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Bimestrale - My Way Media Srl
monografie
itinerari tra mito e storia
€ 6,90 N°3-2013
roma
CAMPIDOGLIO • FORO ROMANO • PALATINO VALLE DEL COLOSSEO • FORI IMPERIALI
roma
GUIDA ALL’AREA ARCHEOLOGICA CENTRALE
«C
apitolium, quod erat caput mundi, ubi consules et senatores morabantur ad gubernandum orbem», « Il Campidoglio era il capo del mondo, dove i consoli e i senatori attendevano al governo della terra». Descriveva cosí, nel XII secolo, l’autore dei Mirabilia Urbis Romae (la prima «guida turistica» alla Città Eterna), quel colle che, allora, doveva presentarsi abbandonato, se non per le greggi che vi pascolavano. Ma la sua fama era rimasta viva, similmente a quella degli altri siti che si possono scorgere dalla sua sommità: il Palatino, il Foro Romano, i Fori Imperiali, il Colosseo. Per secoli questi luoghi hanno continuato a rappresentare il centro del mondo, della «civiltà». Modelli architettonici e ideali, ispireranno un’infinità di «copie», ma nessuna potrà contendere a questi archetipi eterni la loro unicità. La visita del centro monumentale di Roma antica, oggi forse piú che nel Medioevo, è complessa, resa ancora piú ardua dagli interventi d’età moderna. Cosí, la bianca mole del Vittoriano – simile a un anacronistico e smisurato altare ellenistico – volta le spalle al gioiello rappresentato dalla sistemazione michelangiolesca di piazza del Campidoglio, ai cui piedi possiamo scorgere, nascosti tra il verde di un piccolo belvedere, gli enormi blocchi in tufo appartenuti a un santuario di età repubblicana. E anche la grande strada moderna che costeggia, tagliandoli, i Fori Imperiali in direzione del Colosseo, offre a sua volta una visione incongrua, «di spalle», della vasta area di ruderi che compongono il Foro Romano. La straordinaria, intricata complessità dell’antico centro di Roma è, però, anche uno dei motivi della sua grande bellezza. Perciò non dobbiamo pretendere di essere in grado, a prima vista, di «leggere», comprendendolo, il vasto racconto racchiuso nelle sue rovine: è l’intera storia del mondo antico che vi si specchia, e la vicenda millenaria di un villaggio che diventa capitale di un impero. L’approccio alla conoscenza di questi luoghi deve avvenire gradualmente: iniziando con una passeggiata, a partire dal Campidoglio o, anche, dalla cima del Palatino. Per realizzare questa monografia abbiamo chiesto la collaborazione di Filippo Coarelli, uno dei piú autorevoli e profondi conoscitori della realtà topografica di Roma antica (è autore di una guida di Roma archeologica periodicamente aggiornata e di numerose pubblicazioni monografiche; l’ultima, in ordine di tempo, è dedicata proprio al Palatino: Palatium, Edizioni Quasar, Roma 2013). Siamo convinti che il suo sguardo, in grado di riunire e interpretare gli infiniti dati emersi dagli scavi archeologici, anche recentissimi, ci permetta l’accesso a percorsi e conoscenze che, altrimenti, potremmo solo intuire…
Andreas M. Steiner
da villaggio a di Filippo Coarelli
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metropoli
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capitolo fori imperiali
foro romano campidoglio
palatino
passeggiate romane «Roma, 7 novembre 1786. Sono qui già da sette giorni, e a poco a poco si precisa nel mio animo un’idea generale di questa città. (...) Io mi familiarizzo con la topografia dell’antica e della nuova Roma, osservo rovine, edifizi, esploro questa e quest’altra villa. Lentamente m’accosto alle maggiori bellezze e non faccio che aprire gli occhi e guardare, andare e venire, giacché solo a Roma ci si può preparare a comprendere Roma. Ma, confessiamolo, è una dura e contristante fatica quella di scovare pezzetto per pezzetto, nella nuova Roma, l’antica. Eppure bisogna farlo, fidando in una soddisfazione impareggiabile» (J.W. Goethe, Viaggio in Italia). È un po’ con lo spirito di Goethe che intraprendiamo la nostra «passeggiata» nel cuore monumentale di Roma antica. L’itinerario si snoda tra il Campidoglio e il Palatino, attraverso il Foro Romano, per poi toccare la valle del Colosseo e il complesso dei Fori Imperiali. La visita, piú che per tappe isolate, è organizzata lungo percorsi, quanto piú possibile aderenti a quelli antichi. Seguendo questo cammino ci imbatteremo, oltre che in celebri monumenti, in frammenti erratici di strutture perdute: nella maggior parte dei casi passano inosservati, ma, una volta reimmersi nel loro contesto, spaziale e temporale, riprendono vita e iniziano a raccontarci la loro storia…
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Dove e quando Musei Capitolini Ingresso piazza del Campidoglio, 1 Orario ma-do, 9,00-20,00; giorni di chiusura lunedí, 25 dicembre, 1° gennaio, 1° maggio Info tel. 060608; www.museicapitolini.org Foro Romano e Palatino, museo palatino Ingresso largo della Salara Vecchia e via di San Gregorio, 30 Orario tutti i giorni, con i seguenti orari: ultima domenica ott-15 feb, 8,30-16,30; 16 feb-15 mar, 8,30-17,00; 16 mar-ultimo sabato marzo, 8,30-17,30; ultima domenica mar-31 ago, 8,30-19,15; 1-30 set, 8,30-19,00; 1° ottobreultima domenica ott, 8,30-18,30; giorni di chiusura: 1° gennaio, 1° maggio e 25 dicembre Info tel. 06 39967700; http://archeoroma.beniculturali.it
musei capitolini-centrale montemartini Ingresso via Ostiense 106 - 00154 Roma Orario ma-do, 9,00-19,00; giorni di chiusura: lunedí, 25 dicembre, 1° gennaio, 1° maggio Info tel 060608; www.centralemontemartini.org museo della civiltà romana Ingresso piazza G. Agnelli, 10 Orario ma-do, 9,00-14,00; giorni di chiusura: lunedí, 25 Dicembre, 1 Gennaio, 1 Maggio Info tel 060608; www.museociviltaromana.it
Museo Nazionale Romano-Palazzo Massimo Ingresso largo di Villa Peretti Orario tutti i giorni, 9,00-19,45; giorni di chiusura: lunedí, 1° gennaio, 25 dicembre Info tel. 06 39967700; http://archeoroma.beniculturali.it Museo Nazionale Romano-terme di diocleziano Ingresso viale Enrico De Nicola, 79 Orario tutti i giorni, 9,00-19,45; giorni di chiusura: lunedí, 1° gennaio, 25 dicembre Info tel. 06 39967700; http://archeoroma.beniculturali.it
roma in vetrina Il simbolo indica i reperti provenienti dai luoghi descritti e conservati in musei romani.
valle del colosseo
COLOSSEO Ingresso Piazza del Colosseo, 1 Orario tutti i giorni, con i seguenti orari: ultima domenica ott-15 feb, 8,30-16,30; 16 feb-15 mar, 8,30-17,00; 16 mar-ultimo sabato marzo, 8,30-17,30; ultima domenica mar-31 ago, 8,30-19,15; 1-30 set, 8,30-19,00; 1° ottobreultima domenica ott, 8,30-18,30; giorni di chiusura: 1° gennaio, 1° maggio e 25 dicembre Info tel. 06 39967700; http://archeoroma.beniculturali.it FORI IMPERIALI L’area archeologica è liberamente visibile dall’esterno. Mercati di traiano-museo dei fori imperiali Ingresso via IV Novembre, 94 Orario ma-do, 9,00-19,00; giorni di chiusura: lunedí, 25 dicembre, 1° gennaio, 1° maggio Info tel 060608; www.mercatiditraiano.it
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il foro romano
AL centro del mondo di Filippo Coarelli
Il Foro Romano in un dipinto di Giovanni Paolo Pannini (1691 circa-1765). Si può notare come l’aspetto dell’area è ben diverso dall’attuale: nel tempo, la piazza e i suoi monumenti erano stati interessati da un consistente interro e dunque il piano di campagna era assai piú elevato.
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e piú antiche fasi del Foro Romano, inteso come piazza centrale della città, luogo deputato alle attività economiche (mercato), politiche e giudiziarie (oltre che religiose) sono ricostruibili solo con molta difficoltà e in modo frammentario, per la scarsità dei resti materiali disponibili: il settore relativamente meglio conosciuto è quello settentrionale, corrispondente al Comizio e alle strutture circostanti (in particolare il Carcere), soprattutto grazie agli scavi condotti da Giacomo Boni (1859-1925) tra il 1899 e il 1900.
Un quadro relativamente coerente si può ricavare coniugando i resti archeologici allora rinvenuti con le informazioni fornite da documenti fondamentali, come i Fasti arcaici, detti Numani, che, inseriti nei calendari piú recenti, sono integralmente conservati, e si possono datare all’inizio del periodo dei Tarquini, intorno al 600 a.C. In essi troviamo, ripetuta due volte (in corrispondenza del 24 marzo e del 24 maggio) la sigla QRCF, che si può sciogliere, grazie alle informazioni fornite dagli antiquari romani, con Quando Rex Comitiavit Fas ([il giorno diventa] agibile quando il re avrà fatto i sacrifici), da intendere come caratteristica del giorno in cui si possono celebrare i comizi e i processi in seguito a un sacrificio del re nel Comizio. La scoperta nel Comizio stesso, sotto un lastricato di marmo nero (Lapis niger), di un piccolo santuario che comprende un altare e un cippo con un’iscrizione arcaica (metà del VI secolo a.C.), identificabile con il Volcanal (il santuario di Vulcano), permette di chiarire il
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itinerario foro romano
velia In alto, sulle due pagine veduta dell’area orientale del Foro Romano.
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ornando alla via Sacra, è possibile visitare alcuni edifici importanti del settore tra Foro e Palatino, caratterizzato dalla presenza di una piccola sommità, la Velia. L’antica via, che si inerpicava con andamento irregolare da ovest a est e la cui parte finale, diretta alle Carine (e cioè alla località situata alle spalle della Velia), continuava in origine sotto la successiva struttura del tempio di Venere e Roma (e non, come si ritiene comunemente, in corrispondenza della via ancora esistente tra l’arco di Tito e il Colosseo, che si può identificare invece con il vicus Curiarum, come vedremo). In seguito, dopo l’incendio neroniano del 64 d.C., essa assunse un aspetto totalmente diverso: il nuovo percorso,
assai piú largo e rettilineo, si concludeva infatti all’altezza del tempio di Venere e Roma, come si può facilmente constatare e come afferma esplicitamente Galeno (il grande medico di età antonina, che abitava in questa zona). In precedenza, come è noto, al posto del tempio si trovava il vestibolo della Domus Aurea di Nerone, dove sorgeva la gigantesca statua bronzea del Colosso, successivamente spostata da Adriano accanto al Colosseo. Salendo lungo la via, dopo il tempio di Antonino e Faustina si raggiunge un edificio rotondo in laterizio coperto a cupola, noto come tempio di Romolo. La costruzione, certamente databile all’inizio del IV secolo d.C., sembra da collegare alla vicina e
contemporanea basilica di Massenzio. Nel VI secolo esso venne collegato alla basilica dei SS. Cosma e Damiano, sorta nell’ambito del Templum Pacis. La facciata, in origine piana, fu sostituita in un secondo tempo da una fronte concava, che conservò fino al XVI secolo un’iscrizione dedicatoria in cui appariva come dedicante il nome di Costantino. In essa si aprono quattro nicchie, destinate a ospitare statue. Il portale, fiancheggiato da due colonne di porfido con capitelli di marmo bianco, conserva ancora la porta originaria di bronzo. Ai lati del corpo centrale si affiancano due ambienti absidati stretti e lunghi, preceduti ognuno da due colonne di cipollino su alti plinti. Che l’edificio, nella sua forma originaria, sia opera di Massenzio sembra accertato: oltre all’iscrizione costantiniana pertinente alla seconda fase, che sembra destinata a sostituire quella originaria, va ricordata la
A sinistra il tempio circolare di Romolo, dedicato dall’imperatore Massenzio al figlio, morto prematuramente nei primi anni del IV sec. d.C. La porta bronzea, fiancheggiata da due colonne in porfido, è quella originale.
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itinerario valle del colosseo
all’interno, si leggono ancora i numeri progressivi, destinati a incanalare la massa degli spettatori; le quattro arcate disposte in corrispondenza degli assi principali non hanno numeri, ed erano riservate agli spettatori di rango elevato. L’unico conservato, sul lato del colle Oppio, era preceduto da un protiro a colonne, e dava accesso a un corridoio la cui volta è ornata di notevoli stucchi figurati. Si tratta forse dell’ingresso destinato all’imperatore. L’interno dell’edificio, oggi privo delle gradinate e in parte distrutto, dà solo una pallida idea dell’aspetto originario. La mancanza del piano dell’arena, in gran parte realizzato in legno, lascia scoperto il complesso sistema di corridoi e ambienti sotterranei, che ospitavano le strutture e i macchinari indispensabili per lo svolgimento degli spettacoli. La cavea comprendeva cinque settori sovrapposti (maeniana): un primo gruppo di gradini in marmo era riservato ai senatori; seguivano tre maeniana con gradini in muratura e infine uno
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In alto veduta del Colosseo. Il grandioso anfiteatro fu inaugurato dall’imperatore Tito nell’80 d.C. A sinistra pianta dell’elevato e dei sotterranei dell’arena del Colosseo.
in legno, coperto da un portico colonnato, destinato alle donne. La capienza complessiva pone un difficile problema, per la perdita totale della cavea. I Cataloghi Regionari di età costantiniana, di solito attendibili, indicano 87 000 loci, mentre i calcoli moderni oscillano tra 50 000 e 73 000. Poiché i posti non erano numerati, è forse possibile che la cifra antica corrispondesse alla capienza massima. L’edificio fu spesso colpito da incendi e terremoti, e altrettante volte restaurato, almeno fino al V secolo. L’ultimo spettacolo di cui si abbia notizia è ricordato in una lettera di Teodorico al console del 523, Massimo, che aveva chiesto il permesso di organizzare una venatio (una caccia di animali selvatici, perché gli spettacoli di gladiatori erano proibiti da tempo). Il permesso fu accordato, probabilmente per l’ultima volta: dal VI all’XI secolo, quando divenne un castello dei Frangipane, l’edificio rimase in abbandono.
Qui sotto sezione della cavea del Colosseo: 1. Podium; 2. Maenianum primum (prima gradinata); 3. Maenianum secundum imum (seconda gradinata inferiore); 4. Maenianum secundum summum (seconda gradinata superiore); 5. Maenianum summum in ligneis (gradinata superiore lignea).
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In basso veduta dell’interno del Colosseo, con i sotterranei e le strutture di supporto delle gradinate mediana e inferiore.
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itinerario fori imperiali
Foro di Cesare D
el foro di Cesare, costruito presso l’angolo nord-occidentale del Foro Romano, lungo il clivus Argentarius, rimane oggi visibile oltre la metà della superficie originaria: l’area del tempio; il lato occidentale con il portico e le retrostanti botteghe; parte del lato meridionale (l’angolo sud, in corrispondenza della curia Giulia, è pertinente all’area archeologica del Foro Romano). L’attuale visione è in gran parte frutto degli scavi, dei restauri e delle anastilosi realizzate negli anni Trenta del secolo scorso. Recenti indagini archeologiche nell’area del tempio e all’interno del portico meridionale hanno notevolmente ampliato le nostre conoscenze, soprattutto per quanto
Foro di Cesare. Le tre colonne del tempio di Venere Genitrice rialzate negli anni Trenta del Novecento.
riguarda l’originaria planimetria del complesso. È stato possibile appurare che il foro, inaugurato da Giulio Cesare nel 46 a.C. (ma completato solo da Augusto), nonostante gli imponenti lavori di restauro realizzati rispettivamente in epoca traianea e dioclezianea, ha mantenuto inalterata l’originaria impostazione planimetrica: una lunga e stretta piazza (160 x 75 m) definita sui tre lati da portici a due navate e dominata dall’edificio templare addossato al lato breve di fondo, in posizione assiale rispetto all’ingresso. L’ingresso al sito è collocato lungo il clivus Argentarius, la strada romana, ancora oggi ben conservata, che s’insinua tra le pendici del Campidoglio e il foro di Cesare per poi sboccare nel Foro Romano, all’altezza del Carcere Tulliano (chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami). Si scende alla piazza forense, posta a una quota piú bassa rispetto a quella del clivus Argentarius, tramite due scalinate (percorribile la seconda, prossima al Carcere) poste ai lati di una monumentale latrina a emiciclo, con paramenti in laterizio e lussuosi interni in marmo, come indicato dai fori di fissaggio delle lastre. La struttura, di epoca traianea, risulta impostata al di sopra delle tabernae («botteghe») affacciate sul portico che delimita il lato occidentale del foro. Questi ambienti, costruiti in opera quadrata di blocchi di tufo e travertino, appartengono alla fase cesariano-augustea del complesso; la facciata, in corrispondenza del muro di fondo del portico, è caratterizzata da un triplice livello di aperture separate da piattabande e coronate da un arco a tutto sesto. In epoca traianea le botteghe vengono coperte da volte a botte in cementizio e sormontate da un secondo piano di ambienti (il primo piano al livello del clivus Argentarius, sul quale questi ambienti si aprono). Le botteghe si affacciano sul portico a due navate che delimita il lato occidentale del foro. Il portico si presenta nel suo rifacimento di epoca dioclezianea, con colonne in diversi tipi di granito (evidentemente vennero utilizzati materiali di reimpiego). Alla sua estremità, a lato del tempio di Venere, sono due scalinate che conducono a un grande edificio realizzato
dopo lo sbancamento della sella che collegava il Campidoglio al Quirinale. Caratterizzato da una doppia serie di pilastri disposti a squadra e coperti da due volte affiancate, l’edificio viene tradizionalmente identificato con la basilica Argentaria; alcuni graffiti con versi dell’Eneide, incisi sull’intonaco delle pareti, lasciano ipotizzare che qui avesse sede una scuola, come attestato dalle fonti per i fori di Augusto e di Traiano. Il tempio di Venere Genitrice occupa quasi tutto il lato di fondo del foro. Dell’edificio originario si conserva solo l’impianto generale: un periptero sine postico (con colonnati su tutti i lati tranne che su quello di fondo), ottastilo (con otto colonne sulla fronte), in stile corinzio. Vi si accede tramite due scalinate intagliate ai lati dell’altissimo podio. La cella è caratterizzata da un’abside semicircolare aperta sulla parete di fondo, destinata a ospitare la statua di culto della dea; le pareti laterali sono articolate in nicchie, contenenti statue e oggetti preziosi a cui accennano le fonti letterarie. Pochissimo si conserva dell’originaria decorazione architettonica: il tempio venne integralmente ricostruito in epoca traianea, a seguito dei lavori di sbancamento della sella di collegamento tra Campidoglio e Quirinale. La pianta originale viene mantenuta, ma l’abside della cella, precedentemente addossata alla parete rocciosa della collina, viene delimitata da due muri rettilinei, ancora conservati. Il tempio riceve in questa occasione una fastosa decorazione in marmo: a questo rifacimento si riferiscono le tre colonne, sostenenti un tratto della trabeazione decorata da un fregio a girali d’acanto, rialzate negli anni Trenta del Novecento con i materiali rinvenuti in stato di crollo a fianco del tempio. Il lato breve del foro opposto al tempio è delimitato da un portico originariamente aperto su un tratto dell’Argiletum (la strada che collegava il Foro Romano al quartiere della Subura), poi occupato dal foro di Nerva. I resti visibili si riferiscono al restauro di epoca dioclezianea: il portico, originariamente a due navate, viene trasformato in un unico ambiente e riceve una ricca pavimentazione in lastre di marmi colorati.
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