published by Venezia News
THE BAG MAGAZINE
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Supplemento n. 1 al n. 299-300 di maggio-giugno 2025 del mensile di cultura e spettacolo Venezia News spedizione in A.P. 45% art. 2 comma 20/B - legge 662/96 - DCI-VE
THE BAG MAGAZINE
1
Martí Guixé “Q spot. Seat, read, think, repeat”
Davide Rivalta “Lions on the Field” Fondazione Querini Stampalia
2
John Baldessari “No Stone Unturned. Conceptual Photography” 5 may — 2025
23 november
Fondazione Querini Stampalia Castello 5252, Venezia
THE BAG MAGAZINE
3
4
THE BAG MAGAZINE
5
6
THE BAG MAGAZINE
7
8
Maria Helena Vieira da Silva Anatomia di uno spazio 12.04–15.09.2025 Dorsoduro 701, 30123 Venezia guggenheim-venice.it Con il sostegno di
I programmi educativi sono realizzati con il sostegno di
Allegrini + Apice + Arper + Eurofood + Florim + Hangar Design Group + Itago + Mapei + René Caovilla + Roberto Coin + Rubelli + Swatch + Villa Sandi
Maria Helena Vieira da Silva, Figure de ballet (Figura di balletto) – dettaglio, 1948. Courtesy Galerie Jeanne Bucher Jaeger, Parigi-Lisbona © Maria Helena Vieira da Silva, by SIAE 2025
THE BAG MAGAZINE
9
10
INTRO
IN TRO di Massimo Bran
Ogni anno la sfida da affrontare è sempre stimolante e al contempo molto impegnativa: riuscire a condensare in una guida un pensiero architettonico oramai distante dalla dimensione esclusiva del costruito e che si fa inevitabilmente totalizzante, chiamato com’è a rispondere in modo puntuale e concentrico alle molteplici urgenze della contemporaneità. Tuttavia, nel tracciato assai vasto disegnato da Carlo Ratti, abbiamo rintracciato una parola-chiave ricorrente, adattamento: «L’adattamento richiede un cambiamento radicale della nostra pratica», scrive Ratti. Ebbene, questa parola chiave e questo relativo assunto non potevano allora che indurci a ripensare il format stesso della nostra oramai storica TheBAG, convincendoci che era questo il momento giusto per provare a ri-disegnare una nuova linea editoriale del magazine. Attraversare nel dettaglio le esperienze e le caratteristiche dei molti partecipanti alla mostra non ci avrebbe probabilmente concesso l’adeguato spazio per una accurata riflessione attorno alle direzioni indicate da questa Biennale, direzioni che meritano e pretendono di essere affrontate con il giusto respiro. Abbiamo quindi deciso di privilegiare l’idea di costruire un dibattito aperto e approfondito attorno ai temi di fondo proposti da Carlo Ratti in questa 19. Biennale Architettura ascoltando, e restituendole qui nelle nostre pagine, le vive voci di alcuni tra i protagonisti più significativi di questa densa polifonia di visioni e di approcci all’architettura. Un’indagine attenta e puntuale svolta attraverso l’analisi delle diverse idee e dei più rilevanti progetti messi in campo da Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva, la quale invita per l’appunto le diverse forme di intelligenza che siamo in grado di individuare e definire oggi a lavorare insieme per ripensare l’ambiente costruito. Un invito che abbiamo colto di buon grado anche noi, cercando di restituire una nostra visione di insieme di queste intelligenze in perenne divenire disponendoci con la massima apertura ad ascoltare e ad assorbire le diverse intuizioni, proposte e soluzioni che questo universo sempre più interdisciplinare che è l’architettura mette in campo oggi.
THE BAG MAGAZINE
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
The challenge grows more exciting every year, and a bit harder, too: how to condense in a single handbook architectural thought that goes far beyond what is simply built, and can represent a totalizing philosophy? We ask architecture precise, ample answers to our many needs, as urgent or theoretical as they may be. However, there’s a trace we can work with in the itinerary presented by curator Carlo Ratti, a recurring keyword: adaptation. “Adaptation requires a radical change of the way we work,” said Ratti. Well, this keyword and its related concept inevitably led us to rethink the very format of our TheBAG, convincing us that this was the right moment to try and redesign a new editorial line for the magazine. Any in-depth recount of the experiences of the many Biennale participants would have left little space for an accurate reflection on the many directions this Biennale is taking, each of which merits and deserves the right space. We therefore decided to focus on fostering a constructive debate around the broad and open core themes proposed by Carlo Ratti for this 19th International Architecture Exhibition, by listening to – and presenting here in our pages – the voices of some of the most significant protagonists of this rich polyphony of visions and approaches to architecture. We worked on an investigation of our own to analyse and compare the diverse ideas and the most relevant designs to be found at Intelligens. Natural. Artificial. Collective. The Biennale invited all the different forms of intelligence we can identify to work together and rethink what we know as the built-up environment. We accepted this invitation ourselves, and tried to add our own vision of what these intelligences are. We listened with open minds and absorbed the different intuitions, proposals, and solutions that architecture’s multi-disciplinary universe can field today.
11
12
OTTART.IT
Photo © Enrico Fiorese — Palazzo Canal. Nigeria Imaginary, 2024
CONTENTS
CON TEN TS
Pietrangelo Buttafuoco Quote p. 14
Carlo Ratti Interview p. 19
Donna Haraway
Golden Lion for Lifetime Achievement p. 30
Italo Rota
Special Golden Lion in Memoriam p. 37
IN TELLIG ENS
ONE PL ACE, ONE SOLU TION
Michele Bonino Camilla Forina
Aurélien Lemonier Sean Anderson
Interview p. 45
Interview p. 84
Politecnico di Torino (DAD)
Qatar Pavilion
Cittadellarte
Arnhildur Pálmadóttir
Brendan Cormier
Interview p. 88
Interview p. 54
Padiglione Italia
V&A
Andrés Jaque
Icelandic Pavilion
Guendalina Salimei Interview p. 92
Interview p. 58
Daniele Santucci
Claudia Pasquero Marco Poletto
Interview p. 96
German Pavilion
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Interview p. 51
ecoLogicStudio Interview p. 62
Transsolar Interview p. 69
Anthony Vazquez Brust Interview p. 73
Liam Young Interview p. 77
THE BAG MAGAZINE
13
Le api sono intelligenti e credo che dal pun artificiale, collettiva rappresentino un compiuto, da studiare. L’urbanistica delle rappresentano l’assoluta intelligenza. E qu dell’organizzazione razionale degli spazi. quali sono dotati di un’abilità unica nel fa Quello che, da un punto di vista personale, innanzitutto la nostra capacità di determin di fronteggiare questioni molto più grandi insormontabili. [...] Noi non siamo solo int ricerca. E nel passaggio che abbiamo compi all’edificio, alla domus , abbiamo messo in consegnare parte dell’intelligenza ad esig di prosopopea decorativa, ma nell’essenza tantissimo da questo punto di vista – ridot Costruire Abitare Pensare (Martin Heidegg dunque, è soltanto quella di un primo stadi sola razionalità e include “spirito” e “err Pietrangelo Buttafuoco, Presidente de La Biennale di Venezia 14
THE BAG MAGAZINE
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
PIETRANGELO BUTTAFUOCO
nto di vista dell’intelligenza naturale, n insieme direi proprio urbanistico, e api, così come i loro moduli abitativi, ui siamo dentro un contesto che è quello La stessa cosa si può dire dei castori, i abbricare delle inespugnabili dighe. , differenzia noi umani da loro è nare catastrofi, errori, così come di noi e, quindi, apparentemente telligenza, siamo anche spirito, errore, iuto nella storia dell’umanità dal riparo discussione tutto il nostro sforzo di enze ulteriori, che sono quelle perfino – e la filosofia contemporanea ci aiuta tta alla tripartizione obbligata di ger). La mia definizione di intelligenza, io necessitante, che si distingue dalla rore”. 15
Bees are intelligent, and I believe that from artificial, and collective intelligence urbanistic whole, complete and worth study pods, is absolute intelligence. And here, w spatial organization. The same can be said skill in building impregnable dams. Now ent viewpoint, I believe that what makes anima determine catastrophes and errors, as wel much larger than ourselves, challenges tha [...] We are not merely intelligence; we ar And as we walked through history – from sh questioned our entire effort to entrust pa needs, even those of decorative prosopopo philosophy helps us in this regard – reduce Dwelling, Thinking (Martin Heidegger). My is simply that of a first necessary stage, includes both “spirit” and “error.” Pietrangelo Buttafuoco, President of La Biennale di Venezia
16
THE BAG MAGAZINE
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
PIETRANGELO BUTTAFUOCO
m the point of view of natural, they embody what one might call an ying. Beehive urbanism, with its dwelling we are fully within a context of rational of beavers: they possess a unique tering into my own personal, subjective als different from us is our ability to ll as our capacity to confront issues at seem almost insurmountable. re also spirit, error, and research. helter to building, to the domus – we rt of our intelligence to further oeia, yet in essence – and contemporary ed the necessary tripartition of Building, definition of intelligence, therefore, which differs from pure rationality and
17
Intelligens. Natural. Artificial. Collective. 10.05–23.11 Venezia
Giardini/Arsenale
ORARIO/OPENING HOURS 10.05–28.09: 11–19H SOLO/ONLY ARSENALE VEN.SAB./FRI.SAT.: 11–20H 29.09–23.11: 10–18H CHIUSO IL LUNEDÌ CLOSED ON MONDAYS
INFO +39 041 5218 828 PROMOZIONE@LABIENNALE.ORG COMPRA QUI IL TUO BIGLIETTO
Biennale Architettura 2025 BUY YOUR TICKET
LABIENNALE.ORG #BIENNALEARCHITETTURA2025 FACEBOOK: LA BIENNALE DI VENEZIA INSTAGRAM: LABIENNALE X: LA_BIENNALE YOUTUBE: BIENNALECHANNEL
18
CARLO RATTI
Con la sua formazione, la sua professionalità e anche la versatilità con cui riesce a dialogare con le altre discipline, Carlo Ratti va incontro a un’esigenza che è quella propria della scienza, orizzonte verso cui l’architettura, e con essa l’idea dell’organizzazione urbanistica, non ha stranamente sviluppato appieno sino ad ora la propria sperimentazione. […] E mai come oggi vi è bisogno di un’architettura capace di dialogare con le nuove scienze, i nuovi linguaggi, digitali e non, che stanno rivoluzionando il nostro esistere quotidiano.
CARLO RATTI THE BAG MAGAZINE
19
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Pietrangelo Buttafuoco
CA RLO R AT TI
Education, professionalism, and versatility in relating to different disciplines. Carlo Ratti is the best pick for science’s needs, too, since it is a perimeter that architecture and urbanism hasn’t fully developed its experimentation potential. […] Never as much as today we need a kind of architecture that knows how to dialogue with new sciences and new languages both digital and non-, all of whom revolutionize our daily lives. Pietrangelo Buttafuoco
Intelligens
Natural. Artificial. Collective Carlo Ratti, Curator Giardini, Arsenale, Around Town
20
CARLO RATTI
IN TERVIE W di Michele Cerruti But
Courtesy La Biennale di Venezia - Photo Andrea Avezzù
La sua proposta per la Biennale Architettura sembra avere una grande ambizione: ripensare a cosa possa essere e rappresentare oggi una biennale. Nella dimensione oramai sempre più diffusa, globale del fenomeno-biennale, che cosa intende dirci la ‘non ordinarietà’ di Intelligens? Your proposal for the Architecture Biennale seems to have a great ambition: to rethink what a biennial can be today. What does the ‘non-ordinariness’ of Intelligens mean, considering the global phenomenon of biennials? Le biennali nascono come sappiamo con la Biennale di Venezia, archetipo indiscutibile di questo percorso dinamico della rappresentazione del contemporaneo, e hanno un obiettivo specifico: far conoscere e diffondere le idee più interessanti del mondo dell’arte e dell’architettura. Tuttavia oggi, grazie a internet, l’accesso immediato alle opere e alle idee rende meno necessaria la funzione originaria di una biennale in quanto mera vetrina espositiva. Conseguentemente diviene decisamente più interessante pensare al ruolo della Biennale non tanto come una mera esposizione di quel che si è fatto e c’è, quanto piuttosto come uno strumento per promuovere lo sviluppo di idee che ancora non esistono. Venezia quest’anno si fa così laboratorio aperto ad architetti, designer, ingegneri e professionisti di svariate altre discipline al fine di fornire una risposta a una domanda chiave: come possono intelligenze naturali, artificiali e collettive affrontare le sfide di un Pianeta in cambiamento?
The biennials were born, as we know, with the Venice Biennale and have a specific target: to promote the most interesting ideas in the world of art and architecture. However, today, the biennial, even in Venice, has lost its original role as a simple showcase as a result of the immediate access to works and ideas through internet. Therefore it’s much more interesting to think of the Biennale not as a mere exhibition of what is there, but rather as a tool to promote the development of ideas that do not exist yet. This year Venice becomes a lab that welcomes architects, designers, engineers and other professionals from other disciplines to answer a key question: how can natural, artificial and collective intelligence face the challenges of a changing planet?
THE BAG MAGAZINE
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Carlo Ratti
21
CA RLO R AT TI
Pure Lesley Lokko aveva proposto nella edizione da lei curata due anni fa una formula laboratoriale, anche se nella sua Biennale l’obiettivo era soprattutto quello di rendere visibile una molteplicità di pratiche diffuse nel mondo che restavano perlopiù nascoste o invisibili. Come interpreta l’‘essere un laboratorio’ la sua Biennale? Lesley Lokko ha curato una Biennale molto interessante, con un forte focus su politica e decolonizzazione. In questo senso la sua è stata una ‘rivoluzione’. Personalmente – e qui forse entra in gioco la mia origine torinese – credo come Gramsci che le rivoluzioni debbano essere condotte anche dall’interno delle istituzioni, trasformandole gradualmente. Quest’anno, perciò, cerchiamo di innovare lavorando con autorevoli istituzioni scientifiche e università, oltre che aprendoci a una grande diversità geografica e generazionale per quel che attiene i partecipanti. In un’epoca di cambiamento climatico estremo è essenziale chiamare a raccolta non solo l’architettura, ma tutte le altre discipline che con essa dialogano e interagiscono, collaborando a livello transnazionale e transgenerazionale per trovare soluzioni concrete alle domande impellenti che ci pone il nostro tempo.
IN TERVIE W
Intelligentia in latino deriva da intus légere, che significa “leggere dentro”, comprendere a fondo le cose. Un processo di comprensione necessario che ci permetta poi di agire in maniera congrua e incisiva. In che senso questa Biennale parla di intelligenza, o meglio, di intelligenze al plurale? Il titolo della Biennale 2025 è formulato in latino. E non a caso, perché è la radice della parola latina intelligens, participio presente del verbo intelligere, che ha portato alle attuali derivazioni di “intelligence” in inglese e di “intelligenza” in italiano. Abbiamo scelto la versione latina, intelligens, come titolo di questa Biennale proprio per estendere il significato di “intelligenza” oltre la sua comune accezione attuale. Spesso, oggi, quando si parla di intelligenza si pensa subito all’intelligenza artificiale. Ma l’intelligenza ha molteplici forme e a noi interessa esplorare esattamente questa pluralità: intelligenza naturale, artificiale e collettiva. L’etimologia di gens richiama inoltre l’idea di comunità e di incontro tra persone. La nostra Biennale riflette su queste interazioni, cercando di superare la visione tradizionalmente riduttiva della parola “intelligenza”.
In questa Biennale, come da lei appena espresso più sopra, l’architettura pare innanzitutto rivestire il ruolo di disciplina che può mettere insieme altre discipline, al fine di produrre nuove idee all’insegna dell’interazione tra i molteplici linguaggi espressivi del presente. Ciò detto e inteso, cosa può o deve essere oggi, dunque, l’architetto? E cos’è l’architettura? L’architettura è da sempre una convergenza di intelligenze multiple che ci ha permesso nel corso dei millenni di adattarci a climi ostili. Già nel ‘700 l’abate Marc-Antoine Laugier parlava della “capanna primitiva” come origine dell’architettura, ovvero della necessità di usare alberi, foglie e fronde per proteggersi dalle intemperie. Oggi, di fronte a cambiamenti climatici senza precedenti, dobbiamo continuare a raccogliere quelle stesse intelligenze che ci hanno permesso di plasmare l’ambiente costruito e integrarle con saperi diversi, al fine di elaborare nuove idee utili a progettare nuove soluzioni. Non parlerei più di “rifugio”, termine che, almeno in italiano, restituisce una di-
22
CARLO RATTI
IN TERVIE W
Lesley Lokko had also proposed a workshop formula in the edition she curated two years ago, although the goal of her Biennale was above all to make visible a lot of practices that remained mostly hidden or invisible. How do you interpret “being a laboratory” referred to your Biennale? Lesley Lokko curated a very interesting Biennale, with a strong focus on politics and decolonization. In this sense, her Biennale was a “revolution”. Personally – maybe because of my Turin origin – I believe, like Gramsci, that revolutions must also be led within the institutions themselves, gradually transforming them. This year, therefore, we are trying to innovate by working with very important scientific institutions and universities, as well as including a great geographical and generational diversity among the participants. In an era of extreme climate change, it is essential to bring together not only architecture, but all the other disciplines that dialogue and interact with it, working together at a transnational and transgenerational level to look for concrete answers to the urgent questions that our time poses.
In Latin intelligentia comes from “intus légere”, which means “to read inside”, to thoroughly understand things. A necessary process of understanding that allows us to act appropriately and effectively. How does this Biennale speak of intelligence, or rather, of different forms of intelligence? If the title of the Biennale 2025 is formulated in Latin it’s not a mere coincidence. In fact it is the root of the Latin word intelligens, present participle of the verb intelligere, which has led to the word “intelligence” in English and “intelligenza” in Italian. We have chosen the Latin version, intelligens, as the title of this Biennale precisely to extend the meaning of “intelligence” beyond its current meaning. Often, today, when we talk about intelligence, we immediately think of artificial intelligence. But intelligence comes in many forms. We are interested in exploring this plurality: natural, artificial and collective intelligence. The etymology of gens also recalls the idea of community and of people meeting together. Our Biennale wants to reflect on these interactions, in an effort to overcome the reductive vision associated with intelligence. 19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
In fact, this “plurality of intelligence” could also be a way of developing ideas. In this Biennale, architecture seems to play the role of a discipline that can bring together other disciplines, in order to produce new ideas in the name of interaction between the multiple expressive languages of the present. So who is the architect today? And what is architecture? Architecture has always been a convergence of different types of intelligence that has allowed our adaptation to hostile climates occurred over the millennia. As early as the 18th century, the abbot Marc-Antoine Laugier spoke of the “primitive hut” as the origin of architecture, that is, the need to use trees, leaves and leafy branches as a shelter from bad weather. Today, because of climate changes never recorded before, we must continue to gather the same different types of intelligence that have allowed us to shape the built environment and integrate them with different disciplines, in order to design new ideas, new solutions. I would no longer speak of “refuge”, a term that, at least in Italian, also evokes an almost escapist dimension, but rather of an
THE BAG MAGAZINE
23
CA RLO R AT TI
mensione quasi escapista, quanto piuttosto di “interfaccia” tra l’uomo e l’ambiente. È necessario a mio avviso individuare che cosa ci sia davvero di nuovo oggi nel rapporto tra architettura e cambiamento climatico. L’architettura si occupa di clima da sempre, ma lo ha fatto storicamente in un’ottica di mitigazione: ridurre l’impatto ambientale, diminuire le emissioni, progettare edifici più sostenibili. Già negli anni ’90 Richard Rogers e Renzo Piano, e con loro molti altri architetti, scrivevano di questi temi. Oggi, però, vi è un elemento aggiuntivo che necessariamente investe questo tipo di riflessione: oltre alla mitigazione, dobbiamo pensare ed elaborare nuove idee per quel che attiene la dimensione dell’adattamento. Su questo fronte l’architettura riveste un ruolo davvero centrale. Per la mitigazione, l’architettura può collaborare con altri settori – industria, trasporti, energia –, ma sul terreno dell’adattamento il suo ruolo è proprio insostituibile. Negli ultimi anni una delle critiche più rilevanti mosse alla Biennale di Architettura è stata quella relativa al fatto che l’architettura, in qualche modo, avesse abdicato al suo ruolo per così dire originario, fondativo, ossia quello connesso all’ambiente costruito, per spostarsi verso altri ambiti più aperti e scivolosi, quali l’arte o la politica. Bene, qui oggi, in questa edizione 2025, avviene esattamente il contrario: questa Biennale riafferma il ruolo centrale dell’architettura nell’ambiente costruito, con una chiamata collettiva in questa prospettiva di tutte le altre discipline in grado di contribuire, naturalmente ciascuna a modo proprio, ad elaborare nuove idee a riguardo.
IN TERVIE W
Una chiamata collettiva che in questa Biennale non emerge solo dal coinvolgimento di ‘ogni disciplina’, ma che è indirizzata anche alle Partecipazioni nazionali, affinché da ‘ogni luogo’ possano giungere idee e pratiche utili a tutti. Come si inserisce in questo contesto la proposta One Place, One Solution per i Padiglioni? L’idea è che ogni Paese possa condividere con gli altri una propria soluzione specifica, nata da un’esperienza locale e però potenzialmente estendibile altrove. Per la Biennale del 2014 Rem Koolhaas cercò per primo di unificare le tante voci dei Padiglioni attorno a un tema comune con una modalità top-down, ovvero proponendo il modernismo come tema unico da seguire. Con One Place, One Solution quest’anno abbiamo scelto un approccio più collaborativo, bottom-up, stimolando confronti tra i curatori nazionali al fine di riuscire in qualche modo a costruire una narrazione attorno ad un grande filo conduttore comune, fondato sul principio che idee e soluzioni possano venire da tutti i Paesi del mondo, pur nella diversità delle singole voci in campo.
Nel suo progetto anche Venezia si trasforma in uno straordinario campo di potenziale sperimentazione, una sorta di laboratorio vivente. Come è stato concepito questo laboratorio lagunare? Venezia è un laboratorio naturale e culturale in sé, sintesi mirabile di varie intelligenze: naturale, artificiale, collettiva, per l’appunto. Naturale, perché la laguna è un ecosistema dinamico che si autoregola. Basti pensare a come le acque si rinnovano e si puliscono con cadenza giornaliera in una delle poche città al mondo che non dispone di un sistema fognario compiuto. Venezia è però anche uno straordinario esempio di intelligenza artificiale nel senso inteso dal grande economista e informatico Herbert Simon, ossia un’intelligenza che ha permesso all’uomo di trasformare il mondo costruito. Questa laguna, che nasce come sistema non abitabile, non propizio alla vita dell’uomo, si è trasformata nel tempo in un meraviglioso ‘manufatto’ unico al mondo e quanto mai favorevole all’abitabilità. La città, in terzo luogo, è anche il risultato di un’intelligenza collettiva, frutto di secoli di ingegnosità umana, del lavoro di generazioni e generazioni di donne e uomini che hanno imparato le une dalle altre come strapparla alle acque, creando, conseguentemente, nuovi spazi insediativi. Ciò che in definitiva oggi la rende ancor di più il luogo ideale per sviluppare
24
CARLO RATTI
IN TERVIE W
“interface” between man and the environment. We are experiencing this more and more: the recent fires in Los Angeles, the floods in Valencia and many other extreme events which have occurred in the last few years show how the environment is becoming increasingly unpredictable. It is a theme that concerns all of us and not just the architecture world. We might wonder whether there is something new in the relationship between architecture and climate change. Architecture has always engaged with climate, but historically its response to climate change has centred mainly on mitigation, i.e. how to reduce environmental impact and emissions, how to design more sustainable buildings. In the 90s Richard Rogers, Renzo Piano and many other architects still used to deal with these themes. Today, however, a new element adds to this type of reflection: in addition to mitigation, we must think and develop new ideas about adaptation. Here architecture plays a major role. As far as mitigation is concerned, architecture can work together with other sectors – industry, transport, energy – but in the field of adaptation its role is irreplaceable. In recent years, one of the most significant criticisms made of the Architecture Biennale has been that architecture, in some way, had given up its original role, i.e. the one linked to the built environment, to move towards more open areas, such as art or politics. Well, this 2025 edition is just the opposite: this Biennale gives architecture back its main role in the built environment, calling on all the other disciplines capable of contributing, each in its own way, to developing new ideas in this regard.
A collective call that in this Biennale emerges not only from the involvement of “every discipline”, but which is also addressed to the National Participations, in order that ideas and practices useful to everyone can come from “every place”. How does the One Place, One Solution proposal for the Pavilions fit into this context?
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
The idea is that each country can share its own solution coming from its local experience which can be useful also elsewhere. In the 2014 Biennial, Rem Koolhaas was the first one to try to bring together the different voices of the Pavilions around a common theme in a top-down mode, proposing modernism as the only theme to follow. This year With One Place, One Solution we have chosen a more collaborative, bottom-up approach, stimulating discussions among national curators to build a common narrative around a main common thread, based on the principle that ideas and solutions can come from all countries of the world, even in the diversity of individual voices.
In your project, Venice itself is transformed into an extraordinary field of potential experimentation, a sort of living laboratory. How was this lagoon laboratory conceived? Venice is a natural and cultural laboratory in itself, an amazing synthesis of a plurality of intelligence: natural, artificial, collective. Natural, because the lagoon is a dynamic ecosystem that regulates itself. Just think of how waters are renewed and cleaned on a daily basis, considering that Venice is also one of the few cities in the world without a completed sewage system. Nevertheless, the environment of the lagoon and of the Adriatic sea allows the entire ecosystem to be renewed. Venice is also an extraordinary example of artificial intelligence, as the great economist and computer scientist Herbert Simon saw it, that is to say an intelligence that has allowed man to transform the built world. This lagoon, which was born as an uninhabitable system, not suitable to human settlement, has been transformed over time into a marvellous “artifact”, unique in the world and perfectly fit to habitability. The city, moreover, is also the result of a collective intelligence, the result of centuries of human ingenuity, of the work of generations and
THE BAG MAGAZINE
25
CA RLO R AT TI
e testare nuove soluzioni è il fatto che si tratta di una delle città più visibili e al tempo stesso più in pericolo di fronte alla sfida climatica, un vero laboratorio vivente nel quale poter sviluppare nuove soluzioni utili non solo per la città in sé e per sé, ma anche per altri contesti simili nel mondo.
Insieme all’idea di “laboratorio”, anche quella di “ingaggio” è centrale in questa Biennale. In questo senso ci pare che il programma GENS ribalti il concetto di public program, che non sembra qui voler costituirsi come un mero insieme di eventi, bensì come un progetto costruito dal pubblico e in cui i pubblici diventano attori.
IN TERVIE W
Esattamente così, sì. Se, come abbiamo detto, non si tratta più qui solo di parlare di architettura, bensì di tutte le discipline che convergono nell’epicentro vitale dell’architettura, allora si rende necessario aprire la discussione ad un pubblico assai più vasto del solito e certamente non più limitato agli operatori di settore, ad architetti che parlano esclusivamente tra di loro. Quest’anno abbiamo deciso di trasformare la Biennale in una piattaforma aperta: invece di pochi incontri tra esperti, abbiamo coinvolto grandi istituzioni globali come il World Economic Forum e C40, così come gruppi di studenti o di professori che hanno proposto workshop e discussioni su svariati temi. Una piattaforma che intende parlare non solo agli architetti, ma a tutti coloro i quali, pur non essendo tecnici del settore, intendono conoscere, assorbire nuove idee e soluzioni del nostro vivere il mondo oggi.
Lei ha parlato in diverse occasioni di open source in relazione all’architettura. Come affronta questo approccio aperto la Biennale Architettura 2025? Se potessi ricominciare la mia carriera, probabilmente studierei biologia, perché l’architettura, come la natura, si basa su un processo evolutivo fatto di tentativi, errori e adattamenti. Riesce a incorporare input plurimi per poi creare molti feedback loop, ovvero ritorni di vario tipo che poi evolvono. Questo principio è alla base dell’open source: condividere idee, testarle, modificarle e farle evolvere. Intelligens cerca di applicare proprio questo modello: un’architettura che parli più il linguaggio della biologia e meno il linguaggio dell’autorialità, aprendosi alla partecipazione e al contributo di molteplici attori.
Come si attraversa questa Biennale? Cosa direbbe al pubblico che si appresta a visitarla? Gli direi di osservare come l’architettura risponde al cambiamento climatico in termini di mitigation o di adaptation e di considerare l’architettura come un processo, una progettualità che presuppone in sé il cambiamento. «L’architettura ha torto, ha ragione la vita», questo diceva Le Corbusier a chi gli faceva notare che nel bellissimo villaggio ideale di Pessac gli abitanti avevano poi completamente travisato e trasformato ciò che lui aveva progettato. Questa Biennale non è solo un’esposizione da guardare, ma un luogo in cui partecipare e interagire. Il visitatore è invitato a esplorare, discutere, contribuire. E Venezia tutta diventa un’arena di sperimentazione aperta, un terreno condiviso dove architettura e società si incontrano.
26
CARLO RATTI
IN TERVIE W
generations of women and men who have learned from each other how to take it from the waters to create new settlement spaces. What ultimately makes it even more the ideal place to develop and test new solutions is the fact that it is one of the most visible cities and at the same time one of the most in danger because of the climate challenge, a true living laboratory to develop new solutions useful not only for the city itself, but also for other similar contexts in the world.
This Biennale focuses not only on the idea of “laboratory”, but also on that of “engagement”. In this sense, the GENS program seems to overturn the concept of public program, which does not seem to be just a mere set of events, but a real project made by the audience and in which the audience become actors. That’s right. If, as we have said, it is no longer just a question of talking exclusively about architecture, but about many other disciplines which are somehow related to architecture, that’s why it’s important to open the discussion to a wider audience than to mere specialists in the field, to architects who talk exclusively to each other. This year we have decided to transform the Biennale into an open platform: instead of organizing a few meetings between experts, we have involved large global institutions such as the World Economic Forum and C40, as well as groups of students or professors who proposed workshops and discussions on various topics. In short, a platform that is meant to speak not only to architects, but also to all those people who are not technicians in this field and wish to know, absorb new ideas and propose solutions on how to live in our world today.
You have spoken on several occasions about open source in relation to architecture. What is the meaning of open source in the context of this Biennale?
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
If I could start my career again, I would probably study biology, because architecture, like nature, is based on an evolution process made up of trials, mistakes and adaptations. It manages to incorporate multiple inputs to create many feedback loops which then evolve. This principle is the basis of open source: sharing ideas, testing them, modifying and evolving them. Intelligens tries to apply exactly this model: an architecture that speaks more the language of biology and less the language of authorship, opening up to the participation and contribution of multiple actors.
How would you suggest to visit this Biennale? What would you say to the public who are about to visit it? I would tell them to observe how architecture responds to climate change in terms of “mitigation” or “adaptation” and to consider architecture as a process, a way to design implying change. “Architecture is wrong, life is right” as Le Corbusier used to say to those who pointed out that in his very beautiful ideal village of Pessac the inhabitants ended up fully distorting and transforming what he had left. This Biennale is not only an exhibition to visit as a simple viewer, but a place inviting the audience to participate and interact. The visitor is invited to explore, discuss and play his part. Venice becomes an open arena of experimentation, a shared ground where architecture and society meet.
THE BAG MAGAZINE
27
CA RLO R AT TI
Per cosa vorrebbe venisse ricordata la sua Biennale in futuro? Mi soffermerei su due punti fondamentali. Il primo può essere riassunto con la frase from mitigation to adaptation. L’architettura è centrale quando si tratta di adattarsi a un ambiente che cambia, come dobbiamo fare oggi. Il secondo è togetherness: questo processo può avvenire solo insieme. Quando organizzi una Biennale puoi scegliere se renderla divisiva o inclusiva. Di fronte alle sfide che siamo chiamati ad affrontare oggi l’unica risposta possibile è quella di unire comunità diverse, architetti e discipline varie per far fronte a un problema enorme che pretende visioni collettive.
Una curiosità infine: in tanti progetti passati ha spesso collaborato con grandi chef e anche in questa Biennale ci sono progetti costruiti in collaborazione con dei maestri della cucina. Da dove deriva questa sua disposizione a connettere due mondi così altri? Come descriverebbe la relazione, le possibili affinità tra cucina e architettura? IN TERVIE W
È vero, ho incontrato e collaborato con diversi chef. Mi viene in mente la famiglia Cerea del ristorante Da Vittorio per il progetto di Mutti, oppure lo chef Niko Romito per un progetto all’Expo di Dubai. Ho anche vari amici chef, come Davide Oldani, che è presente in un progetto in questa Biennale, e Carlo Cracco, con cui però non ho realizzato progetti specifici. E poi David Barber, lo chef di Blue Hill. Mi piace cucinare, quindi questo mondo mi interessa naturalmente. Ma al di là della mia passione per i fornelli, credo vi sia effettivamente qualcosa di profondamente affine tra cucina e architettura, soprattutto se si vede questa affinità dal punto di vista degli ingredienti. Il modo più creativo di cucinare non è decidere prima il piatto e poi comprare gli ingredienti, ma partire da quello che si ha a disposizione per poi capire cosa si può creare. È quello che ha fatto ad esempio Massimo Bottura con il suo “pesto di pangrattato”. Così funziona anche l’architettura: la più interessante è quella che parte da ciò che già c’è cercando di infondergli un nuovo gusto.
28
CARLO RATTI
IN TERVIE W
What would you like your Biennale to be remembered for in the future? I would like to focus on two main points. The first one can be summarized with the sentence “from mitigation to adaptation”. Architecture plays a major role when we have to adapt to a changing environment, as it’s the case today. The second one is “togetherness”: this process can only happen if we work together. When organizing a Biennale, you can choose whether to make it divisive or inclusive. Considering the challenges we are currently facing, the only possible response is to gather different communities, architects and various disciplines to face a huge problem that needs collective visions.
Finally, a curiosity: in many past projects you have often work together with very famous chefs and also in this Biennale there are projects realized in collaboration with cuisine master chefs. Where does this inclination of yours to connect two such different worlds come from? How would you describe the relationship, the possible similarities between cuisine and architecture?
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
It’s true, I have met and collaborated with several chefs. The Cerea family of the Da Vittorio restaurant for the Mutti project comes to my mind, or chef Niko Romito for a project at the Dubai Expo. Some friends of mine are chefs as Davide Oldani, who takes part in a project in this Biennale, or Carlo Cracco, even if I have not carried out specific projects with him, or David Barber, the chef of Blue Hill. I like to cook, so I’m very much interested in this world. Thinking about it, I believe there is actually a deep similarity between cuisine and architecture, especially when considering ingredients. The most creative way to cook is not to decide on the dish first and then buy the ingredients, but to understand what we can create by using the ingredients we already have. This is what Massimo Bottura did, for example, when he created his “breadcrumb pesto”. Architecture works exactly in the same way: the most interesting architecture is the one that starts from what is already there and tries to infuse it with a new taste.
THE BAG MAGAZINE
29
LEONE D’ORO A LL A CA RRIER A
Photo Clara Mokri
DONNA 30
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
LEONE D’ORO
Quale che sia la prospettiva che si adotta nel leggere la convergenza delle molteplici forme di intelligenza nel plasmare il nostro futuro, il pensiero di Donna Haraway si ripropone sempre come imprescindibile. Il suo lavoro e la sua filosofia, dalla radicale natura critica e al contempo ottimista e immaginativa, si distinguono per il loro impegno nel creare mondi alternativi: visioni positive in cui le difficoltà del presente possano essere superate o mitigate attraverso la creazione di nuovi miti e la coltivazione di nuove forme di parentela. Il suo contributo al modo in cui s’intendono la scienza, la tecnologia, l’etnia, il genere, la geografia e la storia ambientale dell’umanità ha lasciato segni indelebili nello studio di ciascuno di questi concetti, ed è evidente che abbia dato il via all’idea che le intelligenze naturali, artificiali e collettive agiscano insieme. Carlo Ratti
HARAWAY THE BAG MAGAZINE
31
32
LEONE D’ORO
LEONE D’ORO A LL A CA RRIER A di Michele Cerruti But
Pianeta in cui viviamo, con una particolare attenzione ai vasti temi inerenti al concetto di umanità e di convivenza, celebra un’architettura come opera aperta, capace di costruire ecologie ed elaborare intelligenze di sopravvivenza. Tra i Leoni d’Oro alla Carriera assegnati dalla Biennale Architettura a partire dal 1996, solo tre sono andati a donne: a Phyllis Lambert (nella Biennale di Rem Koolhaas del 2014), a Lina Bo Bardi (Leone d’Oro speciale alla memoria assegnato nel 2021 da Hashim Sarkis) e, per l’appunto, a Donna Haraway in questa edizione curata da Carlo Ratti. L’impatto del pensiero della filosofa statunitense sull’architettura contemporanea è stato – ed è – dirompente. Tutto ciò che Haraway ha scritto in questi decenni, da A Cyborg Manifesto (1985) a The Companion Species Manifesto (2003), fino a Staying with the Trouble (2016), attraversa il lavoro di architetti, designer e urbanisti in forme più o meno dirette, ma quasi sempre radicali. Haraway non ha mai offerto risposte ai progettisti: mentre l’architettura si affanna a trovare soluzioni per un Pianeta malato, elaborando strategie che partono da edifici, spazi pubblici, città e infrastrutture – come se l’ancestrale tentazione dell’uomo a farsi demiurgo del mondo non si placasse nemmeno di fronte al problema della sopravvivenza –, Haraway non indica solide e universali soluzioni, ma offre semmai una fragile e situata posizione. La posizione da assumere è quella di imparare a “stare con il problema” (staying with the trouble, appunto), diventando “compagni di vita” con chi abita il Pianeta (lei dice making kin, un’espressione che pochi osano tradurre in italiano). Un pianeta fatto di terra, di suolo, di quel grembo ctonio da cui veniamo e nel quale troviamo humus, piante, animali, esseri umani, ma anche tecnica, tecnologie, saperi, capitalismi. Per descrivere questa condizione Haraway ha coniato il termine Chthulucene, ovvero un’epoca della terra (khthôn), sì, ma da intendersi né in una chiave romantica, né tantomeno in una disposizione idilliaca. È la terra dell’oggi (kainós), quella malata e infetta, a cui siamo chiamati a rispondere. Il Leone d’Oro a Donna Haraway è dunque tutto racchiuso nel suo pensiero: l’idea del Pianeta come suolo malato di cui essere responsabili qui e ora; la consapevolezza di essere specificamente situati, e dunque limitati; l’urgenza di doversi stringere in nuove forme di convivenza da immaginare e costruire. È un vero e proprio manifesto per l’architettura, che riposiziona le vecchie dicotomie tra vicino e lontano, città e campagna, centro e periferia, tecnica e natura, nel contesto di una visione più ampia, vale a dire nella direzione di un ecosistema unico e interconnesso. In Intelligens si sta insieme: non esistono separazioni, ma ecologie relazionali. L’architettura chiama a raccolta tutte e tutti, perché in gioco c’è la nostra sopravvivenza, un suolo da curare collettivamente, dove nessuna intelligenza è superflua e in cui ogni luogo può diventare una soluzione. Un pianeta malato non si guarda dallo spazio, cercando forme alternative di esistenza; non si scappa da un pianeta infetto: è questo, in fondo, anche il messaggio di Out, la sezione che chiude Intelligens all’Arsenale. Bisogna invece tornare dentro la terra, dentro l’ecologia della vita, imparando insieme un altro modo di abitarla. Questa è l’architettura di cui abbiamo urgente bisogno.
THE BAG MAGAZINE
33
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Donna Haraway Il Leone d’Oro alla Carriera a Donna Haraway e al suo pensiero attorno al
DONN A H A R AWAY
From whichever route one approaches the convergence of multiple forms of intelligence in shaping our future, the legacy of Donna Haraway will appear. Her work and philosophy, radically critical but simultaneously optimistic and imaginative, are distinguished by their commitment to creating alternative worlds: to constructing positive visions in which the difficulties of the present can be overcome or mitigated through the making of new myths and the cultivation of new kin. Her contributions to the way we understand science, technology, race, gender, geography, and the environmental history of humanity have left indelible marks on the study of each, and their precedence to the notion that natural, artificial, and collective intelligences act together is self-evident. Carlo Ratti
34
GOLDEN LION
GOLDEN LION FOR LIFE TIME ACHIE V EMEN T
thought on humanity, coexistence and the Planet describes architecture as an open work, capable of building ecologies and elaborating different kinds of survival intelligence. Since 1996 only three women have been awarded the Golden Lions for Lifetime Achievement within the Architecture Biennale: Phyllis Lambert (in the 2014 Rem Koolhaas Biennale), Lina Bo Bardi (Special Golden Lion in memory awarded in 2021 by Hashim Sarkis) and Donna Haraway, in this edition curated by Carlo Ratti. It has to be said that the impact of her philosophy on contemporary architecture has been – and still is – disruptive. What Haraway has written in the last few decades, from A Cyborg Manifesto (1985) to The Companion Species Manifesto (2003) and to Staying with the Trouble (2016), explores the work of architects, designers and urban planners in a more or less direct way which is always radical. Haraway has never offered answers to designers: while architecture struggles to find solutions for a sick planet, developing strategies starting from buildings, public spaces, cities and infrastructures – as if man’s ancestral temptation to become the demiurge of the world did not appease even in front of the survival problem – Haraway does not suggest solid and universal solutions, but she offers a fragile and situated position. The position to take is to learn how to “stay with the trouble”, how to “make kin” with those who inhabit the planet. A planet made of earth, soil, that chthonic womb we come from and in which we find humus, plants, animals, human beings, but also technique, technologies, knowledge, capitalism. To describe this condition, Haraway invented the term Chthulucene, or an era of the earth (khthôn) which is neither romantic nor idyllic. It is the land of today (kainós), the sick and infected one we are called to respond to. The Golden Lion to Donna Haraway is summed up in her thought: the idea of the Planet as a sick soil we are responsible for here and now; the awareness of being situated, and therefore limited; the urgency of looking for new forms of coexistence we have to realize. It is a true manifesto for architecture, which repositions the old dichotomies – between nearby and faraway, city and countryside, centre and outskirts, technique and nature – within a broader vision, that of a unique and interconnected ecosystem. In Intelligens we are together, there are no separations but relational ecologies. Architecture calls everyone together, because our survival is at stake, a soil to be cared for collectively, where no intelligence is superfluous and where every place can become a solution. A sick planet must not be looked at from space, searching for alternative forms of existence. This is the message of Out, the final section of Intelligens at Arsenale: we can’t escape from an infected planet. Instead, we need to go again inside the earth and inside the ecology of life, learning together how to inhabit it in a different way. This is the architecture we urgently need.
THE BAG MAGAZINE
35
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Donna Haraway The Golden Lion for Lifetime Achievement to Donna Haraway and her
Ca' Pesaro Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Venezia
Venezia Santa Croce 2076
Capesaro.visitmuve.it
f CaPesaro
X CaPesaroVE @l museocapesaro
w
�
GIULIO ARISTIDE
SA TORIO IL POEMA DELLA VITA UMANA
CA' PESARO GALLERIA INTERNAZIONALE D'ARTE MODERNA DI VENEZIA 16.05 - 28.09.2025
36
Fondazione Musei Civici
v..-.
LEONE D’ORO
LEONE D’ORO SPECIALE ALL A MEM ORIA
ITALO ROTA © Claudio Moschin
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Nella sua vita, ha avuto la straordinaria capacità di attraversare il secondo Novecento e il primo quarto del nuovo secolo volando al di sopra degli stili e delle maggiori culture del design, affermandosi come una delle figure più originali dell’architettura italiana ed europea. Formatosi con maestri quali Franco Albini, Vittorio Gregotti e Gae Aulenti, ha coltivato un eclettismo unico e una rara capacità di unire visione poetica ed estrema lucidità analitica. Carlo Ratti THE BAG MAGAZINE
37
38
theveniceglassweek.com CASADOROFUNGHER Comunicazione / Graphic Design Cristina Morandin
LEONE D’ORO
LEONE D’ORO SPECIALE ALL A MEM ORIA di Giovanni Santarelli
energetica, l’architettura di Italo Rota è stata, e continua a rappresentare, un autentico slancio ottimistico e gioioso. Cultore dell’eccentrico e del colore, collezionista accanito del kitsch e di manga, Rota è stato un precursore che ha chiesto all’architettura di reinventarsi, di sperimentare e di uscire dai territori conosciuti, di farsi creatrice di mondi alternativi e di nuove visioni possibili, muovendosi da una cultura del progetto verso una cultura delle idee. La sua architettura, infatti, non è mai solamente materia. È il guscio del pensiero, è contenitore ma anche contenuto, è evocatrice di simboli e motore emotivo, tesa alla ricerca della coesistenza e della simbiosi con le altre specie. All’Antropocene (l’era geologica in cui l’uomo impatta pesantemente sulla fisicità della Terra) Rota ha opposto il Biocene, con una provocazione: «L’era in cui tutti noi potremmo aspirare ad avere in Parlamento un animale o una pianta», vale a dire una mutazione culturale che ci porti a firmare un nuovo contratto con le altre specie viventi. Ma niente ritorno al mito del buon selvaggio, anzi, l’opposto. Nessun tentativo di semplificare la complessità del reale, bensì una presa in carico delle potenzialità che il digitale e la ricerca ci offrono per efficientare le nostre metropoli. Un’architettura che grazie ai big data si realizza senza edificare, e rende performante quello che già c’è, preservando i vuoti. Una città da pensare non in termini di rovine future ma di edifici che si smontano, come per il Palazzo del Podestà di Mantova, in cui gli inserimenti seguono una logica installativa e reversibile. Nel Padiglione Italia all’Expo 2020 di Dubai, progettato insieme a CRA - Carlo Ratti Associati, la copertura è invece fatta di scafi di navi pronti a tornare in acqua a fine esposizione. Nelle recenti collaborazioni con CRA i temi dell’energia, dei nuovi materiali (batteri compresi) e della necessità di sfumare i confini tra naturale e artificiale hanno assunto una rilevanza centrale. Insieme, hanno integrato architettura e natura nella Greenery, casa privata nella campagna parmense, secondo il principio della biofilia, hanno usato la tecnologia della Nasa per Parelio, un ombrellone da mare fotovoltaico, e hanno realizzato un modello di un Tokamak per la produzione di energia a idrogeno. Ma l’energia di cui parlava Rota è anche quella generativa dell’uomo. A Reggio Emilia i cittadini sono diventati anche un po’ curatori dell’Archivio dei Beni Comuni e l’apparente complessità delle stratificazioni secolari ha creato nuova conoscenza, in linea con Georges Bataille per cui il museo «è uno specchio nel quale l’uomo osserva sé stesso», a metà tra il museo-tempio moderno e quello postmoderno dell’egemonia del presente. Autore di progetti come l’intervento al Museo del Novecento di Milano e al Musée d’Orsay di Parigi (insieme a Gae Aulenti), e collaboratore di Franco Albini, Vittorio Gregotti e del Lotus di Pierluigi Nicolin, Italo Rota è stato un pensatore originale, versatile e mai banale, «come un animale che si è adattato pur rimanendo sempre lo stesso». Ha chiesto all’architettura di essere uno strumento di ripartenza, perché «il futuro – ha detto – è il luogo dove passerò il resto della mia vita». Ed è esattamente lì che ha rivolto la sua progettualità. Alla Biennale, nel progetto Matter Makes Sense, c’è Margherita Palli, scenografa e costumista. Sarà lei, moglie di Italo Rota e compagna di lavoro, a ritirare il Leone d’Oro speciale alla memoria.
THE BAG MAGAZINE
39
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Italo Rota Nel contesto della crescente preoccupazione catastrofistica per la crisi climatica ed
ITA LO ROTA
Throughout his life, Italo Rota had the extraordinary ability to traverse the second half of the twentieth century and the first quarter of the new century by flying above the major styles and cultures of design, establishing himself as one of the most original figures in Italian and European architecture. Raised under the wing of masters such as Franco Albini, Vittorio Gregotti, and Gae Aulenti, he cultivated a unique eclecticism and a rare ability to combine poetic vision and extreme analytical lucidity. Carlo Ratti
40
GOLDEN LION
SPECIA L GOLDEN LION FOR LIFE TIME ACHIE V EMEN T IN MEMORIA M
ture has been (and continues to be) an explosion of optimism and joy. A lover of colour and of the eccentric and an avid collector of kitsch and manga, Rota was a visionary who asked architecture to reinvent itself, to experiment and to go beyond its known territories. To create alternate worlds and visions of the possible, moving from a culture of design towards a culture of ideas. His architecture is never merely matter: it is the shell of thought – a container but also the content, it evokes symbols and an emotional engine, and it seeks coexistence and symbiosis with other species. Rota’s answer to the Anthropocene (the geological era in which man has had a profound impact on the Earth’s climate and ecosystems) is the Biocene. With a provocation: “The era in which we could all aspire to have an animal or a plant in parliament,” that is to say a cultural mutation that leads us to sign a new contract with other living species. But this is no return to the myth of the noble savage – quite the opposite. There is no attempt to simplify the complexity of reality, but rather to take charge of the potential that research and the digital world offer us to make our metropolises more efficient. An architecture that, thanks to big data, is created without building, and makes what is already there high-performing while preserving the empty spaces. A city to be thought of not in terms of future ruins but of buildings that can be dismantled, like the Palazzo del Podestà in Mantua, where his additions took an installable and reversible approach. The roof of the Italian Pavilion at Expo 2020 in Dubai, designed together with CRA – Carlo Ratti Associati, was made of ship hulls, ready to be returned to the water at the end of the exhibition. In recent collaborations with CRA, the themes of energy, new materials (including bacteria) and the need to blur the boundaries between natural and artificial have been central. Together they have integrated architecture and nature in the Greenery, a private home in the Parma countryside built according to the principle of biophilia; they used NASA technology for Parelio, a photovoltaic beach umbrella, and created a model of a Tokamak for the production of hydrogen energy. But the energy Rota spoke about is also the generative energy of man. In Reggio Emilia, citizens have become something like curators of the Archive of Common Goods, and the apparent complexity of the centuries-old stratifications has created new knowledge, in line with Georges Bataille, for whom the museum “is a mirror in which man observes himself,” halfway between the modern museum-temple and the postmodern museum of the present-day hegemony. Creator of projects such as the renovation of Museo del Novecento in Milan and of Musée d’Orsay in Paris (together with Gae Aulenti), and collaborator of Franco Albini, Vittorio Gregotti and Pierluigi Nicolin’s “Lotus”, Italo Rota was an original and versatile thinker, “like an animal that has adapted while always remaining the same.” He asked architecture to be a tool for a new beginning, because “the future,” he said, “is the place where I will spend the rest of my life” – and that is where he directed his plans. Italo Rota’s wife and collaborator Margherita Palli, set and costume designer for the project Matter Makes Sense at this Biennale, will collect the Special Golden Lion for Lifetime Achievement in his memory.
THE BAG MAGAZINE
41
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Italo Rota Amid widespread concern over the climate and energy crisis, Italo Rota’s architec-
ADV: LOMBARDO / PISANI
42
EVERYWHERE ELSE YOU CAN JUST MEET PEOPLE. THE BAG MAGAZINE
43
44
CONSTRUCTING LA BIENNALE
IN TERVIE W di Michele Cerruti But
Michele Bonino, Camilla Forina. Il team curatoriale è guidato dal Politecnico di Torino (DAD) con la partecipazione della Northeastern University, e integra architettura, scienze sociali e data science. Con il coordinamento di Michele Bonino e il contributo dell’etnografa Albena Yaneva, del designer dei dati Paolo Ciuccarelli e del network scientist Albert-László Barabási, e con Camilla Forina alla guida operativa, esplora e visualizza le dinamiche complesse della progettazione contemporanea attraverso approcci interdisciplinari e sperimentali.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
The curatorial team is led by the Politecnico di Torino (DAD) with the participation of Northeastern University, and brings together architecture, social sciences, and data science. Under the coordination of Michele Bonino, and with contributions from ethnographer Albena Yaneva, data designer Paolo Ciuccarelli, and network scientist Albert-László Barabási, along with Camilla Forina in operational leadership, the team explores and visualizes the complex dynamics of contemporary design through interdisciplinary and experimental approaches.
Vista assonometrica dell’installazione progettata dal Politecnico di Torino / Dipartimento di Architettura e Design con Northeastern University
Constructing la Biennale
Albert-László Barabási, BarabasiLab, Northeastern University | Michele Bonino, DAD, Politecnico di Torino Paolo Ciuccarelli, Center for Design, Northeastern University | Albena Yaneva, DAD, Politecnico di Torino Giardini
THE BAG MAGAZINE
45
IN TERVIE W
MICHELE BONINO | CA MILL A FORIN A
In che termini il vostro progetto partecipa all’idea generale lanciata da Carlo Ratti di Intelligens? Il nostro progetto è il racconto di come è nata questa Biennale, del dietro le quinte che l’ha accompagnata e del processo che ha portato alla selezione degli oltre 750 partecipanti, un lavoro corale che ha coinvolto numerose persone. Oltre al team curatoriale di Carlo Ratti Associati, hanno partecipato designer e grafici esterni, costruttori e, non da ultimo, il team stesso della Biennale. Credo quindi che questo racconto rappresenti in modo diretto l’idea di intelligenza collettiva che Ratti ha voluto applicare alla sua Biennale. Dai diagrammi esposti in Constructing la Biennale emerge chiaramente come la complessità sia alla base di questa edizione. Se nelle scorse Biennali era la figura del curatore ad attirare gran parte dell’attenzione e dell’enfasi, questa volta si dichiara esplicitamente la presenza di una macchina composta da oltre duemila persone, tra chi partecipa, chi cura, chi costruisce e chi promuove. E questa intelligenza collettiva viene rappresentata il più fedelmente possibile dalla nostra installazione. C’è poi anche una componente retrospettiva, dedicata alle edizioni passate della Biennale. Nel grande diagramma realizzato da László Barabási e dal suo laboratorio, si distinguono nuclei che rappresentano le singole edizioni; questi nuclei sono connessi da una fitta rete di legami, sia perché molti partecipanti ritornano in edizioni successive, sia perché chi ha preso parte a una Biennale può diventare curatore in un’altra, e così via. Ne emerge quasi un unico grande gruppo, composto da alcune migliaia di persone, che rappresenta in qualche modo l’intelligenza collettiva dell’architettura degli ultimi cinquant’anni. Siete stati chiamati a personalizzare la facciata del Padiglione Centrale ai Giardini attualmente chiuso e in restauro (riaprirà nel 2026) indagando la complessità che sta dietro alla ‘costruzione’ di una Biennale. Qual è l’idea alla base di questo progetto interdisciplinare? E quali i risultati di questa analisi complessa di dati che interseca attori, opere e temi che si sono coagulati, stratificati, o dissipati nel tempo? La richiesta che ci è stata rivolta è, come dicevo, quella di raccontare il dietro le quinte, il come si costruisce concretamente una Biennale dal punto di vista curatoriale. Il nostro obiettivo era innanzitutto di rappresentare questo processo attraverso una molteplicità di punti di vista, proprio per scalfire l’immagine un po’, per così dire, sacrale e isolata del curatore – non necessariamente riferita a quello della Biennale Architettura – che tiene insieme tutte le competenze, sale “sul palco” e infine pare aver fatto tutto da solo. Proprio per sondare il ruolo stesso del curatore, il nostro concept di base è stato quello di dotarci di ogni strumento a nostra disposizione per scavare davvero nella
46
galassia di persone che contribuiscono alla realizzazione di una Biennale. Il primo passo è stato dunque la definizione di un gruppo di lavoro – ovvero il team del Politecnico di Torino, che coordiniamo – incaricato di curare la parte architettonico-allestitiva del progetto e il coordinamento con gli altri tre contributi principali del progetto stesso: quello della Network Science, con il Barabási Lab della Northeastern University guidato da László Barabási; quello dell’Information Design di Paolo Ciuccarelli, anch’egli della Northeastern University; e infine quello di Albena Yaneva, etnografa dell’architettura del DAD del Politecnico di Torino. Abbiamo cercato di intercettare un processo già in corso – siamo infatti partiti a ottobre, quando la curatela e la costruzione della Biennale erano già avviate – e di analizzarlo da diverse prospettive, sia quantitative che qualitative. Abbiamo seguito da vicino il lavoro dei curatori, dei membri della Biennale e anche degli operai impegnati nella costruzione di questa complessa e vasta esposizione, utilizzando la pratica di ricerca etnografica dello shadowing – l’osservazione continuativa e diretta degli operatori. Uno degli esiti del lavoro sarà un documentario che racconterà come è nata questa edizione della Biennale. Per quanto riguarda più nello specifico l’analisi da noi svolta sulla 19. Biennale, essa si è focalizzata in maniera particolare sullo Space for Ideas, il meccanismo ideato da Carlo Ratti per selezionare i partecipanti. Abbiamo cercato di osservare e restituire questo processo da ogni angolazione possibile, cercando di restituire al meglio la varietà e la complessità del lavoro di tutti gli attori coinvolti in una macchina organizzativa che coinvolge oltre duemila persone, concentrando la nostra attenzione prevalente sulla qualità dei diversi contributi dati da questi stessi attori. La parte quantitativa si è invece concentrata sui dati: abbiamo analizzato i cataloghi delle edizioni passate, che sono stati tutti scansionati e acquisiti digitalmente, per ricostruire le partecipazioni nel tempo alle diverse Biennali. Come avete ‘tradotto in un’architettura’ una ricerca così sfaccettata? Quali elementi comporranno l’installazione finale? Il curatore ci ha assegnato un compito con due obiettivi principali. Il primo era quello di comunicare qualcosa di forte e di significativo attorno al fatto che quest’anno non si può accedere al Padiglione Centrale, reinterpretandolo in modo da rendere la sua facciata “parlante” e integrata nella Mostra. Il secondo obiettivo era invece quello di raccontare visivamente il processo curatoriale della Biennale. Il primo passo è stato quindi quello di interagire con un cantiere che, per la sua imponente presenza, richiedeva innanzitutto di essere schermato. Era inoltre necessario gestire la chiusura verso il viale principale dei Giardini, lungo l’asse che conduce all’edificio. Proprio davanti al cantiere – di dimensioni davvero rilevanti, con strutture alte tre
ourselves with every tool at our disposal to really dig into the galaxy of people who contribute to the creation of a Biennale. Thus, the first step was to define a working group – namely the team from the Polytechnic University of Turin, which we coordinate – charged with taking care of the architectural-exhibition part of the project and coordinating it with the work of the other three main contributors: Network Science, with the Barabási Lab of Northeastern University, led by László Barabási; Information Design by Paolo Ciuccarelli, also from Northeastern University; and finally, the more qualitative contribution of Albena Yaneva, architectural ethnographer of the DAD of the Polytechnic University of Turin. We were trying to intercept a process that was already underway – we started in October, when the curatorship and construction of the Biennale had already begun – and to analyse it from different perspectives, both quantitative and qualitative. We followed closely the work of the curators, the members of the Biennale and also the workers involved in the construction, by shadowing them as they worked. One of the products of this work will be a video, a documentary that tells the story of how this edition of the Biennale was born. With reference to the current edition, the analysis therefore focused on the Space for Ideas, the mechanism created by Carlo Ratti to select the participants. We thus tried to observe and convey the process from every possible angle, to truly represent the variety and complexity of the actors involved in what is, yes, a machine coordinated by Ratti, but which overall involves over two thousand people. The quantitative part instead focused on the data: we analysed the catalogues of past editions, which were all scanned and digitally acquired, to reconstruct the participations over time.
You were asked to personalize the façade of the Central Pavilion at the Giardini, which is currently closed for restoration (it will reopen in 2026), examining the complexities behind the ‘construction’ of a Biennale. What is the idea behind this interdisciplinary project? And what are the results of this complex analysis of data that intersects actors, works and themes that have coagulated, stratified (or dissipated) over time? The request that was made of us was, as I said, to tell the behind-the-scenes story of how a Biennale is actually constructed from a curatorial point of view. First of all, our goal was to represent this process through a variety of points of view, precisely to undermine the somewhat isolated image of the curator – not necessarily in reference to the curator of the Architecture Biennale – who brings together all the skills, steps “on stage” and seemingly does everything alone. Precisely to explore the role of the curator itself, our basic concept was to equip
How did you “translate into architecture” such a multifaceted research, with all its operational complexity and variable dynamics? What elements will compose the final installation? The curator gave us a task with two main objectives. The first was to say something about the fact that the Central Pavilion was inaccessible, reinterpreting it in such a way as to make its façade “speak” and to integrate it into the Exhibition. The second objective was to represent the curatorial process of the Biennale. The first step was, therefore, to interact with a construction site that, due to its grandeur and presence, needed first of all to be shielded. Furthermore, it was necessary to manage the closure towards the main avenue of the Giardini, along the axis that leads to the building. Right in front of the construction site – truly imposing, with three-storey high structures – we replicated a façade of the same dimensions, made with simple materials and rented scaffolding, which will then be returned. A building wrap
THE BAG MAGAZINE
47
CONSTRUCTING LA BIENNALE
In what ways does your project contribute to the general idea, launched by Carlo Ratti, of Intelligens? Our project is the story of how this Biennale was born, of the behind-the-scenes work that accompanied it and of the process that led to the selection of over 750 participants, an ensemble project involving many people. In addition to the curatorial team of Carlo Ratti Associati, participants include external designers and graphic designers, builders and, last but not least, the Biennale team itself. I believe that this story directly represents the concept of collective intelligence that Ratti wanted to characterise his Biennale. From the diagrams exhibited in Constructing la Biennale it clearly emerges how complexity is at the heart of this edition. If in past Biennales it was the figure of the curator who attracted the majority of the attention and emphasis, this time the presence of a machine made up of over two thousand people is explicitly declared, including those who participate, those who curate, those who build and those who promote. And this collective intelligence is represented as faithfully as possible by our installation. There is also a retrospective component, dedicated to past editions of the Biennale. In the large diagram created by László Barabási and his team, we can distinguish nuclei that represent individual events within the Biennale; but these nuclei are connected by a dense network of links, both because many participants return to subsequent editions, and because those who have taken part in one Biennale can become curators in another, and so on. What emerges is almost a single large group, composed of several thousand people, which in a sense represents the collective intelligence of architecture over the last fifty years.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
IN TERVIE W
D Dm+B&Associati
art night art venezia night art venezia night venezia
sabato 22 21 giugno giugno 2024 2025 sabato www.artnightvenezia.it
sabato 17 giugno 2023 48
Le Biennali sono momenti fondamentali per il confronto, per lo sviluppo critico del dibattito sullo stato delle cose dell’architettura contemporanea. In questa prospettiva, quali direzioni vi pare prenda questa 19. Biennale Architettura? Analizzando i dati relativi ai partecipanti, questa edizione della Biennale ci appare come molto pragmatica. Il bilanciamento delle provenienze geografiche, ad esempio, che è spesso stato un obiettivo prioritario nelle edizioni passate, stavolta sembra esserlo assai meno e lo è in modo sostanzialmente consapevole. Tuttavia, l’aspetto che emerge con maggiore forza dalle nostre analisi – e che in un certo senso ha influenzato anche la composizione del nostro gruppo – è l’intenzione di fornire all’architettura una serie di contributi provenienti da altre discipline. Ma con una premessa fondamentale: è sempre l’architettura a orchestrare il dialogo e a rimanere al centro del discorso.
was applied to this structure, upon which the diagrams made by László Barabási are printed, offering a historical perspective on the nineteen editions of the Architecture Biennale. In this way, we are trying to represent what lies behind the construction site: a pavilion that is temporarily inaccessible, but which has always been a symbol of the Institution. In a more intimate, covered and partially obscured area, it is possible to immerse oneself more fully in the work of the current curator. Along one side of a four-metre-high gallery, there is a long diagram created by Paolo Ciuccarelli which analyses the selection process called Space for Ideas, conceived by Carlo Ratti. The analysis takes into consideration various data, including the origin, characteristics and disciplines of the participants. The diagram is interspersed with dialogues and interviews that give a lively and contemporary dimension to the chosen designers. On the opposite side, two side-by-side screens project a documentary that recounts various aspects of the curatorial process. The film alternates “on-the-ground” interviews with those responsible for the curation – Ratti himself, his collaborators and some participating architects – with footage of operational meetings and gatherings normally excluded from the public gaze. The itinerary ends with a series of almost museum-like niches which house objects related to the curatorship: prototypes of the installation, models, original sketches made by some of the architects involved, and even sheets of notes by Ratti’s collaborators. A collection of physical materials that offers tactile feedback and a concrete counterpoint to the work on the data displayed on the opposite wall. Biennials are fundamental to contemporary architectural discourse, as platforms for debate, criticism and visibility on a global level. Since your project in some way examines all the projects within this Biennale, which directions do you think the Intelligens exhibition is taking? Analysing the data relating to the participants, we see this edition of the Biennale as being very pragmatic. The balance of geographical origins, for example, has never been a priority in past editions, while this time it seems to be more consciously so. However, the aspect that emerges most strongly from our analyses – and which in a certain sense has also influenced the composition of our group – is the intention to gather around architecture a series of contributions from other disciplines. But with a fundamental premise: it is always architecture that orchestrates the dialogue and remains at the centre of the discussion.
THE BAG MAGAZINE
49
CONSTRUCTING LA BIENNALE
piani – abbiamo replicato una facciata delle stesse dimensioni di quella reale dell’edificio, realizzata con materiali semplici e impalcature a noleggio, che saranno poi restituite. A questa struttura è stato applicato un telo da cantiere su cui sono stati stampati i diagrammi realizzati da László Barabási, che offrono una prospettiva storica sulle diciannove edizioni della Biennale Architettura. In questo modo si cerca di rappresentare ciò che si cela dietro il cantiere: un padiglione temporaneamente inaccessibile, ma da sempre simbolo primo dell’Istituzione. In un’area più raccolta, coperta e parzialmente oscurata, è possibile immergersi in modo più intimo nel lavoro dell’attuale curatore. Lungo una galleria alta quattro metri, su uno dei suoi lati si sviluppa un lungo diagramma realizzato da Paolo Ciuccarelli che analizza il processo di selezione denominato Space for Ideas. L’analisi prende in considerazione diversi dati, tra cui la provenienza, il percorso professionale e le discipline di appartenenza dei vari partecipanti. Il diagramma è intervallato da dialoghi e interviste che restituiscono una dimensione viva e attuale dei progettisti selezionati. Sul lato opposto, due schermi affiancati proiettano un documentario che racconta vari aspetti del processo curatoriale. Il film alterna interviste ‘sul campo’ con i protagonisti del team curatoriale – lo stesso Ratti, i suoi collaboratori e alcuni architetti partecipanti – a riprese di incontri operativi e riunioni normalmente non accessibili allo sguardo del pubblico. Chiude il percorso una serie di nicchie quasi museali, che ospitano oggetti connessi al lavoro curatoriale: prototipi dell’allestimento, modellini, schizzi originali realizzati da alcuni degli architetti coinvolti, fino a fogli di appunti dei collaboratori di Ratti. Una collezione di materiali fisici che offre un riscontro tattile e un contrappunto concreto al lavoro sui dati esposto sulla parete opposta.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
IN TERVIE W
THE THIRD PARADISE PERSPECTIVE
IN TERVIE W di Massimo Bran
Cittadellarte - Fondazione Pistoletto è un’organizzazione
no-profit fondata a Biella nel 1998 da Michelangelo Pistoletto per realizzare il Progetto Arte Manifesto, con l’obiettivo di attivare un dialogo concreto tra l’arte e tutti i settori della società. È un’Accademia, un laboratorio vivente e un centro di ricerca applicata, con una rete internazionale di oltre trecento Ambasciatori e centinaia di istituzioni in più di cinquanta Paesi. Cittadellarte si dedica a promuovere pratiche di cambiamento responsabile attraverso creazione condivisa e azione sociale.
In che termini il vostro progetto partecipa all’idea generale di Intelligens lanciata da Carlo Ratti? Il nostro progetto rappresenta una risposta concreta all’idea di intelligens come intelligenza in azione: non solo di pensiero, ma anche pratica. The Third Paradise Perspective si fonda sull’intelligenza collettiva, che consideriamo la forma più avanzata e democratica di progettazione – o meglio, “demo-pratica”, come amiamo definirla, perché radicata nell’agire. L’opera stessa nasce da un processo partecipativo: se è vero che l’installazione è stata sviluppata da un team più ristretto di creativi – architetti, urbanisti, designer, economisti, progettisti sociali e artisti, tra cui lo stesso Michelangelo –, è altrettanto vero che il concept e l’intero lavoro sono il risultato di un processo collettivo più ampio, di un percorso che ha coinvolto competenze artistiche, pedagogiche, architettoniche e sociali sviluppa-
In what ways does your project participate in the general idea of Intelligens, launched by Carlo Ratti? Our project represents a concrete response to the concept of intelligens as intelligence in action: as something not only theoretical, but also practical. The Third Paradise Perspective is founded on collective intelligence, which we consider the most advanced and democratic form of design – or rather, “demo-pratica”, as we like to call it, because it is rooted in action. The work itself is born from a participatory process: while it is true that the installation was developed by a smaller team of creatives – architects, urban planners, designers, economists, social designers, and artists, even Michelangelo himself –, it is equally true that the concept and the entire work are the result of a broader collective process, a path that
The Third Paradise Perspective Cittadellarte - Fondazione Pistoletto Corderie, Arsenale
THE BAG MAGAZINE
51
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Cittadellarte is a non-profit organization founded in Biella in 1998 by Michelangelo Pistoletto to bring to life the Progetto Arte Manifesto, with the aim of fostering an active dialogue between art and all sectors of society. It is an Academy, a living laboratory, and a center for applied research, with an international network of over three hundred Ambassadors and hundreds of institutions across more than fifty countries. Cittadellarte is dedicated to promoting practices of responsible change through shared creation and social action.
CIT TA DELL A RTE - FONDA ZIONE PISTOLE T TO
IN TERVIE W
te nell’alveo del team multidisciplinare di Cittadellarte. Si tratta di un organismo vivo, in cui le diverse intelligenze dialogano per generare cambiamento. Il Terzo Paradiso è un simbolo globale lanciato da Michelangelo Pistoletto nel 2003 e presentato proprio a Venezia, sull’Isola di San Servolo, durante la Biennale Arte del 2005. Collocato ora all’entrata delle Corderie dell’Arsenale assume una dimensione ‘architettonica’. Che spazio occupa oggi il simbolo? È ancora un gesto politico? Il simbolo del Terzo Paradiso è nato come gesto politico e continua ad esserlo, nel senso più alto e profondo del termine. Ma oggi è qualcosa di più: è un gesto che si è fatto spazio, struttura, metodo. Quando entra nel campo dell’architettura, il simbolo diventa luogo da attraversare, schema di relazione, piattaforma di costruzione collettiva. Si trasforma in una ‘infrastruttura sociale’, non solo rappresentativa ma attiva, capace di incidere. È arte che progetta il futuro, una ‘formula’ applicabile alla realtà, un’espressione della creazione. Portare Cittadellarte alla Biennale con il simbolo del Terzo Paradiso significa affermare una visione che rifiuta la separazione tra arte e società. All’interno di un evento che raccoglie le massime espressioni della progettazione, abbiamo scelto di proporre un gesto di azione, uno sguardo di estrema positività e di apertura al futuro. La Biennale diventa così per noi uno spazio di sperimentazione civica, un’occasione per ribadire che ogni gesto di creazione può essere anche un atto politico e sociale, soprattutto quando si pone in dialogo con la complessità del mondo reale e quando si manifesta in forma collettiva. Michelangelo Pistoletto ha sempre lavorato sull’idea di ‘responsabilità’ dell’arte. In questa Biennale, inoltre, l’intelligenza collettiva diventa la vostra materia prima. Come si plasma un’opera fatta da tante intelligenze? Rinunciando anzitutto all’idea di autore unico e abbracciando quella di processo. L’installazione è un percorso sicuro dentro una Venezia allagata. L’atmosfera della sala è prodotta dall’installazione di macchine climatizzatrici del team Transsolar (Terms and Conditions), che riproducono i 42° di una tipica giornata estiva veneziana nel 2100, e mentre tutto intorno si percepiscono le atmosfere cupe del disagio climatico, il Terzo Paradiso appare come la strada da percorrere, ma anche come una luce da attraversare. Di fatto, però, il Terzo Paradiso – che è la missione prima di Cittadellarte – altro non è che il simbolo della creazione, un invito a unire le nostre intelligenze per costruire non solo forme di adattamento, ma anche e soprattutto pratiche di trasformazione responsabile. Di fronte alla creazione emergono sempre due grandi tensioni: la libertà
52
assoluta e la responsabilità assoluta. L’esperienza di Cittadellarte e la lezione di Michelangelo Pistoletto ci ricordano che arte e creazione devono assumersi la responsabilità di trasformare la società. Farlo attraverso molteplici intelligenze non è solo una scelta etica: è una necessità. Nel contesto di una mostra globale sull’intelligenza, voi portate un segno che ha fatto il giro del mondo, ma che resta radicalmente utopico. È ancora tempo di utopie? È sempre tempo di utopie, soprattutto quando il presente sembra privo di visioni. Il Terzo Paradiso è però un’utopia operativa, estremamente concreta: non un sogno irraggiungibile, bensì una direzione praticabile, da costruire giorno dopo giorno attraverso l’azione. Negli anni Novanta, quando Michelangelo Pistoletto lanciò il Manifesto Progetto Arte – un documento programmatico di grande ispirazione –, gli venne rivolta la stessa osservazione. La sua risposta fu fondare Cittadellarte, ovvero un luogo reale, tangibile, l’esatto opposto di quel “luogo assente” che l’etimologia attribuisce all’utopia. Con la Fondazione ha avviato una pratica di trasformazione concreta e operativa che prende forma in un’Accademia dove si studia arte pubblica, in un ufficio dedicato alla moda sostenibile e responsabile che lavora con aziende e istituzioni internazionali, in un programma di partecipazione politica – la demopraxia. Si tratta di un prototipo di ricostituzione e rigenerazione dei sistemi sociali civico-politici diffuso in tutto il mondo attraverso cantieri di trasformazione. È fondato sull’ingaggio delle comunità di pratica, distribuite nel tessuto sociale come organi consapevoli e interconnessi di governo del quotidiano verso orizzonti di bene comune – una proposta che Cittadellarte ha elaborato in oltre vent’anni di esperienze di ingaggio del fare artistico socialmente impegnato con le pratiche di trasformazione reale del nostro modo di vivere, dall’agricoltura al welfare, dall’acqua al vestire, dalla mobilità all’education. E che a Biella si esplicitano nella forma del riconoscimento della Città Creativa Unesco e del progetto Biella Città Arcipelago. Tutt’altro che un’utopia: è un lavoro vero e proprio, che esprimiamo anche attraverso il concetto di Pace Preventiva, ovvero un impegno concreto, collettivo e quotidiano a esercitare la nostra capacità di creazione. Non è un caso che Michelangelo Pistoletto sia candidato al Premio Nobel per la Pace 2025: è il riconoscimento di un percorso costante e tutt’altro che utopico, fondato sulla responsabilità.
The Third Paradise is a global symbol, launched by Michelangelo Pistoletto in 2003 and presented in Venice, on the Island of San Servolo, during the 2005 Art Biennale. Now placed at the entrance of the Corderie dell’Arsenale, it takes on an “architectural” dimension. What space does the symbol occupy today? Is it still a political gesture? The Third Paradise symbol was born as a political gesture and continues to be one, in the broadest and deepest sense of the term. But today it has become something more: it is a gesture that has created space, structure and method. In entering the field of architecture, it becomes a place of intersection, a relational endeavour, a platform for collective construction. It transforms into a form of “social infrastructure”, something not only representative but active, capable of real impact. It is art that designs the future, a “formula” applicable to reality, an expression of creation. Bringing Cittadellarte to the Biennale with The Third Paradise symbol is the affirmation of a vision that rejects the separation between art and society. At an event that brings together the highest expressions of design, we have chosen to propose a gesture of action, a vision of ultimate positivity and openness to the future. Thus, for us, the Biennale becomes a space for civic experimentation, an opportunity to reiterate that every gesture of creation can also be a political and social act, especially when it enters into dialogue with the complexities of the real world and when it manifests itself in a collective form. Michelangelo Pistoletto has always worked with the idea of “responsibility” in art. In this Biennale, moreover, collective intelligence has become your raw material. How do you shape a work created by many different intelligences? First of all, by renouncing the concept of a single creator and embracing that of a process. The installation represents a safe path through a flooded Venice. The atmosphere of the room is produced by the Transsolar team’s installation of air conditioning machines (Terms and Conditions), which reproduce the 42° of a typical Venetian summer day in 2100, and while all around us we feel the oppressive atmosphere of climate distress, The Third Paradise emerges as both a path through the chaos and a beacon to show the way. In fact, however, The Third Paradise – which is the primary mission of Cittadellarte – is simply a symbol of creation, an invitation to unite our
combined intelligence to build not only forms of adaptation, but also and above all practices of responsible transformation. Two major tensions always emerge during the creative process: absolute freedom and absolute responsibility. The experience of Cittadellarte and the lessons of Michelangelo Pistoletto teach us that art and creation must assume the responsibility of transforming society. Doing so by utilising multiple intelligences is not only an ethical choice: it is a necessity. In the context of a global exhibition on intelligence, you offer up a symbol that has traveled the world, but that remains radically utopian. Is now still a time for utopias? It is always time for utopias, particularly when the present seems so devoid of vision. The Third Paradise is, however, a fully operational, entirely concrete utopia: not an unattainable dream, but a practicable blueprint, to be built day after day, through action. In the 1990s, when Michelangelo Pistoletto launched the Manifesto Progetto Arte – a truly inspiring programmatic document –, the same question was put to him. His response was to found Cittadellarte, a real, tangible place, the precise opposite of the “non-place” that etymology ascribes to utopia. With the Foundation he began a practice of concrete and operational transformation that takes form in an Academy for the study of public art, in an office dedicated to sustainable and responsible fashion that works with international companies and institutions, in a programme of political participation – demopraxy. It is a prototype for the reconstitution and regeneration of civic-political social systems spread around the world via transformation sites. It is based on the engagement of communities of practice, distributed throughout the social fabric as conscious and interconnected organs of governance of the everyday towards horizons of the common good – a proposal that Cittadellarte has elaborated in more than two decades of experiences of engaging socially engaged art with practices of real transformation of our way of life, from agriculture to welfare, from water to clothing, from mobility to education. And which in Biella are made explicit in the form of the recognition as UNESCO Creative City and the Biella City Archipelago project. Rather than being a utopia, it is real work which is also expressed through the concept of Preventive Peace, a concrete, collective and daily commitment to exercise our capacity for creation. It is no coincidence that Michelangelo Pistoletto is a candidate for the Nobel Peace Prize 2025: it is the recognition of a constant and absolutely non-utopian path, founded on responsibility.
THE BAG MAGAZINE
53
THE THIRD PARADISE PERSPECTIVE
involved artistic, pedagogical, architectural and social skills developed within the multidisciplinary team of Cittadellarte. It is a living organism, in which different intelligences engage in a dialogue in order to generate change.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
IN TERVIE W
IN TERVIE W di Mariachiara Marzari
Brendan Cormier, chief curator al Victoria and Albert Museum
(V&A East), è un curatore canadese che esplora il design come strumento critico per interpretare le trasformazioni culturali e urbane. Urbanista di formazione, ha diretto per anni la rivista Volume e curato progetti come Values of Design (2017) e A World of Fragile Parts (2016), indagando il rapporto tra design, valori sociali e conservazione del patrimonio. Durante la pandemia ha ideato Pandemic Objects, una riflessione sui nuovi significati assunti dagli oggetti quotidiani.
IN TERVIE W
Brendan Cormier, chief curator at the Victoria and Albert Museum (V&A East), is a Canadian curator who explores design as a critical tool for interpreting cultural and urban transformations. With a background in urban planning, he directed the magazine Volume for several years and curated projects such as Values of Design (2017) and A World of Fragile Parts (2016), investigating the relationship between design, social values, and heritage conservation. During the pandemic, he conceived Pandemic Objects, a reflection on the new meanings acquired by everyday objects.
View across the Collections Hall at V&A East Storehouse © Diller Scofidio + Renfro
On Storage
Applied Arts Pavilion Special Project Sale d’Armi, Arsenale
54
How does your project as part of the Applied Arts Pavilion align with the overarching idea of Intelligens, the theme launched by Carlo Ratti for this edition of the Biennale? The Pavilion responds to Carlo Ratti’s notion of Intelligens in two ways. The first is through a meditation on the embedded intelligence of things. Museums are in the business of preserving objects, but more importantly, in extracting the embedded knowledge, histories, and stories that objects hold, and disseminating that to a wider public. Museum collections are immense reservoirs of human and non-human knowledge, frozen and framed by objects created across time and space. This brings us to the second response to the Biennale’s theme: if knowledge is only useful if it circulates, then it is incumbent on us to find ways to circulate that knowledge through objects. To do so, we need bold new architectural solutions. This is the ethos of V&A East Storehouse, a machine for both preserving knowledge, but also circulating and disseminating it through opening up access to a wider public.
La vostra partecipazione alla Biennale si sviluppa attraverso un’opera artistica d’eccezione: un film diretto da Diller Scofidio + Renfro ed uno spazio espositivo con modelli architettonici e fotografie che anticipano l’apertura al pubblico del V&A East Storehouse a Londra, prevista per il 31 maggio 2025. Il progetto londinese è senza precedenti per dimensioni, ambizione e accessibilità, capace di offrire gratuitamente un’immersione in oltre mezzo milione di opere della collezione V&A, che spaziano tra tutte le discipline creative. Quali elementi lo rendono unico e potenzialmente rivoluzionario? V&A East Storehouse segna una netta rottura con il modello tradizionale di museo sotto vari punti di vista. Innanzitutto perché si fonda su un modo completamente nuovo di considerare il rapporto tra collezione e visitatore, che non è più visto come un contratto a senso unico. Nei musei tradizionali il pubblico ha un ruolo passivo, in quanto si trova a dover percorrere una direzione prestabilita dove il criterio di esposizione delle opere risponde a delle intricate linee progettuali. V&A East Storehouse, invece, si definisce costitutivamente attraverso un approccio al tema museale che tiene in considerazione attiva entrambi i soggetti in causa. La collezione deve considerare l’apporto dei visitatori come un contributo utile a migliorare le proprie modalità espositive, dando voce in tal senso anche a idee nuove da parte di ricercatori. Grazie a questa permeabilità ai contributi esterni, immergendosi nello Storehouse il visitatore ne esce decisamente arricchito in ragione delle sorprendenti scoperte che ha l’opportunità di fare, espressione anche di questa virtuosa osmosi tra le parti. Tutto ciò implica una struttura architettonica e un software
Your participation in the Biennale unfolds through a remarkable artistic work: a film directed by Diller Scofidio + Renfro and exhibition space with architectural models and photographs, which anticipate the public opening of the V&A East Storehouse in London on May 31, 2025, a project unprecedented in scale, ambition, and accessibility, offering free access to over half a million objects from the V&A’s collection, spanning every creative discipline. Which new paradigms in artistic expression and exhibition design have emerged from it? And what makes it unique and potentially groundbreaking? V&A East Storehouse breaks the mould of traditional museum design in radically new ways. It does so by renegotiating the contract between collection and visitor. In traditional museum spaces, this is a one-sided contract in which the visitor is a passive guest, meant to consume a curated narrative, moving along pre-determined paths and sightlines dictated by intricately configured design cues. V&A East Storehouse on the other hand creates a more two-sided approach. The collection is informed by what the visitor brings to it – through displays that consist of more than one voice, including new insights from researchers and community constituencies – and the visitor is enriched by the serendipitous discoveries and connections made at the Storehouse. To achieve this, a completely new architecture and organisational software is required, one that allows for a freer flow and constant reconfiguration of objects, and that encourages visitor engagement, which is what has been so successful about DS+R’s design.
THE BAG MAGAZINE
55
V&A | ON STORAGE
In che modo il vostro progetto nell’ambito del Padiglione delle Arti Applicate si inserisce nell’idea generale di Intelligens, il tema lanciato da Carlo Ratti? Il Padiglione risponde in due modi al tema proposto da Carlo Ratti. In primo luogo attraverso una meditazione sull’intelligenza insita nelle cose. Il ruolo dei musei è innanzitutto quello di conservare gli oggetti, ma soprattutto quello di estrapolare la conoscenza, la Storia e le storie che essi racchiudono e di divulgarle ad un pubblico più ampio possibile. Le collezioni dei musei sono degli immensi serbatoi di conoscenza umana e non, immortalata da oggetti creati nel corso della storia. A ciò si collega la nostra seconda risposta al tema della Biennale: se la conoscenza è utile solo quando viene diffusa è nostro compito trovare il modo di farla circolare attraverso gli oggetti. Per questo è necessario trovare nuove e audaci soluzioni architettoniche. Questa è la filosofia di V&A East Storehouse, una macchina sia per conservare la conoscenza che per favorirne la circolazione e la diffusione, rendendola accessibile ad un pubblico sempre più vasto.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
BRENDA N COR MIER
BRENDA N COR MIER
IN TERVIE W
organizzativo radicalmente nuovi che consentano un flusso più libero e una costante riconfigurazione degli oggetti esposti, stimolando nel contempo un’interazione da un punto di vista fruitivo da parte dei visitatori. Possiamo dire che il progetto realizzato da DS+R in questo senso è stato un vero successo. Il film al centro di On Storage è una meditazione sul ruolo dello storage (stoccaggio, deposito) nelle nostre vite. Un elemento apparentemente marginale si trasforma in simbolo della nostra contemporaneità. Quali riflessioni più ampie emergono da questa indagine? Quando si inizia a pensare all’architettura di uno storage la cosa divertente è che si finisce per vederla dappertutto. Il 99% dell’architettura riguarda soluzioni di storage. Dai depositi più antichi che venivano costruiti per immagazzinare il grano di tutta la comunità alla capanna primitiva che veniva costruita per riparare e proteggere le persone dalle intemperie, dalle allettanti pagine che riempiono i cataloghi di IKEA con scaffali, contenitori per alimenti, vasi di fiori fino alle sempre più numerose tipologie di data centre di cui si nutre la nostra rivoluzione dell’IA. È assurdo che lo storage sia considerato qualcosa di marginale se invece lo si ritrova ovunque. La grande rivelazione di questo progetto è che uno dei principi progettuali fondamentali di ogni singolo pezzo dello storage sembra essere quello di diventare il più invisibile possibile. Ed è precisamente questo il suo più grosso problema. Se lo storage è invisibile finiamo col perdere le tracce dell’enorme quantitativo di cose che l’umanità ha accumulato e così facendo, invece di sfruttare l’utilità e l’intelligenza insita in ciò che già abbiamo, continuiamo a sovraprodurre. L’invisibilità dello storage porta inevitabilmente allo spreco, al sovraconsumo e ad un oblio costante. Diller Scofidio + Renfro hanno mostrato attraverso i loro progetti un pensiero architettonico democratico, un manifesto di una visione radicale dell’architettura come dispositivo di percezione, come lente per rileggere il mondo. Quali aspetti del loro linguaggio progettuale vi hanno guidato nello sviluppo di On Storage? DS+R sono interessati a tutte le forme di architettura, dai classici capolavori agli spazi d’uso corrente. La loro abilità nel pensare all’architettura nelle sue svariate forme ci è stata di grandissimo aiuto nell’elaborazione del film. L’obiettivo del film era quello di effettuare un’analisi globale delle architetture di storage attraverso un semplicissimo strumento narrativo: vita e morte di uno spazzolino. Seguendo questo semplice oggetto creiamo una sequenza dei vari spazi di storage che esso attraversa: la fabbrica, il porto, il centro di distribuzione, la casa, l’aeroporto, l’a-
56
ereo, il bagaglio, l’hotel, il centro di riciclaggio. Ciascuno di questi spazi rappresenta uno strumento architettonico fondamentale per l’esistenza del nostro sistema logistico globale. Il linguaggio progettuale di DS+R, che con estrema sapienza riesce a farci vedere il mondo come una serie di tipologie architettoniche strettamente interconnesse, ha avuto un impatto decisivo sull’estetica e sulla composizione del film. Un’opera che ci consente di veicolare l’idea che lo storage e la circolazione degli oggetti sono elementi di vitale importanza strettamente connessi tra loro. Il V&A, da sempre promotore della creatività in tutte le sue varie forme espressive, si presenta a questa Biennale con un proprio contributo che oltrepassa la forma tradizionale dell’architettura, in particolare attraverso un film capace di comprendere le relazioni tra le parti e il tutto, approccio fondamentale nella sua ampiezza per affrontare al meglio le complesse istanze del nostro tempo. In che modo i linguaggi creativi contribuiscono a costruire una nuova grammatica per leggere e interpretare la contemporaneità? Penso che la creatività sia fondamentale per poter immaginare nuove grammatiche e nuove interpretazioni che ci permettano di leggere e capire al meglio la contemporaneità. Ed è proprio in questo che risiede l’importanza del ruolo che svolgono musei e istituzioni al centro del cui lavoro vi è la creatività. Non è vero che la creatività, come purtroppo ancora molti pensano, serva solo a produrre nuove forme di intrattenimento e di consumo: la creatività ci aiuta ad analizzare e a capire la crescente complessità della vita moderna offrendoci gli strumenti necessari per sopravvivere al meglio in questo nostro mondo, mettendoci nelle potenziali condizioni di poter costruire un futuro migliore. Per permettere ai musei di proseguire con successo su questa strada dobbiamo essere in grado di estrapolare l’intelligenza insita nei nostri oggetti. Per far sì che tutto questo possa concretizzarsi dobbiamo avere il coraggio di elaborare un pensiero e una progettualità architettonica decisamente innovativa.
The film at the heart of On Storage offers a meditation on the role of storage in our lives. A seemingly marginal element becomes a symbol of our contemporary condition. What broader reflections emerge from this investigation? The funny thing about thinking about the architecture of storage, is that you start to see it everywhere. You can’t unsee it. Architecture is 99% storage solutions. From the oldest settlements which formed to collectively store grain, to the primitive hut, meant to store and keep the human body alive in harsh climates, to the reems of pages that fill IKEA catalogues advertising bookshelves, food containers, flowerpots, etc, to the rapidly proliferating typology of the data centre meant to fuel our AI revolution. It is wild that we consider storage as marginal, when it is in fact everywhere and everything. The broader revelation in doing this project is that one of the very core design principles for any piece of storage is to render itself as invisible as possible, which turns out to be its biggest problem. If storage is invisible, we lose track of the immense accumulation that humanity has already produced, and in so doing, continue to overproduce more things, while not capitalising on the embedded usefulness and intelligence of the things we already have. The invisibility of storage leads to waste, overconsumption, and a constant forgetting.
The V&A, a long-standing promoter of creativity in all its forms, presents a contribution to this Biennale that transcends traditional architectural formats, through a film that explores the relationships between parts and the whole, addressing the complexities of our present from an expanded perspective. How do creative languages help shape a new grammar for interpreting contemporary life? I think creativity is essential to creating new grammars, new frames, and new interpretations for understanding contemporary life. That is what is so important about museums and other institutions that champion creativity. It is not that creativity simply produces new forms of entertainment and consumption – which is sadly a view that many people have – but that creativity is essential to unpacking and understanding the ever-evolving complexity of modern life, giving us tools not only to survive but thrive and build a better future. For museums to be successful in that endeavour, we need to be able to levy the embedded intelligence of the objects we hold. And to do that, we need daring and innovative architecture.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Through their projects, Diller Scofidio + Renfro have demonstrated a democratic architectural vision – a manifesto of architecture as a perceptual device, a lens through which to reinterpret the world. Which aspects of their design language guided you in the curation of On Storage? DS+R are interested in all forms of architecture, from canonical masterpieces to everyday spaces. Their ability to think about architecture taking shape in many forms was especially useful in thinking about the film. Our goal with the film was to create a global sweep of storage architectures through a simple narrative device: the life and death of a toothbrush. By following this one simple object, we create a sequence of unique storage spaces – factory, port, distribution centre, home, airport, plane, luggage, hotel, recycling centre – each of them a form of architectural device, fundamental to keeping our global system of logistics alive. DS+R’s design language, which can deftly visualize the world as a series of interconnected architectural typologies, has informed the aesthetics and composition of the film, which in turn, helps us communicate the idea that storage and circulation are interlinked and vital.
V&A | ON STORAGE
IN TERVIE W
THE BAG MAGAZINE
57
IN TERVIE W di Michele Cerruti But
Andrés Jaque, architetto e teorico spagnolo, ha ridefinito l’architettura
come pratica politica, ecologica e trans-scalare. Fondatore dell’Office for Political Innovation (OFFPOLINN), con sedi a Madrid e New York, e attuale Dean della Columbia GSAPP, Jaque sviluppa progetti che esplorano le interconnessioni tra corpi, tecnologie e territori. Tra i suoi lavori recenti, la Reggio School (2022) a Madrid, esempio di architettura concepita come ecosistema educativo e inclusivo. Andrés Jaque, Spanish architect and theorist, has redefined architecture as a political, ecological, and trans-scalar practice. Founder of the Office for Political Innovation (OFFPOLINN), with offices in Madrid and New York, and currently Dean of Columbia GSAPP, Jaque develops projects that explore the interconnections between bodies, technologies, and territories. Among his recent works, the Reggio School (2022) in Madrid stands out as an example of architecture conceived as an educational and inclusive ecosystem.
Quest’anno lei partecipa alla Biennale con due progetti che paiono essere in forte continuità tra di loro, per contenuti e per visioni che li sottendono. In che modo il suo lavoro si inserisce nell’idea generale di Intelligens lanciata da Carlo Ratti? L’architettura consiste essenzialmente nel creare lo scenario per un’interazione collettiva e oggi l’intelligenza è più che mai da intendersi nella sua valenza prevalentemente collettiva, senz’altro più di quanto non lo sia stata in passato. Essa infatti deriva dall’interazione tra vita umana e quella che io chiamo “more-than-human”, ossia la vita di altri esseri viventi. Tutto il lavoro che svolgo nell’ambito dell’Ufficio per la Politica Innovativa da me fondato è connotato da una nuova idea di architettura che pone al centro del proprio interesse non più lo spazio in sé e per sé, quanto viceversa una moltitudine di entità collettive forma-
This year you are participating in the Biennale with two projects. Yet, there seems to be a strong continuity between them, not only in terms of content, but also in your way of working. How does your work fit into the overarching idea of Intelligens launched by Carlo Ratti? Architecture is the making of the scenario for collective interaction. And intelligence more than ever before is collective. It results from the way human and more-thanhuman life interacts. The work of my architectural practice, Office for Political Innovation, has championed and pioneered a shift in architecture by claiming that the focus of architecture is not space, but instead a multitude of collective entities – humans, machines, microorganisms, earth and minerals, plants and animals – who coproduce each other and their togetherness. This is the focus of
STONECRUST: The Microbeplanetary
Transspecies Kitchen
Infrastructure of Lithoecosystems Andrés Jaque, Office for Political Innovation Gokce Ustunisik Corderie, Arsenale
58
Andrés Jaque, Office for Political Innovation Natalie Schrauwen Giardini
Uno dei progetti da lei presentati qui in Biennale, STONECRUST, esplora la vita dei minerali. Lei e Gokce Ustunisik sembrate qui suggerire che le pietre possano contenere vita. L’altro progetto, Transspecies Kitchen, si concentra invece sulla dissoluzione dei confini tra raccolta, nutrizione e decomposizione. Come mette in relazione i concetti di “ecosistema” e di “trans-specie” in questi lavori? Quali sono le idee e le intenzioni principali che informano questi due progetti? Assieme all’Ufficio per la Politica Innovativa abbiamo avviato una stretta collaborazione con la petrologa sperimentale e geochimica Gokce Ustunisik sul terreno dello studio dell’incredibile vita racchiusa nelle rocce. Le pietre sono esseri viventi proprio come gli alberi e gli animali, ma essendo il loro ciclo vitale troppo veloce o troppo lento gli esseri umani non riescono a percepirlo. Nel corso del loro ciclo vitale le pietre, attraverso un processo “digestivo”, trasformano il carbonio dell’atmosfera in carbonati. Nessuno in passato si è mai interessato al ciclo vitale delle pietre perché gli architetti le consideravano materia inerte, ragion per cui le varie tecniche architettoniche hanno continuato a distruggere il ricchissimo patrimonio ecologico delle pietre. Noi invece studiamo l’importante ruolo svolto dalle pietre “viventi” nella costruzione degli edifici. Le capacità strutturali stesse degli edifici traggono grandi vantaggi dalla matrice fisica delle pietre, in grado, per esempio, di creare dei filamenti inseparabili tra loro. È giunto il momento per l’architettura di smettere di uccidere e di estrarre pietre considerandole degli elementi
architecture for me, and it moves architecture away from Bruno Zevi’s claim of the void, of space as the focus of architecture, that I believe is not helpful now to understand the ecological and societal complexities that we need to address. There is no such a thing as void or space, the air is as full of matter and life as the earth, and we need to care for them. From this perspective, neuronal systems are expanding human brains into the ecosystems that surround us. They are also connected to the microbiota in our mouths, lungs and intestines, and therefore with the external world of more-than-human life. No thinking happens without the alliance and interference of infrastructures, computational, media and life systems. All thinking is an artificial and more-than-human thinking now, and architecture is the best perspective to track and intervene in it. One of your projects, STONECRUST, explores the life of minerals, and together with Gokce Ustunisik, you seem to suggest that stones themselves might contain life. The other project, Transspecies Kitchen, dissolves the boundaries between foraging, eating, and decomposing. How do you relate the notions of “ecosystem” and “transspecies” within these works? What are the core concepts and intentions behind these two projects presented at the Biennale? The Office for Political Innovation and I have been closely working with the experimental petrologist and geochemist Gokce Ustunisik, exploring the amazing life of rocks. Rocks are living entities like trees or animals. But their life is either too fast or too slow for humans to perceive it. As part of their living cycles, rocks have the capacity to transform atmospheric carbon into carbonate minerals. They digest carbon and permanently remove carbon from the air. Because architects in the past saw rocks as dead – or inert –, no one has cared about their lives. And architectural techniques have been focused on killing as much as possible their rich ecologies. But we have been studying the role the life-rocks-are-constituted-in plays in buildings. Even buildings structural capacities are enhanced by the physical matrix and filaments built by the living communities rocks are inseparable. We claim the need for architecture to stop killing and extracting stone, and advocate for architectural strategies that support and care for stones as living organisms. Something that we have been doing throughout our work. Scaling this action up would allow to mobilize rocks as a crucial element to respond to climate crisis.
THE BAG MAGAZINE
59
STONECRUST | TRANSSPECIES KITCHEN
te da persone, macchine, microorganismi, terra, minerali, piante e animali che si co-producono a vicenda interagendo. Per me è questa oggi l’idea chiave di architettura, che si allontana nettamente da quella di Bruno Zevi incentrata sul vuoto e sullo spazio. Ritengo, infatti, che quest’ultima non sia più sufficiente per permetterci di comprendere a fondo tutte le complessità a livello ecologico e sociale che ci troviamo a dover affrontare quotidianamente nel nostro presente. L’idea di vuoto e spazio non esiste più; l’aria è piena di materia e di vita quanto lo è la terra e spetta a noi salvaguardarle entrambe. È proprio in quest’ottica che i sistemi neuronali consentono al nostro cervello di interagire con i vari ecosistemi che ci circondano. Per non parlare della loro interazione con il microbiota umano presente nella bocca, nei polmoni e nell’intestino e, di conseguenza, con il mondo esterno, il quale include naturalmente anche altri tipi di vita oltre a quella umana. Non vi è pensiero senza un’interazione tra infrastrutture e sistema di vita, computazionale e mediatico. La forma di pensiero oggi preponderante è quella artificiale; l’architettura rappresenta quindi il sistema migliore per poterla tracciare e per interagire con essa.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
A NDRÉS JAQ UE
A NDRÉS JAQ UE
IN TERVIE W
meramente inanimati. Che è esattamente quanto stiamo cercando di fare con il nostro lavoro. È straordinariamente importante assecondare diffusamente questo cambio di paradigma, dato che le pietre possono davvero diventare un elemento essenziale per rispondere virtuosamente alla crisi climatica. Come si concretizzano queste riflessioni e in che modo “diventano architettura”? Ritengo che alla cultura dell’estrattivismo debba sostituirsi oggi un approccio all’ambiente, e in definitiva alla vita tutta intesa nella sua più ampia complessità, fondato su una profonda idea di rispetto reciproco. La Transspecies Kitchen (trad. Cucina Trans-specie), per fare un esempio, diretta espressione del nostro lavoro, cambia completamente l’idea di cosa significhi nutrirsi oggi, dove mangiare diventa un’alleanza trans-specie in cui piante, funghi, microbi si uniscono al nostro corpo in un inno alla straordinaria capacità di convivere in perfetta sintonia. Nella nostra cucina trans-specie mangiare significa cibarsi in modo tale da garantire la sopravvivenza dell’intero ecosistema, non sacrificare la vita di altri organismi esclusivamente a vantaggio degli esseri umani. Il suo studio ha sempre lavorato nel campo del design inteso anche come forma di impegno politico. Questi due vostri progetti sembrano volerci dire che l’architettura può ancora essere politica– senza essere ideologica – in tempi estremamente complessi quali sono i nostri. È così? L’architettura è sempre politica anche se lo fa a modo suo, perché non è mai un mezzo per veicolare una politica precedentemente definita. L’architettura ha la propria politica che viene attuata attraverso la composizione, la mobilitazione materiale, ecc. La politica che vede in campo l’architettura non è quella delle elezioni quadriennali, quanto piuttosto quella che riguarda le scale temporali superveloci dell’interazione cellulare e molecolare, oppure viceversa quelle scale estremamente lente che caratterizzano la formazione di una comunità o le complesse dinamiche planetarie. Quindi uno spettro di scale temporali, spaziali e materiali molto più ampio rispetto a quello in cui sono soliti muoversi i politici. Ecco perché il mio modo di fare architettura spesso riguarda processi che sfuggono all’attenzione del pubblico, dal momento che si concentrano su delle realtà che non sono state ancora prese come oggetto di analisi. Questo spiega anche perché il mio studio lavora nel campo del design dedicando il 50% del proprio tempo alla ricerca.
60
Oltre alla sua attività professionale, lei è anche docente e Dean alla Columbia University presso la Graduate School of Architecture. Pensando alle future generazioni di architetti e progettisti, cosa dovrebbe diventare domani l’architettura? Alla Columbia GSAPP lavoriamo per garantire un futuro equo dove il benessere sia equamente distribuito sia nelle società che negli ecosistemi. Nei nostri progetti cerchiamo di fare in modo che le tensioni presenti possano essere riarticolate in modo tale che tutto ciò che ci auspichiamo per il futuro diventi realtà. Sono molto onorato di essere a capo di uno straordinario gruppo di ricercatori e studenti che vengono a New York da diverse parti del mondo per rendere tutto ciò possibile, avendo alle proprie spalle ciascuno un impegno attivo in contesti caratterizzati da tensioni e conflitti che chiedono idee e soluzioni flessibili, non rigidamente, né tanto meno ideologicamente, codificate. Del resto, per la sua identità multidisciplinare, non può che essere l’architettura la piattaforma migliore per intervenire in tali conflitti. Se volete dare il vostro contributo alla realizzazione di un mondo degno di essere vissuto venite alla GSAPP! Nel suo lavoro si muove spesso tra l’idea di composizione e quella di transizione, promuovendo una forma relazionale di architettura che dev’essere “trans”: trans-scalare, trans-specie, transmediale. Come è nata e come si è dipanata nel tempo questa sua disposizione a solcare i confini tra generi, specie, modi di vita? Quando coniai il termine “trans-scalare” dovetti costantemente spiegare che l’interscalarità della modernità per il momento non ci procurava alcun beneficio. Invece quello che dobbiamo capire è che le connessioni tra una scala e l’altra non sono mai automatiche. Esse richiedono un’articolazione politica ed è proprio in questa transizione tra le varie scale, spesso caratterizzata da conflitti, opposte militanze, attivismi più o meno incisivi, che l’architettura è chiamata ad operare. Ogni secondo giorno esce un libro che usa la mia nozione di transcalarità, il che non mi fa certo infelice… Devo dire che mi sento davvero molto onorato di essere stato di aiuto nel fornire gli strumenti adatti per far fronte a realtà complesse attraverso l’architettura. Ho sviluppato queste idee, questi concetti sentendomi molto vicino personalmente ed intellettualmente alla cultura transgender, la quale si è rivelata incredibilmente prolifica nel mostrarci come e quanto la vita umana e le altre forme di vita siano inestricabilmente legate tra loro. Le mie pubblicazioni Superpowers of Scale, More-thanHuman (libro scritto assieme alle mie amiche Marina Otero e Lucia Pietroiusti) e Bodies of Water (catalogo della Biennale di Shangai di cui sono stato capo curatore) sono state di fondamentale importanza per creare un dialogo costruttivo tra queste idee e altre a loro prossime.
How do these ideas and investigations materialize and ultimately “become architecture”? I advocate a change of paradigm, moving away from a culture of extractivism to one based on mutual care. Our Transspecies Kitchen radically changes what eating is now, by enacting eating as a transspecies alliance where plants, fungi, microbes and human bodies celebrate how they actually constitute each other in fair symmetry. In our Transspecies Kitchen, eating is eating each other in ways that support the survival of the entire ecosystem, instead of channeling sacrifice to the benefit of humans. Is this also a political issue? Your Office has always embraced the agency of design as a tool for political engagement. Do these two projects demonstrate how architecture can still be political – yet non-ideological – in such complex and challenging times? Architecture is always political, but it has its own ways to do politics. Architecture is never a mere vehicle for politics that have already been defined. It has its own agency, that is enacted through composition, material mobilization, enabling and disenabling. The politics architecture powerfully participates in are not those of the 4-year electoral dynamics, but rather politics that happen at the superfast temporal scales of cellular and molecular interaction, at the super slow scales of community forming and of planetary dynamics. A much broader spectrum of temporal, spatial and material scales than the ones politicians often operate in. That is why my practice operates in processes that often escape the attention of the general audiences, to instead research on realities that remain unscrutinized. And this is why my office works as a design agency that dedicates 50% of its time to research.
In your work, you often navigate between composition and transition, promoting a relational understanding of architecture that must be “trans”: transscalar, trans-species, trans-media. What does this approach mean in the context of this Biennale? When I coined the term “transscalar”, I had to constantly explain that the interscalarity of modernity was not helpful now. That we need to understand that connections across scales are never automatic, they require political articulation, and that it is precisely this transitioning across scales – that is always full of conflict, difference and activism – where architecture operates. Now every other day there is a new book that uses my notion of transscalarity, and I am very honored to have been helpful in providing tools to address complex realities through architecture. I developed these conceptualizations being close personally and intellectually to the transgender culture, that has been incredibly fruitful informing how human and more-than-human life are deeply entangled. My books Superpowers of Scale, More-than-Human (with my friends Marina Otero and Lucia Pietroiusti) and Bodies of Water (catalogue of the Shanghai Biennale for which I served as Chief Curator) have been crucial in connecting these ideas with many others.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Beyond your professional practice, you are also Dean at Columbia University’s Graduate School of Architecture. Thinking of the next generation of designers and architects, what should architecture become? At Columbia GSAPP we work to anticipate futures that are fair and where well-being is distributed throughout both societies and ecosystems. We actively design the conditions so that the tensions of the present can be rearticulated to allow for desirable yet-to-comes to become actual. I am incredibly honored to lead an exceptional group of faculty, researchers and students from all around the world that come to New York to make this happen, and who have a long history of engaging with the most important tensions and conflicts of each time, and making architecture the best platform to intervene in them. If you want to contribute to a world that is worth living, come to GSAPP.
STONECRUST | TRANSSPECIES KITCHEN
IN TERVIE W
THE BAG MAGAZINE
61
IN TERVIE W di Michele Cerruti But
Claudia Pasquero e Marco Poletto hanno fondato nel
2005 a Londra ecoLogicStudio, uno studio di architettura e innovazione con focus su biodesign e progettazione bio-digitale. In collaborazione con il Synthetic Landscape Lab (Innsbruck) e l’Urban Morphogenesis Lab (UCL), lo studio integra biotecnologie e intelligenza artificiale per trasformare gli spazi urbani in ecosistemi viventi. Tra i progetti recenti, Deep Forest (2024) e il volume Deep Green: Biodesign in the Age of Artificial Intelligence (2023).
Claudia Pasquero and Marco Poletto founded ecoLogicStudio in London in 2005, an architecture and innovation practice focused on biodesign and bio-digital design. In collaboration with the Synthetic Landscape Lab (Innsbruck) and the Urban Morphogenesis Lab (UCL), the studio integrates biotechnology and artificial intelligence to transform urban spaces into living ecosystems. Recent projects include Deep Forest (2024) and the book Deep Green: Biodesign in the Age of Artificial Intelligence (2023).
© FundamentAI
FundamentAI
ecoLogicStudio | Claudia Pasquero, Marco Poletto Synthetic Landscape Lab, Innsbruck University Urban Morphogenesis Lab, The Bartlett UCL Corderie, Arsenale
62
In che modo il vostro progetto si confronta con la proposta di Carlo Ratti Intelligens? Claudia Pasquero_ FundamentAI è un progetto paesaggistico per la Laguna di Venezia che si sviluppa come una conversazione tra i progettisti, i ricercatori e l’intelligenza di questo peculiare ambiente naturale. Si lavora con input provenienti dai microrganismi della laguna e dai dati della laguna stessa; tramite un’interfaccia di Artificial Intelligence le diverse voci coinvolte, umane e non, contribuiscono alla creazione di nuove visioni per un futuro ecologico di questo ambiente, che noi chiamiamo FundamentAI.
How does your project contribute to Carlo Ratti’s proposal of Intelligens? Claudia Pasquero_FundamentAI is a landscape project for the Venice Lagoon that develops as a conversation between designers, researchers and the intelligence of this unique natural environment. We work with input from the lagoon’s microorganisms and from the lagoon’s data and, via Artificial Intelligence, interface the various voices involved, human and otherwise, to contribute to the creation of new visions for an ecological future for the lagoon itself, which we call FundamentAI.
Marco Poletto_Il titolo è anche un gioco di parole. Da un lato si riferisce proprio materialmente alle fondazioni della città che sono cyber-organiche perché prodotte dalla coevoluzione di sistemi naturali della laguna e di sistemi artificiali creati dall’uomo. Dall’altro lato vuole anche ridiscutere le fondamenta dell’architettura stessa, che, come da proposizione costitutiva di questa Biennale di Ratti, vogliono espandersi al di fuori della sfera cognitiva umana. Da questo punto di vista, la laguna rappresenta non soltanto un territorio in cui semplicemente poter intervenire, ma un agente di design, un’intelligenza con cui confrontarsi o con cui collaborare. Come sperimentiamo da un po’ di anni [cfr. Deep Green, Biodesign in the Age of Artificial Intelligence], per noi l’intelligenza artificiale è un’opportunità per rafforzare il design collaborativo, perché ci permette di progettare non solo in collaborazione con altri colleghi o consulenti, ma anche in conversazione con enti che non parlano il linguaggio umano. FundamentAI è un progetto generato con la laguna, mediato dall’intelligenza artificiale, curato dagli uomini. La proposta di Ratti è stata per noi l’opportunità di trasformare la Biennale in un laboratorio dove sperimentare delle metodologie completamente nuove.
Marco Poletto_The title is also a play on words. On the one hand, it is a reference to the foundations of the city, which are cyber-organic, because they were produced by the co-evolution of the lagoon’s natural systems and artificial systems created by man. On the other hand, it also aims to re-evaluate the foundations of architecture itself, which, as per the constitutive proposition of Ratti’s Biennale, aim to expand outside the human cognitive sphere. From this point of view, the lagoon represents not only a territory in which to simply intervene, but also a design agent in its own right, an intelligence to face or collaborate with. Having spent the last few years experimenting [cfr. Deep Green, Biodesign in the Age of Artificial Intelligence], for us, artificial intelligence is an opportunity to strengthen collaborative design, because – as in the experiment we are bringing to the Biennale – it allows us to design not only in collaboration with other colleagues or consultants, but also in conversation with entities that do not speak human language. FundamentAI is a project generated with the lagoon, mediated by artificial intelligence, curated by humans. For us, Ratti’s proposal represented the opportunity to transform the Biennale into a laboratory where we could experiment with completely new methodologies.
Un tema centrale di tutte le Biennali è certamente la definizione dell’architettura. Carlo Ratti in questa Biennale ritorna al discorso radicale di Laugier sull’archetipo della capanna primordiale, di un rifugio che forse va ridefinito. Tuttavia, guardando il vostro lavoro, l’architettura sembra essere completamente altro rispetto a uno shelter, un rifugio. C.P._Negli scritti sull’analisi dell’origine dell’architettura e della relazione tra architettura e artigianato, Mario Carpo ci ricorda che la parola “architettura” è stata usata per la prima volta nel Rinascimento, a Firenze, come strumento di progettazione a cui segue l’esecuzione. Un’epoca dal punto di vista ecologico e sociale estremamente diversa da quella contemporanea, in cui le forze della biosfera erano decisamente superiori a quelle della urbansfera. L’idea di architettura come shelter, o interfaccia tra l’uomo e l’ambiente, nel Rinascimento è quindi rappresentata da una
A central theme of all the Biennials is certainly the definition of a given idea of architecture. In this Biennial, Carlo Ratti returns to Laugier’s radical discourse on the archetype of the primordial hut, a refuge, which perhaps needs to be redefined. However, looking at your work, architecture seems to be something completely different from a shelter. C.P._In his writings analysing the origins of architecture and the relationship between architecture and craftsmanship, Mario Carpo reminds us that the word “architecture” was used for the first time in Renaissance Florence, as a tool for design followed by execution. The Renaissance era was both ecologically and socially extremely different from our situation today, a time when the forces of the biosphere were decidedly superior to those of the urbansphere. Thus, in the Renaissance, the idea of
THE BAG MAGAZINE
63
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
FUNDAMENTAI
CL AUDIA PASQ UERO | M A RCO POLE T TO
IN TERVIE W
CL AUDIA PASQUERO | M ARCO POLE T TO
fortezza di mattoni definita in modo chiaro da un punto di vista sia morfologico che geometrico, per proteggere l’uomo dalla wilderness di una biosfera estremamente presente e pericolosa. In questo senso, anche gli strumenti per definire l’architettura, come ad esempio la prospettiva, sono in linea con tale visione perché ci permettono il framing della realtà, dividendo interno ed esterno, architettura e paesaggio, urbansfera e biosfera. Oggi ci troviamo in un paradigma ecologico e sociale decisamente antitetico rispetto a quello cinquecentesco. Le forze dell’urbansfera sono soverchianti, la biosfera cerca di aggrapparsi alla vita; l’architettura, come interfaccia tra uomo e ambiente, può quindi oggi farsi interfaccia viva in grado di ricostruire un dialogo virtuoso tra biosfera e urbansfera, così da creare le condizioni per costruire delle città che permettano una coesistenza fra questi multipli organismi. In tal senso forse l’architettura è oggi assai più prossima all’idea di paesaggio che non all’elemento codificato nei secoli dell’edificio in mattoni, ridefinendosi in una certa sua dimensione di elemento bagnato, organico, dinamico, con una disposizione costitutiva a crescere in forme sempre più eterogenee.
Spesso nei vostri progetti avete prodotto delle living architectures, delle straordinarie macchine viventi. Come si materializza il progetto che portate alla Biennale? M.P._Il grosso dello sforzo che abbiamo espresso per realizzare questo progetto si è concentrato proprio a livello di AI, sviluppando modelli in collaborazione con il team di dottorandi del Synthetic Landscape Lab della Innsbruck University. Con loro abbiamo già da anni intrapreso un percorso nell’intelligenza artificiale intesa come sintesi tra il mondo dell’architettura e il mondo vivente. Il nostro approccio verso l’AI è proprio quello di creare dei tools che ci permettano di esplorare la cocreazione con il non umano. In questi mesi abbiamo principalmente lavorato a sviluppare un workflow, un metodo che connette diverse piattaforme AI per tradurre il linguaggio naturale in prompt. Da lì la definizione di una serie di piattaforme che generano immagini o video e la modellazione stampata in 3D – ‘sculture’ su cui sono proiettati i video. Nello specifico di questo nostro progetto per Biennale 2025, l’installazione vera e propria richiama una porzione di paesaggio lagunare in 3D su cui vengono proiettati video generati con le AI.
M.P._Anche le forze in gioco sono decisamente cambiate: mentre il mattone svolgeva una sua funzione di contenimento delle paure rinascimentali verso il mondo esterno, i timori odierni derivanti dal cambiamento climatico o dalle possibili pandemie non sono contenibili in recinti circoscritti fatti di mattoni o cemento armato. La geometria come framing o interfacing non è più sufficiente. Per questo il tema dell’intelligenza, o della capacità di comprendere il nostro ruolo nel mondo vivente, è centrale nel processo creativo architettonico contemporaneo. L’interfaccia di oggi deve per esempio essere ricettiva e saper coevolvere, aiutandoci a ridefinire il nostro ruolo creativo all’interno di processi con scale e forze che vanno ben al di là della nostra percezione limitata, in grado, perciò, di potenzialmente estendere il nostro paradigma cognitivo. Nel nostro caso, metterci in relazione con la laguna significa anche incorporare in essa le nostre intelligenze, estendendo la nostra sensibilità a quella di un organismo che normalmente non riusciamo a percepire perché funziona a una scala troppo ampia o infinitesima. L’architettura sta rapidamente procedendo verso un cambiamento radicale dei suoi codici disciplinari perché è la stessa natura che sta mutando radicalmente di giorno in giorno.
C.P._L’innovazione sta proprio nello sviluppo di una piattaforma che permetta di avere dati dalla laguna – la voce stessa della laguna – ma anche voci umane, elementi in grado di sviluppare non solo delle visioni, ma anche di delineare un progetto o parti di esso, poi tangibilmente realizzati attraverso una stampa in 3D che usa anche materiali biologici.
64
M.P._L’input è il linguaggio naturale: chiunque di noi può influenzare il processo. Un linguaggio che rende possibile l’accesso, la partecipazione stessa a questo processo, e quindi a questo progetto, a un’amplissima rete di persone. Quello che abbiamo estrapolato dopo le interazioni con l’AI e che l’AI sta elaborando è la voce della laguna in continua evoluzione, che diventerà l’audio che accompagna l’installazione. Questo è lo scopo del progetto: fare della laguna la protagonista della progettazione della città del futuro.
M.P._The forces at play have also changed significantly: while bricks served the function of containing Renaissance fears concerning the outside world, today’s fears, arising from climate change or potential pandemics, cannot be contained within circumscribed enclosures made of bricks or reinforced concrete. Geometry as framing or interfacing is no longer sufficient. This is why the theme of intelligence, or the ability to understand our role in the living world, is central to the contemporary architectural creative process. Today’s interface must, for example, be receptive and able to co-evolve, helping us to redefine our creative role within processes with scales and forces that go far beyond our limited perception and are therefore potentially able to extend our cognitive paradigm. In our case, relating to the lagoon also means embedding our intelligence into it, extending our sensibilities to those of an organism that we normally cannot perceive because it functions on too large or too infinitesimal a scale. Architecture is rapidly moving towards a radical change in its disciplinary codes because nature itself is changing more and more radically day by day.
In your projects you have often produced living architectures, extraordinary living machines. How does the project you are bringing to the Biennale reflect this approach? M.P._The majority of our efforts in realising this project have been concentrated specifically at the AI level, developing models in collaboration with the team of PhD students from the Synthetic Landscape Lab of Innsbruck University. With them, we have already been on an Artificial Intelligence journey for several years, understood as a synthesis between the world of architecture and the living world. Our approach to AI is specifically to create tools that allow us to explore co-creation with the nonhuman. In recent months, we have mainly worked on developing a workflow, a method that connects several AI platforms to translate natural language into prompts. From there, the definition of a series of platforms that generate images or videos and 3D-printed modelling – “sculptures” on which the videos are projected. For the project we are presenting to the 2025 Biennale, the actual installation refers in 3D a portion of the lagoon landscape, onto which AI-generated videos are projected. C.P._The innovation lies precisely in the development of a platform that allows us to have data from the lagoon – the voice of the lagoon itself – but also human voices, elements capable of developing not only visions, but also of outlining a project or parts of it, which are then tangibly realised through a 3D printing process that also uses biological materials. M.P._The input is natural language: any of us can influence the process. A language that enables access, participation in this process, and therefore in this project, for a very large network of people. What we have extrapolated after our interactions with the AI is that the AI is processing the voice of the lagoon in continuous evolution, which will become the audio that accompanies the installation. This is the aim of the project: to make the lagoon the protagonist of the design of the city of the future.
THE BAG MAGAZINE
65
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
architecture as a shelter, or as an interface between man and the environment, is represented by a brick fortress, clearly defined from both a morphological and geometric point of view, to protect man from the wilderness of a very real and dangerous biosphere. In this sense, even the tools for defining architecture, such as perspective, are in line with this vision, because they allow us to frame reality, dividing interior and exterior, architecture and landscape, urbansphere and biosphere. Today we find ourselves in an ecological and social paradigm that is decidedly antithetical to that of the sixteenth century. The forces of the urbansphere are overwhelming, while the biosphere attempts to cling to life; today, therefore, architecture, as an interface between man and the environment, can become a living interface, capable of reconstructing a healthy dialogue between the biosphere and the urbansphere so as to create the conditions for building cities that allow the coexistence of these multiple organisms. In this sense, perhaps, architecture today is much closer to the idea of landscape than to the element codified over the centuries of brick buildings, redefining itself in a certain dimension as a wet, organic, dynamic element, with a constitutive disposition to grow in increasingly heterogeneous forms.
FUNDAMENTAI
IN TERVIE W
IN TERVIE W
CL AUDIA PASQUERO | M ARCO POLE T TO
Una delle sfide della Biennale è proporre un lavoro multiplo tra le intelligenze naturali, artificiali e collettive al fine di rispondere alle insidie di un mutamento climatico sempre più radicale. Una posizione vicinissima, questa, alla cifra costitutiva del vostro lavoro. Cosa può davvero fare l’architettura di fronte a questo incombente cambiamento climatico? C.P._A nostro avviso tantissimo. Uno dei punti essenziali su cui ci si deve concentrare è il fatto che il cambiamento climatico è una caratteristica insita nell’evoluzione perenne che caratterizza la vita del nostro Pianeta. Vita in continuo, pulsante divenire: non vi è esistenza senza cambiamento. Non possiamo fermare, quindi, questo processo evolutivo naturale e non c’è ragione alcuna di fermarlo, perché il cambiamento è vita. È l’unica costante del nostro esistere qui. La criticità che ci troviamo ora ad affrontare non è perciò data dal fatto che il clima cambia o che il Pianeta cambia, o che, ancora, gli esseri umani o non umani cambiano. Il problema deriva invece dal fatto che il cambiamento in atto è a tutti gli effetti disfunzionale. Quello che possiamo fare, grazie alle tecnologie, è oggi lavorare con il clima e capire come interagire con esso. Essenziale è capire come e quanto l’architettura, che diventa interfaccia tra l’umano e il non umano, possa stabilire delle dinamiche di cambiamento più positive e meno disfunzionali. Dobbiamo cercare di trasformare ciò che è negativo in una risorsa, guardare alle opportunità che emergono dalle mutazioni climatiche, ricercare la potenzialità trasformativa dei cambiamenti. E in questo l’architettura e il design, come elementi che ci interfacciano all’ambiente e che connotano in termini qualitativi la vita quotidiana, possono svolgere una funzione essenziale di traduzione e interazione con il non umano, con l’ambiente, e quindi con il cambiamento climatico, definendo nuove logiche di intervento su questi delicati terreni. M.P._Se da un lato il cambiamento climatico ha dei risvolti che possono ovviamente essere distruttivi e creare disagi o sofferenze, dall’altro è occasione di innovazione. Il nostro compito è perciò anche quello di vedere e misurare le opportunità di una forza disruptive. Per noi è stato interessante utilizzare direttamente la laguna perché Venezia, con la sua unicità nel rapporto con l’acqua, rispetto alla laguna, al MOSE, all’impatto del turismo, rappresenta un test decisamente eclatante sul terreno delle sfide non solo tecniche, ma anche e soprattutto concettuali della disciplina. Da una parte è necessario ritornare con forza agli aspetti più eminentemente tecnici e strutturalmente insiti nella pratica dell’architettura, da troppi anni divenuti invece materia pressoché esclusiva del lavoro ingegneristico, dall’altra parte consolidare la consapevolezza che le soluzioni tecniche in sé e per sé non sono sufficienti ad affrontare tematiche e progetti sempre più complessi, che
66
richiedono uno scavo culturale approfondito ed articolato, multidisciplinare per l’appunto, per definire incisivamente la congruità di ogni singolo intervento da compiersi. La Biennale è quindi un’occasione perfetta per sviluppare e approfondire questo ineludibile approccio coevolutivo. Noi speriamo che FundamentAI in tal senso possa dare un suo positivo contributo al confronto e alla discussione attorno a tali complessità. Qual è il ruolo, l’impatto effettivo dell’intelligenza artificiale nell’architettura contemporanea? M.P._Dal punto di vista tecnico, il lavoro svolto con il team sull’implementazione di questo protocollo di AI può rappresentare un contributo di ricerca significativo, perché apre la partecipazione a soggetti molto diversi tra loro. In un futuro anche assai prossimo riteniamo sia sempre più indispensabile immaginare eventi o public consultation dove si possa effettivamente cocreare. La speranza è che questi nuovi strumenti tecnologici possano portare effettivamente un contributo importante al fine di elevare la sostanza qualitativa degli interventi connessi all’architettura ma non solo ad essa, anziché essere utilizzati come ulteriori strumenti di mero sfruttamento, controllo o estrazione. Tutte le nuove tecnologie hanno sempre una doppia faccia, una doppia valenza; anche il ruolo del design, quindi, riteniamo debba essere quello di creare dei modelli in grado di utilizzare queste tecnologie in modalità positive. Nel progetto abbiamo cercato di esplorare un approccio completamente diverso all’AI, mettendo molta più enfasi sulla curatela del processo, sull’interazione tra diverse entità e sul rigore dei dati in entrata e in uscita. Abbiamo cercato di creare una piattaforma diversa da quelle già esistenti attraverso il workflow, il lavoro sui dati e il recoding di certe parti, permettendo l’integrazione non solo di parole umane, ma anche di dati rigorosi, cercando di produrre in uscita un modello altrettanto rigoroso.
M.P._If on the one hand climate change has implications that can obviously be destructive and create discomfort or suffering, on the other it is an opportunity for innovation. Our task, therefore, is also to see and to measure the opportunities arising from a disruptive force. For us it was interesting to use the lagoon directly for this project because Venice, with its unique relationship with water, with respect to the lagoon, to the MOSE, and to the impact of tourism, represents a decidedly striking test in terms of not only technical challenges, but also, and above all, conceptual challenges of the discipline itself. On the one hand it is necessary to forcefully return to the most eminently technical aspects structurally inherent in the practice of architecture, which for too many years have instead become the almost exclusive domain of engineering work, and on the other hand to consolidate the
awareness that technical solutions in and of themselves are not sufficient to address increasingly complex issues and projects, which require increasingly in-depth and sophisticated multidisciplinary cultural investigation, to define ever more incisively the appropriateness of each individual intervention to be carried out. The Biennale is therefore a perfect opportunity to develop and further research this unavoidable co-evolutionary approach. We hope that in this sense FundamentAI can give a positive contribution to the debate around these complex issues. What is the role, the actual impact of artificial intelligence in contemporary architecture? M.P._From a technical point of view, the work done with the team in implementing this AI protocol could represent a significant contribution to research, because it opens participation up to very diverse actors. In the very near future, we believe it is increasingly essential to imagine events or public consultations where co-creation can actually take place. The hope is that these new technological tools can actually make an important contribution in order to raise the qualitative substance of interventions connected to architecture and beyond, rather than being used as yet more tools for mere exploitation, control or extraction. All new technologies always have a double face, a double value; therefore, we believe the role of design should also be to create models capable of using these technologies in positive ways. In this project we have tried to explore a completely different approach to AI, placing much more emphasis on the curation of the process, on the interaction between different entities and on the rigour of incoming and outgoing data. We tried to create a platform that differs from existing ones through the workflow, the work on the data and the recoding of certain parts, allowing the integration not only of human words, but also of rigorous data, in an attempt to produce an equally rigorous model in output. NOTE AI WORKFLOW What makes FundamentAI pioneering is the way it invites both human and non-human voices into the design process. Deployed as an AI agent via MyShell.ai, the system transforms simple visual or text-based inputs into urban prototypes using a suite of open-source tools – including DeepSeek-R1 and GPT-4o for multimodal prompt interpretation, FLUX.1-dev on ComfyUI for image generation, and Microsoft’s TRELLIS model to translate these into printable 3D designs. Video outputs, rendered using Kling AI, give life to evolving climate scenarios, making them both visible and visceral.
THE BAG MAGAZINE
67
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
One of the challenges of the Biennale is to propose collaborative work between natural, artificial and collective intelligences in order to respond to the dangers of increasingly acute climate change. This is a position that comes very close to the essential nature of your work. What can architecture really do in the face of this impending climate change? C.P._In our opinion, a lot. One of the essential points on which we must focus is the fact that climate change is a characteristic inherent in the perennial evolution that characterises the life of our planet. Life in continuous, pulsating becoming: there is no existence without change. We cannot stop, therefore, this natural evolutionary process and there is no reason to stop it, because change is life. It is the only constant of our existence here. The problem that we are now facing is therefore not due to the fact that the climate changes or that the planet changes, or that human or non-human beings change. The problem derives instead from the fact that the change in progress is dysfunctional in every respect. What we can do, thanks to new technologies, is to work with the climate today and understand how to interact with it. It is essential to understand how and to what extent architecture, which becomes an interface between the human and the non-human, can establish more positive and less dysfunctional dynamic of change. We must try to transform what is negative into a resource, look at the opportunities that emerge from climate change, seek the transformative potential of change. And in this, architecture and design, as elements that allow us to interface with the environment, and that can characterise daily life in qualitative terms, can play an essential role in translation and interaction with the non-human, with the environment, and therefore with climate change, defining new logics of intervention in this delicate field.
FUNDAMENTAI
IN TERVIE W
10 May — 23 Nov 2025 Opening hours: TUE - SUN, 11 am - 6 pm
Palazzo Cavanis Fondamenta Zattere Ai Gesuati, 920 VENICE Design: granitdesign.eu
Direct access from Zattere: Actv lines: 2, 5.1, 5.2, 6 & N ALILAGUNA line B (blue) to/from the airport Info & Events
Artwork: Wilma Kammerer
An exhibition by
www.alps-architecture-southtyrol.com info@alps-architecture-southtyrol.com www.kunstmeranoarte.org +39 391 407 7600 68
In cooperation with
TERMS AND CONDITIONS
IN TERVIE W di Michele Cerruti But
Transsolar è uno studio di ingegneria climatica fondato a Stoccarda da Matthias Schuler, specializzato nell’integrazione delle forze naturali nella progettazione architettonica. Tra i loro lavori più emblematici, Lightscapes (2016) e Cloudscapes (2015) trasformano luce, nebbia e microclimi in elementi di esperienza spaziale. Attraverso queste sperimentazioni, Transsolar propone un’architettura in grado di interagire attivamente con il clima, creando ambienti sostenibili e sensibili.
In che modo il vostro progetto si inserisce nell’idea generale di Intelligens lanciata da Carlo Ratti? La nostra installazione Terms and Conditions è collocata nella prima sala dell’Arsenale e funge da introduzione alla mostra. Più che proporre soluzioni, è un richiamo a svegliarsi dall’inconscio collettivo – «Ci siamo ricordati di leggere le clausole in piccolo?» – che dà vita alle previsioni degli scienziati sull’impatto che le nostre azioni avranno a lungo termine. Basandosi sulla ricerca di alcuni nostri collaboratori dell’Institute for Atmospheric and Climate Science presso l’ETH, il progetto ci offre lo scenario di una Venezia che, se continueremo a procedere di questo passo, nel 2100 in una normale giornata estiva raggiungerà i 42°C. Si interroga anche sulla fiducia sempre maggiore che tendiamo ad avere nella tecnologia, considerandola una buona soluzione al “problema del surriscaldamento” se non proprio l’unica possibile. Già adesso i condizionatori e i ventilatori rappresentano il 10% del consumo energetico globale, una percentuale che è destinata a triplica-
In which ways does your project participate in the general idea of Intelligens launched by Carlo Ratti? Our installation Terms and Conditions is part of the first room of the Arsenale and serves as an introduction to the exhibition. Instead of presenting solutions, it is a wakeup call from the collective unknown: “Did we remember to read the fine print?”. The installation brings to life the scientific predictions of the long-term impact of our actions today. Based on research by our collaborators from the Institute for Atmospheric and Climate Science at ETH, it reflects the calculated ambient temperatures for Venice in 2100 – 42°C on a typical summer day – if we continue on our current path. It also questions the growing reliance on technology as a clever – and occasionally essential – solution to the “overheating problem.” Already today, air conditioners and electric fans account for 10% of global electricity consumption, a figure expected to triple if we continue without taking meaning-
Terms and Conditions
Transsolar Bilge Kobas, Daniel A. Barber, Sonia Seneviratne Corderie, Arsenale
THE BAG MAGAZINE
69
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Transsolar is a climate engineering studio founded in Stuttgart by Matthias Schuler, focused on integrating natural forces into architectural design. Among their most emblematic works, Lightscapes (2016) and Cloudscapes (2015) transform light, fog, and microclimates into elements of spatial experience. Through these experiments, Transsolar proposes architecture that actively interacts with the climate, creating sustainable and sensitive environments.
TR A NSSOL A R
IN TERVIE W
re se non ci affrettiamo a prendere delle misure efficaci (IEA, 2018). Eppure la dipendenza da ambienti controllati artificialmente si dimostra insostenibile di fronte al rapido aumento della temperatura del Pianeta. Tutto ciò solleva una domanda fondamentale: invece di progettare esclusivamente per soddisfare un immediato comfort, non sarebbe davvero forse il caso di cominciare a riconsiderare le nostre aspettative? L’aspettativa e la conseguente pretesa di vivere in una condizione di comfort costante non è più sostenibile. Serve quindi un radicale cambio di prospettiva: dal progettare per il comfort assoluto al progettare per il limite del disagio, dove adattamento e resilienza divengono parte integrante ed attiva dell’esperienza spaziale. Terms and Conditions studia l’impatto che i sistemi creati dall’uomo hanno sull’ambiente. Partendo dall’analisi scientifica, l’installazione offre un’esperienza collettiva che invita i visitatori a riconsiderare le proprie aspettative e a immaginare modi alternativi del vivere insieme. Le vostre simulazioni prendono in considerazione le conseguenze del cambiamento climatico avvalendosi dei dati forniti dalle ricerche sul clima. In quale misura il clima si rivelerà un fattore sempre più determinante nel condizionare la nostra esistenza individuale e sociale? Il clima sta condizionando sempre di più il nostro modo di vivere privato e in condivisione con gli altri. Oltre alle conseguenze prettamente ambientali, il cambiamento climatico produce effetti decisamente impattanti sul terreno sociale che non possono poi che ripercuotersi anche sulla salute in generale, influenzando i sistemi migratori e le logiche di pianificazione dei sistemi urbani. Va anche detto che questa realtà non viene vissuta allo stesso modo da tutti noi. La vulnerabilità di una comunità al cambiamento climatico dipende in larga misura dal suo contesto socioeconomico, politico e ambientale, presente e passato. Mentre alcuni di noi dispongono dei mezzi necessari per trasformare o creare artificialmente ambienti confortevoli, altri si trovano invece a dover affrontare temperature elevate, con tutto quel che ne deriva in termini di disagi, per il semplice fatto che non sono nelle condizioni di poter disporre degli stessi, adeguati mezzi indispensabili per far fronte a questo problema. L’uso intensivo, per esempio, dell’aria condizionata, che consente ad una parte della popolazione di vivere in una condizione di pieno comfort, spesso si traduce in un costo per le fasce di popolazione più fragili, vedi gli emarginati, gli immigrati indigenti, le generazioni più giovani, ecc. Su questo terreno le diseguaglianze sociali si stanno vertiginosamente amplificando. Gli effetti del cambiamento climatico non sono più una minaccia lontana quindi, ma una dimensione fortemente incombente che già connota il nostro quotidiano.
70
Che cosa significa adattarsi al clima? Considerata la situazione attuale è ancora possibile progettare una trasformazione climatica? Le proiezioni non mostrano solo un cambiamento delle normali condizioni climatiche, ma anche un aumento della frequenza e dell’intensità di eventi climatici estremi. In tale contesto, se si considera che il settore edile rappresenta il 37% delle emissioni globali (UNEP, 2023), diventa di estrema urgenza ridurne l’impatto ambientale. Di conseguenza risulta sempre più necessario creare un ambiente costruito resiliente e adattabile alle nuove esigenze climatiche. Anche se bisogna tener presente che progettare tenendo conto di questa repentina mutazione climatica non è affatto cosa semplice. L’adattamento in sé e per sé rappresenta un atto, un processo meramente reattivo, che ci dà la spinta a trovare delle soluzioni migliorative di carattere temporaneo. La mitigazione, invece, rappresenta un invito a ripensare radicalmente il nostro modo di costruire e di vivere al fine di evitare un ulteriore danno ambientale. Quando le strategie di adattamento e di mitigazione procedono di pari passo determinano un approccio più proattivo ed olistico, consentendoci di fare degli importanti passi avanti per una trasformazione dell’industria edile in linea con questi impattanti cambiamenti climatici in atto. Il suo progetto parla di nuovi termini e condizioni per il 2100, delineando la necessità di un futuro adattamento alle scomodità in cui ci troveremo presto a dover vivere. Qual è in definitiva il vero prezzo che pagheremo per salvaguardare i livelli attuali del nostro comfort? Terms and Conditions rappresenta il costo del comfort in quanto esperienza fisica, invitandoci a riflettere su cosa intendiamo per comfort e a che cosa siamo disposti a rinunciare per raggiungerlo. Gli interni completamente climatizzati richiedono importanti infrastrutture, risorse ed energia indispensabili per creare una barriera che li isoli da condizioni esterne difficili. Il “costo” del comfort generale negli interni aumenta con l’aumentare delle temperature esterne. Più è l’energia consumata, più il calore di scarico aumenta, tanto da rendere l’esterno ancora più caldo. Un circolo vizioso, insomma. Noi, come ingegneri climatici, concentriamo il nostro lavoro sullo sviluppo di sistemi operativi e di costruzione che possano far coesistere il comfort con una bassa emissione di carbonio. Nella nostra ricerca di soluzioni olistiche volte a minimizzare il costo di questo comfort esaminiamo le convenzioni standard che lo determinano, tenendo in alta e congrua considerazione tutti i fattori qui in gioco, dagli interni agli esterni, dal design alle normative da eventualmente adeguare ai mutamenti in atto.
Your simulations take into account the consequences of climate change and use weather data predicted by current climate research. How much will climate be a determining factor in our personal and social existences? Climate is increasingly shaping how we live and coexist: beyond its environmental consequences, climate change also has a profound social dimension – affecting public health, influencing migration patterns, and reshaping how cities are planned. Yet, these impacts are not experienced equally. A community’s vulnerability to climate change is deeply tied to its social, economic, political and environmental context – both past and present. While some may have the means to relocate or create artificially comfortable environments, others face greater exposure to heat stress with fewer means to adapt. The use of conventional cooling systems such as air conditioning, to maintain comfort for a part of the community, often comes at a cost to the rest, including marginalized groups, vulnerable populations, and future generations. Thermal inequity is already a pressing issue, one that is intensified by rising expectations and standards of living. The effects of climate change are no longer a distant threat, but a present reality.
ute to climate solutions. Adaptation alone is reactive; it helps us cope. Mitigation, on the other hand, calls for a fundamental rethinking of how we build and live to prevent further environmental harm. When adaptation and mitigation strategies are considered hand in hand, they create a more proactive and holistic approach, enabling us to take meaningful steps toward supporting climate transformation in the building industry. Your project speaks of new terms and conditions to deal with in 2100, a situation of adaptation to the discomfort in which we will be forced to live. What then is the cost of comfort? Terms and Conditions represents the cost of comfort as a physical experience, urging us to reflect on what we define as comfort and what we are willing to sacrifice to achieve it. Overly climate-controlled interiors relying on air conditioning units demand significant infrastructure, resources, and energy, all in the pursuit of creating a barrier that isolates the interior from the undesirable conditions outside. The “cost” of universal indoor comfort is increasing along with the rising outdoor temperatures. More energy, more exhaust heat, which makes the outdoor even warmer – a vicious circle. We, as climate engineers, focus on developing concepts that bring together comfort and a low carbon footprint in construction and operation. We question standard comfort conventions and consider all factors, from location to design and regulations, in our search for holistic solutions that minimize the cost of comfort.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
ful action (IEA, 2018). Yet, our dependence on artificially controlled environments is proving to be unsustainable in the face of a rapidly warming planet. This raises a fundamental question: instead of designing solely for comfort, should we reconsider our expectations? The expectation of constant comfort is no longer viable. Instead, a shift in perspective is needed: from designing for absolute comfort to designing for the edge of discomfort, where adaptation and resilience become part of the spatial experience. Terms and Conditions explores the impact of man-made systems and their influence on the environment. Grounded in scientific research, the installation offers a collective experience, inviting visitors to reconsider their expectations and imagine alternative ways of living together.
TERMS AND CONDITIONS
IN TERVIE W
What does it mean to adapt to climate? Given the conditions today, is it really possible to design a climate transformation? Projections not only show a shift of typical climate conditions but also an increase in frequency and intensity of climate extremes. At the same time, the building sector accounts for 37% of global emissions (UNEP, 2023), highlighting the urgency to reduce its environmental impact. Together, these factors emphasize the need for a resilient and climate-adaptive built environment. However, designing for a changing climate means more than just adapting – it requires buildings that actively contrib-
THE BAG MAGAZINE
71
A Mosaic of Styles & Arts EACH OF THE TEN ROOMS IS CHARACTERIZED BY A PRECISE IDENTITY IDENTITY,
DURING THE RESTORATION, RESTORATION THE HISTORY AND TRADITIONS OF VENICE WERE CAREFULLY PRESERVED,
HOTEL HEUREKA IS LOCATED IN THE HEART OF THE MOST AUTHENTIC AREA OF VENICE, THE CANNAREGIO DISTRICT.
AND ARE NOW ENHANCED BY THE MODERN DESIGN OF THE SELECTED FURNISHINGS AND FABRICS. A MAGICAL PLACE FOR HOLIDAYS, PRIVATE FUNCTIONS, WEDDINGS, EXCLUSIVE EVENTS OR FAMILY CELEBRATIONS.
HOTEL HEUREKA | CANNAREGIO 3534 | VENICE | T +39 041 52 46 460 POST@HOTEL-HEUREKA.COM | WWW.HOTEL-HEUREKA.COM 72
MAIIA – MAPPING WITH AI FOR INFORMAL AREAS
IN TERVIE W di Marisa Santin
Antonio Vázquez Brust è un consulente, ricercatore ed educatore argentino, esperto in intelligenza artificiale e Data Science. Il suo lavoro si focalizza sull’applicazione di strumenti analitici innovativi e tecnologie emergenti per migliorare la comprensione e la pianificazione delle città. Collabora con ONG, governi e agenzie internazionali, supportandoli nell’utilizzo di tecnologie avanzate per promuovere lo sviluppo urbano e regionale.
In che modo il suo lavoro si relaziona con l’idea generale di Intelligens lanciata da Carlo Ratti? Con MAIIA – Mapping with AI for Informal Areas, utilizziamo l’intelligenza artificiale per supportare l’adattamento climatico e promuovere l’equità urbana, mappando gli insediamenti informali attraverso immagini satellitari e reti neurali. In questo modo diamo visibilità a comunità spesso escluse dalle mappe ufficiali, tra le più vulnerabili ai rischi ambientali. Il progetto incarna lo spirito di Intelligens per quel che concerne l’utilizzo dell’intelligenza artificiale con un approccio aperto e collettivo: non agiamo in isolamento, ma ci basiamo sul lavoro di esperti di svariate discipline, facendo tesoro delle conoscenze locali per rafforzare le risposte sia istituzionali che comunitarie. Mi piace pensare che MAIIA rifletta anche l’ottimismo evocato da Carlo Ratti: la convinzione che, attraverso il design, la tecnologia e la collaborazione interdisciplinare possiamo costruire città più giuste, resilienti e inclusive.
In what ways does your work engage with the overarching idea of Intelligens launched by Carlo Ratti? My work with MAIIA embodies the spirit of Intelligens by using artificial intelligence to support climate adaptation and urban equity. By mapping informal settlements through satellite imagery and neural networks, MAIIA brings visibility to communities often left off the map – those most vulnerable to environmental hazards. Intelligens emphasizes the need to bring together natural, artificial, and collective intelligence. MAIIA exemplifies this collective approach as it doesn’t act in isolation – it builds on the work of human experts, collaborates with local knowledge, and can empower community-based and institutional responses. And I’d like to think it also reflects the optimism Carlo calls for: the belief that through design, technology, and interdisciplinary collaboration, we can build more just, resilient, and inclusive cities.
MAIIA – Mapping with AI for Informal Areas Antonio Vázquez Brust Corderie, Arsenale
THE BAG MAGAZINE
73
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Antonio Vázquez Brust is an Argentine consultant, researcher, and educator specializing in AI and Data Science. His work focuses on the application of innovative analytical tools and emerging technologies to better understand and plan cities. He supports NGOs, governments, and international agencies in using advanced analytical tools and emerging technologies to promote urban and regional development.
IN TERVIE W
A N TONIO VÁ ZQ UE Z BRUST
Rendendo visibili aree che spesso rimangono escluse dalla narrazione ufficiale delle città, il progetto assume una forte valenza politica e sociale. Più specificamente, che ruolo può giocare la mappatura automatizzata nella ridefinizione dei diritti urbani e delle priorità di intervento pubblico? Il processo ha inizio con immagini satellitari di quartieri in cui autorità locali o esperti hanno già individuato aree informali. Queste immagini vengono utilizzate per ‘addestrare’ un algoritmo di apprendimento automatico a riconoscere i pattern visivi tipici degli insediamenti informali: densità edilizia elevata, trame stradali irregolari, assenza di infrastrutture. Una volta addestrato, l’algoritmo è in grado di analizzare nuove immagini satellitari e rilevare aree simili in città o regioni intere, anche partendo da un numero limitato di casi. Questo ci permette, ogni volta che sono disponibili nuove immagini, di generare mappe aggiornate con grande rapidità e con un impegno significativamente ridotto. Sono convinto che la mappatura automatizzata possa contribuire a ridefinire i diritti urbani rendendo visibile ciò che è stato sin d’ora sistematicamente ignorato. Quando intere comunità non figurano sulle mappe ufficiali rischiano di essere poi escluse da servizi pubblici, pianificazione infrastrutturale e processi decisionali. Offrire visibilità è un atto politico: significa mettere in discussione le narrazioni consolidate su chi “conta” come cittadino e su chi abbia diritto a tutele, servizi e investimenti legati alla cittadinanza urbana. In base alla sua esperienza di consulenza e supporto per ONG, governi e agenzie internazionali, in che modo MAIIA può concretamente influenzare a livello globale le decisioni urbanistiche e le strategie di governance? Ho constatato quanto l’assenza di dati affidabili e aggiornati possa paralizzare il processo decisionale, soprattutto in contesti in cui i governi locali si trovano ad affrontare l’espansione rapida e complessa degli insediamenti informali con risorse estremamente limitate. MAIIA nasce con l’intento di fornire a pianificatori, decisori politici e attori dello sviluppo quelle informazioni operative di cui spesso si trovano privi. Naturalmente, la tecnologia da sola non basta a vincere queste sfide. L’obiettivo ultimo è di garantire che tutte le persone che vivono in aree urbane abbiano accesso a condizioni di vita dignitose. Ma questa non è una questione tecnologica: è una questione sociale. Richiede un consenso collettivo sul fatto che si tratti di una priorità inderogabile, alimentando ed accrescendo la volontà concreta di destinare le risorse necessarie per ben affrontare questa priorità. Fornire acqua potabile e servizi igienici a chi ancora ne è privo non è una sfida tecnologicamente complessa; sappiamo come farlo da secoli. La vera difficoltà sta nel decidere che vale la pena farlo.
74
Quando esiste una volontà politica, strumenti come MAIIA possono orientare gli interventi contribuendo a distribuire le risorse in modo più equo, monitorando di passo in passo i progressi compiuti a riguardo nel tempo. Il suo lavoro si muove spesso tra il campo dell’architettura e quello della mediazione territoriale e sociale. In che misura pensa che oggi l’architetto debba farsi facilitatore di processi più ampi, piuttosto che autore di mere forme costruite? Anche se la mia formazione si è svolta non tanto nell’ambito dell’architettura quanto sul terreno dell’informatica e della pianificazione urbana, mi permetto di dire che gli architetti non sono mai stati solo ed esclusivamente semplici autori di forme costruite. Questa disciplina ha sempre coltivato l’ambizione di trasformare l’esistenza umana, attraverso la definizione di processi complessi ed interdisciplinari. A maggior ragione oggi, in una società così in via di repentina mutazione, gli architetti, così come i professionisti di ogni altro campo, devono sapersi adattarsi a un mondo in cui essere bravi in una sola cosa raramente è sufficiente. La transdisciplinarità sta diventando rapidamente la norma. Guardando oltre MAIIA, quali sono a suo avviso gli strumenti o le alleanze fondamentali per affrontare le disuguaglianze urbane nei prossimi decenni? E in che modo le tecnologie emergenti possono essere guidate da una visione realmente inclusiva? Credo che per affrontare le disuguaglianze urbane nei prossimi decenni servirà ancora la formula classica del cambiamento: forti alleanze istituzionali e coinvolgimento dal basso, in grado di colmare il divario tra politiche topdown e saperi bottom-up. Avremo bisogno di coalizioni che mettano insieme governi locali, organizzazioni internazionali, leader comunitari, scienziati sociali e dei dati, urbanisti e, ovviamente, architetti, lavorando fra le diverse discipline e oltre ogni frontiera geografica. In quest’ottica le tecnologie emergenti possono giocare un ruolo potente ma solo se orientate da valori inclusivi. Questo significa chiedersi: chi definisce i problemi, chi controlla gli strumenti, chi trae beneficio dai risultati? Quali competenze ritiene siano davvero fondamentali per i futuri architetti nell’era dell’intelligenza artificiale e di un trend di crescente complessità urbana? Non so se ho ragione, ma ho una risposta immediata: le soft skills – o quelle che potremmo chiamare ‘competenze trasversali’ – saranno fondamentali. Sono le capacità umane che completano l’intelligenza artificiale: intuizione, immaginazione, adattabilità, lavoro di squadra e capacità di guidare progetti.
Based on your experience consulting for NGOs, governments, and international agencies, how can MAIIA actually influence urban planning decisions and governance strategies on a global scale? I’ve seen how the absence of reliable, up-to-date data can paralyze decision-making – especially in contexts where local governments face resource constraints while contending with the rapid and complex growth of informal settlements. MAIIA aims to equip planners, policymakers, and development actors with the actionable insights they often lack. Of course, technology alone can’t solve these challenges. The ultimate goal is to ensure that everyone living in urban areas has access to decent living conditions – and that’s not a technological issue, but a societal one. It requires collective agreement that this is a priority worth pursuing, and a willingness to allocate the resources it demands. Providing clean water and sanitation to those who still lack them is not a cutting-edge problem; we’ve known how to do it for centuries. The real challenge lies in deciding that it’s worth the cost. When there is political will, tools like MAIIA can help guide interventions, direct resources more equitably, and monitor progress over time.
Your work moves between architecture, artificial intelligence and territorial/social mediation. To what extent do you think architects today should act as facilitators of broader processes rather than as mere authors of built forms? Although my formal training is in computer science and urban planning – and I’m not an architect – I’ll take the liberty of offering an opinion. I don’t believe architects have ever been merely authors of built forms; the discipline has always carried the ambition of transforming human existence. But I do understand the spirit of the question, and I agree with its implication: architects, like practitioners in every other field, must adapt to a world where being good at just “one thing” is rarely enough. Transdisciplinarity is quickly becoming the norm. Looking beyond MAIIA, what tools or alliances do you believe will be essential in tackling urban inequalities over the coming decades? And how can emerging technologies be steered by a truly inclusive vision? I believe that tackling urban inequality over the coming decades will still require the classic formula for changemaking: strong institutional alliances and grassroots engagement, bridging the gap between top-down policy and bottom-up knowledge. We’ll need coalitions that bring together local governments, international organizations, community leaders, social and data scientists, urban planners, and yes, architects – working across disciplines and geographies. Emerging technologies can play a powerful role, but only if they’re guided by inclusive values from the outset. That means asking who defines the problems, who controls the tools, and who benefits from the outcomes. What skills do you consider fundamental for future architects in an era shaped by artificial intelligence and increasing urban complexity? Who knows if I’m right, but I do have an immediate answer: soft skills – or what we might call cross-cutting competencies – will be fundamental. These are the human abilities that complement artificial intelligence: intuition, imagination, adaptability, teamwork, and project leadership.
THE BAG MAGAZINE
75
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
By making visible areas that are often excluded from the official narrative of cities, the project takes on a strong political and social significance. More specifically, what role can automated mapping play in redefining urban rights and public intervention priorities? The process starts with satellite images of neighborhoods where local authorities or experts have already outlined informal areas. These images are used to “train” a machine learning algorithm to recognize the visual patterns that characterize informal settlements – things like building density, irregular street layouts, and lack of infrastructure. Once trained, the algorithm can scan new satellite images and detect similar areas across entire cities or regions, even if it has only learned from a few neighborhoods. This allows us to produce up-todate maps with much less effort whenever new imagery becomes available. In my view, automated mapping can have a role in redefining urban rights by making visible what has long been overlooked. When entire communities are missing from official maps, they’re often excluded from public services, infrastructure planning, and policy decisions. This kind of visibility is political – it challenges existing conceptions about who “counts” as a resident and is entitled to the rights, protections, and investments that come with urban citizenship.
MAIIA – MAPPING WITH AI FOR INFORMAL AREAS
IN TERVIE W
76
AFTER THE END
IN TERVIE W di Marisa Santin
Liam Young è un architetto speculativo e regista australiano che opera
al confine tra architettura, tecnologia e narrazione. Co-fondatore del think tank Tomorrow’s Thoughts Today e dello studio itinerante Unknown Fields, esplora il pensiero sul futuro attraverso paesaggi narrativi che trasformano le tecnologie emergenti in strumenti critici. Tra i suoi progetti più recenti: The Great Endeavor (2023), che immagina un’infrastruttura globale per la rimozione del carbonio, e Planet City (2020), metropoli iperdensa pensata per consentire la rigenerazione del Pianeta.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Liam Young is a speculative architect and Australian filmmaker who operates at the intersection of architecture, technology, and storytelling. Co-founder of the think tank Tomorrow’s Thoughts Today and the nomadic collective Unknown Fields, he explores future thinking through narrative landscapes that transform emerging technologies into critical tools. Among his most recent projects are The Great Endeavor (2023), which envisions a global infrastructure for carbon removal, and Planet City (2020), a hyperdense metropolis designed to enable the regeneration of the planet.
After the End © Liam Young
After the End
Liam Young with Natasha Wanganeen Corderie, Arsenale
THE BAG MAGAZINE
77
IN TERVIE W
LIA M YOUNG
In che modo il progetto After the End si confronta con l’idea di Intelligens proposta da Carlo Ratti? After the End riflette sulla fine dei combustibili fossili e sulla fase successiva della transizione energetica: cosa faremo con le gigantesche piattaforme petrolifere che cadono in rovina negli oceani, con gli impianti a gas in attesa di smantellamento, con i crateri lasciati nel terreno? Sono cicatrici? Memoriali di un’epoca che cercheremo di dimenticare? Oppure moniti su come abbiamo trattato il Pianeta? Dovrebbero essere preservati, ripensati, o semplicemente cancellati dal tempo e dalle generazioni future? Alla Biennale ci sarà molta attenzione attorno alle meraviglie e alle potenzialità dell’intelligenza artificiale. Ma ciò che spesso manca è una riflessione sull’infrastruttura che la sostiene, sulla radicale trasformazione delle reti energetiche necessaria per alimentare l’IA, sulle risorse materiali richieste per costruirne la macchina. After the End parla proprio di questa nuova fase nell’uso dell’energia e delle risorse, e di come potremmo affrontare l’IA senza ripetere le logiche coloniali di sfruttamento del passato. In questa direzione spero che il progetto riesca a costruire un dialogo virtuoso con l’intrigante tema posto da Carlo Ratti per questa Biennale e che possa inserirsi nel più ampio discorso sulle potenzialità dell’intelligenza artificiale. La fantascienza è al cuore del suo lavoro, non tanto come strumento di evasione quanto come elemento critico per leggere il presente e immaginare alternative. In After the End come utilizza l’immaginario fantascientifico per interrogare il nostro rapporto con la tecnologia e l’ecologia? La fantascienza è sempre stata uno strumento per immaginare come potrebbe configurarsi il nostro futuro e come potremmo relazionarci ad esso. Queste immagini – spesso liquidate come prodotti della cultura popolare – in realtà cristallizzano le speranze, le paure e lo stupore del tempo in cui vengono generate. Non sono previsioni, ma modi di osservare il presente che possono aiutarci a capire con sempre migliore consapevolezza cosa potremmo fare ora. Prendiamo 1984, ad esempio: il fatto che oggi viviamo in una realtà da “Grande Fratello” non dimostra che Orwell fosse una sorta di profeta accurato, ma piuttosto che forse non abbiamo prestato attenzione ai segnali del crescente autoritarismo che lui vedeva emergere in Europa nel 1948, mentre stava scrivendo il romanzo. Il vero valore della fantascienza, quindi, sta nell’aiutarci a capire chi siamo oggi e che forma potrebbero assumere i futuri che vorremmo abitare. Qualche decennio fa la sci-fi serviva soprattutto a immaginare le tecnologie meravigliose del domani: jetpack, auto volanti, cibo in pillole… Ora si tratta invece di immaginare gli effetti sul nostro vissuto delle tecnologie che sono già qui; è, questa, un’urgenza più forte che mai, perché siamo circondati da quelle che chiamo
78
“tecnologie culturali”, ossia tecnologie che sono arrivate a noi più in fretta della nostra capacità di comprenderne il significato. Immaginare le implicazioni delle tecnologie emergenti è un atto profondamente architettonico. È urgente e necessario riflettere su come le nostre vite, le nostre città e i nostri spazi verranno trasformati da invenzioni – come l’intelligenza artificiale – che sono già con noi da almeno un decennio. After the End cerca di immaginare i futuri dell’IA, della tecnologia e dell’uso delle risorse, con la speranza di offrire una sorta di mappa che possa aiutarci a prendere decisioni più consapevoli nel presente. Il futuro davanti a noi è come un territorio sconosciuto e pieno di ombre. Ogni scenario del domani che raccontiamo è come un piccolo fascio di luce che illumina una sottile porzione di quel paesaggio. Più storie raccontiamo, più futuri immaginiamo, più porzioni di quel paesaggio si rivelano, più diventa facile capire quali sono i migliori passi che dovremo compiere. A quale pubblico si rivolge con After the End? Prevalentemente ai professionisti del settore o a un pubblico più ampio? Parte del mio allontanamento dalla pratica architettonica tradizionale è stata una diretta conseguenza del tentativo di trovare nuovi modi per raggiungere un pubblico più vasto. Piante, sezioni, diagrammi architettonici sono linguaggi molto codificati, che richiedono competenze specifiche per essere letti. La fiction, invece, è un linguaggio condiviso, straordinariamente accessibile. È nostra responsabilità trovare modalità per entrare in contatto con pubblici più ampi, al di fuori delle nostre camere d’eco architettoniche. Siamo molto bravi a parlare tra di noi, nelle aule buie delle conferenze, alle biennali e alle mostre, ma molto meno bravi a contenere la retorica e il gergo stretto della disciplina per connetterci davvero con le persone. E se in un momento di crisi così incombente non cerchiamo di rendere il nostro lavoro accessibile, allora che senso mai potrà avere quello che andiamo studiando e dicendo? Parlarci addosso in una logica meramente autoreferenziale equivale a nient’altro che a urlare nel vuoto. Mi sono trasferito dall’Europa a Los Angeles per essere nel “ventre della bestia”, per incorporare idee critiche sul futuro della città all’interno dei mezzi della cultura popolare. Volevo usare questi stessi mezzi come una sorta di cavallo di Troia, codificandoli con ideali architettonici. Ed è esattamente questo tipo di accessibilità che spero di restituire, di proporre alla Biennale quest’anno con il mio progetto. Che tipo di esperienza vuole generare nello spettatore? È più un invito ad allargare la nostra capacità immaginativa o piuttosto un appello ad assumerci la responsabilità del futuro che stiamo costruendo? Il cambiamento climatico non è più un problema tecno-
Your work has moves between architecture, cinema, and fiction design. Science fiction is also at the heart of your work—not as mere entertainment, but as a critical tool to examine the present and imagine alternatives. In After the End, how do you use the sci-fi imaginary to question our relationship with technology and ecology? Science fiction has always been a tool to imagine what our future could be and how we would relate to it. These images – often dismissed as artifacts of popular culture – actually crystallize the hopes, fears, and wonders of the time in which they’re made. They’re not predictions, but ways of looking at the present, arming us with sufficient knowledge to know what we might do now. Take 1984, for example. The fact that we now live in a big-brother reality is not an indication that Orwell was some kind of accurate prophet, but rather an indication that perhaps we didn’t listen to the emerging trends of authoritarianism he saw rising in Europe in 1948, the year he was constructing the novel. So, the real value of science fiction lies in helping us to understand who we are today and what the futures we want to be partaking in might look like. That’s why I work with speculative futures and science fiction today – because its role has shifted. A few decades ago, sci-fi was mostly about imagining the wondrous technologies of tomorrow: jetpacks, flying cars, food in pill form. Now, it’s about imagining the implications of technologies that are already here, and it feels
more urgent than ever because we’re surrounded by what I call “culture technologies” – which are technologies that have arrived to us faster than our understanding of what they might mean. For me, speculating on the implications of emerging technologies feels like a deeply architectural act. It’s urgent and necessary to consider how our lives, cities, and spaces will be shaped by inventions – like AI – that have already been with us for at least a decade. After the End tries to imagine the futures of AI, technology, and resource use, in the hope of offering a kind of blueprint – something that might help us make more informed decisions in the present. The analogy I like to use is that the future ahead of us is a very dark and shadowed unknown territory. And every science fictional project that we might make, every future scenario that we might narrate is like a tiny little torch beam that illuminates a little slither of that landscape. And the more stories we tell, the more futures we imagine, the more of that landscape ahead of us gets illuminated. And the easier it is to understand where we might make our next steps. What audience are you aiming to reach, professionals within the field or a broader public? Part of my migration away from traditional architectural practice has been about finding new ways to reach larger scale audiences. Something like the plan, the section, or the architectural diagram are very coded mediums that require a huge amount of knowledge to access, meanwhile fiction is this extraordinary shared language. It is our responsibility to find ways to connect with broader audiences outside of our own architectural echo chambers. We’re very good at speaking to each other in lecture halls, at Biennials and exhibitions, but not so good at cutting through the rhetoric and jargon of the discipline to actually connect with people. And if we’re not trying to be accessible in a time of such urgent crisis, then what are we doing? We’re just screaming into the void. I moved from Europe to Los Angeles to be in the “belly of the beast” – to embed critical ideas about the future of the city within the mediums of popular culture. I wanted to use those mediums as a kind of Trojan horse, encoding them with architectural ideals. That’s the kind of accessibility I hope to bring to my work at the Biennale this year. Is After the End more of an invitation to reflection, or rather a call to take responsibility for what’s still to come? Climate change is no longer a technological problem – it’s a cultural and political one. We already have the tools to move beyond fossil fuels and drastically cut carbon emissions. It’s not a crisis of technology anymore, but a
THE BAG MAGAZINE
79
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Your project After the End suggests a post-apocalyptic or at best post-crisis scenario. In what ways does it engage with the idea of Intelligens launched by Carlo Ratti? After the End looks at the end of fossil fuels and the potential futures that might follow. It focuses on the next phase of the energy transition – on what we do with the giant oil rigs falling into ruin in the oceans, the massive gas plants awaiting dismantling, the holes left in the ground. Are they scars? Are they memorials to an age we’ll try to forget? Or cautionary tales about how we treated the planet? Should they be preserved, reimagined, or simply erased by time and future generations? At the Biennale, I’m sure there will be a lot of exploration of the extraordinary potentials and wonders of artificial intelligence. But what’s often missing is a conversation about the infrastructure behind it – the massive recalibration of our energy grids that will be required to power AI, the raw materials that would be needed to build the machinery of AI. After the End is about this next phase of energy and resource use, and how we might approach AI without repeating the colonial infrastructure and exploitation of the past. In that sense, I hope it speaks to Ratti’s theme, and to the broader discourse around AI’s potential.
AFTER THE END
IN TERVIE W
80
Parlando della professione, Carlo Ratti propone un passaggio dall’architettura intesa come oggetto statico a un’architettura espressione di un processo più fluido e reattivo. Quali sono a suo avviso le modalità più incisive attraverso le quali questa disciplina deve affrontare le sfide urgenti del nostro tempo? Gli architetti occupano una posizione unica tra cultura e tecnologia. Oggi siamo chiamati a sintetizzare questi due mondi e a immaginare le implicazioni culturali di tecnologie come, per l’appunto, l’intelligenza artificiale. E ci troviamo nella posizione giusta per farlo. Mi interessa indagare l’identità multidisciplinare dell’architetto: l’architetto che diventa regista, narratore, game designer, politico, urbanista, curatore, scrittore, intellettuale, tecnologo… Ciò che un tempo veniva considerato un ‘campo espanso’ è ora pienamente al centro della professione. Spero, insomma, che il futuro dell’architettura sappia abbracciare l’intero spettro delle possibilità che abbiamo a disposizione in questo momento di crisi.
crisis of the imagination. With After the End, I’m trying to put forward a hopeful, realistic, and pragmatic vision of what the future could look like to encourage us to speak with a collective voice, to rally against governments still propping up the fossil fuel lobby, and to demand that banks and corporations divest from its infrastructure. Talking about architecture as a profession, Carlo Ratti proposes a shift from architecture as a static object to architecture as a living process. In your view, is architecture ready to confront the urgent challenges of our time? Architects occupy a unique position between culture and technology. Right now, we’re being called to synthesize these two worlds and imagine the cultural implications of technologies like artificial intelligence – and we’re well-positioned to do that. I’m interested in the architect as a filmmaker, storyteller, video game designer, politician, urban planner, curator, writer, intellectual, technologist. What was once considered the expanded field is now firmly at the center of the profession. I hope the future of architecture embraces the full range of possibilities of what we can do in this time of crisis.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
logico, ma un problema culturale e politico. Abbiamo già a disposizione gli strumenti necessari per andare oltre i combustibili fossili e ridurre drasticamente le emissioni di carbonio. Non è più quindi una crisi tecnologica, ma una crisi dell’immaginazione. Con After the End cerco di proporre una visione del futuro che sia al tempo stesso realistica, pragmatica e piena di speranza, che ci incoraggi a parlare attraverso una voce collettiva, sì da agire in maniera incisiva contro quei governi che ancora sostengono le lobby dei combustibili fossili, chiedendo in forme sempre più pressanti alle banche e alle aziende di disinvestire dalle infrastrutture che alimentano questi combustibili nocivi. Presentando questo progetto alla Biennale, il mio proposito è anche quello di contribuire a portare questo dibattito nel discorso pubblico mainstream.
AFTER THE END
IN TERVIE W
THE BAG MAGAZINE
81
82
THE BAG MAGAZINE
83
IN TERVIE W di Marisa Santin
Aurélien Lemonier, Sean Anderson. Aurélien Lemonier
è Curatore di Architettura, Design e Giardini presso l’Art Mill Museum. Ha condotto ricerche sull’architettura post-Indipendenza dell’Asia meridionale e del Medio Oriente al Centre Pompidou e ha contribuito al Dhaka Art Summit in Bangladesh. Sean Anderson è Professore Associato presso la Cornell University. Ha scritto libri sulla scultura rituale dell’Asia meridionale e sull’architettura moderna dell’Eritrea coloniale. Ha inoltre diretto e collaborato a diverse esposizioni al MoMA, tra cui Thinking Machines and Reconstructions.
IN TERVIE W
Aurélien Lemonier is the Art Mill Museum Curator of Architecture, Design, and Gardens. He has conducted extensive research on post-Independence South Asian and Middle Eastern architecture in Centre Pompidou and has contributed to the Dhaka Art Summit in Bangladesh. Sean Anderson is an Associate Professor at Cornell University. He has authored books on South Asian ritual sculpture and the modern architecture of colonial Eritrea. He has also led and collaborated on several exhibitions at MoMA, including Thinking Machines and Reconstructions.
Yasmeen Lari/ Heritage Foundation of Pakistan © Qatar Museums 2024
Beyti Beytak, My Home Is Your Home, La mia casa è la tua casa Qatar Pavilion Giardini and ACP - Palazzo Franchetti
84
In che modo il vostro progetto si inserisce nel tema generale di Intelligens lanciato da Carlo Ratti? L’ospitalità, nella sua definizione più ampia, non è una invenzione, ma un modo di essere. È radicata in pratiche incentrate sull’essere umano, è un’estensione dell’esistenza individuale e collettiva. Per l’architettura della regione MENASA e, più in generale, per il Sud Globale, queste forme di ospitalità emergono a molteplici livelli e in vari frangenti. Dai datteri e caffè nella regione del Golfo, a un caffè narrativo ad Aleppo o Betlemme, ci incontriamo in spazi che sono definiti tanto dalla nostra presenza quanto dalla progettazione che gli architetti hanno fatto per noi nel corso dei secoli. Viviamo quindi e costruiamo mondi che sono incorporati e sensibili ai nostri desideri, alle nostre fragilità e limiti, ai nostri sogni e necessità. La storia ci insegna, se siamo disposti a prestare attenzione. Come l’architettura e l’urbanistica possano continuare a suscitare atti tanto rilevanti dipende da noi, sia come comunità aperte che come esseri individuali responsabili. Dobbiamo costantemente cercare nuove soluzioni e conoscenze, imparando dalle forme esistenti e forse dimenticate di “Intelligens”.
In what ways does your project engage with the overarching theme of Intelligens launched by Carlo Ratti? Hospitality, in its broadest definition, is not an invention but a way of being. Built from human-centered practices, hospitality is an extension of individual and collective being. For the architecture of the MENASA region but also throughout the Global South, such forms occur at multiple scales and moments. From a date and coffee in the Gulf region, to a storytelling café in Aleppo or Bethlehem, we gather in spaces that are as much defined by our presence as architects over centuries have designed for us. We thus live and build worlds that are ultimately embedded within and responsive to our own desires, our frailties and limits, our wishes and needs. History teaches us if we are willing to pay attention. How architecture and urbanism may continue to instigate such important acts is dependent on us both as open collectives but also as responsible individual beings. We must constantly seek new forms and knowledge through learning from extant and perhaps forgotten forms of “Intelligens.”
Nelle due location, a Palazzo Franchetti e ai Giardini della Biennale, il progetto Beyti Beytak riflette un’idea di ospitalità che va oltre la sfera domestica, diventando un atto culturale e politico. La presenza di opere di pionieri come Hassan Fathy e Yasmeen Lari dialoga anche con i metodi di una nuova generazione di architetti del mondo arabo e del Sud Globale. Come avete selezionato i progetti e gli architetti per trasmettere questa visione collettiva della casa come uno spazio di accoglienza e identità condivisa? Fin dall’inizio, volevamo riconoscere che il Qatar, come nazione, insieme alla più ampia regione MENASA, costituisse un contesto stimolante nel quale sollevare interrogativi più ampi sull’umanità, all’interno delle forme architettoniche e urbane, e sui ruoli individuali e collettivi che giochiamo nel creare e vivere gli spazi. L’ospitalità, come estensione della generosità, va oltre l’ideologia e la pratica per suggerire qualcosa di fondamentalmente umano. Noi, come specie, siamo capaci di immaginare, progettare e costruire spazi per e con gli altri, mentre ci sintonizziamo su necessità ben più grandi, compreso l’ambito non umano. Già negli anni ‘40, Hassan Fathy sosteneva lo stesso principio, spesso indirizzandosi a segmenti di popolazione che venivano ampiamente ignorati. Yasmeen Lari, allo stesso modo, da decenni promuove atti di responsabilità da incorporare nell’architettura. E oggi molti continuano a progettare modi di pensare oltre la convenzione, influenzando il modo di abitare lo spazio. Ogni partecipante scelto per il Padiglione del Qatar ha portato progetti che parlano e amplificano i modi in cui l’ospitalità è una forma
In its dual expression at Palazzo Franchetti and the Giardini della Biennale, the Beyti Beytak project reflects an idea of hospitality that extends beyond the domestic sphere, becoming a cultural and political act. The presence of works by pioneers such as Hassan Fathy and Yasmeen Lari also dialogues with the practices of a new generation of architects from the Arab world and the Global South. How did you select the projects and architects to convey this collective vision of home as a space of welcome and shared identity? From the start, we wanted to recognize that Qatar, as a Nation, along with the broader MENASA region of which the exhibition refers, invites, and constitutes an intriguing realm in which to posit broader questions about humanity within architectural and urban forms and the individual and collective roles in which we play to create and experience spaces. Hospitality, as an extension of generosity, moves beyond ideology and practice to suggest something fundamentally human. We, as a species, are capable of imagining, designing, and building spaces for and with each other while also attuning ourselves to far greater needs, including the non-human. Hassan Fathy, for one, as early as the 1940s asserted the same and most often for segments of a population that were resoundingly looked over. Yasmeen Lari, likewise, has been advocating for acts of responsibility to be embedded within architecture for decades. And many more today continue to project ways of thinking beyond the conventional to inflect ways of occupying space. Each of the choices of participants for the Qatar Pavilion have
THE BAG MAGAZINE
85
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
QATAR PAVILION
AURÉLIEN LEM ONIER | SE A N A NDERSON Q ATA R PAVILION
AURÉLIEN LEMONIER | SE A N A NDERSON Q ATA R PAVILION
IN TERVIE W
condivisa di agire, di divenire, di vivere e imparare insieme e per gli altri. La sezione espositiva a Palazzo Franchetti sembra concepita come un dispositivo narrativo immersivo, in dialogo con il carattere storico del luogo. Come avete strutturato il percorso espositivo e in che modo il design dell’esposizione aiuta a trasmettere i temi dell’ospitalità, dell’appartenenza e della comunità? Siamo grati di avere la nostra mostra in dialogo con Palazzo Franchetti. Come tutti i palazzi di Venezia gli spazi domestici erano tanto caratterizzati dal passaggio (di merci, famiglie, lignaggi) quanto dalla condivisione e dalla protezione: due forme apparentemente contrapposte di agire che, viste insieme, stabiliscono un’atmosfera unica nella quale collocare la nostra esposizione. Il percorso si costruisce attorno a sfere dell’esistenza, della conoscenza e della ricezione, ed è al contempo definito attraverso tipologie che promuovono l’ospitalità nella regione MENASA. Abbiamo lavorato a stretto contatto con l’eccezionale team di architetti Cookies (Federico Martelli Clément Périssé e Alice Grégoire), che ha concepito spazi di intimità e, parallelamente, installazioni artistiche che ampliano le espressioni visive, spaziali e narrative dell’ospitalità in ogni stanza. Non è solo un design espositivo, ma il loro lavoro esplora modi di costruire tanto per gli spazi esistenti quanto all’interno di essi. Ogni stanza dell’esposizione raccoglie opere storiche e contemporanee che costruiscono storie sull’ospitalità in molteplici forme, tempi, contesti e materiali. Il Community Centre, l’installazione temporanea progettata da Yasmeen Lari sul sito del futuro Padiglione permanente, rappresenta un modello architettonico resiliente, sostenibile e basato sulla comunità. Qual è il significato simbolico nel portare questa struttura ai Giardini della Biennale e come si allinea con la visione a lungo termine per il Padiglione del Qatar? Il Community Centre di Yasmeen Lari è molto più di un padiglione temporaneo. È sia un modello che una metafora di come gli architetti e i designer possano e debbano lavorare nel mondo, a qualsiasi scala. Molto spesso interpretiamo questi progetti come una forma di orientalismo quasi velato, dato che viene costruito da zero ai Giardini, mentre altri progetti sono originati in Pakistan e nella Collezione dell’Art Mill Museum. Piuttosto, il Community Centre può e deve parlare a molti non solo nella forma e nei materiali, ma anche nell’esperienza. Ciò che ci offre è un modo di pensare che va oltre il pragmatico, entrando nei territori della ricezione, dell’agenzia collettiva, dell’orgoglio in una costruzione sensibile e responsiva. Cos’è l’ospitalità
86
se non la creazione di uno spazio dove riunirsi, pensare e vedere (gli altri) in modo nuovo? Sebbene non possiamo ancora parlare delle idee a lungo termine per il Padiglione del Qatar, la nostra ambizione fin dall’inizio della Biennale è stata quella di condividere la visione di Yasmeen Lari per uno spazio olistico, reattivo e ospitale per la convivenza. Senza dubbio, queste idee influenzeranno il design e la costruzione del padiglione permanente progettato da Lina Ghotmeh. Il Qatar fa il suo debutto ufficiale alla Biennale con una narrazione che intreccia architettura, comunità e diplomazia culturale. In che modo questa prima partecipazione contribuisce a rimodellare l’immagine internazionale del Paese e la sua visione per un futuro urbano e culturale? La scelta del titolo della mostra, Beyti Beytak, con la sua radice etimologica nella parola beyt (casa), è solo una delle illustrazioni, attraverso la linguistica, dei modi in cui nazioni come il Qatar, ma anche altre, devono continuare a sforzarsi verso forme di ospitalità che da migliaia di anni hanno influenzato pratiche culturali, sociali, economiche e persino politiche – tutte, nel loro nucleo, spaziali. “Casa” è dove e come la facciamo, e raramente è fissa. Condividiamo lo spazio in questo mondo. Definiamo lo spazio in questo mondo. E sperimentiamo noi stessi e gli altri negli spazi in questo mondo. Quale luogo migliore della Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia per presentare una visione che va oltre i confini, in due mostre dell’ambiente costruito che condividono storie sul potenziale, su come configurare noi stessi verso un futuro più ospitale.
contributed projects that speak to and amplify the ways in which hospitality is a shared form of agency, of becoming, of living and learning with and for each other. The exhibition section at Palazzo Franchetti appears to be conceived as an immersive narrative device, in dialogue with the historical character of the venue. How did you structure the curatorial path, and in what ways does the exhibition design help convey the themes of hospitality, belonging, and community? We are grateful to be in dialogue with the Palazzo Franchetti. Like all palazzi in Venezia, if not elsewhere, these domestic quarters were as much defined by transit (of commerce, of families, of bloodlines) as they were for togetherness and security; two seemingly converse forms of agency that, when seen together, establish a unique atmosphere in which to situate our exhibition. The pathway is informed by scales of being, scales of knowing and scales of reception while defined also through typologies that actively assert hospitality in the MENASA region. We have worked very closely with the exceptional architectural design team Cookies (Federico Martelli, Clément Périssé, and Alice Grégoire) who have created spaces of intimacy and at the same time beautiful installations that extend the visual, spatial, and narrative forms of hospitality in each of the rooms. It is much more than an exhibition design, but their work pushes ways of building for existing spaces as much as within them. Each room in the exhibition brings together historical and contemporary works that build stories about hospitality in multiple forms, times, contexts and materialities.
QATAR PAVILION
IN TERVIE W
responsive sensitive building. What is hospitality but the creation of a space in which to gather, to think, and to see (each other) anew? While we are unable to speak to the long-term ideation of the Qatar Pavilion, it has been our ambition from the beginning of working for the Biennale to share Yasmeen Lari’s vision for a holistic, responsive, and hospitable space for togetherness. No doubt, these ideas will inflect the design and construction of the permanent pavilion designed by Lina Ghotmeh. Qatar officially debuts at the Biennale with a narrative that intertwines architecture, community, and cultural diplomacy. How does this first participation contribute to reshaping the country’s international image and its vision for an urban and cultural future? The choice of exhibition title, Beyti Beytak, with its etymological root in the word beyt (home) is just one illustration via linguistics in the ways in which nations such as Qatar, but also others, must continue to strive toward forms of hospitality that have, for thousands of years, inflected cultural, social, economic, and even political practices – all of which are, at their heart, spatial. ‘Home’ is where and how we make it and rarely fixed. We share space in this world. We define space in this world. And we experience ourselves and others in space(s) in this world. What better place than the International Exhibition of Architecture at the Venice Biennale to present a vision that moves past borders in two exhibitions of the built environment that share stories about potential, about ways of configuring ourselves toward a more hospitable future.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
The Community Centre, the temporary installation designed by Yasmeen Lari on the site of the future permanent Pavilion, represents a resilient, sustainable, and community-based architectural model. What is the symbolic significance of bringing this structure to the Giardini della Biennale, and how does it align with the long-term vision for Qatar’s Pavilion? Yasmeen Lari’s Community Centre is much more than a temporary pavilion. It is both a model and metaphor for the ways in which architects and designers can and should work in the world at any scale. We too often mistake such projects as a quasi-Orientalist perspective given that it is being built from scratch in the Giardini when others are originated in Pakistan and in the Collection of the Art Mill Museum. Rather, the Community Centre can and should speas to many not only in form and material but also experience. What it holds for us is a way of thinking that moves beyond the pragmatic into territories of reception, of collective agency, of pride in
THE BAG MAGAZINE
87
IN TERVIE W di Marisa Santin
Arnhildur Pálmadóttir, fondatrice di s.ap architects, è specializzata in sostenibilità e circolarità nel campo dell’edilizia. È apprezzata per l’approccio interdisciplinare e multiprospettico ai progetti cui si dedica. Gestisce inoltre la filiale islandese della società danese di architettura e innovazione Lendager. Nel 2024 ha ottenuto il Nordic Council’s Environmental Award per la collaborazione interdisciplinare nella progettazione architettonica e per l’attenzione dedicata ai materiali da costruzione riciclabili. Arnhildur Pálmadóttir is the founder of s.ap architects, which specializes in sustainability and circularity in construction. She is renowned for her entrepreneurial attitude and interdisciplinary interest that she uses to tackle projects from various perspectives. Pálmadóttir also runs the Icelandic branch of the Danish architecture and innovation company, Lendager. In 2024 she won the Nordic Council’s Environmental Award for interdisciplinary collaboration in architecture and her focus on recyclable building materials.
© s.ap architects
Lavaforming
Arnhildur Pálmadóttir, s.ap architects (Arnhildur Pálmadóttir, Arnar Skarphéðinsson, Björg Skarphéðinsdóttir, Sukanya Mukherjee, Andri Snær Magnason, Jack Armitage) Ramo de la Tana (opposite the Arsenale entrance)
88
The idea of using lava flows as a building material really reshapes the way we think about the relationship between humans, nature, and architecture. How does this approach connect with the wider conversation sparked by Carlo Ratti? We are exploring the potential of an unprecedented construction material, working directly with lava without mixing it with cement. The project is both a concrete proposal and a metaphor for the need to rethink building and extraction practices that are harmful to the environment. At the heart of Lavaforming lies an even broader idea: that of communities reclaiming the natural resources available literally “beneath their feet,” learning to harness and manage them through large-scale technologies. Our work acts upon a millennia-old, primordial natural phenomenon, integrating technology, artificial intelligence, human intelligence, and collective decision-making. For all these reasons, I believe Lavaforming fully embodies the theme proposed by Carlo Ratti for this Biennale.
Ratti ha anche evidenziato l’importanza di chiamare a raccolta diverse discipline attorno all’architettura. In che modo questa disposizione aperta verso altri saperi si riflette sul vostro processo curatoriale? Il nostro team interdisciplinare, guidato da s.ap architects, include architetti, designer, scrittori e tecnici. Lo scrittore André Magnusson ha contribuito, ad esempio, a fornire una narrazione sul futuro che stiamo immaginando. Abbiamo lavorato anche con Jack Armitage, un tecnico e programmatore con una formazione musicale. A proposito di interconnessioni, una delle esperienze che ho amato di più di questo progetto è stata la collaborazione che ho avviato con mio figlio, neolaureato la cui competenza nella visualizzazione 3D ha prodotto e fornito un rilevante valore aggiunto alle mie competenze specifiche. Questa visione intergenerazionale è stata fondamentale per il buon esito del progetto, così come il nostro sguardo verso il passato, attraverso il quale abbiamo attinto a molti racconti in prima persona attorno alle eruzioni dimenticate dell’Islanda. Il progetto mira, quindi, a colmare i divari generazionali collegando passato e futuro, concentrando la propria attenzione su come e in quale misura gli eventi odierni potrebbero influenzare il nostro territorio, e l’ambiente in generale, nel prossimo secolo.
Ratti also emphasized the importance of bringing together different disciplines around architecture. How is this openness toward other fields of knowledge reflected in your curatorial process? Our interdisciplinary team, led by SAP Architecture, includes architects, designers, writers, and technicians. The writer André Magnusson, for instance, contributed by providing a narrative for the future we are imagining. We also collaborated with Jack Armitage, a technician and programmer with a background in music. Speaking of interconnections, one of the aspects I loved most about this project was the collaboration I initiated with my son, a recent graduate whose skills in 3D visualization brought significant added value to my own expertise. This intergenerational perspective was crucial to the success of the project, as was our look toward the past, through which we drew on many first-hand accounts of Iceland’s forgotten eruptions. The project thus seeks to bridge generational gaps by connecting past and future, focusing attention on how and to what extent today’s events might affect our territory – and the environment more broadly – over the next century.”
Come viene presentato il progetto ai visitatori? Il nostro obiettivo è di riacquisire la capacità di controllo sulla lava, utilizzando dati scientifici provenienti dai modelli di flusso di lava utili per poter meglio progettare la città del futuro. Siamo partiti da una situazione reale in Islanda, ovvero la sfida infrastrutturale posta dall’attività vulcanica
How will the project be presented to visitors, and how will the Pavilion engage them? Our goal is to regain the ability to control lava by using scientific data from lava flow models. We started from a real situation in Iceland – the infrastructural challenge posed by volcanic activity near Reykjavík, particularly in Reykjanes, an area recently affected by frequent eruptions. From there, we imagined a city in 2150, a narrative device that allowed us to reflect on how the area might
THE BAG MAGAZINE
89
ICELANDIC PAVILION
L’idea di utilizzare i flussi di lava come materiale da costruzione ridefinisce il nostro modo di pensare al rapporto tra esseri umani, natura e architettura. In che modo questo approccio si inserisce nella più ampia discussione avviata da Carlo Ratti? Stiamo esplorando le potenzialità di un materiale da costruzione inedito, lavorando direttamente sulla lava, senza mescolarla al cemento. Il progetto è insieme una proposta concreta e una metafora della necessità di ripensare pratiche edilizie ed estrattive dannose per l’ambiente. Al cuore di Lavaforming c’è però anche un’idea più ampia: quella delle comunità che si riappropriano delle risorse offerte dalla natura, disponibili letteralmente “sotto i loro piedi”, imparando a sfruttarle e a governarle attraverso tecnologie di larga scala. La nostra azione si inserisce in un fenomeno naturale millenario e primordiale, integrando tecnologia, intelligenza artificiale, intelligenza umana e processo decisionale collettivo. Per tutte queste ragioni, quindi, ritengo che Lavaforming incarni pienamente il tema proposto da Carlo Ratti per questa Biennale.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
A RNHILDUR PÁ LM A DÓT TIR
A RNHILDUR PÁ LM A DÓT TIR
IN TERVIE W
vicino a Reykjavík, in particolare a Reykjanes, un’area interessata da frequenti fenomeni eruttivi. Da qui abbiamo immaginato una città nel 2150, un espediente che ci ha permesso di riflettere su come potrà evolvere l’area nel prossimo secolo. Il progetto prende la forma di una mostra multimediale, combinando elementi digitali e fisici. I visitatori seguiranno un percorso che inizia con un film di animazione che restituisce la nostra visione di una possibile evoluzione nei prossimi cento anni. Accanto ad esso, i test sui materiali consentiranno ai visitatori di entrare tangibilmente nei nostri esperimenti, mentre una grande parete che riproduce dei pannelli di controllo presenterà alcune simulazioni scientifiche basate sui dati che abbiamo raccolto. Il Padiglione permette di passare dal presente al futuro creando un leggero disorientamento temporale. I visitatori vivranno una narrazione immersiva fatta di immagini, video, test sui materiali e approfondimenti scientifici. Quali avanzamenti tecnici state esplorando per sfruttare questo elemento estremo e apparentemente incontrollabile come materiale da costruzione e come ne state testando il potenziale? Abbiamo testato materiali fuori sito, collaborando con il Lava Show, uno spazio espositivo che fonde lava come forma di intrattenimento per i turisti. Anche se idealmente vorremmo lavorare in loco – cosa assai difficile attualmente – questi test controllati sono fondamentali per il progetto. La lava si comporta in modo diverso a seconda di come si raffredda, trasformandosi in materiali come il basalto o in forme simili al vetro. Queste variazioni ci forniscono una gamma di materiali utilizzabili poi nella costruzione. Abbiamo anche sperimentato con la stampa 3D, utilizzando polvere di basalto così come la lava fusa. Questi test su piccola scala sono il punto di partenza per espandere le nostre indagini al fine di poter lavorare in futuro con la lava in tempo reale. Quali sono le implicazioni politiche di Lavaforming, in particolare per quanto riguarda i diritti di proprietà, e come i governi o le comunità potrebbero gestire questo nuovo materiale? La dimensione politica è stata parte integrante del nostro progetto sin dall’inizio. Siamo critici nei confronti dei sistemi esistenti – in particolare del sistema abitativo, sempre più intrecciato con modelli economici orientati al profitto. In Islanda, ad esempio, nel 2012 è stata proposta una nuova costituzione. Sebbene non sia mai stata adottata, contiene un’idea in particolare si è distinta tra le altre: quella secondo cui le risorse provenienti dal suolo dovrebbero appartenere collettivamente al popolo e non a società private. Un’idea, per ora un intento, che ha influenzato profondamente il nostro approccio al progetto, perché ribalterebbe le tradizionali concezioni di temi quali
90
la scarsità e il valore, offrendo alle comunità l’opportunità di riappropriarsi delle proprie risorse. Il progetto è destinato a essere ampliato a livello globale? State già pianificando future collaborazioni al di fuori dell’Islanda? Stiamo esplorando collaborazioni in luoghi come le Hawaii e Lanzarote, dove esistono flussi di lava lenti simili a quelli di Reykjanes. Pur concentrandosi sulla lava, il progetto affronta sfide globali quali l’uso eccessivo dei materiali, l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Mostrando quanto e in quali modalità una minaccia locale come la lava possa diventare una risorsa, speriamo di riuscire ad ispirare le comunità in tutto il mondo a ripensare le proprie sfide locali come vere opportunità di resilienza e innovazione. Qual è a suo avviso lo stato dell’architettura oggi e quale pensa sia il ruolo che gli architetti dovrebbero assumere nella trasformazione di paradigma proposta da Carlo Ratti? Gli architetti hanno un grande potenziale da esprimere, e direi anche una responsabilità unica da assolvere, sul terreno della trasformazione, potendo con il proprio sapere e mestiere più di molti altri professionisti visualizzare futuri possibili plasmando gli spazi del Pianeta che abitiamo. Il nostro progetto, ambientato in un futuro lontano, ma non così troppo distante in fondo, ci permette di guardare avanti riflettendo profondamente sul presente. In questa direzione un approccio interdisciplinare che abbini collaborazione reale e simulazione è assolutamente essenziale. Gli architetti eccellono nel vedere il quadro generale e nel connettere diversi campi, il che ci posiziona in prima linea nella sfida della progettazione. Dobbiamo però spingere ancora oltre la professione, affinché possa realmente ispirare, in modo diffuso, nuovi modi di pensare e di lavorare.
evolve over the next century. The project takes the form of a multimedia exhibition, combining digital and physical elements. Visitors will follow a path that begins with an animated film presenting our vision of a possible evolution over the next hundred years. Alongside it, material tests will offer visitors an insight into our experiments, while a large wall replicating control panels will display scientific simulations based on the data we collected. The Pavilion enables a shift from present to future, creating a slight sense of temporal disorientation. Visitors will experience an immersive narrative made up of images, videos, material tests, and scientific insights.” What technical advancements are you exploring to harness lava as a building material, and how are you testing its potential? We conducted off-site material testing in collaboration with the Lava Show, an exhibition space that melts lava as a form of entertainment for tourists. Although ideally we would like to work on-site – something that is currently very difficult – these controlled tests are fundamental to the project. Lava behaves differently depending on how it cools, transforming into materials such as basalt or glass-like forms. These variations provide us with a range of materials that can later be used in construction. We also experimented with 3D printing, using both basalt powder and molten lava. These small-scale tests are the starting point for expanding our research in order to work with lava in real-time in the future.
We are exploring collaborations in places like Hawaii and Lanzarote, where there are slow lava flows similar to those in Reykjanes. Although focused on lava, the project addresses global challenges such as the overuse of materials, pollution, and climate change. By showing how a local threat like lava can be transformed into a resource, we hope to inspire communities around the world to rethink their own local challenges as true opportunities for resilience and innovation.
ICELANDIC PAVILION
IN TERVIE W
In your view, what is the state of architecture today, and what role do you think architects should play in the paradigm shift proposed by Carlo Ratti? Architects have great potential to express – and I would say a unique responsibility to fulfill – in the field of transformation, as their knowledge and craft allow them, more than many other professionals, to visualize possible futures by shaping the spaces of the planet we inhabit. Our project, set in a distant future – though not that far off, after all – allows us to look ahead while deeply reflecting on the present. In this sense, an interdisciplinary approach that combines true collaboration with simulation is absolutely essential. Architects excel at seeing the bigger picture and connecting different fields, which positions us at the forefront of the design challenge. However, we must push the profession even further, so that it can truly inspire new ways of thinking and working.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
What are the political implications of this project, particularly in terms of property rights and how governments or communities might manage this new material? The political dimension has been integral to our project from the start. We are critical of existing systems – particularly the housing system, which has become entangled with profit-driven economic models. In Iceland, for instance, a proposal for a new constitution was put forward in 2012. While it wasn’t accepted, one idea stood out: that all resources coming from the ground should be collectively owned by the people, not by private companies. This concept shaped our thinking for this project. If lava becomes a building material, its ownership would shift from private corporations to the community. This challenges traditional notions of scarcity and value, empowering communities to reclaim ownership. The project explores how an abundance of material can transform the way we think about resources and housing. Is the project meant to be expanded globally, and are you already planning future collaborations outside of Iceland?
THE BAG MAGAZINE
91
IN TERVIE W di Mariachiara Marzari
Guendalina Salimei, a cui è stata affidata la curatela del Padiglione
Italia 2025, è architetto e Professore in Progettazione Architettonica alla Sapienza Università di Roma. Seguendo gli insegnamenti di Bruno Zevi, Salimei sperimenta quella cultura del progetto che individua il fondamento del processo ideativo nel rapporto tra storia, città, urbanistica, stratificazione dei tessuti edilizi, studio del contesto e delle relazioni spaziali, interpretazione dell’esistente e del nuovo. Due i progetti emblematici: l’ampliamento del Museo Egizio e il “Kilometro Verde” a Corviale, a Roma. L’identità della sua pratica (e del suo T-Studio) è una sintesi tra progetto etico e ricerca sperimentale.
IN TERVIE W
Guendalina Salimei, who has been appointed curator of the Italian Pavilion for 2025, is an architect and Professor of Architectural Design at Sapienza University of Rome. Following the teachings of Bruno Zevi, Salimei explores a design culture that grounds the creative process in the relationship between history, the city, urban planning, the layering of built fabrics, the study of context and spatial relations, and the interpretation of both the existing and the new. Two emblematic projects stand out: the expansion of the Egyptian Museum and the “Kilometro Verde” in Corviale, Rome. The identity of her practice (and her T-Studio) lies in the synthesis between ethical design and experimental research.
TERRÆ AQUÆ © Luigi Filetici
TERRÆ AQUÆ. L’Italia e l’intelligenza del Mare Padiglione Italia Tese delle Vergini, Arsenale
92
In what ways does the TERRÆ AQUÆ project participate in the general idea launched by Carlo Ratti of Intelligens. Natural. Artificial. Collective? How can collective intelligence be the fundamental engine for change at a global level? In line with the theme of the 19th International Architecture Exhibition, we share the idea that it is possible to bring into play multiple forms of mutually coordinated intelligence in the development of new strategies. The Italian Pavilion is reimagined as the vehicle of a physical and cultural renewal on a global scale, beginning with the “long roads of sand” of Italy – as Pier Paolo Pasolini called them – which, understood as a surface and not as a line, represent the largest territory (about 8,000 km) of the Belpaese: the instrument of the call for vision and projects was the privileged tool for tracing new routes for the future, a collection of experimental project proposals generated by a “multiple intelligence” committed to solving problems related to marine and coastal heritage to improve the quality of the environment and promote biodiversity and the participation of local communities, teaching strategies for the management and protection of the territory through inclusive and shared governance. The Pavilion will function as a sounding board: all the ideas exhibited in the exhibition and collected in the catalogue can be circulated and spread outside the Biennale, to inspire other actions in other contexts, reaching small communities and marginal realities, and thereby triggering processes of cultural regeneration and social transformation.
L’Italia e il mare, un’opportunità per esplorare nuovi paradigmi dell’abitare, del lavorare e del preservare questi spazi liminali, puntando a uno sviluppo sostenibile che tenga conto delle pressanti sfide ambientali e geopolitiche del nostro tempo. Quali le ragioni profonde di questa scelta? E perché proprio il mare può ritornare ad essere protagonista del futuro del Paese? Il fulcro del ragionamento non risiede tanto nel “mare” in sé, quanto nel sistema complesso delle “terræ aquæ”, ovvero quel limen composto, in maniera inscindibile, dalle coste italiane e dal Mediterraneo. Questo sistema è il centro di una nuova, auspicata politica architettonica che miri a incrementare l’attenzione su quelle che in realtà sono le ‘prime porte’ di molte delle nostre città, cercando così di riappropriarsi di spazi e luoghi un tempo vissuti come spazi pubblici degradati o abbandonati. Spazi di soglia che sono carichi di opportunità, in bilico tra una difficile rivelazione e processi di trasformazione; spazi in continuo divenire che rappresentano, in quanto tali, occasioni di riflessione e di ricerca per nuove strategie progettuali. Capaci di superare l’originaria esclusione e promuoven-
Italy and the sea, an opportunity to explore new paradigms of living, working and preserving these liminal spaces, aiming at sustainable development that takes into account pressing environmental and geopolitical challenges. What are the underlying reasons for this choice? And how can the sea once again become central to the country’s future? The core of the reasoning does not lie so much in the “sea” itself, but in the complex system of the “terræ aquæ”, a liminal space inseparably comprising the Italian coast and the Mediterranean. This system is central to a longawaited architectural policy, which aims to increase attention on what is actually the “front door” to many of our cities, thus trying to reclaim spaces and places once experienced as degraded or abandoned public spaces. These threshold spaces, bursting with opportunities but balanced between a difficult revelation and processes of transformation, are continually evolving, and thus represent an opportunity for reflection upon and research into new design strategies. Capable of overcoming their original exclusion and promoting the birth of new cen-
THE BAG MAGAZINE
93
PADIGLIONE ITALIA
Intelligens. Naturale. Artificiale. Collectiva: in che termini il progetto TERRÆ AQUÆ partecipa a questa linea curatoriale della 19. Biennale Architettura disegnata da Carlo Ratti? Perchè l’intelligenza collettiva può essere il motore fondamentale per il cambiamento a livello globale? In linea con il tema della 19. Mostra Internazionale di Architettura, condividiamo l’idea che sia possibile mettere in gioco molteplici forme di intelligenza coordinate tra loro nell’elaborazione di nuove strategie. Il Padiglione Italia è immaginato per essere il veicolo di un rinnovamento fisico e culturale a scala globale, che parta dalle “lunghe strade di sabbia” italiane – come le chiamava Pier Paolo Pasolini – le quali, intese come superficie e non come linea, rappresentano il territorio più esteso (circa 8.000 km) del Belpaese. La call for vision and projects è stato lo strumento privilegiato per il tracciamento di nuove rotte per il futuro, una raccolta di proposte progettuali sperimentali generate da un’‘intelligenza multipla’ impegnata nella risoluzione dei problemi legati al patrimonio marino e costiero per migliorare la qualità dell’ambiente e promuovere la biodiversità e la partecipazione delle comunità locali, insegnando strategie per la gestione e la protezione del territorio attraverso una governance inclusiva e condivisa. Il Padiglione vuole essere una cassa di risonanza: tutte le idee esposte in mostra e raccolte nel catalogo potranno circolare e diffondersi al di fuori della Biennale, per essere di ispirazione ad altre azioni in altri contesti, raggiungendo piccole comunità e realtà marginali, innescando processi diffusi di rigenerazione culturale e trasformazione sociale.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
GUENDA LIN A SA LIMEI PA DIGLIONE ITA LIA
GUENDA LIN A SA LIMEI PA DIGLIONE ITA LIA
IN TERVIE W
do, conseguentemente, la nascita di nuove centralità, tali spazi divengono espressione materica di una rinnovata creatività, diramando in più e più direzioni un’eco virale e positiva in grado di ben soddisfare un’esigenza nata dalle continue evoluzioni e trasformazioni culturali e fisiche in atto, nelle quali gli individui manifestano nuove necessità e inattese esigenze. Un Padiglione, il vostro, che si fa laboratorio di idee attraverso la creazione di una piattaforma allargata basata su una chiamata pubblica al progetto. Una raccolta di proposte sperimentali a campo largo, progetti in cui il confine tra terra e acqua diventa sistema integrato di architetture, infrastrutture, paesaggi. Quale ‘forma del mare’ emerge da questo vostro progetto curatoriale? Tra progetti realizzati e ricerche strutturate in accademie o enti culturali, tra elaborazioni a carattere spiccatamente visionario – orientate a prefigurare scenari alternativi e inediti – e proposte ingegneristiche mirate a risolvere problemi legati alle infrastrutture più complesse, ‘la forma del mare’ che si è venuta a delineare è risultata marcatamente eterogenea, riflettendo una pluralità di approcci, prospettive e gradi di maturazione progettuale. Tale varietà testimonia non solo la ricchezza delle riflessioni emerse, ma soprattutto l’urgenza e la pervasività del tema proposto, che si impone con forza come nodo cruciale del dibattito contemporaneo e trova risonanza trasversale lungo l’intero territorio della Penisola, assumendo i tratti di una sensibilità diffusa e condivisa a livello nazionale. La mostra offre una riflessione su temi architettonici, urbanistici, ambientali, umanistici e geopolitici, sviluppando nuove idee che possano diventare inneschi di azioni in contesti diversi, concretizzandosi in laboratori di sperimentazione e ricerca avanzata. A Biennale conclusa quale sviluppo avranno i deep data generati dal progetto? L’ambizione del progetto curatoriale TERRÆ AQUÆ. L’Italia e l’Intelligenza del Mare è stata quella di interrogarsi sulla possibilità di ricostruire un nuovo rapporto tra uomo, terra e acqua proiettato verso un futuro di bellezza e rispetto. Il corpus dei contributi, disponibili in mostra all’interno del Padiglione e in una pubblicazione edita da Electa articolata in tre volumi, rappresenta una risorsa strategica per future sperimentazioni. L’analisi dei deep data acquisiti, esiti di esperienze radicate in diversi contesti della Penisola, potrà infatti alimentare nuove forme di progetto, capaci di rispondere con maggiore efficacia alla complessità dei territori litoranei, sempre più esposti a pressioni ambientali, sociali ed economiche. La conoscenza condivisa di buone pratiche, visioni e modelli operativi costituisce un’occasione preziosa per attivare una riflessione colletti-
94
va, che interroghi il ruolo dell’architetto nella costruzione di nuove ecologie del vivere lungo la costa. L’architettura come disciplina sistemica, capace di comprende le relazioni tra le parti e il tutto, chiamata in causa per elaborare visioni allargate del mondo coordinando le istanze interdisciplinari. Quale ruolo ha assunto l’architettura e l’architetto oltre il costruito? Come progettista e professore-ricercatore ho sempre avuto consapevolezza dei limiti insiti in una concezione riduttiva ed autoreferenziale dell’architettura, intesa come disciplina integrale e incorruttibile. Al contrario considero l’architettura come un campo intrinsecamente interdisciplinare, capace di attivare relazioni fertili tra saperi eterogenei – dalle scienze territoriali alla sociologia, dall’ecologia alla cultura visuale – e di articolarsi su una pluralità di scale, dalle micro-forme dell’abitare quotidiano fino alle macro-dinamiche del paesaggio e del territorio. In questo senso, l’architettura non si limita a ‘costruire’, ma agisce come dispositivo critico e trasformativo in grado di interferire con le logiche dominanti e di orientare, consapevolmente, le traiettorie di sviluppo degli spazi antropizzati. L’architetto deve quindi essere in grado di integrare istanze spaziali, ambientali, culturali e sociali, assumendo un ruolo attivo nella costruzione di nuove visioni per l’abitare contemporaneo e per la rigenerazione del territorio. Tra l’archetipo dell’architetto demiurgo, artefice assoluto che plasma la forma del mondo secondo una visione univoca, e la figura dello stratega, interprete lucido delle complessità sistemiche e delle dinamiche territoriali, si profila oggi una nuova configurazione della pratica progettuale. Bisogna infatti saper unire la potenza immaginativa del creatore con la lucidità analitica del pianificatore, assumendo un ruolo ibrido e situato: non più semplice autore di oggetti, ma regista di processi, capace di coniugare visione e adattabilità, intuizione e metodo, immaginazione e responsabilità.
From Pavilion to laboratory of ideas through the creation of an enlarged platform based on a public call for projects. A collection of wide-ranging experimental proposals, projects in which the boundary between land and water becomes an integrated system of architecture, infrastructure and landscape. What “shape of the sea” emerges? From projects implemented to research structured in academies or cultural institutions, and from elaborations of a markedly visionary nature – aimed at prefiguring alternative and innovative scenarios – to engineering proposals aimed at solving problems related to the most complex infrastructures, “the shape of the sea” that has emerged is markedly heterogeneous, reflecting a plurality of approaches, perspectives and degrees of design maturity. This variety testifies not only to the richness of the reflections that have emerged, but above all to the urgency and pervasiveness of the proposed theme, which forcefully imposes itself as a crucial point of the contemporary debate and finds transversal resonance throughout the entire territory of the Peninsula, assuming the traits of a widespread and shared sensitivity at a national level. The Pavilion offers an opportunity to reflect on architectural, urban, environmental, humanistic and geopolitical themes, developing new ideas that can become triggers for action in various contexts, materialising in laboratories of experimentation and advanced research. After the Biennale, how will the deep data generated by the project be developed? The aim of the curatorial project TERRÆ AQUÆ. Italy and the Intelligence of the Sea was to examine the possibility of rebuilding a new relationship between humankind, land and water, aiming towards a future of beauty and respect. The corpus of contributions, available on display inside the Pavilion and in the three volumes published by Electa, represents a strategic resource for future experiments. The analysis of the deep data acquired, the results of experiences rooted in the different contexts of the Peninsula, can be used to fuel new forms of design, capable of responding more effectively to the complexities of coastal territories, increasingly exposed to environmental, social and economic pressures. This shared knowledge of good practice, vision and opera-
tional models constitutes a precious opportunity to activate a collective reflection, thus interrogating the role of the architect in the construction of new ecologies of living along the coast. Architecture as a systemic discipline, capable of understanding the relationships between the parts and the whole, called upon to elaborate broad visions of the world by coordinating interdisciplinary instances. What role has architecture and the architect assumed beyond the built environment? As a designer and professor-researcher, I have always been aware of the limits inherent in a reductive conception of architecture, when understood as a self-contained and incorruptible discipline. On the contrary, I see architecture as an intrinsically interdisciplinary field, capable of encouraging fertile relationships between heterogeneous knowledge bases – from territorial sciences and sociology to ecology and visual culture – and of articulating itself on a plurality of scales, from the micro-forms of everyday living to the macro-dynamics of landscape and territory. In this sense, Architecture does not limit itself to “building”, but acts as a critical and transformative device, capable of interfering with the dominant logics and of consciously orienting the development trajectories of anthropised spaces. The architect must therefore be able to integrate spatial, environmental, cultural and social instances, taking an active role in the construction of new visions for contemporary living and for the regeneration of the territory. Between the archetype of the demiurge architect, the absolute creator who shapes the form of the world according to a univocal vision, and the figure of the strategist, lucid interpreter of systemic complexities and territorial dynamics, a new configuration of design practice is now emerging. We must know how to unite the imaginative power of the creator with the analytical lucidity of the planner, assuming a hybrid and situated role: no longer a mere author of objects, but a director of processes, capable of combining vision and adaptability, intuition and method, imagination and responsibility.
THE BAG MAGAZINE
95
PADIGLIONE ITALIA
tralities, these are spaces of renewed creativity, with the potential to branch off like a viral but positive echo; able to respond productively to a need born from the continuous cultural and physical evolutions and transformations underway, where individuals manifest new needs and unexpected requirements.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
IN TERVIE W
IN TERVIE W di Mariachiara Marzari
Daniele Santucci, Nicola Borgmann, Elisabeth Endres,
Gabriele G. Kiefer, team curatoriale del Padiglione Germania, con STRESSTEST mettono in scena un confronto che contribuisce a rendere tangibile fisicamente e psicologicamente la condizione futura del clima urbano e che, parallelamente, indica come l’architettura della città e del paesaggio non solo possa, ma debba creare contesti urbani in grado di adattarsi al clima, più resilienti, vivibili, sani. Non solo un’analisi, ma una urgente chiamata all’azione collettiva.
IN TERVIE W
Daniele Santucci, Nicola Borgmann, Elisabeth Endres, and Gabriele G. Kiefer, the curatorial team of the German Pavilion, use STRESSTEST to stage a confrontation that makes the future condition of the urban climate physically and psychologically tangible. At the same time, they show how the architecture of cities and landscapes not only can, but must, create urban contexts that are adaptable to the climate – more resilient, livable, and healthy. It is not just an analysis, but an urgent call for collective action.
Surface temperature anomaly, 20 July 2022 © STRESSTEST - Josef Grillmeier
STRESSTEST
German Pavilion Daniele Santucci, Nicola Borgmann, Elisabeth Endres, Gabriele G. Kiefer Giardini
96
Il Padiglione prende in esame le conseguenze prodotte dal cambiamento climatico sulla vita urbana e sugli ecosistemi delle città. Da quali elementi analitici siete partiti e come avete sviluppato il tema in termini architettonici e scientifici? Come l’installazione restituirà l’idea del progetto? Abbiamo voluto creare innanzitutto un’esperienza. La nostra è una proposta sensoriale e non didattica: sentire per
In what ways does your project participate in the general idea launched by Carlo Ratti of Intelligens? And how, in particular, does the German Pavilion respond to Ratti’s call for One Place, One Solution, in which each country displays an architectural experiment linked to the themes of the main exhibition? The contribution of the German Pavilion’s project, STRESSTEST, is linked to one of the Biennale’s major themes: climate adaptation. Although global warming is a global problem, Europe is particularly affected. While the Copernicus Global Climate Highlights 2024 report confirms that 2024 was the hottest year since records began and the first in which the average annual global temperature was 1.5°C above pre-industrial levels, in Europe the temperatures exceeded pre-industrial levels by more than 2.5°C. European cities are particularly affected by rising temperatures, which are forecast to create extreme and unprecedented climate conditions. According to a study by ETH Zurich, by 2050, Milan, for example, will have the climate of Austin, Texas, Turin that of San Antonio, Rome that of Antalya and Munich will have the current climate of Venice. German cities – among the most impermeable, and with a large increase in land consumption that corresponds to 20% of land consumption in Europe, equal to 25 hectares per day of impermeable surface alone – are particularly unprepared for the forecast climate scenarios. STRESSTEST proposes and visualises a series of solutions, tested and applied, for climate adaptation. The two scenarios, STRESS and DE-STRESS make tangible on the one hand what awaits us in an urban space if we do not intervene and on the other how we might feel in a space in which the principles of climate adaptation are applied. Greenery in our cities is one of the most effective ways to combat extreme temperatures, together with the principles of shading, ventilation and transpiration. The Pavilion examines the consequences of climate change on urban life and city ecosystems. What analytical elements did you use as a starting point and how did you develop the problem in architectural and scientific terms? How will the installation convey the evidence of the project? We wanted to create an experience, so our proposal is sensorial rather than didactic: feeling is believing. We are convinced that this is the most effective way to convince ourselves of the need to act and to carry out climate adaptation actions with stronger determination. All the team members come from academia, and although with different profiles, they know the practices, solutions and effects of these measures well. Yet still we see the difficulties of implementation in the planning processes.
THE BAG MAGAZINE
97
GERMAN PAVILION
In che termini il vostro progetto partecipa all’idea generale lanciata da Intelligens? E come, in particolare, il Padiglione Germania risponde alla chiamata di Carlo Ratti per One Place, One Solution, che chiede a ciascun Paese di mettere in atto una propria sperimentazione architettonica legata ai temi della mostra principale? Il contributo di STRESSTEST, titolo del progetto del Padiglione Germania, si collega a uno dei temi principali della Biennale: l’adattamento climatico. Sebbene il surriscaldamento sia un problema che investe l’intero Pianeta, l’Europa ne è particolarmente colpita. Se il rapporto Copernicus Global Climate Highlights 2024 conferma che quello che ci siamo appena lasciati alle spalle è stato l’anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni e il primo in cui la temperatura media globale annuale è stata di 1,5°C al di sopra dei livelli preindustriali, ebbene, in questo scenario a dir poco preoccupante in Europa la temperatura ha superato di oltre 2,5°C questi stessi livelli. Sono quindi le città del Vecchio Continente ad essere particolarmente colpite da questo rapido aumento delle temperature, che secondo le previsioni determinerà condizioni climatiche estreme ed inedite. Secondo uno studio della ETH di Zurigo nel 2050, per fare solo alcuni esempi tra i più significativi, Milano avrà il clima di Austin in Texas, Torino quello di San Antonio, Roma quello di Antalya e Monaco di Baviera quello attuale di Venezia. Le città tedesche, tra le più impermeabili e caratterizzate da una forte crescita del consumo di suolo che corrisponde al 20% del consumo complessivo in terra europea, pari a 25 ettari al giorno di sola superficie impermeabile, sono fortemente impreparate agli scenari climatici previsti. Alla luce di questa condizione alquanto precaria, STRESSTEST propone e visualizza una serie di soluzioni, già sperimentate ed applicate, per l’adattamento climatico. I due scenari STREESS e DE-STRESS rendono tangibile da un lato cosa ci aspetta in uno spazio urbano se non interveniamo in maniera incisiva e pianificata per contenere queste repentine e turbolente mutazioni, da un altro lato come si va invece progressivamente a definire uno spazio in cui si applicano i principi di adattamento climatico. Il verde nelle nostre città è naturalmente uno dei modi più efficaci per combattere le temperature estreme, insieme ai principi di ombreggiamento, ventilazione e traspirazione.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
DA NIELE SA N T UCCI G ER M A N PAVILION
IN TERVIE W
DA NIELE SA N T UCCI G ERM A N PAVILION
credere. Siamo convinti che questo sia il mezzo più efficace per convincerci della necessità di agire e di portare avanti con più determinazione le azioni di adattamento climatico. Tutti i membri del team provengono dal mondo universitario e, sebbene con profili diversi, conoscono tutti equivalentemente bene le pratiche, le soluzioni e gli effetti di questi interventi migliorativi. Eppure si registrano ancora delle oggettive difficoltà per quel che riguarda i processi di pianificazione e di implementazione. Sembra che la pratica corrente vada nella direzione opposta a quella in cui dovrebbe muoversi. Il fenomeno dell’isola di calore è ben noto anche fuori dagli ambienti accademici. La ragione principale del surriscaldamento nelle città è l’aumento delle loro superfici, soprattutto quelle verticali, con le relative, molteplici riflessioni e assorbimenti della radiazione solare che determinano una scarsa possibilità di rilasciare il calore. Nello spazio urbano, al livello di 2 metri dal suolo, le temperature percepite sono ben superiori ai 40° anche con temperature dell’aria significativamente inferiori. La temperatura di irraggiamento e l’umidità dell’aria sono i fattori decisivi che mettono sotto stress le persone. La combinazione nociva tra isole di calore urbane e innalzamento delle temperature interessa una vastissima parte di popolazione, di gran lunga la maggioranza di essa. In Germania, ad esempio, il 77% della popolazione vive nei centri urbani; ciò significa che la maggior parte delle persone è esposta al calore. Con una previsione di +2 gradi C e fino a +5 gradi C nelle città su una media annuale, questo diventa un problema la cui soluzione non può che essere di assoluta urgenza per la salute pubblica. Definite questo vostro progetto, infatti, “un appello all’azione urgente”. Come si va configurando a vostro avviso il futuro in divenire, a partire da quello più prossimo, della città in relazione a questa evoluzione rapidissima del clima globale? Esistono numerose soluzioni che hanno dimostrato efficacia contro le condizioni climatiche estreme che già stiamo vivendo: le infrastrutture blu-verdi, le superfici chiare e riflettenti, l’ombreggiamento e la salvaguardia dei grandi corridoi di ventilazione delle città. Le soluzioni tecniche esistono da tempo, il problema è che non le implementiamo sufficientemente perché prevale ancora una logica di intervento troppo settoriale, che impedisce lo sviluppo di un approccio olistico e collettivo al problema. È necessario agire immediatamente allargando i processi di pianificazione, uscendo dai silos tematici coinvolgendo tutte le discipline, che sono moltissime naturalmente, interessate a e da questo problema, per riuscire ad essere così preparati in maniera più approfondita e circolare verso ciò che verrà.
98
L’architettura come disciplina sistemica, capace di comprende le relazioni tra le parti e il tutto, chiamata in causa per elaborare visioni allargate del mondo coordinando le istanze interdisciplinari. Quale ruolo deve assumere l’architettura e l’architetto oltre il costruito? L’architettura la intendiamo come disciplina che vive dei rapporti con altre discipline ed è pertanto di per sé costitutivamente interdisciplinare, chiamata quindi a rispondere alle necessità del tempo attraverso un’azione collettiva. Oggi la priorità sta nel rispondere alle sfide che il cambiamento climatico pone alle strutture urbane, agli ecosistemi e, in definitiva, alle persone. Carlo Ratti ha preso Venezia come esempio di una città particolarmente esposta al cambiamento climatico. In altre misure lo sono però anche tante altre città europee, basti pensare alle recentissime alluvioni di Valencia e dell’Emilia-Romagna o al caldo record registrato nelle ultime estati ad Atene o a Madrid. Abbiamo bisogno di un’agenda comune per costruire risposte convincenti a riguardo ed è proprio l’architettura la disciplina che più di ogni altra può connettere incisivamente la conoscenza tecnica con le discipline sociali, sviluppando una virtuosa relazione tra tecnologia e comunità, tra natura e artificio. Le architette e gli architetti hanno in sé, grazie al proprio percorso di studi e alle proprie esperienze formative e professionali quasi sempre decisamente articolate, la capacità di visualizzare il cambiamento, di creare immagini positive che ci rassicurino, prefigurando spazi urbani inclusivi e salubri. In questa direzione l’architettura non può che svolgere, quindi, un ruolo a dir poco fondamentale.
It seems that current practice goes in the opposite direction to where it should be moving. The heat island phenomenon is well known even outside academic circles. The main reason for overheating in cities is the increase in surfaces (especially vertical ones) with multiple reflections and absorptions of solar radiation and limited options for releasing heat. In an urban space, in the two meters above ground level the perceived temperatures are well above 40 degrees, even with significantly lower air temperatures. Radiation temperature, together with air humidity, are the decisive factors that put people under stress. The combination of urban heat islands and rising temperatures affects a large part of the population. In Germany, for example, 77% of the population lives in urban centres. This means that most people are exposed to the heat. With a forecast of +2 degrees C and up to +5 degrees C in cities on an annual average, this has become an urgent public health issue.
to achieve this transformation and it is precisely in Architecture that we see the connection between technical knowledge and social disciplines, the ability to find the link between technology and community, and between nature and artifice, to reconnect with the title of this Biennale. Furthermore, Architects have the ability to visualise change and create positive images that reassure us and to prefigure inclusive and healthy urban spaces: in this we see the fundamental role of Architecture.
GERMAN PAVILION
IN TERVIE W
You define your project as “a call to urgent action”. What does the near future of the city look like in terms of the rapid evolution of the climate context and beyond? There are many solutions that have been proven to be effective against the extreme weather conditions we are already experiencing. Blue-green infrastructure, light and reflective surfaces, shading and the protection of large ventilation corridors in cities. Technical solutions exist. but we do not implement them sufficiently because a sectoral approach still prevails that prevents a holistic and collective approach. We are all subjected to the STRESSTEST, both as individuals and as planners. It is necessary to act immediately by expanding the planning process beyond thematic silos and across disciplines, in order to be prepared for what is to come.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Architecture as a systemic discipline, capable of understanding the relationships between the parts and the whole, called upon to elaborate broad visions of the world by coordinating interdisciplinary instances. What role should architecture and the architect assume beyond the built? Architecture as we understand it is a discipline that lives off relationships with other disciplines and is therefore interdisciplinary in itself, called to respond to the needs of the day through collective action. Today the priority is to respond to the challenges that climate change poses to urban structures, ecosystems and people. Carlo Ratti took Venice as an example of a city particularly exposed to climate change, and so it is. To other extents, many other European cities are also exposed; just think of the floods in Valencia and Emilia-Romagna or the record heat in Athens and Madrid. We need a common agenda
THE BAG MAGAZINE
99
R B ER F N S I G% O F E D 70 0 7 1 TO P U
D AN
S
)
(
S
: T TLE
T : X P E STO LET N R N T U U YO SHIO TA O FA VEN NO OY J n tio
ina t s De
Only 30 minutes from Venice mcarthurglen.it/noventaoutlet 100
Scopri McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet è il primo e unico designer outlet della regione Veneto: un meraviglioso villaggio dello shopping a soli 30 minuti da Venezia con prezzi fino al -70% tutto l’anno. E’ uno degli outlet di lusso “open air” più visitati in Europa con oltre 170 boutique di brand italiani e internazionali e 12 punti ristoro tra caffè e ristoranti, lungo vie, portici e piazze arredate con sedute e aiuole fiorite. La sua iniziale vocazione premium-luxury si è poi arricchita con numerosi marchi sportivi: sono presenti negozi di eccellenze come Bottega Veneta, Prada, Gucci, Burberry, Dolce & Gabbana, Fendi, Tod’s, Polo Ralph Lauren, Marni, Nike, Adidas, Birkenstock, New Balance e molti altri. Questo mix di brand ha storicamente reso Noventa Outlet una destinazione particolarmente amata sia dai viaggiatori del territorio che da quelli esteri. Il Centro è aperto tutti i giorni della settimana, inclusa la domenica, dalle 10 alle 20 e offre ai propri visitatori una serie di servizi di altissimo livello per assicurare un’esperienza indimenticabile a ogni singolo ospite. Noventa di Piave Designer Outlet fa parte del gruppo McArthurGlen, leader europeo nella proprietà, sviluppo e gestione di Designer Outlet, presente in Italia con altri tre villaggi di analogo valore: Serravalle - il più grande outlet d’Europa, Castel Romano - nei pressi di Roma Eur, La Reggia - a Caserta.
Discover McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet is the first and only designer outlet in the Veneto region: a wonderful shopping village just 30 minutes from Venice with prices up to -70% all year round. It is one of the most visited “open air” luxury outlets in Europe with over 170 boutiques of Italian and international brands and 12 food stores including cafes and restaurants, along streets, porticoes and squares furnished with seats and flower beds. Its initial premium-luxury vocation was later enriched with numerous sports brands: there are shops of excellence such as Bottega Veneta, Prada, Gucci, Burberry, Dolce & Gabbana, Fendi, Tod’s, Polo Ralph Lauren, Marni, Nike, Adidas, Birkenstock, New Balance and many more. This mix of brands has historically made Noventa Outlet a particularly loved destination both by local and foreign travellers. The Centre is open every day of the week, including Sunday, from 10 am to 8 pm and offers its visitors a series of top-level services to ensure an unforgettable experience to every single guest. Noventa di Piave Designer Outlet is part of the McArthurGlen group, European leader in the ownership, development and management of Designer Outlets, present in Italy with three other villages of similar value: Serravalle - the largest outlet in Europe, Castel Romano - near Rome Eur, La Reggia - in Caserta.
THE BAG MAGAZINE 101
THE BAG GUIDE
published by Venezia News
THE BIENNALE ARCHITETTURA GUIDE 2025
2
T I M E | S PA C E | E X I S T E N C E E C C | PA L A Z Z O M O R A | F L O O R 1 | S T R A D A N U O VA 3 6 5 9 | V E N E Z I A a i n t e ri o rs.co m
3
MA YANSONG, CO-EXIST, Pavilion of the P.R.China | Chinese Umbrella, 2025
For thousands of years, ancient Chinese gardens, architecture, and
CO-EXIST is not only about re-discovering the emotional connection
cities have all been in dialogue with "nature." But this "nature" is not
between man and nature, but also about calling for an open,
reducible to the materials, resources and technology commonly
understanding, and inclusive wisdom to fundamentally move past
associated with the word, also not synonymous with the modern
the either-or dualism of the intelligent era. This Eastern philosophy
concept of "sustainability" (though it has all of these qualities). Today,
also brings the contradictions and oppositions of current reality into a
in the transition period from industrial civilization to the Intelligent era,
form of coexistence- artificial and the natural, history and the future,
nature most often appears as an overused resource and an object
form and function, and integrate the diverse civilizations and values.
of continuous correction by humankind, rather than as a growing
The ten works on display are more like a process, opening up this
expression of the spirit, sustenance of emotions, and imagination that
movement t in architecture and urban design. Although each work
comes from Eastern philosophy, a perspective towards nature as a
involves techniques and methods from different eras and disciplinary,
symbol of embracing all, both physical and virtual.
it ultimately points to potential new concepts and cultures, a way of looking at the world.
4
MA YANSONG, CO-EXIST, Pavilion of the P.R.China | Interior view of the exhibition, 2025
MA YANSONG, CO-EXIST, Pavilion of the P.R.China | Interior view of the exhibition, 2025
MA YANSONG, CO-EXIST, Pavilion of the P.R.China | Interior view of the exhibition, 2025
MA YANSONG, CO-EXIST, Pavilion of the P.R.China | Interior view of the exhibition, 2025
CURATOR
ORGANIZER
MA YANSONG
MINISTRY OF CULTURE AND TOURISM OF THE PEOPLE'S REPUBLIC OF CHINA
EXHIBITORS ATELIER ALTER ARCHITECTS PLLC DRAWING ARCHITECTURE STUDIO
CO-ORGANIZER CHINA INTERNATIONAL CULTURE ASSOCIATION
DUNES WORKSHOP
COMMISSIONER
LONG YING RESEARCH GROUP, SCHOOL OF ARCHITECTURE, TSINGHUA UNIVERSITY
CHINA ARTS AND ENTERTAINMENT GROUP LTD. (CAEG)
MAD ARCHITECTS PEOPLES'S ARCHITECTURE OFFICE
EXECUTIVE AGENCY CHINA INTERNATIONAL EXHIBITION AGENCY
RED PRODUCT DESIGN CENTER SCHOOL OF COMMUNICATION & DESIGN, CHINA ACADEMY OF ART [S]EQUILIBRIUM LAB, THE CHINESE UNIVERSITY OF HONG KONG TENCENT RESEARCH INSTITUTE WANG ZIGENG, CENTRAL ACADEMY OF FINE ARTS WAY STUDIO
SPONSORS
5
6
©2025 Marriott International, Inc. All Rights Reserved. All names, marks and logos are the trademarks of Marriott International, Inc., or its affiliates.
A D E L E C TA B L E E P I C U R E A N E X P E R I E N C E ON THE GRAND CANAL Immersed in a living canvas of extraordinary architectural wonders the Gritti Terrace continues to be the social hub of Venice. Drop by for an informal lunch, an afternoon snack, or a glass of perfectly chilled bubbles. From 12:30pm until 5:30pm FOR RESERVATIONS, PLEASE CALL +39 041 794611 OR VISIT CLUBDELDOGE.COM
THE LUXURY COLLECTION HOTELS & RESORTS
7
8
9
10
CONTENTS 19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
MAP Listing p. 13
National Participations | Collateral Events | Not Only Biennale
GIARDINI
National Participations p. 27
ARSENALE National Participations p. 37
AROUND TOWN National Participations p. 47
AROUND TOWN Collateral Events p. 55
AROUND TOWN Not Only Biennale p. 61
THE BAG GUIDE
11
Symplasma Henriquez Partners Architects transforms the main room of the Palazzo Bembo with a climate crisis narrative inspired by the last remaining Hexactinellid Sponge “Symplasma” found off the Pacific Northwest coast of Canada. The exhibition includes a collaboration with Canaletto and his paintings, monumentally-scaled 3-D printed glass sea sponge sculptures, and a proposal for Vancouver’s first supertall tower. These sculptures and renderings serve as a backdrop to a story where architecture draws inspiration from both the form and the symbiotic essence of nature. Symplasma – on view at Palazzo Bembo from May 10 to November 23, 2025
12
MAP Listing
THE BAG GUIDE
13
Overview
BIENNALE MAP 19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Bienn ale L ASACibrary
2
20 8 26
Central Pavilion
4
17 19
24 15
9 1
18 21
Stirling Pavilion
7
GIARDINI
22
3
14
25 10
16
13 23
12 6
11
5 STOP Sant’Elena
INFOPOINT
STOP Giardini Biennale DEPOSITO BAGAGLI CHECKROOMS
intelliGENS Rolex Pavilion
BAR RESTAURANT CAFFETTERIA BOOKSHOP TOILET WI-FI FIRST AID
THE BAG GUIDE
15
Overview
BIENNALE MAP 19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Arsenale Nord Shuttle
Gaggiandre
32
Sale d’Armi
43 28 34 29
Padiglione Arti Applicate
INTRO
NATURA
L
ARTIFIC
OUT
Teatro colo Arsenale
Corderie
gr F L O O R
IAL
COLLEC T
IVE
31 37 44 30 42 39 38 33 47 27 35
51
Giardino delle Vergini
ARSENALE
1st F L O O R
50
Tese delle Vergini
Artiglierie
49 46 40 48 41 36 45
Pr Sp ogett eci o ale
Teatro alle Tese
Shuttle
STOP Arsenale
intelliGENS La Biennale di Venezia with Victoria & Albert Museum
THE BAG GUIDE
17
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
GIARDINI
ARSENALE
intelliGENS
intelliGENS
National Participations
National Participations
OUTDOOR INSTALLATIONS
(pp. 27-35)
AUSTRALIA AUSTRIA BELGIO BRASILE CANADA Repubblica di COREA DANIMARCA EGITTO FINLANDIA
1
19. IN T ER N AT IO N A L A RCHIT ECT U R E E X HIB IT IO N
2 3 4 5 6 7 8 9
(Padiglione Alvar Aalto)
10 FRANCIA 11 GERMANIA 12 GIAPPONE 13 GRAN BRETAGNA 14 GRECIA 15 PAESI BASSI 16 PAESI NORDICI
(Finlandia, Norvegia, Svezia)
17 POLONIA 18 QATAR/1 19 ROMANIA/1 20 SERBIA 21 SPAGNA 22 STATI UNITI D’AMERICA 23 SVIZZERA 24 UNGHERIA 25 URUGUAY 26 PADIGLIONE VENEZIA
CORDERIE, OUTDOOR INSTALLATIONS
(pp. 37-45)
27 ALBANIA Artiglierie
28 ARABIA SAUDITA Sale d'Armi
29 ARGENTINA Sale d'Armi
30 Regno del BAHRAIN Artiglierie
47 Repubblica di SLOVENIA Artiglierie
48 TURCHIA Sale d'Armi
49 UCRAINA Sale d'Armi
50 Repubblica dell’UZBEKISTAN Tese Cinquecentesche
51 PADIGLIONE ITALIA Tese delle Vergini
31 CILE
Artiglierie
32 CINA Repubblica Popolare Cinese Magazzino delle Vergini
33 CROAZIA Artiglierie
34 EMIRATI ARABI UNITI Sale d'Armi
35 FILIPPINE Artiglierie
36 GRANDUCATO DI LUSSEMBURGO Sale d'Armi
AROUND TOWN National Participations (pp. 47-53)
52 Repubblica di ARMENIA 53 Repubblica dell’AZERBAIGIAN 54 BULGARIA
37 IRLANDA
55 Repubblica di CIPRO
38 Repubblica del KOSOVO
57 GRENADA
Artiglierie
Artiglierie
56 ESTONIA
39 LETTONIA
58 ISLANDA
40 LIBANO
60 LITUANIA
Artiglierie
Sale d’Armi
41 Repubblica di
MACEDONIA DEL NORD Sale d’Armi
42 Regno del MAROCCO Artiglierie
59 KUWAIT 61 MONTENEGRO 62 PAKISTAN 63 PORTOGALLO 64 QATAR/2
43 MESSICO
65 ROMANIA/2
44 Sultanato dell’OMAN
67 THAILANDIA
Sale d'Armi Artiglierie
45 PERÙ
66 SANTA SEDE 68 Repubblica del TOGO
Sale d'Armi
46 SINGAPORE Sale d'Armi
Natural • Artificial • Collective CU R AT ED BY CA R LO R AT T I Giardini, Arsenale, Around Town 18
PROJECTS AND PARTICIPANTS
Biennale & Not Only Biennale
AROUND TOWN
AROUND TOWN
Collateral Events
Not Only Biennale
69 DOCKS CANTIERI CUCCHINI
80 10 & ZERO UNO
94 DOMUS CIVICA
81 AMA VENEZIA
95 EMERGENCY VENEZIA
82 ATELIER LUNARDELLI VENEZIA
96 EUROPEAN CULTURAL CENTRE (ECC)/1
(pp. 55-58)
Catalonia in Venice_Water Parliaments. Projective Ecosocial Architectures
70 PALAZZO ZORZI
Deep Surfaces. Architecture to enhance the visitor experience of UNESCO sites
71 PALAZZO MORA
EUmies Awards. Young Talent 2025 Intelligens . Talent
72 PALAZZO DELLE PRIGIONI
NON-Belief. Taiwan Intelligens of Precarity
73 CAMPO DELLA TANA/1
Parallel Worlds. Exhibition from Macao, China
74 CAMPO DELLA TANA/2
Projecting Future Heritage. A Hong Kong Archive
75 ABBAZIA DI SAN GREGORIO
Rooted Transience. AlMusalla Prize 2025
76 ISOLA DI SAN GIORGIO FONDAZIONE CINI
The Fondation Cartier pour l’art contemporain by Jean Nouvel 77 PALAZZO DIEDO
The Next Earth Computation, Crisis, Cosmology
78 LA FUCINA DEL FUTURO
The SKYWALK by Platform Earth
79 GIARDINI DELLA MARINARESSA
unEarthed / Second Nature / PolliNATION
(pp. 61-83)
JOHN ROBINSON. The Shed AMA COLLECTION JACOPO ASCARI Storie d’acqua. Guida sentimentale di Venezia scritta sulle briccole
83 CA’ PESARO/1
RAOUL SCHULTZ Opere 1953-1970
84 CA’ PESARO/2
GIULIO ARISTIDE SARTORIO Il poema della vita umana
85 CA’ PESARO/3
ANTONELLO VIOLA L’oro della laguna
86 CA’ PESARO/4
GASTONE NOVELLI (1925-1968)
87 CA’ PESARO/5
TERRY ATKINSON Arte e linguaggio
88 CA’ REZZONICO
GUSTO NEOCLASSICO L’Album Cicognara
89 CASA DEI TRE OCI
BERGGRUEN ARTS & CULTURE
MATTHIAS SCHALLER. Controfacciata
90 CENTRO CULTURALE CANDIANI
MUNCH. L’urlo espressionista nel Novecento
91 CHIESA DI SANTA MARIA DELLA VISITAZIONE
VERONIKA PSOTKOVÁ. Perpetuo
92 COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM/1
MARIA HELENA VIEIRA DA SILVA Anatomia di uno spazio
93 COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM/2
MANI-FATTURA: le ceramiche di Lucio Fontana
PIERA BENETTI. Aboutness HUMANITY LOVERS PALAZZO MORA | PALAZZO BEMBO GIARDINI DELLA MARINARESSA
TIME SPACE EXISTENCE
97 EUROPEAN CULTURAL CENTRE (ECC)/2 PALAZZO MORA
TIME SPACE EXISTENCE Portal by A-INTERIORS 98 EUROPEAN CULTURAL CENTRE (ECC)/3 PALAZZO BEMBO
TIME SPACE EXISTENCE Henriquez Partners Architects 99 FÀBRICA 33
UNIVERSE PAVILION Sheltering in Space. A Guide
100 FONDATION VALMONT
TELEMACHUS The Quest for Self
101 FONDATION WILMOTTE
PRIX W 2025 The Abbey of Montmajour. Winning Projects
102 FONDAZIONE BEVILACQUA LA MASA PALAZZETTO TITO
PATRICIA LEITE. Cold Water 103 FONDAZIONE DELL’ALBERO D’ORO
DI STORIE E DI ARTE Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani
104 FONDAZIONE PRADA
DIAGRAMS A project by AMO/OMA
105 FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA/1
JOHN BALDESSARI No Stone Unturned. Conceptual Photography
106 FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA/2
DAVIDE RIVALTA. Leoni in campo | Lions on the Field THE BAG GUIDE
19
N AT I O N A L PA RT ICIPAT IO NS | C O L L AT ER A L E V EN TS | N OT O N LY B IEN N A L E
EXHIBITIONS
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
107 FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA/3
MARTÍ GUIXÉ. Q Spot. Seat, read, think, repeat
108 FONDAZIONE SANLORENZO
SANLORENZO ARTS VENICE
109 FORTE MARGHERA
ARTEFICI DEL NOSTRO TEMPO 2025
110 GALLERIA ALBERTA PANE
ROMINA DE NOVELLIS Architetture Terrone
111 GALLERIA TOMMASO CALABRO
MAN RAY
A RO U N D TOW N
112 GALLERIE DELL’ACCADEMIA/1
CORPI MODERNI La costruzione del corpo nella Venezia del Rinascimento. Leonardo, Michelangelo, Dürer, Giorgione
113 GALLERIE DELL’ACCADEMIA/2
STUPORE, REALTÀ, ENIGMA Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia
114 IKONA GALLERY
WILLIAM KLEIN
115 ISOLA DI SAN GIORGIO MAGGIORE/1
BASILICA DI SAN GIORGIO MAGGIORE
LUC TUYMANS Due nuove tele del grande artista belga per l’altare di San Giorgio Maggiore 116 ISOLA DI SAN GIORGIO MAGGIORE/2 LE STANZE DEL VETRO
1932-1942 Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia 117 ISOLA DI SAN GIORGIO MAGGIORE/3 LE STANZE DELLA FOTOGRAFIA
ROBERT MAPPLETHORPE Le forme del classico 118 ISOLA DI SAN GIORGIO MAGGIORE/4 LE STANZE DELLA FOTOGRAFIA
MAURIZIO GALIMBERTI tra Polaroid/Ready Made e le Lezioni Americane di Italo Calvino
20
119 ISOLA DI SAN GIORGIO MAGGIORE/5
VATICAN CHAPELS Andrew Berman, Francesco Cellini, Javier Corvalan, Eva Prats and Ricardo Flores, Norman Foster, Terunobu Fujimori, Sean Godsell, Carla Juaçaba, Smiljan Radic, Eduardo Souto de Moura, Francesco Magnani and Traudy Pelzel
120 ISOLA DI SAN SERVOLO
SEA BEYOND Ocean Literacy Centre
121 M9 – MUSEO DEL ‘900/1
ARTE SALVATA Capolavori oltre la guerra dal MuMa di Le Havre
122 M9 – MUSEO DEL ‘900/2
IDENTITALIA The Iconic Italian Brands
123 MAGAZZINO GALLERY
NO DOUBT ABOUT IT Projects from Armenia, China, Georgia, Germany, Latvia, and Poland
124 MARIGNANA ARTE
APPARITIONS The dream of infinity
125 MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
anonymous art project LINES BY KENGO KITO
126 MUSEO CORRER/1
IL CORRER DI CARLO SCARPA 1953-1960
127 MUSEO CORRER/2
Dialoghi canoviani KAREN LAMONTE. Nocturnes
128 MUSEO DEL VETRO/1
Storie di fabbriche. Storie di famiglie DONAZIONE CARLO E GIOVANNI MORETTI 1958-2013
129 MUSEO DEL VETRO/2
Storie di fabbriche. Storie di famiglie FRATELLI TOSO
130 MUSEO DI PALAZZO GRIMANI
ZHANG ZHAOYING Lifelong Beauty
131 MUSEO DI PALAZZO MOCENIGO/1
IL SEDUTTORE Il rinnovamento dell’immagine maschile al tempo di Casanova
132 MUSEO DI PALAZZO MOCENIGO/2
CASANOVA 1725-2025. L’eredità di un mito tra storia e cinema
133 MUSEO DI STORIA NATURALE GIANCARLO LIGABUE/1
UN OSTRIARIUM ROMANO NELLA LAGUNA DI VENEZIA 134 MUSEO DI STORIA NATURALE GIANCARLO LIGABUE/2
ALICE CHANNER. Megaflora 135 MUSEO FORTUNY/1
ALBERTO RODRÍGUEZ SERRANO Ars Gratia Artis Venezia
136 MUSEO FORTUNY/2
ANTONIO BEATO Ritorno a Venezia Fotografie tra viaggio, architettura e paesaggio
137 NCONTEMPORARY VENICE
WALTER NIEDERMAYR Marghera 1997
138 NEGOZIO OLIVETTI
FORMAFANTASMA Ore streams: The Shape of Things to Come
139 NICOLETTA FIORUCCI FOUNDATION
TOLIA ASTAKHISHVILI
140 OCEAN SPACE
NADIA HUGGINS | TESSA MARS otras montañas, las que andan sueltas bajo el agua [altre montagne, dissolte sotto l’acqua]
141 PALAZZO BAROVIER&TOSO
Barovier&Toso ARTE VLASTIMIL BERÁNEK Stillness in Motion | Quiete in Movimento
Not Only Biennale
EXHIBITIONS
published by Venezia News
Magazine guida di Venezia e del Veneto Supplemento al periodico Venezia News n. 299-300 maggio-giugno 2025 - Anno XXIX Aut. del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996 Venezia, 28 aprile 2025
142 PALAZZO BOLLANI
anonymous art project MIKA NINAGAWA with EiM. Interstice
143 PALAZZO CAVANIS
ALPS. ARCHITECTURE. SOUTH TYROL
144 PALAZZO CINI
LJUBODRAG ANDRIC Spazi, soglie, luci
145 PALAZZO DIEDO
BERGGRUEN ARTS & CULTURE
New site-specific installations UNTITLED (FLOOR) by Piero Golia SENZA TITOLO by Marcantonio Brandolini d’Adda 146 PALAZZO DUCALE
L’ORO DIPINTO. El Greco e la pittura tra Creta e Venezia
154 SCUOLA PICCOLA ZATTERE
Recapito redazionale Cannaregio 563/E - 30121 Venezia tel. 041.2377739 redazione@venezianews.it www.venezianews.it
FOSBURY ARCHITECTURE Design x ABC Zattere GAËLLE CHOISNE Temple of Love. Cœur
Stampa Cross Value Srl Via Nobel, 4 - 31020 Villorba (TV)
155 SMAC/1 SAN MARCO ART CENTRE
© Edizioni Venezia News di Massimo Bran
FOR ALL THAT BREATHES ON EARTH Jung Youngsun and Collaborators
THE BAG Biennale Architettura Guide Direzione editoriale Massimo Bran
156 SMAC/2
SAN MARCO ART CENTRE
MIGRATING MODERNISM The architecture of Harry Seidler 157 THE VENICE VENICE HOTEL
M’ART&CRAFT DESIGN STUDIO
Coordinamento redazionale Mariachiara Marzari, Marisa Santin Direzione organizzativa Paola Marchetti Grafica Luca Zanatta Redazione Davide Carbone, Chiara Sciascia Michele Cerruti But, Giovanni Santarelli
158 VICTORIA MIRO VENICE
DO HO SUH Breathing Home | Recent Drawings
Traduzioni Patrizia Bran, Andrea Falco, Richard McKenna Un ringraziamento speciale Michele Cerruti But Si ringraziano Cristiana Costanzo, Claudia Gioia Flavia Fossa Margutti La Biennale di Venezia
147 PALAZZO FERRO FINI
GIANMARIA POTENZA Elaborating New Codes
148 PALAZZO FRANCHETTI/1
MATTIA MORENI Gli oggetti le cose pensano in silenzio
VENEZIA NEWS Direttore responsabile Massimo Bran Direzione organizzativa Paola Marchetti
149 PALAZZO FRANCHETTI/2
GRAHAM SUTHERLAND. Bittersweet
Relazioni esterne e coordinamento editoriale Mariachiara Marzari
150 PALAZZO GRASSI
Redazione Marisa Santin, Chiara Sciascia, Davide Carbone
TATIANA TROUVÉ La strana vita delle cose
151 PROCURATIE VECCHIE/1
The Human Safety Net A WORLD OF POTENTIAL
Speciali Fabio Marzari
Keep updated
Grafica Luca Zanatta
DIGITAL THE BAG
Traduzioni Patrizia Bran, Andrea Falco
152 PROCURATIE VECCHIE/2
The Human Safety Net DREAMS IN TRANSIT
Guide spirituali “Il più grande”, Muhammad Alì Il nostro “Ministro della Fantasia” Fabio Marzari
153 PUNTA DELLA DOGANA
THOMAS SCHÜTTE Genealogies
Questa edizione di TheBAG è dedicata al nostro insostituibile Fabio Marzari. Che ci ha qui ispirati e da qui in avanti continuerà ad ispirarci, sempre e per sempre.
THE BAG GUIDE
21
BEL
ALD I
RE
FRE
DO
AR IB
TOR
VIA
VIA LE G
CONVAL LAZIONE
VIA
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION VIA EIN
SP AL TI
AUD
VIA BI
SSUOLA
BO LOM CCHIA
CO
STR
INA
INI QUER
POP
OLO
UCC INA
DEL
CAP P VIA
PAR U
VIA
T. TA
BIS
ARD I
SSO
VIA ALE
VIA
71 96 97
COR RID ONI
COR SO
TA
SOLA TI
133 134 26
MIL
ANO
132
LI NAPO
BO
104
A
O
RC
MA
VIA
ROM
86
N
VIA
84
85
SA
DAN
BEM
VIA
TE
VIA
LE
GORA
83 87
131
OTT I
VIA
POD
81
65
I CC PU ES
VIA
VIA
E
VIA
STA
V LE
VIA FE LISA TI
VIA
VIA PI AV
77 145
CO
PE PE G.
19. IN T ER N AT IO N A L A RCHIT ECT U R E E X HIB IT IO N
AR
VIA
AVE
VIA
VIA PI
G. G
VIA
OZZ
I
GEN
OVA
100
DI LA
FOG
ARO
VIA
INO
FORTE MARGHERA COR
26
94
111
A
ER
26
STAZIONE FF.SS. DI MESTRE
GH
AVIA
AR
AVA LC
EM
PA C
SO D
RT
FO
EL PO
TOR
VIA
RAM
82
AZZ
POLO
VIA
CAP
PUC
CIN
A
NA
VIA
COL
101
M
A ER GH
VIA
ME
AR
VIA
ALL
SA
N
PE
EM RT FO
VIA
ME
CAV
E
PE
A
PA
VIA
AL
G.
VI
121 122
VIA
VIA FIU
VIA
CO
VI VIA OLIV I
I
VIA
RDUCC
CO LO
PIAZZA XXVII OTTOBRE
VIA POERIO
114
MB O
DUOMO DI MESTRE
BRE
VIA
SETTEM
VIA BR ENTA VE
VIA CA
. GRAP
ERO
VIA
FA A XX
PIAZZALE DONATORI DI SANGUE
TE N
X
VIA RIVIER
NESE
MON
PIO
PA NN I
VIA CIRCONVALLAZIONE
PIAZZA FERRETTO
VIA VERDI
VIA MIRA
VIA M
VIA
90
VIA F. FILZI
CCI
VIA VERDI
VESPU
MESTRE
VIALE
VIA CIR
I
VIA CA ’ MAR
109 CELLO 96 98
103 VIA M
ARTIRI
DELLA
LIBERT
À VI
A
TO R
IN
O
63
26
110
150
26
26
9364 148 57
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
VIA
MA
RT
143
www.labiennale.org
IRI
LLA
LIB
ER
TÀ
113
147
149
112
DE
123 144
92
15 124
54 91
82
95 137
22
75
93
154
GIARDINI, ARSENALE, AROUND TOWN 10 May - 23 November, 2025
INFO
158
88
102 139 26
135 136
FORTE MARGHERA
108
Overview
BIENNALE MAP
128 129
01
141
99
157
A RO U N D TOW N
60 52 59
98
106
140
130
61
105 107
78
70
142
155 156
55
151 152 138 126 127
146
125
A R SEN A L E
72 68
58
73
74 53 80
69
62
67 153
66
56
115 116
117
79 96
118
76
120
89
119
GIARDINI
THE BAG GUIDE
23
M’ART & CRAFT C/O THE VENICE VENICE HOTEL
24
DESIGN STUDIO VENICE M’ART GALLERY
WWW.VENICEMART.COM SHOP: +39 041 0970367 5631 CANNAREGIO
25
ZAIGA GAILE OF ZAIGAS GAILES BIROJS (RIGA, LATVIA) / WAGNER THEATER IN RIGA NIKOLOZ LEKVEISHVILI OF TIMM ARCHITECTURE (TBILISI, GEORGIA) / METRA HILLS RESIDENTIAL BLOCK IN TBILISI ROBERT KONIECZNY OF KWK PROMES (KATOWICE, POLAND) / PRZELOMY DIALOGUE CENTRE IN SZCZECIN ASHOT & ARMINE SNKHCHYAN OF SNKH. (YEREVAN, ARMENIA) / MUSEUM OF MODERN ART IN YEREVAN SERGEI TCHOBAN OF TCHOBAN VOSS ARCHITEKTEN (BERLIN, GERMANY) / FESTIVAL HALL AT THE WALDORF SCHOOL IN MAGDEBURG ZHANG YINGFAN & BU XIAOJUN OF ATELIER ALTER ARCHITECTS (BEIJING, CHINA) / DALI TRANSFORMER PARK IN DALI, YUNNAN 26
GIARDINI National Participations
THE BAG GUIDE
27
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
1 AUSTRALIA
Home COMMISSIONER Australian Institute of Architects EXHIBITORS Michael Mossman, Emily
N AT IO N A L PA RT ICIPAT IO NS
McDaniel, Jack Gillmer-Lilley, Kaylie Salvatori, Clarence Slockee, Bradley Kerr, Elle Davidson L’esposizione immersiva e sensoriale, curata da un team di designer e architetti First Nations, celebra la connessione tra l’ambiente naturale australiano e i saperi ancestrali, esplorando temi come sostenibilità, sicurezza culturale e circolarità dei materiali e proponendo metodologie indigene come strumenti per ripensare l’architettura contemporanea. L’elemento centrale, la Country Sphere, invita i visitatori a un’esperienza interattiva con terra, suoni e superfici tattili, mentre la Living Canvas consente di lasciare traccia delle proprie storie personali attraverso l’uso di tecnologie digitali, inclusa la realtà aumentata. The immersive and sensory exhibition, curated by a team of First Nations designers and architects, celebrates the connection between the Australian natural environment and ancestral knowledge, exploring themes such as sustainability, cultural safety, and material circularity, while proposing Indigenous methodologies as tools to rethink contemporary architecture. The central element, the Country Sphere, invites visitors to an interactive experience with earth, sounds, and tactile surfaces, while the Living Canvas allows them to leave a trace of their personal stories through the use of digital technologies, including augmented reality. ENG
www.architecture.com.au
2 AUSTRIA
Agency for Better Living COMMISSIONER Federal Ministry of Housing,
Arts, Culture, Media and Sport, Division IV – Arts and Culture CURATORS Michael Obrist, Sabine Pollak, Lorenzo Romito La proposta del Padiglione austriaco parte dal concetto che nulla oggi è più urgente del tema dell’abitare: la fornitura di alloggi è lasciata quasi esclusivamente nelle mani del settore privato, gli affitti aumentano in modo incontrollato e le città diventano sempre più invivibili. Il diritto fondamentale alla casa assume pertanto una nuova dimensione politica. Il progetto esplora il tema dell’emergenza abitativa confrontando il modello top-down di edilizia sociale di Vienna, caratterizzato da un secolo di pianificazione comunale e statale, con i metodi bottom-up di auto-organizzazione a Roma, dove la società civile si rende protagonista di progetti di rigenerazione territoriale in contesti periferici e di degrado. The Austrian Pavilion’s proposal is based on the concept that nothing is more ENG
28
urgent today than the issue of housing: the provision of accommodation is left almost entirely in the hands of the private sector, rents are rising uncontrollably, and cities are becoming increasingly unlivable. The fundamental right to housing thus takes on a new political dimension. The project explores the housing emergency by comparing Vienna’s top-down model of social housing – characterized by a century of municipal and state planning – with Rome’s bottom-up methods of self-organization, through which civil society takes the lead in territorial regeneration projects in peripheral areas. www.labiennale2025.at IG @austrianpavilion
3 BELGIO
Building Biospheres COMMISSIONER Flanders Architecture Institute CURATORS Bas Smets, Stefano Mancuso EXHIBITORS Bureau Bas Smets (Bas Smets, Eva
De Meersman, Luka Cockx, Erik De Waele), University of Ghent (Kathy Steppe), Plant AnalytiX (Dirk De Pauw), Elmēs, Maud Gerard Goossens, Henri Uijtterhaegen, Panta, Lisa Mandelartz and Steven Schenk with Lisa De Visscher, Petrus Kemme
Come evolverà l’architettura alla luce delle nuove scoperte sull’intelligenza delle piante? L’esposizione, curata dal paesaggista Bas Smets e dal neurobiologo Stefano Mancuso, indaga una nuova relazione tra natura e architettura. Al centro, sotto il lucernario, oltre 200 piante convivono con un sofisticato sistema di elaborazione e visualizzazione dati in tempo reale. Il Padiglione belga si trasforma così in un prototipo vivente, dimostrando come i microclimi all’interno degli edifici possano evolversi in biosfere dinamiche, in cui il comportamento delle piante guida l’adattamento di luce, ventilazione e irrigazione. How will architecture evolve in light of new discoveries about plant intelligence? The exhibition, curated by landscape architect Bas Smets and neurobiologist Stefano Mancuso, explores the potential for a new relationship between nature and architecture by envisioning buildings as artificial microclimates where plants play a crucial role. The Belgian Pavilion becomes a living prototype of this innovative research, demonstrating how buildings can evolve into dynamic biospheres, where plant behavior guides the adaptation of light, ventilation, and irrigation. ENG
www.vai.be IG @bassmets | @sonostefanomancuso
4 BRASILE
(Re)Invention COMMISSIONER Andrea Pinheiro, Fundação
Bienal de São Paulo CURATORS Luciana Saboia, Eder Alencar,
Matheus Seco (Plano Coletivo) Il progetto indaga il ruolo dell’architettura come artefatto culturale, ponendo l’accento sull’architettura brasiliana come testimonianza della storia e della trasformazione sociale del Paese. L’esposizione si articola in due atti. Il primo, ispirato a recenti scoperte archeologiche in territorio amazzonico, racconta come i popoli indigeni abbiano modellato i paesaggi circostanti, creando infrastrutture sofisticate basate su conoscenze tecniche e strategie di adattamento ambientale. Il secondo atto si concentra sul Brasile contemporaneo, esplorando come le infrastrutture possano essere reinterpretate attraverso strategie progettuali che ereditano e trasformano saperi antichi. The project explores the role of architecture as a cultural artifact, emphasizing Brazilian architecture as a testimony to the country’s history and social transformation. The exhibition unfolds in two acts. The first act, inspired by recent archaeological discoveries in the Amazon, reveals how Indigenous peoples shaped the surrounding landscapes, creating sophisticated infrastructures based on technical knowledge and environmental adaptation strategies. The second act focuses on contemporary Brazil, examining how infrastructures can be reinterpreted through design strategies that inherit and transform ancient knowledge. ENG
www.biennialfoundation.org IG @plano.coletivo
5 CANADA
Picoplanktonics COMMISSIONER Canada Council for the Arts CURATORS/EXHIBITORS Living Room Collective
(Andrea Shin Ling, Nicholas Hoban, Vincent Hui and Clayton Lee) L’installazione canadese propone una visione in cui antichi processi biologici e tecnologie emergenti si fondono per immaginare ambienti progettati secondo principi di etica ecologica. Fin dai primordi della vita sulla Terra, i cianobatteri marini (picoplancton) hanno svolto un ruolo cruciale nella riduzione della CO2 atmosferica e nella creazione di un ambiente ricco di ossigeno. La ricerca di Andrea Shin Ling, condotta all’ETH di Zurigo, impiega cianobatteri vivi integrati in strutture 3D stampate su larga scala che, trasferite negli spazi del Padiglione, si trasformano in organismi viventi da accudire, avviando una relazione simbiotica tra bio-organismi, architettura e presenza umana.
National Participations
GIARDINI
www.canadacouncil.ca
6 Repubblica di COREA
Little Toad, Little Toad: Unbuilding Pavilion COMMISSIONER Arts Council Korea CURATOR CAC (Dahyoung Chung, Heejung
Kim, Sungkyu Jung) EXHIBITORS Hyunjong Kim (ATELIER KHJ), Heechan Park (Studio Heech), Yena Young (Plastique Fantastique), Dammy Lee (Flora and Fauna) In occasione del suo trentesimo anniversario, il Padiglione coreano si propone di riscoprire e valorizzare aspetti spesso trascurati della sua storia e del suo progetto architettonico, estendono la narrazione oltre i confini dell’edificio stesso. L’esposizione, concepita per rileggere lo spazio e metterne in luce la sostenibilità e il significato più ampio, ripercorre l’intera vicenda del Padiglione, dalla sua ideazione alla sua evoluzione nel tempo, esplorando passato, presente e futuro. Attraverso un dialogo attivo con il contesto più ampio dei Giardini, della Biennale e della città di Venezia, i curatori invitano a riflettere sull’idea che l’eredità di un edificio trascenda la sua esistenza fisica, persistendo anche in seguito a trasformazioni o demolizioni. ENG On the 30th anniversary of its construction, the Korean Pavilion highlights the overlooked aspects of the building’s design and history. The project aims to reevaluate the space by emphasizing its sustainability and broader significance, extending the narrative beyond the Pavilion itself and connecting it to the wider context of the Giardini, the Venice Biennale, and the city of Venice. The exhibition examines the full lifespan of the Pavilion, considering not just its completion but also its evolution over time, including its past, present, and future, focusing on the idea that a building’s legacy endures beyond its physical existence, even after demolition.
www.korean-pavilion.or.kr IG @korean_pavilion
7 DANIMARCA
Build of Site COMMISSIONER Kent Martinussen, Danish
Architecture Centre
CURATOR/EXHIBITOR Soren Pihlmann -
pihlmann architects
A seguito di recenti analisi, il Padiglione danese ha rivelato criticità strutturali e preoccupanti vulnerabilità che hanno reso necessario un intervento di ristrutturazione urgente. I lavori, avviati nel dicembre 2024, si svolgeranno durante l’intera Biennale come parte integrante del concept espositivo. I visitatori, camminando su terra battuta e superfici di cemento grezzo, hanno modo di esplorare la mostra-cantiere attraverso elementi come rampe, panche e tavoli, realizzati con materiali di recupero provenienti dall’edificio stesso. La stretta collaborazione con esperti di vari settori sottolinea inoltre come biologia, alta tecnologia e riciclo possano coesistere armoniosamente in architettura, promuovendo una cultura di consapevolezza delle risorse. Following recent analyses, the Danish Pavilion revealed structural issues and concerning vulnerabilities that required urgent renovation work. Initiated in December 2024, the renovation will take place throughout the entire Biennale as an integral part of the exhibition concept. Visitors, walking on rammed earth patches and raw concrete surfaces, will have the opportunity to explore the construction-site exhibition through elements such as ramps, benches, and tables made from surplus materials sourced from the building itself. The close collaboration with experts from various fields also highlights how biology, high technology, and recycling can harmoniously coexist in architecture, fostering a culture of resource awareness. ENG
verso urbanizzazione, industria e infrastrutture. Al centro, un vassoio interattivo sospeso a mezz’aria invita a posizionare i blocchi cercando un equilibrio visivo e concettuale tra conservazione e sviluppo. Luci, suoni e immagini proiettate reagiscono in tempo reale, trasformando l’ambiente in base alle scelte compiute. Il Padiglione diventa così uno spazio di apprendimento esperienziale che invita all’azione consapevole e a immaginare un futuro sostenibile. The installation creates an immersive environment that evokes both the vitality and fragility of an oasis – a resilient microcosm where limited resources demand constant balance. At the entrance, visitors encounter yellow blocks, symbolizing the protection of existing ecosystems and natural resources, and blue-grey blocks, representing the push toward urbanization, industry, and infrastructure. At the center of the space, an interactive tray suspended in midair invites participants to place the blocks, striving for a visual and conceptual balance between conservation and development. Lights, sounds, and projected images react in real time, transforming the environment based on the choices made. The Pavilion thus becomes a space for experiential learning, inviting us to take a consciuos action and to imagine a sustainable ecosystem future. ENG
IG @egypt_pavilion_venice_2025
9 FINLANDIA Aalto Pavilion
The Pavilion. Architecture of Stewardship
www.dac.dk IG @danishpavilion_architecture
COMMISSIONER Katarina Siltavuori, Archinfo –
8 EGITTO
Antti Auvinen, Samuli Saarinen
“Let’s Grasp the Mirage”. A Game of Delicate Balance from a Small Egyptian Oasis to a Big Planet COMMISSIONER Ministero della Cultura Egiziano
- Accademia d’Egitto
CURATORS/EXHIBITORS Salah Zikri, Ebrahim
Zakaria, Emad Fikry Un ambiente immersivo richiama la vitalità e la fragilità di un’oasi, un microcosmo resiliente dove la scarsità di risorse impone il mantenimento di un equilibrio costante. All’ingresso, i visitatori trovano blocchi gialli, simbolo della tutela degli ecosistemi esistenti e delle risorse naturali, e blocchi blu-grigi, che rappresentano la spinta
Information Centre for Finnish Architecture CURATORS Ella Kaira, Matti Jänkälä EXHIBITORS Merle Karp, Jussi Hertz,
Il progetto riflette sull’architettura come impresa collettiva, valorizzando il lavoro invisibile dietro la creazione e la conservazione dell’ambiente costruito. Ospitata nell’iconico Padiglione finlandese di Alvar Aalto, originariamente progettato come struttura temporanea e poi divenuto permanente, la mostra rende omaggio a tutte le figure – architetti, ingegneri, artigiani, restauratori, addetti alla manutenzione – che hanno contribuito a mantenerlo vivo nel tempo. Tracciando la storia del Padiglione, l’esposizione riconosce queste persone come co-creatori accanto all’architetto originale, sfidando la mitizzazione dell’autore singolo e invitando a ripensare il patrimonio come una responsabilità condivisa e continua nel tempo. The project reflects on architecture as a collective endeavor, highlighting the invisible work behind the creation and preservation of the built environment. Hosted in the iconic Finnish Pavilion by Alvar Aalto, originally designed as a temporary structure and later ENG
THE BAG GUIDE
29
GIARDINI
The Canadian installation envisions a future where ancient biological processes and emerging technologies converge to imagine environments designed according to ecological ethics. Since the dawn of life on Earth, marine cyanobacteria (picoplankton) have played a key role in reducing atmospheric CO 2 and creating an oxygen-rich environment. Andrea Shin Ling’s research, conducted at ETH Zurich, employs living cyanobacteria embedded in large-scale 3D-printed structures that, once transferred into the Pavilion spaces, become living organisms to be cared for. This fosters a symbiotic relationship between bio-organisms, architecture, and human presence. ENG
National Participations
GIARDINI
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
made permanent, the exhibition pays tribute to all those involved – architects, engineers, craftsmen, maintenance staff and cleaners – who have helped keep it alive over time. Tracing the history of the Pavilion, the exhibition recognizes these individuals as co-creators alongside the original architect, challenging the myth of authorship and inviting us to reconsider the heritage as a shared and ongoing responsibility. IG @finnishpavilion.architecture
10 FRANCIA
Living with / Vivre avec N AT IO N A L PA RT ICIPAT IO NS
COMMISSIONER Institut français, operator of the
Ministry of Europe and Foreign Affairs and the Ministry of Culture CURATORS Dominique Jakob and Brendan MacFarlane, Éric Daniel-Lacombe, Martin Duplantier EXHIBITORS Jakob+MacFarlane Architects, Silvio d’Ascia, RMC; Éric Daniel-Lacombe, Martin Duplantier Architectes; AIR Architectures, mahl gebhard konzepte, Assemble, BC Architects & Studies & Materials, Ostrowski Demuyter Architectes, Atelier Pascal Gontier, l’AUC, Fagart&Fontana, Mosbach Paysagistes, Beirut Urban Lab, Boonserm Premthada (Bangkok Project Studio), La Cabina de la Curiosidad, Corinne Vezzoni et Associés, Khoury Arquitetura, Ehsan Baharlou, David Carr, Ji Ma (University of Virginia), Guinée*Potin Architectes, Hérault Arnod Architectures, INterland, Atelier Iris Chervet, Urban Water, Kashef Chowdhury/Urbana, Collectif Make It Rain, Les Marneurs, MCBAD architecture & urban design, Andrés Jaque/Office for Political Innovation + Miguel Mesa del Castillo, redhouse studio, Kamau Architects, Renewal Development, Philippe Rahm architectes, Ro3kvit urban coalition for Ukraine, Zotov&Co, Big City Lab & Pulpa, MRIIA, Greenpeace, StudioPaolaViganò, atelierphilippemadec / (apm) & associés, Richez_Associés, Franck Boutté Consultants, ruée, Salima Naji, Studio Gang, tectone architectes urbanistes, terrain: integral designs, archibrand, Thibaud Babled Architectures, THINK TANK architecture paysage urbanisme, TITAN, Jacques Rougerie, Sempervirens, Toyo Ito, Hideaki Katsura, Kaoru Suehiro, Masashi Sogabe, Toyo Ito & Associates, Office of Kumiko Inui, Sou Fujimoto Architects; Akihisa Hirata Architecture Office, SANAA, Riken Yamamoto & Field Shop, o+h, Klein Dytham architecture, Contemporaries, Tetsuo Kondo Architects, Fumio Uchida, Hideo Nishiyama, Michiko Okano Architects, EIKA studio, PERSIMMON HILLS architects, Kaori Shikichi, Ayaka Matsuda, Kohei Kudo & Associates, Kazuyo Sejima , Trung Mai / Ad hoc Practice, Triptyque, Duncan Lewis Architectes, WZMH Architects, École
30
nationale supérieure d’architecture de Paris-La Villette, École nationale supérieure d’architecture de Marseille, Kharkiv School of Architecture, Ain Shams University, Université Française d’Égypte, Prince Sultan University, Southern California Institute of Architecture, École Africaine des Métiers de l’Architecture et de l’Urbanisme Mentre il Padiglione è in fase di ristrutturazione durante l’intero periodo della Biennale, il progetto francese prende vita nelle aree adiacenti l’edificio, estendendosi verso il canale retrostante con una struttura temporanea e leggera, realizzata con materiali di riuso, che servirà da sede espositiva, punto d’incontro e forum di discussione, integrando contributi provenienti da scuole di architettura francesi e internazionali. La ristrutturazione in corso diventa così parte integrante dell’esperienza architettonica e sensoriale, creando un nuovo spazio aperto e inclusivo in cui il Padiglione stesso incarna il concetto di “vivere con” evocato dal titolo, dialogando con l’ambiente, il paesaggio e il contesto circostante. While the Pavilion undergoes renovation throughout the Biennale, the French project unfolds in the surrounding areas, extending toward the canal with a temporary, lightweight structure built from reused materials. This space will serve as an exhibition venue, meeting point, and forum for discussion, incorporating contributions from French and international architecture schools. The ongoing renovation becomes an integral part of the architectural and sensory experience, creating a new, open, and inclusive temporary space in which the Pavilion itself embodies the concept of “living with” expressed in the title, engaging in dialogue with the environment, landscape, and surrounding context. ENG
www.institutfrancais.com
11 GERMANIA
STRESSTEST COMMISSIONER Federal Ministry for Housing,
Urban Development and Building CURATORS Nicola Borgmann, Elisabeth Endres,
Gabriele G. Kiefer, Daniele Santucci EXHIBITORS A24 Landschaft, ADEPT,
Agence Ter, Atelier Descombes Rampini, atelier le balto, Atelier Loidl, Barkow Leibinger, bgmr Landschaftsarchitekten, Christoph Brech, capattistaubach urbane landschaften, Christoph Hesse Architects, David Chipperfield Architects, EMF landscape architects, Foster + Partners, GemüseheldInnen Frankfurt, Glück Landschaftsarchitektur, GROSS.MAX. LANDSCAPE ARCHITECTS, Grüntuch Ernst Architects, gruppe F | Freiraum für alle, Henning Larsen, IN SITU - Paysages et urbanisme, Hanns Joosten, Karres en Brands, Landschaftsarchitektur+, LOLA Landscape Architects, MAN MADE LAND, MTD Landschapsarchitecten, MVRDV, POLA Landscape Architects, raderschallpartner,
rajek barosch landschaftsarchitektur, relais Landschaftsarchitekten, RMP Stephan Lenzen Landschaftsarchitekten, Julian Rosefeldt, Sauerbruch Hutton, Schønherr , Site Practice, SLA, Stefan Tischer | Landscape Architect, Studio Vulkan Landschaftsarchitektur, TOPOTEK 1, Uniola, Valentien + Valentien, Vogt Landscape Architects, Wagon Landscaping, WES LandschaftsArchitektur , ZUS [Zones Urbaines Sensibles] Il progetto tedesco affronta le sfide poste dal cambiamento climatico nelle città e negli ambienti naturali, evidenziando strategie di design innovative già testate e applicate in diversi contesti reali. La visita al Padiglione diventa un’esperienza sensoriale e intellettuale che racconta gli effetti del calore estremo attraverso due scenari, STRESS e DE-STRESS. I due ambienti rendono tangibile, da un lato, ciò che ci attende in spazi privi di interventi di mitigazione, e dall’altro la percezione di luoghi trasformati dall’applicazione di principi di adattamento. The German project addresses the challenges brought by climate change in cities and natural environments, highlighting innovative design strategies already tested and applied in various contexts. The visit to the Pavilion becomes a sensory and intellectual experience, illustrating the effects of extreme heat through two scenarios: STRESS and DESTRESS. These two environments make tangible, on the one hand, what awaits us in spaces without mitigation interventions, and on the other, the perception of places transformed by the application of adaptation principles. ENG
www.stresstest.world IG @germanpavilion_venice
12 GIAPPONE
In-Between COMMISSIONER The Japan Foundation CURATOR Jun Aoki EXHIBITORS Tamayo Iemura, Asako Fujikura
+ Takahiro Ohmura, SUNAKI (Toshikatsu Kiuchi and Taichi Sunayama)
Al centro del progetto troviamo il concetto di ma, lo ‘spazio intermedio’ che nella cultura nipponica indica la tensione viva tra due elementi, un vuoto abitato dalla relazione. Il Padiglione indaga il dialogo tra umano e non umano, naturale e artificiale, riflettendo sul ruolo dell’intelligenza artificiale e sulle sue implicazioni per il futuro. L’architetto Jun Aoki interviene sull’edificio stesso, trasformandolo in parte attiva della narrazione: colonne murarie, pensilina, terrazza e il grande albero di tasso diventano attori di un equilibrio sospeso, dove ogni frammento è soglia. Due coppie di artisti completano l’allestimento, immaginando per il Padiglione un futuro appena disallineato rispetto al presente. At the heart of the project is the concept of ma, the “in-between space” that in Japanese culture refers to the living tension between two elements, a void inhabited by ENG
National Participations
GIARDINI
GIARDINI
THE BAG GUIDE
31
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
relationship. The Pavilion explores the dialogue between human and non-human, natural and artificial, reflecting on the role of artificial intelligence and its implications for the future. Architect Jun Aoki intervenes on the building itself, transforming it into an active part of the narrative: structural columns, canopy, terrace, and the large yew tree become actors in a suspended balance, where every fragment is a threshold. Two couples of artists complete the installation, envisioning for the Pavilion a future slightly out of sync with the present. www.venezia-biennale-japan.jpf.go.jp
N AT IO N A L PA RT ICIPAT IO NS
13 GRAN BRETAGNA
GBR: Geology of Britannic Repair COMMISSIONER Sevra Davis British Council CURATORS Owen Hopkins, Kathryn Yusoff,
Kabage Karanja, Stella Mutegi EXHIBITORS cave_bureau, Palestine Regeneration Team (PART), Mae Ling Lokko & Gustavo Crembil, Thandi Loewenson Con un focus geografico e concettuale che si estende dal Regno Unito alla Great Rift Valley in Kenya, l’esposizione propone un’architettura non estrattiva, orientata alla riparazione, alla restituzione e al rinnovamento. Ideata da un team multidisciplinare che riunisce progettisti britannici e kenioti, l’installazione esplora architettura e colonizzazione come sistemi paralleli e interconnessi, reimmaginando la pratica architettonica come forma di resistenza alle crisi climatiche e sociali. Il Padiglione britannico si trasforma così in uno spazio critico per ripensare il rapporto tra architettura, geologia e giustizia. ENG With a geographical and conceptual focus stretching from the United Kingdom to Kenya’s Great Rift Valley, the exhibition proposes a non-extractive architecture oriented towards repair, restitution, and renewal. Conceived by a multidisciplinary team of British and Kenyan practitioners, the installation explores architecture and colonisation as parallel and interconnected systems, reimagining architectural practice as a form of resistance to climate and social crises. From this perspective, the British Pavilion becomes a critical space for rethinking the relationship between architecture, geology, and justice.
venicebiennale.britishcouncil.org
14 GRECIA
IntelligensHistorica COMMISSIONER Efthimios Bakogiannis, the
Secretary General for Regional Planning and Urban Environment of the Ministry of the Environment & Energy CURATORS/EXHIBITORS Nikos Skoutelis, Elisabetta Molteni, Klimis Aslanidis, Antonis Karamitrou, Anna Tsitonaki Attraverso l’analisi di due studi per il restauro degli arsenali di Heraklion e Chania, a Creta, il progetto esplora l’equilibrio tra natura e artefatto, memoria e progetto, riattivando saperi storici e tecniche costruttive del passato che vengono così restituite al presente in una prospettiva di condivisione con la società. L’intervento conserva l’atmosfera originaria dei siti, adatta l’esistente alla contemporaneità e dimostra come l’architettura possa essere spazio vivo di continuità tra IntelligensHistorica e IntelligensCommunis. Through the analysis of two restoration studies for the arsenals of Heraklion and Chania, in Crete, the project explores the balance between nature and artifact, memory and design, reactivating historical knowledge and traditional building techniques that are thus returned to the present to be shared within the society. The intervention preserves the original atmosphere of the sites, adapts the existing structures to contemporary needs, and demonstrates how architecture can serve as a living space of continuity between IntelligensHistorica and IntelligensCommunis. ENG
15 PAESI BASSI
Sidelined. A Space to Rethink Togetherness COMMISSIONER Aric Chen, Nieuwe Instituut CURATOR Amanda Pinatih EXHIBITORS Gabriel Fontana with Alice Wong
www.nieuweinstituut.nl
16 PAESI NORDICI Finlandia, Norvegia, Svezia
Industry Muscle. Five Scores for Architecture COMMISSIONER Carina Jaatinen, Architecture &
Design Museum Helsinki (Finland) CURATOR Kaisa Karvinen EXHIBITORS Teo Ala-Ruona and collaborators
Attraverso la lente del corpo trans, il progetto dell’artista finlandese Teo Ala-Ruona interroga l’eredità dell’architettura modernista del Padiglione disegnato da Sverre Fehn. Integrando performance, installazione e teoria queer, la mostra presenta cinque score – tracce performative – che propongono nuovi orientamenti per la pratica architettonica: Impurità, Decategorizzazione, Performance, Tecno-corpo e Riuso. Ogni score agisce come dispositivo critico per ripensare concetti di purezza, identità e trasformazione, mettendo in discussione le norme sociopolitiche che strutturano l’ambiente costruito. Una proposta radicale che intreccia corporeità, ecologia e immaginazione spaziale. Through the lens of the trans body, Finnish artist Teo Ala-Ruona questions the legacy of modernist architecture embodied by Sverre Fehn’s Nordic Pavilion. Blending performance, installation, and queer theory, the exhibition presents five performative scores that propose new directions for architectural practice: Impurity, Decategorization, Performance, Techno-body, and Reuse. Each score acts as a critical tool for rethinking notions of purity, identity, and transformation, challenging the sociopolitical norms that shape the built environment. A radical proposition intertwining corporeality, ecology, and spatial imagination. ENG
www.designmuseum.fi IG @arkkitehtuuri_ja_designmuseo
and Luca Soudant Un bar dello sport alternativo e interattivo accoglie i visitatori del Padiglione olandese, trasformando un luogo simbolo di competizione in uno spazio di relazione e inclusione. Al centro, i giochi Multiform e Fluid Field, ideati dall’artista e designer Gabriel Fontana, riscrivono le regole dello sport per promuovere empatia e collaborazione. Video, oggetti, arredi e un campo da gioco riconfigurabile invitano il pubblico non solo a osservare, ma anche a partecipare, mettendo in discussione i codici sociali che regolano corpi, spazi e identità. An alternative, interactive sports bar welcomes visitors to the Dutch Pavilion, transforming a space traditionally associated with competition into one of connection and inclusion. At its center, the games Multiform and Fluid Field, created by artist and designer Gabriel Fontana, rewrite the rules of sport to promote empathy and collaboration. Videos, objects, furnishings, and a reconfigurable playing field invite the ENG
32
public not only to observe but also to participate, challenging the social codes that govern bodies, spaces, and identities.
17 POLONIA
Lares and Penates. On Building a Sense of Security in Architecture COMMISSIONER Agnieszka Pindera CURATOR Aleksandra Ke ˛ dziorek EXHIBITORS Krzysztof Maniak, Katarzyna
Przezwańska, Maciej Siuda
Se la funzione dell’architettura è stata fin dalle origini quella di proteggere l’uomo dalle intemperie, contro cosa sono chiamati oggi a proteggerci i nostri Lari e Penati? Il richiamo alle divinità romane che vegliavano sul focolare domestico non è un mero vezzo classicista, ma sottolinea il fatto
National Participations
GIARDINI
If the role of architecture has always been to protect humans from the elements, what are our modern-day Lares and Penates meant to guard us against? The reference to the Roman deities who watched over the domestic hearth is not a mere classicist flourish, but a way of highlighting that there is no clear boundary between rational, physical protection and a more subtle, ineffable sense of safety. Regulatory safety measures (building codes, fire regulations, devices like fire extinguishers and alarms) and the sense of protection evoked by traditional Polish rituals – such as placing a wreath during construction or a horseshoe on the doorstep – coexist in architecture as complementary expressions of our human need to feel safe. ENG
www.labiennale.art.pl
NEW ENTRY
18 QATAR/1
Beyti Beytak. My Home Is Your Home. La mia casa è la tua casa COMMISSIONER Her Excellency Sheikha Al
Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, Chairperson, Qatar Museums, Doha ORGANISER Art Mill Museum CURATORS Aurélien Lemonier, Sean Anderson, with Virgile Alexander EXHIBITORS AAU ANASTAS, Ateliers Jean Nouvel, Leopold Banchini Architects, Geoffrey Bawa, Rifat Chadirji, Aziza Chaouni Projects, Charles Correa, DAAZ Studio, Minnette de Silva, Sumaya Dabbagh, Nayyar Ali Dada, Michel Desvigne, Diller Scofidio + Renfro, Michel Écochard, Abdel-Wahed El-Wakil, Hassan Fathy, Nabil Haque, Rizvi Hassan and Khwaja Fatmi, Róisín Heneghan and Shih-Fu Peng, Ibrahim Jaidah, Sumedha Kelegama, Irushi Tennekoon, Sumudu Athukorala, Yasmeen Lari/Heritage Foundation of Pakistan, Salima Naji, New South (Meriem Chabani) & sOne, Office for Metropolitan Architecture, Sameep Padora [sP+A], André Ravéreau, Raj Rewal, Noura Al Sayeh, Abeer Seikaly, Ahmed Hossam Saafan, Balkrishna Doshi, Vastu-Shilpa Foundation, Marina Tabassum, Jean-François Zevaco, Ola Saad Znad La prima partecipazione ufficiale del Qatar è una mostra in due parti che esplora come forme di ospitalità si incarnino nell’architettura e nei paesaggi urbani del Medio Oriente, del Nord Africa e dell’Asia meridionale. A Palazzo Franchetti,
disegni, modelli e archivi mettono in evidenza interpretazioni di oasi, edilizia urbana, centri comunitari, moschee, musei e giardini. Ai Giardini della Biennale, sul sito del futuro padiglione permanente, una struttura in bambù progettata da Yasmeen Lari presenta il suo modello di sviluppo umanitario, sociale, culturale e architettonico.
20 SERBIA
The first official participation of Qatar is a two-part exhibition exploring how forms of hospitality are embodied in the architecture and urban landscapes of the Middle East, North Africa, and South Asia. At Palazzo Franchetti, drawings, models, and archives highlight interpretations of the oasis, city housing, community centres, mosques, museums, and gardens. At the Giardini, on the site of the future permanent pavilion, a bamboo structure designed by Yasmeen Lari showcases her humanitarian, social, cultural, and architectural development model.
CURATOR Slobodan Jović EXHIBITORS Davor Eres, Jelena Mitrović, Igor
ENG
Giardini and ACP - Palazzo Franchetti San Marco 2847 qm.org.qa/en/calendar/beyti-beytak
19 ROMANIA/1
Human Scale COMMISSIONER Attila Kim CURATOR Cosmina Goagea EXHIBITORS Vlad Nancă & Muromuro Studio
(Ioana Chifu, Onar Stănescu) L’artista Vlad Nancă e lo studio Muromuro pongono l’essere umano al centro della loro riflessione condivisa, riconoscendolo come elemento unificante tra l’architettura rumena del XIV secolo e quella contemporanea. Un’installazione di fogli traslucidi invade lo spazio, deformando i profili dei visitatori e invitandoli a interrogarsi sul futuro dell’architettura e su come l’uso dello spazio sia mutato nel corso dei secoli. Attraverso l’osservazione delle figure umane nei disegni tecnici dei progetti architettonici, il pubblico può scoprire inedite chiavi interpretative per ripensare i parametri dell’abitare e per ridefinire nuovi modelli costruttivi.
Unraveling: New Spaces COMMISSIONER Biljana Jotić, director of the
Museum of Applied Art, Belgrade Pantić, Sonja Krstić, Ivana Najdanović, Petar Laušević Esplorando il legame tra composizione e scomposizione, il progetto della Serbia si concentra sulla circolarità come principio fondamentale della produzione architettonica. Il concetto di “dipanare”, ispirato alla lavorazione a maglia, si connette alla storica invenzione della Mano belgradese (1963), prima mano bionica artificiale al mondo, simbolo di come la tecnologia e l’immaginazione possano nascere da gesti fisici e creativi. L’installazione cinetica di fili di lana intrecciati da architetti, disegnatori e ingegneri si sviluppa durante i sei mesi della mostra grazie a centocinquanta motori solari, rivelando un’architettura in trasformazione, che sfida le convenzioni e abbraccia pratiche sostenibili, inclusive e in costante evoluzione. Exploring the relationship between composition and decomposition, Serbia’s project focuses on circularity as a fundamental principle of architectural production. The concept of “unraveling,” inspired by the practice of knitting, connects to the historic invention of the Belgrade Hand (1963), the world’s first artificial bionic hand, a symbol of how technology and imagination can emerge from physical and creative gestures. The kinetic installation, made of wool threads intertwined by architects, designers, and engineers, evolves over the six months of the exhibition thanks to 150 solar-powered motors, revealing an architecture in transformation – one that challenges conventions and embraces sustainable, inclusive, and ever-evolving practices. ENG
ENG Artist Vlad Nancă and Studio Muromuro place the human being at the heart of their shared reflection, recognizing it as a unifying element between 14th-century and 21st-century Romanian architecture. A translucent sheet installation fills the space, distorting visitors’ silhouettes and prompting them to question the future of architecture and how the use of space has evolved over time. By observing the depiction of humans in the technical drawings of architectural projects, visitors can uncover new interpretative keys to rethink housing parameters and redefine innovative construction models.
Giardini and New Gallery of Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica Palazzo Correr, Campo Santa Fosca Cannaregio 2214 www.humanscale2025.ro IG @humanscale2025
THE BAG GUIDE
33
GIARDINI
che non esiste una netta separazione tra un tipo di protezione fisica e razionale e un tipo di protezione più sottile e ineffabile. La sicurezza normativa (regole edilizie, sistemi antincendio, dispositivi quali estintori e allarmi) e il senso di protezione evocato da rituali tradizionali – in Polonia, la posa di una ghirlanda durante i lavori o di un ferro di cavallo sulla soglia – coesistono nell’architettura come espressioni complementari del bisogno umano di sentirsi al sicuro.
N AT IO N A L PA RT ICIPAT IO NS
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
21 SPAGNA
22 STATI UNITI
Internalities. Architectures for Territorial Equilibrium
PORCH: An Architecture of Generosity
COMMISSIONERS MIVAU (Ministry of Housing and Urban Agenda), AECID (Spanish Agency for International Development Cooperation), AC/E (Acción Cultural Española) CURATORS Roi Salgueiro Barrio, Manuel Bouzas Barcala EXHIBITORS Daniel Ibáñez, Carla Ferrer, María Azkarate, Aurora Armental, Stefano Ciurlo, Luis Díaz, Anna Bach, Eugeni Bach, Caterina Barjau, Lucas Muñoz, Ana Amado, Carles Oliver, David Mayol, Milena Villalba, Elizabeth Abalo, Gonzalo Alonso, Juan Carlos Bamba, José Fernando Gómez, Ane Arce, Iñigo Berasategui, Elisabet Capdeferro, Ramon Bosch, João Branco, Paula del Río, Josep Camps, Olga Felip, Emiliano López, Mónica Rivera, David Lorente, Josep Ricart, Xavier Ros, Roger Tudó, Juan Palencia, Marta Colón de Carvajal, Josep Ferrando, Pedro García, Mar Puig, Manel Casellas, Vincent Morales, Juan Antonio Sánchez, Pau Munar, Marta Peris, José Toral, Sergio Sebastián, Mireia Luzárraga, Alejandro Muiño, Irene Pérez, Jaume Mayol
Affrontando cinque assi fondamentali per la decarbonizzazione – materiali, energia, mestieri, rifiuti ed emissioni – la Spagna propone un modello architettonico innovativo che supera la logica delle esternalità per ridurre l’impatto ambientale. L’analisi spazia dalle filiere rigenerative del legno alla transizione energetica, dal recupero delle competenze locali al riuso dei materiali di scarto, fino al controllo delle emissioni lungo l’intero ciclo di vita edilizio. Articolata in una sala principale e cinque spazi tematici, l’esposizione presenta installazioni fisiche, fotografie di grande formato e modelli che mettono in dialogo i luoghi di estrazione delle risorse e quelli della costruzione. Addressing five fundamental pillars for decarbonization – materials, energy, crafts, waste, and emissions – Spain presents an innovative architectural model that transcends the logic of externalities to reduce environmental impact. The analysis spans from regenerative wood supply chains to energy transition, from recovering local skills to reusing waste materials, and from controlling emissions throughout the entire building lifecycle. Organized into a main hall and five thematic spaces, the exhibition features physical installations, large-format photographs, and models that establish a dialogue between resource extraction sites and construction locations.
D’AMERICA
COMMISSIONER/CURATOR Peter MacKeith, Fay Jones School of Architecture and Design, University of Arkansas EXHIBITORS Stephen Burks Man Made (Stephen Burks, Malika Leiper), University of Arkansas, Community Design Center (Stephen Luoni), Urban Design Build Studio, Fay Jones School of Architecture and Design (John Folan, FAIA), Places Journal Editorial Board, Charlie Hailey, Timothy Hursley, and 54 individual exhibitors
Il progetto statunitense esplora il potenziale contemporaneo del portico (porch), elemento architettonico iconico e inclusivo, simbolo di ospitalità, scambio e democrazia. Un portico in legno massiccio, progettato da un team multidisciplinare, si estende sul fronte dell’edificio, agendo come dispositivo ecotonale tra ambiente, comunità e costruzione e trasformandosi in spazio sociale e performativo. All’interno del Padiglione, progetti da tutto il Paese riflettono su temi urgenti come il cambiamento climatico e l’identità culturale, restituendo al porch il suo ruolo di soglia tra pubblico e privato, architettura e ambiente, contesto locale e dialogo globale. The U.S. project explores the contemporary potential of the porch, an iconic and inclusive architectural element, symbolizing hospitality, exchange, and democracy. A solid wood porch, designed by a multidisciplinary team, extends across the building’s façade, acting as an ecotonal device between environment, community, and construction, transforming into a social and performative space. Inside the Pavilion, projects from across the country address urgent themes such as climate change and cultural identity, restoring the porch’s role as a threshold between public and private, architecture and environment, local communities and global dialogue.
34
The title of the Swiss project, “Endgültige Form wird von der Architektin am Bau bestimmt” (translated: The final form is determined by the female architect on site), references a note by Lisbeth Sachs (1914-2002) regarding her design for the Fine Arts Pavilion at the Swiss National Exhibition of Women’s Labor (SAFFA) held in Zurich in 1958. The programmatic intent is twofold. On one hand, it highlights the importance of the decision-making process on site as a crucial moment in defining the final architectural form. On the other hand, it rediscovers the figure of one of the first female architects officially registered in Switzerland. The final question posed by the five curators of the Annexe collective is: “What if it had been Lisbeth Sachs, instead of Bruno Giacometti, who designed the Swiss Pavilion?” ENG
www.prohelvetia.ch IG @prohelvetia_venice
ENG
www.porchusavenice2025.org IG @porchusa2025
ENG
www.internalities.eu IG @internalities.eu
delle belle arti all’Esposizione Nazionale Svizzera del Lavoro Femminile (SAFFA), tenutasi a Zurigo nel 1958. L’intento programmatico è duplice. Da un lato si sottolinea l’importanza del processo decisionale in cantiere come momento cruciale per la definizione della forma architettonica finale. Dall’altro si riscopre la figura di una delle prime architette ufficialmente registrate in Svizzera. La domanda finale che le cinque curatrici del collettivo Annexe si pongono è la seguente: «E se fosse stata Lisbeth Sachs, invece di Bruno Giacometti, a progettare il Padiglione svizzero?»…
23 SVIZZERA
“Endgültige Form wird von der Architektin am Bau bestimmt” COMMISSIONER Swiss Arts Council Pro Helvetia
(Sandi Paucic, Rachele Giudici Legittimo) CURATORS/EXHIBITORS Elena Chiavi, Kathrin
Füglister, Amy Perkins, Axelle Stiefel, Myriam Uzor Il titolo del progetto svizzero, “Endgültige Form wird von der Architektin am Bau bestimmt” (tradotto: La forma definitiva è determinata dall’architetta in cantiere), riprende una nota di Lisbeth Sachs (1914-2002) relativa al suo progetto per il padiglione
24 UNGHERIA
There Is Nothing to See Here COMMISSIONER Julia Fabényi, Director Ludwig
Museum – Museum of Contemporary Art, Budapest CURATOR Márton Pintér EXHIBITORS Attila Bujdosó, Dániel Gryllus, Vilmos Gryllus, Máté Győrffy, Péter Janesch, Csaba Kelemen, Áron Losonczi, Péter Pozsár, Balázs Radványi, Balázs Rajcsányi, Krisztina Regős, Imre Rimóczi, Ernő Rubik, Ádám Somlai-Fischer and family, Balázs Tompa, Judit Varga, Pál Varsányi Il progetto parte dall’idea che l’architettura contemporanea sia sempre più subordinata a logiche economiche di puro profitto, trascurando così la forza creativa che ne costituisce l’essenza. Da qui nasce il desiderio di coinvolgere persone che, dopo essersi laureate in architettura, abbiano liberato la propria creatività in ambiti professionali differenti, sfuggendo alle dinamiche di potere che ne frustrerebbero il potenziale espressivo. La mostra richiama l’atmosfera di uno studio di architettura un tempo prestigioso, ora abbandonato, in cui gli architetti continuano a dar vita ai loro progetti di successo fuori dai canoni della professione, riappropriandosi della libertà creativa. The project is based on the idea that contemporary architecture is increasingly ENG
National Participations
GIARDINI
www.ludwigmuseum.hu www.noismore.com IG @noismore_
25 URUGUAY
53,86% Uruguay, país agua COMMISSIONER Martín Craciun, National
Institute of Visual Arts CURATORS Katia Sei Fong, Ken Sei Fong,
Luis Sei Fong
EXHIBITOR Sei Fong
L’Uruguay possiede una sovranità marittima più estesa della sua superficie terrestre e una rete idrografica capillare, elementi che lo pongono in prima linea nelle sfide globali legate a una risorsa tanto antica quanto cruciale per il futuro: l’acqua. Il Padiglione si presenta come un manifesto programmatico che invita a ripensare la progettazione urbana in sintonia con i cicli idrici naturali, non solo nei bacini o nelle infrastrutture direttamente connesse all’acqua, ma su scala territoriale, per dar forma a un’architettura equa e sostenibile. ENG Uruguay owns a maritime sovereignty greater than its land area, along with an extensive hydrographic network – factors that place the country at the forefront of global challenges concerning an ancient resource which is vital to the future: water. The Pavilion presents itself as a programmatic manifesto, calling for a rethinking of urban design in harmony with natural water cycles—not only within basins or infrastructure directly linked to water, but at a territorial scale – giving rise to architecture grounded in equity and sustainability.
uruguay-bienal-venecia.mec.gub.uy
26 PADIGLIONE
VENEZIA
Biblioteche. Costruendo l’intelligenza veneziana Libraries. Building Venetian Intelligence COMMISSIONER Maurizio Carlin
Curato dall’Università Iuav di Venezia, il Padiglione si presenta come una grande biblioteca, metafora di intelligenza collettiva. Gli scaffali ospitano libri appositamente realizzati, arricchiti da contenuti testuali e multimediali che documentano ricerche e progetti sul futuro della città. Dai Giardini il progetto si espande nel centro storico, coinvolgendo le sedi Iuav di Ca’ Tron, Tolentini, Magazzino Ligabue 6, ex Convento delle Terese, Palazzo Badoer e Fondazione Masieri. Il programma espositivo diffuso, Iuav at Work, si articola in undici mostre che esplorano temi come la sostenibilità, la trasformazione di Venezia in città-campus, la ricostruzione internazionale, il nuovo corridoio geopolitico India-Mediterraneo, la neutralità climatica nel Nordest, l’opera di Giancarlo De Carlo e le fonti della ricerca accademica. Il progetto rappresenta il primo passo di una collaborazione triennale tra il Comune e l’Iuav che apre nuove prospettive per il Padiglione Venezia e la sua evoluzione. Curated by Università Iuav di Venezia, the Pavilion is conceived as a large library, a metaphor for collective intelligence. The shelves host specially created books, enriched with textual and multimedia content documenting research and projects on the future of the city. From the Giardini, the project expands into the historic center, involving Iuav locations such as Ca’ Tron, Tolentini, Magazzino Ligabue 6, ex Convento delle Terese, Palazzo Badoer, and Fondazione Masieri. The widespread exhibition program, Iuav at Work, unfolds across eleven exhibitions exploring themes such as sustainability, the transformation of Venice into a campus-city, international reconstruction, the new India-Mediterranean geopolitical corridor, climate neutrality in the Northeast, the work of Giancarlo De Carlo, and the academic research sources. The project marks the first step in a threeyear collaboration between the City of Venice and Iuav, opening new perspectives for the Venice Pavilion and its future evolution. ENG
www.comune.venezia.it | www.iuav.it
PADIGLIONE ROLEX Da sempre Rolex promuove l’innovazione, che si tratti dell’orologeria o dell’architettura, e questa sua propensione è alla base della consolidata collaborazione – per la sesta volta partner esclusivo – con la Biennale Architettura. Rolex celebra questa disciplina e le sue maggiori conquiste, riconoscendone la capacità di fornire soluzioni alle più stringenti sfide del contemporaneo. Seguendo le linee proposte dalla curatela di Carlo Ratti, con Intelligens. Natural, Artificial, Collective, tema della 19. Biennale Architettura Rolex ha affidato a un architetto esterno, Mariam Issoufou, la realizzazione del suo nuovo Padiglione ai Giardini. Questa professionista nigerina, che si divide tra Niamey, New York e Zurigo, e che nel 2018-2019 aveva preso parte al programma di mentoring di Rolex, predilige la collaborazione con gli artigiani locali e l’utilizzo di materiali riciclati o naturali. Così facendo, pone la sostenibilità intersezionale al centro di tutti i suoi progetti, lo stesso obiettivo che il Marchio di orologeria persegue da sempre. La sua interpretazione del padiglione Rolex è una celebrazione del retaggio artigianale veneziano, con l’intento di ispirare i visitatori a sostenere le competenze presenti all’interno delle loro comunità. Rolex, ben consapevole dell’importanza di trasmettere le conoscenze di generazione in generazione, offre ai giovani e promettenti architetti la possibilità di essere affiancati da professionisti di spicco come Álvaro Siza, Kazuyo Sejima, Peter Zumthor, Sir David Chipperfield e Anne Lacaton. Rolex has always championed innovation, whether in watchmaking or architecture, and this commitment underpins its long-standing collaboration – for the sixth time as exclusive partner – with the Biennale Architettura. Rolex celebrates this discipline and its greatest achievements, recognizing its ability to provide solutions to the most pressing contemporary challenges. Following the lines set out by the curatorship of Carlo Ratti with Intelligens. Natural, Artificial, Collective, the theme of the 19th Biennale Architettura, Rolex has commissioned an external architect to create a new pavilion in the Giardini. Mariam Issoufou is a Nigerien architect based between Niamey, New York and Zurich who took part in the Rolex mentoring programme in 2018–2019. Working with local artisans and using recycled or natural materials, she puts intersectional sustainability at the heart of all projects, which has always been a focus of the brand. Through her design for the Rolex pavilion, she will celebrate the heritage of Venetian craftsmanship, hoping to inspire visitors to support artisanal practices in their own communities. The brand recognizes the importance of passing knowledge from one generation to the next by giving bright young architects the opportunity to work with leading practitioners, including Álvaro Siza, Kazuyo Sejima, Peter Zumthor, Sir David Chipperfield, and Anne Lacaton. ENG
www.rolex.com
THE BAG GUIDE
35
GIARDINI
driven by economic logic focused solely on profit, neglecting the creative power that lies at its core. This sparked the desire to involve individuals who, after graduating in architecture, have unleashed their creativity in different professional fields, breaking free from the power dynamics that would overshadow their expressive potential. The exhibition evokes the atmosphere of a once-prestigious architecture studio, now abandoned, where architects continue to develop their successful projects free from the main architectural rules, reclaiming their creative freedom.
36
ARSENALE National Participations
THE BAG GUIDE
37
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
27 ALBANIA
28 ARABIA SAUDITA
Building Architecture Culture
The Um Slaim School. An Architecture of Connection
COMMISSIONER Blendi Gonxhja, Ministro
dell'Economia, Cultura e Innovazione
N AT IO N A L PA RT ICIPAT IO NS
CURATORS Anneke Abhelakh EXHIBITORS 51N4E, Aires Mateus e
Associados, Álvaro Siza, Andrea Caputo, Anupama Kundoo Architects, Archea Associati, Archi-Tectonics, arquitectura G, Barozzi Veiga, baukuh, Benedetta Tagliabue – EMBT Architects, BIG; BOLLES+WILSON, Camilo Rebelo, Casanova+Hernandez, CEBRA, Christian Kerez, CHYBIK + KRISTOF, CITYFÖRSTER, Coldefy, Davide Macullo Architects, DILLER SCOFIDIO + RENFRO, EAA Emre Arolat Architecture, Eduardo Souto De Moura, Elemental Architecture, Ensamble Studio, Estudi d'arquitectura Toni Gironès Saderra, GGloop, Groupwork, Herzog & de Meuron, Kengo Kuma & Associates, KUEHN MALVEZZI, Lina Ghotmeh — Architecture, Mario Cucinella Architects, MASS STUDIES, MVRDV, NOA, OFFICE, OMA, OODA, Oppenheim Architecture, RCR Arquitectes, Ricardo Bofill Taller de Arquitectura, Sam Chermayeff Office, SelgasCano, Shigeru Ban Architects + Jean de Gastines, Stefano Boeri Architetti, Steven Holl Architects, Studio Fuksas, Studio Gang, Studio Precht, Toyo Ito & Associates - Architects, XDGA, Yashar Architects Il crollo del regime nel 1992 ha prodotto in Albania una profonda frattura che ha indotto la popolazione a ribellarsi contro le architetture totalitariste, a riappropriarsi degli spazi pubblici come affermazione di un ritrovato individualismo. A oltre trent’anni di distanza gli architetti albanesi si trovano oggi di fronte alla libertà, ma anche alla responsabilità, di definire nuove linee guida che tutelino da potenziali speculazioni ampi territori ancora intatti. Cinquanta interviste condotte via Zoom costituiscono il materiale di base per un video-saggio che indaga il ruolo attivo degli architetti nell’evoluzione del rapporto tra spazio pubblico e privato e, più estesamente, nel processo di ridefinizione dell’identità del Paese.
The fall of the regime in 1992 marked a profound rupture with the past in Albania. The population began to challenge the architectural legacy of that era and to reclaim public spaces as a way of asserting a renewed sense of individualism. More than thirty years later, Albanian architects now face both the freedom and the responsibility of defining new frameworks that safeguard vast untouched territories from short-sighted speculation. Fifty interviews conducted via Zoom provide the foundation for a video essay that explores the active role of architects in shaping the relationship between public and private space, and the formation of Albania’s emerging national identity. ENG
Artiglierie G @albanianpavilion2025
38
COMMISSIONER Architecture and Design
Commission, Ministry of Culture CURATOR Beatrice Leanza EXHIBITORS Syn Architects (Sara Alissa, Nojoud
Alsudairi)
Al centro del Padiglione l’architettura najdi di Riyad, caratterizzata dall’uso della terra cruda e da soluzioni climatiche adattive in relazione alle trasformazioni urbane dell’Arabia Saudita, un archivio ‘vivente’ che documenta la stratificazione storica e i cambiamenti del tessuto urbano attraverso immagini, modelli e testimonianze orali. L’installazione fornisce una piattaforma di lancio per il progetto didattico The Um Slaim School, un’iniziativa aperta a esperienze transnazionali incentrate su pratiche di ricerca e di pedagogia alternativa che favoriscano lo sviluppo di un nuovo ecosistema di educazione architettonica in Arabia Saudita. Il progetto include un programma di incontri e laboratori volti a ripensare le pratiche architettoniche locali in un’ottica sostenibile. At the heart of the Pavilion stands the Najdi architecture of Riyadh, characterized by the use of raw earth and adaptive climatic solutions, engaging in dialogue with the urban transformations of Saudi Arabia. A living archive documents the historical layering and evolution of the urban fabric through images, models, and oral testimonies. The installation serves as a launch platform for the educational project The Um Slaim School, an open initiative embracing transnational experiences focused on research practices and alternative pedagogy. Its goal is to foster the development of a new educational ecosystem within the field of architecture in Saudi Arabia. The project includes a program of meetings and workshops aimed at rethinking local architectural practices in a sustainable perspective. ENG
Sale d’Armi www.saudipavilion.org | IG @saudipavilion
29 ARGENTINA
Siestario COMMISSIONERS Embj., Alejandra Pecoraro CURATORS/EXHIBITORS Juan Manuel Pachué,
Marco Zampieron
Un’esperienza collettiva di ozio che immerge i visitatori in uno spazio di relax e contemplazione realizzato con i silo-bag, sacchi di plastica per lo stoccaggio del grano ampiamente riutilizzati in Argentina in diversi modi, ad esempio per realizzare tetti improvvisati, piscine estive o rifugi per animali. La siesta, interruzione momentanea della routine, viene così ridefinita come atto di sospensione: non una quiete del corpo ma una quiete totale, in opposizione al ritmo frenetico della vita lavorativa.
A collective experience of leisure that will immerse visitors in a space for relaxation and contemplation made with silo bags – plastic sacks used for grain storage, widely repurposed in Argentina as makeshift roofs, summer pools, or animal shelters. The siesta, a temporary break from routine, is thus redefined as an act of suspension: not merely a quieting of the body, but a complete stillness, contrasting with the frenetic pace of working life. ENG
Sale d’Armi IG @juanmapachue | @marco.zampieron
30 Regno del BAHRAIN
Heatwave COMMISSIONER Shaikh Khalifa bin Ahmed Al
Khalifa, President Bahrain Authority for Culture and Antiquities CURATOR Andrea Faraguna EXHIBITORS Andrea Faraguna, Wafa Al Ghatam, Eman Ali, Alexander Puzrin, Mario Monotti, Maitham Al Mubarak, Mohammad Salim Il Padiglione esplora strategie per mitigare il calore estremo negli spazi pubblici attraverso tecniche di ombreggiamento e raffreddamento passivo. Ispirandosi a metodi tradizionali del Bahrain coniugati a innovazioni contemporanee, l’installazione integra un sistema che connette termicamente l’aria sotterranea con quella esterna. Un pavimento modulare e un soffitto sospeso favoriscono la regolazione della temperatura, supportati da un sistema di ventilazione meccanica che mantiene un microclima controllato. The Pavilion explores strategies to mitigate extreme heat in public spaces through shading and passive cooling techniques. Drawing inspiration from traditional Bahraini methods reinterpreted with contemporary innovation, the installation integrates a system that thermally connects underground air with the outside environment. A modular floor and suspended ceiling help regulate temperature, supported by a mechanical ventilation system that maintains a controlled microclimate. ENG
Artiglierie www.bahrainpavilion.bh | IG @bah.pavilion
31 CILE
Reflective Intelligences COMMISSARIO Cristóbal Molina (Ministry of Cultures, Arts and Heritage of Chile) CURATORI Serena Dambrosio, Nicolás Díaz Bejarano, Linda Schilling Cuellar
Tra il 2018 e il 2024 il Cile ha istituito oltre ottanta tavoli di lavoro per definire politiche sull’IA, coinvolgendo politici, leader aziendali ed esperti. Queste discussioni hanno consolidato il ruolo da protagonista a livello globale che il Paese ha assunto nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
National Participations
ARSENALE
ENG Between 2018 and 2024, Chile established over eighty roundtables to shape AI policies, involving politicians, business leaders, and experts, and positioning the country as a key player in the global development of artificial intelligence. However, these roundtables overlooked the material foundations of AI – land, water, and minerals – and the communities affected by extraction. The Pavilion addresses this gap by highlighting the spatial and material dimensions of data infrastructure in Chile, reflecting on socio-environmental conflicts, and examining the political significance of the roundtable itself as a space for deliberation – widely used in Chile to mediate environmental discussions between the state and civil society.
Artiglierie
32 CINA Repubblica Popolare Cinese
CO-EXIST COMMISSIONER China Arts and Entertainment
Group Ltd. (CAEG) CURATOR Ma Yansong EXHIBITORS Atelier Alter Architects PLLC (Zhang Yingfan, Bu Xiaojun), Drawing Architecture Studio (Li Han, Hu Yan, Zhang Xintong) , Long Ying Research Group, School of Architecture, Tsinghua University (Long Ying, Zhao Huimin, Hong Qiyuan, Zhang Yecheng), MAD Architects , People's Architecture Office (He Zhe, James Hai Yan Shen, Zang Feng) , Wang Zigeng (Central Academy of Fine Arts), Red Product Design Center, School of Communication & Design, China Academy of Art (Jiang Jun, Liu Yihong, Tan Bin, Zhang Yushen, Li Shiqi, Fang Minglu, Wu Xiaoli, Gu Wenhao, Ruan Qianyu), [S] Equilibrium Lab, The Chinese University of Hong Kong (Wang Shuaizhong, Zhu Yuanlong, Mei Yalan, Lin Kaiyi, Li Yangzhi, Xie Zhuoyan, Zhao Hanbing), Tencent Research Institute (Liu Qiong, Wang Peng, Zhang Yi, Liu Moxian, Li Ruilong, Xu Yiping, Chen Chuyi), WAY Studio (Zheng Tao, Fernie Lai, Zhang Zequn, Wang Tianmo, Du Yichao, Li Xudong) Una mostra che non si limita a riscoprire il legame emotivo tra l’essere umano e la natura, ma invita anche a un sapere aperto, inclusivo e comprensivo, capace di superare il dualismo dell’era intelligente. Radicata nella filosofia orientale, co-exist abbraccia le contraddizioni e le opposizioni della realtà contemporanea – tra artificiale e naturale, storico e futuristico, forma e funzione – trasforman-
dole in una condizione di coesistenza che integra civiltà e valori diversi. Le dieci opere in mostra rappresentano un processo in divenire, che apre a un nuovo movimento nell’architettura e nel design urbano. Sebbene ogni lavoro utilizzi tecniche e approcci di epoche e discipline differenti, tutti convergono verso nuovi concetti e culture: un modo rinnovato di guardare il mondo. The exhibition is not only about re-discovering the emotional connection between man and nature, but also about calling for an open, understanding, and inclusive wisdom to move past the either-or dualism of the intelligent era. This Eastern philosophy also brings the contradictions and oppositions of current reality into a form of coexistence – artificial and natural, history and future, form and function – integrating diverse civilizations and values. The ten works on display represent an unfolding process, opening up in architecture and urban design. Although each work involves techniques and methods from different eras and disciplines, they all ultimately point to emerging concepts and cultures, for a renewed way of looking at the world. ENG
Magazzino delle Vergini
33 CROAZIA
Intelligence of Errors COMMISSIONER Ministry of Culture and Media of
the Republic of Croazia CURATOR Ida Križaj Leko EXHIBITORS Institute of Errors (Ana Boljar, Jana
Čulek, Ida Križaj Leko, Marino Krstačić-Furić, Iva Peručić, Ana Tomić, Marko-Luka Zubčić) La riflessione del Padiglione croato parte dal presupposto che riconoscere i propri errori sia il primo passo per sviluppare sistemi di intelligenza collettiva. Da questa convinzione nasce un Archivio degli errori suddiviso in tre famiglie tematiche – Risorse, Prodotti e Surplus –, ciascuna dedicata a un aspetto specifico dell’ambiente e del territorio. Queste famiglie di errori, riscontrabili tanto nel contesto croato quanto in quello globale, diventano strumenti di apprendimento e di stimolo progettuale che il pubblico è invitato a esplorare attraverso tre diversi immaginari, dando vita a nuove possibilità di intervento sul reale.
The Croatian Pavilion’s project is based on the premise that recognizing one’s own mistakes is the first step toward developing systems of collective intelligence. From this conviction emerges an Archive of Errors, divided into three thematic families – Resources, Products, and Surplus – each dedicated to a specific aspect of the environment and territory. These families of errors, identifiable both in the Croatian context and globally, become tools for learning and design inspiration that the public is invited to explore through three different imaginaries, giving rise to new possibilities for intervention in the real world. ENG
Artiglierie
34 EMIRATI ARABI UNITI
Pressure Cooker COMMISSIONER The Salama bint Hamdan Al
Nahyan Foundation CURATOR Azza Aboualam
Attraverso ricerche d’archivio e sul campo, Pressure Cooker esplora il rapporto tra architettura e produzione alimentare negli Emirati Arabi Uniti, proponendo soluzioni sostenibili per affrontare le sfide della sicurezza alimentare in climi aridi. La mostra analizza infrastrutture esistenti e modelli innovativi di serre, integrando conoscenze locali e tecnologie avanzate. Con un focus sull’autosufficienza e l’adattabilità, il progetto mette in luce il potenziale dell’architettura nel trasformare paesaggi produttivi, immaginando un futuro in cui ambiente costruito e coltivazione si integrino per rispondere alla crisi climatica globale. Through archival and field research, Pressure Cooker explores the evolving relationship between architecture and food production in the United Arab Emirates, proposing sustainable solutions to address food security challenges in arid climates. The exhibition analyzes existing infrastructures and innovative greenhouse models, combining local knowledge with advanced technologies. Focusing on self-sufficiency and adaptability, the project highlights architecture’s potential to transform productive landscapes, envisioning a future where the built environment and cultivation integrate to respond to the global climate crisis. ENG
Sale d’Armi www.nationalpavilionuae.org IG @nationalpavilionuae
35 FILIPPINE
Soil-beings (Lamánlupa) COMMISSIONER National Commission for
Culture and the Arts (NCCA), in partnership with the Department of Foreign Affairs (DFA) and the Office of Senator Loren Legarda CURATOR Renan Laru-an EXHIBITOR Christian Tenefrancia Illi Il progetto filippino si concentra sul suolo, inteso come elemento essenziale e imprescindibile della disciplina architettonica. Attraverso un’installazione provocatoria e dal potenziale di risonanza universale, il pubblico è invitato a immergersi nella consistenza della terra, concentrandosi sulle sue caratteristiche sensoriali e culturali: acidità, fragranza e intrinseco disordine si confrontano con le tecnologie architettoniche che hanno segnato il passato, il presente e il futuro non solo del contesto filippino, ma globale. At the heart of the project is the soil, understood as an essential and indispensable element of the architectural discipline. Through ENG
THE BAG GUIDE
39
ARSENALE
Tuttavia, questi tavoli di lavoro hanno trascurato le fondamenta materiali dell’IA – terra, acqua e minerali – e le comunità colpite dalle attività di estrazione. Il Padiglione affronta questa lacuna mettendo in luce le dimensioni spaziali e materiali delle infrastrutture di dati presenti sul territorio cileno, riflettendo sui conflitti socio-ambientali e sul significato politico del tavolo di lavoro stesso come spazio di deliberazione, ampiamente utilizzato in Cile per mediare le discussioni ambientali tra lo Stato e la società civile.
National Participations
ARSENALE
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
a provocative installation with universal resonance, the public is invited to immerse themselves in the texture of the earth, focusing on its sensory and cultural characteristics: acidity, fragrance, and intrinsic disorder become elements in constant dialogue with the architectural technologies that have shaped the past, present, and future not only of the Filipino context but of the global one. Artiglierie IG @philartsvenice
36 Granducato di
LUSSEMBURGO
Sonic Investigations N AT IO N A L PA RT ICIPAT IO NS
COMMISSIONER Kultur | lx- Arts Council
Luxembourg and LUCA - Luxembourg Center for Architecture, on behalf of the Luxembourg Ministry of Culture CURATORS Valentin Bansac, Mike Fritsch, Alice Loumeau EXHIBITORS Valentin Bansac, Ludwig Berger, Anthea Caddy, Mike Fritsch, Alice Loumeau, Peter Szendy Traendo ispirazione dalla composizione 4’33” di John Cage, il progetto lussemburghese ridefinisce il modo in cui percepiamo e interagiamo con l’ambiente circostante, spostando l’attenzione dalle immagini, di cui il nostro presente è saturo, ai suoni. Attraverso la riproduzione e l’interpretazione di rumori ambientali provenienti da fonti biologiche, geologiche e umane, Sonic Investigations invita ad abbracciare l’ascolto attivo come strumento per comprendere le dinamiche invisibili all’interno degli ambienti costruiti e naturali, riformulando la relazione tra architettura e paesaggi acustici. Inspired by John Cage’s 4’33”, the Luxembourg Pavilion redefines our perception and interaction with the environment by shifting focus from images, which dominate our present, to sounds. Sonic Investigations features ambient noises from biological, geological, and human sources, encouraging active listening as a way to understand the invisible dynamics within both built and natural environments, reshaping the relationship between architecture and acoustic landscapes.
ENG
Sale d’Armi www.venicebiennale.kulturlx.lu IG @venicebiennaleluxembourg
37 IRLANDA
Assembly COMMISSIONER Culture Ireland in partnership
with the Arts Council of Ireland CURATORS Cotter & Naessens Architects EXHIBITORS Cotter & Naessens Architects with
Luke Naessens, David Stalling, Michelle Delea and Alan Meredith Ispirandosi all’Assemblea dei Cittadini, un esperimento politico rappresentativo nato in Irlanda nel 2016, l’installazione multisensoriale accoglie i visi-
40
tatori in un ambiente sonoro immersivo realizzato con faggi irlandesi e corredato da un tappeto tessuto a mano che prende vita al passaggio dei visitatori, creando uno spazio in cui esperienze diverse convivono armoniosamente. Casse acustiche integrate nella struttura diffondono frammenti di composizioni spazializzate, ispirate alla tradizione veneziana dei cori spezzati, fondendo musica, poesia e interviste ai progettisti e ai membri dell’Assemblea, insieme a registrazioni che documentano il processo di fabbricazione dell’opera stessa. Drawing inspiration from the Citizens’ Assembly, a representative political experiment born in Ireland in 2016, the multisensory installation welcomes visitors into an immersive environment made from Irish beech wood, featuring a handcrafted woven carpet. This resonant instrument comes to life as visitors move through it, creating a space where diverse experiences coexist harmoniously. Integrated speakers emit fragments of spatialized compositions, inspired by the Venetian tradition of cori spezzati, blending music, poetry, and interviews with the designers and Assembly members, along with recordings documenting the construction process of the structure itself.
ENG
Artiglierie www.irelandatvenice2025.ie IG @irelandatvenice
38 Repubblica del KOSOVO
Emerging Assemblages. Navigating Shifting Ecologies COMMISSIONER National Gallery of Kosovo CURATOR/EXHIBITOR Erzë Dinarama
Partendo dal fenomeno della migrazione delle specie, Erzë Dinarama intreccia ecologia, scienza e architettura in una riflessione sulla crisi climatica e sulle sue ricadute culturali, geopolitiche e spaziali. Il progetto trasforma i dati ambientali in una narrazione architettonica, affrontando l’instabilità degli ecosistemi con un approccio relazionale e adattivo. Tra modelli predittivi e pratiche locali, l’installazione valorizza l’assenza di certezze come terreno fertile per strategie sostenibili, concependo l’ecologia come un campo dinamico in cui specie, territori e saperi sono in continua trasformazione.
39 LETTONIA
Landscape of Defence COMMISSIONER Jānis Dripe, The Ministry of
Culture of the Republic of Latvia CURATORS Liene Jākobsone & Ilka Ruby EXHIBITORS SAMPLING (Manten Devriendt,
Liene Jākobsone) & NOMAD (Marija Katrı̄na Dambe, Florian Betat) Il Padiglione intende offrire al dibattito architettonico internazionale un’analisi cruciale del rapporto tra difesa militare e condizione spaziale in Lettonia. L’ingresso nella NATO ha segnato una rapida transizione dei confini nazionali da linee amministrative non presidiate a frontiere strategiche fortemente militarizzate. Di fronte all’acuirsi delle tensioni geopolitiche e all’espansione delle fortificazioni lungo il confine con Russia e Bielorussia, la gestione fisica di questi confini territoriali non solo trasforma radicalmente lo spazio architettonico, ma impone all’architettura di partecipare attivamente alla qualificazione delle zone militarizzate, fornendo risposte concrete alle nuove esigenze di chi vive in prossimità di tali aree.
The Pavilion aims to contribute to the international architectural discourse with a critical analysis of the relationship between military defense and spatial condition in Latvia. NATO membership marked a swift transition of national borders from unguarded administrative lines to heavily militarized and strategic frontiers. In the face of escalating geopolitical tensions and the expansion of fortifications along the borders with Russia and Belarus, the physical management of these territorial limits not only radically transforms architectural space, but also compels architecture to actively engage in shaping militarized zones, offering concrete responses to the needs of those living in close proximity to these areas. ENG
Artiglierie www.latvianpavilion.lv | IG @lv_pavilion
40 LIBANO
The Land Remembers COMMISSIONER Jad Tabet, Ministry of Culture
(MOC)
ENG
CURATORS Collective for Architecture Lebanon
Artiglierie
Il Libano sta affrontando un grave degrado ambientale causato da decenni di guerra, urbanizzazione incontrollata e instabilità politica. Conflitti armati e atti deliberati di ecocidio, come l’uso di fosforo bianco nel 2024, hanno conta-
Taking root in the phenomenon of species migration, Erzë Dinarama weaves together ecology, science, and architecture in a reflection on the climate crisis and its cultural, geopolitical, and spatial repercussions. The project transforms environmental data into an architectural narrative, addressing ecosystem instability through a relational and adaptive approach. Between predictive models and local practices, the installation embraces the absence of certainties as fertile ground for sustainable strategies, viewing ecology as a dynamic field where species, territories, and knowledge are in constant transformation.
(CAL): Edouard Souhaid, Shereen Doummar, Elias Tamer, Lynn Chamoun EXHIBITORS Karim Emile Bitar, Rami Zurayk, Public Works Studio, Green Southerners, Mohamed Choucair, Sarah Sinno, Aude Abou Nasr, Munira Khayyat, Jala Makhzoumi, TheOtherDada, Leila Darwish, Jouzour Loubnan, Amy Chiniara, Charbel Samuel Aoun, Nathalie El Mir
National Participations
ARSENALE
ARSENALE
THE BAG GUIDE
41
N AT IO N A L PA RT ICIPAT IO NS
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
EX S
42
5.9 – 2.11.2025
TIN CT IO N AL V A TI ON
Discover more venicedesignbiennial.org @venicedesignbiennial
National Participations
ARSENALE
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Lebanon is facing severe environmental degradation caused by decades of war, unchecked urbanization, and political instability. Armed conflicts and deliberate acts of ecocide, such as the use of white phosphorus in 2024, have contaminated soil and water, displaced entire communities, and transformed once-fertile landscapes into barren, toxic wastelands. Framed as the fictional Ministry of Land Intelligens, the Pavilion urges architects to take an active role in preventing environmental destruction, inviting visitors to envision an alternative future where all living beings – both human and non-human – not only survive but also thrive.
the city’s built heritage transforms into an active resource of knowledge and a distinctive expression of modern architectural heritage. Sale d’Armi
42 Regno del MAROCCO
Materiae Palimpseste
ENG
Sale d’Armi www.collectiveforarchitecture-lb.com IG @collectiveforarchitecture
41 Repubblica di
MACEDONIA DEL NORD
Strada Brutalissima COMMISSIONER Maja Nedelkoska Brzanova CURATOR Blagoja Bajkovski EXHIBITORS Blagoja Bajkovski, Ana
Rafailovska, Marija Antikj Nikolova, Nevenka Mancheva Adjievska Ispirato alla Strada Novissima concepita nel 1980 dal curatore Paolo Portoghesi per la prima edizione della Biennale Architettura, il progetto macedone si concentra sull’architettura di Skopje, presentando attraverso un percorso concettuale i progetti delle facciate di dieci edifici brutalisti isolati dal loro contesto. Grazie ai contributi inediti e alle riflessioni del gruppo di architetti, urbanisti e ricercatori invitato a reinterpretare l’architettura brutalista di Skopje, le idee e le visioni incarnate in questo strato urbano della capitale si trasformano in una risorsa attiva di conoscenza e in un’espressione distintiva del patrimonio architettonico del Paese. ENG Inspired by the Strada Novissima conceived in 1980 by curator Paolo Portoghesi for the first Architecture Biennale, the Macedonian project focuses on the architecture of Skopje, presenting designs for the facades of ten Brutalist buildings along a conceptual street. The goal is to initiate a critical reflection on the ideas and visions embodied in this urban layer of the capital. Thanks to the unpublished contributions and reflections of a group of architects, urban planners, and researchers invited to reinterpret the Brutalist architecture of Skopje,
COMMISSIONER Mohammed Benyaacoub CURATORS/EXHIBITORS Khalil Morad El Ghilali,
El Mehdi Belyasmine Il progetto punta a ridefinire l’intelligenza collettiva nelle costruzioni, valorizzando la millenaria tradizione marocchina dell’architettura in terra come risposta alle sfide ecologiche e sociali contemporanee. Installazioni sensoriali, ologrammi digitali e drappi tessili d’artista offrono un’esperienza immersiva, raccontando la trasmissione dei saperi come elemento fondante del dialogo tra tradizione e innovazione. La via indicata è quella di un’ibridazione della conoscenza, nata dall’incontro tra artigiani locali, architetti e ingegneri radicati nel territorio. The project aims to redefine collective intelligence in construction by enhancing Morocco’s ancient tradition of earth architecture as a response to contemporary ecological and social challenges. Sensory installations, digital holograms, and textile artworks offer an immersive experience, narrating the transmission of knowledge as a cornerstone of the dialogue between tradition and innovation. The suggested path is one of knowledge hybridization, born from the encounter between local artisans, architects, and engineers rooted in the territory. ENG
Artiglierie
43 MESSICO
Chinampa Veneta COMMISSIONER José María Bilbao Rodríguez CURATORS/EXHIBITORS Ignacio Urquiza Seoane,
Ana Paula de Alba, Michela Lostia di Santa Sofia, Andrea Mejía, Paulina García Ortíz, Lucero Chaires, Federico de Antuñano & Emilio M. Frausto Estudio IUAPdA. Ana Paula Ruiz Galindo, Mecky Reuss & Diego Manzano Pedro&Juana. Sana Frini, Jachen Schleich, Santiago Sitten, Javiera Elicer, Rodrigo Huesca & Aldo Urban Locus. María Marín de Buen, Yavanna Latapí & Isabel Brocado Estudio María Marín de Buen. Lucio Usobiaga Hegewisch & Nathalia Muguet. Miguel Ángel Vega Ruiz, Xavier Delgado González & Shantal Gabriela Haddad Gómez ILWT L’esposizione presenta un’antica tecnologia agricola messicana ancora oggi in uso: la chinampa, un’isola artificiale di terra fertile capace di rigenerare ecosistemi attraverso l’interdipendenza tra acqua, suolo, sole e biodiversità. Al centro dello spazio, una chinampa vivente
diventa il fulcro di un processo di rigenerazione continua, invitando i visitatori a piantare un seme all’interno di un chapín, piccolo cubo di fango che verrà integrato nell’installazione. Una seconda chinampa galleggia nelle acque della Laguna, instaurando un dialogo simbolico tra Venezia e Xochimilco, meta turistica a sud della capitale messicana caratterizzata da un antico sistema di canali navigabili di origine azteca. Ieri, oggi e domani: un invito a ripensare il rapporto tra architettura e natura, per un ambiente costruito che non sottrae ma restituisce vita. The exhibition highlights an ancient Mexican agricultural technique still in use today: the chinampa, an artificial island of fertile soil that regenerates ecosystems through the interdependence of water, soil, sunlight, and biodiversity. At the center of the exhibition, a living chinampa becomes the heart of a continuous regeneration process, inviting visitors to plant a seed in a chapín, a small mud cube that will be incorporated into the installation. Another floating chinampa drifts on the waters of the Lagoon, creating a symbolic connection between Venice and Xochimilco, a tourist destination south of Mexico City, famous for its ancient Aztec canal system. Yesterday, today, and tomorrow: an invitation to rethink the relationship between architecture and nature, envisioning a built environment that not only preserves life but actively restores it. ENG
Sale d’Armi
NEW ENTRY
44 Sultanato dell’OMAN
Traces COMMISSIONER Sayyid Saeed bin Sultan bin
Yarub Al Busaidi, Undersecretary of the Ministry of Culture, Sports and Youth for Culture CURATOR Majeda Alhinai EXHIBITORS Majeda Alhinai, Jalila Almamari, Abdullah Alrashdi, William Virgil, Ben Elmer Il Padiglione si trasforma in un sablah contemporaneo, reinterpretando il tradizionale spazio collettivo omanita attraverso materiali, forme e linguaggi attuali. Da sempre fulcro della vita comunitaria, il sablah è un luogo di incontro, dialogo e trasmissione del sapere, che oggi si evolve in una visione architettonica capace di intrecciare memoria e innovazione. L’installazione dimostra come il patrimonio culturale possa armonizzarsi con il design contemporaneo, dando vita a spazi collettivi adattabili e ad ambienti resilienti che rispondono alle sfide della modernità senza rinunciare ad un legame profondo con l’identità e la tradizione del luogo. The Pavilion transforms into a contemporary Sablah, reimagining the traditional Omani communal space through modern materials, forms, and languages. Long a focal point of community life, the Sablah serves as a place of gathering, dialogue, and knowledge transmission, now evolving into an architectural vision that weaves together memory and innovation. ENG
THE BAG GUIDE
43
ARSENALE
minato suolo e acqua, sfollato intere comunità e trasformato paesaggi un tempo fertili in terre desolate e tossiche. Presentandosi come un fittizio Ministero dell’Intelligenza della Terra, il Padiglione esorta gli architetti ad assumere un ruolo attivo nella lotta contro la distruzione ambientale, invitando al contempo i visitatori a immaginare un futuro alternativo in cui tutti gli esseri viventi – umani e non umani – possano non solo sopravvivere, ma anche prosperare.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
The installation demonstrates how cultural heritage can harmonize with contemporary design, creating collective and adaptable spaces, and resilient environments that respond to the challenges of modernity without losing their deep connection to local identity and tradition. Artiglierie
45 PERÙ
Living Scaffolding COMMISSIONER José Orrego CURATORS/EXHIBITORS Alex Hudtwalcker,
N AT IO N A L PA RT ICIPAT IO NS
Sebastián Cillóniz, Jose Ignacio Beteta, Gianfranco Morales
Il sapere ancestrale applicato a un’impresa collettiva. Un’imponente impalcatura in legno accoglie il visitatore, evocando una zattera in totora realizzata nel 1988 per una straordinaria spedizione marittima tra il Sud America e la Polinesia. La totora è una resistente pianta palustre utilizzata da secoli dalle comunità Uros e Aymara per costruire isole galleggianti sul Lago Titicaca, a oltre 3.800 metri sul livello del mare. La struttura si trasforma così in un omaggio all’adattabilità e alla resistenza di un’architettura ancestrale che, pur soggetta alla decomposizione naturale, si rinnova costantemente attraverso un processo continuo di trasformazione e rigenerazione. Ancestral knowledge applied to a collective endeavor. A towering wooden scaffold greets visitors, evoking a totora raft crafted in 1988 for an extraordinary maritime expedition between South America and Polynesia. Totora is a resilient marsh plant that has been used for centuries by the Uros and Aymara communities to build floating islands on Lake Titicaca, at over 3,800 meters above sea level. The structure thus becomes a tribute to the adaptability and resilience of an ancestral architecture that – despite being subject to natural decay – continually renews itself through an ongoing process of transformation and regeneration. ENG
Sale d’Armi www.pacupe.com IG @pacupe.peru | @living_scaffolding
46 SINGAPORE
Rasa-Tabula-Singapura. Celebrating Singapore’s Superdiversity A Variational City COMMISSIONER Yap Lay Bee (Urban
Redevelopment Authority), Dawn Lim (DesignSingapore Council) CURATORS Tai Lee Siang, Khoo Peng Beng, Erwin Viray, Jason Lim, Immanuel Koh, Sam Conrad Joyce, Carlos Bañón A sessant’anni dalla sua fondazione, la mostra reinterpreta l’evoluzione urbanistica di Singapo-
44
re come un’esperienza sensoriale e collettiva. Intorno alla tavola si intrecciano intelligenza collettiva, innovazione e tradizione, componendo un mosaico di “superdiversità”. Un menu urbanistico e architettonico invita i visitatori ad assaporare, condividere e immaginare il futuro, mentre installazioni interattive, dati e intelligenza artificiale accompagnano in un viaggio attraverso sei decenni di storia urbana, trasformando la tavola in un forum di idee, identità e progettazione partecipativa. Sixty years after its founding, the exhibition reinterprets Singapore’s urban evolution as a sensory and collective experience. Around the table, collective intelligence, innovation, and tradition intertwine, composing a mosaic of “superdiversity.” An architectural menu invites visitors to savor, share, and imagine the future, while interactive installations, data, and artificial intelligence guide a journey through six decades of urban history, transforming the table into a forum for ideas, identities, and participatory design. ENG
Sale d’Armi IG singapore.pavilion
47 Repubblica di SLOVENIA
Master Builders COMMISSIONER Maja Vardjan CURATORS Ana Kosi, Ognen Arsov
Il progetto sloveno mette in evidenza il valore delle maestranze come depositarie di saperi tecnici fondamentali per la realizzazione architettonica. Una serie di totem, costruiti in un cantiere di Lubiana grazie alla collaborazione tra architetti e operai, si fa manifesto di un’intelligenza del fare che restituisce dignità alle competenze artigianali, troppo spesso trascurate nella retorica della digitalizzazione. Oggetti al tempo stesso concreti e simbolici, i totem riaffermano la centralità di chi traduce il progetto in materia, sottolineando l’importanza di un sapere condiviso, pratico e critico. The Slovenian project highlights the value of skilled workers as repositories of the technical knowledge essential to architectural realization. A series of totems, built on a construction site in Ljubljana through collaboration between architects and workers, stands as a manifesto of a “knowledge of making” that restores dignity to artisanal skills, too often overlooked in the rhetoric of digitalization. At once concrete and symbolic, the totems reaffirm the central role of those who translate design into material form, emphasizing the need for a shared, practical, and critical body of knowledge. ENG
Artiglierie www.mao.si
48 TURCHIA
Grounded COMMISSIONER Istanbul Foundation for Culture
and Arts (I·KSV)
CURATORS Ceren Erdem, Bilge Kalfa
Il progetto selezionato per rappresentare la Turchia esplora il suolo come custode di memoria ecologica e culturale, ecosistema, forma di intelligenza naturale e archivio vivente. Attraverso esperienze sensoriali, documentazione scientifica, architettura e opere d’arte, le curatrici Ceren Erdem e Bilge Kalfa mettono in evidenza l’importanza di questo elemento spesso trascurato, che conserva informazioni fondamentali su civiltà passate, sistemi ecologici e modalità di coesistenza armoniosa con la natura, al fine di immaginare visioni future che rispettino la vita, sia sopra che sotto il suolo. Grounded explores soil as a carrier of ecological and cultural memory, an ecosystem, a form of natural intelligence, and a living archive. Through sensory experiences, scientific documentation, architecture, and artworks, curators Ceren Erdem and Bilge Kalfa highlight the significance of this element, which holds essential information about past civilizations, ecological systems, and the potential for living in harmony with nature, aiming to envision future perspectives that respect life both above and below the ground. ENG
Sale d’Armi turkiyepavilion25.iksv.org | www.iksv.org IG @iksv_istanbul
49 UCRAINA
DAKH (ДАХ). Vernacular Hardcore COMMISSIONER Tetyana Filevska CURATORS Bogdana Kosmina, Michal Murawski,
Kateryna Rusetska L’Ucraina sceglie di esplorare il terreno d’intersezione tra metodi di costruzione tradizionali e strutture improvvisate durante le crisi belliche. Il titolo fa riferimento alla parola ucraina “tetto”, forma primordiale di architettura che, in tempo di guerra, acquisisce nuovi significati, divenendo il primo elemento di difesa in un conflitto combattuto su larga scala nei cieli, con droni e missili. Il termine “hardcore” viene qui inteso in accezione edilizia, come materiale da cui si ricava il cemento per costruire le fondamenta di un edificio. Ukraine chooses to explore the intersection between traditional building methods and improvised structures during times of war crises. The title refers to the Ukrainian word for roof, a primordial form of architecture that, in wartime, takes on new meanings, becoming the first line of defense in a conflict fought on a large scale in the skies, with drones and missiles. The term “hardcore” is used here ENG
National Participations
ARSENALE
Sale d’Armi www.ukrainianpavilion.org IG @ukrainianpavilioninvenice
50 Repubblica dell’UZBEKISTAN
A Matter of Radiance COMMISSIONER Gayane Umerova, Uzbekistan
Art and Culture Development Foundation CURATORS GRACE (Ekaterina Golovatyuk,
Giacomo Cantoni)
EXHIBITORS Mukhiddin Riskiev, Ester
Sheynfeld, Azamat Abbasov
Il progetto si concentra sul Sun Institute of Material Science, una grande fornace solare dell’era sovietica situata vicino a Tashkent. L’esposizione mostra la natura ambivalente dell’Istituto – sia futuristica che obsoleta – mentre ne rielabora il potenziale per la scienza e la cultura contemporanee. Una serie di frammenti, alcuni provenienti dall’Uzbekistan e altri creati per un futuro utilizzo presso l’Istituto, saranno esposti all’Arsenale, mettendo in evidenza possibili reinterpretazioni dei componenti della struttura. Il progetto include contributi di artisti, scrittori e scienziati uzbeki e internazionali, mescolando architettura, letteratura e performance. A Matter of Radiance focuses on the Sun Institute of Material Science, a large-scale Soviet-era solar furnace near Tashkent, presenting the institute’s ambivalent nature – both futuristic and obsolete – while reimagining its potential for contemporary science and culture. A series of fragments, some brought from Uzbekistan and others created for future use at the institute, will be displayed at the Arsenale, highlighting reinterpretations of the structure’s components. The project includes contributions from Uzbek and international artists, writers, and scientists, blending architecture, literature, and performance. ENG
Tese Cinquecentesche www.acdf.uz IG @uzbekistan_national_pavilion
51 ITALIA
TERRÆ AQUÆ. L’Italia e l’intelligenza del Mare COMMISSIONER Angelo Piero Cappello CURATOR Guendalina Salimei
Il Mediterraneo conforma le coste italiane, un patrimonio di straordinaria varietà, definendo di fatto i confini del Paese. Il tema proposto, TERRÆ AQUÆ, analizza attraverso un approccio sociologico, politico, strategico, antropologico, artistico, culturale, infrastrutturale e naturale, rappresentato ad ampio spettro da una chiamata collettiva al progetto (call for visions and projects), il mare, la portualità, le coste, come sistema integrato di architetture, infrastrutture e paesaggio. Il Padiglione diventa così un laboratorio vivo di idee, uno spazio multidisciplinare e multimodale polifonico, dove ogni progetto singolo o di gruppo propone il ripensamento del rapporto tra terra e acqua ridefinendo il ruolo fondamentale del mare come risorsa determinante, non solo economica e di sicurezza, ma per il futuro del Paese. ENG The Mediterranean Sea shapes the Italian coasts, a heritage of extraordinary variety, effectively defining the country’s borders. TERRÆ AQUÆ analyzes through a sociological, political, strategic, anthropological, artistic, cultural, infrastructural, and natural approach – represented broadly by a collective call for visions and projects the sea, ports, and coasts as an integrated system of architecture, infrastructure, and landscape. The Italian Pavilion thus becomes a living laboratory of ideas, a multidisciplinary and multimodal polyphonic space, where each individual or group project proposes a rethinking of the relationship between land and water, redefining the fundamental role of the sea as a crucial resource, not only for economic and security purposes, but also for the future of the country.
Tese delle Vergini www.tstudio.it
APPLIED ARTS PAVILION
On Storage Organizzato grazie alla collaborazione tra La Biennale di Venezia e il Victoria and Albert Museum (V&A) di Londra per la nona edizione consecutiva, On Storage esplora l’architettura globale dei sistemi di stoccaggio che permettono la circolazione delle merci. La mostra coincide con l’apertura del nuovo deposito accessibile al pubblico del V&A, il V&A East Storehouse, progettato da Diller Scofidio + Renfro, la cui inaugurazione è prevista per il 31 maggio 2025. On Storage presenta un film immersivo a sei canali, Boxed: The Mild Boredom of Order, diretto da Liz Diller di DS+R, che segue il viaggio di un prodotto di consumo quotidiano – uno spazzolino da denti – attraverso diverse forme di stoccaggio nel mondo, dal vasto spazio di un magazzino di smistamento alla compattezza di una valigia. Il Padiglione ospita inoltre fotografie in grande formato del V&A East Storehouse, il modello architettonico originale e lo sketchbook di DS+R, insieme a immagini dietro le quinte che documentano il funzionamento del nuovo deposito. Organised through the collaboration between La Biennale di Venezia and the Victoria and Albert Museum (V&A) London for the ninth consecutive edition, On Storage explores the global architecture of storage systems that enable the circulation of goods. The exhibition coincides with the opening of the V&A’s new publicly accessible storage facility, V&A East Storehouse, designed by Diller Scofidio + Renfro, which will open on 31 May 2025. On Storage will feature an immersive six-channel film, Boxed: The Mild Boredom of Order, directed by Liz Diller of DS+R, which follows the journey of an everyday consumer product — a toothbrush — through different forms of storage around the world, from the vast scale of a fulfilment warehouse to the compact space of a suitcase. The pavilion will also present large-scale photographs of the V&A East Storehouse, DS+R’s original architectural model and sketchbook, along with behind-the-scenes photography capturing the new storage facility in operation. ENG
Sale d’Armi, Arsenale www.vam.ac.uk
THE BAG GUIDE
45
ARSENALE
in its construction sense, referring to the material from which cement is derived to build the foundations of a building.
VENEZIA, MUSEO CORRER 1 MAGGIO PIANO 2°, QUADRERIA 19 OTTOBRE 2025 SALA DELLE QUATTRO PORTE
www.correr.visitmuve.it 46
AROUND TOWN National Participations
THE BAG GUIDE
47
FONDATION WILMOTTE
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
PRIX W 2025 WINNING PROJECTS
N AT IO N A L PA RT ICIPAT IO NS
THE ABBEY OF MONTMAJOUR
Wilmotte Foundation Fondamenta dell’Abazia, Cannaregio n.3560-30121 Venice - Italy Open : 10:00am - 1:30pm - 2:00pm-6:00pm Closed on Monday and bank holidays Vaporetto: Ca’D’Oro - Madonna dell’Orto www.fondationwilmotte.fr fondation@wilmotte.fr 48
National Participations
AROUND TOWN
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Microarchitecture Through AI. Making New Memories with Ancient Monuments COMMISSIONER Svetlana Sahakyan, Director of
the Department of Modern Art in the Ministry of Education, Science, Culture and Sport CURATOR Marianna Karapetyan EXHIBITORS Electric Architects, TUMO Center for Creative Technologies, Ari Melenciano, CALFA, and Monumed Il Padiglione esplora il ruolo dell’intelligenza artificiale nella reinterpretazione del patrimonio culturale armeno. Al centro vi è un modello generativo addestrato sull’archivio 3D dell’Armenian Heritage Scanning Project, capace di creare nuove forme architettoniche ispirate alla memoria storica del Paese. Le composizioni digitali prendono vita nel tufo, materiale simbolo dell’architettura armena, dando forma a sculture che fondono tradizione e innovazione. La mostra solleva interrogativi sulla capacità generativa dell’IA non solo come strumento, ma come possibile agente creativo nella ridefinizione di identità, spazio e memoria. The Pavilion explores the role of artificial intelligence in reinterpreting cultural heritage. At its core is a generative model trained on the 3D archive of the Armenian Heritage Scanning Project, capable of creating new architectural forms inspired by historical memory. These digital compositions take physical shape in tuff stone – a material deeply embedded in Armenian architectural tradition – transforming virtual ideas into tangible objects. The exhibition questions AI’s creative potential, presenting it not merely as a tool but as a possible agent in redefining identity, memory, and spatial design. ENG
Tesa 41, Fondamenta Case Nuove Castello 2738/C IG @armenianpavilion
NEW ENTRY
53 Repubblica dell’
AZERBAIGIAN
Equilibrium. Patterns of Azerbaijan COMMISSIONER Ambassador Rashad Aslanov CURATOR Nigar Gardashkhanova EXHIBITORS ADEC - Azerbaijan Development
Company, Simmetrico Architettura, Adalat Mammadov, Novruz Mammadov Il Padiglione promuove uno stile di vita verde attraverso innovazione e tutela del patrimonio culturale, valorizzando fiducia e solidarietà come motori di progresso. I progetti esposti
incarnano i temi curatorali: rigenerare, innovare, preservare. L’ADEC presenta la Città Bianca di Baku, ambiziosa riqualificazione urbana; Simmetrico Architettura il Parco della Vittoria, sintesi di memoria e modernità; Adalat Mammadov la Moschea di Zangilan, restauro che unisce tradizione e contemporaneità. Infine, Novruz Mammadov, in qualità di artista invitato, espone Mugham Trio, un’installazione che celebra il patrimonio culturale dell’Azerbaigian in dialogo armonioso con la natura.
55 Repubblica di CIPRO
The Pavilion promotes a green lifestyle through innovation and the preservation of cultural heritage, highlighting trust and solidarity as factors for progress. The projects on display embody the curatorial themes: regenerate, innovate, preserve. ADEC presents the White City of Baku, an ambitious urban redevelopment; Simmetrico Architettura showcases the Victory Park, a synthesis of memory and modernity; Adalat Mammadov features the Zangilan Mosque, a restoration blending tradition and contemporary design. Finally, guest artist Novruz Mammadov presents Mugham Trio, an installation celebrating Azerbaijan’s cultural heritage in harmonious dialogue with nature.
Officer at the Department of Contemporary Culture of the Deputy Ministry of Culture CURATORS Sevina Floridou, Nicola Mitropoulou & Clara Zinecker, Fisherwomxn (Seta Astreou Karides, Miriam Gatt, Ioulita Toumazi) and Aaron Gatt EXHIBITORS Terract Salamiou (Argyris Panayiotou, Panayiotis Panayiotou, Vasiliki Petropoulou-Panayiotou), Aaron Gatt, Fisherwomxn (Seta Astreou Karides, Miriam Gatt, Ioulita Toumazi), Sevina Floridou, Nicola Mitropoulou & Clara Zinecker
ENG
Campo della Tana, Castello 2127/A (opposite the Arsenale entrance) IG @azerbaijanvenicebiennale
54 BULGARIA
Pseudonature COMMISSIONER Alexander Staynov CURATOR Iassen Markov EXHIBITORS Technobeton, Rosie Eisor
L’installazione solleva in modo ironico una riflessione sulla sostenibilità della sostenibilità stessa. Un cannone da neve a energia solare è puntato contro il pannello fotovoltaico che lo alimenta. Tanto più il primo è efficiente, tanto più il secondo ne inficia il lavoro. All’interno del Padiglione l’atmosfera richiama quella di un tipico salotto bulgaro, un luogo di confronto e discussione, ma l’artificiosità delle tecnologie moderne diviene metafora di un sottile, seminascosto attore che rema contro l’armonia tra uomo, tecnica e ambiente. The installation at the Bulgarian Pavilion ironically questions the sustainability of sustainability itself. A solar-powered snow cannon aims at the PV panel that powers it. The more efficient the former is, the more the latter undermines its work. Inside the Pavilion, the atmosphere recalls a traditional Bulgarian living room, a place for dialogue and discussion. However, the artificial nature of modern technologies becomes a metaphor for a subtle, concealed force that works against the harmony between man, technology, and the environment. ENG
(To the Stones) we lent you our breath, and you whispered it back to the earth COMMISSIONER Petros Dymiotis, Cultural
Cipro riscopre l’antica arte della costruzione a secco concentrandosi sul villaggio di Salamiou, un insediamento terrazzato incastonato tra due fiumi, simbolo di un patrimonio architettonico sostenibile ed emblematico caso di studio di pratiche agricole radicate per millenni nella Mezzaluna Fertile. Riunendo artigiani locali, architetti, muratori, curatori e il pubblico in un processo partecipativo, il progetto si concentra sulle interconnessioni tra ecologia, patrimonio culturale e gestione collettiva del territorio, evidenziando come queste antiche tecniche costruttive possano offrire una visione sostenibile e alternativa ai moderni sistemi di sfruttamento delle risorse. Cyprus explores the ancient art of drystone construction, focusing on the village of Salamiou as a model of sustainable architectural heritage. Salamiou serves as a case study of a terraced settlement between two rivers, showcasing agricultural practices that span nearly 10,000 years across the Fertile Crescent. The exhibition brings together local artisans, architects, stonemasons, curators, and the public in a participatory process of reinterpreting the significance of these practices. It delves into the interconnections between ecology, cultural heritage, and communal land stewardship, highlighting how these ancient constructions represent a sustainable alternative to modern systems of resource extraction. ENG
Associazione Culturale Spiazzi, Castello 3865 www.cyprusinvenice.org.cy IG @cyprusinvenice
Sala Tiziano, Centro Culturale Don Orione Artigianelli, Dorsoduro 909/A IG @pseudonature.ai | @bulgarian.pavilion
THE BAG GUIDE
49
AROUND TOWN
52 Repubblica di ARMENIA
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
56 ESTONIA
Let me warm you COMMISSIONER Johanna Jõekalda, Advisor
N AT IO N A L PA RT ICIPAT IO NS
on Architecture and Design at the Ministry of Culture of Estonia, Chair of the Estonian Museum of Architecture CURATORS/EXHIBITORS Keiti Lige, Elina Liiva, Helena Männa L’Estonia, con il suo considerevole patrimonio di edifici sovietici prefabbricati costruiti in economia, si interroga sulla reale portata delle ristrutturazioni nazionali: mero adempimento burocratico agli obiettivi energetici europei o autentica riqualificazione architettonica? L’installazione, che prevede il rivestimento con pannelli isolanti della facciata del palazzo in Riva dei Sette Martiri secondo tecniche simili a quelle estoni, evidenzia il contrasto visivo con il contesto storico circostante, stimolando una riflessione sulle dinamiche sociali sottese alle scelte di riqualificazione edilizia. Estonia, with its considerable legacy of economically built Soviet prefabricated buildings, questions the true scope of national renovations: mere bureaucratic compliance with European energy targets or genuine architectural redevelopment? The installation at the Pavilion, involving the cladding of the façade of the building on Riva dei Sette Martiri with insulating panels using techniques similar to those in Estonia, highlights the visual contrast with the surrounding historical context, prompting a reflection on the social dynamics underlying urban redevelopment choices.
ENG
Riva dei Sette Martiri, Castello 1611 www.letmewarmyou.com IG @estonianpavilion
57 GRENADA
Echoes of Knowledge. Reawakening the National Library COMMISSIONER Susan Mains CURATORS Luisa Flora, Fulvio Caputo EXHIBITORS Irina Kostka, Giulia Conti,
Alessandro Virgilio Mosetti Chiusa dal 2011 a causa dei danni provocati dall’uragano Ivan, la Biblioteca Nazionale di Grenada rappresenta un’assenza tangibile nel cuore della capitale. Il Padiglione esplora il possibile futuro dell’edificio affacciato sul porto di St. George attraverso un’indagine che intreccia memoria, architettura e partecipazione collettiva. Il percorso è articolato in due sezioni: il Meta-progetto immagina una nuova biblioteca sostenibile, profondamente radicata nel contesto locale e in dialogo con la comunità; il Simbolo riflette sul valore dell’architettura come strumento per preservare l’identità culturale e mantenere vivo il patrimonio collettivo. Modelli, ricerche e materiali
50
d’archivio completano il percorso, offrendo una lettura critica sul ruolo fondamentale che le biblioteche rivestono nel tessuto sociale. Closed since 2011 due to damage caused by Hurricane Ivan, the National Library of Grenada remains a tangible absence at the heart of the capital. The Pavilion envisions the possible future of the building overlooking St. George’s harbor through an installation that weaves together memory, architecture, and collective participation, unfolding through two sections: Meta-project and Symbol. The Meta-project envisions a new, sustainable library deeply rooted in the local context and engaged in dialogue with the community. The Symbol reflects on the value of architecture as a tool to preserve cultural identity and keep collective heritage alive. Models, research, and archival materials complete the narrative, offering a critical perspective on the fundamental role that libraries play within the social framework. ENG
La Toletta Spazioeventi, Fondamenta Borgo Dorsoduro 1134 www.grenadavenice.org IG @grenadapavilionvenice
58 ISLANDA
Lavaforming COMMISSIONER Halla Helgadóttir, Iceland
Design and Architecture CURATOR Arnhildur Pálmadóttir EXHIBITORS s.ap architects (Arnhildur
Pálmadóttir, Arnar Skarphéðinsson, Björg Skarphéðinsdóttir, Sukanya Mukherjee, Andri Snær Magnason, Jack Armitage) Costruire con la lava? Per Arnhildur Pálmadóttir (s.ap architects) è possibile. Il Padiglione islandese esplora le condizioni geologiche uniche del Paese, soggetto a frequenti eruzioni vulcaniche e alla formazione di vasti campi lavici, per indagare come questi eventi distruttivi possano diventare una risorsa rinnovabile per l’industria delle costruzioni. Lavaforming immagina un’Islanda del 2150 in cui la forza primordiale e dirompente dei vulcani viene trasformata in opportunità per un’architettura sostenibile, priva di pratiche estrattive e fondata sull’energia della natura stessa. Building with lava? For Arnhildur Pálmadóttir (s.ap architects), it’s a real possibility. The Icelandic Pavilion explores the country’s unique geological conditions – marked by frequent volcanic eruptions and vast lava fields – to investigate how these destructive events could become a renewable resource for the construction industry. Lavaforming envisions an Iceland in the year 2150, where a primordial and disruptive force is transformed into an opportunity for sustainable architecture, free from harmful extractive practices and powered directly by the forces of nature. ENG
Ramo de la Tana, Castello 2125 (opposite the Arsenale entrance) IG @sap_arkitektar
59 KUWAIT
Kaynuna COMMISSIONER Abdulaziz AI-Mazeedi (Head of
Design and Planning Division of the NCCAL) CURATORS Hamad Alkhaleefi, Naser Ashour,
Rabab Raes Kazem, Mohammad Kassem EXHIBITORS Ahmad Almutawa, Alya Aly,
Batool Ashour, Dana AlMathkoor, Danah Alhasan, Danah El-Madhoun, Essa Alfarhan, Fatemah Alzaid, Fatima Alsulaiman, Hasan Almatrouk, Haya Alfadhli, Haya Alnibari, Hussain Alkazemi, Khaled Alanjery, Khaled Mohamed, Qutaiba Buyabes, Sakinah Muqeem, Zainab Murtadhawi Durante il rapido processo di modernizzazione del Kuwait il patrimonio architettonico vernacolare è stato spesso sacrificato in favore della demolizione. Il Padiglione esplora questa frattura, indagando il rapporto tra spazio, tempo e materia nell’evoluzione urbanistica del Paese e proponendo un modello di recupero che integri valori culturali e sostenibilità, ridefinendo un’identità architettonica oltre la mera estetica. Attraverso un approccio ibrido tra teoria e pratica, la mostra presenta strategie per un’architettura resiliente, capace di coniugare memoria e innovazione in una prospettiva armoniosa e sostenibile. In Kuwait’s rapid modernization process, vernacular architectural heritage has often been lost to demolition. The Pavilion delves into this fracture, examining the relationship between space, time, and materials in the country’s urban evolution. Kaynuna proposes a recovery model that integrates cultural values and sustainability, redefining architectural identity beyond mere aesthetics. Through a hybrid approach that blends theory and practice, the exhibition presents strategies for resilient architecture, capable of merging memory and innovation within a harmonious and sustainable vision. ENG
Tesa 42, Fondamenta Case Nuove Castello 2738/C IG @rethinking.kuwait
60 LITUANIA
Archi / Tree / tecture COMMISSIONER Ju ˉ rate· Tutlyte· CURATOR Gintaras Balčytis EXHIBITORS Albinas Čepys, Algimantas
Le·ckas, Ona Lozuraityte·, Petras Išora, Gabriele· Ubarevičiuˉte·, Giedrius Mamavičius, Gabriele· Černiavskaja, Gintaras Balčytis, Lina Pranaityte· & Urte· Pakers [“Bionics”], Paulius Vaitiekuˉnas, Andrius Pukis, Ke˛stutis Lanauskas Nel cuore dello spazio espositivo lituano, un ceppo d’albero sradicato accoglie i visitatori come una ferita aperta nel paesaggio urbano. È l’inizio di un racconto che attraversa memoria, natura e trasformazione, invitando a riflettere su
National Participations
AROUND TOWN
At the heart of the Lithuanian Pavilion, an uprooted tree stump stands as an open wound in the urban landscape. It begins a narrative of memory, nature, and transformation, questioning what is lost when development severs local roots. Around it, architectural models inspired by nearby green spaces show efforts to harmonize with the natural context. The journey ends in a white cube where an audiovisual installation evokes deep ties between nature, cities, and human creation.The participation of Lithuania is promoted by the Architects Association of Lithuania and supported by the Lithuanian Council for Culture.
ENG
Santa Maria dei Derelitti Complesso dell’Ospedaletto Barbaria de le Tole, Castello 6691 www.architree.lt
62 PAKISTAN
(Fr)Agile Systems COMMISSIONER Muhammad Arif Changezi
(Pakistan Council of Architects and Town Planners) CURATORS/EXHIBITORS Anique Azhar, Sami Chohan, Salman Jawed, Bilal Kapadia, Mustafa Mehdi, Madeeha Merchant, Arsalan Rafique, Ayesha Sarfraz Il Padiglione pone l’attenzione sulla vulnerabilità del Pakistan ai disastri climatici: un Paese che, pur contribuendo con meno dell’1% alle emissioni globali di carbonio, ne subisce alcune delle conseguenze più devastanti. Immersa nel clima umido veneziano, un’installazione composta da sale rosa dell’Himalaya, materiale simbolo della geologia e della cultura pakistane, si trasforma costantemente, cristallizzandosi e dissolvendosi in un ciclo continuo. La struttura sospesa attraversa lo spazio, evocando l’asimmetria e le disuguaglianze proprie della crisi climatica. Il processo di metamorfosi del sale diventa una potente metafora di resilienza e, al contempo, di fragilità, suggerendo soluzioni radicate nei contesti locali e nelle risposte naturali, piuttosto che in approcci globali uniformi. The Pavilion draws attention to Pakistan’s vulnerability to climate disasters – a country that, despite contributing less than 1% to global carbon emissions, suffers some of the most devastating consequences. Immersed in the humid Venetian climate, an installation made of Himalayan pink salt – a material symbolic of Pakistan’s geology and culture – undergoes constant transformation, crystallizing and dissolving in a continuous cycle. A suspended structure spans the space, evoking the asymmetry and inequalities inherent in the climate crisis. The metamorphosis of the salt becomes a powerful metaphor for both resilience and fragility, suggesting solutions rooted in local contexts and natural responses rather than uniform global approaches. ENG
61 MONTENEGRO
Terram intelligere. INTERSTITIUM COMMISSIONER Mirjana Đurišić CURATOR Miljana Zeković EXHIBITORS Ivan Šuković, Dejan Todorović,
Emir Šehanović
Interpretare la natura come uno spazio architettonicamente definito: gli ecosistemi complessi in cui viviamo accolgono e sviluppano relazioni con i più diversi attori, dimostrando un’intelligenza che risulta possibile riconoscere e definire. Questa dinamica viene ricostruita sotto forma di un laboratorio scientifico in cui diverse colture batteriche collaborano per produrre materiali da costruzione alternativi a quelli derivati dal petrolio. Un contributo significativo alla sostenibilità, all’ecologia e alla buona pratica del costruire. Interpreting nature as an architecturally defined space: the complex ecosystems in which we live welcome and develop relationships with various actors, thus showing a kind of intelligence that can be recognized and defined. This dynamic is reconstructed in the form of a scientific laboratory, where different bacterial cultures collaborate to produce building materials as alternatives to those derived from petroleum. A significant contribution to sustainability, ecology, and architecture. ENG
ArteNova, Campo San Lorenzo, Castello 5063 IG @montenegropavilion
Spazio 996/A, Fondamenta Sant’Anna Castello 996/A www.pakistanpavilion2025.com IG @pakistan_pavilion_2025
63 PORTOGALLO
Paraíso, hoje. [Paradise, today.] COMMISSIONER Américo Rodrigues,
Directorate-General for the Arts (DGARTES) CURATORS Paula Melâneo, Pedro Bandeira,
Luca Martinucci Il Fondaco Marcello si trasforma in un’esperienza immersiva che esplora il confine tra architettura, arte e tecnologia. L’installazione interattiva fonde il mondo fisico e digitale per mettere in luce la costruzione culturale del paesaggio portoghese, mentre un Atlante di immagini, creato grazie
ad un’azione partecipativa, offre una riflessione critica e poetica sull’architettura contemporanea del Paese. Il progetto affronta le contraddizioni del Portogallo odierno – tra urbanizzazione incontrollata e spopolamento rurale – e invita a valorizzare gli aspetti positivi del nostro tempo, guardando al futuro con uno sguardo più consapevole e attento alle sfide contemporanee. Fondaco Marcello transforms into an immersive experience that navigates the boundary between architecture, art, and technology. The interactive installation merges the physical and digital realms to highlight the cultural construction of the Portuguese landscape, while an Atlas of images, created through a participatory action, offers a critical and poetic reflection on the country’s contemporary architecture.The project addresses the contradictions of contemporary Portugal – between uncontrolled urbanization and rural depopulation – inviting us to recognize the positive aspects of our time and to look toward the future with a more conscious and thoughtful perspective. ENG
Fondaco Marcello, Calle del Traghetto San Marco 3415 www.paraisohoje.pt IG @paraiso.hoje.2025
NEW ENTRY
64 QATAR/2
Beyti Beytak. My Home Is Your Home. La mia casa è la tua casa COMMISSIONER Her Excellency Sheikha Al
Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, Chairperson, Qatar Museums, Doha ORGANISER Art Mill Museum CURATORS Aurélien Lemonier, Sean Anderson, with Virgile Alexander EXHIBITORS AAU ANASTAS, Ateliers Jean Nouvel, Leopold Banchini Architects, Geoffrey Bawa, Rifat Chadirji, Aziza Chaouni Projects, Charles Correa, DAAZ Studio, Minnette de Silva, Sumaya Dabbagh, Nayyar Ali Dada, Michel Desvigne, Diller Scofidio + Renfro, Michel Écochard, Abdel-Wahed El-Wakil, Hassan Fathy, Nabil Haque, Rizvi Hassan and Khwaja Fatmi, Róisín Heneghan and Shih-Fu Peng, Ibrahim Jaidah, Sumedha Kelegama, Irushi Tennekoon, Sumudu Athukorala, Yasmeen Lari/Heritage Foundation of Pakistan, Salima Naji, New South (Meriem Chabani) & sOne, Office for Metropolitan Architecture, Sameep Padora [sP+A], André Ravéreau, Raj Rewal, Noura Al Sayeh, Abeer Seikaly, Ahmed Hossam Saafan, Balkrishna Doshi, Vastu-Shilpa Foundation, Marina Tabassum, Jean-François Zevaco, Ola Saad Znad La prima partecipazione ufficiale del Qatar è una mostra in due parti che esplora come forme di ospitalità si incarnino nell’architettura e nei paesaggi urbani del Medio Oriente, del Nord Africa e dell’Asia meridionale. A Palazzo Franchetti,
THE BAG GUIDE
51
AROUND TOWN
ciò che viene perso quando lo sviluppo ignora le radici dei luoghi. Attorno a quel vuoto si sviluppa un percorso fatto di modelli architettonici ispirati alle aree verdi locali, esempi concreti di una progettazione che cerca di armonizzarsi con il contesto naturale. L’esposizione si chiude con un cubo bianco, sulle cui pareti immagini e suoni si fondono in un’installazione audiovisiva che evoca le connessioni tra natura, città e creazione umana. La partecipazione della Lituania è promossa dalla Architects Association of Lithuania e sostenuta dal Lithuanian Council for Culture.
N AT IO N A L PA RT ICIPAT IO NS
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
52
National Participations
AROUND TOWN
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
The first official participation of Qatar is a two-part exhibition exploring how forms of hospitality are embodied in the architecture and urban landscapes of the Middle East, North Africa, and South Asia. At Palazzo Franchetti, drawings, models, and archives highlight interpretations of the oasis, city housing, community centres, mosques, museums, and gardens. At the Giardini, on the site of the future permanent pavilion, a bamboo structure designed by Yasmeen Lari showcases her humanitarian, social, cultural, and architectural development model. ENG
ACP - Palazzo Franchetti San Marco 2847 and Giardini qm.org.qa/en/calendar/beyti-beytak
65 ROMANIA/2
Human Scale COMMISSIONER Attila Kim CURATOR Cosmina Goagea EXHIBITORS Vlad Nancă & Muromuro Studio
(Ioana Chifu, Onar Stănescu)
L’artista Vlad Nancă e lo studio Muromuro pongono l’essere umano al centro della loro riflessione condivisa, riconoscendolo come elemento unificante tra l’architettura rumena del XIV secolo e quella contemporanea. Un’installazione di fogli traslucidi invade lo spazio, deformando i profili dei visitatori e invitandoli a interrogarsi sul futuro dell’architettura e su come l’uso dello spazio sia mutato nel corso dei secoli. Attraverso l’osservazione delle figure umane nei disegni tecnici dei progetti architettonici, il pubblico può scoprire inedite chiavi interpretative per ripensare i parametri dell’abitare e per ridefinire nuovi modelli costruttivi. Artist Vlad Nancă and Studio Muromuro place the human being at the heart of their shared reflection, recognizing it as a unifying element between 14th-century and 21st-century Romanian architecture. A translucent sheet installation fills the space, distorting visitors’ silhouettes and prompting them to question the future of architecture and how the use of space has evolved over time. By observing the depiction of humans in the technical drawings of architectural projects, visitors can uncover new interpretative keys to rethink housing parameters and redefine innovative construction models. ENG
New Gallery of Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica, Palazzo Correr Campo Santa Fosca, Cannaregio 2214 and Giardini www.humanscale2025.ro IG @humanscale2025
66 SANTA SEDE
Opera aperta COMMISSIONER Cardinale José Tolentino de
Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede CURATORS Marina Otero Verzier, Giovanna Zabotti EXHIBITORS Tatiana Bilbao ESTUDIO (Tatiana Bilbao, Alba Cortés, Isaac Solis Rosas, Helene Schauer), MAIO Architects (Anna Puigjaner, Guillermo Lopez, Maria Charneco, Alfredo Lérida) Ispirato all’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, il Padiglione si presenta come una ‘parabola costruita’: un cantiere di riparazione e cura che, accanto al restauro del Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, riattiva relazioni e memorie. L’architettura diventa gesto comunitario, dove ogni crepa è apertura verso nuove possibilità. Il progetto coinvolge realtà locali, artigiani e apprendisti, con workshop settimanali condotti dall’UIA – Università Internazionale dell’Arte. Una cucina condivisa accoglie residenti e visitatori, mentre centrale nel progetto sarà anche la musica grazie agli strumenti messi a disposizione dal Conservatorio Benedetto Marcello. Ogni gesto, dal restauro al pasto, diventa qui occasione di incontro, scambio, resistenza. Inspired by Pope Francis’ encyclical Laudato si’, the Pavilion presents itself as a “constructed parable:” a site of repair and care that, alongside the restoration of the Santa Maria Ausiliatrice complex, reactivates relationships and memories. Architecture becomes a communal gesture, where every crack opens new possibilities. The project engages local communities, artisans, and apprentices, with weekly workshops led by the International University of Art – UIA. A shared kitchen welcomes residents and visitors, while music plays a central role thanks to instruments provided by the Benedetto Marcello Conservatory. Every act, from restoration to sharing a meal, becomes an opportunity for encounter, exchange, and resilience. ENG
Complesso di Santa Maria Ausiliatrice Fondamenta San Gioachin, Castello 450 www.vatican.va
67 THAILANDIA
SPACECRAFTED. Negotiations Within Thai Design Ecosystems COMMISSIONER The Office of Contemporary Art
and Culture, Ministry of Culture CURATORS Chutayaves Sinthuphan, the Association
of Siamese Architects Under Royal Patronage EXHIBITORS Bangkok Tokyo Architecture, Rzz
Yeejehwae, Sher Maker, Pattani Decoded, RMUTT, PAVA Architects, Tasa Na, Studiomake, Studio Sifah, FabCafe Bangkok, POAR Architects, Paitoon Sringkaranan, CUP.Scale Studio, Yangnar Studio, MFlex Factory, Burin Tharavichitkun, Eco Architect
Risorse, conoscenza, pensiero progettuale, patrimonio, spiritualità. Questi, secondo i curatori del Padiglione, i pilastri su cui si fonda il design thailandese: un universo in continua evoluzione, in cui l’innovazione dialoga costantemente con la tradizione e in cui l’architettura si pone come mediatrice tra le tensioni generate da stimoli creativi differenti. Sostenibilità e nuove prospettive convergono nel linguaggio comune fondato sul rispetto degli equilibri spirituali ed ecologici, trasformando il Padiglione in un luogo di mediazione tra persone, ambiente e pianeta. Resources, knowledge, design thinking, heritage, and spirituality: according to the curators of the Pavilion, these are the pillars on which the world of Thai design is built. A dynamic and ever-evolving universe where innovation constantly engages with tradition, with architecture acting as a mediator amid the tensions arising from diverse creative impulses. Sustainability and new perspectives converge in a common language based on respect for spiritual and ecological balance, transforming the Pavilion into a place of connection between people, the environment, and the Planet. ENG
Castello Gallery, Castello 1636/A
AROUND TOWN
disegni, modelli e archivi mettono in evidenza interpretazioni di oasi, edilizia urbana, centri comunitari, moschee, musei e giardini. Ai Giardini della Biennale, sul sito del futuro padiglione permanente, una struttura in bambù progettata da Yasmeen Lari presenta il suo modello di sviluppo umanitario, sociale, culturale e architettonico.
NEW ENTRY
68 Repubblica del TOGO
Considering Togo’s Architectural Heritage COMMISSIONER Sonia Lawson CURATORS Jeanne Autran-Edorh and Fabiola
Büchele (Studio NEiDA)
EXHIBITOR Palais de Lomé
In occasione della sua prima partecipazione alla Biennale Architettura, il Togo pone l’accento sui temi della conservazione e della trasformazione. Questi concetti prendono forma nelle Tata, abitazioni in paglia e fango realizzate dalla popolazione Tamberma nel nord del Paese, autentici capolavori di ingegneria vernacolare. Il Padiglione mette inoltre in dialogo l’architettura afro-brasiliana, sviluppata tra la metà dell’Ottocento e del Novecento dagli schiavi liberati di ritorno dal Brasile, con significativi esempi di modernismo emersi nel periodo post-indipendenza, a partire dal 1960. On the occasion of its first participation in the Biennale Architettura, Togo places emphasis on the themes of conservation and transformation. These concepts take shape in the Tata, straw and mud dwellings built by the Tamberma people in the north of the country, true masterpieces of vernacular engineering. The Pavilion also sets up a dialogue between Afro-Brazilian architecture, developed between the mid-19th and mid-20th centuries by formerly enslaved people returning from Brazil, and significant examples of modernism that emerged in the post-independence period, beginning in 1960. ENG
Squero Castello, Salizada Streta Castello 368 IG @palaisdelome
THE BAG GUIDE
53
The City of Venice’s Official Show
Written by Daniele Finzi Pasca
in partnership with
JUL 09 → SEPTEMBER 21 2025 TEATRO GOLDONI – VENICE THE COMPANY IS SUPPORTED BY:
54
technical partner
BUY NOW →
AROUND TOWN Collateral Events
THE BAG GUIDE
55
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
69 DOCKS CANTIERI CUCCHINI
Catalonia in Venice_ Water Parliaments. Projective Ecosocial Architectures
C O L L AT ER A L E V EN TS
ORGANIZED BY Institut Ramon Llull
Water Parliaments indaga come corsi d’acqua, delta, bacini e acquitrini plasmino paesaggi culturali, tradizioni ed ecosistemi, affrontando allo stesso tempo le sfide ecologiche globali, in particolare nel contesto catalano, valenciano e baleare. Il progetto si articola in quattro sezioni: la mostra ai Docks Cantieri Cucchini, i workshop internazionali Laboratori di Futuro, il libro 100 Words for Water: A Vocabulary e l’archivio online Atlante: Architetture dell’acqua. L’architettura si intreccia così con narrazioni culturali ed ecologiche, connettendo, attraverso l’acqua, esseri umani, ecosistemi e futuri possibili. Water Parliaments explores how rivers, deltas, basins, and wetlands shape cultural landscapes, traditions, and ecosystems, while also addressing global ecological challenges, with a particular focus on the Catalan, Valencian, and Balearic contexts. The project unfolds across four components: the exhibition at Docks Cantieri Cucchini, the international workshops The Laboratories of Futures: More than 100 Local Voices, the book 100 Words for Water: A Vocabulary, and the online archive The Atlas: Water Architectures. Architecture thus engages with cultural and ecological narratives, connecting humans, ecosystems, and possible futures through water. ENG
San Pietro di Castello 40/A www.waterparliaments.llull.cat
70 PALAZZO ZORZI
Deep Surfaces. Architecture to enhance the visitor experience of UNESCO sites ORGANIZED BY UNESCO
Pannelli e installazioni modulari tridimensionali raccontano il ruolo dell’architettura nella valorizzazione e fruizione dei siti UNESCO, fondamentali per la trasmissione di una memoria collettiva sempre più minacciata da trasformazioni politiche, sociali ed economiche. L’esposizione propone un viaggio intorno al mondo guidato dai principi di accessibilità, inclusione e sostenibilità, offrendo al pubblico l’opportunità di osservare dal vivo campioni di materiali da costruzione di siti UNESCO emblematici dal punto di vista architettonico.
56
Panels and three-dimensional modular installations illustrate the role of architecture in enhancing and promoting UNESCO sites, which are essential for preserving a collective memory increasingly threatened by political, social, and economic transformations. The exhibition offers a journey around the world guided by the principles of accessibility, inclusion, and sustainability, giving visitors the opportunity to view samples of building materials from architecturally emblematic UNESCO sites. ENG
UNESCO Regional Bureau for Science and Culture in Europe, Castello 4930 www.unesco.org
71 PALAZZO MORA
EUmies Awards. Young Talent 2025 Intelligens . Talent ORGANIZED BY Fundació Mies van der Rohe
Un riconoscimento al talento di giovani architetti, urbanisti e paesaggisti neolaureati, i cui progetti, presentati nei vari master tra il 1° gennaio 2023 e il 31 dicembre 2024, sono valutati da una giuria composta da Maibritt Dammann, Ana Dana Beroš, Jason O’Shaughnessy, Konstantinos Pantazis e Daliana Suryawinata. La mostra offre l’occasione di osservare lavori che riflettono la piena padronanza di arte, storia, estetica, tecnologia e scienza maturata nel percorso formativo. A recognition of the talent of young graduate architects, urban planners, and landscape designers, whose projects, presented in master’s programs between January 1, 2023, and December 31, 2024, are evaluated by a jury composed of Maibritt Dammann, Ana Dana Beroš, Jason O’Shaughnessy, Konstantinos Pantazis, and Daliana Suryawinata. The exhibition offers the opportunity to discover works that showcase the full mastery of art, history, aesthetics, technology, and science developed during their academic training. ENG
Cannaregio 3659 www.eumiesawards.com
72 PALAZZO DELLE PRIGIONI
NON-Belief. Taiwan Intelligens of Precarity ORGANIZED BY National Taiwan Museum of
Fine Arts
Un territorio unico come Taiwan diventa simbolo di una riflessione su come intelligenza e architettura contribuiscano alla costruzione di una repubblica resiliente e autosufficiente, proiettata verso un futuro collettivo incerto e fragile. I concetti di laguna, isola, arcipelago e penisola vengono esplorati attraverso chiavi di lettura che coinvolgono tecnologia, ambiente e spazio sociale, alla ricerca delle “zone grigie” in cui questi elementi interagiscono, rendendosi visibili al pubblico tramite installazioni che includono proiezioni ortografiche, circuiti stampati e frammenti di carta elettronica. Taiwan becomes a symbol of reflection on how intelligence and architecture contribute to the construction of a resilient and self-sufficient republic, projected toward a collective future that is uncertain and fragile. The concepts of lagoon, island, archipelago, and peninsula are explored through interpretive keys that involve technology, environment, and social space, in search of the “grey areas”. Here these elements interact, becoming visible to the public through installations that include orthographic projections, printed circuits, and fragments of electronic paper. ENG
Castello 4209 (next to Palazzo Ducale) www.ntmofa.gov.tw
Collateral Events
AROUND TOWN
Parallel Worlds. Exhibition from Macao, China ORGANIZED BY The Macao Museum of Art, under The Cultural Affairs Bureau of the Macao SAR Government
Nota al mondo come la “Las Vegas dell’Est”, Macao affonda le sue radici nel XVI secolo, conservando ancora oggi un patrimonio stratificato che dà forma a una città ‘composta da molteplici città’. Questa peculiarità è al centro dell’esposizione, strutturata in due parti: nella prima, un’installazione fotografica di forte impatto, collocata sulla parete esterna dello spazio in Campo della Tana, evidenzia i contrasti architettonici che caratterizzano Macao; nella seconda, viene presentato uno studio congiunto realizzato dalla China Academy of Art e dall’Università di Saint Joseph di Macao. Known to the world as the “Las Vegas of the East,” Macao traces its roots back to the 16th century and still preserves a layered heritage that shapes a city made up of many cities. This unique characteristic is at the core of the exhibition, structured in two parts: the first features a striking photographic installation on the outer wall of the venue in Campo della Tana, highlighting the architectural contrasts that define Macao; the second presents a joint research project by the China Academy of Art and the University of Saint Joseph of Macao. ENG
Castello 2126/A (opposite the Arsenale entrance) www.mam.gov.mo
74 CAMPO DELLA TANA/2
Projecting Future Heritage. A Hong Kong Archive ORGANIZED BY The Hong Kong Institute of Architects Biennale Foundation and Hong Kong Arts Development Council
La mostra prende la forma di un archivio dedicato a strutture pubbliche progettate da architetti locali – edifici compositi, centri residenziali, mercati, case popolari – che, seppur poco documentate o conosciute all’estero, hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo urbano e sociale di Hong Kong. Tra villaggi vernacolari e architetture civiche, l’esposizione restituisce la memoria di un patrimonio fragile, destinato a influenzare il futuro della città, mentre una tradizionale impalcatura in bambù, costruita da maestri Shifu, crea un dialogo tra la storia industriale di Venezia e la cultura edilizia di Hong Kong, evocando la precarietà condivisa delle due città tra costruito e naturale.
The exhibition takes the shape of an archive dedicated to public structures designed by local architects – composite buildings, residential centers, markets, and public housing – which, though little documented or known abroad, have played a fundamental role in the urban and social development of Hong Kong. Between vernacular villages and civic architecture, the exhibition preserves the memory of a fragile heritage, destined to influence the city’s future. Meanwhile, a traditional bamboo scaffolding, built by Shifu masters, creates a dialogue between the industrial history of Venice and Hong Kong’s building culture, evoking the shared precariousness of both cities between the built and the natural. ENG
Castello 2126 (opposite the Arsenale entrance) www.hkia.net | www.hkadc.org.hk 2025.vbexhibitions.hk
75 ABBAZIA DI SAN GREGORIO
Rooted Transience. AlMusalla Prize 2025 ORGANIZED BY Diriyah Biennale Foundation
Rooted Transience esplora la tipologia dei musalla – spazi di preghiera temporanei che possono sorgere ovunque sia necessario – e le opportunità architettoniche derivanti dalle pratiche materiali basate sulla transitorietà e sull’adattabilità. L’esposizione include frammenti in scala reale del progetto vincitore del Musalla Prize 2025, On Weaving, che celebra la palma da dattero saudita, utilizzandone gli scarti come materiale da costruzione. Le fronde sostituiscono la tradizionale struttura a colonne e travi, mentre le fibre creano una facciata ispirata alle tecniche di tessitura tradizionale, che avvolge l’intero spazio. Il progetto diventa così un punto di incontro tra le tradizioni architettoniche delle società islamiche e le moderne interpretazioni del design.
76 ISOLA DI SAN GIORGIO FONDAZIONE CINI
The Fondation Cartier pour l’art contemporain by Jean Nouvel ORGANIZED BY Fondation Cartier pour l’art contemporain WHEN FinoUntil 14 settembreSeptember
L’emblematica sede della Fondation Cartier in Boulevard Raspail a Parigi, progettata da Jean Nouvel e inaugurata nel 1994, ha tracciato nuovi confini nella concezione degli spazi espositivi. A distanza di trent’anni, Fondation Cartier ha commissionato all’architetto francese la rivisitazione di un edificio in Place du Palais Royale. I visitatori potranno osservare planimetrie, modelli in scala, fotografie a grandezza naturale e proiezioni che esaltano gli elementi distintivi, ambiziosi e rivoluzionari del progetto. The iconic headquarters of the Fondation Cartier on Boulevard Raspail in Paris, designed by Jean Nouvel and inaugurated in 1994, set new boundaries in the conception of exhibition spaces. Thirty years later, Fondation Cartier has commissioned the French architect to revisit a building in Place du Palais Royal, where visitors will be able to observe floor plans, scale models, life-size photographs, and projections that highlight the distinctive, ambitious, and revolutionary elements of the project. ENG
Isola di San Giorgio Maggiore www.fondationcartier.com
Rooted Transience explores the typology of musalla – temporary prayer spaces that can be set up anywhere they are needed – and the architectural opportunities arising from material practices based on transience and adaptability. The exhibition includes fullscale fragments of the Musalla Prize 2025-winning project, On Weaving, which celebrates the Saudi date palm by using its waste as building material. The fronds replace the traditional column-and-beam structure, while the fibers create a facade inspired by traditional weaving techniques, enveloping the entire space. The project thus becomes a meeting point between the architectural traditions of Islamic societies and modern design interpretations. ENG
Dorsoduro 172 (next to Chiesa della Salute) www.biennale.org.sa
THE BAG GUIDE
57
AROUND TOWN
73 CAMPO DELLA TANA/1
Collateral Events
AROUND TOWN 19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
77 PALAZZO DIEDO
78 LA FUCINA DEL FUTURO
The Next Earth Computation, Crisis, Cosmology
The SKYWALK by Platform Earth
ORGANIZED BY Palazzo Diedo - Berggruen Arts
C O L L AT ER A L E V EN TS
& Culture
A Palazzo Diedo va in scena un dialogo tra due proposte di ricerca all’avanguardia: Planetary Sapience di Antikythera e Climate Work: Un/ Worlding the Planet del Dipartimento di Architettura del MIT – Massachusetts Institute of Technology. Antikythera è un think tank globale che porta in mostra manufatti storici nati dalla commistione tra esponenti dei campi dell’informatica, della biologia, della filosofia e della fantascienza. La ricerca del MIT raccoglie invece quaranta progetti in corso di realizzazione, ognuno dei quali propone un mondo in miniatura che reimmagina le catene di approvvigionamento dei materiali, il consumo energetico, le modalità di pratica architettonica, e le prospettive sul tempo profondo. At Palazzo Diedo, a dialogue unfolds between two cutting-edge research proposals: Planetary Sapience by Antikythera and Climate Work: Un/Worlding the Planet by the Department of Architecture at MIT (Massachusetts Institute of Technology). Antikythera is a global think tank showcasing historical artifacts born from the intersection of fields like computer science, biology, philosophy, and science fiction. MIT’s research presents forty ongoing projects, each proposing a miniature world that reimagines material supply chains, energy consumption, architectural practices, and perspectives on deep time. ENG
Berggruen Arts & Culture, Cannaregio 2386 www.berggruenarts.org
58
ORGANIZED BY Platform Earth WHEN FinoUntil 11 settembreSeptember
La laguna di Venezia rappresenta uno dei serbatoi naturali di carbonio più importanti d’Europa, un ecosistema il cui equilibrio è costantemente minacciato dall’innalzamento dei mari. La riflessione di Platform Earth, ente di beneficenza che si dedica a progetti di restauro, conservazione e cattura del carbonio in ambito marino, a Venezia presenta una passerella sospesa sull’acqua, accompagnata da una scultura monumentale intitolata Tree Beacon, simbolo della connessione sempre più stretta tra architettura e paesaggio naturale. The Venice Lagoon is one of the most important natural carbon sinks in Europe, an ecosystem whose balance is constantly threatened by rising sea levels. The reflection of Platform Earth, a charity dedicated to restoration, conservation, and carbon capture in the marine environment, presents in Venice a walkway suspended over the water, accompanied by a monumental sculpture titled Tree Beacon, symbolizing the increasingly close connection between architecture and the natural landscape. ENG
Calle San Lorenzo, Castello 5063/B www.platformearth.org
79 GIARDINI
DELLA MARINARESSA
unEarthed / Second Nature / PolliNATION ORGANIZED BY The Virginia Tech Honors College WHEN FinoUntil 28 settembreSeptember
Il progetto del Virginia Tech Honors College prende spunto dalle antiche pratiche di apicoltura lagunare per immaginare un’architettura capace di favorire la biodiversità. Ai Giardini della Marinaressa, un padiglione effimero accoglie insetti impollinatori e nuove specie vegetali, con l’obiettivo di promuovere la crescita e la fioritura dello spazio verde, creando una “seconda natura” nella città di Venezia. The Virginia Tech Honors College project draws inspiration from ancient lagoon beekeeping practices to imagine architecture that fosters biodiversity. At the Giardini della Marinaressa, an ephemeral pavilion hosts pollinating insects and new plant species, aiming to promote the growth and flourishing of green space, creating a “second nature” in the city of Venice. ENG
Riva dei Sette Martiri, Castello www.honorscollege.vt.edu www.ruiz-geli.com
Collateral Events
AROUND TOWN
AROUND TOWN
THE BAG GUIDE
59
60
AROUND TOWN Not Only Biennale
THE BAG GUIDE
61
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
80 10 & ZERO UNO
JOHN ROBINSON. The Shed WHEN 8 maggioMay-19 luglioJuly
Al centro della mostra di John Robinson c’è un ‘capanno’, proveniente dal suo orto vicino casa, ora trasformato in uno spazio nomade di memoria e metamorfosi. Questa modesta struttura in legno diventa così teatro di una serie di performance intime e catartiche messe in scena nei giorni di apertura dell’esposizione: una rievocazione della festa di compleanno d’infanzia dell’artista e una lettura dei tarocchi con carte uniche create da Robinson stesso. Chiunque prenda parte alle performance verrà raffigurato in un dipinto realizzato dall’artista in live painting, diventando parte integrante dell’opera, sfumando i confini tra arte, memoria e documentazione. At the centre of John Robinson’s exhibition is a “shed” from his home garden, which he turned into a nomadic space of memory and metamorphosis. This modest wooden structure is the stage for a series of intimate and cathartic performances staged during the exhibition’s opening days: a reenactment of the artist’s childhood birthday party and a tarot card reading with unique cards created by Robinson himself. Anyone participating in the performances will be a subject in a painting created by the artist in a live painting session and an integral part of the work itself, blurring the boundaries between art, memory, and documentation.
N OT O N LY B IEN N A L E
ENG
Via Garibaldi, Castello 1830 www.10zerouno.com
81 AMA VENEZIA
AMA COLLECTION WHEN FinoUntil 29 giugnoJune
Nuovo progetto di arte contemporanea voluto da Laurent Asscher, imprenditore e collezionista belga, che si configura come una piattaforma aperta, dove alla funzione eminentemente espositiva si alternano residenze e nuove produzioni. In un’ex fabbrica di sapone di oltre mille metri quadri, AMA Venezia presenta la sua prima mostra dal titolo AMA Collection, una selezione di opere provenienti dalla collezione privata di Asscher. Artisti come Jeff Koons, Elizabeth Peyton, Refik Anadol, David Hammons, Avery Singer esplorano la tensione dinamica tra la riproduzione meccanica e il gesto pittorico, elementi centrali nella formazione del segno artistico. A new contemporary art project initiated by Belgian entrepreneur and collector Laurent Asscher which serves as an open platform where the primary exhibition function alternates with residencies and new productions. In a former soap factory of over a thousand square metres, AMA Venezia presents its first exhibition titled AMA Collection, a selection ENG
62
of works from Asscher’s private collection. Artists such as Jeff Koons, Elizabeth Peyton, Refik Anadol, David Hammons, and Avery Singer explore the dynamic tension between mechanical reproduction and the pictorial act, central elements in the creation of the artistic sign.
83 CA’ PESARO/1
Fondamenta de Ca’ Vendramin Cannaregio 2395 www.ama.art
WHEN FinoUntil 8 giugnoJune
82 ATELIER LUNARDELLI VENEZIA
JACOPO ASCARI Storie d’acqua. Guida sentimentale di Venezia scritta sulle briccole WHEN FinoUntil 30 giugnoJune
Dalla collaborazione tra Jacopo Ascari e Lunardelli Venezia nasce un progetto che celebra il dialogo tra materia, memoria e arte visiva: una mostra di trenta opere plasmate nel legno della laguna. Elemento iconico di Lunardelli Venezia, lo sfojo prende vita dal legno delle briccole veneziane, i pali in rovere che segnano le vie d’acqua della laguna. Scavato dal tempo e dalle teredini, stagionato e rifinito dalle mani dei maestri artigiani, questo materiale viene trasformato in superficie viva per la narrazione visiva dell’architetto e illustratore Jacopo Ascari. I trenta sfoji raccontano i grandi spazi dell’arte e dell’ospitalità veneziana dove Lunardelli Venezia ha lasciato il suo segno artigianale. From a collaboration between Jacopo Ascari and Atelier Lunardelli Venezia comes a project that celebrates the dialogue between matter, memory, and visual art: an exhibition of thirty pieces carved from wood sourced from the Venetian Lagoon. An iconic element of Lunardelli Venezia, the sfojo is brought to life from the wood of the Venetian briccole, the oak poles that mark waterways. Carved by time and shipworms, seasoned and finished by master craftsmen, this material is transformed into a living surface for the visual narrative of the architect and illustrator Jacopo Ascari. The thirty sfoji tell the story of the great spaces of Venetian art and hospitality where Lunardelli Venezia wrote the history of local craftsmanship. ENG
Calle Seconda del Cristo San Polo 2210/A www.lunardellivenezia.net
RAOUL SCHULTZ Opere 1953-1970 Raoul Schultz (1931-1971) fu pittore – esordì nel contesto dell’Opera Bevilacqua La Masa e strinse una profonda amicizia con Tancredi con cui condivise lo studio a Palazzo Carminati –, illustratore – amico di Hugo Pratt e di altri disegnatori attivi attorno alla rivista L’Asso di Picche –, grafico e scenografo – amico di Tinto Brass, realizzò nel 1963 le scenografie per il film Chi lavora è perduto. La mostra esplora in sequenza cronologica il suo intero percorso creativo e la sua poliedrica creatività, documentandone anche la fase concettuale, dedicata all’indagine sul tempo e sulla memoria con le celebri serie Calendari, Lettere anonime, Progetti leonardeschi e Toponomastiche. Raoul Schultz (1931-1971) was a painter – he debuted in the context of the Opera Bevilacqua La Masa and formed a deep friendship with Tancredi, with whom he shared a studio at Palazzo Carminati – an illustrator – friend of Hugo Pratt and other artists active around the magazine L’Asso di Picche – a graphic designer and set designer – friend of Tinto Brass, he created the sets for the 1963 film Chi lavora è perduto in 1963. The exhibition explores his entire creative journey in chronological sequence and his multifaceted creativity, also documenting his more conceptual phase, dedicated to the investigation of time and memory with famous series Calendari, Lettere anonime, Progetti leonardeschi, and Toponomastiche. ENG
Galleria Internazionale d’Arte Moderna (Sale Dom Pérignon), Santa Croce 2076 capesaro.visitmuve.it
84 CA’ PESARO/2
GIULIO ARISTIDE SARTORIO Il poema della vita umana WHEN 16 maggioMay-28 settembreSeptember
Su proposta di Antonio Fradeletto, segretario generale della Biennale, nella primavera del 1906 Giulio Aristide Sartorio (1860-1932) accetta di realizzare un grande ciclo decorativo da collocare nel Salone centrale dell’Esposizione internazionale del 1907. A lui è affidato l’incarico di illustrare, sulla base della mitologia antica, il Poema della vita umana, una visione intensamente drammatica dell’esistenza. La mostra ricostruisce attorno al ciclo completo, restaurato tra il 2018 e il 2019, le complesse vicende dell’opera attraverso documenti provenienti da diversi archivi e una selezione di opere esposte alle Biennali negli stessi anni e presenti oggi nelle collezioni di Ca’ Pesaro. At the suggestion of Biennale secretary-general Antonio Fradeletto, Giulio Aristide Sartorio (1860-1932) accepted the commission to create a large decorative art cycle to be placed in the Central Hall of the 1907 International Exhibition. ENG
Not Only Biennale
AROUND TOWN
Galleria Internazionale d’Arte Moderna Santa Croce 2076 capesaro.visitmuve.it
85 CA’ PESARO/3
ANTONELLO VIOLA L’oro della laguna WHEN 20 giugnoJune-28 settembreSeptember
Nelle sue opere, tele, carte o dipinti su vetro, Antonello Viola (1966) costruisce un perimetro cromatico in cui la pittura diventa luogo riflessivo di ricerca d’assoluto, mediante un processo di accumulo, stratificazione, sedimentazione. Sovrapponendo velature di colori e poi rimuovendo, raschiando, cancellando, l’artista trasforma l’invisibile in visibile. Nel confronto con Venezia e le sue isole il lavoro di Viola su vetro accoglie e riprende quel vibrante rapporto tra luce, cielo e acqua che ha caratterizzato per secoli la tradizione pittorica della città, qui affidato all’incontro tra oro, turchese e azzurro su un supporto fragile e trasparente come il vetro. In his art – whether on canvas, paper, or glass – Antonello Viola (b. 1966) constructs a chromatic perimeter where painting becomes a reflective space for the search for the absolute through a process of accumulation, stratification, and sedimentation. By superimposing layers of colour and then removing, scraping, and erasing, the artist transforms the invisible into the visible. In his work on glass, Viola’s engagement with Venice and its islands embraces and reinterprets the vibrant relationship between light, sky, and water that has characterized the city’s pictorial tradition for centuries, here translated into to a blend of gold, turquoise, and blue on fragile, transparent glass. ENG
Galleria Internazionale d’Arte Moderna (Sale Dom Pérignon), Santa Croce 2076 capesaro.visitmuve.it
86 CA’ PESARO/4
GASTONE NOVELLI (1925-1968) WHEN 25 ottobreOctober 22 febbraioFebruary, 2026
A cento anni dalla nascita, Ca’ Pesaro rende omaggio a Gastone Novelli (Vienna, 1925-Milano, 1968), uno dei maggiori protagonisti della pittura italiana del secondo dopoguerra. La mostra antologica ripercorre attraverso straordinari capolavori e opere inedite tutte le diverse fasi della ricerca di
Novelli, offrendo una ricognizione completa del suo percorso artistico. Una selezione di materiale documentario mette inoltre in evidenza l’intensa vita intellettuale dell’artista, i suoi molteplici interessi – rivolti soprattutto alla letteratura – e le relazioni che coltivò costantemente con amici artisti, intellettuali e scrittori.
88 CA’ REZZONICO
On the centenary of his birth, Ca’ Pesaro pays tribute to Gastone Novelli (Vienna, 1925-Milan, 1968), a major figure in Italian postwar art. The retrospective exhibition traces all the different phases of Novelli’s research through extraordinary masterpieces and previously unseen works, offering a comprehensive overview of his artistic journey. A selection of documentary material also highlights the artist’s intense intellectual life, his various interests – particularly in literature – and the relationships he cultivated with artist friends, intellectuals, and authors.
WHEN 26 settembreSeptember 12 gennaioJanuary, 2026
ENG
Galleria Internazionale d’Arte Moderna Santa Croce 2076 capesaro.visitmuve.it
87 CA’ PESARO/5
TERRY ATKINSON Arte e linguaggio WHEN 14 novembreNovember
22 febbraioFebruary, 2026
Il lavoro di Terry Atkinson (1939), uno dei più importanti artisti inglesi degli ultimi decenni, si inscrive nel fronte della ricerca concettuale internazionale. La sua unicità consiste nell’aver declinato profondi contenuti teorici in un linguaggio dal fortissimo valore visivo. Atkinson innesca, infatti, una forte trama dialettica tra le dinamiche della storia dell’uomo a quelle dell’estetica, intrecciando le tensioni del comporre con quelle esistenziali dell’individuo e del suo agire. In questa prospettiva tutta la sua opera rappresenta una mappa che disvela gli stretti legami tra immagini, simboli e testi. Nessuno di questi elementi è neutrale e ogni dettaglio è una lente di ingrandimento sul potere spesso nascosto in ogni messaggio. The work of Terry Atkinson (b. 1939), one of the most important British artists of the past few decades, is part of the forefront of international conceptual research. His uniqueness lies in his ability to translate deep theoretical content into a language with a strong visual impact. Atkinson, in fact, initiates a strong dialectical relationship between the dynamics of human history and those of aesthetics, intertwining the tensions of composition with the existential tensions of the individual and their actions. In this perspective, his entire body of work represents a map that reveals the close links between images, symbols, and texts. None of these elements is neutral, and every detail is a magnifying glass on the power often hidden in every message.
ENG
Galleria Internazionale d’Arte Moderna (Sale Dom Pérignon), Santa Croce 2076 capesaro.visitmuve.it
GUSTO NEOCLASSICO L’Album Cicognara Straordinaria testimonianza dell’arte e della cultura neoclassica in Italia, l’Album Cicognara prende il nome dal suo proprietario, il conte Leopoldo Cicognara (1767-1834), una delle personalità più affascinanti e colte della sua epoca, presidente dell’Accademia di Belle Arti a Venezia dal 1808 al 1826. L’Album, una sorta di liber amicorum composto da 81 fogli, documenta la stretta amicizia di Cicognara con gli artisti del suo tempo: Vincenzo Camuccini, Andrea Appiani, Giuseppe Bossi, il giovane Francesco Hayez, Antonio Canova, ma anche i francesi François-Marius Granet, LancelotThéodore Turpin de Crissé e Louis Léopold Robert. La mostra, di eccezionale rilievo storico-artistico, presenta per la prima volta nella sua interezza l’Album Cicognara. An extraordinary testament to neoclassical art and culture in Italy, Album Cicognara takes its name from its owner, count Leopoldo Cicognara (1767-1834), one of the most fascinating and cultured figures of his time, president of the Accademia di Belle Arti in Venice from 1808 to 1826. The Album, a sort of liber amicorum comprising 81 sheets, documents Cicognara’s close friendship with the artists of his time: Vincenzo Camuccini, Andrea Appiani, Giuseppe Bossi, the young Francesco Hayez, Antonio Canova, as well as French artists François-Marius Granet, Lancelot-Théodore Turpin de Crissé, and Louis Léopold Robert. The exhibition, of exceptional historical and artistic significance, presents Album Cicognara in its entirety for the first time. ENG
Museo del Settecento Veneziano Dorsoduro 3136 carezzonico.visitmuve.it
89 CASA DEI TRE OCI
BERGGRUEN ARTS & CULTURE
MATTHIAS SCHALLER Controfacciata WHEN FinoUntil 23 novembreNovember
Matthias Schaller (1965), noto per il suo approccio unico all’indagine fotografica, mette in mostra l’anomalia architettonica della controfacciata dei palazzi veneziani, ovvero lo spazio anteriore/centrale dei piani nobili. Schaller rigetta lo stereotipo di una città immobile, scegliendo di sottolineare il suo carattere in evoluzione, sospeso tra memoria storica e futuro in divenire, trasformazione e possibile rinnovamento. Le sue immagini non sono sem-
THE BAG GUIDE
63
AROUND TOWN
He was tasked with illustrating, drawing inspiration from ancient mythology, the Poema della vita umana, an intensely dramatic vision of existence. The exhibition reconstructs the complex history of the work around the restored art through archive documents and a selection of artworks exhibited at the Biennales in those years and now part of the Ca’ Pesaro collection.
Not Only Biennale
AROUND TOWN 19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
plicemente vedute architettoniche, bensì composizioni poetiche che uniscono interno ed esterno trasformando gli ambienti fotografati, invasi da una luce folgorante che sbiadisce i colori degli arredi, in “nature morte” metafisiche. Matthias Schaller (1965), known for his unique approach to photographic investigation, highlights the architectural anomaly of the counter-façade of Venetian palaces, that is, the frontmid space of their second floors. Schaller rejects the stereotype of a static city, choosing instead to emphasize its evolving character, suspended between historical memory and an emerging future, transformation, and possible renewal. His images are not merely architectural views but poetic compositions that blend the interior and exterior, transforming the photographed spaces into ‘metaphysical still lifes’ invaded by a blinding light that fades the colours of the furnishings. ENG
N OT O N LY B IEN N A L E
Berggruen Institute Europe Fondamenta Zitelle, Giudecca 43 www.berggruenarts.org
90 CENTRO CULTURALE CANDIANI
MUNCH. L’urlo espressionista nel Novecento WHEN 29 settembreSeptember 1 marzoMarch, 2026
Partendo dalle collezioni di grafica di Ca’ Pesaro, dove sono conservate quattro opere esemplari di Edvard Munch eseguite a puntasecca, acquatinta, acquaforte e litografia, la mostra intende indagare la produzione di questo assoluto protagonista dell’Espressionismo nordico a confronto con opere presenti nelle collezioni della Galleria che traducono in modo personale la sua lezione. Tra queste, lavori di Ugo Valeri, James Ensor, Max Beckmann – di cui Ca’ Pesaro conserva un eccezionale nucleo di 29 grafiche –, Otto Dix, Christian Rohlfs, nonché di artisti italiani quali Alberto Martini e Renato Guttuso. Non mancano, infine, opere di artisti contemporanei del calibro di Marina Abramović, Shirin Neshat, Mike Nelson e Brad Kahlhamer. ENG Building upon the graphic art collections at Ca’ Pesaro, where exemplary drypoint, aquatint, etching, and lithography works by Edvard Munch are kept, the exhibition explores the production of this absolute protagonist of Nordic Expressionism in a conversation with art in the Galleria’s collections that translates his teachings in a personal way. Included in the collection are works by Ugo Valeri, James Ensor, Max Beckmann – of whom Ca’ Pesaro holds an exceptional collection of 29 graphic works – Otto Dix, Christian Rohlfs, as well as Italian artists such as Alberto Martini and Renato Guttuso. Finally, the exhibition also includes art by contemporary artists such as Marina Abramović, Shirin Neshat, Mike Nelson, and Brad Kahlhamer.
Piazzale Candiani 7, Mestre muvemestre.visitmuve.it
64
91 CHIESA DI SANTA MARIA DELLA VISITAZIONE
VERONIKA PSOTKOVÁ Perpetuo WHEN 9 maggioMay-23 novembreNovember
Le sculture monumentali in filo metallico di Veronika Psotková (1981), che sembrano sfidare la gravità, occupano la Chiesa di Santa Maria della Visitazione, trasformando lo spazio in una porta tra mondo reale, spirituale e virtuale. Le sculture, prodotte in collaborazione con Valea Art, appaiono senza peso e, interagendo con la luce, danno l’impressione di disegni che fluttuano a mezz’aria. Nello spazio rinascimentale le figure modellate a mano fondono senza soluzione di continuità l’architettura classica con la scultura contemporanea, indagando come l’esperienza digitale influenzi la nostra percezione della realtà e dell’esistenza umana. ENG The monumental wire sculptures by Veronika Psotková (b. 1981) seem to defy gravity while they occupy the Church of Santa Maria della Visitazione, transforming the space into a portal between the real world, the spiritual world, and the virtual world. The sculptures, produced in collaboration with Valea Art, appear weightless and, interacting with the light, give the impression of drawings floating mid-air. Hand-modeled figures seamlessly blend classical architecture with contemporary sculpture, exploring how digital experience influences our perception of reality and human existence.
Fondamenta Zattere ai Gesuati Dorsoduro perpetuo-venice.art
92 COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM/1
MARIA HELENA VIEIRA DA SILVA Anatomia di uno spazio WHEN FinoUntil 15 settembreSeptember
Omaggio del tutto inedito al linguaggio visivo di Maria Helena Vieira da Silva (Lisbona, 1908-Parigi, 1992). Mettendo in luce il forte rapporto tra astrazione e figurazione, Anatomia di uno spazio ripercorre i momenti più significativi della carriera dell’artista, dagli anni ‘30 fino alla fine degli anni ‘80. L’accento è posto sul suo interesse per gli spazi architettonici, in cui il confine tra paesaggi urbani reali e immaginari si dissolve, andando ben al di là dei riferimenti formali alla cultura visiva portoghese e ai movimenti d’avanguardia come il Cubismo e il Futurismo. Il legame con Peggy Guggenheim risale alla celebre mostra Exhibition by 31 Women, che includeva l’artista,
tenutasi nel 1943 nella galleria newyorkese Art of This Century. A completely new tribute to the visual language of Maria Helena Vieira da Silva (Lisbon, 1908- Paris, 1992). Highlighting the powerful relationship between abstraction and figuration, the exhibition retraces the most significant moments of the artist’s career, from the 1930s to the late 1980s. The focus is on her interest in architectural spaces, in which the boundary between real and imaginary urban landscapes dissolves, going far beyond the formal references to Portuguese visual culture and avant-garde movements such as Cubism and Futurism. Her connection with Peggy Guggenheim dates back to the famous Exhibition by 31 Women she took part in, which was held in 1943 at the New York gallery Art of This Century. ENG
Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701 guggenheim-venice.it
93 COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM/2
MANI-FATTURA: le ceramiche di Lucio Fontana WHEN 11 ottobreOctober-2 marzoMarch, 2026
Prima mostra esclusivamente dedicata alle opere in ceramica di Lucio Fontana (1899-1968), testimonianza unica ed eccezionale della complessità creativa dell’artista come scultore. Circa settanta opere provenienti da collezioni pubbliche e private – alcune delle quali mai esposte prima al pubblico – compongono un percorso espositivo costellato da un’ampia gamma di soggetti diversi: figure umane, animali, arlecchini, guerrieri, ma anche forme astratte, rese attraverso la materia organica del materiale o smaltate con colori intensi e sgargianti. Se alcune opere sono prodotte in serie, altre sono oggetti semplicemente unici. This is the first exhibition dedicated exclusively to ceramic art by Lucio Fontana (1899-1968), a unique and exceptional testament to the creative complexity of the artist as a sculptor. Some seventy pieces from public and private collections – some of which have never been shown to the public before – for an exhibition path featuring a wide range of diverse subjects: human figures, animals, harlequins, warriors, as well as abstract forms, rendered through the organic material or glazed with intense and vibrant colours. Some of the art is produced in series, other works are unique pieces. ENG
Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701 guggenheim-venice.it
Not Only Biennale
AROUND TOWN
AROUND TOWN
THE BAG GUIDE
65
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
94 DOMUS CIVICA
PIERA BENETTI Aboutness WHEN 8 maggioMay-30 giugnoJune
N OT O N LY B IEN N A L E
L’idea di rappresentazione, in questi anni, sta assumendo nuovi significati. Il reale riprodotto all’interno di uno schema prospettico non corrisponde più al nostro immaginario. Nelle grandi vetrate della Domus Civica, Piera Benetti propone tre quinte: i lavori abbandonano il tempo sospeso del muro bianco per diventare quasi attori di uno spazio alternativo. Sono realizzati su un materiale povero, la carta da scena, sulla quale si stratificano immaginari, rappresentazioni, gesti. Il colore, centro del lavoro dell’artista, non riflette una somiglianza, ma mostra un posizionamento aderente al reale, incastrato in esso. Là dove lo stridore fra le cose apre uno spazio: un’altra possibilità. ENG The idea of representation in taking on new meanings in recent years. The real world, reproduced within a perspectival scheme, no longer corresponds to our imagination. In the large windows of the Domus Civica, Piera Benetti presents three backdrops: individual works of art abandon the suspended time of the white wall to become almost actors in an alternative space. They are made of humble material, stage paper, upon which imaginaries, representations, and gestures are layered. Colour, central to the artist’s work, does not reflect a likeness but rather shows a positioning that adheres to reality, embedded within it. Where the discord between things opens a space, therein lies another possibility.
Calle de le Sechere, San Polo 3082 benettipiera.wixsite.com/benettipiera www.festivaldeimatti.org
95 EMERGENCY VENEZIA
HUMANITY LOVERS WHEN FinoUntil 31 ottobreOctober Chiusa luglio e agosto Closed in July and August
Un percorso espositivo che racconta la nascita, la crescita, la visione di EMERGENCY. Una storia narrata attraverso le sette parole chiave dell’associazione: Guerra, Utopia, Cura, Persone, Bellezza, Cultura, Scelta. Sette parole che corrispondono alle altrettante stanze espositive in cui è articolata la mostra e che trasmettono l’identità di EMERGENCY, il suo patrimonio genetico, ricordando i valori e le idee alla base del suo agire. Radici che restano le stesse, anche quando fuori tutto cambia. A unire il tutto la frase guida «Io abito il possibile», ispirata da una poesia di Emily Dickinson e dal “possibile” di Gino Strada: «Non si può dire che una cosa è impossibile finché non provi a farla». ENG An exhibition path that tells the story of the birth, growth, and vision of charity or-
66
ganization EMERGENCY. A story narrated via seven key words: War, Utopia, Care, People, Beauty, Culture, Choice. Seven words for as many exhibition rooms that portray the identity of EMERGENCY, its heritage, the values and ideas behind its work. Its roots remain the same even when everything changes outside. Uniting it all is the guiding phrase “Io abito il possibile” (lit. I inhabit the possible), inspired by a poem by Emily Dickinson and Gino Strada’s own take on the “possible”: “You can’t say something is impossible until you try to do it.” Giudecca 212 www.emergency.it
96 EUROPEAN CULTURAL
CENTRE (ECC)/1 PALAZZO MORA PALAZZO BEMBO GIARDINI DELLA MARINARESSA
TIME SPACE EXISTENCE
97 EUROPEAN CULTURAL CENTRE (ECC)/2 PALAZZO MORA
TIME SPACE EXISTENCE Portal by A-INTERIORS WHEN 10 maggioMay-23 novembreNovember
Un invito a scoprire l’evoluzione delle tradizioni, dell’artigianato, dell’identità e della cultura dell’Arabia Saudita. La mostra ruota attorno ai portali tangibili e simbolici, soglie tra passato e presente, tradizione e innovazione, reinterpretando il loro significato in un contesto contemporaneo, in cui l’eredità antica viene trasformata o reimmaginata. Grazie a un’attenta progettazione degli spazi, l’esperienza immersiva si arricchisce di una componente visiva articolata, con elementi interattivi e un design curato. Ogni soglia può così svelare strati diversi di significato, restituendo la ricca storia, la sopravvivenza e l’adattamento della cultura saudita al mondo moderno. An invitation to discover the evolution of Saudi Arabia’s traditions, craftsmanship, identity and culture. The exhibition revolves around both tangible and symbolic portals, thresholds between past and present, tradition and innovation, reinterpreting their meaning in a contemporary context where ancient heritage is transformed or reimagined. Thanks to the careful planning of the spaces, the immersive experience is enriched via a complex visual component, interactive elements and a refined design: each threshold thus reveals multiple layers of meaning, restoring the rich history, survival and adaptation of Saudi culture in the modern world. ENG
WHEN 10 maggioMay-23 novembreNovember
La mostra riunisce un gruppo internazionale di oltre duecento partecipanti provenienti da cinquantadue Paesi diversi. Incentrato sui temi Riparare, Rigenerare e Riutilizzare, il percorso espositivo offre una selezione di progetti innovativi e stimolanti, destinati a plasmare nuovi modi di vivere e a rinnovare l’approccio all’architettura con una prospettiva più ampia. Architetti, designer, accademici e ricercatori sono chiamati a mettere in gioco la loro creatività e sensibilità con l’obiettivo di promuovere un cambiamento significativo per favorire lo sviluppo di un ambiente costruito sostenibile e rigenerativo. The show brings together an international group of more than 200 participants from 52 different countries. Focusing on the themes of Repair, Regenerate, and Reuse, the exhibition itinerary offers a selection of innovative and thought-provoking projects. Architects, designers, academics and researchers are called upon to engage their creativity and sensibilities with the aim of promoting significant change to favour the development of a sustainable and regenerative built environment.
ENG
Palazzo Mora, Strada Nova, Cannaregio 3659 Palazzo Bembo, Riva del Carbon San Marco 4793 Giardini della Marinaressa Riva dei Sette Martiri, Castello www.timespaceexistence.com www.ecc-italy.eu
ECC-Palazzo Mora Strada Nova, Cannaregio 3659 www.ainteriors.com
98 EUROPEAN CULTURAL CENTRE (ECC)/3 PALAZZO BEMBO
TIME SPACE EXISTENCE Henriquez Partners Architects. Symplasma WHEN 10 maggioMay-23 novembreNovember
L’esposizione trasforma la sala principale di Palazzo Bembo con una narrazione della crisi climatica ispirata all’ultima spugna Hexactinellida “Symplasma” (spugne di vetro, gli animali più longevi della Terra) rimasta al largo della costa nord-occidentale del Pacifico in Canada. La mostra include una collaborazione ideale con Canaletto e i suoi dipinti, sculture in vetro stampate in 3D su scala monumentale raffiguranti spugne di mare, e una proposta per le prime altissime torri di Vancouver. Questo gruppo di sculture e rendering costituisce lo sfondo per una storia in cui l’architettura trae ispirazione sia dalla forma che dall’essenza simbiotica della natura.
Not Only Biennale
AROUND TOWN
ECC-Palazzo Bembo Riva del Carbon, San Marco 4793 www.henriquezpartners.com
99 FÀBRICA 33
UNIVERSE PAVILION Sheltering in Space. A Guide WHEN 10 maggioMay-31 luglioJuly
Opere di artisti e architetti internazionali offrono un’esplorazione a 360° dell’arte, dell’architettura e delle intuizioni scientifiche legate all’architettura spaziale. Un mix unico di modelli evidenzia la profonda rilevanza delle sfide dello Spazio per la vita sulla Terra: un’opera scultorea in dialogo con la realtà aumentata; una proiezione olografica in un ambiente ispirato alle navicelle spaziali dotato di un kit di sopravvivenza; un’opera multimediale realizzata con materiali riciclati accostata a una struttura che risponde alle esigenze di protezione locale a Venezia; un’opera mista, infine, che riflette sulle nozioni indigene australiane di rifugio in relazione al cosmo. Works by international artists and architects offer a 360-degree exploration of art, architecture, and scientific insights related to space architecture. A unique mix of models highlights the deep relevance of space challenges for life on Earth: a sculptural work in dialogue with augmented reality; a holographic projection in an environment inspired by spacecraft, equipped with a survival kit; multimedia art created with recycled materials paired with a structure that meets local protection needs in Venice; and finally, a mixed-media work that reflects on indigenous Australian notions of shelter in relation to the cosmos. ENG
Calle Larga dei Boteri Cannaregio 5063 www.universepavilion.com
TELEMACHUS The Quest for Self
terpretation of the Montmajour Abbey, an iconic monument of the Arles region, France. The prize is awarded to the project that best combines respect for heritage and creative audacity. The exhibition and catalogue will show the winning projects.
WHEN FinoUntil 22 novembreNovember
Fondamenta de l’Abazia, Cannaregio 3560 www.fondationwilmotte.fr | prixw.com
100 FONDATION VALMONT
Secondo capitolo di una trilogia di mostre ispirate all’Odissea di Omero, in particolare al rapporto padre-figlio Telemaco/Ulisse. Chiamati a rispondere con le loro opere sono due coppie di artisti – Jakub Flejšar e Pavel Roučka, Maxence Guillon e Didier Guillon –, legati tra loro da un intenso rapporto personale e artistico. La mostra rappresenta di fatto un dialogo intimo e intergenerazionale, i cui confini si confondono, con le diverse identità degli artisti chiaramente definite e in tensione tra loro in una prospettiva di vitale interazione. Le opere site-specific – sculture, dipinti e installazioni – affermano a gran voce la propria presenza monumentale, mettendo in mostra fragilità, complessità, complicità e sinergie. Second chapter of a trilogy of exhibitions inspired by Homer’s Odyssey, focusing on the father-son relationship between Telemachus and Odysseus. Two artist duos – Jakub Flejšar and Pavel Roučka, Maxence Guillon and Didier Guillon – are invited to respond with their works. The exhibition is an intimate, intergenerational dialogue where identities remain distinct yet in tension, through site-specific sculptures, paintings, and installations that express fragility, complexity, and synergy. ENG
Palazzo Bonvicini, The Intimate Museum Santa Croce 2161/A www.fondationvalmont.com
101 FONDATION WILMOTTE
PRIX W 2025 The Abbey of Montmajour. Winning Projects
102 FONDAZIONE BEVILACQUA
LA MASA | PALAZZETTO TITO
PATRICIA LEITE Cold Water WHEN FinoUntil 27 luglioJuly
Paesaggi che appartengono non solo al Brasile, ma a una dimensione interiore fatta di silenzi, pause e luce rarefatta: le tele di Patricia Leite (1955), nella personale curata da Milovan Farronato, non raffigurano luoghi, li sognano. Una cascata verticale diventa un pensiero che scende lentamente; una caverna si apre come un rifugio da cui osservare il mondo da lontano; i fuochi d’artificio tremano sull’acqua come ricordi sfocati. A Palazzetto Tito la pittura di Leite si adagia delicatamente, permettendo a ogni immagine di diventare una soglia, un respiro, un rallentamento del tempo. Landscapes that belong not only to Brazil but to an inner dimension made of silences, pauses, and rarefied light: the canvases of Patricia Leite (b. 1955), in a solo exhibition curated by Milovan Farronato, do not depict places: they dream of them. A vertical waterfall becomes a thought that slowly descends; a cave opens as a shelter to observe the world from afar; fireworks tremble on the water like blurred memories. At Palazzetto Tito, Leite’s painting settles delicately, allowing each image to become a threshold, a breath, a slowing down of time. ENG
Dorsoduro 2826 www.thomasdanegallery.com
WHEN 9 maggioMay-23 novembreNovember
Nata nel 2005, Fondation Wilmotte festeggia vent’anni di attività dedicata alla promozione dell’incontro tra patrimonio storico e creazione contemporanea, perseguendo la fertile idea dell’“innesto”. Ogni due anni la Fondazione assegna il W Prize, rivolto a studenti e neolaureati delle scuole di architettura in Europa, che quest’anno – undicesima edizione – ha come oggetto la reinterpretazione dell’abbazia di Montmajour, un monumento emblematico della regione di Arles. Il premio viene assegnato al progetto che meglio unisce rispetto per il patrimonio e audacia creativa. La mostra e il catalogo presentano i progetti vincitori. Founded in 2005, Fondation Wilmotte celebrates twenty years of activity dedicated to promoting the encounter between historical heritage and contemporary creation, pursuing the idea of graft. Every two years, the Foundation awards the W Prize, aimed at students and recent graduates of architecture schools in Europe, which this year – its eleventh edition – focuses on the reinENG
103 FONDAZIONE
DELL’ALBERO D’ORO
DI STORIE E DI ARTE Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani WHEN FinoUntil 23 novembreNovember
Le origini del palazzo risalgono al XII secolo, poi ricostruito agli inizi del XVI secolo. Lo abitarono i Vendramin, i Grimani Giustinian, i Marcello e altri proprietari ancora, tutti lasciando le proprie tracce in una perpetua e costante sedimentazione, facendo dell’edificio un ‘deposito’ delle passioni collezionistiche e dei mutamenti di gusto. La mostra fa rivivere le atmosfere della vita a Palazzo grazie alla ricostruzione degli ambienti e all’importante risco-
THE BAG GUIDE
67
AROUND TOWN
A climate crisis narrative, inspired by the last remaining Hexactinellida “Symplasma” sponge (glass sponges, the longest-lived animals on earth) off the Pacific Northwest coast of Canada. The exhibition includes a collaboration with Canaletto and his paintings, monumentally-scaled 3-D printed glass sea sponge sculptures, and a proposal for Vancouver’s first supertall towers. These sculptures and renderings form the backdrop to a story in which architecture draws inspiration from both the form and the symbiotic essence of nature. ENG
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
perta delle collezioni delle famiglie che lo hanno abitato fino agli anni Sessanta del Novecento: dai dipinti di Rosalba Carriera e Angelica Kauffmann agli arredi originali, dai documenti d’archivio ai libri, dagli abiti alle fotografie storiche. The origins of the palace date back to the 12th century, though it was then rebuilt in the early 16th century. The noble Vendramin, Grimani-Giustinian, and Marcello families called it home at different times, all leaving their marks in a perpetual and constant sedimentation, making the building a repository of passions and changes in taste. The exhibition shows what life at the palace was like by reconstructing its ambiance and rooms thanks to the important discovery of the collections of the families that inhabited it until the 1960s: from the paintings of Rosalba Carriera and Angelica Kauffmann to the original furnishings, from archival documents to books, from clothing to historical photographs. ENG
N OT O N LY B IEN N A L E
Palazzo Vendramin Grimani, San Polo 2033 www.fondazionealberodoro.org
104 FONDAZIONE PRADA
DIAGRAMS A project by AMO/OMA WHEN 10 maggioMay-24 novembreNovember
Diagrams, ricerca condotta da Fondazione Prada in collaborazione con Rem Koolhaas e Giulio Margheri, analizza la comunicazione visiva di dati come potente dispositivo per costruire significati, comprensione o manipolazione, e come strumento pervasivo per analizzare, capire e trasformare il mondo. Oltre 300 oggetti, tra cui documenti rari, pubblicazioni, immagini digitali e video realizzati dal XII secolo a oggi e relativi a diversi contesti culturali e geografici, sono organizzati secondo un principio tematico che riflette le urgenze del mondo contemporaneo. Ne risulta un’indagine accurata sul rapporto tra intelligenza umana, fenomeni scientifici e culturali e processi di creazione e diffusione della conoscenza. An exhibition project realized by Fondazione Prada in collaboration with Rem Koolhaas and Giulio Margheri, Diagrams analyses the visual communication of data as a powerful device for constructing meaning, understanding or manipulation and as a pervasive tool for analysing, knowing and transforming the world. Over 300 objects, including rare documents, publications, digital images and videos, ranging from the 12th century to the present day and relating to a range of cultural and geographical contexts, are organised according to a thematic principle that reflects the urgent issues of the contemporary world. The result is a thorough investigation of the relationship between human intelligence, scientific and cultural phenomena, and the creation and diffusion of knowledge. ENG
Ca’ Corner della Regina, Santa Croce 2215 www.fondazioneprada.org
68
105 FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA/1
JOHN BALDESSARI No Stone Unturned. Conceptual Photography WHEN FinoUntil 23 novembreNovember
Pioniere dell’arte concettuale, John Baldessari (1931-2020) ha incessantemente messo in discussione le modalità attraverso le quali comprendiamo sia le opere d’arte, sia le parole e le immagini che informano il nostro quotidiano. Per oltre sette decenni ha prodotto dipinti, sculture, disegni, serie fotografiche, pubblicazioni e video che attingevano alla vita quotidiana e alla cultura visiva, trasformando immagini trovate e inventandone di proprie, generando opere sempre stimolanti, spesso umoristiche. La mostra si concentra su un aspetto e un periodo cruciali della pratica di Baldessari, evidenziando come il suo approccio concettuale alla fotografia abbia aperto nuove strade per l’arte contemporanea. A pioneer of conceptual art, John Baldessari (1931-2020) relentlessly challenged how we understand both works of art and the words and images that inform our everyday lives. For over seven decades, he produced paintings, sculptures, drawings, photographic series, publications, and videos that drew on everyday life and visual culture, transforming found images and inventing his own to generate thought-provoking, often humorous works. The exhibition focuses on a crucial aspect and period of Baldessari’s practice, highlighting how his conceptual approach to photography opened up new ways for contemporary art. ENG
Campo Santa Maria Formosa, Castello 5252 www.querinistampalia.org
106 FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA/2
DAVIDE RIVALTA Leoni in campo Lions on the Field WHEN FinoUntil 23 novembreNovember
Nel campo e nel campiello prospicienti Palazzo Querini Stampalia sono installate grandi sculture di Davide Rivalta, leoni monumentali in bronzo che abitano gli spazi urbani ponendosi in dialogo con la città. L’artista torna su uno degli animali più emblematici del suo bestiario per rivelarne, ancora una volta, la sua composita essenza: maestoso e silenzioso, simbolo di libertà, potenza e controllo. La sua immobilità non è passività, ma una forma di resistenza. Con Leoni in campo Rivalta intreccia mito e realtà indagando il rapporto tra lo spazio urbano e quello selvaggio, non ancora completamente addomesticato e antropizzato, e la relazione complessa tra diversi esseri viventi.
Davide Rivalta’s large-scale sculptures have been installed in the public areas facing Palazzo Querini Stampalia: monumental bronze lions that inhabit urban spaces, engaging in dialogue with the city. The artist returns to one of the most iconic animals in his bestiary to reveal, once again, its composite essence: majestic and silent, and a symbol of freedom, power, and control. Its standing still does not mean passivity but a form of resistance. With Leoni in campo, Rivalta blends together myth and reality, exploring the relationship between urban space and the wild, not yet completely tamed and anthropized, and the complex relationship between different living beings.
ENG
Campo Santa Maria Formosa, Castello 5252 www.querinistampalia.org
107 FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA/3
MARTÍ GUIXÉ Q Spot. Seat, read, think, repeat WHEN FinoUntil 23 novembreNovember
Q Spot è il punto in cui l’identità della Fondazione Querini Stampalia prende forma e si traduce in presenza, occasione d’incontro, nodo di relazioni. È un oggetto funzionale che occupa lo spazio pubblico di Campo Santa Maria Formosa. Serve per sedersi, ma è anche un pretesto per generare comportamenti: leggere, pensare, condividere. Martí Guixé interpreta con ironia e intelligenza lo spirito della Querini: essere un luogo aperto, dove la cultura non è mai un esercizio solitario, ma esperienza condivisa. L’intervento prosegue all’interno nella Libreria Giovanni e nella Caffetteria. Tutto è bianco e nero: pagine bianche, segni neri. Q Spot is the point where the identity of the Fondazione Querini Stampalia takes shape and translates into presence, an opportunity for encounter, and a hub of relationships. It is a functional object that occupies the public space of Campo Santa Maria Formosa. It serves as a place to sit down, but it is also a pretext to generate behaviours: reading, thinking, sharing. Martí Guixé interprets with irony and intelligence the spirit of the Querini Foundation: being an open place where culture is never a lonely exercise, but a shared experience. The intervention continues inside the Libreria Giovanni bookshop and the coffee shop. Everything is black and white: white pages, black marks.c ENG
Campo Santa Maria Formosa, Castello 5252 www.querinistampalia.org
Not Only Biennale
AROUND TOWN
SANLORENZO ARTS VENICE WHEN (Apertura ufficiale fine maggio
Official opening end of May)
Coraggio, determinazione e capacità di ampliare il proprio immaginario: questi gli ingredienti dell’approccio unico che ha permesso a Sanlorenzo Yacht di avvicinarsi negli anni al mondo dell’arte. Dopo collaborazioni a livello internazionale, Sanlorenzo Arts ha deciso di fermarsi ed insediarsi a Venezia in un palazzo storico a pochi passi dalla Basilica di Santa Maria della Salute, ora sede principale della Fondazione Sanlorenzo. Il restauro degli spazi, dove trovano posto opere d’arte della collezione permanente del brand, è stato curato dall’architetto Piero Lissoni. Il nuovo centro vuole essere un luogo di incontro e confronto tra arte, design, innovazione e natura. Courage, determination, and the ability to expand one’s imagination: these are the ingredients of the unique approach that has allowed Sanlorenzo Yacht to engage with the world of art over the years. After international collaborations, Sanlorenzo Arts has decided to settle in Venice in a historic palace near the Basilica of Santa Maria della Salute, now the main headquarters of the Sanlorenzo Foundation. The restoration of the spaces, which house artworks from the brand’s permanent collection, was curated by architect Piero Lissoni. The new centre aims to be a place of encounter and dialogue between art, design, innovation, and nature. ENG
Dorsoduro 170 www.sanlorenzoyacht.com
109 FORTE MARGHERA
ARTEFICI DEL NOSTRO TEMPO 2025 WHEN 7 giugnoJune-31 dicembreDecember
La sesta edizione di Artefici del nostro tempo, concorso per artisti emergenti tra i 18 e i 35 anni, nati, residenti, studenti o lavoratori in Italia, promosso dal Comune di Venezia, invita gli artisti a rispondere al tema Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva, titolo della Biennale Architettura 2025. Cinque le sezioni del concorso: Street Art (graffitismo, grafica e comunicazione nello spazio pubblico, design dell’arredo urbano); Vetro; Immagine (fotografia e video); Opera (pittura e scultura); Narrazione (illustrazione, poesia visiva). La selezione mirata di lavori in mostra documenta lo stato dell’arte under 35. The sixth edition of Artefici del nostro tempo, a competition for emerging artists aged between 18 and 35, born, residing, studying, or working in Italy, promoted by the City of Venice, invites artists to respond to the theme Intelligens. Natural. Artificial. Collettive, the title of the 2025 Venice Architecture Biennale. There are five sections in the competition: ENG
Street Art (graffiti, graphic design, and communication in public space, urban furniture design); Glass; Image (photography and video); Work (painting and sculpture); Narrative (illustration, visual poetry). The targeted selection of works on display documents the state of art concerning under 35 artists. Padiglione 29 Via Forte Marghera 30, Mestre www.muvemestre.visitmuve.it
110 GALLERIA ALBERTA PANE
ROMINA DE NOVELLIS Architetture Terrone WHEN 9 maggioMay-10 settembreSeptember
Romina De Novellis (Napoli, 1982) è artista visiva, performer, ricercatrice e antropologa con radici mediterranee, ma attiva da molti anni a Parigi. In chiave retrospettiva, l’esposizione mette in luce alcune delle performance più significative che l’artista ha realizzato negli ultimi quindici anni, valorizzate qui attraverso strutture installative di diversa natura. Questi dispositivi labili e temporanei si fanno strumento visivo per ripensare lo spazio e le costrizioni e limitazioni che lo definiscono. Prive della presenza del corpo che le ha abitate, le installazioni sono messe in relazione con video e fotografie, tracce essenziali dell’attività performativa di De Novellis. Romina De Novellis (Naples, 1982) is a visual artist, performer, researcher, and anthropologist with Mediterranean roots but has been active in Paris for many years. In retrospective key, her exhibition highlights some of the most significant performances the artist created over the past fifteen years, enhanced by a peculiar installation. These temporary devices serve as visual tools to rethink space and the constraints and limitations that define it. Devoid of the bodily presence that once inhabited them, the installations relate to videos and photographs, themselves essential traces of De Novellis’ performative art. ENG
Calle dei Guardiani, Dorsoduro 2403/H www.albertapane.com
111 GALLERIA
TOMMASO CALABRO
MAN RAY WHEN FinoUntil 21 giugnoJune
Una selezione di oltre quaranta opere – dipinti, assemblages, fotografie, gouaches e grafiche – realizzate tra gli anni Venti e gli anni Settanta offre una panoramica sulla varia e intensa produzione di Man Ray, uno dei più visionari e innovativi artisti del Novecento. Nel corso della sua lunga carriera Man Ray adotta diversi linguaggi, facendo della sua arte un continuo spettacolo di metamorfosi. Ironia e iconoclastia, in una fusione di sperimentazione e arguzia, sono espressioni del suo spirito di ricerca e della sua volontà di reinventare il mon-
do attraverso l’arte. La mostra rende omaggio a un artista capace di attraversare e trasformare le avanguardie con una visione rivoluzionaria. A selection of over forty artworks – paintings, assemblages, photographs, gouaches, and graphics – created between the 1920s and the 1970s offers a panorama of Man Ray’s varied and intense production, one of the most visionary and innovative artists of the 20th century. Throughout his long career, Man Ray adopted various languages, making his art a continuous spectacle of metamorphosis. Irony and iconoclasm, in a fusion of experimentation and wit, are expressions of his spirit of inquiry and his will to reinvent the world through art. The exhibition pays tribute to an artist that can traverse and transform the avant-gardes through a revolutionary vision ENG
Campo San Polo, San Polo 2177 www.tommasocalabro.com
112 GALLERIE
DELL’ACCADEMIA/1
CORPI MODERNI La costruzione del corpo nella Venezia del Rinascimento. Leonardo, Michelangelo, Dürer, Giorgione WHEN FinoUntil 27 luglioJuly
Un’esplorazione inedita e potente della nascita di una nuova visione del corpo umano nella Venezia rinascimentale, dove arte, scienza e cultura materiale si intrecciano dando origine a una rivoluzione culturale. Il percorso espositivo presenta 89 opere in tre sezioni. La prima, Anatomia, approfondisce la scoperta del corpo umano come oggetto di studio scientifico e medico. Nella seconda, Desiderio, il corpo diventa oggetto di sguardo ed erotismo, elemento chiave nella rappresentazione della bellezza e della sensualità. La terza, Persona, affronta la costruzione dell’identità rinascimentale: il corpo viene rappresentato come atto culturale, plasmato da norme estetiche e sociali. An unprecedented and powerful exploration of the birth of a new vision of the human body in Renaissance Venice, where art, science, and material culture intertwine to give rise to a cultural revolution. The exhibition features 89 works in three sections. The first, Anatomia, is a discovery of the human body as an object of scientific and medical study. The second, Desiderio, explores the body as an object of gaze and eroticism, a key element in the representation of beauty and sensuality. The third, Persona, addresses the construction of Renaissance identity: the body is represented as a cultural act, shaped by aesthetics and by social norms. ENG
Campo della Carità, Dorsoduro 1050 www.gallerieaccademia.it
THE BAG GUIDE
69
AROUND TOWN
108 FONDAZIONE SANLORENZO
N OT O N LY B IEN N A L E
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
GIOIELLI NASCOSTI DI VENEZIA SCALA DEL BOVOLO San Marco 4303
COMPLESSO DELL’OSPEDALETTO Barbaria de le Tole, Castello 6691
CHIESA DELLE PENITENTI Fondamenta Cannaregio 890
ORATORIO DEI CROCIFERI Campo dei Gesuiti, Cannaregio 4904
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI info@gnvcultura.it +39 041 3096605 gnvcultura.it 70
Not Only Biennale
AROUND TOWN 19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
DELL’ACCADEMIA/2
STUPORE, REALTÀ, ENIGMA Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia WHEN 19 settembreSeptember 18 gennaioJanuary, 2026
Nascita e sviluppo nella Venezia di metà Seicento di un nuovo modo di interpretare temi e soggetti propri dell’immaginario barocco, dove la predilezione per iconografie inconsuete si associa a un’acuta osservazione del dato reale, creando un affascinante connubio tra “stupore” e “realtà”. Entrambi questi elementi sono alla base dell’opera del pittore bresciano Pietro Bellotti (1625-1700), attivo a Venezia per la maggior parte della sua carriera. Grazie a prestiti eccezionali concessi da musei internazionali e italiani, la mostra tratteggia il percorso pittorico di Bellotti a confronto con alcuni tra i massimi protagonisti del tempo – tra cui Ribera, Giordano, Cagnacci, Langetti – presenti o legati anch’essi alla scena veneziana. ENG In mid-17th-century Venice, the development of a new way of interpreting themes and subjects characteristic of the Baroque imagination, where a preference for unusual iconography is combined with an acute observation of reality, brought about a fascinating blend of ‘wonder’ and ‘reality’. Both elements are the core of the work by painter Pietro Bellotti (1625-1700), who worked in Venice for most of his career. Thanks to exceptional loans from international and Italian museums, the exhibition outlines Bellotti’s pictorial journey comparing and contrasting with some of the leading figures of the time – including Ribera, Giordano, Cagnacci, and Langetti – who were also present or connected to the Venetian art scene.
Campo della Carità, Dorsoduro 1050 www.gallerieaccademia.it
114 IKONA GALLERY
WILLIAM KLEIN WHEN 22 giugnoJune-30 novembreNovember
«Anything goes, nessuna regola, nessuna proibizione, nessun limite» sono le parole del grande fotografo, regista, scultore e pittore americano vissuto a Parigi, William Klein, conosciuto appunto per il suo approccio non convenzionale all’arte. In particolare, il suo continuo sperimentare anche con la fotografia gli fa guadagnare l’appellativo di “anti-fotografo”. La mostra è un viaggio per immagini nelle città più iconiche del mondo: New York (1956), Roma (1958), Mosca (1964), Tokyo (1964), Parigi (2002). Klein ribalta ogni regola di composizione, sia formale che di contenuto, e regala alle immagini una carica e una vitalità tale da segnare una nuova espressione fotografica.
“Anything goes, no rules, no limits, no holding back.” are the words of the great American photographer, filmmaker, sculptor, and painter William Klein, who lived in Paris and was known for his unconventional approach to art. In particular, his continuous experimentation with photography earned him the title of “anti-photographer.” The exhibition is a visual journey through the most iconic cities in the world: New York (1956), Rome (1958), Moscow (1964), Tokyo (1964), Paris (2002). Klein overturns every compositional convention, both formal and content-based, imbuing his images with such energy and vitality to create a new photographic expression. ENG
Campo del Ghetto Nuovo, Cannaregio 2909 www.ikonavenezia.com
115 ISOLA DI SAN GIORGIO
MAGGIORE/1 BASILICA DI SAN GIORGIO MAGGIORE
LUC TUYMANS Due nuove tele del grande artista belga per l’altare di San Giorgio Maggiore WHEN 9 maggioMay-24 novembreNovember
Nuova commissione per l’altare della Basilica Palladiana: due dipinti inediti di Luc Tuymans (Mortsel, 1958), pittore fiammingo tra i più autorevoli della sua generazione, commissionati dalla Comunità Benedettina per sostituire in via temporanea i grandi teleri del presbiterio di Jacopo Tintoretto, l’Ultima Cena e Il Popolo d’Israele nel deserto, attualmente oggetto di un restauro conservativo promosso da Save Venice. Le opere, ispirate da immagini ritrovate nella memoria dei viaggi dell’artista, catturano l’attenzione con toni cromatici inconsueti, prospettive disorientanti e atmosfere surreali in contrapposizione tra loro. A new commission for the altar of San Giorgio Church: two new paintings by Luc Tuymans (b. 1958), a Flemish painter among the most authoritative of his generation, commissioned by the Benedictine Community to temporarily replace the large canvases by Jacopo Tintoretto, The Last Supper and The People of Israel in the Desert, currently undergoing a conservative restoration sponsored by Save Venice. The works, inspired by images found in the artist’s travels memory, capture our attention with unusual tones, disorienting perspectives, and surreal atmospheres that contrast one another. ENG
Abbazia di San Giorgio Maggiore Benedicti Claustra Onlus Isola di San Giorgio Maggiore www.abbaziasangiorgio.it
116 ISOLA DI SAN GIORGIO MAGGIORE/2 LE STANZE DEL VETRO
1932-1942 Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia WHEN FinoUntil 23 settembreSeptember
Il secondo capitolo espositivo, a cura di Marino Barovier, dedicato al vetro muranese alla Biennale di Venezia si concentra sul decennio 1932-1942, segnato da una vivace stagione creativa e dalla collaborazione delle fornaci con artisti e designer quali Carlo Scarpa, Flavio Poli e Dino Martens. È un periodo di sperimentazioni sulla materia e sul colore, tra recupero di antiche tecniche e sviluppo di nuove lavorazioni: dai primi soffiati leggeri e trasparenti ai vetri opachi dalle tinte intense, fino all’affermarsi, a partire dalla metà degli anni Trenta, del vetro pesante e spesso, spesso arricchito da bollicine, sfumature delicate o inserti in foglia d’oro. The second chapter of the exhibition, curated by Marino Barovier and dedicated to Murano glass at the Venice Biennale, focuses on the decade 1932-1942, marked by a lively creative season and the collaboration of the various glassworks with artists and designers such as Carlo Scarpa, Flavio Poli and Dino Martens. It was a period of experimentation with materials and colour, combining the recovery of ancient techniques with the development of new processes: from the first light and transparent blown glass to opaque glass with strong colours, up to the arrival, since the mid1930s, of thick, heavy glass, often enriched with bubbles, delicate shades or gold leaf inserts. ENG
Fondazione Giorgio Cini Isola di San Giorgio Maggiore www.lestanzedelvetro.org
117 ISOLA DI SAN GIORGIO MAGGIORE/3 LE STANZE DELLA FOTOGRAFIA
ROBERT MAPPLETHORPE Le forme del classico WHEN FinoUntil 6 gennaioJanuary, 2026
Un viaggio visivo nell’universo del celebre fotografo newyorkese: oltre 200 immagini, alcune mai viste in Italia, ripercorrono l’intera carriera del genio ribelle, dai primi collage ai nudi maschili e femminili, dai ritratti di Patti Smith e Lisa Lyon agli intensi autoritratti. Tutta la potenza e la sensualità del suo sguardo emergono in questa retrospettiva: Mapplethorpe usa la fotografia per reinterpretare e rinnovare l’estetica classica, accentuando il dialogo tra il corpo vivo e la scultura ideale. La perfezione e la grazia classica vengono qui catturate dalla fotografia contemporanea,
THE BAG GUIDE
71
AROUND TOWN
113 GALLERIE
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
capace, grazie all’attenzione al dettaglio e alla luce, di raggiungere una sintesi perfetta nel segno dell’idea di bellezza assoluta. A visual journey into the universe of the famous New York photographer: over 200 images, some never seen in Italy before, retrace the entire career of the rebellious genius, from the first collages to male and female nudes, from portraits of Patti Smith and Lisa Lyon to intense self-portraits. All the power and sensuality of his style emerge in this retrospective. Mapplethorpe uses photography to reinterpret and renew classical aesthetics, emphasizing the dialogue between the living body and the ideal sculpture. Perfection and classical grace are captured here by modern photography that can achieve a perfect synthesis in the sign of the idea of absolute beauty. ENG
Isola di San Giorgio Maggiore www.lestanzedellafotografia.it
N OT O N LY B IEN N A L E
118 ISOLA DI SAN GIORGIO MAGGIORE/4 LE STANZE DELLA FOTOGRAFIA
MAURIZIO GALIMBERTI tra Polaroid/Ready Made e le Lezioni Americane di Italo Calvino WHEN FinoUntil 10 agostoAugust
Internazionalmente noto per i ritratti di star quali Lady Gaga, Robert De Niro, Johnny Depp e Umberto Eco, Maurizio Galimberti mette in mostra le sue creazioni fotografiche caratterizzate da una visione frammentata della realtà, scomposte e ricomposte come in un mosaico, offrendo una riflessione profonda sull’idea di percezione e sulla molteplicità dei punti di vista a riguardo. Il percorso espositivo si articola in sei sezioni: Cenacolo, Storia, Sport, Ritratti, Taylor Swift e Luoghi, ognuna delle quali si incentra su una diversa sfaccettatura del lavoro e dell’approccio alla fotografia di Galimberti. Un’esperienza immersiva per scoprire lo sguardo sempre nuovo di un artista che ha fatto della manipolazione istantanea un linguaggio poetico. Internationally known for portraits of stars such as Lady Gaga, Robert De Niro, Johnny Depp, and Umberto Eco, Maurizio Galimberti shows his photography works characterized by a fragmented vision of reality, decomposed and recomposed like a mosaic, offering a deep reflection on the idea of perception and on the many points of view that can see into them. The exhibition comprises six sections: Cenacolo, Storia, Sport, Ritratti, Taylor Swift, and Luoghi, each focusing on a different facet of Galimberti’s work and approach to photography. An immersive experience to discover the originality of an artist who made a poetic language out of instant manipulation. ENG
Isola di San Giorgio Maggiore www.lestanzedellafotografia.it
72
119 ISOLA DI SAN GIORGIO MAGGIORE/5
120 ISOLA DI SAN SERVOLO
SEA BEYOND VATICAN CHAPELS Ocean Literacy Centre Andrew Berman, Centro in Italia interamente dedicato Francesco Cellini, Javier Primo all’educazione all’oceano, promosso da Gruppo Corvalan, Eva Prats Prada e UNESCO-COI e co-progettato da CRACarlo Ratti Associati. Con un approccio che va and Ricardo Flores, macro al micro, il percorso si articola in una Norman Foster, Terunobu dal prima stanza, A World of Islands, che offre una prospettiva planetaria, in una seconda dedicata Fujimori, Sean Godsell, alla Laguna di Venezia, che assume una dimensione locale, e infine in una terza, The Power of Carla Juaçaba, Smiljan Actions, concepita a misura d’uomo, sul piano Radic, Eduardo Souto de preminente dell’azione. La visualizzazione dinadi correnti, temperature, salinità, rotte maMoura, Francesco Magnani mica rittime e migrazioni animali evidenzia le loro interconnessioni a livello globale e la relazione fra and Traudy Pelzel l’essere umano e l’oceano, sottolineando come Il progetto delle Vatican Chapels, dieci cappelle costruite come Padiglione Vaticano diffuso in occasione della prima partecipazione della Santa Sede alla Biennale di Architettura 2018, è un’indagine sui luoghi della spiritualità contemporanea. Il progetto è stato ispirato alla Cappella del bosco di Gunnar Asplund costruita nel 1920 nel cimitero di Stoccolma. Dieci architetti internazionali si sono confrontati con una nuova tipologia edilizia: le cappelle, infatti, di solito identificate come parte di un più vasto spazio religioso e ambiente di culto, chiesa o cattedrale, sono qui isolate e collocate in un ambiente naturale e astratto – il bosco dell’Isola – metafora del peregrinare della vita. The Vatican Chapels project is a set of ten chapels built as the Vatican Pavilion for the 2018 Venice Architecture Biennale and an exploration of modern spiritual spaces. The project was inspired by Gunnar Asplund’s Woodland Chapel, built in the Stockholm cemetery in 1920. In the Venetian Island of San Giorgio Maggiore, opposite San Marco, ten international architects engaged with a new architectural challenge: the chapels, usually identified as part of a larger religious space and place of worship, such as a church or cathedral, are here isolated and placed in a natural and abstract environment, the forest of the island. A metaphor for the journey of life. ENG
Fondazione Giorgio Cini Parco dell’Isola di San Giorgio Maggiore www.visitcini.com | www.cini.it
un unico oceano connetta l’intero Pianeta.
The first educational centre in Italy entirely dedicated to oceans, promoted by Prada Group and UNESCO-IOC and co-designed by CRA-Carlo Ratti Associati. With an approach that ranges from the macro to the micro, its path is articulated in a first room, A World of Islands, which offers a planetary perspective, a second one dedicated to the Venice Lagoon, which takes on a local dimension, and finally a third one, The Power of Actions, designed on a human scale, with a focus on action. The dynamic visualization of currents, temperatures, salinity, maritime routes, and animal migrations highlights their global interconnections and the relationship between humans and the oceans, emphasizing how a single ocean connects the entire Planet. ENG
Isola di San Servolo www.oceanliteracycentre.org
121 M9 – MUSEO DEL ’900/1
ARTE SALVATA Capolavori oltre la guerra dal MuMa di Le Havre WHEN FinoUntil 31 agostoAugust
Un’esposizione dal forte valore simbolico, in cui storia, arte e futuro si incontrano e parlano la stessa lingua, quella della rinascita e della condivisione. Un nucleo straordinario di opere del MuMa di Le Havre – Claude Monet crebbe proprio a Le Havre, mentre la città diveniva tappa imprescindibile nella geografia impressionista – è protagonista di un prestito eccezionale a favore del Museo M9. Parte della sua collezione diventa il corpus della mostra Arte Salvata: cinquanta opere fondamentali dell’Impressionismo, databili tra Otto e primo Novecento, di artisti quali Renoir, Monet, Sisley, Gauguin, Dufy, Marquet, Boudin e Braque, miracolosamente
Not Only Biennale
AROUND TOWN
123 MAGAZZINO GALLERY
An exhibition with powerful symbolic value in which history, art and future meet and speak the same language, that of rebirth and sharing. An extraordinary group of works from the MuMa in Le Havre – the city where Claude Monet was raised, and which became a fundamental location in the geography of Impressionism – is the star of an exceptional loan to the M9 Museum. Part of this collection becomes the corpus of the exhibition: fifty fundamental works of Impressionism dating from the 19th and early 20th centuries by artists such as Renoir, Monet, Sisley, Gauguin, Dufy, Marquet, Boudin and Braque, which miraculously survived the bombings of the Second World War.
NO DOUBT ABOUT IT Projects from Armenia, China, Georgia, Germany, Latvia, and Poland
ENG
Via Giovanni Pascoli 11, Mestre www.m9museum.it
122 M9 – MUSEO DEL ’900/2
IDENTITALIA The Iconic Italian Brands WHEN 19 settembreSeptember
15 febbraioFebruary, 2026
Presentata nell’ambito delle celebrazioni per i 140 anni dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, la mostra riunisce cento aziende italiane con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio industriale, progettuale e materiale made in Italy. Tra loghi storici, simboli dell’eccellenza del design italiano, memorabili slogan e caroselli, immagini pubblicitarie e prodotti che raccontano di una bellezza diffusa, le aziende hanno condiviso i propri archivi e segreti, mostrandosi al pubblico in una veste totalmente inedita. Il risultato è una mostra capace di raccontare con un diverso linguaggio l’Italia del Novecento. Presented as part of the celebrations for the 140th anniversary of the Italian Patent and Trademark Office, the exhibition brings together one hundred Italian companies with the aim of enhancing Italy’s industrial, design, and material heritage. Historic logos, symbols of Italian design excellence, memorable slogans and carousels, advertising images, and products that tell of a widespread beauty, these companies have shared their archives and secrets, revealing themselves to the public in a completely new light. The result is an exhibition that tells the story of twentieth-century Italy in a different language.
WHEN 8 maggioMay-23 novembreNovember
La mostra ripercorre le intenzioni e le strategie di sei progetti internazionali: tre teatri, due musei e un edificio residenziale esaminati in diverse fasi del loro sviluppo, attraverso posizioni assertive emerse dalla sperimentazione di idee intuitive e dubbi perpetui. Si configura così una piattaforma per idee intenzionalmente diverse, persino contraddittorie, in cui innovazione e preoccupazioni ecologiche, individualismo e collaborazione, abilità artistica e pragmatismo si alternano e si confondono, restituendo queste stesse idee scevre da ogni forma di ideologia e impermeabili a qualsiasi forma di facile consenso. Condividere, discutere e giustapporre idee diverse è l’obiettivo finale del progetto. The exhibition traces the aims and strategies of six international projects: three theatres, two museums and a residential building examined at various stages of development through assertive positions that emerged from the adoption of intuitive ideas and perpetual doubts. A platform for intentionally diverse, even contradictory ideas, charged with innovation and ecological concerns, individualism and collaboration, artistry and pragmatism, fundamentally free from any kind of ideology and challenging consensus. Sharing, discussing and juxtaposing different ideas is the ultimate goal of the project. ENG
Palazzo Contarini Polignac, Dorsoduro 874 www.palazzocontarinipolignac.com
ENG
Via Giovanni Pascoli 11, Mestre www.m9museum.it
124 MARIGNANA ARTE
APPARITIONS The dream of infinity WHEN FinoUntil 26 luglioJuly
In un dialogo tra filosofia e poesia, l’esposizione si interroga sul concetto di apparizione. Le opere esposte non si rivelano immediatamente, richiedono tempo, immaginazione e riflessione. I nove artisti coinvolti offrono una densa pluralità di linguaggi e tecniche pittoriche ed espressive. Le loro opere, esplorando i confini tra presenza e assenza, realtà e sogno, luce e ombra, indicano un percorso che parte dall’immagine negata e si muove verso la sua ricostruzione soggettiva, un cammino in cui ogni spettatore diviene l’artefice della propria personale ed intima apparizione.
time, imagination, and reflection. The nine artists involved offer a dense plurality of languages and expressive and pictorial techniques. Their art explores the boundaries between presence and absence, reality and dream, light and shadow, and indicate a path that starts with a denied image and moves towards its subjective reconstruction, a journey where every spectator becomes the creator of their own personal and intimate apparition. Rio Terà dei Catecumeni, Dorsoduro 141 www.marignanaarte.it
125 MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
anonymous art project LINES BY KENGO KITO WHEN FinoUntil 28 settembreSeptember
Installazione site-specific, a cura di Masahiko Haito, che riflette sull’interazione tra arte e spazio pubblico. Kengo Kito (Nagoya, 1977) coltiva una ricerca artistica radicata nell’uso di materiali ready-made per la realizzazione di opere pittoriche e installazioni ambientali che trasformano lo spazio in cui si inseriscono. Il suo lavoro è una incessante ricerca di connessioni tra materia, colore e forma, con un’attenzione particolare alla relazione tra arte e architettura. L’intervento di Kengo Kito contribuisce ad inaugurare la riapertura del Cortile dell’Agrippa, segnando l’inizio di una nuova fase della storia del Museo Archeologico, che riapre ora il suo storico ingresso in Piazzetta San Marco. This site-specific installation curated by Masahiko Haito reflects on the interaction between art and public space. Kengo Kito (b. 1977) cultivates an artistic exploration rooted in the use of ready-made materials for the creation of paintings and environmental installations that transform the space around them. Kito’s art is an incessant research for connections between matter, color, and form, with particular attention to the relationship between art and architecture. His intervention marks the inauguration of the reopening of the Cortile dell’Agrippa and the beginning of a new phase in the story of the Venice Archaeological Museum. ENG
Cortile dell’Agrippa and Sala V Piazzetta San Marco 17 archeologicovenezia.cultura.gov.it
In a dialogue between philosophy and poetry, the exhibition explores the concept of apparition. The exhibited works do not reveal themselves immediately; they require ENG
THE BAG GUIDE
73
AROUND TOWN
sopravvissute ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
Not Only Biennale
AROUND TOWN 19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
126 MUSEO CORRER/1
IL CORRER DI CARLO SCARPA 1953-1960 WHEN FinoUntil 19 ottobreOctober
N OT O N LY B IEN N A L E
Nella museografia del secondo dopoguerra il doppio intervento di Carlo Scarpa per il Museo Correr – nel 1952-1953 le sale di Storia veneziana del primo piano e nel 1959-1960 la Quadreria al secondo piano – divenne da subito un modello esemplare dell’elegante linea italiana ispirata al Razionalismo internazionale. Straordinaria la capacità di Scarpa di coniugare forma e funzione, all’insegna della sua inconfondibile cifra stilistica, in realizzazioni di alto impegno artigianale. In mostra fotografie d’archivio e alcuni esemplari originali – vetrine e teche, il celebre “cavalletto” per dipinti, supporti, snodi e incastri... – restituiscono il raffinatissimo design di Carlo Scarpa applicato a questo straordinario spazio museale. In postwar museography, Carlo Scarpa’s dual intervention at the Museo Correr – the rooms of Venetian History on the first floor (1952-1953) and the Picture Gallery on the second floor (1959-1960) – immediately became a model example of the elegant Italian approach inspired by international Rationalism. Scarpa’s extraordinary ability to merge form and function, always marked by his unmistakable stylistic signature and executed with a high level of craftsmanship, shines through in these projects. On display are archival photographs and several original pieces – display cases and vitrines, the famous easel for paintings, supports, joints, and interlocking elements – which together illustrate Scarpa’s refined design applied to this exceptional museum space. ENG
Quadreria, San Marco 52 www.correr.visitmuve.it
Karen LaMonte possesses the amazing ability to explore figures by way of subtraction. In her sculptures, it is not the female body in its full bloom that dominates the scene, but rather, like a photographic negative, its absence. Her work is not foreign to classical art and Canova’s neoclassicism, but while in Canova the perfection of execution serves to bring inert matter to life, in Karen LaMonte the same perfection serves to evoke a possible form of life. In Nocturnes, the transparency of glass leads beyond the usual, beyond the apparent, to the slow emergence of the unexpected. ENG
Sale Canoviane, San Marco 52 www.correr.visitmuve.it
128 MUSEO DEL VETRO/1
Storie di fabbriche. Storie di famiglie DONAZIONE CARLO E GIOVANNI MORETTI 1958-2013 WHEN FinoUntil 30 giugnoJune
Fondata nel 1958 da Carlo e Giovanni Moretti, due giovani muranesi appartenenti a una famiglia di imprenditori del vetro, la Carlo Moretti si distingue da sempre per la creazione di oggetti in cristallo – calici, bicchieri, vasi – caratterizzati dalla ricerca costante di linee pulite ed essenziali, il tutto all’insegna dell’innovazione tecnica e della messa a punto degli strumenti di lavorazione più idonei. La mostra svela al pubblico l’importante e cospicua donazione di 453 opere della ditta Carlo Moretti al Museo del Vetro nel 2020. Un viaggio puntuale ed esaustivo tra le vicende storiche dell’azienda attraverso la sua fortunata produzione dagli anni Sessanta a oggi. Founded in 1958 by Carlo and Giovanni Moretti, two young Venetian glassmakers from a glassmaking family, the Carlo Moretti business is known for crystal: glasses, vases, and bowls of clean and essential lines, all in the name of technical innovation and the development of the most suitable processing tools. The exhibition shows the important and substantial donation of 453 pieces by the Carlo Moretti company to the Venice Glass Museum in 2020.
129 MUSEO DEL VETRO/2
Storie di fabbriche. Storie di famiglie FRATELLI TOSO WHEN 12 luglioJuly-24 novembreNovember
La vetreria Fratelli Toso, fondata nel 1854 dall’iniziativa di sei fratelli Toso, è stata una delle fornaci più rinomate nel panorama artistico della Murano dell’Otto e Novecento. La sua migliore produzione artistica del secolo scorso viene qui restituita in un’ampia retrospettiva attraverso le opere in vetro e il materiale d’archivio integralmente conservati dalla famiglia, con particolare attenzione a una delle punte di diamante della sua produzione: la murrina. Proprio l’evoluzione delle sue murrine nel tempo, attraverso partnership con artisti di rilievo e il contributo di disegnatori e maestri vetrai, hanno plasmato il percorso artistico e produttivo della vetreria traghettandola nella storia. The Fratelli Toso glassmaking factory, founded by the six Toso brothers in 1854, was one of the most renowned furnaces in Murano in the 19th and 20th centuries. Its best artistic production from the last century is presented here in a comprehensive retrospective through glass works and archival material entirely preserved by the family, with particular attention to the murrina. It is precisely the evolution of its murrine over time, through partnerships with prominent artists and the contribution of designers and master glassmakers, that shaped the story of the Toso business. ENG
Fondamenta Giustinian 8, Murano www.museovetro.visitmuve.it
130 MUSEO DI
PALAZZO GRIMANI
ENG
127 MUSEO CORRER/2
Dialoghi canoviani KAREN LAMONTE Nocturnes WHEN 23 ottobreOctober
febbraioFebruary, 2026
Karen LaMonte possiede la straordinaria capacità di indagare la figura per sottrazione. Nelle sue sculture non è il corpo femminile nella sua florida pienezza a dominare la scena bensì, come in un negativo fotografico, la sua assenza. Il suo lavoro non è estraneo all’arte classica e al neoclassicismo canoviano, ma se nel Canova la perfezione esecutiva serve a dare vita alla materia inerte, in Karen LaMonte la stessa perfezione serve, invece, a evocare una possibile forma di vita. In Nocturnes, recente serie di opere ora in mostra, la trasparenza del vetro intinto nella notte conduce lentamente oltre il consueto, oltre l’apparente, sino al lento affiorare dell’inaspettato.
74
Fondamenta Giustinian 8, Murano www.museovetro.visitmuve.it
ZHANG ZHAOYING Lifelong Beauty WHEN 8 maggioMay-3 agostoAugust
Sebbene influenzato dal Rinascimento, dal modernismo europeo e dalle avanguardie, Zhang Zhaoying ha evitato di aderire rigidamente a schemi pittorici predefiniti creando una sintesi straordinaria tra la tecnica libera e la pittura controllata, esplorando le trasformazioni culturali e le nuove dinamiche sociali della globalizzazione per interrogarsi infine sulla bellezza e la verità universale. Lungo un percorso espositivo composto da 26 quadri, l’artista decostruisce e ricostruisce iconografie tradizionali, intrecciando passato e presente, tradizione e innovazione, sviluppando una narrazione visiva che invita lo spettatore a un dialogo tra culture diverse. Although influenced by the Renaissance, European modernism, and the avant-gardes, Zhang Zhaoying staunchly refused to adhere to a given style or genre, ENG
LOVERS LOVERS LOVERS
HUMANITY HUMANITY
Not Only Biennale
1994 - 2024
1994--2024 2024 1994
1994 - 2024
HUMANITY
AROUND TOWN
AROUND TOWN
EMERGENCY EMERGENCY THE BAG GUIDE
75
YOU BRING THE PROJECT, WE DO THE REST
TAKE WHAT YOU NEED N OT O N LY B IEN N A L E
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
VENICEARTFACTORY.ORG
INSTALLATION AND SETUP DESIGN
PROJECT MANAGEMENT
ADVERTISEMENT & PR
ADMINISTRATION & PERMITS
PARTICIPATING IN BIENNALE
VENUE SCOUTING
76
Not Only Biennale
AROUND TOWN 19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
Ramo Grimani, Castello 4858 www.zhaoyingzhang.wordpress.com
131 MUSEO DI
PALAZZO MOCENIGO/1
IL SEDUTTORE Il rinnovamento dell’immagine maschile al tempo di Casanova WHEN FinoUntil 27 luglioJuly
Icona di un mondo e di una civiltà, Giacomo Casanova è un’incredibile chiave di lettura del Settecento europeo, dalle grandi corti alle potenti dinastie, dagli esaltanti incontri con figure di spicco del mondo culturale e artistico alle seducenti incognite del gioco, fino alle sconfinate, poliedriche metamorfosi teatrali. La mostra di abiti del XVIII secolo, sia maschili che femminili – in parte provenienti dalle collezioni del Museo di Palazzo Mocenigo, Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo – consente di entrare nel decadente e lussuoso universo settecentesco di cui Casanova fu uno dei più illustri ed indiscutibili protagonisti. An icon of a world and of a civilization, Giacomo Casanova is a key that will help us understand eighteenth-century Europe, from the great courts to the powerful dynasties, from the exhilarating encounters with prominent figures in the cultural and artistic world to the thrill of gambling, to his fantastic theatrical adaptations. The exhibition of eighteenth-century men’s and women’s clothing will let us into the decadent and luxurious universe of Casanova’s time. ENG
Santa Croce 1992 www.mocenigo.visitmuve.it
132 MUSEO DI
activities offer an in-depth understanding of the richness of the lagoon and its history before Venice existed, during the imperial Roman era.
CASANOVA 1725-2025 L’eredità di un mito tra storia e cinema
Santa Croce 1730 www.msn.visitmuve.it
PALAZZO MOCENIGO/2
134 MUSEO DI STORIA
NATURALE GIANCARLO LIGABUE/2
WHEN 29 agostoAugust-2 novembreNovember
Mostra evento che celebra il mito di Casanova, in occasione dei 300 anni dalla nascita, attraverso la lente del cinema, in particolare con un focus sul capolavoro cinematografico Casanova (1976) di Federico Fellini. Il progetto è realizzato con il Museo Fellini di Rimini e in collaborazione con la Sartoria Farani, che custodisce i costumi originali disegnati da Danilo Donati per il film. La mostra propone una riflessione sulla storia e la cultura veneziane di quell’ultimo secolo di indipendenza politica, legando la figura di Casanova alle più innovative interpretazioni cinematografiche. An event exhibition celebrating the myth of Casanova on the 300th anniversary of his birth through the lens of cinema, with a particular focus on Federico Fellini’s 1976 masterpiece Casanova. The project has been co-produced with the Museo Fellini and with Sartoria Farani clothiers to preserve the original costumes designed by Danilo Donati for the film. The exhibition offers a reflection on the history and culture of Venice in that last century of political independence, linking the figure of Casanova to the most innovative cinematic interpretations. ENG
Santa Croce 1992 www.mocenigo.visitmuve.it
133 MUSEO DI STORIA NATURALE GIANCARLO LIGABUE/1
UN OSTRIARIUM ROMANO NELLA LAGUNA DI VENEZIA WHEN FinoUntil 2 novembreNovember
La mostra è il racconto e la restituzione di un significativo rinvenimento di archeologia subacquea in Laguna, unico nel suo genere in Italia. Si tratta di un vivarium, ovvero una vasca in mattoni e tavole di legno contenente ostriche, ideata per mantenere i bivalvi vivi prima del consumo, probabilmente annessa a una villa del I secolo d.C. Reperti, immagini, video delle operazioni di scavo subacqueo e delle attività di ricerca interdisciplinare, che ha coinvolto archeologi, geologi, biologi, unitamente ad un modello tridimensionale del sito archeologico lagunare, offrono un’approfondita conoscenza della ricchezza della Laguna e della sua storia “prima di Venezia”, in piena epoca imperiale romana. This exhibition is the story of a significant underwater archaeological discovery in the Venetian Lagoon: a vivarium, that is, an oyster tank designed to keep oysters alive before eating them, probably part of a Roman-era villa in the 1st century AD. Artifacts, images, videos of the underwater excavation operations, and interdisciplinary research ENG
ALICE CHANNER Megaflora WHEN 8 maggioMay-28 settembreSeptember
Una scultura autoportante di oltre tre metri di altezza che rappresenta uno stelo di rovo, realizzata tramite colata di alluminio in sabbia a partire da una scansione 3D allungata verticalmente fino a raggiungere le dimensioni volute: è Megaflora, opera dell’artista britannica Alice Channer. Per la prima volta la scultura viene presentata in un ambiente esterno, il giardino del Museo, e testimonia, con monumentale potenza evocativa, l’affascinante ambiguità presente nel lavoro di Channer, sempre al confine tra reale e artificiale, tra la natura e la sua riproduzione attraverso l’utilizzo di materiali industriali, tecnologici o metalli preziosi. A self-supporting sculpture of an over three metres tall blackberry stem, forged in sand-cast aluminum and developed on a 3D scan: this is Megaflora by British artist Alice Channer. For the first time, the sculpture is installed outdoors, in the museum’s garden, and testifies, with monumental evocative power, the fascinating ambiguity present in Channer’s work, always on the borderline between the real and the artificial, between nature and its reproduction through the use of industrial materials or precious metals. ENG
Santa Croce 1730 www.msn.visitmuve.it
135 MUSEO FORTUNY/1
ALBERTO RODRÍGUEZ SERRANO Ars Gratia Artis Venezia WHEN 14 maggioMay-5 ottobreOctober
Il lavoro di Alberto Rodríguez Serrano (Madrid, 1988) propone un nuovo modo di intendere l’arte, demolendo il concetto statico di pittura tradizionale. Utilizzando una tecnica innovativa basata sull’uso di pigmenti luminescenti, sia fosforescenti che fluorescenti, l’artista conferisce al proprio lavoro profondità emotiva e complessità materica. In un gioco di luci e ombre, i dipinti prendono vita con grande presa emotiva. La mostra, specificatamente pensata per Palazzo Fortuny, propone alcune delle opere più importanti realizzate da Serrano negli ultimi anni,
THE BAG GUIDE
77
AROUND TOWN
rather choosing to create an extraordinary synthesis between free technique and controlled painting. Zhang explores the cultural transformations and new social dynamics of globalization to ultimately question universal beauty and truth. Along an exhibition path comprising 26 pieces, the artist deconstructs and reconstructs traditional iconographies, weaving together past and present, tradition and innovation, developing a visual narrative that invites the viewer to a dialogue between different cultures.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
un compendio di diverse rappresentazioni artistiche frutto di lunghi periodi di sperimentazione e lavoro su tecniche innovative. Alberto Rodriguez Serrano’s work (Madrid, 1988) proposes a new way of understanding art, demolishing the static concept of traditional painting. Using an innovative technique based on luminescent pigments, both phosphorescent and fluorescent, the artist fills his work with emotional depth and material complexity. In a play of lights and shadows, the paintings come to life with great emotional impact. The exhibition, specifically designed for Palazzo Fortuny, features some of the most important works created by Serrano in recent years, an exhibit of diverse art from long periods of experimentation and work on innovative techniques. ENG
N OT O N LY B IEN N A L E
San Marco 3958 www.fortuny.visitmuve.it
136 MUSEO FORTUNY/2
ANTONIO BEATO Ritorno a Venezia Fotografie tra viaggio, architettura e paesaggio WHEN 15 ottobreOctober-15 marzoMarch,
2026
Intorno al 1860 Antonio Beato arrivò dalla Cina al Cairo e per quasi quarant’anni lì realizzò, con dettagli meticolosi e un occhio acuto per la composizione, una serie di straordinarie immagini dei templi e dei siti archeologici egiziani, della sofisticata architettura della Cittadella del Cairo, della dinamica complessità degli edifici dei Mamelucchi e dei paesaggi circostanti. La mostra porta alla luce le sfaccettate implicazioni culturali e politiche insite in queste immagini, andando oltre le interpretazioni tradizionali, esaminando l’interrelazione tra gli elementi architettonici e gli oggetti fotografati. Around 1860, Antonio Beato arrived in Cairo from China and for nearly forty years he created, with meticulous details and a keen eye for composition, a series of extraordinary images of Egyptian temples and archaeological sites, such as the sophisticated architecture of the Cairo Citadel, the dynamic complexity of Mamluk buildings, and the surrounding landscapes. The exhibition brings to light the multifaceted cultural and political implications inherent in these images, going beyond traditional interpretations and examining the interrelation between the architectural elements and the objects in his photographs. ENG
San Marco 3958 www.fortuny.visitmuve.it
78
137 NCONTEMPORARY VENICE
139 NICOLETTA FIORUCCI
WALTER NIEDERMAYR Marghera 1997
TOLIA ASTAKHISHVILI
WHEN 8 maggioMay-19 luglioJuly
Walter Niedermayr dal 1985 lavora a progetti in cui lo spazio viene esaminato come realtà occupata e modellata dalle persone. La percezione dello spazio e l’atmosfera spaziale in luoghi aperti e chiusi sono temi ricorrenti nelle sue opere fotografiche e video. Le regioni alpine e le strutture urbane, le architetture e le industrie sono gli elementi su cui si concentra la sua ricerca. I gruppi di opere devono essere intesi come progetti in corso, in cui le aggiunte si susseguono attraverso un ulteriore sviluppo in divenire. Since 1985, Walter Niedermayr has been working on projects that examine space as something people occupy and shape. The perception of space as well as indoor and outdoor space atmosphere are recurring themes in his photography and video art. Alpine regions and urban structures, architectures, and industries are the elements he mostly focuses on. These works should be understood as ongoing projects, with elements being added as the projects develop. ENG
Fondamenta San Giacomo, Giudecca 199 www.ncontemporary.com
138 NEGOZIO OLIVETTI
FORMAFANTASMA Ore streams: The Shape of Things to Come
FOUNDATION
WHEN 7 maggioMay-23 novembreNovember
Promuovere l’arte emergente è la missione della Nicoletta Fiorucci Foundation, basata a Londra e ora con una sua nuovissima sede a Venezia – un edificio già studio del pittore Ettore Tito negli anni ‘20 –, che inaugura i nuovi spazi espositivi ospitando Tolia Astakhishvili. L’installazione immersiva dell’artista georgiana, curata da Hans Ulrich Obrist, accoglie i lavori di altri otto artisti internazionali: Ketuta Alexi-Meskhishvili, Zurab Astakhishvili, Thea Djordjadze, Heike Gallmeier, Rafik Greiss, Dylan Peirce, James Richards e Maka Sanadze. Tutti gli interventi insieme creano un organismo unico, multiforme, in cui ogni voce contribuisce a costruire un racconto stratificato, fluido e contemporaneo. Promoting emerging art is the mission of the Nicoletta Fiorucci Foundation, based in London and now with a brand-new office in Venice in a building that used to be the studio of the painter Ettore Tito in the 1920s. Tolia Astakhishvili’s exhibition inaugurates this new art space. The immersive installation by the Georgian artist, curated by Hans Ulrich Obrist, features art by eight other international artists: Ketuta Alexi-Meskhishvili, Zurab Astakhishvili, Thea Djordjadze, Heike Gallmeier, Rafik Greiss, Dylan Peirce, James Richards, and Maka Sanadze. Together, they created a unique, diverse organism where each voice contributes to building a stratified, fluid, and contemporary narrative. ENG
Dorsoduro 2828 www.fiorucciartrust.com
WHEN 8 maggioMay-28 settembreSeptember
Formafantasma (Andrea Trimarchi e Simone Farresin) è uno studio di design basato sulla ricerca, che indaga le forze ecologiche, storiche, politiche e sociali che plasmano la disciplina del design contemporaneo. La mostra, curata da Bartolomeo Pietromarchi, occupa gli spazi iconici realizzati da Carlo Scarpa per Adriano Olivetti nel 1957, ora bene del FAI. Ore streams: The Shape of Things to Come è incentrata su due temi principali: il riciclo dei rifiuti dell’industria elettronica e l’obsolescenza programmata. La natura analitica di Formafantasma si traduce in risultati visivi, prodotti e strategie non convenzionali. Formafantasma (Andrea Trimarchi and Simone Farresin) is a research-based design studio that explores the ecological, historical, political, and social forces shaping contemporary design. The exhibition, curated by Bartolomeo Pietromarchi, occupies the iconic spaces designed by Carlo Scarpa for Adriano Olivetti in 1957. Ore Streams: The Shape of Things to Come focuses on two main themes: the recycling of electronic waste and planned obsolescence. The analytical nature of Formafantasma translates into unconventional visual results, products, and strategies. ENG
Piazza San Marco 101 www.formafantasma.com
140 OCEAN SPACE
NADIA HUGGINS TESSA MARS otras montañas, las que andan sueltas bajo el agua [altre montagne, dissolte sotto l’acqua] WHEN FinoUntil 2 novembreNovember
Una riflessione sull’eredità culturale delle comunità dei Caraibi viene offerta da due nuove opere site-specific commissionate da TBA21–Academy. A shipwreck is not a wreck, della fotografa Nadia Huggins, è un gigantesco scheletro di un relitto dove corpi, rocce e coralli sommersi evocano esperienze temporali profonde, mentre a call to the ocean, dell’artista Tessa Mars, è un’installazione pittorica immersiva abitata da personaggi che navigano uno spazio ibrido: le montagne. Sotto la guida della curatrice Yina Jiménez Suriel, le due artiste invitano a ripensa-
Not Only Biennale
AROUND TOWN
A reflection on the cultural heritage of Caribbean communities is offered by two new site-specific works commissioned by TBA21–Academy. A shipwreck is not a wreck by photographer Nadia Huggins is a gigantic skeleton of a shipwreck where submerged bodies, rocks and corals evoke profound temporal experiences, while a call to the ocean by artist Tessa Mars is an immersive pictorial installation inhabited by characters navigating a hybrid space: the mountains. Under the guidance of curator Yina Jiménez Suriel, the two artists invite us to rethink geography not as a set of rigid borders, but as a fluid and interconnected organism, highlighting the link between environmental and social sustainability. ENG
Chiesa di San Lorenzo, Castello 5069 www.ocean-space.org
142 PALAZZO BOLLANI
anonymous art project MIKA NINAGAWA with EiM. Interstice WHEN 10 maggioMay-21 luglioJuly
L’installazione immersiva di Mika Ninagawa, in collaborazione con il collettivo creativo EiM (Eternity in a Moment) e a cura di Eriko Kimura, esplora i concetti di confine, transizione e sovrapposizione, utilizzando immagini, luci e suoni per creare uno spazio in cui realtà e finzione si fondono in un’esperienza sensoriale totalizzante. Mika Ninagawa (Tokyo, 1972) è una delle fotografe e registe più influenti della scena contemporanea giapponese, celebre per il suo uso audace del colore e per una poetica visiva che fonde estetica pop, simbolismo naturale e cultura tradizionale giapponese. The immersive installation by Mika Ninagawa, in collaboration with creative collective EiM (Eternity in a Moment) and curated by Eriko Kimura, explores the concepts of boundary, transition, and superimposition using images, lights, and sounds to create a space where reality and fiction merge into a total sensory experience. Mika Ninagawa (b. 1972) is one of the most influential photographers and filmmakers in Japan, renowned for her bold use of colour and a visual poetry that blends pop aesthetics, natural symbolism, and traditional Japanese culture. ENG
141 PALAZZO BAROVIER&TOSO
Barovier&Toso ARTE VLASTIMIL BERÁNEK Stillness in Motion Quiete in Movimento Collocandosi all’intersezione tra la tradizione vetraria ceca e l’innovazione contemporanea, Vlastimil Beránek rende onore all’eredità dell’artigianato del cristallo boemo espandendo i limiti tecnici del vetro come mezzo artistico. Le sue sculture monumentali in vetro colato rappresentano l’evoluzione della tradizione verso approcci più scultorei e concettuali. Le sue forme astratte di grandi dimensioni, spesso ispirate a elementi naturali come l’acqua e il fuoco, lo hanno collocato a livello internazionale come ambasciatore dell’arte vetraria ceca, spingendo contemporaneamente il medium vetro in nuovi territori che trascendono la categorizzazione convenzionale tra arte e artigianato. Founding himself at the intersection of Czech glassmaking tradition and contemporary innovation, Vlastimil Beránek honors the heritage of Bohemian crystal craftsmanship by expanding the technical limits of glass as an artistic medium. His monumental sculptures are the evolution of tradition towards more sculptural and conceptual approaches. His large-scale abstract forms, often inspired by natural elements such as water and fire, have established him internationally as an ambassador of Czech glass art, simultaneously pushing the glass medium into new territories that transcend the conventional categorization between art and craft. ENG
Sala dell’Acqua Fondamenta Manin 1/D, Murano www.barovierarte.com
Castello 3647
143 PALAZZO CAVANIS
ALPS. ARCHITECTURE. SOUTH TYROL WHEN 10 maggioMay-23 novembreNovember
L’orizzonte architettonico dell’Alto Adige sviluppatosi tra il 2018 e il 2024 è documentato nella mostra Alps. Architecture. South Tyrol, un’elaborazione sulle trasformazioni del paesaggio urbano nella regione alpina. L’esposizione, che conta ventotto progetti principali e altrettante menzioni speciali selezionati da una giuria internazionale tra 240 proposte visionate, si interroga sull’esistenza di un’architettura altoatesina e su quali possano essere le sue caratteristiche distintive. Pianificazione sostenibile, recupero attento dei centri urbani e utilizzo responsabile delle risorse, del paesaggio e dei materiali sono i temi prevalenti affrontati dai progetti.
proposals. It questions the existence of a South Tyrolean architecture and what its distinctive features may be. Sustainable planning, careful restoration of urban centers, and responsible use of resources, landscape, and materials are the prevailing themes addressed by the projects. Fondamenta Zattere, Dorsoduro 920 www.kunstmeranoarte.org
144 PALAZZO CINI
LJUBODRAG ANDRIC Spazi, soglie, luci WHEN FinoUntil 8 settembreSeptember
L’indagine condotta da Ljubodrag Andric su luoghi e architetture mette in evidenza come e quanto il suo linguaggio si discosti dalla fotografia tradizionale. Pur adottando tecniche e materiali specifici, l’artista approda a una forma di rappresentazione indipendente dalla realtà oggettiva: una sorta di smaterializzazione che trascende la funzione originaria degli elementi riprodotti aprendosi ad una profondità visiva e sensoriale che va oltre il dato materiale. In mostra quindici opere, frutto dei suoi viaggi in India e delle sue residenze presso la Fondazione Giorgio Cini, creano un gioco di rimandi, risonanze e corrispondenze tra le architetture veneziane e quelle indiane, in un confronto a distanza tra luci e ombre, realtà e astrazione. Ljubodrag Andric’s investigation on places and architectures highlights how and to what extent his language diverges from traditional photography. While adopting specific techniques and materials, the artist arrives at a form of representation independent of objective reality: a sort of dematerialization that transcends the original function of the reproduced elements, opening to a visual and sensory depth that goes beyond the material data. Fifteen artworks from his travels in India and his residencies at the Giorgio Cini Foundation create a play of references, resonances, and correspondences between Venetian and Indian architectures, in a distant comparison between lights and shadows, reality, and abstraction. ENG
Campo San Vio, Dorsoduro 864 www.palazzocini.it
The northern Italian region of South Tyrol’s architecture in the years 2018-2024 is documented in the exhibition Alps. Architecture. South Tyrol, a study on the transformations of the urban landscape in the Alpine region. The exhibition features twenty-eight main projects and an equal number of special mentions selected by an international jury from 240 ENG
THE BAG GUIDE
79
AROUND TOWN
re la geografia non come un insieme di confini rigidi, ma come un organismo fluido e interconnesso, evidenziando il legame tra sostenibilità ambientale e sociale.
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
145 PALAZZO DIEDO
BERGGRUEN ARTS & CULTURE
New site-specific installations UNTITLED (FLOOR) by Piero Golia SENZA TITOLO by Marcantonio Brandolini d’Adda
N OT O N LY B IEN N A L E
WHEN FinoUntil 23 novembreNovember
Palazzo Diedo, sede di Berggruen Arts & Culture, ha aperto ufficialmente le porte nel 2024 presentando undici interventi site-specific permanenti in dialogo con l’architettura e gli spazi dell’edificio realizzati dagli artisti Urs Fischer, Carsten Höller, Ibrahim Mahama, Mariko Mori, Sterling Ruby, Jim Shaw, Hiroshi Sugimoto, AYA TAKANO, Lee Ufan, Liu Wei e Piero Golia. Nel 2025 Palazzo Diedo riapre arricchendosi di due nuove installazioni sitespecific permanenti: Untitled (floor) di Piero Golia, un intervento sul pavimento del grande salone centrale, e Senza titolo di Marcantonio Brandolini d’Adda, che reinterpreta il calore del camino che un tempo animava una stanza del palazzo. Palazzo Diedo, the Venetian seat of Berggruen Arts & Culture, officially opened its doors in 2024 to present eleven permanent site-specific interventions by artists Urs Fischer, Carsten Höller, Ibrahim Mahama, Mariko Mori, Sterling Ruby, Jim Shaw, Hiroshi Sugimoto, AYA TAKANO, Lee Ufan, Liu Wei, and Piero Golia. In 2025, Palazzo Diedo reopens, enriched by two new permanent site-specific installations: Untitled (floor) by Piero Golia, and Untitled by Marcantonio Brandolini d’Adda, which reinterprets the warmth of the fireplace that once animated one of the palace rooms. ENG
Cannaregio 2386 www.berggruenarts.org
146 PALAZZO DUCALE
L’ORO DIPINTO El Greco e la pittura tra Creta e Venezia WHEN FinoUntil 29 settembreSeptember
Sette sezioni scandiscono cronologicamente la feconda unione artistica tra Grecia e Venezia; protagonista la scuola pittorica veneto-cretese in bilico tra Oriente bizantino e Occidente latino. La mostra parte dalle origini nel secolo XV, con i primi maestri che progressivamente guardano all’Occidente gotico, per passare nel maturo Quattrocento a significative vicinanze con i modelli del grande Rinascimento veneziano. L’evoluzione prosegue nel Cinquecento con felici ibridazioni fra tradizione bi-
80
zantina e libere ispirazioni occidentali. Al centro di questo avvincente racconto di storia e pittura si colloca il più celebre e stravagante rappresentante della “scuola”: Dominikos Theotokopoulos, noto come El Greco (15411614). Seven sections outline the prolific artistic union between Greece and Venice, with the Venetian-Cretan painting school as the protagonist, an art liaison between Byzantine East and Latin West. The exhibition begins with fifteenth-century art and the first artists who gradually turn to Gothic Western influences, later progressing into significant affinities with the models of the great Venetian Renaissance. The evolution continues into the 16th century with interesting hybridizations between Byzantine tradition and free Western inspirations. At the center of this beautiful story is its most famous and eccentric representative: Dominikos Theotokopoulos, known as El Greco (1541-1614).
ENG
San Marco 1 palazzoducale.visitmuve.it
147 PALAZZO FERRO FINI
GIANMARIA POTENZA Elaborating New Codes WHEN 14 maggioMay-17 ottobreOctober
Artista, scultore e designer, Gianmaria Potenza ha avviato il suo laboratorio negli anni Cinquanta nel cuore di Venezia. La sua tecnica attinge alla tradizione veneziana reinterpretata in chiave contemporanea. Le trenta opere in mostra tessono un dialogo tra la serie Gli Elaboratori e una selezione di opere più recenti. Gli Elaboratori sono opere in cui ogni elemento – piccoli cubi e cilindri in legno – è modellato, levigato e assemblato in una costruzione in cui la ripetizione si fa principio strutturale, scandendo lo sviluppo della composizione e facendo della dialettica tra ordine strutturale e tattilità materica un fulcro della ricerca dell’artista. Artist, sculptor, and designer Gianmaria Potenza opened his shop in the 1950s in the heart of Venice. His technique draws on Venetian tradition reinterpreted in a contemporary key. The thirty pieces on display open a connection between his Gli Elaboratori series and a selection of more recent works. In Gli Elaboratori, each element – small wooden cubes and cylinders – is modeled, smoothed, and assembled into a construction where repetition is made a structural tenet, marking the development of the composition and making the dialectic between structural order and material tactility a focal point of the artist’s research.
ENG
Consiglio Regionale del Veneto San Marco 2322 www.gianmariapotenza.it
148 PALAZZO FRANCHETTI/1
MATTIA MORENI Gli oggetti le cose pensano in silenzio WHEN FinoUntil 27 luglioJuly
Mattia Moreni (1920-1999) ha lasciato tracce fondamentali nell’arte del Novecento. La sua pratica visionaria, anticonformista, vulcanica rivive qui in trenta dipinti, capolavori indiscussi della produzione dell’artista, capaci di restituire la sua ‘avventura’ intensamente pittorica e la sua lucida visione nei confronti del suo tempo. Tipica di Moreni la tecnica di unire alla pittura la scrittura di parole direttamente sulla tela, che amplificano tensione espressiva e densità concettuale. Autentico precursore del rapporto uomo-macchina-computer e della rivoluzione tecnologica della società allora solo agli albori. Artist Mattia Moreni (1920-1999) left his mark in twentieth-century art. His visionary, nonconformist, and volcanic practice comes to life in the thirty paintings on show, each an undisputed masterpiece that conveys his adventure in pictorial art and his lucid vision of his time. Moreni combines painting with writing words directly on the canvas, amplifying expressive tension and conceptual density. A true forerunner of the relationship between man, machine, computer, and of the technological revolution of a society that was then just at the beginning. ENG
ACP - Palazzo Franchetti, San Marco 2847 www.acp-palazzofranchetti.com
149 PALAZZO FRANCHETTI/2
GRAHAM SUTHERLAND Bittersweet WHEN FinoUntil 27 luglioJuly
Graham Sutherland (Londra, 1903-1980) si distingue per l’apporto del tutto personale fornito alla rilettura delle avanguardie storiche del primo Novecento e per la varietà dei medium utilizzati, tra cui olii, acquerelli e litografie, ma anche costumi e scenografie. La sua arte, sempre in bilico tra reale e immaginario, presenta caratteri espressionisti, cubisti, surrealisti e astratti che si uniscono in una commistione del tutto originale. Il risultato è una figurazione basata su una sofisticata destrutturazione delle forme poi ricomposte in una nuova realtà, visionaria e agrodolce (Bittersweet), colta nel suo incessante fluire e nella precaria tensione degli opposti. Graham Sutherland (1903-1980) is known for his unique contribution to the reinterpretation of the early 20th-century historical avant-gardes and for the variety of mediums he used, including oils, watercolors, and lithographs, as well as costumes and set designs. His art, always balancing between the real and ENG
Not Only Biennale
AROUND TOWN
ACP - Palazzo Franchetti, San Marco 2847 www.acp-palazzofranchetti.com
150 PALAZZO GRASSI
TATIANA TROUVÉ La strana vita delle cose WHEN FinoUntil 4 gennaioJanuary, 2026
Nell’universo artistico di Tatiana Trouvé (1968) la materia pare vibrare di un’esistenza propria, sospesa tra memoria, sogno e realtà. Le sculture, i disegni monumentali e le installazioni immersive, molte delle quali create espressamente per la mostra, compongono una dimensione originale ed evocativa, un labirinto di forme e materiali dove ogni oggetto è connotato da una sorta di storia invisibile, rivelando la ‘strana vita’ che le cose possono assumere quando vengono trasfigurate dall’arte. La monografica a Palazzo Grassi rappresenta una rara occasione per immergersi nell’estetica raffinata e stratificata di un’artista che ha saputo ridefinire il linguaggio della scultura e dell’installazione contemporanee. In the artistic universe of Tatiana Trouvé (1968), matter seems to vibrate with an existence of its own, suspended between memory, dream and reality. The sculptures, monumental drawings and immersive installations, most of them created specifically for the exhibition, comprise an original and evocative dimension, a labyrinth of shapes and materials where each object is charged with an invisible story, revealing the “strange life” that things can take on when they are transfigured by art. This monographic exhibition at Palazzo Grassi represents a rare opportunity to immerse oneself in the refined and layered aesthetics of an artist who has succeeded in redefining the language of contemporary sculpture and installation. ENG
Campo San Samuele, San Marco 3231 www.pinaultcollection.com
151 PROCURATIE VECCHIE/1
The Human Safety Net A WORLD OF POTENTIAL Un viaggio sorprendente alla scoperta del nostro potenziale: è la mostra A World of Potential alla Casa di The Human Safety Net, promossa da Generali con una missione sociale di respiro internazionale. Ancora più ricco di contenuti e di incontri sorprendenti, il percorso interattivo rende i visitatori protagonisti, stimolandoli a esplorare e allenare i propri punti di forza. Un luogo di dialogo e di scambio di idee – dall’8 maggio aperto con ingresso libero a tutti –, dove poter affrontare in modo nuovo e partecipato le principali sfide sociali del mondo odierno e aiutare a liberare il potenziale di persone che vivono in condizioni di vulnerabilità. È possibile far parte del network attraverso una donazione volontaria che supporta i programmi di The Human Safety Net. A surprising journey to discover our potential: A World of Potential at The Human Safety Net House is rich in content and unexpected encounters. This interactive experience makes visitors the main characters, encouraging them to explore and strengthen their own abilities. It’s a space for dialogue and exchange of ideas that will be open to everyone for free starting May 8. Here people can work on today’s major social challenges in a new and participatory way, helping to unlock the potential of those living in vulnerable conditions. You can also be part of the network through a voluntary donation that supports The Human Safety Net’s programs. ENG
Procuratie Vecchie, Piazza San Marco 105 www.thehumansafetynet.org
152 PROCURATIE VECCHIE/2
The Human Safety Net DREAMS IN TRANSIT WHEN 9 maggioMay-15 marzoMarch, 2026
La Casa di The Human Safety Net ospita la collettiva Dreams in Transit, che affronta il tema dei fenomeni migratori visti attraverso gli occhi di cinque artiste contemporanee: Ange Leccia, Leila Alaoui, Lorraine de Sagazan & Anouk Maugein e Sarah Makharine. La mostra è parte del programma The Parliament of the Invisibles, ideato dall’artista Anish Kapoor e curato dalla Fondazione Art for Action, una realtà che promuove il cambiamento sociale attraverso l’arte, mobilitando gli artisti per generare nuove narrazioni sui diritti umani e sulle questioni trascurate nelle nostre società. Il tema della prima edizione è After Migration.
Sarah Makharine. The exhibition is part of the program The Parliament of the Invisibles, the brainchild of artist Anish Kapoor curated by the Art for Action Foundation. The Foundation is an organization that promotes social change through art and mobilizes artists to create new narratives around human rights and issues often overlooked in our societies. The theme of the first edition is After Migration. Procuratie Vecchie, Piazza San Marco 105 www.art-for-action.com www.thehumansafetynet.org
153 PUNTA DELLA DOGANA
THOMAS SCHÜTTE Genealogies WHEN FinoUntil 23 novembreNovember
Tra gli artisti più eclettici e visionari della scena contemporanea, Thomas Schütte ‘occupa’ Punta della Dogana ripercorrendo oltre cinquant’anni della sua produzione artistica, dal 1970 ad oggi, e svelando il carattere ironico, inquietante e profondamente teatrale della sua opera. Il suo linguaggio artistico esplora la fragilità della condizione umana con un registro che alterna dramma e grottesco, ironia e pathos. Ogni opera nasce da un’ibridazione tra forme e tecniche, tra monumentalità e fragilità. Schütte usa la scultura come linguaggio mutevole e polifonico, in cui la tensione tra violenza e ingegno, intimità e teatralità, serietà e umorismo grottesco genera un dialogo costante con il presente. Among the most eclectic and visionary artists on the contemporary scene, Thomas Schütte ‘occupies’ Punta della Dogana, retracing over fifty years of his artistic production, from 1970 to today, and revealing the humorous, disturbing and profoundly theatrical nature of his work. His artistic language explores the fragility of the human condition with a register that alternates between drama and the grotesque, irony and pathos. Each piece is born out of a hybridization between forms, techniques, monumentality and fragility. Schütte uses sculpture as a mutable and polyphonic language in which the tension between violence and ingenuity, intimacy and theatricality, seriousness and grotesque humour generates a constant dialogue with the present. ENG
Dorsoduro 2 www.pinaultcollection.com
The Human Safety Net House hosts Dreams in Transit, a group exhibition on migration phenomena through the eyes of five contemporary artists: Ange Leccia, Leila Alaoui, Lorraine de Sagazan & Anouk Maugein, and ENG
THE BAG GUIDE
81
AROUND TOWN
the imaginary, features elements of expressionism, cubism, surrealism, and abstraction that come together in a completely original blend. The result is a depiction based on a sophisticated deconstruction of forms, which are then reassembled into a new, visionary, and bittersweet reality, captured in its constant flow and the precarious tension of opposites.
N OT O N LY B IEN N A L E
19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
82
Not Only Biennale
AROUND TOWN 19. INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION
FOSBURY ARCHITECTURE Design x ABC Zattere GAËLLE CHOISNE Temple of Love. Cœur WHEN 9 maggioMay-12 ottobreOctober
Due nuovi progetti di arte e architettura contemporanea. Il primo è la personale dell’artista francese Gaëlle Choisne, che conclude la residenza alla Scuola Piccola Zattere con un nuovo capitolo della sua serie espositiva ispirata a Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. Tramite un approccio che combina molteplici media, tecniche e materiali, Choisne costruisce una narrazione progressiva in continua evoluzione. Il secondo è l’intervento di Fosbury Architecture per il design del nuovo ristorante ABC Zattere. Concepito in dialogo con l’identità e il programma della Scuola, il progetto crea una continuità tra interno ed esterno, tradizione e modernità. Two new projects in contemporary art and architecture. The first is a solo exhibition by French artist Gaëlle Choisne, which concludes her residency at Scuola Piccola Zattere with a new chapter in her exhibition series inspired by Roland Barthes’s A Lover’s Discourse: Fragments. Through an approach that combines multiple media, techniques, and materials, Choisne constructs a progressively evolving narrative. The second project is an intervention by Fosbury Architecture for the design of the new ABC Zattere restaurant. Designed in dialogue with the identity and programme of the school, the projects creates continuity between theindoor and outdoor, blending tradition with modernity. ENG
Dorsoduro 1401 www.scuolapiccolazattere.com
155 SMAC/1
SAN MARCO ART CENTRE
FOR ALL THAT BREATHES ON EARTH Jung Youngsun and Collaborators WHEN 9 maggioMay-13 luglioJuly
Prima grande mostra internazionale dell’architetta paesaggista Jung Youngsun (1941) che ripercorre lo sviluppo della sua pratica, dall’attivismo iniziale sino agli ambiziosi progetti statali come quelli per le Olimpiadi di Seul e l’Aeroporto Internazionale di Incheon. Il suo lavoro ha promosso una nuova sensibilità attorno all’idea di recupero e di creazione di spazi verdi, sia in contesti urbani che in vari altri ambiti pubblici e privati, concentrandosi sulla progettazione al servizio non solo della natura, ma anche delle comunità,
creando paradisi resilienti e sostenibili per la socializzazione, la contemplazione e la meditazione. Youngsun incorpora nei suoi progetti materiali vivi, privilegiando specie autoctone che esaltano “la bellezza del vuoto”. The first major international exhibition of landscape architect Jung Youngsun (b. 1941) traces the development of her practice, from her early activism to ambitious state-sponsored projects like those for the Seoul Olympics and the Incheon International Airport. Her work has fostered new sensitivity around the idea of restoring and creating green spaces, both in urban contexts and in various other public and private settings. Jung focuses on design that serves not only nature but communities, too, and one that creates resilient and sustainable havens for socialization, contemplation and meditation. The architect incorporates living materials into her projects, favoring native species that highlight “the beauty of emptiness.” ENG
Procuratie Vecchie, Piazza San Marco 105 www.smac.org
156 SMAC/2
SAN MARCO ART CENTRE
MIGRATING MODERNISM The architecture of Harry Seidler WHEN 9 maggioMay-13 luglioJuly
Ampia retrospettiva sulla vita e sull’opera dell’architetto australiano di origine austriaca Harry Seidler (Vienna, 1923-Sydney, 2006), uno degli architetti più influenti del Novecento. La mostra pone l’attenzione in modo approfondito sia sui singoli progetti che sulle innumerevoli collaborazioni realizzate nel tempo da Seidler con architetti e artisti di primissimo livello, tra questi Josef Albers, Alexander Calder, Helen Frankenthaler, Frank Stella, Lin Utzon e Sol LeWitt, Pier Luigi Nervi. Il percorso espositivo presenta materiali come lettere, disegni e modelli, affiancati da documenti personali e opere d’arte di coloro i quali lo hanno influenzato o con cui l’architetto ha collaborato. A comprehensive retrospective on the life and work of Australian architect of Austrian origin Harry Seidler (Vienna, 1923-Sydney, 2006), one of the most influential architects of the twentieth century. The exhibition shows both individual projects and the countless collaborations that, over several years, Seidler entertained with top architects and artists, including Josef Albers, Alexander Calder, Helen Frankenthaler, Frank Stella, Lin Utzon, Sol LeWitt, and Pier Luigi Nervi. The exhibition features materials such as letters, drawings, and models, alongside personal documents and artworks from artists who influenced him or with whom the architect collaborated. ENG
Procuratie Vecchie, Piazza San Marco 105 www.smac.org
157 THE VENICE VENICE HOTEL
M’ART&CRAFT DESIGN STUDIO Spazio dedicato alla creatività contemporanea, il Venice M’Art ospita il M’Art & Craft Design Studio, un’esposizione dedicata alla collezione Erose. Arredi artigianali e oggetti frutto di collaborazioni artistiche incarnano l’etica post-veneziana di The Venice Venice Hotel, che intreccia memoria e visione per raccontare una Venezia futura. Scoprire l’ispirazione e il viaggio che si celano dietro ogni pezzo della collezione è un’occasione di incontro grazie ad una serie di talks che regalano la certezza di trovarsi in un rifugio segreto dell’eterna avanguardia che anima Venezia. Home to contemporary expressions of creativity, Venice M’Art hosts M’Art&Craft Design Studio, a captivating exhibition showcasing items by The Erose collection. From artisanal objects and furnishings to artistic collaborations, each piece embodies The Venice Venice Hotel’s Postvenetian ethos, bridging heritage with avant-garde vision. Visitors will discover the inspiration and journey behind each piece through on-site talks. ENG
Venice M’Art Gallery, Cannaregio 5631 www.venicevenice.com
158 VICTORIA MIRO VENICE
DO HO SUH. Breathing Home. Recent Drawings WHEN 10 maggioMay-28 giugnoJune
Una serie di opere su carta, tra cui disegni realizzati con grafite, acquerello e pennarello a pigmenti, nonché disegni unici “a filo”, in cui il filo di cotone è incorporato nella carta fatta a mano, mettono in evidenza il ruolo fondamentale che il disegno riveste nell’arte di Do Ho Suh (Seul, 1962). «Molte di queste opere sono meditazioni su idee che mi hanno accompagnato per tutta la vita, parlano del cuore del mio lavoro e del mio pensiero» dichiara l’artista. La mostra mette in luce la metodologia, le tecniche innovative e l’uso sperimentale dei materiali, sottolineando il ruolo espansivo del disegno nella sua arte. A series of works on paper, including graphite, watercolor, and pigment markers drawings, as well as unique “threaded” drawings where cotton thread is incorporated into handmade paper, highlight the essential role that drawing plays in the art of Do Ho Suh (b. 1962). “Many of these works are meditations on ideas that have accompanied me throughout my life; they speak to the heart of my work and my thinking,” the artist stated. The exhibition showcases his methodology, innovative techniques, and experimental use of materials, emphasizing the expansive role of drawing in his art. ENG
Calle Drio La Chiesa, San Marco 1994 www.victoria-miro.com
THE BAG GUIDE
83
AROUND TOWN
154 SCUOLA PICCOLA ZATTERE