83. VENICE FILM FESTIVAL | SEPTEMBER 9, 2026 | DAY 8 presenta
ALBA / ROHRWACHER
V¬NCENT / L¬NDON
UN F¬LM DI / STÉPHANE BR¬ZÉ DAVID TALBOT ADRIEN BOBINET SHARIF ANDOURA PHILIPPE POLLET-VILLARD ALEXANDRA CLERT YASMINE MALEK RENAUD PETITJEAN CARINE ROUVIER SANDRA LE GALL SABINE MARIOLLE MUSICHE ORIGINALI BERTRAND BLESSING DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA ANTOINE HÉBERLÉ A.F.C MONTAGGIO GÉRALDINE MANGENOT SOUND ENGINEER EMMANUELLE VILLARD A.F.S.I. MONTAGGIO E MISSAGGIO SONORO HERVÉ GUYADER A.F.S.I. CASTING CORALIE AMÉDÉO A.R.D.A DJANIK MAYAUX CASTING ATTORI BAMBINI BÉATRIZ COUTROT PRIMO ASSISTENTE ALLA REGIA ÉMILE LOUIS SEGRETARIA DI EDIZIONE MARION PIN SCENOGRAFIE GWENDAL BESCOND A.D.C COSTUMI CAROLINE SPIETH TRUCCO SYLVIA CARISSOLI ACCONCIATURE CÉCILE MARCHIONE DIRETTORE DI PRODUZIONE CHRISTOPHE DESENCLOS ISPETTORE DI PRODUZIONE THOMAS GACHE DIRETTORE POSTPRODUZIONE MANON ALONZO LINE PRODUCER MARC VADÉ RESPONSABILE DELLA PRODUZIONE MARINE FORDE RESPONSABILE DELLO SVILUPPO FRANCK WEBER PRODOTTO DA SIDONIE DUMAS UNA PRODUZIONE GAUMONT IN COPRODUZIONE CON FRANCE 3 CINÉMA CON IL SUPPORTO ESSENZIALE DI CANAL+ CON LA PARTECIPAZIONE DI CINÉ+ OCS CON LA PARTECIPAZIONE DI FRANCE TÉLÉVISIONS CON IL SUPPORTO DI RÉGION ÎLE-DE-FRANCE CON IL SUPPORTO DI CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L’IMAGE ANIMÉE CON IL SUPPORTO DI PROCIREP IN ASSOCIAZIONE CON ENTOURAGE SOFICA 4 E INDÉFILMS 14 VENDITE INTERNAZIONALI GAUMONT © 2026 GAUMONT - FRANCE 3 CINÉMA
venezia_news
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PROSSIMAMENTE AL CINEMA
Daily online
CREATION
- FTOTO : CHRISTINE TAMALET
SCENEGGIATURA STÉPHANE BRIZÉ CORALIE AMÉDÉO OLIVIER GORCE
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 9, 2026
The City of Venice’s Official Show
An acrobatic interpretation of Commedia dell’Arte by Daniele Finzi Pasca in partnership with
08 → 20 SEPTEMBER 2026 TEATRO GOLDONI – VENICE COMPAGNIA FINZI PASCA IS SUPPORTED BY:
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technical partner
BUY NOW →
83. VENICE FILM FESTIVAL
CONCORSO TODAY P
THIS IS WHERE THE RISK OF ARENDT’S BANALITY OF EVIL COMES INTO PLAY: ORDINARY, AMBITIOUS AND ZEALOUS PEOPLE WHO SUBMIT COMPLETELY TO AUTHORITY
INTERVISTA STÉPHANE BRIZÉ
© Heike Blenk
di Delphine Trouillard
U
n bon petit soldat, il nuovo film di Stéphane Brizé in Concorso a Venezia, torna sul terreno sociale e politico caro al regista, ma da una prospettiva inedita. Al centro c’è Carla, responsabile delle risorse umane, divisa tra il presidente dell’azienda e i dipendenti. Interpretata da Alba Rohrwacher, Carla è insieme vittima e ingranaggio di un sistema che trasforma la pressione in responsabilità individuale e la sottomissione in zelo. Questo film ha già ricevuto un riconoscimento significativo, il Premio Film Impresa ha infatti assegnato a Stéphane Brizé lo Special Award per la sua capacità di portare sullo schermo una riflessione complessa e onesta sul lavoro, sulle responsabilità individuali e sulle trasformazioni del mondo professionale e della società. Con Hors saison, presentato qui a Venezia tre anni fa, aveva preso le distanze dai suoi film sul lavoro. Cosa l’ha spinta a tornare oggi a un cinema sociale e politico? In realtà Un bon petit soldat è nato prima di Hors saison. Con Olivier Gorce avevamo scritto una prima versione, ma avevo la sensazione di non aver cambiato abbastanza prospettiva rispetto a La Legge del mercato, In guerra e Un altro mondo. Durante la lavorazione di Hors saison, però, sono rimasto legato a questo personaggio femminile, sottomesso a un sistema di cui non percepisce la violenza. Ho voluto capire meglio come si costruiscono i meccanismi della sottomissione e quali fragilità permettono a un ordine brutale di essere accettato. Ho quindi ripreso la sceneggiatura con Coralie Amédéo. Nel frattempo è cambiato anche il mio sguardo. La rabbia dei film precedenti ha lasciato spazio al disgusto, di fronte a un sistema che ignora la sofferenza dei lavoratori. Per questo il film è più caustico: volevo mostrare, accanto alla violenza, anche l’indecenza e il cinismo del sistema. Il film suggerisce che il problema non siano i “cattivi manager”, ma un sistema capace di trasformare anche persone ben intenzionate in “buoni soldatini”. È così? Carla non è cattiva; è una lavoratrice che ha sempre cercato di fare bene il proprio lavoro. Ma manca di fiducia in se stessa e sente di non essere del tutto legittimata nel ruolo che occupa. Mi interessava meno il “cattivo manager” e più il modo in cui un sistema
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può spingere una persona a diventare violenta. Carla esercita violenza sugli altri, ma anche su se stessa. Quando deve scegliere tra redditività e virtù, scopre che è la legge del mercato a decidere. Il problema è dunque innanzitutto il sistema e Carla può essere insieme vittima e carnefice. Il suo percorso va da una condizione di prigionia inconsapevole alla presa di coscienza di quella stessa condizione. È lì che entra in gioco il rischio della “banalità del male” descritta da Hannah Arendt: quella di persone comuni, ambiziose e zelanti, completamente sottomesse all’autorità. La violenza, nell’azienda contemporanea, circola a tutti i livelli e finisce per entrare anche nella vita privata? L’essere sociale e quello intimo sono legati. Carla subisce una pressione che poi trasmette ad altre persone. La sua insicurezza attraversa tutta la sua vita e arriva fino al figlio Louis, al quale chiede di essere performante, negando anche a lui il diritto alla fragilità. Ho voluto rendere concreta questa contaminazione anche attraverso la messa in scena. Carla è mostrata sempre nel contesto del lavoro, mentre la sua vita privata esiste soprattutto attraverso videochiamate e messaggi audio e video. Persino la sua intimità è gestita a distanza e virtualizzata. Ritrova Vincent Lindon, questa volta in un ruolo molto diverso, mentre è Alba Rohrwacher a incarnare Carla. Che cosa cercava nei due attori per rendere visibili la fragilità dell’una e il potere dell’altro? Con Alba Rohrwacher ho trovato l’attrice capace di far emergere le fragilità nascoste dietro l’apparente forza di Carla. Ci eravamo conosciuti durante Hors saison e avevamo condiviso la stessa ricerca di verità nella recitazione. Alba è riuscita a rendere visibili le debolezze del personaggio senza spiegarle. Per Vincent Lindon si trattava invece di un ruolo molto diverso da quelli interpretati finora nei miei film. Il suo personaggio può apparire cinico o pragmatico, a seconda dello sguardo, ma è anche tirannico, carismatico e intelligente. Avevo bisogno di una presenza “più grande dell’inquadratura”, affinché il suo fascino, la sua potenza e la sua violenza continuassero a pesare su Carla anche quando non è sullo schermo.
di F.D.S.
rogetti totali come quello concepito da Ilya Khrzhanovsky con il progetto DAU – ossia realizzare un film sulla vita di un genio russo della fisica, Lev Landau, attraverso la costruzione di un enorme set di 12.000 metri quadri che riproduce l’Istituto di Problemi Fisici di Mosca, dove Landau approdò nel 1937, avviando 392.000 provini per arrivare a 10.000 comparse, tutte rigorosamente non attori, e girando per due anni scene di questa umanità in movimento all’interno del set senza che esistesse un copione e senza concepire ripetizioni della scena –, sembrano oscillare tra megalomania e titanismo, comunque ascrivibili più a pulsioni ossessive che estetiche. Eppure così non è: in realtà esprimono una specifica vocazione artistica all’enciclopedismo, come nel 2013 ci spiegò il curatore di Biennale Arte Massimiliano Gioni, che concepì e realizzò l’esposizione dal titolo Il Palazzo Enciclopedico. La Mostra si ispirava all’utopia creativa di Marino Auriti, che «nel 1955 depositò all’ufficio brevetti statunitense il progetto di un Palazzo Enciclopedico, un museo immaginario che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell’umanità. Auriti progettò un edificio di 136 piani che avrebbe dovuto raggiungere i 700 metri di altezza e occupare più di 16 isolati della città di Washington. L’impresa rimase incompiuta – racconta Massimiliano Gioni – ma il sogno di una conoscenza universale e totalizzante attraversa la storia dell’arte e dell’umanità e accomuna personaggi eccentrici come Auriti a molti artisti, scrittori, scienziati e profeti che hanno cercato – spesso invano – di costruire un’immagine del mondo capace di sintetizzarne l’infinita varietà e ricchezza. Oggi, alle prese con il diluvio universale orizzontale dell’informazione, questi tentativi di strutturare la conoscenza in sistemi omnicomprensivi ci appaiono ancora più necessari e ancor più disperati (cit. Biennale)». Ecco… Un regista assai tosto che non avrà la smania dell’enciclopedismo, ma che comunque ossessivamente si immerge verticalmente su un tema quanto mai innervante la società contemporanea, soffocata da una sempre più diffusa precarietà, vale a dire le relazioni di forza e di dominio che si sviluppano nel mondo del lavoro, è il francese Stéphane Brizé. Vedere uno di seguito all’altro i tre film della sua trilogia del lavoro è un’esperienza perlomeno disturbante: non solo per la recitazione di Vincent Lindon, protagonista di tutti e tre i film, ma per il grado di intensità quasi intollerabile cui arrivano certe scene. Sono scene di incontri sindacali, colloqui di lavoro fatti via Skype, corsi di formazione per il reinserimento di operai disoccupati, riunioni dirigenziali per decidere la strategia di licenziamento: nella rappresentazione di questi momenti il regista inserisce un tale livello di pressione, di violenza ai limiti del controllo, di conflittualità esasperata, da trasformare questi passaggi ritualizzati di relazioni industriali e di lavoro in autentiche anticamere dell’Inferno. Credetemi, non è la prima parte dell’Odissea di Nolan il film sulla guerra di questi nostri anni, lo sono i tre film di Brizé.
Cover Story
Il quarto film di Stéphane Brizé sul mondo del lavoro conferma la precisione chirurgica del regista nell’affrontarne tensioni e criticità. Con due attori del calibro di Alba Rohrwacher e Vincent Lindon, Un bon petit soldat guarda a un presente segnato da una precarietà diffusa e pervasiva, in cui il lavoro diventa ancora una volta campo di forza, dominio e assoggettamento. Brizé si conferma così un sottile indagatore delle vecchie e nuove fratture di un mondo sempre meno leggibile con i canoni interpretativi tradizionali. 3
83. VENICE FILM FESTIVAL
CONCORSO
SEPTEMBER 9, 2026
BO OK V
INTERVISTA EDOARDO DE ANGELIS di Marisa Santin
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on Il fuoco che ti porti dentro Edoardo De Angelis porta in Concorso una resa dei conti familiare che si consuma durante una cena di Natale. Al centro, il legame incandescente tra una madre carismatica e devastante e un figlio costretto a misurarsi con un amore feroce, comico, impossibile da pacificare. Con Vanessa Scalera e Lino Musella, De Angelis trasforma lo spazio domestico in un campo di battaglia emotivo, scandito dalla musica – femminile e sospesa – di La Niña. Che cosa ha riconosciuto nel libro di Antonio Franchini come profondamente suo? E dove ha sentito invece la necessità di allontanarsene? Nelle memorie di Franchini c’era tutto ciò che mi serviva per il film: una donna eccezionale, carismatica e devastante, una sirena che non puoi smettere di ascoltare anche se ogni cosa che dice ti fa male. Io sono cresciuto con una donna così, era mia nonna. Il giorno della vigilia di Natale mi costringeva a trattenere il cappone mentre lei lo decapitava con un coltello da cucina. Non so dire in cosa mi sia allontanato dal libro, non ricordo bene. Franchini era sempre accanto a me a dirmi: adesso è tuo, facci quello che vuoi. Il cuore del film è una cena di Natale che diventa campo di battaglia, comico e feroce. Come ha lavorato sullo spazio della casa per far crescere la tensione? Lo spazio è per me un territorio di ricerca cinematografica molto fertile. Ho immaginato la casa come un campo di
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MY ONLY WEAPON AGAINST ANGELA IS CINEMA battaglia, con le retrovie, le trincee, l’avanguardia e i rapporti familiari come una lotta epica per la supremazia. Se ci rifletto su, non siamo tanto lontani da Comandante, siamo pur sempre in guerra! Come ha lavorato con Vanessa Scalera e Lino Musella per tenere insieme violenza, comicità, dipendenza e amore? Agli attori ho chiesto di prepararsi molto bene sulla scrittura, di avere memoria di ferro di tutte le scene e le battute. Poi gli ho chiesto di dimenticare tutto. Che cosa cercava nell’universo musicale di La Niña? Quale voce voleva dare a questa famiglia e a questa Napoli così lontana fisicamente da Milano e pur così viva e presente? La Niña prende il testimone di Avitabile, le due collaborazioni sono in continuità rispetto al mio lavoro sul fotogramma. Volevo in questo caso una voce femmina, uno sguardo di gatto, con la preda tra le grinfie e un occhio aperto su ciò che non è qui, non è adesso.
i sono romanzi che vorresti abbandonare alle prime pagine. «Benché da molti sia considerata una bella donna, mia madre puzza. Forse è la vasta cicatrice slabbrata… che devasta il suo ventre… a giustificare il marciume che le fermenta dentro…». Ma poi, giunti a pagina 28 e alle riflessioni sulla conoscenza – «Se uno studia tutta una vita, le nozioni vanno e vengono, si incrociano, si sovrappongono, si dimenticano. E la nuova scaccia la più antica, se si rivela, per colui che vi si è imbattuto, essenziale, per quanto la vecchia avesse messo radici» – romanzi come questi non si possono più abbandonare e vengono letti senza interruzione, come una fiaba d’infanzia. È il caso de Il fuoco che ti porti dentro di Antonio Franchini, curatore editoriale e scrittore, napoletano d’origine, ma trasferitosi poco più che ventenne a Milano, al punto da smarrire l’accento originario. Protagonista è la madre Angela, «donna impossibile, di natura propria, ma anche di finzione, tale voleva essere, sempre un personaggio». Nella storia lei è al centro dell’attenzione, ma non è difficile leggere nel racconto della sua vita, nella sua figura problematica, pregi e difetti dell’Italia intera, di un popolo che si dilettava a fare le conserve di pomodoro in casa e ad avere una cura maniacale per l’automobile da lucidare con pelle di capretto, con i magneti con foto di figli e il monito “Papà non correre” sul cruscotto. Anche alla fine, prima che la bara venga chiusa, non arriva alcuna pacificazione facile: «È la mia madre senza tenerezza, la mia madre senza grazia, la mia madre di rabbia e furia». Ma «si scrive anche per espiare», dirà il Franchini autore in un’intervista. E citerà celebri versi di Ungaretti: «E solo quando m’avrà perdonato, ti verrà desiderio di guardarmi», in un immaginario incontro con la madre morta. O con Dio, che può perdonare gli errori della fragilità umana. Loris Casadei
FRONT ROW
83. VENICE FILM FESTIVAL
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Press conferences PALAZZO DEL CASINÒ
Arrivals
12.00 UNION TOWN (Venice Open – Fuori Concorso) 12.45 DAU (Venezia 83) 13.30 PLACE TO BE (Venice Open – Fuori Concorso) 14.15 UN BON PETIT SOLDAT (Venezia 83) 15.00 IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO (Venezia 83)
Ilya Khrzhanovsky, Radmila Shchogolieva, Maria Nafpliotou, Stéphane Brizé, Alba Rohrwacher, Vincent Lindon, Antonio Franchini, Kornél Mundruczó, Taika Waititi, Serena Rossi, Lorenzo Perrotta, Barbara Kopple, Antonio Rosario, Andrei Kutsila, Valerio Vestoso, Emanuela Fanelli, Jérôme Pierrat, Jean Ruimi, Jean-Michel Correia, Thierry Coignard, Patrice Kouyoumdjian, Jean-Mathieu Frattaci, Fethi Makdoudi, Sébastien Lefebvre, Laurent Serafini, Xavier Tera, Naoto Shimajiri, West Mulholland, Daido, Yuma Taira, Levan Koguashvili, Kakhaber Tcholadze, Natia Nikolaishvili, Vamekh Jangidze, Mykyta Gibalenko, Arthur Aliiev, Yelyzaveta Tsilyk, Alina Danko, Klara Lange, Anna YaremchukBobalo, Samuele Rossi, Giorgio Colangeli, Luca Tanganelli, Luca Vergoni, Alice Vierin, Giada Bessone, Beppe Tufarulo, Luigi Lo Cascio, Claudia Potenza, Riccardo Maiello, Anaïs Landriscina, Chiara Toffoletto, Kamel Laaridhi
© Marco Cappelletti
Noemi Brando e Luca Guadagnino © Marco Cappelletti
Valeria Golino © Marco Cappelletti
Anna Foglietta © Marco Cappelletti
Javier Bardem, Penélope Cruz e Paul Dano © Marco Cappelletti
Greta Scarano © Marco Cappelletti
Maggie Gyllenhaal © Marco Cappelletti
HIS STORY IS THE STORY OF A NEW WINE IN AN OLD BOTTLE Casey Affleck © Marco Cappelletti
Nick Nolte © Marco Cappelletti
Ben Affleck © Marco Cappelletti
Alex Gibney
Photo Jacopo Salvi
PAST CONFERENCE
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83. VENICE FILM FESTIVAL
CONCORSO
SEPTEMBER 9, 2026
si potesse avvertire un legame con il mondo pre-abramitico, quando le idee di etica, libertà e natura umana erano completamente diverse. Avevo bisogno di una persona geniale, capace di trasformare le circostanze del personaggio attraverso la propria vita e personalità. Quello che vediamo è quindi innanzitutto Dau. È Teodor Currentzis che esiste nelle circostanze di Dau, non Teodor Currentzis che interpreta Lev Landau. Quelle circostanze gli hanno permesso di vivere esperienze e situazioni nelle quali, ci auguriamo, non si troverà mai nella vita reale.
INTERVISTA ILYA KHRZHANOVSKY
THE FILM DAU BUILDS ITS WORLD WITH ARCHAEOLOGICAL PRECISION WHILE OBEYING THE FREE LAWS OF ART
di Marisa Santin
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resentato in Concorso, DAU riporta Ilya Khrzhanovsky al progetto iniziato oltre vent’anni fa come film sul fisico Lev Landau e poi dilatatosi in una costellazione di film, installazioni e performance. Quello che il regista ha definito il “mother movie” riunisce ora materiali girati nell’arco di molti anni e tre mondi visivi distinti, affidati ai direttori della fotografia Jürgen Jürges, Manuel Alberto Claro e Lol Crawley. Documentario, sogno, memoria e visione convivono in un film in cui il tempo stesso diventa protagonista. DAU è un progetto che la accompagna da oltre vent’anni. Quando ha capito che il film era finalmente pronto e in che modo tornare a distanza di anni su quei materiali ha cambiato il suo sguardo? Fin dall’inizio avevo concepito il film in tre blocchi di riprese, ciascuno dei quali legato a un diverso periodo della vita del protagonista, con un proprio direttore della fotografia, scenografo e costumista e un linguaggio visivo e stilistico completamente diverso. Anche il cast cambiava quasi interamente. Finite le riprese, mi sono reso conto che il film aveva acquisito un altro protagonista: il tempo stesso. Per quasi quindici anni non sono più tornato sul materiale originale. Avevo bisogno di lasciar passare abbastanza tempo per poter riguardare le immagini, le circostanze in cui erano nate e i personaggi con occhi diversi e capire cosa fosse cambiato nel mondo, nel materiale e anche in me. Pensavo di finire il film nel 2022, ma la guerra ha interrotto il processo e ho deciso di aspettare ancora. Ho iniziato il montaggio nel 2023 e il lavoro è durato quasi tre anni. Il film che porto a Venezia è il mio sguardo personale su questo mondo e, insieme, la realizzazione dell’idea da cui ero partito vent’anni fa. Ha esplicitamente parlato della struttura del film collegandola alla fisica quantistica: sogno, visione e memoria diventano stati equivalenti di una realtà in cui tempo e spazio non sono lineari. Come si traduce questa idea nella fotografia e nel montaggio? Il film guarda la vita e il mondo da punti di vista diversi. Il contesto storico emerge soprattutto nei campi larghi e nelle scene di massa dei tre blocchi. Riproducono con precisione la realtà visiva delle rispettive epoche, ma abbiamo accentuato leggermente la percezione del tempo il colore, la struttura dell’immagine e alcuni elementi visivi, senza compromettere l’autenticità storica. Il blocco di
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San Pietroburgo, girato da Lol Crawley, funziona diversamente. Il protagonista sembra discendere da altri mondi in uno spazio che, nella stessa scena, passa dall’astrazione alla realtà concreta per poi tornare a stilizzarsi, come nell’immagine finale della campana che cade. Nei momenti di forte intensità emotiva, l’immagine stessa comincia a trasformarsi insieme alla sua coscienza. Le relazioni personali, invece, esistono quasi fuori dal tempo. Qui sono soprattutto i costumi a ricordarci il contesto storico. Il montaggio apre poi passaggi verso spazi metafisici. Esistono quindi tre blocchi visivi e un quarto spazio, la coscienza, che attraversa tempi e immagini diversi. Ha scelto il direttore d’orchestra greco Teodor Currentzis, non un attore, per interpretare Dau. Dopo tanti anni dove finisce Lev Landau e dove comincia Currentzis? Dau, il protagonista del film, è greco, e questo è un aspetto molto importante del personaggio. Cercavo qualcuno in cui
Il film include performance di Carsten Höller, Marina Abramović e Romeo Castellucci. Che funzione hanno nel film queste presenze provenienti dalla performance e dall’arte contemporanea? Ho invitato artisti che esplorano i limiti estremi della natura umana e della natura stessa, capaci di guardare verso altri mondi. In questo senso fanno ciò che fanno fisici e scienziati, ovvero cercano di rendere visibile il mondo invisibile. Ognuno di loro indaga a modo proprio il corpo, la coscienza, la paura, la fiducia, lo spirito e i confini della realtà. Diventano guide attraverso correnti invisibili, tra storia, altri mondi, rito, sogno e memoria. Le immagini delle loro performance permettono di vivere ciò che una drammaturgia convenzionale non riesce a esprimere. Dau cerca di restare libero nel lavoro, nell’amore e nel pensiero, ma il sistema penetra progressivamente ogni aspetto della sua vita. È questa tensione il cuore della sua tragedia? La tragedia di Dau è ancora più profonda. Vuole essere felice e libero nel lavoro, nell’amore, nella sessualità, nel pensiero e nel modo di vivere. Ma la macchina totalitaria, costringendolo continuamente a piccole scelte, lo affila poco a poco per adattarlo ai propri scopi, come una matita nel temperino. Ogni compromesso, preso singolarmente, gli sembra insignificante. Cerca sinceramente di resistere, ma in un certo senso non ha scelta. È la storia di un essere quasi angelico, lacerato e distrutto dalle circostanze del suo tempo. Cercando di preservare almeno la libertà privata, Dau finisce per perdere se stesso, perché il sistema penetra ogni sfera dell’esistenza, compresi l’amore e l’intimità. E alla fine resta una domanda: lo spirito è ancora vivo dentro il suo corpo? È questo, credo, il senso dell’ultima parte del film: come conviviamo con le scelte compiute nel corso della vita? Come possiamo accettare che quella che sembrava solo una successione di piccoli passi, guardata retrospettivamente, abbia trasformato irreversibilmente il nostro destino? E come possiamo riconoscere la forma del nostro destino mentre lo stiamo ancora vivendo?
83. VENICE FILM FESTIVAL
MOVIES
CONCORSO
CONCORSO
IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO
UN BON PETIT SOLDAT
di Edoardo De Angelis con Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich, Ivana Lotito, Tommaso Ragno (Italia, 94’)
di Stéphane Brizé con Alba Rohrwacher, Vincent Lindon, David Talbot, Sharif Andoura (Francia, 102’)
T
ratto dall’omonimo romanzo-memoir di Antonio Franchini, il film porta sullo schermo Angela, madre dell’autore, figura eccessiva, caustica e feroce. Suo figlio Antonio ha costruito a Milano una famiglia e una carriera lontano da lei, ma il suo arrivo per Natale riapre ferite mai rimarginate. La cena della Vigilia diventa un campo di battaglia emotivo, dove incomprensioni, rancori e amore si affrontano fino a cambiare il senso del loro legame. Regista, sceneggiatore e produttore, Edoardo De Angelis (Napoli, 1978) esordisce con Mozzarella Stories (2011). Dopo Perez (2014), si afferma con Indivisibili (2016), presentato alle Giornate degli Autori e vincitore del Pasinetti e di sei David di Donatello. Seguono Il vizio della speranza (2018) e Comandante (2023), film d’apertura di Venezia 80. M.S.
CONCORSO
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C
arla, 43 anni, manager brillante ma insicura, ha costruito la propria carriera sacrificando la vita famigliare. Appena assunta alle risorse umane di una grande compagnia assicurativa, deve conciliare benessere dei dipendenti e obiettivi imposti dal suo superiore. Quando scopre un caso di gestione tossica, il confine tra compromesso e compromissione si assottiglia. Brizé torna al mondo del lavoro e del potere aziendale, dirigendo Alba Rohrwacher e ritrovando Vincent Lindon per la sesta volta. Regista e sceneggiatore francese, Stéphane Brizé (Rennes, 1966) racconta vite ordinarie e conflitti sociali con sguardo rigoroso e partecipe. Dopo Mademoiselle Chambon (2009), César per il miglior adattamento, firma La legge del mercato (2015), che vale a Vincent Lindon il premio per la migliore interpretazione maschile a Cannes. A Venezia è in Concorso con Una vita (2016), Un altro mondo (2021) e Hors-saison (2023); nel 2025 fa parte della Giuria internazionale. M.S.
FUORI CONCORSO
DAU di Ilya Khrzhanovsky con Teodor Currentzis, Radmila Shegoleva, Anatoly Vasiliev, Vladimir Azhippo, Dmitri Tcherniakov, Dmitry Cheglakov, Demyan Kudryavtsev, Maria Nafpliotou (Germania, Francia, Svezia, 195’)
I
spirato alla vita del premio Nobel per la Fisica Lev Landau, il film si sviluppa all’interno di un imponente set-laboratorio costruito a Charkiv, dove centinaia di persone hanno vissuto e lavorato per anni sotto una simulazione di un regime di tipo sovietico. Attraverso questo esperimento sociale e cinematografico senza precedenti, Khrzhanovsky dipinge un intimo ritratto di un uomo e al tempo stesso un affresco di una società plasmata dalla violenza e dal totalitarismo, esplorando il confine tra finzione, realtà e condizionamento dell’individuo. Regista russo, Ilya Khrzhanovsky ha rinunciato alla cittadinanza del suo Paese nel 2024. Dopo l’esordio con 4 (2004), premiato a Rotterdam, nel 2008 inizia a dedicarsi al monumentale progetto DAU a Charkiv, in Ucraina. Costruisce “L’Istituto”: con i suoi 12.000 metri quadrati, il più grande set cinematografico mai realizzato in Europa. Nato come film sulla vita di Lev Landau, il progetto si trasforma in un’installazione totale, un’esperienza immersiva durata oltre vent’anni tra riprese e rimontaggi. Da questo archivio visivo sono nati diversi lungometraggi, tra cui DAU. Natasha e DAU. Degeneratsia , presentati al Festival di Berlino 2020. Con DAU debutta in Concorso a Venezia. C.S.
FUORI CONCORSO
PLACE TO BE di Kornél Mundruczó con Ellen Burstyn, Taika Waititi, Pamela Anderson, Murray Bartlett, David Wenham (Australia, 104’)
B
rooke, anziana donna dal carattere deciso, e Nelson, uomo di mezza età disorientato dopo il divorzio, si incontrano per caso e partono da Chicago verso New York per riportare a casa un piccione viaggiatore smarrito. Il viaggio fa nascere un’amicizia inattesa e li mette di fronte alla solitudine, ai legami famigliari e alla possibilità di ricominciare. Scritto da Kata Wéber, compagna d’arte e di vita di Mundruczó, il road movie riunisce il regista, la sceneggiatrice ed Ellen Burstyn dopo Pieces of a Woman. Leone d’Oro alla carriera 2026, l’attrice divide la scena con l’attore e regista neozelandese Taika Waititi (Jojo Rabbit, 2019). Regista cinematografico e teatrale ungherese, Kornél Mundruczó (Gödöllő, Ungheria, 1975) porta sullo schermo corpi e famiglie in crisi, spingendo il dramma verso territori fisici, visionari e perturbanti. Dopo Delta (2008), Premio FIPRESCI a Cannes, vince Un Certain Regard con White God (2014). Pieces of a Woman (2020), suo esordio in inglese, è in Concorso a Venezia e vale a Vanessa Kirby la Coppa Volpi. Seguono Evolution (2021) e At the Sea (2026), in Concorso a Berlino. M.S.
UNION TOWN di Barbara Kopple (USA, 106’)
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mbientato nella New York contemporanea, il documentario segue un gruppo di rider e autisti del settore del delivery mentre cercano di organizzarsi sindacalmente per ottenere salari migliori e condizioni di lavoro più dignitose. La mobilitazione li mette di fronte al potere delle multinazionali, ma Kopple guarda soprattutto alle persone coinvolte, alle loro vite, alle difficoltà quotidiane, ai rapporti familiari e alla solidarietà che prende forma durante la lotta. Tra le più importanti documentariste del cinema sociale, Barbara Kopple (New York, 1946) ha vinto due Oscar per Harlan County, U.S.A. (1976) e American Dream (1990), entrambi dedicati alle tematiche dei diritti dei lavoratori, prima donna ad essere premiata due volte in questa categoria. L’approccio discreto ma diretto alla vita delle persone raccontate nei documentari ne ha definito lo stile lungo tutta la carriera, premiata nel 2023 con il Lifetime Achievement Award ai News & Documentary Emmy Awards, conferito dalla National Academy of Television Arts and Sciences. D.C.
FUORI CONCORSO
LISTY (LETTERS FROM THE SILENCED COUNTRY) di Andrei Kutsila (Polonia, Germania, Lituania, 75’)
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ateriali audio e video ottenuti clandestinamente da un collettivo di oppositori del regime bielorusso raccontano un Paese ostaggio di un sistema autoritario al potere dal 1994, di cui il presidente Lukašenko è il simbolo, tra elezioni-farsa e opposizione messa a tacere. Ricostruzioni filmate e animate restituiscono dall’interno diversi aspetti della realtà socio-politica di una nazione sempre più isolata dall’esterno e frammentata al proprio interno. Regista, sceneggiatore e direttore della fotografia, nel 2021 Andrei Kutsila (Baranavichy, Bielorussia, 1983) ha dovuto lasciare la Bielorussia per trasferirsi in Polonia. Ha partecipato a diversi programmi di formazione internazionali, tra cui Berlinale Talents nel 2015, mentre When Flowers Are Not Silent (2021) ha vinto il premio come Miglior documentario al Warsaw Film Festival. D.C.
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INTERVISTA BEPPE TUFARULO
Luigi Lo Cascio e Beppe Tufarulo - Photo Ass. Cul. Krotografia
OTHER SECTIONS
83. VENICE FILM FESTIVAL
di Davide Carbone
SEPTEMBER 9, 2026
Come si è sviluppato il lavoro con gli attori? Sauro Cantafame, interpretato da Luigi Lo Cascio, è una figura caratterizzata da un’eleganza che si muove al limite del trash: c’è stato un profondo confronto e uno scambio continuo per costruire il personaggio insieme. Aspetto molto particolare su cui abbiamo lavorato è la lingua, un napoletano che però non è filologico; era fondamentale che questa lingua suonasse naturale, che non risultasse forzata ma che calzasse a pennello sul personaggio, proprio come un abito. Ricordo che qualche settimana prima delle riprese ci siamo incontrati io e lui; avevamo stabilito che il personaggio dovesse avere i baffi. Luigi, quindi, si è presentato con i baffi e, a un certo punto della nostra chiacchierata, ha smesso di parlare come Lo Cascio per iniziare a parlare come Sauro Cantafame. Sono rimasto a bocca aperta. Luigi è un attore che studia moltissimo e si prepara con estrema cura, è stato bellissimo assistere al lavoro che ha fatto sul personaggio. È diventato Sauro a tal punto da rimanerlo per tutto il periodo delle riprese, anche fuori dal set. Un lavoro completamente diverso è stato fatto invece con Riccardo Maiello, il ragazzo che interpreta Giocondo Infelice, il personaggio che Sauro incontra. Come mi ha raccontato lo stesso
Riccardo in seguito, trovarsi per la prima volta su un set cinematografico per interpretare un ruolo importante ti fa sentire inadeguato. Quella sensazione di inadeguatezza, fragilità e timidezza era esattamente lo stato d’animo che il ragazzo viveva sul set e che si traduceva perfettamente nelle scene, fatte di silenzi e di piani d’ascolto. Altro personaggio particolare è la madre di Giocondo Infelice, Donna Diega. Una donna saggia, in cui convivono sapienza e sopportazione. Quando ho incontrato Claudia Potenza, che la interpreta, ricordo di averla immaginata interagire con Riccardo e aver pensato: «Ci siamo, potrebbero davvero essere loro». Se dovesse riassumere Il mestiere in un’immagine, un gesto, quali sceglierebbe? Sauro Cantafame si sistema continuamente i capelli, un gesto ripetitivo che identifica il personaggio. Quando lavoravo al montaggio, quel gesto tornava continuamente, ed è diventato un po’ il simbolo del film. Se penso ad un’immagine, indico l’Apecar: una piccola astronave un po’ fatiscente che attraversa un paesaggio lunare in modo sbilenco e incerto, proprio come i personaggi della storia. Come loro, girando la chiave d’accensione, non sai mai se ripartirà…
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ll’esordio nel cinema di finzione dopo lavori su musica, moda e sport, Beppe Tufarulo dirige Luigi Lo Cascio ne Il mestiere, crossover stilistico incluso nel programma di Notti Veneziane, spazio off delle Giornate degli Autori dedicato al cinema indipendente in Mostra.
INK BUCKING FASTARD WILD HORSE NINE 15/18 (A PLACE TO HEAL) MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE? PRIMETIME SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE POSSIBLE LOVE THE ECHO CHAMBER WOMAN UNKNOWN LOOK BACK L’ESTRANEA VENICE M’ART RESTAURANT CANNAREGIO 5631 BUNKER COMPANY VENICE M’ART RESTAURANT
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INTERNATIONAL CRITICS
Il film mescola tra loro diversi registri. Come tenere insieme questi toni senza perdere coerenza? Quando ti ritrovi a lavorare su un film come questo, non razionalizzi il percorso relativo ai generi che stai attraversando. È qualcosa che si scopre durante la preparazione. Nel momento in cui inizi il viaggio alla ricerca dei luoghi, parti ovviamente dalla realtà, ma a un certo punto questi diventano astratti, finendo per farsi veri e propri personaggi. Il film è un mix di generi che ruota attorno a un protagonista e al suo lavoro insolito, “aggiusta i morti” per così dire: sia io che la troupe ci chiedevamo come saremmo riusciti a unire questa forte componente realista con gli elementi più grotteschi e sopra le righe, facendo in modo che si intersecassero in maniera uniforme, senza che un genere predominasse sull’altro. Tutto si è costruito spalla a spalla sul set, arrivando assieme al risultato finale.
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83. VENICE FILM FESTIVAL
ORIZZONTI
English version
ORIZZONTI
LA MOULA
THE COLOR OF THE SUN
di Jérôme Pierrat con Jérôme Pierrat, Kader Benchoudar, Jean Ruimi, Jean-Michel Correia, Thierry Coignard, Patrice Kouyoumdjian, Jean-Mathieu Frattaci, Fethi Makdoudi, Michel Ucciani, Jacques Sordi, Sébastien Lefebvre, Pierre Folacci, Laurent Serafini, François Darietto (Francia, 82’)
U
n regista di documentari riesce a farsi accettare da una banda di anziani trafficanti di droga, decisi a recuperare un’enorme partita di cocaina in arrivo al porto di Marsiglia. Mentre l’operazione va avanti, i complici iniziano a sospettare di essere sorvegliati dalla polizia. Pierrat, da anni cronista del grande banditismo francese, sceglie la forma del mockumentary e interpreta una versione di se stesso, portando sullo schermo lo stesso mondo che da decenni racconta nei suoi libri e reportage. Regista e sceneggiatore, ma anche scrittore e giornalista specializzato in criminalità organizzata, Jérôme Pierrat (1971) dirige inchieste e reportage per la televisione francese, tra cui Serbie: les miliciens du crime (2018, con Olivia Mokiejewski) ed episodi di Spécial investigation su Canal+ dal 2008. Nel 2025 firma la miniserie Il caso Air Cocaine. Appare con un cameo nei panni di un giornalista in Athena (2022) di Romain Gavras, in Concorso a Venezia. La Moula è il suo esordio alla regia di un lungometraggio di finzione. M.S.
NOTTI VENEZIANE
di Xavier Tera con Naoto Shimajiri, West Mulholland, Ichiro Andre Castro (Canada, Italia, Giappone, 110’)
A
Okinawa, durante l’ultima estate prima della fine delle superiori, Kamei affronta un futuro incerto mentre il padre è disperso in mare. L’incontro con Colin, adolescente cresciuto nella base americana di Naha, altera gli equilibri del gruppo e costringe Kamei a confrontarsi con insicurezze mai affrontate. Tra prime esperienze, lealtà che cambiano e tradimenti, la sorprendente somiglianza tra i due ragazzi apre domande su identità e appartenenza. Fotografo e regista canadese, Xavier Tera (Montréal, 1992) vive e lavora a Tokyo. Il suo immaginario oscilla tra realtà e finzione, ritratto e racconto cinematografico. Ha collaborato con testate come Vogue, GQ e Document Journal e con marchi come Nike, Adidas, Burberry e Moncler, oltre a fotografare e dirigere artisti tra cui Rosalía, Kaytranada e Harry Styles. Nel 2021 dedica a Okinawa il progetto fotografico 青 or the offspring of a blooming death. The Color of the Sun è il suo primo lungometraggio. M.S.
VENEZIA SPOTLIGHT
S
G
eorgia occidentale, 1992. Il crollo dell’URSS ha lasciato la regione di Guria tra povertà, blackout e una guerra civile che incombe sulla vita quotidiana. Zuriko, vedovo di 45 anni e di Levan Koguashvili coltivatore di nocciocon Kakhaber Tcholadze, Natia Nikolaishvili, Vamekh Jangidze, le, rifiuta il prezzo Davit Natsvaladze, Anamaria Kamladze, Sergi Kviloria irrisorio offerto dai (Georgia, Svizzera, Lussemburgo, Bulgaria, Turchia, compratori italiani e Norvegia, Arabia Saudita, 118’) cerca un acquirente migliore. Intanto l’amico Gela prova a trovargli una nuova moglie, puntualmente respinta dalla severa suocera. Su uno sfondo che accosta violenza e senso dell’assurdo a concorsi di bellezza, canzoni e voglia di vivere, il regista e sceneggiatore georgiano Levan Koguashvili (Blind Dates, 2013; Brighton 4th, 2021) costruisce una tragicommedia sulla dignità e sull’ostinazione di chi prova a vivere con pienezza in un mondo che sembra crollare. M.S.
auro Cantafame inserisce cuori meccanici nei corpi dei defunti, permettendo alle famiglie di continuare a riscuotere illegalmente la loro pensione. L’incontro con il fragile Giocondo Infelice spezza la solitudine di entrambi, ma porta Sauro a scontrarsi con Vito ‘a scimmia, figura criminale che tutto gestisce e comanda in quel Sud che il regista definisce «tribale, periferico e senza certezze». Regista e sceneggiatore, Beppe Tufarulo (Milano, 1975) ha iniziato la carriera a MTV per poi dedicarsi soprattutto al documentario. Il mestiere è il suo primo lungometraggio di finzione. L.N.
GURIA
Il mestiere di Beppe Tufarulo (Italia, Belgio, Francia, 103’) Sala Laguna h. 21
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OTHER SECTIONS
83. VENICE FILM FESTIVAL
classici RESTAURI
I
l film, i cui negativi originali e l’audio erano andati perduti, torna sullo schermo dopo trent’anni grazie alla Film Heritage Foundation, che ha intrapreso il restauro a partire dalle copie in 35 mm conservate presso il National Film Archive of India. La storia di English, August è tratta dall’omonimo romanzo in lingua inglese dello scrittore Upamanyu Chatterjee, pubblicato nel 1988 con il titolo English, August: An Indian Story. Il libro racconta, con ironia e umorismo, le difficoltà di un giovane funzionario statale, Agastya Sen, nell’India rurale degli anni Ottanta, mettendo in luce le disparità tra i contesti urbani e rurali del Paese. Tormentato dalle Meditazioni di Marco Aurelio, Sen, che parla e pensa in inglese (da qui il titolo), è sopraffatto da un profondo senso di alienazione rispetto al mondo che lo circonda. Il romanzo fu accolto con entusiasmo dal pubblico e, successivamente, anche l’adattamento cinematografico venne apprezzato come una fedele rappresentazione della cosiddetta Generazione X nell’India degli anni Ottanta. Per Dev Benegal, che ha partecipato anche al restauro del film, English, August ha rappresentato il debutto alla regia e gli è valso il premio per il miglior film in lingua inglese alla 42. edizione dei National Film Awards indiani. In seguito il regista si è dedicato ad altri film in Hinglish, la varietà linguistica che mescola hindi e inglese, tra cui Split Wide Open (1999) e Road, Movie (2009), presentato in anteprima al Toronto International Film Festival. Maria Casadei English, August di Dev Benegal (1994, India, 118’) Restauro: Film Heritage Foundation
L
e borgate romane, amate da Pasolini, diventano lo sfondo tragico di questa commedia grottesca e straordinaria attraverso l’occhio beffardo e spietato di Ettore Scola. Un grande Nino Manfredi, che interpreta Giacinto, il protagonista capo famiglia, naviga attraverso il degrado più totale (fisico, ambientale e mentale) di una baraccopoli abitata da esseri umani ridotti a bestie che lottano per la sopravvivenza. Siamo ai margini di una società capitalistica. Sullo sfondo si vede il cupolone di San Pietro, che lascia questi miserabili sguazzare nello stagno della povertà assoluta: questo infelice microcosmo viene mostrato dal regista in tutta la sua più cruda realtà, in una sorta di affresco spietato senza filtri. Qui non c’è una speranza di salvezza o redenzione, ma solo la ricerca di un piccolo tornaconto personale a discapito del prossimo. Nel 1976 l’opera valse a Ettore Scola il Prix de la mise en scène al Festival di Cannes. Andrea Zennaro Brutti, sporchi e cattivi (Down and Dirty) di Ettore Scola (1976, Italia, 117’) Restauro: Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale e Cineteca di Bologna in collaborazione con Surf Film
C
’è un buco nel mio corpo. Un vuoto, una mancanza. L’assenza di concretezza. Non esisto più come persona, sono solo dati. Una strana creatura vive dentro di me. Vive nel vuoto che ho dentro. Cosa succede quando un organismo fisico viene tradotto in dati? © Junyong Cho - Courtesy of Ubac Studio Un’esplorazione sul divario tra mondi virtuali in espansione e il corpo vissuto. Le emozioni, le sensazioni e l’umanità si perdono all’interno di una realtà costituita solo da numeri. Un monologo interiore che ripercorre i ricordi traumatici, in un viaggio tra universi virtuali che si ripetono all’infinito, sommersi da flussi continui di dati. Un’opera che sovrappone la presenza corporea e lo spazio tecnologico. Il sopravvento dei mondi virtuali non è solo un qualcosa di visivo, ma è una sensazione fisica, di pressione e respiro sul corpo. Una sorta di macchina per la respirazione che forza lo spettatore a adattarsi ai ritmi della storia. L’interfaccia permette di vedere, ma soprattutto sentire sulla propria pelle, l’essenza di un mondo virtuale. C’è un buco nel mio corpo, il vento di questo mondo mi attraversa. Alberto Marzari Voooooo---Peeeeee--- di Jiyun Park, Hyeunjoo Woo (Corea, 20’) BEST OF
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SEPTEMBER 9, 2026
settimana internazionale della critica
HALAA (THE H@LLOW MAN) di Kamel Laaridhi con Mohammed Hessine Grayaa, Nesrine Bani, Riadh Hamdi, Kamel Dridi, Sadok Aidani (Tunisia, 79’)
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ella Tunisia del 2059, emozioni e ricordi sono controllati da un biochip e l’ipnoterapia è proibita. Taha si rivolge in segreto a un ‘fabbricante di pathos’ che ricrea attraverso la poesia e l’ipnosi le emozioni che gli uomini non riescono più a sentire. Durante la seduta attraversa una foresta e raggiunge una casa infestata dalle cimici, dove un uomo e due donne stanno preparando un attentato suicida. La donna scelta per trasportare l’ordigno è incinta. Sebbene annebbiato dalle pastiglie allucinogene, Taha comprende che quel feto è lui stesso.
SIC@SIC
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a riscoperta di un archivio audiovisivo riporta alla luce le tracce di una biologa marina scomparsa misteriosamente nel Delta del Po. Tra filmati, fotografie, documenti e l’incontro con una strana ragazza del luogo, emerge il lavoro che la biologa stava conducendo sul granchio blu, uno studio scientifico che si trasforma progressivamente in una riflessione sul cambiamento, sull’adattamento e sul fragile confine tra umano e animale. La sua sparizione assume così un significato sempre più inquietante: e se fosse stata il risultato della sua stessa ricerca? Granchità (Crabkind) di Anaïs Landriscina, Chiara Toffoletto (Italia, 17’)
GIORNATE DEGLI AUTORI
SE VENISSE ANCHE L’INFERNO di Samuele Rossi (Italia, 90’)
G
EVENTI SPECIALI
irato in ordine cronologico nell’arco di cinque mesi, tra Valle d’Aosta, Emilia-Romagna e Toscana, il film segue Gio, vent’anni, unico superstite della propria brigata partigiana dopo un rastrellamento sulle Alpi, nel funesto inverno del 1944. Trovato riparo in un rifugio di montagna aspettando la primavera, incrocia i resti di un’umanità allo stremo: un fuggitivo dai campi di concentramento, un’anziana in attesa del nipote, un contadino che fa da tramite con la valle. Resistere diventa il suo unico obiettivo: una battaglia che Samuele Rossi legge come specchio di resistenze ancora attuali, contro violenze e derive che si credevano, o almeno speravano, relegate al passato. Regista, sceneggiatore e produttore, Samuele Rossi fonda e guida la casa di produzione Echivisivi, muovendosi tra finzione e documentario: da Glassboy (ECFA Award 2021, distribuito in oltre quaranta Paesi) a Prima della fine. Gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer (cinquina Nastri d’Argento e David di Donatello 2025). Ha fatto parte dei direttivi del Festival dei Popoli e di CNA Cinema Toscana, e insegna alla Bottega Finzioni e alla Scuola Nazionale di Cinema Indipendente. Se venisse anche l’inferno è il suo debutto alla fiction. C.S.
CAMOUFLAGE di Mykyta Gibalenko con Arthur Aliiev, Yelyzaveta Tsilyk, Anna Yaremchuk-Bobalo, Klara Lange, Alina Danko, Andrii Kudin (Germania, 102’)
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CONCORSO
ttingendo in parte alla propria esperienza personale, Mykyta Gibalenko racconta la storia di Vitaly, un ventiduenne ucraino che lascia il proprio Paese per trasferirsi a Monaco di Baviera. L’ingresso in una compagnia teatrale sembra offrirgli un nuovo inizio, finché lo scoppio della guerra costringe la madre e la sorella a raggiungerlo in Germania, dove ciascuno è chiamato a fare i conti con il proprio modo di vivere l’esilio e il conflitto. A.S.
83. VENICE FILM FESTIVAL
ITALIAN PAVILION
English version
PROGRAMMA 9 SETTEMBRE Sala Tropicana, Hotel Excelsior h. 11-11.50
La Campania alla 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
Da Mario Martone a Edoardo De Angelis, sono sei i titoli sostenuti dalla Regione Campania e dalla Film Commission Regione Campania presenti nelle diverse sezioni a Venezia. Un incontro dedicato ai risultati raggiunti, ai prossimi progetti e alle novità del Piano Cinema Campania. h. 12-12.50
STRAORDINARIA: La sicurezza non si delega
Promosso dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile. h. 14-14.50
5. Premio Famiglia Cristiana 2026 a Pif
MONUMENTALE OMAGGIO A BERNARDO BERTOLUCCI
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uce Cinecittà è felice di annunciare la partecipazione alla nuova opera di Luca Guadagnino, Joie de Vivre, il documentario dedicato al suo rapporto personale con Bernardo Bertolucci e all’eredità lasciata a generazioni di cineasti nel mondo da questo mostro sacro del nostro cinema. «Avendo lavorato a Cinecittà a uno dei miei film più personali, Queer, - dichiara Luca Guadagnino - è chiaramente per me un enorme onore poter avere la collaborazione di Luce Cinecittà per la realizzazione di un altro film molto personale, ossia l’omaggio al mio amatissimo Bernardo Bertolucci. Il sostegno di Cinecittà è per noi inestimabile e conferma la centralità di questa istituzione del cinema. E spero ovviamente che la mia collaborazione con questa fondamentale istituzione sia non ancora conclusa». «È anche a Cinecittà - ha sottolineato l’amministratore delegato Manuela Cacciamani - che Bernardo Bertolucci ha deciso che avrebbe fatto cinema. Aveva 18 anni ed ebbe l’occasione di assistere a una proiezione de La dolce vita non ancora doppiata, una versione come diceva lui ‘babilonese’ in italiano, inglese, francese, svedese… Con lui c’erano suo padre Attilio, Fellini e Pasolini. Quell’evento magico ha dato come un imprinting a un cinema cosmopolita, fatto di tante lingue e linguaggi, luoghi, case, famiglie: è il cinema di Bertolucci, che come pochi al mondo ci ha dato il mistero della vita nel cinema, del cinema nella vita.
GRAZIE A LUCA, IL CINEMA DI BERTOLUCCI TORNA ANCHE IN UNA DELLE SUE CASE, LA CINECITTÀ DOVE HA GIRATO ALCUNI CAPOLAVORI, E DOVE RESTA PER SEMPRE GIOVANE
Dalla mafia alla fede, il cinema di Pif continua a interrogarsi sulle grandi questioni del nostro tempo attraverso un linguaggio accessibile e insieme rigoroso. Al centro del suo cinema c’è la convinzione che anche le domande più difficili possano essere affrontate attraverso uno sguardo limpido, capace di mettere in discussione certezze e convenzioni. Una fede autentica, lontana dal formalismo, che trova nell’attenzione verso l’altro la propria misura. h. 15.30-16.20
Lombardia, una regione per il cinema
Incontro promosso da Regione Lombardia e Lombardia Film Commission per illustrare le politiche a sostegno del cinema e della cultura sul territorio regionale: i nuovi bandi di Regione Lombardia per il sostegno alle produzioni cinematografiche e alle sale da spettacolo, il bando di Lombardia Film Commission dedicato allo sviluppo, aperto fino al 15 ottobre. h. 16.30-17.20
Ora un altro fantastico regista cosmopolita, Luca Guadagnino, ci restituisce il senso di quel cinema, e Cinecittà è felice di partecipare a questa gioiosa avventura. Grazie a Luca il cinema di Bertolucci torna anche in una delle sue case, la Cinecittà dove ha girato alcuni dei suoi capolavori e dove resta per sempre giovane». Joie de Vivre è prodotto da Francesco Melzi d’Eril e Gabriele Moratti per MeMo Films, coprodotto da Tenderstories, ed è stato presentato ieri in prima mondiale alla 83. Mostra del Cinema di Venezia in Venice Open – Fuori Concorso. Cinecittà partecipa mediante la concessione di diritti e materiali del proprio patrimonio cinematografico e audiovisivo.
Calabria: Territorio di Cinema
Incontro di presentazione sulle attività realizzate dalla Fondazione Calabria Film Commission e sulle prossime iniziative in programma. h. 17.30 -18
Montecatini International Short Film Festival a Venezia
Presentazione del programma del Montecatini International Short Film Festival – MISFF, in programma a Montecatini Terme dal 2 all’8 novembre 2026, e delle attività nazionali e internazionali sviluppate attraverso la rete CINETOUR per promuovere cinema, territori, cultura e creatività italiana nel mondo. h. 18.15
Oltre il Muro – Madre del Buon Consiglio di Gjon Kolndrekaj
Photo Andrea Avezzù
ITALIAN PAVILION
1-11 settembre, Sala Tropicana 1, Hotel Excelsior - italianpavilion.it
Presentazione del nuovo documentario ideato e diretto da Gjon Kolndrekaj Oltre il Muro – Madre del Buon Consiglio, prodotto da CrossinMedia in collaborazione con Rai Documentari. Il racconto che parte dal 1467 unisce Albania e Italia attraverso la vicenda dell’immagine della Madre del Buon Consiglio. Una sacra immagine che parte da Scutari e arriva a Genazzano, dando origine a un legame spirituale e culturale destinato a sopravvivere ai radicali cambiamenti della storia europea. Un viaggio nel tempo e nella fede narrato attraverso testimonianze, documenti e pagine meno conosciute del nostro continente. Il documentario è anche un ponte tra due Papi e due epoche. Tra Papa Leone XIII, che proclamò la Madre del Buon Consiglio Patrona dell’Albania, e Papa Leone XIV, grande devoto della Madre del Buon Consiglio, la cui sacra immagine è custodita dall’Ordine di Sant’Agostino. Interverranno, tra gli altri, alla presentazione: S.E.R. Mons. Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia, Simone Venturini, Sindaco di Venezia, Antonio Saccone, Presidente Cinecittà, Padre Pasquale di Lernia O.S.A., Procuratore Generale Curia Generalizia Ordine Sant’Agostino, S.E.R. Mons. Giovanni Peragine, Arcivescovo della Diocesi di Scutari e Pult, Luigi del Plavignano, Direttore Rai Documentari, Gjon Kolndrekaj, Autore e regista, Pal Kolndrekaj, Sceneggiatore. Conduce Carlo Gentile (RAI/Sncci). Seguirà la proiezione del documentario, al termine della quale vi sarà la consegna del Premio “Una vita nel Cinema”.
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83. VENICE FILM FESTIVAL
AROUND THE FESTIVAL
CICATRICI DI LIBERTÀ
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na vita singolare quella di Mihail Chemiakin, che tuttavia trova respiro in un’espressività creativa poliedrica, singolarissima, in cui pittura, scultura, fotografia, cinema e teatro parlano la stessa lingua. Negli anni ‘60 l’esordio, il rifiuto di piegarsi ai dettami del regime: la sua ricerca artistica diventa caposaldo dell’arte non-conformista sovietica. In una Königsberg che porta ancora le cicatrici della guerra, la resistenza al KGB lo porta in un primo momento ai trattamenti psichiatrici (la prima mostra è un caso clinico per studenti di medicina), infine all’esilio. L’emigrazione gli regala il sollievo di un’amicizia cui darà tributo dopo la morte – quella col poeta Anatoly Balchev –, il successo Oltreoceano e poi in Europa. Innumerevoli gli incontri con artisti internazionali, in Francia, negli USA e a Venezia (come dimenticare quel Carnevale del 1999 per cui l’artista, sfidando il puritanesimo borghese, realizzò un monumento a Casanova, poi rimosso?). Chemiakin grazie al compositore, attore, sceneggiatore e regista russo Anatoly Balchev rivendica forse l’unica convivenza possibile con il dolore (di una vita): quella con l’arte. Laura Nortilli EVENTO SPECIALE ISOLA EDIPO
Chemiakin di Anatoly Balchev (USA, 2026) h. 18 | Sala Laguna, Via Pietro Buratti 1
SEPTEMBER 9, 2026
SUNSET ON L.
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a musica non accompagna soltanto le immagini. A volte le attraversa, le supera, finendo non di rado per impossessarsi dello spazio filmico. È una presenza invisibile eppure potentissima, capace di amplificare un’emozione, persino di trasformare un luogo. Ieri è successo proprio questo: la musica è uscita dallo schermo e ha invaso l’intera Mostra. Lo Tsunami è arrivato il 5 settembre con il ciclone Oasis, di cui si è parlato e si parlerà a lungo. Il 6 settembre Leo Gassmann, cantautore e attore, è stato premiato come Miglior Attore Protagonista per Fuori la verità, nell’ottava edizione del Filming Italy Venice Award. L’8 settembre, in occasione della presentazione del cortometraggio Il primo della classe di Andrea Ricciotti, Tredici Pietro, autore di La fretta, brano che accompagna il corto, l’ha eseguito dal vivo. Poi, quando il cinema ha lasciato spazio alla notte, è arrivato Dardust, che con il suo concerto alla Campari Lounge ha trasformato quello che è, a tutti gli effetti, il salotto della Mostra in uno spazio musicale sospeso sulla Laguna. Alla Mostra, tra immagini e storie, la musica continua a essere una delle forme espressive più immediate e potenti, capace di unire trasversalmente generazioni e pubblici diversi. Alberto Marzari
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LESSICO FAMILIARE
mmaginate di essere una giovane attrice e di ritrovarvi sul set del film della vostra vita. Non un blockbuster hollywoodiano, né l’ennesima pellicola d’essai ma, a tutti gli effetti, la storia della vostra famiglia. Un’esperienza vertiginosa, ancor più se di cognome fate Ferragamo. Nome che evoca il glamour dorato di Hollywood, il lustro dell’eleganza italiana e quasi un secolo di costume, ma che, come ogni eredità, può essere insieme privilegio e fardello. Come si abita, dunque, una storia già scritta senza lasciarsene schiacciare? Come la si eredita senza limitarsi a replicarla? Per Martina Ferragamo, riportandola sullo schermo. Lo fa con Un passo alla volta, il cortometraggio scritto insieme a Simone Coppo, che ne firma anche la regia e vede come interpreti Martina Ferragamo, Margherita Buy, Francesco Colella e Francesco Centorame. Prodotto da Image Hunters e presentato da Ferragamo nell’ambito dell’83. Mostra di Venezia, viene proiettato questa sera in anteprima al Teatro La Fenice di Venezia, trasformando la memoria familiare in materia cinematografica. Così, prestando voce e corpo alla nonna Wanda Miletti Ferragamo – colei che, dopo la prematura scomparsa del marito, prese le redini dell’azienda –, Martina raccoglie l’eredità Ferragamo per proiettarla, un passo alla volta, verso il futuro. Adele Spinelli
Fashion victims
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vanzano a passo deciso sul red carpet: Saint Laurent, Miu Miu, Diesel. Giganti della moda e del lusso europei che sempre più producono film in assenza degli studios americani, il cui ritiro dai festival è ormai assodato almeno dal 2024 – lo spartiacque, secondo Tricia Tuttle (direttrice della Berlinale, dalle colonne di The Hollywood Reporter), è l’accoglienza gelida riservata a Venezia a Joker: Folie à Deux, complici anche gli scioperi di sceneggiatori e attori che avevano già abituato i festival a fare a meno di Hollywood (c’è chi retrodata il malessere a Cannes 2023, con il tepore riservato a Indiana Jones and the Dial of Destiny). E poi il Leone d’Oro a Jarmusch by Saint Laurent lo scorso anno, il deserto americano di Cannes 2026… Non saranno un tailleur o uno smoking a salvare il cinema, ma i marchi di moda stanno già andando oltre il red carpet per spingersi fino alla sala di montaggio. Ed è un po’ la risposta europea a una crisi globale, con al centro i capitali che da sempre muovono cinema e moda: un uscire dalla porta e rientrare dalla finestra. Ma con stile. Qui al Lido, oltre al caso limite di Be Brave di Carrozzini (in Fuori Concorso), prodotto Diesel a tutti gli effetti, altri sono i film di marca a sfilare sugli schermi. La serie di corti Miu Miu Women’s Tales, antesignana dal 2012 del genere prêt-à-tourner nel palinsesto delle
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Giornate degli Autori, quest’anno vede protagonista Claire Denis con Avec Kim. Con il brand che resta fuori dallo schermo, Miu Miu può vantare il pregio di aver lanciato nomi come Alice Rohrwacher e Ava DuVernay. Ma i brand di lusso, per primo il già citato Saint Laurent, controllato da Kering, non si limitano a produrre. Sono parte dell’ecosistema festival, a Venezia in primis. Tanto che Dana Thomas, severissima critica di moda, ha ribattezzato la Mostra “The Merching of Venice”, osservando la progressiva colonizzazione del cinema da parte della moda. Se pensiamo che François-Henri Pinault, oltre a controllare tramite Kering marchi come Gucci e Balenciaga, ha rilevato con la sua holding di famiglia Artémis una quota di maggioranza della CAA, una delle agenzie di talenti più potenti di Hollywood, beh, allora il discorso da episodico si fa strutturale. Ma è davvero così conveniente per la moda spendersi per i film e i festival? Il red carpet è ancora un momento così topico in una fase in cui risulta piuttosto espandersi al di fuori del Palazzo del Cinema nei mille riverberi di influencers, creators, e beauty ambassadors? Una cosa è certa: se gli studios si chiamano fuori, il grande capitale “che move il sole e l’altre stelle” trova il modo di vestire a pennello un film, un festival, un talento. Riccardo Triolo
83. VENICE FILM FESTIVAL
AROUND THE FESTIVAL
English version
FERRAGAMO AL TEATRO LA FENICE
CAMPARI LOUNGE
TERRAZZA BY ATLAS CONCORDE
PALAZZINA GRASSI
La storia della moda approda alla Fenice con Un passo alla volta, il corto che porta sullo schermo l’eredità della Famiglia Ferragamo. Una première di gala tra cinema, moda e memoria. Su invito. Teatro La Fenice, Venezia
Campari brinda al film Peccato con un party che riunisce Emanuela Fanelli, Francesca Archibugi, Alessandro Borghi e molti altri. Cinema, bollicine e volti noti per il dopofilm più mondano della serata. Su invito. h. 18 | Terrazza Biennale
Sono proprio Movie Night Vibes quelle che avvolgono la Terrazza by Atlas Concorde. Tra dj-set, cocktail e glamour, il red carpet sconfina sul lungomare. Su invito. h. 21 | Hotel Excelsior
Le porte di Palazzina Grassi si chiudono ai curiosi per An Exclusive Evening with The Rake. Dress code: eleganza, discrezione e un certo gusto per il mistero. Su invito. h. 22 | San Samuele, Venezia
PRIMA CHE SIA CINEMA
AGENDA
10.00 10.30 11.45
P
rima degli applausi, c’è un’altra sfida: riuscire a finire il film. A Venezia, dove il cinema arriva nella sua forma definitiva, Final Cut in Venice guarda invece a ciò che ancora deve diventare. Dal 6 all’8 settembre il programma del Venice Production Bridge sostiene sei film provenienti dall’Africa e dai Paesi arabi nella delicata fase della post-produzione. Giunto alla 14. edizione, Final Cut offre risorse e servizi concreti per accompagnare i progetti verso il traguardo: dal suono alla color correction, dagli effetti visivi al DCP, fino all’accessibilità e alla distribuzione. Il premio principale, assegnato per il decimo anno dalla Biennale di Venezia, vale 10.000 euro ed è andato quest’anno a Madi Makambu di Machérie Ekwa Bahango, coproduzione tra Repubblica Democratica del Congo, Francia e Belgio. La giuria ha premiato la forza di una giovane protagonista e l’ambizione di un film che racconta violenza e ingiustizia sociale attraverso una coraggiosa contaminazione di generi. Accanto al riconoscimento della Biennale, gli altri supporter hanno distribuito premi e servizi ai sei progetti selezionati: un investimento concreto su cinematografie e autori emergenti. Sei film ancora in divenire e una Venezia che, prima ancora di guardarli, sceglie di aiutarli a nascere. A.M.
12.00 14.00 15.00 15.30 16.00 17.00 17.30 17.30 18.00
19.30 19.30
20.00
Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Panel sul burn out nel cinema indipendente, cosa significa oggi fare il produttore in Italia, tra complessità gestionali, responsabilità economiche, e trasformazione del mercato. Promosso da CNA Cinema e audiovisivo Milano e Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Ricomincio da me. Storie di vita, lavoro e inclusione, a cura di INAIL - Direzione regionale Veneto Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Fare sistema per il cinema. Il contributo delle Regioni è la prima conferenza che vede gli Assessori alla Cultura di diverse Regioni italiane confrontarsi alla Mostra insieme al Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, On. Federico Mollicone, sul ruolo delle istituzioni territoriali e sulle prospettive del settore cinematografico e audiovisivo. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 L’incontro dedicato a Leo Ortolani. Il cinema preso sul serio, in collaborazione con le Giornate degli Autori, esplora la sua passione cinefila e i meccanismi del racconto per immagini. Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior L’eredità di Olmi, 40 anni di intelligenza artigiana a cura di Confartigianato - Imprese Veneto. Intervengono: Mario Brenta, Docente di Storia del Cinema e regista; Cecilia Valmarana, Vicedirettore Rai Cultura; Alessandro Carlozzo, Regista; Corrado Azzollini, Regista e Presidente Confartigianato Cinema e Audiovisivo. Modera: Alessandro Comin – Giornalista. Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione della mostra Ricordi di Cinema , a cura di AGIS-ANEC Sezione Interregionale delle Tre Venezie e dell’Associazione Thuja Lab. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A Portavoce dell’UNICEF Italia, Andrea Iacomini dialoga con i ragazzi e le ragazze nell’ambito dell’incontro Giovani, cinema e solidarietà: gli oltre 40 anni di Segnalazione Cinema for UNICEF in un mondo che cambia. Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Territorio e comparse: protagonisti veneti del piccolo schermo a cura di Indifule S.r.l. Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione del lungometraggio L’ultimo saluto diretto da Luciano Luminelli, a cura di Blue Side Media S.r.l. Una storia vera della Seconda Guerra mondiale. Casa degli Autori | Sala Laguna Talk L’estetica sonora nel cinema ha come obiettivo quello di strutturare e rafforzare il dialogo tra formazione & industry esplorando e indagando la relazione tra musica e cinema. Organizzato da RUFA Rome University of Fine Arts e Saint Louis College of Music. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A Presentazione del volume fotografico Lo spazio in vita - Sale della comunità, a cura di ACEC. Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione di International Scledum Film Festival a cura di Associazione Stanza Perfetta. Protagonista dell’appuntamento è la manifestazione nata a Schio per esplorare il rapporto tra cinema, costume, sperimentazione e territorio. L’incontro racconta il concept che rende peculiare il Festival: riportare al centro del racconto cinematografico il costume non come semplice elemento estetico, ma come vero e proprio strumento narrativo, capace di definire l’identità e la psicologia di un personaggio, collocarlo in un’epoca e in un contesto sociale e, in alcuni casi, contribuire in maniera decisiva a renderlo iconico nell’immaginario collettivo. Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Conferenza stampa con Francesco Baruto, in arte Barutz, per presentare il suo nuovo short film Il piano era un altro. Nonna Marisa, inconsapevole protagonista del web, viene coinvolta insieme al nipote Filippo in una misteriosa missione che sembra nascondere un grande torto da riparare. Convinta di dover fare giustizia, recluta un’improbabile squadra di amici e si lancia in un’avventura fatta di equivoci, colpi di scena e situazioni esilaranti. Sale Docks | Magazzini del Sale, Venezia Presentazione del Gaza Cinema Academy e del Gaza International Festival for Women’s Cinema, iniziativa realizzata in collaborazione con l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio Democratico, EICTV (Escuela Internacional de Cine y Televisión) di San Antonio De Los Baños di Cuba e Cinema senza Diritti - rassegna di cinematografia palestinese. L’evento celebra la seconda edizione del festival dedicato al cinema delle donne con il lancio internazionale per la neonata Gaza Cinema Academy. A seguire, due proiezioni: Flowers of My Country di Candelaria Palma Marcelino, vincitrice dell’Orange Award della prima edizione del Gaza International Festival for Women’s Cinema e Like Twenty Impossibles di Annemarie Jacir, un’opera simbolo dell’autodeterminazione culturale palestinese. Hotel Excelsior Conferenza stampa con Samuele Rizzuto, uno dei fenomeni più sorprendenti del panorama pianistico internazionale e conosciuto dal pubblico come “Il Pianista dell’Anima”. Autore della colonna sonora per il docu-film Grand Tour – Viaggio attraverso le Accademie delle Arti e dei Mestieri, commissionato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.
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Art that feeds on politics will eventually die of malnutrition.
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 9, 2026
Patrick Mimran 14
SCREENINGS
83. VENICE FILM FESTIVAL
8.45
SALA GIARDINO
11.00
SALA ASTRA 1
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
Alina Şerban (100') v.o. rumeno, romaní st. italiano/inglese
Ning Ying (101') v.o. cinese mandarino st. italiano/inglese
EU CONTEZ (I MATTER)
9.00
SALA GRANDE
VENEZIA 83 press - industry
IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO (THE FIRE WITHIN YOU)
Edoardo De Angelis (94') v.o. italiano, napoletano st. inglese/italiano
9.00
SALA DARSENA
VENEZIA 83 press - industry
MINJING GUSHI (ON THE BEAT) 11.15
SALA GRANDE
VENEZIA 83 press - industry
UN BON PETIT SOLDAT (A GOOD LITTLE SOLDIER) Stéphane Brizé (102') v.o. francese st. italiano/inglese
11.15
SALA DARSENA
VENEZIA 83 press - industry
UN BON PETIT SOLDAT (A GOOD LITTLE SOLDIER)
IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO (THE FIRE WITHIN YOU)
Stéphane Brizé (102') v.o. francese st. italiano/inglese
Edoardo De Angelis (94') v.o. italiano, napoletano st. inglese/italiano
9.00 PALABIENNALE
11.15
VENEZIA 83 tutti gli accrediti
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION press - industry
Florian Zeller (126') v.o. inglese, spagnolo st. italiano/inglese
Kornél Mundruczó (105') v.o. inglese st. italiano/inglese
BUNKER 9.00
SALA CASINÒ
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS press - industry
JOIE DE VIVRE. PARTE 2 JOIE DE VIVRE. PART 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
LISTY (LETTERS FROM THE SILENCED COUNTRY)
SALA PERLA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC press - industry
SE MAI LE COSE (IF THINGS COULD EVER TALK) Giulia Cosentino (20') v.o. italiano st. inglese
EL FIN DE LOS TIEMPOS (THE END OF TIMES)
Bibiana Rojas Gómez, Juan David Cárdenas (80') v.o. spagnolo, inglese st. italiano/inglese
9.00
SALA ASTRA 1
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
WEICHEN (DUST)
Tsai Ming-Liang (80') senza dialoghi • canzone in spagnolo st. italiano/inglese
9.15
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS pubblico - tutti gli accrediti
JOIE DE VIVRE. PARTE 1 JOIE DE VIVRE. PART 1
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
SALA CASINÒ
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS pubblico - tutti gli accrediti
JOIE DE VIVRE. PARTE 2 JOIE DE VIVRE. PART 2 14.30
SALA PERLA
GIORNATE DEGLI AUTORI EVENTO SPECIALE pubblico - tutti gli accrediti
SALA CORINTO
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI (UGLY, DIRTY AND BAD) Ettore Scola (117') v.o. italiano st. inglese
SALA ASTRA 1
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
DAU
UNION TOWN
Barbara Kopple (106') v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA DARSENA
LA MOULA (MOOLAH)
Jérôme Pierrat (82') v.o. francese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
SALA PERLA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico 14+ - tutti gli accrediti
GRANCHITÀ (CRABKIND)
Anaïs Landriscina, Chiara Toffoletto (16') v.o. italiano st. inglese
HALAA (THE H@LLOW MAN)
Kamel Laaridhi (79') v.o. arabo st. inglese/italiano A seguire incontro con gli autori/Q&A
14.00
SALA ASTRA 2
Karen Di Porto (93') v.o. italiano st. inglese
14.15
SALA GIARDINO
Direttore responsabile Venezia News Massimo Bran Redazione Marisa Santin (coordinamento editoriale), Mariachiara Marzari (immagine e comunicazione), Paola Marchetti (direzione organizzativa), Davide Carbone, Chiara Sciascia, Fabio Marzari, Luca Zanatta (graphic design)
ORIZZONTI press - industry
CUDZE RZECZY (WHAT BELONGS TO OTHERS)
Jelena Maksimović (91') v.o. serbo-croato st. italiano/inglese
21.45
SALA PASINETTI
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI (UGLY, DIRTY AND BAD) 22.00
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO (THE FIRE WITHIN YOU)
19.30
SALA CORINTO
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico 14+ - tutti gli accrediti
PUCA
Sara Scalera (15') v.o. italiano st. inglese
METEORITO (METEORITE)
Sebastián Múnera (80') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
19.30
SALA PERLA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
BE BRAVE
Francesco Carrozzini (90') v.o. inglese, italiano st. italiano/inglese
SALA GRANDE
Edoardo De Angelis (94') v.o. italiano, napoletano st. inglese/italiano
22.00
SALA DARSENA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
BE BRAVE
Francesco Carrozzini (90') v.o. inglese, italiano st. italiano/inglese
22.00
SALA CORINTO
GIORNATE DEGLI AUTORI FILM DI CHIUSURA - FUORI CONCORSO press - industry
PEAU D’HOMME (MAN’S SKIN) 22.00
UN PEU AVANT MINUIT (ONE MINUTE TO MIDNIGHT) Nicolas Pariser (111') v.o. francese st. italiano/inglese
SALA VOLPI
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
MUSK
Alex Gibney (225') v.o. inglese st. italiano/inglese intervallo intermission 10'
16.30
SALA DARSENA
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
THE COLOR OF THE SUN
Xavier Tera (110') v.o. giapponese, inglese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
16.30
SALA ASTRA 2
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
MIA MERA STI ZOI TIS TZO: KEFALAIO FAIDRA (A DAY IN THE LIFE OF JO: CHAPTER PHAEDRA) Jacqueline Lentzou (88') v.o. greco st. italiano/inglese
16.45
22.15 PALABIENNALE Stéphane Brizé (102') v.o. francese st. italiano/inglese
VENEZIA 83 pubblico
19.45
Edoardo De Angelis (94') v.o. italiano, napoletano st. inglese/italiano
SALA DARSENA
VENEZIA 83 press - industry
Kornél Mundruczó (105') v.o. inglese st. italiano/inglese
16.45
SALA PERLA
GIORNATE DEGLI AUTORI pubblico - tutti gli accrediti
CAMOUFLAGE
Mykyta Gibalenko (102') v.o. ucraino, tedesco, russo, inglese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
17.00 PALABIENNALE
17.00
JUPITER
Alexandre Smia (87') v.o. francese st. italiano/inglese
SALA ASTRA 1
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
MIA MERA STI ZOI TIS TZO: KEFALAIO FAIDRA (A DAY IN THE LIFE OF JO: CHAPTER PHAEDRA)
IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO (THE FIRE WITHIN YOU)
UN PEU AVANT MINUIT (ONE MINUTE TO MIDNIGHT)
22.15
20.00 PALABIENNALE
Grzegorz De ˛bowski (104') v.o. polacco st. italiano/inglese
Nicolas Pariser (111') v.o. francese st. italiano/inglese
VENEZIA 83 pubblico
UN BON PETIT SOLDAT (A GOOD LITTLE SOLDIER) Stéphane Brizé (102') v.o. francese st. italiano/inglese
20.00 SALA GIARDINO
PLACE TO BE
Jacqueline Lentzou (88') v.o. greco st. italiano/inglese
SALA PERLA
VENEZIA 83 press - industry
Fotografie Marco Cappelletti Stampa CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it
DO KRAJA DANA (UNTIL THE DAY ENDS)
Grzegorz De ˛bowski (104') v.o. polacco st. italiano/inglese
Ilya Khrzhanovsky (195') v.o. russo st. italiano/inglese intervallo intermission 15'
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
Relazioni istituzionali Giancarlo Di Gregorio
SALA CASINÒ
ORIZZONTI press - industry
Léa Domenach (104') v.o. francese st. italiano/inglese
Hanno collaborato Nicola Davide Angerame, Loris Casadei, Maria Casadei, Roberta De Rossi, Massimo Macaluso, Giorgio Placereani, Roberto Pugliese, Riccardo Triolo, Delphine Trouillard, Andrea Zennaro, Adele Spinelli, Alberto Marzari Annarita Brancaforte, Laura Nortilli, Roberto Rantucci, Anna Louise Whitney
Special partner
SALA CASINÒ
UN BON PETIT SOLDAT (A GOOD LITTLE SOLDIER)
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
Levan Koguashvili (118') v.o. georgiano st. italiano/inglese
Assistenza tecnica B-Life Srl Venezia
19.30
21.45
Ettore Scola (117') v.o. italiano st. inglese
Dev Benegal (118') v.o. inglese st. italiano/inglese
VENEZIA 83 pubblico
16.00
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
14.00
SALA PASINETTI
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
14.00
19.15
19.45
SE VENISSE ANCHE L’INFERNO (EVEN IF HELL CAME)
13.30
Andrei Kutsila (75') v.o. bielorusso, russo, polacco st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
ENGLISH, AUGUST
Luca Guadagnino (243') v.o. italiano, inglese, francese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
15.45
GURIA
Dev Benegal (118') v.o. inglese st. italiano/inglese
redazione@venezianews.it www.venezianews.it/daily2026
14.30
Luis Buñuel (83') v.o. messicano st. italiano/inglese
COMPANY
VENEZIA SPOTLIGHT press - industry
ENGLISH, AUGUST
Daily Venezia 83 Supplemento di Venezia News n. 315-316 settembre-ottobre 2026 Autorizzazione del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996
Anna Foglietta (107') v.o. italiano st. inglese
LA ILUSIÓN VIAJA EN TRANVÍA (ILLUSION TRAVELS BY STREETCAR)
VENEZIA 83 tutti gli accrediti
SALA CORINTO
LISTY (LETTERS FROM THE SILENCED COUNTRY)
11.30 PALABIENNALE
JUSO PER FERIE
SALA CORINTO
83. VENICE FILM FESTIVAL
UNA STORIA (A COMMON STORY)
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS pubblico - tutti gli accrediti
Luca Guadagnino (188') v.o. italiano, inglese, francese st. italiano/inglese
11.00
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
Samuele Rossi (90') v.o. italiano, patois, dialetto modenese, francese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Andrei Kutsila (75') v.o. bielorusso, russo, polacco st. italiano/inglese
9.00
17.15
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
14.30
11.30 SALA CORINTO
14.30 PALABIENNALE
PLACE TO BE
Casey Affleck (95') v.o. inglese st. italiano/inglese
Luca Guadagnino (243') v.o. italiano, inglese, francese st. italiano/inglese
9.00
SALA GIARDINO
English version
SALA ASTRA 1
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS pubblico - tutti gli accrediti
SALA VOLPI
ORIZZONTI press - industry
CUDZE RZECZY (WHAT BELONGS TO OTHERS) Opera Prima Accesso in sala consentito solo fino a 10 minuti prima della proiezione. La prenotazione è obbligatoria per pubblico e accreditati./ Access will be allowed only 10 minutes before screening time. Reservation is required for the public and pass holders.
JOIE DE VIVRE. PARTE 1 JOIE DE VIVRE. PART 1 Luca Guadagnino (188') v.o. italiano, inglese, francese st. italiano/inglese
20.00
Pubblico Public
Accreditati Pass holders
Press Industry
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
MUSK
Alex Gibney (225') v.o. inglese st. italiano/inglese intervallo intermission 10'
20.15
SALA VOLPI
ORIZZONTI press - industry
DO KRAJA DANA (UNTIL THE DAY ENDS)
Jelena Maksimović (91') v.o. serbo-croato st. italiano/inglese
21.00
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
GURIA
Levan Koguashvili (118') v.o. georgiano st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
15
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 9, 2026
1946 2026
I GIORNALISTI PER IL CINEMA ITALIANO Tra impegno e passione la Storia continua FILM GRANDI SERIE DOCUMENTARI CORTI
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