© Davide Morello
OSSERVA E TROVA Sulle mura esterne della Rocchetta nel settore orientale puoi ancora vedere i resti di una porta antica, con il vano per catene e bolzoni del ponte levatoio e una postierla, una piccola porta pedonale secondaria.
OSSERVA E TROVA Sopra l’ingresso nord cerca la lapide con lo stemma ducale degli Sforza: aquila imperiale e biscione, oltre alla “impresa” araldica (incompleta) con tizzoni ardenti con funi e secchi. Galeazzo Maria Sforza fu assassinato nel 1476, la lapide murata sopra l’ingresso nord fu commissionata dalla vedova Bona di Savoia in sua memoria.
XIV Secolo - I Visconti
In questi anni si apre una nuova porta con torre difensiva, ponte levatoio e rivellino sul lato nord.
Immagina una fortezza che guarda la città da secoli. Una struttura che ha vissuto poteri, assedi, prigionie, leggende e che oggi è aperta alla comunità come centro culturale dinamico e accogliente. Il Castello di Novara non è solo un monumento: è lo scrigno della storia cittadina, un luogo dove ogni pietra racconta un capitolo diverso della memoria collettiva. Questa guida è pensata per accompagnarti passo dopo passo, aiutandoti a leggere le mura, riconoscere i dettagli nascosti e capire, guardando con i tuoi occhi, tutto ciò che secoli di storia hanno lasciato impresso in questo luogo straordinario. Dopo un lungo periodo di abbandono seguito alla chiusura del carcere nel 1973, il Castello era in stato di degrado avanzato. Nel 2003 prende avvio una campagna di restauro su progetto dell’architetto Paolo Zermani, che ha restituito il monumento alla città nella sua complessità storica e architettonica. I lavori hanno aperto squarci inaspettati sulla storia più profonda del sito, portando alla luce testimonianze archeologiche che nessuno si aspettava di trovare. Oggi il Castello ospita mostre, concerti, eventi e vi ha sede l’Agenzia Turistica Locale. LO SAPEVI CHE... Il restauro del 2003 ha rivelato le tracce di mura della Novaria romana (I sec. a.C. V sec. d.C.) negli scavi del lato ovest della corte. L’area era probabilmente già fortificata in età romana, mille anni prima del castello medievale.
1272 - Le origini
Un Castello in divenire
La storia del Castello come fortezza inizia nel 1272, quando Francesco Della Torre ordinò la costruzione di una fortificazione detta la Turisella, inglobando il palazzo espropriato alla famiglia Tettoni. La posizione era strategica, a ridosso delle mura urbane che garantivano protezione su due lati della nuova costruzione.
Con i Visconti, signori di Milano, il Castello assume un ruolo più centrale. Nella parte orientale sorge la Rocchetta a pianta a L, costruita nel 1349 per volere di Giovanni Visconti vescovo e signore di Novara: non solo fortezza, ma anche dimora signorile. Sono ancora leggibili i resti delle torri difensive: la Mirabella a nord-est e la Torre della Monicione sul lato orientale.
1468 -1499 - Gli Sforza LO SAPEVI CHE... La Ghirlanda di Galeazzo Maria Sforza
Per costruire le mura esterne, dette Ghirlanda, del Castello furono impiegati 3.200.000 mattoni, un numero che dà la misura dell’impresa colossale che fu l’erezione di questa fortezza.
Con gli Sforza il Castello raggiunge la sua forma più imponente. Nell’estate del 1468, Galeazzo Maria Sforza avvia la costruzione della Ghirlanda: una possente cortina muraria quadrangolare con torrioni angolari, progettati per resistere anche alle prime artiglierie. Agli ingegneri militari della corte sforzesca si deve la trasformazione di Novara in nodo strategico del Ducato. Intorno al 1499, Ludovico il Moro affida gli ultimi lavori all’architetto boemo Trebeser.
1495-1500 Novara, teatro di un destino
© Pinacoteca di Brera, Milano – MiC
Dominio e controllo: la Rocchetta
LO SAPEVI CHE... Il tradimento destò tale scalpore che la dieta dei cantoni svizzeri aprì un’indagine: e il mercenario che tradì il Duca di Milano fu alla fine riconosciuto colpevole e giustiziato.
Il Castello di Novara fu protagonista diretto della parabola di Ludovico il Moro, in un arco di appena cinque anni. Nel giugno del 1495, durante la discesa di Carlo VIII in Italia, il cugino del re francese - Luigi d’Orléans - occupò Novara con il tradimento: il castellano stesso consegnò la fortezza appena costruita da Galeazzo Maria ai francesi senza opporre resistenza. Tuttavia, dopo tre mesi e quattordici giorni di stenti, carestia ed epidemie, i francesi
cedettero: Novara tornò al Ducato. Ma il Castello non aveva ancora finito di scrivere la sua storia con Ludovico. Cinque anni dopo, nell’aprile del 1500, Luigi d’Orléans ora re di Francia con il nome di Luigi XII - tornò a reclamare Milano. Sconfitto e in fuga, il Moro tentò l’estremo rimedio: travestito da soldato semplice, si nascose tra le fila dei mercenari svizzeri in ritirata verso Bellinzona. Uno fra di essi lo riconobbe e lo indicò ai francesi. Fu tenuto prigioniero nel Castello di Novara, per poi essere condotto in Francia e rinchiuso nel castello di Loches, dove morì nel 1508.
Epoca Spagnola - Ulteriori Fortificazioni L’ultima cintura difensiva
In epoca spagnola il Castello subì un ulteriore intervento di fortificazione, ancora leggibile nella zona sud-ovest, integrandosi nel sistema difensivo della città e rafforzando Novara come piazza militare nella pianura padana.
LO SAPEVI CHE... Nel 1565 il Castello di Novara fu teatro di un clamoroso processo per uxoricidio. Nella Canonica del Duomo, la giovanissima Barbara Tornielli, appena quindicenne, venne trovata morta nel suo letto a soli ventisei giorni dalle nozze con Ferrante Caccia. Il processo non riuscì mai a chiarire la verità: Barbara fu uccisa dal marito, forse per una dote ritenuta insufficiente, oppure dai suoi stessi fratelli, per evitare di pagarla? Un mistero ancora oggi rimasto irrisolto.
1803-1973 - Il Carcere
Quando il Castello divenne prigione
Con il declino delle strutture feudali, il Castello cambia destinazione. Nel periodo napoleonico le carceri della città vengono trasferite qui, per 170 anni dal 1803 al 1973. Persino una scuola per detenuti funzionava tra queste mura. Negli ambienti interni si possono ancora individuare porte con spranghe di sicurezza, inferriate e robuste serrature. OSSERVA E TROVA Cerca le tracce del periodo penitenziario: porte massicce, chiavistelli arrugginiti, finestre con inferriate e aperture murate di recente. Fuori dal Castello, su uno dei muri dei portici, cerca la lettera R: segnalava ai cittadini che la struttura era un rifugio antiaereo durante la Seconda guerra mondiale.
Prigionieri Illustri
Tra l’agosto e il settembre del 1943, Claretta Petacci fu detenuta qui con i suoi familiari, arrestati per ordine OSSERVA E TROVA Guarda verso la cupola di di Badoglio. Tuttavia il San Gaudenzio: è lo stesso racconto più poetico paesaggio che Campana appartiene al settemdescrisse nella sua poesia bre del 1917: il poeta come “pantheon aereo dagli archi dorici di marmo”. Dino Campana, fermato senza documenti, (…) Il cielo è pieno di picchi bianchi che corrono, viene arrestato e condotto qui liberato ma la torre di San Gaudenzio instaura un pantheon aereo grazie all’intervento di di archi dorici di marmo. (…) Sibilla Aleramo, fu “La dolce Lombardia coi suoi giardini” l’ultimo incontro tra
LO SAPEVI CHE... Durante la sua prigionia nel Castello, Claretta Petacci affidò a un diario pensieri e pagine di intensa testimonianza. Il manoscritto restituisce sentimenti, paure e disperazione vissuti in quel mese trascorso tra le mura fredde e umide della prigione novarese.
i due innamorati. Non era la prima volta che il poeta si trovava nelle prigioni qui a Novara, vi era stato detenuto anche nel 1910, esperienza che ispirò i versi della sua lirica «La dolce Lombardia coi suoi giardini», in cui cita la cupola di San Gaudenzio e il Monte Rosa.
La leggenda: il Cavallo d’oro
Come ogni grande castello, anche quello di Novara ha le sue leggende. La più celebre riguarda il Cavallo d’oro: una statua in oro massiccio commissionata da Ludovico il Moro - forse a Leonardo da Vinci nascosta nei sotterranei. Nel 1960 cacciatori di tesori arrivarono a Novara convinti di trovarla. Il tesoro, se mai è esistito, non è mai stato trovato. E mentre cammini tra queste mura, chissà…
Il Museo Archeologico
Un museo ritrovato, una storia da scoprire
Dopo quasi vent’anni di silenzio, il Museo Archeologico di Novara torna a vivere tra le mura del Castello Visconteo-Sforzesco, con un percorso inedito che va oltre la tradizionale logica cronologica. La narrazione intreccia la storia antica della città con quella delle persone che ne hanno custodito la memoria: studiosi, collezionisti e cittadini che, già nel XIX secolo, salvarono dall’oblio reperti affiorati durante lavori agricoli o edilizi, dando vita al nucleo originario delle collezioni. Visitare il Museo è un doppio viaggio: nell’antica Novara e nella storia di chi ha scelto di tramandarne il patrimonio.
Informazioni Piazza Martiri della Libertà, 3 - 28100 Novara (NO) A pochi passi dalla Stazione di Novara, raggiungibile a piedi nel centro storico tel. +39 0321.1855421 - info@ilcastellodinovara.it www.ilcastellodinovara.it @castellodinovara ilcastellodinovara Visite guidate • Museo Archeologico • Mostre temporanee Eventi culturali • Attività didattiche Ogni visita è un invito a leggere la storia con occhi nuovi
Information Piazza Martiri della Libertà, 3 - 28100 Novara (NO) Located in the historic centre, within walking distance of Novara railway station tel. +39 0321.1855421 - info@ilcastellodinovara.it www.ilcastellodinovara.it Guided tours • Archaeological Museum • Temporary exhibitions Cultural events • Educational activities Every visit is an invitation to see history through fresh eyes
Crediti fotografici: Fondazione Castello di Novara, Comune di Novara, Società Fotografica Novarese, Paola Moriggi - Società Fotografica Novarese, Mauro Davoli, Mauro Martinengo
Progetto “Storie e sapori dell’Alto Piemonte”