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MEDIOEVO DOSSIER
EDIO VO M E Dossier
ISTANBUL DALLE ORIGINI AGLI SPLENDORI
DELL’
IMPERO OTTOMANO di Marco Di Branco
20053 9
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059004
€ 7,90
ISTANBUL
N°53 Novembre/Dicembre 2022 Rivista Bimestrale
IN EDICOLA IL 30 NOVEMBRE 2022
ISTANBUL
DALLE ORIGINI AGLI SPLENDORI DELL’ IMPERO OTTOMANO di
Marco Di Branco
INTRODUZIONE 10. Le tre vite di una capitale del mondo
1204 74. La quarta crociata
LE ORIGINI 12. La forza di un nome
DAL BASILEUS AL SULTANO 82. Cambio di scena
BISANZIO 16. Uno splendido paradosso
ISTANBUL 88. Il nuovo inizio
COSTANTINO 20. L’imperatore rivoluzionario
MAOMETTO II 94. Il sultano fanciullo
TEMPO DI RESTAURAZIONE 28. Il legislatore e il salvatore
LUOGHI CELEBRI 104. Il bazar delle meraviglie 108. Il palazzo del Topkapi
SANTA SOFIA 32. L’apogeo dell’architettura bizantina
SOLIMANO IL MAGNIFICO 116. L’età d’oro di Istanbul
YEREBATAN SARAYI 40. La cisterna delle meraviglie
SINAN 122. Architetto «imperiale»
COSTANTINOPOLI 46. La regina delle città
CRONOLOGIA 126. Da colonia a cuore dell’impero
BISANZIO E I TURCHI 52. La conquista selgiuchide
I MUSEI DI ISTANBUL 128. Un racconto lungo 1500 anni
BISANZIO
UNO SPLENDIDO PARADOSSO L’espressione «impero bizantino» è una sorta di creazione moderna. Da sempre, infatti, i suoi protagonisti preferivano richiamarsi ai fasti dell’antica Roma
I
n un suo splendido libro di sintesi sulla civiltà bizantina, Cyril Mango, uno dei maggiori bizantinisti viventi, enuncia quello che potrebbe definirsi «il paradosso di Bisanzio»: «Nel mondo reale non è certamente mai esistita alcuna entità detta “impero bizantino”» (La Civiltà bizantina, Roma-Bari, Laterza, 1991, p. 5). In effetti, ciò che esisteva era uno Stato romano che aveva il suo centro a Costantinopoli. I suoi abitanti si definivano «Romani» (Rhomaioi) o semplicemente «cristiani», e chiamavano Rhomania il proprio Paese. Byzantios, cioè «Bizantino», era soltanto chi era nato a Costantinopoli,
e ciò costituiva un ulteriore paradosso, poiché il sostantivo Byzantion, da cui derivava appunto l’aggettivo Byzantios, non era altro che l’antico nome greco della città, obliterata anche fisicamente dalla nuova capitale di Costantino. Uno dei primi studiosi ad avere utilizzato il termine «Bizantini» per definire i «Romanid’Oriente» è stato Charles Du-Fresne Du Cange (1610-1668). Egli studiò sistematicamente la storia di Bisanzio e dell’Oriente latino e redasse una fondamentale Storia di Costantinopoli sotto gli imperatori francesi (1657). Curò inoltre l’edizione di numerose fonti storiche importanti, tra
Particolare di un mosaico pavimentale del Grande Palazzo (Magnum Palatium) di Costantinopoli raffigurante una caccia alla tigre. VI sec. Istanbul, Museo del Mosaico. Costruito a partire dal 330, il complesso fu la principale residenza degli imperatori bizantini fino al 1081.
COSTANTINO
L’IMPERATORE RIVOLUZIONARIO Passato alla storia per aver autorizzato la pratica della religione cristiana, il fondatore della Nuova Roma fu, in realtà, artefice di mutamenti ben piú radicali, capaci di sconvolgere assetti politici e modi di vita plurisecolari
La mano e il volto appartenenti alla statua colossale di Costantino, in origine situata nell’abside della basilica di Massenzio nel Foro Romano. IV sec. d.C. Roma, Musei Capitolini, cortile del Palazzo dei Conservatori.
C
ostantino, il fondatore della futura capitale bizantina, è il piú violento rivoluzionario della storia romana: egli infatti ha rotto radicalmente con i vecchi schemi, accettando senza compromessi il portato dei grandi cambiamenti economico-sociali compiutisi nell’impero romano nel corso della crisi del III secolo. La sua rivoluzione religiosa è parallela alla sua rivoluzione sociale. Come ha scritto il grande storico Santo Mazzarino (1916-1987), «all’opposto di Diocleziano, Costantino non si è affannato a spegnere l’incendio che divorava il vecchio mondo, ma viceversa ha
DAL BASILEUS AL SULTANO
Cambio di scena
DAL BASILEUS AL SULTANO
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Alla fine di maggio del 1453, il sultano ottomano Maometto II conclude vittoriosamente l’assedio di Costantinopoli. Finiva cosí un’era, cominciata, per una curiosa coincidenza, sempre nel mese di maggio. Ma mille anni prima Una veduta di Mistrà, presso Sparta, in Grecia. Fondata nel 1248 (o 1249) da Guglielmo di Villehardouin, principe latino di Acaia, la città venne successivamente conquistata da Michele VIII Paleologo, divenendo capitale del despotato del Peloponneso (o di Morea) e una delle principali città dell’impero bizantino.
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Il nuovo inizio
In alto scudo di produzione turca o mamelucca. Fine del XV sec. New York, The Metropolitan Museum of Art. A sinistra uno scorcio dell’interno della chiesa di S. Salvatore in Chora, ornata da splendidi mosaici.
Il modello propugnato da Beyazid viene ripreso cinquant’anni dopo da Maometto II, che considera la conquista di Costantinopoli un passaggio essenziale per l’affermazione del progetto imperiale ottomano. L’ideologia politica bizantina si era sempre retta sul primato indiscusso di Costantinopoli, centro politico e spirituale di un impero universale ed eterno, esso stesso percepito come centro del mondo. Maometto si rifà al modello imperiale bizantino – ma senza che ciò risulti in un’ideologia ufficialmente codificata – eleggendo Costantinopoli makarr-ı saltanat («sede del sultanato») dopo Bursa e Edirne, la città dei «signori della frontiera», i ghazi. Un preciso segno di continuità si osserva nel fatto che la capitale conserva l’antico nome: nei documenti ottomani ufficiali piú antichi incontriamo sempre Kostantiniyye, affiancato da Istanbul, termine greco anch’esso.
Il nuovo cuore dell’impero
Secondo una tradizione riportata da Abraham di Ankara, Maometto avrebbe deformato il nome della città in Islambol («abbondante di Islam»), utilizzando l’assonanza con l’espressione eis tin polin. Come per Costantino, anche (segue a p. 102) ISTANBUL
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Il nuovo inizio
Nella pagina accanto uno scorcio della sala imperiale del Palazzo del Topkapi, che fungeva da sala di ricevimento ufficiale del sultano e da luogo di intrattenimento per l’harem. tà. Conformemente al diritto islamico, fu loro richiesto il versamento della giziye, una tassa prelevata su ogni Greco adulto, capofamiglia o celibe, allo scopo di ottenere la «protezione» (dhimma) delle autorità ottomane. Maometto si affrettò poi a rassicurare le colonie occidentali. Consapevole dell’interesse economico rappresentato dalla presenza genovese nel quartiere di Galata, inviò il gran visir Zaganos Pasha a negoziare le condizioni della permanenza dei Genovesi. A costoro si concesse di conservare i loro beni, i magazzini, le navi, le chiese, in cambio del riconoscimento della sovranità ottomana e del pagamento della giziye, e tutte le convenzioni firmate con i Bizantini furono confermate. Venne perfino vietato ai Turchi di stabilirsi all’interno della zona di Galata. Anche i Veneziani furono trattati con mansuetudine: i prigionieri catturati nel corso dell’assedio vennero liberati e a dirigere la colonia veneziana fu preposto un bailo (vedi box a p. 102) scelto dalla Repubblica. Ai Veneziani si garantí libertà di circolazione e di commercio nei territori ottomani, dietro pagamento di una tassa del 2% sulle transazioni.
Una casa per tutti
Per favorire il ripopolamento della città, il sultano nominò un governatore, Karishdiran Suleyman Bey, che promulgò un editto con il quale si offriva un’abitazione a chiunque venisse spontaneamente a stabilirsi in città. Poiché la misura in questione non ebbe grande successo, furono infine decise deportazioni di massa dalle province dell’impero, con particolare attenzione per commercianti e artigiani, di cui si aveva estremo bisogno: lo Stato ottomano si impegnò infatti ad assumersi le spese necessarie per l’installazione della loro attività. Si formarono cosí nuovi quartieri il cui nome ricordava quello del Paese d’origine dei nuovi abitanti; i prigionieri bizantini furono quasi tutti liberati e si stabilirono nel quartiere del Fanar (dove successivamente si stabilí anche il Patriarcato greco-ortodosso), mentre gli Ebrei rimasero nel loro quartiere di Balat. Prima di lasciare Costantinopoli per tornare ad Adrianopoli, Maometto inaugurò il cantiere di un palazzo e ordinò la conversione in moschea di varie chiese: tra queste, il Pantokrator, che diventa la Molla Zeyrek Cami (e ora porta il
IL PONTE DI ISTANBUL: UN PROGETTO INCOMPIUTO DI LEONARDO DA VINCI Un libro recente di Gabriella Airaldi (Il ponte di Istanbul. Un progetto incompiuto di Leonardo da Vinci, Marietti, Bologna 2019), specialista di storia mediterranea e di storia delle relazioni internazionali, fa luce su una vicenda che ha dell’incredibile. Cinque secoli fa, una lettera di Leonardo da Vinci parte da Genova per Costantinopoli. È forse la risposta alla richiesta di progettare un ponte. In quell’epoca, le due città sono al vertice delle relazioni tra Oriente e Occidente, come spesso è accaduto nella storia, e sulle onde del Mediterraneo scorre il confronto tra Turchi e Genovesi, una realtà di lunga durata in cui si possono cogliere le molte, sottili sfumature di un costante e caleidoscopico panorama di incontri. In questa prospettiva, il geniale ponte progettato (e mai realizzato) da Leonardo da Vinci per il sultano Bayezid II (figlio di Maometto II) e il centro di Galata – prima genovese e poi turca – diventano il simbolo di un rapporto mai interrotto tra due mondi.
In alto il progetto di Leonardo da Vinci per un ponte da realizzare a Costantinopoli, sul Corno d’Oro, per collegare i quartieri di Karaköy ed Eminönü. Parigi, Institut de France. Al centro modello in scala del ponte, alla cui costruzione non fu mai messa mano.
nome di Kilise Cami) e, soprattutto, S. Sofia, che prende il nome di Aya Sofya e assume il ruolo di moschea congregazionale della città. Dal punto di vista amministrativo, Costantinopoli viene a costituire un kaza, cioè una circoscrizione giuridico-religiosa posta sotto l’autorità di un giudice (kadi). Intorno a piccole moschee di nuova fondazione si costituiscono quartieri (mahalle), che spesso portano il nome del fondatore della moschea locale. Tra i frutti principali dell’islamizzazione degli spazi urbani costantinopolitani va annoverata la costruzione della tomba di Eyub, a nord della città. Si raccontava che, pochi giorni dopo la conquista, uno sceicco intimo di MaoISTANBUL
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