L’ARCHEOLOGIA ITALIANA NEL MONDO
300 SCAVI NEI 5 CONTINENTI Timeline Publishing srl - POSTE ITALIANE S.P.A. – SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE – AUT. N° 0702 PERIODICO ROC
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ARCHEO MONOGRAFIE N°56 Agosto/Settembre 2023 Rivista Bimestrale
MONOGRAFIE IN EDICOLA IL 16 AGOSTO 2023
€ 7,90
L’ARCHEOLOGIA ITALIANA NEL MONDO
L’ARCHEOLOGIA ITALIANA NEL MONDO
300 SCAVI NEI 5 CONTINENTI 10. EUROPA / EUROPE
10. Albania • 18. Cipro • 20. Croazia • 21. Francia • 22. Grecia 32. Malta • 34. Montenegro • 36. Polonia • 37. Portogallo 38. Regno Unito e Romania • 39. Ungheria
40. ASIA
40. Afghanistan • 41. Arabia Saudita • 42. Armenia • 46. Azerbaigian 48. Bangladesh • 48. Emirati Arabi Uniti • 49. Federazione Russa 50. Georgia • 54. Gerusalemme e Palestina • 58. Giappone 60. Giordania • 67. India e Indonesia • 68. Iran • 74, Iraq • 86. Israele 88. Kazakistan e Kuwait • 89. Libano • 92. Mongolia • 94. Oman 98. Pakistan • 99. Repubblica Popolare Cinese • 100. Siria 104. Tagikistan e Thailandia • 105. Turchia 116. Turkmenistan e Uzbekistan • 119. Vietnam
120. AFRICA
120. Algeria • 122. Egitto • 128. Eritrea • 129. Etiopia • 131. Ghana 132. Libia • 136. Marocco • 138. Mozambico e Mauritius 139. Senegal e Sud Africa • 140. Sudan 143. Tanzania e Tunisia • 149. Uganda
150. AMERICA / OCEANIA
150. Argentina • 151. Brasile e Cile • 152. Colombia • 153. Cuba 154. Messico • 155. Perú • 156. Repubblica Dominicana 157. Venezuela e Nuova Zelanda
Missioni archeologiche, antropologiche, etnologiche italiane all’estero. Il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale On. Antonio Tajani
S
ono particolarmente lieto che «Archeo», punto di riferimento per tutti gli appassionati di archeologia, abbia voluto dedicare questo numero speciale alle missioni di ricerca sostenute dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nel biennio 2022-2023, illustrando in modo approfondito i numerosi progetti in corso. È questo un primo seguito concreto della «Giornata dell’archeologia italiana all’estero», voluta e coordinata dal Ministero degli Affari Esteri in collaborazione con il Comune di Roma (Campidoglio, 9 maggio 2023), alla quale «Archeo» ha già dedicato un inserto nel numero di luglio. Una Giornata che ha inteso offrire da parte delle Istituzioni un sincero tributo di apprezzamento e riconoscenza al ruolo chiave dei direttori delle nostre missioni, veri ambasciatori dell’Italia all’estero, spesso in località remote. L’iniziativa si inserisce nel solco delle numerose azioni e manifestazioni che la Farnesina promuove per valorizzare la professionalità e il ruolo degli studiosi italiani al di là dei confini nazionali. Numerosi sono i progetti realizzati, tra i più recenti vi è la pubblicazione del volume I Tesori dell’Iraq. Le Missioni Archeologiche Italiane nella Terra tra i due Fiumi, frutto del lavoro congiunto della nostra Ambasciata a Baghdad e dell’Istituto Treccani.
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Il contributo alla ricerca archeologica, alla tutela e alla promozione del Patrimonio storico e artistico mondiale trova spazio tra le eccellenze del nostro Paese, con fondamentali ricadute anche al di là dell’ambito scientifico. Le missioni archeologiche, antropologiche ed etnologiche concorrono infatti ad arricchire le dimensioni rilevanti del vivere dei Paesi in cui operano: società, cultura, economia, ambiente. Grazie alla favorevole accoglienza accordata da Istituzioni e comunità locali alle missioni e al loro operato, sono anch’esse uno straordinario strumento di politica estera, prezioso per rafforzare i rapporti bilaterali, contribuire alla conoscenza e alla fiducia reciproca e rinsaldare i legami tra le comunità scientifiche. Straordinari interpreti di lingue e culture antiche, promotori di dialogo e tessitori di reti sociali, gli archeologi sono l’espressione migliore della capacità dell’Italia di mettere a servizio di altri Paesi una conoscenza e un saper fare unico e – per ricorrere al lessico archeologico – stratificato. L’apporto culturale e civile di questa laboriosa e paziente tessitura merita la massima visibilità, anche a vantaggio delle giovani e dei giovani che ne raccoglieranno il testimone. L’auspicio è quindi che questo volume, pubblicato in italiano e in inglese, trovi la più ampia
Roma, 9 maggio 2023. Il saluto del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Antonio Tajani, in occasione della Giornata dell’Archeologia Italiana all’Estero.
diffusione, anche attraverso la rete di Ambasciate, Consolati e Istituti italiani di Cultura nel mondo. Come in un mosaico composto da piccole tessere – il cui sapiente posizionamento è determinante per assicurare un insieme armonico ed equilibrato – così Governi, Università, istituzioni e aziende impegnate nei campi dell’archeologia, del restauro e della conservazione lavorano in sinergia, per il perseguimento di obiettivi d’interesse comune. E i nostri ricercatori all’estero debbono potersi avvalere del sostegno del Sistema Italia, per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi, a beneficio della comunità scientifica e soprattutto della collettività. Questa è la sfida che ho voluto porre al centro del mio mandato da Ministro degli Esteri per il futuro, nel quadro della più ampia strategia promossa dal Governo per
consacrare l’Italia come protagonista, soprattutto nel bacino del Mediterraneo, centro della civiltà occidentale e area in cui si definiscono interessi primari della nostra politica estera. Tra passato e presente, sospesi tra la scoperta delle radici di civiltà antiche e l’incontro con culture lontane, apprendiamo qualcosa di più su noi stessi, sulla nostra identità e sulle nostre origini, nella consapevolezza che ogni scoperta è una tessera di quel mosaico che va a beneficio di tutti gli italiani. Buona lettura! Antonio Tajani
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EUROPA
CIPRO / CYPRUS
Missione Archeologica Italiana a Erimi
I
l progetto di ricerca ha l’obiettivo di delineare il processo di formazione della società urbana a Cipro nel II millennio a.C. La collina sulla quale la comunità aveva deciso di organizzare il suo spazio condiviso per lavorare, riunirsi, seppellire e ricordare i propri defunti è stata estensivamente indagata dal team italiano con strumenti analitici a scala diversificata. Documentando l’intera catena operativa tessile (filatura, tessitura e tintura), l’atelier centrale
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costituisce l’edificio piú significativo, in cui allestire anche un ambiente sacro; un monumentale muro di cinta delimita il quartiere domestico e la necropoli. La produzione e il commercio di tessuti, oltre a garantire l’ascesa economica e la formazione di un’élite, assumono un significato ideologico legato alla coesione e all’identità di questa comunità. Istituto Università degli Studi di Siena Direzione Luca Bombardieri
I resti dell’atelier individuato nell’abitato di Erimi indagati dalla missione dell’Università di Siena.
In questa pagina, dall’alto in basso immagini delle prospezioni subacquee, speleologiche e geologiche condotte a Cipro nell’ambito dell’MPM Project.
CIPRO / CYPRUS
MPM Project
P
rogetto in collaborazione con il Department of Antiquities of Cyprus e il Museo Archeologico di Limassol con attività di survey, remote sensing, GIS, prospezioni geofisiche, ricognizioni subacquee e speleologiche, scavo, restauro, analisi archeometriche, paleobotaniche e archeozoologiche. L’area del progetto (distretto orientale di Limassol) è ricca di attestazioni: tra i rinvenimenti figurano diversi siti di natura mineraria, siti dediti allo sfruttamento agricolo e attracchi portuali. Sono da segnalare un sito neolitico ad Agia Marina di Pyrgos, con una spettacolare sezione stratigrafica di circa 115 m, e due siti subacquei ad Agios Georgios Alamanos pertinenti a un sito di lavorazione e stoccaggio di prodotti ittici e una cava romana di calcare con uno straordinario canale di alaggio. Istituto Università degli Studi «G. d’Annunzio» di Chieti-Pescara Direzione Oliva Menozzi
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EUROPA
MONTENEGRO
Il futuro del passato: la città romana di Doclea in Montenegro
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oclea era la seconda città della provincia romana di Dalmazia. Fondata nel I secolo d.C. alla confluenza di due grandi fiumi, è situata alla periferia della capitale del Montenegro Podgorica. Scavata a partire dalla fine dell’Ottocento, ha un’estensione di circa 24 ettari all’interno di mura imponenti e presenta un grande foro, una basilica, terme, templi, case private e i resti di tre chiese medievali datate a partire dal IX secolo. La missione archeologica dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR e dell’Istituto storico dell’Università del Montenegro opera a Doclea dal 2016 grazie a finanziamenti MAECI e CNR e ha lo scopo di ricostruire la storia del sito, valorizzarlo e rilanciarlo, per farne un parco archeologico che promuova la crescita culturale e turistica del Montenegro. Istituto CNR-ISPC Direzione Lucia Alberti In alto, sulle due pagine Municipium S. Lapidi adagiate lungo il pianoro della necropoli. In alto, a sinistra ricognizione archeologica sulla collina di Malo Brdo: in basso a sinistra la piana di Doclea. A sinistra prospezioni geofisiche a Doclea, con capre al pascolo. Nella pagina accanto, in alto Doclea. Ortofoto dell’area delle chiese paleocristiane. Nella pagina accanto, in basso diatreta da Municipium S (Pljevlja). IV sec. d.C.
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MONTENEGRO
Archeologia del Montenegro nella tarda antichità (IV-VII secolo d.C.)
I
MONTENEGRO
l progetto, avviato nel 2022, si propone di studiare con un approccio multidisciplinare le principali testimonianze di epoca tardoantica note nel territorio del Montenegro, raccogliendo i dati in una piattaforma GIS ed eseguendo un’analisi architettonica e archeologica dei monumenti di maggiore rilevanza, con una particolare attenzione per gli edifici di culto paleocristiani e protobizantini. Nel 2023 è prevista la raccolta e l’analisi di informazioni pertinenti al centro urbano e alle necropoli di Doclea (Podgorica), insieme a quelle relative all’area della città di Municipium S (Pljevlia). Istituto CNR-ISPC Direzione Carla Sfameni
Municipium S: studio e valorizzazione di una città romana nei Balcani interni
L’
abitato romano di Municipium S (Pljevlja, Montenegro), datato tra il I e il V secolo d.C., si estende su un pianoro circondato da montagne ai confini con la Serbia. Il sito, solo parzialmente indagato, è conosciuto soprattutto per gli scavi condotti dall’Università di Belgrado sulle sue necropoli, caratterizzate da circa 700 lapidi iscritte e decorate a bassorilievo che testimoniano il carattere multietnico dell’insediamento. Attraverso l’analisi multidisciplinare a diversi livelli di scala, il progetto si propone di studiare il centro abitato, progettare la visita turistica e presentare al pubblico internazionale gli straordinari ritrovamenti delle necropoli, contribuendo cosí alla valorizzazione di un territorio ancora poco conosciuto, ma ricco di bellezze naturali e culturali. Istituto CNR-ISPC Direzione Francesca Colosi
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ASIA
BANGLADESH
Monitoraggio e mitigazione dell’impatto del cambiamento climatico
I
l progetto si concentra sulle ricerche per il monitoraggio e la mitigazione dei danni del cambiamento climatico (innalzamento del livello del mare, maggior salinazione dei suoli...) sul Patrimonio Culturale del Bangladesh. Nel 2022 sono state condotte ricerche su 17 monumenti che risalgono al periodo del Sultanato del Bengala (1204-1576) nella città storica di Bagerhat. Nel 2023 le ricerche avviate proseguiranno per definire uno strumento di gestione del sito e verranno ampliate anche ad altri siti proposti da Enti
locali. Il progetto utilizza il sistema Site Manager Data Base-SMDB/GIS sviluppato dalla Fondazione Lerici per raccogliere i dati necessari a pianificare la gestione dei siti archeologici. Il sistema è un database relazionale che si interfaccia con tutti i GIS, ed è uno strumento per capire e studiare i siti archeologici nella loro complessità e per elaborare la valutazione del rischio sul patrimonio culturale. Istituto Fondazione Ing. C.M. Lerici Direzione Roberta Mastropirro
EMIRATI ARABI UNITI / UNITED ARAB EMIRATES
The Land of Lulu: missione geo-archeologica nella laguna di Umm al-Quwain
L
a laguna di Umm al-Quwain è l’unica ancora intatta dal punto di vista ambientale e archeologico in tutti gli Emirati Arabi. Fin dal Neolitico le comunità ne hanno abitato le sponde e le isole, adottando strategie di sussistenza basate principalmente sulle risorse marine (compresa la pesca delle perle), sviluppando poi centri specializzati negli scambi commerciali via mare. Il progetto prevede di indagare in prospettiva diacronica e multidisciplinare la relazione tra uomo e
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ambiente, analizzando gli shell middens distribuiti lungo tutta l’area costiera e contribuendo allo studio degli insediamenti piú recenti, quali per esempio Tell Abraq (età del Bronzo e del ferro) e Siniyah (monastero cristiano dell’Est). Lo studio è condotto in collaborazione con le autorità locali, ed è mirato alla comprensione e conservazione del patrimonio culturale ed ambientale. Istituto Università degli Studi di Milano Direzione Andrea Zerboni
In alto, sulle due pagine foto panoramica della città storica di Bagerhat (Bangladesh), che permette di coglierne il patrimonio monumentale e paesaggistico. A sinistra ricognizioni nell’area della laguna di Umm al-Quwain (Emirati Arabi Uniti).
A destra nomadi siberiani con i loro cani nell’area dell’Altai.
FEDERAZIONE RUSSA / RUSSIAN FEDERATION
I nomadi della Siberia e i loro cani
L
a missione è stata promossa da Associazione Italiana di Etnoarcheologia e cofinanziata dal MAECI (2013-2021), dal 2020 anche da ISMEO, riconoscimento istituzionale MAECI 2022-2023. La missione indaga il rapporto tra nomadi, cacciatori e pescatori e i loro cani in un’ottica etnoarcheologica, interdisciplinare e diacronica utile alla comprensione della storia del cane. La ricerca si è svolta in collaborazione con Galina B. Sychenko (2013-2017; Novosibirsk State Conservatory e Institute of Philology-SB RAS, Novosibirsk), con Andrei V. Novikov dal 2018 dell’Institute of Archaeology and Ethnography of the Russian Academy of Science SB RAS (Novosibirsk). Nel 2021 è stato organizzato il Convegno «Humans and Animals: Paradoxes
of Mutual Relationships» a San Pietroburgo, presso il Peter the Great Museum of Anthropology and Ethnography-Kunstkamera. Istituto Associazione Italiana di Etnoarcheologia Direzione Francesca Lugli
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ASIA
GIORDANIA / JORDAN
Missione Archeologica Italo-Spagnola a Jebel al-Mutawwaq
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ebel Mutawwaq (Giordania) è un sito della prima Età del Bronzo la cui vita si è estesa dal 3500 a.C. al 2900 a.C., composto da un insediamento circondato da una necropoli megalitica costituita da oltre mille dolmen. Il villaggio, nato intorno a una grande area sacra a cielo aperto, crebbe nel tempo fino a dotarsi di mura, che cingevano centinaia di case, un tempio e aree produttive. Il sito venne abbandonato proprio quando il modello urbano
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si diffuse in tutto il Levante. Per questo si tratta di un caso perfetto per studiare i rischi e le dinamiche sociali ed economiche, sottostanti al fenomeno dell’urbanizzazione. La missione è diretta dal 2012 da Andrea Polcaro (Università degli Studi di Perugia) e da Juan Ramon Muniz (Pontificia Facultad San Esteban); dal 2015 è sostenuta dal MAECI. Istituto Associazione Culturale Cesar Direzione Andrea Polcaro
Un momento degli scavi della missione italiana alla necropoli megalitica di Jebel Mutawwaq.
INDIA
Oltre Muziris. Traffici commerciali e relazioni culturali fra Occidente e India fra V e XVI sec. Il porto di Madayi
L
a ricerca insiste dal 2018 sulla collina di Madayipara, su cui si trova un fortilizio di epoca pre-coloniale, un rilievo dalla cima piatta che domina l’attuale agglomerato di Pazhayangadi sulla riva settentrionale del Kuppam, a nord di Kannur, sede amministrativa dell’omonimo Distretto in Kerala. L’evidenza archeologica sottolinea l’inserimento di Madayi nelle principali correnti commerciali del periodo, come dimostrato dalle
ceramiche di importazione, quali la smaltata color turchese (TGP), dalla Mesopotamia meridionale e dal vasellame cinese (celadon Yue IX-X e Longquan XII-XIII secc. d.C.). Anche le produzioni locali si muovevano lungo le medesime direttrici, indicando un profondo scambio di forme e modelli culturali. Istituto Università degli Studi «G. d’Annunzio» Chieti-Pescara Direzione Vasco La Salvia
INDONESIA
Progetto «Boatbuilding Endangered Knowledge Project»
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l progetto congiunto italo-indonesiano «Boatbuilding Endangered Knowledge Project» è una ricerca multidisciplinare che mira a documentare i molteplici aspetti delle conoscenze costruttive navali nell’arcipelago indonesiano attraverso ricognizioni e scavi archeologici, ricerche iconografiche e storiche, interviste etnografiche, documentazione linguistica e studio di collezioni museali. Le attività di ricerca sul campo sono state finora condotte a Lamalera (Lembata, East Nusa Tenggara) e Tana Beru (South Sulawesi), dove è stata costruita una barca
secondo le pratiche tradizionali; presso il relitto di Punjulharjo (Rembang, Central Java) – la piú antica barca meglio conservata del Sud-Est asiatico –, e su collezioni di barche e modelli di barche in musei a Jakarta. Il progetto è stato finanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano, EMKP (British Museum, UK), ISMEO (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente), Università L’Orientale e Universitas Indonesia. Istituto Università di Napoli L’Orientale Direzione Chiara Zazzaro In alto il forte di Madayi (Madayipara, Payannur, Kerala, India) in un’immagine da drone e in un rilievo DTM elaborato. A sinistra una barca costruita secondo le pratiche tradizionali a Lamalera.
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ASIA
IRAN
Borj-e Kabotar: l’architettura delle torri dei colombi della regione di Isfahan
I
l Progetto, diretto da Danilo Rosati e Fariba Saiedi Anaraki, svolge ricerche architettoniche ed antropologiche sulle torri dei colombi della regione di Isfahan del periodo safavide (XVI-XVII secolo) il cui utilizzo si è protratto fino alla prima metà del Novecento. Le torri erano utilizzate per ospitare un grande numero di colombi e raccoglierne il guano per uso agricolo. Le torri sono costruzioni imponenti in terra cruda, di forma cilindrica, con un diametro che può raggiungere i
25 m ed un’altezza che sfiora i 20 m. Il progetto esamina la natura dinamica delle tradizioni vernacolari che cambiano in base alle sfide culturali ed ambientali di oggi; le torri sono una risorsa di know-how architettonico che può essere integrato con nuove risorse e tecnologie in vista di un’architettura sostenibile. Istituto ISMEO-Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente Direzione Danilo Rosati
IRAN
Sapienza Archaeological Mission in Iran (SAMIra)
I
In alto e a sinistra, sulle due pagine torri per colombi nella regione di Isfahan. In questa pagina, dall’alto veduta del castello di Qaleh-ye Yazdgerd (provincia di Kermanshah); l’équipe del progetto SAMIra impegnata in attività di documentazione del sito di Kangavar.
l cuore dell’antica Media, fra Ecbatana (moderna Hamadan) e il massiccio di Bisotun, fu per secoli un centro di irradiamento della civiltà iranica. Attraversata dal ramo principale di quella rete connettiva nota come «Vie della seta», l’area preserva uno straordinario patrimonio archeologico e storico-culturale. In tale contesto si staglia, severo e imponente, il complesso monumentale di Kangavar (Provincia di Kermanshah), risalente al tardo periodo sasanide (VI-VII secolo circa) e dalla probabile destinazione palatina. In questo sito si incentrano le attività di ricerca della Sapienza Archaeological Mission in Iran (DiSA«Sapienza» Università di Roma), che, in sinergia con le istituzioni locali, ha avviato un ampio progetto di studio e valorizzazione del paesaggio sasanide (224-651 d.C.) della Provincia di Kermanshah. Istituto «Sapienza» Università di Roma Direzione Gianfilippo Terribili
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ASIA
LIBANO / LEBANON
Progetto Archeologico Libano Settentrionale (PALiS)
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ALiS è una ricerca congiunta italo-libanese che indaga l’insediamento regionale nell’area di Koura, nell’entroterra di Tripoli, con lo scopo di ricostruire il popolamento della costa settentrionale libanese e del suo entroterra a partire dal Neolitico fino all’epoca ottomana (un orizzonte cronologico che spazia quindi
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dal 10 000 a.C. circa al 1800). L’obiettivo principale del progetto è lo studio dei primi centri urbani e rurali e il loro rapporto con i diversi ambienti (la costa mediterranea, la pianura centrale e l’area interna montuosa) che caratterizzano la regione di Koura. Ciò permetterà di ricostruire l’influenza del territorio e
LIBANO / LEBANON
Kharayeb Archaeological Project
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l Kharayeb Archaeological Project, diretto da Ida Oggiano del CNR e da Wissam Khalil (Università Libanese), opera, sotto l’egida della Direction générale des antiquités du Liban, nell’area del comune di Kharayeb, a nord della foce del Litani. Si tratta di un programma di ricerca multidisciplinare organizzato in diversi rami: lo studio del luogo di culto di Kharayeb noto come «mathaf» e delle figurine di terracotta dalla favissa del tempio, il progetto intitolato «Costal survey in Kharayeb-Adloun, Southern Lebanon», incentrato sullo studio della costa e delle acque antistanti i comuni di Kharayeb e Adloun. Tra le scoperte piú importanti vi sono il sito di Tell Qasmie alla foce del Litani datato tra il VII e il IV secolo a.C., Jemjim, con un’area produttiva attiva dal Bronzo Antico all’età persiana e una ricca tomba del Bronzo Medio, il ponte romano e la necropoli di Adloun. Istituto CNR Direzione Isa Oggiano In alto disegno ricostruttivo del tempio fenicio di Kharayeb. A sinistra, sulle due pagine Amioun (Libano). La chiesa di S. Giovanni, edificata su una rupe nei cui fianchi si aprono grotticelle scavate in diversi periodi storici. In basso tomba del Bronzo Medio scoperta a Jemjim.
delle risorse naturali in fenomeni chiave per il Levante e il Mediterraneo quali la genesi del mondo fenicio, la trasformazione del paesaggio in epoca classica e bizantina e l’impatto dell’impero ottomano nella regione. Istituto Università degli Studi di Udine Direzione Marco Iamoni
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ASIA
TURCHIA / TURKEY
Un segreto antico di 3500 anni a Bogazköy/Hattuša
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a missione di Hattuša condotta dal DiSTAR dell’Università di Napoli Federico II in accordo con il DAI di Istanbul e il Ministero della Cultura e del Turismo turco ha tra i suoi obiettivi la digitalizzazione 3D, la gestione e l’analisi dei dati geospaziali riferiti ad ampie porzioni del sito. In particolare, le attività di studio si focalizzano sui rilievi geroglifici su roccia e su numerosi contesti geoarcheologici
e architettonici, tra cui il Santuatio di Yazılıkaya, il Grande Tempio, le mura che attraversano la gola e la Piramide di Yerkapı. Proprio sui blocchi di pietra della posterula di Yerkapı lo scorso anno è stato effettuato il sensazionale ritrovamento delle tracce di almeno 249 segni in geroglifico anatolico. Tali segni, unici nel loro genere, sono stati digitalizzati in 3D e mappati sui modelli numerici della posterula e riferiti all’intera struttura architettonica in modo da definire inediti processi di interpretazione dei geroglifici all’interno dello spazio simbolico di questo straordinario monumento. Istituto Università degli Studi di Napoli Federico II Direzione Leopoldo Repola In alto Hattuša. Fasi di rilievo 3D della piramide di Yerkapı in prossimità della Porta delle Sfingi. Hattuša. Procedure di rilievo mediante scanner laser 3D della posterula di Yerkapı. A destra ripresa da drone del sito di Misis in Cilicia. Nella pagina accanto, in alto Hierapolis. Il Teatro dopo i recenti restauri.
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Nella pagina accanto, al centro disegni schematici di prospetti di case medievali presenti nel tessuto urbano piú antico del centro storico di Cesme. È molto evidente il modello compositivo genovese che ispira l’apparato decorativo di prospetto consentendo una probabile datazione all’epoca di maggior sviluppo economico guidato dalla Maona dei Giustiniani.
TURCHIA / TURKEY
Archeologia dei paesaggi liguri e repertori insediativi genovesi nei territori della provincia di Izmir
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TURCHIA / TURKEY
Missione Archeologica Italiana a Hierapolis di Frigia
L
e rovine della città ellenistico-romana di Hierapolis, inserita dal 1988 nella lista World Heritage dell’UNESCO, si conservano in uno straordinario contesto naturalistico caratterizzato da bianche «cascate» di travertino che traggono origine da fenomeni geotermali. La Missione Archeologica Italiana opera nel sito dal 1957, su concessione del governo turco, con ricerche multidisciplinari affiancate all’opera di restauro e valorizzazione dei numerosi monumenti appartenenti alle varie fasi di occupazione, dall’età ellenistica al Medioevo. La Missione è costituita da vari atenei Italiani e Turchi. Opera in collaborazione con il Museo e gli Enti locali della provincia di Denizli (Turchia). Sponsor dei restauri: Tofas, Türk Otomobil Fabrikasi e Vehbi Koç Vakfı. Istituto Università del Salento Direzione Grazia Semeraro
a missione intende fornire un primo contributo scientifico, inizialmente limitato alle aree di gravitazione della provincia di Smirne, per censire, tutelare e promuovere il patrimonio archeologico, architettonico e ambientale della Turchia legato alle rotte commerciali genovesi tra XII e XVI secolo. Studiosi e ricercatori coinvolti nella missione sono impegnati nel localizzare, catalogare, rilevare e studiare le emergenze presenti lungo la linea costiera e nelle aree a essa direttamente limitrofe, nel Mar Egeo, in corrispondenza dei principali siti di gravitazione della regione egea. Una prima fase di lavoro comprenderà l’analisi del repertorio archeologico, architettonico e paesisticoambientale gravitante intorno alla provincia di Smirne, evidenziato nel confronto tra le emergenze continentali e quelle isolane che lo fronteggiano. Istituto Fondazione Alte Vie ONLUS Direzione Paolo Stringa
TURCHIA / TURKEY
Misis in Cilicia: uno scavo archeologico multifase
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ondotto dal 2012 dall’Università di Pisa e dal CNRISPC, in collaborazione con il Museo Archeologico di Adana e il Municipio di Yuregir, lo scavo dell’höyük di Misis in Turchia sud-orientale ha messo in luce un sito multifase che dal Neolitico all’età medievale ha svolto un ruolo centrale nelle dinamiche economiche e politiche della regione: porto commerciale sul fiume Ceyhan nell’età del Ferro e in età medievale; santuario in età romana; fortezza
ancora nell’età del Ferro e in età medievale. Il progetto integrato avviato nel 2018, che include anche restauro e valorizzazione, è finalizzato all’apertura del sito al pubblico, per divulgare la conoscenza del sistema ambientale e dei processi storici succedutisi nella bassa valle del Ceyan in un lunghissimo arco temporale. Istituto Università di Pisa Direzione Giovanni Salmeri
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AMERICA E OCEANIA
AMERICA / OCEANIA ARGENTINA
Missione Etnologica per il Sud America del Ministero degli Esteri (MEISAM)
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a Missione nasce nel 2009 e ha svolto ricerche in Argentina, Brasile e Uruguay su migrazioni, indigenismo, educazione, movimenti sociali, cittadinanza, patrimonio culturale, e risorse. Campi di ricerca. Indigenismo (Wichi del Gran Chaco; Guaraní); migrazioni (Alto Paraíso, Goiàs; Pocos de Caldas, Itueta, Machado, Mariana, Ouro Preto, São João del Rei-Minas Gerais, BR; Buenos Aires); favelas (Paraisópolis, São Paulo); risorse (Comunità andine; Brasilia; Serra del Caraça; Movimento Lavoratori senza Terra; Pampas; Guichón, UY); patrimonio culturale (Chaco; Humauacha; Estrada Real; Rivera, UY); educazione popolare (Buenos Aires, Mbya-Guaraní). Istituto Tamerici SRL-Start Up «Sapienza» Università di Roma Direzione Alessandro Simonicca
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Campo nativo dei Wichi, Gran Chaco, Argentina. Nella pagina accanto, in alto il fiume Bacajá nella Terra Indigena TrincheiraBacajá: la foto evidenzia il cambiamento delle acque a causa della costruzione della diga di Belo Monte, che le ha rese fangose. Nella pagina accanto, al centro il fiume Itapicuru (Bahia-Brasile). Nella pagina accanto, in basso capanna sudatoria o «temazcal» costruita per l’uso durante seminari di visione olistica andina in Cile (Alto bio bio, Cile, 2018).
BRASILE / BRAZIL
Educazione interculturale e integrazioni di conoscenze nell’estuario del fiume Itapicuru (Bahia)
L
a ricerca è condotta, dal 2019 a oggi, congiuntamente dalle comunità di pescatori di Siribinha e Poças, situate alla foce del fiume Itapicuru (Bahia-Brasile) e ricercatori del Centro Studi Americanistici, della Masaryk University e della Universiade Federal da Bahia. L’obiettivo è integrare conoscenze locali e accademico-scientifiche sull’ecosistema e i suoi abitanti in una duplice direzione: favorire la partecipazione locale nella gestione di un’area di protezione ambientale e includere i saperi tradizionali nella didattica della scuola locale. I risultati finora ottenuti: riflessione sull’educazione interculturale, dialogo tra saperi ecologici complementari e rafforzamento dell’associazione degli abitanti delle comunità, mostrando l’efficacia di un approccio collaborativo e simmetrico. Istituto Centro Studi Americanistici «Circolo Amerindiano» Direzione Paride Bollettin
BRASILE / BRAZIL
Verso una scienza del proposito intrinseco: dialoghi inter-epistemologici con i Mebengokré sulle funzioni ecologiche
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a ricerca ha origine in un dialogo tra il popolo Mebengokré della Terra Indigena Trincheira-Bacajá (Pará-Brasile) e ricercatori del Centro Studi Americanistici, della Masaryk University e della Universiade Federal da Bahia. Gli impatti della diga di Belo Monte hanno generato la necessità di integrare conoscenze accademicoscientifiche e conoscenze tradizionali amerindie sull’ecosistema, sia per valutare gli effetti ambientali che per la futura apertura della scuola superiore nella Terra Indigena. La tesi della ricerca è che una ecologia accademica basata sull’idea di proposito intrinseco e i componenti degli ecosistemi sia piú vicina alla soggettività diffusa presente nell’ecologia Mebengokré, promuovendo cosí un dialogo interculturale e decoloniale. Istituto Centro Studi Americanistici «Circolo Amerindiano» Direzione Paride Bollettin
CILE / CHILE
Laboratorio di Ricerca Antropologica in Cile
I
l Laboratorio di ricerca antropologica in Cile affronta il tema delle cure complementari e alternative praticate nella salute umana. Identità e differenze vengono studiate dalla prospettiva della intersezione tra modalità di cura «moderne», derivanti da quelle portate da missionari ed europei di varie nazionalità tra la metà e la fine del 1800, e modalità di cura dei popoli originari che si collegano strettamente alla gestione dell’ambiente, al legame con le foreste native e alle piante medicinali le cui proprietà sono utilizzate nell’ambito dei popoli originari. Le forme di cura e percezione della malattia rispecchiano identità che
vengono a contatto, interagiscono e mutano nel corso di questa interazione. Sempre di piú pratiche provenienti da diverse tradizioni amerindiane si mescolano e confluiscono nella ricerca del benessere odierna. Istituto Università degli Studi di Urbino Carlo Bo Direzione Francesca Declich
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