83. VENICE FILM FESTIVAL | SEPTEMBER 5, 2026 | DAY 4
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Daily online
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83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 5, 2026
LUCE CINECITTÀ
ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA VENICE OPEN - FUORI CONCORSO - NON FICTION
IMPERIUM
di Sergei Loznitsa
GIORNATE DEGLI AUTORI / Eventi Speciali
CARLA LONZI - DENTRO E FUORI DAL MONDO di Francesca Archibugi
GIORNATE DEGLI AUTORI / Notti Veneziane
ANATOMIA DI UN RITRATTO
di Francesco Clerici e Mattia Colombo
VENEZIA CLASSICI
VIAGGIO IN ITALIA di Roberto Rossellini
RESTAURO REALIZZATO DA CINECITTÀ
SIC@SIC – Short Italian Cinema@Settimana Internazionale della Critica Torna al Lido l’undicesima edizione del progetto nato dalla collaborazione tra la Settimana Internazionale della Critica e Cinecittà. Una vetrina internazionale per i giovani autori italiani non ancora approdati al lungometraggio, con una selezione di sette cortometraggi in prima mondiale e due eventi speciali fuori concorso.
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CONCORSO
83. VENICE FILM FESTIVAL
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Director's cuts
È UN FILM SUI SENTIMENTI E SUL BISOGNO DI NOMINARLI: LASCIARE CHE SI MANIFESTINO, AMMETTERE SENZA RISERVE DI VOLERSI BENE, DIRSI SENZA PUDORE CHE CI SI AMA
Dopo Palombella
Nanni Moretti
di Roberto Pugliese
C
orreva l’anno 1989, settembre. Il Muro di Berlino sarebbe caduto un mese e mezzo dopo. Alla guida del PCI – di cui avrebbe due anni dopo officiato la dissoluzione, anticipando di poco quella dell’URSS – c’era Achille Occhetto. Alla Settimana Internazionale della Critica veneziana Nanni Moretti presenta il film-manifesto della crisi ideologica – e sua personale – attraversata dalla sinistra, Palombella rossa, sino ad ora il suo ultimo film inedito presentato in laguna. In 37 anni è cambiato il mondo, e non propriamente in meglio, nonché il cinema, che tenta ostinatamente di rappresentarlo cercando di elevarsi sopra il devastante degrado del dibattito pubblico. Lo “splendido quarantenne” Moretti (che a Venezia aveva portato in Concorso nel 1981 Sogni d’oro, Premio speciale della giuria, e il cui Ecce Bombo del ’78 vinse due anni fa il premio per il Miglior film restaurato di Venezia Classici) è oggi uno splendido settantenne accigliato, legittimamente preoccupato, sobriamente immalinconito. In quasi quattro decenni i suoi film si sono divisi tra Cannes e Berlino, collezionando Palme e Orsi, marcando un progressivo distacco dai toni prettamente satirici e umoristici (Bianca, La messa è finita) per approdare a registri decisamente drammatici (La stanza del figlio), anche se venati di un’ironia sempre più amara e graffiante. Il personaggio pubblico Moretti non ha mancato di esprimersi politicamente in chiave critica verso quella sinistra cui pure appartiene, ma nel suo cinema non è mai soffiato il vento della militanza scoperta, tutt’altro. Mescolando sempre di più una componente autobiografica con una tensione civile fortissima (Caro diario, Aprile, Il caimano), ha attraversato le stagioni della vita italiana con sguardo severo e con esiti artistici altalenanti, non mancando mai di dichiarare anche le proprie idiosincrasie cinematografiche. Attore inaspettatamente docile per altri (Calopresti, Grimaldi, Archibugi), documentarista civile (Santiago, Italia), si è rivelato
BO OK
incredibilmente profetico con Habemus Papam, e se una crescente autoreferenzialità ne ha talora offuscato i risultati (Il sol dell’avvenire), con Mia madre e soprattutto con Tre piani ha ultimamente riscoperto una tensione squisitamente narrativa di fortissima presa emozionale. Succederà questa notte, il suo odierno ritorno in Concorso al Lido, si situa appunto in questa più recente fase, non a caso confermando il feeling morettiano con la narrativa dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, da cui aveva già tratto Tre piani. Il film, liberamente ricavato da alcuni racconti della raccolta Legami (Feltrinelli), è infatti una storia di complicati intrecci familiari e difficili equilibri sentimentali, orientata dunque verso una dimensione privata che tuttavia in Moretti rivela sempre anche una vibrante pulsione etica. Al centro, in un cast che comprende anche Angela Finocchiaro, Hippolyte Girardot e lo stesso Moretti, la coppia formata dall’iconico Louis Garrel e da Jasmine Trinca, presenza, quest’ultima, che a Nanni (La stanza del figlio) deve molto.
Sta crescendo e consolidandosi di anno in anno un virtuoso incrocio tra DOCUMENTARIO e FICTION. Questa è forse l’edizione più politica degli ultimi anni. In senso lato, però. Non parlo di politica come contrapposizione di ideologie o schieramenti, bensì nella sua accezione più nobile: la capacità di affrontare la complessità dei problemi, rifletterci sopra e trasformarli in un racconto, in una narrazione coinvolgente che aiuti il pubblico a ragionare più a fondo su questioni che la cronaca propone quotidianamente. Viviamo in un mondo talmente drammatico che un autore si sente quasi inevitabilmente spinto ad affrontare temi impegnativi. È vero, di conseguenza, che oggi c’è molta più realtà nel cinema di finzione, che tende così ad avvicinarsi sempre di più al documentario. C’è una convergenza estetica e linguistica sempre più forte tra due universi che un tempo erano nettamente separati e contrapposti. Questo spiega perché tanti maestri scelgano oggi proprio il documentario per esprimersi e perché, di conseguenza, ce ne siano molti di più nei grandi festival generalisti come Venezia.
E
shkol Nevo è nato a Gerusalemme e in Israele sono ambientati molti dei suoi racconti. Israele come Paese dal quale non ci si può staccare, anche nel caso in cui la vita dei protagonisti trascorra ormai negli Stati Uniti, in Canada o in Europa. Anche la terra d’origine è un legame e ai Legami è dedicata la sua ultima raccolta di racconti pubblicata in Italia nel 2024. Venti, per la precisione, delicati e dolorosi come solo Nevo sa fare. Hungry Heart narra di un padre onnivoro di vita e di un figlio che a nove anni lo ha visto lasciare la famiglia e che si trova ora a trascorrere con lui gli ultimi giorni. In Meno drammi possibili, invece, una madre decide di rivedere il figlio dopo quindici anni. Si aspetta di sentirsi chiedere: «come hai potuto?» e trova, invece, una compassata gentilezza. In uno dei racconti le persone sembrano essere «fronde di alberi vicini su un viale che arrivano quasi a toccarsi, eppure non si toccano mai»; in un altro, il mondo è come un piccolo aeroporto, dove «chi è atterrato si mescola con chi sta per partire, cosicché è difficile distinguere quelli che hanno fretta di tornare a casa da quelli che hanno fretta di volare lontano, si tagliano la strada gli uni gli altri, ciascuno con la sua valigia, a volte sono lì per urtarsi, ma all’ultimo, ultimissimo secondo, si salvano». Nella consapevolezza di quanto forti, ma anche dolorosi e complessi, siano i legami tra le persone, Nevo ci offre infine anche una piccola ricetta basata sull’acqua. Non la rivelerò, ma lascio un indizio: cercate la celebre frase di Bruce Lee, diventata il motto della protesta a Hong Kong del 2019. Loris Casadei
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83. VENICE FILM FESTIVAL
CONCORSO PATTINSON’S FIVE
I LIKED THE IDEA OF REVISITING THE MEDIA CULTURE OF THE EARLY 2000s, BEFORE THE NEWS LANDSCAPE FRACTURED, WHEN A “PRIMETIME” SLOT FELT LIKE A MATTER OF LIFE OR DEATH. FOR SOME, IT WAS
Cosmopolis (David Cronenberg, 2012) Un road-movie ostinatamente interrotto dai singhiozzi del classismo nell’era capitalista post-9/11 e post-crisi del 2008: Cronenberg rilegge DeLillo lungo il riflesso di un finestrino oscurato, quello della limousine del multimiliardario Eric Packer. Viaggio dantesco dove Eros e Thanatos si incontrano sullo sfondo di una Manhattan in rivolta.
The Childhood of a Leader (Brady Corbet, 2015) La storia in tre atti (d’ira) dell’infanzia di un futuro leader fascista. Debutto alla regia di Brady Corbet, Premio Orizzonti e Leone del Futuro a Venezia.
Lance Oppenheim
Dentro la macchina
Good Time
di Marisa Santin
C
on Primetime, presentato in Concorso alla Mostra di Venezia, Lance Oppenheim esordisce nel cinema di finzione dopo gli apprezzati documentari Some Kind of Heaven, Spermworld e Ren Faire. Con Robert Pattinson nei panni di Chris Hansen, il film torna all’apice di popolarità di To Catch a Predator, il controverso format televisivo che smascherava presunti predatori sessuali attraverso operazioni sotto copertura e telecamere nascoste, per esplorare il confine sempre più sfumato tra giornalismo, intrattenimento e performance nella cultura televisiva dei primi anni Duemila. Oppenheim ha scoperto To Catch a Predator soprattutto attraverso la sua eco nella cultura pop, da South Park alle parodie su YouTube. A colpirlo è stata fin dall’inizio la tensione al cuore del programma: un tema estremamente serio trasformato in intrattenimento televisivo, con Hansen che smascherava i sospettati davanti alle telecamere costruendo, nello stesso tempo, un personaggio pubblico sempre più riconoscibile. Anni dopo, un video personalizzato di Hansen su Cameo, piattaforma che permette di acquistare videomessaggi personalizzati da personaggi famosi, ha riportato quella contraddizione al centro della sua attenzione. In appena due minuti il conduttore si congratulava con lui per Spermworld, ripeteva una sua celebre battuta e promuoveva i propri nuovi progetti. Oppenheim vi ha riconosciuto insieme il giornalista che ricordava e un entertainer perfettamente consapevole della propria immagine. Poco dopo, la produttrice Brighton McCloskey gli mostrò la
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sceneggiatura di Ajon Singh, ispirata all’inchiesta di Luke Dittrich per Esquire sulla tragedia che contribuì alla fine del programma. Per il regista, una coincidenza che lo convinse a realizzare il film. Pur essendo il suo primo lungometraggio di finzione, Primetime conserva molto del metodo documentario di Oppenheim. Il set è stato concepito come una vera macchina televisiva in cui, dietro telecamere e monitor, compaiono membri della troupe impegnati realmente nel proprio lavoro, mentre agli attori è stato lasciato ampio spazio per l’improvvisazione. Lo stesso principio ha guidato il lavoro con Robert Pattinson. Oppenheim racconta di averlo seguito quasi fosse il protagonista di un documentario, modificando di volta in volta i propri piani in base a ciò che l’attore portava sul set. Il suo Chris Hansen assorbe le molte incarnazioni del personaggio sedimentate in vent’anni, dalla NBC a YouTube fino alle parodie, senza perdere di vista il prezzo psicologico di una vita interamente trascorsa a dare la caccia a quelli che considera “mostri”. Tornare al 2006 significava infine raccontare un ecosistema mediatico ormai scomparso, quando conquistare la prima serata televisiva, il primetime, poteva ancora determinare una carriera e il panorama dell’informazione non si era ancora frammentato tra piattaforme e social. Ma Oppenheim riconosce proprio in quel mondo alcune delle dinamiche che hanno anticipato il presente, come la necessità di alzare continuamente la posta dello spettacolo, una realtà sempre più costruita per essere osservata e personaggi pubblici che finiscono prigionieri dell’immagine che hanno creato. In Primetime, il sogno del successo contiene già il rischio di esserne divorati.
(Josh e Benny Safdie, 2017) Un tour de force febbrile concentrato in una notte. Nick, affetto da disabilità cognitive, viene arrestato dopo una rapina in banca, mentre il fratello Connie si lancia in una fuga disperata nel tentativo di liberarlo. Un’America underground infetta e un aut-aut tra etica e legami di sangue.
The Lighthouse (Robert Eggers, 2019) Un “dagherrotipo della paura” di difficile classificazione, ma anche un’allucinazione in bianco e nero tutta freudiana, ritmata da dialoghi convulsi sotto la luce ipnotica di un faro.
Die, My Love (Lynne Ramsay, 2025) La storia d’amore – sdrucita, sfinita – tra Grace e Jackson. Il ritratto autentico del disturbo psicologico nella sua complessità straziante. Il tutto filtrato da una limpidezza fotografica che avvolge la sofferenza di un tessuto onirico, quasi anestetizzante. di Laura Nortilli
Hit pieces N
ell’inquadratura finale di Citizen Kane brucia la slitta del cittadino Kane, magnate dell’editoria e manipolatore mediatico (come lo stesso Welles, del resto). Rosebud, la chiave del film, il codice segreto di Kane: il nome della sua slitta d’infanzia. Un nulla di fatto: non è dato conoscere il codice che ha avviato l’ordigno manipolatorio. A chiedere al cinema di decrittarlo, si torna al punto di partenza. Dopo Welles il cinema sembra arrovellarsi sulla domanda: cosa ci ha portato a rivestire la realtà di un doppio tecnologico, al punto da rischiare di non distinguere più l’originale e di perdere la chiave dirimente? Ci risiamo. Tre titoli, sparsi tra Concorso e Fuori Concorso, tracciano una storia dell’inabissarsi della verità nella coltre mediatica, fino al delirio manipolatorio. A cominciare da Ink di Danny Boyle: l’acquisto del Sun da parte di Rupert Murdoch, che ne affida la direzione a Larry Lamb. Risultato: selezionare e rivestire i fatti della sostanza di cui sono fatti i sogni – anche quelli più bassi – del popolo. Sensazionalismo e populismo mediatico sono alla base di un’arte plastica che oggi arriva fino alle fake news. La legge dello showbusiness incontra il bisogno di certezze rapide del pubblico nell’evoluzione di un format fra i più controversi di sempre, quel To Catch a Predator che scosse gli USA con l’impressione di poter incastrare i predatori sessuali prima del crimine. Lo racconta Primetime di Lance Oppenheim, esordiente alla fiction,
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che con questo dispositivo narrativo sembra voler mettere a nudo l’ambiguità della vicenda – non un’inchiesta dichiarata, ma un sospetto che il film lascia intuire (un documentario sul caso, Predators di David Osit, aveva già scosso il Sundance lo scorso anno con un taglio più esplicitamente critico). Chris Hansen, conduttore del format, ha compreso che l’istanza manipolatoria è connaturata alla natura stessa dell’immagine: la telecamera nascosta non interviene a modificare nulla e proprio per questa sua crudezza arriva a coprire il fatto di una tensione emotiva che offusca la comprensione. E veniamo a lui, il cittadino Musk. Il magnate più discusso di sempre, che lo stesso Barbera non ha esitato a definire privo di scrupoli morali. Master of the Universe, uomo più ricco del pianeta, in grado di incidere sui destini delle nazioni, sui conflitti e sull’opinione pubblica costruendo infrastrutture capillari e opache. A lui è dedicato Musk, ritratto non-fiction di Alex Gibney che lo stesso Elon ha definito “a hit piece”, un attacco. Un Charles Foster Kane dei nostri giorni, con i mezzi per concretizzare i propri deliri, slitta compresa. Forse. Perché Rosebud in fin dei conti rappresenta l’irriducibile fattore umano che alberga al fondo delle personalità più incendiarie, un varco d’accesso, forse, all’umanità. Ma questo Musk forse non lo vuole. È lui stesso ad appiccare il fuoco. Riccardo Triolo
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FRONT ROW
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Press conferences PALAZZO DEL CASINÒ
Arrivals
11.30 BIENNALE COLLEGE CINEMA 15. EDIZIONE 12.10 MY UNDESIRABLE FRIENDS: PART II - EXILE (Venice Open – Fuori Concorso) 12.50 PRIMETIME (Venezia 83) 13.30 THE ROAD TO JERICHO (Venice Open – Fuori Concorso) 14.10 SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE (IT WILL HAPPEN TONIGHT) (Venezia 83)
Lance Oppenheim, Robert Pattinson, Merritt Wever, Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers, Bokeem Woodbine, Nanni Moretti, Louis Garrel, Jasmine Trinca, Barthélémy Grossmann, Kiefer Sutherland, Ever Anderson, Luc Besson, Dylan Southern, Will Lovelace, Noel Gallagher, Liam Gallagher, Julia Loktev, Valeria Ratnikova, Elena Kostyuchenko, Anna Nemzer, Amos Gitai, Sergei Loznitsa, Rashid Masharawi, Manuel Wetscher, Moritz Hohlrieder, Finley Brown, Ann Sirot, Raphaël Balboni, Roberto De Paolis Maino, Fabio D’Innocenzo, Damiano D’Innocenzo, Pietro Castellitto, Gabriel Gutierrez Morales, Petr Filimonov, Miry Rodríguez, Marion Cotillard, Daniel Zvereff, Tristan Seniuk, Mona Fastvold, Amanda Seyfried, Suzanne Lindon, Kim Gordon, Emma Corrin, Zoey Deutch, Pauline Julier, Nicolas Chapoulier, Théo Urtubey, Raphaël Thiéry, Riccardo Giacconi, Sibilla Scinti Roger, Elisa Chiari, Francesca Trovato, Shalini Adnani, Maya Mehta
Cast La città dei vivi
Marion Cotillard
Cast Mr. Nelson, Did You Kill People?
PAST CONFERENCE
I THINK DEREK JARMAN SHOWED THAT YOU CAN MAKE FIERCELY POLITICAL ART AND NOT SACRIFICE AN OUNCE OF CREATIVITY George Clooney
Theo Rollason
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FUORI CONCORSO
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SOUNDTRACKS L’83. edizione attraverso in/dimenticabili momenti di musica per il cinema a cura di F.D.S.
Supersonic vibes di Massimo Macaluso
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l Lido molla per un attimo gli abiti eleganti e si infila un bel giubbotto di pelle vissuto: c’è un’aria diversa, quella elettrica delle grandi occasioni. Il docufilm sugli irosi fratelli di Manchester, i ragazzacci Gallagher, accende un’eccitazione collettiva che si taglia con il coltello. Niente discorsi complicati da critici snob o noiosi dettagli tecnici: qui si parla di pancia, di puro rock’n’roll e di una storia incredibile che sembra uscita dalla penna di uno scrittore di favole metropolitane. Immaginate la scena. Le luci in sala che si spengono di colpo, il brusio del pubblico che si azzera del tutto e lo schermo gigante che si accende. Fuori c’è la solita laguna tranquilla con i suoi palazzi storici, ma dentro si viaggia dritti verso i quartieri grigi e bagnati di Manchester. Ci si ritrova tra pozzanghere scure, pub fumosi e sogni troppo grandi per restare chiusi dentro un cassetto. È la storia pazzesca di due fratelli che si sono odiati e amati davanti a tutto il mondo, capaci di costruire quel Wonderwall sonoro, quel muro di meraviglia che ha protetto i desideri di un’intera generazione. Elettricità pura. Cosa dobbiamo aspettarci? Nessuno lo sa di preciso e non vogliamo neanche saperlo prima del tempo. Niente spoiler maledetti, il film va vissuto al buio dall’inizio alla fine, senza anticipazioni che tolgano il gusto magico della sorpresa. Per ora c’è solo la fantasia che corre veloce a caccia
THE DOCUMENTARY, LIKE THE REUNION AND THE TOUR, TOOK ON A LIFE OF ITS OWN. IT IS ULTIMATELY A FILM ABOUT FORGIVENESS AND ACCEPTANCE, AND HOPEFULLY ONE THAT STRIKES A CHORD IN THE TIMES WE ARE LIVING IN Noel Gallagher, Liam Gallagher di immagini. Ci divertiamo a immaginare il volume degli amplificatori sparato al massimo, gli sguardi storti tra Noel e Liam e quel momento preciso in cui la prima nota sul palco fa tremare lo stomaco di chi ascolta. È un viaggio fatto di immagini stampate nella mente, di sogni di carta e di quell’invito a non “ricordare con rabbia”, un liberatorio Don’t Look Back in Anger urlato a squarciagola. Mentre le barche galleggiano tranquille fuori dal Palazzo, dentro la sala si prepara una tempesta rock perfetta. Due giganti veri che tornano a sfidare il tempo, senza filtri e senza nessuna paura di mostrare le proprie crepe. Conta solo quell’emozione cruda che fa venire la pelle d’oca all’improvviso sulla schiena. Sotto il sole di Venezia, la favola degli Oasis ricomincia da zero. Noi siamo qui in prima fila, con il fiato sospeso e gli occhi spalancati, pronti a goderci lo spettacolo e a cantare nel buio. Sarà una bomba pazzesca, potete starne certi.
IL FILM NON SI LIMITA A REGISTRARE LE CANZONI ESEGUITE NEI CONCERTI IN GIRO PER IL MONDO, MA MOSTRA SOPRATTUTTO LA REAZIONE DEL PUBBLICO, ED È IMPRESSIONANTE. UNA DELLE COSE PIÙ EMOZIONANTI CHE ABBIA VISTO IN AMBITO MUSICALE È PROPRIO CIÒ CHE ACCADE DURANTE E SOPRATTUTTO ALLA FINE DEL PRIMO CONCERTO DELLA REUNION. LÌ SI CAPISCE CHE COSA SIGNIFICHI IDENTIFICARSI CON UN GRUPPO, CHE COSA SIGNIFICHI RITROVARE, DOPO ANNI DI SEPARAZIONE, LA PROPRIA BAND. SI CAPISCE LA FORZA DELLA MUSICA. È UN FILM PROFONDAMENTE EMOZIONANTE DALL’INIZIO ALLA FINE, UNO DEI MIGLIORI DOCUMENTARI MUSICALI CHE ABBIA VISTO FINORA Alberto Barbera 6
Queer Edward II_Ev’ry Time We Say Goodbye, I Die a Little è l’inizio
di uno degli standard più belli di Cole Porter. Scritta nel 1944 per un musical di Broadway che non ebbe molto successo, è una canzone sull’addio in amore, con un testo molto semplice che accompagna una musica ricca di quelle sofisticazioni e quei preziosismi cosi tipici in Porter. Annie Lennox la canta nella scena dell’addio tra Edoardo II e il suo favorito Piers Gaveston. Edoardo deve firmare il decreto che bandirà Gaveston dal regno. «Lo firmerò non con l’inchiostro, ma con le mie lacrime», dice. Lennox regala alla canzone una versione purissima, cristallina. L’anno prima che il film di Jarman fosse girato si era separata da Dave Stewart e gli Eurythmics non esistevano più. Lennox canta con la testa appoggiata a un muro, mentre le sue immagini si alternano ai due amanti avvinghiati in una danza, l’ultima. Canta l’ultima nota, si gira e sparisce dentro un tunnel nero. Un attimo dopo appare Jarman, che la segue nel buio. Prima, però, fa un gesto, mi pare si tocchi il collo con una mano, e si capisce che è commosso. Siamo commossi anche noi, ma ci prende un grande dispiacere. In un film che celebra la realizzazione di quel concentrato di genio, politica identitaria e militanza che fu l’Edward II di Jarman, non ci sia spazio per lei, per la cantante che forse più di ogni altra seppe interpretare, nella sua fragilità e nel suo coraggio, quegli anni così intensi. Lei, Sinéad… Ci alziamo dalla sedia della Sala Grande, attaccano i titoli di coda e subito riconosciamo quegli accordi di chitarra così inconfondibili, poi quella voce così tagliente e così angelica al contempo. È Jerusalem, è lei, è Sinéad!! Non so se Jarman amasse Sinéad O’Connor o no, e nemmeno mi interessa, ma sento che quei titoli di coda, come ha sempre detto Nanni Moretti, fanno parte integrante del film. E mai esempio fu così luminoso come il Queer Edward II che abbiamo appena visto.
di F.D.S.
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YESTERDAY
nni fa Tom McCarthy dirigeva un film, L’ospite inatteso, in cui affrontava il tema dell’accoglienza tra borghesia nordamericana e giovani stranieri che vivevano a New York, senza permesso di soggiorno. Il film non dava risposte perentorie o tantomeno radicali, ma tracciava una linea laica, liberal: tra il professore depresso e immalinconito che apriva casa propria e il percussionista immigrato e la sua compagna si instaurava un rapporto di curiosa attrazione, che alla fine sfociava in una reciproca volontà di aiutare l’altro. Nel suo film Nessun dolore Amelio affronta lo stesso tema ma, rispetto al regista americano, il suo approccio è totalmente differente. Dove McCarthy adottava laicismo e discrezione, Amelio è radicale, assoluto, intransigente. L’Italia è la patria di San Francesco: e il protagonista del film, un Alessandro Borghi completamente svagato e immerso in una vera trance sotrattova, spogliandosi di ogni avere e offrendo la propria casa agli immigrati, ricorda davvero il Santo di Assisi con quella espressione di ebbrezza spirituale e di disgusto per le cose. Ed è interessante constatare, a lode del cinema e della sua camaleontica capacità di interpretare in forme e modi radicalmente diversi la realtà e le sue pressioni sociali, che mentre in questi giorni passano film che cercano di costruire un rapporto di causalità tra l’attuale momento storico e scelte politiche, culturali, sociali fatte nel passato (penso a Ink, che traccia una linea storica tra il giornalismo inglese scandalistico degli anni ‘60 e la cultura attuale delle fake news; o al film di McDonagh sulla storia nera degli Stati Uniti che da Kennedy arriva fino ai nostri giorni), Amelio ci offre uno sguardo che nemmeno prende in considerazione la politica e accetta solo la santità come unica soluzione ai mali del mondo. E Borghi, dopo essersi spogliato di tutto, si perde nella sua estasi francescana dentro boschi accoglienti...
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MOVIES
CONCORSO
SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE di Nanni Moretti con Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Melina Åkerman, Elena Lietti, Andrea Lattanzi, Antonio De Matteo, Nanni Moretti (Italia, Francia, Spagna, 103’)
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n condominio, una notte che diventa soglia: si intrecciano le vite di uomini e donne segnati dalle stesse fragilità, solitudini profonde, desideri inespressi, vuoti mai colmati. Le loro esistenze si sfiorano, si condizionano, danno vita a un mosaico di legami in cui ciascuno cerca amore, appartenenza, una seconda possibilità. Moretti torna alla scrittura di Eshkol Nevo, già portato sullo schermo con Tre piani, adattando in forma corale i racconti della raccolta Legami. Tra i più autorevoli autori del cinema italiano, Nanni Moretti (Brunico, 1953) ha firmato numerosi capolavori: vincitore del Premio alla regia a Cannes per Caro diario (1994) e della Palma d’Oro per La stanza del figlio (2001), ha segnato la storia della Mostra di Venezia già nel 1981 vincendo il Leone d’Argento con Sogni d’oro. Da Palombella rossa , nel 1989, il pubblico della Mostra lo aspettava in Concorso: oggi, dopo quasi quarant’anni, l’attesa si scioglie. C.S.
CONCORSO
PRIMETIME di Lance Oppenheim con Robert Pattinson, Merritt Wever, Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers (USA, 110’)
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l suo esordio nel cinema di finzione, il documentarista statunitense Lance Oppenheim si ispira a una controversa pagina della televisione americana, esplorando la zona d’ombra tra giornalismo investigativo, spettacolo e giustizia. Nel 2006 Chris Hansen (Robert Pattinson), conduttore di To Catch a Predator, inizia a dare la caccia a potenziali predatori sessuali servendosi di falsi profili di adolescenti. Attirati in una casa, gli uomini vengono affrontati dal giornalista davanti alle telecamere, prima dell’intervento della polizia. Documentarista e regista statunitense, Lance Oppenheim (Fort Lauderdale, USA, 1996) esplora comunità e microcosmi dell’America contemporanea, con uno sguardo in bilico tra osservazione documentaria e costruzione cinematografica. Dopo Some Kind of Heaven (2020), Spermworld (2024) e Ren Faire (2024), approda in Concorso a Venezia con Primetime, suo primo film di finzione. A.M.
FUORI CONCORSO
FUORI CONCORSO
OASIS: DON’T LOOK BACK IN ANGER
THE ROAD TO JERICHO
di Dylan Southern, Will Lovelace (UK, 122’)
I
l tour che nel 2025 ha riunito Liam e Noel Gallagher ha registrato il tutto esaurito, imponendosi come uno degli eventi musicali più attesi degli ultimi anni e riannodando un percorso che i fan degli Oasis temevano interrotto per sempre. Il documentario ne racconta l’impatto emotivo con materiali inediti, dalle prove dei concerti alle prime interviste congiunte dei due fratelli dopo oltre venticinque anni, ripercorrendo anche la storia di una band che dagli anni ’90 ha lasciato un segno indelebile nel rock, vendendo milioni di dischi in tutto il mondo. Registi e documentaristi britannici noti per lavori dedicati alla musica, all’arte e alla cultura contemporanea, Dylan Southern e Will Lovelace hanno alle spalle una lunga e fruttuosa collaborazione. Nel 2010 hanno diretto No Distance Left to Run, documentario sulla reunion dei Blur, seguito da lavori come Shut Up and Play the Hits, dedicato agli LCD Soundsystem, e Meet Me in the Bathroom, ritratto della scena rock newyorkese dei primi anni Duemila, distinguendosi per uno stile immersivo e sensibile. D.C.
FUORI CONCORSO
IMPERIUM di Sergei Loznitsa (Germania, Italia, Francia, Lituania, 175’)
T
ra il 1970 e il 1973, un gruppo di cineasti italiani – Folco Quilici, Luigi Di Gianni, Giorgio Arlorio, Giuseppe Ferrara – guidato dall’antropologo Diego Carpitella gira circa sessanta ore di pellicola nei territori dell’Unione Sovietica, dall’Oceano Artico al deserto del Karakum, dalle repubbliche del Caucaso fino all’Asia centrale. Quel materiale, mai davvero utilizzato e conservato per decenni negli archivi dell’AAMOD, diventa ora la materia prima del montaggio di Loznitsa: un attraversamento di culture ed etnie diversissime tra loro, sempre più marcato, mano a mano che ci si avvicina a Mosca, dai segni del controllo sovietico. Nato in Bielorussia e cresciuto in Ucraina, Sergei Loznitsa (1964) è tra i documentaristi di found footage più autorevoli a livello internazionale: da Fabrika (2004) e Blokada (2006) fino a The Event (Fuori Concorso a Venezia nel 2015) e Austerlitz (ancora Venezia nel 2016). Nel 2018 porta Donbass a Cannes, Un Certain Regard, vincendo il premio per la miglior regia. Nello stesso anno torna a Venezia con Process, seguito nel 2022 da The Kiev Trial, entrambi Fuori Concorso. Nel 2025 è in concorso a Cannes con il film di finzione Due procuratori.
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di Amos Gitai (Francia, UK, Israele, 76’)
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itai si conferma rigoroso osservatore della realtà israeliana dedicando al proprio Paese d’origine un nuovo capitolo della sua riflessione artistica. Attori israeliani e palestinesi condividono la partecipazione a questo progetto recitando fianco a fianco brani di autori celebri apertamente schierati contro un conflitto di cui ormai non si riconoscono più i confini temporali, con preziosi materiali d’archivio e uno zoom puntato su un villaggio della Cisgiordania al centro di dispute territoriali tra coloni e comunità locali. Regista, scrittore e produttore, Amos Gitai (Haifa, 1950) nel corso della propria carriera ha alternato documentario e finzione senza mai perdere il contatto stretto con la realtà socio-politica del proprio Paese, incorrendo spesso in censure da parte del governo israeliano. Membro della giuria internazionale a Venezia nel 2005 e presente Fuori Concorso con Why War nel 2024, ha all’attivo anche una partecipazione alla Biennale Architettura del 2023 curata da Lesley Lokko, con un’installazione multimediale incentrata su tematiche etniche e di possibilità di convivenza pacifica. D.C.
FUORI CONCORSO
FATHER JOE di Barthélémy Grossmann con Kiefer Sutherland, Ever Anderson e Al Pacino (Francia, 106’)
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Little Italy, Manhattan, la fede vacilla e i boss mafiosi dettano legge. Padre Joe, sacerdote segnato da una perdita che non vuole raccontare, trasforma la sua chiesa in una fortezza e conduce in segreto una guerra contro la criminalità. Con l’aiuto di una confraternita di giovani chierici, smantella reti illegali e impone ai malviventi il proprio vangelo di confessione e castigo. Un thriller d’azione scritto da Luc Besson che riunisce Kiefer Sutherland, Al Pacino e la giovane attrice e modella Ever Anderson. Regista, sceneggiatore e attore svizzero, Barthélémy Grossmann (Ginevra, 1981) concentra il proprio lavoro sull’ascesa sociale, il denaro, il successo e le contraddizioni del capitalismo. Dopo il thriller claustrofobico 13 m² (2007), dirige le serie Lascars (2013), American Dream (2015) ed Exposed (2017). Torna al lungometraggio con Arthur, malédiction (2022), scritto e prodotto da Luc Besson, con cui collabora nuovamente per Father Joe. M.S.
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ORIZZONTI
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 5, 2026
Biennale College
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mbientato a Playas de Tijuana, il film scritto e diretto dal regista multidisciplinare messicano Gabriel Gutierrez Morales (1996) racconta l’incontro su un’app tra Maksim, un giovane queer fuggito dalla Russia per sottrarsi all’arruolamento nella guerra in Ucraina, e Chava, un uomo gay di mezza età alle prese con il machismo del Messico settentrionale. Dietro i loro alter ego digitali nasce una relazione che cambia quando si sposta nel mondo reale, costringendo entrambi a confrontarsi con le ferite dei rispettivi esili. A.B. Tijuana, todavía di Gabriel Gutierrez Morales (Messico, 94’)
INTERVISTA ANN SIROT e RAPHAËL BALBONI
flitto e nel dolore. C’è qualcosa di molto potente nelle persone che, proprio quando tutto sembra andare male, riescono a trovare la battuta capace di far ridere gli altri. La commedia permette anche un primo passo verso il cambiamento. È quando riusciamo a ridere di noi stessi che l’introspezione diventa possibile.
di Delphine Trouillard
P
resentato in Orizzonti, Un détour par Diane segna il ritorno del duo belga Ann Sirot e Raphaël Balboni. Con il loro consueto equilibrio tra comicità, assurdo e delicatezza, i due registi affrontano il trauma intergenerazionale e la violenza di genere, trasformando l’umorismo in uno strumento di resistenza e consapevolezza.
VENICE M’ART RESTAURANT
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CANNAREGIO 5631
DANIEL KOTHENSCHULTE FRANKFURTER RUNDSCHAU
BARBARA HOLLENDER RZECZPOSPOLITA
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C/O THE VENICE VENICE HOTEL
RESTAURANT@VENICEVENICE.COM
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MEDIA
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JORGE HENRIQUE LEITAO RAMOS EXPRESSO
BORIS BASTIDE LE MONDE
ELSA FERNÁNDEZ-SANTOS EL PAIS
THE FILM VERDICT
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BEN CROLL THE WRAP
THE HOLLYWOOD REPORTER
INK BUCKING FASTARD WILD HORSE NINE 15/18 (A PLACE TO HEAL) MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE?
SCREEN INTERNATIONAL
INTERNATIONAL CRITICS
Il film affronta trauma e violenza attraverso la commedia e l’assurdo. Perché era importante scegliere proprio questo tono? Per noi l’umorismo è una forma di resistenza all’infelicità, un modo di affrontare l’avversità. E l’assurdo appartiene profondamente alla condizione umana: lo stupro è assurdo, la guerra è assurda, il bisogno di dominare l’altro è assurdo. Io e Raphaël abbiamo una naturale inclinazione per la commedia perché ci sembra salvifica, soprattutto nel con-
Lavorate insieme da quasi vent’anni. Cosa riconoscete ancora dei vostri primi film nel cinema che fate oggi, e cosa è invece cambiato? Dopo otto cortometraggi e tre lungometraggi, guardando indietro abbiamo la sensazione di aver fatto molta strada e, al tempo stesso, di essere ancora all’inizio. Nei primi film riconosciamo già una certa ricerca e un modo di guardare il mondo, ma ciò che è cambiato davvero è l’aver compreso la soglia tra una preoccupazione personale e la sua possibilità di diventare qualcosa di universale. C’è un momento in cui si è nella posizione giusta per parlare di un tema e il film può diventare uno spazio di condivisione. Ma un progetto può richiedere anni per svilupparsi o trovare i finanziamenti e, nel frattempo, anche l’autore/l’autrice cambia. Bisogna allora spostarsi, modificare l’angolazione, perché il film resti autentico. La sfida sta nel trovare quel “qualcosa”, quel luogo dell’emozione e del pensiero in cui ci si sente profondamente coinvolti da ciò che si racconta, ma anche abbastanza distanti da conservarne una dimensione poetica, indispensabile per riuscire a condividere una storia con il pubblico.
JONATHAN ROMNEY THE OBSERVER
Nel film cowboy e piume marcano visivamente il maschile e il femminile, mentre Diane sembra situarsi tra questi due immaginari. I costumi diventano così anche un modo per raccontare i rapporti di potere? Con i costumi abbiamo cercato di tradurre il modo in cui ciascuno accentua o attenua i segni del proprio genere nel modo di vestire. Abbiamo scelto la binarietà del western, sottolineando il virile con gli accessori da cowboy e il femminile con le piume. Proprio come succede nella realtà, alcuni personaggi insistono su questi codici in quanto rappresentano una dimensione importante della loro identità, mentre altri sono più androgini e tendono a sfumarli. L’ingiunzione a rendere visibili le differenze tra i generi, chiedendo per esempio ad alcuni di depilarsi e ad altri no, può diventare uno strumento di dominazione: serve a stabilire chi domina e chi è dominato. Rifiutare, come fa Diane, il dress code di genere significa anche rifiutare le regole di questa differenziazione.
VENICEMART.COM
MOVIES
83. VENICE FILM FESTIVAL
FUORI CONCORSO
English version
VENEZIA SPOTLIGHT
SERPENTI
CITIZEN OSAMA
di Roberto De Paolis Maino con Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Valeria Golino (Italia, 93’)
AL MOWATEN OSAMA
di Ahmed Hassouna (Francia, Palestina, 69’)
O
P
sama è un fotoreporter che non ha mai lasciato Gaza durante l’offensiva israeliana, deciso a documentare quanto stava accadendo. La morte di amici e colleghi scandisce una quotidianità segnata dalla lotta per la propria sopravvivenza e quella della moglie e del figlio appena nato, tra devastazione, carestia e stragi di civili. Il film nasce nell’ambito di From Ground Zero+, progetto avviato dal regista palestinese Rashid Masharawi e sostenuto dal Masharawi Films Fund per permettere ai cineasti di Gaza di continuare a raccontare in prima persona la realtà della Striscia. Laureato in giornalismo all’Università Al-Azhar di Gaza, Ahmed Hassouna (Gaza, 1984) ha diretto cortometraggi e documentari prima di esordire nel lungometraggio di finzione con Istrupya (2019). Nel 2024 ha partecipato con Sorry Cinema a From Ground Zero, raccolta di 22 cortometraggi realizzati a Gaza da registi palestinesi e scelta per rappresentare la Palestina agli Oscar 2025. Con Citizen Osama prosegue la collaborazione con il progetto ideato da Rashid Masharawi. D.C.
erché uccidere qualcuno senza un motivo, e poi desiderare più di ogni altra cosa di essere puniti per averlo fatto? È il paradosso su cui si regge Paolo Marra (Leonardo Lidi), che dopo aver ucciso la moglie senza capirne il perché prova a costituirsi e scopre di non riuscirci: tra agenti distratti, avvocati troppo zelanti, cartomanti e cavilli burocratici che si moltiplicano, nessuno prende sul serio la sua richiesta di essere arrestato. De Paolis costruisce attorno al protagonista, gigantesco e minuscolo, carnefice e vittima nello stesso corpo, una satira grottesca su una società che non sa più nemmeno riconoscere chi cerca davvero di espiare. Formatosi alla London Film School come fotografo, Roberto De Paolis Maino (Roma, 1980) al ritorno in Italia si avvicina al cinema prima come attore che come regista, debutta al lungometraggio nel 2017 con Cuori Puri, alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, dopo i cortometraggi Bassa Marea (2010) e Alice (2011, Controcampo Italiano a Venezia). Nel 2022 apre la sezione Orizzonti con Princess. Con Serpenti torna in Mostra affrontando il tema della violenza di genere in chiave grottesca e kafkiana, con una sceneggiatura scritta insieme ai fratelli D’Innocenzo. C.S.
ORIZZONTI
ORIZZONTI
UN DÉTOUR PAR DIANE DIANE IN THE LOOP
di Ann Sirot, Raphaël Balboni con Ninon Borsei, Lucas Meister, Sandrine Blancke, Peter Van Den Begin, Naidra Ayadi (Belgio, Francia, 92’)
EKLIPSE
T
di Manuel Wetscher con Moritz Hohlrieder, Finley Brown, Hannes Perkmann, Lenz Moretti, Lisa Schützenberger, Barbara Romaner (Austria, Italia, 91’)
re anni prima della sua nascita, la madre di Diane è stata vittima di una violenza sessuale mai davvero superata. Quando la figlia lo scopre, qualcosa in lei si spezza. Per gli uomini prova un’attrazione tanto forte quanto la rabbia che le ribolle dentro, e in quella rivelazione trova finalmente un bersaglio su cui scaricare entrambe le pulsioni, decidendo di vendicare la madre. Ma la donna che vorrebbe difendere insegue tutt’altro: cancellare quel capitolo e cominciare finalmente a essere pienamente se stessa. Lo scontro tra le due cresce senza sosta, in un film che i registi descrivono come un ibrido tra western, revenge movie e dramma familiare, senza perdere la loro vena di commedia. Coppia di registi e sceneggiatori francesi attivi in Belgio (Balboni firma anche il montaggio), Ann Sirot (Parigi, 1980) e Raphaël Balboni (Troyes, 1978) esordiscono nel lungometraggio con La folle vita (2020), accolta con dodici candidature ai premi Magritte e sette vittorie, tra cui miglior film. Con La sindrome degli amori passati (2023), presentato alla Semaine de la Critique di Cannes, ottengono altre otto candidature e due premi Magritte. Un détour par Diane è il loro terzo lungometraggio. C.S.
E
state 1999, Alpi tirolesi. Tomy, dodici anni, trascorre le vacanze in alpeggio con l’amico Chris, aiutando lo zio nei lavori quotidiani, mentre la madre continua a nascondergli la vera causa della malattia del padre, ricoverato in ospedale. Quando Chris scopre che l’uomo ha l’AIDS, paura e pregiudizio incrinano l’amicizia e isolano Tomy. Sullo sfondo, l’eclissi totale dell’11 agosto diventa la metafora di un segreto famigliare che non può restare nell’ombra. Fotografo e regista austriaco, Manuel Wetscher (Schwaz, 1986) vive tra Berlino e Bruxelles. Nei corti Four Seasons (2018), At Night when Mice Scream (2021) e Magma (2022) indaga perdita, memoria e identità. Nel 2022 vince con Bernhard Jarosch il Carl Mayer Screenplay Prize; nel 2024 pubblica Richard, un libro nato dall’archivio fotografico del padre morto di AIDS. Eklipse, suo esordio nel lungometraggio, riprende quel nodo autobiografico. M.S.
A. DE GRANDIS IL GAZZETTINO
S. D’ASCENZO CORRIERE DEL VENETO
M. GOTTARDI / M. CONTINO LA NUOVA VENEZIA
A. M. PASETTI IL FATTO QUOTIDIANO
P. ARMOCIDA IL GIORNALE
C. PICCINO IL MANIFESTO
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M. MANCUSO IL FOGLIO
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G. BOGANI QUOTIDIANO NAZIONALE
F. ALÒ IL MESSAGGERO
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G. BIANCONI IL TEMPO
A. FINOS REPUBBLICA
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F. FERZETTI L’ESPRESSO
P. MEREGHETTI IL CORRIERE DELLA SERA
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F. CAPRARA LA STAMPA
ITALIAN CRITICS
VENICE M’ART RESTAURANT
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CANNAREGIO 5631
C/O THE VENICE VENICE HOTEL
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ITALIAN PAVILION
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 5, 2026
PROGRAMMA 5 SETTEMBRE Sala Tropicana, Hotel Excelsior h. 10-10.50
Fuori Campo. Presentazione del laboratorio di cinema. Seconda Edizione Fuori Campo, alla sua seconda edizione, è un programma di incubazione di progetti cinematografici, promosso da CNA di Roma – Cinema e Audiovisivo in collaborazione con SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, con il supporto tecnico di Cuntura. h. 11-11.50
Premio Gina Lollobrigida
Nasce il Premio Gina Lollobrigida – iniziativa congiunta del Ministero della Cultura e Cinecittà per ricordare una delle più grandi interpreti del nostro cinema. Esattamente come Gina Lollobrigida, non solo grande attrice ma artista poliedrica, il premio verrà assegnato annualmente a un talento nei campi di arte, fotografia, pittura, scultura, moda, design e naturalmente del cinema. h. 12-12.50
Puglia’s Talent: Stories, Professionals and New Tools for Cinema
Sono quattro le opere sostenute da Regione Puglia e Apulia Film Commission in programma alla Mostra del Cinema di Venezia. A queste si affianca il lancio di un nuovo Apulia Film Fund 2026, con una dotazione di 5 milioni di euro. h. 14-14.50
15. Nordic Film Fest e International Tour Film Fest
Presentazione della nuova edizione del Festival che si terrà a Roma dal 18 al 20 dicembre, presso la Casa del Cinema di Villa Borghese. h. 15-15.50
Il valore (industriale) di un titolo: cosa ne regola la definizione oggi e come andrebbe modernizzato, con uno sguardo a livello internazionale
Panel Industry promosso da Filming Italy. h. 16-16.50
Premio Robert Bresson a Pedro Costa
Il Premio Robert Bresson, promosso dall’Ente dello Spettacolo, giunto alla ventisettesima edizione, viene consegnato al regista portoghese Pedro Costa per «aver saputo dare voce agli ultimi, agli immigrati e agli emarginati, trasformando le loro esistenze in un racconto di straordinaria forza poetica e umana». h. 17-17.50
Presentazione della XXII Edizione di Cortinametraggio
Presentazione ufficiale del festival dedicato al cinema breve italiano che da oltre vent’anni promuove nuovi talenti, registi emergenti e produzioni innovative.
10
VIAGGIO IN ITALIA È ‘SEMPLICEMENTE’ UNO DEI FILM PIÙ BELLI E INFLUENTI DELLA STORIA. DA LÌ PARTE LA INTERVISTA NOUVELLE VAGUE FRANCESE E ALESSANDRO ROSSELLINI DECINE DI REGISTI NE HANNO TRATTO ESEMPIO DI LIBERTÀ ESPRESSIVA di Davide Carbone
V
iaggio in Italia di Roberto Rossellini rivive grazie al restauro di Cinecittà, presentato in Sala Corinto in un incontro a cui partecipano Antonio Saccone (Presidente Cinecittà), Manuela Cacciamani (Amministratore Delegato Cinecittà) e Alessandro Rossellini, nipote del regista, che abbiamo intervistato.
Viaggio in Italia è considerato un film tra i più moderni di Rossellini, anticipatore della crisi della coppia contemporanea. Cosa rende ancora così attuale lo sguardo del regista? La sua capacità di indagare a fondo non solo le dinamiche di coppia, ma le relazioni umane in senso più ampio. Nel film operano due livelli distinti: da un lato c’è il ritratto di una coppia dell’alta borghesia inglese; dall’altro, assistiamo allo scontro profondo tra il loro mondo e un’Italia fatta di strade, di popolo, di madri e di musei. La vera rivoluzione di quest’opera, tuttavia, non risiede semplicemente nei temi indagati, ma nel modo unico in cui Rossellini sceglie di raccontarli. Nel cinema tradizionale, la drammatizzazione si affida a una struttura rigida di causa-effetto, in cui a ogni azione del protagonista corrisponde una conseguenza precisa che muove la trama. In Viaggio in Italia, al contrario, i protagonisti si smarriscono in spazi che sono tanto geografici quanto mentali. Noi spettatori percepiamo le loro sensazioni senza ricevere risposte preconfezionate o soluzioni chiare; i personaggi si muovono come corpi perduti in contesti per loro difficili da gestire. È precisamente questo approccio innovativo che ha influenzato e affascinato i giovani cineasti francesi della Nouvelle Vague e della Rive Gauche. I personaggi non compiono azioni calcolate per far progre-
Antonio Saccone
Presidente CINECITTÀ S.P.A. dire la trama, ma subiscono gli eventi e le relazioni stesse. I protagonisti di Viaggio in Italia, uniti da anni, quando provano a parlare non riescono a comprendersi, come se la comunicazione stessa fosse negata dalle loro differenze caratteriali e culturali. Eppure, assistiamo a un finale quasi magico, in cui la distanza e la paura improvvisa li spingono a riavvicinarsi, anche se probabilmente in modo solo temporaneo. Il restauro portato avanti da Cinecittà permette oggi al film di tornare in sala e incontrare un pubblico nuovo. Quali sensazioni percepisce entrando in contatto con questa nuova qualità visiva e sonora? Soprattutto una profonda gratitudine. La mia famiglia ha un legame storico e splendido con Cinecittà e l’Istituto Luce, realtà che si sono dedicate con enorme cura ai dieci film di cui conservano le prime copie originali in pellicola. Da quarant’anni, grazie alle nuove evoluzioni tecnologiche, portano avanti un lavoro straordinario per preservare queste opere e renderle sempre più visibili. Questo impegno è di fondamentale importanza, perché il cinema è memoria storica, è il nostro DNA culturale. Sapere che esistono istituzioni pubbliche che si occupano di proteggere questo patrimonio mi riempie di emozione.
ANDIAMO IN SALA!
Ieri in un importante convegno, quello sulle Sale cinematografiche promosso dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MIC, si è cercato di dare delle credibili risposte a una domanda semplice quanto cruciale: come riportare il pubblico in sala? L’azione fisica dell’andare al cinema rimane un atto unico, esperienza che mantiene inalterata la magia di quest’arte. In una stagione in cui film italiani e grandi produzioni americane – Odissea, Buen Camino, Spider-Man, Il Diavolo Veste Prada, solo per citare alcuni dei titoli di grande successo di questo 2026 – hanno riportato gli spettatori del nostro Paese in sala, registrando un totale del 51,6%, come fare di questo trend una costante? Il 2026 è stato anche l’anno in cui si è riusciti a raggiungere un buon equilibrio tra stagione invernale ed estiva, situazione opposta al passato, dove in inverno si registrava il 68% di pubblico, mentre d’estate, di converso, vi era un deciso decremento degli accessi in sala. Un equilibrio che dimostra la necessità urgente di dispiegare una nuova politica di destagionalizzazione dei titoli in generale, e delle anteprime in particolare, in distribuzione. Da tutti questi dati positivi emerge una semplice quanto solida certezza: l’elemento fondamentale rimane il prodotto filmico, la sua qualità, la sua capacità di attrazione.
ITALIAN PAVILION
1-11 settembre, Sala Tropicana 1, Hotel Excelsior - italianpavilion.it
OTHER SECTIONS
83. VENICE FILM FESTIVAL
classici RESTAURI
English version
GIORNATE DEGLI AUTORI
A
ndando oltre la poetica neorealista, che fu fonte d’ispirazione per la Nouvelle Vague francese e per le correnti indipendenti che stavano germogliando in tutto il mondo, Rossellini compie un ulteriore passo nella propria ricerca stilistica, introducendo elementi, primo fra tutti l’incomunicabilità di coppia, che apriranno la strada ad altri cineasti suoi contemporanei. Un film anomalo che, alla sua uscita in sala, venne attaccato duramente dalla critica. Solo con il passare del tempo ci si rese conto di trovarsi di fronte a un’opera pienamente matura, firmata da un regista che non ha mai vissuto di rendita, ma ha continuato a rinnovare il proprio linguaggio artistico. Andrea Zennaro Viaggio in Italia di Roberto Rossellini (1953, Italia, Francia, 97’) Restauro: Cinecittà S.p.A.
Y
onta è una giovane donna alla ricerca di un’identità propria, divisa tra desideri personali e le contraddizioni di un Paese che sta cambiando. Figlia di un ex combattente per la libertà, assieme al fratello Amílcar prendono parte a una nuova lotta contro gli spettri dell’eredità coloniale. Attraversando amori e inquietudini, Flora Gomes racconta la Guinea-Bissau dopo l’indipendenza, tra memoria del passato e aspirazioni verso il futuro. Con uno stile poetico e malinconico, la regista costruisce un’opera di grande sensibilità, contribuendo alla valorizzazione internazionale del cinema africano lusofono. Alberto Marzari Gli occhi azzurri di Yonta (Udju azul di Yonta) di Flora Gomes (1992, Guinea-Bissau, Portogallo, Francia, UK, 98’) - Restauro: Cinemateca Portuguesa – Museu do Cinema
settimana internazionale della critica
OUR SHARE OF SAND di Shalini Adnani con Maya Mehta, Mohammed Zeeshan Ayyub, Ellora Torchia, Krish Raj More, Ravi Ranjan, Jyoti Dogra (India, UK, Grecia, 95’)
D
opo diversi anni all’estero, la dodicenne Maya torna in India con la madre per ricongiungersi con il padre, imprenditore nel settore dell’estrazione della sabbia. In seguito a un tragico incidente, la polizia identifica Maya come testimone chiave e il padre conta sulla sua testimonianza per essere scagionato. Divisa tra la lealtà verso la famiglia e un crescente disagio che non riesce a spiegare, la ragazza inizia a cercare la verità per conto proprio, portando alla luce una trama di silenzi, sfruttamento e violenza che la costringe a confrontarsi con le menzogne del padre e la complicità della famiglia.
SIC@SIC
I
l matrimonio di Lucia è protetto dal malocchio da dodici uova benedette. Quando due scompaiono, Elena, la sorella maggiore, riceve il compito di ritrovarle. Le due sorelle intraprendono così un viaggio assolato, unite da legami familiari e distanze condivise, con un unico obiettivo: portare a compimento il rito. Gusci (Eggshells) di Elisa Chiari, Francesca Trovato (Italia, 17’)
LES INDES di Pauline Julier, Nicolas Chapoulier con Théo Urtubey, Raphaël Thiéry, Lazare Minoungou (Svizzera, Spagna, 81’)
B
asata su un fatto storico, il film segue il viaggio di Alejandro, un giovane nobile spagnolo incaricato di consegnare alla corte francese il ritratto dell’Infanta di Spagna volto a suggellare l’alleanza tra le due monarchie. In un’Europa segnata da guerre e rivolte, la missione conduce alle origini della modernità, tra nuove ambizioni di conquista, mutamenti politici e un rapporto con la natura destinato a cambiare profondamente. A.S.
NOTTI VENEZIANE
MEMORIA DEL LAMPO di Riccardo Giacconi con Sibilla Scinti Roger (Italia, 71’)
S
ibilla, giornalista radiofonica arriva in un paese dell’Italia centrale per costruire un documentario sonoro attorno a un omicidio irrisolto, quello di una ragazza uccisa nel 1982 senza che se ne sia mai capito il motivo. Non ci sono immagini: solo voci, interviste, memorie e rumori dei luoghi dove tutto è accaduto, raccolti come tracce di una scena del crimine sonora. Attraverso il microfono, come in un’azione medianica, decenni dopo, riaffiora ciò che una comunità intera ha provato a dimenticare. Regista marchigiano tra i più originali del documentario d’autore italiano, Riccardo Giacconi torna a Venezia per la terza volta dopo i cortometraggi documentari Due (SIC, 2017) e Diteggiatura (Giornate degli Autori, 2021); vincitore del Grand Prix al FID Marseille nel 2015, è oggi fellow al Film Study Center di Harvard e insegna alla Tufts University di Boston.
MIU MIU WOMEN’S TALES
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el dormitorio di un austero collegio del nord Italia riposano coppie singolari: bambole a grandezza naturale accostate ai rispettivi burattinai. In questa quotidianità rigorosa e millimetrica, incrinata dalla nascita improvvisa di una ragazza e da un’estatica esplosione liberatoria, la di Mona Fastvold femminilità si trasforma in (USA, 14’) pura performance, amplificata dalle creazioni della collezione Miu Miu Primavera/Estate 2026. L’attrice, sceneggiatrice e regista norvegese Mona Fastvold – co-autrice candidata agli Oscar per The Brutalist – firma il 31esimo capitolo della collana al femminile della maison. A.L.W.
#31 DISCIPLINE
U
na ‘sirena’ metropolitana emerge dal buio di un garage parigino, con le mani ancora sporche di grasso d’officina. Bastano una tuta in pelle, occhiali scuri, il rombo del motore e la giusta traccia musicale per dare inizio alla corsa: un tragitto ritmato tra le strade di Parigi costellato di Claire Denis da incontri fugaci con altre (Francia, 12’) donne, fino alla sosta finale, dove ad attenderla c’è una compagna di viaggio avvolta in pelliccia e colbacco ricamato. Il tempo di caricare i bagagli, e l’avventura riparte a due. Claire Denis, regista e sceneggiatrice pluripremiata a Berlino, Locarno, Cannes. Ha lavorato con Robert Enrico, Wim Wenders, Jim Jarmusch. Nel suo primo lungometraggio, Chocolat (1988), l’infanzia in Africa e il ritorno in Francia. L.N.
#32 AVEC KIM
11
83. VENICE FILM FESTIVAL
SPECIAL
INTERVISTA AURÉLIE DE TROYER
Head of International Content di Audible di Mariachiara Marzari
A
udible, società Amazon tra i maggiori player nella produzione e distribuzione di audio entertainment di qualità, debutta all’ 83. Mostra del Cinema di Venezia con la nuova serie audio Audible Original Dracula. Per la regia della pluripremiata Mary Lambert e con l’adattamento della giovane sceneggiatrice Robyn Ahern, ogni produzione presenta cast corali e stellari in tutte le varie lingue con cui sono state realizzate le diverse versioni, ossia inglese, spagnolo castigliano, francese, tedesco, spagnolo latino americano, portoghese brasiliano e italiano. In quest’ultima sono protagonisti, nei ruoli di Dracula e Mina rispettivamente, Riccardo Scamarcio e Benedetta Porcaroli. Dracula sarà presentato oggi alle ore 11.30 presso lo Spazio Incontri dell’Hotel Excelsior nell’ambito del Venice Production Bridge nel panel Dracula: A New Chapter in Cinematic Audio, moderato da Deadline. Interverranno Aurelie de Troyer (di seguito la sua intervista), Mary Lambert, Riccardo Scamarcio, Benedetta Porcaroli, Asier Etxeandia e Claudia Salas. In Italia il pubblico degli audiolibri è cresciuto in modo significativo, consolidando una base sempre più ampia di ascoltatori abituali. Come interpreta questa evoluzione e cosa ci dice sul grado di maturità raggiunto oggi dal mercato degli audiolibri nel nostro Paese? Questi dati riflettono un profondo cambiamento culturale. Quando, dieci anni fa, abbiamo lanciato Audible.it, gli audiolibri erano visti principalmente come uno strumento di accessibilità, pensato per le persone con disabilità visive o difficoltà di lettura più che un vero e proprio formato culturale e di intrattenimento. A distanza di un decennio, questa percezione è cambiata radicalmente. Oggi gli audiolibri sono entrati a pieno titolo nelle abitudini di consumo degli italiani come un formato capace di adattarsi ai diversi momenti della quotidianità: a casa, durante gli spostamenti, mentre si cucina, ci si allena, o semplicemente quando si desidera concedere una pausa agli occhi. Un segnale particolarmente significativo della maturità del settore è la crescente propensione del pubblico italiano a fruire dei contenuti attraverso formati diversi. Gli ascoltatori passano con naturalezza da un mezzo all’altro e, quando una storia riesce a conquistare il pubblico in un determinato formato, assistiamo spesso a un immediato aumento dell’interesse anche verso gli altri. Hamnet e Project Hail Mary ne sono due esempi particolarmente significativi: mentre i film attiravano l’interesse del pubblico di tutto il mondo, le loro versioni in audiolibro hanno dominato le nostre classifiche per settimane in diversi Paesi, tra cui l’Italia. Abbiamo notato dinamiche simili all’interno del nostro stesso catalogo: quando abbiamo pubblicato i nostri adattamenti originali multicast di 1984 e Orgoglio e pregiudizio, le versioni esistenti in audiolibro con un unico narratore sono tornate in cima alle nostre classifiche, a dimostrazione del fatto che un nuovo formato non sostituisce l’originale, ma riaccende l’interesse per tutte le versioni. Le persone scelgono l’esperienza più adatta al momento che stanno vivendo e ogni formato rafforza gli altri in un circolo virtuoso a vantaggio degli ascoltatori, dei creatori e dell’intero sistema culturale e dell’intrattenimento. Qui a Venezia, in occasione della Mostra del Cinema, Audible presenta una nuova versione di Dracula attraverso un proprio Audible Original. Quali nuovi orizzonti apre questo formato e quali sviluppi avete in programma? Siamo entusiasti di presentare Dracula a Venezia, dove il dialogo tra cinema e narrazione audio è oggi più vivo che mai. L’intrattenimento audio sta vivendo un momento di grande fermento creativo e il Lido rappresenta il contesto ideale per mostrare come letteratura, serie audio e linguaggio cinematografico possano fondersi per reinterpretare una storia senza tempo. Dracula è uno dei progetti internazionali più ambiziosi mai realizzati da Audible: un’esperienza audio di alta qualità che riunisce cast d’eccezione, un sound design di matrice cinematografica, una colonna sonora originale firmata dall’acclamato compositore Ilan Eshkeri e la regia della pluripremiata Mary Lambert. Adattato in sette lingue con attori di primo piano, rappresenta la convergenza creativa tra cinema e narrazione audio: ciò che chiamiamo “cinema per le orecchie”.
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SEPTEMBER 5, 2026
Per progetti di questa portata lavoriamo al fianco di professionisti del settore per rendere l’esperienza di ascolto ancora più coinvolgente e immersiva. Il cast parla da sé: Jonathan Bailey ed Ella Purnell per la versione inglese; Riccardo Scamarcio e Benedetta Porcaroli per quella italiana; Omar Sy e Deva Cassel per la francese; Matthias Schweighöfer e Jeanne Goursaud per la tedesca; Asier Etxeandia e Claudia Salas i nostri Dracula e Mina spagnoli - senza dimenticare Maggie Gyllenhaal nei panni di Van Helsing, che ricopre quest’anno il ruolo di Presidente della Giuria del Concorso della 83. Mostra del Cinema. Guardando al futuro, continueremo a investire in prodotti Audible Original ambiziosi, collaborando con talenti e creativi eccezionali ed esplorando storie pensate per avere risonanza in diversi formati, pur rimanendo fedeli ai punti di forza unici della narrazione audio. Tra le centinaia di classici della letteratura che avrebbero potuto essere scelti, perché Audible ha optato proprio per il capolavoro gotico di Stoker? Dracula è stato raccontato attraverso le immagini per oltre un secolo, ma la sua vera forza è psicologica. Bram Stoker ha costruito il romanzo attraverso lettere, pagine di diario e frammenti di testimonianze. Alla sua base c’è quindi un thriller epistolare, una struttura che si presta naturalmente allo storytelling audio. Il nostro adattamento porta in primo piano il confronto psicologico tra Dracula e Mina, restituendo la storia nella sua dimensione più intima, claustrofobica e inquietante così come è stata originariamente concepita. Quando Dracula sussurra all’orecchio dell’ascoltatore, quando quest’ultimo sente i suoi passi nel buio ma non vede alcun riflesso, è allora che comprende fino in fondo cosa può fare il suono da solo. Non stiamo reinventando la storia: ne stiamo facendo emergere la forza più autentica. C’è poi un significato più ampio. Dracula è una storia che da oltre un secolo attraversa linguaggi e formati diversi, dalla pagina al teatro fino allo schermo. Adattarla in audio è sembrato quindi il naturale proseguimento di questo percorso e una conferma del fatto che le serie audio lette e interpretate si sono guadagnate un posto al fianco della letteratura, del teatro e del cinema. La fedeltà al testo originale è uno dei pilastri della vostra strategia produttiva. Quali linee guida avete seguito nello sviluppo della serie audio? E quali elementi distintivi hanno portato i diversi interpreti nelle varie versioni? Siamo partiti da un profondo rispetto per l’opera originale di Bram Stoker, mossi dalla convinzione che questo romanzo meriti di essere vissuto nella sua massima intensità emotiva. Ci siamo proposti di avvicinare il più possibile gli ascoltatori alla ricchezza narrativa del testo, sfruttando appieno ciò che solo l’audio può offrire: intimità, atmosfera e il potere della voce umana di rendere ogni scena viscerale. Ogni adattamento locale apporta inoltre una propria identità creativa. Abbiamo collaborato con cast e registi eccezionali in ogni lingua, consentendo a ciascuna produzione di riflettere le sfumature locali, pur rimanendo fedele alla stessa visione artistica. Ogni cast conferisce autenticità e profondità emotiva, rendendo la storia al tempo stesso universale e culturalmente significativa. La ricchezza di queste interpretazioni è uno degli aspetti di cui andiamo più fieri: la stessa storia, sette versioni distinte, un’unica ambizione condivisa.
83. VENICE FILM FESTIVAL
AROUND THE FESTIVAL
English version
CAMPARI LOUNGE
CA’ SAGREDO HOTEL
SINA CENTURION PALACE
CAMPARI LOUNGE
Appuntamento speciale che vede protagonisti Riccardo Scamarcio e Benedetta Porcaroli, due fantastici interpreti di un inedito Dracula! Su invito. h. 19 | Terrazza Biennale
Scenografia perfetta per la cena e il party che festeggia i 25 anni del Premio Kinéo, con tutto, ma davvero tutto il cinema italiano. h. 20 | Campo Santa Sofia
Una cena esclusiva in onore dei premiati dei Filming Italy Awards 2026, alla vigilia della cerimonia. Lo chef Giancarlo Bellino delizierà gli ospiti, tra cui l’attesissimo Orlando Bloom. Su invito. h. 20.30 | Dorsoduro 173
Campari festeggia Serpenti con un party “al veleno” insieme al regista Roberto De Paolis Maino e ad Alessandro Borghi, Valeria Golino, Pietro Castellitto e Leonardo Lidi. h. 23 | Terrazza Biennale
AGENDA
10.00
11.00 11.00 12.00 13.00 14.00 15.00 16.00 17.00 17.00
17.30 18.00 20.00 21.30
Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Il convegno Cosa produrre e come: l’audiovisivo in evoluzione, a cura di Duesse Media Network, vede la partecipazione di: Emanuele Marchesi, Head of content development Sky Studios-Sky Italia; Maria Pia Ammirati, Direttore Rai Fiction; Giampaolo Letta, Direttore Fiction e Cinema Mediaset e AD Medusa Film; Massimo Scaglioni, Direttore CeRTA e Professore Ordinario di Storia ed Economia dei Media; Riccardo Tozzi, CEO Cattleya; Jacopo Chessa, Direttore Veneto Film Commission e Presidente Italian Film Commissions. Modera Vito Sinopoli, editore di Box Office e Tivù. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A Presentazione di SIC Lab. Laboratori interattivi di Media e Film Literacy, a cura di Cinemovel.
INTERVISTA
Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Protagonista (del Cinema) è la Musica è il titolo dell’incontro/dialogo tra Pivio, Presidente ACMF, e Michele Braga, compositore delle musiche di Balcanica di Nicola Sorcinelli. Cosa significa oggi scrivere musica per il cinema?
ALINA MARAZZI ALAIN GOMIS COSTANZA QUATRIGLIO MOHAMAD ABDOUNI
Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Bullismo e reti di protezione è una riflessione sul ruolo del cinema sociale come dispositivo necessario a indagare la complessità dell’oggi. Proiezione in anteprima del cortometraggio Blues Baby Boy, diretto da Andrea Simonella. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Replica della proiezione di Anatomia di un ritratto di Francesco Clerici, Mattia Colombo (Notti Veneziane - 93’). Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior La rete dei Festival e rassegne del Veneto: cultura, territorio e sviluppo della filiera audiovisiva, a cura di CNA Veneto. Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior IFC - Italian Film Commissions e APE - Associazione Produttori Esecutivi promuovono il dibattito Beauté fatale. L’Italia e la grande produzione internazionale. Intervengono: Marco Valerio Pugini, Presidente APE e CEO di Panorama Films; Nicola Fedrigoni, consigliere APE e CEO KPLUS Film; Nicola Rosada, CEO 360 Degrees Film; Manuela Cacciamani, Amministratore Delegato di Cinecittà. Modera Jacopo Chessa, Direttore Veneto Film Commission e Presidente Italian Film Commissions. Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior ITTV International & Tech in Entertainment invita Nicole Morganti, Head of Originals, Southern Europe, Amazon MGM Studios; Raffaella Leone, CEO Leone Film Group; Paola Lucisano, Board Chairman and Head of TV Production, Lucisano Media Group and Italian International Film, a confrontarsi sul tema Dal libro allo schermo. Il modello Prime Video/From page to screen: the Prime Video Model. Moderano Valentina Martelli, CEO & Founder ITTV International e Cristina Scognamillo, Co-Founder ITTV International. Spazio della Regione del Veneto - Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Italian Film Commissions invita a chiedersi: Di cosa parliamo quando parliamo di film commission italiane? Intervengono: Marco Cucco, Docente Università di Bologna; Jacopo Chessa Direttore Veneto Film Commission e Presidente Italian Film Commissions. Modera: Angelo Acerbi, giornalista Fred Radio. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A Premiazione della 25. edizione del Premio Kinéo 2026, ideato e diretto da Rosetta Sannelli. I protagonisti vincitori nelle diverse categorie del premio sono: Faye Dunaway, Nicola Peltz Beckham, Vialina Lemann, Gennaio Nunziante, Fabio Volo, Ricky Memphis, Massimiliano Gallo, Chiara Francini, Maria Gifuni, Sara Lazzaro, Raniero Monaco di Lapio, Luca Tommassini, Paolo Calvano. Un riconoscimento speciale sarà assegnato dal Premio Kinéo in collaborazione con il Global Campus of Human Rights ad Askold Kurov, documentarista e filmaker indipendente russo con base in UK, tra le voci più autorevoli del cinema impegnato sui temi dei diritti umani, dei conflitti sociali e della libertà di espressione. Casa degli Autori | Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 AFIC presenta Cinema da paura, pubblicazione ideata da Giorgio Gosetti e realizzata con Cineteca Milano, sul ruolo giocato dal cinema horror nei festival, al botteghino e sulla creatività dei registi. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 ‘Isola’ nell’Isola di Edipo, Take Another Piece of my Art presenta il film Burden of Dreams di Les Blank (92’). A seguire la Masterclass di Beat Presser e i suoi scatti leggendari sul set di Herzog. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A AMAP Regione Marche, in collaborazione con Fondazione Marche Cultura - Marche Film Commission, presenta Marche: alla scoperta della biodiversità. La Terrazza by Atlas Concorde | Hotel Excelsior Presentazione del docufilm The Hitmakers, prodotto da Troupe Légère e Unalira Edizioni: un viaggio tra Genova, il pop e la musica italiana, con un cast ricco di artisti di primissimo piano tra cui Piero Cassano e Francesco Baccini, che si esibiranno in alcuni brani al pianoforte.
di Adele Spinelli e Alberto Marzari
D
i cosa è fatta la memoria, se non di storie che siamo riusciti a strappare all’oblio? È attorno a questo interrogativo che prende forma Memorie per il futuro - Il ruolo delle fonti nella costruzione cinematografica di narrazioni individuali e collettive, edizione 2026 de Il Cinema dell’Inclusione tra visione e formazione, promossa da Isola Edipo insieme a Giornate degli Autori e Fondation Cartier pour l’art contemporain. Al centro, il cinema come spazio in cui immagini, archivi e testimonianze possono riportare alla luce ciò che è rimasto in ombra, ma anche interrogare e riscrivere narrazioni già esistenti. Ne abbiamo parlato con i filmmaker Mohamad Abdouni, Costanza Quatriglio e Alain Gomis che, in dialogo con Alina Marazzi, hanno sondato le possibilità e le responsabilità del cinema nella costruzione della memoria. Quali sono le storie che facciamo ancora fatica a vedere? Alina Marazzi_Partirei dagli esempi dei filmmaker presenti oggi in questa conversazione. Sono autori che si sono confrontati con la necessità di raccontare identità ed esperienze che finora hanno trovato poco spazio nella rappresentazione. Mohamad Abdouni_Sicuramente ci sono moltissime storie che non abbiamo ancora raccontato. E, in un certo senso, è una cosa bellissima. Con internet e i social media, il mondo oggi sembra minuscolo. Ma la verità è che resta un luogo per certi versi inesplorato, fatto di comunità, luoghi e persone profondamente diversi. Il mio film, Treat Me Like Your Mother, parla di donne trans che hanno vissuto la guerra civile in Libano. Quando non ci saranno più, rischiamo di perdere le loro storie, ed è proprio questo che mi interessa: conservarle e raccontarle prima che scompaiano. Alain Gomis_Il cinema è fatto dai potenti: chi si trova al di fuori di questa sfera è costretto a combattere per raccontare la propria storia, affrontando una difficoltà sistemica e oggettiva. Per questo credo che lavorare con gli archivi possa consentire un altro tipo di accesso alla storia, anche a quella ufficiale. Costanza Quatriglio_Il sistema produttivo fatica a raccontare determinate storie perché non vuole prendersi le responsabilità di affrontare tematiche che riguardano le libertà individuali. La libertà di pensiero, di scelta, tutto ciò che è politico o che mette in discussione le comfort zone spaventa. Quindi il sistema produttivo tende ad affossare determinate storie, finanziando invece ciò che già vende. C’è un limite a ciò che l’arte può raccontare? Alina Marazzi_Credo che ogni storia possa, prima o poi, trovare una propria declinazione. Forse il cinema ha proprio questa forza: attraverso le immagini, le parole e i suoni può restituire voce e agency a storie, identità ed esperienze che non sempre hanno avuto lo spazio per emergere. Mohamad Abdouni_La parola “arte” racchiude una straordinaria varietà di forme e linguaggi. Per questo faccio fatica a immaginare una vera e propria frontiera. Credo piuttosto che siano le storie stesse a suggerire il modo in cui vogliono essere raccontate e che il nostro compito sia capire quale linguaggio possa restituirle in modo autentico. Alain Gomis_Si può raccontare e parlare di qualsiasi tema, l’importante è dichiarare il proprio punto di vista. Non si può pretendere di raccontare la verità, ma solo ciò che si vede. È questo l’unico modo di essere onesti. Costanza Quatriglio_Credo che il limite maggiore riguardi il confine tra l’innegabile atto violento che l’artista compie nei confronti della realtà e ciò che questa violenza può produrre. Quel confine può essere esplorato da qualunque artista. E spetta a ciascuno di noi decidere dove collocarlo.
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AROUND THE FESTIVAL
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 5, 2026
LIGHTS! CAMERA! IMPACT!
Fondazione Generali The Human Safety Net h. 17
Reimagining Impact Entertainment
Come la filantropia e il mondo dell’intrattenimento stanno creando nuove partnership per dare vita a storie capaci di ispirare azioni concrete e plasmare la cultura. Intervengono: Emma Ursich CEO di The Human Safety Net Estela Renner CEO di Maria Farinha Films, regista brasiliana Malinda Wink CEO di Minderoo Pictures, produttrice di documentari a impatto sociale Modera: Janice Min CEO di Ankler Media
INTERVISTA EMMA URSICH
CEO di The Human Safety Net di Mariachiara Marzari
h. 17.40
A New Generation of Parenting: From Elmo to Bluey
Come i brand più autorevoli stanno cambiando il racconto della famiglia per riflettere una genitorialità contemporanea, rimanendo al tempo stesso fedeli a valori senza tempo. Intervengono: Scott Cameron Head of Content & IP Strategy di Sesame Workshop Joe McCulloch Executive Producer di CBeebies Parenting Modera: Michael Feigelson CEO della Van Leer Foundation h. 18.10
Redefining Hollywood: New Voices, New Models
Come i nuovi modelli per scoprire e valorizzare i talenti stanno ridefinendo il futuro del cinema, della televisione e dello storytelling. Intervengono: Franklin Leonard produttore, imprenditore e fondatore di The Black List Anadil Hossain produttrice h. 18.35
Motherhood, Media and the Politics of Parenting
Come registi e attivisti stanno usando le storie per mettere in discussione le percezioni legate alla maternità, alla famiglia e alla genitorialità contemporanea. Intervengono: Reshma Saujani attivista, autrice e fondatrice di Moms First e Girls Who Code Kiran Rao regista, sceneggiatrice e produttrice indiana, autrice e cofondatrice della Paani Foundation Modera: Manori Ravindran Editor di Ankler Piazza San Marco 105, Venezia www.thehumansafetynet.org
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I
l programma di The Human Safety Net dedicato al cinema che produce impatto sociale torna con una nuova edizione di Lights! Camera! Impact! che, attraverso la voce di numerosi ospiti internazionali, indaga il tema del diventare genitori come esperienza trasformativa e il relativo impatto sui bambini, in particolare nei loro primi anni di vita. Ce lo racconta in anteprima Emma Ursich, CEO di The Human Safety Net. Dalle immagini in movimento alle idee e azioni che generano impatto. Come il cinema può contribuire a sensibilizzare il pubblico sui grandi temi del contemporaneo? Noi crediamo che il cinema possa essere un potente motore di cambiamento sociale per la sua capacità di raccontare storie, toccare le corde delle emozioni, generare nuove forme di consapevolezza. La narrativa cinematografica intercetta e racconta le tensioni, le istanze e le urgenze del suo tempo, contribuendo a plasmare l’immaginario collettivo generando nuovi modelli. Da questa convinzione, quattro anni fa, siamo partiti per costruire il progetto di Lights! Camera! Impact!, piattaforma che esplora come il cinema sia in grado di generare impatto e che raccoglie ogni anno le voci e le esperienze di registi, produttori e sceneggiatori che hanno scelto di dedicare il proprio lavoro a storie di inclusione. Un momento che è cresciuto fino a diventare quest’anno un vero e proprio programma, anche grazie alla partnership con la Fondazione Van Leer, che agisce come noi sul tema dei primi anni di vita. L’evento pubblico di oggi è stato infatti preceduto da due giorni di workshop per addetti ai lavori sul tema che abbiamo scelto per quest’anno: come il cinema racconta il viaggio di diventare genitori in quanto esperienza profondamente trasformativa e l’impatto che i diversi modelli di genitorialità hanno sui bambini, specialmente nei primi 6 anni di vita. Altra novità di quest’anno è il lancio di 4 fellowship – assieme a Van Leer Foundation, Equimundo e American Institute for Boys and Men – lanciate da The Black List e finalizzate a sostenere il lavoro di giovani sceneggiatori pronti a cimentarsi con storie che parlano di genitorialità. Un tema, questo, perfettamente allineato con il programma Per le Famiglie di The Human Safety Net, attivo in 23 Paesi, il cui obiettivo è di contribuire ad accompagnare famiglie a rischio di esclusione sociale con bambini da 0 a 6 anni. Quale il contesto in cui nasce la collaborazione tra The Human Safety Net e Van Leer Foundation? La collaborazione nasce innanzitutto da una sintonia nella visione e negli obbiettivi. Il lavoro di entrambe le nostre organizzazioni prende spunto dalla volontà di garantire ai più piccoli un inizio di vita che sia il migliore possibile, perché questo è il primo e fondamentale passo per costruire pari opportunità da adulti. E sappiamo anche che questo è un obbiettivo che si raggiunge mettendo i genitori in condizioni di adottare, nei confronti dei piccoli, pratiche e comportamenti basati su cura, dialogo e stimolo, creando per i bambini opportunità di apprendimento precoce e sviluppo del loro potenziale a livello cognitivo ed emotivo. Questo allineamento nella visione delle nostre organizzazioni ci ha permesso di trovare facilmente un punto di incontro proprio
LA NARRATIVA CINEMATOGRAFICA INTERCETTA E RACCONTA LE TENSIONI, LE ISTANZE E LE URGENZE DEL SUO TEMPO, CONTRIBUENDO A PLASMARE L’IMMAGINARIO COLLETTIVO GENERANDO NUOVI MODELLI sul tema di quest’anno e sulla convinzione che il cinema possa contribuire, con il potere del racconto, al raggiungimento dei nostri comuni obiettivi. Il potere della narrativa cinematografica. Quali film, registi e produttori sono a suo avviso esempi attivi e concreti capaci di generare il cambiamento e ispirare l’azione su questo terreno? Ce ne sono tantissimi. E devo dire che il cinema nel corso degli ultimi anni ci ha mostrato una narrativa sulla genitorialità e sulla prima infanzia sempre più complessa e realistica, sempre più lontana dai clichè e sempre più vicina alla realtà che noi osserviamo e viviamo tutti i giorni, accanto alle persone che accompagniamo, nello sviluppo dei nostri programmi al fianco di tante ONG partner. Potrei citare tanti casi, ma mi piace menzionare qui coloro che parteciperanno ai lavori dei prossimi giorni e che il pubblico potrà ascoltare e incontrare. Quest’anno, ad esempio, abbiamo con noi Dame Pippa Harris, produttrice di Hamnet, film vincitore di due Golden Globes, due BAFTA e un Oscar per la migliore interpretazione femminile: un film che tratteggia due ritratti di genitori, un padre e una madre, intensi e molto attuali, anche se lontani nel tempo. È con noi anche Reshma Saujani, avvocata, fondatrice di Girls Who Code e Moms First, che con il suo docufilm No Country for Mothers ha messo in luce le sfide e le contraddizioni dell’essere mamma negli Stati Uniti. Infine voglio citare due realtà davvero emblematiche a riguardo: Minderoo Pictures, di cui abbiamo ospite la CEO Malinda Wink, e Maria Farinha Filmes, che è rappresentata dalla sua co-fondatrice Estela Renner. Due case di produzione che hanno come esplicita missione quella di produrre storie che possano ispirare il cambiamento, come ad esempio The Beginning of Life di Maria Farinha. La Casa di The Human Safety Net in Piazza San Marco nasce come luogo aperto di riflessione e contaminazione. Quale valore aggiunto offre lo spazio – nel pieno fermento della Mostra del Cinema – per far dialogare l’industria audiovisiva con soggetti attivi nell’impegno sociale? La Casa di The Human Safety Net è nata per essere un amplificatore della missione e dei programmi di The Human Safety Net. Un luogo aperto alla comunità e a un network globale di organizzazioni al lavoro per generare impatto. È un luogo dove i nostri valori diventano un’esperienza per tutti, attraverso le nostre mostre e i nostri public programme. Uno dei pilastri della Casa di The Human Safety Net è proprio quello che definiamo Arte per l’impatto sociale, che raccoglie tutte quelle espressioni artistiche (dalle arti figurative al cinema alla musica) che nascono non come semplice gesto estetico, ma piuttosto come vettori di cambiamento. In questo senso Lights! Camera! Impact! rappresenta, nei giorni della Mostra del Cinema, un invito a dare spazio alla cinematografia che non nasce solo per raccontare storie ed emozionarci, ma anche per ispirarci, accrescere la nostra consapevolezza, renderci protagonisti attivi. A volte il cambiamento può iniziare proprio da una storia che appartiene a tutti e aspetta solo di essere raccontata.
SCREENINGS
83. VENICE FILM FESTIVAL
8.30
SALA DARSENA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
OASIS: DON’T LOOK BACK IN ANGER Dylan Southern, Will Lovelace (122’) v.o. inglese st. italiano/inglese
8.30
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
9.00
SALA GRANDE
VENEZIA 83 press - industry
SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE (IT WILL HAPPEN TONIGHT)
Nanni Moretti (103’) v.o. italiano, francese, inglese, spagnolo st. italiano/inglese
PALABIENNALE
VENEZIA 83 tutti gli accrediti
15/18 (A PLACE TO HEAL) Cédric Kahn (105’) v.o. francese st. italiano/inglese
9.00
SALA CASINÒ
IMPERIUM
Sergei Loznitsa (175’) v.o. russo st. italiano/inglese
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
AL MOWATEN OSAMA (CITIZEN OSAMA) 9.00
SALA PERLA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC press - industry
REVOLVER
Paoli De Luca (20’) v.o. italiano, napoletano st. italiano/inglese
LONDON
Nanni Moretti (103’) v.o. italiano, francese, inglese, spagnolo st. italiano/inglese
11.15
SALA GIARDINO
BIENNALE COLLEGE CINEMA press - industry
SALA ASTRA 1
BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico - tutti gli accrediti Amie Song (83’) v.o. cinese mandarino st. inglese/italiano
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
MY UNDESIRABLE FRIENDS: PART II - EXILE CHAPTERS 1-2-3 Julia Loktev (192’) v.o. russo st. italiano/inglese
SALA CORINTO
UDJU AZUL DI YONTA (THE BLUE EYES OF YONTA)
Flora Gomes (98’) v.o. portoghese, creolo della Guinea-Bissau st. italiano/inglese
SALA ASTRA 1
14.30
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT press - industry
SERPENTI 14.30
SALA CASINÒ
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
IMPERIUM
Sergei Loznitsa (175’) v.o. russo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
SALA GRANDE
THE ROAD TO JERICHO
11.30
16.30
SALA PERLA
GIORNATE DEGLI AUTORI FILM DI APERTURA pubblico - tutti gli accrediti
SALA ASTRA 1
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
LA MAISON DU VENT (HOUSE OF THE WIND)
Auguste Bernard Kouemo Yanghu (105’) v.o. francese, bafang st. italiano/inglese
TIJUANA, TODAVÍA 19.00
SALA DARSENA
GA-NEUNG-HAN SA-RANG (POSSIBLE LOVE) Chang-dong Lee (164’) v.o. coreano st. italiano/inglese
19.00
SALA CASINÒ
ORIZZONTI press - industry Rubaiyat Hossain (88’) v.o. bengalese, inglese st. italiano/inglese
19.00
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
QUEER EDWARD II
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico
SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE (IT WILL HAPPEN TONIGHT)
16.30
SALA PERLA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico - tutti gli accrediti
GUSCI (EGGSHELLS)
Elisa Chiari, Francesca Trovato (17’) v.o. italiano st. inglese Shalini Adnani (95’) v.o. inglese, hindi, marathi st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
SALA DARSENA
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
EKLIPSE
AVEC KIM
LES INDES (THE INDIES)
Pauline Julier, Nicolas Chapoulier (81’) v.o. francese, spagnolo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
19.30
16.30
E-I-E-I-O
SALA ASTRA 2
LA MAISON DU VENT (HOUSE OF THE WIND)
SALA GRANDE
PRIMETIME
SALA CORINTO
TO BE OR NOT TO BE Ernst Lubitsch (99’) v.o. inglese st. italiano
SALA ASTRA 2
Hanno collaborato Nicola Davide Angerame, Loris Casadei, Maria Casadei, Roberta De Rossi, Massimo Macaluso, Giorgio Placereani, Roberto Pugliese, Riccardo Triolo, Delphine Trouillard, Andrea Zennaro, Adele Spinelli, Alberto Marzari Annarita Brancaforte, Laura Nortilli, Roberto Rantucci, Anna Louise Whitney Relazioni istituzionali Giancarlo Di Gregorio Stampa CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it
Dong Jie (117’) v.o. cinese mandarino st. italiano/inglese
19.30
SALA PERLA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
SALA PASINETTI
UDJU AZUL DI YONTA (THE BLUE EYES OF YONTA)
Lance Oppenheim (110’) v.o. inglese st. italiano/inglese
PALABIENNALE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti The Basics of Philosophy Paul Schrader (94’) v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA CORINTO
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
AL MOWATEN OSAMA (CITIZEN OSAMA)
Ahmed Hassouna (69’) v.o. arabo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Assistenza tecnica B-Life Srl Venezia
17.00
Special partner
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
QUEER EDWARD II
21.45
SALA PASINETTI
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
VIAGGIO IN ITALIA (JOURNEY TO ITALY)
Roberto Rossellini (85’) v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA CORINTO
SALA PERLA
Theo Rollason (97’) v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA VOLPI
22.00
SALA VOLPI
ORIZZONTI press - industry
THE DIFFICULT BRIDE
Rubaiyat Hossain (88’) v.o. bengalese, inglese st. italiano/inglese
FROM INSIDE OUT - THE ARCHITECTURE OF PETER ZUMTHOR
FAXIAN ZHI LÜ (ZOOM IN, ZOOM OUT)
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
17.00
QUEER EDWARD II
Noemi Arfuso (10’) v.o. inglese st. italiano/inglese
19.30
Redazione Marisa Santin (coordinamento editoriale), Mariachiara Marzari (immagine e comunicazione), Paola Marchetti (direzione organizzativa), Davide Carbone, Chiara Sciascia, Fabio Marzari, Luca Zanatta (graphic design)
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
22.15
Wim Wenders (114’) v.o. tedesco, svizzero tedesco, inglese st. italiano/inglese proiezione in 3D
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
Direttore responsabile Venezia News Massimo Bran
21.30
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico - tutti gli accrediti
FROM INSIDE OUT - THE ARCHITECTURE OF PETER ZUMTHOR
SALA ASTRA 1
17.00
Jannis Lenz (118’) v.o. tedesco st. italiano/inglese
GA-NEUNG-HAN SA-RANG (POSSIBLE LOVE) Nanni Moretti (103’) v.o. italiano, francese, inglese, spagnolo st. italiano/inglese
Claire Denis (12’) senza dialoghi
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
SHUMEI: THE LIVING LEGACY OF KABUKI
SALA CASINÒ
ORIZZONTI press - industry
Chang-dong Lee (164’) v.o. coreano st. italiano/inglese
Auguste Bernard Kouemo Yanghu (105’) v.o. francese, bafang st. italiano/inglese
Roberto Rossellini (85’) v.o. inglese st. italiano/inglese
21.30
VENEZIA 83 press - industry
Mona Fastvold (14’) senza dialoghi
17.00
Dylan Southern, Will Lovelace (122’) v.o. inglese st. italiano/inglese
22.00
DISCIPLINE
14.00
VIAGGIO IN ITALIA (JOURNEY TO ITALY)
OASIS: DON’T LOOK BACK IN ANGER
Francesca Archibugi (81’) v.o. italiano st. inglese
GIORNATE DEGLI AUTORI WOMEN’S TALES pubblico - tutti gli accrediti
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
SALA CORINTO
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
CARLA LONZI, DENTRO E FUORI DAL MONDO
SALA PERLA
Manuel Wetscher (91’) v.o. tedesco st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
21.30
GIORNATE DEGLI AUTORI EVENTO SPECIALE press - industry
UN DÉTOUR PAR DIANE (DIANE IN THE LOOP)
13.45
MY UNDESIRABLE FRIENDS: PART II - EXILE. CHAPTERS 1-2-3
22.00
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
Ann Sirot, Raphaël Balboni (92’) v.o. francese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
SALA ASTRA 1
Theo Rollason (97’) v.o. inglese st. italiano/inglese
Theo Rollason (97’) v.o. inglese st. italiano/inglese
19.15
21.00
OASE (OASIS)
THE DIFFICULT BRIDE
SALA DARSENA
Lili Horvát (106’) v.o. inglese, ungherese st. italiano/inglese
14.00
SALA GIARDINO
VENEZIA 83 press - industry
Roberto De Paolis Maino (93’) v.o. italiano st. inglese
16.15
Takashi Miike (97’) v.o. giapponese st. italiano/inglese
redazione@venezianews.it www.venezianews.it/daily2026
Julia Loktev (192’) v.o. russo st. italiano/inglese
Edoardo Gabbriellini (104’) v.o. italiano st. inglese
NELSON SAN, ANATA WA HITO WO KOROSHIMASHITAKA? (MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE?)
Alexander Kluge (88’) v.o. tedesco st. italiano/inglese
Daily Venezia 83 Supplemento di Venezia News n. 315-316 settembre-ottobre 2026 Autorizzazione del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996
Gabriel Gutierrez Morales (94’) v.o. spagnolo, inglese, russo st. inglese/italiano A seguire incontro con gli autori/Q&A
LA CITTÀ DEI VIVI (THE CITY OF THE LIVING)
Amos Gitai (76’) v.o. inglese, ebraico, arabo, francese st. italiano/inglese
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
83. VENICE FILM FESTIVAL
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
11.30 PALABIENNALE
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
ABSCHIED VON GESTERN (YESTERDAY GIRL)
BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico 18+ - tutti gli accrediti
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
14.00
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
17.15
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
Gabriel Gutierrez Morales (94’) v.o. spagnolo, inglese, russo st. inglese/italiano
14.00
GU SHI
14.30 PALABIENNALE
15.00
TIJUANA, TODAVÍA
OUR SHARE OF SAND
Márcio Picoli, Victor Marco (90’) v.o. portoghese st. italiano/inglese
11.00
SALA DARSENA
MY NOTES ON MARS
Ahmed Hassouna (69’) v.o. arabo st. italiano/inglese
11.00
11.15
Shinya Tsukamoto (116’) v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA CORINTO
9.15
Dylan Southern, Will Lovelace (122’) v.o. inglese st. italiano/inglese
VENEZIA 83 tutti gli accrediti
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
9.00
OASIS: DON’T LOOK BACK IN ANGER
SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE (IT WILL HAPPEN TONIGHT)
Rami Kodeih (133’) v.o. arabo st. italiano/inglese
9.00
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
VENEZIA 83 press - industry
FURIES
9.00
11.15
English version
SALA DARSENA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
Wim Wenders (114’) v.o. tedesco, svizzero tedesco, inglese st. italiano/inglese proiezione in 3D
22.15 PALABIENNALE VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico
OASIS: DON’T LOOK BACK IN ANGER Dylan Southern, Will Lovelace (122’) v.o. inglese st. italiano/inglese
23.50
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
FATHER JOE
Barthélémy Grossmann (106’) v.o. inglese st. italiano/inglese
Flora Gomes (98’) v.o. portoghese, creolo della Guinea-Bissau st. italiano/inglese
21.00
19.30
BIENNALE COLLEGE CINEMA 18+
SALA VOLPI
ORIZZONTI press - industry
OASE (OASIS)
Jannis Lenz (118’) v.o. tedesco st. italiano/inglese
20.00
TIJUANA, TODAVÍA
Gabriel Gutierrez Morales (94') v.o. spagnolo, inglese, russo st. inglese/italiano
PALABIENNALE
VENEZIA 83 pubblico
SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE (IT WILL HAPPEN TONIGHT)
Nanni Moretti (103’) v.o. italiano, francese, inglese, spagnolo st. italiano/inglese
21.00
SALA WEB
SALA GIARDINO
Opera Prima Accesso in sala consentito solo fino a 10 minuti prima della proiezione. La prenotazione è obbligatoria per pubblico e accreditati./ Access will be allowed only 10 minutes before screening time. Reservation is required for the public and pass holders.
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
SERPENTI
Roberto De Paolis Maino (93’) v.o. italiano st. inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Pubblico Public
Accreditati Pass holders
Press Industry
15
83. VENICE FILM FESTIVAL
16
SEPTEMBER 5, 2026