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DAILY#3 82. Mostra del Cinema di Venezia - August 29, 2025 Venews+Ciak

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82. VENICE FILM FESTIVAL

he first appearance at the Festival of a star like Julia Roberts marks the return to Venice of Luca Guadagnino. In After the Hunt (Out of Competition), he tackles the theme of sexual harassment from his very personal perspective. The cast also features Andrew Garfield. With Cover-Up, Laura Poitras and Mark Obenhaus bring to the Lido a political thriller about the career of investigative journalist and Pulitzer Prize winner Seymour Hersh. In Competition, difficult and costly choices also await the protagonists of Á pied d’œuvre by Valérie Donzelli, centered on a photographer, and No Other Choice by South Korean master Park Chan-wook, based on a noir novel by Donald Westlake that had already inspired Costa-Gavras. In the Orizzonti section, two coming-of-age tales infused with drama, romance, and mysterious fantasy atmospheres shape Strange River by Catalan filmmaker Jaume Claret Muxart and Milk Teeth by Romanian director Mihai Mincan. Venice Spotlight shines a light on women with Calle Málaga by Moroccan filmmaker Maryam Touzani, a mother-daughter drama featuring iconic Almodóvar muse Carmen Maura.

Julia’s choice di Roberto Pugliese

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a prima volta alla Mostra di una star come Julia Roberts – nei panni di una docente universitaria alle prese con una scelta traumatica – avviene nel segno del ritorno a Venezia di Luca Guadagnino, che in After the Hunt (Fuori Concorso) affronta il tema delle molestie sessuali. Nel cast anche Andrew Garfield. Con Cover-Up Laura Poitras (All the Beauty and the Bloodshed, Leone d’Oro 2022) e Mark Obenhaus portano al Lido un thriller politico sulla carriera del giornalista investigativo e Premio Pulitzer Seymour Hersh. In gara, scelte difficili attendono anche il fotografo protagonista di Á pied d’oeuvre di Valérie Donzelli e l’operaio licenziato di No Other Choice del coreano Park Chanwook, leggenda del cinema d’Oriente, tratto da un noir di Donald Westlake che ispirò già Costa Gavras. In Orizzonti due racconti di formazione fra dramma, romanticismo e misteriose atmosfere fantasy innervano Strange River del catalano Jaume Claret Muxart e Milk Teeth del romeno Mihai Mincan, ambientato nel suo Paese al crepuscolo comunista. Venezia Spotlight al femminile con Calle Màlaga della marocchina Maryam Touzani, dramma madre-figlia con Carmen Maura, già icona almodovariana. Nelle Giornate spicca l’evento speciale di Claire Simon Écrire la vie – Annie Ernaux racontée par des lycéennes et des lycéens, sulla scrittrice femminista premio Nobel, mentre nella SIC Agon di Giulio Bertelli riflette sulle contraddizioni tra sport e vita attraverso le vicende di tre atlete che si preparano ad un’immaginaria edizione delle Olimpiadi.

press conferences

palazzo del casinò

11.30 AFTER THE HUNT (Fuori Concorso - Fiction) 12.10 COVER-UP (Fuori Concorso – Non Fiction) 12.50 THE TALE OF SILYAN (Fuori Concorso – Non Fiction) 13.30 À PIED D’OEUVRE (Venezia 82) 14.10 NO OTHER CHOICE (Venezia 82) 14.50 MY FATHER AND QADDAFI (Fuori Concorso – Non Fiction) 15.30 DIRECTOR’S DIARY (Fuori Concorso – Non Fiction)

DAY 3

AUGUST 29, 2025

NO OTHER CHOICE Park Chan-wook


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8.30

Sala Grande

VENEZIA 82 press - industry

EOJJEOL SUGA EOPDA (NO OTHER CHOICE) Park Chan-wook (139’) v.o. coreano st. italiano/inglese

8.30

STRANGE RIVER (ESTRANY RIU)

MILK TEETH (DINȚI DE LAPTE)

by Jaume Claret Muxart with Jan Monter, Nausicaa Bonnín, Francesco Wenz, Jordi Oriol, Bernat Solé, Roc Colell (Spagna, Germania, 103’)

di Mihai Mincan con Emma Ioana Mogos, Marina Palii, Igor Babiac, Istvan Teglas (Romania, Francia, Danimarca, Grecia, Bulgaria, 104’)

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Orizzonti

Orizzonti

Sala Darsena

VENEZIA 82 press - industry

À PIED D’OEUVRE (AT WORK)

Valérie Donzelli (92’) v.o. francese st. italiano/inglese

8.30

PalaBiennale

VENEZIA 82 tutti gli accrediti

JAY KELLY

Noah Baumbach (132’) v.o. inglese st. italiano/inglese

8.30

Sala Perla

SETTIMANA DELLA CRITICA SIC@SIC press - industry

MARINA

Paoli De Luca (19’) v.o. italiano st. inglese

ISH

Imran Perretta (90’) v.o. inglese st. italiano/inglese

9.00

Sala Giardino

VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti

HIJRA

Shahad Ameen (115’) v.o. arabo, urdu, turco, inglese st. italiano/inglese

9.00

Sala Casinò

FUORI CONCORSO - NON FICTION press - industry

THE TALE OF SILYAN

Tamara Kotevska (81’) v.o. macedone st. italiano/inglese

9.00

Sala Corinto

VENEZIA CLASSICI - DOCUMENTARI press - industry

SANGRE DEL TORO

Yves Montmayeur (85’) v.o. inglese, spagnolo, giapponese st. italiano/inglese

9.00

Sala Astra 1

BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico - tutti gli accrediti

SECRET OF A MOUNTAIN SERPENT Nidhi Saxena (108’) v.o. hindi st. inglese/italiano

11.00

Sala Casinò

FUORI CONCORSO - NON FICTION press - industry

MY FATHER AND QADDAFI Jihan K (88’) v.o. inglese, arabo, francese st. italiano/inglese

11.00

Sala Corinto

VENEZIA CLASSICI - RESTAURI pubblico - tutti gli accrediti

MARK OF THE RENEGADE Hugo Fregonese (81’) v.o. inglese st. italiano

11.15

Sala Darsena

VENEZIA 82 press - industry

EOJJEOL SUGA EOPDA (NO OTHER CHOICE) Park Chan-wook (139’) v.o. coreano st. italiano/inglese

11.15

PalaBiennale

VENEZIA 82 tutti gli accrediti

BUGONIA

Yorgos Lanthimos (120’) v.o. inglese st. italiano/inglese

past conferences

SEGUE A P. 8

uring a summer along the Danube, fifteen-year-old Dídac travels by bicycle with his family. The encounter with Alexander, an enigmatic figure who appears and disappears in the waters of the river, sparks a profound change within him. His presence unsettles family dynamics: Biel, his brother, senses a growing distance, while their mother Mónika sees in Dídac reflections of her own past and of a youthful love once lived in those very places. When she finds Alexander at her son’s side, she realizes it is now Dídac’s turn to face his own experience of discovery. But as dusk falls, Dídac’s doubts about the mysterious companion grow stronger. Jaume Claret Muxart A Catalan filmmaker (Barcelona, 1998) from the first generation of the Elías Querejeta Zine Eskola. He directed the short films Ella i jo (2020), which premiered at the San Sebastian Film Festival and in Rotterdam, and Die Donau (2022), selected at FidMarseille and Seminci Valladolid. He teaches as an adjunct lecturer in the master’s program in design and production of spaces at UPC and CCCB. He is also a member of Arquitectura Filmada, a collective dedicated to architectural videomaking.

How do you know I’m not an alien? Emma Stone

intervista Jaume Claret Muxart di Delphine Trouillard

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suoi film indagano spesso le dinamiche intime della famiglia e i percorsi personali. Quali sono i temi che le stanno più a cuore e quello che ha voluto più di altri affrontare in Strange River? Uno dei miei interessi principali è il rapporto tra madre/padre e figlio, come una famiglia possa trasmettere una vocazione. Provengo da un contesto familiare ‘artistico’: mio nonno era pittore, mio padre architetto. Ho avuto il privilegio di crescere in questo mondo e di osservare come l’arte e l’educazione si trasmettano di generazione in generazione. In Strange River volevo approfondire l’idea di un’educazione sentimentale, di come l’amore possa passare dai genitori ai figli e viceversa. C’è una scena in cui il protagonista – Dídac – dice al padre: «Non mi piacciono i ragazzi, mi piace Gerard». È una frase politica, a mio avviso, perché mostra come le nuove generazioni insegnino ai genitori nuovi modi di vivere. La natura è molto presente nel film, così come l’architettura. Per scrivere certe scene ho bisogno di trovarmi nel posto in cui sono ambientate per meglio cercare ispirazione. È stato il caso, ad esempio, della scena ambientata nell’edificio dell’architetto svizzero Max Bill. Mi piace molto la danza e la dimensione coreografica del cinema: quell’edificio mi evocava un balletto. Ho quindi immaginato i due ragazzi correre nel labirinto architettonico dell’edificio come se ballassero. Mi piace pensare che il mio cinema sia più vicino alla danza che alla letteratura, forse per una frustrazione personale derivante dal fatto di non essere un coreografo, chi può dirlo? C’è probabilmente anche una componente autobiografica. Questo film è ispirato ai viaggi che ho fatto in bicicletta con la mia famiglia. Da bambino mio padre ci portava a visitare siti architettonici, mentre noi volevamo solo andare al fiume. Durante le riprese CONTINUA A P. 4

ella Romania crepuscolare del regime di Ceaușescu, la piccola Maria, dieci anni, è l’unica testimone della misteriosa scomparsa della sorella maggiore. Mentre gli adulti si rifugiano nel silenzio, sarà lei a cercare la verità, guidata dalla forza dell’amicizia e dal potere dell’immaginazione. Un racconto di formazione dai tratti fantastici, in cui memoria individuale e trauma collettivo si intrecciano fino a diventare metafora della brutale transizione dalla dittatura comunista alla fragile speranza di un mondo nuovo. Mihai Mincan Laureato in Filosofia all’Università di Bucarest, Mihai Mincan (Bucarest, 1980) ha iniziato il suo percorso nel giornalismo, collaborando con alcune delle principali testate romene. Ispirato da eventi reali, ma sempre filtrati attraverso uno sguardo personale e originale, ha scritto e diretto cortometraggi, film d’animazione e documentari televisivi presentati in numerosi festival in Romania e nel resto d’Europa. Spre nord, il suo esordio nel lungometraggio, è stato selezionato nel concorso di Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2022.

interview Mihai Mincan by Marisa Santin

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he story comes from a dream of a little girl with her ear pressed against a concrete wall. How did you transform this dream into a story for the film? It wasn’t really a dream, but rather an image I had after reading about a child who went missing in 1989. That was one of the starting points, but the film had many others: a police dossier, a series of memories, including my own from that period. On one level, the image recalls my own childhood: my best friend and I lived in adjacent apartments in a concrete block in Bucharest, and we used to communicate through the wall CONTINUES ON P. 4

Director's cuts

Global horizons

The Orizzonti program includes films from all over the world, even from areas that are often completely unknown to us. This reinforces the idea that this line-up is able to present a truly open and inclusive picture of the current state of global cinema. We have new talents, familiar names, and directors who have previously participated in other sections but are now debuting in feature films. These filmmakers bring with them valuable experience, showcasing their evolution over the years. Orizzonti remains both a place for discovery and for confirming talents. 3 3


GIURIA ORIZZONTI

DA P. 3

PRESIDENTE

Julia Ducournau

Regista e sceneggiatrice (Francia) Il suo Titane, del 2021, ha vinto la Palma d’Oro a Cannes e sconvolto il pubblico di tutto il mondo grazie alle interpretazioni memorabili di Vincent Lindon e Agathe Rousselle. È tornata a Cannes quest’anno con Alpha, confermando un innegabile talento visivo, potente ed espressivo.

Yuri Ancarani

Regista e videoartista (Italia) Invitato nei più importanti festival artistici e cinematografici di tutto il mondo, a Venezia nel 2021 nella sezione Orizzonti ha portato Atlantide, storia di iniziazione tutta maschile ambientata in una Venezia psichedelica vista dalla prospettiva di un giovane proprietario di barchino.

Shannon Murphy

Regista teatrale, televisiva e cinematografica (Australia) Nel 2019 il suo Babyteeth è stato in Concorso a Venezia, fruttando all’attore Toby Wallace il Premio Marcello Mastroianni. Il film ha ottenuto un grande successo di pubblico, tra cui la nomination ai BAFTA come miglior regista, opera dal linguaggio cinematografico innovativo.

Fernando Enrique Juan Lima Critico cinematografico (Argentina)

Lavora da tempo per carta stampata, televisione e radio, vota per i Golden Globe ed è membro dell’Accademia del Cinema Argentino. Ha già avuto esperienze da giurato a Torino, Beijing, Shanghai, Chicago, Montevideo, Mar del Plata e Lima.

RaMell Ross

Artista, regista, scrittore e documentarista (USA) Ha diretto I ragazzi della Nickel, di recente incluso nel catalogo di Prime Video, nominato per la migliore sceneggiatura non originale e per il miglior film agli Academy Awards. Le sue opere sono incluse nelle collezioni permanenti di diverse istituzioni americane.

Cine-philo

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In che modo il fiume ha modellato la narrazione e il potenziale emotivo dei personaggi? Il fiume è altamente simbolico. All’inizio pensavo di mostrarlo dalle sorgenti: piccolo, che cresce proprio come il protagonista. Poi ho voluto che l’evoluzione del fiume rispecchiasse quella del ragazzo: all’inizio in dettagli ravvicinati, poi in campi sempre più larghi. Alla fine appare grande e calmo, anche se proprio dietro quella calma si cela il pericolo. È alquanto significativo per me che il film venga proiettato a Venezia, città d’acqua per eccellenza. Il film affronta adolescenza, desiderio e trasformazione. Come ha lavorato con i giovani attori su temi così delicati? Jan Monter, il protagonista, aveva sedici anni durante le riprese. Tra ottocento candidati era evidente che fosse lui il prescelto: incarnava quel passaggio fragile e sospeso tra adolescenza e maturità, con un mistero che mi affascinava. Abbiamo lavorato insieme per quattro mesi, sul set gli ho lasciato molta libertà, incoraggiandolo a inventare e a prendersi le sue responsabilità. Con i genitori e gli altri ragazzi abbiamo costruito uno spirito familiare, trascorrendo weekend insieme. Francesco Wenz di anni ne aveva diciannove, la sua esperienza ha aiutato molto Jan in alcune scene. Essere selezionati alla Mostra di Venezia è un grande riconoscimento. Come vive questa esperienza e cosa spera che il pubblico internazionale colga da Strange River? Essere selezionati da Alberto Barbera è stata una sorpresa meravigliosa. Per noi è una celebrazione collettiva: ormai siamo come una famiglia, il riconoscimento appartiene a tutti. Sono curioso di percepire la reazione del pubblico, soprattutto dei giovani studenti di cinema che affollano Venezia. Chi è vicino all’età dei protagonisti può ritrovarsi nelle loro vicende, padri e madri possono riflettere sull’educazione sentimentale dei propri figli. Spero che il pubblico viva il film come un viaggio sensoriale fatto di suoni e di sensazioni legate alla pioggia, al vento, al caldo, alla freschezza del fiume.

FROM P. 3

Interview Mihai Mincan

with our own little code. On another level, the image carries a metaphorical weight. I knew I wanted to write a film about a lonely child – one who longs to communicate, to understand, but who is met only with silence from the world around her. From there, every small detail slowly began to fall into place until the script finally took shape. The film conveys a very particular sense of silence and confinement. How did you work with sound, image, and performance to create this world? We wanted to recreate the world of my childhood: a world of very soft sounds, of a silence that was frightening, shaped by an oppressive system, by a society where people could not speak openly. With little access to information or understanding, a child’s world tends to shrink, becoming almost like a box they are forced to live in. To reflect this, I relied on the oppressive silence of the soundscape as well as on a visual language of constriction – blocking, claustrophobic spaces. The girl’s performance also embodies this stillness. From the start, I knew the actress had to convey a natural immobility. Most of the things you see in the film comes from what she perceives through walls: distant voices and bits of words she tries to piece together, resulting in a fragmented reality. What led you to adopt a child’s perspective to portray that historical moment? I’ve seen countless films about adults facing their struggles, but there is something pure, naive, and helpless in the way a child perceives the world. When the revolution happened, I recall my parents, joyful, kissing and saying, “A new life is about to begin!” All the adults around me shared that sense that something momentous was happening. But within six months it became clear that nothing would really change. In many ways, what followed was worse than communism. The first ten years of Romanian democracy were marked by poverty and despair; it often felt like the end of the world. That’s why I chose the child’s perspective – it seemed the truest way to capture that period, a world that had somehow gone wrong. How did you find and work with the young actress who plays the main character? I saw many children for the main role; it took a long time. I cast Emma, not only for the way she looked in the camera or moved, but because she was emotionally there. I was looking for a child who

Nicola Davide Angerame

l cinema italiano vive quando osa. Lo hanno ben dimostrato al Lido, nel primo giorno, due film complementari, entrambi di registi napoletani: La Grazia di Paolo Sorrentino e La Gioia di Nicolangelo Gelormini. Due titoli che si specchiano l’uno nell’altro attraverso coppie di concetti quali la legge e il desiderio, l’istituzione e il corpo, il dubbio e la colpa. Se in La Grazia Sorrentino mette in scena il potere politico che tanto lo affascina, alle prese con la clemenza e incapace però di salvare se stesso, Gelormini affonda invece nel corpo, nelle sue gioie apparenti e nelle fughe in avanti di un personaggio, il ragazzo prostituto Alessio (una rivelazione quasi “sorrentiniana” quella di Saul Nanni), che è perduto come nel migliore Dostoevskij, anche se flirta con le idee di Kierkegaard sulla seduzione di una Regina Olsen che ha il volto sempre efficace di Valeria Golino. Mentre Sorrentino costruisce il suo probabile capolavoro come una cerimonia laica, un trattato teo-

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Intervista Jaume Claret Muxart

era presente e spiegava agli attori particolari tecnici sulla struttura. Ho voluto partire dalla realtà, da quei viaggi familiari, intrecciandoli poi con la finzione.

logico camuffato da commedia, la pellicola di Gelormini è un rito spezzato in cui la gioia promessa si consuma in colpa. Tra grazie promesse e gioie perdute, il sacro sembra far capolino ma poi scema; ciò che ci attrae è una condanna, destino avaro di illuminazioni che pure non mancano nelle regie attigue (soprattutto per l’uso dirompente della musica) dei due cineasti. Sullo sfondo, la Torino degli ultimi (ma anche della Verità) di Sorrentino corrisponde a quella della cultura timorata di Dio e francofona che accoglie i personaggi di Gelormini. Guardati insieme, i due film tracciano una mappa del nostro immaginario tra Quirinale e vita di strada, istituzioni ed eros, solennità e abbandoni. Si tratta di cinema che non consola ma interroga, che usa il teatro per dare nerbo e intensità a dialoghi e storie, che domina lo sguardo per dirci che la grazia e la gioia non sono possesso, ma tensioni. Aperture che ci espongono al mistero dell’altro e di noi stessi.


classici RESTAURI

could understand loneliness, and what it means to face death – the loss of someone dear you’ll never see again. Emma knew those feelings. From the beginning, our conversations went far beyond what you’d expect from a child. It wasn’t about flowers or dresses, but about crying, feeling lonely, unheard, or helpless. She felt right from the start. Working with her was incredibly easy. She’s smart, intuitive, and all she needed were simple directions. I gave her freedom within the scene, let the camera follow her, and allowed the other actors to react to her. It was one of the best working experiences I’ve ever had. The film conveys a very specific atmosphere of Romania in the late ’80s and early ’90s. How did you work with locations and production design to capture that world? That was a bit complicated. Romania today can be summed up in one word: chaos. It’s a very chaotic country, lacking any kind of consequential logic. After the ’90s, Romania looked like a Dadaist landscape – Bucharest like a Dadaist city. You had massive apartment blocks next to corporate buildings, next to beautiful old houses. The result was almost schizophrenic. Finding locations that reflected the mood of those years was difficult. We eventually found them about 400 km from Bucharest, in poorer, post-industrial provinces. One town, once dependent on mining, had fallen into cruel poverty after the mines closed, and its exteriors matched what we were looking for. From there, we worked carefully on the interiors, reconstructing that world as best we could. But we never wanted to make a documentary, nor a film “about” communism. Rather, communism – or, more accurately, socialism – is present as an invisible force in the background, something you feel throughout the film. It’s never explicit, but it floats, always there. We worked hard to capture that atmosphere, and in the end, I think we did.

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ll’inizio del film il protagonista, disertore interpretato da Jean Gabin, chiede un passaggio a un camionista. Durante il viaggio spiega al conducente, che gli indica la nebbia di Le Havre, di conoscere la nebbia, provenendo da Tonchino; l’altro controbatte affermando che non c’è nebbia a Tonchino e allora Jean porta la mano alla fronte mostrandogli dove in realtà si trova la nebbia. È chiaro che questa nebbia, usata come oggetto metaforico dal regista, è sia un simbolo di mistero e sotterfugio, sia l’indice dell’offuscamento della mente umana che genera violenza e morte. Il protagonista trova aiuto da diseredati disperati come lui e forse anche l’amore, furtivo e sfuggente, che per un attimo può dare qualche speranza di una vita migliore. Nessuno dei personaggi del film appare per quello che in realtà è: i più mansueti si rivelano dei malvagi macchinatori che tramano nell’ombra e i bulli più esaltati in realtà mostrano fin da subito la loro indole vile e piagnucolosa. Il regista Marcel Carné in coppia con lo sceneggiatore di fiducia Jacques Prévert realizza un noir anomalo all’interno del realismo poetico francese: il film, allo scoppio della guerra, viene subito fatto sparire dalla circolazione per le tematiche non consone al periodo storico. Il duo Carnè/Prévert firmerà altri capolavori entrati nella storia del cinema mondiale come Alba tragica (1939), sempre con protagonista Jean Gabin, Amanti perduti (1945) e Mentre Parigi dorme (1946). Andrea Zennaro Le quai des brumes (Il porto delle nebbie) di Marcel Carné (1938, Francia, 92’) Restauro: Studiocanal e Cinémathèque française con il supporto di Centre national du Cinéma et de l’image animée e di CHANEL

mbientato nella California del XIX secolo ancora segnata dal dominio spagnolo, il film è un avventuroso western in costume che fonde melodramma e azione cappa e spada. Il protagonista, interpretato da Ricardo Montalbán, incarna un eroe ambiguo, sospeso tra identità imposte e desiderio di riscatto, mentre Cyd Charisse offre un contrappunto di grazia e conflitto interiore. Inserita nella stagione in cui Hollywood cercava nuovi eroi esotici dopo l’epopea western classica, pur inscritta nei codici narrativi hollywoodiani del periodo l’opera mostra l’abilità di Fregonese nel dare energia e tensione a un genere allora in declino.

Mark of the Renegade (Il marchio del rinnegato) di Hugo Fregonese (1951, USA, 81’) Restauro: Universal Pictures

classici DOC

Focus Valérie Donzelli di Delphine Trouillard

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ttrice, sceneggiatrice e regista, Valérie Donzelli si è affermata come una delle voci più originali del cinema francese contemporaneo. Formatasi a teatro prima di passare dietro la macchina da presa, ha costruito uno stile in cui l’intimo si intreccia al romanzesco e in cui la gravità dei temi convive con un’energia ludica e musicale. Donzelli esplora l’amore, la malattia, la maternità e i drammi collettivi con un’audacia formale che privilegia l’inventiva rispetto alla gravità pura. La sua forza risiede nella capacità di affrontare tematiche dolorose senza mai perdere il gusto del racconto, del ritmo e del gioco, invitando lo spettatore a condividere al contempo dolore e gioia. Per Donzelli il cinema è un atto di resistenza poetica: un modo per guardare la realtà attraverso l’immaginario, coniugando la durezza delle prove della vita con la leggerezza del gioco.

Valérie’s five La Reine des pommes (2009) Una commedia sentimentale atipica, che svela la passione di Donzelli per il burlesco e l’assurdo. La guerra è dichiarata (2011)

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l regista e sceneggiatore francese Yves Montmayeur, già autore del notevole The 1000 Eyes of Dr. Maddin, premiato nella sezione Venezia Classici nel 2015, firma un documentario che rende omaggio alla creatività e alla cinefilia del messicano Guillermo del Toro, entrato a pieno titolo tra i grandi della settima arte. Ne emerge un ritratto intenso di un regista di culto, amato e premiato in tutto il mondo, capace di creare universi immaginari e surreali rielaborando gli archetipi della cultura fantastica e dell’orrore con un tocco originale e magistrale. Andrea Zennaro

Sangre del Toro di Yves Montmayeur (Francia, UK, 85’)

Cronaca autobiografica della lotta di una coppia contro la malattia del figlio.

Marguerite e Julien – La leggenda degli amanti impossibili (2015) Racconto tragico e audace sull’amore proibito tra fratello e sorella, presentato in Concorso a Cannes.

Notre Dame (2019) Commedia agrodolce in cui l’architettura e le coincidenze del destino sconvolgono una vita ordinaria.

Il coraggio di Blanche (2023) Un’intensa storia di resilienza femminile tratta dal libro L’amore e le foreste di Éric Reinhardt.

Changes

Julia Roberts 3 5


Da dodici anni, sappiamo riconoscere storie straordinarie e visionarie che meritano di essere raccontate.

#CasaIWonder #iwonderpictures @iwonderpictures

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VENICE IMMERSIVE

di Riccardo Triolo

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’età post coloniale non è finita. E il fatto che a ricordarcela sia un film testimoniale in realtà mista la dice lunga. Sulla potenza del mezzo, sui tempi e sull’estetica stessa delle XR. La fruizione singola consente una leva maggiore sull’intimismo, la possibilità di interagire con gli oggetti fisici, se tematizzata, offre un’articolazione narrativa ed espressiva inedita per presupposti e soluzioni. E se ci mettiamo anche un po’ di sana e struggente retromania, il risultato può essere insieme poetico e diretto. Attiviamo un vecchio proiettore di diapositive, presente fisicamente in loco, inseriamo la diapositiva e lo spazio intorno a noi cambia. Ci si trova in un ambiente che parzialmente si muta e siamo invitati a sederci a un tavolo olografico, a osservare dalle finestre fisiche dalle quali però scorgiamo paesaggi diversi, che mettono a confronto ecosistema, villaggi antichi e nuovi mastodonti di cemento. Ciò che rende quest’esperienza particolarmente riuscita è la sua capacità di far vivere al pubblico un conflitto tematico profondo. Muovendosi in uno spazio vuoto, che viene arricchito da proiezioni e immagini in mixed reality, lo spettatore si ritrova letteralmente a camminare in uno ‘spazio di mezzo’ tra passato e futuro. La presenza di oggetti legati alla memoria e di video che interagiscono con l’ambiente circostante, crea un’esperienza tematicamente ricca e coinvolgente. Attraverso queste interazioni, il conflitto tra il rapido sviluppo di Singapore e la perdita dei luoghi storici e personali viene reso tangibile e consegnato direttamente all’esperienza dello spettatore. La regista, Chloé Lee, riesce a far percepire non solo le storie di singaporiani di diverse generazioni, ma anche il peso emotivo di questi cambiamenti. Un’opera, a suo modo miracolosa, sboccia da una ferita ancora aperta.

REFLECTIONS OF LITTLE RED DOT di Chloè Lee (Germania, USA, 40’) IN CONCORSO

SALA WEB MY MOVIES

Biennale College U

n vecchio cinema è ormai prossimo alla demolizione e questo provoca disorientamento nel fantasma Thida, guardiana del luogo: se la sala venisse distrutta, lei sarebbe costretta a rinascere, abbandonando la sua esistenza sospesa. L’aria di cambiamento si riflette anche negli sconvolgimenti economici e sociali del suo paese, ma Thida trova una spalla d’appoggio in Hai, una nuova amicizia con cui lega profondamente. Alla regia, il cambogiano Polen Ly, che attraverso il proprio cinema affronta tematiche sociali e ambientali come già dimostrato nel cortometraggio Further and Further Away, premiato alla Berlinale nel 2022. Chiet Chea Manusa (Becoming Human) di Polen Ly (Cambogia, 99’)

ore 09.00 | SALA LAGUNA proiezione & workshop IL CINEMA DELL’INCLUSIONE TRA VISIONE E FORMAZIONE ON FIRE Visione guidata delle opere di Celine Sciamma, Caroline Poggi, Jonathan Vinel a cura di Alessandro Del Re (Rete Cinema in Laguna), Marco Dalla Gassa (Ca’ Foscari), Francesco Zucconi (IUAV). promosso da Isola Edipo e Giornate degli Autori in collaborazione con Fondation Cartier pour l’art contemporain, Rete Cinema in Laguna con la partecipazione di Rete Cinema in Laguna LA NAISSANCE DES PIEUVRES di Céline Sciamma 80′, France, 2007 TANT QU’IL NOUS RESTE DES FUSILS À POMPE di Caroline Poggi & Jonathan Vinel 30’, France, 2014

COMMENT ÇA VA? di Caroline Poggi & Jonathan Vinel 31’, France, 2025

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TEMPERATURA IN SALA

OTHER_UN FILM CHE PARLA DI SACRO E PROFANO, DI DONNE, DI FEMMINILITÀ E MATERNITÀ. UN FILM SU MADRE TERESA. COSA POTREBBE MAI SUCCEDERE ALLA PRIMA IN SALA DARSENA? A QUANTO PARE, DI TUTTO: LUCI CHE SI ACCENDONO DURANTE LA PROIEZIONE, RESTITUENDO UNA SORTA DI CHIAMATA DALL’ALTO DEI CIELI, BISOGNA DIRE MOLTO IN TEMA COL FILM, OSPITI ILLUSTRI E BIZZARRI ALLA PRIMA, COME LA DESIGNER FRANCESE MICHÈLE LAMY, CONTRADDISTINTA, COME SEMPRE, DAI SUOI ICONICI LOOK, PUNTURE DI INSETTI NON MEGLIO IDENTIFICATI, SEGNATAMENTE QUI AI DANNI DI UNA POVERA SIGNORA. NONOSTANTE TUTTO QUESTO, IL FILM HA RISCOSSO PARECCHI MINUTI DI APPLAUSI. UN’ACCOGLIENZA MOLTO CALOROSA, IN CONTRASTO COL FREDDO ALL’INTERNO DELLA SALA.

Focus Park Chan-wook di Andrea Zennaro on Decision to Leave del 2022, che gli è valso il Prix de la mise en scène al 75. Festival di Cannes, il regista sudcoreano rinasce con il genere noir costruendo un thriller dai toni pacati, molto lontano dagli estremismi che lo avevano reso celebre nei primi anni Duemila. Figura di punta della cosiddetta Hallyu, l’onda culturale sudcoreana che tra gli anni Novanta e Duemila ha conquistato il pianeta, il regista si era imposto con la celebre “trilogia della vendetta” – Mr. Vendetta (2002), Old Boy (2003) e Lady Vendetta (2005) –, opere intrise di una visione manichea del mondo, tipica di molta cinematografia sudcoreana contemporanea, in cui la violenza estrema diventa unica valvola di sfogo contro soprusi fisici e psicologici. In questi suoi film la spirale della violenza cresce in maniera esponenziale fino a generare situazioni paradossali, spinte oltre ogni limite: un uomo rinchiuso per quindici anni in una stanza, come punizione per un atto commesso nel passato, è un esempio di crudeltà mai visto prima al cinema. Ancora più sanguinario è l’episodio Cut, diretto da Park per il film Three... Extremes (2004) e presentato alla 61. Mostra del Cinema nella sezione Mezzanotte, in cui affiora un’interessante citazione dell’episodio L’uomo del sud della serie Alfred Hitchcock presenta. Con Thirst (2009) e con l’hollywoodiano Stoker (2013), invece, il regista rilegge a suo modo il genere gotico vampiresco.

C

Chan-wook’s five Mr. Vendetta (2002) Nessuno è innocente in questa escalation di violenza, specchio crudele della società contemporanea. Old Boy (2003) Secondo capitolo sulla vendetta, con strascichi incestuosi e un remake statunitense non all’altezza dell’originale.

Lady Vendetta (2005) Una vendetta raffinata e femminile, non per questo meno letale. Mademoiselle (2016) Un patinato noir saffico dai risvolti inaspettati, ambientato nella Corea degli anni Trenta durante l’occupazione giapponese. Decision to Leave (2022) Un noir classico che segna il ritorno alla sua passione primordiale per il cinema di Hitchcock.

Alberto Marzari

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UGONIA_CHE TEMPO FA SU ANDROMEDA? LE INFORMAZIONI SU QUESTA GALASSIA SONO COSÌ CONTRADDITTORIE CHE SI ARRIVEREBBE PERSINO A DUBITARE DELLA SUA STESSA ESISTENZA. YORGOS LANTHIMOS CI IMPONE UN CLIMA INSTABILE, A TRATTI TEMPESTOSO, FINO A QUANDO L’HUMOUR NOIR NON FA RISALIRE LA TEMPERATURA QUEL TANTO CHE BASTA PER ALLENTARE LA TENSIONE. LO SPETTATORE OSCILLA SENZA SOSTA TRA CALDO E FREDDO, TRA SEQUENZE AGGHIACCIANTI E ALTRE LA CUI IRONIA INATTESA STRAPPA RISATE QUASI COLPEVOLI. AL CENTRO DI QUESTA VARIABILITÀ CLIMATICA EMMA STONE, PRIGIONIERA DI UN RACCONTO IN CUI I SUOI RAPITORI, COSPIRAZIONISTI SQUILIBRATI, PROIETTANO LE LORO OSSESSIONI. A MENO CHE NON SIA IL CONTRARIO...

Delphine Trouillard

VENICE in Venice ggi, dalle 18 alle 23.30, l’isola di San Servolo ospita la Masterclass Sony in collaborazione con la Scuola NazioO nale di Cinema del Centro Sperimentale di Cinematografia. Un incontro speciale quello con la direttrice della fotografia Daria D’Antonio (CSC), che racconta il proprio lavoro per Primavera di Damiano Michieletto, realizzato con la macchina da presa Sony VENICE 2 e ambientato nel più grande orfanotrofio veneziano, istituzione che per secoli ha formato alla musica le giovani ospiti più talentuose. Accanto a lei Tommaso Lusena de Sarmiento (CSC), che conduce il pubblico dietro le quinte di 606, girato con Sony VENICE e incentrato su un’indagine che scava nei lati più oscuri e violenti della società contemporanea. La serata prosegue con la proiezione di Kushta Mayn di Nicolò Folin, girato con VENICE 2 da Simone Sadocco, vincitore dei CSC Student Awards 2024 sponsorizzati da Sony e dedicato al tema delle conversioni forzate al cattolicesimo raccontate attraverso la vicenda di due adolescenti. Segue cocktail party. Masterclass Sony Isola di San Servolo, 18-23.30 www.fondazionecsc.it

3 7


SEGUE DA P. 3

Sala Casinò

FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti

Marcel Carné (91’) v.o. francese st. italiano/inglese

Mihai Mincan (104’) v.o. rumeno st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

14.30

17.00

Sala Astra 1

VENEZIA CLASSICI - RESTAURI pubblico - tutti gli accrediti

THE DELICATE DELINQUENT Don McGuire (101’) v.o. inglese st. italiano

15.00

11.30

LA VALLE DEI SORRISI (THE HOLY BOY)

11.30

Sala Giardino

BIENNALE COLLEGE CINEMA press - industry

CHIET CHEA MANUSA (BECOMING HUMAN) Polen Ly (99’) v.o. khmer st. inglese/italiano

13.45

CARTIER - THE ART AND CRAFT OF CINEMA tutti gli accrediti, senza prenotazione

CONVERSAZIONE CON SOFIA COPPOLA E MILENA CANONERO

Sala Perla

Sala Volpi

18.45

Jihan K (88’) v.o. inglese, arabo, francese st. italiano/inglese

AFTER THE HUNT

Giulio Bertelli (100’) v.o. italiano, inglese st. inglese, italiano A seguire incontro con gli autori/Q&A

16.30

19.00

14.00

Tereza Nvotová (103’) v.o. slovacco st. italiano/inglese

THE PØRNØGRAPH R

Hariel (11’) v.o. inglese, italiano st. italiano/inglese

AGON

Sala Grande

FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti

COVER-UP

Laura Poitras, Mark Obenhaus (117’) v.o. inglese, vietnamita, arabo st. italiano/inglese

14.00

MY FATHER AND QADDAFI

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti

OTEC (FATHER)

16.45

Sala Grande

VENEZIA 82 pubblico - tutti gli accrediti

IL RAPIMENTO DI ARABELLA (THE KIDNAPPING OF ARABELLA) Carolina Cavalli (107’) v.o. italiano st. inglese

14.30

Sala Giardino

VENEZIA SPOTLIGHT press - industry

CALLE MALAGA

8

3

Sala Volpi

21.00

21.00

Sala Web

BIENNALE COLLEGE CINEMA

CHIET CHEA MANUSA (BECOMING HUMAN) Polen Ly (99') v.o. khmer st. inglese/italiano

Sala Giardino

VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti

21.30

Sala Casinò

ORIZZONTI press - industry

LATE FAME

Sala Astra 1

Opera Prima Accesso in sala consentito solo fino a 10 minuti prima della proiezione. La prenotazione è obbligatoria per pubblico e accreditati./ Access will be allowed only 10 minutes before screening time. Reservation is required for the public and pass holders.

Sala Astra 2

FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti Pubblico Public

Werner Herzog (99’) v.o. inglese, dialetto boscimano st. italiano/inglese

21.45

Accreditati Pass holders

Press Industry

Sala Grande

VENEZIA 82 pubblico - tutti gli accrediti

Sala Astra 2

GHOST ELEPHANTS

19.15

Valérie Donzelli (92’) v.o. francese st. italiano/inglese

16.45

PalaBiennale

VENEZIA 82 pubblico - tutti gli accrediti

ORPHAN

László Nemes (133’) v.o. ungherese st. italiano/inglese

16.45

Sala Perla

GIORNATE DEGLI AUTORI pubblico - tutti gli accrediti

ARKOUDOTRYPA (BEARCAVE)

Sala Corinto

22.00

Fabio Bobbio (18’) v.o. italiano st. inglese

BROKEN ENGLISH

RESTARE (REMAINS)

FUORI CONCORSO - NON FICTION press - industry

Sala Corinto

GIORNATE DEGLI AUTORI press - industry

Sala Pasinetti

VENEZIA CLASSICI - RESTAURI tutti gli accrediti

MARK OF THE RENEGADE

ANOCHE CONQUISTÉ TEBAS (LAST NIGHT I CONQUERED THE CITY OF THEBES)

Gabriel Azorín (112’) v.o. portoghese, latino, gallego st. italiano/inglese

Hugo Fregonese (81’) v.o. inglese st. italiano

SCREEN INTERNATIONAL

Sala Darsena

22.00

Caroline Deruas Peano (90’) v.o. francese st. italiano/inglese

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Daily Venezia 82 Supplemento di n. 303 settembre 2025 Autorizzazione del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996

Direttore responsabile Venezia News Massimo Bran

Iain Forsyth, Jane Pollard (99’) v.o. inglese st. italiano/inglese

LES IMMORTELLES (STEREO GIRLS)

C/O THE VENICE VENICE HOTEL

82. VENICE FILM FESTIVAL

Park Chan-wook (139’) v.o. coreano st. italiano/inglese

SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC FILM DI APERTURA - FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti

19.15

Stergios Dinopoulos, Krysianna B. Papadakis (127’) v.o. greco st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

CANNAREGIO 5631

EOJJEOL SUGA EOPDA (NO OTHER CHOICE)

Werner Herzog (99’) v.o. inglese, dialetto boscimano st. italiano/inglese

À PIED D’OEUVRE (AT WORK)

LA GRAZIA ORPHAN BUGONIA JAY KELLY VENICE M’ART SHOP

20.00

GHOST ELEPHANTS

FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti

INTERNATIONAL CRITICS

Maryam Touzani (116’) v.o. spagnolo, darija st. italiano/inglese

Valérie Donzelli (92’) v.o. francese st. italiano/inglese

FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti

ORIZZONTI press - industry

19.00

Sala Darsena

PalaBiennale

À PIED D’OEUVRE (AT WORK)

Alexandr Sokurov (321’) v.o. russo, inglese st. inglese/italiano

Mike Figgis (107’) v.o. inglese st. italiano/inglese

14.15

Mark Jenkin (114’) v.o. inglese st. italiano/inglese

ZAPISNAYA KNIZHKA REZHISSERA (DIRECTOR’S DIARY)

MEGADOC

Jaume Claret Muxart (106’) v.o. catalano, tedesco, inglese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

Sala Volpi

ROSE OF NEVADA

Luca Guadagnino (139’) v.o. inglese st. italiano/inglese a seguire VENEZIA 82 pubblico

21.30

Sala Casinò

19.00

22.00 ORIZZONTI press - industry

Kent Jones (96’) v.o. inglese st. italiano/inglese

Mark Jenkin (114’) v.o. inglese st. italiano/inglese

Sala Astra 2

ESTRANY RIU (STRANGE RIVER)

FUORI CONCORSO pubblico

ROSE OF NEVADA

VENEZIA CLASSICI - DOCUMENTARI pubblico - tutti gli accrediti

14.15

Sala Grande

Luca Guadagnino (139’) v.o. inglese st. italiano/inglese

Sala Astra 2

PalaBiennale

FUORI CONCORSO pubblico

Marcel Carné (91’) v.o. francese st. italiano/inglese

Maryam Touzani (116’) v.o. spagnolo, darija st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

Werner Herzog (99’) v.o. inglese, dialetto boscimano st. italiano/inglese

FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti

SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico 14+ - tutti gli accrediti

LE QUAI DES BRUMES (PORT OF SHADOWS)

Iain Forsyth, Jane Pollard (99’) v.o. inglese st. italiano/inglese

CALLE MALAGA

GHOST ELEPHANTS

Sala Casinò

Sala Pasinetti

VENEZIA CLASSICI - RESTAURI tutti gli accrediti

BROKEN ENGLISH

20.00

22.00

Kent Jones (96’) v.o. inglese st. italiano/inglese

FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti

Conduce Stéphane Lerouge

Sala Perla

FUORI CONCORSO - NON FICTION press - industry

LATE FAME

Yves Montmayeur (85’) v.o. inglese, spagnolo, giapponese st. italiano/inglese

17.30

19.45

ORIZZONTI press - industry

SANGRE DEL TORO

Biennale Match Point Arena

16.30

Sala Corinto

VENEZIA CLASSICI - DOCUMENTARI pubblico - tutti gli accrediti

Paolo Strippoli (123’) v.o. italiano st. inglese

15.30

Polen Ly (99’) v.o. khmer st. inglese/italiano A seguire incontro con gli autori/Q&A

17.00

Anders Thomas Jensen (116’) v.o. danese, svedese st. italiano/inglese

DEN SIDSTE VIKING (THE LAST VIKING)

Redazione Marisa Santin (coordinamento editoriale), Mariachiara Marzari (immagine e comunicazione), Paola Marchetti (direzione organizzativa), Davide Carbone, Chiara Sciascia, Andrea Falco, Fabio Marzari Luca Zanatta (graphic design) Hanno collaborato Nicola Davide Angerame, Loris Casadei, Maria Casadei, Massimo Macaluso, Richard McKenna, Giorgio Placereani, Roberto Pugliese, Riccardo Triolo, Delphine Trouillard, Andrea Zennaro Adele Spinelli, Alberto Marzari Sveva Campagnaro, Verdiana Karol Di Maria Stampa CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it redazione@venezianews.it www.venezianews.it/daily2025

DANIEL KOTHENSCHULTE FRANKFURTER RUNDSCHAU

Valérie Donzelli (92’) v.o. francese st. italiano/inglese

FUORI CONCORSO press - industry

Anders Thomas Jensen (116’) v.o. danese, svedese st. italiano/inglese

DEN SIDSTE VIKING (THE LAST VIKING)

AFTER THE HUNT

CHIET CHEA MANUSA (BECOMING HUMAN)

Sala Perla

FUORI CONCORSO press - industry

BARBARA HOLLENDER RZECZPOSPOLITA

À PIED D’OEUVRE (AT WORK)

Sala Volpi

Sala Giardino

BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico - tutti gli accrediti

22.00

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JORGE HENRIQUE LEITAO RAMOS EXPRESSO

Sala Grande

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti

DINT‚I DE LAPTE (MILK TEETH)

LE QUAI DES BRUMES (PORT OF SHADOWS)

Bahram Beyzai (121’) v.o. farsi st. italiano/inglese

VENEZIA 82 press - industry

Sala Darsena

Sala Darsena

FUORI CONCORSO press - industry

TOMMASO KOCH EL PAIS

BASHU GHARIBEH KOUCHAK (BASHU THE LITTLE STRANGER)

Sala Corinto

VENEZIA CLASSICI - RESTAURI pubblico - tutti gli accrediti

17.00

19.30

JONATHAN ROMNEY THE OBSERVER

Sala Astra 1

VENEZIA CLASSICI - RESTAURI pubblico - tutti gli accrediti

OTEC (FATHER)

Tereza Nvotová (103’) v.o. slovacco st. italiano/inglese

Tamara Kotevska (81’) v.o. macedone st. italiano/inglese

14.30

Sala Astra 1

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti

BEN CROLL INDIEWIRE

Claire Simon (90’) v.o. francese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

THE TALE OF SILYAN

16.45

BORIS BASTIDE LE MONDE

ÉCRIRE LA VIE – ANNIE ERNAUX RACONTÉE PAR DES LYCÉENNES ET DES LYCÉENS (WRITING LIFE – ANNIE ERNAUX THROUGH THE EYES OF HIGH SCHOOL STUDENTS)

11.15

14.30

THE FILM VERDICT

Sala Perla

GIORNATE DEGLI AUTORI EVENTI SPECIALI pubblico - tutti gli accrediti

THE HOLLYWOOD REPORTER

11.15

VENICEMART.COM


VENICE M’ART RESTAURANT

RESTAURANT@VENICEVENICE.COM

CANNAREGIO 5631

C/O THE VENICE VENICE HOTEL

FROM 10:30 TO 19:30

VENICEMART.COM

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n. 3 Venerdì 29 agosto 2025

82ª MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA

in Mostra

SALA GRANDE DI STEVE DELLA CASA

L’(INQUIETANTE) ATTUALITÀ DEI CLASSICI

S

ono lontani i tempi in cui ai festival si vedevano grandi retrospettive dedicate ad autori, a generi, a periodi. Solo Locarno conferisce ancora importanza alle retrospettive di scoperta (quest’anno il cinema inglese di studio del secondo dopoguerra); di solito ci sono antologie di classici restaurati oppure pacchetti omaggio precotti dedicati a star del passato. Però a Venezia Classici ci si può comunque divertire. Viste le polemiche che infiammano i rapporti tra cinema e politica oggi, è possibile tuffarsi in un passato (siamo nel 1938) in cui Renoir accusava Il porto delle nebbie (scritto da Prevert, diretto da Carnè, interpretato da Jean Gabin: quindi non proprio dei reazionari) di essere un film fascista. Visti gli interrogativi di gossip sulle coppie che tali non sono più, si può trarre conforto dalla visione di Il delinquente delicato, il primo film che Jerry Lewis gira senza essere insieme a Dean Martin. E poi c’è Lo spettro di Riccardo Freda, un horror che fa impallidire gli effetti speciali tonitruanti ai quali Hollywood affida il suo futuro. Senza dimenticare il Lolita di Stanley Kubrick, utile per dimenticare l’orribile remake che ne fece il mediocre Adrian Lyne. Poi ci sono le scoperte: i tagli di censura di Ti ho sposato per allegria restaurato da Cinecittà, le scene virate a colori per una riedizione che per fortuna non c’è ma stata di Il magnifico cornuto, rimesso a nuovo dalla Cineteca di Bologna. Quando si parla di classici è sempre brutto fare delle esclusioni, ma lo spazio è tiranno e quindi per i documentari ci limiteremo a quello su Elvira Notari diretto da Ciriaci e prodotto da Di Nocera, punto d’approdo di mille iniziative che un comitato appositamente formatosi ha in cantiere per i 150 anni dalla nascita di questa immensa e dimenticata cineasta napoletana dell’epoca muta. E poi ci sono anche i gusti personali. Non posso non citare Roma ore 11, uno dei più bei film del grande De Santis, e Quel treno per Yuma, capolavoro di tensione western. n

AFTER THE HUNT DI CATERINA SABATO

A

lma Anville insegna in una prestigiosa università statunitense. Quando una delle migliori alunne del campus muove delle pesanti accuse nei confronti di un collega professore, Alma si trova di fronte a un dilemma etico e personale che fa riaffiorare ombre dal suo passato. Luca Guadagnino torna a Venezia, un anno dopo avere portato in concorso Queer, e tre anni dopo Bones and All, che gli valse il Leone d’Argento per la regia. Il regista siciliano è un affezionato frequentatore della Mostra del Cinema, sin dal 1999, quando venne presentato il suo film d’esordio, The Protagonists. Ci è tornato più volte, nel 2002 con il documentario-confessione su e con Tilda Swinton, The Love Factory, poi con Io sono l’amore (2009) e A Bigger Splash (2015). Ormai regista internazionale, Guadagnino può prendersi il merito di portare per la prima volta Julia Roberts sul red carpet veneziano. Sarà accompagnata da Andrew Garfield, Ayo Edebiri, Michael Stuhlbarg e Chloë Sevigny. After the Hunt è la prima sceneggiatura dell’attrice Nora Garret, un film «molto attuale» ha dichiarato Luca Guadagnino, «in termini di società, divisioni sociali e posizioni estreme che possiamo assumere nei confronti di un’opinione. Parla di ciò che accade nell’ambiente accademico tra giovani e anziani e del concetto di consenso. Un tema delicato in un film provocatorio e articolato». Il regista ha anche detto che considera quella di Julia Roberts «la migliore interpretazione della sua carriera», e ha speso parole d’elogio anche per Ayo Edebiri, grazie a The Bear è diventata in pochi anni una delle attrici più richieste di Hollywood. «Ayo è una star nel vero senso della parola. Ha una dedizione che è difficile trovare al giorno d’oggi». Andrew Garfield, nel film il professore accusato dalla studentessa, è rimasto

impressionato dal metodo di Guadagnino. «Ciò che mi ha emozionato e sorpreso di Luca sul set è la sua disinvoltura, la sua rilassatezza, la sua spontaneità, la sua capacità di vivere il momento e di concentrarsi totalmente quando serve. Sembra lasciare che la giornata, la scena e il momento prendano forma. Ma, allo stesso tempo, è un regista molto preciso». n

TUTTI PAZZI

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in Mostra

DAILY n. 3 - VENERDÌ 29.08.2025 p. 3

NO OTHER CHOICE DI OSCAR COSULICH

Nel 1997 Donald Westlake pubblica il romanzo The Ax (pubblicato in Italia da Alacran Editore nel 2008 come The Ax: cacciatore di teste), da cui nel 2005 Costa Gravas trae il film Le Couperet (Cacciatore di teste). Il romanzo, ambientato in una tranquilla cittadina suburbana americana che richiama lo stereotipo delle tipiche comunità residenziali statunitensi degli anni ’90, racconta la storia di un uomo che perde il lavoro e decide di eliminare i suoi ex colleghi per riavere il posto. Costa-Gavras ha trasferito la vicenda in una zona di confine tra Francia e Belgio, concentrandosi sull’idea di pedinare in modo freddo e quasi distaccato le mosse quotidiane di un quarantunenne licenziato e senza lavoro da tre anni. Park Chan-Wook riprende l’intreccio spostandolo in Corea del Sud per raccontare la storia di Man-soo (Lee Byung-hun) licenziato improvvisamente dalla cartiera in cui ha lavorato duramente per 25 anni. Mentre la sua disperazione cresce nella ricerca di un nuovo impiego, l’uomo prende la decisione di eliminare la concorrenza. La prima volta che il regista di Old Boy (Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes nel 2003), Lady Vendetta (in concurso nel 2005 a Venezia) Corea del Sud. e Decision to Leave (premio per la miglior regia a Cannes nel 2022) ha annunciato l’intenzione di dedicarsi a 2025. Regia Park Chan-Wook. Con questo progetto risale al 2009, durante il Busan International Film Festival, chiarendo di aver letto il romanzo di Lee Byung-hun, Son Westlake decidendo di adattarlo prima di conoscere il film di Costa-Gavras. Dieci anni dopo, nel 2019, sempre al Ye-jin, Park festival di Busan i due registi hanno avuto un incontro pubblico in cui Park Chan-Wook ha dichiarato che No Other Hee-soon, Lee Choice era il suo «progetto di una vita» e che desiderava fare di questo film il suo capolavoro, aiutato nello sviluppo Sung-min, Yeom Hye-ran, Cha dallo stesso Gavras, che deteneva ancora i diritti del libro. Inizialmente il film era pensato in lingua inglese, con Seung-won. Durata Don McKellar ad affiancare Park nella sceneggiatura, un’idea poi tramontata con l’ingresso di Lee Kyoung-mi 2h 19’. e Jahye Lee come co-sceneggiatori. n

À PIED D’ŒUVRE

bisogno di creare, qualunque cosa accada» lo descrive la regista, che insieme allo sceneggiatore Gilles Marchand ha lavorato a un personaggio «determinato, onesto e gentile», interpretato con delicatezza e ironia dall’attore Bastien Bouillon. Un volto, quest’ultimo, molto apprezzato dalla cineasta francese, con la quale ha già collaborato in tre dei suoi film precedenti: La guerra è dichiarata (2011), candidato per rappresentare la Francia agli Oscar nella sezione miglior film straniero, Main dans la main (2012) e Marguerite et Julien (in concorso a Cannes 2015). Con À pied d’œuvre (che letteralmente significa “al lavoro, all’opera”), Donzelli torna a frequentare un festival internazionale a due anni dalla presentazione sulla Croisette de Il coraggio di Blanche. Si presenta come una delle voci più personali del cinema francese contemporaneo e, dato da non sottovalutare, come una delle sei registe in gara in questa edizione veneziana. n

DI CLAUDIA GIAMPAOLO

Il settimo film di Valérie Donzelli, À pied d’œuvre, segna Id. Francia, 2025 il suo esordio in Concorso al Lido. Tratto dall’omonimo Regia Valérie Donzelli Interpreti romanzo autobiografico di Franck Courtès (grande successo Bastien Bouillon, editoriale in Francia, inedito in Italia), racconta la parabola di André Marcon, un fotografo affermato che decide di abbandonare tutto per Virginie Ledoyen dedicarsi alla scrittura. Una scelta radicale, che lo porta a Durata 92’ perdere le sue certezze, a scoprire la povertà e a sopravvivere con lavori occasionali, spesso umilianti. «È un film che si interroga sul valore che diamo a una vita guidata da una passione silenziosa ma inarrestabile: il

THE TALE OF SILYAN

MY FATHER AND QADDAFI

Dopo aver narrato nel 2019, in co-regia con Ljubomir Stefanov, il delicato equilibrio tra uomo e natura seguendo le fatiche dell’ultima donna di una famiglia di apicoltori in un piccolo villaggio nella Macedonia rurale in Honeyland (candidato agli Oscar sia come Miglior documentario che come Miglior film internazionale nel 2020), la regista e scrittrice macedone Tamara Kotevska torna a raccontare la sua terra in The Tale of Silyan. Protagonista è un contadino che stringe una speciale amicizia con una cicogna, un legame che si rafforza quando la sua famiglia è costretta a partire per cercare lavoro all’estero. Il contesto affascinante del paesaggio rurale, il lavoro nei campi, la tranquillità di un luogo che sembra lontano dal mondo, hanno come sfondo la crisi economica in Macedonia del Nord, che ha costretto molti contadini a lasciare le proprie terre in cerca di fortuna altrove. Il protagonista del documentario di Tamara Kotevska, presentato fuori concorso nella sezione Non Fiction, resta nel suo paese e si prende cura della sua amica cicogna, che richiama alla mente l’antica leggenda macedone di un ragazzo di nome Silyan, che fu trasformato in cicogna dopo un litigio con il padre. Una metafora per indicare la distanza tra l’uomo e suo figlio ormai lontano. Ancora una volta la regista pone l’accento sull’importanza della cura verso la natura, mettendo uomini e animali sullo stesso piano, in un pianeta ormai sopraffatto dalla crisi ambientale. Caterina Sabato

Chi era Mansour Rashid El-Kikhia? Ce lo racconta, nel documentario My Father and Qaddafi, Fuori concorso al Lido, sua figlia, ovvero la regista del film, che si firma Jihan K e ha dedicato all’argomento anche il saggio visuale Libia, mio padre e io, del 2012. Proprio quell’anno fu ritrovato il corpo di Mansour Rashid El-Kikhia, ex Ministro degli esteri e ambasciatore presso le Nazioni Unite della Libia di Muammar Gheddafi, poi divenuto oppositore nonviolento del regime e attivista per i diritti umani, prima di sparire in un hotel del Cairo nel 1993. La Fuori Concorso – Non Fiction vicenda, e le responsabilità del dittatore nella morte del dissidente, sono rievocate Id., Macedonia del Nord, 2025. Regista e denunciate da Jihan K utilizzando materiali d’archivio. E però il doc ci ricorda Tamara Kotevska. Durata 1h e 20’. anche gli orrendi crimini del colonialismo italiano ai danni del popolo libico, già rievocati al cinema in opere come il kolossal Il leone del deserto (1980) di Mustafa Akkad, a lungo bandito nel nostro Paese (dove le prime proiezioni autorizzate sono avvenute solo nel 2024) malgrado la presenza di star come Oliver Reed, nei panni del generale fascista e massacratore Rodolfo Graziani, e Anthony Quinn, nel ruolo del leader guerrigliero Omar al-Mukhtār. La cui frase rivolta a Graziani nel lungometraggio suona come un monito ancora oggi: «A nessuna nazione è dato il diritto di occuparne un’altra». Emanuele Bucci

Fuori Concorso – Non Fiction Id., USA/Libia, 2025. Regia Jihan K. Durata 1h e 28’.

Fuori Concorso – Non Fiction

COVER-UP

Chi era Mansour Rashid El-Kikhia? Ce lo racconta, nel documentario My Father and Qaddafi, Fuori concorso al Lido, sua figlia, ovvero la regista del film, che si firma Jihan K e ha dedicato all’argomento anche il saggio visuale Libia, mio padre e io, del 2012. Proprio quell’anno fu ritrovato il corpo di Mansour Rashid El-Kikhia, ex Ministro degli esteri e ambasciatore presso le Nazioni Unite della Libia di Muammar Gheddafi, poi divenuto oppositore nonviolento del regime e attivista per i diritti umani, prima di sparire in un hotel del Cairo nel 1993. La vicenda, e le responsabilità del dittatore nella morte del dissidente, sono rievocate e denunciate da Jihan K utilizzando materiali d’archivio. E però il doc ci ricorda anche gli orrendi crimini del colonialismo italiano ai danni del popolo libico, già rievocati al cinema in opere come il kolossal Il leone del deserto (1980) di Mustafa Akkad, a lungo bandito nel nostro Paese (dove le prime proiezioni autorizzate sono avvenute solo nel 2024) malgrado la presenza di star come Oliver Reed, nei panni del generale fascista e massacratore Rodolfo Graziani, e Anthony Quinn, nel ruolo del leader guerrigliero Omar al-Mukhtār. La cui frase rivolta a Graziani nel lungometraggio suona come un monito ancora oggi: «A nessuna nazione è dato il diritto di occuparne un’altra». Mattia Pasquini Usa, 2025. Regia Laura Poitras, Mark Obenhaus. Interpreti Seymour Hersh. Durata 117’


in Mostra

LE PAROLE DI… BUGONIA Yorgos Lanthimos: «Sarebbe bello pensare che questo film proponga un futuro dispotico alternativo, ma rispecchia perfettamente il mondo nel quale viviamo. Non parla di un’altra società, ma proprio della nostra. È un invito alla riflessione: non possiamo più negare l’evidenza. Viviamo in un tempo pieno di guerre, violenza, disumanità, progresso tecnologico smodato. Sono passati 3 anni dalla prima volta che ho letto la sceneggiatura di Will Tracy, ma la storia è ancora attuale, se non di più». Emma Stone: «Potrei essere anche io un’aliena. Credo che potrebbero esserci altre forme di vita nell’universo: è narcisistico pensare di essere gli unici a popolare uno spazio così sconfinato. Sono stata fortunata a poter lavorare su temi del genere, grazie a Yorgos, con cui ormai collaboro da anni. Mi permette di esplorare e sperimentare in libertà». Jesse Plemons: «Potrei parlarne per ore ma, per quello che mi riguarda e per come io intendo, il personaggio è un’anima in pena, che cerca con tutte le sue forze di aiutare. Sembra pazzesco, ma credo che in questo lui fosse autentico».

JAY KELLY Noah Baumbach: «Siamo un po’ tutti attori, perché tutti nel corso della vita cerchiamo di far pace tra chi siamo e come appariamo all’esterno». Adam Sandler: «Le persone che lavorano con me danno tutto il loro cuore. So benissimo quanto sia difficile gestire i miei alti e bassi. Ma loro sono sempre lì a sostenermi».

IL RAPIMENTO DI ARABELLA Benedetta Porcaroli: «Il film racconta di una persona che immagina una vita che non ha vissuto, è quello che faccio io come attrice. È stata una prova attoriale molto difficile. Mi sono aggrappata alle sensazioni che proviamo tutti, come il sentirsi invisibili in mezzo agli altri». Carolina Cavalli: «Il tono che uso nella storia potrebbe assomigliare a quello dell’assurdo, ma io lo trovo molto onesto, per quanto possa sembrare eccessivo delle volte. In effetti, è un linguaggio che mi piace molto da spettatrice, per questo, quando scrivo e giro, cerco di farlo mio: si allontana dalla realtà, ma mai dalla verità e dall’umanità».

124 MILA OCCUPATI NELl’AUDIOVISIVO I dati del Sottosegretario Borgonzoni in un convegno con i vertici del settore

«12 miliardi di ricavi e 124 mila occupati dal mercato dell’audiovisivo» questi i dati ufficiali portati dalla sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni in apertura dell’evento «Il cinema e l’audiovisivo in numeri. Motore culturale, occupazionale e opportunità per il Paese», promosso alla Mostra del Cinema di Venezia dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura all’Italian Pavilion, coordinato da MiC e Cinecittà. «I lavoratori impegnati nella produzione fisica di prodotti audiovisivi realizzati in Italia sono aumentati del 36%, così come le giornate di lavoro retribuite. Anche i film italiani hanno staccato qualche biglietto in più rispetto ai numeri pre-Covid (2019), unico paese in Europa» gli ha fatto eco Alessandro Usai, Presidente ANICA. E Mario Lorini, Presidente ANEC: «Dopo il Covid il sistema sale ha tenuto e le perdite sono state tra le più basse in Europa, perché gli investimenti finora fatti sono andati nella direzione giusta, ma vanno risolti i gravi rallentamenti degli incentivi negli ultimi tempi» Una preoccupazione che colpisce anche gli iscritti dell’APA. «Bene la crescita degli oltre 4 mila occupati nel settore ma adesso c’è bisogno di una maggiore semplificazione burocratica e di una forte accelerazione dei tempi di erogazione dei fondi, come già sta provvedendo a fare con efficacia il MIC» ha sostenuto Chiara Sbarigia, Presidente dell’ássociazione dei produttori audiovisivi. «Abbiamo aumentato di molto il personale – ha ricordato Borgonzoni –per velocizzare i controlli e quindi anche i pagamenti degli incentivi. Stiamo facendo tutto ciò che sarà utile e necessario per far crescere e supportare ulteriormente il sistema audiovisivo, compresa la richiesta all’Europa di attivare un Fondo di coproduzione europeo oltre quella di potenziare le linee di intervento in materia di distribuzione internazionale, di incrementare le risorse a sostegno delle sale e di dare maggiore impulso agli strumenti di accesso al credito». Pino Gagliardi Cacciamani: Nel 2026 Cinecittà sarà l’HUB produttivo più grande d’Europa Entro il 2026 Cinecittà, con i suoi 25 teatri di posa, 2 di quali saranno i più grandi d’Europa, con i loro 3.600 metri quadri per 25 metri di altezza, sarà l’HUB produttivo più grande d’Europa. Lo ha sottolineato Emanuela Cacciamani, Ad di Cinecittà, in un incontro all’Italian pavillon. “Arriveremo ad avere 21.000 metri quadri di spazi rivolti alle produzioni con 10 ettari di backlot. Il Teatro 22 sarà inaugurato da Mel Gibson che abbiamo letteralmente e con molta fatica strappato agli Studios di Malta”, per la realizzazione di The Resurrection of the Christ. “In questo momento il 70% degli introiti di Cinecittà vengono da produzioni internazionali, il 20% da quelle italiani e il restante dagli eventi, che ho voluto potenziare”. Pi. Ga.

ACCORSI: “QUEL PRIMO PROVINO ANDATO MALE” Un tuffo nel passato per Stefano Accorsi che ieri mattina all’incontro De’Longhi sulla terrazza dell’Excelsior ha ricordato quando a 18 anni era un bagnino e sognava di recitare: «Volevo partecipare ai casting di Fratelli e sorelle di Pupi Avati, così chiesi dei ritratti ad un fotografo. Vennero fuori delle foto orribili, ma andai comunque al provino. Eravamo in 500. Alla fine rimanemmo in due, Avati ci disse che uno aveva fatto il provino peggiore e l’altro il migliore ed io non rientravo nel secondo tipo. Per me fu un bagno d’umiltà: credevo di aver regalato un’interpretazione alla stregua di De Niro. Scelse comunque me, forse perché con la mia brutta performance gli avevo offerto delle sbavature interessanti per il ruolo. Quel film ha segnato l’inizio della mia carriera». n

HERZOG: “COME BEFFARE I DITTATORI” «Una delle cose più importanti che insegno nella mia scuola di cinema è falsificare documenti», ha detto Werner Herzog nella serratissima masterclass di ieri dove il regista è stato travolto dalle domande dei ragazzi, molti dei quali aspiranti registi. «Nei paesi con le dittature bisogna fare documenti falsi per girare i film - ha detto Herzog - non concedono mai permessi per fare entrare le troupe». Il regista si è anche alzato e ha mimato la fuga da un tentativo di arresto. «Quando provano ad arrestarvi - ha detto il regista - non guardate mai negli occhi i poliziotti. Se avete il coraggio di fare una cosa del genere vuol dire che siete veramente motivati per entrare in questo mondo». n

H APPUNTAMENTI H Ore 10.00. CASA DELLA CRITICA (Villa Predelli - Via S.Giovanni d’Acri 6). Presentazione della 46a edizione del festival Cinema e Donne la rassegna di cinema al femminile più longeva d’Italia. Ore 11.00. TROPICANA 1 - Le iniziative del Ministero della Cultura Venezia 82: “I numeri del cinema e dell’audiovisivo italiano 2024”. Ore 11.00. TROPICANA 2 – 40 anni di AAMOD: storie e prospettive di un Archivio audiovisivo. Ore 12.00. TERRAZZA by Atlas Concorde (Hotel Excelsior). Perfetto talk organizzato dalla De Longhi. Incontro con Ferzan Ozpetek. Ore 12.00. TROPICANA 1 - Spotlight on Korea: Innovation, Culture & Opportunities in the Audiovisual Sector – a cura di Int. Dept. Cinecittà/DGCA e KOCCA – Korea Creative Content Agency. Ore 15.00. TROPICANA 1. Consegna del Premio Robert Bresson 2025 a Stéphane Brizé. Ore 15.00. TROPICANA 2. Presentazione di Vajont il futuro a cura di Ondamovie. A seguire l’Istituto italiano di Cultura a Madrid presenta il 18° Festival del cinema italiano nella capitale spagnola. Ore 15.30. MATCH POINT ARENA. Conversazione con Sofia Coppola e Milena Canonero. Conduce Stéphane Lerouge. Ore 17.00. REEF BEACH BAR. firma copie con la cover star Saul Nanni del nuovo numero di Cosmopolitan. a seguire incontri con Eleonora Gaggero, Megghi Galo; ore 18.45 Diletta Beci e Cristiana Gizzarelli, compositrici per il cinema e fondatrici di Ezechiele 25:17; ore 19.15 Anita Fiorello; ore 20 Iolanda Di Battista. Ore 17.00. TROPICANA 2 - L’Italia che non ti aspetti a cura dell’Ente dello Spettacolo. Ore 17.30. TROPICANA 1. Outbound Mission, prospettive di collaborazione fra le Film Commission italiane e britanniche. Ore 17.45. SPIAGGIA BLUEMOON. Pillole di critica con Cinit. A seguire podcast con Michele Riondino, Paolo Strippoli e Giulio Feltri. Poi Settima Arte Podcast con Benedetta Porcaroli e Carolina Cavalli. Alle 20.30: Collettivi a confronto: Arte Settima, Slim Dogs e Cinefacts. Ore 18.30. CASA I WONDER. Presentazione della François Truffaut Collection

E GEORGE CONQUISTA IL RED CARPET ANCHE DA MALATO DI TIZIANA LEONE

Anche George è umano. Ha la sinusite. Ma non si è Clooney a caso. In mattinata è costretto a disertare la conferenza stampa. «Anche i divi si ammalano», dice Baumbach. Ma non si chiamano Clooney: senza voce, leggermente affaticato, persino un po’ provato, ma il red carpet è roba sua. Con Amal al fianco, che in viola vestita se ne frega della scaramanzia, l’attore calca il tappeto rosso poco dopo le 21.30 e se quelli prima di lui erano stati costretti a sfilare sotto il diluvio, lui no: scende dall’auto e la pioggia lo grazia. Sarà per la sinusite. Non si è Clooney a caso. Rimasti a secco durante il photocall mattutino, ai fotografi non è rimasto che aspettare lungo il red carpet, tutto il giorno a popolarsi di pubblico, senza distinzione di sesso, età e forse anche religione, unito comunque dalla speranza che qualcuno abbia dato a George almeno una pillola. Lo scorso anno sbarcò al Lido con l’amico Brad Pitt e sul red carpet fecero uno show, stavolta qualcuno insinua che abbia preferito saltare l’incontro stampa per evitare domande sulla politica Usa la guerra a Gaza. Ma signori, non è da George, uno sempre pronto a dichiarare che con Trump non sono esattamente buoni amici, uno che da sempre ama Venezia e il Lido, uno che ha buoni rapporti con tutti i giornali. Inutile spiegarvi la delusione dei tre quarti della sala stampa, mai piena come ieri, ma guarda tu il caso, mentre la giovane addetta sistemeva i cartellini sul tavolo. Al primo «Non c’è Georgeeeee????», il panico si è diffuso molto più che per gli alieni di Lanthimos, tra l’altro appena uscito dalla sala. Però George, per cortesia, la prossima volta almeno un cappello o una sciarpina. Tanto sempre Clooney resti. n


in Mostra

DAILY n. 3 - VENERDÌ 29.08.2025 p. 5

LIDOLAND

George Clooney con la moglie Amal.

Emma Stone.

Willem Defoe.

Emma Stone, Aidan Delby e Jesse Plemons.

Yorgos Lanthimos.

Jesse Plemons.

Al Lido in cerca di moglie Il variopinto universo che ruota attorno alla Mostra di Venezia si arricchisce di un nuovo ingrediente: l’agenzia matrimoniale. Potrà la magia del cinema aiutare il signor Caputo nella sua ricerca di una moglie? Lui ci spera. E da stamattina presidia il palazzo del cinema. L’intraprendente Caputo a dire la verita’ ci aveva gia provato lo scorso anno. Evidentemente senza successo. Chissà che non sia la volta buona. In fondo al Lido è arrivata anche Julia Roberts…

ENIGMISTI in mostra ORIZZONTALI

VERTICALI

7. Brillano quelle di Hollywood.

2. Off Topic.

8. Iniziali dell’attore che interpreta il cardinale. Voiello nella serie di un noto regista napoletano tifoso del Napoli.

3. Nuovo film di noto regista premio Oscar che ama Maradona.

9. Noto supermarket sulla Cassia frequentato da attori ma soprattutto dalle comparse.

5. Limite nel poliziesco del 1993 con Wesley Snipes & Dennis Hopper.

10. Nome di un celebre vino italiano ma anche del direttore di una nota manifestazione cinematografica lagunare. 12. Il cinema è la VII. 13. Nelle telecamere avvicina il soggetto. 14. Mette in crisi gli anziani. 16. Contrario del «cinema off». 18. È calmo quello di Moretti.

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1. L’attore di Lo chiamavano Jeeg Robot (iniz.).

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4. La moglie di Luca Zingaretti (iniz.).

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6. Era purpurea quella di Woody Allen. 9. È medio quello che va al cinema la domenica pomeriggio.

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10. Completa la Warner. 11. Gli sceneggiatori lo allungano quando mancano le idee. 15. Se non è un Mac potrebbe essere un… 17. Il dottore in 007 Licenza di uccidere.

La soluzione del rebus del n. 2: S Otto Lenu volé= Sotto le nuvole

1. Lo ruba Arsenio Lupin nel film del 2004.

Benedetta Porcaroli.


in Mostra

DAILY n. 3 - VENERDÌ 29.08.2025 p. 7

BEARCAVE

AGON

SIC – Concorso

Arkoudotrypa, Grecia, 2025. Regia Stergios Dinopoulos, Krysianna B. Papadakis. Con Hara Kyriazi, Pamela Oikonomaki, Sofia Linospori, Vaso Gkougkara, Lefteris Tsatsis, Sozos Christou. Durata 2h e 07’.

Id., Italia/USA/Francia, 2025. Regia Giulio Bertelli. Interpreti Yile Vianello, Alice Bellandi, Sofjia Zobina. Durata 1h e 20’.

L’opera prima dei registi greci Stergios Dinopoulose e Krysianna B. Papadakis, Bearcave racconta l’amore segreto tra due ragazze, Argyro e Anneta, in un piccolo villaggio in montagna, Tirna, dove le tradizioni patriarcali rendono impossibile manifestare liberamente il loro sentimento. Anneta presto scopre di essere incinta del suo ragazzo poliziotto con il quale programma di partire e di lasciarsi alle spalle la soffocante realtà in cui è nata e cresciuta. Argyro prima di perderla definitivamente vorrebbe confessarle il suo amore, ma Anneta partirà prima, verso il suo destino in una grande città, anche se il loro rapporto si rivelerà più forte di tutto e tutti. Un romanzo di formazione queer per il primo lungometraggio di Dinopoulose e Papadakis, diviso in due atti, che mostra i punti di vista delle due protagoniste, restituendo le contraddizioni e la bellezza della loro relazione. Caterina Sabato

Tre atlete gareggiano alle immaginarie Olimpiadi di Ludoj 2024 nel primo dei due film italiani in concorso alla Settimana Internazionale della Critica, Agon di Giulio Bertelli. Il regista unisce riferimenti a Giovanna d’Arco, Cleopatra e all’ufficiale di cavalleria russa Nadezhda Durova con echi distopici e suggestioni multimediali (anche ai videogame), per riflettere sugli sport delle protagoniste e le loro contraddizioni fra diverse epoche. La Direttrice artistica e Delegata generale della SIC Beatrice Fiorentino definisce Agon «un film dispositivo che attraversa i generi e scava nella carne e nell’immagine, sfidandone i limiti». Nel cast, anche l’Oro Olimpico e campionessa mondiale di judo Alice Bellandi. Per la competizione dei corti di SIC@SIC abbiamo invece The Pørnøgraphər, del collettivo HARIEL, realizzato con l’Intelligenza Artificiale. Emanuele Bucci

DOM, «UN DIALOGO COSTANTE TRA PRESENTE E PASSATO» «Quando ho incontrato Mirela ho percepito che c’era davvero una storia importante da raccontare, e un messaggio universale oltre il privato», spiega Massimiliano Battistella, regista di Dom, il documentario che ha aperto le Notti Veneziane delle 22e Giornate degli Autori. A presentare con lui il film c’erano anche il produttore creativo Riccardo Biadene, la co-produttrice bosniaca Ivana Cvetković Bajrović, Lisa Pazzaglia, collaboratrice autoriale del doc attraverso il metodo della psicodrammaturgia, e la protagonista Mirela Hodo, migrata nel 1992 da un orfanotrofio nella Sarajevo sotto assedio, a Rimini, dove ha vissuto i successivi trent’anni. Il film ci racconta il suo primo viaggio di ritorno nella città lasciata al tempo della guerra, in un «dialogo costante tra il presente e il passato», prosegue il regista, dove il materiale di repertorio «ha un valore di testimonianza storica ma è sempre filtrato dalla soggettività» della protagonista. Girato in formato 4:3 con due diverse lenti, 35 mm in Italia e 28 in Bosnia, per restituire il differente rapporto di Mirela con i rispettivi Paesi, Dom non vuole «rappresentare la guerra, ma gli effetti di essa sulle persone». «Inizialmente ero un po’ spaventato dall’idea di affrontare un tema così importante, difficile», ha detto Biadene, che temeva di «indulgere in compatimento o in un facile sentimentalismo». Così non è stato, anche per la forte intesa creatasi fra Battistella e la protagonista: «Tutto quello che vedete in questo film, incredibilmente, è spontaneo. Perché c’era non solo fiducia ma stima tra me e il regista», ha detto Mirela. Emanuele Bucci

ERNAUX RACONTÉE PAR DES ECRIRE LA VIE ANNIE LYCÉENNES ET DES LYCÉENS Francia/Lituania, 2025. Regia Sharunas Bartas. Interpreti Ina Marija Bartaite, Sharunas Bartas, Una Marija Bartaite, Bryan Ordonez Ruiz. Durata 1h e 42’.

Da Récréations (1992) ad Apprendre (2024), Claire Simon, ha mostrato fin dai suoi primi cortometraggi la voglia di raccontare la scuola e i suoi studenti. Questa volta ha scelto di dedicare un ritratto originale a Annie Erneaux, prima francese a vincere il Premio Nobel per la letteratura, dando voce a studenti e insegnanti, con una scelta stilistica semplice: collocare la sua videocamera nelle aule per catturare l’impatto che le parole di Erneaux hanno sui giovani, con la loro capacità di scuoterli e di alimentare nuove certezze, mentre riflettono sulla propria vita di adolescenti. Attraverso questo sguardo, l’autrice mostra come l’opera di Ernaux, ormai parte della storia della letteratura mondiale, continui a ispirare i giovani nella loro ricerca di libertà e autodeterminazione. Autodidatta e poi formatasi agli Ateliers Varan, Claire Simon ha sempre scavato in storie di donne che occupano un posto di rilievo. Tiziana Leone

in Mostra Direttore Responsabile: Flavio Natalia - In Redazione: Emanuele Bucci, Biagio Coscia, Oscar Cosulich, Alessandro De Simone, Alessandra Farro, Claudia Giampaolo, Davide Di Francesco (web), Tiziana Leone - Grafica: Guido Benigni - Collaboratori: Vania Amitrano, Giulia Bianconi, Mattia Pasquini, Flavia Salierno, Annalisa Zurlo - Foto: Maurizio D’Avanzo - Stampa: CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it

GUERRE STELLARI F. Ferzetti

L’ESPRESSO

LA GRAZIA

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P. Mereghetti M. Mancuso F. Alò IL CORRIERE DELLA SERA

IL FOGLIO

A. De Grandis S. D’Ascenzo A.M. Pasetti

IL MESSAGGERO IL GAZZETTINO

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IL FATTO QUOTIDIANO

M. Gottardi LA NUOVA VENEZIA

F. Caprara LA STAMPA

P. Armocida IL GIORNALE

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DAILY#3 82. Mostra del Cinema di Venezia - August 29, 2025 Venews+Ciak by Venezia News - Issuu