Le origini di OLEGGIO e le sue antiche tradizioni
Il borgo di Oleggio è antichissimo: le prime testimonianze abitative sono antecedenti all’epoca romana, così come dimostrato dai ritrovamenti effettuati nella Necropoli rinvenuta in frazione Loreto. Posto al centro di un crocevia importante, a metà strada tra Novara e il Lago Maggiore, su una lieve altura e in prossimità del fiume Ticino, naturale via di collegamento di varie civiltà, ebbe importanza strategica nel corso dei secoli. I Celti, i Romani, i Longobardi, sino ad arrivare ai Conti di Pombia, i Visconti, gli Sforza, gli Spagnoli e i Savoia, sono stati i principali protagonisti delle varie vicende storiche oleggesi. L’importanza di Oleggio si deve alle numerose e antiche tradizioni locali, perpetuate nei secoli a ricordo dei vari periodi storici. Tra le molteplici manifestazioni troviamo il Carnevale oleggese, che con le maschere folkloristiche del Pirin e della Majn è da annoverare tra i più prestigiosi d’Italia, la Processione del Venerdì Santo, che rievoca la Passione di Cristo e, alla domenica delle Palme e di Pasqua, la Corsa della Torta, manifestazione durante la quale il borgo torna all’epoca Medievale, con la sfilata in costume a cui fa seguito la celeberrima Corsa della Torta, disputata dagli scapoli oleggesi a ricordo di un’eroica battaglia avvenuta in tempo visconteo. I mercati storici del Lunedì e del Venerdì, menzionati in una pergamena del 1447 conservata presso l’Archivio Storico Comunale, attiravano già nei secoli passati diversi commercianti, anche grazie al mercato del bestiame; dal 1906, inoltre, si svolge la Fiera Zootecnica, attualmente denominata Fiera Agricola: il primo giorno di maggio Oleggio, le Allee cittadine e l’intero centro storico si animano con venditori di prodotti del territorio, animali e attività ricreative. 2
A causa della carenza di studi specifici, il nome di Oleggio rimane ancora avvolto nel mistero. Il Rusconi sostiene che l’origine del nome Oleggio vada ricercata nella posizione del paese stesso: il centro storico si trova su una collina, indicata con ol, mentre con esin viene indicato il fiume Ticino: quindi Oleggio potrebbe derivare da collina sul Ticino. Altra ipotesi, suffragata dalla tradizione popolare, vorrebbe che Oleggio derivi da V Legio (quinta Legione romana): nel dialetto locale il nome viene identificato come Vlesc, poi divenuto Oleggio. Studi recenti indicano che Oleggio possa derivare anche da ulivetum (oliveto), in base alla presenza di molti ulivi, un tempo diffusi in tutta l’Italia settentrionale. Si tratta comunque di indicazioni che non hanno trovato, sino ad ora, prove che le attestino dal punto di vista storico. I Celti rivestirono grande importanza a Oleggio, soprattutto con l’occupazione del territorio gravitante attorno al fiume Ticino. Tra le molte testimonianze, la più importante è quella della necropoli di Oleggio-Loreto, databile dal II secolo a.C. sino alla Prima Età Imperiale. Con l’avvento dei Romani e la definizione della limitatio (limitazione del territorio), tra l’89 e il 49 a.C. la vita degli oleggesi mutò notevolmente: si assistette alla creazione di un abitato e della Strata Maior, l’attuale Via Strera, che correva parallela al Ticino collegando via terra il Lago Maggiore a Pavia. Dopo la caduta dell’Impero Romano e nel periodo di disordine successivo, si registra una diminuzione delle testimonianze presenti sul territorio, eccezion fatta per la costruzione del castrum (abitato) citato in una pergamena novarese datata al 982. A quest’epoca appartiene anche la prima grande diffusione del cristianesimo a Oleggio, testimoniata dalla presenza di alcune chiese citate per la prima volta nel 973 d.C.: la Basilica di San Michele, la Chiesa di San Pietro e la Chiesa di Santa Maria in Galnago. Nel XIII secolo a Oleggio venne conferita la dignità di Burgum: vennero costruite le mura a protezione del centro abitato, che consentirono anche un più agevole controllo dei confini della sua giurisdizione. Nel 1301 Oleggio fu occupata per conto di Galeazzo Visconti: la costruzione delle poderose mura viscontee seguirono il tracciato dell’antico vallum romano. Il borgo si affrancò da Novara e si costituì come Comune autonomo nell’anno 1447 con i permissi Viscontei, rimanendo successivamente nella sfera del dominio milanese degli Sforza.
Ticino e dove è ubicata la seconda porta medievale ancora oggi conservata a Oleggio, la Porta Est. All’angolo di Piazza Bertotti si può ammirare la seicentesca Chiesa di Santa Maria Annunciata, sede dell’omonima Confraternita, sorta sul luogo della preesistente Chiesa di Santa Maria in Castello, che conserva al suo interno la pala d’altare dell’Annunciazione di Carlo Francesco Nuvolone, pittore seicentesco di area lombarda. La Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, che con la sua mole imponente sembra accogliere all’improvviso i visitatori, è il risultato dell’intervento di ricostruzione e ampliamento effettuato dall’Architetto Alessandro Antonelli tra il 1853 e il 1858. Al suo interno è conservato un vero gioiello, il Museo d’Arte Religiosa “p. Augusto Mozzetti”, di proprietà della Parrocchia e ospitato nelle sedi delle ex Confraternite: sono custoditi arredi e suppellettili delle Confraternite e delle Coorporazioni, dipinti, sculture, paramenti e stendardi processionali provenienti da Oleggio e dalla Diocesi. Conclude la visita il Museo Civico Archeologico Etnografico “C. G. Fanchini”, uno dei più grandi Musei Etnografici del Nord Italia. Le numerose donazioni collocate in ricostruzioni di ambiente nell’antico Convento dei Frati Riformati, rappresentano una ricca documentazione sulla vita quotidiana e sulle attività lavorative dal XIX al XX sec. Il Museo custodisce anche la Sezione Archeologica con reperti di epoca Golasecchiana, rinvenuti nel Comune di Pombia e della Necropoli di Loreto-Oleggio, testimonianza dei Vertamocori e della loro romanizzazione.
installate per uso prettamente civile, sono già testimoniate da un documento del 1472. Numerosi sono stati gli interventi alla cella campanaria nei secoli successivi: quella attuale è da ascriversi all’inizio del XVII sec. Sulla facciata sud è presente una riquadratura dove era visibile un affresco rappresentante una Crocifissione, oggi perduto. Sulla stessa facciata era presente anche una meridiana rimossa nel corso del XX sec.. Un documento del XIX sec. testimonia la presenza di una scala che dava accesso a un altarino; è da ricordare la tradizione che vuole che San Bernardino da Siena predicasse ai piedi del Campanile. La Torre Civica viene detta anche dei Bagliotti, una famiglia novarese impegnata nell’amministrazione del Comune di Novara in epoca tardo medievale.
LA COSTA DEI MAZZERI
La salita a gradoni con acciottolato attraverso la porta dei Mazzeri, con l’ingresso ad arco in laterizio a sesto ribassato, conserva una feritoia e un profondo incavo, sede per la chiusura con grata di ferro. Coeva alla porta Pozzolo, è uno degli accessi al borgo chiuso dalle mura in età medievale: la Porta est, la porta orientale. Sulla sinistra della costa, con la vista sulla valle, si erge il palazzo dei Mazzeri, potente famiglia oleggese che deteneva il controllo dei permessi per la cerca dell’oro nel Ticino. Costruito alla fine del XVI secolo, è decorato da cornici e stucchi alle finestre, con timpani spezzati e cornici con ghirlande floreali sul prospetto verso la valle e con coppelle di ceramica policroma sul prospetto rivolto verso il borgo.
LA PIETRA DEL PESCE
Il percorso alla scoperta di Oleggio passa attraverso la Porta Pozzolo, la porta Sud di origine medievale, ancora ben conservata e dalla quale dipartono due strade in salita: la prima conduce alla Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, l’altra, acciottolata va verso la Via Novara, strada realizzata in epoca Napoleonica che permise, al tempo della sua esecuzione, di agevolare l’ingresso alla Piazza cittadina, cuore del commercio oleggese; tant’è che qui si si può ancora osservare la prèia dal pës, la Pietra del pesce, antico tavolo in pietra sul quale veniva esposto il pesce durante i mercati cittadini. Prima dell’ingresso alla Piazza, sulla destra e al di sopra di una piccola altura, si trova il Municipio, all’interno del quale sono visibili i resti del castello. Piazza Martiri della Libertà, storicamente denominata Piazza del Mercato, è il cuore nevralgico del borgo, dove sorge il settecentesco Palazzo Bellini: le sale di rappresentanza al suo interno conservano stucchi e affreschi di epoca neoclassica, a carattere mitologico e bucolico. Domina la piazza l’alta Torre campanaria detta dei Bagliotti, la Torre Civica della comunità sin dall’epoca medievale. Svoltando verso via Verjus, che porta il nome del Missionario oleggese Mons. Enrico Stanislao Verjus MSC, primo missionario in Papua Nuova Guinea nel 1885, si scorge in fondo la Costa dei Mazzeri, da cui si gode un ampio panorama sulla vallata del
La prèia dal pës si compone di tre parti morfologiche e strutturali differenti: il piano di appoggio e le due colonnine di sostegno. La parte superficiale del piano di appoggio, leggermente inclinato verso la piazza, probabilmente per fare defluire i liquidi residui, risulta essere piuttosto liscia e presenta le quattro estremità arrotondate. Le colonnine di appoggio mostrano diametri differenti e hanno anche la funzionalità di rendere rigida l’intera struttura, essendo queste incastrate nel piano di appoggio. Dal punto di vista del materiale è possibile distinguere due tipologie di rocce: il piano è di granito bianco del tipo Montorfano; la colonnina di destra è per la maggior parte di granito bianco con una velatura di granito rosa nella parte più interna. La colonnina di sinistra è un microgranito cioè una varietà di granito particolare in cui i minerali costituenti non sono così ben visibili ad occhio nudo. La Pietra del pesce veniva utilizzata nel passato, durante i mercati del lunedì e del venerdì, per la vendita del pesce pescato nel fiume Ticino e nel Lago Maggiore. Grazie alla sua conformazione e alla sua posizione centrale, veniva anche usata come palco per i comizi pubblici o per il tradizionale discorso della maschera del Carnevale Pirin durante l’inizio dei festeggiamenti.
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ITINERARIO Un borgo da scoprire
PALAZZO BELLINI
La costruzione attuale, che si affaccia su piazza Martiri della Libertà, è il frutto di una vasta ristrutturazione di un edificio di epoca medievale, eseguita nell’ultimo decennio del XVIII secolo dall’architetto Stefano Ignazio Melchioni, di impronta neoclassica. Alla metà dell’Ottocento il complesso, appartenente alla famiglia Bellini, comprendeva anche altri edifici disposti attorno a quattro cortili e nell’insieme occupava quasi un intero isolato nell’area a ovest della piazza cittadina. La facciata principale si apre a piano terra con un porticato sorretto da colonne. Un balcone sottolinea l’arcata che permette l’accesso al cortile principale. Da qui è possibile raggiungere il piano nobile attraverso lo scalone d’onore, impreziosito da balaustre in pietra scolpita e da alcuni affreschi che riproducono statue classicheggianti. L’ambiente principale presenta pareti con finte specchiature marmoree e la volta è abbellita da un tondo dipinto con il Ratto di Deianira da parte del centauro Nesso. Tutt’intorno si sviluppa una decorazione a stucco, caratterizzata da girali, ghirlande, vasi dallo stile antichizzante, conchiglie, putti con ali di farfalla e grifoni. Stucchi altrettanto ricchi si trovano in una saletta laterale, di minori dimensioni, ingentilita da quattro tondi dipinti con episodi mitologici dedicati a Enea e Didone. Le decorazioni di queste due sale risalgono al periodo della risistemazione di fine Settecento, mentre gli altri ambienti sono frutto di interventi ottocenteschi. Attualmente il palazzo risulta suddiviso tra proprietari privati e amministrazione comunale che organizza, negli spazi di propria competenza, mostre d’arte e iniziative di carattere culturale.
Il campanile oleggese, situato nell’angolo nord-est della Piazza, non apparteneva a nessun edificio sacro: venne edificato tra il XII e il XIII sec. con funzione difensiva militare, come testimoniato dalla posizione dell’ingresso originario (ora tamponato) sulla facciata ovest, situato a circa 5 metri dal piano di calpestio. Il campanile, oggetto di ripetuti interventi di sopralzo, è stato ed è tuttora il simbolo laico della comunità oleggese. In origine la torre terminava all’altezza dell’attuale orologio; è stata sopraelevata nel XV secolo e arricchita su ciascun lato da aperture binate con archi ribassati. Le prime campane,
La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo è il risultato di vari interventi ricostruttivi e di ampliamento, durati dal XVIII secolo agli anni ’60 del Novecento, con un sostanziale intervento a cura dell’architetto Alessandro Antonelli nel corso del XIX sec. Sono poche le testimonianze che riescono a fornirci dati precisi sulla struttura architettonica della vecchia Parrocchiale, ma, secondo alcune fonti, la costruzione risalirebbe al XVI sec. Nella prima descrizione, tratta dagli Atti delle Visite Pastorali del 1568, si apprende che la cappella dell’altare maggiore, secondo la testimonianza del Vescovo Ferdinando Taverna, fosse “...Pictoris Gaudentii tota ornata”. Un nuovo altare maggiore venne costruito negli anni 1672-1679 con il contributo del Comune. La chiesa era preceduta da un porticato con otto colonne in granito, le cui basi sono tutt’oggi conservate presso il giardino della Chiesa Parrocchiale; ad essa erano annessi a sud gli oratori del Santissimo Sacramento e l’antico cimitero, mentre a nord era posto l’Oratorio del Santissimo Rosario, sedi delle omonime confraternite. Don Bertotti, al suo ingresso nella Parrocchia di Oleggio nel 1840, trovò una fioritura di opere ma, la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo era piccola e non molto decorosa per la popolazione del borgo. Considerato lo stato di decadenza della vecchia Parrocchiale, l’Arciprete Bertotti, originario di Fara Novarese, cominciò a pensare a una ricostruzione della stessa. Grazie al lascito testamentario di Rosa Rosari Ved. Mazza, la Chiesa Parrocchiale di Oleggio ricevette la somma di lire 40.000 che permise l’avvio della costruzione della nuova Chiesa. Il progetto venne affidato all’architetto Alessandro Antonelli, che prevedeva una rotonda del diametro di 42 metri circa e dell’altezza di 52 metri fino alla croce. Una grande calotta con
lucernario avrebbe dovuto sovrastare dodici colonne addossate ad altrettanti pilastri di rinforzo. Il 9 settembre il Sindaco di Oleggio, Avv. Giacomo Tosi, che per disposizione testamentaria della Signora Rosa Rosari Ved. Mazza doveva coadiuvare l’Arciprete nell’impiego del legato, si oppose alla realizzazione del progetto della rotonda. Per mesi Sindaco e Arciprete continuarono ad ostacolarsi in un continuo gioco di potere, senza mai giungere a niente di concreto e ritardando sempre di più l’inizio dei lavori. Il 14 giugno 1849 ripartirono finalmente i lavori di progettazione. Per Oleggio l’Antonelli tornò allo schema basilicale. Della grandiosa concezione del progetto primitivo non rimase che la dimensione. La prima pietra fu posta il 14 agosto 1853 e la nuova Chiesa, dopo tante traversie, venne benedetta e aperta al culto nel 1858. La Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, soprannominata nel gergo popolare oleggese la Chiesa grande proprio per le sue grandi dimensioni che la rendono più adatta a una città che a un borgo di provincia come Oleggio, è un maestoso edificio di stile neoclassico a pianta basilicale. Internamente è suddivisa in tre navate. Le quattro colonne del pronao sono di granito bianco di Montorfano, con base in granito rosa di Baveno. La Chiesa avrebbe dovuto concludersi in un campanile che, forse per la spesa ritenuta eccessiva, fu sostiutuito con l’attuale cella campanaria. Tutte le finestre sono provviste di vetri istoriati, opera del pittore vetraio Giovanni da Re, che voleva lasciare in questo edifico un ciclo completo di opere prodotte dalla sua Casa d’Arte. Dal centro della chiesa, guardando in alto sul timpano della controfacciata si può osservare che il grande vano è interamente occupato da ll trionfo dell’Eucarestia, voluta a ricordo del Congresso Eucaristico Diocesano celebrato a Oleggio il 26-27 agosto 1922 e là collocata nel 1927, anno in cui era ritenuta la vetrata più grande del mondo (72,50 mq). Più in basso, inserita nella bussola sopra al portale di ingresso, è rappresentata l’Ultima Cena, realizzata dal da Re.
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La Chiesa dei SANTI PIETRO e PAOLO
Il CAMPANILE DI PIAZZA o TORRE DEI BAGLIOTTI
INFO: COMUNE DI OLEGGIO - Ufficio Servizi Socio Culturali e alla Persona Via Novara, 5 - 28047 - Oleggio (NO) Tel. 0321.969846 / 0321.969875 - cultura@comune.oleggio.no.it - www.museo.comune.oleggio.no.it AGENZIA TURISTICA LOCALE DELLA PROVINCIA DI NOVARA Piazza Martiri della Libertà, 3 - 28100 - Novara Tel. 0321.394059 - info@turismonovara.it - www.turismonovara.it
@atlnovara
Comune di Oleggio Testi: Jacopo Colombo Disegni: Marina Cremonini, Susanna Galfré, Gabriele Genini. Progetto: In Viaggio nel Novarese.