01. Sergio Messina . Real Sex Il porno alternativo è il nuovo rock’n’roll
02. Giorgia Caterini . Japan Horror Il cinema dell’orrore giapponese
03. Valentina Testa . Kawaii Art! Fiori colori palloncini (e manga) nel Neo Pop giapponese
04. Valentina Testa . Gothic Lolita La nuova moda delle ragazze giapponesi conquista il mondo
05. Fabio Bartoli . Vado, Tokyo e torno
Nella stessa collana:
Diario di viaggio nel cuore del Giappone (e anche un po’ più in là)
06. Davide G.G. Caci – Fabrizio Mazzotta . I Puffi Storia e successo degli strani ometti blu
07. Maurizio Landini . Girls With Guns Cinema d’azione e fanciulle armate fino ai denti
08. Elettra Infante – Fabio Bartoli . Vita da Cartoni Una microguida al cinema d’animazione
09. Federica Zancato . Cartoon Ladies Le dive del cinema d’animazione americano
Elena Paparelli
Techno Vintage
10
Storia romantica degli oggetti tecnologici
Indice
9 Introduzione 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15
1. Macchine da scrivere No. 1 Remington (1873) Hammond (1880) No. 5 Underwood (1901) Standard Royal (1906) No. 3 Corona (1912) Olympia (1930/40) Lettera 22 Olivetti (1950) Lettera 32 Olivetti (1963) Valentine Olivetti (1969) Et 101 Olivetti (1978)
16 17 17 18 18 19
20 20 21 21
2. Grammofoni, giradischi e registratori Fonografo Edison (1877) Grammofono Berliner (1887) Telegrafono Poulsen (1898) Grammofono Pathé (primi del Novecento) Grammofono La Voce del Padrone (primi del Novecento) Fonovaligia Lesa Sagittario (primi anni Sessanta) G-600 Geloso (1966) El 3302 Philips (1968) Nakamichi 1000 (1972) Sl 10 Technics (1979)
22 23 23 24
3. Macchine del caffè L’Ideale Pavoni (1906) Venus Family Victoria Arduino (1910/20) La Regina Rancilio (1927)
19
24 25 25 26 26 27 27
Moka Express Bialetti (1933) La Cornuta Pavoni (1947) Gaggia Classic (fine anni Quaranta) Gaggia Gilda (1952) Diamante Pavoni (1956) E61 Faema (1961) Microcimbali Cimbali (anni Settanta)
28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33
4. Ciclomotori Pattino a motore Skootamota Abc (1919) Unibus Boultbee (1920) Auto Glide Cushman (1937) Vespa 98 Piaggio (1946) Lambretta Innocenti (1947) Vespa 125 Piaggio (1948) Bella Zündapp (1953) Vespa 50 Piaggio (1963) Ciao Piaggio (1967) Fifty Malaguti (1974)
34 35 35 36 36 37 37 38 38 39 39
5. Macchine fotografiche Brownie Eastman Kodak (1900) Leica I Barnack (1925) Cnopm Gomz (1935) Robi Icaf (1938) Polaroid (1948) Exa Ihagee Kamerawerk (1949) Nikon F Nippon Kogaku (1959) Eura Ferrania (1959) Spotmatic Asahi Pentax (1964) Rollei 35 Rollei (1966)
40 41 41 42 42 43 43 44 44 45 45
6. Cineprese, proiettori e affini Prevost (1910) Pathé Baby (1923) C1 Eumig (1932) H16 Bolex Paillard (1935) Brownie 8 Kodak (1951) M16 Beaulieu (1951) 220 Bell & Howell (1953) P8 Eumig (1954) T600 Bauer (1977) St 1200 Elmo (1978)
46 47 47 48 48 49 49 50 50 51 51
7. Apparecchi radiofonici Baby Grand Philco (1930) Radio Rurale (1933) Eridania ed Eridania II La Voce del Padrone (1934 e 1935) Castiglioni 547 Phonola (1939) Rr 3404 Radio Ducati (1940) Minerva 475 (1947) 115A Orion (1950) Mignonette B Telefunken (1952) G-325 Geloso (1956) Rd 196 Radiomarelli (1959)
52 53 53 54 54 55 55 56 56 57 57
8. Juke-box Debutante Wurlitzer (1933) Wurlitzer 500 Wurlitzer (1938) 850 Peacock (1941) 1200 «Airliner» Aireon (1946) Wurlitzer 1015 Wurlitzer (1946) Pla-Mor Manhattan Packard (1947) Hf 100G Seeburg (1953) Music Vendor 1464 Rock-Ola (1958) Continental 2 Ami (1962) Est 2 Entertainer Seeburg (1975)
58 59 59 60
9. Televisori DuMont 180 DuMont (1938) Trk-12 Rca (1939) Baird T 163 (1948)
60 61 61 62 62 63 63
Palermo Philips (1954) Predicta Philco (1958) Doney Brionvega (1962) Algol 11 Brionvega (1964) Aster 20 Brionvega (1968) Videosphere Jvc (1970) Tv Portatile Supercolor Grundig (1973)
70 71 71 72 72 73 73 74 74 75 75
10. Telefoni Sh 36 Siemens (1936) Fatme (anni Quaranta) Ericofon Ericcson (1954) S62 Siemens (1962) Grillo Siemens (1967) Rialto Siemens (1977) Starlite Gte Autelco (1975) Tyco Lego (primi anni Ottanta) Urmet Sip (1986) Enorme Brondi (1987)
76 77 77 78 78 79 79 80 80 81 81
11. Radioline e riproduttori musicali portatili 8 Tp-1 Raytheon (1954) Tr1 Regency (1954) Royal 500 Zenith (1955) Tr-63 Sony (1957) Tr-610 Sony (1958) Cubo Ts-502 Brionvega (1964) Micronic Ruby Standard (1965) Walkman Tps-l2 Sony (1979) Walkman Wm-2 Sony (1981) MpMan F10 Eiger Labs (1995)
82 83 83 84 84 85 85 86 86
12. Videoregistratori 200 Ampex (1948) Quadruplex Ampex (1956) Vrx-1000 Ampex (1956) Vts-110 Akai (1971) N1500 Philips (1972) Sl-6300 Sony (1975) Hr-3300 Jvc (1976) Sl-5400 Sony (1978)
87 2020 Video 2000 Philips (1982) 87 2x4 Super Grundig (1982) 88 89 89 90 90 91 91 92 92 93 93
13. Home e personal computer Altair 8800 Mits (1974) Apple I e Apple II Apple (1976 e 1977) Commodore Pet 2001 Commodore (1977) Commodore Vic 20 Commodore (1980) Zx-81 Sinclair (1981) M-20 Olivetti (1982) Commodore 64 Commodore (1982) Spectrum Sinclair (1982) Imsai 8080 Ims (1983) Macintosh 128k Apple (1984)
14. Personal computer portatili Computer Portatile Ibm 5100 (1975) Osborne I Osborne Computer Corporation (1981) Dulmont Magnum (1982) Kaypro II Kapyro Corporation (1982) Hx-20 Epson (1982) Sc Mobile Computer Gavilan (1983) Trs-80 Modello 100 Computer Portatile Kyocera (1983) 98 M-21 Olivetti (1984) 99 T1100 Toshiba (1985) 99 5140 ÂŤConvertibleÂť Ibm (1986) 94 95 95 96 96 97 97 98
100 101 101 102 102 103 103 104 104 105 105
15. Telefoni cellulari DynaTac 8000x Motorola (1983) Mobira Talkman Nokia (1984) C1 e C2 Siemens (1985 e 1987) Pc105t Technophone (1986) 8500x Motorola (1987) Mobira Cityman 1320 Nokia (1987) 9A Nec (1987) 4500x Motorola (1988) MicroTac 9800x Motorola (1989) Motorola StarTac (1996)
107 Consigli per approfondimenti vintage
4. Ciclomotori
Bella Zündapp (1953) Motore di 150 e 200 cc, miscela al 5% di olio, 10 cv, 2 tempi, avviamento elettrico, ruote da 12 pollici, freno posteriore a pedale, ampio parabrezza, cambio a 4 marce. Prodotta in Germania e ispirata al design dei ciclomotori italiani, non passò inosservata al Motor Show di Francoforte del 1953. Fu uno dei primi motorini di dimensioni ridotte messi in commercio dalla ditta Zündapp (fondata a Norimberga) dopo la Seconda guerra mondiale. Ha goduto di grande popolarità in Germania negli anni Sessanta e nel suo decennio di vita non ha conosciuto flessioni, apprezzata per robustezza e design accattivante (un nome, un programma). Zündapp sta per Zünder Apparatengebau (‘Fabbrica di meccanismi di accensione’), perché è di questa lavorazione che la casa automobilistica tedesca si occupava, prima di dedicarsi alla produzione di mezzi di trasporto leggeri. Il nome Zündapp sarebbe divenuto molti anni dopo molto caro ai «paninari», la sottocultura milanese (poi estesasi al resto dello Stivale) degli anni Ottanta molti dei cui proclamatisi esponenti proprio su questa moto, in particolare sul modello Ks 125, cavalcarono la propria presunta diversità. Su Facebook una pagina a esso dedicato permette a tutti di esibire il proprio motorino d’antan: Facebook.com/pages/Zundapp-Bella/6299683602. 32
Vespa 50 Piaggio (1963) Negli anni Sessanta rimbalzava sulla bocca degli adolescenti come il «cinquantino». Si tratta della Vespa 50 (anno 1963, a miscela), promessa di libertà per tutti i ragazzi, complice la riforma del Codice della strada che permetteva di guidare ciclomotori entro i 50 cc senza targa e senza patente. A partire dai quattordici anni, con la Vespa Piaggio 50 si poteva padroneggiare un vero e proprio fenomeno di costume su due ruote, amato dai giovani come dai paparazzi. «Con Vespa si può, perché si guida con gioia. È bella, è forte, è robusta, vi porta sicuri su tutte le strade», recitava uno spot, con grande spreco di complimenti. In testa a un gruppo di centauri sbarbati e senza casco un giovane Gianni Morandi, espressione catodica di un’età di spensieratezza, che riusciva con il sorriso a traghettare la Vespa fuori dalla crisi. Sì, perché con il «cinquantino» la Vespa diventava un affare generazionale –identica alla Vespa originale, salvo il motore più stretto e la scocca, che formava un corpo unico con i cofani laterali – riproposto nel modello Special con motore monocilindrico a due tempi con distribuzione rotante e cilindrata da 49,77 cc. Il 1963 è anche l’anno in cui Morandi cantava, esagerando assai nel caso del cinquantino (o forse l’aveva truccato), Andavo a cento all’ora. Techno Vintage
5. Macchine fotografiche
Polaroid (1948) Nata dall’istinto di un papà geniale – Edwin Herbert Land – desideroso di soddisfare il capriccio della figlia Jennifer, ansiosa di volere la foto subito dopo lo scatto, la macchina con la pellicola autosviluppante bruciò per prima ogni distanza fra la messa in posa e la visione. Nel 1943 la prima intuizione dell’appareccio scatta-sviluppa e – questa sì, non istantanea – nel 1948 la sua prima esposizione in un magazzino di Boston. La fotocamera, 50,8 x 60,96 cm, trastullo formato famiglia e al contempo intrigante per molti artisti, rendeva subito tangibile la più piccola emozione con i suoi colori piuttosto saturi. La pellicola: si passò dalla Roll Film alla Sx-70, per immagini modificabili, alla pellicola Polaroid 600 (con colori più fedeli) fino alla 600 iso. Lo speciale foglio cattura-luce polarizzata, fatto di alcol polivinilico impregnato di iodio, stuzzicò Andy Warhol, Chunck Close, David Hockney. Persino la fotografia erotica (Robert Mapplethorpe) fu sedotta dalla nuova estetica della versatilità. E la fine dell’azienda, che per pagare i suoi debitori ha venduto all’asta l’intera collezione di istantanee del fondo Polaroid, suonò davvero come una beffa: una storia leggendaria per immagini volatilizzata in un istante, amaro controcanto alla sua rivoluzionaria ispirazione. Macchine fotografiche
Exa Ihagee Kamerawerk (1949) A cercare una Exa quindici anni fa la si trovava a prezzi che andavano dalle 100.000 alle 150.000 lire. Oggi il costo è rimasto simile, e il valore storico è il medesimo: sorella minore della Exakta, prodotta dalla Ihagee Kamerawerk di Dresda (patria di numerose attrezzature fotografiche) questa macchina – specchio interno, mirino a pozzetto, obiettivo estraibile, otturatore da 1/30 a 1/175” – che sulla carta d’identità riporta l’anno 1949, ha il pregio di avere una struttura robusta e molto durevole. Altro punto di forza che negli anni Sessanta gli garantì una discreta diffusione: il costo moderato, almeno considerato che si trattava di una reflex. La Exa, all’inizio degli anni Cinquanta, fu commercializzata proprio perché la Exakta, macchina leader nel settore della fotografia medica e scientifica, aveva costi troppo elevati. Esteticamente, la sua caratteristica distintiva è un’ampia targa frontale che ospita la marca, che ha subìto modifiche variando da modello a modello: il 25° anno della produzione della Exakta 35 mm, fu festeggiato con l’introduzione di etichette bianconere. Può essere acquistata non solo sui mercatini e su eBay, ma anche nei negozi, anche se la sua produzione si è fermata al 1990. 37
13. Home e personal computer
Commodore 64 Commodore (1982) Il Commodore 64 o, più semplicemente, il C-64, è uno dei computer più famosi della storia. Nato nel 1982, è nel Guinness dei Primati quanto a vendite. Lanciato negli Stati Uniti a 595 dollari, hardware avanzato, memoria di 64 kb, microprocessore Mos 6510, sistema operativo formato da Kernal (la parte principale del sistema operativo), editor di schermo e linguaggio Basic, fu famoso soprattutto nel modello grigio-beige. Di solito era usato con il registratore a cassette. L’arcobaleno accanto al logo portò fortuna: dal 1982 al 1993 di C-64 sono stati venduti 17 milioni. Accontentò anche bambini (ispirò due console per videogiochi) e provetti musicisti: oltre al chip video (Vic II) per la creazione di 16 colori c’era anche il chip audio Sid 6581, fra le cui funzionalità era compreso anche il campionamento di segnali analogici. Molti gli effetti sonori permessi, e persino la voce poteva essere sintetizzata. Fu all’origine del fenomeno di cultura alternativa «Demoscene». Ed è un autentico esempio di vintage-mania: oggi ne è stato fatto un remake – riveduto e corretto – che monta di base un processore Intel Atom dual-core D525 dotato di porte usb e connessione digitale hdmi. Questo mentre su eBay l’originale si trova a un prezzo che oscilla «addirittura» fra i 100 e i 10 euro. 92
Spectrum Sinclair (1982) «Più che un computer sembrava un’enorme torta di plastica». Parola di Vittorio Pasteris (professore e giornalista). L’aspetto era in effetti singolare, specie per la tastiera gommosa di taglia ridotta con 40 tasti in un involucro nero di plastica e metallo (nelle versioni prodotte dall’Amstrad la tastiera appare più meritevole di rispetto). Ma la potenza di calcolo, superiore a quella del Commodore 64, e la possibilità di riprodurre colori e suoni, relegavano il makeup dello Spectrum (anno 1982) a un cruccio di second’ordine. Tanto che oggi questo prodotto della Sinclair Research Ltd vanta una schiera di affezionati. Il 1982 è un anno decisivo perché il computer tecnico Hp-900, appena in commercio, mostra di tenere testa ai mainframe anni Cinquanta. Con lo Spectrum era agevole imparare la programmazione. Hardware ridotto al minimo, microprocessore Z-80 collegabile ad un televisore Pal uhf a colori o in bianco e nero, sia rom che ram di 16 kb espandibili fino a 48 o 128. E sullo schermo la possibilità di indirizzare ciascun pixel. Lo Spectrum fu uno dei più clonati. Si chiamò Moscow e Baltic in Russia, Inves Spectrum in Spagna. Insomma: uno Spectrum si aggirava per l’Europa. E in Italia, al prezzo di 398.000 lire (16 kb) e 499.000 lire (48 kb), sembrò piuttosto rivoluzionario. Techno Vintage
I edizione: giugno 2012 Copyright © Tunué S.r.l. Tunué. Editori dell’immaginario Via degli Ernici 30 – 04100 Latina – Italy tel. 0773661760 | fax 07731875156 info@tunue.com | www.tunue.com ISBN 978-88-97165-37-8 Per le immagini interne, dove non espressamente indicato, il copyright è degli aventi diritto
Editor di collana Marco Pellitteri Progetto grafico Mandarinoadv.com Copertina Rita Pagano Valentina Patruno Stampa Arti Grafiche S.r.l. Via Vaccareccia 57 00040 Pomezia (RM) – Italy