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speciale
Sulla Via della Seta Avventure e scoperte tra oriente e occidente di Marco Di Branco e Filippo Donvito
€ 7,90 SULLA VIA DELLA SETA
IN EDICOLA IL 15 MAGGIO 2019
ARCHEO SPECIALE
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Sulla Via della Seta Avventure e scoperte tra oriente e occidente di Marco Di Branco e Filippo Donvito
6. Presentazione Un simbolo globale
16. Le origini Prima della via
52. Le grandi potenze Imperi a confronto
70. Le religioni Un mosaico di fedi
96. Samarcanda e Bukhara Gemme d’Oriente
118. gli occidentali in asia L’età della riscoperta
UN SIMBOLO
GLOBALE
«NON È UNA SOLA STRADA, MA MOLTE»: COSÍ LO SCRITTORE DI VIAGGIO COLIN THUBRON DEFINISCE QUELLA STRAORDINARIA RETE DI PERCORSI CAROVANIERI CHE, SIN DALL’ANTICHITÀ, METTEVA IN CONTATTO L’OCCIDENTE CON L’ORIENTE, E VICEVERSA I resti di Jiaohe, nei pressi dell’oasi di Turfan (Xinjiang). La città si sviluppò verosimilmente dal III sec. a.C. fino al XV sec., quando fu abbandonata.
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a «Via della Seta». Un’espressione che evoca terre lontane ed esotiche, imperi scomparsi da tempo immemorabile, conquistatori coraggiosi e violenti, lunghe carovane tra dune roventi mosse dal vento e aspri terreni montuosi, commerci di tessuti, pietre preziose e spezie, scambi di idee, religioni, invenzioni. La Via della Seta rappresenta tutto questo e molto altro: non era certo una strada come potremmo intenderla noi oggi, sebbene venga a volte descritta come la prima via di comunicazione davvero internazionale. Si trattava piuttosto di una vasta rete di itinerari che si estendevano dal cuore della Cina attraverso l’Asia, in direzione del Mediterraneo, con collegamenti a vie trasversali che portavano verso nord e verso sud. Questa rete si ampliò per molti secoli e venne percorsa in lungo e in largo da viaggiatori impavidi e abili mercanti appartenenti alle culture piú diverse.
Scambi di merci, innovazioni e religioni Su di essa, attraverso un ambiente naturale estremo e ostile, si muovevano grandi varietà di merci, manufatti, innovazioni e fedi. La storia della Via della Seta è legata a quella delle popolazioni delle terre che attraversava: ai loro conflitti e alle loro alleanze, alle influenze reciproche e alle caratteristiche di ciascuna di esse. All’apice del suo utilizzo, in queste regioni prosperavano gli imperi piú
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Le «vie» della seta Percorso principale Itinerario descritto nel manuale per mercanti di Francesco Balducci Pegolotti (1330-1340)
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Percorsi alternativi Il canale imperiale in epoca Yuan (1279-1368) Rotte marittime
potenti del mondo. La suggestiva definizione di «Via della Seta» non è nata insieme alla strada stessa: essa fu coniata solo nel 1877 dal barone Ferdinand von Richthofen (1833-1905), esploratore e geografo tedesco che per primo la chiamò Seidenstrasse (tedesco per «Via
In basso tavoletta lignea raffigurante la leggenda della «Principessa della seta», che, andando in moglie al re di Khotan, nascose uova di baco e semi di gelso nel suo copricapo, introducendo cosí la sericoltura nell’Asia centrale, da Dandan Oilik (Khotan, Xinjiang). VIII sec.
| TITOLO | 8 |
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Un percorso con molte varianti Il termine Seidenstrasse (Via della Seta) apparve per la prima volta nel 1877, nei Diari della Cina (Tagebücher aus China) di Ferdinand von Richthofen (1833-1905). In realtà, sarebbe piú opportuno parlare di «vie» della seta, considerando i molti tragitti e diramazioni che si sviluppavano per migliaia di chilometri e che, dalla capitale cinese, Chang’an (oggi Xi’an), arrivarono a raggiungere il Mediterraneo.
A sinistra statuetta in terracotta policroma raffigurante un carovaniere in sella al suo cammello. Epoca Tang, metà del VII sec. Parigi, Musée national des arts asiatiques Guimet.
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LE ORIGINI
Buddha e i commerci
I
l buddhismo deve molta della sua fortuna postuma alla dinastia indiana dei Maurya, e, in particolare, al suo terzo sovrano, Ashoka (268-233 a.C.). Senza l’opera di questo energico riformatore è infatti probabile che la dottrina di Gautama sarebbe rimasta solo una delle molte sette che nascevano e scomparivano nell’India antica. Ashoka era il nipote del grande condottiero Chandragupta, il quale fondò il primo impero pan-indiano della storia, dopo avere scacciato i generali di Alessandro dalla valle dell’Indo. Si narra che, dopo aver vinto la guerra di Kalinga – un conflitto ferocissimo, che provocò la morte di 100 000 persone e la deportazione di altre 150 000 –, Ashoka, preso dal rimorso, si fosse pentito e avesse deciso non solo di ispirare la sua futura condotta di vita ai principi del Dharma (o Dhamma, la legge buddhista), ma di convertire il suo impero ai dettami della dottrina del Buddha. Ispirato forse anche da modelli politico-religiosi
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achemenidi nella ricerca di un culto di Stato legittimante, Ashoka fece erigere lungo i confini del regno 33 colonne e pilastri sui quali incise nelle diverse lingue dell’impero (fra cui il greco) i suoi editti, in cui si illustravano il concetto di Dharma e gli sforzi compiuti dal re indiano per propagarne il messaggio. Ashoka, che si definiva piyadassi, «re caro agli dèi», spedí varie missioni di monaci ai sovrani dei regni ellenistici dell’Ovest, tra cui spiccano la corte dei Tolomei ad Alessandria d’Egitto e quella di Alessandro II
d’Epiro, figlio di Pirro. Di questa precoce, ma interessante attività missionaria buddhista in Occidente pare sia rimasta anche qualche notevole traccia: il grande storico dell’ellenismo William Woodthorpe Tarn (1869-1957), in The Greeks in Bactria and India (1938), ricorda infatti la presenza ad Alessandria di pietre tombali decorate con la ruota a otto raggi, simbolo del Dharma, mentre il filosofo ebreo Filone di Alessandria (20 a.C.-45 d.C. circa) registrò l’attività nel regno tolemaico di monaci noti come «Terapeuti», il cui nome potrebbe essere una corruzione di Theravada, termine pali con il quale si indicava e si indica ancor oggi la piú antica scuola buddhista mai esistita.
L’impero dei Maurya, fondato da Chandragupta e ampliato e consolidato da Ashoka, era strutturato in modo da favorire i commerci e le comunicazioni fra il suo centro, la grande metropoli di Pataliputra, e i confini con l’Asia centrale, dove entrava in contatto con i regni ellenistici eredi dell’impero di Alessandro Magno. Una grande strada reale, a imitazione dell’antica strada regia persiana, collegava la capitale Pataliputra e le bocche del Gange all’alta valle dell’Indo, dove sorgeva la grande città di Taxila, e da lí proseguiva lungo le piste e i passi di montagna che valicavano l’Hindu Kush e sfociavano in Battriana, a sua volta il punto piú a oriente della via regia seleucide. In questo modo, con l’affermarsi dell’ellenismo in Asia, i due estremi della nuova ecumene indo-mediterranea entravano in contatto diretto fra loro, favorendo ancor piú la diffusione su ampia scala delle merci, della filosofia e dei culti religiosi.
Sanchi. Veduta posteriore della porta settentrionale dello stupa. La struttura è coronata, al centro, dal dharmachakra (solo parzialmente conservato), la ruota che è simbolo della religione buddhista.
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Palmira (Siria). Veduta della Via Colonnata e dell’arco severiano. La fotografia è stata scattata in un momento precedente ai recenti eventi bellici che hanno visto il sito archeologico ripetutamente assediato e parzialmente distrutto.
IMPERI A
CONFRONTO
DALLA PERSIA ACHEMENIDE ALLA CINA DEI TANG, LE REGIONI ATTRAVERSATE DALLA VIA DELLA SETA FURONO LA CULLA DI REGNI POTENTI E SPESSO VASTISSIMI. DEI QUALI OGGI POSSIAMO AMMIRARE TESTIMONIANZE MONUMENTALI STRAORDINARIE
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LE GRANDI POTENZE
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Nei decenni successivi, mentre l’impero seleucide si logorava in continue lotte con l’Egitto tolemaico per il possesso della Palestina, i Parti conquistarono progressivamente la supremazia sull’Iran orientale, facendo terra bruciata e ritirandosi momentaneamente nelle steppe in occasione di qualche fiacco e sporadico tentativo di riconquista seleucide. Quando poi i Seleucidi entrarono in conflitto con Roma all’inizio del II secolo a.C., perdendo il possesso dell’Anatolia, la spinta dei Parti sul fronte
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L’avvento dei Parti
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el IV secolo a.C., quando conquistò l’impero persiano degli Achemenidi, Alessandro Magno ne era talmente ammirato da proclamarsene erede. Dopo la sua morte, i territori asiatici del vecchio impero persiano furono riuniti in un regno da uno dei suoi generali, Seleuco Nicatore, che si rivelò un abile amministratore, rispettando le usanze e le tradizioni persiane. I suoi successori, tuttavia, trascurarono sempre piú la parte orientale dei loro domini, dove cresceva il malcontento delle aristocrazie iraniche e la pressione delle tribú scitiche dall’Asia centrale. Fra queste spiccavano i Dahae, che si aggiravano nelle steppe tra il Mar Caspio e il Lago d’Aral, e i Massageti, i cui territori si estendevano subito a nord dei primi. Intorno al 250 a.C., un signore della guerra Dahae di nome Arshak, latinizzato in Arsace, invase con i suoi cavalieri la satrapia seleucide della Partia (attuale Khorasan, Iran nord-orientale), proclamandosi re e fondando la dinastia arsacide, meglio nota come la casa regnante dei Parti.
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In basso Persepoli (Shiraz, Iran). Le rovine dell’Apadana e del Palazzo di Dario emergono dietro la monumentale scalinata, decorata sul fianco con incisioni a bassorilievo tra le quali campeggia la raffigurazione di un leone che azzanna un toro.
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Lago dell’Oxo (Lago di Aral)
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(Dinastia Maurya fino al 232 a.C.)
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M a r In alto cartina che indica i diversi regni formatisi all’indomani dell’esperienza egemonizzante dell’impero di Alessandro Magno.
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220 Aracosia
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Mare d’Ircania
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I regni degli Epigoni
Signoria autonoma di Pergamo (240 a.C.)
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Altri territori ellenistici
Antigonidi di Macedonia
Regno attalide di Pergamo (188-133 a.C.)
Lega greca contro gli Antigonidi
Seleucidi di Siria
Conquiste dei Parti e data
Città greche libere
Tolomei d’Egitto
Conquiste del Regno greco-battriano e data
opposto divenne incontenibile. Nel 140 a.C. erano già in Mesopotamia, e il loro re Mitridate I (195-138 a.C.) aveva assunto il titolo di «Re dei Re», un chiaro rimando alla monarchia achemenide, di cui probabilmente intendeva proporsi come vendicatore e restauratore agli occhi dei popoli orientali. Demetrio II (145-139 a.C.) e il fratello Antioco VII (138-129 a.C.) tentarono di ristabilire il controllo seleucide in Mesopotamia, ma
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Battaglie e date
69 Conquiste di Roma e date
furono entrambi sconfitti in battaglia, il primo cadendo prigioniero dei Parti, il secondo ucciso in combattimento vicino a Ecbatana. I successori di Mitridate I si trovarono cosí a regnare su un impero che andava dalla Siria all’Indo, spartendo con Roma e la Cina il dominio sul mondo civilizzato. La particolare posizione geografica assicurava inoltre all’impero partico il controllo dei traffici commerciali tra Est e Ovest su quella che fu
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UN MOSAICO DI FEDI
LA VIA DELLA SETA, OLTRE A FAVORIRE GLI SCAMBI COMMERCIALI, EBBE UN RUOLO DECISIVO NEL VEICOLARE NUOVE IDEE E RELIGIONI. CONTRIBUENDO ALLA CREAZIONE DI UN PANORAMA STRAORDINARIAMENTE ARTICOLATO, NEL QUALE HANNO CONVISSUTO E CONVIVONO MOLTEPLICI VISIONI DELL’UNIVERSO
Una veduta dei territori che circondano la città iraniana di Kirkuk. Nel III sec. d.C. molti cristiani si rifugiarono in questa zona per sfuggire alle persecuzioni promosse dagli imperatori romani.