83. VENICE FILM FESTIVAL | SEPTEMBER 3, 2026 | DAY 2
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83. VENICE FILM FESTIVAL
From the 2nd to the 11th of September, 2026 Hotel Excelsior Venice Lido from 10:00 AM to 6:00 PM
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SEPTEMBER 3, 2026
83. VENICE FILM FESTIVAL
CONCORSO
WILD HORSE NINE È UN VERO GIOIELLO DI INTELLIGENZA NARRATIVA. ASSOLUTAMENTE DELIZIOSO E INSIEME DIVERTENTISSIMO E INQUIETANTE, SVELA COSE CHE IN REALTÀ, DI MASSIMA, SI SANNO SULLA CIA, MA LO FA IN MANIERA ORIGINALE E DEL TUTTO COINVOLGENTE Alberto Barbera
Martin McDonagh e il pensiero-teatro di Nicola Davide Angerame
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e il cinema contemporaneo conserva qualcosa della crudeltà comica del teatro dell’assurdo e dell’universo beckettiano, pochi autori lo incarnano quanto Martin McDonagh. Britannico-irlandese, drammaturgo di fama prima ancora che regista pluripremiato, torna in Concorso a Venezia 83 con Wild Horse Nine, portando con sé quel teatro della condizione umana nel quale si ride proprio quando non si dovrebbe. È forse la provenienza dal teatro a distinguere il suo cinema. Prima di approdare al lungometraggio con In Bruges - La coscienza dell’assassino nel 2008, McDonagh aveva già costruito sulle scene, a partire dal 1996, un mondo di solitudini, violenze e dialoghi vertiginosi. L’Oscar arriva dieci anni dopo con il suo primo film, il cortometraggio Six Shooter (2004). Il suo appare come un pensare-teatro che si fa cinema: personaggi, dialogo e trama, ha dichiarato, gli vengono naturali. Molto meno gli storyboard, le immagini e la fotografia. Sette psicopatici (2012) sembra quasi mettere in scena questo suo continuo apprendistato per lo schermo. La storia di uno sceneggiatore che vuole scrivere un film, dallo stesso titolo, è l’escamotage per operare una riflessione filosofica e meta-cinematografica sulla violenza e sui cliché dei film d’azione. Alle spalle, c’è la tradizione irlandese della parola e del paradosso, da Samuel Beckett risalendo a Oscar Wilde, come vuole parte della critica teatrale irlandese, che individua proprio in McDonagh una continuazione contemporanea dell’eredità wildeana. Ma è quando la parola incontra lo spazio cinematografico che il pensare-teatro diventa cinema irresistibile. McDonagh lo dice chiaramente: se una storia avviene in una o due stanze, è teatro; è cinema se, invece, entrano in gioco paesaggi e immagini. In Bruges nasce da una passeggiata solitaria nella città belga. Prima la meraviglia, poi la noia, infine l’idea: un uomo costretto a rimanere in un luogo magnifico che detesta. Bruges diventa il limbo nel quale due sicari attendono una sentenza e uno dei due incontra la colpa. E con leggerezza, davanti al Giudizio universale di Bosch, discutono del Purgatorio, costruendo una filosofia morale che precipita nella battuta. Anche Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017) ha il suo imprinting da un’immagine incontrata nel mondo: tre cartelloni simili intravisti, anni prima, da un autobus nel Sud degli Stati Uniti. Dolore e rabbia rimasti nella memoria, fino a diventare il personaggio incandescente di Mildred. Sembra che il luogo venga prima della storia o, almeno, la provochi. Da bambino McDonagh era stato a Inishmore e dalla casa dei genitori a Galway vedeva le isole Aran. Sarà il paesaggio che accoglierà Gli spiriti dell’isola (2022), un’altra sceneggiatura esplosiva: la storia di Colm che dice addio all’indivisibile amico Pádraic e spalanca un abisso. Ora, Wild Horse Nine porta due agenti della CIA sull’Isola di Pasqua, altro luogo realmente vissuto da McDonagh. Ancora uno spazio remoto e amici costretti alla prossimità, in una geografia che sposa una poetica. Il regista trasforma Rapa Nui nello spazio morale dei suoi personaggi, in un palcoscenico sul quale il gusto nichilistico dell’assurdo e l’estetica della morte violenta incontrano, ancora una volta, il McDonagh «moralista», il quale ci pone la domanda: se sia ancora possibile, dentro un mondo così assurdo (quello reale in cui viviamo così come quello suo cinematografico), scegliere il bene.
SEPTEMBER 3, 2026
TODAY
di F.D.S.
C
omunità in conflitto attraversate da incomprensioni irrazionali, luoghi remoti intrisi di bellezza ove allignano odii biologici che portano i protagonisti alla guerra senza requie: pochi i film diretti da Martin McDonagh (quattro, dopo una carriera da ragazzo prodigio del teatro inglese), ma tutti o quasi accomunati da questo schema. Che si tratti dei due sicari de In Bruges, spediti da Londra nella città fiamminga in attesa che si plachino le acque ma che si trovano immersi in un ambiente ostile e paranoico, oppure del povero Colin Farrell de Gli spiriti dell’isola posto di fronte alla rottura del suo sodalizio col suo migliore amico per ragioni che gli risultano incomprensibili, o ancora dell’odio che esplode in una cittadina del Missouri tra una madre che ha subito la perdita violenta della figlia e lo sceriffo locale in Tre manifesti a Ebbing, Missouri, le sceneggiature perfette di McDonagh, tutte e tre candidate all’Oscar senza averlo vinto mai – e qui, per quel che conta, qualche piccolo rilievo alla giuria dell’Academy si dovrà pur fare, ci raccontano di come siamo sempre immersi in una guerra, anche se lontana (come i cannoni il cui tuono arriva nel paradiso immacolato dell’isola di Inisherin), o incomprensibile, o fratricida. Sarà mica un caso che nella scena madre di Tre manifesti la colonna sonora è quella di Joan Baez, che dal jukebox canta The Night They Drove Old Dixie Down, mitico inno del gruppo canadese The Band sulle vicissitudini di un soldato sudista nell’ultimo anno di guerra civile. Il lancinante senso di una Heimat perduta attraversa tutti i protagonisti dei film di McDonagh e li trasforma in esuli senza patria. Il film che il regista britannico-irlandese presenta oggi in Concorso, Wild Horse Nine, è ambientato nell’isola di Pasqua: un’altra location ideale per il talento del Nostro di delocalizzare traumi e paure contemporanee in luoghi dalla bellezza e dal fascino incontaminati. «La prima tentazione è quella di cedere ad un impulso classificatore separando, nella filmografia di Werner Herzog, i documentari dai film di finzione. Conviene resistervi. Il suo cinema ha come primo radicale effetto di rimettere in discussione proprio la tradizionale distinzione di incerta consistenza teorica. Non solo perché i documentari procedono dalla falsificazione del dato reale, introducendo elementi di finzione come avviene ne Il paese del silenzio e dell’oscurità . Non si tratta di una menzogna, ma di una verità intensificata». Lo scriveva cinquant’anni fa Alberto Barbera nella sua introduzione alla sceneggiatura del Kaspar Hauser. Mi pare non ci sia bisogno di aggiungere altro.
Director's cuts
I
have worked extensively on Herzog. I wrote one of the first books devoted to him, followed by several others, including one of the landmark volumes on his work. I also edited the screenplay of Kaspar Hauser, writing the accompanying preface, and in 2005 I organized a major event at the Museo Nazionale del Cinema, together with an exhibition at Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: photographs, previously unseen videos, a complete retrospective, and a fifteen-day workshop led by Herzog himself, accompanied by a catalogue. Herzog is certainly one of my favourite filmmakers. 3
83. VENICE FILM FESTIVAL
CONCORSO
SEPTEMBER 3, 2026
È STUPEFACENTE ASSISTERE ALL’INTERPRETAZIONE DELLE DUE SORELLE MARA, MERAVIGLIOSE! NON SO COME HERZOG SIA RIUSCITO A FARLE RECITARE IN SINCRONO PER L’INTERA DURATA DEL FILM: È UNA COSA PAZZESCA, QUASI PATOLOGICA
PLAYLIST a cura di F.D.S.
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vviamente la musica per Herzog è elemento paritario rispetto alle immagini e alle parole, in quanto è chiamata a favorire il disvelamento del sublime. Il Nostro non manifesta nessun interesse per la colonna sonora come commento delle immagini, ma nemmeno come strato narrativo che aggiunge senso alle immagini: la musica è ciò che permette la cattura di quello stato d’estasi con cui si manifesta la verità più profonda. Se la verità fosse composta da una sequenza di fatti, allora la musica non potrebbe arrogarsi alcun diritto a partecipare alla visione profonda. Ma la verità è ricerca solitaria ed estenuata che approda a un momento di radicale illuminazione: lì l’intagliatore Steiner atterra dal suo volo, lì lavora la potenza magica della musica. Che Herzog abbia chiamato per i suoi film più famosi Florian Fricke e i Popol Vuh a cesellare strati di ipnosi sonora per le imprese di Aguirre e Fitzcarraldo, o che si sia avvalso della world music con logiche spiazzanti di decontestualizzazione, come l’utilizzo della musica dei Tenori di Orgosolo, così radicalmente sarda, per i suoi documentari più visionari; o che, come è successo negli ultimi anni, si sia affidato a Ernst Reijseger, compositore di studi classici ma che ha lungamente frequentato gli ambienti dello sperimentalismo europeo, o che invece sia ricorso ai consigli di Kubrick, che riteneva assurdo per i suoi film comporre nuova musica quando ce n’era così tanta e così bella già scritta, utilizzando ampi estratti dalla musica di Wagner, Verdi, Rachmaninov, Handel: alla fine, per lui la musica è sempre stata estasi e verità.
Alberto Barbera
HERZOG’S PLAYLIST Fata Morgana (1971) Non si arriva mai così vicino alla imperturbabilità – che è il marchio segreto di Werner Herzog – come con Fata Morgana, uno dei suoi primissimi lavori. L’impagabile duo di musicisti che appare nella terza parte del film è davvero per Herzog l’Età dell’Oro. La grande estasi dell’intagliatore Steiner (1974) Herzog finisce le riprese di Aguirre nel febbraio del 1971 e un mese dopo è a Planica, ex Jugoslavia, a riprendere il volo con gli sci di Walter Steiner. «Ci stiamo avvicinando al limite» – dice Steiner – per protestare contro gli organizzatori che costringono gli atleti a saltare sempre più in alto, a scambiare il salto con il volo. No, le riprese delle cadute dei saltatori al ralenti estremo, con sotto la musica spiritata di Florian Fricke, portano là ove il limite è costantemente superato… Dove sognano le formiche verdi (1984) Il 16 gennaio 1888, per la messa commemorativa del primo anno dalla morte di Joseph-Michel Le Soufaché, architetto tra i più apprezzati a Parigi, Fauré scrive e dirige “un petit requiem”, in totale controtendenza rispetto ai grandi requiem composti fino allora: è musica rasserenante, la celebrazione della morte come «una liberazione felice, un’aspirazione all’ aldilà» e non come un monito di terrore e di castigo eterno per i peccatori. Herzog lo sceglie per la colonna sonora di quello che rimane uno dei suoi capolavori di ironia. Rintocchi dal profondo (1993) Arriva Herzog in Siberia, e subito, a fianco dei visionari e degli sciamani, compaiono i picchiatelli e gli sciroccati della zona a dire la loro. La natura world music di Herzog in questa occasione si fece sedurre dal canto dei cantanti della Repubblica di Tuva ma a quei tempi era tutto l’Occidente che spasimava per questa tecnica che lavorava ASCOLTA... sulla gola a produrre note multiple.
Herzog, il vero come vertigine di Riccardo Triolo
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utore di film e autore di se stesso, Werner Herzog sta al cinema come la verità sta alla parola. Non c’è forse autore più compenetrato dalla propria sostanza creativa, tanto che una verità su Herzog è di per sé indicibile. Di verità, che lui stesso indaga apertamente, non è dato parlare con leggerezza. No. Perché la verità è un costrutto e il cinema è la pratica che costruisce e demolisce tante verità quante più ne ammette, in un vortice di inabissamenti degni della migliore arte barocca, quella che non inganna, ma svela. Herzog come Tintoretto o Tiepolo apre spazi di finzione per dire il vero, per suggerire verità più profonde, oltre il visibile. Esponente del Nuovo cinema tedesco con Fassbinder, Schlöndorff e Wenders, Herzog riflette, anche in un libro recente, sulla nozione di verità nell’ambito del dibattito attuale su tecnologie della visione e sulla disinformazione. La sostanza creativa è l’immaginazione pura e radicale, applicata anche al documentario, strumento d’indagine di verità oltrevisibili e sovrumane. E tale è la sua furia creativa che, da principio autodidatta, si trova a lavorare in acciaieria per finanziare i primi corti, per poi disseminare la sua produzione di un’antiretorica evocativa e corrosiva a partire da Anche i nani
hanno cominciato piccoli (1970) – microcosmo di nani come specchio di una realtà più ampia – e Fata Morgana (1971), dove il Sahara è spazio perturbante. Il cinema in Herzog è sempre una lente deformante e in virtù di questo rivelatrice: Aguirre, furore di Dio (1972) è l’esempio più fulgido di messa in scena esperienziale e oltreumana di una “verità estatica”. Persino il più ‘realistico’ Stroszek (1977) si dà come caso di scarto dalla norma rivelatore di senso. E se con Nosferatu il principe della notte (1979) Herzog mette in scena il dispositivo filmico nella dichiarata duplicità rispetto alla matrice originaria (il Nosferatu di Murnau, 1922), è con Fitzcarraldo (1982) che la messa in scena si fa gesto produttivo folle (complice l’alter ego Klaus Kinski) nel tentativo di costruire verità altrimenti inesprimibili. Ma è nella produzione degli anni Duemila che Herzog calca la mano sulla ricerca di una rivelazione oltrefattuale: i filmati NASA come fantasie aliene di The Wild Blue Yonder (2005) e Cave of Forgotten Dreams (2010) dove torna alla radice della sua ispirazione primaria: quelle pitture rupestri da cui nasce il segno, e prima ancora del segno si produce un gesto trasformativo della realtà. Che si dà così per vera ab origine.
Identici, diversi L
’immagine delle due gemelline Grady nel film Shining è ormai entrata nell’immaginario collettivo come una delle icone più perturbanti del cinema di Stanley Kubrick. Nel romanzo di Stephen King le gemelle non esistono come tali, ma vengono soltanto menzionate le due figlie del precedente custode dell’Overlook, di otto e sei anni, uccise dal padre insieme alla madre. Kubrick affida invece i ruoli alle gemelle identiche Lisa e Louise Burns, costruendo una presenza visiva che richiama la celebre fotografia di Diane Arbus Identical Twins, Roselle, N.J. e trasformando le due bambine in un’icona contemporanea. L’impiego di gemelli reali nel cinema risponde talvolta anche a esigenze pratiche o per snellire banalmente i costi degli effetti speciali. Mary-Kate e Ashley Olsen, gemelle dizigoti, hanno condiviso fin da piccolissime lo stesso ruolo televisivo prima di diventare protagoniste di numerosi film e produzioni per il piccolo schermo. In Terminator 2 – Il giorno del giudizio (1991), invece, la gemella di Linda Hamilton, Leslie Hamilton Gearren, permette di mostrare contemporaneamente due versioni di Sarah Connor. Nella sequenza finale Linda interpreta il T-1000 che ha assunto le sembianze di Sarah, mentre Leslie è la vera Sarah che compare alle sue spalle. Sempre nel film, Don Stanton interpreta la guardia Lewis e il gemello Dan il T-1000 che ne assume le fattezze dopo la scena alla macchinetta del caffè. I due erano comparsi insieme anche in Good Morning, Vietnam e
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Gremlins 2 – La nuova stirpe. Sono poi innumerevoli i film in cui uno stesso attore viene sdoppiato per creare gemelli/cloni, prima con tecniche classiche come mascherino e contromascherino o chroma key, oggi soprattutto grazie agli effetti digitali. Già nel 1936 Stanlio e Ollio si sdoppiano in Allegri gemelli, creando gag esilaranti, ma uno degli esiti più alti sul piano drammaturgico resta però Inseparabili (1988) di David Cronenberg, dove Jeremy Irons interpreta i gemelli ginecologi Beverly ed Elliot Mantle. Notevole anche lo sdoppiamento di Nicolas Cage ne Il ladro di orchidee (2002) di Spike Jonze, dove interpreta lo sceneggiatore Charlie Kaufman e il suo immaginario gemello Donald, una sorta di doppelgänger che lo blocca nel processo creativo. Anche Brian De Palma, in Le due sorelle (Sisters, 1972), uno dei suoi primi thriller di ispirazione hitchcockiana, sfrutta l’ambiguità gemellare affidando a Margot Kidder il doppio ruolo delle sorelle congiunte Danielle e Dominique. Da ricordare infine, in ambito italiano, Indivisibili (2016) di Edoardo De Angelis, in cui le gemelle Angela e Marianna Fontana interpretano Viola e Daisy, due sorelle siamesi sfruttate dalla famiglia come attrazione e fonte di sostentamento. Quando scoprono che una separazione chirurgica è possibile, il desiderio di costruirsi due vite autonome si scontra con l’opposizione dei parenti, decisi a non rinunciare al proprio tornaconto. Andrea Zennaro
FRONT ROW
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 3, 2026
Press conferences PALAZZO DEL CASINÒ
Arrivals
12.00 EVEREST: THE OTHER SIDE (Venice Open – Fuori Concorso) 12.45 WILD HORSE NINE (Venezia 83) 13.30 BUCKING FASTARD (Venezia 83) 14.15 NESSUN DOLORE (Venice Open – Fuori Concorso) 15.30 CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE VENICE IMMERSIVE
Werner Herzog, Kate Mara, Rooney Mara, Orlando Bloom, Domhnall Gleeson, Martin McDonagh, John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Parker Posey, Elizabeth Chai Vasarhelyi, Jimmy Chin, Jim Morrison, Michael Dweck, Gregory Kershaw, Gianni Amelio, Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea, Edoardo Gabbriellini, Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi, Mohsen Gharaei, Laleh Marzban, Robert Greene, Ryan Holliger, Erik Shirai, Maria Giovanna Cicciari, Ioana Miruna Drajneanu, Roberta Rovelli, Ashgan El-Hamus, Reem Amer, Boris Hadžija, Hoda Taheri, Marco Santi, Edoardo Pesce, Barbara Chichiarelli, Maria Giménez Cavallo, Nicola Sorcinelli, Matilda De Angelis
Nicolas Maupas e Greta Scarano
Bianca Balti
George Clooney e Laura Dern
PAST CONFERENCE
Lena e Werner Herzog
HOW ARE WE POSSIBLY HERE TALKING ABOUT MOVIES RIGHT NOW WHEN THE WORLD IS IN A STATE OF EMERGENCY? TO ME, THE ANSWER HAS SOMETHING TO DO WITH EMPATHY Maggie Gyllenhaal
Direttore responsabile Venezia News Massimo Bran
83. VENICE FILM FESTIVAL
Daily Venezia 83 Supplemento di Venezia News n. 315-316 settembre-ottobre 2026 Autorizzazione del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996
Redazione Marisa Santin (coordinamento editoriale), Mariachiara Marzari (immagine e comunicazione), Paola Marchetti (direzione organizzativa), Davide Carbone, Chiara Sciascia, Fabio Marzari, Luca Zanatta (graphic design) Hanno collaborato Nicola Davide Angerame, Loris Casadei, Maria Casadei, Roberta De Rossi, Massimo Macaluso, Giorgio Placereani, Roberto Pugliese, Riccardo Triolo, Delphine Trouillard, Andrea Zennaro, Adele Spinelli, Alberto Marzari Annarita Brancaforte, Laura Nortilli, Roberto Rantucci, Anna Louise Whitney Relazioni istituzionali Giancarlo Di Gregorio Stampa CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it Special partner
redazione@venezianews.it www.venezianews.it/daily2026
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di Roberto Pugliese
«I
o dovrei perciò soffrire d’adesso / per ragioni ovvie d’orgoglio e di sesso / e invece niente no (nessun dolore) / non sento niente, no (nessun dolore)», cantava nel 1978 Lucio Battisti sui versi di Mogol. E se c’è un regista italiano che da sempre esplora il dolore in tutte le sue declinazioni e traiettorie narrative, il suo superamento ma anche il suo valore salvifico, quello è Gianni Amelio. Incrociando peraltro queste tematiche con situazioni, fasi e personaggi della storia o della cronaca, fenomeni collettivi e sofferti itinerari individuali con sguardo sincero, spesso asciutto sino a un’apparente forma di distacco emotivo che cela, in realtà, il bisogno di comprendere, anche se non necessariamente di accettare, le ferite dell’esistenza. Il regista calabrese è di casa alla Mostra sin dal suo esordio cinematografico Colpire al cuore (1982): qui si è aggiudicato l’Osella per la miglior regia nel 1994 con Lamerica e quattro anni dopo il Leone d’Oro per Così ridevano, due film che ruotano intorno al tema dello sradicamento e di una Terra Promessa forse irraggiungibile. In controluce, la ricerca di (o lo smarrirsi in) un altrove che spesso si identifica con la propria interiorità è al centro anche di La stella che non c’è (2006), Le chiavi di casa (2004) e L’intrepido (2013), che pure affrontano anche altri drammi sociali come la disabilità o il precariato: tutte opere sfilate sul red carpet lagunare. A Venezia Amelio è stato anche componente della Giuria nel 1992 e, in anni più re-
NESSUN DOLORE NASCE DA UN BISOGNO LONTANO: ANDARE OLTRE IL RACCONTO DELL’ESODO IN LAMERICA, UN MIO FILM DI TRENT’ANNI FA, CON IL FINALE SOSPESO SU UNA NAVE IN MEZZO ALL’ADRIATICO. CHE COSA È CAMBIATO DA ALLORA, CHI È “L’IMMIGRATO”? Gianni Amelio
centi, ha presentato Il signore delle formiche (2022), sul “caso Braibanti”, che divise l’italia negli anni Sessanta, e due anni fa Campo di battaglia, dal romanzo di Carlo Patriarca, accorato dramma bellico dal pacifismo non banale ambientato sul finire della Prima guerra mondiale. Una tavolozza d’autore, insomma, che si compone di altri film premiati in vari festival (Il ladro di bambini, La morte al lavoro), in una continua esplorazione di storie che raccontano sfide individuali e difficili aneliti alla redenzione, a volte anche percorrendo i territori del “noir”, da Porte aperte (1990) a La tenerezza (2017), e dove la sfera intima si mescola volentieri con quella pubblica, non temendo nemmeno di cimentarsi in un biopic “scomodo” e problematico come Hammamet (2020) sull’ultimo periodo di vita di Bettino Craxi, caratterizzato dalla stupefacente immedesimazione di Pierfrancesco Favino.
CINE-CONCERTI AL PALAZZETTO BRU ZANE STAGIONE 2026-2027 SCOPRI TUTTI GLI APPUNTAMENTI 6
SEPTEMBER 3, 2026
Visuel: Harold Lloyd in Safety Last! (1923) by Fred C. Newmeyer and Sam Taylor. © Harold Lloyd Entertainment, Inc.
Anatomia di un dolore
FUORI CONCORSO
© Claudio Iannone
83. VENICE FILM FESTIVAL
83. VENICE FILM FESTIVAL
MOVIES
CONCORSO
WILD HORSE NINE di Martin McDonagh con John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Tom Waits, Parker Posey (UK, USA, Cile, 118’)
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oco prima del golpe cileno del 1973, gli agenti della CIA Chris e Lee vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro superiore, MJ. Tra i moai e l’isolamento di un paradiso remoto, i due partner di lunga data si confrontano con un passato oscuro e con le cospirazioni del presente. Il legame che Chris stringe con due studentesse ribelli rischia però di far deragliare la trasferta, mettendo alla prova lealtà, amicizie e convinzioni. Drammaturgo, sceneggiatore e regista britannico-irlandese, Martin McDonagh vince l’Oscar con il corto Six Shooter (2006). Esordisce nel lungometraggio con In Bruges – La coscienza dell’assassino (2008), seguito da 7 Psicopatici (2012). Con Tre manifesti a Ebbing, Missouri nel 2017 e Gli spiriti dell’isola nel 2022 vince il premio per la migliore sceneggiatura alla Mostra di Venezia. M.S.
FUORI CONCORSO
NESSUN DOLORE (PAINLESS) di Gianni Amelio con Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea (Italia, 92’)
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avide (Alessandro Borghi) gestisce un chiosco di libri usati nel centro di Roma, guidato da un animo gentile, quasi francescano. La sua vita viene sconvolta quando un uomo misteriosamente gli affida un bambino straniero. In seguito a un grave incidente che coinvolge il piccolo, Davide viene travolto dal senso di colpa e comincia una ricerca ossessiva per scoprirne il destino, spingendosi negli angoli più oscuri dell’emarginazione. Lungo il percorso incontra Aminah, una ragazza fragile arrivata dal Maghreb, la cui famiglia finirà per trovare rifugio proprio nella sua casa. Solo il profondo legame con Elsa (Valeria Golino), unico vero punto di riferimento della sua vita, lo aiuterà, forse, a ritrovare una serenità che sembrava perduta. Tra i grandi maestri del cinema d’autore italiano, Gianni Amelio ha vinto il Leone d’Oro nel 1998 con Così ridevano e del Gran Premio della Giuria a Cannes per Il ladro di bambini (1992), il regista è una presenza storica al Lido. A due anni da Campo di battaglia (2024), Amelio torna in Mostra con Alessandro Borghi nuovamente protagonista. C.S.
FUORI CONCORSO
SEPTEMBER 3, 2026
CONCORSO
BUCKING FASTARD di Werner Herzog con Kate Mara, Rooney Mara, Orlando Bloom, Domhnall Gleeson (Irlanda, USA, 109’)
J
ean e Joan Holbrooke pensano, si muovono, parlano e persino inciampano nelle parole all’unisono (è un lapsus linguistico pronunciato insieme in tribunale a dare il titolo al film). Ispirandosi alla storia vera delle gemelle Freda e Greta Chaplin, note nel Regno Unito degli anni Ottanta per la loro simbiosi assoluta, Herzog trasforma la vicenda in una parabola sull’ossessione: le sorelle, che amano lo stesso uomo, scavano un tunnel in una catena montuosa, alla ricerca di una terra immaginaria dove l’amore vero sia possibile. A interpretarle, per la prima volta insieme sullo schermo, le sorelle Rooney e Kate Mara. Werner Herzog, Maestro del Nuovo Cinema Tedesco, è autore di capolavori come Aguirre, furore di Dio (1972) e L’enigma di Kaspar Hauser (1974). Già Leone d’Oro alla Carriera a Venezia 82, dove ha presentato Fuori Concorso il documentario Ghost Elephants, il regista torna in Concorso con una nuova opera di finzione, che chiude un trittico operistico con i suoi precedenti capolavori Fitzcarraldo (1982) e Grizzly Man (2005). C.S.
FUORI CONCORSO
EVEREST: THE OTHER SIDE di Elizabeth Chai Vasarhelyi, Jimmy Chin (USA, Cina, Nepal , 115’)
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ilaree Nelson e Jim Morrison, tra i più forti scialpinisti al mondo, condividono da anni lo stesso obiettivo: sciare lungo la parete Nord dell’Everest, la linea più ambita e mai completata da nessuno. Nel 2022 Hilaree muore travolta da una valanga sul Manaslu, durante una discesa insieme a Jim. Il film racconta il ritorno di Morrison sull’Everest per portare a termine, da solo, l’impresa che avevano sognato insieme. Coppia nella vita e nel lavoro, Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin firmano insieme dal 2017, anno di Free Solo, il documentario sulla storica scalata in solitaria di Alex Honnold su El Capitan che vince l’Oscar nel 2019. Nel 2022 dirigono Return to Space, sul progetto SpaceX, e nel 2023 debuttano nella finzione con Nyad – Oltre l’oceano, con due candidature Oscar per Annette Bening e Jodie Foster. Con Everest: The Other Side tornano al documentario d’alta quota. C.S.
VENEZIA SPOTLIGHT
SUMO: SPIRIT WEIGHS NOTHING BURGUNDY di Michael Dweck, Gregory Kershaw (Francia , 90’)
U
na piccola comunità di viticoltori della Borgogna è al centro di un documentario che fa propria la lezione di Wiseman, regalando agli spettatori un’osservazione libera da orpelli come voce fuori campo o colonna sonora. Dalle immagini traspare l’immensa passione dei vignaioli per il proprio lavoro, che li porta a volte ad agire secondo metodi non convenzionali ma che guardano ai ritmi della natura come unica bussola da seguire. Registi e produttori, Michael Dweck (1957) e Gregory Kershaw (1977) condividono la passione per la fotografia e le arti visive, elementi fondamentali del loro cinema che negli anni ha dato vita a lavori comuni come The Truffle Hunters – Cacciatori di tartufi, documentario dedicato a un gruppo di anziani piemontesi cacciatori del tartufo bianco d’Alba, presentato al Sundance e a Toronto e candidato agli Oscar 2021, o nel documentario del 2024 Gaucho Gaucho, presentato a Locarno e al Sundance. D.C.
di Erik Shirai (Giappone, USA, Danimarca, UK, 99’)
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l sumo giapponese è un mondo che si lascia osservare pochissimo, e ancora meno dall’interno. Shirai ottiene un accesso raro alle sale d’allenamento e alla vita quotidiana dei lottatori, seguendoli per dodici mesi segnati da sacrifici, infortuni e una costante lotta per resistere praticando una disciplina tanto punitiva. Al centro non c’è la spettacolarità dei combattimenti: come suggerisce il titolo, la vera forza non si misura nel corpo, nella forza fisica, ma nello spirito che permette a questi atleti, in fasi diverse della propria carriera, di restare fedeli a una delle tradizioni più dure del Giappone. Direttore della fotografia per serie pluripremiate come No Reservations with Anthony Bourdain e Tokyo Vice (HBO), Erik Shirai (USA) fonda nel 2008 la casa di produzione Cebu Osani. Il suo primo lungometraggio, The Birth of Saké (2015), riceve una menzione speciale della giuria al Tribeca Film Festival. Il cortometraggio Nowhere to Go but Everywhere (2022) viene selezionato a Rotterdam e San Sebastián, vincendo il premio per il miglior documentario breve a Santa Barbara. Sumo: Spirit Weighs Nothing è stato selezionato come film di apertura di questa edizione di Venezia Spotlight. C.S.
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ORIZZONTI
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 3, 2026
non fosse percepibile. Rendere naturale la progressione degli eventi e le scelte dei personaggi è stata forse la difficoltà maggiore, fino a far pensare allo spettatore: «In quella situazione, probabilmente avrei agito anch’io più o meno così».
Nella vita di Rashid crollano insieme lavoro, casa e rapporto con la figlia. Da quale elemento è nato il film? Fin dall’inizio il nucleo centrale era una guardia carceraria che perde il lavoro e trasforma la propria casa in una prigione. Da lì la storia ha cominciato ad allargarsi. In realtà, durante il film l’unico evento che accade davvero è la sospensione di Rashid. Gli altri processi sono già in corso: l’autostrada è in costruzione da tempo, le case attorno sono state demolite, Ensi vuole lasciare il Paese per lavorare e ha già prenotato biglietto e hotel. La famiglia stessa ha affittato una nuova casa e si prepara al trasloco. La sospensione di Rashid innesca quindi un effetto domino. Volevo mettere insieme i problemi intimi di una famiglia con le crisi esterne sempre più pressanti. In qualche modo ho cercato di restituire, attraverso una storia, le difficoltà con cui oggi si confrontano le persone nel mio Paese, muovendosi tra tensioni interne crescenti e guerre che continuano ad aggravare la situazione.
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BORIS BASTIDE LE MONDE
La casa sembra diventare l’estensione fisica della crisi. Come ha costruito questo spazio? Preferisco esprimere le crisi attraverso le immagini, non attraverso i dialoghi. Anche per questo ho scelto la demolizione della casa: per me traduce con precisione la situazione in cui ci troviamo attraverso il linguaggio cinematografico. Mentre la crisi aumenta, la casa stessa comincia a tremare. Ho cercato di disporre le diverse tensioni lungo una traiettoria crescente e di sviluppare le varie linee narrative in proporzione tra loro. Allo stesso tempo volevo nascondere questa struttura, perché il mondo del film sembrasse reale e la mia presenza come regista
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Nei suoi film le crisi sembrano mettere alla prova i principi dei personaggi. È un filo che riconosce nel suo cinema? La nostra società è cambiata radicalmente negli ultimi vent’anni e questo si riflette nelle rivolte e nelle proteste diffuse degli ultimi anni. Dopo ogni sollevazione, la società è cambiata ancora. Come regista non posso e non voglio restare indifferente. Il pubblico si è giustamente allontanato dai film e dai cineasti diventati distanti dalle persone o entrati, direttamente o indirettamente, nella macchina della propaganda. A tutto questo si aggiungono guerre alla cui creazione la gente comune non ha partecipato in alcun modo. È importante dire che il film è stato girato prima della guerra. In un certo senso oggi sembra quasi una previsione di qualcosa che avvertivamo da tempo. Ho cercato di non perdere di vista questi cambiamenti e forse anche per questo sono passati sei anni dal mio film precedente. Sentivo che le possibilità erano due: non fare più cinema oppure provare a restituire un’immagine onesta di ciò che sta realmente accadendo nel mio Paese. Seguire questa strada mi ha creato innumerevoli difficoltà, ma questa è forse un’altra storia.
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+39 041 0970300
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DANIEL KOTHENSCHULTE FRANKFURTER RUNDSCHAU
l regista e sceneggiatore iraniano arriva per la prima volta alla Mostra del Cinema con Moragheb (Falling House), in concorso in Orizzonti. Dopo Blockage, premiato a Busan nel 2017, e Majority, torna a raccontare le fratture morali e sociali dell’Iran contemporaneo attraverso una storia familiare.
INTERNATIONAL CRITICS
’inesausto talento di Alina Marazzi di fare sintesi tra storia e memoria, archivi privati e pubblici, sgranati Super 8 familiari e filmati ufficiali, si manifesta fin dal suo primo lavoro, Un’ora sola ti vorrei, in cui ricostruiva la storia della propria famiglia e il rapporto con la madre. La ritroviamo intatta nel suo ultimo film, La ragazza con la Leica , dedicato alla fotografa Gerda Taro, al suo amore per Robert Capa e alla sua morte sul fronte della guerra civile spagnola nel 1937. Se in altri lavori, come Tutto parla di te, la fusione tra materiali d’archivio e fiction non era sempre risultata felice, qui Marazzi gioca con leggerezza tra immagini documentarie e scene di finzione, assegnando a entrambe pari dignità. Ecco allora che le storie d’amore, le gelosie, le amicizie e la passione per la Leica di un gruppo di giovani immigrati destinati a cambiare il corso della fotografia si inquadrano con naturalezza nella più ampia storia europea di quegli anni.
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THE FILM VERDICT
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YESTERDAY
di Marisa Santin
THE HOLLYWOOD REPORTER
di F.D.S.
INTERVISTA MOHSEN GHARAEI
SCREEN INTERNATIONAL
da Danny Boyle, sa che non deve limitarsi a comporre una colonna sonora, ma deve adempiere a una mission ogni volta più sfidante. Per Yesterday ha dovuto arrangiare ventisette canzoni dei Beatles in modo da eliminare la magia della produzione di George Martin e dell’incastro vocale dei quattro per un approccio più grezzo, pop. Per il bellissimo Steve Jobs, strutturato in tre momenti diversi della vita del visionario quando fece la conferenza di lancio del Mac128 nel 1984, del NeXT nel 1988, e dell’iMac nel 1998, Pemberton compose tre sequenze musicali che rispecchiassero lo Zeitgeist: analogica la prima, sinfonico-orchestrale la seconda, elettronica la terza. Per il nuovo film di Boyle, Ink, Pemberton costruisce un set sonoro che compete con la vertiginosa velocità del film. Perché, anche se Trainspotting è stato girato trent’anni fa, il marchio di fabbrica di Boyle è rimasto quello: una corsa di fondo fatta di decine di 100 metri sovrapposti e tirati al massimo. E Pemberton riesce nell’impresa, assecondando il cinetismo estremo del film con sequenze in costante cambiamento, che sottolineano il frenetico incalzare delle scene.
BARBARA HOLLENDER RZECZPOSPOLITA
INK_Quando Daniel Pemberton riceve una telefonata
JORGE HENRIQUE LEITAO RAMOS EXPRESSO
a cura di F.D.S.
ELSA FERNÁNDEZ-SANTOS EL PAIS
L’83. edizione attraverso in/dimenticabili momenti di musica per il cinema
Rashid è abituato a sorvegliare e imporre regole. Come ha evitato di ridurlo semplicemente a un antagonista? Credo che i lati peggiori degli esseri umani emergano con maggiore chiarezza nelle situazioni difficili. Una delle mie domande principali era proprio come si formi un oppressore e quale destino lo attenda. Nessuno nasce così. Spesso, senza rendersene conto, le persone avanzano passo dopo passo in quella direzione attraverso scelte, errori e anche la complicità involontaria di chi le circonda. Sarebbe stato più facile fare del padre un personaggio completamente oscuro. Io volevo invece che ogni spettatore sentisse quel pericolo vicino a sé, senza potersi limitare a dire «io non sono così». Ognuno di noi può portare dentro una parte di Rashid. Prima delle prove abbiamo discusso a lungo il passato, le preoccupazioni e l’identità di ciascun personaggio. Ho chiesto anche agli interpreti di mettere da parte il proprio giudizio e abitare fino in fondo il ruolo, quasi diventando quasi degli ‘avvocati’ dei loro stessi personaggi. Solo allora abbiamo iniziato le prove e le letture della sceneggiatura al tavolo.
JONATHAN ROMNEY THE OBSERVER
SOUNDTRACKS
VENICEVENICE.COM
MOVIES
83. VENICE FILM FESTIVAL
classici RESTAURI
ORIZZONTI
di Mohsen Gharaei con Laleh Marzban, Farhad Aslani, Rima Raminfar, Elena Khakbazan (Iran, USA, Germania , 124’)
A
lla periferia di Teheran, una famiglia modesta rischia di perdere la casa, destinata alla demolizione per un progetto di riqualificazione. Rashid, guardia carceraria sospeso dopo un grave errore e accusato di corruzione, scopre che la figlia maggiore Ensi vuole lasciare l’Iran per diventare modella. Deciso a impedirglielo, trasforma la crisi familiare in uno scontro sul controllo, l’autonomia e il futuro. Un dramma sociale sulle pressioni di istituzioni e famiglia sulle scelte individuali, soprattutto delle donne. Regista e sceneggiatore iraniano, Mohsen Gharaei (Behshahr, 1984) racconta le tensioni della società contemporanea con personaggi stretti tra precarietà, desiderio di riscatto e compromesso morale. Dopo aver co-diretto Don’t Be Tired! (2013), si afferma con Blockage (2017), vincitore del New Currents Award a Busan. Seguono Majority (2020), libero adattamento de La visita della vecchia signora di Dürrenmatt, e Castle of Dreams (2019), di cui firma la sceneggiatura premiata al Fajr Film Festival. M.S.
Minnie and Moskowitz di John Cassavetes (1971, USA, 116’) Restauro: Universal Pictures
T
ratto da un romanzo di Akira Yoshimura, Gyoei no mure racconta il difficile rapporto tra Fusajiro, esperto pescatore di tonni in una cittadina del nord del Giappone, la figlia Tokiko e il fidanzato di lei, Shunichi, deciso a imparare proprio da Fusajiro i segreti del mestiere. Il mare e una professione dura e pericolosa diventano il terreno di uno scontro tra generazioni, orgoglio e legami familiari. Con i suoi celebri piani sequenza e spettacolari scene di pesca, Shinji Sōmai intreccia realismo e tensione drammatica in uno dei suoi primi grandi ritratti del conflitto generazionale. Alberto Marzari
ORIZZONTI
TOO MUCH SUGAR
Gyoei No Mure (The Catch) di Shinji Sōmai (1983, Giappone, 140’) Restauro: Shochiku MediaWorX Inc.
di Robert Greene con Ryan Holliger, Michael Midgyett, Amanda Sanner, Gavin Jones, Wayde Holliger, Bonnie Holliger, Hank Holliger, Tray Martin, Candy Woods, Ashley Long, Auveon Jackson (USA , 98’)
N
on bisognerebbe idolatrare gli artisti, perché sono umani esattamente come tutte le altre persone. Ma come si fa a non farlo per Bowie? In questa esperienza immersiva, nel vero senso della parola, sembra di essere ad uno dei suoi concerti. Si sente la forza del pubblico, la grandezza di un uomo che non è nient’altro che un essere umano, nulla di più. E questo si percepisce dall’installazione. Un uomo, un semplice uomo. Le foto che lo raffigurano trasmettono esattamente questo. Una versione di Bowie che non siamo abituati a vedere. Quasi ridimensiona una leggenda: tutte le storie raccontate dipingono un artista che prima di tutto ha emozioni, paura, rabbia e voglia di dire qualcosa. Poi cominciano le canzoni e il confine tra Bowie persona e la leggenda si infrange. Un unicum irripetibile, che unisce poesia, rivolta, critica e ideologia. La forza di un solo uomo che sconvolge completamente lo status quo e mette in moto dei movimenti generazionali che hanno cambiato la storia del mondo. Un uomo, un artista, un poeta, un musicista, una leggenda. Come tutti i miti, non potrà mai sparire, perché gli eroi non muoiono mai. Alberto Marzari
R
P. ARMOCIDA IL GIORNALE
C. PICCINO IL MANIFESTO
F. FERZETTI L’ESPRESSO
G. BIANCONI IL TEMPO
G. BOGANI QUOTIDIANO NAZIONALE
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A. M. PASETTI IL FATTO QUOTIDIANO
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M. GOTTARDI / M. CONTINO LA NUOVA VENEZIA
M. MANCUSO IL FOGLIO
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Bowie: Unseen | Unheard di Denis O’Regan, Nick Ryan (UK, 25’) IN CONCORSO
S. D’ASCENZO CORRIERE DEL VENETO
F. ALÒ IL MESSAGGERO
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A. DE GRANDIS IL GAZZETTINO
A. FINOS REPUBBLICA
P. MEREGHETTI IL CORRIERE DELLA SERA
F. CAPRARA LA STAMPA
ITALIAN CRITICS
yan “Holli-wood” Holliger, padre carismatico di sei figli avuti da cinque donne, e il suo migliore amico AccRite, rapper e operaio segnato da un grave lutto, vivono in una cittadina operaia del Missouri. Insieme sognano di realizzare un film sulla paternità. Nell’arco di un anno, però, il progetto prende una direzione inattesa e coinvolge le loro famiglie in un percorso di responsabilità, cura e scoperta di sé. Greene torna così a interrogare il confine tra documentario e messa in scena. Documentarista, montatore e critico americano, Robert Greene (Charlotte, 1976) lavora sul confine tra realtà, performance e rappresentazione. Tra i suoi film Actress (2014), Kate Plays Christine (2016), premiato al Sundance, Bisbee ’17 (2018) e Procession (2021), candidato agli Independent Spirit Awards e inserito nella shortlist degli Oscar. Come montatore e produttore è a Venezia con The Featherweight (2023) e Pavements (2024), entrambi in Orizzonti. Too Much Sugar segna il suo debutto alla Mostra come regista. M.S.
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ramma, commedia e romanticismo si mescolano in questa raffinata opera filmica dove la moglie del regista, Gena Rowlands, e il suo fedele amico Seymour Cassel, che fu anche produttore della sua acclamata opera prima registica Ombre del 1958, interpretano due personaggi agli antipodi tra loro: lei una sofisticata quarantenne curatrice museale e lui un burbero parcheggiatore sopra le righe. La collisione tra le loro realtà esistenziali lontane genera un girotondo di situazioni tragicomiche dal forte impatto emotivo che, invece che allontanare i due, li attrae. Il cinema di John Cassavetes si discosta molto dai prodotti hollywoodiani nei quali aveva recitato, raggiungendo la fama internazionale, egli segue la via della povertà di mezzi, dell’indipendenza produttiva, cercando quel realismo urbano che difficilmente si trova nei film delle major. Nei suoi film recitano amici, famigliari e spesso lo stile recitativo punta all’improvvisazione, anche se poi il tutto viene fissato su carta in vere e proprie sceneggiature. Andrea Zennaro
MORAGHEB (FALLING HOUSE)
041 0970300
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83. VENICE FILM FESTIVAL
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OTHER SECTIONS
83. VENICE FILM FESTIVAL
I PLANT MY HAND IN THE GARDEN di Boris Hadžija, Hoda Taheri con Hoda Taheri, Boris Hadzija, Branka Hadžija, Jahandokht Taheri, Hadi Khanjanpour (Germania, Serbia, USA, 83’)
CONCORSO
GIORNATE DEGLI AUTORI
I
settimana internazionale della critica
A
Controcampo presente
spirato alle esperienze autobiografiche dei due registi, il film segue Hoda, rifugiata iraniana incinta, e Boris, uomo queer di origine serba, che a Berlino decidono di sposarsi e crescere insieme il bambino. Mentre costruiscono una famiglia secondo le proprie regole, burocrazia, aspettative famigliari e identità in trasformazione mettono alla prova il loro legame, interrogando il significato stesso dell’amore e della genitorialità.
EVENTO SPECIALE
mal aspetta un bambino e vive circondata dalla sua numerosa famiglia ad Al Baraneya, villaggio abbracciato dai campi di gelsomino alle porte del Cairo, tra litigi e un affetto mai in discussione. L’improvvisa proposta di vendere il terreno su cui vivono da generazioni, tuttavia, mette tutti contro tutti: chi vi vede un’occasione, chi un tradimento. Ad aggravare i dubbi di Amal arriva la cugina Rania, di Ashgan El-Hamus (Paesi Bassi, Egitto, Belgio, Arabia Saudita, 84’) che porta con sé jeans, TikTok e i racconti di un’altra vita possibile in città. Ashgan El-Hamus, figlia e sorella d’arte di una famiglia di cineasti egiziano-olandesi alla sua opera prima, torna nel villaggio d’origine per firmare un ritratto di comunità in bilico tra tradizione e cambiamento.
AL BARANEYA
NOTTI VENEZIANE compatibilità ‘chimica’, per arrivare a costruire insieme la storia di due donne in un luogo intimo e chiuso, come può essere una casa.
Scarpe rotte nasce dal desiderio di raccontare quella resistenza silenziosa che si manifesta nei minimi gesti quotidiani. Come si è sviluppata l’idea del film e il lavoro con le protagoniste? È tutto nato dalla lettura del racconto e dal progetto che mi è stato proposto dalla produttrice Donatella Palermo. Un racconto breve ma che contiene in sé tutti gli elementi di un rapporto importante, tra due donne che si ritrovano dentro questa casa durante la Seconda Guerra mondiale. Le scarpe diventano un punto di narrazione per eludere il dolore, raccontare la guerra, il tempo, la storia, il dolore, la paura, le speranze, tutte emozioni racchiuse in quattro mura. Per il ruolo di Clara avevo in mente esattamente Barbara Ronchi, così come per Vera ho pensato da subito a Mersila Sokoli, anche lei attrice straordinaria che viene dal teatro. Mi sono limitata poi a lavorare sulla loro
Se dovesse riassumere il film in una sensazione, quale sarebbe? La definirei “immersione coreografata”, anche per il grande lavoro portato avanti dal giovanissimo coreografo italiano Carmine De Amicis, molto attivo anche all’estero, che ritengo un coautore a tutti gli effetti per aver intrecciato il nostro contesto con quello dell’opera lirica, tra gli altri. Sono coreografie che narrano, non si limitano semplicemente a seguire la musica. Una musica che, caso strano per me, non è stata appositamente creata ma scelta da un repertorio, facendomi divertire come disc jockey al mixer.
© Laila Pozzo
al racconto di Natalia Ginzburg prende forma Scarpe rotte, film che trasforma lo spazio domestico in teatro emotivo. Roberta Torre ci racconta il suo ultimo progetto, che apre Notti Veneziane.
Un film ambientato a Roma, girato interamente in studio: quanto c’è di teatrale nella costruzione visiva del film, con la fotografia curata da Daniele Ciprì? Tutto lo spettro emotivo della storia si trova racchiuso in quattro mura ricostruite appunto in un teatro di posa, ‘scatola magica’ sulle cui pareti vengono proiettate immagini del conflitto e momenti salienti della storia dell’umanità, con sottofondo dei rumori spaventosi della guerra. Un corto circuito tra cinema e teatro innescato volutamente, mi piace sempre mescolare i due linguaggi perché sono convinta che non ci siano confini definiti tra questi due mondi. Con Daniele ormai ci conosciamo da oltre trent’anni, abbiamo costruito un immaginario reciproco e spesso non servono nemmeno parole per comunicare. Lo considero un drammaturgo che usa la luce per portare avanti la propria narrazione, ha individuato da subito l’anima della casa e delle attrici.
INTERVISTA ROBERTA TORRE di Davide Carbone
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SEPTEMBER 3, 2026
di Beatrice Fiorentino, Delegata Generale SIC
I
mmaginare il futuro, resistere al presente. Non è solo un claim, ma il modo di intendere il ruolo dei festival e di chi ci lavora come una precisa assunzione di responsabilità, tanto più in un tempo instabile, agitato da trasformazioni che riguardano le immagini, i corpi, lo spazio, la tecnologia, il nostro modo di stare nel mondo. Non è neppure un caso che l’immagine ufficiale di questa edizione rappresenti un muro crollato che continua a colorarsi, nonostante tutto, con la stessa cocciutaggine che portò il Neorealismo, sulle macerie della guerra, a filmare lo stato delle cose invece di ignorarle. Per costruire il programma della 41. Settimana Internazionale della Critica siamo partiti da qui: dall’idea che il cinema non possa essere una ‘bolla’ neutrale, ma un prisma attraverso cui osservare la complessità del mondo, strumento in grado di offrire una chiave di lettura, generare dubbi e favorire conversazioni, più che dare risposte che non si hanno. Il risultato è in nove film che arrivano da quattro continenti e che si offrono come un controcampo delle storie già viste, dei luoghi e delle persone già raccontati, come possibile alternativa al dominio di un canone mainstream e di ciò che esso rappresenta. Dagli archivi familiari rielaborati con l’IA alle solitudini della Gen Z, dal desiderio crip alle distopie che mettono in guardia dai pericoli del presente, dalle sabbie mobili che minano la solidità dell’ecosistema e della famiglia ai fantasmi di Escobar: i nuovi cineasti trovano linguaggi diversi per raccontare tecnologia, precarietà, identità, nuove forme di schiavitù e di libertà. Tre dei nove titoli sono italiani. Non per caso, ma come atto di fiducia, specialmente in un periodo così complicato per il nostro cinema. In concorso Prima della guerra di Tommaso Usberti, a proposito di mascolinità tossica, ma con un respiro poetico che guarda a Bertolucci. Apre Il Grande Giaffa, esordio di Marco Santi con Edoardo Pesce, Carlotta Gamba e Roberto Zibetti. Chiude Rider, di Roan Johnson e Dade, rap metropolitano e fotografia di un’Italia ancora a due velocità: con loro in Sala Perla troviamo Levante, Rosa Chemical, Kaze e Margherita Vicario. E poi la scommessa di SIC@SIC, la sezione dedicata al cortometraggio italiano: quest’anno la selezione è quasi interamente al femminile. Ad aprire le danze Maria Giménez Cavallo, già montatrice di Kechiche, rilegge le Metamorfosi di Ovidio in chiave femminista con Noémie Merlant; Liryc Dela Cruz chiude portandoci a Genova, con un racconto intimo sulla precarietà del presente. Infine, un omaggio a più voci: insieme alla Biennale e alle Giornate degli Autori presentiamo Il desiderio di essere inutile – Hugo a Venezia di Stefano Knuchel, che anticipa di un anno il centenario della nascita di Hugo Pratt tornando nella città dove tutto, per lui, è cominciato. L’appuntamento con i ribelli della laguna è ogni giorno in Sala Perla. Saremo lì ad aspettarvi.
IL GRANDE GIAFFA di Marco Santi con Edoardo Pesce, Carlotta Gamba, Barbara Chichiarelli, Roberto Zibetti, Stefano Abbati, Vincenzo Pirrotta, Dino Porzio, Alfonso Postiglione (Italia, 100’)
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iacomo Falta è un uomo insoddisfatto, ignorato da tutti e incapace di trovare il proprio posto nel mondo. Il fragile equilibrio della sua esistenza si incrina quando incontra il carismatico Grande Giason, che incarna tutto ciò che Giacomo ha sempre desiderato essere. In quell’incontro intravede una possibilità di riscatto: se non può essere visto per ciò che è, forse può riuscirci diventando qualcun altro. È l’inizio di una lunga notte in cui il confine tra identità e illusione si fa sempre più labile, fino a mettere a rischio la sua stessa esistenza.
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83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 3, 2026
LO SPETTACOLO STA PER INIZIARE CON MYMOVIES ONE Sala Web 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
LUNGOMETRAGGI DI BIENNALE COLLEGE CINEMA DEMETRA IN ESILIO di Maria Giovanna Cicciari (Italia, 80’) | disponibile il 3 settembre GU SHI di Amie Song (USA, Hong Kong, Thailandia, 83’) | disponibile il 4 settembre TIJUANA, TODAVÍA di Gabriel Gutierrez Morales (Messico, 94’) | disponibile il 5 settembre GIORNATE DEGLI AUTORI - EVENTI SPECIALI IL MASSACRO di Cosimo Messeri (Italia, 94’) | disponibile dall’8 settembre SE VENISSE ANCHE L’INFERNO di Samuele Rossi (Italia, 90’) | disponibile dal 9 settembre GIORNATE DEGLI AUTORI I PLANT MY HAND IN THE GARDEN di Boris Hadžija, Hoda Taheri (Germania, Serbia, Stati Uniti, 83’) disponibile dal 3 settembre LES INDES di Pauline Julier, Nicolas Chapoulier (Svizzera, Spagna, 81’) | disponibile dal 5 settembre SALÓN DE BELLEZA di Nathalia Acevedo (Messico, Francia, 110’) | disponibile dall’8 settembre CAMOUFLAGE di Mykyta Gibalenko (Germania, 102’) | disponibile dal 9 settembre DEAR AJAYI di Damilola Orimogunje (Nigeria, Germania, 120’) | disponibile dal 10 settembre AGATA THE WRITER di Kuba Dorabialski (Australia, 95’) | disponibile dal 6 settembre ore 20:00 GIORNATE DEGLI AUTORI - NOTTI VENEZIANE MEMORIA DEL LAMPO di Riccardo Giacconi (Italia, 71’) | disponibile dal 5 settembre LA LEGGENDA DEL DESERTO di Elisabetta Giannini (Italia, 71’) | disponibile dall’8 settembre AUBER 89 di Giuseppe Schillaci (Francia, Italia, 80’) | disponibile dal 10 settembre GIORNATE DEGLI AUTORI - CONFRONTI I NISIDIANI di Riccardo Brun (Italia, 90’) | disponibile dall’8 settembre
www.mymovies.it/one 12
83. VENICE FILM FESTIVAL
ITALIAN PAVILION sion italiane e dalle nostre splendide location. Il nostro ecosistema è vivace e presente alle compagini estere. Sul piano industriale, senza intervenire nel dibattito in corso in Parlamento, ciò che a mio modo di vedere serve è la massima chiarezza sui tempi e i modi per accedere alle agevolazioni del tax credit. Conta quasi quanto l’ammontare dei fondi, certamente un tema importante ma non l’unico. Peraltro il Ministro Giuli e la Sottosegretaria Borgonzoni hanno svolto uno straordinario lavoro di squadra per implementare il Fondo per il cinema. Allo stesso tempo, se mi posso permettere, bisogna che un po’ tutti ci si scrolli il mantra del pessimismo cosmico. E per farlo ci vuole anche uno sforzo di autocritica, altrimenti si rischia di essere autoreferenziali o peggio ancora qualunquisti. Quando sento critiche generiche senza un minimo di riscontro temo che non si faccia il bene del cinema italiano. Le critiche hanno senso, anche le più feroci, se accompagnate da soluzioni o proposte.
INTERVISTA ANTONIO SACCONE Presidente CINECITTÀ S.p.A. di Mariachiara Marzari
U
n grande patrimonio storico da tutelare e la necessità di innovare e adattarsi alle nuove logiche di produzione. In quale direzione Cinecittà sta progettando il suo futuro? Patrimonio materiale e immateriale, di valore inestimabile. Penso al tesoro di immagini dell’Archivio Luce, che Cinecittà cura e conserva. E ai nostri Teatri di posa, leggendari e competitivi a livello mondiale. Da un lato occorre prendersi cura del patrimonio di Cinecittà, quindi ristrutturare e aggiornare gli studi che hanno contribuito a fare la storia del cinema italiano. Dall’altro innovare e sfruttare le nuove tecnologie preservando sempre il grande livello delle nostre maestranze tecniche e artigiane, che sono il valore aggiunto e ‘il segreto’ del successo di Cinecittà. Penso al nostro Teatro 18, uno dei più grandi ledwall d’Europa per riprese virtuali, o ai nuovi grandi Teatri costruiti negli ultimi anni, che sono il fiore della capacità tecnologica e produttiva. Un po’ come Venezia, una delle città più belle al mondo che grazie al Mose si è cercato di proteggere. Per fortuna i tempi a Cinecittà sono molto più rapidi. Abbiamo sfruttato al 100% i fondi del PNRR assegnatici, persino in anticipo rispetto alle scadenze previste dall’Europa, e oggi Cinecittà è più competitiva e accogliente che mai per tutte le produzioni nazionali e internazionali. Uno spazio, l’Italian Pavilion, che è da sempre il punto di incontro tra produttori e distributori provenienti da ogni parte del mondo. Dal suo punto di osservazione privilegiata, quali le strategie politiche ed economiche necessarie per continuare ad essere un mercato privilegiato per l’industria cinematografica? E che ruolo assume Cinecittà nella promozione dell’Italia come destinazione culturale e creativa nel mondo? Cinecittà è in prima linea con tutta la sua squadra per sostenere il cinema italiano nel mondo. Giusto qualche numero: nel 2025 il Dipartimento di Promozione del Cinema Contemporaneo ha accompagnato in selezioni festivaliere 75 film. Parliamo di decine di festival esteri, di rilevanza globale, dove il nostro cinema parla al pubblico internazionale; 90 sono i film presentati nei Festival di Cinema italiano organizzati nel mondo da Cinecittà. Gli Italian Screenings hanno radunato 100 buyers da 25 Paesi, 30 sales agent e fatto siglare 230 contratti di distribuzione all’estero. L’area di Internazionalizzazione che coordina gli Italian Pavilion nei festival di Venezia, Cannes, Berlino, Toronto e che organizza gli Italian Screens ha promosso 40 eventi in paesi come Brasile, Canada, Cina, Corea, Francia, Germania, Giappone, India, Messico, promuovendo il nostro tax credit internazionale, i fondi per distribuzione, sviluppo e produzione, le possibilità offerte da Film Commis-
Avete 3 film in diverse sezioni della Mostra del Cinema e il prestigioso restauro di un classico, Viaggio in Italia di Rossellini. Quale elementi rendono queste opere originali? Viaggio in Italia semplicemente è uno dei film più belli e influenti della storia. Da lì parte la Nouvelle vague francese e decine di registi ne hanno tratto esempio di libertà espressiva. Cinecittà porta a Venezia il restauro, nonché una retrospettiva di film di Rossellini - per i 120 anni dalla nascita - all’Academy degli Oscar di Los Angeles e a New York. Anche questo è fare industria culturale: promuoviamo nel mondo l’importanza cruciale del nostro cinema. Fuori concorso abbiamo Imperium del grande maestro Sergei Loznitsa, un film che vede riuniti per la prima volta l’Archivio Luce, l’AAMOD (l’Archivio del Movimento Operaio e Democratico) e la Cineteca Nazionale nel recupero di un incredibile materiale d’archivio sulla Russia sovietica, che nelle mani di Loznitsa diventa un film nuovo e imperdibile. Alle Giornate degli Autori brillano il ritratto di Carla Lonzi, diretto da una regista importante come Francesca Archibugi, e Anatomia di un ritratto, che racconta un personaggio straordinario e poco noto come Fernanda Wittgens, la prima direttrice donna italiana di un grande museo. Due sguardi originali al e sul femminile, cui teniamo molto. Quale lo stato di salute del cinema italiano misurato dal suo privilegiato punto di osservazione? Siamo in un passaggio di trasformazioni epocale: tecnologico, di fruizione del pubblico, dei meccanismi produttivi. È una fase che riguarda tutte le cinematografie. Credo che la nostra lo stia affrontando come sa fare storicamente: con un cinema eclettico, di qualità, di ricerca originale. Tra pochi giorni inizia Toronto, un festival enorme, l’altro grande appuntamento mondiale, con Venezia, di avvio stagione. L’Italia vi partecipa con ben cinque film, alcuni attesissimi come quelli di Moretti e Strippoli, e tante coproduzioni. È un esempio tra tanti della vitalità del nostro cinema. Abbiamo autori, storie, un sistema di istituzioni preparate ed esperte. Possiamo avere più fiducia nella nostra creatività, come è accaduto nei momenti migliori del nostro cinema. Dobbiamo sapere che gli unici limiti sono quelli che ci diamo da soli, se siamo incerti o timorosi. Ma oggi il cinema italiano vanta un livello di professionalità, di teste, talenti, di strutture, di interazione tra i diversi soggetti che ritengo sia di livello massimo. Basta solo sfruttare questo patrimonio umano e tecnico per tornare a ricoprire il ruolo di potenza artistica che per storia e risultati da sempre ci compete.
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PROGRAMMA Sala Tropicana, Hotel Excelsior h. 11
Cerimonia inaugurazione Taglio del nastro alla presenza del Ministro Alessandro Giuli e del Sottosegretario del MiC Lucia Borgonzoni. h. 11.30-12.30
REPORT DGCA I numeri del cinema e dell’audiovisivo relativi all’anno 2025 saranno presentati dal Sottosegretario del MiC, Lucia Borgonzoni, dal Capo Dipartimento Attività Culturali del MiC, Massimo Osanna e dal Direttore Generale Cinema e Audiovisivo, Giorgio Carlo Brugnoni. h. 12.30-13.20
Casa I Wonder Lido Torna Casa I Wonder, il progetto che riunisce cinema, cultura e cucina italiana in un unico luogo riconoscibile e aperto per tutta la durata della Mostra (Lungomare Marconi 56/F). All’Italian Pavilion I Wonder invita i protagonisti del cibo e del cinema per condividere lo stesso palco e raccontare come questo intreccio si sia evoluto nel tempo, da forma di ospitalità a linguaggio comune. h. 14-15
Finanziare il futuro del Cinema e Audiovisivo italiano: strumenti finanziari nazionali e prospettive europee per la crescita del settore Panel organizzato da Istituto per il Credito Sportivo e Culturale S.p.A., Dipartimento per le Attività Culturali e DGCA. h. 15-15.50
Sulla Stessa Lunghezza d’Onda: Liguria, Cinema e Musica Presentazione delle iniziative e programmi. h. 16-16:50
Il film dopo il film Convegno promosso da CNA – ITACA sulle prospettive che emergono per la circolazione nazionale e internazionale delle opere indipendenti. h. 17-17.50
I festival valgono: tra accessibilità e professionalità Conferenza stampa promossa da AFIC.
ITALIAN PAVILION
1-11 settembre, Sala Tropicana 1, Hotel Excelsior - italianpavilion.it
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AROUND THE FESTIVAL
83. VENICE FILM FESTIVAL
SEPTEMBER 3, 2026
CAMPARI LOUNGE
LA VILLA
TENNIS CLUB EXCELSIOR
DES BAINS PAGODA
Dall’aperitivo con il cast de La città dei vivi al party per Il Grande Giaffa con Edoardo Pesce, Carlotta Gamba e Barbara Chichiarelli, Campari Lounge entra nel vivo del Festival. Su invito. h. 18 | Terrazza Biennale
Un viaggio audiovisivo attraverso cinquant’anni di cinema italiano, con immagini iconiche trasformate e remixate dal vivo al ritmo di elettronica. Ingresso su richiesta (mail). h. 22 | Lungomare Marconi 56
The1989 torna al Festival assieme a 700x100 con Tutti Fenomeni, un party dalle tinte underground tra dj-set, performance e incursioni K-Punk. Ingresso su richiesta. h. 22.30 | Hotel Excelsior
Nella casa della nightlife lidense approda il party del film Nessun dolore, con il regista Gianni Amelio e tutto il cast: Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea. Su invito. h. 24 | Lungomare Marconi 10
INTERVISTA SILVIA JOP
Direttrice Artistica Isola Edipo
Scegliere uno dei fotografi e direttori della fotografia più indipendenti della storia dell’arte, come Beat Presser, vuole anche essere un modo per dire ai giovani di ribellarsi ad un sistema che non offre loro concrete opportunità di potersi esprimere? La scelta di Beat Presser è stata effettuata in stretta relazione con Valeria Diaz Granada e Simon Baker, i due curatori di questa mostra sulle fantastiche istantanee realizzate sul set di Fitzcarraldo, con i quali abbiamo deciso di inaugurare un nuovo format dentro cui si inserisce questo progetto espositivo e che abbiamo chiamato Take Another Little Piece of My Art. Format che, a partire da questa edizione, lavorerà sull’idea di creazione di spazi espositivi e di proiezione, attraverso masterclass con figure che operano tra arte e cinema. Abbiamo pensato che la prima puntata di questo format sarebbe stato importante avesse una sorta di complicità archetipica con il tipo di pensiero che ha generato Isola Edipo dieci anni fa. Ossia un atto impossibile che parte da un rapporto d’approdo di un pezzo di realtà verso un altro. Dieci anni fa l’Edipo Re, la barca di Zigaina e Pasolini, è approdata alla Mostra del Cinema dando vita a un’operazione culturale che oggi ormai si è in qualche modo istituzionalizzata attraverso le reti di partnership che ha creato. All’epoca sembrava davvero un’idea folle, quasi come portare una nave in montagna…
di Alberto Marzari Quali eventi caratterizzano i dieci giorni di Isola Edipo? Una serie di attività sono legate alla promozione del Premio, con diversi appuntamenti con i rappresentanti della giuria, sia di quella ufficiale, Lorenzo Maragoni, Monir Ghassem e Marco Ripoldi, sia con quella composta da giovani studenti dell’Università di Ca’ Foscari, sette studentesse e studenti. Il primo incontro sarà il 3 settembre alle 18 in Riva Corinto per la presentazione della giuria stessa; il 7 invece, i nostri tre giurati saranno protagonisti di una tavola rotonda sulla funzione contemporanea della comicità e della satira oggi nei vari media e nelle varie espressioni artistiche: dal teatro alla televisione, dalle piattaformedigitali ai social. Per il quinto anno consecutivo, l’appuntamento su Cinema dell’inclusione tra visione e formazione promosso da Isola Edipo con Giornate degli Autori e Fondation Cartier sarà dedicato a Memoria per il futuro, in cui il cinema si interroga sulle proprie responsabilità nell’esercitare un punto di vista che racconta la storia futura attraverso la rielaborazione delle testimonianze, siano esse orali, bibliografiche, materiali d’archivio. Gli ospiti saranno Costanza Quatriglio, Alain Gomis e Mohamed Abdouni, qui in dialogo con Alina Marazzi. L’incontro sarà il 4 settembre alle 18.30 in Sala Laguna e verrà introdotto il giorno precedente e la mattina stessa dalle proiezioni di alcuni film di questi registi. Altro appuntamento da non Temi cari alla società di oggi sono sicuramente l’inperdere il 5 settembre, quando presenteremo l’anteprima clusione e la sostenibilità. La forza della risata può italiana di Wives di Anja Breien, una straordinaria regista creare un mondo più unito e meno discriminatorio norvegese scomparsa pochi mesi fa. Una regista poco verso le minoranze? conosciuta che merita di essere scoperta, uscendo dalla Inclusione e sostenibilità sono due termini oggi abusati; nostra comoda disposizione di intendere il cinema in noi dieci anni fa abbiamo cominciato a usarli quando anco- chiave eminentemente anglo-occidentale. Anja Breien è ra la retorica non li aveva soffocati e in certi casi addiritstata in qualche modo precursora della destabilizzazione tura intossicati. Oggi invito sempre le giurate e i giurati a e destrutturazione del punto di vista maschile, mostrando guardare i film che propongo senza farsi guidare da un con lucida forza che vi era, e vi è, un altro modo di vivere, approccio didascalico, proprio per esorcizzare al meglio la informato dal punto di vista delle donne. Il film racconta retorica incombente quando si affrontano temi del genere. la storia di tre amiche che si rincontrano dai tempi della Faccio qui un esempio su tutti: è stato presentato tanti scuola, trovandosi donne e mettendo in discussione i anni fa qui a Venezia un film kazako dal titolo Yellow Cat. cliché che le loro vite borghesi impongono. Quello che ha Era la storia di un ragazzo strambo, che aveva come sogno fatto Anja Breien è stato, per i successivi venti, trent’anni, quello di costruire un cinema in mezzo al deserto. Per me radunare ogni dieci anni le stesse attrici per raccontare la un tale spunto, una tale idea narrativa rappresentano la continuazione della storia, della vita di quelle tre amiche perfetta sintesi di cosa intendo per inclusione e sosteniincontratesi sul set. Una sorta di longue durée del racconbilità, la possibilità di poter vivere un mondo magico in un to di una storia, in un tempo in cui le serie non esistevano, contesto dove sembra non esserci alcunché, anche solo che ci fa vedere un altro modo di raccontare in tempi lunper poterlo immaginare. Questa è l’idea che guida il mio ghi e in maniera profondamente complessa delle biografie, lavoro di selezione dei film. molto, ma molto prima di This Is Us.
AGENDA
10.00
10.00 11.00
Q
uanto è importante la risata oggi e perché quest’anno hai deciso di scegliere questo filo conduttore nella selezione dei film per il Premio Isola Edipo? Arriviamo da anni in cui la sensazione della catastrofe ha regnato sovrana e ogni anno che passa trovare una linea capace di prospettare orizzonti alternativi rappresenta quasi una chimera. La verità è che invece non è così, non lo è mai. A suggerirci che non esiste la fine di qualcosa, ma tutto può sempre continuare, sono le persone che sanno capovolgere la realtà. I comici e le comiche, i satiri e le satire sono esattamente coloro i quali interpretano alla perfezione questa possibilità: una sorta di avamposto di un futurismo possibile, di un’utopia realizzabile, che è possibile grazie al fatto che ci aiutano a cambiare il punto di vista. Venezia, di per sé, è sempre stato un luogo particolare per questo, perché essendo una città che riflette di continuo l’alto e il basso ci abitua quasi naturalmente a coltivare questa attitudine. Il riso, meglio se dissacrante, è un motore straordinario verso il cambiamento. Da qui il moto antico, anarchico, che abbiamo voluto come titolo della rassegna, Una risata vi seppellirà, che in qualche modo riprende un’attitudine al rapporto con un mondo rotto che però può essere sovvertito per poi essere radicalmente trasformato.
14
12.00 15.00
16.00 17.30
18.00 19.00
Casa Cinema Giovani Via delle Quattro Fontane 18/A Taglio del nastro alla presenza del Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni. Il nuovo spazio inclusivo, aperto, gratuito e operativo per l’intera durata della Mostra è interamente dedicato agli studenti e ai giovani appassionati di cinema, ideato e realizzato da ANEC - Associazione Nazionale Esercenti Cinema e ACEC - Associazione Cattolica Esercenti Cinema, in collaborazione con il Ministro per lo Sport e i Giovani, sostenuto nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Inaugurazione di Conquest of the Useless, mostra fotografica degli scatti inediti dal set del film Fitzcarraldo di Beat Presser, fotografo e direttore della fotografia celebre per il suo lungo sodalizio artistico con Werner Herzog. Evento promosso da Isola Edipo e rossogranada. La Terrazza by Atlas Concorde Hotel Excelsior Strike! Storie di giovani che cambiano le cose. Presentazione del contest Strike!, promosso da Provincia Autonoma di Trento e Fondazione Franco Demarchi, dedicato alle storie di creatività e cittadinanza attiva dei giovani. La Terrazza by Atlas Concorde Hotel Excelsior Presentazione del Lecco Film Fest, giunto quest’anno alla settima edizione, un momento di bilancio e uno sguardo al futuro del festival e al rapporto tra giovani e cinema. Sala Laguna | Via Pietro Buratti 1 Proiezione del documentario Waiting for Ken Loach (Italia, 2026, 78’) di Simone Amendola, nato dall’esperienza maturata nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola (CIPS). Il film racconta la storia del Piccolo Cinema Ken Loach di Mesagne (Brindisi), unica sala cinematografica in Italia gestita interamente da ragazze e ragazzi dagli 11 ai 18 anni. Match Point Arena Tennis Club Excelsior Prima Masterclass 2026 con il Leone d’Oro George Clooney. Conduce Giulia D’Agnolo Vallan – Livestream labiennale.org Blue Lounge | Piazza Bucintoro 1 Dopo il successo del debutto, Blue Lounge torna al Lido dal 2 al 12 settembre, confermandosi come hub dedicato a stampa, industry, talent, istituzioni e brand. Lo spazio firmata da 2night ed Echo, in collaborazione con Venezia Spiagge S.p.A. e Vela S.p.A., propone ogni giorno Open press day dalle 17.30 alle 20. La Villa | Lungomare Marconi 56 Incontro promosso dalla società di produzione indipendente LSPG in collaborazione con l’Associazione Mujeres nel Cinema. Al termine, consegna del primo riconoscimento speciale di LSPG, LSPG Cinema & Change, conferito a Maria Giménez Cavallo per la prima edizione. Spazio Regione del Veneto-Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione del cortometraggio Alma veneta - dieci anni dopo il cammino, a cura di Hurricane Studios Production S.r.l.
SCREENINGS
83. VENICE FILM FESTIVAL
8.30
SALA PERLA
11.30
SALA CASINÒ
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC press - industry
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
Noemi Arfuso (10’) v.o. inglese st. italiano/inglese
Michael Dweck, Gregory Kershaw (90’) v.o. francese st. italiano/inglese
E-I-E-I-O
FAXIAN ZHI LÜ (ZOOM IN, ZOOM OUT)
13.00
Dong Jie (117’) v.o. cinese mandarino st. italiano/inglese
9.00
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION press - industry
NESSUN DOLORE (PAINLESS) Gianni Amelio (96’) v.o. italiano, arabo, francese st. inglese/italiano
9.00
SALA DARSENA
VENEZIA 83 press - industry
WILD HORSE NINE
9.00 PALABIENNALE ORIZZONTI - FILM DI APERTURA tutti gli accrediti
LA RAGAZZA CON LA LEICA (THE GIRL WITH THE LEICA) Alina Marazzi (118’) v.o. tedesco st. italiano/inglese
9.00
SALA CASINÒ
VENEZIA CLASSICI - PREAPERTURA pubblico - tutti gli accrediti
COL CUORE IN GOLA (DEADLY SWEET)
SALA CORINTO
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
MINNIE AND MOSKOWITZ (MINNIE E MOSKOWITZ) John Cassavetes (116’) v.o. inglese st. italiano
11.00
SALA PERLA
GIORNATE DEGLI AUTORI EVENTO SPECIALE pubblico - tutti gli accrediti
MY UNDESIRABLE FRIENDS: PART II - EXILE CHAPTERS 4-5 Julia Loktev (164’) v.o. russo st. italiano/inglese
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC FILM DI APERTURA pubblico - tutti gli accrediti
LES MÉTAMORPHOSES, AU FÉMININ IL GRANDE GIAFFA (GIAFFA THE GREAT)
Ashgan El-Hamus (86’) v.o. arabo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
11.15
SALA GRANDE
VENEZIA 83 press - industry
WILD HORSE NINE
Martin McDonagh (118’) v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA GIARDINO
BIENNALE COLLEGE CINEMA press - industry
DEMETRA IN ESILIO (DEMETER IN EXILE)
Maria Giovanna Cicciari (79’) v.o. italiano st. inglese
SALA DARSENA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION press - industry
NESSUN DOLORE (PAINLESS) Gianni Amelio (96’) v.o. italiano, arabo, francese st. inglese/italiano
14.00
SALA GRANDE
Elizabeth Chai Vasarhelyi, Jimmy Chin (115’) v.o. inglese, nepalese, sherpa, spagnolo, gurung st. italiano/inglese
SALA DARSENA
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
MORAGHEB (FALLING HOUSE)
Mohsen Gharaei (124’) v.o. farsi st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
SALA CORINTO
GYOEI NO MURE (THE CATCH) Shinji Somai (140’) v.o. giapponese st. italiano/inglese
14.30 PALABIENNALE ORIZZONTI CORTI - FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti
PALABIENNALE
Danny Boyle (116’) v.o. inglese st. italiano/inglese
16.00 BIENNALE MATCH POINT ARENA tutti gli accrediti, senza prenotazione
MASTERCLASS GEORGE CLOONEY 16.30
SALA CASINÒ
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
BURGUNDY
Michael Dweck, Gregory Kershaw (90’) v.o. francese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
ORIZZONTI CORTI - FUORI CONCORSO pubblico 14+ - tutti gli accrediti
SOUNDS FROM HOME
Nathan Silver (7’) v.o. inglese st. italiano/inglese ORIZZONTI CORTI - CONCORSO
SASSO, CARTA, FORBICI (ROCK, PAPER, SCISSORS) Virginia Mori (9’) senza dialoghi
TESZTPÁLYA (TEST TRACK) Lydia Cornett (15’) v.o. ungherese st. italiano/inglese
TROPIKOS TOU THRINOUNTOS GKEKO (TROPIC OF THE MOURNING GECKO) Stavros Markoulakis (19’) v.o. greco, francese, inglese st. italiano/inglese
Tommaso Acquarone (20’) v.o. italiano, inglese st. inglese/italiano
UNA FORTALEZA (A FORTRESS) Alba Gaviraghi (14’) v.o. spagnolo st. italiano/inglese Saoirse Ronan (15’) v.o. inglese st. italiano/inglese
BLEU AU LOIN (DISTANT BLUE) Amir Houshang Moein (10’) senza dialoghi
LA RAGAZZA CON LA LEICA (THE GIRL WITH THE LEICA) Alina Marazzi (118’) v.o. tedesco st. italiano/inglese
17.15
Robert Greene (98’) v.o. inglese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
17.15
SALA GIARDINO
20.00 PALABIENNALE VENEZIA 83 pubblico
WILD HORSE NINE
Martin McDonagh (118’) v.o. inglese st. italiano/inglese
21.00
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
17.15
LA CITTÀ DEI VIVI (THE CITY OF THE LIVING)
SALA CORINTO
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION press - industry
JUPITER 19.00
SALA CASINÒ
ORIZZONTI press - industry
Edoardo Gabbriellini (104’) v.o. italiano st. inglese
22.00
Alexandre Smia (87’) v.o. francese st. italiano/inglese
SALA CASINÒ
SALA GRANDE
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico - tutti gli accrediti
ORIZZONTI press - industry
NESSUN DOLORE (PAINLESS)
Auguste Bernard Kouemo Yanghu (105’) v.o. francese, bafang st. italiano/inglese
22.00
Gianni Amelio (96’) v.o. italiano, arabo, francese st. inglese/italiano
LA MAISON DU VENT (HOUSE OF THE WIND) 19.15
SALA CORINTO
SALA CORINTO
GIORNATE DEGLI AUTORI press - industry
BALCANICA
GIORNATE DEGLI AUTORI press - industry
Nicola Sorcinelli (87’) v.o. italiano, inglese, dari st. italiano/inglese
Pauline Julier, Nicolas Chapoulier (81’) v.o. francese, spagnolo st. italiano/inglese
22.00
LES INDES (THE INDIES)
19.30
SALA GRANDE
SALA PERLA
VENEZIA 83 press - industry
NELSON SAN, ANATA WA HITO WO KOROSHIMASHITAKA? (MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE?) Shinya Tsukamoto (116’) v.o. inglese st. italiano/inglese
Salim Jaller (20’) v.o. spagnolo st. italiano/inglese
22.00
SILENCE
SALA VOLPI
ORIZZONTI press - industry
Pavlo Shpegun (15’) v.o. ucraino st. italiano/inglese
LA MAISON DU VENT (HOUSE OF THE WIND)
SALA GRANDE
VENEZIA 83 pubblico - tutti gli accrediti
BUCKING FASTARD
Auguste Bernard Kouemo Yanghu (105’) v.o. francese, bafang st. italiano/inglese
Martin McDonagh (118’) v.o. inglese st. italiano/inglese
19.30
22.15 SALA PERLA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
QUEER EDWARD II 19.30
SALA VOLPI
ORIZZONTI press - industry
LA CITTÀ DEI VIVI (THE CITY OF THE LIVING)
Werner Herzog (109’) v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA PERLA
GIORNATE DEGLI AUTORI pubblico 14+ - tutti gli accrediti
Hoda Taheri, Boris Hadžija (83’) v.o. inglese, farsi, serbo, tedesco st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Edoardo Gabbriellini (104’) v.o. italiano st. inglese
19.45
SALA DARSENA
VENEZIA 83 press - industry
NELSON SAN, ANATA WA HITO WO KOROSHIMASHITAKA? (MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE?)
Jessica DiCosta (12’) v.o. inglese st. italiano/inglese
SALA DARSENA
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry
QUEER EDWARD II
Theo Rollason (97’) v.o. inglese st. italiano/inglese
22.15
Theo Rollason (97’) v.o. inglese st. italiano/inglese
I PLANT MY HAND IN THE GARDEN
John Cassavetes (116’) v.o. inglese st. italiano
21.30
LOS PODERES
17.00
MINNIE AND MOSKOWITZ (MINNIE E MOSKOWITZ)
Maria Giovanna Cicciari (79’) v.o. italiano st. inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
Shannon Lee (4’) v.o. inglese st. italiano/inglese
17.00
SALA PASINETTI
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
Erik Shirai (99’) v.o. giapponese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
DEMETRA IN ESILIO (DEMETER IN EXILE)
WILD HORSE NINE
HEAD OF A CAMEL
19.45
* SUMO: SPIRIT WEIGHS NOTHING
BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico - tutti gli accrediti
Shinya Tsukamoto (116’) v.o. inglese st. italiano/inglese
MOTHMAMA
Biennale College
SALA DARSENA
VENEZIA 83 pubblico
MAN MADE LAKE
ANGELO AZZURRO (MY FIRST DAY OF SUMMER)
SALA ASTRA 1
ORIZZONTI - FILM DI APERTURA pubblico - tutti gli accrediti
TOO MUCH SUGAR
Conduce Giulia d’Agnolo Vallan
Alessandro Ingaria, Simone Massi (14’) v.o. italiano st. inglese ORIZZONTI CORTI - CONCORSO Annie Ning (17’) v.o. francese, cinese mandarino, inglese st. italiano/inglese
17.00
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
IL SENSO DELLA TERRA (THE SENSE OF EARTH)
PAPER PLANE
VENEZIA 83 - FILM DI APERTURA tutti gli accrediti
Erik Shirai (99’) v.o. giapponese st. italiano/inglese
Shaden Safieddine Tazi (18’) v.o. francese st. italiano/inglese
Marco Santi (100’) v.o. italiano st. inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A
14.15
* SUMO: SPIRIT WEIGHS NOTHING
QUELQUES INSTANTS DE BONHEUR (A FEW MOMENTS OF HAPPINESS)
Maria Giménez Cavallo (20’) v.o. francese st. italiano/inglese
14.15
SALA GIARDINO
VENEZIA SPOTLIGHT press - industry
16.45 PALABIENNALE SALA PERLA
VENEZIA CLASSICI pubblico - tutti gli accrediti
AL BARANEYA
INK
Julia Loktev (191’) v.o. russo st. italiano/inglese intervallo intermission 15’
EVEREST: THE OTHER SIDE
11.00
11.30
MY UNDESIRABLE FRIENDS: PART II - EXILE CHAPTERS 1-2-3
VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
Tinto Brass (105’) v.o. italiano st. inglese
11.30
SALA PASINETTI
ORIZZONTI - NON FICTION press - industry
13.30
Martin McDonagh (118’) v.o. inglese st. italiano/inglese
11.15
BURGUNDY
14.30
SEPTEMBER 3, 2026
SALA PASINETTI
VENEZIA CLASSICI tutti gli accrediti
GYOEI NO MURE (THE CATCH) Shinji Somai (140’) v.o. giapponese st. italiano/inglese
22.30 PALABIENNALE VENICE OPEN - FUORI CONCORSO FICTION pubblico
NESSUN DOLORE (PAINLESS) Gianni Amelio (96’) v.o. italiano, arabo, francese st. inglese/italiano
21.00
SALA WEB
BIENNALE COLLEGE CINEMA
DEMETRA IN ESILIO (DEMETER IN EXILE)
Maria Giovanna Cicciari (79') v.o. italiano st. inglese
D
aria non esce più di casa e vive immersa nell’ecosistema di piante di cui si prende cura. La figlia Lia vive con lei, esce per fare la spesa e lavorare al proprio progetto artistico. Nel giardino del palazzo, durante una calda notte milanese, emerge una figura. Lia si trova a un bivio, da una parte la solitudine della madre e il timore di abbandonarla, dall’altra l’ignoto, quella sagoma scura e la possibilità di trovare la propria strada. Con questo lungometraggio, Maria Giovanna Cicciari innesta il mito di Demetra e Persefone nel quotidiano, legandolo alla sua ricerca artistica sul paesaggio come dispositivo archeologico. L.N.
Opera Prima Accesso in sala consentito solo fino a 10 minuti prima della proiezione. La prenotazione è obbligatoria per pubblico e accreditati./ Access will be allowed only 10 minutes before screening time. Reservation is required for the public and pass holders.
Pubblico Public
Accreditati Pass holders
Press Industry
Demetra in esilio di Maria Giovanna Cicciari (Italia , 80’)
15
83. VENICE FILM FESTIVAL
KATE MARA
ROONEY MARA
Orlando Bloom
Domhnall
Gleeson
UN FILM DI WERNER HERZOG PROSSIMAMENTE AL CINEMA 16
SEPTEMBER 3, 2026