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SASSARI CERCA
DUE PUNTI VITALI
PER SCACCIARE
L’INCUBO RETROCESSIONE
Deluse dall’ultimo turno, Varese e Sassari si affrontano in una sfida che soddisferà solo una delle due contendenti L’Openjobmetis vuole il successo per continuare a rincorrere un sogno chiamato playoff mentre il Banco di Sardegna cerca due punti vitali per scacciare l’incubo retrocessione. Già, perchè i successi di Treviso hanno portato i veneti della Marca a due sole lunghezze dai sardi e col vantaggio nello scontro diretto (11, ma +3 differenza canestri per Treviso). Sarà tutt’altro che arrendevole il Banco a Masnago. Lo sarà anche Varese che vorrà riscattare la beffa del Palatrieste giunta col sorpasso siglato da Ramsey in lunetta a 1” dalla fine di una gara tesa ed emozionante.
Sassari è ampiamente rivoluzionata dalla squadra della scorsa stagione e ha avuto vari restyling nel corso di

questa stagione. Partendo anche dalla panchina dove Bulleri è stato esonerato a novembre nonostante il fresco rinnovo biennale fino a giugno 27 giunto in estate. Al suo posto un altro ex varesino come Mrsic: 33% di vittorie fin qui per l’ala dello Scudetto del ‘99 che tengono Sassari sospesa nella lotta per non retrocedere. Regia ora affidata a Macon col supporto di Buie. 180 cm, uscito dal college di Hofstra dove è recordman di presenze e quarto per assist, Buie ha girato l’Europa con Olanda, Slovacchia, Turchia, Germania fino all’ultima esperienza in Lituania al Neptunas Klaipeda. E’ diventato padre già nel 2016 quando era al college: la nascita di Jada lo ha spinto a impegnarsi ancora di più nella pallacanestro. A
uscire dalla panchina c’è anche Alessandro Zanelli: il classe ‘92 fornisce grinta e difesa in circa 10’ di utilizzo medio con 2,2 punti a gara. In posizione guardia troviamo il lituano Beliauskas, giocatore pericoloso nel tiro da 3 (41,6% in stagione), ma anche capace di attaccare molto bene il ferro che arriva dalla Juventus Utena della lega lituana e ha disputato l’ultimo Eurobasket con la maglia della sua Nazionale. In ala troviamo Carlos Marshall, Ceron e Visconti. Quest’ultimo è arrivato a stagione in corso e sta disputando la sua miglior annata in serie A a livello di cifre statistiche. Marco Ceron fornisce impatto dalla panchina con un massimo di 12 punti contro Trieste e Trento anche se va detto che nelle
Guido Giovannetti, Gabriele Bettini (nella foto) e Francesco
Cassina sono gli arbitri che si occuperanno di dirigere il match tra la Pallacanestro
Openjobmetis Varese ed il Banco di Sardegna Sassari, valido per la ventiseiesima giornata del campionato di LBA 2025-2026. Il primo, nel corso di questa stagione, ha diretto i biancorossi nelle due sfide

contro Reggio Emilia, entrambe terminate a favore della UNA
Hotels Il secondo ha “fischiato” la Openjobmetis nel ko esterno maturato sul campo di Venezia (8675) e nel successo nterno contro Trieste (8469) Due i precedenti stagionali che riguardano Cassina: Reggio Emilia-Varese (103-79) e Varese-Cantù (91-82).
ultime 4 giornate è uscito dalle rotazioni di coach Mrsic racimolando solo 4’ complessivi tutti contro Treviso. Carlos Marshall arriva come uno dei protagonisti della lega israeliana della scorsa annata (15,2 punti e 5,8 rimbalzi) con l’Elitzur Netanya e anche in Serie A si sta confermando un ottimo realizzatore (14,1 punti fin qui) tenendo fede al suo soprannome “Chef” per la sua capacità di cucinare canestri da ogni posizione
In ala grande troviamo il confermato Rashawn Thomas, arrivato sul finale
della scorsa stagione in quel di Sassari, e Andrea Mezzanotte, classica ala forte tiratrice col 36% da 3. Sotto canestro c’è l’eccentrico McGlynn, giramondo dell’Europa che si è dimostrato un lungo solido, atletico e con spiccate qualità difensive e il confermato Luca Vincini, 207 centimetri classe 2003. Nelle ultime stagioni in A2 prima a Biella, poi alla Juvi Cremona. Per lui una crescita passando dai 4 punti e 2,7 rimbalzi in 14’ dell’anno scorso ai 7,3 punti e 3,9 di oggi con 19’ di gioco



di Alessandro Burin
Se esiste un elemento individuale indispensabile nel collettivo che Kastritis esalta sempre e mette sopra di tutto nella sua Pallacanestro Varese quello è, senza ombra di dubbio, Tazé Moore.
Lo dicono i numeri: 12 punti, 5 rimbalzi e 4 assist di media a partita, lo dicono, soprattutto, l’energia e l’atletismo che mette in ogni gara, sia in fase difensiva che in quella offensiva, con una verticalità che pochissimi hanno in Italia.
Un giocatore determinante anche e soprattutto nella sua sana follia, unita all’estro di un talento grezzo che si sta dimostrando quanto mai adatto ad un basket, quello europeo, che mai aveva vissuto prima d’ora in carriera. Abbiamo deciso, allora, di entrare un pò più a fondo del personaggio e dell’uomo Tazé Moore, oltre che del gio-


catore che sarà decisivo nella corsa playoff della Pallacanestro Varese
Moore, mi racconti qualcosa della sua infanzia e della sua famiglia... “Vengo da una città a sud del Mississipi, vicino Memphis nel Tennesee, in una città dallo spirito country nella quale è bello vivere, almeno, per me è stato così. La mia famiglia è veramente pazza, abbiamo sempre scherzato e riso molto, organizziamo tante feste, ci piace stare insieme ed occupa la parte più importante del mio cuore”.
Che ricordi ha, invece, degli anni al College?
“Ho tantissimi ricordi. Sicuramente uno
dei ricordi più forti che ho è stato quando mi sono rotto la gamba e l’operazione che n’è conseguita. Questo è probabilmente il più brutto ricordo che ho di quegli anni che per il resto sono stati molto belli, fatti di tante amicizie, tante conoscenze ed esperienze che mi hanno permesso di crescere, basta pensare che con il mio compagno di stanza sono in contatto tutt’oggi. Poi, ovviamente, c’era anche lo sport, ho giocato per cinque anni tra i Cal State Bakersfield Roadrunners ed gli Houston Cougars con i quali ho fatto la mia prima Final Four in NCAA ed è stato qualcosa di bellissimo che ha permesso alla mia carriera di fare un salto in avanti importante”

Quand’è che ha iniziato a capire che la pallacanestro poteva diventare un vero e proprio lavoro per lei?
“Dopo i primi due anni di High School, perché prima giocavo a football. Ho iniziato a giocare tardi a basket ma ho subito capito che avrebbe potuto diventare qualcosa di davvero concreto ed importante nella mia vita”.
Qual è stato l’allenatore che più l’ha segnata nel suo percorso sportivo?
“Non ce n’è stato uno in particolare, sono stati diversi Parto da quello che avevo in High School, passando per il mio primo allenatore a Houston, passando poi per quello incontrato ai Roadrunners e ovviamente finendo con coach Kelvin Sampson. Tutti mi hanno aiutato a crescere tantissimo sono molti aspetti e mi hanno insegnato a diventare un giocatore sempre più maturo, passo dopo passo”.
Che ricordi ha dell’esperienza a Portland fuori dal campo?
“E’ sicuramente un bel posto Portland anche se è un posto in cui piove sempre, però a me piace la pioggia, quindi non mi ha dato mai fastidio questa cosa. Quando ero lì cercavo di rilassarmi e ho fatto molte escursioni; per quanto riguarda il cibo, poi, Portland è uno dei posti migliori al mondo dove mangiare. Quindi mi sono comportato un po’ come un ciccione, mangiando tutto il tempo e godendomi la pioggia”.
Perché ha deciso di venire a Varese quest’estate?
“Per la storia e la cultura di basket che c’è qui. Volevo vedere se riuscivo a farmi strada in un club storico ed importante come Varese, con un programma definito e che punta a vincere. Ho pensato che fosse un passo importante per la mia carriera, perché se qui fossi riuscito a fare bene sicuramente il mio
percorso da professionista ne avrebbe tratto giovamento”.
Che bilancio dà alla sua stagione ora che manca poco alla fine?
“Positivo. Ho lavorato molto, anche perché venivo da un basket diverso, soprattu NBA, dove si guar meno alla tattica Qui invece ho imparato a lavorare tanto s o p r a t t u t t o sulla difesa, ho stretto relazioni forti come quella con il coach e con tutte le persone c mi hanno aiuta quest’anno a crescere .
d’accordo su determinate condizioni”.
Quanta amarezza le ha lasciato l’ultimo tiro sbagliato a Trieste?

Le piacerebbe rimanere a Varese anche l’anno prossimo?
“Non mi dispiacerebbe restare. È solo che alcune cose devono andare a posto prima che altre possano funzionare, ma non mi dispiacerebbe affatto restare, perché per me Varese è davvero una città fantastica Sono a 30 minuti dal centro Milano, a 30 minuti dalla Svizzera e anche a circa 30-40 minuti da Como, insomma, a livello di posizione è perfetta, davvero. Ripeto, dobbiamo solo essere sicuri di trovarci
“Ero arrabbiato. Ero davvero arrabbiato perché mi alleno spesso su quel tiro Lo realizzo molte volte qui, allenamento che in rtita, ma non posso prendermela con me stesso per questo. Abbiamo commesso alcuni errori durante la partita che hanno portato a quella siuazione, e o b a b i l m e n t e mo potuto vincere tre o quattro minuti prima Quindi ovviamente sono arrabbiato perché ho tirato l’ultimo tiro e mi prendo molte responsabilità per questo, ma cerco anche di essere indulgente con me stesso”.
Che partita si aspetta ora con Sassari?
“Sarà una partita complicatissima Loro arrivano qui a caccia di punti importanti per salvarsi, daranno tutto per vincere ma noi faremo lo stesso perché vogliamo continuare ad inseguire l’obiettivo playoff”.


Presidente
Antonio Bulgheroni
Vicepresidente Gianpaolo Perego
Amministratore Delegato
Director of Business
Development & Operations
General Manager Basketball Operations
Luis Scola
Federico Bellotto
Zachar y Sogolow
General Manager Basketball Strategy Maksim Horowitz
Direttore Sportivo
Mario Oioli
Responsabile Operativo Prima Squadra Massimo Ferraiuolo
Amministrazione
Marketing ed Eventi
Responsabile Stampa e Comunicazione
Responsabile Relazioni Esterne
e Csr/Safeguarding Officer
Maria Grazia Ferrari
Lorenzo Gaudina
Marco Gandini
Raffaella Demattè
Responsabile Biglietteria e Merchandising Filippo Buttarelli
Allenatore Giannis Kastritis
Assistente Allenatore Matteo Jemoli
Assistente Allenatore Federico Renzetti
Preparatore Atletico
Silvio Barnabà
Medico Sociale
Jacopo Calciolari
Medico Ortopedico
Mauro Modesti
Fisioterapista
Davide Zonca
Fisioterapista
Matteo Bianchi
11/04/2026 - 20:00





Possono cinque sole partite eleggere un giocatore a elemento fondamentale di un gruppo? Sì, se le sue cifre sono quelle sfoderate da Macon che è diventato subito il punto di riferimento dell’attacco sardo. Parliamo di 17 punti di media col 70% da 2 e 4 assist di media. Il 30enne dell’Arkansas è un esterno talentuoso ed esperto con squadre di livello in Europa nel suo passato. E’ uscito dal college degli Arkansas Razorback producendo 17,1 punti e 4 assist risultando il miglior tiratore da 3 e conquistando l’inserimento nel
Second Team All-Sec Poi due anni dentro fuori fra NBA e G-League a Dallas e Miami. Lo sbarco in Europa avviene nel 2020 al Galatasaray, poi l’anno dopo Aek Atene con ben 18,2 punti che lo portano al Panathinaikos con cui realizza 13,1 punti in Eurolega. Altro scenario nel 2022-23: va a Kazan dove vince la VTB League segnando oltre 15 punti di media Poi due anni in Cina a Shenzen prima e Shangai poi e quest’anno il ritorno in Europa al Maroussi con cui stava producendo 12,2 punti e 5,2 assist di media.
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di Alessandro Burin
D’ACQUA, MENTRE
OGGI MI SENTO
MOLTO PIÙ A MIO
AGIO, ANCHE GRAZIE
A COACH KASTRITIS,
CHE STA DANDO
FIDUCIA A TUTTI
Giovane, ambizioso e in continua crescita, Federico Besio rappresenta una delle figure emergenti nel panorama cestistico giovanile. Attualmente capo allenatore dell’Under 15 Varese Basketball, assistente dell’Under 17 e collaboratore in Serie A, vive ogni giorno la palestra come un’opportunità di apprendimento. Tra formazione sul campo, relazioni con i giocatori e sogni internazionali, il suo percorso racconta dedizione, curiosità e grande voglia di migliorarsi
Besio, si sente più cresciuto oggi come allenatore al seguito della Serie A?
“ A s s o l u t a m e n t e s ì I l p r i m o a n n o m i s o n o s e n t i t o u n p o ’ c o m e u n p e s c e f u o r d ’ a c q u a , m e n t r e o g g i m i s e n t o molto più a mio agio, anche grazie a coach Kastritis, che sta dando fiducia
a t u t t i . H o c h i a r o q u a l i s o n o l e m i e mansioni e la responsabilità è sicuramente aumentata”.
E’ più facile costruire una relazione con i giocatori italiani o con gli stranieri a livello senior?
“Onestamente mi trovo più a mio agio nel costruire una relazione con i gio-
c a t o r i s t r a n i e r i . Av e n d o s t u d i a t o a ll’estero, sono molto legato al mondo
a m e r i c a n o : r i e s c o a c a p i r e m e g l i o l e loro esigenze, le loro abitudini e anche
c i ò c h e l i a p p a s s i o n a . A d e s e m p i o ,
p a r l a r e d i M a r c h M a d n e s s i n q u e s t o
p e r i o d o è d i v e n t a t o u n o t t i m o s t r u -
mento di comunicazione. Alla fine, bisogna sempre trovare il modo giusto per entrare in sintonia”.
Che allenatore è lei oggi?
“Sono ancora molto immaturo sotto al-

c u n i p u n t i d i v i s t a , e d è n o r m a l e a l p r i m o a n n o d a c a p o a l l e n a t o r e G u idare un gruppo ti porta continuamente a farti domande per crescere. Ci sono aspetti del gioco che devo imparare a l e g g e r e m e g l i o , m e n t r e s u a l t r i m i s e n t o p i ù s i c u r o . R i s p e t t o a l p r i m o giorno sono molto migliorato: ricordo ancora Legovich che scherza dicendo che ero arrivato alle 9:30 in ufficio al primo giorno al seguito della serie A e avrebbe voluto “silurarmi” (ride, ndr)”.
Lavorare con le giovanili e con la Serie A è una doppia palestra che non tutti hanno la fortuna di poter vivere…
“Lavorare con la Serie A è una vera e propria scuola nella scuola. Mi ritengo molto fortunato: quello che sto vivendo è u n ’ e s p e r i e n z a c h e p o c h i h a n n o l a possibilità di fare Mi rendo conto del valore del tempo che sto investendo in me stesso e in questo lavoro. Passo intere giornate in palestra, e questo mi
aiuta ad adattarmi, a crescere e a capire sempre meglio cosa posso dare”
Al primo anno di capo allenatore di una giovanile, sotto quale punto di vista si sente più responsabile verso i ragazzi?
“Allenando un Under 15, credo che la responsabilità più grande sia quella empatica ed educativa I ragazzi vivono vite piene e frenetiche e la difficoltà sta proprio nel capire di cosa hanno bisogno. Devono imparare, certo, ma soprattutto devono essere stimolati a farlo nel modo giusto”.
Dove si vede da qui a tre anni?
“Il mio sogno è lavorare in un college americano: può essere un programma importante come George Washington oppure anche il più sconosciuto in una piccola contea della California È un sogno, ma è anche un obiettivo che mi motiva ogni giorno”.











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