Università per la Terza Età APS di Modena
APERIODICO INFORMATIVO ON-LINE
DICEMBRE 2021
RESTIAMO INSIEME A NATALE www.utemodena.it
Editoriale
Natale UTE: un Natale per progettare
CARLA BERTACCHINI Questo periodo prenatalizio, che di solito si viveva con l'ansia per lo shopping, per le partecipazioni ai tradizionali eventi e a futili divertimenti, assume ora ben altro valore dopo due anni di pandemia altalenante. E anche noi cittadini UTE siamo ben consapevoli di quanto sia importante questo Natale speciale, speciale perché seppur timidamente ci stiamo riprendendo tra le mani la nostra vita, i nostri affetti, la nostra quotidianità. In qualità di direttore del corriere on line e di recente nomina a rettore, auguro a tutti i colleghi, corsisti, personale UTE e in primis al nostro Presidente, non solo buone e serene festività, ma e soprattutto, di proseguire il nostro cammino educativo/culturale in un clima di collaborazione, rispetto e supporto. Vi saranno da parte mia l'impegno e la puntuale disponibilità all'ascolto di tutte le componenti, per garantire una costante interazione tra le parti e un sistematico lavoro di squadra che forniranno energia e vitalità alla nostra università, pronta ad aprirsi a nuove realtà. Sarà un Natale dedicato anche alla riflessione e allo studio di nuove proposte per la comunità di apprendimento, alla definizione di nuovi obiettivi, sempre partendo dalla grande e significativa azione pedagogica che ha caratterizzato l'UTE. Apprestiamoci dunque a questo Natale con la certezza che i due valori fondanti ovvero la serenità e il piacere ad apprendere anche in età matura, continueranno ad indicarci la giusta strada verso la buona educazione permanente.
Università per la Terza Età: sempre tra tradizione e innovazione
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EVENTI UTE
NATALE INSIEME 2021 Dopo 2 anni trascorsi in periodo di restrizione causa pandemia finalmente l’UTE riprende il suo tradizionale brindisi augurale di fine anno. Questa è la nostra programmazione ***
STORIE DI IERI E DI OGGI
VIAGGI E MEMORIA con DARIO GHELFI Laureato in Pedagogia, abilitato in Scienze Umane e Storia è stato dirigente e ispettore scolastico, attualmente ricopre il ruolo di docente di Geografia presso UTE. Ha collaborato e collabora con varie università italiane, in particolare nell’ambito della Geografia e della Didattica della Geografia. Ha svolto una intensa attività di formatore, è autore di saggi, articoli, manuali per i diversi gradi e ordini di scuola. È attivo nell’ambito dei rapporti tra informatica e didattica. *** Con la partecipazione di
Carla Bertacchini, Bepi Campana, Carlo Alberto Sitta Ufficio Viaggi UTE *****
UN UOMO UNA STORIA Omaggio a
Enzo Vaccari (Già Vicepresidente UTE)
Sabato 18 dicembre 2021 - ore 10.00 – Sede UTE di Via Cardinal Morone 35, Modena
Si chiede la prenotazione per mail a stampa.ute@utemodena.it Ingresso libero con Green Pass
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La nostra Corale vuole augurare serene festività a tutta la cittadinanza invitando al concerto che si terrà sabato 18 dicembre ore 16 presso la chiesa B.V.Addolorata di Modena.
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E QUINDI USCIMMO A RIVEDER LE STELLE… CARLA BERTACCHINI L’interessante ciclo di letture drammatizzate di Valentino Borgatti si è concluso felicemente: riscontri incoraggianti e numerosi apprezzamenti hanno confermato non solo la professionalità e qualità interpretativa del gruppo, ma e soprattutto l’originalità della proposta nella quale abbiamo da sempre creduto e incoraggiato. Borgatti, attraverso la tecnica tipica del teatro partecipativo ha saputo brillantemente coinvolgere e in particolare accompagnare gli spettatori lungo il difficile percorso di scoperta di Dante, uomo, poeta e figura al di là del tempo. Questo ciclo ha lasciato un ricordo, ha riacceso curiosità, ha superato possibili ostacoli legati alla complessità della proposta e la miriade di offerte, apparentemente analoghe, in occasione del settecentenario dantesco. Un viaggio storico culturale, dunque, che apre orizzonti verso altre figure di grande spicco della cultura italiana che potrebbero meritare ugual approccio divulgativo. Altre stelle che potenzialmente potrebbero aggiungersi e affiancare il progetto Dante nel teatro del Maestro Borgatti…. e questo è il nostro augurio UTE.
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GRUPPO DI LETTURA “G. PEDERIALI”
PROSSIMA PROGRAMMAZIONE Il 20 novembre scorso si è tenuto il terzo incontro del gruppo di lettura dove, al termine di una discussione vivace che ha sviscerato le molteplici tematiche evocate da Frankenstein, ha programmato i prossimi incontri e il testi da portare in discussione. Il calendario è
22 gennaio 2022 Primo Levi - Il sistema periodico 19 febbraio 2022 Italo Calvino - La giornata di uno scrutatore 19 marzo 2022
Jon Kalman Stefansson - Crepitio di stelle
In attesa di riprendere l’attività nel nuovo anno, Antonella e Beatrice (coordinatrici del GdL) augurano Buone Feste.
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I GRANDI VIAGGI DI ISTRUZIONE
NORVEGIA - Tromsø e la magia delle aurore boreali 26 febbraio - 02 marzo 2022
viaggio in prenotazione
Husky, aurora boreale e motoslitta per un'avventura nordica indimenticabile Esperienza polare nella capitale dell'Artico Tromsø fu fondata circa 200 anni fa e divenne agli inizi del 1900 il punto di partenza per le spedizioni verso l'Artico. Da qui il suo soprannome di "Porta sull'Artico". Oggi è una città moderna ed essendo a 350 chilometri a nord del Circolo Polare Artico, si trova nella posizione perfetta per osservare il fenomeno dell'Aurora Boreale.
Vivere un'esperienza polare indimenticabile a Tromsø con le sue numerose escursioni Slitta con cani huskies
Safari in motoslitta nelle Alpi Lyngen
Passeggiata con le ciaspole (con fotografo professionista)
Sarà una vacanza emozionante e divertente alla scoperta del profondo Nord 6
SPAZIO ARTE, COLORI E ……… ATELIER ARTI VISIVE UTE “ERIO BARACCHI”
nasce un opera al laboratorio UTE! M° Paolo Sighinolfi
Foto Archivio UTE
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PREMIO RICCOBONI: GIULIANA LOJODICE E L’ELEGANZA RECITATIVA CARLA BERTACCHINI Il premio Riccoboni ha annoverato tra le figure meritevoli di questo pregevole riconoscimento Giuliana Lojodice, signora del teatro italiano. Il gruppo teatrale UTE “L.Riccoboni” nel 2018 ha confermato il proprio intento culturale /formativo attraverso questa scelta al femminile: Giuliana Lojodice infatti con la propria carriera ha attraversato il mondo dello spettacolo ricoprendo ruoli diversi e dalle molteplici sfaccettature, sempre nel segno del rispetto, della misura e dell’eleganza . Dalle sue testimonianze risulta che ha iniziato da adolescente le prime audizioni e nel 1955 è avvenuto il primo incontro fatale con il teatro, ricoprendo un ruolo minore nel dramma di Arthur Miller Il Crogiuolo, messo in scena da Luchino Visconti. Da tali presupposti e con tali maestri, Lojodice ha dato inizio ad un vero e proprio percorso artistico che l’ha vista protagonista in opere importanti quali ad esempio “La fastidiosa” di Brusati, “La professione della Signora Warren” di G.B.Shaw e “Copenhagen” di Frayn . Accanto a questo tracciato sul palco, Lojodice ha intrapreso ulteriori cammini nel mondo della televisione e del cinema con altrettanto soddisfazione, sapendo trasferire davanti alla macchina da presa o alla telecamera il suo grande potenziale recitativo. Chi non ricorda la sua magistrale interpretazione nel teleromanzo “Una tragedia Americana….” poi l’incontro con Aroldo Tieri, ovvero la ditta TieriLojodice: un lungo elenco di spettacoli teatrali di successo, tutto casa e teatro. Lojodice ricorda «Quando preparavamo un nuovo testo, la prima lettura di copione avveniva intorno al tavolo di cucina. Poi Aroldo, che era molto vanitoso, si chiudeva nel suo bagno e si costruiva il suo personaggio davanti allo specchio senza farmi vedere niente. Per me era sempre una sorpresa quando poi ci trovavamo alle prove in palcoscenico» Una vita dunque sempre sul palco, dentro e fuori la quotidianità, che le ha consentito di non interrompere mai questa condizione privilegiata e di restare persona attiva, partecipe e soprattutto volitiva, seppur con garbo e misura. Il premio ha voluto indicare a coloro che amano il teatro e soprattutto a coloro che calcano o hanno intenzione di calcare le scene, un modello al quale fare riferimento, un profilo recitativo dove professionalità, equilibrio ed emotività si compensano, lasciando spazio a quel gioco di naturalezza e disinvoltura che fanno di una attrice una protagonista. Foto Archivio UTE
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MUSICA … … IN CORO MANUELA NERBANO La Corale, nata nel 1997 con il Maestro Roberto Guerra, dal 2005 è diretta dal Maestro Marco Bernabei con la finalità di far musica insieme, creando un clima di amicizia e di gioia di cantare. Da allora, al mercoledì pomeriggio, i coristi si incontrano, quasi come si trattasse di un “rito”, con la convinzione che un Coro dell’Università per la Terza Età possa esprimere appieno il proprio potenziale, come ricordo per chi ha superato gli “anta”, ma e soprattutto in relazione alle generazioni più giovani, perché in grado di “raccontare” la nostra città e le nostre tradizioni. Non da meno è il proposito di portare un po’ di sollievo a chi si trova in una condizione di svantaggio.
La eventuale mancanza di competenze specifiche viene compensata da passione, costanza, … …, voglia di mettersi in gioco. Il Maestro guida i coristi all’interpretazione dei brani per voci da basso, tenore, contralto e soprano, così poi da esibirsi in un ricco repertorio sia colto (opere, operette e musica sacra), sia popolare (canti dialettali e tradizionali, anche in lingua straniera). Tiene inoltre concerti all’aperto come per “la Notte Bianca” e la “Giornata dei Cori modenesi”, in case di riposo, Circoli, Circoscrizioni, scuole, ospedali; accompagna, con il Canto liturgico, messe e matrimoni.
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Tra gli eventi di particolare importanza nella storia della Corale ricordiamo: la trasferta del 2003 a Roma per animare una messa nella Basilica di San Pietro; il concerto dell’ottobre del 2006, presso il Teatro Comunale di Modena, in collaborazione con la Classe di canto della soprano Raina Kabaivanska; il concerto presso il Forum Monzani per le celebrazioni del ventennale dell’UTE nel maggio del 2008; il concerto presso l’Auditoriun Spira Mirabilis di Formigine, nella primavera del 2016.
2006 - Teatro Comunale di Modena, in collaborazione con la Classe di canto della soprano Raina Kabaivanska
La Corale, quindi, partecipa attivamente ad iniziative e rassegne musicali presenti nel territorio, affiancando anche le generazioni più giovani. Collabora con la Scuola Secondaria di primo grado ad Indirizzo musicale Marconi e con il Liceo Musicale Carlo Sigonio. Con la Scuola Primaria Giovanni
Pascoli ha organizzato il concerto per il centenario della sua fondazione: cento candeline da spegnere con alunni di oggi e di ieri e alla presena del sindaco Muzzarelli.
La finalità del Gruppo di creare coesione al suo interno e, di conseguenza, suscitare rapporti di amicizia ha richiesto l’organizzazione di momenti conviviali come una serata in pizzeria, i festeggiamenti in onore di qualche corista, gite in territori legati alla musica come le Terre Verdiane ed il Museo degli Strumenti musicali di Cremona.
La Corale è sempre pronta ad accogliere nuovi amici, anche se solo incuriositi da questa nostra attività. Foto Archivio UTE
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LE GIOIE DEL NATALE …tratte dall’ultimo incontro del laboratorio di Scrittura Espressiva SONIA MUZZARELLI e DANIELA POLLASTRI L’atmosfera in questi giorni è magica. Le luci lungo le strade, gli alberi dei giardini illuminati trasmettono la gioia, la luce che il Natale porta in tutte le famiglie. (Ida) Melodie nell’aria, profumo di strenne, gli angeli cantano in coro, si accendono le luci, tutto risplende d’Amore …il Natale sei tu …si rinnova ogni giorno nel tuo cuore. (Terry) …le riunioni in famiglia, la decorazione delle stanze, dell’albero di Natale e l’incarto di ogni regalo fatto da me, diverso l’uno dall’altro …la tavola con l’impronta natalizia …ricercare l’odore della neve. (Giovanna) Ho ereditato da mio padre il piacere di addobbare la casa e di allestire il presepe… ricongiungersi con le famiglie, preparare insieme pranzi e cene, vedere i bambini scorrazzare insieme ai cuginetti. (Camilla) Odore di un’atmosfera: riaprire i contenitori e iniziare a decorare l’albero, sentire dalla cucina l’odore dei dolcetti. L’attesa: guardare gli occhi dei bimbi ai piedi dell’albero. Riprovare l’abito rosso …non farmi riconoscere per regalare il sogno di Babbo Natale. (Gianni) …condividere la preparazione dei cibi, ritrovarsi attorno ad una tavola imbandita ed impreziosita da decorazioni colorate …fare l’albero che illumina la casa, preparare i dolci tradizionali, accendere il camino, ma stare insieme resta la cosa più importante. (Paola) La cena del 24 con tutti i parenti e il pranzo del 25 con i figli, il concerto in chiesa, i momenti di tranquillità e riflessione che il Natale induce …fare i biscotti che faceva mia suocera e non andare a fare shopping. Gli incontri con gli amici. (Sandra) In cucina devo darmi da fare …tortellini, lasagne e al Pan ed Nadel …guardo fuori dalla finestra e mi sembra che anche chi passeggia sotto casa, con i cani, partecipi alla gioia del Natale. Vorrei vedere in giro tanti sorrisi. Famiglia, amici: sono la nostra ricchezza, da coltivare tutto l’anno. (Carla)
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DAL C’ERA UNA VOLTA A CARO BABBO NATALE, ESPERIENZE DI NARRAZIONI PER TUTTE LE ETÀ MARIA LAURA MARINACCIO Come ogni anno l’approssimarsi del Natale genera nei più piccoli quel fermento misto di ansia ed eccitazione che contagia l’intera famiglia. E d'altronde come potrebbe essere altrimenti: come non rimanere sedotti dalla gioia dei bimbi, tutti intenti a fantasticare sull’arrivo di Babbo Natale? Proprio il simpatico nonnino che ha tenuto a battesimo generazioni di fanciulli è l’incarnazione laica dei tanti significati del Natale e unisce grandi e piccini intorno a valori universalmente condivisi ad ogni latitudine. Attesa, speranza e buoni propositi sono gli stati d’animo che trasversalmente uniscono adulti e bambini nel periodo che separa alla notte più poetica dell’anno. Tradizioni religiose e pagane si mescolano e ci inducono a riflettere intorno alla figura del Bambinello e del Babbo1, che rappresentano le due stagioni della vita più importanti, opposte ed intimamente connesse. Ma qual è il motore e l’origine di questa relazione biunivoca così profonda? In una sola parola: la narrazione. La storia del Bambinello Gesù e del Babbo più famoso del mondo, hanno in comune proprio il processo attraverso il quale si esplicano e diventano presenza viva e tangibile. Questo processo è la narrazione che dà corpo e sostanza al Puer (ragazzo) e a un senior, riuscendo a perpetuare nel tempo le tracce e a costruire un patrimonio di storie che rappresentano la nostra cultura e la nostra identità. Le prime forme di narrazione nella vita di un individuo sono legate al momento in cui, ancora in fasce, scivolava dolcemente dallo stato di veglia al sonno, proprio per mezzo del racconto, che rappresenta una delle prime esperienze conoscitive che si compiono nell’esistenza. E proseguendo in tutto l’arco della vita, la narrazione costituisce un aspetto fondamentale perché senza di essa, come sostiene Tabucchi “non riusciremmo più a vivere dentro noi stessi; la vita diventerebbe un caos completo, una grande schizofrenia in cui esplodono come in un fuoco d'artificio i mille pezzi delle nostre esistenze, perché per ordinare e capire chi noi siamo dobbiamo raccontarci [...]. L'uomo è entrato nella civiltà che conosciamo quando ha imparato il racconto”2 . In questo periodo dell’anno, si diceva di attesa e speranza, le narrazioni tornano ad assumere un ruolo chiave, tanto nella vita dei bambini con la scrittura o dettatura delle famigerate letterine verso il Polo Nord, quanto per gli adulti, come per i nostri corsisti UTE dai quali emerge il bisogno sempre più cogente di dare voce ed espressione al mondo interiore attraverso la scrittura; ma una scrittura aggiornata e strutturata secondo le più moderne competenze anche di tipo mediologico. La scrittura, dunque, che si fa narrazione e che diventa un ponte tra generazioni e culture che come la vita “esiste per sé, è internazionale, trans-storica e transculturale”3 _______________________ 1 Accostati in questa sede, senza voler peccare di blasfemia, perché presi come modello di riferimento funzionali al discorso che si sta conducendo. 2 A. Tabucchi, Dove va il romanzo? Il libro che non c'è, Omicron, Roma 1995, pp. 6-7 3 R. Barthes, Introduzione all'analisi strutturale dei racconti, trad. it in AA. VV., L'analisi del racconto, Bompiani, Milano 1969, p. 7
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IL PESCATORE PIETRO C’era una volta, in un tranquillo villaggio giapponese di pescatori, un uomo che aveva tanti anni, le sue mani ormai stanche non erano più in grado di intrecciare il bambù per fare stuoie o preparare il riso per la famiglia e così si occupava dei bambini. Raccontava loro antiche storie, li divertiva e non si offendeva se lo chiamavano “vecchio”. Lo ascoltavano ridendo, dandosi di gomito e rimanendo spesso a bocca aperta per la meraviglia, ma non di rado qualcuno si addormentava. Un giorno quando la primavera iniziava a bussare alla porta della natura, l’anziano signore raccontò una storia che non avevano mai sentito prima e, seduti in cerchio intorno a lui, non ne perdevano una parola. Raccontò di una ragazza di nome Sakura, che vuol dire ciliegio fiorito, tanto brava a dipingere che i suoi fiori gareggiavano per bellezza con quelli veri. Aveva anche una voce melodiosa tanto da incantare gli uccellini sui rami. Era fidanzata con Hiroshi, un giovane pescatore molto povero ma leale e generoso con tutti. Alle spalle del villaggio sorgeva la grande casa del prepotente Doku-Sai, padrone del villaggio, che opprimeva di tasse i poveri contadini. Un giorno sentendo la voce di Sakura e vedendo quanto fosse graziosa, se ne invaghì e la volle a tutti i costi; così quando il villaggio era quasi deserto, decise di rapirla. Sakura, terrorizzata, si mise a correre a perdifiato per i campi e poi per il bosco finché arrivò alla montagna più grande, quella che noi chiamiamo FUJI YAMA, (che vuole appunto dire montagna), e la implorò di aiutarla a salvarsi dal malvagio. Nella sua grande saggezza la montagna spalancò le grandi braccia e la nascose per sempre. Da quel giorno, ogni anno a primavera, la montagna è tutta un’esplosione di fiori di ciliegio: sono le lacrime di Sakura che piange il suo amore perduto. Da allora ogni anno un vecchio pescatore dal cuore spezzato va alla montagna e commosso accarezza i teneri fiori rosa.
NEANCHE UNA PICCOLA RENNA? MARIA GRAZIA La sera di Natale da sempre ci si radunava a casa della mamma per la cena, i sei figli con relative mogli e mariti e i bambini. Per loro arrivava Babbo Natale, la dinamica era sempre la stessa: qualcuno a turno andava in solaio, si travestiva accuratamente e al momento convenuto scendeva, suonava il campanello e, sorpresa sorpresa, i bambini si trovavano di fronte ad un vero Babbo Natale. Ovviamente quando il “teatrino” era finito rientrava anche l’interprete designato per quell’anno, fingendo grande dispiacere perché durante la sceneggiata era "dovuto "andare in giardino. I bambini non hanno mai avuto dubbi. Si erano costruiti il loro personale immaginario dove tutto quadrava: Babbo Natale era arrivato richiamato dalla letterina di Natale, lasciava la slitta in cortile, saliva su per le scale… Sennonché Francesco (figlio di mia sorella), alla soglia di 6 anni, cominciò ad avere qualche dubbio, sollecitato ovviamente dalle chiacchiere con i compagni di scuola. E quale miglior momento per esprimere i suoi dubbi alla mamma se non la sera prima di dormire? Ecco la chiacchierata originale. Francesco: Mi ha detto Marcello che Babbo Natale non esiste! Mamma (pensando a torto che fosse venuto il momento di parlare): Ma tu cosa pensi? Lo vuoi sapere veramente? Francesco (ormai sbalordito): Sì Mamma: Ha ragione Marcello. Francesco: (con faccia confusa e più che stupita) Ma allora, cosa c’è in cortile? Mamma: Cosa vuoi che ci sia? Francesco: (ormai sul punto di piangere) NEANCHE UNA PICCOLA RENNA?
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SI FA PRESTO A DIRE NATALE PIETRO Si fa presto a dire Natale quando in casa ci manca la pace papà nostro sta a Poggioreale mammà lavora in nero invece. Io son quarto di sette fratelli a scuola non vado perché’ non occorre cresciamo in strada, ci chiaman ribelli ma qualcosa nel cuore ci bolle. Vorremmo avere un Natale normale, ricevere doni, fare gran festa con i parenti e la pancia piena di dolci buoni. Abbiamo passato dei brutti momenti, scambiamoci auguri con tutti i parenti. È la struttura del sonetto. L’amato Foscolo mi perdonerà?
ZIRUDELLA ED LA RAGAZOLA MARIA PIA Zirudella e la ragazola, che come ora, e fin da bambina, amava leggere di sera e di mattina. Il libro era un tesoro, un amico ben custodito, lì c’era il sogno, la poesia, l’incanto e la magia. E quando lo lasciavo, un altro io più arricchito ritrovavo. Altri mondi conoscevo, e personaggi arditi che non ignorando la paura affrontavano con coraggio e tenacia l’avventura. Eroi ed eroine suscitavano emozioni, sentimenti e tormenti, tristezza, divertimento ed allegria ed un po' di trasgressione rendeva stimolante acquisire cognizione. Durante i corsi UTE ho ritrovato e ripensato come i libri da bambina mi han trasmesso curiosità e l’amore per la lettura che tuttora dura. Tornar bambini, con lo stupore che li contraddistingue sarebbe una meta da coltivare, per davvero bene stare
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DA NERO WOLFE A MANDRAGO IL MAGO DARIO GHELFI È ormai accettata e riconosciuta la tesi che il “giallo” abbia assunto, in questo nostro momento storico, la connotazione di vero e proprio “romanzo sociale”. Sappiamo tutti come, attraverso l’indagine, con i suoi protagonisti che macinano chilometri e chilometri di strade (spesso a piedi), che visitano innumerevoli luoghi di lavoro ed abitazioni, che parlano con le più diverse sfaccettature di un’umanità spesso dolente, quasi sempre disincantata, il lettore si trovi di fronte ad una rappresentazione reale, se non cruda della società che fa da sfondo alle vicende narrate. Quando la storia “gialla” narrata non diventi, essa stessa, un pretesto per raccontare di quella società. Ed è per questo che parliamo del cibo nei gialli, di come i suoi protagonisti, i suoi detective incontrino la cucina, nel corso delle loro avventure. Ciò non toglie che nella narrativa di diverso genere, con compaiono delizie gastronomiche (basti pensare a Jorge Amado), ma ci piace qui scorrere quelli autori con cui abbiamo più confidenza, perché molte di loro abbiamo letto. Un viaggio dunque assolutamente personale. Cominciano con Nero Wolfe, lo straordinario personaggio inventato da Rex Stout, crediamo un capofila del” genere”. Alcune citazione, tra le moltissime che si potrebbero fare (parecchie ogni avventura, parecchie ogni volume).
“Nella vecchia casa d'arenaria sulla Trentacinquesima Strada Ovest, a Ne\v York, vicino al fiume Hudson, che era la residenza d i Nero Wolfe e nello stesso tempo anche il suo ufficio, una tristezza opprimente era penetrata in tutti gli angoli di ogni stanza, e non si vedeva nessuna via d'uscita. Fritz Brenner era a letto con l'influenza…”; così inizia un volume omaggio che Il Giallo Mondadori offre ai lettori, in occasione dei 70 anni della pubblicazione (Stout, Fine amara, Milano, Il Giallo Mondadori, 1999, pag. 13). C’erano nelle storie di Rex Stout due momenti topici, che il lettore attendeva (tanto che si potrebbe pensare che la storia valesse anche proprio grazie a queste interruzioni). L’intervento di Fritz, cuoco eccelso, il solo in grado di soddisfare il suo padrone gourmet e la salita di Nero nella sala delle orchidee. In tutti libri troviamo pasti e spuntini; il cibo é continuamente in gioco. “ … Mangiò sette salsicce, il che, a confronto del suo dolore, non era niente. Le "salsicce di mezzanotte" di Fritz avrebbero trasformato Gandhi in un Pantagruel!” (R. Stout Orchidee nere, Vicenza, Neri Pozza 2012, BEAT 2019, pag. 62); “ … Mr Wolfe si aspettava di trovarvi qui alle sei, quando è sceso dalla serra, ma sono le sei e venti. Ora è andato in cucina, dove ha cominciato le operazioni su un polpettone brasato» (id., pag. 130). “Devo dettarle una lettera. La spedisca stasera stessa, raccomandata. Al professor Martingalè di Harvard. Caro Joseph, ho fatto una scoperta notevole, virgola, o piuttosto, virgola, me ne è stata comunicata una. Punto. Ricorderai certo la nostra discussione dello scorso inverno a proposito della possibilità di usare animelle di maiale per … (id. pag. 138); “Le pernici erano ottime, e ne mangiai quasi quanto Wolfe … (id. pag. 182).
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Friz é altrettanto bravo a lasciare spuntini così come, anche fuori casa, Nero non delude: “ … Wolfe aveva già ingollato due dozzine di ostriche giganti accompagnate da cinque mestoli di zuppa di pesce, fatto fuori una fetta di roastbeef al sangue senza verdure, e stava mettendosi all’opera su una gran quantità di pane tostato e una scodella di gelatina d'uva. Non aveva aperto bocca per tutto il pasto … (R. Stout, Entra la notte, Vicenza, Neri Pozza, 2013, BEAT 2019, pag. 225); “ … aveva lasciato al caldo in forno un piatto di filetti di passera nera con la sua migliore salsa al formaggio, insieme a un'insalata di lattuga e pomodori e a tanto buon latte freddo ... (R. Stout, Fer-de-lance, Vicenza, Neri Pozza, 2011, BEAT 2019, pag. 139). E il cibo è così rilevante ed onnipresente nei romanzi di Nero Wolfe, che diventa esso stesso protagonista. Ed ecco apparire, R. Stout, Crimini e ricette. A tavola con Nero Wolfe, Vicenza, Neri Pozza, BEAT, 2018. I crimini come occasione per mangiare! Un balzo dagli Stati Uniti alla Cina. In questo secolo che ha tutta l’aria di puntare sull’Asia e sui Paesi che sia affacciano sull’Oceano Pacifico, la Cina, quella Cina che sta prepotentemente imponendosi sulla scena mondiale, ecco che irrompe da noi, non solo con le sue merci, ma con la sua letteratura. In questo contesto scegliamo, nel genere giallo, Qiu Xiaolong (un autore, che vive negli USA, in autoesilio), con il suo singolare ispettore capo, Chen Cao, responsabile della squadra casi speciali, divisione omicidi, del Dipartimento di polizia della città di Shanghai. Chen Cao è un poliziotto e contemporaneamente un poeta; è un appassionato di cucina, tanto che non si contano le ricette ed i piatti che si incontrano nel corso della narrazione (una sorta di sorpresa per il lettore, che difficilmente poteva avere l’idea della “smisurata e meravigliosa” gastronomia cinese). In ogni storia sono numerosissimi i pranzi “raccontati”, quasi sempre presso piccole trattorie, a conduzione familiare, con una cucina rispettosa della tradizione. “ … Con un sorriso orgoglioso aprì il menu. <<Qui serviamo le fettuccine con le acciughe coltello. Il nostro è l'unico ristorante di Shanghai che prepara questa celebre specialità … E’ una varietà a mandibola lunga, ma la gente le chiama “acciughe coltello'' per via della loro forma allungata” spiegò Huang, che era un’autentica autorità anche in campo culinario. Oggi offro io. Due porzioni di fettuccine con le acciughe, allora. Desidera altro?” “No. Sa, io qui prendo sempre le fettuccine con il maiale xiao. …. “Nient'altro?” “Sì, una porzione piccola di riso con i cavoli fritti. (Qiu Xiaolong , Processo a Shanghai, Venezia, Marsilio, 2020., 77); “ … La brochure dell’hotel dice che le rane delle rocce sono una prelibatezza da assaggiare assolutamente. Si suppone che per via dei continui salti le loro zampe siano molto muscolose e prelibate. Poi c'è un 'altra specialità, il tofu fermentato, che corrisponde al tofu puzzolente, ma ha la superficie ricoperta da una patina di muffa ... un'altra celebre ghiottoneria dell'Anhui, il pesce persico puzzolente con i germogli secchi di bambù di montagna cotti al vapore…E poi tutto il resto, che non credo abbia bisogno di presentazioni: congee di riso bianco con uova centenarie, anatra salata, funghi di montagna. Tofu bio freddo mescolato a un battuto di scalogno verde...” (Id.. 236-7); Chen ordinò una porzione di mini panini fritti ripieni di maiale tritato, ravioli trasparenti di gamberi, bastoncini di tofu fermentato, pappa di riso con uova millenarie, zucchine bianche sott'aceto), anatra salata, tufo di Guilin con bocconi di scalogno verde, tutto servito in piccoli piattini …Arrivò prima il tofu, pezzettini sottili infilati su bastoncini di bambù, come tanti shish kebah …(Qiu Xiaolong , Visto per Shanghai, Venezia, Marsilio, 2011, 70); …Arrivò un'altra portata che ribolliva in una pentola di terracotta; aveva un aspetto diverso dalle specialità delle Chinatown americane. La salsa cremosa sapeva di brodo di pollo, ma la carne non sembrava pollo, aveva una consistenza gelatinosa. “Che cos’è... ?” “Tartaruga dal guscio molle.” (Id., 130); <<Chiocciole di fiume spesso citate come lumache di fiume. Si mangiano come le 1umache.>> (Id., 131); “Quindi arrivò sul tavolo un piatto di fettine di carne di serpente fritte. Nuvola Bianca gliene porse una con le sue dita. Tenero sotto la superficie croccante della frittura, il serpente aveva il gusto del pollo ma una consistenza diversa.” (Id. 200); “«Va bene» disse, «prendo l'anguilla al di là del ponte. La vorrei fritta nel wok con i cipollotti verdi. E vorrei anche una ciotola di tagliolini con stufato di maiale e una ciotola di zuppa
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bianca.» «Mi permetto di raccomandarle il condimento di stagione a base di maiale a fette, bambù e cavolo in salamoia ….” (id., 235); ”Chen ordinò ravioli alla uzhou, gamberetti sgusciati con foglioline di tè, zuppa di sangue di pollo e anatra” (Id., 256); “Arrivò in tavola la zuppa d'anatra e Peiqin riempì col mestolo una piccola ciotola· per Catherine, le orecchie d'albero nere che galleggiavano nel brodo. Peiqin portò anche uno strano piatto: “La specialità del nostro ristorante, si chiama Testa del Budda.” Era una zucca bianca intagliata con le sembianze della testa di Budda, cotta a vapore su setacci di bambù, e coperta da una grande foglia di loto. Yu tagliò sapientemente un pezzo del "cranio'' con un coltello di bambù, infilò le bacchette nel "cervello'" e ne ·estrasse un passero fritto - dentro a una quaglia alla griglia – dentro a un piccione brasato. (Id. 330); “Entrambi ordinarono una scodella di spaghetti coperti da trippa stufata in salsa di soia. Su suggerimento dell’affabile direttrice di sala si fecero portare anche due antipasti: gamberi di fiume fritti con pepe rosso e briciole di pane, e fagioli di soia bolliti in acqua salata, oltre a due bottiglie di birra Qingdao …”(Qiu Xiaolong , Quando il rosso è nero, Venezia, Marsilio, 2011, 74); “ … oltre alla rendita delle torte di cipolle mise in piedi un servizio di cestini per il pranzo, offrendo una serie di specialità, popolari come braciole di maiale, manzo in salsa d'ostrica, pesce, nastro fritto, oppure tofu piccante di Zia Ma, ognuna delle quali veniva servita sopra a riso cotto al vapore, con una coppetta di brodo caldo e agro.” (Id., 109); si fece portare una porzione di torta di riso con la braciola di maiale. La torta era deliziosa, rilucente di pepe rosso disseminato su tutta la superficie.” (Id. 125); “Stavolta fu un pasto più semplice, a base di riso riscaldato con tofu fermentato e uova millenarie (Id., 223); “Chen optò per il piatto speciale del ,giorno: tagliolini con cipollotti verdi croccanti e maiale sminuzzato, Qian “ (Qiu Xiaolong , Il Principe Rosso, Venezia, Marsilio, 2017, 46); “Per meno di cinque yuan gli servivano mini focaccine di maiale con sesamo bianco e nero e brodo di manzo cosparso di fettine di cipollotto verde” (Id., 97); “Chen scelse tagliolini in brodo rosso con doppio condimento, pesce affumicato, frattaglie di maiale brasate, Qian maiale sminuzzato fritto e cavolo in salamoia con tagliolini in brodo bianco «La specialità del cuoco è 1’anguilla di risaia fritta» disse la cameriera.(Id., 151); “«Va bene» disse, «prendo l'anguilla al di là del ponte. La vorrei fritta nel wok con i cipollotti verdi. E vorrei anche una ciotola di tagliolini con stufato di maiale e una ciotola di zuppa bianca.» «Mi permetto di raccomandarle il condimento di stagione a base di maiale a fette, bambù e cavolo in salamoia” (Id. 236); “Un'altra storia di corruzione e di intrighi» disse alla cameriera, che gli aveva portato un piattino di bacche rosse di yangmei ricoperte di zucchero bianco, (Id. 374)
Fine parte prima
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L’HOBBY DELLA CUCINA: TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE- racconti, ricette e salute … seconda parte MARIAROSA ZANASI Un altro mio hobby è la scrittura. Una storia del mio terzo libro di racconti per bambini: “La Girandolina Verdina”, parla di cucina. Si intitola “La pastella di nonna Rina”. Ne riporto alcuni stralci. “Bona aveva una mamma con l’hobby della cucina. Quasi tutti i pomeriggi preparava un dolce e Bona l’aiutava (… ) Ogni sabato la bambina trascorreva la mattinata da nonna Rina che abitava nell’appartamento sotto al suo. Era un’arzilla nonnina di ottantacinque anni molto abitudinaria. Immancabilmente il sabato mattina cucinava per preparare il pranzo della domenica per tutti. Bona aveva visto tante volte la nonna intenta a preparare la pastella per i tortellini. Una mattina appena entrata in cucina avvertì il buon profumo di ragù preparato la sera prima. La nonna china sul grande tagliere iniziava ad impastare la farina già disposta a fontana con le uova al centro; lavorava con forza come sempre per ottenere un impasto senza grumi. Ad un tratto la nonna si fermò, mise una mano dietro alla schiena e “AHi, ahi, che male, che male!” esclamò. Dovette fermarsi e sedersi. Meno male che l’impasto era pronto e occorreva aspettare una mezz’oretta prima di stendere la sfoglia. Dopo si rialzò con fatica, prese la lunga cannella e iniziò a tirare la pastella. Bona vedeva la nonna sofferente “Nonna ti aiuto io”. Ma la bambina aveva sei anni, era bassa di statura e arrivava a male a pena al tavolo. “Grazie cara tu poi mi aiuti a fare i tortellini”. Con fatica nonna Rina riuscì ad ottenere una sfoglia sottile perfettamente rotonda. Sembrava un sole gigante! Poi con la rotella tagliò delle strisce di pasta e ne ricavò tanti quadratini di sei centimetri per lato così perfetti che Bona era sbalordita. “Nonna posso mangiare un quadratino?” e senza aspettare la risposta ne cacciò in bocca due. “Bona le bouna la pasta?” dialettò nonna Rina. “Sì nonna è buonissima” (…) Quella fu l’ultima volta che nonna Rina fece la pastella perché il dottore le diagnosticò “Il colpo della strega!” e le proibì di continuare a impastare e stirare la pasta alla sua età. E pensare che alla sagra del tortellino aveva vinto il primo premio! La nonna non si scoraggiò, d’ora in poi sarebbe stata sua figlia a fare i tortellini. La mamma di Bona utilizzò prima la macchina con la manovella poi quella elettrica decisamente più comoda, mentre nonna Rina non volle utilizzare quelle “diavolerie moderne” come le chiamava lei (…) Anche Bona divenuta ragazzina iniziò a fare i tortellini e continuò quando divenne mamma e anche quando divenne nonna e poi bisnonna. Perché è bello mantenere le buone tradizioni!”. Chi ha l’hobby della cucina è spesso un esteta che ama nelle occasioni speciali come le feste familiari, gli anniversari, etc, abbellire la casa, presentare le portate impiattate, nonché apparecchiare la tavola con cura o imbandirla in modo sfarzoso per stupire gli ospiti. Disporre il cibo con eleganza, arricchendolo di decorazioni elaborate è un’arte spontanea per chi ama la cucina perché “anche l’occhio vuole la sua parte” ed è altamente gratificante. Ne è un esempio il racconto “Cannelloni ricotta e bietole” del mio libro “Le Impronte dell’Anima”, impregnato di umorismo, che parla di una sontuosa cena organizzata dal padrone di casa, con inviti calcolati per raggiungere il suo obiettivo: influenzare positivamente gli illustri invitati in previsione di una sua nomina in campo politico. Ne riporto alcuni spezzoni: “(…) Il tavolo degli antipasti in radica di noce dei primi dell’800, quadrato, con quattro bandelle, e voilà rotondo. Candida la tovaglia fittamente ricamata a mano. Il costosissimo caviale Almas Beluga servito nel vassoietto di madreperla con posate abbinate. Guai se il caviale non è servito ben freddo e rigorosamente in un servizio di madreperla con riccioli di burro e pane per tartine freschissimo! Il salmone scozzese di prima scelta Romanov, leggermente affumicato a freddo con legno di quercia, era tagliato con l’apposita lama ondulata e servito nel grande vassoio su un letto di songino (…) In un elegante piatto Limoges, salsa di luccio con purè di patate novelle aromatizzate all’ortica, servito su una fettina di polenta abbrustolita (…) Troneggiava un
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vassoio Bulgari con afrodisiache ostriche, regine dei molluschi, disposte su un letto di cristalli di ghiaccio. Quelle tondeggiante e piatte dell’alto Adriatico, le più pregiate (…) Nella grande sala da pranzo attigua, la ricca tovaglia cinese, acquistata a Guilin, di broccato con fiori di loto blu e rosa a riporto, lunga quattro metri e larga un metro e cinquanta, faceva un figurone. Era stata messa appositamente per parlare dei viaggi, una forma di esibizionismo molto diffusa, e la tavola è spesso un terreno di gara. Posate londinesi del 700 d’argento punzonate. Otto posate per ogni commensale. Bicchieri Baccarat di cristallo soffiato color zaffiro, cinque ciascuno. Piatti Herend, una montagna. Due candelabri a tre braccia in argento 800 placcato oro della metà del 700. Angioletti Swarovski per segnaposti, con i nomi sull’aureola d’argento (…) Il primo dei tre primi: brodo fumante di cappone ruspante con tortellini ombelico di Venere in ammollo, serviti nelle apposite tazze francesi da consommé a due manici (…) Quando la domestica irruppe spingendo il pesante carrello con due eleganti pirofile in vetro da fuoco rivestite in luccicante silver con pomelli d’argento e un profumo da lasciare tutti con il naso all’insù, la curiosità non più trattenuta zittì l’allegra compagnia. Con sublime eleganza il padrone di casa sollevò i coperchi: “Cannelloni ricotta e bietole” tutta farina del mio sacco esclamò (…) Per ciò che concerne l’alimentazione delle persone della terza età cambia innanzitutto la quantità giornaliera e la qualità dei cibi va commisurata alle condizioni di salute. Inoltre problemi di masticazione, digestione, o lo sviluppo di intolleranza a determinati alimenti modificano le abitudini alimentari. Va da sé che una persona anziana ha bisogno di meno calorie rispetto a un giovane adulto. Il fabbisogno energetico giornaliero si riduce progressivamente con l’età per la riduzione del metabolismo basale ed è condizionato dall’attività fisica svolta e dalle condizioni di salute. L’apporto calorico deve essere decisamente ridotto per chi non svolge attività fisica in considerazione del fatto che l’obesità nell’anziano può aggravare molte malattie della terza età come l’ipertensione, il diabete, l’osteoporosi, etc. Un rapporto equilibrato fra i vari nutrienti è il seguente, anche se non è facile riassumere la dieta ideale dell’anziano. Indicativamente: 50-60% di Carboidrati, con pochi zuccheri semplici onde evitare soprattutto il rischio di diabete, 15-20% di Proteine che ostacolano in particolare il decadimento naturale dei tessuti, 25-30% di Lipidi utili a proteggere in specie il sistema nervoso centrale (SNC). Meglio evitare i grassi saturi, contenuti negli alimenti di origine animale, che rappresentano un fattore di rischio cardiovascolare. Bene gli acidi grassi polinsaturi contenuti soprattutto nella frutta secca e nel pesce. Inoltre sali minerali e vitamine introdotte principalmente con prodotti ortofrutticoli. La piramide alimentare, in linea di massima, nella dieta mediterranea (da “Alimentazione e Salute, la Prevenzione comincia a tavola”, di Enrico Ruggeri Fondazione ANT), potrebbe essere la seguente in ordine progressivamente inverso rispetto alle indicazioni salutari: sulla sommità gli alimenti da consumare di rado, carne rossa e dolci (consumo saltuario); carne bianca, uova, formaggi e yogourt (porzioni moderate, consumo qualche volta a settimana); pesce e frutti di mare (consumo frequente, almeno due volte la settimana); frutta, verdura, cereali, preferibilmente integrali, olio di oliva, legumi, erbe aromatiche, spezie e semi oleosi (consumo quotidiano, più volte al giorno), vino consumo moderato, acqua in abbondanza. Molto importante l’apporto di acqua. Una quota minima di 1500 ml di acqua giornaliera, difficile però da rispettare per la ridotta sensazione di sete dell’anziano. La conseguenza è il rischio di disidratazione che si evidenzia negli stati febbrili, con la sudorazione eccessiva causa il caldo e con l’uso di diuretici. Riducendosi il volume di urine si ha l’incapacità a smaltire le sostanze tossiche foriere di svariate problematiche. “Occorre sottolineare- riporta Ruggeri- che alle fondamenta della salute vi sono due aspetti legati alla sana e corretta alimentazione: la rivalutazione della tavola come punto di incontro e momento di convivialità e lo svolgimento di un regolare sviluppo fisico. L’attività fisica quotidiana permette una maggior ossigenazione
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dei tessuti, aumenta il livello degli antiossidanti e previene l’azione di alcune sostanze cancerogene ormonali e infiammatorie. Inoltre riducendo la quantità di grasso, come suddetto, previene l’obesità anch’essa fattore di rischio per le malattie del benessere”. E per finire una chicca. È notizia recente che l’Università di Osaka dopo un lungo processo con le cellule staminali della carne, ha creato una bistecca sintetica vegetale con una stampante in 3D riproducendo la struttura della vera carne. Se da un lato la carne sintetica in provetta può sembrare un progresso, dall’altro viene a mancare senza ombra di dubbio il piacere del gusto e della tavola! D’altronde il nostro pianeta è vicino al collasso ecologico e si impone un cambiamento del modello di sviluppo basato sulla crescita di produzione e consumi. Sono necessari sistemi alimentari a basso impatto ambientale. Ciò è ben sottolineato dalla Fao e dall’ Ipcc (la rete di scienziati che studiano il clima) che chiedono una drastica diminuzione dei consumi della carne e degli allevamenti intensivi. È probabile che il cibo del futuro sia vegetariano come i nostri antenati preistorici. L’imponente crescita di beni e servizi deve fare i conti con la vulnerabilità dell’ambiente perché come asseriva il filosofo empirista Francesco Bacone (1561) “Non si comanda alla Natura che obbedendole”.
FRANCIS BACON (BACONE)
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DUE ISOLE, 4 SECOLI IN UN SOL BOCCONE...ANZI NO CIBO E LETTERATURA - SCORCI VITTORIANI …… Parte seconda MARIA ASSUNTA DEVOTI Ripercorrendo a ritroso il nostro viaggio gastronomico / letterario, possiamo soffermarci sul famoso intruglio medievale, in origine a base di carne di manzo e montone con l’aggiunta di uva passa, prugne e spezie, fa la sua comparsa sulle tavole in veste più raffinata. È il Christmas pudding piatto tipico delle feste, che sembra fatto apposta per lenire le asprezze di tanta parte della vita sociale e che ritroviamo nella Londra vittoriana di Charles Dickens. A lui dobbiamo, nelle pagine di “A Christmas Carol “(Un canto di Natale) la descrizione trionfante di questa leccornia: “Ed ecco il budino! Dopo mezzo minuto la signora Cratchit entrò - arrossata, ma sorridendo orgogliosa - con il budino, come una palla di cannone screziata, così duro e sodo, annegato in mezzo quarto di brandy in fiamme, con un rametto di agrifoglio troneggiante sulla sommità.” “Oh, un budino meraviglioso!” Bob Cratchit disse…. “Tutti avevano qualcosa da dire al riguardo, ma nessuno ha detto o pensato che fosse un piccolo budino per una famiglia numerosa.” (C.Dickens“Un Canto di Natale”–1843) Potenza creativa e efficacia evocativa di una descrizione! Con un salto nel tempo e nello spazio ne ritroveremo una di tale vigore nelle pagine de “Il gattopardo” di Tomasi di Lampedusa quando viene servito il pasticcio di maccheroni: “...l’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava non erano che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un vapore carico di aromi, si scorgevano poi i fegatini di pollo, gli ovetti duri, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi impigliate nella massa untuosa, caldissima dei maccheroncini corti cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio.” Torniamo però a Dickens: certe notazioni sono tutt’altro che casuali o coloristiche. Nei suoi romanzi il cibo diventa un elemento importante, quasi un protagonista che contribuisce a delineare personaggi, situazioni e atmosfere. Il budino è altamente simbolico perché, sebbene piccolo, la famiglia ne è molto orgogliosa in quanto frutto di impegno e lavoro duro. La "grande quantità di vapore!" che si sprigiona diventa quindi simbolo dell’eccitazione e del calore che regna nella stanza e della calda atmosfera familiare. Nell’opera di questo grande della letteratura inglese dell’Ottocento il cibo è una potente metafora delle scosse telluriche che squassano una società fatta di vecchi e nuovi ricchi e di vecchi e nuovi poveri. Da una parte accumulazione fine a sé stessa di denaro e dall’altra l’umanità dolente degli emarginati, lavoratori sfruttati e bambini denutriti, uomini e donne di tutte le età che vivono, o meglio sopravvivono, confinati negli “slums” delle grandi città industriali e negli ospizi. È con grande abilità che tramite la figura dello spirito del Natale Presente, un gigante solido e gioioso, Dickens mette drammaticamente in evidenza i mali che affliggono la società vittoriana. Il fantasma è un personaggio enorme e vibrante che appare mentre l’orologio batte l’una. Nella stanza di Scrooge illuminata a giorno regna una atmosfera di grande festa. La natura generosa dello Spirito si riflette nell'abbondante quantità cibo; è seduto infatti su una montagna di “tacchini, oche, selvaggina, pollame, salami, grossi arrosti, maialini da latte, lunghe ghirlande di salsicce, pasticci di carne, budini di prugne, botti di ostriche, castagne roventi, mele con le guance di ciliegia, arance succose, pere gustose, immensi pan di Natale e scodelle ribollenti di punch riempivano la stanza oscura con il loro delizioso vapore". Ma tale abbondanza nasconde tra le sue pieghe una tragica realtà: con ogni cucchiaio di zucchero consumato alla tavola del florido borghese, Dickens ci nutre con un boccone di dura esistenza. Scrooge si accorge di qualcosa di bizzarro simile ad un artiglio che sporge dalla veste dello Spirito che apre la sua veste e mostra due figure spettrali, cenciose e accigliate; due bambini ai suoi piedi nascosti dalla veste essi rappresentano l'Ignoranza e la Miseria, a cui i poveri sono condannati dall’egoismo della classe dirigente
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della quale Scrooge fa parte. Sconvolto, Scrooge domanda se i due bambini abbiano un rifugio o del cibo o delle risorse, ma sono loro stessi a dargli risposta. Il bambino che rappresenta l'Ignoranza si trasforma in un adulto pericoloso, un delinquente che verrà arrestato e chiuso in una prigione; la bambina che rappresenta la Miseria diventa una prostituta con problemi mentali che sarà presto rinchiusa con una camicia di forza in un manicomio. Ma è Natale e si sa Natale è un giorno straordinario in cui tutto può accadere e cambiare in meglio e Scrooge cambierà. Il rinnovamento spirituale è il tema centrale della storia che si chiude con un bel pranzo a casa del nipote Fred mentre la povera famiglia Cratchit si godrà un bel tacchino dono della generosità di Scrooge non più avaro misantropo. Il Natale ha funzionato anche stavolta.
Edizione in lingua italiana
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ASPETTANDO IL NATALE AL MUSEO DOMENICA POMERIGGIO AL MUSEO CIVICO PER GRANDI E PICCOLI Domenica pomeriggio trascorso al Museo civico di Modena tra una visita guidata alla mostra “Connessioni. Gigi Mariani per i 150 anni del Museo civico”, che espone i gioielli che l’orafo e artista ha realizzato ispirandosi al patrimonio del museo cittadino, e un laboratorio di incisione e stampa per realizzare carte natalizie personalizzate aperto ai bambini. La mostra “Connessioni” è un omaggio al Museo civico in occasione del 150° anniversario dalla fondazione da parte dell’orafo Gigi Mariani che ha realizzato una collezione di gioielli che richiamano riflessi, particolari, suggestioni degli oggetti esposti nelle raccolte archeologiche, etnologiche e artistiche del Museo. La visita, guidata dall’autore e dalle curatrici del Museo, accompagna i partecipanti attraverso le sale espositive, ognuna delle quali offre una preziosa sorpresa, valorizzata da un raggio di luce che la consegna immediatamente allo sguardo del visitatore. La visita, si svolge nel rispetto delle misure di sicurezza e con Green pass, gratuita ma con accesso limitato a 15 persone (per prenotazioni: 059 2033125; palazzo.musei@comune.modena.it). Sono previste repliche domenica 12 dicembre, domenica 2 e giovedì 6 gennaio 2022, ultimo giorno di apertura della mostra. L’appuntamento è alle 17, al terzo piano del Palazzo dei Musei (in largo Sant’Agostino). Dedicato a bambini e ragazzi, dai 6 agli 11 anni, è l’appuntamento che anticipa le feste di Natale “Un regalo che rimarrà impresso”, laboratorio di incisione e stampa per pacchi e carte natalizie uniche e originali per confezionare i regali natalizi più preziosi. Domenica 5 dicembre, con inizio alle 15, il racconto ha preso il via dalle sale del Museo Civico dove sono conservate le lastrine per la “stampa naturale” di Felice Riccò. La presentazione ha permesso di scoprire il geniale inventore modenese della seconda metà dell’Ottocento e la sua innovativa tecnica, per accedere al mondo dell'incisione e della riproduzione di disegni e decorazioni nel laboratorio didattico Dida, al piano terra del Palazzo dei Musei. Qui, grazie a strumenti come lastre, pennini, timbri, rulli e inchiostri coloratissimi, è stato possibile liberare la propria creatività incidendo e poi stampando temi decorativi originali su pacchi e carte natalizie, dando vita a creazioni natalizie uniche. Il laboratorio dura circa due ore e costa 5 euro a persona, è necessario prenotarsi (tel. 059 203 3125). Genitori e accompagnatori dei bambini potranno attendere il termine delle attività laboratoriali visitando le ricche collezioni e le mostre del Museo Civico: oltre a “Connessioni”, è ancora aperta la mostra “Primordi. La riscoperta della raccolta del Paleolitico francese del Museo Civico di Modena”. La raccolta, costituita da strumenti in pietra del tutto simili a quelli scoperti nel 1850 dal pioniere degli studi preistorici Boucher de Perthes, è stata “riscoperta” grazie alle più moderne tecnologie di indagine e valorizzata in un’esposizione che coniuga la dimensione ottocentesca della ricerca a quella contemporanea. Nell’anno del 150° del Museo Civico, il titolo “Primordi” evoca molteplici richiami alle origini: le origini dell’uomo, le origini della Preistoria come disciplina scientifica, le origini di musei, come quello di Modena, la cui fondazione ricevette un impulso fondamentale proprio dai dibattiti sull’antichità dell’uomo. Al piano terra del Palazzo dei Musei, nella Gipsoteca Giuseppe Graziosi adiacente il Lapidario Romano del Museo Civico, è allestita l’esposizione “Un progetto per Dante. Il monumento di Giacomo Masi e Giuseppe Graziosi”, aperta fino 6 gennaio 2022. L’iniziativa è realizzata in occasione del settimo centenario della morte di Dante. Il Museo civico è aperto dal martedì al venerdì dalle 9 alle 12; il sabato dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19; la domenica e i festivi dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. (le Immagini presenti sono per gentile concessione del Museo Civico di Modena)
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Natale con Carosello...l'isola che non c'era CARLA BERTACCHINI In questo periodo prenatalizio ci vengono spesso in mente, con un po’ di nostalgia, la nostra infanzia e adolescenza costellate di cartoni animati Disneyiani, di figurine, adesivi ed album per non parlare di telefilm con i nostri eroi preferiti quali ad esempio Rin Tin Tin...e la famiglia Addams. Proprio ripensando a questo mondo viene spontaneamente alla mente l'immagine del famoso programma pubblicitario Carosello, insieme al suo indimenticabile jingle (motivo musicale). Si trattava di uno spazio rivolto ad un pubblico eterogeneo per età e per formazione che riprendeva i dettami della comunicazione pubblicitaria che negli anni 50 e 60 soprattutto negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone in genere, aveva rivoluzionato i rapporti tra produttori, venditori e consumatori. I famosi commercial e le soap opera che avevano conquistato il panorama radiotelevisivo internazionale stavano approdando nella nostra Italia impegnata nel boom economico, dopo il dramma della seconda guerra mondiale, come venti di pace, serenità, benessere economico. La denominazione italiana "carosello" risultava particolarmente appropriata in quanto attraverso brevi, divertenti e motivanti sketch o scenette si proponeva l'acquisto di un determinato prodotto, a volte quasi in modo subliminale. Ebbene, proprio questa modalità comunicativa leggera, abilmente calata e ridisegnata nella nostra realtà italiana, spesso con personaggi tipicamente caratterizzanti il nostro paese, ha avuto un enorme successo trasversale e in particolare per noi bambini e ragazzi ha rappresentato una prima e graduale immersione nella società moderna. I prodotti legati ad esempio al Natale quali il panettone o lo spumante diventavano i top ten nell’elenco delle diverse proposte che si materializzavano all'interno di scenette divertenti e che si concludevano con famosi slogan. I copioni erano brevi, anche se mantenevano la struttura tipica dello storytelling (narrativa) e ovviamente si concludevano con un lieto fine scandito da una frase tipica, da un gioco di parole, da una musichetta piacevole. Il fascino dello slogan e del jingle ha infatti coinvolto noi adolescenti che abbiamo cominciato ad inserire queste espressioni nel nostro gergo giovanile e ciò ci faceva sentire grandi, alla moda, aggiornati, fuori dalle rigide regole dell'italiano scolastico e al tempo stesso lontano dal dialetto, anni luce. In effetti, Carosello ha svolto una valida funzione di tipo informativo e divulgativo della nostra lingua che si presentava più flessibile e soprattutto pronta ad includere espressioni e parole straniere in tutta libertà e leggerezza. Carosello e la TV in genere cominciarono ad influenzare pesantemente la vita e addirittura le giornate degli italiani e nello specifico di noi ragazzi che irrevocabilmente dovevamo andare a dormire, proprio dopo questo spazio pubblicitario: un segnale che veniva rispettato da nord a sud, da est a ovest. Anche tutto l’indotto legato al mondo dei bambini si era in tempi brevi adeguato all’universo fanta-pubblicitario del tempo e noi ci trovavamo impegnati nella raccolta di figurine o a collezionare pupazzi che celebravano gli eroi e le eroine di questi sketch (scenetta). Si trattava di un universo virtuale, ma ancora gestibile, non troppo invasivo, con quelle ingenuità provenienti direttamente dalle fiabe e favole o dal teatro popolare, con quel linguaggio facile da acquisire e da riutilizzare, con quei personaggi che sono diventati delle vere icone, nella nostra interazione con gli altri, superando barriere e ostacoli sociali. Insomma, con buona pace degli studiosi e degli esperti avevamo trovato un’isola che non c'era ma di cui tutti noi eravamo e forse siamo ancora cittadini onorari.
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IL NATALE NEI TEMPI, NEI LUOGHI, NEI MODI CREAZIONI NATALIZIE ROSANNAMARIA SOTGIU
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ALLA RICERCA DI UN NATALE PERDUTO BEPI CAMPANA In controtendenza con lo spirito del tempo (sempre che il nostro tempo ne abbia uno), si potrebbe provare a lasciar correre qualche libero pensiero verso quello che per i cristiani è il senso proprio del Natale. Beninteso: chi volesse lasciarsi coinvolgere in queste divagazioni non deve essere necessariamente credente: è sufficiente che sia disponibile a cogliere, nella tradizione cristiana del Natale, anche soltanto i forti elementi culturali che, a mio parere, rappresentano un “di più” rispetto alla stretta ortodossia dottrinale. Per chiarire: la festa di Natale, nel suo nocciolo cristiano, è via via cresciuta anche come uno spazio simbolico e sentimentale al cui centro sta naturalmente la figura del Bambinello (Dio o no che sia), circondato dalla giovane, bella, dolce Madre (sia o no vergine e immacolata), il Padre, per lo più vecchio, quasi un Nonno, l'Asino e il Bue (arruolati a forza dall'immaginario popolare anche se assenti dai quattro vangeli canonici), e poi, generalmente in alternativa tra loro nei numerosissimi dipinti sulla Natività, i poveri e umili Pastori e i ricchi Magi (in questa circostanza abbastanza umili anche loro), guidati dalla stella, che dai tempi di Giotto o anche prima è una stella cometa. Il tutto rigorosamente nel contesto della povera capanna, che a volte gli artisti medievali e soprattutto rinascimentali non si sono trattenuti dall'arricchire con qualche colonna, magari corinzia... Pensare seriamente questo Natale, cioè immergersi anche solo per un momento in questo spazio simbolico, richiede oggi un particolare sforzo “ascetico”: si tratta di isolarsi visivamente e acusticamente dal crescente bombardamento pubblicitario televisivo e non, dalle ricche vetrine, dalle sfolgoranti luci comunali e private, dagli invadenti Babbi Natale di ogni risma taglia e foggia (ma se non altro da un po' di tempo sembra che abbiano smesso di arrampicarsi su per i balconi!). Insomma, un esercizio di dieta ed igiene mentale, per verificare se del vecchio Natale resta qualcosa, e che cosa. Per esempio, a gente come me restano negli orecchi, nell'ugola, nel cuore i vecchi canti di Natale. Ma anche qui si dovrebbe rinnovare l'esercizio di prosciugamento che ho prospettato sopra all'insegna del “via Santa Claus, ripeschiamo Gesù Bambino”. E dunque per un attimo (intendiamoci, solo per un attimo!) mettiamo da parte stupende canzoni come “White Christmas”, “A Merry Little Christmas”, “Christmas Song”, “So This is Christmas” e altre ancora, pur con tutta la nostra riconoscenza per Bing Crosby, Frank Sinatra, Judy Garland, Nat King Cole, John Lennon e altri ancora: magnifici cantori di un Natale dolcemente secolarizzato, sottratto cioè al suo senso cristiano, e che potrebbe tornare tranquillamente ad essere l'antica celebrazione pagana del Sole Invitto: sulla quale il Cristianesimo con un'intelligente opera di appropriazione aveva innestato la Natività del “vero Sole”, Cristo. Un successo bimillenario, fino all'odierna sconfitta finale da parte di un consumismo pacifico, ma inesorabilmente pervasivo, totalitario. Forse alla fine di questo ulteriore esercizio ascetico potrebbe non restare nulla. Certo è che a me e altri che conosco, credenti o post-credenti, restano gli amati canti natalizi, che nella mia tradizione famigliare si intrecciavano o coincidevano con i canti di montagna, soprattutto nell'esecuzione del mitico Coro della SAT. Nella lunga storia della mia formazione canora, ho poi arricchito il mio repertorio con le Christmas Carols anglosassoni e altri canti della tradizione popolare europea. E allora potrebbe essere interessante dare uno sguardo più ravvicinato ad alcuni testi, cercando di cogliere significati che nella foga del canto o nell'incanto dell'ascolto potrebbero essere sfuggiti. Per qualche anno all’UTE le classi di inglese, e non solo, hanno preparato canti natalizi per poi esibirsi accalcandosi sul palco della sede di Cardinal Morone, poi la cosa è stata abbandonata anche perché sottraeva spazio alla didattica. Qualche esempio: “Adeste fideles”: “avvicinatevi, fedeli…”, cioè identificatevi coi pastori che vanno verso Betlemme. Si tratta di un canto impostato “liturgicamente”: il Natale cioè, come le altre feste cristiane a partire dalla Pasqua, non si celebra al passato ma al presente: è presente!
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“Stille Nacht”: l’originale tedesco, come anche la traduzione inglese, “Silent Night”, umanizza l’evento della nascita, la madre e il bambino riccioluto dormono in pace (beh, certo, una pace “himmlische”, celeste) Seguono strofe più dottrinali, che invece caratterizzano fin dall’inizio la versione italiana, “Astro del ciel”: “Agnello redentor che i Vati da lungi sognar…”. E a proposito di “Silent Night”, sono tantissime e bellissime le Christmas Carols della tradizione inglese: i solenni cori degli angeli di “Hark the Herald Angels Sing”, il ritmo coinvolgente con cui marciano i tre Re Magi di “We Three Kings of Orient Are” (i Vangeli in realtà non ne specificano il numero, se n’è incaricata la tradizione scoprendo anche i loro nomi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre!), l’incipit, che trovo molto toccante, di “God Rest You Merry, Gentlemen”: “Dio vi conservi in allegria, Gentili Signori, e che nulla possa turbarvi…”, e tanti altri. Ma torniamo alla tradizione italiana. “Tu scendi dalle stelle”: qui l’autore, nientemeno che sant’Alfonso de’ Liguori, si è lasciato andare a forme piuttosto barocche e sentimentali, dal napoletano verace che era. Ma mi preme dichiarare la mia predilezione per alcuni deliziosi e genuini canti popolari, oltretutto di grande qualità musicale, in primo luogo “Oggi è nato in una stalla”: “…na bela stala preparada già per quel…E Maria Vergine no la gh’a lana, no la gh’a fogo per riscaldar, e la si leva il vel di testa per poterlo ricoprir…”. Tanti decenni fa, quand’ero bambinello con la “b” minuscola, più di una volta mi è stato fatto il bagno nella tinozza in mezzo alla stalla, tra le occhiate curiose delle placide mucche (ma niente asinello): mi è quindi facile capire la forza dell’identificazione di contadini e cantori valligiani con i problemi di riscaldamento, vestiario, sopravvivenza della “Sacra Famiglia”. Anche in “Auf dem Berge da wehet der Wind” fa freddo, soffia un vento gelido, e Maria vorrebbe il cambio a cullare il bambino, ma Giuseppe si lamenta: “…Come faccio a cullarlo, non riesco nemmeno a piegare un dito dal freddo!” Forse il vento gelido ha smesso di soffiare nella dolcissima canzone piemontese, con echi occitani (“aire”, “paire”, “ciantant”…), “Gesù Bambin l’è nato”, “…l’è sora un po’ di paja, l’è sora un po’ di fien”. Fatto sta che qui Giuseppe è molto più disponibile e affettuoso: lo piglia in braccio, gli canta una canzoncina: “Larin, larin, lareta!”. Questo Giuseppe assomiglia molto al Giuseppe di una singolare Christmas Card inviatami da un amico inglese, che tutti gli anni mi fa scoprire antichi dipinti o miniature natalizie di rara bellezza, generalmente italiani. Quell’immagine però è tratta da un “French Book of Hours” del 15° secolo. Il titolo suona: “Mary reading”, “Maria in lettura”. In effetti al centro della scena campeggia una grande elegante coperta rossa (immagino che Giuseppe l’abbia portata accuratamente piegata nel suo zaino). Ben riscaldata dalla coperta siede Maria, intenta a leggere un libro, certamente sacro (anche quello portato con l’immaginario zaino del suo sposo, a scapito di beni più essenziali!). Il bue sembra ascoltare attentamente, mentre l’asino mordicchia l’aureola di un affettuoso e responsabile Giuseppe, che accudisce di buon grado il figlioletto lasciando alla moglie il tempo di approfondire la sua cultura biblica. Di Maria lettrice esistono diverse immagini, una fra tutte quella stupenda di Antonello da Messina, ma le ho sempre collocate nel tempo precedente l’Annunciazione, e certamente il Natale. Mi colpisce dunque la forte sottolineatura dell’illustratore, che in pieno Medioevo dà a Maria questa forte connotazione intellettuale, e attribuisce a Giuseppe un atteggiamento di paternità responsabile e condivisione degli impegni familiari che neanche oggi è del tutto scontato. Un messaggio finale? Viva il Natale, anche quello della tradizione cristiana, che qualcuno potrebbe considerare antiquato, e già che ci siamo viva anche il Medioevo quando ci offre queste sorprese di buona modernità.
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LABORATORIO DI POESIA APS Via Fosse 14 - 41121 Modena Italy
LE MOSTRE DI POESIA La Poesia Visiva come arte plurisensoriale L’OLFATTO – un progetto di Lamberto Pignotti (Fondazione Berardelli - Via Milano 107, Brescia) Da consultare: Catalogo a cura di Alice Valenti
LE RIVISTE 591 – Revue Internationale diretta da Jean-François Bory N. 9 Retrospettiva di scritture con una sezione dedicata all’Italia Posillipo&Seine Edition (2021)
LA NOVITÀ Dante Eterno 1321 – 2021 (catalogo a cura di Mauro Carrera) Arte in Arte e mestieri (Suzzara)
LA RILETTURA Volevo dirti qualcosa (poeti israeliani contemporanei scelti e tradotti da Gaio Sciloni) “Mio fratello è tornato dal campo / in abito grigio” (Amir Ghilboa) Edizioni del Laboratorio, 1986
LIBRI RICEVUTI Corrado Corrado
Costa Costa
Poesie edite e inedite (1947-1991) Immaginare Ravenna
Argo libri Peccolo
2021 A cura di C. Portesine 2021 1980 / G. Fontana
Edizioni
Fabio Vincenzo Giovanni Mladen Bernard Alice
De Santis Guarracino Infelíse Machiedo Noėl Oswald
Jean Gabriella Paolo
Robaey Sica Valesio
Osso Una furtiva lacrima Per ordine di indefinita vita Pronadeni u prijevodu II Il poema dei morti Memorial – Uno scavo dell’Iliade L’epica della Basilicata Tu io e Montale a cena La rosa verde
Paolo
Valesio
Il volto quasi umano
Campanotto Di Felice Italic AIFA Book Archinto
2020 2020 2019 2021 2020 2020
Poesia/ pr. Sitta Antologia Poesia Traduzioni bilingui Trad. Scotto Nota curatori
Bohumil Interno poesia Editoriale Clessidra Lombar Key
2021 Copia n. 12 2019 Dedica/poesia 1987 Poesie a Graziella 2009 Pref. D. Rondoni
da consultare presso il Laboratorio di Poesia L’accesso è libero secondo le norme sanitarie vigenti.
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RECENSIONE
1849. I guerrieri della libertà di Valerio Evangelisti, Milano, Mondadori, 2019 DARIO GHELFI È un volume singolare quello che Evangelisti dedica alla Repubblica Romana del 1849. Autore prolifico, conosciuto dal grande pubblico soprattutto per la sua saga dedicata all’inquisitore Nicolas Eymerich, si è cimentato nel romanzo storico con una serie di cicli dedicati alla storia del movimento sindacale nordamericano, a quella della rivoluzione messicana, a quella della pirateria e a quella che ha chiamato il ciclo del Sole dell’Avvenire, la storia di famiglie di braccianti e di contadini nell’Italia post-risorgimentale. Fuori da queste serie, mi ha personalmente colpito un suo recente romanzo dedicato alla Repubblica Romana (sulla quale mi sembra non ci siano poi tanti scritti) ed in particolare ai suoi più umili protagonisti. Nelle pagine dove presenta sue note a conclusione del romanzo, l’autore afferma di essere stato strettamente aderente ai fatti, dichiarando altresì che tutti i personaggi della sua opera sono realmente esistiti, ad eccezione di tre, tra cui il protagonista. Lo svolgersi degli eventi, narrati nella loro stringata cronologia, rimanda ad un altro celebre volume, questo ultimo dedicato alla fine della Comune di Parigi (E. Le Corre, L’ombra del fuoco, che recensiremo in un prossimo numero di questo Corriere). Anche là ci sono due protagonisti che si cercano, si perdono e si trovano alla fine di quelle giornate drammatiche. Parecchie sono le similitudini. Anche qui (come nella storia della Comune) si presentano, nella drammaticità degli eventi, squarci di normalità. Sono continui i bombardamenti dei francesi, che pure non sono odiati perché sono soldati di una Repubblica, tanto che a molti il conflitto assume la connotazione di una lotta fratricida, Repubblica contro Repubblica, in un’Europa dominata da monarchie assolute (è da venire l’assunzione al potere di Napoleone III). Nonostante questo, ci sono osterie aperte (come a Parigi nei giorni finali della Comune) e si mangia e si beve (molto), spesso “a gratis”, offerti i pasti e le bevande da osti repubblicani. Ma quello che colpisce è il quadro dei “nostri” repubblicani. Se pure si stagliano figure “limpide” come quelle di Manara, di Mameli, di Pisacane, la gran massa dei combattenti è costituita da un popolo minuto, che nulla ha del romantico rivoluzionario. È uno dei protagonisti che lo dice: “… Ciceruacchio allargò le braccia. «La rivoluzione, a Roma, è fatta da gente del genere. Artigiani, bottegai, lenoni, malviventi, sgualdrine, disoccupati, manovali, artisti. Chi potrebbe odiare il clero più di loro? Inoltre, pescivendoli, conciatori, vetturini, garzoni, cenciaioli. Eppure, stanne sicuro, i futuri libri di storia non ne faranno parola.» «Perché?”. «Perché chi li scriverà non avrà mai cospirato in un'osteria, come stiamo facendo adesso. A Roma è nelle osterie che si costruisce il futuro. E il vino che ci scorre nelle vene al posto del sangue, ci fa sognare l’eguaglianza e la libertà, che poi sono la stessa cosa”. Singolare è la rappresentazione di Garibaldi, martirizzato dall’artrite ed adorato dal popolo, mentre il suo esercito è descritto come un’accozzaglia di individui, valorosi e temerari, ma che incute timore. Diretto è lo sguardo verso il discorso dell’emancipazione sociale e della lotta contri i privilegi. E’ una vera e propria rivoluzione sociale quella verso la quale si muove l’Assemblea Repubblicana ed i più avvertiti vedono avvicinarsi un’inevitabile sconfitta perché … “… È una rivoluzione sociale» notò dietro a Folco un altro lettore dei manifestini”. Si girò verso costui. Vide un uomo barbuto e con gli occhiali. Indossava un abito che aveva conosciuto tempi migliori, aveva in testa una tuba ornata di coccarda tricolore. «Cosa intendete d i re?» «Gradualmente la repubblica fa scomparire i privilegi, dà la terra ai contadini, solleva piccolo commercio e artigianato, abolisce tasse e dazi, offre una casa a chi non ce l'ha, attacca le ricchezze eccessive. In Italia, nessuno ci aveva mai provato, in un periodo così breve». Folco trovò che lo sconosciuto avesse ragione. «Come finirà?» L'uomo con la tuba scosse il capo. «Non c'è da farsi illusioni. Ci massacreranno. Se l'esperimento riuscisse, l'Europa che conosciamo si estinguerebbe in pochi mesi. Per impedirlo, chi è al comando è pronto a uccidere.»
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RECENSIONE FILM
in italiano e inglese*
ULTIMA NOTTE A SOHO VITTORIO VANDELLI Back to glamorous Swinging London, with a touch of horror attached Ritorno alla glamour Swinging London, con un originale tocco di horror
Nel thriller psicologico dell'acclamato regista Edgar Wright, Eloise, un'aspirante stilista, è misteriosamente in grado di entrare negli anni '60 dove incontra un'affascinante aspirante cantante, Sandie. Ma il glamour non è tutto ciò che sembra e i sogni del passato iniziano a incrinarsi e scheggiarsi in qualcosa di molto più oscuro (Rotten Tomatoes) Affascinata dal richiamo della grande città, Eloise, una ragazza di provincia, va a Londra in cerca di successo ma trova il male nascosto dietro la superficie glamour. È una storia che abbiamo visto molte volte sullo schermo, ma questa volta la protagonista entra magicamente nella Swinging London degli anni '60 per 'testimoniare' la triste storia di una ragazza come lei, Sandie, che viene dalla fattoria per cercare di diventare una cantante di successo. Sandie è una specie di doppelganger di Eloise, e così rivive la triste parabola dell'aspirante cantante e la sua discesa nell'inferno dietro la scintillante facciata di Swinging Soho. È una storia di illusione contro realtà che porta al fallimento, all'omicidio e all'incubo, in cui il cattivo è vittima dell'avidità della società in cerca di vendetta. Il film è intergenere, in parte commedia, in parte drammatico, thriller, horror, con gli zombi attaccati – in realtà le visioni da incubo di Eloise. Tuttavia, il Soho degli anni '60 è davvero un'ottima visuale, potenziata da un'eccellente colonna sonora d'epoca. Se ami quel decennio e quella Londra perduta, fallo. Non te ne pentirai.
*per la versione in inglese visitare il sito http://www.vittorio-vandelli.com/movie-reviews-in-english-forstudents/
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INFORMA UTE Con questo numero così ricco di argomenti di riflessioni e testimonianze si conclude, per l’anno 2021, il nostro ciclo sperimentale in campo editoriale. Vi ringraziamo pertanto della attenzione che ci avete dimostrato. Il nostro Corriere a partire da gennaio 2022 assumerà una configurazione più leggera, più flessibile nelle tematiche, più sintetica nei contenuti e più facilmente consultabile. www.utemodena.it: in questo periodo il sito web è bloccato. Stiamo rivisitandolo per renderlo più fruibile, accattivante e completo. Le iscrizioni a corsi, laboratori e palestre del 2° bimestre, che avrà inizio lunedì 10 gennaio, sono possibili tramite bonifico bancario oppure alla sede di Via del Carmine, 15 dal lunedì al venerdì ore 10/12 tel. 059 221930. Da segnalare alcune materie nuove e interessanti quali: -“Dal pensiero al testo”: Scrivere per ricordare e condividere – scoprire i segreti della scrittura e della comunicazione di un mondo in evoluzione … per non restare indietro. - “Microbiota” tenuto dalla dott.ssa A. Borelli la quale ci farà una panoramica su sistema nervoso enterico, microbiota e alimentazione probiotica. -“In prima fila” tenuto dal prof. Valentino Borgatti che ci porterà a conoscenza dei movimenti artistici ed avanguardie storiche attraverso una visione ottica e critica dell’arte moderna. -“Archeologia modenese” il dott. Donato Labate dopo una introduzione sull’archeologia romana nel modenese dalle origini al ’900 presenterà alcuni tra i più significativi scavi databili dall’età repubblicana al tardoantico presenti nel nostro territorio. Senza dimenticare la ricchezza di argomenti che vengono sempre proposti. Facciamo una carrellata: Filosofia: le filosofie della vita; Storia universale: storia dell’idea di Europa; Psicologia: chi (che cosa) crediamo di essere … e in che mondo crediamo di vivere; Storia dell’arte: Michelangelo e Corregio; Economia: come si legge il sole 24ore; Storia del cinema: “demoni nordici” Ingmar Bergman; Antropologia: ostinarsi a conoscere una sola cultura, la propria, significa condannarsi vivere una vita soltanto, isolati dal mondo che ci circonda; A scuola di miti: gli dei dentro di noi (laboratorio di arte e filosofia); Salute e benessere: coltivare l’autostima nella vita quotidiana; Ricerca storica: il medioevo sul naso; Criminologia; Comunicazione PNL e i tre principi; Scrittura espressiva: le ragioni della gioia (esercitare l’espressività); Scuola d’attore, laboratori di Arte Visiva, Pianoforte e scuola di Lingue ed Informatica. Ora gli appuntamenti: 18 Dicembre... NATALE INSIEME 2021 ore 10 nella sede di Via Cardinal Morone,35 ci incontreremo per il tradizione brindisi augurale di fine anno. Nella mattinata il Prof. Ghelfi, docente di Geografia, ci relazionerà su Viaggi e Memoria. La CORALE ESTENSE si esibirà sabato 18 dicembre ore 16 presso la Chiesa B. V. Addolorata, in Modena via Rangoni n. 26 nel concerto di Natale 2021 “Natale…in coro”. TEATRO PICCOLO di Milano – “teatrodarte pertutti” – stagione teatrale 2021/22 ARSENICO E VECCHI MERLETTI al Teatro Grassi venerdì 17 dicembre 2021 PINOCCHIO al Teatro Grassi sabato 8 gennaio 2022
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IL CORRIERE DELL’UTE Aperiodico informativo on-line N. 3 - dicembre 2021 Direzione: Carla Bertacchini Redazione: Carla Bertacchini, Luigi Borghi, Davide Bulgarelli, Giuseppe Campana, Luca Cavazzuti, Roberto Rigo, Carlo Alberto Sitta Collaboratori: Dario Ghelfi, Maria Assunta Devoti, Maria Laura Marinaccio, Giovanna Guardasoni Segreteria di redazione: Elena Barbieri Credito fotografico: Alessandro Fornili Contatti: stampa@utemodena.it – Sito Web: www.utemodena.it Facebook- Instagram-Youtube: Università per la Terza Età Modena
UNIVERSITÀ PER LA TERZA ETÀ DI MODENA APS Associazione di promozione sociale operante senza fini di lucro per l’educazione e il miglioramento delle condizioni di vita degli adulti. Fondata a Modena il 16 maggio 1988 Via del Carmine 15, 41121 Modena CF 94015200366 Presidente: Carlo Alberto Sitta - Rettore: Carla Bertacchini - Vicepresidente: Luigi Borghi Tesoriere: Vanna Fontana - Amministrazione: Valentina Colombini Segretario Generale: Rosannamaria Sotgiu Segretario Uff. Presidenza: Elena Barbieri Collegio dei Revisori dei Conti: Ornella Margheritini (presidente) Sede Legale - Ufficio Viaggi/Istruzione: Via del Carmine 15, 41121 Modena. Tel. 059/221930 Sedi didattiche: Via Cardinal Morone 35, 41121 MO tel. 059/235326 (Cultura generale e Arti Visive) Via Emilia Est 429, 41122 MO - tel. 059/366980 (Lingue e Informatica) Gruppo Teatrale “L. Riccoboni”: Direttore: Valentino Borgatti - valentino.borgatti@gmail.com Corale Estense: Direzione: M° Marco Bernabei - ute@utemodena.it Mutina Swing Orchestra: Direttore: Oreste Peri - orchestra@utemodena.it Gruppo di Lettura “Pederiali”: gruppodilettura@utemodena.it Consiglio Direttivo UTE: Barbieri Elena, Bertacchini Carla, Bertozzi Alberto, Borghi Luigi, Botti Barbara, Campana Giuseppe, Cavalieri Lucia, Colombini Valentina, Consoli Claudio, Ferrari Rino, Fontana Vanna, Fornili Alessandro, Gollini Maria Serena, Gollini Rossana, Menza Beatrice, Mezzetti Ermanno, Morselli Luciano, Nerbano Manuela, Penta Maria, Rigo Roberto, Sighinolfi Paolo, Sitta Carlo Alberto, Sotgiu Rosannamaria. Ai destinatari CORRIERE La segreteria di Via del Carmine 15 è aperta al pubblico ogni giorno, escluso ildel sabato, dalle 10DELL’UTE alle 12.dati Lesono segreterie delleconservati altre sedi sono aperte oraridella delle Legge lezioni.675/96 e successivi aggiornamenti. Il I Vs. acquisiti, e trattati nelnegli rispetto titolare dei dati potrà richiederne in qualsiasi momento la conferma dell'esistenza, la modifica o cancellazione come previsto dall'articolo 13. In ottemperanza al D. Lgs. n. 196 del 30/06/03 in materia di protezione dei dati personali, le informazioni contenute in questo messaggio sono riservate ed esclusivamente indirizzate al destinatario indicato (oppure alla persona responsabile di rimetterlo al destinatario). Vogliate tener presente che qualsiasi uso, riproduzione o divulgazione di questo messaggio sono vietati. Sperando che Lei gradisca le nostre comunicazioni, Le assicuriamo che il Suoi dati saranno trattati con la necessaria riservatezza e non verranno divulgati. Le informative hanno carattere periodico e sono comunicate individualmente ai singoli interessati anche se trattate con l'ausilio di spedizioni collettive. In ogni momento sarà possibile chiedere di essere rimossi dall'elenco dei destinatari inviando una e-mail con scritto "CANCELLAMI" nella casella dell'oggetto
Editoriale Carla Bertacchini: Natale UTE 1
Eventi UTE NATALE INSIEME 2021 2
CORALE ESTENSE in concerto 3
Carla Bertacchini: E quindi uscimmo a … 4
Gruppo Di Lettura “G.PEDERIALI” 5
I viaggi UTE: Norvegia e le aurore boreali 6
Spazio Arte, Colori e …. 7
Premio “Riccoboni”: Giuliana Lojodice 8
Manuela Nerbano: Musica …. in coro 9
Lab. Scrittura espressiva: Le gioie del Natale 11
M.Laura Marinaccio: esperienze di narrazioni per tutte le età 12
Scrivere per sé stessi e gli altri 13
Dario Ghelfi: Da Nero Wolfe a Mandrago …. 15
Mariarosa Zanasi: L’hobby della cucina 18
Maria Assunta Devoti: …scorci vittoriani 21
Aspettando il Natale al Museo 23
Carla Bertacchini: Natale con Carosello… 24
Rosannamaria Sotgiu: il Natale nei tempi, nei luoghi, nei modi 25
Bepi Campana: Buon Natale in Europa 27
Poesia: Il laboratorio di Poesia 29
Un regalo alternativo 30
Dario Ghelfi: Recensioni: 1849, I guerrieri della libertà 31
Vittorio Vandelli: Recensioni: Ultima notte a Soho 32
Informa UTE 33
Luci a Modena