



Lo Yaka ha risposto nel modo più maturo possibile. Vittorie nette, approccio sempre presente, una squadra che non ha mai dato la sensazione di voler gestire, ma piuttosto di voler continuare a spingere.
di Matteo Carcano
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra il costruire e il raccogliere Lo Yaka Volley Malnate arriva a questo punto della stagione dopo aver costruito tanto, con continuità, con crescita, con una solidità che nel tempo lo ha portato in cima alla classifica. Adesso, però, è il momento di raccogliere E farlo senza esitazioni.
Le ultime due partite, sulla carta più abbordabili, rappresentavano un passaggio delicato proprio per questo motivo. Il rischio non era tanto tecnico, quanto mentale: abbassare la soglia dell’attenzione, perdere ritmo, sporcare quanto di buono fatto fin lì. Invece lo Yaka ha risposto nel modo più maturo possibile. Vittorie nette, approccio sempre presente, una squadra che non ha mai dato la sensazione di voler gestire, ma piuttosto di voler continuare a spingere. È un segnale importante, forse ancora più dei risultati stessi Perché dentro queste partite c’è stata anche la possibilità di allargare le rotazioni, di dare spazio a tutti, di costruire fiducia diffusa Non solo per una questione di gestione fisica, ma soprattutto mentale: far vivere a tutti la partita vera, quella in

cui ogni errore pesa di più e ogni scelta ha un valore diverso. Un dettaglio che, nel finale di stagione, può diventare decisivo.
Adesso però cambia tutto. Perché la sfida contro Garlasco segna l’ingresso in un’altra dimensione del campionato Non più partite da interpretare, ma scontri diretti da giocare fino in fondo. Non più margine per gestire, ma necessità di incidere
La classifica racconta di uno Yaka primo con 51 punti, ma anche di un gruppo di inseguitrici raccolto in pochi punti. E racconta soprattutto che Garlasco, sesta a quota 41, è molto più pe-
ricolosa di quanto possano dire gli ultimi risultati. Perché se è vero che ha lasciato qualcosa per strada, è altrettanto vero che il suo livello di gioco è rimasto alto, costante, riconoscibile
È una squadra che continua a fare la sua pallavolo, senza snaturarsi Attacca con qualità, difende, tiene ritmo. E soprattutto ha interpreti in grado di spostare gli equilibri. Non è una squadra in crisi, ma una squadra che, per caratteristiche, può mettere in difficoltà chiunque.
L’andata lo aveva già dimostrato. Una partita lunga, tirata, giocata sul filo dei dettagli, in cui lo Yaka non era riuscito
a esprimersi al meglio, soprattutto in ricezione e nella gestione delle situazioni più semplici Errori non abituali, probabilmente anche figli della tensione, avevano finito per indirizzare alcuni momenti chiave della gara. Eppure, anche in quella serata, era arrivato un punto. Segnale che il livello, anche contro avversari di questo tipo, c’è sempre stato.
È proprio da lì che riparte la lettura di questa partita Non tanto da ciò che è stato, ma da ciò che può essere diverso La sensazione è che la sfida si giocherà più sul piano tecnico che su quello emotivo La tensione sarà inevitabile, da entrambe le parti, ma sarà la qualità nei fondamentali a fare la differenza.
La ricezione, prima di tutto. All’andata era stata messa sotto pressione dai battitori di Garlasco, togliendo fluidità al gioco dello Yaka. Ritrovare stabilità in
Il finale di stagione
è ormai entrato nel vivo. Tre partite, tre scontri diretti, un margine sempre più ridotto.
quel fondamentale significa poter sviluppare il proprio sistema offensivo con continuità E poi l’attacco, che dovrà essere più incisivo, più concreto, capace di trasformare anche le situazioni meno pulite.
Dall’altra parte, sarà fondamentale la fase break: il servizio come primo strumento per limitare il potenziale offensivo avversario e provare a spostare l’inerzia della gara. Perché contro una squadra così, lasciare ritmo significa concedere campo.
Ma c’è anche un altro elemento, meno tecnico e più ambientale, che può incidere. Il fattore campo. In una partita di questo peso, il palazzetto può diventare qualcosa di più di una semplice cornice. Può essere spinta, energia, presenza costante. Non solo nei momenti in cui tutto funziona, ma soprattutto quando qualcosa si inceppa.
Perché è lì che le partite cambiano direzione, ed è lì che serve un sostegno continuo, senza pause.
Il finale di stagione è ormai entrato nel vivo Tre partite, tre scontri diretti, un margine sempre più ridotto. Lo Yaka arriva a questo appuntamento con tutto ciò che ha costruito fin qui: certezze, fiducia, identità Ma anche con la consapevolezza che, da ora in avanti, servirà qualcosa in più: andare oltre i propri limiti... non per necessità, ma per ambizione


Dopo le ultime due partite, sulla carta più abbordabili, la squadra ha risposto nel modo giusto. Oltre all’atteggiamento, hai anche avuto la possibilità di coinvolgere tutta la rosa: quanto era importante in questo momento della stagione?
“Assolutamente sì, sarebbe stato facile prenderle sotto gamba. Invece l’atteggiamento e la voglia di vincere hanno fatto la differenza. I ragazzi hanno affrontato entrambe le partite nel modo corretto, con serietà e concentrazione. In più era importante far scendere tutti in campo e far provare la tensione della partita Un conto è allenarsi, un altro è giocare quando l’errore pesa di più. Avevo bisogno che tutti vivessero quelle sensazioni, perché se qualcosa non funziona devo avere giocatori pronti. E devo dire che ho avuto le risposte che cercavo: tutti si sono fatti trovare pronti”. Questo aspetto rafforza anche la fiducia del gruppo, oltre che le sue certezze da allenatore. “Sì, perché siamo una squadra vera Tutti lavorano





































