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Bollettino UISG 189/2026

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LA VITA CONSACRATA TRA PROFEZIA, DISCERNIMENTO

E RINNOVAMENTO

Numero 189 - 2026

LA VITA CONSACRATA

TRA PROFEZIA, DISCERNIMENTO E RINNOVAMENTO

Numero 189, 2026

Donne della Bibbia, donne consacrate di oggi. Un impegno comune?

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJM

Principi di rinnovamento alla luce del Concilio Vaticano II e di San John Henry Newman

Sr. Theresa Marie Chau Nguyen, OP, Ph.D.

«Le nostre vie non sono le vie di Dio»

Le Religiose in una Chiesa sinodale australiana

Sr. Dr. Margaret Beirne, RSC

Cambiamenti paradigmatici nella formazione delle comunità religiose sinodali

Sr. Dr. Rekha M. Chennattu, RA

La Teologia Pastorale e il suo contributo alla Vita Religiosa. Un approccio contestuale. 51

Sr. Cynthia Emeka, DDL

L’Intelligenza Artificiale al servizio della Vita Consacrata

Sr. María Mercedes Méndez Siliuto, RA

PRESENTAZIONE

La Vita Consacrata tra profezia, discernimento e rinnovamento

Le riflessioni raccolte in questo numero del Bollettino offrono uno sguardo ampio e articolato sulla Vita Consacrata oggi, collocandola nel dinamico intreccio tra fedeltà alle origini evangeliche e apertura creativa alle sfide del nostro tempo. Pur affrontando temi diversi – biblici, teologici, pastorali, formativi e culturali – i testi sono accomunati da un’unica domanda di fondo: come discernere oggi l’azione dello Spirito affinché la vita religiosa continui a essere segno profetico del Regno di Dio?

Il punto di partenza è la memoria biblica. La rilettura della figura di Miriam mette in luce una leadership femminile radicata nella liberazione e nella lode, capace di ispirare le donne consacrate di oggi, soprattutto nei contesti segnati da precarietà e ingiustizia. La Scrittura si rivela così non solo come fondamento, ma come sorgente viva che orienta l’impegno profetico delle religiose.

Su questo sfondo si innesta la riflessione sul rinnovamento ecclesiale alla luce del Concilio Vaticano II, del pensiero di John Henry Newman e del cammino sinodale in atto. La formazione emerge come spazio decisivo di conversione personale e comunitaria, chiamata a trasformare mentalità, strutture e pratiche affinché le comunità religiose diventino luoghi autentici di ascolto, corresponsabilità e discernimento condiviso.

I testi affrontano con realismo anche le fatiche della vita religiosa nel contesto occidentale, segnato dal calo delle vocazioni e dal rischio di una lettura puramente “conclusiva” della sua storia. A questa tentazione si contrappone un invito esplicito a tornare alla domanda fondamentale: in che modo Dio ci sta chiamando oggi a trasformare la nostra vita e la nostra missione?

Infine, l’apporto della teologia pastorale e della teologia spirituale apre la riflessione ai nuovi scenari culturali ed ecclesiali, inclusa la sfida dell’intelligenza artificiale, letta come possibile segno dei tempi. In questa prospettiva, la Vita Consacrata è chiamata a integrare tradizione e innovazione, rimanendo fedele al Vangelo e al tempo stesso capace di parlare con credibilità all’umanità di oggi.

Donne della Bibbia, donne consacrate di oggi. Un impegno comune?

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJM

Le donne della Bibbia sono descritte come coraggiose, anticonformiste, profetiche e attive nella loro lotta per la giustizia e la vita. Nonostante i contesti storici sfavorevoli, queste donne, anche se non erano considerate alla pari degli uomini, sono state spesso delle leader, utilizzando la loro intelligenza e sensibilità per cambiare le cose. Il loro impegno a favore dei diritti dei più deboli continua a ispirare le consacrate di oggi. Questo articolo propone una rilettura teologica ed ermeneutica della figura biblica di Miriam, narrata in Es 15,1-21, come archetipo della leadership femminile. Mette in luce il suo impatto simbolico e spirituale sulle donne impegnate nella vita religiosa oggi, in particolare nel contesto africano, dove le consacrate assumono spesso ruoli profetici e comunitari in ambienti caratterizzati da precarietà e disuguaglianze.

Principi di rinnovamento alla luce del Concilio Vaticano II e di San John Henry Newman

Sr. Theresa Marie Chau Nguyen, OP, Ph.D.

L’obiettivo di questo documento non è né fornire analisi sociali critiche, né dare un resoconto esaustivo dei cambiamenti e delle sfide nella vita religiosa odierna. Il mio modesto obiettivo è semplicemente quello di iniziare ad approfondire due risorse della teologia storica e sistematica: ovvero l’ispirazione di Papa San Giovanni XXIII per il Concilio Vaticano II e il Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana (1845) di San John Henry Newman, che è, ad oggi, l’analisi più sistematica e approfondita dell’idea di “sviluppo” del dogma cristiano attraverso i secoli.

«Le nostre vie non sono le vie di Dio»

Le Religiose in una Chiesa sinodale australiana

Sr. Dr. Margaret Beirne, RSC

Nel 2012 sono stata invitata a scrivere il capitolo intitolato “L’esperienza delle religiose australiane all’indomani del Concilio Vaticano II” in un’opera che rifletteva sugli aspetti della Chiesa in questo Paese dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965). Dopo aver esplorato le grazie e le difficoltà che hanno accompagnato questi 50 anni, la mia previsione, e quella di molti altri, era che avremmo avuto bisogno di visione, immaginazione e, soprattutto, preghiera, se volevamo discernere come Dio ci stesse chiamando ad andare avanti in mezzo ai segni dei tempi sempre più difficili. Ora, 12 anni dopo, quelle sfide non sono scomparse, anzi si sono intensificate, come dimostra il fatto che gran parte del dibattito attuale verte su “come giungere a una conclusione”, piuttosto che su “come Dio ci sta chiamando a trasformare la nostra vita e la nostra missione”.

Cambiamenti paradigmatici nella formazione delle comunità religiose sinodali

Sr. Dr. Rekha M. Chennattu, RA

Le seguenti riflessioni esaminano la formazione religiosa nel contesto del Sinodo sulla sinodalità, del documento FABC 50 e dell’Anno Giubilare. Inizio collocando la nostra discussione nel più ampio panorama socio-ecclesiale che plasma la formazione contemporanea. Questa panoramica contestuale sarà seguita da un’analisi delle

principali richieste e sfide articolate nel Sinodo sulla sinodalità, nel documento FABC 50 e nell’Anno Giubilare. Infine, illustrerò i cambiamenti paradigmatici necessari nei nostri approcci alla formazione – che comprendono mentalità, programmi, strategie e l’ambiente della comunità di formazione – per promuovere comunità religiose autenticamente sinodali.

La Teologia Pastorale e il suo contributo alla Vita Religiosa. Un approccio contestuale.

Sr. Cynthia Emeka, DDL

La vita religiosa oggi si trova ad un bivio, plasmata dai rapidi cambiamenti culturali, sociali ed ecologici. I voti di povertà, castità e obbedienza, pur essendo impegni profondamente personali nei confronti di Dio, sono anche segni pubblici e profetici del Regno all’interno delle realtà mutevoli della vita moderna. In questo contesto in evoluzione, la teologia pastorale, come disciplina che integra la riflessione teologica con il ministero pratico, offre risorse vitali per rinnovare e sostenere la vita religiosa affinché rimanga rilevante, credibile e trasformativa.

L’Intelligenza Artificiale al servizio della Vita Consacrata

Sr. María Mercedes Méndez Siliuto, RA

L’irruzione dell’intelligenza artificiale (IA) nelle nostre vite non può essere considerata solo un fenomeno tecnologico o culturale, ma è anche un segno dei tempi che interpella la Vita Consacrata. Sebbene il suo sviluppo sia stato promosso dal genio umano, il suo impatto raggiunge dimensioni che mettono profondamente in discussione la nostra comprensione dell’essere umano, della sua coscienza, libertà e responsabilità.

DONNE DELLA BIBBIA,

DONNE CONSACRATE DI OGGI.

UN IMPEGNO COMUNE?

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJM

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJM, è una Suora della Carità di Gesù e Maria. È teologa ed esegeta, ha un Dottorato in Teologia (Scienze Bibliche). E’ docente presso l’Università Notre-Dame du Kasayi (UKA), Kananga, Repubblica Democratica del Congo, e presso vari istituti e programmi di formazione.

Introduzione: contesto e obiettivo

Le donne della Bibbia sono descritte come coraggiose, anticonformiste, profetiche e attive nella loro lotta per la giustizia e la vita. Nonostante i contesti storici sfavorevoli, queste donne, anche se non erano considerate alla pari degli uomini, sono state spesso delle leader, utilizzando la loro intelligenza e sensibilità per cambiare le cose. Il loro impegno a favore dei diritti dei più deboli continua a ispirare le consacrate di oggi. Questo articolo propone una rilettura teologica ed ermeneutica della figura biblica di Myriam, narrata in Es 15,1-21, come archetipo della leadership femminile. Mette in luce il suo impatto simbolico e spirituale sulle donne impegnate nella vita religiosa oggi, in particolare nel contesto africano, dove le consacrate assumono spesso ruoli profetici e comunitari in ambienti caratterizzati da precarietà e disuguaglianze.

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJMDonne della Bibbia, donne consacrate di oggi.

1. Myriam, leadership spirituale e pastorale

La sollecitudine di Dio verso il suo popolo è un tema che attraversa tutto il libro dell’Esodo1. La storia di Myriam viene spesso dimenticata a scapito di quella di suo fratello Mosè. Ma chi era questa donna coraggiosa e in che modo può ispirarci ancora oggi?

a. La sua infanzia

Il nome «Myriam» – dal gr. Maria(m) «Veggente o Signora?» – ha due significati che esprimono entrambi le qualità del suo carattere. Il primo, che deriva dalla radice ebraica mar, è «amarezza». Infatti, Myriam era nata in un’epoca in cui l’oppressione della schiavitù era al culmine: «E loro [gli Egiziani] resero loro amara la vita [vayemarrerou , dalla radice mar] mediante una dura schiavitù » (Es 1,4). Nata da un popolo schiavizzato, testimone dei massacri ordinati dal Faraone contro i neonati maschi, fin dai suoi primi anni porta con sé l’amarezza e il dolore collettivo di Israele. I suoi primi anni sono stati segnati dalla straziante realtà della schiavitù, che però non è sterile: alimenta in lei una speranza senza limiti in un futuro migliore.

L’altro significato del suo nome è «ribellione» (dalla radice meri). Nonostante il periodo confuso della sua infanzia, Myriam si ribella fin dalla più tenera età alla mentalità schiavista che minava il suo popolo. Pur condividendo il dolore dei suoi fratelli e sorelle, non si abbandona alla paura o alla disperazione. Sebbene fosse esposta alla crudeltà più abietta, non cedette mai allo sconforto. Il suo modo di essere è stato quello di un esempio vivente.

Nel testo della Torah, la figura biblica che stiamo esaminando viene presentata nel momento in cui il nuovo Faraone sale al trono d’Egitto:

«Allora sorse sull’Egitto un nuovo re… Il re d’Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Sifra e l’altra Pua: « Quando assistete le donne ebree durante il parto, osservate bene tra le due pietre: se è un maschio, fatelo morire; se è una femmina, potrà vivere».

Nonostante questo decreto,

«Ma le levatrici temettero Dio: non fecero come aveva loro ordinato il re d’Egitto e lasciarono vivere i bambini.» (Es 1, 8-17).

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Rifiutandosi di commettere l’omicidio, le levatrici antepongono la loro coscienza agli ordini del tiranno. Esse rispettano Dio e si uniscono agli altri personaggi della Bibbia che, pur non facendo parte del popolo da lui scelto, riconoscono la benedizione di Dio su Israele. Questa sollecitudine di Dio verso il suo popolo è un tema che attraversa tutto il libro dell’Esodo. 2 Rashi spiega che la profetessa, sebbene fosse ancora una bambina, eccelleva nell’arte di sussurrare (dalla radice pa’ah) all’orecchio del neonato e di calmare un bambino che piangeva con la sua voce dolce.3 Così era Myriam, la madre della ribellione. Si ribellava contro l’apatia e la crudeltà del re. Coraggiosamente, lei e sua madre ignorarono l’ordine del Faraone di uccidere tutti i neonati maschi, preoccupandosi persino di fornire loro cure e cibo affinché potessero sopravvivere.4

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJMDonne della Bibbia, donne consacrate di oggi.

Tali incarichi potevano essere ricoperti solo dai discendenti di queste donne capaci di trasmettere la loro forza morale e le loro convinzioni, che permettevano loro di trionfare su tutte le ingiustizie.

Un evento dell’infanzia di Myriam riflette la sua forza di carattere e la sua capacità di opporsi allo status quo e mantenere la speranza nonostante le circostanze difficili. Si tratta della nascita di suo fratello Mosè.

«Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese per lui un cestello di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi adagiò il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo. La sorella del bambino (Myriam) si pose a osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto» (Es 2,3-4).

Myriam rimase in piedi sulla riva del fiume. Anche lei provava dolore e amarezza per quella situazione in cui il suo fratellino era stato strappato via da loro. Ma allo stesso tempo era animata dal suo spirito ribelle: non avrebbe ceduto alla disperazione. Aveva questa doppia qualità di provare il dolore in tutta la sua intensità e allo stesso tempo ribellarsi al suo dominio per scoprire un barlume di speranza e di volontà nel profondo di sé stessa.

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Dal boschetto dove si era nascosta, Myriam osservava la svolta nella vita così fragile del suo fratellino. All’improvviso, la figlia del Faraone scende a fare il bagno nel Nilo (Es 2,5). Scoprendo il cesto sulla riva del fiume e sentendo le urla strazianti del neonato

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJMDonne della Bibbia, donne consacrate di oggi.

che vi si trovava, decide di salvarlo. Ecco che la sorella di Mosè, piena di sicurezza, si avvicina alla principessa per suggerirle di portare una balia ebrea per allattare il bambino. La figlia del Faraone acconsente. Ma a sua insaputa, Myriam riporta Mosè dalla sua madre naturale (Es 2,7-9). Mosè rimane nella sua famiglia, godendo durante la sua prima infanzia di un ambiente che lo nutre sia materialmente che spiritualmente, fino a quando non viene svezzato. Solo dopo aver ricevuto l’amore e l’insegnamento dei suoi genitori, il bambino fu riportato al palazzo reale (dove ricevette il nome di Mosè, «salvato/tratto dalle acque ») perché si compisse il suo destino di capo e liberatore (v. 10s.).

b. Sulle rive del Mar Rosso

Sono passati molti decenni ed eccoci sulle rive del Mar Rosso. Mosè è cresciuto ed è tornato da Madian come liberatore del suo popolo, scelto da Dio. Le dieci piaghe si sono abbattute sull’Egitto per punirlo della crudeltà del suo re e liberare gli Israeliti dall’oppressione. Gli Israeliti escono trionfalmente dal paese. Poi, mentre vengono inseguiti da un re recalcitrante e dal suo esercito, Dio apre miracolosamente il mare, salvando il Suo popolo e facendo annegare i suoi nemici. Gli ebrei sperimentano una liberazione miracolosa e assoluta. Le loro sofferenze in Egitto sono definitivamente finite. La loro schiavitù è giunta al termine e la loro salvezza è divenuta realtà (Es 2,1114,31).

Sulle rive del Mar Rosso, gli Israeliti, guidati dal loro capo Mosè, intonano il Chirat haYam, un canto che esprime la loro gratitudine e la loro lode a Dio (Es 15,1-19). Ma quando Mosè e il suo popolo terminano il loro canto, accade qualcosa di inspiegabile:

«Allora Maria (Myriam), la profetessa, sorella di Aronne, prese in mano un tamburello: dietro a lei uscirono le donne con i tamburelli e con danze. Maria intonò per loro il ritornello: “Cantate al Signore, perché ha mirabilmente trionfato: cavallo e cavaliere ha gettato nel mare!» (Es 15, 20-21)

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Come si vede dal testo, Mosè e gli uomini avevano già cantato il loro inno. Poi Myriam e le donne si sono alzate per cantare il loro. Gli uomini avevano cantato con le loro voci. Ma il canto delle donne era composto da voci, tamburelli e danze. Sono i tamburelli della vittoria.5 La sorella di Mosè riceve il titolo di profetessa. È la prima delle donne a celebrare la vittoria del popolo di Dio. Lei intona il canto e le donne lo ripetono con un ritornello che riassume il tema del cantico precedente (vv. 1-8).6 I cuori delle donne erano colmi di una gioia ancora più grande e anche il loro canto era più completo. Rashi (su Es 15, 20) spiega il fatto che le donne avessero con sé questi tamburelli: «Le donne virtuose di quella generazione credevano profondamente che il Santo, Benedetto il suo nome, avrebbe compiuto miracoli per loro, e avevano portato con sé tamburelli dall’Egitto». Quando gli Israeliti lasciarono l’Egitto, lo fecero in fretta e furia. Però, le donne non si erano preoccupate per i loro beni materiali, perché sapevano che Dio avrebbe provveduto. Vivevano in una dimensione superiore, al di là della realtà naturale. Nonostante la fretta, le donne si presero il tempo di preparare in anticipo qualcosa che ritenevano essenziale.

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJMDonne della Bibbia, donne consacrate di oggi.

È curioso! Dopo anni di amara servitù, dopo aver assistito ad atti di assoluta barbarie, dopo aver versato fiumi di lacrime per i bambini che erano stati strappati dalle loro braccia, dopo aver visto i loro figli murati vivi nei muri di mattoni per soddisfare le quote di costruzione – cosa potevano aver preparato queste donne mentre erano ancora schiave in Egitto? Cosa passava per la mente di queste donne che avevano conosciuto un dolore oltre ogni limite umano? Cosa c’era nei loro cuori feriti dall’angoscia? Cosa stringevano contro i loro corpi logori, stanchi e torturati mentre lasciavano l’Egitto? Tamburelli. Strumenti con cui avrebbero cantato e lodato il loro Dio per il miracolo che un giorno sarebbe sicuramente avvenuto!

Dal profondo della loro miseria, queste donne non hanno perso di vista il loro ideale. In lutto per i loro figli che sarebbero stati massacrati, con la loro sensibilità femminile, che avrebbe reso tutto ancora più doloroso, le donne hanno trovato la forza di non perdere la speranza. Hanno risvegliato in loro stesse il meri, lo spirito ribelle del loro leader. Si sono ribellate alla depressione che avrebbe dovuto derivare naturalmente da una tale sventura. Si sono ribellate all’apatia e allo scoraggiamento. Nella loro sofferenza, le donne preparavano i tamburelli. Hanno alimentato la fiamma della speranza nel profondo delle loro anime fino a quando essa non divenne il fuoco divorante e inestinguibile della fede. Più amara diventava la loro vita, più forte diventava la loro fede. Convinte, senza ombra di dubbio, che il loro Dio si sarebbe ricordato di loro, la loro unica preoccupazione era stata quella di prepararsi adeguatamente a cantare le sue lodi con manifestazioni di gioia appropriate per i miracoli che sarebbero necessariamente accaduti!

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Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJMDonne della Bibbia, donne consacrate di oggi.

Questa è la forza di Myriam. Una forza femminile che scaturisce dall’amarezza. Una forza forgiata nella disperazione. Questa è la forza delle donne che hanno lasciato l’Egitto, con i loro tamburelli e le loro danze di gioia e di fede. E questa è la forza di tutte le donne di oggi.

Sulle rive del Mar Rosso, il cantico di Mosè (Es 15,1-19) seguito da quello di Myriam (15,20-21) costituisce, come sottolinea Ska, la conclusione liturgica della prima grande sezione dell’Esodo, fissando nella memoria collettiva l’esperienza fondante della liberazione.7

c. Protezione fraterna

Myriam ha offerto al popolo una triplice protezione che sosteneva l’equilibrio della leadership. Infatti, è stata innanzitutto la protettrice di Mosè fin dalla sua infanzia. In Es 2,4 8 si tiene a distanza, osservando il cesto di suo fratello esposto alle acque del Nilo. Agisce con discernimento, cioè sorveglia, aspetta il momento opportuno, poi interviene per proporre alla figlia del Faraone una balia israelita: la loro stessa madre.

Il suo impatto protettivo consiste nel salvare il fratellino dalla morte e preservare il legame familiare, dimostrando una vigilanza attiva e un’intelligenza relazionale. Inoltre, lo stesso libro rivela che lei è protettrice della memoria e della fede del popolo. Myriam, profetessa e sorella di Mosè, svolge effettivamente un ruolo di memoria vivente della salvezza di Dio.8 Dopo aver attraversato il mare, Myriam guida le donne nel canto di lode (15,20-21).

Il suo impatto sulla comunità si traduce nel fatto che essa protegge la memoria della liberazione e rafforza la coesione di un popolo ancora fragile, esposto alla paura e allo scoraggiamento. Infine, in Numeri 12, Myriam è protettiva in quanto esercita una vigilanza critica. Infatti, insieme ad Aronne, mette in discussione alcune decisioni di Mosè. Sebbene questo episodio le procuri una punizione temporanea – la lebbra –, esso rivela una funzione regolatrice, ovvero quella di saper ricordare i limiti, mettere in discussione l’autorità, prevenire gli abusi.

L’impatto regolatore sottolineato qui consiste nel fatto che lei agisce come contrappeso, mantenendo un equilibrio nella governance spirituale. Myiriam esercita quindi la sua funzione protettiva a diversi livelli: individuale (salvando Mosè bambino), comunitario (preservando la memoria e la fede) e istituzionale (regolando l’autorità).9

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Tuttavia, in Numeri 20,1-13, la sorella di Mosè e Aronne muore a Kades. La sua morte crea un grande vuoto che indebolisce i suoi fratelli. Subito dopo, il popolo si lamenta della sete. Il testo ebraico è chiaro su ciò che Mosè fa senza Myriam. Nel versetto 8, Dio dice a Mosè: Qach et-hamattèh, vehakhel et-ha‘edah attah ve-Aharon achikha, vedibbartem el-hasela le‘eineihem venatan meimav («Prendi il bastone; tu e tuo fratello Aronne convocate la comunità e parlate alla roccia sotto i loro occhi, ed essa darà la sua acqua »). Il verbo utilizzato è ו ד ב ר ת ם (vedibbartem), forma coniugata di דבר (davar ), che significa «parlare, dire». Quindi, l’ordine divino è quello di parlare alla roccia… Tuttavia, al versetto 11, il narratore riporta: Vayyach et-hasela bemattèhou pa‘amayim («Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il bastone due volte »). Qui, il verbo ו י ך (vayyach ) deriva dalla radice נכה (nakhah ), «colpire, dare un colpo». Mosè agisce quindi

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJMDonne della Bibbia, donne consacrate di oggi. in modo diverso dall’ordine ricevuto: invece di parlare, colpisce, e per ben due volte! È proprio questa deviazione che motiva il rimprovero e la punizione divini. Forse Mosè era irritato?

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L’assenza della sorella, che fino ad allora incarnava una vigilanza rassicurante e un discreto richiamo alla giusta obbedienza, lascia i suoi due fratelli (Mosè e Aronne) privi di quel suo sguardo regolatore. Vale la pena sottolineare un duplice impatto. Da un lato, Mosè agisce probabilmente sotto l’effetto dell’emozione, mescolando rabbia e frustrazione, e si allontana dal preciso ordine di Dio. Dall’altro lato, Aronne, associato all’atto, condivide la responsabilità e subisce la stessa punizione: nessuno dei due entrerà nella Terra Promessa (vv. 7-13). La morte di Myriam rivela implicitamente l’importanza del suo ruolo: senza di lei, anche leader esperti come Mosè e Aronne possono perdere il discernimento e la precisione nell’obbedienza. La vigilanza protettiva non è quindi un ruolo secondario, ma una condizione necessaria per la stabilità spirituale e la correttezza dell’azione.

Nel contesto africano ed ecclesiale, il «vuoto di Myriam» – l’assenza di una voce femminile vigile e regolatrice che, nel racconto di Numeri 20, aveva contribuito all’equilibrio della leadership di Mosè e Aronne – può essere letto come una potente metafora degli effetti dell’esclusione delle donne dalle sedi decisionali. In un ambiente patriarcale in cui la voce e la competenza delle donne sono emarginate, la Chiesa e la società si privano di una capacità essenziale di discernimento, mediazione e richiamo all’ordine giusto.

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJMDonne della Bibbia, donne consacrate di oggi.

Come Mosè privato di Myriam, le strutture esclusivamente maschili rischiano di reagire alle crisi con precipitazione, rabbia o rigidità, perdendo la precisione e la creatività che la diversità delle voci apporta. Questa mancanza di vigilanza condivisa può portare a decisioni incomplete o inadeguate, all’indebolimento della missione e a una maggiore vulnerabilità dei più fragili, sia all’interno delle comunità che nella società. Come nel caso di Mosè che colpì due volte la roccia, l’esclusione di una tale voce può portare a decisioni dalle conseguenze gravi.

d. Caratterizzazione del personaggio

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Myriam è una figura biblica emblematica e impegnata. Il Primo Testamento la presenta nel suo ruolo familiare, come sorella di Mosè e Aronne, figlia di Amram e Jokebed, della tribù di Levi (Nm 26,59 // 1 Cr 5,29; cfr. Es 2,1-8). Fin dalla giovane età assume un ruolo protettivo. Sorveglia Mosè quando viene posto in una cesta sul Nilo, vegliando sulla sua sicurezza (Es 2,4-8). Il suo legame familiare con Mosè e Aronne la rende una figura influente all’interno del popolo ebraico. Questa donna profetessa (Es 15,20-21) e guida spirituale (15,1-21) riflette la sua forza di carattere e la capacità di trasmettere le sue convinzioni e la sua visione. Il titolo di profetessa sottolinea quindi il suo ruolo essenziale nella trasmissione della volontà divina. Celebra la liberazione degli Ebrei dall’Egitto – come atto di salvezza divina –, guidando le loro donne e festeggiando la vittoria del popolo con canti e danze dopo l’attraversamento del Mar Rosso, evento saliente dell’Esodo. Questo cantico di Myriam è un atto di lode, fede e ispirazione collettiva. Esso fissa nella memoria nazionale un evento fondatore (la liberazione nel mare).10 Come sottolineano Cross e Freedman, è molto probabile che questo poema sia stato eseguito in un contesto cultuale, con un coro di donne, sotto la direzione di Myriam, che rispondeva a una solista. In questo senso, il suo insegnamento alle donne sulla lode è segno che la leadership spirituale femminile è antica e riconosciuta.11 Myriam è citata in Michea 6,4, insieme a Mosè e Aronne, come guida di Israele durante l’esodo dall’Egitto. 12 Il Talmud commenta a questo proposito: «Israele ebbe tre eccellenti capi. Furono Mosè, Aronne e Myriam». Mentre Mosè e Aronne guidavano l’intero popolo, «Myriam era la guida delle donne».13 Questo personaggio incarna la leadership e l’impegno comunitario. Myriam è infatti una figura di leadership spirituale, che incoraggia gli ebrei a mantenere la loro fede in Dio nei momenti di dubbio e di crisi. Agisce come consigliera e mentore per le donne ebree, rafforzando la coesione del popolo nel suo cammino verso la libertà. Nonostante il suo ruolo di leader, mostra delle debolezze umane, come nell’episodio in cui critica Mosè per aver sposato una kushita e si ribella insieme ad Aronne contro di lui (Nm 12,1-15; cfr. Dt 24,9). La sua punizione (la lebbra temporanea) e la sua reintegrazione mostrano la grazia divina elargita a coloro che si pentono. Muore a Kades (Nm 20,1).

Lo studio delle relazioni tra Mosè, Aronne e Myriam rivela un modello di leadership plurale e complementare. Ognuno svolge un ruolo distinto nella missione affidata da Dio (Mosè come liberatore che diventerà mediatore dell’alleanza divina; Aronne come suo portavoce e futuro sommo sacerdote o fondatore della stirpe sacerdotale; Myriam come profetessa e figura di sostegno alla comunità). Questa dinamica familiare può illuminare l’attuale pratica della sinodalità, dove l’ascolto reciproco, la ripartizione delle

UISGBollettino n. 189, 2026 Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJMDonne della Bibbia, donne consacrate di oggi.

responsabilità e il riconoscimento dei carismi di ciascuno sono essenziali. Per le donne consacrate, questo prototipo invita a considerare la leadership non come un potere solitario e dittatoriale – come spesso si osserva in alcune congregazioni –, ma come un servizio condiviso all’interno di una comunità sinodale.

L’episodio in cui Myriam viene colpita dalla lebbra (Numeri 12, 1-15) illustra un momento di crisi e di rimessa in discussione. Questo passo biblico può essere letto come un invito al discernimento comunitario, alla conversione e al pentimento, tappe essenziali nel cammino spirituale di ogni persona chiamata ad esercitare la leadership. Nella prospettiva delle donne consacrate di oggi, questa dimensione ricorda che l’autorità non si basa solo sul carisma o sull’esperienza, ma anche sulla capacità di riconoscere i propri errori, di lasciarsi trasformare e di tornare a Dio.

Myriam incarna la fede, il coraggio e l’impegno comunitario, qualità che continuano a ispirare le suore africane nel loro ruolo di guida e protezione.

2. Un impegno simile attraverso i secoli

La sorella di Mosè e Aronne incarna una leadership femminile e un impegno spirituale che trovano eco nelle recenti analisi sul ruolo delle donne africane nella Chiesa14, le meditazioni bibliche delle donne africane 15 e l’azione delle suore contemporanee.

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJMDonne della Bibbia, donne consacrate di oggi.

Queste donne consacrate trovano in lei una fonte di ispirazione per perpetuare questo impegno biblico vivendo la loro vocazione con coraggio, fede e spirito profetico. Nel contesto biblico, il contributo di Miriam è puntuale ma decisivo. Si attua in un momento cruciale per proclamare la vittoria di Dio. Nel contesto attuale, invece, l’impegno delle donne consacrate è spesso continuo e strutturato, ma mantiene lo stesso scopo: testimoniare e celebrare l’azione di Dio nel mondo. Se l’esempio di Myriam accomuna in modo particolare il ministero di molte donne consacrate, è importante riconoscere che ogni vocazione si sviluppa in un contesto culturale, ecclesiale e personale specifico. Pertanto, le forme di leadership femminile nella Chiesa sono diverse e non tutte si riconoscono necessariamente nel percorso o nelle caratteristiche di Myriam. Notiamo alcuni punti di convergenza tra Myriam e i sostenitori del suo ministero:

a. Protezione dei più vulnerabili

Il personaggio di Miriam, che «veglia» accanto al fratello Mosè e custodisce la fede del popolo d’Israele, offre un quadro ermeneutico pertinente per interrogarsi sull’impegno delle religiose africane contemporanee. Senza pretendere una corrispondenza uniforme, alcune di esse assumono, nella loro vita quotidiana, una missione di vigilanza e protezione che si esercita su due livelli: all’interno delle loro comunità religiose e nella società in generale.

Infatti, in contesti caratterizzati da povertà strutturale, conflitti armati, sfollamenti forzati e crisi sanitarie, queste suore stanno al fianco dei bambini, delle donne e delle comunità vulnerabili. La loro azione si estende dall’assistenza sanitaria all’accoglienza degli orfani, passando per la lotta contro la malnutrizione, la protezione e l’accompagnamento delle vittime di violenze. Ma questa missione non si limita solo all’esterno: anche all’interno delle loro congregazioni, cercano anche di prendersi cura dei membri resi fragili dall’età, dalla malattia, dall’isolamento o dalle tensioni comunitarie, cercando di prevenire abusi, ingiustizie interne e abusi di potere.

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Seguendo l’esempio di Myriam che si oppose al decreto di morte del Faraone, le sorelle si impegnano a resistere alla violenza contro le donne, alla tratta di esseri umani, all’ingiustizia, alla corruzione e agli abusi di potere, perpetuando così la funzione regolatrice e protettiva che Ska identifica come essenziale nella dinamica del racconto dell’Esodo.16 Questo ruolo di sentinella assume spesso la forma di appelli pubblici, mediazioni comunitarie e programmi di sensibilizzazione, interventi discreti ma decisivi, ecc., talvolta a rischio della propria sicurezza. Nel contesto africano, la figura di Myriam ispira un impegno che unisce protezione e resistenza. Suore, operatrici di pace e trasformazione sociale17, prolungano la sua missione profetica e invitano a ripensare la leadership femminile nella Chiesa18. Ma si scontrano con strutture ecclesiali e sociali che ostacolano la loro piena partecipazione e sicurezza.

Il racconto biblico sottolinea anche un punto oscuro: quando Myriam non c’è più, Mosè viene privato di quel suo sguardo vigile. Commette quindi un errore colpendo due volte la roccia (Numeri 20,1-13), atto che gli vale la punizione divina. Questo passaggio invita a riflettere sulla funzione regolatrice e preventiva della vigilanza: l’assenza di una voce femminile che ricordi, consigli o moderi può indebolire anche le figure più carismatiche.

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Trasposto nel contesto africano, ciò mette in discussione la vita delle religiose: cosa succede quando coloro che vegliano vengono ridotte al silenzio, allontanate dai luoghi di discernimento o impedite di esercitare il loro ruolo critico? Le conseguenze possono riguardare non solo la comunità religiosa, ma anche le popolazioni che essa serve e la Chiesa.

La figura di Myriam mette quindi in luce sia la necessità che la fragilità di questa missione di protezione. Nell’Africa contemporanea, come nella storia di Israele, la vigilanza non è un ruolo secondario: essa condiziona la fedeltà alla missione e il benessere spirituale del popolo. Riconoscere e sostenere questo ruolo, anche nelle sue dimensioni interne alla vita religiosa, costituisce una sfida ecclesiale e sociale di grande rilevanza, il cui impatto supera i confini del continente.

b. Trasmissione della fede e accompagnamento spirituale

Come Myriam, che fu una figura influente all’interno del suo popolo, alcune donne consacrate svolgono oggi un ruolo di guida spirituale, di counseling e di sostegno alla comunità. Infatti, proprio come questa figura biblica che svolge un ruolo chiave nella storia della salvezza, guidando le donne e celebrando la vittoria di Israele attraverso il canto e la fede, le suore africane incarnano questa funzione commemorativa e liturgica descritta da Ska19, secondo il loro carisma, la loro missione e le esigenze del loro ambiente. Trasmettono la fede attraverso la catechesi, la formazione dei giovani e l’educazione cristiana. Sono consulenti e formatrici che rafforzano la vitalità delle comunità cristiane. Offrono sostegno spirituale alle persone che soffrono di traumi o emarginazione, ai fedeli attraverso la guida di ritiri, circoli biblici e di preghiera e consulenza pastorale. Esse fungono quindi da punti di riferimento spirituali, incoraggiando la perseveranza e la dignità. L’esempio di Myriam diventa così un punto di riferimento simbolico che ispira, senza tuttavia uniformare le esperienze o gli stili di leadership. Tuttavia, sono necessari spazi adeguati per svolgere queste attività!

Illustrazione: Sono coordinatrice diocesana dell’apostolato biblico. La constatazione è che molte persone (tra cui alcune consacrate) non conoscono la Bibbia. Ricorrono facilmente a pratiche non cristiane, sono in balia dell’Islam e delle chiese revivaliste, ecc. Abbiamo in programma di creare un Centro biblico per fornire loro una solida formazione spirituale e biblica. Chiediamo alle anime generose di aiutarci a realizzare questo progetto vitale.

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c. Leadership nelle comunità

La presenza di Myriam alla guida del coro delle donne israelite sottolinea il ruolo riconosciuto alle donne nella celebrazione delle vittorie divine, che gli esegeti interpretano come un segno che la leadership spirituale femminile è radicata nella tradizione biblica e partecipa alla memoria collettiva della salvezza.20

Figura influente tra il suo popolo, Myriam incarnava l’autorità spirituale e la trasmissione della fede; un impegno simile a quello delle suore che guidano le comunità oggi. Le

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suore africane svolgono proprio un ruolo di leadership attiva all’interno delle parrocchie e delle missioni. Spesso fungono da mediatrici nei conflitti comunitari e da punti di riferimento per le decisioni etiche e spirituali.

Esempi di donne consacrate che incarnano i valori della figura biblica di Myriam in Africa:

- Durante la crisi politico-militare degli anni 2000 in Costa d’Avorio, suore cattoliche e leader cristiane protestanti hanno collaborato con donne musulmane (leader musulmane) per predicare l’unità e organizzare incontri interreligiosi a favore della pace.21

- Nella Repubblica Democratica del Congo, diverse suore africane svolgono un ruolo chiave nella mediazione dei conflitti interetnici e politici, contribuendo alla riconciliazione e al dialogo. Le Suore della Carità di Gesù e Maria (SCJM), in particolare, sono attive nelle zone colpite dai conflitti (nel Grand Kasaï: Kamwina Nsapu, ad esempio, 2016-2019), facilitano il dialogo tra le comunità e offrono sostegno alle vittime di violenze22 ; le Suore di San Giuseppe di Cluny sono coinvolte in programmi di riconciliazione e mediazione, in particolare sostenendo le donne e i bambini colpiti dalle tensioni etniche.23 Per quanto riguarda le iniziative interreligiose, alcune religiose collaborano con leader musulmani e protestanti per promuovere la pace e la convivenza pacifica nelle regioni in crisi.24

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d. Resistenza, coraggio e speranza di fronte alle sfide

Questa dimensione di fede e perseveranza nei racconti di liberazione è sottolineata anche da Ska.25 Nel contesto africano, talvolta caratterizzato da sfide quali povertà,

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guerre e ingiustizie, sia nelle zone di conflitto che di fronte alle crisi umanitarie, le religiose non si accontentano di un ruolo religioso. Incarnano una determinazione, una fede profonda e una resilienza simili a quelle di Myriam. Proprio come quella voce profetica accompagnò il popolo nel suo esodo e guidò le donne ebree nei momenti di crisi, le consacrate africane continuano a essere presenti non solo nelle comunità ma anche al fianco delle popolazioni vulnerabili, in contesti difficili come guerre, povertà, crisi sanitarie. Svolgono il ruolo biblico di guida spirituale e di donne coraggiose di fronte alle sfide. Infondono speranza e coraggio ai fedeli aiutandoli ad affrontare le prove con fede incrollabile.

e. Educazione ed emancipazione delle comunità

Come Myriam, che guidava le altre donne, le suore africane si impegnano nell’istruzione delle ragazze per garantire loro un futuro migliore; nella formazione professionale delle donne, per renderle autonome e spezzare il circolo vizioso della povertà; nell’attuazione di programmi di sviluppo sostenibile che garantiscano la sicurezza alimentare ed economica. (La nostra associazione ha progetti in tal senso).

Lungi dall’essere semplici insegnanti o “figure di preghiera”, queste donne consacrate sono custodi della fede, consigliere spirituali e protettrici dei più fragili, incarnando pienamente l’eredità di Myriam. Il loro impegno continua a ispirare e strutturare la vita religiosa in Africa oggi.26

Nell’analizzare il ruolo di Miriam come figura biblica ispiratrice, è importante precisare che non tutte le religiose africane condividono necessariamente gli stessi tratti, percorsi o esperienze di questa figura. Myriam può servire da riferimento simbolico e spirituale, ma ogni religiosa si evolve in un contesto culturale, ecclesiale e personale che le è proprio. Questa sfumatura permette di evitare l’essenzialismo e di riconoscere la diversità delle vocazioni e delle forme di leadership femminile nella Chiesa. Queste donne, sia quelle bibliche che quelle contemporanee, incarnano quindi la forza e la spiritualità femminili. Il loro ruolo va oltre la semplice trasmissione della fede: sono protettrici delle comunità e modelli di resilienza. La leadership femminile è quindi visibile nelle religiose africane, ma merita di essere rivisitata.

Conclusione

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La storia biblica e la realtà contemporanea convergono in un unico appello a servire, proteggere e trasformare. La figura di Myriam, profetessa, leader, celebrante e custode della memoria, incarna una dinamica spirituale e comunitaria che attraversa i secoli. Non si limita a un ruolo narrativo: diventa un punto di riferimento vivente per le donne consacrate di oggi.

Attraverso una lettura teologica e contestuale di Es 15,1-21, questo studio mette in luce il ruolo attivo di questo personaggio nella resistenza, nella lode e nella trasmissione. Il suo esempio illumina le pratiche contemporanee della leadership religiosa femminile, in particolare nel contesto africano, dove le religiose assumono responsabilità profetiche nel cuore di società segnate da conflitti, ingiustizie e silenzi imposti.

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJMDonne della Bibbia, donne consacrate di oggi.

Il loro impegno, radicato nella fede e orientato alla trasformazione sociale, testimonia una spiritualità audace e incarnata, essenziale per il futuro delle comunità cristiane. Myriam può quindi essere considerata un archetipo biblico della leadership femminile, offrendo un punto di riferimento spirituale e profetico ad alcune religiose africane che operano in contesti fragili. Questa eredità si traduce in molteplici modi, poiché ogni donna consacrata, a seconda della propria storia e del proprio contesto, attualizza o meno la figura biblica di Myriam nella sua missione. Questa diversità arricchisce la comprensione della leadership femminile nella Chiesa.

Questa rilettura invita a rivalutare le voci femminili nella Chiesa e a promuovere una teologia della celebrazione, della resistenza e della comunione. Possa suscitare una presa di coscienza ecclesiale e sociale e aprire uno spazio di riconoscimento e speranza, dove le donne consacrate possano abbracciare pienamente la loro vocazione profetica, per guidare le loro comunità verso una fede viva, gioiosa e trasformatrice.

Domande

e risposte

− Come potete integrare e applicare le azioni e le qualità di Myriam nel vostro contesto, in modo da poter rispondere alle sfide contemporanee? Quali sono le sfide attuali che devono affrontare le donne consacrate nei vostri rispettivi contesti di vita?

− Discutere delle opportunità e dei possibili ruoli delle donne consacrate nella società moderna.

− Avviare un dibattito costruttivo sulla leadership femminile nella vostra congregazione, nella vostra diocesi.

− In che modo le teologhe religiose della UISG potrebbero contribuire alla spiritualità e alla missione della Chiesa?

Bibliografia

UISGBollettino n. 189, 2026

1. CROSS F.M. Jr. et FREEDMAN D.N., « The Song of Miriam », dans Journal of Near Eastern Studies, 14 (1955) 4, The University of Chicago Press, p. 237-250.

2. DRIVER, S. R., The Book of Exodus in the Revised Version with Introduction and Notes, Cambridge Bible for Schools and Colleges, Cambridge, Cambridge University Press, 1911.

3. FOSTER E. A., Les catholiques africains. Décolonisation et transformation de l’Église, Paris, Karthala, 2022, p. 302.

UISGBollettino n. 189, 2026 Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJMDonne della Bibbia, donne consacrate di oggi.

4. HOUSSOU GANDONOU F. H. (dir.), La Bible de méditation par les femmes d’Afrique, Paris, Alliance biblique universelle, 2024, p. 214.

5. JOSEPH D., Le leadership féminin dans les Églises en Afrique, Casablanca, Guiguess Éditions, 2023, p. 87.

6. La Bible expliquée, Ancien et Nouveau Testament, Villiers-le-Bel, Alliance biblique universelle, 2004. Sur Ex 1, 15-22.

7. Midrache Rabbah Chémot 1,13.

8. ODELAIN O. et SÉGUINEAU R., Dictionnaire des noms propres de la Bible, Paris, Cerf / DDB, 1978.

9. RACHI sur Exode 1,15-22.

10. SKA, J.-L., Introduction à la lecture du Pentateuque, Bruxelles, Lumen Vitae, 2000, p. 215.

11. Idem, « Le livre de l’Exode. Questions fondamentales et questions ouvertes », dans Nouvelle Revue Théologique, 133 (2011) 3, Bruxelles, , Éditions NRT, p. 353-373.

12. Talmud, Sotah 11b.

13. Talmud, Taanit 9.

14. Targoum sur Michée 6,4.

https://www.erudit.org/fr/revues/theologi/2015-v23-n2-theologi03341/1042749ar.pdf

https://comlibre.net/religions-et-reconciliation-en-afrique-quand-les-religions-tissent-la-paixen-afrique/

https://www.pressafrik.com/La-diplomatie-religieuse-en-tant-qu-outil-de-resolution-deconflits-Par-Babacar-Biteye_a286397.html

https://comlibre.net/religions-et-reconciliation-en-afrique-quand-les-religions-tissent-la-paixen-afrique/

1 J.-L. SKA, Le livre de l’Exode. Questions fondamentales et questions ouvertes, dans NRT, n° 133/3, Bruxelles, 2011, p. 355.

2 La Bible expliquée, Ex 1, 15-22.

3 Rachi sur Exode 1, 15. Vedi anche Midrache Rabbah Chémot 1, 13 et Talmud, Sotah 11b.

4 Rachi sur Exode 1, 17.

5 Cf. S. R. DRIVER, The Book of Exodus in the Revised Version with Introduction and Notes, (The Cambridge Bible for Schools and Colleges), Cambridge, Cambridge University Press, 1911, p. 131. L’autore definisce il Cantico di Myriam un canto di lode.

6 La Bible expliquée, Ex 15, 20-21.

Sr. Marie-Anne Misenga Dituanya, SCJMDonne della Bibbia, donne consacrate di oggi.

7 J.-L. SKA, Op. Cit., p. 356.

8 J.-L. SKA, Introduction à la lecture du Pentateuque, Bruxelles, Lumen Vitae, 2000, p. 215.

9 Il ruolo pubblico e spirituale di questa donna quando intona un canto liturgico dopo un atto di salvezza divina (Es 15,20-21) illustra una vocazione: portare il ricordo dell’azione di Dio e trasmetterlo alla comunità. A questo proposito, F.M. Jr. CROSS et D.N. FREEDMAN, The Song of Miriam dans Journal of Near Eastern Studies, 14, 1955, p. 237-250 (ici, p. 242-243).

10 J.-L. SKA, Op.Cit., p. 356.

11 Vedi F.M. Jr. CROSS et D.N. FREEDMAN, The Song of Miriam, p. 242-243 et p. 238.

12 O. ODELAIN et R. SÉGUINEAU, Dictionnaire des noms propres de la Bible, Paris, Cerf / DDB, 1978, p. 244245.

13 Talmud, Taanit 9 ; Targoum sur Michée 6, 4.

14 Les catholiques africains. Décolonisation et transformation de l’Église, Paris, Karthala, 2022, p. 302.

15 F. H. HOUSSOU GANDONOU (éd.), La Bible de méditation par les femmes d’Afrique, Paris, Alliance biblique universelle, 2024, p. 214.

16 J.-L. SKA, Op.Cit., p. 355.

17 E. A. FOSTER, Les catholiques africains, p. 302.

18 D. JOSEPH, Le leadership féminin dans les Églises en Afrique, Casablanca, Guiguess Éditions, 2023, p. 87.

19 Voir J.-L. SKA, Op.Cit., p. 355-356.

20 J.-L. SKA, Op.Cit., p. 356; Cf. F.M. Jr. CROSS et D.N. FREEDMAN, The Song of Miriam, p. 245.

21 https://comlibre.net/religions-et-reconciliation-en-afrique-quand-les-religions-tissent-la-paix-en-afrique/

22 https://www.pressafrik.com/La-diplomatie-religieuse-en-tant-qu-outil-de-resolution-de-conflits-Par-Babacar-Biteye_a286397.html

23 https://comlibre.net/religions-et-reconciliation-en-afrique-quand-les-religions-tissent-la-paix-en-afrique/

24 https://www.erudit.org/fr/revues/theologi/2015-v23-n2-theologi03341/1042749ar.pdf

25 A questo proposito, J.-L. SKA, Op.Cit., p. 354-355.

26 Questa funzione pedagogica e comunitaria delle figure dell’Esodo è sottolineata da J.-L. SKA, Op.Cit., p. 359-360.

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