Skip to main content

Bollettino 175

Page 1

Testimonianza di vita... a Qaraqosh

TESTIMONIANZE DI VITA CONSACRATA ALLA LUCE DI “FRATELLI TUTTI”

BOLLETTINO UISG

NUMERO 175, 2021

PRESENTAZIONE

2

FORMAZIONE ALLA VITA RELIGIOSA. COSTRUIRE SUI FONDAMENTI ESSENZIALI

4

Sr. Michelle de Silva, SMSM LE SFIDE ODIERNE DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE ALLA LUCE DI “FRATELLI TUTTI”

11

P. Fabio Baggio, C.S. SIAMO “FRATELLI TUTTI”. LETTERA DALLA COMUNITÀ UISG DI LAMPEDUSA

17

Sr. Maria Ausilia, Sr. Franca, Sr. Paola DIALOGO IN TEMPI DI VIOLENZA: UNA LETTURA DELLA FRATELLANZA UMANA TRA I POPOLI

22

TESTIMONIANZA DI VITA ALLA LUCE DELLA VISITA DI PAPA FRANCESCO IN IRAQ

31

Sr. Hayat elkass Mussa L’ISPIRAZIONE DI SAN FRANCESCO NELL’ENCICLICA "FRATELLI TUTTI"

35

Sr. Sheila Kinsey, FCJM PATTO EDUCATIVO GLOBALE: DICHIARAZIONE DI INTENTI E LINEE GUIDA PER L’AZIONE

38

Commissione Educazione UISG-USG LA VITA DELLA UISG

43

STAFF DELLA UISG

48

UISG - Bollettino n. 175, 2021

P. Christophe Roucou

1


Testimonianza di vita... a Qaraqosh

PRESENTAZIONE

Testimonianze di Vita Consacrata alla luce di “Fratelli Tutti”

Il contenuto di questo numero del Bollettino è già ben decritto nel titolo. Vi presentiamo alcune testimonianze di vita consacrata, alla luce dell’Enciclica “Fratelli Tutti”. Sono esempi luminosi di fraternità e di sororità vissuti in forme e luoghi diversi a seconda dei contesti e delle situazioni, ma accomunati dall’unico desiderio di costruire un mondo più giusto, più rispettoso della dignità di ciascuno, in cui si possa vivere insieme come fratelli e sorelle. Sr. Michelle de Silva, SMSM Formazione alla vita religiosa – Costruire sui fondamenti essenziali Sono finiti i giorni in cui ci ritenevamo necessariamente i leader dei gruppi e gli iniziatori dei progetti, il nostro compito oggi è essere come Gesù sulla strada di Emmaus. Dobbiamo formarci per accompagnare le domande complesse della vita, condividere le esperienze che abbiamo vissuto, restare e spezzare il pane con le persone e poi scomparire perché sia Gesù a rimanere.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

P. Fabio Baggio C.S. Le sfide odierne della comunità ecclesiale alla luce di “Fratelli tutti” L’incontro con l’altro costituisce una dimensione essenziale dell’esistenza umana; la qualità delle relazioni umane determina il processo di crescita e il raggiungimento della felicità di ogni persona. «Gli altri sono costitutivamente necessari per la costruzione di una vita piena» (FT, 150). Un essere umano - aggiunge il Santo Padre - «non giunge a riconoscere a fondo la propria verità se non nell’incontro con gli altri» (FT, 87).

2

Sr. Maria Ausilia, Sr. Franca, e Sr. Paola Siamo “fratelli tutti”. Lettera dalla Comunità UISG di Lampedusa “Noi siamo qui al posto dei parenti e degli amici di questi morti in mare, noi siamo qui al posto di tutti quelli che hanno diritto di domandare giustizia per una morte assurda, noi siamo qui per denunciare la mancanza di umanità delle leggi e della politica che condannano a morte degli esseri umani”… Così si esprimeva un membro del Forum al funerale di Yussuf, che aveva solo sei mesi quando il gommone si è capovolto e lui è sfuggito dalle braccia della sua giovane madre. P. Christophe Roucou Dialogo in tempi di violenza: una lettura della Fratellanza Umana tra i popoli Tra gli ostacoli al dialogo tra i musulmani così come tra i cristiani, ci può essere la visione dell’altro proposta o, talvolta, imposta all’altro diverso da me per


Testimonianza di vita... a Qaraqosh

cultura, origine o religione. L’adagio «fuori dalla Chiesa non c’è salvezza» ha portato a ignorare l’altro o addirittura a convertirlo a tutti i costi affinché possa essere salvato. Quali teologie della salvezza e della Chiesa sono proposte, insegnate e diffuse oggi? Sr. Hayat elkass Mussa Testimonianza di vita alla luce della visita di Papa Francesco in Iraq, in particolare a Qaraqosh Ho percepito lo Spirito del Signore che aleggiava ancora una volta sul mio popolo sofferente e lacerato, per riempirlo di uno spirito nuovo, lo Spirito di pace e di solidarietà, di vera cittadinanza. La sciarpa bianca del Santo Padre mi è sembrata una colomba che avvolgeva l’Iraq come una presenza di pace e di rassicurazione, e la sua benedizione paterna elargita al popolo era come un unguento che guariva i dolori e le ferite. Sr. Sheila Kinsey, FCJM L’ispirazione di San Francesco nell’Enciclica “Fratelli Tutti” Ci viene chiesto di tendere appassionatamente la mano nell’incontro e nel dialogo. Dobbiamo abbracciare quanti vivono nell’isolamento e accoglierli come appartenenti alla nostra casa comune, proprio come San Francesco abbracciò il lebbroso (2 Cel 9) e si rese conto a posteriori di aver baciato il volto di Cristo.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Commissione Educazione UISG-USG Patto Educativo Globale: Dichiarazione di intenti e Linee guida per l’azione Stiamo vivendo la grande profezia del Patto Globale per l’Educazione, fondato sull’amore e la fratellanza universale, che mette al centro la persona. Lavoriamo in rete così da mettere insieme capacità deliberative e talenti in un percorso comune che insieme segui amo. Potenziamo la persona, riconosciamo e valorizziamo la sua voce, diversa e plurale, aperta alle differenze, che si arricchisce umanamente e spiritualmente.

3


Formazione alla vita religiosa

Sr. Michelle de Silva, SMSM

FORMAZIONE ALLA VITA RELIGIOSA. COSTRUIRE SUI FONDAMENTI ESSENZIALI

Sr. Michelle de Silva, SMSM Sr. Michelle de Silva è una Suora Marianista della Società di Maria, di Tobago. Ha servito come formatrice in Perù e Colombia dal 2007 ed è stata nominata maestra delle novizie per la sua congregazione a Boston.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Originale in inglese

4

Dal Concilio Vaticano II c’è stata molta costernazione e molte congetture sono state fatte sulla Vita religiosa. La conversazione ha ruotato attorno alla sua identità nella Chiesa e nel mondo e le opinioni offerte per ri-fondare, riformare e rinnovare sono tanto numerose quanto le famiglie carismatiche che compongono questa forma di vita. Ma come disse una volta un saggio, l’unica costante nella vita è il cambiamento, quindi perché temere? Al momento presente siamo nel bel mezzo di una pandemia che ha causato un altro cambiamento epocale nella vita così come la conosciamo e la vita religiosa vive una nuova sfida, quella di collocarsi in questo nuovo panorama. Credo che la formazione alla vita religiosa – iniziale e permanente – debba centrarsi sui fondamenti immutabili di questa forma di vita. La formazione deve concentrarsi sull’ordinarietà di questa forma di vita anche nella sua straordinarietà, sul fatto che il fondamento di questa vita è crescere nell’intimità con Dio approfondendo il nostro impegno battesimale con la professione pubblica dei voti che testimonia di questa relazione e che l’intimità con Dio ci fa guardare il mondo in modo diverso e ci spinge alla partecipazione attiva alla missione salvifica di Gesù, affinché io non perda nulla. 1


In molta della letteratura sulla vita religiosa, le parole profetico e radicale sono spesso utilizzate per descrivere questa forma di vita che Papa Giovanni Paolo II ha definito un dono per la Chiesa e per il mondo. Si è molto parlato di cosa renda questa forma di vita straordinaria, poiché negli anni che hanno preceduto il Concilio Vaticano II era considerata una via superiore alla santità, una classe subordinata al clero ma superiore alla laicità. Questa distinzione fu però eliminata con la dichiarazione dei Padri conciliari secondo cui tutte le persone sono chiamate alla santità. Di conseguenza alcuni ministeri tradizionali furono abbandonati, così come l’uso di abiti religiosi distintivi, ma il risultato più evidente fu il gran numero di partenze e il numero ridotto di entrate. Oggi, mentre alcuni tentano di recuperare la ‘straordinarietà’ della vita religiosa, forse il vero invito è quello di riappropriarsi dell’ordinarietà di questa vita che è nata tra le prime comunità cristiane nella forma delle vergini consacrate. Queste donne vivevano una vita molto ordinaria nei loro quartieri e città, ma erano considerate straordinarie poiché testimoniavano una risposta di tutto cuore alla chiamata di Dio alla santità e alla relazione che trasformava il loro modo di vivere e quello che facevano. La narrazione delle chiamate nelle Scritture offre un modello per il discernimento vocazionale. I patriarchi, i profeti e anche i discepoli, uomini e donne scelti da Gesù, sperimentano questa chiamata il cui iniziatore è Dio. Chi è in ascolto risponde entrando in relazione con Dio ma, a differenza di altri seguaci, questa relazione assorbe completamente la vita della persona, sradicandola dallo status quo della società e facendola apparire come estranea alla sua stessa famiglia. Nelle parole di Geremia, “Tu mi hai persuaso, Signore, e io mi sono lasciato persuadere” 2è il cuore della vocazione alla vita religiosa. È un’innegabile seduzione spirituale in cui Dio invita alcuni di noi a vivere il discepolato cristiano come “eunuchi per amore del Regno.” 3 Sebbene si sappia poco delle prime vergini cristiane, se non per i racconti delle vite di martiri come Santa Cecilia e Santa Lucia, la radicalità della loro scelta è consistita nel sacrificare la protezione garantita, nelle società patriarcali come le loro, dal matrimonio e dai figli. Donne come loro hanno offerto una testimonianza profetica come la loro convinzione nella resurrezione, in cui non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo, 4che ha dato loro il coraggio di accogliere la morte per la loro fede. Quindi, il punto di partenza della formazione della vita religiosa deve essere chi è Gesù Cristo per noi? Seguiamo Lui o una caricatura che abbiamo creato? Il suggerimento di P. John Markey secondo cui la nostra cristologia si riflette in ciò che crediamo e in ciò che facciamo in nome di Gesù è una strada importante da esplorare a tutti i livelli dei nostri programmi di formazione. Attraverso il suo uso dei personaggi immaginari di Superman e Belle 5, ci invita a considerare che spesso abbiamo creato la nostra immagine di Cristo per adattarlo a nostra somiglianza. Durante questa pandemia sono state offerte molte risposte da parte di persone di fede, ma me ne vengono in mente due che possono far luce su questo punto. Per alcuni Gesù è ‘Superman’ riconosciuto come forza, miracoli, colui che

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Una vita ordinaria che è straordinaria

Sr. Michelle de Silva, SMSM

Formazione alla vita religiosa

5


Formazione alla vita religiosa

Sr. Michelle de Silva, SMSM

rimuove tutti i nostri problemi senza dover alzare un dito. Quando i governi hanno emanato per la prima volta le norme di distanziamento sociale per limitare la diffusione del Covid-19, Tony Spell della Louisiana è stato solo uno dei pastori cristiani che hanno continuato a sfidare le norme sanitarie. Era convinto che se qualcuno nella sua chiesa avesse contratto il virus, Gesù lo avrebbe guarito 6. Il Gesù superuomo è ultraterreno, non soggetto agli elementi o alle limitazioni della condizione umana, questo è il Gesù che siede alla destra di Dio in potenza e ci salverà anche da noi stessi.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Questa convinzione è endemica non solo tra i protestanti ma anche tra i cattolici romani. Questo Gesù onnipotente si è manifestato nel modo in cui la nostra Chiesa conduce la missione ad gentes. In passato, i missionari, provenienti perlopiù dai paesi del Primo Mondo, si recavano nei paesi del sud del mondo, molti seguendo la scia dei colonizzatori. Con uno status privilegiato in virtù di nazionalità e di razza, immaginavano un Gesù che avrebbe risolto i problemi di sviluppo delle nazioni con poco interesse per le culture e le tradizioni dei popoli. Il Gesù ‘Superman’ non aveva bisogno di nessuno e i missionari del Primo Mondo, con il loro accesso a un sostegno finanziario e politico apparentemente ‘inesauribile’, potevano permettersi di dettare alle persone e ai governi locali non solo cosa dovesse essere fatto, ma anche come. Ci si aspettava che i cittadini che si univano alle loro file adottassero il loro stile di vita, con persino le case più semplici costruite per assecondare i gusti del Primo Mondo. Così, il Cristo dell’incontro era il Cristo espressione di potere, inteso come accesso all’istruzione superiore, risorse finanziarie e mobilità sociale verso l’alto, molto diverso dal Dio - uomo povero di Nazareth.

6

Padre Markey ha contrapposto all’alieno onnipotente una contadina, Belle del film ‘La Bella e la Bestia’, forse la figura simile a Cristo che è più vicina agli uomini e alle donne che hanno fondato la maggior parte delle congregazioni religiose. Belle conduce una vita ordinaria nel suo villaggio, ma è straordinaria nel modo in cui vive la sua vita. Ha gusti semplici e si preoccupa del benessere altrui, ma visto che non si adegua a quello che fanno gli altri, è giudicata in modo superficiale dai suoi vicini. L’imprudenza di suo padre la costringe ad affrontare una situazione ostile che però trasforma offrendo amore di fronte all’odio e all’ostilità. Non è forse la rappresentazione della chiamata del discepolo ad avere la stessa mentalità di Cristo, a relazionarsi con il mondo attraverso lo svuotamento di sé? 7Gesù Cristo entra pienamente nella realtà umana non come un risolutore di problemi di passaggio, ma come un compagno di viaggio. Ponendo la sua tenda con il popolo di Nazareth 8 , ha condiviso la sorte degli anawim di Israele non da una distanza attenta, ma nel cuore stesso delle loro vite. Chi si contrappone al Pastore Spell è Papa Francesco, che non soltanto ha accolto pienamente le linee guida sanitarie, ma lo ha fatto perché Gesù ci accompagna nella tempesta. Scegliendo il racconto di Marco dei discepoli sul mare in tempesta con Gesù addormentato al timone, nella sua benedizione Urbi et Orbi, il Papa ha offerto conforto pur invitandoci alla conversione, a lasciarci alle spalle i programmi socio-politici che danneggiano l’ambiente naturale e l’umanità. 9


Provenendo prevalentemente dal Terzo Mondo che ha poco potere economico e politico sulla scena mondiale, chi si unisce alla vita religiosa oggi ci offre la possibilità di ri-accogliere il Dio - uomo della Galilea che è stato esaltato dal Padre per la sua umiltà. Che cosa significa questo per una persona la cui esperienza della vita religiosa è fatta di classismo e razzismo? Come riconciliare la percezione e in alcuni casi l’aspettativa di una mobilità sociale verso l’alto da parte di alcuni candidati e delle loro famiglie? Fin dal primo contatto, è necessario essere trasparenti con chi ci domanda su quali sistemi di valori si radica questa vita, quello della kenosi piuttosto che dell’acquisizione e questa è già una sfida nella vita a esaminare noi stessi. Quali sono i sistemi di valori su cui abbiamo costruito le nostre vite?

Sr. Michelle de Silva, SMSM

Formazione alla vita religiosa

Parlando di formazione, le costituzioni SMSM la descrivono come un cammino di fede, dove confrontiamo la nostra vita con il Vangelo, una chiamata alla conversione continua che ci aiuta a “donarci gioiosamente a Dio per il Regno nello spirito di Maria.” 11I formatori e le comunità locali hanno il compito di fare da mentori al futuro e noi possiamo offrire quello che viviamo, non quello che diciamo. Dobbiamo modellare la disciplina e i sacrifici necessari per crescere in un’intima relazione d’amore con Dio, il che implica trovare l’equilibrio adeguato tra preghiera e lavoro. Possiamo divenire simili a Cristo solo prendendoci il tempo per impegnarci nel dialogo con il Maestro, per sederci ai suoi piedi come Maria nel silenzio e nella solitudine così da fare nostri i suoi valori. Jose Rodriguez Carballo sostiene questa visione invitando le comunità a divenire scuole di preghiera e di condivisione della fede che incoraggia la vulnerabilità davanti a Dio e reciprocamente, nel nostro cammino condiviso verso la pienezza del Regno. 12 Inoltre, bisogna prestare attenzione al modo in cui i media online e la stampa influenzano le nostre scelte. Il nostro attivismo malsano che porta alcuni a ‘rilassarsi’ usando la televisione, internet e ora i social media e che, in modo impercettibile, ci porta al consumismo, all’individualismo e può intorpidirci dalle verità scomode che ci circondano. 13

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Simon Pedro Arnold, OSB, nel suo discorso alla CONFER in occasione del suo 50° anniversario, ha contrapposto il nostro stile di vita a quello dei nostri antenati spirituali. Parlando dei Padri e delle Madri del deserto, Arnold ha sottolineato come il loro movimento nel deserto abbia rappresentato una rottura profetica, una rottura dalla Cristianità con i suoi sistemi sociali ingiusti e una protesta contro la complicità della Chiesa di allora. Ha aggiunto che nell’era postVaticano II, nell’accogliere il mondo cosa che è stata giusta perché siamo chiamati a essere nel mondo ma non di esso abbiamo fatto del mondo e non di Cristo il nostro punto di riferimento. Anche se le nostre attività apostoliche esterne con l’opzione per i poveri sono lodevoli, internamente abbiamo assorbito molti dei valori culturali del mondo. Ha chiesto: “Che differenza c’è tra i valori che viviamo noi e quelli del mondo? “ 10

7


Formazione alla vita religiosa

Sr. Michelle de Silva, SMSM

Che io non perda nulla. 14

UISG - Bollettino n. 175, 2021

La professione pubblica dei voti religiosi è l’espressione concreta della risposta che la persona offre all’invito di Dio alla relazione e alla partecipazione alla missione salvifica di Gesù, che per quanto in sé straordinaria, crea dei doveri per cui la Chiesa e la società sono ritenute responsabili. I voti devono essere assimilati da chi li professa e visto che la fede si sperimenta e comprende culturalmente, si deve prestare attenzione al potere della cultura nell’intendere e vivere la castità, la povertà e l’obbedienza perché non si può negoziare con la natura sacrificale della vita religiosa. La situazione attuale della pandemia ha portato alla luce disuguaglianze sociali che soprattutto nel Primo Mondo erano rimaste nascoste e questo mette in discussione per i religiosi qui la nostra posizione sociale. Durante questa pandemia ho sperimentato ‘un’inconsolabilità consapevole 15 nell’ascoltare le notizie di licenziamenti, fame e malattia dalla comodità della mia casa in periferia, con la dispensa piena e spazio a sufficienza per il distanziamento sociale e mai come prima ho accettato che io e la mia congregazione siamo complici inconsapevoli di questo ciclo di ingiustizia. La vita comunitaria ci offre certe comodità, ma i religiosi erano destinati a far parte della classe media della società? Cosa si aspettano la Chiesa e la società da noi?

8

Nella sua presentazione ai religiosi della CONFER, Arnold ha paragonato il nostro approccio al servizio apostolico a‘pompieri’ che corrono da una parte all’altra per spegnere gli inferni dei mali della società. La sua critica, però, è stata che abbiamo prestato poca attenzione a localizzare e affrontare chi stava di fatto appiccando questi incendi. Ha poi aggiunto che risolvere i problemi è impossibile di fronte a problemi sempre più complessi e che la nostra crescente disperazione e frustrazione si manifestano in comportamenti disfunzionali nelle nostre vite personali e nelle comunità. Come Fr. Markey nella sua intuizione di Gesù che entra in una realtà in crisi e catalizza la trasformazione, Arnold ha invitato il suo pubblico a diventare parte della tragicità della vita entrando nel fuoco. Ha utilizzato l’analogia del balcone per descrivere la modalità di servizio ‘auto-referenziale’ e Arnold invita i religiosi oggi ad accogliere l’ambiguità del mondo non offrendo risposta alle domande, ma accompagnandole. Ci viene ricordato che l’attività apostolica è una risposta che nasce dal tempo trascorso nella contemplazione e nella preghiera per fare nostra la strada di Gesù. Gesù non è autosufficiente nei Vangeli, ma o ha utilizzato quello che le persone avevano già (cinque pani e due pesci) o le ha chiamate a essere protagoniste della loro stessa trasformazione (prendi la tua stuoia e cammina). Il continuo ridursi del numero di membri attivi e dell’assistenza finanziaria per i nostri progetti porterà i religiosi a fare più affidamento sui nostri partner laici e sulle persone che serviamo. Il ruolo dei religiosi dal tempo delle vergini consacrate è quello di modellare un mondo alternativo radicato nell’esempio del Cristo risorto che si fa presente nell’ordinarietà della vita. Arnold suggerisce che i religiosi sono chiamati oggi a essere scuole di discepolato dove i membri come i Padri e le Madri del deserto diventano mentori condividendo la loro esperienza. Ci incoraggia a ‘tornare in


Galilea’ alla spontaneità e vulnerabilità dei nostri inizi, a‘metterci in cammino per Gerusalemme’ a esporre le ferite del mondo alla guarigione attraverso la speranza e l’amore cristiani e ‘andare a Roma’ relazionandoci con il mondo oltre il Cristianesimo, accogliendo l’interculturalità e rendendo la fede rilevante per chi la sente per la prima volta, il che può includere chi è già stato battezzato. Come i nostri membri fondatori, nella vita religiosa è questione di presenza piuttosto che di progetti. Essere classificati come lavoratori non essenziali ha dato alla mia comunità locale tempo per la preghiera e lo studio delle Scritture. Con così tante attività religiose trasmesse in televisione e in streaming, abbiamo iniziato a mettere in discussione la nostra dipendenza ed eccessiva indulgenza verso i media elettronici. Ma soprattutto, abbiamo iniziato ad avere conversazioni difficili sulla nostra vita insieme e sulla nostra impronta sociale, dove siamo chiamati ora? La missione di Gesù ricevuta dal Padre era che ‘nulla fosse perso,’ e noi dobbiamo discernere come servire sia chi si trova negli inferni sia chi appicca il fuoco. All’interno dei nostri programmi di formazione si deve prestare molta attenzione alla dottrina sociale della Chiesa e ‘creare delle connessioni’ 16 andando oltre le nostre parrocchie di periferia per collaborare con organizzazioni sociali e culturali che operano per il bene comune. Sono finiti i giorni in cui ci ritenevamo necessariamente i leader dei gruppi e gli iniziatori dei progetti, il nostro compito oggi è essere come Gesù sulla strada di Emmaus. Dobbiamo formarci per accompagnare le domande complesse della vita, condividere le esperienze che abbiamo vissuto, restare e spezzare il pane con le persone e poi scomparire perché sia Gesù a rimanere.

Sr. Michelle de Silva, SMSM

Formazione alla vita religiosa

Il racconto di Luca dell’incontro tra Filippo e l’eunuco etiope sulla strada del deserto 17 parla del ruolo dei formatori nella crescita della comprensione dei membri di questa forma di vita chiamata vita religiosa. In primo luogo, Dio attraverso il suo angelo chiama e manda Filippo nel deserto. È importante che chi è chiamato a essere formatore riconosca che il suo ruolo è una chiamata e un incarico da parte di Dio. Visto che la vita religiosa riguarda la relazione con Dio che poi sostiene l’appartenenza alla congregazione, il formatore ha bisogno di coltivare una vita di preghiera e di studio per la propria vita. ‘Chi dite che io sia’ rimane una domanda necessaria per guidare la loro vita, perché è Gesù e non loro stessi che devono annunciare. In secondo luogo, sono chiamati a ‘entrare nel deserto, ’ questo territorio inesplorato che, nonostante i pericoli, è terra santa perché lì si può incontrare Dio. Nell’accompagnamento, il formatore deve addentrarsi con cautela in quel terreno santo che è la vita dei suoi formandi e il loro stesso cuore. Dove si trova Dio? L’accompagnamento è uno spazio sacro e il formatore deve creare un clima di fiducia per essere accolto nel mistero dell’altro. Non è un diritto ma un privilegio nel processo formativo. In terzo luogo, il formatore deve essere aperto alla persona lì dove questa si trova nel suo cammino di fede, non dove ritiene che dovrebbe essere. Più che insegnanti, i formatori sono chiamati a essere

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Il ruolo dei formatori - Filippo

9


Sr. Michelle de Silva, SMSM

Formazione alla vita religiosa

mentori che aiutano i loro formandi a diventare consapevoli della presenza e dell’azione di Gesù nella loro vita. Sono chiamati a incoraggiare i loro formandi a usare la Sacra Scrittura e le costituzioni del loro istituto come canone per la loro vita piuttosto che persone che falliranno sempre. Infine, i formatori devono sapere quando ‘scomparire’, c’è un momento in cui il loro ruolo finisce, ma quando arriva questo momento devono essere soddisfatti di aver aiutato i formandi a coltivare uno stile di vita che li renda capaci di essere attenti alla voce di Dio e diventare loro stessi mentori per qualcun altro.

1 2 3 4 5

UISG - Bollettino n. 175, 2021

6

7 8 9

10

11 12 13 14 15 16 17

10

Cfr. Giovanni 6:39 Geremia 20:7 NRSV Matteo 19:12 Matteo 22:30 Protagonista del film La Bella e la Bestia https://www.nbcnews.com/news/us-news/louisiana-pastor-charged-defying-coronavirus-orderagainst-large-gatherings- n1173246 consultato in data 27 aprile, 2020 Cfr. Filippesi 2: 5-ff Cfr. Giovanni 1:14 https://www.vaticannews.va/en/pope/news/2020-03/urbi-et-orbi-pope-coronavirus-prayerblessing.html consultato in data 27 aprile, 2020 Conferencia de Religiosas y Religiosos del Peru- CONFERhttps://www.youtube.com/ watch?v=cOKflbkGmHYconsultato in data 27 aprile, 2020 Articoli Costituzioni SMSM 192-194 Rodriguez Carballo, Jose, “Formation for Consecrated Life in a Period of Change.” Forming for a Prophetic Way of life in an In-between time, 2007 Giovanni 6:39 Scritto da Dorothee Soelle citato in “Forming for a Prophetic Way of life in an In-between time,” 2007. 15° Congresso Nazionale 2007, “Forming for a Prophetic Way of Life in an In-Between Time. Cf. Atti 8:26-39


P. Fabio Baggio, C.S.

P. Fabio Baggio, C.S.

Le sfide odierne della comunità ecclesiale

LE SFIDE ODIERNE DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE ALLA LUCE DI “FRATELLI TUTTI”

P. Fabio Baggio è un sacerdote missionario della Congregazione Scalabriniana. Ha conseguito il diploma in Teologia, una laurea e un Ph.D. in Storia della Chiesa presso l’Università Pontificia Gregoriana. Nei primi anni di missione, P. Baggio ha lavorato quale consulente per le migrazioni presso la Conferenza Episcopale del Cile e quale Direttore del Dipartimento per le Migrazioni dell’Arcidiocesi di Buenos Aires. Ha insegnato in varie università in Europa, America Latina e Asia. Dal 2002 al 2010, è stato Direttore dello Scalabrini Migration Center (SMC) a Quezon City (Filippine), nonché curatore dell’”Asian and Pacific Migration Journal.” Nel 2010, è stato nominato Direttore dello Scalabrini International Migration Institute (SIMI), incorporato nell’Università Pontificia Urbaniana di Roma. Dal 1 gennaio 2017, ricopre il ruolo di SottoSegretario della Sezione Rifugiati e Migranti del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale (www.migrants-refugees.va).

Come recita lo stesso titolo dell’Enciclica, “Fratelli tutti” è un documento sulla fraternità e l’amicizia sociale, un binomio oserei dire inedito nel panorama del Magistero Universale. Il Santo Padre, dal suo osservatorio privilegiato, legge la realtà del mondo contemporaneo evidenziando una serie di tendenze che «ostacolano lo sviluppo della fraternità universale» (FT, 9). Esse si pongono come sfide comuni, che interpellano le comunità ecclesiali. Il Santo Padre si riferisce alla drammatica frantumazione dei sogni di unità, alla colpevole mancanza di un progetto per tutti gli esseri umani, alla palese assenza di una rotta comune nei processi di globalizzazione e sviluppo, alla violazione sistematica dei diritti umani sulle frontiere e alle nuove forme di sottomissione dei poveri e dei vulnerabili. Nonostante ciò, Papa Francesco nella realtà odierna vede anche semi di bene e percorsi di speranza, che possono ridare brillantezza ai grandi ideali (cfr. FT, 10-55). In considerazione della missione affidata dal Santo Padre alla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale,

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Originale in Italiano

11


P. Fabio Baggio, C.S.

Le sfide odierne della comunità ecclesiale

ho scelto di approfondire le sfide sopra elencate da una prospettiva peculiare: quella della pastorale della mobilità umana. L’arrivo e la presenza di tanti migranti e rifugiati e le diverse reazioni delle comunità che li accolgono ci permettono di esemplificare la pericolosità della cultura della scarto, alla quale il Santo Padre oppone perentoriamente, come antidoto, la cultura dell’incontro. La cultura dello scarto, alla quale il Santo Padre aveva già fatto riferimento nella sua Lettera Enciclica “Laudato si’”(cfr. LS, 16, 22 e 43), trova in “Fratelli tutti” una diversa caratterizzazione, che ne sottolinea i nefasti effetti sulle relazioni umane. Certe parti dell’umanità sembrano sacrificabili a vantaggio di una selezione che favorisce un settore umano degno di vivere senza limiti. In fondo, le persone non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli anziani. Siamo diventati insensibili ad ogni forma di spreco, a partire da quello alimentare, che è tra i più deprecabili. (FT, 18). La cultura dello scarto trova facile applicazione nei processi migratori, lì dove, a causa delle innegabili diversità, diventa più semplice distinguere tra “noi” e gli “altri”, giustificandone l’esclusione.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

I migranti vengono considerati non abbastanza degni di partecipare alla vita sociale come qualsiasi altro, e si dimentica che possiedono la stessa intrinseca dignità di qualunque persona. [...] Non si dirà mai che non sono umani, però in pratica, con le decisioni e il modo di trattarli, si manifesta che li si considera di minor valore, meno importanti, meno umani. È inaccettabile che i cristiani condividano questa mentalità e questi atteggiamenti, facendo a volte prevalere certe preferenze politiche piuttosto che profonde convinzioni della propria fede: l’inalienabile dignità di ogni persona umana al di là dell’origine, del colore o della religione, e la legge suprema dell’amore fraterno. (FT, 39).

12

La cultura dello scarto, che contrabbanda l’illusione di poter essere onnipotenti e membri di un’élite mondiale, conduce inesorabilmente alla chiusura nei propri interessi, all’isolamento e alla morte della fraternità. Per salvare l’umanità e i suoi ideali, perché questa possa realizzare il progetto creativo di Dio, Papa Francesco invita tutti a promuovere la cultura dell’incontro. La vita è l’arte dell’incontro, anche se tanti scontri ci sono nella vita. Tante volte ho invitato a far crescere una cultura dell’incontro, che vada oltre le dialettiche che mettono l’uno contro l’altro. È uno stile di vita che tende a formare quel poliedro che ha molte facce, moltissimi lati, ma tutti compongono un’unità ricca di sfumature, perché il tutto è superiore alla parte. (FT, 215). L’incontro con l’altro costituisce una dimensione essenziale dell’esistenza umana; la qualità delle relazioni umane determina il processo di crescita e il raggiungimento della felicità di ogni persona. «Gli altri sono costitutivamente


necessari per la costruzione di una vita piena» (FT, 150). Un essere umano aggiunge il Santo Padre - «non giunge a riconoscere a fondo la propria verità se non nell’incontro con gli altri» (FT, 87). Tutti gli incontri con gli altri sono potenzialmente arricchenti, e tale potenzialità è direttamente proporzionale all’alterità della persona incontrata. Tanto più essa è diversa, “altra”, quanto più permette a chi la incontra di arricchirsi in conoscenza ed umanità.

P. Fabio Baggio, C.S.

Le sfide odierne della comunità ecclesiale

E’ in quest’ottica che va compreso l’invito di Papa Francesco a privilegiare l’incontro con chi abita le periferie esistenziali, il quale «ha un altro punto di vista, vede aspetti della realtà che non si riconoscono dai centri di potere dove si prendono le decisioni più determinanti» (FT, 215). Le periferie esistenziali spiegava il Santo Padre nel luglio 2019 - «sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti» (Omelia, 8 luglio 2019).

L’incontro cui si riferisce il Santo Padre non è casuale o estemporaneo, ma è uno stile di vita, che è fortemente voluto perché appassiona, un impegno costante a «cercare punti di contatto, gettare ponti, progettare qualcosa che coinvolga tutti» (FT, 216). Si tratta di un incontro che fa crescere in umanità tutte le persone coinvolte, come bene spiega Papa Francesco in un discorso del 2016: «Aprirsi agli altri non impoverisce, ma arricchisce, perché aiuta ad essere più umani: a riconoscersi parte attiva di un insieme più grande e a interpretare la vita come un dono per gli altri; a vedere come traguardo non i propri interessi, ma il bene dell’umanità» (Discorso nella Moschea “Heydar Aliyev”di Baku, Azerbaijan, 2 ottobre 2016). In questo contesto è interessante notare come il Santo Padre scelga la parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 25-37) per illustrare le dinamiche dell’incontro che arricchisce in umanità. Si tratta, infatti, di un incontro molto particolare, che nel contesto evangelico viene usato per spiegare il significato di “prossimo”, quale destinatario di un amore che è metro di giudizio per ottenere la vita eterna. Papa Francesco legge in questa parabola un significato diverso: «La parabola ci mostra con quali iniziative si può rifare una comunità a partire da uomini e donne che fanno propria la fragilità degli altri, che non lasciano edificare una società di esclusione, ma si fanno prossimi e rialzano e riabilitano l’uomo caduto, perché il bene sia comune» (FT, 67).

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Tra gli abitanti delle periferie esistenziali troviamo tanti migranti, rifugiati, sfollati e vittime della tratta, che sono diventati «emblema dell’esclusione perché, oltre ai disagi che la loro condizione di per sé comporta, sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera come causa dei mali sociali» (Messaggio per la 105a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato). Rinunciare all’incontro con loro significa privarsi del «dono che è l’incontro con l’umanità al di là del proprio gruppo» (FT, 90); significa perdere «una opportunità di arricchimento e di sviluppo umano integrale di tutti» (FT, 133).

13


P. Fabio Baggio, C.S.

Le sfide odierne della comunità ecclesiale

L’incontro descritto nella Parabola può essere riassunto in quattro verbi, strettamente legati tra loro: riconoscere, avere compassione, farsi prossimo, prendersi cura. Il primo passo è “riconoscere” un fratello o una sorella in difficoltà. Ma per riconoscerli bisogna innanzitutto “accorgersi” della loro presenza. Chi è ripiegato su se stesso, disinteressato degli altri, indifferente non riesce ad rendersi conto del prossimo malmenato e abbandonato sulla strada (cfr. FT, 73). Riconoscere poi il fratello e la sorella nel prossimo richiede un ulteriore sforzo, specie se non «fa parte della propria cerchia di appartenenza» (FT, 81). Oltre a questa dimensione immanente di fraternità, ve n’è pure una trascendente, che si fonda su una inequivocabile rivelazione di Gesù Cristo: «In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40). Il cristiano è chiamato, quindi, a «riconoscere Cristo stesso in ogni fratello abbandonato o escluso» (FT, 85). In quest’ottica la cultura dell’incontro si trasforma in “teologia” dell’incontro e, parimenti, in “teofania” dell’incontro.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Il secondo passo è “provare compassione”. Anche qui possiamo considerare una dimensione immanente, che considera la capacità del samaritano di comprendere la sofferenza del povero viandante, di commuoversi e provare empatia. «Vivere indifferenti davanti al dolore non è una scelta possibile; non possiamo lasciare che qualcuno rimanga “ai margini della vita”. Questo ci deve indignare, fino a farci scendere dalla nostra serenità per sconvolgerci con la sofferenza umana» (FT, 68). Esiste, però anche una dimensione trascendente, che eleva a modello la compassione divina. Come spiegava Papa Francesco nel 2015, «la compassione di Dio è mettersi nel problema, mettersi nella situazione dell’altro, con il suo cuore di Padre» (Meditazione mattutina, 30 ottobre 2015).

14

Il terzo passo è “farsi prossimi”. Il Santo Padre sottolinea come il samaritano sia stato «colui che si è fatto prossimo del giudeo ferito. Per rendersi vicino e presente, ha attraversato tutte le barriere culturali e storiche” (FT, 81). Nel suo Messaggio per la 106a Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato, Papa Francesco spiega che tali barriere sono solite generare paure e pregiudizi che «ci fanno mantenere le distanze dagli altri e spesso ci impediscono di “farci prossimi” a loro e di servirli con amore.» Farsi prossimi significa coinvolgersi personalmente, regalando all’altro ciò che abbiamo di più prezioso: il tempo! Il samaritano sicuramente «aveva i suoi programmi per usare quella giornata secondo i suoi bisogni, impegni o desideri. Ma è stato capace di mettere tutto da parte davanti a quel ferito, e senza conoscerlo lo ha considerato degno di ricevere il dono del suo tempo» (FT, 63). Farsi prossimi significa essere disposti a ‘sporcarsi le mani’. E «l’esempio più grande ce lo ha lasciato Gesù quando ha lavato i piedi dei suoi discepoli: si è spogliato, si è inginocchiato e si è sporcato le mani» (Messaggio per la 106a Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato). Il quarto passo è prendersi cura. Sull’esempio del samaritano, il Santo Padre ci invita a “fasciare le ferite” di ogni “forestiero esistenziale” (97) e “esiliato occulto” (98), versandovi “olio e vino”. L’olio, il vino e le fasce rappresentano


idealmente tutti quegli strumenti che siamo chiamati ad utilizzare per lenire e curare, dall’ascolto attento alla parola opportuna, dall’assistenza medica a quella psicologica, dalla restituzione della fiducia alla restaurazione della dignità personale. Prendersi cura significa farsi carico della sofferenza dell’altro. Si tratta di un impegno a lungo termine che ci trasforma in “compagni di viaggio”, in amici che condividono il cammino verso una meta comune. E quando ci accorgiamo che non possiamo fare tutto da soli, allora dobbiamo fare come il Samaritano, che porta il malcapitato a una locanda. «Il samaritano cercò un affittacamere che potesse prendersi cura di quell’uomo, come noi siamo chiamati a invitare e incontrarci in un “noi” che sia più forte della somma di piccole individualità» (FT, 78).

P. Fabio Baggio, C.S.

Le sfide odierne della comunità ecclesiale

La sfida dell’incontro che fa crescere in umanità interessa tutti noi e nessuno può tirarsi indietro. «Tutti abbiamo una responsabilità riguardo a quel ferito che è il popolo stesso e tutti i popoli della terra. Prendiamoci cura della fragilità di ogni uomo, di ogni donna, di ogni bambino e di ogni anziano, con quell’atteggiamento solidale e attento, l’atteggiamento di prossimità del buon samaritano» (FT, 79). Nella visita a Lampedusa del 2013 Papa Francesco richiamava questa responsabilità comune: «”Dov’è il tuo fratello?”, la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi.» (Omelia, 8 luglio 2013). La domanda è chiara ed esige da ciascuno di noi una risposta, perché, come afferma il Santo Padre, «in questo momento, chiunque non è brigante e chiunque non passa a distanza, o è ferito o sta portando sulle sue spalle qualche ferito» (FT, 70).

L’istinto naturale di autodifesa porta spesso a nutrire dubbi e timori nei confronti degli altri, e in particolare degli stranieri, dei migranti. Ma siamo chiamati a superare queste «reazioni primarie, perché il problema è quando [esse] condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti. E così la paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro» (FT, 41). Alle comunità ecclesiali va costantemente ricordato che è Gesù Cristo che chiede di essere incontrato nel fratello e nella sorella che bussano alla nostra porta. Como sottolineava il Santo Padre nel febbraio 2019, «È davvero Lui, anche se i nostri occhi fanno fatica a riconoscerLo: coi vestiti rotti, con i piedi sporchi, col volto deformato, il corpo piagato, incapace di parlare la nostra lingua» (Omelia, 15 febbraio 2019). Nella Lettera Enciclica “Fratelli Tutti” Papa Francesco insiste ripetutamente sulla necessità di oltrepassare le frontiere per prepararsi all’incontro con l’altro. Il Santo Padre si riferisce in primo luogo ai confini geografici e politici, che nel mondo contemporaneo finiscono per caratterizzare gli squilibri tra chi gode della maggior parte delle risorse e chi rimane con le briciole. «Se ogni persona ha una dignità inalienabile, se ogni essere umano è mio fratello o mia sorella, e se

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Bisogna, però, riconoscere, che impegnarsi in questo tipo di incontro, diffondendone la cultura, non è un’operazione semplice. Nella “Fratelli tutti” Papa Francesco segnala due azioni propedeutiche, che implicano due diversi tipi di movimento: superare le paure e oltrepassare le frontiere.

15


P. Fabio Baggio, C.S.

Le sfide odierne della comunità ecclesiale

veramente il mondo è di tutti, non importa se qualcuno è nato qui o se vive fuori dai confini del proprio Paese» (FT, 125). Ma Papa Francesco si riferisce anche alle barriere sociali, culturali, economiche e religiose che vengono erette per distinguere “noi” dagli “altri”. In nome della sicurezza «si creano nuove barriere di autodifesa, così che non esiste più il mondo ed esiste unicamente il “mio” mondo, fino al punto che molti non vengono più considerati esseri umani con una dignità inalienabile e diventano semplicemente “quelli”» (FT, 27). Anche se la sfida dell’incontro che fa crescere in umanità è rivolta a tutta l’umanità, le comunità ecclesiali devono sentirsi interpellate in prima persona. Il Santo Padre, citando San Giovanni Crisostomo, rivolge un appello a tutti i cristiani: «”Volete onorare veramente il corpo di Cristo? Non disprezzatelo quando è nudo. Non onoratelo nel tempio con paramenti di seta, mentre fuori lo lasciate a patire il freddo e la nudità”. Il paradosso è che, a volte, coloro che dicono di non credere possono vivere la volontà di Dio meglio dei credenti.» (FT, 74). Alle comunità ecclesiali, chiamate ad essere testimonianza viva dell’avvento del Regno di Dio, spetta quindi il compito di declinare i verbi dell’incontro in prima persona singolare e prima persona plurale. Tale declinazione comincia necessariamente dall’ascolto. «Non bisogna perdere la capacità di ascolto» (FT, 48). L’ascolto del territorio e degli abitanti delle periferie essenziali è una conditio sine qua non per individuare gli spazi di esclusione e predisporre all’incontro.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Le comunità ecclesiali sono chiamate ad ascoltare oggi il lamento del Popolo di Dio, un “grido” che spesso è “silenzioso”, perché soffocato dalle lacrime della sofferenza, e “silenziato”, perché scomodo e destabilizzante. Ma il Signore ci ha donato lo Spirito Santo per poter discernere la Sua volontà, senza lasciarci distrarre dalle illusioni di questo mondo. E concludo facendo mia la preghiera del Santo Padre: «Signore, [...] infondi nei nostri cuori uno spirito fraterno. Ispiraci il sogno di un nuovo incontro, di dialogo, di giustizia e di pace. Stimolaci a creare società più sane e un mondo più degno, senza fame, senza povertà, senza violenza, senza guerre» (FT, Preghiera al Creatore).

16


SIAMO “FRATELLI TUTTI”. LETTERA DALLA COMUNITÀ UISG DI LAMPEDUSA.

Sr. Maria Ausilia, Sr. Franca, Sr. Paola Sr. Florence de la Villeon, RSCJ, responsabile del Progetto Migranti della UISG, insieme a Sr. Maria Ausilia, Sr. Franca, e Sr. Paola ci hanno regalato questa bellissima lettera da Lampedusa. Si tratta di una viva testimonianza di servizio, accoglienza e amore che ci ha fatto bene e siamo certi farà bene ai nostri lettori e lettrici. Ringraziamo di cuore la comunità di Lampedusa, piccolo grande avamposto di fraternità alla “porta d’Europa”!

Sr. Maria Ausilia, Sr. Franca, e Sr. Paola

Lettera dalla Comunità UISG di Lampedusa

Originale in Italiano

Inviate per tessere dei legami di amicizia attraverso la nostra presenza tra gli abitanti dell’isola, con il desiderio di offrire loro dei servizi, secondo le nostre possibilità, e con il desiderio di collaborare con loro all’accoglienza di numerose persone che arrivano dall’altra riva del Mediterraneo. Infatti, questa piccolissima isola è come uno scoglio lanciato verso l’Africa, molto più vicina all’Africa che alla penisola italiana, è l’estrema punta dell’Europa: la porta d’Europa! Per secoli, i viaggiatori hanno trovato nell’isola un porto di salvezza. In questi ultimi decenni, è una folla che cerca di raggiungere queste rive. Si tratta di persone che vogliono fuggire da guerre, dittature, persecuzioni, fame e sete; uomini, donne, bambini che si lanciano in un esodo, senza conoscere le trappole e le sofferenze del cammino, in cerca di un avvenire migliore. Prima di salire su imbarcazioni, gommoni o barconi, che rischiano il naufragio, queste carovane umane attraversano deserti dove in migliaia sono rimasti sepolti.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Il 30 novembre 2020 abbiamo festeggiato l’anniversario della fondazione della comunità UISG di Lampedusa. Comunità composta da Sr. Maria Ausilia, Salesiana, da Sr. Franca, Piccola Sorella di Gesù, da Sr. Paola, Suora della Carità di Santa Giovanna Antida. Siamo state inviate dalla UISG che favorisce la collaborazione e il dialogo tra le congregazioni religiose nella Chiesa e nella società.

17


Sr. Maria Ausilia, Sr. Franca, e Sr. Paola

Lettera dalla Comunità UISG di Lampedusa

Papa Francesco ha scelto Lampedusa come luogo della sua prima visita da Papa, è venuto per pregare con gli abitanti dell’isola e con i migranti, per onorare il loro coraggio e le loro indicibili sofferenze, per fare memoria di quelli che il mare ha inghiottito. Il Papa, con tenerezza, ha lanciato in mare una corona di fiori, gridando con forza: “Mai, mai più! … Caino, dov’è tuo fratello?” Appena arrivate sull’isola, abbiamo trovato i migranti nella piazza della Chiesa. La piazza è un luogo di incontro: la parrocchia offre loro la possibilità di collegarsi al Wi-Fi, oltre che altri piccoli aiuti, come indumenti o cibo. I migranti vengono accolti nel centro predisposto per loro, la qualità dell’accoglienza lascia molto a desiderare, sono lì di passaggio e sono destinati ad essere trasferiti in Sicilia. Abbiamo iniziato ad avvicinarli in piazza, a fare conoscenza, offrire un sorriso e, se la relazione fosse andata avanti, ci saremmo incontrati poi al bar, ad ascoltare le loro storie bevendo un tè o un caffè. Dopo appena tre mesi di questo percorso con loro, è scoppiata la pandemia e tutto è cambiato, nella piazza non c’era più nessuno. Che fare? Gli sbarchi comunque continuavano ad esserci come prima, e così abbiamo trovato una nuova possibilità di incontrarli, andando ad accoglierli al loro arrivo. Al momento dello sbarco, i migranti devono passare per una serie di controlli medici, militari, e subire interrogatori vari. Arrivano sfiniti, ma coscienti di aver avuto la fortuna di arrivare sani e salvi. Alcuni di loro, soprattutto quelli di fede musulmana, che costituiscono la grande maggioranza, posando i piedi sulla terra si prostrano e toccano il suolo con la fronte mormorando” El hamdu l-illah” (Sia lode a Dio!).

UISG - Bollettino n. 175, 2021

L’accesso al molo Favaloro, lo spazio militare riservato agli sbarchi, non è permesso a tutti. Dai primi giorni del nostro arrivo abbiamo conosciuto “Mediterranean Hope” (MH), il programma per i rifugiati e migranti della federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI), sorto all’indomani della tragedia del 3 ottobre 2013, quando a poche miglia da Lampedusa morirono 368 persone in un terribile naufragio. La loro scelta di stabilirsi a Lampedusa è sorta dalla consapevolezza della centralità geopolitica e della forte carica simbolica dell’isola all’interno di un fenomeno di portata globale come quello delle migrazioni.

18

Con loro facciamo parte del “Forum Lampedusa Solidale” nato nel 2015 dall’incontro di associazioni, movimenti ecclesiali, organizzazioni di volontariato, parrocchia, donne e uomini della società civile disposti ad impegnarsi nella realizzazione di un modello alternativo di accoglienza e solidarietà. L’attività svolta dal Forum non si limita alla distribuzione di beni ai migranti, ma punta a mettere in rete le idee e le competenze in grado di dare risposte concrete alle necessità della comunità locale e degli stranieri che vi transitano. Tra le attività organizzate dal Forum ci sono incontri di discussione, organizzazione di eventi di solidarietà e interventi di lotta all’emarginazione sociale e alla povertà. La presenza del progetto “Mediterranean Hope” a Lampedusa è stata improntata a una stretta collaborazione ecumenica che gli operatori hanno sviluppato con la comunità cattolica locale. La dimensione ecumenica e il dialogo con persone di fedi


e confessioni religiose diverse è evidente, ogni anno, nell’organizzazione della commemorazione in ricordo delle vittime del 3 ottobre 2013. La nostra piccola comunità si è inserita in questo tessuto che opera per i migranti e gli abitanti dell’isola e collaboriamo crescendo insieme nella fiducia e nell’amicizia, con un obiettivo comune: accogliere le persone in un modo più giusto e rispettoso della dignità di ciascuno, nella convinzione che il mondo è per tutti e dicendo, alla maniera di Papa Francesco, siamo “fratelli tutti”. La nostra attività con gli operatori di MH consiste nel ritrovarci al porto e, tra i tanti militari di ogni ordine e grado, offrire un timido benvenuto, benvenuta, offrire un bicchiere d’acqua o di tè caldo, offrire un giocattolo ad un bambino, giocare con un altro, tenere in braccio il bimbo neonato di una mamma stremata dalla stanchezza, essere infine una presenza di umanità, di rispetto, di compassione, di amore!

Sr. Maria Ausilia, Sr. Franca, e Sr. Paola

Lettera dalla Comunità UISG di Lampedusa

Riconoscerli degni di essere accolti ci fa bene, ci dà dignità, come ci dà dignità coltivare la memoria di quelli che sono morti in mare. Per molti di loro il Cimitero è il Mediterraneo, altri vengono seppelliti nel piccolo cimitero di Lampedusa, in mezzo alla gente dell’isola. Quando ci sono dei naufragi, un gruppo organizza una piccola cerimonia laica, chi partecipa (cattolico, protestante, musulmano o non credente), lo fa per le sue profonde motivazioni, ciò che ci accomuna è la fede nel valore di questo atto. “Noi siamo qui al posto dei parenti e degli amici di questi morti in mare, noi siamo qui al posto di tutti quelli che hanno diritto di domandare giustizia per una morte assurda, noi siamo qui per denunciare la mancanza di umanità delle leggi e della politica che condannano a morte degli esseri umani”… Così si esprimeva un membro del Forum al funerale di Yussuf, che aveva solo sei mesi quando il gommone si è capovolto e lui è sfuggito dalle braccia della sua giovane madre.

Nei disegni di Francesco c’è un rispetto infinito per il mare, c’è denuncia per chi lo rende spinato, frontiera che uccide, c’è un grido di sdegno per ogni morto, c’è un impegno a non dimenticarlo. Il piccolo Yussuf è diventato un simbolo, una memoria che non ci deve abbandonare e così ci siamo chiesti: come coinvolgere altri? Allora è nata nel Forum l’iniziativa della “Coperta di Yussuf”. Una coperta composta da quadretti fatti a maglia o all’uncinetto. Ce ne sono arrivati da tutte le parti d’Italia e anche dall’estero. Le donne di Lampedusa li hanno cuciti insieme. Questa coperta è un simbolo di protezione per i tanti uomini, donne e bambini che ancora rischiano di morire, e un impegno di memoria per i tanti inghiottiti dal mare. Perché ignorarli, dimenticarli, è come dire che non sono mai esistiti.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Tutta la comunità ha dato a Yussuf un funerale degno, la mamma ha potuto partecipare e gridare il suo dolore, noi abbiamo promesso di non dimenticarlo. Francesco Piobbichi, disegnatore, operatore sociale di MH, ha fatto un bellissimo disegno per la tomba di Yussuf: una piuma che si solleva dal mare spinato che lo uccide.

19


Sr. Maria Ausilia, Sr. Franca, e Sr. Paola

Lettera dalla Comunità UISG di Lampedusa

Gli abitanti dell’isola ci offrono una larga accoglienza e sono loro che occupano gran parte delle nostre giornate. Nonostante la pandemia, abbiamo conosciuto e visitiamo gli anziani. La maggior parte di loro sono ben curati dalle loro famiglie, ma molti sono soli e per loro una visita è un raggio di sole. Molte donne, soprattutto rumene, lavorano come badanti, ed anche con loro tessiamo legami di amicizia. Ascoltando i più anziani, scopriamo che in quest’isola, veramente isolata, dove si viveva solo di pesca, per anni gli abitanti hanno dovuto sopportare solitudine, angosce, povertà, lutti di persone perite in mare. Ne portano le conseguenze nelle loro condizioni di salute, infatti, i malati psichici sono numerosi. L’isola ha subìto una trasformazione con l’arrivo del turismo, soprattutto a partire dagli anni 80. Tutti si sono messi a lavorare e, a prezzo di grandi sacrifici, hanno avuto accesso ad un certo benessere, che ha comunque prodotto tanti squilibri: il mondo dei giovani e dei meno giovani tentati da droga, alcool, vita facile, ecc… L’isola è bella e la popolazione in estate si moltiplica, il numero dei turisti supera il numero dei residenti e dei migranti. Sia turisti che migranti sbarcano di continuo sull’isola, vivono fianco a fianco senza incontrarsi. Nella nostra comunità le porte sono aperte e gli appelli che riceviamo sono tanti, ognuna di noi risponde secondo le proprie possibilità, ci completiamo nelle nostre differenze. I nostri fondatori restano gli ispiratori per ciascuna di noi ed ora per tutte e tre, essi hanno un posto nella nostra cappellina e soprattutto nel nostro essere e agire… almeno questo è il nostro desiderio!

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Senza programmi predisposti in anticipo, la nostra vita cerca di rispondere quotidianamente agli appelli delle persone. Vi offriamo un piccolo flash della giornata di ieri: alle 8.30 abbiamo ricevuto dalla chat del Molo Favaloro la notizia dell’arrivo di 93 persone e siamo andate ad accoglierle. Alle 14.00 ne sono arrivate altre 200 e ci siamo recate nuovamente al Molo. A pranzo abbiamo invitato i due parroci dell’isola, con i quali la collaborazione cresce nella fiducia. Suor Ausilia, come ogni sabato e domenica, porta la Comunione a tante persone. Insieme, abbiamo fatto visita ad A. e alla sua badante romena.

20

Questa mattina siamo andate al molo commerciale e da dietro il reticolato abbiamo parlato con i migranti arrivati ieri e che sono stati imbarcati verso la Sicilia. Cerchiamo di seguire una famiglia in grande difficoltà, una madre con quattro bambini, senza padre. Suor Ausilia collabora con l’assistente sociale per offrire loro aiuto. Ci sarebbe tanto da dire su ciò che condividiamo con gli abitanti di Lampedusa, non possiamo raccontare tutto, ma non possiamo non ricordare il centro diurno che accoglie i disabili mentali, con il quale cerchiamo di collaborare. Partecipiamo a piccoli momenti di festa, a delle passeggiate insieme, siamo più vicine ad alcuni, per esempio a C., una donna che ogni sabato accogliamo a pranzo con noi. Queste relazioni personali, createsi durante i mesi di pandemia e di isolamento forzato, che hanno portato a regressioni a causa della solitudine e della


Siamo riconoscenti alla UISG per averci portato qui. Lampedusa è una delle periferie verso le quali Papa Francesco ci invia… è un posto di frontiera, uno di quei “luoghi di frattura” tra nord e sud del mondo, tra le persone che cercano gli svaghi e le vacanze più sofisticate e i disperati dei paesi più poveri del pianeta… Possiamo sognare che la presenza promossa dalla UISG possa continuare ed essere un segno di Speranza, per contribuire alla nascita di una UMANITA’ PLURALE? Di una umanità in cui ciascuno venga riconosciuto nella sua dignità? In cui si possa camminare insieme come fratelli e sorelle? Lo crediamo possibile, lo chiediamo al Signore e lo affidiamo alla vostra cura.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

paura, sono una maniera di aiutare tante persone in difficoltà in questo tempo di crisi.

Sr. Maria Ausilia, Sr. Franca, e Sr. Paola

Lettera dalla Comunità UISG di Lampedusa

21


P. Christophe Roucou

Dialogo in tempi di violenza...

DIALOGO IN TEMPI DI VIOLENZA: UNA LETTURA DELLA FRATELLANZA UMANA TRA I POPOLI

P. Christophe Roucou

P. Christophe Roucou, è professore all’ Institut Catholique de la Méditerranée (ICM) di Marsiglia, responsabile del Pôle d’études et de Recherche IslamoChrétiennes (PERIC) e del programma “Maison de la Sagesse”. Ha presentato questo testo il 1° marzo 2021 durante il webinar dal titolo «Dialogo in tempi di violenza: una lettura della Fratellanza Umana tra i popoli», organizzato dalla Commissione per il Dialogo Interreligioso dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) e dall’Unione dei Superiori Generali (USG).

Originale in francese

Introduzione Mi sono state rivolte due domande:

UISG - Bollettino n. 175, 2021

«Può incentrare la sua presentazione sulle relazioni con i musulmani nell’era del terrorismo globale? Qual è la situazione ora in Francia e quale può essere il ruolo dei leader religiosi per affrontare queste sfide?

22

Mi è stato chiesto di parlare del contesto francese, da qui le osservazioni che desidero fare come introduzione: - Negli ultimi anni o mesi sono stati perpetrati atti di violenza, omicidi: un attentato a Nizza il 14 luglio 2016, 87 morti e 434 feriti; l’assassinio di padre Jacques Hamel, un sacerdote che stava celebrando la messa, il 26 luglio 2016; l’assassinio di un professore all’uscita di scuola, il 16 ottobre 2020e poi l’assassinio di due donne in una chiesa di Nizza, il 29 ottobre 2020. Sono stati commessi da individui che affermano di essere musulmani. - Ma se il terrorismo e la violenza si manifestano regolarmente in Francia, non possiamo dire di vivere quotidianamente in un ambiente di violenza o di paura


del terrorismo. Desidero inserire in questa introduzione la testimonianza di un amico, nato in Francia da genitori nati in Algeria, sposato con una cattolica praticante, 3 figli, ho celebrato il loro matrimonio. Appartengono al Groupe des Foyers IslamoChrétiens (il GEFIC). Lui ricopre importanti responsabilità in una struttura pubblica, il Museo del Louvre a Parigi ed è vicesindaco di un comune alla periferia nord di Parigi.

P. Christophe Roucou

Dialogo in tempi di violenza...

Negli anni ’80, a scuola e alla scuola media, alla periferia nord di Parigi, eravamo in classe con studenti, e per alcuni amici, che provenivano da ogni parte del mondo: Polonia, Senegal, Francia da diverse generazioni, io nato qui da genitori nati in Algeria. Le differenze non erano per nulla enfatizzate; rientravano più nell’ambito dell’appartenenza familiare. Era una questione di scoperta ed è stata piuttosto una ricchezza per noi. Non c’era nulla di problematico. La prospettiva era quella dell’integrazione nella società francese. L’evento della squadra francese che ha vinto la Coppa del Mondo nel 1998 è stato un simbolo molto forte del modello francese di integrazione: la Francia «Black, Blanc, Beur». Questo diceva qualcosa su come funzionano le cose e su un ideale. E poi due episodi hanno scosso e messo in discussione tutto questo: prima gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York, poi in Francia le rivolte di Clichy-sous-Bois. Questi avvenimenti hanno messo in luce il profondo malessere della società francese. Mi soffermerò quindi sullo specifico del contesto francese dal punto di vista della situazione dei musulmani nella nostra società, poi accennerò ai luoghi di incontro, di scambio e di dialogo, per poi fare riferimento a ciò che ostacola il dialogo e concludere con il nostro ruolo di leader religiosi in questo contesto.

1. In quale contesto siamo chiamati, in Francia, a vivere la fraternità?

Forse dovremmo iniziare ricordando il motto della Repubblica francese, che tutti i cittadini francesi hanno a cuore, indipendentemente da religione, origine o estrazione sociale: Libertà, uguaglianza, fratellanza. E lo sappiamo, per stabilire e far rispettare la libertà e l’uguaglianza si redigono e approvano leggi, ma la fraternità non può essere imposta con una legge. È un ideale che dipende dalla responsabilità di ogni cittadino. Mi piace dire che questo rientra nella nostra doppia responsabilità come cittadini e come cristiani, poiché crediamo che tutti gli esseri umani siano creati a immagine e somiglianza di Dio e che sia stato Gesù Cristo a rivelarcelo.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Libertà, uguaglianza, fratellanza

23


P. Christophe Roucou

Dialogo in tempi di violenza...

Vale la pena citare fin da ora la prima frase della Dichiarazione firmata da Papa Francesco e dal Grande Imam Ahmed el-Tayyeb ad Abu Dhabi il 4 febbraio2019: « La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare.» 1

Una storia lunga e complessa quella della Francia con i suoi musulmani La Francia ha avuto un impero coloniale in paesi dove la quasi totalità della popolazione era musulmana, colonizzando i paesi del Maghreb, sotto forma di un protettorato in Tunisia e Marocco, di un’assimilazione in Algeria, territorio francese dove gli abitanti di fede musulmana erano considerati cittadini solo in virtù del loro servizio nell’esercito. La guerra d’indipendenza algerina dal 1954 al 1962 ha lasciato ferite in entrambe le parti, fino ad oggi. I ricordi rimangono vividi e dolorosi, quasi 60 anni dopo l’indipendenza. Oggi, in un paese di 68 milioni di abitanti, sono 5 milioni quelli di tradizione musulmana, pari a quasi l’8% della popolazione, (c’è da dire che le statistiche religiose sono vietate in Francia). Più di 2/3 ha la nazionalità francese, mentre per molti dei nostri compatrioti musulmano è ancora sinonimo di immigrato = arabo, talvolta = estremista o addirittura terrorista. Esiste in Francia un certo razzismo nei confronti degli arabi e delle persone di colore. Le persone di tradizione musulmana sono presenti in tutte le categorie socio-professionali, ma in proporzioni molto più alte tra gli operai o le occupazioni poco qualificate. A causa di questa situazione «ai gradini più bassi della scala sociale », molte famiglie musulmane vivono in quartieri popolari alla periferia delle nostre città, luoghi dalle molte difficoltà e dai molti problemi, soprattutto per ragioni sociali e politiche.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Religioni e laicità nella Francia del XXI secolo

24

La laicità è una specificità francese difficile da spiegare fuori dai confini nazionali, visto che la parola in sé è spesso intraducibile in inglese, tedesco o arabo! È necessario fare una distinzione con la secolarizzazione che interessa molte delle società contemporanee ed è spesso legata alla modernità. Con secolarizzazione si definisce il processo che vede larghi segmenti della vita sociale non dipendere più dalla Chiesa (scuole, ospedali...) dove dimensioni molto importanti della vita delle persone non sono più legate alla religione. In questo processo, la religione rischia di perdere il suo ruolo nella vita sociale e di essere confinata alla sfera privata. La laicità è un quadro giuridico che definisce la reciproca non interferenza


dello Stato e delle religioni: lo Stato non interviene negli affari della Chiesa (nel 1905) o di altre religioni e viceversa. Ma molti musulmani, imam inclusi, confondono la secolarizzazione con la laicità e attribuiscono alla laicità la riduzione drastica della pratica religiosa in Francia. Inoltre, oltre al quadro giuridico della laicità, nell’ultimo secolo si è sviluppata in Francia una «mentalità laica» e un’ideologia «laicista» che si vuole in opposizione alla dimensione visibile e sociale delle religioni, a cominciare dall’Islam.

P. Christophe Roucou

Dialogo in tempi di violenza...

L’Islam e i musulmani in Francia: un mosaico La comunità musulmana in Francia non è unificata, ma attraversata da molteplici correnti, alcune delle quali sono legate ai paesi d’origine e ai poteri al governo: l’Algeria (che nomina il Rettore della Moschea di Parigi), il Marocco, la Turchia; questi paesi cercano di controllare le popolazioni e le moschee. Le autorità pubbliche cercano da 35 anni di avere un organo rappresentativo dei musulmani con cui discutere di questioni relative al culto. Ma non ci sono riuscite. Almeno l’80% dei musulmani che vive in Francia non ritiene legittimo il CFCM (Consiglio Francese del Culto Musulmano)! Da dove viene la violenza?

È anche una sorta di grido o risposta da parte di chi è destabilizzato dalla globalizzazione e non vede un futuro per sé in questo nuovo universo. In Francia, la violenza nasce così tra chi si sente dimenticato dalla Repubblica, escluso dai circuiti di riuscita scolastica e sociale. La violenza nasce nei quartieri che stanno diventando zone di «non-diritto» da cui i servizi pubblici si sono gradualmente ritirati. Di conseguenza, sono le «mafie» a farla da padrone e, per esempio, a controllare le entrate e le uscite del quartiere, tanto che la polizia non è più presente. Gli atti di violenza a sfondo religioso sono molto pochi rispetto alla violenza quotidiana subita dalle popolazioni povere che, per ragioni sociali, sono spesso di tradizione musulmana.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

In Francia, la violenza, soprattutto nei quartieri popolari, non è prevalentemente di matrice religiosa o perpetrata in nome della religione. La violenza più visibile è quella legata ai traffici, in particolare quello della droga, che è estremamente redditizio ed è considerato da alcuni responsabili politici come ciò che assicura la «pace sociale» in quartieri dove la disoccupazione e la precarietà causerebbero altrimenti forti tensioni sociali.

25


P. Christophe Roucou

Dialogo in tempi di violenza...

2. Quali sono i luoghi o i momenti specifici in cui si incontrano cristiani e musulmani in Francia e in particolare a Marsiglia? Marsiglia è la seconda città della Francia per numero di abitanti, quasi 850.000, di cui quasi 300.000 sono musulmani, 80.000 armeni e 60.000 ebrei. Dove si incontrano i cristiani e i musulmani? Nella vita dei quartieri popolari di Marsiglia, ma il mix sociale, culturale e religioso tende a scomparire. Alcuni di questi quartieri sono diventati quasi interamente musulmani, tranne qualche famiglia cristiana o l’una o l’altra comunità di religiose o religiosi, spesso anziana. Negli istituti scolastici cattolici: a Marsiglia la Chiesa ha scelto di sostenere le scuole in questi quartieri popolari. Di conseguenza, alcune scuole cattoliche, primarie o secondarie, accolgono dal 60 al 90% di bambini o alunni di confessione musulmana. Mantenere queste scuole e farle vivere, nella prospettiva di servire la vita insieme, la conoscenza reciproca, il dialogo interculturale e interreligioso in azioni.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Nel servizio delle cappellanie delle carceri e degli ospedali: per garantire la libertà di coscienza e di culto, la legge del 1905 prevede cappellanie in tutti i luoghi chiusi che impediscono quindi al credente di uscire per praticare il proprio culto. I cappellani cattolici e protestanti sono stati i primi in questi luoghi, facendo spesso visita ai malati o ai detenuti musulmani, nel rispetto della loro fede. Spesso sono stati loro a far scoprire ai loro colleghi musulmani l’importanza di ascoltare i malati o i detenuti e l’importanza di star loro vicino come portatori della Misericordia di Dio.

26

In occasione di matrimoni islamo-cristiani: si tratta spesso di situazioni delicate ma, in Francia, si formano sempre più coppie con appartenenze religiose e spesso culturali diverse. La situazione risulta meno problematica quando è l’uomo musulmano a sposare la donna cattolica, ma le cose si fanno molto tese, se non impossibili, quando è l’uomo cristiano a voler sposare la donna musulmana. Talvolta le pressioni familiari per costringere l’uomo cristiano a diventare musulmano sono molto forti. Eppure, coppie di questo tipo esistono. Senza aspettare la Chiesa, ma con il suo appoggio, esiste da più di 30 anni in Francia il GFIC, Gruppo delle famiglie islamo-cristiane, un luogo di condivisione di esperienze, di accompagnamento di giovani coppie e di riflessione sull’educazione religiosa dei bambini. Un gruppo imam/sacerdoti a cui partecipano una donna musulmana e una donna cristiana si riunisce da 10 anni a Marsiglia. Il motivo di questo gruppo? Conoscersi e scambiare idee. Così, con l’andare avanti degli incontri (5 volte l’anno), si sono creati legami di fiducia. Questo gruppo condivide riflessioni


comuni, introdotte ogni volta da un imam e da un sacerdote. Questi incontri costruiscono la fiducia e smuovono le posizioni intellettuali e anche teologiche reciproche. Grazie alla fiducia e all’amicizia che si è sviluppata tra i membri, è possibile parlare di « argomenti controversi», senza spirito di polemica o competizione.

«Incontri» comuni e fraterni tra cristiani e musulmani: A livello nazionale, posso citare due iniziative che esistono da anni: la SERIC, la settimana islamo-cristiana, organizzata da un’associazione di amicizia islamo-cristiana (il GAIC, gruppo di amicizia islamo-cristiana) che organizza eventi in molte città della Francia e in altre città europee.

P. Christophe Roucou

Dialogo in tempi di violenza...

« Insieme con Maria », che da 7 anni propone scambi, incontri, momenti di celebrazione grazie alla figura di Maria, iniziativa partita dal Libano e rilanciata in Francia dall’associazione Efesia. A Marsiglia, un gruppo di scambio tra donne cristiane e musulmane ha lanciato l’iniziativa di una giornata conviviale e spirituale, aperta a tutti i cristiani e musulmani che desiderano partecipare. Da quattro anni, questa giornata, in primavera, riunisce le famiglie con bambini e adolescenti per un momento di condivisione intorno a un pasto, momenti di preghiera e scambi su una tema di attualità. Tramite il passaparola, questa iniziativa riunisce più di 300 persone. Viene preparata molte settimane prima da un gruppo che riunisce cristiani e musulmani.

In azioni di solidarietà realizzate insieme:

La Crisi del Covid e le misure di quarantena hanno causato situazioni di precarietà e persino di povertà in molte famiglie. In un quartiere di Marsiglia, un’organizzazione sociale, dei cristiani e un gruppo di musulmani hanno unito le forze per aiutare ogni settimana più di 300 famiglie che dopo il 15 del mese non avevano più cibo da mettere in tavola per i loro figli. Sono stati gli insegnanti della scuola pubblica ad aver avvisato tutti. In occasione di iniziative di ospitalità reciproca: come superare la paura dell’altro, se non incontrandosi? Visite reciproche ai luoghi di culto: È questo che porta in molti luoghi a visite reciproche a diversi luoghi di culto dove sono spiegati i riti. Oratori musulmani nell’ambito di formazioni in università cattoliche. Così,

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Da diversi anni le organizzazioni caritatevoli musulmane e cristiane si sono associate per delle operazioni comuni volte a sostenere chi vive situazioni di precarietà, a livello locale, ad esempio alla periferia sud-est di Parigi a Créteil, le parrocchie cattoliche e le moschee effettuano distribuzioni di cibo, quando le altre organizzazioni sospendono i loro servizi per ferie.

27


P. Christophe Roucou

Dialogo in tempi di violenza...

all’Istituto Cattolico del Mediterraneo, proponiamo una formazione specifica per l’incontro islamo-cristiano nel corso di un anno, si invitano oratori musulmani, si propongono corsi a due voci cristiane e musulmane sullo stesso tema.

3. Quali sono oggi gli ostacoli al dialogo? Lo scontro delle ignoranze Non è uno scontro tra civiltà quello che viviamo oggi, ma uno scontro tra ignoranze. In Francia vediamo che, soprattutto tra i più giovani, non si conosce né la religione dell’altro né la propria. In nome della laicità, non c’è spazio per le religioni nelle materie scolastiche, se non nei corsi di storia o di letteratura francese. La paura del proselitismo nella scuola ha portato a ignorare la dimensione religiosa. E gli insegnanti delle scuole pubbliche non sanno come reagire agli studenti musulmani che intervengono in classe. Sono tenuti alla neutralità che scivola nel silenzio.

L’assenza di studiosi musulmani Si parla spesso di imam, ma in realtà ciò di cui si avverte crudelmente la mancanza nelle comunità musulmane in Francia è l’assenza di formazione nei leader religiosi. La laicità non permette formazioni di tipo teologico in ambito universitario come accade in Germania. Ogni corrente sviluppa il proprio luogo di formazione, ma il più delle volte, si tratta di imam che hanno studiato all’estero se non addirittura che hanno trascorso qualche anno per officiare in Francia dall’Algeria, dal Marocco o dalla Turchia.

L’influenza delle correnti estremiste

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome.

28

Esiste una piccolissima minoranza tentata da quello che i media chiamano «jihadismo», si tratta di qualche centinaio di persone su 5 milioni di musulmani. Con loro non è possibile nessun dialogo visto che trattano tutti gli altri come dei «Kouffars», in altre parole come dei miscredenti, non solo gli ebrei o i cristiani, ma anche gli altri musulmani! Oltre a loro, è molto più preoccupante lo svilupparsi di correnti ispirate al wahabismo saudita, una concezione molto rigorista dell’Islam, una lettura letterale del Corano, un rifiuto di qualsiasi lettura critica e dell’uso della ragione in materia religiosa. Questo wahabismo si è diffuso nell’Africa sub sahariana e nel Maghreb e di conseguenza anche in Europa. Questa ideologia religiosa si trasmette su Internet, tramite video di religiosi che vivono nei Paesi del Golfo, che ignorano completamente il contesto di vita in Europa.


Nei quartieri popolari, i giovani stessi possono essere tentati di seguire questa ideologia rigorista mentre partecipano ai numerosi traffici, anche di droga, che alimentano un’economia parallela e non esitano a usare la violenza.

Le teologie e/o le filosofie disponibili Tra gli ostacoli al dialogo tra i musulmani così come tra i cristiani, ci può essere la visione dell’altro proposta o, talvolta, imposta all’altro diverso da me per cultura, origine o religione. L’adagio «fuori dalla Chiesa non c’è salvezza» ha portato a ignorare l’altro o addirittura a convertirlo a tutti i costi affinché possa essere salvato. Quali teologie della salvezza e della Chiesa sono proposte, insegnate e diffuse oggi? Tra i cristiani e tra i musulmani.

P. Christophe Roucou

Dialogo in tempi di violenza...

Quale concezione della missione poi? Non è un caso che Papa Francesco ripeta spesso in tutti i suoi discorsi (a Rabat due volte, per esempio): «No al proselitismo». Teologia e filosofia: è in gioco la concezione di verità. Troppe persone agiscono dicendo «io detengo la verità», ne deriva la conseguenza che l’altro è nell’errore, dimenticando la concezione cristiana di verità, ricordata da Benedetto XVI: «Certo, non siamo noi a possedere la verità, ma è essa a possedere noi: Cristo, che è la Verità, ci ha presi per mano, e sulla via della nostra ricerca appassionata di conoscenza sappiamo che la sua mano ci tiene saldamente. L’essere interiormente sostenuti dalla mano di Cristo ci rende liberi e al tempo stesso sicuri. » 2 È chiaro che, ora, per una grande maggioranza di musulmani solo la fede in Dio praticata sulla via dell’Islam porta alla salvezza. Da qui il loro desiderio che tutti diventino musulmani, per, nel migliore dei casi, essere salvati.

4. Quale ruolo per i responsabili religiosi in questo contesto?

- Per sensibilizzare la comunità cristiana: lavorare a una teologia del dialogo e ai suoi fondamenti nella rivelazione biblica; - Far conoscere ai cristiani l’insegnamento del magistero sul dialogo e l’incontro; Per tutti i responsabili religiosi - Impegnarsi in prima persona, sul campo, nell’incontro e nel dialogo; non vi è dialogo senza prima l’incontro; i due vanno coniugati insieme; - Dare priorità all’ambito formativo in tutte le sue espressioni e sviluppare iniziative e pedagogie in questo campo (dalla scuola alla facoltà e alla formazione dei ministri di culto e degli operatori pastorali);

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Nelle comunità cristiane

29


P. Christophe Roucou

Dialogo in tempi di violenza...

- Ciascuno nella propria comunità e tradizione attua questa affermazione firmata da Papa Francesco e dallo sceicco Al-Tayyeb: «La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e amare.» Insieme - Portare avanti insieme, ad esempio imam e sacerdoti, un lavoro di rilettura delle nostre Scritture e Tradizioni. Per concludere Un atteggiamento spirituale indicato da Christian de Chergé, priore del monastero di Notre-Dame de l’Atlas a Tibhirine, coinvolto nella violenza terrorista, dopo il faccia a faccia con il capo terrorista, la vigilia di Natale 1995: - «Non posso domandare al Buon Dio: uccidilo. Ma posso domandare: disarmalo. Poi mi sono detto però: ho il diritto di domandare: disarmalo, se non domando prima: disarma me e disarma noi in comunità. Questa è la mia preghiera quotidiana, ve la affido in semplicità » 3

UISG - Bollettino n. 175, 2021

- «Il Verbo si è fatto FRATELLO, fratello di Abele e anche di Caino, fratello di Isacco e anche di Ismaele, fratello di Giuseppe e degli altri undici che lo hanno venduto, fratello della pianura e fratello della montagna, fratello di Pietro, di Giuda e dell’uno e dell’altro in me». 4

30

1

Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Papa Francesco e Cheikh Ahmed al-Tayyeb, Abu Dhabi, 4 febbraio 2019

2

Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2012

3

Christian de Chergé, Invincible Espérance, Paris, Bayard, 1997, p .

4

Christian de Chergé, omelia del giovedì santo, 1995


TESTIMONIANZA DI VITA ALLA LUCE DELLA VISITA DI PAPA FRANCESCO IN IRAQ, IN PARTICOLARE A QARAQOSH

Sr. Hayat elkass Mussa

Testimonianza di vita... a Qaraqosh

Sr. Hayat elkass Mussa Suor Hayat elkass Mussa è una suora domenicana di Santa Caterina da Siena in Iraq. Vive nel convento di Umm Al-Tahera (Maria tutta santa) - Qaraqosh- ed è attualmente docente all’Università Al-Hamdaniya, con un master in Antropologia Sociale. Lavora come coordinatrice e responsabile dell’organizzazione di campi e festival per i giovani, e prepara gli studenti alla Prima Comunione. Aiuta anche la responsabile della scuola materna e insegna ai bambini della “Casa del Bambino Gesù” a Qaraqosh. Suor Hayet tiene numerose conferenze a gruppi di persone di diversa età su argomenti spirituali, sociali, psicologici e educativi. Collabora con padre Wissam (un monaco) al Youth Book Forum, il cui scopo è di incoraggiare i giovani a leggere e a sviluppare i loro talenti e le loro capacità. E’ tra i responsabili dei gruppi di “Giovani della Piana di Ninive che accolgono Papa Francesco”.

Pochi giorni prima dell’arrivo del Papa, il Comitato Superiore dell’Arcidiocesi siro-cattolica, responsabile del coordinamento della visita del Papa mi ha dato l’incarico, insieme al monaco Wissam, di organizzare degli incontri speciali per i giovani, per prepararli alla visita del Papa e preparare anche le loro famiglie. A questo scopo, abbiamo istituito un comitato denominato “I giovani della Piana di Ninive che accolgono Papa Francesco”. Del comitato facevano parte il monaco Wissam, Padre Ronnie, Suor Hayat, altri religiosi e religiose (Fratelli di Gesù Redentore, Francescani e Suore Efremiste) e alcuni giovani volontari con cui abbiamo lavorato insieme. Posso veramente dire che ho sperimentato la presenza dello Spirito Santo che ci ha riempito durante i preparativi. Le attività serali di vario genere (spirituali, sportive, culturali, preghiere mimiche, varie testimonianze di vita, familiari e monastiche) erano presentate da sacerdoti, suore e laici, con scene teatrali sull’insegnamento di Papa Francesco. C’è stata anche la rappresentazione di un’operetta sull’essere

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Originale in inglese

31


Sr. Hayat elkass Mussa

Testimonianza di vita... a Qaraqosh

radicati nella propria terra, diverse video-interviste per i giovani, ecc., oltre alla preparazione di due canzoni per la visita del Papa (Santo Padre & La gioia del Signore). Come suore domenicane, a Qaraqosh, abbiamo preparato gli studenti e quanti lavorano con noi nelle nostre scuole (materna, primaria e secondaria), insegnando loro l’inno per la visita del Papa e la coreografia di una danza. Abbiamo anche presentato una serie di conferenze sul Santo Padre, sul significato della sua visita in Iraq, il suo messaggio per noi, e su come dovremmo vivere questa esperienza, affinché la sua visita porti benedizioni alle nostre famiglie e comunità. Il 5 marzo 2021, nel momento in cui la porta dell’aereo si è aperta e Papa Francesco è apparso, il mio cuore si è riempito di una gioia che non posso descrivere. Il mio corpo ha iniziato a tremare per la forte emozione che mi ha preso alla vista di Papa Francesco che salutava sotto il cielo dell’Iraq e sono rimasta in silenzio. Le lacrime mi scorrevano sulle guance per l’intensità dello stupore e della gioia, e molte domande sorgevano in me: come ha potuto quest’uomo anziano sfidare tutto, la malattia, la fatica, la pandemia, le condizioni di sicurezza instabili? Come ha potuto rischiare tutto per dire al popolo iracheno: “Sono qui con voi. Sono venuto ad asciugare ogni lacrima dai vostri occhi, condividere il vostro dolore e darvi speranza. Vengo a voi come un pellegrino pentito”? Ma tutto ciò è durato solo un istante, e le risposte alle mie domande sarebbero arrivate in seguito, una alla volta.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Ho vissuto giorni che posso descrivere soltanto con una parola: il paradiso in terra. Papa Francesco è stato un padre tenero, un fratello paziente, un giovane stimolante, un uomo di Dio, più di un caro amico, ho scoperto di avere un legame molto forte con lui.

32

Ho percepito lo Spirito del Signore che aleggiava ancora una volta sul mio popolo sofferente e lacerato, per riempirlo di uno spirito nuovo, lo Spirito di pace e di solidarietà, di vera cittadinanza. La sciarpa bianca del Santo Padre mi è sembrata una colomba che avvolgeva l’Iraq come una presenza di pace e di rassicurazione, e la sua benedizione paterna elargita al popolo era come un unguento che guariva i dolori e le ferite. Alla vista di Papa Francesco, gli occhi si riempirono di felicità. Il suo volto risplendeva della luce del Signore e diffondeva la gioia di cui tutti avevamo bisogno, soprattutto io, per illuminare le profondità oscure e dolorose del mio essere con la luce e la gioia del Signore Risorto. Il pellegrinaggio del Papa mi ha insegnato molto sull’umiltà e sull’amore per i più vulnerabili; ho capito che la mia vita dovrebbe essere un pellegrinaggio


permanente verso Dio e verso l’altro, verso il perdono, la compassione e la solidarietà, verso nuove iniziative per trovare la pace interiore e la guarigione delle ferite. Papa Francesco è un maestro di iniziative coraggiose. La visita a Sua Eminenza Al-Sistani è stata per me una profonda lezione da cui posso imparare come accettare l’altro, trascendere tutte le differenze, e rispettare la religione, il credo e la fede dell’altro, in modo da poter costruire la nazione con la nostra umanità. La visita del Papa aveva lo scopo di dichiarare la pace in una terra priva di pace, e i suoi incontri con gli alti rappresentanti civili e religiosi hanno avuto un impatto storico e globale in tutto il mondo, e un impatto spirituale e umanitario su ciascuno di noi. La visita è stata per il mondo un invito a svegliarsi e a puntare gli occhi su quella terra bagnata da tanto sangue, distruzione, emarginazione, settarismo e corruzione.

Sr. Hayat elkass Mussa

Testimonianza di vita... a Qaraqosh

Visitandoci, ha assicurato a tutti, ai cristiani in particolare e a me personalmente, che Dio vive in mezzo al suo popolo, che ci guarda dal cielo, e rimane con la sua presenza in mezzo a noi che siamo il suo popolo e abbiamo diritto a una vita dignitosa. Il soffio di vita nuova che ci ha portato Papa Francesco, ci ha reso persone nuove, piene di vita, energia, fede e solidarietà con la nostra terra, nonostante tutte le persecuzioni, le guerre e le sofferenze.

La missione della nostra congregazione in Iraq è l’educazione: accompagnare le persone nella loro formazione, siano essi cristiani oppure no, e questo è evidente nelle nostre istituzioni, presenti in diverse aree, a prescindere dalla presenza o assenza di cristiani. Anche nel mio lavoro di docente universitaria, la mia presenza è testimonianza di Cristo e dei valori cristiani. I miei studenti e colleghi all’università sono di diverse religioni, ed essendo una suora, tratto tutti come miei fratelli e sorelle, nonostante l’immigrazione e il dolore che abbiamo subìto a causa della nostra religione cristiana, e che è stato causato da altri iracheni. Con il Papa, abbiamo pregato per una fratellanza sincera e rispettosa di tutte le componenti della società. La partenza del Papa non è stata per me e per il popolo iracheno la fine dei

UISG - Bollettino n. 175, 2021

L’incontro e la preghiera interreligiosa del Papa con i diversi leader religiosi, sotto la tenda di nostro Padre Abramo, non è altro che un messaggio forte e profondo per dire che abbiamo un solo Padre che ama vederci uniti e gioiosi e che possiamo costruire un Iraq prospero, un Iraq vivo, partendo proprio dalle nostre differenze. Con la preghiera di Hawsh el bayaa’, a Mosul, ho imparato da Sua Santità che né la brutalità della distruzione, né l’ingiustizia dell’uomo, né la bruttezza delle armi prevarranno sul popolo che prega. Il Signore ci ascolta dal profondo della nostra disperazione e dei nostri cuori spezzati, perché anche le tenebre per Lui sono luce.

33


Sr. Hayat elkass Mussa

Testimonianza di vita... a Qaraqosh

giorni di cielo, ma piuttosto un nuovo inizio, qui sulla terra, dove ricominciare a vivere con l’altro che è diverso da me. Sentiamo ancora la sua santità dispiegarsi sulla nostra terra e dentro di noi, e sento le sue parole risuonare nella mia mente e nel mio cuore. Il terzo giorno Cristo è risorto dai morti, e così anche noi, come popolo dell’Iraq, e io in particolare, abbiamo vissuto l’esperienza della risurrezione nei tre giorni della visita del Papa, specialmente durante la sua visita alla mia città natale, Qarakosh. Sono stati tre giorni di gioia, guarigione, stupore e presenza dello Spirito Santo. La mia gente ed io abbiamo dimenticato tutte le ferite, il dolore, la fatica, l’ingiustizia dell’ISIS, e le sofferenze della distruzione; la presenza del Papa è stata un miracolo che Dio ha compiuto per noi. Uno dei nostri fratelli musulmani di Babilonia mi ha confermato che la visita di Papa Francesco è stata un vero miracolo per noi e per l’umanità. È vero che non ho incontrato il Papa faccia a faccia e non ho ricevuto la grazia della sua benedizione, ma ero fuori dalla Chiesa dell’Immacolata a Qaraqosh, a gioire con il mio popolo e ad annunciare al mondo intero che siamo un popolo vivo, un popolo che ama la vita, un popolo di speranza, un popolo che ama la pace. Ci siamo rallegrati, abbiamo gioito e abbiamo danzato insieme proprio come fece il profeta Davide davanti all’Arca dell’Alleanza, per celebrare la presenza del Signore. Il mio unico desiderio è incontrare il Papa faccia a faccia per dirgli una sola parola, “grazie”, ed esprimergli l’amore e la gratitudine del mio popolo. Alla fine, aggiungo la mia voce a quella di Papa Francesco e dico con voce piena di fiducia e di fede: “Se Dio è il Dio della pace - e lo è - allora è sbagliato fare la guerra nel suo nome. Se Dio è il Dio dell’amore – e lo è - allora è sbagliato odiare i nostri fratelli e sorelle”.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Pace... Pace... Pace... Grazie ... Grazie ... Grazie ... Papa Francesco!

34


L’ISPIRAZIONE DI SAN FRANCESCO NELL’ENCICLICA FRATELLI TUTTI

Sr. Sheila Kinsey, FCJM

Sr. Sheila Kinsey, FCJM

L’ispirazione di San Francesco in "Fratelli Tutti"

Sr. Sheila Kinsey, FCJM, Suore Francescane, Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. E’ la Co-segretaria Esecutiva della Commissione JPIC delle due unioni UISG-USG.

Originale in Inglese

Introduzione. Quella che segue è la riflessione di una suora francescana sull’Enciclica “Fratelli Tutti”. Ho cercato di cogliere lo spirito dell’enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale dalla prospettiva francescana. Allo stesso modo, anche voi potete leggere il messaggio dell’enciclica attraverso il carisma della vostra congregazione.

Per la sua ultima enciclica, Fratelli Tutti, Papa Francesco ha cercato nuovamente l’ispirazione di San Francesco. Per noi religiosi, è una nuova opportunità, per contribuire a seminare questo messaggio di fraternità e di amicizia sociale, in una chiesa e in un mondo che hanno urgente bisogno di rispondere a questa chiamata, di fronte alle sfide che incontriamo oggi. Per aiutarci a generare la nostra risposta, Papa Francesco ci chiede di misurare la fecondità personale dei nostri semi di bontà attraverso tre domande: 1) Quali forze positive ho liberato? 2) Quanta pace sociale ho seminato? 3) Che cosa ho prodotto nel posto che mi è stato affidato?” (FT 197) Cerchiamo di rispondere insieme! San Francesco parlava dal profondo del suo cuore integro e unificato. Era coerente nelle sue riflessioni e cercava il consiglio dei suoi compagni più fidati. Egli crebbe gradualmente nella comprensione della sua vocazione, passando dalla ricostruzione fisica della chiesa di San

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Riflessione sulla “Fratelli Tutti”

35


Sr. Sheila Kinsey, FCJM

L’ispirazione di San Francesco in "Fratelli Tutti"

Damiano (1 Celano 18) alla costruzione della Chiesa di Dio. Per essere messaggeri entusiasti, abbiamo bisogno che la nostra vita sia integrata con il messaggio del Vangelo, la buona notizia. È per noi un percorso continuo, da fare giorno per giorno. Dobbiamo accostarci a quanti vivono ai margini e permettere loro di percepire un senso di appartenenza. Riflettendo sul Buon Samaritano, vediamo che il tempo è un dono prezioso che possiamo fare agli altri. Possiamo anche cercare di difendere il benessere degli altri rispettando la loro dignità, convinti della necessità della loro inclusione. Ci viene chiesto di tendere appassionatamente la mano nell’incontro e nel dialogo. Dobbiamo abbracciare quanti vivono nell’isolamento e accoglierli come appartenenti alla nostra casa comune, proprio come San Francesco abbracciò il lebbroso (2 Cel 9) e si rese conto a posteriori di aver baciato il volto di Cristo. Non si trattò di un semplice evento, ma di un percorso di apprendimento su come accompagnare, curare e sostenere i più fragili e vulnerabili. (FT 64) Una rivoluzione della tenerezza che è nel DNA dell’essere francescano.

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Francesco è il paradigma di una persona di pace. Egli cercava la pace dentro di sé e invitava gli altri a fare lo stesso. Le sue parole “pace e bene” erano un’esortazione a creare un luogo di pace per tutti sulla Terra. Questa pace si estendeva a tutto il creato e comprendeva aspetti ecologici, sia ambientali che sociali.

36

Dobbiamo cercare dei modi di agire in cui l’unità prevalga sul conflitto. Francesco risanò il conflitto tra il sindaco e il vescovo di Assisi cantando, insieme ai cittadini di Assisi, un verso del “Cantico delle Creature” alla presenza dei due avversari (MP 101). Papa Francesco ci chiama a comportarci, nelle nostre preoccupazioni politiche, nello stesso modo in cui ci comportiamo con le nostre famiglie. Ci chiede di considerare le controversie con gli avversari politici come consideriamo le dispute in famiglia, dove le gioie e i dolori di ciascuno dei membri sono fatti propri da tutti. (FT 230) La diversità delle nostre opinioni deve essere vista nel contesto dell’amore e dell’integrità delle nostre posizioni. Siamo incoraggiati a creare luoghi in cui il dialogo è possibile perché nasce dal rispetto della dignità intrinseca delle persone e dal desiderio di costruire una casa comune. Oggi “c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia.” (FT 225) Il bene che siamo chiamati a realizzare nella missione che ci è stata affidata, richiede sia una risposta personale basata sulle nostre competenze, capacità e opportunità, sia una risposta collettiva. Non si può rispondere una volta per sempre, ma giorno per giorno. La gente di Assisi racconta che Francesco, quando parlava alla folla riunita fuori da San Rufino, rimaneva in preghiera per tutto il tempo necessario a condividere il messaggio del giorno. La folla sapeva


di dover aspettare. Ci viene chiesto di essere costantemente aperti agli altri, qualunque sia il nostro compito nella vita. Siamo chiamati a diffondere amore. Rispondere è un imperativo morale. Rispondiamo dal nostro spazio interiore, perché siamo contemplativi in azione. Questo legame è talmente integrato da costituire un’azione sacra che interconnette tutta la creazione. Ogni giorno ci viene offerta una nuova opportunità. “Godiamo di uno spazio di corresponsabilità capace di avviare e generare nuovi processi e trasformazioni. (FT 77)

Sr. Sheila Kinsey, FCJM

L’ispirazione di San Francesco in "Fratelli Tutti"

Ora è tempo che il nostro spirito francescano contribuisca alla vitalità della nostra Chiesa. San Francesco e noi, suoi seguaci, contribuiamo ad attualizzare la realtà dell’interconnessione di tutta la creazione. Egli cantava le sue lodi per tutto il creato e mentre camminava, rimuoveva perfino i vermi dalla strada, perché non fossero calpestati. Tale era la sua capacità di passare dalle parole ai fatti!

Dobbiamo rispondere a tutto quello che ci viene chiesto in questo momento. È importante credere nel potere dinamico di tutta la nostra Famiglia Francescana, che è migliore della somma delle nostre parti. Mentre ognuno di noi dà il suo umile contributo, ci rendiamo conto che “è grande nobiltà esser capaci di avviare processi i cui frutti saranno raccolti da altri, con la speranza riposta nella forza segreta del bene che si semina” (FT 196), sapendo che “la statura spirituale di un’esistenza umana è definita dall’amore”. (FT 92)

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Francesco riuscì a dialogare con Al Kamil, un musulmano, anche durante i combattimenti delle crociate. Entrambi erano aperti l’uno all’altro e il posto speciale che i francescani hanno tuttora in Terra Santa è dovuto a questo incontro. Oggi ci viene chiesto di accogliere tutte le opportunità di dialogo che ci vengono proposte. Allo stesso tempo, ci viene chiesto di promuovere una “cultura dell’incontro”. Ciò significa che “come popolo ci deve appassionare il volerci incontrare, il cercare punti di contatto, gettare ponti, progettare qualcosa che coinvolga tutti”. (FT 216)

37


Commissione Educazione UISG-USG

Patto Educativo Globale

PATTO EDUCATIVO GLOBALE: DICHIARAZIONE DI INTENTI E LINEE GUIDA PER L’AZIONE Commissione Educazione UISG-USG

La Commissione Educazione delle due Unioni di Superiore e Superiori generali (UISG-USG), ha rielaborato il lavoro svolto durante l’edizione 2020 del Seminario “Ricostruire il Patto Globale per l’Educazione”, tenutosi nei giorni 12, 13 e 14 novembre e diretto da Miriam Subirana e Pep Buetas, con la metodologia dell’Indagine Apprezzativa. Il documento che ne è scaturito è il risultato dell’integrazione delle “Dichiarazioni di aspirazioni” e delle “Linee d’azione”, messo a punto durante un lavoro di sintesi svoltosi successivamente al Seminario. In questo numero del Bollettino (e anche nei seguenti) vi proponiamo alcuni brani di questo documento. Speriamo che il lancio del Patto Globale per l’Educazione rappresenti lo stimolo per promuovere un cambiamento nel nostro modo di educare, di considerare le persone, di essere presenti nel mondo in cui viviamo. I nostri sogni per un futuro e per una scuola diversi, in un mondo che vogliamo cambiare, coincidono. SOGNIAMO INSIEME per costruire un mondo più umano per tutti!

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Ispirazioni a cui aspirare

38

1 . Ispirati dalla proposta dell’alleanza di Dio con l’umanità, abbiamo unito le forze di persone diverse provenienti da tutti gli angoli della terra, suggellando un patto per animare un progetto educativo globale, dove riconosciamo noi stessi e gli altri in un cerchio di danza, incontro e dialogo. Un’alleanza che ci apre a dare vita, a costruire ponti e a percorrerli per offrire alle prossime generazioni fiducia e speranza in una cultura dell’incontro. 2 . Gesù ci ispira a trattare tutti come fratelli e sorelle per creare un mondo fraterno, inclusivo e al servizio dei più vulnerabili. Siamo custodi della casa comune e insieme ai giovani progettiamo per rendere questo mondo più umano, colmo d’amore, generando un’umanità pacifica, solidale e fraterna. 3 . Sono una creatura, sono terra: riconosco la mia origine comune, l’appartenenza reciproca e il futuro condiviso (Laudato Si’ 202). Ho dignità, da qualsiasi luogo del pianeta io venga e in qualsiasi situazione personale mi trovi. L’uguaglianza ci unisce, ci lega, e Dio scopre che il suo universo sta crescendo con l’umanità e ci chiede di impegnarci per la sua cura. Siamo apprendisti di una saggezza collettiva.


4 . Beati coloro che sono liberi da ogni pregiudizio e discriminazione. Accogliamo ogni persona come un dono da scoprire e ci mettiamo al servizio della sua crescita umana e spirituale, affinché il sogno di Dio diventi in loro realtà. Beati noi perché siamo interconnessi e costruiamo un progetto educativo per la gioia e la felicità di tutti. 5 . L’azione educativa trasforma il mondo e dà speranza all’umanità. 6 . Costruire un mondo ricco di differenze e diversità, dove tutti abbiano un volto radioso, che rifletta la bellezza e la grandezza di Dio. 7 . Stiamo vivendo un nuovo umanesimo centrato sulla persona, basato sull’equità, l’inclusione e il miglioramento di sé in una rete di relazioni fraterne. Come esseri umani, siamo legati in modo integro con noi stessi, con gli altri, con Dio e per la cura della casa comune, impegnati nella trasformazione del mondo. 8 . Cerchiamo di costruire un mondo di fratellanza e di comunione tra noi e con Dio. In questo mondo c’è collaborazione, pace interiore, fiducia in noi stessi e negli altri, aiuto reciproco, comunione di idee, perdono. Ognuno ha il suo posto, ognuno è impegnato, coinvolto e noi viviamo una sinergia umana.

Commissione Educazione UISG-USG

Patto Educativo Globale

1. Siamo comunità educative agili, aperte, fraterne, capaci di prendere decisioni in modo sinodale, con priorità chiare e assunte da tutta la comunità. Gli insegnanti e le famiglie si appassionano al cambiamento sistemico del paradigma educativo, mettendo sempre al centro il bambino, come soggetto e protagonista responsabile del suo apprendimento, nei processi di accompagnamento e vigilanza sulla sua sicurezza . 2. Siamo una comunità educativa impegnata, coraggiosa e orientata al bene comune, dove le pratiche educative sono in linea con lo scopo di facilitare la crescita di studenti responsabili, creativi e competenti nel trasformare il mondo che ci circonda. 3. Dichiariamo che la nostra comunità educativa rispetta la dignità di tutte le persone, accoglie con favore le loro differenze, la loro unicità, i loro diritti e permette il dialogo da pari a pari. Contiamo sul potenziale di ciascuno/a e diamo spazio alla libertà di tutti. Ascoltiamo i bisogni, le possibilità e i sogni di tutte le persone con cui viviamo, accompagniamo la loro crescita personale e insieme realizziamo la nostra vocazione alla trasformazione della società: “Siamo una comunità di pace e di fraternità perché in essa viene rispettata la dignità umana”. 4. Irradiamo dignità perché viviamo come fratelli e sorelle capaci di amare e di essere amati, dialogare, rispettare, collaborare, apprezzare gli altri e pregare insieme. 5. Noi, comunità educative, assumiamo una coscienza critica basata sul dialogo e sul discernimento che ci permette di concentrarci sulla nostra realtà locale

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Comunità educativa

39


UISG - Bollettino n. 175, 2021

Commissione Educazione UISG-USG

Patto Educativo Globale

40

per cercare con impegno la verità e soluzioni concrete alle sfide del nostro tempo e quindi promuovere società che siano accoglienti, solidali, giuste, inclusive e partecipative. 6. Come in un’orchestra, contagiati dall’incontro, siamo una comunità educativa in rete, che ascolta i diversi suoni prodotti dalla pluralità di volti, voci, suoni del mondo contemporaneo. Pieni di gioia, viviamo la sinfonia dell’animazione nel servizio generoso, nella cura del prossimo, nella partecipazione e nella collabora- zione creativa, per generare vita e promuovere educazione. 7. I valori centrali della Dottrina sociale cattolica sono vivi e integrati a tutti i livelli dei nostri ambienti educativi. Attraverso l’esempio vissuto, la comunità educativa ispira, incoraggia e responsabilizza bambini e giovani ad essere operatori di cambiamento, protagonisti dello sviluppo della società e del mondo, custodi della Casa comune. 8. Siamo una scuola inclusiva che forma giovani aperti al mondo e dove tutti i protagonisti sanno vivere in fraternità. * Per far nascere questa scuola avevamo bisogno di uno spazio dove tutti i protagonisti fossero consultati e dialogassero per definire gli obiettivi e i piani d’azione: comitati, incontri vari, seminari informativi, ... * Per prevenire e riparare eventuali rotture di armonia, abbiamo spazi di incontro e di dialogo su tutti i temi, che ci permettono di progredire: nei consigli scolastici, nelle riunioni di verifica, nella risoluzione di difficoltà, ... * Per continuare a svilupparsi e a crescere, la scuola cerca le prassi ottimali aprendosi e collaborando con altri enti {all’interno della scuola, nell’area geografica del Paese e a livello del Paese stesso, come a livello internazionale} all’interno di reti locali e internazionali. Il motto di questa scuola, come dice il proverbio, è “Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme”. 9. Educhiamo e ci esponiamo in una scuola, con tutto ciò che siamo, con la nostra vocazione, tra colleghi, comunità e ambiente, in armonia, assumendoci la responsabilità per il passato, il presente e il futuro. Costruiamo la fratellanza integrando ciò che è diverso, ciò che abbatte tutti i muri, con empatia e coscienza sociale ed ecologica. 10. La nostra scuola è aperta a tutti. In base alla sua identità, la scuola è luogo per creare legami, intrecciare relazioni e connettersi con la realtà. In essa, noi tutti partecipiamo godendo della diversità, dell’abbondanza, della novità e del cambiamento. Ognuno è importante e impegnato/a nello sviluppo delle potenzialità di ogni persona che vi vive. La nostra scuola vuole essere soprattutto un’opportunità per gli “scartati” della nostra società. È una scuola “umana” che si commuove per il sorriso di un bambino, esprime ciò che sente, accetta i suoi limiti e ha il coraggio di dare priorità a ciò che è importante.

Linee guida per l'azione - Promuovere spazi di incontro, di dialogo e di accoglienza per costruire, in modo armonico, la comunità che desideriamo. Condividere ciò che ci piace e ciò che ci dà energia.


-

-

-

Collegare tutti i vari livelli e includere la famiglia. Protagonismo di tutti i membri della comunità educativa, in rete con altre istituzioni e organizzazioni, e con l’economia. Promuovere una scuola dove i processi di umanizzazione prevalgano in ogni azione, creando legami di comunione e condividendo le risorse disponibili. Lavorare sulla bellezza e la disposizione dell’ambiente scolastico per accogliere tutti, specialmente coloro che hanno esigenze particolari. Coinvolgere insegnanti, studenti, amministratori, famiglie, gruppi di gestione, ecc. nel progetto educativo e nelle questioni urgenti di dignità umana, diritti umani e responsabilità, cura di tutto il creato e dell’ecologia integrale, responsabilizzazione dei gruppi vulnerabili, giustizia economica, promozione della pace in questo mondo frammentato. Coinvolgere tutta la comunità educativa e soprattutto le famiglie, prime presenze educative. Stabilire alleanze formando squadre eterogenee, dove tutti si sentono rappresentati e sono al servizio della comunità. Collegare le parti interessate e interagire a livello locale e regionale. Accogliere e coinvolgere le persone alle quali ci avviciniamo nell’azione educativa. Accettare e valorizzare la ricchezza della diversità multiculturale. Aprire la comunità alla partecipazione nella vita della scuola. Coinvolgere e responsabilizzare tutti coloro che si occupano di educazione, perché ci sia partecipazione e apertura a strategie creative. Costruire comunità di fede che siano punti di riferimento. Prendersi ogni giorno un tempo per meditare personalmente e con gli altri membri della comunità educativa. Organizzare un incontro celebrativo per conoscersi meglio. Preparare un elenco delle persone e dei gruppi interessati alla collaborazione e una mappature di possibili collaboratori nel territorio. Incoraggiare la collaborazione e il dialogo intergenerazionale.

Lavoro in rete 1 . Percepiamo con gioia che insieme cerchiamo il bene comune stabilendo alleanze educative al fine di costruire istituzioni di pace, giustizia e produttività/ efficacia. 2 . Le nostre istituzioni scolastiche lavorano in reti fraterne e collaborative; il dialogo e le relazioni aperte scorrono grazie alla ricerca insieme di alleanze che possano generare un forte impatto sulla società, trasformandola e dandole vita grazie al senso di appartenenza e all’impegno di tutti, in un eccellente lavoro di equipe, che crea sinergia e diffonde gioia. 3 . Stiamo vivendo la grande profezia del Patto Globale per l’Educazione, fondato sull’amore e la fratellanza universale, che mette al centro la persona. Lavoriamo in rete così da mettere insieme capacità deliberative e talenti in

UISG - Bollettino n. 175, 2021

-

Commissione Educazione UISG-USG

Patto Educativo Globale

41


Commissione Educazione UISG-USG

Patto Educativo Globale

un percorso comune che insieme segui amo. Potenziamo la persona, riconosciamo e valorizziamo la sua voce, diversa e plurale, aperta alle differenze, che si arricchisce umanamente e spiritualmente. Condividiamo un sogno comune: educare. Educare è prendersi cura della persona in ciò che è e vive e aprirla a tutto un mondo di possibilità, capacità e sogni che costruiscono il villaggio umano. 4 . Grazie al lavoro in rete, rendiamo vivo il Patto Globale per l’Educazione. Siamo una grande squadra che collabora a livello internazionale e lavora in scuole dove tutti, bambini e bambine, sono scolarizzati; una scuola aperta, inclusiva, missionaria ed evangelizzatrice, senza confini, “in uscita”, con educatori preparati e formati attraverso ‘comunità di apprendimento’. Siamo sostenuti e accompagnati dalla forza e dall’energia della rete. 5 . Le istituzioni educative e le famiglie lavorano in rete, promuovono la dignità della persona: tutti si sentono inclusi, si impegnano per la persona, investono tutte le risorse disponibili e influenzano le politiche pubbliche, raggiungendo un’educazione universale di qualità, nel senso più ampio del termine.

Linee guida per l’azione -

-

UISG - Bollettino n. 175, 2021

-

42

-

Approfondire e applicare i principi vitali del Patto Globale per l’Educazione e ciò che esso implica, affinché diventi prassi educativa, vissuta in equipe, tessendo reti. Creare dei partenariati tra le alleanze e le reti esistenti, con il coordinamento dell’organizzazione Internazionale per l’Educazione Cattolica (OIEC) e l’UISG. Creare una rete internazionale per la formazione di educatori sulle linee strategiche del Patto Globale per l’Educazione. Creare reti di comunicazione con altre scuole cattoliche. Organizzare la creazione di incontri virtuali internazionali secondo varie tematiche. Collegarsi con le reti esistenti per lavorare per il bene comune e per la difesa della vita. Creare una piattaforma di comunicazione che ci colleghi in progetti educativi comuni. Formare una scuola in cerca di collaborazione per camminare insieme in una fraternità educativa. Condividere risorse come la capacità di compilare richieste per borse di studio, forniture, educazione, ecc. Con scuole che non hanno pari accesso a un’istruzione di qualità.


Dalla scrivania della Segretaria Esecutiva A settembre 2021 lo staff della UISG si è riunito nuovamente dopo molti mesi di lavoro da casa. Come per molte di voi, le nostre vite sono cambiate dopo questi mesi di chiusura. Voglio ringraziare lo staff della UISG a nome vostro per i molti modi in cui hanno lavorato per assicurare che la UISG continuasse a servire voi leader e i membri delle vostre congregazioni durante questo difficile periodo. Abbiamo accolto con riconoscenza i molti messaggi di apprezzamento, così come siamo stati molto grati per il fatto che avevamo già a disposizione la tecnologia adeguata per poter lavorare online, immediatamente dopo il lockdown. Ciò lo dobbiamo in gran parte alla generosità di due congregazioni statunitensi, con un ulteriore sostegno da parte di alcune Fondazioni. Questo è stato un enorme aiuto nel sostenere la UISG nei suoi sforzi per raggiungere i suoi membri in tutto il mondo e nel permettere la partecipazione multilingue. Sappiamo che mentre in alcune parti del mondo quasi tutti hanno già ricevuto i vaccini necessari, in altre parti non hanno ancora potuto riceverli. Continuiamo a sostenere la disponibilità di vaccini per tutti, specialmente per quelli che vivono nelle nelle zone più povere del mondo. Stiamo lavorando con molte entità diverse attraverso il nostro progetto Sisters Advocating e in collaborazione con la Covid Health Task Force, istituita dal Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale. Esortiamo le suore di tutto il mondo a educare la popolazione locale sui benefici dell’assunzione del vaccino, contrastando la disinformazione che si sta ampiamente diffondendo. In molti paesi ci sono reti di suore ambasciatrici che lavorano attivamente nelle scuole, nelle parrocchie, nelle cliniche e negli ospedali per fornire alla gente informazioni corrette. Informazioni utili sono disponibili in inglese, italiano e spagnolo sul sito web del Dicastero all’indirizzo https://www.humandevelopment.va/it/vatican-covid19.html . Facciamo tutto quello che possiamo per fare la nostra parte nelle diverse aree del mondo in cui viviamo e svolgiamo il nostro ministero. Questi prossimi mesi sono importanti per la UISG in quanto iniziamo a preparare l’Assemblea Plenaria 2022. Essa si svolgerà nel corso di un certo numero di mesi per incoraggiare la massima partecipazione. Anche se speriamo che molte leader di congregazioni siano in grado di viaggiare a Roma nel maggio 2022, abbiamo sviluppato un processo in quattro tempi in modo che quanti non saranno in grado di viaggiare, non vengano esclusi. Ecco i passi significativi che abbiamo pianificato: Parte 1: 14 marzo Esplorare il tema “Abbracciare la vulnerabilità nel cammino sinodale”. Parte II: 4 aprile Cosa sta emergendo in questo tempo di preparazione all’Assemblea di maggio? Parte III: 2-6 maggio Assemblea Plenaria e Udienza con Papa Francesco (5 maggio) Parte IV: 11 luglio Raccolta dei frutti

La vita della UISG

La vita della UISG

UISG - Bollettino n. 175, 2021

LA VITA DELLA UISG

43


UISG - Bollettino n. 175, 2021

La vita della UISG

La vita della UISG

44

Vi incoraggiamo a segnare queste date nelle vostre agende e a partecipare nel modo in cui vi sarà possibile, di persona oppure online. Questo è un importante momento di incontro per le leader delle congregazioni religiose, mentre ci uniamo alla Chiesa in tutto il mondo nel processo sinodale. I vari progetti della UISG sono andati avanti bene in questo periodo difficile. L’Ufficio UISG for Care and Protection ha sostenuto la nuova Commissione Congiunta UISG-USG per la Cura e la Protezione. Sono stati offerti molti webinar ai Superiori Generali e ai loro Delegati su diversi aspetti della cura e della protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Continuiamo ad incoraggiare le Superiore Generali a nominare una Delegata alla Cura e alla Protezione che possa partecipare a questi importanti incontri online. La Delegata è la persona che viene nominata a livello di congregazione per assistere la Superiora Generale e il suo Consiglio nell’educazione e nella formazione dei membri nell’area della cura e della protezione, nell’assicurare che siano in atto le politiche e le procedure adeguate e nel condurre revisioni periodiche a riguardo. Questa persona potrebbe anche essere sostenuta da un’équipe in modo che la “cura e la protezione” siano al centro di ciò che siamo e di ciò che facciamo come religiose. Si prega di contattare la dott.ssa Claudia Giampietro presso l’Ufficio UISG for Care and Protection (safeguarding@uisg.org) per iscrivere la Delegata alla Protezione della vostra congregazione o per qualsiasi aiuto o informazione. All’inizio del 2022 la UISG e la USG in una pubblicazione congiunta con la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori, renderà disponibili le presentazioni dei webinar passati. Questa pubblicazione apparirà in 3 lingue (italiano, spagnolo e inglese). La Commissione Congiunta per la Cura e la Protezione sta lavorando in stretta collaborazione con la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori e il nuovo Istituto di Antropologia, Studi Interdisciplinari, sulla Dignità Umana e la Cura (IADC) presso l’Università Gregoriana. Questo nuovo Istituto offre una varietà di programmi a vari livelli e un numero crescente di suore si sta iscrivendo e sta ricevendo una formazione specializzata nell’area della cura e della protezione. I programmi sono offerti in inglese e spagnolo. Vedere i seguenti link per ulteriori informazioni utili: https://www.unigre.it/en/events-and-communication/communication/newsand-press-releases/creation-of-the-institute-of-anthropology-iadc/ https://www.tutelaminorum.org Infine, vogliamo incoraggiarvi a impegnare la vostra congregazione a unirsi alla comunità cattolica mondiale nel rispondere all’appello di Papa Francesco a partecipare a un cammino di sette anni verso la sostenibilità e l’ecologia integrale, sviluppando una Piattaforma d’Azione della Laudato Si’. Questo impegno segna la nostra volontà, come religiose, di raccogliere “l’appello urgente” della Laudato Si’ per ascoltare e rispondere al grido della Terra e al grido dei poveri, facendone una priorità congregazionale. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web di Sowing Hope for the Planet - https://www.sowinghopefortheplanet.org/ Stiamo imparando il beneficio di collaborare e fare rete a livello mondiale per rispondere all’appello di Papa Francesco per una conversione ecologica personale e comunitaria.


La vita della UISG

Sisters Empowering Women: una serie di webinar con e sulle religiose La UISG ha promosso una serie di 6 webinar su 7 parole chiave del Magistero di Papa Francesco: sinodalità, educazione, economia, salute, pace, cura e advocacy. Per tutto il percorso, che si è svolto da marzo a luglio 2021 online, ci ha accompagnato l’enciclica Fratelli Tutti. L’obiettivo di questa serie era di far emergere come le religiose nel mondo, a prescindere il tipo di missione svolta, riescano a tessere questa fratellanza e sorellanza umana attraverso l’empowerment delle donne, in particolare, e del popolo in generale. Tutte le persone intervenute sono state Religiose con incarichi nelle Università Pontificie, nei Dicasteri del Vaticano, o impegnate nella missione con le persone sui temi scelti. Ai webinar hanno partecipato quasi 2000 persone. Per la prima volta questi eventi si sono svolti in 8 lingue: oltre le lingue internazionali abbiamo incluso polacco, arabo e tedesco. Una sfida e un investimento affinché le sorelle si conoscano tra loro. Per rivedere le registrazioni nelle 8 lingue, usate questo link: http://bit.ly/Empowering2021 Una Piattaforma Laudato Si A maggio 2021 si è chiuso l’Anno speciale dedicato alla Laudato Si ed è stata presentata la Piattaforma Laudato Sì con iniziative e risorse per le congregazioni

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Diventare fratelli, diventare sorelle. Un incontro tra UISG e USG su “Fratelli Tutti”: La vita consacrata al servizio della Fraternità in un mondo ferito, 26-27-28 maggio 2021. Questo incontro congiunto dei membri della USG e della UISG è nato da un crescente desiderio a livello dei Consigli Esecutivi della USG e della UISG di avere l’opportunità di riunire i leader delle congregazioni femminili e maschili per riflettere insieme su questioni importanti durante questo periodo di sfide nella Chiesa e nel mondo. La struttura e il funzionamento delle due Unioni sono abbastanza diverse. La USG organizza due Assemblee all’anno, a maggio e a novembre, mentre la UISG si riunisce in Assemblea una volta ogni tre anni. Normalmente, circa 125 membri della USG partecipano alle loro Assemblee, così si è deciso di invitare un numero simile di Superiore Generali UISG a partecipare all’Assemblea di maggio. Il tema scelto è stato La vita consacrata al servizio della fraternità in un mondo ferito. Le partecipanti della UISG comprendevano, in primo luogo, i membri del Consiglio Esecutivo UISG e le Delegate delle Costellazioni UISG in tutto il mondo. Il resto dei partecipanti è stato selezionato per rappresentare altre parti del mondo e sono stati aggiunti altri membri delle Costellazioni più grandi. È stato un primo incontro storico che è stato molto apprezzato da tutti i partecipanti. Si prevede di organizzare altri incontri simili man mano che si intraprende un cammino sinodale insieme, durante il quale altri membri della UISG saranno invitati a partecipare. Per leggere le testimonianze delle partecipanti, visitare il sito www.uisg.org

La vita della UISG

Notizie

45


La vita della UISG

La vita della UISG

per i prossimi sette anni: un tema all’anno. La UISG collabora con il Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale attraverso la Campagna “Seminare speranza per il pianeta”, nella persona di Sr. Sheila Kinsey, coordinatrice dell’iniziativa. Sr. Sheila è riuscita a creare un vero e proprio indirizzario di sorelle incaricate della missione “Ecologia integrale” per le loro congregazioni. Quello delle “Religiose Laudato Sì” è un vero e proprio movimento (massa critica) spirituale e concreto che ci esorta a prenderci cura della nostra casa comune. È stato aperto un sito dedicato interamente alla Laudato Sì: www.laudatosi.va. Per rimanere aggiornate sulla Campagna, visitate il sito: www.sowinghopefortheplanet.org

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Comunicazione digitale e pandemia “Le congregazioni che avevano già una serie di spazi virtuali aggiornati, hanno potuto vivere l’isolamento in modo più relazionale e anche rispondere, da un punto di vista missionario e pastorale, con più prontezza e creatività ai bisogni dei loro contesti.” Diverse congregazioni hanno sollecitato una riflessione su come è andata cambiando la nostra relazione con le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione durante la pandemia: cosa abbiamo imparato e come valorizzare questo capitale. Cosa posso fare nella mia realtà per potenziare ciò che abbiamo appreso? Di cosa ho bisogno per imparare a vivere le due dimensioni, virtuale e materiale, in modo integrato? La realtà oggi è sia virtuale che materiale: abbiamo vissuto con naturalezza nel virtuale nell’ultimo anno e mezzo; la sfida è non disperdere questo potenziale e formarci a vivere le due dimensioni del reale, come consacrate, nella consapevolezza e nel discernimento digitale continuo. L’Ufficio Comunicazione della UISG, in collaborazione con gli uffici di comunicazione di alcune congregazioni, ha redatto un documento con alcune riflessioni e domande per il dialogo e il discernimento personale e dell’istituto su “Comunicazione e Pandemia”. Il documento è sul sito della UISG www.uisg.org, in 3 lingue.

46

Collaborazione tra Superiore (Leaders) e Comunicatrici A maggio si è svolto un dialogo tra Superiore e comunicatrici di diversi istituti con l’obiettivo di evidenziare quali possono essere le buone pratiche per facilitare la collaborazione tra le due realtà della stessa congregazione per il bene della missione. La comunicazione digitale gioca, oggi, un ruolo essenziale: non si può evitare di comunicare, perché altri lo faranno al nostro posto. Questo pone alla vita religiosa femminile domande e sfide nuove: investire nella comunicazione e nella formazione delle sorelle. Per avere cura della propria comunicazione è necessaria un’efficace collaborazione tra le superiore e le sorelle (o laiche/ci) impegnati nella missione di comunicare.


Sorelle, l’Advocacy Globale: Progetto UISG sull’Advocacy ”Le suore sono coinvolte in così tanti aspetti della vita odierna, in particolare al fianco di coloro che vivono ai margini della società. Siamo coinvolte nell’istruzione e nell’assistenza sanitaria, anche nello sviluppo delle comunità, e allo stesso modo in questioni emergenti come la tratta, la migrazione e la cura della Terra. Come suore, vogliamo vedere come possiamo camminare al fianco delle persone, essere loro compagne, aiutarle a farsi sentire e alzare anche noi la voce per loro. Siamo particolarmente preoccupate per la cura dell’ambiente, che vediamo quotidianamente devastato e distrutto, e per gli effetti del cambiamento climatico, che influenzano la nostra vita insieme sulla Terra. Questa è la nostra casa comune e vogliamo lavorare insieme a tutte le persone di buona volontà per creare un cambio.” (Sr. Patricia Murray, Segretaria Esecutiva della UISG) Questo è l’ultimo progetto nato alla UISG: promuove iniziative di formazione per aiutare le sorelle a fare advocacy e campagne di comunicazione per far conoscere la missione delle sorelle nell’ambito della salute, ecologia e la tratta di persone. Per saperne di più, contattare advocacy.coordinator@uisg.org o visitare il sito www.uisg.org

UISG - Bollettino n. 175, 2021

Per scaricare il documento in spagnolo, inglese o francese, usate questo link: https://bit.ly/3gyqKVK

La vita della UISG

La vita della UISG

47


STAFF DELLA UISG SEGRETERIA

Sr. Patricia Murray, ibvm Segretaria Esecutiva

segretaria.esecutiva@uisg.org 0668.400.236

Rosalia Armillotta Assistente Segretaria Esecutiva ECONOMATO

Aileen Montojo Amministratrice finanziaria Sr. Sunitha Luscious, zsc Assistente Amministratrice finanziaria Patrizia Balzerani Segretaria Membership

COMUNICAZIONE

ufficio.segreteria@uisg.org 0668.400.238 economato@uisg.org 0668.400.212

assistente.economato@uisg.org 0668.400.249

Patrizia Morgante Responsabile Comunicazione

comunicazione@uisg.org 0668.400.234

Sr. Thérèse Raad, sdc Ufficio Comunicazione (Volontaria)

comunicazione@uisg.org 0668.400.233

Antonietta Rauti Coordinatrice Bollettino UISG SERVIZI

bollettino@uisg.org 0668.400.230

Bianca Pandolfi UISG Information Office

info@uisg.org

Svetlana Antonova Assistente Tecnico Servizi Generali PROGETTI

assis.tec@uisg.org 0668.400.250

Sr. Florence de la Villeon, rscj Progetto Migranti Sr. Gabriella Bottani, smc Coordinatrice Talitha Kum Sr. Mayra Cuellar, mb Talitha Kum Database

rete.migranti@uisg.org 0668.400.231 coordinator@talithakum.info 0668.400.235

Sr. Mary Niluka Perera, sgs Catholic Care for Children International Claudia Giampietro Office for Care and Protection Sr. M. Cynthia Reyes, sra Programma UISG Formatori Paula Jordão Formation Coordinator Giulia Oliveri Grant Manager Consiglio Canoniste

ccc@uisg.org 0668.400.225 safeguarding@uisg.org 0668.400.225

formators.programme@uisg.org 0668.400.227 formation@uisg.org 0668.400.245 gm@uisg.org 0668.400.229 canoniste@uisg.org 0668.400.223


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Bollettino 175 by UISGBulletin - Issuu