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DAILY#1 83. Mostra del Cinema di Venezia - September 2, 2026

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83. VENICE FILM FESTIVAL | SEPTEMBER 2, 2026 | DAY 1

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Daily online

George Clooney by Anette Nantell


83. VENICE FILM FESTIVAL

SEPTEMBER 2, 2026

LUCE CINECITTÀ

ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA VENICE OPEN - FUORI CONCORSO - NON FICTION

IMPERIUM

di Sergei Loznitsa

GIORNATE DEGLI AUTORI / Eventi Speciali

CARLA LONZI - DENTRO E FUORI DAL MONDO di Francesca Archibugi

GIORNATE DEGLI AUTORI / Notti Veneziane

ANATOMIA DI UN RITRATTO

di Francesco Clerici e Mattia Colombo

VENEZIA CLASSICI

VIAGGIO IN ITALIA di Roberto Rossellini

RESTAURO REALIZZATO DA CINECITTÀ

SIC@SIC – Short Italian Cinema@Settimana Internazionale della Critica Torna al Lido l’undicesima edizione del progetto nato dalla collaborazione tra la Settimana Internazionale della Critica e Cinecittà. Una vetrina internazionale per i giovani autori italiani non ancora approdati al lungometraggio, con una selezione di sette cortometraggi in prima mondiale e due eventi speciali fuori concorso.

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83. VENICE FILM FESTIVAL

OPENING

SEPTEMBER 2, 2026

particolarmente lieto di poter salutare Sdell’83.onoproprioMostra dalle pagine di Venezia News il pubblico Internazionale d’Arte Cinematografica

INTERVISTA ALBERTO BARBERA

Photo Jacopo Salvi - Courtesy La Biennale di Venezia

Direttore 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Massimo Bran e Mariachiara Marzari

B

arbera capitolo 18. C’è ormai qualcosa di seriale, quasi familiare, nel ritorno di Alberto Barbera alla guida della Mostra del Cinema: una storia che continua a incuriosire e coinvolgere, ma anche a rassicurare le nostre giornate. Sì, perché se è vero che Barbera e la Mostra del Cinema ormai risuonano sempre più come sinonimi, ragione per cui il Nostro inevitabilmente finisce per farsi canone, è proprio questa lunga autorevolezza istituzionale, apparentemente conservativa, a dargli paradossalmente mano libera. Forte di una solidità quasi ventennale, Barbera può permettersi di osare, spostando ogni anno un po’ più in là il perimetro della selezione.

Ogni edizione della Mostra registra anche lo stato di salute del cinema, le sue fragilità industriali, le trasformazioni del pubblico, le nuove forme produttive ed espressive. In un momento così incerto per il settore, dove individua oggi i segnali più vitali? E in che modo il programma di quest’anno prova a intercettarli? Il cinema contemporaneo è cambiato tantissimo e continua rapidamente a cambiare; si procede per tentativi perché non ci sono strade certe da percorrere. Ma è un cinema che si rinnova. Assistiamo a una quantità enorme di debutti in tutto il mondo, molti dei quali interessantissimi: ragazzi di talento che conoscono la storia del cinema, che sanno come si racconta e che soprattutto lo fanno in maniera nuova. Parlano il linguaggio delle generazioni a cui si rivolgono, le stesse che frequentano il cinema di oggi. La maggior parte del pubblico è composto da ragazzi, ce lo dicono le statistiche: tra i 17-18 e i 25 anni. È il nucleo principale del pubblico attuale e va ovviamente accompagnato, educato, seguito. Questo straripante interesse di giovani e giovanissimi si percepisce plasticamente in primo luogo qui, al festival. Questo aiuta a sperare che ci sia un futuro per il cinema. Poi, che il cinema sia cambiato, che continui a cambiare, che si veda dappertutto e non soltanto in sala, va bene: da qui non si torna indietro, è evidente. L’importante è che si continui a produrre, a innovare, a rischiare. Il cinema di oggi è talmente variegato che questa è anche la sua forza: c’è di tutto. C’è chi continua a fare cinema come si faceva trenta, quarant’anni fa, e c’è chi spunta out of the blue e realizza lavori dal successo inaspettato. Accanto a questa ondata di nuova energia continuano a esserci gli autori che realizzano i loro film, e per fortuna! Magari con più difficoltà del solito, perché trovare finanziamenti oggi per gli autori intesi nella loro accezione più classica è diventato assai più arduo. Però ci sono, resistono e persistono. Ci sono poi, naturalmente, le grandi produzioni, più incerte perché costosissime: alcune vanno benissimo, altre malissimo. Cresce quindi la titubanza ad osare ed è anche per questo che gli studios oggi sono in crisi, perché l’errore che fanno è quello di produrre poco. Una volta producevano 30-40 film all’anno, adesso ne producono 10-15 che valgono quanto 80 film di una volta, con il rischio che la metà vadano male. Sommando tutti questi fattori, da quelli più nuovi e luminosi a quelli più precari e conservativi, credo in conclusione che il cinema contemporaneo dimostri di essere estremamente interessante, vario ed eccitante, e credo che il nostro programma di quest’anno lo rifletta più che bene. Il concept festival sembra godere di un’eterna giovinezza. In un’età di crisi strutturale dell’industria cinematografica, i festival mostrano una vitalità sorprendente, forse perché offrono uno spazio di condivisione, identità e libertà, dove sperimentare nuove strade e nuovi percorsi espressivi. In questo scenario, come e dove si colloca oggi la Mostra del Cinema di Venezia? Ritengo senza presunzione alcuna che la Mostra del Cinema abbia negli anni dimostrato, rispetto ad altri festival, di essere stata in grado di inseguire e seguire in maniera più efficace le trasformazioni del cinema di oggi. Siamo stati i primi ad aprire ai film delle piattaforme, i primi a creare un concorso per l’immersive, abbiamo abbattuto le barriere che una volta c’erano nei festival tra cinema d’autore, cinema popolare, cinema commerciale. Senza parlare poi dell’apertura alle serie, oggi vero epicentro produttivo del nostro settore. Siamo assolutamente soddisfatti degli esiti derivati da questa nostra disposizione CONTINUA A P. 15 di totale apertura verso un futuro che in molti casi era, e lo è ancora, da scrivere, consa-

della Biennale di Venezia. È infatti Venezia News la prima testata giornalistica veneziana che, nella lunga storia della Mostra, assolve totalmente (e non più in compartecipazione, come in precedenza) il ruolo del Daily ufficiale. E quindi del suo essere bussola giorno per giorno, ora per ora, di ciò che accade sugli schermi della Mostra e intorno a essi. Ma Venezia News e il pubblico del Lido non svaniscono dopo gli 11 giorni di cinema. È per questo che mi permetto di ricordare ciò che la Biennale offrirà a Venezia nei prossimi mesi. Ecco allora dal 10 al 24 ottobre la Biennale Musica diretta da Caterina Barbieri, con numerosi appuntamenti quotidiani con solisti e ensemble internazionali. E poi naturalmente il proseguimento, fino al 22 novembre, della Biennale Arte, intitolata In Minor Keys di Koyo Kouoh. E ricordo poi il Progetto speciale per la celebrazione degli 800 anni dalla morte di San Francesco il 6 ottobre a Ca’ Giustinian, l’altro Progetto per il 60° anniversario dell’Acqua Granda con Marco Paolini il 4 novembre nella nuova sede dell’Archivio all’Arsenale. E ultimo ma non ultimo La colonna e il fondamento della Verità dedicato a Pavel Florenskij dal 16 al 20 novembre, sempre al nuovo Archivio. Nell’attendervi a questi eventi, formulo i migliori auguri di buon lavoro a Venezia News e auguro buona lettura e buona visione a tutto il pubblico della Mostra.

Pietrangelo Buttafuoco

Presidente della Biennale di Venezia

Q

uello che vi trovate tra le mani a sfogliare al via della 83. edizione della Mostra del Cinema è un Daily decisamente rinnovato. Correva l’anno 2009 quando la Biennale ci propose, a noi di Venezia News, di costruire un nuovo progetto attorno a di Massimo Bran quello che da sempre rappresenta il media di riferimento assoluto per pubblico e operatori del festival qui al Lido. L’idea di fondo era quella di disegnare questo nuovo Daily in una logica di partnership editoriale, nel caso specifico con quello che era, ed è, il media per eccellenza del cinema internazionale, vale a dire Variety. Iniziò allora per noi un’avventura eccitante e complessa al tempo, perché costruire a quattro mani un prodotto editoriale così fondato sui tempi vorticosi di un grande festival rappresentava una sfida certo stimolante, eppure non di facile resa. Per ben diciassette anni abbiamo condiviso queste pagine con tre diversi partner: due anni come dicevo con Variety, un solo anno con Film TV, ben quattordici anni con Ciak. Con tutti e tre ci siamo divisi le sezioni da presentare e approfondire, gli eventi da coprire, i protagonisti da incontrare, in una formula non propriamente canonica di quotidiano a doppia copertina, a doppia versione di lettura rovesciata. Un format non del tutto agevole forse, e che però ha connotato a suo modo questo media a identità bifronti, in ognuna delle quali ciascun lettore aveva modo di trovare idee, contenuti, visioni diverse, figlie di disposizioni e attitudini editoriali altresì diverse. Giunti oggi alla diciottesima stagione, quindi all’età definitivamente adulta, la Biennale ha infine chiesto espressamente a noi di Venezia News di ripensare il Daily realizzandolo autonomamente, senza altri compagni di viaggio. Inutile dire che CONTINUA A P. 15

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83. VENICE FILM FESTIVAL

SEPTEMBER 2, 2026

Art that feeds on politics will eventually die of malnutrition.

Patrick Mimran 4


LEONE D’ORO

83. VENICE FILM FESTIVAL

SEPTEMBER 2, 2026

George Clooney di Roberto Pugliese

THEY WOULD TELL US THAT, WITH SO MANY PEOPLE DYING, WHO CARES ABOUT ART? BUT THEY’RE WRONG. BECAUSE THAT’S EXACTLY WHAT WE’RE FIGHTING FOR: OUR CULTURE AND OUR WAY OF LIFE Frank Stokes in Monuments Men

V

a bene che viviamo nell’era della semplificazione (leggi: superficialità), ma aver degradato una figura di attore/autore complessa come George Clooney a mero sexsymbol o averne liquidato l’understatement a preesistenti modelli hollywoodiani quali Cary Grant o Robert Mitchum è una sottovalutazione imperdonabile. Il Leone d’Oro alla carriera 2026 è molto di più e di meglio. L’attore. Dal pediatra rubacuori del medical drama ER al divo in crisi di Jay Kelly passa quasi un quarantennio, durante il quale Clooney si dimostra capace di incarnare diverse tipologie di eroe o antieroe. Certo, vi sono prove di cui lo stesso George oggi si vergogna un po’ (tipo il suo Batman), ma in parallelo c’è il protagonista autoironico e brillante che si diverte un mondo a fare lo scemo (in particolare per i Coen, o in Three Kings, o ne L’uomo che fissa le capre); c’è il testimone amareggiato e intrepido contro le ingiustizie (l’avvocato Michael Clayton del film di Tony Gilroy e soprattutto l’agente CIA stanco e sacrificale di Syriana, il suo Oscar); c’è l’astronauta malinconico e problematico di Solaris e Gravity e l’uomo di pura azione di The Peacemaker (perché, a proposito, non si è mai pensato concretamente a Clooney come un possibile 007?). E poi il protagonista della saga Ocean’s di Soderbergh, l’immobiliarista pentito di Paradiso amaro, il cinico cacciatore di teste di Tra le nuvole, il sicario di The American, il “risolutore” di Lupi solitari, in duetto con l’amico Brad Pitt... Questi, e molti altri, compongono una tavolozza di interpretazioni in chiaroscuro che, con il passare degli anni, si tingono sempre più di asprezza e scetticismo crepuscolari, restituendoci un interprete pensoso, anticonvenzionale e spessissimo impegnato in ruoli da stoico perdente, per noi arricchiti dalla straordinaria, dolente e insieme imperiosa voce italiana di Francesco Pannofino. Poi il regista. E qui l’unico parallelo che viene in mente, pur agli antipodi ideologici e culturali, è quello con Clint Eastwood: ossia due personalità carismatiche davanti alla

© Davide Carbone

macchina da presa quanto originali e autoriali dietro di essa. Sin dall’esordio con Confessioni di una mente pericolosa, del 2002, bio-drama di aspra critica alla tv, Clooney dimostra di saper tessere strutture narrative diverse ma coese da una tensione drammatica e ideale stringente. Così, il maccartismo nel magnifico Good Night, and Good Luck, la politica ai più alti livelli (Le idi di marzo), la storia (Monuments Men) e l’elogio della solitudine come sfida (The Midnight Sky) compongono un profilo di regista colto, sensibile e “schierato”, con Alexandre Desplat (presidente della Giuria Venezia 71) quale compositore di riferimento. Infine il personaggio pubblico. L’impegno umanitario condiviso con la moglie Amal, l’opposizione strenua alla demenziale deriva trumpiana, il coinvolgimento in organizzazioni non profit attestano un protagonista inserito nel proprio tempo, sia sotto i riflettori sia nel privato. Quindi attore magnetico, autore di prima grandezza, persona di forte impegno civile… What else?

LAURA PER GEORGE

Photo Andrea Avezzù - Courtesy La Biennale di Venezia

All’attrice premio Oscar Laura Dern è affidata la laudatio di George Clooney durante la cerimonia inaugurale dell’83. Mostra del Cinema, alle 19 in Sala Grande, in occasione della consegna del Leone d’Oro alla carriera. Dern, più volte ospite al Lido, ha recitato con Clooney in Jay Kelly di Noah Baumbach, presentato in Concorso nel 2025, ed è stata a Venezia anche con Inland Empire, Marriage Story e The Son.

CERIMONIA DI APERTURA Attrice tra le più versatili della sua generazione, Greta Scarano si divide tra cinema e televisione, da Suburra a Speravo de morì prima, conquistando un Nastro d’Argento e un Ciak d’Oro. Dopo l’esordio alla regia con il corto Feliz Navidad, nel 2025 firma il suo primo lungometraggio, La vita da grandi, premiato ai Nastri come migliore opera prima. Anche Venezia la conosce già: nel 2014 è protagonista di Senza nessuna pietà, presentato in Orizzonti.

Photo Jacopo Salvi - Courtesy La Biennale di Venezia

Photo Jacopo Salvi - Courtesy La Biennale di Venezia

Italo-francese, classe 1998, Nicolas Maupas si fa conoscere nel 2020 come Filippo Ferrari in Mare Fuori, prima di conquistare il pubblico di Un professore. Tra cinema e serie, interpreta Albert de Morcerf ne Il Conte di Montecristo di Bille August e nel 2025 è protagonista de L’amore, in teoria di Luca Lucini. Nel suo palmarès anche il Premio Biraghi e il Next Generation Award, ricevuto proprio a Venezia nel 2022.

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83. VENICE FILM FESTIVAL

GIURIE

Press conferences PALAZZO DEL CASINÒ

Arrivals

12.00 CONFERENZA STAMPA DI APERTURA della 83. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA, presentazione delle Giurie VENEZIA 83, ORIZZONTI, VENEZIA OPERA PRIMA “LUIGI DE LAURENTIIS” e VENEZIA CLASSICI 12.45 LEONE D’ORO ALLA CARRIERA 2026 A GEORGE CLOONEY 13.30 LA RAGAZZA CON LA LEICA (Orizzonti) 14.15 INK (Venezia 83)

Maggie Gyllenhaal, Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat, Johnnie To, Valérie Donzelli, Peter Becker, Elizabeth Lo, David Pablos, Barbara Ronchi, Carolina Cavalli, Akinola Davies Jr., Ted Hope, Daniele Vicari, George Clooney, Laura Dern, Danny Boyle, James Graham, Jack O’Connell, Guy Pearce, Claire Foy, Alina Marazzi, Valia Santella, Emilia Schüle, Aaron Altaras, Luna Wedler, Lucas Englander, Lili Horvát, Mackenzie Davis, Rupert Friend, Atanáz Babinchak

SEPTEMBER 2, 2026

MAGGIE GYLLENHAAL

Regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice (USA) La carriera di Maggie Gyllenhaal si è sviluppata da entrambi i lati della macchina da presa, recitando in film come Secretary di Steven Shainberg e Crazy Heart di Scott Cooper e dirigendone altri come La sposa! e La figlia oscura, raccogliendo candidature all’Oscar su entrambi i versanti.

CONCORSO

Maggie Gyllenhaal

KAOUTHER BEN HANIA

DANIEL BLUMBERG

Regista e sceneggiatrice (Tunisia) Il suo ultimo film, The Voice of Hind Rajab, è stato il caso cinematografico della scorsa stagione, vincendo a Venezia il Gran Premio della Giuria e venendo candidato all’Oscar come Miglior film internazionale. I suoi lavori esplorano i temi del potere e dell’ingiustizia fondendo realismo, recitazione e urgenza politica.

Compositore e artista (UK) Attivo nel campo della composizione e dell’improvvisazione, ha vinto nel 2025 Oscar e BAFTA per la colonna sonora di The Brutalist, premiato a Venezia nel 2024 per la miglior regia. Ha lavorato con Gianfranco Rosi e Mona Fastvold, esponendo in mostre a Parigi, Milano, Londra e Berlino.

Johnnie To

Kaouther Ben Hania © Philippe Quaisse

JOHNNIE TO

FRANCESCO CASETTI

Regista e produttore (Hong Kong) Maestro hongkonghese del noir e dell’action, ha costruito nel corso della lunga carriera un cinema fatto di geometrie dello spazio, tensione morale, ritualità e folgorazioni improvvise. È passato da Venezia con ben 4 film, dopo esser stato giurato nel 2008.

Docente universitario (Italia, USA) È tra i più autorevoli studiosi di cinema e media contemporanei. Docente alla Yale University, ha insegnato in Italia, Francia e Stati Uniti contribuendo in modo decisivo agli studi sull’esperienza spettatoriale e sui linguaggi audiovisivi. Le sue ricerche analizzano le trasformazioni del cinema, tra nuove piattaforme e forme di fruizione. Francesco Casetti

Daniel Blumberg

SHAHRBANOO SADAT

XAVIER GIANNOLI

Regista (Afghanistan) Oggi residente ad Amburgo, ha fatto conoscere al pubblico internazionale un cinema caratterizzato da una prospettiva femminista. Del suo ambizioso progetto cinematografico in cinque parti sono usciti fin’ora i primi tre capitoli, Wolf and Sheep, The Orphanage e No Good Men, presentati tra Cannes e Berlino.

Shahrbanoo Sadat

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Regista e sceneggiatore (Francia) Con The Interview ha vinto la Palma d’Oro a Cannes nel 1998, cortometraggio in cui un giovane giornalista intervista una delle ultime leggende viventi del cinema di Hollywood. Una filmografia costruita tra letteratura, romanzo sociale e grande racconto attraversando Cannes, Venezia e Telluride. Xavier Giannoli


FRONT ROW

83. VENICE FILM FESTIVAL

SEPTEMBER 2, 2026

VALÉRIE DONZELLI

Regista, attrice e sceneggiatrice (Francia) Dopo gli studi di architettura intraprende la carriera di attrice, portando avanti parallelamente quella da regista. Più volte presente a Cannes, dove ha raccolto elogi di critica e pubblico, lo scorso anno a Venezia in Concorso con À pied d’œuvre vince il Premio per la migliore sceneggiatura.

ORIZZONTI

Valérie Donzelli © Manuel Moutier

ELIZABETH LO

PETER BECKER

Peter Becker

Distributore cinematografico (USA) Presidente di Criterion Collection e Janus Films, dal 1956 la prima casa di distribuzione cinematografica a mostrare i film d’essai internazionali al pubblico statunitense. Nel 2019 ha lanciato Criterion Channel, piattaforma unica al mondo che include tesori d’archivio, commenti audio, dietro le quinte.

DAVID PABLOS

Regista (Hong Kong, USA) Con Stray, il suo primo documentario, ha vinto al Tribeca, mentre il suo Mistress Dispeller (a Venezia nel 2024), è entrato nella short list degli Oscar come miglior documentario, vincendo oltre 20 premi in 80 festival. È membro dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, invitata a festival in tutto il mondo. Elizabeth Lo

BARBARA RONCHI

Regista e sceneggiatore (Messico) A lui si deve il primo film storico a tema gay realizzato in Messico, Il ballo dei 41, presentato su Netflix e visto in tutto il mondo. Lo scorso anno, con En el camino, ha vinto a Venezia il Premio Orizzonti per il miglior film e il premio collaterale Queer Lion Award.

Attrice (Italia) Diplomata all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico, l’esordio al cinema è del 2013 con Miele di Valeria Golino. Seguono diversi e ottimi ruoli da protagonista in film di Bellocchio, Sironi e Di Costanzo, che l’ha diretta lo scorso anno a Venezia in Elisa, acclamato da critica e pubblico. David Pablos

Barbara Ronchi

CAROLINA CAVALLI

OPERA PRIMA

Sceneggiatrice e regista (Italia) Il suo primo lungometraggio, Amanda, viene selezionato a Venezia e Toronto. Il suo secondo lungometraggio, Il rapimento di Arabella, ha visto la protagonista Benedetta Porcaroli ricevere il Premio per la Miglior Attrice della sezione Orizzonti. Carolina Cavalli © Karen di Paola

AKINOLA DAVIES JR.

TED HOPE

Regista (UK, Nigeria) Identità, comunità, razza e diaspora sono le tematiche al centro dei suoi lavori, narrati in chiave intima e accattivante. Con My Father’s Shadow ha vinto il BAFTA 2026 per il Miglior esordio, collabora con diversi artisti e ha esposto i suoi lavori in contesti come il Tate Modern e il MoMA.

Produttore (USA) Ha prodotto più di 70 film, favorendo l’ingresso di Amazon nel mondo della produzione cinematografica e raccogliendo 25 nomination e 6 premi Oscar. A lui sono legati gli esordi e le carriere di registi come Ang Lee, Nicole Holofcener, Hal Hartley e Michel Gondry. Akinola Davies Jr.

Ted Hope

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83. VENICE FILM FESTIVAL

CONCORSO

SEPTEMBER 2, 2026

1969: THE YEAR WE FIRST WALKED ON THE MOON, AND THE YEAR RUPERT MURDOCH AND LARRY LAMB LAUNCHED A NEWSPAPER THAT WAS TO CHANGE THE WORLD FAR MORE. […] CHEEKY, IRREVERENT, DARING: THE “SUPER SOARAWAY” SUN CHALLENGED THE ESTABLISHMENT AND REMADE OUR WORLD FOR THE MODERN ERA

Cool Danny

Danny Boyle © Nick Wall STUDIOCANAL SAS

di F.D.S.

D

i tutti i registi inglesi che sbocciano negli anni Novanta, in quella manciata di anni in cui si afferma il mito della Cool Britannia, Danny Boyle si impone come il più talentuoso e il più adatto a cogliere lo Zeitgeist di quel periodo: burrascoso, esaltante, effimero. Già il suo primo film, Piccoli omicidi tra amici, del 1994, rivelava un’abilità estrema nel creare atmosfere caustiche, ciniche, dark, che tuttavia sapeva mescolare con un approccio arrogante e stilizzato. Un regista che amava avvolgersi nella trama, indugiare con calcolato cinismo sugli aspetti devianti, creare un marchio di fabbrica fatto di estrema consapevolezza della propria tecnica e continui colpi di scena. Boyle si candidava ad essere il più autorevole rappresentante di un cinema figlio del tempo, fatto di incertezza, velocità, fascino per la superficie. Trainspotting, di due anni dopo, consacrava questa vocazione e la rendeva evidente al mondo intero. Le vicissitudini di un gruppo di amici votati solo all’appagamento della loro tossicità, nelle atmosfere cupe di Edimburgo (anche se il film fu girato in larghissima parte a Glasgow), venivano descritte con un cinismo e un distacco crudo che appaiono la chiave del film. Trainspotting presto divenne un cult in grado di smascherare superficialità e finto ottimismo della Cool Britannia, quella che Blair, Oasis, Spice Girls e Hugh Grant si incaricavano di proiettare sull’immaginario del mondo. Poi, succede qualcosa difficile da spiegare e probabilmente ascrivibile al fatto che in Boyle la consapevolezza della propria tecnica magistrale deve aver prevalso su ogni altra considerazione relativa ai progetti affrontati. Non stiamo parlando di film sbagliati, ma di evidenti e ricorrenti scarti di direzione rispetto alle esperienze precedenti. Boyle comincia ad alternare generi (thriller, sci-fi, commedie, zombie movies, biopic, Bollywood), magnitudine dei film (con star o con attori sconosciuti, con grandi o piccole produzioni), successi e insuccessi. Ne nasce una filmografia frastagliata, che alterna fiaschi colossali a trionfi del box office, con questa caratteristica che a mio avviso è possibile delineare: quanto più Boyle adotta un approccio indie al film (budget ridotti, dispositivi digitali quasi amatoriali, attori sconosciuti) tanto più ha successo al botteghino. È il caso di 28 giorni dopo, 127 ore, The Millionaire, che incassa 380 milioni di dollari a fronte di un budget di 15, di Yesterday, che immagina un mondo che improvvisamente ha resettato dalla sua memoria il passaggio dei Beatles sulla terra. Viceversa, un film vicino alla perfezione come Steve Jobs è un flop, anche se non per colpa del regista. Va comunque precisato che Boyle con The Millionaire ha vinto nel 2009 l’Oscar per la migliore regia, e tutte le critiche anche legittime al film (c’è chi ha parlato di poverty porn, di esibizione pornografica della miseria degli slums di Mumbai) non possono cancellare il fatto che il film è un capolavoro di energia cinetica, di smaccata abilità registica, di sfrontato equilibrismo tra seduzione della trama e irrequietezza dello stile. Alla Mostra Boyle presenta in Concorso Ink, ambientato nel 1969, quando Rupert Murdoch acquista il Sun e lo trasforma nel tabloid più influente della Gran Bretagna. Un nuovo cambio di direzione per un regista che, dopo oltre trent’anni di cinema, continua a spostarsi tra generi e formati, tornando questa volta a interrogare la società britannica e i meccanismi che ne costruiscono l’immaginario.

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DANNY’S FIVE Piccoli omicidi tra amici (1994) E se fosse questo il più bel film di Boyle, tutto pervaso da un cinismo ancora scevro da vezzi e smancerie?

Trainspotting (1996) Se togliamo Quattro matrimoni e un funerale, tutto il resto del cinema inglese di quegli anni – da questo cult a Full Monty, da Loach a Leigh – è un grande attacco al cuore della Cool Britannia. 28 giorni dopo (2002) Boyle gira un film indie con videocamere amatoriali, un Cillian Murphy ancora sconosciuto come protagonista e un budget ridottissimo di 8 milioni: ne guadagnerà al box office dieci volte tanto. Steve Jobs (2015) Sceneggiatura perfetta di Aaron Sorkin, che ha la geniale idea di sceneggiare la mezz’ora precedente l’inizio di ciascuna delle tre storiche presentazioni da parte di Jobs: Macintosh, NeXT, iMac. Regia tesa e senza respiro di Boyle e grande prova attoriale di Fassbender. Eppure il film è un fiasco.

Yesterday (2019) Sceneggiatura di Richard Curtis, il Gran Visir della commedia inglese (Love Actually, Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill, Bridget Jones). Cosa accadrebbe se il mondo si dimenticasse che sono esistiti i Beatles? Altro successo enorme al botteghino.


83. VENICE FILM FESTIVAL

MOVIES

SEPTEMBER 2, 2026

CONCORSO

SOUNDTRACKS L’83. edizione attraverso in/dimenticabili momenti di musica per il cinema

INK

a cura di F.D.S.

di Danny Boyle con Jack O’Connell, Guy Pearce, Claire Foy (UK, 116’)

N

el 1969 Rupert Murdoch (Guy Pearce) acquista il quotidiano britannico The Sun e ne affida la direzione allo spregiudicato Larry Lamb (Jack O’Connell). Deciso a superare nelle vendite il rivale The Mirror, Lamb riunisce una squadra di anticonformisti e reinventa il giornale con titoli aggressivi, linguaggio irriverente e un’idea semplice: dare al pubblico ciò che vuole. Nella febbre della redazione prende forma un nuovo modello di informazione, destinato a cambiare il rapporto tra stampa, potere e società. Basato sull’omonima opera teatrale candidata ai Tony Award del drammaturgo britannico James Graham (Dear England, Sherwood, Brexit), che ha curato la sceneggiatura del film. Regista e produttore britannico, Danny Boyle esordisce nel cinema con Piccoli omicidi tra amici e raggiunge il successo internazionale nel 1996 con Trainspotting. Dopo 28 giorni dopo, Sunshine e 127 ore, vince l’Oscar per la regia nel 2009 con The Millionaire. Ha diretto anche Steve Jobs (2015), T2 Trainspotting (2017), Yesterday (2019) e 28 anni dopo (2025). Con Ink debutta in Concorso a Venezia.

ORIZZONTI

LA RAGAZZA CON LA LEICA di Alina Marazzi con Emilia Schüle, Aaron Altaras, Luna Wedler, Lucas Englander, Thomas Schubert, Sebastian Schneider, Idan Weiss, Lia von Blarer, Hans-Christian Hegewald, Jeremy Mockridge, Joel Basman (Italia, Germania, 116’)

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arigi, 14 luglio 1937. Prima di tornare sul fronte della Guerra civile spagnola, Gerda Taro trascorre un’ultima giornata con Robert Capa e gli amici dell’esilio. Tra i loro ricordi riaffiorano la fuga dalla Germania nazista, l’impegno politico, l’amore, la scoperta della fotografia e la Leica trasformata in strumento di lotta e libertà. Dal romanzo di Helena Janeczek, Premio Strega 2018, il ritratto della prima fotoreporter morta sul campo di battaglia. Regista italiana formatasi a Londra, Alina Marazzi (Milano, 1964) ha lavorato come aiuto regista e collaborato con Studio Azzurro e Fabrica. Il suo cinema intreccia memoria privata, archivi e storie di donne. Esordisce con Un’ora sola ti vorrei (2002), premiato a Locarno e Torino; seguono Per sempre (2005), Vogliamo anche le rose (2007), Tutto parla di te (2012), con Charlotte Rampling, e Anna Piaggi. Una visionaria nella moda (2016).

GIORNATE DEGLI AUTORI

MY NOTES ON MARS di Lili Horvát con Mackenzie Davis, Rupert Friend, Atanáz Babinchak (Ungheria, Austria, 106’)

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argot, brillante scienziata in crisi con il marito Sam, scompare durante un’escursione. Settimane dopo riappare proprio nel giorno della cerimonia in sua memoria, senza ricordare nulla della propria vita tranne le ricerche su Marte, che vuole ritrovare e distruggere. Sam accoglie il suo ritorno come una seconda possibilità per il loro amore. Nel suo primo film in inglese, Lili Horvát usa la fantascienza per interrogare quanto davvero possiamo conoscere la persona che amiamo. Regista e sceneggiatrice ungherese, Lili Horvát (Budapest, 1982) esplora desiderio, identità e percezione con un cinema psicologico sospeso tra realtà e immaginazione. The Wednesday Child (2015) vince l’East of the West a Karlovy Vary. Preparativi per stare insieme per un periodo indefinito di tempo (2020), presentato alle Giornate degli Autori, rappresenta l’Ungheria agli Oscar ed è candidato agli Independent Spirit Awards. Nel 2024 produce Január 2 per Biennale College.

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e andiamo a vedere le nomination degli Oscar 2026 e le classifiche delle migliori colonne sonore 2025 nei siti più accreditati notiamo con plastica evidenza la coesistenza della generazione dei Maestri (Alexandre Desplat con Frankenstein, Hans Zimmer con F1, Max Richter con Hamnet, Michael Giacchino con The Fantastic Four: First Steps) con i Giovani Leoni 30-40enni (Daniel Lopatin con Marty Supreme, Bobby Krlic con Eddington e Anemone, Jerskin Fendrix con Bugonia). E poi c’è lui, il Nuovo Prodigio: ha vinto l’Oscar con Black Panther nel 2019, Oppenheimer nel 2024, Sinners nel 2026. E ha composto la musica di Odyssey. Ovvero, l’irruzione di Mozart a Vienna nel 1781, la premiere de Le Sacre du printemps il 29 maggio 1913, l’uscita di Revolver nel 1966: eventi musicali che modificheranno profondamente il DNA della musica fino ad allora ascoltata. Lui ovviamente è Ludwig Göransson, svedese di 42 anni, comunque inseribile nella pattuglia dei Giovani Leoni. Ciascuno, sia del gruppo dei Maestri che dei Giovani Leoni, ha la sua specificità, le sue ascendenze musicali, la sua cifra d’autore: inserirli nei due gruppi è certamente una limitazione e una forzatura, ma comunque serve a definire una differenza fondativa. Da una parte, diploma del Conservatorio, rigorose strutture sinfoniche, colonne sonore fedeli e illuminate ancelle delle immagini (con Zimmer un po’ meno, lui è un autodidatta, nipote del kraut rock degli anni ’60). Dall’altra – l’unica eccezione è Göransson, diplomato presso lo Stockholm Royal College of Music – compositori dalle esperienze musicali essenzialmente consumate nello sperimentalismo underground, da cui deriva un approccio alla musica da film radicalmente altro: non solo per come la musica viene prodotta (del tutto infrequente il ricorso all’orchestra, sostituita da strumenti e software digitali), ma anche, e soprattutto, per la sua funzione, che non è più quella di sofisticato commento, ma di elemento paritario rispetto alle immagini, che nasce cioè insieme alle immagini orientandone il più possibile senso e direzione. Tutta questa premessa serve per individuare i due campi di forze che oggi si fronteggiano nella musica per film. E anche se nessuno dei compositori citati presenterà suoi lavori a questa Mostra del Cinema, tuttavia questo non significa che non siano egualmente presenti musicisti di altissimo livello e che questi non siano collocabili nelle due grandi famiglie che abbiamo abbozzato. Di seguito elenchiamo quelli che, sulla carta, sembrano essere dei momenti di forte interesse e di notevoli aspettative sul fronte musicale nei film presenti in Concorso: • Il film di Andrea Pallaoro, The Echo Chamber, è musicato da Clément Ducol. Al forte interesse per la genesi del film, che utilizza una sceneggiatura inedita di Bernardo Bertolucci, si aggiunge quello per la musica: Clément Ducol è infatti covincitore dell’Oscar 2025 per la migliore canzone originale, El mal, nel film Emilia Pérez. • Tra i Maestri annoveriamo senza dubbio Alberto Iglesias. La sua musica, ricca di tensione e di scarti psicologici, è la colonna sonora dei film di Almodóvar degli ultimi vent’anni. Iglesias, e questa è una grande novità, ha composto le musiche del film in Concorso di Nanni Moretti, che fin qui si era rivolto ai suoi due autori di riferimento assoluto, vale a dire Franco Piersanti e Nicola Piovani. • Per l’argomento del film e per la natura del sodalizio artistico, coviamo grandi aspettative per la musica del film di Herzog, Bucking Fastard, il cui autore è Ernst Reijseger, violoncellista classico con una lunga pratica di musica sperimentale d’avanguardia, che da oltre vent’anni ha saputo offrire alle visioni del regista tedesco una straordinaria texture timbrica ed emotiva. • Daniel Pemberton è l’autore della musica di Ink, il film di apertura di Danny Boyle. Dopo gli exploit dei due film di Spider Man e la nomination per Il processo ai Chicago 7, davvero le attese non possono che essere ora elevatissime. Pemberton è uno dei talenti musicali più puri e creativi della scena contemporanea; ogni sua colonna sonora nasce da un’idea fondativa forte che permea l’articolazione del suono lungo tutto il film. • Concludiamo con il film di Shinya Tsukamoto, Mr. Nelson, Did You Kill People?. Le musiche di Chu Ishikawa per la saga di Tetsuo, con la loro miscela di parossismo industrial e di violenza percussiva, hanno fatto scuola nell’ambito del cinema indipendente. Purtroppo il musicista è morto nel 2017. Per questo suo ultimo lavoro Tsukamoto si è allora rivolto a ermhoi, una musicista nippo-irlandese che nella sua musica fonde atmosfere malinconiche e riflessive con quelle elettroniche e liquide della Macchina Morbida.

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ORIZZONTI

83. VENICE FILM FESTIVAL

SEPTEMBER 2, 2026

INTERVISTA ALINA MARAZZI di Loris Casadei

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all’universo corale del romanzo di Helena Janeczek al primo piano cinematografico: la regista ci guida dietro le quinte del suo film, dove la memoria d’archivio diventa un racconto contemporaneo sulla libertà femminile, l’arte e l’amore ai tempi della guerra civile spagnola. Come è avvenuto il suo incontro con la figura storica di Gerda Taro e con il romanzo di Helena Janeczek? Ho scoperto Gerda Taro attraverso la mostra organizzata da Contrasto in Italia nel 2009. Le sue fotografie sono state il mio primo incontro con lei. Quando poi nel 2018 è uscito La ragazza con la Leica ho voluto subito leggerlo, anche perché ero curiosa del lavoro di Helena. Ho pensato subito che sarebbe stato bello farne un film. Mi sono informata presso Guanda sulla disponibilità dei diritti e da lì è cominciato un percorso lungo, rallentato anche dal Covid. Nel 2022 abbiamo iniziato a scrivere la sceneggiatura con Valia Santella.

LE FOTOGRAFIE DI GERDA TARO HANNO IL POTERE DI TRACCIARE UNA LINEA DI DIALOGO TRA PASSATO E PRESENTE, PROPRIO COME LA SUA STORIA Alina Marazzi

BO OK

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remio Strega 2018, La ragazza con la Leica di Helena Janeczek mi ricorda – in modo irriverente, e chiedo venia – la borsa di Mary Poppins. La stessa scrittrice nei ringraziamenti scrive: «Grazie a chi ha cercato di mettere un freno alla mia smania di documentazione». È vero, il romanzo potrebbe essere un omaggio alla vita di Gerda Taro, fotografa tedesca, compagna di vita e di professione di Robert Capa, l’ungherese Endre Ernó´ Friedmann, poi naturalizzato statunitense, autore – ma l’attribuzione dello scatto è ancora oggi molto discussa e in alcuni casi fatta risalire proprio a Gerda – della celebre foto del miliziano colto nell’istante della caduta. Ma, nel seguire le vicende di Gerda e di un gruppo di amici, diventa la storia di una generazione cresciuta nella Germania di Weimar, che si entusiasma per Kuhle Wampe, il film militante scritto da Bertolt Brecht, e che poi è costretta ad emigrare. Chi a Parigi, adattandosi a qualunque lavoro (tanto che di Gerda si dirà che suonava la Remington come Horowitz uno Steinway), chi negli Usa, chi in URSS, dove «alcuni compagni erano stati inghiottiti dal grande bianco artico, da cui venivano le volpi scuoiate». Di quel periodo lo scrittore Paul Nizan scriverà: «Avevo solo vent’anni, non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita». Nel 1937 Gerda perse la vita durante un attacco aereo tedesco. Con tragica ironia, nella ricca appendice documentaria del sito della Janeczek compare la foto di un camion colpito nel caos della battaglia, uno dei suoi ultimi scatti. Ma di lei resta anche un’altra fotografia che commuove: piccola, esile, «tirando su una calza faceva una smorfia delle sue. Tutto si vedeva, la coscia esibita, il letto in disordine, i fiori della tappezzeria d’albergo délabré, una bottiglia di pastis, una vestaglietta a kimono appesa dietro il lavabo». Ed è forse questa la forza maggiore del romanzo di Janeczek, fare di una vita un grande affresco di un affascinante ma tragico periodo storico. Loris Casadei

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Photo Clara Vannucci

Nel romanzo la figura di Gerda viene rievocata attraverso i ricordi dei suoi amici, in particolare Willy Chardack, Ruth Cerf e Georg Kuritzkes. Nel film, invece, lei la porta in primo piano e la fa parlare in prima persona. Perché questo cambio di prospettiva? Ci sembrava che, passando dalla scrittura al cinema, fosse importante riportare Gerda in vita, o comunque alla luce, ma in prima persona. Nel romanzo è protagonista di lunghi passaggi, però sempre rievocata dal ricordo di chi le era vicino. Nel film rimangono gli amici, ma mantenerla come un’evocazione avrebbe rischiato di lasciarla troppo distante. Per questo abbiamo cambiato punto di vista. La scrittura permette alcune cose che il cinema non permette, e viceversa. Come è arrivata alla scelta di Emilia Schüle e degli altri interpreti? Fin dalla scrittura, volevamo un’attrice tedesca per garantire aderenza storica alla realtà del personaggio. Emilia è stata la prima a presentarsi ai provini a Berlino e mi ha colpito per la sua straordinaria energia, una vitalità che corrispondeva alla Gerda che avevo in mente. Non si assomigliano come due gocce d’acqua, ma non era questa l’aderenza che cercavo. C’era inoltre una curiosa coincidenza: Emilia si diletta di fotografia, ha diverse fotocamere Leica e ha anche esposto i suoi lavori. Inoltre ha origini russe e un volto dai tratti mitteleuropei molto interessante. Per gli attori maschili ho cercato tipologie fisiche diverse, per restituire l’idea di essere al centro dell’Europa di quegli anni. Thomas Schubert (Willy) lo conoscevo da Il cielo brucia di Christian Petzold, Lucas Blander (Georg) dalla serie Transatlantic. Tutti gli altri ruoli sono nati dalle proposte della nostra casting director tedesca. Nel film il dialogo tra spezzoni d’epoca e girato contemporaneo è straordinariamente armonioso. Come ha gestito questo equilibrio visivo? Per me era una premessa importante e anche una sfida. In un film di finzione lo spettatore accetta il patto di credere che quella sia Gerda, che quello sia Capa; quando entrano immagini che sono presa diretta della realtà, quel patto viene messo in crisi. Ho lavorato sulle ricerche d’archivio prima e durante la scrittura, così alcuni passaggi della sceneggiatura sono nati dai materiali che avevo selezionato. L’equilibrio definitivo è arrivato al montaggio. La questione era delicata anche perché l’archivio è in bianco e nero e il film a colori. Abbiamo inoltre scelto di inserire le fotografie di Gerda e Capa senza manipolazioni, niente crop o zoom. Entrano nel film così come sono, evidenziando il valore del documento storico che dialoga con il nostro girato. Nel suo percorso artistico ha sempre indagato la condizione femminile e le figure che sfuggono ai canoni tradizionali. Nel film Gerda non è mai un’eroina tutta d’un pezzo: è indipendente e politicamente coinvolta, ma si ferma anche davanti alle vetrine parigine, ama ballare, innamorarsi, vivere. Come dialoga questa figura con le giovani donne di oggi? E, pensando anche ai 24 codici rossi registrati nella provincia di Venezia nel solo weekend di Ferragosto, quanto è cambiata davvero la condizione delle donne? Mi interessava descrivere una donna molto contemporanea, moderna nel modo di vivere le relazioni, con una grande autonomia e indipendenza, ma anche con fragilità emotive e sentimentali. Una libertà che entra in conflitto, allora come oggi, con ciò che la società vorrebbe imporre. Un uomo può essere attratto da una donna autonoma, con una propria visione, ma accettarne fino in fondo la libertà è più difficile. In una coppia artistica come quella di Capa e Gerda l’equilibrio è ancora più complesso, perché relazione e scambio professionale fanno entrare in gioco dinamiche di potere. Io vedo Gerda come una ragazza di oggi che cerca la propria strada e vuole mettere a fuoco la propria visione. Questo non significa rinunciare all’amore o alla leggerezza. Mi piaceva che potesse fermarsi davanti a una vetrina, andare a ballare, e non fosse soltanto una pasionaria dedicata alla causa. Chi si aspetta una miliziana tutta d’un pezzo non la troverà in questo film. Quanto a oggi, la situazione resta molto preoccupante, c’è molta aggressività. Voglio però essere un po’ ottimista: vedo nelle giovani donne una consapevolezza molto maggiore e mi sembra che certi temi siano ormai più diffusi. Questo, purtroppo, non riesce ancora a impedire molestie, aggressioni, violenze e uccisioni. Ed è qualcosa di molto pesante.


OTHER SECTIONS

83. VENICE FILM FESTIVAL

classici

GIORNATE DEGLI AUTORI

Eredità viva

SEPTEMBER 2, 2026

RESTAURI

Courtesy Giornate degli Autori

INTERVISTA DANIELE VICARI

di Gaia Furrer, Direttrice artistica Giornate degli Autori

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gni anno, quando finisce il lavoro di selezione, mi chiedo che cosa raccontino le Giornate che abbiamo costruito. La risposta non è mai quella che avevamo immaginato all’inizio, ed è forse la cosa che amo di più di questo lavoro: sono i film a decidere che festival saremo. 16 lungometraggi compongono la selezione ufficiale e 9 le Notti Veneziane, la sezione off delle Giornate realizzata in accordo con Isola Edipo e dedicata al cinema italiano più libero e indipendente. Due anime delle Giornate che ci permettono di attraversare paesi, generazioni e linguaggi anche molto lontani tra loro. Sia il Concorso sia le Notti si aprono quest’anno con un felice ritorno. Apre il Concorso la regista ungherese Lili Horvát, già alle Giornate nel 2020, qui con il suo primo film in inglese, My Notes on Mars, interpretato da Mackenzie Davis e Rupert Friend. Le Notti segnano invece il ritorno di Roberta Torre, che dopo Le favolose presenta Scarpe rotte, interpretato da Barbara Ronchi. La libertà formale e il déplacement sono forse i due fili che attraversano più chiaramente i film di quest’anno. Personaggi che perdono o cercano un posto nel mondo, attraversando confini geografici ma anche quelli dell’identità, della memoria e degli affetti. E un cinema che sembra condividere lo stesso movimento: sempre meno interessato a definire i propri confini e sempre più desideroso di attraversarli. Documentario e finzione si contaminano, autobiografia e invenzione si confondono, gli archivi dialogano con il presente. Autori e autrici come Robert Guédiguian, Francesca Archibugi, Claire Denis e Mona Fastvold convivono con tante voci nuove, dall’Italia all’Australia fino alla Nigeria, che entra per la prima volta nel Concorso delle Giornate. Tra queste nuove voci c’è anche quella di Nicola Sorcinelli, autore di Balcanica, unico titolo italiano in Concorso. E poi i tanti incontri alla Casa degli Autori, perché vorremmo che per undici giorni le Giornate fossero un luogo dove vedere cinema, ma anche incontrare chi lo fa, parlarne, discutere, ribellarsi. Questa sarà inevitabilmente un’edizione diversa, la prima senza il fondatore delle Giornate, Giorgio Gosetti. Di Giorgio potrei ricordare mille cose, ma quella che mi manca di più è la sua capacità di entusiasmarsi, di riconoscere qualcosa prima che fosse riconosciuto dagli altri e di difenderlo con una convinzione che spesso finiva per contagiare tutti. Credo che il modo più giusto di ricordarlo sia continuare a essere curiosi e anche un po’ entusiasti, nonostante i tempi bui che stiamo attraversando.

© LucaFazPhoto - CC BY-SA 4.0

Presidente della Giuria di Venezia Classici di F.D.S.

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egista, sceneggiatore e critico cinematografico, Daniele Vicari riflette su Venezia Classici come spazio vivo di confronto con la storia del cinema, interrogandosi sul senso del restauro, sulla nozione di “classico” e sulle trasformazioni tecnologiche che ridefiniscono oggi il rapporto con le opere del passato. Nel giudicare un film restaurato conta di più la qualità tecnica dell’intervento in sé o piuttosto la forza intrinseca dell’opera che torna alla luce proprio grazie al restauro? Con una giuria numerosa le componenti che concorreranno al giudizio finale saranno certamente molte. Il ruolo del presidente di una giuria così composita credo debba essere proprio quello di aiutare a non trascurarne nessuna. Innanzitutto va valutato il lavoro specifico compiuto per ottenere il risultato finale. Le tecniche non sono poi così fuori dalla portata di chi studia il cinema. Il lavoro sul colore o sul B/N, quello sul suono, il livello filologico perseguito dal restauro sono tutte cose valutabili. Sono però anche convinto che la forza intrinseca delle opere, la loro originalità più o meno permeante, non possono rappresentare degli elementi secondari, siamo pur sempre degli spettatori. Ci sono film che cambiano completamente di senso con il passare del tempo, per la differenza del contesto storico, politico ed “estetico” nel quale cadono. Ci sono film del passato che possono modificare anche radicalmente i pregiudizi che abbiamo sul Cinema, opere di 100 anni fa che appaiono più moderne e complesse di quelle contemporanee. Sarà interessante valutare nell’insieme tutte queste componenti.

La selezione sembra mettere in discussione la nozione tradizionale di “classico”. L’inserimento de Lo zio di Brooklyn di Ciprì e Maresco, ad esempio, è la conferma che oramai questa nozione tradizionale debba essere sottoposta a un processo di revisione. Verso quali direzioni, secondo la sua opinione? Fa sempre sorridere il superlativo assoluto “miglior film di tutti i tempi”: non ce la facciamo proprio a considerare che il cinema esista solo da 130 anni. Le abitudini alla fine via via finiscono effettivamente per cadere o mostrano limiti e contraddizioni, come la nozione di “classicità” nel cinema. Se si considera il termine sotto il profilo dell’estetica è un conto (la distinzione tra classico e moderno quali modelli differenti di approccio al linguaggio, operata da molti studiosi già a partire dagli anni ‘60), se invece ci si riferisce al tempo storico che ci separa dalla realizzazione di un’opera, la cosa assume un significato completamente diverso. Nella letteratura e nell’arte noi consideriamo “classici” i testi greci, mentre nel cinema la relatività della percezione temporale ci costringe ad aggiornare via via la nozione di “classico”. Ma questo potrebbe dimostrare anche un’altra cosa molto interessante: forse siamo semplicemente ancora nella fase iniziale della cosiddetta “storia del cinema”, ma con la sindrome dell’Ulisse di Nolan, incredibilmente consapevole di essere alla fine dell’età del ferro. Quattro anni fa, in Il cinema, l’immortale, lei sosteneva che la trasformazione tecnologica e la confusione tra dispositivi narrativi e tecnologici non annunciassero la morte del cinema, ma viceversa l’alba di un nuovo salto evolutivo. È ancora questa la sua visione? Lo sviluppo delle tecnologie costringe a un sempre più veloce aggiornamento delle pratiche e anche delle teoriche del cinema e delle arti in genere. La nozione stessa di “arte” è continuamente rivoluzionata. Questo è un bene se dominiamo il processo ed è un male se ne siamo dominati. È una scelta “politica”, c’è poco da fare. A proposito del restauro: grazie a programmi nuovi, plug-in straordinari con l’uso di AI, finalmente si possono ripristinare le voci degli attori, così come la musica o i suoni anche laddove sussistano fratture della pellicola o del nastro magnetico. Mica male, no?

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83. VENICE FILM FESTIVAL

THE VENICE VENICE HOTEL

CANNAREGIO 5631

SEPTEMBER 2, 2026

VENICE (IT)

A POSTVENETIAN HIDDEN GEM

INFO@VENICEVENICE.COM

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+39 041 0970300

WWW.VENICEVENICE.COM


83. VENICE FILM FESTIVAL

ITALIAN PAVILION

SEPTEMBER 2, 2026

INTERVISTA ROBERTO STABILE

Direttore, Internazionalizzazione, Festival e Mercati, Creative Europe Desk Italy Media, Cinecittà si Mostra, Bookshop CINECITTÀ S.p.A. di Massimo Bran

Italian Pavilion rappresenta nei maggiori Festival internazionali un vero epicentro dell’industria-cinema italiana in tutte le sue diramazioni. Arrivati a Venezia però la musica cambia, si gioca in casa. Quale significato assume la presenza istituzionale del Pavilion nella geografia della Mostra del Cinema? Prima di rispondere, tengo a ringraziare i vertici di Cinecittà, sia il Presidente Saccone che la AD Cacciamani che, oltre a riconfermarmi la responsabilità dell’area Festival e Mercati e dell’internazionalizzazione, hanno scelto di affidarmi anche altre aree con attività anche differenti rispetto a quelle da me svolte finora. Questo mi ha portato ad occuparmi del Padiglione di Venezia con uno spirito nuovo, come se fosse un nuovo inizio. L’Italian Pavilion è ormai un brand riconosciuto, una sorta di “Casa Italia” nei principali Festival e Mercati del mondo. A Venezia, giocando in casa, dobbiamo sforzarci per essere ancora più performanti che mai. Ci inseriamo timidamente e rispettosamente nelle strutture storiche dell’Excelsior, valorizzando marmi, vetri e specchi già presenti. Due le sale, una dedicata a presentazioni, panel rivolti al pubblico e conferenze stampa; l’altra destinata agli uffici, alla lounge per gli incontri istituzionali o tavole rotonde a porte chiuse, nonché per le riunioni di organismi internazionali (come Assemblee e Comitati esecutivi). La partnership con Terrazza by Atlas Concorde garantisce una naturale osmosi di servizi ed eventi, con reciproche contaminazioni e benefici. Un fitto programma di appuntamenti connota l’Italian Pavilion 2026 per tutta la durata della Mostra. Quali i momenti salienti? Certamente la Cerimonia di apertura, fissata per il 3 settembre alle 11 con il taglio del nastro alla presenza del Ministro Giuli e del Sottosegretario Borgonzoni. A seguire, la tradizionale presentazione dei dati della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura (DGCA-MiC). Da segnalare l’appuntamento di Audiovisivo Italiae da noi supportato e le presentazioni delle principali Film Commission. La DGCA ha inoltre organizzato due interessanti panel: uno con il Credito Sportivo, relativo ovviamente ai finanziamenti, un altro con EFAD (European Film Agency Directors association) per confrontarsi sul valore dell’educazione alle immagini. Ospiteremo un incontro con i colleghi della Slovenia e un evento imprescindibile e consueto con gli amici cinesi. Ma questi sono solo alcuni dei tanti appuntamenti presenti nel ricco programma. Lei si occupa in modo specifico dell’internazionalizzazione delle attività di Cinecittà. Come è percepito nel mondo lo stato di salute del nostro cinema? Quali nuovi progetti state sviluppando? Cinecittà è sempre più a fianco del MiC e della DGCA per fornire supporto ed expertise per l’internazionalizzazione della nostra industria audiovisiva, accompagnare le imprese nei principali festival e mercati, portare film e talent in quanti più festival possibili e restaurare e promuovere il nostro patrimonio filmico nel mondo. Il nostro cinema, che anche in sala in Italia ha dimostrato una grande e rinnovata forza, vive un ottimo momento di visibilità e vivacità. I film dei nostri autori più affermati sono contesi dai direttori di festival e abbiamo una costante e crescente presenza di opere di autori giovani o esordienti, che danno grandi soddisfazioni e tengono alta la nostra bandiera, talvolta anche in modo inaspettato. Abbiamo molti progetti in cantiere, con l’Agenzia ICE stiamo rivedendo e ampliando le partecipazioni ai vari mercati, mettendo a punto con la DGCA fondi a supporto della internazionalizzazione delle nostre aziende per lo sviluppo di coproduzioni e una nuova serie di fondi bilaterali e incentivi a supporto della circolazione dei film italiani nelle sale all’estero. A tal proposito debbo ringraziare il DG Brugnoni che, fin dalla sua nomina, ha prestato grande attenzione al tema della internazionalizzazione che segue con competenza e determinazione, ponendolo al centro delle priorità nonostante i molteplici impegni. Quali sono, secondo lei, le principali novità e le tendenze che emergono dal mondo del cinema a livello internazionale e che potrebbero incidere in modo significativo nel prossimo futuro? Il cinema è fortunatamente imprevedibile e, nonostante gli algoritmi in grado di orientare le nostre scelte e l’intelligenza artificiale che si sostituisce

all’uomo in molte attività, rimane tale: nessuno strumento permette di costruire il “prodotto vincente”, credo non succederà mai. Stanno cambiando gli equilibri a livello mondiale, basti guardare la trasformazione in corso a Hollywood con storici e solidi studios improvvisamente in crisi e oggetto di curiose fusioni, o le piattaforme streaming che dovevano distruggere il cinema tradizionalmente inteso e che invece guardano alla sala e agli studios con grande interesse e voracità. Per restituire tutta l’attività di scambio e di relazioni che viene svolta durante i Festival, quale ruolo riveste davvero la comunicazione? Un ruolo molto importante, direi fondamentale. Da questa chiara consapevolezza scaturisce la grande novità di quest’anno: l’Italian Pavilion, oltre allo spazio fisico all’Excelsior, alla presenza online con il sito dedicato e attraverso i social di Cinecittà, sarà presente quotidianamente anche sul Daily ufficiale di Venezia 83, edito da voi di Venezia News, per raccontare le attività svolte, incontrare i protagonisti e illustrare il calendario della giornata. Ci siamo lasciati lo scorso anno con un’intervista di bilancio a chiusura della Mostra e ci ritroviamo oggi all’apertura con un progetto comune. Non posso quindi che ringraziarvi per la disponibilità e calorosa accoglienza che ci avete riservato, così come sono grato ai vertici di Cinecittà per aver da subito accolto la proposta e averci permesso di portare l’Italian Pavilion, ogni giorno, sul Daily di Venezia News. 3 settembre h. 11

Cerimonia inaugurazione Taglio del nastro alla presenza del Ministro Alessandro Giuli e del Sottosegretario del MiC Lucia Borgonzoni.

ITALIAN PAVILION

1-11 settembre, Sala Tropicana 1, Hotel Excelsior - italianpavilion.it

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83. VENICE FILM FESTIVAL

AROUND THE FESTIVAL

SEPTEMBER 2, 2026

OPENING GALA DINNER

LA TERRAZZA BY ATLAS CONCORDE

CAMPARI LOUNGE

Dopo il Leone d’Oro alla carriera, i festeggiamenti per George Clooney continuano all’Hotel Excelsior con la tradizionale ed esclusiva cena inaugurale con tutto il cast del film d’apertura Ink e le giurie di Venezia 83. Strettamente su invito. h. 22.30 | Hotel Excelsior

L’Opening Night de La Terrazza by Atlas Concorde accende il Festival nel segno di cinema, arte e lifestyle. A scandire la serata le musiche da film eseguite al pianoforte dal Maestro Filippo Lui. Su invito. h. 18.30 | Hotel Excelsior, Terrazza

Campari Lounge apre le porte alla stampa italiana per la prima notte di Venezia 83. Cerimonia inaugurale con vista red carpet, cocktail e DJ set per dare ufficialmente il via al Festival. Su invito. h. 19 | Terrazza Biennale

VENICE IMMERSIVE

Ali sul Lido «V

enezia è visitata e vissuta da una sempre più grande comunità di fenicotteri rosa: io li ho immaginati impegnati in una passerella notturna, illuminati da un faro da set cinematografico come attori inconsapevoli di un film silenzioso, a pochi passi dal Palazzo del Cinema». Così l’illustratore Manuele Fior, collaboratore di testate come The New Yorker, Le Monde, il Manifesto e Internazionale, racconta il concetto al centro del manifesto di questa Mostra del Cinema, opera grafica dedicata alla memoria dell’amica Roberta Novielli, docente di Ca’ Foscari scomparsa improvvisamente il 20 luglio scorso e anima del Ca’ Foscari Short Film Festival, di cui Fior ha più volte firmato la locandina ufficiale. Nato a Cesena nel 1975, Fior si conferma narratore di storie che viaggiano veloci grazie alla potenza delle immagini, linguaggio universale che trova nel cinema espressione compiuta, evocativa, diretta. Ed esattamente come un animale dalle ali spiegate, il cinema non può (e non deve) fare a meno di seguire la propria vocazione: immaginare l’altrove, per portarci proprio lì. D.C.

A

Venezia, per qualche minuto, può capitare di dimenticare dove finisce la realtà e dove comincia un film. Non c’è uno schermo da guardare né una distanza da mantenere: ci si entra dentro. È questa la sfida di Venice Immersive, la sezione della Mostra del Cinema dedicata alle arti e ai media XR, che dal 2 al 12 settembre torna sull’Isola del Lazzaretto Vecchio. Un appuntamento che, anno dopo anno, trasforma Venezia in uno dei luoghi privilegiati dove immaginare il cinema che verrà. L’edizione 2026 presenta 68 progetti provenienti da 26 Paesi: 30 in concorso, 35 nella sezione Best of Immersive e tre realizzati nell’ambito di Biennale College Cinema – Immersive. VR, realtà mista, installazioni, mondi virtuali e altre forme di XR costruiscono un programma nel quale i confini tra cinema, arte, tecnologia e performance diventano sempre più sottili. Tra i titoli in concorso c’è Amsterdam 1652: The Hands of the City, che attraverso la realtà virtuale porta il pubblico dentro una ricostruzione storica della capitale olandese. Bowie: Unseen | Unheard, invece, trasforma l’immaginario di David Bowie in un’esperienza immersiva, mentre Empire at Sea sperimenta le possibilità della mixed reality. Esperienze diverse, unite dalla stessa intuizione: non limitarsi a raccontare una storia, ma costruire uno spazio nel quale poterla vivere. Ed è forse questo il vero valore di Venice Immersive. Non una semplice vetrina tecnologica, ma un laboratorio in cui il linguaggio audiovisivo viene continuamente messo alla prova. Lo spettatore non è più soltanto osservatore: diventa presenza, corpo, parte della narrazione. A Venezia il cinema non chiede più soltanto che cosa vogliamo guardare. Chiede dove siamo disposti a entrare. E quando lo schermo scompare, il futuro del cinema non è più davanti a noi: ci avvolge. Alberto Marzari

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AGENDA

13.00

Spazio della Regione del Veneto-Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione di Woman Art Expo 2026 a cura di Arte Fiera Dolomiti e Web Art Mostre

14.00

Spazio della Regione del Veneto-Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione della seconda edizione di Cittadella International Film Festival - Premio Torre di Malta - Tower of Malta Award, a cura di CIFF - Cittadella International Film Festival.

15.00

Spazio della Regione del Veneto-Veneto Film Commission | Hotel Excelsior Presentazione del progetto cinematografico Il coraggio di cambiare, a cura dell’Associazione Autismo

19.30

Anfiteatro, Isola di San Servolo È l’artista Cesare Pietroiusti, uno tra gli esponenti più brillanti della pratica performativa e relazionale tra sperimentazione linguistica e riflessione concettuale, ad aprire la nuova edizione de L’ATTO CREATIVO, un ciclo di incontri sulla creatività e le sue possibili declinazioni promosso da Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema, nella sua sede veneziana nell’Isola di San Servolo, e da San Servolo srl.

20.00

La Villa, Lungomare Marconi 56 Per il quinto anno consecutivo La Villa si conferma uno dei centri nevralgici della Mostra del Cinema, tra junket, conferenze stampa, panel, cocktail, cene e indimenticabili feste serali. Grande inizio: dalle 20 in poi Dinner & Party Experience. Il tema? Naturalmente Red Carpet!


SCREENINGS

83. VENICE FILM FESTIVAL

8.30

SALA DARSENA

ORIZZONTI - FILM DI APERTURA press - industry

LA RAGAZZA CON LA LEICA (THE GIRL WITH THE LEICA) Alina Marazzi (118’) v.o. tedesco st. italiano/inglese

9.00

SALA GIARDINO

VENEZIA 83 - FILM DI APERTURA press - industry

INK

Danny Boyle (116’) v.o. inglese st. italiano/inglese

9.00

SALA PERLA

SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC FILM DI APERTURA press - industry

LES MÉTAMORPHOSES, AU FÉMININ

DIRETTA CERIMONIA DI APERTURA OPENING CEREMONY - LIVE a seguire VENEZIA 83 - FILM DI APERTURA

INK

Danny Boyle (116’) v.o. inglese st. italiano/inglese

19.00

SALA CASINÒ

ORIZZONTI press - industry

MORAGHEB (FALLING HOUSE) Mohsen Gharaei (124’) v.o. farsi st. italiano/inglese

SALA CORINTO

GIORNATE DEGLI AUTORI EVENTO SPECIALE press - industry

IL GRANDE GIAFFA (GIAFFA THE GREAT)

AL BARANEYA

Ashgan El-Hamus (86’) v.o. arabo st. italiano/inglese

Marco Santi (100’) v.o. italiano st. inglese

11.00

SALA DARSENA

VENEZIA 83 - FILM DI APERTURA press - industry

INK

SALA GIARDINO

ORIZZONTI - FILM DI APERTURA press - industry

LA RAGAZZA CON LA LEICA (THE GIRL WITH THE LEICA) Alina Marazzi (118’) v.o. tedesco st. italiano/inglese

11.30

SALA PERLA

GIORNATE DEGLI AUTORI press - industry

AGATA THE WRITER

Kuba Dorabialski (95’) v.o. inglese, bosniaco st. italiano/inglese

14.00

SALA PERLA

GIORNATE DEGLI AUTORI press - industry

SALÓN DE BELLEZA

Nathalia Acevedo (108’) v.o. spagnolo st. italiano/inglese

16.00

SALA DARSENA

ORIZZONTI - FILM DI APERTURA pubblico - tutti gli accrediti

LA RAGAZZA CON LA LEICA (THE GIRL WITH THE LEICA) Alina Marazzi (118’) v.o. tedesco st. italiano/inglese

16.30

19.30

SALA DARSENA

VENEZIA 83 press - industry

BUCKING FASTARD

Werner Herzog (109’) v.o. inglese st. italiano/inglese

Danny Boyle (116’) v.o. inglese st. italiano/inglese

SALA PERLA

19.30

SALA PERLA

VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry

EVEREST: THE OTHER SIDE

Elizabeth Chai Vasarhelyi, Jimmy Chin (115’) v.o. inglese, nepalese, sherpa, spagnolo, gurung st. italiano/inglese

19.30

SALA VOLPI

ORIZZONTI press - industry

TOO MUCH SUGAR

Robert Greene (98’) v.o. inglese st. italiano/inglese

21.30

SALA CASINÒ

ORIZZONTI press - industry

TOO MUCH SUGAR

Robert Greene (98’) v.o. inglese st. italiano/inglese

21.45

SALA DARSENA

VENICE OPEN - FUORI CONCORSO NON FICTION press - industry

EVEREST: THE OTHER SIDE

Elizabeth Chai Vasarhelyi, Jimmy Chin (115’) v.o. inglese, nepalese, sherpa, spagnolo, gurung st. italiano/inglese

21.45

SALA VOLPI

ORIZZONTI press - industry

MORAGHEB (FALLING HOUSE)

GIORNATE DEGLI AUTORI FILM DI APERTURA pubblico - tutti gli accrediti

Mohsen Gharaei (124’) v.o. farsi st. italiano/inglese

MY NOTES ON MARS

Lili Horvát (106’) v.o. inglese, ungherese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

19.00

PALABIENNALE

83. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA pubblico

19.15

Maria Giménez Cavallo (20’) v.o. francese st. italiano/inglese

11.30

19.00

SALA GRANDE

83. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA inviti

CERIMONIA DI APERTURA OPENING CEREMONY e/and LEONE D’ORO ALLA CARRIERA A GEORGE CLOONEY a seguire VENEZIA 83

INK

22.00

SALA CORINTO

GIORNATE DEGLI AUTORI press - industry

I PLANT MY HAND IN THE GARDEN

Hoda Taheri, Boris Hadžija (83’) v.o. inglese, farsi, serbo, tedesco st. italiano/inglese

22.00

SALA PERLA

VENEZIA 83 press - industry

BUCKING FASTARD

Werner Herzog (109’) v.o. inglese st. italiano/inglese

22.30

PALABIENNALE

ORIZZONTI - FILM DI APERTURA pubblico

LA RAGAZZA CON LA LEICA (THE GIRL WITH THE LEICA) Alina Marazzi (118’) v.o. tedesco st. italiano/inglese

Opera Prima Accesso in sala consentito solo fino a 10 minuti prima della proiezione. La prenotazione è obbligatoria per pubblico e accreditati./ Access will be allowed only 10 minutes before screening time. Reservation is required for the public and pass holders.

Danny Boyle (116’) v.o. inglese st. italiano/inglese

Pubblico Public

Accreditati Pass holders

Press Industry

DA P. 3

Intervista Alberto Barbera

pevoli dei rischi che ciò ha comportato e comporta. Ma se non si osa che senso ha lavorare per costruire un festival di queste dimensioni e con queste finalità, certo non le uniche, di ricercare il nuovo che avanza? Detto ciò, tutti si interrogano sulla funzione che rivestono i festival oggi, a cominciare dai produttori. Qualcuno pensa che forse si possa risparmiare il costo di lanciare un grande film hollywoodiano in un festival tentando invece l’uscita a sorpresa in sala, come è avvenuto per il film di Paul Thomas Anderson lo scorso anno, o come avverrà questo autunno per Digger di Iñárritu con Tom Cruise. La Warner non farà nessuna uscita ai festival giocando sull’effetto sorpresa. Non vuol dire che le major non andranno più ai festival: si fanno esperimenti, si tentano strade senza ben sapere dove portino, si brancola un po’ nel buio come un po’ tutti in questo presente frammentato e ben poco intellegibile.

SEPTEMBER 2, 2026

DA P. 3

Editoriale Massimo Bran

la cosa ci ha fatto enorme piacere, in primis per l’ennesima dimostrazione di fiducia dimostrata nei nostri confronti dalla Biennale, ma poi anche, e soprattutto, perché a noi le sfide innovative piacciono maledettamente. Abbiamo da subito cercato allora di ripensare l’identità del Daily, cercando di renderlo innanzitutto omogeneo, con una sola copertina e un solo versante di lettura senza cesure, evitando stacchi troppo secchi tra sezioni e altri contenuti. Abbiamo inoltre cercato di connotarlo in maniera prossima a quelli che sono gli altri media che noi realizziamo, tra questi le Guide alla Biennale Arte e Architettura, ossia cercando di renderlo più pulito, arioso, sobrio, pur naturalmente avendo ben chiara la natura eclettica, direi proprio caleidoscopica che caratterizza questo mondo, questa industria, dove tra autorialità rigorosamente d’essai e glam ipercool vi è una scala di nuance pressoché infinita, ragione per cui tutte le anime debbono potersi poi riconoscere nel prodotto editoriale che le deve rappresentare e restituire. Cosa tutt’altro che facile da realizzarsi naturalmente. Noi ci abbiamo convintamente provato, e ci proveremo giorno per giorno, a fare di questo media un qualcosa di profondamente bello, divertente, propositivo, con l’idea che l’immagine conti quanto il contenuto, e per noi immagine significa trovare un segno grafico-editoriale dal respiro internazionale all’insegna di un linguaggio contemporaneo. E poi i contenuti editoriali naturalmente, che come vedrete saranno molto puntuali e decisamente legati al tratto cinema-cinema, che sembra una cosa scontata qui ma che così rischia di non essere in un circo mediatico-presenzialista quale è quello in cui si svolge un festival generalista internazionale. Quindi presentazioni mirate, interviste, focus sugli autori, brevi impressioni sui film del giorno prima, e poi certo grande attenzione agli incontri, agli eventi extra-proiezioni di livello, sempre con la curiosità viva di capire dove e come questa industria delle emozioni sta dirigendosi in questo tempo caoticamente frammentato. Sono tanti, infine, gli amici che vogliamo e dobbiamo ringraziare, oltre alla Biennale, per il contributo che ci hanno fornito nel dare il là a questa nuova stagione. Avremo modo di farlo nei prossimi numeri. Tuttavia qui un’eccezione è più che dovuta, perché davvero riguarda una persona, un’azienda che ci hanno concretamente aiutato a consolidare i rapporti con le istituzioni più importanti del cinema italiano. Sto parlando del nostro partner Mad Genius Group e in particolare del suo Presidente Giancarlo Di Gregorio, che tra gli operatori non ha certo bisogno di alcuna presentazione dato che per 30 anni e oltre è stato uno dei più preziosi motori di Cinecittà in generale e qui a Venezia per tutti noi in particolare. Gli dobbiamo davvero molto per questa sua collaborazione preziosa, schietta, appassionata, i cui frutti già in questo primo capitolo di una storia che speriamo si riveli lunga assai si sono rivelati più che maturi. Buona lettura e grazie sin d’ora per l’aiuto e le sollecitazioni che ci vorrete, come ci auguriamo, fornire.

Uno dei temi che attraversano le sezioni della Mostra sembra essere il potere: gli strumenti attraverso i quali costruisce il racconto della realtà e, all’opposto, le forme con cui la realtà prova a resistere a derive sempre più autocratiche. Nel cinema di oggi vede una disposizione politica più esplicita? È una tendenza che negli ultimi anni si è sicuramente accentuata. E sta crescendo e consolidandosi in questa direzione di anno in anno un virtuoso incrocio tra documentario e fiction. Lo dico quasi come battuta, ma di fatto è realtà: questa è forse l’edizione più politica degli ultimi anni. In senso lato, però. Non parlo di politica come contrapposizione di ideologie o di schieramenti, bensì intesa nell’accezione più nobile del termine: la capacità di affrontare la complessità dei problemi, di rifletterci sopra, di trasformarli in un racconto, in una narrazione spettacolare e coinvolgente, per aiutare a far ragionare più a fondo il pubblico su aspetti che la cronaca propone quotidianamente. Avrei voluto trovare più film d’evasione, ma il nostro tempo spinge con evidenza altrove. Non dico commedie, perché quelle ormai sono merce ahimè sempre più rara. Le commedie di oggi sono un prodotto molto commerciale, di qualità scadente: gli autori non ne fanno quasi più. Viviamo in un mondo talmente e inaspettatamente drammatico che un autore si sente quasi giocoforza spinto ad affrontare temi pesanti. C’è però un vantaggio: tutto ciò non ha la brutalità della cronaca, viene reinventato attraverso una narrazione coinvolgente, che mette in luce aspetti contraddittori e articolati di ogni dato contesto o problema, anche proprio sul piano umano. Si mostrano persone in situazioni difficili nelle quali potremmo trovarci tutti noi e in cui, quindi, ci possiamo in qualche modo identificare. È conseguentemente vero che c’è molta più realtà nel cinema di finzione oggi che fa sì che lo avvicini sempre di più al genere documentario, il quale ha per sua natura e fine primo la capacità di elaborare la rappresentazione diretta di un dato problema o caso umano o sociale. C’è una convergenza, estetica e linguistica, sempre più forte 83. VENICE FILM FESTIVAL tra due universi che una volta erano nettamente separati e contrapposti: ciò spiega perché tanti maestri scelgono Daily Venezia 83 proprio questo genere per Supplemento di Venezia News n. 315-316 settembre-ottobre 2026 esprimersi e perché, quindi, Autorizzazione del Tribunale ci sono molti più documentari di Venezia n. 1245 del 4/12/1996 redazione@venezianews.it oggi nei grandi festival genewww.venezianews.it/daily2026 ralisti come Venezia.

Direttore responsabile Venezia News Massimo Bran Redazione Marisa Santin (coordinamento editoriale), Mariachiara Marzari (immagine e comunicazione), Paola Marchetti (direzione organizzativa), Davide Carbone, Chiara Sciascia, Fabio Marzari, Luca Zanatta (graphic design) Hanno collaborato Nicola Davide Angerame, Loris Casadei, Maria Casadei, Massimo Macaluso, Giorgio Placereani, Roberto Pugliese, Riccardo Triolo, Delphine Trouillard, Andrea Zennaro, Adele Spinelli, Alberto Marzari Annarita Brancaforte, Laura Nortilli, Roberto Rantucci, Anna Louise Whitney Relazioni istituzionali Giancarlo Di Gregorio Stampa CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it Special partner

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83. VENICE FILM FESTIVAL

From the 2nd to the 11th of September, 2026 Hotel Excelsior Venice Lido from 10:00 AM to 6:00 PM

italianpavilion.it 16

SEPTEMBER 2, 2026


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DAILY#1 83. Mostra del Cinema di Venezia - September 2, 2026 by Venezia News - Issuu