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Archeo Monografie n. 22, Dicembre 2017

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DI T I T OR U T RAT

MONOGRAFIE

IMPERATORI Vita, intrighi e potere nella Roma dei Cesari

My Way Media Srl - Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c.1, LO/MI.

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N°22 Dicembre 2017 Rivista Bimestrale

€ 7,90

ARCHEO MONOGRAFIE IMPERATORI

I MA L I G RO

IN EDICOLA IL 21 NOVEMBRE 2017


IMPERATORI Vita, intrighi e potere nella Roma dei Cesari testi di Maria Baiocchi, Giorgio Bejor, Andrea Giardina, Anna Maria Liberati, Anna Maria Ramieri, Enrico Silverio e Giovanna Quattrocchi

6. AUGUSTO E nulla fu piú come prima 18. GIULIO-CLAUDI E FLAVI Da Cesare ai Cesari

30. L’Ara Pacis. Il «manifesto» del principe 34. Le Res Gestae divi Augusti. Cosí parlò l’imperatore 36. La vita privata. Dietro le quinte 37. I Libri Sibillini. Garanzia del destino di Roma 38. Mecenate. Gli intellettuali del consenso 40. L’Eneide. Ascendenze divine 42. Il cristianesimo delle origini. Alle prese con un nuovo «nemico» 44. I lavori pubblici a Roma. Interventi per il bene comune 48. Seneca. Ironie di un filosofo 50. Il culto imperiale. Principi come dèi 54. Nerone. Il sovrano dell’impossibile 60. La Domus Aurea. Una casa grande come una città 62. L’arco di Tito. Immagini del trionfo 66. Giochi gladiatori. Folle in delirio 72. I ludi circensi. All’ultimo respiro 73. Il teatro. In scena! 74. Giovenale. Un poeta contro

76. ANTONINI Quando Roma dominò il mondo

82. Marco Ulpio Traiano. Quell’ottimo «provinciale» 88. I servizi di informazione. Dalla guerra alla sicurezza interna 90. Ostia. Il porto dell’impero 92. Villa Adriana. Quasi un manuale d’architettura 96. Svetonio. Un cronista pettegolo 98. San Callisto. Un cristiano di successo

100. PRINCIPI D’AFRICA Verso l’anarchia

104. Matrimoni e concubine. Alla ricerca di legami «leggeri»

106. IMPERATORI SOLDATI Il gigante barcolla 109. Massimino il Trace. Una parabola fosca 112. Le Mura Aureliane. Difendere il cuore dell’impero 117. I tetrarchi. Potere quadrifronte

118. NEL SEGNO DI CRISTO

Una croce per insegna


Augusto

E NULLA FU PIÚ COME PRIMA PER GRAMSCI, LA SALITA AL POTERE DI AUGUSTO EQUIVALSE A UNA «RIVOLUZIONE PASSIVA». IL SUO AVVENTO, INFATTI, NON FU ACCOMPAGNATO DA UNA RIVOLTA. RESTA IL FATTO CHE IMPRESSE ALLA STORIA DI ROMA UNA SVOLTA EPOCALE, TENENDO A BATTESIMO L’IMPERO di Andrea Giardina

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rima del capitalismo, nessuna società fu piú complessa di quella romana. Roma non conobbe lo Stato nella sua forma moderna, ma diede vita a compagini politiche altamente strutturate, che potrebbero anche apparirci con talune caratteristiche di «modernità». È questo il caso dell’impero tardo-antico, che fu in gran parte una creazione di Diocleziano e di Costantino, o del principato, come viene comunemente definito il regime con il quale Augusto sostituí la vecchia e logora repubblica romana. La nascita di nuovi sistemi politici, la creazione di nuove forme organizzative, l’invenzione di nuovi apparati di governo sono tutti fenomeni che rimandano lo storico dell’antichità a una domanda fondamentale: come avveniva il cambiamento in sistemi la cui cultura politica era dominata dal mito della tradizione, del mos maiorum (il «costume degli avi»), come dicevano i Romani? Una differenza basilare tra la politica moderna e quella antica riguarda l’idea di rivoluzione sociale. Nel mondo antico essa non aveva una connotazione positiva. Era oggetto di approvazione soltanto quel sovvertimento che mirasse a ripristinare un ordine precedente, alterato, per esempio, dall’instaurazione di una tirannide. Ma non era assolutamente lecito elogiare

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l’azione eversiva di chi volesse abbattere un sistema politico accreditato dal tempo. Lo stesso termine revolutio veniva usato a indicare i fenomeni cosmici, non i mutamenti politici, le rotture della storia istituzionale, le alterazioni dei rapporti sociali; per designare questi fenomeni si adoperavano invece termini come seditio o tumultus, il cui risvolto negativo è fin troppo evidente. Cosí, quando i gruppi tradizionalisti volevano gettare discredito su un avversario che sosteneva una politica filopopolare e che voleva magari introdurre qualche riforma istituzionale, lo accusavano di voler «turbare la concordia degli ordini » oppure di «tramare cose nuove». Nel peggiore dei casi, lo calunniavano dicendo che egli aspirava segretamente alla monarchia: accusa gravissima, che solitamente preludeva al suo annientamento fisico.

Fazioni, non partiti Altra differenza importante tra l’antico e il moderno è l’assenza di partiti politici. Non esisteva il partito inteso come associazione dotata di un apparato stabile, come organismo che mira a realizzare un modello di società (cioè un’ideologia). Esistevano invece fazioni, raggruppamenti fluttuanti di individui accomunati spesso da amicizie, parentele, interessi, clientele, che

Nella pagina accanto testa della statua togata di Augusto «capite velato», raffigurato, cioè, come pontefice massimo, intento a celebrare un sacrificio, da via Labicana, a Roma. Inizi del I sec. d.C. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme.


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AUGUSTO

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ambiziosissima, e bramosa di portare sul trono il figlio di primo letto, Lucio Domizio Nerone: la donna convince Claudio, che pure ha un figlio maschio, ad adottarlo e per lui non esita, nell’ottobre del 54, ad avvelenare il marito. Il giovane Nerone ha 17 anni quando diviene imperatore. Il primo atto è quello di far uccidere Britannico, il figlio quattordicenne di Claudio e Messalina, ardito e intelligente, che ritiene un possibile rivale. Tuttavia, agli inizi del suo principato, Nerone collabora con il Senato e compie moderati atti di governo, sotto l’influenza della madre e, soprattutto, del filosofo Seneca, suo maestro per volere di lei. Presto, però, diviene insofferente a ogni controllo e fa uccidere Agrippina, che voleva avere parte nelle decisioni di governo. È dominato da una dilettantesca passione per la musica e per il teatro. Le folli spese a cui si abbandona, quelle per la costruzione della nuova splendida dimora – la Domus Aurea –, e quelle delle campagne militari contro i Parti, prosciugano le casse dell’erario; l’imperatore promuove una riforma monetaria che riduce il peso dell’aureo e del denario d’argento, ottenendo un notevole vantaggio economico per lo Stato.

Nella pagina accanto testa di una statua dell’imperatore Claudio, da Leptis Magna. I sec. d.C. Tripoli, Museo Archeologico. In basso testa di Nerone. Marmo. I sec. d.C. Roma, Musei Capitolini.

Nel frattempo, l’esercito deve fronteggiare la sollevazione di alcune province: la Britannia, la Palestina, dove Nerone invia il generale Vespasiano. Nel 68 anche la Gallia si solleva, sotto la guida di Vindice, che minaccia di allargare la ribellione a tutto l’Occidente, ma è sconfitto dall’armata del Reno; Galba in Spagna e Otone, il legato d’Africa, si sollevano contro Roma. Nerone, quando i pretoriani passano dalla parte di Galba, comprende di essere finito e tenta di fuggire. Il Senato lo dichiara nemico

La capitale in fiamme Nel 64, un terribile incendio distrugge molti quartieri popolari di Roma; il popolo, esasperato, ritiene che l’incendio, che alcuni sostengono sia stato voluto da Nerone per ampliare il progetto della Domus Aurea, sia doloso; l’imperatore allora accusa i cristiani di aver commesso il crimine, e scatena contro di loro la prima grande persecuzione. Nobili e senatori, e il popolo stesso, sono esasperati dalle crudeltà del tiranno: nel 65, una congiura guidata dall’aristocratico Calpurnio Pisone viene svelata all’ultimo momento; la reazione di Nerone è terribile e molti cadono vittime della sua vendetta; anche il filosofo Seneca, Petronio – l’autore del Satyricon –, e il poeta Anneo Lucano sono costretti al suicidio.

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NERONE

Nerone

Il sovrano dell’impossibile

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l destino ha voluto che, dopo la morte, Nerone fosse ricordato soprattutto come il sovrano dell’eccesso: troppi omicidi, troppe mogli, troppe amanti, troppi piaceri, troppe spese. Anche la sua politica edilizia fu giudicata come l’espressione fallimentare di un temperamento visionario e smodato: «incredibilium concupitor» («smanioso di cose impossibili») lo definí Tacito, riassumendo magnificamente in due sole parole l’essenza del «problema Nerone». Costruire edifici immensi e splendidi, realizzare opere audaci, vincere e addomesticare la natura, piegandola alle necessità della vita civile: tutto questo rientrava nel modello «eroico» che Nerone cercò d’incarnare. Ma questo modello poteva anche apparire come tirannico: una medesima indole avrebbe portato Nerone a tiranneggiare gli uomini e la natura. E, come gli uomini, anche la natura gli si sarebbe ribellata. Tacito formula quel giudizio anche in riferimento alla costruzione della Domus Aurea: «Nerone sfruttò la rovina della città [dopo l’incendio del 64 d.C.] per costruire una residenza in cui facessero gridare al miracolo non tanto le gemme e l’oro, adoperati già da tempo in un lusso ormai banale, quanto i campi e i laghetti e – a imitazione della natura selvaggia – di qua i boschi, di là spazi aperti e vedute panoramiche, secondo il progetto degli architetti Severo e Celere, i quali avevano anche l’ingegno e l’audacia di osare, con l’arte, dilapidando le risorse del principe, ciò che la natura aveva negato». Lo storico ricorda inoltre il progetto, intrapreso solo in piccola parte, di scavare un canale artificiale lungo circa 250 chilometri, navigabile dal lago d’Averno, nei pressi di Cuma, fino alla foce del Tevere, «attraverso spiagge desolate e monti impervi». Le navi cariche del grano egiziano destinato alla capitale facevano infatti scalo a Pozzuoli (vicino a Cuma), che offriva un buon porto naturale e magazzini ben attrezzati. Qui il grano veniva reimbarcato su battelli piú piccoli che lo trasportavano a Roma. Ma la tappa finale del viaggio era particolarmente pericolosa, come mostravano i numerosi disastri avvenuti lungo la costa e nello stesso porto di Ostia e che in anni recenti avevano provocato gravi difficoltà

Sulle due pagine Nerone a Baia, olio su tela di Jan Styka. 1900 circa. Collezione privata.

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Gli Antonini

QUANDO ROMA DOMINÒ IL MONDO L’ETÀ COSIDDETTA «DEGLI ANTONINI» SEGNA ALCUNE TAPPE EPOCALI NELLA STORIA DELL’IMPERO. COSÍ, ALL’INDOMANI DELLE VITTORIOSE CAMPAGNE MILITARI CONDOTTE DA TRAIANO, LA SUPERFICIE DELLE TERRE CONTROLLATE DA ROMA TOCCA UN’ESTENSIONE DESTINATA A NON ESSERE MAI PIÚ EGUAGLIATA di Giovanna Quattrocchi

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Statua equestre in bronzo dell’imperatore Marco Aurelio. 161-180 d.C. Roma, Musei Capitolini.


A sinistra busto in marmo e alabastro di Settimio Severo. II-III sec. a.C. Roma, Musei Capitolini. Sulle due pagine Leptis Magna (Libia). Veduta dei resti del teatro romano. I sec. d.C.

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Gli imperatori africani

VERSO L’ANARCHIA

SUL FINIRE DEL II SECOLO D.C., ROMA VIVE ANNI CONVULSI E RITROVA LA QUIETE CON L’ASCESA DI SETTIMIO SEVERO, L’IMPERATORE VENUTO DALL’AFRICA. SI TRATTA, PERÒ, DI UN SOLLIEVO DI BREVE DURATA: NEI DECENNI SUCCESSIVI, INFATTI, LE ACQUE TORNANO AD AGITARSI, IN UN CRESCENDO DI COMPLOTTI E FAIDE FAMILIARI di Giovanna Quattrocchi


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