



Arrivare alla 20A giornata
da primi in classifica con 42 punti significa molto più che guardare tutti dall’alto.
Significa aver costruito un percorso credibile, fatto di crescita, adattamento e capacità di reagire.
di Matteo Carcano
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra una squadra che sorprende e una squadra che, a un certo punto della stagione, prende coscienza del proprio valore. Per lo Yaka Volley Malnate, quella linea sembra essere stata superata. La vittoria sul campo dei Diavoli Rosa non è stata soltanto un altro tassello in classifica, ma la conferma di una maturità che, settimana dopo settimana, si sta consolidando.
Arrivare alla 20^ giornata da primi in classifica con 42 punti significa molto più che guardare tutti dall’alto. Significa aver costruito un percorso credibile, fatto di crescita, adattamento e capacità di reagire. E, soprattutto, significa aver già messo in cassaforte l’obiettivo iniziale: la salvezza. Un traguardo che, anche quando non era ancora matematico, era ormai diventato una certezza nei fatti
Da qui in avanti, però, cambia tutto Perché quando la pressione dell’obiettivo minimo viene meno, resta solo ciò che una squadra decide di inseguire. E lo Yaka ha scelto una strada chiara: pensare una partita alla volta, senza appesantirsi, ma con l’ambizione con-

creta di fare meglio rispetto al girone d’andata.
È in questo contesto che si inserisce la sfida contro Albisola. Una partita che, più di altre, porta con sé un significato particolare. Non tanto per la classifica, che pure resta cortissima e aperta a qualsiasi scenario, quanto per il ricordo dell’andata Quella sconfitta per 3-0, l’unica davvero netta della stagione, rappresenta ancora oggi un punto di riferimento Non come ferita aperta, ma come misura di ciò che questa squadra non vuole più essere.
Quella sera Albisola aveva imposto il proprio ritmo fin dal servizio, togliendo allo Yaka la possibilità di costruire
gioco. La ricezione sotto pressione aveva generato palloni staccati, prevedibili, e l’attacco si era progressivamente spento contro un muro ordinato e una difesa sempre pronta a rigiocare Più che il punteggio, era stata la sensazione di impotenza a colpire.
Oggi, però, lo scenario è diverso. Lo Yaka arriva a questa sfida con una consapevolezza nuova, costruita proprio nelle partite più complicate. La capacità di restare lucidi dopo un passaggio a vuoto è uno dei segnali più evidenti di questa crescita. Non è più una squadra che si accende e si spegne, ma un gruppo che sa ritrovarsi dentro la partita.
Dall’altra parte della rete ci sarà un’avversaria che, per caratteristiche, continua a rappresentare un banco di prova ideale. Albisola è rimasta fedele alla propria identità: servizio aggressivo, difesa solida, grande ordine nel sistema muro-difesa Una squadra che assomiglia, per certi versi, allo Yaka stesso. Ed è proprio questo a rendere la sfida ancora più complessa. Quando due squadre condividono principi e ritmo, la differenza non sta tanto nelle idee, quanto nella capacità di eseguirle nei momenti chiave. In più, rispetto all’andata, Albisola si presenta con qualcosa in più. Il rientro dell’opposto titolare aggiunge peso offensivo e rende il sistema ancora più completo. Un dettaglio che obbligherà lo Yaka ad alzare ulteriormente il livello, soprattutto nella gestione del servizio avversario e nella lettura delle situazioni più sporche.
La crescita di una squadra non si misura nella capacità di dominare quando tutto funziona, ma nel trovare soluzioni quando il piano iniziale viene
messo in crisi.
La sensazione è che la partita si giocherà ancora una volta su un equilibrio sottile Sarà una battaglia di continuità, di pazienza, di capacità di accettare anche scambi lunghi e momenti di difficoltà senza perdere lucidità. Esattamente ciò che, all’andata, era mancato
Ed è qui che si misura la crescita di una squadra. Non nella capacità di dominare quando tutto funziona, ma nel trovare soluzioni quando il piano iniziale viene messo in crisi
A questo si aggiunge un fattore che può incidere più di quanto dica il contesto tecnico: il pubblico In partite così, il palazzetto non è solo uno sfondo, ma parte integrante della gara. Non tanto nei momenti in cui tutto gira, ma quando serve una spinta per restare agganciati, per trasformare una fase difficile in un nuovo inizio.
La sfida contro Albisola, quindi, non è solo un’occasione per difendere il primo posto. È una prova di identità. Un modo per capire fino a che punto questa squadra ha interiorizzato il proprio percorso.
Perché se all’andata era stata una “serata no”, questa volta non si tratta semplicemente di fare meglio. Si tratta di dimostrare di essere diventati qualcosa di diverso. Una squadra capace non solo di vincere, ma di riconoscere le partite che contano davvero… e di affrontarle con la lucidità di chi sa esattamente dove vuole arrivare.


Guardando alla classifica, avete ormai raggiunto anche matematicamente la salvezza. Era un traguardo che consideravate già acquisito nelle scorse settimane?
«Sì, in realtà la salvezza l’avevamo già “assorbita” Eravamo consapevoli di essere, tra virgolette, salvi anche prima della matematica. Avevamo fatto dei calcoli guardando le squadre dietro di noi: ad esempio la quart’ultima aveva fatto pochi punti nel girone d’andata e ci sembrava molto difficile che potesse recuperare tutto il distacco. Quindi la matematica non c’era ancora, ma eravamo già tranquilli».
Una volta raggiunto ufficialmente l’obiettivo stagionale, cambia qualcosa in termini di approccio e motivazioni, considerando anche la vostra posizione ai vertici della classifica?
«Ne ho parlato con i ragazzi a inizio settimana: da adesso in avanti pensiamo una partita alla volta Abbiamo capito di avere le possibilità per giocarci qualcosa di importante, quindi vogliamo provarci fino in fondo, ma senza






































