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Cammino dei
NURAGHI N°44 Agosto/Settembre 2021 Rivista Bimestrale
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IL CAMMINO DEI NURAGHI
ALLA RISCOPERTA DEI TESORI DELLA SARDEGNA PREISTORICA
IN EDICOLA IL 4 AGOSTO 2021
Il
Cammino dei
NURAGHI ALLA RISCOPERTA DEI TESORI DELLA SARDEGNA PREISTORICA a cura di Anna Depalmas testi di Anna Depalmas, Giovanna Fundoni, Noemi Fadda, con contributi di Filippo Casu, Carmen Delogu, Maria Giovanna De Martini, Luca Doro, Maurizio Minchilli, Miriam Spanu, Loredana F. Tedeschi
6. Presentazione
Viaggio nell’isola delle torri 22. Nur_Way,
il cammino dei nuraghi
Un itinerario nell’archeologia della Sardegna preistorica 24. Gli antefatti 32. Il mondo dei morti 36. L’architettura nuragica 104. I tempi del cambiamento 116. Mostre,
itinerari e musei
118. Tutti i segreti di un’isola megalitica 120. Sei itinerari alla scoperta della preistoria della Sardegna 124. La civiltà dei nuraghi nei musei della Sardegna: nove incontri ravvicinati Pubblicazione realizzata nell’ambito del progetto Nur_Way, finanziato con fondi POR FESR 2014/2020 Asse Prioritario I «Ricerca scientifica, Sviluppo tecnologico e Innovazione»
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N°43 Giugno/Luglio 2021 Rivista Bimestrale
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«I
l presente lavoro piú che a conclusione (che sarebbe arroganza scientifica e intellettuale) serva di stimolo per ulteriori necessari approfondimenti di un’epoca ancora piena di segreti». Si chiude con queste parole La civiltà nuragica, un volume pubblicato nel 1982 da Giovanni Lilliu (1914-2012), autore di una precedente, monumentale, opera che, per la storia dell’archeologia della Sardegna e non solo, ha costituito una pietra miliare: La civiltà dei Sardi dal neolitico all’età dei nuraghi, pubblicato nel 1963 e piú volte ristampato, con una sua terza e ultima edizione, ampliata e aggiornata, del 1988. Nel novembre del 1985, «Archeo» usciva in edicola con un dossier monografico, scritto dallo stesso Giovanni Lilliu e intitolato La Sardegna nuragica. Fu la prima volta che le fondamentali ricerche condotte dal maestro dell’archeologia sarda (tra il 1949 e il 1956 Lilliu aveva condotto gli scavi pionieristici del nuraghe di Barumini) varcavano la soglia della letteratura specialistica per raggiungere un pubblico piú ampio e – come risultò ben presto – attento e interessato. Oggi, a distanza di 36 anni, presentiamo ai nostri lettori questa nuova monografia dedicata alla riscoperta dell’archeologia preistorica della Sardegna. Gli autori, coordinati da Anna Depalmas, docente di protostoria europea e di protostoria della Sardegna all’Università di Sassari, sono portavoce e protagonisti di un nuovo progetto di ricerca denominato Nur_Way, volto a promuovere la ricerca e la conoscenza della realtà archeologica dell’isola. Una realtà, come sottolinea Anna Depalmas «dal carattere assolutamente unico, grazie alla presenza dei suoi monumenti preistorici, straordinariamente conservati». Le grandi costruzioni in pietra (il cui numero varia, a seconda delle stime, dalle 7000 alle 10 000 unità) oggi si compenetrano con l’ambiente naturale, dando vita a quel «paesaggio nuragico» che contraddistingue ampia parte della Sardegna. Ci piace pensare che, con il progetto Nur_Way – e con le ricerche illustrate nelle pagine seguenti – quel lontano augurio pronunciato da Giovanni Lilliu sia, effettivamente, stato accolto. E che quell’«epoca ancora piena di segreti» possa svelarsi, vieppiú, ai nostri lettori. Andreas M. Steiner
Il nuraghe Paddaggiu, presso Castelsardo (Sassari).
Ricostruzione virtuale di un momento di vita quotidiana nel villaggio del nuraghe Losa, presso Abbasanta (Oristano). Sulla sinistra dell’immagine svetta la torre centrale del nuraghe, cinta da un bastione triangolare, provvisto di tre torri (vedi scheda alle pp. 50-51).
VIAGGIO NELL’ISOLA DELLE TORRI | SARDEGNA VALLE D’AOSTA | 6| 6 |
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GLI ANTEFATTI
Una proposta per World Heritage UNESCO: «Arte e Architettura nella Preistoria della Sardegna. Le domus de janas»
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l progetto di proporre la candidatura al World Heritage UNESCO di alcuni significativi beni archeologici della preistoria sarda è stato avviato nel 2017 e la richiesta di inserimento nella Lista propositiva italiana dell’«Arte e Architettura nella Preistoria della Sardegna. Le domus de janas» è all’esame della Commissione Nazionale Italiana UNESCO (CNIU). Con tale richiesta è iniziato ufficialmente un lungo processo che, se positivo in tutte le sue fasi, porterà all’inserimento di 35 siti preistorici sardi nella Lista del Patrimonio mondiale. Le domus de janas della Sardegna sono circa 3500, diffuse in tutte le regioni storiche dell’isola, con particolare concentrazione nella parte centrosettentrionale e costituiscono l’espressione funeraria e artistica piú rilevante del sistema culturale sviluppatosi tra la fine del V e il III millennio a.C. Almeno 220 di esse, inoltre, presentano figurazioni d’arte di vario tipo, realizzate con le tecniche della scultura, della pittura e dell’incisione, che per la qualità e la pregevolezza delle manifestazioni d’arte contenute, costituiscono un patrimonio storico, culturale e artistico di altissimo valore. Il Comitato promotore, formato dal Cesim (Associazione di Promozione SocialeCentro Studi «Identità e memoria», presidente Giuseppa Tanda) dai Comuni di Ossi e di Alghero, sostenuto da un Comitato scientifico, costituito da archeologi e professionisti, ha stimolato il coinvolgimento delle amministrazioni locali – proponendo una rete dei Comuni – e della popolazione, a sviluppare una chiara consapevolezza del valore del patrimonio costituito dalle domus de janas decorate e a impegnarsi direttamente per la loro salvaguardia. La proposta prende in considerazione alcune evidenze archeologiche significative, relative alle componenti
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del sistema culturale che caratterizza la Sardegna nella preistoria, tra la fine del V e il III millennio a.C. Oltre agli ipogei a domus de janas, sono considerate strutture di carattere civile, vale a dire le officine litiche, i ripari e le grotte, i villaggi all’aperto, i recinti fortificati megalitici; altre tombe, come i circoli funerari, i dolmen e le allées couvertes; le costruzioni e gli elementi del sacro, cioè il complesso archeologico di Monte d’Accoddi, i circoli di carattere magico-religioso, i menhir, singoli o in allineamento. Tra i beni inseriti nella proposta vi sono: officine litiche di Sennisceddu a Pau; Grotta Corbeddu a Oliena; Riparo Luzzanas a Ozieri; Villaggio all’aperto di Serra Linta a Sedilo; Complesso fortificato di Monte Baranta a Olmedo; Necropoli di Li Muri ad Arzachena (circoli funerari e menhir); dolmen di sa Coveccada a Mores; complesso archeologico di Monte d’Accoddi a Sassari (altare, villaggio e menhir); Parco di Pranu Mutteddu a Goni (circoli funerari e cultuali, menhir in coppia, triade e in allineamento); domus de janas dell’Orto del Beneficio Parrocchiale di Sennori e della Roccia dell’Elefante a Castelsardo. Le necropoli a domus de janas sono quelle di: Anghelu Ruju e Santu Pedru ad Alghero; Puttu Codinu e Pubusattile a Villanova Monteleone; Monte Siseri a Putifigari; Mesu ‘e Montes e S’Adde Asile a Ossi; Su Crucifissu Mannu a Porto Torres e di Montalè a Sassari; Su Murrone a Chiaramonti; Mandra Antine a Thiesi; Parco dei Petroglifi a Cheremule; Sant’Andrea Priu e Sa Pala Larga a Bonorva; Molia a Illorai; Sos Furrighesos ad Anela; Tomba del Labirinto a Benetutti; Ispiluncas a Sedilo; Mrangias/ Mandras ad Ardauli; Sas Arzolas de Goi a Nughedu Santa Vittoria; Brodu a Oniferi; Istevene a Mamoiada; Corongiu a Pimentel; Montessu a Villaperuccio.
La domus de janas di Sa Domu de S’Orcu (o Sa Grutta ‘e sa Perda), presso Setzu (Medio Campidano).
creare motivi architettonici o decorativi. Tra i soggetti scolpiti nelle tombe, oltre alle citate figurazioni bovine e ai motivi astratti come le spirali – interpretabili come stilizzazioni di protomi animali –, vi sono figure umane stilizzate, tra cui alcune con maschere animali, rappresentate in scene di danza (Tomba Branca, Cheremule), e altre raffigurate a testa in giú con il corpo ad ancora (per
esempio Sas Concas, Oniferi). A fronte di un numero cosí elevato di ipogei sono estremamente esigui i dati relativi ai rituali funebri, anche a causa della consuetudine, reiterata nei secoli, di riutilizzare gli spazi funerari, rimuovendo le deposizioni piú antiche. Nell’ambito culturale Ozieri sono documentate sia le sepolture primarie che quelle secondarie (che comportano la deposizione dei soli resti
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IL MONDO DEI MORTI
DALLA PREISTORIA ALLA PROTOSTORIA: IL MONDO DEI MORTI
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partire dal Neolitico Finale, accanto al grandioso fenomeno funerario delle sepolture ipogee neolitiche (domus de janas), si assiste all’edificazione di differenti modelli di strutture funerarie, che rientrano nell’ambito
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del megalitismo e si ricollegano a una tradizione architettonica che innalza costruzioni subaeree con pietre di grandi dimensioni e, piú in generale, con muratura a secco. L’evidenza piú significativa, almeno dal punto di
vista numerico, è costituita da monumenti di carattere funerario, soprattutto sotto forma di dolmen semplici e allées couvertes (tomba di forma allungata a corridoio, coperto da lastroni), ma anche di elementi in combinazioni miste di ipogeo con corridoio trilitico o di strutture in tecnica a filari e ortostati che sembrano corrispondere a una nuova e piú forte esigenza di presenza e visibilità nell’ambito di un dato spazio territoriale. Benché le sepolture subaeree costruite in elevato (dolmen e allées couvertes) si
L’ingresso di una delle tombe della necropoli eneolitica di Filigosa, presso Macomer (Nuoro).
affermino in tutta la Sardegna già dal Neolitico, l’uso di seppellire i morti entro gli ipogei scavati nella roccia non terminerà con questa fase, ma continuerà nel corso dell’Eneolitico e sino all’inizio dell’età del bronzo. Benché il riuso delle domus de janas neolitiche sia molto diffuso durante le epoche successive, alcuni ipogei furono realizzati nell’Eneolitico e si distinguono per determinate caratteristiche strutturali, quali, per esempio, il lungo corridoio (dromos) di accesso ben rappresentato dal gruppo di ipogei di Filigosa a Macomer, facente parte di un piccolo gruppo di tombe che, grazie allo scavo, hanno restituito forme vascolari caratteristiche dell’aspetto culturale eponimo, peculiare dell’Eneolitico iniziale.
Nuovi canoni estetici Nel corso dell’Eneolitico (III millennio a.C.), attraverso la successione, non rigidamente sequenziale, di aspetti culturali diversi (denominati Sub-Ozieri/Ozieri II, Filigosa, Abealzu), si osservano mutamenti nelle produzioni ceramiche che, partendo dalla tradizione Ozieri, sviluppano un gusto meno interessato alla decorazione, sebbene si sperimentino l’introduzione della pittura in ceramiche sub-figuline e la resa mediante graffito di motivi geometrici. L’industria litica in ossidiana subisce una contrazione rispetto ai periodi precedenti. Sebbene l’inizio dell’attività metallurgica possa risalire a fasi Ozieri (anellini di rame e argento ritrovati a Pranu Mutteddu a Goni), a partire dal Sub-Ozieri inizia la diffusione di lame, lesine e punteruoli, oggetti d’ornamento di rame e argento, che vengono prodotti in loco, come attestano i crogioli e le scorie di fusione nell’ambito degli insediamenti (per esempio Su Coddu a Selargius). Nelle fasi medie ed evolute dell’Eneolitico, gli aspetti culturali Monte Claro e campaniforme rappresentano un’interruzione del fenomeno di continuità radicato nel solco della tradizione neolitica che aveva caratterizzato la prima parte del periodo. Tra le manifestazioni architettoniche riconducibili a tempi eneolitici, vi sono muri
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L’ARCHITETTURA NURAGICA
rientrano nella categoria di quelli a corridoio, né di quelli a tholos; si tratta di strutture che nelle murature sfruttano la roccia naturale, che diventa l’elemento architettonico predominante e, se di natura granitica, offre anche la possibilità di utilizzare vani ipogei. A partire dalla media età del bronzo, si afferma nell’intera Sardegna un’organizzazione sociopolitica unica, caratterizzata dalla spiccata omogeneità delle principali manifestazioni monumentali, rappresentate da nuraghi e tombe collettive. Tale evidente uniformità culturale è particolarmente significativa se si considera il contesto geologico e geomorfologico della Sardegna, caratterizzato da accentuate differenziazioni sub-regionali. Infatti, nonostante il composito mosaico di morfologie ed ecosistemi, qualsiasi zona
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dell’isola rivela un paesaggio fortemente permeato dalle sue torri di pietra e chi la percorre non può non restare colpito dal numero considerevole dei nuraghi disseminati ovunque. Un conteggio preciso dei nuraghi monotorre a tholos non è a tutt’oggi stato ancora realizzato, ma il numero totale piú plausibile, considerando anche quelli andati (segue a p. 48)
Sulle due pagine il nuraghe Santu Antine, presso Torralba (Sassari). La veduta dall’alto (qui sopra) permette di apprezzare la sagoma trilobata del bastione a pianta triangolare, al centro del quale si eleva la poderosa torre (foto qui accanto), che in origine superava i 20 m d’altezza.
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L’ARCHITETTURA NURAGICA
nuraghi concepiti già dall’origine come strutture complesse, come sembra potersi dedurre sia dall’accentuata integrazione tra i diversi corpi che compongono il nuraghe sia dalle indicazioni fornite dai materiali archeologici nei contesti scavati (per esempio Arrubiu-Orroli). Allo stato attuale delle ricerche non è stata ancora elaborata una carta di distribuzione dei nuraghi complessi che permetta di stabilirne con certezza il numero, anche se l’archeologo Giovanni Lilliu ipotizzava l’esistenza di circa 2000 strutture del genere. I nuraghi appartenenti a questa classe monumentale, oltre a essere definiti
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«complessi» vengono denominati «plurimi» o «multipli», o anche «pluriturriti» e «polilobati»: si parla di addizioni frontali di una o due torri, con o senza cortile; addizioni frontale e laterale; addizione tangenziale di torri e cortili; addizione concentrica senza e con cortile. Il numero delle torri aggiunte rispetto alla torre centrale determina la definizione di bilobati, trilobati (per esempio nuraghe Losa, nuraghe Santu Antine), quadrilobati (per esempio nuraghe Santa Barbara, nuraghe Nolza di Meana Sardo, ecc.) sino ai pentalobati. La modalità di addizione concentrica con tre, quattro e cinque torri laterali è quella che ha
Veduta panoramica del nuraghe Nolza, edificato su di un rilievo denominato Cuccuru Nolza, 8 km a sud del paese di Meana Sardo (Nuoro).
dato vita agli edifici piú rappresentativi con spiccati caratteri di monumentalità. L’aggiunta delle torri laterali avviene attraverso un rifascio murario che, oltre ad assolvere allo scopo di unire i diversi corpi aggiunti, assicura uniformità e compattezza e accentua l’aspetto armonico e unitario della struttura. Le modalità di raccordo delle torri perimetrali si sviluppano con profili ad andamento sinuoso senza soluzione di continuità (per esempio nuraghe Loelle, nuraghe Santu Antine, nuraghe Santa Barbara, nuraghe Losa) oppure con decorso a linea spezzata composto da tratti rettilinei alternati alla sporgenza curvilinea
delle torri (per esempio nuraghe Nolza, nuraghe San Marco di Genuri). In particolare, i nuraghi complessi fanno supporre un’accurata progettazione, indispensabile per raccordare i vari corpi costruttivi con cortili, corridoi, scale e spazi accessori. È stato osservato come i complessi di forma geometrica regolare, come i trilobati «equilateri», rivelino una sostanziale uguaglianza nelle misure dei diversi lati (per esempio nuraghe Losa: 25 x 25 x 22 m; nuraghe Santu Antine: 37 x 38,90 x 39 m), che riporterebbe all’utilizzo di un’unità metrica compresa tra 54,4 e 56,07 cm.
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L’ARCHITETTURA NURAGICA
Cabras, cittadina dell’Oristanese il cui territorio vanta un ricco patrimonio archeologico, con siti di varie epoche, come Su Muru Mannu, Mont’e Prama e Tharros.
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muraglia recintoria sono la minoranza. I villaggi di capanne vedono il massimo incremento nel Bronzo Finale e nella prima età del ferro con l’adattamento e la rielaborazione del modulo circolare secondo nuove soluzioni sintattiche, come gli isolati a corte centrale.
Nel caso degli impianti di questi orizzonti cronologici, la consueta difficoltà di una puntuale attribuzione culturale delle strutture viene in parte superata dall’evidente riconoscibilità dell’insieme architettonico, caratterizzato dall’aspetto centripeto e serrato del complesso.
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L’ARCHITETTURA NURAGICA
come per l’importante santuario di Abini. Benché siano note alcune associazioni ricorrenti di edifici – con strutture che ricalcano comunque quasi sempre classi tipologiche note – non sono documentati schemi rigidi e costanti nella composizione della topografia dell’area santuariale. I diversi edifici – fonte o pozzo, megaron, recinto, strutture rettangolari e circolari (con o senza bancone) – sono giustapposti senza un ordine evidente e con un’apparente
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anarchia nell’iterazione di un edificio invece di un altro. Ciò è particolarmente visibile a Romanzesu di Bitti, che presenta ben quattro edifici rettangolari all’interno di un villaggio di circa un centinaio di capanne, con un tempio a pozzo e un recinto gradonato per cerimonie. Le strutture riconducibili alla sfera del culto sono quindi pozzi, fonti, strutture a pianta rettangolare come templi a megaron ed edifici con pianta retto-curvilinea e circolare, ma spazi per il
Il santuario nuragico di Janna ‘e Pruna, presso Irgoli (Nuoro), la cui frequentazione, sulla base dei materiali rinvenuti nel corso degli scavi, si articola in due fasi, tra il Bronzo Finale e la prima età del Ferro.
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L’ARCHITETTURA NURAGICA
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Il santuario nuragico di Santa Cristina, presso Paulilatino (Oristano), al centro del quale si apre un pozzo sacro, circondato da un muro a secco che costituisce una sorta di temenos.
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