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83. VENICE FILM FESTIVAL | SEPTEMBER 6, 2026 | DAY 5
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 6, 2026
The City of Venice’s Official Show
An acrobatic interpretation of Commedia dell’Arte by Daniele Finzi Pasca in partnership with
08 → 20 SEPTEMBER 2026 TEATRO GOLDONI – VENICE COMPAGNIA FINZI PASCA IS SUPPORTED BY:
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technical partner
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83. VENICE FILM FESTIVAL
CONCORSO
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TODAY
di F.D.S.
D
i May el-Toukhy, regista egiziana-danese che oggi presenterà in Concorso il suo film Woman Unknown, ricordiamo il film precedente, Queen of Hearts (2019), con una grande Trine Dyrholm. Il film prendeva a prestito il classico canone del cinema porno, la relazione tra matrigna e figliastro, per esplorare le ambiguità e le sopraffazioni psicologiche che venivano a consumarsi all’interno della famiglia. E quello che all’inizio sembra un dono inaspettato che la donna matura e l’adolescente in erba si fanno reciprocamente, presto diviene il campo di una manipolazione psicologica intollerabile e dagli esiti tragici.
Bagliori di memoria di F.D.S.
C
hissà se anche in Possible Love, il film di Lee Changdong che verrà proiettato oggi, c’è una scena dentro un karaoke. A memoria, nei sei film che ha girato finora cinque contengono scene in cui appare un karaoke (manca in Burning solo perché uno dei protagonisti è un ragazzo ricco che porta i suoi amici a ballare in un locale di lusso). Il karaoke in Corea del Sud non è necessariamente un momento di esibizionismo e di caciara collettiva; spesso rappresenta uno strumento di inclusione all’interno di un gruppo oppure uno sfogo individuale da farsi in stanzette concepite allo scopo, al massimo per due persone. Luoghi immersivi, batiscafi dell’anima in cui inabissarsi nella propria solitudine. Viene in mente quel passo di Diario d’Irlanda in cui Heinrich Böll descrive il tipico snug dei pub irlandesi, vere e proprie celle per bevitori solitari isolate da tende di cuoio dove ci si chiude come cavalli per restare soli col proprio dolore e la bottiglia di whiskey. Tra i grandi registi coreani, Lee Chang-dong è quello che meglio sa rappresentare la commedia umana di quel Paese, le storie oscure e indecenti di proletari e piccolo borghesi in lotta contro destino e avversità. Lee manipola le trame dei suoi film con furiosa dolcezza e le porta a un punto di rottura, che può essere tragico oppure ripartenza per un nuovo cammino. Prima di iniziare la sua carriera di regista, Lee è stato scrittore di successo nel suo Paese (caratteristica che connota non pochi degli autori di questa edizione: Zeller, McDonagh,
NO MATTER HOW LABOUR, CAPITAL, OR OTHER FORCES SHAPE OUR LIVES, I BELIEVE WE CAN STILL MOVE TOWARD FREEDOM
mettiamoci pure Herzog): le sue sceneggiature descrivono con realismo spietato uomini mediocri e donne in difficoltà, lontano quindi dal barocco mitologico di Park Chan-wook o dalla visionarietà apocalittica di Bong Joon-ho. Vite private che attraversano tangenzialmente la drammatica storia coreana degli ultimi trent’anni, conservandone bagliori, memorie, nomi di persone lontane.
Slow mood E
ccoci ancora in sala. Il film sta per cominciare, le luci si abbassano, ci mettiamo comodi e ci godiamo un’esperienza completa, senza distrazioni. Stacchiamo la spina e, nuotando nel buio, ritroviamo noi stessi, perché da sempre è il dispositivo cinematografico a costituire lo spettatore attraverso condizioni fisiche precise, l’oscurità, l’immobilità, la concentrazione. Da Baudry a Metz, fino a Sobchack, la spettatorialità è sempre stata corporea. E quanto più oggi risulta riallocata su una costellazione di schermi, tanto più certo cinema ne rivendica la componente fisica. Non per nostalgia, per necessità. I film sfidano il tempo da sempre, da Rivette, il cui Out 1 sfiora le tredici ore, a Lanzmann, che con Shoah impone il tempo come misura etica, fino ai film-fiume di Béla Tarr e Lav Diaz, che torna Fuori Concorso con Makikiraan Po. Lo “slow cinema” di oggi unisce la riabilitazione della sala (i 215 minuti di The Brutalist, Leone d’Argento per la regia nel 2024, rivendicati da Corbet come atto di libertà) e l’enfasi sul formato del Nolan più recente. Quest’anno sono almeno cinque i titoli che sfidano il tempo. Il primo è il lunghissimo omaggio di Guadagnino a Bertolucci, 435 minuti spezzati in due parti di Joie de vivre, devozione che, a detta di Barbera, lascia «inchiodati allo schermo per sette ore». C’è poi Musk di Alex Gibney, Fuori Concorso. Non un omaggio, semmai un ritratto critico, a giudicare dalla stizza suscitata nel diretto interessato. Il documentario dura 225 minuti e ripercorre la carriera del tecnocrate più ricco del Pianeta, quasi che la durata costituisca una misura cautelativa contro accuse di parzialità da pamphlet. Due
Wim Wenders, a differenza di Herzog, non sembra interessato a intrattenere con l’oggetto dei suoi documentari quei furiosi corpo a corpo necessari ad estrarne la dimensione sublime in cui senso e immagine coincidono. Anzi, fin dagli anni lontani di Tokyo-Ga le sue scelte sembrano orientate all’obiettivo di disvelare i segreti di una disciplina estetica (cinema, arte, danza, musica, fotografia) attraverso il ritratto di un/a maestro/a della stessa. Sguardo calmo, controllo di ogni vibrazione emotiva, assenza di ogni forzatura: il documentario oggi in visione, dal titolo From Inside Out, è dedicato all’architettura di uno dei grandi progettisti del nostro tempo, Peter Zumthor.
Director's cuts
Mi sembra che la SELEZIONE ITALIANA di quest’anno sia, rispetto agli ultimi anni, più forte, se non altro per il valore delle proposte e per la loro diversità. Ed è il cinema di genere, oggi, uno dei luoghi in cui si sperimenta di più. Forse è proprio lì la chiave del rinnovamento. Il modo più diretto per agganciare il pubblico, del resto, è parlargli attraverso codici che già conosce per poi proporgli qualcosa di nuovo dentro quella cornice. È proprio anche attraverso la rilettura e il tentativo di ridefinizione contemporanea dei generi che i nostri autori oggi tentano di rivitalizzare il nostro cinema.
titoli XL ruotano ancora attorno al potere, stavolta quello russo. Il primo dura 355 minuti ed è già pensato per una distribuzione in capitoli su MUBI: My Undesirable Friends: Part II - Exile, di Julia Loktev, segue le giornaliste viste in Last Air in Moscow, in fuga dalla Russia ed esiliate in tredici paesi. Destino distributivo analogo ebbero nel 2018 le quattordici ore in tre parti di La Flor di Mariano Llinás, Fuori Concorso quest’anno con Biografía de Jorge Luis Borges, altra opera monstre di 330 minuti. Il secondo film sul potere russo arriva tra le proteste formali dell’Ucraina, che ne condanna l’inclusione a Venezia additando finanziatori filorussi, e Barbera che risponde a dovere. Dau di Khrzhanovsky dura 195 minuti ed è la sintesi di un progetto ventennale che ha visto il regista ricostruire a Kharkiv un istituto in cui centinaia di persone hanno vissuto e lavorato come nel regime sovietico. Da quel materiale sono nati quattordici lungometraggi e tre serie, ma a essere messi alla prova non sono tanto gli spettatori quanto i partecipanti stessi, la cui vita, per lunghi periodi, ha finito per coincidere con i tempi della finzione scenica. Un caso a parte sono i 164 minuti di Possible Love, ritorno in Concorso dopo ventiquattro anni di Lee Chang-dong. Destinato a Netflix, il dramma familiare conserva però un percorso pienamente cinematografico e festivaliero, prima Venezia, poi Toronto, quindi l’uscita in sala in diversi territori e solo alla fine la piattaforma. Quando la durata coincide con l’integrità… Riccardo Triolo
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83. VENICE FILM FESTIVAL
FUORI / CONCORSO
La forma dello spazio
THE ECHO CHAMBER IS ABOUT THE RESIDUES PEOPLE LEAVE INSIDE ONE ANOTHER – MEMORIES, WOUNDS, DESIRES, DEPENDENCIES – AND THE WAYS RELATIONSHIPS CAN BECOME SPACES OF BOTH REFUGE AND ENTRAPMENT
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Andrea Pallaoro
Assenze ingombranti
© Beniamino Barrese
di Davide Carbone
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on From Inside Out Wim Wenders ritorna a una delle passioni che lo accompagna fin dall’infanzia: l’architettura. Il documentario è dedicato a Peter Zumthor, uno dei grandi architetti contemporanei, già vincitore del Pritzker Prize. Per Wenders l’interesse per l’architettura precede il cinema. Da ragazzo disegnava edifici e riempiva la propria stanza di fotografie di Brasilia, la città modernista progettata da Oscar Niemeyer. L’architettura rappresentava allora, per lui, il linguaggio attraverso il quale dare forma al futuro. Il film attraversa alcuni degli edifici più significativi di Zumthor, senza per questo voler offrire una tradizionale lezione di architettura. Partendo dalla battuta dell’architetto secondo cui «iniziamo tutti da una casa» e adottando la tecnologia 3D, Wenders accompagna lo spettatore dentro gli spazi attraverso gli occhi di chi li abita, li visita o ci lavora. Il suo obiettivo è quello di far percepire l’architettura senza necessariamente spiegarla, facendo parlare la luce, i materiali, le proporzioni, il silenzio… L’architettura di Zumthor, che ha costruito relativamente poco caratterizzandosi, di fatto, come una sorta di “archistar anti-archistar”, è particolarmente adatta al raggiungimento di questo scopo, dato che è fatta di materia, atmosfera, artigianalità e attenzione radicale al luogo in cui nasce. From Inside Out non è tanto un film meramente su Peter Zumthor, quanto più estesamente sull’atto di guardare e sull’importanza di tornare a vedere ciò che diamo spesso per scontato. Wenders usa il cinema per rallentare lo sguardo facendoci vivere dentro uno spazio, al contempo disegnato e costruito, così da far diventare l’architettura un’esperienza fisica. Delphine Trouillard
WIM’S SIX
I
l cinema di Andrea Pallaoro si muove da sempre lungo una linea sottile, quasi impercettibile, che separa il visibile dall’invisibile, il detto dal taciuto. I suoi film sembrano abitare uno spazio in cui il racconto procede per sottrazione più che per accumulo, affidandosi a corpi, silenzi e sguardi per far emergere ciò che resta fuori campo. È proprio in questa tensione verso l’assenza che si definisce una poetica riconoscibile, capace di trasformare il dramma individuale in esperienza universale. Fin dagli esordi, Pallaoro ha mostrato un’attenzione quasi ossessiva per la dimensione interiore dei personaggi, spesso isolati, incapaci di comunicare se non attraverso gesti minimi o frammenti di presenza. In opere come Hannah e Monica, il racconto si costruisce attorno a figure segnate da una frattura profonda con il mondo circostante. Non c’è mai un vero compiacimento narrativo: la macchina da presa osserva, resta, attende. Il tempo si dilata, si fa materia stessa del film, permettendo allo spettatore di entrare in un rapporto intimo con ciò che accade sullo schermo. A distinguere le sue regie è la capacità di non offrire mai soluzioni; i suoi film non guidano lo spettatore, lo mettono di fronte a un vuoto da colmare, un’immagine da completare. Anche il rapporto con la componente attoriale rivela questa tensione. Interpreti come Charlotte Rampling (Coppa Volpi con Hannah nel 2017) e Trace Lysette vengono dirette verso una recitazione trattenuta, essenziale, in cui ogni emozione sembra filtrata, compressa, pronta a emergere solo in controluce. È una recitazione che si accorda perfettamente con la costruzione visiva dei suoi film, fatta di inquadrature statiche, spazi chiusi come nel caso proprio di The Echo Chamber, geometrie che riflettono la condizione emotiva dei personaggi. Nel cinema di Pallaoro il fuori campo non è solo una scelta estetica, ma un principio etico: ciò che non viene mostrato acquista un peso maggiore di ciò che appare. È lì che si annidano le ferite, le assenze, le memorie. Ed è lì che lo spettatore è chiamato a intervenire, a partecipare attivamente al processo di significazione. In un panorama spesso dominato dall’urgenza del racconto e dalla sovraesposizione delle immagini, Pallaoro sceglie la via opposta: rallentare, sottrarre, lasciare spazio. Il suo è un cinema che chiede tempo e attenzione, ma che in cambio restituisce un’esperienza rara, capace di interrogare in profondità il nostro modo di guardare e di stare al mondo.
SEPTEMBER 6, 2026
Alice nelle città (1974) Capolavoro del road movie in bianco e nero, il vagare di un uomo e una ragazzina tra America ed Europa traccia una mappa sentimentale dove il potere salvifico dello sguardo fotografico unisce due anime alla deriva.
Paris, Texas (1984) Palma d’Oro a Cannes, è un viaggio ipnotico scandito dalle musiche di Ry Cooder e dai colori del deserto americano. Una meditazione su silenzio, dolore, alienazione e sull’umano desiderio di connessione.
Il cielo sopra Berlino (1987) Con protagonisti Bruno Ganz e Solveig Dommartin e un cameo di Nick Cave and the Bad Seeds, un tributo lirico e umanista all’esistenza che recupera, attraverso frammenti di storie individuali, la memoria storica e visiva di Berlino e dei suoi abitanti. Fino alla fine del mondo (1991)
Direttore responsabile Venezia News Massimo Bran
83. VENICE FILM FESTIVAL
Daily Venezia 83 Supplemento di Venezia News n. 315-316 settembre-ottobre 2026 Autorizzazione del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996 redazione@venezianews.it www.venezianews.it/daily2026
Redazione Marisa Santin (coordinamento editoriale), Mariachiara Marzari (immagine e comunicazione), Paola Marchetti (direzione organizzativa), Davide Carbone, Chiara Sciascia, Fabio Marzari, Luca Zanatta (graphic design) Hanno collaborato Nicola Davide Angerame, Loris Casadei, Maria Casadei, Roberta De Rossi, Massimo Macaluso, Giorgio Placereani, Roberto Pugliese, Riccardo Triolo, Delphine Trouillard, Andrea Zennaro, Adele Spinelli, Alberto Marzari Annarita Brancaforte, Laura Nortilli, Roberto Rantucci, Anna Louise Whitney Relazioni istituzionali Giancarlo Di Gregorio Stampa CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it Assistenza tecnica B-Life Srl Venezia Special partner
Una riflessione sulla fine del millennio che attraverso il genere del road movie fantascientifico esplora il rapporto dell’uomo con le immagini e la tecnologia sulla soglia di un’apocalisse moderna.
Anselm (2023) Fondendo la pratica cinematografica con pittura e scultura, Wenders indaga l’universo dell’artista tedesco Anselm Kiefer mostrando come la forza creatrice della pratica artistica possa interrogare il peso storico della Germania postbellica.
Perfect Days (2023) Uno straordinario Kōji Yakusho interpreta un addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo in un commovente inno alla vita quotidiana, ai dettagli invisibili e alla forza silenziosa del presente. Roberto Rantucci
FRONT ROW
83. VENICE FILM FESTIVAL
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Press conferences PALAZZO DEL CASINÒ
Arrivals
12.00 FROM INSIDE OUT – THE ARCHITECTURE OF PETER ZUMTHOR (Venice Open – Fuori Concorso) 12.40 GA-NEUNG-HAN SA-RANG (POSSIBLE LOVE) (Venezia 83) 13.45 THE ECHO CHAMBER (Venezia 83) 14.30 KVINDE UKENDT (WOMAN UNKNOWN) (Venezia 83)
Lee Chang-dong, Jeon Do-yeon, Sul Kyung-gu, Zo In-sung, Cho Yeo-jeong, Andrea Pallaoro, Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon, May el-Toukhy, Mathilde Arcel, Carsten Bjørnlund, Thorbjørn Hedegaard, Marina Bouras, Paolo Strippoli, Jasmine Trinca, Valeria Bruni Tedeschi, Adriano Giannini, Romana Maggiora Vergano, Wim Wenders, Peter Zumthor, Mariano Llinás, Ernesto Montequín, Victor Kossakovsky, Stefano Mancuso, Rubaiyat Hossain, Zaineen Chowdhury Karim, Rikita Nondine Shimu, Sunerah Binte Kamal, Azmeri Haque, Jannis Lenz, Florian Geißelmann, Anton Petzold, Mathilda Smidt, Godehard Giese, Gael García Bernal, Esmeralda Pimentel, Manuel García Rulfo, Jorge Salinas, Ricky Martin, Francesca Archibugi, Kuba Dorabialski, Mia Wasikowska, Mia Morrissey, Federico Francioni, Samuele Sestieri, Carlotta Velda Mei, Paoli De Luca, Marcio Picoli, Victor Di Marco
Cast Primetime
Greta Scarano
Kasia Smutniak
Jasmine Trinca e Louis Garrel
Robert Pattinson
PAST CONFERENCE
...SEMPLICEMENTE IN QUESTI TRENT’ANNI I MIEI FILM NON ERANO MAI PRONTI IN ESTATE Noel e Liam Gallagher
Nanni Moretti 5
83. VENICE FILM FESTIVAL
FUORI CONCORSO
SEPTEMBER 6, 2026
il resto del mondo. Per questo è nato Holy Wood Dust. Stefano Mancuso non è solo protagonista ma anche co-sceneggiatore. Come è nato il dialogo tra uno scienziato che studia l’intelligenza delle piante e un regista che prova a renderla visibile? Una collaborazione da sogno. Sei anni fa gli scrissi che avevo letto i suoi libri; un minuto dopo la sua risposta. Aveva visto i miei film e voleva incontrarmi a sua volta. A me serviva la sua scienza per rendere credibile il film, a lui il linguaggio visivo per dare forza al suo messaggio. Abbiamo scelto come “protagonista” della storia un albero di Natale, presenza che accompagna la vita di molti di noi fin da bambini, aprendo la strada a un film per famiglie. Per trasferire sullo schermo le meravigliose visualizzazioni dei microscopi, il mio team italiano (Gianmarco Donaggio e Filippo Ricordi) ha collegato lenti scientifiche e macchina da presa, regalando immagini mai viste prima nemmeno dagli scienziati.
INTERVISTA VICTOR KOSSAKOVSKY di Marisa Santin
L
a tempesta Vaia del 2018 ha abbattuto milioni di alberi, cambiando per sempre il paesaggio alpino del Nordest. Il documentario di Victor Kossakovsky intreccia scienza e cinema per raccontare, in stretto dialogo con il botanico Stefano Mancuso, la distruzione ma anche la rinascita del bosco. In Holy Wood Dust le ferite di Vaia diventano il punto di partenza per una riflessione sulla vita segreta degli alberi. Quali aspetti dei luoghi colpiti da Vaia hanno inciso di più sulla nascita del film? Vaia ha distrutto 15 milioni di alberi, ma è stata solo l’inizio. Le conseguenze hanno cambiato drasticamente il paesaggio delle Dolomiti. C’è però della bellezza in questa storia terribile. Tutte le persone che ho incontrato quando ho visitato quei luoghi mi hanno detto che la tempesta e ciò che è successo dopo (non lo dico qui, lo vedrete nel film) hanno cambiato per sempre la loro percezione della natura. La natura ha impartito una lezione che chi vive in quei territori ha fatto propria, e speriamo valga anche per
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In Gunda avevate eliminato la musica per non imporre emozioni umane agli animali. Qui il paesaggio sonoro dialoga con le musiche di Adrian Berenguer. Perché gli alberi hanno chiesto un approccio diverso? Il Natale è un tempo luminoso che non si immagina senza musica e per il viaggio del nostro abete “protagonista” cercavo quindi la musicalità luminosa di un Nino Rota contemporaneo. L’ho trovata nello spagnolo Adrian Berenguer, la cui musica trasforma questa storia tragica in una favola, pensata per ogni bambino e ogni adulto del pianeta, persino per Papa Leone XIV. Senza presenza umana la natura appare cupa; quando entrano le persone, con il lavoro, con la cura, con la curiosità dei bambini, la luce si accende e la musica si addolcisce. Ha voluto mostrare anche il lato vitale, e non solo distruttivo, del rapporto tra l’uomo e la natura? Cerco sempre quella che nel mio team chiamiamo la “Chu-Cha”, ovvero “l’orribilmente bello”: quei gesti splendidi che ci rapiscono anche dentro circostanze terribili. Holy Wood Dust parla di come l’uomo sia in grado di fare cose orribili e meravigliose allo stesso tempo, spesso senza accorgersene, o scegliendo di non voler distinguere la differenza. Il mio non è un giudizio. Voglio solo che per cento minuti, guardando questo film, ci si possa sentire felici.
SOUNDTRACKS L’83. edizione attraverso in/dimenticabili momenti di musica per il cinema a cura di F.D.S.
SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE_I Rolling Stones stanno spopolando in questa
Mostra tanto rock. Out of time è una colonna portante di Wilde Horse Nine di McDonagh e She’s a rainbow è la flagship song del film di Moretti. Per flagship intendiamo quelle canzoni che Moretti utilizza come esca per coinvolgere la gente attorno a sé e farla ballare. Didi di Khaled in Caro Diario, oppure Voglio vederti danzare di Battiato ne Il sol dell’avvenire. Momenti in cui il film sterza dalla narrazione per entrare in una zona emozionale ove tutti i destini si incrociano e si confondono. Moretti non si limita a inserire una canzone assassina nella colonna sonora, come fanno quasi tutti, né utilizza le canzoni per connettere in uno stesso vortice narrativo i protagonisti del film (e qui ci viene in mente Paul Thomas Anderson in Magnolia): blocca il film e assiste all’effetto coinvolgente dell’ingresso di una canzone nella vita delle persone e in questo modo, celebrando la totale assimilazione emotiva che producono certi fenomeni nell’animo dell’uomo, la storia si azzera per poi ripartire di nuovo. Sono come delle verifiche di democrazia civile che il regista ci propone: davanti a una canzonetta, siamo tutti uguali. La colonna sonora di Succederà questa notte è davvero indimenticabile, perché oltre alla flagship song abbiamo quell’intermezzo incredibile del concerto di Bruce Springsteen, ripreso dal vivo. A parte illustrarci una passione rock di Moretti che non avremmo mai sospettato (anche se ricordiamo quel momento indimenticabile in cui, alla fine de La stanza del figlio, la famiglia ritrova il primo momento di serenità con le note di By this River di Brian Eno). Qui un appunto: è vero che i concerti del Boss sono infiniti, ma non fai due ore di aereo in un’altra nazione per venire via a metà del concerto. Anche se hai grossi problemi di cuore… E da ultimo, la colonna sonora originale di Alberto Iglesias, il grande compositore spagnolo di Almodóvar per la prima volta prestato a Moretti. La ascoltiamo fin dalla prima, bellissima scena sulle strade di Stoccolma, dove c’era già tutto il marchio di fabbrica di Iglesias: musica da camera raffinata ma che porta con sé un senso di mistero, di inquietudine. Tre componenti musicali, dunque, ciascuna delle quali fornisce un contributo essenziale all’economia immaginaria del film. Opera che é piena di tracce e sottotracce che sembrano a un certo punto appesantirlo, ma che invece si sciolgono nel finale come se il film fosse una fiaba laica. E Moretti mi sembra abbia davvero compiuto un gesto da prestigiatore, una magia che ci consegna un film ribelle a ogni regola, che vive di una libertà nervosa e instabile, fragile e luminosa.
OASIS: DON’T LOOK BACK IN ANGER_E il Dio del Rock raccolse tutti i demoni e gli
angeli della sua coorte e disse: «Voglio tornare a dominare il Mondo. Lo voglio fare in purezza. Sono stato Prog, sono stato Punk, Post, New, Alt, sono stato questo e quello. Ora è tempo di tornare indietro, quando cominciammo a sedurre il mondo col sogno dell’Elettricità mescolata coi Tamburi. E lo farò con una band che si chiamerà Oasis e che verrà dall’Inghilterra, perché è lì che nacque tutto. Faranno canzoni che strapperanno i cuori da tanto saranno semplici e popolane, mi sono stancato degli studenti degli istituti d’Arte». E così fu. Out of competition
83. VENICE FILM FESTIVAL
MOVIES
CONCORSO
POSSIBLE LOVE GA-NEUNG-HAN SA-RANG
di Lee Chang-dong con Jeon Do-yeon, Sul Kyung-gu, Zo In-sung, Cho Yeo-jeong (Corea del Sud, 164’)
M
i-ok e Ho-seok affrontano le conseguenze del licenziamento di lui; Ye-ji, documentarista, e il marito Sang-woo conducono invece una vita agiata. Quando Ye-ji decide di girare un film sui lavoratori rimasti senza impiego, le traiettorie delle due coppie si incrociano e le differenze sociali fanno emergere desideri repressi e crepe coniugali. Otto anni dopo Burning, Lee Chang-dong torna a parlare di amore, classe e disuguaglianza. Regista, sceneggiatore e scrittore sudcoreano, Lee Chang-dong (Daegu, 1954) esplora con lucidità le fratture sociali e morali del suo Paese, trasformandole in drammi intimi e universali. Esordisce con Green Fish (1997); seguono Peppermint Candy (1999), Oasis (2002), Leone d’Argento per la regia a Venezia, Secret Sunshine (2007), Poetry (2010), premio per la sceneggiatura a Cannes, e Burning (2018). Dal 2003 al 2004 è stato ministro della Cultura. M.S.
CONCORSO
WOMAN UNKNOWN KVINDE UKENDT
di May el-Toukhy con Mathilde Arcel, Carsten Bjørnlund, Thorbjørn Hedegaard, Marina Bouras, Mia Plantin, Sofia Nolsøe, Flora Yde Sander (Danimarca, 126’)
D
animarca, secondo Dopoguerra. Marie è una bambinaia sul punto di sposare il ricco vedovo per cui lavora, un matrimonio che le garantisce sicurezza e rispettabilità. Ma la donna nasconde un segreto: una relazione avuta con un soldato tedesco durante l’occupazione. Quando quel passato riemerge, minaccia di distruggere la posizione privilegiata appena conquistata. El-Toukhy, mette in scena il corpo femminile come “campo di battaglia”, un conflitto che per la regista resta universale anche fuori dal contesto bellico. Cresciuta in un sobborgo di Copenhagen da madre danese e padre egiziano, May el-Toukhy si è diplomata alla Danish National School of Performing Arts nel 2002 e poi alla National Film School of Denmark nel 2009. Il suo esordio, Long Story Short (2015), l’ha rivelata al pubblico danese; con Dronningen (Queen of Hearts, 2019) ha vinto il premio del pubblico a Sundance ed è stata la candidata danese all’Oscar. Woman Unknown (Kvinde Ukendt) segna il suo debutto in Concorso a Venezia. C.S.
FUORI CONCORSO
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CONCORSO
THE ECHO CHAMBER di Andrea Pallaoro con Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon (Italia, Belgio, 123’)
L
eo, produttore musicale di successo alle prese con una dipendenza, e Anne, fisioterapista enigmatica, si legano in una relazione intensa e tormentata, in cui presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi. Lui lavora con il suono, con le tracce che restano anche quando una presenza non c’è più; lei con il corpo, il contatto, la cura che rischia di farsi possesso. Tra le stanze dell’appartamento risuona la voce di Ava, che attraversa il tempo e fa riaffiorare ciò che resiste ai legami e ai ricordi. Nato a Trento nel 1982 e trasferitosi in California a sedici anni, Andrea Pallaoro si è formato all’Hampshire College e al California Institute of the Arts. Ha esordito a Venezia nel 2013 con Medeas (Orizzonti), per poi tornare in Concorso con Hannah (2017, Coppa Volpi a Charlotte Rampling) e Monica (2022). Con The Echo Chamber dirige per la prima volta un copione non suo e porta sullo schermo l’ultima sceneggiatura del maestro Bertolucci, scritta insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi. C.S.
FUORI CONCORSO
FROM INSIDE OUT – THE ARCHITECTURE OF PETER ZUMTHOR di Wim Wenders (Germania, Svizzera, 114’)
N
el 2012 Wim Wenders e Peter Zumthor realizzano per la Biennale Architettura il corto Notes from a Day in the Life of an Architect e da quell’incontro nasce questo documentario in 3D dedicato al maestro svizzero, Premio Pritzker. Attraverso lo sguardo di visitatori, abitanti e artigiani, il film attraversa edifici e cantieri in diversi Paesi, restituendo l’architettura come esperienza di spazio, luce, clima e materia, che orienta la percezione del mondo e la vita quotidiana. Tra i maggiori autori del cinema europeo, Wim Wenders è una figura centrale del Nuovo Cinema Tedesco, movimento di rinnovamento nato negli anni ‘60. Vince il Leone d’Oro a Venezia con Lo stato delle cose (1982) e la Palma d’Oro a Cannes con Paris, Texas (1984). Alternando fiction e documentario, firma film che hanno segnato il cinema contemporaneo e sono entrati nell’immaginario collettivo: L’amico americano (1977), Il cielo sopra Berlino (1987), Lisbon Story (1994), Fino alla fine del mondo (1999), Buena Vista Social Club (1999), Pina (2011) e Perfect Days (2023), per citarne solo alcuni. M.S.
FUORI CONCORSO
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES di Mariano Llinás (Argentina, 330’)
N
ato da una commissione dell’Institute for Studies on Latin American Art di New York, che conserva la più vasta collezione al mondo di manoscritti, lettere e prime edizioni di Borges, il documentario di Llinás ricostruisce la figura dello scrittore argentino non con un racconto convenzionale, ma viaggiando nei luoghi che hanno plasmato la sua vita ed esaminando gli oggetti che restano. In cinque ore e mezza, il profilo di un uomo si dilata fino a farsi mappa di un secolo intero, dentro cui finiscono pagine, note, fotogrammi e volti che quel secolo lo hanno attraversato quanto lui. Tra i fondatori nel 2002 del collettivo indipendente El Pampero Cine, insieme a Laura Citarella, Alejo Moguillansky e Agustín Mendilaharzu, Mariano Llinás (Buenos Aires, 1975) esordisce alla regia lo stesso anno con Balnearios. Seguono Historias extraordinarias (2008, 245’) e La flor (2018, 808’), il film più lungo della storia del cinema argentino. Nel 2022 firma la sceneggiatura di Argentina, 1985 di Santiago Mitre, Golden Globe al miglior film internazionale e candidato all’Oscar. Nel 2022 sempre a Venezia, in Orizzonti, viene presentato Trenque Lauquen di Citarella (El Pampero Cine), di cui Llinás è interprete. Torna al Lido con Biografía de Jorge Luis Borges dopo aver scritto Pin de Fartie di Moguillansky, sempre in Orizzonti nel 2025. C.S.
HOLY WOOD DUST di Victor Kossakovsky (Italia, Spagna, Germania, 105’)
I
l documentario indaga le conseguenze della tempesta Vaia, il violentissimo evento meteorologico che ha colpito l’Italia nord-orientale tra il 26 e il 30 ottobre 2018. Piogge torrenziali e raffiche di vento oltre i 200 km/h provocarono la caduta di circa 14 milioni di alberi o, lasciando sul territorio tracce ancora oggi visibili. Da qui prende avvio il viaggio di Kossakovsky nella vita degli alberi, accompagnato dal botanico Stefano Mancuso, che invita a esplorare l’intelligenza delle piante e la loro capacità di percepire, apprendere e comunicare. Tra i più importanti documentaristi contemporanei, Victor Kossakovsky (Leningrado, ora San Pietroburgo, 1961) ha partecipato ai maggiori festival cinematografici internazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti. Ha fondato la Kossakovsky Film Production per sviluppare un cinema fortemente legato alla ricerca poetica e all’osservazione della realtà. Nel 2025 ha partecipato alla Biennale Architettura diretta da Carlo Ratti con Architecton, una poetica meditazione cinematografica sulla pietra come materiale da costruzione destinato a durare, in contrasto con l’enorme quantità di rifiuti prodotta dall’umanità. D.C.
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ORIZZONTI
83. VENICE FILM FESTIVAL
Biennale College
SEPTEMBER 6, 2026
WE LIVE IN AN AGE THAT WATCHES YOUNG PEOPLE CONSTANTLY, YET RARELY SEES THEM Jannis Lenz Di fronte a questo sguardo costante degli altri, i tre ragazzi scelgono di sottrarsi alla società e di rifugiarsi nel bosco. Ma anche lì finiscono per creare nuove regole e nuove strutture sociali gerarchiche. È possibile costruire uno spazio veramente libero, senza riprodurre le stesse dinamiche di potere da cui si è cercato di fuggire? Non volevo dare l’idea che scappare fosse una soluzione semplice. La vita è molto più complessa, soprattutto quando si parla della società e delle relazioni tra le persone. Sarebbe stato ingenuo raccontare la fuga come una soluzione definitiva ai loro problemi. I ragazzi, infatti, portano con sé proprio ciò da cui stanno cercando di scappare. Anche nel bosco devono fare i conti con il loro dolore e con la loro sofferenza. Cercano di affrontarli, di liberarsene o, almeno, di trovare un modo per conviverci. Per questo il bosco è sì un luogo di fuga, ma diventa anche un luogo in cui i ragazzi sono costretti a confrontarsi con quello che hanno dentro. Ed è proprio nel bosco che il loro bisogno di sentirsi liberi prende la forma di rituali sempre più estremi.
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INTERVISTA JANNIS LENZ di Delphine Trouillard
Oase si apre con un video virale che trasforma un ragazzo in un’immagine pubblica, separata dal contesto da cui proviene. Quanto le interessava raccontare il potere che un’immagine può avere nel definire l’identità di una persona agli occhi degli altri? Un’immagine o un video sono sempre soltanto un frammento della realtà. Non sappiamo cosa sia successo prima o dopo. È un pezzo isolato di una storia più ampia e, proprio per questo, può deformare completamente la percezione di chi lo guarda. Spesso giudichiamo immediatamente quello che vediamo, senza chiederci cosa sia successo prima, cosa ci sia dietro quell’immagine o come quel video sia finito online. Oggi tendiamo a reagire molto velocemente. Non ci prendiamo sempre il tempo di riflettere, di fare domande o di cercare di capire il contesto. Credo che queste dinamiche sociali siano ancora relativamente nuove e che non abbiamo ancora imparato davvero a gestirle. Tutto sta cambiando molto velocemente e questo sta modificando non solo il modo in cui guardiamo gli altri, ma anche il modo in cui ci comportiamo nella vita reale.
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CANNAREGIO 5631
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BORIS BASTIDE LE MONDE
DANIEL KOTHENSCHULTE FRANKFURTER RUNDSCHAU
THE FILM VERDICT
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JORGE HENRIQUE LEITAO RAMOS EXPRESSO
THE HOLLYWOOD REPORTER
BARBARA HOLLENDER RZECZPOSPOLITA
Questa attenzione alle emozioni dell’adolescenza sembra avere anche una dimensione molto personale. Quanto della sua esperienza è entrato nel film? Le questioni che affronto in Oase mi stanno a cuore fin dall’adolescenza. Il film non è autobiografico, ma contiene sicuramente dei frammenti della mia storia personale. Alcune situazioni che racconto nascono anche da esperienze che ho vissuto. Durante la lavorazione ho cercato di tornare a quei ricordi e, soprattutto, alle sensazioni che provavo allora, per poterle trasformare e trasmetterle al pubblico nel modo più forte e autentico possibile. Non vedo l’ora di condividere questo film con il pubblico. Per me è importante vedere come queste emozioni e queste esperienze possano essere percepite dagli altri, cosa possano suscitare in chi guarda.
SCREEN INTERNATIONAL
INK BUCKING FASTARD WILD HORSE NINE 15/18 (A PLACE TO HEAL) MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE? PRIMETIME SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE VENICE M’ART SHOP
In Oase tenerezza e crudeltà sembrano spesso convivere. Quanto era importante per lei esplorare questa zona di confine in cui il corpo e il dolore diventano forme di comunicazione? Credo che tenerezza e crudeltà non siano così facili da separare. In realtà sono sensazioni vicine, il confine tra le due può essere estremamente sottile. I rituali che i ragazzi creano insieme danno loro una sorta di sollievo. Li fanno sentire vivi e, in qualche modo, permettono loro di sentirsi loro stessi, lontano dagli sguardi e dai giudizi degli altri. Non penso che questi rituali rappresentino una soluzione perfetta. Sono semplicemente un modo per cercare di gestire le proprie emozioni, il dolore e tutto quello che stanno vivendo.
ase di Jannis Lenz racconta di tre adolescenti che, dopo che il video di uno studente diventa virale, si rifugiano in un bosco per sottrarsi alla pressione della scuola, degli adulti e dello sguardo degli altri. Ma quello che sembra un luogo di libertà si trasforma presto in uno spazio in cui i ragazzi costruiscono nuovi rituali, regole e gerarchie. Tra violenza e tenerezza, il film esplora il bisogno di sentirsi visti e, allo stesso tempo, il desiderio di sfuggire alle identità che gli altri ci impongono.
INTERNATIONAL CRITICS
Presentando la quindicesima edizione di Biennale College Cinema, che avrà luogo nel 2027, Alberto Barbera ha annunciato la presenza di un nuovo sponsor, la Bukhman Foundation, che per i prossimi tre anni accanto a Chanel sosterrà il progetto con un sostanzioso contributo finanziario. Questo è indubbiamente segno di un fortissimo interesse internazionale per il progetto, che ha preso il via nel 2012 con l’obiettivo di promuovere nuovi talenti del cinema indipendente nazionale e internazionale, affiancandoli con un laboratorio di alta formazione, ricerca e sperimentazione per la produzione e realizzazione di opere a micro-budget. La quattordicesima edizione si è conclusa ieri registrando un successo in termini di critica e di pubblico, concordi nell’apprezzare l’originalità delle quattro opere presentate: Demetra in esilio diretto di Maria Giovanna Cicciari, Tijuana, todavía di Gabriel Gutierrez Morales, Gu shi di Amie Song e Moonfish, primo lungometraggio di animazione nella storia del progetto, diretto da Daniel Zvereff. Roberto Rantucci
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ELSA FERNÁNDEZ-SANTOS EL PAIS
Passaggio di testimone
JONATHAN ROMNEY THE OBSERVER
Moonfish di Daniel Zvereff (USA, 89’)
BEN CROLL THE WRAP
ilm d’animazione del regista, illustratore e fotografo americano Daniel Zvereff (Portland, 1986), Moonfish esplora il dolore del lutto vissuto da un astronauta dopo la perdita della sua unica compagna durante una missione mineraria nello spazio profondo. Per poter tornare a casa deve rispettare una rigida quota di estrazione imposta dall’azienda. Nel corso dell’anno trascorso in solitudine su un asteroide lontano, la sua presa sulla realtà si fa sempre più fragile, fino a sfumare il confine tra ciò che è vivo e ciò che non lo è. A.L.W.
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MOVIES
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ORIZZONTI
ORIZZONTI
OASIS
THE DIFFICULT BRIDE
OASE
di Rubaiyat Hossain con Zaineen Chowdhury Karim, Rikita Nondine Shimu, Sunerah Binte Kamal, Azmeri Haque, Dameer Khan, Saberi Alam, Shatabdi Wadud, Mohammed Bari (Francia, Bangladesh, Portogallo, Norvegia, Germania, 88’)
di Jannis Lenz con Florian Geißelmann, Anton Petzold, Mathilda Smidt, Godehard Giese (Germania, Austria, 118’)
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uando diventa virale il video di uno studente che minaccia i compagni, la tensione a scuola precipita in una spirale di violenza. Schiacciati dalla pressione di insegnanti e genitori, tre ragazzi ai margini trovano rifugio in un bosco vicino. Qui il gioco si trasforma in rituale e il dolore diventa una via di fuga, finché vecchie ferite riaffiorano e cambiano gli equilibri tra loro. Nel suo primo lungometraggio di finzione, Lenz esplora il bisogno radicale di appartenenza e riconoscimento nell’adolescenza. Regista e sceneggiatore tedesco, Jannis Lenz (Filderstadt, 1983) sviluppa un cinema fisico, attento a corpi, vulnerabilità e identità maschile. Formatosi alla Filmakademie Wien con Jessica Hausner, ha lavorato come assistente di Michael Haneke. Il corto Wannabe (2017) vince il Prix Clermont-Ferrand ed è candidato agli European Film Awards. Con il documentario Soldat Ahmet (2021), presentato in prima mondiale a Visions du Réel, segue un giovane diviso tra boxe, esercito e teatro. Oase è il suo primo lungometraggio di finzione. M.S.
overa, giovane donna di Dacca, è innamorata del futuro marito e sogna un matrimonio da favola. Mentre si sottopone ai rituali di bellezza e alle aspettative della famiglia, il suo corpo comincia però a ribellarsi in forme inquietanti. Rimedi domestici, pressioni sociali e visioni soprannaturali trasformano la preparazione alle nozze in una lotta fisica e psicologica contro ciò che le viene imposto. Hossain porta così il proprio sguardo femminista nel territorio del soprannaturale, usando il corpo e le sue metamorfosi per interrogare le aspettative imposte alle donne. Regista, sceneggiatrice e produttrice bangladese, Rubaiyat Hossain (Dacca, 1981) porta sullo schermo esperienze femminili e rapporti di potere in Bangladesh. Esordisce con Meherjaan (2011), discusso ritratto della guerra d’indipendenza del 1971, e prosegue con Under Construction (2015). Made in Bangladesh (2019), presentato a Toronto e premiato al Torino Film Festival, racconta la lotta sindacale delle operaie tessili. The Difficult Bride è il suo quarto lungometraggio e il debutto a Venezia. M.S.
VENEZIA SPOTLIGHT
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n fuoco inestinguibile. Il vento che soffia e fa propagare le fiamme. Le case che crollano, gli alberi che si incendiano. L’aria che diventa irrespirabile, la vista si annebbia e i ricordi di una vita vanno in fumo. Questo è quello che successo il 7 gennaio 2025 a Los Angeles. 40.000 acri in fiamme, 16.000 case distrutte, 100.000 persone diventate esuli nella loro stessa città. Costrette a vedere le loro abitazioni risucchiate in un inferno di fuoco. Il dolore di perdere tutto. Un’intera vita andata in fumo. Un violino d’epoca, il tavolino fatto con tanto impegno dal nonno, la cameretta di un bambino, i suoi giochi preferiti. Ricordi perduti per sempre. Un documentario che butta lo spettatore all’interno di questa devastazione. Non è gentile, non indora la pillola. È la semplice visione di un mondo che prima c’era, e che è sparito in un battito di ciglia. Questo non è solo un documentario che racconta la tragedia delle fiamme, ma un racconto sulla perdita e la resilienza di chi ha subito questa catastrofe. Tante fenici che rinascono dalle ceneri di un mondo che ha attraversato le fiamme. Alberto Marzari
HOMBRE AL AGUA di Gael García Bernal con Gael García Bernal, Esmeralda Pimentel, Débora Nascimento, Jorge Salinas, Natalia Oreiro, Anna Díaz (Messico, 116’)
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A. DE GRANDIS IL GAZZETTINO
S. D’ASCENZO CORRIERE DEL VENETO
M. GOTTARDI / M. CONTINO LA NUOVA VENEZIA
A. M. PASETTI IL FATTO QUOTIDIANO
P. ARMOCIDA IL GIORNALE
C. PICCINO IL MANIFESTO
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MEDIA
M. MANCUSO IL FOGLIO
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G. BOGANI QUOTIDIANO NAZIONALE
F. ALÒ IL MESSAGGERO
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G. BIANCONI IL TEMPO
A. FINOS REPUBBLICA
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F. FERZETTI L’ESPRESSO
P. MEREGHETTI IL CORRIERE DELLA SERA
Out of the Ashes di Rory Mitchell, Nonny de la Peña (USA, 26’) IN CONCORSO
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F. CAPRARA LA STAMPA
ITALIAN CRITICS
amilo, modesto bagnino cubano, salva dall’annegamento Abel, ricco imprenditore messicano. Per gratitudine, Abel lo porta in Messico, dove Camilo sposa sua figlia Juana e con lei ha un figlio. Quella che sembra l’occasione di una nuova vita si rivela però parte di un piano di manipolazione e controllo. Girato tra Messico e Cuba e interpretato dallo stesso García Bernal, il film combina dramma, umorismo e atmosfere oniriche per interrogare potere, libertà e maschere sociali. Attore, regista e produttore messicano, Gael García Bernal (Guadalajara, 1978) è tra i volti che hanno rilanciato il cinema latinoamericano nel mondo. Ha collaborato con registi quali Pedro Almodóvar, Michel Gondry, Alfonso Cuarón, Pablo Larraín e Alejandro González Iñárritu. Rivelato da Amores perros (2000), seguono Y tu mamá también (2001), I diari della motocicletta (2004), La mala educación (2004) e No (2012). Alla regia firma Déficit (2007) e Chicuarotes (2019), entrambi presentati a Cannes. A Venezia è stato in Concorso come interprete di Ema e Wasp Network (2019). Hombre al agua è la sua terza regia. M.S.
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SEPTEMBER 6, 2026
OTHER SECTIONS
83. VENICE FILM FESTIVAL
classici RESTAURI
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settimana internazionale della critica
«E
ccoci qui». «Dove?». «Nella merda». Due banditi, Dickie (Lionel Stander) e Albie (Jack MacGowran), ferito, sono in fuga dopo il fallimento di una rapina. Si rifugiano e spadroneggiano in un “castello” in mezzo al nulla, che nel film viene chiamato con sarcasmo oggettivo “la Fortezza”, e che è una specie di antecessore di tanti edifici polanskiani: una struttura cannibale (l’orrore di Polanski per il vecchio si estende direttamente a queste costruzioni) che ingoia e tritura. Là abitano George (Donald Pleasence) e la sua infedele moglie Teresa (Françoise Dorléac). La marea blocca le strade. Ecco il concetto base del cinema di Polanski: sbranarsi dentro uno spazio chiuso. Fra polli in libertà, alcool e armi, negli spazi desolati va in scena una commedia nera dell’assurdo che è la quintessenza del cinema di Polanski, allora trentenne: solitudine, buffoneria, rapporti di potere, scambi di ruoli, umiliazioni e confidenze a doppio taglio su cui si stende impietosamente il vuoto del tempo. Giorgio Placereani
LONDON di Victor Di Marco, Márcio Picoli con Victor Di Marco, Jéssica Teixeira, Pedro Bertoldi, Priscilla Colombi, Carla Cassapo, Manu Thedy, Emilio Farias (Brasile, 90’)
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ondon è un ragazzo con disabilità che lavora come dominatore in un locale fetish insieme agli amici Luke e Lilá, anche loro disabili. La sua quotidianità viene messa in discussione da una visita medica che gli offre la possibilità di comprendere meglio il proprio corpo e la propria condizione. London si trova così di fronte a un dilemma, desidera delle risposte, ma teme che una diagnosi possa ridurre la sua identità a una semplice etichetta clinica, minacciando l’equilibrio che ha faticosamente costruito.
GIORNATE DEGLI AUTORI
Cul-de-sac di Roman Polanski (1966, UK, 112’) Restauro: Fixafilm
D
opo un lungo periodo dedicato alla realizzazione di cortometraggi documentaristici, Florestano Vancini filma il suo primo lungometraggio di finzione prendendo spunto da un racconto di Giorgio Bassani e mantenendo quell’indelebile impronta realista tipica dei suoi lavori. Il regista ci riporta ad uno dei periodi più bui della storia contemporanea italiana, segnato da lutti, violenze fratricide e atti di vigliaccheria che hanno portato esseri umani comuni a prendere decisioni tragiche e dolorose per poter sopravvivere. All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, a Ferrara si cerca di vivere nel modo più normale possibile ma i fascisti di Salò sono convinti di poter ancora riprendere in mano le sorti della guerra. Tra i vari personaggi spicca quello del fascista Aretusi detto ‘Sciagura’, interpretato magistralmente da Gino Cervi in un inconsueto ruolo da villain che, forse, gli servì da espiazione per i suoi trascorsi giovanili. Emblematico il finale con lo scorrere del tempo che deposita polvere sulla memoria collettiva consentendo così di continuare a vivere senza fantasmi del passato, ma che al tempo stesso non permette di fare i conti con le tragedie della Storia, aprendo la strada ad un possibile reiterarsi di tragedie umane. Andrea Zennaro La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini (1960, Italia, 105’) Restauro: Fondazione Cineteca di Bologna, in collaborazione con Compass Film
GIORNATE DEGLI AUTORI
CARLA LONZI, DENTRO E FUORI DAL MONDO di Francesca Archibugi (Italia, 90’)
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EVENTO SPECIALE
rancesca Archibugi conosceva Carla Lonzi da prima di iniziare a girare film: l’aveva incontrata al liceo, era la madre di Battista Lena, il musicista che avrebbe sposato e che da allora firma le musiche di ogni suo film. La ricorda intransigente in pubblico, dolce e fragile in privato, capace di parlarle di sesso senza imbarazzo o voyeurismo. Da quel legame personale e familiare nasce un documentario che, con archivi inediti e testimonianze dirette, da Nanni Moretti in poi, mette a nudo la fondatrice di Rivolta Femminile: la teorica che ha ribaltato il pensiero sul corpo e sulla maternità. Prima di studiare regia al Centro Sperimentale, Francesca Archibugi (Roma, 1960) si laurea in psicologia alla Sapienza, formazione che si sente in tutto il suo cinema. Dal debutto di Mignon è partita (1988, cinque David di Donatello) a La storia (2024, Nastro d’Argento), ha alternato film e serie tv, scrivendo anche per Virzì, Quatriglio e Tognazzi. Con Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo, racconta per la prima volta una storia sua. C.S.
NOTTI VENEZIANE
SI SVEGLIA E SBADIGLIA, IL GATTO; POI L’AMORE di Federico Francioni, Samuele Sestieri con Carlotta Velda Mei, Stefano Andrea Macchi, Alessandro Colombo, Laura Sinceri, Fabrizio Ciavoni, Laura Nardi, Nikolai Selikovsky, Mauro Santini (Italia, 130’)
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AGATA THE WRITER di Kuba Dorabialski con Mia Wasikowska, Vedrana Božinović, Selma Alispahić, Mia Morrissey, Admir Glamočak, Zoran Jevtic, Hatidža Ćorić, Kuba Dorabialski (Australia, 95’)
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CONCORSO
uovendosi tra cinema narrativo e videoarte, Kuba Dorabialski firma un’opera che segue Agata, una scrittrice polacco-australiana in viaggio da Sydney a Sarajevo per documentarsi sul romanzo di guerra che sta scrivendo. Ma il confronto con gli abitanti della città e la misteriosa scomparsa di alcune opere d’arte incrinano progressivamente il suo progetto, trasformando la ricerca in una riflessione sulla responsabilità etica di chi racconta i traumi altrui.
hiara, attrice sulla soglia dei quarant’anni, attraversa una Roma sempre più ostile e turistica, cercando disperatamente un posto nel mondo, oltre che l’amore o una carriera. Francioni e Sestieri la seguono per tre mesi, mescolando riprese reali e immagini generate dall’intelligenza artificiale in un film picaresco e furente, girato senza pitch né sceneggiatura a tavolino: sessantacinque giorni sparsi nell’arco di un anno, una troupe ridotta all’osso, un cast di amici. Il risultato è un ritratto instabile, quasi febbrile, di una generazione che fatica a sentirsi parte di qualcosa. Diplomato al CSC, Federico Francioni firma con Yan Cheng i documentari Tomba del tuffatore e The First Shot, e vince il Torino Film Festival nel 2021 con Rue Garibaldi. Samuele Sestieri esordisce nel 2015 con I racconti dell’orso, insieme a Olmo Amato, poi porta Lumina (2021) a Rotterdam e Pesaro. Insieme, senza laboratori né sceneggiatura tradizionale, firmano questo loro primo film a quattro mani.
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83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 6, 2026
GRANDVAL UNA NOBILE ALL’ AVANGUARDIA FESTIVAL DI MUSICA DA CAMERA 3 – 29 OTTOBRE 2026 WEEKEND D’INAUGURAZIONE Palazzetto Bru Zane San Polo 2368, Venezia +39 041 30 37 615 tickets@bru-zane.com Da 6 a 20 euro Dettagli delle tariffe online
4.10.2026 ORE 17 PALAZZETTO BRU ZANE UN SOLO RESPIRO
©tapiro
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3.10.2026 ORE 19.30 SCUOLA GRANDE SAN GIOVANNI EVANGELISTA DESTINI INCROCIATI
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ITALIAN PAVILION
83. VENICE FILM FESTIVAL
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Memoria archiviata di Alberto Marzari
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n impero può finire, ma non necessariamente scompare. Può sopravvivere nelle immagini, nei gesti, nelle lingue, nelle memorie. È da questa persistenza che nasce Imperium, il nuovo film di Sergei Loznitsa, costruito interamente a partire da un passato rimasto per decenni nascosto negli archivi. Prodotto da Cinecittà - Luce e presentato ieri nella sezione Venice Open - Fuori Concorso Non Fiction, il documentario di Sergei Loznitsa affonda le sue radici in un’impresa italiana degli anni Settanta. Tra il 1970 e il 1973 una troupe di cineasti italiani attraversò l’Unione Sovietica per realizzare Popoli e costumi dell’URSS negli anni Settanta, un’idea ambiziosa destinata alla televisione internazionale. Il progetto originario non arrivò mai a compimento. Al suo posto venne realizzata per la Rai Russia allo specchio, oggi perduta. Restarono però centinaia di rulli: 482 pellicole, quasi 60 ore di materiale, conservate presso l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. È da questo patrimonio che Loznitsa costruisce Imperium, grazie alla collaborazione inedita tra AAMOD, Archivio Luce Cinecittà e CSC – Cineteca Nazionale. Un lavoro di recupero, restauro e digitalizzazione che, a cinquant’anni di distanza, trasforma un archivio dimenticato in un’opera cinematografica. Le immagini originali, spesso prive di audio, vengono accompagnate da un paesaggio sonoro ricostruito interamente in foley, restituendo corpo e presenza a un mondo scomparso.
NON INTENDO SEMPLICEMENTE APRIRE DEGLI ARCHIVI STORICI. DESIDERO CREARE UN’ESPERIENZA CINEMATOGRAFICA CAPACE DI RESTITUIRE LA VASTITÀ DI UN MONDO SCOMPARSO
© Essential Filmproduktion, Kino Produzioni, Société Parisienne de Production Studio Uljana Kim - footage courtesy of AAMOD
PROGRAMMA 6 SETTEMBRE
Sergei Loznitsa Per Loznitsa l’archivio non è però soltanto memoria: è una forma di resistenza alla Storia riscritta dal potere. Imperium rievoca nelle immagini d’epoca la natura imperiale dell’URSS, una dimensione sempre negata dai leader sovietici nelle descrizioni ufficiali del regime. E documenta soprattutto un mondo lontano e per molti versi finito: della società rurale ben poco sopravvive, come del modello industriale, che si intuisce già come fosse destinato al collasso. Nel 1973 lo slancio rivoluzionario è già ridotto a parate e slogan che, alla luce di quel che è successo, suonano come vuota propaganda. E forse non è un caso che Loznitsa abbia voluto a tutti i costi che il film venisse proiettato proprio ieri, nel giorno del suo compleanno. Un gesto quasi simbolico: festeggiare non guardando avanti, ma tornando indietro, dentro quelle immagini rimaste in attesa per mezzo secolo. Perché certi archivi non conservano semplicemente ciò che è stato. Aspettano qualcuno che sappia farli parlare.
Sala Tropicana, Hotel Excelsior h. 9.30-11.30
Film Education: Inspiring Young Audiences Around Europe Best Practices and Challenges in the National and European Public Policies
Organizzato da DGCA-MiC ed EFAD, il panel pubblico riunisce alcuni Paesi membri di EFAD (European Film Agency Directors association) e gli operatori del settore per confrontarsi sul valore dell’educazione alle immagini come elemento strategico del settore audiovisivo europeo. h. 12-12.50
Cinecittà Aperta - gli Studios per il cinema italiano.
Strumenti, strutture, facilitazioni per la produzione, la post-produzione, la promozione dell’audiovisivo nazionale. h. 13-13.50
FILMING ITALY VENICE AWARD
Realizzato in media partnership con Variety, il premio viene assegnato direttamente dal pubblico di appassionati e celebra i migliori titoli, le serie TV, i talenti e i professionisti dell’ultima stagione cinematografica. La conferenza stampa presenta gli attori, registi e sceneggiatori vincitori nelle diverse categorie. h. 14-14.50
Lucana Film Commission: quando il Cinema è territoro
Un incontro che diventa occasione per presentare il nuovo bando speciale da 1.3 milioni, un progetto per sostenere le sale cinematografiche lucane, un’opera per raccontare Federico II in Basilicata. h. 15-15.50
Imprese italiane e nuove generazioni Promosso da Confartigianato Cinema Audiovisivo, il convegno è un’occasione per riflettere su come costruire un ecosistema cinematografico inclusivo, innovativo e sostenibile, capace di dialogare con i giovani, intercettarne linguaggi e sensibilità e rispondere alle trasformazioni digitali, culturali e sociali contemporanee. h. 16-16.50
Piemonte: Films, Funds, Future
Nell’edizione che vanta una presenza record di titoli selezionati a Venezia 83, in varie sezioni, Film Commission Torino Piemonte presenta fondi e strumenti di sostegno sempre più articolati ed efficienti, grazie al supporto delle istituzioni pubbliche e private del territorio.
PREMIO GINA LOLLOBRIGIDA 2026
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iunto alla sua seconda edizione, il Premio Gina Lollobrigida, che nasce per iniziativa congiunta del Ministero della Cultura e Cinecittà per ricordare una delle più grandi interpreti del cinema italiano, è stato conferito ieri all’Italian Pavilion dal Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni, e dal Presidente di Cinecittà Antonio Saccone alla fotografa e formatrice Donatella Nicolini. La capacità di utilizzare la bellezza non come fine, ma come strumento attraverso il quale raccontare una diversa idea di femminilità, è uno degli elementi più originali del suo lavoro. Il premio identifica Donatella Nicolini non soltanto come fotografa di eccellenza, ma come artista che ha saputo costruire una propria visione per renderla riconoscibile oltre i confini nazionali.
ITALIAN PAVILION
h. 17-17.50
Premio Sancassani a Domenico Procacci
© Karen Di Paola
1-11 settembre, Sala Tropicana 1, Hotel Excelsior - italianpavilion.it
Giunto alla sua seconda edizione e assegnato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, in collaborazione con Progetto Lumiere di Milano, il riconoscimento nasce in memoria di Antonio Sancassani, figura di riferimento dell’esercizio e della distribuzione indipendente. Quest’anno premia uno dei protagonisti più importanti del cinema italiano contemporaneo, fondatore di Fandango e produttore che in oltre quarant’anni ha sostenuto autori e opere capaci di coniugare ricerca artistica, impegno civile e attenzione al pubblico. h. 18-18.30
Marateale 18 - E la storia continua
Presentazione del libro di Nicola Timpone che racconta la nascita e lo sviluppo di un Premio che si è fatto festival, capace di chiamare a raccolta a Maratea il cinema italiano e internazionale.
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83. VENICE FILM FESTIVAL
AROUND THE FESTIVAL
SEPTEMBER 6, 2026
SOHO HOUSE X CAMPARI LOUNGE
AMFAR VENEZIA
FILMING ITALY VENICE AWARD
CAMPARI LOUNGE
Lo spirito di Soho House approda al Lido con un incontro nel segno del cinema e della community del club internazionale che ha fatto dell’incrocio tra creatività, cultura e networking la propria cifra. h. 18.00 | Terrazza Biennale
Arte, cinema e glamour si incontrano per l’attesissimo ed esclusivo gala amfAR Venezia. Riflettori su Marina Abramović, insignita dell’Award of Inspiration, mentre tra cena black-tie e asta benefica si scende in pista con il dj-set di Bebe Rexha. h. 21.00 | Molino Stucky
Riflettori puntati su Orlando Bloom, premiato al Filming Italy Venice Award, che festeggia con una cena di gala all’Excelsior assieme a grandi ospiti come Irina Shayk, Alba Rohrwacher e Mario Martone. h. 22.00 | Hotel Excelsior
Dallo schermo alla notte: l’uscita del film The Echo Chamber di Andrea Pallaoro si festeggia alla Campari Lounge. Ospiti speciali Luca Marinelli, Alicia Vikander e un’attesissima Susan Sarandon. h. 22.00 | Terrazza Biennale
AGENDA
10.00 10.30
INTERVISTA MIRJA CARTIA D’ASERO CEO gruppo GEDI di Massimo Bran
C
he cosa l’ha convinta in particolare ad accogliere l’offerta dell’incarico a CEO di un gruppo editoriale nodale come Gedi e come sta vivendo questa sfida, che pare decisamente all’insegna della trasformazione? A me piacciono molto le sfide. E questa è una sfida complessa e ardua, soprattutto per l’importanza dell’heritage di un gruppo che rappresenta indubbiamente una parte fondamentale della cultura e della comunicazione nel nostro Paese. Parliamo di un colosso del settore. Allo stesso tempo, però, la crisi dell’editoria e alcune difficoltà passate del gruppo hanno portato negli anni a risultati deludenti, in primo luogo per i giornalisti stessi. Quando si è presentata l’opportunità di guidare la rinascita di questa realtà, grazie all’impegno di un editore straniero che guarda con affetto all’Italia e ha deciso di investire sul gruppo, ho capito che si trattava di un’occasione imperdibile. Questa esperienza arriva dopo il mio percorso al Sole 24 Ore, che è stato un turnaround molto complesso; questo lo è ancora di più. Gedi, infatti, è un gruppo generalista e non verticale sulla sola finanza, dal momento che possiede un portafoglio di brand straordinariamente ricco e diversificato. Non comprende solo La Repubblica, che ha festeggiato da poco cinquant’anni, ma anche tre emittenti radiofoniche di primo piano come Radio Deejay, Radio Capital e m2o, oltre all’Huffington Post, a Limes – una rivista geopolitica autorevolissima e unica nel suo genere – e a molto altro ancora, tra cui la concessionaria pubblicitaria Manzoni. Oggi siamo qui per MYmovies, che festeggia i suoi 26 anni introducendo le recensioni elaborate con l’intelligenza artificiale. Questa grande diversificazione e l’essere generalisti rendono la sfida estremamente stimolante: sono certa che riusciremo a riportare il gruppo dove merita, ossia ad assumere il ruolo di primo polo multimediale italiano. Blue Lounge è la nuova casa del Gruppo Gedi nel cuore della Mostra del Cinema. Avendo frequentato la mostra anche in passato, cosa significa per lei, sul piano aziendale e personale, vivere in presa diretta questo festival internazionale così fondamentale per l’Italia e per il mondo? In un momento storico così complesso e difficile da decodificare credo che avere l’opportunità di fermarsi a riflettere e ascoltare storie sia di fondamentale importanza. In passato ho frequentato la Mostra del Cinema da semplice utente, facendo le mie file e vedendo i film come spettatrice. Inutile che questa edizione mi sta particolarmente a cuore perché vi partecipo rappresentando ufficialmente il gruppo. Venerdì abbiamo presentato le novità di MYmovies, il che rende questa nostra presenza ancora più significativa. La Mostra del Cinema, e più in generale la Biennale di Venezia tutta, rappresenta un’istituzione straordinaria e un momento di condivisione di cui tutti abbiamo un grande bisogno.
MYmovies rappresenta il motore principale della vostra qualificata presenza alla Mostra. Il Gruppo Gedi appare fortemente impegnato nell’accelerare sul fronte digitale. Al di là delle preoccupazioni legate al giornalismo cartaceo tradizionale, questa è del resto una sfida cruciale oggi per tutti i grandi gruppi editoriali. In che modo intendete consolidare nel gruppo la presenza di MYmovies, che da 26 anni è leader in Italia nel cinema online, riconosciuta da tempo dalla Biennale stessa che gli ha affidato la sua sala web? Ci tengo a precisare che seguiamo la Mostra del Cinema di Venezia a tutto tondo, con il cartaceo, quindi Repubblica, a coprire come sempre con una qualità altissima i film in concorso e non attraverso le proprie migliori firme. Per quanto riguarda il digitale, esso costituisce certamente – insieme all’internazionalizzazione – il pilastro fondamentale del nostro piano industriale. MYmovies rappresenta una componente centrale della nostra costellazione e in questa occasione è del nostro gruppo la protagonista assoluta qui al festival. La nostra attenzione in questo momento è rivolta proprio all’evoluzione tecnologica e digitale di questa piattaforma, per cui massima attenzione e valorizzazione del suo percorso sempre in crescita, più che mai oggi con questa ulteriore rivoluzione tecnologica dell’AI. Queste recensioni realizzate con l’AI rappresentano davvero un progetto molto innovativo. Il filo conduttore di tutta questa iniziativa è la passione che caratterizza il team di MYmovies nel proporre recensioni genuine, non comprate, non di parte e non preconfezionate. Con questo nuovo strumento tecnologico ciascun utente potrà orientarsi e scegliere liberamente i film che ritiene più in linea con i propri gusti.
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11.00 11.30 12.00 13.00 15.00 16.00 16.00 17.00 17.30 19.30 21.00
Spazio della Regione del Veneto Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione di Miu Miu Women’s Tales - Conversation #1 Bodies and Objects: Filmmaking beyond Dialogue, a cura di Giornate degli Autori. Intervengono: Mona Fastvold, regista; Claire Denis, regista; Suzanne Lindon, attrice; Amanda Seyfried, attrice. Modera Lou Stoppard, scrittrice e curatrice. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Presentazione del film Anita delle Amazzoni - Fellini e il circo firmato dal giornalista e scrittore Roberto Bianchin, il documentario che racconta la storia del circo italiano del Novecento attraverso le vicende di Anita Gambarutti Orfei. Sala Perla | Palazzo del Casinò Prima della proiezione ufficiale di Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo di Francesca Archibugi viene consegnato il Premio SIAE Andrea Purgatori alla carriera a Nanni Moretti. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A Futura, a cura di Crew Reel, si interroga su Cosa rimane della mano dell’autore? AI, autorialità e responsabilità. Spazio della Regione del Veneto Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Green Skills for Cinema and Audiovisual Production: Results and Prospects of the Training and Process Innovation Project for Sustainable Cinema, a cura di Veneto Film Commission. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Replica di Memoria del lampo di Riccardo Giacconi (Notti Veneziane - 71’). Spazio della Regione del Veneto Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Miu Miu Women’s Tales - Conversation #2 Reimaginations: Actors Offering Fresh Takes on Familiar Female Characters. A cura di Giornate degli Autori. Intervengono: Antonia Gentry, attrice; Zoey Deutch, attrice. Modera Lou Stoppard, scrittrice e curatrice. Match Point Arena | Tennis Club Excelsior Masterclass Biennale Cinema con il regista francese Luc Besson, conduce Mauro Gervasini (livestream labiennale.org). Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A In-scena la realtà. Progetti CIPS: il documentario come finestra sul mondo, a cura di Cinemazero. Spazio della Regione del Veneto Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Beyond Locations: What makes a Region attractive to international productions / Oltre le Location: Cosa rende una Regione attrattiva per le produzioni internazionali, a cura di Veneto Film Commission. Casa degli Autori | Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Trova le differenze: lo sguardo delle autrici nel cinema italiano contemporaneo, convegno organizzato dal gruppo Pari Opportunità dei 100 autori, in collaborazione con WGI e ANAC. Tra gli ospiti Francesca Archibugi, Carolina Cavalli, Piera Detassis, Ilaria Fraioli, Alina Marazzi ed Emanuela Piovano. Anfiteatro, Isola di San Servolo L’ATTO CREATIVO, un ciclo di incontri sulla creatività e le sue possibili declinazioni promosso da Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema, nella sua sede veneziana nell’Isola di San Servolo, e da San Servolo srl, ospita la regista e sceneggiatrice Francesca Comencini in dialogo con Tommaso Strinati, storico dell’arte. Linea 20 Actv da e per Lido-Casinò. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Per NOTTI VENEZIANE in programma il film Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l’amore di Federico Francioni, Samuele Sestieri (130’). Segue Q&A.
SCREENINGS
83. VENICE FILM FESTIVAL
8.30
SALA DARSENA
VENEZIA 83 press - industry
11.00
SALA ASTRA 1
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
KVINDE UKENDT (WOMAN UNKNOWN)
UDJU AZUL DI YONTA (THE BLUE EYES OF YONTA)
May el-Toukhy (124') v.o. danese st. italiano/inglese
8.45
SALA GRANDE
VENEZIA 83 press - industry
Flora Gomes (98') v.o. portoghese, creolo della Guinea-Bissau st. italiano/inglese
11.15
SALA GRANDE
VENEZIA 83 press - industry
THE ECHO CHAMBER
Andrea Pallaoro (123') v.o. inglese st. italiano/inglese
9.00 PALABIENNALE VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION tutti gli accrediti
OASIS: DON'T LOOK BACK IN ANGER Dylan Southern, Will Lovelace (122') v.o. inglese st. italiano/inglese
9.00
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
11.15
9.00
VENEZIA 83 press - industry
Andrea Pallaoro (123') v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA GIARDINO
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES – PARTE I (LIFE OF JORGE LUIS BORGES – PART I)
SALA CORINTO
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
Florestano Vancini (105') v.o. italiano st. inglese
11.30 PALABIENNALE
9.00
VENEZIA 83 tutti gli accrediti
SALA CORINTO
HOLY WOOD DUST
Victor Kossakovsky (105') v.o. italiano, tedesco st. inglese/italiano
9.00
SALA PERLA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC press - industry
DOVE LE LACRIME ASPETTANO (WHERE THE TEARS AWAIT) Caterina Bertini, Blu Fasoli (20') v.o. italiano st. inglese
PRIMA DELLA GUERRA (BEFORE THE WAR) Tommaso Usberti (76') v.o. italiano st. italiano/inglese
9.00
SALA ASTRA 1
BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico 18+ - tutti gli accrediti
TIJUANA, TODAVÍA
Gabriel Gutierrez Morales (94') v.o. spagnolo, inglese, russo st. inglese/italiano
9.15
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
MY UNDESIRABLE FRIENDS: PART II - EXILE CHAPTERS 4-5 Julia Loktev (164') v.o. russo st. italiano/inglese
9.30
VENICE PRODUCTION BRIDGE - FINAL CUT gold - trade rough cut introduzione di Alberto Barbera
Mariano Llinás (130') v.o. spagnolo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
MASTERCLASS LUC BESSON
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
GA-NEUNG-HAN SA-RANG (POSSIBLE LOVE)
14.00
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
FROM INSIDE OUT - THE ARCHITECTURE OF PETER ZUMTHOR
Wim Wenders (114') v.o. tedesco, svizzero tedesco, inglese st. italiano/inglese proiezione in 3D
14.00
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
AL MOWATEN OSAMA (CITIZEN OSAMA) 14.15
16.30
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
EKLIPSE
16.45
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
11.00
Ann Sirot, Raphaël Balboni (92') v.o. francese st. italiano/inglese
SALA PASINETTI
VENICE PRODUCTION BRIDGE FINAL CUT gold - trade rough cut
MADI MAKAMBU
Machérie Ekwa Bahango 91' (110') v.o. lingala st. inglese
UN DÉTOUR PAR DIANE (DIANE IN THE LOOP) 14.30
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT press - industry
HOMBRE AL AGUA
Gael García Bernal (116') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
Florestano Vancini (105') v.o. italiano st. inglese
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
THE ROAD TO JERICHO
Amos Gitai (76') v.o. inglese, ebraico, arabo, francese st. italiano/inglese
SALA CASINÒ
I FIGLI DELLA SCIMMIA (THE CHILDREN OF THE MONKEY) Tommaso Landucci (110') v.o. italiano st. inglese
21.30
SALA PASINETTI
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
CUL-DE-SAC
Roman Polański (112') v.o. inglese st. italiano
22.00
SALA PERLA
VENEZIA 83 press - industry
LOOK BACK
Hirokazu Koreeda (100') v.o. giapponese st. italiano/inglese
19.30
SALA PERLA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO CORTOMETRAGGI press - industry
22.00
SALA VOLPI
ORIZZONTI press - industry
YAK MAI (THE BURNING GIANTS)
Phuttiphong Aroonpheng (118') v.o. thai st. italiano/inglese
22.15
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
SALA VOLPI
19.45
KVINDE UKENDT (WOMAN UNKNOWN)
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico
THE ECHO CHAMBER
May el-Toukhy (124') v.o. danese st. italiano/inglese
22.15
SALA DARSENA
OASE (OASIS)
FLESH IMPACT
Jannis Lenz (118') v.o. tedesco st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
16.45
Maggie Gyllenhaal (22') v.o. inglese st. italiano/inglese
HALAYON (WILD ASPARAGUS) Avi Mograbi (24') v.o. ebraico st. italiano/inglese
SALA PERLA
THEY’RE HERE
GIORNATE DEGLI AUTORI pubblico - tutti gli accrediti
AGATA THE WRITER
Kuba Dorabialski (95') v.o. inglese, bosniaco st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
PRIMETIME
Andrea Pallaoro (123') v.o. inglese st. italiano/inglese
19.45
SALA DARSENA
VENEZIA 83 press - industry
LOOK BACK
Hirokazu Koreeda (100') v.o. giapponese st. italiano/inglese
SALA CORINTO
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti Victor Kossakovsky (105') v.o. italiano, tedesco st. inglese/italiano A seguire incontro con gli autori/Q&A
SALA PASINETTI
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION press - industry
NO PARADISE IF YOU ARE KILLED BY A WOMAN Halkawt Mustafa (110') v.o. curdo sorani st. italiano/inglese
17.00
SALA VOLPI
19.45
SALA CORINTO
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico - tutti gli accrediti
GUSCI (EGGSHELLS)
Elisa Chiari, Francesca Trovato (17') v.o. italiano st. inglese
OUR SHARE OF SAND
Shalini Adnani (95') v.o. inglese, hindi, marathi st. italiano/inglese
20.00 PALABIENNALE VENEZIA 83 pubblico
THE ECHO CHAMBER
Andrea Pallaoro (123') v.o. inglese st. italiano/inglese
21.00
SALA GIARDINO
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
Amos Gitai (76') v.o. inglese, ebraico, arabo, francese st. italiano/inglese
Gael García Bernal (116') v.o. spagnolo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
THE ROAD TO JERICHO
SALA DARSENA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO CORTOMETRAGGI press - industry
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
17.00
Francesca Archibugi (81') v.o. italiano st. inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
LA LUNGA NOTTE DEL ’43 (LONG NIGHT OF 1943)
Manuel Wetscher (91') v.o. tedesco st. italiano/inglese
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
14.30 PALABIENNALE
21.00
Tommaso Landucci (110') v.o. italiano st. inglese
SALA ASTRA 2
11.00
CARLA LONZI, DENTRO E FUORI DAL MONDO
Julia Loktev (164') v.o. russo st. italiano/inglese
I FIGLI DELLA SCIMMIA (THE CHILDREN OF THE MONKEY)
Chang-dong Lee (164') v.o. coreano st. italiano/inglese
HOLY WOOD DUST
Roman Polański (112') v.o. inglese st. italiano
MY UNDESIRABLE FRIENDS: PART II - EXILE CHAPTERS 4-5
ORIZZONTI press - industry
14.15
CUL-DE-SAC
SALA PASINETTI
19.30
Sofia Djama 52' (90') v.o. francese, arabo algerino, russo st. inglese
GIORNATE DEGLI AUTORI EVENTO SPECIALE pubblico - tutti gli accrediti
Amos Gitai (76') v.o. inglese, ebraico, arabo, francese st. italiano/inglese
Laura Poitras, Rachel Lauren Mueller (25') v.o. inglese, spagnolo st. italiano/inglese
17.00
SALA PERLA
THE ROAD TO JERICHO
THEY’RE HERE
Rubaiyat Hossain (88') v.o. bengalese, inglese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
SALA CORINTO
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
Avi Mograbi (24') v.o. ebraico st. italiano/inglese
Lance Oppenheim (110') v.o. inglese st. italiano/inglese
THE DIFFICULT BRIDE
SALA ASTRA 2
HALAYON (WILD ASPARAGUS)
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
A QUARTER TO THURSDAY (JEUDI MOINS LE QUART)
SALA ASTRA 1
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
ORIZZONTI press - industry
Maggie Gyllenhaal (22') v.o. inglese st. italiano/inglese
17.00 PALABIENNALE SALA DARSENA
19.00
21.00
21.30
Phuttiphong Aroonpheng (118') v.o. thai st. italiano/inglese
FLESH IMPACT
REVOLVER
LONDON
YAK MAI (THE BURNING GIANTS)
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
Conduce Mauro Gervasini
SALA PERLA
Márcio Picoli, Victor Marco (90') v.o. portoghese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
SALA CASINÒ
ORIZZONTI press - industry
19.15
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico 14+ - tutti gli accrediti
Ahmed Hassouna (69') v.o. arabo st. italiano/inglese
SALA PASINETTI
SALA CASINÒ
Nanni Moretti (103') v.o. italiano, francese, inglese, spagnolo st. italiano/inglese
Paoli De Luca (20') v.o. italiano, napoletano st. italiano/inglese
SALA GIARDINO
BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico - tutti gli accrediti
19.00
SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE (IT WILL HAPPEN TONIGHT) 13.45
EKLIPSE
Manuel Wetscher (91') v.o. tedesco st. italiano/inglese
Daniel Zvereff (89') v.o. inglese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
16.30
LA LUNGA NOTTE DEL ’43 (LONG NIGHT OF 1943)
SALA ASTRA 1
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
MOONFISH
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
16.00 BIENNALE MATCH POINT ARENA
Mariano Llinás (130') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
SALA ASTRA 1
tutti gli accrediti, senza prenotazione
11.15
17.00
17.15
14.30
BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES – PARTE I (LIFE OF JORGE LUIS BORGES – PART I)
THE ECHO CHAMBER
Daniel Zvereff (89') v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA CASINÒ
Abraham Gezahagne (100') v.o. amharic st. inglese
15.00
SALA DARSENA
MOONFISH
Roberto De Paolis Maino (93') v.o. italiano st. inglese
MEHAL SEFARI
Roberto Rossellini (85') v.o. inglese st. italiano/inglese
May el-Toukhy (124') v.o. danese st. italiano/inglese
BIENNALE COLLEGE CINEMA press - industry
SERPENTI
SALA PASINETTI
VENICE PRODUCTION BRIDGE - FINAL CUT gold - trade rough cut
VIAGGIO IN ITALIA (JOURNEY TO ITALY)
KVINDE UKENDT (WOMAN UNKNOWN)
11.15
14.30
English version
Laura Poitras, Rachel Lauren Mueller (25') v.o. inglese, spagnolo st. italiano/inglese
22.15
SALA CORINTO
GIORNATE DEGLI AUTORI press - industry
A VECES ME ENTRA TRISTEZA, OTRAS VECES REBELIÓN (SOMETIMES SADNESS, SOMETIMES REBELLION) María Aparicio (96') v.o. spagnolo st. italiano/inglese
22.30 PALABIENNALE VENEZIA 83 pubblico
KVINDE UKENDT (WOMAN UNKNOWN)
May el-Toukhy (124') v.o. danese st. italiano/inglese
Opera Prima Accesso in sala consentito solo fino a 10 minuti prima della proiezione. La prenotazione è obbligatoria per pubblico e accreditati./ Access will be allowed only 10 minutes before screening time. Reservation is required for the public and pass holders.
HOMBRE AL AGUA
Pubblico Public
Accreditati Pass holders
Press Industry
15
83. VENICE FILM FESTIVAL
16
SEPTEMBER 6, 2026