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Archeo Monografie n. 55 – Giugno/Luglio 2023

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ARCHEO MONOGRAFIE

MONOGRAFIE

TURCHIA EGEA Timeline Publishing srl - POSTE ITALIANE S.P.A. – SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE – AUT. N° 0702 PERIODICO ROC

ALLA SCOPERTA DELLE MERAVIGLIE DELL’ANATOLIA CLASSICA di Fabrizio Polacco

N°55 Giugno/Luglio 2023 Rivista Bimestrale

€ 7,90

TURCHIA EGEA

TROIA • EFESO • PERGAMO • MILETO • AFRODISIA ALICARNASSO • PRIENE • ANTALYA

IN EDICOLA IL 22 GIUGNO 2023


TURCHIA EGEA ALLA SCOPERTA DELLE MERAVIGLIE DELL’ANATOLIA CLASSICA di Fabrizio Polacco

6. Presentazione Meraviglie d’Egeo 12. Tracia e Dardanelli Da un continente all’altro 26. Troade Echi omerici 40. Misia e Lidia Come una vertigine 60. Ionia del Meandro Cadute e rinascite 76. Ionia lungo il Caistro Nel segno di Artemide 96. Doride e Caria Suoni barbari e bellezze divine 114. Licia Storia e mito sul mare piú blu 124. Panfilia Nella terra degli indovini


TRACIA E DARDANELLI

DA UN CONTINENTE ALL’ALTRO Il lungo braccio di mare che porta il nome di Dardano o, a seconda delle versioni, della leggendaria eroina Elle, divide la Turchia europea da quella asiatica. E l’eco di un passato lontano, sospeso fra mito e storia, si fa subito prorompente...

A

Enez, antica polis greca ignota ai piú, il cuore pulsante dei Balcani si stempera, immergendosi nelle acque limpide dell’Egeo. Ci arriva trascinato dalle correnti copiose della Marizza, l’Ebro degli antichi, che ha qui il suo ampio, solenne estuario. Non siamo ancora in Anatolia, ma in Tracia, la Tracia orientale, per l’esattezza, la cosiddetta «Turchia europea». E, a dire il vero, non riconosciamo neppure il

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tipico paesaggio egeo: Enez è piuttosto una località dove si respira l’aria dei Balcani, se non addirittura di quella sterminata serie di pianure e altipiani che dall’Asia centrale passano per la Sarmazia, proseguono attorno al Mar Nero e si esauriscono sulle propaggini montuose litoranee della Tracia, terra un tempo ricchissima di uomini e di cavalli (vedi box alle pp. 14-15). Se ci sono ancora da visitare nel Mediterraneo luoghi tanto straordinari quanto poco noti,

Il Çanakkale 1915, il ponte sospeso che collega Gelibolu a Lapseki, scavalcando lo Stretto dei Dardanelli, inaugurato nel 2022.


Istanbul Tekirdag

Enez (Ainos)

Mar di Marmara Gelibolu (Gallipoli)

Akbası Lapseki (Sesto) (Lampsaco) Eceabat Nara Burnu Abide (Abido) (Eleunte) Çanakkale Stretto dei Dardanelli

Truva (Troia)

Bursa

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Kilitbahir

Enez, l’antica Ainos, è uno di questi. La cerchi a fatica sulla carta geografica, trovandola in un angolo remoto dell’Egeo, quello nord-orientale, vale a dire in un cantone altrettanto remoto della Turchia europea. Ha in sostanza una sola vera via d’accesso, poiché si trova appena al di qua del confine con la Grecia, che a questa altezza non è transitabile. Vi si giunge percorrendo una strada di campagna – ma in alcuni punti sembra quasi una steppa – dalle

E

S

dolci curve e lunga ben 60 chilometri, che conduce fino alle porte della cittadina: finché questa si presenta come un miraggio, quasi circondata com’è dalle acque lacustri, ancora protetta da possenti, inattese mura antiche. Eppure, quando entrò nella storia, Enez, per la sua posizione, si trovava al centro di grandi traffici, tanto che venne colonizzata dai Greci Eoli, una delle tre grandi famiglie dialettali dell’Ellade (vedi box a p. 16).

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MISIA E LIDIA

COME UNA VERTIGINE

Attraversare la Misia e la Lidia, scoprendone le infinite bellezze è un’esperienza emozionante: qui, infatti, si incontrano testimonianze di eventi epocali e opere d’arte fra le piú eccelse di ogni tempo

L’acropoli di Pergamo, al centro della quale si riconosce il teatro ellenistico. Costruito tra il III e il II sec. a.C., l’impianto aveva 80 file di posti, che potevano accogliere 10 000 spettatori.

M I S I A M I N O R E

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Ikaros C A R I A

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Mar Egeo

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Laodicea

Magnesia sul Meandro

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DE Xantus

Cnido

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DORI

Rodi

Veduta a volo d’uccello del teatro di Mileto, monumento simbolo della città. È stato calcolato che le sue gradinate potessero accogliere 15 000 spettatori.


LA IONIA DEL MEANDRO

CADUTE E RINASCITE

Investite dalle spedizioni persiane, le magnifiche città della Ionia ebbero la forza di risollevarsi e, liberate, vissero una straordinaria seconda vita. Ancora oggi testimoniata da monumenti di superba bellezza


LA STORIA

DORIDE E CARIA

SUONI BARBARI E DIVINE BELLEZZE

Secondo Omero, gli abitanti dell’antica Caria si esprimevano in un idioma incomprensibile, ma, all’indomani della colonizzazione, questo e altri ostacoli furono superati. E, piú tardi, la vicina Doride accolse uno dei massimi capolavori dell’arte di ogni tempo: l’Afrodite Cnidia di Prassitele

Efeso res

Mende

Aydin

Samos Priene Mileto

Alinda

Lago di Bafa

Afrodisia

Alabanda

Besparmak

Gherga

Kapıkırı (Eraclea sul Latmo) Labranda

Didyma

Iasos Milas (Mylasa) Bodrum (Alicarnasso)

Mar Egeo

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25 Km

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Sedir Adası (Isola dei Cedri) Lago di Köycegiz

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Marmaris Cnido

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Lagina Stratonicea

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Da


Eraclea sul Latmo, il muro del naos della cella del tempio di Atena. Sullo sfondo, il lago di Bafa, che ha preso il posto dell’antico golfo Latmiaco.

C

i allontaniamo dalla Ionia lasciando la valle del Meandro, il fiume che ne segna il confine meridionale. La strada che da Mileto e Didime punta verso sud vede comparire di fronte a sé un monte che è tra i piú belli dell’Anatolia: è alto circa 1300 m e ha una cresta a cinque punte, cosí che i Turchi lo hanno ribattezzato Besparmak: «Cinque dita». Anticamente era chiamato Latmo, e segnava i confini sudorientali di un golfo che prendeva appunto il nome di Golfo Latmiaco. Ora, quel golfo non esiste piú: al suo posto vi è un lago, il lago di Bafa. Responsabile di questo sconvolgimento geologico è stato, cosí come a Mileto, ancora una volta il copioso, lento fluire del Meandro, che ha mutato il volto di queste terre coi detriti alluvionali. Il lago non è dunque che un residuo marino, tanto che le sue acque sono salate: a chi vi si affaccia, il mare pare oggi lontano, ma in realtà si nasconde dietro alcune basse alture. Sicché visitare l’antica città di Eraclea sul Latmo, che sorgeva sulle sue sponde, ci offre oggi un panorama suggestivo, ma che non ha piú molto a che vedere con quello di un tempo.

Sotto il cielo piú bello In realtà, Eraclea è ancora una città ionica, sebbene non fosse parte della Dodecapoli e assumesse una certa importanza solo a partire dal IV secolo a.C. Comunque, qui ancora si respira la bella aria, il gradevole clima tipico della Ionia, non molto diverso da quello che si percepiva nell’antichità. È lo storiografo Erodoto – nato poco piú a sud di qui, ad Alicarnasso – a notare che «Gli Ioni hanno avuto in sorte, tra tutti gli uomini che conosciamo, di innalzare città sotto il cielo piú bello, e nel clima migliore. Infatti, né le terre piú sopra, né quelle piú sotto, né quelle a levante, né quelle a ponente sono pari alla Ionia, poiché alcune sono oppresse dal freddo e dall’umidità, altre dal caldo e dalla siccità». E in effetti, quando si arriva nel villaggio di Kapıkırı, che sorge sopra e in mezzo alle rovine di Eraclea – che talvolta vanno cercate tra i giardini e gli orti delle case – ci si ritrova in un

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CAPITOLO

PANFILIA

NELLA TERRA DEGLI INDOVINI I Greci si stabilirono in Panfilia prima che in altre regioni della Turchia egea, probabilmente attratti da un ambiente assai favorevole. E vuole la tradizione che a guidare gli Achei reduci da Troia non furono re, principi o condottieri, ma tre curiosi personaggi, capaci di predire il futuro...

T

anto frastagliate, montagnose e mosse erano le coste turche che abbiamo sin qui incontrato nel nostro itinerario verso il sud dell’Anatolia, quanto pianeggiante, lineare e distesa è la fascia costiera che troviamo ora nella regione di Antalya, che corrisponde in gran parte all’antica Panfilia greca. Un ampio arco litoraneo, senza rilievi, si affaccia sul Mediterraneo sud-orientale per circa 80 km e una profondità di 25,

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attraversato da tre grandi fiumi che, scorrendo verso meridione, sono responsabili di aver esteso questa pianura alluvionale a tal punto che città grecoromane come Perge e Sillyon non vedono piú il mare cosí vicino com’era una volta. Altri due gioielli urbanistici e archeologici della regione, Antalya e Side, poggiano invece su una modesta falesia terrazzata di travertino che scende sul mare con un piccolo salto, tra balze ricoperte di

In alto, sulle due pagine veduta di Perge, attraversata da una grandiosa via colonnata.


vegetazione subtropicale e, tipici della regione, fiori selvatici dai colori vividi e dai profumi intensi. Anche la Panfilia, è vero, è circondata da una chiostra di monti, ma sono relativamente lontani, e l’ampio spazio lasciato ha reso queste terre tra le piú fertili dell’intera Anatolia.

L’arrivo dei coloni Qui, fin dall’antichità, le città non dovevano cercare spazio a fatica tra le montagne come in Licia, ma potevano estendersi a piacere sul territorio, cosa che comportò tra l’altro l’erezione di grandi cinte murarie, quali vediamo ancora a Perge e Antalya. Fu forse per queste caratteristiche favorevoli agli insediamenti umani, all’agricoltura, e insieme al commercio marittimo, che qui i colonizzatori greci si stabilirono subito dopo la guerra di Troia? Secondo una autorevole tradizione, ripresa da Erodoto e Strabone, guerrieri achei di varie città reduci dal celebre assedio, anziché rientrare in patria si diressero qui, sotto la guida di alcuni personaggi curiosi: i tre indovini Calcante, Mopso e Anfiloco. E proprio i nomi dei primi due scorgiamo all’ingresso della città di

s Kestro i) Cay (Aksu

PANFILIA

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Tarsus

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Statua della nobildonna romana Plancia Magna, che si distinse per la munificenza nei confronti della città di Perge. II sec. d.C. Antalya, Museo Archeologico.

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edonte Eurim magi) Ir (Köprü

Sagalassos

Perge, fra tutte quella forse meglio conservata: due alte torri ellenistiche in bugnato, che segnavano la sua porta principale di accesso, vennero trasformate in un memoriale a cielo aperto delle maggiori glorie della città, con statue dedicate ai fondatori (appunto i due indovini) e ai munifici patroni: tra i quali svetta una donna, Plancia Magna,

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Anamur

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Cipro

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