83. VENICE FILM FESTIVAL | SEPTEMBER 8, 2026 | DAY 7
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Bunker di Florian Zeller
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 8, 2026
Da tredici anni, sappiamo riconoscere storie straordinarie e visionarie che meritano di essere raccontate.
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FRANTOIO di SANT’AGATA
d’ONEGLIA
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83. VENICE FILM FESTIVAL
CONCORSO
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TODAY N
Il labirinto di Zeller di Stefano Nardelli
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er Florian Zeller la realtà è un labirinto. Non tanto perché sia misteriosa, quanto perché cambia a seconda di chi la guarda. Nato a Parigi nel 1979, scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e regista, Zeller ha costruito il proprio universo intorno a questa instabilità della percezione: nei suoi testi teatrali il vero e il falso, il ricordo e il presente, l’amore e il risentimento finiscono continuamente per confondersi. È una poetica nata soprattutto a teatro con commedie e drammi come Le Père, Le Fils e La Vérité, nei quali la struttura narrativa diventa spesso una macchina per mettere lo spettatore di fronte ai propri dubbi. Quando passa al cinema, Zeller non abbandona quella lezione, ma la trasforma in linguaggio visivo. The Father (2020), tratto da Le Père, porta lo spettatore dentro la mente di un uomo affetto da demenza: gli spazi cambiano, le identità si confondono, la certezza si sgretola. Il film vale a Zeller e Christopher Hampton l’Oscar per la sceneggiatura non originale e ad Anthony Hopkins quello per l’interpretazione. The Son (2022), tratto da Le Fils e presentato proprio a Venezia, sposta invece il labirinto sul terreno della depressione e dell’incomunicabilità familiare. Con Bunker, Zeller compie un passo ulteriore: per la prima volta non parte da un proprio testo teatrale, ma scrive direttamente per il cinema. Al centro, una coppia interpretata da Javier Bardem e Penélope Cruz, il cui equilibrio si incrina quando lui, architetto, accetta di progettare un bunker di sopravvivenza per un miliardario della tecnologia.
© Davide Carbone
© StradellaLand, CC0 Wikimedia Commons
WHAT EXACTLY ARE WE BEING INVITED TO WITNESS? A GLIMPSE OF REALITY? FICTION? OR A META-EXAMINATION OF THE TRUTH? Il bunker diventa così uno spazio concreto e insieme metaforico: un rifugio dalla catastrofe esterna che finisce per far emergere quelle interiori. Ancora una volta Zeller parte dall’intimità per allargare lo sguardo alle paure del presente – il potere, l’isolamento, la disuguaglianza, l’angoscia per il futuro – senza rinunciare alla sua domanda fondamentale: quanto possiamo davvero conoscere l’altro? Dopo aver trasferito il teatro nel cinema, Zeller sembra dunque voler verificare cosa accade quando il labirinto non è più soltanto mentale o familiare, ma diventa anche politico e sociale. Bunker potrebbe essere il luogo in cui tutte queste ossessioni finiscono per incontrarsi: un rifugio costruito per difendersi dal mondo, dove il mondo, inevitabilmente, trova comunque modo di entrare.
di F.D.S.
ei film di Tsai Ming-liang gli attori si muovono nelle case e nelle strade di Taipei con la lentezza e l’ineluttabilità di fantasmi. Non parlano, praticano un sesso biologico più vicino alle bestie che agli umani, abitano case in rovina spesso allagate, condannati da una solitudine che li costringe a un eterno incrociarsi senza mai toccarsi davvero. Sono presenze infestanti, come dice uno degli attori di Goodbye, Dragon Inn: «Questo cinema è infestato di fantasmi». In questo film Tsai commemora la fine del fantasma del cinema del passato, quello che celebrava la gloria mitologica dell’Oriente con film epici, marziali, popolati da eroi in perpetuo duello. Ma dopo aver vagato alla ricerca di piaceri erotici nei bagni del cinema di Taipei che per l’ultima sera proietta Dragon Inn, dove vanno i fantasmi di Tsai Ming-liang? Quali rovine metropolitane li ospitano? Sembra di intravedere, nella cronologia dei suoi film, come un percorso di totale decadimento economico e sociale: si parte dall’appartamento di lusso di Vive l’amour, dove i tre protagonisti entrano ed escono quasi inconsapevolmente, si attraversano poi le case della piccola borghesia taiwanese di The River, per infine arrivare con I Don’t Want to Sleep Alone al lumpen proletariat degli emigrati bengalesi a Kuala Lumpur, le cui vite si consumano in un edificio abbandonato. Ma è con Stray Dogs del 2013 che si arriva al grado zero: un’intera famiglia si aggira per Taipei senza una casa, incontrandosi di notte per lavarsi nei bagni pubblici per poi finire a dormire in luoghi diroccati. Questo scivolamento ineluttabile verso la pura sopravvivenza animale è l’aspetto del cinema di Tsai che più mi colpisce oggi. Se fino a vent’anni fa a farlo era la natura immersiva del suo cinema, la sua abilità di utilizzare la dilatazione temporale delle riprese e l’inconsistenza delle storie per giungere a una sorta di vertigine sensoriale, in grado di trasformare la nostra percezione, oggi questo aspetto mi interessa assai meno, toccato e colpito come invece sono dall’oggettività inflessibile con cui la sua camera ci restituisce il persistere di un legame familiare all’interno di una povertà assoluta sopportata senza nessun commento. Koreeda ci era arrivato assai vicino, ma per costruirci sopra una riflessione su come la povertà estrema può cambiare radicalmente la natura dei legami di una famiglia. Tsai viceversa non offre nessun orizzonte di speranza, proseguendo imperterrito a regalarci il suo cinema di raggelante intensità, in cui i fantasmi di un tempo si sono trasformati in bestie silenziose.
Director's cuts
O
gni anno si fa tutto più complicato. Viviamo in un mondo sempre più difficile e dentro un universo, quello del cinema, segnato da una crisi strutturale che ormai conosciamo bene. Ci sono problemi produttivi, finanziari, distributivi. I meccanismi tradizionali sono saltati, i grandi studi sono in crisi e non hanno ancora capito come uscirne. Nessuno sa più come promuovere i film, come fare il marketing, perché gli strumenti abituali sono scomparsi. Dentro a questo groviglio generale il paradosso è che la produzione non diminuisce, anzi, cresce in tutto il mondo. L’anno scorso avevamo ricevuto 4.200 titoli tra lungometraggi, documentari, corti. Quest’anno ne abbiamo ricevuti oltre 4.500, quasi il 10 % in più. Vale la vecchia regola che non si smentisce mai: quantità non significa necessariamente qualità. 3
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CONCORSO
SEPTEMBER 8, 2026
CASEY’S FIVE L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford di Andrew Dominik (2007) Nel Missouri del 1881 il giovane Robert Ford è ossessionato dalla figura del leggendario fuorilegge Jesse James. La sua ammirazione si trasforma in ambizione e rancore. Presentato in Concorso a Venezia nel 2007, con Affleck co-protagonista assieme a Brad Pitt.
Gone Baby Gone di Ben Affleck (2007) L’indagine su una bambina scomparsa porta il detective Patrick Kenzie (uno dei primi grandi ruoli per Affleck) a confrontarsi con una scelta morale che mette in discussione ogni sua certezza.
Il cinema delle ferite di Alberto Marzari
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i sono attori che entrano in una stanza e la riempiono. Casey Affleck fa quasi il contrario: sembra svuotarla. Lascia spazio al silenzio, alle esitazioni, a quella crepa invisibile che separa ciò che una persona mostra da ciò che si porta dentro. È forse proprio per questo che, quando appare sullo schermo, è difficile smettere di guardarlo. A cinquantuno anni, Affleck è arrivato a un punto della sua carriera in cui non ha più bisogno di affrancarsi dall’etichetta di fratello di Ben, né di ricordare a Hollywood di aver vinto un Oscar. Il suo percorso è diventato qualcosa di più interessante, una ricerca ostinata di personaggi fragili, contraddittori, spesso incapaci di dire ciò che provano. Da L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford a Manchester by the Sea, passando per A Ghost Story, Affleck ha costruito una galleria di uomini che sembrano vivere sempre un passo dopo il mondo. In Manchester by the Sea il dolore non esplode ma si deposita sul volto. Lee Chandler è un uomo schiacciato da una colpa che non può cancellare e da un lutto che non riesce a processare. Affleck lo interpreta senza cercare scorciatoie emotive, fino a conquistare l’Oscar come miglior attore. Ma c’è un altro Affleck, quello che preferisce stare, e assai bene, dietro la macchina da presa. Lo aveva già dimostrato nel controverso I’m Still Here, esperimento cinematografico costruito attorno alla trasformazione di Joaquin Phoenix, e poi con Light of My Life, storia intima e crepuscolare sul rapporto tra un padre e una figlia in un mondo devastato. Ora a Venezia presenta Company, film da lui stesso scritto in collaborazione
HOW DO WE MAKE PEACE WITH THE LIVES WE’VE ACTUALLY BEEN GIVEN? THAT’S A QUESTION I’VE BEEN LIVING WITH FOR A LONG TIME Casey Affleck con Ron Hansen e interpretato, tra gli altri, da Nick Nolte, Ben Mendelsohn e Scoot McNairy. Affleck partecipa anche alla fotografia e al montaggio come a voler controllare ogni elemento della propria visione. E forse è proprio qui che si trova il senso del suo cinema, nella necessità di guardare le persone quando hanno smesso di recitare per gli altri. Non sembra interessato agli eroi, ma a ciò che rimane quando l’eroismo finisce. Ai fallimenti, alle colpe, alla solitudine, alla possibilità, fragile e mai garantita, di ricominciare. Perché il suo cinema non promette salvezza ma qualcosa di ben più difficile: la possibilità di restare accanto a qualcuno anche quando non sappiamo come salvarlo. A rendere Casey Affleck così inquieto e allo stesso tempo così imprescindibile è forse proprio la sua capacità di ricordarci che alcune ferite non si chiudono. Si impara soltanto a viverci dentro, cercando, ogni tanto, una luce.
Joaquin Phoenix – Io sono qui! (2010) Mockumentary ed esordio alla regia di Casey. Nel 2009 Joaquin Phoenix annuncia il ritiro dal cinema per dedicarsi alla musica… ma è tutto finto. Presentato alla 67. Mostra di Venezia.
Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan (2016) Il ruolo che gli vale l’Oscar. Dopo la morte del fratello, Lee Chandler, un uomo solitario e tormentato dai sensi di colpa, torna nella sua città natale ed è costretto a fare i conti con un passato doloroso.
Oppenheimer di Christopher Nolan (2023) Nel film Casey interpreta Boris Pash, ufficiale dell’intelligence incaricato di indagare sulla lealtà politica di Oppenheimer. Un ruolo breve ma incisivo, che contribuisce alla crescente tensione del film.
Genre fluid
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a teoria dei generi non regge più. Venezia lo sa bene almeno dai primi anni Ottanta, quando, con Carlo Lizzani alla direzione, la Mostra ammette i film di genere (codici simbolici precisi e comuni) nel tempio del cinema d’autore (universo simbolico autonomo e unico). Allora bastava la sezione dedicata (Mezzogiorno-Mezzanotte), oggi, mentre la critica si spertica in definizioni (“elevated genre”), cade ogni segregazione e il genere si accomoda in Concorso. Già, ma l’abito del genere comincia a stare stretto da un po’ e gli esiti si confermano fluidi; accarezzano semanticamente il genere (atmosfere, fraseggio) ma sintatticamente sono progetti complessi, a volte autoriali, altre veri e propri unicum. Meteore d’arte nella galassia multiforme della produzione attuale. Precedenti nobili per nascita o attribuzione festivaliera ne abbiamo. Palma d’Oro 2021 a Titane di Julia Ducournau, body-horror puro e semplice. Il Leone d’Oro a Poor Things di Lanthimos, favola gotico-fantascientifica. Il titolo nobiliare del genere può essere per rango o per acquisizione: l’estetica del genere si è ormai infiltrata nei festival. Ed è qui per restare. Quattro i sospettati in Concorso quest’anno. Company di Affleck, già bollato dalla stampa come gothic romance, ha un plot canonico: una notte del 1975 una misteriosa donna si presenta senza invito a una festa e racconta una storia dove, a sua volta, un’altra donna racconta un’altra
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storia del passato. Un intreccio oscuro che affronta i temi del lutto, della vendetta e del perdono con la grammatica del gotico. Di fattura italiana invece L’estranea di Paolo Strippoli, per la prima volta in Concorso. Anche qui un’epifania improvvisa: durante un temporale, una donna si presenta alla figlia per rivelarle una verità nascosta e raccontarle la catena di eventi misteriosi che ne è seguita, minando la stabilità della loro famiglia. Tra i Buddenbrook e Faust – a detta del regista –, L’estranea sembra ricalcare la sintassi del mystery per approdare, forse, a un assunto più profondo, dal quale sembra già fare capolino un nuovo autore. Già annunciato come “elevated thriller” da Variety, Bunker è il terzo lungometraggio di Florian Zeller, che per la sceneggiatura di The Father vinse l’Oscar nel 2021 per la sapiente applicazione dei meccanismi del thriller a un dramma familiare. Qui il dilemma è morale: un architetto chiamato a progettare un bunker per un miliardario della tecnologia entra in crisi matrimoniale (la coppia è composta da Cruz e Bardem). E con Bucking Fastard Herzog torna a sfiorare il genere, naturalmente per sottometterlo al suo pervasivo sistema simbolico. Ancora una volta constatiamo che ogni costrutto rigido, al cinema e a Venezia in particolare, finisce per essere clamorosamente smentito. Il genere è fluido. Riccardo Triolo
FRONT ROW
83. VENICE FILM FESTIVAL
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Press conferences PALAZZO DEL CASINÒ
Arrivals
11.45 HALAYON (Venice Open – Fuori Concorso cortometraggi) 12.30 MUSK (Venice Open – Fuori Concorso) 13.15 COMPANY (Venezia 83) 14.00 BUNKER (Venezia 83)
Florian Zeller, Penélope Cruz, Javier Bardem, Stephen Graham, Paul Dano, Patrick Schwarzenegger, Casey Affleck, Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens, Scoot McNairy, Emily Alyn Lind, Catherine Caylee Cowan, Edoardo De Angelis, Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich, Ivana Lotito, Toni Servillo, Alex Gibney, Ashley St. Clair, Zoe Schiffer, Tsai Ming-liang, Karen Di Porto, Jacqueline Lentzou, Evita Andriopoulou, Eleni Vergeti, Anastasia Gouliamou, Alina S,erban, Denisa Farcas,, Sorin Mihai, Angelina Pavel, Vanessa Dancea, Raisa Mihai, Aexandru Stancu, Cosimo Messeri, Nathalia Acevedo, Sam Louwyck, Erwan Falé, Riccardo Brun, Viola Ardone, Roberto Cimpanelli, Eduardo Scarpetta, Beatrice Fiorentini, Antonio Bannò, Eva Cela, Rosa Diletta Rossi, Pierluigi Gigante, Romano Talevi, Andrea Sartoretti, Elisabetta Giannini, Carolina De Lillo Magliulo, Sara Scalera, Sebastián Múnera, Luna Gaviria, Angela Cano
Cast Flesh Impact © Marco Cappelletti
Maggie Gyllenhaal © Marco Cappelletti
Rokka Okada e Furi Nanase, Look Back © Marco Cappelletti
Aju Morita e Natsuki Deguchi, Look Back © Marco Cappelletti
IF A SCRIPT MAKES ME LAUGH, THAT’S GOOD. IF IT MAKES ME CRY, THAT’S GOOD. IF IT MAKES ME LAUGH AND CRY, THAT’S TERRIFIC Jasmine Trinca © Marco Cappelletti
Valeria Bruni Tedeschi © Marco Cappelletti
Ellen Burstyn
Photo Aleksander Kalka
PAST CONFERENCE
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83. VENICE FILM FESTIVAL
FUORI CONCORSO
SEPTEMBER 8, 2026
PREMIO CARTIER GLORY TO THE FILMMAKER
Luca Guadagnino
SOUND TRACKS L’83. edizione attraverso in/dimenticabili momenti di musica per il cinema a cura di F.D.S.
LOOK BACK _Il 9 luglio di quest’anno,
Anatomia del sentimento di Nicola Davide Angerame
C
he cosa dà gioia alla vita? O, piuttosto, che cos’è la gioia di vivere? Può il cinema alimentarla, persino perpetuarla? E quale cinema? Luca Guadagnino sembra inseguire queste domande inseguendo a sua volta Bernardo Bertolucci, verso il quale nutre più che un’ammirazione, una sorta di filiazione cinefila. Al Lido, dove riceve il Cartier Glory to the Filmmaker Award, lo dimostra con un film fiume che tenta una rilettura critica: Joie de vivre. Appunti, pensieri, parole, riflessioni, volti, visioni su Bernardo Bertolucci e la cinefilia del 20° secolo che non esiste più. Sette ore e quindici minuti che hanno un’origine lontana (nel 2013 Guadagnino aveva realizzato Bertolucci on Bertolucci, presentato a Venezia), perché nascono dal bisogno di rivendicare una patria ideale. Per un regista cresciuto nei primi anni di vita ad Addis Abeba in Etiopia, e a lungo considerato un “outsider” in Italia (prima di diventare un regista anche americano), l’universo di Bertolucci è la vera terra d’origine in cui radicarsi. Guadagnino si è imposto con un cinema personale e tattile al tempo stesso, dimostrando che lo schermo non si guarda soltanto, ma in qualche modo si abita. Considera il cinema come un’alta forma di artigianato, cosa che lo spinge a rifiutare la dittatura dello storyboard preferendo scoprire l’inquadratura direttamente sul set, attraverso l’interazione tra la luce, la macchina da presa e la fisicità degli attori. Inseguendo un dichiarato horror vacui, la scena che inventa contiene un universo di oggetti sentimentali, in cui la consistenza di un tessuto, la luce che taglia una stanza o il suono di un respiro acquistano la stessa dignità narrativa di una battuta. Non stupisce che dal 2017 Guadagnino abbia uno studio di interior design. Il regista arriva a trattare i corpi stessi
BERNARDO BERTOLUCCI’S WORK HAS LEFT AN INDELIBLE MARK ON GENERATIONS OF FILMMAKERS, FROM HIS PEERS TO THOSE WHO CAME AFTER HIM degli attori come elementi volumetrici, come oggetti carnali e desideranti, ma spinti da un desiderio penetrato dal sentimento. Dall’adulterio sensuale di Emma in Io sono l’amore alla ricerca disperata di Lee in Queer, forse il suo film più personale, dal paesaggio-memoria di Chiamami col tuo nome ai dilemmi etici di After the Hunt, Guadagnino pratica un’anatomia di questo sentimento desiderante, filmandone gli strati, le attese e le persistenze, dilatando il tempo perché il sentimento, a differenza dell’emozione, ha bisogno di tempo per essere percepito. È il contrario dell’emozione istantanea, è un basso continuo, è la Stimmung che connota la gettatezza di cui parla Heidegger in Essere e tempo. È il basso continuo di un cinema che espone lo spettatore all’ambiguità morale della realtà, alla forza deformante del desiderio, alla delicatezza della gioventù e alla fragile persistenza della memoria. E forse proprio qui si nasconde una particolare forma di joie de vivre: quella che non pretende di possedere il mondo, ma continua ostinatamente a desiderarlo, cercando la gioia persino nelle pieghe del dolore.
di F.D.S.
«A
llora facciamo che appaia un’entità soprannaturale, può essere Dio, ma è meglio se è un angelo, o un emissario di Lucifero, oppure la Morte, o magari una signora strana un po’ svanita, che fa un accordo col protagonista e gli cambia il corso della vita, chiedendo però qualcosa in cambio». «Ma così ci viene La vita è meravigliosa», fa uno. «Ma anche Il settimo sigillo», fa un altro. «E anche Il fantasma del palcoscenico versione De Palma», dice un terzo. «E The Place di Genovese non lo considerate?». «Io ci metterei dentro anche L’estranea di Strippoli», dice l’ultimo del gruppo. A poche ore dalla visione de L’estranea , immaginiamo ci sia qualche gruppo di puristi e non che si sta chiedendo come mai questo film sia stato inserito in Concorso. Premetto che sono un incompetente per quanto riguarda il genere horror, per cui mi limiterò a dire che per me il problema non è che L’estranea sia un film di genere, ma che sia un film di genere abbastanza convenzionale. L’abbiamo imparato da ragazzi con gli spaghetti western: il genere offre protezione, identificazione, una comfort zone nella quale rifugiarsi. Ma, come contrappasso, vorrebbe anche l’abilità di lavorare dentro questa cornice di convenzioni offrendo interpretazioni
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alla basilica di Massenzio, ho assistito a un concerto di musiche di Alexandre Desplat dirette da lui. Nel libretto di sala c’era scritto che da bambino Desplat era stato influenzato in sommo grado dalla colonna sonora, composta da Hikaru Hayashi, del film L’isola nuda, del 1960, per la regia di Kaneto Shindō. In casa Desplat si sentiva più volte al giorno quel magico pezzo suonato dal flauto traverso che compare nel film, dove, come sapete, nessuna parola viene pronunciata. Ora, a me pare che L’isola nuda, musicalmente parlando, abbia definito una sorta di modello per la musica del cinema giapponese degli ultimi cinquant’anni. Un unico esempio, ma illuminante: la musica composta da Joe Hisaishi per il film L’estate di Kikujiro di Takeshi Kitano. Musica atmosferica, non saprei come definirla in altro modo: fatta di sole, di aria, di suoni della natura, musica in grado di esprimere un livello altissimo di significazione non solo per il fascino della melodia, ma per la capacità che ha di entrare nelle pieghe del film, di compenetrarsi con le immagini. Insomma, sembra quasi che musica e immagini nascano nello stesso momento dalla stessa mente creativa. La stessa cosa ho pensato ascoltando la musica di Yuta Bandoh per Look Back, il magnifico film di Koreeda. Musica fatta d’aria, di movimento, di luminosità che esprime al meglio il senso originale del cinema giapponese: il ritorno all’archetipo, la nostalgia dell’essenziale. Capolavoro di film, capolavoro di musica.
YESTERDAY
originali, sottotracce di pensiero laterale, soluzioni prima mai adottate. È questo che differenzia dalla massa degli epigoni i film di Giulio Questi: sono film di genere, certo, ma pieni di trovate, di idee geniali, di interpretazioni del mondo. A noi invece è sembrato che L’estranea sia un ottimo film di genere, girato con grande abilità tecnica, ma rimanga tutto dentro il genere e non osi quasi mai mettere il capo fuori dalla comfort zone. Quanto al suo inserimento in Concorso, bisognerebbe leggere con più attenzione gli abbinamenti del palinsesto, perché quest’ anno sono davvero illuminanti. Ad esempio, pensavamo che quello tra Moretti e gli Oasis fosse un abbinamento di contrasto: invece no, era un autentico abbinamento rock dei due film più rock di questa edizione. Il giorno dopo, The Echo Chamber e Woman Unknown: inno alle donne resistenti, determinate, in controllo per entrare con ruoli ufficiali negli appartamenti di lusso delle loro città. E oggi, con Strippoli e a seguire un action movie di Taipei del regista SABU, evidentemente la Mostra ha voluto omaggiare il genere. Per cui, amici puristi, trasformate l’indignazione in ironia: a metà percorso la Mostra ha scelto il suo giorno detox e si è trasformata con Strippoli nello Screamfest Horror Film Festival di Los Angeles e con SABU nel Far East Film Festival di Udine… Ma domani torna la Mostra del Cinema.
83. VENICE FILM FESTIVAL
MOVIES
CONCORSO
BUNKER di Florian Zeller con Penélope Cruz, Javier Bardem, Stephen Graham, Paul Dano, Patrick Schwarzenegger (Francia, Spagna, 126’)
D
opo diciassette anni di matrimonio, l’equilibrio di una coppia si incrina quando il marito, architetto (Javier Bardem), accetta di progettare un bunker di sopravvivenza per un miliardario della tecnologia. Mentre lui si lascia assorbire da un incarico moralmente ambiguo, la moglie (Penélope Cruz) comincia a interrogarsi sui valori e i desideri che ancora li uniscono. Le ansie e le incertezze del mondo penetrano nella loro vita privata, facendo affiorare le paure, i dubbi e i dilemmi etici che caratterizzano la nostra epoca. Scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e regista francese, Florian Zeller (Parigi, 1979) debutta con The Father (2020), tratto dalla sua pièce Le Père, che gli vale con Christopher Hampton l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. The Son (2022), adattamento di Le Fils, è in Concorso a Venezia 79. Bunker è la sua prima sceneggiatura originale per il cinema. A.M.
FUORI CONCORSO
JOIE DE VIVRE di Luca Guadagnino (Italia, 435’)
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n’opera monumentale che si interroga sul ruolo e sul significato profondo del cinema moderno, prendendo come metro di giudizio il lavoro di Bernardo Bertolucci, di cui Guadagnino si è già interessato in passato. Lo storico regista parmense fornisce gi elementi per portare avanti una riflessione con numerosissime interviste a critici e registi sull’importanza e sul futuro della critica cinematografica, sempre più legata a discipline che ne mettono in discussione i contorni. Regista, sceneggiatore e produttore tra i più significativi del panorama contemporaneo, Luca Guadagnino (Palermo, 1971) è stato giurato a Venezia nel 2010, dove nel 2015 ha portato A Bigger Splash, con Ralph Fiennes e Tilda Swinton. Presenza fissa al Lido negli anni con Suspiria (2018), Bones and All (2022), Queer (2024) e After The Hunt: Dopo la caccia (2025), porta in dote una regia caratterizzata dalla grande cura estetica e attenzione ai dettagli.
FUORI CONCORSO
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CONCORSO
COMPANY di Casey Affleck con Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens, Scoot McNairy, Emily Lind, Caylee Cowan, Atticus Affleck, Indiana Afflec (USA, Emirati Arabi Uniti, 95’)
I
n una notte d’inverno del 1975 la misteriosa Evelyn si presenta senza invito a una festa e racconta la storia di Tom, anziano eremita che nel 1953 salvò un’attrice bloccata da una tormenta in Colorado. Per trascorrere la notte, la donna gli narra a sua volta una vicenda ancora più lontana, quella di una coppia di agricoltori che aveva accolto un giovane vagabondo, mentre una serie di feroci omicidi terrorizzava la frontiera. Tre epoche si intrecciano facendo riemergere lutti, colpe e la difficile scelta tra vendetta e perdono. Attore e regista statunitense, nel 2017 Casey Affleck vince l’Oscar come miglior attore per Manchester by the Sea , dopo la candidatura come miglior attore non protagonista per L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (2007). Dietro la macchina da presa firma I’m Still Here, presentato a Venezia nel 2010, e Light of My Life (2019). Con Company, suo terzo lungometraggio da regista, debutta nel Concorso veneziano. M.S.
FUORI CONCORSO
WEICHEN (DUST) di Tsai Ming-Liang con Lee Kang-sheng (Taipei, Spagna, 80’)
I
n Dust, undicesimo capitolo della serie Walker, Lee Kang-sheng torna a vestire i panni del monaco Xuanzang, questa volta in Spagna, tra le vie di San Sebastián: si sofferma davanti al Pettine del Vento di Chillida, dove il mare si infrange sulla costa, incrocia un antico caseggiato basco, un uomo silenzioso, una donna che beve, una che fuma, un gruppo di punk in un rock bar, ammira la città al tramonto. Il film si chiude su un passo del Sutra del Diamante, che parla di ogni essere vivente attraverso il paradosso della polvere: chiamata così proprio perché non è polvere. Tra i maestri del cinema contemplativo asiatico, Tsai Ming-liang (Kuching, Malesia, 1957), esordisce alla Berlinale nel 1992 con Qing shao nian ne zha , mentre il secondo lungometraggio, Vive l’amour, vince il Leone d’Oro a Venezia nel 1994. Presenza abituale della Mostra, nel 2013 si aggiudica il Gran premio della giuria con Stray Dogs (Jiao you) e nel 2025 presenta Hui Jia Fuori Concorso. Dal 2012 porta avanti la serie Walker insieme all’attore feticcio Lee Kang-sheng, undici film costruiti sulla stessa camminata lentissima di un monaco, girati di volta in volta in città diverse del Pianeta. C.S.
FUORI CONCORSO / FILM ON FILMS
MUSK di Alex Gibney (USA, 225’)
C
riticato, osannato, ogni suo gesto semplicemente non passa inosservato. Lui è Elon Musk, tra le personalità più celebri e emblematiche del nostro tempo. Proprio come l’epoca che attraversiamo, Musk è ricco di contraddizioni, così come le innovazioni tecnologiche che ne hanno segnato la carriera e l’immensa fortuna economica, sempre sospesa tra filantropia di dubbia natura e utilizzo controverso delle sue intuizioni. Questo documentario ne ripercorre la vita e l’immagine pubblica, spesso in conflitto tra loro. Alla Mostra del Cinema, Alex Gibney (1953) è stato Fuori Concorso tre volte, con The Armstrong Lie (2013), Citizen K (2019) e Crazy, Not Insane (2020). Il suo Taxi to the Dark Side del 2008, incentrato sulla politica adottata dopo gli attentati dell’11 settembre dal governo americano nel trattamento dei prigionieri durante gli interrogatori in Iraq, in Afghanistan e nel campo di prigionia di Guantánamo, ha vinto l’Oscar come miglior documentario. D.C.
JUSO PER FERIE di Karen Di Porto (Italia, 93’)
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roduttore italiano tra i più amati dagli addetti ai lavori, attivo in oltre una cinquantina di film di genere tra comico, trash e poliziottesco, Galliano Juso è scomparso nel novembre 2024 all’età di 87, quando era ancora in piena attività. Questo documentario ne disegna un ritratto a tinte intime e affettuose, con le testimonianze di chi ha lavorato al suo fianco in una carriera che lo ha visto collaborare con registi come Ciprì & Maresco, Giuliana Gamba, Pasquale Scimeca, Alessandro Piva. Regista e attrice, Karen Di Porto si appassiona al cinema dopo la laurea in Giurisprudenza seguita dal professor Stefano Rodotà. Nel 2017 esce il suo primo lungometraggio, Maria per Roma , vincitore l’anno successivo del Globo d’Oro come Miglior Opera Prima, mentre nel 2025 ha dedicato Il grande Boccia alla vita e alle imprese dello storico regista e sceneggiatore.
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ORIZZONTI / SPOTLIGHT
INK BUCKING FASTARD WILD HORSE NINE 15/18 (A PLACE TO HEAL) MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE? PRIMETIME SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE POSSIBLE LOVE THE ECHO CHAMBER WOMAN UNKNOWN LOOK BACK L’ESTRANEA VENICE M’ART RESTAURANT CANNAREGIO 5631 VENICE M’ART RESTAURANT
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CANNAREGIO 5631
ELSA FERNÁNDEZ-SANTOS EL PAIS
Il film nasce dalla sua esperienza e da un precedente cortometraggio in cui interpretava Rebeca. Cosa è cambiato affidando il personaggio a Denisa Farcas,? Per cinque anni ho lavorato con ragazzi delle case famiglia. Ho realizzato documentari con loro e creato spettacoli teatrali a partire dalle loro storie, che poi interpretavano in prima persona. Quel lavoro, alla fine, mi ha riportato alla mia storia. Volevo dire alla ragazza che ero qualcosa che avrei avuto bisogno di sentire allora, qualcosa che potesse darle forza. Questa nuova Rebeca è nata dall’incontro tra la mia esperienza e ciò che Denisa ha portato al personaggio. Anche lei sa cosa significa essere una ragazza rom in una scuola di recitazione d’élite, e abbiamo scoperto di avere molte cose in comune. Rebeca l’abbiamo creata insieme.
Da anni il suo lavoro cerca di aprire uno spazio a storie raccontate da una prospettiva rom, sottraendole agli stereotipi. Come ha lavorato sul personaggio per evitare che la sua umanità venisse schiacciata dal peso di dover rappresentare un’intera comunità? Da diciassette anni cerco di creare personaggi rom che non siano angeli né cattivi, ma persone. Rebeca è rom e questo è importante nella sua esperienza, ma non è tutto ciò che è. Vuole essere salvata dalla casa famiglia, ma allo stesso tempo ha paura di lasciare l’unica vita che conosce. La sua situazione è molto specifica, ma le sue contraddizioni sono umane.
DANIEL KOTHENSCHULTE FRANKFURTER RUNDSCHAU
resentato in Venice Spotlight, I Matter porta Alina S‚erban dietro la macchina da presa con una storia radicata nella sua esperienza. Rebeca (Denisa Farcas‚), giovane rom cresciuta in una casa famiglia e ammessa a una prestigiosa scuola di recitazione, è al centro di un racconto di formazione su identità, vergogna e appartenenza, che prosegue il lavoro con cui S‚erban da anni rivendica per i personaggi rom uno spazio lontano dagli stereotipi.
BARBARA HOLLENDER RZECZPOSPOLITA
Photo Young Nomads
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JONATHAN ROMNEY THE OBSERVER
Essere in Orizzonti con un’opera prima: che tipo di spazio sente di aver trovato in questa sezione? Il fatto che sia stato selezionato mi rende estremamente felice e grata nei confronti di Alberto Barbera e della Mostra. Sarà anche a Toronto, il film lo stanno capendo e lo stanno amando. Posso dire di aver trovato lo spazio giusto. «C’è tempo», lo diceva Fossati e posso dirlo anche io. Sì, per tutto il resto, c’è tempo.
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JORGE HENRIQUE LEITAO RAMOS EXPRESSO
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BEN CROLL THE WRAP
INTERNATIONAL CRITICS
Al centro del film troviamo la quotidianità di una famiglia ordinaria, con relazioni che entrano in crisi dopo lo stravolgimento di alcuni equilibri. Come è nato l’interesse per questo momento di passaggio? Vivo e osservo le persone intorno a me, io per prima mi sto rendendo conto che troviamo sempre l’occasione per allontanarci da noi stessi, rimandare l’urgenza di certe domande. Viviamo un tempo che ci consente di avere un alibi perfetto per distrarci da noi stessi, penso ad un verso di Alda Merini che recita: «Possiamo correre il rischio di vivere una vita intera senza conoscerci». Ossessionata da queste domande, mi sono chiesta come realizzare un film intorno a questo argomento, volevo lanciare un sasso nello stagno. Se non hai niente di tangibile di cui doverti lamentare, allora cos’è questo malessere che spinge? Il personaggio della protagonista, dopo che la figlia va a studiare fuori sede, comincia a soffrire per la mancanza di un elemento funzionale alla soluzione della propria vita. In una lenta caduta, il film racconta lo svuotamento che decide di affrontare.
di Marisa Santin
BORIS BASTIDE LE MONDE
irige Alba Rohrwacher e Guido Caprino in Una storia, Anna Foglietta al suo esordio alla regia porta sullo schermo l’eccezionalità dell’ordinario, per non scappare dalle domande che ognuno di noi si pone ogni giorno, nei più piccoli gesti quotidiani.
THE FILM VERDICT
D
Un film che sviluppa l’idea di un “eroismo della gente comune”. Come si è concretizzato questo approccio nel rapporto con gli attori? Alba e Guido sono portatori sani di questo pensiero, attori estremamente connessi con l’umanità, desiderosi di raccontare la grandiosità che ognuno di noi si porta dentro. Basterebbe soltanto spostare uno spotlight là dove ci sono le zone d’ombra. Ognuno di noi ogni giorno vive incontri, storie e pensieri straordinari. Bisogna solo autorizzarsi a pensare che lo siano davvero. Quello che ho provato nei confronti dei miei personaggi, ma anche nei confronti di me stessa, è stato il bisogno di essere compassionevole, per poi amplificare questa compassione verso il mondo circostante, senza alcuna accezione di natura cattolica o religiosa.
INTERVISTA ALINA ŞERBAN
Perché ha scelto proprio la scuola di recitazione come luogo in cui far incontrare identità, vergogna e possibilità di reinventarsi? Quando entrano nella scuola di recitazione, all’inizio sembrano tutti uguali. Fanno gli stessi esercizi, lavorano con il corpo, usano l’immaginazione, inventano storie. È questa la bellezza della recitazione. La differenza emerge quando viene chiesto loro di portare nella stanza la propria vita. Alcuni sono liberi, persino desiderosi, di mostrare chi sono, perché la loro vita rientra già in ciò che viene considerato normale. Per altri significa rivelare le proprie origini, la condizione sociale, le parti di sé che hanno imparato a nascondere. In un’istituzione d’élite, prevalentemente bianca, non a tutti è concessa la stessa libertà di essere se stessi. È qui che, per Rebeca, recitazione, identità e vergogna si incontrano.
THE HOLLYWOOD REPORTER
di Davide Carbone
Come ha voluto rendere cinematografica la realtà, senza tradirla? Lavorando sul linguaggio che desideravo mettere in campo è emersa una drammaturgia funzionale dal punto di vista dei movimenti di macchina, delle inquadrature, della scelta dei punti di vista. I protagonisti non vengono mai inquadrati nella loro centralità; sono spesso di spalle, messi a bordo fotogramma, frapposti a un ostacolo che separa la lente dallo spettatore. Questo ha fatto sì che emergesse la loro natura un po’ impercettibile, sfocata.
SEPTEMBER 8, 2026
SCREEN INTERNATIONAL
INTERVISTA ANNA FOGLIETTA
Alba Rohrwacher, Anna Foglietta - Ph. F.Di Benedetto
83. VENICE FILM FESTIVAL
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C/O THE VENICE VENICE HOTEL
RESTAURANT@VENICEVENICE.COM
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HHVENICEMART.COM HH 2,21 RESTAU VENICE M’ART
VENICEMART.COM
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MOVIES
83. VENICE FILM FESTIVAL
ORIZZONTI
ORIZZONTI
A DAY IN THE LIFE OF JO: CHAPTER PHAEDRA
UNA STORIA
MIA MERA STI ZOI TIS TZO: KEFALAIO FAIDRA
di Jacqueline Lentzou con Evita Andriopoulou, Eleni Vergeti, Anastasia Gouliamou, Ektoras Lygizos (Grecia, Germania, Francia, 88’)
di Anna Foglietta con Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Caterina Casini, Elio De Capitani (Italia, 107’)
J
o ha quindici anni, è malinconica, irrequieta e nasconde persino la musica che ama. Quando ascolta la voce eterea di Phaedra durante le audizioni del coro, qualcosa cambia. Trova il coraggio di avvicinarla e la prospettiva di un appuntamento trasforma una giornata qualunque in un piccolo universo di desideri, sogni e presagi. Tra adolescenza e scoperta di sé, Lentzou racconta ventiquattr’ore sospese in cui ogni dettaglio può assumere un significato inatteso. Regista e sceneggiatrice greca, Jacqueline Lentzou (Atene, 1989) racconta legami famigliari, solitudine e desiderio con un cinema intimo, sensoriale e aperto alla dimensione del sogno. Il corto Hiwa (2017) è alla Berlinale, mentre Hector Malot: The Last Day of the Yea r (2018) vince il Leica Cine Discovery Prize alla Semaine de la Critique di Cannes. Esordisce nel lungo con Moon, 66 Questions (2021), presentato nella sezione Encounters della Berlinale. A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra , suo secondo film, segna il debutto a Venezia. M.S.
P
er vent’anni la vita di Erika e Mauro è stata una coreografia di certezze e abitudini di provincia. Quando l’ultimo bagaglio della figlia Irene varca la porta di casa in partenza verso l’università, quel mondo familiare crolla, soffocato da un silenzio improvviso. Il nido ormai vuoto si trasforma in uno specchio impietoso che costringe Erika imparare a vivere oltre la cura degli altri e Mauro ad affrontare fragilità mai confessate. Un esordio intimo su come l’assenza possa diventare la più potente forma di presenza, tra ferite e riscritture del sé. Affermata attrice del panorama teatrale, televisivo e cinematografico italiano, Anna Foglietta (Roma, 1979) è apprezzata interprete di film di successo come Perfetti sconosciuti (2016) e Nessuno mi può giudicare (2011), ha ottenuto nel corso della sua carriera molteplici candidature ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento. Con Una storia , presentato in concorso nella sezione Orizzonti, firma il suo debutto dietro la macchina da presa. C.S.
EVENTO SPECIALE
VENEZIA SPOTLIGHT
IL PRIMO DELLA CLASSE
I MATTER EU CONTEZ
di Andrea Ricciotti con Samuele Carrino, Cecilia Cantarano, Alessia Cosmo (Italia, 20’)
di Alina S‚erban con Denisa FarcaS‚, Sorin Mihai, Angelina Pavel, Vanessa Dancea, Raisa Mihai, Alexandru Stancu, Alina Berzunt‚eanu, Natalia Cǎlin (Romania, Germania, Belgio, 100’)
V
incenzo è un ragazzo brillante, carismatico, popolare. Quando la sua ex fidanzata lo accusa però di violenza, portando un video a conferma della propria versione, amici e famiglia si dividono in schieramenti lasciando senza risposta una domanda sempre più frequente: dove sta la verità, tra realtà e social? A cosa vogliamo credere? Andrea Ricciotti (1995), dopo esperienze come montatore con Prime Video, Netflix e Sky, porta al Lido un cortometraggio da lui scritto e diretto, premiato nell’ambito del contest ideato da One More Pictures in collaborazione con Rai Cinema e arricchito dalla canzone La fretta di Tredici Pietro, che si esibirà in live in occasione della proiezione.
R
S. D’ASCENZO CORRIERE DEL VENETO
M. GOTTARDI / M. CONTINO LA NUOVA VENEZIA
A. M. PASETTI IL FATTO QUOTIDIANO
P. ARMOCIDA IL GIORNALE
C. PICCINO IL MANIFESTO
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MEDIA
A. DE GRANDIS IL GAZZETTINO
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G. BOGANI QUOTIDIANO NAZIONALE
M. MANCUSO IL FOGLIO
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G. BIANCONI IL TEMPO
F. ALÒ IL MESSAGGERO
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F. FERZETTI L’ESPRESSO
A. FINOS REPUBBLICA
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F. CAPRARA LA STAMPA
P. MEREGHETTI IL CORRIERE DELLA SERA
ebeca è una giovane rom che rischia di essere cacciata dall’orfanotrofio in cui vive. Quando ogni speranza sembra perduta, la notizia dell’imminente scarcerazione del padre le fa intravedere la possibilità, mai avuta prima, di avere finalmente una famiglia. Ma il suo ritorno non coincide con il lieto fine che Rebeca aveva immaginato e la ragazza si trova ad affrontare la difficile transizione verso l’età adulta contando solo sulle proprie forze. Esordio nel lungometraggio di Alina Șerban, il film sviluppa il corto omonimo del 2021 e nasce da oltre quattro anni di lavoro con giovani del sistema di protezione sociale, portando sullo schermo un’esperienza rom lontana dagli stereotipi.
ITALIAN CRITICS
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VENICE M’ART RESTAURANT
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+39 041 0970358
FROM 12:00 TO 17:00
VENIC
VENICEMART.COM
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83. VENICE FILM FESTIVAL
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SEPTEMBER 8, 2026
OTHER SECTIONS
83. VENICE FILM FESTIVAL
classici
English version
GIORNATE DEGLI AUTORI
RESTAURI
C
ome spesso nel Buñuel messicano, l’inizio è documentaristico, su Città del Messico; poi la storia si stringe sul tram 133. Sentendo che sarà tolto dalla circolazione e smantellato, il guidatore e il bigliettaio temono di perdere il posto e ci bevono sopra. Partecipano a una sorta di sacra rappresentazione interpretando Lucifero e Dio; poi, ubriachi, rubano il tram dal deposito per “fargli prendere aria”. Lo portano in giro offrendo un passaggio ad amici e sconosciuti. Buñuel traccia in forma di commedia un affresco della società e dell’economia messicane; ma soprattutto, La ilusión è un piccolo film delizioso, con una collezione di varia umanità che ricorda Subida al cielo (1951), con la consueta fascinazione buñueliana per l’imagerie cattolica, col dettaglio ‘surreal/ista’ dei macellai che riempiono i finestrini del tram di pezzi di carne appesa (una macelleria su ruote!), con dei bambini crudeli, con gli odiati borghesi filistei. E non manca un tocco del consueto feticismo delle gambe. Giorgio Placereani La ilusión viaja en tranvía di Luis Buñuel (1954, Messico, 83’) Restauro: Museo Nazionale del Cinema di Torino (Carlo Chatrian, Stefano Boni, Gabriele Angelo Perrone) in collaborazione con Fundación Televisa e Cineteca Nacional México
N
ella Pechino degli anni Novanta, investita da una trasformazione sempre più rapida, un gruppo di poliziotti di quartiere affronta una quotidianità fatta di piccoli incidenti, incombenze burocratiche e situazioni paradossali, dalla caccia a un cane sospettato di avere la rabbia all’arresto di venditori ambulanti. Affidandosi in gran parte a veri agenti e residenti, Ning Ying costruisce con ironia e realismo quasi documentario il ritratto di una comunità alle prese con una modernità difficile da governare. Realizzato nel 1995, Minjing gushi è il secondo capitolo della sua trilogia dedicata a Pechino, tra For Fun e I Love Beijing. Alberto Marzari Minjing gushi (On the Beat) di Ning Ying (1995, Cina, 101’) Restauro: China Film Archive
settimana internazionale della critica
METEORITE
SALÓN DE BELLEZA di Nathalia Acevedo con Sam Louwyck, Erwan Kepoa (Messico, Francia, 108’)
L
CONCORSO
iberamente ispirato all’omonimo romanzo di Mario Bellatin, il film ci porta in una città senza nome, dove un salone di bellezza diventa una soglia di passaggio per emarginati sospesi tra la vita e la morte. Attraverso la figura enigmatica dell’Individuo, presenza solitaria che si prende cura del luogo senza dare spiegazioni, Acevedo costruisce un’esperienza surreale sospesa tra memoria, realtà e visione, interrogandosi sulla fragilità dell’esistenza e sul sottile confine tra bellezza e morte. A.S.
INTERVISTA NATHALIA ACEVEDO di Chiara Sciascia
P
rima di dirigere, ha lavorato come attrice con registi come Carlos Reygadas e Khavn De La Cruz. Il desiderio di passare dietro la macchina da presa era già presente fin dall’inizio, o è nato osservando il loro lavoro dall’interno? E perché ha scelto un testo così estremo e senza compromessi come Salón de belleza di Mario Bellatin per il suo primo lungometraggio? Il desiderio c’è sempre stato, ma molto viene dall’osservare i processi creativi dei registi con cui ho lavorato. Solo dopo aver letto il romanzo e conosciuto Mario ho capito che quello era l’universo che volevo raccontare nel mio primo lungometraggio. Salón de belleza nasce da un dialogo costante con l’autore, senza mai diventare un adattamento diretto del romanzo. L’ispirazione è arrivata da quelle conversazioni, ma anche da tutto ciò che esisteva al di là del libro, e dall’aver visto il mondo cambiare durante la pandemia. I diversi strati del libro mi hanno permesso di toccare i temi più importanti del nostro tempo senza esprimere giudizi: la divisione sociale, la paura dell’altro, la guerra, la malattia. Mario mi ha sempre spinto a cercare una mia interpretazione personale. Trovo il romanzo ancora più attuale oggi di quando fu scritto, negli anni Novanta. Con la crisi del Covid abbiamo vissuto un cambio di paradigma immediato: il collasso delle istituzioni, la sfiducia verso chi ci governa, il bisogno di nuove forme di solidarietà. Salón de belleza racconta, in fondo, una comunità che si unisce per proteggersi da un mondo ostile.
CONCORSO
La cura offerta dall’Individuo è umana e costante, ma mai sentimentale: si riduce a gesti essenziali, tra i pesci, i pazienti, gli acquari e il moridero. Come ha lavorato, nella scrittura e nella messa in scena, per restituire un atto di cura così concreto e insieme così trattenuto nell’espressione? Non ho mai voluto fare del nostro protagonista un eroe. Al contrario, ha più il ruolo di un anti-eroe, che si contraddice costantemente nei pensieri e nelle azioni. In questo senso è profondamente umano. Allo stesso tempo, ci sono momenti in cui sembra assumere un ruolo quasi mitologico, come una sorta di semidio crudele che esercita un certo potere sulla vita dei suoi ospiti. Sam Louwyck ha saputo incarnare tutte queste contraddizioni senza bisogno di dire una parola. Lavorare con lui è stata una grande esperienza. È una persona incredibilmente generosa e paziente, e un ascoltatore molto attento.
GIORNATE DEGLI AUTORI
METEORITO
di Sebastián Múnera con Ángela Cano, Luna Gaviria, Esteban Madrigal, Jesús Gutierrez, Jaime Castaño (Colombia, 80’)
T
efa e Nia vivono in una cittadina sul fiume Magdalena, dove crescono insieme il giovane nipote di Nia. Quando Nia coinvolge Tefa nel contrabbando di telefoni cellulari all’interno della prigione regionale, le due si ritrovano ad attraversare uno stravagante parco divertimenti costruito sui terreni dell’ex tenuta di un narcotrafficante. Tra scivoli d’acqua, sentieri verdeggianti e dinosauri di cemento, riaffiorano ricordi inquietanti. In un luogo dove la violenza sembra nascondersi sotto ogni superficie, Tefa è condotta verso un confronto inevitabile.
SIC@SIC
E
state anni ’90. Le sorelle Lotti e Malibu decidono di andare al bar del paese mentre i genitori dormono. Puca, la sorellina minore, le implora di portarla con loro. Le tre si incamminano e, lungo la strada, attraversano la spiaggia dove Puca sostiene di aver visto una sirena. Arrivate al bar, Lotti e Malibu, assorbite dai loro turbamenti adolescenziali, perdono di vista la bambina e iniziano a cercarla. Ma il vero imprevisto arriva quando tornano a casa per avvisare i genitori. Puca di Sara Scalera (Italia, 15’)
IL MASSACRO di Cosimo Messeri (Italia, 94’)
D
EVENTO SPECIALE
ieci anni senza riuscire a portare a termine un film: è da questo vuoto che Cosimo Messeri riparte, rintracciando a una a una le donne conosciute sulle app di dating in quegli anni sospesi. Con l’aiuto di due amici trasforma la ricerca in un film a metà tra documentario e confessione, che racconta con ironia e leggerezza inattese la solitudine di chi lavora, ama e fallisce. Dagli incontri, a volte dolorosi, riaffiora il ritratto di un uomo alle prese con le proprie sconfitte, ma anche, inaspettatamente, la possibilità di ricominciare. Dopo aver lavorato come assistente di Nanni Moretti e Carlo Mazzacurati, Cosimo Messeri gira a Los Angeles il documentario The One Man Beatles (2009), ritratto del cantautore Emitt Rhodes, candidato al David di Donatello. Attore e musicista, firma il suo primo lungometraggio, Metti una notte (2017), premiato con il Panorama Italiano al Festival di Roma. Con Il Massacro torna davanti e dietro la macchina da presa, componendo anche le musiche del film. C.S.
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83. VENICE FILM FESTIVAL
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SEPTEMBER 8, 2026
83. VENICE FILM FESTIVAL
ITALIAN PAVILION
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PROGRAMMA 8 SETTEMBRE Sala Tropicana, Hotel Excelsior h. 10-10.50
FEDIC: dal coraggio dell’autore alla sfida dell’internazionalizzazione
La FEDIC – Federazione Italiana dei Cineclub propone un incontro dedicato al futuro del cinema indipendente italiano, partendo dall’esperienze di grandi autori come Michelangelo Antonioni e Antonio Pietrangeli, protagonisti di una stagione in cui ricerca espressiva e successo internazionale potevano convivere. La conferenza analizza le opportunità e le sfide del cinema contemporaneo in un incontro fra autori, critici e produttori cinematografici di prestigio. h. 11-12.20
Giornate professionali di cinema di Sorrento Incontri del cinema d’essai di Lucca Sale della Comunità: lo spazio in vita, volume fotografico Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo di Francesca Archibugi
Anatomia di un ritratto di Francesco Clerici e Mattia Colombo
Presentazioni promosse da ANEC-FICEACEC. h. 12.30-13.20
IL DOCUMENTARIO FA LUCE
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uando l’archivio è un bene comune. Così recita il titolo del panel che ieri all’Italian Pavilion del Festival ha visto protagonista un maestro del cinema europeo come Sergei Loznitsa, a Venezia con il suo Imperium, un documentario sull’URSS dell’era brezneviana realizzato con immagini di repertorio di una troupe di registi italiani tra il 1970 e il ’73. Un affresco straordinario che esiste anche grazie a tre cineteche italiane per la prima volta riunite: AAMOD, Cineteca Nazionale e Archivio Luce. E proprio Luce Cinecittà è tra i produttori dell’opera di Loznitsa, presente a Venezia nella sezione Fuori Concorso, già salutata con delle prime, ottime recensioni da parte di critici italiani e internazionali. E bene comune si può dire siano i documentari di Luce Cinecittà, un Dna storico che vive anche grazie al tesoro di immagini del mitico Archivio Luce e a una factory creativa tra le più importanti d’Italia che racconta storie, memorie, personaggi, spettacolo della memoria collettiva nazionale. Altre due perle coprodotte dal Luce hanno illuminato Venezia in questi giorni alle Giornate degli Autori. Come evento speciale è passato Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo, il nuovo lavoro di un’autrice sensibile e amata come Francesca Archibugi, che per la prima volta sullo schermo porta una figura fondamentale della nostra cultura. Critica d’arte, scrittrice, figura fondamentale del femminismo italiano, autrice di testi di altissimo livello come Sputiamo su Hegel, Lonzi è un patrimonio di idee ancora urgenti, assolutamente da riscoprire. Archibugi tesse un racconto anche personale (il figlio di Lonzi, il musicista Battista Lena, è marito della regista) fatto di linguaggi diversi – interviste, archivio – che restituiscono a chi c’era, e danno rivelazione sorprendente a chi non la conosce, energia, pensiero e azione di un carattere unico e al contempo di una storia collettiva. Il documentario è prodotto da Fandango e Luce Cinecittà con Rai Cinema, e sarà distribuito in sala da Fandango. Nelle Notti Veneziane un altro ritratto femminile imperdibile. Anatomia di un ritratto di Francesco Clerici e Mattia Colombo, prodotto da Rossofilm con Luce Cinecittà e Lab 80 Film, restituisce la vicenda di Fernanda Wittgens, la prima donna in
ITALIAN PAVILION
Italia a dirigere un grande museo, la Pinacoteca di Brera. Non un biopic, ma una ricostruzione soggettiva e avventurosa, un corpo a corpo tra un’attrice, la talentuosa Sara Drago, e le lettere e le storie di Wittgens raccolte dalla storica Giovanna Ginex. Biografia, confessione intima, archivio, sperimentazione ed emozione in un film sull’arte che si fa arte. Antonio Saccone, Presidente di Cinecittà, parla di un «laboratorio creativo unico, che unisce memoria e spettacolo. Luce Cinecittà crede nel documentario come a un modo per dire al grande pubblico, e molto ai giovani, chi siamo, da dove veniamo. I documentari sono vero cinema, senza steccati, una lezione di libertà. A Venezia portiamo la grande storia, lo sguardo femminile, la memoria che guarda al futuro». Una factory fondamentale per i festival e per il mercato italiano che continua. Saccone ha annunciato proprio dal Pavilion la realizzazione di due progetti per il prossimo anno: un film, per la regia di Giovanna Gagliardo, dedicato al grandissimo scrittore Gabriel García Márquez in occasione dei cento anni dalla nascita, e un documentario molto importante sui servitori dello Stato: 28 magistrati assassinati per mano della mafia o del terrorismo.
I DOCUMENTARI SONO VERO CINEMA, SENZA STECCATI, UNA LEZIONE DI LIBERTÀ. A VENEZIA PORTIAMO LA GRANDE STORIA, LO SGUARDO FEMMINILE, LA MEMORIA CHE GUARDA AL FUTURO
1-11 settembre, Sala Tropicana 1, Hotel Excelsior - italianpavilion.it
Centro Sperimentale di Cinematografia - International Students Film Festival
Il Centro Sperimentale di Cinematografia presenta una nuova iniziativa: CSC – ISFF, International Student Film Festival, che si terrà a Roma dall’11 al 15 novembre prossimi. Sotto la guida esperta del comitato organizzatore, tra cui spiccano i nomi della Presidente di CSC Gabriella Buontempo e Marco Bellocchio come Direttore Artistico, sono stati selezionati alcuni cortometraggi provenienti dalle migliori scuole di cinema e audiovisivo nazionali e internazionali. Nasce il primo festival competitivo organizzato da una scuola di cinema europea. h. 14-14.50
Dove finisce il film. Postproduzione, digitale e creatività: l’infrastruttura strategica del cinema italiano promosso da ANICA Gruppo Imprese Digitali Creative e di Post produzione
La post-produzione e le imprese digitali e creative sono l’infrastruttura tecnologica e il reparto di Ricerca e Sviluppo del cinema italiano: è qui che l’opera si compie e si concentrano competenze rare e investimenti. La sfida strategica è trattenere in Italia il valore, non solo il set in cui si gira, ma dove l’opera si realizza. La sessione lo racconta con i dati e apre il confronto sugli strumenti, ispirati alle migliori pratiche europee, capaci di ancorare qui competenze, tecnologia e investimenti. h. 15-15:50
Premio Film Impresa 2026 Special Awards
Il Direttore artistico del Premio Film Impresa, Mario Sesti, insieme al Presidente Giampaolo Letta, avranno l’onore di consegnare insieme ad Alberto Barbera, direttore artistico della Biennale Cinema, lo Special Award Film Impresa a Stéphane Brizé. h. 17-17.50
Il Cinematografo incontra Andrea Pallaoro
Protagonista ieri con The Echo Chamber, Andrea Pallaoro si racconta al pubblico del Festival.
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AROUND THE FESTIVAL
SEPTEMBER 8, 2026
BETTER WORLD FUND GALA FOR HUMANITY
DARDUST X CAMPARI LOUNGE
VENEZIA CULT PARTY
Una notte di gala, nel cuore di Piazza San Marco: cena, asta benefica e Better World Awards onoreranno l’Egitto, ponendo l’accento su diritti delle donne e uguaglianza di genere. Su invito. h. 21 | The Human Safety Net, Procuratie Vecchie
Dardust sale in consolle alla Campari Lounge con un live che, fondendo pianoforte e beat, tinge la notte del festival tra neoclassica ed elettronica. Su invito. h. 22 | Terrazza Biennale
Venezia Cult festeggia alla Villa degli Autori insieme a Comics Italia. Una serata tra cinema e nightlife, con un secret dj-set che sarà svelato solo sul dancefloor. Ingresso libero. h. 23 | La Villa, Lungomare Marconi 56
DIRITTO D’INGEGNO
AGENDA
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10.00 11.00 11.00 11.30
uanto resta dell’autore quando, nel processo creativo, irrompe l’algoritmo? È una domanda tutt’altro che astratta quella che ha interessato Casa Cinema Giovani, dove CrewReel Services ha riunito giuristi, istituzioni e protagonisti dell’audiovisivo per il panel Cosa rimane della mano dell’autore?, prima tappa verso il summit FUTURA 2026. Sul tavolo, il crinale sempre più sottile tra intelligenza artificiale e ingegno umano, tra copyright, deepfake e tutela dell’identità. Per Mons. Davide Milani, «l’arte autentica resta un dono capace di sorprenderci»: quella “scintilla creativa” che il diritto è ora chiamato a presidiare. Il confronto approderà a Roma il 28 e 29 ottobre, quando FUTURA 2026 riunirà istituzioni, tecnologia e cinema per interrogarsi sulle regole dell’era digitale.
NOTTI VENEZIANE
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arolina ha otto anni quando, negli anni Novanta, arriva per la prima volta nel deserto dei campi profughi dove il popolo Saharawi vive in esilio, nell’attesa di un referendum che restituirà loro la terra perduta. Un vento la solleva tra le dune e la deposita trent’anni più avanti, ormai donna, nello stesso luogo: ritrova volti invecchiati e una generazione nuova, bambini che compiono il tragitto opposto al suo, ospitati in Italia lontano dal deserto per qualche settimana d’estate. Il referendum non è mai arrivato e la speranza, esaurita, lascia spazio a un pensiero più cupo: che l’unica via rimasta sia il ritorno alla guerra. Montatrice e regista napoletana, Elisabetta Giannini (1997) era già alle Giornate degli Autori nel 2024 come montatrice de L’occhio della gallina di Antonietta De Lillo. Nel 2023 ha esordito alla regia con il cortometraggio Sognando Venezia. La leggenda del deserto è il suo primo lungometraggio documentario. La leggenda del deserto di Elisabetta Giannini (Italia, 71’) – Sala Laguna h. 21
12.00 12.00 14.00 16.00 16.00 16.00 16.00 17.00 18.00 18.00 18.30
CINE-CONCERTI AL PALAZZETTO BRU ZANE STAGIONE 2026-2027 SCOPRI TUTTI GLI APPUNTAMENTI 14
Spazio Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior VEZ - Rete Biblioteche del Comune di Venezia presenta il progetto Corti in azione! 3 e il cortometraggio Kinda Love. Spazio Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Proiezione del thriller Al tramonto del settimo giorno, a cura di Associazione culturale Batticuore Sala Perla | Palazzo del Casinò Premio Siae al Talento Creativo 2026 a Cosimo Messeri per il film Il massacro. Segue proiezione del film. Scuola Grande della Misericordia, Venezia Conferenza stampa Shaping the Future of Italian Tourism: Data, Innovation and Priceless Experiences, un evento dedicato alle nuove prospettive del turismo in Italia, raccontate attraverso dati, insight ed esperienze, nella cornice esclusiva di uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. Speaker dell’evento: Luca Corti, Country Manager Italia di Mastercard; Saverio Mucci, Vice President, Government Engagement Lead Italia di Mastercard; Fiorello Primi, Presidente dei Borghi più Belli d’Italia; Sergio Bellini, CEO di MidaTicket e Presidente Fondazione Delphos. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Una Masterclass a cura di Luca Siano, in collaborazione con Ferrara La Città del Cinema e Archivio Sandro Simeoni, dedicata allo straordinario lavoro del pittore, illustratore e cartellonista Carlantonio Longi. Spazio Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Cinema e Scuola, gli studenti raccontano il mondo attraverso le immagini, esperienze a confronto. Spazio Incontri | Hotel Excelsior Ottava edizione del Seminario annuale sulla Parità di Genere e l’Inclusione nell’industria cinematografica, nel corso del quale saranno presentati i dati di genere de La Biennale di Venezia relativi all’edizione della Mostra in corso, gli aggiornamenti e l’approfondimento sul cinema d’autore e di autrice supportato da Eurimages per il quadro europeo, i numeri italiani e le analisi del Ministero della Cultura con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Spazio Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Schermi d’Amore - Il Grande Ritorno: Un nuovo format, la stessa passione per il cinema, a cura di Comune di Verona. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A Lombardia: cinema e giovani a cura di Regione Lombardia, Assessorato alla Cultura, e Lombardia Film Commission, in collaborazione con AGIS/ANEC Lombarda. Match Point Arena | Tennis Club Excelsior Speciale Masterclass con l’attrice statunitense Ellen Burstyn, Leone d’Oro alla Carriera 2026. Conduce Giulia D’Agnolo Vallan – Livestream labiennale.org Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Per la sezione Confronti di GdA, in programma la proiezione di I Nisidiani (Italia, 2026, 90’) di Roberto Brun. Dal 2010 al 2022 un gruppo di scrittori napoletani ha tenuto un laboratorio all’interno del carcere minorile di Nisida. Nell’ultimo anno sette di loro (Viola Ardone, Riccardo Brun, Maurizio de Giovanni, Daniela De Crescenzo, Antonio Menna, Valeria Parrella e Patrizia Rinaldi) si sono costituiti in collettivo, con il nome de I Nisidiani, e hanno scritto un romanzo, caso unico nella storia della letteratura italiana. Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Premio Cinema della Frontiera Adriatica a cura di Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A The Film Corner Clubs a cura di Cineteca Milano. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Per la sezione Confronti di GdA in programma la proiezione di Mare Mosso (Italia, 2026, 100’) di Roberto Cimpanelli. Daniela porta dentro di sé le ferite di un passato tormentato, mentre Massimo nasconde segreti inconfessabili dietro un talento pianistico che gli è valso il soprannome di Mani d’Oro. L’incontro al Pachanga, su un litorale laziale invernale, cambierà per sempre il corso delle loro vite. Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Fondazione E-novation presenta Ambiente e Pace: Il Cinema, gli intellettuali, la filiera culturale.
Visuel: Harold Lloyd in Safety Last! (1923) by Fred C. Newmeyer and Sam Taylor. © Harold Lloyd Entertainment, Inc.
83. VENICE FILM FESTIVAL
SCREENINGS
83. VENICE FILM FESTIVAL
8.30
SALA DARSENA
11.00
SALA PERLA
VENEZIA 83 press - industry
GIORNATE DEGLI AUTORI - EVENTO SPECIALE pubblico 14+ - tutti gli accrediti
Florian Zeller (126') v.o. inglese, spagnolo st. italiano/inglese
Cosimo Messeri (94') v.o. italiano, inglese, francese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
BUNKER 9.00
SALA GRANDE
IL MASSACRO (THE MASSACRE) 11.15
VENEZIA 83 press - industry
COMPANY
Casey Affleck (95') v.o. inglese st. italiano/inglese
BUNKER
9.00 PALABIENNALE
Florian Zeller (126') v.o. inglese, spagnolo st. italiano/inglese
HIWAR MA’ ALBAHR (CONVERSATION WITH THE SEA) Muayad Alayan (112') v.o. arabo st. italiano/inglese
9.00
SALA CASINÒ
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS press - industry
JOIE DE VIVRE. PARTE 1 JOIE DE VIVRE. PART 1 9.00
JUSO PER FERIE
Karen Di Porto (93') v.o. italiano st. inglese
SALA PERLA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC press - industry
GRANCHITÀ (CRABKIND)
Anaïs Landriscina, Chiara Toffoletto (16') v.o. italiano st. inglese
HALAA (THE H@LLOW MAN)
Kamel Laaridhi (79') v.o. arabo st. inglese/italiano
9.00
SALA ASTRA 1
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS pubblico - tutti gli accrediti
THE PERVERT’S GUIDE TO UTOPIAS
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
WEICHEN (DUST)
Tsai Ming-Liang (80') senza dialoghi • canzone in spagnolo st. italiano/inglese
11.30
PALABIENNALE
11.45
SALA ASTRA 1
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
VALERIE A TÝDEN DIVŮ (VALERIE AND HER WEEK OF WONDERS) 13.30
SALA DARSENA
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
MIA MERA STI ZOI TIS TZO: KEFALAIO FAIDRA (A DAY IN THE LIFE OF JO: CHAPTER PHAEDRA) Jacqueline Lentzou (88') v.o. greco st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
13.45
SALA PERLA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico 14+ - tutti gli accrediti
PUCA
METEORITO (METEORITE)
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES – PARTE II (LIFE OF JORGE LUIS BORGES – PART II) Mariano Llinás v.o. spagnolo st. it (90')aliano/inglese
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES – PARTE III (LIFE OF JORGE LUIS BORGES – PART III) Mariano Llinás (104') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
11.00
SALA GIARDINO
Sara Scalera (15') v.o. italiano st. inglese
Sophie Fiennes (133') v.o. inglese st. italiano/inglese
9.15
11.15
Jaromil Jireš (77') v.o. ceco st. italiano/inglese
9.00
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
14.00
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
MUSK
Ning Ying (101') v.o. cinese mandarino st. italiano/inglese
SALA ASTRA 1
15.00
Ilya Khrzhanovsky (195') v.o. russo st. italiano/inglese intervallo intermission 15'
Alina Şerban (100') v.o. rumeno, romaní st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
VENEZIA SPOTLIGHT press - industry
EU CONTEZ (I MATTER) 14.00
SALA ASTRA 2
BOATBUILDERS
Luke Lorentzen (103') v.o. inglese st. italiano/inglese
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS
JOIE DE VIVRE. PARTE 1 JOIE DE VIVRE. PART 1
SALA DARSENA
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
UNA STORIA (A COMMON STORY)
Florian Zeller (126') v.o. inglese, spagnolo st. italiano/inglese
19.00
SALA GIARDINO
EVENTO SPECIALE pubblico - tutti gli accrediti prodotto da One More Pictures e Rai Cinema Andrea Ricciotti (20') v.o. italiano st. inglese con Tredici Pietro
19.00
SALA CASINÒ
LA MOULA (MOOLAH)
16.00 BIENNALE MATCH POINT ARENA tutti gli accrediti, senza prenotazione
MASTERCLASS ELLEN BURSTYN
Conduce Giulia d’Agnolo Vallan
SALA GIARDINO
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
WEICHEN (DUST)
Tsai Ming-Liang (80') senza dialoghi • canzone in spagnolo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
SALA PERLA
GIORNATE DEGLI AUTORI pubblico 14+ - tutti gli accrediti
SALÓN DE BELLEZA
Nathalia Acevedo (108') v.o. spagnolo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
SALA ASTRA 2
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
19.00
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO CORTOMETRAGGI pubblico - tutti gli accrediti
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
ARRESTED MEMORY
SABU (87') v.o. cinese mandarino, giapponese, taiwanese st. italiano/inglese
SALA CORINTO
JUSO PER FERIE
SALA VOLPI
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO CORTOMETRAGGI pubblico - tutti gli accrediti
19.15
Ilya Khrzhanovsky (195') v.o. russo st. italiano/inglese intervallo intermission 15'
21.30
SALA PASINETTI
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
LA ILUSIÓN VIAJA EN TRANVÍA (ILLUSION TRAVELS BY STREETCAR) Luis Buñuel (83') v.o. messicano st. italiano/inglese
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
SALA PERLA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
UNION TOWN
Barbara Kopple (106') v.o. inglese st. italiano/inglese
19.15
SALA PASINETTI
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
MINJING GUSHI (ON THE BEAT)
Ning Ying (101') v.o. cinese mandarino st. italiano/inglese
SALA CORINTO
DOVE LE LACRIME ASPETTANO (WHERE THE TEARS AWAIT) Caterina Bertini, Blu Fasoli (20') v.o. italiano st. inglese
PRIMA DELLA GUERRA (BEFORE THE WAR) Tommaso Usberti (76') v.o. italiano st. italiano/inglese
19.30
SALA PASINETTI
Casey Affleck (95') v.o. inglese st. italiano/inglese
22.00
SALA CORINTO
GIORNATE DEGLI AUTORI pubblico - tutti gli accrediti
A VECES ME ENTRA TRISTEZA, OTRAS VECES REBELIÓN (SOMETIMES SADNESS, SOMETIMES REBELLION) María Aparicio (96') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
22.00
SALA PASINETTI
ORIZZONTI press - industry
LA MOULA (MOOLAH)
ORIZZONTI press - industry
Jérôme Pierrat (82') v.o. francese st. italiano/inglese
Xavier Tera (110') v.o. giapponese, inglese st. italiano/inglese
22.30
THE COLOR OF THE SUN
20.00 PALABIENNALE
SALA DARSENA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
UNION TOWN
VENEZIA 83 pubblico
BUNKER
Florian Zeller (126') v.o. inglese, spagnolo st. italiano/inglese
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES – PARTE II (LIFE OF JORGE LUIS BORGES – PART II)
Laura Poitras, Rachel Lauren Mueller (25') v.o. inglese, spagnolo st. italiano/inglese
DAU
Laura Poitras, Rachel Lauren Mueller (25') v.o. inglese, spagnolo st. italiano/inglese
HALAYON (WILD ASPARAGUS) THEY’RE HERE
SALA PERLA
VENEZIA 83 press - industry
THEY’RE HERE
20.00
Avi Mograbi (24') v.o. ebraico st. italiano/inglese
21.30
COMPANY
FLESH IMPACT
Maggie Gyllenhaal (22') v.o. inglese st. italiano/inglese
THE COLOR OF THE SUN
Xavier Tera (110') v.o. giapponese, inglese st. italiano/inglese
HALAYON (WILD ASPARAGUS) Avi Mograbi (24') v.o. ebraico st. italiano/inglese
SALA CASINÒ
ORIZZONTI press - industry
21.45
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico - tutti gli accrediti
17.00 PALABIENNALE
21.30
FLESH IMPACT
19.30
Phuttiphong Aroonpheng (118') v.o. thai st. italiano/inglese
17.00
Jérôme Pierrat (82') v.o. francese st. italiano/inglese
Maggie Gyllenhaal (22') v.o. inglese st. italiano/inglese
Karen Di Porto (93') v.o. italiano st. inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Assistenza tecnica B-Life Srl Venezia
Laura Poitras, Rachel Lauren Mueller (25') v.o. inglese, spagnolo st. italiano/inglese
ORIZZONTI press - industry
Anna Foglietta (107') v.o. italiano st. inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
17.00
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO CORTOMETRAGGI pubblico - tutti gli accrediti
THEY’RE HERE
IL PRIMO DELLA CLASSE
Luca Guadagnino (188') v.o. italiano, inglese, francese st. italiano/inglese
16.30
21.00
FLESH IMPACT
SALA CASINÒ
Redazione Marisa Santin (coordinamento editoriale), Mariachiara Marzari (immagine e comunicazione), Paola Marchetti (direzione organizzativa), Davide Carbone, Chiara Sciascia, Fabio Marzari, Luca Zanatta (graphic design)
Stampa CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico
Avi Mograbi (24') v.o. ebraico st. italiano/inglese
Direttore responsabile Venezia News Massimo Bran
Hanno collaborato Nicola Davide Angerame, Loris Casadei, Maria Casadei, Roberta De Rossi, Massimo Macaluso, Giorgio Placereani, Roberto Pugliese, Riccardo Triolo, Delphine Trouillard, Andrea Zennaro, Adele Spinelli, Alberto Marzari Annarita Brancaforte, Laura Nortilli, Roberto Rantucci, Anna Louise Whitney
EU CONTEZ (I MATTER)
DAU
HALAYON (WILD ASPARAGUS)
PREMIO CARTIER GLORY TO THE FILMMAKER AWARD A LUCA GUADAGNINO
16.30
SALA GIARDINO
VENEZIA 83 press - industry
CERIMONIA DI PREMIAZIONE pubblico - tutti gli accrediti
16.00
21.00
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
Andrzej Wajda (104') v.o. polacco st. italiano/inglese
YAK MAI (THE BURNING GIANTS)
SALA GIARDINO
SALA DARSENA
Maggie Gyllenhaal (22') v.o. inglese st. italiano/inglese
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS pubblico - tutti gli accrediti
Special partner
18.45
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES – PARTE III (LIFE OF JORGE LUIS BORGES – PART III) Mariano Llinás (104') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
14.00
Relazioni istituzionali Giancarlo Di Gregorio
redazione@venezianews.it www.venezianews.it/daily2026
LA ILUSIÓN VIAJA EN TRANVÍA (ILLUSION TRAVELS BY STREETCAR)
16.30
Fotografie Marco Cappelletti Daily Venezia 83 Supplemento di Venezia News n. 315-316 settembre-ottobre 2026 Autorizzazione del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
Alex Gibney (225') v.o. inglese st. italiano/inglese intervallo intermission 10'
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
MINJING GUSHI (ON THE BEAT)
83. VENICE FILM FESTIVAL
Sebastián Múnera (80') v.o. spagnolo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Alina Şerban (100') v.o. rumeno, romaní st. italiano/inglese
SALA CORINTO
SALA CORINTO
POPIÓŁ I DIAMENT (ASHES AND DIAMONDS)
Paolo Strippoli (115') v.o. italiano st. inglese
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS press - industry
14.30
Casey Affleck (95') v.o. inglese st. italiano/inglese
L’ESTRANEA (THE SPIRAL)
SALA CORINTO
Phuttiphong Aroonpheng (118') v.o. thai st. italiano/inglese
SALA ASTRA 1
YAK MAI (THE BURNING GIANTS)
BUNKER
SALA DARSENA
VENEZIA 83 tutti gli accrediti
Luca Guadagnino (188') v.o. italiano, inglese, francese st. italiano/inglese
Tommaso Landucci (110') v.o. italiano st. inglese
I FIGLI DELLA SCIMMIA (THE CHILDREN OF THE MONKEY)
14.30
COMPANY
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO press - industry
Hirokazu Koreeda (100') v.o. giapponese st. italiano/inglese
SALA GIARDINO
17.00
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
19.00
11.15
LOOK BACK
14.30 PALABIENNALE
Luis Buñuel (83') v.o. messicano st. italiano/inglese
VENEZIA 83 tutti gli accrediti
9.00
SALA GRANDE
VENEZIA 83 press - industry
English version
SALA ASTRA 1
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
Mariano Llinás (90') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
Barbara Kopple (106') v.o. inglese st. italiano/inglese
22.30 PALABIENNALE VENEZIA 83 pubblico
COMPANY
Casey Affleck (95') v.o. inglese st. italiano/inglese
Opera Prima
15
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 8, 2026
The City of Venice’s Official Show
An acrobatic interpretation of Commedia dell’Arte by Daniele Finzi Pasca in partnership with
08 → 20 SEPTEMBER 2026 TEATRO GOLDONI – VENICE COMPAGNIA FINZI PASCA IS SUPPORTED BY:
16
technical partner
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