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MEDIOEVO DOSSIER
EDIO VO M E Dossier
CATTEDRALI E ABBAZIE
N°63 Luglio/Agosto 2024 Rivista Bimestrale
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€ 7,90
CATTEDRALI E ABBAZIE
UN VIAGGIO TRA LUCE E SPIRITUALITÀ
IN EDICOLA IL 26 LUGLIO 2024
CATTEDRALI E ABBAZIE UN VIAGGIO TRA LUCE E SPIRITUALITÀ testi di Cécile Caby, Enrico Faini, Sonia Merli e Chiara Piccinini
4 PRESENTAZIONE 6 LE GRANDI CATTEDRALI 6. Una cattedra molto ambita 12. Schede: Modena, Pisa, Spoleto, Amalfi, Bari, Monreale 20. Preghiera e trasgressione 25. Schede: Trento, Milano, Firenze, Orvieto, Atri, Lucera 32. Capolavori in corso 38. Schede: Autun, Angoulême, Arles, Salamanca, Jaca, Santiago di Compostella 46. All’altezza del potere 50. Schede: Amiens, Reims, Parigi, Chartres, Bourges, León 58 L’ITALIA DELLE ABBAZIE 58. Dall’Oriente con rigore 64. Schede: Chiusa San Michele, Sesto al Reghena, Codigoro, Ferentillo, Subiaco, Venosa 70. Tempo di riforme 74. Schede: Milano, Chiusdino, Priverno, Cava de’ Tirreni, Capri, Palermo 80. Le ore dei monaci 85. Schede: Pavia, Asciano, Poppi, Sassovivo, Rossano, Codrongianos 92. Poveri come nostro Signore 95. Schede: Venezia, Treviso, Firenze, Tolentino, Assisi, Napoli, Novalesa, Como, Brescia, San Benedetto Po, Verona, Padova, Chiavari, Bobbio, Nonantola, Bologna, Genga, Serra Sant’Abbondio, Grottaferrata, Cassino, Bominaco, Castiglione a Casauria, Goleto, Benevento, Staffarda, Pontida, Forlí, Vallombrosa, Pisa, Chiaravalle di Fiastra, Farfa, Casamari MEDIOEVO NASCOSTO 3
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a Chateaubriand a Proust, da Hugo a Kafka, la letteratura moderna ha celebrato il fascino delle cattedrali con accenti suggestivi, senza però l’incanto che solo un testimone del Medioevo poteva esprimere. Ci riferiamo alle parole del monaco benedettino Rodolfo il Glabro (980/985–1046): «Sembra che – scrive nelle celebri Cronache dell’anno Mille – la terra stessa come scrollandosi e liberandosi dalla vecchiaia si rivestisse tutta di un candido manto di chiese». Un inno al rinnovamento, l’annuncio di un’era giovane, di fermenti culturali, religiosi e artistici. Nella stagione che la storiografia anglosassone identifica come «Pieno Medioevo» (High Middle Ages) – XI, XII e XIII secolo – si assiste ad un vero e proprio boom di cantieri di cattedrali: nelle odierne Francia, Italia, Spagna e Germania milioni di tonnellate di pietra vengono estratte dalle cave per portare a compimento questi ambiziosi progetti edilizi. Ma come nasce il fenomeno? Nel travagliato contesto altomedievale, con gli abitati che tendono ad asserragliarsi all’interno delle mura, le gerarchie ecclesiastiche divengono le autorità politiche di riferimento per la cit-
tadinanza. Le cattedrali, in quanto sede episcopale, assurgono allora a elemento centrale per la comunità, e si stagliano come protagoniste «fisiche» del paesaggio. A seconda della località, riflettevano gusto e tradizioni specifiche, seguendo gli stili architettonici in voga in quel periodo, il romanico e il gotico. Soprattutto in Italia, tuttavia, il paesaggio risultava puntellato anche da un altro monumento simbolo dell’architettura cristiana: l’abbazia, tipologia di monastero intorno al quale spesso sorgevano interi centri abitati. Tracciarne il profilo, raccontarne l’evoluzione, significa ripercorrere la genesi e lo sviluppo dei piú importanti Ordini religiosi, dalle originarie comunità benedettine fino alle tarde espressioni del movimento mendicante. Cattedrali e abbazie rappresentano un patrimonio incredibilmente vivo della cultura europea e ancora oggi attirano milioni di visitatori e appassionati. Il nuovo Dossier di «Medioevo» invita i lettori a riscoprirne lo splendore. L’abbazia di Monte Oliveto Maggiore (Asciano, Siena).
Preghiera e trasgressione 20
CATTEDRALI E ABBAZIE
Consacrate con cerimonie improntate alla massima solennità, in molti casi alla presenza del papa, le chiese madri si fanno spesso teatro dell’incontro tra sacro e profano. Fino a ospitare feste a dir poco... singolari
di Sonia Merli e Chiara Piccinini
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ra gli elementi che nel corso del millennio medievale contraddistinguevano lo status della chiesa cattedrale e che ne rafforzarono la posizione di preminenza rispetto alle altre chiese della diocesi, c’era la cerimonia solenne della sua dedicazione, per effetto della quale l’edificio veniva ufficialmente consacrato al culto divino. La prima parte di tale rito, che dobbiamo immaginare di grande complessità e suggestione, era riservata soltanto al vescovo e al suo clero. La cerimonia prevedeva tre giri all’esterno della chiesa per aspergerne le mura, quindi, dopo l’ingresso del corteo episcopale all’interno, una serie di litanie e prostrazioni, l’iscrizione con il pastorale delle lettere dell’alfabeto greco e latino su due strisce di cenere a forma di croce decussata e la preparazione dell’acqua gregoriana (una miscela d’acqua, sale, ceneri e vino) con cui venivano tracciate croci e fatte aspersioni in diversi punti della chiesa. Nella seconda parte della cerimonia, aperta anche al popolo, si procedeva alla consacrazione dell’interno della cattedrale e dell’altare tramite diverse unzioni con il crisma (una miscela a base di olio e di balsamo) e incensazioni. Dopo la benedizione delle tovaglie e delle suppellettili e l’allestimento dell’altare, si celebrava infine la Messa solenne.
È la distanza a far da regola
Particolare della decorazione del portico della cattedrale di Metz raffigurante il Graoully, il mostro che, secondo la tradizione, era stato affogato nel fiume locale da san Clemente, primo vescovo della città. XIII sec.
Tra gli atti di omaggio formali dovuti alla «chiesa madre» c’era poi la commemorazione annuale da parte di tutte le chiese della diocesi dell’anniversario della sua dedicazione, cui si aggiunse l’obbligo del prelievo del crisma solennemente consacrato in occasione della Messa del Giovedí Santo, quando tutto il clero cittadino si riuniva intorno al vescovo. Questa regola, fissata definitivamente all’inizio del IX secolo, stabiliva infatti che i sacerdoti residenti a non piú di cinque miglia dalla città dovessero recarsi personalmente in cattedrale, mentre tra quelli che abitavano a una distanza superiore alle otto-dieci miglia lo stesso vescovo ne avrebbe eletto uno che avrebbe preso in consegna l’olio benedetto per poi distribuirlo a tutti gli altri. Ulteriore fonte di prestigio per le cattedrali medievali era il fatto che in molti casi tali edifici si ritenevano fondati dal primo evangelizzatore della diocesi o dal protovescovo. Ne derivò che i sepolcri dei vescovi fondatori e le reliquie dei martiri – preziosissima componente del «tesoro» della cattedrale – divennero ben presto ogCATTEDRALI E ABBAZIE
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All’altezza del
potere
Alla valenza religiosa delle grandi cattedrali si affianca ben presto il desiderio di farne altrettanti veicoli per la celebrazione di re e imperatori. Come nel caso, esemplare, della basilica francese di Saint-Denis
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Sulle due pagine uno scorcio della facciata occidentale della basilica di Saint-Denis, sorta sulla tomba di san Dionigi. A destra l’abate Suger in una delle vetrate policrome della basilica di Saint-Denis realizzate alla metà dell’Ottocento da Alfred Gérente per rimpiazzare gli originali duecenteschi danneggiati o perduti.
di Sonia Merli e Chiara Piccinini
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a monarchia francese, che fin dalle sue origini aveva stabilito saldi rapporti con la Chiesa di Roma, nel corso dei secoli associò ad alcuni edifici religiosi del regno la celebrazione di cerimonie legate a una «liturgia della monarchia» sempre piú solenne e carica di significati. E ciò soprattutto in relazione a eventi particolarmente importanti per la trasmissione del potere, quali la morte (e sepoltura) del sovrano e la consacrazione del suo successore, che trovarono ben presto nella basilica di Saint-Denis e nella cattedrale di Reims i luoghi di riferimento «istituzionali». Martirizzato verso la metà del III secolo, Dionigi, vescovo di Parigi, fu seppellito a qualche chilometro dalla città, sulla via che conduceva a Beauvais. Intorno al 475, sulla sua tomba fu edificata una prima chiesa; ma la svolta si ebbe due secoli dopo, quando il re Dagoberto, trasformata la primitiva comunità religiosa che vi era sorta in un monastero benedettino, scelse di esservi seppellito (639). Da quel momento si cominciarono ad aggiungere nuovi elementi alla figura del santo titolare e, nel IX secolo, per avvalorare l’anzianità e il prestigio del monastero, il vescovo Dionigi fu identificato con Dionigi l’Areopagita, il filosofo ateniese convertito da san Paolo ed evangelizzatore della Gallia. A partire dall’XI secolo, e soprattutto al tempo dell’abate Suger (1122-1151), amico e consiCATTEDRALI E ABBAZIE
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Oriente rigore
Dall’ con
La nascita e il proliferare delle abbazie si legano al diffondersi del monachesimo, un fenomeno che ha le proprie radici nel cristianesimo delle origini e i cui precursori furono quei personaggi che, per esempio in Egitto, abbracciarono ideali di vita basati sull’ascesi e l’eremitaggio
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CATTEDRALI E ABBAZIE
di Cécile Caby
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n Italia, come in tutto l’Occidente, il monachesimo si afferma a partire dal IV secolo, ispirandosi all’ideale di vita degli asceti dei deserti d’Egitto, come Antonio († 356), Pacomio († 346) o Basilio († 379). A Roma, questa influenza orientale trova terreno fertile grazie a personaggi carismatici, come san Girolamo, e all’esistenza, nell’alta società dell’epoca, di una spiritualità ascetica pronta ad accogliere le proposte monastiche. Proprio fra le donne di questa tarda aristocrazia romana san Girolamo, giunto a Roma nel 381, trovò i suoi piú ferventi discepoli, tanto che, attorno alle loro case, sorsero piccoli monasteri domestici. Forse a causa del suo carattere elitario e individuale, questa prima forma di monachesimo domestico e nobiliare ebbe poco successo al di fuori di Roma. Durante il V secolo fu un movimento piú organizzato e riconosciuto dall’autorità della Chiesa a propagandare la tradizione orientale in Italia. Tra le manifestazioni piú caratteristiche del monachesimo altomedievale nella Penisola va ricordato il tentativo, breve ma significativo, compiuto nella nativa Calabria da Cassiodoro, alto funzionario alla corte del re ostrogoto Teo-
dorico. Intorno al 540, egli decise di ritirarsi a vita monastica: fondò sui suoi possedimenti un monastero denominato Vivarium, destinato alla contemplazione, all’attività intellettuale e allo studio della cultura sacra e di quella profana.
Un rigore esasperante
Pochi anni dopo il fallimento di Vivarium, fa la sua comparsa Benedetto da Norcia. La sua biografia, conosciuta quasi unicamente tramite il racconto agiografico dei Dialoghi di Gregorio Magno, è cosí poco puntuale che alcuni autori sono giunti a chiedersi se fosse mai esistito. Benedetto nacque probabilmente alla fine del V secolo nella regione di Norcia; ancora studente a Roma, decise di consacrarsi a Dio. Dopo tre anni di vita eremitica tentò di inserirsi in una comunità, ma i confratelli, esasperati dall’estremo rigore che, nel suo desiderio di riforma pretendeva di imporre, tentarono di avvelenarlo. Benedetto istituí vari monasteri, tra i quali, intorno al 530, quello di Montecassino, dove alla sua morte (547 o 560) venne sepolto. Per Montecassino, Benedetto scrisse, «una piccola rego(segue a p. 62)
Tebaide, tempera su tavola variamente attribuita al Beato Angelico, a Gherardo Starnina o a un imitatore settecentesco. Firenze, Galleria degli Uffizi. L’opera raffigura il «territorio di Tebe», la Tebaide appunto, inteso come la regione desertica dell’Alto Egitto, dove i primi monaci ed eremiti cristiani si ritirarono in solitudine.
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Tempo di
riforme
All’indomani del Mille mutano gli assetti dell’Europa e anche il monachesimo cambia pelle: soprattutto per l’avvento di Cluniacensi e Cistercensi
di Cécile Caby
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ell’Italia dei secoli XI e XII, i monaci occupano una posizione eminente. In questo periodo, in Europa le fondazioni proliferano un po’ ovunque, proponendo forme di vita monastica molto diverse tra loro. Ma, soprattutto in Italia, i monaci assumono un ruolo decisivo nel grande movimento di riforma della Chiesa promosso dal papato. Primi fra questi servitori del papato riformatore, i potenti abati dell’abbazia di Cluny, in Borgogna, che fin dalla sua fondazione, nel 910, era stata simbolicamente donata a san Pietro e ai papi suoi successori. Già dalla metà del X e per tutto l’XI
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secolo, gli abati di Cluny avevano tentato di riformare i monasteri italici, introducendo gli usi allora in vigore nella loro abbazia, e nella seconda metà dell’XI secolo si osserva una notevole diffusione delle dipendenze cluniacensi: nel 1077, l’abbazia di Polirone, fondata dai marchesi di Canossa, viene affidata a Cluny da Gregorio VII; a Farfa, sotto il grande abate Ugo († 1038), già era stato promulgato un Constitutum modellato sugli usi cluniacensi; la Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, infine, divenne il piú attivo focolaio di diffusione delle consuetudini cluniacensi in Italia.
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Tolosa Grasse Silos Cardena Ripoll S. Juan Silos
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L’ORDINE CLUNIACENSE L’ORDINE CLUNIACENSE
In alto la diffusione dei Cuniacensi. L’Ordine si organizzò in gruppi di priorati e abbazie dipendenti, ricevendo grande impulso soprattutto per merito di Oddone (926-943) e Pietro il Venerabile (1122-1156), e raggiunse il suo massimo sviluppo intorno alla metà del XIII sec. Nella pagina accanto miniatura raffigurante papa Urbano II che consacra, nel 1095, l’altare del monastero di Cluny, in cui fu priore prima di diventare pontefice, dalla Cronaca dell’abbazia di Cluny. XII sec. Parigi, Bibliothèque nationale de France.
«Quinque filiae», i cinque monasteri «Quinque filiae», i cinque monasteri direttamente dipendentida daCluny Cluny direttamente dipendenti II tre che hanno hannoadottato adottato tre monasteri monasteri che la regola di Cluny modificandola la regola di Cluny modificandola Altri importanti Altri monasteri monasteri importanti Zone di grande densità monastica Zone grande densità monastica cluniacense cistercense cluniacense ee cistercense Nel 1109 l’Ordine Nel l’Ordine cluniacense cluniacense comprende 1184 comprende 1184 conventi conventi
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ore dei monaci Le
Fra le mura delle abbazie le giornate sono scandite dai precetti delle regole che ciascun Ordine ha scelto di seguire. In un alternarsi di studio, lavoro e preghiera
di Cécile Caby
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urante il Medioevo, di tutti i cristiani che si sforzano di raggiungere il Regno di Dio, il monaco viene considerato il piú avanzato nella scala della perfezione, in quanto ha scelto di rinunciare alla sua volontà per consacrare la propria vita a Cristo. Contrariamente ad altre categorie di chierici, i monaci vivono in comunità organizzate secondo una Regola ed è questo il motivo per cui vengono chiamati regolari. Nell’Occidente medievale, la Regola piú diffusa è, soprattutto a partire dal IX secolo, quella di Benedetto da Norcia. Sulla base di questo testo, molto generico e che propone orientamenti piuttosto che norme precise per il comportamento quotidiano, vengono elaborati in alcuni monasteri, o gruppi di monasteri, usi o consuetudini, che definiscono l’osservanza specifica di ciascun Ordine monastico e tutti i particolari della vita quotidiana, dall’inizio alla fine della giornata. Il monaco ha l’obbligo di conoscere perfettamente la Regola di Benedetto e gli usi del suo monastero, e quindi, durante il periodo (in generale un anno) di preparazione alla professione monastica, il novizio deve, sotto il severo controllo di un maestro, mettersi d’impegno e apprendere queste nozioni. Inoltre, ogni giorno, durante la riunione di tutti i monaci della comunità (il capitolo, che si svolge nella sala detta appunto capitolare), viene letto e commentato dal superiore un brano di queste «leggi» che disciplinano la vita comune.
Sotto il controllo e la guida dell’abate
La comunità che vive in un monastero non è composta da soli monaci. Ci sono anche i novizi, i bambini ospitati dal monastero e destinati a diventare monaci non appena raggiunta l’età consentita, i laici specializzati nei lavori manuali (i conversi) nonché dei semplici servitori. Per 80
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Nella pagina accanto vetrata policroma raffigurante Bernardo di Chiaravalle che prega durante la mietitura, opera attribuita a Bartel Bruyn il Vecchio o alla sua cerchia. 1525 circa. Colonia, cattedrale.
non parlare poi degli ospiti di passaggio alloggiati nella foresteria: nobili, benefattori del monastero, qualche vescovo o cardinale di ritorno da una missione, ma anche semplici pellegrini in viaggio verso Roma, Santiago di Compostella, Monte Gargano o qualche altro santuario. Tutti sono sottoposti all’autorità dell’abate, o del priore, vero capo del monastero e padre della comunità. A lui il futuro monaco promette di rispettare i voti (castità, povertà, stabilità e ubbedienza) e che il futuro converso chiede vitto, alloggio e protezione in cambio dell’impegno a servire il monastero. Ogni giorno, l’abate convoca il capitolo, ascolta la confessione dei suoi confratelli, organizza la ripartizione dei lavori e degli impegni comunitari e, soprattutto, bada agli affari quotidiani del monastero: accoglienza degli ospiti prestigiosi, contratti vari, vendite o acquisizione di beni patrimoniali o di ordinario consumo, liti e questioni giuridiche, ecc. È aiutato da «ufficiali», il cui numero e qualifica cambiano a seconda dei luoghi. In generale, ci sono un priore (il secondo nella gerarchia dopo l’abate), un economo, un responsabile della foresteria e dell’inferme-
VITE SOLITARIE E DI COMUNITÀ Due sono le principali correnti del monachesimo (dal greco monos, cioè solo): il cenobitismo, ovvero la vita religiosa comunitaria, e l’eremitismo (o anacoretismo), che indica un’esperienza religiosa solitaria. Nel monachesimo orientale dei secoli III-V, prevale la tendenza anacoretica, benché tenda progressivamente a privilegiare forme attenuate di vita ascetica: gli eremiti, per esempio, si ritrovano per pregare o per scambiare consigli. In Occidente, il monachesimo è di tendenza comunitaria e cenobitica, senza escludere tentativi eremitici moderati, come l’esperienza certosina di vita solitaria all’interno di una comunità.
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Poveri come nostro Signore Sulla scia di Francesco d’Assisi, gli Ordini Mendicanti sono protagonisti della vita religiosa del Medioevo, ponendosi in continuità con le forme primitive del monachesimo cristiano di Cécile Caby
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eriodo di effervescenza sociale e spirituale, la fine del XII secolo vide la moltiplicazione di nuove esperienze religiose, alcune delle quali in rottura con le autorità ecclesiastiche (Valdesi, Catari o Albigesi), altre, invece, finalizzate alla difesa della Chiesa. Pur nascendo da uno stesso ideale di riforma, le loro posizioni spesso si scontravano. È, per esempio, a seguito di una missione di predicazione contro gli Albigesi che il canonico castigliano Domenico di Guzman (1170-1221) maturò un progetto di comunità formata da religiosi dalla condotta irreprensibile e culturalmente preparati, in grado di vincere con l’esempio e la predicazione il pericolo cataro. Questo ordine, detto dei frati Predicatori, o Domenicani, fu approvato da papa Onorio III nel 1216 ed ebbe un successo immediato. Negli stessi anni, piú precisamente nel 1209, un giovane di Assisi di nome Francesco (1178 circa-1226), rinunciava alla vita agiata che gli assicurava la sua famiglia per seguire strettamente i precetti evangelici: nel progetto di Francesco e dei suoi primi compagni, i frati dovevano vivere in completa povertà, senza proprietà né a titolo personale, né in comune, vivendo del lavoro e della questua. L’Ordine – detto per umiltà dei Minori o, dal nome del fondatore, dei Francescani – ricevette una prima approvazione orale nel 1210 da Innocenzo III e un’approvazione ufficiale da Onorio III nel 1223. Questi primi due Ordini Mendicanti, nati quasi simultanea92
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Sulle due pagine scene dal ciclo delle Storie francescane affrescato da Giotto nella Chiesa Superiore della basilica di S. Francesco ad Assisi. 1290-1295 circa. A sinistra, Saluto di santa Chiara e delle sue compagne a san Francesco; nella pagina accanto, La rinuncia agli averi.
mente, furono seguiti da altri, quali gli Eremiti di sant’Agostino (o Eremitani, o ancora Agostiniani), i Serviti, i Carmelitani.
Intrusioni a fin di bene
Tutti gli Ordini Mendicanti sono caratterizzati dalla regola fondamentale della povertà collettiva, che si aggiunge alla povertà individuale (impegno quest’ultimo condiviso da tutti i religiosi), e dall’uso di mendicare nei luoghi pubblici. Si distinguono inoltre dai monaci in quanto, rispetto alla preghiera e alla meditazione, privilegiano la volontà di imitare Cristo in particolare nell’apostolato e nella vocazione pastorale. Si dedicavano infatti alla predicazione iti-
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