83. VENICE FILM FESTIVAL | SEPTEMBER 4, 2026 | DAY 3
Un film di Cédric Kahn Sceneggiatura di Cédric Kahn e Kahina Le Querrec con Sami Assouane Ambre Belaïdi Raphaël Besson Daoud Gary Malou Khebizi Zoe Monpart Patience Munchenbach Kenji Peyran Jade Philip Gabriel Pottier Ahleme Sahraoui Laeti Vabre Maria Cavalier-Bazan Lamine Cissokho Jennifer Decker of the comédie-française Antoine De Foucauld Warren Ferri Sophie Guillemin Cedric Kahn Lina Soualem Charles Templon Tenin Kone Lucas Olmedo Eric Pucheu Irina Solano Moussa Timera direttore della fotografia PatriCK gHiriNgHelli moNtaggio geraldiNe maNgeNot sCeNografia gUillaUme deVierCY CostUmi aliCe CamBoUrNaC sUoNo erWaN KerZaNet moNtaggio soNoro sYlVaiN malBraNt moNtaggio dei dialogHi JoNas oraNtiN missaggio aUdio oliVier goiNard Color gradiNg YoV moor mUsiCHe origiNali gael raKotoNdraBe CastiNg attori adolesCeNti marleNe seroUr CastiNg attori adUlti aNtoiNe Carrard aiUto regia romariC tHomas direttore di ProdUZioNe damieN saUssol sUPerVisore alla PostProdUZioNe delPHiNe PassaNt Prodotto da aleXaNdra HeNoCHsBerg ProdUttore assoCiato Pierre-fraNÇois Piet UNa ProdUZioNe ad Vitam films troPdeBoNHeUr ProdUCtioNs iN CoProdUZioNe CoN ad Vitam ProdUCtioN fraNCe 2 CiNema CoN il sUPPorto di CaNal+ CoN la ParteCiPaZioNe di CiNÉ+oCs fraNCe tÉlÉVisioNs tV5 moNde CoN il sostegNo di foNds images de la diVersitÉ – ageNCe NatioNale de la CoHÉsioN des territoires - CeNtre NatioNal dU CiNÉma et de l’image aNimÉe CoN il sostegNo di la rÉgioN oCCitaNie iN assoCiaZioNe CoN CiNeaXe 7 CiNeCaP 9 CiNeVeNtUre 11 CofiNoVa 22 iNdÉfilms 14 PalatiNe Étoile 23 VeNdite iNterNaZioNali CHarades distriBUito iN fraNCia da ad Vitam distriBUito iN italia da i WoNder PiCtUres e UNiPol Biografilm ColleCtioN © 2026 - AD VITAM FILMS - AD VITAM PRODUCTION - TROPDEBONHEUR PRODUCTIONS - FRANCE 2 CINÉMA
DESIGN : VICTOR DE LADONCHAMPS / GOOD TIME
AD VITAM FILMS presenta
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PROSSIMAMENTE AL CINEMA
83. VENICE FILM FESTIVAL
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SEPTEMBER 4, 2026
83. VENICE FILM FESTIVAL
CONCORSO
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TODAY U
INTERVISTA CÉDRIC KAHN di Delphine Trouillard
I
n Concorso con 15/18 (A Place to Heal), Cédric Kahn entra in un reparto di neuropsichiatria per adolescenti, dove pulsioni di morte e desiderio di libertà convivono con una sorprendente vitalità. Tra osservazione del reale e finzione, il regista orchestra un’opera toccante e luminosa sulla giovinezza contemporanea e sulle sue ferite. Dopo l’esperienza nei reparti di neuropsichiatria infantile, cosa le ha fatto capire che questa realtà poteva diventare un film? Il progetto nasce molto tempo fa, prima che la salute mentale, e in particolare quella degli adolescenti, diventasse un tema così presente nel dibattito pubblico francese. Non sono quindi partito dall’urgenza di affrontare un argomento di attualità, anche se oggi il film inevitabilmente dialoga con una questione di cui in Francia si parla molto. Nei miei film ho sempre parlato di crisi, manipolazione e condizionamento, soprattutto parentale, e interessarmi alla psichiatria è stata una naturale prosecuzione di questo percorso. In un primo momento avevo pensato di ambientare la storia nella psichiatria degli adulti, concentrandomi soprattutto sugli operatori sanitari, ma ho trovato quell’universo estremamente duro. Ho scelto allora di spostare lo sguardo sulla neuropsichiatria infantile, perché per raccontare le pulsioni di morte e i drammi legati ai disturbi psichiatrici sentivo il bisogno di contrapporre una forza vitale, molto più intensa negli adolescenti. Per dare maggiore autenticità al racconto ho trascorso molto tempo accanto a veri psichiatri. Il primario nel film si ispira a un medico incontrato durante questa esperienza, criticato talvolta per i suoi metodi molto diretti. Condivido però con lui una convinzione: la parola franca e diretta può davvero avere un potere terapeutico.
Ha affermato che il suo intento non era quello di realizzare un film militante. Cosa allora spera possa provocare nello spettatore? Non è un film militante, ma la psichiatria è comunque un tema profondamente politico, perché intercetta molte delle fratture e dei malfunzionamenti della nostra società. Il modo in cui affrontiamo la malattia mentale dice molto della nostra capacità, come collettività, di essere all’altezza del problema. Rispetto a trent’anni fa è un argomento molto meno tabù, e questo è già un progresso. Nessuno degli adolescenti scelti per il cast, per esempio, mostrava pregiudizi nei confronti della follia: erano molto
WE WANTED TO LISTEN TO THEIR VOICES. AND IT WAS FROM THOSE VOICES THAT THE SCREENPLAY EMERGED aperti a parlarne e a interpretare personaggi in crisi. Credo che cambiare lo sguardo sulla malattia mentale cominci proprio da qui, dalla capacità di ascoltare e di immedesimarsi senza giudicare. Il film attraversa una grande sofferenza, eppure lei ha parlato del desiderio di realizzare un’opera che fosse anche “gioiosa”. Perché era importante evitare un tono soltanto cupo? È una realtà di cui sono stato testimone nei reparti psichiatrici che ho visitato. Tra gli adolescenti c’è una vitalità straripante, un continuo intreccio di relazioni. In quello spazio sono alla pari, protetti dallo sguardo degli altri e dalla violenza del mondo esterno, e questo crea una complicità e un affetto molto intensi. Ovunque emerga qualcosa che richiami la morte, la vita sembra reagire con ancora più forza. Vale per i ragazzi, ma anche per il personale sanitario. Il reparto non è soltanto un luogo di isolamento; è anche uno spazio collettivo, di vita e di lavoro condiviso. E c’è un paradosso che mi ha molto colpito: gli adolescenti pensano continuamente a uscire, ma quando arriva il momento delle dimissioni spesso non vogliono più andarsene. La fuga di Eloïse ed Enzo rappresenta un momento di svolta. Era necessario uscire dal reparto per ritrovare un impulso vitale? Si tratta di un’accelerazione narrativa. Il film condensa in 24 ore ciò che nella realtà richiederebbe diverse settimane o mesi. La fuga riassume perfettamente il cuore del discorso, che è l’incontro tra pulsione di distruzione e pulsione di vita. I ragazzi appiccano il fuoco, rompono tutto, ma nello stesso tempo si riappropriano di una libertà vitale. È qui che interviene anche il personaggio di Hannibal, una figura mitica di ribelle assoluto che spaventa gli operatori e affascina i ragazzi, dando loro in un certo senso lo slancio per partire. Per Enzo ed Eloïse la fuga provoca una presa di coscienza. Gli psichiatri parlano spesso di uno “scatto” che permette di riconnettersi con la natura, il vento, gli elementi. Per Eloïse ce n’è poi un secondo, che permette a un ricordo sepolto di riaffiorare. Non intendo però mettere in discussione il sistema ospedaliero. In alcuni casi interrompere temporaneamente i legami con l’esterno, dai telefoni al contesto familiare, può essere indispensabile per proteggere ragazzi in pericolo. Molto spesso la vera difficoltà non è entrare in ospedale, ma ritornare in famiglia.
di F.D.S.
ltimi dieci anni della carriera artistica di Paul Schrader: un capolavoro senza se e senza ma (First Reformed del 2017), due ottimi film come Il collezionista di carte del 2021 e Il maestro giardiniere del 2022, un buon film con dei problemini di fluidità narrativa come Oh, Canada – I tradimenti del 2024. Oggi, a testimoniare non solo un altissimo livello qualitativo, ma anche una costanza produttiva non così ovvia per un ottantenne, Paul Schrader presenta Fuori Concorso T he Basics of Philosophy, ennesima riflessione sull’offuscamento del diritto alla felicità che sta dentro la Costituzione degli Stati Uniti. Il cinema di Schrader ci accompagna da oltre cinquant’anni, ma tra il Travis Bickle di Taxi Driver e il pastore Toller di First Reformed il disagio esistenziale è rimasto sempre lo stesso: forse di diverso c’è una nuova speranza, ossia che la dimensione femminile possa indicare una via d’uscita dall’empasse con cui il senso di colpa si manifesta, anche se il protagonista di Schrader è sempre un uomo della notte che cerca di far esplodere le pareti della sua cella interiore.
Amici fidati mi avevano sconsigliato la visione di Haze, uno dei tanti capolavori del regista giapponese Shinya Tsukamoto, la storia di un uomo che si risveglia dentro un cunicolo di cemento in cui può solo strisciare. Sapevano che soffro di una forma mediana di claustrofobia, che non reggo una risonanza magnetica chiusa e che il solo pensiero della Sposa sepolta viva in Kill Bill: Volume 2 è sufficiente a togliermi il sonno per notti e notti. Ho seguito il loro consiglio, poco male. Ma ho visto o rivisto tutti gli altri grandi film di Tsukamoto, che sono sono molti e indimenticabili. Tsukamoto non è solo Tetsuo e la deriva di un corpo post-umano dove carne e metalli si fondono a definire una nuova identità cyberpunk: A Snake of June, Kotoko, Gemini, Vital sono grandi film in cui vengono narrati dei percorsi di liberazione di forze represse che aspirano a diventare i nuovi centri di controllo della personalità. Queste forze possono portare ad una liberazione erotica che trasformerà il mondo oppure a un guasto del dispositivo che costringe al silenzio definitivo. Ma a Tsukamoto l’esito del processo non interessa per niente; ciò che gli importa è la sempre nuova esplorazione di un corpo che diventa zona di guerra, luogo in cui violenza fisica e nuove identità si confondono in una spettacolarizzazione del limite, del confine tra umano e oltre-umano.
Director's cuts
VENICE IMMERSIVE È in atto un cambiamento epocale, con sviluppi potenzialmente molto interessanti. I vecchi visori, che obbligavano a una fruizione individuale, verranno sostituiti da occhiali sottilissimi ed estremamente leggeri, simili a quelli usati per il 3D, anche se molto più sofisticati dal punto di vista tecnologico. Con questa tecnologia si possono riunire cento persone in uno spazio a vedere simultaneamente lo stesso progetto di realtà virtuale, aprendo la possibilità di creare un mercato e di inaugurare sale dedicate a prodotti immersivi. 3
83. VENICE FILM FESTIVAL
CONCORSO
SEPTEMBER 4, 2026
SHINYA’S SIX Tetsuo (1989) Un vortice cyberpunk adrenalinico dove la carne e il metallo si fondono in un ibrido mutante.
Gemini (1999) Lo scontro tra gemelli che sfocia in un crescendo di orrore e angoscia.
A Snake of June
Carne e guerra di Andrea Zennaro
I
l regista giapponese torna a Venezia con un nuovo film che chiude una sorta di trilogia sulla guerra e i suoi orrori. Se nel 2014 e nel 2023 il racconto si collocava nel contesto storico della Seconda guerra mondiale, ora Tsukamoto sposta lo sguardo sul Vietnam, affidandosi ad attori statunitensi. Nel cinema nipponico il genere bellico non si limita a raccontare imprese eroiche o patriottiche, ma spesso indaga anche le ferite e le conseguenze che il conflitto lascia nelle vite di chi lo attraversa. È proprio questa la direzione seguita da Tsukamoto in Fires on the Plain (Nobi, 2014) e Hokage - Ombra di fuoco (2023), entrambi concentrati sugli effetti più intimi e devastanti della guerra. Con questo nuovo film in lingua inglese, tratto dall’omonimo libro del veterano Allen Nelson, il regista compie un ulteriore passo in questo percorso. Sul finire degli anni Sessanta l’inchiesta di Seymour Hersh sul massacro di Mỹ Lai contribuì a scuotere l’opinione pubblica americana, mostrando con crudezza il vero volto della guerra in Vietnam. Tsukamoto racconta ora la vicenda di un reduce annientato dal senso di colpa, precipitato in una spirale autodistruttiva finché non trova l’aiuto salvifico che lo porta ad affrontare le atrocità commesse, a renderle pubbliche e a trasformare la propria esperienza in una testimonianza contro la guerra. Nonostante uno stile eccentrico, sopra le righe e a volte grandguignolesco, il cinema allucinato e disturbante di Tsukamoto continua a seguire una perenne mutazione, cifra stilistica ma anche chiave di lettura della sua opera. Già nei primi lavori, come il cortometraggio The Phantom of Regular Size del 1986 e il mediometraggio Le avventure del ragazzo del palo elettrico del 1987, affiorano molti degli elementi destinati a esplodere nel suo primo lungometraggio, Tetsuo del 1989, premiato come miglior film al Fantafestival di Roma. La carne, il delirio, l’erotismo e la violenza ritornano come una costante nella filmografia di questo autore visionario, che rielabora ansie e nevrosi della modernità trasformandole
WHILE IT IS NATURAL TO FEAR BECOMING A VICTIM OF WAR, THIS STORY MAKES US REALISE THAT BECOMING A PERPETRATOR IS JUST AS TERRIFYING Shinya Tsukamoto in un vortice sensoriale per lo sguardo. Anche i rapporti umani sono segnati dal conflitto e portati al limite. In A Snake of June del 2002 il sesso liberatorio arriva, per una coppia in crisi, dopo un percorso travagliato fatto di voyeurismo, ricatti e violenza. Nei film successivi emerge però un cambiamento significativo, soprattutto nella centralità assunta dalle figure femminili, spesso decisive nel determinare le sorti delle famiglie e portatrici di una forza interiore diversa da quella fisica che dominava i primi lavori, ma non meno radicale. Da non sottovalutare, infine, il lavoro di Tsukamoto come attore, ruolo nel quale si è cimentato più volte sia nei propri film sia in quelli di altri registi. Tra le collaborazioni più significative figurano quelle con Takashi Miike in Dead or Alive 2: Birds del 2000 e Ichi the Killer del 2001, oltre alla partecipazione in Silence di Martin Scorsese del 2016.
di F.D.S.
D
opo un giorno e mezzo di Mostra, non c’è dubbio che sono stati già calati degli assi. Herzog ci regala un film di radicalità leggera e affabulante, come aveva fatto solo in certi documentari da visionario esploratore (Fata Morgana , Ghost Elephants). Le sorelle Holbrooke sono ovviamente anche loro delle aliene che il mondo sembra accettare con la formula dell’isolamento condizionato, ma a differenza di Kaspar Hauser riescono a scappare dalla griglia di pregiudizi e tolleranza e ad entrare in un mondo fiabesco che ridarà loro speranza e sorriso. È un Herzog che sembra essersi scrollato quella essenzialità francescana e imperturbable degli ultimi lavori e aver ritrovato il piacere della libertà, che dedica il film a David Lynch ma sostituendo al perturbante del regista americano un gusto per lo straniante amoroso. E crea un film che è un inno al coup de foudre, al bisogno d’innamoramento, alla follia amorosa. E l’interpretazione delle sorelle Mara, anche se adotta l’unisono vocale come forma di comunicazione, è cosi miracolosamente densa di variazioni, di micro-differenze espressive tra Kate e Rooney, di luminosità diversamente cangianti nei loro volti, da
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(2002) La riscoperta delle pulsioni del proprio corpo sotto una pioggia battente.
Vital (2004) Uno studente di medicina cerca l’anima dell’amata attraverso l’autopsia del suo cadavere.
Kotoko (2011) Un viaggio nella mente tormentata di una madre che cerca di prendersi cura del figlio neonato.
Hokage - Ombra di fuoco (2023) L’innocenza di un bambino può essere l’unica speranza di salvezza dagli orrori della guerra?
YESTERDAY togliere il fiato, letteralmente. Quale maga dello schermo in attesa saprà strappare a loro la Coppa Volpi? Martin McDonagh ama dividersi tra Europa e Nord America per ambientare i suoi film: dopo l’Irlanda de Gli spiriti dell’isola questa volta devia dalla tradizione per approdare all’Isola di Pasqua (ma si dovrebbe dire Rapa Nui, fanno notare nel film a John Malkovich i primi politically correct del 1973). E costruisce un film smagliante, come un orologio di alta precisione di cui non sai se ammirare di più la perfetta levigatezza dei particolari o il fascino glam della visione totale. E attraverso la gita a Rapa Nui di due usuratissimi agenti della CIA McDonagh riflette sulla coscienza nera dell’impero nordamericano ai tempi della dottrina Kissinger, nei giorni precedenti al colpo di Stato in Cile del 1973. Anche qui l’interpretazione della coppia Malkovich-Rockwell lascia senza fiato, anche se la simpatia va al disperato gigionismo del primo. E non sembra per niente azzardato ipotizzare che film e attore potrebbero davvero andare a premio. È appena il secondo giorno di Mostra…
83. VENICE FILM FESTIVAL
FRONT ROW
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Press conferences PALAZZO DEL CASINÒ
Arrivals
12.00 QUEER EDWARD II (Venice Open – Fuori Concorso) 12.45 15/18 (A PLACE TO HEAL) (Venezia 83) 13.30 (MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE?) (Venezia 83) 14.15 THE BASICS OF PHILOSOPHY (Venice Open – Fuori Concorso) 15.00 JUPITER (Venice Open – Fuori Concorso)
Cédric Kahn, Malou Khebizi, Kenji Peyran, Zoé Monpart, Sophie Guillemin, Charles Templon, Shinya Tsukamoto, Rodney Hicks, Geoffrey Rush, Paul Schrader, Jack Huston, Sofia Boutella, Daniel Zovatto, Bill Pullman, Dana Delany, Alexandre Smia, Denis Menochet, Reda Kateb, Dominique Blanc, Ella Rumpf, Frédéric Pierrot, Céline Sallette, Theo Rollason, Peter Tatchell, Takashi Miike, Ichikawa Danjūrō XIII, Ichikawa Shinnosuke VIII, Auguste Bernard Kouemo Yanghu, Edwige Tatiana Moudjeu Pouadeu, Adrien Jolivet, Rami Kodeih, Maria Nakouzi, Rym Mroue, Hasan Akil, Issam Bou Khaled, Amie Song, Hu Ling, Audrey Zhang, Chen Xuanyu, Francesco Clerici, Mattia Colombo, Sara Drago, Giovanna Ginex, Noemi Arfuso, Dong Jie, Anna Ferzetti, Chloé Zhao, Łukasz Żal
Maria Giovanna Cicciari - Photo Luca Zambelli Bais
John Malkovich e Mariana di Girolamo
Kate e Rooney Mara
PAST CONFERENCE
Cast di Wild Horse Nine
IT’S THE SPIRIT OF THE FILM. LIKE OPEN HEART SURGERY, GOING TO THE ESSENTIALS RIGHT AWAY. ONE CAMERA, ONE TAKE (MAYBE TWO, OR THREE). THAT’S IT Werner Herzog
Orlando Bloom
Domhnall Gleeson
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83. VENICE FILM FESTIVAL
From the 2nd to the 11th of September, 2026 Hotel Excelsior Venice Lido from 10:00 AM to 6:00 PM
italianpavilion.it 6
SEPTEMBER 4, 2026
83. VENICE FILM FESTIVAL
MOVIES
CONCORSO
CONCORSO
15/18 (A PLACE TO HEAL)
MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE?
di Cédric Kahn con Zoé Monpart, Malou Khebizi, Kenji Peyran, Patience Munchenbach, Sophie Guillemin, Cédric Kahn, Antoine de Foucauld, Jennifer Decker (Francia, 105’)
di Shinya Tsukamoto con Rodney Hicks, Geoffrey Rush, Mark Merphy, Tatyana Ali, Lily Franky (Giappone, USA, Thailandia, Vietnam, 116’)
L
ucia, diciassettenne, viene riportata dalla polizia nel reparto di psichiatria di un ospedale pubblico, dove è già stata ricoverata più volte. Qui ritrova l’amica Eloïse e un gruppo di adolescenti, tutti tra i 15 e i 18 anni, segnati da fragilità e storie diverse. Intorno a loro un’équipe di medici spesso sotto pressione che cerca di curarli e ascoltarli, mentre l’arrivo del misterioso Enzo incrina un equilibrio già precario. Il medico Étienne è interpretato dal regista stesso. Regista, sceneggiatore e attore francese, Cédric Kahn (Fontenay-aux-Roses, 1966) esplora le tensioni che attraversano individui, famiglie e istituzioni con un cinema diretto, inquieto e attento alle zone d’ombra. Dopo L’Ennui (1998) e Roberto Succo (2001), firma Feux rouges (2004), Vie sauvage (2014) e La Prière (2018). Nel 2023 presenta Le Procès Goldman a Cannes e Making Of fuori concorso a Venezia. M.S.
FUORI CONCORSO
THE BASICS OF PHILOSOPHY
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A
llen Nelson (Rodney Hicks), afroamericano cresciuto tra povertà e discriminazione, si arruola nei Marines a diciott’anni e nel 1966 viene inviato in Vietnam, dove impara a uccidere senza esitazione. Tornato negli Stati Uniti con un grave disturbo post-traumatico, perde famiglia, lavoro e casa. L’incontro con lo psichiatra Neil Daniels (Geoffrey Rush) gli offre una possibilità di cura. Dal racconto autobiografico di Nelson, Tsukamoto affronta la guerra dalla prospettiva di chi ne porta la colpa e le ferite. Regista, sceneggiatore, attore e produttore, fra le voci più radicali del cinema giapponese contemporaneo, Shinya Tsukamoto (Tokyo, 1960) esercita un controllo totale sui propri film, girati spesso con mezzi ridottissimi e un’energia visiva di rara intensità. Con Tetsuo (1989), destinato a segnare il cinema di genere internazionale, inaugura una poetica che esplora corpi, violenza e alienazione con un’energia fisica inconfondibile. Tra i suoi film più rilevanti: Tokyo Fist (1995), Bullet Ballet (1998), A Snake of June (2002) e Fires on the Plain (2014). Profondo il legame con Venezia. A Snake of June (2002) vince il Premio della giuria in Controcorrente. Torna in Laguna nel 2004 con Vital e nel 2009 con il terzo capitolo della trilogia di Tetsuo, The Bullet Man. Kotoko (2011) vince il Premio Orizzonti, Fires on the Plain (2014) e Killing (2018) sono in Concorso, Shadow of Fire (2023) in Orizzonti. M.S.
FUORI CONCORSO
di Paul Schrader con Jack Huston, Sofia Boutella, Daniel Zovatto, Bill Pullman, Dana Delany, Shiloh Fernandez, Karl Glusman, Elizabeth Petruso (USA, 94’)
J
ohn Jorissen, professore di filosofia al Ridgemont College, piccolo ateneo del Midwest, tiene un corso introduttivo e lavora a un libro su Spinoza. Dietro una vita regolata e repressa nasconde però una colpa sepolta da anni. Il ritorno improvviso della persona che ne fu vittima lo trascina in una crisi di desiderio, rimorso e resa dei conti spirituale. Con Jack Huston e Sofia Boutella, Schrader torna all’archetipo dell’“uomo nella stanza”, solo davanti ai propri fantasmi. Sceneggiatore, regista e critico americano, Paul Schrader (Grand Rapids, 1946) ha fatto di colpa, solitudine e redenzione il nucleo di un cinema rigoroso, nutrito dalla formazione calvinista e dalla lezione spirituale di autori come Ozu, Bresson e Dreyer. Firma le sceneggiature di Taxi Driver (1976) e Toro scatenato (1980) e dirige, tra gli altri, American Gigolo (1980), Mishima (1985), First Reformed (2017), Il collezionista di carte (2021) e Il maestro giardiniere (2022). Venezia gli assegna il Leone d’Oro alla carriera nel 2022. M.S.
FUORI CONCORSO
MY UNDESIRABLE FRIENDS: PART II – EXILE di Julia Loktev (USA, 355’)
S
econda parte del monumentale documentario sui giornalisti di Tv Rain (Dozhd), l’ultimo canale indipendente rimasto in Russia prima di essere messo a tacere dal regime di Putin. Costrette all’esilio dopo l’invasione dell’Ucraina, le protagoniste vengono seguite da Loktev in dodici Paesi diversi, mentre provano a ricostruirsi una vita, strette tra il senso di colpa per una guerra a cui si sono sempre opposte e la responsabilità di continuare a raccontarla lontano dalla propria terra e dalla propria casa. Regista, sceneggiatrice e video artista russo-americana nata a Leningrado (oggi San Pietroburgo) nel 1969, Julia Loktev vince il premio per la miglior regia al Sundance con il documentario Moment of Impact (1998). Nel 2006 dirige Day Night Day Night, alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes; nel 2011 firma The Loneliest Planet, presentato a Locarno e premiato all’AFI Fest. Nel 2024 debutta al New York Film Festival con My Undesirable Friends: Part I – Last Air in Moscow, cinque ore e mezza sui giornalisti dell’ultima tv indipendente russa: si aggiudica il Gotham Award per il miglior documentario ed entra nella cinquina Oscar. C.S.
QUEER EDWARD II di Theo Rollason (UK, 95’)
N
el 1991 Derek Jarman porta sullo schermo Edward II di Christopher Marlowe, trasformandolo in un film radicalmente politico, segnato dall’omofobia istituzionale e dalla crisi dell’AIDS. Queer Edward II torna oggi su quell’esperienza grazie ai filmati inediti girati sul set da Seamus McGarvey, allora giovane assistente alla macchina da presa e oggi affermato direttore della fotografia. Theo Rollason ricostruisce prove, tensioni e militanza di un’opera che coinvolse gli attivisti di OutRage!, gruppo radicale britannico per i diritti LGBTQ+, facendo del cinema uno spazio di lotta, desiderio e visibilità queer. Regista, archivista e critico inglese, Theo Rollason (Regno Unito, 1997) lavora sui rapporti tra immagini, memoria, genere e identità queer, con particolare attenzione alla dimensione politica degli archivi. Cura anche la programmazione del Fringe! Queer Film & Arts Fest di Londra. Con Tabitha Carless-Frost ha diretto Out of the Peat (2025), corto sostenuto dal BFI e presentato in concorso al London Short Film Festival. Queer Edward II è il suo esordio nel lungometraggio. M.S.
FUORI CONCORSO
JUPITER di Alexandre Smia con Denis Ménochet, André Dussollier, Reda Kateb, Dominique Blanc, Ella Rumpf, Frédéric Pierrot, Celine Sallétte, Cédric Kahn, Jeremy Lopez (Francia, 87’)
U
n attentato al presidente russo fa precipitare l’equilibrio internazionale: la Russia risponde minacciando l’uso delle armi atomiche contro una nazione alleata della Francia. Fresco di elezione, il presidente francese Paul Archambault si isola con lo stato maggiore all’interno del centro di comando di sicurezza sotto l’Eliseo. Nel segreto del bunker Jupiter, si vedrà costretto a prendere un’estrema e drammatica decisione per scongiurare il conflitto nucleare. Sceneggiatore per Il Bureau – Sotto copertura e per il film 13 Jours, 13 Nuits di Martin Bourboulon (Fuori Concorso a Cannes 2025), Alexandre Smia ha anche scritto e diretto il cortometraggio La dernière nuit (2018), con Cédric Kahn, e co-ideato e sceneggiato la serie Une affaire française (2021). Jupiter segna il suo esordio alla regia nel lungometraggio. C.S.
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FUORI CONCORSO
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 4, 2026
PAUL’S FIVE
I INVITE YOU TO EXPERIENCE ON SCREEN THE PIERCING GAZE OF A DEMONIC INTENSITY THAT STRIKES THROUGH THE SOUL OF THOSE WHO WISH TO BE FREED FROM SHALLOW WORDS SUCH AS “MOVING”
C
ome sempre soggetti, contenuti di straordinaria presa e resa filmica quelli scelti e lavorati da Paul Schrader. Il quale ancora una volta conferma la sua peculiare capacità nel saper affrontare questioni molto terrene in una prospettiva filosofica e con una forte dimensione spirituale, estraendo la realtà per proiettarla in una dimensione direi quasi metafisica, restando però sempre aderente ad essa. Alberto Barbera American Gigolò (1980) Un trentenne Richard Gere ottiene la ribalta internazionale in questo noir che ne esalta le doti attoriali di sex symbol degli anni Ottanta. Le musiche di Giorgio Moroder incorniciano un intreccio narrativo in cui sesso e potere sono facce della stessa, inquietante, medaglia.
Takashi Miike
Il bacio della pantera (1982) © K. Kurigami
Ancora una colonna sonora di Moroder, impreziosita dal tema musicale Cat People (Putting Out Fire) scritto a quattro mani con David Bowie e interpretato dal Duca Bianco. Protagonisti di questo fantahorror, Malcolm McDowell e una giovanissima Nastassja Kinski.
di Nicola Davide Angerame e portando i corpi oltre i loro limiti biologici e morali. Il corpo si fa teatro del conflitto, proprio come avviene, in modo diverso, nel Kabuki. Potrebbe essere stimolante allora interpretare questa estetica dell’eccesso attraverso la tradizione spirituale del Buddhismo tibetano. Nei testi del Bardo, le divinità irate e apparentemente demoniache non sono semplicemente simboli del male, ma terrificanti proiezioni della coscienza, forme nelle quali sembrano prendere corpo le forze più oscure della mente. Sono specchi psichici. Miike, nel corso della sua carriera, sembra aver compiuto qualcosa di analogo: ha preso le mostruosità interiori della psiche contemporanea e le ha proiettate sullo schermo sotto forma di “demoni” pop, trasformando il gore in uno strumento di indagine psichica. Questo primo documentario non è allora una rottura, ma il compimento logico di un percorso. Avvicinandosi al dietro le quinte della secolare cerimonia di successione del nome d’arte dell’attore Kabuki, Miike solleva il velo sulla violenza del sacrificio dell’identità del singolo a favore della tradizione. Nel Kabuki, che si tratti di un samurai che si sventra per onore, di due amanti che si tolgono la vita o di un demone in cerca di vendetta, le storie aspirano a rappresentare archetipi delle passioni umane spinte all’estremo. E l’occhio di Takashi Miike si trova a proprio agio in questo universo, come se riconoscesse nel Kabuki una delle radici remote della propria estetica, in cui il sentimento diventa gesto, il gesto diventa eccesso e l’eccesso diventa forma.
VENICE M’ART RESTAURANT
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CANNAREGIO 5631
Adattamento dell’omonimo romanzo di Ian McEwan sceneggiato da Harold Pinter e presentato a Cannes, con cast stellare comprendente Christopher Walken, Rupert Everett, Natasha Richardson e Helen Mirren.
Affliction (1997) Invitato a Venezia nel 1997 da Felice Laudadio, Schrader porta sullo schermo il passato tormentato del poliziotto Nick Nolte (di ritorno al Lido quest’anno diretto da Casey Affleck). Coburn grazie a questo film si aggiudicò l’Oscar come miglior attore non protagonista. Il collezionista di carte (2021)
DANIEL KOTHENSCHULTE FRANKFURTER RUNDSCHAU
ELSA FERNÁNDEZ-SANTOS EL PAIS
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HHHHH HHH
3,55
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2,68
HHHH
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HHH
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HHHH
HHHHH
4,00
HHH HHHH
RESTAURANT@VENICEVENICE.COM
+39 041 0970358
MEDIA
HHH
JORGE HENRIQUE LEITAO RAMOS EXPRESSO
HHH½
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BEN CROLL THE WRAP
BORIS BASTIDE LE MONDE
JONATHAN ROMNEY THE OBSERVER
Con Martin Scorsese tra i produttori, il film scritto e diretto da Schrader affronta la “polveriera morale” di Abu Ghraib mettendo al centro del film le dinamiche di espiazione e colpa, solitudine e disciplina che lo hanno interessato lungo tutto il proprio percorso cinematografico.
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C/O THE VENICE VENICE HOTEL
Cortesie per gli ospiti (1990)
THE FILM VERDICT
INK BUCKING FASTARD WILD HORSE NINE
THE HOLLYWOOD REPORTER
INTERNATIONAL CRITICS
’è un filo rosso, denso e viscerale, che unisce le agonie inflitte in Audition (1999), le invenzioni visionarie di 13 assassini (2010) o le decapitazioni iperboliche di Ichi the Killer (2001) alla solennità dei maestri del teatro Kabuki della dinastia Ichikawa. Shumei: The Living Legacy of Kabuki, esordio documentario di Takashi Miike, rappresenta il possibile punto di convergenza di una traiettoria estetica del regista giapponese di culto che fa della violenza qualcosa di metafisico ed estatico, qualcosa di così eccessivo e parossistico da trasfigurarla (in oltre cento film) in una immane metafora della vita attraverso un cinema ipertrofico che è un ingorgo di invenzioni sceniche libere da ogni regola o timidezza. L’equivoco potrebbe nascere dal considerare il Kabuki un’arte classica ingessata. Al contrario, nelle sue origini seicentesche era l’intrattenimento popolare, eccentrico e scandaloso dell’epoca Edo, attraversato da vendette, delitti, passioni estreme e artifici spettacolari. Miike sembra tornare quindi alla fonte remota del proprio cinema. Lo stile aragoto, rude, guerriero e iperbolico, legato da secoli alla dinastia degli Ichikawa Danjūrō, vive di pose esasperate, espressioni deformate e accumuli di energia drammatica che ricordano quel codice visivo dell’esagerazione pulp (e punk) usato da Miike per decenni. Yakuza e samurai movie, horror, manga, musical, fino allo spaghetti western Sukiyaki Western Django, dove Quentin Tarantino compare nei panni di un pistolero: Miike entra nei codici dei generi per farli esplodere dall’interno, scardinando il realismo cinematografico
SCREEN INTERNATIONAL
C
BARBARA HOLLENDER RZECZPOSPOLITA
Il Kabuki e la forma dell’eccesso
VENICEMART.COM
83. VENICE FILM FESTIVAL
MOVIES
FUORI CONCORSO
VENEZIA SPOTLIGHT
English version
SOUNDTRACKS
SHUMEI THE LIVING LEGACY OF KABUKI
L’83. edizione attraverso in/dimenticabili momenti di musica per il cinema
FURIES
di Takashi Miike (Giappone, 94’)
C
on questa cerimonia di successione, l’attore Ichikawa Ebizo diventa formalmente Ichikawa Danjūrō XIII, ereditando uno dei nomi più prestigiosi della tradizione kabuki. Alla sua prima regia documentaristica, Miike segue la lunga preparazione dietro le quinte fino al debutto sul palco in Kanjinchō, uno dei diciotto capolavori del teatro Naritaya, ritraendo un uomo diviso tra la solitudine della scena e la responsabilità, insieme paterna e artistica, di formare il figlio che un giorno erediterà lo stesso nome. Con oltre cento film ed episodi televisivi realizzati dal debutto nel 1991, Takashi Miike (1960) è tra i registi giapponesi più prolifici e visionari, autore di titoli come Audition (Premio Fipresci a Rotterdam, 1999), Ichi the Killer (2001) e 13 Assassini (2010, in Concorso a Venezia). Habitué della Mostra, vi torna anche nel 2007 in Concorso con Sukiyaki Western Django. A Cannes porta invece Hara-Kiri: Death of a Samurai (2011) e Shield of Straw (2013), entrambi in concorso. Con Shumei firma il suo primo documentario, dopo un’intera carriera dedicata alla finzione. C.S.
a cura di F.D.S.
di Rami Kodeih con Maria Nakouzi, Rym Mroue, Hasan Akil, Issam Bou Khaled (Brasile, Libano, 133’)
BUCKING FASTARD_Ernst Reijseger è un
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al 2019 il Libano attraversa una devastante crisi finanziaria, con le banche che impediscono a milioni di correntisti di accedere ai propri risparmi. È in questo contesto che due donne organizzano un’audace ‘rapina’. Il piano non è sottrarre denaro altrui, ma recuperare il proprio per poter pagare un intervento chirurgico salvavita. Un piano inevitabilmente destinato a complicarsi, tra imprevisti e improbabili complici. D.C.
ORIZZONTI
ORIZZONTI
LA CITTÀ DEI VIVI di Edoardo Gabbriellini con Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi, Valerio Mastandrea, Simona Senzacqua, Roberta Mattei (Italia, 100’)
LA MAISON DU VENT di Auguste Bernard Kouemo Yanghu con Josette Kwanya, Edwige Tatiana Moudjeu Pouadeu (Camerun, Francia, Belgio, Benin, Arabia Saudita, Qatar, 102’)
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P. MEREGHETTI IL CORRIERE DELLA SERA
A. FINOS REPUBBLICA
F. ALÒ IL MESSAGGERO
M. MANCUSO IL FOGLIO
A. DE GRANDIS IL GAZZETTINO
S. D’ASCENZO CORRIERE DEL VENETO
M. GOTTARDI / M. CONTINO LA NUOVA VENEZIA
A. M. PASETTI IL FATTO QUOTIDIANO
P. ARMOCIDA IL GIORNALE
C. PICCINO IL MANIFESTO
F. FERZETTI L’ESPRESSO
G. BIANCONI IL TEMPO
G. BOGANI QUOTIDIANO NAZIONALE
MEDIA
l film racconta un frammento della vita di Luca Varani, il ventitreenne ucciso a Roma nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2016, prima che diventasse una notizia di cronaca. Liberamente ispirato al romanzo Premio Strega di Nicola Lagioia, segue Luca nei suoi giorni qualunque: la famiglia che lo ha adottato e lo ama, gli amici, le giornate tra periferia e centro città, l’amore importante che sta vivendo con la sua ragazza. Fino a quando un fatale incontro apparentemente casuale apre la spirale che, in poche ore, lo condurrà alla morte. Attore prima che regista, Edoardo Gabbriellini (Livorno, 1975) debutta giovanissimo nel 1997 come protagonista di Ovosodo di Paolo Virzì, che gli vale il Premio Pasinetti a Venezia. Torna davanti alla macchina da presa e in Mostra in Io sono l’amore di Luca Guadagnino (Orizzonti, 2009) e in Banat – Il viaggio di Adriano Valerio. Alla regia firma B.B. e il cormorano (Semaine de la Critique, Cannes 2003), Padroni di casa (Locarno, 2012), il documentario Kemp. My Best Dance Is Yet To Come (2019) e Holiday (Festa di Roma, 2023). C.S.
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F. CAPRARA LA STAMPA
ITALIAN CRITICS
osette, ottantenne, vive sola a Yaoundé e ha un unico obiettivo: convincere i figli, tutti emigrati in Europa, a costruire una casa in Camerun che li riporti da lei. L’amicizia che stringe con Sarah, giovane vicina dal carattere opposto al suo, sembra quasi poter colmare quel vuoto. Ma l’arrivo di Adrien, il fidanzato francese di Sarah, venuto a Yaoundé per sposarla, la mette di fronte alla paura di perdere anche lei: una paura che si impossessa della donna infrangendo certezze, speranze e sogni. Formatosi all’École Supérieure de l’Audiovisuel di Tolosa dopo i primi corsi con l’associazione camerunese Ecrans Noirs, Auguste Bernard Kouemo Yanghu (Yaoundé, 1976) ha firmato diversi cortometraggi pluripremiati, tra cui Waramutseho! (2009), sul genocidio ruandese, e My Friend Fukushima (2023). La Maison du Vent, sua opera prima, ha ricevuto il sostegno di Final Cut in Venice nel 2025, prima di approdare quest’anno in concorso a Orizzonti. Il personaggio di Josette è ispirato direttamente a sua madre, rimasta sola a Yaoundé dopo la partenza dei figli per l’Europa. C.S.
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violoncellista e compositore d’avanguardia olandese che da vent’anni è il collaboratore musicale di riferimento di Herzog. Il regista ha dichiarato esplicitamente che «Ernst è uno dei grandi musicisti del pianeta, la cui musica precorre i tempi». E non c’è dubbio che i lavori degli ultimi vent’anni di Herzog, in cui i documentari prevalgono sui film di finzione (anche se sappiamo che con Herzog questa differenza di format va presa per le molle) e in cui il titanismo visionario di Aguirre e Fitzcarraldo sembra essere stato sostituito da una riflessione sul sogno come componente essenziale dello spirito umano, trovano nelle musiche di Reijseger una componente fondamentale per sperimentare quella ricerca di sublime e di verità che da sempre è il marchio di fabbrica di Herzog. In questo film il compositore olandese utilizza un ensemble di strumenti acustici da lui diretto e un quartetto d’archi per una serie di sequenze sonore che oscillano tra garbato atonalismo e approccio folk (quando le sorelle vanno ad abitare in campagna dalla zia). È musica che equivale a un soffio di vento, perché nel film risuona già nelle frasi unisone delle sorelle, nei loro volti fiduciosi dell’amore eterno. La musica quindi non è un commento a quest’aura trasmessa dalle sorelle Holbrooke (per Herzog l’espressione “commento musicale” è una bestemmia, perché la musica non deve commentare, ma disvelare), quanto un raddoppio di quest’aura, un tentativo di dislocare questa forza magnetica in una dimensione estetica, spirituale.
WILD HORSE NINE_Nei film ambientati in epoche molto connotate musicalmente e geograficamente è possibile che la colonna sonora originale del compositore vada un po’ a rimorchio delle canzoni dell’epoca, che vengono utilizzate qua e là nel corso del film. Non è una questione di qualità della musica, ma solo di un’economia delle forze in campo che privilegia la riconoscibilità estrema delle canzoni rispetto alla musica ad hoc. Nel film di McDonagh, ambientato nel 1973, ne abbiamo due in particolare, entrambe del 1966: una è Gracias a la vida, scritta da Violeta Parra, l’altra è Out of Time dei Rolling Stones. Una canzone di ringraziamento, la prima, per la ricchezza con cui l’uomo può esprimersi nel mondo che comunica un senso di inadeguatezza e di confusione. E sette anni dopo il Cile sarà l’ennesimo banco di prova di come sia la confusione a mangiarsi la bellezza. 9
ORIZZONTI
83. VENICE FILM FESTIVAL
INTERVISTA EDOARDO GABBRIELLINI
© Paolo Ciriello
INTERVISTA AUGUSTE BERNARD KOUEMO YANGHU
di Davide Carbone
A
partire da La città dei vivi di Nicola Lagioia, Edoardo Gabbriellini firma la regia di un film che sceglie la misura del pudore e della prossimità per attraversare una vicenda ancora dolorosamente presente, l’omicidio di Luca Varani del marzo 2016. Un racconto intimo, dove lo spazio urbano e l’umanità che lo abita diventano parte integrante dello sguardo. Nelle note di regia ha parlato di «pudore e tenerezza» nell’avvicinarsi alla storia di Luca. Quanto la consapevolezza di raccontare una ferita ancora così presente ha determinato i limiti che si è posto nel lavoro di direzione e di messa in scena? Ho parlato di pudore e tenerezza perché sono stati, in fondo, i sentimenti che hanno mosso il mio sguardo fin da quando sono venuto a conoscenza del fatto, quando è accaduto. Nel momento in cui ho deciso di ispirarmi a questa vicenda per una traduzione cinematografica, quei sentimenti sono rimasti una sorta di timone, orientando sia la direzione degli attori sia le scelte di messa in scena. Durante tutto il periodo delle riprese ho sentito questo sentimento farsi sempre più forte, forse proprio per la consapevolezza di confrontarmi con una ferita ancora così presente, come sottolinea la domanda. Qual è stata la sfida principale nel confrontarsi con un libro tanto potente e complesso? In cosa il film si discosta maggiormente dal romanzo? Il libro è un grande disegno corale che ingloba e descrive tanti strati di Roma, dal punto di vista sociale e antropologico, attraverso le diverse personalità coinvolte in questa vicenda. Di conseguenza, la cosa più logica ci è sembrata quella di stringere la lente e trasformare questo grande affresco in un racconto più intimo. Questa è, probabilmente, la differenza più sostanziale. Sperando, ovviamente, di riuscire a mantenere quel senso profondo che è racchiuso nel romanzo. Ha definito questo film un «racconto di formazione interrotto, punteggiato da tutta l’umanità intorno al protagonista, che diventa un coro, o meglio la musica che scandisce il ritmo e l’atmosfera della città in cui si muove». Quanto è centrale lo spazio urbano nella costruzione della storia? Credo che lo spazio urbano che occupiamo, che modelliamo e che spesso subiamo, sia fondamentale per tutti noi. E, di conseguenza, lo è anche per i personaggi di questa storia, per i loro percorsi e per la sorte che, muovendosi dentro quello spazio, vanno componendo.
BO OK
L
’omicidio di Luca Varani il 4 marzo 2016 a Roma scosse l’Italia intera per l’efferatezza con cui avvenne e per la giovane età dei protagonisti. «Ne discutevano i tassisti a Termini, i baristi a piazza Bologna, le comitive di Monti e Testaccio». Omicidi confessi, due giovani della buona borghesia. L’ambiente, quello di festini gay e del consumo di droga. La motivazione: la volontà di scoprire cosa si prova a torturare e uccidere una persona. Il romanzo di Nicola Lagioia, giornalista nel settore cultura e direttore del Salone del Libro di Torino, ne ricostruisce nel dettaglio la storia, «frutto di una lunga attività di documentazione, che comprende atti giudiziari, con perizie, intercettazioni, sentenze ora definitive, contributi audio e video, dichiarazioni ufficiali, interviste». L’impianto scenografico dà rilievo centrale alla città di Roma, la stessa città che già Andreotti criticava: «Non attribuiamo i guai di Roma agli eccessi di popolazione, quando i romani erano solo due, uno uccise l’altro». Anche Lagioia non la risparmia, con un commento che sorprende: «La pioggia a Roma ricorda a tutti che la modernità è un battito di ciglia nell’infinito svolgersi del tempo». Più crudele in altri passi, come la scena della bimba impressionata da un gabbiano che sta divorando un topo in piazza della Madonna dei Monti, con la mamma che le molla un «sonoro scapaccione – che forse conteneva la filosofia della città – ma che strilli, cretina, mica sei morta te». L’influenza e l’interesse per il caso furono tali che oltre al romanzo, pubblicato nel 2020, vennero prodotti ben tre podcast (di cui uno curato dallo stesso Lagioia), un episodio nella serie televisiva Italian Horror Stories di Nicola Prosatore nel 2018 e una pièce teatrale di pregio, regia di Ivonne Capece, produzione Elsinor 2025. Loris Casadei
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SEPTEMBER 4, 2026
di Chiara Sciascia
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n concorso a Orizzonti con La maison du vent (House of the Wind) il regista camerunese, da vent’anni in Francia, ribalta la retorica della migrazione per raccontare la malinconia, l’attesa e la solitudine di chi resta. C’è un senso di sospensione che impregna tutto il film: la casa di Josette appare immobile, attraversata solo dal vento e dalla luce. Da dove nasce questa immagine e come ha lavorato per tradurla in regia? È un’immagine che ha origine dalla sensazione di vuoto che ho sempre provato quando, tornando in Camerun, vagavo per la casa di famiglia: si traduce nella risonanza e nell’eco degli spazi e degli oggetti. I raggi di sole che accarezzavano le cornici e i soprammobili producevano un senso di desolazione. È stata l’atmosfera di quel luogo, vissuto come un santuario, a dettare il ritmo lento della messa in scena. Aveva già diretto la protagonista Josette Kwanya nel corto Les empreintes douloureuses del 2015, incentrato su un complesso legame madre-figlia. In La maison du vent le affida un ruolo ispirato e dedicato alla memoria di sua madre. Come ha guidato l’attrice verso un’interpretazione così intima? Conoscevo già l’attrice e la sua capacità di incarnare questo tipo di personaggio, la cui forza risiede nell’interiorità e nella misura. Sul piano pratico della regia ho voluto eliminare ogni artificio che potesse snaturare la sua interpretazione, per accentuare la fusione tra personaggio e persona. Con i miei attori privilegio il lavoro sulla diegesi del personaggio piuttosto che prove estenuanti, e Josette Kwanya si è dimostrata molto ricettiva verso questo metodo. Il rapporto di Josette con i figli è frammentato: passa solo attraverso schermi, notifiche e richieste materiali, mentre lei tenta di trattenerli attraverso il miraggio di una dimora che accolga il loro ritorno in patria. Quanto di questa dinamica riflette la sua esperienza tra Africa ed Europa, e quanto le interessa rovesciare la narrazione convenzionale della migrazione? La maison du vent è un film che racchiude due punti di vista. Uno, evidente, è quello di Josette, che vive una profonda solitudine per la lontananza dei figli; l’altro, sottostante, è il mio: quello di un regista emigrato in Francia che ha lasciato madre, fratelli e amici in Camerun e convive con il senso di colpa intrinseco di essere partito e di essersi allontanato dalle persone che ama. Le narrazioni sullo spostamento delle persone che mi è capitato di leggere o vedere si concentrano di solito su chi parte, forse perché la dinamica del movimento è più interessante da raccontare rispetto agli elementi statici, cioè a chi resta. O forse chi scrive sceglie questa scorciatoia per assecondare ciò che il pubblico si aspetta: raccontare la miseria e la ricerca di fortuna sempre e solo attraverso lo spostamento. In questo modo, per caratterizzare le popolazioni africane, ci si ferma ai primi due livelli della piramide di Maslow: i bisogni fisiologici, primari. Con questo film ho scelto di lavorare sui livelli successivi, quelli che si tendono a considerare secondari ma che sono puramente psicologici: perché erano esattamente questi i bisogni che leggevo nello sguardo e sui volti delle persone a cui voglio bene ogni volta che tornavo in Camerun o parlavo con loro su WhatsApp. La maison du vent ha ricevuto il sostegno del workshop Final Cut in Venice nel 2025, approdando ora in concorso a Orizzonti. In che misura quel passaggio è stato decisivo per la post-produzione e il completamento dell’opera, e che valore ha per lei presentare questo debutto al lungometraggio proprio a Venezia? Posso dire senza timore di smentita che, senza il workshop Final Cut in Venice del 2025, saremmo ancora al banco di montaggio o alla ricerca di fondi per completare il film. Ci tengo a esprimere tutta la mia gratitudine ad Alessandra Speciale e al suo team per la spinta fondamentale che questo laboratorio ha dato al progetto. È grazie a questo percorso che siamo entrati in contatto con il Doha Film Institute, il Red Sea Film Festival, M74 e molte altre realtà: istituzioni diventate partner determinanti nella post-produzione. Final Cut in Venice, attraverso le sue selezioni, i suoi premi e il lavoro di affiancamento, è un autentico trampolino di lancio per il cinema internazionale, in particolare per quello del Sud del mondo.
OTHER SECTIONS
83. VENICE FILM FESTIVAL
classici RESTAURI
U
n film è mimesi, finzione: le morti non sono morti, gli spari non sono spari, i razzi non sono razzi; sono “reali” solo nella diegesi. Poi, ci può essere la finzione interna alla diegesi: barbe finte e travestimenti. Fra questi due livelli il capolavoro di Lubitsch To Be or Not to Be crea un vertiginoso cortocircuito. Il suo luogo-simbolo è la finta sede della Gestapo, dove basta aprire una porta per trovarsi nella sala del teatro con le file di poltrone. (Ma poi, quando si muore sul palcoscenico, si muore veramente). Annunciata dall’assurda comparsa di Hitler per strada a Varsavia nel 1939, è una scatenata commedia sull’inganno e la maschera, sull’imbroglio e la recita (un gruppo di attori scalcinati deve prendere per il naso l’immensa macchina-Moloch del “vero” Terzo Reich), su tutte le sfumature del falso: essere o non essere, appunto. Incrociato con osservazioni – con la consueta audacia di Lubitsch – sulla vita matrimoniale e su quella rappresentazione (ancora!) che è la fedeltà. Giorgio Placereani
settimana internazionale della critica
ZOOM IN ZOOM OUT FAXIAN ZHI LÜ
di Dong Jie con Sun Yang, Zhao Tian’ai (Cina, 110’)
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opo la scomparsa del suo coinquilino Gao, Shi, un giovane game designer, attraversa la città alla sua ricerca. Un indizio nascosto in un gioco online lo conduce a YY, la fidanzata dell’amico, e insieme i due proseguono l’indagine tra mondo reale e spazi virtuali. Alla ricerca della verità, si confrontano con confini sempre più sfumati tra memoria, realtà e universo digitale.
SIC@SIC
To Be or Not to Be (Vogliamo vivere!) di Ernst Lubitsch (1942, USA, 99’) Restauro: STUDIOCANAL (Jean-Pierre Boiget, Sophie Boyer)
A
nita G., giovane ebrea cresciuta nella Germania Est, tenta di trovare un posto nella Germania Federale. Con montaggio frammentario e inserti documentari, Kluge trasforma il suo spaesamento nel ritratto di un Paese incapace di fare i conti con il proprio passato. Leone d’Argento a Venezia nel 1966, il film segna l’esordio nel lungometraggio del maestro del Nuovo Cinema Tedesco, scomparso a marzo mentre lavorava al progetto del Padiglione della Santa Sede per la Biennale Arte 2026. Marisa Santin La ragazza senza storia (Abschied von gestern) di Alexander Kluge (1966, Germania, 88’) Restauro: Kairos-Film
BO OK
L
a presentazione del restauro di La ragazza senza storia nella sezione Venezia Classici mi ha portato a recuperare la mia vecchia edizione di Biografie di Alexander Kluge (Mondadori, 1966). Sì, un autore decisamente da riscoprire e rileggere. Uno dei principali esponenti del Neuer Deutscher Film insieme a Werner Herzog, Wim Wenders e Rainer Werner Fassbinder. Avvocato, sceneggiatore, scrittore e regista. Leone d’Oro 1968 e alla Carriera nel 1982. Appena maggiorenne varca la frontiera verso la Germania Ovest e, mentre frequenta l’Università con Adorno come maestro, inizia le prime esperienze alla regia con Fritz Lang. Ma negli anni Ottanta abbandona il cinema per dedicarsi alla televisione e, soprattutto, alla letteratura. Tipico della sua produzione il superamento della frattura tra realtà e finzione e della dicotomia scrittore/lettore. I suoi racconti sono brevi, con lacune che chi legge deve riempire in base alla propria esperienza. In un’intervista si definisce un uomo comune, privo di idee precostituite. Quando scrive, racconta, usa le idee come materiale e, combinandole tra loro, può capitare che ne emergano di nuove, un po’ come accade a un pittore quando mescola i colori. Biografie contiene una serie di schede che riflettono la società tedesca di allora, ma forse anche di oggi, e il racconto al centro del nostro interesse è Anita G. Anita è una ragazza in fuga da tutti, con un inconfessato bisogno di protezione: si concede facilmente, cambia continuamente città, tenta più volte di iniziare una professione. Ironicamente Kluge si prende in giro, innalza un avvocato ad ultimo tentativo di difesa e speranza della giovane. Vivida la descrizione del grande legale e dei suoi pensieri in una intera giornata di lavoro. Potrebbe sembrare il primo canovaccio che si presenta ad un produttore prima della stesura di un copione. Ma è proprio in questa capacità di creare con poche righe l’atmosfera e l’essenza dei personaggi che si rivela la grandezza di Alexander Kluge. Loris Casadei
English version
T
wo synthetic entities play around with the extermination of human beings. They watch the progress of their plan through a network of surveillance cameras. Everything seems to be going according to plan, until a sudden revolt compromises the operation. E-I-E-I-O di Noemi Arfuso (Italia, 10’)
GIORNATE DEGLI AUTORI
BALCANICA di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis, Babak Karimi, Ivar Wafaei, Giovanni Toscano (Italia, Serbia, Croazia, 81’)
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uando la musica viene bandita in Afghanistan, il direttore d’orchestra Nazar e suo figlio Jalil, suonatore di tuba, intraprendono un viaggio lungo la rotta balcanica in cerca di un futuro. Durante il cammino incontrano Greta, una giovane dottoressa che incrocerà il loro destino. Un road movie umano e intenso che si interroga sul diritto alla libertà, sull’esilio e sulla capacità di resistere alla violenza. A.S.
NOTTI VENEZIANE
ANATOMIA DI UN RITRATTO di Francesco Clerici, Mattia Colombo con Sara Drago, Giovanna Ginex (Italia, Svizzera, 93’)
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urante la guerra salva dai bombardamenti e dalle razzie naziste numerose opere d’arte e aiuta ebrei e perseguitati politici a fuggire dal regime. Arrestata nel 1944, dopo la Liberazione ricostruisce e trasforma la Pinacoteca di Brera, di cui era stata la prima direttrice donna, aprendola a una nuova idea di museo accessibile a tutti. Figura pionieristica a lungo dimenticata, Fernanda Wittgens torna in vita grazie alla storica dell’arte Giovanna Ginex e all’attrice Sara Drago, che le presta voce e corpo. Francesco Clerici, autore di film sperimentali e documentari, ha esordito nel lungometraggio con Il gesto delle mani (2015), presentato al Forum della Berlinale e vincitore del Premio FIPRESCI. I suoi lavori sono stati proiettati anche alla National Gallery di Washington e al BFI di Londra. Mattia Colombo, regista e documentarista, ha partecipato due volte a Hot Docs e vinto il Premio Corso Salani con Voglio dormire con te. Alberi che camminano, scritto con Erri De Luca, è stato presentato in concorso al Sundance. A.S.
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83. VENICE FILM FESTIVAL
Pietro Finelli
M9 - Museo del ’900 via G. Pascoli, 11 Venezia Mestre
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M9 Orizzonti
Per saperne di più ↘
19/09–15/11/26 M9-Museo del ’900 Venezia Mestre
Noir Time
SEPTEMBER 4, 2026
83. VENICE FILM FESTIVAL
ITALIAN PAVILION
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PROGRAMMA 4 SETTEMBRE Sala Tropicana, Hotel Excelsior h. 09.30-11.50
ITALIAE: Le Ragioni del Cinema Le Regioni del Cinema Per un Piano Industriale Nazionale dell’Audiovisivo
L’Italia investe ogni anno centinaia di milioni di euro nell’audiovisivo attraverso fondi statali, tax credit, fondi regionali, fondi europei, investimenti dei broadcaster e delle piattaforme. Il convegno si pone una domanda: come trasformare una somma di politiche pubbliche in una vera strategia industriale nazionale? h. 12-13
Le sale cinematografiche DGCA del MiC h. 14-14.50
Appuntamento DGCA - CNC h. 15:00-15:50
Cinematografo incontra Gennaro Nunziante “Nunziante vobis gaudium magnum” h. 16-17
I nuovi orizzonti del cinema italiano di Roberta De Rossi
S
i è aperto ieri mattina alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, della Sottosegretaria MIC Lucia Borgonzoni, dei vertici al gran completo di Cinecittà, il Presidente Antonio Saccone e l’AD Manuela Cacciamani, del Presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e del Direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera l’Italian Pavilion, ossia l’autentico epicentro dell’industria-cinema in tutte le sue diramazioni qui al Lido. Ad aprire la cerimonia Roberto Stabile, Direttore, Internazionalizzazione, Festival e Mercati di Cinecittà, autentica anima e primo motore di questa “Casa Italia” del cinema in cui per dieci giorni tutti i più importanti player dell’industria di settore si incroceranno e si confronteranno in una ricchissima teoria di panel, talk, presentazioni. «Porto due importanti novità. La buona notizia sull’ottimo stato di salute del nostro cinema dimostrata dalla disponibilità del grande regista Martin Scorsese a presiedere la Fondazione Accademia del Cinema Italiano-Premi David Donatello: un riconoscimento al valore del cinema italiano e la prova che non ci parliamo “tra di noi”. E poi l’ottima notizia che la commissione Cultura ha approvato all’unanimità, dopo una lunga e a tratti accesa discussione, il testo di riforma del settore audiovisivo: in Italia si lavora per semplificare, dando strumenti e tempi certi di sostegno al cinema, per sviluppare quest’industria culturale. Ho nei mesi sentito le legittime osservazioni delle maestranze, dei registi, degli attori: ora questo testo – che abbiamo affidato con fiducia al Parlamento, perché lo approvi in tempi rapidi – va incontro alle loro legittime necessità di certezze su fondi, tax credit, i tempi dei finanziamenti. Una legge i cui contenuti sono stati condivisi pressoché all’unanimità, e già questa è di per sé un’altra buona notizia. Anche se il confronto rimane sempre libero e aperto, il che è una sana pratica resa possibile dal fatto che, e forse non sempre ce lo ricordiamo troppo bene, noi qui viviamo quotidianamente nella libertà in un contesto internazionale nuovamente attraversato da guerre e separato da cortine di ferro». Queste le parole con cui il Ministro Giuli ha battezzato l’inaugurazione dell’Italian Pavilion, preceduto poco prima dal Presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, che ha definito con bonaria ironia “il mio amato lupus in fabula”, dimostrando che ogni traccia di tensione che aveva accompagnato la presenza della Russia alla Biennale d’Arte è stata cancellata. Inaugurazione che è diventata
l’occasione per fare il punto degli impegni che il governo si è assunto sul fronte del sostegno al cinema e all’audiovisivo Made in Italy, ma anche di restituire un’istantanea d’insieme su quello che è più in generale lo stato di salute del settore. I numeri – in termini di disponibilità economiche – li ha dati la Sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni: «Da gennaio abbiamo liberato 750 milioni di euro, tra tax credit e altro. E altri 100 ne abbiamo individuati per l’anno prossimo, più 70 per le sale: sono cifre enormi e gli uffici si stanno impegnando 24 ore su 24 per velocizzare le procedure, evitando che qualcuno faccia il furbo. In passato è accaduto, infatti, che qualcuno abbia “rubato” sprecando i fondi dei contribuenti». Attendendo che le rassicurazioni e gli impegni si trasformino in finanziamenti concreti, le prospettive arrivano dall’ultimo Rapporto sul cinema e l’audiovisivo 2025 della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo. Tra i tanti numeri, spicca la buona notizia che gli italiani tornano al cinema. E con loro, i ricavi: 24 milioni di spettatori (+38%) per 224 film e un incasso di 180 milioni (+31.5%), tornando così al dato pre-Covid, grazie in particolare al campione di incassi Checco Zalone. Quanto alle produzioni, a fronte di una sostanziale tenuta rispetto al 2024, si contano 403 titoli (tra 150 film, 122 documentari, corti e quant’altro) per 798 milioni di costo, in calo del 4,9% rispetto al 2024. Per i 364 ammessi, il 43% delle spese sono state sostenute dal Pubblico: 215 milioni di tax credit su tutti (33%), 27 milioni di fondi regionali e Film Commission, 22 di Minimo garantito Italia, 208 milioni di fondi di produttori privati. Infine, focus sul numero dei set: 235 nuovi nel 2025, che diventano 250 con quelli già avviati a fine 2024. E le stime per il 2026 sono in aumento.
MEET SLOVENIA Co-production opportunities & incentives Incentivi fiscali, talenti creativi e supporto alla produzione: un incontro per scoprire le opportunità di collaborazione con la Slovenia, incontrare gli esperti del settore e dare vita a nuove coproduzioni internazionali. h. 17-17.50
Premio Kinèo 25. Anniversario
Nato nel 2002 su impulso del MIC, il Premio Kinéo – Diamanti al Cinema, ideato e diretto da Rosetta Sannelli, celebra quest’anno il 25. anniversario dalla fondazione. È un riconoscimento che unisce il giudizio del pubblico e quello di una giuria di prestigio del settore. Protagonisti indiscussi i grandi nomi del cinema italiano e internazionale, della serialità e delle nuove forme dello spettacolo. h. 18-19.20
Location delle Marche: teatri e dimore storiche
La Fondazione Marche Cultura – Marche Film Commission presenta un doppio incontro dedicato alla valorizzazione di teatri e dimore storiche delle Marche come location per il cinema e l’audiovisivo e come occasioni di turismo culturale e cineturismo.
ITALIAN PAVILION
1-11 settembre, Sala Tropicana 1, Hotel Excelsior - italianpavilion.it
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AROUND THE FESTIVAL
83. VENICE FILM FESTIVAL
MEET MYMOVIE La critica cinematografica torna protagonista al Blue Lounge con Meet Mya. Cocktail a bordo piscina e dj-set di Alessio Bertallot per festeggiare i 26 anni di MYmovies. Su invito. h. 17.00 | Blue Lounge
MUNCHIETOWN X CROCODILES IN VENICE Con DJ Tennis, Spiller e Massimo Santi, l’Isola di San Servolo si trasforma per una notte in un dancefloor nel cuore della Laguna. Su invito. h. 18.00 | Isola di San Servolo
Biennale College
HOT CORN COCKTAIL PARTY
CASA I WONDER
DES BAINS 1900
Hot Corn brinda al cinema insieme a Le Colture con un cocktail party che porta a Villa Yagi Media addetti ai lavori e protagonisti del Festival. Su invito. h. 18.30 | Villa Yagi Media
Dopo la proiezione del film di Cédric Kahn A Place to Heal, la serata prosegue a Casa I Wonder con una cena esclusiva firmata Ferrarini. Un incontro tra cinema e cultura gastronomica italiana. Su invito. h. 22.00 | Lungomare Marconi 56/F
Bob Sinclar, icona della French house, in consolle con il padrone di casa Tommy Vee per una nottata tra house, disco, good vibes e naturalmente cinema. h. 23.00 | Lungomare Marconi, 16
R
egista cinese formatasi negli Stati Uniti, Amie Song torna nel circuito dei festival dopo aver presentato Three nella selezione La Cinef di Cannes 2024. Protagonista del suo lungometraggio Gu shi è una famiglia che si rifugia in una casa isolata durante una crisi di origine sconosciuta. Dopo un incidente che costringe il figlio a letto, i familiari iniziano a raccontarsi storie che lentamente cancellano i loro ricordi, finché la figlia intuisce che la propria infanzia dimenticata potrebbe essere legata proprio a quella casa. R.R. Gu shi di Amie Song (USA, Hong Kong, Thailandia, 83’ , 80’)
AGENDA
8.30 10.00 12.00 15.30 16.00 17.30 18.00
L
a vita di una persona spezzata. Un viaggio all’interno della sua psiche. Una visione dei suoi incubi. Come fa una ragazza a rompersi in maniera quasi irreparabile? Anni di soprusi, bullismo, una società che fagocita e rigurgita tutto. L’autobiografia della regista esplora il suo trauma, la dissociazione del confine, così tanto fragile, tra esistenza e scomparsa. Il mondo dell’incubo diventa reale e tangibile. Mani che si deformano, gli spazi e la percezione si alterano. Il corpo diviene parte di un paesaggio dove la realtà si destabilizza e l’ego scompare lentamente. Un susseguirsi di incubi e immagini che fanno crollare nell’abisso, ma una speranza c’è. Uno spiraglio di luce che forse permette di uscire dal vortice della depressione. Cosa fare per liberarsi dal giogo del trauma, mentre il mondo divora ogni cosa? La psiche che si frammenta e si depersonalizza, la sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie: tutto questo in una narrazione che non ti spiega le cose, te le fa capire e vivere. Alberto Marzari NOX di Rio Nakada (Giappone, 20’) IN CONCORSO
14
SEPTEMBER 4, 2026
19.00 21.00
Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Cinema dell’inclusione - proiezione speciale del film Il cassetto segreto di Costanza Quatriglio (132’). In un viaggio nella storia privata e in quella collettiva del Novecento, Quatriglio riorganizza insieme ad archivisti e bibliotecari l’immenso patrimonio culturale un tempo appartenuto a suo padre, Giuseppe Quatriglio, giornalista e scrittore del Giornale di Sicilia. Casa di Reclusione Femminile | Giudecca Proiezione del film Illusione alla presenza della regista Francesca Archibugi, preview dell’iniziativa Luci nella notte – Il grande cinema in carcere, rassegna cinematografica promossa da Fondazione De Sanctis nell’ambito del Premio De Sanctis Diritti Umani, in collaborazione con il Ministero della Giustizia, Accademia di Belle Arti di Napoli e Rai. Partner dell’iniziativa: Lucky Red e BCC dei Castelli Romani e del Tuscolo. Media partner Il Sole 24 Ore. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Cinema dell’inclusione - proiezione speciale di Un’ora sola ti vorrei di Alina Marazzi (55’). Nel film la regista risponde all’urgenza narrativa di dare voce alla madre morta suicida quando lei aveva solo 7 anni. Con questa ricostruzione tanto filologica quanto emotiva, Marazzi affronta la nostalgia lasciata dal vuoto e dalla memoria di una persona cara mai conosciuta. Match Point Arena | Tennis Club Excelsior Masterclass The Art and Craft of Cinema organizzate da Cartier, in collaborazione con la Biennale. L’incontro vede la regista cinese Premio Oscar Chloé Zhao (Leone d’Oro per il miglior film nel 2020 per Nomadland) in dialogo con il direttore della fotografia polacco Łukasz Żal, con cui ha collaborato al film vincitore di un Premio Oscar Hamnet (2025). Conduce Stéphane Lerouge. Casa Cinema Giovani | Via delle Quattro Fontane 18/A Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola: storie, visioni, esperienze a confronto è l’incontro promosso da MIC e MIM per la promozione del linguaggio cinematografico e audiovisivo in tutte le scuole di ogni ordine e grado d’Italia. Casa degli Autori | Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Riflettori puntati su La Nuova Legge Cinema: Obiettivi e Messa a Fuoco, un dibattito a cura del Coordinamento degli Autori e delle Autrici. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Isola Edipo e Giornate degli Autori, con la Fondation Cartier pour l’art contemporain, presentano la 10. edizione del Cinema dell’inclusione tra visione e formazione dedicato a Memorie per il futuro. Il ruolo delle fonti nella costruzione cinematografica di narrazioni individuali e collettive con Mohamed Abdouni, Alain Gomis, Costanza Quatriglio in dialogo con Alina Marazzi. Collezione Peggy Guggenheim | Palazzo Venier dei Leoni Cerimonia per la consegna del Premio Fondazione Mimmo Rotella ad Andrea Pallaoro, regista di The Echo Chamber, vincitore della XXV edizione del riconoscimento che ogni anno celebra il dialogo tra cinema e arti visive. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Le NOTTI VENEZIANE presentano il film Anatomia di un ritratto di Francesco Clerici, Mattia Colombo (93’). Segue Q&A. Fernanda Wittgens, storica e critica d’arte, oltre che antifascista impegnata, fu la prima direttrice donna della Pinacoteca di Brera: segnò la storia del museo e determinò la salvezza delle sue opere, minacciate dai bombardamenti. Il documentario ricostruisce l’attività pionieristica della figura, caduta progressivamente nell’oblio dopo la sua scomparsa.
SCREENINGS
83. VENICE FILM FESTIVAL
8.45
SALA DARSENA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION press - industry
THE BASICS OF PHILOSOPHY Paul Schrader (94’) v.o. inglese st. italiano/inglese
8.45
SALA PERLA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC press - industry
GUSCI (EGGSHELLS)
Elisa Chiari, Francesca Trovato (17’) v.o. italiano st. inglese
OUR SHARE OF SAND
Shalini Adnani (95’) v.o. inglese, hindi, marathi st. italiano/inglese
SALA GRANDE
VENEZIA 83 press - industry
15/18 (A PLACE TO HEAL)
Alexander Kluge (88’) v.o. tedesco st. italiano/inglese
11.15
9.00 PALABIENNALE VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION tutti gli accrediti
NESSUN DOLORE (PAINLESS) Gianni Amelio (96’) v.o. italiano, arabo, francese st. inglese/italiano
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
SUMO: SPIRIT WEIGHS NOTHING Erik Shirai (99’) v.o. giapponese st. italiano/inglese
9.00
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
SHUMEI: THE LIVING LEGACY OF KABUKI
SALA PERLA
DEAR AJAYI
9.00
SALA ASTRA 1
BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico - tutti gli accrediti
11.00
SALA DARSENA
15/18 (A PLACE TO HEAL)
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT press - industry
FURIES
WILD HORSE NINE
SALA ASTRA 1
SALA CASINÒ
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
MY UNDESIRABLE FRIENDS: PART II - EXILE CHAPTERS 1-2-3 Julia Loktev (191’) v.o. russo st. italiano/inglese intervallo intermission 15’
MY UNDESIRABLE FRIENDS: PART II - EXILE CHAPTERS 4-5 Julia Loktev (164’) v.o. russo st. italiano/inglese
SALA PERLA
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico - tutti gli accrediti
E-I-E-I-O
Shinji Somai (140’) v.o. giapponese st. italiano/inglese
CARTIER – THE ART AND CRAFT OF CINEMA tutti gli accrediti, senza prenotazione
SALA DARSENA
SALA ASTRA 2
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
TOO MUCH SUGAR
Robert Greene (98’) v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA DARSENA
LA CITTÀ DEI VIVI (THE CITY OF THE LIVING)
Edoardo Gabbriellini (104’) v.o. italiano st. inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
17.00
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
15/18 (A PLACE TO HEAL)
SALA ASTRA 1
FATHER JOE
Barthélémy Grossmann (106’) v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION press - industry
THE BASICS OF PHILOSOPHY Paul Schrader (94’) v.o. inglese st. italiano/inglese
14.00
SALA ASTRA 2
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
BURGUNDY
Michael Dweck, Gregory Kershaw (90’) v.o. francese st. italiano/inglese
SALA GIARDINO
BIENNALE COLLEGE CINEMA press - industry
14.30
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
GU SHI
Amie Song (83’) v.o. cinese mandarino st. inglese/italiano
QUEER EDWARD II
Theo Rollason (97’) v.o. inglese st. italiano/inglese
Direttore responsabile Venezia News Massimo Bran
Daily Venezia 83 Supplemento di Venezia News n. 315-316 settembre-ottobre 2026 Autorizzazione del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996 redazione@venezianews.it www.venezianews.it/daily2026
19.30
22.00
SALA CORINTO
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC FILM DI APERTURA pubblico - tutti gli accrediti
LES MÉTAMORPHOSES, AU FÉMININ
Redazione Marisa Santin (coordinamento editoriale), Mariachiara Marzari (immagine e comunicazione), Paola Marchetti (direzione organizzativa), Davide Carbone, Chiara Sciascia, Fabio Marzari, Luca Zanatta (graphic design) Hanno collaborato Nicola Davide Angerame, Loris Casadei, Maria Casadei, Roberta De Rossi, Massimo Macaluso, Giorgio Placereani, Roberto Pugliese, Riccardo Triolo, Delphine Trouillard, Andrea Zennaro, Adele Spinelli, Alberto Marzari Annarita Brancaforte, Laura Nortilli, Roberto Rantucci, Anna Louise Whitney Relazioni istituzionali Giancarlo Di Gregorio
SALA VOLPI
Marco Santi (100’) v.o. italiano st. inglese
22.15 PALABIENNALE VENEZIA 83 pubblico
19.30
SALA PERLA
VENEZIA 83 - NON FICTION press - industry
THE ROAD TO JERICHO
SALA PASINETTI
GU SHI
Amie Song (83’) v.o. cinese mandarino st. inglese/italiano A seguire incontro con gli autori/Q&A
Stampa CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it
17.30
Special partner
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
TOO MUCH SUGAR
SALA ASTRA 1
Robert Greene (98’) v.o. inglese st. italiano/inglese
23.50
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
JUPITER
Alexandre Smia (87’) v.o. francese st. italiano/inglese
21.00
SALA WEB
BIENNALE COLLEGE CINEMA
SALA DARSENA
GU SHI
Amie Song (83') v.o. cinese mandarino st. inglese/italiano
Opera Prima
20.00 PALABIENNALE VENEZIA 83 pubblico
Cédric Kahn (105’) v.o. francese st. italiano/inglese
21.00
Accesso in sala consentito solo fino a 10 minuti prima della proiezione. La prenotazione è obbligatoria per pubblico e accreditati./ Access will be allowed only 10 minutes before screening time. Reservation is required for the public and pass holders.
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
21.00
BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico - tutti gli accrediti
Shinya Tsukamoto (116’) v.o. inglese st. italiano/inglese
PRIMETIME
Elizabeth Chai Vasarhelyi, Jimmy Chin (115’) v.o. inglese, nepalese, sherpa, spagnolo, gurung st. italiano/inglese
SALA GIARDINO
NELSON SAN, ANATA WA HITO WO KOROSHIMASHITAKA? (MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE?)
SALA VOLPI
19.45
FURIES
17.15
SALA DARSENA
Amos Gitai (76’) v.o. inglese, ebraico, arabo, francese st. italiano/inglese
IL GRANDE GIAFFA (GIAFFA THE GREAT)
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
EVEREST: THE OTHER SIDE
22.15
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
15/18 (A PLACE TO HEAL)
Nicola Sorcinelli (87’) v.o. italiano, inglese, dari st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
EKLIPSE
Manuel Wetscher (91’) v.o. tedesco st. italiano/inglese
THE ROAD TO JERICHO
Lance Oppenheim (110’) v.o. inglese st. italiano/inglese
BALCANICA
SALA VOLPI
Maria Giménez Cavallo (20’) v.o. francese st. italiano/inglese
Werner Herzog (109’) v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA PERLA
SALA PERLA
ORIZZONTI press - industry
VENEZIA 83 press - industry
17.00
83. VENICE FILM FESTIVAL
Shinya Tsukamoto (116’) v.o. inglese st. italiano/inglese
Ann Sirot, Raphaël Balboni (92’) v.o. francese st. italiano/inglese
GIORNATE DEGLI AUTORI pubblico - tutti gli accrediti
SALA CORINTO
PRIMETIME
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
17.00
22.00
Lance Oppenheim (110’) v.o. inglese st. italiano/inglese
UN DÉTOUR PAR DIANE (DIANE IN THE LOOP)
BUCKING FASTARD
Paul Schrader (94’) v.o. inglese st. italiano/inglese
VENEZIA 83 press - industry
ORIZZONTI press - industry
17.00 PALABIENNALE
THE BASICS OF PHILOSOPHY
22.00
19.30 Cédric Kahn (105’) v.o. francese st. italiano/inglese
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
Robert Guediguian (123’) v.o. francese st. italiano/inglese
Alexander Kluge (88’) v.o. tedesco st. italiano/inglese
SALA VOLPI
21.45
UNE FEMME AUJOURD’HUI (A WOMAN TODAY)
ABSCHIED VON GESTERN (YESTERDAY GIRL)
Ernst Lubitsch (99’) v.o. inglese st. italiano
EVEREST: THE OTHER SIDE
GIORNATE DEGLI AUTORI press - industry
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION press - industry
John Cassavetes (116’) v.o. inglese st. italiano
NELSON SAN, ANATA WA HITO WO KOROSHIMASHITAKA? (MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE?)
19.30
SALA CORINTO
14.00
MINNIE AND MOSKOWITZ (MINNIE E MOSKOWITZ)
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico
Amos Gitai (76’) v.o. inglese, ebraico, arabo, francese st. italiano/inglese
Auguste Bernard Kouemo Yanghu (105’) v.o. francese, bafang st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
14.00
Elizabeth Chai Vasarhelyi, Jimmy Chin (115’) v.o. inglese, nepalese, sherpa, spagnolo, gurung st. italiano/inglese
SHUMEI: THE LIVING LEGACY OF KABUKI 16.30
SALA ASTRA 2
Elizabeth Chai Vasarhelyi, Jimmy Chin (115’) v.o. inglese, nepalese, sherpa, spagnolo, gurung st. italiano/inglese
SALA CORINTO
Takashi Miike (97’) v.o. giapponese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
21.30
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
Dong Jie (117’) v.o. cinese mandarino st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
SALA ASTRA 2
Conduce Stéphane Lerouge
16.30
SALA PASINETTI
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
MASTERCLASS CHLOÉ ZHAO & ŁUKASZ ŻAL
16.45
Noemi Arfuso (10’) v.o. inglese st. italiano/inglese
19.00
21.30
TO BE OR NOT TO BE
EKLIPSE
19.15
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
15.30 BIENNALE MATCH POINT ARENA
Martin McDonagh (118’) v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA CASINÒ
EVEREST: THE OTHER SIDE
Rami Kodeih (133’) v.o. arabo st. italiano/inglese
TO BE OR NOT TO BE
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
11.15
Ernst Lubitsch (99’) v.o. inglese st. italiano
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
Cédric Kahn (105’) v.o. francese st. italiano/inglese
11.00
Manuel Wetscher (91’) v.o. tedesco st. italiano/inglese
GYOEI NO MURE (THE CATCH)
LA MAISON DU VENT (HOUSE OF THE WIND)
VENEZIA 83 press - industry
Mohsen Gharaei (124’) v.o. farsi st. italiano/inglese
11.30 PALABIENNALE
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
Maria Giovanna Cicciari (79’) v.o. italiano st. inglese
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
14.30
14.00
DEMETRA IN ESILIO (DEMETER IN EXILE)
ORIZZONTI press - industry
Damilola Orimogunje (120’) v.o. yoruba, inglese, igbo, francese st. italiano/inglese
FAXIAN ZHI LÜ (ZOOM IN, ZOOM OUT)
Takashi Miike (97’) v.o. giapponese st. italiano/inglese
19.00
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
14.30
GIORNATE DEGLI AUTORI press - industry
13.45
SALA CORINTO
14.30 PALABIENNALE
MORAGHEB (FALLING HOUSE)
ABSCHIED VON GESTERN (YESTERDAY GIRL)
11.30
Cédric Kahn (105’) v.o. francese st. italiano/inglese
11.15
SALA CORINTO
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
VENEZIA 83 tutti gli accrediti
9.00
9.00
11.15
English version
Rami Kodeih (133’) v.o. arabo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Pubblico Public
Accreditati Pass holders
Press Industry
SALA ASTRA 1
ORIZZONTI - FILM DI APERTURA pubblico - tutti gli accrediti
LA RAGAZZA CON LA LEICA (THE GIRL WITH THE LEICA) Alina Marazzi (118’) v.o. tedesco st. italiano/inglese
21.30
SALA CASINÒ
ORIZZONTI press - industry
UN DÉTOUR PAR DIANE (DIANE IN THE LOOP)
Ann Sirot, Raphaël Balboni (92’) v.o. francese st. italiano/inglese
15
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 4, 2026
CANICULA
LAWRENCE ABU HAMDAN MASSIMO D’ANOLFI AND MARTINA PARENTI JANIS RAFA WANG TUO ROMAN KHIMEI AND YAREMA MALASHCHUK P. STAFF YUYAN WANG MAYA WATANABE FONDAZIONE IN BETWEEN ART FILM 06.05—22.11 2026 COMPLESSO DELL’OSPEDALETTO VENEZIA 16