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Johannes Schmidl. Oltre la disabilità

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leonardo arrighi

Johannes Schmidl oltre la disabilitĂ

con testi di

AGNESE TEDALDI CARLO PAGANI


COMUNE DI BUDRIO

Libro e Mostra Leonardo Arrighi Organizzazione Pro Loco di Budrio Allestimento Mostra Alberto Cocchi, Maurizio Montanari, Fernando Pazzaglia Progetto Grafico Emilio Montanari, www.royalequipe.com Digitalizzazione materiale fotografico Ezio Venturoli Crediti Fotografici Famiglia Schmidl (fotografie n. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 66, 67, 84, 85, 107, 108, 109, 114, 115, 116, 117, 119, 120, 121, 125, 126, 127, 128, 129, 130, 131, 132, 133, 134, 135, 136, 13), famiglia Zagnoni (fotografie n.70, 71, 72, 73, 74, 95, 96, 97, 98, 99, 104), famiglia Zarotti (fotografie n. 68, 69, 76, 77, 80, 81, 82, 83, 86, 87, 88, 89, 90, 91, 92, 93, 94, 110, 111, 112, 113, 118), Centro Protesi INAIL (fotografie n. 40, 42, 43, 44, 45, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 78 ,79 ,100, 101, 102, 103, 105, 138), Roberto Berselli (fotografie n. 46, 47, 48), Teresa Caprini (fotografie n. 51, 52, 53, 54, 124), Ermes Castellini (fotografie n. 49, 50), Andrea Ferri (fotografie n. 41, 75, 106, 122, 123, 139). Ringraziamenti per la collaborazione Simonetta Amadesi, Fabio Cesari, Angelo Davalli, Andrea Ferri, Angelo Gianninoni, Leopolda Ficarelli, Malva Miccoli, Maurizio Montanari, Claudio Quadri, Marcella Quadri, Fernando Pazzaglia, Michaela Schmidl, Ezio Venturoli, Ferrino Zagnoni, Federico Zarotti Ringraziamenti per le testimonianze Roberto Berselli, Vasco Bertoncelli, Enzo Bortolini, Fausto Cacciari, Teresa Caprini, Ermes Castellini, Roberto Cavrini, Giorgio Chierici, Franco Gatti, Palmiro Gruppioni, Claudio Quadri, Michaela Schmidl, Rosaria Spiga, Paolo Vanini Patrocini Pro Loco di Budrio, Comune di Budrio, Centro Protesi INAIL di Vigorso In copertina, Hannes Schmidl durante un congresso alla fine degli anni ’60 (prop. famiglia Schmidl). A pag. 8, Hannes Schmidl tiene una relazione ad un simposio all’inizio degli anni ’70 (prop. famiglia Schmidl) con biglietto da visita di Hannes (prop. famiglia Zagnoni); A pag. 12, Hannes insieme alla moglie Margarete e ai figli Michaela e Arthur, davanti al Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso, a metà degli anni ’60 (prop. famiglia Schmidl). A pag. 22, Schmidl durante un Congresso Internazionale alla fine degli anni ‘60 (prop. famiglia Schmidl). Copyright © 2015 Leonardo Arrighi


Una pubblicazione su Johannes Schmidl è, in un certo senso, una pubblicazione sul Centro Protesi INAIL e sulla storia della tecnica ortopedica in Italia e nel mondo. È anche, però, un’opera su Budrio, sui suoi operosi cittadini, su un distretto industriale che dalle geniali intuizioni del Prof. Schmidl ha preso le mosse. La Pro Loco di Budrio ed il Comune di Budrio hanno coinvolto il Centro Protesi INAIL in questa entusiasmante riscoperta delle nostre radici e della nostra storia, cominciata oltre cinquanta anni fa nel “sanatorio” di Via Rabuina per merito di un giovane tecnico austriaco e di un ristretto numero di collaboratori, ed illustrata in questo volume con immagini di gran pregio, anche inedite, che ci raccontano la sua straordinaria avventura umana e professionale. È una vita, quella di Johannes Schmidl, votata alla ricerca e alla sperimentazione, e interamente dedicata all’affermazione del Centro Protesi di Vigorso di Budrio. Inizia nel 1959, quando venne incaricato dai vertici dell’Istituto – che ne avevano intuito il talento in occasione delle Olimpiadi per Paraplegici di Stoke Mandeville del 1956 – di dirigere una nuova Officina Ortopedica dove sviluppare innovativi filoni di ricerca e applicare un rivoluzionario modello basato sul legame tra protesizzazione e riabilitazione. Questo modello caratterizza, ancora oggi, il Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio. Ai promotori di questa pubblicazione va il merito di aver colto l’importanza e il valore per tutta la comunità locale della figura di Johannes Schmidl, dedicandogli questa pubblicazione e la Mostra allestita a Budrio. A noi del Centro Protesi INAIL spetta il compito di continuarne l’attività con la stessa dedizione e professionalità. Angelo Andretta Direttore del Centro Protesi INAIL

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A quasi vent’anni dalla sua scomparsa, la figura del Professor Johannes Schmidl e il suo prezioso contributo all’evoluzione della scienza protesica rimangono centrali nella storia di Budrio e della comunità. Per questo motivo, l’Amministrazione comunale accoglie con favore e sostiene l’iniziativa del Centro Protesi Inail e della Pro Loco di Budrio. Insieme celebriamo – con una mostra e una pubblicazione – colui che fu non solo il direttore tecnico della struttura di Vigorso per trent’anni, ma anche un cittadino budriese di cui andiamo particolarmente fieri. Il Prof. Schmidl, nel corso della sua lunga esperienza professionale, ha contribuito attraverso lo studio, le iniziative di ricerca applicata, l’insegnamento e le pubblicazioni scientifiche, a promuovere in ambito nazionale ed internazionale la conoscenza dell’attività del Centro Protesi Inail, che sotto la sua direzione ha acquisito prestigio nel campo della protesica riabilitativa. Hannes ha vissuto per molti anni con la sua famiglia a Budrio, nella casa di Vigorso all’interno della struttura. I suoi figli, Arturo e Michela, hanno frequentato le nostre scuole con i loro coetanei budriesi, integrandosi nella nostra comunità. Talmente budriesi, i biondi ragazzi Schmidl, che il padre era orgoglioso del fatto che “parlassero il dialetto bolognese meglio di tanti loro compagni di liceo”! L’Amministrazione comunale nel 2004 ha intitolato una strada del territorio al Prof. Schmidl per i suoi meriti sociali e scientifici. Oggi, con la mostra e con questa pubblicazione, il riconoscimento verso di lui del Comune e della comunità di Budrio si arricchisce di ulteriori significati. All’uomo che ha restituito il sorriso e la voglia di vivere a tanti adulti e bambini sfortunati e ha contribuito a rendere noto il nome di Budrio nel mondo, saremo sempre riconoscenti. Giulio Pierini Sindaco di Budrio

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PREMESSA di Leonardo Arrighi

Ritrovare i quaderni scolastici inviati al Centro Protesi INAIL di Vigorso, dai genitori dei bambini curati da Hannes Schmidl, ha rappresentato un autentico spartiacque nell’andamento di questa ricerca. Ho iniziato a sfogliare le pagine e ad un certo punto mi sono imbattuto in una strana impronta, lasciata sul margine di un foglio. Ho riposto quel quaderno, prendendone altri: tutti immancabilmente contraddistinti dalla medesima traccia. Il ripetersi di questi segni ed il racconto di Teresa Caprini hanno gettato una luce: quei solchi circolari sono la testimonianza delle lacrime di gioia versate da Hannes Schmidl. I piccoli quaderni erano conservati dal Direttore Tecnico di Vigorso come delle gemme dal valore inestimabile, che lui chiedeva ai genitori di spedirgli. Leggere le parole, osservare i disegni realizzati dai piccoli pazienti, affetti da varie forme di malformazioni congenite (dismelie), erano il dono più grande per un uomo che ha dedicato l’intera esistenza alle persone momentaneamente meno fortunate. Proprio così, Schmidl ribadiva con forza che la disabilità avrebbe coinvolto un individuo soltanto per una parte della vita, quella impiegata per abituarsi all’utilizzo delle protesi. Hannes non contemplava una semplicistica definizione della disabilità, per l’ortopedico austriaco l’obiettivo era di permettere alle persone di riappropriarsi del proprio tempo, anche praticando sport senza alcun timore. Schmidl aveva creato all’INAIL di Vigorso un ambiente famigliare: il rigore regnava sovrano, ma la cordialità del Direttore Tecnico rappresentava un conforto per i collaboratori dell’Officina. Parlare con chi è stato accanto ad Hannes per decine di anni, poter percepire direttamente l’eterna gratitudine provata nei suoi confronti offre un ulteriore spunto di riflessione. I ragazzi assunti inizialmente nell’Officina Ortopedica del Centro di Rieducazione Funzionale INAIL erano degli ottimi artigiani, ma non avevano mai sentito parlare di protesi.

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Schmidl scelse la prima squadra, formata da otto giovani, privilegiando le qualità umane oltre a quelle professionali. L’abnegazione, il rispetto e la voglia di imparare erano le parole d’ordine per dei giovani uomini ben provvisti di pazienza. A partire dal 1° aprile 1960 gli otto ragazzi si misero a disposizione di Hannes, che li istruì con fermezza, chiedendo loro di sforzarsi il più possibile. Il talento artigianale dei primi assunti, unito ad una notevole duttilità mentale furono plasmati da Schmidl, che riuscì ad avviare la meravigliosa avventura vissuta a Vigorso. Il Direttore Tecnico aveva già ben chiaro il percorso da seguire, ma era consapevole della necessità del supporto di altre persone, capaci di diventare delle risorse imprescindibili nella strada verso l’innovazione. Nel 1963 all’INAIL di Budrio è nato un reparto dedicato alla ricerca per lo sviluppo della tecnica protesica e un paio di anni dopo ha visto la luce la prima protesi mioelettrica funzionante. Nel corso degli oltre trent’anni trascorsi come Direttore Tecnico, Schmidl ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo. Il Bell Grave Memorial – premio assegnato all’autore del più significativo contributo internazionale nel campo della tecnica ortopedica – nel 1966, il titolo di Horowitz Professor – laurea ad honorem conferita dalla New York University Medical Center – nel 1972, la Heine Hessing Medaille – massima onorificenza tedesca per l’innovazione nell’ambito della tecnica ortopedica – nel 1978 e il titolo di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana sono soltanto alcuni dei titoli attribuiti ad Hannes Schmidl. Le numerose pubblicazioni e l’interminabile serie di lezioni universitarie arricchiscono ulteriormente il ritratto di Schmidl, che non ha mai dimenticato di ringraziare i suoi colleghi di Vigorso, con cui amava condividere le frequenti celebrazioni. Quando l’ortopedico austriaco parlava dei ragazzi trovati in Italia, in particolare a Budrio e dintorni, ne rimarcava la fantasia, lo spirito di sacrificio, la perseveranza nel tentativo di risolvere i vari problemi e soprattutto la gentilezza e la simpatia, che hanno permesso ad Hannes di integrarsi rapidamente. Gli splendidi complimenti rivolti da Schmidl ai giovani italiani e la sua profonda umiltà contribuiscono a definire i contorni di un uomo eccezionale.

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Il cinquantesimo anniversario dalla presentazione della prima protesi mioelettrica, avvenuta il 20 aprile 1965, rappresenta un’ottima occasione per ricordare Schmidl. Dopo Benedetto Schiassi, la mia sensibilità storica, grazie al fondamentale sostegno della Pro Loco di Budrio, si è rivolta verso il nome di Hannes. Al termine di questa ricerca, posso affermare con forza l’importanza della scelta compiuta e ribadire la gratitudine nei confronti di un uomo che ha contribuito alla rinascita di molte persone, testimonianze insostituibili del progresso ortopedico realizzato a Vigorso.

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JOHANNES SCHMIDL, OLTRE LA DISABILITÀ di Leonardo Arrighi

«Con quello che è stato fatto e che si potrà fare a Vigorso, possiamo dire che un solo grande male rimane tuttora invincibile: la società, impreparata, continua a dare agli amputati la sensazione di considerarli come “minorati”. Nonostante la mia presenza quotidiana al Centro, non riesco ad abituarmi alle menomazioni dei bambini e all’espressione perennemente schiva di chi sembra sapere che chiunque si avvicini a loro si limiterà ad arruffargli i capelli e null’altro. Eppure, credetemi, chi vive fra loro non potrà che confermarvi come non vi è mutilazione cui non si faccia, dopo un po’, l’abitudine»1. Hannes Schmidl

1. L’UMANIZZAZIONE DELL’ORTOPEDIA Per porsi sulle tracce di Hannes Schmidl, mantenendo ferma volontà di comprendere quale sia stato il suo ruolo nella storia dello sviluppo protesico, è necessario farsi guidare da due affermazioni dello stesso Hannes. In una intervista rilasciata nel 1973, Schmidl chiarisce quali pensieri lo abbiano condotto sulla strada dell’innovazione. Alla morte del padre, avvenuta nel 1952, il futuro Direttore Tecnico dell’INAIL di Vigorso si trova a fare i conti con la pesante responsabilità di dover ereditare l’azienda di famiglia. Prima di partire per una lunga peregrinazione presso gli istituti ortopedici più importanti d’Europa, il ventenne Hannes esprime la prima grande convinzione: «Decisi che se dovevo continuare, non sarebbe stato semplicemente come un fabbricante di braccia e gambe. Ero molto più interessato al lato umano. Volevo avere pazienti da aiutare, non solo ordini da riempire»2.

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La grande sensibilità spinge Schmidl verso nuovi orizzonti, che lo possano avvicinare sempre di più all’uomo temporaneamente malato. La vera priorità coincide con la gioia provata negli scambi affettuosi con le persone, a volte prive di speranze e per questo bisognose del sostegno morale prima ancora di quello medico. Dodici anni più tardi, nel 1964, ritroviamo Hannes alla guida dell’Officina Ortopedica del Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso. Da alcuni mesi sogna di poter creare una protesi mioelettrica funzionante e, come già fatto in precedenza, comincia una lunga serie di viaggi, che lo portano ad una conclusione: «Visitai tutti i principali centri di ricerca del mondo: Russia, Svezia, Inghilterra, Germania. Dopo che li ebbi visti tutti capii una cosa: che il netto risultato di tutte le loro ricerche era il “nulla”. Niente di niente […] In tutti i centri i ricercatori affrontavano i problemi solo dal punto di vista di costruzione meccanica. Il paziente era l’ultima cosa considerata. Io ero convinto che la cosa più importante era comprendere il paziente nel programma di ricerca, per imparare dalla pratica, non dalla teoria»3. La costruzione della prima protesi mioelettrica sarà, pochi mesi dopo, la straordinaria conseguenza della decisione di ridefinire le codificate priorità tipiche della ricerca, ponendo l’uomo al centro di qualsiasi tentativo di sviluppo tecnologico. L’umanizzazione degli studi protesici produce la svolta fondamentale: Hannes, consapevole dell’impossibilità di portare a termine da solo quella avventura, pone al proprio fianco Franco Zarotti, formidabile medico ortopedico del CTO (Centro Traumatologico Ortopedico) di Bologna, e Nino Zagnoni, geniale tecnico elettronico con una grande esperienza alle spalle. I due collaboratori (di undici e dieci anni più grandi di Schmidl) accolgono con entusiasmo l’inattesa occasione. Il funzionamento di una mano mioelettrica (dal greco mios: muscolo) è strettamente connesso alla ricezione di un forte segnale elettrico proveniente dalla contrazione dei muscoli del paziente. L’azione muscolare produce però solo un millesimo di un volt di elettricità, il tempo impiegato nel raggiungimento della superfice cutanea attenua ulteriormente l’impulso, che diventa pari ad un milionesimo di un volt. L’amplificazione della corrente captata dagli elettrodi, posti a contatto con la pelle in corrispondenza della placca muscolare (dove giungono le terminazioni nervose incaricate di indurre il movimento ai muscoli) si presenta come il primo, apparentemente insormontabile, problema. Zagnoni tenta alcune risoluzioni, ma senza successo.

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Il tecnico elettronico sembra sfiduciato, ma Schmidl riesce a rimotivarlo facendogli credere che un ingegnere all’estero fosse giunto all’obiettivo. Zagnoni si mette al lavoro per dieci giorni e torna all’INAIL di Vigorso con un amplificatore perfettamente funzionante. Il secondo scoglio è la costruzione di motori: piccoli, potenti, sicuri e soprattutto privi di segnali elettrici che potessero interferire con i deboli impulsi muscolari. Il Direttore Tecnico decide di sperimentare ben sessantaquattro diversi tipi di motori giunti da altrettanti fabbricanti. Nessuno dei congegni risponde alle esigenze, quindi si procede al perfezionamento di un motore costruito a Vigorso. La costruzione della scatola del cambio giunge poco dopo e consente di produrre le variazioni di velocità necessarie per muovere le dita. Il 20 aprile 1965 Schmidl, Zarotti e Zagnoni (grazie alla preziosa collaborazione dei tecnici dell’INAIL) stupiscono il mondo, presentando due pazienti forniti di mani mioelettriche. L’attenzione degli ortopedici si focalizza su Vigorso, che diventa la sede in cui avvengono dei veri e propri miracoli. Hannes avvia la produzione in serie di cinquanta protesi, convincendo anche gli scettici dell’inconfutabile validità dell’invenzione. La miniaturizzazione dei componenti, che consentirà l’inclusione nella protesi di tutte le varie parti, la creazione di un polso che consentisse la prono-supinazione, la nascita un gomito funzionale, la creazione del movimento della spalla, l’insonorizzazione e la resa proporzionale della forza saranno alcuni dei traguardi raggiunti dall’Officina Ortopedica diretta da Schmidl, che stimolerà anche il fondamentale sdoppiamento del segnale rilevato dagli elettrodi, rendendo possibile l’esecuzione di otto motori azionati da quattro fasce muscolari. Il sogno di donare un braccio completo ai pazienti diventerà realtà negli anni successivi. La rivoluzione portata da Hannes Schmidl rischia di sfuggire a chi si prefigga di analizzare soltanto i meravigliosi risultati ottenuti dall’ortopedico austriaco. L’essenza delle innovazioni prodotte da Schmidl è racchiusa in quella irremovibile convinzione, nutrita sin da ragazzino, di dover rendere centrale l’essere umano in qualsiasi percorso che lo riguardi. Il coinvolgente carisma di Hannes ha poi contagiato i suoi collaboratori, in particolare il primo gruppo di persone assunte all’INAIL di Vigorso. L’affiatamento, l’abnegazione e la consapevolezza di essere parte di una svolta epocale, che avrebbe donato speranza a persone invalide, ma pronte ora a ritornare alla vita, ribadiscono la statura morale di Schmidl, sempre alla ricerca di un autentica empatia con i pazienti e con i compagni di lavoro sulla via maestra che porta alla comprensione dell’animo umano, primo motore dell’esistenza.

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2. LE PROTESI NEL TEMPO

Arto inferiore Lo studioso francese Guy Fajal riporta la notizia di una importante scoperta archeologica, avvenuta in Kasakistan nel 1971: il ritrovamento dello scheletro di una donna del 2300 a.C., dotata di un piede artificiale ricavato da un arto animale, sposterebbe di ben due millenni l’inizio della lunga storia delle protesi di arto inferiore. Le analisi condotte in seguito hanno posto alcuni dubbi, che a distanza di oltre quarant’anni continuano a destare perplessità. Nel 1958, durante la riesumazione di un’antica tomba sannita della città di Capua, un gruppo di archeologi si imbatte in una salma, che presenta uno strano ginocchio. Dopo attente osservazioni tutto appare più chiaro: l’articolazione è un prodotto artificiale costruito in legno e rinforzato con cuoio, bronzo e ferro. La datazione, rilevata attraverso esami svolti sulle ossa del defunto, è fissata a circa 300 anni prima di Cristo. Gli storici restano colpiti dalla similitudine della protesi di Capua (la prima documentata) rispetto a quelle attuali. Anche l’antico reperto presenta infatti una leva, posta sulla faccia posteriore del ginocchio, per limitare l’estensione del movimento proprio come le protesi moderne. Se si escludono pochi reperti, che si possono far risalire a due millenni fa, l’evoluzione protesica subisce un lungo letargo. Nel 1400 nascono degli arti artificiali (in parte esposti al Museo Stibbert di Firenze) indissolubili dalle armature dei cavalieri, realizzati in ferro, molto pesanti anche se ricche di fori. Queste protesi sono destinate esclusivamente alle persone appartenenti alle classi sociali più elevate, mentre gli individui meno abbienti ricorrono a materiali meno costosi: legno e pelli di animali. Il dipinto la Processione degli infermi di J. Bosch (1450-1516), i disegni di P. Bruegel (1528-1569) e di J. Callot (1592-1635) riportano delle raffigurazioni delle protesi utilizzate dalle persone economicamente disagiate: gli arti artificiali compaiono costituiti da un pilone in legno realizzato in un solo pezzo, mentre l’invasatura contempla una rifinitura con pelli e stoffa.

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Il progresso è subordinato all’impiego dei materiali usati per la creazione degli arti. Nel 1700 il cuoio e il metallo cominciano a farla da padroni e nel 1850 F. Martin costituisce la prima protesi con ginocchio e piede articolati. Dalla metà del XIX secolo al 1900 vedono la luce diverse tipologie di ginocchia. La produzione di una funzionale articolazione di ginocchio resta il problema principale: gli studi sulla fisiologia umana apportano ulteriori cognizioni, che nel 1919 permettono a Schede e Habermann di costruire un ginocchio fisiologico ad ingranaggio. Nel 1922 Lamers brevetta un nuovo ginocchio, definito “fisiologico”, capace di associare al moto rotatorio della flesso-estensione un movimento traslatorio grazie ad un doppio centro di rotazione, garanzia di stabilità. Nel 1945 Striede (in Austria) inventa un ginocchio contraddistinto dalla riproduzione della forma dei condili e delle troclea femoro-tibiale, oltre al ripristino dell’attrito tra le due superfici articolari (assente nel Lamers). L’intuizione di Striede rilancia l’evoluzione protesica, che si incentra sul piede: dopo la Iª Guerra Mondiale nascono molti modelli simili tra loro. La caviglia articolata (solitamente monoassiale) con cuscinetti ammortizzatori in gomma è la soluzione più frequente. L’idea, espressa dall’americano Marks nel 1867, di creare un piede privo di articolazioni viene ripresa nel 1958, quando negli USA è messo a punto un nuovo tipo di piede artificiale denominato Solid Ankle Cushion Heel (SACH). Questo piede con caviglia rigida e calcagno morbido si diffonde rapidamente. La protesi di tipo modulare – ad armatura metallica, provvista di invasatura in resina, ginocchio fisiologico e piede SACH ricoperta da un rivestimento estetico in resina espansa – è attualmente la più utilizzata, ma anche questa innovazione affonda le radici nella storia: già nel 1917 Rath e Schafer producono pezzi metallici montabili in modo da formare protesi femorali o tibiali. Il primo a realizzare una protesi modulare è però Hasslomer, nel 1918, che passa idealmente il testimone a Charpentier. Quest’ultimo, membro del Ministere des Anciens Combattents, nel 1958 crea una protesi modulare munita di componenti intercambiabili. Nel 1963 i francesi compiono numerosi studi su questo tipo di protesi e dal 1965 gli stabilimenti Otto Bock, gli inglesi e gli americani iniziano ufficialmente a produrre protesi modulari.

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Arti superiori La volontà dell’uomo di supplire ad eventuali menomazioni congenite oppure verificatesi nel corso della vita nasce in periodi storici molto lontani. Dobbiamo risalire al 2000 a.C. e spostarci in Egitto, dove fu ritrovata una mummia provvista di una mano artificiale. Solcando i millenni, si ritrova una preziosa testimonianza nell’opera Naturalis Historia di Plinio il Giovane (61/62-113/114 d.C.): l’importante scrittore latino descrive un cittadino romano privo della mano destra, a causa di uno scontro avvenuto durante la IIª Guerra Punica (218 a.C – 202 a.C.), munito di un arto metallico. Nel corso del Medioevo le protesi venivano fabbricate dagli artigiani addetti alla costruzione delle armature (di cui erano parte integrante) e indossate prevalentemente dai cavalieri4. Le prime protesi di mano nascono nel 1400: il ferro è il grande protagonista, rendendole pesanti ma comunque utili grazie alla mobilità passiva delle dita, bloccabili nella posizione di presa. Alla fine del XV secolo compaiono le prime protesi di braccio – alcune caratterizzate da un gomito fisso, altre da uno mobile – con numerosi fori per tentare di ridurne il peso quasi insostenibile. L’inatteso ritrovamento di una protesi metallica, unita ad una intera armatura, verificatosi nel 1863 lungo le rive del fiume Reno ha offerto la possibilità di analizzare una diversa tipologia di protesi databile al 1400. L’arto metallico, ribattezzato mano di Alt Ruppin, mostra un pollice indipendente dalle altre dita (unite a coppie), che risultano bloccabili grazie a due pulsanti localizzati nel palmo. All’inizio del 1500 si staglia la figura, a tratti leggendaria, del cavaliere Goetz Berlichingen, che dopo innumerevoli imprese incappa in un avversario capace di sorprenderlo. La conseguenza del duello è la perdita della mano destra. La gloriosa carriera del cavaliere sembra irrimediabilmente compromessa, ma Goetz Berlichingen non si lascia scoraggiare. La stretta collaborazione con un abile artigiano porta alla creazione di una mano metallica polifunzionale con tutte le falangi articolate. La flessione passiva delle dita è assicurata da un ingegnoso meccanismo a cremagliera, l’estensione invece è affidata ad una molla. Il pollice riesce ad opporsi alle altre dita e l’arto può giovarsi di una innovativa flessione carpica. La protesi di 1,400 kg appare su una stampa dell’epoca.

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Goetz Von Berlichingen cinge una lancia con piglio autoritario, sfoggiando la sua mano metallica, interprete di una azione esclusivamente passiva, ma comunque determinante nella vita del cavaliere. Alla fine del XVI secolo Ambroise Pare segna la fine delle protesi medievali. In particolare, attraverso la costruzione di tre arti artificiali, la storia protesica assume una notevole accelerazione: la prima protesi è simile alla mano-armatura metallica a cremagliera del cavaliere Von Berlichingen, ma si distingue per l’introduzione di materiale soffice (per aumentare la superficie di presa e l’aderenza) sulla faccia palmare delle dita; la seconda è una protesi di braccio dotata di un gomito a cremagliera capace, per la prima volta, di bloccarsi a diversi gradi di flessione, la terza apporta una autentica rivoluzione: la mano artificiale è di cuoio bollito. La sua vocazione è sostanzialmente estetica, anche se la leggerezza e la possibilità di impugnare una penna d’oca per scrivere le conferiscono una grande duttilità. Per un lungo periodo non si verificano progressi sostanziali. Nel XIX secolo Ruth, Baillife e Mathieu compiono ricerche volte alla creazione di protesi provviste di una valida funzione di presa, ma il rapporto tra peso e funzionalità resta ancora inadeguato. Nel corso della Iª Guerra Mondiale e negli anni immediatamente successivi al conflitto, a causa dell’enorme quantità di mutilati, si sviluppano numerosi studi per ottenere una protesi davvero funzionale. Le Officine Ortopediche Rizzoli portano un fondamentale contributo all’evoluzione protesica. In Italia e in Europa vedono la luce diversi tipi di protesi (ad opera di Landini, Ceraloni, Maublanc, Casalini, Canet, Gelli, Carnes, Widemeier, Seuerbruch e Redini) in grado di sfruttare artifici chirurgici delle cinematizzazioni di Vanghetti, attivando gli arti grazie a motori muscolari. Le mani di Troendu (1918), di Kesser (1920) e di Hufner si distinguono per l’utilizzo di bilancieri e levette falangee che azionano la flessione delle dita. All’inizio degli anni ’30 comincia l’applicazione della forza cinematica biscapolare con uncino, definita anche come mano polifunzionale tipo Levasseur (in Canada). La IIª Guerra Mondiale infonde un nuovo tragico impulso agli studi in ambito protesico. Negli USA vengono costruite le mani: April, Pecorella, Miracle, Northrop Aircraft. Presto a queste soluzioni subentrano i pratici ganci tipo Hosmer-Dorrancey, messi in grande evidenza dal film I migliori anni della nostra vita, in cui il protagonista Harold Russel – ex marinaio,

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amputato bilaterale da avambraccio – mostra la grande funzionalità delle protesi cinematiche, conquistando un meritato premio Oscar. Il sistema cinematico biscapolare con ganci si diffonde in Inghilterra, Germania e Francia. Nel 1960 il Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso, con l’approvazione del Direttore Tecnico Johannes Schmidl, avvia l’applicazione in serie delle protesi cinematiche, contribuendo all’affinamento del programma rieducativo degli amputati. Le riflessioni sul possibile utilizzo di energie esterne fanno la loro comparsa nel 1919, quando il Dottor Schlesinger presenta una mano a funzionamento elettromagnetico. Nel 1945 ad Erlangen, in Baviera, viene realizzata una mano con motore elettrico e interruttore on-off, perciò incapace di movimenti graduali. I pochi esemplari realizzati non trovano applicazioni di rilievo e nel breve volgere di alcuni anni compaiono le prime mani elettriche funzionali (mano di Vaduz), che riescono a realizzare un notevole contatto tra amputato e protesi. Nei primi anni ’50 Marquardt e Hoefner ad Heidelberg creano una protesi pneumatica con sei movimenti, sfruttando anidride carbonica compressa in bombole.

Alle origini delle protesi mioelettriche I primi tentativi di utilizzare la corrente muscolare per il comando di una protesi avvengono intorno al 1948 a Monaco (Germania). Nel 1952 due autori americani, Bergen e Huppert, riportano alcune notizie a proposito di ricerche svolte nell’ambito delle protesi mioelettriche. Nel 1955 Battye, Nightingale e Whillis pubblicano l’articolo The use of myoelectric currents in the operation of prostheses (Journal Bone Joint Surgery), che ha il merito di portare l’attenzione internazionale sulla questione dell’impiego dell’energia elettrica muscolare per azionare i movimenti di una protesi. Gli strumenti utilizzati dai tre studiosi sono ben distanti da una possibile applicazione pratica, ma alcuni dei risultati ottenuti assegnano, al formidabile trio, il titolo di antesignani della protesi mioelettrica.

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I primi esperimenti sull’elettricità, scaturita dall’azione muscolare degli esseri viventi, risalgono però a Luigi Galvani (1737-1798), che mediante numerosi studi sull’elettricità animale si pone come l’autentico capostipite. Le teorie di Galvani sono preservate dal Venturoli, che ne tramanda il valore delle esperienze portate a termine. Questo viene assimilato dal fisico forlivese Carlo Matteucci (1811-1868) che comunica le sue prime conclusioni da Firenze all’Accademia di Bruxelles nel settembre del 1834. Il Matteucci – mantenendo buona memoria delle ricerche di Luigi Galvani – prosegue le proprie indagini, scoprendo che ogni contrazione muscolare è accompagnata da un fenomeno elettrico5. Il fisico italiano riesce per primo a dimostrare quanto osservato, anche se purtroppo il merito sarà erroneamente attribuito a Reymond Du Boys. Dal 1903 si cominciano ad utilizzare le correnti d’azione del muscolo cardiaco per diagnosticarne le malattie e a metà degli anni ’50 si riflette in maniera approfondita sul possibile utilizzo dei segnali mioelettrici generati dalla contrazione muscolare. Nel 1957 Kobrinskj, Breido, Gurfinkel, Sysin e Yacobson dell’Istituto di Ricerche di Mosca avviano una serie di esperimenti, che vengono presentati ufficialmente all’Esposizione Mondiale di Bruxelles del 1959, in cui l’Unione Sovietica porta il prototipo di una mano artificiale a comando mioelettrico, che però necessita di un amplificatore grande quasi come un armadio. Alcuni mesi dopo Goddes, Moore, Spencer e Hoff (studiosi americani) rendono noto un loro tentativo. Nel 1960, in una conferenza moscovita, viene sottoposta agli occhi del mondo la prima protesi a comando mioelettrico transistorizzata. Nello stesso anno Weltman e Lyman dell’Università di Los Angeles compiono numerosi studi e due anni più tardi Bottomley, Direttore del Centro Roehampton di Londra, espone la sua relazione Working model of myoelectric control system all’interno di un Simposio organizato ad Abbazia-Opatjia (YU). Nel 1963 nasce il reparto di Ricerca per lo Sviluppo della Tecnica Protesica all’interno del Centro di rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso: da questo momento la storia delle protesi mioelettriche subisce una svolta decisiva, che porterà nel 1965 alla creazione della prima protesi funzionante6.

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3. LA STORIA DI JOHANNES SCHMIDL

La tradizione famigliare Le prime notizie relative alla famiglia Schmidl risalgono al 1601: un documento, redatto il 26 giugno nella fortezza reale di Praga e vidimato con il sigillo imperiale, attesta l’avvenuto conferimento da parte dell’Imperatore Rodolfo II (1552-1612) di un blasone ai fratelli Georg, Hans, Heinrich e Bernhard Schmidl e alla loro legittima discendenza di entrambi i sessi. I fratelli Schmidl vengono insigniti del titolo nobiliare di Conti per i servizi offerti allo Stato Imperiale. La famiglia del futuro Direttore Tecnico dell’Officina Ortopedica di Vigorso tramanda da generazioni una storia, che chiarisce la natura dei meriti conseguiti dai fratelli Schmidl, autori probabilmente di una innovativa protesi di arto inferiore destinata ad un cavaliere, menomato durante una cruenta battaglia. Questo cavaliere, per dimostrare la propria gratitudine, avrebbe reso nota la vicenda, risultando decisivo nella scelta dell’Imperatore. Il 16 dicembre 1778 Bernhard Schmidl von Seeberg (da tenere in considerazione l’aggiunta del titolo nobiliare) fonda un Istituto Ortopedico. La data appena riportata coincide con la prima testimonianza dell’impresa della famiglia Schmidl, che diverrà immediatamente fornitrice della Corte Imperialregia. Bernhard passa la direzione a Michael, che nel 1850 è protagonista di una autentica rivoluzione. Un prete di Vienna, rattristato dal crescente numero di ragazzi affetti da poliomelite, comincia a riflettere sulle possibili soluzioni di questo immane problema. Il sacerdote viennese entra in contatto con l’Istituto Ortopedico Schmidl, che fino a quel momento non aveva mai costruito protesi. Il prete parla con Michael e, dopo un lungo e commosso dialogo, riesce a convincerlo. L’esperienza dell’Officina Ortopedica della famiglia Schmidl si rivela fondamentale nella creazione di una protesi di arto inferiore all’avanguardia. Il prete incredulo assiste alla vera resurrezione di molti giovani, capaci ora di camminare e di vivere una esistenza piena e ricca di soddisfazioni. L’impresa Schmidl avvia gli studi sulle protesi nell’Impero Austro-Ungarico. Nel 1861 la ditta passa ad Anton, che volge l’attenzione verso uno sviluppo industriale. L’Istituto Schmidl inizia una intensa produzione di componenti protesici, mantenendo il ruolo esclusivo nella fornitura di Corte.

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Nel 1867 Vienna ospita la Iª Esposizione dell’Industria Austriaca e gli Schmidl colgono l’occasione per far conoscere i loro ultimi prodotti, riscuotendo un enorme successo. Nel 1873 la capitale dell’Impero Austro-Ungarico è la sede dell’Esposizione Universale e le creazioni dell’Industria Schmidl ricevono quattro medaglie d’oro e sei d’argento. Nel 1880 i parenti di Johannes sono nuovamente al centro dell’Esposizione Austriaca e nel 1899 Arthur eredita l’azienda. Nel 1908 nasce a Graz la ditta Jurschitzka und Schmidl, che nel 1914 ottiene lo stemma stiriano di fornitore della Corte Imperialregia. Nel 1915 Arthur unisce le due aziende, creando così la Orthoproban GmbH, composta da 450 collaboratori. Il 18 agosto 1916 il principe imperiale di Salvator conferisce ad Arthur la medaglia d’oro della Croce Rossa e una importante decorazione di guerra per l’enorme impegno dell’azienda Schmidl nel sostegno degli invalidi, causati dal I° Conflitto Mondiale. Nel 1915 l’intera industria ortopedica di famiglia si stabilisce a Graz, mutando il proprio nome in OHG Arthur Schmidl & Söhne. L’anno successivo Arthur e i figli Hans, Friedrich e Ferdinand cambiano nuovamente la ragione sociale in Arthur Schmidl & Söhne OHG. Nel 1929 nella Jakominigasse di Graz viene inaugurato il negozio per forniture mediche ed ospedaliere e nel 1930 gli Schmidl acquistano la fabbrica nella Falkengasse (sempre a Graz).

L’arrivo di Johannes Il 23 gennaio 1932 nasce Johannes Schmidl, il futuro Direttore Tecnico dell’INAIL di Vigorso. Il padre Friedrich e la madre Augusta, già genitori di Arthur, accolgono il nuovo arrivato con grande felicità. Johannes cresce in una famiglia agiata ed attenta all’educazione. Schmidl sviluppa da subito un forte senso di responsabilità, che lo porta a prestare una profonda attenzione alle dinamiche sociali circostanti. Nel 1935 lo zio Ferdinand apre un negozio a Klagenfurt. Nel 1937 la famiglia Schmidl acquista un nuovo edificio a Graz e nel 1938 vende la fabbrica e trasloca nella Paulustorgasse (Graz). Ferdinand prosegue l’ampliamento dell’impresa, inaugurando nuovi negozi di ortopedia a Villach e a Wolfsberg. Tra il 1938 e il 1944 l’impresa Schmidl si sviluppa fortemente, in particolare a Graz dove l’assistenza agli invalidi di guerra è resa possibile dalla presenza di ben 120 collaboratori, che producono articoli ospedalieri, chirurgici e attrezzatura sanitaria da campo.

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Lo zio di Johannes nel 1943 apre una ditta a Salisburgo e l’anno successivo trasferisce un’altra parte dell’azienda nella periferia di Graz. Gli edifici di proprietà della famiglia Schmidl subiscono gravissimi danni a causa del bombardamenti bellici. La ricostruzione appare ardua, ma nessuno si scoraggia: nel 1945 Friedrich, padre di Johannes, fonda un’impresa a proprio nome, mentre altri parenti cambiano la ragione sociale della Arthur Schmidl & Söhne OHG, che comprende ora i soci Hans, Auguste e Arthur. Il futuro Direttore Tecnico di Vigorso osserva questi avvenimenti. Le tragedie prodotte dalla IIª Guerra Mondiale lo colpiscono e fanno maturare nel suo animo il desiderio di condurre un’esistenza al servizio delle persone che soffrono.

La passione per lo sport Accanto ai doveri scolastici, il giovane Johannes coltiva una grande passione per lo sport. Il nuoto, la pallanuoto, l’hockey, lo sci alpino e nautico riempiono le giornate di Schmidl, che per tutti diventa Hannes. Le performances da atleta sono formidabili: i titoli come nuotatore arrivano a ripetizione, ma soprattutto gli anni passati nel GAK (squadra di pallanuoto di Graz) incidono su Hannes, che mostra una forte personalità, capace però di interagire con i compagni. Schmidl è un vero punto di riferimento per il GAK, che ottiene ottimi risultati nella massima serie austriaca. Negli ultimi anni ’40 Hannes inizia a praticare l’hockey su ghiaccio, che lo accompagnerà fino al 1951, come professionista. Nel 1950 il ragazzo termina il Ginnasio a Graz e si iscrive alla Scuola per Tecnici Ortopedici. Il neodiplomato non riesce a stare fermo e sceglie di dedicarsi allo sci, con una predilezione per la discesa libera. Un giorno Hannes si presenta ai provini per un film. Il suo obiettivo è chiaro: vuole essere la controfigura dell’attore principale, impegnato sulle nevi. Schmidl ottiene il ruolo e stupisce il regista, lanciandosi senza paura in una pericolosa discesa. Il film ha un grande seguito in Austria, tanto che anche il padre decide di andare a vederlo, ignaro però della presenza del figlio nelle riprese. Quando scorrono i titoli di coda Friedrich nota il nome di Hannes, che al ritorno a casa dei genitori sarà vittima di un rimprovero senza precedenti.

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Schmidl adora le emozioni provate durante le competizioni sportive ed inizia a dedicarsi ai rally: anche al volante esprime il suo spirito impavido, ribadendo una innata passione per il rischio. Lo sportivo di Graz disputa una lunga serie di gare di sci alpino: i risultati sono ottimi ed Hannes entra nel novero degli atleti più in vista di tutta l’Austria. Nel 1952 si tengono le Olimpiadi Invernali con sede ad Oslo e Schmidl appare pronto per una eventuale convocazione. La vita però ha altri piani per il ventenne, che nel corso di una discesa di allenamento incappa in una brutta caduta. La situazione sembra subito grave: lo sciatore di Graz non riesce a rialzarsi. Il futuro Direttore Tecnico resta paralizzato. Molti medici lo visitano senza trovare alcun rimedio. Costretto all’immobilità, Hannes pone la propria vita in un’altra prospettiva: quella necessità di aiutare il prossimo torna ad affiorare prepotentemente. Dopo parecchie settimane un luminare austriaco riesce a comprendere la natura del problema: un versamento, posto vicino ad una vertebra, non riassorbito preme su un nervo ed impedisce a Schmidl di muovere le gambe. Il medico lo opera: Hannes può di nuovo camminare, ma la gioia provata è annullata dalla morte del padre. Il ragazzo comprende l’importanza del momento, sente che il modo in cui affronterà questi drammatici avvenimenti segnerà il suo futuro.

La formazione di Hannes e i primi contatti con l’INAIL Il ventenne si immerge nello studio e dopo due anni ottiene il diploma di Tecnico Ortopedico con giudizi eccellenti. Nel 1955 Hannes diventa Direttore della ditta paterna (la Friedrich Schmidl di Graz). La carriera appare avviata, l’erede di casa Schmidl si distingue per la forte attrazione per le innovazioni: il contatto con i pazienti appare come la priorità assoluta. Hannes introduce nel campo protesico austriaco la tecnica con resine da fusione, ma ciò non basta. La necessità di imparare cose nuove lo spinge a viaggiare: nello stesso anno si reca a Tobelbad, dove avvia una stretta collaborazione con il Primario Georg Neubauer, allora Direttore del Centro di Riabilitazione dell’AUVA (l’INAIL austriaca). Da questa interazione scaturiscono importanti progetti di ricerca nell’ambito degli ausili per la riabilitazione dei paraplegici, che verranno realizzati anche dall’azienda Schmidl.

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Hannes compie numerosi studi nel campo delle ortesi e nel 1956 giunge a Stoke Mandeville (Inghilterra) dove conosce il Professor Guttmann, fondatore della moderna tecnica riabilitativa per paraplegici. Alcuni mesi dopo la località inglese ospita i Giochi per Paraplegici (antesignani delle attuali Olimpiadi per Disabili o Paraolimpiadi): giungono delegazioni da tutto il mondo. La compagine italiana è patrocinata dall’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), che ha inviato il Commendator Martini. L’alto funzionario nota quel giovane austriaco, gentile e risoluto. Martini, dopo diverse valutazioni, propone ad Hannes di venire in Italia per creare un struttura riabilitativa adeguata presso il Centro Paraplegici di Ostia (proprietà dell’INAIL). Schmidl accetta senza indugi, anche se l’incarico di Consulente verrà ufficializzato soltanto l’anno successivo. Nel frattempo l’instancabile tecnico austriaco trascorre un periodo alla Clinica Ortopedica Universitaria di Münster, diretta dal Professor Hepp. Poi giunge alla Clinica Ortopedica dell’Università di Heidelberg (diretta dal Professor Lindemann) dove incontra il Professor Marquardt, l’Ingegner Hoefner e il Professor Heipertz, impegnati nella realizzazione di una protesi pneumatica. Proprio attraverso il rapporto instaurato da Hannes con l’ambiente di Heidelberg sarà possibile, negli anni seguenti, introdurre le protesi pneumatiche in Austria e in Italia. All’inizio del 1957, in occasione del Congresso Mondiale dell’ISRD di Londra, Schmidl conosce: il Professor Rusk, Il Capitano Canty e il Signor Tosberg, punti di riferimento per lo studio e la costruzione di protesi negli Stati Uniti. Hannes assume l’incarico ad Ostia e per oltre sei mesi si concentra sull’ottimizzazione del Centro Paraplegici INAIL che, dopo l’intervento del futuro Direttore Tecnico di Vigorso, subirà un netto cambiamento, capace di porlo al livello dei migliori centri internazionali. Nel 1958 Schmidl, rientrato in Austria, supera con lode l’Esame di Stato e consegue anche il Master Degree in Ortopedia Tecnica. Hannes è socio fondatore dell’Associazione Austriaca per i Paraplegici e riprende il proprio ruolo di Direttore dell’azienda di famiglia, ma poche settimane dopo giunge una proposta dall’Italia. In quel momento l’ortopedico di Graz è molto stimato e per lui non mancano certo le offerte di lavoro, che arrivano dagli USA, dall’Inghilterra e dalla Germania. Hannes si affida ai suoi sentimenti: la volontà di creare qualcosa, partendo da zero, lo affascina. I giorni sono densi di riflessioni, pensieri e chissà qualche ripensamento, però la decisione è presa e segnerà la vita

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di Schmidl, mutando per sempre la storia dell’ortopedia italiana e mondiale. L’INAIL conferisce ad Hannes l’incarico di creare una Officina Ortopedica nel Centro di Rieducazione Funzionale di Vigorso. L’avventura inizia nel mese di febbraio 1959, quando il ventisettenne austriaco arriva per la prima volta a Budrio.

La moglie e i figli A questo punto della sua vita, Schmidl è già un padre di famiglia. Il 28 dicembre 1955 è avvenuto il matrimonio con la splendida Margarete, conosciuta nel 1953 durante una esposizione di ausili ortopedici. In quel frangente, Hannes si stava aggirando per i vari padiglioni, quando ad un certo punto è incappato in una ragazza intenta all’allestimento di uno stand. La giovane donna sale su una scala in maniera avventata, è questione di istanti: Schmidl, grazie ai suoi formidabili riflessi da atleta, si precipita e arresta la caduta di Margarete, evitando delle spiacevoli conseguenze. L’intesa è immediata: i due ragazzi si innamorano e decidono di sposarsi un paio d’anni dopo. Margarete (nata il 12 maggio 1923) ha nove anni in più rispetto ad Hannes ed un matrimonio complicato alle spalle. La consorte non vede le due figlie, nate dalla prima unione, dalla fine della IIª Guerra Mondiale. Schmidl non è minimamente infastidito dal passato della moglie, che sarà fondamentale nella sua vita, creando un’atmosfera serena e fonte di tranquillità. Il 1° luglio del 1956 nasce la prima figlia Michaela e il 27 agosto 1957 vede la luce il secondo genito Arthur. La moglie e i due figli raggiungeranno Hannes già verso la fine del 1959, diventando italiani a tutti gli effetti.

I primi anni a Vigorso Schmidl si impegna subito a fondo. Per parecchi mesi vive solo nella Locanda Cacciari (Budrio) e tutti i giorni va a Vigorso per seguire personalmente la nascita dell’Officina. La sua esperienza, ma soprattutto l’innato intuito accelerano i tempi: il 1° aprile 1960 inizia l’attività. Il primo gruppo di persone assunte è composto da otto ragazzi pieni di volontà e spirito di sacrificio, ma impreparati per quanto riguarda la creazione di protesi.

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Hannes comprende che il loro talento artigianale sarà la soluzione dei problemi. Il primo gruppo contempla falegnami, meccanici e calzolai. Il Direttore Tecnico inizia ad insegnare a questi ragazzi (suoi coetanei) tutti i principi teorici e pratici dell’ortopedia e nel breve volgere di alcune settimane vengono costruite le prime protesi. Schmidl è sempre presente, l’Officina è il luogo in cui trascorre la maggior parte del tempo. Il 19 marzo 1961 avviene l’inaugurazione ufficiale: il Ministro del Lavoro on. Benigno Zaccagnini resta colpito da quanto sta accadendo a Vigorso. Hannes illustra le varie parti della neonata Officina, lasciando trapelare anche i suoi progetti futuri. Come testimoniano le scelte precedenti, il Direttore Tecnico sente l’esigenza di muoversi nel difficile, ma stimolante, campo delle ricerca. Le protesi realizzate a Vigorso migliorano costantemente e nel 1963 apre i battenti il Reparto Ricerca per lo Sviluppo della Tecnica Protesica. Da questo momento comincia il sogno di far progredire la tecnologia protesica mondiale. Nel 1964 l’attenzione di Schmidl si concentra sulle protesi mioelettriche. Il primo ad essere contattato è Franco Zarotti, medico del Centro Traumatologico Ortopedico (di proprietà dell’INAIL) di Bologna. Hannes e Franco compiono alcuni viaggi, per studiare lo stato attuale delle ricerche, tra cui quelli a Belgrado e Mosca7. L’idea è chiara per entrambi: è necessario porre il paziente al centro degli esperimenti, per poter trarre dal rapporto diretto le informazioni utili per rendere funzionante la protesi mioelettrica teorizzata dai russi8. A novembre è coinvolto, grazie ad un dialogo tra il Professor Riva e Zarotti, anche il tecnico elettronico Nino Zagnoni, che in un mese riuscirà a progettare un circuito elettrico innovativo e adatto alla protesi9. Alla fine di febbraio del 1965 il prototipo è pronto e il 20 aprile all’INAIL di Vigorso viene presentata ufficialmente la prima protesi mioelettrica applicata ad un amputato di avambraccio. Le autorità presenti – tra cui il Ministro della Sanità senatore Luigi Mariotti, il Presidente dell’INAIL avvocato Luigi Sansone e il Direttore Generale avvocato Corrado Bertagnolio – restano senza fiato e con loro tutto il mondo dell’ortopedia, che inizia a volgere lo sguardo, pieno di ammirazione, verso l’Officina di Vigorso10.

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La protesi mioelettrica Prima di illustrare i vari componenti che costituiscono una protesi mioelettrica è opportuno soffermarsi sui principi di bioelettricità. Il corpo umano è una continua fonte di elettricità, a partire dal cervello. Quando un muscolo si contrae, a causa di correnti irregolari immesse e trasformate dalla placca motrice, si sviluppano micro-onde che vengono captate sulla superfice cutanea da due elettrodi. Questi segnali, amplificati ed integrati, agiscono sul relè che chiude un circuito azionando un micromotore mediante una batteria. Attraverso gli impulsi dei muscoli flessori si ottiene la chiusura delle dita e con gli estensori l’inversione di polarità del micromotore e di conseguenza l’apertura delle dita della protesi. Per poter misurare la validità dei segnali è stato creato un apparecchio, inventato da Nino Zagnoni, definito elettromiometro, che viene usato innanzitutto per rilevare il potenziale muscolare e per individuare le localizzazioni ottimali degli elettrodi. In seguito sarà realizzato un doppio elettromiometro, capace di fornire al paziente la possibilità di apprendere l’uso pratico della protesi, agevolato da numerosi indicatori, di diverso colore, che si accendono o si spengono in corrispondenza dei vari movimenti dell’arto artificiale. Il segnale muscolare riscontrabile sulla superficie cutanea è pari ad un milionesimo di volt e quindi troppo debole. L’impulso deve essere amplificato almeno di 20 – 40 mila volte e poi integrato, creando così una media da cui scaturisce una banda continua e di intensità sufficiente. Grazie all’impiego di relè viene chiuso un circuito e azionato un micromotore alimentato da una batteria al nichel-cadmio. Il primo prototipo antibrachiale è formato da una invasatura in resina, da una mano in legno, da un micromotore e un meccanismo. L’amplificatore transistorizzato e la batteria sono sistemati in una cintura addominale e collegati con un lungo cavo. Le successive evoluzioni porteranno alla miniaturizzazione dell’amplificatore, inserito nel vuoto residuo dell’invasatura, della batteria, prima portata a bracciale e poi inclusa a propria volta nell’invasatura in modo da escludere fili e materiale esterno (guanto-protesi). La prima protesi mioelettrica – fornita anche di potenziometri, per regolare gradualmente l’intensità dei segnali, di una presa e di un piccolo apparecchio per la ricarica notturna – è caratterizzata dall’apertura e dalla chiusura della mano e dalla conservazione della prono-supinazione.

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In seguito all’INAIL verrà realizzato un polso che permetta la prono-supinazione attiva, poi un gomito ed una spalla, giungendo così alla creazione di una protesi brachiale completa. Le protesi mioelettriche, nel corso degli anni, acquisiranno una notevole forza di presa, contraddistinta dalla proporzionalità. Lo sdoppiamento dei segnali fornirà poi una ulteriore possibilità per accrescere il numero dei movimenti, senza aumentare le fasce muscolari impiegate.

L’invenzione dell’INAIL fa il giro del mondo Dopo la presentazione avvenuta il 20 aprile 1965 a Vigorso, Schmidl e Zarotti sono invitati a Modena e a Vercelli, sedi di due congressi molto importanti. La vera consacrazione arriva a luglio, quando Hannes e Franco partecipano al II° Seminario per la Riabilitazione degli Invalidi ad Oxford. Giungono delegazioni da tutto il mondo per ammirare la protesi mioelettrica realizzata a Vigorso. Dal 3 al 10 luglio 1965 l’invenzione avvenuta nell’Officina Ortopedica del Centro di Rieducazione Funzionale INAIL è la grande protagonista e riceve il plauso dei più grandi luminari, tra cui: i Professori inglesi Mackenzie e Wilson, il canadese Professor Mclaurin, i Professori russi Trueta, Vosinkoinova (del Centro di Ricerche Ortopediche di Mosca), lo jugoslavo Professor Zotovich ed infine il Dottor Bottomley, Direttore del Centro di Ricerche Elettroniche di Roehampton (Londra). Dall’1 al 15 settembre Hannes va negli Stati Uniti, dove (il 3 settembre) – in occasione del Congresso AOPA, svoltosi a Colorado Springs – offre una rivoluzionaria dimostrazione della funzionalità dell’arto mioelettrico, stupendo letteralmente il mondo. Un anno dopo a Wiesbaden (11-17 settembre), nell’ambito del X Congresso Mondiale della Società Internazionale per la Riabilitazione degli Invalidi, Schmidl riceve il Bell Grave Memorial Award, premio assegnato per il più significativo contributo internazionale nel campo della tecnica ortopedica. Hannes ritira personalmente il riconoscimento, che condivide con Zarotti, Zagnoni e i suoi colleghi di Vigorso. Nello stesso anno inizia la collaborazione italo-tedesca fra l’Officina Ortopedica INAIL e l’Industria Otto Bock.

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Questa stretta relazione porterà in breve tempo alla nascita di un gruppo meccanico della mano di fondamentale importanza. Nel 1967 si tiene il Simposio Internazionale sulle protesi ad energia esterna (Giornate Vanghettiane, Empoli). Tra gli esperti presenti spiccano il Professor Bottomley di Londra e il Professor Marquardt di Heidelberg. In questa occasione Hannes presenta una protesi di braccio con movimento di presa a rotazione di mano mioelettrica e gomito cinematico costruita all’INAIL di Vigorso. Gli innumerevoli impegni non distolgono Schmidl dalla vera priorità: lo sviluppo continuo dei nuovi componenti delle protesi. Il 2 e 3 settembre si svolge il I° Congresso Nazionale della FIOTO (Federazione Italiana degli Operatori in Tecniche Ortopediche), che vede Hannes come padre fondatore. Il Direttore Tecnico partecipa a due riunioni della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) in Lussemburgo, a Monaco (GER) e dopo pochi mesi l’ortopedico austriaco riceve la nomina di membro della Commissione CEE (Comunità Economica Europea) per lo sviluppo delle protesi. Il rapporto con le istituzioni europee riveste un ruolo decisivo nel reperimento del sostegno finanziario imprescindibile per il continuo progresso e per la diffusione delle creazioni avvenute all’INAIL, che nel 1965 aveva scelto di donare i propri brevetti alla Comunità Europea e di renderli utilizzabili senza nessuna spesa, ma soltanto riconoscendo la paternità della scoperta. Al I° Congresso Internazionale sulle Amputazioni e Protesi Riabilitative (indetto a Roma dal Professor Monticelli e dal Professor Abramson) viene presentata per la prima volta la guanto-protesi mioelettrica, cioè una struttura che contiene tutti i componenti nel vano vuoto residuo dell’invasatura. Nel 1969 Schmidl è il destinatario di un prestigioso incarico: Hannes si reca in Giappone per comprendere lo stato attuale delle ricerche orientali. Da questo viaggio scaturisce un rapporto di studio, pubblicato in cinque lingue, che fornirà un elemento basilare per creare delle sinergie internazionali, privilegiando la volontà di trovare continui spunti per far progredire l’ortopedia11.

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Protesi brachiale con comando mioelettrico multicanale Nel mese di aprile del 1970 l’Officina Ortopedica INAIL di Vigorso, incarnata da Hannes, propone per la prima volta – durante le Riunione della Commissione Comunità (CECA) – una protesi brachiale con comando mioelettrico multicanale. Dopo cinque anni di duro lavoro, giunge a compimento il sogno di una protesi mioelettrica per l’intero braccio. L’obiettivo di duplicare otto dei sedici movimenti fondamentali dell’arto umano, dalle dita alla spalla, diviene realtà: per controllare il funzionamento di otto motori occorrerebbero segnali da altrettanti muscoli, ma le fasce muscolari utilizzabili nei soggetti che hanno perso il braccio sono inferiori ed è quindi necessario ricorrere all’elettronica. Attraverso l’utilizzo degli impulsi provenienti dai quattro muscoli primari disponibili viene trovato il sistema di impiegare diversi livelli di sforzo: per esempio, se il bicipite si flette lentamente ne consegue un movimento, se si flette in maniera brusca si ottiene un altro movimento. Così facendo, quattro muscoli possono fornire otto segnali e, dopo un buon allenamento, il paziente è in grado di muovere mano, polso, gomito e spalla. Sempre nel 1970, nell’ambito dell’VIII Congresso della Società Italiana di Chirurgia della Mano, Hannes mostra una protesi mioelettrica dotata di funzione sensitiva, capace di fornire alle persone non vedenti, che soffrano di una amputazione bilaterale degli avambracci, la possibilità di sapere in quale posizione sia la mano mioelettrica. Uno stimolo diretto sulla cute, simile ad un formicolio dato da una leggerissima scarica elettrica, permette al mutilato di rendersi conto dell’apertura della presa. La protesi sensitiva è protagonista anche alla riunione della CECA tenutasi nel mese di ottobre a Parigi12. Schmidl torna in Giappone per un aggiornamento reciproco, portando la sua ineguagliabile esperienza. Gli Istituti di Ricerca di Kyoto, Tokushima, Osaka e Waseda restano impressionati dalla ultime innovazioni proposte dal tecnico ortopedico di Graz, che diventa un vero punto di riferimento per lo sviluppo protesico nipponico. Il 30 marzo 1971 è varata la Legge n.118, che dispone, per gli invalidi civili, prestazioni protesiche del tutto gratuite – perché a carico del Ministero della Sanità – e prevede, se necessario, anche un periodo di ricovero. Hannes accoglie la notizia con gioia: dopo un decennio di costanti battaglie sociali è riuscito a stimolare la

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riforma legislativa fondamentale per consentire a tutti gli amputati di potersi giovare delle cure fornite dal Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso. Nel mese di luglio, Schmidl è invitato da Lady Hoare, Presidente del Thalidomide Trust, al Seminario Internazionale sui Dismelici ad Edimburgo (Gran Bretagna). Hannes chiarisce, in modo cristallino, l’insostituibile apporto delle protesi mioelettriche nella conquista delle funzioni motorie normali da parte di pazienti affetti da malformazioni congenite13. Al suo ritorno dalla Gran Bretagna, il Direttore Tecnico è nominato Membro della Commissione della CEE per l’Armonizzazione e la Standardizzazione dei componenti Protesici. Nell’aprile 1972 Schmidl tiene un ciclo di conferenze presso la Horowitz University di New York che, al termine delle splendide lezioni sul tema “Protesi Mioelettrica”, decide di assegnare al relatore il titolo di Horowitz Professor, laurea ad honorem attribuita soltanto a nove persone in tutta la storia. Da questo momento Schmidl diventerà Professore, anche se non amerà mai fregiarsi del titolo conseguito. Sempre nel 1972, per la prima volta in Italia, è concessa la patente di guida d’auto ad un amputato bilaterale di avambraccio, provvisto di protesi mioelettriche14. Nel 1973 Schmidl e Zarotti espongono i risultati del II° quinquennio di studi alla Commissione delle Comunità Europee (Lussemburgo), che decide di confermare nuovamente i finanziamenti forniti all’INAIL per sovvenzionare le numerose ricerche condotte15. Nel 1974 ad Hannes è conferita la Qualifica di Maestro della Tecnica Ortopedica, massima onorificenza dell’Associazione Italiana di Ortopedia Tecnica e nel 1975 giunge la nomina come Osservatore dell’ISPO per l’Europa Meridionale. Due anni dopo l’ISPO gli conferirà il titolo di Fellowship, inserendolo nel Comitato Esecutivo. Il Ministero della Sanità Italiano assegna a Schmidl il ruolo di Consulente per l’Ortopedia Tecnica e Riabilitativa. Nel corso del 1975 Hannes diviene membro onorario della Società Peruviana di Medicina e Commendatore della Repubblica Italiana per i particolari servizi prestati e per essere da anni il faro dell’ortopedia. Nel 1978 Schmidl riceve la Heine Hessing Medaille, massima onorificenza tedesca nel campo della tecnica ortopedica, dimostrando la propria umiltà nel momento della cerimonia, in cui esprime la sua gratitudine a

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tutti i meravigliosi colleghi di Vigorso. L’anno successivo si rinsalda ulteriormente il rapporto con la Germania: in collaborazione con l’Università Tecnica di Berlino, Hannes elabora un progetto di ricerca sull’argomento: “Ricerca biotelemetrica sull’effetto della struttura protesica in fase di deambulazione sotto carico”16. Le conclusioni tratte al termine di un intenso periodo di studio porteranno a sviluppi innovativi. Dopo la nomina come membro onorario della Società Brasiliana per la Medicina (1983), Schmidl diventa, nel 1984, Presidente della Commissione Protesi ed Ortesi dell’UNI (Unione Italiana di Normazione) e rappresentante italiano della Commissione ISO TC 168 (Istituzione Internazionale per gli standard dei presidi ortopedici). Grazie all’impegno di Hannes, nel 1984, è pubblicato il primo Nomenclatore Tariffario Nazionale, che contiene i costi per ogni singolo componente delle protesi e delle ortesi. Da ora in poi, non sarà più discrezionale l’attribuzione dei vari prezzi, che finalmente appaiono corretti e soprattutto coerenti.

La ricerca continua Nel 1985 il tecnico ortopedico di Graz riceve l’incarico come esperto scientifico della Commissione del Bundestag (Parlamento) Tedesco sul tema che riguarda la situazione del trattamento protesico in Germania in rapporto al livello internazionale. Negli anni ’80 al Centro Protesi INAIL di Vigorso (così denominato dal 1984) prende corpo la ricerca sui segnali epineurali. L’obiettivo iniziale è quello di isolare i tre tronchi nervosi principali – mediano, ulnare e radiale – negli amputati brachiali medi, applicando emisolenoidi per percepire i potenziali nervosi e non muscolari. La ferma volontà di Schmidl, lo porta a ribadire l’affermazione di oltre un decennio prima: «Il giorno in cui saremo riusciti ad utilizzare l’energia del nervo sarà sufficiente che il soggetto pensi di fare un movimento perché lo faccia effettivamente». All’INAIL di Vigorso inizia una serie di esperimenti che non portano immediatamente a risultati apprezzabili. I segnali nervosi hanno una potenza di centinaia di microvolt, mentre i potenziali muscolari non vanno oltre i quaranta microvolt, quindi la possibilità di captare quegli impulsi resta prioritaria.

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Tenendo conto dell’aspetto invasivo del reperimento dei segnali nervosi, le protesi mioelettriche (con elettrodi posti sulla cute) continuano a rappresentare l’avanguardia tecnologica. All’inizio degli anni ’90, Schmidl rilancia l’attività del Centro Protesi INAIL, che si concentra sui mutilati bilaterali brevi e sui dismelici gravi. La collocazione di un sistema di sensori all’apice tridigitale, per rilevare la pressione e la sfuggevolezza dell’oggetto, è una nuova conquista17.

Gli ultimi anni Nel 1991 Hannes riceve l’onorificenza di Grande Ufficiale per i servizi resi alla Repubblica Italiana, mostrandosi emozionato per la gratitudine rivoltagli. All’inizio di marzo del 1992 Schmidl è vittima di un ictus, che segna una svolta nella sua esistenza. Fino a quel giorno non si era mai fermato, la malattia invece lo costringe a ridefinire la quotidianità. Hannes fatica ad adattarsi alla nuova condizione. Pur avendo ridato la speranza ad una enorme quantità di persone, il Direttore Tecnico di Vigorso appare totalmente inerme. Grazie al sostegno della famiglia, che gli ricorda quanto fatto nella vita, e ripensando alle meravigliose parole pronunciate da Max Naeder18 in occasione del suo sessantesimo compleanno, l’ortopedico austriaco ritrova la forza d’animo momentaneamente smarrita. Dopo un lungo periodo di riabilitazione (durato quasi un anno), Schmidl lascia l’Ospedale Bellaria di Bologna. Le giornate, solitamente scandite dagli impegni lavorativi, non sono più le stesse. Ad Hannes è assegnata una pensione di invalidità, che ne riconosce anche l’infortunio avvenuto sul lavoro e d’un tratto la sua mente si popola di ricordi speciali: le frasi donate ai pazienti per infondergli speranza adesso sono indirizzate a se stesso. Schmidl prosegue il percorso riabilitativo, vivendo tra Vado (a casa della figlia Michaela) e Velden (in Austria), senza mai perdere l’interesse per l’ortopedia. Hannes tenta costantemente di avere notizie sull’andamento delle ricerche svolte a Vigorso. Alla fine del 1993 il Comune di Budrio organizza una serata al Teatro Consorziale in onore dell’indimenticabile Direttore Tecnico.

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La gioia e la commozione si alternano e si fondono durante la cerimonia. Il Teatro, pieno in ogni ordine di posto, si trasforma in un vortice di affetto nei confronti di un uomo davvero speciale. Schmidl saluta i budriesi con parole piene di riconoscenza, soffermandosi sui valori umani trovati nell’animo delle persone che lo hanno affiancato nei decenni trascorsi a Vigorso. Nel 1994 il nuovo Presidente dell’INAIL, avvocato Mario Magno, viene a conoscenza delle buone condizioni di salute di Hannes. Alcuni mesi dopo il suo insediamento, Magno contatta il mitico ortopedico di cui ha studiato la carriera. Il Presidente appare emozionato nel primo incontro. L’idea di Magno è ben chiara: Schmidl avrà l’incarico di Consulente per la creazione di un’Officina Ortopedica al Centro INAIL della Sacra Famiglia a Roma. Non solo: ad Hannes è affidato anche il compito di ripensare alla collocazione nazionale delle sedi INAIL, allo scopo di ipotizzare la nascita di una terza Officina Ortopedica. Il protagonista della nascita della prima protesi mioelettrica si mette subito al lavoro con rinnovato entusiasmo. In pochi mesi i progetti sono pronti: gli studi dettagliati individuano nella località di Ceglie Messapica il contesto ideale per la costruzione di una Officina Ortopedica, che avrebbe dovuto redistribuire sul territorio nazionale l’offerta di prestazioni ortopediche. Per quanto riguarda il Centro INAIL di Roma, Schmidl presenta una serie di circostanziate ipotesi. Dopo un incontro con i vertici dell’INAIL, viene scelta una delle soluzioni prospettate. All’inizio del 1996 ad Hannes è offerta la possibilità di sovrintendere alla realizzazione dell’Officina romana e di avviarne l’attività. Passano poche settimane e il grande Direttore Tecnico di Vigorso accetta la proposta. Durante una riunione con il Presidente ed altri funzionari dell’INAIL, Schmidl formalizza l’assunzione dell’incarico. L’occasione di tornare ad essere protagonista di un’avventura professionale ricca di stimoli riempie di dinamismo Schmidl, che con la mente ritorna a quel 1959: il momento in cui tutto ha avuto inizio. Una decina di giorni dopo l’incontro con il Presidente dell’INAIL, mentre si trova nella sua casa di Velden (Austria), intento alla preparazione dei bagagli per la prossima lunga permanenza in Italia, Hannes è sorpreso da un infarto, che non gli lascia scampo.

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Questa volta il forte ortopedico austriaco non riesce a fare un’altra delle sue magie. Lui, definito più volte «il mago delle protesi», così abituato a compiere “miracoli” non riesce a risollevare il capo, dolcemente reclinato su una spalla come se stesse dormendo19. Il mondo dell’ortopedia piange il suo grande alfiere. Anche se la scarsa memoria tipica dell’essere umano non ha assegnato, a distanza di quasi diciannove anni dalla scomparsa, il doveroso riconoscimento a Schmidl, che ha lasciato una eredità fondamentale – capace di andare oltre le dinamiche scientifiche e tecnologiche – riassumibile in una affermazione, pronunciata nel corso di una intervista del 1973, in cui Hannes chiarisce quale fosse, fin da giovane, la sua intenzione: «[A vent’anni] mi trovai a dover continuare il lavoro di famiglia, con una differenza però: io avevo un grande interesse per i giochi per paraplegici e cercavo protesi attive, non passive. Qualcosa di vivo, non di inerte. Volevo umanizzare la protesi 20».

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1 Johannes Schmidl nei primi mesi di vita. 2 Johannes nei primi mesi di vita in compagnia di un gatto. 3 Hannes, a sinistra, insieme alla madre Augusta e al fratello Arthur.


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4 Schmidl mentre gioca con l’amato gatto. 5 Hannes, a destra, ritratto insieme al padre Friedrich e al fratello Arthur. 6 Hannes ritratto in uno dei rari momenti di riposo.


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Schmidl sulle nevi.

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Hannes, il primo accosciato a sinistra, fotografato con i compagni della squadra di pallanuoto di Graz (GAK), in cui ha giocato per molti anni.

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Schmidl, il primo accosciato a destra, sempre in compagnia dei compagni di squadra prima di una competizione.

10 Hannes mentre segna un gol in una partita di pallanuoto.


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14 11 Schmidl in azione durante un match di pallanuoto. (ANNES IL PRIMO A SINISTRA NELLA lLA ANteriore, ritratto insieme ai compagni del GAK. 13 Schmidl, al centro, fotografato con due compagni di squadra del GAK. 14 Hannes, a destra, insieme a due amici E A TANTI BAMBINI IN RIVA AD UN lUME AL termine degli allenamenti come nuotatore.


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15 Schmidl, primo a destra tra i ragazzi accosciati, ritratto insieme a dei compagni di allenamento come nuotatore .

18 Schmidl, a sinistra, al termine di un rally, altra grande passione sportiva del giovane austriaco.

16 Hannes su un giornale sportivo austriaco.

19 Schmidl sugli sci.

17 Il GAK su un giornale austriaco.

20 Hannes, al centro, osserva le montagne mentre è impegnato nella pratica dello sci di fondo.


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21 Schmidl con amici e parenti a Graz. 22 Blasone nobiliare conferito alla famiglia Schmidl nel 1601 dall’Imperatore Rodolfo II. 23 Negozio della Arthur Schmidl & Söhne a Graz. 24 Vedi didascalia n. 23. 25 Catalogo dell’azienda Ortopedica della Arthur Schmidl & Söhne a Graz.

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26 Hannes, a sinistra, a Stoke Mandeville in Inghilterra nel 1956. 27 Presentazione degli atleti presenti alle Olimpiadi per Paraplegici, svoltisi a Stoke Mandeville (Inghileterra) nel 1956. 28 Partita di basket alle Olimpiadi per Paraplegici di Stoke Mandeville nel 1956.


29 Hannes a Stoke Mandeville nel Centro di Ricerca diretto dal Professor Guttmann, fondatore della moderna tecnica riabilitativa per paraplegici. Nel 1956 Schmidl era in Inghilterra per un viaggio di studio. Proprio in quel periodo si tennero le Olimpiadi per Paraplegici a Stoke Mandeville, che propiziarono l’incontro tra Hannes e i delegati dell’INAIL.

30 Il Master Degree in Ortopedia Tecnica conseguito da Hannes nel 1958. 31 Secondo attestato conseguito nel 1958 da Schmidl nell’ambito della Tecnica Ortopedica. 32 Terzo attestato che compone il Mester Degree in Tecnica Ortopedica conseguito da Hannes nel 1958.

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33 Hannes e la moglie Margarete nel giorno del loro matrimonio, avvenuto il 28 dicembre 1955. 34 Vedi didascalia n. 33. 3CHMIDL LA MOGLIE -ARGARETE E LA lGLIA -ICHAELA NEL


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36 Hannes e Margarete davanti al Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso nel 1959. 3CHMIDL LA MOGLIE -ARGARETE I lGLI -ICHAELA E !RTHUR INSIEME AD una amica nel cortile dell’INAIL di Vigorso nel 1959.


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38 Michaela e Arthur insieme ad una amica dei genitori. 39 Margarete davanti al Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso.


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40 Il Ministro del Lavoro Benigno Zaccagnini arriva all’INAIL di Vigorso in occasione dell’inaugurazione UFlCIALE DELL /FlCINA /RTOPEDICA avvenuta il 19 marzo 1961. 41 Schmidl a colloquio con il Ministro del Lavoro on. Benigno Zaccagnini il 19 marzo 1961.


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3EI FOTOGRAMMI CHE TESTIMONIANO L INAUGURAZIONE DELL /FlCINA Ortopedica dell’INAIL di Vigorso, avvenuta il 19 marzo 1961.


43 Il Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso nel 1960. 44 Il parco del Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso nel 1960. 45 Vedi didascalia n. 43.

46 Schmidl insieme ai colleghi dell’INAIL di Vigorso nel 1960. 47 Hannes in compagnia del Dott. Bertagnolio, Direttore Amministrativo dell’INAIL di Vigorso, e dei componenti DELL /FlCINA /RTOPEDICA !LCUNI COMPONENTI DELL /FlCINA /RTOpedica dell’INAIL di Vigorso durante un viaggio in Germania. 49 Schmidl insieme a Max Naeder, Direttore della Otto Bock, durante un viaggio di Hannes e dei componenti DELL /FlCINA /RTOPEDICA ).!), IN 'ERmania, avvenuto nei primi anni ’60. 50 Max Naeder nei primi anni ’60.

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51 Schmidl a Budrio nel 1960. 52 Hannes all’interno del Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso nel 1961. 3CHMIDL INSIEME AI COMPONENTI DELL /FlCINA /RTOPEDICA ).!), NEL (ANNES PRESENTE AL MATRIMONIO DI UNO DEI RAGAZZI DELL /FlCINA Ortopedica INAIL nel 1964.


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55 Hannes nella palestra di Vigorso illustra, ad un gruppo di medici, i metodi riabilitativi praticati al Centro di Rieducazione Funzionale INAIL negli anni ’60. 56 Schmidl nel Settore Laminazione Arti Inferiori negli anni ’60. 57 Schmidl svolge attività didattica nel Reparto Mioelettrico di Vigorso tra il 1965 e il 1966.


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58 Schmidl nel corso di una presentazione svoltasi all’INAIL di Vigorso negli anni ’60. 59 Dimostrazione della rieducazione del cammino avvenuto nella palestra di Vigorso il 19 MARZO IN OCCASIONE DELL INAUGURAZIONE UFlCIALE DELL /FlCINA /RTOPEDICA 60 Mano cinematica in legno del 1962. 61 Mano meccanica con apertura governata dalla rotazione del polso del 1961.


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62 Mano cinematica in legno del 1962. 63 Mano cinematica in resina da abbinare ad un rivestimento estetico in pelle del 1968. 64 Mano tridigitale degli anni ’60. 65 Protesi cinematica con mano estetica funzionale del 1963.


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67 66 Schmidl e Nino Zagnoni con la prima protesi mioelettrica realizzata a Vigorso nel 1965. 67 Schmidl e Zagnoni con la prima protesi mioelettrica in compagnia di Max Naeder, a destra, e del Dottor Hendrickson nel 1965.

68 Protesi miolettrica presentata dall’INAIL al II° Seminario Internazionale per la Riabilitazione degli Invalidi svoltosi ad Oxford nel 1965. 69 Vedi discalia n. 68.


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$ISEGNO DEL CIRCUITO ELETTRICO DELL AMPLIlCATORE REALIZZATO ALLA lNE DEL DA .INO :AGNONI PER LA prima protesi miolettrica INAIL. !MPLIlCATORE -YODIN CREATO DA :AGNONI E BREVETTATO dall’INAIL di Vigorso.


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72 Elettromiometro Modello INAIL realizzato da Nino Zagnoni. 73 Vedi didascalia n. 72. 74 Rilevatore dei segnali mioelettrici creato da Zagnoni per l’INAIL.


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0RIMA PROTESI MIOELETTRICA COSTRUITA DALL /FlCINA /RTOPEDICA ).!), DI Vigorso.

3CHMIDL :AGNONI E :AROTTI ALL ESTREMA SINISTRA DELLA FOTOGRAlA durante la prima presentazione della protesi miolettrica, avvenuta il 20 aprile 1965 presso il Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso. :AROTTI L ULTIMO A SINISTRA CON IL CAMICE BIANCO DURANTE LA PRIMA presentazione della protesi miolettrica, avvenuta il 20 aprile 1965 presso il Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso.


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78 Hannes Schmidl durante una dimostrazione tenutasi al II째 Seminario Internazionale per la Riabilitazione degli Invalidi svoltosi ad Oxford dal 3 al 10 luglio 1965. 79 Vedi didascalia n. 78.


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80 Schmidl e Zarotti con in mano la protesi mioelettrica INAIL durante il II° Seminario Internazionale per la Riabilitazione degli Invalidi svoltosi ad Oxford dal 3 al 10 luglio 1965. 81 Hannes mentre applica gli elettrodi sull’avambraccio del Dottor Bottomley durante il II° Seminario Internazionale per la Riabilitazione degli Invalidi svoltosi ad Oxford dal 3 al 10 luglio 1965.

82 Schmidl, Zarotti e Bottomley (all’estrema destra) durante il II° Seminario Internazionale per la Riabilitazione degli Invalidi svoltosi ad Oxford dal 3 al 10 luglio 1965. 83 Schmidl e Zarotti durante un colloquio svoltosi nell’ambito del II° Seminario Internazionale per la Riabilitazione degli Invalidi tenutosi ad Oxford dal 3 al 10 luglio 1965. 84 Schmidl e Zarotti presentano la protesi mioelettrica a Lady Hoare – Presidente di una Fondazione da lei stessa creata per aiutare i bambini colpiti da focomelia a causa del talidomide – durante il II° Seminario Internazionale per la Riabilitazione degli Invalidi tenutosi ad Oxford dal 3 al 10 luglio 1965.

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85 Vedi didascalia n. 84.

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86 Franco Zarotti nei primi anni ’40. 87 Zarotti davanti all’Istituto Elioterapico Codivilla-Putti di Cortina d’Ampezzo ALLA lNE DEL 88 Zarotti davanti all’Istituto Elioterapico Codivilla-Putti di Cortina d’Ampezzo ALLA lNE DEL

89 Zarotti insieme ad Ernest Hemingway e alla moglie dello scrittore. Quest’ultima, a causa della rottura di una gamba, paziente dell’Istituto Elioterapico Codivilla-Putti di Cortina d’Ampezzo nel 1949.


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90 Franco Zarotti mentre sta facendo un gesso ad un paziente presso il Sanatorio Maritimo Malvarrosa di Valencia (Spagna) nei primi mesi del 1948. 91 Franco Zarotti accompagna il Cardinale Giacomo Lercaro in una visita al CTO di Bologna.

92 Zarotti supervisiona una operazione al CTO di Bologna.


93 94 93 La facciata del Centro Traumatologico Ortopedico (CTO) di Bologna all’inizio degli anni ’60. 94 Zarotti negli anni ’60.

95 Nino Zagnoni a metà degli anni ’30. 96 Zagnoni nel suo laboratorio all’inizio degli anni ’50. 97 La carta d’identità rilasciata a Nino Zagnoni nel 1959. 98 Due apparecchi realizzati da Zagnoni.


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99 Nino Zagnoni con l’elettromiografo in mano nel 1965.


4. DUE UOMINI SPECIALI In questo capitolo sono racchiusi i racconti delle esistenze di Franco Zarotti e Nino Zagnoni. Nel corso della lunga avventura che ha portato alla nascita della protesi mioelettrica di Vigorso, e ad una serie di evoluzioni successive in ambito protesico, troppo spesso si sono verificate delle omissioni difficili da sopportare per le persone coinvolte. Narrare, seppur brevemente, le storie di Zarotti e Zagnoni è un modo per far comprendere al lettore il vero significato della collaborazione con Hannes Schmidl. Le qualità di Franco e Nino emergono con la nitidezza che meritano, offrendo delle possibilità uniche per approfondire le varie fisionomie che in molti frangenti sono rimaste celate dietro a delle analisi sbrigative.

Franco Zarotti, il medico chirurgo dalla grande sensibilità Franco Zarotti nasce il 29 marzo 1921 a Reggio Emilia. La famiglia si occupa della stagionatura del Parmigiano Reggiano e il giovane Franco trascorre le sue giornate tra i libri, gli amici ed alcune ore passate all’interno dei magazzini in cui è conservato il formaggio. Quel ragazzino dimostra subito una notevole predisposizione per lo studio, che non rappresenta un fardello bensì una occasione per imparare e riflettere. Nel 1939 Zarotti consegue la Maturità Classica. Nelle settimane seguenti il neodiplomato medita sul suo futuro. La necessità di aiutare il prossimo ed una notevole passione per la scienza lo guidano nella decisione: nel mese di novembre del 1939 il diciottenne si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna. La IIª Guerra Mondiale cambia i piani di Franco che, il 28 febbraio 1941, è chiamato alle armi. Dopo aver frequentato il Corso Allievi al 32° Battaglione Carristi di Verona, dal mese di agosto dello stesso anno Zarotti passa al Corpo di Sanità, prestando servizio all’Ospedale di Verona e all’Infermeria Presidiaria di Trento. Da maggio a novembre del 1942, Zarotti è assegnato al Reparto Militare dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Sono momenti intensi, in cui Franco matura rapidamente. Il contatto diretto con le persone malate non affievolisce le convinzioni dello studente reggiano. Dal mese di dicembre, a causa degli sconvolgimenti

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bellici, Zarotti ottiene il passaggio all’Università di Modena, impegnandosi anche come Volontario Interno all’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica della stessa Università e (sempre come Volontario) all’Istituto Psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia. L’11 agosto 1945 Franco si laurea, iniziando ufficialmente la propria carriera. La volontà di mettersi alla prova è incontenibile e Zarotti comincia l’impegno come Assistente Volontario presso il Reparto di Chirurgia dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e poi all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Il medico comprende che l’Ortopedia è l’ambito in cui sente di poter dare il suo apporto. Il 18 luglio 1948 Franco ottiene la Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Le esperienze di Zarotti non hanno limiti prestabiliti. Il desiderio di accrescere le proprie conoscenze porta il ventisettenne in Spagna, precisamente al Sanatorio Marítimo Malvarrossa di Valencia. La cura dei malati di tubercolosi accresce la sensibilità di Franco che il 12 novembre 1948 giunge all’Istituto Elioterapico Codivilla-Putti di Cortina d’Ampezzo. Tra il 1948 e il 1952 Zarotti alterna l’attività all’Istituto di Cortina con quello all’Istituto Ortopedico Rizzoli. Durante la permanenza al Codivilla-Putti conosce una turista speciale: Giovanna Ferrari (di Reggio Emilia). I ragazzi si incontrano e tra loro nasce un’intesa che si trasforma rapidamente in un grande amore. Alcuni anni dopo (ottobre 1954) il medico emiliano sposerà Giovanna e dalla loro unione nasceranno Alessandro (marzo 1956) e Federico (novembre 1961). Il 1° marzo del 1952 Franco è assunto al Centro Traumatologico Ortopedico INAIL di Bologna. Inizia una avventura professionale che durerà ben trentaquattro anni. Zarotti compie studi approfonditi, concentrandosi in particolare sulle tecniche di amputazione. Negli anni ’50 si verificano ancora tanti casi di trattamenti chirurgici totalmente sbagliati, che portano alla creazione di monconi inutilizzabili per una eventuale protesizzazione. Franco fa tesoro dell’esperienza acquisita all’Istituto Ortopedico Rizzoli e pubblica delle ricerche su varie forme di paralisi e sui possibili interventi da praticare. La prima indagine sull’impiego di protesi è del 1956, ma non resterà l’unica, anzi: nel breve volgere di qualche anno, Zarotti si impone come uno dei grandi esperti nella stretta relazione tra chirurgia e protesi. Quando nel 1960 comincia l’attività dell’Officina Ortopedica dell’INAIL di Vigorso i rapporti con il CTO (sempre di proprietà dell’INAIL) si intensificano.

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Franco conosce Hannes Schmidl ed insieme riflettono sui futuri sviluppi dell’ortopedia. Le conoscenze del medico italiano si fondono con quelle del tecnico ortopedico austriaco, dando vita ad una grande collaborazione. La fase di amputazione e la successiva protesizzazione non appaiono più come due compartimenti stagni, bensì parti di un medesimo percorso, che deve restituire al paziente una vita normale. Zarotti sarà fondamentale per il Reparto di Ricerca per lo Sviluppo delle Tecnica Protesica, nato a Vigorso nel 1963. L’anno successivo Schmidl si concentra sulle protesi mioelettriche, proponendo una serie di possibili evoluzioni. Franco è immediatamente contattato da Hannes: i viaggi a Mosca e a Belgrado rinsaldano il loro rapporto, che diventa una vera amicizia. Nino Zagnoni verrà coinvolto poco tempo dopo attraverso la conoscenza del Professor Riva, grande estimatore di Zarotti. Grazie al contributo del magnifico trio e alla collaborazione dei tecnici dell’Officina Ortopedica INAIL, nel 1965 nasce la prima protesi mioelettrica. Zarotti pubblicherà numerose ricerche – a volte insieme ad Hannes e Nino – in ambito chirurgico, riabilitativo e protesico. Gli scritti di Franco si distinguono per la capacità di fornire molteplici punti di vista, unendo una serie di competenze difficili da trovare in un’unica persona21. Il progresso delle tecniche di amputazione – sulla strada che porta ad una protesi a contatto totale, in cui tutta la superfice del moncone è coinvolta nell’invasatura – rappresenta la priorità per Zarotti, che partecipa ad una lunghissima serie di convegni, congressi e simposi nazionali ed internazionali22. Fino al 1986 il medico di Reggio Emilia ricopre il ruolo di Primario (dal 1974) del CTO di Bologna. Conclusa questa esperienza, Franco prosegue, per vent’anni, la sua attività presso la Casa di Cura Villa Maria. Il percorso professionale di Zarotti ha sempre avuto un solo imperativo categorico: la necessità di porre l’uomo malato al centro dell’indagine scientifica. Questa caratteristica ha propiziato la nascita di una splendida intesa con Hannes Schmidl, fermo sostenitore della centralità dell’essere umano. L’intelligenza, il talento, la preparazione medica hanno sicuramente svolto ruoli imprescindibili nella carriera di Franco, ma ciò che davvero gli ha consentito di esplorare nuovi orizzonti è stata la sensibilità, ben accompagnata di ricercare una autentica empatia con tutti i suoi pazienti.

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Nino Zagnoni, il geniale tecnico elettronico Nino Zagnoni nasce a Piacenza il 14 novembre 1922. Il padre Luigi lavora come messaggero, mentre la madre Natalina (nata a Buenos Aires) è una eccellente massaia. Nino frequenta la Iª e la IIª elementare a Piacenza poi, a causa dell’impiego paterno, la famiglia si trasferisce a Milano. Nella città emiliana il giovane Zagnoni lascia molti amici ed una vita dai ritmi tranquilli. Nel capoluogo lombardo il futuro tecnico elettronico fatica ad ambientarsi. La sua sensibilità è messa a dura prova dalla frenesia cittadina. Concluse le scuole elementari, Nino frequenta l’Avviamento Professionale a appena quattordicenne diventa operaio alla Cinemeccanica. Il lavoro nel reparto riservato al sonoro permette a quel ragazzo di cominciare ad affinare le proprie capacità artigianali. Nella seconda metà degli anni ’30 Zagnoni conosce Luisa Sebastiani e se ne innamora perdutamente. Allo scoppio della IIª Guerra Mondiale la situazione diventa sempre più precaria e Nino decide di seguire la fidanzata, che si rifugia nelle Marche (dove ha molti parenti). Il 7 ottobre 1944 il quasi ventiduenne sposa Luisa, che il 30 settembre 1945 darà alla luce due gemelli. Nel 1946 Zagnoni torna a Milano con la famiglia e trova un impiego presso un’azienda produttrice di antenne. Passano pochi mesi e Nino è assunto dalla Ditta Barazzetti, che realizza (una delle primissime in Italia) apparecchi radiologici. Il destino è tracciato. Il protagonista della nascita della protesi mioelettrica muove in questo momento i primi passi nell’ambito che più lo affascina: lo studio dell’elettronica. Zagnoni non è perito – a causa della IIª Guerra Mondiale, che gli ha impedito di sostenere l’esame finale – ma ama profondamente mettersi alla prova, soprattutto in un ambito così ricco di potenzialità ancora inespresse. Nino realizza le parti elettroniche di numerosi strumenti radiologici e si pone in evidenza per l’innata capacità di trovare una soluzione ai vari problemi. La passione e l’intraprendenza portano Zagnoni ad avere un’autentica attrazione per le nuove avventure professionali, tanto che nel 1956 accetta la proposta dell’azienda bolognese Rangoni & Puricelli. Il 1° luglio dello stesso anno il tecnico elettronico arriva nel capoluogo emiliano romagnolo ed inizia a lavorare nell’impresa che costruisce apparecchi elettronici per gli ospedali. Nino è entusiasta dell’impiego. L’esigenza di innovare appare, almeno in parte, appagata. La realizzazione dei vari strumenti non si basa su principi già codificati. Ogni volta è una sfida che può ridefinire i limiti della ricerca tecnologica.

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Lo spirito di Zagnoni non si placa e all’inizio del 1964 sceglie di licenziarsi per intraprendere l’attività di libero professionista (ufficialmente dal 1° aprile). I grandi meriti acquisiti negli otto anni precedenti lo pongono all’attenzione dell’ambiente universitario. Molti ricercatori dell’Ateneo bolognese non riescono a condurre determinati esperimenti per l’assenza di una adeguata strumentazione. Nino avvia la propria collaborazione con la Facoltà di Medicina e Chirurgia, in particolare con il Dipartimento di Fisiologia Umana. Il Professor Riva è uno dei suoi primi interlocutori e resta colpito dalla brillante intelligenza di Zagnoni, capace in poco tempo di creare apparecchi imprescindibili per gli studi medici. Riva conosce da tempo il Dottor Zarotti ed inizia a parlargli del formidabile tecnico conosciuto da alcuni mesi. A metà novembre Franco esprime all’amico tutto il suo disappunto per la difficoltà nella risoluzione dei problemi elettronici della protesi mioelettrica. Da settimane Schmidl e Zarotti sono alla ricerca di qualcuno che possa coadiuvarli nella difficile impresa: il nome di Nino emerge da un confronto con il Professor Riva. In poco più di un mese (precisamente il 20 dicembre) Zagnoni costruisce il circuito transistorizzato. All’inizio del 1965 proseguono gli studi sulla miniaturizzazione dell’amplificatore e sulla creazione dei migliori relé di chiusura-apertura (on-off ) per i micromotori. A fine febbraio il prototipo della prima protesi mioelettrica funzionante è pronto ed il 20 aprile viene presentato in modo ufficiale, inaugurando la grande storia che ha unito per sempre Nino a Schmidl e Zarotti. Il tecnico elettronico resterà il consulente (esterno) per lo sviluppo delle protesi dell’INAIL per oltre quindici anni. Zagnoni instaurerà un ottimo rapporto con i collaboratori di Vigorso, che si porranno sempre a completa disposizione. Accanto all’attività svolta per l’INAIL, Nino continua a realizzare apparecchi per vari Dipartimenti: Farmacologia, Psicologia, Neurologia, Oculistica, Veterinaria. Altre Università – tra cui Catania, Palermo e Ancona – lo contattano, commissionandogli la costruzione di strumenti innovativi. I passaggi epocali dai circuiti a valvole, poi a transistor ed infine integrati sono accolti da Zagnoni con grande interesse23. Le letture e gli esperimenti accompagnano Nino nelle incessanti scoperte, che lo portano ad esplorare campi di indagine ancora insondati con l’umiltà tipica del vero inventore, consapevole di essere giunto soltanto alla scoperta di verità parziali.

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5. L’ANGELO DEL SANATORIO Ettore Zanardi ed Hannes Schmidl sono nati a distanza di sessantasei anni l’uno dall’altro, ma hanno contribuito con lo stesso entusiasmo alla tutela della salute dell’uomo. La costruzione del Sanatorio di Vigorso per malati di tubercolosi, avvenuta tra il 1904 e il 1906, fu il risultato di una battaglia sociale molto aspra. Il condottiero in questione rispondeva al nome di Zanardi, che grazie alla sua ostinazione riuscì a portare a termine l’impresa. Nel 1943 il Sanatorio fu acquistato dall’INAIL, che decise di impiegarlo come convalescenziario per le persone operate al Centro Traumatologico Ortopedico di Bologna, che per alcuni mesi, durante la IIª Guerra Mondiale, si spostò completamente a Vigorso. La validità della struttura voluta da Ettore colpì l’INAIL, che decise di utilizzare costantemente l’ex Sanatorio, divenuto all’inizio degli anni ’50: Centro di Rieducazione Funzionale. Nel mese di febbraio del 1959 Schmidl arriverà a Budrio con il compito di creare una Officina Ortopedica. Il 1° aprile 1960 l’obiettivo sarà raggiunto e potrà cominciare l’avventura di Hannes e dell’INAIL. Gettare uno sguardo sulla vita di Ettore Zanardi è una buona occasione per ricordare come sia nato il Sanatorio budriese e quanto il carisma di quel grande uomo possa essere accostato alla inesauribile intraprendenza di Schmidl.

Gli anni della formazione Ettore Zanardi nasce a Bologna il 12 maggio 1866. Il padre Aristide è direttore didattico a Budrio. I rapporti con la popolazione locale iniziano proprio grazie alla professione paterna. Nel 1885 il giovane Ettore si iscrive alla Società Budriese e, nello stesso anno, comincia la sua esperienza universitaria. Il periodo di studio trascorso all’Università di Bologna risulta decisivo nella formazione di Zanardi. La frequentazione della Facoltà di Medicina pone in contatto il futuro dottore con il notevole progresso scientifico, conseguenza delle recenti scoperte mediche, e la diffusione di innovative idee democratiche, provenienti dal nascente movimento socialista.

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L’intento di Ettore appare subito chiaro: la cura dei malati coincide con una vera missione sociale, che non può subire alcun tipo di confinamento. Le restrizioni non sono ammesse. Per Zanardi il tentativo di sconfiggere una malattia è il primo passo verso una completa rifondazione della società che lo circonda. Nelle aule universitarie Ettore sceglie di approfondire, con grande tenacia, tutto ciò che riguarda i morbi endemici come la pellagra, la malaria e la tubercolosi. Le condizioni igieniche, la malnutrizione, i lavori troppo pesanti e la diffusa povertà sono le loro principali alleate. Zanardi comprende immediatamente come la soluzione di questi problemi possa scaturire soltanto da una visione onnicomprensiva che abbracci ogni aspetto dell’esistenza. Gli studi proseguono con grande ardore, l’intervento sulla realtà non è più rimandabile. Nel 1892 Ettore Zanardi si laurea e pochi mesi dopo diviene medico, vincendo la condotta di Vedrana.

L’inserimento nella comunità budriese e l’esperienza de Il Lavoratore Ettore viene completamente assorbito dalla sua professione, che non può essere definita. Le conoscenze mediche sono la componente fondamentale di un quadro assai complesso. Il miglioramento dello stato sociale delle classi più umili è l’obiettivo finale dell’attività di Zanardi. Nel 1897, durante la commemorazione di Quirico Filopanti, manifesta la sua adesione alle idee socialiste. Nel 1898 subisce il primo arresto. Dopo alcuni mesi viene riconosciuto come il vero punto di riferimento del socialismo budriese. Nel 1901 Zanardi fonda Il Lavoratore, un giornale interamente dedicato a Budrio e alla sua quotidianità. Il periodico (che uscirà fino al 1907) viene stampato in modo autonomo rispetto alle direttive della Federazione Socialista Provinciale, che non vede di buon occhio la creazione di piccole testate. Le notizie del Comune, la dettagliata descrizione della vita dei lavoratori di campagna, le decisioni prese dalla Giunta e le proteste delle Frazioni trovano spazio sul nuovo giornale (1º numero: 17 agosto 1901). Zanardi vuole divulgare informazioni strettamente legate alle difficoltà affrontate dai lavoratori. L’arricchimento culturale e il coinvolgimento effettivo nelle dinamiche comunali da parte della classe operaia contribuiscono alla creazione di un solido spirito comunitario. La giustizia sociale, l’allargamento dell’istruzione a tutti animano le pagine de Il Lavoratore,

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che offre anche una serie di consigli per migliorare le condizioni igieniche, tentando di superare alcune credenze nefaste. Zanardi è l’anima del periodico (all’inizio settimanale e poi, soprattutto nei mesi invernali, quindicinale) e non si stanca di condurre la strenua battaglia contro l’ignoranza, dimostrando di aver compreso, con grande lungimiranza, quanto possa essere importante un’adeguata istruzione, unica efficace difesa rispetto alle devastanti scorribande della vita.

Il Sanatorio Dopo l’elezione (nel 1900) del socialista Demetrio Monari come Sindaco di Budrio, la situazione appare propizia per Zanardi, che sembra intravedere la possibilità di dare corpo ad alcuni dei suoi sogni. Nell’aprile 1902 Ettore viene nominato Presidente della Congregazione di Carità: una istituzione importante per le iniziative sanitarie ed assistenziali. La Congregazione gestisce anche i due ospedali di Budrio (Umberto e Margherita e Villa Donini) e può disporre di un cospicuo patrimonio, presupposto imprescindibile per la realizzazione dei progetti. Zanardi riesce rapidamente a rendere regolare ed istituzionale l’azione medica sul territorio budriese. Le strutture ospedaliere vengono migliorate e un nuovo padiglione, per la cura delle malattie infettive, è presto inaugurato. Ettore rivolge poi le sue energie verso l’edificazione di un Sanatorio popolare per la cura dei malati di tubercolosi. Gli studi iniziati nelle aule universitarie si rivelano decisivi. Il tentativo di combattere la TBC porta con sé numerose questioni collaterali: l’attenzione per le condizioni igieniche e sanitarie della popolazione; l’auspicio di rendere sopportabili le giornate di lavoro degli operai; l’intervento deciso in soccorso degli abitanti che sopravvivono in situazioni disagiate. Zanardi svolge in prima persona molte ricerche. La lettura di opere specifiche e le visite ad altri sanatori completano la raccolta di informazioni e rafforzano le convinzioni di Ettore. La nuova struttura dovrà essere fondata sullo stretto rapporto tra scienza e questioni sociali, creando un metodo che non lasci spazio a coni d’ombra. La cura, applicata ai malati, sarà la somma di diversi fattori: l’esposizione alla luce e all’aria aperta, una alimentazione adeguata, la balneoterapia e lo sviluppo

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di una consapevole interazione con il proprio corpo. Dopo attenti studi sul territorio, il luogo scelto per il Sanatorio è Vigorso (località Rabuina, lungo il fiume Idice). Il 25 maggio 1902 l’Assemblea della Congregazione di Carità approva il progetto di Zanardi, che inizia un’opera estenuante per tentare di ottenere aiuti finanziari da varie istituzioni. Ministri dello Stato, componenti della Provincia, l’Amministrazione locale ed alcune Casse di Risparmio non sfuggono alla missione di Ettore. All’inizio del 1904 apre i battenti il cantiere per la costruzione del Sanatorio e il 1º gennaio 1906 è inaugurato ufficialmente. L’edificio, costruito dalla Società Cooperativa del Mandamento di Budrio, accoglie i primi malati e comincia a funzionare a pieno ritmo. Nel 1911 il Sanatorio viene intitolato a Zanardi (recentemente scomparso) e nello stesso anno il progetto, presentato all’Esposizione Internazionale d’Igiene Sociale (a Roma), è premiato con il Grand Prix.

Gli ultimi anni Nel 1906 viene proposta la candidatura di Zanardi come parlamentare. L’opposizione di Molinella – ancora indispettita dal rifiuto di Budrio all’elezione parlamentare di Giuseppe Massarenti – compromette qualsiasi possibilità romana. Il 5 settembre 1908 Zanardi si sposa. Dopo le elezioni (1909), che segnano il ritorno di un’Amministrazione socialista (Sindaco Ugo Lenzi), Ettore viene rinominato Presidente della Congregazione di Carità. Il risultato più importante, ottenuto in questa nuova (e purtroppo breve) esperienza, è la creazione di una farmacia in grado di distribuire farmaci a prezzi più bassi rispetto a quelli praticati dalle concorrenti private. L’11 agosto 1910, a causa di una paralisi bulbare, Ettore Zanardi muore (a Vedrana) all’età di 44 anni24. Il suo ricordo deve essere uno dei valori fondanti della nostra comunità. La disinteressata abnegazione con cui Ettore si è impegnato come medico non concede spazio ad alcuna discussione. I vari ruoli sociali, politici, giornalistici ricoperti non possono essere ascritti ad alcuna sigla o partito. La faziosità, in questo caso, sarebbe un autentico crimine nei confronti di un uomo che ha saputo farsi carico della concretizzazione di tutte le migliori intenzioni che, come possiamo constatare quotidianamente, restano troppo spesso lettera morta.

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NOTE BIBLIOGRAFICHE 1 Questa affermazione di Hannes Schmidl è contenuta in: G. Speranza, Nel centro ortopedico di Vigorso l’uomo ricostruisce l’uomo, «Qui Bologna», n.23, 1972, p. 31.

C. K. Battye, A. Nightingale, J. Whillis, The use of Myoelectric currents in the operations of prosthesis, J. Bone Joint Surg., 37-B, 1955, pp. 506-510;

2 La riflessione di Hannes Schmidl è contenuta in: C. N. Barnard, La cosa più simile ad una mano vera, «Il Tecnico Ortopedico», anno XIII, n. 5, 1973, p. 9.

S. Burger, Materie sintetiche nella tecnica ortopedica, Scienze Tecniche Ortopediche, n.105, 1967, pp. 6174;

3

Ivi, p. 11.

4

Molte di queste protesi sono conservate nei musei italiani Stibbert (Firenze) e Poldi-Pezzoli (Milano).

G. Fajal, L’histoire des protheses et des ortheses. Les grandes voies de progress, Tome I-II-III, These de grade, Nancy, 1972;

5

Le notizie relative a Luigi Galvani e a Carlo Matteucci sono contenute nel testo:

G. Gelati, F. Parenti, G. Pilla, M. Rossi, La protesi estetica e funzionale della mano, Chir. Org. Mov., LXIII, fasc. II, 1976, pp. 159-167;

G. Talarrani, La prima celebrazione di Luigi Galvani, estratto dall’Annuario 1956-57, Istituto Aldini-Valeriani, Bologna. 6

Istituto Ortopedico Rizzoli – Officine, Protesi a controllo mioelettrico, 1973; A. E. Kobrinskj, A bioelectric control system, Dokl. Akad. Nauk, SSSR 117, N.1, 1957;

Per ricostruire la storia delle protesi mi sono avvalso della lettura delle pubblicazioni, citate in altre note di questo testo, di Hannes Schmidl e Franco Zarotti. Ho scelto di utilizzare anche altre opere molto importanti di cui riporto i riferimenti bibliografici:

E. Marquardt, Indication for application of the pneumatic arm prosthesis, Springfield, 1960; G. Ponti, F. Federzoni, La protesi pneumatica nel mutilato bilaterale di arto superiore, Arch. Dei Centri Traum. Ort. Dell’Istituto Nazionale Infortuni, vol. IV, 1964, pp. 341-347;

L. Battaglia, Protesi in resina per amputazione di gamba, Chir. Org. Mov., vol. LII, fasc. III, PP. 253-265, 1964; Id., Nuove protesi ad aderenza ed appoggio totale nelle amputazione dell’arto inferiore, Atti XXXI Congr. SERTOT, vol. IX, fasc. I, 1964;

S. Scalas, G. Massaroni, Le protesi cinematiche tipo Hosmer-Dorrance, Arti Sanitarie Ausiliarie, n. 17-18, 1961;

L. Battaglia, M. Campanacci, Protesi in resina con invasatura ad aderenza totale per amputazione di coscia, Chir. Org. Mov., vol. LIII, fasc. I, 1965, pp. 68-74;

H. Schmidl, The INAIL Myoelectric B/E Prosthesis, AOPA Orth. Pristh Appliance j., pp. 289-302, 1965;

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A. Staros, Joint design for orthotics and prosthetics, Pros- 10 Dopo la presentazione avvenuta all’INAIL di Vigorso il 20 aprile 1965, la stampa inizia ad interessarsi delle thetics Intern., 3, n.10. 1-20, 1970; ricerche svolte all’Officina Ortopedica diretta da HanR. Tomovich, Human hand as feedback system, 1$ IFAC nes Schmidl: Congress Moscow 1960, pp. 624-628, Butterworth Dall’uncino al transistor – Presentata dall’INAIL una publ. London; nuova protesi, «Gazzetta di Reggio», 21 aprile 1965; Id., A new model of Belgrade hand, 3º Intern. Symp on R. Zanarini, La mano artificiale che obbedisce agli imExternal Control of Human Extremities, Dubrovnik, pulsi del cervello, «L’Unità», 23 novembre 1965; 1969; S. Raciti, La mano bioelettrica, «Gazzettino Medico», 30 novembre 1965;

G. C. Traina, G. Gulino, Apparatoterapia ortopedica, Aulo Gaggi Ed., 1973.

G. W. Horn, Cibernetica ed elettronica consentono al La relazione scritta da Hannes Schmidl e Franco Zamutilato di muovere volontariamente il suo arto artificiarotti al temine dei viaggi a Belgrado e Mosca è molle, «Il Bassini», vol. X, gennaio-giugno 1965, n.1-2; to rilevante. Il documento contiene le riflessioni che Una nuova protesi cinematica, «Annali Ravasini», 15 hanno portato allo sviluppo della protesi mioelettrica maggio 1965, p.9. di Vigorso. L’acuta osservazione dei difetti delle protesi jugoslave e russe ha rappresentato una tappa decisiva 11 Pubblicazioni del 1969: nella avventura che ha portato, pochi mesi dopo, alla H. Schmidl, Evoluzione della Tecnica Ortopedica: la realizzazione della prima protesi mioelettrica funzioprotesi di arto inferiore, conferenza tenuta all’Istitunante. to Galileo Galilei, «Il Tecnico Ortopedico», anno IX, 8 Nel 1964 la CECA organizza un incontro con i rapn.10, 1969; presentanti dei maggiori Istituti di Ricerca europei in Recenti progressi della protesi della mano, «Il nostro campo riabilitativo e protesico: Riunione di rappresenmondo», 15-31 dicembre 1969; tanti degli Istituti e dei Centri invitati dall’Alta Autorità Una tavola rotonda sulla protesi dell’arto superiore, «Il a realizzare ricerche nei campi concernenti la riabilitazioTecnico Ortopedico», anno IX, n. 5, 1969. ne dei traumatizzati agli arti e degli amputati, Lussem7

burgo, 19 novembre 1964.

12 Nel 1970 Hannes Schmidl pubblica degli studi che spiegano l’ultima innovazione INAIL: Nello stesso anno è pubblicato un interessante reportage sugli studi realizzati a Vigorso: L. L. Vasiljev, Come H. Schmidl, Presentazione di un comando mioelettrico nascono i sogni, «Successo», anno VI, n.3, 1964. multicanale, Commissione CECA, 1970; 9 Le notizie relative al coinvolgimento di Nino Zanioni sono riportate in: F. Zarotti, La Protesi Mioelettrica, Edizioni RD, Bologna, 2001, p.22.

Id., Protesi mioelettrica con amplificatore pluricanale per amputati di avambraccio e braccio, «Atti IV Congresso Internazionale INTERBOR, Torino, maggio 1970.

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13 Pubblicazioni del 1971:

sta al Congresso di Vienna, marzo 1973, riportata in «Il Tecnico Ortopedico», n.4, 1973;

H. Schmidl, Risultato della ricerca su una protesi per amputazione di braccio con otto comandi mio-elettrici e con mano sensibile, «Il Tecnico Ortopedico», anno XI, n.5, 1971;

Id., Possibilità funzionali per amputati di uno o entrambi gli arti superiori provvisti di protesi mio-elettriche – risposta informazione sensoriale in casi di amputati bilaterali ciechi, relazione esposta al I° Congresso Internazionale di Vienna, 1973, riportata in «Il Tecnico Ortopedico», n.6, 1973;

Id., Protesi scheletrica: costruzione ed utilizzazione, relazione esposta al Congresso Nazionale di Napoli, riportata in «Il Tecnico Ortopedico», anno XI, n.4, 1971;

Id., The INAIL-CECA Prostheses, in «Orthotics and Prosthetics», vol. 27, n.1, marzo 1973;

Id., Ricerche nel campo dell’ortopedia tecnica – confronto fra gli orientamenti seguiti in Giappone ed in Italia, conferenza tenuta presso l’Ospedale San Carlo di Milano, riportata in «Il Tecnico Ortopedico», anno XI, n.3, 1971.

Id., L’applicazione di protesi agli amputati – Le possibilità offerte dalla tecnica attuale delle protesi, relazione presentata alla Commissione delle Comunità Europee, «La traumatologia del lavoro base del riadattamento delle vittime di infortuni», Lussemburgo, Nuovo Teatro, 11-12-13 aprile 1973;

14 Nel 1972 la stampa si interessa delle ricerche svolte nell’Officina Ortopedica del Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso:

Id., Formazione e carattere della bioelettricità, Lezione al corso di Bioautomatica dell’Università degli Studi di Bologna, 1973;

G. Speranza, Il centro ortopedico a Vigorso di Budrio primo nel mondo, «Auto Bo», dicembre 1972, p.18; C. Barnard, Mani mioelettriche per i mutilati, «Selezione dal Reader’s Digest»; articolo pubblicato anche su «Family Health», novembre 1972;

Id., Le possibilità offerte dalla tecnica ortopedica attuale delle protesi, Atti del Convegno di studi e informazione riguardante la traumatologia del lavoro, base di riadattamento delle vittime di infortunio, Commissione delle Comunità Europee, Lussemburgo, aprile 1973.

D. Rubboli, Una protesi che imita il braccio e la mano, «Gazzetta di Reggio», 27 luglio 1972;

R. Mc Intosh, Un braccio elettronico per restituire la na- 16 Hannes Schmidl ha avuto rapporti con numerose turalezza dei movimenti degli arti, «Gazzetta di Reggio», Università, in cui spesso è stato chiamato come Visiting 24 giugno 1972. Professor. Ecco l’elenco degli Atenei con cui ha collaborato: 15 Il 1973 è un anno prolifico per il Direttore Tecnico dell’Officina Ortopedica INAIL di Vigorso: Northwestern University, Chicago; H. Schmidl, Metodi moderni di costruzione nella produzione di protesi per ARTI SUPERIORI, relazione espo-

Duke University Medical Center, Durham, North Carolina;

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New York Society Physical Medicine and Rehabilitation;

Clinica Ortopedica Universitaria, Lima, Perù; Orthopädische Klinik Münster, Abteilung für Technische Orthopädie, Germania.

New York University Post-Graduate Medical School;

17 Per la scansione temporale delle evoluzioni protesiche prodotte dall’INAIL, nei decenni in cui Hannes Schmidl è stato il Direttore Tecnico dell’Officina Ortopedica, è possibile fare affidamento sul libro:

New York University Medical Center; Ann Harbor University, Michigan; Iowa University Medical Center, Des Moines, Iowa; University Medical Center of Minneapolis;

F. Zarotti, La Protesi Mioelettrica, Edizione RD, Bologna, 2001.

Mayo-Clinic, Rochester, Minneapolis;

18 Max Naeder e Hannes Schmidl si conobbero nel 1955 a Duderstadt (a quel tempo Naeder era già il DiretUniversity Medical Center, Toronto; tore della Otto Bock, mentre Schmidl era Direttore dell’azienda di famiglia, che sin dagli anni ‘20 aveva University of Alberta, Edmonton; rapporti professionali con l’industria tedesca). L’amiciUniversity of Osaka, Faculta Electronics, Osaka; zia tra Hannes e Max si rinsalderà con il passare degli anni e culminerà nelle meravigliose parole pronunciate Waseda University, Faculta di Bionica, Tokyo; da Naeder in occasione del 60 esimo compleanno di Tokushima University, Tokushima; Schmidl. Il Laudatio letto da Max è stato stampato e conservato dalla famiglia Schmidl. Il testo in questione Universitätsklinik Balgrist, Zurigo; contiene una grande quantità di preziose notizie storiUniversità di Bologna, Facoltà di Ingegneria, Istituto di che sulla famiglia Schmidl e sulla carriera del tecnico Automatica; ortopedico austriaco. University of London, The Institute of Orthopaedics, 19 La ricostruzione della parte più intima della vita di London; Hannes Schmidl è stata possibile grazie alle testimoUniversity of California, Berkeley;

nianze di: Roberto Berselli, Vasco Bertoncelli, Enzo Bortolini, Fausto Cacciari, Teresa Caprini, Ermes Castellini, Roberto Cavrini, Giorgio Chierici, Franco Gatti, Palmiro Gruppioni, Claudio Quadri, Michaela Schmidl, Rosaria Spiga, Paolo Vanini.

University Medical Center, Ottawa; Norbacka Institut, Stockholm, Svezia; Clinica Ortopedica Universitaria, Buenos Aires, Argentina;

Clinica Ortopedica Universitaria, Rio de Janeiro, Bra- 20 Questa affermazione di Hannes Schmidl è contenuta in: sile; B. P. Pieroni, La mano elettronica a comandi multipli, «Stampa Medica», n.1, 1973, p. 6.

Clinica Ortopedica Universitaria, Montevideo, Uruguay;

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21 Franco Zarotti ha scritto 49 opere relative all’ambito protesico. Ritengo molto importante riportare i riferimenti bibliografici di queste ricerche per fornire la possibilità a chiunque di rintracciare il patrimonio scientifico di Zarotti:

F. Zarotti, Dr. Marchi, Protesi in resina a contatto ed appoggio totale per amputati di arto inferiore, «Archivio dei Centri Traum. Ortop. INAIL», vol. V, 1965; F. Zarotti, Protesi ad energia esterna – Discussione, «Cronaca di Atti Giornate Vanghettiane», Empoli, 13-14 maggio 1967;

F. Zarotti, C. Davalli, G. Galli, Protesi acriliche nella chirurgia riparatrice della mano, «Minerva Chirurgica», vol. XI, 1956;

F. Zarotti, H. Schmidl, N. Zagnoni, La protesi bioelettrica, «Atti I Congresso Naz. Meccanici Ortopedici ed Ernisti», 2-3 settembre 1967, Torino, Tecnografica Massobra;

F. Zarotti, Protesi di mano, estetica-funzionale a rotazione, poliarticolata, «Atti XLV Congresso SIOT», Roma, 1959;

F. Zarotti, H. Schmidl, N. Zagnoni, La rieducazione protetica dei bambini dismelici, «Atti I Congr. Naz. Meccanici Ortop. Ernisti», 2-3 sett. 1967, Torino, Tecnografica Massobra;

Id., Protesi di mano estetica funzionale, a rotazione, poliarticolata, film colori-sonoro al XV Convegno SERTOT, dicembre 1959; Id., Revisione critica degli interventi per sostituzione di parti scheletriche con protesi acriliche nell’arto superiore, «Rivista It. Ort. E Traum.», vol. I, fasc. 3, 1961;

F. Zarotti, H. Schmidl, N. Zagnoni, Clinico-statistical observations on the bioelectric prosthesis, «Atti V Congr. Inter. Medicina Cibernetica», 23-29 sett. 1968, Napoli;

Id., Lesioni degli arti bilaterali, sincrone, simmetriche e rare, «Riv. Inf. Malattie Prof.», fasc. 6, 1962;

F. Zarotti, H. Schmidl, La guanto-protesi bioelettrica, «Atti I Convegno Internaz. sulla Amputazione e Protesi Riabilitativa», Roma, novembre 1968, «Rassegna Medicina del Traffico», vol. VI, suppl. 5-6, 1968, pp. 501-506;

F. Zarotti, H. Schmidl, Trattamento protesico dei dismelici superiori, «Atti SERTOT», Vol. X, fasc. 2, 1965; F. Zarotti, Protesi bioelettrica e comando bioelettropneumatico, «Atti L Congresso SIOT», Roma, ottobre 1965;

F. Zarotti, Pratiche utilizzazioni del segnale mioelettrico, «Atti Soc. Medico Chirurgica», Bologna, fasc. I, 1966;

F. Zarotti, H. Schmidl, Amputazione osteomioplastica e protesi immediata, «Atti I Convegno Internaz. sulla Amputazione e protesi riabilitativa», Roma, novembre 1968, «Rassegna Medica del Traffico», vol. VI, pp. 409-419, 1968;

Id., Aggiornamento sulla protesi funzionale di mano, «Rivista di Chirurgia della mano», vol. 3, pp. 150-154, 1965;

F. Zarotti, H. Schmidl, Apparecchiature e protesi per dismelici (arti inferiori), «Atti 48 Congresso SERTOT», Trieste, vol. XIV, fasc. 2;

F. Zarotti, H. Schmidl, Protesi bioelettrica e comando bioelettropneumatico, «Archivio dei Centri Traum. Ortop. INAIL», vol. V, 1965, pp. 515-554;

86


F. Zarotti, Presentazione di un comando mioelettrico multicanale, «Il Tecnico Ortopedico», anno X, n.2, marzo-aprile 1970;

della mano nella lavorazione del legno», Pesaro 28-29 giugno 1975, Méd. Ort. 29, 4, 197-203, 1978; Id., Aspetti medico-chirurgici nella apposizione di protesi per arto superiore, Tavola rotonda: Protesi di arto superiore. Prospettive e sviluppi, Genova, 6 marzo 1976, Off. Ort. II. OO. Rizzoli;

F. Zarotti, H. Schmidl, N. Zagnoni, Protesi mioelettrica con amplificatore pluricanale per amputazione di braccio a avambraccio, «Atti IV Congresso Internaz. Interbor», 21-23 maggio 1970, Torino;

Id., Le amputazioni elettive dell’arto superiore, Testo di Chirurgia Traumatologica e Ortopedica, UTET, Torino, aprile 1977;

F. Zarotti, La protesi mioelettrica, Estratti Atti Simposio «La protesi a comando mioelettrico», Università di Palermo, giugno 1970;

Id., Amputazione e protesi. Patologia del moncone. Protesi, in coll. con Cesari-Mariani et alii, «Atti SERTOT XXI», FASC. 1, 23-68, 1979;

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F. Zarotti, H. Schmidl, Le possibilità offerte dalla tecnica attuale delle protesi. Realizzazione di una protesi mioelettrica e di comandi mioelettrici per una protesi pneumatica, relazione al Convegno di studio e informazione – Commissione delle Comunità Europee, Lussemburgo, aprile, 1973;

Id., Livelli di amputazione. Patologia del moncone. Casistica rara, Congresso di Aggiornamento in Chirurgia vascolare, Modena, maggio 1980, «Atti Masson It. Ed. Milano», pp. 241-243, 1982;

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Id., La protesi mioelettrica comandata da segnali epineurali, in coll. con Pilla-Canedi-De Stefano-Bortolini, Simposio Primaverile SICM, Naxos (ME), marzo 1981 e Rivista Chir. Mano XVIII, I, 217-223, 1981;

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Id., Amputazione e protesi. Chirurgia e riabilitazione, «Atti Corso della Associazione Studio Scienza Riabilitativa», Aula Magna CTO, Roma, dicembre 1981;

Id., Protesi e ortesi nel motuleso, «Atti del IV Convegno Nazionale», Collegio Medici Italiani dei Trasporti, ottobre 1986, pp. 48-51;

Id., Malformazione degli arti. Protesi per arti, «Atti Convegno Internazionale sui problemi medici e sociali dell’handicappato», AIAS, Milano, maggio 1982, Stelline;

Id., L’anca nell’età evolutiva – Tutori d’anca e protesi, «Atti Vª Settimana Internazionale di Medicina Riabilitativa», giugno 1988;

Id., La Protesi Mioelettrica, Edizioni RD, Bologna, Id., Le amputazioni dei grandi segmenti, «Simposio 2001. Prim. SICM», Bologna, aprile 1983 e «Riv. Chir. 22 La storia di Franco Zarotti è riemersa attraverso la letMano XX», 1, 41-53, 1983; tura delle sue pubblicazioni e grazie alla preziosa testiId., Il trattamento chirurgico dei monconi in accrescimenmonianza del figlio Federico, attento conservatore di to, in francese, «Atti 40° Congresso Ungherese di Ortotutto ciò che riguarda il padre. pedia», 22-27 agosto 1983; Id., La patologia del moncone, «Quaderni AITR Rubrica di aggiornamento scientifico e tecnico», anno V, n. 23 La ricerca sulla vita di Nino Zagnoni è stata possibile grazie alla testimonianza del figlio Ferrino, che ha 1, 5-8, 1983; conservato una serie di documenti e di ricordi della Id., Amputazione e protesi. Artroprotesi, «Enciclopedia carriera professionale del padre, non dimenticando di medica USES», III Edizione 1984; rimarcarne gli aspetti caratteriali ed umani. Id., Il trattamento protesizzante per amputazione di arti: stato attuale e prospettive di perfezionamento, in coll. con A. Lentini, «Atti III Congresso Naz. Collegio medici It. 24 Per la ricerca su Ettore Zanardi sono fondamentali due Dei Trasporti», Pugnochiuso (FG), ott. 1984, Bollettiriferimenti bibliografici: no n.9, 1985; Ettore Zanardi 1866-1910, medico, pubblico amminiId., Protesis mioelectrica, «Atti XXV Congresso de Acastratore, giornalista e dirigente socialista a Budrio, testi demia Peruana de Cirugìa», Lima, Perù, marzo 1986; di Ferruccio Melloni, Lorenza Servetti, Lucia Bonora, Annalisa Sabattini, pubblicazione promossa dal CirId., Protesi e ortesi nella guida dell’autoveicolo, «Atti IV colo Sandro Pertini di Budrio, Tipografia Moderna di Congresso Naz. Collegio Medici It. Dei Trasporti», Bologna per Montanari, 2011. Borca di Cadore, 1-5 ottobre, 1986; Fedora Servetti Donati, Budrio, casa nostra, III edizione, notevolmente ampliata (pag. 613, con 395 illustrazioni), Budrio, Comune di Budrio, 1993.

Id., Protesi dell’arto superiore, «Atti IIIª Settimana Internazionale di Medicina Riabilitativa», Castrocaro Terme, 6-11 ottobre, 1986;

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100.101.102 , /FlCINA /RTOPEDICA ALLA lNE DEGLI ANNI


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Il Reparto riservato alla Mioelettrica all’interno DELL /FlCINA /RTOPEDICA

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Elettromiografo INAIL realizzato da Nino Zagnoni.

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Due pazienti impegnati nell’allenamento necessario per imparare ad usare correttamente le protesi mioelettriche.


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Schmidl, durante un evento pubblico nel 1969, mostra il funzionamento di una protesi di arto inferiore.

3CHMIDL INSIEME AD UN COLLEGA ALLA lNE degli anni ‘60.


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Hannes ritratto durante una dimostrazione del funzionamento della protesi MIOELETTRICA ALLA lNE DEGLI ANNI

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Hannes ritratto durante una dimostrazione del funzionamento della protesi MIOELETTRICA ALLA lNE DEGLI ANNI

3CHMIDL UTILIZZA UNA PROTESI MIOELETTRICA ALLA lNE DEGLI ANNI


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Schmidl, a destra, Zagnoni, al centro, Zarotti a sinistra insieme a due colleghi a Capri nel 1968.

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Schmidl, Zagnoni e Zarotti a sinistra insieme ad un collega a Capri nel 1968.

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Schmidl, Zarotti e Zagnoni a Capri nel 1968.


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Hannes mentre fa colazione in un raro momento di pausa ALLA lNE DEGLI ANNI

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Schmidl riceve il titolo di Horowitz Professor, laurea ad honorem conferita dalla New York University Medical Center nel 1972.


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Hannes parla al III° Congresso Nazionale FIOTO (Federazione Italiana degli Operatori in Tecniche Ortopediche), svoltosi a Bologna nel 1973.

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Schmidl al III° Congresso Nazionale FIOTO (Federazione Italiana degli Operatori in Tecniche Ortopediche), svoltosi a Bologna nel 1973.

118. Hannes intervistato su un periodico del 1970.

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Lapide voluta dall’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro) per esprimere la propria gratitudine ALL /FlCINA /RTOPEDICA DELL ).!), ,A LAPIDE POSTA IL SETTEMBRE 1978, è al Centro Protesi INAIL di Vigorso.


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Schmidl, seduto ad una cena al termine di un congresso, insieme a due colleghi.

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Hannes al centro di una foto di gruppo scattata nel mese di luglio del 1979 subito dopo la chiusura di un Simposio Internazionale tenutosi a Poznan in Polonia.


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122.123.124 Schmidl cammina nel parco del Centro Protesi INAIL con un gruppo di colleghi negli anni ’80.


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Hannes alla stazione di Bologna insieme ad altri compagni di viaggio.

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Schmidl tiene una relazione nell’ambito di un Congresso )NTERNAZIONALE DELL ).4%2"/2 ALLA lNE DEGLI ANNI

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Hannes impegnato in un intervento ad un congresso nel 1990.

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Schmidl impegnato in un intervento ad un congresso nel 1990.


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Hannes in compagnia della moglie Margarete nei primissimi anni ’90.

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Vedi didascalia n. 129.

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Schmidl balla insieme a Margarete ALLA lNE DEGLI ANNI


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(ANNES INSIEME AD UN COLLEGA ALLA lNE DEGLI ANNI 133

Schmidl e Naeder in occasione della festa per il sessantesimo compleanno di Hannes.

134. Hannes durante una cena nei primissimi anni ’90.


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Schmidl dirige scherzosamente Naeder e Zarotti mentre suonano le ocarine in occasione della celebrazione, in onore di Hannes, al Teatro Consorziale di Budrio nel 1993.

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Hannes – dopo un lungo periodo di riabilitazione per recuperare le funzionalità motorie perse a causa dell’ictus, avvenuto nel marzo 1992, ritrova alcuni amici.

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Schmidl insieme alla moglie Margarete nel 1995.


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Articolo apparso su Il resto del Carlino il 27 giugno 1996, il giorno dopo la morte di Hannes Schmidl.

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Lapide commemorativa – posta all’interno del Centro Protesi INAIL di Vigorso l’11 dicembre 1996 – in ONORE DI (ANNES 3CHMIDL A CUI À INTITOLATA L /FlCINA Ortopedica.


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LA MIA STORIA di Agnese Tedaldi

Sono nata a Cesena il 6 ottobre del 1963, una domenica mattina tiepida e assolata: la nascita è stata facile e veloce. Mia mamma era felice perché sapeva che ero una femmina, ma non si aspettava certo che tutto si sarebbe trasformato in una grande tragedia, fonte di dolore e disperazione. Sono nata senza gambe e senza mani. I miei genitori cominciarono presto a peregrinare per l’Italia con la volontà di trovare una soluzione per dare un po’ di serenità a questa sfortunata creatura. I vari professori – tra cui il Dott. Scaglietti di Firenze, il Dott. Gui di Bologna ed altri ai quali si rivolsero – non avevano ricette per risolvere la situazione. Sempre più disperati, mia madre e mio padre scrissero a numerosi giornali e da uno di questi ottennero un ottimo consiglio: ci dissero che presso il Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso di Budrio, a soli 80 km da Cesena, era stato assunto un valido Tecnico Ortopedico che aveva curato tanti bambini come me in un istituto a Munster, nel nord della Germania. I miei genitori avevano allora grossi problemi economici e le spese da affrontare erano sempre più pesanti. Gli aiuti erano assenti e gli enti statali non coprivano nessuna spesa. Un angelo venne in nostro soccorso: il Dott. Gagliardi (ginecologo), che mi aveva fatto nascere. Quest’ultimo creò una sottoscrizione al Rotary Club, che permise ai miei genitori di potersi recare in Germania, dove ebbero tutte le informazioni necessarie su questo valido e giovane tecnico ortopedico Hannes Schmidl e sulla sua esperienza nella cura dei bimbi nati senza arti. Avevo appena un anno quando i miei genitori si misero in contatto con questa gentile persona.

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Ci ricevette e mi visitò in un angolo nascosto dell’Istituto di Vigorso, perché non aveva il permesso di visitare i bambini, infatti la struttura era soltanto per la cura degli invalidi sul lavoro. Fu molto caro ed affettuoso e riempì di speranza i miei genitori, che mi hanno raccontato di tutte le pratiche che dovettero sbrigare per raggiungere il Direttore del Ministero della Sanità: scrissero anche al Presidente della Repubblica e finalmente ottennero l’autorizzazione per il ricovero. Sono stata la prima bambina ad essere curata dal Centro di Rieducazione Funzionale INAIL di Vigorso. Avevo quattordici mesi quando mi misero le prime protesi agli arti inferiori e cominciai subito a camminare con l’aiuto della mamma. I primi passi li feci in palestra con la collaborazione dei fisioterapisti e sotto lo sguardo attento e commosso di Hannes Schmidl, incredulo di fronte alla mia rapida sintonia con i miei nuovi arti. Mi abbracciava e mi baciava spesso con tanta soddisfazione per il suo operato e per la velocità con cui imparavo ad usare quelle minuscole gambine. Venne il giorno che iniziai a camminare nei sentieri del parco e mi ricordo che erano tutti alle finestre a guardarmi con a capo proprio Schmidl, sempre attento e simpatico con il suo accento tedesco. Si complimentava con gioia e soddisfazione, mi chiamava Mary Agnes e mi soprannominò “terremoto” perché ero molto vivace e curiosa. Quando incominciai a camminare bene da sola, mi fecero le mani, che consistevano in due gancetti ad uncino, poco estetici, ma che io usavo con entusiasmo per qualsiasi operazione. Anche questa volta Hannes si meravigliò

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per come apprendevo, tanto che sotto il suo sguardo, sempre dalla finestra, mi seguiva e poté constatare come io usassi questi gancetti. Dopo qualche tempo mi fornirono le protesi mioelettriche. Schmidl mi preparò, non nascondendo ai miei genitori che sarebbe stato difficile il mio adattamento. Per una bambina di soli sedici mesi non era semplice gestire due movimenti contemporanei, che prevedevano una certa destrezza. Il Direttore Tecnico era felicissimo del suo lavoro e ad ogni mio progresso si commuoveva. Aveva un cuore tenero e pieno di amore per i suoi pazienti, ma per me stravedeva: ero il suo capolavoro. Passava il tempo e crescevo. Molto spesso dovevo andare all’Istituto di Vigorso per rinnovi e riparazioni e lui ogni volta era presente. Si divertiva anche a scherzare e a prendermi in giro, dicendomi che ero un diavoletto che cresceva troppo in fretta e che non riusciva a starmi dietro. A cinque anni la nonna mi regalò una bicicletta con il freno a pedale e cominciarono subito i guai, perché ogni volta che cadevo si rompeva qualcosa alle protesi e il nostro peregrinare a Vigorso diventava sempre più frequente. Schmidl mi accoglieva sempre sorridente e mi controllava, dando dei preziosi suggerimenti ai suoi dipendenti su come riparare le protesi ed esclamava che ero proprio un gran terremoto. Quando c’erano congressi e simposi nazionali ed internazionali dovevo essere sempre presente per dimostrare come la mia grave invalidità fosse così brillantemente superata. Mi presentava come il suo capolavoro, mi faceva intervistare e poi camminare su e giù per il palcoscenico in mutande davanti a tutti ed io ricordo che ero sempre imbarazzatissima.

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Giunta all’età di diciotto anni presi il diploma di ragioniera ed incominciai a cercare lavoro, ma trovai da subito tutte le porte chiuse, perché con l’invalidità totale (100%) non potevo essere abile al lavoro. Fu proprio durante un congresso che Schmidl mi presentò al Direttore Generale dell’INAIL e gli dimostrò che, con l’uso delle protesi, avevo acquisito una notevole capacità lavorativa e dopo pochi giorni venni chiamata per le prove attitudinali, che superai senza difficoltà: mi fecero scrivere velocemente a macchina, raccogliere penne e fogli da terra. Dall’età di diciannove anni lavoro all’INAIL di Cesena, svolgendo un’attività che mi piace e mi soddisfa molto: anch’io nel mio piccolo sono di aiuto a chi soffre per aver subito un infortunio sul lavoro. Purtroppo un giorno, pochi mesi prima del mio matrimonio, arrivò inattesa la funesta notizia della morte di Hannes Schmidl. Provai un immenso dispiacere. Pensare di non rivederlo più al Centro Protesi fu molto triste.

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BUDRIO RISCOPRE IL PROFESSOR SCHMIDL di Carlo Pagani, Presidente della Proloco di Budrio

Continua l’appuntamento che la Proloco di Budrio da due anni fissa con i grandi personaggi che hanno operato nel nostro territorio budriese e che attraverso la loro opera grandiosa hanno portato il nome della nostra città nel mondo. Per chi vive o ha vissuto a Budrio, del Professor Johannes Schmidl ha il ricordo indelebile di una persona dotata di grande talento ma soprattutto di infinita umanità. Il suo modo di essere, la sua indole, la sua disposizione d’animo nei confronti di chi ha ricevuto qualche colpo basso dalla vita, il suo genio innovativo incline alla risoluzione delle sofferenze di chi si è visto privare della propria mobilità, furono le motivazioni che valsero nel 1996 il Premio Città di Budrio al nostro illustre concittadino. Dopo diciannove anni può accadere che i ricordi si affievoliscano ed è proprio in occasione di questo cinquantesimo anniversario dalla presentazione della prima protesi mioelettrica al mondo che abbiamo voluto ricordare il suo operato. Quella sua scoperta diffuse e avviò nel mondo uno sviluppo della ricerca che ha portato migliaia di persone a riprendere la loro vita con il sorriso e la speranza. Qualcuno di questi è davanti agli occhi di tutti come Alex Zanardi testimonial televisivo e nello sport, di come la vita possa continuare a dare gioia e valore. Altri meno noti come Aladdin e Sanja due bambini mutilati dalla guerra in Croazia nel 1995. Il loro volto apparve sui giornali e tv di tutto il mondo a testimoniare come la tragedia della guerra non risparmiasse nessuno. Questi bambini ormai adulti hanno potuto veder crescere la loro vita nella totale normalità. Fu un gesto reso possibile grazie alla solidarietà del Comune di Bologna, della Giunta del Comune di Budrio presieduta dal sindaco Gianfranco Celli e dall’INAIL di Vigorso.

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Desidero ricordare quell’episodio poiché venne definito dal mondo mediatico un gesto di grande civiltà umana, una umanità che è bene ricordare affondava le radici nell’opera del Professor Johannes Schmidl ed alla sua sensibilità nei confronti della sofferenza dei bambini. A conclusione di questo percorso rievocativo, sento il dovere di ringraziare lo studioso di storia Leonardo Arrighi per aver condotto con ammirevole e approfondita ricerca l’operato del Professor Schmidl nonché la cura e la realizzazione della mostra a lui dedicata. Un sentito ringraziamento all’INAIL di Vigorso per il contributo e la collaborazione alla realizzazione del catalogo. Ringrazio altresì l’Amministrazione Comunale di Budrio per l’apporto costruttivo e la partecipazione alle iniziative culturali proposte dalla Proloco a beneficio della nostra intera comunità.

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INDICE

PREMESSA di Leonardo Arrighi

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JOHANNES SCHMIDL, OLTRE LA DISABILITÀ di Leonardo Arrighi 1. L’UMANIZZAZIONE DELL’ORTOPEDIA

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2. LE PROTESI NEL TEMPO

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3. LA STORIA DI JOHANNES SCHMIDL

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DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA - Prima parte

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4. DUE UOMINI SPECIALI

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5. L’ANGELO DEL SANATORIO

78

NOTE BIBLIOGRAFICHE

82

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA - Seconda parte

89

LA MIA STORIA di Agnese Tedaldi

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BUDRIO RISCOPRE IL PROFESSOR SCHMIDL di Carlo Pagani

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Leonardo Arrighi è nato a Bologna nel 1987 e vive a Mezzolara (Budrio). Nel 2012 ha conseguito la Laurea Magistrale in Italianistica con una tesi in Letteratura Italiana Contemporanea dal titolo: «L’eroe modernista, l’antieroe ed il messia laico». Dal 2011 collabora con alcune riviste culturali: Les Lettres Françaises (Parigi), Verso (Parigi), La Presse Nouvelle – Magazine Progressiste Juif (Parigi), Zeta – rivista internazionale di poesia e ricerche (Campanotto Editore, Udine), Bici d’Epoca (Padova). Dall’ottobre 2013 scrive articoli di argomento storico per il magazine online Budrio Next. Nel 2014 ha curato la pubblicazione e la mostra dal titolo: «Benedetto Schiassi, il coraggio di innovare» (Sala Rosa, Palazzo Medosi Fracassati, Budrio). Dal 2014 collabora con il periodico Budrio – Terra e Civiltà e tiene dei cicli di conferenze Cose di Casa Nostra – Donne e Uomini di Budrio all’Accademia dei Notturni di Bagnarola (Budrio).

© Leonardo Arrighi - Riproduzione vietata. Finito di stampare nel marzo 2015 dalla Tipolitografia INAIL di Milano


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Johannes Schmidl. Oltre la disabilità by Marcucci Associati - Issuu