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MONOGRAFIE
MANN
IL VERSO IL FUTURO
La storia, i tesori e l’attualità del Museo Archeologico Nazionale di Napoli
N°53 Febbraio/Marzo 2023 Rivista Bimestrale
€ 7,90
MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI
Timeline Publishing srl - POSTE ITALIANE S.P.A. – SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE – AUT. N° 0702 PERIODICO ROC
ARCHEO MONOGRAFIE
NA AR PO CH EO LI LO
IL M US EO
IN EDICOLA IL 14 FEBBRAIO 2023
MANN
IL VERSO IL FUTURO
La storia, i tesori e l’attualità del Museo Archeologico Nazionale di Napoli testi di Paolo Giulierini, Antonella Carlo e Caterina Serena Martucci
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Il museo che verrà 14
Il MANN e la città 24
Un artista nell’arte Fotografie di Luigi Spina
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Tre secoli di storia 46. La sezione egizia 54. Le gemme Farnese 61. La sezione antichità orientali 62. La sezione numismatica 66. Il restauro del mosaico di Alessandro 68 Il Gabinetto Segreto 74 Il Tempio di Iside 77. La Magna Grecia 78. La Villa dei Papiri 90. La sezione storica
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I grandi capolavori 112
Antichità e innovazione 124
Un museo proiettato sul mondo
IL MUSEO CHE VERRÀ
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ccessibile, interculturale, connesso alla città, disseminato nel mondo, piazza aperta di conoscenza reciproca e libero pensiero, laboratorio di costruzione di coscienze critiche, luogo green, ecologico e hi-tech: queste e molte altre le caratteristiche del MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) che, dopo una spesa di oltre 100 milioni di euro di investimento, avrà un settore sotterraneo per mostre e servizi direttamente collegato alla nuova linea metro che parte dall’aeroporto di Capodichino; potrà godere, all’esterno, di un punto di sosta e ricarica elettrica per il mondo del biking, di una fontanella di acqua potabile e di comode e ombreggiate panchine; sarà diffuso in città nelle principali infrastrutture (aeroporto, stazione marittima, metropolitane) e in sedi storiche di pregio (Galleria Principe e Palazzo Fuga). Il Museo del futuro offrirà giardini al pubblico, bar e ristoranti a filiera corta, un’unica passeggiata priva di traffico dall’ex convento Istituto Colosimo al MANN fino alla Galleria Principe, l’Accademia e S. Pietro a Maiella, diventando cardine di un fenomeno di rigenerazione urbana, cui concorrono l’Università «Federico II» di Napoli e 40 siti ExtraMANN, teso a creare un Quartiere della Cultura, per salvaguardare l’identità
dei luoghi attraverso librerie storiche e negozi di artigianato, e a incentivare decoro e sicurezza. Nel MANN del futuro (ma già ora), si accederà con una card annuale di abbonamento dal costo simbolico; ci saranno percorsi e occasioni di coinvolgimento per i diversi tipi di pubblico: non solo quelli tradizionali, quali cittadini, turisti, studenti, studiosi, ma anche i cosiddetti pubblici speciali, le comunità di stranieri residenti a Napoli, da quella greca a quella cinese, da quella ebraica a quella cingalese, i bimbi di quartieri complessi, come Sanità e Forcella. Per tutti ci saranno mostre ed eventi, che partono dal concetto che il mondo antico aveva comunità miste e vi erano tanti mondi, anche lontani, interconnessi.
L’altro volto della storia Per tutti sarà possibile ricordare, tramite il percorso «Le voci dei vinti», che esiste una propaganda dei vincitori che annulla o deforma la storia dei subalterni, che noi oggi dobbiamo portare alla luce. Un museo come il MANN, scrigno di tanta bellezza, ha l’obbligo morale di raccontare l’altro volto di quella celebrazione artistica, che nasce spesso dalla supremazia e dal potere: questo per dire che il passato non è necessariamente migliore del presente e anche noi
Paolo Giulierini, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 1° ottobre 2015.
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Il MANN e la città ALL’INDOMANI DELLA SUA ISTITUZIONE, PER I NAPOLETANI DIVENNE ‘O MUSEO, IL MUSEO PER ANTONOMASIA. SE LO SPOSTAMENTO DELLA QUADRERIA A CAPODIMONTE HA AFFIEVOLITO QUEL LEGAME, I PROGETTI IN CORSO DI REALIZZAZIONE MIRANO INVECE A RINSALDARLO di Paolo Giulierini e Antonella Carlo
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Il Palazzo degli Studi, sede storica del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
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l museo è una cattedrale nel deserto? Come interagisce con il territorio? Quali simmetrie impostare per creare un dialogo virtuoso con la città? Da tempo il Museo Archeologico Nazionale di Napoli sta lavorando con un impegno strenuo nella costruzione di relazioni proficue con le realtà operanti nel cosiddetto Quartiere della cultura, che corrisponde in linea di massima al centro storico partenopeo, insignito del riconoscimento UNESCO quale Patrimonio dell’Umanità. Tale attività si concretizza lungo diverse direttrici, sintetizzabili nei seguenti asset operativi: a. la costruzione di una rete di siti culturali ExtraMANN, che adottano una
politica di bigliettazione integrata e comunicazione congiunta; b. la promozione di relazioni con la rete commerciale e associazionistica operante nel territorio; c. la calendarizzazione di attività laboratoriali e didattiche pensate per comunità a rischio di marginalità sociale; d. la realizzazione di lavori che non insistono solo sull’edificio museale, ma comportano un beneficio per tutta la città; e. la valorizzazione della Galleria Principe di Napoli che, in sinergia con istituzioni comunali, ospiterà anche spazi mostre, un Museo dedicato alle Quattro Giornate di Napoli con focus sulla mostra «Hercules alla guerra» promossa dal MANN,
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Ritratto del re Carlo III di Spagna con la divisa dell’Ordine da lui stesso creato, olio su tela di Mariano Salvador Maella. 1783-1784. Madrid, Palazzo Reale.
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Tre secoli di storia
GIÀ PROMOTORE DEI PRIMI SCAVI A POMPEI ED ERCOLANO, CARLO III DI BORBONE TIENE A BATTESIMO IL PRIMO MUSEO ARCHEOLOGICO. UNA RACCOLTA FIN DA SUBITO DI RILEVANZA «UNIVERSALE» GRAZIE AI CAPOLAVORI DELLA COLLEZIONE FARNESE, CUI VANNO AD AGGIUNGERSI, SEMPRE PIÚ NUMEROSI, I MATERIALI PROVENIENTI DALL’AREA VESUVIANA di Paolo Giulierini e Caterina Serena Martucci
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l Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha radici antiche e la ricchezza e peculiarità delle sue collezioni lo hanno reso un elemento fondamentale nella formazione della cultura occidentale e non solo. La sua origine è legata alla figura di Carlo di Borbone, che salí nel 1734 sul trono del Regno di Napoli, e rese quest’ultimo indipendente dall’impero austriaco. Il Museo rappresenta un tassello della complessa e articolata politica
A sinistra Elisabetta Farnese, olio su tela di Jean Ranc. 1723. Madrid, Museo del Prado. A destra ritratto di Ferdinando IV, olio su tela di Anton Raphael Mengs. 1772-1773. Aranjuez, Palazzo Reale.
culturale del sovrano. Si deve infatti a Carlo l’inizio degli scavi nelle città vesuviane sepolte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. (nel 1738 comincia lo scavo di Ercolano, nel 1748 di Pompei). Il re, inoltre, intendeva creare a Napoli un Museo Farnesiano, nel quale trasferire parte della ricca collezione di arte e antichità ereditata dalla madre, Elisabetta Farnese, divisa tra le residenze di famiglia a Roma, (segue a p. 42)
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STORIA E ALLESTIMENTO
Boscotrecase, delle Case di Meleagro e dei Dioscuri a Pompei –, per finire con il complesso della Villa di Arianna a Stabiae. Il percorso si snoda sul piano crono-tipologico, ma anche tematico, evidenziando i mutamenti di preferenze e immaginario dei committenti: mitologia, racconto omerico, tragedia greca, soggetti di gusto piú popolare, come i ritratti di privati cittadini o le pitture dei larari.
Vivere alle falde del Vesuvio Prima degli scavi borbonici di Ercolano e Pompei nel Settecento l’antichità classica era
Il restauro del mosaico di Alessandro
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l mosaico di Alessandro (vedi alle pp. 106-107) fu trasferito da Pompei al Museo nel 1843, dove fu allestito a pavimento al piano terra dell’ala occidentale, mentre nel 1916 fu trasportato nella sala attuale, al piano ammezzato esposto a parte, come un quadro. Le indagini diagnostiche eseguite stimano che il numero di tessere sia compreso tra 1 616 000 e 1 890 000; il materiale impiegato ha natura prevalentemente carbonatica e magmatica (marmo e pietra lavica), con una minima percentuale di tessere di natura vitrea. La superficie musiva si presentava ampiamente lacunosa già al tempo del rinvenimento (1831), si ritiene pertanto che le lacune non siano conseguenti al seppellimento della città nel corso dell’eruzione. Le tessere sono allettate in parte nel supporto originario, che descriviamo in ordine inverso, ovvero partendo dalla superficie a vista e procedendo in profondità nel pavimento: uno strato di calce molto sottile (0,02 cm circa), uno strato di calce e polvere di marmo con piccoli inclusi calcarei (3,5 cm circa) e il nucleus, uno strato grigiastro compatto composto di sabbia vulcanica, calce e numerosi inclusi di colore scuro. Il mosaico è attualmente inserito in una struttura di legno, costituita da una cornice di travi nella quale sono interposti,
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trasversalmente, travetti in legno di dimensioni minori, elementi di rinforzo e giunzione in metallo (angolari e staffe). Tale apparecchiatura fu realizzata nel 1916, per trasportare l’oggetto all’ammezzato e collocarlo nella sala LXI, su un basamento in laterizi rivestito di lastre di marmo verde, assicurato alla parete superiormente e lateralmente con delle staffe metalliche. La diagnostica preliminare ha evidenziato criticità consistenti: distacchi di tessere, lesioni superficiali, rigonfiamenti e depressioni delle superfici. Il progetto di restauro è finalizzato alla conservazione dell’integrità materiale del manufatto, salvaguardandone l’estetica, ma anche la consistenza materiale. Sono previsti interventi puntuali di consolidamento, propedeutici alla pulitura, allo scopo di mettere in sicurezza la superficie musiva, garantendo la coesione tra le tessere e lo strato nel quale sono inserite, come pure tra la malta di allettamento e il nucleo, ripristinando la continuità in presenza di fessurazioni. Il restauro è eseguito di concerto con l’Istituto Superiore per il Restauro del MIC, mentre diverse università hanno fornito la loro consulenza diagnostica grazie al contributo finanziario di The Asahi Shimbun, prima rete tv giapponese.
Nella pagina accanto, in alto affresco raffigurante la zuffa nell’anfiteatro tra Pompeiani e Nocerini, dal peristilio della Casa della Rissa nell’Anfiteatro a Pompei.
conosciuta solo nel suo aspetto aulico, fatto di testi letterari e storici, edifici monumentali e statue. La scoperta delle città vesuviane ha introdotto la vita quotidiana dei Romani. Gli scavi, infatti, portavano alla luce da un lato lo scheletro della città antica, i suoi templi, edifici pubblici, case private, strade, dall’altro tutti quegli utensili, arredi e oggetti della piú varia natura, che evocavano la vita interrotta all’improvviso dal cataclisma del 79 d.C. Gli abitanti di Pompei ed Ercolano sembravano essere appena usciti di casa, lasciando dietro di sé tutto intatto. Come nel caso delle pitture, il
gusto e la produzione dell’epoca furono fortemente influenzati dalla scoperta degli oggetti della vita quotidiana. Nella prima fase degli scavi gli oggetti erano conservati presso il Museum Herculanense, nella reggia di Portici, per essere poi trasferiti a Napoli, nella sede attuale, nei primi decenni dell’Ottocento. La museologia in voga tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, ispirata a una tassonomia per classi di materiali, funzioni, forme e tipologie di oggetti, ha determinato la separazione dei manufatti dai (segue a p. 74)
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STORIA E ALLESTIMENTO
Il Gran Salone della Meridiana, cosí chiamato per la presenza di una meridiana solare, inserita nel pavimento nel 1793 (vedi foto qui accanto). La volta è ornata dagli affreschi realizzati nel 1781 da Pietro Bardellino con l’allegoria della Virtú che incorona Ferdinando IV e Maria Carolina protettori delle arti. Alle pareti sono esposte tele ottocentesche a soggetto storico-mitologico realizzate da artisti di scuola napoletana.
nel 1793, unico elemento realizzato del progetto di osservatorio astronomico, che l’astronomo di corte avrebbe voluto all’interno del nuovo museo realizzato dai Borbone come istituzione culturale a 360 gradi. Si tratta di un’aula coperta tra le piú grandi in Europa (55 x 20 m, per un’altezza di 27). La volta fu affrescata nel 1781 dal pittore di corte Pietro Bardellino con l’allegoria della Virtú che incorona Ferdinando IV e Maria Carolina protettori delle arti. I cartigli «Regis virtutibus fundata felicitas» e «Iaceant nisi pateant» celebrano la politica culturale della dinastia regnante. Alle pareti, nel registro inferiore, si ammirano una serie di tele ottocentesche a soggetto storico-mitologico: si tratta di opere di scuola
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napoletana di artisti come Giuseppe Mancinelli, Vincenzo de Angelis, Michele de Napoli attivi presso l’Accademia Borbonica di Belle Arti, ospitata all’interno del Museo. Nella registro superiore, invece, sono esposte 18 tele del pittore genovese Giovanni Evangelista Draghi e altri artisti della sua cerchia, raffiguranti i Fasti Farnesiani e collocate, in origine, nel palazzo ducale di Piacenza, trasferite prima a Parma e poi a Napoli da Carlo di Borbone.
Il Plastico di Pompei Una delle sezioni piú interessanti del Museo è costituita, si fa per dire, da un unico oggetto: il Plastico di Pompei, completato nel 1879,
modello in scala di quanto era stato rinvenuto fino ad allora nel corso degli scavi. L’opera fu commissionata a Felice Padiglione da Giuseppe Fiorelli, Direttore degli scavi di Pompei dal 1861 e del Museo dal 1863 al 1875. Padiglione apparteneva a una famiglia che coltivava l’arte della modellazione in scala: suo padre Domenico, infatti, aveva realizzato tra il 1820 e il 1822 diversi modelli in sughero di edifici antichi, tra i quali la cosiddetta Basilica di Paestum, attualmente esposta nella sezione Magna Grecia. Dal punto di vista tecnico, si tratta di un prodotto eccezionale, che riproduce con precisione millimetrica in scala 1:100, utilizzando legno, sughero e carta, la pianta urbana di Pompei e i singoli edifici, con la ricostruzione di apparati decorativi e arredi. La base è costituita da una tavola di compensato di legno, mentre il sughero è utilizzato per le strutture, curvato e lavorato per rendere gli effetti delle diverse tecniche murarie. La carta, infine, costituisce la base per i piani pavimentali a mosaico e per le decorazioni pittoriche parietali: in entrambi i casi le decorazioni sono eseguite a tempera su uno strato di calce oppure, in una seconda fase di lavorazione, con colori piú diluiti o ad acquerello. Le partizioni della parete sono riprodotte alla perfezione, cosí come stili architettonici e soggetti rappresentati, riconoscibili anche a una scala cosí ridotta. Gli arredi in marmo, come fontane o tavolini, sono resi in stucco e in gesso. Osservando questo piccolo capolavoro di scienza e tecnica, il visitatore può avere una visione sintetica, a volo d’uccello, della città antica e comprendere l’articolazione dello spazio urbano, senza perdere, allo stesso tempo, il dettaglio dei singoli edifici pubblici e privati. Il plastico, infine, è un documento d’archivio insostituibile per ricostruire la storia degli scavi di Pompei. In alcuni casi rappresenta l’unica testimonianza di ciò che il tempo o l’incuria degli uomini hanno lasciato perire (si pensi, giusto per fare un esempio, ai settori della città bombardati durante l’ultima guerra).
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