Tra la prima e la seconda guerra mondiale, le condizioni dei braccianti del Meridione non sono delle migliori: impegnati a spaccarsi la schiena ogni giorno, non hanno diritto a un pezzo di terra tutto loro, sono pagati una miseria e per giunta sottoposti agli insulti e ai soprusi dei padroni e dei loro giovani figli.
Questo è il triste destino di ogni bracciante. Ma il quattordicenne Vito non sa rassegnarsi, soprattutto quando viene a sapere di un uomo, alto e forte come un gigante, che esorta i contadini a non accontentarsi e sognare una vita felice, scioperare per avere rispetto e paghe dignitose, non lasciare che le cose restino come sono sempre state. Quell’uomo si chiama Giuseppe Di Vagno, è un socialista e, nato in una famiglia di braccianti di Conversano, grazie allo studio e alla determinazione è arrivato a Roma in Parlamento per portare all’attenzione di chi fa le leggi le istanze dei suoi compaesani e di tutti i lavoratori che patiscono le stesse ingiustizie.