Skip to main content

Medioevo Dossier n. 56, Maggio/Giugno 2023

Page 1

Timeline Publishing Srl - Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c.1, LO/MI.

RO S M A AN C O RO IM PE RO

MEDIOEVO DOSSIER

EDIO VO M E Dossier

SACRO ROMANO IMPERO

LA STORIA I LUOGHI I PROTAGONISTI

30056 9

771127

059004

€ 7,90

SACRO ROMANO IMPERO

N°56 Maggio/Giugno 2023 Rivista Bimestrale

IN EDICOLA IL 18 MAGGIO 2023


SACRO ROMANO IMPERO LA STORIA • I LUOGHI • I PROTAGONISTI a cura di Francesco Colotta testi di Alessandro Barbero, Alessandro Bedini, Fabio Brioschi, Francesco Colotta, Franco Cardini,

Paolo Golinelli, Chiara Mercuri, Marina Montesano, Ludovica Sebregondi e Francesco Troisi

DALLE ORIGINI ALLA LOTTA PER LE INVESTITURE I CAROLINGI 8. Il Natale dell’Europa GLI OTTONI 22. Sogni e ambizioni del duca di Sassonia IL REGNO D’ITALIA 36. Il secolo breve di Berengario

L’IMPERO DEGLI HOHENSTAUFEN FEDERICO BARBAROSSA 52. Il re del mondo FEDERICO II DI SVEVIA 62. Quel sovrano «meraviglioso»...

L’IMPERO DEGLI ASBURGO MASSIMILIANO I 82. Il grande cacciatore

CARLO V 88. Il signore del sole perenne

LE CITTÀ SIMBOLO AQUISGRANA, PRAGA, VIENNA 112. Tre regine per un impero


SACRO ROMANO IMPERO

L’ETÀ DEGLI OTTONI

Gli Ottoni

Sogni e ambizioni del duca di Sassonia

22

SACRO ROMANO IMPERO


Nel 962 sale al trono Ottone I e la sua consacrazione, a Roma, segna la rinascita dell’istituzione imperiale. Grazie a lui e ai suoi successori la formidabile esperienza politica del «Sacro Romano Impero» vive una nuova stagione cruciale di Chiara Mercuri

N

el capitolo precedente sono stati descritti la genesi e lo sviluppo di quello che è passato alla storia come «Impero carolingio» o «Sacro Romano Impero di Carlo Magno»; ovvero la creazione di un enorme Stato europeo, basato su una corona imperiale – cinta dal re dei Franchi, Carlo Magno – conferita dal papa di Roma. Da quell’impero continentale, che corrispondeva all’Europa occidentale, ebbero origine i tre grandi nuclei nazionali europei: la Germania, la Francia e l’Italia. Tali nazioni emersero come un insieme di caratteri culturali e sociali distintivi in un periodo ben preciso, e cioè nei difficili anni seguiti alla morte del figlio di Carlo, Ludovico il Pio, avvenuta nell’840. All’indomani della sua scomparsa, la delicata costruzione imperiale andò presto in crisi, sia a causa dei conflitti sorti tra gli eredi e i pretendenti, sia per le profonde differenze esistenti tra i territori e i popoli che li abitavano. Da tale crisi si poté uscire solo dividendo l’impero in tre tronconi. La Francia prese una strada autonoma e nazionale, e cosí avvenne – in parte – anche per la Germania e per l’Italia. Quest’ultima riprese, nell’estensione territoriale (l’Italia centro-settentrionale) e nell’espressione della sua capitale (Pavia), confini e ordinamenti molto vicini a quelli del regno longobardo a suo tempo annesso da Carlo Magno.

Al di sopra degli altri monarchi

Se alla morte di Carlo Magno la separazione dei vari territori che formavano l’ex impero carolingio fu un fenomeno quasi fisiologico, il problema dell’eredità imperiale restava spinoso. Solo la corona imperiale dava diritto a uno status «superiore», formale quanto ambiguo, garantito dalla vicinan-

za e tutela della sede pontificia. Nella cultura medievale, il papa era vicario di Cristo sulla terra, e la consacrazione dell’imperatore – che, seguendo la tradizione inaugurata da Carlo Magno, doveva avvenire proprio a Roma – era considerata una trasmissione di autorità, capace di elevare il sovrano al di sopra degli altri monarchi. Oggi una simile concezione simbolica e ideologica può forse risultare incomprensibile, ma appariva del tutto fondata nell’immaginario degli uomini medievali, educati alla suggestione della liturgia e del rito. Dai lidi scozzesi alle foreste balcaniche, l’uomo medievale riconosceva l’importanza dell’incoronazione di un imperatore da parte dell’autorità religiosa, e questo legame inscindibile, stabilitosi con l’incoronazione di Carlo Magno da parte di Leone III nella notte di Natale dell’800, rimase quindi indissolubile, anche quando l’impero carolingio vacillò e cadde in frantumi, e le strade dei diversi regni nazionali sembrarono prendere tracciati sempre piú divergenti. Il papa rivolgeva il suo sguardo verso l’imperatore; ne chiedeva la protezione, ne sollecitava l’intervento, ne criticava l’azione. Quest’ultimo, non poteva restare indifferente all’attività del pontefice, alle sue nomine, alle sue preferenze, al suo atteggiamento nella politica diplomatica europea e mediterranea. Ora, la crisi dell’impero carolingio fece perdere valore a tale scambio reciproco di facoltà; la corona imperiale divenne una preda che feudatari e pretendenti erano disposti ad assicurarsi con azioni di forza e prepotenze, e, quasi di conseguenza, anche sulla cattedra di Pietro salirono personaggi discussi e violenti. Finché, alla metà del secolo X, le cose cambiarono. L’indebolimento dell’impero e delle monar-

Particolare del pastorale di Erkanbald, abate di Fulda dal 997 al 1011 e arcivescovo di Magonza dal 1011 al 1020. Hildesheim, Museo Diocesano. Nella pagina accanto corona del Sacro Romano Impero, in oro, perle, smalti e pietre preziose, realizzata per l’incoronazione di Ottone I (912-973), nel 962 circa, con aggiunte di epoca successiva. Vienna, Hofburg (vedi anche il box e le foto alle pp. 32-33).

SACRO ROMANO IMPERO

23


SACRO ROMANO IMPERO

Il regno d’Italia

IL REGNO D’ITALIA

Il secolo breve di Berengario Nel dicembre dell’888 una dieta di nobili riunita a Pavia pone a capo del regno d’Italia il marchese del Friuli. Ha cosí inizio una parabola destinata a durare poco meno di cent’anni, segnati da rapporti difficili e alterni con l’impero, la Chiesa e le piú potenti famiglie nobili della Penisola di Chiara Mercuri

36

SACRO ROMANO IMPERO


D

opo avere illustrato la nascita dell’impero carolingio e la creazione del Sacro Romano Impero da parte di Ottone I, è giunto il momento di affrontare le complesse e sanguinose vicende che contrassegnarono un’istituzione che trovò la sua origine e la sua precoce fine proprio nel periodo intercorso tra la nascita dei due imperi: il regno d’Italia. La sua formazione coincide con quella di uno Stato longobardo nell’Italia centro-settentrionale, tra la fine del VI e la seconda metà dell’VIII secolo. Il suo dominio si estendeva a tutto il Nord dell’Italia, comprendendo parte dell’odierna Svizzera, della Savoia e della Provenza. A Oriente, si spingeva fino all’area istriana e dalmatica. Dopo una dura lotta contro i Bizantini, eredi dell’impero romano, i Longobardi riuscirono a occupare le aree costiere liguri e venete e tutti i territori che si disponevano lungo l’asse segnato dalla via Flaminia, che collegava Roma con l’esarcato di Ravenna, il piú antico e solido bastione bizantino. Anch’esso, però,

Miniatura raffigurante Berengario I, re d’Italia, con un gruppo di monaci dell’abbazia benedettina di S. Clemente a Casauria (presso Torre de’ Passeri, Pescara), dal Chartularium monasterii Casauriensis di Giovanni Berardi. Fine del XII sec. Parigi, Bibliothèque nationale de France.

Il diadema gemmato piú noto come Corona Ferrea (vedi anche il box a p. 40). Manifattura ostrogota e carolingia, V-IX sec. Monza, Museo e Tesoro del Duomo. Formata da un cerchio costituito da sei placche d’oro collegate da cerniere, adorno di brillanti e pietre preziose, la corona è detta ferrea perché l’anello di ferro che reca all’interno sarebbe stato ricavato da un chiodo della Croce di Cristo. Donata, secondo quanto si tramanda, dalla regina Teodolinda al Duomo di Monza, sarebbe stata posta sul capo dei re d’Italia a cominciare da Berengario I (888); ma con certezza storica si sa che la prima incoronazione riguarda Enrico IV (1084).

finí per capitolare nel 751. Una volta eliminati i «Greci» dal Nord e dal Centro della Penisola, i Longobardi furono in grado di riunire attorno alla corona di Pavia, la fulgida capitale del regno, gran parte dell’Italia centrosettentrionale. Tuttavia, nel cuore dello stivale, come una fortezza inespugnabile, restava Roma, con i territori laziali controllati direttamente dal papa. Nel Sud la situazione era ancora piú complessa, perché, se si esclude il ducato longobardo insediatosi a Benevento, i Bizantini governavano ancora le popolose città costiere e gli immensi territori rurali delle Puglie e della Sicilia.

Carlo Magno piega i Longobardi

Il sogno degli ultimi re longobardi, cioè quello di riunire l’Italia sotto il loro scettro, s’infranse definitivamente contro l’abile diplomazia pontificia, in grado di chiamare in proprio soccorso la piú potente e dinamica realtà politica e militare dell’epoca, la Francia di Carlo Magno. Questi scese in Italia, sconfisse il re longobardo e assunse per sé, a Pavia, il titolo di Rex Langobardorum. Quindi si fece incoronare imperatore «dei romani» dal papa, in S. Pietro. Da quel momento, impero e regno d’Italia – come iniziava a essere chiamato il regno di Pavia – furono riuniti sotto il dominio di una sola persona. E il loro destino si saldò. Dopo la morte del figlio di Carlo, Ludovico il SACRO ROMANO IMPERO

37


FEDERICO II DI SVEVIA

Quel sovrano «meraviglioso»... I suoi contemporanei ribattezzarono Federico II di Svevia stupor mundi, «meraviglia del mondo». Ma chi fu veramente questo grande monarca, colto e poliglotta, figlio di un imperatore romano-germanico e di una principessa siculo-normanna? Dagli studi piú recenti emerge la figura di un uomo profondamente radicato nel suo tempo. Ma con una concezione dello Stato che alludeva al futuro… di Marina Montesano

F

ederico II Hohenstaufen è uno fra i non molti personaggi della storia medievale che attirano l’attenzione anche dei non addetti ai lavori; soprattutto nel mondo italo-meridionale, il mito federiciano sembra essere ancora estremamente vivo: sovrano «medievale» o «moderno»? Eretico o solo fautore di un governo laico, scevro dalle influenze ecclesiastiche? Su tali domande si è impiantata la cosiddetta «questione federiciana», un dibattito storiografico lungo, serrato, che potrà forse venir messo da parte, ma che, per sua natura, non sarà mai risolto, e che, in fondo, poggia su alcuni pseudoproblemi di carattere principalmente nominalistico: primo fra tutti quello, appunto, della «laicità» e «modernità» dell’imperatore e della sua opera. L’ascesa al potere di Federico II non fu agevole. Secondo quanto voluto dal nonno Federico I Barbarossa, suo padre Enrico VI era divenuto re di Sicilia nel 1186 in seguito al matrimonio con Costanza d’Altavilla e imperatore nel 1190, dopo la morte del Barbarossa. L’elezione imperiale non era stata contrastata: il principale contendente, Enrico il Leone (cugino di Federico Bar62

SACRO ROMANO IMPERO

Federico II in un olio su tela del pittore tedesco Philipp Veit. 1840. Francoforte, Römer, Kaisersaal. barossa, n.d.r.), era esule, e il Barbarossa, il cui prestigio era aumentato poiché caduto in crociata, aveva in Germania e in Italia vassalli e sudditi fedeli. Diversa era la situazione siciliana, dove il trono gli veniva conteso dal normanno Tancredi di Lecce, appoggiato da una parte delle forze locali. Nel 1194 due circostanze favorevoli consentirono a Enrico VI di impadronirsi concretamente della corona siciliana, alla quale ambiva e che rivendicava da otto anni: il fatto che in mano sua cadesse Riccardo Cuor di Leone (che come fratello della moglie di Guglielmo II di Sicilia e come parente di Enrico il Leone sosteneva i suoi rivali, sia nel regno siculo-normanno, sia nell’impero), e la morte di Tancredi di Lecce. L’incoronazione solenne ebbe luogo in Palermo, nel Natale del 1194. Proprio il giorno seguente, a Jesi, nelle Marche, l’imperatrice Costanza dava alla luce il piccolo Federico Ruggero, che riassumeva nei nomi il ricordo dei fondatori dell’impero svevo e del regno siciliano.


MASSIMILIANO I D’ASBURGO

Il grande cacciatore Deciso a dare una connotazione multinazionale alla monarchia asburgica, Massimiliano I non riuscí a pieno nei suoi intenti, ma ebbe comunque un ruolo di spicco nello scacchiere politico europeo. Uomo di vasta e aperta cultura, è ricordato anche per la passione per i tornei e l’arte venatoria di Ludovica Sebregondi

N

ato a Vienna il 22 marzo 1459 da Federico III e da Eleonora del Portogallo, Massimiliano d’Asburgo riuscí – anche grazie a un’accorta politica matrimoniale – a consolidare il potere dapprima nei territori asburgici, poi in Germania, e a essere infine eletto imperatore. L’espansione fu resa possibile dalle nozze, avvenute nel 1477, del diciottenne Massimiliano con Maria, discendente ed erede del duca di Borgogna. Rimasto vedovo, per cercare di assicurarsi il possesso dell’Italia settentrionale, sposò Bianca Maria Sforza, figlia del duca di Milano; tramite le nozze dei figli si legò poi alla Spagna e, nel 1515, grazie a un doppio fidanzamento, pose le basi per la fusione dell’Austria con la Boemia e l’Ungheria. Questa espansione dei domini asburgici, ottenuta attraverso unioni matrimoniali – le guerre furono condotte essenzialmente per conservare territori, non per conquistarne di nuovi – suggerí una nuova lettura della citazione di Ovidio: «Bella gerant alii, tu felix Austria nube» («Lascia la guerra agli altri, tu, Austria felice, sposa»). Massimiliano divenne reggente in Tirolo nel 1490 e Innsbruck, la capitale, ebbe sempre un posto preminente nella sua politica e nei suoi interessi sia per la posizione strategica sia per la ricchezza di cacciagione della zona. Piú del politico è vicino alla sensibilità moderna l’uomo Massimiliano, appassionato di banchetti, mascherate e soprattutto di ciò che

82

SACRO ROMANO IMPERO

Nella pagina accanto ritratto di Massimiliano I d’Asburgo, olio su tavola di Albrecht Dürer. 1519. Vienna, Kunsthistorisches Museum. In basso ritratto di Bianca Maria Visconti, affresco (strappato trasportato su tela) della bottega di Bernardino Luini. 1525-1530. Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco.

gli valse, in epoca romantica, la definizione di «ultimo cavaliere»: caccia, pesca e tornei. Tra gli Asburgo erano frequenti gli amanti dell’arte venatoria, ma Massimiliano li superò tutti. In Borgogna, patria della prima moglie, aveva imparato a conoscere l’arte venatoria come parte integrante della rappresentazione regale e come espressione di usi cortesi: trapiantò nelle sue terre la caccia a inseguimento a cavallo, detta Parforcejagd, ai cervi e la cattura delle anatre col falcone, considerati intrattenimenti per la componente femminile della corte.

Sotto gli occhi delle dame

Nella caccia al camoscio e allo stambecco, che aveva luogo in Tirolo, Massimiliano trovò componenti nuove: il coraggio e l’impegno sportivo, perché piú che gioco cortese era un esercizio irto di pericoli cui egli si appassionò particolarmente in quanto consono al suo carattere ardito. L’azione del grande cacciatore avveniva di preferenza davanti agli occhi delle dame che assistevano dalla vallata: per questo motivo la valle dell’lnn, con le sue rocce a picco e i suoi strapiombi, divenne l’ambito di attività preferito. È stato calcolato che all’epoca vi fossero nella zona circa 5000 camosci, divisi in 172 bandite. Nella prima fase della caccia, i cani spingevano le prede sulle rocce: in genere gli animali non venivano abbattuti da lontano con balestre o archibugi, ma i cacciatori si arrampicavano sulle


SACRO ROMANO IMPERO

83


LE CITTÀ SIMBOLO

Tre regine per un impero

112

SACRO ROMANO IMPERO

In alto Aquisgrana (Germania). Un particolare dei mosaici della Cappella Palatina. In basso Praga (Repubblica Ceca). Veduta panoramica del Ponte Carlo (XIV sec.) sul fiume Moldava e dell’antico quartiere di Malá Strana.


Stralsund Rostock Wismar

Lubecca

Koszalin

Amburgo Luneburgo

Brema

PAESI Münster Hildesheim BASSI

Goslar

Pila Berlino

POLONIA

Magdeburgo

Poznan

Paderborn

Aquisgrana

BELGIO

Colonia Bonn

Magonza

Treviri

Dresda

Erfurt GERMANIA

Francoforte

Praga

Bamberga

Worms Heidelberg

FRANCIA

Wroclaw

REPUBBLICA CECA

Norimberga

Brno

Ratisbona

Nancy

Stoccarda Tubinga Augusta

Linz

Monaco di Baviera

Salisburgo

Friburgo Basilea

AUSTRIA

SVIZZERA

Krems Vienna

Graz Maribor Maribor Maribor

ITALIA

SLOVENIA

In alto cartina moderna dei territori europei un tempo compresi nei confini del Sacro Romano Impero e nei quali sono dislocate le città simbolo di Aquisgrana, Praga e Vienna. A destra Vienna. Particolare della facciata del duomo di S. Stefano, cuore medievale della città, con le sue torri gemelle. Costruito a partire dal XII sec., subí una radicale ristrutturazione nel Trecento, assumendo la fisionomia tardo-gotica che conserva ancora oggi.

Da Aquisgrana a Vienna, passando per Praga, ecco i profili di tre centri nevralgici del Sacro Romano Impero. La loro rilevanza è, ancora oggi, testimoniata dalle magnifiche opere architettoniche promosse da Carlo Magno e dai suoi successori


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Medioevo Dossier n. 56, Maggio/Giugno 2023 by Medioevo Dossier - Issuu