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I castelli aperti nel Novarese

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castelli del Novarese rappresentano un patrimonio storico e culturale di grande valore, testimonianza di secoli di vicende politiche, militari e sociali che hanno segnato questo territorio. Tra torri, mura merlate, residenze signorili e antiche fortificazioni, questi edifici raccontano la storia di una terra posta al crocevia tra Piemonte e Lombardia. Questa brochure propone una selezione dei castelli normalmente visitabili, scelti per offrire ai turisti e ai curiosi l’opportunità di conoscere da vicino alcuni dei luoghi più significativi del Novarese. Molti di più sono castelli presenti nel territorio, ma tanti sono oggi proprietà private e non sono accessibili al pubblico. Per questo motivo, pur senza avere la pretesa di essere esaustiva, questa piccola guida raccoglie i castelli che possono essere visitati, sempre contattando riferimenti segnalati al fine di consentirvi di intraprendere un affascinante viaggio alla scoperta della storia, dell’arte, dell’architettura e delle tradizioni locali.

NOVARA - Castello Visconteo-Sforzesco

La storia del Castello come fortezza inizia nel 1272, quando Francesco Della Torre ordina la costruzione di una fortificazione detta Turisella inglobando il palazzo espropriato alla famiglia Tettoni. La posizione era strategica, a ridosso delle mura urbane che garantivano protezione su due lati della nuova costruzione.

Con Visconti, signori di Milano, il Castello assume un ruolo più centrale. Nella parte orientale sorge la Rocchetta a pianta a L, costruita nel 1349 per volere di Giovanni Visconti vescovo e signore di Novara: non solo fortezza, ma anche dimora signorile. Sono ancora leggibili resti delle torri difensive: la Mirabella a nord-est e la Torre della Monicione sul lato orientale.

Con gli Sforza il Castello raggiunge la sua forma più imponente. Nell’estate del 1468, Galeazzo Maria Sforza avvia la costruzione della Ghirlanda: una possente cortina muraria quadrangolare con torrioni angolari, progettati per resistere anche alle prime artiglierie. Agli ingegneri militari della corte sforzesca si deve la trasformazione di Novara in nodo strategico del Ducato. Intorno al 1499, Ludovico il Moro affida gli ultimi lavori all’architetto boemo Trebeser. In questi anni si apre una nuova porta con torre difensiva, ponte levatoio e rivellino sul lato nord.

Il Castello di Novara è stato protagonista diretto della parabola di Ludovico il Moro, in un arco di appena cinque anni. Nel giugno del 1495, durante la discesa di Carlo VIII in Italia, il cugino del re francese Luigi d’Orléans occupa Novara col tradimento: il castellano stesso consegna la fortezza appena costruita da Galeazzo Maria ai francesi senza opporre resistenza. Tuttavia, dopo tre mesi e quattordici giorni di stenti, carestia ed epidemie, francesi cedono: Novara torna al Ducato. Ma il Castello non aveva ancora finito di scrivere la sua storia con Ludovico. Cinque anni dopo, nell’aprile del 1500, Luigi d’Orléans ora re di Francia con il nome di Luigi XII - torna a reclamare Milano. Sconfitto e in fuga, il Moro tenta l’estremo rimedio: travestito da soldato semplice, si nasconde tra le fila dei mercenari svizzeri in ritirata verso Bellinzona. Un mercenario svizzero lo riconosce e lo indica ai francesi. Viene

tenuto prigioniero nel Castello di Novara, per poi essere condotto in Francia e rinchiuso nel castello di Loches, dove muore nel 1508. Il tradimento desta tale scalpore che la dieta dei cantoni svizzeri decide di aprire un’indagine e il mercenario che aveva tradito il Duca di Milano viene alla fine riconosciuto colpevole e giustiziato.

In epoca spagnola il Castello subisce un ulteriore intervento di fortificazione, ancora leggibile nella zona sud-ovest, integrandosi nel sistema difensivo della città e rafforzando Novara come piazza militare nella pianura padana.

Con il declino delle strutture feudali, il Castello cambia destinazione. Nel periodo napoleonico le carceri della città vengono trasferite qui: per 170 anni dal 1803 al 1973. Persino una scuola per detenuti funzionava tra queste mura. Negli ambienti interni si possono ancora individuare porte con spranghe di sicurezza, inferriate e robuste serrature.

Tra l’agosto e il settembre del 1943, Claretta Petacci viene detenuta qui con suoi familiari, arrestati per ordine di Badoglio. Durante la sua prigionia, affida a un diario pensieri e pagine di intensa testimonianza, che restituiscono sentimenti, paure e disperazione vissuti in quel mese trascorso tra le mura fredde e umide della prigione novarese. Ma il racconto più poetico appartiene al settembre del 1917: il poeta Dino Campana, fermato senza documenti, viene arrestato e condotto qui. Liberato grazie all’intervento di Sibilla Aleramo, è l’ultimo incontro tra due innamorati. Non era la prima volta che il poeta si trovava nelle prigioni qui a Novara, vi era stato detenuto anche nel 1910, esperienza che aveva ispirato versi della sua lirica «La dolce Lombardia coi suoi giardini», in cui cita la cupola di San Gaudenzio e il Monte Rosa. Come ogni grande castello, anche quello di Novara ha le sue leggende. La più celebre riguarda il Cavallo d’oro: una statua in oro massiccio commissionata da Ludovico il Moro forse a Leonardo da Vinci nascosta nei sotterranei. Nel 1960 cacciatori di tesori arrivarono a Novara convinti di trovarla. Il tesoro, se mai è esistito, non è mai stato trovato. Il restauro del 2003 ha rivelato le tracce di mura della Novaria romana (I sec. a.C. – V sec. d.C.) negli scavi del lato ovest della corte. L’area era probabilmente già fortificata in età romana, mille anni prima del castello medievale. Dopo quasi vent’anni di silenzio, il Museo Archeologico di Novara torna a vivere

tra le mura del Castello Visconteo-Sforzesco, con un percorso inedito che va oltre la tradizionale logica cronologica. La narrazione intreccia la storia antica della città con quella delle persone che ne hanno custodito la memoria: studiosi, collezionisti e cittadini che, già nel

XIX secolo, salvarono dall’oblio reperti affiorati durante lavori agricoli o edilizi, dando vita al nucleo originario delle collezioni. Visitare il Museo è un doppio viaggio: nell’antica Novara e nella storia di chi ha scelto di tramandarne il patrimonio. Tra le mura del castello, all’interno del cortile, trova spazio anche la sede novarese dell’ufficio turistico dell’ATL Terre dell’Alto Piemonte, che distribuisce gratuitamente brochure del territorio e organizza l’accoglienza e la promozione turistica del Novarese.

Info: tel. 0321.1855421

info@ilcastellodinovara.it - www.ilcastellodinovara.it

BRIONA, PROH - Castello

Il Castello di Proh, una sorta di “porta di accesso” alle Colline Novaresi, appartiene a un grande compendio agricolo, con tanto di stalle, prati e diversi ettari di collina.

L’area è paesaggisticamente molto particolare, dal momento che proprio in questo luogo la pianura irrigua, con la sua distesa di risaie, incontra pianalti, disegnati da boschi e vigneti.

L’edificio fu costruito per volere di Francesco Sforza nel 1454, e per secoli fu residenza padronale di importanti famiglie quali Caccia di Mandello, Cattaneo di Momo, gli Arese e, dal 1917, Marelli, gli attuali proprietari.

L’area è gestita dal 2020 da Fondazione UniversiCà, che ha realizzato interventi di restauro conservativo sul castello, sulla vicina chiesa (salvando questa da crollo imminente) e sulle altre strutture; oltre che progetti di riqualificazione del bosco-parco collinare.

Grazie all’attività delle guide e degli operatori della Fondazione, vengono effettuate regolarmente visite guidate, funzionali a raccontare le

curiosità storico-naturalistiche dell’assetto territoriale locale, nonché a trasmettere l’anima tradizionale contadina del luogo. A supporto delle visite, è fatto ampio uso di immersività multimediale, che permea le stanze del castello fruibili dal pubblico.

Presso una ex stalla, è anche presente un hortus botanico con erbe officinali, a omaggio della duecentesca attività dei monaci di San Silano di Romagnano Sesia un tempo insediatisi alla vicina cascina Cella Vecchia. L’area è indicata anche per scolaresche di ogni grado, che possono usufruire di laboratori la cui tematica essenziale è di tipo ecologicoambientale (tra cui “Moltiplichiamo le piante” e “Labirinto… in erba”).

Il Castello di Proh, dal 2026, è anche tappa del Cammino delle Colline Novaresi.

Per gruppi organizzati è anche possibile effettuare lo “Smart Walking”, una passeggiata animata (di lunghezza e durata concordabili) che parte dal castello alla scoperta dei luoghi più significativi del territorio circostante.

Info: tel. 0321.23165 info@castellodiproh.it - www.castellodiproh.it

CARPIGNANO SESIA - Castello

Chi giunge a Carpignano Sesia e percorre le strade carrozzabili del paese difficilmente si accorge del Castello, posto in un angolo, proprio all’imbocco dall’antica “Via Biandrina”, non asfaltata e pertanto poco frequentata. Eppure, nei secoli, il paese si è sviluppato proprio attorno a questo nucleo, meglio conosciuto come quartiere del Castello, in pieno centro, con l’accesso principale da Via Marconi. Le prime notizie sul castello risalgono al secolo XII, ma tutto il complesso esisteva già da più di un secolo, come testimonia la chiesa romanica di San Pietro, in

esso inglobata, assegnabile agli inizi del secolo XI. Nella sua storia fu ricostruito più volte; da notare che seppe resistere nel 1362 agli assalti delle truppe dei soldati di ventura inglesi, comandate dal tedesco Stertz, al soldo dei Monferrato, durante la contesa con Visconti. Furono proprio Visconti, in una pausa della guerra, a distruggere nel 1364 il Castello, assieme ad altri della zona, per evitare che diventassero baluardo dei piemontesi. La sua ultima cinta muraria risale al 1421,

successivamente distrutta in gran parte durante le guerre del secolo XVII. La struttura del castello è molto irregolare, ma tende a un andamento a forma circolare: sulla strada principale si innestano numerose vie secondarie strette e acciottolate. Gli edifici sono in gran parte del Trecento e del Quattrocento e alcune di queste sono state sapientemente restaurate; altre, purtroppo, hanno perso le linee originali in seguito a restauri inopportuni. Lungo la via centrale (via Castello), all’interno del complesso medievale, si trova la cantina, che ospita in un ampio locale il monumentale torchio a peso datato 1575, costituito da un tronco di olmo lungo ben 13 metri, squadrato e utilizzato come peso per la spremitura delle uve, grazie a una vite verticale, infissa in un masso di granito ospitato a sua volta in un pozzo scavato nel pavimento in terra battuta. È il più antico torchio di questo genere in Piemonte, giunto intatto fino a noi. Gli altri due locali della cantina sono oggi utilizzati come raccolta di attrezzi della civiltà contadina e, nello specifico, per la vinificazione. Merita una visita la Chiesa romanica di San Pietro edificata come cappella del castrum, fu poi dei monaci cluniacensi e in seguito adibita ad usi diversi. Dopo alcuni restauri sono riconoscibili nel catino absidale, un Cristo Pantocratore con gli apostoli, risalente al XII secolo, da considerarsi fra più antiche del territorio. Info: Comune tel. 0321.824401 amicidelsanpietro@gmail.com

CASALINO - Castello Leonardi

Un documento del 24 maggio 1452 ci informa sull’evoluzione subita dal castello nel XV secolo, di proprietà dei Da Rosate. Prima del 1470 poi, duchi di Milano avevano investito Luca Crotti del feudo di Casalino, con il diritto di nominare podestà e di amministrare la giustizia; la fortezza era poi ambita da un’altra famiglia consolare novarese, Leonardi, che prima del 1507 avevano acquisito beni al suo interno, con alcuni membri di questa casata che nel corso del Cinquecento erano anche venuti a vivere a Casalino. Leonardi rimasero quindi proprietari stabili del castello di Casalino dal 1720, fino agli anni ’70 del secolo scorso. Di proprietà privata, attualmente non è abitato, ma è ancora ben conservato. Di particolare interesse sono la villa e lo splendido parco. Sopra alla porta principale è ancora visibile la sede della trave per muovere il ponte levatoio, il cosiddetto «bolzone». Una fuga di quattro archi di mattoni rossi richiama un

secondo edificio, la cui parete inferiore è autentica. A destra della torre d’ingresso si può osservare il muro settentrionale di un edificio castellano, in cui è evidente l’antico cammino di guardia con le aperture ad arco ribassato.

Info: tel. 0321870112 casalino@reteunitaria.piemonte.it www.comune.casalino.no.it

GALLIATE - Castello Visconteo-Sforzesco

Attorno all’anno Mille, la Chiesa milanese dette vita ad un insediamento ad occidente del fiume Ticino, nei pressi dell’antico villaggio di Galeatum (Galliate Vecchio). Il nuovo nucleo (Galliate Nuovo) venne presto dotato di un «castro» difeso da un ampio fossato, testimoniato per la prima volta in una pergamena del 1057.

Distrutto dal Barbarossa nel 1154, il castello fu subito ricostruito, per essere nuovamente demolito dai Novaresi nel corso del XIII secolo e ancora una volta riedificato. A metà del Trecento, per volere di Galeazzo II Visconti, la struttura fu affiancata da una rocca, così da trasformare il borgo in una munita piazzaforte militare. Occasionale dimora di Filippo Maria Visconti, fu poi scelto come seconda residenza ducale da Galeazzo Maria Sforza, che tra il 1475 e il 1476 incaricò l’architetto milanese Danese Maineri di ingrandirlo. lavori, interrotti per l’improvvisa morte dello Sforza, furono completati solo nel 1496 da Ambrogio Ferrari su incarico di Ludovico il Moro, che ne fece sede per le battute di caccia. Passato da più mani, l’edificio nel 1532 divenne con il borgo feudo del ramo Caravaggio degli Sforza, subendo poi, nel corso del Seicento, ripetute modifiche e demolizioni. In stato di degrado a fine Settecento, sede della Municipalità al tempo della Repubblica Cisalpina, quasi abbandonato nei primi del XIX secolo, nel 1878 venne frazionato fra più proprietari e destinato a usi civili.

Dopo aver ospitato l’Asilo infantile per novant’anni, oggi l’edificio (tranne la porzione centrale) è di proprietà comunale.

Il castello di Galliate è uno dei più importanti e meglio conservati

AGENZIA DI ACCOGLIENZA E PROMOZIONE TURISTICA LOCALE

TERRE DELL’ALTO PIEMONTE

BIELLA NOVARA VALSESIA VERCELLI

Piazza Martiri della Libertà, 3 28100 Novara tel. +39 0321.394059 • infonovara@terrealtopiemonte.it www.turismonovara.it • www.terrealtopiemonte.it @atlnovara

Si ringraziano Comuni, privati e le Fondazioni del Novarese presenti in questa pubblicazione

Crediti fotografici: Tiziano Boldrini, Roberta Degrandi, Davide Morello, Carlo Sguazzini Pro Loco Galliate, Giorgio Perottino

Progetto “Storie e sapori dell’Alto Piemonte”

esempi di architettura militare sforzesca; impostato su pianta quadrilatera (m. 80 x 108), è provvisto di quattro torri angolari e di due centrali, poste a difesa degli accessi, un tempo muniti di ponte levatoio e rivellino.

Nell’ala orientale, sono aperti al pubblico il Museo Achille Varzi, sale espositive, un ampio cortile con quadriportico, la sala consiliare (attualmente in restauro) e la torre castellana, che ospitano mostre d’arte, manifestazioni ricreative, spettacoli ed eventi culturali.

Nell’ala occidentale, trovano posto locali adibiti a Biblioteca Comunale, un’area a verde e il salone neogotico, nel quale si tengono convegni, concerti, conferenze, presentazioni librarie.

Testi: Roberto Cardano.

Info: tel. 0321.800761

sociocult@comune.galliate.no.it - www.comune.galliate.no.it

GHEMME - Castello-ricetto

Il castello, che ricopre attualmente una superficie di 12.000 mq, fu costruito probabilmente tra XI e XV secolo, con lo scopo di proteggere gli abitanti, prodotti agricoli e gli animali nei momenti di difficoltà dovuti alle scorrerie degli eserciti francesi, svizzeri e spagnoli purtroppo molto frequenti nel territorio a causa della sua posizione di confine. Attorno al complesso c’era un fossato riempito con le acque della roggia Canturina, che poi andava a gettarsi nella roggia

Mora. Le mura erano un tempo concluse da merli ghibellini in cotto e lungo le stesse si trovava il torrione di accesso, unico, con ponte

levatoio. Alte circa 4 metri dal piano della strada (che ha sostituito il fossato) e larghe 2, sono ancora oggi in parte visibili, così come una delle due torri cilindriche che sorgevano a ponente. Le case, che si dispongono intorno ad una strada centrale (oggi Via Interno Castello) sono in ciottoli disposti a spina di pesce ed intervallati da corsi di mattoni; oltre ai vani del piano terreno e del primo piano, hanno quasi tutte un sottotetto; molte presentano un camino e ciò dimostra la loro destinazione ad abitazione stabile. Al primo piano, adibito ad abitazione, si accedeva con scale di legno posticce; molte finestre erano decorate in cotto lombardo e su alcune facciate erano presenti meridiane. Nel 1467 vi risiedette Galeazzo Maria Sforza, Duca di

Milano e padrone di queste terre, durante le trattative per la pace con Savoia, la cosiddetta Pace di Ghemme.

Attualmente, il rinnovato acciottolato e l’illuminazione pubblica ricreano una suggestiva atmosfera, che riporta ai tempi passati della vita nel castello. Oggi il nome di Ghemme è perlopiù legato alla viticoltura: sulle sue colline moreniche si coltivano vitigni che diventeranno Ghemme DOCG.

PRATO SESIA

Resti del Castello di Sopramonte

Giunti in paese, si consiglia di lasciare il proprio mezzo di trasporto in piazza Europa oppure nel piazzale della parrocchiale; da qui, seguendo la cartellonistica che indica il castello di Sopramonte, si percorre la strada della “Rocchetta”, che, a ridosso della collina, porta al rione di “Prato Nuovo”. Appena in cima, sulla destra, si trova una torre (XI-XII secolo) di notevoli dimensioni: alta una ventina di metri, di base quasi quadrata, priva di merlatura, molto rimaneggiata nel

tempo e dotata di un balconcino (XIX secolo). A una distanza di circa cento metri dalla torre si trovano le rovine del castello di Sopramonte. La costruzione, interamente realizzata in ciottoli di fiume legati da strati di malta, aveva almeno tre torrioni, di cui il più antico è quello posto vicino alla chiesa di Santa Maria. Di questa grande torre è ancora oggi visibile il basamento a pianta quadrata, con uno spessore dei muri di 140 cm. A est della torre si apre una cisterna circolare con un diametro di 340 cm.

Per la sua posizione geografica, questa fortezza ebbe certamente grande importanza territoriale; oggi, però, di questo complesso in avanzato stato di rovina si riconoscono solo possenti muri in ciottoli di fiume a spina di pesce, segnati da alcune feritoie a uso degli archibugi, in gran parte diroccati. Controversa la data di edificazione del castello: alcuni storici propendono per il XII secolo, altri per il secolo successivo. Di certo, Prato Sesia faceva parte della Signoria dei Romagnano e pertanto la sua storia si identifica con questa. Vari sono passaggi:

da Arduino a Ottone, ai Barbavara, ai Visconti, ai Tornielli e infine al cardinale Mercurino Gattinara. La piccola chiesa del “Castello”, riedificata in forme barocche, è dedicata alla Natività della Vergine; contiene un affresco del XV secolo raffigurante San Sebastiano e un Santo Vescovo e si presenta ad aula semplice, con pronao voltato a crociera. La Panchina Gigante #127, col suo arancione vivo, è il luogo perfetto per godere del panorama sul borgo di Prato Sesia e sulla catena del Monte Rosa.

SIZZANO - Castello-ricetto

Si ipotizza che il castello di Sizzano sia sorto intorno alla metà del XII secolo, in quanto un documento del 1152, stilato da Federico Barbarossa, conferma al conte Guido di Biandrate la giurisdizione sulla terra di Sizzano, oltre che su altri territori della zona. Non siamo a conoscenza di come si presentasse la fortificazione in epoca medievale; di certo sappiamo che al suo interno sorgeva la pieve di San Vittore. Dalla visione delle mappe catastali “Teresiana” (XVIII secolo) e “Rabbini” (XIX secolo) possiamo capire come fosse strutturata l’intera area del castello fino alle demolizioni avvenute tra il 1866 e il 1867 di buona parte degli edifici e del torrione d’accesso del XV secolo. Il castello aveva una struttura ad anello irregolare, con unico accesso a occidente, circondata da un fossato pieno d’acqua; la chiesa occupava il centro del castello, mentre gli edifici abitativi erano disposti a raggiera. La zona demolita è ora utilizzata come sagrato della parrocchiale, oltre che come piazza principale del paese. Dell’antico castello

rimane un semicerchio di case, che un tempo presentava un unico modello abitativo ricorrente: ogni abitazione era composta da un vano al pianoterra detto “canepa”, adibito a cantina o magazzinoe uno al primo piano, detto “solarium”, cioè la vera e propria abitazione. due vani erano collegati fra loro, all’esterno, da una scala in legno. Questo scorcio di vecchio borgo, di dimensioni attuali assai ridotte, ci mostra ancora l’originaria struttura in muratura, formata da ciottoli di fiume disposti a spina di pesce, intervallati da mattoni in corsi

orizzontali. Nella sua intatta conservazione, tramanda fino a noi la suggestiva immagine di un lontano passato. Di grande interesse la Chiesa di San Vittore, che conserva al suo interno tracce dell’antica basilica paleocristiana e di un edificio precedente, oltre ad una stele di epoca romana risalente al I-II secolo.

VINZAGLIO - Castello

Il primo documento che ne attesta l’esistenza risale all’anno 1011. Intorno all’anno Mille castelli erano perlopiù delle torri e pare che l’antico fortilizio di quell’epoca sia stato recentemente identificato nell’attuale zona delle scuderie, nella parte rurale della cascina, adiacente al castello e collegata ad esso. L’imponente struttura di stampo visconteo, di cui si ammirano dall’esterno le mura di cinta fortificate e le tre torri, risale alla prima metà del 1300. Fu costruito per volontà di Martino di Palestro, il signore più ricco della zona, per l’unica figlia Caterina, conosciuta con il nome di Catterina di Vinzaglio, fantasma buono e bello del Castello come vuole la tradizione locale ancora molto viva. Caterina fu data in sposa a Lionardo Visconti, figlio naturale di

Giovanni, prima vescovo di Novara e poi arcivescovo di Milano. Nei secoli successivi la proprietà andò a diverse famiglie nobili: Crotti, Trotti, Visconti Borromeo, gli Arese e gli Arconati, che vi apportarono varie modifiche nel corso dell’Ottocento. Passò quindi alla potente famiglia Sella che avviò dei lavori di restauro per farne la propria dimora.

Oltre al castello e alla cascina attigua, Sella restaurarono anche il grande parco di 30.000 metri facendo riportare tutta terra dai boschi del Biellese e costruirono una grande serra a due piani addossata al muro e alla torre medievale interna.

La maestosa dimora è attualmente privata e la proprietaria, restauratrice, se ne prende cura amorevolmente da 10 anni.

Visite su prenotazione contattando riferimenti indicati

Info: tel. 346.7621774

Un viaggio nella Storia I castelli aperti del Novarese

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I castelli aperti nel Novarese by AGENZIA TURISTICA LOCALE Terre dell'Alto Piemonte - Novara - Issuu