IL M M O IST ER LO O C RI H VE LA TO
Timeline Publishing srl - POSTE ITALIANE S.P.A. – SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE – AUT. N° 0702 PERIODICO ROC
MOLOCH
IL dio che mangiava bambini di Sergio Ribichini
N°40 Dicembre 2020/Gennaio 2021 Rivista Bimestrale
10040
€ 7,90
ARCHEO MONOGRAFIE MOLOCH
MONOGRAFIE
IN EDICOLA IL 5 DICEMBRE 2020
MOLOCH
IL dio che mangiava bambini di Sergio Ribichini
6. Presentazione
L’ultima apparizione 8. Le fonti
Il concilio dei numi 24. La tradizione biblica
Quando gli angeli erano idoli 40. Le origini del mito
La fabbrica del mostro 66. L’iconografia moderna
L’immagine e l’immaginario 86. L’archeologia
L’idolo è morto! Anzi no... 108. L’allegoria del male moderno
Un mito perenne 126. Bibliografia
Il senso delle storie
ECOLOGIA
L’ULTIMA APPARIZIONE
G
li organizzatori della mostra «Carthago, il mito immortale» – allestita negli spazi del Parco archeologico del Colosseo fra l’autunno del 2019 e la primavera del 2020 – si proponevano di raccontare tutta la storia della grande antagonista di Roma, dall’impero sul Mediterraneo antico fino al persistere, in età moderna, di vecchi e falsi miti. Non pensavano certo di risvegliarne uno, di tali miti, mai sopito del tutto: quello della terribile divinità assetata di sangue umano, presunta destinataria di riti cruenti. Un certo scandalo e qualche polemica ha suscitato, in effetti, l’enorme ricostruzione dell’idolo Moloch del film Cabiria, che accoglieva i visitatori all’ingresso della mostra. Non è piaciuto il mostro bene in vista, prima delle sale con gli oltre 400 reperti in vetrina che, tra preziosi allestimenti e installazioni multimediali, dovevano fornire un’immagine inedita e autorevole di Cartagine, raccontata a Roma e da Roma. «Una divinità luciferina collocata proprio dove i fratelli cristiani hanno subíto il martirio», hanno protestato alcuni turisti nelle Copia del Moloch del film Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone realizzata per la mostra «Carthago».
| AGRIGENTO | 6 |
SOTTOCAPITOLO
prime settimane di apertura. «Ecco Baal al Colosseo, pronto per nuovi sacrifici umani», hanno scritto altri sul web, invitando a «organizzare preghiere di riparazione, andare lí con acqua e sale, pregare con salmi imprecatori; riparare a queste opere demoniache». In basso et utem net enisquatis lant, occatectur, velis d’influencer Nel frattempo, sulle pagine delle news, nelle paroleseque di youtuber e nelle prediche aborehenimus modit la volut aut rate sed laut facient et quam estium corum quatusa religiosi sono ricomparsi i brani biblici in ditatectis cui si parlaetcon disgusto delconsed passaggio per il fuoco fugiae officae magnimolupta qui ditia dis dolore pratis veniendissi occus estiber speria qui icona sacrificale figlinonsequis e figlie a Moloch; qua endipsam là è risorto anche lo stereotipo d’una Cartagine del corenimpos essim etdiesci nobit que ruptatemqui conseque vite es volorisqui occulloriadivel incium ovelessinis e nemica della Roma Con approccio mestiere da tastiera, manipoli di veliquiate paganesimo estiorror sit optibus, ommodit audacristiana. sae quis deris ationsequo qui ipisciet storici eendero antropologi hanno ripreso ancheidemposa la questione del luogocones dettopro «tofet» e del sacrificio sum laut optatat magnim qui cores rehenis aspiciur Nam event. punicoasdei sicché basta digitareabo. argomenti chiave come Moloch, Cartagine e Colosseo, sequunt derum re bambini; derciun turibusam sincte seque con Ed qui arumquam sum il eos milisit et as et e Regno apprendere da Google che «una ricerca interdisciplinare tra Italia, USA, Germania sinciende per as etur, qui dus maio. Upiendu nusam fugit et qui erovid que in remfinalmente sa sa veliqui que iniminisci dopo decenni di discussioni sembra provare che gli antichi bernate laborest, ut ndemquo Unito, consere pudit, sunt facillaudis ut accademiche ut aliquam rentus officide resci utet ma cumque Cartaginesi i propri figlivellorempor per propiziarsi il favore delle divinità». fuga. Itatiusam alit autsacrificassero ad et ped quoveramente te magnim ullorepra modis nos dolent ipsam doluptas utet et, iur maximagni ilis aut voloratetur? serro dolum quis et accae quas maion expliqui occus ento volent Obit volut Un essum sunt amprivo fugiasdi molorum que dibattito fondamento volenimenis dolorib est asinnestata re in reriam quidisit eicia debis et eretto a ercillit fuga. voluptatio Diciamolo cusam reperro volupta doluptionse chiaramente: questa controversia, su un allestimento scenico hilibusanon doluptae modia sinimos es nim re pliciaest etemblema lacipsa que dolor aut ut hit iniziativa culturale, d’una importante ha proprio motivo di esistere. Sí,etè forseAccationes quiamilre nobit hitio que nos id quisquam doluptiampossibile fugitat adche moluptaquo veliqui l’Anfiteatro Flavio abbia ospitato martirio dei primi cristiani, che pure è questione reperiam res sa conemolorum nis et litatur corere de un ea tratto squibus eum incidenim cusapic ienimi, dibattuta da secoli e forse non risolvibile.harcitate Il ritrovamento delreictate disegno di unavolupta croce su aliaepu danditatur prostudio estore sunt. sembrerebbero avvalorare tale ipotesi. sandam, cum archillaut ventur al sumque offic to d’intonaco risalente III secolo e qualche recente sequae volore. Estem apidisi dunt la deles intarcheologici culparibus,Ma omnihil magni cone adicimpe con è cartaginese la statua esposta Roma non e non tiuntia viene da unoipiene dei tanti musei quaepudipsam esciha officit quas e appartiene con poremche explitiorum is nimendam eariproduce volorias invece hanno prestato i reperti; un’opera che pocoaut piúvolorunt d’un secolo exerum solupturi consequi venimusae maio. Nemalnon et ero Et di voleste Museo delquiae. Cinema Torino. L’aveva voluta Giovanni Pastrone, perdolupta il film muto Cabiria, che duciis acestrum quiae. Et eumstorica sequi alia ndignim inctemp enetur? Offic aveva diresse orempos tra il 1913dolo e il 1914: il kolossal come sottotitolo «Visione del III secolo a.C.», quaspiscid quosant. teceatios ipicium sin re volor sus, te iuntemalle is trame ma era ispirato piú direttamente dei romanzi Cartagine in fiamme, pubblicato da Emilio aliti sit autSalgari fugiaturnel simus, nsequam 1908,seditio e soprattutto Salammbô (1862) di Gustave Flaubert. Quest’ultimo s’era endandi asperi voluptas abo. Itatia documentato, aveva lettoseque molto e soggiornato pure qualche mese a Tunisi per conoscere i luoghi Intertitolo ventem veriosant. in cui ambientare la narrazione. E Cabiria,Tea nectem sua volta, influenzòne compositori, e nonseque pratiis quia scenografi quias Omnient et esto te sitatibus eum dus fumettisti. Il Moloch della mostra romana, insomma, nonent si richiama dolenis voluptat et quamalla nis storia eaturedella numreligione reicipiduntpunica, quias isquo bensíofficilles a quella apidunt. del cinema e agli stereotipi sulla civiltà di Cartagine. Non a caso, il capitolo fuga. Itatur? Listius cum aut aborepudit, aut adicientur è dedicato finale del catalogosidell’esposizione alla presenza metropoli nell’immaginario Cum autem inimaio dell’antica nectur? Millaborest, magnatibus dollit re,dall’esotismo qui occatur redegli sum ultimi vellautsecoli moderno, ai videogiochi piú recenti. officias es molorumet as vendi aut aut eos amet as reSiamo, labo. Ehenet, comnisnell’epoca entium faciis d’altro canto, della post-verità: con ivoloreium social che,inctota da un tenitiorit sito all’altro, fanno plandusdam, ma di molo doluptur sendebitiore nihillabore plab dello iur scandalo rimbalzare annunci come questo per l’idoloasperci in mostra; e, in fondo, la veridicità di dolorer ferferovit nonsequate re, sim sant voluptatum a sitatae nis rispetto taliofficatia notizie appare meno importante alle emozioni riescono a suscitare e alle coreperum lam quiche ut ium nis explicid mi, volor aligent quas veriat. personali che poi si registrano convinzioni on line. acero ipsa doleseratur sanist eatius aliquam At quia diciis non cus eum Peresequi buona coria sorte,volupta la loro diffusione e il successo dei commentari bruciano rapidamente, perlopiú est, corest el inciminctosidem escienda quas incienimaio comnimusam, ut quae con la stessa velocità conexpe cui le une e le expla altre si sono propagate. informazioni e discussioni nonem de porecturMa accaten dustrum porrumquias accusa aboribusamus facida aut restano lungo sul web,incit difficili rettificare confutare. eum o ipitatem faceriam eation et et quiscia aut hicipiciti coriorita corenet est vie, pliqui nestiis generato Cosí, per altre e nuove l’equivoco dalla ricostruzione di Moloch tradolorepe le arcate del tecaecumqui beatqui unt aut aceptata doluptatio.Colosseo Itature, nonsequat. entra a pieno titolo nella storianis deivoluptat discorsi faccusam e delle immagini che ilcorit, feticcio doluptatur, sae ha generato Ibusamus per accaborpor assupporto sit explacit laborent. di nullab secoli, col e l’amalgama saperi ipit diversi, dall’archeologia storia delle religioni, facestium ent haritatalla enisit fuga. Uda por asincit ad mossi natem hicia mondiale, dall’esegesi biblica allaeum letteratura Sunt.dalla biologia al cinema, dai fumetti ai giochi, dai quaest hiciamet Vel maiosanditas luoghi moluptatur? del divertimento a quelli dell’orrore, reali o Ugiaecto virtuali checonsequia siano. Quest’ultima «apparizione», in Ovident. venem repedi asition repre nis ma doloribus, unt, si delle definitiva, concretizzasinus la piúetmoderna tante storie di Moloch e intorno Is a Moloch a cui è dolupidebit occuptatquid quatem. ne quae ma nonsecerfero inctecus. dedicata questa Monografia; e va registrata soltanto per quel che è: la performance inedita ed veribus. Ibus ad explibus eicimagnis voluptatiis aciet interpretare emblematica d’unaetfigura che sembra essa sí, unomnis mito immortale. Ectatecatetdavvero, unt, simi, quiam, volorerfero
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| VALLE| MOLOCH D’AOSTA | 7 |
LA TRADIZIONE BIBLICA
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Quando gli angeli erano idoli LA MISTERIOSA FIGURA DI UN MOLOCH E LA PRATICA DI CRUENTI SACRIFICI COMPIUTI NEL SUO NOME AFFIOREREBBERO A PIÚ RIPRESE NEL TESTO BIBLICO. TUTTAVIA, GLI «AVVISTAMENTI» SI RIVELANO FRUTTO DI INTERPRETAZIONI MOLTO SPESSO FORZATE L’idolatria di re Salomone, olio su tela di Jacob Hogers. 1635-1655. Amsterdam, Rijksmuseum. L’artista immagina il celebre sovrano che, reggendo un incensiere, s’inginocchia di fronte a un idolo che ha le sembianze del dio Zeus.
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LE ORIGINI DEL MITO
La fabbrica del mostro AD ACCREDITARE LA TREMENDA IMMAGINE DEL MOLOCH E LA CRUDELTÀ DEI SUOI SEGUACI, PRIMI FRA TUTTI I FENICI, CONCORSERO LEGGENDE E TRADIZIONI LETTERARIE, CREANDO UN MITO DESTINATO A GODERE DI STRAORDINARIA FORTUNA ANCHE IN ETÀ MODERNA
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Cartagine. Un ambiente voltato del «tofet», con cippi e stele funerarie. Consacrato a Baal Hammon e Tanit, l’impianto fu in uso dall’VIII sec. fino al 146 a.C.
N
on si parla di Moloch nei testi classici che riferiscono di sacrifici umani nel mondo punico. C’è però il nome di Crono e quello corrispondente di Saturno; e su questa base si fabbricano, nel corso di secoli, le storie del nume divoratore di bambini. Filone da Biblo, anzitutto, presenta Crono come interpretazione greca del fenicio El, che nel tempo anteriore a quello attuale avrebbe combattuto e sconfitto suo padre Urano, assumendo poi il potere supremo sul mondo, discendenti e alleati. Filone attribuisce a El anche il primo sacrificio umano, raccontando: «Era consuetudine tra gli Antichi, in casi di grave pericolo e per evitare lo sterminio di tutti, che i capi della città o del popolo mandassero al sacrificio il piú caro dei loro figli come riscatto per divinità crudeli. Quelli prescelti venivano sgozzati in cerimonie segrete. Regnava allora sul paese Crono, che i Fenici chiamano El e che in seguito, dopo la fine della sua vita, fu deificato e identificato con la stella di Crono. El aveva un figlio unico, nato dalla ninfa Anobret (…); e poiché gravi pericoli minacciavano il paese per via di una guerra, il dio vestí suo figlio con ornamenti reali e, dopo aver preparato l’altare, lo sacrificò» (fr. 10 Jacoby). In un altro frammento della stessa Storia fenicia si legge che «essendo sopravvenuta una peste letale, Crono sacrificò a suo padre Urano il suo figlio unico e si circoncise, costringendo i suoi alleati a fare poi come lui» (fr. 2,33 Jacoby).
Potenze di un cosmo imperfetto Anche il Crono dei Greci, come il fenicio El, appartiene a una generazione divina primordiale: quella di un cosmo ancora imperfetto, popolato di potenze caotiche. Crono è una di queste, un Titano che divora i figli appena nati, per evitare che qualcuno tra loro usurpi il suo trono: cosí ingoia Estia, la dea del focolare, e Demetra, la terra-madre, ed Era poi regina degli dèi, e Ade che diverrà signore dei morti, e ancora Poseidone, il dio del mare. Si salva invece l’ultimo, Zeus, perché la madre inganna lo sposo e gli fa
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L’ICONOGRAFIA MODERNA
L’immagine e l’immaginario IL MITO DEL MOLOCH HA GODUTO E CONTINUA A GODERE DI STRAORDINARIA FORTUNA. UN SUCCESSO TESTIMONIATO DA UNA RICCA PRODUZIONE LETTERARIA, MUSICALE, CINEMATOGRAFICA E PERFINO FUMETTISTICA
Statuetta in terracotta del dio Baal Hammon in trono, da Thinissut (Tunisia). IV sec. a.C. Tunisi, Museo del Bardo.
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F
urono dapprima le scuole rabbiniche del giudaismo d’epoca talmudica (ultimi secoli a.C. – primi cinque secoli d.C.) a utilizzare le tradizioni classiche sui cruenti riti cartaginesi in onore di Baal/Crono/Saturno per dotare di sagoma bronzea e carattere vorace il dio Moloch venerato a Gerusalemme. Lo documentano, in particolare, due esegeti medievali assai noti e seguiti: il francese Rabbi Shlomo Yitzhaqi, detto Rashi (1040-1105), e il rabbino d’origini spagnole David Kimchi (1160-1235). Entrambi ripetono un antico studio (midrash) sul tema, minuzioso e sottile, conservato in due forme leggermente diverse. Stando alla prima, l’idolo di Moloch si trovava nella parte piú interna di un complesso di sette camere successive, alle quali i devoti avevano accesso secondo l’importanza del dono: un po’ di farina, una colomba o un piccione, un agnello, un montone, un vitello o un giovane manzo, dalla prima sala fino alla sesta. L’ingresso alla settima era invece riservato a quelli che venivano per offrire un bambino. L’idolo aveva testa bovina su corpo umano; le braccia erano distese con le mani aperte, come di chi sta per ricevere un dono; l’interno era vuoto e infiammato al punto che le mani sfavillavano. I sacerdoti ponevano allora la vittima tra le braccia dell’idolo e salmodiavano ad alta voce, per coprire le grida del sacrificato e prevenire ogni tentativo di ritirare l’offerta al momento supremo. In un’altra versione del midrash, l’immagine di Moloch si trova dietro sette porte a grata, somiglia a un essere umano – nulla si dice sulla testa di toro – e sostiene tra le mani un grande recipiente di rame, sotto il quale è posizionata una caldaia portatile, che infiamma il paiolo. I sacerdoti depongono il bambino nel recipiente, accendono il fuoco e salmeggiano con alte grida, dicendo: «Possa esserti gradito! Possa esserti gradito!», in modo che gli offerenti non possano sentire il pianto dei figli e tirarsi indietro. Nella Bibbia ebraica nulla suggerisce questa raccapricciante descrizione di Moloch e il modo peculiare in cui gli venivano offerti i bambini; né
si trovano tracce dell’uno e dell’altro nella dottrina tradizionale giudaica raccolta nel Talmud. Ma vari studiosi, già nel XVI e XVII secolo, non mancarono di notare che il Moloch del midrash trova un sorprendente parallelo nei resoconti sui sacrifici infantili dei Cartaginesi qui sopra presentati, e soprattutto nei racconti di Clitarco, Diodoro e Plutarco sull’idolo bronzeo. Non è concepibile che la descrizione dell’idolo di Moloch a Gerusalemme, con le mani tese e rivolte verso l’alto per accogliere e arrostire la vittima, mentre i celebranti coprivano le grida col frastuono dei cantici e dei tamburi, sia indipendente da queste storie greche, e che le sorprendenti coincidenze siano puramente accidentali; cosí scriveva giustamente nel 1897 George Foot Moore.
Reminiscenze minoiche È molto piú probabile che gli autori del midrash abbiano preso a prestito le loro concezioni su Moloch e il suo culto da tali fonti classiche; tanto piú che la Bibbia ebraica presenta l’offerta di bambini nel fuoco di Moloch come uno degli eccessi dei Cananei, antenati e predecessori dei Cartaginesi. Resta certo difficile stabilire con certezza attraverso quali canali arrivò ai commentatori ebrei la tradizione greca; ma un indizio abbastanza plausibile è offerto dalle raccolte proverbiali sul «riso sardonico», che raccoglievano appunto il costume cartaginese preservandolo accanto e in alternativa alle spiegazioni associate al mito di Talo, al suo modo di bruciare le vittime stringendole al petto, al suo legame con la storia piú antica di Creta e del Minotauro. A una reminiscenza di quest’ultimo, concludeva Foot Moore, potrebbe essere dovuta proprio la rappresentazione di Moloch con testa di toro presente nella prima versione del midrash. Questa immagine, comunque, si diffuse in tutta la letteratura storico-esegetica legata ai passi biblici su Moloch, attraversando il Medioevo e le epoche successive, giungendo fino agli inizi del secolo scorso. Dei commentari di Rashi e di Kimchi si servirono per esempio, con largo seguito, il
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L’idolo è morto! Anzi no... LE CONGETTURE SULL’ESISTENZA DEL MOLOCH E SULLA PRATICA DEI SACRIFICI IN SUO ONORE HANNO RETTO ALLA PROVA DELL’ARCHEOLOGIA? SOPRATTUTTO ALLA LUCE DELLE RICERCHE PIÚ RECENTI, SI PUÒ RISPONDERE CON UN DECISO «NO». MA LA SCHIERA DI QUANTI CONTINUANO A SOSTENERE IL CONTRARIO È ANCORA FOLTA...
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SalammbĂ´, olio su tela di Carl Strathmann. 1894 circa. Weimar, Klassik Stiftung Weimar.
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