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Archeo monografie n. 43, Giugno/Luglio 2021

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MUSEI ARCHEOLOGICI D’ITALIA

150 MUSEI ARCHEOLOGICI D’ITALIA

Timeline Publishing srl - POSTE ITALIANE S.P.A. – SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE – AUT. N° 0702 PERIODICO ROC

AR G CH UI EO DA LO AI GI M CI US D’ EI ITA LIA

ARCHEO MONOGRAFIE

MONOGRAFIE

€ 7,90

N°43 Giugno/Luglio 2021 Rivista Bimestrale

IN EDICOLA IL 17 GIUGNO 2021


150 MUSEI ARCHEOLOGICI D’ITALIA di Giuseppe M. Della Fina

4. Presentazione

68. Centro

Andare per musei archeologici e scoprire l’Italia

Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo

10. Nord

Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria

Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna Una veduta della Galleria dei Re, allestita al piano terra del Museo Egizio di Torino.

120. Sud

150. Isole

Sicilia e Sardegna


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ANDARE PER MUSEI ARCHEOLOGICI E SCOPRIRE L’ITALIA

L

Una sala del Museo Archeologico di Calatia, a Maddaloni (Caserta), allestito nel Casino dei Duchi Carafa. Nel 2017 è stato insignito del Premio Museo dell’Anno da ICOM (International Council of Museums) Italia.

a parola museo non gode di buona fama e, nel linguaggio comune viene spesso utilizzata per indicare qualcosa di polveroso, di vecchio, di separato dalla vita del nostro tempo. Non si contano le stroncature, penso a quella dello scrittore inglese David Herbert Lawrence: «Musei, musei, musei, con gli oggetti manipolati come a lezione, per illustrare a dovere pericolanti teorie di archeologi, folli tentativi di sistemare e inserire in uno schema prefissato cose che, in sé e per sé, di ordine non ne hanno alcuno». O a quella di un archeologo, Mario Bizzarri (1914-1969), che pure vi ha lavorato a lungo: «I musei “vivi” mi piacciono, non questi ordinati cimiteri dei quali siamo i diligenti becchini. L’oggetto “catturato” e messo dietro il vetro mi dà una profonda malinconia e un vago senso di colpa». Potrei continuare a lungo, ma mi fermo qui. Ho trascorso gran parte della mia vita professionale nei musei e su tali giudizi ho riflettuto a lungo. Proprio per il fatto che vi ho lavorato, insieme a persone con competenze e ruoli diversi, non mi è sembrato che fossero separati dal presente: ne faceva parte, ma posso capire le obiezioni. Comprendo le critiche che segnalano l’importanza di non estrapolare un oggetto o un’opera d’arte dal proprio contesto, dal luogo per il quale sono stati progettati, o dove sono stati utilizzati. Resta il fatto che tali contesti – nello scorrere del tempo – sono stati spesso distrutti o, comunque, sono andati perduti e allora il museo diviene il luogo dove oggetti e opere d’arte possono essere conservati, dove può essere offerta loro la possibilità di una nuova vita. Se saputi osservare, interpretare e narrare, oggetti e opere d’arte possono restituire, citando lo scrittore Gesualdo Bufalino, «il calore residuo delle esistenze che furono, le pedate furtive della storia minore, quasi sempre piú maestra d’ogni altra». Una sensibilità che si ritrova a pieno ancora in Orhan Pamuk, insignito nel 2006 del Premio Nobel per la letteratura. Ha detto lo scrittore: «Io amo i musei e non sono il solo a trovare che mi rendono piú felice ogni volta che li visito», e il motivo lo individua nel fatto che «i musei come i romanzi, possono raccontare la storia di un singolo individuo». Nello scrivere questo testo ho cercato di tenere presente il suggerimento, soffermandomi, per esempio, sui singoli uomini e donne che hanno voluto un museo, o lo hanno accompagnato nella crescita, oppure seguito da vicino per un certo numero di anni e spesso difeso. Il rischio di una separazione del museo dal proprio contesto non si può, comunque, sottovalutare: le mura che lo ospitano possono dividerlo dalla città, dal quartiere, dal paese, dal borgo in cui ha sede, dall’area archeologica che documenta. Occorre, allora, lasciare le sale e percorrere

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Musei d’Italia NORD

Bormio

Chiavenna

Bellinzona

Locarno

Domodossola

Gravedona

Morbegno

Capo di Ponte

Lugano

Verbania

Varallo

Arona

Aosta

Magenta

Novara

Bergamo

Cantù

Busto Arsizio

Ivrea

Monza Milano

Volpiano

Torino

Bussoleno Giaveno

Moncalieri

Pinerolo

Asti

Tortona

Racconigi Bra

Alba

Parma

Fornovo di Taro Langhirano Borgo Val di Taro

Genova

Mondovì

Arenzano

Savona Finale Ligure

Viadana

Salsomaggiore Terme

Ovada

Bene Vagienna

Borgo San Dalmazzo

Fiorenzuola d’Arda

Acqui Terme

Fossano

Cuneo

Cremona

Fidenza

Varzi

Novi Ligure

Saluzzo

Dronero

Codogno

Castel San Giovanni

Voghera

Alessandria

Carmagnola

Busca

Lodi

Ghedi Manerbio Castiglione delle Stiviere

Piacenza Valenza

Chieri

Piossasco

Desenzan del Garda

Chiari

Crema

Pavia

Casale Monferrato

Leini

Brescia

Treviglio

Vigevano

Vercelli

Lumezzane Salò

Trezzo sull’Adda

Cuorgnè Rivarolo Canavese

Cividate Camuno Lovere

Castelseprio

Biella

Donnas

Clusone

Lecco

Como

Borgomanero

Pont-Saint-Martin

Darfo Boario Terme

Luino

Varese

Tirano

Sondrio

Rapallo Chiavari

Sestri Levante Levanto

Aulla

Fivizzano

La Spezia Luni Mare

Albenga

Massa Imperia Ventimiglia

Sanremo

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Camaiore

Mar Tirreno

Viareggio

Lucca Pisa


Brunico/Bruneck Merano/Meran

Bressanone/Brixen

Lana

Cortina d’Ampezzo

Bolzano/Bolzen

Zuglio Tolmezzo

Laives/Leifers Predazzo Mezzolombardo

Gemona

Paneveggio Maniago

Belluno

Trento

Tione di Trento

Pergine Valsugana

Fiavè Riva del Garda Rovereto Ledro

Conegliano

Asiago Bassano del Grappa

Riva del Garda

Treviso

Thiene

Valdagno

no a

Verona

Padova Abano Terme

Mantova

Ostiglia Suzzara

Chioggia

Rovigo Fratta Polesine

Mirandola

Ferrara

Adria Porto Viro

Codigoro

Correggio

Reggio Emilia

Porto Tolle

Copparo

Carpi

Comacchio

Modena

San Giovanni in Persiceto

Montale Sassuolo

Bologna

Argenta

Medicina Lugo

Pavullo nel Frignano

Imola Faenza

Marzabotto

Ravenna Russi

Classe

Cesena

Prato

Firenze Empoli

Pontassieve

Grado Lignano Sabbiadoro

Trieste Muggia

Lido di Jesolo

IL VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE COLLEZIONI DI ANTICHITÀ DEL NOSTRO PAESE COMINCIA IN VALLE D’AOSTA. È L’INIZIO DI UN PERCORSO AFFASCINANTE, NEL TEMPO E NELLO SPAZIO, SCANDITO DALLE TESTIMONIANZE DI UN ARTICOLATO MOSAICO DI POPOLI E CULTURE

Cesenatico

Verucchio Pistoia

Latisana

Cervia

Forlì

Borgo San Lorenzo

Monfalcone

Piove di Sacco

Poggio Rusco

Guastalla

Gorizia

Venezia

Este

Legnago

Aquileia

Caorle

Quarto di Altino

Arzignano

Villafranca di Verona

Oderzo San Donà di Piave

Castelfranco Veneto

Vicenza

Attimis

Palmanova

Azzano Decimo

Montebelluna

Schio

Tarcento

Udine Spilimbergo Vittorio Cividale del Friuli Veneto Pordenone Codroipo

Sedico

Feltre

San Daniele del Friuli

Sarsina

Mare Adriatico

Rimini Pesaro

San Piero in Bagno

Fano Urbino

Senigallia

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Savona

Genova Pontremoli

La Spezia

Lucca

Viareggio

Pisa

Livorno

Musei d’Italia CENTRO LE REGIONI CENTRALI HANNO VISTO FIORIRE GRANDI POPOLI ITALICI, PRIMI FRA TUTTI GLI ETRUSCHI. FURONO, IN SEGUITO, TEATRO DELL’AVVENTO DI ROMA, DANDO LUOGO A STORIE DENSE DI EVENTI, OGGI FILO CONDUTTORE DI UN PATRIMONIO MUSEALE ECCEZIONALMENTE RICCO

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Rosignano Cecina

Colle V

Volt

Baratti

Piombino Follonica Portoferraio

Vetu


Medicina

Bologna

N

Ravenna

Lugo

NO

O

Russi

Imola Faenza

Forlì

Cesenatico

Pesaro

San Piero in Bagno

Pontassieve

Val d’Elsa

Ribolla

ulonia

Urbisaglia

Marsciano

Ascoli Piceno

Todi

Grosseto

Pitigliano

Orbetello Cosa

Montalto di Castro

Narni

Viterbo

Teramo Pineto

Tarquinia

Rieti

Pescara

L’Aquila

Chieti

Fossa

Civitavecchia

Bracciano

Cerveteri

Ostia

Sulmona

Guidonia

Palestrina

Tuscolo

Aprilia Anzio

Latina

Sora

Frosinone Ceccano Priverno

Sabaudia

Iuvanum

Castel di Sangro

Anagni Velletri

Lanciano

Avezzano

Villa Adriana

Roma

Fiumicino

Parco della Majella

Alba Fucens

Veio

Formello

Ladispoli

Mar Tirreno

Montesilvano Penne

Civita Castellana

Vetralla

Giulianova

Terni

Antica Castro

Vulci

Martinsicuro

Campli

Spoleto Carsulae

Bolsena

Selva del Lamone

San Benedetto del Tronto

Sentinum

Foligno

Orvieto

Città del Tufo

Fermo

Assisi

Torgiano

Chiusi

Cetona

Osimo

Recanati Filottrano

Fabriano

Perugia

Montepulciano

Arcidosso

Arcevia Jesi

Civitanova Macerata Marche Umbertide San Severino Marche Gualdo Tadino Corridonia

Cortona

Sinalunga

Ancona

Cingoli

Città di Castello

Chianciano Terme

Roselle

Fossombrone

Pergola

Castiglion Fiorentino

Siena

Senigallia

Sansepolcro

Arezzo

Murlo

Urbania

Montevarchi

Poggibonsi

terra

Urbino

Bibbiena

Figline Valdarno

Mare Adriatico

Fano

Firenze Empoli

SE

S

Rimini

Prato

E

SO

Cervia

Cesena Borgo San Lorenzo

NE

Alfedena Isernia

Isola del Liri

Cassino Venafro

Fondi

Terracina

Sperlonga

Formia Gaeta

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TOSCANA

Murlo, Museo Etrusco-Antiquarium di Poggio Civitate

G

li scavi sulla vicina altura di Poggio Civitate hanno determinato la nascita del museo di Murlo: le ricerche furono subito fortunate e portarono alla scoperta di un palazzo, ricco di decorazioni in terracotta, alcune delle quali spiccatamente originali, come le statue poste sul colmo del tetto. Quando si visita un museo, è solitamente preferibile seguire il percorso indicato, ma in questo caso suggerisco di fare un’eccezione e salire subito al terzo piano, raggiungendo la sala XII. Invito, quindi, ad affacciarsi alle finestre e guardare fuori: avrete di fronte l’altura sulla quale era collocato l’insediamento etrusco da cui proviene la quasi totalità dei reperti esposti nella sale. Nel caso di Murlo, le pareti dell’edificio

sembrano separare, ma non dividere. Qui storia e paesaggio, oggi e ieri, sembrano vicini, intercambiabili, quasi sovrapponibili. Uscendo, porteremo con noi la sensazione di avere visitato un museo dove è documentata la vita e non sarebbe una sensazione errata: la quasi totalità dei reperti esposti proviene infatti da un palazzo e non da una o piú necropoli, come accade quasi sempre in un museo con antichità etrusche. ANTIQUARIUM DI POGGIO CIVITATE Murlo, piazza della Cattedrale 4 Info www.museisenesi.org

Pontremoli, Museo delle Statue Stele Lunigianesi

S

ulla collina che domina il centro storico di Pontremoli, nel Castello del Piagnaro, è ospitato un museo di notevole suggestione, che accoglie una serie di statue stele rinvenute nella Lunigiana. Raffigurano in maniera stilizzata personaggi maschili e femminili e furono realizzate in un arco di tempo molto ampio: dalla fine del IV millennio a.C. sino al VII-VI secolo a.C. La serie è stata suddivisa in tre gruppi (A, B, C): il primo è il piú antico, mentre il gruppo C è il piú recente e vi si può osservare la

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crescente attenzione nella resa della figura umana. Le statue stele piú recenti sono da interpretare, con ogni probabilità, come monumenti funerari tesi a esaltare personaggi con ruoli di rilievo nella comunità. Le piú antiche potrebbero avere raffigurato immagini di divinità, ma non si può escludere che si riferissero ad antenati eroizzati o a capostipiti di clan patriarcali. Le statue stele erano posizionate sempre in punti di particolare interesse: in zone di caccia, di transito o di «guardia» ai villaggi.

Nella pagina accanto, al centro una sala del Museo Archeologico del territorio di Populonia, a Piombino. Nella pagina accanto, in basso un particolare dell’allestimento del Museo delle Statue Stele Lunigianesi a Pontremoli.


Qui accanto acroterio in terracotta raffigurante un uomo con copricapo, dagli scavi di Poggio Civitate. 600-550 a.C. Sullo sfondo l’altura di Poggio Civitate vista dal Museo etrusco di Murlo. A destra l’anfora in argento recuperata nelle acque di Baratti. V sec. d.C. Piombino, Museo Archeologico del territorio di Populonia.

Piombino, Museo Archeologico del territorio di Populonia

I

l museo ha sede nel pieno centro storico di Piombino, nel Palazzo Nuovo realizzato agli inizi dell’Ottocento all’interno della Cittadella. La raccolta offre una panoramica delle vicende storiche di Populonia, con un’attenzione particolare per la fase etrusca. La città era l’unica polis a essere affacciata direttamente sul mare: un’anomalia, dal momento che gli Etruschi preferivano costruire le città a qualche chilometro di distanza dalla costa per motivi di sicurezza e per tenerle distinte dai porti. In questo caso fecero appunto un’eccezione e i motivi vanno ricercati nella conformazione del territorio, che vedeva un’altura facilmente

difendibile in prossimità della linea di costa, e nelle caratteristiche dell’economia locale strettamente legata all’attività metallurgica. Nel percorso espositivo s’incontrano autentici capolavori, come la celebre anfora d’argento rinvenuta nelle acque di fronte a Baratti e databile nel V secolo d.C. Il museo si segnala anche per l’attenzione prestata all’apparato didattico. MUSEO ARCHEOLOGICO DEL TERRITORIO DI POPULONIA Piombino, piazza Cittadella 8 Info www.parchivaldicornia.it; www.archeologiatoscana.it

MUSEO DELLE STATUE STELE LUNIGIANESI Pontremoli, Castello del Piagnaro Info www.statuestele.org

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TOSCANA

Pergola, Museo dei Bronzi Dorati e della Città

Cingoli, Museo Archeologico Statale

L’

insediamento di Moscosi-Piano di Fonte Marcosa, scavato negli anni Ottanta del Novecento in previsione dei lavori per la costruzione della diga di Castriccioni, presenta continuità di vita dall’età del Bronzo sino all’epoca romana. A questo importante sito archeologico è dedicato il museo: i reperti esposti illustrano un’interessante tipologia abitativa di tipo sub-palafitticolo. Vi si può osservare, in particolare, l’unico esempio di pavimento per abitazione ottenuto con un reticolato di travi lignee attestato nelle Marche. Documentate sono anche le attività artigianali e metallurgiche sviluppatesi a partire dall’età del Bronzo Recente. Al nucleo originario si sono aggiunti i rinvenimenti di cui il territorio cingolano è stato teatro negli anni successivi. Uno spazio significativo è dato al santuario di San Vittore di Cingoli, frequentato dal VI secolo a.C. sino alla prima età imperiale. Tra i reperti esposti di epoca romana si possono ricordare una statua in calcare raffigurante il dio Attis e una serie di testimonianze epigrafiche.

MUSEO ARCHEOLOGICO STATALE Cingoli, piazza Vittorio Emanuele II Info www.musei.marche.beniculturali.it

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A sinistra statua in calcare raffigurante il dio Attis. II sec. d.C. In basso il gruppo dei Bronzi Dorati di Cartoceto. I sec. a.C.I sec. d.C. Le statue ritraggono, probabilmente, un gruppo familiare, composto in origine da due coppie di figure femminili ammantate e velate, e da due cavalieri in veste militare d’alto rango, con cavalli riccamente bardati.

L

a musealizzazione dei Bronzi Dorati di Cartoceto ha rappresentato un caso: per anni la comunità di Pergola ha rivendicato il diritto a conservarli e a valorizzarli in loco. Ora l’eccezionale complesso statuario è esposto nel trecentesco convento di S. Giacomo, insieme ad altre testimonianze – non solo archeologiche – della zona. La statue, che erano state riposte in una fossa durante l’antichità, vennero scoperte casualmente nel 1946 da due contadini, in località Cartoceto. La loro datazione oscilla tra i decenni finali del I secolo a.C. e quelli iniziali del I secolo d.C. Si tratta dell’unico gruppo scultoreo in bronzo dorato che dall’età romana sia giunto sino a noi. La sezione archeologica del museo comprende anche 238 monete, donate da don Giovanni Carboni al Comune di Pergola nel 1971. La sezione storico-artistica accoglie dipinti, disegni, stampe, sculture, arredi in legno, databili tra il Trecento e il Settecento. MUSEO DEI BRONZI DORATI E DELLA CITTÀ Pergola, largo S. Giacomo Info www.bronzidorati.com


San Severino Marche, Museo Civico Archeologico «Giuseppe Moretti»

G

iuseppe Moretti è stato un insigne archeologo italiano del Novecento e ha avuto incarichi rilevanti di responsabilità nella gestione dei beni culturali del nostro Paese. Alla sua memoria è dedicato il Museo Civico Archeologico di San Severino Marche, allestito nell’antico episcopio di Castello al Monte. Il percorso espositivo è cronologico e prende avvio con la sezione preistorica, che comprende i manufatti litici e fittili della collezione Pascucci. Prosegue con la sezione picena, che accoglie alcuni corredi funerari provenienti dalla necropoli di Pitino. Interessante è anche lo spazio dedicato alle antichità romane con una serie di cippi funerari e di materiali provenienti dalla città di Septempeda (l’antica San Severino Marche). L’allestimento ha previsto un apparato informativo accurato e un video che mostra i reperti scoperti in loco e conservati oggi nel Museo Archeologico Nazionale delle Marche ad Ancona, creando una sinergia tra i due musei. MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO «G. MORETTI» San Severino Marche, via Castello al Monte Info http://turismo.comune.sanseverinomarche.mc.it

A sinistra un particolare dell’allestimento del Museo «Giuseppe Moretti» di San Severino Marche. A destra, dall’alto un ritratto marmoreo, una statua e un cratere in marmo appartenenti alle collezioni del Museo Archeologico Statale di Urbisaglia. In basso, a sinistra mosaico pavimentale policromo. San Severino Marche, Museo Civico Archeologico «Giuseppe Moretti».

Urbisaglia, Museo Archeologico Statale

I

n un edificio del centro della cittadina di Urbisaglia è ospitato il museo che documenta le vicende storiche della città romana di Urbs Salvia. Dell’antico centro si conservano lunghi tratti delle mura urbiche, il teatro – costruito sfruttando un pendio naturale del terreno nei decenni iniziali del I secolo d.C. –, un criptoportico, che delimitava l’area di un tempio alla dea Salus (20-40 d.C.); un anfiteatro di epoca flavia, realizzato in opera cementizia con un paramento in mattoni. Il museo è stato aperto al pubblico nel 1996 e accoglie le sculture che ornavano il teatro, affreschi dall’area monumentale della città, iscrizioni, un pregevole cratere in marmo recuperato in recenti campagne di scavo, bronzetti e monete. Lungo il percorso espositivo si dà conto della vita quotidiana di Urbs Salvia dal II secolo a.C. sino alla fine dell’impero romano. MUSEO ARCHEOLOGICO STATALE Urbisaglia, traversa Piccinini Info www.musei.marche. beniculturali.it/

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Velletri

Ostia

Castel di Sangro

Palestrina Anagni

Roma

Frosinone

Aprilia

Pietrabbondante

San Vincenzo al Volturno

Isernia

Campobasso

Cassino

Latina Anzio

Trivento

Priverno

Venafro

Terracina Sabaudia

Riccia

Formia

Sepino

Teano

Gaeta

Capua Castel Volturno

Benevento Caserta

Aversa

Campi Flegrei

Napoli Nola

Bacoli Ischia

Maddaloni

Aeclanum

Avellino Conza

Circuito vesuviano Salerno Sorrento

Mar Tirreno

Ariano Irpino

Pontecagnano Paestum Agropoli Castellabate

Musei d’Italia SUD IL MERIDIONE DELLA PENISOLA È STATA UNA DELLE AREE CARDINE NELLA STORIA DELL’INTERA REGIONE MEDITERRANEA. CULLA DI CIVILTÀ INDIGENE A CUI SI DEVONO MANIFESTAZIONI ARTISTICHE DI GRANDE ORIGINALITÀ E CHE HANNO SAPUTO INTESSERE UN DIALOGO PROFICUO CON I COLONI VENUTI DALLA GRECIA

Palermo

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Trapani

Alcamo

Bagheria

Picent

Capac


Vieste Apricena San Severo

Foggia

ccio

Canne Barletta della Battaglia

Troia Ascoli Satriano

Mare Adriatico Molfetta

Andria Melfi

m

tia

Manfredonia Siponto

Lavello

Bari

Ruvo di Puglia Bitonto Acquaviva delle Fonti

Venosa Rionero in Volture

Gravina in Puglia

Muro Lucano Potenza

Altamura

Laterza

Auletta

Ginosa

Ostuni Massafra

Mesagne

Lecce

Manduria

Metaponto

Velia

Brindisi

Taranto

Stigliano Bernalda

Moliterno Sapri

Fasano

Putignano

Matera

Graviano

Sala Consilina

Egnazia

Copertino

Policoro Lauria

Gallipoli

Maratea

Trebisacce

Otranto

Casarano Ugento

Castrovillari

Scalea

Martano

Nardò

Gagliano del Capo

Cassano allo Ionio

Belvedere Marittimo

Sibari Bisignano

Cetraro

Paola

Acri

Cirò Marina

San Giovanni in Fiore

Cosenza Soveria Mannelli

Lamezia Terme

Catanzaro Sibari

Vibo Valentia

Mar Ionio

Rossano Stazione

Crotone Cutro

N

Capo Colonna

Isola di Capo Rizzuto

NO

NE

O

E

SO

SE

S

Soverato

Rosarno Gioia Tauro Palmi

Messina

Polistena

Locri Epizefiri Bovalino

Reggio Calabria Melito di Porto Salvo

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SORANO

BASILICATA

Potenza, Museo Archeologico Nazionale della Basilicata «Dinu Adamesteanu»

S

ituato nel centro storico, negli spazi del restaurato Palazzo Loffredo, il museo è intitolato all’archeologo Dinu Adamesteanu (1913-2004), quasi un pioniere della ricerca archeologica nella regione. Risulta articolato su due piani e il percorso espositivo segue il criterio cronologico e topografico, offrendo uno sguardo sull’archeologia dell’intera regione, con un’attenzione particolare per quella del territorio potentino. In apertura si trovano reperti in grado d’illustrare la situazione della Basilicata prima della colonizzazione greca, poi viene dato spazio alle poleis di Metaponto e di Siris-Herakleia. Metaponto, in particolare, è documentata da uno straordinario copricapo appartenuto a una sacerdotessa e realizzato da orafi tarantini. Quindi l’attenzione si sposta sugli Enotri, i Peuketiantes e i Lucani ed è l’occasione, per esempio, per esporre alcuni corredi funerari eccezionali, come quelli di Vaglio, databili tra la fine del VI e la metà del V secolo a.C., o per documentare i santuari presenti nell’area, tra i quali spicca quello di Rossano di Vaglio illustrato da ex voto (lamine sbalzate, bronzi, gioielli in oro e in argento, statuette di marmo e di terracotta) allestiti in maniera suggestiva. Il percorso si conclude con la fase romana e la presentazione di alcune delle testimonianze piú significative sinora riportate alla luce.

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Corredi funebri provenienti dalla necropoli di Vaglio. In particolare, nella foto in alto, è illustrato quello della «Principessa bambina», una fanciulla morta a soli 7 anni e deposta con una ricca parure in oro, argento e ambra, da indossare il giorno delle nozze ancora non compiute.

Lasciando il museo, può tornare alla memoria un’osservazione dello scrittore e pittore Carlo Levi, nel suo libro Cristo si è fermato ad Eboli, scritto dopo il confino in quelle terre durante il fascismo: «Parlavo con i contadini, e ne guardavo i visi, e le forme: piccoli, neri, con le teste rotonde, i grandi occhi e le labbra sottili, nel loro aspetto arcaico essi non avevano nulla dei romani, né dei greci, né degli etruschi, né dei normanni, né degli altri popoli conquistatori passati sulla loro terra, ma mi ricordavano le figure italiche antichissime». MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DELLA BASILICATA «DINU ADAMESTEANU» Potenza, via Andrea Serrao 11 Info www.archeobasilicata.beniculturali.it/


Venosa, Museo Archeologico Nazionale «Mario Torelli»

Potenza, Museo Archeologico Provinciale

L

a battaglia culturale portata avanti da Michele Lacava, che, Ispettore agli scavi di Metaponto dal 1876, si rese conto della necessità di impedire, o, almeno, limitare la dispersione del patrimonio archeologico, fece nascere il museo nel 1901. L’inaugurazione avvenne, alcuni anni dopo, nel 1907, con i reperti esposti nel convento di S. Francesco; a essi si aggiunsero presto i risultati degli scavi a Garaguso e a Latronico, diretti da Vittorio Di Cicco. Da allora si sono avuti diversi cambiamenti di sede e di approcci. Oggi il museo è ospitato in un edificio che comprende i depositi, con materiali da Serra e Rossano di Vaglio, Oppido Lucano, Banzi, Atella, Montescaglioso, solo per indicare qualche località, e ampi spazi per esposizioni temporanee di varie tematiche. I reperti esposti in una mostra permanente presentano il patrimonio archeologico della provincia in un arco di tempo molto ampio, dal Paleolitico all’età tardo-antica e medievale. È presente anche un archivio storico con la documentazione degli scavi e delle ricerche portate avanti dal museo. MUSEO ARCHEOLOGICO PROVINCIALE Potenza, via Ciccotti Info www.provincia.potenza.it/

I

A sinistra, in alto acroterio in terracotta. IV sec. a.C. Potenza, Museo Archeologico Provinciale. Qui sopra testa di Diadumeno. II sec. d.C. Venosa, Museo Archeologico Nazionale. In basso, a sinistra tempietto e dea di Garaguso. 480-470 a.C. Potenza, Museo Archeologico Provinciale. In basso, a destra il castello aragonese, sede del Museo Archeologico Nazionale di Venosa.

l museo è allestito nei suggestivi camminamenti sotterranei del castello aragonese, fatto costruire da Pirro del Balzo nel 1470. È stato recentemente riaperto al pubblico, dopo un rinnovamento profondo dell’allestimento, che prevede ora soluzioni tecnologiche interattive e supporti multimediali. Il nuovo percorso espositivo occupa 800 metri quadrati e si articola su sei sezioni, con un taglio cronologico e topografico, illustrando le vicende del territorio e, in particolare, della colonia latina di Venusia, fondata nel 291 a.C. In proposito si raccomanda la visita al parco archeologico, nel quale si possono vedere i resti monumentali della città dal periodo romano repubblicano sino all’età medievale. Tra i reperti vanno segnalati, almeno, la Tabula Bantina; i cippi iscritti in lingua osca che, nella vicina Bantia (Banzi), componevano un templum augurale; una testa in marmo di Diadumeno; numerose iscrizioni ebraiche (IV-IX secolo d.C.), espressione di una vivace comunità locale. Il museo è stato intitolato all’insigne archeologo Mario Torelli (1937-2020). MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE «MARIO TORELLI» Venosa, piazza Castello Info www.archeobasilicata.beniculturali.it

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N NO

NE

O

La Maddalena

E

SO

SE

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Olbia Porto Torres

Tempio Pausania

Sassari Siniscola

Alghero Ozieri

Su Romanzesu

Nuoro Macomer

Paulilatino

Mar Tirreno Oristano Tharros

Genna Maria

Barumini

Guspini Villacidro

Iglesias

Cagliari

Monte Sirai

Carbonia Sant’Antioco

Nora

Musei d’Italia ISOLE | 150 MUSEI D’ITALIA | 150 |


LE CIVILTÀ AUTOCTONE E QUELLE «ARRIVATE DA FUORI» SONO GLI INDISCUSSI PROTAGONISTI DEI MUSEI DI SARDEGNA E SICILIA. E, PER I VIAGGIATORI DI IERI E DI OGGI, RAPPRESENTANO UN IRRINUNCIABILE COROLLARIO ALLA VISITA DEI GRANDI COMPLESSI MONUMENTALI DELLE DUE ISOLE MEDITERRANEE

Mar Tirreno

Lipari

Capo Gallo

Messina Palermo

Trapani Mozia

Solunto Segesta

Barcellona Pozzo di Gotto

Halaesa

Taormina

Himera

Giardini Naxos Giarre

Marsala Mazara del Vallo

Selinunte Sciacca

Eraclea Minoa

Caltanissetta Valle dei Templi

Catania Piazza Armerina

Morgantina

Agrigento

Occhiolà Licata

Mar Ionio

Gela

Palazzolo Acreide Vittoria

Camarina

Ragusa Pozzallo

Pantalica

Siracusa Avola Tellaro Pachino

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Archeo monografie n. 43, Giugno/Luglio 2021 by Archeo Monografie - Issuu