SU MA LL R AV C IA O DE PO LL LO A SE TA
MEDIOEVO DOSSIER
Dossier
MARCO POLO
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N°60 Gennaio/Febbraio 2024 Rivista Bimestrale
40060
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EDIO VO M E
MARCO POLO
LA GRANDE AVVENTURA
IN EDICOLA IL 20 GENNAIO 2024
MARCO POLO LA GRANDE AVVENTURA a cura di Francesco Colotta testi di Alvaro Barbieri, Vito Bianchi, Furio Cappelli, Franco Cardini, Claudio Costa, Elisabeth Crouzet-Pavan e Lorenzo Pubblici
8. Sulla Via della Seta Nei luoghi del Milione 16. Storia di un mercante Uno sguardo nuovo 24. Venezia Quando Venezia si prende la scena 48. Mercante, esploratore e scrittore 48. «Di quei paesi riferiva tutto a milioni» 56. Fino ai confini del mondo 66. Come in una fiaba 74. Gregorio X Incontro in Terra Santa 80. Arghun Il Mongolo quasi crociato 84. Alla scoperta del Catai Cosí la Cina divenne… vicina 108. Il Milione degli animali Quante meravigliose creature! 118. Le grandi esplorazioni Viaggiatori coraggiosi
Nei luoghi del Milione
L’inconfondibile profilo di Istanbul, al tramonto. Dalla città sul Bosforo ebbe inizio il viaggio raccontato nel Milione: «Al tempo che Baldovino era imperadore di Gostantinopoli – ciò fu ne gli anni di Cristo 1250 –, messere Niccolaio 8
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Polo, lo quale fu padre di messere Marco, e messere Matteo Polo suo fratello, questi due fratelli erano nella città di Gostantinopoli venuti da Vinegia con mercatantia, li quali erano nobili e savi sanza fallo. Dissono fra loro e
ordinorono di volere passare lo Gran Mare per guadagnare, e andarono comperando molte gioie [gemme e pietre preziose] per portare, e partironsi in su una nave di Gostantinopoli e andarono in Soldania [Sudak, in Crimea]».
Quest’ultima città, situata a ovest di Caffa, era un emporio frequentato dai Polo, i quali vi avevano un magazzino, ed era un centro molto importante per i mercanti che lavoravano in questa zona. MARCO POLO
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Quando Venezia si prende la scena La città di Marco Polo conquista il suo ruolo di superpotenza grazie alle ripetute vittorie ottenute dalla sua flotta, alle quali si affianca una formidabile crescita economica. Mercanti e imprenditori determinati agiscono in un clima di straordinario dinamismo… di Elisabeth Crouzet-Pavan
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er evocare gli spazi marittimi sui quali si andò edificando la potenza di Venezia, i convogli di battelli, il porto e gli arrivi di prodotti mediterranei e orientali, vale la pena di cominciare con alcune immagini. Per tutti – uomini di ieri e di oggi –, esse proclamano che Venezia è la regina del mare; la rappresentano, come nell’affresco che Jacopo e Domenico Tintoretto immaginarono per il soffitto della Sala del Senato, nel Palazzo Ducale della città lagunare, nei panni di una sovrana che regna sui sudditi, mentre tritoni e nereidi vengono in corteo a recarle doni (vedi foto sulle due pagine). Nel cuore del Palazzo Ducale, là dove si decidono gli affari della Repubblica, nelle sale dove siedono i diversi consigli, sono stati affrescati grandi cicli pittorici che il visitatore può tuttora ammirare. E la storia della loro realizzazione è ben nota. Nel 1587, due patrizi illustri vengono incaricati di consultare le antiche cronache, per stilare l’elenco delle piú grandi battaglie navali combattute da Venezia. Si è infatti deciso di rinnovare la decorazione delle 24
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Il soffitto della Sala del Senato nel Palazzo Ducale di Venezia, al centro del quale spicca il Trionfo di Venezia regina dei Mari, affrescato da Jacopo e Domenico Tintoretto. 1581-1584.
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«Di quei paesi riferiva tutto a milioni»
(Giovanni Battista Ramusio, 1485-1557)
Marco Polo fece rientro nella sua Venezia nel 1295, dopo oltre vent’anni di assenza. Era reduce da un viaggio nelle piú remote regioni dell’Asia, del quale diede conto in un’opera dal valore documentario unico nel suo genere di Elisabeth Crouzet-Pavan 48
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In alto, a sinistra Marco Polo, in un ritratto affrescato nella Sala del Mappamondo di Palazzo Farnese a Caprarola. 1573-1575.
Miniatura raffigurante la partenza dei Polo da Venezia, da Li Livres du Graunt Caam (Il Libro del Gran Khan), edizione in francese arcaico del Milione. Inizi del XV sec. Oxford, Bodleian Library. Marco, allora diciassettenne, salpò nel novembre 1271, al seguito del padre Niccolò e dello zio Matteo, già da tempo inseriti nei redditizi traffici commerciali con l’Oriente. MARCO POLO
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Mercante, esploratore e scrittore
Come in una fiaba
Particolare di una miniatura raffigurante cercatori di perle e pietre preziose destinate al Khubilai Khan, da un’edizione del Livre des merveilles illustrata dal Maestro di Egerton. 1410-1412. Parigi, Bibliothèque nationale de France. 66
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di Alvaro Barbieri
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ra le grandi creazioni della letteratura romanza del Medioevo, Il Milione è un’opera scaturita dalla collaborazione fortuita e feconda tra due figure del tutto diverse per provenienza, esperienze e mentalità: il veneziano Marco Polo e il pisano Rustichello, catturati dai Genovesi in due successivi scontri navali e incontratisi nel 1298 nelle carceri della Superba. Da un lato c’è l’uomo d’azione, formatosi nel mondo della mercatura, che ha percorso le immense estensioni dell’Asia gengiskhanide e solcato le acque dell’Oceano Indiano; dall’altro lato abbiamo invece il sedentario, l’uomo di penna che padroneggia gli strumenti della comunicazione letteraria. Come spesso accade nelle scritture di viaggio medievali, anche questo libro nasce dal contributo di due personalità distinte che mettono in gioco le loro rispettive competenze. I piú noti Itineraria scritti tra la fine del Duecento e la metà del Quattrocento risultano dal sodalizio di un viaggiatore-narrante con un letterato-estensore: la cooperazione tra i due autori è di solito registrata da una nota liminare (collocata nelle parti proemiali o nell’explicit) in cui il compilatore, auctor-scriptor, garantisce di aver verbalizzato fedelmente le parole di colui che ha vissuto e ricorda l’avventura, l’auctor-dictator.
Un’osmosi ricorrente
Sintomatico, a questo riguardo, il caso del missionario francescano Odorico da Pordenone, protagonista di un’eccezionale spedizione ad partes Indiae, il cui resoconto venne redatto nel 1330 dal confratello Guglielmo da Solagna. Ma analoghe forme di osmosi fra due autori si incontrano anche nel mondo islamico: il celebre Ibn Battuta (1304-1368/69) dettò le memorie delle sue peregrinazioni a un certo Ibn Djuzay, che le rifuse e ordinò in un’opera compatta e di mole considerevole. Come si vede, l’homo viator possiede conoscenze verificate de visu o raccolte da informatori, ma non è in grado di fissarle in forma letteraria, sicché deve avvalersi dell’homme du livre, il quale opera la trasposizione del vissuto sul piano testuale.
Un’altra miniatura dal Livre des merveilles di Marco Polo illustrato dal Maestro della Mazzarina raffigurante i fratelli Polo durante l’attraversamento della Persia. 1410-1412. Parigi, Bibliothèque nationale de France.
Lo schema di collaborazione appena presentato ritorna nella composizione del Milione: a Marco Polo, infatti, vanno ascritti i contenuti informativi del libro; a Rustichello dev’essere attribuita la messa per iscritto di tali contenuti in prosa francese. Circa la genesi e le modalità di stesura non si può dire nulla di assolutamente sicuro. In assenza di dati certi, ci dobbiamo accontentare di quanto si ricava dal capitolo proemiale, dove si legge che il Veneziano, essendo «prigioniero nelle carceri di Genova, fece esporre [fist retraire] tutte queste cose [le notizie sull’Asia] a maestro Rustichello da Pisa, che si trovava in MARCO POLO
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Viaggiatori coraggiosi Quella di Marco Polo fu certamente un’esperienza straordinaria, ma non fu l’unica: anche altri Occidentali si spinsero in terra d’Asia. Primi fra tutti i religiosi decisi a convertire i Mongoli di Franco Cardini
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C’
è una storia non troppo conosciuta, che corrisponde a una «grande illusione» e a una «falsa partenza». Fra il 1271 e il 1295, il viaggiatore e mercante veneziano Marco Polo viaggiò, per terra e per mare, da Venezia alla Siria al Golfo Persico, alla Cina e di lí, attraverso lo Stretto di Malacca, l’Oceano Indiano, la Persia e il Mar Nero, riguadagnò la patria. Catturato dai Genovesi dopo la battaglia di Curzola del 1298, Marco Polo dettò le sue memorie a un compagno di prigionia, Rustichello da Pisa. Ne uscí un celebre libro redatto in franco settentrionale, il Devisement du monde, forse piú noto con il titolo di Livre des Merveilles, e ben presto volgarizzato in varie redazioni italiche e conosciuto come Il Milione. Un libro strano e affascinante, a metà fra il testo memoriale autobiografico, il manuale geoantropologico, il taccuino d’appunti del mercante e il reportage cronistico: si è molto discusso sulle sue caratteristiche di autenticità, attendibilità e originalità.
Una tradizione consolidata
Poco noto è il fatto che Marco Polo s’inseriva, in un certo senso, in una tradizione già consolidata. Prima di lui, religiosi, missionari e mercanti, in un modo o nell’altro e per differenti ragioni, avevano percorso almeno in parte gli itinerari che egli stesso toccò. Dopo la grande avventura di Alessandro Magno, l’Asia, per il mondo ellenistico-romano e poi per il Medioevo euro-occidentale, era rimasta un continente profondo e misterioso, dal quale giungevano scarse e preziose merci insieme a favolose notizie di mostri, d’immense ricchezze, di deserti sterminati e di città popolose: mai il commercio e le strade lungo le quali esso si svolgeva – veicolando, fra l’altro, verso il Mediterraneo e l’Europa le apprezzate merci ch’erano sovente anche materie prime importanti per la medicina, la produzione manifatturiera e l’alimentazione, le «spezie» – erano affidati alle carovaniere percorse dai mercanti arabi, siriani e persiani. Fra l’XI e il XII secolo, sulla scia del movimento crociato, i mercanti delle città marinare soprattutto italiane (Amalfi, Genova, Pisa, Venezia), ma anche provenzali e catalane (Marsiglia, Montpellier, Barcellona), avevano fondato tra impero bizantino, Vicino Oriente, Egitto e isole mediterraMiniatura raffigurante l’arrivo di una nave di mercanti a Hormuz, nel Golfo Persico, da un’edizione del Livre des Merveilles di Marco Polo illustrata dal Maestro della Mazarine. 1410-1412. Parigi, Bibliothèque nationale de France. MARCO POLO
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