Testimonianza di vita... a Qaraqosh
LA VOCE DELLE DONNE NEL CAMMINO SINODALE
BOLLETTINO UISG
NUMERO 176, 2021
PRESENTAZIONE
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LE DONNE IN UNA CHIESA SINODALE. SINODALITÀ E INCLUSIONE DELLE DONNE NELLA DELIBERAZIONE E NEL PROCESSO DECISIONALE ECCLESIALE
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Sr. Nathalie Becquart, XMCJ LA VOCE DELLE DONNE CONSACRATE NEL CAMMINO DELLA SINODALITÀ
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Sr. Liliana Franco Echeverri, ODN 17
Sr. Anne Béatrice Faye, CIC FORMAZIONE OLISTICA DEI LEADER DELLE CONGREGAZIONI RELIGIOSE PER LA MISSIONE IN UN MONDO IN RAPIDO MUTAMENTO
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Sr. Chinyeaka C. Ezeani, MSHR PATTO EDUCATIVO GLOBALE: DICHIARAZIONE DI INTENTI E LINEE GUIDA PER L’AZIONE
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Commissione Educazione UISG-USG LA VITA DELLA UISG
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STAFF DELLA UISG
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UISG - Bollettino n. 176, 2021
50 ANNI DI «LA GIUSTIZIA NEL MONDO» IL «SINODO CATALIZZATORE» DELLA VITA CONSACRATA
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Testimonianza di vita... a Qaraqosh
PRESENTAZIONE
La voce delle donne nel cammino sinodale Il prossimo Sinodo dei Vescovi, dal titolo: «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione» convoca la Chiesa in un cammino articolato in diverse tappe che prevede la partecipazione di tutto il popolo di Dio attraverso un lungo processo di consultazione. La sinodalità, dimensione costitutiva della Chiesa, è dunque la via maestra sulla quale si snoderà questo cammino, nella ricerca, da parte della Chiesa tutta, di maggiore relazionalità, dialogo, inclusione.
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Quale sarà la voce delle donne e delle donne consacrate in questo lungo cammino di preparazione e ricerca? Quale il loro contributo?
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Sr. Nathalie Becquart, XMCJ Le donne in una chiesa sinodale. Sinodalità e inclusione delle donne nella deliberazione e nel processo decisionale ecclesiale Per applicare la sinodalità nella quotidianità, è necessario integrare e vivere una spiritualità particolare che richiede atteggiamenti di fede e fiducia (in Dio, nell’altro), ascolto e umiltà, dialogo e libertà di ricercare la verità. Tale spiritualità alimenta una vera cultura dell’incontro al servizio del bene comune, nell’accoglienza e nel rispetto delle differenze con la convinzione che lo Spirito parli in ogni persona e che possiamo discernere le chiamate dello Spirito solo insieme in questo ascolto reciproco. Sinodalità significa passare dall’ ‘io’ al ‘noi’ riscoprendo il primato del ‘noi’ ecclesiale di una comunità aperta e inclusiva che cammina insieme con Cristo al centro. Mettendo Cristo e gli altri al centro, la sinodalità ci costruisce come Popolo di Dio. Liliana Franco Echeverri, ODN La voce delle donne consacrate nel cammino della sinodalità È un’altra logica, quella dello Spirito, che ci porta sempre oltre ciò che siamo capaci di calcolare o supporre. Quella che ci mette al posto dei piccoli e ci fa valorizzare ciò che è gratuito, celebrare l’amicizia e prenderci cura della comunità. Quella che ci incoraggia a intraprendere sentieri sconosciuti e ci richiede di osare l’insospettabile del Regno, ricevendolo dalla mano di Dio. È la logica di chi ha fiducia. Lo stile sinodale è, in questo momento storico, il nuovo modo di essere e fare Chiesa. Camminare insieme è la condizione per ascoltare la realtà e rispondere in modo evangelico alle sfide di questo momento storico.
Testimonianza di vita... a Qaraqosh
Sr. Anne Béatrice Faye, CIC 50 anni di «La giustizia nel mondo». Il «sinodo catalizzatore» della Vita Consacrata Quale giustizia per una maggiore dignità umana e promozione dello sviluppo integrale in Africa? Quando parliamo di dignità umana, facciamo riferimento a tutte le espressioni dei diritti fondamentali, delle libertà individuali, delle relazioni e del benessere a tutti i livelli. Più concretamente, qual è il bilancio di questi 50 anni di «La Giustizia nel mondo» nella Chiesa e nei nostri Istituti religiosi, in particolare in Africa?
Commissione Educazione UISG-USG Patto Educativo Globale: Dichiarazione di intenti e Linee guida per l’azione Continuiamo a “sinodalizzare”! Come educatori vogliamo continuare a imparare a camminare, o meglio ancora a nuotare (prendere il largo!) insieme. Seguendo l’esempio di Gesù che cammina sulle acque, guidati dallo Spirito e accuditi dal Padre Misericordioso, vogliamo continuare a navigare, in questo tempo di tante maree liquide, con nuovo vigore verso l’altra riva dove il Patto Globale per l’Educazione è già una realtà. Sappiamo che per andare lontano dobbiamo continuare a nuotare lentamente e siamo convinti che l’unico modo per sapere se stiamo davvero avanzando è sapere se con e tra noi avanzano anche gli ultimi, che sono gli scartati e gli esclusi dalla nostra società.
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Sr. Chinyeaka C. Ezeani, MSHR Formazione olistica dei leader delle congregazioni religiose per la missione in un mondo in rapido mutamento Senza dubbio, il ministero della leadership è una sfida. Ciò nonostante, Dio è fedele. Ogni volta che una persona è chiamata alla leadership, Dio dona le grazie necessarie. Nella vita religiosa, il ministero della leadership offre la possibilità unica di servire i propri fratelli e sorelle, aiutandoli a portare i loro fardelli, animandoli e incoraggiandoli ad accogliere pienamente la loro chiamata. Esposto alle difficoltà umane, il leader cresce nell’affrontare le proprie difficoltà personali. L’accesso ai meccanismi interni dell’altro e al modo con cui Dio cammina con lui è un grande dono che i leader religiosi ricevono. È un privilegio. Per questo motivo, il leader deve trattare con rispetto e dignità la vita delle persone che guida e custodire come cosa sacra le loro storie.
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Sr. Nathalie Becquart, XMCJ
Le donne in una Chiesa sinodale
LE DONNE IN UNA CHIESA SINODALE. SINODALITÀ E INCLUSIONE DELLE DONNE NELLA DELIBERAZIONE E NEL PROCESSO DECISIONALE ECCLESIALE Sr. Nathalie Becquart, XMCJ
Nathalie Becquart, Sotto Segretaria della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, è una religiosa cattolica francese, membro della Congregazione di Xavières. Si è diplomata in Management alla HEC di Parigi. Ha studiato filosofia e teologia al Centre Sévres di Parigi e sociologia all’École des hautes études en sciences sociales (EHESS). Si è specializzata in ecclesiologia al Boston College, con ricerche sulla sinodalità. È stata nominata consultore del Sinodo dei vescovi della Chiesa cattolica nel 2019 e uno dei suoi sottosegretari nel 2021. Dal 2008 al 2018 è stata Direttrice del Servizio Nazionale per l’Evangelizzazione dei giovani e per le vocazioni della Conferenza dei Vescovi di Francia (SNEJV).
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Originale in inglese
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Sinodalità è diventata per molti la parola del momento! In vari paesi ora, ad esempio, molte iniziative e pubblicazioni sostengono l’attuazione a tutti i livelli di una Chiesa più sinodale. Questa è una buona notizia visto che Papa Francesco promuove la sinodalità come asse principale del suo pontificato, come un nuovo stile di essere Chiesa nel 21° secolo. Come annunciato il 7 marzo 2020, Papa Francesco ha scelto “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione” come tema della prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. 1 Ciò significa che tutti i battezzati sono chiamati a essere promotori e attori della sinodalità, soprattutto le donne che, con i giovani, sono spesso le prime a chiedere una Chiesa più sinodale. Perciò, la sinodalità dà la possibilità al Popolo di Dio, sotto la guida dello Spirito Santo, di discernere in comune come affrontare le sfide missionarie del mondo di oggi. È uno stile di vita cristiano e una pratica caratterizzata dall’ascolto e dal discernimento. È una spiritualità che richiede attitudini di fede e di fiducia (in Dio, nell’altro), di ascolto reciproco e di umiltà, di dialogo e di libertà di ricercare la verità. Si tratta di sviluppare una vera cultura dell’incontro al servizio del bene comune, nell’accoglienza e nel rispetto delle differenze con la convinzione che lo Spirito parli in ogni persona e che possiamo discernere le chiamate dello Spirito solo insieme in questo ascolto reciproco.
In realtà, gli ultimi due sinodi dei vescovi hanno sottolineato il tema delle donne in una Chiesa sinodale. Una Chiesa sinodale per sua stessa definizione è una Chiesa che è sia maschile sia femminile. Una Chiesa sinodale è una Chiesa inclusiva che trascende i limiti della gerarchia, della cultura, del sesso e i limiti di una visione meramente umana della realtà, poiché la sinodalità è la sfida di Dio affinché tutti nella Chiesa possano essere protagonisti e discernere insieme la voce dello Spirito Santo. In poche parole per sinodalità si intende il passaggio dall’ “io” al “noi”, alla riscoperta del primato del “noi” ecclesiale della comunità, una comunità aperta e inclusiva che permette agli uomini e alle donne di camminare insieme con Cristo al centro. Sinodalità.
Sr. Nathalie Becquart, XMCJ
Le donne in una Chiesa sinodale
Questo articolo descrive la Chiesa sinodale e spiega come questa includa le donne nel processo di sinodalità promuovendo una visione di una Chiesa sinodale relazionale, inclusiva, dialogica, discernente, generativa e pluriculturale. In questo senso, una Chiesa sinodale è una Chiesa missionaria rinnovata e una Chiesa di partecipazione e corresponsabilità che cerca di vivere la deliberazione e il processo decisionale al di là dei ruoli sacramentali tradizionali, poiché la sua vita non è predeterminata ma vissuta e sperimentata in ogni spazio ecclesiale aperto al mondo.
Comprendere il significato di ‘sinodalità’
Questo modus vivendi et operandi opera attraverso la comunità all’ascolto della Parola che celebra l’Eucaristia, la fraternità della comunione e la corresponsabilità e partecipazione di tutto il Popolo di Dio alla sua vita e missione, a tutti i livelli e distinguendo i vari ministeri e ruoli. 2 La sinodalità, per così dire, è uno stile, una pratica, un modo di essere Chiesa nella storia “a immagine della comunione trinitaria” come ci dice Papa Francesco: … la pratica della sinodalità, tradizionale ma sempre da rinnovare, è l’attuazione, nella storia del Popolo di Dio in cammino, della Chiesa come mistero di comunione, a immagine della comunione trinitaria. Come sapete, questo tema mi sta molto a cuore: la sinodalità è uno stile, è un camminare insieme, ed è quanto il Signore si attende dalla Chiesa del terzo millennio. 3 Questo concetto antico era infatti caratteristica propria della Chiesa primitiva
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Che cos’è esattamente la sinodalità? Quale visione della Chiesa esprime? Quali pratiche comporta? Spesso, per dirla semplicemente, si presenta la sinodalità facendo riferimento all’etimologia della parola sinodo, che deriva dal greco sunodos, che significa ‘camminare insieme’, nello specifico ‘camminare insieme’ in ascolto dello Spirito. Tuttavia la sinodalità, un concetto antico il cui equivalente latino concilium (in italiano Concilio) designa un’assemblea di vescovi, è una nozione ricca e poliforme che non ha una definizione del tutto definitiva, poiché la sinodalità è un modus vivendi et operandi:
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Sr. Nathalie Becquart, XMCJ
Le donne in una Chiesa sinodale
poiché, nei primi secoli, molti sinodi e concili locali erano organizzati per permettere ai vescovi riuniti di discutere e discernere le decisioni da prendere in un contesto caratterizzato da controversie ed eresie che dovevano essere risolte. Nelle parole dello storico John O’Malley, si può riconoscere che “da un punto di vista storico, il governo tradizionale della Chiesa era un governo sinodale;” più precisamente, “sia a livello locale sia a livello ecclesiastico, il governo tradizionale della Chiesa era sinodale, cioè collegiale.” 4 Se la sinodalità affonda le sue radici nella Bibbia, in particolare in quella fonteriferimento spesso citata che è il ‘Concilio’ di Gerusalemme in Atti 15, che è considerata il ‘modello paradigmatico’ 5 di tutti i concili successivi, nella sua visione e riappropriazione moderna la si considera e approfondisce oggi come un frutto del Concilio Vaticano II. Infatti, l’istituzione del Sinodo dei Vescovi nel settembre 1965 da parte di Papa Paolo VI, all’apertura della quarta e ultima sessione del Concilio, voleva essere un’espressione della sinodalità e un mezzo per dare seguito all’esperienza di collegialità vissuta e voluta dai Padri conciliari. 6
Applicare la sinodalità Oggi, allo stato attuale di ricezione del Vaticano II, nel nostro contesto storico, siamo chiamati a rafforzare e dispiegare la sinodalità a tutti i livelli della Chiesa. Come afferma Papa Francesco, è chiaro che:
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… dobbiamo proseguire su questa strada. Il mondo in cui viviamo, e che siamo chiamati ad amare e servire anche nelle sue contraddizioni, esige dalla Chiesa il potenziamento delle sinergie in tutti gli ambiti della sua missione. Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio. 7
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Alla luce di quanto detto, siamo tutti invitati a vivere la nostra fede cristiana in questo stile sinodale, che è uno stile missionario, per annunciare il Vangelo agli uomini e alle donne di questo tempo. Si tratta, prima di tutto, di dare vita a istituzioni sinodali che non sono solo il Sinodo dei Vescovi o il sinodo diocesano, ma anche un consiglio pastorale diocesano o parrocchiale, un consiglio sacerdotale, un capitolo locale, provinciale o generale per le comunità religiose, le assemblee generali e i consigli dei movimenti ecclesiali... Come ci dice Papa Francesco: Essere Chiesa è essere comunità che cammina insieme. Non basta avere un sinodo, bisogna essere sinodo. La Chiesa ha bisogno di una intensa condivisione interna: dialogo vivo tra i Pastori e tra i Pastori e i fedeli. 8 La sinodalità è perciò uno stile missionario che consiste in uno stile di vita e in una pratica caratterizzata dall’ascolto e dal discernimento. Per applicare la sinodalità nella quotidianità, è necessario integrare e vivere una spiritualità particolare che richiede atteggiamenti di fede e fiducia (in Dio, nell’altro), ascolto e umiltà, dialogo e libertà di ricercare la verità. Tale spiritualità alimenta una vera cultura dell’incontro al servizio del bene comune, nell’accoglienza
e nel rispetto delle differenze con la convinzione che lo Spirito parli in ogni persona e che possiamo discernere le chiamate dello Spirito solo insieme in questo ascolto reciproco. Sinodalità significa passare dall’ ‘io’ al ‘noi’ riscoprendo il primato del ‘noi’ ecclesiale di una comunità aperta e inclusiva che cammina insieme con Cristo al centro. Mettendo Cristo e gli altri al centro, la sinodalità ci costruisce come Popolo di Dio.
Le donne e una Chiesa Sinodale In che modo la sinodalità è rilevante per le donne? Come abbiamo detto nella nostra introduzione, gli ultimi due sinodi hanno parlato molto della questione delle donne. I documenti finali del Sinodo sui Giovani e del Sinodo sull’Amazzonia contengono parole forti che chiedono, da un lato, di contrastare ogni discriminazione contro le donne nella società e, dall’altro, di dare più responsabilità alle donne nella Chiesa. Così, nel paragrafo 13 del documento finale del Sinodo sui Giovani: “La Bibbia presenta l’uomo e la donna come partner uguali davanti a Dio (cfr. Gn 5,2): ogni dominazione e discriminazione basata sul sesso offende la dignità umana;” o ancora nel paragrafo 148:
Sr. Nathalie Becquart, XMCJ
Le donne in una Chiesa sinodale
Sulla stessa linea, il Sinodo per l’Amazzonia ha chiesto che la Chiesa consulti le donne e riconosca e rafforzi la loro partecipazione ai processi decisionali. 10 Il documento finale di questo Sinodo Panamazzonico chiede anche la creazione del ministero istituito di “donna dirigente di comunità” in un importante paragrafo intitolato c. La presenza e l’ora della donna: §102. Di fronte alla realtà che soffrono le donne vittime di violenza fisica, morale e religiosa, femminicidio compreso, la Chiesa si pone in difesa dei loro diritti e le riconosce come protagoniste e custodi del creato e della ‘casa comune’. Riconosciamo la ministerialità che Gesù ha riservato alle donne. È necessario promuovere la formazione delle donne attraverso studi di teologia biblica, teologia sistematica, diritto canonico, valorizzando la loro presenza nelle organizzazioni e la loro leadership all’interno e all’esterno dell’ambiente ecclesiale. Vogliamo rafforzare i legami familiari, soprattutto per le donne migranti. Assicuriamo il loro posto negli spazi di leadership e nelle loro competenze specifiche. Chiediamo
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Una Chiesa che cerca di vivere uno stile sinodale non potrà fare a meno di riflettere sulla condizione e sul ruolo delle donne al proprio interno, e di conseguenza anche nella società. I giovani e le giovani lo chiedono con grande forza. Le riflessioni sviluppate richiedono di trovare attuazione attraverso un’opera di coraggiosa conversione culturale e di cambiamento nella pratica pastorale quotidiana. Un ambito di particolare importanza a questo riguardo è quello della presenza femminile negli organi ecclesiali a tutti i livelli, anche in funzioni di responsabilità, e della partecipazione femminile ai processi decisionali ecclesiali nel rispetto del ruolo del ministero ordinato. Si tratta di un dovere di giustizia, che trova ispirazione tanto nel modo in cui Gesù si è relazionato con uomini e donne del suo tempo, quanto nell’importanza del ruolo di alcune figure femminili nella Bibbia, nella storia della salvezza e nella vita della Chiesa. 9
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Sr. Nathalie Becquart, XMCJ
Le donne in una Chiesa sinodale
la revisione del Motu Proprio Ministeria quædam di San Paolo VI, affinché anche donne adeguatamente formate e preparate possano ricevere i ministeri del Lettorato e dell’Accolitato, tra gli altri che possono essere svolti. Nei nuovi contesti di evangelizzazione e di pastorale in Amazzonia, dove la maggior parte delle comunità cattoliche sono guidate da donne, chiediamo che venga creato il ministero istituito di “donna dirigente di comunità”, dando ad esso un riconoscimento, nel servizio alle mutevoli esigenze di evangelizzazione e di attenzione alle comunità 11 Questo cammino sinodale della Chiesa si basa su una maggiore reciprocità all’interno di un approccio relazionale che non può dissociare i leader dai membri della comunità che servono. Il prossimo Sinodo dei Vescovi –Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione– sarà un incontro costruito su due anni di preparazione, con la partecipazione alla base dei fedeli in un lungo processo di consultazione in ogni paese per discernere le nostre priorità. Un processo che si concluderà con i delegati dei vescovi di tutto il mondo che passeranno un mese con il Papa. Non sono molti i leader mondiali che dedicano un mese del loro tempo a uno scambio di questo tipo e spero che questa esperienza possa ispirare altri organismi.
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Mettendo Cristo e l’altro al centro, la sinodalità ci edifica come Popolo di Dio. Possiamo quindi capire e sottolineare come il ‘camminare’ insieme, uomini e donne, sia una questione chiave per la sinodalità. La differenza tra uomini e donne è un mistero, una differenza ‘elusiva’ che è una sorta di matrice di tutte le differenze. Il modo con cui consideriamo e trattiamo questa differenza mette in evidenza l’uguaglianza di tutti i battezzati che sta al cuore della sinodalità. Così, gli uomini e le donne in una chiesa sinodale devono trovare il modo di attuare e articolare sia l’uguaglianza battesimale sia la differenza dei sessi. Il documento finale del Sinodo sui Giovani offre degli orientamenti su questa tematica: §13, Uomini e donne:
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Non si può dimenticare la differenza tra uomini e donne con i loro doni peculiari, le specifiche sensibilità ed esperienze del mondo. Questa differenza può essere un ambito in cui nascono forme di dominio, esclusione e discriminazione da cui tutte le società e la Chiesa stessa hanno bisogno di liberarsi. La Bibbia presenta l’uomo e la donna come partner uguali davanti a Dio (cfr. Gn 5,2): ogni dominazione e discriminazione basata sul sesso offende la dignità umana. Essa presenta anche la differenza tra i sessi come un mistero tanto costitutivo dell’essere umano quanto irriducibile a stereotipi. La relazione tra uomo e donna è poi compresa nei termini di una vocazione a vivere insieme nella reciprocità e nel dialogo, nella comunione e nella fecondità (cfr. Gn 1,27-29; 2,21-25) in tutti gli ambiti dell’esperienza umana: vita di coppia, lavoro, educazione e altri ancora. Alla loro alleanza Dio ha affidato la terra. L’idea che la sinodalità sia necessaria per ‘riparare la Chiesa’ sta diventando più diffusa. Ciò richiede altre pratiche ecclesiali più collegiali, più dialogiche, più partecipative, più inclusive, permettendo a tutti - uomini e donne, giovani e anziani
- di essere attori e ai laici di essere associati ai processi decisionali. Ricostruire la Chiesa in questo stile sinodale così che sia più evangelica, più missionaria e più sinodale comporta che i più piccoli, i più deboli, i più poveri e i più feriti siano associati a questa ricerca. Per ‘riparare’ la Chiesa, ma ancor più per testimoniare Cristo nelle culture e nelle lingue del XXI secolo, i battezzati, tutti i discepoli missionari, qualunque sia la loro vocazione, sono chiamati a discernere e a tracciare insieme le strade della missione. Si tratta dunque di trovare modi di agire che traducano concretamente in ogni contesto questa identità profonda della Chiesa che è ‘una comunione missionaria’ radicata nel mistero trinitario.
Sr. Nathalie Becquart, XMCJ
Le donne in una Chiesa sinodale
Indubbiamente, le donne hanno un ruolo centrale nella promozione, con tanti laici che aspirano a prendere il loro posto a tutti i livelli in questa Chiesa sinodale. Le parole chiave di queste pratiche ecclesiali sono: ascolto, servizio di tutti, umiltà e conversione, partecipazione e corresponsabilità. Le donne portano immediatamente ‘l’alterità’ nel sistema clericale e sono portatrici di un desiderio di collaborazione nella reciprocità con gli uomini per una maggiore fecondità pastorale. Tra di loro ci sono le religiose, per la loro esperienza di vita comunitaria fraterna, di discernimento comunitario, di obbedienza vissuta come ‘ascolto comune dello Spirito.’ Così aiuteranno a promuovere una comprensione della Chiesa come Chiesa generativa, come una ecclesio-genesi, si tratta di riunirsi ed essere formati come un popolo, il Popolo di Dio – nel senso di una Chiesa relazionale e creativa sempre in movimento, una Chiesa in cammino pasquale.
In conclusione, questa breve riflessione sul ruolo delle donne nella Chiesa sinodale ha cercato di non offrire rigidi modelli di Chiesa sinodale, né di fornire già le risposte su cosa sia una Chiesa sinodale. Piuttosto, ritenendo il ruolo delle donne centrale in una Chiesa che è relazionale, inclusiva, dialogica, discernente, generativa e pluriculturale, possiamo iniziare a vivere come una ‘Chiesa in uscita’ in un processo in cui uomini e donne camminano insieme sulla strada di Emmaus nella speranza di riconoscere Gesù risorto in un cammino di guarigione e riconciliazione. ‘Per respirare insieme’ uomini e donne, pastori e laici in uno spirito di collaborazione e corresponsabilità per la missione della Chiesa, dobbiamo sperimentare la fiducia e la conversione. Solo allora potremo passare da un modello di egemonia e competizione che caratterizza la mentalità patriarcale, a un modello di reciprocità e cooperazione tra tutti i discepoli missionari animati dal desiderio di condividere la gioia del Vangelo, una gioia da condividere con il mondo intero.
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Come annunciato il 7 marzo 2020, Papa Francesco ha scelto Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione come tema della prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2020/03/07/0145/ 00318.html
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Considerazioni finali
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Sr. Nathalie Becquart, XMCJ
Le donne in una Chiesa sinodale
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2
Ibid.
3
Francesco, Discorso ai membri della commissione teologica internazionale, 29 novembre 2019
4
O’Malley, John, When Bishops Meet: an essay comparing Trent, Vatican I, and Vatican II, Cambridge, Massachusetts 2019, 58.
5
Meloni Alberto and Scatena Silvia (eds.), Synod and Synodality. Theology, History, Canon Law and Ecumenism, LIT Verlag, Münster 2005, 113.
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Se sinodalità e collegialità partecipano allo stesso “dinamismo di comunione” che costituisce la Chiesa, tecnicamente, oggi, si distingue tra collegialità - nel senso di collegialità episcopale come è stata reintrodotta dal Vaticano II - e sinodalità, che non è più espressione della sola collegialità episcopale ma coinvolge tutti i fedeli.
7
Francesco, Discorso di Papa Francesco per la commerazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015.
8
Francesco, Discorso ai presuli della chiesa greco-cattolica ucraina, 5 luglio 2019
9
Documento Finale del Sinodo sui Giovani, §148.
10
Documento Finale del Sinodo per l’Amazzonia §101
11
Documento Finale del Sinodo per l’Amazzonia §102
LA VOCE DELLE DONNE CONSACRATE NEL CAMMINO DELLA SINODALITÀ Sr. Liliana Franco Echeverri, ODN Liliana Franco Echeverri, religiosa dell’Ordine della Compagnia di Maria. È assistente sociale presso l’Università di Antioquia, laureata in teologia biblica, attualmente è candidata al dottorato in teologia presso la stessa Università. È Provinciale della Compagnia di Maria, nella Provincia del Pacifico e Presidente della CLAR.
Sr. Liliana Franco Echeverri, ODN
La voce delle donne consecrate nel cammino della sinodalità
Originale in spagnolo
La cura della vita dovrebbe essere l’orizzonte che ispira, incoraggia e guida la nostra consacrazione. La vita è un dono, piena di possibilità, ma è anche abitata da fragilità e vulnerabilità e per questo è necessario prendersene cura con attenzione.
Ora, la compassione comporta un modo di relazionarsi: consiste fondamentalmente nel percepire la sofferenza degli altri come propria, cioè nella capacità di interiorizzare la sofferenza di un altro essere umano e viverla come se fosse la propria. L’empatia è un’abitudine del cuore. La compassione suppone un impegno di solidarietà. La compassione ci porta ad accogliere la vulnerabilità, la nostra e quella dell’altro. Ci porta ad aprire gli occhi e a percepire la sofferenza in cui vivono gli altri esseri umani. Mostrare compassione per qualcuno non significa sostituirsi o decidere per lui. Significa mettersi nei suoi panni, senza rubare la sua identità, senza invadere il suo territorio. La fiducia è essenziale in qualsiasi esercizio di cura. Fidarsi di qualcuno significa credere in lui, mettersi nelle sue mani, mettersi a sua disposizione. A partire dalla logica della cura, la cosa più importante sarà prendersi cura del DONO e della RELAZIONE: a questo proposito l’autore uruguaiano Eduardo Galeano ha scritto un racconto che mi piace molto e che mi sembra esprima meravigliosamente ciò che si anima quando parliamo di sinodalità:
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La cura nasce quando l’esistenza di qualcuno conta. È allora che ci dedichiamo a lui, per partecipare al suo destino, alla sua ricerca, alle sue sofferenze e ai suoi successi, in breve, alla sua vita. Questa è la compassione.
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Sr. Liliana Franco Echeverri, ODN
La voce delle donne consecrate nel cammino della sinodalità
A un uomo del villaggio di Neguá, sulle coste della Colombia, accadde di salire fino in cielo. Al suo ritorno, raccontò. Disse che da lassù era stato a guardare la vita degli uomini. Disse che siamo un mare di fuocherelli. «Il mondo è fatto così», rivelò. «Un mucchio di gente, un mare di fuocherelli.» Ogni persona brilla di luce propria in mezzo a tutte le altre. Non esistono due fuochi uguali. Ci sono fuochi grandi e fuochi piccoli e fuochi di tutti i colori. C’è gente di fuoco sereno, che non si cura del vento, e gente di fuoco pazzo, che riempie l’aria di faville. Certi fuochi, fuochi sciocchi, non fanno lume né bruciano. Ma altri ardono la vita con tanta passione che non si può guardarli senza strizzare gli occhi; e chi si avvicina va in fiamme. La chiave per camminare insieme nella sinodalità è unire i fuocherelli, affinché qualcosa di nuovo arda e ciò che c’è di più genuino venga curato e rafforzato. Sinodalità significa esercitarsi nella pedagogia della cura. La certezza che ci accompagna nella CLAR è che ogni relazione si basa sull’amore e si arricchisce da questo legame; è lì che la gioia aumenta e si aprono canali validi per la comunicazione, lo scambio e l’edificazione collettiva. José Cristo Rey García Paredes, nella sua rilettura di Vita Consecrata, afferma che:
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La vita consacrata non vuole isolarsi dalle altre forme di vita cristiana: è chiamata a interloquire con esse e a far parte del “noi ecclesiale,” del corpo di Cristo che è la Chiesa. Così che, in questo modo, il bene di un membro contribuisce alla ricchezza e al benessere di tutto il corpo. Tutti nella Chiesa partecipano a una dignità comune, tutti sono chiamati a vivere in santità e a cooperare all’edificazione del corpo di Cristo; ma lo Spirito concede doni diversi. Così, la Chiesa è una comunione organica di varie vocazioni, carismi, ministeri.
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È evidente che, oggi, la Vita Consacrata si mostra più fragile, più piccola, più ferita e limitata, con meno trincee e sicurezze e, quindi, più incline a mettere il cuore su ciò che è fondamentale così da, con umile audacia, potersi ricreare nello Spirito di Dio, capace di fare nuove tutte le cose. Papa Francesco, consacrato per vocazione e convinzione, sa bene che il nostro momento è fecondo e che, in questa lunga notte, solo la centralità in Gesù Cristo restituirà alla Vita Religiosa la sua identità mistica, profetica e missionaria. Perdiamo vitalità quando ci lasciamo assorbire placidamente dall’istituzionale e dimentichiamo l’essenza, quando ci omogeneizziamo in stampi e forme che ci tagliano fuori. La fecondità arriva alla Chiesa, quando si apre all’incontro, quando accoglie la differenza e permette lo sviluppo dei doni e dei carismi nella diversità e nella complementarietà. Raggiungiamo la vitalità quando trascendiamo l’idolatria dell’individualismo e ci disponiamo all’arte del comune, facilitando l’ascolto che
converte, la parola che energizza, l’impegno che apre nuove strade. Una sfumatura specifica dell’esistenza umana e anche della nostra consacrazione, è la vita comunitaria. Nel carisma, che è stato donato a ognuno di noi, c’è la tendenza a costruire con l’altro, in complementarietà e corresponsabilità, cosa che richiede l’apertura alla diversità, la capacità di unire i ritmi, di combinare lingue, culture, sensibilità e visioni. Suppone un nuovo sguardo contemplativo che ci permette di scoprire il bene, la verità e la bellezza viva in ogni essere umano. In un mondo di polarizzazione e individualismo, la comunione è la più grande testimonianza che possiamo dare ai nostri concittadini. L’utopia della fraternità deve essere, per noi, un orizzonte di senso e questo richiede una dose illimitata di tenerezza. Solo l’esercizio quotidiano della tenerezza ci renderà più umani e rifletterà più chiaramente il volto di Dio in mezzo a noi.
Sr. Liliana Franco Echeverri, ODN
La voce delle donne consecrate nel cammino della sinodalità
Nulla di ciò che ci chiude in noi stessi e ci protegge è evangelico. Ciò che caratterizza il cristiano è il cammino, l’apertura, il dono dell’altro, del radicalmente Altro. Siamo chiamati all’unità: Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. L’unità è un attributo che configura l’identità, che conserva l’essenza, che assicura l’armonia, che favorisce il superamento della prova del tempo. Dove c’è unità c’è armonia, comunione di valori e di criteri. L’unità non esclude la differenza e si contraddistingue per un’armonia irrinunciabile che viene dall’incontro, dalla comunicazione, dal legame. Necessita la relazione e il faccia a faccia della gratuità.
In questo pellegrinaggio con l’altro nella Chiesa, siamo anche chiamati ad avanzare a livello intercongregazionale, in un dialogo carismatico che permetta che alla ricchezza dell’intuizione di ogni fondatore si aggiungano altre sensibilità, con la consapevolezza che ogni carisma è un dono per la Chiesa e un dono della Chiesa per tutti. La testimonianza dell’amicizia tra fratelli e sorelle di diverse congregazioni, gli sforzi condivisi per portare avanti progetti comuni, la ricerca instancabile di risposte alle sfide del momento storico, già tutto questo mostra chiaramente che Dio è in mezzo a noi per farci una cosa sola. L’orizzonte è quello di camminare come fratelli e sorelle, nella gratuità, accogliendo le nostre differenze, promuovendo il meglio di ognuno di noi, costruendo un progetto comune, cantando la melodia della fraternità e della sororità. La Teologia della Vita Consacrata ha davanti a sé la sfida di scrutare alla fonte,
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Si costruisce e in essa c’è spazio per la vulnerabilità, la fragilità e i limiti, suppone l’esercizio permanente della riconciliazione e del perdono e richiede disarmo e apprendimento. Non è possibile dove c’è orgoglio, dove ci sono rigide spirali di potere e ancor meno dove non c’è flessibilità e apertura allo Spirito.
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Sr. Liliana Franco Echeverri, ODN
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all’origine dei carismi fondatori, per svelare il potenziale di originalità e vitalità che li abita e li rende attuali e necessari in ogni momento della storia. Il carisma, che ci è stato donato gratuitamente e in abbondanza, è un impegno a camminare con coerenza e autenticità, a vivere nella verità che libera, a dire parole che stimolano e incoraggiano, a stare con chi ricerca giustizia e pace, a fare comunione con chi crede e a condividere con chi fa fatica a credere. Il carisma che ci conferisce identità raggiunge la sua pienezza quando incontra altri carismi e insieme mostrano ciò che è più tipico e originale del Regno: la tavola comune, dove c’è posto per tutti, quella che fa di noi la Chiesa, il Popolo di Dio. Così dice Papa Francesco, invitandoci ad allargare la tenda, ad andare oltre: Nessuno costruisce il futuro isolandosi, né solo con le proprie forze, ma riconoscendosi nella verità di una comunione che sempre si apre all’incontro, al dialogo, all’ascolto, all’aiuto reciproco e ci preserva dalla malattia dell’autoreferenzialità. Nello stesso tempo la vita consacrata è chiamata a perseguire una sincera sinergia tra tutte le vocazioni nella Chiesa, a partire dai presbiteri e dai laici, così da «far crescere la spiritualità della comunione prima di tutto al proprio interno e poi nella stessa comunità ecclesiale e oltre i suoi confini» Il Papa invita anche i Vescovi a riconoscere nei vari carismi i doni che arricchiscono la Chiesa e a porsi davanti ai consacrati con uno sguardo capace di valorizzare e ringraziare per il dono che la loro persona e il loro carisma apportano a tutta la Chiesa e ai processi di evangelizzazione:
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Noi vescovi dobbiamo capire che le persone consacrate non sono materiale utile, ma piuttosto sono carismi che arricchiscono la Chiesa. Le diocesi hanno bisogno di questi carismi. L’inserimento diocesano delle comunità religiose è importante, così come il riconoscimento e il rispetto dei loro carismi da parte del vescovo. In generale, i conflitti nascono quando manca il dialogo. (82° Assemblea Generale della USG, 2013)
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La certezza che, come popolo di Dio, siamo chiamati a percorrere nuove strade, ci pone credenti nel luogo dell’ascolto, l’unico dal quale potremo valutare, comprendere e assumere le sfide sociali, culturali ed ecologiche che questo momento storico pone alla Chiesa e che le richiederanno di sviluppare un atteggiamento dialogico, investire in nuove relazioni e mettersi in cammino con altri, a partire dall’esperienza che solo il dialogo fa crescere. Considerando la nostra identità di soggetti ecclesiali e con la consapevolezza che, attraverso il battesimo e il sacerdozio comune, abbiamo la stessa dignità, ci sentiamo chiamati a contribuire alla configurazione di una Chiesa più sinodale. Mettersi in cammino con l’altro, nell’attualità della Chiesa e della Vita Consacrata, ci porterà a costruire insieme e possiamo farlo dai tre punti di comunione:
Appartenenza: La consapevolezza che siamo legati a qualcosa o qualcuno che ci trascende. L’esperienza di appartenenza ci dà identità, è una questione di amore, di un legame attorno al quale si costruisce il progetto di vita. La consapevolezza di essere una parte ci rende vitalmente responsabili, per amore diventiamo custodi del dono, custodi del tesoro, seminatori instancabili di tutti i semi che anticipano l’abbondanza per quello a cui siamo vitalmente radicati. È una questione di radici. Partecipazione: Ciò che è comune ci pone nel luogo della partecipazione, dell’edificazione collettiva. È la dinamica in cui la voce di ognuno risuona in modo diverso ed è per questo complementare. La passività dello spettatore non ha posto in questa logica, né il giudizio meschino di chi si limita a criticare. La partecipazione implica il darsi, la coscienza di essere un architetto e un costruttore, la preparazione a processi che richiedono dedizione e perseveranza, alla gratuità e al disinteresse del Regno.
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Pazienza: nulla di duraturo è possibile senza questo dono. Tutto ciò che è veramente importante richiede tempo. Far accadere il comune suppone credere nel valore dei processi che implicano tempo e accompagnamento. La pazienza è la disposizione che permette a ciò che è comune di irrompere, facendoci uscire da schemi che, mascherati con l’abito dell’efficienza, limitano la saggezza, mettono all’angolo la bellezza, escludono e non danno luogo a una sana e necessaria differenza.
Non dobbiamo avere paura di lasciare gli “otri vecchi”: di rinnovare cioè quelle abitudini e quelle strutture che, nella vita della Chiesa e dunque anche nella vita consacrata, riconosciamo come non più rispondenti a quanto Dio ci chiede oggi per far avanzare il suo Regno nel mondo: le strutture che ci danno falsa protezione e che condizionano il dinamismo della carità; le abitudini che ci allontanano dal gregge a cui siamo inviati e ci impediscono di ascoltare il grido di quanti attendono la Buona Notizia di Gesù Cristo. Deve rinascere la speranza e con essa si faranno nuove le risposte, quelle che ci permettono di ripensare al ritmo dello Spirito e della Grazia. Ora, secondo il Papa, La speranza di cui parliamo non si fonda sui numeri o sulle opere, ma su Colui nel quale abbiamo posto la nostra fiducia (cfr. 2 Tm 1,12) e per il quale «nulla è impossibile» (Lc 1,37). È questa la speranza che non delude e che permetterà alla vita consacrata di continuare a scrivere una grande storia nel futuro, al quale dobbiamo tenere rivolto lo sguardo, coscienti che è verso di esso che ci spinge lo Spirito Santo per continuare a fare con noi grandi cose. (Testimoni della gioia C.A. 2014)
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Dio non smette di creare e ricreare, lo fa anche di notte e, con questa convinzione, modella la nostra speranza. Per questo Papa Francesco insiste dicendo:
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È un’altra logica, quella dello Spirito, che ci porta sempre oltre ciò che siamo capaci di calcolare o supporre. Quella che ci mette al posto dei piccoli e ci fa valorizzare ciò che è gratuito, celebrare l’amicizia e prenderci cura della comunità. Quella che ci incoraggia a intraprendere sentieri sconosciuti e ci richiede di osare l’insospettabile del Regno, ricevendolo dalla mano di Dio. È la logica di chi ha fiducia. Lo stile sinodale è, in questo momento storico, il nuovo modo di essere e fare Chiesa. Camminare insieme è la condizione per ascoltare la realtà e rispondere in modo evangelico alle sfide di questo momento storico. Questo, come sottolinea Carlos Martínez Oliveiras, nel suo libro Synodus, a partire dalla certezza che la Chiesa deve articolarsi internamente in modo da facilitare la responsabilità di tutti per rendersi presente in modo nuovo nella storia, nel mondo, nella società. La sinodalità sarà proprio una via necessaria o, almeno, possibile per coniugare la diversità, armonizzare la differenza, equilibrare gli opposti. Ancorata nella certezza che l’ecclesiologia di comunione ci appare come un elemento costitutivo e necessario nella Chiesa. L’oggi della Chiesa e della società esige un esercizio di profezia della comunità, camminando con la consapevolezza di essere il popolo di Dio e, posizionandoci audacemente con umiltà, smascherando i grovigli di potere che disumanizzano. Questo significa tornare all’originalità del Vangelo e scegliere l’amore che dà dignità. Il nostro impegno per l’utopia della fraternità è la testimonianza più autentica che possiamo dare all’umanità di oggi. In questo frangente, la missione della donna nella Chiesa diventa più chiara. Chiamata a essere, all’interno del tessuto ecclesiale, un sacramento di comunione, un ponte che favorisce gli incontri, un grembo in cui si feconda un nuovo modo di relazionarsi e si dà priorità all’arte dell’accompagnamento. Lo spirito sinodale nel quale ci impegniamo, suppone la partecipazione delle donne negli spazi e nelle strutture della Chiesa, nel discernimento e nelle decisioni.
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Spetta a noi, nella Vita Religiosa, essere custodi della vita e ciò significa diventare esperti nell’arte della cura. Artigiani della cura.
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Che ognuno di noi aggiunga il suo fuoco per rendere possibile la scintilla della comunione, che illumina e dona all’altro ragioni per credere e sperare.
50 ANNI DI «LA GIUSTIZIA NEL MONDO» IL «SINODO CATALIZZATORE» DELLA VITA CONSACRATA Sr. Anne Béatrice Faye, CIC
Sr. Anne Béatrice Faye, CIC, è religiosa della Congregazione dell’Immacolata Concezione di Castres. Laureatasi in filosofia presso l’Università “Cheik Anta Diop” di Dakar (Senegal), si interessa delle questioni relative alla promozione della donna nel contesto africano. È docente di filosofia e membro dell’Association des Théologiens Africains (ATA).
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50 anni di «La Giustizia nel mondo»
La conferenza è stata presentata il 21 giugno 2021 ad un Webinar organizzato dall’ “Africa Working Group” della Commissione JPIC delle due Unioni UISGUSG.
Originale in Francese
La situazione del covid-19 ci invita oggi, attorno a un tavolo virtuale, a celebrare un Giubileo: il 50° anniversario del secondo documento post-sinodale «La Giustizia nel mondo», la cui attualità ci interpella tutti. Nel mezzo di questa crisi sanitaria e di tutti i drammi socio-economici che noi tutti conosciamo, mi è offerta ancora una volta la possibilità di ritornare sull’attualità di questo documento come un evento che continua a ispirarci e incoraggiarci all’azione. Infatti, «riscontriamo nel mondo un complesso di ingiustizie, le quali costituiscono il nocciolo dei problemi del nostro tempo e la cui soluzione richiede fatiche e responsabilità in tutti i livelli della societaÌ... La nostra azione deve essere anzitutto diretta a quegli uomini e nazioni che, a causa delle varie forme di oppressione e dell’attuale indole della nostra societàÌ, sono vittime silenziose dell’ingiustizia, anzi non hanno modo di far sentire la loro voce» 1. Ed è per questo motivo che il discorso sulla Giustizia merita uno sguardo «concreto, onesto e generoso» 2 come aveva già fatto il Sinodo del 1971. Da parte
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Introduzione
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mia, ho scelto di riesaminare la questione della giustizia in Africa con lucidità. La questione di base è sempre la stessa: quale giustizia per una maggiore dignità umana e promozione dello sviluppo integrale in Africa? Quando parliamo di dignità umana, facciamo riferimento a tutte le espressioni dei diritti fondamentali, delle libertà individuali, delle relazioni e del benessere a tutti i livelli. Più concretamente, qual è il bilancio di questi 50 anni di «La Giustizia nel mondo» nella Chiesa e nei nostri Istituti religiosi, in particolare in Africa? Nel complesso, il documento La Giustizia nel mondo ha avuto un’influenza immediata, chiara e un impatto rilevante sulle congregazioni, portando a nuovi orientamenti e spostamenti del luogo di missione. In effetti, questo Sinodo è stato «catalizzatore» di uno spostamento della vita consacrata, dalle strutture monastiche a uno stile di vita e a dei ministeri di prossimità con le popolazioni più svantaggiate del mondo. È questo forse che spiega il doppio giubileo di 40 anni nel 2011 e ora di 50 anni nel 2021? Il mio intervento non è il risultato di un sondaggio che potrebbe riflettere tutte le realtà dell’Africa. Si tratta di una semplice riflessione da condividere, frutto della mia breve esperienza di missione dal Senegal al Burkina Faso passando per la RDC e di altre esperienze acquisite nei vari gruppi di ricerca interculturale a cui partecipo da qualche anno.
1. Quadro di riferimento e metodologico del nostro scambio
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Per rispondere a questi interrogativi, offriremo prima una panoramica generale del contesto storico del sinodo. Vi inviterò poi a un viaggio alla scoperta dei nostri diversi istituti, sul campo, non nel giardino segreto delle nostre case generalizie o delle nostre grandi istituzioni, ma a cielo aperto, alle frontiere, nel deserto del Mali o della Libia, nel «ventre dell’Atlantico» 3 con i migranti, nella brousse, al mercato, tra i giovani, le donne, nelle megalopoli, in breve nel cuore della vita quotidiana della maggioranza degli africani.
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In altre parole, questo cinquantesimo anniversario è fondamentalmente un momento di introspezione per interrogarci su quella che è la vera realtà delle pratiche di giustizia nel continente e più in particolare nelle nostre chiese locali e istituti religiosi. Come spiegare l’aumento del numero di persone oppresse dalla miseria e il peggioramento delle loro condizioni di vita, quando la Chiesa e in particolare i nostri istituti moltiplicano costantemente nel mondo, grandi progetti di aiuto ai poveri, commissioni di Giustizia e Pace, pubblicazioni, bollettini e riviste, reti e siti, ONG...? Di fronte a situazioni di emergenza che spesso richiedono azioni rapide, non dovremmo rivedere le nostre opere di assistenza a favore di iniziative volte alla promozione umana, per evitare una dipendenza permanente? Infine, sappiamo cosa vuol dire avere cinquant’anni. A cinquant’anni si va più in profondità, si è più saggi e si ha più esperienza. Cinquant’anni, la convergenza della maturità e del tempo disponibile. Certamente, questo Giubileo rappresenta
un’opportunità per i nostri Istituti nella Chiesa di riconsiderare le nostre missioni più significative, talvolta geograficamente lontane e di farne una narrazione per recuperare coerenza. Ispirandoci a «La Giustizia nel mondo», condivideremo insieme ciò che possiamo organizzare a livello africano, in ogni paese, diocesi e istituto, non necessariamente per dare una o più risposte, ma per proporre alcuni orientamenti.
2. Panoramica del contesto storico del sinodo e ricezione di «La Giustizia nel mondo»
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Avrete certamente letto il documento e probabilmente lo conoscete meglio di me, ma lasciate che vi offra una breve panoramica per situarlo nel quadro globale ed ecclesiale. Analizzeremo anche come il documento è stato accolto e che impatto ha avuto sul continente, partendo soprattutto dal primo giubileo dei 40 anni, celebrato anch’esso attorno a un tavolo, in occasione di una conferenza tenutasi a Roma nel novembre 2011.
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«La Giustizia nel mondo», le domande difficili
Inizialmente il documento non ha avuto un’influenza molto profonda sulle Chiese dei paesi occidentali. Il motivo è sicuramente legato al rigore del linguaggio utilizzato per rivolgersi ai paesi ricchi. Alcune frasi non funzionano. Ad esempio: «Non possiamo che rammaricarci ogni volta che le nazioni più ricche si chiudono dinanzi a questa ideale finalità di ripartizione e di responsabilità mondiale. La richiesta di risorse e di energia da parte delle nazioni più ricche - capitaliste o socialiste - (al pari dell’inquinamento che dal loro uso risulta nell’atmosfera e nei mari) - è tale che gli elementi essenziali della vita sulla terra, quali sono l’aria e l’acqua, sarebbero irrimediabilmente compromessi se gli alti tassi di consumo e di contaminazione, in continuo aumento, fossero estesi a tutta l’umanità. L’opposto è vero in America Latina, Africa e Asia. C’era molta più soddisfazione negli ambienti ecclesiali direttamente interessati dai problemi dell’ingiustizia economica internazionale. Vale anche la pena sottolineare la particolare influenza che «La Giustizia nel mondo» ha avuto su molti istituti religiosi. È stato un fattore che ha
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Oltre alla chiarezza del documento relativa alle ingiustizie sul piano internazionale, notiamo qualche difficoltà nel momento in cui si devono denunciare ingiustizie contro un paese particolare. Ad esempio, il Sudafrica per il razzismo, Israele per il controllo dei Luoghi Santi, l’Unione Sovietica per il trattamento dei cattolici in Ucraina, la dittatura, etc. Secondo i Padri sinodali, devono essere le Chiese locali, che sono direttamente a conoscenza delle situazioni, a denunciare le ingiustizie specifiche. Infatti, per i Vescovi, «La Chiesa, in quanto comunità religiosa e gerarchica, non fornisce soluzioni concrete in campo sociale, economico, politico per la causa della giustizia nel mondo. La sua missione, però, porta con sé la difesa e la promozione della dignità e dei diritti fondamentali della persona umana» 4 . Varrebbe la pena approfondire la riflessione per vedere quali altre questioni rimangono. Ma cosa possiamo dire della sua ricezione?
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molto influenzato i comportamenti e i modi di vivere, i documenti dei capitoli, le strutture e la spiritualità. Questa è l’occasione per ricordare la conferenza organizzata dall’USG/UISG il 19 novembre 2011 in occasione del 40° anniversario di «La Giustizia nel mondo». In vista di questo incontro, il 15 agosto 2011, Teresa Dagdag, membro della Congregazione delle Suore di Maryknoll delle Filippine, all’epoca co-segretaria JPIC dell’USG/UISG, aveva lanciato un questionario importante alle congregazioni religiose a nome della Commissione JPIC. Sono state analizzate più di 40 risposte a 17 domande, riguardanti la rilevanza, l’impatto e l’influenza del Sinodo sulla Vita Consacrata, ma anche i limiti, le questioni emergenti e le preoccupazioni. L’obiettivo era quello di raccogliere riflessioni sulla ricezione e l’impatto di «La Giustizia nel mondo» sulla Vita Consacrata. In altre parole, se il Sinodo dei Vescovi su «La Giustizia nel mondo» non fosse avvenuto, la Vita Consacrata sarebbe stata la stessa oggi? Spettava a padre Dorr Donal 5 e a me rispondere a questa domanda per celebrare questo giubileo. 40 anni sono circa 3 generazioni. Avevamo risposto a partire dalle nostre esperienze personali e dalla conoscenza della società. Per quanto mi riguarda, il mio intervento era incentrato sulle grandi speranze rappresentate del continente africano. L’avevo intitolato «La Giustizia nel mondo»: continuità e discontinuità nella Vita Consacrata in Africa. Era stato un momento di scambio molto ricco su come la Chiesa e le congregazioni religiose avessero accolto questo documento nel corso di 40 anni. Eravamo giunti alla conclusione che il documento «La Giustizia nel mondo» fa parte del patrimonio della Chiesa. Rafforza il nostro ministero JPIC e offre continuità con le Scritture. Chiarisce anche questo cambiamento di paradigma. D’ora in poi, la Chiesa non è un fine in sé, ma è in missione per realizzare il Regno di Dio, il Regno di giustizia e di pace. È attraverso la solidarietà con i poveri che conosceremo Dio. Infine, la caratteristica del Regno di Dio è la giustizia, la pace e l’amore. In altre parole, la Chiesa ha una propria e specifica responsabilità, che si identifica con la sua missione di dare di fronte al mondo testimonianza dell’esigenza di amore e di giustizia, quale è contenuta nel messaggio cristiano, testimonianza che deve, poi, trovare puntuale riscontro nelle stesse istituzioni ecclesiali e nella vita dei cristiani 6. Così, la promozione della giustizia è un’esigenza assoluta del servizio della fede, così come il Sinodo aveva definito «l’agire per la giustizia e il partecipare alla trasformazione del mondo» come «dimensione costitutiva della predicazione del Vangelo».
3. Analisi sul campo della nuova Africa : governance e uomini politici -
Le Le Le Le
sfide sfide sfide sfide
economiche e politiche delle donne nella società ecologiche educative – i giovani
-
3.1
La Le La Le Le
sfida sfide sfida sfide sfide
della mobilità dentro e fuori il continente socio-culturali e interreligiose della violenza in tutte le sue forme etniche della modernizzazione
Governance politica
È logico che un presidente acquisti una barca e un nuovo aereo pagando miliardi, mentre buona parte del suo paese è ancora completamente senza sbocchi sul mare? È logico che un presidente organizzi serate mondane in Costa Azzurra per distribuire buste piene di banconote ai suoi ospiti quando gli ospedali del suo paese non hanno nemmeno il cotone? È logico che interi villaggi cedano i loro appezzamenti di terra, per piccole somme, a multinazionali, funzionari e commercianti per rispondere alle esigenze del momento? Le loro terre sono vendute a loro insaputa. È logico che un presidente malato e in punto di morte voti nella sua auto, ignorando tutte le regole fondamentali della democrazia? Purtroppo, la lista di queste incongruenze potrebbe prolungarsi ancora. Continuiamo la nostra analisi sul campo e analizziamo la situazione dell’istruzione dei giovani, delle donne e dell’ambiente.
3.2
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L’incontro con un giovane laureato: simbolo di vulnerabilità e coraggio
«Giovani d’Africa e del mondo, il destino ha voluto che alla fine del ventesimo secolo, all’alba di una nuova era, voi foste come un ponte tra due mondi: quello del passato, dove le vecchie civiltà aspirano solo a lasciarvi in eredità i loro tesori prima di scomparire e quello del futuro, pieno di incertezze e difficoltà, certo, ma anche ricco di nuove avventure ed esperienze entusiasmanti. Sta a voi raccogliere la sfida e fare in modo che non ci sia una rottura mutilante, ma una serena continuazione e la fecondazione di un’epoca attraverso con un’altra. Se i conflitti vi minacciano, ricordate le virtù del dialogo e del confronto!» Uno dei paradossi che colpisce di più, in tutti i paesi africani, è che l’Africa, continente del futuro trascura proprio quei giovani che rappresentano un valore inestimabile per lo sviluppo sostenibile, la pace e la prosperità del paese. Incontriamo alcuni di loro.
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La Giustizia nel mondo ci rimanda alla ricchezza che sono i giovani in Africa. Si parla oggi di dividendo demografico per definire questa ricchezza. Quali sforzi sono stati fatti per ridurre questo paradosso attraverso le politiche pubbliche? Qual è la bussola che la Chiesa può offrire ai giovani perché non si perdano? In altre parole, che cosa ha da offrire loro la Chiesa? Come può annunciare Cristo in modo credibile? Consapevole dell’importanza della conoscenza reciproca per una pace duratura tra tutti i figli della terra, Amadou Hampâté Bâ ha quindi ritenuto necessario rivolgersi ai giovani africani in questi termini:
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Innumerevoli giovani del nostro continente stanno vivendo delle situazioni che li colpiscono gravemente, come le conseguenze della povertà che limitano la crescita armoniosa delle loro vite e creano l’esclusione. Il caso che presenteremo riflette quello che i giovani stanno vivendo un po’ dappertutto nel continente. Ne conoscete forse altri? Avremo modo di condividere le loro storie nel terzo momento di scambio. ADOUMARINE 7, disoccupato, laureato presso l’Università di Lagos (Nigeria), spiega che spesso si incontrano giovani nigeriani laureati che fanno dei lavori saltuari. «Puliscono i pavimenti degli alberghi, vendono schede per le ricariche telefoniche nelle stazioni di servizio, lavorano nelle fabbriche o sono semplicemente venditori ambulanti». Uno di loro è un venditore ambulante che vende carne alla griglia. Ascoltate attentamente quello che ha fatto. Dopo aver fotocopiato la sua laurea in ingegneria, usa le fotocopie come imballaggio per i suoi clienti. La sottoccupazione è un problema serio, che maschera la realtà di tanti giovani. Milioni di questi giovani sono lasciati alla disoccupazione, alla precarietà, al disincanto, alcuni si radicalizzano o prendono ogni giorno la strada dell’esodo mettendo a rischio la loro vita, libertà, dignità fino all’umiliazione finale di essere venduti e ridotti in schiavitù come abbiamo visto recentemente in Libia. Queste esperienze e tante altre che conoscete o state vivendo, mi portano a porvi questa domanda: cari partecipanti a questo scambio, come si stanno adattando le università in Africa ai vari vincoli socio-politici e professionali? Quale futuro riservano all’Africa? Come possono contribuire a una crescita inclusiva? Come possono partecipare all’economia della conoscenza, alla giustizia per tutti? 8 Secondo La Giustizia nel Mondo, la trasformazione radicale del mondo, nella Pasqua del Signore, dà pieno significato agli sforzi umani, specialmente quelli dei giovani, per alleviare l’ingiustizia, la violenza e l’odio e per assicurare il progresso di tutti, contemporaneamente, nella giustizia, nella libertà, nella fraternità e nell’amore.
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3.3 La dignità delle donne in Africa: una chiamata alla giustizia
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René Laurentin nel suo libro sul Sinodo «Giustizia nel mondo», sottolinea come «Barbara Ward abbia scritto la parte più importante della sintesi dei dibattiti... È la prima volta, aggiunge, che una donna svolge questo ruolo chiave nell’elaborazione di un documento che riguarda l’istanza suprema della Chiesa» 9. Non c’è da meravigliarsi che «La Giustizia nel Mondo» auspichi «che le donne abbiano la propria parte di responsabilità e di partecipazione nella vita comunitaria della società e anche della Chiesa e che questo argomento venga sottoposto a un profondo esame, con mezzi adeguati, per esempio ad opera di una commissione mista composta di uomini e donne, di religiosi e laici, di diverse condizioni e competenze» 10. La Chiesa riconosce a tutti il diritto a una libertà di espressione e di pensiero adeguata, che presuppone anche il diritto all’ascolto, in uno spirito di dialogo, che garantisce la legittima diversità nella Chiesa.
Tuttavia, dobbiamo riconoscere che nella nostra quotidianità, la maggior parte delle donne africane si batte contro ogni sorta di forza che vuole privarle della loro personalità e evitare che prendano il controllo del loro destino. Producono e vendono, ad esempio, l’80% del cibo ma, agli occhi della legge, non le si ritiene in grado di possedere il campo che coltivano. Ricordiamo che la maggioranza delle donne svolge questo lavoro senza strumenti moderni, formazione o servizi di base. Riscontriamo esperienze che sono contrarie alla giustizia: nella collaborazione con le donne, queste sono spesso ridotte a una posizione di inferiorità. È per questo che il ruolo delle donne sarebbe più efficace se la Chiesa famiglia affidasse loro una missione più visibile o le coinvolgesse più apertamente, perché umanizzerebbero molto di più le società africane. È risaputo che in Africa le donne sono parte attiva della Chiesa. Sono le prime collaboratrici della missione evangelizzatrice. Possono essere considerate la spina dorsale delle comunità cristiane visto che svolgono la maggior parte del lavoro organizzativo. In tutto il continente, migliaia di religiose proclamano il Regno di Dio attraverso atti concreti di compassione. Eppure la domanda rimane: fino a che punto la Chiesa e la società rispettano, riconoscono e celebrano la dignità di queste donne?
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La questione della dignità delle donne è talvolta legata a quella dell’ecologia. Infatti, le donne che vivono in contesti rurali dipendono fortemente dal loro ambiente naturale. Custodi della vita, sono le prime a subire i danni climatici o la scarsità delle risorse naturali. Questo è il nostro punto finale.
La questione dell’integrità del creato era già stata intuita da «La Giustizia nel mondo» in modo incisivo, individuando nei paesi più ricchi i responsabili dell’inquinamento ambientale. «La richiesta di risorse e di energia da parte delle nazioni più ricche è tale che gli elementi essenziali della vita sulla terra, quali sono l’aria e l’acqua, sarebbero irrimediabilmente compromessi se gli alti tassi di consumo e di contaminazione, in continuo aumento, fossero estesi a tutta l’umanità.» 11 . «La gravità della crisi ecologica e il grido dei poveri che soffrono le conseguenze del degrado ambientale ci invitano a fermarci e a riflettere seriamente su come i nostri valori operativi che informano le nostre decisioni e azioni quotidiane rimangano fondamentalmente consumistici» 12 . In Africa, le questioni ambientali sono intrinsecamente legate alle risorse naturali e alla povertà. Anche se è ricco di risorse minerarie, è il continente con la più alta percentuale di poveri 13 . L’etica ambientale deve quindi andare di pari passo con la giustizia ambientale, al fine di promuovere un’equa distribuzione delle ricchezze naturali e combattere così la disuguaglianza e la povertà. L’Africa si presenta spesso come il luogo dove si esprimono queste disuguaglianze e povertà. Infatti, alcuni «uomini e donne d’affari, governanti e gruppi economici che, con il pretesto di ridurre la povertà e lavorare per lo sviluppo delle popolazioni povere, si impegnano in programmi di sfruttamento, espropriano i contadini delle
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3.4 La questione dell’eco-giustizia
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loro terre, distruggono le foreste, inquinano l’ambiente e causano una desertificazione senza precedenti». Di fronte a questi gravi attacchi alla persona umana e alla natura, «la Chiesa deve [...] esortare i governanti a creare una nuova coscienza ecologica che si esprima in azioni concrete» 14 . La sfida urgente della tutela della nostra casa comune comporta preoccuparsi di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non torna mai indietro nel suo progetto d’amore, non si pente di averci creato. L’umanità ha ancora la capacità di lavorare insieme per costruire la nostra casa comune. Quando Papa Francesco parla di tutela della casa comune, del pianeta, si riferisce a quel minimo di coscienza universale e di senso di mutua sollecitudine che può ancora esistere tra le persone. Vi lascio qualche interrogativo a titolo indicativo, consapevole del fatto che un’ampia sensibilizzazione si fa già nei vari istituti religiosi. - Rendere la questione dell’eco-giustizia una questione trasversale della nostra missione. - La sostenibilità dovrebbe essere un obiettivo delle nostre attività individuali e collettive, - In tutte le nostre comunità e luoghi di lavoro, specialmente nelle nostre case di formazione, ci dovrebbe essere una pratica semplice e costante di riciclo dei materiali deperibili e non deperibili seguendo le tre R: ridurre, riciclare e riutilizzare. - Sarebbe auspicabile dare la priorità all’acquisto di prodotti locali e partecipare a movimenti sociali di sensibilizzazione ambientale per influenzare le politiche pubbliche. Da parte sua, Papa Francesco indica il tipo di cambiamento di cui l’umanità ha bisogno per affrontare la sfida del momento. In primo luogo, ci invita a «scommettere su un altro stile di vita» in un mondo in cui «il mercato tende a creare un meccanismo consumistico compulsivo per piazzare i suoi prodotti» 15 . Sottolinea poi l’importanza della sfida educativa, che non solo deve creare una «cittadinanza ecologica», ma deve anche coltivare «solide virtù», condizione per «la donazione di sé in un impegno ecologico» 16 .
Conclusione Nessun documento della Chiesa si è mai così concentrato sulle preoccupanti ingiustizie internazionali che il mondo non ha ancora risolto. Si ha l’impressione che sia la problematica della giustizia internazionale, come la percepiscono i popoli del terzo mondo a dominare il dibattito sinodale. Infatti, possiamo leggere: «La speranza, che negli ultimi venticinque anni ha pervaso il genere umano- che cioè la crescita economica procurasse tanta quantità di beni da permettere che i poveri si alimentassero almeno con le briciole che cadono dalla mensa – si è dimostrata vana nelle regioni poco evolute e nelle sacche di miseria delle regioni ricche, a
causa del rapido incremento della popolazione e dell’abbondanza di manodopera, a causa della stagnazione rurale e della mancata riforma agraria e a causa del generale flusso migratorio verso le città, dove tuttavia le industrie, benché dotate di grandi capitali, forniscono ben pochi posti di lavori, tanto che un quarto dei lavoratori non di rado rimane disoccupato» 17 . Questa situazione ha portato la Chiesa a mettersi in ascolto, con cuore umile e sincero, della Parola di Dio, che mostra nuovi modi di agire per la giustizia nel mondo. Il messaggio biblico e la missione della Chiesa con una riflessione teologica sul legame tra la speranza e la liberazione temporale dell’umanità.
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«L’agire per la giustizia e il partecipare alla trasformazione del mondo ci appaiono chiaramente come dimensione costitutiva della predicazione del Vangelo, cioè della missione della Chiesa per la redenzione del genere umano e la liberazione da ogni stato di cose oppressivo. Ascoltando il forte grido di coloro che soffrono violenza e sono conculcati da sistemi e da meccanismi ingiusti, e insieme l’appello del mondo che nella sua perversità contraddice al disegno del Creatore, ci siamo resi conto della vocazione della chiesa a esser presente nel cuore del mondo, predicando ai poveri la buona novella, agli oppressi la liberazione e agli afflitti la gioia.» 18 Di fronte alle ingiustizie attuali, il documento conclude con la pratica della giustizia offrendo alcune linee guida per una testimonianza e un’azione efficace, specialmente attraverso l’educazione.
Va notato che ognuna delle prime sessioni del dibattito (20-22 ottobre) è stata aperta non da vescovi, ma da esperti laici appartenenti alla Commissione Pontificia «Giustizia e Pace»: Barbara Ward (Lady Jackson), una rinomata economista inglese che ha insegnato negli Stati Uniti dopo aver lavorato in Ghana fino al 1961; poi Candido Mendes de Almeida, rettore di un istituto universitario di Rio de Janeiro e infine Kinhide Mushakoji, professore all’Università Sofia a Tokyo. Di «La Giustizia nel mondo», sottolineiamo in particolare tre attitudini: ascoltare, ragionare e dialogare. L’ascolto ci permette di metterci all’ascolto dei grandi interrogativi del mondo, del nostro continente, di ogni regione e paese che lo compone. Sappiamo tutti che in Africa, la posizione migliore per ascoltare è quella seduta. «Il mettersi seduti ad ascoltare l’altro, ci dice il Papa, caratteristico di un incontro umano, è un paradigma di atteggiamento accogliente, di chi supera il narcisismo e accoglie l’altro, gli presta attenzione, gli fa spazio nella propria cerchia ». 19 La seconda attitudine ci aiuta a capire meglio i cambiamenti che sono avvenuti nel nostro mondo e in Africa in particolare. Questo ci porta alla terza
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Per alcuni, ad esempio, questa azione si inserisce nel quadro delle lotte sociali e politiche, in cui i cristiani testimoniano il Vangelo, dimostrando che esistono fonti di progresso nella storia che sono distinte dalla lotta, come l’amore e la legge. Questa priorità dell’amore nella storia porta altri cristiani a preferire la strada dell’azione non violenta.
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attitudine e a proporre un itinerario di trasformazioni, con alcuni orientamenti all’azione 20 . Rileggendo "La Giustizia nel mondo", «abbiamo potuto cogliere le gravi ingiustizie che intrecciano su questa terra degli uomini una rete di dominazioni, di oppressioni e di abusi che soffocano la libertà e impediscono alla maggior di partecipare all’edificazione e al godimento di un mondo più giusto e fraterno»21 . Ci siamo anche resi conto che ci sono state molte iniziative a favore dei più poveri per ottenere più Giustizia.
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« La Giustizia nel mondo » n° 21. Il discorso sociale della Chiesa cattolica da Leone XIII a Benedetto XVI. Sinodo dei vescovi. Seconda Assemblea Generale. Justitia in Mundo. La promozione della giustizia nel mondo, 30 novembre 1971. Presentazione di Jean - Yves Calvez. p. 609 Fatou Dioum, le ventre de l’Atlantique. Ed. Anne Carrière. 2003. pp.256 La Giustizia nel mondo n° 15 Dorr Donal, Spirituality and Justice Broché. 1986. La Giustizia nel mondo. n°39, 79. ADOUMARINE è un acronimo formato dalle iniziali dei nomi di tanti giovani, uomini e donne che sono disoccupati o che lasciano l’Africa per altri luoghi. Tutti quelli che viaggiano in condizioni inimmaginabili solo per ritrovarsi a vivere in situazioni peggiori di quelle che si sono lasciati alle spalle, se non muoiono prima nel deserto del Sahara o nel Mediterraneo.
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Abdou Salam Sall, La gouvernance universitaire: une expérience africaine. CODESRIA, Dakar, 2016, 216 p. René Laurentin, Réorientation de l’Eglise après le troisième synode, Ed. Seuil, Paris, 1972, p. 152. In Assemblée Générale. Justitia in Mundo. La promotion de la Justice dans le monde, 30 novembre 1971. Présentation de Jean -Yves Calvez. p. 609. «La Giustizia nel mondo» n° 45-46. «La Giustizia nel mondo» n° 12. Come ci ricorda un recente gruppo di lavoro sull’ecologia della Compagnia di Gesù «RAPPORT SPECIAL SUR L’ÉCOLOGIE. GUÉRIR UN MONDE BRISÉ» (Promotio Iustitiae. Nº 106, 2011/2). p. 44. Cf. PNUE (2006), Perspective environnementale pour l’Afrique 2, Programme des Nations Unies pour l’environnement, Nairobi. SCEAM, L’avenir de la famille, notre mission, Contribution à la 14ème Assemblée Générale du Synode des évêques, SECAM-SCEAM PUBLICATIONS, Accra, 2015, n° 23. Laudato Si, n° 203. Laudato Si, n° 211 La Giustizia nel mondo, cap. 1 La Giustizia nel Mondo. n° 2 et 7. Papa Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale Libreria Editrice Vaticana. 2000, n° 48. Cf. Vaticano II, G.S, 1 « Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. (…) Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia». La Giustizia nel Mondo n°3.
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FORMAZIONE OLISTICA DEI LEADER DELLE CONGREGAZIONI RELIGIOSE PER LA MISSIONE IN UN MONDO IN RAPIDO MUTAMENTO Sr. Chinyeaka C. Ezeani, MSHR Chinyeaka C. Ezeani, Suora Missionaria del Santo Rosario, ha servito nella leadership della sua congregazione. Attualmente è vice postulatrice della causa di canonizzazione del loro fondatore Mons. Joseph Shanahan CSSp.
È autrice di “Rooted in Christ - Insights into Contemporary Religious and Priestly Formation” e “Interculturality in Religious Life - A Blessing in Different Colours”.
Originale in inglese
Introduzione
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Ogni volta che rifletto sul tema della leadership emergono due immagini dai Vangeli. La prima è quella in cui Gesù si china e lava i piedi ai discepoli, esortandoli a fare lo stesso (cfr. Gv 13, 3-17): “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. (vv. 14, 15). Il secondo è quando Gesù si allontana in luoghi solitari per pregare (Mt 14,23; Mc 1,35; Lc 3,21; 6,12; 9,28). In ogni occasione, ha modellato per i suoi discepoli una relazione personale con il Padre. Ha insegnato loro che l’autorità è un servizio e l’umiltà il segno distintivo del vero discepolato.
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Dio sceglie e chiama ciascuno secondo la sapienza e il disegno divino. San Paolo ricorda alla comunità cristiana di Corinto che la loro chiamata non è dovuta a un particolare merito, ma all’intenzione di Dio per il mondo (cfr. 1Cor 1,26-31). Questo vale anche per la chiamata alla leadership nelle congregazioni religiose – un toccante promemoria, per evitare che l’orgoglio prenda il sopravvento sul cuore del leader e guidi i suoi pensieri e le sue azioni. Per essere autentici discepoli di Gesù e amministratori del corpo di Cristo, i leader delle congregazioni religiose devono radicarsi nei valori di Gesù Cristo. Il mondo sta cambiando rapidamente. Le esperienze di chi è entrato nella vita religiosa circa venti o quarant’anni fa sono molto diverse da quelle di chi ci entra ora. I leader di oggi si trovano ad affrontare un mondo più complesso di quello di quello di chi ci ha preceduto. Ad esempio, i nuovi membri delle congregazioni
religiose sono per lo più figli dell’era informatica. È la generazione cresciuta con i cellulari, l’accesso a Internet e ai social media. I leader si trovano poi ad affrontare molte nuove sfide, comprese quelle poste dall’attuale pandemia da Covid-19 e fanno fatica a trovare dei modi utili per affrontarle. C’è quindi sempre più bisogno di una formazione continua olistica dei leader che li prepari adeguatamente alla missione in questo periodo particolarmente difficile. Nell’approfondire questo argomento, mi soffermerò sui tre elementi seguenti: (1) una breve riflessione sull’importanza della leadership nella comunità cristiana e nella Vita Religiosa (2) le grazie così come le sfide della leadership nella Vita Religiosa odierna (3) le diverse dimensioni di una formazione olistica dei leader che sia efficace nella loro duplice vocazione di vita consacrata e ministero di leadership (4) l’esercizio della leadership in relazione ai Consigli Evangelici come componente altrettanto essenziale della formazione olistica dei leader. L’articolo sarà diviso in due parti e pubblicato in due numeri del Bollettino.
Sr. Chinyeaka C. Ezeani, MSHR
Formazione olistica dei leader
PRIMA PARTE
La leadership è sempre stato un servizio essenziale nella comunità cristiana. Tra i suoi numerosi seguaci, Gesù scelse dodici apostoli con cui condividere più intimamente e li incaricò di andare a diffondere il suo messaggio d’amore. Tra i dodici, fece di Simon Pietro il leader e la roccia su cui costruire la sua Chiesa, contro cui le porte degli inferi non avrebbero prevalso (cfr. Matteo 16,18). Gesù scelse persone semplici, ordinarie, alcuni erano pescatori, non scribi né dottori della Legge e sarebbero state poi queste persone semplici a portare avanti il messaggio di vita di Cristo e testimoniato la sua Resurrezione. Questo è un esempio di come Dio possa scegliere ciò che all’apparenza è “stolto, debole, ignobile e disprezzato nel mondo” per confondere i sapienti del mondo… (cfr. 1 Cor 1:27, 28), perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Come la chiamata a seguire Cristo nella vita cristiana, anche la leadership è un invito, una chiamata dentro la chiamata alla vita consacrata. La comunità religiosa di persone consacrate vive insieme nel tentativo di essere fedele alla volontà di Dio nella propria vita, contribuendo ognuno con il ruolo assegnato nella comunità. “…mentre tutti, nella comunità, sono chiamati a cercare ciò che a Dio piace e ad obbedire a Lui, alcuni sono chiamati ad esercitare, in genere temporaneamente, il compito particolare di essere segno di unità e guida nella ricerca corale e nel compimento personale e comunitario della volontà di Dio. È questo il servizio dell’autorità” (CICLSAL, 2008, p. 3). L’obiettivo è servire il corpo di Cristo seguendo l’esempio di Cristo così che tutti i membri portino avanti i loro ruoli e non siano appesantiti da tutte le necessità della
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LEADERSHIP: UN SERVIZIO ESSENZIALE NELLA CHIESA E NELLA VITA RELIGIOSA
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comunità. Nella prima comunità cristiana, di fronte alla sfida di occuparsi adeguatamente dei bisogni temporali del popolo, specialmente delle vedove, gli apostoli scelsero sette uomini di buona reputazione per servire come diaconi. Questo permise loro di concentrarsi più pienamente nella predicazione della Parola (cfr. Atti 6:1-7).
Le Grazie del Ministero della Leadership Senza dubbio, il ministero della leadership è una sfida. Ciò nonostante, Dio è fedele. Ogni volta che una persona è chiamata alla leadership, Dio dona le grazie necessarie. Nella vita religiosa, il ministero della leadership offre la possibilità unica di servire i propri fratelli e sorelle, aiutandoli a portare i loro fardelli, animandoli e incoraggiandoli ad accogliere pienamente la loro chiamata. Esposto alle difficoltà umane, il leader cresce nell’affrontare le proprie difficoltà personali. L’accesso ai meccanismi interni dell’altro e al modo con cui Dio cammina con lui è un grande dono che i leader religiosi ricevono. È un privilegio. Per questo motivo, il leader deve trattare con rispetto e dignità la vita delle persone che guida e custodire come cosa sacra le loro storie. Affrontare le molte sfide della leadership può ampliare positivamente e allargare l’orizzonte dei leader, portando alla crescita. Queste esperienze possono motivare il leader a crescere nel timore delle azioni di Dio nei suoi fratelli e sorelle. La leadership offre anche la possibilità di essere strumenti di riconciliazione e di connessione con i membri della congregazione. Non è inusuale che un leader si assuma la responsabilità per il fallimento di progetti o decisioni ritenute impopolari dai membri. Il leader si trova perciò spesso di fronte alla necessità di perdonare sempre e lasciar andare il dolore subito come risultato di questi elementi propri della condizione umana. L’auto-trascendenza è un importante valore cristiano. Proprio per le esigenze della leadership, al leader può essere spesso richiesto di andare oltre se stesso soprattutto quando si tratta di questioni relative alla leadership. La conversione e la trasformazione personale sono costanti nel ministero della leadership religiosa. Nelle esperienze sfidanti e nel costante ascolto del Dio che ci ha chiamato alla leadership, c’è la probabilità di sentire e discernere la sempre presente chiamata alla conversione. Nell’ascoltare la voce interiore dello Spirito con i propri fratelli e sorelle, si può sentire la chiamata alla conversione. Talvolta anche gli errori personali o la rabbia dei membri verso il leader possono agire da catalizzatore per la conversione del leader. Sembrerebbe che le esperienze di leadership aiutino a santificare e a favorire la crescita dei leader. La leadership religiosa può aprire, e lo fa, le porte del cuore per accogliere e testimoniare l’amore universale di Dio. Con la leadership c’è anche la possibilità di viaggiare, che può essere una fonte di grazia, che amplia ulteriormente la prospettiva e l’orizzonte dei leader.
Le sfide che affrontano i leader religiosi contemporanei La leadership in ogni ambito può essere una vera sfida. Prenderemo in esame le due motivazioni principali che rendono la leadership religiosa una sfida: le motivazioni interne che sono insite nel leader stesso e quelle esterne che provengono dall’esterno del leader.
Motivazioni interne Non tutte le sfide che il leader affronta provengono dall’esterno. È importante riconoscerlo. La consapevolezza delle proprie difficoltà umane personali può aiutare il leader a impegnarsi nel lavoro interiore necessario per crescere. Incolpare gli altri, specialmente i confratelli e i membri della propria congregazione, per tutte o per la maggior parte delle sfide che il leader sperimenta, in realtà non porta ad alcun progresso interiore o sviluppo personale. Riconoscere le proprie debolezze è meglio che negarle, può essere liberatorio e, di fatto, rimuove qualsiasi influenza che queste debolezze possono avere sul leader.
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Contrasto tra il “Sé ideale” e il “Sé reale” Come religiosi e principalmente come “brave” persone, che con tutta probabilità hanno scelto la vita religiosa per vivere più attivamente il Vangelo, il desiderio di vivere l’ideale è solitamente presente. Il leader perciò può vivere un contrasto tra la persona che realmente è e il sé ideale a cui aspira.
C’è poi il dilemma sempre presente della scelta tra atti gentili e malevolenza. È altrettanto vero che, talvolta si tratta di scegliere tra due “beni” che giustificano il discernimento da parte del leader. Vista la complessità della condizione umana, la capacità di scelta di una persona può essere limitata da varie condizioni; in questo caso la colpevolezza può essere nulla e invalida. La Chiesa nella sua sapienza riconosce questa realtà, affermando nel suo Catechismo: “L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali. (Catechismo della Chiesa Cattolica #1735). Queste condizioni possono talvolta limitare la libertà del leader nel prendere decisioni e azioni centrate su Cristo.
Sete smodata di potere e influenza Questa è un’altra problematica seria che può gravare sul leader. Mentre oggi per alcune comunità è quasi impossibile trovare dei religiosi che siano disposti ad accettare un ruolo di leadership, in altre, alcuni religiosi si mettono in competizione e si impegnano in escamotage per essere eletti a una posizione di leadership. I leader possono preoccuparsi troppo di dover ‘lasciare un segno’ per fare buona impressione sui membri della congregazione o per farsi un nome. Troppe aspettative su di sé possono essere dannose. Già le persone tendono ad aspettarsi molto dai
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Il dilemma delle Scelte
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propri leader, a volte troppo. Quando il leader si fa poi carico anche di questa pressione diventa una doppia agonia e diventa rischioso quando queste pressioni interne autoimposte governano le decisioni e le azioni del leader. Questo può portare alla ricerca di sé e a perseguire quindi progetti e ambizioni che trascurano l’approfondimento della vita interiore. La vita interiore è invisibile agli occhi, perciò il leader che dà un valore eccessivo a ciò che può essere visto ed elogiato, difficilmente vi dedicherà molta energia e attenzione.
Motivazioni esterne Secolarizzazione crescente nella società e ostilità verso i religiosi Le storie di una crescente secolarizzazione e ostilità verso i sacerdoti e i religiosi in alcune parti del mondo, potrebbero dare un senso di sicurezza ad alcuni in altre parti del mondo. Nessuno è veramente immune da questa tendenza. Ad esempio, ultimamente in alcuni paesi africani, molti religiosi, sacerdoti e seminaristi sono stati attaccati e rapiti. Sembra anche che ci sia una tendenza di giovani che tornano alla religione tradizionale africana, spesso per rabbia e sfida nei confronti delle autorità della Chiesa per la percezione di abuso di potere e dispotismo. Questi avvenimenti sono preoccupanti. I leader hanno devono svolgere un’onesta riflessione e valutazione di queste realtà, del loro ruolo in tutto ciò e di come rispondere a questa sfida.
Opposizione dai membri
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L’interferenza e la critica non costruttiva dei confratelli e delle sorelle e talvolta un’opposizione attiva al leader sono una realtà. A volte poi capita che si formino fazioni e gruppi ristretti nelle comunità religiose. Non soltanto si formano delle fazioni, ma alcune minano attivamente l’operato della leadership. Si tratta di solito di membri con voti perpetui che si sentono erroneamente in diritto di un riconoscimento e immuni e credono che dopo la professione o l’ordinazione “nessuno potrà mandarmi via da questa congregazione”. Questi atteggiamenti causano forti problemi ai leader e possono assorbire l’energia che potrebbe altrimenti essere investita in altre dimensioni vitali della vita consacrata.
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Ci saranno sempre delle sfide per i leader. Il modo in cui le si affronta è essenziale. Imparare a gestire le sfide senza esserne sopraffatti è una grazia per cui pregare. Alcuni membri possono realmente mettere a dura prova la pazienza dei loro leader; avere consapevolezza di questo aspetto può essere utile per non prendere sul personale ogni forma di opposizione.
Atteggiamento di onnipotenza e compulsione a offrire aiuto Il ministero della leadership di per sé può essere molto impegnativo. Le consorelle e i confratelli hanno sempre una lunga serie di aspettative, che può portare il leader a sentire il peso della pressione, anche se potrebbe sentirsi intimorito o a disagio nel mostrare la propria vulnerabilità. Il leader pensa quindi di doversi costantemente occupare degli altri, ma non di se stesso. Ciò può portare
a “un’indipendenza compulsiva” che causa poi una “costante smania di aiutare gli altri rifiutando qualsiasi forma di aiuto di cui si potrebbe aver bisogno (SteindlRast, 1984, p. 24). La vulnerabilità del leader può essere un incoraggiamento per i fratelli e le sorelle in difficoltà, che si rendono conto che siamo tutti sulla stessa barca e che abbiamo bisogno sia dell’aiuto umano sia della misericordia divina.
Gestire l’uscita dei membri dalla Congregazione Ultimamente si è registrato un alto numero di consacrati e consacrate che lasciano o chiedono la dispensa dai voti. Questo ha spinto la Santa Sede a sollecitare una riflessione sulla nostra vocazione e sul nostro impegno. Quando un membro arriva alla decisione di lasciare la comunità religiosa, si tratta di solito di un momento difficile per tutti. L’individuo specifico in transizione e la leadership sono gli attori attivi del processo. Se il processo è armonioso e il risultato di un discernimento appropriato da parte del religioso che lascia, questo aiuta a diminuire il peso di un evento così importante per tutti gli interessati. Al contrario, ci può essere animosità e tensione quando la decisione è presa dalla leadership. Il leader porta il pesante fardello di essere incolpato per aver preso la decisione. Questo è uno degli ambiti di grande sfida per i leader, dovuta in parte al fatto che in alcune società lasciare la vita religiosa è ancora visto come un fallimento e qualcosa di cui vergognarsi. I leader dei religiosi devono essere ben informati sui passi canonici da compiere in questi casi. Questo può facilitare molto il difficile processo di adattamento dell’individuo e la richiesta di una dispensa, etc. Un adeguato discernimento della vocazione e della formazione può aiutare a minimizzare alcune di queste situazioni difficili.
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Il Covid-19 si è rivelato a tutti gli effetti una pandemia. Tutti, in tutto il mondo, hanno sofferto le conseguenze del coronavirus in un modo o nell’altro. Così come i paesi e le famiglie stanno affrontando questa sfida, così lo fanno anche le congregazioni religiose. Il Covid ha messo a dura prova i leader e le comunità religiose. C’è chi ha perso un numero notevole di membri. Le molte morti e funerali, soprattutto durante la prima ondata della pandemia, e anche ora, non sono stati facili per nessuno. Questa pandemia e i suoi effetti hanno lasciato molti leader congregazionali traumatizzati. Non si tratta solo di seppellire i propri defunti, ma anche di confrontarsi su quale sia il modo migliore per rimanere fedeli al proprio ministero di leadership, negoziare questioni delicate e tenere al sicuro i membri, specialmente i più vulnerabili e anziani. La domanda rimane: Che cosa si può fare per guarire, metabolizzare e condividere queste storie degli effetti del Covid-19 su tutti? I religiosi e le religiose hanno bisogno di guarire prima di essere strumenti di guarigione e riconciliazione per gli altri. I leader hanno un ruolo di primo piano da svolgere al riguardo.
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La realtà della pandemia corrente
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Bibliografia Brown, B., The Gifts of Imperfection – Let Go of Who You Think You’re Supposed to Be and Embrace Who You Are – Your Guide to A Wholehearted Life, Minnesota, Hazelden Publishing, 2010. Catechism of the Catholic Church, Nairobi, Paulines Publications-Africa, 1994. CICLSAL, Il Servizio dell’Autorità e dell’Obbedienza– Faciem tuam, Domine, requiram, Istruzione, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2008. Edman, D., Your Weaknesses are Your Strengths – Transformation of the Self through Analysis of Personal Weaknesses, Chicago, Loyola University Press, 1994. Ezeani, C. C., Interculturality in Religious Life, A Blessing in Different Colours, Abuja, Paulines Publications Africa, 2019. Giovanni Paolo II, Post-Synodal Apostolic Exhortation, Vita Consecrata, Nairobi, Paulines PublicationsAfrica, 1996. Esortazione apostolica post-sinodale, Vita Consecrata, Nairobi, Paulines PublicationsAfrica Nwagwu, M. G., ‘Practice of Discipline within Communities in African Context; Especially Mishandling of Funds’, in Consecrated Life and Canon Law, UISG Bulletin, Number 162, 2017, 11 - 24. O’Donohue J., Benedictus – A Book of Blessings, London, Bantam Press, 2007. Palmer, P. J., Leading from Within - Reflections on Spirituality and Leadership, Indiana, Campus Ministry and Lily Endowment Inc., 1990. Palmer, P. J., Let Your Life Speak – Listening for the Voice of Vocation, San Francisco, John Wiley & Sons, Inc., 2000. Papa Francesco, Evangelii Gaudium – The Joy of the Gospel, Apostolic Exhortation, London, Catholic Truth Society, 2013. Radcliff, T., ‘Religious Life After 11th September: What Signs do we Offer?’ in Passion for Christ, Passion for Humanity - Acts of the Congress on Consecrated Life, Nairobi, Paulines Publications, 2005. Steindl-Rast, D., Gratefulness, the Heart of Prayer – An Approach to Life in Fullness, New York/Ramsey, Paulist Press, 1984. Ukwuije, B. (2013) “Faith in Africa in the Context of the New Evangelisation”, in SEDOS Bulletin, Vol. 45, No. 9/10- September October, 211-221. Letture consigliate Ezeani, C. C., Rooted in Christ- Insights into Contemporary Religious and Priestly Formation, Iperu, Nigeria, Ambassador Publications, Missionary Society of St Paul, 2007.
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Papa Francesco, Fratelli Tutti, 2020.
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PAT TO EDUCATIVO GLOBALE: DICHIARAZIONE DI INTENTI E LINEE GUIDA PER L’AZIONE Commissione Educazione UISG-USG
La Commissione Educazione delle due Unioni di Superiore e Superiori generali (UISG-USG), ha rielaborato il lavoro svolto durante l’edizione 2020 del Seminario “Ricostruire il Patto Globale per l’Educazione”, tenutosi nei giorni 12, 13 e 14 novembre e diretto da Miriam Subirana e Pep Buetas, con la metodologia dell’Indagine Apprezzativa.
Commissione Educazione UISG-USG
Patto Educativo Globale
Il documento che ne è scaturito è il risultato dell’integrazione delle “Dichiarazioni di aspirazioni” e delle “Linee d’azione”, messo a punto durante un lavoro di sintesi svoltosi successivamente al Seminario. In questo numero del Bollettino vi proponiamo alcuni brani di questo documento. Speriamo che il lancio del Patto Globale per l’Educazione rappresenti lo stimolo per promuovere un cambiamento nel nostro modo di educare, di considerare le persone, di essere presenti nel mondo in cui viviamo. I nostri sogni per un futuro e per una scuola diversi, in un mondo che vogliamo cambiare, coincidono. SOGNIAMO INSIEME per costruire un mondo più umano per tutti!
1 . Camminiamo insieme nella sinodalità che ci affascina e sfida. Siamo un’orchestra, in cui ognuno suona il proprio strumento, nessuno si sente escluso e, tenendo lo sguardo sul Maestro, tutti noi seguiamo il ritmo, il tempo e le note che la partitura ci dà, per prenderci cura di ogni essere umano coinvolto in questa melodia. Ognuno dà il meglio di sé, sentendo la responsabilità di far fruttificare le proprie capacità, sapendo che il contributo di ogni strumento è unico e indispensabile per raggiungere l’obiettivo dell'unica melodia. Sentiamo un senso di appartenenza e di esperienza, anche nella nostra fragilità, felicità e pienezza, forza e solidità per resistere alle tempeste del tempo e donare a tutti la bellezza di questa armonia. 2 . Continuiamo a “sinodalizzare”! Come educatori vogliamo continuare a imparare a camminare, o meglio ancora a nuotare (prendere il largo!) insieme. Seguendo l’esempio di Gesù che cammina sulle acque, guidati dallo Spirito e accuditi dal Padre Misericordioso, vogliamo continuare a navigare, in questo tempo di tante maree liquide, con nuovo vigore verso l’altra riva dove il Patto Globale per l’Educazione è già una realtà. Sappiamo che per
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Camminiamo insieme
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Patto Educativo Globale
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andare lontano dobbiamo continuare a nuotare lentamente e siamo convinti che l’unico modo per sapere se stiamo davvero avanzando è sapere se con e tra noi avanzano anche gli ultimi, che sono gli scartati e gli esclusi dalla nostra società. Camminiamo insieme e viviamo il nostro sogno: rinnovare la società dal fiore dell’umanità, che è il bambino, in gruppi fraterni che assumono rischi e si trasformano, facendo sbocciare un nuovo paradigma educativo. Attraversiamo i confini e sentiamo il bisogno di donare e ricevere reciprocamente. Facciamo crescere tutti, educando alla vita, preoccupandoci del futuro dei bambini e dei giovani, preparandoli a un domani sconosciuto con competenza, eticamente e spiritualmente. Le generazioni future vedono la bontà di Dio attraverso la nostra responsabilità personale. Mostriamo una comprensione collettiva di ciò che significa muoversi insieme agli altri. Attraverso la nostra trasparenza, gli altri saranno motivati ad assumersi, con passione, la responsabilità di ciò che ciascuno fa e dice. Nessuno è escluso, tutti sono inclusi e impegnati. Siamo felici perché abbiamo saputo unire i diversi carismi : in questo modo, in co munione, aderiamo alla Chiesa, mettendo a disposizione il nostro tempo per stabilire un dialogo condiviso tra i vari operatori pastorali. Costruiamo il Regno attraverso alleanze multiculturali/interculturali, generosamente nel cercare sempre il bene comune. Con gioia e speranza costruiamo una scuola cattolica certa della sua identità, della sua missione e della sua visione, impegnata in un’educazione di qualità che evangelizza educando ed educa evangelizza ndo. In essa, la comunità educativa, identificata con il suo carisma, testimonia i valori di Gesù nella missione condivisa. Le nostre radici sono una rete che ci sostiene e ci spinge a migliorare nella cura della vita.
Linee guida per l’azione
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Ravvivare l’alleanza tra scuola, famiglia, congregazioni religiose, comunità ecclesiali, società, attraverso reti di fraternità e collaborazione. Lavorare in sinodalità. Incoraggiare le alleanze inter-congregazionali. Lavorare online su un progetto condiviso. Unirsi per rispondere in modo innovativo alle esigenze concrete della realtà. Avere una chiara missione-visione (consapevolezza di questo impegno). Promuovere metodologie di partecipazione come l’Indagine Apprezzativa e altre forme di impegno sociale che aiutino ad attuare il Patto Globale per l’Educazione. Promuovere relazioni umane “inter”: personali, comunitarie, istituzionali,
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culturali..., per unire le forze e arricchirsi vicendevolmente. Promuovere la capacità creativa della comunità educativa, fondata su ciò che siamo (Vangelo, carismi). Colmare il Progetto Educativo Istituzionale con la proposta del Patto Globale per l’Educazione. Generare spazi di condivisione di sogni e forze con altri e altre per camminare insieme. Generare processi di analisi, ascolto e dialogo per prendere decisioni, arricchire la propria conoscenza e l’interazione con gli altri, con empatia e nella cura dell’altro. Formare una equipe internazionale che promuova e gestisca progetti educativi comuni.
Commissione Educazione UISG-USG
Patto Educativo Globale
1. La preoccupazione di comunicare pacificamente con tutto ciò che ci circonda, animali, piante, in modo da poter essere in pace e serenità. La preoccupazione di costruire ponti con le giovani generazioni, perché abbiamo una sola Terra. Entrare in relazione con l’altro, il senso della comunicazione. Insegnare ai bambini ad amare il canto degli uccelli. 2. Il mondo in cui viviamo è bello e siamo una comunità convinta dell’importanza della cura e della rigenerazione della casa comune, dove a tutti viene riconosciuto il valore. Comprendiamo e integriamo i processi dell’ecologia integrale, viviamo a contatto con la natura, possiamo tuffarci in qualsiasi fiume, bere acqua da fonti pulite, mangiare qualsiasi frutto, le strade sono sempre aperte, siamo tutti fratelli e sorelle, i vicini si aiutano a vicenda, le città sono sempre belle, pulite e con un clima equilibrato. Il sogno di Dio è possibile! 3. Siamo in uno spazio di silenzio condiviso dove incontriamo gli altri, noi stessi e il trascendente, che ci permette di percepire la realtà in profondità attraverso conoscenza e autoregolazione emotiva, divenendo persone sensibili che costruiscono relazioni sane e interconnesse con la nostra casa comune.
Linee guida per l’azione -
Promuovere il contatto con la natura e la solidarietà, il senso contemplativo e il silenzio. Promuovere itinerari di educazione all’interiorità, educando la persona alla cura della casa comune. Generare processi educativi/formativi che portino alla scoperta della vulnerabilità e della ricchezza della diversità nella dignità di ogni persona
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Armonia con la natura
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Commissione Educazione UISG-USG
Patto Educativo Globale
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e di ogni essere vivente: a.Favorire la consapevolezza di sé e della propria appartenenza alla terra b. Riconoscerci come parte di un tutto (fratellanza universale) c. Generare una conversione nel quotidiano, attraverso esperienze di incontro con la terra, la natura e gli altri. Educare alla capacità di ammirare, meravigliarci, contemplare le piccole cose della vita quotidiana e la natura che ci circonda. Insegnare ai bambini ad amare il canto degli uccelli. Costruire piani d’azione trasversali, che consentano l’inclusione e la trasformazione sociale, nella consapevolezza della cura della casa comune. Conoscere e studiare l’enciclica Laudato si’. Educare alla gestione dell’acqua, dei rifiuti e dell’energia
LA VITA DELLA UISG
La vita della UISG
Dalla Scrivania della Segretaria Esecutiva Mentre guardiamo all’inizio del 2022, ecco un promemoria delle varie fasi del processo per l’Assemblea Plenaria della UISG: Parte 1: 14 marzo (online) Parte II: 4 aprile (online) per Parte III: 2-6 maggio (in presenza/online) Parte IV: 11 luglio (online)
Approfondimento del tema “Abbracciare la vulnerabilità nel cammino sinodale”. Cosa sta emergendo mentre ci prepariamo l’Assemblea di maggio? ASSEMBLEA E UDIENZA CON PAPA FRANCESCO (5 maggio) I frutti che possiamo raccogliere
Durante gli ultimi mesi del 2021, le varie commissioni sinodali - Spiritualità, Teologia, Metodologia e Comunicazione - sono state molto attive. Tutte hanno preparato risorse per il sito web del Sinodo, a cui si può accedere all’indirizzo www.synod.va. Qui troverete diverse sezioni importanti tra cui: Strumenti di comunicazione, Strumenti per facilitare la consultazione sinodale, Tabella di marcia per la fase diocesana, così come il Documento Preparatorio, il Vademecum, il Logo e la Preghiera Adsumus, tutti disponibili in varie lingue. I religiosi sono incoraggiati a partecipare alla fase diocesana attraverso le loro parrocchie e altri gruppi. Inoltre, i Presidenti della UISG e della USG hanno lanciato un semplice processo di riflessione per i Responsabili delle Congregazioni, che possono scegliere chi desiderano coinvolgere nel processo. Un team di teologi - Gemma Simmonds CJ, José Christo Rey Garcia Paredes CMF, Orlando Torres SJ e Sr. Maria Cimperman RSCJ - raccoglierà le risposte e preparerà la sintesi finale a nome delle due Unioni. Si spera che questa sintesi sarà utile per la riflessione in corso. Molti webinar sono stati offerti in questo periodo su aspetti del Diritto Canonico, Seminare Speranza per il Pianeta - Biodiversità, Cambiamento Climatico e Miniere e la necessità di impegnarsi in Advocacy. L’Ufficio di JPIC delle Unioni USG-UISG ha offerto un programma di formazione per i promotori di JPIC dal
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Manteniamo l’intenzione di procedere con l’Assemblea in presenza anche se il numero dei partecipanti sarà sensibilmente inferiore al solito, a causa del Covid19 e della nuova variante Omicron. Questi sono tempi difficili per tutti e specialmente per quelle parti del mondo che non hanno facile accesso ai vaccini.
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titolo: Engaging Laudato Si and Justice in the World - Continuing the Narration. Più di 400 partecipanti provenienti da tutti i continenti hanno partecipato al workshop di cinque giorni, che si è tenuto in inglese, spagnolo e francese. I principali temi trattati sono stati il quadro globale di Giustizia e Pace, i fondamenti di JPIC sulla Dottrina Sociale della Chiesa, la spiritualità di JPIC, l’azione sacra di JPIC, l’esposizione su Laudato Si & Giustizia nel Mondo, il ciclo pastorale, le Società Religiose/Apostoliche all’ONU, gli obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile e gli obiettivi della Laudato Si, la sinodalità nella Chiesa, la struttura del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, l’incontro e il dialogo per costruire un mondo migliore. Aggiornamenti mensili sul lavoro della Commissione e dell’Ufficio di JPIC USG-UISG e una gran quantità di risorse di JPIC possono essere reperiti dal sito web di JPIC https://jpicroma.org/ . Si prega di avvisare i vostri promotori di JPIC.
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Il lancio della Call to Action di Talitha Kum, il 25 novembre 2021, è stato un evento molto importante per la UISG. Questa è la prima volta che il Consiglio Esecutivo della UISG approva un piano completo per l’azione e la difesa in un’ambito di ministero così significativo. Il Piano d’Azione può essere consultato sul sito web di Talitha Kum in varie lingue - https://www.talithakum.info/en/callto-action/. All’evento hanno partecipato il Cardinale Pietro Parolin, diversi ambasciatori presso la Santa Sede e funzionari di diverse organizzazioni internazionali e intergovernative, con il sostegno del Fondo di Solidarietà Globale (GSF).
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Importanti interventi e riflessioni sono stati offerti dai seguenti relatori: - Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano - Maria Grazia Giammarinaro, ex relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tratta di esseri umani - La dottoressa Azza Karam di Religions for Peace International - L’ambasciatore Pietro Sebastiani, Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede - Laurence Hart, dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) - Suor Angela Reed, responsabile di Mercy International - Suor Jolanta Kafka e Suor Patricia Murray della UISG I membri del comitato internazionale di Talitha Kum hanno presentato la Call to Action. Suor Abby Avellino, Suor. Carmen Ugarte Garcia, Sr. Gabriella Bottani, Sr. Maria Luisi Puglisi e Sr. Yvonne Bambara, hanno anche condiviso le loro esperienze in Africa, Asia, Europa e America Latina, dove crisi economiche, guerre e migrazioni alimentano lo sfruttamento dei più vulnerabili, soprattutto donne e ragazze. Altri partecipanti degni di nota sono stati il dott. Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero Vaticano per la Comunicazione; Francesca di Giovanni, Sottosegretario per gli Affari Multilaterali della Segreteria di Stato Vaticana; gli Ambasciatori e delegati di 10 Ambasciate presso la Santa Sede (Australia, Canada, Colombia, Repubblica Ceca, Irlanda, Italia, Olanda, Polonia, Spagna, Regno Unito); i rappresentanti dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in
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Europa (OSCE), dell’Istituto Interregionale di Ricerca sul Crimine e la Giustizia delle Nazioni Unite (UNICRI) e Maria Lia Zervino, Presidente dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche (WUCWO). L’espressione Talitha Kum definisce l’identità e la missione della rete globale che riunisce più di 3.000 suore cattoliche, alleati e amici. Formalmente istituita nel 2009 come iniziativa internazionale contro il traffico e lo sfruttamento di esseri umani, Talitha Kum è organizzata in 60 reti locali in quasi 90 paesi, e sostiene attivamente le vittime, i sopravvissuti e le persone a rischio. Ogni rete Talitha Kum mantiene la sua identità e opera all’interno del proprio paese o regione, e il Comitato di Coordinamento dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) sostiene lo sviluppo delle capacità e la formazione delle reti e dei membri, e facilita la condivisione di informazioni, risorse ed esperienze. Invitiamo le suore di tutto il mondo a identificare la loro rete locale e a collaborare insieme per far conoscere e vivere il Piano d’Azione di Talitha Kum.
Notizie XXII Plenaria della UISG 2022 L’Assemblea Plenaria della UISG è uno degli eventi più importanti della vita dell’Unione ed è riservata esclusivamente ai suoi membri, le Superiore Generali delle Congregazioni religiose di Vita Apostolica.
Prima fase: Seconda Fase: Fase Finale:
2 incontri online il 14 marzo e il 4 aprile 2022 (online e in presenza): Incontro a ROMA presso l’Ergife Palace Hotel: 2-6 maggio 2022 Incontro online l’11 luglio 2022
Sr. Jolanta Kafka, Presidente della UISG, spiega così il tema scelto per il primo percorso assembleare della UISG: ABBRACCIARE: tenerezza e accoglienza della realtà nostra e del mondo per come è; vicinanza alle piaghe dell’umanità. VULNERABILITA: come vita religiosa condividiamo la nostra vulnerabilità che ci rende fragili come le nostre sorelle e fratelli. CAMMINO: tutti e tutte siamo coinvolte, ognuno con le sue possibilità e la sua parola. SINODALE: uno stile e un orizzonte che si fa visione, una pedagogia che ci fa
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Per la prima volta abbiamo disegnato un PROCESSO DELL’ASSEMBLEA 2022 dal titolo ABBRACCIARE LA VULNERABILITÀ NEL CAMMINO SINODALE, che prevede tre fasi e che sono riservate alle Superiore Generali:
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comunità ecclesiale, anche con le persone più lontane. Chiediamo a tutte le sorelle di accompagnare questo processo con la loro preghiera Info: www.uisg.org
Piattaforma Laudato Si’ Prendersi cura dei nostri fratelli e sorelle significa prendersi cura della casa che condividiamo. Questa responsabilità è “parte essenziale di un’esistenza virtuosa” (LS 217). La Piattaforma di Iniziative Laudato Si’ del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale è uno spazio in cui istituzioni, comunità e famiglie possono imparare e crescere insieme, mentre camminiamo verso la piena sostenibilità, nello spirito olistico dell’ecologia integrale. La piattaforma offre iniziative e materiali per 7 anni di cammino sui seguenti temi: Risposta al grido della Terra; Risposta al grido dei poveri; Economia ecologica; Adozione di stili di vita sostenibili; Istruzione ecologica; Spiritualità ecologica e Impegno comunitario e azione partecipativa. Per informazioni: https://piattaformadiiniziativelaudatosi.org oppure potete contattare Sr Sheila Kinsey, la coordinatrice della Campagna Seminando Speranza per il pianeta: info@sowinghopefortheplanet.org
Per una Chiesa sinodale: comunione partecipazione missione
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Il cammino sinodale è stato ufficialmente aperto a ottobre 2021 con l’avvio della prima fase: quella diocesana.
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Anche la UISG è impegnata in questo processo. In particolare porterà avanti, insieme alla Rete Mondiale di Preghiera del Papa, un’esperienza di preghiera mondiale che accompagni tutto il cammino del Sinodo dal titolo “La Chiesa in cammino. Prega per una Chiesa sinodale”, che è stata lanciata il 13 ottobre del 2021 con l’apertura di un sito web prayforthesynod.va, dove sarà possibile pubblicare preghiere sotto forma di testi, immagini, poesie. “Per “camminare insieme” nell’ascolto dello Spirito Santo abbiamo bisogno di pregare. Non c’è cammino sinodale senza preghiera personale e comunitaria. La preghiera dispone il nostro cuore ad ascoltare gli altri e ci aiuta a discernere l’azione dello Spirito Santo nel mondo.” Con queste parole si apre il sito di preghiera per il Sinodo. Per scaricare il documento preparatorio e il vademecum, potete visitare il sito web ufficiale del Sinodo 2023: www.synod.va
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Capitoli Generali 2022 Il vostro Capitolo Generale sarà nel 2022? Vi chiediamo di inviarci le vostre informazioni così da poterle condividere con i nostri membri e accompagnarvi con la preghiera. Vi chiediamo di usare questo link per inviarci le vostre informazioni che saranno accettate solamente attraverso questo mezzo: https://bit.ly/3kT7PYT
Webinar UISG 2020-2021 Vi siete persi un webinar? Non avete potuto partecipare? Volete organizzare un incontro di formazione con la vostra comunità su vita religiosa, interculturalità, ecologia integrale?
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A questo link trovate la playlists tematiche tra le quali scegliere il webinar che vi interessa: www.youtube.com/c/UISGRome/playlists
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STAFF DELLA UISG SEGRETERIA
Sr. Patricia Murray, ibvm Segretaria Esecutiva
segretaria.esecutiva@uisg.org 0668.400.236
Rosalia Armillotta Assistente Segretaria Esecutiva ECONOMATO
Aileen Montojo Amministratrice finanziaria Sr. Sunitha Luscious, zsc Assistente Amministratrice finanziaria Patrizia Balzerani Segretaria Membership
COMUNICAZIONE
ufficio.segreteria@uisg.org 0668.400.238 economato@uisg.org 0668.400.212
assistente.economato@uisg.org 0668.400.249
Patrizia Morgante Responsabile Comunicazione
comunicazione@uisg.org 0668.400.234
Sr. Thérèse Raad, sdc assistente.comunicazione@uisg.org Ufficio Comunicazione (Volontaria) 0668.400.233 Antonietta Rauti Coordinatrice Bollettino UISG SERVIZI
bollettino@uisg.org 0668.400.230
Bianca Pandolfi UISG Information Office
info@uisg.org
Svetlana Antonova Assistente Tecnico Servizi Generali
assis.tec@uisg.org 0668.400.250
Riccardo Desai Assistente tecnico computers e tecnologia online PROGETTI
Sr. Florence de la Villeon, rscj Progetto Migranti Sr. Gabriella Bottani, smc Coordinatrice Talitha Kum Sr. Mayra Cuellar, mb Talitha Kum Database
rete.migranti@uisg.org 0668.400.231 coordinator@talithakum.info 0668.400.235
Sr. Mary Niluka Perera, sgs Catholic Care for Children International Claudia Giampietro Office for Care and Protection Sr. M. Cynthia Reyes, sra Programma UISG Formatori Paula Jordão Formation Coordinator Giulia Oliveri Grant Manager Consiglio Canoniste
tecnico@uisg.org 0668.400.213
ccc@uisg.org 0668.400.225 safeguarding@uisg.org 0668.400.225
formators.programme@uisg.org 0668.400.227 formation@uisg.org 0668.400.245 gm@uisg.org 0668.400.229 canoniste@uisg.org 0668.400.223