Primavera 2025
UNICAMILLUS Magazine - Primavera 2025
UNICAMILL UNI CAMILLUS Magazine
Direttore Responsabile: Gianni Profita Redazione a cura di: Tommaso Fefè Immagini: UniCamillus Media, AdobeStock, Canva Traduzioni a cura del Centro Linguistico d’Ateneo UniCamillus: Federica Alota, Federico Calogero, Giusi Condorelli, Damiano Giani, Ginevra Guidoni, Daniela Mariani Stampa: Tipografia Miligraf Srl Chiuso in redazione: aprile 2025 Copia Gratuita
www.unicamillus.org
CONTENUTI SOMMARIO 4
ACADEMIC LIFE - INFORMA STUDENTI UNICAMILLUS GUIDA IL PROGETTO ITESHS PER POTENZIARE LA FORMAZIONE E LA SANITÀ IN AFRICA di C.Romano
11 AGONISTI DEL GLP1: UN NUOVO ORIZZONTE PER LA SALUTE METABOLICA di S. M. Corsello e R.M. Paragliola
19 “ASSURDA LA POLEMICA SULL’USO DEI FARMACI PER DIABETICI CONTRO L’OBESITÀ. VI SPIEGO IL PERCHÈ” Intevista di T. Fefè alla Prof.ssa Franceschelli
26 COME LE ABITUDINI ALIMENTARI INFLUENZANO IN POSITIVO E IN NEGATIVO LE DIETE DEI BAMBINI di T. Stallone
33 LA MODA DELLE DIETE E LE DIETE DI MODA di M. Marchetti
38 DIETA VEGANA, SCELTE ETICHE TRA PREGIUDIZI E LUOGHI COMUNI: UNA TESTIMONIANZA DIRETTA di G. Martino
41 ALIMENTAZIONE VEGETARIANA: COME SEGUIRLA BENE E CON QUALI BENEFICI di M.E. Destino
48 ALIMENTAZIONE, INVECCHIAMENTO ED INSORGENZA DI MALATTIE: COME IL CIBO INFLUENZA LA LONGEVITÀ di M. Infante
56 UNIRED TAPE - IL PRE RUOLO UNIVERSITARIO: UN SISTEMA IN EVOLUZIONE di M. Coccimiglio
61 TERZA MISSIONE - ONE HEALTH E TERZA MISSIONE di D. Padua
66 ACADEMIC LIFE - NEWS DA UNIWEB INCONTRO TRA IL RETTORE DI UNICAMILLUS E L’ISPETTORE GENERALE DELLA SANITÀ MILITARE: COLLABORAZIONE E VALORI COMUNI
68 ACADEMIC LIFE - UGHJ - CAMBIAMENTI CLIMATICI, PICCOLI STATI INSULARI E DIRITTO INTERNAZIONALE: LE NUOVE FRONTIERE DELLA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE
EDITORIALE di Gianni Profita Rettore
Noi siamo ciò che mangiamo. Non è stato un nutrizionista a dirlo, ma il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach. È vissuto nel XIX secolo ed è noto come critico delle religioni, come esponente della sinistra hegeliana, non certo per essere uno scienziato o un medico. Ma il fatto che anche Feuerbach si sia pronunciato su un tema così peculiare come il cibo, testimonia quanto la nutrizione e l’alimentazione, al di là delle ovvie esigenze primarie quotidiane degli esseri umani, siano argomenti da sempre al centro del dibattito culturale nell’evoluzione della civiltà. Parecchi secoli prima di Feuerbach, fu Ippocrate in persona (sì, proprio quello del giuramento dei medici) ad enunciare: “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”. Perché mangiare non è solo un bisogno, ma anche un modo per prendersi cura di sé stessi. Influenza l’umore e la psiche. Orienta le scelte di vita, tanto quelle etiche, quanto quelle morali. Coinvolge la sfera emotiva della socialità e apre persino la mente a nuove culture. Chiaramente, tutti ci nutriamo innanzitutto per sostentare le nostre funzioni e attività vitali, per avere cioè le energie necessarie a vivere; ma per vivere bene bisogna anche mangiare bene. È inevitabile. Ecco perché, parlando di medicina e cura della persona, non si può prescindere dal dedicare ampi spazi di approfondimento a ciò che mangiamo, a come mangiamo o a come si possono adeguare e migliorare le abitudini alimentari, agendo sin dalla tenera età, per prevenire tante diverse possibili problematiche di salute in futuro. A questo è dedicato il numero di primavera di UniCamillus Magazine, che oltre a riservare spazio a diversi punti di vista sull’argomento dell’alimentazione, propone anche alcuni interventi chiarificatori su come la medicina e la scienza della nutrizione debbano andare a braccetto. L’impiego di farmaci in parallelo alle diete nelle cure dimagranti oggi non è più un tabù, anche grazie all’impegno di chi studia ogni giorno le diverse sfaccettature della Scienza della Nutrizione. La ricerca scientifica non si ferma mai e ci sono sempre nuove scoperte dietro l’angolo sulle molecole, sulle terapie e finanche su come far seguire a ciascun individuo il miglior regime alimentare per le proprie esigenze. Tra le rubriche sulle attività del nostro Ateneo, invece, in questo numero raccontiamo l’avvio di un progetto che ci sta particolarmente a cuore. Si chiama ITESHS e non è solo un’iniziativa che vede UniCamillus come capofila di un gruppo di università italiane e africane, per avviare direttamente in Camerun, Etiopia e Somalia corsi di laurea all’avanguardia in diverse branche della medicina, che permettano la formazione in loco di personale specializzato nella gestione delle emergenze sanitarie di varia natura. Questo progetto è prima di tutto per noi una grande responsabilità, di cui siamo lieti e onorati di farci carico. E anche un motivo di orgoglio e un attestato di stima che le istituzioni italiane e dei tre paesi africani ci hanno tributato, ma è soprattutto un’altra grande occasione per dare seguito ai nostri principi fondativi, rivolti alla formazione di professionisti che si dedichino alla cura del prossimo tenendo bene a mente l’importanza del lato umano della medicina.
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
1
EDITORIAL by Gianni Profita Rector
We are what we eat: it was not a nutritionist who said this, but the German philosopher Ludwig Feuerbach. He lived in the 19th century and was known as a critic of religion and an exponent of the Hegelian left, not as a scientist or doctor. But the fact that even Feuerbach spoke out on a subject as peculiar as food shows how—beyond the obvious basic daily needs of human beings— food and nutrition have always been topics of cultural debate in the evolution of civilisation. Several centuries before Feuerbach, Hippocrates himself—yes, the one who wrote the oath of physicians—said: “Let thy food be thy medicine and thy medicine be thy food”. Because food is not only a need, but also a way of taking care of ourselves, it influences our mood and our mind, it guides life choices, both ethical and moral, it involves the emotional sphere of sociality and even opens the mind to new cultures. Of course, we all eat first and foremost to sustain our vital functions and activities, in other words to have the energy we need to live, but to live well we also need to eat well—this goes without saying. Therefore, when we talk about medicine and personal care, we cannot ignore the importance of what we eat, how we eat, and how we can adapt and improve our eating habits by taking appropriate action from an early age to prevent several possible health problems in the future. This is what this spring issue of the UniCamillus Magazine is all about. As well as presenting different views on the subject of nutrition, it also offers some clarifying articles on how medicine and nutritional science should go hand in hand. The use of medicines alongside diets in slimming treatments is no longer taboo, thanks in part to the efforts of those who study the various facets of nutritional science on a daily basis. Scientific research never stops and there are always new discoveries to be made about molecules, therapies and even how to help individuals follow the best possible diet for their needs. Also, in the sections about the activities that our University has been involved in, we will report on the launch of a new project that is particularly important for us. It is called ITESHS. This is not just an initiative in which UniCamillus, as the leader of a group of Italian and African universities, is involved in and whose aim is setting up degree courses in various branches of medicine in Cameroon, Ethiopia and Somalia, in order to train local health personnel in the management of health emergencies of various kinds. It is also and above all a great responsibility for us, and we are delighted and honoured to take it on. It is ultimately a source of pride and a sign of the esteem in which we are held by Italian universities and those of three African countries—but above all it is another great opportunity to pursue our founding principles, which are aimed at training professionals who are dedicated to caring for others, while keeping in mind the importance of the human aspect of medicine.
2
UNICAMILLUS ESTATE 2024
UNICAMILLUS ESTATE 2024
3
ACADEMIC LIFE Informa studenti
UNICAMILLUS GUIDA IL PROGETTO ITESHS PER POTENZIARE LA FORMAZIONE E LA SANITÀ IN AFRICA di Claudia Romano
U
Grazie a UniCamillus, in collaborazione con le Università di Chieti-Pescara e di Foggia, viene promossa la qualità medica italiana in Somalia, Camerun ed Etiopia. Attraverso il progetto ITESHS (Integrated Transcultural Educational Synergy in Health Sciences), finanziato dai fondi europei del PNRR, l’Università Medica Internazionale di Roma e gli altri due atenei partner avvieranno corsi di laurea e post-laurea in ortopedia, fisioterapia e infermieristica nei tre paesi africani. L’iniziativa è stata presentata ufficialmente con un convengo lo scorso 26 febbraio nell’Auditorium di UniCamillus, alla presenza del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani. A dare supporto all’intero progetto hanno contribuito però anche il Ministro della Salute, Orazio Schillaci e la Ministra dell’Università, Anna Maria Bernini. Questo programma internazionale rientra infatti anche nelle prospettive di cooperazione che il Governo italiano intende rafforzare nell’ambito del cosiddetto Piano Mattei. “I progetti legati alla salute e alla ricerca nell’ambito del Piano Mattei - ha dichiarato Tajani - sono fondamentali per favorire la crescita del continente africano e ottenere risultati concreti. Se consideriamo anche la questione migratoria, è essenziale migliorare
4
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
le condizioni di vita degli africani, in particolare dei bambini, molti dei quali hanno un’aspettativa di vita di appena uno o tre anni. Per questo motivo, investire nella ricerca e nella sanità è una priorità. Ogni iniziativa che si muove in questa direzione contribuisce allo sviluppo dell’Africa, e abbiamo il dovere di svolgere un ruolo da protagonisti per sostenerne la crescita. Credo fermamente nel progetto presentato oggi presso l’UniCamillus, perché ritengo indispensabile rispondere all’appello del continente africano per garantire condizioni di vita migliori, mettendo al centro le persone e rafforzando i legami umani. Le università, in questo contesto, rappresentano lo strumento più efficace per costruire ponti e stringere rapporti solidi con le nuove generazioni, promuovendo un futuro basato sulla collaborazione e sulla crescita reciproca”. Il Rettore di UniCamillus, Gianni Profita, ha poi spiegato: “Grazie all’attività delle Università italiane, sarà potenziata la formazione sanitaria in Somalia, Camerun ed Etiopia, gettando le basi per favorire un sistema più autonomo e resiliente, meno dipendente da episodiche attività umanitarie. Attraverso il lavoro congiunto delle Università partner italiane e africane, l’obiettivo è formare in loco professionisti sanitari altamente qualificati, in grado di rispondere alle esigenze delle rispettive comunità con competenza e dedizione. Questa iniziativa
non solo rafforza la sanità locale in Africa, ma ribadisce anche l’importanza della formazione di qualità e della partnership internazionale, andando pienamente a sposare gli obiettivi di sviluppo sostenibile e creando, così, importanti opportunità di crescita reciproca. L’adesione di importanti ministri conferma il carattere strategico del progetto, che vede in prima fila l’eccellenza accademica italiana, la qualità dell’assistenza sanitaria e la prospettiva di interazione positiva tra l’Italia e i tre Paesi africani”. Maryan Mohamed Hussein, Ministra della Salute della Somalia, ospite per l’occasione di UniCamillus, ha sottolineato l’importanza per il suo paese e per tutto il continente africano di simili iniziative: “Il progetto ITESHS offre un’opportunità di trasformazione per rafforzare la nostra cooperazione nella formazione medica e nello sviluppo del sistema sanitario. Iniziative come questa ci consentono di formare professionisti più qualificati, migliorare l’accessibilità all’assistenza sanitaria, e, in definitiva, migliorare il benessere della nostra gente. A nome del Governo federale della Somalia esprimo il mio più profondo apprezzamento al Governo italiano, UniCamillus e tutti i partner sostenitori per il vostro fermo impegno in questa causa”.
All’evento hanno preso parte anche i Magnifici Rettori delle altre due università italiane coinvolte nel progetto e i rispettivi partner accademici delle istituzioni universitarie dei tre paesi africani. Sul palco sono intervenuti infatti Lorenzo Lo Muzio, Rettore dell’Università di Foggia, Liborio Stuppia, Rettore dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, Hassan Osman Ga’al, Rettore Università Nazionale Somala, Somalia; Maurice K. Kamga, Rettore Università Hanseatic Institute of Technology and Applied Sciences (HITAS), Camerun; Kassahun Habtamu, Coordinatore scientifico Università di Addis Abeba, Etiopia.Con ITESHS si verrà a costituireun ponte di collegamento diretto tra Italia e Africa, che permetterà di trasferire la qualità della formazione medica italiana in Somalia, Camerun ed Etiopia. Lì saranno create le basi per un sistema sanitario più forte e indipendente. In particolarole, UniCamillus coopererà a stretto contatto con l’Università di Mogadiscio, avviando un Corso di Laurea Magistrale in Fisioterapia che prevede anche un periodo di mobilità internazionale di studenti e docenti somali. Saranno infatti svolte a Roma le attività laboratoriali e seminariali. Il programma prevede poi anche
Il tavolo degli ospiti durante il convengo,
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
5
Sopra, il giornalista Paolo Petrecca, moderatore della conferenza, introduce l’intervento di uno degli ospiti.
A destra, l’esibizione dell’Artale Afro Percussion Band.
6
un corso post lauream in ortopedia e traumatologia, rivolto a medici somali già impiegati nei tre principali ospedali di Mogadiscio, così da fornire loro una formazione personalizzata in base alle esigenze di cura locali. Attività per potenziare la ricerca e la didattica sono state invece pianificate dall’Università degli Studi di ChietiPescara e da quella di Addis Abeba, con la condivisione di una piattaforma digitale online per il potenziamento cognitivo e i serious games, con studenti italiani ed etiopi che lavoreranno insieme. Sarà inoltre organizzata anche la formazione rivolta a studenti e docenti sulla ricerca in psicologia. L’Università degli Studi di Foggia e l’Hanseatic
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
Institute of Technology and Applied Sciences (HITAS) in Camerun promuoveranno invece l’integrazione e l’inclusione degli studenti africani in un percorso accademico internazionale, che consentirà loro di acquisire competenze infermieristiche grazie a metodologie e tecnologie innovative. di fatto sono quindi
tre gli obiettivi principali del progetto: rafforzare le competenze sanitarie, attraverso la creazione di corsi di laurea; promuovere programmi di mobilità internazionale, incentivando lo scambio di esperienze e conoscenze tra studenti e corpo docente; sviluppare infrastrutture e tecnologie locali, quali laboratori ortopedici e aule informatiche, per supportare la formazione sul territorio. Ad allietare gli ospiti e la nutrita platea, prima e dopo il convegno ci ha pensato l’Artale Afro Percussion Band: un gruppo multietnico italo-africano, che da molti anni si dedica alla divulgazione della musica africana nel nostro paese. La band ha proposto un percorso musicake originale, partendo dai ritmi tradizionali dell’Africa dell’Ovest, riarrangiati appositamente per l’occasione e adattati al diverso contesto sociale, sino ad arrivare ai giorni nostri, con omaggi ad alcune grandi interpreti della canzone africana.
Nelle foto, sopra il Rettore accoglie il Ministro Tajani al suo arrivo in UniCamillus; sotto, il Ministro, il Rettore e la Ministra della salute Somala seduti vicini al tavolo dei relatori.
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
7
I corpo di ballo e i musicisti della Artale Afro Percussion Band hanno intrattenuto il pubblico prima e dopo la conferenza.
8
UNICAMILLUS AUTUNNO-INVERNO 2024
10 UNICAMILLUS AUTUNNO-INVERNO 2024
AGONISTI DEL GLP1: UN NUOVO ORIZZONTE PER LA SALUTE METABOLICA di Salvatore Maria Corsello e Rosa Maria Paragliola
Il Professor Corsello è Ordinario di Endocrinologia in UniCamillus. La Professoressa Paragliola è Associato di Endocrinologia in UniCamillus.
L’
obesità è una condizione patologica sempre più diffusa a livello globale, rappresentando un grave problema per la salute pubblica. Secondo i dati dell’ISTAT (2021), la popolazione adulta in sovrappeso è circa il 36%, mentre oltre l’11% è affetta da obesità.
un passo essenziale per la cura di questa condizione. In alcuni casi, possono essere necessari trattamenti medici. DIVERSI FARMACI SONO OGGI DISPONIBILI
OBESITÀ: UNA SFIDA GLOBALE CON NUOVE ARMI TERAPEUTICHE
Prof.ssa Rosa M. Paragliola
L’obesità non rappresenta solo un problema estetico, ma è una complessa patologia che ha un drammatico impatto sulla salute. Il paziente obeso è a rischio di malattie gravi come il diabete mellito di tipo 2, la dislipidemia e l’ipertensione arteriosa e va più frequentemente incontro a malattie cardiache, respiratorie e neurologiche, con un notevole impatto sulla qualità e la durata della vita. L’obesità è inoltre legata all’aumento del rischio di problematiche articolari, con conseguente dolore cronico. Infine, questa patologia metabolica rappresenta un importante fattore di rischio per diverse tipologie di cancro e si associa a problemi di salute mentale, contribuendo allo sviluppo di ansia, depressione e bassa autostima. È importante sottolineare che l’obesità non è una condizione irreversibile. Adottare uno stile di vita sano, che includa una dieta equilibrata e attività fisica regolare, rappresenta
Il Naltrexone-Bupropione, associa l’azione di antagonismo dei recettori oppioidi μ con l’inibizione della ricaptazione di dopamina e noradrenalina, inducendo sazietà tramite l’aumento della proopio-melanocortina ed è quindi indicato soprattutto nei pazienti affetti da fame “emotiva” e binge eating. L’Orlistat agisce inibendo selettivamente le lipasi pancreatiche e riducendo di conseguenza l’assorbimento dei grassi alimentari risultando particolarmente utile in pazienti con dislipidemia e regimi alimentari iperlipidici ma associandosi ad effetti collaterali come diarrea e meteorismo. I farmaci antidiabetici sono da sempre degli alleati fondamentali nel trattamento dell’obesità, grazie ai loro effetti sul metabolismo e sulla regolazione del peso corporeo. Tra essi, la metformina migliora la sensibilità insulinica e riduce la produzione epatica di glucosio, mentre le gliflozine (SGLT2 inibitori) favoriscono l’eliminazione del glucosio attraverso le urine, contribuendo alla perdita di peso. Tuttavia, la vera rivoluzione terapeutica è rappresentata dall’introduzione degli agonisti del GLP-1 (GLP-1 RA), che consentono risultati comparabili a quelli della chirurgia bariatrica.
Prof. Salvatore M. Corsello
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 11
12 UNICAMILLUS AUTUNNO-INVERNO 2024
Queste molecole non solo migliorano il con- la riduzione dell’apporto calorico e un ridotto trollo glicemico ma riducono significativamente desiderio di cibi ad alto contenuto di grassi e l’appetito e il peso corporeo, affermandosi zuccheri. Questi meccanismi si traducono in come possibile opzione di priuna significativa riduzione del ma linea nel trattamento delpeso corporeo e il calo ponI GLP-1 RA sono l’obesità. derale ottenuto con questi farfarmaci che Negli ultimi anni, i farmaci maci si accompagna spesso a riproducono l’azione agonisti del recettore del glumiglioramenti nei parametri cagon-like peptide-1 (GLP-1 del GLP-1, un ormone metabolici, inclusa la riduzione RA) hanno pertanto assunto prodotto dall’intestino della glicemia a digiuno e delun ruolo di primo piano nel l’emoglobina glicata (HbA1c). in risposta trattamento dell’obesità. Questi all’assunzione di cibo. Un altro aspetto fondamentale farmaci, originariamente sviè il loro impatto positivo sulla luppati per la gestione del diasalute cardiovascolare. Diversi bete di tipo 2, si sono rivelati efficaci anche studi hanno dimostrato che questi farmaci nella riduzione del peso corporeo, offrendo possono ridurre il rischio di eventi cardiovauna nuova e promettente opzione terapeutica scolari maggiori, come infarto e ictus. Inoltre, per i pazienti con obesità. contribuiscono a ridurre la pressione arteriosa e migliorano il profilo lipidico, con una riduGLP-1 RA: MECCANISMO D’AZIONE zione del colesterolo LDL e dei trigliceridi. E BENEFICI CLINICI Anche la funzione renale può trarre beneficio I GLP-1 RA sono una classe di farmaci che ri- dall’uso dei GLP-1 RA. Questi farmaci sono producono l’azione del GLP-1, un ormone stati associati a un rallentamento della prodella classe delle “incretine”, che è prodotto gressione della nefropatia. Il loro effetto protettivo dall’intestino in risposta all’assunzione di cibo, sembra derivare sia dalla riduzione della prescon il compito di modulare la secrezione del- sione arteriosa che dalle loro proprietà antinl’insulina e contribuire alla regolazione del fiammatorie. Negli ultimi anni, si è parlato metabolismo del glucosio. Il meccanismo molto anche del ruolo dei GLP-1 RA nella d’azione di questi farmaci, che nascono per il steatosi epatica non alcolica. Studi recenti trattamento dei pazienti con diabete di tipo 2 hanno dimostrato che questi farmaci possono - in cui la secrezione delle incretine è ridotta - ridurre significativamente l’accumulo di grasso è multifattoriale: essi stimolano la secrezione nel fegato e migliorare la fibrosi epatica. Inoltre, insulinica in maniera glucosio-dipendente (ov- c’è un crescente interesse per i possibili effetti vero solo quando il glucosio è elevato, preve- neuroprotettivi dei GLP-1 RA. Studi preliminari nendo così episodi di ipoglisuggeriscono che potrebbero Studi recenti hanno cemia) e inibiscono la secreavere un ruolo nel rallentare zione di glucagone, riducendo dimostrato che i GLP-1 la progressione di malattie neuRA possono ridurre la produzione di glucosio da rodegenerative come il morbo parte del fegato. Inoltre, condi Alzheimer e il morbo di significativamente tribuiscono alla riduzione del- l’accumulo di grasso nel Parkinson, grazie alla loro cal’introito calorico attraverso pacità di ridurre l’infiammafegato e migliorare la una doppia azione, periferica zione e migliorare il metabolifibrosi epatica. e centrale. La prima si esplica smo neuronale. attraverso il rallentamento del transito intestinale Il farmaco più conosciuto della classe degli e dello svuotamento gastrico, determinando agonisti del recettore GLP-1 è la semaglutide, quindi una sensazione di “ripienezza” addo- che ha ottenuto un ampio consenso grazie minale; la seconda agisce sui centri nervosi alla sua efficacia. Tuttavia, altri farmaci della della sazietà e sui circuiti del “rewarding” stessa categoria includono liraglutide, dulacioè sui sistemi cerebrali di ricompensa e gra- glutide, lixisenatide, exenatide e tirzepatide, tificazione. Entrambi i meccanismi inducono tutti utilizzati tramite iniezioni sottocutanee un aumentato senso di sazietà, determinando settimanali. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 13
L’obesità comporta molto spesso nelle persone dei risvolti psicologici che possono facilmente sfociare nella depressione o comunque creare difficoltà relazionali.
14 UNICAMILLUS AUTUNNO-INVERNO 2024
La semaglutide, in particolare, si distingue giunto il 24% dopo 48 settimane di trattamento. perché è disponibile anche per via orale, of- Sebbene non sia ancora disponibile per l’uso frendo così una maggiore flessibilità ai pazienti clinico, la retatrutide sta mostrando risultati affetti da diabete mellito di tipo 2. promettenti per il trattamento dell’obesità, Studi clinici hanno ampiamente documentato del diabete di tipo 2 e della steatosi epatica l’efficacia della semaglutide nella gestione del- non alcolica (NAFLD), con ulteriori studi in l’obesità. I pazienti trattati con una dose setti- corso per valutare meglio la sua sicurezza ed manale di 2,4 mg di semaglutide (la massima efficacia. commercializzata) hanno perso in media tra il 10% e il 15% del loro peso corporeo in circa INDICAZIONI E POPOLAZIONE TARGET 68 settimane, con alcuni che hanno raggiunto I GLP-1 agonisti sono indicati nei pazienti con perdite superiori al 20%. Questo rende la se- obesità (BMI ≥30 kg/m²) o nei pazienti sovrapmaglutide uno dei farmaci più efficaci nel peso (BMI ≥27 kg/m²), che abbiano almeno trattamento dell’obesità, con risultati che vanno una complicanza correlata al peso, come diaben oltre quelli ottenibili con solo modifiche bete di tipo 2, ipertensione o dislipidemia. Il trattamento con questi farmaci dello stile di vita. Gli effetti viene generalmente consigliato positivi si estendono anche a La semaglutide è uno nei pazienti che non hanno miglioramenti metabolici, tra dei farmaci più efficaci ottenuto risultati soddisfacenti cui la riduzione della glicemia contro l’obesità, con con dieta ed esercizio fisico, e dell’emoglobina glicata, rendendo la semaglutide partico- risultati che vanno ben nonché in casi di obesità grave oltre quelli ottenibili con comorbidità, in cui è nelarmente utile nei pazienti con solo modificando gli cessario un intervento rapido diabete di tipo 2. stili di vita. per ottenere il controllo del Accanto alla semaglutide, la peso e prevenire complicantirzepatide ha guadagnato attenzione per il suo meccanismo d’azione in- ze. novativo. Si tratta di un agonista duale dei re- Un rischio da evitare è il “weight-cycling” o cettori GLP-1 e GIP, un ormone che agisce “effetto yo-yo”, che comporta oscillazioni anch’esso sul metabolismo del glucosio. Questo rapide del peso e aumenta il rischio cardiovaduplice meccanismo d’azione ha mostrato di scolare, poiché il grasso viscerale tende a prepotenziare gli effetti metabolici riducendo gli valere al ritorno del peso. Purtroppo, infatti gli effetti collaterali, con studi clinici che hanno effetti favorevoli di questi farmaci tendono evidenziato una riduzione del peso corporeo progressivamente a scomparire dopo l’interfino al 22,5% dopo 72 settimane di trattamento. ruzione del trattamento. Pertanto, ottenuto il La tirzepatide non solo favorisce la perdita di risultato atteso, va considerata la possibilità di peso, ma agisce anche positivamente sulla un trattamento cronico con le minime dosi di mantenimento sufficienti. sensibilità insulinica e sul controllo glicemico, risultando così È da sfatare il mito che È fondamentale, da questo punun’opzione molto promettente questi farmaci siano una to di vista, che la terapia farper pazienti con obesità e dia- scorciatoia per perdere macologica, come i GLP-1 RA, bete. Infine, la retatrutide, che peso L’efficacia nei casi venga accompagnata da interè attualmente in fase di speri- inappropriati è limitata. venti comportamentali e da cambiamenti permanenti nello mentazione, rappresenta un ulteriore passo avanti nella ricerca. Si tratta di stile di vita per evitare il recupero del peso un agonista triplo che agisce sui recettori perso, tra cui un’alimentazione bilanciata e GLP-1, GIP e glucagone, influenzando in un’attività fisica regolare, che sono indispensabili modo simultaneo diverse vie metaboliche. I in tutti i casi di programma di miglioramento dati preliminari, provenienti da uno studio del proprio stato di salute. del giugno 2023, indicano una significativa È da sfatare il mito che questi farmaci rappreperdita di peso, con una riduzione media del sentino una “scorciatoia” per perdere peso 17,5% in 24 settimane e un calo che ha rag- anche nei soggetti che non appartengono alle UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 15
categorie sopraelencate. L’efficacia nei casi inappropriati è limitata, e dunque il bilancio tra rischi e benefici può essere svantaggioso. Infatti, come tutti i trattamenti, anche i GLP-1 RA possono presentare alcuni effetti collaterali da considerare nel contesto del rapporto rischio-beneficio. Tra i più comuni, soprattutto nelle fasi iniziali del trattamento, ci sono sintomi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea o, all’opposto, stipsi Questi effetti tendono a diminuire con il tempo e, nella maggior parte dei casi, sono ben tollerabili. Inoltre, nel caso della tirzepatide, il rischio di nausea è molto contenuto. Un altro aspetto da valutare è il rischio di pancreatite, che alcuni studi hanno suggerito possa essere leggermente più elevato, anche se non esistono prove definitive di una correlazione diretta. Inoltre, alcuni studi su animali hanno mostrato un possibile aumento del rischio di un raro tumore della tiroide, il carcinoma midollare, ma gli effetti sugli esseri umani sono ancora poco chiari. Per migliorare la compliance può essere utile adottare alcune semplici misure: la rotazione dei siti di iniezione (gambe, braccia, addome), un adeguato apporto di liquidi e fibre in caso di stipsi e l’utilizzo di probiotici in caso di diarrea. Inoltre, è utile usare bocconi piccoli e masticati a lungo per ridurre la nausea. Infine, uno degli aspetti da considerare è il
16 UNICAMILLUS ESTATE 2024
costo relativamente elevato di questi farmaci, che può limitarne l’uso, soprattutto nei Paesi, come l’Italia, dove non sono sempre rimborsabili per il trattamento dell’obesità. Nonostante ciò, va comunque considerato che i GLP-1 RA potrebbero comportare una riduzione dei costi legati alle complicanze dell’obesità nel lungo termine. CONCLUSIONI E PROSPETTIVE FUTURE
I GLP-1 agonisti rappresentano una svolta significativa nella gestione dell’obesità, offrendo un’opzione terapeutica efficace per la perdita di peso. Tuttavia, la loro prescrizione deve essere ponderata, valutando attentamente il rapporto costo-beneficio e considerando il profilo di sicurezza. L’obesità è una condizione complessa che richiede un approccio multidisciplinare, e il trattamento farmacologico dovrebbe essere solo una parte di un piano più ampio che includa cambiamenti nello stile di vita e un supporto personalizzato per il paziente. In futuro, sarà importante continuare a monitorare l’efficacia a lungo termine di questi farmaci, nonché il loro impatto sulla qualità di vita dei pazienti e sui sistemi sanitari. La ricerca è attualmente orientata allo sviluppo di nuove formulazioni più efficaci e con minori effetti collaterali, che potrebbero ampliare le possibilità terapeutiche e rendere più accessibile il trattamento per un numero maggiore di persone.
LP-1 AGONISTS: BREAKING NEW GROUND IN METABOLIC HEALTH By Salvatore M. Corsello and Rosa M. Paragliola
Salvatore Corsello is Professor of Endocrinology in Unicamillus, Rosa Paragliola is Associate Professor of Endocrinology in Unicamillus Obesity is an increasingly common pathological condition representing a serious public health problem. According to the Italian National Institute of Statistics (ISTAT) (2021), approximately 36% of the adult population are overweight, with more than 11% suffering from obesity. Obesity is not just a cosmetic problem, but a complex disease with dramatic health implications. Obese patients have a higher risk of serious diseases such as type 2 diabetes mellitus, dyslipidaemia and hypertension, and are more likely to suffer from heart, respiratory and neurological diseases, with a significant impact on their quality of life and life expectancy. Obesity is also associated with an increased risk of joint problems leading to chronic pain. This metabolic disease is also an important risk factor for several types of cancer and is associated with mental health problems, contributing to the development of anxiety, depression and low self-esteem. However, it is important to stress that obesity is not an irreversible condition. Adopting a healthy lifestyle, including a balanced diet and regular physical activity, is an essential step in managing this condition but, in some cases, medical treatment may be needed. Antidiabetic medications have always been important allies in the treatment of obesity, due to their effects on metabolism and body weight regulation. However, the real therapeutic breakthrough has been the introduction of GLP-1 agonists (GLP1 RAs), as these molecules not only improve glycaemic control but also significantly reduce appetite and body weight, becoming a possible first-line option in the treatment of obesity. In recent years, glucagon-like peptide-1 receptor agonists (GLP-1 RAs) have therefore played a prominent role in the treatment of obesity. Originally developed for the treatment of type 2 diabetes, these agents have also been shown to be effective in reducing body weight, offering a promising new therapeutic option for patients suffering from obesity. GLP-1 RAs are a class of medicines that mimic the action of GLP-1, a hormone of the incretin class which is produced by the intestine in response to food intake and is responsible for modulating insulin secretion and helping to regulate glucose metabolism. Their mechanism of action is multifactorial: they stimulate insulin secretion in a glucose-dependent manner and inhibit glucagon secretion, thereby reducing glucose production by the liver. They also help to reduce calorie intake through a dual peripheral and central action. The first is by slowing intestinal transit and gastric emptying, leading to a feeling of abdominal ‘fullness’; the second is by acting on the satiety nerve centres and the brain’s reward and gratification systems. Both mechanisms lead to an increased sense of satiety, resulting in reduced calorie intake and reduced cravings for foods high in fat and sugar. Another important aspect of GLP-1 RAs is their positive effect on cardiovascular health. Several studies have shown that these medicines can reduce the risk of major cardiovascular events such as heart attack and stroke. They also help lower blood pressure and improve lipid profiles, with reductions in LDL-cholesterol and triglycerides. Renal function may also benefit from the use of GLP-1 RAs. These medications have been associated with a slowed progression of nephropathy. Their protective effect appears to be due to both blood pressure lowering and anti-inflammatory properties. In recent years, much has also been made of the role of GLP-1 RAs in non-alcoholic hepatic steatosis. Recent studies have shown that these agents can significantly reduce fat accumulation in the liver and improve hepatic fibrosis. There is also growing interest in the potential neuroprotective effects of GLP-1 RAs. Preliminary studies suggest that they may play a role in slowing the progression of neurodegenerative diseases such as Alzheimer’s and Parkinson’s through their ability to reduce inflammation and improve neuronal metabolism. On the other hand, it is important to dispel the misconception that these medications are a shortcut to weight loss, even in people who do not belong to the above-mentioned categories. Their effectiveness in inappropriate cases is limited, and the risk-benefit ratio may be unfavourable. Indeed, like all treatments, GLP-1 RAs may have some side effects that need to be considered in the context of the risk-benefit ratio. However, these effects tend to diminish over time and are tolerable. GLP-1 agonists represent a major breakthrough in the treatment of obesity and offer an effective therapeutic option for weight loss. However, their prescription needs to be weighed up, with careful consideration of the cost-benefit ratio and safety. Obesity is a complex condition that requires a multidisciplinary approach, and pharmacological treatment should be only one part of a broader plan that includes lifestyle changes and personalised support for the patient. In the future, it will be important to continue to monitor the long-term effectiveness of these pharmacological agents, as well as their impact on patients’ quality of life and the health care system. Research is currently focusing on developing new, more effective formulations with fewer side effects, which could expand treatment options and make treatment more accessible to a greater number of people. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 17
L’obesità è una malattia cronica. Diversi studi dimostrano che i farmaci per il diabete sono utili anche per curare quest’altra patologia. 18 UNICAMILLUS ESTATE 2024
“ASSURDA LA POLEMICA SULL’USO DEI FARMACI PER DIABETICI CONTRO L’OBESITÀ. VI SPIEGO IL PERCHÈ” di Tommaso Fefè
Intervista alla Professoressa Franceschelli, direttrice scientifica del corso formativo sulla cura del sovrappeso e dell’obesità, tenutosi in UniCamillus l’8 aprile.
L’
obesità è una patologia cronica e Negli ultimi anni la percezione del problema come tale va trattata. Coinvolge mol- dell’obesità legato a diversi fattori si sta difteplici aspetti della salute delle per- fondendo sempre di più tra le persone? sone: da quelli fisici a quelli psico- “Sì, decisamente. E proprio per questo è imlogici, senza tralasciare i temi legati all’estetica. portante che in primis un medico sia formato Anzi, molto più spesso di quanto si creda, in adeguatamente per poter fare diagnosi di realtà è proprio dall’aspetto fisico che si può obesità in un paziente, per capire se ci siano o partire per affrontare la malattia. Di tutto meno delle complicanze e quindi se e come questo si occupa da anni la Professoressa indirizzare il paziente stesso da uno specialista Antonella Franceschelli, medico chirurgo di riferimento oppure quali terapie idonee estetico, che in UniCamillus, oltre ad essere fargli seguire. L’obesità non è diversa dalle altre patologie: prima si interdirettrice di un Master sulla viene, migliori sono i risultati. Medicina Estetica, l’8 aprile ha Se riusciamo a individuare in tenuto un corso teorico e praanticipo i primi stadi di sovraptico, con gestione di casi clinici, peso o obesità, sicuramente abproprio su queste tematiche. biamo molte più chance di “Spesso – spiega la Professopoter poi curare e risolvere il ressa - proprio il medico di problema nel tempo”. medicina estetica è il primo a fare diagnosi di sovrappeso o Come si fa allora ad agire in obesità. E questo perché, soanticipo rispetto alla cronicizprattutto nei primi stadi della zazione del problema? malattia, il paziente si preoc“Al netto della fase di accrescicupa comprensibilmente più Prof.ssa Antonella mento, nell’età adulta i parametri dell’aspetto estetico, che non Franceschelli di riferimento per l’indice di di quello medico-funzionale”. L’evento, dal titolo Cura di sovrappeso/obesità massa corporea e i valori antropometrici sono e adiposità localizzata nello studio medico sempre gli stessi. Si fa molta attenzione oggi al estetico: terapia dietetica, attività fisica, trat- rapporto tra la circonferenza della vita e tamenti localizzati e terapia farmacologica l’altezza: se è superiore a 0,5 è un indicatore con algoritmi gestionali, ha visto l’intervento di adiposità viscerale, sull’addome; che poi è di numerosi relatori, esperti in diversi ambiti quello che dà più problemi proprio all’aspetto medico-scientifici. A testimonianza dell’im- estetico, oltre che alla salute, con complicanze portanza di affrontare la cura dell’obesità cardiovascolari, infiammazioni, diabete, colesterolo e molto altro. A prescindere dal peso sotto molteplici punti di vista. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 19
in sé quindi, bisogna porre un’attenzione particolare alle valutazioni antropometriche. Le ultime linee guida dell’IASO (International Association for the Study of Obesity, ndr) dicono di iniziare a prestare attenzione già a quei pazienti che abbiano un indice di massa corporea superiore a 25. Un valore in realtà non eccessivamente alto, ma già indicativo di un lievissimo sovrappeso. Se poi è abbinato a un rapporto vita-altezza superiore a 0,5, allora si può iniziare a sentire qualche primo campanello d’allarme verso l’insorgenza dell’obesità viscerale. Ma si è ancora in tempo per intervenire”. In generale, i risvolti psicologici negativi dell’obesità sono sottovalutati? “A mio parere sì. Spesso chi non è addentro alla materia non considera proprio quello psicologico come un fattore primario, semplificando tutto con un basta mangiare meglio. Ma non funziona così. Al netto delle condizioni fisiche e di salute, se un paziente, ad esempio, ha un’osteoartrosi alle ginocchia dovuta alla condizione di obesità, inevitabilmente avrà anche delle complicazioni nella mobilità. Io medico dovrò quindi rivolgere un’attenzione particolare a quel paziente, perché devo sapere che dal punto di vista della qualità della vita quella persona ha sicuramente un grosso problema. E la depressione che ne può derivare quasi certamente comporta per il paziente delle difficoltà relazionali, di ogni tipo. Non si può pensare che queste siano meno importanti della glicemia a 120. Sono due facce della stessa medaglia. Nella valutazione della salute e dello stato di benessere, secondo quella che 20 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
è la definizione data dall’OMS, hanno la stessa importanza e vanno considerati allo stesso modo”. L’obesità quindi si può prevenire o comunque diagnosticare prima che i sintomi diventino evidenti e complessi da risolvere? “Certamente sì. A riguardo io uso sempre un paragone un po’ forte, ma a mio avviso calzante. Le donne si sottopongono quasi tutte ciclicamente a una mammografia dopo i 40 anni. Non lo fanno certo perché hanno tutte il tumore al seno; ma proprio per individuare in largo anticipo l’eventuale presenza di piccoli noduli o altri campanelli d’allarme, che potrebbero poi dar luogo a problematiche peggiori. Non a caso negli ultimi anni l’incidenza del cancro al seno nella popolazione italiana è scesa drasticamente. La stessa cosa deve valere per l’obesità e per le altre patologie collegate. Se trovo un problema piccolo all’inizio e in-
una dieta e faccia attività fisica e chi invece pur facendo così non avrà le stesse risposte. Non è che uno è meno bravo dell’altro. È che ogni paziente è diverso. Purtroppo molte persone pensano invece che sia come la polmonite: mi faccio 15 giorni a casa, magari prendo un paio di medicine e poi passa tutto. Non è così. L’obesità non si cura con qualche settimana di dieta, perdendo qualche chilogrammo. Non c’è la terapia farmacologica magica, né la terapia che risolve tutti i problemi”.
tervengo posso davvero curare il paziente. Se invece l’obesità arriva a livelli molto avanzati e importanti, i trial clinici ci dicono che con la terapia farmacologica si arriva a un calo ponderale del 20%. Con la chirurgia si può arrivare al 30%. Ma significa che ho solo arginato il problema, non l’ho risolto del tutto: il paziente quindi dovrà convivere con quella malattia ormai cronica. Come si cura o come si argina il problema per chi deve conviverci? “Come detto, l’obesità è una malattia cronica. Chi ne soffre, in pratica ha una malattia analoga, per esempio, a chi ha il diabete. Per ogni malattia chiaramente c’è una componente soggettiva che determina l’efficacia o meno delle cure. C’è chi dovrà prendere una sola pasticca, chi due, chi tre, chi dovrà fare l’insulina. Allo stesso modo c’è chi per ridurre la condizione di obesità è sufficiente che segua
Proprio sulle terapie farmacologiche si sono spese molte parole in questi ultimi anni, spesso anche con polemiche rivelatesi sterili sull’impiego di determinate molecole in realtà destinate a curare altre malattie. È il caso di fare chiarezza... “Intanto è importante sapere che sono in commercio già da tempo farmaci autorizzati per la cura dell’obesità. Non si tratta di ricerca o sperimentazione. Siamo già alla fase di distribuzione e di pratica clinica quotidiana. Per chi come me si occupa di obesità da 20 anni è come se avessero scoperto la penicillina, nel senso che finalmente abbiamo per le mani qualcosa di efficace e sicuro. I farmaci in commercio attualmente, come tutte le medicine, hanno delle controindicazioni; ciò nonostante, sono ritenuti efficaci e sicuri. Bisogna saperli gestire e non abusarne come per qualunque medicinale, ma se l’indicazione di poterli utilizzare c’è, non bisogna nemmeno averne paura. Io dico: sfruttiamo gli strumenti che abbiamo con razionalità e nel miglior modo possibile”. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 21
Quali sono le molecole impiegate per la cura del diabete, utili anche per l’obesità? “Essenzialmente sono tre molecole: liraglutide, semaglutide e tirzepatide. Sono queste le tre autorizzate in Italia attualmente per la cura dell’obesità. Nascono per la cura del diabete, con differenti dosaggi. E inizialmente era solo per quello che erano stati autorizzati all’immissione in commercio. La stessa molecola, pur se con altri dosaggi e con un altro nome del farmaco, è stata autorizzata successivamente anche per la cura del sovrappeso e dell’obesità. Per affermare questo però significa che sono comunque stati fatti dei trial clinici sull’efficacia di quella stessa molecola su una malattia diversa. E in base ai risultati ottenuti si è deciso poi di autorizzarne la diffusione”. Allora cosa è andato storto, al punto da creare dubbi e dissidi sull’utilizzo? “È successo che quando sono stati commercializzati questi farmaci, visto che funzionavano molto bene, hanno avuto subito una grande richiesta che le case madri non riuscivano a soddisfare. Il che ha fatto prendere alle autorità sanitarie decisioni quantomeno discutibili. In Italia, per esempio, siamo stati per un periodo in una condizione in cui avevamo un farmaco approvato all’immissione in commercio sia per il diabete, sia per l’obesità, ma è stato imposto alle autorità solo l’utilizzo per una patologia e non per l’altra. E questo perché la fabbrica non ne produceva a sufficienza. Ci siamo perciò trovati con persone che avevano iniziato una terapia e non potevano proseguirla, perché non c’era fisicamente il farmaco o 22 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
perché era stato imposto che venisse somministrato solo a chi soffriva di diabete e non a chi soffre di obesità. Si è deciso di fatto di dare priorità a una malattia rispetto a un’altra. Come se ci fosse una hit parade di chi è più malato tra diabetici e obesi”. Qualche abuso però ci deve essere stato, per generare tanto clamore. “Che ci sia stato qualcuno che non ha fatto prescrizioni corrette e che abbia abusato dell’utilizzo del farmaco, contribuendo quindi ad aggravare la carenza, è un dato di fatto innegabile. La disonestà però è un fattore che esiste da sempre, per qualsiasi cosa, in ogni ambito. Fermo restante che comunque utilizzare una determinata medicina al di fuori di quelle che sono le indicazioni specifiche del bugiardino è una pratica comune e, in ogni caso, non illegale. Se il farmaco è autorizzato il medico lo può prescrivere. In questo caso specifico, peraltro, la molecola è esattamente la stessa. Ab-
che faccio. In più bisogna considerate che se in passato ci sono state abitudini che hanno portato al problema dell’obesità, una volta finita la terapia dovranno cambiare anche le abitudini, altrimenti il problema si presenterà sempre tale e quale. Va sfruttato il tempo della terapia per capire come modificare le abitudini. Sulla genetica non si può intervenire, sullo stile di vita, sì”.
biamo usato l’ibuprofene per trattare il Covid19 anche se sul foglietto illustrativo dei farmaci non c’è scritto da nessuna parte che servisse anche per quello. Infatti, tra le tante cose successe durante la pandemia, c’è stato anche un periodo in cui non si trovava più l’ibuprofene. Personalmente ho trovato assurdo che si sia scatenata una guerra tra poveri, seguendo il principio io soffro di diabete e non posso fare a meno di quel farmaco, tu chiuditi la bocca e mangia di meno. Come ho detto, in realtà tutti i trial clinici dimostrano che l’obesità non si cura col semplice mangiare di meno”. La dieta però, è innegabile, ha il suo peso tra i fattori di insorgenza della malattia dell’obesità. “Certo che sì. E infatti nel corso ci sarà tutta una parte dedicata alla dietoterapia e l’attività del medico. Si lavora sempre in team, tra realtà nutrizionale e medica. Io stessa spesso prescrivo l’attività motoria: è la prima ricetta
Ogni dieta deve essere quindi studiata sul singolo paziente? “Sì, assolutamente. Le situazioni variano da persona a persona. Il dimagrimento però è uguale per tutti. Non è importante la composizione dei macro nutrienti quanto il deficit calorico. La differenza dei macro nutrienti può fare la differenza sulle patologie associate: un certo tipo di dieta può aiutare contro la pressione alta, contro il diabete, contro il colesterolo ecc… ma a fare la differenza sul calo ponderale di peso è il deficit calorico. Dopo un po’ di tempo dalla sospensione della dieta però si è visto in più studi che i pazienti tendevano a tornare a quelle che erano le proprie abitudini di vita acquisite sin dall’infanzia: chi è abituato a mangiare riso in bianco sin da bambino, se pure in una dieta per assurdo lo si costringesse a mangiare la carbonara, una volta finita la dieta lo stesso soggetto molto probabilmente tornerà a mangiare il riso in bianco. Questo perché il suo palato è abituato a quello. È importante non focalizzarsi sul singolo macro o micro nutriente, quanto creare una dieta fatta su misura sul paziente. Come fosse un abito. La dieta deve essere soprattutto sostenibile sul lungo periodo e compatibile con le abitudini e le necessità di vita di ciascuno”. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 23
24 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
INTERVIEW WITH ANTONELLA FRANCESCHELLI, SCIENTIFIC DIRECTOR OF THE UNICAMILLUS TREATMENT OF OVERWEIGHT AND OBESITY COURSE by Tommaso Fefè
Is the perception of the issue of obesity, which is linked to various factors, becoming more widespread among people in recent years? “Yes, definitely. And that is why it is important that, first and foremost, a medical practitioner is properly trained to diagnose obesity, to understand whether the patient is suffering from complications or not, and therefore whether and how you should refer patients to a specialist or what therapies are best for them. Obesity is no different from other diseases: the earlier you treat it, the better the results”. Are the negative psychological effects of obesity generally underestimated? “Often people who are not familiar with this issue do not consider the psychological aspect to be a primary factor and simplify everything by saying ‘just eat better’. But that’s not how it works. Medical practitioners need to know that, from the point of view of quality of life, an obese person almost always has serious problems. And the depression that can result from this leads to relationship difficulties of all kinds for the patient”. So is it possible to prevent obesity, or at least to diagnose it before its symptoms become noticeable and therefore difficult to treat? “Well, when it comes to this, I always use a comparison that is a bit sharp, but I think it is quite appropriate. Almost all women undergo mammography cyclically after the age of 40 and, not surprisingly, the incidence of breast cancer in the population has fallen dramatically in recent years. The same should apply to obesity and other related conditions. If you identify a small problem at the beginning and do something about it, you can really treat the patient. On the other hand, when obesity reaches very advanced levels, clinical trials tell us that we can only achieve 20% weight loss with pharmacological therapy and 30% with surgery. But this means that we have only reduced the problem, we have not completely solved it: the patient will then have to live with a disease that has become chronic”. Which molecules used to treat diabetes can also be used to treat obesity? “First of all, it is important to know that approved medications for the treatment of obesity have been on the market for some time. The medicines currently on the market, like all medicines, have certain side effects; however, they are considered to be effective and safe. As with all medicines, we need to know how to use them and not abuse them, but if they can be used, there is no need to be afraid. There are three main molecules: liraglutide, semaglutide and tirzepatide. Initially they were only approved for the treatment of diabetes, but then the same molecule was approved for the treatment of obesity. However, this meant that clinical trials were carried out on the efficacy of the same molecule in a different disease and, based on the results obtained, it was decided to approve its release”. How did the controversy about who gets priority to use these medications come about? “There is no ranking of who is sicker among people suffering from diabetes or obesity. There has been some misuse of these medicines, which has contributed to their shortage, and that is an undeniable fact. But if the medicine is authorised, doctors can prescribe it. In this particular case, the molecule is exactly the same. Personally, I found it absurd that a fight over crumbs was being waged, saying that people with diabetes could not do without this medicine and that obese patients should just shut up and eat less. As I said, all the clinical trials show that obesity cannot be cured by simply eating less”. But diet undeniably plays a role in the development of obesity, doesn’t it? “Of course, it does. Indeed, there is a whole section of the course dedicated to diet therapy and the work of the medical practitioner. You always work as a team, combining nutrition and medicine. Personally, I often prescribe exercise: it’s the first prescription I give. You also have to take into account that if there were habits in the past that led to obesity, those habits will have to change once the therapy is over, otherwise the problem will reoccur. You cannot change genetics, but you can change lifestyle”. So that means that any diet must be tailored to each individual patient, right? “Yes, absolutely. Everyone is different, but weight loss is the same for everyone. Macronutrient composition is not as important as calorie deficit. Any difference in macronutrients can make a difference when it comes to associated diseases: a certain type of diet can help with hypertension, diabetes, cholesterol, etc., but it is the calorie deficit that makes a big difference in terms of weight loss. However, several studies have shown that patients tend to return to their childhood habits after a while: paradoxically, if you forced someone who has been used to eating plain rice since childhood to eat carbonara as part of their diet, once their diet is over, they would be likely to go back to eating plain rice. This is because their palate is used to it. It is important not to focus on a single macro- or micronutrient, but to create a diet that is tailored to the patient. Like a bespoke suit. Above all, the diet must be sustainable in the long term and compatible with the patient’s habits and needs”.
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 25
Un bambino mangia cibo-spazzatura sul divano. L’insorgenza di sindrome metabolica in età pediatrica è fortemente associata a stili di vita scorretti.
COME LE ABITUDINI ALIMENTARI INFLUENZANO IN POSITIVO E IN NEGATIVO LE DIETE DEI BAMBINI di Tiziana Stallone
La Professoressa Stallone in UniCamillus insegna Aspetti Pratici della Nutrizione nei disordini del Comportamento Alimentare nel Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Nutrizione Umana.
L
e abitudini alimentari rappresentano un fattore fondamentale della salute e dello sviluppo dei bambini, influenzando in modo significativo la loro composizione corporea, il metabolismo e la predisposizione a patologie croniche. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’infanzia costituisce una finestra critica per la formazione delle preferenze alimentari e dei comportamenti legati all’alimentazione. La disponibilità di alimenti ultra-processati, caratterizzati da un’elevata densità calorica e da un basso valore nutrizionale, ha contribuito in modo sostanziale all’incremento dell’obesità infantile e delle patologie metaboliche correlate. L’industria alimentare, attraverso strategie di marketing mirate
26 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
e l’uso di additivi sensoriali, ha reso questi prodotti altamente appetibili, determinando un progressivo allontanamento dai modelli dietetici tradizionali. La precoce esposizione a tali alimenti induce alterazioni nei meccanismi di regolazione della fame e della sazietà, influenzando la plasticità neuronale e consolidando schemi alimentari disfunzionali. Inoltre, recenti studi di nutrigenomica suggeriscono che un’alimentazione scorretta nei primi anni di vita possa avere effetti epigenetici a lungo termine, alterando l’espressione genica e predisponendo a malattie metaboliche nell’età adulta. La letteratura scientifica, tuttavia, suggerisce che l’implementazione di interventi strutturati che includano l’educazione alimen-
tare, la regolamentazione della pubblicità destinata ai bambini e la promozione dell’attività fisica, possa rappresentare un’efficace strategia per contrastare queste tendenze negative. L’obiettivo di questo articolo è analizzare le principali influenze che le abitudini alimentari esercitano sulla dieta dei bambini, evidenziando sia gli effetti positivi che quelli negativi e sottolineando il ruolo cruciale della prevenzione e dell’educazione nutrizionale. PALATABILITÀ DEI CIBI E CONDIZIONAMENTI VISIVI
golazione della fame e della sazietà. Alcuni studi indicano che questi alimenti alterano la secrezione di ormoni come la grelina e la leptina, favorendo un maggior consumo calorico e predisponendo al sovrappeso e all’obesità. Per questo motivo, è essenziale promuovere una regolamentazione più stringente della pubblicità alimentare destinata ai bambini e avviare programmi educativi che favoriscano scelte più consapevoli. Un’ulteriore strategia è l’implementazione di interventi di esposizione ripetuta ai cibi sani: è stato dimostrato che offrire lo stesso alimento più volte, in contesti positivi e senza pressioni, aumenta la probabilità che il bambino lo accetti e lo integri nella propria dieta abituale.
I bambini possiedono una maggiore sensibilità agli stimoli gustativi e visivi rispetto agli adulti, con una particolare propensione per i sapori dolci e una minore accettazione di gusti amari o acidi. Il condizionamento precoce da parte di cibi altamente palatabili e iperappetibili, INCIDENZA DELLE PATOLOGIE LEGATE ALLA SINDROME caratterizzati da elevati tenori di zuccheri, METABOLICA grassi e sale, influenza fortemente le loro pre- La sindrome metabolica in età pediatrica è un ferenze alimentari. Uno degli aspetti più critici fenomeno in crescita e rappresenta una delle è che l’esposizione ripetuta a questi alimenti, principali emergenze sanitarie nei paesi indusoprattutto nei primi anni di vita, può modificare strializzati. Questa condizione è caratterizzata la percezione del gusto e ridurre la capacità di dalla compresenza di almeno tre tra i seguenti apprezzare cibi naturalmente meno dolci o fattori di rischio: obesità addominale, insulimeno sapidi. Questo fenomeno è spiegato no-resistenza, ipertensione arteriosa, ipertridalla neuroplasticità gustativa: gliceridemia e bassi livelli di i recettori del gusto si adattano colesterolo HDL. La sua insorgenza in età pediatrica è fortegradualmente agli stimoli alimente associata a stili di vita mentari frequenti, portando il scorretti, in particolare ad un’alibambino a rifiutare cibi più sani mentazione ipercalorica e alla e meno ricchi di stimoli edonici. sedentarietà. Dati epidemiologici Un fenomeno rilevante è quello recenti indicano che l’obesità dei “cibi trigger”, il cui consumo infantile è in aumento, con una è amplificato da strategie di prevalenza che supera il 30% marketing mirate. Il colore delle in alcuni paesi occidentali. Queconfezioni, l’uso di mascotte e le pubblicità televisive mirate sto fenomeno è preoccupante ai bambini sono strumenti effipoiché l’accumulo di tessuto Prof.ssa Tiziana Stallone caci per orientare le scelte aliadiposo viscerale è metabolimentari. Studi di neuroscienze applicate alla camente attivo e induce uno stato di infiamnutrizione hanno dimostrato che tali strategie mazione cronica di basso grado. Tale infiamattivano circuiti neurali di ricompensa simili a mazione è mediata da citochine pro-infiamquelli coinvolti nelle dipendenze, in particolare matorie come IL-6 e TNF-α, che interferiscono attraverso il sistema dopaminergico mesolim- con la segnalazione insulinica e favoriscono bico. Questo meccanismo spiega perché i lo sviluppo di insulino-resistenza, condizione bambini tendano a sviluppare una preferenza precorritrice del diabete mellito di tipo 2. Studi spiccata per snack industriali altamente pala- longitudinali hanno dimostrato che i bambini tabili, con una riduzione progressiva dell’inte- con sindrome metabolica presentano un rischio resse per cibi freschi e naturali. La combinazione significativamente maggiore di sviluppare padi zuccheri semplici e grassi nei prodotti ultra- tologie cardiovascolari in età adulta, tra cui processati genera un impatto diretto sulla re- aterosclerosi precoce, ipertensione e disfunzione UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 27
endoteliale. La presenza di steatosi epatica non alcolica (NAFLD), inoltre, è una conseguenza sempre più frequente della sindrome metabolica pediatrica, con possibili evoluzioni verso epatopatie più gravi. Per ridurre il rischio di insorgenza della sindrome metabolica nei bambini, è essenziale adottare strategie di prevenzione mirate. L’implementazione di piani nutrizionali bilanciati, basati sulla dieta mediterranea e ricchi di fibre, acidi grassi polinsaturi e alimenti a basso indice glicemico, si è dimostrata efficace nel migliorare la sensibilità insulinica e ridurre l’infiammazione sistemica. Parallelamente, la promozione di un regolare esercizio fisico svolge un ruolo fondamentale nella modulazione del metabolismo glucidico e lipidico, contribuendo alla riduzione della massa grassa e al miglioramento della funzione endoteliale. Il monitoraggio periodico dei parametri metabolici nei bambini a rischio, attraverso controlli specialistici e screening precoci, può permettere un intervento tempestivo e ridurre la probabilità di complicanze future. La collaborazione tra pediatri, biologi nutrizionisti e altre figure sanitarie è quindi indispensabile per affrontare questa emergenza con un approccio integrato e basato sull’evidenza scientifica. IL RUOLO DEL NUTRIZIONISTA NELLA SCUOLA
L’inserimento di biologi nutrizionisti nelle scuole rappresenta una necessità crescente, affinché l’educazione alimentare diventi parte integrante della formazione dei bambini sin dalla prima infanzia. I biologi svolgono un ruolo cruciale in questa direzione, contribuendo a formare abitudini sane che possono prevenire l’insorgenza di patologie correlate a una dieta scorretta. Un esempio significativo di tale impegno è rappresentato dal “Progetto Scuola” promosso dall’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Biologi (Enpab) in accordo con il Ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Giunto alla sua sesta edizione nell’anno scolastico 2024/2025 con il titolo “Costruiamo la salute! Biologi nelle scuole”, si tratta di un programma didattico che coinvolge 200 biologi e 100 scuole su tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti delle III elementari e le loro famiglie, sul tema della 28 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
sostenibilità alimentare e ambientale. Il progetto prevede l’intervento diretto di biologi nutrizionisti nelle scuole, attraverso lezioni interattive e laboratori pratici per educare gli studenti sui principi di una dieta equilibrata, l’importanza della stagionalità degli alimenti e la sostenibilità ambientale delle scelte alimentari. Questo approccio mira a rendere gli alunni protagonisti attivi del proprio percorso di apprendimento, stimolando la curiosità e la consapevolezza riguardo al cibo. La presenza del nutrizionista in ambito scolastico offre numerosi vantaggi: • Educazione personalizzata: i nutrizionisti possono adattare i contenuti educativi alle specifiche esigenze della popolazione scolastica, tenendo conto di fattori come l’età, le tradizioni culturali e le abitudini alimentari locali. • Prevenzione primaria: intervenendo precocemente, è possibile prevenire l’insorgenza di disturbi alimentari e patologie metaboliche, promuovendo uno stile di vita sano sin dall’infanzia. • Coinvolgimento della comunità: progetti come quello di Enpab spesso includono anche sessioni informative per insegnanti e genitori, creando una rete di supporto che rafforza i messaggi educativi e favorisce l’adozione di comportamenti salutari anche al di fuori dell’ambiente scolastico. EVIDENZE SCIENTIFICHE A SUPPORTO
Studi recenti hanno evidenziato l’efficacia dei programmi di educazione alimentare nelle scuole. Ad esempio, ricerche condotte dal CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria) hanno dimostrato che interventi educativi strutturati possono migliorare significativamente le conoscenze nutrizionali degli studenti e influenzare positivamente le loro scelte alimentari. Inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea l’importanza dell’educazione alimentare scolastica come strategia chiave per combattere l’obesità infantile e promuovere la salute pubblica. L’integrazione di biologi nutrizionisti nelle scuole rappresenta una strategia efficace per promuovere una cultura alimentare consapevole e prevenire patologie legate a cattive abitudini alimentari. Progetti come quello di Enpab dimostrano come la collaborazione tra
istituzioni educative e professionisti della nutrizione possa portare a risultati significativi nel miglioramento della salute dei giovani e nella creazione di una società più informata e sana. Un’altra importante iniziativa in questa direzione è il Protocollo d’Intesa siglato da Roma Capitale ed Enpab che punta a sensibilizzare i cittadini su temi cruciali come la sostenibilità ambientale, la corretta alimentazione e la prevenzione per uno stile di vita sano. L’accordo, della durata di due anni, prevede la realizzazione di iniziative congiunte di informazione e formazione a Roma e nel Lazio, coinvolgendo i biologi Enpab attivi sul territorio della Regione. L’obiettivo è promuovere uno stile di vita sano, migliorare lo stato di salute della popolazione e allo stesso tempo valorizzare il ruolo del Biologo, figura professionale che rappresenta un valore aggiunto fondamentale per il benessere della comunità. L’IMPORTANZA DELLO SPORT NELL’EDUCAZIONE ALIMENTARE
L’attività fisica regolare è determinante per garantire un corretto sviluppo metabolico e prevenire il rischio di patologie croniche. Il movimento non solo migliora la composizione corporea e la regolazione della glicemia, ma incide anche positivamente sui meccanismi di fame e sazietà. L’integrazione di programmi di educazione motoria all’interno delle scuole consente di favorire uno sviluppo armonico del bambino, migliorando l’equilibrio tra assunzione calorica e spesa energetica. L’adozione di strategie multidisciplinari che coniughino alimentazione equilibrata e attività fisica si configura come un intervento prioritario per la prevenzione delle malattie metaboliche in età pediatrica. L’attività fisica influenza positivamente anche la salute mentale e sociale dei bambini. Incorporare lo sport nell’educazione alimentare rappresenta una strategia efficace per promuovere abitudini salutari e prevenire patologie legate a stili di vita sedentari e a diete squilibrate. È fondamentale comunicare al bambino il piacere di fare sport in gruppo, favorendo la socializzazione, la cooperazione e il senso di appartenenza, aspetti che contribuiscono al benessere psicologico e alla costruzione di un rapporto positivo con il movimento.
BENEFICI FISICI DELL’ATTIVITÀ SPORTIVA
L’attività fisica regolare durante l’infanzia favorisce una crescita armoniosa e uno sviluppo ottimale. Tra i principali benefici si annoverano: • Controllo del peso corporeo: lo sport aiuta a bilanciare l’energia assunta con l’alimentazione e quella spesa, contribuendo a prevenire l’obesità infantile. • Sviluppo dell’apparato muscolo-scheletrico: L’esercizio fisico rafforza ossa e muscoli, migliorando la postura e riducendo il rischio di lesioni. • Salute cardiovascolare: l’attività motoria regolare migliora la circolazione sanguigna e la funzione cardiaca, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari future. • Sistema immunitario: un’attività fisica adeguata contribuisce a potenziare le difese immunitarie, rendendo l’organismo più resistente alle infezioni. • Counseling motivazionale: l’attività sportiva permette di agire sulla motivazione, promuovendo interazioni, al fine di contrastare la dipendenza da schermi. È importante che il biologo nutrizionista acquisisca competenze di counseling motivazionale. BENEFICI COGNITIVI E PSICOLOGICI
Oltre agli effetti fisici, lo sport ha un impatto significativo sul benessere mentale e cognitivo dei bambini: • Miglioramento delle funzioni cognitive: l’attività fisica è associata a una maggiore attenzione, concentrazione e memoria, favorendo un miglior rendimento scolastico. • Riduzione dello stress e dell’ansia: lo sport promuove il rilascio di endorfine, sostanze chimiche nel cervello che agiscono come analgesici naturali e migliorano l’umore. • Sviluppo di competenze sociali: partecipare ad attività sportive di gruppo aiuta i bambini a sviluppare abilità come la cooperazione, la leadership e la gestione dei conflitti. • Contrasto alla depressione infantile: l’attività fisica svolge un ruolo chiave nella prevenzione della depressione infantile, favorendo il rilascio di serotonina e dopamina, neurotrasmettitori fondamentali per il benessere psicologico. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 29
Sono numerosi i progetti per la sensibilizzazione verso una corretta alimentazione che coinvolgono le mense scolastiche.
Lo sport aiuta anche a rafforzare l’autostima, migliorare l’immagine corporea e favorire l’interazione sociale, contrastando l’isolamento. Inserire l’attività fisica nei programmi educativi rappresenta, quindi, una strategia efficace per il benessere mentale dei bambini. INTERAZIONE TRA ATTIVITÀ FISICA ED EDUCAZIONE ALIMENTARE
L’integrazione dell’attività fisica nei programmi di educazione alimentare amplifica i benefici per la salute dei bambini. La combinazione di una dieta equilibrata e di un regolare esercizio fisico contribuisce a: • Regolazione dell’appetito: l’attività fisica aiuta a modulare gli ormoni della fame e della sazietà, promuovendo un comportamento alimentare più equilibrato. • Educazione al consumo consapevole: i bambini imparano a riconoscere l’importanza di una corretta alimentazione per sostenere le loro attività sportive, sviluppando una maggiore consapevolezza delle proprie scelte alimentari. • Prevenzione di disturbi alimentari: un approccio integrato che combina sport e educazione alimentare. Disturbi dell’alimentazione in età pediatrica I disturbi del comportamento alimentare (DCA) in età pediatrica stanno emergendo come una problematica sempre più rilevante, con un’età di esordio in diminuzione che coinvolge bambini già a partire dagli 8-9 anni. Questa tendenza è preoccupante poiché l’insorgenza precoce dei DCA può interferire significativamente con il normale sviluppo biologico e psicologico del bambino, comportando con30 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
seguenze più gravi rispetto all’insorgenza in età adolescenziale o adulta. Tra i principali fattori scatenanti vi sono l’isolamento sociale, la solitudine e i conflitti familiari, che possono alimentare un rapporto disfunzionale con il cibo, spesso utilizzato come meccanismo di compensazione emotiva. Tra i DCA che possono manifestarsi nei bambini, si annoverano: • ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder) • Fobie alimentari • Disturbo PICA La gestione efficace dei DCA richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga biologi nutrizionisti, psicologi e pediatri. La prevenzione passa attraverso l’educazione alimentare, il riconoscimento precoce dei segnali di allarme e un intervento tempestivo e coordinato. È fondamentale, inoltre, che il biologo nutrizionista riceva una formazione specifica e specializzata, in modo da acquisire competenze avanzate nella gestione dei disturbi del comportamento alimentare in età pediatrica, garantendo un supporto scientificamente valido e personalizzato per ogni bambino. CONCLUSIONE
Le abitudini alimentari acquisite in età pediatrica influenzano profondamente la salute futura dell’individuo. L’elevata disponibilità di cibi ultra-processati e le strategie di marketing mirate ai più piccoli rendono necessaria un’azione coordinata che coinvolga famiglie, istituzioni scolastiche e professionisti della nutrizione. L’integrazione strutturata di biologi nutrizionisti nelle scuole, attraverso iniziative come il Progetto Scuola dell’Enpab, rappresenta un’opportunità concreta per contrastare l’epidemia di obesità infantile e promuovere un’educazione alimentare basata sull’evidenza scientifica. Affiancare alla corretta alimentazione l’attività sportiva consente di creare un modello virtuoso di salute pubblica, che può garantire benefici duraturi nel tempo, riducendo il rischio di patologie croniche e migliorando la qualità della vita delle future generazioni. Solo attraverso un intervento strutturato che coinvolga istituzioni, professionisti della salute e famiglie, è possibile incidere realmente sulle abitudini alimentari e sullo stile di vita dei bambini, costruendo le basi per una società più sana e consapevole.
POSITIVE AND NEGATIVE IMPACT OF EATING HABITS ON CHILDREN’S DIETS By Tiziana Stallone
Professor Stallone teaches Practical aspects of nutrition in eating disorders in the Master’s Degree Course in Human Nutrition Sciences Eating habits are a key factor in children’s health and development, significantly influencing their body composition, metabolism and susceptibility to chronic diseases. Numerous scientific studies have shown that childhood is a critical period for the development of food preferences and dietary behaviour. Ultra-processed, calorie-dense foods with low nutritional value have contributed significantly to the increase in childhood obesity and related metabolic diseases. The food industry has made these products highly palatable through targeted marketing strategies and the use of sensory additives, leading to a progressive shift away from traditional dietary patterns. Early exposure to such foods leads to alterations in hunger and satiety regulation mechanisms, affecting neural plasticity and consolidating dysfunctional eating patterns. In addition, recent nutrigenomics studies suggest that poor nutrition in early life may have long-term epigenetic effects, altering gene expression and predisposing to metabolic disease in adulthood. However, the scientific literature suggests that the implementation of structured interventions, including nutrition education, regulation of advertising to children and promotion of physical activity, may be an effective strategy to counter these negative trends. Children are more sensitive to gustatory and visual stimuli than adults and tend to prefer sweet tastes and be less accepting of bitter or sour tastes. Early conditioning with highly palatable and hyper-palatable foods high in sugar, fat and salt strongly influences their food preferences. One of the most critical aspects is that repeated exposure to these foods, especially in the early years of life, can alter taste perception and reduce the ability to naturally appreciate less sweet or less savoury foods. This phenomenon is explained by neuroplasticity in taste perception: taste receptors gradually adapt to frequent food stimuli, leading the child to reject healthier and less palatable foods. A major problem is the consumption of ‘trigger foods’, which is promoted by targeted marketing strategies. The colour of packaging, the use of cute mascots and television advertisements aimed at children are all effective tools to guide food choices. Studies in neuroscience applied to nutrition have shown that such strategies activate neural reward circuits similar to those involved in addiction, particularly through the mesolimbic dopamine system. This mechanism explains why children tend to develop a strong preference for highly palatable industrial snacks, with a progressive declining interest in fresh and natural foods. The combination of simple sugars and fats in ultra-processed products has a direct impact on the regulation of hunger and satiety. Studies show that these foods alter the secretion of hormones such as ghrelin and leptin, which promote higher calorie consumption and lead to overweight and obesity. For this reason, repeated exposure to healthy foods is essential: it has been shown that offering the same food several times, in a positive context and without pressure, increases the likelihood that the child will accept it and incorporate it into their regular diet. Paediatric metabolic syndrome is a growing epidemic and one of the major health emergencies in the developed world. It is characterised by the coexistence of at least three of the following risk factors: abdominal obesity, insulin resistance, arterial hypertension, hypertriglyceridemia and low HDL cholesterol levels. Its onset in childhood is strongly associated with an unhealthy lifestyle, in particular a high-calorie diet and a sedentary lifestyle. Recent epidemiological data indicate that childhood obesity is on the rise, with reported prevalence exceeding 30% in some Western countries. This is worrying because the accumulation of visceral adiposity is metabolically active and induces a state of chronic low-grade inflammation mediated by pro-inflammatory cytokines such as IL-6 and TNF-α, which interfere with insulin signalling and promote the development of insulin resistance, a precursor to type 2 diabetes mellitus. Longitudinal studies have shown that children with metabolic syndrome have a significantly higher risk of developing cardiovascular disease in adulthood, including early atherosclerosis, hypertension and endothelial dysfunction. In addition, the presence of non-alcoholic fatty liver disease (NAFLD) is an increasingly common consequence of paediatric metabolic syndrome, with possible progression to more severe liver disease. To reduce the risk of developing metabolic syndrome in children, targeted prevention strategies are essential. Implementing a balanced diet based on the Mediterranean diet, rich in fibre, polyunsaturated fatty acids and foods with a low glycaemic index, has been shown to improve insulin sensitivity and reduce systemic inflammation. At the same time, promoting regular physical activity plays a key role in modulating glucose and lipid metabolism, helping to reduce fat mass and improve endothelial function. Regular monitoring of metabolic parameters in at-risk children, through specialised check-ups and early screening, can allow early intervention and reduce the likelihood of future complications. Collaboration between paediatricians, nutritional biologists and other health professionals is therefore essential to address this emergency with an integrated and evidence-based approach. The involvement of nutritional biologists in schools is a growing necessity so that nutrition education becomes an integral part of children’s education from an early age. Biologists have a crucial role to play in this direction, helping to form healthy habits that can prevent the onset of diseases related to poor nutrition. Recent studies have highlighted the effectiveness of nutrition education programmes in schools. Structured educational interventions can significantly improve students’ nutritional knowledge and positively influence their food choices. In addition, the World Health Organisation highlights the importance of school-based nutrition education as a key strategy to combat childhood obesity and promote public health. Integrating nutritionists into schools is an effective strategy for promoting a food-conscious culture and preventing diseases related to poor eating habits. Paediatric eating disorders (EDs) are becoming an increasingly significant problem, with a decreasing age of onset, affecting children as young as 8 or 9. This trend is worrying because the early onset of eating disorders can significantly interfere with a child’s normal biological and psychological development, leading to more serious consequences than those seen in adolescents or adults. The main triggers include social isolation, loneliness and family conflict, which can fuel a dysfunctional relationship with food, often used as an emotional compensation mechanism. Effective management of eating disorders requires a multidisciplinary approach involving nutritional biologists, psychologists and paediatricians. Prevention is achieved through nutritional education, early identification of warning signs and timely and coordinated intervention. It is also essential that the nutritional biologist receives specific and specialised training to acquire advanced skills in the management of paediatric eating disorders, ensuring scientifically valid and personalised support for each child.
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 31
Sul regime alimentare chetogenico, impropriamente definito “dieta”, come su altre forme di alimentazione, ci sono diversi miti da sfatare. 32 UNICAMILLUS AUTUNNO-INVERNO 2024
LA MODA DELLE DIETE E LE DIETE DI MODA Dal concetto di dieta a quello di caloria, il modo della nutrizione è pieno di mode e falsi miti, al punto che anche discriminare i diversi regimi alimentari risulta superfluo. di Marco Marchetti
Il Professor Marchetti è docente di Merceologia degli Alimenti e di Chimica Farmaceutica nel Corso di Laurea Magistrale di UniCamillus in Scienze della Nutrizione Umana.
U
na corretta alimentazione, se attuata essere a dieta viene percepito come uno stato nel tempo, è in grado di migliorare di “privazione nutrizionale”. Un concetto che lo stato di salute di un soggetto al- implicitamente presuppone una o più rinunce. lungandone la vita, ritardare l’in- Una dieta è socialmente intesa come una sorta di alimentazione più posorgere di patologie cronico devera, meno varia, spesso mogenerative, e garantire uno connotona. In realtà una dieta, per creto stato di benessere psicoquanto a scopo dimagrante, dofisico. Questa affermazione, vrebbe primariamente nutrire, nella sua semplicità, dovrebbe ossia avere come fine principale rappresentare l’incipit di ogni quello di garantire tutti gli apporti testo inerente la nutrizione. Mannecessari, tanto di macro quanto giare è però un bisogno primario di micronutrienti, e dovrebbe e per questo chiunque, anche farlo variando quanto più posprivo delle necessarie compesibile le fonti alimentari. In buotenze, si sente in grado di elargire na sostanza, oggi, essere a dieta consigli su come alimentarsi, viene inteso come un periodo accrescendo falsi miti sull’aliProf. Marco Marchetti transitorio, utile e da mantenere, mentazione e favorendo errori. solo fino al raggiungimento di I risultati di questa disinformazione sono evidenti. Pur se ad ogni piè sospinto un risultato. Viceversa dovrebbe rappresentare nascono nuove diete dai nomi fantasiosi e il comportamento alimentare da agire in modo dalle dubbie basi scientifiche, malnutrizione costante nel tempo, ossia esattamente l’opposto di come viene interpretato. pured obesità aumentano di pari troppo. Anche il concetto di passo, spianando la strada alle Falsi miti e caloria merita attenzione. Coninnumerevoli patologie cronico disinformazione sul degenerative che sempre di tema dell’alimentazione teggiare gli introiti alimentari valutando solo l’aspetto del più ci affliggono. Mediterranea, fanno spuntare di Chetogenica, digiuno, sirt, continuo pseudo-diete. quantitativo calorico è un ennesimo mito da sfatare. Ad Zona, Dash, Mind, FoodMap esempio, l’apporto calorico foretc sono soltanto alcune delle dietoterapie che vengono proposte. Prima di nito da carboidrati e proteine è pressoché parlare, discriminando pregi e difetti di ogni identico. Eppure, assumere proteine, o cardiversa alimentazione, appare opportuno chia- boidrati, determina effetti metabolici differenti e talvolta opposti. Parlando di grassi la questione rire alcuni concetti base di nutrizione. si complica ulteriormente. Assumere un determinato quantitativo calorico da lipidi non IL CONCETTO DI DIETA E DI CALORIA Il termine dieta, nella sua più corretta accezione, significa di per sé nulla. Quelle stesse Kcal significa corretto stile di vita. Viceversa, oggi, possono essere assunte attraverso da grassi UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 33
saturi, monoinsaturi, polinsaturi, cis o trans determinando una enorme differenza in termini di composizione corporea, stato infiammatorio e salute. Giova ricordare che la caloria è una unità di misura fisica che, per poter essere utilizzata in vivo, deve essere contestualizzata in funzione della fonte che ne determina l’apporto. L’essere umano è un organismo assai complesso, non un semplice calorimetro. LE DIVERSE DIETE
d’oggi, quantomai bistrattata. Pur vantando solide basi scientifiche e radici antichissime, che si rintracciano anche in molti precetti religiosi, la digiuno terapia viene comunemente scambiata con il salto di uno o più pasti. Digiunare non significa assolutamente saltare il pasto ma, al contrario, significa assumere tutti i corretti nutrienti in uno spam temporale più breve. Altrimenti non è digiuno, siamo di fronte a malnutrizione.
Il regime chetogenico
Alla luce di queste iniziali con- non può in alcun modo IL CONCETTO DI NUTRIENTE E LA MALNUTRIZIONE siderazioni, la società attuale essere definito dieta, è talmente tanto distante dal Lo stato di salute di un soggetto, perché manca concetto di corretta alimentada un punto di vista alimentare, completamente zione che anche le diverse si fonda, in buona parte, sulla l’apporto di numerosi adeguata assunzione di tutti diete vengono intese, interpremicronutrienti. tate e gestite, in modo errato. quei nutrienti che non deterPrendiamo, ad esempio, la dieminano apporto calorico. Mentoterapia chetogenica. A nostro avviso, già nel tre l’apporto calorico è garantito da 3 macronome, si riscontra la prima criticità. Come nutrienti: carboidrati, proteine e lipidi, sono i detto, dieta, in senso corretto, identifica un micro-nutrienti a-calorici ad essere i veri procorretto stile di vita, in cui l’alimentazione è tagonisti della salute. solo una quota-parte accanto, ad esempio, ad Vitamine, antiossidanti, e più particolarmente una adeguata attività motoria e all’astensione i polifenoli tra cui ricordiamo stilbeni, flavonoidi, dal fumo. Un regime alimentare come quello acidi fenolici e lignani, nonché alcuni i carochetogenico, per sua natura privo di un ma- tenoidi come il licopene, giocano un ruolo cronutriente, non essenziale ma comunque determinante nell’apportare salute pur non importante come i carboidrati, ed allo stesso potendo vantare alcun apporto calorico. La modo privo di molti micronutrienti essenziali, quantità necessaria di tutti questi micronutrienti non può, in alcun modo, essere definito dieta, potrebbe essere rintracciata, senza alcun al punto che il termine dieta bisogno di integrazione, nella chetogenica risulta essere, di normale alimentazione a patto Il digiuno ha radici di rispettare due semplici confatto, un ossimoro. Andando antiche e basi oltre, non è possibile tacere dizioni. La prima è che il nuscientifiche solide, ma triente sia presente nell’alimencome questo regime alimentare non significa saltare sia, troppo spesso, indicato to, la seconda condizione è completamente i pasi. come dieta proteica. Molto che il nutriente in questione spesso, ahimè, i termini dieta Altrimenti si parlerebbe non venga deteriorato durante di malnutrizione. chetogenica e dieta proteica il processo di trasformazione (o iperproteica), vengono utidell’alimento stesso oppure di lizzati come sinonimi. Nulla di più sbagliato. cottura. Queste due affermazioni, pur se a Lo stato di chetosi dipende dall’apporto di prima vista possano sembrare banalità, in carboidrati e prescinde dall’apporto proteico realtà marcano una profonda differenza tra o lipidico. È, infatti, doveroso ricordare come mangiare ed alimentarsi, a prescindere dal rela forma più elementare di chetosi si raggiunga gime dietoterapico in cui sono inquadrati. semplicemente con il digiuno. Nessuno mai si sognerebbe mai di affermare che il digiuno IL RUOLO IN NATURA DELLE MOLECOLE BIO-ATTIVE sia una dieta proteica, men che meno iper Stilbeni, flavonoidi, carotenoidi etc esistono, proteica. A proposito di digiuno, dobbiamo, ossia possono essere rintracciati in alcuni alipurtroppo prender atto di quanto questa nobile menti, non per migliorare il nostro stato di ed antichissima dietoterapia, venga, al giorno salute ma bensì perchè giocano un ruolo fon34 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
damentale nella fisiologia vegetale delle piante alla classe dei carotenoidi, e presente in molti che li contengono. Ad esempio la rutina, un alimenti come, ad esempio, il pomodoro, può bioflavonoide presente in molte piante, svolge vantare numerose e ben note proprietà salutiun ruolo importantissimo combinandosi con i stiche. La tecnica di cottura scelta per assumerlo cationi assunti dal terreno e consentendo alla gioca però un ruolo determinate. Lo studio: pianta in questione di assimilare questi elementi. Effects of cooking and extra virgin olive oil adIl fatto che in vivo, sull’uomo, possa vantare, dition on bioaccessibility of carotenes in tomato tra l’altro, proprietà rafforzanti le pareti dei ca- sauce di Tomas et all. È molto chiaro sotto questo aspetto. Nell’esperimenpillari è puramente incidentale. to in questione, vengono comAllo stesso modo, alcune moLe tecniche di parati cinque diversi preparati lecole appartenenti alla classe trasformazione degli ossia: una salsa di pomodoro, del glucosinati invece, in funzione del loro sapore amaro, alimenti, per quanto, a la stessa salsa di pomodoro volte, impossibili da addizionata con il 5% di olio svolgono un ruolo protettivo nelle piante rendendole sgradite evitare, possono essere extra vergine di oliva, poi con agli animali che potrebbero deleterie per i nutrienti il 10% dello stesso olio, e, da ultimo, queste ultime due cotte mangiarle. Stesso ruolo di “proa-calorici. con una temperatura intorno tezione” che rivestono nell’uomo nei confronti di alcuni tipi di tumore ma ai 95 gradi centigradi. Bene, i risultati sono attraverso meccanismi biochimici complessi stati eclatanti. Sebbene sia comprensibile come e completamente differenti. Tutte le molecole l’aggiunta di olio extra vergine di oliva possa bioattive, comunque, sono presenti in alimenti aver incrementato in modo importante, e stadi origine vegetale in misura maggiore o tisticamente significativo, il potere antiossidante minore in funzione del loro ruolo, della totale del composto, risulta quasi sorprendente stagione, della temperatura e della normale fi- constatare quanto, cuocere lo stesso composto, siologia vegetale in cui sono inserite. Il periodo abbia esaltato la capacità antiossidante dello in cui si riscontrano concentrazioni maggiori stesso fino a raddoppiarla. In particolare, il lisi definisce “periodo balsamico” ed è il periodo copene ha mostrato una maggior biodisponiin cui le piante in questione andrebbero colte bilità quando la salsa di pomodoro è stata prima addizionata di olio exe consumate. La stagionalità Se la nostra travergine di oliva e poi cotta. gioca, sotto questo aspetto, un ruolo fondamentale. Possiamo alimentazione risulterà Le motivazioni sono molteplici e vanno dalla solubilità in olio tranquillamente affermare che, priva di nutrienti e da un punto di vista nutriziobasata esclusivamente degli idrocarburi come il liconale, “se non è periodo” sa- sul conteggio calorico, pene, all’effetto del calore sulle proteine. In altri termini, se vorebbe meglio non mangiare la otterremo un solo specie vegetale scelta perchè risultato: peggiorare il gliamo assumere realmente il licopene contenuto nel pomoavrebbe un apporto salutistico nostro stato di salute. doro che abbiamo acquistato, pressoché nullo a prescindere oltre che assicurarci della sua dal regime alimentare in cui presenza all’origine rispettando stagionalità e sono inquadrate. filiera, dobbiamo ridurlo in salsa, aggiungere IL RUOLO DELLA CUCINA olio, e poi cuocerlo o scaldarlo a determinate Le tecniche di trasformazione degli alimenti, temperature. per quanto, a volte, impossibili da evitare, possono essere deleterie per i nutrienti a- CONCLUSIONI calorici. Se da un lato, cucinare un alimento Alla luce di tutte queste considerazioni, se lo può rendere più gradevole e commestibile, non si hanno ben chiari i concetti ed il è, molto spesso, possibile riscontare nell’ali- significato di dieta e nutrizione, se non si mento cotto un decadimento importante delle confina il ruolo dell’apporto calorico totale proprietà nutrizionali. Emblematico è il caso nel suo corretto ambito, se non si comprende del Licopene. Questo idrocarburo, appartenente appieno l’importanza dell’apporto dei nutrienti UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 35
a-calorici, se non si bada a preservarne la concentrazione durante tutta la filiera di trasporto e di preparazione della pietanza, appare del tutto inutile disquisire di diverse terapie alimentari e del loro impatto sulla salute. Possiamo magiare come vogliamo, possiamo assumere o meno carboidrati stando in chetosi, possiamo osservare periodi più o
Se non si hanno ben chiari i concetti ed il significato di dieta e nutrizione, ogni tentativo di seguire autonomamente un regime alimentare sarà inutile. Meglio rivolgersi a professionisti e non seguire i consigli di chiunque sul web o affidarsi solo al fai da te.
36 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
meno lunghi di digiuno, possiamo seguire una “dieta” completamente vegana o crudista, ma se la nostra alimentazione risulterà priva di nutrienti e basata esclusivamente sul conteggio calorico, otterremo un solo risultato: peggiorare il nostro stato di salute indipendentemente dalla dieta seguita.
DIET TRENDS AND TRENDY DIETS: From the concept of diet to that of calories, the world of nutrition is full of fads and false myths, to the point that even discriminating between different diets is superfluous By Marco Marchetti
Professor Marchetti is lecturer in Food Merceology and Pharmaceutical Chemistry on the UniCamillus MSc Human Nutrition Sciences A correct diet can improve health, prolong life and guarantee a positive state of physical and mental well-being. This statement should be the first line of any textbook on nutrition. However, food is a primary need and everyone feels entitled to give advice on what to eat, reinforcing misconceptions about nutrition and encouraging mistakes. Mediterranean, Ketogenic, Fasting, Sirt, Zone, Dash, Mind, FoodMap: these are just some of the diet therapies that are available. The term ‘diet’, in its most correct sense, means a correct lifestyle. Conversely, being on a diet is now perceived as a state of ‘nutritional deprivation’, a concept that implies sacrifice. Diets are socially understood as a kind of poorer, often monotonous, nutrition plans, when in fact they should first and foremost be nutritious, and involve as much variety in food sources as possible. Basically, today, dieting is seen as a temporary useful period to be continued only until a result is achieved. It should, on the contrary, represent constant eating behaviour over time. Counting food intake by assessing only the caloric intake is another myth that must be dispelled. Indeed, the calorie intake from carbohydrates and protein is almost identical, but the metabolic effects of protein or carbohydrates are different, and sometimes opposite. The situation is even more complicated when it comes to fats. Taking in a certain amount of calories from fats does not mean anything per se. Calories are a unit of measurement that must be understood in the context of the source that determines the calorie intake. Human bodies are complex organisms, not just calorimeters. Nowadays, our society is so far removed from the concept of proper nutrition that even diets are misinterpreted. In the case of the ketogenic diet, for example, the name itself is critical. The ketogenic diet lacks not only one macronutrient (carbohydrates), but also many essential micronutrients, so it cannot be considered a diet at all. Another thing that cannot be overlooked is the fact that this diet is often mistakenly called a protein diet. However, the state of ketosis depends on carbohydrate intake and is independent of protein or fat intake. Furthermore, the most basic form of ketosis is achieved by fasting, and no one would ever dare to claim that fasting is a protein diet. Speaking of fasting, this noble and ancient dietary therapy, which has a solid scientific basis and ancient roots, is often confused with skipping one or more meals. On the contrary, fasting means taking in all the right nutrients in a shorter period of time. Otherwise it is malnutrition. While caloric intake is provided by three macronutrients—carbohydrates, proteins and lipids—the non-caloric micronutrients are the most important contributors to health. Vitamins, antioxidants and polyphenols all play a key role in health, despite the fact that they contain no calories. The necessary amount of all these micronutrients can be found in a normal diet without the need for supplements, as long as two simple conditions are met: the first is that the nutrient is present in the food, and the second is that the nutrient in question is not broken down during food processing or cooking. Seasonality plays a key role here. We can say that, from a nutritional point of view, it would be better not to eat fruit and vegetables that are out of season, because they would have little contribution to our health, regardless of the diet in which they are included. Taking all these considerations into account, without a clear understanding of the concepts and meaning of diet and nutrition, it seems completely pointless to discuss different food therapies and their effects on health. We can eat as we like, eat or not eat carbohydrates, fast for longer or shorter periods, go completely vegan or raw, but if our diet is nutrient-poor and based solely on counting calories, we will only achieve one result: a deterioration in our state of health, regardless of the diet we follow.
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 37
DIETA VEGANA, SCELTE ETICHE TRA PREGIUDIZI E LUOGHI COMUNI: UNA TESTIMONIANZA DIRETTA di Giorgia Martino
Racconti di vita vissuta di una persona vegana che lavora in UniCamillus: i perché di una sua scelta etica e come si superano disinformazione e pregiudizi sul tema.
Q
uando mi è stato chiesto di scrivere questo pezzo sono rimasta piacevolmente sorpresa, essendo la scelta di diventare vegana una di quelle di cui vado più fiera. Poi però è arrivata l’ansia da prestazione narrativa: da cosa inizio? Di cosa parlo? Non sono un medico né una biologa, e neanche una nutrizionista. Allora parlerò dal punto di vista umano, puramente e squisitamente umano. Quella stessa umanità che emotivamente mi ha portata in questa direzione. E racconterò in ordine cronologico, perché nelle scelte “di cuore” le motivazioni sono così intrecciate che non sempre è facile rimettere in ordine i foglietti logici sparsi nei meandri di tutti questi anni. Già, perché la mia scelta di diventare vegana ha una data di nascita: il 1° dicembre del 2012. Ma è preceduta da almeno sei anni di presa di coscienza, osservazione della realtà, profondo senso di colpa nei confronti del trattamento che subiscono gli animali negli allevamenti e nei macelli, superamento dei miei stessi pregiudizi nei confronti di un’alimentazione plant-based e, finalmente, totale crollo di ogni dissonanza cognitiva diventando ciò che ho sempre voluto
38 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
essere: una persona che fa del suo meglio per non partecipare ad alcuna forma di ingiustizia in questo mondo. Appartengo alla generazione che ha cominciato ad affacciarsi a Internet e ai social network alla soglia dei 30 anni, e devo anche a questo il ritardo con cui questa mia consapevolezza è maturata. Prima mi limitavo a provare empatia per i cuccioli, per cui non mangiavo carne di agnello né di vitello, così come mi faceva impressione l’idea di cibarmi di carne di cavallo che, culturalmente, associo alla vicinanza umana di un cane o di un gatto. Ma, con l’avvento di Facebook, la comunicazione è diventata meno gerarchica e le mura di macelli e allevamenti sono improvvisamente diventati trasparenti: ho visto quegli occhi pieni di terrore aspettare il proprio turno, ho visto corpi ammassati in recinti in attesa della loro esecuzione, ho visto madri disperarsi perché si vedevano strappare i propri piccoli dopo averli portati in grembo, e ho visto che tutto questo orrore è sistematizzato. Istituzionalizzato. “Normale”. Brutta parola questa normalità, quando coincide con la legge ma non con quell’etica e quell’empatia che dovrebbero caratterizzarci in quanto umani.
E mi sono chiesta se quegli sguardi, che esprimevano la paura e il dolore in modo così identico a quelli di un mio simile, valessero 5 minuti del mio palato, forte solo del fatto di trovarmi dalla parte della specie più forte. Purtroppo non è stato così semplice e automatico: nonostante la mia coscienza mi suggerisse di smettere subito di partecipare al dolore di quegli esseri indifesi, oltre che così miti, ero succube della mia ignoranza e di domande ingenue che mi danzavano in testa. Diventerò anemica? Faccio sport, diventerò debole e rachitica? Sverrò per strada? In fondo, ammetto con vergogna che questa ignoranza è stata da me comodamente perpetrata per restare nella comfort zone delle mie abitudini. Ché a nessuno va di cambiare se ci si deve impegnare, e se si deve stravolgere un modo di vivere profondamente radicato nella nostra cultura. Ma ogni volta che mi preparavo “la fettina”, ero sempre più in lotta con me stessa. Se devo ricordare “il momento esatto” che mi ha fatto togliere di mezzo completamente la carne, è stata una visita in macelleria nel novembre del 2011: quell’odore acre, quei corpi inermi e ondeggianti nel vuoto, quelle zampine immobili, mi hanno fatto uscire con la ferma decisione che avrei iniziato a provare quei prodotti vegetali che cominciavano a fare capolino al supermercato. La mia fortuna è stata quella di essere abbastanza ferrata in alimentazione e macronutrienti, sia per la mia passione per il fitness sia perché negli anni ho imparato ad alimentarmi correttamente dopo un’adolescenza in forte sovrappeso. Questo è stato decisivo per capire bene come sostituire cosa: non sono entrata nel panico, anche perché per me guardare le tabelle nutrizionali è un gesto naturale da anni. Inoltre, grazie al mio lavoro di giornalista di salute e benessere, ho vari contatti tra esperti nutrizionisti, e mi sono fatta spiegare alcuni dettagli che possono sfuggire a noi comuni mortali. Non è stato difficile dunque fare le giuste sostituzioni, imparare a mangiare nuovi alimenti a cui non ero abituata, ma che non hanno nulla da invidiare a quelli più comunemente conosciuti. Sempre ricordando che i veganissimi legumi sono una tradizione della nostra amata cucina italiana! Nel giro di pochi mesi, la mia fame di consapevolezza mi ha portata a informarmi sempre
di più, a guardare sempre più video di allevamenti, e ciò che c’è dietro l’industria del latte e dei formaggi è stato per me ancora più angosciante dell’idea degli animali al macello: parliamo di maternità violate, di madri inseminate per far nascere piccoli che andranno subito a morire, mentre il loro latte verrà rubato per essere destinato alla grande produzione. Il 1° dicembre 2022 ero ad una cena organizzata con amici vegani. Mi ero già “parzialmente convertita”, ma non ero ancora fermamente decisa. Quella sera, forse spinta dalla presenza di quelle persone con cui condividevo il mio forte senso di rispetto nei confronti degli animali, decisi che non avrei più toccato nulla che provenisse dallo sfruttamento e dall’uccisione di esseri senzienti. Era poco prima del mio compleanno, ma una decisione di cuore non è mai di comodo! Son passati oltre 12 anni da quel giorno. Non sono anemica, i miei muscoli sono migliorati semplicemente perché ho continuato ad allenarmi e perché il corpo non distingue le proteine animali da quelle vegetali, ma ragiona per aminoacidi: basta che vi siano tutti gli aminoacidi essenziali nelle giuste quantità. La mia energia? Nettamente incrementata, anche perché, dopo aver lasciato la carne, ho notato un miglioramento a livello digestivo. Mi manca qualche sapore? No, forse solo la mozzarella sulla pizza, ma la mia rinuncia non è nulla in
Un piatto a base di Seitan, alimento proteico che sostituisce la carne.
INVERNO 2023 2025 39 UNICAMILLUS UNICAMILLUSPRIMAVERA
Legumi e cereali sono la base dell’alimentazione vegetariana
40 UNICAMILLUS ESTATE 2024
ALIMENTAZIONE VEGETARIANA: COME SEGUIRLA BENE E CON QUALI BENEFICI di Mauro Elio Destino
Il Professor Destino è uno specialista in Scienza dell’Alimentazione e docente in UniCamillus di Qualità e Sicurezza microbiologica degli alimenti nel Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Nutrizione Umana.
N
egli ultimi decenni, l’interesse per l’alimentazione vegetariana è cresciuto in modo esponenziale, diventando una scelta non solo per migliorare la salute personale, ma anche per proteggere l’ambiente e garantire il benessere degli animali. Adottare una dieta priva di carne – e, in alcune varianti, anche di altri prodotti di origine animale – nasce da motivazioni etiche, salutistiche, culturali e ambientali. Il presente contributo intende fornire una panoramica sull’alimentazione vegetariana, illustrandone i principi fondamentali, l’importanza dei nutrienti, i molteplici benefici per la salute, le strategie di pianificazione dei pasti e le prospettive future in ambito nutrizionale e ambientale. PRINCIPI FONDAMENTALI DELL’ALIMENTAZIONE VEGETARIANA
L’alimentazione vegetariana si fonda sull’esclusione dalla dieta della carne e, a seconda delle scelte individuali, di altri prodotti animali. Esistono diverse varianti, ciascuna delle quali risponde a specifiche esigenze nutrizionali e a determinati valori etici: • Lacto-ovo-vegetarianismo: in questo modello si escludono carne e pesce, mentre latticini e uova sono ammessi. Tale scelta consente di beneficiare di una vasta gamma di alimenti, garantendo un adeguato apporto proteico e vitaminico. • Lacto-vegetarianismo: si escludono carne, pesce e uova, mantenendo esclusivamente i latticini. Questa opzione è spesso adottata da chi desidera ridurre il consumo di prodotti
animali pur continuando a garantire una fonte di calcio e proteine. • Ovo-vegetarianismo: in questo caso si eliminano carne, pesce e latticini, consentendo invece il consumo di uova, che rappresentano una preziosa fonte di proteine e nutrienti. • Veganismo: in questo modello 100% vegetale si elimina completamente ogni prodotto di origine animale, inclusi miele e derivati. Viene generalmente scelto per motivi etici e ambientali e richiede una particolare attenzione nella pianificazione dei pasti per evitare carenze nutrizionali. La varietà di queste opzioni consente di personalizzare il proprio regime alimentare in base alle esigenze, alle preferenze e ai valori personali, garantendo comunque un equilibrio nutrizionale indispensabile per la salute.
Prof. Mauro E. Destino
MACRONUTRIENTI E MICRONUTRIENTI ESSENZIALI
Una dieta vegetariana ben strutturata deve fornire tutti i nutrienti necessari. Una pianificazione accurata prevede l’inclusione sia di macronutrienti (proteine, carboidrati e grassi) sia di micronutrienti (vitamine, minerali e oligoelementi). Di seguito vengono elencati i principali nutrienti da considerare: Proteine Le proteine sono indispensabili per la crescita, la riparazione dei tessuti e il mantenimento della massa muscolare. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 41
Le principali fonti proteiche nella dieta vegetariana sono: • Legumi: ceci, lenticchie, fagioli e piselli, ricchi di proteine, fibre e carboidrati complessi. • Soia e derivati: tofu, tempeh e latte di soia rappresentano ottime fonti di proteine ad alto valore biologico, in quanto contengono tutti gli amminoacidi essenziali. • Cereali integrali: quinoa, farro, orzo e riso integrale non solo apportano proteine, ma offrono anche vitamine, minerali e fibre. • Frutta secca e semi: mandorle, noci, semi di zucca e semi di girasole apportano proteine e grassi insaturi, benefici per il cuore. L’abbinamento di diverse fonti proteiche, come legumi e cereali, garantisce un profilo amminoacidico completo, un requisito essenziale per la sintesi proteica. Ferro Il ferro è fondamentale per la formazione dell’emoglobina e il trasporto dell’ossigeno. Nella dieta vegetariana si utilizza il ferro non-eme, che presenta una biodisponibilità inferiore rispetto a quello eme presente nella carne. Tuttavia, il suo assorbimento può essere migliorato consumandolo insieme ad alimenti ricchi di vitamina C, quali: • Agrumi (arance, limoni, pompelmi) • Kiwi, fragole e peperoni In particolari condizioni, ad esempio durante la gravidanza, può essere necessario ricorrere a integratori per prevenire carenze e stati anemici che possono causare affaticamento e altri disturbi. Vitamina B12 La vitamina B12 è cruciale per il corretto funzionamento del sistema nervoso e per la produzione dei globuli rossi. Poiché è presente quasi esclusivamente in alimenti di origine animale, i vegetariani – e in particolare i vegani – devono integrarla attraverso: • Alimenti fortificati (cereali per la colazione, latte vegetale, ecc.) • Integratori specifici Un’adeguata integrazione di vitamina B12 è fondamentale per prevenire problemi neurologici e metabolici. Calcio Il calcio è essenziale per la salute di ossa e denti. Le fonti principali in una dieta vegetariana comprendono: 42 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
• Latticini (per chi li consuma) • Verdure a foglia verde (spinaci, cavolo riccio, broccoli, bietole) • Alimenti fortificati (latti vegetali, succhi di frutta) • Frutta secca e semi (mandorle, semi di sesamo) • Acqua minerale con residuo fisso medio-alto Una corretta assunzione di calcio aiuta a prevenire l’osteoporosi e a mantenere una struttura ossea robusta. Omega 3 Gli acidi grassi omega-3 sono fondamentali per la salute cardiovascolare e per il corretto funzionamento cerebrale. Le fonti vegetali includono: • Semi di lino e semi di chia: ricchi di acido alfa-linolenico (ALA), un precursore degli omega-3. • Noci: possono essere consumate intere o aggiunte a insalate e altri piatti. Un regolare apporto di omega-3 contribuisce a mantenere l’equilibrio lipidico e a ridurre le infiammazioni. Altri minerali e vitamine È altrettanto importante assicurarsi un adeguato apporto di zinco, iodio, magnesio e vitamine del gruppo B, oltre alle vitamine A, C ed E, che supportano le funzioni metaboliche, il sistema immunitario e le proprietà antiossidanti dell’organismo. BENEFICI PER LA SALUTE
Numerosi studi hanno evidenziato i molteplici benefici di una dieta vegetariana, se ben pianificata. Di seguito alcuni dei principali vantaggi: Salute cardiovascolare Una dieta a base di alimenti vegetali, povera di grassi saturi e colesterolo, favorisce: • La riduzione dei livelli di colesterolo LDL, responsabili dell’accumulo di placche nelle arterie. • Il mantenimento di una pressione arteriosa stabile, grazie all’apporto di potassio e magnesio. • La prevenzione di processi infiammatori cronici, fattori che possono condurre a malattie cardiache e ictus. Questi aspetti contribuiscono a una migliore salute del cuore e a una riduzione del rischio di eventi cardiovascolari.
CONTROLLO DEL PESO E METABOLISMO
PREVENZIONE DELLE MALATTIE CRONICHE
Le diete vegetariane tendono a essere ricche di fibre e a contenere meno calorie, favorendo: • Un maggiore senso di sazietà, che aiuta a controllare l’appetito. • La gestione del peso corporeo, prevenendo l’obesità. • Un migliore equilibrio dei livelli di zucchero nel sangue, utile per la prevenzione e la gestione del diabete di tipo 2. Questi benefici supportano un metabolismo più efficiente e una migliore qualità della vita.
Adottare un’alimentazione a base vegetale è associato a un minor rischio di sviluppare: • Diabete di tipo 2, grazie all’indice glicemico basso degli alimenti vegetali. • Ipertensione, per l’elevato apporto di nutrienti che regolano la pressione sanguigna. • Malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro, in parte grazie all’azione antiossidante e antinfiammatoria degli alimenti ricchi di fitonutrienti. Tali effetti positivi sono stati confermati da numerosi studi epidemiologici condotti in diverse popolazioni. Approfondimenti scientifici e ricerche hanno indagato gli effetti della dieta vegetariana, rivelando che: • Le persone che seguono questo regime alimentare presentano livelli mediamente inferiori di colesterolo e di pressione arteriosa. • Il profilo lipidico e il bilancio glicemico risultano più favorevoli, contribuendo a una minore incidenza di malattie metaboliche. • La longevità e la qualità della vita sono spesso migliori tra coloro che adottano una dieta vegetariana. Queste evidenze, pubblicate su riviste scientifiche internazionali, offrono solide basi per
SALUTE INTESTINALE E MICROBIOTA
L’elevato contenuto di fibre in una dieta vegetariana stimola la motilità intestinale e favorisce: • La prevenzione della stitichezza. • Il sostegno di un microbiota intestinale equilibrato, essenziale per una buona digestione e per il sistema immunitario. • La riduzione del rischio di malattie intestinali, inclusi disturbi infiammatori e alcuni tipi di cancro del colon. Mantenere un equilibrio sano della flora batterica è fondamentale per il benessere complessivo.
L’elevato contenuto di fibre in una dieta vegetariana stimola la motilità intestinale.
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 43
promuovere l’adozione di modelli alimentari a base vegetale come strategia preventiva contro numerose patologie. IMPATTO AMBIENTALE E SOSTENIBILITÀ
Sono sempre di più ormai i ristoranti che propongono varianti vegetariane e vegane nel propio menù, anche tra i fast food e le hamburgerie.
Oltre ai benefici per la salute, l’alimentazione vegetariana comporta un notevole contributo alla tutela dell’ambiente. La produzione di carne, soprattutto attraverso allevamenti intensivi, comporta: • L’emissione di ingenti quantità di gas serra, come metano e anidride carbonica, che favoriscono il cambiamento climatico. • L’utilizzo di grandi quantità di acqua, terreno ed energia, risorse che potrebbero essere impiegate in modo più sostenibile. • La deforestazione e la perdita di biodiversità, conseguenze dirette dell’espansione degli allevamenti. Passare a una dieta vegetariana consente di ridurre significativamente l’impatto ambientale, contribuendo alla conservazione delle risorse naturali e alla protezione degli ecosistemi. ASPETTI ETICI, CULTURALI E SOCIALI La scelta del vegetarianismo non è motivata esclusivamente da ragioni di salute o ambientali, ma anche da forti principi etici e culturali.
44 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
Tra questi spiccano: • Benessere animale: molti adottano il vegetarianismo per evitare il maltrattamento degli animali e per opporsi alle pratiche degli allevamenti intensivi, promuovendo un maggiore rispetto per la vita. • Giustizia alimentare: riducendo il consumo di carne, si utilizza in modo più efficiente una parte significativa delle risorse alimentari mondiali, contribuendo a una distribuzione più equa del cibo. • Valorizzazione delle tradizioni culturali: numerose culture vantano tradizioni culinarie prevalentemente vegetali; riscoprire e valorizzare queste radici arricchisce il patrimonio gastronomico e promuove uno stile di vita sostenibile. • Educazione e consapevolezza: informarsi sui benefici e sulle tecniche di una corretta alimentazione vegetariana è essenziale per diffondere pratiche alimentari responsabili e innovative. PROSPETTIVE FUTURE E INNOVAZIONI NEL SETTORE ALIMENTARE
Il futuro dell’alimentazione vegetariana appare promettente e ricco di innovazioni. Le ricerche scientifiche e le tecnologie emergenti stanno aprendo nuove possibilità per: • Sviluppare proteine alternative e carni coltivate in laboratorio, capaci di ridurre ulteriormente l’impatto ambientale pur mantenendo caratteristiche organolettiche simili a quelle della carne tradizionale. • Migliorare le tecniche di agricoltura sostenibile, come l’agricoltura verticale e le serre ad alta efficienza, che permettono raccolti abbondanti con minori consumi di acqua ed energia. • Promuovere programmi educativi e campagne di sensibilizzazione per diffondere la conoscenza dei benefici della dieta vegetariana, coinvolgendo scuole, università e comunità locali. • Favorire collaborazioni internazionali tra istituzioni, centri di ricerca e aziende, per sviluppare linee guida nutrizionali e politiche ambientali che incentivino una transizione verso sistemi alimentari più sostenibili. Queste innovazioni potranno contribuire a una profonda trasformazione del sistema alimentare globale, orientandolo verso modelli più equi e rispettosi delle risorse naturali.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Adottare un’alimentazione vegetariana significa intraprendere un percorso che va ben oltre la semplice scelta di eliminare la carne dalla dieta. Si tratta di un impegno verso il benessere personale, il rispetto per l’ambiente e la promozione di un’etica del consumo responsabile. Una dieta vegetariana ben pianificata, arricchita da una vasta gamma di alimenti e supportata da adeguate conoscenze nutrizionali, può: • Fornire tutti i nutrienti essenziali per mantenere un’ottima salute. • Prevenire numerose malattie croniche e migliorare la qualità della vita. • Ridurre l’impatto ambientale derivante dalla produzione alimentare. • Promuovere il rispetto per gli animali e favorire una gestione più sostenibile delle risorse. In sintesi, l’alimentazione vegetariana rappresenta una scelta rivoluzionaria per chi desidera prendersi cura di sé e dell’ambiente, coniugando tradizione, innovazione e rispetto per la natura in un modello di vita armonioso. L’alimentazione vegetariana è una scelta equilibrata e vantaggiosa, capace di combinare benefici per la salute, rispetto per l’ambiente e valori etici. Attraverso una pianificazione accurata, l’adozione di strategie nutrizionali mirate e la continua ricerca di nuove ricette e idee, è possibile abbracciare uno stile di vita che valorizza il benessere individuale e collettivo. La trasformazione del sistema alimentare globale, sempre più orientato verso la sostenibilità, offre prospettive innovative che promettono di rivoluzionare il modo in cui ci nutriamo, rendendo il cibo uno strumento di salute, consapevolezza e cambiamento positivo per il nostro pianeta. APPENDICE: PIANIFICAZIONE DEI PASTI E STRATEGIE NUTRIZIONALI
Una dieta vegetariana equilibrata richiede una pianificazione attenta e l’adozione di strategie pratiche per garantire un adeguato apporto di nutrienti. Organizzare i pasti della settimana aiuta a variare gli alimenti, in modo da prevenire carenze nutrizionali e ridurre lo spreco alimentare, in particolare: • Colazione: scegliere cereali integrali, latte vegetale fortificato, frutta fresca e semi
(come lino e chia) per iniziare la giornata con energia. – Pranzo: preparare insalate abbondanti, arricchite da verdure di stagione, legumi, cereali integrali e fonti proteiche quali tofu o tempeh. • Cena: optare per piatti unici, come zuppe, stufati o curry di verdure accompagnati da legumi e cereali, completati da grassi salutari (in particolare, olio extravergine d’oliva). • Spuntini: integrare la dieta con frutta secca, yogurt vegetale e altri snack salutari, utili per mantenere costante il livello energetico durante la giornata. Queste strategie consentono di sfruttare appieno i benefici della dieta vegetariana, garantendo un apporto nutrizionale vario e completo. IDEE PER GUSTOSI PIATTI VEGETARIANI
La cucina vegetariana offre infinite possibilità per sperimentare nuovi sapori e combinazioni nutrienti. Ecco sol alcune delle proposte possibili per arricchire il menu quotidiano: • Zuppa di lenticchie e verdure: un piatto ricco di fibre e sostanze nutritive, preparato con lenticchie, carote, sedano, cipolla, pomodoro e aromi, ideale per le stagioni fredde. • Insalata di quinoa con ceci e avocado: un piatto fresco e colorato che unisce quinoa, ceci, avocado, pomodorini e spinaci, condito con succo di limone e olio extravergine. • Curry di verdure con riso integrale: un mix aromatico di spezie, verdure di stagione, legumi e riso integrale, che offre un perfetto equilibrio tra gusto e nutrienti. • Burger vegetali a base di fagioli e mais: un’alternativa gustosa agli hamburger tradizionali, preparata con fagioli, mais, spezie ed erbe aromatiche, servita con pane integrale e contorni freschi. • Smoothie: frullati energetici realizzati con frutta fresca, verdure a foglia verde, semi e latte vegetale, ideali per una colazione leggera o uno spuntino rigenerante. Queste semplici ricette dimostrano come la cucina vegetariana possa essere facile, varia e gustosa, utilizzando ingredienti di facile reperibilità. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 45
Un’inslata arricchita con legumi, cereali e frutta secca può rappresentare un ottimo paso completo per un vegetariano.
46 UNICAMILLUS AUTUNNO-INVERNO 2024
VEGETARIAN DIET: HOW TO DO IT RIGHT AND WHAT THE BENEFITS ARE By Mauro Elio Destino
Professor Destino is specialist in Food Science, Unicamillus University, Rome In recent decades, interest in vegetarian diets has grown dramatically, becoming a choice not only to improve personal health, but also to protect the environment and ensure the well-being of animals. The choice of a diet without meat—and, in some variations, without other animal products—is made for ethical, health, cultural and environmental reasons. The vegetarian diet consists of not eating meat and, depending on the individual’s choice, other animal products. There are several variants, each of which responds to specific nutritional needs and ethical values: • Lacto-ovo vegetarianism: this type of vegetarianism excludes meat and fish, but allows dairy products and eggs. This choice allows for a wide variety of foods and ensures an adequate intake of proteins and vitamins. • Lacto-vegetarianism: meat, fish and eggs are excluded and only dairy products are allowed. This option is often chosen by those who wish to reduce their consumption of animal products while still having a source of calcium and protein. • Ovo vegetarianism: meat, fish and dairy products are excluded, but eggs—a valuable source of protein and nutrients—are consumed. • Veganism: this is a 100% plant-based diet that completely excludes all products of animal origin, including honey and its derivatives. It is generally chosen for ethical and environmental reasons and requires special care when planning meals to avoid nutritional deficiencies. The variety of these options makes it possible to adapt the diet to personal needs, preferences and values, while maintaining the nutritional balance essential for good health. A well-structured vegetarian diet must provide all the necessary nutrients. Careful planning includes the intake of both macronutrients (proteins, carbohydrates and fats) and micronutrients (vitamins, minerals and trace elements). Proteins are essential for growth, tissue repair and maintaining muscle mass. The main sources of protein in a vegetarian diet are pulses, soy and its derivatives (as they contain all the essential amino acids), whole grains (also rich in vitamins, minerals and fibre), dried fruit, nuts, and seeds. The combination of different protein sources, such as pulses and cereals, ensures a complete amino acid profile, which is essential for protein synthesis. Another essential element is iron, which is needed for the production of haemoglobin and the transport of oxygen. The vegetarian diet uses non-haem iron, which has a lower bioavailability than the haem iron found in meat. However, its absorption can be improved by eating it with vitamin C-rich foods. In certain conditions, such as pregnancy, it may be necessary to take supplements to prevent deficiencies and anaemia, which can cause fatigue and other problems. Vitamin B12 is also essential for the proper functioning of the nervous system and the production of red blood cells. As it is found almost exclusively in foods of animal origin, vegetarians—and vegans in particular—need to take special supplements. Adequate vitamin B12 intake is essential to prevent not only neurological but also metabolic problems. Numerous studies have highlighted the many benefits of a well-planned vegetarian diet. A plant-based diet, low in saturated fats and cholesterol, promotes the reduction of LDL cholesterol, which is responsible for atherosclerosis, the maintenance of stable blood pressure, thanks to potassium and magnesium, and the prevention of chronic inflammatory processes that can lead to heart disease and stroke. These aspects contribute to better cardiovascular health and a reduced risk of cardiovascular events. Vegetarian diets also tend to be high in fibre and low in calories, promoting a greater sense of satiety, which helps to control appetite and therefore body weight, preventing obesity, and a better balance of blood sugar levels, which is helpful in the prevention and management of type 2 diabetes. These benefits support a more efficient metabolism and a better quality of life. The high fibre content of a vegetarian diet stimulates intestinal motility, helps to prevent constipation, supports balanced intestinal microbiota, which is essential for good digestion and the immune system, reduces the risk of intestinal disease, including inflammatory bowel disease (IBD) and some types of colon cancer, and also helps to maintain a healthy balance of bacterial flora, which is crucial for the body’s overall well-being. A plant-based diet is associated with a lower risk of developing type 2 diabetes, high-blood pressure and certain types of cancer, in part due to the antioxidant and anti-inflammatory effects of phytonutrient-rich foods. These beneficial effects have been confirmed by numerous epidemiological studies in different populations. Studies and research have investigated the effects of a vegetarian diet and have shown that longevity and quality of life are often better in people who follow a vegetarian diet. This evidence, published in international scientific journals, provides a solid basis for promoting the adoption of a plant-based diet as a preventive strategy against many diseases. Adopting a vegetarian diet therefore means embarking on a journey that goes far beyond simply choosing to exclude meat from your diet. It is a commitment to personal well-being, respect for the environment and the promotion of a responsible ethical consumption of food. A vegetarian diet is a balanced and beneficial choice that combines health benefits, respect for the environment and ethical values. Through careful planning, the adoption of targeted nutritional strategies and the constant search for new recipes and ideas, it is possible to adopt a lifestyle that enhances individual and collective well-being. The transformation of the global food system, which is increasingly focused on sustainability, offers innovative perspectives that make it possible to revolutionise the way we eat, turning food into a tool for health, awareness and positive change for our planet.
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 47
La dieta mediterranea, il segreto della longevità.
ALIMENTAZIONE, INVECCHIAMENTO ED INSORGENZA DI MALATTIE: COME IL CIBO INFLUENZA LA LONGEVITÀ di Marco Infante
Il Professor Infante insegna Endocrinologia nella sede di Roma di UniCamillus, nel Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia e nel Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Nutrizione Umana.
N
el corso delle ultime decadi si è assistito ad un progressivo incremento dell’aspettativa di vita a livello globale, in virtù della riduzione dei tassi di mortalità infantile e dei miglioramenti dell’assistenza sanitaria e delle misure di salute pubblica. Tuttavia, l’incremento dell’aspettativa di vita e la progressiva riduzione dei tassi di natalità hanno determinato un aumento della popolazione anziana. Allo stesso tempo, si è assistito ad un progressivo incremento della prevalenza
48 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
delle malattie croniche non trasmissibili (MCNT), come il diabete mellito, l’obesità, le malattie cardiovascolari, le neoplasie, le malattie neurodegenerative ed altre condizioni patologiche correlate all’invecchiamento. Pertanto, la comunità scientifica si è sempre più focalizzata sul concetto di “longevità sana” (“healthy longevity”). Il concetto di longevità sana non è unicamente incentrato sull’aumento dell’aspettativa di
Prof. Marco Infante
vita, ma anche e soprattutto sull’aumento del periodo della vita in cui una persona gode di buona salute fisica, mentale, cognitiva e sociale, in assenza di malattie cronico-degenerative (“healthspan”). Ad oggi, le malattie croniche non trasmissibili rappresentano una vera e propria pandemia e contribuiscono in maniera determinante all’aumento della “longevità malata” (“unhealthy longevity”). Sebbene le suddette malattie cronico-degenerative abbiano una genesi multifattoriale, le cattive abitudini alimentari e gli stili di vita scorretti svolgono un ruolo determinante nell’insorgenza e nella progressione di queste patologie. Secondo uno studio che ha valutato in maniera sistematica i fattori di rischio dietetici in 195 Paesi, nel 2017 le abitudini alimentari scorrette (tra cui l’elevato consumo di sodio ed il ridotto consumo di frutta, verdura, cereali integrali, frutta a guscio, semi ed acidi grassi polinsaturi omega-3) sono state responsabili di ben 11 milioni di morti e della perdita di 255 milioni di anni di vita in piena salute. Da questi dati si evince l’importanza di sensibilizzare la popolazione generale sull’adozione di sane abitudini alimentari, che siano in grado di promuovere la longevità sana e prevenire (o quantomeno ritardare) l’insorgenza di malattie cronicodegenerative con l’avanzare dell’età. Da tempo, la restrizione calorica (basata su una significativa riduzione del consumo di cibo, senza tuttavia causare malnutrizione) è considerata un valido approccio dietetico in grado di promuovere la longevità sana. Infatti, è stato dimostrato che la restrizione calorica è efficace nell’aumentare la durata della vita e nel ritardare l’insorgenza delle malattie correlate all’invecchiamento in vari organismi (dai lieviti ai mammiferi). Studi che hanno esaminato gli effetti a breve termine della restrizione calorica nell’uomo hanno anch’essi evidenziato risultati promettenti. Un trial clinico randomizzato della durata di 2 anni chiamato “CALERIE” (Comprehensive Assessment of Long-term Effects of Reducing Intake of Energy) e condotto su 218 soggetti adulti (non affetti da obesità) ha dimostrato che i partecipanti che avevano seguito un regime dietetico basato sulla restrizione calorica per un periodo di 2 anni
sono stati in grado di raggiungere una riduzione media del consumo di calorie pari a circa il 12%, oltre che un significativo calo ponderale (pari a circa il 10%; di cui il 71% corrispondente a perdita di massa grassa) rispetto ai soggetti che avevano seguito una dieta “ad libitum” per lo stesso periodo di tempo. Inoltre, la restrizione calorica ha determinato un miglioramento significativo di diversi fattori di rischio cardiometabolico, ivi inclusi il colesterolo LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”), il rapporto colesterolo totale/colesterolo HDL, i valori di pressione arteriosa sistolica e diastolica, la sensibilità insulinica ed i valori di proteina C reattiva (un indice di infiammazione). I meccanismi molecolari alla base dei benefici per la salute umana della restrizione calorica sono molteplici e riguardano la regolazione di vie di trasduzione del segnale correlate all’invecchiamento, la modulazione dell’autofagia, e la riduzione dello stress ossidativo e dell’infiammazione cronica. Ciononostante, studiare gli effetti a lungo termine della restrizione calorica nell’uomo rimane complesso a causa di diversi fattori, tra cui la difficoltà nell’eseguire un accurato monitoraggio del consumo calorico giornaliero e del dispendio energetico giornaliero, e la difficoltà nell’aderire ad un regime di restrizione calorica per lunghi periodi di tempo (in particolare nel contesto di un “ambiente obesogenico”). Un’area di ricerca emergente è quella della “crononutrizione”, che consiste nello studio della relazione tra i ritmi circadiani dell’organismo umano e gli effetti degli alimenti sulla salute umana (ivi inclusa la salute metabolica). In altre parole, quest’area di ricerca si concentra su come la regolarità dei pasti, la frequenza dell’assunzione degli alimenti, ed il momento specifico della giornata in cui si mangia influenzino il metabolismo ed altre funzioni fisiologiche, oltre che il rischio di sviluppare delle patologie. Un trial clinico pubblicato su “The New England Journal of Medicine” e condotto su pazienti adulti affetti da obesità per un periodo di 12 mesi ha dimostrato che un’alimentazione a tempo limitato (“Time-Restricted Eating”, una forma di digiuno intermittente che consiste nel concentrare i pasti in una UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 49
finestra temporale di circa 8-10 ore) non è sulla salute. Sebbene queste diete si siano più efficace della restrizione calorica gior- dimostrate efficaci nel ridurre i livelli circolanti naliera in termini di riduzione del peso cor- di trigliceridi e nell’aumentare i livelli di coporeo, della massa grassa o dei fattori di ri- lesterolo HDL (il cosiddetto “colesterolo schio metabolico. Tuttavia, saranno necessari buono”), esse sono spesso associate ad un ulteriori studi per valutare gli effetti a lungo incremento dei livelli di colesterolo LDL. termine di diversi regimi alimentari basati Pertanto, sono necessari ulteriori studi per sulla crononutrizione in diversi ambiti della valutare l’efficacia e la sicurezza a lungo salute umana. Al di là della restrizione calo- termine delle diete a basso contenuto di rica, quando si parla di impatto dell’alimen- carboidrati e delle diete chetogeniche in ditazione sul rischio di insorgenza di patologie versi contesti clinici. Ad ogni modo, gli croniche è fondamentale comprendere come effetti a lungo termine delle diete a basso la quantità e la qualità dei diversi macronu- contenuto di carboidrati sembrano dipendere trienti (carboidrati, grassi e proteine) - assunti maggiormente dalla qualità degli altri masecondo diverse modalità - possano influen- cronutrienti (grassi e proteine) in esse contezare la longevità sana. Per quel che riguarda nute. Infatti, diversi studi hanno dimostrato i carboidrati, diversi studi hanno analizzato che l’aderenza a regimi dietetici a basso l’impatto delle diete chetogeniche o a basso contenuto di carboidrati che favoriscono il contenuto di carboidrati sulla consumo di grassi e proteine salute metabolica. Le diete Un maggior consumo di alimentari di origine vegetale cereali minimamente (ad es. verdure, frutta a guscio, chetogeniche consistono in regimi dietetici basati su un lavorati è utile in termini pane integrale) è associata ad consumo estremamente riun minor rischio di mortalità. di prevenzione delle dotto di carboidrati, con conViceversa, è stato osservato suddette patologie seguente produzione di moche il rischio di mortalità è croniche. lecole chiamate “corpi chemaggiore quando si seguono tonici”, che vengono utilizzate come substrati regimi dietetici a basso contenuto di carboienergetici alternativi (specialmente dal cer- drati che favoriscono il consumo di grassi e vello). In trial clinici randomizzati di breve proteine alimentari di origine animale (ad durata, le diete a basso contenuto di carboi- es. agnello, manzo, maiale). Tuttavia, è bene drati e le diete chetogeniche si sono rivelate sottolineare l’importanza della qualità (oltre più efficaci nel promuovere il calo ponderale che della quantità) dei carboidrati assunti rispetto alle diete a basso contenuto di grassi con la dieta. Il contenuto di fibre, il grado di e ad alto contenuto di carboidrati. Inoltre, trasformazione degli alimenti, l’indice glila restrizione dei carboidrati riduce i picchi cemico ed il carico glicemico sono fattori glicemici postprandiali e migliora la sensibilità molto importanti nella valutazione della insulinica ed il controllo glicemico globale qualità dei cibi contenenti carboidrati. La nei pazienti con diabete mellito di tipo 2. letteratura scientifica suggerisce che la qualità Tuttavia, uno dei principali problemi legati dei carboidrati, rispetto alla semplice quantità alle diete a basso contenuto di carboidrati degli stessi, svolge un ruolo più importante ed alle diete chetogeniche è rappresentato in termini di prevenzione di molte patologie dalla difficoltà nell’aderire a questi regimi croniche. Diverse revisioni sistematiche e dietetici per un lungo periodo di tempo, a metanalisi di ampi studi di coorte hanno dicausa della loro natura particolarmente re- mostrato che le diete ad alto indice glicemico strittiva. Inoltre, le diete a basso contenuto o ad alto carico glicemico (spesso contenenti di carboidrati e le diete chetogeniche si as- elevate quantità di amido, zuccheri aggiunti, sociano spesso ad un ridotto consumo di bevande zuccherate, cereali raffinati come fibre, minerali e vitamine, che è pertanto il riso bianco ed il pane bianco, e verdure necessario integrare nella dieta mediante amidacee come le patate) sono associate ad l’uso di supplementi per evitare effetti negativi un maggior rischio di sovrappeso, obesità, 50 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
malattie cardiovascolari, diabete mellito di cardiovascolare, mentre un elevato consumo tipo 2 ed alcuni tipi di cancro, oltre che ad di proteine di origine vegetale è associato un maggior rischio di mortalità. Al contrario, ad una riduzione del rischio di mortalità un maggior consumo di cereali minimamente cardiovascolare e di mortalità per tutte le lavorati, cereali integrali, fibre, legumi, frutta cause. Inoltre, è stato osservato che la sostiintera e verdure non amidacee si è dimostrato tuzione delle proteine di origine animale (in protettivo in termini di prevenzione delle particolare quelle derivanti dalla carne rossa suddette patologie croniche. Per quel che processata) con proteine di origine vegetale riguarda i grassi, diversi trial clinici e studi determina una riduzione del rischio di morosservazionali hanno documentato come talità per tutte le cause fino al 34%. Diverse diversi tipi di grassi abbiano effetti differenti revisioni sistematiche e metanalisi hanno sulla salute umana. In particolare, il consumo infatti documentato che un elevato consumo di maggiori quantità di acidi grassi monoin- di carni rosse e carni processate è associato saturi e polinsaturi (che si trovano prevalen- ad un incremento significativo del rischio di temente negli alimenti di origine vegetale e sviluppare diverse patologie croniche, tra nei pesci marini) è stato associato ad un cui il diabete mellito di tipo 2, malattie carminor rischio di mortalità. Viceversa, il con- diovascolari ed alcuni tipi di cancro (in particolare, il cancro della mamsumo elevato di acidi grassi mella ed il cancro del colonsaturi ed acidi grassi trans è associato ad un rischio au- I cibi ricchi di polifenoli retto). Viceversa, è stato ossvolgono un ruolo servato che il consumo regomentato di mortalità. Infatti, molto importante nel lare di frutta a guscio è assoè stato dimostrato che la sostituzione del 5% dell’energia promuovere la longevità ciato ad un ridotto rischio di sana, grazie agli effetti mortalità per tutte le cause, derivante dai grassi saturi con oltre che ad un minor rischio la stessa quantità di energia antiossidanti. di sviluppare il diabete mellito derivante dagli acidi grassi polinsaturi e monoinsaturi determina una di tipo 2, le malattie cardiovascolari ed riduzione del rischio di mortalità totale pari alcuni tipi di cancro (come il cancro dello al 27% ed al 13%, rispettivamente. L’origine stomaco ed il cancro del polmone). Inoltre, (animale o vegetale) dei grassi alimentari in alcuni studi è stato riscontrato che l’assopuò anch’essa determinare effetti differenti ciazione tra consumo di proteine e mortalità sulla salute umana. Ad esempio, studi os- può variare nelle diverse fasce d’età. Un servazionali hanno mostrato che la sostitu- ampio studio epidemiologico condotto negli zione del 5% dell’apporto energetico deri- Stati Uniti su 6381 adulti ha infatti riscontrato vante da acidi grassi saturi, acidi grassi trans che gli individui di età compresa tra i 50 ed e carboidrati raffinati con un apporto ener- i 65 anni che riportavano un elevato consumo getico equivalente derivante da acidi grassi di proteine (definito da un consumo di monoinsaturi provenienti da fonti vegetali almeno il 20% delle calorie giornaliere de(ad es. oli vegetali, avocado, frutta a guscio, rivanti dalle proteine) mostravano un aumento semi) è associata ad una riduzione del rischio del rischio di mortalità complessiva pari al di malattia coronarica; viceversa, quando il 75%. Tuttavia, questa associazione si attenuava medesimo apporto energetico proviene da o scompariva quando si prendevano in conacidi grassi monoinsaturi derivanti da fonti siderazione le sole proteine di origine vegetale, animali non si osservano gli stessi effetti be- suggerendo come fosse l’elevato consumo nefici. Per quanto riguarda le proteine, ampi di proteine di origine animale a promuovere studi di coorte prospettici (“Nurses’ Health il suddetto incremento del rischio di mortalità. Study” e “Health Professionals Follow-up Invece, nei soggetti con più di 65 anni di Study”) hanno dimostrato che un elevato età, un elevato consumo di proteine era asconsumo di proteine di origine animale è sociato ad una riduzione del rischio di morassociato ad un aumento della mortalità talità per tutte le cause pari al 28%. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 51
Questo dato è spiegato, almeno in parte, salute umana di molti degli alimenti ricchi dal fatto che gli individui con più di 65 anni di polifenoli derivano dal fatto che questi di età devono assumere un maggior quanti- alimenti contengono anche elevate quantità tativo di proteine con la dieta per contrastare di vitamine, minerali ed altri fitocomposti gli effetti negativi della sarcopenia (perdita ad attività antiossidante ed antinfiammatoria, di massa e funzionalità muscolare) correlata come ad esempio i carotenoidi.Ovviamente, all’invecchiamento. Oltre ai macronutrienti, quando si considerano gli effetti degli alimenti bisogna sottolineare l’importanza di diversi sulla salute umana, bisogna necessariamente micronutrienti (vitamine e minerali, come prendere in considerazione l’impatto di ad es. vitamine del gruppo B, vitamina C, questi alimenti nel contesto di diversi modelli vitamina D, oligoelementi) e composti fito- dietetici, i quali presentano delle differenze chimici (composti naturali presenti nelle legate a diversi fattori, tra cui fattori culturali, piante) che contribuiscono alla longevità sociali e geografici. Uno dei modelli di sane sana. Tra i più importanti composti fitochimici abitudini alimentari maggiormente riconovanno certamente annoverati i polifenoli, sciuti dalla comunità scientifica è certamente un gruppo di molecole presenti in molti ali- rappresentato dalla dieta Mediterranea, che menti di origine vegetale (ad es. frutta, ver- prevede il consumo di elevate quantità di dura, cereali integrali, frutta a guscio, semi, alimenti di origine vegetale come frutta, verlegumi, olio extravergine dura, cereali integrali, frutta d’oliva) ed in prodotti a base Diversi studi dimostrano a guscio, legumi ed olio exdi soia, caffè, tè, cacao, vino la correlazione tra dieta travergine d’oliva (quest’ulti(specialmente vino rosso), mo assunto come principale mediterranea e erbe aromatiche e spezie. fonte di grassi alimentari). La longevità, oltre che I cibi ricchi di polifenoli svolriduzione dei rischi di dieta Mediterranea prevede, gono un ruolo molto imporinoltre, il consumo di pesce sviluppare malattie. tante nel promuovere la lone pollame in quantità basse gevità sana, grazie alle proprietà antinfiam- o moderate, oltre che un ridotto consumo matorie, antiossidanti, antimicrobiche ed di carne rossa ed un consumo moderato di antineoplastiche di molti di questi composti vino (generalmente in concomitanza con i fitochimici. Inoltre, molti polifenoli promuo- pasti). Diversi studi osservazionali, studi di vono la crescita di batteri intestinali benefici coorte prospettici e trial clinici hanno docuper la salute umana, mentre riducono la mentato l’esistenza di un’associazione sicrescita di batteri intestinali patogeni, con- gnificativa tra l’aderenza alla dieta Meditertribuendo in tal modo a mantenere una ranea e diversi benefici per la salute umana, composizione sana del microbiota intestinale. tra cui la riduzione del rischio di diabete Diversi studi osservazionali e trial clinici mellito di tipo 2, sovrappeso, obesità, iperhanno dimostrato che molti cibi ricchi di tensione arteriosa, dislipidemia, malattia copolifenoli (in particolare caffè, tè, olio extra- ronarica, ictus, scompenso cardiaco, diversi vergine d’oliva, avocado, mirtilli) determinano tipi di cancro, demenza e malattie neurodediversi benefici per la salute umana, tra cui generative (come il morbo di Alzheimer). la riduzione della pressione arteriosa, il mi- Grazie alla riduzione del rischio di sviluppo glioramento del profilo lipidico sierico, la o progressione di molte patologie croniche, riduzione del rischio di diabete mellito di l’aderenza alla dieta Mediterranea è risultata tipo 2, la riduzione del rischio di alcuni tipi associata ad una significativa riduzione della di cancro, la riduzione del rischio di malattie mortalità totale (oltre che della mortalità cardiovascolari, il miglioramento delle fun- cardiovascolare). I meccanismi molecolari zioni cognitive, la riduzione del rischio di alla base degli effetti benefici della dieta malattie neurodegenerative, e la riduzione Mediterranea sulla salute umana sembrano del rischio di mortalità per tutte le cause. Va essere molteplici, tra cui la riduzione delcomunque precisato che i benefici per la l’infiammazione cronica e dello stress ossi52 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
dativo, il miglioramento della disfunzione mitocondriale, la riduzione dell’accorciamento accelerato dei telomeri, il mantenimento dell’omeostasi delle proteine, nonché la riduzione delle modifiche epigenetiche correlate all’invecchiamento accelerato. Sebbene sia importante precisare come non esista un regime dietetico universalmente efficace nel promuovere la longevità sana, alcune diete tradizionali (come la dieta Mediterranea e la dieta Nordica) ed alcuni regimi dietetici utilizzati per finalità specifiche (come, ad esempio, il regime dietetico per combattere l’ipertensione chiamato “DASH” [“Dietary Approaches to Stop Hypertension”]) condividono alcune caratteristiche comuni, tra cui si annoverano: un elevato consumo di cibi di origine vegetale non processati (o solo minimamente processati) e ad elevata densità nutrizionale; un elevato consumo di grassi salutari (acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi); un ridotto consumo di cibi ultraprocessati, zuccheri aggiunti, carni rosse e carni processate. Allo stesso tempo, questi regimi dietetici mantengono delle caratteristiche peculiari che li contraddistinguono. Questo aspetto offre la possibilità di combinare elementi differenti di vari modelli alimentari salutari per creare diete personalizzate che promuovano la longevità sana in base alle caratteristiche cliniche e ai fabbisogni nutrizionali dei singoli individui, al tempo stesso rispettando le differenze culturali e le preferenze alimentari dei vari soggetti, e favorendo l’aderenza alla dieta nel lungo termine. Questo è particolarmente vero nell’attuale era della nutrizione di precisione, che va oltre le raccomandazioni dietetiche applicabili alla popolazione generale e mira a fornire raccomandazioni nutrizionali su misura per ciascun individuo tramite scelte dietetiche mirate. Infatti, la nutrizione di precisione si basa sull’analisi di fattori genetici, ambientali, comportamentali e sociali, oltre che di fattori clinico-laboratoristici (ad es. marcatori metabolici, composizione del microbiota intestinale, etc.), al fine di ottimizzare l’alimentazione e migliorare la salute complessiva dei singoli individui. Va inoltre considerata l’importanza di un approccio olistico
alla longevità sana, realizzato promuovendo sane abitudini alimentari unitamente a corretti stili di vita: praticare attività fisica regolare, mantenere un peso corporeo sano, evitare il fumo di sigaretta ed il consumo eccessivo di alcol, mantenere una buona igiene del sonno, coltivare i legami familiari e le relazioni sociali. Non è un caso che la restrizione calorica, il consumo di cibi salutari, l’attività fisica regolare, ed il mantenimento delle relazioni sociali e dei legami familiari siano caratteristiche comuni osservate nelle popolazioni delle cosiddette “Blue Zones” (“zone Blu”), aree geografiche caratterizzate da un elevata aspettativa di vita degli abitanti e da un elevato numero di centenari (la Sardegna in Italia, l’isola di Okinawa in Giappone, la Penisola di Nicoya in Costa Rica, Icaria in Grecia, e Loma Linda in California). Studi di coorte prospettici hanno osservato che l’adozione di stili di vita corretti è in grado di amplificare significativamente gli effetti benefici per la salute umana dei diversi modelli dietetici salutari, potendo incrementare l’aspettativa di vita senza malattie croniche (“longevità sana”) di circa 8-10 anni. Inoltre, un recente trial controllato randomizzato (DO-HEALTH Bio-Age trial) ha dimostrato che la supplementazione giornaliera di acidi grassi polinsaturi omega-3 e vitamina D (alle dosi giornaliere di 1 grammo e 2000 IU, rispettivamente), in associazione ad un programma di attività fisica regolare (esercizi mirati ad aumentare/preservare la forza muscolare, eseguiti per 30 minuti, per 3 volte a settimana), ha rallentato l’invecchiamento biologico (valutato mediante l’analisi di cambiamenti nella metilazione del DNA) di circa 2.9-3.8 mesi in 777 soggetti di età ≥70 anni monitorati per un periodo di 3 anni. In conclusione, saranno certamente necessari ulteriori studi meccanicistici, trial clinici e studi di coorte prospettici a lungo termine mirati a comprendere meglio l’impatto di diversi modelli alimentari sulla longevità sana in popolazioni diverse e ad indentificare nuovi biomarcatori molecolari che riflettano gli effetti della dieta sul processo di invecchiamento. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 53
NUTRITION, AGEING AND THE ONSET OF DISEASES: HOW DIET INFLUENCES LONGEVITY By Marco Infante
Professor Infante teaches Endocrinology in the MSc Medicine and Surgery anche MSc Human Nutrition Sciences In recent decades, there has been a progressive increase in life expectancy worldwide. However, this has also led to an increase in the number of elderly people, with all the consequences in terms of the incidence of chronic non-communicable diseases (NCDs). As a result, the scientific community has increasingly focused on the concept of ‘healthy longevity’. Although the causes of these chronic degenerative diseases are multifactorial, dietary habits play a crucial role in their onset and progression. Calorie restriction has long been considered a valid dietary approach that can promote healthy longevity. Indeed, calorie restriction has been shown to be effective in increasing lifespan and delaying the onset of age-related diseases in a variety of organisms. The molecular mechanisms underlying the human health benefits of caloric restriction are diverse and include regulation of age-related signalling pathways, modulation of autophagy, and reduction of oxidative stress and chronic inflammation. An emerging area of research is ‘chrononutrition’—the study of the relationship between the circadian rhythms of the human body and the effects of diet on human health (including metabolic health). But when it comes to the impact of diet on the risk of developing chronic diseases, it is crucial to understand how the quantity and quality of different macronutrients, consumed in different ways, can influence healthy longevity. With regard to carbohydrates, several studies have analysed the effects of low-carbohydrate diets on metabolic health. One of the main problems is the difficulty of maintaining these diets over a long period of time because of their particularly restrictive nature. In addition, low-carb diets are often associated with reduced intakes of fibre, minerals and vitamins, which need to be supplemented in the diet. These diets are also often associated with increased LDL-cholesterol levels. Further studies are therefore needed to
54 UNICAMILLUS AUTUNNO-INVERNO 2024
assess their effectiveness, which seems to depend more on the quality of the other macronutrients consumed. It is also important to stress the importance of the quality—as well as the quantity—of carbohydrates included in the diet. As far as lipids are concerned, several studies have documented how different types of fats have different effects on human health. In particular, higher intakes of monounsaturated and polyunsaturated fatty acids (mainly found in plant foods and sea fish) have been associated with a lower risk of mortality. Conversely, a high intake of saturated and trans fatty acids was associated with an increased risk of death. With regard to proteins, large prospective cohort studies (Nurses’ Health Study and Health Professionals Follow-up Study) have shown that a high intake of animal proteins is associated with increased cardiovascular mortality, whereas a high intake of vegetable proteins is associated with a reduced risk of cardiovascular and all-cause mortality. It has also been observed that replacing animal proteins (especially those from processed red meat) with plant proteins reduces the risk of allcause mortality by up to 34%. In addition to macronutrients, we must stress the importance of various micronutrients (vitamins and minerals) and phytochemicals. When examining the effects of food on human health, it is essential to consider the effects in the context of different dietary models, which differ according to a number of factors, including cultural, social and geographical. One of the most widely accepted healthy eating models in the scientific community is certainly the Mediterranean diet, which includes a high intake of plant-based foods such as fruit, vegetables, whole grains, nuts, pulses and extra virgin olive oil. By reducing the risk of developing or worsening multiple chronic diseases, the Mediterranean diet has been associated with a significant reduction in all-cause mortality. Although it is important to note that there is no single diet that is universally effective in promoting healthy longevity, some traditional diets and some dietary models used for specific purposes share some common characteristics, including a high intake of unprocessed plant foods and healthy fats as well as a reduced intake of added sugars and red meat. It is also important to remember the importance of a holistic approach to healthy longevity, which can be achieved by promoting healthy eating habits together with the right lifestyle.
UNICAMILLUS AUTUNNO-INVERNO 2024 55
UNIRED TAPE
IL PRE-RUOLO UNIVERSITARIO: UN SISTEMA IN EVOLUZIONE di Marco Coccimiglio*
Dirigente del Ministero dell’Università e della Ricerca*
News
PREMESSA: IL PASSAGGIO DALL’ASSEGNO DI RICERCA AL CONTRATTO DI RICERCA
C
on il decreto legge 30 aprile 2022 n. 36, convertito dalla legge n. 79/2022, sono state introdotte importanti disposizioni normative in materia di reclutamento del personale della ricerca delle università, intervenendo sul cosiddetto pre-ruolo universitario. La prima novità rilevante attiene però alla modifica dell’art. 22 della legge n. 240/2010 che segna il passaggio dall’assegno di ricerca al contratto di ricerca, nelle more dell’eventuale approvazione del disegno di legge n. 1240 del 2024 che, in materia di valorizzazione e promozione della ricerca, introdurrebbe ulteriori disposizioni normative relative agli istituti dei “nuovi” contratti post doc, delle borse di assistente all’attività di ricerca junior e senior, e dei contratti di professore aggiunto.
*Quanto riportato nel presente articolo rappresenta opinioni e fatti raccontati a titolo peronale dall’autore, senza alcun coinvolgimento o legame diretto con posizioni ufficiali del Ministero.
L’ASSEGNO DI RICERCA Il previgente art. 22 della legge n. 240/2010 prevedeva la possibilità, per le università e le istituzioni di ricerca, di “conferire assegni per lo svolgimento di attività di ricerca”, “nell’ambito delle relative disponibilità di bilancio”. All’esito di una procedura selettiva, attivata con la pubblicazione telematica di un bando, gli assegni erano conferiti ai soggetti interessati a presentare progetti di ricerca o a partecipare a specifici programmi di ricerca d’interesse delle università. Il secondo comma dell’art. 22 prevedeva la possibilità di conferire l’assegno a “studiosi in possesso di curriculum scientifico professionale idoneo allo svolgimento di attività di ricerca”, con esclusione del personale di ruolo dell’università o istituzione di ricerca che attribuisce l’assegno.
56 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
Il dottorato di ricerca o titolo equivalente conseguito all’estero o il titolo di specializzazione di area medica, a scelta dell’università o istituzione, potevano essere inseriti tra i prerequisiti obbligatori per l’ammissione al bando. Se non inseriti nel bando, l’istituzione o l’università erano comunque obbligati a tenerne conto come titoli preferenziali ai fini dell’attribuzione degli assegni. Fatte salve le ulteriori specifiche disposte dalla norma, gli assegni potevano avere una durata compresa tra uno e tre anni - con possibilità di rinnovo - ma la durata complessiva dei rapporti instaurati, compresi gli eventuali rinnovi, non poteva comunque essere superiore a quattro anni. La determinazione dell’importo veniva stabilita dall’università o istituzione, sulla base di un importo minimo stabilito con decreto del Ministro. Al riguardo, il decreto ministeriale n. 102 del 9 marzo 2011 ha stabilito un minimo per lordo dipendente equivalente a euro 19.367,00. Le istituzioni interessate hanno potuto conferire assegni di ricerca sino al 31 dicembre 2024. Alla fine del 2024 risultavano inquadrati circa ventitré mila assegnisti a fronte dei quasi sedicimila dell’ultimo decennio. Nel 2023, gli assegnisti di ricerca rappresentavano l’11,6% dell’intero personale accademico e il 20% negli atenei statali. IL CONTRATTO DI RICERCA
L’art. 22 della legge n. 240/2010, così come modificato dall’art. 14, comma 6 septies del decreto legge n. 36/2022, ha introdotto la figura del “contratto di ricerca” che va quindi a sostituire il vecchio assegno di ricerca. Il contratto di ricerca è un contratto a tempo determinato il cui oggetto è l’esclusivo svolgimento di uno specifico progetto di ricerca.
Il contratto di ricerca rappresenta infatti un passaggio solo eventuale nel pre-ruolo universitario e va quindi esclusivamente inteso come legato a specifici progetti di ricerca. Il riconoscimento in sede di contrattazione collettiva del contratto di ricerca è avvenuto solo di recente. Il 7 febbraio 2025 è stata approvata dal Consiglio dei ministri la sequenza contrattuale del CCNL Istruzione e Ricerca, prevista all’art. 178 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del personale del comparto Istruzione e ricerca del 18 gennaio 2024 relativo al triennio 2019-2021. L’importo del contratto di ricerca è definito dal singolo ente in ragione dell’impegno richiesto e nel rispetto dei vincoli posti dall’art. 22 della legge 240/2010. In ogni caso, il suddetto importo non può essere inferiore alla retribuzione di un ricercatore confermato a tempo definito, cosiddetto “part-time” (13 mensilità e tfr) pari a circa 35.000 euro all’anno (lordo per l’amministrazione) - a fronte dei circa 24.000 euro per gli assegnisti – e non può essere superiore al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo pieno. Inoltre, è stato confermato quanto già evidenziato nella circolare esplicativa del Ministero dell’università e della ricerca dell’8 luglio 2022, cioè che si demanda alla contrattazione collettiva esclusivamente l’individuazione dell’“importo del contratto di ricerca”. Conseguentemente, al personale che stipula un contratto di ricerca “non si estendono automaticamente tutte le altre norme contrattuali previste dal CCNL 18 gennaio 2024 nonché dagli altri CCNL del comparto o dell’area Istruzione e ricerca o di altri comparti o aree in essi confluite”. Per quanto concerne la disciplina dei contratti di ricerca, essi sono finanziati in tutto o in parte con fondi interni alle istituzioni ovvero finanziati da soggetti terzi, sia pubblici che privati, sulla base di specifici accordi o convenzioni. Il contratto di ricerca non è cumulabile con borse di studio o ricerca (se non per mobilità internazionale) e non è compatibile con la frequenza a corsi di laurea, laurea spe-
cialistica o magistrale, dottorato di ricerca o specializzazione di area medica, in Italia o all’estero. La durata complessiva dei contratti di ricerca, anche se stipulati con istituzioni differenti, non può, in ogni caso, essere superiore a cinque anni, a fronte della durata massima di quattro anni degli assegni di ricerca. Le modalità di selezione sono disciplinate da apposito regolamento delle istituzioni interessate e comunque il bando deve essere reso pubblico per via telematica. La procedura selettiva deve essere volta a “valutare l’aderenza del progetto di ricerca proposto all’oggetto del bando e il possesso di un curriculum scientifico-professionale idoneo allo svolgimento dell’attività di ricerca”. Il bando deve contenere informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i doveri relativi alla posizione e sul trattamento economico e previdenziale. Rispetto all’assegno di ricerca, mutano i requisiti per accedere al “contratto” di ricerca. Infatti, ai sensi del comma 4 del nuovo art. 22 della lege n. 240/2010, possono partecipare alla procedura selettiva esclusivamente coloro che sono in possesso del titolo di dottore di ricerca o di titolo equivalente conseguito all’estero, ovvero, per i settori interessati, del titolo di specializzazione di area medica, con esclusione del personale di ruolo, assunto a tempo indeterminato, nonché di coloro che hanno fruito di contratti di ricercatore a tempo determinato (disciplinati dal nuovo art. 24 della legge n. 240 del 2010, di cui diremo). Possono altresì concorrere alle selezioni coloro che sono iscritti al terzo anno del corso di dottorato di ricerca ovvero che sono iscritti all’ultimo anno del corso di specializzazione di area medica, purché il conseguimento del titolo sia previsto entro i sei mesi successivi alla data di pubblicazione del bando di selezione. Una disciplina parzialmente diversa è prevista per i contratti di ricerca stipulati dagli enti pubblici di ricerca, ai quali possono concorrere i soggetti in possesso di un profilo scientifico-professionale idoneo allo svolgimento di attività di ricerca (fermo restando che il titolo di dottorato e di specializzazione costituisce titolo preferenziale ai fini della formazione delle relative graduatorie).
L’art. 22 della legge n. 240/2010, così come modificato dall’art. 14, comma 6 septies del decreto legge n. 36/2022, ha introdotto la figura del “contratto di ricerca” che va quindi a sostituire il vecchio assegno di ricerca.
Le modalità di selezione sono disciplinate da apposito regolamento delle istituzioni interessate e comunque il bando deve essere reso pubblico per via telematica.
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 57
I contratti e gli assegni di ricerca, non computabili ai fini di cui all’articolo 20 del d.lgs. n.75/2017 in materia di superamento del precariato nelle PA, non danno diritto accesso al ruolo nelle università e negli enti pubblici di ricerca Diverso è il discorso per i ricercatori di cui al nuovo articolo 24 della legge 240/2010. Con l’approvazione del decreto legge n. 36/2022 e la modifica dell’art. 24 della legge n. 240/2010, da un lato viene eliminata la doppia figura di ricercatore a tempo determinato - i cosiddetti RTD di tipo A, previsti dal comma 3, lett. a) del previgente art.24 della legge n. 240/2010 e i cosiddetti RTD di tipo B) previsti comma 3, lett. a) del previgente art.24 della legge n. 240/2010 - dall’altro lato, è introdotta un’unica figura contrattuale di ricercatore a tempo determinato universitario - in parte funzionalmente assimilabile alla figura di RTD di tipo B.
candidati che: 1) avevano già usufruito dei contratti di RTD di tipo A; 2) avevano conseguito l’abilitazione scientifica nazionale; 3) erano in possesso del titolo di specializzazione medica, ovvero che, per almeno tre anni anche non consecutivi, avevano usufruito di assegni di ricerca o di borse post-dottorato ovvero di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri. Nel terzo anno di contratto, l’università valutava il RTD di tipo B che aveva l’abilitazione scientifica (mediante procedura resa pubblica sul sito dell’ateneo e mediante l’applicazione di criteri predeterminati), ai fini della chiamata nel ruolo di professore associato. In caso di esito positivo della valutazione, il titolare del contratto, alla scadenza dello stesso, veniva inquadrato nel ruolo dei professori associati. La valutazione poteva essere anticipata dopo il primo anno del contratto di RTD di tipo B ed in tal caso la valutazione comprendeva anche lo svolgimento di una prova didattica nell’ambito del settore scientifico disciplinare di appartenenza del titolare del contratto.
Al riguardo, si ricorda che il comma 1 dell’art. 24 della legge n. 240/2010 prevedeva la possibilità per le Università di stipulare contratti di lavoro subordinato a tempo determinato per lo svolgimento di attività di ricerca e didattica con i soggetti individuati all’esito di una selezione pubblica alla quale erano ammessi i possessori del titolo di dottore di ricerca o titolo equivalente, ovvero, per i settori interessati, del diploma di specializzazione medica. Il comma 3 dell’art. 24 prevedeva in particolare le due citate figure di ricercatore: il RTD di tipo A e il RTD di tipo B. Il ricercatore a tempo determinato di tipo A stipulava un contratto di durata triennale, prorogabile per una sola volta per soli due anni, previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte, effettuata sulla base di modalità, criteri e parametri definiti con decreto del Ministro. Invece, il contratto triennale di ricercatore a tempo determinato di tipo B era riservato a
Ciò premesso, si evidenzia che il “nuovo” ricercatore a tempo determinato previsto dall’art. 24 della legge n. 240/2010 prevede un meccanismo cd. di “tenure-track”. A partire dalla conclusione del terzo anno e per ciascuno dei successivi anni di titolarità del contratto, l’università valuta il titolare del contratto che abbia conseguito l’abilitazione scientifica nazionale, ai fini della chiamata nel ruolo di professore di seconda fascia (cioè di professore associato). La valutazione si svolge in conformità agli standard qualitativi riconosciuti a livello internazionale, individuati con apposito regolamento di ateneo nell’ambito dei criteri fissati con decreto del Ministro. Alla procedura è data pubblicità nel sito internet dell’ateneo. In caso di esito positivo della valutazione, il titolare del contratto è inquadrato nel ruolo di professore di seconda fascia. La valutazione prevede, in ogni caso, lo svolgimento di una prova didattica nell’ambito del gruppo scientificodisciplinare di riferimento.
IL NUOVO ARTICOLO 24 DELLA LEGGE N. 240/2010: IL RICERCATORE A TEMPO DETERMINATO UNIVERSITARIO
Il ricercatore a tempo determinato di tipo A stipulava un contratto di durata triennale, prorogabile per una sola volta per soli due anni.
La procedura pubblica di selezione del ricercatore rimane invece sostanzialmente immutata.
58 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
Nell’ambito delle risorse disponibili per la programmazione, fino al 31 dicembre del quindicesimo anno successivo all’entrata in vigore della riforma, la procedura sopra descritta può essere utilizzata per la chiamata, nel ruolo di professore di prima e seconda fascia, di professori di seconda fascia e ricercatori a tempo indeterminato in servizio nell’università medesima, che abbiano conseguito l’abilitazione scientifica. La procedura pubblica di selezione del ricercatore rimane invece sostanzialmente immutata. Il nuovo art. 24 della legge n. 240/2010 prevede che il contratto per la funzione di ricercatore universitario a tempo determinato è stipulato entro il termine perentorio di novanta giorni dalla conclusione della procedura di selezione In caso di mancata stipulazione del contratto, per i tre anni successivi l’università non può bandire nuove procedure di selezione per il medesimo gruppo scientifico-disciplinare in relazione al dipartimento interessato. Il contratto per ricercatore universitario a tempo determinato ha una durata complessiva di sei anni e non è rinnovabile. Tra i prerequisiti è richiesto il dottorato di ricerca o titolo equipollente o la specializzazione medica. Non è necessario accumulare anzianità pregressa attraverso altre forme contrattuali, ad esempio i contratti di ricerca. Il contratto può prevedere il regime di tempo pieno o di tempo definito. L’impegno annuo complessivo per lo svolgimento delle attività di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti è pari a 350 ore per il regime di tempo pieno e a 200 ore per il regime di tempo definito. Il compenso lordo annuo è pari al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo pieno elevato fino a un massimo del 30%. Corrisponde pertanto al trattamento degli RTD-B (lordo annuo corrispondente a € 45.367,48). In sintesi, in attesa di eventuali nuove riforme, i numeri ci dicono che la platea coinvolta è numerosissima. Nel complesso, nel mese di gennaio 2025, ri-
sultano attive più di 30 mila posizioni precarie: 7.770 ricercatori a tempo determinato di tipo a (RTD-A) e 24.077 assegnisti di ricerca. Nello scorso anno, gli RTD-A sono stati oltre 9.200 e gli assegni di ricerca, negli ultimi tre anni, sono stati sempre oltre i 22 mila. Inoltre, secondo gli ultimi dati disponibili del 2023, nel sistema universitario ci sono 33.535 docenze a contratto(22.250 nelle università statali, 11.285 nelle università non statali), attribuite in parte a personale precario (come gli assegnisti di ricerca) oppure a professionisti esterni (dipendenti di altre amministrazioni, imprese e autonomi). A queste figure si aggiungono poco più di quarantamila dottorandi di ricerca e i percettori di altre “borse di ricerca”.
Ricercatori di UniCamillus in uno dei laboratori di UniLabs.
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 59
La Professoressa Padua introduce i temi della conferenza.
60 UNICAMILLUS AUTUNNO-INVERNO 2024
UniCamillus ONE HEALTH E TERZA MISSIONE Terza Missione Che connessione esiste tra il concetto di Sostenibilità alimentare e Terza Missione? di Donatella Padua
La Professoressa Padua (in foto a sinistra) è delegataper la Terza Missione di UniCamillus. Nell’Università Medica Internazionale è anche titolare della cattedra di Sociologia generale nei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e in Ostetricia.
O
ggi, viviamo in un mondo forte- esempi, i relatori esperti riuniti hanno delineato mente interconnesso a tutti i li- le priorità per un approccio internazionale e velli: la finanza è connessa at- interdisciplinare al fine di combattere le minacce traverso il trading globale; la po- alla salute della vita sulla Terra. Il risultato, litica internazionale è sempre più connessa a chiamato dagli organizzatori dell’evento “One World, One Health”, “Manhattan quella nazionale; la tecnologia digiPrinciples” elenca 12 raccotale, le comunicazioni, si svimandazioni1 per stabilire luppano sulla rete internet un approccio più oliglobale; l’inquinamento stico alla prevenzione influenza il clima in delle malattie epiogni angolo del demiche/epizootimondo; riguardo che e per mantele pandemie, abnere l’integrità biamo, purtropdell’ecosistema a po, fatto espebeneficio degli rienza del senso esseri umani, dei etimologico del loro animali dotermine. Il mondo mestici e della bioè sempre più ‘uno diversità fondamensolo’ o ‘One world’. tale che sostiene tutti Ciò significa anche che noi. Da questa conferenza, la salute umana è sempre ‘One Health’ simboleggia una più connessa con la salute anistrategia globale fondata su un male e la salute ambientale, I Professori De Lorenzo (a approccio olistico e transdiscigiustificando l’uso sempre più sinistra) e Peluso (a destra) plinare, competenze multisettofrequente del termine ‘One Heriali, per affrontare le sfide legate alth’. Il 29 settembre 2004, esperti sanitari di tutto il mondo si sono incontrati alla salute dell’uomo, alla salute degli animali per un simposio incentrato sui movimenti ed alla salute dell’ambiente ed ecosistemi; le attuali e potenziali delle malattie tra popolazioni sfide globali dovute a pandemie, cambiamento umane, animali domestici e animali selvatici, climatico, sicurezza alimentare e inquinamento organizzato dalla Wildlife Conservation Society ma anche ad industrializzazione, crescita della e ospitato dalla Rockefeller University. Utiliz- popolazione, problemi geopolitici. In una pazando casi di studio su Ebola, influenza aviaria rola, ci riferiamo ai cambiamenti globali e al e malattia da deperimento cronico come tema, ormai centrale, della sostenibilità. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 61
I CAMPI DI AZIONE DI ONE HEALTH
‘One Health’ simboleggia una strategia globale fondata su un approccio olistico e transdisciplinare, competenze multisettoriali, per affrontare le sfide legate alla salute dell’uomo.
One Health si articola in diversi settori di intervento, ognuno dei quali riveste un ruolo cruciale nella costruzione di un modello sanitario e ambientale integrato.
One Health si articola in diversi settori di intervento, ognuno dei quali riveste un ruolo cruciale nella costruzione di un modello sanitario e ambientale integrato: 1. Salute umana e veterinaria: il legame tra la salute umana e quella animale è alla base dell’approccio One Health. Le zoonosi, ovvero le malattie trasmesse dagli animali all’uomo, rappresentano una minaccia costante, come dimostrato dalla diffusione di patogeni emergenti come il SARS-CoV-2 e il virus dell’influenza aviaria (WHO, 2023). Il monitoraggio delle zoonosi, il controllo dell’antibiotico-resistenza e il miglioramento delle pratiche sanitarie in ambito veterinario e umano sono fondamentali per prevenire future epidemie (CDC, 2024). 2. Ambiente e biodiversità: la salute dell’ecosistema influisce direttamente sulla salute umana. L’inquinamento atmosferico, l’alterazione degli habitat naturali e la perdita di biodiversità sono fattori che facilitano la diffusione di nuove malattie (IPBES, 2020). La deforestazione, ad esempio, ha un impatto significativo sulla diffusione delle malattie trasmesse da vettori, come la malaria e la febbre dengue (Lancet Planetary Health, 2022). L’approccio One Health promuove la gestione sostenibile delle risorse naturali, la riduzione dell’impatto ambientale delle attività umane e la protezione degli ecosistemi attraverso politiche di conservazione e sostenibilità (FAO, 2021). 3. Alimentazione e sicurezza alimentare: la qualità dell’alimentazione è un aspetto cruciale per la salute umana. Come evidenziato nella conferenza di seguito riportata, la dieta mediterranea è un modello di riferimento per la prevenzione delle malattie croniche, grazie alla sua ricchezza di nutrienti e alla riduzione dei fattori di rischio cardiovascolare (Veronese et al., 2025). 4. Educazione e politiche pubbliche: la promozione della consapevolezza sui temi di One Health è essenziale per garantire un cambiamento a lungo termine. Le istituzioni
62 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
accademiche e i programmi di educazione pubblica hanno il compito di diffondere conoscenze scientifiche accessibili, sensibilizzare la popolazione sui rischi sanitari e ambientali e promuovere comportamenti responsabili “in una prospettiva di educazione permanente” (UNESCO, 2024). 5. Resilienza delle comunità locali: un aspetto fondamentale dell’approccio One Health riguarda il coinvolgimento delle comunità locali nelle strategie di prevenzione e mitigazione dei rischi sanitari. Le pratiche agricole sostenibili, l’accesso all’acqua pulita e l’educazione alla salute pubblica sono strumenti essenziali per migliorare la resilienza delle popolazioni più vulnerabili (World Bank, 2023). ONE HEALTH E TERZA MISSIONE
Nell’ambito delle attività di un Ateneo, UniCamillus promuove le attività di ‘Valorizzazione delle conoscenze’, ossia, il contributo delle Istituzioni allo sviluppo della società e del territorio, favorendo il dialogo tra Istituzioni, le imprese e la società civile. Tra le tematiche oggetto di valutazione di un Ateneo da parte dell’ANVUR vi sono le Scienze della Vita e della Salute, ambito di precipua attenzione da parte di UniCamillus. in cui rientra la ‘salute ambientale e sicurezza alimentare’ (es. medicina ambientale, medicina del lavoro, tossicologia, scienze ambientali, epidemiologia ambientale, igiene alimentare, scienza della nutrizione, ecc., e il tema della Sostenibilità ambientale, inclusione e contrasto alle diseguaglianze (Agenda ONU 2030), in cui rientra la transizione ecologica ed energetica, la sostenibilità ambientale e climatica (es. energia pulita e accessibile, consumo e produzione responsabili, economia circolare, green deal, adattamento climatico, città e comunità sostenibili, gestione e tutela delle acque, conservazione e utilizzo sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse marine, utilizzo rispettoso delle risorse naturali, prevenzione e contrasto dell’inquinamento, ecc.). Discutere di One Health all’interno del ciclo di conferenze della Terza Missione significa, dunque, evi-
denziare l’importanza di un approccio multidisciplinare e transdisciplinare per affrontare le emergenze sanitarie e ambientali. La collaborazione tra scienze mediche, veterinarie, ecologiche, economiche e sociali è fondamentale per sviluppare strategie efficaci e politiche pubbliche basate sull’evidenza scientifica. ONE HEALTH IN AZIONE: PREVENZIONE DELLE MALATTIE CRONICHE E SOSTENIBILITÀ ALIMENTARE
Queste tematiche hanno stimolato un confronto in UniCamillus particolarmente vivido in quanto un Ateneo che forma futuri medici e professionisti sanitari nel campo delle scienze della nutrizione deve promuovere una nuova prospettiva, anche culturale, per prevenire, gestire e trattare il tema della nutrizione nella
sua connessione con l’ambiente e il mondo animale, includendo il delicato aspetto della sicurezza alimentare della sostenibilità alimentare e del benessere. In questa cornice, il giorno 30 gennaio 2025 si è tenuta la Conferenza ‘One Health in Azione: Prevenzione delle Malattie Croniche e Sostenibilità Alimentare’, nell’ambito del 2° Ciclo di Conferenze di Terza Missione UniCamillus, dove è stato illustrato il valore di un modello locale, la dieta mediterranea, che, data la sua reputazione, è diventato un modello globale e spiegata la relazione tra dieta, ambiente e territorio, quale modello di prevenzione. L’evento ha visto la partecipazione del Professor Gianfranco Peluso, Docente Ordinario di Clinica della Nutrizione presso Università UniCamillus che ha esplorato il concetto di One Health
Il Professor Peluso, durante il suo intervento, ha spiegato l’interconnessio ne che esiste in natura tra la salute animale, quella ambientale e quella umana.
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 63
Durante la tavola rotonda, nella seconda parte dell’evento di Terza Missione, la Professoressa Padua ha veicolato diverse domande dal pubblico in sala ai due relatori.
mettendo in evidenza l’interdipendenza tra ambiente, salute umana e salute animale, sottolineando come un ecosistema in equilibrio garantisca il benessere degli esseri viventi che lo abitano, mentre il degrado ambientale, l’inquinamento e i cambiamenti climatici possano compromettere la salute pubblica. L’alimentazione costituisce un fattore di connessione tra i sopracitati elementi, laddove l’ambiente influenza direttamente la qualità dei prodotti alimentari. Lo stress ambientale, la contaminazione del suolo e l’uso di pesticidi, infatti, modificano la composizione biochimica degli alimenti. Infine, la ricerca e l’innovazione tecnologica nel settore alimentare svolgono un ruolo fondamentale. Studi recenti sull’integrazione dell’intelligenza artificiale migliorano la qualità delle coltivazioni, identificano fattori di stress nelle piante e sviluppano modelli di agricoltura più sostenibili. La salute dell’uomo, infatti, dipende strettamente dall’ambiente in cui egli vive. Un approccio sistemico quale il One Health consente di sviluppare strategie efficaci per la prevenzione delle malattie e la promozione del benessere globale. Il Professor Antonino De Lorenzo, Docente Ordinario di Clinica della Nutrizione presso Università Tor Vergata, ha, invece, discusso il ruolo cruciale della nutrizione nella prevenzione delle malattie croniche, richiamando il lavoro di Ancel Keys sulla dieta mediterranea, evidenziando come questo modello alimentare, studiato inizialmente in Calabria, abbia dimostrato benefici significativi sulla longevità e sulla riduzione delle malattie cardiovascolari. Il microbiota intestinale, infatti, è un elemento chiave per il metabolismo e la salute immunitaria e batteri
64 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
e altri microrganismi influenzano l’assorbimento dei nutrienti, determinando effetti a lungo termine sulla salute. Questa interazione è alla base della “Microbiota Revolution”, che sta ridefinendo il rapporto tra alimentazione e malattie metaboliche. Risulta evidente come l’alimentazione sia connessa strettamente alla salute e, pertanto, l’impatto di una corretta dieta alimentare sia determinante sulla salute. Non solo: data questa stretta interazione si evidenzia una ulteriore connessione: tra alimentazione, salute ed economia. L’impatto economico delle malattie croniche sulla sanità pubblica, quali obesità, diabete e malnutrizione, è estremamente elevato, rappresentando oltre il 50% della spesa sanitaria. In alcuni casi, la perdita di peso può portare alla remissione del diabete di tipo 2, riducendo la dipendenza dai farmaci e alleggerendo il carico sui sistemi sanitari. Vengono banditi, pertanto, in particolare nella dieta mediterranea, i cibi ultraprocessati, ricchi di zuccheri raffinati e grassi idrogenati, associati a dipendenza alimentare e infiammazione cronica. Altra considerazione emergente è la connessione tra ambiente ed alimentazione, determinato dal pericolo delle sostanze inquinanti negli alimenti, come microplastiche e metalli pesanti, i quali possono generare conseguenze sulla salute a lungo termine. Un approccio medico preventivo basato sulle “4P” (predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa) e sulla formazione di professionisti capaci di promuovere strategie alimentari e stili di vita più salutari può essere un fertile terreno di intervento in questo ambito. In conclusione, la Conferenza ha evidenziato come la diffusione delle conoscenze, il coinvolgimento attivo della comunità scientifica e la collaborazione tra discipline diverse sono elementi fondamentali per affrontare le sfide della salute globale. Il paradigma ‘One Health’, inserito nell’ambito della Terza Missione, diventa un ponte tra ricerca e società, favorendo soluzioni innovative e sostenibili per il futuro del pianeta.
Il Professor Antonino De Lorenzo durante il suo intervento nella conferenza ha discusso il ruolo cruciale della nutrizione nella prevenzione delle malattie croniche, come il diabete.
ACADEMIC LIFE News da UniWeb
INCONTRO TRA IL RETTORE DI UNICAMILLUS E L’ISPETTORE GENERALE DELLA SANITÀ MILITARE: COLLABORAZIONE E VALORI
S
i è svolto presso l’Ispettorato Generale della Sanità Militare l’incontro tra il Magnifico Rettore di UniCamillus, Prof. Gianni Profita, e l’Ispettore Generale della Sanità Militare, Ten. Gen. Med. Carlo Catalano. L’evento ha rappresentato un momento di dialogo istituzionale e collaborazione accademica, con un focus sul Master interuniversitario in “Gestioni Lesioni della Cute e Ferite Complesse”, realizzato in sinergia tra l’Università UniCamillus e l’Università di Tor Vergata, e che vede tra le sedi didattiche anche il Policlinico Militare di Roma “Celio”, struttura di riferimento per la formazione e l’assistenza sanitaria in ambito militare. L’incontro si è svolto nella Biblioteca dell’Ispet-
66 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
torato, dove il Tenente Generale Carlo Catalano ha evidenziato il ruolo fondamentale della Sanità Militare nel Sistema Sanitario Nazionale. «Il personale sanitario in uniforme è sempre stato presente, così come gli operatori sanitari hanno sempre curato le ferite di un soldato» ha dichiarato il Ten. Gen. Catalano. Ha quindi evidenziato la capacità della Sanità Militare di intervenire in emergenze via terra, mare e aria. «Salute e Difesa camminano insieme» ha aggiunto, ricordando come la collaborazione tra sanità civile e militare si sia rafforzata in particolare durante la pandemia, quando il Policlinico Militare ha creato al suo interno un Covid-Hospital con 150 posti d’emergenza, supportando strutture come l’Istituto Spallanzani.
Un’osmosi tra i due sistemi incoraggiata proprio in quel periodo, che ha dimostrato la complementarietà e l’efficacia di un lavoro sinergico nel garantire il diritto alla salute, sancito dall’Articolo 32 della Costituzione italiana. Una sanità centrata sul paziente, proprio come la visione di UniCamillus, ispirata a Camillo De Lellis, precursore dell’assistenza moderna: un approccio che mette la persona al centro, adattando le cure non solo alla patologia, ma anche alla sua umanità. Riconoscendo nelle parole del Ten. Gen. Catalano questo spirito empatico al servizio del prossimo, il Rettore Profita, nel suo discorso, ha quindi messo in luce la missione umanitaria di UniCamillus, evidenziando le similitudini con la vocazione solidale della Sanità Militare. Ha ricordato i numerosi progetti internazionali dell’Ateneo, tra cui l’accordo con il Centro di Medicina e Sostegno d’Emergenza libico per un Master in Medicina di Guerra, il progetto ITESHS per la formazione sanitaria in Somalia, e le missioni mediche in Benin e Burkina Faso. Ha inoltre sottolineato l’impegno dell’Università UniCamillus in Italia, con iniziative di assistenza odontoiatrica ai bambini di scuole periferiche e visite specialistiche per senzatetto in collaborazione con il Vaticano. «La Sanità Militare italiana non è belligerante, ma uno splendido esempio di pace e politica estera.
In questo rivedo la visione di UniCamillus, che con la sua missione umanitaria contribuisce alla formazione di professionisti della salute nei contesti più fragili» ha affermato il Rettore. L’incontro si è concluso con uno scambio di doni simbolici, a sugello di una collaborazione sempre più proficua tra il mondo accademico e quello militare. Il Prof. Profita ha firmato il Libro d’Onore dell’Ispettorato Generale della Sanità Militare, ricevendo in dono una targa commemorativa, mentre UniCamillus ha omaggiato il Ten. Gen. Catalano con una cravatta con i colori dell’Università e con il libro “S. Giacomo degl’Incurabili di Roma nel Cinquecento” ambientato nel periodo in cui il “maestro di casa” era Camillo de Lellis. All’incontro hanno partecipato anche il Col. Cosimo Calabro, Capo Segreteria Particolare , il Col. Maurizio Elisio, Capo Reparto Politica e Organizzazione Sanitaria, il Col. Francesco Spadolini, Capo Ufficio Coordinamento Generale, il Col. Giuseppe Marchi, Capo Ufficio Politica Sanitaria, il Col. Francesco Rumbolo, Capo Sezione Organizzazione Sanitaria, il Col. Gabriele Piccioni, Capo Ufficio Attività Internazionale, il Cap. Daniele Mastrantoni, Aiutante di Campo dell’Ispettore Generale, la Prof.ssa Barbara Tavazzi, Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Medicina presso UniCamillus.
INQUADRA IL QR CODE PER LEGGERE LE ALTRE NOTIZIE DAL SITO DI UNICAMILLUS
CINQUE NOTIZIE PIRANDELLO: SCHIZZI D’ARTE CONTRO LA NOIA Riemersi da alcuni archivi universitari dei documenti ufficiali con schizzi, disegni e caricature scarabocchiati da Luigi Pirandello, nel periodo in cui era docente a Roma. Era il suo modo di combattere la noia durante le sedute d’esame.
AFRICA, EDUCAZIONE E SCOLARIZZAZIONE PER USCIRE DALLE CRISI A causa delle guerre, delle migrazioni e della povertà, circa 98 milioni di giovani africani non hanno accesso all’istruzione. L’Unesco sottolinea che per affrontare le crisi umanitarie in Africa occorre porre rimedio prima di tutto a questa emergenza educativa.
INTERVENTO DA RECORD AL GIGLIO DI CEFALÙ Una voluminosa massa addomino-pelvica
di oltre 40 centimetri, sospetta per tumore ovarico, è stata asportata dall’equipe medica dell’unità operativa di ostetricia e ginecologia del Giglio di Cefalù, con tecnica laparoscopica, su una paziente sessantasettenne, con obesità severa. L’intervento, perfettamente riuscito a febbraio scorso, ha visto come primo operatore il Dottor Giulio Sozzi, Professore associato di UniCamillus.
I LAUREATI GUADAGNANO DI PIÙ: L’ISTAT LO CERTIFICA L’Istat certifica che il titolo di studio è uno strumento indispensabile per avere retribuzioni migliori. Chi possiede una laurea guadagna quasi il 60% in più di chi si è fermato alla licenza media. I divari più ampi tra laureati e non sono nei settori finanziario e assicurativo.
PATTO EDUCATIVO PER L’USO DELL’IA NELLE UNIVERSITÀ Le università italiane si stanno dotando di linee guida per l’impiego dell’Intelligenza Artificiale nelle proprie attività. Si verrà a creare una sorta di patto educativo, che coinvolgerà reciprocamente e in eguale misura studenti, ricercatori, docenti, attori istituzionali e società civile, per un uso consapevole delle nuove tecnologie. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 67
ACADEMIC CAMBIAMENTI CLIMATICI, PICCOLI STATI INSULARI E DIRITTO INTERNAZIONALE: LIFE LE NUOVE FRONTIERE DELLA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE GLOBAL HEALTH JOURNAL
Estratto dell’artcolo di Maria Angela Maina e Mario Di Giulio
C
ome principio generale secondo il diritto internazionale, il riconoscimento di uno stato in quanto tale è dato dall’esistenza simultanea di un’autorità suprema su un territorio e una popolazione. Il cambiamento climatico minaccia ora l’esistenza stessa di piccoli stati insulari a causa dell’innalzamento del livello del mare e di gravi eventi meteorologici: molti di questi territori si trovano a pochi metri sopra il livello del mare e sono ad alto rischio di perdita territoriale. Secondo uno studio del 2020 dell’Università della California, Los Angeles (UCLA), i piccoli stati insulari affrontano la prospettiva molto reale di perdere la loro sovranità se il loro territorio fosse sommerso dal mare. La situazione diventa più precaria per i piccoli stati insulari autodeterminati (il diritto, ai sensi del diritto internazionale, di determinare liberamente il loro futuro politico, economico e culturale). La Colombia Human Rights Law Review rileva che l’autodeterminazione e la sovranità dei piccoli stati insulari sono inesorabilmente legate ai loro territori. I loro territori forniscono le basi per la loro esistenza, identità e autogoverno, che sono fondamentali per la realizzazione del loro diritto all’autodeterminazione. Tuttavia, indipendentemente dal fatto che siano autodeterminati o meno, i piccoli stati insulari stanno affrontando la perdita di territorio causata dall’innalzamento del livello del mare e dalle condizioni meteorologiche estreme che minacciano la perdita di territorio [...]
68 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
A
s a general principle under international law, the recognition of a state as such is given by the simultaneous existence of a supreme authority over a territory and a population. Climate change now threatens the very existence of small island states due to rising sea levels and severe weather events: many of these territories are located just a few feet above sea level and are at high risk of territorial loss. According to a 2020 study by the University of California, Los Angeles (UCLA) small island states face the very real prospect of losing their sovereignty if their territory were submerged under the sea. The situation becomes more precarious for self-determining small island states (the right, under international law, to freely determine their political, economic and cultural future). The Colombia Human Rights Law Review notes that the self-determination and sovereignty of small island states are inexorably tied to their territories. Their territories provide the basis for their existence, identity and self-governance, which are fundamental to the realization of their right to self-determination. Nevertheless, whether self-determined or not, small island states are facing the loss of territory caused by rising sea levels and extreme weather conditions threatening the loss of territory and statehood.[...]
Traduzione dal sito www.ughj.unicamillus.org
PER SCOPRIRE DI PIÙ SUI TEMI TRATTATI, INQUADRA IL QR CODE E SCARICA L’ULTIMO NUMERO DI UNICAMILLUS GLOBAL HEALTH JOURNAL UNICAMILLUS PRIMAVERA 2024 69
70 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025
UNICAMILLUS PRIMAVERA 2025 71
Direttore Responsabile: Gianni Profita Redazione a cura di: Tommaso Fefè Immagini: UniCamillus Media, AdobeStock, Canva Traduzioni a cura del Centro Linguistico d’Ateneo UniCamillus: Federica Alota, Federico Calogero, Giusi Condorelli, Damiano Giani, Ginevra Guidoni, Daniela Mariani Stampa: Tipografia Miligraf Srl Chiuso in redazione: aprile 2025 Copia Gratuita
www.unicamillus.org
Primavera 2025
UNICAMILLUS Magazine - Primavera 2025
UNICAMILL UNI CAMILLUS Magazine