83. VENICE FILM FESTIVAL | SEPTEMBER 7, 2026 | DAY 6
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Daily online
Dakota Johnson in Flesh Impact di Maggie Gyllenhaal
83. VENICE FILM FESTIVAL
From the 2nd to the 11th of September, 2026 Hotel Excelsior Venice Lido from 10:00 AM to 6:00 PM
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SEPTEMBER 7, 2026
LEONE
83. VENICE FILM FESTIVAL
TODAY C
Ellen Burstyn
Presenza e libertà di Roberta De Rossi
«W
ow! Non solo ho la possibilità di viaggiare in una delle mie città preferite in assoluto... ma me ne torno a casa stringendo tra le braccia il Leone d’Oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia! Mi sento così onorata, felice, così piena di gratitudine! Davvero wow!». La schietta gioia di Ellen Burstyn nell’accogliere la notizia del massimo riconoscimento che Venezia 83 le tributa, rivela la vitalità di un’attrice capace – in sessant’anni tra set e palcoscenico – di dare corpo a personaggi femminili memorabili, non solo per i cinefili. Un Leone alla carriera che non celebra un’artista in pensione, come dimostra anche la sua presenza al Lido: sarà una Marylin Monroe anziana, sopravvissuta alla propria leggenda, nel corto Flesh Impact, che la regista Maggie Gyllenhaal (presidente della giuria internazionale) ha dedicato alla Monroe nel centenario della nascita. E sarà proprio la proiezione di questo lavoro a fare da cornice – il 7 settembre – alla consegna del premio per una carriera eccezionale, che comprende più di 150 film con registi tra i “pilastri” del cinema. Rivelatasi con L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich e consacrata dal successo planetario de L’esorcista di William Friedkin, Ellen Burstyn ha conquistato l’Oscar nel 1975 con Alice non abita più qui di Martin Scorsese, pellicola-manifesto dell’emancipazione femminile. Alain Resnais l’ha diretta in Providence, Paul Schrader in Hardcore, Bob Rafelson ne Il re dei giardini
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I WANTED TO PORTRAY WOMEN AS HEROES BECAUSE THAT’S WHAT THEY ARE Ellen Burstyn di Marvin, Darren Aronofsky in Requiem for a Dream e Christopher Nolan in Interstellar. Interpretazioni che – tra apparizioni tv in serie culto come Law & Order e pièce teatrali – l’hanno incoronata regina della recitazione con l’ambita (e rara) Triple Crown of Acting, per aver ottenuto un Oscar per il cinema, l’Emmy Award per la televisione e un Tony Award per il teatro. Co-presidente dell’Actors Studio con Al Pacino e Alec Baldwin, Ellen Burstyn vanta quattro lauree honoris causa, tiene conferenze negli Stati Uniti e scrive. All’autobiografia bestseller Lessons in Becoming Myself, ha ora fatto seguire la raccolta Poetry Says It Better: Poems to Help You Wake Up. Nelle parole del direttore Alberto Barbera il senso profondo del premio a una Leonessa: «Burstyn ha fatto della fragilità e della disciplina gli strumenti di una recitazione fondata sulla verità emotiva verso i propri personaggi. La sua arte, capace di illuminare dolore e resilienza quotidiana con dignità, ironia e coraggio, resta un modello di autenticità interpretativa e di impegno civile nel mestiere dell’attrice».
COVER STORY
M
aggie Gyllenhaal torna alla Mostra in veste di Presidente della Giuria internazionale, cinque anni dopo aver conquistato al Lido il premio per la migliore sceneggiatura con La figlia oscura , suo esordio alla regia. Dopo il secondo lungometraggio La sposa!, uscito quest’anno, firma ora un corto dedicato a Marilyn Monroe nel centenario della nascita, riprendendo l’espressione con cui si descriveva la straordinaria presenza dell’attrice sullo schermo. A vestirne i panni non una, ma due attrici: Dakota Johnson interpreta Marilyn all’apice della fama, mentre Ellen Burstyn, Leone d’Oro alla carriera 2026, incarna l’icona che il mondo non ha mai avuto la possibilità di conoscere. A.S.
Photo Jacopo Salvi
Flesh Impact di Maggie Gyllenhaal con Ellen Burstyn, Dakota Johnson, Peter Sarsgaard, Sepideh Moafi (USA, 17’)
di F.D.S.
onfesso che la mia frequentazione del genere horror è praticamente nulla. La mia amigdala schiavizza da sempre la corteccia prefrontale: mi basta la scena in cui Grace Kelly entra nella casa di Raymond Burr per farmi scattare le mani con le dita a griglia davanti agli occhi, a proteggerli dalla visione del Male. L’horror è la porta d’ ingresso del male che attenta alla pace della mia comunità, è la deviazione imprevedibile dei vettori di forza del reale verso spazi dove dominano altre leggi, dove la forza radicata e noiosa delle consuetudini borghesi si trasforma in violenza ritualizzata. L’horror diventa la temperie psicologica del male: qui mi pare che si annidi la sua valenza politica, in questo suo essere l’alternanza isolata e senza remissione alla stanca virtuosità della democrazia. E poi l’horror è davvero un genere infinito, con smisurati range di sensibilità e sfumature al suo interno, un po’ come se fosse il ripostiglio dove stivare tutto quello che non sta dentro gli altri generi toccati dal sole: si va dal body splatter di Eli Roth alle storie di fantasmi tipo The Others, da Tod Browning a Federico Zampaglione (e non sono giudizi di merito…). Tutto questo per ‘semplicemente dire’, con il giusto respiro ansimante, che oggi è l’attesissimo giorno de L’estranea , quarto film di Paolo Strippoli, giovane regista dal solido percorso artistico, nel compiersi del quale ogni suo nuovo film rappresenta una crescita rispetto a quello che l’ha preceduto. Il cinema di Paolo Strippoli parte da un dolore disperato, frutto di un trauma irredimibile se non attraverso la dimensione, per l’appunto, dell’horror. È come se, per sfuggire al proprio dolore, il protagonista decidesse di immergersi nell’ignoto, rifugiandosi nelle allucinazioni miasmatiche di una Roma distopica e sempre più incarognita (Piove, il suo secondo film), oppure nella valle ove un abbraccio basta a ridare alla comunità la serenità ante-trauma (La valle dei sorrisi). Ma durerà poco: l’horror, metafora della società capitalistica grondante sangue ed orrore, pretenderà i suoi pedaggi.
Director's cuts
Nel bellissimo cortometraggio di Maggie Gyllenhaal, Flesh Impact, ELLEN BURSTYN offre un’interpretazione strepitosa. È stata una figura centrale del nuovo cinema americano degli anni Settanta, protagonista di alcuni film seminali e di enorme successo. Oggi è una delle copresidenti dell’Actors Studio e, a oltre novant’anni, prosegue con straordinaria vitalità il suo percorso di attrice. È inoltre presente in Mostra nel film Fuori Concorso Place to Be di Kornél Mundruczó. È un’interprete dotata di una varietà incredibile di sfumature, tanto nel linguaggio quanto nell’espressione. Per celebrare la sua carriera ho pensato che non dovessimo restare legati soltanto all’immagine del passato, per quanto straordinaria, perché avrebbe rischiato di confinarla in un’epoca ormai trascorsa. In realtà non è così: Ellen Burstyn è un’attrice ancora sorprendente, impegnata anche a insegnare ai giovani e a trasmettere ciò che ha imparato nel corso della sua vita. 3
CONCORSO
Oltre la perdita di Giorgio Placereani
N
on molti registi collegano i vari temi del loro cinema, formando un tutto coerente, con la stessa facilità e leggerezza di Koreeda Hirokazu. La materia di cui è impastato in primo luogo il suo cinema è il tempo e l’importanza dei ricordi. Infatti nel burocratico aldilà provvisorio di After Life c’è un unico ricordo che il defunto può portarsi dietro (buffamente ricreato dallo staff in forma di cinema) quando va oltre. La memoria, quindi, e la morte. Koreeda sa bene che la nostra psicologia ci porta a vedere negli altri una sola faccia, e col tempo i ricordi tendono a ‘ossificarsi’: ma, come cambia la vita, così può riassestarsi anche la memoria. Fin dal suo primo film, Maborosi, Koreeda ci parla dell’elaborazione del lutto, del fare i conti con la perdita (Still Walking, Little Sister). Tutto il suo cinema è attraversato da fantasie sul ritorno dei morti, magari in forma di farfalla: in Sheep in the Box – con gli “umanoidi”, robot identici alle persone perdute – questo ritorno è raggiunto per via tecnologica (ma anche qui appare un attimo una farfalla, come ologramma pubblicitario). Un tema cardine del suo cinema è la famiglia, che non è intesa solo come parentela. Vero che in Koreeda ci sono famiglie carnali (e abbastanza disfunzionali), per esempio in Still Walking e Ritratto di famiglia con tempesta. Ma fondamentalmente la famiglia è una comunità, spesso marginale: dalla libera unione dei taccheggiatori di Un affare di famiglia al bizzarro gruppo de Le buone stelle fino al commovente finale “secessionista” nella foresta di Sheep in the Box. Da tutto questo deriva l’incessante ode di Koreeda alla resistenza, anche nel disastro e nella disperazione. Ne è un esempio bellissimo e straziante Nobody
THE SOUND OF THEM DRAWING MANGA, CHANGING OVER TIME, PLAYS A MAJOR ROLE IN THE FILM AS A NON-VERBAL FORM OF EXPRESSION, ALONGSIDE THE MUSIC Knows; oppure, su un piano meno doloroso, l’altrettanto bello Little Sister. Sul piano narrativo, il regista oscilla fra due tipi di cinema. Da un lato abbiamo film più strutturati sul piano drammaturgico: a questi appartiene Sheep in the Box, al pari de Le buone stelle o del “dostoevskiano” Il terzo omicidio. In altri film Koreeda mostra una tendenza “non drammaturgica”, basata sul quieto agire dei personaggi, sull’accumularsi dei fatti quotidiani in un “nocciolo di tempo”, infine sconvolto da un’improvvisa crisi di passaggio, che può essere ad esempio un tifone: Koreeda ha una passione per i tifoni («rischiarano l’aria»). In questo senso, più che a Ozu, al quale viene spesso accostato, somiglia a Naruse Mikio, un altro grandissimo del cinema giapponese, purtroppo meno conosciuto da noi. Regista gentile e mai tetro, pieno d’immediatezza e umanità, Koreeda mantiene una risonanza metaforica. È un autore ricco di impliciti. Ne è un esempio recentissimo proprio Sheep in the Box, forse il miglior contributo sul tema dei robot fin dai tempi di Isaac Asimov, che sotto l’apparenza semplice è un’impegnativa riflessione filosofica sull’identità, sul nostro rapporto con le macchine e, più in là, sul rapporto fra l’inorganico e l’organico delle piante bypassando l’essere umano.
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SEPTEMBER 7, 2026
Le Terre sconosciute di Annarita Brancaforte Tutti parlano di cinema: nei battelli, nelle sale, nei bar, nelle attese interminabili. Le opinioni di ognuno riecheggiano nell’aria, ognuno crede di saperne di più dell’altro, qualcuno perfino prende coraggio e lancia qualche occhiata di disapprovazione. Le risate che diventano comuni, gli applausi iniziali e l’infinità di cinguettii cinefili lasciano spazio alla Magia, che finalmente si fa propria in sala. Una dinamica analoga viene esaltata tra le pagine di Jorge Luis Borges, l’autore simbolo del labirinto e dell’infinito a cui è dedicato il documentario monumentale Biografía de Jorge Luis Borges diretto dal regista argentino Mariano Llinás, nella sezione Venice Open - Fuori Concorso. Il documentario ripercorre la vita del «guerriero clandestino» la cui condanna era la letteratura, concepita al tempo stesso come un regno e un passaggio. Truffaut rimproverò una volta a Hitchcock di aver filmato un sogno nel suo film Spellbound. «È un errore filmare i sogni, Hitchcock. Tutti i suoi film sono sogni», disse Truffaut. Allo stesso modo, qualcuno potrebbe chiedere al regista Llinás: «Perché fai un film su Borges, quando non hai fatto altro che filmarlo per tutta la vita?». «Una sola cosa mi salva da questo evidente pleonasmo – afferma Llinás –, ho sempre cercato di fare film d’avventura in cui gli eroi vengono trasportati in terre sconosciute. Quelle stesse terre misteriose prendono il largo nella dimensione labirintica, costante protagonista dell’intero mondo letterario creato da Borges (specialmente nel racconto Il giardino dei sentieri che si biforcano)». Nel film Borges viene immaginato come un Paese, un Paese pericoloso, colmo di minacce e di prodigi. La sua durata di cinque ore è la testimonianza di questa esplorazione.
Visuel: Harold Lloyd in Safety Last! (1923) by Fred C. Newmeyer and Sam Taylor. © Harold Lloyd Entertainment, Inc.
83. VENICE FILM FESTIVAL
83. VENICE FILM FESTIVAL
FRONT ROW
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Press conferences PALAZZO DEL CASINÒ
Arrivals
11.30 LEONE D’ORO ALLA CARRIERA 2026 a ELLEN BURSTYN 12.15 THEY’RE HERE (Venice Open – Fuori Concorso cortometraggi) 13.00 LOOK BACK (Venezia 83) 13.45 L’ESTRANEA (THE SPIRAL) (Venezia 83) 14.30 ARRESTED MEMORY (Venice Open – Fuori Concorso) 15.15 NO PARADISE IF YOU ARE KILLED BY A WOMAN (Venice Open – Fuori Concorso)
Ellen Burstyn, Hirokazu Koreeda, Natsuki Deguchi, Aju Makita, Furi Nanase, Rokka Okada, SABU, Ethan Juan, Hsieh Ying Xuan, Tsukahara Daisuke, Chillseph, Halkawt Mustafa, Avan Jamal, Thorbjørn Harr, Sophie Fiennes, Slavoj Žižek, Luke Lorentzen, Luca Guadagnino, Avi Mograbi, Ali Al Azhari, Laura Poitras, Rachel Lauren Mueller, Phuttiphong Aroonpheng, Awat Ratanapintha, Pakapol Srirongmuang, Waywiree Ittianunkul, Thanatwut Rodpai, Tommaso Landucci, Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Anna Foglietta, Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Muayad Alayan, Kamel El Basha, Amer Hlehel, Bahira Ablassi, Maria Zreik, Rebecca Esmeralda Telhami, Robert Guediguian, Marilou Aussilloux, Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Grégoire Leprince-Ringuet, Gérard Meylan, Lola Naymark, María Aparicio, Eva Bianco, Roger Koza, Giuseppe Bonito, Daniele Mencarelli, Paolo Pierobon, Saverio Santangelo, Rosa Palasciano, Milvia Marigliano, Giovanna Giuliani, Michelangelo Frammartino, Caterina Bertini, Blu Diego Fasoli, Tommaso Usberti, Luàna Bajrami
Cast The Echo Chamber
Cho Yeo-jeong - Photo Andrea Avezzù
Jeon Do-yeon - Photo Andrea Avezzù
Cast Possible Love
MAKING A MOVIE IS CREATING A BUILDING IN TIME, A BUILDING MADE OF TIME Andrea Pallaoro, Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon
Photo Aleksander Kalka
PAST CONFERENCE
Wim Wenders 5
83. VENICE FILM FESTIVAL
FUORI CONCORSO
SEPTEMBER 7, 2026
© Ako Mahmood
AS SLAVOJ SAYS IN THE FILM, “OUR DUTY IS TO SEE THINGS THE WAY THEY ARE, AND TO DO THIS, WE NEED CINEMA.”
INTERVISTA HALKAWT MUSTAFA
INTERVISTA SOPHIE FIENNES
di F.D.S.
di Nicola Davide Angerame
P
resentato a Venezia nella sezione Open – Fuori Concorso, The Pervert’s Guide to Utopias riporta Sophie Fiennes al dialogo con Slavoj Žižek, vent’anni dopo il loro primo film insieme. Muovendosi tra cinema, psicoanalisi, politica e il rumore visivo del presente, il film si interroga su che cosa resti oggi del pensiero utopico, in un mondo sempre più ossessionato dalla catastrofe.
La sua collaborazione con Žižek dura ormai da vent’anni e comprende tre film. Che cosa l’ha spinta a tornare ogni volta a questo dialogo? Il primo film mi era stato commissionato come un lavoro televisivo di 45 minuti. Ma il materiale girato possedeva una tale ricchezza di contenuti da poter dar vita a un film più lungo. Slavoj ha una mente rapidissima e vorace. Reagisce continuamente agli eventi politici e culturali, mettendoli alla prova attraverso la struttura del proprio pensiero, che è a sua volta nutrito, in parte, da altri filosofi e scrittori, viventi e non. Gran parte del materiale presente in questo film deriva dai suoi libri, tra cui L’incontinenza del vuoto, Troppo tardi per svegliarsi, Mondo folle, Punto zero e il suo libro su Hegel. Attraverso la lettura del cinema proposta da Žižek portiamo alla luce contesti e tensioni umane inscritti in determinati film. Per me realizzare questi lavori è stata un’esperienza straordinaria, un modo di abitare queste idee. Questi film non sono dedicati a Slavoj, ma sono vere collaborazioni dedicate all’esperienza del cinema e della vita stessa. Lei ha detto che il film è nato da un senso di urgenza e quasi di disperazione. La lavorazione è durata otto anni, cosa significa oggi per lei “utopia”? Il cinema può ancora cambiare il modo in cui immaginiamo il futuro? La sfida era realizzare un film sul nostro presente storico, i cui effetti sono impossibili da ignorare. Da quando abbiamo intrapreso il terzo film, che lungo il percorso ha avuto molti titoli diversi, le cose sono diventate più letali, inquietanti e folli. Il tema della follia umana è centrale nel film. Io considero l’utopia stessa come un orizzonte deleuziano, il titolo parla di “utopie”, al plurale, e suggerisce che non vi sia nulla di fisso o inevitabile. La teoria di Slavoj è profondamente radicata nella psicoanalisi post-freudiana e la domanda posta dal film è: che cosa può rivelarci questo ambito di pensiero sulla natura umana, sul nostro “cuore di tenebra”? Ho strutturato il film collocando l’apocalisse nel mezzo, proprio per poter pensare oltre l’idea della fine. In questo sono stata influenzata dal pensatore italiano Franco “Bifo” Berardi. Nel suo libro Fenomenologia della fine insiste sulla necessità di pensare oltre la fine, perché la fine esiste soltanto nei film. La vita continuerà, ma come?
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Il film interpola il cinema classico con social media, webcast e archivi online. In che modo queste immagini digitali hanno ridefinito la forma del film e che cosa rivelano delle utopie del presente? Che cosa potrebbe esserci di più grandioso e ideologico della parata militare cinese del 2025 che mostriamo nel film? La strana qualità slavata dell’immagine proveniente dal webcast produce un effetto surreale, onirico, che andrebbe perduto se fosse girato in 70mm. Amo la sperimentazione, l’improvvisazione e la scoperta, soprattutto durante il montaggio. Il cinema funziona attraverso il contrasto, indipendentemente dal mezzo con cui le immagini vengono catturate. Le riprese della Casa Bianca degli astronauti che orbitano intorno alla Luna e vengono congratulati dal presidente Trump hanno delle risonanze con 2001: Odissea nello spazio. In contrasto, vediamo Slavoj trascinare la propria sedia sul pavimento di legno di una piccola baita in Norvegia. Sono interessata a questi momenti di assurdità. Ciò che conta è quello che si trova davanti alla macchina da presa. L’esperienza delle persone sotto i bombardamenti a Gaza, ripresa con i loro iPhone, non necessita di grandi decodificazioni: è una documentazione vitale che non dovrebbe andare perduta nell’etere di Internet. Lei scrive che «tutto il cinema è nella sua essenza antropologia». Nell’epoca degli algoritmi e della manipolazione visiva, che cosa può ancora fare il cinema documentario? Gli algoritmi e la manipolazione visiva sono comunque prodotti della cultura umana: la dimensione antropologica è inevitabile. Sospetto che il fascino esercitato da queste nuove tecnologie nasconda il tentativo di assolverci dalla responsabilità di pensare, di entrare in relazione gli uni con gli altri, di agire e di testimoniare. Il cinema documentario, invece, offre un modo riflessivo di prendere parte al mondo. La colonna sonora riunisce Magnus Fiennes e Horace Fiennes Tummings. In che modo le loro differenti sensibilità musicali l’hanno aiutata a definire il tono del film e i suoi paradossi? Hanno lavorato entrambi separatamente e hanno portato nel film sensibilità differenti. Magnus, che vive a Los Angeles, possiede un particolare talento per l’umorismo e l’ironia. Horace, invece, si trova nella prima fase, ancora febbrile, della scoperta creativa. Il suo interesse per una combinazione di musica elettronica minimalista, poliritmie e jazz d’avanguardia ha trovato la propria strada all’interno del film. Mi è sembrato rigenerante avere musica proveniente dalla generazione successiva, dal futuro. L’ottimismo e la spinta propulsiva dei suoi brani nel finale, proprio mentre Žižek prescrive «una forte dose di pessimismo», costituiscono l’ultimo paradosso del film.
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on No Paradise If You Are Killed by a Woman il regista curdo-norvegese Halkawt Mustafa torna ad un tema che attraversa il suo lavoro da oltre un decennio. Nato a Sulaymaniyah, nel Kurdistan iracheno, Mustafa è fuggito in Norvegia nel 2000. Nel 2015 ha diretto il documentario The Women ISIS Fears, dopo aver lavorato come fotografo di guerra e incontrato sul fronte le combattenti curde impegnate contro l’ISIS. Da quegli incontri nasce ora una storia di finzione incentrata su Vyan (Avan Jamal), una cecchina curda che torna a Mosul dopo aver scoperto che la sorella minore, creduta morta, potrebbe essere ancora viva. Il suo viaggio in una città segnata dalla guerra porta con sé anche qualcosa dell’esperienza personale di Mustafa, dell’esilio, del ritorno e di una vita sospesa tra Kurdistan e Norvegia. Da El Clásico a Hiding Saddam Hussein, il regista è tornato più volte con il suo cinema in Iraq e Kurdistan, trasformando qui l’esperienza della guerra in un racconto che parla anche di trauma, solidarietà e possibilità di ritorno. Vyan nasce dai suoi incontri con le combattenti curde nel 2014. Che cosa l’ha colpita maggiormente di loro e cosa voleva raccontare del loro ruolo nella lotta contro l’ISIS? Vyan nasce dai miei incontri con le combattenti curde sul fronte nel 2014, quando lavoravo come fotografo di guerra. Era la prima volta nella mia vita che vedevo delle donne affrontare faccia a faccia un nemico temuto in tutto il mondo per la sua brutalità. Con questo film ho voluto rendere omaggio alle donne curde che combattono da generazioni. Ha insistito per girare a Mosul invece di ricreare la città altrove. Perché era così importante filmare nei luoghi ancora segnati dalla guerra? Avevo fotografato personalmente quelle strade durante la guerra. Per il film le abbiamo ricreate negli stessi luoghi, mentre la città portava ancora evidenti i segni di ciò che era accaduto. Molti mi consigliavano di girare in Marocco o in Giordania, ma ero determinato a filmare a Mosul. Per me la città è un personaggio potente del film. Come Vyan, anche lei ha vissuto tra Kurdistan e Norvegia. Quanto della sua esperienza personale ha plasmato il senso di esilio e appartenenza del personaggio? C’è molto di me in Vyan. Uso spesso le mie esperienze per trovare il cuore e la direzione morale delle mie storie. Il viaggio dal Kurdistan alla Norvegia mi è costato molto, ma mi ha anche offerto nuove prospettive. Vyan porta con sé la stessa sensazione di vivere tra due mondi, un sentimento condiviso da molte persone della diaspora.
83. VENICE FILM FESTIVAL
MOVIES
CONCORSO
LOOK BACK di Hirokazu Koreeda con Natsuki Deguchi, Aju Makita, Fuuri Nanase, Rokka Okada, Masaki Suda, Kankuro Kudo, Kayo Noro (Giappone, 100’)
CONCORSO
L’ESTRANEA THE SPIRAL
di Paolo Strippoli con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi (Italia, Francia, Belgio, 115’)
F
U
FUORI CONCORSO
FUORI CONCORSO
ujino, estroversa e sicura del proprio talento, pubblica i suoi manga sul giornalino scolastico. Quando scopre i disegni di Kyomoto, compagna solitaria che non frequenta le lezioni, l’orgoglio si trasforma in rivalità. Il loro incontro fa però nascere un’amicizia e un sodalizio creativo che le accompagnerà per tredici anni, dall’infanzia all’età adulta. Tra ambizioni, distanze e svolte dolorose, il disegno darà forma al loro legame. Adattamento live action dell’omonimo manga di Tatsuki Fujimoto. Regista, sceneggiatore e montatore giapponese, Hirokazu Koreeda esordisce con Maborosi (1995). Autore di Nobody Knows (2004), Still Walking (2008) e Father and Son (2013), vince la Palma d’oro a Cannes con Un affare di famiglia (2018). Seguono Le verità (2019), film d’apertura a Venezia, Broker (2022) e Monster (2023). Look Back segna il suo ritorno nel Concorso veneziano. M.S.
NO PARADISE IF YOU ARE KILLED BY A WOMAN di Halkawt Mustafa con Avan Jamal, Thorbjørn Harr, Kanar Sarchl, Kader Jalal (Norvegia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Svezia, 110’)
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yan, cecchina curda-norvegese dei peshmerga, torna a Mosul dieci anni dopo l’attacco dell’ISIS che le ha strappato la sorella minore, mai più ritrovata. La scoperta che potrebbe essere ancora viva la spinge a riprendere le armi, costringendola a misurarsi di nuovo con la violenza che ha attraversato e con la donna che quella violenza ha finito per fare di lei. Nato a Sulaymaniyya, in Iraq, nel 1985, Halkawt Mustafa esordisce alla regia in Norvegia con Rødt hjerte (2011). Il suo secondo lungometraggio, El Clásico (2015), riceve numerosi riconoscimenti internazionali e rappresenta l’Iraq nella corsa all’Oscar per il miglior film internazionale. Nel 2023 firma il documentario Hiding Saddam Hussein. No Paradise If You Are Killed by a Woman nasce da incontri diretti con combattenti curde e si ispira al coraggio di Nadia Murad, premio Nobel per la Pace, rapita dall’ISIS durante il genocidio yazida del 2014. C.S.
n segreto custodito per vent’anni riemerge quando Anna si presenta all’improvviso a casa della figlia Alice per raccontarle la verità sulla loro famiglia. Dopo un grave incidente avvenuto durante l’infanzia della ragazza, la donna strinse un patto con una misteriosa estranea per salvarle la vita. Ora quell’accordo torna a reclamare il suo prezzo, mettendo alla prova il legame tra madre e figlia e l’illusione di poter governare il proprio destino. Regista e sceneggiatore italiano, Paolo Strippoli (Corato, 1993) usa il cinema di genere per indagare identità, dolore e legami famigliari. Dopo A Classic Horror Story (2021), co-diretto con Roberto De Feo, firma Piove (2022) e La valle dei sorrisi (2025), presentato Fuori Concorso a Venezia, che gli vale, con Jacopo Del Giudice e Milo Tissone, il Nastro d’Argento 2026 per il miglior soggetto. Con L’estranea approda per la prima volta in Concorso a Venezia. A.M.
ARRESTED MEMORY di SABU con Ethan Juan, Hsieh Ying Xuan, Moon Lee, Shinichi Tsutsumi, Reika Kirishima (Taipei, Giappone, 97’)
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n detective della polizia di Taipei perde la memoria dopo un’inchiesta finita male, e viene trasferito in una tranquilla stazione di provincia. Assegnato alle indagini sul rapimento del figlio di un potente imprenditore giapponese, si dovrà affidare solo all’istinto per risolvere il caso, tra colpi di scena assurdi a ritmo forsennato. Sabu firma un’avventura crime-comedy che strizza l’occhio ai gangster movie hongkonghesi di fine anni Ottanta, con lo stile ipercinetico che ha reso celebri i suoi primi film. Pseudonimo di Tanaka Hiroyuki, classe 1964, SABU debutta come attore protagonista nel 1991 in World Apartment Horror di Katsuhiro Ōtomo, prima di passare alla regia nel 1996 con Dangan Runner. Negli anni successivi firma Postman Blues, Monday (premio Fipresci a Berlino) e Drive, tutti con Shin’ichi Tsutsumi protagonista, imponendo uno stile action ipercinetico venato di commedia nera. Più di recente ha portato Mr Long in concorso a Berlino nel 2017. Con Arrested Memory, girato interamente a Taiwan, torna al crime-comedy che lo ha reso celebre. C.S.
FUORI CONCORSO / FILM ON FILMS
FUORI CONCORSO
THE PERVERT’S GUIDE TO UTOPIAS
BOATBUILDERS
di Sophie Fiennes (Irlanda, UK, Slovenia, Paesi Bassi, Norvegia, 133’)
I
l filosofo sloveno Slavoj Žižek, grande cinefilo, conduce il pubblico in un intreccio di cinema e teoria critica per esplorare il concetto di utopia. Attraverso celebri sequenze filmiche, Žižek guida una riflessione brillante e provocatoria sui desideri collettivi e sulle illusioni che plasmano le nostre visioni del futuro, svelandone le contraddizioni più profonde e affascinanti, rendendo visibili collegamenti inaspettati. Con Guida Perversa al Cinema (2006) e Guida perversa all’ideologia (2012), la regista britannica Sophie Fiennes (1967) aveva già iniziato la collaborazione con il filosofo Slavoj Žižek che approda quest’anno a Venezia con questo terzo capitolo. Il suo lavoro si distingue per uno sguardo rigoroso e creativo, capace di tradurre concetti complessi in immagini accessibili e stimolanti.
English version
di Luke Lorentzen (USA, 105’)
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Brooklin, porto del Maine, Lorentzen ha passato quattro stagioni tra gli artigiani del Brooklin Boat Yard, una sessantina di maestri d’ascia al lavoro sulla costruzione di un veliero di 56 piedi. Fedele al proprio amore per l’osservazione, il regista lascia che siano i gesti, i tempi e i silenzi del cantiere a raccontare la storia, restituendo il ritratto di una ormai rara working class americana che resiste, per ora, alla fretta di tutto il resto. Cofondatore, insieme a Kellin Quinn, della casa di produzione indipendente Hedgehog Films, Luke Lorentzen (Connecticut, 1993) esordisce nel lungometraggio con New York Cuts (2015). Il successivo Midnight Family (2019), premiato al Sundance e in oltre 35 festival, diventa nel 2024 una serie tv di finzione per Apple TV. Ha diretto e curato la fotografia anche di Last Chance U (Netflix 2016, Emmy Award). Il suo A Still Small Voice (2023) viene premiato per la miglior regia documentaristica al Sundance. C.S.
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ORIZZONTI
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 7, 2026
scomodo, perché contrasta con l’idea – pur vera – che ogni figlio sia un dono. In questa contraddizione si genera l’ambiguità del personaggio: puoi condannare le sue scelte e, al tempo stesso, capirle. E al cinema sono proprio queste zone opache a risultare più interessanti.
SOUND TRACKS
Com’è stato dirigere Riccardo Scamarcio in un ruolo così delicato? Riccardo è stato fin dall’inizio l’attore che avevo in mente come protagonista di questo film, anche per una sua caratteristica evidente: è un uomo molto bello. Il film, infatti, non racconta soltanto il rapporto tra il protagonista e il figlio, ma anche quello con la famiglia d’origine, in particolare con il fratello. Il contrasto tra questi due fratelli – da un lato quello più libero, affascinante, quasi irrequieto; dall’altro la responsabilità che lo travolge – aggiunge un ulteriore livello di complessità. Fin dal primo incontro, Riccardo ha mostrato un entusiasmo e una partecipazione inattesi. Pensavo di dover dimostrare a lui di essere il regista giusto per il progetto; invece era lui a portare idee, sempre con dialogo e grande apertura, per dimostrare di essere l’attore giusto per questa storia. Si è posto in una dimensione di scambio e umiltà che, data la sua esperienza, non davo per scontata. Altro aspetto fondamentale è stato il modo in cui ha abbracciato il linguaggio del film: abbiamo scelto di girare in pellicola, con poche inquadrature e macchina fissa, privilegiando la precisione e il tempo dedicato a ogni singola scena piuttosto che una copertura più ampia. È un approccio che può mettere a disagio un attore, perché lo espone di più. Invece Riccardo lo ha sostenuto pienamente, anzi lo incoraggiava: quando proponevo una ripresa in più, era lui a dirmi con convinzione: «Secondo me la scena c’è, pensiamo a come affrontare la prossima». È un attore che ama il rischio, in questo senso ha spinto anche me a osare di più, a non rifugiarmi in soluzioni più ‘protettive’ che magari avrei istintivamente adottato.
di Davide Carbone
T
ommaso Landucci dirige Riccardo Scamarcio ne I figli della scimmia, film di Orizzonti che affronta quello che “si pensa ma non si dice”. Una storia d’amore paterno che assume forme inaspettate, immaginate e poi represse per fare i conti con la realtà di un destino che non si può scegliere.
THE VENICE VENICE HOTEL
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BORIS BASTIDE LE MONDE
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JORGE HENRIQUE LEITAO RAMOS EXPRESSO
THE FILM VERDICT
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BEN CROLL THE WRAP
THE HOLLYWOOD REPORTER
INK BUCKING FASTARD WILD HORSE NINE 15/18 (A PLACE TO HEAL) MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE? PRIMETIME SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE POSSIBLE LOVE THE CHAMBER THEECHO VENICE VENICE HOTEL WOMAN UNKNOWN
Il titolo richiama una favola di Esopo. Punto di partenza simbolico o dispositivo narrativo concreto? Direi soprattutto un punto di partenza simbolico. La favola racconta di una scimmia che ama intensamente uno dei suoi figli e disprezza l’altro, ma finisce per soffocare proprio quello che ama, mentre quello trascurato riesce a salvarsi. Ciò che ho conservato è stata l’intuizione iniziale: la possibilità di amare in modo diverso, per certi aspetti insufficiente, i propri figli, il nipote nel caso specifico del film. Da lì si è sviluppata una storia autonoma, che racconta piuttosto un percorso di allontanamento e, infine, di riscoperta. Il protagonista, infatti, parte da un amore autentico per il figlio, lo perde lungo il cammino per una deriva umana e comprensibile, ma poi lo ritrova. In questo senso, la traiettoria è quasi opposta a quella della favola. Ho conservato il titolo del racconto perché lo considero fortemente evocativo. E, per una mia inclinazione personale, preferisco sempre l’evocazione alla spiegazione: ciò che non è del tutto esplicito, che resta in sospeso, è spesso ciò che continua a lavorare nello spettatore anche quando le luci in sala si riaccendono.
SCREEN INTERNATIONAL
Il film affronta un tabù raramente esplorato: la tensione tra il figlio reale e quello “immaginato”. Come ha lavorato per rendere cinematografico qualcosa di così intimo e difficile da ammettere? Quando ho iniziato a interrogarmi su cosa significasse diventare genitore, esperienza che vivo in prima persona, ho cominciato a proiettare scenari con una buona dose di ansia da prestazione, venendo da una famiglia in cui i genitori sono stati molto presenti. Il rischio è quello di non vedere più tuo figlio come una persona autonoma, ma come un’estensione di te stesso. Almeno a livello inconscio, credo sia questo il motore iniziale della storia. Il tabù che il film affronta riguarda la disabilità del figlio del protagonista, nello specifico la paralisi cerebrale infantile, condizione che appartiene anche all’attore che lo interpreta, Andrea Aggio. Il nodo drammaturgico sta proprio qui: come evitare di giudicare un uomo che, a un certo punto, si allontana da suo figlio? In parte lo si giudica, inevitabilmente. Ma allo stesso tempo si comprende da dove nasce quella frattura, perché esiste un tabù difficile da esprimere: nessuno sceglierebbe quella condizione per il proprio figlio. Né per sé, né per il bambino stesso. È un pensiero
DANIEL KOTHENSCHULTE FRANKFURTER RUNDSCHAU
INTERVISTA TOMMASO LANDUCCI
INTERNATIONAL CRITICS
nah, con quella splendida interpretazione della Rampling che le valse la Coppa Volpi, si faceva un oscuro riferimento a una colpa impronunciabile che non veniva mai svelata nel film, così in The Echo Chamber la protagonista Anne sembra provenire da una analoga dark zone. Dice di vivere in una casa senza letto né divani, senza cucina; porge a Leo, suo paziente, una pastiglietta dagli evidenti effetti antidolorifici assai pericolosi e che avranno per l’uomo conseguenze pesantissime. Come per tutti i film di Pallaoro i protagonisti non interessano affatto per le storie che rappresentano, bensì per il loro gradiente emozionale, che diviene infine la cifra del film. Amore, dipendenza psicologica, indifferenza: questi elementi in Pallaoro non sono il frutto di una evoluzione lineare, ma appaiono coesistere fin dall’inizio come possibili forme di una relazione. È il terzo personaggio che invece sembra essere portatore di una dimensione temporale, con una sua forte storia alle spalle. Ava, cantante un tempo famosa, che Leo, produttore musicale, strappa dal silenzio di una carriera finita, per convincerla a fare un nuovo disco. Sarà lei a portare la musica nella casa, sotto forma di magnifiche canzoni che però ascolteremo solo come abbozzi, prove, tentativi, perché la casa è anche lo studio di registrazione di Ava stessa e di Leo.
BARBARA HOLLENDER RZECZPOSPOLITA
THE ECHO CHAMBER _Come in Han-
ELSA FERNÁNDEZ-SANTOS EL PAIS
a cura di F.D.S.
JONATHAN ROMNEY THE OBSERVER
L’83. edizione attraverso in/dimenticabili momenti di musica per il cinema
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MOVIES
83. VENICE FILM FESTIVAL
FUORI CONCORSO / CORTI
English version
FUORI CONCORSO / CORTI
WILD ASPARAGUS
THEY’RE HERE
HALAYON
di Avi Mograbi (Portogallo, Francia, 24’)
di Laura Poitras, Rachel Lauren Mueller (USA, 25’)
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ORIZZONTI
ORIZZONTI
ra le voci più radicali del documentario israeliano, Avi Mograbi torna alla Mostra, dove nel 2008 aveva presentato Z32 nella sezione Orizzonti. In Halayon accompagna l’amico e insegnante di arabo Ali Al-Azhari alla ricerca delle rovine di Saffuriya, il villaggio palestinese da cui fu costretto ad allontanarsi durante l’esodo forzato del 1948, scoprendovi le tracce di una vita mai interrotta. Una ricerca tra memoria personale, storia e territorio che attraversa anche Between a River and a Sea , l’installazione presentata quest’anno alla Biennale Arte all’Arsenale, di cui Mograbi ci aveva parlato ad aprile in un’intervista per The BAG.
remio Oscar e Leone d’Oro a Venezia nel 2022 con All the Beauty and the Bloodshed, Laura Poitras torna alla Mostra dopo essere stata giurata nel 2023. Al suo fianco Rachel Lauren Mueller, documentarista e giornalista d’inchiesta con lavori pubblicati dal New York Times e trasmessi da PBS e Al Jazeera. Attraverso immagini inedite dell’intervento dell’ICE a Minneapolis nel gennaio 2026, They’re Here assume i codici dell’horror e del cinema distopico per seguire Edén Villa (pseudonimo) e altri residenti che cercano di sfuggire e opporsi all’occupazione paramilitare della città.
I FIGLI DELLA SCIMMIA
THE BURNING GIANTS
di Tommaso Landucci con Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Cristina Odasso, Tancredi Naldini, Andrea Aggio, Luigi Diberti (Italia, 99’)
YAK MAI
di Phuttiphong Aroonpheng con Awat Ratanapintha, Pakapol Srirongmuang, Tanutwut Rodpai (Thailandia, Francia, Singapore, Taipei, Paesi Bassi, 108’)
C
ome la scimmia della fiaba di Esopo che ama un cucciolo a discapito dell’altro, Dario si ritrova diviso tra il figlio reale e quello “ideale”. Nonostante la devozione per il suo bambino disabile, di cui si occupa con infinito amore e attenzione, la complicità con il nipote adolescente insinua in lui una tentazione scivolosa: ritrovare in quel ragazzo il figlio che ha sempre desiderato avere. Vestendo i panni del padre che non è potuto essere, Dario innesca un gioco di proiezioni destinato a incrinare il suo equilibrio e travolgere l’intera famiglia. Tommaso Landucci (Lucca, 1987) si è formato al Centro Sperimentale di Cinematografia, per poi lavorare a fianco di registi come Claudio Giovannesi e Luca Guadagnino. Dopo il documentario Caveman – Il gigante nascosto (2021), presentato alle Giornate degli Autori, esordisce nella finzione con I figli della scimmia , in concorso in Orizzonti. La sceneggiatura del film, firmata con Damiano Femert, ha già vinto il Premio Solinas 2021 e il Grand Prize al Sam Spiegel Lab.
I
S. D’ASCENZO CORRIERE DEL VENETO
M. GOTTARDI / M. CONTINO LA NUOVA VENEZIA
A. M. PASETTI IL FATTO QUOTIDIANO
P. ARMOCIDA IL GIORNALE
C. PICCINO IL MANIFESTO
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F. CAPRARA LA STAMPA
MEDIA
A. DE GRANDIS IL GAZZETTINO
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G. BOGANI QUOTIDIANO NAZIONALE
M. MANCUSO IL FOGLIO
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G. BIANCONI IL TEMPO
F. ALÒ IL MESSAGGERO
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F. FERZETTI L’ESPRESSO
A. FINOS REPUBBLICA
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ITALIAN CRITICS
P. MEREGHETTI IL CORRIERE DELLA SERA
spirato alla storia vera dell’omicidio di un attivista Karen – minoranza indigena delle montagne thailandesi –, ucciso in seguito a una protesta contro lo sgombero forzato del suo villaggio per far spazio a un parco nazionale, il film trasfigura la vicenda in una favola distopica. Un misterioso smog tossico comincia a colpire il popolo delle montagne, provocando una terribile malattia della pelle che sembra bruciare i corpi dall’interno. Formatosi in arti visive alla Silpakorn University di Bangkok, Phuttiphong Aroonpheng (Bangkok, 1976) lavora a lungo come direttore della fotografia, tra gli altri per Vanishing Point di Jakrawal Nilthamrong e The Island Funeral di Pimpaka Towira. Il suo esordio alla regia, Manta Ray (2018), gli vale il Premio Orizzonti per il miglior film a Venezia. Segue Morrison (2023), suo secondo lungometraggio. Con The Burning Giants torna al Lido nella sezione che lo ha lanciato. C.S.
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OTHER SECTIONS
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 7, 2026
VENEZIA SPOTLIGHT
settimana internazionale della critica
CONVERSATION WITH THE SEA
PRIMA DELLA GUERRA
HIWAR MA’ ALBAHR
di Muayad Alayan con Kamel El Basha, Amer Hlehel, Bahira Ablassi, Maria Zreik (Palestina, Paesi Bassi, Arabia Saudita, Qatar, 112’)
K
amal vive solo nella Città Vecchia di Gerusalemme e lavora in un forno di quartiere, isolato dalla figlia Wafa, che non gli ha mai perdonato di essere partito per gli Stati Uniti lasciando la famiglia, né di essere tornato solo dopo la morte della moglie Nawal. Un giorno riceve un’ingiunzione: pagare un debito previdenziale intestato al figlio Wael, morto – così gli avevano detto – annegato nel Mar Rosso vent’anni prima. Ma nessun documento ne certifica il decesso. Con l’aiuto di un avvocato, Kamal comincia a cercare negli archivi ospedalieri della località balneare dove Wael sarebbe scomparso, e quello che trova solleva più dubbi di quanti ne risolva. Nato in Kuwait nel 1985, Muayad Alayan si forma a San Francisco, dove il documentario di laurea Exiles in Jerusalem vince il Kodak Award, prima di tornare a Betlemme per raccontare la quotidianità palestinese. Il cortometraggio Why Sabreen? (2009) debutta a Clermont-Ferrand e gira oltre sessanta festival. Al primo lungometraggio, Love, Theft and Other Entanglements (2015), segue The Reports on Sarah and Saleem (Rotterdam, 2018) e A House in Jerusalem (Rotterdam, 2023). Collabora a lungo con centri giovanili e ONG per promuovere la cultura cinematografica e le infrastrutture legate al cinema. È membro dell’European Film Academy e dell’ACE Producers Network, e ha fatto parte della giuria di diversi festival e fondi internazionali e regionali. C.S.
classici RESTAURI
G
uido, poco più che ventenne, vive in una piccola cittadina del Nord Italia, dove si è guadagnato il rispetto dei coetanei con la violenza, in un ambiente razzista e misogino che lo ha formato. Qualcosa cambia quando incontra Sonia, una giovane immigrata kosovara. Il loro incontro costringe Guido a mettere in discussione il mondo a cui appartiene, sospeso tra ciò che lo ha reso quello che è e il possibile futuro che lei sembra offrirgli.
GIORNATE DEGLI AUTORI
I
l regista francese torna a esplorare le contraddizioni della società contemporanea attraverso il percorso di Juliette, trentacinquenne con una brillante cardi Robert Guédiguian riera nella finanza, con Marilou Aussilloux, Ariane Ascaride, una casa elegante Jean-Pierre Darroussin, Grégoire Leprince-Ringuet, e una vita scandita Gérard Meylan, Lola Naymark da viaggi e relazioni (Francia, Italia, 123’) fugaci. Quando viene aggredita da un collega durante un evento aziendale, le certezze su cui aveva costruito la propria libertà si sgretolano, costringendola a confrontarsi con ferite personali e collettive rimaste troppo a lungo nascoste. A.S.
UNE FEMME AUJOURD’HUI
CONCORSO
U
n sogno surrealista di vampiri: così Jaromil Jireš, regista in genere realistico (il magnifico Lo scherzo), dipinge con Valerie (1970) la sessualità adolescenziale. La centralità del sangue nel film traspone in forme fantastiche l’apparire delle prime mestruazioni collegato al sorgere della sessualità. Tratto da un romanzo, apparso nel 1945, di Vitoslav Nezval, il film esce all’alba della repressione del regime post-invasione: tardo esempio di quell’elemento surreale che, intrecciandosi col Realismo, percorreva il nuovo cinema cecoslovacco, dalla Chytilová de Le margheritine al perseguitato Jakubisko (Arrivederci all’inferno, amici). La logica narrativa di Valerie è evidentemente quella della poesia; come la poesia, parla per scambi, rovesciamenti, rimandi, scherzi, suggestioni. Il sogno, il sangue, l’incrocio di attrazione e ripulsione, la ribellione e il desiderio, attraverso il gotico (come il coetaneo Polanski, Jireš mostra la vecchiaia che vampirizza la gioventù) e la fiaba (incarnata negli oggetti magici: gli orecchini e la perla). E anche quell’erotismo delle jeunes filles en fleur di cui era famoso esponente in quegli anni David Hamilton (ma senza i suoi petulanti flou). Giorgio Placereani Valerie a týden divu° (Valerie and Her Week of Wonders) di Jaromil Jireš (1970, Repubblica Ceca, 77’) Restauro: Národní filmový archiv, Prague
D
opo la caduta del Nazismo alla fine della Seconda guerra mondiale, in Polonia persistono delle lotte intestine tra filo sovietici e nazionalisti ed in questo contesto si svolgono le vicende di uno dei capolavori del regista Andrzej Wajda che, prendendo ispirazione dal romanzo omonimo di Jerzy Andrzejewski, realizza una sorta di noir realista con protagonisti personaggi alla deriva che non riescono a ritrovare una via di salvezza nel caos istituzionale e morale. Un’opera carica di simbologie che tratteggiano una narrazione filmica d’avanguardia, circondata dalle macerie di una lunga guerra che ha lasciato solchi indelebili nell’animo dei protagonisti. Andrea Zennaro Popiół i diament (Ashes and Diamonds) di Andrzej Wajda (1958, Polonia, 104’) Restauro: Di Factory
10
di Tommaso Usberti con Piero Usberti, Luàna Bajrami, Massimiliano Balduzzi, Sebastien Halnaut, Cisky Capizzi (Francia, Italia, 76’)
D
i passaggio a Madrid, l’argentina Eva trascorre le giornate esplorando pigramente una città che sente estranea, finché l’incontro con Dante, uno storico connazionale impeA VECES ME ENTRA TRISTEZA, OTRAS VECES REBELIÓN gnato in una ricerca di María Aparicio sulle lotte operaie con Eva Bianco, Roger Koza argentine, interrompe (Argentina, Spagna, 96’) la sua solitudine. Tra le sale del Museo Reina Sofía prende forma un racconto dai tratti autobiografici che, mescolando realtà e finzione, riflette sul lavoro, sull’identità e sul senso di appartenenza. A.S.
SOMETIMES SADNESS, SOMETIMES REBELLION
CONCORSO
di F.D.S.
N
YESTERDAY/1
on poteva essere altrimenti, c’è una scena col karaoke anche nel settimo film di Lee Chang-dong che è passato ieri in Concorso. Solo che stavolta è un karaoke casalingo, installato in una stanza della villa sull’oceano dove una coppia di quarantenni ricchi e con molto tempo a disposizione ospita un’altra coppia di ex operai, col pretesto di girare un film sulle condizioni della working class in Corea. Siamo dalle parti di Burning, il precedente film di Lee: non solo per la strana amicizia che sorge tra persone tra cui c’è una evidente disparità economica, che rispecchia l’amicizia tra il ragazzo ricco di Burning e i suoi due amici che stentano a campare, ma anche perché Possible Love, come Burning, vive di accenni, suggestioni, minuscole pulsioni che si ritraggono all’istante. È il Lee maestro nel suggerire tensioni sociali, contrasti di classe, antagonismi senza sfociare mai nell’esibizione. Sembra suggerire che davvero borghesia e classe operaia (o quello che ne rimane anche in Corea) possano coltivare la speranza di avere obiettivi comuni e identità di vedute politiche. Ma alla fine la rottura sarà inevitabile, nonostante l’apparente amicizia che si è creata fra i personaggi. È una rottura dovuta non alla diversità di posizioni politiche, ma alla oggettiva differenza strutturale tra le due classi. Ogni forma di pacificazione e di collaborazione tra le due classi appare per Lee un inganno ideologico, esattamente come diceva Marx. Non è il miglior film di Lee, questo: gli manca quella tensione misteriosa che era la forza di Burning, e cammina su binari che possono essere prevedibili. Ma rimane intatta la vocazione di Lee Chang-dong a essere, nel novero ristretto dei grandi registi coreani, quello che sa leggere meglio nella storia del suo Paese per ricavarne apologhi che accusino il potere dominante con grazia e leggerezza, sì, ma anche con rigore e lucidità.
ITALIAN PAVILION
83. VENICE FILM FESTIVAL
English version
PROGRAMMA 7 SETTEMBRE Sala Tropicana, Hotel Excelsior h. 10-11
ALL IN
Presentazione del cortometraggio di Adelmo Togliani che racconta il ruolo dello sport nella lotta alla ludopatia, promosso da CIAO LAB aps, OPES aps e cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. h. 11-11.50
Quando l’archivio è un bene comune. Tre grandi cineteche italiane: AAMOD, Archivio Luce, Cineteca Nazionale. Un maestro, Sergei Loznitsa. Insieme ridanno vita a un cinema del passato. Che parla al presente. L’incontro è promosso da Cinecittà. h. 12-12.50
WONDERFUL LAZIO Film Friendly Locations Le strategie territoriali della Fondazione Roma Lazio Film Commission.
INTERVISTA MANUELA CACCIAMANI
h. 14-14.50
Corti in carcere, e fuori dal carcere
Incontro promosso da Almed dell’Università Cattolica di Milano, in collaborazione con la Fondazione Ente dello Spettacolo, che presenta tre cortometraggi che affrontano la questione della giustizia sociale attraverso l’ingresso nelle carceri di cultura e arte. A realizzarli sono stati gli studenti della Cattolica, in particolare gli allievi del Master “Ideazione e produzione audiovisiva, cinematografica e per i media digitali – Ipm”. Uno dei tre, dal titolo Lezioni di piano, dedicato all’insegnamento del pianoforte nel carcere di Bollate, è stato selezionato da RaiCinema per la sua programmazione dedicata ai Talenti In Corto. h. 15-15:50
Abruzzo Terra di Cinema Un’ottima annata - L’Abruzzo racconta la Storia Un bilancio su produzioni, iniziative, interventi formativi e bandi per il 2026. Spazio anche per le anticipazioni sul docufilm di Rai 1 Celestino V, per la presentazione del docufilm Le Voci di Marcinelle di Davide Cavuti (a 70 anni dalla tragedia) e per il lancio del trailer ufficiale del film Parola di Tommaso, co-sceneggiato da Corrado Oddi, realizzato per l’800° anniversario della morte di San Francesco. h. 17-17.50
Gesù. Il film di una vita di Carl Theodor Dreyer, diventa un film Autore di alcuni capolavori della storia del cinema che lo diventarono anche della riflessione religiosa del Novecento, il danese Carl Theodor Dreyer, non è riuscito a fare il film che più di ogni altro avrebbe voluto realizzare e alla cui preparazione ha dedicato più tempo che a qualsiasi altra impresa, in ragione del suo argomento: la vita di Gesù. Ne parlano Giancarlo Grande e Francesco Casetti.
© Karen Di Paola
Amministratore delegato CINECITTÀ S.p.A. di Mariachiara Marzari
C
inecittà è da sempre legata alle grandi produzioni internazionali e nel panel di ieri dal titolo Cinecittà Aperta – gli Studios per il cinema italiano avete espresso la volontà di voler accompagnare anche la produzione nazionale. Ci può dire qualcosa di più a riguardo? Ci sono sceneggiature meravigliose e talenti che hanno bisogno di un accompagnamento particolare. Cinecittà vuole esserci. Vogliamo essere al fianco dei produttori italiani per aiutarli a scrivere una nuova pagina del nostro cinema che veda protagonisti ancora una volta gli Studi di Via Tuscolana e personaggi ancora da scoprire, magari destinati a diventare gli autori del domani. Accanto a Fellini e Coppola, cui sono intitolati edifici e strade all’interno di Cinecittà, speriamo presto di vedere altri nomi pronti a diventare i Cinecittadini del domani. Per questo nell’incontro che ho organizzato ieri all’Italian Pavilion, ho lanciato un appello ai produttori italiani: entro l’anno definiremo una proposta di carattere commerciale, rivolta alle produzioni che hanno budget diversi da quelli internazionali. Lo vogliamo fare inserendo i teatri storici in un regime calmierato che possa essere inclusivo per chi ha progetti con budget medi. E attraverso la costruzione di proposte ad hoc che mettano a disposizione non solo gli studi, ma più parti utili alla realizzazione dei film. Incontri come quelli di ieri rischiano di scivolare via inosservati, quando invece possono rappresentare davvero il giorno zero di un grande cambiamento. Quali le sfide più urgenti e necessarie da mettere in campo a livello economico per rimanere un player appetibile nel panorama produttivo internazionale? Perché conviene venire a girare a Cinecittà? Non deve mai mancare un quadro normativo chiaro e duraturo che sostenga con regole semplici e comprensibili, per i professionisti di tutto il mondo, il venire a lavorare nel nostro Paese.
È necessario poi monitorare i cambiamenti davvero velocissimi che l’IA sta portando nell’audiovisivo. Sono un’appassionata di creazione digitale ma credo che non spazzerà via tutto: solo le riprese in analogico possono dare a certe storie precise atmosfere e concept visivi che scongiurino l’effetto “fatto in serie”. L’Italia è un set naturale da prima che sorgesse Cinecittà, ma gli Studios non sono solo serviti a certificare questa sua inclinazione, dal momento che hanno saputo creare un luogo in grado di assorbire e restituire talento a chi lo abita, un vero e proprio acceleratore di creatività e ingegno. Non a caso qui abbiamo le maestranze più ricercate al mondo. Quali i modelli a cui sta guardando? Un tipo di Studios in cui la priorità sia sostenere e salvaguardare i mestieri d’eccellenza artigianale del cinema, non perdendo di vista le soluzioni produttive più tecnologiche o più innovative. Un luogo dove tutto quanto si può immaginare si possa anche realizzare, tenendo sempre al centro il fattore umano. Ci piace pensare di essere già sulla strada giusta, per questo i progetti fatti da noi hanno un che di speciale, un Cinecittà’s touch. La presenza nei festival e in particolare qui a Venezia. Quale importanza riveste l’Italian Pavilion? È un luogo strategico e amato dagli addetti ai lavori che permette a Cinecittà di essere presente alle più importanti manifestazioni del mondo e di diventare la casa del cinema italiano all’estero, facilitando incontri e sostenendo la circolazione di idee e progetti sull’audiovisivo italiano. Un progetto importantissimo, organizzato insieme alla DGCA del MiC, che grazie a convegni, conferenze, presentazioni contribuisce ad accendere i riflettori delle maggiori kermesse sulle tante attività di Cinecittà: dall’internazionalizzazione ai restauri dei capolavori del passato, fino ai documentari contemporanei.
ITALIAN PAVILION
1-11 settembre, Sala Tropicana 1, Hotel Excelsior - italianpavilion.it
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AROUND THE FESTIVAL
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 7, 2026
ISOLA EDIPO
CAMPARI LOUNGE
PALAZZINA GRASSI
Non proprio un classico party, ma una riva che ogni sera si accende e diventa il fulcro del festival. Una festa diffusa e aperta, pre- e post- proiezioni dove poter mangiare, bere, rilassarsi, con la colonna sonora di dj-set a tema e una vista su Venezia da non perdere per nulla al mondo. From h. 18 | Riva Corinto
Protagonista I figli della scimmia: party stellare con Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Cristina Odasso, Tancredi Naldini, Andrea Aggio e Luigi Diberti. h. 20 | Terrazza Biennale
Il salotto segreto della Mostra ospita A Private Affair by Liberatum: una notte dove cinema e mondanità internazionale si incontrano lontano dai riflettori. Su invito. h. 23 | San Samuele, San Marco 3247
Biennale-Shake
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rullatore: piccolo elettrodomestico che serve a preparare frullati, maionese, salse varie. Nelle calde e afose giornate di questo periodo, cosa c’è di meglio di un buon frullato? E perché non di quattro ingredienti? Non quelli consueti, però. Prendiamo un po’ di cinema, teatro, danza e non può assolutamente mancare musica. Una volta pronti tutti gli ingredienti li mettiamo all’interno del nostro frullatore, Biennale College – Blend. Dopo due sessioni di workshop, con professionisti del settore, eccolo pronto. Per questa prima edizione le ricette erano ben sei, ma il premio se lo aggiudicano Claudix Vanesix e Cristina Soto Arias, per la loro maestria nell’unire in maniera omogenea tutti gli ingredienti. Per poter partecipare a questo progetto bisogna candidarsi ad un bando, che permetterà a sei coppie, formate da un’artista e una persona del team, di intraprendere questo viaggio nell’arte del futuro, un’armonia di diverse forme artistiche, senza i vincoli di un modello predefinito. Oltre all’aspetto artistico, si valorizza anche quello pratico, con l’esplorazione di opportunità di finanziamento e nello sviluppo di un piano di fattibilità per ciascun progetto. Detto questo, buon Biennale-shake! Alberto Marzari
NOTTI VENEZIANE
DOMENICA CAPITALE GENERE DOMENICALE di Giovanna Giuliani con Fabrizia Di Stefano, Mariagrazia Masini, Giovanna Giuliani, Michelangelo Frammartino (Italia, 165’)
di Stefano Nardelli
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opo una vita passata l’una ad ascoltare, prestando servizio allo Sportello d’Ascolto Cittadino Municipale di Roma, e l’altra a far parlare, lavorando come logopedista in un consultorio di Napoli, due donne si avvicinano alla pensione. Per loro inizia una lunga domenica, capace di racchiuderne molte altre, intime e collettive. Artista poliedrica e autodidatta, Giovanna Giuliani (Bari, 1974) è attrice, drammaturga e regista. Come interprete ha lavorato, tra gli altri, con Mario Martone, Jean-Marie Straub e Shirin Neshat.
10.00 11.00 11.30 12.00 13.00 14.00 15.30 15.30 15.30 16.00 16.00
YESTERDAY/2 17.00
e nel film su Anselm Kiefer la materia si faceva visione, in From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor il cinema cerca ostinatamente di restituirla alla sua dimensione fisica: peso, superficie, luce, temperatura. «La mia prima idea per un edificio nasce dalla materia», dice Zumthor: «l’architettura non è carta, non è forma. È spazio e materia». Wim Wenders non si limita a mostrare alcuni degli edifici più celebri dell’architetto svizzero: li attraversa con la macchina da presa, alternandoli alle sue parole, quasi cercando nelle immagini la verifica concreta di una filosofia. Dalla spiritualità quasi arcaica della Cappella Bruder Klaus alla lunga struttura sospesa dello Steilneset, a Vardø, realizzata con Louise Bourgeois in memoria delle vittime dei processi alle streghe, spazio, luce, vento e paesaggio diventano materia emotiva. Fino al recente LACMA di Los Angeles, sorprendentemente monumentale e quasi scultoreo, dove Zumthor sembra allontanarsi dal minimalismo che gli viene abitualmente attribuito per spingersi verso una nuova idea di monumentalità. Ma il vero soggetto del film forse è il fare: le mani, gli artigiani, la fatica del costruire. È qui che lo sguardo di Wenders coglie l’essenza di Zumthor, architetto-filosofo che rivendica all’architettura una lingua propria, in opposizione allo «spreco di forme e significati». Un cinema che non trasforma l’architettura in immagine, dunque, ma prova a restituirle il corpo, il tempo e la resistenza della materia.
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AGENDA
17.00 18.30 18.30
Spazio Regione Veneto – Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione del libro Venezia e il cinema. Alle radici del mito, con prefazione di Alberto Barbera. L’autore Giuseppe Ghigi dialoga con Giandomenico Romanelli. Spazio Regione Veneto – Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Women’s Tales - Other Realms: Acting Across Space, Time and Fantasy Incontro a cura di Miu Miu e Giornate degli Autori. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A Docenti coraggiosi. Esempi di autonomia dei docenti nella produzione audiovisiva in classe, a cura di ZaLab. Spazio Regione Veneto – Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Media immersivi e formazione internazionale: l’esperienza di ImmersiVenice, spin-off di Ca’ Foscari Venezia, curata dalla docente, prematuramente scomparsa, Roberta Novielli. Spazio Regione Veneto – Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Voci, immagini e competenze: progetti in rete nel Polesine, un incontro sull’audiovisivo, la radio e la formazione per lo spettacolo, a cura del Centro Operativo di Cinema e Televisione. Spazio Regione Veneto – Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione del Festival del Viaggiatore a cura dell’Associazione Inarteventi Cultura in movimento. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A Presentazione del Premio Carabba, concorso di critica cinematografica giunto alla sua quinta edizione. Il Sindacato Critici Cinematografici Gruppo Toscano (SNCCI), il cinema Spazio Alfieri Firenze in collaborazione con FST Lanterne Magiche, con il sostegno di Unicoop Firenze, indice il premio dedicato al giornalista e critico fiorentino Claudio Carabba. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Nella sezione Confronti 2026, Giuseppe Bonito presenta Fame D’aria (Italia, 2026, 95’). Pietro è in viaggio verso la Puglia con Jacopo, suo figlio autistico. All’improvviso la loro auto si ferma. Vengono soccorsi da Oliviero, un meccanico del posto. Pietro e Jacopo trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che un tempo era anche una pensione. Ad aiutare Agata c’è Gaia, che crea un legame profondo con Pietro. Match Point Arena | Tennis Club Excelsior The Art and Craft of Cinema, Masterclass Biennale Cinema promossa da Cartier e La Biennale ospita oggi il regista italiano Luca Guadagnino (Leone d’Argento per la migliore regia nel 2022 per Bones and All). Conduce Stéphane Lerouge. Spazio Incontri | Hotel Excelsior Condotto dallo storico del cinema ed ex caporedattore internazionale di Variety, Peter Cowie, il panel dedicato a Biennale College Cinema vede protagonisti i quattro lungometraggi passati in Mostra in questi giorni, provenienti da Messico, Italia, Stati Uniti e Hong Kong e Thailandia (coproduzione), che offrono una visione giovane e cosmopolita. Biennale College è infatti concepita per scoprire nuovi talenti provenienti da una moltitudine di esperienze, storie, luoghi. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A Presentazione del progetto Per un pugno di film a cura di Cineteca di Bologna, Fondazione Sistema Toscana Lanterne Magiche (La Scuola con il Cinema), Cineteca Milano. Spazio Regione Veneto – Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Special preview del lungometraggio Carpediem di Dennis Dellai, a cura dell’Associazione Progetto Cinema. Il dramma della malattia, il rigore della ricerca, la magia della neve e dei boschi dell’Altopiano di Asiago, la dedizione di medici, scienziati e infermieri, la speranza e la gioia della guarigione sono i toni che si alternano nel film e rendono avvincente la storia del medico e della bambina, due vite unite dal destino. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A Laboratorio CinemaSarà. 10 azioni per salvare il cinema… adesso! Coprogettazione, confronto e ascolto del pubblico giovane (max 25 partecipanti), a cura di Cineteca Milano. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A Panel di presentazione del progetto Da spettatori a operatori culturali: il caso de Il Cinema Ritrovato Young e Le Monde est à Nous, a cura di Fondazione Cineteca di Bologna. Auditorium Santa Maria Elisabetta Il Believe Film Festival porta la “Festa del Cinema Giovane” al Lido con un aperishorts che riunisce giovani cineasti, studenti, professionisti, produttori e amici del Believe, unendo networking, incontri, novità e una dimensione più informale e partecipativa.
83. VENICE FILM FESTIVAL
INTERVISTA NICOLA TIMPONE
Direttore Premio Internazionale Marateale
SPECIAL
English version
HO CONOSCIUTO NICOLA NEL 2012, MI HA ACCOLTO COME SE CI CONOSCESSIMO DA SEMPRE: «ALLORA, QUANDO VIENI IN BASILICATA?». GLI RISPONDO: «SE MI INVITI, NON CI SONO MAI STATO». MI HA ORGANIZZATO UN MERAVIGLIOSO VIAGGIO DI UNA SETTIMANA. MI HA FATTO SCOPRIRE ALCUNI DEI LUOGHI PIÙ BELLI DI QUESTA REGIONE STRAORDINARIA, DI CUI MI SONO IMMEDIATAMENTE INNAMORATO, PERCHÉ È DIFFICILE NON INNAMORARSI DI UN POSTO DEL GENERE Alberto Barbera
di Massimo Bran
D
iciotto edizioni, cento volti e una storia che continua. Il Premio Internazionale Marateale è arrivato alla Mostra del Cinema di Venezia con la presentazione del libro dedicato ai protagonisti e alla storia del Premio. Autore del volume è Nicola Timpone, infaticabile direttore del Premio, che attraverso protagonisti e testimonianze ricostruisce al meglio la crescita della kermesse cinematografica lucana. Ad aprire il libro un altro Direttore con la “D” maiuscola, Alberto Barbera, che firma la prefazione di una pubblicazione che celebra i primi diciotto capitoli di un progetto nato dal quanto mai felice incontro tra cinema e Basilicata. Il volume ripercorre infatti il lungo cammino di una manifestazione che, edizione dopo edizione, ha saputo costruire un punto d’incontro tra cinema, cultura e territorio, portando a Maratea alcuni dei nomi più significativi del panorama cinematografico e dello spettacolo italiani ed internazionali.
tratte estive verso Maratea. Oggi ci sono treni che permettono di arrivare da Roma a Maratea in due ore e quaranta e questo sicuramente ci ha facilitato molto. Devo ammettere che all’inizio anche alcune istituzioni erano tiepide nei nostri confronti. Oggi le cose sono cambiate: abbiamo la Presidente della Film Commission Lucana, insieme a tutto il suo staff, che ci è molto vicina svolgendo un lavoro davvero egregio. La Regione e le istituzioni hanno cominciato a credere nel progetto, ma soprattutto hanno iniziato a farlo anche le grandi case di produzione. Rispetto al passato, oggi le cose sono completamente cambiate. Si stanno avvicinando moltissimi sponsor e partner nazionali, quindi siamo sulla buona strada. Credo che il prossimo anno porterà diversi cambiamenti e molte sorprese, che sveleremo a breve. Con la maturità dei diciotto anni arrivano anche nuove cose da scoprire. Dopo l’adolescenza, insomma, si diventa adulti e, da adulti, si cerca di fare qualcosa di diverso. La storia continua, come recita anche il sottotitolo del libro.
Al Premio Marateale sono passati “I 100 volti che hanno reso grande la kermesse cinematografica lucana”. Come ha fatto ad attrarre così tante personalità in Basilicata? Non è certo solo merito mio. Il festival si svolge a Maratea, una delle più belle località di mare in Italia. Lo organizziamo nella terza settimana di luglio, in piena estate. Il teatro principale è un bellissimo e iconico albergo sul mare: si arriva, ci si rilassa e allo stesso tempo si partecipa a moltissimi incontri. Soprattutto negli ultimi anni si sono create moltissime connessioni che hanno contribuito in maniera significativa a dare sempre maggiore notorietà del festival. Andare a Maratea significa incontrare attori, registi, ma anche la filiera tutta dell’industria cinematografica, produttori, distributori, direttori di rete e naturalmente giornalisti. Proprio per questo negli ultimi anni abbiamo ideato delle masterclass che stanno riscuotendo un successo enorme.
Vorrei soffermarmi un attimo sulla parte più emozionale del volume. Ha raccolto cento volti che hanno contribuito a rendere grande la kermesse cinematografica lucana. Nel raccontarli, c’è stato un ricordo su tutti che l’ha emozionata di più? L’esperienza più bella è stata sicuramente la presenza di Sophia Loren, una delle più straordinarie star internazionali calata in un piccolo festival che all’epoca si chiamava Giornate del Cinema Lucano. L’ho presa per mano rendendomi conto, pur attonito, che stavo accompagnando sul palco un bel pezzo di storia del cinema mondiale. Mentre camminavamo naturalmente la guardavo quasi stordito dall’intensità del momento; lei se n’è subito accorta e guardandomi mi fa: «Guaglio’, attenzione, non farmi cadere, mi raccomando!». Credo sia stata una delle emozioni più grandi che ho provato nella mia vita professionale.
Quale la difficoltà maggiore che ha incontrato nell’accendere tutta questa attenzione su Maratea? Non è stato affatto semplice. Diciotto anni fa arrivare a Maratea era piuttosto difficile: si viaggiava praticamente soltanto in autostrada, spesso interrotta, e da Roma ci volevano molte ore. Con il treno, poi, non ne parliamo. Negli ultimi anni, grazie all’intervento di alcuni imprenditori illuminati e alla crescente notorietà del festival, Frecciarossa, nostro partner storico, ha intensificato le
Photo BH Studio
Quali sono i limiti del cinema italiano oggi? È un problema di industria, di scrittura, di regia…? Difficile rispondere in poche righe, ma ad ogni modo ritengo che alla base di ogni buon film debba esserci un’ottima scrittura. Tutto, in fin dei conti, parte dalla sceneggiatura: quando è costruita come si deve il film funziona. Ecco, nella scrittura devo dire che oggi in Italia siamo purtroppo un po’ carenti, mentre negli altri segmenti che compongono l’industria-cinema siamo invece ancora tra i migliori al mondo. Fortunatamente, e non è certo un caso, da tempo molte Film Commission stanno lavorando duramente in questa direzione e dei buoni frutti si cominciano ad intravedere.
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83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 7, 2026
LO SPETTACOLO CONTINUA CON MYMOVIES ONE Sala Web 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
LUNGOMETRAGGI DI BIENNALE COLLEGE CINEMA DEMETRA IN ESILIO di Maria Giovanna Cicciari (Italia, 80’) | disponibile il 3 settembre GU SHI di Amie Song (USA, Hong Kong, Thailandia, 83’) | disponibile il 4 settembre TIJUANA, TODAVÍA di Gabriel Gutierrez Morales (Messico, 94’) | disponibile il 5 settembre GIORNATE DEGLI AUTORI - EVENTI SPECIALI IL MASSACRO di Cosimo Messeri (Italia, 94’) | disponibile dall’8 settembre SE VENISSE ANCHE L’INFERNO di Samuele Rossi (Italia, 90’) | disponibile dal 9 settembre GIORNATE DEGLI AUTORI I PLANT MY HAND IN THE GARDEN di Boris Hadžija, Hoda Taheri (Germania, Serbia, Stati Uniti, 83’) disponibile dal 3 settembre LES INDES di Pauline Julier, Nicolas Chapoulier (Svizzera, Spagna, 81’) | disponibile dal 5 settembre SALÓN DE BELLEZA di Nathalia Acevedo (Messico, Francia, 110’) | disponibile dall’8 settembre CAMOUFLAGE di Mykyta Gibalenko (Germania, 102’) | disponibile dal 9 settembre DEAR AJAYI di Damilola Orimogunje (Nigeria, Germania, 120’) | disponibile dal 10 settembre AGATA THE WRITER di Kuba Dorabialski (Australia, 95’) | disponibile dal 6 settembre ore 20:00 GIORNATE DEGLI AUTORI - NOTTI VENEZIANE MEMORIA DEL LAMPO di Riccardo Giacconi (Italia, 71’) | disponibile dal 5 settembre LA LEGGENDA DEL DESERTO di Elisabetta Giannini (Italia, 71’) | disponibile dall’8 settembre AUBER 89 di Giuseppe Schillaci (Francia, Italia, 80’) | disponibile dal 10 settembre GIORNATE DEGLI AUTORI - CONFRONTI I NISIDIANI di Riccardo Brun (Italia, 90’) | disponibile dall’8 settembre
www.mymovies.it/one 14
SCREENINGS
83. VENICE FILM FESTIVAL
8.45
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
SALA GIARDINO
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS press - industry
HOMBRE AL AGUA
Gael García Bernal (116') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
9.00
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION press - industry
ARRESTED MEMORY
SABU (87') v.o. cinese mandarino, giapponese, taiwanese st. italiano/inglese
9.00
11.15
SALA DARSENA
VENEZIA 83 press - industry
L’ESTRANEA (THE SPIRAL)
THE PERVERT’S GUIDE TO UTOPIAS
Sophie Fiennes (133') v.o. inglese st. italiano/inglese
11.15 VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
VALERIE A TÝDEN DIVŮ (VALERIE AND HER WEEK OF WONDERS) Jaromil Jireš (77') v.o. ceco st. italiano/inglese
11.30
9.00 PALABIENNALE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION press - industry
OASE (OASIS)
Jannis Lenz (118') v.o. tedesco st. italiano/inglese
9.00
SALA CASINÒ
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES – PARTE II (LIFE OF JORGE LUIS BORGES – PART II) Mariano Llinás (90') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES – PARTE III (LIFE OF JORGE LUIS BORGES – PART III) Mariano Llinás (104') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
9.00
SALA CORINTO
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
BOATBUILDERS 9.00
SALA PERLA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC press - industry
PUCA
Sara Scalera (15') v.o. italiano st. inglese
METEORITO (METEORITE)
Sebastián Múnera (80') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
9.00
SALA ASTRA 1
BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico - tutti gli accrediti
MOONFISH
ARRESTED MEMORY
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES – PARTE I (LIFE OF JORGE LUIS BORGES – PART I)
THE ECHO CHAMBER 11.30
SALA PASINETTI
VENICE PRODUCTION BRIDGE - FINAL CUT gold - trade rough cut
ELDORADO, THE TASTE OF THE SOUTH (ELDORADO, LE GOÛT DU SUD) Alaa Eddine Aljem 47' (100') v.o. arabo st. inglese
13.45
SALA PERLA
SALA PERLA
GIORNATE DEGLI AUTORI pubblico - tutti gli accrediti
A VECES ME ENTRA TRISTEZA, OTRAS VECES REBELIÓN (SOMETIMES SADNESS, SOMETIMES REBELLION)
María Aparicio (96') v.o. spagnolo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
11.00 VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
SALA ASTRA 1
LA LUNGA NOTTE DEL ’43 (LONG NIGHT OF 1943) Florestano Vancini (105') v.o. italiano st. inglese
VENICE PRODUCTION BRIDGE - FINAL CUT gold - trade rough cut
OCCUPATIONAL HAZARDS (AL IHTILAL WA AL HAL) Bassel Ghandour 60' (100') v.o. arabo, ebraico st. inglese
Tommaso Usberti (76') v.o. italiano st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
14.00 PALABIENNALE VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
GA-NEUNG-HAN SA-RANG (POSSIBLE LOVE) 14.00
SALA CORINTO
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
POPIÓŁ I DIAMENT (ASHES AND DIAMONDS) Andrzej Wajda (104') v.o. polacco st. italiano/inglese
SALA ASTRA 2
SALA CASINÒ
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES – PARTE III (LIFE OF JORGE LUIS BORGES – PART III)
19.00
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
JUPITER 19.15
SALA PASINETTI
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
VALERIE A TÝDEN DIVŮ (VALERIE AND HER WEEK OF WONDERS) Jaromil Jireš (77') v.o. ceco st. italiano/inglese
19.30
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico
L’ESTRANEA (THE SPIRAL)
SALA CORINTO
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti Luke Lorentzen (103') v.o. inglese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
16.30
SALA PERLA
GIORNATE DEGLI AUTORI pubblico - tutti gli accrediti
19.30
SALA CASINÒ
ORIZZONTI press - industry
MIA MERA STI ZOI TIS TZO: KEFALAIO FAIDRA (A DAY IN THE LIFE OF JO: CHAPTER PHAEDRA) Jacqueline Lentzou (88') v.o. greco st. italiano/inglese
19.30
REVOLVER
Paoli De Luca (20') v.o. italiano, napoletano st. italiano/inglese
LONDON
Rubaiyat Hossain (88') v.o. bengalese, inglese st. italiano/inglese
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
LOOK BACK
SALA PERLA
MUSK
SALA VOLPI
UNA STORIA (A COMMON STORY) 20.00
LEONE D’ORO ALLA CARRIERA A ELLEN BURSTYN a seguire VENICE OPEN - FUORI CONCORSO CORTOMETRAGGI
FLESH IMPACT
PALABIENNALE
VENEZIA 83 pubblico
LOOK BACK
Hirokazu Koreeda (100') v.o. giapponese st. italiano/inglese
17.00
SALA ASTRA 1
83. VENICE FILM FESTIVAL
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
THE DIFFICULT BRIDE
Rubaiyat Hossain (88') v.o. bengalese, inglese st. italiano/inglese
17.15
Avi Mograbi (24') v.o. ebraico st. italiano/inglese
I FIGLI DELLA SCIMMIA (THE CHILDREN OF THE MONKEY)
Laura Poitras, Rachel Lauren Mueller (25') v.o. inglese, spagnolo st. italiano/inglese
22.00
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
ARRESTED MEMORY
SABU (87') v.o. cinese mandarino, giapponese, taiwanese st. italiano/inglese
SALA CORINTO
GIORNATE DEGLI AUTORI press - industry
CAMOUFLAGE
Mykyta Gibalenko (102') v.o. ucraino, tedesco, russo, inglese st. italiano/inglese
22.00
SALA VOLPI
MIA MERA STI ZOI TIS TZO: KEFALAIO FAIDRA (A DAY IN THE LIFE OF JO: CHAPTER PHAEDRA) Jacqueline Lentzou (88') v.o. greco st. italiano/inglese
PALABIENNALE
L’ESTRANEA (THE SPIRAL) Paolo Strippoli (115') v.o. italiano st. inglese
SALA GRANDE
NO PARADISE IF YOU ARE KILLED BY A WOMAN Halkawt Mustafa (110') v.o. curdo sorani st. italiano/inglese
Opera Prima Direttore responsabile Venezia News Massimo Bran
Hirokazu Koreeda (100') v.o. giapponese st. italiano/inglese
Maggie Gyllenhaal (22') v.o. inglese st. italiano/inglese
HALAYON (WILD ASPARAGUS)
SALA CASINÒ
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
SALA GRANDE
83. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA pubblico - tutti gli accrediti
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
23.50
Anna Foglietta (107') v.o. italiano st. inglese
Phuttiphong Aroonpheng (118') v.o. thai st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
21.00
VENEZIA 83 pubblico
ORIZZONTI press - industry
YAK MAI (THE BURNING GIANTS)
Mariano Llinás (130') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
22.30
Alex Gibney (225') v.o. inglese st. italiano/inglese intervallo intermission 10'
19.30
SALA DARSENA
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES – PARTE I (LIFE OF JORGE LUIS BORGES – PART I)
ORIZZONTI press - industry
19.30
SALA GRANDE
SALA ASTRA 1
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
22.00 SALA CORINTO
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
21.00
Anna Foglietta (107') v.o. italiano st. inglese
16.30
17.00
POPIÓŁ I DIAMENT (ASHES AND DIAMONDS)
UNA STORIA (A COMMON STORY)
Márcio Picoli, Victor Marco (90') v.o. portoghese st. italiano/inglese
THE DIFFICULT BRIDE
SALA PASINETTI
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
ORIZZONTI press - industry
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico 14+ - tutti gli accrediti
SALA ASTRA 2
21.00
21.30
UNE FEMME AUJOURD’HUI (A WOMAN TODAY)
Robert Guediguian (123') v.o. francese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Muayad Alayan (112') v.o. arabo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Barthélémy Grossmann (106') v.o. inglese st. italiano/inglese
Paolo Strippoli (115') v.o. italiano st. inglese
Conduce Stéphane Lerouge
HIWAR MA’ ALBAHR (CONVERSATION WITH THE SEA)
FATHER JOE
CARTIER – THE ART AND CRAFT OF CINEMA tutti gli accrediti, senza prenotazione
MASTERCLASS LUCA GUADAGNINO
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
Andrzej Wajda (104') v.o. polacco st. italiano/inglese
15.30 BIENNALE MATCH POINT ARENA
Victor Kossakovsky (105') v.o. italiano, tedesco st. inglese/italiano
THEY’RE HERE
Sophie Fiennes (133') v.o. inglese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Mariano Llinás (104') v.o. spagnolo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
HOLY WOOD DUST
14.30
SALA GIARDINO
Alexandre Smia (87') v.o. francese st. italiano/inglese
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
BOATBUILDERS
11.00
11.00
SALA PASINETTI
SALA DARSENA
MUSK
THE PERVERT’S GUIDE TO UTOPIAS
Roman Polański (112') v.o. inglese st. italiano
14.45
KVINDE UKENDT (WOMAN UNKNOWN)
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FILM ON FILMS pubblico - tutti gli accrediti
CUL-DE-SAC
PRIMA DELLA GUERRA (BEFORE THE WAR)
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
Paolo Strippoli (115') v.o. italiano st. inglese
21.00
16.30
Caterina Bertini, Blu Fasoli (20') v.o. italiano st. inglese
14.15
L’ESTRANEA (THE SPIRAL)
17.30
SALA ASTRA 1
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
DOVE LE LACRIME ASPETTANO (WHERE THE TEARS AWAIT)
Youssef Chebbi 61' (105') v.o. arabo st. inglese
SALA GRANDE
Alex Gibney (225') v.o. inglese st. italiano/inglese intervallo intermission 10'
Mariano Llinás (90') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
Andrea Pallaoro (123') v.o. inglese st. italiano/inglese
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
VENEZIA 83 press - industry
May el-Toukhy (124') v.o. danese st. italiano/inglese
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES – PARTE II (LIFE OF JORGE LUIS BORGES – PART II)
VENEZIA 83 tutti gli accrediti
10.00
PLAGUE (BALAA)
Muayad Alayan (112') v.o. arabo st. italiano/inglese
HIWAR MA’ ALBAHR (CONVERSATION WITH THE SEA)
11.30 PALABIENNALE
14.00
VENICE PRODUCTION BRIDGE - FINAL CUT gold - trade rough cut
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
15.00
Mariano Llinás (130') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
SALA PASINETTI
20.15
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
SALA GIARDINO
SABU (87') v.o. cinese mandarino, giapponese, taiwanese st. italiano/inglese
Chang-dong Lee (164') v.o. coreano st. italiano/inglese
Daniel Zvereff (89') v.o. inglese st. italiano/inglese
9.15
SALA DARSENA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico - tutti gli accrediti
Luke Lorentzen (103') v.o. inglese st. italiano/inglese
17.15 PALABIENNALE
VENEZIA SPOTLIGHT press - industry
14.30
SALA CORINTO
Paolo Strippoli (115') v.o. italiano st. inglese
ORIZZONTI tutti gli accrediti
14.30
English version
SALA DARSENA
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
Tommaso Landucci (110') v.o. italiano st. inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Redazione Marisa Santin (coordinamento editoriale), Mariachiara Marzari (immagine e comunicazione), Paola Marchetti (direzione organizzativa), Davide Carbone, Chiara Sciascia, Fabio Marzari, Luca Zanatta (graphic design) Hanno collaborato Nicola Davide Angerame, Loris Casadei, Maria Casadei, Roberta De Rossi, Massimo Macaluso, Giorgio Placereani, Roberto Pugliese, Riccardo Triolo, Delphine Trouillard, Andrea Zennaro, Adele Spinelli, Alberto Marzari Annarita Brancaforte, Laura Nortilli, Roberto Rantucci, Anna Louise Whitney Relazioni istituzionali Giancarlo Di Gregorio
Daily Venezia 83 Supplemento di Venezia News n. 315-316 settembre-ottobre 2026 Autorizzazione del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996
Stampa CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it Assistenza tecnica B-Life Srl Venezia Special partner
redazione@venezianews.it www.venezianews.it/daily2026
15
83. VENICE FILM FESTIVAL
THE VENICE VENICE HOTEL
CANNAREGIO 5631
SEPTEMBER 7, 2026
VENICE (IT)
A POSTVENETIAN HIDDEN GEM BEST SEATS IN THE HOUSE
INFO@VENICEVENICE.COM 16
+39 041 0970300
WWW.VENICEVENICE.COM