RO S GHTR I E EG D H ER E ES IE
MEDIOEVO DOSSIER
Dossier
NEL MONDO DELLE STREGHE
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N°54 Gennaio/Febbraio 2023 Rivista Bimestrale
30054
€ 7,90
059004
Timeline Publishing Srl - Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c.1, LO/MI.
EDIO VO M E
NEL MONDO DELLE
STREGHE
IN EDICOLA IL 17 GENNAIO 2023
NEL MONDO DELLE
STREGHE a cura di Francesco
Colotta Colotta, Claudio Corvino, Paolo Galloni, Jean-Claude Maire Vigueur, Agostino Paravicni Bagliani, Sergio Ribichini testi di Francesco
LE ORIGINI 10. «Uccidete, sopprimete, dilaniate…»
IL MALLEUS MALEFICARUM 78. Un crimine contro l’umanità
UN IDENTIKIT 22. In volo con Satana
TORTURE IN NOME DI DIO 86. La confessione a tutti i costi
POZIONI E ALTRE MISTURE 32. «Ungi l’uomo sulle tempie e sugli occhi...» L’EUROPA CONTRO LE ERESIE 42. Tolleranza e repressione
LE ABERRAZIONI DEGLI INQUISITORI 98. Al di là del diritto
LEGGENDE ALPINE 50. Sortilegi di montagna
IL TEMPO DEI MEDICI 110. Un medico contro l’«impero del diavolo»
ALLA SBARRA 60. Colpevoli perfette
FORTUNA DI UN MITO 122. Dal rogo al grande schermo
IL PIÚ FEROCE DEI TRIBUNALI 72. Tribunali d’ingiustizia
STREGHE MODERNE 124. «Follie» del Nuovo Mondo
«UCCIDETE, SOPPRIMETE, DILANIATE…» Testi magici originari dell’antico Egitto, tavolette di piombo con maledizioni iscritte, divinità femminili dalle connotazioni infernali: mediatori tra umani e potenze sovrannaturali, gli operatori (e le operatrici) dell’occulto sono una presenza costante nelle società del Mediterraneo antico. Come rivelano alcune, straordinarie, scoperte archeologiche… di Sergio Ribichini
Quadretto ad affresco raffigurante l’incontro tra una maga e un viandante, dalla Casa dei Dioscuri, a Pompei. I sec. d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.
IL TEMPO DELLE STREGHE
Un identikit
IN VOLO CON SATANA
Donne «scellerate», devote alle divinità pagane, irrispettose della religione cristiana. Ma anche astute e malvagie, dedite alla magia erotica, esperte di veleni. Ma perché il prototipo del male era declinato, soprattutto, al femminile? E qual è il vero identikit della strega medievale? di Francesco Colotta
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ell’età di Mezzo, il profilo delle streghe assunse un’identità piú netta rispetto al passato, con implicazioni – come già anticipato nel capitolo precedente – che riguardano, piú propriamente, il conflitto con la fede cristiana. Nel Canon episcopi, Reginone da Prüm (840 circa-915) fa riferimento a «quella miscredenza per la quale alcune donne scellerate, convertite a Satana, sedotte dai demoni e da fantasmi, credono, durante le ore notturne, insieme alla dea dei Pagani Diana, e con innumerevoli altre donne, di cavalcare bestie e percorrere immense distese nel profondo silenzio della notte». La tradizione narra che quelle «donne scellerate» si ritrovavano il sabato per celebrare i loro sabba e per dileggiare i simboli della religione cristiana. La stregoneria, pertanto, secondo un autorevole testo cattolico, era un preoccupante sintomo della sopravvivenza di culti pagani, pur se poco organizzati e di non grande seguito popolare. In altre fonti altomedievali le streghe venivano descritte sempre come demoni pagani di sesso femminile che in rituali notturni erano solite rapire i bambini per succhiare loro il sangue. Fino al XII secolo la durezza delle leggi non produsse l’effetto di una persecuzione di massa nei riguardi di streghe e affini. Eppure il Codice Teodosiano era stato ben presto soppiantato dall’ancora piú restrittivo Corpus iuris civilis emanato dall’imperatore d’Oriente Giustiniano I nel 533. L’irrigidimento si era rivelato efficace a Bisanzio, ma non a Roma, dove i barbari avevano importato dai Paesi del Nord Europa usanze ancora intrise di forme tribali di magia. 22
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Restavano in vigore i codici degli imperatori d’Oriente, ma spesso entravano in contrasto con la cultura pagana, ancora ben radicata nel diritto germanico. La legge romana dei Visigoti del VI secolo puniva duramente solo i «malefici, gli incantatori o evocatori di tempeste che tramite invocazioni dei demoni turbano la mente degli uomini» e non tutti gli operatori di magia. Nelle terre sotto il controllo longobardo proseguí il processo di parziale temperamento delle norme repressive contro i sortilegi: l’Editto di Rotari (643), infatti, introdusse norme a tutela delle donne che troppo facilmente venivano accusate di stregoneria e per questo uccise. Nella prima fase del Medioevo l’atteggiamento della cristianità oscillò tra i propositi di una intransigenza totale nei riguardi di qualsiasi forma di magia e la tendenza a ignorare il fenomeno, relegandolo a forma di allucinazione collettiva.
Profili mutevoli
Appare difficile, se non impossibile, ricostruire l’aspetto delle streghe e identificare un presuntivo loro ceto sociale di provenienza. Nei documenti relativi ai processi emergono i profili piú disparati, anche in relazione all’età: dalla vecchia contadina esperta di terapie mediche alla giovane con ascendenze nobiliari, dalla perfetta madre di famiglia alla sospetta indovina. Nell’immaginario collettivo la figura-tipo «è personificata da Celestina (vedi box a p. 28), protagonista dell’omonima opera scritta da Ferdinando de Rojas ai primi del Cinquecento», osserva la storica Marina Mon(segue a p. 26)
Nella pagina accanto streghe dalle fattezze animali volano a cavallo di una scopa. Xilografia da un’edizione del 1508 del De Lamiis et Phytonicis Mulieribus, di Ulrich Molitor.
STREGHE
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IL TEMPO DELLE STREGHE
Pozioni e altre misture
ERBE IN ODORE DI ERESIA
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ra i secoli VI e VII, Cesario di Arles, Isidoro di Siviglia e altri Padri della Chiesa condannarono esplicitamente la medicina popolare e le sue sfumature magiche. Tuttavia, secondo questi predicatori altomedievali l’eventuale inganno diabolico risiedeva nell’approfittare della credulità dei «rustici», mentre, al contrario di quel che avvenne nella seconda metà del Medioevo, l’efficacia della magia veniva di norma negata e contrapposta all’azione della preghiera e dell’intercessione dei santi. Anche testi e autori successivi, già piú volte ricordati, come l’Editto di Rotari, il Capitolare Sassone di Carlo Magno, le prediche di Agobardo di Lione e il Penitenziale di Burcardo di Worms negarono la verosimiglianza della stregoneria. Nella Vita di San Cutberto, Beda narra che, durante un’epidemia, la gente subito si rivolse a «incantationes vel alligaturas» (incantesimi o legature). Beda scriveva nella Northumbria dell’VIII secolo, quando la conversione degli Angli era ancora relativamente recente; in realtà, nella reazione popolare non si deve vedere tanto una ricaduta nel paganesimo, quanto il palesarsi nelle fonti delle diverse opzioni terapeutiche che erano comunemente a disposizione. Alla famiglia di un malato, infatti, si apriva una varietà di risposte possibili: erbe, rimedi galenici, consigli medico filosofici, pellegrinaggi ai santuari, ricorso a reliquie e amuleti, confessione dei peccati, consigli religiosi. Tra le opzioni a disposizione dell’infermo, le fonti agiografiche tendono a privilegiare la sequenza in cui il santo compare alla fine di inutili peregrinazioni come momento risolutivo dove gli altri avevano fallito. Gregorio di Tours ricorda il caso di un giovane che si sentí male mentre era a caccia; i familiari sospettarono
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subito un maleficio e, «come la gente di campagna usava fare», convocarono «harioli (stregoni), sortilegi e incantatores». Il loro intervento, che includeva legature, formule e pozioni, non sortí alcun risultato; la guarigione giunse soltanto grazie a una visita alla chiesa di S. Martino. Per Gregorio il ricorso ai guaritori appare come un’abitudine consolidata, che non richiede spiegazioni; una scelta dipendente dalla deplorevole ignoranza dei contadini riguardo ai poteri davvero efficaci e non di origine diabolica. L’umiliazione dei terapeuti locali permetteva ai predicatori di mostrare la maggiore efficacia dei santi e del cristianesimo. Il miracolo serviva sia come agente di conversione, sia, quando la fede cristiana era già sommariamente accettata, come strumento per sostituire il cristianesimo alla tradizione, ovvero per fare di quella fede «la» tradizione in un numero sempre maggiore di ambiti della quotidianità.
Raccolte medico-magiche Nell’Alto Medioevo, soprattutto nelle terre di piú recente conversione, la distribuzione capillare dei monasteri sul territorio creò condizioni particolari: ai monaci toccò spesso il compito di sostituire i guaritori nell’assistenza ai malati dei villaggi vicini. A giudicare da alcuni testi che raccolgono formule dall’apparenza ben poco cristiana, ma certamente redatti negli scriptoria monastici, essi svolsero questo compito mediando tra la cultura cristiana e quei saperi tradizionali con i quali molti di loro dovevano aver convissuto fin da bambini. Tra le raccolte di procedure terapeutiche, che, semplificando, potremmo definire medico-magiche, spiccano due manoscritti redatti in antico anglosassone conservati alla
British Library e noti come Bald’s Leechbook e Lacnunga. I contenuti apparentemente pagani di questi libri sembrano aver preoccupato piú gli esegeti del XX secolo che i monaci che li compilarono. Dei due, il Leechbook si mostra piú aperto a influenze continentali e classiche nei primi due dei tre libri che lo compongono; il terzo libro appare invece piú vicino al Lacnunga per impostazione e contiene un numero maggiore di ricette che amalgamano elementi cristiani con altri che, per semplicità, possiamo chiamare «folclorici». I due testi anglosassoni, che includono di tutto, dall’erboristeria (oltre l’ottanta per cento degli ingredienti è costituito da vegetali) agli scongiuri, non dedicano troppo spazio alle diagnosi; di solito la causa di un male non è specificata e l’attenzione si concentra sui rimedi. Ben trentasei ricette del Leechbook includono la ruta, un’erba che contiene un flavonoide utile nel trattamento dei problemi vascolari. Considerazioni analoghe sono applicabili al giusquiamo, buono come calmante grazie all’ipnotica scopolamina, e alla mentuccia, dalle proprietà antispastiche. I farmaci erboristici, tuttavia, di rado erano utilizzati da soli; piú spesso, per potenziarne o liberarne gli effetti, a supporto dell’efficacia dei rimedi naturali, si aggiungevano azioni rituali dal sapore magico. C’erano erbe da raccogliere a piedi nudi, altre senza impiegare oggetti di ferro, altre ancora in precise condizioni climatiche o in determinati momenti del giorno o dell’anno; gli ingredienti andavano poi somministrati recitando preghiere o formule che documentano la convivenza di cultura cristiana e tradizionale. Benché la teoria degli umori della
tradizione galenica fosse occasionalmente accolta, il tratto distintivo nella concezione della medicina dei due ricettari è individuabile in un nucleo di tratti caratteristici della cultura folclorica germanica: il wyrm, gli onflyge, il numero nove e l’azione degli elfi. Wyrm, alla lettera «verme», è un termine generico, che può tradurre quasi tutti quelli che oggi si definiscono agenti patogeni esterni che attaccano il corpo o le ossa. Incontriamo cosí vermi che infestano l’intestino, vermi che mortificano tutto il corpo, vermi che sono bevuti con l’acqua, vermi che cariano i denti. Come i disturbi che causa, wyrm è un termine dai vari significati e dalle multiple risonanze. Wyrm è il
minuscolo verme che si insinua nei denti o negli organi dopo essere stato inghiottito, invisibile, attraverso una bevanda, ma è anche il serpente, antagonista per antonomasia nella Bibbia e avversario degli eroi nella mitologia germanica. In quanto antagonista, il wyrm può anche essere, simbolicamente, in una prospettiva già cristiana, la causa spirituale di un male fisico.
Virus vaganti nell’aria Il concetto di onflyge rimanda all’idea di misteriosi agenti patogeni invisibili, pensati come vaganti nell’aria. Gli storici della medicina suggeriscono di
identificarli con virus e batteri che giustificherebbero l’insorgere di infezioni, gonfiori e dolori. In termini generali, gli onflyge sarebbero dunque una rappresentazione delle infezioni. In effetti, alcune tra le erbe citate come efficaci contro gli onflyge, come la piantaggine e l’assenzio, hanno davvero proprietà antibiotiche. Per quanto riguarda gli elfi, è significativo che gli esiti di un loro attacco fossero assimilati a quelli di una possessione demoniaca, segno che era in atto un processo di assimilazione ai diavoli della tradizione cristiana; ne è conferma l’utilizzo di rimedi simili contro i due avversari: «Ecco un buon preparato contro la “tentazione” del diavolo (ovvero malattia causata dal diavolo).
La strega e la mandragora, matita e acquerello su carta di Johann Heinrich Füssli. 1812 circa. Oxford, Ashmolean Museum. Anticamente si credeva che la pianta, raffigurata nei testi di alchimia con sembianze umane per l’aspetto antropomorfo della sua radice, fosse abitata da un demone.
STREGHE
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Istigati da un demone, eretici bruciano libri di teologia. Miniatura dalla Velislavova Bible, una Bibbia boema illustrata, pubblicata tra il 1325 e il 1349. Praga, Biblioteca Nazionale.
TOLLERANZA E REPRESSIONE Distratta dalla diffusione delle eresie, la Chiesa altomedievale non sembra interessarsi alle streghe. Tutto cambia, però, con la nascita dell’Inquisizione vescovile… di Claudio Corvino
COLPEVOLI PERFETTE
Viste come il capro espiatorio ideale per qualsivoglia sciagura, le streghe finiscono con grande facilità sul banco degli accusati. E contro di loro si scatena l’arma della calunnia…
Miniatura raffigurante i devastanti effetti della peste, da un manoscritto del XIV sec. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana. Streghe e stregoni erano accusati di causare, con i loro sortilegi, calamità naturali, carestie, malattie e morti improvvise.
di Claudio Corvino
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alla fine del XIV secolo le accuse utilizzate contro gli eretici cominciano ad associarsi anche a coloro che verranno definiti streghe o stregoni. Le due categorie tendono ad assimilarsi e a confondersi tra loro, lasciando poco spazio per una corretta visione della «strega». Questa, d’altronde, non ci ha mai lasciato romanzi o diari scritti di suo pugno, anzi, difficilmente avrebbe potuto farlo, visto
che era per lo piú analfabeta. Da qui nasce il limite fondamentale per la nostra conoscenza delle streghe: tutto ciò che sappiamo di loro ci viene detto da ambienti che appartengono alla persecuzione del reato, cioè, dai processi, dai trattati demonologici, dalle condanne dei sinodi, dalle minute degli inquisitori. Le nostre fonti sono dunque «viziate», e non poco! Un esempio emblematco è un volume di
UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ
Nel 1486 viene pubblicato il Malleus maleficarum, opera dei domenicani tedeschi Jakob Sprenger e Heinrich Institor. Nelle mani degli inquisitori il testo diviene uno strumento formidabile per combattere la stregoneria, fornendo al loro ignobile accanimento giustificazioni di natura religiosa e morale di Claudio Corvino
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l Malleus maleficarum, il «martello delle malefiche», fu, piú che un libro, un vero e proprio vademecum del perfetto inquisitore, scritto da Jakob Sprenger (1436 circa-1495) ed Heinrich Institor (1430 circa-1505 circa) e stampato verso il 1486. Malleus significa martello o maglio. Maleficarum è al femminile perché, nel pensiero dei due autori, e della loro epoca, chi fa malefici (da male e facere) non può che essere donna, quindi «malefica». E infatti il Malleus, oltre a essere il trattato demonologico piú completo e famoso sull’argomento, è forse il volume piú misogino e antifemminista che sia mai stato scritto, perlomeno nel Quattrocento. Anche se non si può dire che il Malleus sia la causa scatenante della persecuzione alle streghe, è tragicamente vero però che il trattato fu la piú consistente giustificazione morale e teorica a quel particolare crimine contro l’umanità che fu conosciuto come «caccia alle streghe». Questo, per vari motivi. Innanzitutto il trattato, a differenza degli altri volumi scritti sull’argomento, ha una solidissima e stringente dialettica, derivante sia dall’esperienza «sul campo» degli autori, sia dalla loro preparazione filosofica. Anche le cose piú assurde, le falsità piú evi-
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STREGHE
I dannati all’inferno, particolare dal ciclo di affreschi dipinti da Luca Signorelli nella cappella di S. Brizio, del Duomo di Orvieto. 1499-1504. denti, nei loro stringenti ragionamenti, sembrano diventare argomenti plausibili, verosimili o perlomeno accettabili. Quasi tutte le argomentazioni sembrano avere una matrice, o comunque un fine comune: chiunque dissenta dalle loro posizioni, è corrotto dal demonio, oppure ne è alleato, e quindi eretico perseguibile. L’altro motivo, legato al primo, è che l’opera è preceduta da un’introduzione prestigiosissima, che le conferisce una sorta di autorità «sacrale»: la bolla di papa Innocenzo VIII Summis desiderantes affectibus, del 5 dicembre 1484. Degna introduzione a tale libro, anche la bolla è ricca di deliranti riferimenti a presunte attività diaboliche: «In verità, è da poco pervenuto alle nostre orecchie – non senza nostra grande afflizione – che in alcune regioni della Germania Superiore come pure nelle province, città, terre, borgate e vescovadi di Magonza, Colonia, Treviri, Salisburgo e Brema, parecchie persone di ambo i sessi, immemori della propria salvezza e allontanandosi dalla fede cattolica, non temono di darsi carnalmente ai diavoli incubi e succubi; di far
AL DI LÀ DEL DIRITTO
Alle soglie della modernità, in un’Europa colpita da crisi economica, personaggi inquietanti elevano l’arbitrio a regola di vita: sono loro, questi sedicenti «tutori della legge», i fautori di una ripresa delle persecuzioni nei confronti di donne accusate di stregoneria di Claudio Corvino
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a relativa sospensione della caccia alle streghe di cui abbiamo parlato (vedi capitolo La confessione giustifica i mezzi, alle pp. 104-111), sembra interrompersi verso la fine del Cinquecento. Potrebbero essere visti come indici di questo cambiamento sia la ristampa del Malleus del 1576 (non accadeva dal 1520) sia la pubblicazione del Flagellum di Nicola Jacquier, che fino ad allora aveva circolato solo manoscritto. Quel parziale scetticismo sembra nuovamente scomparire, affossato da personaggi e opere che riportano la realtà delle streghe in primo piano. Inoltre, questo fu un periodo di grande instabilità in molte zone dell’Europa, sia da un punto di vista politico, sia economico. Alle continue inflazioni e crisi commerciali – la cosiddetta crisi della produzione – si aggiunse una serie di carestie, la piú dannosa delle quali si ebbe proprio nell’ultimo decennio del Cinquecento. È probabile che tutto ciò favorisse uno stato di ansia generale e aggravasse in qualche modo i conflitti personali che, come abbiamo già visto, sfociavano facilmente in accuse di stregoneria. La recrudescenza delle accuse e dei processi non fu solo un fenomeno popolare: anche i dotti parteciparono con le loro piú o meno sottili disquisizioni, primo fra tutti Jean Bodin (1530 circa-1596), professore di diritto romano e procuratore generale del re di Francia. Questi piú volte dimostrò di essere una delle menti piú aperte alla tolleranza religiosa: la sua opera Heptaplomeres è forse una delle piú moderne per arditezza di pensiero e annunciatrice di 98
STREGHE
un’ideologia preilluministica della tolleranza. Eppure lo stesso uomo pubblica, nel 1580, quello scandalo della fede e della giurisprudenza che è il De la démonomanie des sorciers. Se è possibile, Bodin va oltre il Malleus, non solo perché esorta i giudici ad accettare la delazione occulta o giunta per lettera anonima, ma perché ammette le dichiarazioni accusatorie anche dei complici del medesimo crimine, invitando il giudice a promettere (e a concedere) loro l’impunità. Se i denunzianti temono di dire la verità in presenza di altre persone, «il giudice faccia nascondere due o tre persone dietro una tenda, affinché odano le deposizioni, senza scriverle, quindi faccia ritirare le deposizioni e scriverle». Se invece dovessero apparire recalcitranti, si ricorra senza indugio alla tortura, aggiungendo qualche suggerimento, che suona addirittura come compassionevole di fronte a tanta barbarie: si lascino stare a lungo le sventurate davanti agli strumenti di tortura, perché il terrore si impadronisca di loro e, prima di farle entrare nella camera di tortura, si faccia gridare qualcuno in modo disumano, per spaventarle…
Quel medico olandese...
Bodin aveva da poco terminato di ammassare sconcezze di tal genere in forma di trattato, quando ebbe tra le mani il De praestigiis daemonum et incantetionibus ac veneficiis di Johannes Wier, che gli offrí l’occasione di tentare di stroncare per sempre quel medico olandese «ignorante e pessimo letterato», il quale «si è armato contro l’honore di Dio stesso». E non finisce
Nella pagina accanto xilografia della fine dell’Ottocento raffigurante un uomo che, legato a un palo, viene fatto oscillare sopra un fuoco ardente nel corso di un rogo di streghe ed eretici a Parigi.