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83. VENICE FILM FESTIVAL | SEPTEMBER 10, 2026 | DAY 9
83. VENICE FILM FESTIVAL
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SEPTEMBER 10, 2026
83. VENICE FILM FESTIVAL
CONCORSO
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TODAY N
INTERVISTA NICOLAS PARISER di Delphine Trouillard
NOT A LOVE STORY SET IN THE PRESENT, BUT THAT OF A MAN IN 2026 TRYING TO REINTERPRET HIS PAST LOVE LIFE. FOR EVERY POLITICAL REVOLUTION INEVITABLY BRINGS ABOUT A MORAL SHIFT
U
n peu avant minuit, in Concorso, porta Nicolas Pariser su un terreno più intimo rispetto ai suoi film precedenti. La politica resta presente, ma filtra ora nelle relazioni, nella memoria e nella mascolinità, mentre il film osserva un uomo costretto a rileggere se stesso alla luce della rivoluzione femminista e di un presente sempre più inquieto. Nei suoi film precedenti la politica era spesso in primo piano. Qui sembra invece entrare nell’intimità dei personaggi. È un’evoluzione del suo cinema politico? È successo che, nell’età in cui i miei amici registi realizzavano film su temi intimi, familiari o sentimentali, io non riuscivo a trovare i finanziamenti per i miei. L’industria si è interessata al mio lavoro quando ho iniziato, un po’ per caso, a scrivere sceneggiature sul mondo politico per poi continuare su quella strada. Nei primi due lungometraggi ho comunque cercato di far emergere l’intimità dei personaggi, ma le trame e le discussioni politiche finivano per prevalere. Con Un peu avant minuit ho voluto rovesciare questa dinamica. Il film parla prima di tutto dell’intimità, mentre la politica rimane sullo sfondo per poi irrompere nella vita privata del protagonista. Mi piacciono le opere – film, romanzi, quadri – che mescolano grande Storia e vite personali. Cerco di inserirmi in quella tradizione, da L’educazione sentimentale di Flaubert a Una vita difficile di Dino Risi. Léo è costretto a rimettere in discussione se stesso e le proprie relazioni passate. Le interessava realizzare un film che prendesse chiaramente posizione, oppure piuttosto di mettere in scena una progressiva presa di coscienza maschile? Il mio obiettivo non è relativizzare, “sfumare” o aggiungere qualcosa al movimento #MeToo; da parte di un uomo sarebbe fuori luogo. Per un uomo #MeToo è un invito salutare ad ascoltare, tacere e riflettere su se stesso. Uno degli intenti del film è mostrare un uomo per il quale smettere di pensarsi al centro della scena non è affatto scontato. Non parlerei però di una vera presa di coscienza, perché non credo molto alle conversioni piene e sincere. Osservo piuttosto personaggi toccati dalla rivoluzione #MeToo e il modo in cui essa sconvolge convinzioni, sentimenti e ricordi. Una rivoluzione che ci costringe anche a rileggere ciò che l’ha preceduta, limitando la nostra capacità di raccontarci delle storie. E Léo, probabilmente, se ne è raccontate molte. Sul film aleggia costantemente un senso di pericolo. È anche un modo di raccontare l’epoca in cui viviamo, in particolare il modo in cui oggi le donne vivono le relazioni con gli uomini? Il pericolo, o meglio l’angoscia, nasce dalla sensazione di vivere gli ultimi momenti di un mondo che non è ancora del tutto crollato. La democrazia esiste ancora in Francia, ma il sistema politico appare definitivamente rotto. Parigi assomiglia ancora a Parigi, ma sarebbe falso filmarla senza i pullman della polizia antisommossa e le schiere di agenti che quasi ogni fine settimana cercano di “mantenere l’ordine”. Il pericolo che volevo rappresentare è questo: qualcosa sta scomparendo e non abbiamo idea di cosa ci aspetti. La rivoluzione femminista avviene dentro questo contesto. È uno dei pochi motivi di speranza del nostro tempo, e proprio per questo colpisce il paradosso di un cambiamento così importante che emerge in un momento quasi apocalittico. Il film guarda anche a forme di violenza che in passato venivano accettate o semplicemente non nominate. Quanto possiamo davvero riconoscere le forme di violenza e dominio mentre siamo immersi nel presente? Ogni epoca produce probabilmente forme specifiche di dominio, ma quello maschile nella sfera intima mi sembra aver mantenuto una notevole continuità nel corso della storia. Gli uomini hanno aggredito sessualmente le donne e meccanismi di omertà e negazione, soprattutto dentro le famiglie, hanno permesso che queste violenze continuassero. Freud, quando iniziò ad ascoltare le donne, elaborò una prima teoria secondo cui molti disturbi psichici derivavano da aggressioni sessuali subite nell’infanzia. Poi si rese conto che, seguendo ciò che emergeva dai racconti delle pazienti, il numero degli stupri e degli stupratori avrebbe dovuto essere enorme anche nell’alta società viennese, compresa la propria famiglia, e abbandonò rapidamente quella teoria. La forza dell’attuale liberazione della parola delle donne sta anche qui: affronta una questione antica quasi quanto la famiglia stessa. Mi sento molto vicino ai movimenti progressisti contemporanei, ma resto diffidente verso il loro lato trionfalistico. Una causa giusta, anche quando viene espressa con chiarezza e forza, non è necessariamente destinata a vincere.
di F.D.S.
ella nutrita squadra francese (quattro registi) che partecipa al Concorso di questa edizione della Mostra una bella sorpresa potrebbe venire da Nicolas Pariser, un cinquantenne parigino dai molteplici studi giovanili che prima di passare alla regia è stato critico cinematografico, secondo un preciso percorso santificato dalla Nouvelle Vague. Questo intrigante autore transalpino presenta oggi in Concorso Un peu avant minuit, con Melvil Poupaud e Chiara Mastroianni, girato tra Parigi e Ferrara. La filmografia di Pariser è abbastanza scarna, avendo cominciato a girare lungometraggi solo una decina di anni fa: tre i film da lui sin qui diretti, oltre a quello qui in Mostra, due dei quali distribuiti anche in Italia. Abbiamo parecchio apprezzato Alice e il sindaco, del 2019, film che parlava di crisi della democrazia, ruolo degli intellettuali e retorica pubblica, il tutto in modo garbato e però tagliente. Un Fabrice Luchini in forma smagliante, come sempre miracolosamente in equilibrio tra vezzo e sensibilità, è il sindaco di Lione attraversato da dubbi sul ruolo attuale della politica. Roso dal timore di non essere più in grado di pensare la politica in modo nuovo, si affida ai consigli di una giovane neolaureata in filosofia entrata a far parte del suo staff (Il portaborse 30 anni dopo…). Dietro una sceneggiatura perfetta, di taglio assolutamente conversazionale, il film ci spiegava come gli strumenti tradizionali della pratica politica sono obsoleti e del tutto incapaci di dare effettive risposte ai cittadini (quel comitato per festeggiare i 2500 anni di Lione ricorda così tanto l’Azione Parallela dell’Uomo senza qualità , che dovrebbe organizzare i festeggiamenti per i 70 anni di regno di Francesco Giuseppe!) e fornisce il consiglio di dedicarci alla lettura de La strana disfatta di Marc Bloch, testimonianza della crisi europea nel 1940. «We wanna be free! We wanna be free to do what we wanna do. We wanna be free to ride! And we wanna get loaded. And we wanna have a good time. We are gonna have a party». Riconoscete queste parole? Certo, sono le frasi con le quali Peter Fonda esprime la visione del mondo puramente edonista dei motociclisti di The Wild Angels (I selvaggi), il film del 1966 di Roger Corman oggi in rassegna a Venezia Classici. Ma sono anche le parole che sentiamo all’inizio di Loaded, prima traccia dell’album Screamadelica dei Primal Scream, uscito nel 1991. Screamadelica è l’album più importante degli ultimi trentacinque anni. Tentò l’impresa di unire l’anima del rock con quella della club culture e dei rave. E ci riuscì: chitarre distorte e campionamenti digitali, baby boomer e Generazione X uniti in una danza che dopo non sarebbe mai più stata così dolce.
Director's cuts
UN PEU AVANT MINUIT_Mi sono innamorato di questo film appena l’ho visto. È scritto benissimo, nella grande tradizione del cinema francese di parola, e fa pensare a Rohmer. È un film generazionale, che interroga ciò che un ragazzo di diciotto anni può comprendere dei problemi della nostra generazione, ripensando agli anni Ottanta e Novanta, quando i rapporti fra uomini erano spesso segnati da dominazione e sfruttamento. Il film mette a fuoco questi nodi senza ideologia, senza contrapposizioni rigide, senza le dinamiche che oggi alimentano molte polemiche sul femminismo, ma con una delicatezza e un’incisività di rara sottigliezza. 3
FUORI CONCORSO
Photo Gianmarco Chieregato
83. VENICE FILM FESTIVAL
Partita a due
PER TONI SERVILLO È STATA UN’IMMERSIONE IN UN CAMPO DOMINATO DALLA PRESENZA DI UN BAMBINO DI CINQUE ANNI CHE OGNI GIORNO AVREBBE POTUTO DIRCI: “BASTA, MI SONO STUFATO” (È ANCHE SUCCESSO!)
di Roberto Pugliese
L
’annosa querelle riassumibile con “viene prima il cinema o il teatro?” sembra da tempo risolta, nell’opera di Mario Martone, in modo molto salomonico: fare del cinema teatrale e del teatro cinematografico. Diciamo meglio: applicare al cinema le regole e i canoni della messinscena teatrale, sfruttandoli per moltiplicarne la carica emotiva e comunicativa, e utilizzare ogni possibilità del lavoro filmico, a cominciare dalla manipolazione di tempo e spazio, per amplificare le suggestioni di un teatro, ivi compresa l’opera lirica, inteso come luogo dinamico di volti, parole e stati d’animo. Ma il calembour non rende piena giustizia allo spessore creativo del regista napoletano, il cui percorso sul grande schermo è partito proprio da Venezia con il Gran Premio della Giuria per l’esordio di Morte di un matematico napoletano (1992). Del resto Martone è di casa al Lido, dove ha presentato in Concorso il fluviale, risorgimentale Noi credevamo (2010), dal romanzo di Anna Banti, e la biografia leopardiana Il giovane favoloso (2014). Giurato della Mostra nel 1995, torna qui nel 2018 con Capri-Revolution e nel 2019 con Il sindaco del Rione Sanità, dalla pièce del suo autore di riferimento, Eduardo De Filippo. Al capostipite della dinastia Scarpetta-De Filippo, Edoardo Scarpetta, dedica poi, sempre in laguna,
BO OK
M
Qui rido io (nel 2021). Protagonista un interprete, Toni Servillo, che da Morte di un matematico napoletano a Teatro di guerra (1998, un folgorante esempio di cinema purissimo costruito sul palcoscenico), passando per Rasoi, episodio de I vesuviani, e Noi credevamo, dove è un severo Giuseppe Mazzini, può legittimamente considerarsi il suo attore-feticcio. Servillo, altro habitué del Lido, è infatti il protagonista anche di Scherzetto, ora Fuori Concorso a Venezia, tratto dal romanzo di Domenico Starnone pubblicato da Einaudi. Si tratta di un nonno scontroso e solitario, un tempo celebre illustratore, costretto a condividere la propria clausura volontaria con il nipote di cinque anni (occhio al piccolo Lorenzo Perrotta), che praticamente non conosce e che affianca ad un temperamento vivacissimo una proprietà di linguaggio stupefacente. La situazione claustrofobica, le sfumature psicologiche che oscillano continuamente tra dramma e commedia, l’imprevedibile simbiosi tra due età estreme dell’esistenza rappresentano i tasselli di una “partita” che è insieme intellettuale ed emotiva, potenzialmente foriera di speranza per il futuro (sentimento difficile da conservare, di questi tempi), a patto di saper superare serenamente il disappunto della vecchiaia.
i mancano le strade di Napoli del romanzo Scherzetto di Domenico Starnone. Mi mancano la Duchesca, il Lavinaio, il Carmine, la stazione Toledo, solo citate come meta di frettolose passeggiate. Non sarà certo così nel film di Martone. Il racconto è tutto ambientato in un vecchio appartamento di famiglia con, al centro dell’azione, un pericoloso balcone. Un affacciarsi nel vuoto dell’esistenza per l’anziano artista, che si prepara a fare il nonno per custodire un nipote quasi sconosciuto. Nato a Saviano nel 1943, autore pluripremiato, dai suoi libri sono stati tratti diversi film di successo. Curiosa in un’intervista la sua affermazione sulla superiorità della letteratura sul cinema. Per Starnone, «la parola è il più straordinario degli effetti speciali»: basta scrivere “casa” perché ogni lettore ne immagini una diversa, mentre il cinema è costretto a mostrarcene una sola, quella scelta dal regista. La storia ruota attorno a Daniele Mallarico, illustratore di successo, che si trova a fare i conti con se stesso e con la propria vita anaffettiva, perché sempre protesa al successo lavorativo. Fatica a dedicare tempo al ragazzino, preso com’è a rimediare ai più recenti rifiuti del suo lavoro. Vi è un apparente lieto fine solo perché il racconto si interrompe e il balcone rimane minaccioso a ricordare una deriva esistenziale. Ma la lettura finale spetta al lettore. «Io scrivo secondo quelle che erano le mie intenzioni, ma poi non so cosa ne trae colui che legge il racconto. Al centro per me vi è anche una riflessione sul talento». E non a caso il piccolo Mario disegna benissimo e coglie subito ciò che il nonno cercava da tempo di rappresentare. «Che fantasma stupefacente era il bambino, così piccolo e così capace. Non lo sopportavo, non sopportavo più niente». Loris Casadei
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INTERVISTA MARIO MARTONE di Davide Carbone
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cherzetto, Fuori Concorso, dal romanzo di Domenico Starnone è un ‘incontro-scontro’ generazionale tra nonno e nipote che fa rivivere fantasmi del passato, in una Napoli che pur rimanendo fuori dalla porta entra prepotentemente nei pensieri. Il film nasce da un romanzo fortemente introspettivo: quali le sfide nel trasformarlo in cinema senza tradirne l’intimità? Leggendo il romanzo, nella mia mente si aprivano le sfide cinematografiche da affrontare: l’avrei ambientato tutto in un appartamento; il bambino andava cercato in età prescolare, qualcosa di apparentemente ingovernabile nel contesto di una regia ‘classica’ e di un film da girare in otto settimane; quello del nonno era un mondo abitato da fantasmi ai quali avrei dovuto dare concretezza, sullo schermo. Una delle azioni portanti sarebbe stato l’atto del disegnare, anche questa era una sfida. Era un libro pieno di temi che mi appartengono, sui quali sarei potuto ritornare. Cosa ha guidato la scelta dell’ambientazione? Inizialmente l’appartamento doveva essere ricostruito in studio, ma il mio modo di lavorare mi ha spinto a mettermi in cammino e cercare un palazzo che corrispondesse alla descrizione che Starnone ne fa nel romanzo. Ho cominciato a esplorare la Napoli del Lavinaio, stupendo e complesso quartiere a ridosso della Stazione Centrale in cui la bellezza è spesso l’altro lato della miseria, della rabbia, del crimine. Lì sono riuscito a trovare un enorme palazzo sorto nel dopoguerra, un esempio di brutalismo napoletano, dove si scorgeva un piccolo balcone aperto sul baratro del caos di una Napoli infera. Era il balcone di Scherzetto. Come è stata data forma e concretezza ai fantasmi che il protagonista si trova ad affrontare? Nel film i fantasmi sono una forza rivelatrice. Li ho voluti reali, cercando facce e corpi che dal Lavinaio del passato si insinuassero fin dentro l’appartamento e nella mente del protagonista. Il lavoro è stato complesso: abbiamo cercato le persone adatte, le abbiamo vestite con gli abiti degli anni ’60 e fotografate; poi ho inviato le immagini a Dario Maglionico, che nel 2016 aveva realizzato le illustrazioni dell’edizione Einaudi di Scherzetto, che ha quindi creato i suoi disegni a partire dalle fotografie, per poi ritrovarseli “in carne ed ossa” sul set. Con Toni Servillo il sodalizio è duraturo. Come è stato coinvolgerlo in un progetto che affianca più registri? Come i bambini che si scambiano i giochi ho voluto divertirmi, letteralmente deviare, uscire dai miei binari. E ho coinvolto Toni Servillo in questa fuga, ritrovandolo con la stessa complicità e lo stesso ardore di quando eravamo ragazzi.
83. VENICE FILM FESTIVAL
FRONT ROW
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Press conferences PALAZZO DEL CASINÒ
Arrivals
12.30 BE BRAVE (Venice Open – Fuori Concorso) 13.10 NAZA (Venezia 83) 14.00 UN PEU AVANT MINUIT (Venezia 83) 14.45 SCHERZETTO (Venice Open – Fuori Concorso)
Yuval Abraham, Rachel Szor, Nicolas Pariser, Melvil Poupaud, Chiara Mastroianni, Clara Pacini, Léonie Simaga, Mario Martone, Giovanni Veronesi, Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Francesco Carrozzini, Renzo Rosso, Tves Montmayeur, Grzegorz De ˛bowski, Monika Sabina Kwiatkowska, Cudze Rzeczy, Robert Mania, Ewa Paja ˛k, Martyna Rozwadowska, Aleksandra Kolan, Jelena Maksimović, Lena Trifunović, Andrija Krivokapić, Irina Hotomski, Stefan Tarabić, Alessandro Ingaria, Valentina Carnelutti, Sebastiano Kiniger, Beatrice Elena Festi, Annie Ning, Lou Justine Moua Nédellec, Cao Jiong Zhang, Jing Ji Liu, Tommaso Acquarone, Alba Gaviraghi, Saoirse Ronan, Martha Malone, Clare Dunne, Amir Houshang Moein, Jessica DiCosta, Gabriella Hirschson, Audley Anderson, Gábor Reisz, Ádám Tompa, Rodrigo Crespo, Bettina Józsa, Damilola Orimogunje, Tosin Adeyemi, William Benson, Uzoamaka Power, Bimbo Akintola, Ignacio Masllorens, Laura Citarella, Gianfranco Pannone, Giuseppe Schillaci, Patrice Lutier, Giulia Cosentino, Bibiana Rojas Gómez, Juan David Cárdenas
Cast Un bon petit soldat © Marco Cappelletti
Alba Rohrwacher © Marco Cappelletti
Greta Scarano © Marco Cappelletti
Anna Foglietta © Marco Cappelletti
I MECCANISMI DEL POTERE MI SPAVENTANO, MA CREDO CHE L’ARTE SIA CAPACE DI TROVARE VIE DI FUGA INTELLIGENTI, ALTERNATIVE, SORPRENDENTI Vincent Lindon © Marco Cappelletti
Alba Rohrwacher
Photo Jacopo Salvi
PAST CONFERENCE
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ORIZZONTI
83. VENICE FILM FESTIVAL
INTERVISTA GRZEGORZ DĘBOWSKI
Photo Maciej Stanik
subito che, se volevo raccontare una grande città, dovevo parlare di solitudine. Poi mi ha colpito una frase di Alfonso Cuarón a proposito di Roma: «l’esistenza non è altro che un’esperienza condivisa di solitudine». È diventata una sorta di bussola per il film.
di Loris Casadei
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resentato in Orizzonti What Belongs to Others è il secondo lungometraggio di Grzegorz De ˛bowski dopo Next to Nothing (2023). Il regista torna a interrogare uno dei temi centrali del suo cinema, la solitudine. Qui prende la forma di un insolito racconto criminale, in cui Kasia entra nell’appartamento di un uomo morto, inventa un legame con qualcuno che non ha mai conosciuto e finisce progressivamente intrappolata nella propria menzogna. Il film nasce da una bugia che finisce per creare un legame reale. Qual è stata la prima immagine o intuizione da cui è nato il progetto? Credo tutto sia cominciato da una domanda: può una bugia produrre qualcosa di buono? Mi interessa molto questa contraddizione, la possibilità che da un gesto sbagliato possa nascere qualcosa di giusto. Quando scrivo parto sempre da una singola situazione e poi seguo i personaggi, senza pianificare più di due o tre scene alla volta. Mi piace scoprire la sceneggiatura mentre la scrivo, quasi fossi il suo primo lettore. In questo caso l’idea iniziale veniva da storie sentite a Varsavia, di persone che provano a forzare le maniglie delle porte per entrare negli appartamenti altrui. Immaginando i miei personaggi in una situazione simile, ho capito
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Ha studiato alla Scuola di Łódź e lavorato con Paweł Pawlikowski. Quanto la tradizione documentaria polacca ha formato il suo modo di fare cinema di finzione? Per me la tradizione documentaria è una delle radici più importanti del cinema polacco. A Łódź mi ha formato profondamente. Ho girato anche un documentario in 35mm e il fatto di avere pochissima pellicola a disposizione mi costringeva a scegliere davvero quando accendere la macchina da presa. Ma soprattutto il documentario mi ha insegnato come guardare una persona, come avvicinarmi a lei con rispetto, come riconoscere nella realtà i momenti e i dettagli che possono diventare cinema. È una lezione anche etica, che continuo a portare anche nel mio lavoro di fiction. Per questo giro quasi sempre in luoghi reali e mi piace coinvolgere persone del posto, lasciando che qualcosa della realtà entri nel film. Lavorando a Ida ho poi imparato da Pawlikowski un’altra cosa fondamentale: la creatività può nascere dal togliere, non dall’accumulare. Il bianco e nero, il formato quadrato, la macchina fissa erano scelte radicali, ma dentro quella forma così rigorosa emergeva una grande tenerezza verso i personaggi. Anche questo, per me, è profondamente documentaristico. Il vetro separa spesso Kasia dal mondo, mentre all’aperto il paesaggio torna nitido. Come avete costruito questo contrasto visivo insieme al direttore della fotografia Stanisław Horodecki? Prima di tutto, questa è una storia sulla solitudine. L’isolamento e la sensazione che ciascuno viva dentro la propria bolla erano presenti fin dall’inizio. Ma la regola principale era restare vicini a Kasia, con un approccio quasi documentaristico, seguirla con empatia senza giudicarla. Il mondo ci appare soprattutto come lo vede lei, così da ridurre la distanza tra il personaggio e lo spettatore. Stanisław Horodecki era anche operatore di macchina e questo gli permetteva di reagire direttamente a ciò che accadeva, prendendo decisioni sul momento. La sua sensibilità documentaria, non solo nell’immagine ma anche nel modo di ascoltare le scene, ha dato al film qualcosa di più vivo e umano. Nel finale emerge una vicinanza nuova, quasi una possibilità di speranza. Era una direzione prevista fin dall’inizio o è emersa durante la scrittura? E quanto conta la sua esperienza negli aiuti umanitari? Ho un rapporto complicato con la speranza. Faccio
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fatica a trovarla nella vita reale e inevitabilmente questo si riflette nel mio lavoro. In Next to Nothing quasi nessuno ne trovava, mentre qui è emersa quasi da sé. Non pianifico molto quando scrivo e sono rimasto anch’io sorpreso dalla direzione presa dalla storia. Lavorando con l’organizzazione umanitaria World Central Kitchen, e per un breve periodo direttamente con il suo fondatore, lo chef José Andrés, ho imparato che ogni essere umano merita rispetto e dignità. Offrire del cibo non significava soltanto nutrire qualcuno, ma anche restituirgli un senso di dignità, ricordargli che, anche dopo aver perso tutto, resta una persona completa. Quell’esperienza mi ha insegnato moltissimo, ma mi ha anche messo davanti a situazioni che mi hanno fatto perdere speranza. Forse è proprio per questo che oggi abbiamo bisogno del cinema: perché il mondo diventa sempre più difficile e i film possono ancora restituirci una possibilità di sperare, o almeno un senso più profondo delle cose, come fanno le fiabe e la mitologia.
di F.D.S.
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YESTERDAY
rande Brizé, il mio regista europeo favorito. Nessuno come lui sa sceneggiare lo stato di guerra nei luoghi di lavoro, la violenza traumatica con cui le vuote parole d’ordine che le aziende usano per definire i propri valori e la propria identità si trasformano in pressioni reali quotidiane sui lavoratori. E così, grazie a Brizé, scopriamo che i concetti che si usavano vent’anni fa e che erano le colonne portanti della retorica aziendale, concetti come inclusione, trasparenza, sostenibilità, non sono più di moda. Oggi la competizione tra le aziende si fa con il reclutamento dei giovani talenti e con la progettazione di un employer branding, per cui i dipendenti da lavoratori sono diventati ambasciatori della propria azienda. Insieme a Possible Love, quello di Brizé rimane tra i film fin qui visti quello più lucido nella condanna irrevocabile dello stato di ferocia permanente che è diventata ormai la facies abituale della nostra società.
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MOVIES
CONCORSO
UN PEU AVANT MINUIT di Nicolas Pariser con Melvil Poupaud, Chiara Mastroianni, Golshifteh Farahani, Léonie Simaga, Clara Pacini, Anaïs Demoustier, Micha Lescot (Francia, 111’)
A
lla vigilia della separazione dalla compagna con cui vive a Nancy, Léo, 49 anni, apprende della morte del padre biologico mai conosciuto. In attesa di raggiungere l’Italia per l’eredità, torna per qualche giorno a Parigi, città della sua giovinezza. I dialoghi con la figlia attivista e gli incontri con figure del passato lo spingono a interrogare il rapporto con il mondo e soprattutto con le donne. Nel suo quarto lungometraggio, Pariser osserva una crisi privata sullo sfondo di un presente politico attraversato da incertezza e instabilità. Regista e sceneggiatore francese, Nicolas Pariser (Parigi, 1974) si muove tra commedia e thriller, mettendo il potere al centro di storie popolate da personaggi colti, inquieti e spesso disorientati. Dopo aver lavorato per quattro anni al fianco dell’influente critico, produttore e scopritore di talenti Pierre Rissient, esordisce nel lungometraggio con Le Grand Jeu (2015), Premio Louis-Delluc per l’opera prima. Seguono Alice e il sindaco (2019) e Il profumo verde (2022), entrambi alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes. M.S.
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CONCORSO
NAZA di Yuval Abraham, Rachel Szor (UK, 80’)
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ato dalle inchieste pubblicate tra il 2023 e il 2025 da +972 Magazine, Local Call e The Guardian, Naza ricostruisce i sistemi con cui le forze israeliane pianificano gli attacchi a Gaza e stimano le vittime civili attese. Attraverso filmati realizzati di notte sui tetti di Tel Aviv, Abraham e Szor portano sullo schermo dati, documenti e testimonianze sull’uccisione deliberata di civili palestinesi. Il titolo riprende un acronimo dell’intelligence israeliana usato proprio per indicare la stima delle vittime civili di un attacco. Fra i produttori esecutivi compare Jonathan Blazer, Premio Oscar per La zona d’interesse. M.S.
FUORI CONCORSO
FUORI CONCORSO
BE BRAVE di Francesco Carrozzini con Renzo Rosso (Italia, 90’)
I
l cammino biografico e lavorativo di Renzo Rosso, che con il marchio Diesel ha rivoluzionato il mondo della moda e della comunicazione pubblicitaria. Una visione che partendo dalla dimensione di piccola realtà locale si è imposta a livello planetario, raccontata per la prima volta in un lungometraggio interamente realizzato con l’Intelligenza Artificiale, proprio per stimolare una riflessione profonda sui confini tra creatività umana e tecnologia, tra vero e falso, realtà e immaginazione. Regista e fotografo, Francesco Carrozzini (Monza, 1982) ha partecipato alla Mostra del Cinema già nel 2008 con il suo primo cortometraggio, 1937, thriller psicologico interpretato da Olek Krupa e Anne O’Sullivan. Nel 2019 è membro della Giuria al Lido per la sezione Venice Virtual Reality, mentre nel 2016 con il documentario Franca: Chaos and Creation ottiene il riconoscimento di critica e pubblico, e viene candidato ai Nastri d’Argento. D.C.
FUORI CONCORSO / SERIES
SCHERZETTO di Mario Martone con Toni Servillo, Lorenzo Perrotta, Serena Rossi, Leonardo Lidi, Giovanni Ludeno, Gianluca Di Gennaro (Italia, 105’)
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aniele Mallarico è un affermato e anziano illustratore che vive in solitudine a Milano. Quando accetta di tornare a Napoli per accudire per pochi giorni il nipote Mario, un bambino di cinque anni vivace e precocissimo, la sua routine va in frantumi. Tra le quattro mura dell’appartamento d’infanzia si consuma un inatteso duello generazionale, in cui la vitalità imprevedibile del piccolo costringe il nonno a fare i conti con l’invecchiamento e con i propri fantasmi. Martone adatta Starnone in un intimo ritratto sul tempo, la memoria e i legami familiari. Tra i registi e drammaturghi più incisivi del panorama italiano, Mario Martone è autore di opere emblematiche come L’amore molesto (1995), Noi credevamo (2010), Il giovane favoloso (2014) e Nostalgia (2022), vanta una lunghissima fedeltà alla Mostra di Venezia. Con Scherzetto, dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone, rinnova un felice sodalizio artistico con Toni Servillo, per la settima volta al lavoro insieme. C.S.
FUORI CONCORSO / FILM ON FILMS
PECCATO di Valerio Vestoso con Emanuela Fanelli, Francesca Archibugi, Caterina Balivo, Anna Bonaiuto, Alessandro Borghi, Geppi Cucciari, Massimo De Lorenzo, Fabio Fazio, Sabrina Ferilli, Giovanni Floris, Gabibbo, Paolo Genovese, Martufello, Gigi Marzullo, Valerio Mastandrea, Angela Melillo, Stefania Orlando, Ferzan Özpetek, Malcolm Pagani, Tullio Solenghi, Paolo Virzì, Tommaso Zorzi, e con Paola Cortellesi (Italia, 185’)
U
na mockumentary comedy che immagina un futuro grottesco per Emanuela Fanelli: nel 2049, a 63 anni, l’attrice vive isolata in Valle d’Aosta, dopo uno scandalo misterioso che ne ha stravolto la carriera e l’ha fatta scomparire dalle scene ritirandosi dalla vita pubblica. Tra materiali d’archivio, interviste e ricostruzioni surreali, il film reinventa con ironia la parabola di un percorso biografico e lavorativo. Regista e sceneggiatore, Valerio Vestoso (Benevento, 1987), si è distinto fin dall’inizio della propria carriera per la sua vocazione verso l’umorismo corrosivo e il gioco tra realtà e finzione, con Tacco 12 (2014), mockumentary sull’ossessione per il ballo di gruppo. È stato molto attivo a livello televisivo, curando i contenuti video del programma di Serena Dandini Stati Generali, come autore del programma Una pezza di Lundini e dirigendo la serie Vita da Carlo (2023-2025) per le stagioni 2, 3, 4 con Carlo Verdone, per Paramount Plus.
TWIST & SHOOT MISTER SUZUKI di Yves Montmayeur (Francia, 93’)
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on la sua visione anticonformista, il giapponese Seijun Suzuki ha rivoluzionato il genere poliziesco e d’azione dalla seconda metà degli anni ’50 con pellicole come Tokyo Drifter e Branded to Kill, considerato suo capolavoro. Questo documentario ne scandaglia l’universo pop, ribelle e violento facendo cogliere al pubblico tutta la grandezza e la portata rivoluzionaria di un regista tra i più sottovalutati, autentico padre spirituale per i professionisti che rendono omaggio al suo lavoro. Nel 2015, il regista e sceneggiatore francese Yves Montmayeur (1963) ha vinto il Venice Classics Award per il Miglior Documentario sul Cinema con The 1000 Eyes of Dr Maddin, dedicato al regista canadese Guy Maddin. Specializzato nella cultura pop asiatica, lo scorso anno con il suo Sangre del Toro, documentario dedicato a Guillermo Del Toro, ha partecipato a Venezia Classici – Documentari.
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ORIZZONTI
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 10, 2026
CORTOMETRAGGI / 1 FUORI CONCORSO
SOUND TRACKS L’83. edizione attraverso in/dimenticabili momenti di musica per il cinema a cura di F.D.S.
UN PEU AVANT MINUIT
Alessandro Ingaria, Simone Massi (Italia, 14’) Durante l’ispezione della salma di un migrante morto in mare, una dottoressa trova una bustina di plastica contenente una sostanza misteriosa. Il contatto con quella materia le fa rivivere il viaggio del ragazzo, trasformando un episodio di cronaca in un’esperienza onirica, sospesa tra memoria, visione e lutto. Un’animazione in bianco e nero mista a riprese dal vivo del pluripremiato Simone Massi, con la collaborazione di Alessandro Ingaria.
CONCORSO
IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO
MAN MADE LAKE
Molto interessante qui La Niña, musicista napoletana che unisce la millenaria tradizione della sua città con un approccio molto percussivo, barbarico e minimalista. La colonna sonora alterna ritmi tribali in tempi dispari con sequenze ipnotiche di un piano spiritato senza alcuna concessione melodica. E questo duplice approccio interpreta in modo perfetto la natura del film, che in realtà è una pièce teatrale completamente girata all’interno di un appartamento milanese dove una delle tante manifestazioni della Grande Madre Mediterranea, l’ottima Vanessa Scalera, interpreta la madre del Sud che tiranneggia i propri figli e seduce gli ospiti in una cieca pulsione di controllo e protagonismo.
Annie Ning (USA, Cina, 17’) In un idilliaco complesso residenziale in Cina, la giovane Nita viene morsa da una misteriosa creatura del lago. La madre Marie, francese, decide di scoprire che cosa si nasconda in quelle acque, ma l’indagine fa emergere tensioni e scontri culturali all’interno della comunità.
ANGELO AZZURRO (MY FIRST DAY OF SUMMER)
Alba Gaviraghi (Cile, 14’) Per il compleanno della madre Mariana, Antu vorrebbe tornare a casa e lasciare dopo mesi la scuola che ha occupato con delle amiche. Nonostante la minaccia dello sfratto, però, il legame profondo che si è creato durante questa convivenza abusiva è tanto forte da farla desistere.
PAPER PLANE
Saoirse Ronan (UK, Irlanda, 15’) La presenza ingombrante di un padre spinge la figlia ad uscire di casa e a trovare i propri spazi. Nel silenzio della sua protesta, la madre deve scegliere se seguirla o lasciarla andare, in un racconto intimo su come l’amore possa esprimersi anche nel dolore.
BLEU AU LOIN (DISTANT BLUE)
Amir Houshang Moein (Francia, 10’) In questo film d’animazione senza dialoghi, un pescatore fugge dalla guerra e vive su una spiaggia remota, lontano dal proprio passato. Ma l’esilio non basta a liberarlo dai ricordi, che riaffiorano in mare fino a sospendere il suo viaggio tra oblio e possibile salvezza.
MOTHMAMA
Tommaso Acquarone (Italia, 20’) Una Bildungsgeschichte nel tempo di una notte nella cornice della costa adriatica. Tra la dolce ambiguità dell’amicizia con Filippo e l’attrazione tutta nuova per una giovane ragazza croata, Lena, il quattordicenne Alessandro scopre il tumulto e il pudore dell’adolescenza.
Jessica DiCosta (Australia, 12’) La genuina intimità tra una madre e una figlia è messa sotto scacco da occhi intrusivi che complicano la loro tenera relazione, finendo per allontanarle. Il corto trasforma così un legame domestico in una fragile zona di esposizione, dove l’amore materno si scontra con lo sguardo degli altri.
INK BUCKING FASTARD WILD HORSE NINE 15/18 (A PLACE TO HEAL) MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE? PRIMETIME SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE POSSIBLE LOVE THE ECHO CHAMBER WOMAN UNKNOWN LOOK BACK L’ESTRANEA VENICE M’ART SHOP CANNAREGIO 5631 BUNKER COMPANY DAU UN BON PETIT SOLDAT IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO VENICE M’ART SHOP
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CANNAREGIO 5631
MEDIA
INTERNATIONAL CRITICS
Nel film di Nicolas Pariser il pianoforte la fa da padrone. Benjamin Esdraffo, abituale compositore dei suoi film, ha scritto da giovane come critico cinematografico per Trafic e i Cahiers du Cinéma. Sa benissimo quindi che in un film dove si parla continuamente di rapporti tra uomini e donne e dove si regalano almeno tre definizioni di ‘amore’, la colonna sonora non può che essere una cornice di emozione rarefatta che separa i numerosi incontri che Melvil Poupaud fa con la figlia, con donne appena conosciute, con i fantasmi della propria giovinezza. A cinquant’anni appartiene alla Generation X, da giovane organizzava e partecipava alla nascita di riviste culturali che comunque lo facevano sentire al centro del mondo, desiderato dalle donne, soprattutto stagiste che lavoravano nella redazione. Il film è la rappresentazione di un lento viaggio nella notte dominato dalla volontà del protagonista di comprendere il se
UNA FORTALEZA (A FORTRESS)
IL SENSO DELLA TERRA (THE SENSE OF EARTH)
stesso di trent’anni prima, gli errori commessi, le colpe oggettive, al di là delle accuse di totale inadeguatezza che le amiche di un tempo gli lanciano in continuazione. A un certo punto sentiamo anche il celeberrimo Quartetto per archi in Fa maggiore di Maurice Ravel, famosissimo per il continuo ritorno dei temi presentati nel primo movimento in tutto l’arco dell’opera. Sono come i fantasmi che il protagonista incontra nella Parigi notturna e nell’ora del suo bilancio esistenziale.
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83. VENICE FILM FESTIVAL
ORIZZONTI
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VENEZIA SPOTLIGHT
K
asia si guadagna da vivere svaligiando case altrui. Quando si intrufola in quella di un uomo appena morto, decide di restare: prima per curiosità, poi per spacciarsi per la sua compagna. Ricostruendo pezzo per pezzo un’identità che non le appartiene, scopre quanto la propria vita sarebbe potuta CUDZE RZECZY essere diversa, e quanto sia di Grzegorz De ˛bowski difficile, ormai, tornare indiecon Monika Kwiatkowska, Robert Mania, Ewa Paja ˛ k, tro. Una storia di solitudine Martyna Rozwadowska, Jadwiga Grygierczyk contemporanea, di una menzo(Polonia, 105’) gna che per una volta sembra fare bene, di un legame nato senza averne il diritto e diventato, comunque, necessario. Tra le promesse del nuovo cinema polacco, Grzegorz Dębowski (Varsavia, 1987) si laurea in regia alla Scuola di Cinema di Łódź e lavora come assistente di Paweł Pawlikowski, Leszek Dawid, Martha Coolidge e Gary Romolo Fiorella. Ha diretto diversi cortometraggi, tra cui 35,8 (2010) e eNDuRance (2016), oltre alle serie tv Na patrolu e Barwy szczęścia . Nel 2023 firma il suo primo lungometraggio, Tyle co nic, che riceve numerosi riconoscimenti in patria. What Belongs to Others è il suo secondo film. C.S.
WHAT BELONGS TO OTHERS
ORIZZONTI
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ena, vent’anni, scappa da una famiglia che le sta stretta e incontra Stefan, di due anni più grande, mosso dallo stesso desiderio di libertà e di essere accettato. In una sola notte d’estate, tra Novi Sad e Belgrado, i due si lasciano traDO KRAJA DANA scinare dalle proteste studendi Jelena Maksimović tesche e civili che infiammano con Lena Trifunović, Andrija Krivokapić, il Paese, tra edifici universitari Irina Hotomski, Stefan Tarabić, Miodrag Miša Dragičević occupati e strade in subbuglio. (Serbia, Bulgaria, Slovenia, Montenegro, La fuga dal caos familiare e Germania, Croazia, 90’) da quello collettivo li porta infine nella natura, l’unico luogo dove sembra ancora possibile essere davvero liberi. Montatrice prima che regista, Jelena Maksimović (Belgrado, 1984) ha lavorato con Ivan Salatić al montaggio di You Have the Night e Wondrous Is the Silence of My Master, e firma insieme a lui e a Olga Dimitrijević la sceneggiatura di questo suo esordio nella finzione, dopo il documentario Homelands. È la prima regista serba dai tempi di Soja Jovanović, nel 1966 (Eagles Fly Early), a portare un lungometraggio di finzione alla Mostra di Venezia. C.S.
FÖLDSZINT
di Gábor Reisz con Ádám Tompa, Rodrigo Crespo, Bettina Józsa, Tünde Bacskó, György Gazsó, Juli Kindl, Éva Tímár, Marcello Fonte (Ungheria, Italia, 108’)
L
a monotona vita quotidiana di Kristóf viene turbata dalla scoperta di un’enorme macchia di muffa nera dietro l’armadio di casa. Quella che sembra una banale infiltrazione d’acqua lo porta a interrogare i vicini e a scontrarsi con l’inerzia dell’amministrazione del palazzo. La ricerca dell’origine della perdita si trasforma presto in una spirale di eventi imprevedibili che sconvolge la sua routine e quella dell’intero edificio, fino a sfociare in una surreale e tragicomica rivolta condominiale. Gábor Reisz ( Una spiegazione per tutto, Premio Orizzonti per il miglior film nel 2023) trasforma così un edificio che cade a pezzi nello specchio delle crepe più profonde della società ungherese contemporanea. Direttore responsabile Venezia News Massimo Bran Redazione Marisa Santin (coordinamento editoriale), Mariachiara Marzari (immagine e comunicazione), Paola Marchetti (direzione organizzativa), Davide Carbone, Chiara Sciascia, Fabio Marzari, Luca Zanatta (graphic design)
83. VENICE FILM FESTIVAL
Hanno collaborato Nicola Davide Angerame, Loris Casadei, Maria Casadei, Roberta De Rossi, Massimo Macaluso, Giorgio Placereani, Roberto Pugliese, Riccardo Triolo, Delphine Trouillard, Andrea Zennaro, Adele Spinelli, Alberto Marzari Annarita Brancaforte, Laura Nortilli, Roberto Rantucci, Anna Louise Whitney Fotografie Marco Cappelletti Relazioni istituzionali Giancarlo Di Gregorio
Daily Venezia 83 Supplemento di Venezia News n. 315-316 settembre-ottobre 2026 Autorizzazione del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996
Stampa CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it Assistenza tecnica B-Life Srl Venezia Special partner
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MEDIA
ITALIAN CRITICS
UNTIL THE DAY ENDS
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FROM 12:00 TO 17:00
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VENIC
OTHER SECTIONS
83. VENICE FILM FESTIVAL
classici RESTAURI
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ell’ambito della casa di produzione indipendente American International Pictures (AIP), stanco di realizzare film dell’orrore tratti da Edgar Allan Poe, Roger Corman si butta a capofitto nella regia de I selvaggi, ispirato da una fotografia vista sul magazine LIFE che mostrava il funerale di un membro degli Hell’s Angels. Con uno stile documentaristico ed obiettivo, privo di inutili moralismi, il regista gira in totale libertà ed in sole tre settimane di riprese, questo atipico biker movie, avvalendosi di un giovane Peter Bogdanovich come aiuto regista e coinvolgendo i veri membri degli Hell’s Angels come comparse e come ‘consulenti’. Tra risse sul set, simbologie naziste e continue modifiche alla sceneggiatura a riprese in corso, il film, nonostante all’uscita in sala Newsweek l’avesse definito ‘spazzatura’, è stato il maggior incasso della sterminata filmografia di Corman. Entrambi i genitori di Laura Dern, Bruce Dern e Diane Ladd, recitano nel film assieme ad un Peter Fonda che anticipa di poco il suo ruolo cult in Easy Rider. Andrea Zennaro
The Wild Angels (I selvaggi) di Roger Corman (1966, USA, 86’) Restauro: Amazon MGM Studios
T
ratto dall’omonima opera teatrale di Osvaldo Dragún, il film racconta l’amore difficile tra José, giovane meccanico di origine operaia, e María, studentessa di architettura cresciuta in una famiglia agiata. Le differenze di classe, le pressioni familiari e l’ambiente che li circonda mettono progressivamente alla prova il loro rapporto. Simón Feldman trasforma il melodramma sentimentale in un ritratto della società argentina, facendo della città e dello scontro generazionale parte integrante del conflitto tra i protagonisti. Realizzato nel 1960, il film si inserisce nel rinnovamento del cinema argentino di quegli anni. Los de la mesa 10 (Quelli del tavolo 10) di Simón Feldman (1960, Argentina, 83’) Restauro: Asociación Amigos Museo del Cine de Buenos Aires
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re persone. Questo è il numero che serve per decidere le sorti del mondo, se sopravvive o se muore. Quando la Terra viene minacciata da un’invasione aliena, si chiederà all’umanità di scegliere la via della violenza o della compassione. Tre sconosciuti, all’interno di un bunker, vedono tutti gli avvenimenti e le sofferenze del mondo. Gli viene messa di fronte agli occhi la fine dell’umanità. L’invasione aliena sta portando alla distruzione del pianeta. Ma forse non tutto è come sembra. All’interno del rifugio si trova uno di questi alieni. Bisogna cercare di capire quali siano le loro intenzioni, per fermare l’Apocalisse. Opera creata interamente da IA generativa, non come scorciatoia ma come mezzo per creare voci, paesaggi, suoni, immagini. Il ritmo, l’intenzione emotiva e il punto di vista rimangono prettamente umani. Questo è il senso stesso dell’esperienza. L’umanità è disposta ad accogliere il nuovo, il diverso? Accettare l’alieno? Alberto Marzari Octopocalypse di Max Sacker, Arite Szadkowski (Germania, 20’) IN CONCORSO
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SEPTEMBER 10, 2026
settimana internazionale della critica
THE END OF TIMES EL FIN DE LOS TIEMPOS
di Bibiana Rojas Gómez, Juan David Cárdenas con María Inés Toro, Gerardo Cárdenas, Gustavo Hernán Idárraga (Colombia, 80’)
N
el tentativo di comprendere la tristezza della madre, Salomé ripercorre decenni di video di famiglia. La sua ricerca porta però alla luce un passato segnato dallo sfruttamento e dalla violenza che hanno attraversato la Colombia e l’intera America Latina. Nel tentativo di immaginare un futuro migliore, la protagonista ricorre all’intelligenza artificiale, finendo per scoprire quanto sia più facile concepire la fine del mondo che la fine del capitalismo.
SIC@SIC
U
na mattina d’inverno a Catania Rachele torna nell’appartamento dove viveva con l’ex compagno Paolo per raccogliere le proprie cose. Mentre riempie gli scatoloni, gli oggetti prendono voce e sembrano restituire le tracce della loro relazione appena conclusa. Il valore immateriale che custodiscono apre una riflessione generazionale sul significato che oggi attribuiamo ai legami, alla casa e alle cose. Se mai le cose (If Things Could Ever Talk) di Giulia Cosentino (Italia, Francia, 20’)
GIORNATE DEGLI AUTORI
EL FANTASMA di Ignacio Masllorens, David Lamelas (Argentina, 96’)
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EVENTI SPECIALI
avid Lamelas, pioniere dell’arte concettuale argentina, accetta di codirigere il documentario che due produttrici volevano dedicare a Rubén Santantonín, figura chiave dell’avanguardia dell’Instituto Torcuato Di Tella negli anni Sessanta e suo maestro, morto giovane e oggi conosciuto quasi soltanto dagli addetti ai lavori. Il progetto, tra materiale d’archivio e finzione dichiarata, si trasforma presto in qualcos’altro: più la troupe scava nella vita dell’amico scomparso, più emergono vuoti e contraddizioni, fino a una domanda scomoda: è legittimo riportare in vita chi ha scelto di scomparire? Regista e artista visivo formatosi all’Università di Buenos Aires, dove oggi insegna, Ignacio Masllorens esplora nei suoi film i meccanismi della narrazione attraverso filmini amatoriali e archivi: nel 2021 vince il Premio del Pubblico a Biarritz con Fanny camina . David Lamelas, nel 1968, è il più giovane artista argentino mai invitato alla Biennale di Venezia, con un’opera poi acquisita dal MoMA; vive tra Los Angeles, Buenos Aires e Parigi.
DEA AJAYI di Damilola Orimogunje con Bimbo Akintola, Tosin Adeyemi, Lanre Hassan, William Benson, Antar Laniyan, Uzoamaka Power, Michelle Dede, Chioma Omeruah “Chigul” (Nigeria, Germania, 120’)
I
CONCORSO
l ritorno della madre malata nella casa che il padre ha lasciato in eredità incrina un equilibrio domestico già fragile. Da una parte la devozione di Ade, che quella famiglia la tiene in piedi da sola; dall’altra il sogno di Titi, di diventare cantante per sottrarsi a una vita già scritta. Tra le due sorelle, cresciute sotto lo stesso tetto ma in direzioni opposte, riaffiora un conto rimasto aperto da anni. Al suo secondo lungometraggio, Damilola Orimogunje firma un ritratto intimo e delicato della Nigeria sud-occidentale, procedendo per gesti minuti, spazi emotivi e silenzi, lasciando alla musica il compito di esprimere ciò che le parole non riescono a dire. C.S.
ITALIAN PAVILION
83. VENICE FILM FESTIVAL
English version
PROGRAMMA 10 SETTEMBRE Sala Tropicana, Hotel Excelsior h. 10-10.50
12. Premio Internazionale Carlo Lizzani Dove le lacrime aspettano
E-I-E-I-O
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Les métamorphoses, au féminin
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Organizzato dall’ANAC, il Premio Carlo Lizzani, riconoscimento collaterale dell’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, premia gli esercenti cinematografici italiani ed europei che si sono distinti per il coraggio, l’impegno e la qualità nella promozione e valorizzazione del cinema indipendente. Vincitori dell’edizione 2026 sono: Premio Speciale Carlo Lizzani Europa /Esercenti Coraggiosi a Lorenzo e Ronald Chammah dell’Écoles Cinéma Club di Parigi; Premio Speciale a Gian Luca Farinelli per il Cinema Modernissimo di Bologna. I Premi Italia a Giuseppe Gambina del Cinema Lumière di Ragusa e a Giancarlo Giraud per la Sala d’Essai Don Bosco di Genova. h. 11-11.50
Premio Pellicola D’Oro Revolver
Se mai le cose
Un breve incontro
SIC@SIC NUMERO 11
UNDICI ANNATE DI SCOUTING VERO, DI IC@SIC – Short Italian Cinema@Settimana Internazionale VISIONI NUOVE, FRESCHE, DI TUFFI NEL S della Critica si conferma come uno dei principali osservatori sul nuovo cinema italiano. Il progetto, nato dalla collabora- MARE DELLA POSSIBILITÀ, DELLO STILE, zione tra il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani DELLA RICERCA. UN ESPERIMENTO, e Cinecittà, continua a offrire una vetrina internazionale ai giovani autori italiani non ancora approdati al lungometraggio, NATO DALLA COLLABORAZIONE TRA LA con una selezione di sette cortometraggi in prima mondiale e due eventi speciali fuori concorso. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA L’edizione 2026 è segnata dall’arrivo di una nuova generazione CRITICA, CHE DEL TALENTO E DELLA di registe. Come sottolinea la Delegata Generale e Direttrice Artistica della Settimana Internazionale della Critica Beatrice RICERCA FA MISSION, E CINECITTÀ, Fiorentino, «Il futuro del cinema è donna: una scelta che non risponde a logiche arbitrarie o a calcoli di quote di genere, ma CHE DEL POSSIBILE E DELLA VISIONE rappresenta un passaggio sano e auspicabile in un contesto in cui l’accesso ai finanziamenti resta ancora accidentato per FA LAVORO QUOTIDIANO DA QUASI alcune categorie. Una selezione che nasce dal record assoluto di iscrizioni e che si apre a opere capaci di sabotare i confini tra NOVANT’ANNI finzione, documentario creativo e forme ibride di contaminazione tra analogico e digitale, confermando il cortometraggio come uno spazio di assoluta libertà espressiva». I sette film in concorso sono Dove le lacrime aspettano di Caterina Bertini e Blu Diego Fasoli, E-I-E-I-O di Noemi Arfuso, Granchità di Anaïs Landriscina e Chiara Toffoletto, Gusci di Elisa Chiari e Francesca Trovato, Puca di Sara Scalera, Revolver di Paoli De Luca e Se mai le cose di Giulia Cosentino. Ad aprire il programma è stato Les métamorphoses, au féminin di Maria Giménez Cavallo, mentre il fuori concorso di chiusura sarà affidato a Un breve incontro di Liryc Dela Cruz. L’amministratore delegato di Cinecittà Manuela Cacciamani ha dichiarato: «SIC@SIC numero 11. Undici annate di scouting vero, di visioni nuove, fresche, di tuffi nel mare della possibilità, dello stile, della ricerca. Un esperimento, nato dalla collaborazione tra la Settimana Internazionale della Critica, che del talento e della ricerca fa mission, e Cinecittà, che del possibile e della visione fa lavoro quotidiano da quasi novant’anni. In 11 anni SIC@SIC ha portato sullo schermo un’ottantina di corti inediti in prima mondiale. Quasi un terzo degli autori presentati ha poi esordito con l’opera prima, alcuni sono tornati al Festival di Venezia, alla SIC e nelle altre sezioni. Altri hanno
ITALIAN PAVILION
Manuela Cacciamani debuttato in altri importanti festival internazionali. Un esperimento nato per puntare la luce sulla misura breve e che dura nel tempo, alimentando l’energia vitale necessaria per dare senso e profondità a una autentica sezione nella sezione, con una forza, dei codici, un’autonomia creativa propri. Come dice il poeta, il progresso vero non è essere progrediti, ma progredire, e in questo senso SIC@SIC non smette di crescere, di creare evoluzione, di aspirare al futuro dei suoi ospiti. Cinecittà quindi non solo crede nel successo pieno di questa idea, ma continua a voler accompagnare i giovani autori, a voler dare loro un passaporto professionale che li conduca alla realizzazione del prossimo corto o del primo lungo, e a garantire anche una circuitazione internazionale e di visibilità alla loro opera. Continuare a progredire. Un pensiero di gratitudine voglio dedicarlo a Carla Cattani, ideatrice del progetto, che per dieci anni lo ha fatto crescere. Anche Cinecittà è cresciuta in questi anni, e continua, guardando sempre più con questo e altri progetti ai giovani talenti. Perché il futuro non smette di costruirsi».
1-11 settembre, Sala Tropicana 1, Hotel Excelsior - italianpavilion.it
Il prestigioso riconoscimento cinematografico, promosso e organizzato dall’Associazione Culturale S.A.S. Cinema, presieduta dallo scenografo e regista Enzo De Camillis, nasce con l’obiettivo di valorizzare e sostenere i mestieri e l’artigianato del settore cineaudiovisivo italiano, vera ossatura portante di ogni produzione cinematografica. h. 12-12.50
Autori e autrici europei a Venezia (già Déclaration des Cineastes) Le Giornate degli Autori danno ancora una volta voce alle associazioni degli autori italiane ed europee per confrontarsi sulle istanze comuni di urgente attualità: il programma europeo Agora EU, l’AI Act e la Direttiva sui servizi di media audiovisivi. h. 14- 14.50
Verso Matera Film Festival Settima edizione
Sarà il Presidente di Matera Film Festival a presentare la prossima edizione, che si svolge dal 7 al 15 novembre. Anticipazioni di programma, sezioni e ospiti. h. 15-15.50
Soundtrack Stars Award 2026
Cerimonia di Premiazione del Premio alla Migliore Colonna Sonora tra film in Concorso ed eventuali menzioni speciali, riconoscimento collaterale della 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Presiede la giuria Laura Delli Colli. h. 16-16.50
Nastri d’Argento: 80 anni per il Cinema italiano
Le novità dei Giornalisti Cinematografici (SNGCI) presentate dalla presidente Laura Delli Colli. h. 17-17.50
La Dolce Via Festival Seconda Edizione Abu Dhabi e Dubai - Ottobre 2026
Il cinema come ponte tra Italia ed Emirati: nato da un’idea di Benedetta Paravia, La Dolce Via Festival punta a creare un hub cinematografico italo-emiratino capace di favorire collaborazioni, joint venture e coproduzioni, sostenendo la crescita professionale dei giovani talenti locali e i rapporti con l’industria cinematografica italiana.
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83. VENICE FILM FESTIVAL
AROUND THE FESTIVAL
SEPTEMBER 10, 2026
L’informazione oggi si è americanizzata, facendosi sempre più “infotainment”: informazione sì, ma con una sensibile, decisa declinazione verso l’entertainment. Sempre di più si è assottigliato il confine tra informazione e pubblicità, cronaca e marketing; un percorso ormai difficile da arginare. È una tendenza dei nostri tempi, qualcosa che rende pericolosamente opaca la lente della trasparenza. Resistiamo, ma il confronto con le nuove figure professionali è urgente e necessario. La porta per discuterne è sempre aperta, tanto è vero che il nostro nuovo Direttivo ha accolto colleghi più giovani dai quali ci aspettiamo spunti di innovazione e di confronto necessari. Continua intanto come sempre la collaborazione che, in tante iniziative, ci unisce al SNCCI, la sigla dei colleghi critici, e tra loro ci sono spesso anche molti nostri iscritti.
INTERVISTA LAURA DELLI COLLI Presidente SNGCI
di Mariachiara Marzari e Massimo Bran
N
ati nel giugno del 1946, i Nastri d’Argento sono i più longevi riconoscimenti cinematografici assegnati dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI). L’80ª edizione si è svolta a Roma, al Teatro Argentina, il 24 giugno. Ora questi ottant’anni di storia arrivano anche alla Mostra del Cinema. Questo compleanno importante porta a una necessaria riflessione: quale ruolo hanno assunto i Nastri per il cinema italiano in questi ottant’anni? E come oggi sono capaci di intercettare le trasformazioni dell’industria cinematografica? I Nastri d’Argento sono ormai non solo un appuntamento celebrativo, ma una vera e propria mappa capace di registrare cambiamenti, tendenze e novità in una storia davvero leggendaria. Immaginiamo l’emozione dei fondatori, dei premiati e degli spettatori alla prima edizione, nel 1946, in un’Italia uscita dalla guerra e pronta ad affrontare il grande cambiamento e la ricostruzione dopo la scelta repubblicana del Referendum. I Nastri d’Argento nascevano allora nel segno di Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Anna Magnani, poi Federico Fellini; conquistavano gli spettatori con la commedia in bianco e nero di Totò e Alberto Sordi, poi con quella “all’italiana” di Risi, Monicelli e Scola e con il grande cinema d’autore che cominciava a farsi notare a Venezia, Cannes e Berlino. Ci consegnano, a rileggerla, una vera e propria geografia di luoghi e film che racconta non soltanto l’evoluzione artistica del Paese, ma anche il cambiamento del pubblico, diventando una lente attraverso la quale rileggere
costantemente, insieme ai cambiamenti del costume, anche la Storia del cinema italiano. Lo dimostra la nostra attenzione a tutti i mestieri del cinema, da sempre, fin dai primi anni, quando i Nastri hanno iniziato per primi a premiare le categorie tecniche: dai premi alla fotografia e alla scenografia, passando poi per il montaggio, i costumi e il suono, fino ad arrivare, negli ultimi anni, per esempio, ai casting director, una professionalità che siamo stati i primi ad accogliere nel mondo dei premi. Li abbiamo inseriti nel nostro palmarès undici anni fa, con dieci anni di anticipo rispetto all’ammissione ai David di Donatello e perfino, a livello internazionale, agli Oscar®. L’ultima apertura ha riguardato proprio la loro professione a lungo poco riconosciuta. Siamo veloci nel decidere e questo è il nostro modo di dare risposte concrete anche alle domande di inclusione e cambiamento. Com’è cambiata negli anni la categoria dei giornalisti cinematografici e quale rapporto c’è oggi con i critici? Tanto per cominciare, c’è sempre più spazio per la cronaca e sempre meno per la critica sulla carta stampata. È quello che è accaduto negli ultimi decenni, in cui l’informazione, le soft news, il gossip, i “fogliettoni” di prima pagina all’insegna del costume, quando non del colore, hanno progressivamente conquistato spazio a danno dell’informazione più tradizionale. Si direbbe, come un tempo, “È la stampa, bellezza…”; ma di bellezza c’è poco in questa tendenza che penalizza grandi firme così come i più giovani.
Confronto generazionale e tecnologia. Quali i nodi chiave per il futuro del premio? Sono i grandi temi non solo del Premio, ma più in generale del cambiamento professionale e, quindi, del nostro futuro: la necessità di aprirci sempre di più alle nuove esigenze della professione, ma anche al dialogo con le nuove figure professionali che fanno parte del nostro mondo. Come giornalisti, fino a ieri dovevamo confrontarci soprattutto con i più giovani in cerca di un posto che, prima o poi, sarebbe arrivato. Oggi invece dialoghiamo con giovani aspiranti giornalisti in un mondo per loro decisamente ostile. Si autodefiniscono content creator, quando non dichiaratamente influencer, più vicini alla promozione che alla comunicazione, agli input del marketing che alla pratica del giornalismo, che non offre loro un’integrazione possibile, e quindi un futuro, nelle redazioni. Venendo ai nodi chiave, manca il lavoro, mancano concrete possibilità di crescita. E bisogna confrontarsi con i punti interrogativi dell’AI: ieri spunto per un cinema che raccontava un futuro solo immaginato, oggi concretamente la realtà con la quale già facciamo i conti. Come siglare qui a Venezia questo traguardo? Con un viaggio nel passato e nella memoria, per guardare più lucidamente al futuro, senza dimenticare, anche nel guardare i film in programma, che il cinema è arte, ma anche uno strumento di crescita, di confronto delle idee e di registrazione di ogni cambiamento nella società. Come un sismografo, annuncia ogni variazione e resta sempre lo specchio migliore nel quale confrontarsi con un’immagine. L’homepage della nostra presentazione, in omaggio al momento che ci ospita, è nella prima pagina del sito che dedichiamo a questi primi 80 anni: uno strumento di confronto, ma anche di dialogo, che ci auguriamo possa essere occasione di crescita e, comunque, di riflessione e di denuncia. Una parola che occupa una posizione centrale nell’ultimo Premio creato negli anni, il Nastro d’Argento della Legalità; un riconoscimento che quest’anno è andato al documentario dedicato a Giulio Regeni. Una scelta che parla da sé e dice molto di chi siamo oggi, così come di chi eravamo ieri, quando i fondatori erano cineasti fortemente impegnati: non ideologicamente, ma nella convinzione che il cinema potesse contribuire a far crescere una coscienza, anche civile, nel pubblico.
AI Acts
L
’IA spacca. Letteralmente. Divide, separa. Anche al cinema, da sempre catalizzatore delle novità tecnologiche, in quanto primo prodotto espressivo della tecnologia industriale. IA sì o no? Dentro o fuori dal cinema? Barbera è stato chiaro: a Venezia l’intelligenza artificiale è benvenuta. Chi le chiude le porte in faccia, come Cannes, che per regolamento esclude i film con IA generativa dalla competizione, sbaglia approccio – sostiene il direttore della Mostra –, perché non aiuta ad approfondire le potenzialità del mezzo né a definirne i contorni d’uso. Non tutti la pensano così: sindacati e associazioni di categoria chiedono trasparenza preventiva più che benvenuti incondizionati, e il divieto di Cannes dimostra che la questione è tutt’altro che chiusa. Ma Venezia si conferma aperta alle novità realizzative e distributive – tra Venice Immersive, che compie dieci anni, e le piattaforme, escluse dal rivale francese – cifra curatoriale di Barbera che rende la Mostra appetibile per mercati molteplici. Quest’anno la posizione è chiara: IA sì e vediamo cosa salta fuori. Primo titolo ad alto contenuto algoritmico è Be Brave di Francesco Carrozzini, in Venice Open, primo documentario italiano interamente lavorato in IA, omaggio a Renzo Rosso, patron di Diesel. La produzione, Our Films, dichiara un anno e mezzo di lavoro per costruire un workflow di generazione di immagini ad hoc, con il controllo creativo affidato però unicamente al regista.
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L’IA non solo è dichiarata, ma entra nel processo realizzativo a pieno titolo, quasi fosse una nuova forma di sceneggiatura. Una trasparenza che accomuna Be Brave a un’opera più radicale e politica e di tutt’altra provenienza: The End of Times di Bibiana Rojas Gómez e Juan David Cárdenas, autori colombiani selezionati dalla SIC, un film-saggio su violenza storica e sfruttamento in America Latina che adopera l’IA per animare immagini d’archivio. Due approcci opposti nel metodo e nella provenienza: il primo celebra un brand dentro un sistema di potere consolidato; il secondo scava nel passato da un cinema periferico rispetto ai grandi capitali. Entrambi dimostrano però che, anche con l’IA, al cinema intelligenza e gesto coincidono sempre. Non c’è divorzio tra competenza e realizzazione, ma integrazione dell’una nell’altra. È assente dall’agone qui al Lido il promettente Artificial di Luca Guadagnino, sull’ascesa di Sam Altman e OpenAI. E non è un caso. Amazon, che aveva inizialmente il film in mano e nel frattempo ha stretto un accordo con OpenAI, si è ritirata dal progetto. Secondo la stampa americana la scelta sarebbe legata al fatto che il film non risulterebbe lusinghiero verso i magnati dell’IA, anche se Amazon ha negato questo collegamento. Passato a Neon, Artificial non passerà a Venezia ma al New York Film Festival, prima di entrare in campagna Oscar. E se l’IA avesse paura dell’umano giudizio? Riccardo Triolo
83. VENICE FILM FESTIVAL
AROUND THE FESTIVAL
English version
CAMPARI LOUNGE
ONA SHORT FILM FESTIVAL
MONKEY 47 X DES BAINS
Serena Rossi riceve il Campari Passion for Film Award, brindando a quel talento che trasforma il mestiere in stile e la passione, naturalmente, in cinema. Su invito. h. 21.45 | Terrazza Biennale
Cinema sotto le stelle, aperitivo al tramonto e cocktail after-screening. ONA Short Film Festival trasforma San Servolo in un’oasi verde di cinema, fotografia, cultura outdoor ed energia pura. Ingresso libero. h. 18.30-1.00 | Isola di San Servolo
L’iconico gin Monkey 47 approda al Des Bains per accompagnare REDS dj-set. Una notte dallo spirito unconventional in uno degli indirizzi più leggendari del Lido. Ticket all’ingresso. h. 23 | Lungomare Marconi
LIBERE PASSIONI
AGENDA
10.00 11.30 «D
al cinema alla televisione – recita la motivazione del Campari Passion for Film Award 2026 –, dalla commedia al dramma, dal doppiaggio alla musica, Serena Rossi ha dimostrato una versatilità che non è mai semplice trasformismo, ma il risultato di una profonda curiosità artistica e di un rapporto sincero con il proprio lavoro. Qualità che fanno di lei un’artista libera e curiosa, capace di mettersi continuamente in gioco e di affrontare nuove sfide senza perdere la propria identità». Serena Rossi alla Mostra di quest’anno arriva diretta da Mario Martone nel film Fuori Concorso Scherzetto al fianco di Toni Servillo, Lorenzo Perrotta, Leonardo Lidi, Giovanni Ludeno e Gianluca Di Gennaro.
UN GIORNO DA LEONI
11.30 11.45 12.15 12.45 13.00 13.45 14.30 14.45 15.30 15.30
I
eri, negli spazi dell’Italian Pavilion all’Hotel Excelsior, si è tenuta la premiazione del Leone d’Argento dell’Associazione culturale MostraLido, riconoscimento dedicato a chi, nel corso dell’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, si è distinto per l’attenzione, la passione e l’impegno rivolti al territorio. Il Presidente dell’Associazione Luca Pradel assieme all’instancabile giornalista Lorenzo Majer hanno premiato alcune figure apicali dell’ambiente giornalistico ed istituzionale del nostro cinema, a partire da Laura Delli Colli, Presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani - Premi Nastri d’Argento, e da Roberto Stabile, Direttore, Internazionalizzazione, Festival e Mercati, Creative Europe Desk Italy Media, Cinecittà si Mostra, Bookshop CINECITTÀ, nonché promotore dell’Italian Pavilion stesso. A loro si sono aggiunti poi Federica Pirchio, giornalista di spettacolo di Sky TG24, Simone Gialdini, Direttore Generale ANEC e vicepresidente UNIC, nonché promotore di Casa Cinema Giovani, hub dedicato alle nuove generazioni alla sua prima edizione qui al Lido, ed Elisabetta Calore, esempio di imprenditoria femminile locale. Tra questi, infine, anche il nostro Massimo Bran, editore di Venezia News, city-magazine internazionale di Venezia, che dal 2009 è partner ufficiale della Mostra del Cinema con il Daily che avete tra le mani ogni giorno. Diciotto anni trascorsi a raccontare protagonisti, eventi e storie del Festival con continuità e passione, accompagnandone l’evoluzione e dando voce, giorno dopo giorno, al mondo del cinema e al territorio lagunare. Nata nel 2022 dalla passione di un gruppo di persone legate al Lido e a Pellestrina, MostraLido porta così avanti un’attività di valorizzazione del territorio attraverso incontri, conferenze, proiezioni e mostre, costruendo intorno al Festival un dialogo sempre più stretto tra cinema e comunità locale. A.S.
16.00 16.30 17.00 17.30 18.00 19.30 21.00
Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Sguardi e percorsi di donne fuori luogo è l’incontro a cura di Associazione La Clownessa Film che presenta il libro Slapstick rosa e il docu-short Fucsia di Rossella Bergo, regista e autrice del libro. Google Beach | Blue Lounge, Lungomare Gabriele D’Annunzio 14 Un Panel Tra tutte le storie. Cinema, brand e tecnologia a confronto sul valore della scelta creativa nell’epoca delle infinite possibilità. Un confronto per riflettere su come stia cambiando il mestiere di chi crea storie e su quale ruolo avranno autori, brand e piattaforme nella costruzione dell’immaginario contemporaneo. Spazio Incontri | Hotel Excelsior Conferenza stampa di presentazione del cortometraggio Tutte o Nessuna scritto e diretto da Giovanni B. Algieri, prodotto dal Creative Producer Jonathan Elia per Immaginazione Aps e Summeet, realtà attiva nel settore degli eventi scientifici e istituzionali. Spazio Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione del cortometraggio Love? Cake!, nato dal progetto “Il rumore delle immagini” a cura di Associazione Il Cantiere delle Donne. Google Beach | Blue Lounge, Lungomare Gabriele D’Annunzio 14 Workshop immersivo firmato Monogrid per gli associati IAA, pensato per sbloccare il potenziale creativo della Gen-AI applicata alla filiera audiovisiva. Spazio Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione di CINEMAinGENERE, edizione 2026 del progetto Film&Parità. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Per NOTTI VENEZIANE, in programma la replica della proiezione de Il mestiere di Beppe Tufarulo (103’). Spazio Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Pasinetti Film Festival 23ª edizione. Palmares e presentazione del nuovo Regolamento a cura di Associazione Amici del Pasinetti 20. Google Beach | Blue Lounge, Lungomare Gabriele D’Annunzio 14 Dibattito sulla Nuova grammatica del racconto. Lo storytelling non è mai statico; è una materia viva che evolve insieme al modo in cui abitiamo il mondo. Quando le strutture narrative cambiano, l’architettura stessa dell’intrattenimento deve ridefinirsi per continuare a generare impatto. Spazio Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione della IX edizione della rassegna di documentari IsolaVicentina in doc. A cura di Associazione culturale Isart. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Incontro con l’attrice e regista di fama internazionale Mati Diop, che riceve il Premio Le vie dell’immagine 2026, a cura di Cinematografo e Giornate degli Autori, dedicato ai cineasti che hanno saputo ridefinire i confini dell’audiovisivo. Google Beach | Blue Lounge, Lungomare Gabriele D’Annunzio 14 Incontro Cooking up cinema: How Babish redefines film storytelling. Cosa succede quando un autore digitale passa al cinema tradizionale, lavora con talenti esperti di Hollywood e sfrutta l’intimità del pubblico per ridefinire il cinema indipendente? Museo d’Arte Orientale | Ca’ Pesaro, Venezia Presentazione del libro Anatomia dei corpi ibridi. In dialogo con Tsukamoto Shin’ya di Maria Roberta Novielli, a cura di Anja e Corinna Boato e Marsilio editore. Anja Boato dialoga con il regista Tsukamoto Shin’ya sul suo ultimo film Nelson san, anata ha hito wo koroshimashitaka? (Mr Nelson, Did You Kill People?) appena passato in concorso a Venezia 83. Casa Cinema Giovani, Via delle Quattro Fontane 18/A Un dialogo tra giovani e giurie SIGNIS e INTERFILM sul cinema come spazio di valori, incontro, spiritualità, pace e dialogo tra culture. Evento promosso da ACEC. Google Beach | Blue Lounge, Lungomare Gabriele D’Annunzio 14 Workshop immersivo firmato Monogrid per la stampa, pensato per sbloccare il potenziale creativo della Gen-AI applicata alla filiera audiovisiva. Dallo storytelling visivo alla produzione, i partecipanti metteranno direttamente le mani sui più avanzati strumenti generativi di Google (tra cui Veo, Omni e l’innovativo Nanobanana) per esplorare e plasmare concretamente il futuro del cinema. Casa Cinema Giovani, Via delle Quattro Fontane 18/A Intrecci - Progetti CIPS: il corto sul cyberbullismo, a cura dell’IIS “G. Sulpicio” di Veroli e della Growing Production. Google Beach | Blue Lounge, Lungomare Gabriele D’Annunzio 14 YouTube Creator Premières offre un palcoscenico al lato più autoriale della piattaforma, con un ciclo di proiezioni speciali per scoprire in anteprima i cortometraggi e i canali tematici. Anfiteatro | Isola di San Servolo Terzo appuntamento con L’ATTO CREATIVO, ciclo di incontri sulla creatività e le sue possibili declinazioni promosso da Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema, nella sua sede veneziana nell’Isola di San Servolo, e da San Servolo srl. Protagonista l’attrice Alba Rohrwacher in dialogo con Tommaso Strinati, storico dell’arte. Linea 20 Actv da e per Lido-Casinò Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Per la sezione NOTTI VENEZIANE, proiezione di AUBER 89 di Giuseppe Schillaci (80’). Segue Q&A.
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SEPTEMBER 10, 2026
83. VENICE FILM FESTIVAL
Tanto MAD da sognarlo. Tanto GENIUS da realizzarlo. e r a s o è o t e r g e s l I i s o d n e t r dive ente. m a i r e s Noi siamo un GROUP di eccellenze
c h e o ff r o n o s o l u z i o n i n e i s e t t o r i :
PR, strategie di marketing,
branding, visual design, comunicazione digitale,
fotografia, audiovisivo, produzioni,
organizzazione eventi e allestimento.
idente
es egorio, Pr r G i D lo r Gianca
14
SCREENINGS
83. VENICE FILM FESTIVAL
8.45
SALA PERLA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC FUORI CONCORSO - FILM DI CHIUSURA press - industry
UN BREVE INCONTRO (A BRIEF ENCOUNTER) Liryc Dela Cruz (20') v.o. italiano, tagalog, inglese st. italiano/inglese
RIDER
Roan Johnson, Davide Pavanello (86') v.o. italiano st. inglese
9.00
SALA GRANDE
VENEZIA 83 press - industry
NAZA
Yuval Abraham, Rachel Szor (80') v.o. ebraico, inglese st. italiano/inglese
9.00
SALA DARSENA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION press - industry
SCHERZETTO (TRICK)
15.00
VENEZIA 83 tutti gli accrediti
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO SERIES pubblico - tutti gli accrediti
UN BON PETIT SOLDAT (A GOOD LITTLE SOLDIER)
VENEZIA 83 tutti gli accrediti
IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO (THE FIRE WITHIN YOU)
Edoardo De Angelis (94') v.o. italiano, napoletano st. inglese/italiano
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
11.30
16.30
SALA GIARDINO
ORIZZONTI CORTI - FUORI CONCORSO press - industry
IL SENSO DELLA TERRA (THE SENSE OF EARTH)
Alessandro Ingaria, Simone Massi (14') v.o. italiano st. inglese ORIZZONTI CORTI - CONCORSO
MAN MADE LAKE
Annie Ning (17') v.o. francese, cinese mandarino, inglese st. italiano/inglese
ANGELO AZZURRO (MY FIRST DAY OF SUMMER) Alba Gaviraghi (14') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
PAPER PLANE
BLEU AU LOIN (DISTANT BLUE) Amir Houshang Moein (10') senza dialoghi
9.00
SALA CORINTO
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS press - industry
TWIST & SHOOT MISTER SUZUKI Yves Montmayeur (93') v.o. giapponese, francese, inglese st. italiano/inglese
9.00
SALA ASTRA 1
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
PLACE TO BE
Jessica DiCosta (12') v.o. inglese st. italiano/inglese
9.15
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS pubblico - tutti gli accrediti
JOIE DE VIVRE. PARTE 2 JOIE DE VIVRE. PART 2 11.00
SALA CORINTO
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
Giulia Cosentino (20') v.o. italiano st. inglese
Bibiana Rojas Gómez, Juan David Cárdenas (80') v.o. spagnolo, inglese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
14.00
SALA CORINTO
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
Simón Feldman (86') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
11.00
SALA PERLA
GIORNATE DEGLI AUTORI EVENTO SPECIALE pubblico - tutti gli accrediti
EL FANTASMA (THE PHANTOM) Ignacio Masllorens, David Lamelas (96') v.o. spagnolo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
11.15
SALA ASTRA 1
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
14.00
SALA VOLPI
WHAT LOVE BUILDS
11.30
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION press - industry
SCHERZETTO (TRICK) Mario Martone (112') v.o. italiano st. inglese
VENEZIA 83 press - industry Yuval Abraham, Rachel Szor (80') v.o. ebraico, inglese st. italiano/inglese
SALA DARSENA
Jelena Maksimović (91') v.o. serbo-croato st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Andrei Kutsila (75') v.o. bielorusso, russo, polacco st. italiano/inglese
SALA DARSENA
CUDZE RZECZY (WHAT BELONGS TO OTHERS)
Grzegorz De ˛bowski (104') v.o. polacco st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
BE BRAVE
Francesco Carrozzini (90') v.o. inglese, italiano st. italiano/inglese
14.30 PALABIENNALE ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
14.30
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT press - industry
FÖLDSZINT (GROUND FLOOR) Gábor Reisz (108') v.o. ungherese st. italiano/inglese
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
SALA ASTRA 1
BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI (UGLY, DIRTY AND BAD) Ettore Scola (117') v.o. italiano st. inglese
21.30
SALA CASINÒ
Anuparna Roy (107') v.o. hindi, sylheti bengali, marathi st. italiano/inglese Yuval Abraham, Rachel Szor (80') v.o. ebraico, inglese st. italiano/inglese
21.30
19.00
UNION TOWN
SALA CASINÒ
ORIZZONTI press - industry
HUANGYAN SHENGHUO (BIG LITTLE THINGS)
Michelle Zhou (109') v.o. cinese mandarino st. italiano/inglese
19.00
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
UNION TOWN 19.15
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti Barbara Kopple (106') v.o. inglese st. italiano/inglese
21.45
SALA GRANDE
CERIMONIA DI PREMIAZIONE pubblico - tutti gli accrediti
PREMIO CAMPARI PASSION FOR FILM A SERENA ROSSI
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION
SCHERZETTO (TRICK)
Barbara Kopple (106') v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA GRANDE
UN PEU AVANT MINUIT (ONE MINUTE TO MIDNIGHT)
Mario Martone (112') v.o. italiano st. inglese
22.00
SALA DARSENA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS press - industry
NINO - UN FILM SU NINO ROTA (NINO - A FILM ABOUT NINO ROTA) Walter Fasano (115') v.o. italiano, inglese st. inglese/italiano
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
22.00
FATHER JOE
SALA CORINTO
Barthélémy Grossmann (106') v.o. inglese st. italiano/inglese
GIORNATE DEGLI AUTORI pubblico - tutti gli accrediti
17.00
Nicola Sorcinelli (87') v.o. italiano, inglese, dari st. italiano/inglese
BALCANICA
SALA GIARDINO
ORIZZONTI CORTI - FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti
IL SENSO DELLA TERRA (THE SENSE OF EARTH)
Alessandro Ingaria, Simone Massi (14') v.o. italiano st. inglese ORIZZONTI CORTI - CONCORSO
22.00 19.30
ANGELO AZZURRO (MY FIRST DAY OF SUMMER)
KAMI NOUR (A BIT OF LIGHT)
SALA DARSENA
Tommaso Acquarone (20') v.o. italiano, inglese st. inglese/italiano Alba Gaviraghi (14') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
KAMI NOUR (A BIT OF LIGHT) Ali Asgari (87') v.o. farsi st. italiano/inglese
19.30
SALA CORINTO
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico 14+ - tutti gli accrediti
GRANCHITÀ (CRABKIND)
Anaïs Landriscina, Chiara Toffoletto (16') v.o. italiano st. inglese
HALAA (THE H@LLOW MAN)
Saoirse Ronan (15') v.o. inglese st. italiano/inglese
Kamel Laaridhi (79') v.o. arabo st. inglese/italiano
Amir Houshang Moein (10') senza dialoghi
19.30
Jessica DiCosta (12') v.o. inglese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
NINO - UN FILM SU NINO ROTA (NINO - A FILM ABOUT NINO ROTA)
BLEU AU LOIN (DISTANT BLUE) MOTHMAMA 17.00
SALA CORINTO
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS pubblico - tutti gli accrediti
TWIST & SHOOT MISTER SUZUKI Yves Montmayeur (93') v.o. giapponese, francese, inglese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
17.00
SALA VOLPI
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
UNION TOWN
Walter Fasano (115') v.o. italiano, inglese st. inglese/italiano
SALA PASINETTI
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
LOS DE LA MESA 10 (THOSE AT TABLE 10) 19.30
SALA VOLPI
ORIZZONTI press - industry
LOVERS IN THE BLUE NIGHT
Barbara Kopple (106') v.o. inglese st. italiano/inglese
17.00
20.00
SALA ASTRA 1
THE COLOR OF THE SUN
Xavier Tera (110') v.o. giapponese, inglese st. italiano/inglese
PALABIENNALE
VENEZIA 83 pubblico
UN PEU AVANT MINUIT (ONE MINUTE TO MIDNIGHT) Nicolas Pariser (111') v.o. francese st. italiano/inglese
20.00
SALA ASTRA 1
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS pubblico - tutti gli accrediti
JOIE DE VIVRE. PARTE 2 JOIE DE VIVRE. PART 2 Luca Guadagnino (243') v.o. italiano, inglese, francese st. italiano/inglese
22.00
SALA PASINETTI
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
THE WILD ANGELS Roger Corman (86') v.o. inglese st. italiano
22.00
SALA VOLPI
ORIZZONTI press - industry
HUANGYAN SHENGHUO (BIG LITTLE THINGS)
Michelle Zhou (109') v.o. cinese mandarino st. italiano/inglese
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico
SCHERZETTO (TRICK) Mario Martone (112') v.o. italiano st. inglese
21.00
SALA WEB
ORIZZONTI CORTI FUORI CONCORSO
IL SENSO DELLA TERRA (THE SENSE OF EARTH)
Alessandro Ingaria, Simone Massi (14') v.o. italiano st. inglese
Simón Feldman (86') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
Anuparna Roy (107') v.o. hindi, sylheti bengali, marathi st. italiano/inglese
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
Ali Asgari (87') v.o. farsi st. italiano/inglese
22.15 PALABIENNALE SALA PERLA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS press - industry
19.30
SALA PERLA
VENEZIA 83 press - industry
Nicolas Pariser (111') v.o. francese st. italiano/inglese
VENEZIA 83 press - industry
PAPER PLANE
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
14.30
Gábor Reisz (108') v.o. ungherese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
17.00 PALABIENNALE
14.00
14.15
FÖLDSZINT (GROUND FLOOR)
VENEZIA 83 pubblico
UNA FORTALEZA (A FORTRESS)
14.30 SALA DARSENA
SALA ASTRA 2
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
Russell Crowe (99') v.o. inglese st. italiano/inglese
Jérôme Pierrat (82') v.o. francese st. italiano/inglese
Dev Benegal (118') v.o. inglese st. italiano/inglese
16.30
Annie Ning (17') v.o. francese, cinese mandarino, inglese st. italiano/inglese
Roger Corman (86') v.o. inglese st. italiano
LA MOULA (MOOLAH)
ENGLISH, AUGUST
Giovanni Veronesi (114') v.o. italiano st. inglese
MAN MADE LAKE
THE WILD ANGELS
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
LOS DE LA MESA 10 (THOSE AT TABLE 10)
NAZA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico - tutti gli accrediti
LISTY (LETTERS FROM THE SILENCED COUNTRY)
Luca Guadagnino (243') v.o. italiano, inglese, francese st. italiano/inglese
11.30
SALA PERLA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
Kornél Mundruczó (105') v.o. inglese st. italiano/inglese
DIO RIDE (GOD LAUGHS)
DO KRAJA DANA (UNTIL THE DAY ENDS)
MOTHMAMA
EL FIN DE LOS TIEMPOS (THE END OF TIMES)
Valerio Vestoso (185') v.o. italiano st. inglese
SALA PASINETTI
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION - FILM DI CHIUSURA press - industry
17.00
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
LOVERS IN THE BLUE NIGHT
Damilola Orimogunje (120') v.o. yoruba, inglese, igbo, francese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
16.30
21.00
ORIZZONTI press - industry
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
SE MAI LE COSE (IF THINGS COULD EVER TALK)
PECCATO
NAZA
SALA PERLA
Xavier Tera (110') v.o. giapponese, inglese st. italiano/inglese
Saoirse Ronan (15') v.o. inglese st. italiano/inglese
9.00
SALA CASINÒ
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
GIORNATE DEGLI AUTORI pubblico - tutti gli accrediti
THE COLOR OF THE SUN
GURIA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO SERIES press - industry
17.15
DEAR AJAYI
13.45
Levan Koguashvili (118') v.o. georgiano st. italiano/inglese
PECCATO
Stéphane Brizé (102') v.o. francese st. italiano/inglese
UNA FORTALEZA (A FORTRESS)
9.00 PALABIENNALE
SALA CASINÒ
Valerio Vestoso (185') v.o. italiano st. inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Tommaso Acquarone (20') v.o. italiano, inglese st. inglese/italiano
Mario Martone (112') v.o. italiano st. inglese
9.00
11.30 PALABIENNALE
English version
ORIZZONTI CORTI - CONCORSO
MAN MADE LAKE
Annie Ning (17') v.o. francese, cinese mandarino, inglese st. italiano/inglese
ANGELO AZZURRO (MY FIRST DAY OF SUMMER) Tommaso Acquarone (20') v.o. italiano, inglese st. inglese/italiano
UNA FORTALEZA (A FORTRESS)
Alba Gaviraghi (14') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
PAPER PLANE
Saoirse Ronan (15') v.o. inglese st. italiano/inglese
MOTHMAMA
Jessica DiCosta (12') v.o. inglese st. italiano/inglese
Opera Prima
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83. VENICE FILM FESTIVAL
From the 2nd to the 11th of September, 2026 Hotel Excelsior Venice Lido from 10:00 AM to 6:00 PM
italianpavilion.it 16
SEPTEMBER 10, 2026