SULLE VIE DEL
MEDIOEVO
IN VIAGGIO CON MERCANTI, POETI E PELLEGRINI TRA GEOGRAFIA E LEGGENDA
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SULLE VIE DEL MEDIOEVO
IN EDICOLA IL 4 MAGGIO 2018 Timeline Publishing Srl - Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c.1, LO/MI.
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MEDIOEVO DOSSIER
Dossier
EDIO VO M E
N°26 Maggio 2018 Rivista Bimestrale
SULLE VIE DEL
MEDIOEVO
IN VIAGGIO CON MERCANTI, POETI E PELLEGRINI TRA GEOGRAFIA E LEGGENDA testi di Franco
Cardini, Francesco Colotta, Dick E.H. de Boer, Marco Di Branco, Aart Heering, Chiara Mercuri, Luca Pesante, Lorenzo Tanzini, Maria Paola Zanoboni
PRESENTAZIONE 6 Viaggiatori instancabili LE GRANDI ESPLORAZIONI 8 Alla scoperta dell’Oriente Fascino di un mondo ignoto 24 La cartografia Disegnare la Terra LE MIGRAZIONI 52 Uomini in movimento Alla ricerca di nuove patrie 56 Francesco Datini VIAGGI DEVOZIONALI 72 I cammini della fede Sulle strade dei pellegrini VIAGGI IMMAGINARI 76 L’Ultima Thule Il sole a Mezzanotte 86 Il Purgatorio di san Patrizio Irlanda, isola della redenzione GRANDI VIAGGIATORI 88 Emo da Huizinge In cammino per 241 giorni 98 Francesco d’Assisi Missione in Egitto 100 Francesco Petrarca Memorie d’un pellegrino illustre 113 Marco Polo L’uomo di fiducia del Gran Khan 114 Ibn Battuta «Conoscere è il mio mestiere»
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IL VIAGGIO NEL MEDIOEVO
Viaggiatori instancabili
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er come oggi lo intendiamo, il viaggio non faceva parte delle esperienze che gli uomini della preistoria conducevano nel corso della loro esistenza: piú semplicemente, dal momento che si affidavano alla caccia e alla raccolta per sopravvivere, le prime comunità umane vivevano spostandosi, di continuo. Poi vennero l’agricoltura e l’allevamento e con esse la sedentarizzazione, ma non per questo i nostri antenati si fermarono. Anzi, ebbero inizio i primi «viaggi d’affari», anche a lungo raggio, per esempio al fine di procurarsi materie allora considerate rare e pregiate, come l’ambra o l’ossidiana. E la storia potrebbe continuare, con Erodoto, Strabone, Pitea di Marsiglia, l’imperatore Adriano e tanti altri… Nei secoli del Medioevo la pratica del viaggio è ormai una prassi consolidata, che ha dunque fatto tesoro di numerosi e illustri precedenti. Come leggerete nelle pagine di questo Dossier, si prendeva la decisione di intraprendere lo spostamento – fosse esso a breve, medio o lungo raggio – per molte e diverse ragioni. Protagonisti della nostra rassegna sono quindi il mercante, il pellegrino, il principe, l’artista: uomini (e donne) mossi, di volta in volta, da motivazioni economiche, religiose, politiche o di opportunità. E, di conseguenza, è possibile definire vere e proprie categorie di viaggio, che vanno dalla partenza alla volta di mete lontane e lontanissime – per esempio per compiere esplorazioni
o ricercare nuovi mercati – all’allestimento delle grandi spedizioni militari, prime fra tutte le crociate, oppure ai viaggi compiuti nel segno della fede, i pellegrinaggi. A piedi, a cavallo, a bordo di un carro o di una nave, gli uomini del Medioevo erano, insomma, viaggiatori instancabili. Fra di loro spiccano personaggi che hanno scritto pagine di storia memorabili – si pensi a Marco Polo o a Ibn Battuta –, ma anche un autentico esercito di persone comuni e per noi anonime, i cui spostamenti hanno tuttavia rappresentato fenomeni altrettanto significativi. E c’è anche chi, invece, si dilettò nel raccontare di viaggi meravigliosi e strabilianti, attraverso terre paradisiache oppure orrorifiche, fra soli che mai tramontavano e labirintici antri infernali… In alto miniatura raffigurante il naufragio della flotta mongola, dall’edizione del Livre des Merveilles di Marco Polo illustrata dal Maestro di Egerton. 1410-1412. Parigi, Bibliothèque nationale de France. Nella pagina accanto una pagina miniata dall’Historia Anglorum di Matteo Paris, opera in cui sono riportati l’itinerario percorso dai pellegrini da Londra verso Gerusalemme, la rappresentazione delle città attraversate e le indicazioni sulla lunghezza del viaggio. 1250-1259. Londra, British Library. IL VIAGGIO NEL MEDIOEVO
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LA CARTOGRAFIA
Disegnare la Terra Fin dall’antichità, la trasposizione su carta di terre e mari non fu soltanto un esercizio di natura tecnica: i criteri di volta in volta adottati, infatti, scaturirono dalle conoscenze acquisite, ma anche dalla maniera in cui il mondo veniva considerato sotto il profilo filosofico e religioso di Lorenzo Tanzini
L’
abitudine di riprodurre le immagini, la capacità di guardare la Terra dallo spazio, la disponibilità di foto aeree di ogni tipo, ci dà a volte l’illusione di poter avere tra le mani una riproduzione fedele del nostro mondo. In realtà non è difficile rendersi conto del fatto che l’immagine del mondo è sempre una costruzione interessata: dalle dettagliatissime tavole degli istituti militari alle mappe catastali, fino ai planisferi politici, ogni carta nasconde una finalità piú profonda della pura descrizione; la guerra, la difesa della proprietà o i confini dello Stato sono valori che non stanno certo nelle cose, ma esistono soltanto, per l’appunto, sulla carta. E sono ciò che piú conta. Qualcosa di non molto diverso accadeva anche nel passato: le rare testimonanze, che per vie spesso avventurose ci sono giunte dopo secoli, delle rappresentazioni del mondo di età medievale, non sono semplici tentativi di disegnare la Terra, ma piuttosto messaggi trasmessi ai contemporanei e ai posteri per insegnare, per evidenziare, a volte per nascondere, sempre per comunicare contenuti di cultura. E cosí, scorrere le immagini – ora
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scintillanti ora sbiadite e malridotte –, delle carte geografiche medievali, oltre a essere un’esperienza estetica tra bizzarrie e ingenuità quasi sempre apparenti, è un percorso attraverso i messaggi e gli insegnamenti che quel tempo volle tramandare.
Quel dotto alessandrino...
Quando si parla di Claudio Tolomeo, si pensa naturalmente alla vicenda della cosmologia geocentrica, a Copernico e a Galilei, associando il nome del dotto alessandrino del II secolo d.C. a tutto ciò che di vecchio, dogmatico e finanche falso vi fosse nelle conoscenze scientifiche dell’Occidente medievale. Molto meno noto è che una delle opere di Tolomeo, la Geografia, abbia rappresentato il punto d’arrivo delle conoscenze geografiche dell’antichità, rimasto praticamente sconosciuto per buona parte del Medioevo. Si trattava di un trattato piuttosto complesso, che univa un elenco ragionato dei porti mediterranei conosciuti a una lunga analisi matematico-geometrica del vero e proprio problema della cartografia terrestre, quello cioè della proiezione della superficie sferica
Il Geografo, olio su tela di Jan Vermeer. 1669. Francoforte, Städelsches Kunstinstitut und Städtische Galerie.
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MIGRAZIONI
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Uomini in movimento
In alto miniatura raffigurante un gruppo di mercanti in un porto, da un’edizione del Régime des princes di Gilles de Rome, precettore di Filippo il Bello. 1450 circa. Parigi, Bibliothèque nationale de France. A sinistra miniatura raffigurante la partenza dei Polo da Venezia, da Li Livres du Graunt Caam (Il Libro del Gran Khan), edizione in francese arcaico del Milione di Marco Polo. Inizi del XV sec. Oxford, Bodleian Library. Marco, allora diciassettenne, salpò nel novembre 1271, al seguito del padre Niccolò e dello zio Matteo, già da tempo inseriti nei redditizi traffici commerciali con l’Oriente.
merciali infestate dai pirati, che trasformavano gli emigranti in schiavi da vendere sui mercati meno controllati: in queste circostanze, i regolari salvacondotti ottenuti a caro prezzo potevano ben poco. La meta preferita dai clandestini era il regno di Granada, facilmente raggiungibile via terra. Mercanti cristiani di Barcellona, Valencia, Lleida e Tortosa si occupavano di organizzare il viaggio via mare dei musulmani diretti verso il Maghreb, verso l’Oriente, oppure verso Cipro, Alessandria, Beirut, Tunisi: i mercanti ottenevano una concessione dal re e versavano l’imposta per la nave, mentre gli emigranti pagavano la loro tassa di uscita. Si trattava perlopiú di grandi imbarcazioni mercantili (cocche), adibite al trasporto delle merci e che potevano ospitare da un minimo di 3 a un massimo di 100 emigranti, oltre all’equipaggio. Nel corso del Trecento però le cose cambiarono, e il permesso di partire venne accordato con minore facilità, in primo luogo perché la nobiltà spagnola cominciò a lamentarsi del fatto che gli IL VIAGGIO NEL MEDIOEVO
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VIAGGI IMMAGINARI
Il sole a Mezzanotte
Pitea, uno dei primi grandi viaggiatori della storia, raccontò, nel IV secolo a.C., di un luogo straordinario, dal clima gelido eppure rischiarato dal sole per mesi. Oltre mille anni piú tardi, eruditi e scienziati cercarono di scoprirlo, alimentando il mito della misteriosa Ultima Thule... 76 IL VIAGGIO NEL MEDIOEVO
di Francesco Colotta
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in dall’antichità poeti, navigatori e geografi si sono gettati alla ricerca di una terra posta all’estremo Nord del continente europeo della quale si raccontavano mirabilie e non solo di carattere climatico. Un’isola misteriosa, chiamata Thule, dove il sole non tramontava mai, un luogo che compariva nelle mappe e nelle opere letterarie per, poi, svanire nel momento in cui qualcuno davvero si avventurava a cercarlo. Nel tempo, l’enigma si trasformò in mito, al di là della reale esistenza di
una terra che portasse quel nome. A partire dal Medioevo, in seguito, sull’onda delle leggende, l’isola divenne sinonimo di viaggio ai confini del mondo, superati i quali si accedeva a una dimensione sovrannaturale. Solo in età moderna e contemporanea si diffuse, invece, la tradizione di Thule come polo d’origine della civiltà occidentale, una tesi che forní basi teoriche a diverse correnti ideologiche gravitanti nell’area del pangermanesimo. Le prime, frammentarie informazioni su Thule
Banchi di ghiaccio nei pressi delle Thule meridionali, in Antartide. Composto da tre isole, l’arcipelago fu cosí battezzato da James Cook, che lo individuò nel 1775, perché ritenuto simile all’Ultima Thule, la leggendaria terra posta ai confini del mondo.
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GRANDI VIAGGIATORI
Francesco Petrarca
Una veduta del Campo Vaccino, olio su rame di Paul Bril. 1600. Dresda. Gemäldegalerie Alte Meister. Al centro si riconoscono le colonne del tempio dei Dioscuri: il carattere agreste del luogo, conservatosi fino ai primi scavi archeologici nell’area del Foro Romano, è lo stesso osservato da viaggiatori e pellegrini durante i secoli del Medioevo. avevo immaginato si sarebbe dissolto di fronte alla realtà, cosí nemica della fama. Invece incredibilmente questa non ha diminuito alcunché, anzi ha tutto accresciuto. Roma fu veramente piú grande di quanto pensassi, e piú grande è quanto ne resta. Non mi meraviglia che il mondo le sia stato sottomesso, ma che lo fu solo cosí tardi». Anche qui emerge una sensibilità straordinaria, che prefigura l’uomo del Rinascimento: la passione per le opere classiche, la ricerca di manoscritti, l’attenzione «archeologica» per Roma, l’approccio «geografico» nello studio delle campagne; in questo Petrarca incarna la figura emblematica di un Umanesimo che ebbe la sua massima fioritura nel XV secolo. Ma, soprattutto, come «inventore» e fondatore della moderna cultura del paesaggio, egli è davvero in anticipo con i tempi dello sviluppo della cultura occidentale. Per Petrarca il fascino di Roma non è circoscritto in un ambito letterario o estetico, esso tocca e coinvolge invece la morale e – grande novità – perfino la politica. Una frase piú di ogni altra sembra illuminare questa nuova consapevolezza: «Chi potrebbe dubitare che Roma resusciterebbe immediatamente, se cominciasse a conoscersi».
Città di cose celesti e terrene
Dopo 13 anni dal primo, giunto al quinto viaggio a Roma (siamo ora tornati al giubileo del 1350), lo stupore è invariato rispetto alla prima volta. In occasione del viaggio fatto per ottenere l’indulgenza giubilare nel 1350, Petrarca scrive una lettera a Philippe de Vitry, sapendo oltretutto che probabilmente sarebbe stata per lui l’ultima volta a Roma: «Il viaggiatore passerà le soglie delle chiese degli apostoli e calcherà la terra rosseggiante del sacro sangue dei martiri; vedrà l’effigie del divino volto conservata sul velo della Veronica o sulle pareti della madre di tutte le chiese; noterà il luogo dove Cristo si fece incontro al profugo Pietro (…), se poi piacerà al viaggiatore di rivolgere la mente dalle cose celesti alle terrene, alzerà gli occhi agli stupendi palazzi dei duci e dei principi romani, sebbene in rovina, degli Scipioni, dei Cesari, dei Fabi, e di altri innumerevoli personaggi, ammirerà i sette colli chiusi dentro una sola cerchia di mura, un tempo dominatori di tutta la terra, di 110
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