio diretto della musica.

Questo capolavoro è al centro dell’appuntamento di Carnevale della rassegna Values in Music organizzata dalla Casa di The Human Safety Net in collaborazione con il Conservatorio di Musica Benedetto Marcello di Venezia. Il 15 febbraio i musicisti del Kokai Quintet, formatosi nella Classe di Musica d’insieme per strumenti a fiato del Conservatorio, si confrontano con una partitura impegnativa e divertente tratta dalla versione originale per Orchestra e voce recitante. Alla musica di Cristina Rosafio (flauto), Camilla Vezzaro (oboe), Damiano Ballarin (clarinetto), Iris Vanuijtrecht (corno) e Angela Ferrara (fagotto) farà da contrappunto la voce di Cristina Ferrajoli, studentessa di Canto barocco. ENG Peter and the Wolf is a musical fairy tale rooted in the Russian tradition where animals, endowed with speech and intellect, interact with humans. Each character is represented by a different instrument, helping children recognize timbres while enjoying a story whose charm lies in its clarity and universal musical language.

This masterpiece is the focus of the Carnival event in the Values in Music series by The Human Safety Net and the Benedetto Marcello Music Conservatory of Venice. On February 15, the Kokai Quintet performs an engaging adaptation of the original score for orchestra and narrator, with Cristina Rosafio (flute), Camilla Vezzaro (oboe), Damiano Ballarin (clarinet), Iris Vanuijtrecht (horn), Angela Ferrara (bassoon), and narration by singer Cristina Ferrajoli.

Pierino e il lupo 15 febbraio h. 11.30 La Casa di The Human Safety Net carnevale.venezia.it

Il bisogno di eroi

Verdi e il suo Boccanegra per il Carnevale della Fenice

Riscuote deciso successo presso il pubblico la rappresentazione del Simon Boccanegra alla Fenice di Venezia, in cui la complessità della trama e le asperità del libretto sembrano appianate da una performance d’indubbio livello dei cantanti. Indiscussa l’abilità del Simone, Luca Salsi, il quale, pur non trovandosi nel suo ruolo d’elezione che è quello del baritono antagonista, compensa un timbro della voce forse un po’ troppo scuro con una grande immedesimazione nel personaggio e una notevole presenza scenica. Nelle recite di febbraio viene sostituito nel ruolo da Simone Piazzolla, esperto nelle vesti del corsaro genovese. Molti applausi poi per Francesco Meli, nei panni di Gabriele Adorno, interpretato con il piglio del tenore drammatico e con voce nitida e veemente, ma mai eccessiva. Di qualità anche le prestazioni degli altri interpreti: un ottimo Alex Esposito nella parte di Jacopo Fiesco e Simone Alberghini in un ruolo sì minore quale è quello di Paolo Albiani, ma gestito con grande compostezza. Quanto a Francesca Dotto, che ha prestato la voce ad Amelia/Maria, la sua esecuzione è apparsa pienamente consona alla sfaccettata personalità della nobile protagonista femminile, con un’emissione vocale eterea e possente al contempo. Fondamentali a supporto gli ottimi interventi del coro, guidato da Alfonso Caiani, e soprattutto l’accompagnamento brioso e vigoroso dell’Orchestra, sotto la bacchetta di Renato Pa-

lumbo, che conduce quest’opera con l’esperienza di chi la diresse per la prima volta, giovanissimo, durante una tournée fenicea in Giappone.

Senza infamia e senza lode la regia di Luca Micheletti, poliedrica figura di regista, attore e baritono. Ispirata alle tinte cupe che sin dalle prime esecuzioni la critica volle vedere nel libretto del Boccanegra, non è apparsa particolarmente innovativa, ma forse anche per questo è stata tutto sommato gradevole, senza disturbare l’ottima performance musicale, se non forse con la presenza ingombrante sulla scena della bambina, a rappresentare il travagliato passato di Maria: una scelta registica non nuova e non particolarmente espressiva a nostro giudizio. Il tratto forse più negativo sono state le scenografie, modeste e fredde, quasi metalliche, con il tema ricorrente del mare agitato simbolo dell’agitazione del potere che ritorna, dai pannelli ai gonfaloni, per tutta la durata dell’opera, risultando però più un noioso e trascurabile sfondo che un significativo leitmotiv. Apprezzabili i costumi, cronologicamente indefinibili, ma efficaci e piacevoli alla vista, se si eccettua qualche eccessiva concessione allo stile vittoriano nel corteo nuziale. Quanto al colore, il lungo applauso iniziale a sostegno dell’Orchestra e il lancio finale dei volantini, ormai divenuta un’abitudine in questo travagliato inizio di Stagione, hanno contribuito a creare un’atmosfera quasi ottocentesca, di un teatro luogo di vita sociale e politica, decisamente intonata a corollario di una sì celebrata esecuzione verdiana. Nicolò Ghigi

Simon Boccanegra
Fenice
© Michele Crosera

carnival best

CINE-CONCERTI

Ridere è cosa seria

Intervista Marco Bellano|Palazzetto Bru Zane

di Davide Carbone

I cine-concerti a Palazzetto Bru Zane rappresentano un appuntamento ormai tradizionale per il pubblico veneziano durante tutto l’arco dell’anno e un happening mondiale come il Carnevale non può di certo marcare visita. Anzi, si conferma occasione per declinare questi appuntamenti in chiave ancora più significativa, come testimoniano i tre concerti dedicati al cinema di Buster Keaton il 6, 7 e 8 febbraio.

Abbiamo intervistato il professore, giornalista e storico del cinema Marco Bellano, che di questi appuntamenti è stato e continua ad essere figura cardine.

Il cinema muto, in realtà, “muto” non è mai stato. I cineconcerti di Palazzetto Bru Zane ci riportano ad un tempo in cui l’accompagnamento sonoro dal vivo era parte integrante dell’esperienza cinematografica. Quale valenza specifica aveva l’accompagnamento musicale all’epoca della nascita delle colonne sonore? Come si creava il connubio tra musica e immagini in movimento? È vero, nel cinema muto il rapporto tra musica e immagini in movimento era molto diverso rispetto a oggi. Quello che gli anglosassoni chiamano silent cinema, in effetti, “silenzioso”, non è stato mai: i luoghi dove si proiettavano film erano colmi di risate, grida, richiami di venditori ambulanti, strilli di bambini, applausi e canzoni. E poi vi era chi doveva rendere sonoro lo schermo: rumoristi, imbonitori, e naturalmente musicisti. A questo cinema mancava la parola, poiché era difficile sincronizzare un eventuale parlato con il labiale delle attrici e degli attori: ecco perché, tutto sommato, ha senso chiamarlo “muto”. Ma a compensare questo, vi era una straordinaria libertà nel creare abbinamenti fra suoni e immagini. Nel caso della musica, frequente era il ricorso al repertorio di ogni musicista, che cercava di cogliere le emozioni della storia di un film per suonare un brano dall’opportuna atmosfera, intervenendo talvolta con raccordi o modifiche improvvisate sul momento. Non dobbiamo pensare a un’arte sempre raffinata: abbiamo resoconti anche illustri, per esempio di Dmitri Shostakovich, in cui scopriamo che i turni dei pianisti per il cinema potevano essere massacranti, e che per stanchezza o mancanza di tempo potevano avvenire abbinamenti tra film e musica davvero improbabili! Attorno al 1908, però, si cominciò a mettere ordine in questa pratica: alcune riviste iniziarono a pubblicare delle scalette di brani musicali suggeriti per specifici film. Negli anni Dieci, e soprattutto negli anni Venti del Novecento, nacquero poi veri e propri repertori di musica per il cinema muto, ovvero cataloghi che indicizzavano brani già esistenti, o scritti da specialisti, in base al loro carattere.

Per esempio, poteva esserci una sezione riservata al carattere romantico, adatta per scene sentimentali, oppure una che raccoglieva le atmosfere lugubri, e così via. Stava poi a chi utilizzava i repertori compiere scelte efficaci, interpretando le immagini di un film secondo il proprio gusto, un po’ come un musicista, in fondo, interpreta le note scritte su una partitura. Erano queste le pratiche musicali più diffuse; esistevano naturalmente anche partiture originali scritte per film specifici, da L’assassinat du duc de Guise (André Calmettes, Charles Le Bargy, 1908) di Camille Saint-Saëns, sino alla musica per Metropolis di Fritz Lang scritta da Gottfried Huppertz. Si trattava però di rare e dispendiose eccezioni, pensate per presentazioni, in un certo senso, “di lusso”.

Come è nata e si è sviluppata la sua collaborazione con il Centre de musique romantique française?

È iniziata nel 2012, quando mi è stato proposto di collaborare al progetto didattico chiamato Romantici in erba. In tale contesto, il mio compito è preparare guide all’ascolto e attività didattiche pensate per le scuole primarie di primo e secondo grado, che si recheranno poi a Palazzetto Bru Zane per ascoltare concerti appositamente concepiti, tenuti da musicisti e moderatori con competenze pedagogiche.

Per la stagione 2016-17 proposi un nuovo progetto: un concerto didattico dedicato al teatro d’ombre del celebre cabaret Le chat noir, basato su video realizzati con ombre originali e sulle musiche scritte all’epoca da Georges Fragerolle. Le musiche vennero eseguite al pianoforte dal maestro Gabriele Dal Santo, mentre il maestro Alberto Spadarotto interpretò la parte vocale. Fu quello il primo passo verso la nascita del ciclo dei cine-concerti. Nella stagione 2020-21, Palazzetto Bru Zane diede il via ufficiale ai cine-concerti, partendo proprio da L’Assassinat du duc de Guise, accompagnato al pianoforte di sempre dal maestro Dal Santo, che di questo progetto è un punto di riferimento imprescindibile. L’Assassinat fu riproposto anche in stagioni successive; vi furono poi nuovi

One Week - Courtesy Cineteca di Bologna

Laughter is no ENG laughing matter

The film-concerts at Palazzetto Bru Zane have become a staple for Venetian audiences throughout the year, and a global event like Carnival certainly cannot be missed. Indeed, it offers the perfect occasion to give these performances an even deeper meaning, as shown by the three concerts dedicated to Buster Keaton’s cinema on February 6, 7, and 8. We spoke with professor, journalist, and film historian Marco Bellano, a key figure behind these events.

Silent cinema, in truth, was never truly “silent.”

Indeed, during the silent era, the link between music and film operated according to principles completely different from those we take for granted today. What English speakers call silent cine ma was never actually silent: the spaces where films were shown were filled with noise: laughter, commentary, vendors calling out, children crying, applause, and even spontaneous singing. Yet the absence of spoken words brought about remarkable freedom: it allowed performers to create inventive and unexpected pairings between sound and image.

In many cases, musicians simply drew on their personal repertoire, choosing pieces according to the atmosphere they perceived on screen. A tender scene might inspire a nocturne; a chase sequence might call for a lively march. Changes, transitions, or dramatic shifts were often handled through improvisation. This practice, however, was not always refined or carefully curated. We know from accounts (including those of Dmitri Shostakovich, who worked as a cinema pianist in his youth) that musicians often endured exhausting shifts. Under such conditions, mismatches between music and image became inevitable, sometimes producing unintentionally comic or jarring results.

Around 1908, attempts to systematize the practice began. Journals started publishing musical “cue sheets,” suggesting specific pieces for particular films. During the 1910s and especially the 1920s, full catalogues dedicated to film accompaniment emerged. These were organized by character or mood: a “romantic” section for love scenes, a “mysterious” one for suspense, a “tragic” one for moments of grief.

Original scores written expressly for films also appeared, such as Camille Saint Saëns’s music for L’Assassinat du duc de Guise (1908) and Gottfried Huppertz’s celebrated soundtrack for Metropolis (1927). Yet such works were exceptions. They were costly, ambitious projects created for prestigious screenings rather than everyday use.

Your collaboration with the Centre de musique romantique française.

It began in 2012, when I was invited to take part in Romantici in erba, an educational initiative aimed at younger students. My task was to prepare listening guides and pedagogical activities designed for primary and middle school classes visiting Palazzetto Bru Zane. These groups would attend concerts conceived expressly for them, performed by musicians and moderators with strong educational backgrounds.

For the 2016–2017 season, I proposed a new project: an educational concert cantered on the shadow theatre of the iconic Parisian cabaret Le Chat Noir. Using videos created from original silhouettes and music by Georges Fragerolle, pianist Gabriele Dal Santo and vocalist Alberto Spadarotto brought the experience to life. This marked the first step toward what would become the cine concert series.

The Electric House - Courtesy Cineteca di Bologna

carnival best

CINE-CONCERTI

programmi, come Alle origini della paura, nel 2022-23, dedicato al cinema espressionista tedesco, oppure lo spettacolo dedicato a Musidora e alla sua Irma Vep, protagonista del serial Les Vampires (Louis Feuillade, 1915), o ancora gli appuntamenti in onore di Charlie Chaplin durante il Carnevale del 2025. In tali occasioni, le musiche furono scelte con cura dal maestro Dal Santo tra quelle delle compositrici e compositori romantici francesi.

Nei repertori storici di musica per il muto, i suggerimenti riguardanti il Romanticismo francese erano infatti frequenti; sicuramente, allora, ai tempi del muto questi brani incontrarono molte volte le immagini cinematografiche di ogni dove.

Il ciclo di cine-concerti carnevaleschi è dedicato quest’anno a Buster Keaton, quali motivi hanno portato a questa scelta? Come l’anno scorso per Chaplin, l’intento è stato rendere omaggio a uno dei grandi personaggi del cinema muto comico. La sintonia col Carnevale si può trovare su più livelli: la risata, il divertimento, il capovolgimento ironico di quanto in altri momenti dell’anno ci sembra normale, e infine l’idea di maschera. Il volto di Keaton è, in effetti, una maschera emblematica: il suo personaggio rimaneva impassibile, imperturbabile, anche di fronte alle situazioni più inverosimili e catastrofiche. Questo gli valse il soprannome di Great Stone Face, o Old Stone Face : “faccia di pietra”, insomma. Inoltre, i film proposti sono stati oggetto di importanti restauri in tempi relativamente recenti. In tal senso, come per il ciclo su Chaplin, il lavoro della Cineteca di Bologna è stato preso come riferimento.

In una filmografia così vasta ed eterogenea come quella di Keaton, come ha orientato la scelta delle pellicole che vedremo dal 6 all’8 febbraio?

Sono stati selezionati dei film provenienti dal momento più alto della sua carriera, ovvero quello compreso tra il 1920 e il 1928. In quegli anni, Keaton era al massimo delle sue potenzialità artistiche, anche grazie alla libertà espressiva concessa dalla sua collaborazione con il produttore indipendente Joseph M. Schenck. Anche se affiancato alla regia e alla sceneggiatura talvolta da professionisti come Edward Cline e Clyde Bruckman, si può dire che Keaton fosse idealmente autore completo di quelle pellicole. La selezione si concentra dunque sui two-reeler, ovvero alcuni dei mediometraggi venuti alla luce in questa età dorata ( One Week, 1920; Neighbors, 1920; The Electric House, 1922; The Balloonatic, 1923) e uno dei lungometraggi: Sherlock Jr. (1924), conosciuto da noi come La palla n. 13

Che rapporto esisteva tra la leggendaria maschera americana e l’elemento musicale?

La maschera di Keaton, specialmente per quello che riguarda il cinema muto, vive di ritmo: il suo corpo viene usato come strumento nell’inconfondibile umorismo meccanico di cui l’attore americano fu maestro. Nei film vediamo edifici crollare, meccanismi scattare, locomotive avanzare con indifferenza implacabile; Keaton però non batte ciglio e scopre sempre la giusta coreografia che faccia da contrappunto ai loro ritmi spietati, rimanendo così illeso. Questo intuito musicale senz’altro venne a Keaton dalle sue esperienze giovanili sui palcoscenici del vaudeville e del music hall; e poi, non

è certo un caso che uno dei momenti più memorabili nella sua tarda filmografia sia il suo ruolo di pianista accanto a Charlie Chaplin in Limelight ( Luci della ribalta, 1952).

I film in programma non sono tra i più celebri di Buster Keaton, come mai questa selezione? Cosa può aspettarsi il pubblico da queste opere meno note?

Nel programma vi sono alcuni dei capolavori di Keaton, ovvero Sherlock Jr. e One Week. È vero però che al grande pubblico potrebbero essere meno noti alcuni degli altri mediometraggi scelti. A proposito di questi, direi che si è colta l’occasione di far riscoprire dei momenti magari meno visti, ma non meno eccellenti, della filmografia di Keaton. Prendiamo The Electric House : è un film di cui ancora oggi sorprende la capacità di affrontare in maniera sottintesa una brillante riflessione su scienza e tecnologia. Precede tra l’altro di oltre un decennio considerazioni simili adombrate da Charlie Chaplin in Modern Times (Tempi moderni, 1936). Keaton, ad esempio, fa ironia sul rapporto tra titoli di studio ed effettiva competenza, mettendo in scena un diplomato in botanica che, incastrato da un equivoco, riesce comunque a mettere in piedi un’efficiente casa automatizzata. Poi è straordinaria la deriva mistica, quasi horror, che prende la storia nel momento in cui si perde il controllo della conoscenza scientifica. Arthur C. Clarke scrisse nel suo libro Profiles of the Future (1962) che ogni tecnologia sufficientemente avanzata diventa indistinguibile dalla magia; un concetto a cui si era avvicinato anche il sociologo Marcel Mauss nel 1903. Ebbene, mostrandoci le cause dei prodigi macabri che vediamo sullo schermo, come un prestigiatore che rivela i suoi trucchi, Keaton sembra proprio offrire un commento tagliente alla pericolosa confusione tra scienza e presunta magia che si crea con la disinformazione e l’incompetenza: un messaggio ancora ben valido, purtroppo, ai nostri giorni.

Neighbors - Courtesy Cineteca di Bologna

This year’s Carnival cine concerts are dedicated to Buster Keaton.

Just as we honoured Chaplin last year, we wished to pay tribute to another monumental figure of silent comedy. The connection with Carnival operates on several levels: laughter, the joy of play, the overturning of everyday norms, and the idea of the mask. Keaton’s face – impassive, stoic, unchanging – functions as a perfect mask, earning him nicknames such as “Great Stone Face.” Another practical reason is that the films chosen for the program have recently undergone major restorations, many overseen or guided by the Cineteca di Bologna, a global authority in this field.

Your shortlist.

We focused on Keaton’s golden period, between 1920 and 1928, when he enjoyed artistic freedom thanks to his collaboration with independent producer Joseph M. Schenck. Though he sometimes shared directing and writing credits with figures such as Edward Cline and Clyde Bruckman, Keaton was in essence the true author of these works.

Our selection includes several of his finest two reelers: One Week (1920), Neighbors (1920), The Electric House (1922), The Balloonat ic (1923), and one feature film, Sherlock Jr. (1924), known in Italy as La palla n. 13

What relationship existed between Keaton’s legendary screen persona and music?

Keaton’s screen identity, especially in silent cinema, is fundamentally rhythmic. His body becomes an instrument in his uniquely mechanical style of humour. Buildings collapse, machines whir into motion, locomotives charge forward, yet Keaton remains unshaken, instinctively discovering the choreography that allows him to survive the chaos. This sensitivity to rhythm stems from

his early career in vaudeville and music hall. Ever attentive to timing, he knew how to “play” his body like a percussive actor. It is no coincidence that one of his most memorable later performances is his role as a pianist alongside Chaplin in Limelight (1952).

Some of the films selected are less known to general audiences.

The program certainly includes major works such as Sherlock Jr. and One Week, but it also offers the chance to rediscover equally masterful yet less frequently screened films. The Electric House is a perfect example: it brilliantly anticipates debates about technology and automation that would become central decades later. Keaton humorously explores the gap between academic credentials and true competence, depicting a botany graduate who accidentally becomes the architect of a fully automated home. The story then takes a surprising turn toward the uncanny in moments when technology slips out of human control.

Arthur C. Clarke famously wrote in Profiles of the Future (1962) that “any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic.” Marcel Mauss had gestured toward similar reflections as early as 1903. Keaton dramatizes this confusion beautifully. By openly revealing the mechanisms behind the “miracles” on screen, like a magician exposing his tricks, he offers a sharp, humorous commentary on the dangers of misinformation and the blurred line between science and pseudo magic. A message that, unfortunately, remains strikingly relevant today.

The Electric House - Courtesy Cineteca di Bologna
One Week - Courtesy Cineteca di Bologna

carnival streets

ON STAGE

VENICE CARNIVAL STREET SHOW

Olympus! Una grande agorà di giochi

Lo Street Show è l’incarnazione più mobile e imprevedibile del Carnevale veneziano: uno spettacolo che non si cerca, ma si incontra. Nei campi, nelle piazze, lungo le direttrici più e meno battute della città, l’arte di strada diventa parte del paesaggio quotidiano, sorprende il passante, interrompe il flusso turistico e lo trasforma in pubblico. Nel segno di Olympus, Venezia diventa una grande agorà contemporanea, dove il gioco torna a essere misura del talento, della sfida e dell’invenzione. Tra Piazza San Marco, Campo Santa Margherita, San Giacomo dell’Orio, Santo Stefano, Santa Maria Formosa, San Geremia, Esedra Castello, Campo San Cassiano si riversano oltre trecentocinquanta artisti di strada e numerose compagnie con oltre mille repliche di spettacoli dal vivo. Venice Carnival Street Show mette in scena un mosaico di linguaggi: clownerie, circo-teatro, musica dal vivo, giocoleria, illusionismo, teatro comico e di figura. Le compagnie Pantakin, con Arlecchino e il Grand Tour, Burattini Aldrighi, Nando e Maila, Trio da Tre, accanto a performer come Marco Neri, Mencho Sosa, Furio e Gli Stellari, Diego Draghi, Nicola Virdis e moltissimi altri danno vita a una kermesse che alterna leggerezza e precisione tecnica, ironia e virtuosismo. Spettacoli

inattesi e originali, per un’olimpiade del divertimento a cui tutti sono invitati, con un’unica regola: partecipare!

ENG The Venice Carnival Street Show is the most dynamic and unpredictable expression of the city’s festivities: a performance you don’t seek out, but stumble upon. Across squares and streets, street art blends into daily life, surprising passers-by and turning tourists into audiences. Under the theme of Olympus, Venice becomes a contemporary agora animated by over 350 artists and countless companies, offering more than a thousand live performances. Clowning, circus theatre, live music, juggling, illusionism, and comic and puppet theatre create a vibrant mosaic. Groups like Pantakin, Burattini Aldrighi, Nando e Maila, Trio da Tre, and performers such as Marco Neri, Mencho Sosa, Furio e Gli Stellari, Diego Draghi, and Nicola Virdis bring a mix of lightness, technical skill, irony, and virtuosity. A joyful “olympics of fun,” open to all, with one rule only: take part.

Venice Carnival Street Show 31 gennaio; 1, 7, 8, 9-17 febbraio carnevale.venezia.it

L’ARTE DELLA COMMEDIA

Lazzi fulminei, duelli, canzoni, Arlecchino, Pulcinella, Pantalone e le maschere più iconiche della Commedia dell’Arte scendono “in campo” per animare la città con le loro storie sospese nel tempo. Dal 7 febbraio L’Arte della Commedia, rassegna curata da Pantakin, porta sui tradizionali palchi in legno, allestiti in Campo Santo Stefano, Piazza San Marco, Campo San Cassiano e Campo Santa Margherita, nove diverse compagnie nazionali e internazionali che si alterneranno in un numero straordinario di repliche e di spettacoli gratuiti, adatti a tutte le età e privi di barriere linguistiche. ENG Rapid-fire gags, duels, songs and iconic characters such as Arlecchino, Pulcinella and Pantalone bring the Commedia dell’Arte back to life across the city. From 7 February, the programme features nine Italian and international companies performing on traditional wooden stages in Campo Santo Stefano, Piazza San Marco, Campo San Cassiano and Campo Santa Margherita. A rich schedule of free, language-free shows for all ages.

7-17 febbraio

GOLDONI SVELATO

Tra sipari, camerini e segreti del mestiere, due attori irrompono nel percorso con racconti e aneddoti inaspettati, trascinando con sé i visitatori, che diventano spettatori e protagonisti insieme. I personaggi più celebri della Commedia dell’Arte prendono voce e corpo nei luoghi illustrati dalle guide, evocando la magia del teatro che da secoli anima Venezia. Un omaggio originale a Carlo Goldoni e alla sua rivoluzionaria arte, dove realtà e immaginazione si intrecciano in un percorso che svela non solo gli spazi del Teatro che ne porta il nome, ma anche le storie e i personaggi che ne hanno segnato la storia.

ENG Behind the scenes of Venetian theatre, two actors guide visitors through stories, anecdotes and hidden corners, turning them into both spectators and protagonists. The most famous Commedia dell’Arte characters come to life along the route, in an original tribute to Carlo Goldoni. A journey through the Teatro Goldoni that blends reality and imagination, revealing its spaces, history and enduring legacy.

7 febbraio h. 13 Teatro Goldoni www.teatrostabileveneto.it

AGÓN

La storia dello sport a Venezia

Dalle celebri Guerre dei Pugni tra Nicolotti e Castellani alle grandi competizioni del Novecento, come la Coppa Italia del 1941 vinta dal Venezia di Loik-Mazzola; dalle regate veneziane, praticate storicamente da uomini e donne, ai successi della Reyer e della scherma; fino alle sfide del Carnevale e alle prove spettacolari che animavano Piazza San Marco, tra ascese al campanile, Fatiche d’Ercole e imprese futuriste tra idrovolanti e motoscafi.

Alberto Toso Fei ripercorre secoli di pratiche sportive e competitive che hanno segnato l’identità della città, dalla Serenissima ai giorni nostri. Un racconto scandito da episodi, immagini e protagonisti, che restituisce vivacemente la centralità dello sport nella vita veneziana e ne mette in luce il valore storico, simbolico e collettivo.

4 febbraio h. 18

Casa di The Human Safety Net, Procuratie www.thehumansafetynet.org

Piazza San Marco, Campo Santo Stefano, Campo Santa Margherita, Campo San Cassiano pantakin.it 11 febbraio h. 18 M9 - Museo del ‘900, Mestre www.m9museum.it

CUOR

Il gioco della tombola veneziana

Cuor racconta la vera storia di Clementina Cavalieri, detta Rina, nata nel 1914 in una Venezia popolare e attraversata dai grandi eventi del Novecento. Lavoratrice di perle, operaia dell’Arsenale durante la guerra, protagonista di gesti di soccorso dopo l’8 settembre, Rina racconta con semplicità e forza una vita straordinaria, fatta di teatro, canto, gioco e tanta generosità. Lo spettacolo, ideato da Sandra Mangini e interpretato da Eleonora Fuser, apre e chiude con la tombola veneziana, la stessa che si faceva un tempo nei campi e nelle calli. Come ad una grande festa, il pubblico viene invitato a partecipare al gioco attivamente, tra risate e sorprese, ritrovando quel piacere unico del divertirsi stando insieme.

16, 17 febbraio h. 18 Scuola Grande San Giovanni Evangelista, San Polo 2454 www.scuolasangiovanni.it

carnival ball

Maschere e desiderio

Il Ballo dei balli firmato

Antonia Sautter

Eccolo. Il momento che l’élite globale segna in rosso sul calendario. Per il trentatreesimo anno consecutivo, il Ballo del Doge rimane l’evento più esclusivo e sospirato del firmamento mondano veneziano. Sulle acque del Canal Grande, le aspettative non vengono mai tradite: è una notte di follia, magia e mistero, che accoglie ospiti illustri da ogni angolo del Pianeta.

Un omaggio al Carnevale e alla fantasia più sfrenata, dove ogni dettaglio si trasforma in sogno per offrire un’esperienza di opulenza irripetibile. Ad architettare questo universo parallelo c’è lei, la direttrice creativa Antonia Sautter. Sull’onda onirica di questo viaggio, ogni anno l’artefice di questo capolavoro si ispira a un tema diverso legato alle sue memorie d’infanzia.

La notizia è volata velocemente sui social ufficiali: MoreAmore è la parola d’ordine per il 2026! Un gioco perfetto, che celebra sia l’amore sia il “di più”, e non sorprende che la data scelta per il ballo sia proprio il 14 febbraio.

Nato come rivisitazione moderna delle feste settecentesche della Serenissima, il Ballo racchiude in otto ore tutto ciò che Venezia trasuda e fa desiderare: storia, sfarzo, lussuria, bellezza.

Il dress code, chiaramente non è oggetto di dibattito. Il Carnevale è il cuore pulsante, ma sono i costumi a disegnarne il vero volto. Nessuno ha facoltà di contestare il trono di Antonia Sautter. Dal suo atelier a San Marco, la stilista veste gli ospiti con creazioni che sono veri e propri capolavori, molto più che semplici abiti.

C’è chi li noleggia, chi li fa confezionare su misura, chi li colleziona per alternarli durante i tè del giovedì nei propri soggiorni.

Qualsiasi sia il vostro caso, le direttive per quest’anno non lasciano spazio ad interpretazioni: «No more BLACK… All we need is MoreAmore!».

Un consiglio spassionato? Orientatarsi su tonalità vibranti e romantiche: rosso, oro, bianco, rosa saranno i vostri migliori alleati per questo 2026.

E ricordate, la notte è fredda e non raccomando il disonore della Gondola della vergogna per “abito fuori tema”.

Antonia non è solo una stilista, ma la mente visionaria dietro a questa leggenda. Un personaggio impossibile da non notare.

Una figura quasi mistica, che saluta i suoi ospiti con un sorriso umile ed elegante, stringendo la mano agli arrivati.

I fortunati eletti verranno accolti nella maestosa Scuola Grande della Misericordia, uno spazio unico per le incredibili architetture e gli affreschi. Una location perfetta che viene completamente trasfigurata e trasportata nella “bolla Sautter”, dove il lusso si fonde con il desiderio.

Tra banchetti sontuosi, esibizioni mozzafiato di artisti, acrobati, ballerini e musicisti da tutto il mondo, l’emozione permea ogni istante della serata. L’esclusività è la vera cifra dell’evento: accessibile solo tramite invito scritto, dedicato a una cerchia ristretta e alla portata di pochi fortunati. Ma la magia di questa notte non conosce barriere. C’è chi è dentro e chi è fuori, ma un regalo c’è anche per chi guarda dalle finestre: il sogno di poter danzare, vestiti da duchi e duchesse, tra le mura più esclusive di Venezia. Ad maiora. Gaia Conte

A

mission

Dopo innumerevoli party ed eventi che negli anni hanno lasciato il segno, Gloria Beggiato, la vulcanica, creativa, appassionata padrona di casa del Metropole, luogo in cui la festa – come ogni cosa che qui accade – si rinnova ogni anno, torna in pista per un evento di Carnevale costruito ad arte.

In occasione dei cinquant’anni de Il Casanova di Federico Fellini, capolavoro visionario premiato con l’Oscar per i costumi, Gloria Beggiato accoglie la sua storica amica Francesca Fabbri Fellini, giornalista, scrittrice e regista, dando vita ad un omaggio speciale al cinema e all’immaginario felliniano. Tutto ha origine proprio dai costumi o meglio da un costume originale firmato da Danilo Donati, straordinaria creazione del film, eccezionalmente concesso: un capolavoro di sartoria che trasforma il corpo in visione, e la notte in memoria viva.

È The Metropole Sensual Night Cocktail Party, il 13 febbraio dalle 19, una sola notte, concepita come un rituale sensoriale e teatrale, un atto scenico contemporaneo. Luci soffuse, gesti calibrati e un’atmosfera che invita a lasciarsi andare, musiche e performance dal vivo, cocktail selezionati, un percorso gastronomico curato, costruiscono un’esperienza immersiva, intensa e irripetibile. Il dress code ça va sans dire si ispira alla figura di Casanova e alle cortigiane: eccentrico, seducente, libero, con un tocco di rosso.

ENG Gloria Beggiato, the unwearying host of the Metropole Hotel and creator of some of Venice’s most memorable parties, returns with a Carnival event crafted with theatrical flair. To mark the 50th anniversary of Fellini’s Il Casanova, she welcomes her long-time friend Francesca Fabbri Fellini for a tribute to the film’s visionary world, cantered on an original Danilo Donati costume, an exceptional sartorial masterpiece rarely shown.

The Metropole Sensual Night Cocktail Party, on 13 February, is conceived as a one night sensory ritual: soft lights, choreographed gestures, live music and performances, refined cocktails and a curated gastronomic path create an immersive, unrepeatable experience. The dress code draws on Casanova and his courtesans: eccentric, seductive, free, with a touch of red.

«Tre parti di Gordon; una di vodka; mezza di Kina Lillet. Agitato non mescolato. Ghiaccio e aggiunga una sottile scorza di limone...».

Un vero e proprio set di un’avventura ispirata al mondo di 007, dove eleganza, mistero e seduzione si fondono in notti dal fascino irresistibile. Palazzina Grassi, da sempre protagonista della nightlife veneziana più cool e internazionale, presenta una fitta programmazione di party a tema, in cui viene suggerito un dress code adeguato: dress to kill. Ogni festa condurrà in una nuova missione: circondati dall’atmosfera dei casinò, da raffinati intrighi e dal glamour dei veri agenti segreti, preparatevi a vivere un Carnevale da protagonisti con licenza di emozionare. Si parte il 7 febbraio con Skyfall per entrare in un mondo di tensione e cospirazioni, tra alleanze fragili, minacce nascoste e scenari mozzafiato. Si prosegue il 12 febbraio con Casino Royale, dove eleganza e rischio si intrecciano, circondati da tavoli esclusivi e complotti internazionali.

Il 13 febbraio è la volta di Licence to Kill, una corsa tra ombre, segreti e vendetta, in cui ogni scelta può alterare il destino in un mondo carico di tensioni e minacce. Gran finale, il 14 febbraio, con No Time to Die, dedicato al venticinquesimo capitolo della mitica saga di James Bond. Palazzina Grassi è pronta anche quest’anno a sorprendere, perchè «una volta che lo hai assaggiato, non puoi più bere altro». M.M.

ENG Palazzina Grassi turns Carnival into a glamorous James Bond inspired adventure, where elegance, intrigue and seduction shape a series of themed nights with a clear dress code: dress to kill. Each party becomes a new mission, immersed in casino atmospheres, secret agent allure and cinematic tension. The program opens on 7 February with Skyfall, followed on 12 February by Casino Royale, where style and risk intertwine. On 13 February Licence to Kill plunges guests into shadows and revenge, before the grand finale on 14 February with No Time to Die, celebrating the 25th Bond film. A seductive, unforgettable Carnival experience.

carnival nightlife

New level unlocked Le Nappe dell’Arsenale accolgono il rituale Perplex

Nella notte veneziana si rinnova l’attesissimo appuntamento con Perplex che per la prima volta quest’anno approda alle Nappe dell’Arsenale, sabato 7 febbraio. La monumentale area di oltre tremila metri quadri – ai tempi della Serenissima adibita alla costruzione degli alberi delle navi – diventa palco e dancefloor, dove luci, suoni e scenografie dialogano con le architetture secolari, dando forma a un set unico al mondo.

Dopo il debutto nel 2024, per la terza edizione, sempre in collaborazione con ilMuretto, il celebre format londinese porta in laguna tre protagonisti della scena internazionale: Dennis Cruz, Toman e HoneyLuv. Tre linguaggi diversi, chiamati a domare il ritmo della notte con set riconoscibili e calibrati, capaci di spingere l’energia collettiva verso la ricerca del limite, in linea con lo spirito olimpico del Carnevale 2026.

Dennis Cruz, dj e produttore spagnolo tra i più contesi del panorama elettronico, vanta un’impressionante produzione discografica e una cifra stilistica fondata su bassline profonde e melodie avvolgenti. La sua tech-house alterna groove costante e picchi di tensione controllati, costruendo un dialogo continuo tra ritmo, movimento e risposta del pubblico. Su questa traiettoria si inserisce Toman, dj e producer olandese con base ad Amsterdam, vero e proprio architetto del peak time. La sua scrittura sonora mixa minimal, house e tech-house con precisione geometrica: pattern ipnotici, crescendo progressivi e rilanci inattesi mantengono la

pista in uno stato di tensione dinamica, guidando le danze sotto le vertiginose volte delle Nappe.

Dalla scena deep underground di Chicago arriva infine HoneyLuv, eroina della comunità nera queer premiata nel 2023 da DJMag con il Breakthrough Producer Award. Il suo approccio eclettico fonde house, techno e suggestioni R&B in set dal carattere fortemente personale, dove groove funky e sensualità sonora convivono in un equilibrio sempre mobile.

Maschere e costumi restano elemento imprescindibile del mistico rituale Perplex, in cui il vero protagonista è sempre il pubblico, proiettato in una dimensione parallela, in un flusso continuo di luci, suoni e imponenti scenografie mentre la notte scorre compatta fino all’ultima traccia. Chiara Sciascia

ENG Clubbing programme Perplex returns to Venice with a new edition on February 7, and will take place for the first time in the monumental Nappe of the Arsenale. Over 3,000 square meters of historic industrial space become a massive stage and dancefloor, where lights, sound, and scenography merge with centuries - old architecture to create a one - of-a-kind setting. In collaboration with ilMuretto, the London-born format brings three major international artists: Dennis Cruz, with his deep basslines and enveloping tech-house; Toman, Amsterdam-based master of peak-time precision; and HoneyLuv, the Chicago -raised queer icon blending house, techno, and R&B into a distinct, soulful energy. As always, masks and costumes heighten the ritualistic spirit of Perplex, turning the crowd into the true protagonist – immersed in a continuous flow of lights, sound, and monumental staging until the night’s final track.

Dennis Cruz HoneyLuv
Toman

HARD ROCK CAFE

Torna il Carnevale in Bacino Orseolo, che trova ancora una volta nella musica il suo linguaggio privilegiato. Punto di riferimento per il pubblico più giovane e non solo, dal 31 gennaio al 17 febbraio Hard Rock Cafe si trasforma in The Sound Room, con sei serate che cambiano pelle a ogni appuntamento. Dopo l’Opening Party del 31 gennaio, il programma prosegue nei weekend con 2000 Explosion, Reggaeton Festival, un Erasmus Party a ritmo cartoons, Strictly Love Generation per la notte di San Valentino e, in chiusura, Martedì Grasso, La Clinica dell’Amore : camici, corsie immaginarie, diagnosi improbabili e una line-up che trasforma l’ospedale più assurdo di Venezia in una pista senza anestesia.

ENG Carnival returns to Bacino Orseolo with music at its core. From 31 January to 17 February, Hard Rock Cafe becomes The Sound Room, hosting six themed nights: 2000 Explosion, Reggaeton Festival, a cartoon style Erasmus Party, Valentine’s Strictly Love Generation, and Mardi Gras’ wild Clinica dell’Amore

The Sound Room

31 gennaio; 6, 7, 13, 14, 17 febbraio cafe.hardrock.com/venice/it

PIAZZA SAN MARCO BY NIGHT

Al calar della sera il Palco di Piazza San Marco si accende con musica, performance e dj-set per permettere di godere al massimo la magica atmosfera della Festa illuminata dalle sfumature del tramonto in Laguna. Numerosi i gruppi e gli artisti che si alternano sul palco, anche grazie alla collaborazione con Hard Rock Cafe. Un ricco palinsesto che vede protagonisti, tra gli altri, Mariachi Peralta, la tribute band Venice Floyd, Black Gold, Victoria Queen, The Fireplaces Folk’n’Roll, Jashgawronsky Brothers, e naturalmente, l’anfitrione del Carnevale veneziano, il Principe Maurice.

ENG At sunset, the Piazza San Marco stage comes alive with music, performances and DJ sets. Thanks to Hard Rock Cafe, many artists alternate onstage, including Mariachi Peralta, Venice Floyd, Black Gold, Victoria Queen, The Fireplaces Folk’n’Roll, Jashgawronsky Brothers and host Prince Maurice.

Palco di Piazza San Marco 31 gennaio; 7, 12, 13, 14, 15, 17 febbraio carnevale.venezia.it

OFFICIAL DINNER SHOW

Il Canto di Ambrosia trasforma il Carnevale in un gioco notturno di seduzione, mito e spettacolo. Nelle sale di Ca’ Vendramin Calergi, affacciate sul Canal Grande, la cena diventa esperienza immersiva sospesa tra Venezia e l’Olimpo. L’Official Dinner Show del Carnevale porta in scena un cast internazionale di oltre venti artisti, che accompagna gli ospiti tra duelli creativi, tentazioni sceniche e rituali contemporanei, fino al dj-set finale. La proposta gastronomica del Ristorante Wagner si inserisce nel ritmo della serata, per un coinvolgimento totale dei sensi.

ENG Inside Ca’ Vendramin Calergi dinner becomes an immersive experience shaped by live shows, music, acrobatics and visual magic, suspended between Venice and Olympus. The Official Carnival Dinner Show guides guests through creative duels, theatrical rituals and contemporary temptations, leading to a final dj-set. The culinary offering by Ristorante Wagner blends seamlessly into the rhythm of the night, engaging all the senses.

Il Canto di Ambrosia

7, 8, 12-17 febbraio h. 21 | Ca’ Vendramin Calergi carnevale.venezia.it

FORTE MARGHERA

Il Dock 29 di Forte Marghera torna a farsi tempio del divertimento notturno per gli amanti del clubbing e dell’elettronica estrema.

A firmare l’esperienza sonora 2026 due pesi massimi della techno: Luca Agnelli e Ale De Tuglie, rispettivamente il 13 e 14 febbraio. Luca Agnelli, dj e producer tra i più richiesti nei principali club e festival europei, celebre per set ad alta intensità che intrecciano hard techno, industrial e rave spirit. Ale De Tuglie, dj e producer barese dallo stile unico e senza confini, capace di fondere nei suoi esplosivi set ritmi, groove e dettagli distintivi. Due notti diverse per linguaggi e atmosfere, unite dalla stessa tensione verso il cuore più radicale della club culture.

ENG Dock 29 in Forte Marghera becomes a hub for extreme electronic music with two techno giants: Luca Agnelli on 13 February and Ale De Tuglie on 14 February. Two nights with distinct styles but the same drive toward the most radical edge of club culture.

Venice Carnival @Forte Marghera 13, 14 febbraio carnevale.venezia.it

carnival kids

CITTADINANZA CREA(T)TIVA

IL CARNEVALE DEI RAGAZZI

Dal 7 al 15 febbraio Ca’ Giustinian, sede centrale della Biennale, si trasforma ne La Casa delle Creatività, aprendosi in questa speciale edizione del Carnevale alle tematiche dello sport e della tradizione. Novità di quest’anno è infatti, in occasione dei XXV Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano-Cortina, la presenza del Museo Olimpico ufficiale del CIO con sede a Losanna. Per la prima volta la storica Istituzione porta infatti a Venezia tre Olympian Artists, atleti Olimpici e Paralimpici che praticano una disciplina artistica riconosciuta e appartenenti all’omonimo programma artistico del Museo. Al centro del progetto una serie di workshop per famiglie e scuole con l’obiettivo di sensibilizzare i più giovani, attraverso la creatività, ai temi e ai valori degli sport olimpici e paralimpici. Si aggiunge al programma poi la presenza di The Human Safety Net con due appuntamenti ispirati al gioco e allo sport come strumenti per sviluppare i propri punti di forza (6 e 17 febbraio). I laboratori si inseriscono nell’esperienza della mostra interattiva A World of Potential, alla Casa di The Human Safety Net in Piazza San Marco, a due passi da Ca’ Giustinian. Un percorso immersivo, con ingresso libero per tutti, per scoprire e allenare il proprio potenziale

e imparare come insieme agli altri possiamo fare la differenza. Ad arricchire ulteriormente la manifestazione il lancio del concorso del Leone d’Argento per la creatività, rivolto alle scuole statali e paritarie italiane – primarie e secondarie, di primo e secondo grado. ENG Ca’ Giustinian becomes the Casa delle Creatività from 7 to 15 February, opening the Biennale’s headquarters to themes of sport and tradition for this special Carnival edition. In honour of the Milano-Cortina 2026 Winter Olympics and Paralympics, the Olympic Museum of Lausanne arrives in Venice for the first time, bringing three Olympian Artists, that is, athletes who also practice recognized artistic disciplines. They will lead workshops for families and schools to introduce younger generations to Olympic and Paralympic values through creativity.

The Human Safety Net adds two further events focused on play and sport as tools for developing personal strengths, linked to the interactive exhibition A World of Potential in Piazza San Marco.

17. Carnevale Internazionale dei Ragazzi della Biennale 7-15 febbraio Ca’ Giustinian www.labiennale.org

LA CASA DI THE HUMAN SAFETY NET

La Casa di The Human Safety Net festeggia il Carnevale con un programma ricco di incontri, laboratori e appuntamenti pensati per tutte le età, che ruotano attorno alla mostra interattiva A World of Potential. Il 6 febbraio, Creamondi, Ma che facce, laboratorio per bambini e genitori invita a conoscersi attraverso le letture in “movimento”; il 12 febbraio sempre alle famiglie è dedicato il workshop di yoga Luce, Asana e Mantra ; mentre il 13 Susi Danesin con Micro. Una giornata tra gli insetti porta tutti con sé in un’avventura straordinaria, tra clownerie, mimo e slapstick. Il 15 febbraio La Casa delle Curiosità propone laboratori creativi, letture animate, spettacoli per diverse fasce d’età ed esperienze partecipative. Il Carnevale culmina infine con Olympus Playground, le sfide dell’armonia umana, la grande festa del Martedì Grasso con sfide giocose, labirinti misteriosi, sculture viventi, inattese metamorfosi e tante sorprese.

6, 12, 13, 15, 17 febbraio

La Casa di The Human Safety Net www.thehumansafetynet.org

M9 – MUSEO DEL ‘900

Quando le luci si spengono e le sale si svuotano, il museo cambia volto. Nella notte tra il 14 e il 15 febbraio, M9 apre eccezionalmente le sue porte a 35 bambine e bambini tra gli 8 e i 12 anni per una speciale festa di Carnevale, trasformando gli spazi espositivi in un terreno di gioco, scoperta e immaginazione. I partecipanti saranno coinvolti in attività didattiche, giochi a tema e in una suggestiva caccia al tesoro tra le sale chiuse al pubblico, accompagnati dai grandi personaggi del Novecento che abitano il percorso museale. Dopo le attività, spazio al riposo: la notte prosegue in tenda, tra storia, immagini e racconti. Al mattino, una colazione condivisa segnerà il rientro alla quotidianità. Per affrontare al meglio l’avventura, nello zaino non dovranno mancare cena al sacco, stuoino, sacco a pelo, torcia o pila frontale e tutto il necessario per l’igiene personale. Obbligatorio, invece, lo spirito giusto – e un abbigliamento comodo, pronto a seguire ogni esplorazione.

14 febbraio h. 18.30

M9 – Museo del ‘900 www.m9museum.it

FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA

Nei giorni del Carnevale, la Fondazione Querini Stampalia invita il pubblico a vivere Venezia come un grande palcoscenico della memoria, dell’immaginazione e della scoperta. Tra laboratori creativi per bambini, visite guidate speciali e percorsi tra arte, architettura e fotografia, le attività proposte accompagnano visitatori di ogni età in un viaggio che intreccia gioco, racconto e conoscenza. Attorno a Bella la vita a Venezia ruotano due laboratori per bambini che, a partire dalla visita alla mostra, svilupperanno due progetti utilizzando la tecnica del tunnel book (1, 17 febbraio) e il linguaggio del fumetto (8, 15 febbraio). Per tutti invece, le visite guidate alle tre mostre della Fondazione: Bella la vita a Venezia, L’effimero architettonico. Due allestimenti di Valeriano Pastor e Michelina Michelotto, e Disapparire. Antonio Corradini e Luigi Ghirri

31 gennaio, 1, 7, 8, 14, 15, 17 febbraio

Fondazione Querini Stampalia www.querinistampalia.org

MUNAV – MUSEO STORICO NAVALE

Cinque piani, decine di sale e un segreto da riportare alla luce. Nei giorni più clou del Carnevale, il MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia si trasforma in una grande mappa del tesoro, invitando bambini e adulti a esplorare la lunga storia marittima della città. Seguendo le “voci del mare” dell’audioguida, i partecipanti sono chiamati a muoversi tra modelli di navi, reperti, carte nautiche e testimonianze della tradizione navale veneziana, raccogliendo indizi e ricomponendo passo dopo passo il misterioso Segreto del Mare. Un percorso che unisce scoperta, orientamento e immaginazione, trasformando la visita in una vera avventura. Al termine della caccia, chi riuscirà nell’impresa riceverà il titolo simbolico di “Custode del Mare” e l’iscrizione nell’albo dei grandi navigatori, come segno di un viaggio riuscito tra storia e fantasia. Tra scafi, mappe e memorie marinare la storia diventa, davvero, un “gioco da ragazzi”.

12, 15, 17 febbraio

www.munav.it

MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia

carnival diary

OLYMPUS

ALLE ORIGINI DEL GIOCO

31/01

PISTA DI PATTINAGGIO VENEZIA

Fino 17 febbraio Campo San Polo events.veneziaunica.it

VISITE GUIDATE ALLA SCUOLA GRANDE DI SAN ROCCO

Scuola Grande di San Rocco, San Polo 3052 h. 10.30/15

[1-5 febbraio; 7-17 febbraio]

LA MASCHERA PIÙ BELLA

Sfilate quotidiane del concorso

Piazza San Marco | h. 12

VENICE CARNIVAL STREET

SHOW

P. 34

Piazza San Marco | h. 11.30-12.30 Piazza Ferretto, Mestre | h. 15.30-18.30 [1 febbraio h. 11.30-18]

OLTRE I LIMITI. SPORT ITALIA

Fino 15 marzo

Mostra Cortina News P. 44

M9 – Museo del ‘900, Mestre | h. 10-18 www.m9museum.it

BELLA LA VITA A VENEZIA

Fino 12 aprile

Mostra P. 17

Fondazione Querini Stampalia, Castello 5252 h. 10-18 www.querinistampalia.org

LA MASCHERA A VENEZIA

Realizzazione, pratica, storia e suo decoro

Laboratori guidati, su prenotazione Tragicomica, Calle Amor degli Amici San Polo 2715/A | h. 11 [1, 2, 5, 6, 7, 8, 9, 12, 13, 14, 15, 15 febbraio] tragicomica.it

EISFELD II - ENJOY / SURVIVE

Fino 22 febbraio

P. 50

Palazzo Diedo Beggruen Institute, Cannaregio 2386 | h. 15-19 berggruenarts.org

CI VUOLE UN FISICO

BESTIALE!

L’Olimpo e l’olimpiade nell’arte del Novecento

Conferenza a cura di Serena Bertolucci M9 – Museo del ‘900, Mestre | h. 17 www.m9museum.it

ATLETI, LAVORATORI, OPERAI, MARINAI, NELLA

VENEZIA DELL’800

Aspettando le Olimpiadi

Fino 17 febbraio

Mostra tra cinema e fotografia

Fabbrica del Vedere – Archivio Montanaro Calle del Forno, Cannaregio 3857 | h. 17-19 www.fabbricadelvedere.it

GRAN BALLO DI CARNEVALE

CON BRIDGERTON

P. 21

Piazza San Marco | h. 17

ROSASPINA E LA CASA DELLA

SVEGLIA

Spettacolo teatrale

Spazio Eventi La Toletta | h. 19 latolettaeventi.com

1/02

FESTA VENEZIANA

Corteo acqueo

P. 22

Da Punta della Dogana a Rialto (Canal Grande) h. 11-12.30

SU IL SIPARIO!

Visita guidata alla mostra Bella la vita a Venezia e laboratorio per bambini dai 6 agli 11 anni

Fondazione Querini Stampalia, Castello 5252 h. 15 www.querinistampalia.org [17 febbraio h. 15]

SIMON BOCCANEGRA

P. 29

Teatro La Fenice, Sale Apollinee | h. 15.30 [10, 12, 14 febbraio] www.teatrolafenice.com

LA MASCHERA PIÙ BELLA

Sfilate quotidiane del concorso

Piazza San Marco | h. 16/17.15

3/02

CIBO MASCHERATO

Conferenza di Emmanuel Giraud

Palazzetto Bru Zane, San Polo 2368 | h. 18 bru-zane.com

4/02

ἀΓΏΝ – AGÓN

Storia dello sport a Venezia P. 35

La Casa di The Human Safety Net, Procuratie h. 18 www.thehumansafetynet.org

5/02

VISITE GUIDATE A PALAZZETTO BRU ZANE

Visite guidate gratuite in italiano, inglese e francese

Palazzetto Bru Zane, San Polo 2368 | h. 14.30-16 [8 febbraio h. 14.30-16; 6, 7 febbraio h. 16-17.30] www.bru-zane.com

LE DEE DEL GIOCO

Recital teatrale con musica dal vivo

Centro Culturale Candiani, Mestre | h. 18 www.comune.venezia.it

6/02

CREAMONDI, MA CHE FACCE!

Laboratorio per famiglie con bambini 2-5 anni

Casa di The Human Safety Net, Procuratie h. 16.30 www.thehumansafetynet.org

IL PALCO DI PIAZZA

SAN MARCO

Animazioni, musica dal vivo, dj-set, sfilate

Piazza San Marco h. 15.30-19

[7, 8, 12, 13, 15, 16, 17 febbraio h. 11.30-19; 9, 10, 11 febbraio h. 15.30-19 14 febbraio h. 11.30-20]

ARSENALE WATER SHOW

Il richiamo di Olympia

P. 24

Darsena Grande, Arsenale | h. 18.30/21 [7, 8, 12-17 febbraio]

ONE WEEK + NEIGHBORS

Omaggio a Buster Keaton

P. 30

Palazzetto Bru Zane, San Polo 2368 | h. 19.30 www.bru-zane.com

RICCARDO III

P. 93

Teatro Toniolo, Mestre | h. 21

[7 febbraio h. 19.30; 8 febbraio h. 16.30] www.comune.venezia.it

2000 EXPLOSION

Party & Dj set

Hard Rock Cafe, Bacino Orseolo | h. 21-23 cafe.hardrock.com/venice

7/02

L’ARTE DELLA COMMEDIA

Rassegna di spettacoli di Commedia dell’Arte a cura di Pantakin

Piazzetta San Marco, Campo Santo Stefano, Campo San Cassiano, Campo Santa Margherita

Piazza Ferretto, Mestre

VENICE CARNIVAL STREET SHOW

P. 34

Piazza San Marco, Campo Santa Margherita, Campo San Giacomo dell’Orio, Esedra Castello, Campo San Geremia, Campo Santa Maria Formosa, Campo San Cassiano

Piazza Ferretto, Mestre

[8, 12, 13, 14, 15, 16, 17 febbraio]

APERTURA STRAORDINARIA DELL’ORATORIO DEI CROCIFERI

Visite guidate gratuite in italiano Oratorio dei Crociferi, Cannaregio 4904 h. 10/15 [8 febbraio h. 10/15]

RISCOPRIRE PULCINELLA

Laboratori artistici di Sergio Boldrin e Giorgio De Marchi

La Bottega dei Mascareri, Calle dei Saoneri San Polo 2720 | h.10.30-17 [8, 14, 15 febbraio]

BIALETTI

L’uomo che cambiò il sapore del mattino

Performance teatrale di Danny Bignotti M9 – Museo del ‘900, Mestre | h. 10.30-18.15 (turni ogni 45 minuti) [8, 15 febbraio; 14 febbraio h. 10.30-16.45] www.m9museum.it

DONNE E RITRATTO NELLA VENEZIA DEL SETTECENTO

Rosalba Carriera e Angelica Kauffmann

Visita guidata tematica alla mostra Di storie e di arte. Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani Fondazione dell’Albero d’Oro Palazzo Vendramin Grimani | h. 11 www.fondazionealberodoro.org

17. CARNEVALE INTERNAZIONALE DEI RAGAZZI

P. 40

Fino 15 febbraio

Ca’ Giustinian, San Marco 1364/A | h. 11-17 www.labiennale.org

LA MASCHERA PIÙ BELLA

Sfilate quotidiane del concorso

Piazza San Marco | h. 12/16.30/18

LA FESTA DELLE MARIE –CORTEO ACQUEO

P. 23

Canal Grande, da Santa Sofia a Piazza San Marco h. 15

VENEZIA IN GIOCO

Sfide, Spettacolo e Maschere

nella Serenissima

Racconto per immagini

Laboratorio Ca’ Macana Original Dorsoduro 3170 | h. 17 www.camacana.com [14 febbraio]

MARIACHI PERALTA

Live concert

Palco di Piazza San Marco h. 18.30-21

THE ELECTRIC HOUSE + THE BALLOONATIC

Omaggio a Buster Keaton

P. 30

Palazzetto Bru Zane, San Polo 2368 | h. 19.30 www.bru-zane.com

CARNIVAL EXTRAVAGANZA

Cena placé e ballo in costume d’epoca Sala del Ridotto, Hotel Monaco & Grand Canal, San Marco 1332 | h. 20 [13 febbraio]

IL CANTO DI AMBROSIA

Carnival official dinner show

Ca’ Vendramin Calergi, Cannaregio 2040 | h. 21 [8, 12-17 febbraio]

REGGAETON FESTIVAL

Party & Dj set

Hard Rock Cafe, Bacino Orseolo | h. 21-23 cafe.hardrock.com/venice

PERPLEX CARNIVAL PARTY

Dennis Cruz | Toman | Honeyluv

P. 38

Tese di San Cristoforo, Arsenale | h. 22.30 www.perplexlondon.com/venice

8/02

REGATA DE CARNAVAL

SU MASCARETE A DUE REMI

Regata in maschera con premiazioni e festeggiamenti

Canal Grande, da Ca’ Giustinian a San Marcuola h. 9.15

TOC TOC

LA LUNA NEL LETTO

Spettacolo per bambini dai 3 anni

Teatrino Groggia, Cannaregio 3150 | h. 11/16.30 www.comune.venezia.it

PLAYJAM

Performance interattiva per famiglie con bambini da 1 a 3 anni

Teatro del Parco, Mestre | h. 11 www.comune.venezia.it

DISAPPARIRE

Visita guidata alla mostra Disapparire. Antonio Corradini e Luigi Ghirri

Fondazione Querini Stampalia, Castello 5252 h. 11 www.querinistampalia.org [15 febbraio]

IL BELLO DI BELLA!

Visita guidata alla mostra Bella la vita a Venezia e attività per bambini dai 6 agli 11 anni

Fondazione Querini Stampalia Castello 5252 h. 15 www.querinistampalia.org [15 febbraio]

LA MASCHERA PIÙ BELLA

Sfilate quotidiane del concorso

Piazza San Marco | h. 16/17.30

JASHGAWRONSKY BROTHERS

Live concert Palco di Piazza San Marco h. 18.30

SHERLOCK JR.

Omaggio a Buster Keaton

P. 30

Palazzetto Bru Zane, San Polo 2368 | h. 19.30 www.bru-zane.com

LA TRAVIATA

P. 80

Teatro La Fenice | h. 19 [11, 13, 17 febbraio h. 19; 15 febbraio h. 17] www.teatrolafenice.com

10/02

TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SULLE MASCHERE… ma non avete mai osato chiedere

Conferenza Tragicomica, Calle Amor degli Amici San Polo 2715/A | h. 18.30 tragicomica.it

carnival diary

OLYMPUS

ALLE ORIGINI DEL GIOCO

11/02

SETTE CANZONI PER CASANOVA E LO SCORNO DEL DIAVOLO

Presentazione del libro di e con Antonella Barina Teatro a l’Avogaria, Dorsoduro 1617 | h. 12 www.teatro-avogaria.it

L’INVENZIONE DELLA NEVE

MovieLab

Proiezione del film di Vittorio Moroni alla presenza del regista

La Casa di The Human Safety Net Procuratie Vecchie | h. 18 www.thehumansafetynet.org

IL GIOCATORE DEL BIRIBISSI

Performance-gioco di Alessandro Bressanello

Scuola Grande San Giovanni Evangelista, San Polo 2454 | h. 18

ἀΓΏΝ – AGÓN

Storia dello sport a Venezia

P. 35

M9- Museo del ‘900, Mestre| h. 18 www.m9museum.it

12/02

APERTURE STRAORDINARIE

MUVE

Da giovedì 12 febbraio a martedì 17 febbraio, Palazzo Ducale e Museo Correr rimangono aperti fino alle ore 22.00 (ultimo ingresso ore 21.00) www.visitmuve.it

CARNEVALE AL MUNAV

P. 41

MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia, Riva San Biasio |h. 10-16 (partenza ogni 30 minuti) [15, 17 febbraio] www.munav.it

LA MASCHERA PIÙ BELLA

Sfilate quotidiane del concorso

Piazza San Marco | h. 12/16/17

CARNEVALE DI BURANO

Spettacoli, musica, carri allegorici e sfilate di gruppi mascherati

Via Galuppi, Burano | h. 15-23 [13, 14, 15, 17 febbraio]

CARRI ALLEGORICI A PELLESTRINA

Sfilata dei carri, animazione, spettacoli e musica

Piazza Sant’Antonio, Pellestrina | h. 15-18.30

VENEZIA, ‘SECONDA BONA MARE’

Racconto teatrale di Paola Brolati

Antica Osteria Ruga Rialto h. 17

IL TAGLIO DELLA TESTA

DEL TORO

P. 23

Piazza San Marco | h. 17.30

CASANOVA E LO SCORNO

DEL DIAVOLO

Spettacolo a cura di Antonella Barina e Café

Sconcerto di Monica Zuccon e Salvatore

Esposito

Palazzo Trevisan degli Ulivi

Campo Sant’Agnese | h. 18/20.30

PRINCIPE MAURICE

Dj-set

Palco di Piazza San Marco h. 19-21

13/02

APERTURE STRAORDINARIE

MUVE

Museo Fortuny, Ca’ Rezzonico e Ca’ Pesaro prolungano l’orario di apertura fino alle ore 21 (ultimo ingresso h. 20) www.visitmuve.it

LA MASCHERA PIÙ BELLA

Sfilate quotidiane del concorso

Piazza San Marco | h. 12/16.30/18

FRITOLE E FRITOLERI

Degustazioni, musica, e presentazione di una nuova frittella ispirata al concept del Carnevale

Istituto Barbarigo, Castello 6396| h. 15 www.veneziaenventi.com

SCANDALI, SEDUZIONE,

VIZI E TRASGRESSIONI NEL

CARNEVALE DI VENEZIA

Visita guidata con Manuel Meneghel Ritrovo in Pescheria Piccola, Rialto h. 15

CARRI ALLEGORICI A LIDO

DI VENEZIA

Sfilata dei carri, animazione, mercatini, spettacoli e musica

Da Santa Maria Elisabetta a Piazzetta Lepanto, Lido| h. 17-19

MICRO. UNA GIORNATA

TRA GLI INSETTI

Spettacolo di mimo di e con Susi Danesin

La Casa di The Human Safety Net, Procuratie h. 17 www.thehumansafetynet.org

CINECONCERTI

Proiezione dei film muti: Per sempre (1927) di Clyde Bruckman con Buster Keaton e La battaglia del secolo (1927) di Clyde Bruckman con Stan Laurel e Oliver Hardy

Pianoforte Lorenzo Liuzzi

Palazzo Diedo Beggruen Institute

Cannaregio 2386 | h. 17.30 berggruenarts.org

SETTE CANZONI PER CASANOVA E LO SCORNO DEL DIAVOLO

Presentazione del libro di e con Antonella

Barina

Campo San Maurizio | h. 18

OLYMPIC MUSIC CIRCUS SHOW

Concerto-spettacolo di Gerardo Balestrieri

Teatro a l’Avogaria, Dorsoduro 1617 | h. 18 www.teatro-avogaria.it

BLACK GOLD

Live concert Palco di Piazza San Marco h. 18.30-21

MIRANDOLINA

P. 10

Teatro Goldoni | h. 19.30 [14 febbraio h. 19; 15 febbraio h. 16] www.teatrostabileveneto.it

ERASMUS PARTY – CARTOONS

Party & Dj set

Hard Rock Cafe, Bacino Orseolo | h. 21-23 cafe.hardrock.com/venice

VENICE CARNIVAL @ FORTE MARGHERA HARDSTYLER w/ Luca Agnelli

P. 39

Dock 29, Forte Marghera, Mestre | h. 23

14/02

VENICE INVITATIONAL CARNIVAL RACE

Regata velica

Bacino antistante le isole di S. Elena e S. Servolo | h. 8 [15 febbraio] www.compagniadellavela.org

VISITE GUIDATE ALL’OSPEDALETTO

Visite guidate gratuite in italiano Complesso dell’Ospedaletto, Castello 6691 h. 10/15 [15 febbraio h. 10/15]

LA MASCHERA PIÙ BELLA

Sfilate quotidiane del concorso

Piazza San Marco | h. 12/16/17.30

A TAVOLA CON I GRIMANI

Visita guidata tematica alla mostra Di storie e di arte. Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin

Grimani

Fondazione dell’Albero d’Oro

Palazzo Vendramin Grimani | h. 11 www.fondazionealberodoro.org

GIOCHI ANTICHI PER BAMBINI

La bissa boba, Tira rede, Passa passa la regin, Capel puntal

Pescheria Piccola, Rialto h. 15

SIMON BOCCANEGRA

Segue Carnival cocktail e dj-set

Teatro La Fenice, Sale Apollinee | h. 15.30 www.teatrolafenice.com

SIAMO TUTTI PARI

Laboratorio per bambini dai 5 ai 6 anni

M9 – Museo del ‘900, Mestre | h. 17 www.m9museum.it

CI VUOLE UN FISICO BESTIALE… ANCHE NELL’AMORE!

Amore e Psiche di Canova e gli insospettabili imitatori della più celebre storia d’amore

Conferenza a cura di Serena Bertolucci

M9 – Museo del ‘900, Mestre | h. 17 www.m9museum.it

LE JEUX D’AMOUR

P. 28

Palazzo Albrizzi Cappello, Cannaregio 4118 h. 17.30

IL GIOCO DELLA MUSICA

E DEL DESTINO

Scherzi, Danze e Gioco d’Amore, madrigali a più voci con l’ensemble La Stagione Armonica e Alessandro Bressanello Centro Culturale Candiani, Mestre | h. 18 www.comune.venezia.it

UNA NOTTE IN MASCHERA AL MUSEO

P. 41

M9 – Museo del ‘900, Mestre | h. 18.30 www.m9museum.it

GLITTER DISCO

Dj-set

Palco di Piazza San Marco h. 19-21

XXXIII BALLO DEL DOGE

MoreAmore

P. 36

Scuola Grande della Misericordia Cannaregio 3599 ilballodeldoge.com

STRICLTY – STRANGER GROOVES

Party & Dj set

Hard Rock Cafe, Bacino Orseolo | h. 21-23 cafe.hardrock.com/venice

VENICE CARNIVAL @ FORTE MARGHERA

MATER.IA w/ Ale De Tuglie

P. 39

Dock 29, Forte Marghera, Mestre | h. 23 15/02

LA CASA DELLA CURIOSITÀ

P. 41

La Casa di The Human Safety Net, Procuratie h. 10-18 www.thehumansafetynet.org

PIERINO E IL LUPO Values in Music

P. 28

La Casa di The Human Safety Net, Procuratie h. 11.30 www.thehumansafetynet.org

MAGAZENI, MALVASIE E FURATOLE

Visita guidata con Isabella Bariani Ritrovo in Pescheria Piccola, Rialto h. 15

CALCIO SULL’ACQUA

Animazione e torneo per ragazze e ragazzi Pescheria Piccola, Rialto h. 15

LA MASCHERA PIÙ BELLA

LA FINALE

Sfilata e premiazione

Piazza San Marco | h. 16.30

MICRO

Una giornata tra gli insetti

Spettacolo di mimo con Susi Danesin M9 – Museo del ‘900, Mestre | h. 17 www.m9museum.it

VICTORIA QUEEN

Tribute concert

Palco di Piazza San Marco h. 18.30-21

16/02

IL CARNEVALE DELLE TRADIZIONI

P. 23

Piazza San Marco | h. 15.30-17.30

CARRI ALLEGORICI A MESTRE

Sfilata dei carri, animazione, spettacoli e musica

Via Piave, via Circonvallazione, via Einaudi, via San Rocco, Mestre | h. 15.30-16.30

C’ERA UNA VOLTA DUE PIEDI

Teatro dei Piedi di Veronica Gonzales

Ateneo Veneto, San Marco 1897 | h. 17.30

CUOR

Il gioco della tombola veneziana

P. 35

Scuola Grande San Giovanni Evangelista San Polo 2454 | h. 18 [17 febbraio]

17/02

CAPODANNO CINESE

Sfilata e animazioni

Palco di Piazza San Marco | h. 12

OLYMPUS PLAYGROUND

Le sfide dell’armonia umana

Festa di Martedì Grasso, con giochi, laboratori e attività per tutti

La Casa di The Human Safety Net, Procuratie h. 15-17 www.thehumansafetynet.org

MUSICA A RIALTO

Francesco Zennaro e Disco Zenith Laguna Loggia Piccola della Pescheria, Rialto h. 15

PROCLAMAZIONE DELLA

MARIA DELL’ANNO

P. 23

Piazza San Marco | h. 16

LA MASCHERA PIÙ BELLA

L’Ultima sfilata

Piazza San Marco | h. 17

GLASPERLENSPIEL

Il gioco delle perle di vetro

Palazzo Albrizzi Cappello, Cannaregio 4118 h. 17.30

DecArtOn

Concerto-spettacolo scritto e diretto da Elisa Marzorati, con Susi Danesin

Ateneo Veneto, Campo San Fantin | h. 18 www.ateneoveneto.org

THE FIREPLACES

FOLK’N’ROLL

Live concert

Palco di Piazza San Marco h. 18.30-21

ODISSEA

P. 94

Teatro Toniolo, Mestre | h. 19.30 www.comune.venezia.it

LA CLINICA DELL’AMORE

Carnival Closing Party

Hard Rock Cafe, Bacino Orseolo | h. 21-23 cafe.hardrock.com/venice

SFIDE OLIMPICHE

Nelle storiche Olimpiadi di Atene del 1896, le regate erano state annullate a causa di avverse condizioni climatiche. In seguito, il canottaggio italiano non aveva presenziato a Parigi 1900 né a Saint Louis 1904; ma nei Giochi intermedi di Atene del 1906 gli atleti della Penisola brillarono conquistando quattro ori, un argento e un bronzo. Occorre ricordare che fino a Helsinki 1952 non erano delle selezioni nazionali a gareggiare, bensì le singole società remiere in rappresentanza del loro Paese.

A Venezia, la Società di Ginnastica “Costantino Reyer”, fondata nel 1872, era stata la prima a promuovere il canottaggio in laguna. Un decennio dopo nacque la Reale Società Canottieri Bucintoro, capace di imporsi a livello internazionale già nel 1884 a Torino, con la Coppa della Duchessa di Genova e ad Atene, dove trionfò con la jole a due. Nel maggio 1901 si distaccò la Società di Sport Nautici Francesco Querini, che ottenne i primi allori europei a Gand nel 1905, a Pallanza nel 1906 e, negli anni successivi, dominò a Lucerna, Parigi, Ostenda e Como. Le due società lagunari erano dunque titolate a rappresentare l’Italia nelle competizioni mondiali. Per le Olimpiadi di Londra del 1908, il Reale Rowing Club Italiano, cioè la federazione nazionale, avrebbe voluto convocare altre due importanti formazioni di voga della Penisola, la Lario di Lecco e l’Aniene di Roma; tuttavia le ristrettezze economiche imposte da Giolitti – non si dovevano superare le 25.000 lire – lo impedirono. Invece dei 100 atleti previsti inizialmente per l’intera compagine italiana, andarono in Inghilterra solo 68, tra cui il singolista pisano Igino Ciabatti dell’Arno, che venne eliminato in batteria. Per le Olimpiadi di Stoccolma, quindi, c’erano quattro potenziali società in concorrenza: Aniene, Bucintoro, Lario, Querini. Di queste il Reale Rowing Club Italiano scelse –forse per un disguido nelle comunicazioni – la Bucintoro, scatenando le proteste delle tre escluse. Per ripianare la disputa la stessa società designata propose, «di sua iniziativa e con atto encomievole», di fare le eliminatorie. Così la federazione, il 20 maggio 1912, deliberò che –grazie alla disponibilità della Bucintoro – si sarebbero organizzate le regate a Venezia il 25 giugno. Stabilì inoltre che nel caso si fossero iscritte solo le società veneziane, le gare di eliminazione in 4 ed 8 sarebbero state inglobate in una sola e il vincitore della gara ad 8 sarebbe stato considerato vincitore della gara a 4. Tutto ciò per ridurre il numero di vogatori che si sarebbero recati a Stoccolma: circostanza che si realizzò, con il ritiro di Lario e Aniene, aprendo al derby tra Bucintoro e Querini.

La Gazzetta di Venezia, del 26 giugno 1912, riportò la cronaca della giornata, con un articolo dal titolo poco lusinghiero: Penosi incidenti nelle gare di ieri fra “Bucintoro” e “Querini” per le Olimpiadi di Stoccolma. Che cosa era accaduto? Il giorno del “match” molti cittadini appassionati dello sport del remo si erano disposti, con le barche a remi e a motore, per vedere la regata d’importanza nazionale; che non era usuale a Venezia, perché considerata una località difficile per l’organizzazione del campo di gara. Il percorso per i due “outriggers” ad otto vogatori era di 2000 metri. Il traguardo di partenza era fissato con due “bricole” contraddistinte da due grandi bandiere rosse all’ingresso del canale di Poveglia, dietro l’isola delle Grazie. Il traguardo di arrivo rimaneva invece all’altezza dell’isola di Santo Spirito un po’ più avanti di San Clemente. L’inizio della gara era stato fissato per le 18, nonostante l’acqua fosse un po’ agitata per il vento di scirocco. C’erano due delegati del Rowing Club: l’avvocato Rolando e il conte Rambaldo di Collalto. Giudice d’arrivo era il capitano di fregata cav. Candeo, mentre il giudice di partenza e arbitro del percorso era il tenente di vascello Carnevale. Furono sorteggiati i posti: la Bucintoro a dritta, la Querini a sinistra. Il grande pericolo era rappresentato dalla secca. Aumentò la suspense l’attesa di 30 minuti, per il passaggio prima del piroscafo per Chioggia e poi del battello che faceva servizio ai manicomi.

Nei due equipaggi c’erano atleti tra i più importanti della loro generazione: alcuni vincitori dei campionati europei, altri futuri olimpionici. Per la Bucintoro: Olgeni, Bruna, Piazza, Scatturin, Berlin, Traverso, Signoretto, Bettini; timoniere Graziadei. Per la Querini: Del Giudice Scipione, Ermellini, Tres, Nenzi, Nali, Del Giudice Curzio, Solesin, Rosada; timoniere Mion.

Finalmente, alle 18.30, venne dato il segnale di partenza alle due imbarcazioni, che mantennero dapprima le distanze, finché il divario si fece sempre più ridotto, fino all’inevitabile scontro. Il giornale ritenne l’abbordaggio disastroso, ma giudicò le conseguenze ancora più gravi. Perché, spiegò, le due imbarcazioni, così vicine, tanto da sfiorarsi, smisero di vogare e gli equipaggi iniziarono subito a insultarsi. I diciotto giovani, «ansanti per lo sforzo, frementi per l’arresto improvviso, eccitati dalle ingiurie reciproche», in un attimo sollevarono i remi e cominciarono a menarseli addosso. Ne nacque una sorta di duello improvvisato, che nemmeno le urla dei giudici riuscirono a interrompere.

Accadde che uno dei vogatori della Bucintoro,

Quattro con della Querini, tre volte Campione Europeo: 1908,1909,1910. Scipione e Brenno Del Giudice, Luigi Ermellini, Mario Tres, Giuseppe Mion timoniere
Otto con della Bucintoro, Campione d’Italia e secondo ai Campionati europei, 1910 Ercole Olgeni, Giovanni Scatturin, Arturo Piazza, Enrico Bruna, Antonio Fontanella, Agostino Wulten, Edoardo Signoretto, Aldo Bettini, Guglielmo Graziadei timoniere

SFIDE OLIMPICHE

Regata in Canale della Giudecca

Diciotto giovani, «ansanti per lo sforzo, frementi per l’arresto improvviso, eccitati dalle ingiurie reciproche», in un attimo sollevarono i remi e cominciarono a menarseli addosso...

colpito dall’avversario e temendo una replica, si gettò in acqua per mettersi in salvo e raggiungere a nuoto la secca sulla sinistra. Nel frattempo alcune barche accorsero e cercarono di allontanare l’imbarcazione della Bucintoro, ma questa finì per capovolgersi, trascinando tutti i rematori in acqua. La stessa sorte toccò anche all’“outrigger” della Querini. Così, nel giro di pochi istanti, i canottieri si trasformarono in nuotatori.

Il giorno successivo il conte Piero Foscari, presidente della Querini sin dalla fondazione, dichiarò ai giornali che la responsabilità dell’incidente era da attribuire esclusivamente alla Bucintoro. Foscari era uno degli uomini più autorevoli di Venezia, costituendo insieme a Giuseppe Volpi e altri maggiorenti, un gruppo politico-economico in costante crescita, tanto da realizzare, qualche anno dopo, un progetto che cambiò per sempre la fisionomia lagunare: Porto Marghera. Ciò non impressionò il Regio Rowing club Italiano, che rimase imparziale e squalificò entrambe le società per due anni, 1912 e il 1913. Ci fu un tentativo, pare, di inviare a Stoccolma il doppio campione europeo, Giuseppe Sinigaglia, di Como, che però rifiutò la convocazione. Il presidente della federazione, Luigi Capuccio fu

costretto ad arrendersi, lasciando l’Italia priva di rappresentanza in quella disciplina.

L’incidente ebbe echi in altre parti d’Italia, soprattutto a Torino, sede del Regio Rowing club Italiano. In quella città era nata, il 4 gennaio dello stesso anno, una nuova rivista, il Guerin sportivo, che intervenne sulla vicenda con ben tre articoli di denuncia nei confronti dei canottieri veneziani. Con il primo pezzo del 27 giugno, Barufe ciozote. L’ultimo incidente Querini Bucintoro e i suoi precedenti. Olimpiadi di Ciozoti, si lanciarono pesanti accuse alla Querini, colpevole di dedicarsi allo sport non per scopi salutari, ma “per mestiere e per lucro”. Il 4 luglio un secondo articolo, Lo scandalo Querini-Bucintoro: il rapporto con il giudice arbitro, attribuiva unicamente all’equipaggio della Querini l’origine della collisione, avendo, secondo la ricostruzione del giornale, provocato l’investimento della imbarcazione avversaria “con un colpo di timone” e picchiato coi remi sulle spalle dell’equipaggio concorrente in gara. Inoltre si accusavano gli atleti di essersi buttati a nuoto per poter afferrare la barca avversaria e scuoterla fortemente, senza fornire aiuto ai vogatori della Bucintoro. Essi venivano perciò bollati come scorretti, senza cavalleria, senza educazione, «dimentichi d’ogni

Canottieri della Querini, protagonisti dei Campionati del Mare di Brindisi del 1950. Da sinistra: G. Elzo, L. Elzo, D. Cimarosto, D. Trevisan, R. Elzo, C. Papini, F. Smerghetto, G. Lionello; seduti: G. Ragazzi, F. Ragazzi, R. Ragazzi; sotto: G. Ballarin timoniere, Bonato e l’allenatore A. Scarpa

buona regola sportiva». Un terzo articolo del 14 luglio, Lo scandalo Querini Bucintoro, la punizione avvenuta, ripeteva la denuncia di professionismo e marchiava i canottieri con il titolo di “barcaiuoli”. Le pesanti accuse irritarono il conte Foscari che, per difendere la dignità e l’onore della Società Querini, querelò il direttore della rivista per diffamazione e si costituì parte civile, insieme all’equipaggio. Al processo a Torino si presentarono presidente e atleti. La vertenza si chiuse con il riconoscimento della falsità delle accuse e la successiva dichiarazione del 23 febbraio 1913 di Giulio Corradini. Il direttore della rivista, infatti, dopo aver ascoltato quanto emerso nell’udienza – in particolare la testimonianza del comandante Carnevale, giudice arbitro della gara del 23 giugno 1912 – riconobbe senza difficoltà che negli articoli contestati, ma non scritti da lui, erano state riportate notizie infondate. Di conseguenza, anche i giudizi negativi non avevano più motivo di esistere. Corradini affermò dunque di riconoscere pienamente la correttezza sportiva e personale dei soci e dei canottieri della società Querini. Foscari poté gioire della vittoria legale, ma brevemente, perché, a

sua volta, fu querelato, per “ingiuria”, dal presidente della giuria di gara, il cav. Tommaso Rolando, che non aveva assolutamente gradito il giudizio di “falsario” nei suoi confronti, espresso dallo stesso conte, in una lettera inviata in federazione.

Per procedere in giudizio nei confronti dell’onorevole Foscari, fu necessario un atto della Camera dei Deputati, che deliberò la sospensione dell’immunità parlamentare il 26 maggio 1913. La lite si concluse definitivamente in sede del Tribunale penale di Torino con il riconoscimento della colpa dello stesso presidente della Querini, che dovette sborsare 250 lire; con beneficio della condanna condizionale e della non iscrizione nel casellario penale.

Nello stesso anno moriva Luigi Capuccio, a cui subentrò, come presidente del Regio Rowing club Italiano, Carlo Montù, un militare piemontese, che lo guidò fino al 1927.

N.B. Un particolare ringraziamento alla Reale Società Canottieri Bucintoro e alla Reale Società Canottieri Querini per la disponibilità delle immagini.

Otto con della Bucintoro vittorioso sul canale Bassanello di Padova

Intervista Olaf Nicolai | Palazzo Diedo

ENJOY / SURVIVE

Nel lavoro di Olaf Nicolai (1962, Berlino), considerato uno dei principali artisti contemporanei tedeschi, l’appropriazione estetica della natura da parte della cultura umana e del design è un elemento ricorrente. Il paesaggio antropizzato emerge così come uno dei leitmotiv centrali della sua ricerca, in cui il corpo, lo spazio e il movimento diventano strumenti per esplorare relazioni complesse tra realtà, immaginazione e percezione. Eisfeld II, presentato a Palazzo DiedoBerggruen Arts & Culture, ne è un esempio emblematico: trasformando il piano nobile del palazzo in una pista di ghiaccio, Nicolai invita il pubblico a diventare performer, muovendosi tra rischio, caduta e piacere, e generando al contempo nuove immagini di sé. Il progetto integra tecnologia e scenografia, creando un dialogo tra storia, architettura e contemporaneità, mentre il paesaggio sonoro e il motto Enjoy / Survive amplificano la dimensione simbolica dell’opera. In questa intervista, l’artista ci racconta il percorso creativo, il rapporto con Venezia e le riflessioni che hanno guidato la realizzazione di questa esperienza unica, ponendo l’attenzione sulla produzione di se stessi in quanto “prodotti” e sulla rilevanza sociale dell’arte come forma di esperienza estetica condivisa.

Il primo Eisfeld, letteralmente “campo di ghiaccio”, era stato presentato nel 2001 al Migros Museum für Gegenwartskunst di Zurigo. Come è nata l’idea di trasferire questa opera su una pista di pattinaggio aperta al pubblico, allestendola nel piano nobile di un palazzo seicentesco affrescato?

Mario Codognato [Direttore di Berggruen Arts & Culture, ndr] mi ha contattato dopo aver visto Eisfeld a Zurigo e ha suggerito che poteva essere mostrato anche a Venezia. All’inizio sono rimasto sorpreso, ma poi ho pensato: se deve accadere, dovrebbe essere sul piano nobile,

permettendo ai visitatori di esplorare su pattini il cuore del palazzo trasformato in un biotopo. A Zurigo, si poteva entrare nel campo, ma bisognava portare i propri pattini.

Come è stato possibile realizzare l’opera dal punto di vista tecnico e operativo?

È stato possibile solo grazie alla tecnologia odierna, che permette di creare piste di ghiaccio senza ricorrere al metodo tradizionale di raffreddamento dell’acqua.

Al centro dell’opera ci sono i cambiamenti nel rapporto tra corpo, spazio e movimento, e in particolare le immaginazioni che essi suscitano. Che significato assumono realtà e immaginazione mentre si attraversa l’opera?

Il nuovo stato della tecnologia si traduce anche in un nuovo modo di allestire. Sembra ghiaccio, e quando è installato correttamente, è davvero “ghiaccio”. A quel punto non importa più di che tipo di ghiaccio si tratti, perché deve “funzionare”, soprattutto come evento mediatico. Ed è esattamente ciò che accade qui. Ti metti i pattini e diventi un performer: certamente pattini per te stesso, ma allo stesso tempo ti esibisci per gli altri, immaginando e “producendo” te stesso nel processo.

Quale ruolo assume il “paesaggio sonoro” che avvolge l’opera?

Quando Eisfeld è stato presentato nel 2001, avevo l’idea di utilizzare la musica per creare un livello di animazione. L’idea del sottofondo sonoro è nata anche dal fatto che, in quel periodo, i soundscape cominciavano a diffondersi in centri commerciali e ascensori come modo per coinvolgere emotivamente i clienti. La fedeltà al prodotto a livello emotivo diventava improvvisamente più importante che a livello pratico. Il concetto di paesaggio sonoro è stato aggiornato per Eisfeld II : al posto dei suoni preregistrati della versione del 2001, oggi si tratta di suoni in continua variazione, costantemente ri-selezionati.

di Marisa Santin
Olaf Nicolai - Photo Dale Grant
Godiamo di noi stessi, ci intratteniamo, e allo stesso tempo ci trasformiamo in un prodotto da consumare

In Olaf Nicolai’s work (1962, Berlin), the aesthetic appropriation of nature by human culture and design is a recurring element. The anthropized landscape thus emerges as one of the central leitmotifs of his research, in which body, space, and movement become tools to explore complex relationships between reality, imagination, and perception. Eisfeld II, presented at Palazzo Diedo - Berggruen Arts & Culture, is a striking example: by transforming the piano nobile of the palace into an ice rink, Nicolai invites the audience to become performers, moving between risk, potential falls, and pleasure, while simultaneously generating new images of themselves. The project integrates technology and scenography, creating a dialogue between history, architecture, and contemporaneity, while the soundscape and the motto Enjoy / Survive amplify the symbolic dimension of the work. In this interview, the artist tells us about his creative process, his relationship with Venice, and the reflections that guided the realization of this unique experience, highlighting the production of oneself as a “product” and the social relevance of art as a form of shared aesthetic experience.

The first Eisfeld, literally “ice field,” was presented in 2001 at the Migros Museum für Gegenwartskunst in Zurich. How did the idea arise to transfer this performance onto a skating rink accessible to the public, set up on the piano nobile of a 17th-century frescoed palace?

Mario Codognato [Director of Berggruen Arts & Culture, ed.]

approached me after seeing Eisfeld in Zurich and suggested it could also be shown in Venice. At first, I was surprised, but then I thought – if so, then in the piano nobile, and with an option: allowing people to explore the centre of the palazzo like a biotope on ice skates. In the Migros Museum, you could enter the field, but you had to bring your own ice skates.

How was it possible to realize the work from a technical and operational perspective?

This was only possible because today’s technology allows the creation of ice rinks without using the traditional method of cooling water.

At the heart of the work are the changes in the relationship between body, space, and movement, and particularly the imaginations these provoke. What meaning do reality and imagination take on when moving through the work?

The new state of technology also translates into a new approach to staging. It looks like ice, and when installed properly, it truly is ‘ice,’ and it no longer matters what kind of ice it is, because it has to “function,” especially as a media event. And that is what happens here. You put on your skates and become performers who certainly skate for themselves, but at the same time, perform for others. In this sense, they imagine and “produce” themselves at the same time.

Olaf Nicolai, Eisfeld II. Installation view, December 2025, Palazzo Diedo, Berggruen Arts & Culture. Photo by Stefano Mazzola/Getty Images. Courtesy of Palazzo Diedo, Berggruen Arts & Culture, and the artist

arte

Nelle sue opere, e in questa in particolare, il pubblico diventa performer. Pur godendo dell’atto del pattinaggio, corre contemporaneamente il rischio di cadere o fallire. Le parole Enjoy / Survive sono esposte su una lightbox sopra lo spazio magnifico e immaginativo della pista. Che significato assumono nel contesto dell’opera?

L’adesivo con il motivo Enjoy / Survive nasce in un contesto preciso. Alla fine del 1999, il quotidiano DIE ZEIT chiese ad alcuni artisti di creare un motivo per la sua edizione del millennio, da utilizzare come sorta di commento visivo. Proposi questa grafica, allora ancora in bianco e nero, che venne accettata e stampata. In Enjoy / Survive e Survive / Enjoy vedo una dinamica i cui rapidi sviluppi ho vissuto personalmente e che considero formativa. Negli anni ’90 la critica all’industria culturale aveva grande rilevanza, ma col tempo è passata un po’ in secondo piano. Tuttavia andrebbe nuovamente sottolineata, perché interrogarsi su come gli artisti visivi operino attraverso azioni estetiche in un contesto economico – e su come contribuiscano a plasmarlo – non ha invece perso rilevanza. La nostra rilevanza sociale non deriva dal lanciare messaggi politici diretti, ma dal modo in cui strutturiamo e socializziamo la sensibilità attraverso le nostre forme.

Come vive il fatto che, grazie a questa messa in scena (pista di pattinaggio/palazzo storico), le immagini della sua opera circolano a una velocità incredibile e a tutti i livelli?

Credo sia un perfetto aggiornamento della logica di Enjoy / Survive e Survive / Enjoy. Godiamo di noi stessi, ci intratteniamo, e allo stesso tempo ci trasformiamo in un prodotto da consumare. Per me, questa è una delle logiche di produzione più rilevanti del presente.

Lei e la sua arte siete stati protagonisti a Venezia in diverse occasioni. Che rapporto ha sviluppato con questa città?

Presentare Eisfeld nella sua nuova variante Eisfeld II a Venezia è qualcosa di speciale, perché la città stessa rappresenta una straordinaria interazione tra artificialità e naturalità. Le circostanze in cui la laguna è stata abitata sono eccezionali e, quando ci troviamo qui, ci chiediamo come tutto ciò abbia potuto funzionare. Per questo motivo il progetto ha un senso particolare a Venezia, ed è anche per questo che l’idea mi ha subito affascinato quando mi è stata proposta. Allo stesso tempo, per me si tratta nuovamente di un’opera in cui il contesto veneziano diventa parte di un vero e proprio ‘testo’.

What role does the “soundscape” surrounding the work play?

When Eisfeld was shown in 2001, I had the idea of using music to create an animation layer. The idea for the soundscape also came about because soundscapes were emerging in shopping malls and lifts at the time, as a way of engaging customers with an emotional experience. Product loyalty on an emotional level suddenly became much more important than on a practical level. The concept of soundscapes was also updated for Eisfeld II. Instead of pre-produced sounds, as in the 2001 version, there are now changing sounds that are constantly re-selected.

In your works, and in this one in particular, the audience becomes the performer. While enjoying the act of ice skating, they simultaneously run the risk of falling and failing. The words Enjoy / Survive are displayed on a lightbox above the magnificent and imaginative space of the rink. What do they mean in the context of the work?

The sticker with the Enjoy / Survive motif comes from a specific context. At the end of 1999, the newspaper DIE ZEIT asked artists to design a motif for its millennium edition that could serve as a kind of visual commentary on the new millennium.

I proposed this graphic, which was still in black and white at the time, and it was accepted and printed. In Enjoy / Survive and Survive / Enjoy, I see a dynamic whose rapid developments I have experienced myself and consider formative.

In the 1990s, criticism of the culture industry was of great importance, but it has somewhat faded into the background. Yet it should be emphasised again, because questioning how we, as visual artists, operate through aesthetic actions in an economic context –and also help to shape it – has lost none of its relevance. We have social relevance, not because we send out direct political messages, but because of how we format and socialise sensuality through our forms.

How do you feel about the fact that, thanks to this staging (skating rink/historic building), images of your work are circulating at incredible speed and across all levels?

For me, this perfectly updates the logic of Enjoy / Survive and Survive / Enjoy. We enjoy ourselves, entertain ourselves, and at the same time produce ourselves as a product to be consumed. To me, this is one of the most relevant production logics of the present.

You and your art have been protagonists in Venice on several occasions. What kind of relationship have you developed with this city?

Presenting Eisfeld now as a new variant, Eisfeld II, in Venice is something special, as the city itself presents a fantastic constellation of the interplay between artificiality and naturalness. The circumstances under which the lagoon was settled are remarkable, and when we are here, we wonder how it could have actually worked. That is why this staging makes particular sense to me here, and why I was so taken with the idea when it was suggested. At the same time, for me it is once again a work in which the context of Venice becomes part of a ‘text’.

Olaf Nicolai, ENJOY/SURVIVE I, 2001. Courtesy Galerie EIGEN + ART Leipzig, Berlin. Photo Uwe Walter

arte

BIENNALE ARTE 2026

a cura di Marisa Santin

Flussi condivisi

AUSTRIA

Florentina Holzinger, artista e coreografa viennese classe 1986, rappresenterà l’Austria con un progetto curato da Nora-Swantje Almes, responsabile delle attività dal vivo e della divulgazione del Gropius Bau di Berlino. Partendo dal Padiglione ai Giardini e diffondendosi in diversi luoghi della città, la mostra si annuncia come un’esplorazione radicale e provocatoria delle interazioni tra corpo, acqua e tecnologia, proseguendo il ciclo di performance sperimentali Études che Holzinger porta avanti dal 2020.

ENG Viennese artist and choreographer Florentina Holzinger will represent Austria with the project Seaworld Venice, curated by Nora-Swantje Almes. Spreading from the Giardini Pavilion across the city, the exhibition explores radical interactions between body, water and technology, continuing Holzinger’s Études cycle begun in 2020.

ESTONIA

L’Estonia sarà rappresentata dalla pittrice Merike Estna con The House of Leaking Sky, a cura di Natalia Sielewicz, chief curator al Museo di Arte Moderna di Varsavia. Vivendo a Venezia con la famiglia per l’intera durata della Biennale, l’artista trasformerà lo spazio espositivo in uno studio aperto, dove realizzerà i suoi dipinti in tempo reale davanti ai visitatori, intrecciando pratica artistica e lavoro di cura e mettendo in discussione i confini tra quotidiano ed eccezionale, genio individuale e vita condivisa.

ENG Living in Venice with her family for the duration of the Biennale, Merike Estna will turn the exhibition space into an open studio, creating paintings in real time and questioning the boundaries between art and family care, the everyday and the exceptional, individual genius and shared life.

FRANCIA

Secondo la curatrice Myriam Ben Salah, direttrice della Renaissance Society di Chicago, Yto Barrada è «una fonte inesauribile di microstorie». Nata a Parigi nel 1971, di origini marocchine, l’artista indaga attraverso la fotografia ambiti eterogenei che spaziano dal gioco nelle pedagogie alternative alla botanica nei progetti urbanistici, fino al traffico di fossili di dinosauro. Le sue ricerche intrecciano antropologia coloniale, pan-africanismo e politiche culturali, costruendo una riflessione critica sui dispositivi di potere e di conoscenza.

ENG Born in Paris in 1971 to Moroccan roots, Yto Barrada explores diverse subjects through photography, from play in alternative pedagogies to urban botany and the trade in dinosaur fossils, weaving colonial anthropology, Pan-Africanism, and cultural politics into a critical reflection on power and knowledge.

FINLANDIA

Jenna Sutela, artista finlandese di base a Berlino, ha già esposto in diverse istituzioni internazionali di prestigio, tra cui il Centre d’Art Contemporain di Ginevra, lo Swiss Institute di New York e la Serpentine di Londra. Per questa occasione presenterà un’installazione in continua trasformazione, in cui sculture, suoni e organismi dialogano con microbiomi ed ecosistemi planetari. Curata da Stefanie Hessler, direttrice dello Swiss Institute di New York, la mostra invita a riflettere sulle relazioni dinamiche tra natura, tecnologia e società.

ENG Jenna Sutela presents a continuously evolving installation where sculptures, sounds, and organisms interact with microbiomes and planetary ecosystems. Curated by Stefanie Hessler, the exhibition explores the dynamic relationships between nature, technology, and society.

AUSTRIA, Florentina Holzinger - Photo Apollonia Theresa Bitzan
FRANCIA, Yto Barrada - © Benoît Peverelli Myriam Ben Salah - Photo Nicola Cottong
ESTONIA, Merike Estna and Natalia Sielewicz - Photo Silver Mikiver
FINLANDIA, Jenna Sutela and Stefanie Hessler - Photo Matteo de Mayda

Altri segnali di Biennale Arte 2026:

corpi, tecnologia

e quotidiano

si intrecciano in installazioni che esplorano memoria, potere ed ecosistemi, trasformando gli spazi in laboratori di esperienze inedite e tensioni visibili

GRAN BRETAGNA

Tra le pioniere del Black British Art Movement, Lubaina Himid porta da decenni storia e cultura nera nello spazio dell’arte contemporanea, intrecciando temi quali razza, femminismo e memoria coloniale. Professoressa emerita alla University of Lancashire e vincitrice del Turner Prize 2017, Himid opera su un terreno dove ricerca storica e narrazione si uniscono in un linguaggio vivo e stratificato, che rende visibili identità culturali a lungo marginalizzate. Il progetto è curato da Emma Dexter, direttrice Arti Visive del British Council.

ENG A pioneer of the Black British Art Movement, Lubaina Himid has brought Black history and culture into contemporary art exploring race, feminism, and colonial memory. Himid combines historical research and narrative in a layered, vibrant language that makes long-marginalized cultural identities visible. The project is curated by Emma Dexter.

KOSOVO

Scelto per la forza del linguaggio pittorico e la capacità di tradurre tensioni emotive e politiche in immagini ambigue e potenti, il progetto Strong Teeth di Brilant Milazimi esplora temi quali attesa, vulnerabilità e sospensione, riflettendo sia dimensioni individuali sia contesti geopolitici più ampi. Curato da José Esparza Chong Cuy, il Padiglione sarà ospitato negli spazi a lungo abbandonati della Chiesa di Santa Maria del Pianto. Milazimi, nato nel 1994 a Gjilan, è tra le voci più promettenti della nuova generazione kosovara.

ENG Brilant Milazimi’s project Strong Teeth was chosen for its powerful pictorial language and ability to translate emotional and political tensions into ambiguous, striking images. Curated by José Esparza Chong Cuy, the Pavilion explores anticipation, vulnerability, and suspension, reflecting both individual experiences and broader geopolitical contexts.

LUSSEMBURGO

Curato da Stilbé Schroeder, il progetto La merde di Aline Bouvy riflette il percorso del Lussemburgo nel presentare all’arte contemporanea un linguaggio critico e provocatorio, in dialogo con le questioni universali del corpo, dello spazio e del potere sociale. Attraverso un escremento antropomorfo – pupazzo, animazione e presenza fisica – sottoposto al giudizio collettivo dei visitatori, l’artista esplora la vergogna come meccanismo sociale, mostrando come corpi e comportamenti vengano classificati, tollerati o esclusi. ENG Curated by Stilbé Schroeder, La Merde by Aline Bouvy continues Luxembourg’s critical and provocative trajectory in contemporary art. Using an anthropomorphic excrement – puppet, animation, and physical presence – Bouvy explores shame as a social mechanism, showing how bodies and behaviors are classified, tolerated, or excluded.

PAKISTAN

Nata a Lahore nel 1973, Faiza Butt ha sviluppato una pratica che attraversa pittura, disegno, fotografia, ceramica e ricamo, esplorando in particolare tematiche legate a questioni di genere, lavoro femminile e forme artistiche storicamente marginalizzate. Il progetto per Venezia Punj•AB – A Sublime Terrain, curato da Beatriz Cifuentes Feliciano, è un’indagine poetica e politica sulla regione del Punjab, rappresentato come paesaggio frammentato ma resiliente, dove memoria, spiritualità, gesti quotidiani e voci femminili continuano a custodire e a trasformare un’eredità condivisa.

ENG Born in Lahore in 1973, Faiza Butt works across painting, drawing, photography, ceramics, and embroidery, exploring gender and marginalized practices. In her project for Venice, Punj•AB – A Sub lime Terrain, she portrays Punjab as a fragmented yet resilient landscape where memory and women’s voices preserve cultural heritage.

GRAN BRETAGNA, Lubaina Himid © Adama Jalloh - Courtesy British Council
LUSSEMBURGO, Aline Bouvy and Stilbé Schroeder © Ernest Thiesmeier
PAKISTAN, Beatriz Cifuentes Feliciano and artist Faiza Butt
KOSOVO, Brilant Milazimi - Photo Maurine Tric

Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana

Lucio Fontana, Coccodrillo, 1936–37. St. Moritz, Karsten Greve. © Fondazione Lucio Fontana, Milano, by SIAE 2025

LEZIONI VENEZIANE * arte

di Augusto Gentili

Il San Giorgio e il drago di San Giorgio Maggiore è un dipinto poco visto: non sta in chiesa ma in una sala relativamente ‘riservata’, un tempo coro d’inverno o coro di notte, poi detta “sala del conclave” giacché per oltre tre mesi a cavallo tra 1799 e 1800 – occupata Roma dai francesi e garantita Venezia dagli austriaci – vi si tenne la travagliata assemblea cardinalizia che portò all’elezione di papa Pio VII Chiaramonti.

Alla scarsa considerazione generale, che appare francamente incomprensibile per chi ne abbia diretta conoscenza, contribuisce forse la convinzione diffusa –soprattutto nella vecchia saggistica, ma talvolta anche in contributi più recenti – che il dipinto provenga dall’abbazia benedettina di Santa Maria del Pero a Monastier nella marca trevigiana.

Questo San Giorgio e il drago, firmato e datato 1516, è inoltre un’opera poco stimata, generalmente liquidata come replica variata del celebre San Giorgio e il drago eseguito ai primi del secolo per la fraternita dalmata. Se considerato nel suo momento e nel suo contesto, recupera invece tutto il suo spessore e la sua autonomia, offrendo – anche ri-

spetto al suo indiscutibile “prototipo” – una serie di elementi di assoluta novità che rimandano al monastero benedettino di San Giorgio Maggiore e alla sua cultura religiosa. Il dipinto presenta in primo piano il duello di San Giorgio col drago, desunto nei tratti essenziali, come al solito, dalla raccolta di leggende di santi costituita nel XIII secolo da Jacopo da Varagine, la celebre Legenda aurea, poi diffusa in un numero sterminato di edizioni a stampa, soprattutto in volgare col titolo Legendario de sancti. Ridotti al minimo i dettagli orrorifici di resti umani e animali, e quasi nascosta dietro un albero la principessa con l’agnellino dell’innocenza, della mansuetudine e del sacrificio fortunosamente evitato, il clou della vicenda sta nel confronto tra due potenze incompatibili e inconciliabili: il cavaliere cristiano e la bestia diabolica, il cavallo dall’occhio languido e il drago dall’occhio infuocato e iniettato di sangue.

[Testo tratto dal catalogo della mostra: Carpaccio. Vittore e Benedetto da Venezia all’Istria (Conegliano, Palazzo Sarcinelli, 7 marzo-28 giugno 2015), Marsilio, 2015]

* Lezioni di bellezza che non possiamo dimenticare

arte COLLEZIONI

Oltre la tela Le ceramiche di Lucio Fontana alla Collezione Peggy

Un girasole, un urlo, una ninfea, un monociglio. Basta un’immagine per fissare nella memoria collettiva l’intera parabola di un artista. Per Lucio Fontana, quell’immagine è il taglio: una ferita netta che incide la superficie monocroma. Un gesto divenuto icona, assunto a sintesi definitiva della sua ricerca. Così, ciò che nasceva come apertura dello spazio si è progressivamente trasformato nella sua chiusura, insinuando l’idea che, oltre lo strappo, non resti più nulla da interrogare.

È a partire da questo punto cieco che si colloca Mani-Fattura, la prima monografica museale interamente dedicata alla ceramica di Fontana, ospitata alla Collezione Peggy Guggenheim fino al 2 marzo e curata da Sharon Hecker. Frutto di oltre sette anni di ricerca, la mostra riporta al centro una produzione a lungo relegata ai margini e, con essa, una seconda anima dell’artista che sottratto alla posa del mito torna a mostrare il suo volto più umano. Ad accoglierci, nelle prime sale, è un universo plastico sorprendente, popolato da ballerine, farfalle, coppie di coccodrilli, figure zoomorfe che lasciano progressivamente spazio ai ritratti femminili, agli apparati decorativi, alle figure sacre. Attraversando più di quarant’anni di lavoro, dal periodo argentino al rientro in Italia fino all’impatto delle vicende belliche, le oltre settanta opere in mostra si offrono come un terreno di sedimentazione, in cui esperienze biografiche e storiche confluiscono in un linguaggio diretto, intimo, a tratti esplicitamente narrativo.

È in questa continuità inattesa, più che nella varietà dei soggetti, che lo sguardo è costretto a ricalibrarsi. Lungo il percorso, ciò che appariva un episodio laterale viene progressivamente ricollocato come campo di sperimentazione quotidiano. Una pratica coltivata nei lunghi pomeriggi alla Fornace Mazzotti, accanto all’amico Tullio d’Albisola, dove il lavoro si misura con la ripetizione, l’errore, la variazione. Dietro l’immagine del genio solitario, iper-virile ed eroico,

Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana Fino 2 marzo Collezione Peggy Guggenheim www.guggenheim-venice.it

Guggenheim

ecco allora emergere un Fontana inedito, capace di attraversare la materia senza dominarla, aperto alla collaborazione e a una ricerca che incede per tentativi, non per rivelazioni.

Seguendo l’impeto della mano, che modella, incide, scava, protendendosi via via nello spazio, giungiamo così all’atto finale, ma quando nella creta riappare l’inconfondibile squarcio, non vi è sorpresa. Sottratto all’isolamento iconico, il gesto perde l’immediatezza del genio e si rivela come punto di arrivo di una pratica paziente, che lo ha preparato, reso possibile e infine inevitabile.

Forse per questo, usciti da Mani-Fattura, si ha la sensazione di dover tornare sui propri passi. Non per rivedere le opere, ma per riconsiderare l’immagine di Fontana che ci accompagnava all’ingresso. Il genio cede il posto al processo, l’azione all’esperienza, l’istante alla durata. E in questa continuità operosa, più che nell’atto isolato del taglio, il lavoro di Lucio Fontana torna a interrogare, spingendo il nostro sguardo, ancora una volta, oltre la tela.

Adele Spinelli

ENG Exhibition Mani‑Fattura, at the Peggy Guggenheim Collection until March 2, is the first museum- scale monograph devoted entirely to Lucio Fontana’s ceramics, curated by Sharon Hecker. Starting from his famed “cut”, the gesture that defined and later overshadowed his legacy, the exhibition reopens a blind spot by restoring attention to Fontana’s other artistic soul. Over seventy works reveal a vivid, narrative world: dancers, animals, portraits, sacred figures, and decorative forms spanning more than forty years, from Argentina to wartime Italy. What once seemed a marginal practice emerges as Fontana’s daily laboratory, shaped by repetition, error, and collaboration at the Mazzotti furnace. Here, an unexpected Fontana appears: experimental, open, humble before matter. When the familiar cut resurfaces in clay, it no longer reads as a sudden stroke of genius but as the natural outcome of a long, patient process. The exhibition invites viewers to reconsider Fontana himself: not just the author of a single gesture, but an artist for whom continuity, labour, and material exploration truly defined his vision.

Lucio Fontana: Concetto spaziale, 1962-63, Milano, Fondazione Lucio Fontana © Fondazione Lucio Fontana, Milano, by SIAE 2025

Il Collezionista civile Sandro Pertini, un Presidente che continua a stupire

C’è un volto di Sandro Pertini che il grande pubblico conosce poco, quello dell’appassionato collezionista d’arte. Proprio questa dimensione intima e sorprendente è la scintilla da cui prende avvio la mostra Pertini. L’arte della democrazia, ospitata al terzo piano di M9 – Museo del ’900 a Mestre, fino al 31 agosto 2026: un progetto che racconta il Presidente più amato dagli italiani attraverso lo sguardo che riservava agli artisti e al loro ruolo nella società.

Al centro dell’esposizione si trova, per la prima volta presentata in modo organico, la collezione d’arte moderna di Pertini: ventotto opere che non costituiscono soltanto un insieme prezioso di capolavori, ma una vera e propria autobiografia in immagini. Dai dipinti di Giorgio Morandi a quelli di Emilio Vedova, da Renato Guttuso a Filippo De Pisis, passando per Sironi, Birolli, Sassu e Pomodoro, emerge il profilo di un collezionista colto e curioso, guidato non dal gusto per il prestigio ma dalla forza etica ed espressiva delle opere. Nel silenzio sospeso della natura morta di Giorgio Morandi, dove accanto alle bottiglie compaiono bicchieri e ciotole, Pertini riconosceva un’idea di rigore e misura, ma anche un’immagine simbolica dell’unità del popolo italiano nella sua diversità. Con Renato Guttuso, l’arte si fa invece impegno civile e denuncia sociale, in dialogo – quasi in contrasto – con il dipinto di Tono Zancanaro, esposto accanto. Nei lavori di Filippo De Pisis affiora una dimensione più intima e lirica, che accompagna il visitatore fino a Sole e Architrave di Giò Pomodoro, collocato al termine del percorso: qui la materia e la solidità della forma scultorea diventano simboli di protezione e di luce, chiudendo idealmente il racconto tra forza e speranza. Per Pertini l’arte non era ornamento, ma strumento civile. Credeva nella sua capacità di parlare alle persone più della politica stessa, di

farsi veicolo di valori come la libertà, la giustizia, la pace. Non è un caso se nella sua raccolta convivono opere figurative e opere astratte: linguaggi diversi, uniti dalla stessa tensione morale. Le opere diventano così specchio delle grandi battaglie che hanno attraversato la sua vita, dalla Resistenza alla difesa dei diritti, dalla lotta contro le ingiustizie all’impegno per la democrazia. La mostra intreccia questo patrimonio artistico con il racconto biografico del Presidente, costruendo un percorso che attraversa l’intero Novecento italiano. Le opere dialogano con fotografie, documenti, filmati e oggetti iconici – dalla pipa al cappotto, fino alle numerose caricature realizzate durante il suo mandato presidenziale e che Pertini amava collezionare – restituendo un ritratto complesso e profondamente umano: quello di un uomo capace di coniugare rigore morale e passione civile, cultura e azione politica. M.C.

ENG Pertini. L’arte della democrazia, at M9 – Museo del ’900 in Mestre until August 31, 2026, unveils the lesser-known side of Italy’s beloved President Sandro Pertini, whose mandate spanned the years 1978 –1985: his passion for art collecting. For the first time, Pertini’s modern art collection is presented as a cohesive whole of 28 pieces that form a visual autobiography. From Morandi’s austere still lifes to Guttuso’s socially engaged canvases, from De Pisis’ lyrical intimacy to Pomodoro’s sculptural strength, the selection reflects a cultured, ethically driven collector. Pertini saw art not as decoration but as a civic tool, capable of expressing values of freedom, justice, and peace beyond politics. Figurative and abstract works coexist, united by moral tension and symbolic resonance with his lifelong battles, from the Italian Resistance in the final years of World War II to the defence of democracy. The exhibition intertwines these masterpieces with photographs, documents, films, and personal objects (his pipe, coat, and caricatures) offering a deeply human portrait of a leader who fused culture, action, and civil passion.

Pertini. L’arte della democrazia
31 agosto M9 – Museo del ’900 (Terzo piano), Mestre
Ottone Rosa, Marina di Cecina, 1955

EACH OF THE TEN ROOMS IS CHARACTERIZED BY A PRECISE IDENTITY. DURING THE RESTORATION, THE HISTORY AND TRADITIONS OF VENICE WERE CAREFULLY PRESERVED, …

A MOSAIC OF STYLES & ARTS

AND ARE NOW ENHANCED BY THE MODERN DESIGN OF SELECTED FURNISHINGS AND FABRICS. A MAGICAL PLACE HOLIDAYS, PRIVATE FUNCTIONS, WEDDINGS, EXCLUSIVE EVENTS OR FAMILY CELEBRATIONS.

arte RETROSPETTIVA

Pagine bianche

Gastone Novelli, una grande mostra da non perdere

È stata descritta come una “pagina bianca” quella con cui Gastone Novelli (1925-1968) si presentò a Venezia nel 1964, invitato con una sala personale alla XXXII Biennale.

Controcorrente rispetto all’esplosione di colori della Pop Art e alla matericità oggettuale del New Dada sbarcati prepotentemente da Oltreoceano, i dieci quadri selezionati tra i suoi ultimi lavori colpirono anche per l’originale scelta espositiva di appenderli a formare una C, che accompagnava lo sguardo attraverso una sorta di paesaggio montano e collinare, acceso idealmente da soli brillanti e lune argentate. Minimalista nel suo rigore, con poche calibrate “illuminazioni di colore”, Novelli offriva un ritorno alla pittura per “raccontare un fatto fisico”, uno spazio naturale, un tempo lontano dal presente; per far partire l’immaginazione, il pensiero dove il linguaggio diveniva verbo inciso sulla tela fino a eternarsi, come fossili, dei quali ricreava gli accordi cromatici.

Ancora più “eversiva” fu la sua partecipazione alla Biennale del 1968 con dodici quadri, una scultura e un’opera site-specific: in quell’occasione scelse di girarli a rovescio contro il muro, scrivendo sul retro “La Biennale è fascista” in polemica con l’arresto degli studenti che protestavano dentro i Giardini di Castello, arrivando perfino a rimuoverli dall’esposizione nei giorni successivi.

A cent’anni dalla sua nascita, Ca’ Pesaro dedica all’artista una grande mostra, fino all’1 marzo, focalizzata sulle sperimentazioni informali degli anni Cinquanta, giungendo sino alle opere più radicali e politiche realizzate alla fine degli anni Sessanta. Una sessantina di capolavori di eleganza e raffinatezza pittorica, presentati in ordine cronologico, rivelano come in un periodo molto concentrato Gastone Novelli sia riuscito a toccare e sviluppare le tematiche più sentite di quegli anni, giocando abilmente con sobrie

citazioni linguistiche e riferimenti politici di carattere didascalico. Motivo di orgoglio per la collezione permanente di Ca’ Pesaro e testimonianza del forte legame di Novelli con Venezia, dove si era trasferito nel 1967, si rivela il lascito voluto dalla sua famiglia, che ha deciso di donare due capolavori al museo, inseriti perfettamente nelle collezioni e rappresentativi dei due estremi della sua produzione. Era glaciale del 1958 «è parte del diario intimo eppure così universale di Novelli, del racconto scritto con segni nuovi e su supporti nuovi», come sottolinea nel catalogo Elisabetta Barisoni; materia e pittura, collage e tecnica mista, muro inciso e scrostato, in un dialogo continuo con la matericità di Burri.

Un inno al bianco, rigeneratore, fonte di rinnovamento e di elevazione spirituale. Allunga il passo, amico mio, una sorta di orizzonte lagunare appena accennato con una linea sottile nei cinque metri di lunghezza, quale omaggio-messaggio all’amico Vittorio Carrain del ristorante All’Angelo, dove dieci anni prima era nato il Fronte Nuovo delle Arti. Un’ incitazione a non mollare e perseguire nella sperimentazione e nella provocazione, che l’arte più che qualsiasi altro linguaggio si porta con sé. Michela Luce

ENG

The Venice International Gallery of Modern Art at Ca’ Pesaro celebrates Gastone Novelli (1925–1968) with a major retrospective until March 1, marking the centenary of his birth. The exhibition traces his journey from the informal experiments of the 1950s to the radical, politically charged works of the late 1960s, including his provocative gesture at the 1968 Biennale. Sixty masterpieces reveal Novelli’s refined yet rebellious style, blending linguistic citations and social commentary. Highlights include Era glaciale (1958), a textured dialogue with Burri, and Allunga il passo, amico mio, a five-meter homage to Vittorio Carrain and the spirit of artistic renewal. Two donated works enrich Ca’ Pesaro’s endowment, underscoring Novelli’s deep bond with Venice and his vision of art as a space for imagination, experimentation, and civil engagement.

Gastone Novelli (1925-1968)
Fino 1 marzo Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna (II Piano) capesaro.visitmuve.it
Gastone Novelli, Per ricordare la vita, 1959 © MUVE

arte

VETRO

Haute sculpture

Il gioco di parole haute couture / haute sculpture nasce dalla estrema eleganza delle forme classiche che le opere di Karen LaMonte ispirano. Le sue sculture sono in realtà dei magnifici vestiti di vetro diafano in cui l’artista ripercorre manualmente, con ossessiva e scientifica precisione, ogni singola piega, modifica sin nel minimo dettaglio ogni filato. Come un couturier, Karen LaMonte possiede la straordinaria capacità di indagare la figura per sottrazione: attraverso un lavoro che dalla scultura arriva alla traduzione formale della leggerezza aerea e impalpabile. È l’evocazione di un mondo al femminile quello che l’artista ci mette davanti: la fusione in vetro cristallizza il processo creativo per consegnarlo in una trasparenza che appare ora sospesa nel tempo, ricca di immobili suggestioni e percorsa da echi lontani. «Mi ha sempre affascinato come le concezioni della bellezza definiscano il desiderio e generino i fondamenti del fascino, il linguaggio dell’attrazione» afferma l’artista.

Nei suoi Nocturnes, in mostra al Museo Correr fino al 28 febbraio, Karen LaMonte alza ancora il tiro, conducendoci in un percorso tra visioni notturne, popolato da sculture immerse in un’atmosfera improntata su diverse tonalità del blu, come diverse sono le velature cromatiche nel passaggio della sera nel suo scivolare nella notte. Tono su tono. M.M.

ENG Karen LaMonte’s work plays on the idea of haute couture becoming haute sculpture: elegant, diaphanous glass dresses shaped with obsessive precision, where every fold and thread is recreated by hand. Like a couturier, she reveals the human figure through subtraction, capturing an ethereal femininity suspended in transparent forms rich with echoes and stillness. Her Nocturnes, on view at the Museo Correr until 28 February, deepen this vision: nocturnal sculptures immersed in shifting shades of blue, evoking the subtle transitions of evening as it dissolves into night.

Karen LaMonte. Nocturnes Fino 28 febbraio Museo Correr, Sale Canoviane correr.visitmuve.it

Alza la testa

Il nostro non è un invito, ma un ordine! Se vi capita di passare per Piazza San Marco – dove almeno durante il Carnevale un passaggio è d’obbligo – vi consigliamo di alzare la testa e osservare sotto gli archi delle Procuratie Vecchie la sfilata di lampadari di vetro soffiato che caratterizzano l’eccezionale evento espositivo en plein air Murano Illumina il Mondo, promosso dal Comune di Venezia e The Venice Glass Week, con il sostegno economico di Pentagram Stiftung e della Camera di Commercio di Venezia Rovigo. Il progetto coinvolge dodici artisti e designer di fama internazionale, invitati a reinterpretare l’oggetto iconico del lampadario di Murano, trasformandolo in un’opera site-specific realizzata con alcune delle più prestigiose fornaci muranesi. Sotto le Procuratie: Musica Angelica di Lucio Bubacco con Vetreria 3 Artistico Lampadari; Trama di Luce di Michela Cattai con Simone Cenedese; The Observatory di Irene Cattaneo con Lavorazioni artistiche di Fabiano Amadi; Pool of Light di F. Taylor Colantonio con Signoretto Lampadari, in collaborazione con Salvadore; Primavera d’Oriente di Simone Crestani e Cuore Infinito di Joana Vasconcelos, entrambi prodotti da Berengo Studio; Calamaro di Massimo Micheluzzi con Vetreria Anfora; Acqua Rings di Chahan Minassian con Nicola Moretti Murano; Profilo di Luca Nichetto con Barovier&Toso; Nature Rebirth di Christian Pellizzari con Salviati; Life’s Meaning di Eros Raffael con la Scuola Abate Zanetti; Inside/Outside di Ru Xiao Fan con Effetre e Seguso Gianni. Ogni creazione, progettata e realizzata appositamente per Murano Illumina il Mondo, nasce dall’incontro tra visione artistica e saperi antichi, intrecciando memoria e innovazione in linguaggi sempre nuovi. ENG Murano Illumina il Mondo transforms the arches of the Procuratie Vecchie in Piazza San Marco into an open air gallery of blown glass chandeliers during Carnival. Promoted by the City of Venice and The Venice Glass Week, the project brings together twelve internationally renowned artists and top Murano furnaces to reinterpret the iconic Murano chandelier as site specific artworks. Among the creations on display are Lucio Bubacco’s Musica Angelica, Michela Cattai’s Trama di Luce, Irene Cattaneo’s The Observatory, F. Taylor Colantonio’s Pool of Light, Simone Crestani’s Primavera d’Oriente, Joana Vasconcelos’s Cuore Infinito, and works by Massimo Micheluzzi, Chahan Minassian, Luca Nichetto, Christian Pellizzari, Eros Raffael, and Ru Xiao Fan. Each piece blends artistic vision with centuries old craftsmanship, weaving memory and innovation into luminous contemporary forms.

Murano Illumina il Mondo
Fino 1 marzo Procuratie Vecchie, Piazza San Marco theveniceglassweek.com

Perdersi per ritrovarsi

Fabrizio Plessi e la potenza identitaria di un artista

Materia ancestrale per eccellenza perché ricorda la lava magmatica dei vulcani, unione di sabbia e fuoco, il vetro è al contempo fluido quando è caldo e solido quando si raffredda. La sua duplice e affascinante peculiarità seduce da anni gli artisti contemporanei a livello internazionale, che ritrovano in esso una libertà assoluta di espressione creativa. Barovier&Toso ARTE, entrata a pieno titolo tra le nuove realtà del contemporaneo attive a Venezia, più precisamente a Murano, ha colto al volo la sfida offerta dal vetro, scegliendo artisti di prestigio con poca o nessuna esperienza pregressa nella disciplina, e invitandoli a creare una nuova ed esclusiva opera. Fabrizio Plessi, video-artista di fama internazionale, la cui ricerca da anni ha spinto la sua arte ad un progressivo livello di innovazione e integrazione originale di elementi naturali e media elettronici, incontrando Barovier&Toso ARTE, ha liberamente interpretato il tema proposto. Perdersi in un bicchier d’acqua è il titolo del progetto e della mostra ad esso collegata, in corso a Palazzo Barovier&Toso a Murano. L’espressione italiana, che descrive il paradosso di essere sopraffatti da qualcosa di apparentemente marginale, cattura l’essenza della filosofia artistica di Plessi, secondo cui le forme più elementari – un semplice bicchiere o l’acqua stessa – possono contenere infinita complessità e profondità emotiva, se viste attraverso il prisma della trasformazione artistica. Plessi crea un insieme coerente di opere che indagano la materia nella sua essenza più pura, al di là della consueta dimensione funzionale. Disegni dal tratto inconfondibile rivelano su carta la genesi del processo creativo di Fabrizio Plessi: forme essenziali, che si rispecchiano tra loro, guizzi di colore azzurro e annotazioni puntuali compongono sinfonie visive uniche. L’artista reinterpreta le for-

me archetipiche del vetro, bottiglie e bicchieri, trasformandole in sculture autonome, solidificate nel movimento dell’acqua, opere che abbandonano la propria funzionalità originaria per farsi visioni fluide e dinamiche, dove la turbolenza – cifra stilistica dell’artista – si traduce in materia. Questa trasformazione cattura il momento in cui la dinamica dei fluidi diventa una forma permanente, creando opere tra recipiente e scultura, tra utilità e pura contemplazione estetica. Ma il vetro, abbiamo detto, è una materia dalla doppia anima, calda e fredda, fluida e solida, come lo stesso artista che interseca ispirazione e tecnica, per realizzare una monumentale installazione ad anello, in dialogo con quattro storici lampadari Barovier&Toso. Pervasa da immagini e suoni d’acqua, l’opera evoca l’incontro fra l’elemento liquido che identifica Plessi e il fuoco delle fornaci muranesi, metafora della fusione tra arte contemporanea e tradizione. ENG Glass is born of sand and fire. It is fluid when hot and solid when cool, and has long fascinated contemporary artists for its expressive freedom. Barovier&Toso ARTE, now a key force in Venice’s contemporary scene, invites renowned creators new to glass to produce exclusive works. Among them is international video artist Fabrizio Plessi, who responds with Perdersi in un bic chier d’acqua, (lit. ‘getting lost in a water cup’, or being flustered by the smallest thing) on view at Palazzo Barovier&Toso. The project explores how simple forms like a glass or water can hold emotional depth when transformed artistically. Plessi’s drawings reveal the genesis of his process, while his sculptures reinterpret bottles and glasses as fluid, dynamic forms frozen in motion. His monumental ring shaped installation, set in dialogue with historic Barovier&Toso chandeliers and animated by images and sounds of water, symbolizes the meeting of his signature liquid element with the fiery craft of Murano – an encounter between contemporary vision and ancient tradition.

Fabrizio Plessi. Perdersi in un bicchier d'acqua Fino 21 giugno Palazzo Barovier&Toso, Murano www.barovierarte.com
Barovier&Toso ARTE, Fabrizio Plessi, installation view, 2025 - Photo Studio Pointer

arte CONFRONTI

Il mistero del visibile

Antonio Corradini e Luigi Ghirri s’incontrano alla Fondazione Querini Stampalia

Che cosa lega un celebre scultore del Settecento e un fotografo del Novecento? La mostra Disapparire, in corso alla Fondazione Querini Stampalia, suggerisce una risposta raffinata: li unisce il mistero dello sguardo, la tensione tra presenza e assenza, il desiderio di trattenere ciò che inevitabilmente sfugge. Antonio Corradini e Luigi Ghirri, separati da due secoli, si ritrovano accomunati da una medesima poetica della soglia, dove il visibile si dissolve e l’invisibile affiora. Antonio Corradini, scultore veneziano tardo barocco, fece del velo la sua firma stilistica. I suoi celebri volti femminili, scolpiti nel marmo con una perizia che sfida la materia, sembrano respirare sotto un tessuto di pietra. Il velo non è semplice virtuosismo tecnico, ma una metafora filosofica, il confine tra corpo e spirito, tra luce e carne, tra ciò che appare e ciò che si nega. Il marmo diventa trasparente, vibra di luce, si trasforma in aria. Figlio della luce veneziana, Corradini conduce la materia fino al limite dell’immateriale, in una progressiva scomparsa che è insieme rivelazione. La mostra, curata da Elisabetta Dal Carlo, Lara Marchese, Marta Savaris e Babet Trevisan con Monica De Vincenti, prende le mosse da una scoperta recente: un medaglione marmoreo raffigurante un volto femminile velato, rinvenuto nei depositi della Fondazione e ora attribuito con certezza a Corradini. A questo si affiancano, per la prima volta, il bozzetto in terracotta del Cristo velato destinato alla Cappella Sansevero di Napoli e il busto della Fede velata proveniente da Ca’ Rezzonico, tre tappe della medesima ossessione: svelare celando le forme.

Disapparire. Antonio Corradini e Luigi Ghirri Fino 12 aprile Fondazione Querini Stampalia, Castello 5252 querinistampalia.org

Di fronte a questa sfida barocca alla materia, lo sguardo fotografico di Luigi Ghirri risponde con un’altra forma di trasparenza. Le sue immagini, appartenenti alla serie Il profilo delle nuvole (1985-1990) e concesse in comodato alla Fondazione dal collezionista Roberto Lombardi, ritraggono la Pianura Padana come un luogo sospeso, dove la nebbia vela il paesaggio e la luce diffusa ne cancella i contorni. Ghirri non fotografa le cose ma la distanza che le separa da chi guarda. Ogni immagine è un’apparizione fragile, un frammento di memoria che interroga la realtà senza mai fissarla del tutto. Nel dialogo tra i due artisti, il velo di Corradini e la nebbia di Ghirri coincidono: entrambi dissolvono il visibile per rivelarne la sostanza interiore. Il Veneto dei riflessi e delle trasparenze e l’Emilia delle attese e dei silenzi diventano geografie dello sguardo, spazi dove la luce non illumina ma attenua, dove il mondo appare come eco di sé stesso.

L’allestimento amplifica questa poetica del disapparire con superfici sospese, trasparenze, alternanze di luce e ombra che invitano il visitatore a muoversi dentro la soglia tra realtà e illusione. A Venezia, città riflessa e cangiante, il tema del velo trova il suo ambiente naturale: ogni immagine è anche la sua dissolvenza, ogni presenza si specchia nella propria assenza.

Disapparire incarna lo spirito della Querini Stampalia sotto la direzione di Cristiana Collu: costruire ponti tra epoche e linguaggi, trasformare il museo in luogo vivo di dialogo e di meraviglia. Così il velo di marmo di Corradini e la luce rarefatta di Ghirri s’incontrano in un unico gesto poetico, quello che rende visibile l’invisibile, dove l’arte per durare deve sempre un po’ sparire.

Irene Machetti

Disapparire. Antonio Corradini e Luigi Ghirri - Photo Adriano Mura © Fondazione Querini Stampalia

Le dinamiche del tempo

Un percorso atipico e certamente originale. Molto noto a livello internazionale, uno dei più importanti artisti inglesi degli ultimi decenni, Terry Atkinson (1939) offre a Ca’ Pesaro una imperdibile unicità: una tensione tra pensiero e visione, tra concetto e immagine, profondi contenuti teorici resi in un linguaggio dal fortissimo valore visivo.

L’artista è un motore di significati è il titolo emblematico dell’esposizione, a cura di Elisabetta Barisoni e Elena Forin, che presenta un nucleo significativo di opere che attraversano le diverse fasi della ricerca dell’artista. Dinamiche del potere e della rappresentazione, che scaturiscono dai conflitti della storia –come le guerre e i loro linguaggi politici – e dalle forme espressive dell’arte. Ogni segno, parola o simbolo diventa per Atkinson una lente attraverso cui indagare i meccanismi del sapere e della comunicazione. Il terreno su cui si svolge la sua indagine è quello del presente in cui vive e di cui mette in discussione le dinamiche. Le guerre, che ritiene forme di azione politica condotte con altri mezzi, sono uno dei suoi bacini di ricerca, ma da sempre, già prima dell’esperienza di gruppo, al centro del suo interesse c’è anche la volontà di indagare il linguaggio stesso dell’arte. Da più di sessant’anni Atkinson lega le dinamiche della storia dell’uomo a quelle dell’estetica, intrecciando le tensioni del comporre a quelle dell’individuo e del suo agire. In questa prospettiva tutta la sua opera è una mappa che disvela gli stretti legami tra immagini, simboli e testi.

ENG Terry Atkinson (1939), a leading and internationally renowned British artist, presents at Ca’ Pesaro a unique journey where thought and vision, concept and image, meet with striking intensity. L’artista è un motore di significati (lit. ‘The Artist Is a Motor of Meanings’,) curated by Elisabetta Barisoni and Elena Forin, showcases key works spanning his long career. Atkinson explores power, representation, and the political language of history, especially war, while continually questioning the expressive forms of art itself. For over sixty years, he has intertwined human history with aesthetics, using signs, words, and symbols as tools to analyse knowledge and communication. His entire oeuvre becomes a map revealing the deep ties between images, texts, and symbols.

Terry Atkinson. L’artista è un motore di significati Fino 1 maggio Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna capesaro.visitmuve.it

Prospettiva spirituale

Già l’idea della comunità benedettina di sostituire temporaneamente i grandi teleri presbiteriali di Jacopo Tintoretto nella Basilica di San Giorgio Maggiore, attualmente in restauro, con le tele dell’artista belga Luc Tuymans Heat e Musicians, ha un eccezionale valore culturale e simbolico, un segnale fortissimo di apertura verso l’arte contemporanea, non come semplice decorazione degli spazi sacri, ma come apertura a nuove possibilità di espressione e confronto. Ora, sempre a Tuymans viene commissionata un’ulteriore opera, un manoscritto miniato che andrà ad arricchire la collezione di manoscritti miniati contemporanei dell’Abbazia. A partire dal 2019 infatti gli artisti ospitati in Basilica sono stati invitati su richiesta di Carmelo A. Grasso, direttore e curatore dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore –Benedicti Claustra Onlus a realizzare un manoscritto miniato ispirato alla tradizione benedettina dei libri corali. Nel corso degli anni Sean Scully (2019), Ai Weiwei (2022), Álvaro Siza (2023), Berlinde de Bruyckere e Nicola Samorì (2024) hanno contribuito a costruire un patrimonio straordinario, in cui arte, spiritualità e storia si intrecciano. Il manoscritto di Tuymans, esposto fino al 22 febbraio sul leggio ligneo del badalone, al centro del coro dell’altare maggiore, luogo storicamente destinato alla collocazione dei libri corali utilizzati per secoli dalla comunità benedettina durante la Liturgia delle Ore, si compone di una sequenza di pagine dipinte, caratterizzate da immagini intense e da una visione poetica e concettuale di grande forza espressiva. M.M.

ENG The Benedictine community’s decision to temporarily replace Tintoretto’s restored canvases in San Giorgio Maggiore with Luc Tuymans’ works marks a powerful cultural gesture, embracing contemporary art as dialogue rather than decoration. Tuymans has now also created an illuminated manuscript for the Abbey’s growing collection, a project continued since 2019 with contributions from major international artists. His manuscript, displayed at the heart of the choir, presents a sequence of painted pages rich in poetic and conceptual intensity that finds home at the centre of the main altar, historically, where Divine Office chorus books are kept.

www.luctuymans.be

Luc Tuymans – Basilica di San Giorgio Maggiore Fino 22 febbraio Abbazia di San Giorgio Maggiore www.abbaziasangiorgio.it |
© Petrus Pics
Photo Irene Fanizza

arte FOTOGRAFIA&MORE

Infrastrutture di pensiero

Una rivoluzione pacifica ma incisiva quella che Fondazione Querini Stampalia sta imprimendo a tutte le sue diverse componenti: storiche, moderne, contemporanee. L’idea di un luogo da attraversare consapevoli della direzione da seguire, sembra essere alla base della programmazione voluta da Cristiana Collu, che come direttrice vuole costruire una sorta di ecosistema condiviso capace di valorizzare tutti i diversi segmenti con mostre, dialoghi, confronti, collaborazioni e scambi. Nasce da una collaborazione anche ABOUT:, il nuovo progetto editoriale di Hearst Italia in collaborazione con Fondazione Querini Stampalia, che promuove il dibattito sul ruolo dell’architettura nel mondo contemporaneo. Non un semplice ciclo di talk, ma una vera e propria piattaforma di confronto sul presente e sul futuro delle istituzioni culturali attraverso la lente dell’architettura: una riflessione su come la disciplina possa contribuire oggi alla rigenerazione degli spazi della cultura. Un’architettura che non si limita più al costruire, ma genera significato, partecipazione e nuove forme di convivenza.

ABOUT: TALKS | Reframing Culture si articola in sei incontri pubblici, ospitati a cadenza mensile presso la Fondazione Querini Stampalia, e coinvolge progettisti, curatori e studiosi di rilievo internazionale: dopo Beatrice Leanza (novembre) e Ippolito Pestellini Laparelli (gennaio), il 16 febbraio alle ore 18 protagonisti sono Formafantasma e Izaskun Chinchilla in un confronto sul tema delle mostre come occasioni di ricerca e critica. Il duo italiano, composto da Andrea Trimarchi e Simone Farresin, con l’architetta spagnola – fondatrice dello studio omonimo, membro onorario del Royal Institute of British e docente presso la Bartlett School of Architecture, University College di Londra – sta ridefinendo il ruolo del progetto di allestimento all’interno delle istituzioni culturali. M.M.

ABOUT: Talks / Reframing Culture

Formafantasma e Izaskun Chinchilla 16 febbraio h. 18 Fondazione Querini Stampalia www.querinistampalia.org

La poesia dei dettagli

Lo scontrarsi di bianco e nero dove si stende la linea di un tempo indefinito. Luci e grigi, sfocature e barlumi. Tramite il suo obiettivo Renato D’Agostin trasporta gli scenari che hanno segnato i suoi viaggi e soggiorni in una dimensione surreale, a stretto contatto con l’onirico, sfociando a volte nell’astrazione. L’inconsueto dono del fotografo, che spicca distinto in mostra e costella i dettagli di ogni opera, è quello di uno sguardo in grado di distillare soggetti da contesti che sembrano appiattire ogni individuo, tramutandolo in goccia di un grande nulla che scorre veloce. Tutto si congela nell’attimo in cui viene vissuto, mostrando con incanto la sua evoluzione. Ogni immagine emana pace in un modo personale e controverso, non seguendo il significato colloquiale del termine. Una realtà sopita. Prende coscienza nello stile fotografico di D’Agostin una natura infantile, che punta il dito per strada notando le inezie trasparenti alle folle, e che si piega sul marciapiede a guardare, catturata dalle trame dei sanpietrini. Le sfocature riportano alle sensazioni di un lento risveglio, quando l’occhio è ancora appannato e la realtà pare lentamente sovrapporsi ai sogni che restano intrisi nelle lenzuola. Con la mostra Le Flou de Venise, promossa e ospitata da Fondazione Wilmotte fino al 29 marzo, Renato D’Agostin accompagna il pubblico attraverso i suoi viaggi: partito da Venezia, ha sviluppato la sua passione e talento per la fotografia a New York, per poi fare ritorno nella città che è stata culla per la sua arte. Gaia Conte ENG Renato D’Agostin’s black and white photography transforms scenes from his travels into a surreal, dreamlike dimension, often bordering on abstraction. His distinctive gaze isolates subjects from anonymous contexts, freezing fleeting moments and revealing their quiet evolution. Each image conveys a peculiar, suspended sense of peace, shaped by childlike curiosity and soft blurs reminiscent of waking from a dream. Le Flou de Venise, hosted by Fondazione Wilmotte, traces his journey from Venice to New York and back to the city that shaped his art.

www.fondationwilmotte.fr

Renato D’Agostin. Le Flou de Venise Fino 29 marzo Fondation Wilmotte Fondamenta dell’Abbazia, Cannaregio 3560

Architetture definitive

Horst

P. Horst, alle Stanze della Fotografia una retrospettiva monumentale

Dopo il Victoria & Albert Museum di Londra (2015) e Palazzo Magnani di Reggio Emilia (2019), Venezia dedica a Horst P. Horst una retrospettiva monumentale. Dal 21 febbraio al 5 luglio, Le Stanze della Fotografia, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, ospitano Horst P. Horst. La Geometria della Grazia, a cura di Anne Morin con Denis Curti: oltre trecento opere tra stampe vintage, disegni, documenti e fotografie a colori in gran parte inedite in Italia.

Horst Paul Albert Bohrmann, nato nel 1906 a Weißenfels, Germania, formatosi come architetto tra Amburgo e Parigi, trova nella fotografia la propria architettura definitiva. Allievo e assistente di Le Corbusier e poi del fotografo di Vogue George Hoyningen-Huene, da cui eredita rigore e sensualità, Horst concepisce l’immagine come costruzione geometrica di luce e di forma. La sua fotografia, raffinata e scultorea, sembra scolpita più che scattata: le linee si piegano a un ideale classico di equilibrio che unisce Fidia al Bauhaus, il mito greco all’ordine modernista. L’allestimento de Le Stanze della Fotografia sottolinea proprio questa doppia anima: da un lato il fotografo di moda, artefice di un’estetica che trasforma l’abito in linguaggio della grazia; dall’altro l’artista colto, che riflette sulla forma come misura spirituale. Le modelle di Horst non indossano semplicemente vestiti: incarnano un sogno di armonia, di eleganza senza tempo, un teatro silenzioso in cui ogni gesto e ogni piega della mano obbediscono a una coreografia perfetta.

Il percorso, scandito per temi, attraversa il legame con il classicismo e le avanguardie, l’influsso del Surrealismo, i ritratti e le nature morte. In mostra compaiono volti leggendari: Coco Chanel, Ingrid Bergman, Marlene Dietrich, Salvador Dalì, Yves Saint Laurent, Gianni Versace, Luchino Visconti, Maria Callas... È un atlante della bellezza

novecentesca visto con lo sguardo di chi seppe misurare la luce come un architetto misura il volume.

Nel 1939, intuendo l’imminenza della guerra, Horst lascia Parigi per gli Stati Uniti. L’ultima immagine scattata prima della partenza, Mainbocher Corset, resta una delle icone assolute del XX secolo: un corpo sospeso tra eros e geometria, un addio trasformato in forma. Negli Stati Uniti ottiene la cittadinanza, lavora per l’esercito come fotografo e per decenni continua la collaborazione con Vogue, firmando copertine e ritratti che ridefiniranno il concetto stesso di stile. «Horst non ricerca una decorazione effimera, ma un’eleganza che nasce dalla purezza delle linee», ricorda Denis Curti. La sua lezione rimane intatta: in un mondo che consuma le immagini, egli insegnò che la grazia è una questione di architettura interiore. Anche per questo, quando Madonna girò nel 1990 il videoclip Vogue diretto da David Fincher, il suo omaggio non fu una citazione pop, ma un atto di riconoscenza verso chi aveva trasformato la fotografia in una forma di pensiero visivo. Irene Machetti

ENG Horst P. Horst. La Geometria della Grazia (Feb 21–Jul 5) at Le Stanze della Fotografia, Venice, presents over 300 works – vintage prints, drawings, documents, and rare colour photos – celebrating one of the 20th century’s masters of elegance. Born in Germany in 1906, Horst P. Horst trained as an architect before turning to photography, shaping images as geometric constructions of light and form. His style blends classical harmony with modernist rigor, transforming fashion into a language of grace. The exhibition explores his ties to classicism, Surrealism, and avant-garde aesthetics, featuring iconic portraits of Coco Chanel, Marlene Dietrich, Salvador Dalí, and more. From the legendary Mainbocher Corset to decades of Vogue collaborations, Horst’s work redefined style as timeless architecture. His legacy endures as a meditation on beauty and structure, inspiring tributes like Madonna’s Vogue video, a testament to photography as visual thought.

Horst P. Horst. La Geometria della Grazia
21 febbraio-5 luglio Le Stanze della Fotografia, Isola di San Giorgio Maggiore www.lestanzedellafotografia.it
Horst P. Horst, Yves Saint Laurent, undated © Horst Estate

arte PERSONALI

Tessitori di sguardi Scaccabarozzi e Fortuny: viaggio in Grecia andata e ritorno

Al Museo Fortuny, un intervento site-specific mette in dialogo la ricerca pittorica analitica e concettuale di Antonio Scaccabarozzi con l’eclettica ed esuberante eredità del padrone di casa, Mariano Fortuny. Sono comuni ai due artisti l’ispirazione data dalla statuaria e dall’architettura dell’antica Grecia e lo studio delle cromie nelle sue calibrate potenzialità e assonanze con l’antico. Entrambi sembrano essere attenti e coltissimi tessitori di opere diafane, poste nelle mani e negli occhi del pubblico con la richiesta di scrutarle e oltrepassarle, di vedere attraverso le loro stratificazioni, in nome di una contemplazione carica di poesia.

Diafanés, dal 28 gennaio al 6 aprile, offre un percorso visivo attraverso la forma poetica dell’artista lombardo (Merate, 1936), uno dei protagonisti dell’arte neo-concreta e concettuale italiana tra gli anni Settanta e il nuovo Millennio. Opere leggerissime e traslucide, colorate e trasparenti che intrecciano arti visive, semiotica e fenomenologia dell’immagine, invitando il pubblico a compiere un intenso percorso nell’indagine di Scaccabarozzi. La mostra si concentra sui lavori realizzati tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila, quando l’artista approda agli acetati prima e al polietilene poi, quali prediletti campi di accadimento del tratto pittorico e luoghi di esplorazione delle relazioni tra architettura, osservatore e opera. Una mostra che

Antonio Scaccabarozzi. Diafanés 28 gennaio-6 aprile Museo Fortuny, San Marco 3958 fortuny.visitmuve.it

si pone dunque come un affresco plastico e ritmato dai gradi del visibile, in cui l’opera si fa diaframma di un respiro cromatico e seducente, interrogando il fruitore in quanto “zona-limite di forze contrapposte”, come ha dichiarato lo stesso Scaccabarozzi.

Il progetto dell’Associazione Archivio Antonio Scaccabarozzi, curato da Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, in collaborazione con Galleria Clivio, restituisce in modo inedito il legame dell’artista con Venezia e offre una nuova prospettiva al Museo Fortuny, che ritrova la sua vocazione di luogo di sperimentazione tra memoria storica e contemporaneità. M.M.

ENG At Museo Fortuny, exhibition Diafanés (Jan 28–Apr 6) creates a dialogue between Antonio Scaccabarozzi’s analytical, conceptual painting and Mariano Fortuny’s eclectic legacy. Both artists share inspiration from Greek statuary and architecture, exploring chromatic harmonies with poetic depth. The show presents the artist’s ethereal, translucent works from the 1980s to early 2000s, when he embraced acetate and polyethylene as mediums for investigating the interplay of colour, space, and perception. These pieces merge visual arts, semiotics, and phenomenology, and invite viewers to look beyond surface layers and engage in contemplative exploration. Curated by Ilaria Bignotti and Camilla Remondina for the Associazione Archivio Antonio Scaccabarozzi, in collaboration with Galleria Clivio, the project renews Fortuny’s role as a space for experimentation, bridging historical memory and contemporary vision.

Photo Irene Fanizza

Atmosfere fluide

Claude Monet, John Singer Sargent, James Abbott McNeill Whistler e William Turner hanno immortalato in maniera sublime Venezia.

Jacques Cordier ha reso omaggio a questi grandi Maestri: un gruppo di sue opere restituiscono il fascino e l’immaginario della città lagunare, traghettandola nella modernità. Venise, mostra ospitata dal 6 febbraio al 10 aprile nella bellissima Biblioteca Morandiana a Palazzo Franchetti, presenta una selezione, curata da Marie-Isabelle Pinet, delle ultime ricerche pittoriche dell’artista francese, realizzate poco prima della sua prematura scomparsa. Una pittura fluida, luminosa e poetica, che trova un contesto privilegiato di espressione proprio nelle suggestive atmosfere di Venezia, città in cui soggiorna frequentemente.

Jacques Cordier (Bois-Colombes, 1937 – Lione, 1975) si forma guardando alla tradizione paesaggistica del XIX secolo. Esordisce con il disegno, per cui manifesta sin da giovane una naturale inclinazione, e nelle sue prime opere ad inchiostro di china raffigura principalmente scorci di Parigi e dei suoi dintorni, ma anche paesaggi della Normandia e della Bretagna. Nel corso degli anni Sessanta, tuttavia, la sua pittura si apre progressivamente al colore: emerge un temperamento cromatico sempre più evidente, accentuato dal trasferimento a Saint-Tropez con sua moglie Simone, e dall’influenza della luce del Mediterraneo. Una svolta decisiva avviene nel 1971, quando Jacques Cordier e Simone visitano la Tate Gallery durante un soggiorno a Londra. Il confronto diretto con l’opera di William Turner, precursore della pittura en plein air e instancabile studioso della luce, imprime un cambiamento profondo nel processo creativo dell’artista. È proprio su questa fase che si concentra il focus della mostra, che presenta principalmente oli su tela testimoni di una progressiva diluizione delle forme nella luce: i soggetti, pur restando riconoscibili, si dissolvono in vibrazioni cromatiche in cui acqua, cielo e architetture si fondono. Al di là della rappresentazione, ciò che permane è l’impressione: il vento che turbinando attraversa l’atmosfera e il movimento incessante dell’acqua. La mostra si inserisce nel percorso di ricerca che Fondazione Calarota dedica ad artisti che hanno instaurato un dialogo significativo con la città lagunare. M.M.

Jacques Cordier. Venise 6 febbraio-10 aprile Biblioteca Morandiana, ACP - Palazzo Franchetti, San Marco 2847 www.jacques-cordier.com

Figure in movimento, attraversamenti, incontri urbani, ogni quadro sembra un ponte da valicare, un frammento di vita che si cristallizza, un gesto che non mira alla perfezione, ma alla rivelazione.

Si presenta così Epifanie, la mostra monografica dedicata a Luigi Voltolina, figura di rilievo della scena artistica veneziana, che documenta alla Fondazione Bevilacqua La Masa a Palazzo Tito oltre trent’anni di ricerca pittorica dell’artista. Protagonista di un percorso coerente e riconoscibile, la pittura di Luigi Voltolina tende a una riduzione progressiva verso l’essenziale: linee, ritmi, stratificazioni lievissime capaci di catturare il movimento del mondo nell’istante in cui si disvela. La sua pratica pittorica fondata sulla rapidità lo porta a sviluppare la capacità di cogliere un momento rivelatore, quello spazio sospeso in cui un volto, un gesto o un incontro si fissano sulla tela. Questa epifania, come manifestarsi improvviso del senso, attraversa l’intera selezione di opere in mostra, da quelle degli anni Novanta alle più recenti, tra segno e spazio vuoto, dove il colore, ridotto al minimo, diventa spettro, ritmo, vibrazione. La tensione compositiva e figurale viene così scardinata da una necessità di sintesi personale, l’esecuzione si fa rapida, tagliente, inquietante, capace di ribaltare ogni riferimento e luogo comune della figurazione. La ricerca della resa pittorica del dinamismo diviene necessità primaria tanto da stravolgere il focus compositivo delle immagini, creando dei veri e propri “sdoppiamenti” delle figure e delle linee di fuga che sembra travalichino il perimetro della tela. M.M. ENG Epifanie, a monographic exhibition at Fondazione Bevilacqua La Masa (Palazzo Tito), explores over thirty years of Luigi Voltolina’s artistic journey. A key figure in Venice’s art scene, Voltolina’s painting evolves toward essentiality: minimal lines, rhythms, and subtle layers capturing fleeting revelations of movement and life. His rapid execution seeks the epiphany of a gesture, a face, or an encounter, fixing them in suspended space. From the 1990s to recent works, colour becomes vibration and rhythm, while compositional tension dissolves into personal synthesis. Figures and vanishing lines fracture and double, breaking the canvas perimeter, transforming dynamism into a primary necessity and overturning conventional figurative norms.

Luigi Voltolina. Epifanie Fino 15 febbraio Fondazione Bevilacqua La Masa, Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826 www.luigivoltolina.it

L’attimo che fugge
Jacques Cordier, Basilique San Marco, 1970 - Courtesy Fonds de dotation Jacques Cordier

arte MAESTRI

Le origini del Mondo Alle Gallerie dell’Accademia Tintoretto racconta la Genesi

In un contesto di valorizzazione dell’ingente patrimonio delle collezioni d’arte delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, il restauro di un’opera e il suo ritorno nelle sale del museo per essere nuovamente esposta al pubblico diventa occasione per offrire nuove prospettive sull’artista, sull’opera e sul rapporto con la collezione stessa. Tintoretto racconta la Genesi. Ricerca, analisi e restauro, dall’11 febbraio al 7 giugno, a cura di Roberta Battaglia e Cristiana Sburlino, pone sotto una nuova luce e attenzione il ciclo con Storie della Genesi, realizzato da Jacopo Tintoretto all’inizio degli anni Cinquanta del Cinquecento per la Scuola della Santissima Trinità a Venezia, un tempo situata presso l’attuale area della Dogana de Mar (Punta della Dogana). L’opera ebbe origine in un contesto di grande fermento artistico e religioso, con Tintoretto che si ispirò a modelli di maestri come Tiziano, Gerolamo Tessari e Vittore Carpaccio, inserendosi nella tradizione delle Scuole Grandi veneziane. Il ciclo testimonia la maestria di Tintoretto nel combinare narrazione biblica, dinamismo compositivo e effetti luminosi, creando immagini di grande impatto visivo e spirituale. Per la prima volta dalla dispersione del ciclo di Tintoretto avvenuta a inizio Ottocento, le tre tele appartenenti alle Gallerie dell’Accademia, La creazione degli animali, Il peccato originale e Caino uccide Abele, vengono accostate al dipinto Adamo ed Eva davanti all’Eterno, eccezionalmente concesso in prestito dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze. L’esposizione giunge a coronamento di un lungo e sapiente intervento di restauro, realizzato tra febbraio 2024 e gennaio 2025 dalla restauratrice Claudia Vittori in occasione della mostra americana Tintoretto’s Genesis, allestita al Cincinnati Art Museum dal 18 aprile al 1 settembre 2025. L’intervento, reso possibile dal contributo

Tintoretto racconta la genesi. Ricerca, analisi e restauro

11 febbraio-7 giugno Gallerie dell’Accademia www.gallerieaccademia.it

congiunto della Foundation for Italian Art & Culture di New York e del Cincinnati Art Museum, ha liberato le tele da patine e vernici ingiallite, restituendo loro una straordinaria luminosità e rivelando un paesaggio naturale che per la prima volta nella produzione di Tintoretto assume il ruolo di assoluto protagonista.

Tintoretto racconta la Genesi, con progetto di allestimento e coordinamento tecnico a cura di Maria Antonietta De Vivo, si focalizza sulla tecnica pittorica di Tintoretto emersa dalla campagna diagnostica e sull’intervento di restauro eseguito: dall’utilizzo di un unico grande supporto tessile per le tre tele alla presenza di disegni sottostanti realizzati a carboncino e pennello, fino alle varianti compositive introdotte in corso d’opera.

La mostra è corredata da un video che ricostruisce il contesto originario della Scuola della Santissima Trinità, oltre ad approfondire ulteriormente la tecnica esecutiva e l’intervento di restauro. M.M. ENG The exhibition Tintoretto racconta la Genesi (February 11–June 7) celebrates the restoration and redisplay of Jacopo Tintoretto’s Storie della Genesi, created in the 1550s. Set within the broader effort to enhance the Gallerie dell’Accademia’s collections, the show highlights the artistic and spiritual power of the cycle, shaped by influences from Titian, Tessari, and Carpaccio. For the first time since the early 19th century dispersal, the three Accademia canvases are reunited with Adamo ed Eva davanti all’Eterno from the Uffizi. The recent restoration, carried out for the Cincinnati Art Museum’s Tintoretto’s Genesis, has revealed renewed luminosity and an unprecedented centrality of landscape. The display, curated by Roberta Battaglia and Cristiana Sburlino, focuses on Tintoretto’s technique (under drawings, compositional changes, and the use of a single textile support) accompanied by a video reconstructing the original context of the Scuola.

Jacopo Tintoretto, Caino e Abele (particolare), 1550-1553, Gallerie dell'Accademia di Venezia

L’invenzione del contemporaneo Edvard Munch, arte oltre l’arte

Edvard Munch, oltre Munch, una mostra, oltre la mostra. Al Centro Culturale Candiani di Mestre MUNCH. La rivoluzione espressionista segna l’ultimo capitolo di una serie di mostre temporanee di approfondimento a partire dai maestri dell’arte moderna e contemporanea e dai loro capolavori appartenenti alle collezioni di Ca’ Pesaro, che si sono svolte in questi anni. Tra qualche mese lo spazio sarà trasformato in Museo civico permanente, una Casa delle Contemporaneità, il nuovo MUVEC. La mostra a cura di Elisabetta Barisoni è un perfetto passaggio di testimone, racconta infatti le contaminazioni, le prossimità, le vicende artistiche e soprattutto, l’eredità contemporanea attraverso il Novecento, fino ai nostri giorni, proprio come farà il Candiani futuro.

A partire da quattro opere grafiche di Edvard Munch (Loten 1863 – Oslo 1944) della Collezione di Ca’ Pesaro – Angoscia, L’urna, La fanciulla e la morte, Ceneri –, la mostra incrocia le correnti artistiche dalle quali il pittore è partito con quelle che lui stesso ha ispirato nei decenni successivi, per raccontare l’uomo del suo tempo, che vive e lascia un segno nella società. Introspettivo, certo, ma anche partecipativo. Solo nella sua inquietudine ma non isolato: tanti i suoi legami con autori, artisti, letterati contemporanei – Ibsen fra tutti, di cui illustra le opere teatrali – che concorrono alla formazione del suo pensiero, alla sua rivoluzione grafica e iconografica, la sua vita. Munch è specchio della cultura mitteleuropea e cittadino del mondo. Tra i lunghi viaggi e soggiorni a Parigi, in Germania, in Belgio, in Italia, in una Europa esplosiva, quella del Salon des Refusés, dei Secessionisti, i giovani ribelli; qui raccoglie echi antichi di Goya e Rembrandt, Redon e Toulouse-Lautrec, fino a Van Gogh e Gauguin, le influenze del Simbolismo e Postimpressionismo per poi lasciare il suo inconfondibile segno. E poi, le nuove sonorità pittoriche, lo spirito nordico che entra in Europa e influenza le

secessioni di Monaco, Vienna, Berlino di cui Munch è protagonista. L’urlo (1893), che nasce dal corpo e rende l’arte totalizzante, carica di dolore, memoria, denuncia, non si è mai esaurito, riverbera la lezione di Munch nel Novecento e oltre. Dopo la Seconda Guerra mondiale, le istanze dell’Espressionismo si rintracciano nelle testimonianze degli orrori vissuti in prima persona: Renato Guttuso racconta la brutalità della storia, mentre Zoran Musicˇ non smette di evocare l’esperienza indicibile dei campi di concentramento. L’urlo espressionista si ritrova nelle visioni deformate e mostruose della Maternità di Ennio Finzi o nelle Figure alterate di Emilio Vedova. Gli orrori dell’attualità sono nei teschi di Mike Nelson, e i mondi popolati da mostri e maschere di Brad Kahlhamer e Tony Oursler. Il grido di dolore risuona nella tragedia della guerra di Jugoslavia, di cui Marina Abramovic´ si fa interprete, e si ritrova, infine, nella denuncia appassionata e drammatica di Shirin Neshat, incisa sulla pelle e sul destino del popolo iraniano.

Munch è il suo tempo, ed è contemporaneo. M.M.

ENG

The exhibition MUNCH. The Expressionist Revolution at the Candiani Cultural Center in the Venetian mainland marks the final chapter of a series dedicated to modern masters from Ca’ Pesaro, Venice’s main modern art museum, ahead of the venue’s transformation into the new MUVEC. Curated by Elisabetta Barisoni, it traces artistic exchanges, influences, and Munch’s enduring legacy across the twentieth century. Starting from four graphic works by Edvard Munch in the Ca’ Pesaro collection, the show connects the movements that shaped him with those he later inspired. Munch emerges as both introspective and deeply connected to his time, in dialogue with writers and artists such as Ibsen, and shaped by travels through Europe’s vibrant artistic circles. His impact reverberates far beyond The Scream, echoing in post-war Expressionism, from Guttuso and Musicˇ to Finzi, Vedova, Mike Nelson, Brad Kahlhamer, Tony Oursler, Marina Abramovic´, and Shirin Neshat. Munch is both of his era and unmistakably contemporary.

Venezia è un disegno Tre diversi eventi per rinsaldare il legame tra città e fumetto

Che ci sia un rapporto particolare tra Venezia e il fumetto è cosa risaputa. Hugo Pratt e il suo Corto Maltese, giusto per citare l’esempio più conosciuto, hanno disegnato pagine memorabili che hanno restituito magnificamente al mondo le fisionomie inconfondibili di una città che è per sua stessa conformazione ai confini tra sogno e realtà, un contrasto tangibile che sfida le leggi della fisica consegnandosi matericamente alla sfera dell’immaginazione. Una relazione, quella di Venezia con questo linguaggio artistico insieme alto e popolare, che sarà al centro, dal 19 al 28 febbraio, di Venezia Città Invisibile, settimana di eventi interamente dedicata al fumetto. Arte grafica e letteratura si intrecciano nel fumetto per raccontare questa città attraverso le immagini di Manuele Fior e le parole immaginifiche di Italo Calvino in un format fortemente voluto dall’Associazione ComicOut di Laura Scarpa, autrice e storica operatrice del fumetto italiano, da Alino, organizzatore di eventi legati alla Nona Arte, per anni presenza fissa del COMICON, e da artisti e operatori del fumetto veneziani. Un progetto la cui concretezza rimanda a quanto realizzato assai miracolosamente da Toni De Marchi, giornalista di valore impegnato nella scrittura e nell’indagine civile mancato pochi anni, nel 1980, vale a dire il memorabile festival IMMAGINARIA, che sarà ricordato nel contesto di questa settimana veneziana dedicata al fumetto con ospiti che ne ripercorreranno le tematiche, tra cui il grande Giorgio Cavazzano. Si comincia il 19 febbraio con Celestia, esposizione allo Spazio Badoer dedicata a uno degli artisti più importanti dell’attuale scena mondiale contemporanea, quel Manuele Fior, oggi cittadino lagunare, autore di tante graphic novel e dell’ultimo manifesto della Mostra del Cinema di Venezia. Il collegamento tra la città lagunare e Celestia (Oblomov Edizioni) è evidente sin dalla sua copertina; parliamo di una delle opere più note dell’autore, qui esposta nello splendore delle tavole originali, a tempera e di grande formato, che presentano una Venezia distopica. Fior ruba il nome a una zona periferica del sestiere di Castello, taglia il ponte che la lega alla terraferma e sovverte il presente in cui viviamo. In contemporanea, e fino al 28 febbraio, la vicina libreria Zazà (Santa Croce 274/G), esporrà una piccola galleria di immagini legata alle interpretazioni a fumetti delle opere di Italo Calvino. Lo scrittore in gioventù amava disegnare e il fumetto era una delle sue più forti passioni, nonché fonte di ispirazione artistica per molti dei suoi lavori narrativi, tanto da collaborare anche alla storica rivista Linus. La mostra sarà arricchita dalla mattinata di studio prevista per il 26 febbraio nell’Aula Magna Silvio Trentin di Ca’ Foscari, dove si alterneranno relazioni ed interventi di artisti ed esperti del settore sul tema Le città invisibili – ovvero Calvino scrittore del visibile, con relatori quali Matteo Alemanno, Gabriele Ba, Daniele Barbieri,

CELESTIA

19-22 febbraio Spazio Badoer

Italo Calvino e il fumetto

19-28 febbraio Libreria Zazà

Le città visibili: Italo Calvino, fra immaginazione e fumetto

26 febbraio Aula Magna Silvio Trentin

Lorena Canottiere, Sara Colaone, Céline Pegorari, Tiziano Scarpa, coordinati da Laura Scarpa e da Alino ed introdotti dall’ospite di casa, il professor Alessandro Scarsella, direttore del Laboratorio per lo studio letterario del fumetto dell’Università veneziana.

ENG Venice’s deep connection with comics is celebrated through three events during “Venezia Città Invisibile,” a week dedicated to the art form from February 19–28. The program highlights the city’s unique blend of dream and reality, famously depicted in Hugo Pratt’s Corto Maltese stories. The initiative, led by ComicOut and local artists, includes: “Celestia,” an exhibition at Spazio Badoer featuring Manuele Fior’s original large-format boards depicting a dystopian Venice; a gallery at Zazà bookstore with comic interpretations of Italo Calvino’s works; and a study morning at Ca’ Foscari on February 26, exploring Calvino’s “Invisible Cities” with artists and scholars. The week also pays tribute to the historic IMMAGINARIA festival, recalling its themes and legacy with guests like Giorgio Cavazzano.

©Manuele Fior/Oblomov

Bellezza aumentata

Centro

Sperimentale di Cinematografia (CSC), un corso innovativo di arte a San Servolo

La Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC) ha aperto le selezioni per il Corso di arti performative in dialogo con il contesto storico, paesaggistico e urbano di Venezia, in programma dal 2 marzo al 30 giugno presso il Polo di formazione CSC Immersive & Performing Arts sull’Isola di San Servolo a Venezia. Questa iniziativa formativa è parte del progetto Cinecittà, finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) grazie alle risorse europee del NextGenerationEU, per sostenere la crescita delle competenze nel settore dell’industria culturale e creativa. Il corso, gratuito e a frequenza obbligatoria, è rivolto a giovani e adulti creativi, studenti o professionisti, che intendano sviluppare competenze nelle arti performative con un forte orientamento alla produzione di opere d’arte ambientale e performativa in dialogo con gli spazi storici, urbani e paesaggistici di Venezia e delle sue isole. La proposta formativa si concentra sull’ideazione, progettazione e realizzazione di opere site-specific, sia “situate”, destinate a rimanere in un luogo, sia “non situate”, pensate per essere adattabili in contesti differenti, utilizzando linguaggi che spaziano dalla pittura e scultura alla videoarte, dal video mapping alle tecnologie immersive e alla performance corporea. Gli studenti saranno guidati da docenti e artisti esperti in un percorso che affianca teoria e pratica, consentendo di confrontarsi con spazi storici, architettonici e naturali di grande valore, tra cui chiese, edifici storici e aree pubbliche di Venezia. Il programma didattico include un ciclo di lezioni teoriche sulla storia e le tecniche delle arti performative, esplorando figure fondamentali dell’arte contemporanea, da Marcel Duchamp a Marina Abramovic´, da Nam June Paik a Rosa Barba e moduli tecnici su disegno, fotografia, videoarte, regia luci e allestimento di spazi complessi. Successivamente, gli studenti passeranno alla progettazione e realizzazione concreta delle opere, sviluppando bozzetti, piani di produzione e installazioni, con l’obiettivo di confrontarsi con tutte le

fasi di un processo creativo e produttivo.

La selezione prevede il possesso di un diploma di scuola secondaria di secondo grado o titolo equivalente e l’età minima di 18 anni. La domanda, da presentare entro le ore 12 dell’8 febbraio 2026, deve essere corredata da un curriculum e da materiali creativi che illustrino un luogo storico italiano e una proposta di intervento artistico e performativo. Sono ammesse anche alternative come video, bozzetti o fotografie che dimostrino l’attitudine artistica del candidato. Una commissione di selezione valuterà i materiali inviati e potrà, a sua discrezione, convocare i candidati per un colloquio esplorativo. Il corso sarà attivato solo se risulteranno idonei almeno 8 candidati. Al termine del percorso, gli allievi riceveranno un attestato di frequenza e potranno condividere i propri progetti in un momento di restituzione e confronto finale.

Questo bando rappresenta un’importante opportunità per chi desidera approfondire un approccio artistico contemporaneo capace di coniugare performance, spazio, storia e tecnologia in un dialogo creativo con la città di Venezia, uno dei contesti culturali più stimolanti al mondo. Alberto Marzari

ENG

The Centro Sperimentale di Cinematografia Foundation has opened applications for the Performing Arts Course in dialogue with Venice’s historical, urban, and landscape context, running from March 2 to June 30 at the CSC Immersive & Performing Arts training centre on San Servolo Island. The free, mandatory-attendance course targets creative young people and adults wishing to develop skills in performative arts focused on producing environmental and site specific works across Venice’s historic and natural spaces. Training covers the design and creation of both permanent and adaptable works, using media ranging from painting and sculpture to video art, mapping, immersive technologies, and performance. Applicants must be at least 18 and hold a secondary school diploma. The deadline is February 8, 2026, at noon, with a CV and creative materials required. Selected students will receive a certificate and present their final projects.

arte GALLERIES

SCUOLA PICCOLA ZATTERE

R.S.V.P.

Résonnez, S’il Vous Plaît

Fino Until 6 aprile April

Collettiva a cura di Irene Calderoni e Margherita Falqui che riunisce opere e progetti di Aliaskar Abarkas, Nabil Aniss, Diana Anselmo e Lemonot & Maria Eugenia Frizzele, tutti partecipanti al programma di residenze e fellowship promosso da Scuola Piccola Zattere. Installazioni e sculture, opere video e audio, tutte nuove produzioni commissionate per l’occasione, restituiscono molteplici percorsi, individuali e collettivi, che si sono avvicendati o temporaneamente intrecciati. Il titolo richiama la teoria dei cicli RSVP di Lawrence e Anna Halprin, un sistema che valorizza la dimensione circolare e collaborativa della creazione, formulando un’idea di processo che implica un continuo confronto, un’attitudine all’ascolto, a partire dalla nozione di score, partitura. Il gioco di parole evoca così una dinamica corale che attraversa le ricerche dei quattro artisti in mostra. Aliaskar Abarkas indaga le potenzialità relazionali del suono attraverso un progetto ispirato a Vivaldi. Nabil Aniss esplora in Where Architecture Ends il corpo come luogo di trasformazione spirituale e politica. Diana Anselmo, con Pas Moi, invita a riconoscere il valore di differenti forme di ascolto, espressione e relazione. Lemonot & Maria Eugenia Frizzele trasformano l’ex infermeria militare di Sant’Anna a Venezia in piattaforma di ricerca condivisa, documentando pratiche partecipative e processi collettivi di immaginazione civica.

ENG Art by Aliaskar Abarkas, Nabil Aniss, Diana Anselmo and Lemonot & Maria Eugenia Frizzele, all participants in the Scuola Piccola Zattere residency program. New installations, sculptures, video and audio works trace intersecting individual and collective paths. The title evokes a collaborative, process based approach. Abarkas explores the relational power of sound; Aniss examines the body as a site of spiritual and political change; Anselmo highlights diverse forms of listening and expression; Lemonot & Frizzele turn Venice’s former Sant’Anna infirmary into a shared platform for civic imagination.

Dorsoduro 1401

www.scuolapiccolazattere.com

SPARC*

INSEGUIRE L’INATTESO

Fino Until 3 marzo March Cosa succede quando la materia sfugge al controllo? L’evento accidentale cessa di essere un errore e viene metabolizzato e governato come fattore espressivo. Accogliere l’imprevisto richiede un atteggiamento specifico: la capacità di riconoscere come desiderabile un risultato diverso da quello pianificato, riprogrammando le proprie esigenze espressive secondo una nuova direzione inaspettata. Da questa tensione tra controllo e deriva, tra progettazione e trasformazione, nasce Inseguire l’inatteso: una mostra collettiva che riunisce opere recenti di Stefano Cescon, Damiano Colombi e Alberto Scodro. Curata da Luca Berta, Daniele Capra e Francesca Giubilei, la mostra pone al centro l’indagine sui processi trasformativi dell’arte, dove spesso emerge un momento di casualità che sfugge al controllo dell’artista. Che si tratti di un istante infinitesimale o di una fase prolungata, questo “punto cieco” si mescola alle intenzioni dell’artista, diventando determinante per il risultato finale. Damiano Colombi con le sue grandi tele astratte in acrilico e cera; Stefano Cescon con i suoi strati tridimensionali di cera e paraffina; Alberto Scodro con geologiche sculture composte da silice, pigmenti e metalli. Tre voci che hanno saputo integrare l’imprevisto nel loro metodo creativo.

ENG What happens when matter escapes control? The accidental becomes expressive, as artists embrace unexpected results and redirect their creative process. To accept the unexpected requires an ability to recognize how desirable an unplanned result is and to reprogramme one’s expectations. Chasing the Unexpect ed gathers recent works by Stefano Cescon, Damiano Colombi and Alberto Scodro, curated by Luca Berta, Daniele Capra and Francesca Giubilei. The show explores how chance shapes artistic outcomes. Colombi’s abstract acrylic and wax canvases, Cescon’s layered wax and paraffin, and Scodro’s geological silica and metal sculptures all integrate unpredictability into their method.

VeniceArtFactory – SPARC*

San Marco 2828A, Campo Santo Stefano www.veniceartfactory.org

MARIGNANA PROJECT

Conchiglie. Corpi mirabili.

Fino Until 28 febbraio February

Olga Lepri si interroga sul tema della conchiglia: piccola architettura naturale che racchiude in sé infinite possibilità di lettura. Attraverso pittura e disegno, l’artista esplora la conchiglia come forma archetipica, corpo metaforico e figura in crescita, in bilico tra microcosmo e infinito. La struttura a spirale, la madreperla, i rilievi e le proporzioni si offrono come metafore di un percorso interiore, come portali dell’immaginazione e come richiami alla relazione profonda tra corpo umano e natura. Nelle opere in mostra emerge un’indagine che intreccia generatività e caos, mito e percezione, filosofia del tempo e visione poetica. Al centro della riflessione dell’artista vi è la doppia valenza della “coclea”: da un lato la conchiglia come forma a chiocciola, dall’altro l’organo dell’udito che ci mette in relazione con il mondo sonoro. In questo senso, la conchiglia diventa ponte tra interiorità e natura, tra esperienza sensibile e astrazione.

ENG Olga Lepri explores the theme of the shell, a natural architecture rich in symbolic meaning. Through painting and drawing, she interprets it as an archetypal form, a metaphorical body, and a growing figure suspended between microcosm and infinity. Its spiral, mother-of-pearl, and proportions evoke inner journeys, portals of imagination, and the deep bond between human body and nature. Her work intertwines chaos and generativity, myth and perception, time philosophy and poetic vision, focusing on the dual essence of “coclea”: shell and auditory organ, bridging inner life and nature.

Rio Terà dei Catecumeni, Dorsoduro 140 A www.marignanaarte.it

A PLUS A GALLERY

NINA C

ERANIC

As I Shape the Object, the Object Shapes Me

19 febbraio February-18 aprile April

La prima mostra personale di Nina Ceranic´ (Belgrado, 1992) presenta un’installazione ambientale sospesa tra luogo di culto e desktop del computer, in cui piccoli dipinti sono racchiusi in involucri di legno e ottone. Concepiti e realizzati dall’artista, questi elementi architettonici richiamano allo stesso tempo dispositivi devozionali e digitali, polittici di pale d’altare e strutture di sistemi operativi contemporanei: finestre, cornici, cartelle e icone trasformano la galleria in uno spazio intimo e personale. Nina C ´ eranic´ indaga il rapporto speculare tra soggetto e oggetto, tra affezione e corporeità. In Objects, gli oggetti che compongono la quotidianità dell’artista emanano una verità, che a volte ci soffermiamo a contemplare e altre a subire. In Skin and Nails, C ´ eranic´ dipinge dita e mani consumate che annodano, indossano, stringono, tessono e plasmano. In Qualia/ Memories, emergono frammenti di vita, sogni, desideri e paure in rappresentazioni pittoriche di collage e fotografie d’archivio.

As I Shape the Object, the Object Shapes Me propone un inedito campionario emotivo, invitando il visitatore a navigare in un cortocircuito di pratiche di devozione, archiviazione digitale e consumo.

ENG Nina C ´ eranic´’s first solo show presents an installation between sacred space and computer desktop, with small paintings set in wood and brass frames recalling both devotional objects and digital interfaces: windows, frames, folders, and icons turn the gallery into an intimate, personal space. Exploring the mirror relationship between subject and object, she depicts everyday items, worn hands, and memory fragments through collage like paintings. As I Shape the Object, the Object Shapes Me invites viewers into a hybrid world of devotion, digital archiving and emotional resonance. San Marco 3073 www.aplusa.it

MARIGNANA ARTE

OPIEMME

Senza Bandiere V .3.0. Divide et impera

31 gennaio January-18 aprile April

Opiemme nasce a Torino nel 1998 come firma collettiva, annullando, in un’epoca di apparenza, la figura degli artisti che ne fanno parte. Le sue opere sono incontri tra parola e immagine, in un equilibrio tra gesto pittorico e linguaggio poetico che diventa strumento di pensiero critico. Una selezione di opere realizzate negli ultimi quindici anni compone la mostra personale dal titolo volutamente aperto: Senza bandiere, che da un lato richiama l’urgenza di superare i confini e le divisioni che frammentano il mondo contemporaneo, dall’altro allude a un senso di smarrimento, di perdita di riferimenti e di valori comuni in cui riconoscersi. Sulle mappe geografiche, sulle carte nautiche e sulle pagine di libri e giornali, Opiemme interviene con frasi e parole essenziali, che si offrono come spunti di riflessione collettiva. Il gesto poetico si intreccia così con una meditazione etica sul nostro tempo, attraversando temi universali come quello delle migrazioni, dei diritti umani, della sostenibilità ambientale e del rapporto tra uomo e tecnologia. I materiali impiegati – carte antiche, giornali, mappe – testimoniano un’attenzione al riuso e al valore simbolico della memoria. ENG Opiemme was established in Turin, Italy, in 1998 as a collective signature. It blends words and images into art where painting and poetry become tools of critical thought. Their solo show Senza bandiere gathers fifteen years of work, reflecting on borders, shared values and contemporary fragmentation. Intervening on maps, books and newspapers with essential phrases, Opiemme links poetic gesture and ethical reflection on migration, human rights, sustainability and technology, using reused materials such as old documents, newspapers, maps that are rich in symbolic memory. Dorsoduro, 141, Rio Terà dei Catecumeni www.marignanaarte.it

ESPERIENZA SENSIBILE

Un progetto che parla di arte, ma anche di vita; di fragilità che diventa forza; di creazione come atto di resistenza luminosa

Tra gli appuntamenti più originali e significativi della rassegna Jazz&, quello ospitato al Teatrino di Palazzo Grassi sabato 28 febbraio occupa un posto speciale. Matisse/JAZZ non è un concerto, non è uno spettacolo teatrale, non è una mostra nel senso tradizionale del termine: è piuttosto un’esperienza immersiva, una video-installazione sonora che invita lo spettatore a entrare nel ritmo segreto della creazione artistica, là dove musica, colore e gesto si fondono in un unico linguaggio. Il progetto prende forma dagli ultimi anni della vita di Henri Matisse, quando, quasi ottantenne e segnato dalla malattia, l’artista realizza il volume Jazz (1947), straordinaria raccolta di gouaches découpées che segna una svolta radicale nella storia dell’arte del Novecento. In una condizione di apparente fragilità, Matisse compie un atto di forza creativa assoluta: seduto su una sedia a rotelle, armato di grandi forbici, ritaglia il colore, lo attraversa, lo plasma. Come lui stesso scriveva, era come “entrare direttamente nella materia”, come farebbe uno scultore. Da questo gesto elementare e potentissimo nasce un linguaggio nuovo, essenziale, libero, destinato a rivoluzionare il modo di pensare la forma.

Jazz non è solo un titolo evocativo. L’album è concepito come una vera e propria partitura visiva: ventuno tavole di colori puri, disposte secondo un ritmo musicale, intervallate da testi calligrafici che diventano segno, disegno, respiro. Matisse temeva la saturazione dello sguardo e affida al ritmo – alla pausa, all’alternanza – il compito di mantenere viva l’attenzione, come accade nella musica improvvisata.

Da questa intuizione nasce l’idea dell’installazione curata da Mietta Corli, regista e scenografa di teatro musicale, che da anni indaga il dialogo tra immagine, suono e scena. Il progetto trova al Teatrino di Palazzo Grassi una dimensione ideale. Le proiezioni avvolgono lo spazio, mentre la presenza dal vivo di Patrizio Roversi evoca la figura di Matisse al lavoro nel suo studio: una presenza lieve, poetica, mai imitativa, che restituisce la solarità e la libertà degli ultimi anni dell’artista.

Le musiche di Jan Garbarek accompagnano questo percorso come un respiro profondo: suoni che non illustrano, ma suggeriscono, aprono spazi interiori, dialogano con le forme e con il silenzio. Fondamentale, in questo processo, la collaborazione con lo storico dell’arte Tomaso Montanari, che contribuisce a restituire profondità critica e storica a un’esperienza che resta, prima di tutto, sensibile.

Con Matisse/JAZZ, Jazz& prosegue la propria ricerca sui confini del linguaggio jazzistico, inteso non come genere ma come attitudine: apertura, improvvisazione, ascolto, capacità di trasformare il limite in risorsa. È un progetto che parla di arte, ma anche di vita; di fragilità che diventa forza; di creazione come atto di resistenza luminosa, e ringrazio Mietta Corli e Patrizio Roversi, da poco abitanti di questa splendida città, per aver scelto Venezia e Veneto Jazz per realizzare questo poetico progetto.

La fruizione itinerante, organizzata in piccoli gruppi, invita a un tempo rallentato, necessario, in cui lasciarsi attraversare da immagini e suoni. Un invito, oggi più che mai, a riscoprire il valore del ritmo, della pausa, della visione.

Matisse/JAZZ stands out as one of the most distinctive events in the Jazz& festival, transforming the Teatrino di Palazzo Grassi into an immersive environment where sound, image, and gesture merge into a single expressive language. Rather than a concert or a traditional exhibition, it is a sensory installation that invites visitors to enter the intimate rhythm of artistic creation.

The project draws inspiration from the final years of Henri Matisse’s life, when, despite illness and limited mobility, he created Jazz (1947), the groundbreaking series of gouaches découpées that reshaped twentieth century art. Working from a wheelchair with oversized scissors, Matisse “cut into colour” as if sculpting, discovering a new visual vocabulary that was bold, essential, and radically free. Jazz itself was conceived as a visual score: twenty one plates of pure colour arranged with musical cadence, punctuated by calligraphic texts that function as pauses, breaths, and shifts in tempo. Rhythm becomes a tool to keep the viewer’s eye alive, echoing the spontaneity of improvisation.

This concept forms the basis of the installation curated by Mietta Corli, a director and scenographer known for exploring the interplay between image, sound, and stagecraft. At Palazzo Grassi, projections envelop the space, while the live presence of Patrizio Roversi gently evokes Matisse in his studio: never imitative, but capturing the luminous freedom of his late years. Jan Garbarek’s music accompanies the experience like a deep inhalation, offering sounds that suggest rather than describe, opening inner landscapes and engaging in dialogue with silence and form. Art historian Tomaso Montanari contributes essential critical depth, grounding the sensory journey in historical context.

Through Matisse/JAZZ, the Jazz& festival continues its exploration of jazz not as a genre but as an attitude, an openness to improvisation, listening, and the transformation of constraint into creative force. The installation becomes a meditation on art and life, on fragility turned into strength, on creation as a luminous act of resistance. Its itinerant format, experienced in small groups, encourages a slower, more attentive pace, inviting visitors to rediscover the value of rhythm, pause, and contemplation in a world that rarely allows them.

Matisse/JAZZ 28 febbraio Teatrino di Palazzo Grassi www.venetojazz.com

di Giuseppe Mormile - Direttore artistico di Veneto Jazz

musica RASSEGNE

Radici future

Candiani Groove, la rassegna di musica internazionale organizzata dal Settore Cultura del Comune di Venezia con la direzione artistica di Veneto Jazz, rinnova il cartellone ed entra nel 2026 portando avanti con coerenza la vocazione sperimentale che da anni la contraddistingue e ne caratterizza l‘offerta musicale.

Una rassegna che mette al centro la ricerca e l’incontro tra linguaggi, offrendo al pubblico esperienze intense e immersive che raccolgono il meglio dei repertori popolari di tutto il mondo e di ogni latitudine.

Tengerton è un gruppo di musica popolare e contemporanea mongola composto da un quartetto di Morin Khuur (il violino a cavallo), lo strumento ad arco più emblematico della tradizione musicale della Mongolia. Il gruppo, protagonista del concerto in programma l’8 febbraio, raccoglie l’eredità del celebre ensemble folk mongolo Egschiglen, attivo con grande successo in Europa e nel mondo da oltre trent’anni. Il nome Tengerton, un gioco di parole che significa “suoni e toni del cielo”, richiama la dimensione assieme spirituale e naturale della loro musica.

I quattro musicisti sono tutti polistrumentisti-cantanti e praticano l’antica disciplina vocale mongola del canto gutturale difonico, tecnica straordinaria che permette di emettere simultaneamente un suono grave e profondo e uno più acuto e armonico, creando un effetto sonoro ipnotico e primordiale. Riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, questo canto affonda le sue radici nella vita dei pastori delle steppe e nel profondo legame con la natura.

Da diversi anni, la flautista, vocalist e compositrice franco-siriana Naïssam Jalal, al Candiani il 15 febbraio, rivela un universo musicale personale e vibrante che, sia nella sostanza che nella forma, dà pieno significato alla parola libertà. In una ricerca e una curiosità costantemente rinnovate, brilla per la sua virtuosistica capacità di tessere legami tra diverse culture musicali e campi estetici. Un repertorio al crocevia tra la musica mistica extraoccidentale e tradizionale e il jazz modale, per un ‘espressività che oscilla tra contemplazione e trance, silenzio e musica. La musica, arte invisibile che ha un rapporto speciale con il tempo.

Candiani Groove

La Sepultura che rinasce

Unanimemente considerato come uno dei più tecnici e influenti batteristi del panorama, non solo thrash metal, ma musicale mondiale.

Questo è Iggor Cavalera. Co-fondatore, assieme al fratello Max, della band Sepultura. Una delle realtà più importanti nel mondo metal dell’intero pianeta, sicuramente la più importante band brasiliana.

Nasce a Belo Horizonte nel 1970, figlio di un diplomatico italiano, inizia a suonare la batteria all’età di 10 anni, nel 1984 fonda, assieme al fratello, la band Sepoltura. Gruppo che viene considerato dalla critica specializzata, come il più popolare del genere nella propria nazione. Partendo da album per lo più death metal, per poi incorporare sonorità groove metal con l’album Chaos

A.D., successivamente si avvicinano al nu metal, alla fine trovando il genere che li caratterizza maggiormente, ovvero, il thrash metal.

Con l’album Roots, nel 1996, arrivano all’apice del loro successo, raggiungendo la posizione numero 27 della Billboard 200 statunitense.

Con l’inizio del 2006 arriva però la separazione col gruppo da lui fondato, poi ufficializzata a giugno dello stesso anno. Ma questa brusca interruzione non ha fermato Cavalera dal reinventarsi. Sviluppa infatti una passione per la musica elettronica e dance iniziando così il progetto MixHell assieme alla moglie. Comincia poi una serie di collaborazioni con dj del calibro di Erol Alkan e Boys Noize. Crea così un forte legame con il panorama elettronico e dance europeo, che lo porta a suonare costantemente in giro per l’Europa assieme alla moglie, spesso assieme in console o con Iggor che suona dal vivo la batteria accompagnando così la moglie Laima.

Riallacciati i rapporti col fratello, nel 2007, forma i Cavalera Conspiracy, gruppo thrash metal che riprende le sonorità dei Sepoltura in chiave moderna. Nel 2023 i due fratelli decidono di fare un regalo ai propri fan annunciando di aver riregistrato il loro primo EP e il primo album. Iggor Cavalera torna in Italia, un anno dopo la sua ultima visita al Ferrara Summer Festival. Il concerto fa parte del cartellone di You Theater 2025.26, venerdì 13 febbraio al Teatro del Parco a Mestre. Alberto Marzari

8, 15 febbraio Centro Culturale Candiani-Mestre www.venetojazz.com Iggor Cavalera 13 febbraio Teatro del Parco-Mestre www.youtheater.art

Photo Felipe Pagani
Naïssam Jalal - Photo Seka

Una storia ancestrale, nascosta e dalle sfaccettature complesse, forse lontana dalle nostre terre ma capace di rispecchiare dinamiche tristemente comuni a molti scenari politico-geografici contemporanei. Il popolo uiguro affonda le proprie radici nelle terre dell’Oriente della Cina settentrionale, nella regione dello Xinjiang, fino ai paesaggi sospesi nel tempo della Mongolia. Oggi, però, questa identità vive soprattutto nella dispersione, portata avanti da comunità sparse in diverse parti del mondo. Danze, colori e musica delineano una cultura che continua a esistere attraverso le mani e gli sguardi di chi ne porta fieramente il nome. Le attuali condizioni delle minoranze uigure in Asia sono al centro di dibattiti complessi e controversi. Le politiche di sinizzazione promosse dal Partito Comunista cinese hanno sollevato forti critiche e divisioni anche all’interno di organismi internazionali come l’ONU. Molti restano gli angoli oscuri di questo scenario, ma è evidente il bisogno di spazi in cui poter raccontare e vivere liberamente la propria storia. È in questo contesto che l’arte diventa linguaggio universale: musiche leggere e vitali, capaci di trasportare con sé il soffio di venti lontani. Il collettivo Miras Silk Road, ospite di Incroci in Musica il prossimo 13 febbraio, offre al pubblico veneziano l’opportunità di ascoltare una narrazione che, nonostante la durezza della realtà, parla di gioia e vita.

L’evento vede sul palcoscenico artisti provenienti da diverse realtà lungo la Via della Seta, con in prima fila la cantante solista Rahima Mahmut: un’esperienza d’ascolto che, attraverso strumenti tradizionali e composizioni originali, permette di avvicinarsi a eventi politici complessi da una prospettiva profondamente umana. Gaia Conte

ENG An ancient and complex story shapes the Uyghur people, whose roots stretch across Xinjiang and Mongolia but now survive largely in diaspora. Their vibrant culture of dance, color, and music endures despite political tensions and harsh debates over China’s sinicization policies. In this context, art becomes a space of freedom. The Miras Silk Road collective, led by singer Rahima Mahmut, brings to Venice a performance that blends tradition and original music, offering a human perspective on a difficult reality

Rivoluzione sincretica

La creatività contemporanea vive di ibridazione, nell’abbandono delle etichette per forgiare un linguaggio unico, riversa il sé nelle proprie conoscenze ed esperienze pregresse.

È un processo di reinvenzione continua, che mistifica le tecniche e ridefinisce il concetto stesso di genere.

In prima linea in questa vibrante esplorazione c’è l’artista sivigliano Andrés Barrios, pianista di fama internazionale e figura centrale di un trio d’eccezione. Con lui, Toño Miguel al contrabbasso e Manuel De la Torre alle percussioni, Barrios incarna un perfetto equilibrio: un’eccellenza tecnica figlia di una solida formazione classica, unita all’anima profonda del flamenco e alla libertà inventiva del jazz. Il loro suono è un’esperienza unica. Barrios interpreta lo strumento fisico in modo innovativo, facendolo dialogare con sperimentazioni vocali e sonore in una sinfonia dove il pianoforte flamenco spagnolo e le strutture jazz si fondono senza soluzione di continuità. Sul palco, questo si traduce in una connessione vitale tra i musicisti e in un coinvolgimento diretto del pubblico, che diventa parte integrante della performance. Ogni barriera tra palcoscenico e platea cade, in un flusso di energia e creatività condivisa.

Appuntamento al Teatro La Fenice il 21 febbraio per assaporare questa nuova dimensione musicale, dai sapori ancor più intensi del già frizzante jazz tradizionale, con un invito a lasciarsi trasportare dove la musica, libera da ogni confine, mostra la propria essenza più pura e contemporanea. Gaia Conte

ENG Contemporary creativity thrives on hybrid forms, reinventing techniques and dissolving genres in a process of continuous re-invention that mystifies techniques and redefines the concept of genre. Pianist Andrés Barrios leads a trio that blends classical mastery, flamenco spirit, and jazz freedom into a seamless, innovative sound. With Toño Miguel and Manuel De la Torre, he creates a powerful connection on stage, drawing the audience into a shared flow of energy. Their concert at Teatro La Fenice on 21 February invites listeners to experience music in its purest, boundary free form.

Silk Road Collective
Venti lontani sulla Via della Seta

l

STORIA DI UN’OPERA

Copiare il vero può essere una buona cosa, ma inventare il vero è meglio, molto meglio

L’ormai celeberrimo allestimento de La traviata di Robert Carsen, realizzato per la prima della Stagione 2004/05 in occasione dell’inaugurazione del teatro veneziano ricostruito dopo il terribile incendio del 1996, ha riscosso uno straordinario apprezzamento, e a distanza di oltre vent’anni continua a essere riproposto in numerose sedi; tornerà al Teatro La Fenice anche quest’anno, dall’8 al 17 febbraio, con un cast collaudato.

La Traviata di Carsen è particolare tuttavia non soltanto per le scelte registiche, ma soprattutto per la scelta della partitura da mettere in scena. Essa infatti riproduce non la versione più nota dell’opera, andata in scena il 6 maggio 1854 al Teatro di San Beneto, bensì la primissima rappresentazione del 6 marzo 1853, tenutasi proprio alla Fenice, che tuttavia riscosse un notevole fiasco, inatteso per Verdi che veniva da una serie di successi. La critica si espresse in modo feroce, tanto che fu lo stesso Gallo, impresario del San Beneto, a chiedere le modifiche che poi furono realizzate da Verdi. Tuttavia, come fu messo in luce da J. Budden nel celebre saggio The Two Traviatas, le innovazioni propriamente musicali introdotte nella partitura sono in fondo poco significative, riguardano appena cinque pezzi, e risultano interessanti per gli studiosi di opera verdiana per analizzare l’evoluzione del suo linguaggio musicale a distanza di pochi mesi, ma non sono state certamente la chiave di volta per il futuro successo. Più probabilmente, infatti, il fallimento della prima si deve ricondurre a carenze dell’organico vocale: nella corrispondenza del compositore e negli archivi del Teatro La Fenice si ritrovano infatti una serie di lettere che trattano dell’individuazione della prima donna per lo spettacolo, con Verdi che poté ascoltarla soltanto il 15 gennaio dell’anno stesso, e subito scrisse per chiedere che venisse cambiata, proponendo alcuni sostituti, ma senza venire esaudito. Anche la performance di tenore e baritono non dev’essere stata particolarmente brillante, a giudicare dalla critica che Locatelli pubblicò all’indomani della prima nella Gazzetta privilegiata di Venezia. Se a ciò si aggiunge che la direzione del teatro volle cambiare l’ambientazione dell’opera al Settecento, alterando i desiderata di Verdi che la concepì come un’opera contemporanea, si può capire che le cause dell’insuccesso furono molteplici e non tutte dipendenti dal lavoro del compositore. Infatti, inizialmente fu lo stesso impresario della Fenice, Vigna, a chiedere a Verdi di organizzare una replica per il 1854, cosa che lo stesso bussetano accettò di buon grado, con la condizione di scegliere personalmente il cast, richiesta che però pare non venne esaudita. Fu allora che Gallo e il San Beneto ne approfittarono, ottenendo dalla Ricordi la partitura completa; curiosamente, Verdi accettò senza imporre nessuna condizione, anzi senza mai ascoltare i cantanti, visto che si trovava a Parigi sino al giorno della prima, affidando il tutto alle cura del librettista Francesco Maria Piave. L’opera riscosse un grande successo, ma la critica, informata non si sa da chi, mise subito in circolo la notizia che essa fosse stata rappresentata con modifiche alla partitura; ma Verdi stesso, scrivendo il 26 maggio a Cesare De Sanctis, contestava questa notizia: «Siine certo, La traviata eseguita a San Benedetto è la stessa, proprio la stessa che è stata data lo scorso anno la Fenice, a parte uno o due cambi di chiave e qualche occasionale adattamento. […] Per il resto, non un singolo pezzo è stato cambiato, non una sola idea musicale alterata». Si può dunque considerare che la restituzione della partitura originale, con l’eliminazione delle minime variazioni introdotte su richiesta dell’impresario, risponda senz’altro alle intenzioni di Verdi, e il successo che con Carsen tale partitura ha avuto alla Fenice ripari in qualche modo l’insuccesso di quella famigerata prima.

Robert Carsen’s celebrated staging of La travi ata, created for the 2004/05 season inauguration of the Fenice Theatre after the devastating 1996 fire, has become one of the most iconic opera productions of the past decades. Its success has been extraordinary: more than twenty years later it continues to tour internationally and returns once again to La Fenice this February with a well established cast.

What makes this Traviata truly distinctive, however, is not only Carsen’s elegant and incisive direction, but the musical version chosen for performance. Rather than the familiar 1854 score premiered at the Teatro San Benedetto, Carsen restores the very first version of the opera, performed at Fenice on March 6, 1853, a premiere that famously failed. Verdi, coming off a string of triumphs, was stunned by the hostile reception. Critics were harsh, yet later scholarship, especially J. Budden’s influential essay The Two Traviatas, has shown that the revisions Verdi introduced for 1854 were minimal, affecting only five numbers. These changes interest musicologists studying the evolution of Verdi’s style, but they cannot explain the disastrous first night.

The real causes seem to lie elsewhere. Archival correspondence reveals Verdi’s deep dissatisfaction with the soprano cast as Violetta: he heard her only in mid January and immediately requested a replacement, proposing alternatives that were ignored. Reviews suggest that the tenor and baritone were also weak. To make matters worse, the theatre imposed an 18th century setting, contradicting Verdi’s explicit intention to present a contemporary drama. The combination of miscasting, staging choices, and institutional pressures likely doomed the premiere more than any musical flaw.

In 1854, impresario Vigna invited Verdi to mount a revival at La Fenice, but again the composer was denied control over casting. The rival Teatro San Benedetto seized the opportunity, obtaining the score from Ricordi. Verdi, surprisingly, allowed the production to proceed without conditions and without hearing the singers, entrusting everything to his librettist Piave while he remained in Paris. The revival was a triumph, though rumours quickly spread that the score had been altered. Verdi firmly denied this in a letter to Cesare De Sanctis, insisting that the San Benedetto version was “the same, exactly the same” as the one heard at La Fenice, aside from minor key changes and practical adjustments. Carsen’s decision to restore the original 1853 version therefore aligns closely with Verdi’s own intentions. The enduring success of this production at La Fenice symbolically redeems the opera’s troubled debut, allowing the earliest Traviata to finally receive the acclaim it was once denied.

La traviata

8, 11, 13, 15, 17 febbraio Teatro La Fenice www.teatrolafenice.it

Quali dinamiche sottendono il progetto espositivo e conservativo di un museo?

Un libro a più voci svela questo mondo nascosto intersecando architettura, ingegneria, sapere artigiano. Un percorso che consente al pubblico di riconoscere il valore di queste sfide e soluzioni rendendo visibile ciò che normalmente resta invisibile.

Quali dinamiche sottendono il progetto espositivo e conservativo di un museo?

Un libro a più voci svela questo mondo nascosto intersecando architettura, ingegneria, sapere artigiano. Un percorso che consente al pubblico di riconoscere il valore di queste sfide e soluzioni rendendo visibile ciò che normalmente resta invisibile.

Una nuova macchina scenica classical PARTNERSHIP

Da poco celebrati i 30 anni dal tragico rogo del Teatro La Fenice (1996-2026), l’Ente Lirico, pur nella complessità del periodo, si dimostra essere il cuore pulsante di Venezia, un protagonista assoluto e intoccabile della città. E la sua vita è un continuo e costante rinnovamento strutturale e tecnologico per garantire a livelli di eccellenza la capacità produttiva musicale e concertistica di un teatro di fama internazionale. Una remise en forme possibile grazie al consistente stanziamento complessivo di 1.950.000 euro previsto dall’accordo triennale di collaborazione sottoscritto a dicembre 2025 dalla Fondazione di Venezia e dalla Fondazione Teatro La Fenice per procedere all’ammodernamento completo del palcoscenico, garantendo, in questo modo, il necessario aggiornamento tecnologico e l’allineamento con le più recenti normative in materia di sicurezza.

La pianificazione dei lavori è stata calibrata in funzione dei vincoli della programmazione artistica 2026-2027, con uno sviluppo previsto fra primavera 2026 ed estate 2027.

Con questo accordo prosegue il partenariato strategico fra i due Enti, indirizzato al sostegno dell’attività culturale di altissimo profilo svolta dal Teatro la Fenice di Venezia in campo musicale.

La collaborazione finalizza, peraltro, in maniera molto tangibile il contributo garantito dalla Fondazione di Venezia al Teatro, dando ulteriormente corso alla volontà dell’Ente di essere, per la città, strumento concreto non solo di valorizzazione e di promozione di eventi di elevatissimo tenore culturale, ma anche dell’ottimale fruizione dei luoghi prestigiosi in cui questi stessi eventi trovano spazio e si realizzano.

«I luoghi in cui la cultura prende forma e voce – ha dichiarato Vincenzo Marinese, Presidente della Fondazione di Venezia – non sono solo spazi: sono memoria condivisa, sono storie che uniscono generazioni, sono il cuore pulsante della nostra identità. Il nuovo accordo fra le nostre Fondazioni nasce proprio da questa convinzione, con l’obiettivo che la cultura possa rimanere viva, accessibile, capace di generare conoscenza e di ispirare bellezza».

Il sostegno della Fondazione di Venezia sarà indirizzato all’implementazione di tecnologie avanzate, che consentiranno di rinnovare le componenti elettriche, elettroniche e informatiche del sistema di comando e controllo della meccanica di scena superiore. Questo investimento garantirà un significativo salto di qualità nelle produzioni artistiche, migliorando l’efficienza, la sicurezza e la qualità estetica, in linea con le normative vigenti. Già nel 1996, dopo il tragico incendio, era stato ricostruito il palcoscenico con l’obiettivo di renderlo all’avanguardia a livello internazionale. A distanza di trent’anni questa nuova collaborazione assicura che il Teatro La Fenice continui ad essere un faro di innovazione e tradizione nel panorama culturale mondiale.

www.teatrolafenice.it | www.fondazionedivenezia.org

classical STAGIONI

Memorie

d’inverno La doppia natura di fiaba e balletto nel capolavoro di Ciajkovskij

«Ich wende mich an dich selbst… mi rivolgo a te, lettore… per far rivivere vivida la memoria del tuo ultimo Natale»: così esordisce

E.T.A. Hoffmann nel suo Schiaccianoci, lettura imprescindibile prima di recarsi a teatro.

La novella ha due grandi meriti. Da un lato evidenzia la doppia natura di ogni apparizione: ogni personaggio nasconde infatti una seconda identità. Dall’altro rivela già nello scritto una forte dimensione sonora, non casuale se si considera che Hoffmann era anche un valente musicista.

Scritta nel 1816 per i figli di un amico, l’opera venne poi ripresa da Alexandre Dumas padre nel 1845, che ne attenuò i toni più oscuri e inquietanti. È a partire da questa versione che Ciajkovskij compose la musica per il balletto, debuttato al Mariinskij di San Pietroburgo nel 1892, con coreografia di Lev Ivanov, considerato “l’anima della danza russa”, che allestì Lo schiaccianoci seguendo fedelmente le indicazioni del maestro Petipa. La coreografia, tuttavia, tradisce un’intonazione più romantica rispetto al classicismo allora dominante. La prima interprete fu, come spesso accadeva nella Russia dell’epoca, un’italiana: Antonietta Dell’Era, nel ruolo della Fata Confetto. In Occidente il balletto arrivò relativamente tardi, salvo il riutilizzo di alcuni brani da parte di numerosi autori, tra cui Diaghilev. Il vero successo giunse nel 1954, quando George Balanchine ne realizzò una celebre versione per il New York City Ballet, da cui fu tratto anche un film. Da allora si sono susseguite innumerevoli riprese: Cranko (1996), Nureyev (1967), Neumeier (1971), Baryshnikov (1976). Al Teatro La Fenice dal 25 febbraio all’1 marzo vedremo la versione di Tamás

Solymosi, alla guida dell’Hungarian National Ballet dal 2011, forte di una solida formazione come danzatore e coreografo tra San Pietroburgo e Montecarlo, insieme ai danzatori dell’Opera Nazionale di Budapest, in una coreografia di Wayne Eagling. Di quest’ultimo si ricorda ancora una prima versione, realizzata alla guida dell’Het Nationale Ballet, ambientata in una Amsterdam del 1810, con pattinatori che danzavano su un canale ghiacciato, seguita da una nuova edizione allestita come direttore artistico del National Ballet di Londra.

Alla genesi musicale dell’opera si legano anche alcune curiosità significative. Le divisioni metriche dei brani vennero spesso indicate in modo perentorio da Petipa, come mostra il celebre esempio: «Clara in vestaglia si avvicina al letto dello Schiaccianoci… occorrono otto battute in accelerazione… l’orologio batte la mezzanotte, pausa musicale, breve tremolio… cinque battute per il miagolio del gatto…». Durante la fase creativa, in occasione di un viaggio a Parigi, Ciajkovskij conobbe lo strumento chiamato celesta, invenzione di Auguste Mustel, e decise di utilizzarlo, mantenendone segreto l’impiego fino all’ultimo. La concorrenza con Rimskij-Korsakov e Glazunov era particolarmente accesa!

Purtroppo Ciajkovskij non riuscì a vedere in vita l’immenso successo di questa sua composizione. Ancora oggi è oggetto di controversie: il Conservatorio di Kiev ha deciso, dopo tre anni di acceso dibattito, di non utilizzare più il suo nome, e le compagnie ucraine sono state costrette a modificare il repertorio. Ma noi continuiamo ad amarlo e non mancheremo alla Fenice neanche il 24 febbraio, quando, con gli Amici del Teatro, la studiosa e giornalista Valentina Bonelli presenterà l’opera al pubblico, per meglio apprezzare l’esecuzione in programma nei giorni successivi. Loris Casadei

Formazione allargata

Nell’ambito della ricca e variegata 40a Stagione di musica da camera e sinfonica del Teatro Toniolo di Mestre, il 12 febbraio si esibiranno i giovani musicisti del Quartetto Rilke e del Quartetto di Genova, due formazioni di archi dell’Accademia Stauffer di Cremona, una delle eccellenze italiane nella formazione degli strumentisti ad arco, che custodisce e rinnova la grande tradizione della liuteria cremonese.

Le due formazioni, insieme, si misureranno in composizioni tra loro molto diverse, ma in grado di mettere in evidenza tutte le potenzialità degli archi. La serata si aprirà con i contrasti lirici e i movimenti talora grotteschi del Quartetto per archi n. 7 in fa diesis minore op. 108 di Shostakovich. A seguire, il breve ed espressivo Langsamer Satz, composto da un Anton Webern ancora ventenne, in cui i motivi tradizionali dei quartetti di Brahms, all’epoca autorità indiscussa nel genere, si mescolano alle innovazioni novecentesche che il viennese stava allora apprendendo alla scuola di Schoenberg, con elementi che preludono già ai futuri sviluppi dello stile del compositore. Il gran finale sarà il pezzo forte della serata, l’Ottetto in mi bemolle maggiore per archi op. 20, capolavoro del giovanissimo Felix Mendelsshon (appena sedicenne all’epoca!), capace di innovare la tradizione cameristica richiedendo a tutti gli otto strumenti un impegno pressoché paritetico, “nello stile di un’orchestra sinfonica”, come egli stesso scriveva nella partitura autografa. La serata musicale sarà preceduta da una prolusione del direttore d’orchestra e critico Carlo Emilio Tortarolo, che aiuterà gli ascoltatori a immergersi nei brani che saranno eseguiti, e a coglierne tutte le sfumature.

Nicolò Ghigi

ENG Young musicians from the Rilke and Genova Quartets of the Stauffer Academy will perform at the Toniolo Theatre in Mestre, on the Venetian mainland, on 12 February. Their program highlights the expressive range of string ensembles, from Shostakovich’s intense Quartet No. 7 to Webern’s youthful Langsamer Satz. The evening concludes with Mendelssohn’s brilliant Octet, written at sixteen. A pre concert talk by Carlo Emilio Tortarolo guides listeners through the works.

Stagione Concerti 2025.26 12 febbraio Teatro Toniolo-Mestre www.culturavenezia.it

Oltre il velo

L’orchestra da camera Kremerata Baltica, fondata nel 1997 dal premiato violinista lettone Gidon Kremer e considerata uno degli ensemble internazionali più importanti d’Europa, si esibirà in concerto sotto la guida del suo fondatore al Teatro La Fenice lunedì 9 febbraio. La compagine si è sempre preposta l’obbiettivo di promuovere e valorizzare i compositori contemporanei, particolarmente dell’area baltica, e all’interno di questa missione s’iscrive anche il programma musicale che sarà eseguito sul palcoscenico veneziano. Il concerto si aprirà infatti con Lignum, del giovanissimo compositore lettone Je¯kabs Jancˇevskis (classe 1992), che prevede accanto agli archi e alle percussioni il suono dello svilpaunieki, strumento tradizionale lettone simile all’ocarina. Seguirà il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in fa minore op. 21 di Chopin, che sarà eseguito nell’adattamento per pianoforte e orchestra d’archi di Yevgeniy Sharlat con il giovanissimo e talentuoso Georgijs Osokins nella parte di solista. Sarà invece lo stesso Kremer, nella doppia veste di direttore e violino solista, il protagonista dei tre brani successivi, tutti ispirati ai Lieder romantici del ciclo Winterreise di Franz Listz (1827): si tratta anche in questo caso di composizioni di giovani artisti baltici (il lituano Raminta Šerkšnyte · , il pietroburghese Viktor Kissine e il già citato Osokins). A chiudere la serata, le Quattro Stagioni di Buenos Aires di Astor Piazzolla in un particolare arrangiamento commissionato dallo stesso Kremer al compositore Leonid Desyatnikov, che le mette in dialogo con le omonime vivaldiane, mutuandone l’organico. I numerosi richiami tra tradizione classica e composizione moderna per archi sono pienamente rappresentativi degl’interessi dell’ensemble baltico, e la loro esecuzione a Venezia sarà occasione per il pubblico di accostarsi a un repertorio certo meno noto, ma decisamente interessante. Nicolò Ghigi

ENG The Kremerata Baltica, founded in 1997 by Latvian violinist Gidon Kremer and now one of Europe’s most acclaimed chamber orchestras, will perform at the Fenice Thetare in Venice on February 9 under Kremer’s direction. True to its mission of championing contemporary Baltic composers, the program opens with Lignum by Je¯kabs Jancˇevskis, featuring the traditional Latvian svilpaunieki. Chopin’s Piano Concerto No. 2 follows in Yevgeniy Sharlat’s arrangement for piano and string orchestra, with the young virtuoso Georgijs Osokins as soloist. Kremer then leads three modern works inspired by Winterreise, written by emerging Baltic composers Raminta Šerkšnyte, Viktor Kissine, and Osokins. The evening concludes with Piazzolla’s Four Seasons of Buenos Aires in Leonid Desyatnikov’s celebrated arrangement, which places the tango master in dialogue with Vivaldi.

Gidon Kremer & Kremerata Baltica 9 febbraio Teatro La Fenice www.teatrolafenice.it

classical

STAGIONI

a cura di Gaia Conte

DIECI E PIÙ

Dekàmeron è il titolo scelto per la Stagione 2026 di Musikàmera, la decima offerta dall’Associazione omonima presieduta da Sonia

Guetta Finzi che in collaborazione con il Teatro La Fenice offre al pubblico veneziano la possibilità di ascoltare i più grandi interpreti ed i migliori tra i giovani talenti della musica da camera a livello internazionale. Tre gli appuntamenti per il mese di febbraio.

IAN BOSTRIDGE | ROBERTO PROSSEDA

Il tenore Ian Bostridge, affermato artista londinese formatosi a Oxford e Cambridge e oggi professore presso il Corpus Christi College, è ospite il 3 e 4 febbraio al Teatro La Fenice il primo degli appuntamenti di febbraio. In programma quattro lavori degli imprescindibili Schumann e Britten. Dal debutto nel 1994, Bostridge si è distinto per la destrezza interpretativa, meritando nel 2004 il prestigioso titolo di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico. Ad accompagnarlo il pianista Roberto Prosseda, figura di riferimento della scena italiana e internazionale. Dopo essersi affermato come interprete di musica italiana del Novecento, approfondisce il repertorio di Mendelssohn arrivando a inciderne l’intera produzione, dedicandosi inoltre alla composizione di brani inediti, trasmessi anche in RAI. 3, 4 febbraio | Sale Apollinee, Teatro La Fenice

DAVIDE ALOGNA | ENRICO PACE

In repertorio nomi e composizioni diventati eterni pilastri del repertorio della musica d’opera: Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig van Beethoven, Ottorino Respighi e Ermanno Wolf Ferrari, di cui ricorrono i 150 anni dalla nascita.

A dar vita a queste appassionate pagine, due artisti di eccellenza: Davide Alogna, violinista e pianista italiano di formazione internazionale impegnato nella riscoperta del repertorio italiano del Novecento. Diplomato con lode in entrambi gli strumenti al Conservatorio Superiore di Parigi, è oggi solista nelle sale più prestigiose del mondo con orchestre rinomate in Italia e all’estero, tra cui spiccano quella del Teatro alla Scala, il Berliner Philharmonie e il Suntory Hall di Tokyo. Lo affianca Enrico Pace al pianoforte, vincitore al Concorso Franz e solista nelle più grandi orchestre tra cui quelle di Berlino, Monaco e della BBC.

7 febbraio | Sale Apollinee, Teatro La Fenice

TRIO ORELON

Il Trio Orelon, composto da Judith Stapf (violino), Arnau Rovira i Bascompte (violoncello) e Marco Sanna (pianoforte), fonde sinfonicità e intensità cameristica. Nato nel 2019, ha già conquistato i maggiori premi internazionali.

Il nome del gruppo nasce dall’esperanto ‘Orelon’, (orecchio), ed incarna la sua filosofia fondante: l’ascolto come arte suprema. In programma opere di Gabriel Fauré, Benjamin Britten e della compositrice croata Dora Pejacˇevic´, tra le più importanti del Novecento. La sua presenza è rappresentativa del quadro di questa programmazione 2026, dove il secolo scorso e la contemporaneità aprono nuovi orizzonti, consolidando l’interesse verso le compositrici donne. Un’attenzione particolare è riservata all’Introduzione e allegro di Britten, che questa edizione di Musikàmera ricorda a cinquant’anni dalla morte.

18, 19 febbraio | Sale Apollinee, Teatro La Fenice www.musikamera.org

FALLING DOWN

La dipendenza nasce quando non mostriamo ciò che siamo

Anna Ferzetti - Photo Natale De Fino

L«e cose, i posti , le persone che abbiamo incontrato nella nostra vita sono le pietre miliari del nostro viaggio su questa terra. Possono rappresentare momenti cui torniamo con gioia o che facciamo di tutto per dimenticare, ma di certo racchiudono delle parti di noi, della nostra memoria, che a volte abbiamo paura di affrontare. Questo testo parla di tutto ciò che facciamo per evitare di guardarci dentro, di tutto quello che usiamo per farlo e di come sia possibile una volta toccato il fondo rinascere se ci prendiamo cura delle nostre ferite».

Così Pierfrancesco Favino – questa volta nelle vesti di regista – presenta

People, Places & Things, in scena al Teatro Goldoni il 20, 21 e 22 febbraio, in italiano con sopratitoli in inglese. Il dramma, che porta la firma di Duncan Macmillan, ha per protagonista Anna Ferzetti che, in quest’apertura di 2026, si divide così tra il teatro con il compagno Favino e la promozione de La Grazia, il film di Paolo Sorrentino che la vede protagonista sul grande schermo al fianco di Toni Servillo.

People, Places & Things racconta il viaggio frammentato, doloroso e a tratti ironico dentro le dipendenze, narra di come impariamo a nasconderci agli altri e di come, infine, riusciamo a venire allo scoperto con la nostra vera identità. «È un testo sulle dipendenze, quelle invisibili che riguardano tutti», ha dichiarato Ferzetti, nel suo primo ruolo da protagonista a teatro. Sono le parole dell’autore a introdurre lo spettatore a quel che lo attende: «Emma è in scena, sta recitando Nina nel Gabbiano di Cechov, Kostja le fa delle domande, lei risponde, non sa dove mettere le mani, proprio come Nina; non padroneggia più la sua voce, proprio come Nina; non ricorda più dove sia e cosa debba fare, non ricorda più le sue battute o forse sono i suoi pensieri, non sa più dove finisca la finzione e dove inizi la realtà. Nina sta per cadere giù dal palco… o forse è Emma che sta scivolando via. Quello che è certo è che chiunque essa sia, questa donna ha bisogno di aiuto».

In un gioco di specchi Anna Ferzetti dà voce e corpo a Emma, un’attrice che ha passato così tanto tempo a fingere di essere altre persone sulla scena – in una costante una fuga da sé – da immedesimarsi in loro. In Nina. Recita per non sentire, per nascondersi. Ha fatto dell’alcol e delle droghe un rifugio, una tregua temporanea dal rumore assordante del mondo e dalle proprie paure. Fino a quella caduta dal palco di Emma/Nina, quando emerge il malessere interiore che la dipendenza non zittisce più.

L’attrice arriva in un centro di riabilitazione: ma inizialmente sono rabbia e desiderio di scappare a muoverla. Le sessioni di gruppo diventano il luogo dell’attrito, della resistenza. La terapia una sorta di campo di battaglia dove le vecchie abitudini cercano di sopravvivere e le nuove faticano a trovare spazio. Emma si rifugia ancora in Nina… ma tutte le maschere prima o poi cadono. E quando accade emergono le paure più intime: il rapporto irrisolto con i genitori, la sensazione di non essere mai stata davvero vista, la convinzione di non meritare salvezza. La vita – suggerisce Macmillan – è una performance continua: impariamo presto quale ruolo interpretare per essere accettati. La dipendenza nasce quando non mostriamo ciò che siamo. Ma uscire dal tunnel è possibile. E così, infine, Emma decide di dire sì alla vita nonostante il caos. E si rivela nella sua vera identità, con il suo vero nome nella performance finale. Il successo della terapia non è la guarigione, ma la presa di coscienza: la volontà e possibilità di prendersi cura delle proprie ferite. In scena, con Anna Ferzetti, ci sono Betti Pedrazzi, Thomas Trabacchi, Totò Onnis e Luca Massaro, Gabriele Badaglialacqua, Sofia Capo, Marta Morgavi, Giorgio Stefani, Maria Giulia Toscano. Le scene sono di Luigi Ferrigno. Il 21 febbraio, alle 17 all’Ateneo Veneto, l’incontro di Pierfrancesco Favino e Anna Ferzetti con il pubblico, nell’ambito del programma A Scena Aperta con i protagonisti della Stagione 2025/2026 del Teatro Stabile del Veneto.

T“he things, places , and people we have encountered in our lives are the milestones of our journey on this earth. They may be moments we return to with joy or try hard to forget, but they certainly hold parts of us, of our memory, that we sometimes fear to face. This text speaks of everything we do to avoid looking inside ourselves, of everything we use to do so, and of how, once we hit rock bottom, it is possible to be reborn if we take care of our wounds.”

Pierfrancesco Favino makes his directorial debut with People, Places & Things, on stage at Goldoni Theatre on February 20–22, in Italian with English captions. Written by Duncan Macmillan, the play stars Anna Ferzetti in her first leading stage role, offering a raw, fragmented, and at times ironic journey through addiction and identity. Favino describes it as a story about the milestones of life: places, people, and memories we either cherish or try to forget – and about the courage to heal once we hit rock bottom.

The drama centres on Emma, an actress who has spent years escaping herself by inhabiting other characters. Performing Nina in Chekhov’s The Seagull, Emma loses her grip on reality: she forgets her lines, blurs fiction and truth, and spirals into collapse. Her refuge in alcohol and drugs no longer silences the inner turmoil. After a breakdown, Emma enters rehab, but anger and resistance dominate her early days. Group therapy becomes a battleground where old habits fight for survival and new ones struggle to emerge. She clings to Nina as a mask, yet masks inevitably fall. When they do, Emma confronts her deepest fears: unresolved family trauma, the feeling of invisibility, and the belief she is undeserving of redemption.

Macmillan’s text suggests life itself is a performance: we learn roles to be accepted, and addiction thrives when we hide our true selves. Recovery is not a neat cure but a conscious choice to care for our wounds. Emma’s final act is a declaration of life, reclaiming her real name and identity. The play becomes a mirror for all “invisible addictions” that shape modern existence.

Alongside Ferzetti, the cast includes Betti Pedrazzi, Thomas Trabacchi, Totò Onnis, Luca Massaro, Gabriele Badaglialacqua, Sofia Capo, Marta Morgavi, Giorgio Stefani, and Maria Giulia Toscano. Set design is by Luigi Ferrigno. On February 21 at 5 pm, Favino and Ferzetti will meet the public at Ateneo Veneto as part of A Scena Aperta, the Teatro Stabile del Veneto’s 2025/2026 season program.

di Roberta De Rossi

theatro

LEONI

Cuore coraggioso

Emma Dante, e chi se non una leonessa?

La Biennale di Venezia ha assegnato a Emma Dante il Leone d’Oro alla carriera per il Teatro 2026. La decisione, presa dal Consiglio di Amministrazione su proposta del direttore Willem Dafoe, riconosce una delle figure più influenti e originali della scena contemporanea italiana, attiva nel teatro di prosa, nell’opera lirica e nel cinema. Nata a Palermo nel 1967, Emma Dante si è formata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, dove ha iniziato come attrice, lavorando anche accanto a figure come Valeria Moriconi. Verso la fine degli anni Novanta, sceglie di abbandonare la recitazione per dedicarsi alla regia e torna nella sua città. Nel 1999 fonda la compagnia Sud Costa Occidentale e crea La Vicaria, uno spazio indipendente, autofinanziato e “insubordinato” – come lei stessa lo definisce –, ispirato all’ex carcere palermitano che processava le donne accusate di stregoneria. Questo luogo diventa il cuore della sua ricerca artistica, libera da ogni forma di sorveglianza istituzionale.

La sua carriera registica decolla nel 2001 con mPalermu, primo capitolo della Trilogia della famiglia (completata da Carnezzeria e Vita mia ), in cui esplora le relazioni familiari nelle loro ambivalenze, tra vincoli affettivi e violenza. Seguono rielaborazione del mito classico come Medea, La scimia, tratto da Le due zittelle di Tommaso Landolfi con la elaborazione scenica di Elena Stancanelli, già presentato alla Biennale Teatro, e l’approdo all’opera con una Carmen controversa, sensuale e modernissima.

Negli anni successivi Emma Dante amplia il proprio linguaggio: dirige al Piccolo Teatro di Milano, alla Comédie-Française, alla Scala, al Festival di Avignone, al San Carlo di Napoli. Porta in scena testi classici come un grande Eracle al Teatro Greco di Siracusa e creazioni originali. Partendo dal teatro, adatta per il cinema due suoi spettacoli: Via Castellana Bandiera, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2013, Le sorelle Macaluso (Venezia 2020) e Misericordia, presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2023. Tra i lavori recenti spiccano L’angelo del focolare (2025, Piccolo Teatro) e la trilogia ispirata a Giambattista Basile: La scortecata, Pupo di zucchero, Re Chicchinella Al 54. Festival Internazionale del Teatro debutterà in prima assoluta I fantasmi di Basile, nuova tappa del confronto con l’universo barocco e fiabesco dello scrittore napoletano. La motivazione ufficiale del Leone d’Oro sottolinea come Emma Dante, «partendo da Palermo, dal cuore della sua Palermo, ha saputo portare la Sicilia alla ribalta, innervando la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, come pure di Ciprì e Maresco o Franco Scaldati». Affronta con coraggio una ricerca linguistica unica e dà corpo scenico a temi scomodi: famiglia, morte, compianto, sogno, fantasia, amore e violenza. «Con ironia, empatia, affetto – recita il testo – ha evocato sul palco un teatro fatto di straordinaria semplicità e umanità, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai reietti, a quelle marginalità umane e urbane che ha raccontato come pochi altri artisti».

Emma Dante ha sempre difeso un teatro “sfacciato” e coraggioso: «Il coraggio è l’elemento fondamentale, dal coraggio nasce la Politica». Sulla famiglia afferma: «è l’associazione a delinquere più pericolosa», per questo va scelta liberamente. Sulla parità di genere nel mondo dello spettacolo invoca coerenza: «Donne mediocri non ce ne sono, mentre di uomini mediocri è pieno il mondo». Con un linguaggio riconoscibilissimo, Emma Dante resta una delle voci più libere e visionarie della scena contemporanea.

Maria Laura Bidorini

ENG Emma Dante, one of Italy’s most original contemporary theatre directors, receives the Golden Lion for Lifetime Achievement at the 2026 Venice Biennale. Born in Palermo in 1967 and trained as an actress, she returned to her city to found the independent company Sud Costa Occidentale and the unconventional space La Vicaria Her breakthrough came with mPalermu (2001), followed by the Trilogia della famiglia and bold reinterpretations of myth and opera, including a provocative Carmen. She has worked in major theatres and adapted her own plays into acclaimed films such as Via Castel lana Bandiera, Le sorelle Macaluso and Misericordia. The Biennale praises her ability to bring Sicily to the forefront and to give voice, with courage and empathy, to marginal and uncomfortable themes: family, violence, grief, imagination, desire. A fearless, visionary artist, Dante remains one of the freest voices on today’s stage. www.labiennale.org

Photo Carmine Maringola

Il silenzio dei ricordi

Al regista greco-albanese

Mario Banushi il Leone d’Argento

Ero alla Triennale lo scorso ottobre per assistere a Goodbye, Lindita di Mario Banushi, appena annunciato Leone d’Argento della Biennale Teatro 2026, su proposta del direttore Willem Dafoe. Lo spettacolo racconta la perdita di una giovane donna all’interno della comunità: il dolore, i ricordi, il tocco dei capelli, lo scorrere dell’acqua, il vento che scuote le tende. Come è ancora possibile la vita senza di lei, cosa ne resta? Delicato e avvolgente, lo spettatore è lì e ne avverte la mancanza. Cerco tracce della magia ribelle di Ernesto de Martino e del suo Mondo magico, ma la tematica potente mi riporta piuttosto a Nachlass di Rimini Protokoll o a Everywoman di Milo Rau. Oltre la politica, Mario Banushi offre una vena lirica che si esprime in una purezza teatrale estrema: talvolta basta un gesto, un’espressione, valorizzata da luci di forte valenza simbolica e dalla musica. Classe 1998, Mario Banushi nasce in Albania, che lascia però a sei anni per trasferirsi in Grecia, dove compie tutti gli studi alla Scuola d’Arte Drammatica del Conservatorio di Atene. Gira il primo cortometraggio, Pranvera, nel 2021 e inaugura il suo percorso sul palcoscenico come regista con Ragada, produzione presentata durante la pandemia in un appartamento privato ateniese.

Talvolta sul palco anche in veste di attore, in Goodbye, Lindita irrompe dalla platea in scena contribuendo a rompere la separazione tra pubblico e interpreti. Lo spettacolo del 2023 è Taverna Miresia – Mario, Bella, Anastasia. Titolo lungo, ma dovuto: sono i nomi del fratello e delle sorelle. La taverna è quella di famiglia, abbandonata per separazione e emigrazione. La vicenda è un viaggio a ritroso, dalla Grecia al luogo di origine. Immigrati, emigrati, la desolazione è nella vecchia taverna tra i tavoli ormai inutilizzati, tra le sedie vuote. Cosa resta di una vita?

Una sola parola viene detta: djali, ragazzo, moccioso. Il resto è affidato al gesto, talvolta brutale, talvolta carico di affetto e nostalgia, alla scena e alle luci. Le musiche sono dell’ateniese Savina Yannatou con la sua capacità di spaziare dal jazz alle atmosfere mediterranee. Una dionisiaca mania misterica, fatta di silenzio e di segreto, attraversa l’opera.

Arriverà a breve in Italia l’ultima sua creazione, MAMI, alla Triennale già a fine febbraio. Ahimè, dopo l’annuncio del Leone i posti andati esauriti, ma dovremmo presto averla anche vicino a noi, dopo le tournée di Parigi e Madrid. È un omaggio alle donne che lo hanno cresciuto: prima la nonna, poi, in Grecia, la madre e le altre lavoranti della panetteria. Acqua, elemento primordiale, fascinose luci cariche di mistero, la pelle che sembra tutt’uno con la terra (il primo rimando visuale è certo Bill Viola e in particolare The Dreamers del 2013) e i microsuoni di Jeph Vanger rendono permanenti questi legami eterni: madre, madri e figli. «I always said that birth is love in reverse». Onore a Mario Banushi e a chi ne ha sostenuto la nomina, che ci offre l’occasione di vedere alla 54. Biennale Teatro (7-21 giugno) Romance Familiare, titolo che racchiude la trilogia composta da Ragada, Goodbye, Lindita e Taverna Miresia Loris Casadei

ENG Mario Banushi’s Goodbye, Lindita, seen at the Milan Triennale and now awarded the Silver Lion at the 2026 Venice Theatre Biennale, is a lyrical meditation on loss. Through gestures, symbolic lighting, and sound, it evokes the absence of a young woman within her community, recalling works like Nachlass or Everywoman. Born in Albania in 1998 and raised in Greece, Banushi trained in Athens and debuted as a director with Ragada His theatre often breaks the barrier between audience and performers, as in Taverna Miresia (2023), a return to his family’s abandoned taverna and a reflection on migration, memory, and what remains of a life. Only one word is spoken: djali – boy, kid. Everything else is conveyed through gesture, sometimes brutal, sometimes full of affection and nostalgia, through the staging and the lighting. His new work MAMI, soon at the Triennale, pays homage to the women who raised him, blending elemental imagery, evocative light, and Jeph Vanger’s microsounds. The 54th Venice Theatre Biennale will present Romance Familiare, uniting his trilogy Ragada, Goodbye, Lindita, and Taverna Miresia

theatro

SPETTACOLI

Su i guantoni!

La violenza non è un problema di genere: riguarda l’intera umanità. Non è più o meno grave se colpisce un uomo, una donna, un bambino, un migrante o un animale, e spesso si manifesta quando tutte queste condizioni coesistono in un’unica persona. È un fenomeno che attraversa culture e epoche: una ‘lingua’ universale, più parlata di ogni idioma, capace di ferire più di quanto si possa immaginare.

In scena il 7 febbraio al Goldoni, nell’ambito della rassegna Fuoriserie del Teatro Stabile del Veneto, Picchiamoci, di e con Arianna Porcelli Safonov, affronta uno dei nodi più dolorosi e trasversali della convivenza umana, trasformando il palco in un vero e proprio “ring” di racconti aggressivi e ironici. Il monologo mette in gioco parole, gesti e situazioni: l’umorismo tagliente non diminuisce la gravità della violenza, ma ne consente una lettura più profonda. La risata diventa lente critica, capace di illuminare contraddizioni, ipocrisie e ambiguità dei comportamenti quotidiani. Come cantava Meg, sono «parole che un cuore possono spezzare, parole che fanno sanguinare». Il pubblico diventa parte attiva della scena, percependo l’equilibrio tra rischio e controllo, realtà e immaginazione, in un dialogo costante con la performer. Le situazioni paradossali e la satira corrosiva permettono di comprendere che la violenza non è mai un fenomeno isolato, ma una dimensione strutturale della vita sociale, che si manifesta in infinite e subdole forme e richiede attenzione e consapevolezza.

In un momento in cui le discussioni sulla violenza e sulle discriminazioni dominano cronache e conversazioni pubbliche, Picchiamoci non è soltanto uno spettacolo a cui assistere passivamente in platea, ma un’esperienza che stimola la riflessione, invita a confrontarsi e trasforma il teatro in strumento di coscienza collettiva. C.S.

Prosegue con i primi appuntamenti del 2026 TOP Ten: la Stagione teatrale del Teatro del Parco di Mestre, diretta da Pantakin, in sinergia con Tadan e con la direzione artistica di Michele Modesto Casarin, Manuela Massimi ed Emanuele Pasqualini, che propone spettacoli per tutte le età, laboratori multidisciplinari per la cittadinanza e call aperte a studenti, spettatori e artisti under 35. Il 3 febbraio, alle ore 19.30, va in scena Parole femmine di e con Annalisa Insardà, diretta dal regista Andrea Naso. Un monologo emozionante, realizzato con la voce e le musiche di Vittoria Iannacone, che indaga in modo personalissimo il significato delle “parole femmine”.

Artista poliedrica, attiva tra teatro, cinema e televisione, Insardà firma e interpreta uno spettacolo irriverente e ironico, che affronta con intelligenza e leggerezza un tema tutt’altro che marginale: il rapporto tra linguaggio e sostanza. Parole femmine mette in discussione l’ossessione contemporanea per la femminilizzazione del linguaggio, interrogandosi sul rischio che le parole diventino un surrogato simbolico di una parità non ancora pienamente realizzata. Con slancio e precisione, Insardà ribalta il punto di vista, riportando al centro la necessità di una sostanza reale – sociale e politica – prima ancora della sua formulazione linguistica. Perché, se è vero che la realtà passa anche dalle parole, è altrettanto vero che il linguaggio può dirsi efficace solo quando è sostenuto dalla verità dei fatti. Si cambia totalmente registro per il secondo appuntamento di febbraio, il 25, con L’avaro immaginario. In viaggio verso Molière, da Napoli a Parigi, scritto e diretto da Enzo Decaro: uno spettacolo in sette quadri, un prologo e un epilogo. Decaro parte dal genio di Jean-Baptiste Poquelin per costruire un percorso teatrale che attraversa il Seicento e il mondo di Molière, intrecciando storia e finzione, e ricostruendo il clima di un’epoca segnata da guerre, epidemie e profonde trasformazioni culturali.

Il dispositivo scenico messo a punto da Decaro, insieme agli attori, restituisce con precisione la precarietà delle compagnie di giro seicentesche: gruppi costantemente in viaggio, alle prese con difficoltà materiali e quotidiane, ma uniti da una tensione comune verso il teatro. Ne emerge un affresco umano fatto di fragilità e ostinazione, in cui la dimensione artigianale della scena si intreccia con l’eredità della grande commedia, dove «tutto è finto, ma niente è falso».

Dire il vero
Photo Guglielmo Verrienti

La seduzione del male

Maria Paiato incarna il Riccardo III diretta da Andrea Chiodi

Riccardo giocava da bambino? Era amato? Andrea Chiodi parte da queste domande per mettere in scena Riccardo III, l’usurpatore di Shakespeare, il genio cattivo, l’uomo politico crudele, machiavellico eppure affascinante, ironico, seducente, che – nelle parole del regista – incarna la «manifestazione di un’anomalia dell’anima».

L’allestimento che vede Maria Paiato sul palcoscenico nei panni del riprovevole re, non si sofferma sulla deformità del personaggio, ma sulla testa e sul cuore. Il tema del dramma storico, ovvero la rivalità tra le casate di York e Lancaster, che diede inizio alla Guerra delle Due Rose, passa in secondo piano rispetto all’umanità distorta dall’ambizione di potere. Non è la disabilità di Riccardo, ma l’ironia nella propria capacità di seduzione a essere al centro dell’attenzione del lavoro di Chiodi. E non poteva essere altrimenti anche per Maria Paiato che da tempo desiderava interpretare proprio l’ultima delle quattro opere della tetralogia minore di Shakespeare, quella che conclude il drammatico racconto della storia inglese iniziato con l’Enrico IV. Così dall’intesa tra l’attrice veneta e il regista originario di Varese nasce questo nuovo allestimento dell’opera proposta nella riduzione adattata da Angela Dematté. L’interpretazione da parte di Paiato di un ruolo maschile, tuttavia, non cambia i connotati del personaggio, anzi punta a restituire uno Shakespeare fedele all’originale. In riferimento al lavoro sulla drammaturgia, Dematté ricorda come i drammi storici elisabettiani avessero anche la funzione di glorificare i Tudor, quella dinastia «da cui poi sgorgò la vergine forte e pallida Elisabetta I […] Eppure – scrive – sappiamo bene che Shakespeare,

mentre costruisce la trama che il popolo vuole, lavora assiduamente con l’ordito». È una frase che riassume il suo lavoro di riduzione: rispettare l’impianto, ma far emergere le forze sotterranee, viscerali, appartenenti a un sistema di valori arcaico.

«Il male seduce da sempre e infatti ne siamo circondati» scrive Chiodi nelle sue note di regia e spinge a chiedersi come riconoscerlo, questo male, anche quando si presenta estremamente lucido, persuasivo, ragionevole. Così per cercare una risposta, che non vuole però essere giustificazione, guarda all’infanzia di Riccardo III. Nello spettacolo alla Duchessa di York è affidata una breve sintesi della discendenza di Riccardo, e ne ricorda l’infanzia, quella di un bambino emarginato perché deforme, che poi si trova in un ambiente di corte che lo obbliga a stare sempre con il coltello tra i denti. Lui è determinato a vincere. E non potendo vincere in amore vive per la corsa alla corona, al potere.

Sul palco, a fianco di Maria Paiato, un cast di undici attori, quali Riccardo Bocci, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanna Di Rauso, Giovanni Franzoni, Igor Horvat, Emiliano Masala, Cristiano Moioli, Lorenzo Vio e Carlotta Viscovo. La scenografia di Guido Buganza è essenziale, con toni funerei e un grande tavolo centrale che funge da luogo di spartizione del potere, mentre i costumi di Ilaria Ariemme contribuiscono a conferire all’atmosfera un carattere fiabesco e ipnotico.

Impegnato in una tournée nazionale sui maggiori palcoscenici italiani lo spettacolo, prodotto dal Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, arriva al Toniolo di Mestre dal 6 all’8 febbraio.

Diletta Rostellato

theatro

SPETTACOLI

Eroi a pezzi

Accorsi rilegge l’uomo Ulisse

Eroe, viaggiatore, sopravvissuto. Ulisse torna a parlare al presente dal palcoscenico del Teatro Toniolo di Mestre – dal 17 al 22 febbraio – con Odissea/ Nessuno. Le avventure di Ulisse, il nuovo progetto che vede Stefano Accorsi protagonista di una rilettura teatrale profondamente umana del mito, diretto da Daniele Finzi Pasca. Dopo il successo di Giocando con Orlando, Decamerone. Vizi, virtù e passioni e Azul, Accorsi si confronta – in un monologo – con una delle figure fondative dell’immaginario collettivo, scegliendo una strada lontana dalla celebrazione epica. Odissea/ Nessuno. Le avventure di Ulisse non è un semplice adattamento dell’Odissea di Omero, ma nella rilettura del testo di Emanuele Aldrovandi diventa un viaggio nell’animo del più umano dell’eroe, nei suoi slanci e nelle sue fragilità. «Il mito-Ulisse è eccezionale: è un personaggio notevole. La maggior parte delle storie dell’Odissea – Polifemo, Scilla e Cariddi, le Sirene – sono raccontate da lui... Ulisse narra di sé, ma è l’unico sopravvissuto: come facciamo a sapere che la storia è vera? Ulisse è un personaggio contraddittorio – racconta Accorsi al pubblico del Festival dell’Economia di Trento – È un personaggio complesso che si tende a mitizzare, dandogli una statura morale che non gli appartiene, perché è uomo di un’altra epoca: è un grande guerriero, ma anche

un grande scaltro. È l’uomo dell’intuizione ed è profondamente solo». «Vengo da un teatro dove il corpo martella le parole, forgiando immagini simili a sogni. Per trovare questi punti di disequilibrio ci vogliono attori forti e delicati allo stesso tempo», gli fa idealmente eco il regista Daniele Finzi Pasca, «Ritrovare Stefano dopo Azul mi fa tanto piacere, perché ci siamo capiti subito. Con Nessuno affineremo ancora di più questa intesa». Una sfida non scontata, soprattutto per chi, come il regista, si definisce al contempo un clown e un obiettore di coscienza: «Raccontare le gesta dei guerrieri per me è stato un salto mortale senza rete. Amo gli eroi fragili, i perdenti, quelli fatti di una materia che si sbriciola».

Il cuore poetico dello spettacolo sta proprio in questa immagine della fragilità: per spiegarsi, il regista rievoca le tazzine sbeccate della nonna, usate ogni giorno, contrapposte a quelle “del servizio buono” riservate alle occasioni speciali, troppo preziose per essere maneggiate. «Quando si rompono, rivelano l’umanità che dovrebbero avere gli eroi», osserva Finzi Pasca. Da qui nasce la domanda che attraversa l’intero progetto: questo Ulisse appartiene al servizio buono o a quello quotidiano?

Lo spettacolo sceglie di non dare risposte definitive. Trasforma l’epica in intimità, le grandi avventure in materia domestica, restituendo un Ulisse con cui sedersi idealmente al tavolo della cucina. Lasciando aperto lo spazio dell’immaginazione. Roberta De Rossi

Photo Vincenzo Valente Courtesy Saverio Ferragina

Il complesso di Elettra Davide Livermore firma una nuova versione del capolavoro di O’Neill

Dal 12 al 15 febbraio il sipario del Teatro del Monaco di Treviso si alza su uno degli appuntamenti più attesi della Stagione di prosa, Il lutto si addice a Elettra, scritto da Eugene O’Neill nel 1931, capolavoro della drammaturgia del Novecento ora presentato nella rilettura coraggiosa e immaginifica di Davide Livermore, tra le voci più incisive del teatro contemporaneo italiano – unico regista al mondo ad aver inaugurato la stagione del Teatro alla Scala per quattro volte consecutive. Quando scrive Il lutto si addice a Elettra ( Mourning Becomes Electra ) O’Neill compie una geniale invenzione drammaturgica: attinge all’Orestea, che è la più grande trilogia della storia classica e l’atto fondativo del teatro occidentale, e scrive una nuova trilogia su cui costruisce il teatro americano contemporaneo; racconta di eredità, di drammi, di traumi familiari, spazza via gli dèi e li sostituisce con la psicoanalisi, dà vita a un testo che, per dirla con le parole di Livermore, «è l’affermazione della tragedia nella nostra epoca». La storia si svolge durante la Guerra di Secessione americana e ruota attorno all’austera famiglia Mannon, guidata da un generale dell’esercito nordista. Al suo rientro dal fronte, Ezra Mannon viene assassinato dalla moglie Christine, che ha intrecciato una relazione con il capitano Adam Brant. A innescare la spirale di vendetta è la figlia Lavinia, moderna Elettra, prigioniera di un legame ossessivo con il padre e di un rancore implacabile verso la madre. Trascinando nel proprio disegno il fratello Orin, reduce di guerra e segnato da quello che oggi chiameremmo disturbo da stress post-traumatico, Lavinia porta a compimento il suo piano: il capitano Brant viene ucciso e Christine, sopraffatta dal senso di colpa, sceglie il suicidio. Ma

la vittoria si rivela illusoria. La casa dei Mannon si trasforma in uno spazio desolato e senza redenzione: Orin, consumato dal rimorso e da un’attrazione morbosa per la sorella, si toglie la vita, Lavinia resta sola, prigioniera di un potere ormai privo di senso.

In scena Livermore porta una compagnia di interpreti di grande intensità «uno dei migliori cast che ho avuto nella mia vita»: Paolo Pierobon nel ruolo di Ezra Mannon, Elisabetta Pozzi in quello di Christine Mannon (dopo essere stata Lavinia nell’edizione di Ronconi di trent’anni fa), Linda Gennari nei panni di Lavinia, Marco Foschi in quelli di Orin Mannon e Aldo Ottobrino come Adam Brant.

La nuova traduzione e l’adattamento del testo di O’Neill sono affidati alla studiosa Margherita Rubino, che mantiene inalterata la struttura dell’opera in tre parti – Ritorno, L’agguato e L’incubo – e tredici atti, lavorando su un linguaggio moderno che contribuisce a mantenere la continuità di tensione che è tra le priorità della regia di Livermore, dalla forte componente visiva e dall’allestimento “quasi cinematografico”. Quinte oblique e superfici specchianti restituiscono la sensazione di una realtà interiore in continuo mutamento, un feroce viaggio nelle tensioni e nelle contraddizioni di personaggi a cavallo tra dramma borghese e tragedia classica, che non cessano di riflettere eterne inquietudini. I costumi di Gianluca Falaschi, che evocano un’atmosfera da anni Cinquanta, agiscono come estensione delle psicologie in gioco, mentre la scenografia, di pari potenza simbolica, geometrica ed essenziale, sottolinea la claustrofobia emotiva dei personaggi. Luci e musiche, firmate rispettivamente da Aldo Mantovani e Daniele D’Angelo, permettono un’immersione ancora più profonda nei meandri della psiche, dell’eredità familiare e del mito antico filtrato dalla modernità psicologica di O’Neill. Livia Sartori di Borgoricco

Photo Federico Pitto

theatro

TEATRO DI CITTADINANZA

Il motore segreto della vita

Mattia Berto ritorna al Goldoni con il suo Teatro di Cittadinanza

Tra sogno e illusione il confine è da sempre estremamente labile. Al primo associamo sfaccettature romantiche, poetiche, dai tratti onirici ma degne del rispetto nostro e altrui. Al secondo, usualmente riconduciamo un’inettitudine dettata dal poco realismo, un’idea utopica che sembra avvicinarsi più alla tristezza che a una gioia concreta. D’altronde, la nostra realtà è soggettiva, ogni suo aspetto può cambiare a seconda degli occhi con cui decidiamo di guardarla. L’illusione, potente motore delle nostre esistenze, può colorare gli istanti bui e spingerci ad andare avanti, salvandoci dalla rassegnazione. A farci paura non è mai il sognare in sé, ma la consapevolezza acquisita con il tempo che prima o poi ci si sveglia e la realtà, quella oggettiva, è lì che ci aspetta.

Sull’onda di queste tematiche profonde e complesse che avvolgono il nostro quotidiano, Mattia Berto ritorna al Teatro Goldoni con il suo Teatro di Cittadinanza, invitando ad esplorare i sogni e le speranze che abitano la nostra vita. Illusioni. Cittadini a confronto con la verità del sogno prevede sette incontri il giovedì sera, dalle 19.30 alle 21, a partire dal 5 febbraio fino alla restituzione finale del laboratorio fissata per domenica 12 aprile. Il progetto si rivolge a un vasta fruizione, tra i 18 e 70 anni. Con la guida attenta e consapevole del regista veneziano, i gruppi di cittadini-attori attraverseranno le illusioni, quo-

tidiane o fondative, che abitano le nostre vite, riconoscendole nelle loro diversità, mediante il gioco teatrale e l’improvvisazione. Tramite l’ascolto e il confronto, il percorso conduce a una restituzione performativa corale che traduce questi aspetti psicologici da astratti a materia teatrale, concretizzandoli in linguaggio poetico.

Prosegue il cammino del Teatro di Cittadinanza, progetto che da dieci anni trasforma gli spazi pubblici e privati di Venezia e non solo in palcoscenici di relazione e riflessione. Calli, campielli, botteghe artigiane, abitazioni private, musei e persino istituti penitenziari diventano luoghi di incontro, dove la pratica teatrale costruisce un dialogo profondo tra la comunità e il territorio che abita.

«Sono davvero felice che il Teatro Goldoni continui ad essere una delle case del Teatro di Cittadinanza a Venezia – ha dichiarato Mattia Berto –. Il laboratorio Tradimenti. Cittadini a confronto con le sorprese della vita si è concluso con una performance vibrante e molto sentita da tutti noi. Un vero atto poetico. Il lavoro sulle illusioni sarà un naturale proseguimento di questa avventura che sempre di più si apre grazie al Teatro alla comunità tutta, raccontando con cura e amore le voci di una città che si sente più viva e proiettata nel futuro». Tra arte e riflessione il nuovo percorso teatrale regala la possibilità di una differente prospettiva sulla vita stessa, perché forse è proprio nell’illusione, nella sua capacità di immaginare e trasformare, che si nasconde la parte più autentica della nostra umanità.

Gaia Conte

Photo Giorgia Chinellato

Che il circo non sia più associato all’immaginario di animali esotici, domatori di leoni e numeri di acrobazie equestri è un fatto ormai assodato da alcuni decenni. E che quest’arte, un tempo così codificata, si sia evoluta verso un nuovo paradigma più teatrale, artistico e incentrato sulle performance acrobatiche umane è un merito che va certamente attribuito ai centri di produzione franco-canadesi noti ai più a livello internazionale. Eppure, se il circo contemporaneo si sta espandendo su una scena artistica sempre più globale e diversificata apportando continue innovazioni è grazie anche a compagnie come quella ungherese dei Recirquel, fondata nel 2012 dal coreografo e regista Bence Vági, che ha contribuito a portare Budapest sulla mappa del circo contemporaneo mondiale. Con lo stile unico del cirque danse, un genere che unisce danza e arti circensi ricercando un linguaggio capace di esprimere le inquietudini dell’umanità attraverso il movimento, Recirquel è ormai diventata una delle principali compagnie di circo contemporaneo al mondo. Con la loro ultima produzione, Paradisum, saranno al Teatro Toniolo di Mestre dal 24 al 26 febbraio. Il loro tratto distintivo è una fusione tra circo e danza, in cui le due forme non si sovrappongono né si gerarchizzano, ma si completano reciprocamente. Il cirque trova libertà, mentre la danse acquisisce una nuova potenza espressiva, capace di superare e infrangere i codici del balletto: il risultato è un’arte ibrida che unisce le due dimensioni. Con una coreografia che attinge sia alle discipline aeree sia a quelle terrestri delle arti circensi, Paradisum esplora il mito della rinascita dopo il silenzio di un mondo distrutto, dove il corpo diventa l’unico mezzo di comunicazione e il movimento l’unico linguaggio universale. Le creature appartenenti a questo spazio idilliaco emergono dalle forze naturali in perenne mutamento. Attraverso scene di purificazione, nascita, risveglio e rituale, esse si elevano fino a raggiungere l’anima mundi, lo spirito universale del mondo. Esseri privi di memoria, dolore o fede prendono vita mossi unicamente dall’istinto fino a sperimentare la forza della comunità e a creare un equilibrio armonioso fondato su amore puro e fiducia assoluta. Diletta Rostellato

Paradisum

24-26 febbraio Teatro Toniolo-Mestre www.comune.venezia.it

Usato garantito

Il cuore di Brooklyn si fa palcoscenico: nei negozi vintage di una metropoli che vive tra creatività e gentrificazione, prendono vita Le stravaganti dis-avventure di Kim Sparrow, dark comedy di Julia May Jonas, tradotta da Marta Salaroli e diretta da Cristina Spina. In scena al Teatro Verdi di Padova dal 24 febbraio al 1 marzo, lo spettacolo racconta l’incontro tra tre personalità eccentriche, intrappolate in una spirale di disperazione, inganni e tradimenti, con la straordinaria interpretazione di Paola Minaccioni affiancata da Monica Nappo e Valentina Spaletta Tavella. Kim, quarantenne hipster e manager di un negozio vintage, fa da mentore a Tussie, giovane aspirante fashion designer non-binaria. Il loro piano per rubare abiti di haute couture a una cliente facoltosa viene sconvolto dall’inserimento di Blatta, vecchia amica di Kim e ladra di professione, dando avvio a una serie di eventi imprevedibili che mettono in discussione identità, morale e desiderio di riscatto. La commedia degli errori evolve in un confronto duro e ironico con l’obsolescenza, la disparità sociale e le aspirazioni frustrate, trasformando la narrazione in un campo di tensione, comicità e riflessione.

La regia di Spina costruisce un percorso in due atti: il primo pianifica la rapina e stabilisce dinamiche di potere e motivazioni, il secondo svela alleanze

Le stravaganti dis-avventure di Kim Sparrow 24 febbraio-1 marzo Teatro Verdi-Padova www.teatrostabileveneto.it

Anima mundi

mutevoli e conseguenze brutali, rivelando le verità più profonde delle protagoniste. Temi centrali sono la lotta per l’opportunità e la rivalsa in una società ossessionata dalla giovinezza, dove il tempo diventa simbolo e peso, incarnato dagli abiti vintage, preziosi proprio per la loro storia e stratificazione.

Il testo di Jonas, brillante e ritmato, intreccia tragedia e commedia, trasformando i dialoghi in musica ed emozione, e rendendo lo spazio scenico – tra scaffali di vestiti e oggetti d’epoca – un microcosmo della vivace vita metropolitana. Il “vintage” diventa così non solo tendenza estetica, ma metafora di identità, desiderio e potere: indossare un capo significa abitare temporaneamente un’altra epoca, un’altra storia, e con essa esplorare aspirazioni, fragilità e ambizioni delle protagoniste.

Le Stravaganti Dis-avventure di Kim Sparrow è un viaggio nel tempo e nella moda, uno specchio di questo contemporaneo scandito da disuguaglianze, in cui il divario generazionale aumenta sempre più insieme alla difficoltà di sopravvivere nelle metropoli, dove creatività e opportunità sono spesso appannaggio di pochi. Un’occasione per ridere confrontandoci con la realtà che abbiamo di fronte attraverso la lente acuta e ironica di un’opera originale, portata in scena per la prima volta in Italia con la produzione firmata

Gli Ipocriti Melina Balsamo con il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale.

Chiara Sciascia

La fine di un amore

L’11 febbraio al Teatro Verdi di Padova va in scena Tipico maschio italiano, il nuovo spettacolo di Lorenzo Maragoni, progetto teatrale che mescola standup, teatro di parola e confessione collettiva per interrogarsi sulla maschilità contemporanea. Cosa significa essere uomini oggi? si chiede Maragoni da bravo millennial cresciuto a stereotipi di genere, con donne emotivamente vulnerabili e uomini che non devono chiedere mai. È possibile portare avanti una nuova narrazione del maschile, liberarsi dalle costrizioni dei ruoli tradizionali e rivendicare il proprio essere fragili, capaci di riflessione, consapevolezza e cambiamento? Può anche un maschio liberarsi del patriarcato? Maragoni prova a rispondere a queste domande portando sulla scena quel momento di una relazione in cui i temi del consenso, del possesso e del rifiuto rischiano di emergere in modo potenzialmente drammatico: la fine. È in questo momento che il “tipico maschio italiano” deve combattere la sua battaglia con la cultura in cui è cresciuto e scardinare i modelli del passato. Chiaramente Maragoni tutto questo lo racconta a suo modo, da “amichevole poeta di quartiere” qual è, attraverso un monologo intenso e autentico che intreccia stand-up ironica e confessione sincera. Classe 1984, originario di Terni, campione nazionale di poetry slam, Maragoni a Padova è di casa: qui ha vissuto per 18 anni e ha conseguito un dottorato in statistica, qui ha scoperto una passione per tutte le declinazioni del teatro – azione, regia, scrittura – che è poi diventata mestiere. Con la compagnia Amor Vacui, la scuola dello stesso Teatro Stabile, le Universerìe – la sit-com teatrale che racconta la vita degli studenti universitari. Chi lo segue, sa che la riflessione su un nuovo tipo di maschile è un tema che Maragoni sente, indaga, affronta con sincerità autodenunciando défaillance e bias, tanto che all’origine dello spettacolo c’è un lungo lavoro preliminare di ricerca e dialogo che ha coinvolto gruppi di autocoscienza maschile e pubblici eterogenei, alternando una dimensione collettiva a una più intima e personale, che prende corpo sulla scena attraverso una storia individuale. Senza mai urlare, giudicare, condannare, Maragoni invita a ripensare i ruoli con la stessa delicatezza che usa per comunicare dai suoi profili social, che si tratti del torneo delle parole più soddisfacenti da pronunciare della lingua italiana, della tabellina più bella, o di cosa resta di un amore: un account Netflix condiviso, dove lui, da lontano, segue i rewatch di Grey’s Anatomy di lei.

Livia Sartori di Borgoricco

Tipico maschio italiano
febbraio Teatro Verdi-Padova

theatro

La fabbrica del futuro

Nuovi linguaggi e talenti internazionali sul palcoscenico delle Maddalene

Da febbraio a maggio il Teatro Maddalene di Padova conferma la sua vocazione sperimentale con la quinta edizione di Maddalene Factory, progetto ormai consolidato che unisce giovani artisti, compagnie emergenti e pubblico curioso in un dialogo aperto sui nuovi linguaggi scenici. Negli ultimi anni, grazie alla collaborazione tra Comune di Padova e TSV – Teatro Nazionale, il teatro ha assunto un’identità precisa: fucina di innovazione creativa e spazio di confronto tra tradizione e sperimentazione.

Conclusasi con successo la prima stagione ufficiale di prosa delle Maddalene ideata dal neo direttore junior del TSV – Teatro Nazionale Alessandro Businaro, prende il via a febbraio la serie di otto segmenti della Factory dedicati a format teatrali innovativi, tra spettacoli, talk, drammaturgie inedite e progetti partecipati. Un palcoscenico in cui i giovani artisti possono misurarsi con le sfide del contemporaneo, mentre il pubblico è invitato a scoprire forme e contenuti fuori dagli schemi tradizionali.

Apre la programmazione il Festival UAD – Universal Art Design, dal 2 all’8 febbraio, nato nell’ambito del Progetto Europeo Creative Europe. La rassegna valorizza la pluralità e promuove l’inclusione, portando sul palco esperienze di gruppi marginalizzati e affrontando temi quali identità culturali, disabilità, genere e migrazione. Tra le proposte più significative, Through the Eye of a Needle esplora la comunicazione silenziosa con attori membri dell’Organizzazione

Maddalene Factory 2-8, 13, 14, 17-28 febbraio Teatro Maddalene-Padova www.teatrostabileveneto.it

dei Sordi di Novi Sad, unendo pantomima e ricamo in uno spettacolo capace di emozionare e coinvolgere. To Be Young, Gifted and Black mescola poesia, musica e memoria per raccontare le nuove generazioni afrodiscendenti in Italia, mentre AFTER affronta la salute mentale maschile con un approccio interattivo e transmediale, immergendo gli spettatori in un’esperienza intima e condivisa. Un altro nome. Chiamarci Giulietta e Romeo ripensa i classici shakespeariani da una prospettiva transgender, ponendo al centro la libertà dei corpi di esprimersi e rivendicare la propria presenza scenica. Parallelamente, Maddalene Factory presenta progetti internazionali di rilievo come la produzione serba del 6 febbraio ispirata al mito di Medusa, la performance inclusiva Per favore, non Riccardo III di @ atrofic_king, che intreccia tecnologia, social e corporeità per ridefinire la rappresentazione teatrale, e Nothing dalla Polonia, riflessione surreale sul senso del lavoro e del nulla, in cui il teatro dell’assurdo diventa strumento di critica poetica e ironica.

Il 13 e 14 febbraio va in scena la prima nazionale di Ricordi di un dimezzato, doppio studio della compagnia Carichi Sospesi, vincitrice del Premio Off 2025, che rilegge Il visconte dimezzato di Calvino da prospettive diverse, coinvolgendo attori con e senza disabilità. A seguire, dal 17 al 28 febbraio, la rassegna AngolAzioni propone sei titoli di compagnie del territorio, tra cui Ombre di vetro di Belteatro, Venusiadi di Abracalam, Delitto e Castigo di Teatro Laterale e Mutation di TOP – Teatri Off Padova, offrendo uno sguardo sulle molteplici sfumature della scena padovana. Tra le produzioni delle sei compagnie verrà selezionato lo spettacolo vincitore del Premio Off 2026. C.S.

Un altro nome. Chiamarci Giulietta e Romeo - Photo Serena Pea

NICOLÒ FALCONE

Titanic

Al Teatro del Parco prende il via la rassegna In piedi – Il potere delle parole con Nicolò Falcone, stand-up comedian veneziano noto per la sua scrittura lucida e misurata, capace di unire ironia e riflessione senza eccessi. In Titanic, il suo nuovo monologo, la satira diventa più amara e necessaria: Falcone racconta un Paese che sembra affondare lentamente, mentre gli abitanti si aggrappano alle piccole certezze quotidiane, come il posto fisso, la famiglia, i sogni che resistono come l’orchestra sul ponte di una nave in picchiata. Con leggerezza e inquietudine, trasforma l’ironia in uno strumento per leggere la realtà e la risata in una forma di resistenza. E mentre tutto sembra naufragare, non resta che continuare a ballare con ostinazione sul ponte del proprio Titanic. 11 febbraio h. 21 | Teatro del Parco-Mestre

LUCA RAVENNA

Flamingo

Luca Ravenna torna in scena con Flamingo, il nuovo spettacolo che conferma il suo percorso tra i comici più seguiti della scena contemporanea. Dopo il successo di Red Sox, che tra il 2023 e il 2024 ha registrato oltre 75.000 spettatori in Italia, Europa e New York, Ravenna presenta un monologo inedito dove ironia sull’attualità e racconto personale si intrecciano. Al centro c’è la quotidianità: sogni irrisolti, case reali e immaginate, famiglie segnate da differenze politiche, desideri di crescita e resistenze all’età adulta. Tra nostalgia e curiosità per il futuro, l’artista alterna leggerezza e riflessione, dal ricordo di una colazione in pasticceria alle domande sull’impatto dei robot e dell’intelligenza artificiale. Ne emerge un ritratto generazionale lucido e autoironico, in cui l’esperienza personale diventa osservazione collettiva. 13 febbraio h. 21.15 | Teatro Corso-Mestre

ALE & FRANZ

Capitol’ho

Ale & Franz tornano in teatro con Capitol’ho, spettacolo che celebra trent’anni di carriera rilanciando i loro personaggi più iconici e surreali. Uno zibaldone comico che attraversa tempi, stili e battute, dove ogni sketch apre una porta su un mondo assurdo ma sempre riconoscibile. La regia di Alberto Ferrari costruisce una macchina scenica agile e dinamica, ideata per dare ritmo a un flusso comico continuo, in cui il pubblico diventa protagonista e complice. Con dialoghi serrati e il consueto gusto per il non-sense, Ale & Franz alternano improvvisazione e precisione millimetrica, giocando tra memoria e novità. Capitol’ho è un racconto del presente con l’arma del sorriso: un nuovo passo, anzi un nuovo “capitolo, sul sentiero della comicità italiana, sempre con la stessa voglia di divertirsi e far divertire, che da trent’anni li lega al loro affezionato pubblico. 13, 14 febbraio h. 21 | Teatro Toniolo-Mestre

GIORGIO MONTANINI

Fall – Reloaded

Il mondo ci prometteva equilibrio e buon senso: il politicamente corretto come panacea per ogni ingiustizia, la via di mezzo come unica strada da percorrere, il progresso garantito. In realtà questo mondo resta fermo, immobile al centro, mentre guerre, ipocrisie e agonia culturale continuano a crescere, le parole vengono censurate e le piattaforme ci somministrano informazioni annacquate come fossero medicine. Fall Reloaded è Giorgio Montanini che va controcorrente, smaschera certezze e ridicolizza convinzioni consolidate. Tra religione senza spiritualità, diritti civili a metà e società incapace di reagire, ogni battuta diventa un colpo al cuore del presente, una verità scomoda: feroce, lucida e impossibile da ignorare, capace di far ridere mentre ci costringe a guardare avanti con occhi nuovi. 28 febbraio h. 21.15 | Teatro Corso-Mestre

www.dalvivoeventi.it

THE WIND IN MY HEART

Non lasciarmi in questo abisso dove non riesco a trovarti!

Con Cime tempestose Emily Brontë ha intrecciato i destini ossessivi di Heathcliff e Catherine nel cuore dello Yorkshire, dando forma a un amore che è insieme ribellione e rovina. Il cinema, linguaggio visivo per eccellenza delle grandi passioni, ha fatto del suo romanzo una delle fonti più prolifiche di adattamenti e reinvenzioni. La trasposizione più celebre resta quella del 1939 di William Wyler, con Merle Oberon e Laurence Olivier. Prodotto all’indomani della Grande Depressione, il film trasforma Heathcliff in un eroe virtuoso che trova fortuna in America, facendo del successo il risultato del lavoro e della perseveranza, pilastri del Sogno Americano. Per rendere la storia più appetibile al grande pubblico, la sceneggiatura semplifica la trama ed elimina la seconda generazione del romanzo, convertendo un disastro emotivo in una storia d’amore romantica e idealizzata. All’opposto, Andrea Arnold (2011) adotta una sensibilità ecologica che si concentra sulla materialità del fango e del vento, elementi capaci di incidere profondamente sulla psicologia dei protagonisti. Il paesaggio diventa un personaggio a pieno titolo, mentre la dimensione sonora – il vento, il latrato dei cani, il canto degli uccelli – non si limita a fare da sottofondo, ma contribuisce a modellare gli stati d’animo. Insieme a Yoshida Yoshishige, che con Arashi ga oka (1988) ambienta il racconto nel Giappone medievale, è Luis Buñuel a dimostrare quanto il testo si presti a essere adattato a contesti culturali radicalmente diversi. Con Abismos de pasión (1954) la tragedia vittoriana si trasferisce nel Messico cattolico e si trasforma in un dramma surrealista intriso di simbolismo religioso, in cui la passione travolge ogni cosa in una deriva pessimistica e mortale, fino alla sconfitta finale degli amanti. Va citata, anche se meno incisiva, la trasposizione diretta da Peter Kosminsky del 1992, che ha il merito di riunire sullo schermo una coppia d’oro del cinema degli anni Novanta, Juliette Binoche e Ralph Fiennes. Dopo oltre un secolo di riletture non solo cinematografiche –andrebbe qui almeno ricordato il dramma teatrale La voce della tempesta di Beppe Fenoglio – Cime tempestose continua a rivelarsi un testo capace di riflettere le ossessioni estetiche e culturali di epoche diverse. Resta da vedere quale forma assumerà il nuovo adattamento diretto da Emerald Fennel (la giovane Camilla Parker Bowles della serie The Crown ), con protagonisti Jacob Elordi e Margot Robbie. Gli indizi sono forse già nei film precedenti della regista, Saltburn e Una donna promettente, entrambi disponibili su Prime Video: due favole nere sul potere e sul desiderio, dove la vendetta indossa abiti eleganti e sorride prima di colpire.

With Wuthering Heights,

Emily Brontë entwined the obsessive destinies of Heathcliff and Catherine in the heart of Yorkshire, shaping a love that is both rebellion and ruin. Cinema has turned the novel into one of the most fertile sources of adaptations, the most popular of which is still William Wyler’s 1939 version, starring Merle Oberon and Laurence Olivier. Produced in the aftermath of the Great Depression, the film recasts Heathcliff as a virtuous hero who finds success in America. To appeal to a wider audience, the screenplay simplifies the plot, transforming emotional catastrophe into an idealized romantic love story. By contrast, Andrea Arnold’s 2011 adaptation focuses on the material presence of natural elements that deeply shape the characters’ psychology. Alongside Yoshida Yoshishige, who relocates the story to medieval Japan, Luis Buñuel shows how radically the novel can shift across cultures. In Abismos de pasión (1954), the Victorian tragedy moves to Catholic Mexico, becoming a surrealist drama steeped in religious symbolism, where passion drives everything toward a fatal end. Worth mentioning, if less incisive, is Peter Kosminsky’s 1992 adaptation, notable for pairing Juliette Binoche and Ralph Fiennes. After more than a century of rereadings, Wuthering Heights continues to reflect the aesthetic and cultural obsessions of different eras. Let’s wait to see what form Emerald Fennell’s new adaptation will take, starring Jacob Elordi and Margot Robbie. Clues may lie in her previous films, Saltburn and Promising Young Wom an: dark fables of power and desire, where revenge wears elegant clothes and smiles before striking.

Cime tempestose di Emerald Fennel Dal 12 febbraio al cinema

di Marisa Santin

IL ROMANZO

Quando Cime tempestose vide la luce nel 1847, la giovane Emily Brontë consegnò alla letteratura un romanzo che somigliava più a un urlo che a una narrazione: feroce, selvaggio, attraversato dal vento delle brughiere e da passioni che trascendono ogni morale vittoriana. Pubblicato sotto lo pseudonimo di Ellis Bell, Cime tempestose è l’unico romanzo di Emily e, paradossalmente, uno dei più radicali della letteratura inglese. Ma inizialmente fu accolto con sospetto: troppo violento, troppo cupo, moralmente disturbante. Molti faticarono ad accettare un amore che non redime ma consuma e un protagonista come Heathcliff, privo di qualsiasi vocazione edificante. Emily Brontë non visse abbastanza per assistere alla rivalutazione della sua opera: morì di tubercolosi un anno dopo la pubblicazione, ignara che quel suo libro così irregolare e selvatico sarebbe diventato uno dei testi più adattati e reinterpretati della modernità, capace di attraversare secoli, linguaggi e immaginari senza perdere la sua forza perturbante. M.S.

LA CANZONE

Wuthering Heights, che segna l’esordio discografico di Kate Bush, nasce da un incontro folgorante con il romanzo di Emily Brontë. A soli 18 anni la cantautrice trova una chiave interpretativa decisiva: raccontare la storia dal punto di vista del fantasma di Catherine, che bussa alla finestra di Heathcliff implorandolo di lasciarla entrare. Una scelta narrativa perfettamente in sintonia con la dimensione passionale e ossessiva del testo originale. La canzone traduce in suono le atmosfere del romanzo, con il vento delle brughiere che sembra soffiare dal pianoforte incalzante e la voce acutissima di Bush che restituisce l’alterità spettrale di Cathy, sospesa tra amore e vendetta, desiderio e annientamento: Out on the wily, windy moors / We’d roll and fall in green / You had a temper like my jealousy / Too hot, too greedy / How could you leave me / When I needed to possess you? / I hated you, I loved you, too / Heathcliff, it’s me, I’m Cathy… M.S.

cinema

REVIEW

Mediamorfosi del cinema La Biennale porta al Rossini grandi classici restaurati

Un film restaurato è un’opera ibrida, a metà tra l’analogico e il digitale. E in questo consiste la sua attualità. Di rimediazioni come rappresentazioni di un medium dentro un altro medium (il cinema in TV, la fotografia su Instagram), si parla dagli albori della rivoluzione tecnologica. La rimediazione ha permeato, agendo sottotraccia, un’intera cultura, diventando la cellula da cui è scaturita la retromania mediatica pervasiva di cui si alimenta molto del gusto moderno. Il futuro tecnologico non potrà dunque che essere un gioco di specchi tra media che spesso finisce per amplificare i linguaggi originari, rileggendoli attraverso i cosiddetti nuovi linguaggi. In questo senso il restauro digitale è una rimediazione (il digitale che riporta agli antichi splendori la pellicola) e la rassegna di cinema restaurato della Biennale Classici Fuori Mostra, in programma dal 21 gennaio al Rossini, non solo recupera la sala alla sua funzione originaria, mediale prima che sociale, ma riabilita la forma cinema in una cornice culturale più ampia e densa che restituisce letteralmente nuova vita ai film, riproposti appunto attraverso la lente trasparente della rimediazione. Così L’Horloger de Saint-Paul (1974) di Bertrand Tavernier, in programma il 4 febbraio presentato dallo studioso e critico Michele Gottardi, non è più solo un thriller dell’anima. Il restauro amplifica il senso di inquietudine che pervade il padre (Philippe Noiret) quando scopre la rabbia che ha condotto il figlio ventenne ad assassinare una guardia giurata nella Francia post sessantottina, lo ricuce addosso a uno spettatore abituato a tutt’altre visioni, in contesti mediatici addomesticati.

E se il magniloquente Duel in the Sun (11 febbraio), che avrò l’onore

di presentare, diventa l’emblema di questo processo di riqualificazione mediatica, proprio in forza delle leve originarie su trasparenza e immersività che hanno mosso la mano duplice di Selznick-Vidor, l’asciuttezza de Il delitto Matteotti (25 febbraio, con presentazione del docente Marco Dalla Gassa) di Florestano Vancini piomba sullo spettatore con la forza lampante di un’analogia, di un accostamento rivelatore. Non tanto dei tempi attuali - in cui il revisionismo è diventato “rimediazione” di ben altre retromanie -, ma dell’adesione pedissequa al dato come atto poetico e politico: le scelte volutamente dimesse dello stile cronachistico di Vancini restituiscono forza concreta al cinema, che torna a brillare in sala di luce solida, perdendo l’evanescenza e l’opacità delle infinite visioni indifferenziate che dominano la dieta mediatica odierna. Ben oltre la semplice rassegna di film restaurati, l’inziativa della Biennale è dunque un atto di riappropriazione di senso di cui abbiamo tangibile e urgente bisogno.

ENG A restored film is a hybrid work, bridging analogue and digital, and a perfect example of “remediation,” where one medium reframes another. This process, central to modern media culture, amplifies original languages through new technologies. The Biennale’s Classici Fuori Mostra programme (Jan 21–Feb 25, Cinema Rossini) celebrates this dynamic, reviving cinema’s essence in its original setting. Digital restoration breathes new life into classics like Tavernier’s L’Horloger de Saint Paul (Feb 4), Selznick-Vidor’s Duel in the Sun (Feb 11), and Vancini’s Il delitto Matteotti (Feb 25), transforming them into powerful reflections for today’s viewers. More than a showcase, the initiative reclaims cinema’s cultural depth, countering the ephemeral nature of contemporary media consumption.

Duel in the Sun

Tempi moderni

Presentato in Concorso all’82. Mostra del Cinema di Venezia, Il Mago del Cremlino, ultimo film di Olivier Assayas, adatta il romanzo di successo di Giuliano da Empoli, vincitore del Grand Prix du roman dell’Académie française. Nelle sale dal 12 febbraio, il film si impone come un thriller politico denso e affascinante, che esplora gli ingranaggi del potere russo nell’arco di quasi trent’anni.

Il racconto assume la forma di una confessione. Un giornalista americano fa visita a Vadim Baranov, ex consigliere del Cremlino ritiratosi nella sua dacia. Ispirato alla figura di Vladislav Surkov, personaggio chiave dell’era putiniana, Baranov ripercorre il proprio destino fuori dal comune, dagli anni caotici del post-URSS fino alla consolidata ascesa di Vladimir Putin al vertice dello Stato. Ex regista immerso negli eccessi artistici degli anni Novanta, diventa progressivamente l’architetto di un potere che plasma come uno spettacolo totale.

Strutturato in capitoli e co-scritto con lo scrittore francese Emmanuel Carrère, il film intreccia flashback, immagini d’archivio e ricostruzioni per narrare alcuni momenti cruciali della storia recente: la Rivoluzione arancione, il naufragio del Kursk, l’organizzazione delle Olimpiadi di Soci. Assayas privilegia meno la cronologia che la logica interna di un sistema in cui manipolazione, messa in scena e cinismo politico si fondono. Il film deve molto alle interpretazioni: Jude Law, la cui scelta aveva inizialmente sorpreso, offre il ritratto di un Vladimir Putin credibile e inquietante. Puntando su gestualità, ritmo e parola più che sulla somiglianza fisica, l’attore costruisce un personaggio freddo e metodico. Di fronte a lui, Paul Dano colpisce nel ruolo di Vadim Baranov, seduttivo e calcolatore, interpretando con grande finezza questo stratega affascinato dal potere. Girato in inglese e in Lettonia, anche per ragioni politiche, Il Mago del Cremlino può sembrare a tratti lungo, ma resta sempre efficace. Prendendosi alcune libertà narrative, il film traccia un ritratto agghiacciante della Russia contemporanea e interroga i meccanismi di costruzione dei miti politici, cosi come ha fatto il film The Apprentice sugli esordi di Donald Trump… Delphine Trouillard

Personaggio eclettico, intellettuale a tutto tondo. Definire con precisione Giuliano da Empoli è difficile: presidente di Volta Think-Tank, “acceleratore di idee”, ex AD di Marsilio, Assessore alla Cultura a Firenze, membro del CdA della Biennale di Venezia, Professore di Politica comparata a Parigi, giornalista, saggista. Nel 2022 pubblica un saggio sull’ascesa al potere di Putin sotto forma di romanzo, Il mago del Cremlino. L’analisi dei fatti è attentamente documentata, ma l’introduzione di un narratore ne rende più semplice la lettura. Il narratore è Baranov, pseudonimo dietro cui si cela Vladislav Surkov: una gioventù trascorsa nel teatro, poi un ruolo di rilievo nell’amministrazione presidenziale russa. Il romanzo attraversa la fine delle illusioni del governo Eltsin, «caduto nella trappola del calore clintoniano», l’ascesa incontrollata degli oligarchi, il progressivo sfaldamento del Paese e, infine, l’emergere di Putin con un forte controllo centrale. Il tono alterna leggerezza –«Sai cos’è un duetto sovietico? Un quartetto che è stato in tournée all’estero» – e riferimenti letterari significativi: «Come dice Faust, chi ha da comandare, deve trovare la sua felicità nel comando». Putin viene seguito nelle sue mosse senza giudizi diretti: dalla guerriglia cecena alla tragedia del sottomarino Kursk, dagli incontri con l’amministrazione americana fino agli albori del conflitto in Ucraina, osservato da uno sguardo dall’alto che non tutti apprezzeranno. Ma ciò che colpisce è la capacità di trasformare il romanzo in un moderno Principe machiavelliano. «La politica ha solo uno scopo: dare una risposta ai terrori dell’uomo». O ancora: «La rabbia è un dato strutturale… la questione non è di provare a combatterla, ma solo di indirizzarla». Loris Casadei

Il mago del Cremlino di Giuliano da Empoli Mondadori
Il Mago del Cremlino
Il Mago del Cremlino

cinema

FESTIVAL

Geopolitica di zio Oscar Dal Lido all’Academy, il passo è sempre più breve

Ci risiamo. Con l’annuncio delle nomination agli Oscar 2026, il verdetto dell’Academy non si limita a celebrare il talento individuale, ma ratifica una verità strutturale: la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si conferma, oggi più che mai, come privilegiato dispositivo di mediazione degli interessi culturali e strategici tra Stati Uniti ed Europa. In un’epoca in cui i dazi tornano a minacciare la fluidità degli scambi e le logiche di spartizione dei mercati erigono muri invisibili ma spessi, le manifestazioni internazionali – e la fitta tessitura di accordi che Alberto Barbera ha saputo orchestrare dietro le quinte – riportano in asse un mondo pericolosamente sbilanciato. Gli USA restano il gigante produttivo, il motore di un’immaginazione globale che però necessita di una legittimazione che il solo marketing non può più offrire. Venezia, dal canto suo, non è più una semplice passerella, ma un soggetto politico-culturale che certifica la bontà del “prodotto”, preparandolo per il lancio internazionale con una precisione chirurgica che nessun altro festival possiede. In questo, la Mostra recupera paradossalmente la sua funzione originaria: quella che, negli anni Trenta, servì a mediare le posizioni di forza internazionali, facendo guadagnare credito all’Italia nell’ambito della Società delle Nazioni, embrione dell’ONU. Si faceva sul serio, allora, altro che Board of Peace. Si guardava avanti con lungimiranza, intravedendo nel cinema un’apertura e una visione positiva del capitalismo inteso come dispositivo di sviluppo collettivo.

Questa parabola virtuosa ha subito il trauma delle tre nefaste edizioni di guerra tra il 1940 e il 1942, anni in cui il Lido divenne terreno di propaganda italo-tedesca, tradendo la vocazione al dialogo per farsi megafono dell’Asse.

Oggi affidiamo a un ‘mostro’ il compito diplomatico più delicato. È il Frankenstein di Guillermo del Toro a farsi interprete di un gusto

trasversale, capace di unire l’intransigenza artistica alle feroci esigenze del botteghino e delle sfide distributive contemporanee. La creatura di Del Toro è perfetta nella sua mostruosità: incassa ben 9 nomination, un risultato che non sorprende chi ha seguito l’ascesa del regista messicano, già Leone d’Oro nel 2017 e trionfatore con La forma dell’acqua

Accanto a lui, il sodalizio tra Yorgos Lanthimos ed Emma Stone continua a generare scintille creative: Bugonia ottiene 4 candidature, portando l’attrice alla sua quinta nomination come miglior protagonista. Il Lido si conferma così la ‘casa sicura’ per le sperimentazioni dell’autore greco, un luogo che ha saputo trasformare il barocco lanthimosiano in nuovo canone estetico. Se The Smashing Machine di Benny Safdie presidia il fronte dell’eccellenza tecnica (con la nomination per trucco e acconciatura), il segnale politico più deflagrante arriva da Kaouther Ben Hania.

Vincitrice morale dell’ultima edizione, la regista entra nella cinquina del Miglior Film Internazionale con La voce di Hind Rajab È un’opera che mette il dito nella piaga delle ferite generate dalla fine del multilateralismo: quel genocidio che non si vorrebbe chiamare tale, e che pure appare nitido nelle intenzioni di chi lo persegue con finalità manifeste – orribili – di pulizia e speculazione edilizia. Qui Venezia dimostra di non essere (solo) un tappeto rosso, ma un sensore attivo e vigile di fronte alle tragedie del reale. La Mostra, dunque, non è più solo un festival e forse non lo è nemmeno mai stato. Non una semplice vetrina, né un mero mercato di settore, ma un dispositivo culturale complesso, lo spazio dove la vecchia Europa e la potenza americana negoziano non solo quote di mercato, ma l’immaginario stesso, offrendo del mondo una lettura sfaccettata, aperta e oggi più che mai necessaria. Riccardo Triolo

La voce di Hind Rajab

Il

A

cielo

sopra Potsdamer Platz

Berlino Wim Wenders guida il Festival

Il prossimo 12 febbraio la Berlinale, come di consueto, aprirà le danze dei festival cinematografici generalisti di respiro internazionale: anche in questa edizione, la 76ª, troviamo in concorso opere ricercate e raffinate, che potrebbero rivelarsi dei gioielli inaspettati capaci di portare alla ribalta nuovi autori di grande levatura artistica, con Wim Wenders a chiamato a presiedere la giuria internazionale. Il film d’apertura, No Good Men della regista afghana Shahrbanoo Sadat, già famosa per The Orphanage del 2019, segna una svolta nella filmografia dell’autrice, che ora si cimenta con i canoni della commedia romantica, ambientando la storia nell’Afghanistan del 2021, prima del ritorno dei Talebani. Il regista britannico Grant Gee, già noto per i suoi lavori sui Radiohead, sui Joy Division e per il film Istanbul e il Museo dell’Innocenza di Pamuk del 2015, incentrato sulla figura dello scrittore turco, è presente a Berlino con il documentario Everybody Digs Bill Evans sulla carriera del grande jazzista statunitense. Dopo il successo del suo precedente lavoro La sala professori del 2023, torna al festival il regista tedesco di origini turche I · lker Çatak con Gelbe Briefe -Yellow Letters, un’opera che racconta la storia di una coppia di artisti teatrali che entra in crisi a causa di un tragico evento. Il regista ungherese Kornél Mundruczó porta in concorso At The Sea, storia di riabilitazione al femminile con Amy Adams: di quest’autore, alla 77ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, venne presentato Pieces of a Woman (2020), che valse alla protagonista Vanessa Kirby la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile.

Beth de Araújo, autrice dell’inquietante Soft & Quiet (2022), è in concorso con Josephine, un ulteriore ritratto degli Stati Uniti contemporanei con protagonista Channing Tatum, mentre il regista indipendente Lance Hammer, con il suo Queen at Sea, affronta il tema della demenza senile dirigendo la grande Juliette Binoche. L’austriaco Markus Schleinzer, che con il suo stile algido e nichilista ricorda Haneke, si avvale del bianco e nero per raccontare una sto-

ria ambientata nella Germania del 17° secolo, Rose, con l’acclamata star tedesca Sandra Hüller.

C’è spazio anche per l’animazione giapponese con A new dawn dell’esordiente Yoshitoshi Shinomiya, che narra le vicende di una fabbrica di fuochi d’artificio sul punto di chiudere.

Nella sezione Perspectives la guerra, con le sue atrocità, fa da sfondo alle vicende di più opere, a partire da Chronicles From the Siege, del siriano Abdallah Al Khatib, che mostra una città assediata che richiama l’orrore di Gaza, passando per il cileno, ma prodotto in parte anche dall’Italia, Hangar rojo di Juan Pablo Sallato, sul golpe in Cile del 1973, mentre la statunitense Dara Van Dusen torna alla guerra civile americana con A Prayer for the Dying interpretato da Johnny Flynn e John C. Reilly.

Dal 12 al 22 febbraio Berlino sarà la meta ideale per cinefili, studiosi ed appassionati estimatori delle immagini in movimento, nella speranza che la sala cinematografica continui ad essere il luogo ideale per la fruizione di questa forma d’arte. Andrea Zennaro

ENG

The 76th Berlinale opens the international festival season with Wim Wenders presiding over the jury and a selection of refined, ambitious films. Shahrbanoo Sadat inaugurates the festival with No Good Men, a romantic comedy set in Afghanistan before the Taliban’s return. Grant Gee presents Everybody Digs Bill Evans, while I lker Çatak returns with Gelbe Briefe, a drama about a theatre couple shaken by tragedy. Kornél Mundruczó competes with At The Sea, starring Amy Adams.

Beth de Araújo brings Josephine, a portrait of contemporary America with Channing Tatum, and Lance Hammer explores dementia in Queen at Sea with Juliette Binoche. Markus Schleinzer offers the stark 17th century tale Rose, and Japanese animation appears with Yoshitoshi Shinomiya’s A New Dawn

The Perspectives section focuses on war, from Abdallah Al Khatib’s Chronicles From the Siege to Juan Pablo Sallato’s Hangar rojo and Dara Van Dusen’s A Prayer for the Dying. For cinephiles and scholars alike, Berlin becomes the ideal destination to celebrate cinema’s enduring power.

Rosebush Pruning di Karim Aïnouz

cinema

RASSEGNE

Piacere, Norma Jean

È difficile pensare Marilyn Monroe a cent’anni. Non perché sia un’età difficile da raggiungere, piuttosto perché l’immagine e l’idea di Marilyn sono definitivamente fissate nel viso morbido giovane e luminoso, circondato dalla sua bionditudine. Una bionditudine artificiale, come quella di quasi tutte le dive del cinema all’epoca, ma talmente assorbita nel volto e nell’espressione da diventare perfettamente naturale e irripetibile. Invece Marilyn Monroe è morta a trentasei anni, nel pieno di una vita da un lato splendente, dall’altro turbolenta e sfiancata, consumata. È difficile pensare a Marilyn Monroe centenaria ma riusciamo benissimo a scorgere la sua aura di eternità. Eternamente giovane, eternamente bella, fragile, sensuale, ingenua, bionda. Al cinema ha lasciato una trentina di film, diverse immagini di repertorio in documentari e film vari, una costellazione di foto pubblicitarie, promozionali, pubbliche e private che continuano a navigare sul pianeta trasformando l’icona in segno definitivo e astratto. Di Marilyn è stato sviscerato ogni dettaglio, dall’infanzia e adolescenza difficilissime, alla famiglia deragliata, i traumi, le paure, la precarietà, la bellezza acerba (castana all’inizio), l’ingenuità che univa candore e indeterminatezza, come una nebbia leggera e bianchissima. Forse da lì nasce la sua bionditudine, quel platino della criniera leggermente mossa che nel tempo si è cristallizzata in una piega rigida, sempre più inflessibile al crescere dell’affanno nel vivere, recitare, amare. Tutto quasi scontato, perché Marilyn Monroe è stata una donna magnifica. Dentro e ai fianchi dell’immagine di fragilità assodata, era una roccia umana. Una solidità che faceva da epicentro, quasi invisibile, ma a guardare bene radicata come un albero centenario e frondoso. L’aria sorridente e leziosa incantava tanto quanto i suoi pensieri, le scelte, la voce, la malinconia profonda e riflessiva, l’intelligenza brillante, la sensibilità, tutto solo velato dalla bionditudine. Era bella ed era splendidamente imperfetta. Era triste e di un’allegria contagiosa. Era amata, desiderata, ma soprattutto amava e desiderava. I film, iconici quanto lei, raccontano bene la sua essenza e passano dalla commedia al dramma all’avventura, come avrà modo di vedere il pubblico della rassegna che ne celebra il ricordo per quattro date di febbraio alla Casa del Cinema di San Stae. In tutti, Marilyn dà vita a personaggi ora sfarfallanti ora tragici, spesso svagati e seducenti, ma ogni suo ruolo è pieno di una magnifica drammaturgia, un senso profondo di presenza nel mondo: l’ingenuità è l’incedere incerto nella vita, la risata molte volte sdrammatizza la malinconia, la bellezza, lungi dall’essere perfetta, esprime una dirompente personalità. Elena Cardillo

Sarò dall’altra parte

Quando, nel 1998, ottiene la sua prima nomination agli Oscar come miglior regista per il film Will Hunting-Genio ribelle (la seconda arriverà nel 2009 per Milk ) Gus Van Sant è già un nome di culto nel circuito off americano. La sua filmografia, fino a qui radicalmente indipendente, continuerà in seguito a oscillare dentro e fuori il circuito mainstream senza mai perdere l’interesse per gli outsider e le zone d’ombra della società.

Nato a Louisville nel 1952 da padre olandese, Van Sant debutta con il lungometraggio Mala Noche (1985), pellicola che manifesta immediatamente la cifra poetica del regista: realismo sporco, personaggi ai margini, un’America periferica che diventa teatro di amori impossibili e precarietà esistenziale. A questo lavoro seguono Drugstore Cowboy (1989) e, soprattutto, quel Belli e dannati (1991) – road movie interpretato da Keanu Reeves e dal giovanissimo River Phoenix, che per questo ruolo vinse la Coppa Volpi a Venezia e che morirà per overdose di lì a poco – che consacra Van Sant al grande pubblico e rimane per molti apice della sua produzione. In entrambi i film il regista consolida il suo sguardo sul disagio giovanile, la tossicodipendenza, la sessualità fluida. È dopo l’insuccesso di Cowgirl – Il nuovo sesso (1993), interpretato da Uma Thurman – film che floppa una prima volta al botteghino, torna in sala di montaggio, viene

Gus Van Sant: lo sguardo dentro e fuori Hollywood 5, 12, 19, 26 febbraio Casa del Cinema www.culturavenezia.it

Photo Public domain, Wikimedia Commons
Will Hunting-Genio ribelle

tagliato e rimontato fino a risultare quasi incomprensibile per poi tornare in sala senza alcuna ulteriore fortuna – che il nostro approda ad Hollywood, fonde la sua sensibilità con una narrazione più tradizionale e nel 1998 realizza Will Hunting-Genio ribelle affidandosi ad un cast eccezionale: Matt Damon e Ben Affleck, autori anche della sceneggiatura premiata con l’Oscar, e Robin Williams, che a sua volta ottiene la statuetta come miglior attore non protagonista. Le porte di Hollywood sono ormai spalancate, e tuttavia Van Sant torna al cinema indipendente: lavora con attori non professionisti vincendo una Palma d’Oro con Elephant (2003), si ispira a Kurt Cobain realizzando un film sugli ultimi giorni di una rock star con lo sperimentale Last Days (2005), racconta l’alienazione adolescenziale e il senso di colpa con Paranoid Park (2007). Dopo dieci anni di assenza dalla ribalta hollywoodiana, Van Sant torna a una forma più narrativa e realizza Milk (2008), un biopic dedicato ad Harvey Milk, primo politico dichiaratamente gay negli Stati Uniti. Il film gli vale la seconda nomination agli Oscar come miglior regista, ottiene la statuetta per la migliore sceneggiatura e vede premiato anche Sean Penn come miglior attore protagonista. Tra indipendenza e Hollywood, tra sperimentazione radicale e racconto popolare, Gus Van Sant ha costruito un cinema che ascolta le voci ai margini e le porta al centro, con uno sguardo sempre libero, inquieto e profondamente umano, protagonista di una rassegna di Circuito Cinema dal 5 al 26 febbraio. Davide Terrin

NUOVI MONDI IMMERSIVI

Il Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC) ha lanciato il Bando di selezione per l’ammissione al corso Tecnologie Immersive per il Design Narrativo e la Virtual Production, parte della Immersive Art School 2026, con l’obiettivo di formare nuove figure professionali capaci di rispondere alle crescenti esigenze tecnologiche e creative del settore audiovisivo e delle industrie culturali. Il corso, gratuito e finanziato dalla Regione del Veneto nell’ambito dell’accordo di programma DGR n. 1051/2022, offre fino a 16 posti destinati a studenti e professionisti interessati ad approfondire competenze avanzate legate alle tecnologie XR (Realtà Virtuale, Aumentata e Mista), alla virtual production e ai motori real-time come Unreal Engine e Unity.

La formazione si svolgerà presso il Polo di formazione CSC Immersive & Performing Arts dell’Isola di San Servolo a Venezia, dal 16 marzo al 30 ottobre, con attività dal lunedì al venerdì, generalmente dalle 10 alle 17. La frequenza al corso è obbligatoria e la didattica si terrà prevalentemente in italiano, con possibilità di moduli in inglese.

Il programma formativo è strutturato su moduli dedicati ai fondamenti XR, alla narrazione immersiva e design di storyworld, alla creazione di asset 3D ottimizzati per real-time, alla gestione di set di virtual production con LED wall e in-camera VFX, oltre alla trattazione di aspetti normativi come diritti d’autore, compliance e AI Act. Al termine del percorso è previsto un attestato di frequenza per i partecipanti che completano con successo il programma. Tra gli obiettivi formativi principali vi è la capacità di concepire e realizzare esperienze immersive coinvolgenti e tecnicamente solide, traducendo obiettivi narrativi e funzionali in prodotti efficaci per l’XR (Extended Reality). Vengono inoltre formati professionisti in grado di progettare e gestire pipeline di virtual production utilizzando tecnologie avanzate, con una visione completa che va dall’ideazione alla consegna di prototipi e documenti di produzione.

Il corso prepara a ruoli innovativi quali XR Experience & Narrative Designer, Virtual Production Artist/Technical Director, Real-Time Generalist, Immersive Technical Director, On-set VP Supervisor Assistant e XR Producer/Coordinator, figure sempre più richieste nel mercato del lavoro legato alle tecnologie immersive e creative.

La selezione prevede la presentazione online della domanda, fino alle ore 12 del 1 marzo 2026, con documentazione obbligatoria che include un CV, una lettera motivazionale, e materiali a supporto (showreel, portfolio o link a lavori online). È richiesta una buona conoscenza dell’italiano e dell’inglese, nonché il possesso di un diploma di scuola secondaria di secondo grado o titolo equivalente.

Questo bando rappresenta un’importante opportunità per chi desidera inserirsi nei settori più avanzati dell’audiovisivo e delle tecnologie immersive, settori in forte espansione che richiedono competenze tecniche, creative e narrative integrate. Alberto Marzari

CSC Tecnologie Immersive per il Design Narrativo e la Virtual Production 16 marzo-30 ottobre Centro Sperimentale di Cinematografia, Scuola Nazionale di Cinema – Isola di San Servolo www.fondazionecsc.it

cinema

SUPERVISIONI a cura di Loris Casadei

Sul tema dark ladies o femmes fatales la tradizione della narrazione vuole che si inizi con Barbara Stanwyck nel film La fiamma del peccato di Billy Wilder del 1944. Gli stereotipi del genere ci sono tutti: ambientazione urbana, netto contrasto tra luci ed ombra, scene prevalentemente notturne, luce forte sulla protagonista ad esaltare la sua pericolosa bellezza, velate battute a contenuto erotico, a lei che si presenta avvolta in una salvietta da bagno l’assicuratore venuto per rinnovare la polizza vita del marito dirà ambiguamente che non è adeguatamente coperta. Famosa la scena in cui l’attrice scende dalle scale e la camera è concentrata sulle sue caviglie. Una è adornata da un filo dorato. Chissà se le ragazze d’oggi sanno che la moda di adornare il collo del piede nasce da questa sequenza, carica di erotismo. Così anche la colse Roland Barthes nel saggio Miti d’oggi del 1957. La nudità deve essere interrotta, spezzata, per essere conturbante.

In realtà di dark ladies al cinema se ne erano viste sin dall’inizio del Novecento. Fece scandalo nel 1910 un film danese, L’abisso, con l’attrice Asta Nielsen, che dopo essersi ‘denudata’, ovvero privata del cappello, incatena l’uomo con la sua lunga collana.

Nel 1915 grande successo ebbe A Fool There Was interpretato da Theda Bara, un nuovo tipo di diva: pallida, occhi nerissimi e magra. Le ridotte dimensioni del seno permisero inaspettati costumi e ornamenti. Il film è conosciuto come La Vampira, la definizione di “vamp” viene da qui. Donna apparentemente innocua, che si diverte ad ammaliare e mandare in rovina distinti uomini di famiglia. Mi astengo da analisi psicoanalitiche, per le quali rimando al saggio di Mary Ann Doane, Donne fatali: cinema, femminismo, psicoanalisi. Un anno dopo, ecco l’Italia. Giovanni Pastrone, alias Piero Fosco, prende spunto da un romanzo di Verga per girare Tigre reale. Una contessa, ovviamente slava (in questo caso Natka è russa), sprona alla morte i propri amanti. Interprete la grande Pina Menichelli. Qui compare un altro elemento caratteristico di questo genere, lo specchio, talvolta nei film seguenti sostituito da un gioco di vetri alle fine -

stre. Pina Menichelli, che nella pellicola è dotata di un alito mortifero che prosciuga la vita altrui, a quel tempo si contendeva i favori del pubblico con Lyda Borelli (sul genere ricordiamo Rapsodia satanica del 1917) e Francesca Bertini (ricordiamo I Sette peccati capitali, uno dei molti serial cinematografici del periodo. Colgo l’occasione per citare il poco studiato, ma interessante I Vampiri del 1915 con la maliarda ammaliante Musidora, ovvero Jeanne Roques, nella sua calzamaglia nera in sette episodi). “Donne ipersessuate”, come le ha definite Brunetta, ma capaci di indossare molte maschere. Lo sguardo è centrale per vincere, non a caso Musidora perderà solo quando il suo avversario le coprirà gli occhi.

D’anteguerra, poi, due capolavori del genere. L’Angelo azzurro diretto da Josef von Sternberg del 1930. Marlene Dietrich sa valorizzarsi: dai vestiti che confeziona personalmente, all’uso della voce («Ich bin von Kopf bis Fuß auf Liebe eingestellt»), tra l’altro primo film sonoro in Germana, alla scelta dei direttori di fotografia. Lee Garmes in Morocco usa una luce dall’alto per valorizzare le caratteristiche spigolose del viso dell’attrice. Ecco in una sua lettera come descrive l’opera di Sternberg: «È un poeta che scrive con le immagini, invece della matita usa la luce. Mi scava le guance con le ombre, mi ingrandisce gli occhi, usa il controluce che sfiora le punte dei capelli, creando come un’aureola». Nuovo prototipo femminile. E quando il professore si china sotto il tavolo per raccogliere le sigarette, beh, è storia del cinema.

Eccoci a Mata Hari, diretto da Fitzmaurice nel 1931 con la bellissima Greta Garbo. Giochi di luce e ombre imperversano come i continui cambi di copricapo. «I never look ahead» e come tale ci fermiamo con una citazione di Roland Barthes: «La Garbo appartiene ancora a quel momento del cinema in cui la sola cattura del viso umano provocava nelle folle il massimo turbamento, in cui ci si perdeva letteralmente in una immagine umana come in un filtro, in cui il viso costituiva una specie di stato assoluto della carne che non si poteva né raggiungere, né abbandonare».

Mata Hari

Libero scambio

Appunti dal Trieste Film Festival

Non c’è il red carpet, mancano i grandi nomi, il fascino del lusso e le grida delle fans, ma il Trieste Film Festival rimane e ogni anno si riconferma una delle iniziative culturali più intelligenti e raffinate. Quest’anno, in un’edizione andata in scena dal 16 al 24 gennaio, la prima sorpresa è all’inizio, un evento ‘extra’, multimediale eppure molto legato al cinema, quasi a coprire un’area per vari motivi da anni assente, quella russa. Il titolo è terrificante, The QC TETRISS EFFECT CINE RACCONTI DI UN’ARCA RUSSA, performance a cura di Margherita De Michiel e associazione

Q.C.T.E.T.R.I.S.S. Progetto animato da volontari, studenti e studiosi della Facoltà di Lingue moderne di Trieste, con l’obiettivo di “disseminazione del sapere e far conoscere testi russi inediti in traduzione”. Lo spettacolo si snoda in quiz, piccole e grandi rivelazioni, lettura di testi, danze, giochi con il pubblico, proiezione di immagini, che evidenziano uno serio studio sui cento anni di filmografia russa. Sapevate che i primi 40 minuti di Solaris del grande Tarkovskij erano stati tagliati e che il padre di Kris è stato doppiato in friulano nel tentativo di avvicinare di più un film giudicato ostico al pubblico italiano? Segue ad aprire ufficialmente le danze Franz della celebre regista Agnieszka Holland, polacca ma testimone della Primavera di Praga, anche arrestata nell’occasione, che dedica a Kafka una pellicola oscillante tra la ricostruzione della sua vita e i giorni nostri, dove il nome dello scrittore sembra diventato un brand consumistico, (chi è stato a Praga può testimoniarlo). Il rapporto tra parole scritte da Kafka e quelle per parlarne è 1:10 milioni. Ricordiamo la collaborazione della Holland con Zanussi, Wajda, Kieslowki. Bellissimi i primi piani, uso sapiente di più lingue, com’era uso nel mondo dello scrittore, iconiche le tosature del bimbo con l’avanzare dell’età.

Lasciamo immeritatamente perdere i dibattiti, le masterclass, le presentazioni di libri, le mostre aperte per l’occasione, le visite guidate, le varie sezioni del Festival, per concentrarci sulla rassegna Wild Roses. Come spiega l’inossidabile Nicoletta Romeo, alla direzione artistica del Festival da sempre (ma come fa ad essere sempre

con il sorriso sulle labbra, una parola per ognuno anche quando almeno 200 persone si accalcano cercando di trovare posto, con tutti che la cercano e la vogliono?) si tratta di una sezione dedicata alle registe donne di un Paese, quest’anno la Slovenia. Finalmente non devo cercare bei film con il lanternino. Implacabile, a sei film al giorno, per tre giorni vedo il meglio della cinematografia contemporanea slovena, rassegna curata da Nerina Kocjancic. Proiezioni da non perdere, anche se, come mi spiega Nerina, per avere accesso alle distribuzioni italiane occorre aver preso parte a qualche festival importante, ma Spes ultima Dea! Elpis può sempre apparire.

Da citare sicuramente il divertentissimo Installazione d’amore girato da Maja Weiss, esponente dell’ultima generazione della diaspora, il film è infatti girato in Australia. Sfugge ad ogni regola e ad ogni aspettativa, anche deliberatamente metacinematografico, sul cinema e i suoi trucchi e che termina con una serie di rimandi sugli stessi spettatori.

Moja Vesna di Sara Kern. Protagonisti una bimba di dieci anni con sorella incinta suo malgrado e un padre, che cercano di elaborare il lutto della perdita della moglie/madre. È vero cinema, con il gesto che dice, non una voce fuori campo, vedi la mano posata sulla spalla da sorella a sorella, il rimbocco delle coperte.

History of Love di Sonja Prosenc, che porta sullo schermo una diciassettenne che tenta di superare il trauma della morte della madre alla scoperta di tutto ciò che neppure immaginava di lei. «Sempre interessata al mondo interiore dei protagonisti» afferma Sonja, il film si snoda in paesaggi onirici fatti di terra e acqua, scanditi dal concerto per due violini in RE minore di Bach. Chiudo, perché devo chiudere, con La ragazza del coro, che forse ritroveremo in sala perché presente alla Berlinale 2025. Regista Urška Djukic. La sedicenne Lucia, magistralmente interpretata da Jara Sofija Ostan, grazie al coro femminile della scuola cattolica che frequenta, conosce la più estroversa Ana Maria. Nel corso di tre giorni di uscita da casa (Monastero delle Orsoline a Cividale) per provare un concerto le ragazze inizieranno a fare i conti con lo sbocciare dei primi desideri. Loris Casadei

Installazione d’amore

cinema

CINEFACTS

a cura di Marisa Santin

NORTH OF NORTH

La Groenlandia non è soltanto una distesa bianca ai margini delle mappe, ma un territorio di rara bellezza attraversato da fratture climatiche, tensioni politiche, saperi antichi, identità che resistono. Sotto i suoi ghiacci in ritirata si trovano petrolio, gas, oro, rubini, zinco e massicci depositi di terre rare. È una terra che fa gola a molti, un’isola-mondo che oggi, suo malgrado, si trova improvvisamente al centro dello sguardo globale.

Greenland – Land of Ice (2018)

di Stefan Forster

Documentario – YouTube

Un viaggio sensoriale tra ghiaccio e luce polare. Con droni e riprese in altissima definizione Stefan Forster cattura una Groenlandia sospesa nel tempo: iceberg monumentali, fronti glaciali, calotte, fiordi e orsi polari. Dieci minuti di ipnotico elogio alla bellezza dell’isola, che mette in risalto il contrasto tra la maestosità della natura e le tracce, lievi ma inesorabili, del cambiamento climatico.

L’ultimo igloo (2019)

di Christian Collereton

Documentario – Prime Video

Attraverso il racconto delle comunità Inuit, il documentario osserva la progressiva scomparsa dell’igloo come spazio abitativo e simbolico. Un’indagine intima su come il cambiamento climatico e la modernizzazione stiano ridefinendo il rapporto tra cultura, architettura e sopravvivenza nell’Artico.

Against the Ice (2022)

di Peter Flinth

Film – Netflix

Ispirato a una spedizione danese del 1909, il film segue due esploratori bloccati nei ghiacci della Groenlandia orientale. Un racconto di sopravvivenza estrema che mette in scena la natura artica come forza indifferente, segnata da equilibri fragili. Scritto, prodotto e interpretato dall’attore danese Nikolaj Coster-Waldau, il Jaime Lannister de Il Trono di Spade

Borgen. Potere e gloria

(2022)

di Adam Price

Serie TV – Netflix

Definita una vera e propria serie-manuale per capire il “caso Groenlandia”, Borgen affronta il nodo geopolitico delle risorse artiche e il rapporto asimmetrico con la Danimarca. Al centro, la figura del Ministro degli Esteri Birgitte Nyborg, impegnata in una silenziosa ma feroce competizione con la premier. Tra risorse strategiche, ambizioni indipendentiste e ghiacci che si ritirano, l’isola diventa posta in gioco politica, economica e simbolica.

Passaggio a

Nord Ovest (05/04/2025)

di Alberto Angela

Reportage – RaiPlay

Angela accompagna lo spettatore tra i siti archeologici della Groenlandia fino a Ilulissat, sede di un museo dedicato alle tradizioni inuit e alle esplorazioni artiche, ospitato nella casa natale dell’esploratore danese-groenlandese Knud Rasmussen, protagonista di sette spedizioni scientifiche negli sconfinati territori dell’Artico, avvenute tra il 1912 e il 1933.

UN GIOVANE CENTENARIO

Celebrare il Centenario significa guardare al passato con gratitudine e al futuro con responsabilità

AVenezia, città che più di ogni altra mette alla prova il rapporto tra spazio, ambiente e vita umana, esiste da cento anni un’Università che ha fatto del progetto uno strumento critico per leggere il presente e immaginare il futuro. Nel 2026 lo Iuav (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) celebra il suo primo Centenario ripercorrendo una storia iniziata nel 1926, storia che l’ha resa una delle prime Scuole di Architettura in Italia e oggi un unicum nel panorama nazionale, vale a dire l’unico Ateneo interamente dedicato alle discipline progettuali. Architettura, Pianificazione e Urbanistica, Design, Arti, Moda, Teatro e Arti Performative costituiscono il campo d’azione di un’università pubblica che ha intrecciato fin dalle origini didattica, ricerca e sperimentazione. Un modello costruito su una dimensione contenuta ma caratterizzato da una forte vocazione innovativa, che ha portato Iuav a essere la prima università in Italia a introdurre i laboratori progettuali come asse portante della formazione, affiancando il lavoro sul fare alla riflessione teorica sulle scienze umane. Qui è nato anche il primo dottorato in materie progettuali nel panorama universitario italiano, aprendo percorsi di ricerca che spaziano dalla storia dell’architettura alle politiche urbane, dal restauro al design, fino alla ricerca artistica nelle arti visive, performative e nel cinema. Nel tempo Iuav ha esteso il campo del progetto alla scala dell’edificio, della città e del territorio, ma anche a quella degli oggetti, degli eventi culturali e delle pratiche teatrali e multimediali. Centrale è l’attenzione ai nuovi modi di abitare, al benessere individuale e sociale, all’inclusione e alla sostenibilità ambientale. Su questi temi l’Ateneo ha svolto un ruolo pionieristico, anticipando ricerche su cambiamento climatico, transizione ecologica, resilienza urbana e progettazione per la ricostruzione di territori

colpiti da guerre o catastrofi naturali.

Il Centenario non è pensato come una semplice celebrazione, ma piuttosto come un’occasione di riflessione sull’identità dell’università pubblica e sul suo ruolo culturale e civile. Per tutto il 2026 un programma diffuso di mostre, conferenze, seminari, workshop ed eventi pubblici animerà l’Ateneo e la città. La Biblioteca Iuav ai Tolentini si aprirà al pubblico con il percorso espositivo L’università Iuav e i suoi libri: proiettare la memoria, articolato in otto sezioni tematiche che attraversano il rapporto con Venezia come città-laboratorio, le reti internazionali, la riflessione teorica, la didattica e l’interdisciplinarietà. All’interno di questo programma si inseriscono cicli di mostre e seminari come Iuav e Venezia, Iuav e il mondo e Identità Iuav, che scandiranno i primi mesi dell’anno.

Tra i momenti centrali figurano anche le due grandi esposizioni al Magazzino 6 di Santa Marta: in primavera 100 disegni x 100 anni, con materiali originali dell’Archivio Progetti Iuav, e in autunno Guido Guidi all’Iuav, dedicata al fotografo che ha segnato una parte significativa della storia dell’Università. A queste si affianca il ciclo “Dieci per cento – le conferenze Iuav del Centenario”, con ospiti come Benedetta Tagliabue, Pier Vittorio Aureli, Vera e Ruedi Baur e Tim Beatley, chiamati a riflettere su città, progetto, democrazia e sostenibilità.

Sostenibilità che è oggi un elemento strutturale della missione Iuav, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Integrata nella didattica, nella ricerca e nella terza missione, il tema è al centro di una visione che mira ad armonizzare il rapporto tra spazio, ambiente e persone in un contesto fragile come Venezia.

Con circa 5.000 studenti, una fitta rete internazionale e un calendario che include workshop come Wave Iuav 100 e le iniziative di OFF Centenario, Iuav conferma il proprio ruolo di laboratorio aperto: un luogo in cui il progetto resta una pratica critica, capace di tenere insieme memoria, responsabilità e futuro.

di Alberto Marzari
Le Corbusier in Aula Magna
Il Rettore in Aula Magna
Fashion at Iuav
Mostra Architettura
Pianificazione
Von Der Leyen con il Rettore Benno Albrecht
Richard Wright e Carlo Scarpa

GIORNATA DEL RICORDO

STRAGI NEGATE

Le foibe furono una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono – per superficialità o per calcolo – il dovuto rilievo. […] Ma oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell’indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, 10 febbraio 2020

MARCO GIRARDO

Sopravvissuti e dimenticati.

Il dramma delle foibe e l’esodo dei giuliano-dalmati

Paoline Editoriali Edizioni, 2006

Il testo prende in considerazione due eventi storici riconducibili alla Seconda Guerra mondiale e all’immediato dopoguerra: la sparizione nelle foibe di circa 5000 persone (soldati e civili, per lo più italiani) a opera del movimento partigiano jugoslavo, destinato a confluire nelle armate di Tito; l’esodo verso l’Italia di circa 300.000 persone (per lo più italiane) che abitavano l’Istria e la Dalmazia quando queste regioni, alla fine della guerra, furono assegnate alla Jugoslavia (Trattato di Parigi, 10 febbraio 1947). Marco Girardo intervista tre persone direttamente o indirettamente coinvolte nelle vicende citate:

Graziano Udovisi, l’unico sopravvissuto alle foibe che sia ancora in vita; Piero Tarticchio, che avendo perso il padre e altri parenti in una foiba, ha vissuto entrambe le drammatiche esperienze che hanno segnato la gente giuliano-dalmata; Natasha Nemec, una storica slovena di Nova Gorica. Prefazione di Walter Veltroni.

MARCO BALZANO Bambino

Supercoralli, Einaudi, 2024

Siamo a Trieste, la guerra è appena finita. Un uomo beve un caffè al bancone del bar. Qualcuno lo chiama, lui si gira ma sente già la canna di una pistola puntata contro la schiena. Tutti lo conoscono come ‘Bambino’: è stato la camicia nera più spietata della città. «Ho ucciso e fatto uccidere. Ho sempre cercato di stare dalla parte del più forte e mi sono sempre ritrovato dalla parte sbagliata». Nonostante il soprannome che gli hanno affibbiato per il suo viso da fanciullo, Mattia ostenta una ferocia da boia. Ma prima ancora dell’ideologia, prima della violenza e della brutalità antislava, il motivo per cui indossa la camicia nera e batte palmo a palmo le terre contese è la speranza di ritrovare quella madre senza nome né volto. La ricerca di una donna che non ha mai conosciuto diventa il senso di tutto. Suo padre, un vecchio orologiaio sicuro che le persone si possano riparare come gli ingranaggi, è l’unico a conoscere la verità.

Giorno del ricordo 10 febbraio 2026

KATJA HROBAT VIRLOGET

Esodo. Il silenzio di chi resta

Bottega Errante Edizioni, 2026

Un’antropologa e ricercatrice indaga le memorie dei rimasti dopo l’esodo: uomini e donne che nei turbolenti anni del secondo dopoguerra non hanno lasciato l’Istria assieme a gran parte della comunità italiana per raggiungere l’Italia; persone che sono rimaste in Jugoslavia e da maggioranza sono diventate minoranza. Voci scomode sia per chi vorrebbe raccontare l’esodo solo come migrazione di vittime, sia per chi invece lo intende solo come opzione di scelta. Voci ridotte al silenzio per decenni che finalmente raccontano la propria storia. Nel complesso mosaico di ciò che è stato l’Esodo giulianodalmata, si inserisce ora un tassello mancante: il racconto dei destini delle persone comuni che rimasero, che si adattarono, che ricostruirono una società assieme a coloro che arrivarono dall’interno della Jugoslavia a colonizzare il “selvaggio West” istriano.

GIUSEPPINA MELLACE

Le foibe

La clessidra di Clio, LEG Edizioni, 2024

La vicenda delle foibe al confine nordorientale occupa un posto centrale nella storia del nostro Novecento: in un’Europa sconvolta dalla Seconda Guerra mondiale essa si mostra come l’epitome della violenza dilagante su un intero continente. Per comprenderne le origini e lo svolgersi, Giuseppina Mellace tratteggia dapprima una breve storia della Venezia Giulia nel corso del Novecento mettendo in luce, di questo territorio, le complessità geografiche e culturali, e insieme le ragioni antiche di una contesa per il potere combattuta su base etnica. Tutto precipita fra il 1943 e il 1945, quando i toni delle dispute diventano sempre più crudi e le foibe assurgono infine a simbolo dell’inabissarsi nel Male. Lo sguardo dell’autrice si posa incessantemente su tutte le vittime del clima di soprusi generalizzati. Un capitolo particolare viene riservato alle donne che furono coinvolte nel massacro, spesso marginali nelle ricostruzioni storiografiche sull’argomento.

FEDERICA MARZI

La mia casa altrove

Bottega Errante Edizioni, 2021

Marzo 2005, Izola/Isola, Slovenia. Dopo essere uscita di strada in un punto imprecisato della campagna istriana, non lontano dal valico croato, Amina ora si trova in una camera di un ospedale della cittadina costiera, curata e accudita da un infermiere che parla uno strano italiano. I pensieri le si accavallano dentro la testa e sono molti. I ricordi dell’incidente, ma soprattutto la preoccupazione per quell’auto sfasciata - non rubata ma nemmeno presa in prestito a Norina - e il dispiacere che questo incidente darà a suo padre, costretto a pagare i danni all’anziana signora a cui Amina dà una mano ogni tanto per le faccende di casa e per la compagnia. E poi la storia di Norina, profuga istriana di cui Amina non sa molto altro: una sorella che vive in Australia e che non ha mai fatto ritorno e un nipote che sta per arrivare da Melbourne, proprio per conoscere le sue origini.

GIANNI OLIVA
Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria

Nuovi Oscar Storia, Mondadori, 2017

Tra il maggio e il giugno 1945 migliaia di italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia vennero uccisi dall’esercito del maresciallo Tito, gettati nelle «foibe» o deportati nei campi sloveni e croati, dove morirono di stenti e malattie. In una strategia mirata a colpire chiunque si opponesse all’annessione delle terre contese alla «nuova» Jugoslavia, caddero collaborazionisti e repubblichini, membri del CLN, partigiani, comunisti, e soprattutto tanti cittadini comuni travolti dal clima di torbida violenza di quelle settimane. In questo libro intenso e inquietante Gianni Oliva ricostruisce le vicende di quei giorni in tutte le loro articolazioni politiche, militari e diplomatiche, restituendo alle «stragi negate» la loro verità dopo mezzo secolo di colpevole silenzio.

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REVIEW

Le memorie che non sai di avere Legacy Russell prescrive il risveglio della coscienza collettiva

La vera natura della nuova realtà digitale non è quella di un mondo parallelo, ma piuttosto un’estensione di quello organico, che trasporta tematiche e spinte sociali in una piazza di confronto dalle capacità di diffusione e ramificazione molto più capillari. Secondo gli studi della sociologia odierna, comportamenti, idee e cultura, un tempo veicolati dalle sole relazioni interpersonali, oggi si articolano attraverso i mezzi di comunicazione di massa, generando schemi assai più complessi. I meme sono de facto il prodotto di questa evoluzione: plastici, mutano e si evolvono, espandendosi in sincronia con gli sviluppi della società organica. In questo panorama, la curatrice e scrittrice statunitense Legacy Russell apre una visione prospettica su tematiche storicamente dibattute. Direttrice esecutiva dell’istituzione di arte contemporanea The Kitchen, teorizza, in risposta alle dinamiche di sfruttamento digitale, una vera e propria demolizione delle attuali condizioni della cultura online, per costruirne «una basata su nuove definizioni di autorialità».

Dopo il successo di Glitch Feminism: A Manifesto, dove affronta l’approccio femminista alle relazioni che interconnettono cyberspazio, internet e tecnologia, Russell torna con un altro tema scottante a livello globale, particolarmente critico negli Stati Uniti: Black Meme punta infatti i riflettori sull’essenzialità delle figure nere nell’eredità culturale globale, dal periodo pre-digitale fino al dibattito dei nuovi media.

Non una semplice constatazione causa-effetto, ma una spedizione archeologica che esplora le forme della mente collettiva, arrivando a toccare le componenti più controverse dell’autorità politica. Il libro porta a processo fotogrammi tanto significativi da passare ormai inosservati, assorbiti dall’immaginario comune: dagli zombie di Michael Jackson al pugno chiuso di Tommie Smith. Si parla di origini, di giusto e sbagliato, dell’inconcretezza di entrambi a tu per tu con il volto della storia. Uno schiaffo che incita, anzi reclama, una coscienza collettiva vigile, capace di vedere sotto la superficialità dettata da una pigrizia sempre più radicata nella società, che ci sta velocemente conducendo verso un assorbimento totale da parte dell’intelligenza superiore.

Nata a New York, laureata alla University of London e con numerosi riconoscimenti letterari alle spalle, Legacy Russell ha dedicato la sua carriera allo studio e alla comprensione delle arti creative contemporanee. Ha tracciato la sua rotta dalle pagine dei magazine più influenti alle sale del Metropolitan, coltivando quel pensiero empirico che si riversa in questo libro e che conduce a una visione trasformativa, alimentando un dibattito vivo tra razza, digitale e arte.

ENG Legacy Russell’s work examines the digital world not as a separate realm but as an extension of organic society, where ideas and behaviours circulate through mass media in increasingly complex ways. Memes, fluid and ever evolving, embody this shift. Against this backdrop, curator, writer, and director of The Kitchen Legacy Russell calls for dismantling current online cultural structures to rebuild authorship on new terms. After Glitch Feminism, she returns with Black Meme, a study of how black figures have shaped global cultural memory from the pre digital era to today’s media landscape. The book functions as an archaeological inquiry into the collective mind, revisiting iconic yet overlooked images, from Michael Jackson’s zombies to Tommie Smith’s raised fist, and interrogating power, history, and the blurred lines between right and wrong. Russell urges a renewed collective awareness capable of resisting passive consumption in an age increasingly shaped by artificial intelligence. Her career, spanning major institutions and publications, fuels this transformative reflection at the intersection of race, digital culture, and contemporary art.

Legacy Russell Black Meme. Decolonizzare il digitale Wetlands, 2025

Progettare cultura

Con un segnale forte e di continuità, Fondazione di Venezia rinnova il Bando Cultura anche per il 2026, mettendo a disposizione della città metropolitana di Venezia 300.000 euro con un duplice obiettivo: sostenere progetti di musei, archivi e biblioteche – enti culturali pubblici o privati senza scopo di lucro –, dedicati alla valorizzazione e alla fruizione dei beni culturali e supportare iniziative di creatività, in particolare negli ambiti della pittura, scultura, fotografia, letteratura, cinema, video-arte, teatro, musica, danza, balletto, arti performative e altre forme di arte applicata, con un’attenzione particolare verso l’impegno a favore del coinvolgimento dei giovani e dei cittadini più fragili da parte di enti, associazioni e fondazioni con sede legale all’interno della Città Metropolitana di Venezia. Ciascun ambito del Bando dovrà avere come oggetto la progettazione e l’esecuzione di attività artistiche e culturali finalizzate alla valorizzazione della comunità e del territorio metropolitano. Il bando costituisce un’occasione incredibile e di grande stimolo, prevedendo anche sostanziosi contributi, con un tetto massimo di 20.000 euro per entrambi gli ambiti di intervento, e uno minimo stabilito a 5.000 euro. La fase di realizzazione dei progetti selezionati si svolgerà nell’arco di 12 mesi.

«Con l’edizione 2026 del Bando Cultura – ha dichiarato Vincenzo Marinese, Presidente della Fondazione di Venezia – vogliamo confermare il nostro impegno ad accompagnare e sostenere idee che mettano al centro le persone, la creatività e il valore della cultura come esperienza condivisa. Con questo Bando desideriamo che i musei, le biblioteche e le associazioni del territorio diventino realtà sempre più aperte, accoglienti, in grado di emozionare parlando a pubblici diversi anche attraverso nuovi linguaggi. Per questo ci impegneremo a sostenere progetti capaci di rendere il patrimonio culturale vivo, vicino e partecipato, rafforzando il legame con le comunità e stimolando curiosità, inclusione e senso di appartenenza».

Il bando completo, la cui scadenza è fissata alle ore 12 di martedì 31 marzo 2026, è disponibile sul sito della Fondazione di Venezia. Gaia Conte

www.fondazionedivenezia.org

Natura da sfogliare

Venice Gardens Foundation apre le iscrizioni alla seconda edizione del Venice Gardens Foundation Natura. Premio Letterario Giovani Lettori e annuncia, per il 2026, anche il Premio Letterario dedicato agli adulti. Due iniziative che si inseriscono nel percorso avviato dalla Fondazione, presieduta da Adele Re Rebaudengo, attiva dal 2014 nella tutela, nel restauro e nella valorizzazione di parchi, giardini e beni di interesse storico e culturale.

Negli anni, questo impegno si è tradotto in interventi concreti come il recupero dei Giardini Reali di Venezia e dell’Orto Giardino del Convento del Santissimo Redentore alla Giudecca. Progetti che mirano a ricostruire un rapporto consapevole con la natura, fondato su equilibrio, rispetto e conoscenza. In questa prospettiva si colloca anche il Premio Natura, pensato come strumento di diffusione culturale e di sensibilizzazione ambientale attraverso la letteratura. Istituito nel 2025, il Premio Giovani Lettori ha registrato, nella sua prima edizione, un’ampia partecipazione, con quasi cento pubblicazioni candidate e l’assegnazione di otto riconoscimenti ad autori e illustratori italiani e internazionali. Forte di questo riscontro, la Fondazione rilancia ora l’iniziativa con una nuova edizione arricchita dall’introduzione della Sezione Orti e Giardini.

Il Premio si articola in quattro sezioni: Narrativa e Saggistica 6–8 anni, con il sostegno di Marie-Rose Kahane; Narrativa e Saggistica 9–11 anni, con il so-

www.venicegardensfoundation.org

stegno e la collaborazione di Oasi Zegna; Illustrazione, sostenuta da Pulsee Luce e Gas; Orti e Giardini, promossa dalla Venice Gardens Foundation in collaborazione con l’Associazione Pia Pera Orti di Pace. Per le sezioni Narrative e di Saggistica possono essere candidati romanzi, raccolte di racconti e opere divulgative di autori italiani o stranieri tradotti in italiano e pubblicati da editori italiani. I testi devono essere in grado di trasmettere ai giovani lettori il valore e il significato della natura. Per ciascuna sezione è previsto un premio di 5.000 euro sia per l’autore sia per l’illustratore.

La Sezione Illustrazione è rivolta a libri illustrati, compresi i silent book, destinati a lettori dai 6 agli 11 anni, con le stesse caratteristiche editoriali. All’illustratore primo classificato sarà assegnato un riconoscimento di 5.000 euro. La Sezione Orti e Giardini, dedicata a opere incentrate sui temi dell’orto e del giardino, prevede un premio dello stesso valore, attribuito all’autore o all’illustratore a discrezione della giuria. Un elemento distintivo del Premio è il coinvolgimento diretto delle scuole primarie. Per le sezioni 6–8 e 9–11 anni, la giuria si avvarrà del parere di classi dell’Istituto Comprensivo Venezia 3 “Dante Alighieri” e dell’Istituto Comprensivo Valdilana-Pettinengo. Per la Sezione Orti e Giardini parteciperanno gli studenti dell’Istituto Comprensivo “Pia Pera” di Lucca. La cerimonia di premiazione è in programma lunedì 5 ottobre 2026, ospitata nell’Orto Giardino del Convento del Santissimo Redentore a Venezia, uno dei luoghi simbolo dell’attività della Fondazione.

La stanza segreta

Quando racconta ciò che ama, le parole si trasformano in energia: entusiasmo, curiosità, visioni del mondo che contagiano chi ascolta. I libri scelti dai “maestri di lettura” si aprono come finestre sul possibile, invitando a guardare oltre ciò che già conosciamo, a ripensare le nostre scelte, a percepire desideri sopiti o forse non ancora conosciuti. In ogni incontro, la passione per un testo diventa una luce capace di illuminare il lettore, guidandolo in quella “stanza segreta” dove l’invisibile diventa visibile.

Da questa passione nasce la rassegna Visite guidate nei libri, ideata dal gruppo di lettura Veloce Vascello APS con il patrocinio del Comune di Treviso che, dopo il successo della scorsa edizione, torna nel 2026 dal 27 febbraio al 15 maggio con sei appuntamenti che invitano a immergersi in opere scelte dai loro lettori-appassionati, per l’appunto i “maestri di lettura”.

Si apre con Edoardo Camurri (27 febbraio) e Finnegans Wake di James Joyce, opera-labirinto che intreccia sogno, memoria e linguaggio. Ogni parola è nodo di connessioni e flusso di coscienza, un’esortazione a misurarsi con le mille vie del pensiero e con la complessità della modernità. Segue Antonio Pascale (6 marzo) con I racconti di Franz Kafka, storie brevi in cui si condensano solitudine e assurdo. Le pagine di Kafka sono territori di enigmi e tensioni, dove il quotidiano si carica di significati inattesi e apre spazi per riflessioni sulla vita e sulle regole che la governano. Con Gioia Salvatori (20 marzo) si entra nel cuore di Madame Bovary di Flaubert, romanzo del desiderio, della frustrazione e della tensione tra realtà e aspirazioni. Emma Bovary diventa simbolo universale della ricerca di senso, un personaggio che scuote l’anima di ogni lettore. Marco Malvaldi (10 aprile) accompagna il pubblico ne Il sistema periodico di Primo Levi, dove scienza, ricordi e vissuto quotidiano si intrecciano in capitoli che sono insieme materia intima e riflessione storica. La scrittura di Levi mostra come anche la memoria più concreta possa diventare metafora dell’umano, tra resilienza e identità. Luca Mastrantonio (24 aprile) presenta Il nuotatore di John Cheever, racconto breve e simbolico in cui un viaggio attraverso piscine e quartieri si fa specchio del tempo e delle scelte esistenziali. Una lettura della quotidianità come percorso interiore, tra fughe, speranze e rivelazioni.

A chiudere, Vito Mancuso (15 maggio) con Pensieri di Marco Aurelio. L’incontro finale conduce a confrontarsi con il proprio modo di vivere, a meditare sulla responsabilità e sull’equilibrio interiore. In questo testo antico, ogni riflessione risuona con la vita contemporanea, chiudendo la rassegna con uno sguardo che unisce letteratura, filosofia e vissuto profondamente personale.

Chiara Sciascia

Visite guidate nei libri

27 febbraio-15 maggio Auditorium ex chiesa Santa Caterina visiteguidateneilibri.it

INTUIZIONE

In passato avevamo avuto occasione di intrattenerci sulla comunicazione, le sue varie forme, e sui molteplici meccanismi connessi.

Avevamo lasciato in ombra intenzionalmente un modo raro, particolare, straordinariamente sottile, di formazione del pensiero, assai delicato, dai contorni difficili da individuare, da definire e quindi in genere un po’ accantonato; forse un po’ trascurato, perché il terreno che tratta è impalpabile, di approfondimento incerto, un po’ vago da delimitare, forse anche perché non di rado sconfina in territori meno materiali. Addirittura, trattandosi di argomenti scomodi (un fotografo potrebbe definirli “sfuocati”), spesso, perciò, per brevità e comodità queste indagini, queste riflessioni vengono accantonate, per praticità ignorate e qualche volta addirittura negate. Invece… con un po’ di coraggio (e molta pazienza da parte Vostra), proviamo a parlarne: si tratta dell’Intuizione. Appena si nomina questo argomento, ci rendiamo conto che la parola ha richiami di origini lontane. La mente ricorre subito al termine, apparentemente simile, appartenente al Diritto Romano: “Intuitu personae”, cioè in considerazione delle qualità di una persona. Questa singolare espressione, all’epoca, in alcuni contratti veniva utilizzata per indicare, quanto venissero considerate essenziali per un certo accordo di volontà, le qualità di uno o entrambi i contraenti. Al punto che proprio in riferimento a queste, il contratto non era facilmente cedibile. L’accordo infatti era stato originariamente concluso tenendo proprio conto proprio delle speciali caratteristiche di almeno uno dei contraenti: la sua competenza o il suo valore da tutti riconosciuto. Si trattava, ad esempio, di una persona specialista in un certo campo oppure di sicura, assoluta, fiducia. L’affidabilità, quindi, costituiva elemento essenziale per poter concludere un certo contratto e quindi il motivo per il quale questo non potesse essere facilmente cedibile.

Anche ai tempi dei romani, evidentemente, non era facile, né frequente, trovare persone veramente competenti o soprattutto, semplicemente galantuomini…!

Con il passare degli anni, però, il senso si è completamente modificato. Tanto che per tentare di indicarne il significato assunto attualmente, nell’uso comune, si potrebbe dire che l’intuizione è una verità, talvolta sottintesa, apprezzata e riconosciuta che giunge allo spirito senza la necessità di passare attraverso il ragionamento, quindi senza impegnare il cervello, l’intelligenza (umana, intendo, non quella artificiale!). Originale? Difficile? Bisogna sinceramente ammetterlo: in questo campo stiamo navigando a vista, al di fuori della cosiddetta normale, comune, collaudata logica.

Le usuali riflessioni dell’intelletto, normalmente utilizzate, seguono per lo più modelli assodati, che partendo da premesse comprensibili e note, si sviluppano in modo coerente e giungono alle conseguenze secondo schemi comunemente conosciuti e coerentemente accettati. Invece, nel campo dell’intuizione, ci accorgiamo che questo approccio esula da questo contesto perché si basa soprattutto su sensazioni, su sensibilità soggettive particolarmente sviluppate che consentono di giungere più rapidamente alle conclusioni, in modo più diretto, anche se forse meno “garantite”.

Per esaminare questo terreno, in punta di piedi, per avvicinarci ad un “materiale” così sfumato, che pare non segua neppure una regola costante, forse ci possono essere d’aiuto l’uso di alcuni artifici lessicali, delicatamente allusivi.

Quante volte abbiamo sentito dire: «quella persona è dotata di sesto senso». L’uso di questa espressione iperbolica (esagerata) aiuta l’ascoltatore a immaginarsi un’idea che tuttavia non trova una sua propria parola specifica dal significato costante, che possa immediatamente, completamente indicarne la sostanza, né il meccanismo.

Un altro modo per avvicinarci e dare un supporto, seppure sempre impreciso, è la parola “ispirazione”. Questa indica quell’estro, talvolta soltanto temporaneo, che di solito persone sensibili in campo artistico cercano di avvertire, di cogliere, di percepire, penetrare e successivamente trasmettere a chi di quell’arte riesce a fruirne: un poeta, un compositore, un pittore, uno scrittore. Come vedete siamo su un ter-

PAROLE a cura di Renato Jona

INTUIZIONE

reno delicato che difficilmente riesce a descrivere appieno il contenuto della parola.

Differente natura presenta il termine “perspicacia”. Questo si limita a considerare soprattutto il campo intellettivo, allargandolo, ma non approfondendo quella parte impalpabile che proprio ai nostri fini, di certi atteggiamenti, di dichiarazioni o comportamenti, ci riguarda. Continuiamo la caccia al tesoro tra le parole che possono, tra i vari significati aiutarci a… “intuire” chiarimenti utili per comprendere se non la definizione, almeno il valore del nostro termine.

Ancora: “illuminazione”, “lampo di genio”. Queste espressioni, si riferiscono, forse, maggiormente alla velocità necessaria per raggiungere un brillante risultato, ma peccano perché non ci avvicinano alla sostanza del significato di intuizione, che stiamo cercando di comprendere e definire.

Un’altra espressione di uso assai comune, che mi fa un po’ sorridere, è “fiuto”. Si tratta di un modo di dire preso a prestito dal mondo… canino! E tuttavia sembra proprio un termine veramente appropriato. Questi meravigliosi animali infatti, grazie ad un senso particolarmente sviluppato, il fiuto appunto, vivono, si orientano, possono ricordare percorsi, riconoscere persone e cose, dare o meno fiducia, difendersi da eventuali pericoli. Quando questa qualità, ovviamente intesa in senso metaforico, viene utilizzata da qualche essere umano particolarmente dotato, indubbiamente riesce a raggiungere traguardi che con la sola intelligenza, sensibilità “comune”, “normale” non avrebbe potuto toccare. Non solo, ma l’espressione si riferisce alla maggior capacità di evitare minacce nascoste, rispetto alla normale possibilità, che tutti ben conosciamo.

Il termine “fiuto”, usato anche in campo politico, indica un modo “istintivo” di valutare in anticipo ad esempio le conseguenze di una certa scelta, oppure permette di rendersi conto di quale è il limite da non superare durante una trattativa, cogliendone il massimo vantaggio, senza arrivare all’indesiderato e tanto temuto limite di rottura.

Ancora: nel campo che supera la sfera materiale, sentiamo spesso no-

minare il “presentimento”, che si riferisce ancora ad un’altra, differente sensazione, impalpabile anch’essa, dell’essere umano. Potremmo dire che si tratta di una corretta percezione di un avvenimento che deve ancora accadere, quindi una sensazione anticipata di un evento successivo, pur senza essere in possesso di elementi indicativi certi. E questo sentore, quando presente, si dimostra estremamente utile nelle scelte, per le successive conseguenze.

Il presentimento in genere presenta caratteristiche più rare, episodiche e sembra avvicinarsi meno all’intuizione.

Jung, studioso, tra l’altro, dell’affascinante materia, l’ha definito: percezione inconscia!

Questa volta, la caccia alla parola che possa definire con esattezza il termine intuizione, ci ha portato ad allargare lo sguardo. Forse la parola intuizione contiene un poco di tutti e ciascuno dei termini cui sopra abbiamo accennato.

Ed ora, mi sia concessa una piccola digressione personale: pur riaffermando, con assoluta convinzione, la parità dei sessi, devo correttamente ammettere che, non di rado, il sesso femminile sembra essere dotato con maggior frequenza, della delicata attitudine, della sensibilità per giungere rapidamente, anche se in modo irrazionale, ai traguardi che l’intuito sembra poter offrire.

(E adesso, non mi si obbietti che… il “materiale da costruzione” della donna è stata una costola di un uomo!). L’argomento è un po’ debole, direi, quasi soltanto consolatorio.

Suvvia! Però, anche gli uomini, in casi più rari, sono dotati talvolta di questa marcia in più. Non ci credete?

Ad esempio, grazie alla mia intuizione, arrivo a percepire che adesso non è bene ulteriormente approfondire questo… “campo scivoloso”, impreciso, poco dimostrabile, ma reale.

E quindi, lasciando riposare queste super facoltà, rare, ma non di rado riscontrabili e presenti, non resta che promettervi: alla prossima…

GIOIELLI NASCOSTI DI VENEZIA

SCALA DEL BOVOLO

San Marco 4303

COMPLESSO DELL’OSPEDALETTO

Barbaria de le Tole, Castello 6691

CHIESA DELLE PENITENTI

Fondamenta Cannaregio 890

ORATORIO DEI CROCIFERI

Campo dei Gesuiti, Cannaregio 4904

OLYMPIC FEVER

arte, architettura, film, musica, teatro, libri, sport! february2026

city diary

agenda

MUSICA , CLASSICA , TEATRO, CINEMA

01

domenica Sunday

LORNA SHORE

Metal

Gran Teatro Geox-Padova h. 21

05

giovedìThursday

PAUL MILLNS

British blues

Al Vapore-Marghera h. 20

06

venerdì Friday

MIRANDA CORTES

GIOVANNI DI VITO

ALVISE SEGGI

DAVIDE FRADELONI

Jazz

Hotel Aquarius h. 19

SICK TAMBURO

Indie

New Age Club-Roncade h. 21

07

sabato Saturday

DOS PARA CACHAO

Jazz

Laguna Libre h. 20.30

DENIS CRUZ

TOMAN

HONEYLUV

Dj-set

“Arsenale Carnival Experience“ Arsenale di Venezia h. 22.30

SIMONA DANIELE

MASSIMO FARAÒ TRIO

Jazz

Al Vapore-Marghera h. 20

HUMAN NATURE LIVE

SHOW

Michael Jackson tribute Gran Teatro Geox-Padova h. 21

08 domenica Sunday

TENGERTON

Musica contemporanea mongola

“Candiani Groove“ Centro Culturale Candiani-Mestre h. 18

DOCTOR AND THE PSYCHEDELIC THINKERS

Rock Al Vapore-Marghera h. 20

10

martedìTuesday FRANCESCO DE GREGORI

Musica d’autore Hall-Padova h. 21

12

giovedìThursday

WE WILL ROCK YOU!

Queen tribute

Gran Teatro Geox-Padova h. 21

AGNOSTIC FRONT

Punk

New Age Club-Roncade h. 21

13

venerdì Friday

MIRAS SILK ROAD

COLLECTIVE

Musiche tradizionali uigure

“Incroci in Musica 2026“

Auditorium Santa Margherita h. 18

OLYMPIC MUSIC CIRCUS SHOW

Musica d’autore

“Carnevale di Venezia 2026“

Teatro A l’Avogaria h. 18

HELOISA LOURENÇO MARCO PONCHIROLI

ALVISE SEGGI

JACOPO JACOPETTI

Jazz

Hotel Aquarius h. 19

BATISTOCOCO

World music

Al Vapore-Marghera h. 20

LUCA AGNELLI

PEPPE PORT

RVRSRVR (LIVE)

STEFANØ

Dj-set

“HARDSTYLER Carnival Edition“

Baia del Forte-Forte Marghera h. 22

IGGOR CAVALERA

Groove metal

“YouTheater 25.26“

Teatro del Parco-Mestre h. 21

14

sabato Saturday

ALE DE TUGLIE

ATLAC

RICKY TAG

Dj-set

“HARDSTYLER Carnival Edition“

Baia del Forte-Forte Marghera h. 22

15

domenica Sunday

NAISSAM JALAL

Jazz modale

“Candiani Groove“

Centro Culturale Candiani-Mestre h. 18

19 giovedìThursday

MATHIAS

Folk

Al Vapore-Marghera h. 20

20

venerdì Friday

SWING DINAMIQUE

QUINTET

Swing

Al Vapore-Marghera h. 20

21

sabato Saturday

ANDRÉS BARRIOS TRIO

Jazz “Jazz&“

Teatro La Fenice h. 21

ENSEMBLE SYMPHONY

ORCHESTRA

Morricone tribute

Gran Teatro Geox-Padova h. 21

27

venerdì Friday

WILL MAZZER & THE HEADHUNTERS

Rhytm’n’blues

Al Vapore-Marghera h. 20

28

sabato Saturday JAZZ/MATISSE

Installazione immersiva Teatrino di Palazzo Grassi h. 16/21

BILL’S HIT TRIO

Jazz

Al Vapore-Marghera h. 20

INDIRIZZI

AL VAPORE Via Fratelli Bandiera 8-Marghera www.alvapore.it

ARSENALE DI VENEZIA Campo de la Tana 2169 carnevale.venezia.it

AUDITORIUM SANTA MARGHERITA

Campo Santa Margherita www.unive.it

BAIA DEL FORTE Forte Marghera www.ilmuretto.org

CENTRO CULTURALE CANDIANI

Piazzale Candiani 7-Mestre www.venetojazz.com

GRAN TEATRO GEOX Via Tassinari 1-Padova www.zedlive.com

HALL PADOVA Via Nona Strada 11/b-Padova www.hallpadova.it

HOTEL AQUARIUS

Campo San Giacomo dell’Orio 1624 www.hotelaquariusvenice.com

LAGUNA LIBRE Cannaregio 969 www.lagunalibre.it

NEW AGE CLUB Via Tintoretto 14-Roncade www.newageclub.it

TEATRINO DI PALAZZO GRASSI

Campo San Samuele 3231 www.venetojazz.com

TEATRO A L’AVOGARIA Dorsoduro 1617 carnevale.venezia.it

TEATRO DEL PARCO Via Sergio Gori 11-Mestre www.comune.venezia.it

TEATRO LA FENICE

Campo San Fantin 1965 www.venetojazz.com

01

domenica Sunday

SIMON BOCCANEGRA

Opera in un prologo e tre atti

Direttore Renato Palumbo

Regia Luca Micheletti

Musiche di Giuseppe Verdi

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 230/20

Teatro La Fenice h. 15.30

03

martedìTuesday

ROBERTO PROSSEDA pianoforte

IAN BOSTRIDGE tenore

Musiche di Schumann, Britten

“Musikàmera 2026”

Ingresso/Ticket € 40/5

Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20

04

mercoledìWednesday

ROBERTO PROSSEDA pianoforte

IAN BOSTRIDGE tenore

Musiche di Schumann, Britten

“Musikàmera 2026”

Ingresso/Ticket € 40/5

Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20

07

sabato Saturday

DAVIDE ALOGNA violino

ENRICO PACE pianoforte

Musiche di Mozart, Beethoven, Respighi

“Musikàmera 2026”

Ingresso/Ticket € 40/5

Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20

08

domenica Sunday

LA TRAVIATA

Melodramma in tre atti

Direttore Stefano Ranzani

Regia Robert Carsen

Musiche di Giuseppe Verdi

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 130/10

Teatro La Fenice h. 19

10

martedìTuesday

SIMON BOCCANEGRA

Opera in un prologo e tre atti

Direttore Renato Palumbo

Regia Luca Micheletti

Musiche di Giuseppe Verdi

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 230/20

Teatro La Fenice h. 19

11

mercoledìWednesday

LA TRAVIATA

Melodramma in tre atti

Direttore Stefano Ranzani

Regia Robert Carsen

Musiche di Giuseppe Verdi

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 130/10

Teatro La Fenice h. 19

12

giovedìThursday

SIMON BOCCANEGRA

Opera in un prologo e tre atti

Direttore Renato Palumbo

Regia Luca Micheletti

Musiche di Giuseppe Verdi

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 230/20

Teatro La Fenice h. 19

QUARTETTO RILKE

QUARTETTO DI GENOVA

Giulia Gambaro violino

Giada Visentin violino

Giulietta Bianca Bondio viola

Marina Pavani violoncello

Yesenia Vicentini violino

Filippo Taccogna violino

Teresa Valenza viola

Stefano Grazioli violoncello

Musiche di Shostakovich, Webern

“Stagione Concerti 2025.26”

Ingresso/Ticket € 50/20

Teatro Toniolo-Mestre h. 19.30

13

venerdì Friday

KONSTANTIN ZVYAGIN

pianoforte

Musiche di Wagner

Ingresso per invito/Admission upon invitation

Conservatorio Benedetto Marcello h. 17.30

LA TRAVIATA

Melodramma in tre atti

Direttore Stefano Ranzani

Regia Robert Carsen

Musiche di Giuseppe Verdi

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 130/10

Teatro La Fenice h. 19

14

sabato Saturday

JEUX D’AMOUR

laria Iaquinta soprano

Riccardo Serra violoncello

Giacomo Serra pianoforte

Musiche di Shumann, Debussy, Offenbach

“Carnevale di Venezia 2026”

Ingresso/Ticket € 15/5

Palazzo Albrizzi h. 16

SIMON BOCCANEGRA

CARNIVAL COCKTAIL 2026

Opera in un prologo e tre atti

Direttore Renato Palumbo

Regia Luca Micheletti

Musiche di Giuseppe Verdi

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 385/365

Teatro La Fenice h. 15.30

15 domenica Sunday

KOKAI QUINTET

Cristina Rosafio flauto

Camilla Vezzaro oboe

Damiano Ballarin clarinetto

Iris Vanuijtrecht corno

Angela Ferrara fagotto

Musiche di Prokofev

“Carnevale di Venezia 2026”

Ingresso libero su prenotazione/Free entry upon reservation

La Casa di The Human Safety Net h. 11.30

LA TRAVIATA

Melodramma in tre atti

Direttore Stefano Ranzani

Regia Robert Carsen

Musiche di Giuseppe Verdi

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 130/10

Teatro La Fenice h. 17

17

martedìTuesday

LETIZIA MICHIELON pianoforte

Musiche di Mozart, Beethoven

“Carnevale di Venezia 2026”

Ingresso/Ticket € 15/5

Palazzo Albrizzi h. 16

LA TRAVIATA

Melodramma in tre atti

Direttore Stefano Ranzani

Regia Robert Carsen

Musiche di Giuseppe Verdi

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 130/10

Teatro La Fenice h. 19

18

mercoledìWednesday

TRIO ORELON

Judith Stapf violino

Arnau Rovira i Bascompte violoncello

Marco Sanna pianoforte

Musiche di Fauré, Britten

“Musikàmera 2026”

Ingresso/Ticket € 40/5

Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20

19

giovedìThursday

TRIO ORELON

Judith Stapf violino

Arnau Rovira i Bascompte violoncello

Marco Sanna pianoforte

Musiche di Fauré, Britten

“Musikàmera 2026”

Ingresso/Ticket € 40/5

Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20

21

sabato Saturday

CLAUDIO RADO violino

JULIO CABALLERO PÉREZ

pianoforte

Musiche di Pisendel

“Landscapes 2026”

Ingresso/Ticket € 20/15

Chiesa di San Teonisto-Treviso h. 18

25

mercoledìWednesday

LO SCHIACCIANOCI

Balletto in due atti

Orchestra del Teatro La Fenice Étoiles, primi ballerini, solisti e corpo di ballo del Balletto

Nazionale Ungherese

Direttore Gábor Hontvári

Coreografia Wayne Eagling, Tamás Solymosi

Musiche di Pëtr Il’ic Cajkovskij

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 230/20

Teatro La Fenice h. 19

agenda

MUSICA, CLASSICA , TEATRO , CINEMA

giovedìThursday

LO SCHIACCIANOCI

Balletto in due atti

Orchestra del Teatro La Fenice

Étoiles, primi ballerini, solisti e corpo di ballo del Balletto

Nazionale Ungherese

Direttore Gábor Hontvári

Coreografia Wayne Eagling, Tamás

Solymosi

Musiche di Pëtr Il’ic Cajkovskij

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 230/20

Teatro La Fenice h. 19

27

venerdì Friday

LO SCHIACCIANOCI

Balletto in due atti

Orchestra del Teatro La Fenice

Étoiles, primi ballerini, solisti e corpo di ballo del Balletto

Nazionale Ungherese

Direttore Gábor Hontvári

Coreografia Wayne Eagling, Tamás Solymosi

Musiche di Pëtr Il’ic Cajkovskij

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 230/20

Teatro La Fenice h. 19

28

sabato Saturday

LO SCHIACCIANOCI

Balletto in due atti

Orchestra del Teatro La Fenice

Étoiles, primi ballerini, solisti e corpo di ballo del Balletto

Nazionale Ungherese

Direttore Gábor Hontvári

Coreografia Wayne Eagling, Tamás Solymosi

Musiche di Pëtr Il’ic Cajkovskij

“Stagione Lirica e Balletto 20252026”

Ingresso/Ticket € 230/20

Teatro La Fenice h. 15.30

INDIRIZZI

CONSERVATORIO

BENEDETTO MARCELLO

Fondamenta Narisi 2810 www.conservatoriovenezia.eu

CHIESA DI SAN TEONISTO

Via San Nicolò 31-Treviso www.fbsr.it

LA CASA DI THE HUMAN SAFETY NET

Piazza San Marco 105 carnevale.venezia.it

PALAZZO ALBRIZZI

Cannaregio 4118 carnevale.venezia.it

TEATRO LA FENICE

Campo San Fantin 1965 www.teatrolafenice.it

TEATRO TONIOLO

Piazzetta Malipiero-Mestre www.comune.venezia.it

03

martedìTuesday

PAROLE FEMMINE

di e con Annalisa Insardà

Rgia Andrea Naso

“Top Ten – Stagione Teatrale”

Ingresso/Ticket € 8,5/ 12,5

Teatro del Parco-Mestre h. 19.30

TO BE YOUNG, GIFTED AND BLACK

Con Gaja Aurora Ebere

Ikeagwuana, Laura Amponsah

Regia Gaja Aurora Ebere

Ikeagwuana

“Festival Universal Art Design”

Ingresso libero/Free entry

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

LA LOGICA DELLA PACE, LA LOGICA DELLA GUERRA

Compagnia Tema Cultura

Con Andrea Cozzo

“Festival Mythos Olympia 2026”

Ingresso/Ticket € 10

Teatro Del Monaco-Treviso h. 20

04

mercoledìWednesday

AFTER

Testo, regia, musica e performance

Tanasije Cakic

“Festival Universal Art Design”

Ingresso libero/Free entry

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

I RAGAZZI IRRESISTIBILI

di Neil Simon

Con Umberto Orsini, Franco Branciaroli

Regia di Massimo Popolizio

“Stagione di Prosa 2025/26”

Ingresso/Ticket € 5/39

Teatro Verdi-Padova h. 20.30

giovedìThursday

I RAGAZZI IRRESISTIBILI

(vedi mercoledì 4 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 19

UN ALTRO NOME –CHIAMARCI GIULIETTA E ROMEO

Drammaturgia Luce Sant’Ambrogio

“Festival Universal Art Design”

Ingresso libero/Free entry

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

MIRANDOLINA

da La Locandiera di Carlo Goldoni

di Marina Carr

Dramaturg e traduzione di Monica

Capuani

Regia Caitríona McLaughlin

Con Gaja Masciale

“Stagione di Prosa 2025/26”

Ingresso/Ticket € 5/39

Teatro Del Monaco-Treviso h. 20.30

06 venerdì Friday

RICCARDO III di William Shakespeare

Riduzione e adattamento di Angela Dematté

Regia Andrea Chiodi

Con Maria Paiato, Riccardo Bocci “Stagione di Prosa 2025/26”

Ingresso/Ticket € 10/30

Teatro Toniolo-Mestre h. 21

GORGON SYNDROME

Creazione del processo creativo Tatsiana Popova, Yana Alekseenko, Alana Ivory, Nadzeya Sheibak, Sonia Rosa “Festival Universal Art Design” Ingresso libero/Free entry

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

I RAGAZZI IRRESISTIBILI (vedi mercoledì 4 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 20.30

MIRANDOLINA

(vedi giovedì 5 febbraio)

Teatro Del Monaco-Treviso h. 20.30

07 sabato Saturday

GOLDONI SVELATO

Regia e scrittura di scena a cura di Michele Tonicello

Con Alice Centazzo, Andrea Sadocco

Ingresso/Ticket € 5/15

Teatro Goldoni h. 13

PICCHIAMOCI

Contro la violenza di genere sul genere umano di e con Arianna Porcelli Safonov “Fuoriserie 2025/26” Ingresso/Ticket € 12/20

Teatro Goldoni h. 19

RICCARDO III

(vedi venerdì 6 febbraio)

Teatro Toniolo-Mestre h. 19.30

CALICANTO PER RACCONTAR DI OFELIA

dal romanzo di Luisa Antonini Ofelia. Storia di canto, di terra e di amore

Regia di Luisa Antonini

“Mira, il Teatro fa centro 2025/26”

Ingresso/Ticket € 18/22

Teatro Villa dei Leoni-Mira h. 21

PER FAVORE, NON

RICCARDO III

Regia Giammarco Pignatiello

Con Alessandra Curía, Giammarco Pignatiello, Benedetta Pigoni, Cristian Viscione

“Festival Universal Art Design”

Ingresso libero/Free entry

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

I RAGAZZI IRRESISTIBILI

(vedi mercoledì 4 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 20.30

MIRANDOLINA

(vedi giovedì 5 febbraio)

Teatro Del Monaco-Treviso h. 20.30

08

domenica Sunday

RICCARDO III

(vedi venerdì 6 febbraio)

Teatro Toniolo-Mestre h. 16.30

I RAGAZZI IRRESISTIBILI

(vedi mercoledì 4 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 16

NOTHING

da un’idea di Monika Czajkowska, Paweł Bernadowski

Regia, drammaturgia, sceneggiatura e light design

Monika Czajkowska

“Festival Universal Art Design”

Ingresso libero/Free entry

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

MIRANDOLINA

(vedi giovedì 5 febbraio)

Teatro Del Monaco-Treviso h. 16

PROMETEO

da Eschilo

Regia Gabriele Vacis

Scenofonia Roberto Tarasco

“theorìa 2026”

Ingresso/Ticket € 7/15

Teatro Eleonora Duse-Asolo h. 18

11

mercoledìWednesday

NICOLÒ FALCONE

Titanic

“In piedi - Il potere delle parole”

Ingresso/Ticket € 15

Teatro del Parco-Mestre h. 21

TIPICO MASCHIO ITALIANO

Scritto, diretto e interpretato da Lorenzo Maragoni

“Stagione di Prosa 2025/26”

Ingresso/Ticket € 5/20

Teatro Verdi-Padova h. 20.30

12

giovedìThursday

ANFITRIONE di Plauto

Con Emilio Solfrizzi

Regia di Emilio Solfrizzi

“La Città a Teatro 2025/26”

Ingresso/Ticket € 18/15

Teatro di Mirano h. 20.30

IL LUTTO SI ADDICE

AD ELETTRA

di Eugene O’Neill

Regia Davide Livermore

Con con Elisabetta Pozzi, Paolo

Pierobon

“Stagione di Prosa 2025/26”

Ingresso/Ticket € 5/39

Teatro Del Monaco-Treviso h. 20.30

13

venerdì Friday

MIRANDOLINA

da La Locandiera di Carlo Goldoni

di Marina Carr

Dramaturg e traduzione di Monica

Capuani

Regia Caitríona McLaughlin

Con Gaja Masciale

“Stagione di Prosa 2025/26”

Ingresso/Ticket € 11/39

Teatro Goldoni h. 19.30

ALE E FRANZ

Capitol’ho

“I Comici 2025/26”

Ingresso/Ticket € 32/40

Teatro Toniolo-Mestre h. 21

RICORDO DI UN DIMEZZATO

dall’opera di Italo Calvino

Carichi Sospesi

“AngolAzioni – Premio Off”

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

IL LUTTO SI ADDICE

AD ELETTRA

(vedi giovedì 12 febbraio)

Teatro Del Monaco-Treviso h. 20.30

14

sabato Saturday

MIRANDOLINA

(vedi venerdì 13 febbraio)

Teatro Goldoni h. 19

ALE E FRANZ

Capitol’ho

“I Comici 2025/26”

Ingresso/Ticket € 32/40

Teatro Toniolo-Mestre h. 21

RICORDO DI UN DIMEZZATO

dall’opera di Italo Calvino

Carichi Sospesi

“AngolAzioni – Premio Off”

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

IL LUTTO SI ADDICE

AD ELETTRA

(vedi giovedì 12 febbraio)

Teatro Del Monaco-Treviso h. 20.30

15

domenica Sunday

MIRANDOLINA

(vedi venerdì 13 febbraio)

Teatro Goldoni h. 16

IL LUTTO SI ADDICE

AD ELETTRA

(vedi giovedì 12 febbraio)

Teatro Del Monaco-Treviso h. 16

17

martedìTuesday

ODISSEA

Nessuno. Le avventure di Ulisse da Omero

Testo di Emanuele Aldrovandi

Con Stefano Accorsi

Regia Daniele Finzi Pasca

“Stagione di Prosa 2025/26”

Ingresso/Ticket € 30/10

Teatro Toniolo-Mestre h. 19.30

MIRANDOLINA

da La Locandiera di Carlo Goldoni di Marina Carr

Dramaturg e traduzione di Monica

Capuani

Regia Caitríona McLaughlin

Con Gaja Masciale

“Stagione di Prosa 2025/26”

Ingresso/Ticket € 5/39

Teatro Verdi-Padova h. 19

OMBRE DI VETRO

Belteatro “AngolAzioni 2026”

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

18 mercoledìWednesday

ODISSEA

Nessuno. Le avventure di Ulisse (vedi martedì 17 febbraio)

Teatro Toniolo-Mestre h. 19.30

MIRANDOLINA

(vedi martedì 17 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 20.30

19

giovedìThursday

ODISSEA

Nessuno. Le avventure di Ulisse (vedi martedì 17 febbraio)

Teatro Toniolo-Mestre h. 19.30

MIRANDOLINA

(vedi martedì 17 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 19

RACCONTO DI UNA

STRAGE

DIMENTICATA

Artisti a Progetto 904

“AngolAzioni 2026”

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

20 venerdì Friday

PEOPLE, PLACES & THINGS di Duncan Macmillan

Regia Pierfrancesco Favino Con Anna Ferzetti “Stagione di Prosa 2025/26” Ingresso/Ticket € 11/39

Teatro Goldoni h. 19.30

ODISSEA

Nessuno. Le avventure di Ulisse (vedi martedì 17 febbraio)

Teatro Toniolo-Mestre h. 21

MIRANDOLINA

(vedi martedì 17 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 20.30

21 sabato Saturday

PEOPLE, PLACES & THINGS (vedi venerdì 20 febbraio)

Teatro Goldoni h. 19

ODISSEA

Nessuno. Le avventure di Ulisse (vedi martedì 17 febbraio)

Teatro Toniolo-Mestre h. 19.30

MOMENTI DI TRASCURABILE (IN) FELICITÀ

di e con Francesco Piccolo e la partecipazione speciale di Pif “Mira, il Teatro fa centro 2025/26” Ingresso/Ticket € 18/22

Teatro Villa dei Leoni-Mira h. 21

VENUSIADI

Abracalam

“AngolAzioni 2026”

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

MIRANDOLINA

(vedi martedì 17 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 20.30

22 domenica Sunday

PEOPLE, PLACES & THINGS (vedi venerdì 20 febbraio)

Teatro Goldoni h. 16

ODISSEA

Nessuno. Le avventure di Ulisse (vedi martedì 17 febbraio)

Teatro Toniolo-Mestre h. 16.30

MIRANDOLINA

(vedi martedì 17 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 16

agenda

MUSICA, CLASSICA, TEATRO , CINEMA

24

martedìTuesday

PARADISUM

Regia e coreografia di Bence Vági

Scene di Bence Vági, Emese Kasza

Musiche di Edina Szirtes

Recirquel Cirque Danse by Bence

Vági

“Stagione di Prosa 2025/26”

Ingresso/Ticket € 30/10

Teatro Toniolo-Mestre h. 19.30

LE STRAVAGANTI

DIS-AVVENTURE DI KIM

SPARROW

di Julia May Jonas

Regia di Cristina Spina

Con Paola Minaccioni

“Stagione di Prosa 2025/26” Ingresso/Ticket € 5/39

Teatro Verdi-Padova h. 19

IL CONSENSO MUTAMENTI

Collettivo T.I.R. – Teatri in Rete “AngolAzioni 2026”

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

ATHLOI, ALLE ORIGINI

DELLO SPORT

Compagnia Tema Cultura

Con Enrico Chies

“Festival Mythos Olympia 2026”

Ingresso/Ticket € 10

Teatro Del Monaco-Treviso h. 20

25

mercoledìWednesday

PARADISUM

(vedi martedì 24 febbraio)

Teatro Toniolo-Mestre h. 19.30

LE STRAVAGANTI

DIS-AVVENTURE DI KIM SPARROW

(vedi martedì 24 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 20.30

26 giovedìThursday PARADISUM

(vedi martedì 24 febbraio)

Teatro Toniolo-Mestre h. 19.30

L’AVARO IMMAGINARIO

Viaggio verso Moliere, da Napoli a Parigi di e con Enzo Decaro Regia di Enzo Decaro

“Top Ten – Stagione Teatrale” Ingresso/Ticket € 8,5/ 12,5 Teatro del Parco-Mestre h. 19.30

MARCO TRAVAGLIO

Cornuti e contenti di e con Marco Travaglio Ingresso/Ticket € 28/40 Teatro Corso-Mestre h. 21

LE STRAVAGANTI

DIS-AVVENTURE DI KIM

SPARROW

(vedi martedì 24 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 19

MUTATION

TOP - Teatri Off Padova

“AngolAzioni 2026”

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

27

venerdì Friday

ANGELO AMARO

Sempre Peggio

“In piedi - Il potere delle parole”

Ingresso/Ticket € 15

Teatro del Parco-Mestre h. 21

LE STRAVAGANTI

DIS-AVVENTURE DI KIM

SPARROW

(vedi martedì 24 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 20.30

28

sabato Saturday

MARCO E PIPPO

Incalmati

“I Comici 2025/26”

Ingresso/Ticket € 30/35

Teatro Toniolo-Mestre h. 21

GIORGIO MONTANINI

Fall - Reloaded

di e con Giorgio Montanini

Ingresso/Ticket € 25/34,5

Teatro Corso-Mestre h. 21.15

LE STRAVAGANTI

DIS-AVVENTURE DI KIM

SPARROW

(vedi martedì 24 febbraio)

Teatro Verdi-Padova h. 20.30

DELITTO E CASTIGO

Teatro Laterale

“AngolAzioni 2026”

Teatro Maddalene-Padova h. 19.30

INDIRIZZI

TEATRO CORSO

Corso del Popolo 30-Mestre www.dalvivoeventi.it

TEATRO DEL MONACO

Corso del Popolo 31-Treviso www.teatrostabileveneto.it

TEATRO DEL PARCO

Parco Albanese-Mestre www.culturavenezia.it

TEATRO DI MIRANO

Via della Vittoria 75-Mirano www.piccionaia.org

TEATRO ELEONORA DUSE

Via Regina Cornaro 3-Asolo www.echidnacultura.it

TEATRO GOLDONI

San Marco 4650/B www.teatrostabileveneto.it

TEATRO MADDALENE

Via S. Giovanni di Verdara 40 Padova www.teatrostabileveneto.it

TEATRO TONIOLO

Piazzetta Cesare BattistiMestre www.culturavenezia.it/toniolo

TEATRO VERDI

Via dei Livello 32-Padova www.teatrostabileveneto.it

TEATRO VILLA DEI LEONI

Riviera S. Trentin 3-Mira www.piccionaia.org

03 martedìTuesday

NIAGARA

Regia di Henry Hathaway (1953) “Marilyn Monroe: 100 anni di bionditudine” Casa del Cinema h. 17.30/20.30

04

mercoledìWednesday

L’HORLOGER DE SAINTPAUL

Regia di Bertrand Tavernier (1974) “Classici Fuori Mostra 2026” Multisala Rossini h. 19

05 giovedìThursday

ELEPHANT

Regia di Gus Van Sant (2003) “Gus Van Sant: lo sguardo dentro e fuori Hollywood” Casa del Cinema h. 17.30/20.30

06 venerdì Friday

NEIGHBORS

Regia di Buster Keaton e Eddie Cline (1920)

ONE WEEK

Regia di Buster Keaton e Eddie Cline (1920)

“Carnevale di Venezia

2026-Omaggio a Buster Keaton” Palazzetto Bru Zane h. 19.30

07 sabato Saturday

THE ELECTRIC HOUSE

Regia di Buster Keaton e Eddie Cline (1922)

THE BALLOONATIC

Regia di Buster Keaton e Eddie Cline (1923) “Carnevale di Venezia

2026-Omaggio a Buster Keaton” Palazzetto Bru Zane h. 19.30

08 domenica Sunday

SHERLOCK JR.

Regia di Buster Keaton (1924) “Carnevale di Venezia

2026-Omaggio a Buster Keaton” Palazzetto Bru Zane h. 17

09 lunedì Monday

PRETTY WOMAN

Regia di Garry Marshall (1990) “IMG Cult” IMG Cinemas-Mestre h. 19

10

martedìTuesday

LA MAGNIFICA PREDA

Regia di Otto Preminger (1954)

“Marilyn Monroe: 100 anni di bionditudine”

Casa del Cinema h. 17.30/20.30

PRETTY WOMAN

Regia di Garry Marshall (1990)

“IMG Cult” IMG Cinemas-Mestre h. 19

11

mercoledìWednesday

TRIESTE È NOSTRA

Regia di Maximiliano Hernando Bruno (2025)

“Per il Giorno del Ricordo” Casa del Cinema h. 17

L’INVENZIONE DELLA NEVE

Regia di Vittorio Moroni (2023)

“Carnevale di Venezia 2026” La Casa di The Human Safety Net h. 17.30

DUEL IN THE SUN

Regia di King Vidor (1946)

“Classici Fuori Mostra 2026” Multisala Rossini h. 19

PRETTY WOMAN

Regia di Garry Marshall (1990)

“IMG Cult” IMG Cinemas-Mestre h. 19

12

giovedìThursday

LAST DAYS

Regia di Gus Van Sant (2005) “Gus Van Sant: lo sguardo dentro e fuori Hollywood” Casa del Cinema h. 17.30/20.30

13

venerdì Friday

COLLEGE (PER SEMPRE)

Regia di James W. Horne (1927) THE BATTLE OF THE CENTURY

Regia di Clyde Bruckman (1927)

“Carnevale di Venezia 2026” Palazzo Diedo Beggruen Institute h. 17.30

LA FILLE DE SON PÈRE

Regia di Erwan Le Duc (2023) “Alliance Française incontra Circuito Cinema” Casa del Cinema h. 18.30

16

lunedì Monday

GHOST

Regia di Jerry Zucker (1990)

“IMG Cult” IMG Cinemas-Mestre h. 19

17

martedìTuesday

FERMATA D’AUTOBUS

Regia di Joshua Logan (1956)

“Marilyn Monroe: 100 anni di bionditudine”

Casa del Cinema h. 17.30/20.30

GHOST

Regia di Jerry Zucker (1990) “IMG Cult” IMG Cinemas-Mestre h. 19

18

mercoledìWednesday

GHOST

Regia di Jerry Zucker (1990) “IMG Cult” IMG Cinemas-Mestre h. 19

19

giovedìThursday

PARANOID PARK

Regia di Gus Van Sant (2007)

“Gus Van Sant: lo sguardo dentro e fuori Hollywood” Casa del Cinema h. 17.30/20.30

24

martedìTuesday

GLI SPOSTATI

Regia di John Huston (1961)

“Marilyn Monroe: 100 anni di bionditudine”

Casa del Cinema h. 17.30/20.30

25

mercoledìWednesday

IL DELITTO MATTEOTTI

Regia di Florestano Vancini (1973)

“Classici Fuori Mostra 2026” Multisala Rossini h. 19

26

MILK

giovedìThursday

Regia di Gus Van Sant (2008)

“Gus Van Sant: lo sguardo dentro e fuori Hollywood” Casa del Cinema h. 17.30/20.30

INDIRIZZI

CASA DEL CINEMA

Santa Croce 1990 www.culturavenezia.it

IMG CINEMAS

Piazzale Candiani-Mestre imgcinemas.it

LA CASA DI THE HUMAN SAFETY NET

Piazza San Marco 105 carnevale.venezia.it

MULTISALA ROSSINI

Salizzada de la Chiesa 3997 www.labiennale.org

PALAZZETTO BRU ZANE

San Polo 2368 bru-zane.com

PALAZZO DIEDO

BEGGRUEN INSTITUTE

Fondamenta Trapolin 2386 carnevale.venezia.it

CA’ PESARO/1

GASTONE NOVELLI

(1925–1968)

Fino Until 1 marzo March

Galleria Internazionale d’Arte Moderna Santa Croce 2076 www.capesaro.visitmuve.it

CA’ PESARO/2

TERRY ATKINSON. L’artista

è un motore di significati

Fino Until 1 marzo March

Galleria Internazionale d’Arte Moderna (Sale Dom Pérignon), Santa Croce 2076 www.capesaro.visitmuve.it

CENTRO CULTURALE CANDIANI

MUNCH. La rivoluzione espressionista

Fino Until 1 marzo March

Piazzale Candiani 7, Mestre muvemestre.visitmuve.it

COLLEZIONE PEGGY

GUGGENHEIM

Mani-Fattura: le ceramiche di LUCIO FONTANA

Fino Until 2 marzo March Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701 guggenheim-venice.it

FONDATION WILMOTTE

RENATO D’AGOSTIN

Le Flou de Venise

Fino Until 29 marzo March

Fondamenta de l’Abazia, Cannaregio 3560 www.wilmotte.com

FONDAZIONE BEVILACQUA

LA MASA

LUIGI VOLTOLINA

Epifanie

Fino Until 15 febbraio February Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826 www.bevilacqualamasa.it

FONDAZIONE QUERINI

STAMPALIA/1

BELLA LA VITA A VENEZIA

Fino Until 12 aprile April

Campo Santa Maria Formosa Castello 5252 www.querinistampalia.org

FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA/2 L’EFFIMERO

ARCHITETTONICO

Fino Until 8 febbraio February

Campo Santa Maria Formosa Castello 5252 www.querinistampalia.org

FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA/3

ANTONIO CORRADINI e LUIGI GHIRRI . Disapparire

Fino Until 12 aprile April

Campo Santa Maria Formosa Castello 5252 www.querinistampalia.org

GALLERIE DELL’ACCADEMIA

Tintoretto racconta la genesi. Ricerca, analisi e restauro 11 febbraio February-7giugno June Campo della Carità, Dorsoduro 1050 www.gallerieaccademia.it

ISOLA DI SAN GIORGIO

MAGGIORE/1

BASILICA DI SAN GIORGIO

MAGGIORE

LUC TUYMANS. Due nuove tele del grande artista belga per l’altare di San Giorgio

Maggiore

Fino Until 22 febbraio February

Abbazia di San Giorgio Maggiore

Benedicti Claustra Onlus

Isola di San Giorgio Maggiore www.abbaziasangiorgio.it

ISOLA DI SAN GIORGIO

MAGGIORE/2

FONDAZIO NE GIORGIO CINI CASANOVA e l’Europa Opera in più atti

Fino Until 2 marzo March

Sala Carnielutti e Piccolo Teatro

Isola di San Giorgio www.cini.it

ISOLA DI SAN GIORGIO

MAGGIORE/3

LE STANZE DELLA FOTOGRAFIA

HORST P. HORST

La Geometria della Grazia

21 febbraio February-5 luglio July

Isola di San Giorgio Maggiore www.lestanzedellafotografia.it

ISOLA DI SAN GIORGIO MAGGIORE/4

LE STANZE DELLA FOTOGRAFIA

AHMET ERTUG ˘

Beyond the vanishing point

21 febbraio February-6 aprile April

Isola di San Giorgio Maggiore www.lestanzedellafotografia.it

ISOLA DI SAN SERVOLO

SEA BEYOND

Ocean Literacy Centre

Isola di San Servolo oceanliteracycentre.org

M9 – MUSEO DEL ‘900/1 PERTINI

L’arte della democrazia

Fino Until 31 agosto August

Via Giovanni Pascoli 11, Mestre www.m9museum.it

M9 – MUSEO DEL ‘900/2

STELIO FENZO

Un secolo a fumetti

Fino Until 22 febbraio February

Via Giovanni Pascoli 11, Mestre www.m9museum.it

M9 – MUSEO DEL ‘900/3 OLTRE I LIMITI SPORT ITALIA

Ritratto corale di un paese che cambia

Fino Until 15 marzo March

Via Giovanni Pascoli 11, Mestre www.m9museum.it

M9 – MUSEO DEL ‘900/4 PROTECTED FUTURES

I Parchi Nazionali Hohe Tauern e Dolomiti Bellunesi

Fino Until 6 aprile April

Via Giovanni Pascoli 11, Mestre www.m9museum.it

MARIGNANA ARTE OPIEMME

Senza Bandiere V .3.0. Divide et impera

Fino Until 18 aprile April

Dorsoduro, 141, Rio Terà dei Catecumeni www.marignanaarte.it

MUSEO CORRER

Dialoghi canoviani

KAREN LAMONTE

Nocturnes

Fino Until 28 febbraio February

San Marco 52 correr.visitmuve.it

MUSEO DI PALAZZO MOCENIGO IL KIMONO MASCHILE

Trame di vita, racconti di stile

Fino Until 4 aprile April

Santa Croce 1992 mocenigo.visitmuve.it

MUSEO FORTUNY ANTONIO SCACCABAROZZI Diafanés

Fino Until 6 aprile April San Marco 3958 fortuny.visitmuve.it

PALAZZO BAROVIER&TOSO FABRIZIO PLESSI . Perdersi in un bicchier d’acqua

Fino Until 21 giugno June Sala dell'Acqua, Fondamenta Manin 1/D Murano www.barovierarte.com

PALAZZO CINI

CASANOVA e Venezia

Fino Until 2 marzo March Campo San Vio, Dorsoduro 864 www.palazzocini.it

PALAZZO DIEDO BERGGRUEN ARTS & CULTURE OLAF NICOLAI. Eisfeld II

Fino Until 22 febbraio February Cannaregio 2386 berggruenarts.org

PALAZZO FRANCHETTI JACQUES CORDIER

Venise

6 febbraio February-10 aprile April Biblioteca Morandiana, San Marco 2847 www.jacques-cordier.com

PIAZZA SAN MARCO MURANO ILLUMINA IL MONDO

Fino Until 1 marzo March

Procuratie Vecchie theveniceglassweek.com

PROCURATIE VECCHIE/1

The Human Safety Net A WORLD OF POTENTIAL

Procuratie Vecchie, Piazza San Marco 105

PROCURATIE VECCHIE/2

The Human Safety Net DREAMS IN TRANSIT

Fino Until 15 marzo March

Procuratie Vecchie, Piazza San Marco 105 www.thehumansafetynet.org

SCUOLA PICCOLA ZATTERE

R.S.V.P.

Résonnez, S’il Vous Plaît

Fino Until 6 aprile April

Dorsoduro 1401 www.scuolapiccolazattere.com

SPARC*

INSEGUIRE L’INATTESO

Fino Until 3 marzo March

San Marco 2828A, Campo Santo Stefano www.veniceartfactory.org

Mensile di cultura, spettacolo e tempo libero

Numero 308 - Anno XXX Venezia, 1 febbraio 2026

Con il Patrocinio del Comune di Venezia

Autorizzazione del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996

Direzione editoriale

Massimo Bran

Direzione organizzativa

Paola Marchetti

Relazioni esterne e coordinamento editoriale

Mariachiara Marzari

Redazione

Chiara Sciascia, Davide Carbone

Speciali

Fabio Marzari

Coordinamento editoriale

TheBAG, Daily Mostra del Cinema, Redazione Web, Newsletter

Marisa Santin

Grafica

Luca Zanatta

Hanno collaborato a questo numero

Katia Amoroso, Maria Laura Bidorini, Elena Cardillo, Loris Casadei, Gaia Conte, Mario Dal Co, Roberta De Rossi, Elisabetta Gardin, Nicolò Ghigi, Renato Jona, Michela Luce, Franca Lugato, Irene Machetti, Alberto Marzari, Diletta Rostellato, Livia Sartori di Borgoricco, Adele Spinelli, Davide Terrin, Camillo Tonini, Delphine Trouillard, Riccardo Triolo, Andrea Zennaro

Si ringraziano

Marina Carr, Olaf Nicolai, Bruno Gattai, Francesco Nardi, Marco Bellano, Barbara Betti, Michele Merlo, Stefania Bertelli, Milèno Vezént, Giuseppe Mormile

Foto di copertina

La festa del Giovedì Grasso in Piazzetta di Gabriel Bella, courtesy Fondazione Querini Stampalia

Traduzioni

Andrea Falco

Direttore responsabile

Massimo Bran

Guide spirituali

“Il più grande”, Muhammad Alì Il nostro “Ministro della Fantasia”, Fabio Marzari

Recapito redazionale

Cannaregio 563/E - 30121Venezia tel. +39 041.2377739

redazione@venezianews.it www.venezianews.it venezianews.magazine venezia_news venews_magazine Redazione Venezianews

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La redazione non è responsabile di eventuali variazioni delle programmazioni annunciate

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